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        <title type="main" level="a">Paesaggi, flora e fauna “paradisiaci” dell’isola di Ceylon nella Relatio di Giovanni de’ Marignolli</title>
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          <persName n="1" ref="https://orcid.org/0009-0009-0557-0428" type="ORCID">
            <forename>Paola</forename>
            <surname>Mocella</surname>
            <placeName type="affiliation">International Society for the Study of Medieval Latin Culture - SISMEL, Italy</placeName>
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          <resp>This is a section of <title>&lt;i&gt;Hic abundant leones&lt;/i&gt;. Uomo e natura nei testi mediolatini e romanzi </title>(DOI: <idno type="DOI">10.36253/979-12-215-0602-0</idno>) by </resp>
          <name>Caterina Bellenzier, Carolina Borrelli, Matteo Cesena, Giandomenico Tripodi</name>
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        <publisher>Firenze University Press, USiena Press</publisher>
        <pubPlace>Florence</pubPlace>
        <date when="2024">2024</date>
        <idno type="DOI">https://doi.org/10.36253/979-12-215-0602-0.15</idno>
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          <p>Available for academic research purposes</p>
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        <p>On his return journey from the court of the Great Khan in Beijing, the Florentine Franciscan friar John of Marignolli (†1358/1359) also visited Ceylon, the land inhabited by humans closest to the Terrestrial Paradise and, hence, endowed with marvellous landscapes, flora, and fauna. This experience provided the friar with precious material for his commentary on the biblical passages contained in his Chronicon Bohemorum – from which the Relatio is taken, collecting the Chronicon’s passages concerning Asia – allowing him to confirm biblical auctoritas and classical and medieval auctoritates or to deny them on the basis of the empirical data he had collected. The result is a balanced perspective between the traditional Christian Wertstruktur and a sincere interest and admiration for the Other.</p>
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            <item>John of Marignolli</item>
            <item>Ceylon</item>
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      <p>It is available online at https://doi.org/10.36253/979-12-215-0602-0.15<ref target="https://doi.org/10.36253/979-12-215-0602-0.15" /></p>
      <p rend="h1_chapter" ><hi>Paesaggi, flora e fauna ‘paradisiaci’ dell’isola di Ceylon nella </hi><hi rend="italic">Relatio </hi><hi>di Giovanni de’ Marignolli</hi></p><p rend="h1_author ParaOverride-1" ><hi rend="CharOverride-1">Paola Mocella</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">L’opera odeporica di Giovanni de’ Marignolli può considerarsi senz’altro un </hi><hi rend="italic CharOverride-1">unicum </hi><hi rend="CharOverride-1">nella storia della letteratura medievale. Introduciamola con le parole con cui lo stesso Marignolli descrive il suo viaggio:</hi></p><p rend="quotation_b" ><hi rend="CharOverride-1">Ego tamen omnium provinciarum Yndorum curiosissimus peragrator, sicut sepe plus habui animum curiosum quam virtuosum, volens omnia nosse si possem, et qui plus dedi operam […] ad investigandum mirabilia mundi, et transivi per principaliores mundi provincias, […] nunquam potui investigare pro vero tales gentes esse in mundo, ymo ipsi a me petebant utrum essent. Nec est aliqua natio talis, nisi ut dixi monstrum, nec illi qui finguntur uno pede sibi umbram facere sunt natio una, sed quia omnes Yndi communiter nudi vadunt, portant in arundine parvum papilionem semper in manu, quem vocant cyatyr, sicut ego habeo Florentie, et extendunt contra solem et pluviam quando volunt; istud poete finxerunt pedem (Marignolli 2022, XIV, 9)</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="_0_18_131-139.html#footnote-004">1</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">.</hi></p><p rend="quotations_quotation_b3" ><hi rend="CharOverride-1">Tuttavia, io, viaggiatore curiosissimo di tutti i regni dell’India, avendo spesso avuto un animo più curioso che virtuoso, volendo conoscere ogni cosa, se ne avessi avuto la possibilità, sebbene mi sia dato da fare […] per investigare le meraviglie del mondo, e sebbene abbia attraversato i più importanti territori del mondo, […] tuttavia non ho mai potuto appurare con certezza se queste genti prodigiose esistano, anzi proprio a me si chiedeva se fossero o meno reali. E non esiste alcuna popolazione del genere, se non ciò che ho definito scherzo di natura, né quelli che si immagina si facciano ombra con un solo piede formano </hi><hi rend="CharOverride-1">un unico popolo, ma, dal momento che tutti gli indiani generalmente vanno nudi, </hi><hi rend="CharOverride-1">portano sempre in mano una piccola tenda fissata su un bastone, che chiamano </hi><hi rend="italic CharOverride-1">cyatyr</hi><hi rend="CharOverride-1"> – ne ho un esemplare a Firenze – e la aprono contro il sole e la pioggia quando vogliono; e questo oggetto i poeti l’hanno immaginato come un