<?xml version="1.0" encoding="utf-8" standalone="yes"?>
<TEI xmlns="http://www.tei-c.org/ns/1.0">
  <teiHeader>
    <fileDesc>
      <titleStmt>
        <title type="main" level="a">L’alloro poetico fra Petrarca e Boccaccio</title>
        <author>
          <persName n="1" ref="https://orcid.org/0000-0002-1263-302X" type="ORCID">
            <forename>Chiara</forename>
            <surname>Ceccarelli</surname>
            <placeName type="affiliation">University of Naples Federico II, Italy</placeName>
          </persName>
        </author>
        <respStmt>
          <resp>This is a section of <title>&lt;i&gt;Hic abundant leones&lt;/i&gt;. Uomo e natura nei testi mediolatini e romanzi </title>(DOI: <idno type="DOI">10.36253/979-12-215-0602-0</idno>) by </resp>
          <name>Caterina Bellenzier, Carolina Borrelli, Matteo Cesena, Giandomenico Tripodi</name>
        </respStmt>
      </titleStmt>
      <publicationStmt>
        <publisher>Firenze University Press, USiena Press</publisher>
        <pubPlace>Florence</pubPlace>
        <date when="2024">2024</date>
        <idno type="DOI">https://doi.org/10.36253/979-12-215-0602-0.11</idno>
        <availability>
          <p>Available for academic research purposes</p>
          <p>Open Access</p>
          <p>Copyright Author(s)</p>
          <licence source="text" target="https://creativecommons.org/licenses/by-sa/4.0/legalcode">
            <p>Content licence CC BY-SA 4.0</p>
          </licence>
          <licence source="metadata" target="https://creativecommons.org/publicdomain/zero/1.0/legalcode">
            <p>Metadata licence CC0 1.0</p>
          </licence>
        </availability>
      </publicationStmt>
      <sourceDesc>
        <p>This is original content, published for academic research purposes</p>
      </sourceDesc>
    </fileDesc>
    <encodingDesc>
      <appInfo>
        <application version="2.2" ident="Booksflow">
          <desc>Digital edition XML powered by Booksflow</desc>
        </application>
      </appInfo>
    </encodingDesc>
    <profileDesc>
      <abstract xml:lang="en">
        <p>The theme of poetic coronation was of great significance to Boccaccio, and he frequently alludes to the laurel crown when discussing his mentors, Dante and Petrarch. In the chapter of Genealogie deorum gentilium dedicated to Daphne (VII 29), Boccaccio goes beyond his usual literal and allegorical interpretation of the myth, offering a detailed exploration of the laurel tree and its remarkable qualities. This article seeks to uncover the sources Boccaccio drew upon, particularly highlighting the connections with two works linked to Petrarch – Privilegium and Collatio laureationis – and exploring the significance of his citation of a couplet from the Epystola to Bruzio Visconti.</p>
      </abstract>
      <textClass>
        <keywords>
          <list>
            <item>Boccaccio</item>
            <item>Petrarca</item>
            <item>laurel</item>
            <item>sources</item>
            <item>Apollo and Daphne</item>
          </list>
        </keywords>
      </textClass>
    </profileDesc>
  </teiHeader>
  <text>
    <body>
      <p>It is available online at https://doi.org/10.36253/979-12-215-0602-0.11<ref target="https://doi.org/10.36253/979-12-215-0602-0.11" /></p>
      <p rend="h1_chapter" ><hi>L’alloro poetico fra Petrarca e Boccaccio</hi><hi rend="notes_number CharOverride-1"><hi><ref target="_0_13_93-103.html#footnote-017">1</ref></hi></hi></p><p rend="h1_author ParaOverride-1" ><hi rend="CharOverride-2">Chiara Ceccarelli</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-2">L’incoronazione poetica fu uno dei temi più cari a Boccaccio nella sua riflessione sulla poesia. Vista come il più alto riconoscimento pubblico per le imprese letterarie (ma anche belliche o sportive), essa era concessa a coloro che con la loro opera avevano apportato un contributo alla società, e da questa erano stati riconosciuti e ricompensati</hi><hi rend="notes_number CharOverride-3"><hi><ref target="_0_13_93-103.html#footnote-016">2</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-2">. È assai indicativa l’importanza che il Certaldese le assegna nel parlare dei suoi maestri, Dante e Petrarca: nelle opere boccacciane non c’è quasi riferimento ai due senza una menzione dell’alloro poetico. Una laurea mancata, quella di Dante, che «altrove pigliar non la volle» se non nella sua Firenze, «sopra le fonti di San Giovanni» (Boccaccio 2017, 77): l’esilio e la prematura morte gli impedirono di ottenere quel lauro che tanto gli spettava</hi><hi rend="notes_number CharOverride-3"><hi><ref target="_0_13_93-103.html#footnote-015">3</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-2">. Al contrario, la laurea di Petrarca ebbe un’amplissima risonanza, non solo per il </hi><hi rend="italic CharOverride-2">discipulus</hi><hi rend="CharOverride-2"> Boccaccio, ma per tutta la comunità delle lettere. Il Certaldese non mancò di celebrarla in diverse occasioni</hi><hi rend="notes_number CharOverride-3"><hi><ref target="_0_13_93-103.html#footnote-014">4</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-2">, arrivando persino a comporre un testo elogiativo, tramandato dalle carte del suo Zibaldone membranaceo (Firenze, Biblioteca Medicea Laurenziana, Plut. 29.8, c. 73</hi><hi rend="italic CharOverride-2">r</hi><hi rend="CharOverride-2">, su cui si veda Petoletti 2013a e 2013b) e conosciuto come </hi><hi rend="italic CharOverride-2">Notamentum laureationis</hi><hi rend="CharOverride-2">, che pare rispecchiare le caratteristiche di un’</hi><hi rend="italic CharOverride-2">inscriptio</hi><hi rend="CharOverride-2"> da esporre in pubblico (Usher 2007, 18-26; Rico 2012, 48; Monti 2014-15, 301-02)</hi><hi rend="notes_number CharOverride-3"><hi><ref target="_0_13_93-103.html#footnote-013">5</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-2">. Nell’epistola al Pizzinga del 1371, poi, egli tessé le lodi di Petrarca riconoscendogli il merito di aver </hi><hi rend="italic CharOverride-2">purgato</hi><hi rend="CharOverride-2"> il fonte d’Elicona dal limo e dai giunchi palustri e di essere asceso alle cime di Parnaso con le tempie circondate da un serto di alloro, come nessun altro aveva fatto da più di mille anni</hi><hi rend="notes_number CharOverride-3"><hi><ref target="_0_13_93-103.html#footnote-012">6</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-2">.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-2">Se in molti luoghi delle sue opere Boccaccio torna sul tema del lauro, solo nelle </hi><hi rend="italic CharOverride-2">Genealogie deorum gentilium</hi><hi rend="CharOverride-2"> ne dà una trattazione sistematica. Tra i capitoli dedicati alle figure mitologiche della classicità, vi sono molti personaggi legati a metamorfosi naturali, e fra questi non può mancare la celebre trasformazione di Dafne in alloro. Ma nel capitolo dedicato alla ninfa (</hi><hi rend="italic CharOverride-2">De Dane Penei filia</hi><hi rend="CharOverride-2">, VII 29) Boccaccio non si limita a fornire, come di solito accade nelle </hi><hi rend="italic CharOverride-2">Genealogie</hi><hi rend="CharOverride-2">,</hi><hi rend="italic CharOverride-2"> </hi><hi rend="CharOverride-2">una spiegazione letterale e poi allegorica del mito, aspetti che vengono liquidati in poche righe iniziali (ovvero i primi due paragrafi dell’ed. Zaccaria 1998). Al contrario, egli si dilunga nel ricostruire una sorta di ‘storia dell’alloro’, soffermandosi non solo sulla sua funzione celebrativa nelle cerimonie dell’antichità, ma anche sulle ottime caratteristiche che lo rendevano una pianta preziosa. È interessante, credo, portare alla luce la trama delle fonti del capitolo, dal momento che, al contrario di come di solito avviene nelle </hi><hi rend="italic CharOverride-2">Genealogie</hi><hi rend="CharOverride-2">, esse sono raramente esplicitate</hi><hi rend="notes_number CharOverride-3"><hi><ref target="_0_13_93-103.html#footnote-011">7</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-2">.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-2">La ‘storia dell’alloro’ comincia nell’antica Grecia, quando si premiavano con un serto di fronde i vincitori delle gare, e con una corona di alloro quelli dei giochi pitici, considerati particolarmente importanti in ricordo della vittoria di Apollo su Pitone (</hi><hi rend="italic CharOverride-2">Gen</hi><hi rend="CharOverride-2">., VII 29, 3-4):</hi></p><p rend="quotation_b" ><hi rend="CharOverride-2">Mos Grecorum vetustissimus fuit, secundum qualitates agonum, quos varios in suis solemnitatibus peragebant, inter alia munera sertis frondium honorare victores, et cum inter ceteros tanquam dignior Pythius celebraretur agon, qui in memoria superati Phytonis ab Apolline, cura solertiori fieret, victori eiusdem laureum decernebatur sertum (Boccaccio 1998, 770).