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        <title type="main" level="a">La storia dell’Italia meridionale</title>
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            <forename>Francesco</forename>
            <surname>Panarelli</surname>
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          <resp>This is a section of <title>Giovanni Cherubini. Il profilo, gli studi, l'eredità intellettuale</title>(DOI: <idno type="DOI">10.36253/979-12-215-0615-0</idno>) by </resp>
          <name>Paolo Nanni, Andrea Zorzi</name>
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        <publisher>Firenze University Press</publisher>
        <pubPlace>Florence</pubPlace>
        <date when="2025">2025</date>
        <idno type="DOI">https://doi.org/10.36253/979-12-215-0615-0.08</idno>
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        <p>Il contributo analizza le ricerche e gli scritti dedicato da Giovanni Cherubini alla storia del Mezzogiorno medievale, delle sue città, delle sue campagne nella varietà delle espressioni regionali. Una realtà messa in costante comparazione con quella dell’Italia centro settentrionale per sottolinearne differenze e analogie, nel quadro del dualismo storiografico proprio alla stagione storiografica di cui Cherubini fu partecipe.</p>
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            <item>Giovanni Cherubini</item>
            <item>mezzogiorno medievale</item>
            <item>storia italia</item>
            <item>storia urbana</item>
            <item>storia delle campagne</item>
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      <p>It is available online at https://doi.org/10.36253/979-12-215-0615-0.08<ref target="https://doi.org/10.36253/979-12-215-0615-0.08" /></p>
      <div><head>La storia dell’Italia meridionale</head><p rend="h1_author" ><hi rend="CharOverride-1">Francesco Panarelli</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Ringrazio gli amici fiorentini che mi hanno voluto invitare per questa giornata</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="xmlx_13_71-82.html#footnote-036">1</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">, anche perché, tra i tanti amici e colleghi presenti, io sono probabilmente quello con meno tradizione diretta nei contatti con Giovanni Cherubini, non tanto per situazione anagrafica, visto che potrei essere un suo allievo senza problemi, quanto per una questione di scuole e percorsi: pur avendo compiuto la mia formazione in Toscana, a Pisa, sotto la guida di Cinzio Violante, ero proiettato però verso lo studio del Mezzogiorno, piuttosto che della Toscana.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Non è certo un caso allora che i miei personali incontri con Cherubini si siano collocati quasi sempre a sud di Roma. La cornice più abituale era quella delle Giornate Normanno-Sveve a Bari, di cui avremo modo di parlare ampiamente, ma non solo. Indulgo per una sola volta all’autobiografismo con un ricordo personale. Nel maggio 2006 Cosimo Damiano Fonseca mi coinvolse in una iniziativa e poi nel Comitato Scientifico del Centro Internazionale di Studi di Arte Normanno-sveva, a S. Marco Argentano, oggi piccolo centro della Calabria settentrionale. In quel Comitato Scientifico figure di peso erano, insieme ad Eduardo Bruno artista e intellettuale calabro-toscano, proprio Fonseca e Cherubini, mentre io venivo coinvolto come il componente “giovane”, solleticando lo spirito anche goliardico di Cherubini. E in fondo giovane mi sentivo tra i due maestri e un po’ piccino continuo a sentirmi anche ora che devo provare, io, a ripercorrere una parte della sua produzione relativa al Meridione. Una produzione per nulla occasionale, anche se legata in misura assolutamente prevalente alla partecipazione a convegni organizzati a sud di Roma. E non sempre le presenze, diciamo nordiche in iniziative meridionali sono particolarmente performative.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Una mia maestra pisana commentava la presenza di alcuni (certo non tutti) maestri della medievistica in convegni meridionali, come l’offerta della mucca sacra, che veniva inserita nel programma solo per fare cartello o per logiche accademiche, ma restava del tutto fuori contesto. La mucca sacra viene invitata in genere una sola volta, e questo non è stato il caso di Cherubini. Non era, e men che meno voleva sentirsi, l’esotico invitato chiamato a dare lustro ad un seminario di corta prospettiva. Il suo invito era invece il risultato di una scelta precisa, costante e ponderata da parte dei colleghi meridionali. E questo vorrei che fosse chiaro sin da subito.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Ne è materiale testimonianza il cospicuo volume in cui nel 2011 ha voluto raccogliere gran parte della sua produzione relativa al Mezzogiorno, sotto il titolo </hi><hi rend="italic">Scritti meridionali</hi><hi rend="CharOverride-1">, nella collana dei Quaderni della “Rivista di storia dell’agricoltura”</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="xmlx_13_71-82.html#footnote-035">2</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">. Sono oltre 400 pagine a stampa che di per sé testimoniano un interesse costante e per nulla rapsodico. Lo sottolinea anche il titolo, </hi><hi rend="italic">Scritti meridionali</hi><hi rend="CharOverride-1">, che fa pendant con l’altra sua raccolta del 1991 intitolata </hi><hi rend="italic">Scritti toscani. L’urbanesimo medievale e la mezzadria</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="xmlx_13_71-82.html#footnote-034">3</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">; ma direi anche che quel titolo allude ad una scrittura che intende collocarsi </hi><hi rend="italic">nel</hi><hi rend="CharOverride-1"> Mezzogiorno, piuttosto che calare </hi><hi rend="italic">sul</hi><hi rend="CharOverride-1"> Mezzogiorno.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Se si legge la premessa che apre il volume ed è stata scritta a termine del percorso, si coglie il riferimento continuo certo allo spazio storico del Mezzogiorno, ma anche il desiderio di sottolineare il viaggio, la visita, il soggiorno anche prolungato in questo territorio ampio e diversificato al suo interno. Conoscenza bibliografica e documentaria vanno di pari passo con la conoscenza dei luoghi, nutrendosi a vicenda.