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        <title type="main" level="a">Giovanni Cherubini storico delle campagne</title>
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            <forename>Massimo</forename>
            <surname>Montanari</surname>
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          <resp>This is a section of <title>Giovanni Cherubini. Il profilo, gli studi, l'eredità intellettuale</title>(DOI: <idno type="DOI">10.36253/979-12-215-0615-0</idno>) by </resp>
          <name>Paolo Nanni, Andrea Zorzi</name>
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        <publisher>Firenze University Press</publisher>
        <pubPlace>Florence</pubPlace>
        <date when="2025">2025</date>
        <idno type="DOI">https://doi.org/10.36253/979-12-215-0615-0.06</idno>
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          <p>Available for academic research purposes</p>
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          <p>Copyright Author(s)</p>
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        <p>Il contributo evidenzia come il grande campo di interesse di Giovanni Cherubini per la storia delle campagne medievali non possa essere inquadrato nella storia dell’agricoltura ma in quella della storia delle comunità umane e della “gente comune”, accompagnando tali interessi a una scrittura non solo accademica ma comprensibile a un pubblico più ampio, e declinando il mestiere di storico nei termini di utilità collettiva.</p>
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            <item>Giovanni Cherubini</item>
            <item>metodo storico</item>
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            <item>storia sociale</item>
            <item>storia delle campagne</item>
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      <p>It is available online at https://doi.org/10.36253/979-12-215-0615-0.06<ref target="https://doi.org/10.36253/979-12-215-0615-0.06" /></p>
      <div><head>Giovanni Cherubini storico delle campagne</head><p rend="h1_author ParaOverride-1" ><hi rend="CharOverride-1">Massimo Montanari</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Su Cherubini storico delle campagne molti colleghi hanno già detto e scritto: Gabriella Piccinni, Duccio Balestracci, Alfio Cortonesi fra gli ultimi</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="xmlx_10_43-50.html#footnote-031">1</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">. Non ripeterò quanto essi hanno compiutamente e scrupolosamente raccontato, ovvero l’interesse originario (lo definirei archetipico) di Cherubini per le campagne, vere protagoniste di una tesi di laurea – discussa con Ernesto Sestan – apparentemente dedicata a una città, Arezzo, ma ampiamente sbilanciata sul suo territorio, sia pure visto in relazione al centro urbano</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="xmlx_10_43-50.html#footnote-030">2</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">. E l’ampiezza di interessi che lo hanno fatto spaziare dalla sua Toscana al Nord, poi al Sud dell’Italia. E la molteplicità di fonti che ha saputo interrogare – addirittura ‘violentare’, un termine forte, usato da Balestracci, che amo riprendere perché mi è capitato più volte di usarlo anch’io, di raccomandarlo ai miei studenti come Cherubini lo raccomandava ai suoi: le fonti bisogna farle parlare, a costo di qualche tortura. «Leggerle, spremerle, rivoltarle, violentarle finché non hanno dato anche l’ultimo atomo di informazione»</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="xmlx_10_43-50.html#footnote-029">3</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">. E farlo ‘contropelo’, come insegnava Carlo Ginzburg citando Benjamin</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="xmlx_10_43-50.html#footnote-028">4</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">. Perché le fonti medievali, </hi><hi rend="italic">tutte,</hi><hi rend="CharOverride-1"> scritte o materiali o iconografiche, rappresentano gli interessi delle classi egemoni, ma proprio per questo agli storici spetta di impegnarsi per estrarne informazioni relative agli altri, i sottomessi, i dominati, quelli che Cherubini chiamava «povera gente»: la massa dei «poveri diavoli» che, dopo essere stati emarginati dalla storia, rischiano di esserlo anche dalla storiografia. Soprattutto a loro bisogna dare voce, per una sorta di obbligo morale e civile: con loro, scrive Cherubini, «gli storici hanno ormai contratto un grosso debito», estromettendoli dall’orizzonte della loro riflessione a beneficio dei personaggi illustri e dei ceti dirigenti: ma fin quando «questi milioni di uomini non riveleranno a pieno il loro volto, la nostra visione del passato sarà una visione incompleta e distorta»</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="xmlx_10_43-50.html#footnote-027">5</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">. È un appello accorato, quasi un grido di dolore. A nessuno dei lettori di Cherubini è sfuggito, e soprattutto su questo vorrei soffermarmi.