</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-2">Se è molto diffusa la notizia che i Greci incoronavano i vincitori delle gare, più interessante è indagare la provenienza delle informazioni relative ad Apollo ‘pizio’. La spiegazione del termine, infatti, non compare propriamente negli </hi><hi rend="italic CharOverride-2">auctores</hi><hi rend="CharOverride-2">, ma era ben nota in ambito scolastico e nei commenti ai classici. Nei Mitografi Vaticani, per esempio, si trova:</hi></p><p rend="quotation_b" ><hi rend="CharOverride-2">Pithium quoque eundem Apollinem vocant a Phitone, immense molis serpente, quem Apollo, sagittarum ictibus sternens, nominis quoque spolia reportavit, ut Pithius vocaretur (Myth. Vat., I 112, rr. 8-10; Kulcsár 1987, 46).</hi></p><p rend="quotations_quotation_b3" ><hi rend="CharOverride-2">Phitius a Phitone, immense molis serpente, quem interfecit, dicitur unde et in sui honorem agon Phitius celebratur, cuius victores lauro coronantur (Myth. Vat., II 29, rr. 19-21; Kulcsár 1987, 118).</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-2">La stessa informazione compare anche nella scoliastica a Lucano</hi><hi rend="notes_number CharOverride-3"><hi><ref target="_0_13_93-103.html#footnote-010">8</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-2">; in particolare, il secondo dei passi appena menzionati ha una forte tangenza con una glossa marginale della </hi><hi rend="italic CharOverride-2">Pharsalia</hi><hi rend="CharOverride-2"> appartenuta a Boccaccio (Firenze, Bibl. Medicea Laurenziana, Plut. 35.23, c. 52</hi><hi rend="italic CharOverride-2">r</hi><hi rend="CharOverride-2">, su cui vedi Regnicoli 2013)</hi><hi rend="notes_number CharOverride-3"><hi><ref target="_0_13_93-103.html#footnote-009">9</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-2">, in corrispondenza del verso «unde et Thessalicae veniunt ad Pythia laurus» (ad </hi><hi rend="italic CharOverride-2">Phars</hi><hi rend="CharOverride-2">., VI 409, trascrizione mia):</hi></p><p rend="quotation_b" ><hi rend="CharOverride-2">Hic etiam natus est Phiton et precepto Iunonis infestavit Latonam. Qui fluxit illuc et interfectus est ab Apolline, qui ab ipso Phitone ‘Pithius’ vocatus est. Unde in suo honore [honere </hi><hi rend="italic CharOverride-2">ms</hi><hi rend="CharOverride-2">.] agon Pithius celebratur, cuius victores lauro coronantur.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-2">La glossa, apposta da una mano pressoché coeva a quella del testo (sec. XII), è riconducibile al commento dello pseudo-Anselmo di Laon</hi><hi rend="notes_number CharOverride-3"><hi><ref target="_0_13_93-103.html#footnote-008">10</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-2">. Da questi materiali si scopre che i giochi pitici erano così definiti in memoria dell’uccisione di Pitone da parte di Apollo, che da lì prese l’appellativo di ‘pizio’; in onore di quest’ultimo, i vincitori di tali gare erano coronati di alloro, pianta sacra al dio. Boccaccio pare molto aderente al dettato, in particolare nell’utilizzo del verbo </hi><hi rend="italic CharOverride-2">honorare</hi><hi rend="CharOverride-2"> e nella </hi><hi rend="italic CharOverride-2">iunctura</hi><hi rend="CharOverride-2"> «Pythius celebraretur agon», che trovano riscontro nel «in suo honore agon Pithius celebratur» della glossa marginale (qualche minima variante in Myth. Vat., II 19).</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-2">La consuetudine greca fu poi ereditata dal mondo romano, che prese a incoronare con l’alloro coloro che avevano ottenuto un trionfo militare e i poeti (</hi><hi rend="italic CharOverride-2">Gen</hi><hi rend="CharOverride-2">., VII 29, 5-6):</hi></p><p rend="quotation_b" ><hi rend="CharOverride-2">Qui mos postmodum cum universali rerum gloria ad Romanos delatus est, tanteque apud eos fuit existimationis, ut nisi quibus decerneretur triunphus, decerneretur et laurea, poetis exceptis, qui, superato laudabili labore, meriti viderentur. Quod vir inclitus Franciscus Petrarca, cui iam pridem fuit honor iste delatus, in </hi><hi rend="italic CharOverride-2">Epistulis</hi><hi rend="CharOverride-2"> [II 10, 20-21] testatur dicens: </hi></p><p rend="quotation_b" ><hi rend="CharOverride-2">«Florea virginibus sunt laurea serta poetis </hi></p><p rend="quotation_b" ><hi rend="CharOverride-2">Cesaribusque simul, parque est ea gloria utrisque» (Boccaccio 1998, 770).</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-2">Il distico riportato da Boccaccio è assai interessante per diversi motivi. Innanzitutto si tratta di una citazione esplicita da una </hi><hi rend="italic CharOverride-2">Epystola</hi><hi rend="CharOverride-2"> petrarchesca, </hi><hi rend="italic CharOverride-2">unicum</hi><hi rend="CharOverride-2"> in tutte le </hi><hi rend="italic CharOverride-2">Genealogie</hi><hi rend="notes_number CharOverride-3"><hi><ref target="_0_13_93-103.html#footnote-007">11</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-2">. È noto che Boccaccio possedesse un codice – probabilmente completo – con le epistole in versi dell’amico, registrato nell’inventario della </hi><hi rend="italic CharOverride-2">parva libraria</hi><hi rend="CharOverride-2"> di S. Spirito al banco V posto 4 (Mazza 1966, 39-40). La scelta dell’epistola, poi, non è casuale. Essa, indirizzata a Bruzio Visconti (sotto lo pseudonimo ovidiano di ‘Zoilo’), è una risposta alle accuse di scarsa legittimità della laurea petrarchesca, assegnata secondo quest’ultimo immeritatamente (Piccini 2005, in part. 179-80). Petrarca ribatte con un’epistola velenosa, in cui alla difesa di sé e della propria laurea unisce quella della poesia. Boccaccio doveva trovare questo testo assai interessante, e non solo perché Petrarca afferma con forza la validità della propria incoronazione. Uno dei temi trattati è infatti la moralità della poesia, che nasconde insegnamenti sotto il </hi><hi rend="italic CharOverride-2">velamen</hi><hi rend="CharOverride-2"> allegorico: questo è il fondamento epistemologico alla base delle </hi><hi rend="italic CharOverride-2">Genealogie</hi><hi rend="CharOverride-2">, opera che spiega il vero significato celato sotto le </hi><hi rend="italic CharOverride-2">fabule</hi><hi rend="CharOverride-2"> degli antichi</hi><hi rend="notes_number CharOverride-3"><hi><ref target="_0_13_93-103.html#footnote-006">12</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-2">. È chiara quindi l’importanza che il Certaldese doveva assegnare a queste parole.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-2">L’aspetto più interessante, però, è la ricerca della fonte sottesa alla prima parte del passo. L’incoronazione di coloro che si sono distinti in guerra o negli studi è notizia diffusa nella tradizione – basti solo ricordare il dantesco «per triunfar o cesare o poeta» (</hi><hi rend="italic CharOverride-2">Par</hi><hi rend="CharOverride-2">., I 29; Dante 1994, vol. 4, 6) – e Boccaccio tratta l’argomento anche in altre occasioni</hi><hi rend="notes_number CharOverride-3"><hi><ref target="_0_13_93-103.html#footnote-005">13</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-2">. Tuttavia emergono alcune tangenze confrontando il passo delle </hi><hi rend="italic CharOverride-2">Genealogie</hi><hi rend="CharOverride-2"> con un testo strettamente connesso con l’incoronazione di Petrarca, il </hi><hi rend="italic CharOverride-2">Privilegium laureationis </hi><hi rend="CharOverride-2">(ed. Mertens 1988):</hi></p><table rend="Nessuno-stile-tabella TableOverride-1" xml:id="table001">
				<!--<colgroup>-->
					<!--<col
  class="_idGenTableRowColumn-1">--><!--</col>-->
					<!--<col
  class="_idGenTableRowColumn-1">--><!--</col>-->
				<!--</colgroup>-->
				
					<row rend="Nessuno-stile-tabella _idGenTableRowColumn-2">
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base CellOverride-1">
							<p rend="specolare ParaOverride-2" ><hi rend="italic CharOverride-2">Gen</hi><hi rend="CharOverride-2">., VII 29, 5; 7-8</hi></p>
						</cell>
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base CellOverride-2">
							<p rend="specolare ParaOverride-2" ><hi rend="italic CharOverride-2">Priv</hi><hi rend="CharOverride-2">., 2, 8-9</hi></p>
						</cell>
					</row>
					<row rend="Nessuno-stile-tabella _idGenTableRowColumn-3">
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base CellOverride-1">
							<p rend="specolare" ><hi rend="CharOverride-2">[5] Qui mos postmodum cum universali rerum gloria ad Romanos delatus est, tanteque apud eos fuit existimationis, ut nisi quibus decerneretur triunphus, decerneretur et laurea, poetis exceptis, qui, superato laudabili </hi><hi rend="italic CharOverride-2">labore</hi><hi rend="CharOverride-2">, </hi><hi rend="italic CharOverride-2">meriti viderentur</hi><hi rend="CharOverride-2">. […]</hi></p>
							<p rend="specolare" ><hi rend="CharOverride-2">[7] Dicunt enim Ysidorus [</hi><hi rend="italic CharOverride-2">Orig</hi><hi rend="CharOverride-2">., XVII 7, 2] et Rabanus [</hi><hi rend="italic CharOverride-2">Rer. nat</hi><hi rend="CharOverride-2">., XIX 6], quod ‘laurus’ a verbo ‘laudis’ dicta sit, cum prisco tempore ‘laudus’ vocaretur, et inde quia </hi><hi rend="italic CharOverride-2">victores</hi><hi rend="CharOverride-2">, per quos et servabatur et augebatur </hi><hi rend="italic CharOverride-2">respublica</hi><hi rend="CharOverride-2">, et poete, per quos hominum merita miris extollebantur laudibus, frondium laudem significantium ornabantur.</hi></p>