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Parlando ad esempio del suo viaggio in Irpinia, Cherubini ricorda che: «a Montevergine ho persino immaginato ed in parte schematizzato e scritto un saggio su San Guglielmo da Vercelli e la sua vicenda di monaco venuto dal nord per incontrare quelle nuove zone della penisola. Ed il saggio è stato naturalmente pensato secondo i miei gusti di allora, o soprattutto di allora, cioè non storia religiosa, o soltanto religiosa, ma anche, in generale, storia di uomini in rapporto con il mondo circostante, con gli altri uomini e con la natura»</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="xmlx_13_71-82.html#footnote-033">4</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">. Ho chiesto ai colleghi e mi pare che il testo su san Guglielmo non sia mai stato perfezionato e pubblicato; peccato, perché è un tema sul quale mi sono cimentato anche io. Ho citato il passo non per questa ragione, quanto piuttosto perché è emblematico di una sorta di immedesimazione dello storico con un santo monaco che dal nord si sposta a sud e vi resta, legando le due macro aree nella sua persona, ma non per scrivere di storia religiosa (scelta peraltro del tutto legittima) quanto per parlare di uomini, contesti e ambienti. L’osservazione e il calarsi, sia pure temporaneamente, in un paesaggio, risveglia subito l’istinto dello storico che si interroga sugli uomini che nel tempo hanno vissuto e plasmato quel paesaggio.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Proseguendo su questa linea introduttiva di lettura, posso aggiungere che non mi pare casuale che tra i quattro inediti inseriti nel volume uno riguardi proprio </hi><hi rend="italic">La città di San Marco dai Normanni agli Angiò</hi><hi rend="CharOverride-1">. Si tratta di un riuscito tentativo di entrare nelle dinamiche di una piccola città, molto cara a Cherubini come detto, che si confonde ancora molto con il suo territorio, tanto che lo storico fa spesso ricorso alla documentazione del vicino centro di Cetraro, dipendenza dell’abbazia di Montecassino. San Marco deve la sua fama all’essere stata una delle effimere capitali della prima conquista normanna, nonché all’essere scenario di alcuni sapidi episodi narrati dalle cronache che riferiscono del periodo in cui Roberto il Guiscardo era quasi un ladro di galline e anche un rapitore per riscatto dei notabili locali. Trovo ben rilevante l’attenzione che invece viene dedicata da Cherubini alle platee, specie quella di Luca Campano per Cosenza, perché anticipa o percepisce già quelli che sarebbero stati studi che a breve sarebbero venuti proprio sulla platea di Luca Campano dal Centro di Ariano Irpino e poi quelli sulla signoria meridionale di Sandro Carocci, che ampio uso fanno appunto delle platee calabresi</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="xmlx_13_71-82.html#footnote-032">5</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Ma cerco ora di andare con più ordine seguendo il filo anche cronologico degli studi di Cherubini. Il coinvolgimento di Cherubini in questioni di storia meridionale è ben risalente nel tempo e comincia, come racconta lui stesso, con la recensione nel 1966 ad un volume fondamentale di Salvatore Tramontana sulla Sicilia (</hi><hi rend="italic">Michele da Piazza e il potere baronale in Sicilia</hi><hi rend="CharOverride-1">, 1963)</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="xmlx_13_71-82.html#footnote-031">6</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">. E il rapporto con Tramontana credo sia anche (e certo non il solo) all’origine del precoce coinvolgimento nelle attività del Centro di Studi Normanno-Svevi di Bari, soprattutto negli anni in cui ne fu animatore Giosuè Musca. Il Centro si era rapidamente guadagnato a partire dal 1973, con le sue Giornate di Studio tenute a cadenza biennale, un ruolo di riferimento nel panorama della medievistica e sempre a Bari aveva dato vita alla breve e brillante esperienza dei “Quaderni medievali” (1976-2005), con cui pure Cherubini collaborò. Qui apro e chiudo rapidamente la parentesi sulla situazione di stallo in cui il Centro Studi Normanno-svevo ormai versa da qualche anno e che rischia di avere come esito la sua scomparsa. Spero che quel patrimonio, di idee in primo luogo, non vada disperso.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Il rapporto di Cherubini con il Centro si concretizza quasi alla chiusura del primo ciclo delle Giornate. Nei primi 6 incontri (tenuti tra 1973 e 1983) si era mantenuto un ordine cronologico, partendo dalla prima fase della conquista, attraverso la fondazione monarchica degli Altavilla, per giungere agli Svevi e al loro epilogo con l’avvento degli Angioini</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="xmlx_13_71-82.html#footnote-030">7</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">. Cherubini funziona proprio da cerniera, poiché intervenne nelle VI giornate nel 1983, ultime della prima serie, con una relazione poi non inserita nel volume di </hi><hi rend="italic">Scritti meridionali</hi><hi rend="CharOverride-1">. A partire dal settimo incontro, nel 1985, si scelse, per evitare di iterare - quasi come criceti in gabbia - lo stesso giro di ruota, di procedere invece per tagli tematici, che ora non starò ad elencare segnatamente, ma che riemergeranno parlando della produzione di Cherubini. Infatti di quella seconda (e in parte anche della terza) stagione del Centro Cherubini è stato indubbio animatore. Direi che parlano eloquentemente i numeri: 7 relazioni e 5 discorsi di chiusura; complessivamente 12 interventi, che significano una presenza quasi costante per 25 anni agli incontri baresi. Si va dal 1983 al 2008, con una sola assenza nelle XV Giornate del 2002, quelle dedicate all’eredità normanno-sveva nel regno angioino. Credo che solo Salvatore Tramontana e Cosimo Damiano Fonseca possano vantare una presenza più assidua tra i relatori!