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        <title type="main" level="a">La natura delle fonti in Giovanni Boccaccio: i luoghi del mito tra Genealogie e De montibus</title>
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          <persName n="1" ref="https://orcid.org/0000-0002-4785-4252" type="ORCID">
            <forename>Valentina</forename>
            <surname>Rovere</surname>
            <placeName type="affiliation">Palacký University Olomouc, Czech Republic</placeName>
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          <resp>This is a section of <title>&lt;i&gt;Hic abundant leones&lt;/i&gt;. Uomo e natura nei testi mediolatini e romanzi </title>(DOI: <idno type="DOI">10.36253/979-12-215-0602-0</idno>) by </resp>
          <name>Caterina Bellenzier, Carolina Borrelli, Matteo Cesena, Giandomenico Tripodi</name>
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        <publisher>Firenze University Press, USiena Press</publisher>
        <pubPlace>Florence</pubPlace>
        <date when="2024">2024</date>
        <idno type="DOI">https://doi.org/10.36253/979-12-215-0602-0.12</idno>
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          <p>Available for academic research purposes</p>
          <p>Open Access</p>
          <p>Copyright Author(s)</p>
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        <p>This is original content, published for academic research purposes</p>
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        <p>Conceived from a shared scholarly and philological perspective, Boccaccio’s Genealogie deorum gentilium and De montibus exhibit thematic overlap, as they often discuss the same geographical and mythological locations. This paper explores how Boccaccio engages with classical sources when dealing with such instances, particularly in relation to the three springs named “Arethusa” and the associated myths. While both texts broadly concur with respect to classical sources, they also disclose notable differences and distinctive features in their respective approaches.</p>
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            <item>Boccaccio</item>
            <item>Genealogie deorum gentilium</item>
            <item>De montibus</item>
            <item>classical sources</item>
            <item>Arethusa</item>
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      <p>It is available online at https://doi.org/10.36253/979-12-215-0602-0.12<ref target="https://doi.org/10.36253/979-12-215-0602-0.12" /></p>
      <p rend="h1_chapter" ><hi>La natura delle fonti in Giovanni Boccaccio: <lb/>i luoghi del mito tra </hi><hi rend="italic">Genealogie</hi><hi> e </hi><hi rend="italic">De</hi><hi> </hi><hi rend="italic">montibus</hi><hi rend="notes_number CharOverride-1"><hi><ref target="_0_15_105-116.html#footnote-015">1</ref></hi></hi></p><p rend="h1_author ParaOverride-1" ><hi rend="CharOverride-2">Valentina Rovere </hi></p><p rend="epigraph_inscription_epigraph_2" ><hi rend="CharOverride-2">There is nothing like looking, if you want to find something (or so Thorin said to the young dwarves). You certainly usually find something, if you look, but it is not always quite the something you were after.</hi></p><p rend="epigraph_inscription_epigraph_3" ><hi rend="CharOverride-2">J.R.R. Tolkien,</hi><hi rend="italic CharOverride-2"> The Hobbit</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-2">Tra le opere latine che occuparono la mente e lo scrittoio di Giovanni Boccaccio negli ultimi decenni della sua vita trovano posto l’una accanto all’altra la smisurata enciclopedia mitografica sugli dei pagani e il più agile repertorio toponomastico </hi><hi rend="italic CharOverride-2">De montibus et fluminibus</hi><hi rend="notes_number CharOverride-3"><hi><ref target="_0_15_105-116.html#footnote-014">2</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-2">. Le </hi><hi rend="italic CharOverride-2">Genealogie deorum gentilium</hi><hi rend="CharOverride-2"> si configurano come una </hi><hi rend="italic CharOverride-2">summa</hi><hi rend="CharOverride-2"> mitologica, un’enciclopedia in cui si trovano rigorosamente ordinati i diversi racconti e le più disparate notizie sulle divinità e gli eroi della classicità</hi><hi rend="italic CharOverride-2">.</hi><hi rend="CharOverride-2"> Tredici dei quindici libri di cui si compone l’opera sono impiegati a dipanare e riorganizzare l’intricata matassa di miti sopravvissuti al naufragio del tempo, secondo quanto tramandato dagli </hi><hi rend="italic CharOverride-2">auctores</hi><hi rend="CharOverride-2">; i due libri conclusivi sono invece dedicati da Boccaccio all’appassionata difesa della poesia e di sé stesso. Ricostruiti i rapporti di parentela tra le varie divinità e messi a punto tredici alberi genealogici in cui raggruppare e materialmente visualizzare le diverse discendenze, l’autore procede a descrivere le principali caratteristiche di ogni personaggio, allegando per ciascun attributo divino o vicenda evocata la corrispettiva spiegazione allegorica: l’intento dichiarato è quello di portare alla luce il significato profondo dei miti, quel significato che i poeti hanno accuratamente nascosto </hi><hi rend="italic CharOverride-2">sub figmento</hi><hi rend="CharOverride-2">. Relativo non al senso allegorico ma dichiaratamente concepito per la piena comprensione del </hi><hi rend="italic CharOverride-2">sensus hystorialis </hi><hi rend="CharOverride-2">è invece il </hi><hi rend="italic CharOverride-2">De montibus</hi><hi rend="CharOverride-2">, dizionario di geografia classica costruito secondo il modello dell’opera di Vibio Sequestre: come lo scrittore romano aveva voluto dotare il figlio Vergiliano di una bussola per non smarrirsi nella geografia di Virgilio, Lucano e Ovidio, così Boccaccio offre con quest’opera un nuovo e più aggiornato repertorio in cui i lettori di poesia e di storia antica, e tra loro soprattutto chi abbia poca familiarità con tali testi, possano ritrovare indicizzati alfabeticamente e puntualmente descritti circa duemila luoghi naturali nominati dagli autori classici.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-2">Come ha recentemente messo in luce Carla Maria Monti, le due imprese letterarie condividono tra loro diversi elementi costitutivi e strutturali, tanto da poter debitamente essere considerate non solo «due diverse declinazioni di un unico progetto di erudizione», ma «un vero e proprio dittico» (Monti 2016, 330-31). Oltre a essere avvicinabili per la generale sovrapponibilità delle relative cronologie redazionali</hi><hi rend="notes_number CharOverride-3"><hi><ref target="_0_15_105-116.html#footnote-013">3</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-2">,</hi><hi rend="italic CharOverride-2"> Genealogie </hi><hi rend="CharOverride-2">e </hi><hi rend="italic CharOverride-2">De montibus</hi><hi rend="CharOverride-2"> vennero ideate e di conseguenza messe a punto come strumenti pratici per la lettura e la comprensione degli </hi><hi rend="italic CharOverride-2">auctores</hi><hi rend="CharOverride-2"> e videro la luce sotto la medesima stella dell’erudizione e della più avanzata filologia di Boccaccio, debitrici in tal senso del proficuo confronto con il </hi><hi rend="italic CharOverride-2">preceptor </hi><hi rend="CharOverride-2">Francesco Petrarca. In virtù di questa visione unitaria, non stupisce che l’autore abbia adottato criteri analoghi per strutturarle (basti menzionare la rigida architettura rispettivamente in libri e in sezioni, o la sistematica presenza di elementi paratestuali come i sistemi tripartiti di iniziali), e le abbia ambedue dotate di riflessioni metaletterarie volte a rispondere alle ipotetiche obiezioni dei detrattori e a giustificare la metodologia seguita.