piede</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="_0_18_131-139.html#footnote-003">2</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Marignolli, dunque, era giunto ai confini del mondo, in quelle zone che </hi><hi rend="italic CharOverride-1">sovrabbondano </hi><hi rend="CharOverride-1">di leoni – per citare il titolo del convegno senese che ha accolto il presente paper – e, con nostra grande delusione, non aveva trovato quelle popolazioni mostruose che la tradizione, a partire da Plinio il Vecchio, aveva collocato in Estremo Oriente, quanto più lontano dall’Occidente cristiano. Viceversa, ciò che è importante notare (e che senza dubbio colpisce) è lo sguardo razionale con cui il nostro autore indaga la realtà e corregge le </hi><hi rend="italic CharOverride-1">auctoritates </hi><hi rend="CharOverride-1">del passato: non esistono gli Sciapodi, la popolazione mostruosa rappresentata con un enorme piede sopra la testa, ma solo indigeni muniti di un ombrello per proteggersi dal sole.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Giovanni de’ Marignolli, nato a Firenze verso la fine del XIII secolo, frate francescano e </hi><hi rend="italic CharOverride-1">lector </hi><hi rend="CharOverride-1">presso lo </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Studium </hi><hi rend="CharOverride-1">bolognese, nel 1338 parte dalla corte papale avignonese alla volta di Khanbaliq – odierna Pechino – in una missione diplomatica per conto di papa Benedetto XII (Evangelisti 2008, 363). Infatti, dopo la morte nel 1328 di Giovanni da Montecorvino, primo vescovo di Khanbaliq, dalla corte imperiale mongola era stato richiesto l’invio di un successore alla cura pastorale dell’arcidiocesi. Successore, che, seppur designato, nel 1336 risultava non ancora giunto a destinazione. Pertanto, si era resa necessaria una spedizione con cui il papa avrebbe potuto inviare lettere ai principali khan dell’impero, nonché verificare l’effettiva vacanza della sede orientale e, infine, mantenere pacifici i rapporti con il Gran Khan del tempo, Toghon Temür (Tanase 2013, 472-3).</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Il viaggio di Marignolli durerà quindici anni. All’andata, Marignolli circumnaviga l’Italia fino ad arrivare a Costantinopoli, solca il mar Nero e attraversa i khanati dell’Orda d’Oro e del Chagatai. Dopo aver superato il deserto del Gobi, arriva a Pechino, dove rimane per tre anni e mezzo. A causa delle rivolte scoppiate in Asia centrale a opera della popolazione autoctona sempre più insofferente al dominio mongolo, il viaggio di ritorno di Marignolli si compie in direzione sud, attraversando la Cina meridionale (il cosiddetto Manzi) – probabilmente con una tappa a Giava –, lo Sri Lanka, l’India, per poi risalire attraverso il Golfo Persico, l’antica Mesopotamia, il Vicino Oriente, fino alla Terra Santa. Da qui Marignolli sarebbe arrivato fino ad Alessandria d’Egitto e, imbarcatosi per Cipro, sarebbe ripartito alla volta di Avignone</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="_0_18_131-139.html#footnote-002">3</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Tornato in patria ricco di tesori, di gloria e, soprattutto, di storie da raccontare, dopo aver incontrato l’imperatore Carlo IV di Lussemburgo, il frate viene da questi nominato cappellano e storico della corte imperiale praghese. Sarà proprio l’imperatore Carlo ad affidargli la composizione di una cronaca nazionale boema che Marignolli provvede a scrivere fra il 1355 e l’anno della sua morte, avvenuta fra il 1358 e il 1359 (Evangelisti 2008, 364; Marignolli 2022, 23). A dire il vero, più che una cronaca nazionale, il </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Chronicon Bohemorum</hi><hi rend="CharOverride-1">, in tre libri, è, di fatto, una cronaca universale che vuole narrare la storia dell’Umanità dalla Creazione ai tempi di Marignolli</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="_0_18_131-139.html#footnote-001">4</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">. È a questo punto che l’esperienza odeporica interviene ad arricchire la cronaca con gli appunti del viaggio che il frate aveva compiuto in Estremo Oriente e da cui era tornato qualche anno prima. L’insieme di questi </hi><hi rend="italic CharOverride-1">excursus</hi><hi rend="CharOverride-1"> costituisce la </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Relatio</hi><hi rend="CharOverride-1">, cioè l’antologia dei passi del </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Chronicon </hi><hi rend="CharOverride-1">sull’Oriente frutto di un’operazione editoriale moderna. I primi a selezionare e raccogliere insieme i passi orientali furono Joseph Georg Meinert (Praha 1820), Henry Yule (London 1866) e Angelo De Gubernatis (Livorno 1875). La raccolta fu, poi, ampliata nelle edizioni di Girolamo Golubovich (Firenze 1923) e di Anastaas Van den Wyngaert (Firenze 1929). In quanto non costituisce un’opera indipendente, ma si inserisce in un’altra opera scritta dal medesimo autore, il racconto di viaggio rappresenta, come si è anticipato all’inizio, un caso abbastanza raro</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="_0_18_131-139.html#footnote-000">5</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Marignolli inserisce, dunque, i suoi appunti di viaggio nel </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Chronicon</hi><hi rend="CharOverride-1"> per commentare e arricchire il testo biblico alla luce della sua esperienza autoptica. Un luogo che assume un’indubbia rilevanza è l’isola di Ceylon, l’odierno Sri Lanka, così presentata:</hi></p><p rend="quotation_b" ><hi rend="CharOverride-1">Deinde perreximus per mare ad Seyllanum montem gloriosum ex opposito paradisi. Et de Seyllano usque ad paradisum, ut dicunt incole ex traditione patrum, sunt miliaria ytalica quadraginta, ita quod, ut dicitur, auditur sonitus aquarum fontis cadentium de paradiso (Marignolli 2022, I, 13).