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      <titleStmt>
        <title type="main" level="a">La rielaborazione boccacciana del primo libro del Flos historiarum terre Orientis: lo studio di un testo pseudo-odeporico a opera di un erudito medievale</title>
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          <persName n="1" ref="https://orcid.org/0000-0001-8050-6500" type="ORCID">
            <forename>Damiano</forename>
            <surname>Mariotti</surname>
            <placeName type="affiliation">University of Chieti-Pescara G. D'Annunzio, Italy</placeName>
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          <resp>This is a section of <title>&lt;i&gt;Hic abundant leones&lt;/i&gt;. Uomo e natura nei testi mediolatini e romanzi </title>(DOI: <idno type="DOI">10.36253/979-12-215-0602-0</idno>) by </resp>
          <name>Caterina Bellenzier, Carolina Borrelli, Matteo Cesena, Giandomenico Tripodi</name>
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        <publisher>Firenze University Press, USiena Press</publisher>
        <pubPlace>Florence</pubPlace>
        <date when="2024">2024</date>
        <idno type="DOI">https://doi.org/10.36253/979-12-215-0602-0.16</idno>
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          <p>Available for academic research purposes</p>
          <p>Open Access</p>
          <p>Copyright Author(s)</p>
          <licence source="text" target="https://creativecommons.org/licenses/by-sa/4.0/legalcode">
            <p>Content licence CC BY-SA 4.0</p>
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            <p>Metadata licence CC0 1.0</p>
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        <p>This is original content, published for academic research purposes</p>
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      <abstract xml:lang="en">
        <p>In his Zibaldone Magliabechiano (vvd. 223v-35v) Boccaccio wrote his personal rework of the first three books of Hayton's Flos historiarum terrae Orientis, renowned 1307 treatise on the crusade, soon re-interpreted as an odeporical text  since few years after its publishing. As it's said in the preface, the author's intention was to improve the style of the original work, that he   rated too verbose and rough; my article will consider the adaptation of the first book in order to understand the critical eye with which Boccaccio read the work and to analyse the particular attention dedicated to the geographical informations that he found in it.</p>
      </abstract>
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            <item>Giovanni Boccaccio</item>
            <item>Zibaldone Magliabechiano</item>
            <item>Hayton</item>
            <item>Flos historiarum terrae Orientis</item>
          </list>
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      <p>It is available online at https://doi.org/10.36253/979-12-215-0602-0.16<ref target="https://doi.org/10.36253/979-12-215-0602-0.16" /></p>
      <p rend="h1_chapter" ><hi>La rielaborazione boccacciana del primo libro del </hi><hi rend="italic">Flos historiarum terre Orientis</hi><hi>: lo studio di un testo pseudo-odeporico a opera di un erudito medievale</hi></p><p rend="h1_author ParaOverride-1" ><hi rend="CharOverride-1">Damiano Mariotti</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Nel suo Zibaldone Magliabechiano, ossia l’attuale Firenze, Biblioteca Nazionale Centrale, Banco Rari 50, Boccaccio raccolse estratti di varia natura, principalmente di argomento storiografico e utili per la produzione di carattere erudito che lo occupò negli ultimi anni di attività</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="_0_20_141-149.html#footnote-005">1</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">. Il codice ha subìto numerose perdite nel tempo, ma il contenuto, per quanto eterogeneo, può essere ripartito entro quattro nuclei principali (Petoletti 2013, 291-9). Tra le numerose opere accolte nei primi tre segmenti ricordiamo le </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Historie </hi><hi rend="CharOverride-1">di Riccobaldo da Ferrara, il </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Chronicon </hi><hi rend="CharOverride-1">di Martino Polono, le </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Genealogie </hi><hi rend="CharOverride-1">di Paolo da Perugia, il </hi><hi rend="italic CharOverride-1">De coniuratione Catilinae </hi><hi rend="CharOverride-1">di Sallustio e la </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Naturalis historia </hi><hi rend="CharOverride-1">di Plinio, ma si contemplano anche scritti di tutt’altro genere come un discorso di Zanobi da Strada in lode alla poesia, le </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Epistulae ad Lucilium </hi><hi rend="CharOverride-1">di Seneca o la </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Familiare</hi><hi rend="CharOverride-1"> 18, 15 di Petrarca. L’ultima parte del ms., invece, è fortemente debitrice delle enciclopedie di </hi><hi rend="CharOverride-1">Paolino</hi><hi rend="CharOverride-1"> Veneto, in particolare della </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Chronologia Magna </hi><hi rend="CharOverride-1">e della </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Satirica ystoria</hi><hi rend="CharOverride-1">, il vasto sapere delle quali è stato riorganizzato entro capitoli monografici composti dal Certaldese fino almeno al 1356 (Mariotti 2021). Conclusi questi capitoli, dalla c. 223</hi><hi rend="italic CharOverride-1">v</hi><hi rend="CharOverride-1"> alla c. 234</hi><hi rend="italic CharOverride-1">v</hi><hi rend="CharOverride-1"> trova posto anche il </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Flos historiarum terre Orientis</hi><hi rend="CharOverride-1">, che Boccaccio intitola </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Liber Aythonis domini Curci</hi><hi rend="CharOverride-1">,</hi><hi rend="italic CharOverride-1"> </hi><hi rend="CharOverride-1">un trattato sulla crociata scritto agli inizi del Trecento da Het’um, più noto nel continente come Aitone, signore di Corico e cugino dell’omonimo sovrano di Armenia</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="_0_20_141-149.html#footnote-004">2</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">. L’opera, originariamente concepita in lingua francese a eccezione del quarto libro, forse scritto direttamente in latino (Kohler 1906, LVII-LXXXIV), fu tradotta da un certo Niccolao Falcone (altrimenti sconosciuto) e presentata a Clemente V nel 1307, quando Aitone giunse alla curia di Poitiers a capo di un’ambasciata cipriota</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="_0_20_141-149.html#footnote-003">3</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">. La legazione si mosse allo scopo di legittimare agli occhi del papa il governo di Amalrico di Tiro, salito sul trono di Cipro dopo aver spodestato il vecchio Enrico II, ma anche e soprattutto per convincere il pontefice a indire al più presto una nuova crociata, sfruttando una congiuntura storica particolarmente propizia: i Mamelucchi egiziani, infatti, erano stati fortemente indeboliti dai Tartari e quest’ultimi, grazie alla mediazione armena, sarebbero potuti diventare un alleato chiave per le schiere occidentali. Da tali premesse e aspettative nacque il </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Flos</hi><hi rend="CharOverride-1">, la cui trattazione è suddivisa in quattro libri: il primo offre quattordici medaglioni dedicati alla descrizione di usi, costumi e geografia dei regni orientali, dal Catai alla Siria; il secondo e il terzo libro raccontano invece la storia dell’espansione saracena e dell’impero mongolo; il quarto, infine, presenta il progetto vero e proprio della crociata come già lo abbiamo descritto.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">La proposta però, malgrado l’ambiente favorevole, non fu colta col dovuto tempismo dal papato e i presupposti politici che l’avevano ispirata svanirono nel giro di poco tempo. I lettori successivi, invece, si accostarono a quest’opera con tutt’altro sguardo, apprezzando largamente le preziose informazioni ivi raccolte in materia d’Oriente, che attingevano direttamente a fonti scritte e orali difficilmente reperibili da altri autori coevi. Come dimostrano le indagini di Bueno (2016, 153-82; 2018), infatti, dei cinquantasette mss. a noi pervenuti che tramandano l’opera solo dieci contengono esclusivamente il </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Flos</hi><hi rend="CharOverride-1">, tutti gli altri lo inseriscono in miscellanee di vario genere, di natura geografica, storica o odeporica, dedicate alla Terra Santa o a complemento del </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Devisement du monde</hi><hi rend="CharOverride-1">.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Quanto a Boccaccio, invece, si può facilmente indovinare che la sua attenzione si rivolgesse anzitutto ai libri centrali, pienamente in linea con la vocazione storica del suo zibaldone, ma non meno interessanti per lui dovevano essere le nozioni raccolte nel libro precedente, spiccatamente geografico e perciò prezioso per il futuro autore del </hi><hi rend="italic CharOverride-1">De montibus</hi><hi rend="CharOverride-1">. Quel che più incuriosisce, però, è il fatto che nel quaderno magliabechiano l’opera non sia presente nella sua veste originale, ma bensì sia stata rielaborata da Boccaccio per riassumerla e migliorarne lo stile poco curato. Si tratta a tutti gli effetti di un esercizio di studio non estraneo al Certaldese, che anzi, con la lettera XI, databile ai primi mesi del 1362, inviava al Petrarca un’analoga revisione della </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Vita Petri Damiani </hi><hi rend="CharOverride-1">di Giovanni da Lodi, al quale l’amico voleva dedicare un capitolo nel suo </hi><hi rend="italic CharOverride-1">De vita solitaria</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="_0_20_141-149.html#footnote-002">-1</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Così, alla luce delle esigenze specifiche del Boccaccio e del metodo da lui stesso dichiarato per attendere al riassunto, il presente contributo proporrà un’analisi delle omissioni e delle modifiche da lui introdotte per la rielaborazione del primo libro, nel tentativo di rilevare l’occhio critico col quale il Certaldese si accostò a un’opera tanto fortunata quanto diversamente interpretata dai lettori medievali e, in particolare, come si interessò delle descrizioni geografiche ivi raccolte.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Accostando la resa boccacciana al testo originale si nota chiaramente che le linee guida seguite da Boccaccio sono quelle comuni alla stesura di un qualsiasi riassunto. Si prenda come esempio l’incipit del capitolo quarto che descrive la fertilità del regno di Corasme:</hi></p><table rend="Nessuno-stile-tabella TableOverride-1" xml:id="table001">
				<!--<colgroup>-->
					<!--<col
  class="_idGenTableRowColumn-1">--><!--</col>-->
					<!--<col
  class="_idGenTableRowColumn-1">--><!--</col>-->
				<!--</colgroup>-->
				