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-2">Sovrapponibili sul piano progettuale e su quello degli intenti, nonché per i criteri e le problematiche sottese, </hi><hi rend="italic CharOverride-2">Genealogie </hi><hi rend="CharOverride-2">e </hi><hi rend="italic CharOverride-2">De montibus </hi><hi rend="CharOverride-2">presentano un’area di intersezione anche a livello contenutistico. Nel caso del Nilo e del Tevere è lo stesso Boccaccio che nelle </hi><hi rend="italic CharOverride-2">Genealogie </hi><hi rend="CharOverride-2">rimanda alle più ampie trattazioni idrografiche sui due fiumi che si leggono nel </hi><hi rend="italic CharOverride-2">De fluminibus</hi><hi rend="CharOverride-2">:</hi><hi rend="notes_number CharOverride-3"><hi><ref target="_0_15_105-116.html#footnote-012">4</ref></hi></hi></p><p rend="quotation_b" ><hi rend="CharOverride-2">De hoc (</hi><hi rend="italic CharOverride-2">sc. </hi><hi rend="CharOverride-2">il Nilo) multa et mirabilia referuntur. Composuit enim ex eo libellum Aristotiles, et Seneca phylosophus ubi </hi><hi rend="italic CharOverride-2">De questionibus naturalibus</hi><hi rend="CharOverride-2"> multa dixit, et post eum Lucanus, sic et ego ubi </hi><hi rend="italic CharOverride-2">De montibus et fluminibus</hi><hi rend="CharOverride-2">; de quo quoniam hic preter simplex nomen ponitur, si quis amplius videre desiderat prealligata volumina querat (</hi><hi rend="italic CharOverride-2">Gen.</hi><hi rend="CharOverride-2">, VII 30, 2). </hi></p><p rend="quotations_quotation_b3" ><hi rend="CharOverride-2">Cui (</hi><hi rend="italic CharOverride-2">sc. </hi><hi rend="CharOverride-2">il Tevere) multa fuere nomina que, si quis appetit, videat ubi </hi><hi rend="italic CharOverride-2">De montibus et fluminibus</hi><hi rend="CharOverride-2"> scripsi (</hi><hi rend="italic CharOverride-2">Gen.</hi><hi rend="CharOverride-2">,</hi><hi rend="italic CharOverride-2"> </hi><hi rend="CharOverride-2">VII 50, 2).</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-2">A queste occorrenze devono aggiungersi tutti quei casi che riguardano luoghi naturali legati a personaggi del mito o a leggende perdute nelle nebbie del tempo. Così, per esempio, il figlio di Cerere Acheronte e suo nipote Stige si ritrovano tanto nel terzo libro dell’opera mitografica quanto tra la schiera dei fiumi del repertorio geografico; Criniso è trattato nel settimo libro delle </hi><hi rend="italic CharOverride-2">Genealogie </hi><hi rend="CharOverride-2">in quanto figlio di Oceano, ma trova posto anche nel </hi><hi rend="italic CharOverride-2">De fluminibus </hi><hi rend="CharOverride-2">essendo un fiume della Sicilia; o ancora, l’Olimpo è insieme monte della Macedonia nel </hi><hi rend="italic CharOverride-2">De montibus </hi><hi rend="CharOverride-2">e teatro dello scontro di Giove con i Titani nell’opera sui miti. Le diverse occorrenze che si ritrovano contestualmente in </hi><hi rend="italic CharOverride-2">Genealogie </hi><hi rend="CharOverride-2">e in </hi><hi rend="italic CharOverride-2">De montibus </hi><hi rend="CharOverride-2">possono essere distinte in una doppia casistica: da un lato si collocano i luoghi che fanno da sfondo a eventi mitologici, tutti quei monti nelle cui spelonche sono state allevate divinità, le foreste che le hanno nascoste, i laghi in cui bellissime dee sono state intraviste da occhi indiscreti; dall’altro si devono considerare invece tutti quegli episodi di metamorfosi classiche, legati già dagli </hi><hi rend="italic CharOverride-2">auctores </hi><hi rend="CharOverride-2">a precisi luoghi geografici, evocati spesso con valore eziologico per spiegarne l’origine o il relativo toponimo.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-2">Stanti i legami che sussistono tra le due opere erudite rispetto ai criteri metodologici e alla (parziale) identità tematica, può risultare quasi pleonastico interrogarsi sul trattamento riservato da Boccaccio alle fonti e valutare sinotticamente le </hi><hi rend="italic CharOverride-2">auctoritates</hi><hi rend="CharOverride-2"> da lui utilizzate per mettere a punto le speculari trattazioni dei vari luoghi mitologico-naturali. Sebbene infatti le varie informazioni siano necessariamente presentate </hi><hi rend="italic CharOverride-2">iuxta propria principia</hi><hi rend="CharOverride-2"> in </hi><hi rend="italic CharOverride-2">De montibus </hi><hi rend="CharOverride-2">e </hi><hi rend="italic CharOverride-2">Genealogie</hi><hi rend="CharOverride-2">, siano cioè diversamente gerarchizzate a seconda del focus, geografico o viceversa mitografico, pare lecito ipotizzare che esista alla base una generale sovrapponibilità dei materiali compulsati.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-2">Per verificare se e fino a quale misura tale sovrapposizione si può rilevare, risulta particolarmente utile uno strumento paratestuale di cui lo stesso Boccaccio ha dotato le </hi><hi rend="italic CharOverride-2">Genealogie</hi><hi rend="CharOverride-2">: nella stragrande maggioranza dei casi è proprio l’autore a dichiarare da quale antecedente stia di volta in volta traendo l’informazione che riferisce, sia nella sezione dedicata alla narrazione dei miti, sia nelle relative spiegazioni allegoriche. Le fonti sono indicate secondo due diversi sistemi: tramite espliciti rimandi in intratesto, in cui spesso viene menzionato non solo l’autore ma addirittura l’opera specifica chiamata in causa; e attraverso un sistema di </hi><hi rend="italic CharOverride-2">notabilia</hi><hi rend="CharOverride-2"> nei margini in cui l’</hi><hi rend="italic CharOverride-2">auctor </hi><hi rend="CharOverride-2">interpellato è messo ulteriormente in risalto. Sebbene manchi a oggi uno studio sistematico di tali rimandi, quanto appena descritto si può verificare direttamente sull’autografo della redazione dell’opera testimoniata dal manoscritto Firenze, Biblioteca Medicea Laurenziana, Plut. 52.9</hi><hi rend="notes_number CharOverride-3"><hi><ref target="_0_15_105-116.html#footnote-011">5</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-2">. Superato a livello testuale dalla versione vulgata messa a punto da Boccaccio a partire dalla primavera del 1372, il Laurenziano presenta a livello formale tutte le caratteristiche di una copia in pulito: era infatti in questi termini che l’autore lo aveva approntato alla fine degli anni Sessanta, per poi portarlo con sé nell’ultimo viaggio a Napoli e lì lasciarlo presso Ugo da Sanseverino e per suo tramite presso Pietro Piccolo da Monteforte al momento del rientro a Firenze (l’avrebbe recuperato solo qualche mese dopo)</hi><hi rend="notes_number CharOverride-3"><hi><ref target="_0_15_105-116.html#footnote-010">6</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-2">. Oltre a rendere evidente il nuovo rapporto guadagnato da Boccaccio con le tradizioni dei classici</hi><hi rend="italic CharOverride-2"> </hi><hi rend="CharOverride-2">(è questa un’altra delle peculiarità di entrambe le opere erudite), questi elementi fissano la mappa delle fonti attive nelle </hi><hi rend="italic CharOverride-2">Genealogie</hi><hi rend="CharOverride-2"> e permettono di orientarsi con facilità nei suoi tredici libri di miti. Contestualmente si offrono come cartina tornasole per valutare quanto accade sul fronte del </hi><hi rend="italic CharOverride-2">De montibus</hi><hi rend="CharOverride-2">: qui, infatti, in una direzione che in questo caso risulta contraria a quella seguita nell’opera mitografica, Boccaccio tace sistematicamente le fonti di cui si serve e per le informazioni riportate nelle duemila descrizioni geografiche rimanda all’autorità non meglio specificata di </hi><hi rend="italic CharOverride-2">aliqui</hi><hi rend="CharOverride-2">, </hi><hi rend="italic CharOverride-2">alii</hi><hi rend="CharOverride-2">, </hi><hi rend="italic CharOverride-2">multi, quidam</hi><hi rend="CharOverride-2">.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-2">Sulla scorta di queste indicazioni merita di essere analizzato un caso emblematico che mostri in quale rapporto si pongano tra loro </hi><hi rend="italic CharOverride-2">Genealogie </hi><hi rend="CharOverride-2">e </hi><hi rend="italic CharOverride-2">De montibus </hi><hi rend="CharOverride-2">proprio relativamente alla scelta e all’uso delle fonti. Si consideri quello che accade per la serie di tre sorgenti Aretusa presenti sia nell’opera mitografica sia nell’opera toponomastica.</hi></p><table rend="Nessuno-stile-tabella TableOverride-1" xml:id="table001">
				<!--<colgroup>-->
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					<!--<col
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				<!--</colgroup>-->
				
					<row rend="Nessuno-stile-tabella _idGenTableRowColumn-2">
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base CellOverride-1">
							<p rend="specolare ParaOverride-2" ><hi rend="italic CharOverride-2">Gen.</hi><hi rend="CharOverride-2">, VII 18, </hi><hi rend="italic CharOverride-2">De Arethusa Nerei filia</hi></p>
						</cell>
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base CellOverride-2">
							<p rend="specolare ParaOverride-2" ><hi rend="italic CharOverride-2">Mon</hi><hi rend="CharOverride-2">., III 15-17</hi></p>