</hi></p><p rend="quotation_b" ><hi rend="CharOverride-1">Poi, giungemmo via mare al glorioso monte di Ceylon, posto di fronte al Paradiso terrestre. E come sostengono gli abitanti del luogo, secondo la tradizione dei padri, Ceylon dista dal Paradiso terrestre quaranta miglia italiche, cosicché, come si dice, è possibile udire il suono dell’acqua sorgiva che scende dal Paradiso terrestre.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Ceylon è, dunque, privilegiato obiettivo di osservazione in virtù della sua eccezionale ubicazione, tanto da rappresentare “le colonne d’Ercole” del mondo cristiano, il luogo che più di qualsiasi altro è prossimo al Paradiso terrestre,</hi><hi rend="italic CharOverride-1"> principium </hi><hi rend="CharOverride-1">tanto spaziale quanto temporale, dove vissero Adamo ed Eva prima del peccato originale e della caduta dall’Eden. Marignolli così racconta:</hi></p><p rend="quotation_b" ><hi rend="CharOverride-1">Et statim angelus cepit Adam per brachium et posuit eum ultra lacum in montem Seyllanum, ubi fui quatuor mensibus, et in casu posuit Adam pedem dextrum super lapidem qui adhuc est, et statim miraculo divino forma plante pedis eius infixa est in marmore et usque hodie perseverat. Et est magnitudo eius seu longitudo duorum nostrorum palmorum et dimidii, plus scilicet quam media ulna de Praga, quam non ego solus mensuravi, sed alius peregrinus sarracenus hyspanus, quia vadunt multi ad peregrinationem Ade (Marignolli 2022, IV, 3).</hi></p><p rend="quotations_quotation_b3" ><hi rend="CharOverride-1">E subito un angelo prese Adamo per il braccio e lo portò oltre il lago sul monte di Ceylon, dove io rimasi quattro mesi, e, nella caduta, Adamo posò il piede destro su una pietra, che c’è tuttora, e immediatamente per miracolo divino vi restò impressa la forma della pianta del piede, che a tutt’oggi persiste. E la sua grandezza o lunghezza è più di due palmi e mezzo secondo la nostra misurazione, corrispondente, cioè, alla misura di Praga di metà cubito, che non ho misurato solo io, ma anche un altro pellegrino saraceno proveniente dalla Spagna, dal momento che in molti si recano in pellegrinaggio da Adamo.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Ecco che viene presentata qui la prima bellezza naturalistica dell’isola: il Picco di Adamo, il monte oggi chiamato Sri Pada. Nel passo si rilevano alcuni aspetti importanti: la stabilizzazione di un legame diretto fra il racconto biblico e l’esperienza di Marignolli; l’esperienza autoptica del luogo “biblico / storico” attraverso categorie razionali; l’attestazione di informazioni storiche riguardanti località esotiche particolarmente rare e preziose. Il Picco di Adamo assume una forte rilevanza alla luce della storia biblica di cui è impregnato e di cui è testimone: «la Bibbia costituisce un punto di partenza fondamentale, un termine di paragone per l’osservazione del mondo, una sorta di guida per il viaggio in Oriente» (Malfatto 2013, 61). Potremmo dire che le Sacre Scritture, collocando gli eventi storici in un preciso contesto spazio-temporale e inanellandoli in un’unica direzione, costituiscono la bussola che permette di orientarsi nella magmaticità del mondo.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Nonostante ciò, per Marignolli il racconto biblico non è esente da incongruenze. La sua esperienza autoptica finisce per essere l’</hi><hi rend="italic CharOverride-1">auctoritas </hi><hi rend="CharOverride-1">capace di correggere non solo le </hi><hi rend="italic CharOverride-1">auctoritates </hi><hi rend="CharOverride-1">letterarie, come si è visto all’inizio di questo contributo, ma, addirittura, il testo sacro, l’</hi><hi rend="italic CharOverride-1">auctor </hi><hi rend="CharOverride-1">per eccellenza, come nel seguente caso:</hi></p><p rend="quotation_b" ><hi rend="CharOverride-1">1. Fecit autem Dominus Ade et uxori eius tunicas pelliceas et induit eos. […] ideo videtur sine assertione dicendum quod non pelliceas tunicas est legendum, sed potius filiceas. Nam inter folia nargillorum, de quibus supra dictum est, nascuntur fila ad modum tele staminis, quasi grossi et rari sacci, de quibus etiam hodie fiunt apud illos et apud Yndos vestes pro pluvia rusticorum, qui vocantur camalli, portantes scilicet onera, et etiam homines et mulieres portant super scapulas in lecticis […].</hi></p><p rend="quotation_b" ><hi rend="CharOverride-1">2. Unam talem vestem de filis illis camallorum, non camelorum, portavi ego usque Florentiam et dimisi in sachristia Minorum, similem vesti Iohannis Baptiste. Nam pili camelorum sunt delicatior lana que sit in mundo post sericum (Marignolli 2022, VII, 1-2).