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">L’interesse che muove il nostro Giovanni allo studio delle campagne medievali guarda anzitutto alle </hi><hi rend="italic">persone.</hi><hi rend="CharOverride-1"> Per questo è stato giustamente detto, e ripetuto, che Cherubini non è uno storico dell’agricoltura ma uno storico delle campagne. Balestracci ha magari calcato la mano nel presentare la storia dell’agricoltura e la storia delle campagne addirittura come due discipline distinte: l’una pertinente alla storia della produzione, quindi dell’economia; l’altra con un DNA più fortemente segnato in senso sociale</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="xmlx_10_43-50.html#footnote-026">6</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">. Giustamente Cortonesi ha osservato che i due ambiti sono assai prossimi e sovrapposti</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="xmlx_10_43-50.html#footnote-025">7</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">. Tuttavia ha ragione Duccio, è vero che non sono la stessa cosa, ed è la società – la comunità umana, le persone che ne fanno parte – a interessare veramente Cherubini, così come il mio maestro Vito Fumagalli, così come altri medievisti che dagli anni Sessanta in poi si sono avvicinati a questi temi. È quella che, anche a livello di corsi universitari, ci è piaciuto chiamare Storia agraria – per distinguerla da una Storia dell’agricoltura più cara agli storici dell’economia. E mi piace ribadire un’idea per nulla scontata, ovvero che la storia sociale e la storia economica non sono poi così legate come tendiamo a pensarle, e non procedono sempre in parallelo (anzi quasi mai). Le stesse tecniche produttive, lungi dal possedere un carattere neutro e per così dire oggettivo, hanno una forte connotazione sociale; sono un luogo decisivo del conflitto sociale, come insegnava un altro maestro della storia agraria, Carlo Poni, spiegando come la scelta di questo o quel modo di lavorare la terra, con la zappa o con l’aratro, esprimeva, nelle campagne bolognesi della prima età moderna, ben precisi interessi di classe</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="xmlx_10_43-50.html#footnote-024">8</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">. Giovanni Cherubini arriva a conclusioni analoghe quando, nel lavoro su Simo d’Ubertino, racconta il contrasto fra i mezzadri, che vorrebbero seminare cereali di qualità mediocre ma di resa più abbondante, e i proprietari della terra che esigono prodotti di qualità migliore per destinarli al mercato</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="xmlx_10_43-50.html#footnote-023">9</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">. Sono temi di grande attualità, se pensiamo alla retorica del mercato, della tecnologia, degli algoritmi che paiono farsi da soli, una retorica da cui siamo circondati nello storytelling e nell’immaginario contemporaneo.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">L’interesse </hi><hi rend="italic">sociale </hi><hi rend="CharOverride-1">è un dato caratteristico della storiografia italiana, che la distingue visibilmente da quella francese. Anche quest’ultima è stata attenta alla storia delle campagne – ha fatto scuola, anzi, nella seconda metà del secolo scorso – ma in un quadro teorico che ha sempre privilegiato gli aspetti territoriali, geografici, ambientali, insediativi, mentre in Italia la storia agraria diventava la punta di diamante della ricerca nell’ambito della storia sociale. Non per nulla l’ordinamento scolastico francese ha sempre privilegiato l’abbinamento storia/geografia, mentre quello italiano preferisce abbinare storia e filosofia.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Società e classi sociali, dunque, e al loro interno le persone, che Cherubini si sforza di inseguire anche nella loro individualità. Come ha osservato Gabriella Piccinni, il suo entusiasmo nel recensire </hi><hi rend="italic">Vita nel Medioevo </hi><hi rend="CharOverride-1">di Eileen Power</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="xmlx_10_43-50.html#footnote-022">10</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1"> nasceva dal fatto di riconoscerlo come «un istruttivo esempio di ricostruzione storica attraverso biografie di ‘gente comune’», nella convinzione che quello all’individualità sia un diritto anche della povera gente</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="xmlx_10_43-50.html#footnote-021">11</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">. Non è ‘microstoria’ in senso stretto, perché Cherubini è sempre stato dell’idea che «ogni indagine, anche molto particolare, deve contribuire a risolvere problemi generali»</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="xmlx_10_43-50.html#footnote-020">12</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">. Ma vale anche il contrario: per affrontare problemi generali dobbiamo calarci nelle vite degli individui. Di qui il senso di intitolare </hi><hi rend="italic">Figure di contadini nelle descrizioni dei proprietari toscani </hi><hi rend="CharOverride-1">un paragrafo del volumetto su </hi><hi rend="italic">Agricoltura e società rurale,</hi><hi rend="CharOverride-1"> tratto dai lavori di Elio Conti sui catasti agrari fiorentini, da cui derivano (cito mescolando le parole di Conti a quelle di Cherubini) «interessanti e coloriti… ritratti di contadini usciti, quasi inavvertitamente, dalla penna dei padroni» (Conti), dunque «al di là delle intenzioni dei dichiaranti» (Cherubini)</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="xmlx_10_43-50.html#footnote-019">13</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">. È il contropelo di Ginzburg.