							<p rend="specolare" ><hi rend="CharOverride-2">[8] Viret preterea arbor hec perpetuo, ut ostendatur per eius </hi><hi rend="italic CharOverride-2">viriditatem</hi><hi rend="CharOverride-2"> bene meritorum perpetuo virere famam, et quoniam </hi><hi rend="italic CharOverride-2">sola non fulminetur</hi><hi rend="CharOverride-2">, </hi><hi rend="italic CharOverride-2">sic</hi><hi rend="CharOverride-2"> </hi><hi rend="italic CharOverride-2">talium glorie</hi><hi rend="CharOverride-2"> viriditatem ab invidie </hi><hi rend="italic CharOverride-2">fulmine</hi><hi rend="CharOverride-2"> ledi non posse.</hi></p>
						</cell>
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base CellOverride-2">
							<p rend="specolare" ><hi rend="CharOverride-2">[8] Tanto enim honore </hi><hi rend="italic CharOverride-2">dignos illos censuit res publica</hi><hi rend="CharOverride-2">, ut unum atque idem laureae decus assignandum censeret caesaribus et poetis, siquidem et caesares ducesque </hi><hi rend="italic CharOverride-2">victores</hi><hi rend="CharOverride-2"> post </hi><hi rend="italic CharOverride-2">labores</hi><hi rend="CharOverride-2"> bellorum et poetas similiter post </hi><hi rend="italic CharOverride-2">labores</hi><hi rend="CharOverride-2"> studiorum lauro insignibant, per aeternam scilicet </hi><hi rend="italic CharOverride-2">viriditatem</hi><hi rend="CharOverride-2"> arboris illius aeternitatem tam bello quam ingenio quaesitae gloriae</hi><hi rend="italic CharOverride-2"> </hi><hi rend="CharOverride-2">designantes.</hi></p>
							<p rend="specolare" ><hi rend="CharOverride-2">[9] Atque illud imprimis quod sicut </hi><hi rend="CharOverride-2">arbor haec </hi><hi rend="italic CharOverride-2">sola non fulminari</hi><hi rend="CharOverride-2"> creditur, </hi><hi rend="italic CharOverride-2">sic</hi><hi rend="CharOverride-2"> </hi><hi rend="italic CharOverride-2">caesarum et poetarum gloria</hi><hi rend="CharOverride-2"> illam, quae more </hi><hi rend="italic CharOverride-2">fulminis</hi><hi rend="CharOverride-2"> cuncta prosternit, sola non metuit vetustatem.</hi></p>
						</cell>
					</row>
				
			</table><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-2">Il brano di Boccaccio (parr. 5 e 7) non ricalca in modo letterale le parole del </hi><hi rend="italic CharOverride-2">Privilegium</hi><hi rend="CharOverride-2">, ma ha alcuni elementi in comune con esso, come l’utilizzo del termine </hi><hi rend="italic CharOverride-2">labor</hi><hi rend="CharOverride-2"> per indicare le imprese compiute dai grandi, indicati in entrambi i testi come </hi><hi rend="italic CharOverride-2">victores</hi><hi rend="CharOverride-2">; la specifica che questi sono stati ritenuti meritevoli («meriti viderentur» per Boccaccio, «dignos illos censuit» in Petrarca) e pertanto premiati; il riconoscimento dello Stato, la </hi><hi rend="italic CharOverride-2">res publica</hi><hi rend="CharOverride-2">.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-2">Altre somiglianze emergono nel seguito della trattazione (par. 8), dove Boccaccio presenta due proprietà dell’alloro ben note, ovvero il suo essere sempreverde – come sempreverde è la fama dei grandi – e la capacità di non essere colpito dal fulmine. Si trovano alcune tangenze lessicali, ossia l’utilizzo dei termini </hi><hi rend="italic CharOverride-2">viriditas</hi><hi rend="CharOverride-2">, </hi><hi rend="italic CharOverride-2">fulmen</hi><hi rend="CharOverride-2"> e del verbo </hi><hi rend="italic CharOverride-2">fulmino</hi><hi rend="CharOverride-2">. È vero che quest’ultimo torna anche in Isidoro («Sola quoque haec arbor vulgo </hi><hi rend="italic CharOverride-2">fulminari</hi><hi rend="CharOverride-2"> minime </hi><hi rend="italic CharOverride-2">creditur</hi><hi rend="CharOverride-2">», </hi><hi rend="italic CharOverride-2">Orig</hi><hi rend="CharOverride-2">., XVII 7, 2), che, come suggerisce l’accostamento dei verbi </hi><hi rend="italic CharOverride-2">fulminari</hi><hi rend="CharOverride-2"> e </hi><hi rend="italic CharOverride-2">creditur</hi><hi rend="CharOverride-2">, fu probabilmente la fonte di Petrarca; tuttavia, la costruzione sintattica di Boccaccio sembra avvicinarsi maggiormente a quella del </hi><hi rend="italic CharOverride-2">Privilegium</hi><hi rend="CharOverride-2">: il «</hi><hi rend="italic CharOverride-2">sola non fulminari</hi><hi rend="CharOverride-2"> creditur» di Petrarca ricorda il «</hi><hi rend="italic CharOverride-2">sola non fulminetur</hi><hi rend="CharOverride-2">» di Boccaccio e il «</hi><hi rend="italic CharOverride-2">sic caesarum et poetarum gloria</hi><hi rend="CharOverride-2"> illam […] sola non metuit vetustatem» il «</hi><hi rend="italic CharOverride-2">sic talium glorie viriditatem</hi><hi rend="CharOverride-2"> ab invidie fulmine ledi non posse».</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-2">La conoscenza del </hi><hi rend="italic CharOverride-2">Privilegium</hi><hi rend="CharOverride-2"> da parte di Boccaccio è argomento ancora dibattuto. Giuseppe Billanovich, ripreso poi da Michele Feo, sostenne che all’altezza della composizione del </hi><hi rend="italic CharOverride-2">Notamentum</hi><hi rend="CharOverride-2"> il Certaldese non possedesse ancora il </hi><hi rend="italic CharOverride-2">Privilegium</hi><hi rend="CharOverride-2">, altrimenti avrebbe saputo che Petrarca fu insignito del titolo di </hi><hi rend="italic CharOverride-2">poeta et historicus</hi><hi rend="CharOverride-2"> e che l’incoronazione ebbe luogo l’8 aprile e non «XV kal. Maii» (17 aprile); secondo lo studioso ne venne in possesso successivamente, dal momento che nel </hi><hi rend="italic CharOverride-2">De vita et moribus Domini Francisci Petracchi de Florentia</hi><hi rend="CharOverride-2"> la data dell’incoronazione è esatta (Billanovich 1947, 78 nota 1; Feo 1991, 345-46). Billanovich (1947, 77) sostenne infatti che nel </hi><hi rend="italic CharOverride-2">De vita et moribus</hi><hi rend="CharOverride-2"> «circola</hi><hi rend="italic CharOverride-2">va</hi><hi rend="CharOverride-2"> vigorosa e calda l’esaltazione riportata </hi><hi rend="italic CharOverride-2">d</hi><hi rend="CharOverride-2">alla lettura del </hi><hi rend="italic CharOverride-2">privilegium lauree</hi><hi rend="CharOverride-2"> rilasciato dai senatori di Roma al laureato»; sulla sua scorta anche Renata Fabbri, editrice della biografia petrarchesca, accennava a una ripresa del </hi><hi rend="italic CharOverride-2">Privilegium</hi><hi rend="CharOverride-2"> nel </hi><hi rend="italic CharOverride-2">De vita et moribus</hi><hi rend="CharOverride-2">, senza però fornire precisi riscontri testuali (Boccaccio 1992, 886-87). Da ultimo, Carla Maria Monti (2024, 44-47) ha notato, pur senza puntuali riprese lessicali, che solo la conoscenza del </hi><hi rend="italic CharOverride-2">Privilegium</hi><hi rend="CharOverride-2"> poteva giustificare «la legittimità accademica della chiamata di Petrarca, il tipo di insegnamento richiesto e i libri su cui </hi><hi rend="italic CharOverride-2">avrebbe fatto</hi><hi rend="CharOverride-2"> lezione», argomenti al centro dell’epistola </hi><hi rend="italic CharOverride-2">Movit iam diu</hi><hi rend="CharOverride-2">, ovvero quella con cui il Comune di Firenze invitò l’Aretino a insegnare presso lo </hi><hi rend="italic CharOverride-2">studium</hi><hi rend="CharOverride-2"> cittadino</hi><hi rend="notes_number CharOverride-3"><hi><ref target="_0_13_93-103.html#footnote-004">14</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-2">. Il passo delle </hi><hi rend="italic CharOverride-2">Genealogie</hi><hi rend="CharOverride-2"> sopra analizzato sostanzierebbe l’ipotesi che non solo Boccaccio conoscesse l’opera, ma ne possedesse anche il testo.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-2">Il </hi><hi rend="italic CharOverride-2">Privilegium </hi><hi rend="CharOverride-2">non è in realtà l’unico ipotesto petrarchesco che si può proporre per il nostro capitolo. Anche nella </hi><hi rend="italic CharOverride-2">Collatio</hi><hi rend="CharOverride-2"> </hi><hi rend="italic CharOverride-2">laureationis</hi><hi rend="CharOverride-2">, il testo composto da Petrarca e da lui pronunciato durante la cerimonia di incoronazione poetica, si trovano le stesse caratteristiche del lauro, l’eterna </hi><hi rend="italic CharOverride-2">viriditas</hi><hi rend="CharOverride-2"> e la capacità di non essere colpita dal fulmine (</hi><hi rend="italic CharOverride-2">Coll</hi><hi rend="CharOverride-2">., XI 19-20):</hi></p><p rend="quotation_b" ><hi rend="CharOverride-2">[16] Secunda de tribus proprietatibus, ultima, est arboris huius etherna </hi><hi rend="italic CharOverride-2">viriditas</hi><hi rend="CharOverride-2">, de qua non ineleganter ait quidam […].