<?xml version="1.0" encoding="utf-8" standalone="yes"?>
<TEI xmlns="http://www.tei-c.org/ns/1.0">
  <teiHeader>
    <fileDesc>
      <titleStmt>
        <title type="main" level="a">Giovanni Cherubini all’Università di Firenze</title>
        <author>
          <persName n="1" ref="https://orcid.org/0000-0001-5534-6744" type="ORCID">
            <forename>Giuliano</forename>
            <surname>Pinto</surname>
            <placeName type="affiliation">University of Florence, Italy</placeName>
          </persName>
        </author>
        <respStmt>
          <resp>This is a section of <title>Giovanni Cherubini. Il profilo, gli studi, l'eredità intellettuale</title>(DOI: <idno type="DOI">10.36253/979-12-215-0615-0</idno>) by </resp>
          <name>Paolo Nanni, Andrea Zorzi</name>
        </respStmt>
      </titleStmt>
      <publicationStmt>
        <publisher>Firenze University Press</publisher>
        <pubPlace>Florence</pubPlace>
        <date when="2025">2025</date>
        <idno type="DOI">https://doi.org/10.36253/979-12-215-0615-0.03</idno>
        <availability>
          <p>Available for academic research purposes</p>
          <p>Open Access</p>
          <p>Copyright Author(s)</p>
          <licence source="text" target="https://creativecommons.org/licenses/by/4.0/legalcode">
            <p>Content licence CC BY 4.0</p>
          </licence>
          <licence source="metadata" target="https://creativecommons.org/publicdomain/zero/1.0/legalcode">
            <p>Metadata licence CC0 1.0</p>
          </licence>
        </availability>
      </publicationStmt>
      <sourceDesc>
        <p>This is original content, published for academic research purposes</p>
      </sourceDesc>
    </fileDesc>
    <encodingDesc>
      <appInfo>
        <application version="2.2" ident="Booksflow">
          <desc>Digital edition XML powered by Booksflow</desc>
        </application>
      </appInfo>
    </encodingDesc>
    <profileDesc>
      <abstract xml:lang="en">
        <p>Il contributo ripercorre la lunga esperienza di Giovanni Cherubini nell’Università di Firenze, dal tempo della sua tesi di laurea in Storia medievale con Ernesto Sestan nel 1961 sino al suo collocamento a riposo nel 2009, e oltre. Un arco di quasi mezzo secolo in cui l’Università di Firenze ha dato molto a Giovanni Cherubini, ma molto di più ha ricevuto in cambio, grazie alla sua attività scientifica.</p>
      </abstract>
      <textClass>
        <keywords>
          <list>
            <item>Giovanni Cherubini</item>
            <item>Università di Firenze</item>
            <item>didattica</item>
            <item>ricerca</item>
            <item>gestione</item>
          </list>
        </keywords>
      </textClass>
    </profileDesc>
  </teiHeader>
  <text>
    <body>
      <p>It is available online at https://doi.org/10.36253/979-12-215-0615-0.03<ref target="https://doi.org/10.36253/979-12-215-0615-0.03" /></p>
      <div><head>Giovanni Cherubini all’Università di Firenze</head><p rend="h1_author ParaOverride-1" ><hi rend="CharOverride-1">Giuliano Pinto</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Il mio intervento si basa, innanzi tutto, su ricordi personali che risalgono molto addietro negli anni, a partire dal tempo della mia tesi di laurea (la prima che Cherubini, fresco di nomina ad assistente supplente, discusse all’Università di Firenze come correlatore), sino al suo collocamento a riposo nel 2009, e oltre. Frequentazione affatto interrotta nei tredici anni del mio trasferimento all’Università di Siena (1976-1989) e poi ripresa più strettamente all’interno del Dipartimento di storia dell’Università di Firenze, poi denominato di Studi storici e geografici (dopo l’ingresso dell’Istituto di geografia), e infine SAGAS, dopo gli accorpamenti dei primi anni Duemila. Ai ricordi personali si è aggiunto l’esame del fascicolo a lui intestato conservato nell’Archivio dell’Università, mentre non mi è stato possibile consultare i verbali dei Consigli della Facoltà di Lettere e Filosofia e del Dipartimento </hi><hi rend="CharOverride-2">SAGAS</hi><hi rend="CharOverride-1">, che tuttavia ritengo avrebbero aggiunto poco al mio discorso. Naturalmente si sono rivelati fondamentali alcuni scritti dello stesso Cherubini, concernenti la sua attività all’interno dell’ateneo.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Casentinese di nascita – Bibbiena, 2 luglio 1936 – dopo aver completato gli studi scolastici al liceo classico Petrarca di Arezzo, Cherubini si iscrisse a Firenze alla Facoltà di Lettere e Filosofia, dove si laureò nel marzo del 1961 con una tesi su </hi><hi rend="italic">L’economia e la società aretina nel secolo XIII</hi><hi rend="CharOverride-1">, relatore Ernesto Sestan, uno dei maggiori storici italiani del Novecento</hi><hi rend="notes_number CharOverride-3"><hi><ref target="xmlx_4_11-19.html#footnote-022">1</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">. Oltre a Sestan, insegnavano in quegli anni a Firenze studiosi del calibro di Delio Cantimori, Giorgio Pasquali, Eugenio Garin, Roberto Longhi, Giacomo Devoto, Gianfranco Contini, Giovanni Pugliese Carratelli, ecc. ecc. Questo per dare un’idea di che cos’era allora la Facoltà di Lettere e di Filosofia del nostro ateneo. </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Come accadeva in genere in quegli anni, il giovane laureato trovò posto nell’insegnamento medio, prima con un incarico per