</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">La prima relazione tenuta nel 1983 e dedicata a </hi><hi rend="italic">L’immagine di Federico II nella cultura toscana del Trecento</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="xmlx_13_71-82.html#footnote-029">8</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">, si manteneva tutto sommato nel solco di un ambito geografico toscano e settentrionale, perché il focus era soprattutto sulla situazione toscana e su come in questa si riflettesse e venisse riletta l’immagine di Federico II. Ne risultava il filone predominante di un mito guelfo e angioino, che andava a discapito di una più esile tradizione ghibellina e quindi favorevole allo svevo. Ed anche in chi come Dante aveva recuperato in una lettura più articolata l’esperienza di Federico II, l’ultimo imperatore svevo usciva perdente, con la definitiva condanna tra gli eretici. Sul tema Cherubini sarebbe tornato 14 anni dopo, nelle Giornate dedicate esplicitamente alla visione esterna del Mezzogiorno: </hi><hi rend="italic">Il Mezzogiorno normanno-svevo visto da Firenze</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="xmlx_13_71-82.html#footnote-028">9</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">. E credo che un certo peso nella scelta del tema lo ebbe proprio Cherubini, che su questo si era appunto già cimentato. Ancora una volta la relazione molto poggia sulla lettura di Dante e sulla cronachistica fiorentina, in particolare Tommaso Tosco e poi Giovanni Villani. Emerge tutta la forza distorsiva della conoscenza tra i contemporanei delle vicende del Mezzogiorno e questo rende anche meno sorprendenti le sviste che pure nel poema dantesco si realizzano sul Mezzogiorno. Sull’immagine esterna del Mezzogiorno Cherubini ha scritto anche al di fuori delle Giornate.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">È il caso del contributo </hi><hi rend="italic">La Sicilia e la Sardegna visti dagli altri</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="xmlx_13_71-82.html#footnote-027">10</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">. L’intento esplicitato con la consueta chiarezza è quello di vedere «quali fossero i tratti di quelle due regioni e dei loro abitatori, che venivano rilevati dagli italiani delle altre regioni e dai non italiani. Più che di fonti documentarie e preterintenzionali faremo conseguentemente uso di fonti narrative e letterarie, come cronache, novelle, relazioni di viaggio» (p. 60). E si tratta di fonti che fanno leva anche qui in primo luogo su Dante, a dimostrazione della forza quasi demiurgica che il poeta fiorentino mantiene nella costruzione della nostra narrazione storica.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Quindi un primo filone è indubbiamente quello della percezione esterna della situazione del Mezzogiorno italiano. A questo si accosta quasi subito un secondo e proficuo filone, anche più vicino in fondo agli interessi di Cherubini, cioè quello per la storia agraria del Mezzogiorno. Nel 1985 lo incontriamo infatti nelle Settime Giornate con una relazione su</hi><hi rend="italic"> I prodotti della terra: olio e vino</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="xmlx_13_71-82.html#footnote-026">11</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">. Qui si parte prima da una analisi della domanda (quindi i possibili consumi) e poi si passa all’offerta, cioè la produzione. Il quadro tratteggiato è molto ampio, con l’intenzione di coprire l’intero spettro del Regno, dalla Sicilia agli Abruzzi. Cherubini ricorre ovviamente alla bibliografia allora disponibile, a cominciare dal datatissimo lavoro di Augusto Lizier del 1907</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="xmlx_13_71-82.html#footnote-025">12</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">. A fronteggiare il pur benemerito Lizier si mettono in campo i lavori di Pierre Toubert, che pure sul Regno si è cimentato, e di Raffaele Licinio, attento nei suoi studi giovanili proprio alla storia agraria</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="xmlx_13_71-82.html#footnote-024">13</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">; poi avrebbe ceduto al richiamo di altre linee di studio. Di suo, oltre ad una personale e precisa rilettura di numerose fonti meridionali, Cherubini aggiunge una istruttiva carrellata attraverso i manuali del commercio settentrionali, a cominciare dalla </hi><hi rend="italic">Pratica della mercatura</hi><hi rend="CharOverride-1"> di Francesco di Balduccio Pegolotti.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Lo stesso Cherubini riscontra una presenza massiccia di fonti relative al consumo alimentare del vino, mentre trova già meno evidenti i segni del consumo dell’olio d’oliva, che anche nelle fonti meridionali deve competere con lo strutto e i grassi animali. Eppure l’evidenza documentaria, specie per la Puglia, manifesta la diffusione della sua coltura e l’importanza che veniva assegnata al controllo anche della singola pianta di olivo: si parla abbondantemente delle difficoltà di avvio della pianta e della sua produzione, longevità della stessa, che creavano l’anomala dissociazione tra possesso del suolo e possesso della pianta di olivo. Rilevo che questo contributo venne riedito da Andrea Brugnoli e Gian Maria Varanini in un volume miscellaneo del 2005 dedicato a olivo e olio in Italia; insieme ad un lavoro di Raffaele Iorio sulla Terra di Bari, si tratta dell’unico contributo dedicato al Mezzogiorno, segno che era quanto di meglio il quadro storiografico allora disponibile sul Mezzogiorno offrisse</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="xmlx_13_71-82.html#footnote-023">14</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Due anni dopo, nel 1987, Cherubini venne chiamato a tenere il discorso di Chiusura dell’incontro che concludeva tematicamente quello avviato due anni prima: dopo </hi><hi rend="italic">Terra e uomini nel Mezzogiorno normanno-svevo</hi><hi rend="CharOverride-1">, si passava a </hi><hi rend="italic">Uomo e ambiente</hi><hi rend="CharOverride-1">, sempre nel Mezzogiorno normanno-svevo. Riporto una parte delle riflessioni sul peso dell’ambiente nell’ambito meridionale, che esplicitamente vogliono sganciarsi da un «volgare determinismo geografico»: «la valutazione di quale peso abbiano avuto le caratteristiche ambientali – poveri suoli, larga presenza della montagna, scarse e irregolari precipitazioni – o, al contrario, le scelte e le politiche degli uomini – saccheggio sregolato del territorio, disboscamenti esagerati, peso eccessivo della cerealicoltura, orientamenti antiborghesi del potere politico – nel determinare nel corso dell’età moderna, ma con radici già negli ultimi secoli del Medioevo, certi caratteri del Mezzogiorno e il suo ritardo rispetto all’‘altra Italia’. E ciò pur in presenza, anche in età normanna e sveva, dell’antica leggenda di un Mezzogiorno benedetto dalla natura e quasi paradiso terrestre per ricchezza e facilità di produzioni agricole. Che era leggenda applicabile, come ognuno sa, almeno per la nostra età, soltanto a qualche zona pianeggiante e fortunata, come la Campania napoletana o la Conca d’oro. Per parte sua, in questo lungo dibattito, un conoscitore delle realtà medievali del Mezzogiorno come Salvatore Tramontana si inserisce da tempo con idee precise: debolezza della classe mercantile, ostilità