						</cell>
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					<row rend="Nessuno-stile-tabella _idGenTableRowColumn-3">
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base CellOverride-1">
							<p rend="specolare" ><hi rend="CharOverride-2" >[1] Arethusas fuisse duas comperi, quarum altera Nerei et Doris fuit filia. De qua talis fertur fabula. Dicunt enim hanc Elidis fuisse nynpham et Diane comitem, quam cum fessam et vestimentis nudam, ac se in Alphei undis lavantem Alpheus Elidis fluvius vidisset, confestim desiderio sui captus, illam tenere voluit, verum ipsa territa cepit fugam, et cum sequeretur illam fluvius, nec iam sibi videretur posse evadere, oravit Dianam, dominam suam, ut illi opem ferret; que illam nube texit, quam cum circumiret fluvius, Arethusa timore sudans, in fontem versa est; cuius undis cum suas miscere conaretur Alpheus, ipsa a terra absorpta est, et in Ortygiam usque insulam delata, et inde in Syciliam, usque quo etiam Alpheum eam secutum dicunt. </hi></p>
							<p rend="specolare" ><hi rend="CharOverride-2" >[2] In qua fabula monstrum designatur apparens. Nam certum est Alpheum Elidis fluvium esse, et apud Syragusas Sycilie habere exitum. Quod probare videtur Seneca phylosophus, ubi </hi><hi rend="italic CharOverride-2" >De questionibus naturalibus</hi><hi rend="CharOverride-2" > [III 26, 5] sic dicens: «Quidam fontes certo tempore purgamenta eiectant, ut Arethusa in Sycilia, quinta quaque estate per Olympia; inde opinio est Alpheon ex Achaia eo usque penetrare, et agere sub mare [</hi><hi rend="italic CharOverride-2" >ed</hi><hi rend="CharOverride-2" >.: mari] cursum, nec ante quam in syragusano litore, emergere, ideoque his diebus quibus Olympia sunt, victimarum stercus secundo traditum flumini, illic redundare». Hec Seneca. </hi></p>
							<p rend="specolare ParaOverride-3" ><hi rend="CharOverride-2" >[3] Ab hoc igitur eventu fabule locus adinventus est. Ovidius tamen agit carmine suo [</hi><hi rend="italic CharOverride-2" >Met</hi><hi rend="CharOverride-2" >., V, 577-78] ut maius videatur miraculum, dum dicit in eodem Arethusa: «Pars ego nynpharum, que sunt in Achaide, dixit, / Una fui» etc. Verum hanc, etsi absorptam a terra ostendat, non in Syciliam venisse dicit, sed in Ortygiam insulam erupisse; qualiter autem postea in Syciliam venerit , non habetur, sed qualitercunque</hi></p>
						</cell>
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base CellOverride-2">
							<p rend="specolare" ><hi rend="CharOverride-2" >15. </hi><hi rend="CharOverride-4" >Arethusa</hi><hi rend="CharOverride-2" > fons est Sycilie Syracusarum proxima muris ea in parte que dicitur Achradina, celebris plurimum poetarum carminibus, ex quo consuevit talis fabula recitari: Arethusam Elidis fuisse nympham et se lavantem in Alpheo Elidis flumine ab eodem fuisse dilectam, quem cum ipsa fugeret eiusque sequentis circuitionibus teneretur aiunt deorum implorasse auxilium, quo in fontem sui nominis versa est; cuius undis cum misceri vellet se Alpheus, deorum miseratione per subterraneos meatus evasit in Syciliam, quam etiam secutus per eosdem meatus Alpheus ibidem immixtus est. Alii eam Syculam dicunt fuisse nympham et ab Alpheo ex Elide veniente in Syciliam fuisse dilectam. Sed seu ab Elide fons veniat seu in Sycilia oriatur, hoc pro comperto habetur: Alpheum ab Elide in Syciliam penetrare fontique predicto misceri, cuius rei evidentissimum aiunt esse argumentum fontem Arethusam de quinquennio in quinquennium emictere purgamenta, nec illa aliud apparere quam stercora hostiarum in Alpheum apud Elidem in sacris Olympiacis secundo flumine proiecta et sic in Arethusam delata. </hi><hi rend="CharOverride-2">Hunc insuper fontem dicunt non nulli de quinquennio in quinquennium translocari.</hi></p>
						</cell>
					</row>
					<row rend="Nessuno-stile-tabella _idGenTableRowColumn-4">
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base CellOverride-1">
							<p rend="specolare" ><hi rend="CharOverride-2" >fuerit, vel venerit hanc eandem videtur esse, que se fatetur in Elide ab Alpheo dilectam; et sic per subterraneos meatus in Syciliam devenisse, ut etiam testari videtur Virgilius [</hi><hi rend="italic CharOverride-2" >Ecl</hi><hi rend="CharOverride-2" >., X 4-5] illi dicens: «Sic tibi, cum fluctus subterlabere Sycanos, / Doris amara suam non intermisceat undam». [4] Et sic fons et inde fluvius ex Elide in Syciliam venit, et ob insecutionem fluminis amor fluminis in fontem presumptus est.</hi></p>
						</cell>
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base CellOverride-2"/>
					</row>
					<row rend="Nessuno-stile-tabella _idGenTableRowColumn-5">
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base CellOverride-1">
							<p rend="specolare" ><hi rend="CharOverride-2">Altera vero Arethusa in Ytachia insula fons est, de qua sic dicit Omerus: «Πὰρ Κὸρακος πέτρη επὶ τε κρηνη Ἀρεθούση»: «Penes Corachi</hi><hi rend="notes_number CharOverride-3"><hi><ref target="_0_15_105-116.html#footnote-009">-1</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-2"> petram ac fontem Arethusam». Leontius vero ex hac Arethusa refert: quendam fuisse in Ytachia venatorem, cui Corax nomen, qui furore impulsus ex petra quadam precipitem sese dedit in mare, et ob id petra illa ab eo Corax denominata est. </hi><hi rend="CharOverride-2" >[5] Mater autem eius, cui Arethusa nomen, hoc videns dolore percita, in vicinum petre fontem se proiciens enecta est, et sic de se nomen fonti dedit, et sic duo sunt fontes Arethusa vocati. </hi></p>
						</cell>
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base CellOverride-2">
							<p rend="specolare" ><hi rend="CharOverride-2" >16. </hi><hi rend="CharOverride-4" >Arethusa</hi><hi rend="CharOverride-2" > fons est alter a superiori in Ythachia erumpens apud petram que Corax denominatur, ex quo talis recitatur fabula. Fuit Corax venator quidam qui, quacunque de causa fecerit, ex petra illa in mare se precipitem dedit, a se petre nomen relinquens; cuius Arethusa mater precipitium videns, egre ferens in proximum se fontem miseranda deiecit et fonti mortua nomen dedit.</hi></p>
						</cell>
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					<row rend="Nessuno-stile-tabella _idGenTableRowColumn-6">
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base CellOverride-1">
							<p rend="specolare" ><hi rend="CharOverride-2" >Solinus autem ubi </hi><hi rend="italic CharOverride-2" >De mirabilibus mundi</hi><hi rend="CharOverride-2" > tertium addit, asserens apud Thebas fontem esse, cui etiam Arethusa nomen, sed apud quas Thebas non dicit</hi><hi rend="notes_number CharOverride-3"><hi><ref target="_0_15_105-116.html#footnote-008">-1</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-2" >.</hi></p>
						</cell>
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base CellOverride-2">
							<p rend="specolare" ><hi rend="CharOverride-2">17. </hi><hi rend="CharOverride-4">Arethusa</hi><hi rend="CharOverride-2"> et hic a superioribus fons est alius (ut quibusdam placet) in agro Thebano.</hi></p>
						</cell>
					</row>
				
			</table><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-2">Sebbene nel </hi><hi rend="italic CharOverride-2">De montibus</hi><hi rend="CharOverride-2"> Boccaccio tratti in tre lemmi distinti delle diverse Aretusa e le accorpi invece in un unico capitolo nel settimo libro delle </hi><hi rend="italic CharOverride-2">Genealogie</hi><hi rend="notes_number CharOverride-3"><hi><ref target="_0_15_105-116.html#footnote-007">-1</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-2">, le rispettive identificazioni procedono parallelamente. Perfettamente analogo il doppio trattamento della seconda e della terza occorrenza.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-2">La vicenda eziologica della fonte di Itaca (</hi><hi rend="italic CharOverride-2">Aretusa II</hi><hi rend="CharOverride-2">) è presentata nell’enciclopedia sugli dei pagani secondo il mito di matrice omerica relativo al cacciatore Corax e alla madre Aretusa (</hi><hi rend="italic CharOverride-2">Od.</hi><hi rend="CharOverride-2">, XIII 406), riletto alla luce di quanto esplicitato nella glossa leontea; e proprio Leonzio è l’antecedente che Boccaccio mostra di aver presente anche nel </hi><hi rend="italic CharOverride-2">De montibus</hi><hi rend="CharOverride-2">, in cui riferisce la medesima vicenda del cacciatore e la triste sorte della madre Aretusa (Ceccarelli 2021a, 45; Ceccarelli 2021b, 295).