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Ecco il senso di uno degli ultimi titoli di Cherubini, </hi><hi rend="italic">Gente del Medioevo</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="xmlx_10_43-50.html#footnote-018">14</ref></hi></hi><hi rend="italic">.</hi><hi rend="CharOverride-1"> Questa gente, questi uomini Cherubini li cerca nei </hi><hi rend="italic">luoghi </hi><hi rend="CharOverride-1">in cui vissero. </hi><hi rend="italic">Attraverso </hi><hi rend="CharOverride-1">i luoghi in cui vissero: quelli che ancora ci circondano, assumendo una sorta di funzione mediatica fra il presente e il passato. Sull’importanza dei luoghi è bello leggere le pagine introduttive di </hi><hi rend="italic">Scritti meridionali,</hi><hi rend="CharOverride-1"> là dove Cherubini passa in rassegna le cittadine e i villaggi su cui di volta in volta, per i più diversi motivi, gli era capitato di puntare l’attenzione</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="xmlx_10_43-50.html#footnote-017">15</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">. Per ciascuno di quei luoghi egli dà conto della </hi><hi rend="italic">sua </hi><hi rend="CharOverride-1">particolare esperienza: quando lo ha visitato, con chi, per trovare chi e che cosa. Il luogo è sempre un modo per arrivare a qualcuno. Alle persone. Al rapporto di sé con loro.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">È una modalità di ricerca che ho sempre ritrovato nel mio maestro, Vito Fumagalli</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="xmlx_10_43-50.html#footnote-016">16</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">, che mi permetterete ogni tanto di ricordare perché parlando di Cherubini non posso non osservare – al di là delle evidenti diversità di stile e, per così dire, di </hi><hi rend="italic">mood </hi><hi rend="CharOverride-1">storiografico – affinità profonde sul piano umano. Di Fumagalli è stato detto e ripetuto (anche da me) che la sua fu una storiografia dal forte connotato </hi><hi rend="italic">esistenziale</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="xmlx_10_43-50.html#footnote-015">17</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">. Per Giovanni Cherubini Cortonesi ha suggerito la medesima immagine, che condivido</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="xmlx_10_43-50.html#footnote-014">18</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">. La passione con cui racconta la vita dei contadini medievali, inseguendoli nella loro singolarità di persone e nel loro personale vissuto, nasce da una sintonia, da un’empatia profonda con loro. Sintonia ed empatia non intellettuali, non costruite a tavolino, ma frutto di personali esperienze di vita. «Non ho paura di sbagliare», osserva in </hi><hi rend="italic">Scritti meridionali,</hi><hi rend="CharOverride-1"> «a credere che l’interesse per il mondo del lavoro, per la storia della fatica, per approfondire i caratteri dei paesaggi, delle piante […] faccia tutt’uno con la mia vicenda personale, nella quale i racconti e la fatica del babbo, così come il più pacato e affettuoso intervento della mamma costituiscono, a mano a mano che gli anni passano, un ancoraggio sempre più solido»</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="xmlx_10_43-50.html#footnote-013">19</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">. Il rapporto col babbo, con la mamma. Questa – non una qualsiasi tradizione storiografica – la prima molla di un interesse di ricerca.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Parlare di campagne e di contadini, negli anni Settanta, era un tema alla moda. Per Giovanni no, era un’esigenza personale, che veniva dal profondo. Perciò ha mantenuto saldo il filo della riflessione sui contadini medievali anche quando gli interessi storiografici hanno preso altre direzioni. Tutti lo hanno osservato, Gabriella, Duccio, altri. Ciò che Cherubini ha sempre chiesto ai documenti è di restituirgli – e di permettergli di restituire ai lettori – le condizioni di vita e di lavoro dei contadini, i loro rapporti quotidiani con i proprietari della terra. I loro pensieri, anche; i loro sentimenti. Recuperarli è possibile? Apparentemente no. Nessun contadino del Medioevo – e per quanto tempo ancora… – ha mai raccontato di sé. Ma è difficile trovare ciò che non si cerca. E Giovanni, senza darsi per vinto, lo fa. Cerca. E trova. Perché la vita del novanta per cento della popolazione non può essere cancellata, occultata, ignorata dai documenti. Può essere rappresentata in modo distorto e sempre indiretto, da prospettive che sono quelle di altre parti sociali, con interessi diversi e spesso conflittuali. Ma basta munirsi degli occhiali giusti, corredati del filtro adatto, per intravedere non dico la realtà, ma un insieme credibile di situazioni reali. Ignorare tutto ciò, e consegnare i contadini a un ‘inevitabile’ oblio, sarebbe una beffa storiografica che si aggiungerebbe al vuoto documentario.