</hi></p><p rend="quotation_b" ><hi rend="CharOverride-2">[19] Tertia et ultima harum proprietatum est quia, ut inter omnes convenit, qui de naturis rerum scripserunt, arbor hec non </hi><hi rend="italic CharOverride-2">fulminatur</hi><hi rend="CharOverride-2"> – magnum et insigne privilegium –; et hec quoque, ut, sicut incepimus, usque in finem procedamus, occultior cerimonie causa fuit ut arbor… quod est enim in rebus humanis violentius fulmen quam temporis diuturnitas, omnia consumens et opera et res mortalium et famam. [20] Iure ergo contemptrice fulminis fronde coronantur hi, quorum </hi><hi rend="italic CharOverride-2">gloria</hi><hi rend="CharOverride-2"> illam, que, more </hi><hi rend="italic CharOverride-2">fulminis</hi><hi rend="CharOverride-2"> cuncta prosternit, sola non metuit: vetustatem (Godi 1970, 25-27).</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-2">Benché ritorni lo stesso lessico</hi><hi rend="notes_number CharOverride-3"><hi><ref target="_0_13_93-103.html#footnote-003">15</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-2">, la costruzione della frase è molto diversa rispetto al passo boccacciano, che risulta semmai più aderente alla sintassi del </hi><hi rend="italic CharOverride-2">Privilegium</hi><hi rend="CharOverride-2">. Ma la presenza delle due caratteristiche (</hi><hi rend="italic CharOverride-2">eterna viriditas</hi><hi rend="CharOverride-2"> e salvezza dal fulmine), già presenti in altre fonti (come Isidoro, </hi><hi rend="italic CharOverride-2">Orig</hi><hi rend="CharOverride-2">., XVII 7, 2), vanno valutate all’interno della struttura complessiva del capitolo.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-2">Una situazione analoga al caso precedente avviene nelle ultime righe del medaglione genealogico, dedicate alla spiegazione della terza proprietà dell’alloro: essendo la pianta sacra ad Apollo, dio della divinazione, consente di fare sogni veridici a coloro che dormono sopra di essa</hi><hi rend="italic CharOverride-2"> </hi><hi rend="CharOverride-2">(</hi><hi rend="italic CharOverride-2">Gen</hi><hi rend="CharOverride-2">., VII 29, 8-9):</hi></p><p rend="quotation_b" ><hi rend="CharOverride-2">Sacra insuper hec arbor Apollini ideo est, eo quod occultam quandam divinationis videatur habere virtutem. Nam aiunt, si quis huius frondes capiti dormientis supponat, eum vera visurum somnia, et ideo Apollini divinationis deo dicata est (Boccaccio 1998, 770; 772).</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-2">Anche in questo caso, l’informazione, sebbene in altri termini, è riportata da Petrarca nella </hi><hi rend="italic CharOverride-2">Collatio </hi><hi rend="CharOverride-2">(XI 12-13):</hi></p><p rend="quotation_b" ><hi rend="CharOverride-2">[12] Supersunt tres adhuc nequaquam silende proprietates arboris memorate: primo quod, adhibita </hi><hi rend="italic CharOverride-2">dormienti</hi><hi rend="CharOverride-2">, eius </hi><hi rend="italic CharOverride-2">somnia vera</hi><hi rend="CharOverride-2"> facit, per quod videtur poetis singulariter deberi, quos aiunt somniare solitos in Parnaso, iusta illud Persii:</hi></p><p rend="quotation_b" ><hi rend="CharOverride-2">«Nec in bicipiti somniasse Parnaso» </hi></p><p rend="quotation_b" ><hi rend="CharOverride-2">et reliqua; hoc scilicet integumento, ut in scripturis poetarum, que non intelligentibus somnia videntur, veritas contencta monstretur, aiunt in capite eorum arborem, que, ut diximus, somnia vera facit. [13] Item, alio respectu, quia ut quantum futurorum prescientiam pollicetur, </hi><hi rend="italic CharOverride-2">Apollini, divinationis deo,</hi><hi rend="CharOverride-2"> secundum eos appropriata videri potest, propter quod et ab ipso fingitur adamata, ut statim dicam (Godi 1970, 25).</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-2">Benché il testo boccacciano sembri ricalcare maggiormente altre fonti mitografiche</hi><hi rend="notes_number CharOverride-3"><hi><ref target="_0_13_93-103.html#footnote-002">16</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-2">, è interessante, ancora una volta, che l’informazione sia presente nella </hi><hi rend="italic CharOverride-2">Collatio</hi><hi rend="CharOverride-2">: nell’ultima parte di quest’ultima (</hi><hi rend="italic CharOverride-2">Coll</hi><hi rend="CharOverride-2">., IX), quella dedicata compiutamente al lauro, molti degli argomenti trattati da Petrarca hanno un riscontro nel capitolo genealogico di Boccaccio. Per comodità schematizzo gli elementi in una tabella.</hi></p><table rend="Nessuno-stile-tabella TableOverride-1" xml:id="table002">
				<!--<colgroup>-->
					<!--<col
  class="_idGenTableRowColumn-1">--><!--</col>-->
					<!--<col
  class="_idGenTableRowColumn-1">--><!--</col>-->
				<!--</colgroup>-->
				
					<row rend="Nessuno-stile-tabella _idGenTableRowColumn-2">
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base CellOverride-3">
							<p rend="specolare ParaOverride-2" ><hi rend="italic CharOverride-2">Coll</hi><hi rend="CharOverride-2">., IX</hi></p>
						</cell>
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base CellOverride-4">
							<p rend="specolare ParaOverride-2" ><hi rend="italic CharOverride-2">Gen</hi><hi rend="CharOverride-2">., VII 29</hi></p>
						</cell>
					</row>
					<row rend="Nessuno-stile-tabella _idGenTableRowColumn-4">
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base CellOverride-3">
							<p rend="specolare" ><hi rend="CharOverride-2">Laurea premiata con lauro, mirto o edera [1]</hi></p>
						</cell>
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base CellOverride-4"/>
					</row>
					<row rend="Nessuno-stile-tabella _idGenTableRowColumn-5">
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base CellOverride-1">
							<p rend="specolare" ><hi rend="CharOverride-2">Caratteristiche del lauro [2]:</hi></p>
							<p rend="specolare ParaOverride-3" ><hi rend="CharOverride-2">-</hi><hi rend="CharOverride-2" >	</hi><hi rend="CharOverride-2">Odorifero [3-6]</hi></p>
							<p rend="specolare ParaOverride-3" ><hi rend="CharOverride-2">-</hi><hi rend="CharOverride-2" >	</hi><hi rend="CharOverride-2">Offre ombra e quiete a chi lavora [7-8]</hi></p>
							<p rend="specolare ParaOverride-3" ><hi rend="CharOverride-2">-</hi><hi rend="CharOverride-2" >	</hi><hi rend="CharOverride-2">Immarcescibile [9]</hi></p>
							<p rend="specolare ParaOverride-3" ><hi rend="CharOverride-2">-</hi><hi rend="CharOverride-2" >	</hi><hi rend="CharOverride-2">Venerabile e adatto al culto sacrificale [10-11]</hi></p>
							<p rend="specolare ParaOverride-4" ><hi rend="CharOverride-2">-</hi><hi rend="CharOverride-2" >	</hi><hi rend="CharOverride-2">Cit. esplicita di Lucano, </hi><hi rend="italic CharOverride-2">Phars</hi><hi rend="CharOverride-2">., VI 409</hi></p>
						</cell>
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base CellOverride-2">
							<p rend="specolare" ><hi rend="CharOverride-2">Glossa allo stesso verso (nel ms. Laur. 35.23) fonte di </hi><hi rend="italic CharOverride-2">Gen</hi><hi rend="CharOverride-2">. VII 29, 3-4</hi></p>
						</cell>
					</row>
					<row rend="Nessuno-stile-tabella _idGenTableRowColumn-6">
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base CellOverride-3">
							<p rend="specolare" ><hi rend="CharOverride-2">«Nequamquam silende proprietates» [12]</hi></p>
							<p rend="specolare ParaOverride-3" ><hi rend="CharOverride-2">-</hi><hi rend="CharOverride-2" >	</hi><hi rend="CharOverride-2">Fa fare sogni veridici [12-15]</hi></p>
							<p rend="specolare ParaOverride-3" ><hi rend="CharOverride-2">-</hi><hi rend="CharOverride-2" >	</hi><hi rend="CharOverride-2">È sempreverde [16-18]</hi></p>
							<p rend="specolare ParaOverride-4" ><hi rend="CharOverride-2">-</hi><hi rend="CharOverride-2" >	</hi><hi rend="CharOverride-2">Menzione mito Apollo e Dafne [18]</hi></p>
							<p rend="specolare ParaOverride-3" ><hi rend="CharOverride-2">-</hi><hi rend="CharOverride-2" >	</hi><hi rend="CharOverride-2">Non è colpito dal fulmine [19]</hi></p>
						</cell>
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base CellOverride-4">
							<p rend="specolare" ><hi rend="CharOverride-2">Tre proprietà presentate da B.:</hi></p>
							<p rend="specolare" ><hi rend="italic CharOverride-2">Gen</hi><hi rend="CharOverride-2">., VII 29, 8-9</hi></p>
							<p rend="specolare" ><hi rend="italic CharOverride-2">Gen</hi><hi rend="CharOverride-2">., VII 29, 8</hi></p>
							<p rend="specolare" ><hi rend="CharOverride-2">(</hi><hi rend="italic CharOverride-2">Gen</hi><hi rend="CharOverride-2">., VII 29 capitolo dedicato a Dafne)</hi></p>
							<p rend="specolare" ><hi rend="italic CharOverride-2">Gen</hi><hi rend="CharOverride-2">., VII 29, 8</hi></p>
						</cell>
					</row>
					<row rend="Nessuno-stile-tabella _idGenTableRowColumn-7">
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base CellOverride-3">
							<p rend="specolare" ><hi rend="CharOverride-2">Menzione di </hi><hi rend="italic CharOverride-2">auctoritates</hi><hi rend="CharOverride-2"> (Orazio e Stazio) che attestano che cesari e poeti erano coronati con l’alloro [21-25]</hi></p>
						</cell>
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base CellOverride-4"/>
					</row>
				