</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-2">Per la sorgente che chiude il trittico (</hi><hi rend="italic CharOverride-2">Aretusa III</hi><hi rend="CharOverride-2">) le </hi><hi rend="italic CharOverride-2">Genealogie </hi><hi rend="CharOverride-2">rimandano esplicitamente a Solino, che nei </hi><hi rend="italic CharOverride-2">Collectanea rerum memorabilium</hi><hi rend="CharOverride-2"> aveva trattato di una Aretusa tebana:</hi></p><p rend="quotation_b" ><hi rend="CharOverride-2">Urbs ista numinibus apud se ortis gloriatur, ut perhibent qui sacris carminibus Herculem et Liberum celebrant. Apud Thebas Helicon lucus est, Cithaeron saltus, amnis Ismenus, fontes Arethusa Oedipodia Psamathe Dirce, sed ante alios Aganippe et Hippucrene (Solin. 1895, VII 22)</hi><hi rend="notes_number CharOverride-3"><hi><ref target="_0_15_105-116.html#footnote-006">-1</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-2">.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-2">Questa sorgente dei Tebani è menzionata anche nella sezione </hi><hi rend="italic CharOverride-2">De fontibus</hi><hi rend="CharOverride-2"> del </hi><hi rend="italic CharOverride-2">De montibus</hi><hi rend="CharOverride-2">, e l’allineamento di questa descrizione toponomastica con quanto sostenuto nelle </hi><hi rend="italic CharOverride-2">Genealogie </hi><hi rend="CharOverride-2">sembra confermare che alle sue spalle si trovi il medesimo passo soliniano. È interessante osservare come invece Manlio Pastore Stocchi avesse riconosciuto quale fonte di questa terza Aretusa un passo della </hi><hi rend="italic CharOverride-2">Naturalis historia</hi><hi rend="CharOverride-2">; nel ricchissimo apparato di note di cui correda il </hi><hi rend="italic CharOverride-2">De montibus</hi><hi rend="CharOverride-2"> l’editore chiama infatti in causa il quarto libro dell’opera di Plinio in cui si trova riferita la stessa notizia sull’Aretusa tebana:</hi></p><p rend="quotation_b" ><hi rend="CharOverride-2">Cuius Anthedon, Onchestos, Thespiae liberum oppidum, Lebadea nec cedentes Athenis claritate quae cognominantur Boeotiae Thebae, duorum numinum Liberi atque Herculis, ut volunt, patria. Et Musis natalem in nemore Heliconis adsignant. Datur et his Thebis saltus Cithaeron, amnis Ismenus. Praeterea fontes in Boeotia Oedipodia, Psamathe, Dirce, Epicrane, Arethusa, Hippocrene, Aganippe, Gargaphie. Montes extra praedictos Mycalesus, Hadylius, Acontius (Plin. 1892-1909, IV 25).</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-2">E il rimando ben si spiega, se si considera come proprio il passo di Plinio in cui è nominata la sorgiva Aretusa di Tebe stia alla base dei </hi><hi rend="italic CharOverride-2">Collectanea</hi><hi rend="CharOverride-2"> di Solino</hi><hi rend="italic CharOverride-2">.</hi><hi rend="CharOverride-2"> Stante il riscontro offerto dalle </hi><hi rend="italic CharOverride-2">Genealogie</hi><hi rend="CharOverride-2"> sarà forse ora più opportuno anticipare come prima </hi><hi rend="italic CharOverride-2">auctoritas </hi><hi rend="CharOverride-2">del Boccaccio del </hi><hi rend="italic CharOverride-2">De fontibus </hi><hi rend="CharOverride-2">proprio il passo soliniano, senza tralasciare di segnalare in seconda battuta il rimando a Plinio ed eventualmente quello ulteriore a Marziano Capella (</hi><hi rend="italic CharOverride-2">De nuptiis Philologiae et Mercurii</hi><hi rend="CharOverride-2">, VI 653)</hi><hi rend="notes_number CharOverride-3"><hi><ref target="_0_15_105-116.html#footnote-005">-1</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-2">: a voler interpretare letteralmente l’incidentale </hi><hi rend="italic CharOverride-2">ut quibusdam placet</hi><hi rend="CharOverride-2"> della voce toponomastica, l’opinione relativa alla fonte tebana sarebbe in effetti diffusa tra diversi, seppur non indicati, autori.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-2">Parzialmente più complesso il trattamento riservato alla prima delle tre Aretusa (</hi><hi rend="italic CharOverride-2">Aretusa I</hi><hi rend="CharOverride-2">), la ninfa figlia di Elide e Nereo che fugge dalle brame di Alfeo e in terra di Sicilia si trasforma in una sorgente. Nelle </hi><hi rend="italic CharOverride-2">Genealogie</hi><hi rend="CharOverride-2"> Boccaccio dapprima riassume la </hi><hi rend="italic CharOverride-2">fabula </hi><hi rend="CharOverride-2">nelle sue linee principali senza esplicitare la fonte da cui trae il mito, quindi si concentra su un doppio dubbio prettamente geografico. Innanzitutto si interroga sul </hi><hi rend="italic CharOverride-2">monstrum </hi><hi rend="CharOverride-2">rappresentato dal passaggio di Aretusa e Alfeo dalla Grecia alla Sicilia, confermato sia dalle </hi><hi rend="italic CharOverride-2">Naturales quaestiones</hi><hi rend="CharOverride-2"> di Seneca (III 26, 5) sia dall’ultima egloga di Virgilio (</hi><hi rend="italic CharOverride-2">Ecl</hi><hi rend="CharOverride-2">., X 4-5), entrambi apertamente citati; quindi ragiona su quanto sembra sostenere Ovidio rispetto al passaggio di Aretusa da Ortigia alla Sicilia</hi><hi rend="notes_number CharOverride-3"><hi><ref target="_0_15_105-116.html#footnote-004">-1</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-2">, vero e proprio </hi><hi rend="italic CharOverride-2">miraculum</hi><hi rend="CharOverride-2"> (Boccaccio mostra in tal senso di non avere conoscenza diretta di questi specifici luoghi). Quasi del tutto identiche per tipologia e ordine le questioni trattate nella corrispettiva voce del </hi><hi rend="italic CharOverride-2">De fontibus</hi><hi rend="CharOverride-2">, dove sono nuovamente passati in rassegna il mito relativo alla sorgente, la sua collocazione con le relative criticità geografiche e il legame che Aretusa mantiene con la Grecia. </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-2">Come già nei due casi precedenti, le </hi><hi rend="italic CharOverride-2">Genealogie</hi><hi rend="CharOverride-2"> possono fare da chiave di accertamento per l’identificazione delle fonti nel repertorio. In effetti, proprio gli autori nominati da Boccaccio nell’enciclopedia mitografica e riconosciuti nelle corrispettive note di commento da Vittorio Zaccaria (Seneca, Ovidio, Virgilio) sono chiamati in causa anche dall’editore Pastore Stocchi nel suo commento alla voce nel repertorio toponomastico; con l’unica eccezione di Ovidio, alla cui versione del mito l’editore del </hi><hi rend="italic CharOverride-2">De montibus </hi><hi rend="CharOverride-2">preferisce invece quanto riportato da Servio a margine della menzione di Alfeo e Aretusa nel terzo libro dell’</hi><hi rend="italic CharOverride-2">Eneide</hi><hi rend="CharOverride-2">:</hi></p><p rend="quotation_b" ><hi rend="CharOverride-2">[…] Arethusam autem etiam in Elide esse testatur Vergilius dicens “sic tibi cum fluctus subterlabere Sicanos”. Haec secundum fabulas venatrix fuit: quae dum se in Alpheo post laborem ablueret, ab eo adamata est et diu fugiens deorum miseratione in fontem sui nominis mutata ad Siciliam per secretos meatus venit: quod etiam Vergilius ostendit “et tandem positis velox Arethusa sagittis”. Quam Alpheos illuc usque persequutus fonti eius se miscet: quod tali argumento probatur; nam cum equi, diebus festis Olympici Iovis certantes, in eo amne deluuntur, stercus equorum ex eo amne etiam in Arethusa recognoscitur. Patera etiam quam in Alpheum quidam Olympionices miserat, in Arethusa inventa dicitur (Serv. 1881-1884, </hi><hi rend="italic CharOverride-2">in Aen. </hi><hi rend="CharOverride-2">III 694-96).