					<row rend="Nessuno-stile-tabella _idGenTableRowColumn-2">
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base CellOverride-1">
							<p rend="specolare ParaOverride-2" ><hi rend="italic CharOverride-1">Flos</hi><hi rend="CharOverride-1"> </hi><hi rend="italic CharOverride-1">historiarum terre Orientis</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="_0_20_141-149.html#footnote-001">-1</ref></hi></hi></p>
						</cell>
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base CellOverride-2">
							<p rend="specolare ParaOverride-2" ><hi rend="CharOverride-1">Riassunto di Boccaccio</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="_0_20_141-149.html#footnote-000">-1</ref></hi></hi></p>
						</cell>
					</row>
					<row rend="Nessuno-stile-tabella _idGenTableRowColumn-3">
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base CellOverride-1">
							<p rend="specolare" ><hi rend="italic CharOverride-1" >Cap. IV</hi></p>
							<p rend="specolare" ><hi rend="CharOverride-1" >Regnum Corasme est bene munitum bonis civitatibus atque villis. </hi><hi rend="CharOverride-1">Multi sunt ibi habitatores, quia terra illa est fertilis et amena; frumenta et alia nutritiva colliguntur ibi in maxima quantitate; tamen modicum habent vini. </hi></p>
						</cell>
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base CellOverride-2">
							<p rend="specolare" ><hi rend="italic CharOverride-1" >Cap. IV</hi></p>
							<p rend="specolare" ><hi rend="CharOverride-1" >Regnum Corasme, eo quod fertile sit segetum et amenum, validum egregiis civitatibus, villis et habitationibus est. </hi><hi rend="CharOverride-1">Vino caret.</hi></p>
						</cell>
					</row>
				
			</table><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Il periodare frammentato e prevalentemente paratattico di Niccolao è stato indubbiamente condensato nell’elaborazione magliabechiana, evitando inutili ripetizioni e snellendo i concetti. Concorre allo stesso fine il frequente ricorso all’ipotassi, di gran lunga preferita per le potenzialità sintetiche anche se a scapito di una più netta distinzione tra i paragrafi del discorso, come accade nel capitolo dodicesimo sulla Mesopotamia:</hi></p><table rend="Nessuno-stile-tabella TableOverride-1" xml:id="table002">
				<!--<colgroup>-->
					<!--<col
  class="_idGenTableRowColumn-1">--><!--</col>-->
					<!--<col
  class="_idGenTableRowColumn-1">--><!--</col>-->
				<!--</colgroup>-->
				