della monarchia verso le borghesie, etica dell’opulenza dei sovrani e del ceto baronale, con connessi sprechi di ricchezze per le feste, il cerimoniale, le liberalità condannarono, già nell’età normanna e sveva, il Mezzogiorno ad essere al rimorchio, anzi campo di sfruttamento, dell’Italia “sviluppata”, cioè di alcune grandi e meno grandi città del Centro-nord»</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="xmlx_13_71-82.html#footnote-022">15</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">. In quello stesso convegno segnalo che era maggiore il numero di non specialisti della storia meridionale: Franco Cardini, Massimo Miglio, Massimo Montanari, Bruno Andreolli, Annamaria Nada Patrone, Irma Naso e lo stesso Cherubini. Evidentemente certi temi non erano ancora diffusi tra gli studiosi specialisti del Mezzogiorno e giustamente gli organizzatori avevano richiesto in misura maggiore interventi a colleghi più esterni rispetto alle dinamiche storiografiche meridionali.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Infine, ancora due anni dopo, nel 1989 teneva una propria relazione dedicata a</hi><hi rend="italic"> Il contadino</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="xmlx_13_71-82.html#footnote-021">16</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">. È una relazione complessa, più ambiziosa forse delle precedenti, in quanto aveva il compito non semplice (ma in questo consisteva un poco la sfida per tutti i relatori di quel convegno) di tracciare una sorta di ritratto di figure che caratterizzano la società meridionale medievale. E se c’era chi parlava del chierico e chi parlava dell’eunuco, a Cherubini toccò parlare del tipo dominante nella popolazione medievale, cioè il contadino. Una figura che presenta due difficoltà, legate la prima alla esiguità delle fonti che lo facciano non dico parlare, ma che ne parlino fuori da certi rigidi schemi (e nello strizzare le fonti Cherubini era abilissimo), e la seconda alla natura ibrida del contadino. Si apprezzano molto le pagine nelle quali Cherubini cerca di accompagnare il lettore nel disvelare la natura molteplice del contadino meridionale, che può essere contemporaneamente anche pescatore, pastore, allevatore o cacciatore. Insomma cerca di restituire la vita concreta di questi personaggi per noi quasi irraggiungibili, con delle pagine anche stilisticamente molto belle. Ad esempio, dopo aver descritto con rapide pennellate l’azione predatoria del lupo passa alla caccia del signore: «Per il contadino erano spettacolo consueto e si può immaginare non sempre gradito le battute di caccia della nobiltà: il cacciatore che seguiva le tracce della preda per boschi e selve, gli uccellatori, gli astòri, le pernici nell’estate, il cavaliere alle prese col cinghiale, i cani ammaestrati che scovavano al fiuto il cervo appiattato o, latranti, lo inseguivano ferito»</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="xmlx_13_71-82.html#footnote-020">17</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Il tema agrario torna ancora nella breve relazione </hi><hi rend="italic">I segni e le tecniche della produzione agricola</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="xmlx_13_71-82.html#footnote-019">18</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">. In questo caso Cherubini ammette subito di aver potuto lavorare solo di seconda mano e non sulle fonti; allo stesso tempo è significativo che abbia scelto come area il Salento, ammettendo anche in questo caso subito che si tratta della zona di Puglia che meno conosceva: per comodità avrebbe potuto replicare su zone a lui più note. Mi pare l’ennesima dimostrazione della volontà di procedere ad una ricostruzione delle vicende del territorio meridionale che non si adagiasse sul già noto, ma cercasse di riempire i vuoti, quantomeno nelle conoscenze personali.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">E di campagne parlano ancora due inediti raccolti tra gli </hi><hi rend="italic">Scritti meridionali</hi><hi rend="CharOverride-1">. Il primo è dedicato a </hi><hi rend="italic">L’economia rurale del Ducato di Gaeta tra la fine del IX e i primi decenni dell’XI secolo</hi><hi rend="CharOverride-1"> ed è concentrato sull’utilizzo della ricca documentazione edita nel </hi><hi rend="italic">Codex Diplomaticus Cajetanus</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="xmlx_13_71-82.html#footnote-018">19</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">. Qui si manifesta tutta la capacità di far parlare i documenti, citando una bibliografia veramente essenziale, per lasciare il più possibile la voce alle fonti e ai protagonisti. Esemplari le pagine dedicate alla condizione dei servi, alle modalità di emancipazione. C’è la fine capacità di organizzare la ricerca, scegliendo con decisione i temi da scandagliare nei documenti. Andrebbe letto a lezione anche solo per questo. Nel secondo contributo, dal titolo, </hi><hi rend="italic">Uomini, attività, poteri nelle campagne calabresi del Medioevo</hi><hi rend="CharOverride-1"> (inedito), riprende una Presentazione degli Atti del Convegno </hi><hi rend="italic">Il sistema feudale nella Calabria medievale</hi><hi rend="CharOverride-1"> (Cosenza 2004), Castrovillari 2009. Rivelatore è l’esordio del testo che attacca con: «Queste mie campagne calabresi»</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="xmlx_13_71-82.html#footnote-017">20</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">, proprio a sottolineare quella immedesimazione con i luoghi in quel momento oggetto di studio. Cherubini era stato anche chiamato qualche anno prima a scrivere delle campagne nel lavoro diretto da Placanica sulla </hi><hi rend="italic">Storia della Calabria</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="xmlx_13_71-82.html#footnote-016">21</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">, un testo per il quale non ottenne la liberatoria per ristampare il contributo nella sua miscellanea di </hi><hi rend="italic">Studi meridionali</hi><hi rend="CharOverride-1">.