</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-2">A ben guardare, se si confrontano con attenzione le riprese lessicali tra le ricostruzioni del mito presentate da Boccaccio in </hi><hi rend="italic CharOverride-2">Genealogie </hi><hi rend="CharOverride-2">e </hi><hi rend="italic CharOverride-2">De montibus</hi><hi rend="CharOverride-2"> e i relativi passaggi in Ovidio e Servio, sembra registrarsi una vicinanza maggiore tra la trattazione delle </hi><hi rend="italic CharOverride-2">Genealogie </hi><hi rend="CharOverride-2">e i versi di Ovidio da un lato, e una più stretta dipendenza della voce toponomastica dal commento serviano dall’altro. Ovidio e il Boccaccio delle </hi><hi rend="italic CharOverride-2">Genealogie </hi><hi rend="CharOverride-2">identificano entrambi la ninfa come compagna di Diana, si soffermano sul dettaglio della paura da lei provata, riportano le sue preghiere alla dea, il tentativo di quest’ultima di salvare Aretusa avvolgendola in una nube, e il passaggio metamorfico in cui la ninfa </hi><hi rend="italic CharOverride-2">timore sudans</hi><hi rend="CharOverride-2"> stilla gocce e si trasforma in acqua. Come Servio, invece, il Boccaccio del </hi><hi rend="italic CharOverride-2">De fontibus</hi><hi rend="CharOverride-2"> riassume più stringatamente la vicenda, si riferisce esplicitamente all’amore di Alfeo per Aretusa (il commentatore di Virgilio l’aveva detta </hi><hi rend="italic CharOverride-2">ab eo adamata</hi><hi rend="CharOverride-2">, il Certaldese sottolinea che </hi><hi rend="italic CharOverride-2">ab eodem fuisse dilecta</hi><hi rend="CharOverride-2">) e descrive nello stesso modo la fuga della ninfa e la preghiera che questa rivolge non a Diana ma genericamente agli dei (il «diu fugiens deorum miseratione in fontem sui nominis mutata ad Siciliam per secretos meatus venit» di Servio corrisponde nel repertorio a «aiunt […] deorum implorasse auxilium, quo in fontem sui nominis versa est […]; deorum miseratione per subterraneos meatus evasit in Syciliam»).</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-2">Eppure, non si può del tutto escludere che proprio il commento serviano fosse presente a Boccaccio anche mentre compilava la trattazione su Aretusa nelle </hi><hi rend="italic CharOverride-2">Genealogie </hi><hi rend="CharOverride-2">(come si è visto, qui l’antecedente per la narrazione propriamente mitologica non è espresso): se nel capitolo dell’enciclopedia mitografica Ovidio viene infatti nominato rispetto al </hi><hi rend="italic CharOverride-2">miraculum </hi><hi rend="CharOverride-2">dello spostamento da Ortigia alla Sicilia, è proprio da Servio che Boccaccio recupera il riferimento senecano a quanto avviene durante le Olimpiadi; ed è ancora proprio il passo di Servio (</hi><hi rend="italic CharOverride-2">in</hi><hi rend="CharOverride-2"> </hi><hi rend="italic CharOverride-2">Aen. </hi><hi rend="CharOverride-2">III 694-96) a essere citato apertamente come fonte da Boccaccio a pochi capitoli di distanza dalle tre Aretusa, nella trattazione dedicata ad Alfeo, inseguitore della ninfa (</hi><hi rend="italic CharOverride-2">Gen.</hi><hi rend="CharOverride-2">, VII</hi><hi rend="CharOverride-4"> 44, </hi><hi rend="italic CharOverride-2">De Alpheo fluvio Occeani filio XV, qui genuit Orsilocum</hi><hi rend="CharOverride-2">)</hi><hi rend="notes_number CharOverride-3"><hi><ref target="_0_15_105-116.html#footnote-003">-1</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-2">.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-2">Oltre a doversi dunque sbilanciare su quale fonte prettamente mitologica sia stata tenuta presente da Boccaccio per la </hi><hi rend="italic CharOverride-2">fabula</hi><hi rend="CharOverride-2"> di Aretusa e Alfeo (Ovidio con o in alternativa a Servio), è opportuno notare come nella voce del </hi><hi rend="italic CharOverride-2">De montibus </hi><hi rend="CharOverride-2">si riscontrino due innovazioni sicure rispetto alle </hi><hi rend="italic CharOverride-2">Genealogie</hi><hi rend="CharOverride-2">: una posta in apertura, una in chiusura del lemma. Solo nell’opera geografica Boccaccio si premura di segnalare come la sorgente siciliana si trovi «proxima muris ea in parte que dicitur Achradina», e come di essa alcuni dicano che «de quinquennio in quinquennium translocari». Si tratta di due informazioni che non modificano la sostanza del testo ma che piuttosto la specificano incrementandone la precisione geografica; e che derivano da due antecedenti testuali alquanto significativi. Come indicato già dal precedente editore, alle spalle della prima annotazione si trovano le </hi><hi rend="italic CharOverride-2">Verrine</hi><hi rend="CharOverride-2"> di Cicerone (II 4, 118-19), mentre la considerazione conclusiva si fonda sul trattato pseudo-aristotelico </hi><hi rend="italic CharOverride-2">De mirabilibus auscultationibus</hi><hi rend="CharOverride-2">, tradotto da Leonzio Pilato proprio per Boccaccio</hi><hi rend="notes_number CharOverride-3"><hi><ref target="_0_15_105-116.html#footnote-002">-1</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-2">.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-2">Come spiegarsi le ragioni di questa doppia aggiunta nella trattazione della prima Aretusa nel </hi><hi rend="italic CharOverride-2">De montibus</hi><hi rend="CharOverride-2">? Mi pare possano darsi due ipotesi: o Boccaccio ha raggiunto le due opere ciceroniana e pseudo-aristotelica solo dopo aver messo a punto le </hi><hi rend="italic CharOverride-2">Genealogie deorum gentilium </hi><hi rend="CharOverride-2">e non ha dunque potuto servirsene entro quello specifico perimetro testuale; o Boccaccio ha omesso in quella sede delle informazioni che pure aveva a sua disposizione.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-2">Rispetto alle orazioni </hi><hi rend="italic CharOverride-2">in Verrem </hi><hi rend="CharOverride-2">sembrerebbe trattarsi del primo caso, non essendo a oggi stato ancora riconosciuto nell’opera mitografica alcun riferimento a questo testo di Cicerone</hi><hi rend="notes_number CharOverride-3"><hi><ref target="_0_15_105-116.html#footnote-001">-1</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-2">. A far propendere per escludere questa ipotesi concorrono però la generale sovrapposizione delle due cronologie redazionali e quel rimando incrociato esplicito che Boccaccio fa dalle </hi><hi rend="italic CharOverride-2">Genealogie</hi><hi rend="CharOverride-2"> al </hi><hi rend="italic CharOverride-2">De montibus</hi><hi rend="CharOverride-2">. Se, trattando del Nilo e del Tevere nel settimo libro dell’enciclopedia mitografica, il Certaldese può rimandare al repertorio toponomastico,</hi><hi rend="italic CharOverride-2"> </hi><hi rend="CharOverride-2">si deve presumere che quest’ultimo fosse già completato: da un lato si può notare come nella trattazione sul Tevere Boccaccio usi il perfetto </hi><hi rend="italic CharOverride-2">scripsi</hi><hi rend="CharOverride-2"> per riferirsi al </hi><hi rend="italic CharOverride-2">De montibus </hi><hi rend="CharOverride-2">e come in entrambi i casi ne indichi il titolo secondo la forma abbreviata che identifica normalmente l’opera intera (Rovere 2021, 122); dall’altro risulta arduo immaginare un autore che rimandi i propri lettori a un testo </hi><hi rend="italic CharOverride-2">in fieri </hi><hi rend="CharOverride-2">e non ancora pubblicato.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-2">Se pure si vuole ammettere la possibilità che il testo ciceroniano sia stato raggiunto da Boccaccio nel lasso di tempo che va dalla stesura del capitolo su Aretusa in un’opera a quella corrispettiva offerta nell’altra, e si vuole quindi imputare l’assenza dell’informazione tratta da Cicerone nelle </hi><hi rend="italic CharOverride-2">Genealogie </hi><hi rend="CharOverride-2">a una oggettiva non disponibilità delle </hi><hi rend="italic CharOverride-2">Verrine</hi><hi rend="CharOverride-2">, altrettanto non si può presumere per il </hi><hi rend="italic CharOverride-2">De mirabilibus auscultationibus</hi><hi rend="CharOverride-2">: le meraviglie dell’operetta greca pseudo-aristotelica sono infatti apertamente menzionate nelle </hi><hi rend="italic CharOverride-2">Genealogie </hi><hi rend="CharOverride-2">per ben quattro volte</hi><hi rend="notes_number CharOverride-3"><hi><ref target="_0_15_105-116.html#footnote-000">-1</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-2">; eppure Boccaccio non se ne serve a proposito dell’Aretusa, come invece ritiene opportuno fare allestendo la corrispondente voce nel </hi><hi rend="italic CharOverride-2">De fontibus</hi><hi rend="CharOverride-2">.