l’anno 1960-61 a Bibbiena, poi per i sei anni successivi all’Istituto professionale statale per il commercio “Vasari” di Arezzo</hi><hi rend="notes_number CharOverride-3"><hi><ref target="xmlx_4_11-19.html#footnote-021">2</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">. Un insegnamento medio che allora contribuiva certamente ad arricchire la formazione dei giovani laureati, prima di approdare, se vi approdavano, all’università. Ciò non impedì a Cherubini di continuare a far ricerca e a pubblicare i primi lavori: saggi, recensioni, schede bibliografiche</hi><hi rend="notes_number CharOverride-3"><hi><ref target="xmlx_4_11-19.html#footnote-020">3</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">. Nel contempo egli svolgeva attività redazionale a </hi><hi rend="italic">part time</hi><hi rend="CharOverride-1"> presso la casa editrice Sansoni collaborando con il suo maestro, in particolare all’interno della sezione storica della collana </hi><hi rend="italic">Tuttitalia</hi><hi rend="notes_number CharOverride-3"><hi><ref target="xmlx_4_11-19.html#footnote-019">4</ref></hi></hi><hi rend="italic">.</hi><hi rend="CharOverride-1"> Questo lavoro, da vicino, quasi gomito a gomito, con Sestan, creò un rapporto di confidenza tra il grande storico trentino e il giovane allievo, e accrebbe di molto la stima e l’affetto reciproco. Ne è testimonianza, tra le tante, il ricordo, bello e commosso, scritto da Cherubini all’indomani della scomparsa di Sestan</hi><hi rend="notes_number CharOverride-3"><hi><ref target="xmlx_4_11-19.html#footnote-018">5</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">. Dall’altra parte il carattere espansivo, poco formale, del giovane allievo riuscì a far breccia nel cuore e nella stima di una persona schiva e riservata com’era Sestan: non per nulla veniva dal Trentino.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Sta di fatto che quando nel 1967 alla Facoltà di Lettere si liberò un posto di assistente di Storia medievale, in seguito al trasferimento di Elio Conti a Trieste quale vincitore di concorso a cattedra, Sestan si rivolse al suo allievo casentinese. Cherubini fu nominato assistente incaricato il 16 febbraio di quell’anno; il concorso per assistente ordinario si tenne nel maggio del ’68. Cherubini, in verità unico candidato, superò brillantemente la prova (come dai verbali della commissione formata da Sestan, passato nel frattempo sulla cattedra di Storia moderna, Conti, ritornato a Firenze da Trieste sulla cattedra di Storia medievale, e Renato Piattoli, l’ordinario di Paleografia e Diplomatica)</hi><hi rend="notes_number CharOverride-3"><hi><ref target="xmlx_4_11-19.html#footnote-017">6</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Se mi è consentito un ricordo personale, fu in quel 1967 che conobbi Cherubini. Ero laureando di Sestan, e quindi, avendo avuto notizia dell’arrivo del nuovo assistente, mi presentai a lui portandogli la versione pressoché definitiva della tesi, che Cherubini apprezzò dicendomi però che quello che contava era il giudizio di Sestan. Come ho già ricordato, nel novembre del 1967 la mia tesi di laurea fu la prima che Cherubini discusse come correlatore</hi><hi rend="notes_number CharOverride-3"><hi><ref target="xmlx_4_11-19.html#footnote-016">7</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">La carriera universitario di Cherubini, iniziata dunque nel 1967, si è svolta tutta all’interno dell’Università di Firenze. Cosa rara allora, ché il passaggio dei docenti da un ateneo all’altro era prassi normale, e la circolazione del corpo docente costituiva un elemento positivo sia per le Università cosiddette di passaggio sia per l’Università del definitivo inquadramento. In tal modo si conoscevano realtà accademiche diverse, diversi ambienti culturali, si confrontavano diverse modalità di insegnamento. Insomma il disagio del trasferimento era in buona parte compensato da un arricchimento culturale e professionale. Dicevo che era normale allora la circolazione dei docenti da un ateneo all’altro. Basti ricordare, per rimanere nell’ambito della medievistica fiorentina, la carriera di Sestan (Cagliari, Pisa, Firenze), Conti (Trieste), ma anche la generazione successiva, e in questa mi ci metto anch’io insieme a Franco Cardini, passammo rispettivamente da Siena e da Bari prima di rientrare a Firenze. Ora i trasferimenti sono diventati quasi impossibili, con le conseguenze del caso.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Cherubini, divenuto assistente di ruolo nel 1968, fu poi dal 1972-73 incaricato di Storia medievale II, quando il boom delle iscrizioni a Lettere portò all’apertura di due nuovi insegnamenti di Storia medievale affidati per incarico, in aggiunta alla cattedra tenuta da Elio Conti. Vincitore nel 1980 del concorso a cattedra Cherubini prese servizio come straordinario di Storia medievale il 1° novembre 1980; poi ottenne la nomina a Ordinario nel 1984; infine fu collocato a riposo nel 2009, e successivamente nel 2012 fu nominato professore emerito</hi><hi rend="notes_number CharOverride-3"><hi><ref target="xmlx_4_11-19.html#footnote-015">8</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">. Queste le tappe percorse da Cherubini all’interno dell’Ateneo fiorentino.