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Ricordo solo l’attenzione ai mutamenti climatici, con riferimenti puntuali agli studi sui pollini della Sila per documentare il miglioramento del clima tra 800 e 1200; certo la situazione calabrese era in linea con la situazione europea, ma c’è lo sforzo di contestualizzare con precisione il dato generale</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="xmlx_13_71-82.html#footnote-015">22</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">. Non mancano ovviamente le considerazioni sulla situazione socio-economica, così sintetizzate: «in Calabria le città erano tuttavia troppo poche e troppo deboli, ed i feudatari controllavano i “borgesi” dei centri minori. Insomma la Calabria emerge dalla documentazione come un territorio in cui la feudalità e gli ordini monastici gestivano il potere»</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="xmlx_13_71-82.html#footnote-014">23</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Con questa citazione dalle campagne passiamo al terzo filone di interesse, che è quello complementare rispetto alla campagna: la città. Mi pare che il primo intervento sia quello delle X Giornate nel 1991, dedicato a </hi><hi rend="italic">Gaeta</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="xmlx_13_71-82.html#footnote-013">24</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">. Il testo si costruisce inizialmente quasi per negazioni: Gaeta non è una grande città, non ha forza militare, non fornisce manufatti di pregio, non ha i caratteri eccezionali di Amalfi, non ci sono vie dei Gaetani, mentre ci sono vie degli Amalfitani in molti centri del sud. Quando nel 1065 l’abate Desiderio di Montecassino volle comprare delle stoffe preziose da regalare al re Enrico IV, non andò nella vicina Gaeta, ma si spinse sino ad Amalfi, perché qui evidentemente l’offerta era di alto livello</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="xmlx_13_71-82.html#footnote-012">25</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">. Eppure, dopo aver snocciolato i tanti limiti dell’importanza di Gaeta, a mano a mano si delinea un percorso che restituisce a Gaeta la sua rilevanza, che sembra timidamente emergere nel privilegio che la città riuscì a strappare ad un re in difficoltà come Tancredi. Fu un successo effimero, ma l’elenco delle concessioni ottenute per pochi mesi di fatto sono l’orizzonte entro cui si collocava l’iniziativa politica dei Gaetani. Per raggiungere questo risultato vi era una comunità attiva ed intraprendente, della quale Cherubini restituisce i frustuli di documentazione.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Anche nella successiva relazione, nelle XVII Giornate del 2006 (15 anni dopo), </hi><hi rend="italic">Centri demici e dinamiche economico-sociali</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="xmlx_13_71-82.html#footnote-011">26</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">, Cherubini riparte dai suoi precedenti interventi e cita ampiamente gli studi di Jean-Marie Martin. Trovo però molto interessante la netta presa di posizione riguardo le nuove tendenze nella storiografia meridionale. Di fronte alla novità Cherubini richiama quel che viene presentato come un assunto inderogabile: «il regno e la città rappresentavano in Sicilia e nel Mezzogiorno due forze in opposizione. Centri urbani e classi cittadine erano in effetti gli antagonisti, mentre protagonisti rimanevano la monarchia e le classi feudali». E in parte rintuzzava i tentativi di rivalutare l’esperienza urbana nel Mezzogiorno: «si nota tuttavia, da un certo tempo, nella storiografia meridionale o che si occupa del Mezzogiorno, una tendenza comprensibile e in larga parte encomiabile, tesa a sottolineare le specificità di quell’area, ma anche una sua maggior vicinanza ai caratteri della storia dell’Italia centrale e superiore, vale a dire delle sue gloriose e tempestose vicende di città. Si va così alla ricerca di una identità cittadina, di una intelligente identificazione del binomio “coscienza cittadina” e “coscienza del regno” … alla fine ci potranno essere, come ci saranno, nuove sfumature e probabilmente una più diffusa percezione che le città del regno non erano quegli esseri senza vita come qualche volta ci sono stati descritti, schiacciati soltanto, senza quasi poter respirare, tra monarchia e baroni, ma non si potrà rovesciare, per una pur comprensibile volontà civile di far apparire il paese, già allora, più unitario di quanto non fosse, non dico una storiografia di lunghissima vita e di forte solidità, ma, ciò che più conta, quel che ci dicono le fonti»</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="xmlx_13_71-82.html#footnote-010">27</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">. La controparte era evidentemente Giovanni Vitolo, impegnato in una operazione di complessiva riconsiderazione del fenomeno urbano nel Mezzogiorno medievale, ma ho citato il passo perché mette in chiaro la posizione di Cherubini</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="xmlx_13_71-82.html#footnote-009">28</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Lo stesso Cherubini è tornato sull’argomento urbano pure in contesti diversi dalle Giornate baresi. Ricordo soltanto la relazione </hi><hi rend="italic">Federico II e le città del Regno di Sicilia</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="xmlx_13_71-82.html#footnote-008">29</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">. Anche qui riafferma: «non si può non rilevare l’effettiva esistenza di due Italie. La documentazione del Regno è invece molto chiara per quel che concerne l’atteggiamento del sovrano verso le cittadinanze e i loro conati e aspirazioni autonomistiche». E a conforto cita sostanzialmente un lavoro di Ernesto Sestan</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="xmlx_13_71-82.html#footnote-007">30</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">. In questo saggio Cherubini sembra restare all’interno del paradigma delle due Italie e infatti il testo si sviluppa costantemente come una sorta di controcanto rispetto alla situazione comunale, rilevando continuamente quello che manca. Scrittore raffinato, sembra ricorrere proprio all’artificio retorico dell’anafora:</hi></p><quote rend="quotation_b" ><hi rend="CharOverride-1">La scarsissima documentazione è conseguenza diretta se non della mancanza, certo della minor forza, in quelle città, dello spirito autonomistico che animava le città dell’Italia superiore e, insieme, del centralismo della monarchia e dello scarso interesse del monarca per gli aspetti più diversi della vita urbana. Mancano, per le città del Mezzogiorno, deliberazioni di consigli, statuti urbani o corporativi. Le più tarde redazioni di consuetudini per privata iniziativa di giuristi contengono norme più antiche, ma delle quali è difficile ricostruire con esattezza il contenuto. Mancano quelle cronache cittadine che costituivano altrove il cosciente deposito delle memorie collettive e dello spirito cittadino. Mancano, per l’età