</hi></p><p rend="quotations_quotation_b1" ><hi rend="CharOverride-1">1. Dio, dunque, «confezionò» per Adamo e sua moglie «tuniche di pelli e li vestì». […] mi sembra che si debba dire, senza poterlo affermare con certezza, che non bisogna interpretare che le tuniche fossero di pelli, ma piuttosto di fibre. Infatti, fra le foglie degli alberi di cocco, di cui si è parlato prima, si originano dei filamenti a mo’ dell’ordito di una tela, come quello grosso e a trama larga di un sacco, dai quali si ricavano ancora oggi presso di loro e presso gli Indi le coperte per proteggersi dalla pioggia usate dai facchini che si chiamano </hi><hi rend="italic CharOverride-1">camalli</hi><hi rend="CharOverride-1">, cioè che, sulle spalle, portano i pesi e anche uomini e donne nelle portantine […].</hi></p><p rend="quotations_quotation_b3" ><hi rend="CharOverride-1">2. Una coperta di tal genere, fatta di quelle fibre, propria dei camalli – e non dei cammelli! –, io l’ho portata fino a Firenze e l’ho lasciata nel convento dei Frati Minori, del tutto simile all’abito di san Giovanni Battista. Infatti, i peli dei cammelli costituiscono il tessuto più delicato che vi sia al mondo dopo la seta.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Dopo aver esperito la resistenza e la consistenza delle fibre di cocco (</hi><hi rend="italic CharOverride-1">filiceas</hi><hi rend="CharOverride-1">), nonché la morbidezza del pelo di cammello (</hi><hi rend="italic CharOverride-1">pelliceas</hi><hi rend="CharOverride-1">), Marignolli, forte della sua esperienza fiorentina e asiatica, procede a una vera e propria emendazione filologica del testo biblico. La flora e la fauna esotiche vengono, così, scandagliate attraverso lo sguardo razionale dell’autore.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">La razionalità non impedisce a Marignolli di nutrire una sincera </hi><hi rend="italic CharOverride-1">curiositas</hi><hi rend="CharOverride-1">, un genuino stupore per le meraviglie delle terre lontane. Egli destina ampio spazio della sua trattazione alle specie vegetali che ha potuto osservare a Ceylon, tutte accomunate da una prosperità e una grandezza eccezionali che non possono giustificarsi se non con l’influenza che il Paradiso terrestre esercita sulla natura cingalese e che, pertanto, devono essere assunte a prova della collocazione del Paradiso terrestre a sud di Ceylon e del mondo. Vediamo alcuni esempi tratti dal capitolo dedicato agli alberi da frutto del giardino di Adamo durante la permanenza di Marignolli a Ceylon.</hi></p><p rend="quotation_b" ><hi rend="CharOverride-1">Sunt enim in horto illo Ade de Seyllano primo muse, quas incole ficus vocant. […] Est enim grossa arbor, sicut quercus, et tante teneritudinis, quod fortis homo posset eam digito perforare, et exit de ea aqua continue. Folia istius muse sunt pulcherrima, longa et lata valde, viriditatis smaragdine, ita quod de foliis illis faciunt tobalias, in uno prandio tantum; quando etiam primo nascuntur pueri, post lotionem conditos sale et aloes et rosis, involvunt eos sine fascia in foliis istis, et in arenam ponunt; folia illa sunt longitudinis secundum magis et minus bene decem ulnarum, et similitudinem nescimus ponere nisi enule campane. Fructum producit tantum in summitate, et in uno baculo faciunt bene trecentos fructus, et prius non valent ad comedendum; post applicantur in domo et sunt optimi odoris et melioris saporis, et sunt longi ad modum longorum digitorum manus, et per se stando maturantur. Et istud vidimus oculis nostris, quod ubicumque inciditur per transversum, in utraque parte incisure videtur ymago hominis crucifixi, quasi si homo cum acu sculpsisset; et de istis foliis ficus Adam et Eva fecerunt sibi perizomata ad cooperiendum turpitudinem suam (Marignolli 2022, VI, 1).</hi></p><p rend="quotations_quotation_b3" ><hi rend="CharOverride-1">Innanzitutto, in quel giardino di Adamo sul monte di Ceylon ci sono i banani, che gli indigeni chiamano “fichi”. Il banano […] è un albero grande come una quercia, ma dalla consistenza così tenera che un uomo vigoroso potrebbe perforarlo con un dito, e da esso esce continuamente acqua. Le foglie del banano sono bellissime, lunghe e molto larghe, di color verde smeraldo, a tal punto che da quelle foglie si ricavano tovaglie per un unico pasto; inoltre, quando nascono i bambini, per prima cosa, dopo averli lavati e cosparsi di sale, aloe e rose, li avvolgono senza fasciarli in queste foglie, e li depongono a terra. Quelle foglie sono lunghe su per giù dieci cubiti e non saprei a cosa paragonarle se non all’enula campana. Il banano produce frutti solo in cima, e su un solo ramo crescono almeno trecento frutti, che in un primo momento non possono essere mangiati; in seguito, vengono appesi in casa ed emanano un soavissimo profumo e migliorano in quanto a gusto, e sono lunghi come le dita lunghe della mano, e maturano da sé. E ho visto questo con i miei occhi: dovunque si tagli trasversalmente, da entrambe le parti del taglio appare l’immagine di un uomo crocifisso, come se qualcuno l’avesse incisa con un ago; e con le foglie di un tale fico Adamo ed Eva confezionarono per sé dei perizomi per coprire le loro vergogne.