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-2">Anche solo considerando un unico caso, è dunque possibile intuire come cambi all’interno delle due opere erudite la postura dell’autore Boccaccio nel trattare di uno stesso luogo naturale legato a vicende mitologiche, seppure lo scarto sia tanto ridotto da essere riscontrabile solo a una dissezione minuta dei testi. Analizzando sinotticamente i luoghi pertinenti tanto al </hi><hi rend="italic CharOverride-2">De montibus </hi><hi rend="CharOverride-2">quanto alle </hi><hi rend="italic CharOverride-2">Genealogie</hi><hi rend="CharOverride-2">, la casistica di possibilità che si riscontra è varia, e accanto alle molte occorrenze che Boccaccio sembra aver allestito in parallelo, si pongono quelle che procedono indipendentemente, quelle che presentano informazioni aggiuntive nell’uno o nell’altro testo, quelle che ricorrono in una sola delle due opere sorelle. Solo analizzando queste trattazioni nel loro complesso e prestando attenzione ai più piccoli dettagli di cui sono portatrici sarà possibile guadagnare qualche ulteriore punto fermo sulle modalità di lavoro seguite dal Boccaccio erudito, contribuendo a illuminare progressivamente fino a che punto e in quali termini queste due opere condividano non solo le complesse architetture che le informano, ma le fondamenta che le reggono, per definire così alla luce di tali riscontri come abbia preso forma il complesso rapporto di Boccaccio con la natura geografica e mitologica ricevuta dagli antichi e tramandata ai posteri nelle due opere sorelle.</hi></p><p rend="h2" ><hi rend="CharOverride-2">Bibliografia</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-2">Billanovich, Giuseppe. 1955. “Pietro Piccolo da Monteforte tra il Petrarca e il Boccaccio.” In </hi><hi rend="italic CharOverride-2">Medioevo e Rinascimento. Studi in onore di Bruno Nardi</hi><hi rend="CharOverride-2">, 1-76. Firenze: G. C. Sansoni.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-2">Boccaccio, Giovanni. 1998a. </hi><hi rend="italic CharOverride-2">Genealogie deorum gentilium</hi><hi rend="CharOverride-2">,</hi><hi rend="italic CharOverride-2"> </hi><hi rend="CharOverride-2">2 voll., a cura di Vittorio Zaccaria. Milano: Mondadori.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-2">Boccaccio, Giovanni. 1998b. </hi><hi rend="italic CharOverride-2">De montibus, silvis, fontibus, lacubus, fluminibus, stagnis seu paludibus et de diversis nominibus maris</hi><hi rend="CharOverride-2">, a cura di M. Pastore Stocchi. Milano: Mondadori.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-2">Ceccarelli, Chiara. 2021a. “</hi><hi rend="italic CharOverride-2">Leontius dicit</hi><hi rend="CharOverride-2">. L’utilizzo delle glosse a Omero nella </hi><hi rend="italic CharOverride-2">Genealogia</hi><hi rend="CharOverride-2"> di Boccaccio.” In</hi><hi rend="CharOverride-5"> </hi><hi rend="italic CharOverride-2">Intorno a Boccaccio - Boccaccio e dintorni</hi><hi rend="CharOverride-2">. Atti del Seminario internazionale di studi (Certaldo Alta, Casa di Giovanni Boccaccio, 10-11 settembre 2020), a cura di Giovanna Frosini, 39-60. Firenze: Firenze University Press. </hi><ref target="https://www.fupress.com"><hi rend="CharOverride-2">https://doi.org/10.36253/978-88-5518-510-3.04</hi></ref><hi rend="CharOverride-2"> </hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-2">Ceccarelli, Chiara. 2021b. “Omero nel </hi><hi rend="italic CharOverride-2">De montibus</hi><hi rend="CharOverride-2">. L’utilizzo delle glosse di Leonzio Pilato nel repertorio geografico boccacciano.” </hi><hi rend="italic CharOverride-2">Studi sul Boccaccio</hi><hi rend="CharOverride-2"> 49: 285-314.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-2">Cursi, Marco e Fiorilla, Maurizio. 2013.</hi><hi rend="CharOverride-5"> </hi><hi rend="CharOverride-2">“Giovanni Boccaccio.” In </hi><hi rend="italic CharOverride-2">Autografi dei letterati italiani. Le origini e il Trecento</hi><hi rend="CharOverride-2">, a cura di Giuseppina Brunetti, Maurizio Fiorilla, Marco Petoletti, 43-103. Roma: Salerno Editrice.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-2">De Robertis, Teresa, Carla Maria Monti, Marco Petoletti, Giuliano Tanturli, Stefano Zamponi, a cura di. 2013. </hi><hi rend="italic CharOverride-2">Boccaccio autore e copista</hi><hi rend="CharOverride-2">. Catalogo della mostra Biblioteca Medicea Laurenziana Firenze, 11 ottobre 2013-11 gennaio 2014. Firenze: Mandragora.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-2">Fiaschi, Silvia. 2013. “</hi><hi rend="italic CharOverride-2">Genealogia deorum gentilium</hi><hi rend="CharOverride-2">.” </hi><hi rend="CharOverride-2" >In De Robertis et al. 2013, 171-76.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-2">De Robertis, Teresa. 2013. “L’inventario della </hi><hi rend="italic CharOverride-2">parva libraria</hi><hi rend="CharOverride-2"> di Santo Spirito.” In De Robertis et al. 2013, 403-9.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-2">Giacomelli, Ciro. 2021. </hi><hi rend="italic CharOverride-2">Ps.-Aristotele, </hi><hi rend="CharOverride-2">De mirabilibus auscultationibus</hi><hi rend="italic CharOverride-2">: indagini sulla storia della tradizione e ricezione del testo.</hi><hi rend="CharOverride-2"> Berlin-Boston: De Gruyter. </hi><ref target="https://www.fupress.com"><hi rend="CharOverride-2">doi.org/10.17104/0017-1417-2023-4-296</hi></ref><hi rend="CharOverride-2"> </hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-2">Monti, Carla Maria. 2013. “</hi><hi rend="italic CharOverride-2">De montibus</hi><hi rend="CharOverride-2">.” </hi><hi rend="CharOverride-2" >In De Robertis et al. 2013, 181-84.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-2">Monti, Carla Maria. 2016. “La </hi><hi rend="italic CharOverride-2">Genealogia</hi><hi rend="CharOverride-2"> e il </hi><hi rend="italic CharOverride-2">De montibus</hi><hi rend="CharOverride-2">: due parti di un unico progetto.” </hi><hi rend="italic CharOverride-2">Studi sul Boccaccio</hi><hi rend="CharOverride-2"> 44: 327-66.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-2">Plin. 1892-1909. Caius Plinius Secundus, </hi><hi rend="italic CharOverride-2">Naturalis historia</hi><hi rend="CharOverride-2">, 5 vols., ed. </hi><hi rend="CharOverride-2" >Ludwig Von Jan, Karl Mayhoff. Leipzig: Teubner.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-2" >Reeve, Michael D. 2015. </hi><hi rend="CharOverride-2">“Cicero’s </hi><hi rend="italic CharOverride-2">Verrines</hi><hi rend="CharOverride-2"> and the Textual Tradition of Boccaccio’s </hi><hi rend="italic CharOverride-2">De Casibus Virorum Illustrium</hi><hi rend="CharOverride-2">.” </hi><hi rend="italic CharOverride-2">Studi sul Boccaccio</hi><hi rend="CharOverride-2"> 43: 133-45.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-2">Regnicoli, Laura. 2013. “L’autografo di Boccaccio delle </hi><hi rend="italic CharOverride-2">Genealogie deorum gentilium</hi><hi rend="CharOverride-2">. Firenze, Biblioteca Medicea Laurenziana, Pluteo 52.9.” In De Robertis et al. 2013, 177-79. </hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-2">Rovere, Valentina. 2021. “La produzione erudita: le </hi><hi rend="italic CharOverride-2">Genealogie deorum gentilium</hi><hi rend="CharOverride-2"> e il </hi><hi rend="italic CharOverride-2">De montibus</hi><hi rend="CharOverride-2">.” In </hi><hi rend="italic CharOverride-2">Boccaccio</hi><hi rend="CharOverride-2">, a cura di Irene Iocca e Maurizio Fiorilla, 197-215. Roma: Carocci.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-2">Rovere, Valentina. 2024. “Di ramo in ramo. Gli alberi della </hi><hi rend="italic CharOverride-2">Genealogia</hi><hi rend="CharOverride-2"> di Giovanni Boccaccio dalla prima redazione alla vulgata.” In </hi><hi rend="italic CharOverride-2">Copie (in)fedeli. Cristallizzazione e sovversione di modelli testuali e materiali</hi><hi rend="CharOverride-2">, a cura di Fara Autiero, Serena Picarelli, Bernardino Pitocchelli, 195-210. Roma-Padova: Editrice Antenore.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-2">Serv. 1881-1884. Maurus Servius Honoratus, </hi><hi rend="italic CharOverride-2">Commentarius in Vergilii Aeneidos libros</hi><hi rend="CharOverride-2">, 2 vols., ed. Georg Thilo. Leipzig: Teubner.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-2">Solin. 1895</hi><hi rend="CharOverride-6">2</hi><hi rend="CharOverride-2">. Caius Iulius Solinus, </hi><hi rend="italic CharOverride-2">Collectanea rerum memorabilium</hi><hi rend="CharOverride-2">, ed. Theodor Mommsen. Berlin: Teubner.</hi></p><list type="ordered">