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Accanto all’insegnamento di Storia medievale Cherubini tenne altri insegnamenti d’ambito medievistico in seguito all’attivazione nell’Università di Firenze del corso di laurea in Storia a partire dai primi anni ’80: Storia della Toscana medievale, Storia economica medievale e poi, dal 1987 al 1990, Storia dell’Europa medievale, consentendo a me, ordinario a Siena, di ricoprire per supplenza Storia medievale a Firenze, in vista del mio trasferimento nell’ateneo fiorentino</hi><hi rend="notes_number CharOverride-3"><hi><ref target="xmlx_4_11-19.html#footnote-014">9</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">. Ricordo bene, nonostante sia trascorso più di mezzo secolo, quella dozzina di anni che passarono tra l’arrivo a Firenze come assistente e la vincita del concorso a cattedra. Io, tra l’altro, dopo essere stato borsista, sostituii Cherubini come assistente incaricato supplente, quando lui lasciò libero il posto nel 1972 al momento di ricevere l’incarico di Storia medievale II. Tra il 1972 e il 1976, prima del mio passaggio all’Università di Siena, e poi a partire dal 1989, quando fui richiamato a Firenze, mi capitò di partecipare come correlatore a molte delle sue tesi. Alla profonda amicizia tra di noi, e aggiungo con Franco Cardini – noi tre, se non vado errato, siamo stati i soli allievi di Sestan, almeno come medievisti, approdati all’università – si aggiunse un rapporto confidenziale dove alla discussione scientifica si univano scambi di opinione sul momento politico o sulle vicende della Facoltà.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Nel corso degli anni ’70 fui testimone di qualche momento di attrito tra lui e Conti, persona dal carattere non facile. E questo nonostante il grande apprezzamento di Cherubini nei confronti dei poderosi lavori di Conti sulla formazione della struttura agraria del contado fiorentino. In un certo senso era stato Cherubini, in un lungo saggio uscito alla fine degli anni Sessanta, a ‘divulgare’ l’opera di Conti, così piena di tabelle e di dati statistici tanto da risultare abbastanza indigesta ai vertici accademici della medievistica italiana</hi><hi rend="notes_number CharOverride-3"><hi><ref target="xmlx_4_11-19.html#footnote-013">10</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">. Conti, come spesso accade per molti docenti – probabilmente per la maggior parte – era tanto tollerante nei riguardi delle tesi dei suoi allievi, quanto critico e severo nei confronti delle tesi altrui. Ricordo bene qualche schermaglia all’interno delle commissioni di laurea; ma niente di che. Un episodio rese abbastanza tesi, ma solo per qualche mese, i rapporti tra Cherubini e Conti. Cherubini si era presentato al concorso a cattedra bandito nel 1975, anche se – con una battuta che circolava allora – giocava fuori casa, nel senso che Firenze non aveva chiesto la cattedra.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">In realtà Cherubini aveva già le carte in regola dal punto di vista scientifico. Nel 1972 era uscita la monografia su Montecoronaro</hi><hi rend="notes_number CharOverride-3"><hi><ref target="xmlx_4_11-19.html#footnote-012">11</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">, nel 1974 la raccolta di saggi </hi><hi rend="italic">Signori, contadini, borghesi</hi><hi rend="notes_number CharOverride-3"><hi><ref target="xmlx_4_11-19.html#footnote-011">12</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">; ed erano già ben evidenti le coordinate sottese alle sue ricerche e la novità e l’importanza dei risultati. Solo qualche cenno per non invadere le tematiche oggetto di altri interventi all’interno del volume: attenzione verso i fattori economici; interesse, si direbbe simpatia, verso gli strati inferiori della società, da studiare dalle più diverse angolature (vita materiale, rapporti sociali, atteggiamenti mentali, ecc.) facendo ricorso alle fonti più disparate, un approccio che era l’esito di una posizione ideologica che sicuramente si rifaceva al marxismo, ma a un marxismo non totalizzante, si direbbe ‘moderato’, basato sulla consapevolezza che la storia fosse conflitto e che i fattori economici vi avessero un ruolo preminente, ma non esclusivo. Poi, nello studio delle dinamiche sociali del basso Medioevo ebbe certamente un peso la lettura dei lavori di Salvemini, di Volpe, con qualche suggestione proveniente dalla scuola delle </hi><hi rend="italic">Annales</hi><hi rend="notes_number CharOverride-3"><hi><ref target="xmlx_4_11-19.html#footnote-010">13</ref></hi></hi><hi rend="italic">.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Ma torniamo al concorso del 1975. Conti fu estratto nella commissione giudicatrice, ma, dopo aver partecipato alla prima riunione – o forse ancor prima – si ritirò per ragioni di salute (il disturbo a un occhio). Cherubini ci rimase male – come ebbe modo di dirmi – non per il fatto che in tal modo le sue chances di vittoria si fossero ridotte del tutto, ma perché Conti si era ritirato senza neppure avvertirlo. Tuttavia, qualche anno dopo, riflettendo sull’esito di quel concorso, conveniva che tutto sommato era andata bene così: se avesse vinto allora, avrebbe dovuto trasferirsi in un’altra università, dalla quale non sarebbe stato facile tornare a Firenze.