			</table><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-2">Come si evince dalla tabella, le tre proprietà dell’alloro presentate da Boccaccio coincidono con le «nequamquam silende proprietates» della </hi><hi rend="italic CharOverride-2">Collatio</hi><hi rend="CharOverride-2">. Nella spiegazione di queste, peraltro, l’Aretino menziona nel discorso Apollo e Dafne («Et hinc fabule locus fuit, ut videlicet Dapnem amaverit Phebus […]», </hi><hi rend="italic CharOverride-2">Coll</hi><hi rend="CharOverride-2">., XI 18; Godi 1970, 26), fornendo anche l’etimo greco del nome della ninfa e l’interpretazione del mito ovidiano. Un altro elemento che avvicina i due testi è il verso lucaneo «unde et Thessalicae veniunt ad Pythia laurus» (</hi><hi rend="italic CharOverride-2">Phars</hi><hi rend="CharOverride-2">., VI 409), che Petrarca riporta per esteso (</hi><hi rend="italic CharOverride-2">Coll</hi><hi rend="CharOverride-2">., XI 10; Godi 1970, 25): come mostrato sopra, una postilla proprio a questo verso sembra essere stata utilizzata da Boccaccio nella spiegazione dell’Apollo ‘pizio’. Si noti, infine, che anche Petrarca, qualche paragrafo prima, aveva specificato che l’uso di incoronare i poeti era nato in Grecia ed era poi stato portato in Italia</hi><hi rend="notes_number CharOverride-3"><hi><ref target="_0_13_93-103.html#footnote-001">17</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-2">.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-2">Tutto considerato, se i singoli elementi presentati da Boccaccio possono provenire anche da altre fonti, presi nel loro complesso sembrano riportare alla </hi><hi rend="italic CharOverride-2">Collatio</hi><hi rend="CharOverride-2"> </hi><hi rend="italic CharOverride-2">laureationis</hi><hi rend="CharOverride-2">, che già in altre opere il Certaldese aveva mostrato di conoscere (Feo 1991, 345). Le informazioni, infatti, sono sì ben presenti nella tradizione scoliastica e mitografica, ma sparpagliate in molte opere diverse, mentre Petrarca le presenta tutte raccolte in un’unica trattazione sistematica. L’utilizzo da parte di entrambi dello stesso verso lucaneo sostiene ulteriormente questa supposizione. Pur nella mancanza di prove testuali inconfutabili, poi, si può avanzare l’ipotesi che Boccaccio avesse accesso anche al </hi><hi rend="italic CharOverride-2">Privilegium</hi><hi rend="CharOverride-2">, di cui sembra riprendere un passaggio. A questa filigrana petrarchesca si aggiunge la menzione esplicita di un’</hi><hi rend="italic CharOverride-2">Epystola</hi><hi rend="CharOverride-2"> dove non solo si parla della legittimità della laurea di Petrarca, ma anche di quella della poesia. L’intero capitolo genealogico sembra dunque intessere un dialogo con l’opera di colui che più di tutti aveva meritato l’alloro, il </hi><hi rend="italic CharOverride-2">Laureatus</hi><hi rend="CharOverride-2"> per eccellenza.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-2">Il lauro, per i due amici, non fu però solo quello poetico. Il 16 marzo 1359, nel tardo pomeriggio, Boccaccio arrivò nella dimora milanese dell’Aretino e insieme si misero all’opera per piantare cinque allori che quest’ultimo, amante della natura e appassionato giardiniere, aveva fatto arrivare da Como (Nolhac 1965, 262-63; Mann 1991-92, 241). L’episodio è annotato da Petrarca stesso nella carta finale di un manoscritto contenente Apuleio, Frontino, Vegezio e Palladio (Città del Vaticano, Biblioteca Apostolica Vaticana, Vat. lat. 2193), dove egli tenne nota dei suoi esperimenti di orticultura nel corso degli anni (1348-69)</hi><hi rend="notes_number CharOverride-3"><hi><ref target="_0_13_93-103.html#footnote-000">18</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-2">. Non sappiamo se a questa altezza cronologica Boccaccio avesse già composto il capitolo su Dafne, ma è bello immaginare che, almeno rileggendolo a distanza di anni, egli riportasse alla mente i momenti trascorsi a Milano, all’ombra del lauro nel giardino di S. Valeria o in compagnia di manoscritti custoditi con ogni cura.</hi></p><p rend="h2" ><hi rend="CharOverride-2">Bibliografia</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-2">Antonazzo, Antonino. 2022. “Sull’attribuzione a Boccaccio dell’epistola “Movit iam diu” (</hi><hi rend="italic CharOverride-2">Epist</hi><hi rend="CharOverride-2">. VII).” In </hi><hi rend="italic CharOverride-2">Ragionando dilettevoli cose. Studi di filologia e letteratura per Ginetta Auzzas</hi><hi rend="CharOverride-2">, a cura di Davide Cappi, Rino Modonutti, Emilio Torchio, 137-53. Roma: Edizioni di Storia e Letteratura.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-2">Arnolfo d’Orleans. 1958. </hi><hi rend="italic CharOverride-2">Glosule super Lucanum</hi><hi rend="CharOverride-2">, edidit Berthe M. Marti. Roma: American Academy in Rome.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-2">Billanovich, Giuseppe. 1947. </hi><hi rend="italic CharOverride-2">Petrarca letterato. I. Lo scrittoio del Petrarca</hi><hi rend="CharOverride-2">. Roma: Edizioni di Storia e Letteratura.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-2">Boccaccio, Giovanni. 1992. </hi><hi rend="italic CharOverride-2">Rime</hi><hi rend="CharOverride-2">, a cura di Vittore Branca; </hi><hi rend="italic CharOverride-2">Carmina</hi><hi rend="CharOverride-2">, a cura di Giuseppe Velli; </hi><hi rend="italic CharOverride-2">Epistole e lettere</hi><hi rend="CharOverride-2">, a cura di Ginetta Auzzas; </hi><hi rend="italic CharOverride-2">Vite</hi><hi rend="CharOverride-2">, a cura di Renata Fabbri; </hi><hi rend="italic CharOverride-2">De Canaria</hi><hi rend="CharOverride-2">, a cura di Manlio Pastore Stocchi. Milano: Mondadori (</hi><hi rend="italic CharOverride-2">Tutte le opere di Giovanni Boccaccio</hi><hi rend="CharOverride-2">, vol. 5.1). </hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-2">Boccaccio, Giovanni. 1994. </hi><hi rend="italic CharOverride-2">Esposizioni sopra la ‘Comedia’ di Dante</hi><hi rend="CharOverride-2">, a cura di Giorgio Padoan. Milano: Mondadori (</hi><hi rend="italic CharOverride-2">Tutte le opere di Giovanni Boccaccio</hi><hi rend="CharOverride-2">, vol. 6). </hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-2">Boccaccio, Giovanni. 1998. </hi><hi rend="italic CharOverride-2">Genealogie deorum gentilium</hi><hi rend="CharOverride-2">, a cura di Vittorio Zaccaria. Milano: Mondadori (</hi><hi rend="italic CharOverride-2">Tutte le opere di Giovanni Boccaccio</hi><hi rend="CharOverride-2">, voll. 7-8). </hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-2">Boccaccio, Giovanni. 2017. </hi><hi rend="italic CharOverride-2">Trattatello in laude di Dante</hi><hi rend="CharOverride-2">, a cura di Maurizio Fiorilla. In </hi><hi rend="italic CharOverride-2">Le vite di Dante dal XIV al XVI secolo. Iconografia dantesca</hi><hi rend="CharOverride-2">, 11-154. Roma: Salerno Editrice. </hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-2">Cannata, Nadia, e Maddalena Signorini. 2014. “‘Per trionfar o Cesare o poeta’. La corona d’alloro e le insegne del poeta moderno.” In </hi><hi rend="italic CharOverride-2">Dai pochi ai molti. Studi in onore di Roberto Antonelli</hi><hi rend="CharOverride-2">, a cura di Paolo Canettieri, Arianna Punzi, tomo I, 439-73. Roma: Viella. </hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-2">Cursi, Marco, e Maurizio Fiorilla. 2013. “Giovanni Boccaccio.” In </hi><hi rend="italic CharOverride-2">Autografi dei letterati italiani. Le Origini e il Trecento</hi><hi rend="CharOverride-2">, a cura di Giuseppina Brunetti, Maurizio Fiorilla, Marco Petoletti, vol. I, 43-70. Roma: Salerno.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-2">Dante 1994. </hi><hi rend="italic CharOverride-2">La ‘Commedia’ secondo l’antica vulgata</hi><hi rend="CharOverride-2">, a cura di Giorgio Petrocchi, 4 volumi. Firenze: Le lettere.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-2">De Robertis, Teresa. 2013. “L’inventario della </hi><hi rend="italic CharOverride-2">parva libraria</hi><hi rend="CharOverride-2"> di Santo Spirito.” In De Robertis et al. 2013, 291-99. </hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-2">De Robertis et al. 2013. </hi><hi rend="italic CharOverride-2">Boccaccio autore e copista</hi><hi rend="CharOverride-2">, a cura di Teresa De Robertis, Carla M. Monti, Marco Petoletti, Giuliano Tanturli, Stefano Zamponi. Firenze: Mandragora. </hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-2">Feo, Michele. 1991. “Lo Zibaldone Laurenziano di Boccaccio.” In</hi><hi rend="italic CharOverride-2"> Codici latini del Petrarca nelle biblioteche fiorentine. Mostra, 19 maggio - 30 giugno 1991, Biblioteca medicea laurenziana, Firenze</hi><hi rend="CharOverride-2">, a cura di Michele Feo, 342-47. Firenze: Le lettere - Cassa di risparmio di Firenze.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-2">Fulgenzio. (1898) 1970. </hi><hi rend="italic CharOverride-2">Opera</hi><hi rend="CharOverride-2">; </hi><hi rend="italic CharOverride-2">De aetatibus mundi et hominis</hi><hi rend="CharOverride-2">; </hi><hi rend="italic CharOverride-2">In Thebaiden</hi><hi rend="CharOverride-2">, recensuit Rudulfus Helm, addenda adiecit Jean Preaux. Stutgardiae: in aedibus B. G. Teubneri. Ristampa anastatica. Berlin, Boston: De Gruyter.