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Ancora una volta, quanto descritto serve a nutrire e confermare il racconto biblico: grazie a quanto osservato, Marignolli è in grado di identificare l’albero usato dai progenitori per coprire le loro nudità al momento del peccato originale. Alla descrizione fisica della pianta si giustappongono i suoi impieghi da parte della comunità locale, il che rivela una particolare sensibilità antropologica da parte dell’autore. Egli consente al suo pubblico di avvicinarsi al racconto attraverso l’uso di termini di paragone facilmente esperibili: in questo caso, ad esempio, si noti l’analogia con l’enula campana. Tali analogie avrebbero anche un’ulteriore funzione, più profonda, cioè quella di dimostrare l’unità del Creato: le varietà esotiche sono solo espressioni differenti della medesima potenza creatrice e, pertanto, sono legate alle specie occidentali in una rete di corrispondenze che aspettano solo di essere svelate. A tal proposito, risulta ancor più interessante l’osservazione di Marignolli circa la banana, rivelatrice del fatto che l’autore, per quanto dimostri altrove un atteggiamento moderno, tanto razionale quanto curioso, tuttavia, rimane pienamente inserito nella </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Wertstruktur</hi><hi rend="CharOverride-1"> cristiana.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">L’uso dell’analogia è particolarmente presente nella descrizione del </hi><hi rend="italic CharOverride-1">ciakebariche</hi><hi rend="CharOverride-1">, ovvero l’albero del giaco:</hi></p><p rend="quotation_b" ><hi rend="CharOverride-1">Est et alia arbor mirabilis nomine ciakebariche, ingens quasi quercus; in grosso, non in ramis, producit fructus mirabiles ad magnitudinem unius grossi agnelli, vel pueri trium annorum; cortex eius dura, ut pini apud nos; inciditur securi; </hi><hi rend="CharOverride-1">habet intus carnositatem plenam omnis saporis, suavitatem quasi mellis et optimi </hi><hi rend="CharOverride-1">peponis ytalici, et bene quingentas castaneas continet eiusdem saporis; quando sunt bene cocte, comestibiles (Marignolli 2022, VI, 3).</hi></p><p rend="quotations_quotation_b3" ><hi rend="CharOverride-1">C’è un altro albero straordinario di nome </hi><hi rend="italic CharOverride-1">ciakebariche</hi><hi rend="CharOverride-1">, quasi della stessa grandezza di una quercia; sul tronco, non sui rami, produce frutti meravigliosi della grandezza di un grosso agnello o di un bambino di tre anni; la sua corteccia è coriacea, come quella dei nostri pini; si taglia con la scure; il suo frutto è all’interno carnoso e pieno di sapori, dolce quasi come il miele e come i migliori meloni italiani, e contiene almeno cinquanta semi con lo stesso sapore; quando sono ben cotti possono essere mangiati.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Un’altra </hi><hi rend="italic CharOverride-1">arbor mirabilis </hi><hi rend="CharOverride-1">cingalese è il cocco, descritto nel seguente modo:</hi></p><p rend="quotation_b" ><hi rend="CharOverride-1">Est autem nargillus nux yndica; arbor eius est in cortice delicatissima; folia habet pulcherrima, quasi palma, de quibus fiunt sporte sextarie, cooperiunt domos de ligno, scilicet hastas et trabes, de callo sive scortia faciunt funes, de testa cuppas et vasa. Item contra venenum fiunt de ipsis coclearea. In testa est carnositas duorum digitorum optima ad comedendum, quasi amigdala; conburitur etiam, et sic fit inde oleum optimum et zukara. Intus est liquor, ad modum lactis bullit et fit vinum optimum (Marignolli 2022, IV, 2).</hi></p><p rend="quotations_quotation_b3" ><hi rend="CharOverride-1">Di fatto, il cocco è la noce indiana; l’albero di cocco ha una corteccia delicatissima; ha foglie bellissime, come la palma, con le quali si confezionano ceste della capienza di un sestario; con il suo legno, cioè fabbricando assi e travi, [</hi><hi rend="italic CharOverride-1">sc. </hi><hi rend="CharOverride-1">gli abitanti del posto] coprono le case; con la buccia o scorza fanno le corde; con il guscio coppe e vasi. Inoltre, cucchiaiate di quanto si ricava da esso sono utili contro il veleno. Sotto il guscio si trova una parte carnosa, spessa due dita, ottima da mangiare, che assomiglia nel gusto alla mandorla; viene anche bruciata e così produce ottimo olio e zucchero. All’interno c’è un liquido, simile al latte che, bollendo, diventa un ottimo vino.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">L’accumulazione di superlativi (</hi><hi rend="italic CharOverride-1">delicatissima</hi><hi rend="CharOverride-1">, </hi><hi rend="italic CharOverride-1">pulcherrima</hi><hi rend="CharOverride-1">, </hi><hi rend="italic CharOverride-1">optima</hi><hi rend="CharOverride-1">, </hi><hi rend="italic CharOverride-1">optimum</hi><hi rend="CharOverride-1">) esprime il carattere paradisiaco della pianta. Tale elemento è ravvisabile anche nella sorgente del Picco di Adamo, </hi><hi rend="italic CharOverride-1">fons maximus</hi><hi rend="CharOverride-1">, dalle </hi><hi rend="italic CharOverride-1">aquae optimae</hi><hi rend="CharOverride-1">, la cui particolarità consiste nello sgorgare di foglie di alberi sconosciuti, pietre preziose e frutti. I </hi><hi rend="italic CharOverride-1">mirabilia</hi><hi rend="CharOverride-1"> descritti sono, sì, prova della vicinanza al Paradiso, ci dice Marignolli, ma non devono essere interpretate alla luce di false leggende, come quella per cui le pietre preziose provengono dalle lacrime di Adamo, la cui fonte, infatti, non viene dichiarata dall’autore.