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">C’è da sottolineare a questo punto che Cherubini aveva una sua precisa deontologia nei rapporti accademici; non era certo uno che sgomitava. Quando nel 1978 in vista del nuovo concorso a cattedra Giuliano Procacci lo invitò a farsi avanti nel Consiglio dell’Istituto di storia per caldeggiare la richiesta di un posto di Storia medievale Cherubini rifiutò sostenendo che non toccava a lui chiedere alcunché ma toccava agli Ordinari dell’Istituto decidere. E così fu. Vincitore di concorso fu chiamato nella Facoltà di Lettere e Filosofia a ricoprire la cattedra di Storia medievale II a partire dal 1° novembre 1980: la relazione per la chiamata, firmata da Elio Conti e Antonio Rotondò, fu letta nel Consiglio di Facoltà del 24 ottobre</hi><hi rend="notes_number CharOverride-3"><hi><ref target="xmlx_4_11-19.html#footnote-009">14</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Dieci anni dopo, nel 1990, Cherubini si trovò a sua volta a far parte di una Commissione nazionale per il concorso a cattedra di Storia medievale. La sua candidatura, che lo portò ad entrare tra i dieci commissari più votati, a cui fece seguito l’estrazione tra i cinque commissari effettivi, rispondeva a un’esigenza scientifica, non a interessi di ‘scuola’, ovvero quella di diversificare il ventaglio delle competenze medievistiche all’interno dell’ateneo fiorentino, dove la storia politico-istituzionale era poco coperta. Individuammo il candidato ideale in Jean-Claude Maire Vigueur, a lungo responsabile del settore medievistico dell’École française de Rome; e scelta non fu mai così felice. Vincitore di concorso in quella tornata, Maire Vigueur fu chiamato a Firenze a ricoprire la cattedra di Antichità e Istituzioni medievali, dove per una quindicina d’anni dette lustro alla medievistica fiorentina, come dimostrano i numerosi, validi allievi, l’impegno nel dottorato fiorentino, nonché la rilevante attività scientifica. In contemporanea, il ritorno a Firenze di Franco Cardini completò al meglio l’offerta medievistica, che si arricchì successivamente con l’arrivo sull’insegnamento di Archeologia medievale di Guido Vannini, un allievo di Elio Conti, ritornato a Firenze dopo un’esperienza di vari anni nell’Università della Calabria, e di Mario Gallina, torinese di formazione, su Storia bizantina. Purtroppo, dopo il ritorno di Gallina a Torino, circostanze sfortunate non permisero di attivare stabilmente tale insegnamento.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Il concorso del 1990 non fu tuttavia una esperienza del tutto positiva per Cherubini; non tanto – come si è visto – per l’esito in sé né per i rapporti, del tutto amichevoli, con gli altri quattro commissari (tutti medievisti di chiara fama, tra i quali uno era deputato al Parlamento e un altro pro-rettore della Cattolica di Milano). Il fatto è che il ricorso di uno dei candidati bocciati – aggiungo io, bocciato a ragione – aprì la strada perché un magistrato, forse un po’ prevenuto, aprisse un fascicolo per incriminare i membri della Commissione, ipotizzando chissà quale congiura (nell’esposto si parla di «disegno criminoso») a danno del candidato bocciato; il tutto basandosi su rilievi puramente formali. Niente di nuovo sotto il sole</hi><hi rend="notes_number CharOverride-3"><hi><ref target="xmlx_4_11-19.html#footnote-008">15</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">. Furono compiute perquisizioni negli studi dei cinque commissari, che dovettero prendersi un avvocato. I cinque furono sottoposti a interrogatorio da parte del giudice istruttore. La cosa andò avanti per un paio di anni e si risolse con la formula «il fatto non sussiste». Il giudice aveva chiesto anche la sospensione dei cinque dall’insegnamento, ma, essendo la cosa facoltativa, il rettore Paolo Blasi pensò bene di lasciare Cherubini al suo posto. Devo dire che Cherubini su questo episodio ci scherzava sopra, avendo la coscienza tranquilla, anche se si lamentava per le spese sostenute e per il tempo perso.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">All’impegno didattico di Cherubini è dedicato espressamente l’intervento di Franco Franceschi. Voglio solo ricordare il gran numero di tesi discusse e i non pochi allievi che hanno fatto carriera universitaria, e altri, che entrati nell’insegnamento medio, o nel settore degli archivi pubblici, hanno continuato l’attività di ricerca anche dopo la laurea</hi><hi rend="notes_number CharOverride-3"><hi><ref target="xmlx_4_11-19.html#footnote-007">16</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">. Voglio ricordare infine gli esperimenti di didattica seminariale tenuti a cavallo degli anni ’60 e ’70 sulla scia di quelli promossi in quegli stessi anni da Elio Conti. Videro la luce così alcuni volumi ciclostilati, che raccoglievano le relazioni degli studenti, tra i quali spicca, per qualità e novità, quello sulla Peste Nera</hi><hi rend="notes_number CharOverride-3"><hi><ref target="xmlx_4_11-19.html#footnote-006">17</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">. Particolarmente importante fu poi il lavoro di équipe condotto con i laureandi sulla senese </hi><hi rend="italic">Tavola delle Possessioni</hi><hi rend="notes_number CharOverride-3"><hi><ref target="xmlx_4_11-19.html#footnote-005">18</ref></hi></hi><hi rend="italic">.