					<row rend="Nessuno-stile-tabella _idGenTableRowColumn-2">
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base CellOverride-1">
							<p rend="specolare ParaOverride-2" ><hi rend="italic CharOverride-1">Flos historiarum terre Orientis</hi></p>
						</cell>
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base CellOverride-2">
							<p rend="specolare ParaOverride-2" ><hi rend="CharOverride-1">Riassunto di Boccaccio</hi></p>
						</cell>
					</row>
					<row rend="Nessuno-stile-tabella _idGenTableRowColumn-3">
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base CellOverride-1">
							<p rend="specolare" ><hi rend="italic CharOverride-1" >Cap. XII</hi></p>
							<p rend="specolare" ><hi rend="CharOverride-1" >Per illam terram modice aque labuntur, sed habitatores illius patrie bibunt aquam de puteis et cisternis. In ipso quidem regno degunt aliqui Christiani, Syriani videlicet et Armeni; aliqui vero sunt qui Sarracenorum tenent sectam et fidem.</hi></p>
						</cell>
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base CellOverride-2">
							<p rend="specolare" ><hi rend="italic CharOverride-1" >Cap. XII</hi></p>
							<p rend="specolare" ><hi rend="CharOverride-1" >Perpauce per regnum labuntur aque: puteis et cisternis ad potum utuntur incole, quorum aliqui christiani sunt, Siriani scilicet et Armeni, aliqui vero Saraceni et eorum sequuntur fidem, scilicet Maometti.</hi></p>
						</cell>
					</row>
				
			</table><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Come si può osservare dalla tabella, Niccolao distribuisce in due diversi periodi le informazioni circa la geografia fluviale del territorio e il credo dei suoi abitanti, mentre Boccaccio accorpa questo secondo paragrafo al primo, nonostante l’evidente scarto tra i due argomenti. Una resa forse meno precisa dal punto di vista sintattico, ma del tutto normale per un riassunto e valida per sfoltire con efficacia la verbosità dell’originale.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">In modo analogo si spiegano un certo tipo di omissioni ripetute in tutto il testo magliabechiano: come già accennato, il </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Flos</hi><hi rend="CharOverride-1"> ricorda quali religioni si praticano all’interno di ciascun regno e il narratore, a seconda del credo, si esprime con i dovuti encomi o biasimi; ciò non sorprende all’interno di un trattato sulla crociata indirizzato al pontefice, ma ben altri, come si è detto, erano gli interessi del Certaldese, che infatti non segue il testo originale ed evita qualsiasi giudizio in proposito. Come si può notare di seguito, nel riassunto di Boccaccio il nome di Maometto non è mai accompagnato da epiteti di sorta e i suoi </hi><hi rend="italic CharOverride-1">falsissimi documenti</hi><hi rend="CharOverride-1"> diventano il ben più sobrio </hi><hi rend="italic CharOverride-1">dogma Mahometti</hi><hi rend="CharOverride-1">, gli Indiani del capitolo sesto non adorano idoli “come sciocchi”, né Gerusalemme è mai detta “santa”:</hi></p><table rend="Nessuno-stile-tabella TableOverride-1" xml:id="table003">
				<!--<colgroup>-->
					<!--<col
  class="_idGenTableRowColumn-1">--><!--</col>-->
					<!--<col
  class="_idGenTableRowColumn-1">--><!--</col>-->
				<!--</colgroup>-->
				
					<row rend="Nessuno-stile-tabella _idGenTableRowColumn-2">
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base CellOverride-1">
							<p rend="specolare ParaOverride-2" ><hi rend="italic CharOverride-1">Flos historiarum terre Orientis</hi></p>
						</cell>
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base CellOverride-2">
							<p rend="specolare ParaOverride-2" ><hi rend="CharOverride-1">Riassunto di Boccaccio</hi></p>
						</cell>
					</row>
					<row rend="Nessuno-stile-tabella _idGenTableRowColumn-4">
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base CellOverride-1">
							<p rend="specolare" ><hi rend="italic CharOverride-1">Cap. XI</hi></p>
							<p rend="specolare" ><hi rend="CharOverride-1">[…] alii vero homines sunti ibi qui litteris utuntur arabicis et sectam tenent pessimi Mahometi.</hi></p>
						</cell>
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base CellOverride-2">
							<p rend="specolare" ><hi rend="italic CharOverride-1">Cap. XI</hi></p>
							<p rend="specolare" ><hi rend="CharOverride-1">Incole nestorini sunt aliqui et Caldeis utuntur litteris, nonnulli arabicis qui dogma Mahaemetti secuntur.</hi></p>
						</cell>
					</row>
					<row rend="Nessuno-stile-tabella _idGenTableRowColumn-5">
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base CellOverride-1">
							<p rend="specolare" ><hi rend="italic CharOverride-1">Cap. VII</hi></p>
							<p rend="specolare" ><hi rend="CharOverride-1">Postquam vero progenies Mahometi illarum terrarum dominium occupavit, effecti sunt universaliter Sarraceni, Mahometi credentes falsissimis documentis.</hi></p>
						</cell>
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base CellOverride-2">
							<p rend="specolare" ><hi rend="italic CharOverride-1">Cap. VII</hi></p>
							<p rend="specolare" ><hi rend="CharOverride-1">Dudum idola et ignem colebant potissime, sed post occupatum regni dominium a sectatoribus Mahometti dogma ipsius secuti sunt.</hi></p>
						</cell>
					</row>
					<row rend="Nessuno-stile-tabella _idGenTableRowColumn-6">
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base CellOverride-1">
							<p rend="specolare" ><hi rend="italic CharOverride-1">Cap. VI</hi></p>
							<p rend="specolare" ><hi rend="CharOverride-1">Ex parte meridiei istius regni perlongum est mare Occeanum, in quo sunt plures insule in quibus Indiani habitant, qui sunt nigerrimi [sicut pix], et nudi incedunt continue propter estum, et colunt ydola velut stulti.</hi></p>
						</cell>
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base CellOverride-2">
							<p rend="specolare" ><hi rend="italic CharOverride-1">Cap. VI</hi></p>
							<p rend="specolare" ><hi rend="CharOverride-1">Habet ab austro Occeanum, insulis plurimis plenum, in quibus et Indi nigerrimi habitant, nudi propter solis estum incedentes et ydolatre.</hi></p>
						</cell>
					</row>
					<row rend="Nessuno-stile-tabella _idGenTableRowColumn-7">
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base CellOverride-1">
							<p rend="specolare" ><hi rend="italic CharOverride-1">Cap. XIV</hi></p>
							<p rend="specolare" ><hi rend="CharOverride-1">Secunda provincia nominatur Palestina, in qua sancta Jerosolimitana civitas habet situm.</hi></p>
						</cell>
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base CellOverride-2">
							<p rend="specolare" ><hi rend="italic CharOverride-1">Cap. XIV</hi></p>
							<p rend="specolare" ><hi rend="CharOverride-1">[…] secunda Palestina in qua Ierusalem sita est.</hi></p>
						</cell>
					</row>
				