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Anch’io sono convinto che restituire la parola a chi non l’ha mai avuta sia per lo storico una sorta di dovere morale – e questo l’ho imparato da storici come Vito Fumagalli e Giovanni Cherubini, che questo dovere morale lo hanno sentito forte. Il mio maestro aveva sul tavolo un appunto scritto a mano (l’ho tenuto io e lo conservo gelosamente) con una famosa, famosissima citazione manzoniana: «Una immensa moltitudine di uomini, una serie di generazioni che passa sulla terra inosservata […] è un tristo ma importante fenomeno… Le cagioni d’un tale silenzio possono […] riuscire istruttive»</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="xmlx_10_43-50.html#footnote-012">20</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">. Qualche anno fa, a questo «volgo disperso» di manzoniana memoria ha dedicato un bel libro Adriano Prosperi</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="xmlx_10_43-50.html#footnote-011">21</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">. È la stessa eco che ritrovo nelle parole di Giovanni Cherubini, quelle che ho già ricordato e che voglio ripetere: «finché questi milioni di uomini non riveleranno a pieno il loro volto, la nostra visione del passato sarà una visione incompleta e distorta».</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">L’ansia di riportare sulla scena della storia chi della storia è stato protagonista </hi><hi rend="CharOverride-1">silenzioso e spesso sofferente accomuna questi studiosi. La loro tensione etica non </hi><hi rend="CharOverride-1">contrasta con la precisione filologica delle letture documentarie, l’accuratezza delle ricostruzioni, l’attendibilità dei quadri interpretativi. Credo si chiami </hi><hi rend="italic">ideologia:</hi><hi rend="CharOverride-1"> parola desueta – purtroppo – che penso non si dovrebbe intendere come sinonimo di faziosità e di pregiudizio, ma semplicemente come quell’insieme di idee, prospettive, visioni che orientano il nostro stare nel mondo e le nostre scelte quotidiane. Per uno storico, anzitutto la scelta di cosa e come studiare.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Balestracci sottolinea che gli affondi di Cherubini nella documentazione medievale e nei temi scottanti dei rapporti sociali e dei modi di produzione sono sempre praticati con rigoroso metodo scientifico, «senza ombra di ideologia». Tant’è che, per esempio, il fatto di ritenere la mezzadria medievale una sorta di «finzione storica», che dietro la forma di un contratto «apparentemente societario» in realtà nasconde un generale «scadimento» della classe contadina al ruolo di proletari e salariati, non impedisce a Cherubini di riconoscere un certo ruolo innovativo svolto dalla proprietà, non solo sul piano della produzione cerealicola ma talora perfino della solidarietà sociale</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="xmlx_10_43-50.html#footnote-010">22</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">. Io però non credo che dall’ideologia si possa prescindere – pena lo scadere in quel genere di ricerca che Cherubini stesso chiamò «esangue»</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="xmlx_10_43-50.html#footnote-009">23</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">. Io non credo che l’ideologia sia </hi><hi rend="italic">di per sé </hi><hi rend="CharOverride-1">contraria al metodo scientifico. Un giudizio morale, o almeno un punto di vista, è non solo compatibile ma, credo, indispensabile al lavoro storico, perché mica stiamo facendo un esame di laboratorio: stiamo parlando di persone e della loro vita e dei loro interessi. E quando Cherubini in tema di mezzadria parla di «</hi><hi rend="italic">sottrazione </hi><hi rend="CharOverride-1">della metà del prodotto da parte del proprietario»</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="xmlx_10_43-50.html#footnote-008">24</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">, il punto di vista è chiaro. La scelta di campo è dichiarata e vale anche nei casi in cui lo sguardo pare più distante e sembra limitarsi a osservare i risultati dei meccanismi sociali ed economici: come quando Cherubini nota che «il proposito deliberato [dei proprietari terrieri] di mantenere la famiglia contadina a puri livelli di sopravvivenza» porta a incrementare il loro «impegno di lavoro»</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="xmlx_10_43-50.html#footnote-007">25</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">. Ancora una volta la distinzione fra storia sociale e storia economica risulta fondamentale.