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">All’impegno nella ricerca e nell’insegnamento faceva riscontro in Cherubini un forte senso del dovere, che lo portò ad accettare cariche istituzionali all’interno della Facoltà, sollecitato in questo da colleghi che ne apprezzavano l’onestà intellettuale, l’equilibrio, le capacità di mediazione. Quel forte senso del dovere e dell’impegno civico – aggiungo – che lo portò a ricoprire cariche politiche. Eletto nelle liste del Partito socialista nel Consiglio comunale di Bagno a Ripoli, dove era andato a vivere, fu per due mandati (1975-1985) Assessore all’istruzione e alla cultura; poi, rieletto nel 1999, sempre per il Partito socialista, tenne sino al 2004 la carica di Presidente del Consiglio comunale, che gli fu offerta grazie alla stima generale di cui godeva.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Ma torniamo agli incarichi tenuti nella Facoltà di Lettere. Tra fine anni ’60 e inizio anni ’70 fu eletto rappresentante degli assistenti nel Consiglio di Facoltà: mi diceva del disagio, del timore quasi reverenziale quando doveva intervenire nel Consiglio di Facoltà davanti a mostri sacri quali Contini, Garin, Migliorini, Pugliese Carratelli, Longhi. Mi raccontava di come Eugenio Garin, con la sua tipica voce nasale, si rivolgesse a lui chiamandolo «il mio giovane collega». Dieci anni dopo, circa, il 7 gennaio 1981, a due mesi dalla chiamata come straordinario, fu eletto Direttore dell’Istituto di storia e, successivamente, per due mandati (1986-1992), del Dipartimento di storia, di cui fu il principale artefice, riuscendo nella non facile impresa di far confluire in esso storici provenienti dalla Facoltà di Lettere, da quella di Magistero e persino da Scienze politiche. Capacità mediatrici, quelle di Cherubini, talvolta messe a dura prova in un Istituto e poi in un Dipartimento in cui convissero in momenti successivi forti personalità quali erano quelle di Conti, Vivarelli, Procacci, Rosario Villari, Spini, Rotondò, Bertelli, ecc. ecc. E spesso dietro quelle forti personalità si collocavano scuole e indirizzi storiografici diversi se non divergenti.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">L’approccio poco accademico, cordiale, diretto, sempre con il sorriso sulle labbra, gli attirava la simpatia della maggior parte dei colleghi, come pure degli studenti alla ricerca del percorso di laurea. A sua volta egli aveva ovviamente le sue simpatie nei confronti di colleghi ed allievi, simpatie che talvolta gli facevano velo nel giudizio; e nutriva pure qualche forte antipatia – com’è naturale – che riusciva a ben mascherare a chi non lo conosceva a fondo.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">A partire dal 1986, dopo la prematura scomparsa di Elio Conti, Cherubini divenne Coordinatore del dottorato di Storia medievale istituito nel 1983 con sede amministrativa nell’Università di Firenze, in consorzio con la Sapienza di Roma e con la Facoltà di Magistero di Bologna</hi><hi rend="notes_number CharOverride-3"><hi><ref target="xmlx_4_11-19.html#footnote-004">19</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">. Cherubini ne è stato coordinatore per quasi vent’anni; poi è subentrato Jean-Claude Maire Vigueur e infine il sottoscritto, prima che il dottorato in Storia medievale fosse inglobato in un più ampio e generico dottorato di Storia. È stato, quello di Firenze, un dottorato aperto, tutt’altro che referenziale, dove al momento del concorso di ammissione non si distingueva tra partecipanti interni o esterni. Fu questa apertura, insieme alla qualità dei seminari e all’impegno dei docenti (basti fare i nomi, oltre a Cherubini, di Girolamo Arnaldi, Paolo Delogu, Franco Cardini, Antonio Ivan Pini, Jean-Claude Maire Vigueur, Riccardo Fubini, Giulia Barone, Carla Frova, ecc. ecc.), a fare di quel dottorato, per riconoscimento unanime, il migliore – almeno per molti anni – tra quelli di Storia medievale attivati in Italia. Nella </hi><hi rend="italic">Presentazione </hi><hi rend="CharOverride-1">al volume che celebrava i vent’anni di vita del dottorato, Cherubini mette bene in evidenza la natura e lo spirito che lo informava</hi><hi rend="notes_number CharOverride-3"><hi><ref target="xmlx_4_11-19.html#footnote-003">20</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">.</hi></p><quote rend="quotation_b" ><hi rend="CharOverride-1">Credo che un esame comparativo con altri dottorati medievistici italiani dimostrerebbe con chiarezza la fondatezza di questa mia osservazione [comprovata ‘apertura’ nei riguardi di candidati provenienti da sedi universitarie diverse dalle tre consorziate]. È possibile che questo sia avvenuto ed avvenga soprattutto perché il nostro dottorato non ha mai preteso, sin dalle origini, di essere una ‘scuola’ che chiede una qualche adesione, ma soltanto una scuola di metodo, ed ha affermato di conseguenza, in maniera naturale, la regola del confronto, della varietà, della accettazione di punti di vista e di provenienze diverse.</hi></quote><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Dal dottorato di Firenze è uscita una parte considerevole della medievistica italiana tuttora in attività. A Firenze, naturalmente: Andrea Zorzi, che è stato sino all’anno scorso Direttore del Dipartimento SAGAS e ancor prima coordinatore del dottorato in Storia; Francesco Salvestrini associato di Storia medievale, in procinto di essere chiamato come ordinario; e ancora Enrico Faini, anche lui associato di Storia medievale. Poi in numerose università italiane hanno trovato posto giovani laureatisi in altre sedi ma che avevano conseguito a Firenze il titolo di dottore di ricerca: così a Genova, Milano, Trento, Padova, Bologna, Siena, Roma (Sapienza, Tor Vergata e Roma 3), Viterbo, Macerata, Cagliari, ecc.; alcuni anche all’estero</hi><hi rend="notes_number CharOverride-3"><hi><ref target="xmlx_4_11-19.html#footnote-002">-1</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">. Tra l’altro non sono mancate tesi in co-tutela con prestigiose università straniere, a partire da Paris-Sorbonne e da Paris 1.