			</table><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">L’assenza di qualsivoglia giudizio di natura confessionale non può però essere attribuita a un’anacronistica tolleranza religiosa del Boccaccio; più semplicemente si dovrà constatare la scelta di eliminare dalla prosa ogni elemento superfluo ai fini di approfondimento per cui è stato pensato il compendio e in tal senso si spiega anche l’omissione del racconto biblico su Ninive nel cap. XI, che Niccolao invece ricorda quando menziona le rovine della città.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Più in generale, la tendenza del Certaldese è quella di stemperare il racconto di Aitone, ridimensionando le esagerazioni tipiche per questo genere di narrazioni. Due esempi interessanti al riguardo sono:</hi></p><table rend="Nessuno-stile-tabella TableOverride-1" xml:id="table004">
				<!--<colgroup>-->
					<!--<col
  class="_idGenTableRowColumn-1">--><!--</col>-->
					<!--<col
  class="_idGenTableRowColumn-1">--><!--</col>-->
				<!--</colgroup>-->
				
					<row rend="Nessuno-stile-tabella _idGenTableRowColumn-2">
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base CellOverride-1">
							<p rend="specolare ParaOverride-2" ><hi rend="italic CharOverride-1">Flos historiarum terre Orientis</hi></p>
						</cell>
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base CellOverride-2">
							<p rend="specolare ParaOverride-2" ><hi rend="CharOverride-1">Riassunto di Boccaccio</hi></p>
						</cell>
					</row>
					<row rend="Nessuno-stile-tabella _idGenTableRowColumn-5">
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base CellOverride-1">
							<p rend="specolare" ><hi rend="italic CharOverride-1" >Cap. VI</hi></p>
							<p rend="specolare" ><hi rend="CharOverride-1" >[…] et quidam sunt qui habitant circa montem Cocas, qui mons est mirabiliter altus et magnus et nemo potest in summitatibus habitare.</hi></p>
						</cell>
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base CellOverride-2">
							<p rend="specolare" ><hi rend="italic CharOverride-1" >Cap. VI</hi></p>
							<p rend="specolare" ><hi rend="CharOverride-1" >Sunt et qui habitent circa montem Cocas excelsum ultra modum.</hi></p>
						</cell>
					</row>
					<row rend="Nessuno-stile-tabella _idGenTableRowColumn-8">
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base CellOverride-1">
							<p rend="specolare" ><hi rend="italic CharOverride-1" >Cap. I</hi></p>
							<p rend="specolare" ><hi rend="CharOverride-1" >Tot enim sunt ibidem maris insule quod numerus nullatenus potest sciri. Nam nullus penitus invenitur qui omnes illas insulas asserat se vidisse. Ille vero insule que calcari possunt inveniuntur innumerabilibus divitiis habundantes, et illud fere quod in illis partibus carius emitur et habetur est oleum olivarum, quoniam reges et magnates illud, quando modo aliquo reperitur, quasi precipuum medicamen cum magna diligentia faciunt custodiri. </hi><hi rend="CharOverride-1">In ipso eciam regno Cathai plura sunt mirabilia monstruosa quam in aliquo alio regno mundi</hi></p>
						</cell>
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base CellOverride-2">
							<p rend="specolare" ><hi rend="italic CharOverride-1">Cap. I</hi></p>
							<p rend="specolare" ><hi rend="CharOverride-1">[…] Occeani in litore situm, quod adversus tot esse dicuntur insule ut nec numerus habetur, omnes divitiarum habundantissime, in quibus oleum pre ceteris rebus pretiosum est, eo quod ob caritatem in regum ac procerum medicamen servetur.</hi></p>
						</cell>
					</row>
				