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Il fatto di scegliere le campagne come oggetto di studio, e di guardarle dal punto di vista dei contadini, è una scelta ideologica di cui non ci si può e non ci si deve stupire. «Lei non sarà un po’ marxista?» dicono che abbia chiesto una volta Fernand Braudel al giovane Cherubini</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="xmlx_10_43-50.html#footnote-006">26</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">. A prescindere dalla risposta, che le cronache riportano positiva, l’importante non è essere molto o poco o per nulla marxisti, ma credere che la storia dei molti, dei più, non valga meno della storia dei pochi. D’altra parte, lo sappiamo bene, il nostro Giovanni è sempre stato un socialista nel senso più classico della parola. Non solo ideologicamente ma anche nell’azione politica. Io non ho mai pensato che ciò fosse in contraddizione con il lavoro dello storico, così come non ho mai capito l’incredulità di chi non capì l’impegno politico di Fumagalli negli ultimi anni della sua vita</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="xmlx_10_43-50.html#footnote-005">27</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">. In entrambi i casi il desiderio di incidere sul sociale – con esiti deludenti, è vero, ma questa è un’altra storia – era una declinazione comprensibile e direi quasi ovvia di un impegno storiografico fondato sui medesimi princìpi.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Eccolo dunque, il nostro Giovanni, a caccia di contadini e dei loro pensieri. Eccolo alla ricerca del </hi><hi rend="italic">loro </hi><hi rend="CharOverride-1">punto di vista. Di ciò che appare </hi><hi rend="italic">ai loro occhi,</hi><hi rend="CharOverride-1"> come intitola Gabriella Piccinni un paragrafo del suo ricordo di Cherubini, citando le parole che aprono </hi><hi rend="italic">La società dell’Appennino settentrionale:</hi><hi rend="CharOverride-1"> «Vediamo se una società appenninica in modo più o meno cosciente esistesse già, come qualcosa di distinto dal mondo sottostante, per gli uomini del XIV o XV secolo, e quali fossero </hi><hi rend="italic">ai loro occhi </hi><hi rend="CharOverride-1">i suoi connotati fondamentali»</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="xmlx_10_43-50.html#footnote-004">28</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">. Eccolo, Giovanni, pioniere di un modello storiografico nuovo, che fa largo uso delle fonti letterarie per rimpolpare l’appeal a volte debole dei documenti d’archivio. Raccomandando ai suoi studenti – come ricorda Balestracci – di puntare soprattutto sugli scrittori modesti, che probabilmente ricorrevano in modo più pedestre a immagini e luoghi comuni direttamente pescati dalla realtà</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="xmlx_10_43-50.html#footnote-003">29</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">. È lì, in questa letteratura minore, che Cherubini pesca gli elementi giusti per materializzare le persone che gli interessano.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Soprattutto nei suoi primi lavori, Cherubini aveva fatto ampio ricorso ai numeri, alle tabelle, alle percentuali. Ma la dimensione </hi><hi rend="italic">quantitativa </hi><hi rend="CharOverride-1">della storia gli era sempre servita per arrivare alle persone. Persone </hi><hi rend="italic">vere </hi><hi rend="CharOverride-1">con interessi, pensieri e affetti </hi><hi rend="italic">veri,</hi><hi rend="CharOverride-1"> ai quali, paradossalmente, si può meglio arrivare attraverso la </hi><hi rend="italic">fiction.</hi><hi rend="CharOverride-1"> Penso a un recente libro di Mathieu Arnoux che teorizza e porta a sistema l’utilizzo della letteratura come fonte primaria per la storia economica e sociale nei secoli centrali del Medioevo</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="xmlx_10_43-50.html#footnote-002">30</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">. Da questo punto di vista Cherubini è stato – come dicevo un attimo fa – un vero pioniere.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">La recente riflessione di Gabriella Piccinni sulla storiografia di Giovanni Cherubini si chiude con una nota sull’importanza delle appendici ai suoi saggi: appendici in cui riporta documenti, con i suggerimenti per leggerli. Ed ecco Scopone, il mezzadro su cui ironizza una feroce novella dello pseudo Sermini, posta in appendice al saggio sulla</hi><hi rend="italic"> Signoria dei Cerretani</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="xmlx_10_43-50.html#footnote-001">-1</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">. Su Scopone mi piace ritornare, perché quella breve «appendice» colpì molto anche me. A metà degli anni Settanta, quando a Bologna cominciavo a fare esami di Storia medievale, tra le pagine di </hi><hi rend="italic">Signori contadini borghesi </hi><hi rend="CharOverride-1">(lo avevamo sempre in programma) chiedevo spesso quelle. Volevo vedere se gli studenti avevano capito l’importanza di quell’incursione letteraria per mettere a fuoco i rapporti fra contadini e proprietari nella Toscana mezzadrile di fine Medioevo. Quella novella (scoperta