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Oltre alla flora paradisiaca, Marignolli fa esperienza anche della fauna meravigliosa dell’isola, di cui vengono forniti due esempi. Il primo è dato da elefanti straordinariamente docili verso gli stranieri:</hi></p><p rend="quotation_b" ><hi rend="CharOverride-1">Nec in Seyllano sunt cameli sed elephantes innumeri qui, licet sint ferocissimi, raro tamen nocent homini peregrino (Marignolli 2022, VII, 2).</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Per quanto sia un </hi><hi rend="italic CharOverride-1">topos </hi><hi rend="CharOverride-1">letterario diffuso, attestato già in Plinio, la presenza di elefanti a Ceylon non è poi così inverosimile: infatti, proprio a Ceylon esisteva un importante commercio di pachidermi (Lewis 1976, 453-4).</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">La seconda specie animale dai tratti straordinari è un particolare tipo di serpenti che procedono per lo più eretti invece che strisciando:</hi></p><p rend="quotation_b ParaOverride-2" ><hi rend="CharOverride-1">[…] licet ego viderim in partibus illis multos et maximos euntes medio corpore erecto omnino, […] sed non continue (Marignolli 2022, IV, 1).</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Si deve pensare probabilmente ai cobra, appartenenti alla famiglia degli </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Elapidi</hi><hi rend="CharOverride-1">, serpenti caratterizzati dalla capacità di ergere la parte anteriore del corpo in caso di potenziale pericolo.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Infine, una meraviglia inedita è costituita dalla popolazione indigena dell’isola, i Vedda. Come ha affermato Guerét-Laferté, il vuoto lasciato dalla scomparsa dei mostri tradizionali nelle </hi><hi rend="italic CharOverride-1">relationes </hi><hi rend="CharOverride-1">di viaggio del XIV secolo viene occupato, nella </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Relatio </hi><hi rend="CharOverride-1">di Marignolli, da un «nouveau monstre» (Guerét-Laferté 1994, 266-267), cioè gli </hi><hi rend="italic CharOverride-1">homines silvestres</hi><hi rend="CharOverride-1">, le popolazioni primitive che vivono secondo natura:</hi></p><p rend="quotation_b ParaOverride-2" ><hi rend="CharOverride-1">Sunt tamen bene quidam gygantes, quorum unum vidi, cui non potui cum capite attingere ultra cingulum, turpissime figure et fetide valde. Sunt homines silvestres in silvis, cum filiis et uxoribus, nudi et pilosi habitantes; inter homines non apparent et raro potui videre aliquem, quia abscondunt se in silvis quando sentiunt homines transeuntes. Faciunt multa opera, seminant et colligunt blada et multa alia, et quando mercatores ad eos vadunt, ut vidi, illi exponunt venalia in medio vie et fugiunt et stant absconsi; tunc ementes vadunt et ponunt pretium et etiam longe recedunt, et illi veniunt et vadunt totiens quod ille accipit pretium, et mercator accipit res relictas (Marignolli 2022, XV, 5).</hi></p><p rend="quotations_quotation_b3 ParaOverride-3" ><hi rend="CharOverride-1">Ci sono uomini selvaggi che abitano nei boschi insieme a mogli e figli, nudi e ricoperti di peli; non si mostrano tra la gente e raramente ho potuto vederne qualcuno, dal momento che si nascondono nei boschi quando si accorgono che degli uomini li attraversano. Praticano molte attività, seminano e raccolgono grano e molto altro, e quando i mercanti vanno da loro, come ho potuto constatare con i miei occhi, quelli espongono la merce in vendita in mezzo alla strada e fuggono e si nascondono lontano; allora, i compratori si avvicinano e pagano il prezzo e si allontanano a loro volta, e quelli si avvicinano e si allontanano ogniqualvolta prendono il denaro, e il mercante intasca il resto.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">In conclusione, si è voluto dimostrare come la natura giochi un ruolo di grande rilievo nell’opera odeporica di Marignolli: essa è custode delle ‘vestigia’</hi><hi rend="italic CharOverride-1"> </hi><hi rend="CharOverride-1">della storia biblica, ma, in virtù della sua varietà, è anche fonte di stupore e di meraviglia. Tale varietà è espressione dell’Altro da sé, di una realtà che, seppur distante nello spazio, nei paesaggi, nella cultura, rivela, nondimeno, la scintilla del Divino e che è, pertanto, riconducibile sempre ad un’unità superiore. La natura, anche quella più selvaggia e esotica, assume agli occhi del nostro autore i tratti di un’entità benevola, espressione della bontà di Dio e custode della storia dell’Umanità: è solo attraverso di essa, quale filo di Arianna, che gli uomini potranno leggere i segni dei tempi e risalire il flusso della labirintica realtà alla ricerca del </hi><hi rend="italic CharOverride-1">principium</hi><hi rend="CharOverride-1">.