			</table><p rend="text ParaOverride-3" ><hi rend="CharOverride-1">Il monte </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Cocas </hi><hi rend="CharOverride-1">del cap. VI, «qui mons est mirabiliter altus et magnus et nemo potest in summitatibus habitare» è detto solo «excelsum ultra modum», così come la vastità di isole del Catai (cap. I) è riferita in maniera distaccata, senza la lunga perifrasi nella quale si dilunga il testo di Niccolao. Sempre a proposito del Catai, però, Aitone dice anche che il regno prolifica di </hi><hi rend="italic CharOverride-1">mirabilia monstruosa</hi><hi rend="CharOverride-1"> come nessun altro luogo sulla Terra ma l’informazione non si registra nel testo di Boccaccio. Certamente si tratta di un luogo comune allora molto diffuso, eppure il fatto che lo ribadisca una delle fonti più autorevoli in materia è un dato tutt’altro che trascurabile, la cui omissione nel riassunto del Certaldese non può essere dettata dalla sola necessità di sintesi. In questo caso, piuttosto, sembra emergere la precisa intenzione di includere nello zibaldone solo informazioni storiche e geografiche ritenute verosimili, eliminando di conseguenza leggende e testimonianze dal sapore più favolistico. Tale proponimento è sempre rispettato tranne che per un’unica eccezione: nel capitolo decimo Aitone racconta la leggenda della pianura di </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Hanisem</hi><hi rend="CharOverride-1">, circondata da una fosca caligine per proteggere i cristiani che la abitano, qui rifugiatisi in seguito alle persecuzioni subite in passato da un re pagano. Il racconto, per quanto irreale, è fedelmente riportato da Boccaccio, forse perché in questo caso il meraviglioso in questione è di origine cristiana:</hi></p><p rend="quotation_b" ><hi rend="CharOverride-1">Verum aliqui optimi christiani tunc temporis planitiem habitantes, que vulgo Mogan dicebatur, nolentes idolis ymolare relictis bonis temporalibus, dum fugam molirentur seseque crederent ad Gregiam (</hi><hi rend="italic CharOverride-1">sic</hi><hi rend="CharOverride-1">) posse transferre, imperator nequam eis obvius factus in provincia Hanissen predicta iussissetque eos membratim discerpi, christianorum precibus adeo obtentum est ut continuo illa tenebrositas oculos infidelium offuscaret et sic christiani illesi recto tendentes tramite pro votis evaderent, infideles autem ibidem usque in hodiernum incole remanerent, mansuri ut creditur in ecternum. (BNCF, Banco Rari 50, c. 225</hi><hi rend="italic CharOverride-1">r</hi><hi rend="CharOverride-1">)</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Anche per quanto concerne le notizie sulle conoscenze tecnico-scientifiche cinesi, gli interventi di Boccaccio si allineano a quelli descritti precedentemente. Si osservi l’esempio seguente che celebra l’eccellenza manifatturiera della regione con un semplice superlativo assoluto (</hi><hi rend="italic CharOverride-1">artificiosissimas</hi><hi rend="CharOverride-1">) in luogo della lunga perifrasi originale e di seguito il meccanismo della carta moneta è riportato fedelmente, evitando però le macchinose ripetizioni della prosa di Niccolao:</hi></p><table rend="Nessuno-stile-tabella TableOverride-1" xml:id="table005">
				<!--<colgroup>-->
					<!--<col
  class="_idGenTableRowColumn-1">--><!--</col>-->
					<!--<col
  class="_idGenTableRowColumn-1">--><!--</col>-->
				<!--</colgroup>-->
				
					<row rend="Nessuno-stile-tabella _idGenTableRowColumn-2">
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base CellOverride-1">
							<p rend="specolare ParaOverride-2" ><hi rend="italic CharOverride-1">Flos historiarum terre Orientis</hi></p>
						</cell>
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base CellOverride-2">
							<p rend="specolare ParaOverride-2" ><hi rend="CharOverride-1">Riassunto di Boccaccio</hi></p>
						</cell>
					</row>
					<row rend="Nessuno-stile-tabella _idGenTableRowColumn-9">
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base CellOverride-1">
							<p rend="specolare" ><hi rend="italic CharOverride-1" >Cap. VI</hi></p>
							<p rend="specolare" ><hi rend="CharOverride-1" >Et vere tot res diverse et mirabiles et ineffabilis subtilitatis et laboris manuum ex illis partibus deferuntur, quod non videtur esse aliquis qui in talibus eis valeat comparari.</hi></p>
							<p rend="specolare" ><hi rend="CharOverride-1" >[…] Moneta vero que in illis partibus expenditur fit de papiro in forma quadrata et est regali signo signata; et secundum signum illa moneta est majoris precii vel minoris. </hi><hi rend="CharOverride-1">Et si forte illa moneta propter vetustatem incipiat devastari, ille qui illam habuerit ad regalem curiam deportabit et pro illa dabitur sibi nova.</hi></p>
						</cell>
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base CellOverride-2">
							<p rend="specolare" ><hi rend="italic CharOverride-1">Cap. VI</hi></p>
							<p rend="specolare" ><hi rend="CharOverride-1">Artificiosissimas manus habent, forma decori sunt, esto parvos habeant oculos et naturaliter careant barba.</hi></p>
							<p rend="specolare" ><hi rend="CharOverride-1">[…] Est preterea illis armorum omnium generum vis permaxima et ex quadrato papiro variis insignita signis pecunia, que secundum qualitatem signorum minoris et maioris est pretii. Que vero vetustate consumitur, ab officialibus regiis renovatur portantibus.</hi></p>
						</cell>
					</row>
				
			</table><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Come dichiarato nella premessa al testo, inoltre, la resa di Boccaccio presenta anche correzioni di natura stilistica. Si prenda come esempio il periodo del capitolo VI nel quale si descrive un rubino preziosissimo, simbolo del potere dei sovrani indiani:</hi></p><table rend="Nessuno-stile-tabella TableOverride-1" xml:id="table006">
				<!--<colgroup>-->
					<!--<col
  class="_idGenTableRowColumn-1">--><!--</col>-->
					<!--<col
  class="_idGenTableRowColumn-1">--><!--</col>-->
				<!--</colgroup>-->
				
					<row rend="Nessuno-stile-tabella _idGenTableRowColumn-2">
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base CellOverride-1">
							<p rend="specolare ParaOverride-2" ><hi rend="italic CharOverride-1">Flos historiarum terre Orientis</hi></p>
						</cell>
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base CellOverride-2">
							<p rend="specolare ParaOverride-2" ><hi rend="CharOverride-1">Riassunto di Boccaccio</hi></p>
						</cell>
					</row>
					<row rend="Nessuno-stile-tabella _idGenTableRowColumn-10">
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base CellOverride-1">
							<p rend="specolare" ><hi rend="italic CharOverride-1" >Cap. I</hi></p>
							<p rend="specolare" ><hi rend="CharOverride-1" >[…] et rex illius insula Celan habet majorem rubinum et meliorem qui valeat reperiri. </hi><hi rend="CharOverride-1">Et quando debet rex illius insule coronari, datur sibi in manu ille lapis rubinus, et ipse sedens in equo tenendo lapidem circuit civitatem et ex tunc omnes sibi obediunt tamquam regi. </hi></p>
						</cell>
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base CellOverride-2">
							<p rend="specolare" ><hi rend="italic CharOverride-1">Cap. I</hi></p>
							<p rend="specolare" ><hi rend="CharOverride-1">Verum inter has insulas Celan insula est, in qua robini atque saphiri reperiuntur. Cuius rex robinum habet unum pulcritudinis atque magnitudinis admirande adeo ut in consuetudinem venerit ut qui illum per civitatem gesserit manibus habeatur in regem et obediatur a ceteris. </hi></p>
						</cell>
					</row>
				