di Federico II, quelle </hi><hi rend="italic">laudes civitatum</hi><hi rend="CharOverride-1"> – qualcosa, ma di significato diverso, può essere segnalato per l’età precedente – dalle quali si può invece rilevare, per le città dell’Italia centro-settentrionale, “il patriottismo cittadino che poteva essere vivo solo là dove i cittadini erano protagonisti della vita pubblica, dove la città era il centro delle decisioni e il luogo a cui ciascuno sapeva di appartenere, non solo perché vi abitava, ma soprattutto perché ne era elemento costitutivo”. Nel regno di Federico II, al contrario, la stessa struttura dell’amministrazione pubblica “non favoriva il sorgere e il formarsi di quel sentimento collettivo di orgoglio di appartenere ad una certa città, che avrebbe poi potuto essere interpretato dagli scrittori”. Mancavano, nel regno, anche quei segni materiali, primo fra tutti il palazzo comunale, che evocavano altrove, fisicamente, un potere municipale. Tutti gli edifici laici richiamavano gli abitanti al potere del monarca, dal castello alla dogana e al fondaco, dal laboratorio di tintura al mattatoio, e talvolta, come a Foggia, che però non era una vera città per la mancanza di un vescovo, alle masserie regie, o, come a Brindisi, alla zecca</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="xmlx_13_71-82.html#footnote-006">-1</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">.</hi></quote><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Anche la trasformazione della colletta o </hi><hi rend="italic">generalis subventio</hi><hi rend="CharOverride-1"> da straordinaria in annuale viene letta solo come un fenomeno negativo, che deve garantire al sovrano entrate più alte, mentre nulla si dice sulla positività nella via per la costruzione di un più moderno apparato statale: «si può concludere, in definitiva, che la politica fiscale di Federico era fatta apposta per frenare la formazione e la crescita di una borghesia nel regno, la classe che altrove costituiva il nerbo della vita e delle attività cittadine»</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="xmlx_13_71-82.html#footnote-005">-1</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">. Con un Federico II che dopo aver vessato in tutti i modi la popolazione soggetta e le città in modo particolare, crea quindi tutte le premesse per una subalternità della società meridionale rispetto all’aristocrazia baronale e prelatizia.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Cherubini è testimone attivo di una stagione intensa nella quale si è avviato un proficuo scambio tra scuole e sedi accademiche, italiane e straniere (dove Bari e il Centro Studi Normanno-Svevo erano uno dei luoghi privilegiati), per meglio indagare e valutare la situazione del Mezzogiorno medievale. Si coglie però anche a pieno la fatica di liberarsi da un modello interpretativo, una metanarrazione, dominante che vede contrapposti un nord comunale, libertario, ricco ed economicamente intraprendente, e un Mezzogiorno monarchico, represso nelle sue potenzialità, feudo-baronale, produttore di materie prime e privo di ceti economicamente intraprendenti. Un dualismo pressoché inaggirabile nella storiografia italiana e ravvivato alla fine degli anni ’70 dalla pubblicazione del </hi><hi rend="italic">Two Italies</hi><hi rend="CharOverride-1"> di David Abulafia</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="xmlx_13_71-82.html#footnote-004">-1</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">; lo stesso programma odierno in certa misura ne è lo specchio e anche l’attività di Cherubini lo è stato, soprattutto quando parlava dei contesti urbani. Egli coglie lo sforzo in atto nella storiografia di modificare il percorso di analisi del fenomeno urbano nel Mezzogiorno, ma allo stesso tempo continua a vederlo in comparazione soprattutto con la realtà centro settentrionale. Fa decisamente bene a mettere in guardia da facili e distorsivi paralleli tra fenomeni comunali nel Sud e nel Nord, ma allo stesso tempo resta ancora impigliato nel gioco Nord/Sud. Ad illustrare questa dinamica storiografica ci sono pagine dense e stimolanti di Pino Petralia negli Atti delle XX Giornate Normanno-Sveve, che tracciano un bel bilancio storiografico complessivo</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="xmlx_13_71-82.html#footnote-003">-1</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Ma non vorrei con quanto detto ridimensionare gli apporti innovativi, soprattutto quelli legati alla storia agraria. Si potrebbe parlare anche ad esempio della ricorrente espressione di consapevolezza delle differenze regionali «che continuano ad essere percepibili nell’Italia del sud sotto la comune scorza del regno normanno-svevo»</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="xmlx_13_71-82.html#footnote-002">-1</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1"> e della conseguente esortazione, di fatto praticata, a indagare le singole realtà regionali. In una relazione tenuta nelle XVI Giornate insiste sull’errore metodologico di parlare sempre di Mezzogiorno come di una sorta di corpo unico, nonostante i progressi nella ricerca che hanno evidenziato la persistente suddivisione regionale e locale: «sembra quasi un paradosso che il Mezzogiorno, segnato tanto profondamente dalle diversità e dalle complessità, dai particolarismi ambientali, politici, ecclesiastici, etnici, economici, sociali, culturali, che gli studi contribuiscono sempre meglio ad identificare e a chiarire, abbia poi offerto il teatro per la costruzione di un organismo monarchico di eccezionale longevità in un’Italia complessivamente contraddistinta, nel contesto europeo, dai particolarismi cittadini, signorili, principeschi»</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="xmlx_13_71-82.html#footnote-001">-1</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">. Ecco, su quel paradosso si cerca oggi di riflettere e costruire una diversa interpretazione e narrazione.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Ma un contributo che mi è molto piaciuto è la relazione su: </hi><hi rend="italic">Impianto urbano e strutture architettoniche delle città portuali dell’Italia tirrenica</hi><hi rend="CharOverride-1">, che significativamente fu tenuta nel Convegno in onore di Salvatore Tramontana nel 2006, cioè del responsabile del primo interesse di Cherubini per il Mezzogiorno</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="xmlx_13_71-82.html#footnote-000">-1</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">. L’ho preferito ad altri per chiudere il mio intervento in virtù della consapevole scelta dell’autore di ignorare le tradizionali coordinate e separazioni proprie della medievistica italiana e dedicarsi invece ad uno spazio geografico preciso, quello del Tirreno, che viene descritto con cura in apertura del saggio, tra Liguria, Toscana, Campania, Calabria, Sardegna e Sicilia. Non sono tanto i contenuti specifici ad essere per me particolarmente significativi quanto la scelta di trattare congiuntamente Pisa e Messina, Genova e Gaeta, per saggiarne e confrontare non la ricchezza e la potenza, ma piuttosto la dislocazione dell’abitato rispetto al porto, o la collocazione e la funzionalità degli arsenali; la distribuzione dei moli. Cioè vi è la scelta consapevole di guardare agli elementi di comparazione concreti nelle fonti e non a quelli di contrapposizione un poco pregiudiziale.</hi></p><list type="ordered">