</hi></p><p rend="h2" ><hi rend="CharOverride-1">Bibliografia</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Evangelisti, Paolo. 2008. “Marignolli, Giovanni de’.” </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Dizionario Biografico degli Italiani</hi><hi rend="CharOverride-1"> 70. Roma: Istituto dell’Enciclopedia Italiana </hi><ref target="https://www.fupress.com"><hi rend="CharOverride-1">https://www.treccani.it/enciclopedia/giovanni-de-marignolli_(Dizionario-Biografico)/</hi></ref><hi rend="CharOverride-1"> (ultima consultazione: 07/10/2024).</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1" >Guéret-Laferté, Michèle. 1994.</hi><hi rend="italic CharOverride-1" > Sur les routes de l’empire mongol. Ordre et rhétorique des relations de voyage aux XIII</hi><hi rend="italic CharOverride-3" >e</hi><hi rend="italic CharOverride-1" > et XIV</hi><hi rend="italic CharOverride-3" >e</hi><hi rend="italic CharOverride-1" > siècles</hi><hi rend="CharOverride-1" >. Paris: Champion.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1" >Lewis, Archibald Ross. 1976. “Les marchands dans l’Océan Indien.” </hi><hi rend="italic CharOverride-1" >Revue d’histoire economique et sociale</hi><hi rend="CharOverride-1" > 54/4: 441-475.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1" >Malfatto, Irene. 2013. </hi><hi rend="CharOverride-1">“«</hi><hi rend="italic CharOverride-1">Plus curiosus quam virtuosus</hi><hi rend="CharOverride-1">». Giovanni de’ Marignolli e il suo resoconto di viaggio (1338-1353).” </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Itineraria</hi><hi rend="CharOverride-1"> 12: 55-81.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Marignolli, Giovanni de’. 1923. “Viaggio del Marignolli”. a cura di Girolamo Golubovich. In </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Biblioteca bio-bibliografica della Terra Santa e dell’Oriente francescano</hi><hi rend="CharOverride-1">, vol. IV, 257-309. Firenze: Quaracchi.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Marignolli, Giovanni de’. 1929. “Relatio”. a cura di Anastaas Van den Wyngaert. In </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Sinica Franciscana, vol. I: Itinera et relationes fratrum minorum saeculi XIII et XIV</hi><hi rend="CharOverride-1">, a cura di Anastaas Van den Wyngaert, 515-60. Firenze: Quaracchi.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Marignolli, Giovanni de’. 2022. </hi><hi rend="italic CharOverride-1">«Relatio»</hi><hi rend="CharOverride-1">. </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Un frate francescano nella Cina e nell’India del XIV secolo</hi><hi rend="CharOverride-1">. a cura di Irene Malfatto, traduzione e commento di Paola Mocella. Ospedaletto (Pisa): Pacini Editore.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Tanase, Thomas. 2013. </hi><hi rend="italic CharOverride-1">«Jusqu’aux limites du monde». </hi><hi rend="italic CharOverride-1" >La papauté et la mission franciscaine, de l’Asie de Marco Polo à l’Amerique de Christophe Colomb</hi><hi rend="CharOverride-1" >. Roma: École française de Rome.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1" >Yule, Henry, e Henri Cordier. </hi><hi rend="CharOverride-1">1914. </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Cathay and the way thither. Being a collection of medieval notices of China, vol. III: Missionary Friars-Rashíduddín-Pegolotti-Marignolli</hi><hi rend="CharOverride-1">. London: The Hakluyt Society.</hi></p><list type="ordered">
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="_0_18_131-139.html#footnote-004-backlink">1</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	</hi><hi rend="CharOverride-1">Il testo latino è tratto dall’edizione critica della </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Relatio </hi><hi rend="CharOverride-1">di Giovanni de’ Marignolli a cura di Irene Malfatto (Marignolli 2022, 60-102).</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="_0_18_131-139.html#footnote-003-backlink">2</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	</hi><hi rend="CharOverride-1">Le traduzioni in italiano presenti nel contributo sono mie e sono tratte da Marignolli 2022, 61-103.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="_0_18_131-139.html#footnote-002-backlink">3</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	</hi><hi rend="CharOverride-1">Per la ricostruzione e una più approfondita descrizione delle tappe del viaggio si rimanda all’</hi><hi rend="italic CharOverride-1">Introduzione</hi><hi rend="CharOverride-1"> di Marignolli 2022, nello specifico 20-24.