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-2">Godi, Carlo. 1970. “La </hi><hi rend="italic CharOverride-2">Collatio laureationis</hi><hi rend="CharOverride-2"> del Petrarca.” </hi><hi rend="italic CharOverride-2">Italia medioevale e umanistica</hi><hi rend="CharOverride-2"> 13: 1-27.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-2" >Kulcsár, Péter. cura et studio. </hi><hi rend="CharOverride-2">1987. </hi><hi rend="italic CharOverride-2">Mythographi Vaticani I et II</hi><hi rend="CharOverride-2">. Turnhout: Typographi Brepols editores Pontificii (</hi><hi rend="italic CharOverride-2">Corpus Christianorum. Series Latina</hi><hi rend="CharOverride-2">, 91 C). </hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-2">Mancini, Alessio. 2022. “Il commento a Lucano dello ‘pseudo-Anselmo di Laon’: edizione dell’</hi><hi rend="italic CharOverride-2">accessus</hi><hi rend="CharOverride-2"> e primi sondaggi.” </hi><hi rend="italic CharOverride-2">Latinitas</hi><hi rend="CharOverride-2"> 10: 33-79.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-2">Mann, Nicholas. 1991-92. “Il Petrarca giardiniere (a proposito del sonetto CCXXVIII).” </hi><hi rend="italic CharOverride-2">Atti e memorie dell’Accademia Patavina</hi><hi rend="CharOverride-2"> 104: 235-56. </hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-2">Martellotti, Guido. (1967) 1983. “La difesa della poesia nel Boccaccio e un giudizio su Lucano.” In </hi><hi rend="italic CharOverride-2">Dante e Boccaccio e altri scrittori dall’Umanesimo al Romanticismo</hi><hi rend="CharOverride-2">,</hi><hi rend="italic CharOverride-2"> </hi><hi rend="CharOverride-2">165-83. Firenze: Olschki.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-2">Marzano, Francesco. 2016. “Boccaccio storico della letteratura trecentesca: l’epistola a Iacopo Pizzinga.” In </hi><hi rend="italic CharOverride-2">Intorno a Boccaccio. Boccaccio e dintorni 2015. </hi><hi rend="CharOverride-2">Atti del Seminario internazionale di studi (Certaldo, 9 settembre 2015), a cura di Stefano Zamponi, 1-13. Firenze: Firenze University Press. </hi><ref target="https://www.fupress.com"><hi rend="CharOverride-2">https://doi.org/10.36253/978-88-6453-338-4</hi></ref><hi rend="CharOverride-2"> </hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-2">Mazza, Antonia. 1966. “L’inventario della </hi><hi rend="italic CharOverride-2">parva libraria</hi><hi rend="CharOverride-2"> di Santo Spirito e la biblioteca del Boccaccio.” </hi><hi rend="italic CharOverride-2">Italia medioevale e umanistica</hi><hi rend="CharOverride-2"> 9: 1-74.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-2">Mertens, Dieter. 1988. “Petrarcas </hi><hi rend="italic CharOverride-2">Privilegium laureationis</hi><hi rend="CharOverride-2">.” In </hi><hi rend="italic CharOverride-2">Litterae Medii Aevi. </hi><hi rend="italic CharOverride-2" >Festschrift für Johanne Autenrieth zu ihrem 65. Geburstag</hi><hi rend="CharOverride-2" >, Herausgegeben von Michael Borgolte und Herrad Spilling, 225-47. </hi><hi rend="CharOverride-2">Sigmaringen: Jan Thorbeche Verlag.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-2">Monti, Carla M. 2014-15. “L’immagine di Petrarca negli scritti di Boccaccio.” </hi><hi rend="italic CharOverride-2">Atti e Memorie dell’Accademia Galileiana di Scienze, Lettere ed Arti già dei Ricovrati e Patavina. Parte III. Memorie della Classe di Scienze Morali, Lettere ed Arti</hi><hi rend="CharOverride-2"> 127: 289-318.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-2">Monti, Carla M. 2024. “La chiamata di Petrarca a Firenze e l’ombra dell’esilio di Dante.” In </hi><hi rend="italic CharOverride-2">Il Dante di Boccaccio, </hi><hi rend="CharOverride-2">Atti del Convegno, Certaldo Alta, Casa di Giovanni Boccaccio (9-10 dicembre 2021), a cura di Natascia Tonelli, 21-75. Firenze: Leo S. Olschki. </hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-2">Mostra di manoscritti. 1975. </hi><hi rend="italic CharOverride-2">Mostra di manoscritti, documenti e edizioni. VI centenario della morte di Giovanni Boccaccio. Catalogo della mostra, Firenze, Biblioteca Medicea Laurenziana, 1975</hi><hi rend="CharOverride-2">, vol. I, </hi><hi rend="italic CharOverride-2">Manoscritti e documenti</hi><hi rend="CharOverride-2">. Certaldo: Comitato promotore.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-2">Nolhac, Pierre de. 1965. </hi><hi rend="italic CharOverride-2" >Pétrarque et l’humanisme</hi><hi rend="CharOverride-2" >. Paris: H. Champion.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-2">Petoletti, Marco. 2013a. “Gli zibaldoni di Giovanni Boccaccio.” </hi><hi rend="CharOverride-2" >In De Robertis et al. 2013, 291-99. </hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-2">Petoletti, Marco. 2013b. “Tavola di ZL+ML secondo l’ordinamento originale.” In De Robertis et al. 2013, 305-13.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-2">Piccini, Daniele. 2005. “Sulla polemica tra Petrarca e Bruzio Visconti.” In </hi><hi rend="italic CharOverride-2">Petrarca e la Lombardia. </hi><hi rend="CharOverride-2">Atti del convegno di studi, Milano, 22-23 maggio 2003, a cura di Giuseppe Frasso, Giuseppe Velli, Maurizio Vitale, 179-95. Roma-Padova: Antenore. </hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-2">Regnicoli, Laura. 2013. “L’antico Lucano di Boccaccio nell’elegante restauro trecentesco.” In De Robertis et al. 2013, 360-62. </hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-2">Rico, Francisco. 2012. </hi><hi rend="italic CharOverride-2">Ritratti allo specchio (Boccaccio, Petrarca)</hi><hi rend="CharOverride-2">. Roma-Padova: Editrice Antenore. </hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-2">Usher, Jonathan. 2007. “Monuments more enduring than bronze: Boccaccio and paper inscriptions.” </hi><hi rend="italic CharOverride-2">Heliotropia</hi><hi rend="CharOverride-2"> 4/1: 21-50.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-2">Vattasso, Marco. 1908. </hi><hi rend="italic CharOverride-2">I Codici Petrarcheschi della Biblioteca Vaticana</hi><hi rend="CharOverride-2">. Roma: Tip. poliglotta Vaticana.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-2">Veglia, Marco, 2014. </hi><hi rend="italic CharOverride-2">La strada più impervia: Boccaccio fra Dante e Petrarca</hi><hi rend="CharOverride-2">. Roma-Padova: Antenore. </hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-2">Weber, Karl Friedrich. 1831. </hi><hi rend="italic CharOverride-2">Marci Annaei Lucani Pharsalia, III. continens scholiastas</hi><hi rend="CharOverride-2">. Leipzig: apud Gerhardum Fleischer.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-2">Wilkins, Ernest H. 1943. “The Coronation of Petrarch.” </hi><hi rend="italic CharOverride-2">Speculum</hi><hi rend="CharOverride-2"> 18: 155-97.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-2">Wilkins, Ernest H. 1963. “Boccaccio’s early tributes to Petrarch.” </hi><hi rend="italic CharOverride-2">Speculum</hi><hi rend="CharOverride-2"> 38/1: 79-87.</hi></p><list type="ordered">
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-3"><ref target="_0_13_93-103.html#footnote-017-backlink">1</ref></hi><hi rend="CharOverride-2">	</hi><hi rend="CharOverride-2">Ringrazio Giandomenico Tripodi e Valentina Rovere per i suggerimenti e le riflessioni che hanno notevolmente migliorato l’articolo.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-3"><ref target="_0_13_93-103.html#footnote-016-backlink">2</ref></hi><hi rend="CharOverride-2">	</hi><hi rend="CharOverride-2">Si veda, a titolo di esempio, l’apertura del </hi><hi rend="italic CharOverride-2">Trattatello in laude di Dante</hi><hi rend="CharOverride-2">: «Mossi adunque più così egregii come antichi popoli da questa laudevole sentenzia e apertissimamente vera, alcuna volta di deità, altra di marmorea statua, e sovente di celebre sepultura, e tal fiata di triunfale arco, e quando di laurea corona secondo i meriti precedenti onoravano i valorosi» (</hi><hi rend="italic CharOverride-2">Tratt</hi><hi rend="CharOverride-2">., I red., I 2, molto simile in II red., I 2; Boccaccio 2017, 29; 121). Sul tema dell’incoronazione vedi Cannata e Signorini 2014.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-3"><ref target="_0_13_93-103.html#footnote-015-backlink">3</ref></hi><hi rend="CharOverride-2">	</hi><hi rend="CharOverride-2">Numerosi sono i luoghi in cui Boccaccio riprende l’argomento, come </hi><hi rend="italic CharOverride-2">Carm</hi><hi rend="CharOverride-2">., V 21-22 (Boccaccio 1992, 430); </hi><hi rend="italic CharOverride-2">Ep</hi><hi rend="CharOverride-2">., XIX 26 (Boccaccio 1992, 666); </hi><hi rend="italic CharOverride-2">Esp</hi><hi rend="CharOverride-2">., </hi><hi rend="italic CharOverride-2">Accessus</hi><hi rend="CharOverride-2">, 35 (Boccaccio 1994, 8); </hi><hi rend="italic CharOverride-2">Gen</hi><hi rend="CharOverride-2">., XV 6, 5 (Boccaccio 1998, 1530); </hi><hi rend="italic CharOverride-2">Tratt</hi><hi rend="CharOverride-2">., I red., IX 125-26 (Boccaccio 2017, 77); II red., XVII 150 (Boccaccio 2017, 152).