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="xmlx_13_71-82.html#footnote-036-backlink">1</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	</hi><hi rend="CharOverride-1">Il testo che viene pubblicato mantiene volutamente molto del tono della conversazione tenuta in occasione del convegno. </hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="xmlx_13_71-82.html#footnote-035-backlink">2</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	</hi><hi rend="CharOverride-1">G. Cherubini, </hi><hi rend="italic">Scritti meridionali</hi><hi rend="CharOverride-1">, Firenze, 2011.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="xmlx_13_71-82.html#footnote-034-backlink">3</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	</hi><hi rend="CharOverride-1">G. Cherubini, </hi><hi rend="italic">Scritti toscani. L’urbanesimo medievale e la mezzadria</hi><hi rend="CharOverride-1">, Firenze, 1991.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="xmlx_13_71-82.html#footnote-033-backlink">4</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	</hi><hi rend="CharOverride-1">Cherubini, </hi><hi rend="italic">Scritti meridionali</hi><hi rend="CharOverride-1">, cit., p. XIV.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="xmlx_13_71-82.html#footnote-032-backlink">5</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	</hi><hi rend="italic">La Platea di Luca arcivescovo di Cosenza (1203-1227)</hi><hi rend="CharOverride-1">, a cura di E. Cuozzo, Avellino, 2007 (Centro Europeo di Studi Normanni); </hi><hi rend="italic">Studi in margine all’edizione della Platea di Luca arcivescovo di Cosenza (1203-1227),</hi><hi rend="CharOverride-1"> a cura di E. Cuozzo e J.-M. Martin, Avellino, 2009 (Centro Europeo di Studi Normanni); S. Carocci, </hi><hi rend="italic">Signorie di Mezzogiorno. Società rurali, poteri aristocratici e monarchia (XII-XIII secolo)</hi><hi rend="CharOverride-1">, Roma, 2014</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="xmlx_13_71-82.html#footnote-031-backlink">6</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	</hi><hi rend="CharOverride-1">G. Cherubini, </hi><hi rend="italic">L’agricoltura e il mondo rurale siciliano tra il 1337 e il 1361 in un volume di Salvatore Tramontana</hi><hi rend="CharOverride-1">, «Rivista di storia dell’agricoltura», VI (1966), 1, pp. 65-80. Negli anni successivi Cherubini recensì ancora saltuariamente volumi meridionali: ragguaglio critico su R. Villari, </hi><hi rend="italic">La rivolta antispagnola a Napoli. Le origini (1585-1647)</hi><hi rend="CharOverride-1">, Bari, Laterza, 1967, «Antologia Vieusseux», II (1967), 8, ottobre-dicembre, pp. 28-29; recensione di R. M. Dentici Buccellato, </hi><hi rend="italic">Fisco e società nella Sicilia aragonese. Le pandette delle gabelle regie del XIV secolo</hi><hi rend="CharOverride-1">, Palermo, 1983 (“acta curie felicis urbis panormi”), «Ricerche storiche», XIV (1984), 1, gennaio-aprile, pp. 255-258. </hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="xmlx_13_71-82.html#footnote-030-backlink">7</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	</hi><hi rend="CharOverride-1">Per una riconsiderazione storiografica delle Giornate nel loro insieme rinvio ai contributi raccolti in </hi><hi rend="italic">Il Mezzogiorno normanno-svevo fra storia e storiografia</hi><hi rend="CharOverride-1">, Atti delle XX Giornate normanno-sveve (Bari 8-10 ottobre 2012), a cura di P. Cordasco e M.A. Siciliani, Bari, 2014.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="xmlx_13_71-82.html#footnote-029-backlink">8</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	</hi><hi rend="CharOverride-1">G. Cherubini, </hi><hi rend="italic">L’immagine di Federico II nella cultura toscana del Trecento</hi><hi rend="CharOverride-1">, in </hi><hi rend="italic">Potere, società e popolo nell’età sveva</hi><hi rend="CharOverride-1">,</hi><hi rend="italic"> </hi><hi rend="CharOverride-1">Atti delle VI Giornate normanno-sveve (Bari-Castel del Monte, 17-20 ottobre 1983), Bari, 1985, pp. 275-300.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="xmlx_13_71-82.html#footnote-028-backlink">9</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	</hi><hi rend="CharOverride-1">In </hi><hi rend="italic">Il Mezzogiorno normanno-svevo visto dall’Europa e dal mondo Mediterraneo</hi><hi rend="CharOverride-1">, Atti delle XIII Giornate normanno-sveve (Bari, 21-24 ott. 1997), a cura di G. Musca, Bari, 1999, pp. 111-128.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="xmlx_13_71-82.html#footnote-027-backlink">10</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	</hi><hi rend="CharOverride-1">In Cherubini, </hi><hi rend="italic">Scritti meridionali</hi><hi rend="CharOverride-1">, cit., pp. 59-74. Si tratta di un inedito pubblicato per la prima volta in quel volume.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="xmlx_13_71-82.html#footnote-026-backlink">11</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	</hi><hi rend="CharOverride-1">In </hi><hi rend="italic">Terra e uomini nel Mezzogiorno normanno-svevo</hi><hi rend="CharOverride-1">, Atti delle VII Giornate normanno-sveve, a cura di G. Musca, Bari, 1987, pp. 188-234</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="xmlx_13_71-82.html#footnote-025-backlink">12</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	</hi><hi rend="CharOverride-1">A. Lizier, </hi><hi rend="italic">L’economia rurale dell’età prenormanna nell’Italia meridionale</hi><hi rend="CharOverride-1">, Palermo, 1907.