attraverso le pagine di Cherubini) era per me paradigmatica: Scopone che alla fine si inchina al signore è l’immagine vivente non già del contadino, ma di come i proprietari desiderano che i contadini siano. In questo caso non si tratta di un proprietario borghese ma un nobile di campagna, ancorato a un modo di vedere il mondo ormai più tipico del passato che del presente. Il denaro non gli interessa più di tanto: ai 102 denari che Scopone gli deve ha già rinunciato in partenza, il credito lo usa non per aumentare il suo reddito ma come arma di pressione per mantenere il potere e il controllo sul contadino. In questa immagine c’è tutta la distanza fra cultura signorile e cultura borghese, cultura del potere e cultura del profitto (con tutte le inevitabili connessioni, ovviamente, fra due modi di gestire l’egemonia sociale).</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Concludo riprendendo una bella intuizione di Gabriella Piccinni: «non escluderei», scrive, che Cherubini abbia sentito l’esigenza di «pagare il suo debito di storico nei confronti della gente comune» anche attraverso la scelta «di rendere i suoi lavori comprensibili al numero più ampio possibile di lettori interessati, puntando a costruire con essi un colloquio chiaro e piacevole»</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="xmlx_10_43-50.html#footnote-000">-1</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">. Credo proprio di sì. La scrittura, lo stile, la forma sono sempre espressione di una scelta – oltre che, evidentemente, di una capacità. Lo storico può scrivere per l’accademia (</hi><hi rend="italic">solo </hi><hi rend="CharOverride-1">per l’accademia) o per un pubblico più ampio. La scelta di Giovanni è stata chiara, e personalmente l’ho sempre condivisa, convinto come sono che il nostro lavoro possa declinarsi anche in termini di </hi><hi rend="italic">utilità </hi><hi rend="CharOverride-1">collettiva. Non so se mi inganno, spero di no. L’esempio di Cherubini è lì davanti, a guidarci.</hi></p><list type="ordered">
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="xmlx_10_43-50.html#footnote-031-backlink">1</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	</hi><hi rend="CharOverride-1">D. Balestracci, </hi><hi rend="italic">Giovanni Cherubini e la storia delle campagne. Un tema démodé?,</hi><hi rend="CharOverride-1"> in </hi><hi rend="italic">Uomini paesaggi storie. Studi di storia medievale per Giovanni Cherubini,</hi><hi rend="CharOverride-1"> a cura di D. Balestracci, A. Barlucchi, F. Franceschi, P. Nanni, G. Piccinni, A. Zorzi, Siena, 2012, vol. II, pp. 1115-1129; G. Piccinni, </hi><hi rend="italic">Signori, contadini, borghesi. Una recensione tardiva,</hi><hi rend="CharOverride-1"> ivi, pp. 1193-1206; A. Cortonesi, </hi><hi rend="italic">Giovanni Cherubini storico dell’agricoltura e delle campagne,</hi><hi rend="CharOverride-1"> «Rivista di storia dell’agricoltura», LXI (2021), 2, pp. 13-27.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="xmlx_10_43-50.html#footnote-030-backlink">2</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	</hi><hi rend="italic">Economia e società ad Arezzo nel XIII secolo </hi><hi rend="CharOverride-1">era il titolo della tesi, però centrata sulle campagne, cioè sul ruolo svolto dalla città nei confronti del territorio. Cfr. Balestracci, </hi><hi rend="italic">Giovanni Cherubini,</hi><hi rend="CharOverride-1"> cit., p. 1116. </hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="xmlx_10_43-50.html#footnote-029-backlink">3</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	</hi><hi rend="CharOverride-1">Ivi, p. 1126. </hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="xmlx_10_43-50.html#footnote-028-backlink">4</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	</hi><hi rend="CharOverride-1">C. Ginzburg, </hi><hi rend="italic">Rapporti di forza. Storia, retorica, prova,</hi><hi rend="CharOverride-1"> Milano, 2000, p. 47. </hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="xmlx_10_43-50.html#footnote-027-backlink">5</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	</hi><hi rend="CharOverride-1">G. Cherubini, </hi><hi rend="italic">Una famiglia di piccoli proprietari contadini del territorio di Castrocaro,</hi><hi rend="CharOverride-1"> in Id., </hi><hi rend="italic">Signori contadini borghesi. Ricerche sulla società italiana del basso Medioevo,</hi><hi rend="CharOverride-1"> Firenze, 1974, p. 467. </hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="xmlx_10_43-50.html#footnote-026-backlink">6</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	</hi><hi rend="CharOverride-1">Balestracci, </hi><hi rend="italic">Giovanni Cherubini,</hi><hi rend="CharOverride-1"> cit., p. 1116. </hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="xmlx_10_43-50.html#footnote-025-backlink">7</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	</hi><hi rend="CharOverride-1">Cortonesi, </hi><hi rend="italic">Giovanni Cherubini,</hi><hi rend="CharOverride-1"> cit., nota 10, p. 15.