</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-3"><ref target="_0_13_93-103.html#footnote-014-backlink">4</ref></hi><hi rend="CharOverride-2">	</hi><hi rend="italic CharOverride-2">Carm</hi><hi rend="CharOverride-2">., IX 39-41 (Boccaccio 1992, 444); </hi><hi rend="italic CharOverride-2">De vita et moribus</hi><hi rend="CharOverride-2">, 15 (Boccaccio 1992, 904); </hi><hi rend="italic CharOverride-2">Ep</hi><hi rend="CharOverride-2">., VII (Boccaccio 1992, 550-56); </hi><hi rend="italic CharOverride-2">Ep</hi><hi rend="CharOverride-2">., XIX 27-28 (Boccaccio 1992, 666-68); </hi><hi rend="italic CharOverride-2">Ep</hi><hi rend="CharOverride-2">., XXIV 14 (Boccaccio 1992, 728); </hi><hi rend="italic CharOverride-2">Gen</hi><hi rend="CharOverride-2">., VI 53, 2 (Boccaccio 1998, 686); </hi><hi rend="italic CharOverride-2">Gen</hi><hi rend="CharOverride-2">., XV 6, 11 (Boccaccio 1998, 1536).</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-3"><ref target="_0_13_93-103.html#footnote-013-backlink">5</ref></hi><hi rend="CharOverride-2">	</hi><hi rend="CharOverride-2">Vi sono però anche altre ipotesi a riguardo: Wilkins 1963, 80-82 e Feo 1991, 344 ritengono che si tratti di un </hi><hi rend="italic CharOverride-2">titulus</hi><hi rend="CharOverride-2"> che introduce la raccolta di quattro </hi><hi rend="italic CharOverride-2">Epystole</hi><hi rend="CharOverride-2"> copiate nelle carte successive dello Zibaldone. Per una panoramica sulle varie interpretazioni si veda Monti 2015, 301-02.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-3"><ref target="_0_13_93-103.html#footnote-012-backlink">6</ref></hi><hi rend="CharOverride-2">	</hi><hi rend="italic CharOverride-2">Ep</hi><hi rend="CharOverride-2">., XIX 28 (Boccaccio 1992, 666-68). Sull’epistola al Pizzinga vedi Veglia 2014, 125-50 e Marzano 2016.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-3"><ref target="_0_13_93-103.html#footnote-011-backlink">7</ref></hi><hi rend="CharOverride-2">	</hi><hi rend="CharOverride-2">Su questo aspetto si veda il contributo di Valentina Rovere in questo stesso volume.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-3"><ref target="_0_13_93-103.html#footnote-010-backlink">8</ref></hi><hi rend="CharOverride-2">	</hi><hi rend="CharOverride-2">Come nel commento di Arnolfo a </hi><hi rend="italic CharOverride-2">Pharsalia</hi><hi rend="CharOverride-2">, V 79: «</hi><hi rend="CharOverride-4">Ultor ibi</hi><hi rend="CharOverride-2"> id est Parnaso. Fabula talis: […]. Apollo adultus, vindicando matrem, Phitonem sagittavit et hoc est quod dicit </hi><hi rend="CharOverride-4">expulse</hi><hi rend="CharOverride-2"> a Phitone» (Arnolfo d’Orleans 1958, 262). Nella scoliastica analizzata da Weber a </hi><hi rend="italic CharOverride-2">Phars</hi><hi rend="CharOverride-2">., VI 409 compaiono le seguenti glosse: «</hi><hi rend="CharOverride-4">Laurus. P</hi><hi rend="CharOverride-2">ro hoc argumento attulit quod Pythius serpens de Thessalia fuerit, quod ad certamen Pythium laurus Thessalicae perferuntur»; «Phoebus occiso Pythone serpente instituit ludos ob signum victoriae eius, in quo ludo utuntur lauro; qui ludos Pythius dicitur» (Weber 1831, 460).</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-3"><ref target="_0_13_93-103.html#footnote-009-backlink">9</ref></hi><hi rend="CharOverride-2">	</hi><hi rend="CharOverride-2">Il manoscritto compare nell’inventario della </hi><hi rend="italic CharOverride-2">parva libraria</hi><hi rend="CharOverride-2"> di S. Spirito, luogo in cui confluirono i libri del Certaldese dopo la sua morte, al banco II posto 12 (Mazza 1966, 24; cfr. anche De Robertis 2013, 405). </hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-3"><ref target="_0_13_93-103.html#footnote-008-backlink">10</ref></hi><hi rend="CharOverride-2">	</hi><hi rend="CharOverride-2">Sul commento dello pseudo-Anselmo: il recente Mancini 2022.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-3"><ref target="_0_13_93-103.html#footnote-007-backlink">11</ref></hi><hi rend="CharOverride-2">	</hi><hi rend="CharOverride-2">Altrove nelle </hi><hi rend="italic CharOverride-2">Genealogie</hi><hi rend="CharOverride-2"> Boccaccio riporta passi di altre opere petrarchesche: </hi><hi rend="italic CharOverride-2">Vit. sol</hi><hi rend="CharOverride-2">., II 3 a </hi><hi rend="italic CharOverride-2">Gen</hi><hi rend="CharOverride-2">., IV 44, 22-24; </hi><hi rend="italic CharOverride-2">Inv. contra med</hi><hi rend="CharOverride-2">., 1, 191 e 3 in </hi><hi rend="italic CharOverride-2">Gen</hi><hi rend="CharOverride-2">., VII 36, 3 e XIV 12, 15; </hi><hi rend="italic CharOverride-2">Buc</hi><hi rend="CharOverride-2">., II 33-36 in </hi><hi rend="italic CharOverride-2">Gen</hi><hi rend="CharOverride-2">., XI 1, 4 (Boccaccio 1998, 458; 776; 1436; 1064).</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-3"><ref target="_0_13_93-103.html#footnote-006-backlink">12</ref></hi><hi rend="CharOverride-2">	</hi><hi rend="CharOverride-2">Il tema occupa in particolare il libro XIV, dedicato interamente alla difesa della poesia (su cui si veda Martellotti 1967).</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-3"><ref target="_0_13_93-103.html#footnote-005-backlink">13</ref></hi><hi rend="CharOverride-2">	Come, ad esempio, </hi><hi rend="italic CharOverride-2">Gen</hi><hi rend="CharOverride-2">., XIV 4, 16 e </hi><hi rend="italic CharOverride-2">Tratt</hi><hi rend="CharOverride-2">., I red. X 157; II red. X 104; Boccaccio 1998, 1378 e Boccaccio 2017, 87; 142)</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-3"><ref target="_0_13_93-103.html#footnote-004-backlink">14</ref></hi><hi rend="CharOverride-2">	</hi><hi rend="CharOverride-2">L’attribuzione a Boccaccio dell’epistola è stata messa in discussione da Antonazzo 2022, secondo il quale la lettera fu opera di quella «legio devota» di amici e ammiratori fiorentini (oltre a Boccaccio, Zanobi da Strada, Francesco Nelli e Lapo da Castiglionchio) che desideravano Petrarca come docente allo </hi><hi rend="italic CharOverride-2">studium</hi><hi rend="CharOverride-2"> cittadino.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-3"><ref target="_0_13_93-103.html#footnote-003-backlink">15</ref></hi><hi rend="CharOverride-2">	</hi><hi rend="CharOverride-2">Il testo del </hi><hi rend="italic CharOverride-2">Privilegium</hi><hi rend="CharOverride-2"> è in alcuni luoghi assai simile a quello della </hi><hi rend="italic CharOverride-2">Collatio</hi><hi rend="CharOverride-2">: è probabile che, se non fu Petrarca l’estensore ufficiale del primo, sicuramente ebbe un ruolo nella sua composizione, viste le numerose tangenze con la </hi><hi rend="italic CharOverride-2">Collatio</hi><hi rend="CharOverride-2"> (Wilkins 1943, 186-87; Billanovich 1947, 78 nota 1).</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-3"><ref target="_0_13_93-103.html#footnote-002-backlink">16</ref></hi><hi rend="CharOverride-2">	</hi><hi rend="CharOverride-2">Fulgenzio e i Mitografi Vaticani utilizzano, come Boccaccio, il verbo </hi><hi rend="italic CharOverride-2">pono</hi><hi rend="CharOverride-2"> e il participio futuro </hi><hi rend="italic CharOverride-2">visurus</hi><hi rend="CharOverride-2">: «At vero amica Apollinis ob hac re vocitata est, quia illi qui de somniorum interpretatione scripserunt ut Antiphon, Filocorus et Artemon et Serapion Ascalonites promittant in libris suis quod laurum si dormientibus ad caput </hi><hi rend="italic CharOverride-2">posueris</hi><hi rend="CharOverride-2">, vera somnia esse </hi><hi rend="italic CharOverride-2">visuros</hi><hi rend="CharOverride-2">» (Fulg., </hi><hi rend="italic CharOverride-2">Myth</hi><hi rend="CharOverride-2">., I XIV, rr. 15-19; Fulgenzio 1898, 24); «Et sicut poete describunt, si laurum dormientibus ad caput </hi><hi rend="italic CharOverride-2">posueris</hi><hi rend="CharOverride-2">, vera somnia esse </hi><hi rend="italic CharOverride-2">visuros</hi><hi rend="CharOverride-2">» (Myth. vat., I 115, rr. 5-7; Kulcsár 1987, 47); «Amica Apollinis ideo dicta est quia illi, qui de somniorum interpretatione scripserunt, promittunt si laurus dormientibus ad caput ponitur vera eos visuros esse» (Myth. vat., II 33, rr. 9-12; Kulcsár 1987, 121).</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-3"><ref target="_0_13_93-103.html#footnote-001-backlink">17</ref></hi><hi rend="CharOverride-2">	</hi><hi rend="CharOverride-2">«Fuit enim quoddam tempus, fuit etas quedam felicior poetis, quando in honore maximo habebantur. In Grecia primum, deinde in Ytalia, et presertim sub imperio Cesaris Augusti, sub quo vates egregii floruerunt […]» (</hi><hi rend="italic CharOverride-2">Coll</hi><hi rend="CharOverride-2">., IV 2-3; Godi 1970, 16).</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-3"><ref target="_0_13_93-103.html#footnote-000-backlink">18</ref></hi><hi rend="CharOverride-2">	</hi><hi rend="CharOverride-2">La nota recita: «Inter cetera multum prodesse deberet ad profectum sacrarum arbuscularum, quod insignis vir dompnus Io. </hi><hi rend="CharOverride-2" >Boccaccii de Certaldo, ipsis amicissimus et michi, casu in has oras tunc advectus, sationi interfuit» (c. 156</hi><hi rend="italic CharOverride-2" >v</hi><hi rend="CharOverride-2" >). </hi><hi rend="CharOverride-2">Per la trascrizione degli appunti di orticultura vedi Vattasso 1908, 230-34 e Nolhac 1965, 264-68.</hi></p></item>