			</table><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Nel testo dello zibaldone il periodo è completamente rivisto: i generici </hi><hi rend="italic CharOverride-1">maiorem </hi><hi rend="CharOverride-1">e </hi><hi rend="italic CharOverride-1">meliorem</hi><hi rend="CharOverride-1"> sono rimpiazzati dai due sostantivi che precisamente si riferiscono alle dimensioni e alla bellezza della pietra (</hi><hi rend="italic CharOverride-1">magnitudinis </hi><hi rend="CharOverride-1">e </hi><hi rend="italic CharOverride-1">pulcritudinis</hi><hi rend="CharOverride-1">), mentre l’eccezionalità del gioiello non è espressa dalla relativa </hi><hi rend="italic CharOverride-1">qui valeat reperiri</hi><hi rend="CharOverride-1"> ma dal gerundivo </hi><hi rend="italic CharOverride-1">admirande</hi><hi rend="CharOverride-1">. Quest’ultima modifica in particolare mostra la disinvoltura con la quale il Certaldese si permette di intervenire sul testo, concedendosi anche lievi sfumature di significato, ma è anche evidente la ripresa dei toni sbalorditivi dell’originale, laddove invece nel resto del testo – come già illustrato – si agisce in senso opposto; dopotutto, anche in questo caso si sarebbero potuti utilizzare i più asettici superlativi assoluti attestati altrove come </hi><hi rend="italic CharOverride-1">pulcherrimus</hi><hi rend="CharOverride-1"> e </hi><hi rend="italic CharOverride-1">permagnus</hi><hi rend="CharOverride-1">, guadagnando per altro in concisione. Tali ritocchi si confermano dunque come pura scelta stilistica e rivelano anche un particolare apprezzamento del compendiatore per l’aneddoto in questione, del quale evidenzia eccezionalmente anche la straordinarietà.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Ancora potremmo soffermarci sul capitolo secondo, dove si descrivono i costumi del regno di Tarso:</hi></p><table rend="Nessuno-stile-tabella TableOverride-1" xml:id="table007">
				<!--<colgroup>-->
					<!--<col
  class="_idGenTableRowColumn-1">--><!--</col>-->
					<!--<col
  class="_idGenTableRowColumn-1">--><!--</col>-->
				<!--</colgroup>-->
				
					<row rend="Nessuno-stile-tabella _idGenTableRowColumn-2">
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base CellOverride-1">
							<p rend="specolare ParaOverride-2" ><hi rend="italic CharOverride-1">Flos historiarum terre Orientis</hi></p>
						</cell>
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base CellOverride-2">
							<p rend="specolare ParaOverride-2" ><hi rend="CharOverride-1">Riassunto di Boccaccio</hi></p>
						</cell>
					</row>
					<row rend="Nessuno-stile-tabella _idGenTableRowColumn-3">
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base CellOverride-1">
							<p rend="specolare" ><hi rend="italic CharOverride-1">Cap. II</hi></p>
							<p rend="specolare" ><hi rend="CharOverride-1">Civitates vero illarum partium sunt valde amene, et templa habent magna, in quibus cum magna devocione ydola venerantur. Frumenta crescunt ibi habundanter et alia bona grana. Vino vero carent et vinum bibere reputant in peccatum.</hi></p>
						</cell>
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base CellOverride-2">
							<p rend="specolare" ><hi rend="italic CharOverride-1">Cap. II</hi></p>
							<p rend="specolare" ><hi rend="CharOverride-1">Civitates eorum amene sunt et ydolorum ingentia templa. Frumento habundant plurimo aliisque segetibus, vino carent et more Agarenorum eo uti facinus arbitrantur.</hi></p>
						</cell>
					</row>
				