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="_0_18_131-139.html#footnote-001-backlink">4</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	</hi><hi rend="CharOverride-1">Il testo integrale del </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Chronicon Bohemorum</hi><hi rend="CharOverride-1"> è stato pubblicato per la prima volta da Gelasius Dobner nel 1768 (</hi><hi rend="italic CharOverride-1">Chronicon Reverendissimi Ioannis dicti de Marignolis de Florentia</hi><hi rend="CharOverride-1">, in </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Monumenta Historica Boemiae nusquam antehac edita</hi><hi rend="CharOverride-1">, t. II), quindi da Josef Emler nel 1882 (</hi><hi rend="italic CharOverride-1">Kronika Marignolova</hi><hi rend="CharOverride-1">, in </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Fontes Rerum Bohemicarum</hi><hi rend="CharOverride-1">, t. III). Il testo approntato da Emler costituisce, a oggi, l’edizione di riferimento per il </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Chronicon</hi><hi rend="CharOverride-1">. Entrambi gli studiosi si sono basati soltanto sul manoscritto Praga, Národní Knihovna Ceské Republiky, I D 10 (s. XV), dal momento che l’esistenza del codice Venezia, Biblioteca Nazionale Marciana, Lat. X, 188 (=3628), anch’esso del XV secolo, fu resa nota soltanto a partire dal 1866 (Marignolli 2022, 43-45).</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="_0_18_131-139.html#footnote-000-backlink">5</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	</hi><hi rend="CharOverride-1">La </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Relatio </hi><hi rend="CharOverride-1">di Aitone I d’Armenia, per esempio, è, sì, inclusa in un’altra opera, ma non scritta dallo stesso autore (Gueret-Laferte 1994, 118).</hi></p></item>
				</list><p rend="editorial_metadata_author" ><hi>Paola Mocella, International Society for the Study of Medieval Latin Culture - SISMEL, Italy, </hi><ref target="https://www.fupress.com"><hi>paola.mocella@gmail.com</hi></ref><hi>, </hi><ref target="https://www.fupress.com"><hi>0009-0009-0557-0428</hi></ref></p><p rend="editorial_metadata_polices" ><hi>Referee List (DOI 1</hi><ref target="https://doi.org/10.36253/fup_referee_list"><hi>0.36253/fup_referee_list</hi></ref><hi>)</hi></p><p rend="editorial_metadata_polices" ><hi>Best Practice in Scholarly Publishing (DOI </hi><ref target="https://doi.org/10.36253/fup_best_practice"><hi>10.36253/fup_best_practice</hi></ref><hi>)</hi></p><p rend="editorial_metadata_book" ><hi>Paola Mocella, </hi><hi rend="italic">Paesaggi, flora e fauna ‘paradisiaci’ dell’isola di Ceylon nella </hi><hi>Relatio</hi><hi rend="italic"> di Giovanni de’ Marignolli</hi><hi>, © Author(s), </hi><ref target="https://www.fupress.com"><hi>CC BY-SA</hi></ref><hi>, DOI </hi><ref target="https://www.fupress.com"><hi>10.36253/979-12-215-0602-0.15</hi></ref><hi>, in Caterina Bellenzier, Carolina Borrelli, Matteo Cesena, Giandomenico Tripodi (edited by), Hic abundant leones</hi><hi rend="CharOverride-4">. </hi><hi rend="italic">Uomo e natura nei testi mediolatini e romanzi. Atti del Convegno dottorale, Università degli Studi di Siena (27-28 settembre 2023)</hi><hi>, pp. -</hi><hi>10</hi><hi>, 2024, published by Firenze University Press and USiena PRESS, ISBN 979-12-215-0602-0, DOI </hi><ref target="https://www.fupress.com"><hi>10.36253/979-12-215-0602-0</hi></ref></p>
      
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        <listBibl>
          <head>References</head>
          <bibl n="182020">Evangelisti, Paolo. 2008. “Marignolli, Giovanni de’.” Dizionario Biografico degli Italiani 70, Roma: Istituto dell’Enciclopedia Italiana https://www.treccani.it/enciclopedia/giovanni-de-marignolli_(Dizionario-Biografico)/ (2024-07-29).</bibl>
          <bibl n="182196">Gu&amp;#233;ret-Lafert&amp;#233;, Mich&amp;#232;le. 1994. Sur les routes de l’empire mongol. Ordre et rh&amp;#233;torique des relations de voyage aux XIIIe et XIVe si&amp;#232;cles. Paris: Champion.</bibl>
          <bibl n="182324">Lewis, Archibald Ross. 1976. “Les marchands dans l’Oc&amp;#233;an Indien”. Revue d’histoire economique et sociale 54/4: 441-475.</bibl>
          <bibl n="182223">Malfatto, Irene. 2013. “&amp;#171;Plus curiosus quam virtuosus&amp;#187;. Giovanni de’ Marignolli e il suo resoconto di viaggio (1338-1353).” Itineraria 12: 55-81.</bibl>
          <bibl n="182065">Marignolli, Giovanni de’. 1923. “Viaggio del Marignolli”. a cura di Girolamo Golubovich. In Biblioteca bio-bibliografica della Terra Santa e dell’Oriente francescano, vol. IV, 257-309. Firenze: Quaracchi.</bibl>
          <bibl n="182022">Marignolli, Giovanni de’. 1929. “Relatio”. a cura di Anastaas Van den Wyngaert. In Sinica Franciscana, vol. I: Itinera et relationes fratrum minorum saeculi XIII et XIV, a cura di Anastaas Van den Wyngaert, 515-60. Firenze: Quaracchi.</bibl>
          <bibl n="182064">Marignolli, Giovanni de’. 2022. &amp;#171;Relatio&amp;#187;. Un frate francescano nella Cina e nell’India del XIV secolo. a cura di Irene Malfatto, traduzione e commento di Paola Mocella. Ospedaletto (Pisa): Pacini Editore.</bibl>
          <bibl n="182118">Tanase, Thomas. 2013. &amp;#171;Jusqu&amp;#39;aux limites du monde&amp;#187;. La papaut&amp;#233; et la mission franciscaine, de l’Asie de Marco Polo &amp;#224; l’Amerique de Christophe Colomb. Roma: &amp;#201;cole fran&amp;#231;aise de Rome.</bibl>
          <bibl n="182066">Yule, Henry,  e Henri Cordier. 1914. Cathay and the way thither. Being a collection of medieval notices of China, vol. III: Missionary Friars-Rash&amp;#237;dudd&amp;#237;n-Pegolotti-Marignolli. London: The Hakluyt Society.</bibl>
        </listBibl>
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