				</list><p rend="editorial_metadata_author" ><hi>Chiara Ceccarelli, University of Naples Federico II, Italy, chiara.ceccarelli@unina.it, </hi><ref target="https://www.fupress.com"><hi>0000-0002-1263-302X</hi></ref></p><p rend="editorial_metadata_polices" ><hi>Referee List (DOI 1</hi><ref target="https://doi.org/10.36253/fup_referee_list"><hi>0.36253/fup_referee_list</hi></ref><hi>)</hi></p><p rend="editorial_metadata_polices" ><hi>Best Practice in Scholarly Publishing (DOI </hi><ref target="https://doi.org/10.36253/fup_best_practice"><hi>10.36253/fup_best_practice</hi></ref><hi>)</hi></p><p rend="editorial_metadata_book" ><hi>Chiara Ceccarelli, </hi><hi rend="italic">L’alloro poetico fra Petrarca e Boccaccio</hi><hi>, © Author(s), </hi><ref target="https://www.fupress.com"><hi>CC BY-SA</hi></ref><hi>, DOI </hi><ref target="https://www.fupress.com"><hi>10.36253/979-12-215-0602-0.11</hi></ref><hi>, in Caterina Bellenzier, Carolina Borrelli, Matteo Cesena, Giandomenico Tripodi (edited by), Hic abundant leones</hi><hi rend="CharOverride-5">. </hi><hi rend="italic">Uomo e natura nei testi mediolatini e romanzi. Atti del Convegno dottorale, Università degli Studi di Siena (27-28 settembre 2023)</hi><hi>, pp. -</hi><hi>12</hi><hi>, 2024, published by Firenze University Press and USiena PRESS, ISBN 979-12-215-0602-0, DOI </hi><ref target="https://www.fupress.com"><hi>10.36253/979-12-215-0602-0</hi></ref></p>
      
      <div>
        <listBibl>
          <head>References</head>
          <bibl n="181965">Antonazzo, Antonino. 2022. “Sull’attribuzione a Boccaccio dell’epistola Movit iam diu (Epist. VII).” In Ragionando dilettevoli cose. Studi di filologia e letteratura per Ginetta Auzzas, a cura di Davide Cappi, Rino Modonutti, Emilio Torchio, 137-53. Roma: Edizioni di Storia e Letteratura.</bibl>
          <bibl n="182387">Arnolfo d’Orleans. 1958. Glosule super Lucanum, edidit Berthe M. Marti. Roma: American Academy in Rome.</bibl>
          <bibl n="182330">Billanovich, Giuseppe. 1947. Petrarca letterato. I. Lo scrittoio del Petrarca. Roma: Edizioni di Storia e Letteratura.</bibl>
          <bibl n="181968">Boccaccio, Giovanni. 1992. Rime, a cura di Vittore Branca; Carmina, a cura di Giuseppe Velli; Epistole e lettere, a cura di Ginetta Auzzas; Vite, a cura di Renata Fabbri; De Canaria, a cura di Manlio Pastore Stocchi. Milano: Mondadori (Tutte le opere di Giovanni Boccaccio, vol. 5.1).</bibl>
          <bibl n="182178">Boccaccio, Giovanni. 1994. Esposizioni sopra la ‘Comedia’ di Dante, a cura di Giorgio Padoan. Milano: Mondadori (Tutte le opere di Giovanni Boccaccio, vol. 6).</bibl>
          <bibl n="182194">Boccaccio, Giovanni. 1998. Genealogie deorum gentilium, a cura di Vittorio Zaccaria. Milano: Mondadori (Tutte le opere di Giovanni Boccaccio, voll. 7-8).</bibl>
          <bibl n="182104">Boccaccio, Giovanni. 2017. Trattatello in laude di Dante, a cura di Maurizio Fiorilla. In Le vite di Dante dal XIV al XVI secolo. Iconografia dantesca, 11-154. Roma: Salerno Editrice.</bibl>
          <bibl n="181985">Cannata, Nadia, e Maddalena Signorini. 2014. “‘Per trionfar o Cesare o poeta’. La corona d’alloro e le insegne del poeta moderno.” In Dai pochi ai molti. Studi in onore di Roberto Antonelli, a cura di Paolo Canettieri, Arianna Punzi, tomo I, 439-73. Roma: Viella.</bibl>
          <bibl n="182039">Cursi, Marco, e Maurizio Fiorilla. 2013. “Giovanni Boccaccio.” In Autografi dei letterati italiani. Le Origini e il Trecento, a cura di Giuseppina Brunetti, Maurizio Fiorilla, Marco Petoletti, vol. I, 43-70. Roma: Salerno.</bibl>
          <bibl n="182355">Dante 1994. La ‘Commedia’ secondo l’antica vulgata, a cura di Giorgio Petrocchi, 4 volumi. Firenze: Le lettere.</bibl>
          <bibl n="182015">De Robertis, Teresa. 2013. “L’inventario della parva libraria di Santo Spirito.” In Boccaccio autore e copista, a cura di Teresa De Robertis, Carla M. Monti, Marco Petoletti, Giuliano Tanturli, Stefano Zamponi, 291-99. Firenze: Mandragora.</bibl>
          <bibl n="181972">Feo, Michele. 1991. “Lo Zibaldone Laurenziano di Boccaccio.” In Codici latini del Petrarca nelle biblioteche fiorentine. Mostra, 19 maggio - 30 giugno 1991, Biblioteca medicea laurenziana, Firenze, a cura di Michele Feo, 342-47. Firenze: Le lettere - Cassa di risparmio di Firenze.</bibl>
          <bibl n="182162">Fulgenzio. 1898. Opera; De aetatibus mundi et hominis; In Thebaiden, recensuit Rudulfus Helm, addenda adiecit Jean Preaux. Stutgardiae: in aedibus B. G. Teubneri.</bibl>
          <bibl n="182395">Godi, Carlo. 1970. “La Collatio laureationis del Petrarca.” Italia medioevale e umanistica 13: 1-27.</bibl>
          <bibl n="182168">Kulcs&amp;#225;r, P&amp;#233;ter, cura et studio. 1987. Mythographi Vaticani I et II. Turnhout: Typographi Brepols editores Pontificii (Corpus Christianorum. Series Latina; 91 C).</bibl>
          <bibl n="182240">Mancini, Alessio. 2022. “Il commento a Lucano dello ‘pseudo-Anselmo di Laon’: edizione dell’accessus e primi sondaggi.” Latinitas 10: 33-79.</bibl>
          <bibl n="182246">Mann, Nicholas. 1991-92. “Il Petrarca giardiniere (a proposito del sonetto CCXXVIII).” Atti e memorie dell’Accademia Patavina 104: 235-56.</bibl>
          <bibl n="182321">Martellotti, Guido. 1967. “La difesa della poesia nel Boccaccio e un giudizio su Lucano.” Studi sul Boccaccio 4: 265-79.</bibl>
          <bibl n="181962">
            <bibl>Marzano, Francesco. 2016. “Boccaccio storico della letteratura trecentesca: l’epistola a Iacopo Pizzinga.” In Intorno a Boccaccio. Boccaccio e dintorni 2015. Atti del Seminario internazionale di studi (Certaldo, 9 settembre 2015), a cura di Stefano Zamponi, 1-13. Firenze: Firenze University Press.</bibl>
            <idno type="DOI">10.36253/978-88-6453-338-4</idno>
          </bibl>
          <bibl n="182222">Mazza, Antonia. 1966. “L’inventario della parva libraria di Santo Spirito e la biblioteca del Boccaccio.” Italia medioevale e umanistica 9: 1-74.</bibl>
          <bibl n="182012">Mertens, Dieter. 1988. “Petrarcas Privilegium laureationis.” In Litterae Medii Aevi. Festschrift f&amp;#252;r Johanne Autenrieth zu ihrem 65. Geburstag, Herausgegeben von Michael Borgolte und Herrad Spilling, 225-47. Sigmaringen: Jan Thorbeche Verlag.</bibl>
          <bibl n="181994">Monti, Carla M. 2014-15. “L’immagine di Petrarca negli scritti di Boccaccio.” Atti e Memorie dell’Accademia Galileiana di Scienze, Lettere ed Arti gi&amp;#224; dei Ricovrati e Patavina. Parte III. Memorie della Classe di Scienze Morali, Lettere ed Arti 127: 289-318.</bibl>
          <bibl n="181991">Monti, Carla M. 2024. “La chiamata di Petrarca a Firenze e l’ombra dell’esilio di Dante.” In Il Dante di Boccaccio, Atti del Convegno, Certaldo Alta, Casa di Giovanni Boccaccio (9-10 dicembre 2021), a cura di Natascia Tonelli, 21-75. Firenze: Leo S. Olschki.</bibl>
          <bibl n="181995">Mostra di manoscritti. 1975. Mostra di manoscritti, documenti e edizioni. VI centenario della morte di Giovanni Boccaccio. Catalogo della mostra, Firenze, Biblioteca Medicea Laurenziana, 1975, vol. I, Manoscritti e documenti. Certaldo: comitato promotore.</bibl>
          <bibl n="182449">Nolhac, Pierre de. 1965. P&amp;#233;trarque et l’humanisme. Paris: H. Champion.</bibl>
          <bibl n="182393">Petoletti, Marco. 2013a. “Gli zibaldoni di Giovanni Boccaccio.” In De Robertis et al. 2013, 291-99.</bibl>
          <bibl n="182356">Petoletti, Marco. 2013b. “Tavola di ZL+ML secondo l’ordinamento originale.” In De Robertis et al. 2013, 305-13.</bibl>
          <bibl n="182006">Piccini, Daniele. 2005. “Sulla polemica tra Petrarca e Bruzio Visconti.” In Petrarca e la Lombardia. Atti del convegno di studi, Milano, 22-23 maggio 2003, a cura di Giuseppe Frasso, Giuseppe Velli, Maurizio Vitale, 179-95. Roma - Padova: Antenore.</bibl>
          <bibl n="182288">Regnicoli, Laura. 2013. “L’antico Lucano di Boccaccio nell’elegante restauro trecentesco.” In De Robertis et al. 2013, 360-62.</bibl>
          <bibl n="182396">Rico, Francisco. 2012. Ritratti allo specchio (Boccaccio, Petrarca). Roma-Padova: Editrice Antenore.</bibl>
          <bibl n="182323">Usher, Jonathan. 2007. “Monuments more enduring than bronze: Boccaccio and paper inscriptions.” Heliotropia 4/1: 21-50.</bibl>
          <bibl n="182379">Vattasso, Marco. 1908. I Codici Petrarcheschi della Biblioteca Vaticana. Roma: Tip. poliglotta Vaticana.</bibl>
          <bibl n="182397">Veglia, Marco, 2014. La strada pi&amp;#249; impervia: Boccaccio fra Dante e Petrarca. Roma-Padova: Antenore.</bibl>
          <bibl n="182310">Weber, Karl Friedrich. 1831. Marci Annaei Lucani Pharsalia, III. continens scholiastas. Leipzig: apud Gerhardum Fleischer.</bibl>
          <bibl n="182442">Wilkins, Ernest H. 1943. “The Coronation of Petrarch.” Speculum 18: 155-97.</bibl>
          <bibl n="182423">Wilkins, Ernest H. 1963. “Boccaccio’s early tributes to Petrarch.” Speculum 38/1: 79-87.</bibl>
        </listBibl>
      </div>
    </body>
  </text>
</TEI>