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="xmlx_10_43-50.html#footnote-024-backlink">8</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	</hi><hi rend="CharOverride-1">C. Poni, </hi><hi rend="italic">Fossi e cavedagne benedicon le campagne,</hi><hi rend="CharOverride-1"> Bologna, 2004.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="xmlx_10_43-50.html#footnote-023-backlink">9</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	</hi><hi rend="CharOverride-1">G. Cherubini, </hi><hi rend="italic">La proprietà fondiaria di un mercante toscano del Trecento (Simo d’Ubertino di Arezzo),</hi><hi rend="CharOverride-1"> in Id., </hi><hi rend="italic">Signori contadini borghesi,</hi><hi rend="CharOverride-1"> cit., pp. 313-392: p. 370. </hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="xmlx_10_43-50.html#footnote-022-backlink">10</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	</hi><hi rend="CharOverride-1">G. Cherubini, </hi><hi rend="italic">La vita nel Medioevo attraverso sei figure emblematiche </hi><hi rend="CharOverride-1">[recensione a E. Power, </hi><hi rend="italic">Vita nel Medioevo, </hi><hi rend="CharOverride-1">Torino, 1966], «Antologia Vieusseux», I (1966), 2, pp. 29-31. </hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="xmlx_10_43-50.html#footnote-021-backlink">11</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	</hi><hi rend="CharOverride-1">Piccinni, </hi><hi rend="italic">Signori, contadini, borghesi,</hi><hi rend="CharOverride-1"> cit., p. 1201. </hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="xmlx_10_43-50.html#footnote-020-backlink">12</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	</hi><hi rend="CharOverride-1">Così scrive nella Prefazione a </hi><hi rend="italic">Signori contadini borghesi,</hi><hi rend="CharOverride-1"> cit., p. XII. </hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="xmlx_10_43-50.html#footnote-019-backlink">13</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	</hi><hi rend="CharOverride-1">G. Cherubini, </hi><hi rend="italic">Agricoltura e società rurale nel Medioevo,</hi><hi rend="CharOverride-1"> Firenze, 1972, doc. 23, p. 112. </hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="xmlx_10_43-50.html#footnote-018-backlink">14</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	</hi><hi rend="CharOverride-1">G. Cherubini, </hi><hi rend="italic">Gente del Medioevo,</hi><hi rend="CharOverride-1"> Firenze, 1995. </hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="xmlx_10_43-50.html#footnote-017-backlink">15</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	</hi><hi rend="CharOverride-1">G. Cherubini, </hi><hi rend="italic">Scritti meridionali,</hi><hi rend="CharOverride-1"> Firenze, 2011, pp. XII-XVI. </hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="xmlx_10_43-50.html#footnote-016-backlink">16</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	</hi><hi rend="CharOverride-1">Cfr. M. Montanari, </hi><hi rend="italic">Le persone e i luoghi,</hi><hi rend="CharOverride-1"> in </hi><hi rend="italic">L’olmo, la quercia, il nido di gazze. Ricordi di Vito Fumagalli (1938-1977),</hi><hi rend="CharOverride-1"> a cura di M. Montanari, Spoleto, 2007, pp. 41-51. </hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="xmlx_10_43-50.html#footnote-015-backlink">17</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	</hi><hi rend="CharOverride-1">M. Montanari, </hi><hi rend="italic">Il richiamo della terra,</hi><hi rend="CharOverride-1"> ivi, pp. 1-14, a p. 3. Cfr. O. Capitani, </hi><hi rend="italic">Una storiografia esistenziale,</hi><hi rend="CharOverride-1"> ivi, pp. 21-32 (già in «Studi medievali», XXXVIII (1997), 2, pp. 1007-1018). </hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="xmlx_10_43-50.html#footnote-014-backlink">18</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	</hi><hi rend="CharOverride-1">Cortonesi, </hi><hi rend="italic">Giovanni Cherubini,</hi><hi rend="CharOverride-1"> cit., p. 17. </hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="xmlx_10_43-50.html#footnote-013-backlink">19</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	</hi><hi rend="CharOverride-1">Cherubini, </hi><hi rend="italic">Scritti meridionali </hi><hi rend="CharOverride-1">cit., p. XIV. </hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="xmlx_10_43-50.html#footnote-012-backlink">20</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	</hi><hi rend="CharOverride-1">Sono le parole conclusive del secondo capitolo del </hi><hi rend="italic">Discorso sopra alcuni punti della storia longobardica in Italia.</hi><hi rend="CharOverride-1"> Cfr. Montanari, </hi><hi rend="italic">Le persone e i luoghi,</hi><hi rend="CharOverride-1"> cit., p. 51.