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-3"><ref target="_0_15_105-116.html#footnote-015-backlink">1</ref></hi><hi rend="CharOverride-2">	</hi><hi rend="CharOverride-2">This project has received funding from the European Union’s Horizon 2020 research and innovation programme under grant agreement No 716538 (MedPub, Medieval Publishing from c. 1000 to 1500).</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-3"><ref target="_0_15_105-116.html#footnote-014-backlink">2</ref></hi><hi rend="CharOverride-2">	</hi><hi rend="CharOverride-2">I testi sono citati </hi><hi rend="italic CharOverride-2">ad locum </hi><hi rend="CharOverride-2">a partire dalle due edizioni di riferimento: Boccaccio1998a (= </hi><hi rend="italic CharOverride-2">Gen</hi><hi rend="CharOverride-2">.); Boccaccio1998b (= </hi><hi rend="italic CharOverride-2">Mon</hi><hi rend="CharOverride-2">.). Per un inquadramento generale sulle due opere si vedano rispettivamente Fiaschi 2013 e Monti 2013, insieme a quanto indicato dagli editori Vittorio Zaccaria e Manlio Pastore Stocchi nelle </hi><hi rend="italic CharOverride-2">Introduzioni</hi><hi rend="CharOverride-2"> e nelle </hi><hi rend="italic CharOverride-2">Note al testo </hi><hi rend="CharOverride-2">delle due edizioni, nonché negli studi preliminari ivi segnalati. </hi><hi rend="italic CharOverride-2">Genealogie </hi><hi rend="CharOverride-2">e </hi><hi rend="italic CharOverride-2">De montibus </hi><hi rend="CharOverride-2">sono presentate insieme anche in Rovere 2021.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-3"><ref target="_0_15_105-116.html#footnote-013-backlink">3</ref></hi><hi rend="CharOverride-2">	</hi><hi rend="CharOverride-2">Stanti i dati accertabili ad oggi, le due opere vennero concepite all’indomani del concretizzarsi del sodalizio con Petrarca (1350) e rimasero sullo scrittoio di Boccaccio fino ai momenti estremi del suo ritiro certaldese. Le ultime fasi della vicenda redazionale delle </hi><hi rend="italic CharOverride-2">Genealogie </hi><hi rend="CharOverride-2">possono essere ricostruite tramite lo scambio epistolare che l’autore ebbe con Pietro Piccolo da Monteforte (Billanovich 1955), mentre per il </hi><hi rend="italic CharOverride-2">De montibus</hi><hi rend="CharOverride-2"> l’unico elemento datante si può riconoscere nell’emergere tra le fonti delle traduzioni omeriche di Leonzio Pilato, elemento che tuttavia colloca </hi><hi rend="italic CharOverride-2">post </hi><hi rend="CharOverride-2">1362 le sole voci che da questa precisa fonte dipendono. </hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-3"><ref target="_0_15_105-116.html#footnote-012-backlink">4</ref></hi><hi rend="CharOverride-2">	</hi><hi rend="CharOverride-2">Questi due rimandi espliciti al </hi><hi rend="italic CharOverride-2">De montibus </hi><hi rend="CharOverride-2">possono essere considerati una forma di autopromozione di Boccaccio da annoverarsi tra le diverse strategie di pubblicazione messe in atto dal Certaldese: chiunque fosse incappato nelle scarne trattazioni di questi due fiumi incastonate nell’enciclopedia mitografica sarebbe infatti stato indirizzato verso un altro testo del medesimo autore, necessario per comprendere appieno quanto da lui allegato nelle </hi><hi rend="italic CharOverride-2">Genealogie</hi><hi rend="CharOverride-2">. Nella corposa tradizione manoscritta del </hi><hi rend="italic CharOverride-2">De montibus </hi><hi rend="CharOverride-2">si registra almeno un caso in cui tale strategia sembra essere stata efficace: si tratta del codice Firenze, Biblioteca Medicea Laurenziana, Edili 176, che, seppur composito, risulta essere l’unico tra gli oltre sessanta testimoni dell’opera toponomastica a riunire insieme </hi><hi rend="italic CharOverride-2">Genealogie </hi><hi rend="CharOverride-2">e </hi><hi rend="italic CharOverride-2">De montibus</hi><hi rend="CharOverride-2"> (I unità codicologica, cc. 1</hi><hi rend="italic CharOverride-2">r</hi><hi rend="CharOverride-2">a-93</hi><hi rend="italic CharOverride-2">v</hi><hi rend="CharOverride-2">b: </hi><hi rend="italic CharOverride-2">Genealogie deorum gentilium</hi><hi rend="CharOverride-2">, seguita alle cc. 94</hi><hi rend="italic CharOverride-2">r</hi><hi rend="CharOverride-2">a-98</hi><hi rend="italic CharOverride-2">r</hi><hi rend="CharOverride-2">a dalle tavole dei personaggi e delle rubriche, interamente di mano di Antonio di Nicolò Parasacchi da Pontremoli; II unità codicologica, cc. 100</hi><hi rend="italic CharOverride-2">r</hi><hi rend="CharOverride-2">a-122</hi><hi rend="italic CharOverride-2">r</hi><hi rend="CharOverride-2">a: </hi><hi rend="italic CharOverride-2">De montibus</hi><hi rend="CharOverride-2">, copiato entro il 1419 da </hi><hi rend="italic CharOverride-2">Iohannes Aldigerii notarius</hi><hi rend="CharOverride-2"> che si sottoscrive a c. 122</hi><hi rend="italic CharOverride-2">r</hi><hi rend="CharOverride-2">a). Il manoscritto appartenne a Giorgio Antonio Vespucci (1434-1514), che nel margine inferiore di c. 100</hi><hi rend="italic CharOverride-2">r</hi><hi rend="CharOverride-2"> aggiunse di suo pugno una nota legata proprio al primo dei due riferimenti extratestuali delle </hi><hi rend="italic CharOverride-2">Genealogie</hi><hi rend="CharOverride-2">; a partire da questo rimando Vespucci ricostruiva la cronologia relativa delle due opere coinvolte: «Iste liber fuit conditus ante geneologias ut patet libro VII geneologiarum in penultima carta sub capitulo de Tiberi fluvio». </hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-3"><ref target="_0_15_105-116.html#footnote-011-backlink">5</ref></hi><hi rend="CharOverride-2">	</hi><hi rend="CharOverride-2">Per una scheda descrittiva del codice: Regnicoli 2013 e Cursi, Fiorilla 2013.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-3"><ref target="_0_15_105-116.html#footnote-010-backlink">6</ref></hi><hi rend="CharOverride-2">	</hi><hi rend="CharOverride-2">La vicenda che porta Boccaccio a tornare in possesso del manoscritto è stata ricostruita da Giuseppe Billanovich (1955). A conferma che gli aspetti materiali del Laurenziano siano da immaginarsi pressoché immutati nella versione ultima dell’opera – per noi perduta – resta quanto attestano le copie della vulgata presumibilmente più vicine all’ultima volontà dell’autore. Delle due principali famiglie ricostruite da Zaccaria basti segnalare come i </hi><hi rend="italic CharOverride-2">notabilia </hi><hi rend="CharOverride-2">di rimando alle fonti si ritrovino sia nel codice Paris, Bibliothèque nationale de France, lat. 7877, commissionato da Pasquino Cappelli e copiato entro il 1388 secondo quanto attesta una nota autografa di Giovanni Manzini della Motta (famiglia W), sia nel manoscritto Città del Vaticano, Biblioteca Apostolica Vaticana, Pal. lat. 938, copiato entro il XIV sec. (famiglia Z).</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-3"><ref target="_0_15_105-116.html#footnote-009-backlink">-1</ref></hi><hi rend="CharOverride-2">	</hi><hi rend="CharOverride-2">Sulla base dell’autografo Laurenziano correggo qui quanto restituito a testo da Zaccaria (“Corache”). </hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-3"><ref target="_0_15_105-116.html#footnote-008-backlink">-1</ref></hi><hi rend="CharOverride-2">	</hi><hi rend="CharOverride-2">Questo capitolo si trova trascritto a c. 78</hi><hi rend="italic CharOverride-2">r</hi><hi rend="CharOverride-2">b-</hi><hi rend="italic CharOverride-2">v</hi><hi rend="CharOverride-2">a dell’autografo Plut. 52.9 e non presenta alcuna differenza testuale rispetto alla vulgata. I </hi><hi rend="italic CharOverride-2">notabilia </hi><hi rend="CharOverride-2">nei margini rimandano a “</hi><hi rend="italic CharOverride-2">Seneca</hi><hi rend="CharOverride-2">”</hi><hi rend="italic CharOverride-2"> </hi><hi rend="CharOverride-2">per la prima Aretusa (c. 78</hi><hi rend="italic CharOverride-2">r</hi><hi rend="CharOverride-2">b, margine destro), a “</hi><hi rend="italic CharOverride-2">Omerus</hi><hi rend="CharOverride-2">”</hi><hi rend="italic CharOverride-2"> </hi><hi rend="CharOverride-2">e</hi><hi rend="italic CharOverride-2"> </hi><hi rend="CharOverride-2">“</hi><hi rend="italic CharOverride-2">Leontius</hi><hi rend="CharOverride-2">” per la seconda, e a “</hi><hi rend="italic CharOverride-2">Solinus</hi><hi rend="CharOverride-2">” per la terza (c. 78</hi><hi rend="italic CharOverride-2">v</hi><hi rend="CharOverride-2">a, margine sinistro). </hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-3"><ref target="_0_15_105-116.html#footnote-007-backlink">-1</ref></hi><hi rend="CharOverride-2">	</hi><hi rend="CharOverride-2">A conferma che nell’ottica di Boccaccio si tratti di un’unica figura mitologica, basti notare come si ritrovi una sola occorrenza a essa dedicata nell’albero genealogico che apre il settimo libro delle </hi><hi rend="italic CharOverride-2">Genealogie</hi><hi rend="CharOverride-2">: oltre che nel diagramma ad albero in cui è visualizzata la prosapia di Oceano a c. 74</hi><hi rend="italic CharOverride-2">v</hi><hi rend="CharOverride-2"> dell’autografo Laurenziano, si conta una sola foglia anche nel diagramma del ms. Chicago, University of Chicago Library, Ms 100, c. 89</hi><hi rend="italic CharOverride-2">r</hi><hi rend="CharOverride-2">, copia che si può ritenere, almeno rispetto alla resa grafica degli alberi genealogici, particolarmente vicina all’ultima versione dell’opera (Rovere 2024).