			</table><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Il primo periodo citato è stato sintetizzato con successo, ma nel secondo l’usanza di astenersi dal vino viene paragonata alle tradizioni saracene, impiegando una perifrasi non meno estesa di quella originale, anche se certamente più immediata e scorrevole. La diversa </hi><hi rend="italic CharOverride-1">ratio</hi><hi rend="CharOverride-1"> che ha orientato la revisione di due passi tra loro così vicini mostra come il compendiatore, pur mirando a una resa più concisa, nemmeno rinunci a produrre un testo altrettanto fruibile, dedicando la dovuta cura anche all’aspetto formale del dettato. Potrebbe leggersi in tal senso pure la scelta di sostituire sistematicamente le espressioni adoperate per indicare i punti cardinali quando si elencano i confini di ciascun territorio: il testo di Niccolao adopera la costruzione con </hi><hi rend="italic CharOverride-1">ex parte</hi><hi rend="CharOverride-1"> seguito dal genitivo, mentre Boccaccio preferisce usare la preposizione </hi><hi rend="italic CharOverride-1">a/ab </hi><hi rend="CharOverride-1">seguita dall’ablativo, certamente più lineare e sintetica.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Concludendo, dal confronto puntuale con il primo libro del </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Flos</hi><hi rend="CharOverride-1"> emerge chiaramente che nell’elaborazione del suo riassunto Boccaccio si è attenuto fedelmente alle linee operative esposte nel cappello introduttivo. Rispetto alle notizie di natura geografica, però, si nota un evidente cambio di prospettiva rispetto ad Aitone: se nel </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Flos </hi><hi rend="CharOverride-1">originale, infatti, si dava particolare risalto agli aspetti più incredibili e meravigliosi, la rielaborazione magliabechiana elimina dalla prosa le esagerazioni più retoriche e favolistiche, accogliendo le sole notizie ritenute verosimili. Il dato rivela una lettura ben precisa dell’opera, non intesa dunque come testo simil-odeporico secondo lo statuto che più comunemente le era riconosciuto all’epoca, ma bensì come fonte corografica e storica dalla quale ricavare informazioni preziose per le prove erudite che occuperanno il compendiatore nell’ultimo periodo di attività. Di qui la particolare libertà con la quale il Certaldese si permette di rivedere il testo di Aitone, adottando un approccio non dissimile da quello mostrato per le enciclopedie di Paolino Veneto nelle carte precedenti, arbitrariamente smembrate a seconda delle proprie esigenze. Un atteggiamento ben diverso da quello riservato alle opere dei grandi autori latini, l’ossequio verso i quali non avrebbe mai permesso simili rifacimenti. Eppure la sola autorità degli antichi maestri (pochi e difficilmente reperibili) non poteva bastare all’onnivora sete di sapere del Boccaccio, che del </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Flos</hi><hi rend="CharOverride-1"> coglie la sua preziosa unicità: una miniera comunque impareggiabile di informazioni sull’Oriente, al netto della più dubbia affidabilità del suo autore.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Un confronto simile a quello proposto potrebbe essere esteso ai due libri successivi, il nucleo più propriamente storico dell’opera, dal quale estrarre ulteriori conferme (o smentite) sulla particolare considerazione del </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Flos </hi><hi rend="CharOverride-1">manifestata dal Certaldese. Per la filologia d’autore potrebbe essere questo, dopotutto, il primo slancio da seguire per rivalutare il riassunto conservato sullo Zibaldone Magliabechiano, che malgrado la genesi singolare rimane comunque un prodotto di Boccaccio, tanto quanto il già citato riassunto della vita di Pier Damiani, che a differenza del nostro è invece annoverato a buon diritto tra le sue opere.</hi></p><p rend="h2 ParaOverride-4" ><hi rend="CharOverride-1">Bibliografia</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Bueno, Irene. 2016. “Le storie dei Mongoli al centro della cristianità. Het’um da Korykos e i suoi primi lettori avignonesi, Marino Sanudo e Paolino da Venezia.” </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Reti Medievali</hi><hi rend="CharOverride-1"> 17, 2: 153-82.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Bueno, Irene. 2018. “Dalla guerra alle meraviglie orientali: le letture della Flor des estoires de la terre d’Orient nel Medioevo.” </hi><hi rend="italic CharOverride-1" >Mélanges de l’École française de Rome – Moyen Âge [online]</hi><hi rend="CharOverride-1" > 130: 53-71. </hi><ref target="https://www.fupress.com"><hi rend="CharOverride-1" >https://doi.org/10.4000/mefrm.3968</hi></ref></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Bufano, Antonietta. 1979. “Il rifacimento boccacciano della ‘Vita Petri Damiani’ di Giovanni da Lodi.” </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Studi sul Boccaccio</hi><hi rend="CharOverride-1"> 11: 333-62.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Ciampi, Sebastiano. 1827. </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Monumenti di un manoscritto autografo di Giovanni Boccaccio da Certaldo</hi><hi rend="CharOverride-1">. Firenze: Giuseppe Galletti.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1" >Kohler, Charles, sous la direction de. 1906. </hi><hi rend="italic CharOverride-1" >Recueil des historiens des croisades. Documents arméniens.</hi><hi rend="CharOverride-1" > Vol. 2. Paris: Imprimerie impériale.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1" >Mariotti, Damiano. 2020. </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Ricerche sullo Zibaldone cartaceo di Giovanni Boccaccio: Paolino Veneto e il ‘De doctoribus seu inventoribus’</hi><hi rend="CharOverride-1">. Brescia: Università Cattolica del Sacro Cuore.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Mariotti, Damiano. 2021. “Ricerche sullo Zibaldone Magliabechiano: il De doctoribus seu inventoribus tra Paolino Veneto e Boccaccio.” in </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Intorno a Boccaccio/Boccaccio e dintorni 2021.</hi><hi rend="CharOverride-1"> Atti del Seminario internazionale di studi (Certaldo Alta, Casa di Giovanni Boccaccio, 9-10 settembre 2021), a cura di Monica Berté, 9-18. Firenze: Firenze University Press. </hi><ref target="https://www.fupress.com"><hi rend="CharOverride-1">https://doi.org/10.36253/978-88-5518-668-1.01</hi></ref></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Petoletti, Marco. 2013. “Gli zibaldoni di Giovanni Boccaccio.” In </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Boccaccio autore e copista</hi><hi rend="CharOverride-1">, a cura di Teresa De Robertis, Carla M. Monti, Marco Petoletti, Giuliano Tanturli e Stefano Zamponi, 291-326. Firenze: Mandragora.</hi></p><list type="ordered">
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="_0_20_141-149.html#footnote-005-backlink">1</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	</hi><hi rend="CharOverride-1">Il primo a interessarsi del ms. fu Sebastiano Ciampi (1827). </hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="_0_20_141-149.html#footnote-004-backlink">2</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	</hi><hi rend="CharOverride-1">L’autore del </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Flos </hi><hi rend="CharOverride-1">nacque attorno agli anni 1230-1245 e crebbe alla corte del re Aitone I, suo zio. Nel 1305 prenderà i voti e si ritirerà presso il monastero premostratense di Lapais, a Cipro, una scelta dettata anche dalle invidie del cugino Aitone II, che dopo aver ottenuto il regno con difficoltà mantenne un atteggiamento diffidente nei suoi confronti; tornerà in Armenia dopo la morte del sovrano nel 1308 in qualità di connestabile. L’ultima notizia a lui riconducibile risale al 1316, quando viene menzionato un tale «Hayton Armeniorum dux generalis» tra i partecipanti del concilio di Adana. Per una biografia più completa si veda Kohler (1906, XXVI-XLVI).</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="_0_20_141-149.html#footnote-003-backlink">3</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	</hi><hi rend="CharOverride-1">La particolare genesi del trattato latino è riferita nell’explicit del quarto libro: «Explicit liber Hystoriarum parcium Orientis, a religioso viro fratre Haytono, ordinis Beati Augustini, domino Churchi, consanguineo regis Armenie, compilatus, ex mandato summi pontificis domini Clementi pape quinti, in civitate Pictavensi, regni Franchie, quem ego, Nicolaus Falconi, primo scripsi in galico ydiomate, sicut idem frater H. michi ore suo ditabat, absque nota sive aliquo exemplari, et de galico transtuli in latinum, anno Domini M° III° septimo, mense augusti» (Kohler 1906, 362-3).</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="_0_20_141-149.html#footnote-002-backlink">-1</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	</hi><hi rend="CharOverride-1">Colpisce a tal proposito la somiglianza delle premesse anteposte ai due testi. Nell’Ep. XI la biografia di Giovanni da Lodi è criticata a causa della «tanta et incomposita abundantia supervacaneorum verborum» così come sullo zibaldone la prosa di Niccolao è disprezzata per la «plurima verborum superfluitate», ma in entrambi i casi il compendiatore garantisce di essersi attenuto alla sostanza del testo originale impiegando formule simili («nil ex sustantialibus petermictens» nell’epistola e «de sustantialibus nil obmictens» sullo zibaldone). Per il testo della </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Vita Petri Damiani</hi><hi rend="CharOverride-1"> rielaborata dal Boccaccio e la sua storia si veda il contributo di Bufano (1979).</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="_0_20_141-149.html#footnote-001-backlink">-1</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	</hi><hi rend="CharOverride-1">L’unica edizione filologica del testo a noi disponibile è quella proposta da Köhler</hi><hi rend="CharOverride-3"> </hi><hi rend="CharOverride-1">(1906, 111-363).</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="_0_20_141-149.html#footnote-000-backlink">-1</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	</hi><hi rend="CharOverride-1">Come detto in precedenza, il testo del riassunto di Boccaccio al primo libro del </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Flos</hi><hi rend="CharOverride-1"> è tratto da BNCF, Banco Rari 50, cc. 223</hi><hi rend="italic CharOverride-1">v</hi><hi rend="CharOverride-1">-5</hi><hi rend="italic CharOverride-1">v</hi><hi rend="CharOverride-1">; ho provveduto personalmente alla sua trascrizione per la mia tesi di laurea magistrale (Mariotti 2020, 142-65).</hi></p></item>
				</list><p rend="editorial_metadata_author" ><hi>Damiano Mariotti, University of Chieti-Pescara G. D’Annunzio, Italy, damianomariotti@hotmail.com, </hi><ref target="https://www.fupress.com"><hi>0000-0001-8050-6500</hi></ref></p><p rend="editorial_metadata_polices" ><hi>Referee List (DOI 1</hi><ref target="https://doi.org/10.36253/fup_referee_list"><hi>0.36253/fup_referee_list</hi></ref><hi>)</hi></p><p rend="editorial_metadata_polices" ><hi>Best Practice in Scholarly Publishing (DOI </hi><ref target="https://doi.org/10.36253/fup_best_practice"><hi>10.36253/fup_best_practice</hi></ref><hi>)</hi></p><p rend="editorial_metadata_book" ><hi>Damiano Mariotti, </hi><hi rend="italic">La rielaborazione boccacciana del primo libro del </hi><hi>Flos historiarum terre Orientis</hi><hi rend="italic">: lo studio di un testo pseudo-odeporico a opera di un erudito medievale</hi><hi>, © Author(s), </hi><ref target="https://www.fupress.com"><hi>CC BY-SA</hi></ref><hi>, DOI </hi><ref target="https://www.fupress.com"><hi>10.36253/979-12-215-0602-0.16</hi></ref><hi>, in Caterina Bellenzier, Carolina Borrelli, Matteo Cesena, Giandomenico Tripodi (edited by), Hic abundant leones</hi><hi rend="CharOverride-4">. </hi><hi rend="italic">Uomo e natura nei testi mediolatini e romanzi. Atti del Convegno dottorale, Università degli Studi di Siena (27-28 settembre 2023)</hi><hi>, pp. -</hi><hi>10</hi><hi>, 2024, published by Firenze University Press and USiena PRESS, ISBN 979-12-215-0602-0, DOI </hi><ref target="https://www.fupress.com"><hi>10.36253/979-12-215-0602-0</hi></ref></p>
      