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="xmlx_10_43-50.html#footnote-011-backlink">21</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	</hi><hi rend="CharOverride-1">A. Prosperi, </hi><hi rend="italic">Un volgo disperso. Contadini d’Italia nell’Ottocento,</hi><hi rend="CharOverride-1"> Torino, 2019. Anche qui, a p. 1 in esergo, la citazione da Manzoni. </hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="xmlx_10_43-50.html#footnote-010-backlink">22</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	</hi><hi rend="CharOverride-1">Balestracci, </hi><hi rend="italic">Giovanni Cherubini,</hi><hi rend="CharOverride-1"> cit., p. 1124. </hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="xmlx_10_43-50.html#footnote-009-backlink">23</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	</hi><hi rend="CharOverride-1">Cherubini, </hi><hi rend="italic">Gente del Medioevo,</hi><hi rend="CharOverride-1"> cit., p. 7. </hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="xmlx_10_43-50.html#footnote-008-backlink">24</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	</hi><hi rend="CharOverride-1">G. Cherubini, </hi><hi rend="italic">Proprietà contadina e conflitti di classe nelle campagne alla fine del Medioevo,</hi><hi rend="CharOverride-1"> in Id., </hi><hi rend="italic">L’Italia rurale del basso Medioevo,</hi><hi rend="CharOverride-1"> Roma-Bari, 1984, p. 131. </hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="xmlx_10_43-50.html#footnote-007-backlink">25</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	</hi><hi rend="CharOverride-1">Ivi, p. 134.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="xmlx_10_43-50.html#footnote-006-backlink">26</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	</hi><hi rend="CharOverride-1">Piccinni, </hi><hi rend="italic">Signori, contadini, borghesi,</hi><hi rend="CharOverride-1"> cit., p. 1195. </hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="xmlx_10_43-50.html#footnote-005-backlink">27</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	</hi><hi rend="CharOverride-1">Montanari, </hi><hi rend="italic">Il richiamo della terra,</hi><hi rend="CharOverride-1"> cit., pp. 1-14: p. 7.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="xmlx_10_43-50.html#footnote-004-backlink">28</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	</hi><hi rend="CharOverride-1">Piccinni, </hi><hi rend="italic">Signori, contadini, borghesi,</hi><hi rend="CharOverride-1"> cit., p. 1205, citando </hi><hi rend="italic">La società dell’Appennino settentrionale (secoli XIII-XV),</hi><hi rend="CharOverride-1"> in Cherubini, </hi><hi rend="italic">Signori contadini borghesi,</hi><hi rend="CharOverride-1"> cit., p. 121. </hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="xmlx_10_43-50.html#footnote-003-backlink">29</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	</hi><hi rend="CharOverride-1">Balestracci, </hi><hi rend="italic">Giovanni Cherubini,</hi><hi rend="CharOverride-1"> cit., nota 52 a p. 1126. </hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="xmlx_10_43-50.html#footnote-002-backlink">30</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	</hi><hi rend="CharOverride-1">M. Arnoux, </hi><hi rend="italic">Le temps des laboureurs. Travail, ordre social et croissance en Europe (XI</hi><hi rend="italic">e</hi><hi rend="italic">-XIV</hi><hi rend="italic">e</hi><hi rend="italic"> siècle),</hi><hi rend="CharOverride-1"> Paris, 2012</hi><hi rend="italic">. </hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="xmlx_10_43-50.html#footnote-001-backlink">-1</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	</hi><hi rend="italic">Vita signorile a Montantico in una novella di Gentile Sermini,</hi><hi rend="CharOverride-1"> appendice a </hi><hi rend="italic">La signoria dei Cerretani sul castello maremmano di Stertignano (da una causa col Comune di Siena, 1404),</hi><hi rend="CharOverride-1"> in Cherubini, </hi><hi rend="italic">Signori contadini borghesi,</hi><hi rend="CharOverride-1"> cit., pp. 177-199, alle pp. 192-199. Cfr. Piccinni, </hi><hi rend="italic">Signori, contadini, borghesi,</hi><hi rend="CharOverride-1"> cit., p. 1206. </hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="xmlx_10_43-50.html#footnote-000-backlink">-1</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	</hi><hi rend="CharOverride-1">Ivi, p. 1205. </hi></p></item>
				</list><p rend="editorial_metadata_author">Massimo Montanari, University of Bologna, Italy, <ref target="https://www.fupress.com">massimo.montanari@unibo.it</ref></p><p rend="editorial_metadata_polices">Referee List (DOI 1<ref target="https://doi.org/10.36253/fup_referee_list">0.36253/fup_referee_list</ref>)</p><p rend="editorial_metadata_polices">FUP Best Practice in Scholarly Publishing (DOI <ref target="https://doi.org/10.36253/fup_best_practice">10.36253/fup_best_practice</ref>)</p><p rend="editorial_metadata_book">Massimo Montanari, <hi rend="italic">Giovanni Cherubini storico delle campagne,</hi> © Author(s), <ref target="https://www.fupress.com">CC BY 4.0</ref>, DOI <ref target="https://www.fupress.com">10.36253/979-12-215-0615-0.06</ref>, Paolo Nanni, Andrea Zorzi (edited by), <hi rend="italic">Giovanni Cherubini. Il profilo, gli studi, l’eredità intellettuale. Atti della Giornata di studio in memoria di Giovanni Cherubini (Firenze, 2 maggio 2022)</hi>, pp. -9, 2025, published by Firenze University Press, ISBN 979-12-215-0615-0, DOI <ref target="https://www.fupress.com">10.36253/979-12-215-0615-0</ref></p></div>
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