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Più tardi, a inizio anni 2000, Cherubini fu promotore, con altri colleghi, e con personalità esterne all’Università, del Centro di studi sulla civiltà comunale (CeSCC). Il Comitato scientifico aveva un carattere interdisciplinare, dove accanto ai medievisti fiorentini comparivano storici del diritto (Paolo Grossi), dell’arte (Enrica Neri), della lingua (Paola Manni) e rappresentanti di istituzioni prestigiose a partire dall’Archivio di Stato di Firenze (Francesca Klein). Poi intorno al 2010 (non ricordo l’anno esatto) il nuovo regolamento dell’Ateneo fiorentino che prescriveva norme stringenti sui Centri di studio (obbligo di disporre di spazi e di personale proprio) costrinse il Centro a uscire dall’Ateneo per essere accolto all’interno della Deputazione di storia patria per la Toscana. La costituzione del Centro rispondeva a uno dei principali interessi di ricerca di Cherubini, ovvero quell’Italia dei Comuni, che lui considerava un momento originale e fondante della storia italiana, in polemica con recenti posizioni storiografiche che tendevano a sminuirne l’importanza e l’originalità</hi><hi rend="notes_number CharOverride-3"><hi><ref target="xmlx_4_11-19.html#footnote-001">-1</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Uno dei primi risultati dell’attività del Centro fu un convegno tenuto a Pistoia il 9-10 aprile 2005 sul tema </hi><hi rend="italic">La civiltà comunale italiana nella storiografia internazionale</hi><hi rend="CharOverride-1">; il volume uscì nel 2008 a cura di Andrea Zorzi, con una </hi><hi rend="italic">Premessa</hi><hi rend="CharOverride-1"> di Cherubini, che spiegava gli obiettivi del Centro e la ragione di questo primo convegno</hi><hi rend="notes_number CharOverride-3"><hi><ref target="xmlx_4_11-19.html#footnote-000">-1</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">. L’elenco degli autori dei singoli saggi sottolinea l’importanza dell’iniziativa. Dopo un bellissimo intervento introduttivo di Paolo Grossi (</hi><hi rend="italic">Il sistema giuridico medievale e la civiltà comunale</hi><hi rend="CharOverride-1">), si passa in rassegna lo spazio che alla civiltà comunale italiana hanno dedicato le diverse storiografie nazionali: Germania (Hagen Keller), Francia (Elisabeth Crouzet-Pavan), Stati Uniti (John Najemi), Spagna (Flocel Sabaté), Inghilterra (John Law). Nella </hi><hi rend="italic">Premessa</hi><hi rend="CharOverride-1"> Cherubini lamentava l’assenza per cause di forza maggiore di contributi concernenti la storiografia russa (interessata da sempre alle vicende delle città medievali italiane) e quella dei Paesi Bassi, che avevano conosciuto nel Medioevo un’evoluzione per certi aspetti simile a quella dell’Italia comunale. Tra le varie iniziative del CeSCC ha avuto ed ha un rilievo e un posto particolare la Scuola di alti studi dottorali di San Gimignano, tuttora in attività a distanza di quasi vent’anni della sua istituzione. La scuola nacque grazie al supporto finanziario del Comune di San Gimignano, al cui vertice vi era allora Marco Lisi, persona colta e sensibile, e alla collaborazione scientifica tra il dottorato di storia Firenze/Siena e la Deputazione di storia patria per la Toscana, ai quali si è aggiunta più tardi l’Università di Paris-Sorbonne. La Scuola (che da qualche anno porta il nome di </hi><hi rend="italic">Atelier</hi><hi rend="CharOverride-1">, per la dimensione internazionale assunta) si svolge ogni anno, in una settimana di giugno, con la partecipazione di docenti e di borsisti provenienti dall’Italia e dall’estero.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Per completare il discorso sul ruolo di Cherubini all’interno dell’Università di Firenze, si potrebbe far riferimento ai tanti convegni internazionali, in Italia e all’estero, ai Comitati scientifici di riviste, ai corsi tenuti in prestigiose università straniere dove Cherubini ha portato il nome dell’Università di appartenenza. L’elenco sarebbe lungo e non avrebbe senso introdurlo in questa sede. Piuttosto è tempo di concludere. Da quanto ho cercato di mettere in rilievo, ripercorrendo velocemente vicende che coprono un arco di quasi mezzo secolo, mi sento di poter dire che l’Università di Firenze ha dato molto a Giovanni Cherubini, ma molto di più ha ricevuto in cambio, grazie alla sua attività scientifica, al suo impegno nelle diverse funzioni direttive, al suo magistero. È stato perciò doveroso che a un anno dalla scomparsa la sua figura sia ricordata nell’aula più importante del nostro Ateneo.</hi></p><list type="ordered">