      <div>
        <listBibl>
          <head>References</head>
          <bibl n="182091">Bueno, Irene. 2016. “Le storie dei Mongoli al centro della cristianit&amp;#224;. Het’um da Korykos e i suoi primi lettori avignonesi, Marino Sanudo e Paolino da Venezia.” Reti Medievali 17, 2: 153-82.</bibl>
          <bibl n="182070">
            <bibl>Bueno, Irene. 2018. “Dalla guerra alle meraviglie orientali: le letture della Flor des estoires de la terre d’Orient nel Medioevo.” M&amp;#233;langes de l&amp;#39;&amp;#201;cole fran&amp;#231;aise de Rome – Moyen  ge [online] 130: 53-71.</bibl>
            <idno type="DOI">10.4000/mefrm.3968</idno>
          </bibl>
          <bibl n="182261">Bufano, Antonietta. 1979. “Il rifacimento boccacciano della ‘Vita Petri Damiani’ di Giovanni da Lodi.” Studi sul Boccaccio 11: 333-62.</bibl>
          <bibl n="182294">Ciampi, Sebastiano. 1827. Monumenti di un manoscritto autografo di Giovanni Boccaccio da Certaldo. Firenze: Giuseppe Galletti.</bibl>
          <bibl n="182242">Kohler, Charles, sous la direction de. 1906. Recueil des historiens des croisades. Documents arm&amp;#233;niens. Vol. 2. Paris: Imprimerie imp&amp;#233;riale.</bibl>
          <bibl n="182111">Mariotti, Damiano. 2020. Ricerche sullo Zibaldone cartaceo di Giovanni Boccaccio: Paolino Veneto e il &amp;#39;De doctoribus seu inventoribus&amp;#39;. Brescia: Universit&amp;#224; Cattolica del Sacro Cuore.</bibl>
          <bibl n="181941">
            <bibl>Mariotti, Damiano. 2021. “Ricerche sullo Zibaldone Magliabechiano: il De doctoribus seu inventoribus tra Paolino Veneto e Boccaccio.” in Intorno a Boccaccio/Boccaccio e dintorni 2021. Atti del Seminario internazionale di studi (Certaldo Alta, Casa di Giovanni Boccaccio, 9-10 settembre 2021), a cura di Monica Bert&amp;#233;, 9-18. Firenze: Firenze University Press.</bibl>
            <idno type="DOI">10.36253/978-88-5518-668-1.01</idno>
          </bibl>
          <bibl n="182036">Petoletti, Marco. 2013. “Gli zibaldoni di Giovanni Boccaccio.” In Boccaccio autore e copista, a cura di Teresa De Robertis, Carla M. Monti, Marco Petoletti, Giuliano Tanturli e Stefano Zamponi, 291-326. Firenze: Mandragora.</bibl>
        </listBibl>
      </div>
    </body>
  </text>
</TEI>