</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-3"><ref target="_0_15_105-116.html#footnote-006-backlink">-1</ref></hi><hi rend="CharOverride-2">	</hi><hi rend="CharOverride-2">Nelle </hi><hi rend="italic CharOverride-2">Genealogie </hi><hi rend="CharOverride-2">questa sorgente non viene conteggiata nel novero delle “Aretuse” (Boccaccio aveva aperto il capitolo affermando di conoscerne solo due: «Arethusas fuisse duas comperi») perché Solino non aveva da par suo specificato presso quale Tebe avrebbe dovuto essere collocata, se presso la Tebe d’</hi><hi rend="CharOverride-2">Egitto o quella greca. Stupisce non poco che il Certaldese non abbia inferito il riferimento alla Tebe greca, considerando che il testo di Solino menziona apertamente la Beozia subito prima di trattare di questa sorgente (Solin. 1895, VII 21).</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-3"><ref target="_0_15_105-116.html#footnote-005-backlink">-1</ref></hi><hi rend="CharOverride-2">	</hi><hi rend="CharOverride-2">Come già quello soliniano, anche questo passo di Marziano Capella ha come antecedente il quarto libro della </hi><hi rend="italic CharOverride-2">Naturalis historia. </hi><hi rend="CharOverride-2">Merita segnalare che nelle </hi><hi rend="italic CharOverride-2">Genealogie </hi><hi rend="CharOverride-2">questo autore è citato esplicitamente sei volte e, come prevedibile, sempre a partire dai libri mitologici del </hi><hi rend="italic CharOverride-2">De nuptiis</hi><hi rend="CharOverride-2">. Andranno invece considerati il sesto libro </hi><hi rend="italic CharOverride-2">De geometria </hi><hi rend="CharOverride-2">e, in misura minore, l’ottavo dedicato all’astronomia per verificare quale trattamento Boccaccio abbia eventualmente riservato a quest’opera nel </hi><hi rend="italic CharOverride-2">De montibus</hi><hi rend="CharOverride-2">.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-3"><ref target="_0_15_105-116.html#footnote-004-backlink">-1</ref></hi><hi rend="CharOverride-2">	</hi><hi rend="CharOverride-2">Proprio nelle </hi><hi rend="italic CharOverride-2">Metamorfosi </hi><hi rend="CharOverride-2">si ritrova la trattazione più articolata sul mito di Aretusa: nel quinto libro (Ov., </hi><hi rend="italic CharOverride-2">Met</hi><hi rend="CharOverride-2">. V 577-641) è la ninfa stessa a raccontare per ben due volte la propria storia, anticipando i dati essenziali che la riguardano ai vv. 489-508, dilungandosi poco oltre in un dettagliato resoconto della sua vicenda (vv. 577-641). Gli esametri citati da Boccaccio sono proprio quelli che aprono il secondo discorso diretto della ninfa.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-3"><ref target="_0_15_105-116.html#footnote-003-backlink">-1</ref></hi><hi rend="CharOverride-2">	</hi><hi rend="CharOverride-2">Significativamente, anche in questo caso si registra una perfetta corrispondenza tra quanto messo a punto nelle </hi><hi rend="italic CharOverride-2">Genealogie </hi><hi rend="CharOverride-2">e la voce toponomastica inclusa nella sezione </hi><hi rend="italic CharOverride-2">De fluminibus </hi><hi rend="CharOverride-2">(</hi><hi rend="italic CharOverride-2">Mon</hi><hi rend="CharOverride-2">., V</hi><hi rend="CharOverride-4"> 58</hi><hi rend="CharOverride-2">).</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-3"><ref target="_0_15_105-116.html#footnote-002-backlink">-1</ref></hi><hi rend="CharOverride-2">	</hi><hi rend="CharOverride-2">Fornisce il quadro più aggiornato sul trattato pseudo-aristotelico e il suo legame con Leonzio e Boccaccio Giacomelli 2021.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-3"><ref target="_0_15_105-116.html#footnote-001-backlink">-1</ref></hi><hi rend="CharOverride-2">	</hi><hi rend="CharOverride-2">Spetta a Michael Reeve (2015) aver identificato alcune riprese dall’opera ciceroniana all’interno del </hi><hi rend="italic CharOverride-2">De casibus virorum illustrium</hi><hi rend="CharOverride-2">. Nel </hi><hi rend="italic CharOverride-2">De montibus</hi><hi rend="CharOverride-2"> Pastore Stocchi aveva identificato quest’opera di Cicerone come fonte, oltre che per l’Aretusa, per un riferimento relativo all’Etna nel corrispettivo toponimo della prima sezione del testo. </hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-3"><ref target="_0_15_105-116.html#footnote-000-backlink">-1</ref></hi><hi rend="CharOverride-2">	</hi><hi rend="italic CharOverride-2" >Gen.</hi><hi rend="CharOverride-2" >, VII</hi><hi rend="CharOverride-4" > 20, 4 (</hi><hi rend="italic CharOverride-2" >De Syrenis filiabus Acheloi</hi><hi rend="CharOverride-2" >); IX 22, 4 (</hi><hi rend="italic CharOverride-2" >De Dyomede Tydei filio</hi><hi rend="CharOverride-2" >); XI 10, 2 (</hi><hi rend="italic CharOverride-2" >De Paliscis XVIII, et XVIIII Iovis filiis</hi><hi rend="CharOverride-2" >); XIII 26, 4 (</hi><hi rend="italic CharOverride-2" >De Iasone Ensonis filio, qui genuit Thoantem, Euneum, Phylomelum et Plutum</hi><hi rend="CharOverride-2" >). </hi><hi rend="CharOverride-2">Le quattro citazioni di Aristotele con i relativi </hi><hi rend="italic CharOverride-2">notabilia </hi><hi rend="CharOverride-2">nei margini sono già presenti nella prima redazione dell’opera: cc. 79</hi><hi rend="italic CharOverride-2">r</hi><hi rend="CharOverride-2">a; 97</hi><hi rend="italic CharOverride-2">v</hi><hi rend="CharOverride-2">b; 115</hi><hi rend="italic CharOverride-2">r</hi><hi rend="CharOverride-2">b; 136</hi><hi rend="italic CharOverride-2">r</hi><hi rend="CharOverride-2">b.</hi></p></item>
				</list><p rend="editorial_metadata_author" ><hi>Valentina Rovere, Palacký University Olomouc, Czech Republic, valentina.rovere@uniroma3.it, </hi><ref target="https://www.fupress.com"><hi>0000-0002-4785-4252</hi></ref></p><p rend="editorial_metadata_polices" ><hi>Referee List (DOI 1</hi><ref target="https://doi.org/10.36253/fup_referee_list"><hi>0.36253/fup_referee_list</hi></ref><hi>)</hi></p><p rend="editorial_metadata_polices" ><hi>Best Practice in Scholarly Publishing (DOI </hi><ref target="https://doi.org/10.36253/fup_best_practice"><hi>10.36253/fup_best_practice</hi></ref><hi>)</hi></p><p rend="editorial_metadata_book" ><hi>Valentina Rovere, </hi><hi rend="italic">La natura delle fonti in Giovanni Boccaccio: i luoghi del mito tra </hi><hi>Genealogie</hi><hi rend="italic"> e </hi><hi>De montibus</hi><hi>, © Author(s), </hi><ref target="https://www.fupress.com"><hi>CC BY-SA</hi></ref><hi>, DOI </hi><ref target="https://www.fupress.com"><hi>10.36253/979-12-215-0602-0.12</hi></ref><hi>, in Caterina Bellenzier, Carolina Borrelli, Matteo Cesena, Giandomenico Tripodi (edited by), Hic abundant leones</hi><hi rend="CharOverride-7">. </hi><hi rend="italic">Uomo e natura nei testi mediolatini e romanzi. Atti del Convegno dottorale, Università degli Studi di Siena (27-28 settembre 2023)</hi><hi>, pp. -</hi><hi>13</hi><hi>, 2024, published by Firenze University Press and USiena PRESS, ISBN 979-12-215-0602-0, DOI </hi><ref target="https://www.fupress.com"><hi>10.36253/979-12-215-0602-0</hi></ref></p>
      
      <div>
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          <bibl n="182110">Boccaccio, Giovanni. 1998b. De montibus, silvis, fontibus, lacubus, fluminibus, stagnis seu paludibus et de diversis nominibus maris, a cura di M. Pastore Stocchi. Milano: Mondadori.</bibl>
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            <idno type="DOI">10.36253/978-88-5518-510-3.04</idno>
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            <idno type="DOI">10.17104/0017-1417-2023-4-296</idno>
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          <bibl n="182000">Teresa De Robertis, Carla Maria Monti, Marco Petoletti, Giuliano Tanturli, Stefano Zamponi, a cura di. 2013. Boccaccio autore e copista. Catalogo della mostra Biblioteca Medicea Laurenziana Firenze, 11 ottobre 2013-11 gennaio 2014. Firenze: Mandragora.</bibl>
        </listBibl>
      </div>
    </body>
  </text>
</TEI>