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-3"><ref target="xmlx_4_11-19.html#footnote-022-backlink">1</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	</hi><hi rend="CharOverride-1">Vedi l’elenco delle tesi di laurea assegnate in </hi><hi rend="italic">Bibliografia degli scritti di Ernesto Sestan</hi><hi rend="CharOverride-1">, Firenze, Seminario di storia medievale «Gaetano Salvemini», 1973, p. 121. Dalla tesi di laurea derivò il saggio </hi><hi rend="italic">Aspetti della proprietà fondiaria nell’Aretino durante il secolo XIII</hi><hi rend="CharOverride-1">, «Archivio storico italiano», CXXI, 1963, pp. 3-40.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-3"><ref target="xmlx_4_11-19.html#footnote-021-backlink">2</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	</hi><hi rend="CharOverride-1">Traggo queste indicazioni dal Fascicolo personale (d’ora in avanti </hi><hi rend="italic">Fascicolo</hi><hi rend="CharOverride-1">) composto da numerosi faldoni non numerati, conservato presso l’Archivio dell’Università degli studi di Firenze.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-3"><ref target="xmlx_4_11-19.html#footnote-020-backlink">3</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	</hi><hi rend="CharOverride-1">Cfr. la </hi><hi rend="italic">Bibliografia degli scritti di Giovanni Cherubini</hi><hi rend="CharOverride-1">, a cura di Francesco Leoni, in appendice a </hi><hi rend="italic">Uomini, paesaggi, storie. Studi di storia medievale per Giovanni Cherubini</hi><hi rend="CharOverride-1">, a cura di D. Balestracci, A. Barlucchi, F. Franceschi, P. Nanni, G. Piccinni, A. Zorzi, Siena, 2012,</hi><hi rend="italic"> </hi><hi rend="CharOverride-1">pp. 1273-1308.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-3"><ref target="xmlx_4_11-19.html#footnote-019-backlink">4</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	</hi><hi rend="CharOverride-1">Alcuni scritti usciti nei volumi di </hi><hi rend="italic">Tuttitalia </hi><hi rend="CharOverride-1">furono da lui firmati con lo pseudonimo Vanni Contra: ivi, p. 1273.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-3"><ref target="xmlx_4_11-19.html#footnote-018-backlink">5</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	</hi><hi rend="CharOverride-1">G. Cherubini, </hi><hi rend="italic">Ernesto Sestan</hi><hi rend="CharOverride-1">, «Archivio storico italiano», CXLIII, 1985 [ma 1986], pp. 521-563; ma di lui si veda pure </hi><hi rend="italic">Il maestro</hi><hi rend="CharOverride-1">, in </hi><hi rend="italic">Ernesto Sestan, 1898-1998</hi><hi rend="CharOverride-1">, Atti delle giornate di studio nel centenario della nascita (Firenze, 13-14 novembre 1998), a cura di E. Cristiani e G. Pinto, Firenze, 2000, pp. 165-175.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-3"><ref target="xmlx_4_11-19.html#footnote-017-backlink">6</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	</hi><hi rend="CharOverride-1">Cfr. </hi><hi rend="italic">Fascicolo</hi><hi rend="CharOverride-1">.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-3"><ref target="xmlx_4_11-19.html#footnote-016-backlink">7</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	</hi><hi rend="italic">Bibliografia degli scritti di Ernesto Sestan</hi><hi rend="CharOverride-1">, cit., p. 124. </hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-3"><ref target="xmlx_4_11-19.html#footnote-015-backlink">8</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	</hi><hi rend="CharOverride-1">Traggo queste indicazioni dal </hi><hi rend="italic">Fascicolo.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-3"><ref target="xmlx_4_11-19.html#footnote-014-backlink">9</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	Ibidem</hi><hi rend="CharOverride-1">.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-3"><ref target="xmlx_4_11-19.html#footnote-013-backlink">10</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	</hi><hi rend="CharOverride-1">G. Cherubini, </hi><hi rend="italic">Qualche considerazione sulle campagne dell’Italia centro-settentrionale tra l’XI e il XV secolo. In margine alle ricerche di Elio Conti</hi><hi rend="CharOverride-1">, «Rivista storica italiana», LXXIX, 1967, pp. 111-157. G. Martini, </hi><hi rend="italic">Basso Medioevo</hi><hi rend="CharOverride-1">, in </hi><hi rend="italic">La storiografia italiana negli ultimi vent’anni</hi><hi rend="CharOverride-1">, vol. I, Atti del I Congresso nazionale di scienze storiche (Perugia, 9-13 ottobre 1967), Milano, 1970, pp. 79-471, così scriveva (pp. 114-115): «Indubbiamente, così com’è ora, l’opera del </hi><hi rend="CharOverride-1">Conti dà l’impressione di essere composta di parti staccate e sovraccariche di materiale, </hi><hi rend="CharOverride-1">non armonicamente fuse attorno al nucleo centrale. Ma il lavoro non è ancora compiuto, ed altri volumi sono annunciati per cui […] sembra prematuro dare un giudizio globale».</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-3"><ref target="xmlx_4_11-19.html#footnote-012-backlink">11</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	</hi><hi rend="CharOverride-1">G. Cherubini, </hi><hi rend="italic">Una comunità dell’Appennino dal XIII al XV secolo.</hi><hi rend="CharOverride-1"> </hi><hi rend="italic">Montecoronaro dalla signoria dell’abbazia del Trivio al dominio di Firenze</hi><hi rend="CharOverride-1">, Firenze, 1972. Ricordo che Conti apprezzò il lavoro, e naturalmente anch’io, che feci osservare a Giovanni che nel libro sarebbe stata assai utile una carta dell’area oggetto di studio; mi rispose che era la stessa osservazione che gli aveva fatto Conti.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-3"><ref target="xmlx_4_11-19.html#footnote-011-backlink">12</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	</hi><hi rend="CharOverride-1">G. Cherubini, </hi><hi rend="italic">Signori, contadini, borghesi. Ricerche sulla società italiana del Basso Medioevo</hi><hi rend="CharOverride-1">, Firenze, 1974.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-3"><ref target="xmlx_4_11-19.html#footnote-010-backlink">13</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	</hi><hi rend="CharOverride-1">Ho sviluppato qualche ulteriore considerazione sulla storiografia di Cherubini nel necrologio uscito in «Atti e Memorie dell’Accademia toscana di scienze e lettere La Colombaria», LXXXVI, n. s. LXXII, 2021 [ma 2022], pp. 476-481.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-3"><ref target="xmlx_4_11-19.html#footnote-009-backlink">14</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	</hi><hi rend="CharOverride-1">La si legge in uno dei faldoni contenuti nel </hi><hi rend="italic">Fascicolo.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-3"><ref target="xmlx_4_11-19.html#footnote-008-backlink">15</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	</hi><hi rend="CharOverride-1">Notizie di tutto ciò nel </hi><hi rend="italic">Fascicolo.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-3"><ref target="xmlx_4_11-19.html#footnote-007-backlink">16</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	</hi><hi rend="CharOverride-1">Vedi il libro in suo onore </hi><hi rend="italic">Uomini, paesaggi, storie</hi><hi rend="CharOverride-1">, cit.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-3"><ref target="xmlx_4_11-19.html#footnote-006-backlink">17</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	</hi><hi rend="italic">La Peste Nera (1347-50)</hi><hi rend="CharOverride-1">, Università degli studi di Firenze, Facoltà di Lettere e Filosofia, Seminario di Storia medievale, Relazioni degli studenti, a.a. 1969-70.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-3"><ref target="xmlx_4_11-19.html#footnote-005-backlink">18</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	</hi><hi rend="CharOverride-1">I contributi dei laureandi furono editi in </hi><hi rend="italic">La «Tavola delle possessioni»</hi><hi rend="CharOverride-1">, «Rivista di storia dell’agricoltura», XIV, 1974, pp. 5-176, con Introduzione di Cherubini alle pp. 5-14; e in </hi><hi rend="italic">I proprietari di beni immobili e di terre a Siena intorno al 1320 (dalla «Tavola delle possessioni»)</hi><hi rend="CharOverride-1">, «Ricerche storiche», V, 1975, pp. 357-510, con Introduzione di Cherubini alle pp. 357-363.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-3"><ref target="xmlx_4_11-19.html#footnote-004-backlink">19</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	</hi><hi rend="CharOverride-1">Si veda </hi><hi rend="italic">Storia di un Dottorato. Storia medievale nell’Università di Firenze. Attività, ricerche, pubblicazioni (1983-2003)</hi><hi rend="CharOverride-1">, a cura di A. Zorzi, presentazione di G. Cherubini, Firenze, 2004.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-3"><ref target="xmlx_4_11-19.html#footnote-003-backlink">20</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	Ivi</hi><hi rend="CharOverride-1">, p. VI.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-3"><ref target="xmlx_4_11-19.html#footnote-002-backlink">-1</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	</hi><hi rend="CharOverride-1">Ci limitiamo a ricordare Simone Balossino, Sandro Carocci, Dario Canzian, Giovanni Ciappelli, Maria Elena Cortese, Rolando Dondarini, Franco Franceschi, Antonella Ghignoli, Maria Ginatempo, Andrea Giorgi, Paolo Grillo, Vito Lorè, Giuliano Milani, Marina Montesano, Francesco Pirani, Paolo Pirillo, Alessia Rovelli, Marilia Ribeiro, Raffaele Savigni, Lorenzo Tanzini.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-3"><ref target="xmlx_4_11-19.html#footnote-001-backlink">-1</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	</hi><hi rend="CharOverride-1">Si tratta di posizioni già espresse nella sua bella sintesi </hi><hi rend="italic">Le città italiane nell’età di Dante</hi><hi rend="CharOverride-1">, Pisa, 1991.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-3"><ref target="xmlx_4_11-19.html#footnote-000-backlink">-1</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	</hi><hi rend="italic">La civiltà comunale italiana nella storiografia internazionale</hi><hi rend="CharOverride-1">, a cura di A. Zorzi, Firenze, 2008.</hi></p></item>
				</list><p rend="editorial_metadata_author">Giuliano Pinto, University of Florence, Italy, <ref target="https://www.fupress.com">giuliano.pinto@unifi.it</ref>, <ref target="https://www.fupress.com">0000-0001-5534-6744</ref></p><p rend="editorial_metadata_polices">Referee List (DOI 1<ref target="https://doi.org/10.36253/fup_referee_list">0.36253/fup_referee_list</ref>)</p><p rend="editorial_metadata_polices">FUP Best Practice in Scholarly Publishing (DOI <ref target="https://doi.org/10.36253/fup_best_practice">10.36253/fup_best_practice</ref>)</p><p rend="editorial_metadata_book">Giuliano Pinto, <hi rend="italic">Giovanni Cherubini all’Università di Firenze,</hi> © Author(s), <ref target="https://www.fupress.com">CC BY 4.0</ref>, DOI <ref target="https://www.fupress.com">10.36253/979-12-215-0615-0.03</ref>, Paolo Nanni, Andrea Zorzi (edited by), <hi rend="italic">Giovanni Cherubini. Il profilo, gli studi, l’eredità intellettuale. Atti della Giornata di studio in memoria di Giovanni Cherubini (Firenze, 2 maggio 2022)</hi>, pp. -10, 2025, published by Firenze University Press, ISBN 979-12-215-0615-0, DOI <ref target="https://www.fupress.com">10.36253/979-12-215-0615-0</ref></p></div>
      
    </body>
  </text>
</TEI>