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="xmlx_13_71-82.html#footnote-024-backlink">13</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	</hi><hi rend="CharOverride-1">P. Toubert, </hi><hi rend="italic">La terre et les hommes dans l’Italie normande au temps de Roger II: l’exemple campanien</hi><hi rend="CharOverride-1">, in </hi><hi rend="italic">Società, potere e popolo nell’età di Ruggero II</hi><hi rend="CharOverride-1">, Atti delle III giornate normanno-sveve (Bari, 23-25 maggio 1977), Bari, 1979, pp. 55-71 (poi in Id., </hi><hi rend="italic">Dalla terra ai castelli. Paesaggio, agricoltura e poteri nell’Italia medievale</hi><hi rend="CharOverride-1">, Torino, 1997, pp. 300- 315); R. Licinio, </hi><hi rend="italic">Uomini e terre nella Puglia medievale. Dagli Svevi agli Aragonesi</hi><hi rend="CharOverride-1">, Bari, 1983.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="xmlx_13_71-82.html#footnote-023-backlink">14</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	</hi><hi rend="CharOverride-1">In </hi><hi rend="italic">Olivi e olio nel medioevo italiano</hi><hi rend="CharOverride-1">, a cura di A. Brugnoli e G. M. Varanini, Bologna, 2005, pp. 237-290, con la necessaria precisazione geografica «nel Mezzogiorno normanno-svevo» alla fine del titolo.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="xmlx_13_71-82.html#footnote-022-backlink">15</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	</hi><hi rend="CharOverride-1">G. Cherubini, </hi><hi rend="italic">Discorso di chiusura</hi><hi rend="CharOverride-1">, in </hi><hi rend="italic">Uomo e ambiente nel Mezzogiorno normanno-svevo</hi><hi rend="CharOverride-1">, Atti delle ottave giornate normanno-sveve (Bari, 20-23 ottobre 1987), a cura di G. Musca, Bari, 1989, pp. 343-360: p. 345 (poi in </hi><hi rend="italic">Scritti meridionali</hi><hi rend="CharOverride-1">, cit., p. 297).</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="xmlx_13_71-82.html#footnote-021-backlink">16</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	</hi><hi rend="CharOverride-1">In </hi><hi rend="italic">Condizione umana e ruoli sociali nel Mezzogiorno normanno-svevo</hi><hi rend="CharOverride-1">, Atti delle IX Giornate normanno-sveve (Bari, 17-20 ott. 1989), a cura di G. Musca, Bari, 1991, pp. 131-151 (poi in </hi><hi rend="italic">Scritti meridionali</hi><hi rend="CharOverride-1">, cit. pp. 137-158).</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="xmlx_13_71-82.html#footnote-020-backlink">17</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	</hi><hi rend="CharOverride-1">G. Cherubini, </hi><hi rend="italic">Il contadino</hi><hi rend="CharOverride-1">, ivi, p. 143 (poi in </hi><hi rend="italic">Scritti meridionali</hi><hi rend="CharOverride-1">, cit., p. 149).</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="xmlx_13_71-82.html#footnote-019-backlink">18</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	</hi><hi rend="CharOverride-1">G. Cherubini, </hi><hi rend="italic">I segni e le tecniche della produzione agricola</hi><hi rend="CharOverride-1">, in </hi><hi rend="italic">Dall’habitat rupestre all’organizzazione insediativa del territorio pugliese (secoli X-XV)</hi><hi rend="CharOverride-1">, Atti del III Convegno internazionale sulla civiltà rupestre (Savelletri di Fasano, 22-24 nov. 2007), a cura di E. Menestò, Spoleto, 2009, pp. 61-70 (poi in </hi><hi rend="italic">Scritti meridionali</hi><hi rend="CharOverride-1">, cit., pp. 209-220).</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="xmlx_13_71-82.html#footnote-018-backlink">19</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	</hi><hi rend="italic">Codex Diplomaticus Cajetanus</hi><hi rend="CharOverride-1">, voll. I e II, Montis Casini 1887 e 1891 (rist. anastatica, con premessa di T. Leccisotti, 1969); Cherubini, </hi><hi rend="italic">Scritti meridionali</hi><hi rend="CharOverride-1">, cit., pp. 77-105.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="xmlx_13_71-82.html#footnote-017-backlink">20</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	</hi><hi rend="CharOverride-1">Cherubini, </hi><hi rend="italic">Scritti meridionali</hi><hi rend="CharOverride-1">, cit., p. 107.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="xmlx_13_71-82.html#footnote-016-backlink">21</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	</hi><hi rend="CharOverride-1">G. Cherubini, </hi><hi rend="italic">Le campagne</hi><hi rend="CharOverride-1">, in </hi><hi rend="italic">Storia della Calabria medievale. I quadri generali</hi><hi rend="CharOverride-1">, a cura di A. Placanica, Roma, 2001, pp. 429-466. Allo stesso modo non compare nella raccolta il capitolo, </hi><hi rend="italic">Il Meridione, le montagne, le pianure acquitrinose</hi><hi rend="CharOverride-1">, inserito nella monografia G. Cherubini, </hi><hi rend="italic">L’Italia rurale del basso Medioevo</hi><hi rend="CharOverride-1">, Roma-Bari, Laterza, 1985, pp. viii-350.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="xmlx_13_71-82.html#footnote-015-backlink">22</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	</hi><hi rend="CharOverride-1">Ma non mancano le felici interferenze autobiografiche. Così se nell’Introduzione, a p. XIV, dei suoi </hi><hi rend="italic">Scritti meridionali</hi><hi rend="CharOverride-1"> menziona «il soccorso dei ricordi di mio padre quando lavorava da povero, ma vigoroso taglialegna nei pressi di Lagonegro, dove feci una volta una sosta e meglio mi ricordai dei ricordi che mi regalava quando ero bambino, dei freddi della zona, della capanna in cui dormiva con i compagni, dei lupi che si avvicinavano nel corso della notte», a p. 120 ribalta il tragitto: «basterà accennare al fatto che almeno dal XIII secolo conosciamo l’emigrazione di legnaioli calabresi non soltanto a Bari ma anche nella più lontana Firenze».</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="xmlx_13_71-82.html#footnote-014-backlink">23</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	</hi><hi rend="CharOverride-1">Cherubini, </hi><hi rend="italic">Scritti meridionali</hi><hi rend="CharOverride-1">, cit., p. 134.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="xmlx_13_71-82.html#footnote-013-backlink">24</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	</hi><hi rend="CharOverride-1">In </hi><hi rend="italic">Itinerari e centri urbani nel Mezzogiorno normanno-svevo</hi><hi rend="CharOverride-1">, Atti delle X Giornate normanno-sveve (Bari, 21-24 ott. 1991), a cura di G. Musca, Bari, 1993, pp. 249-267 (poi in </hi><hi rend="italic">Scritti meridionali</hi><hi rend="CharOverride-1">, cit., pp. 221-240.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="xmlx_13_71-82.html#footnote-012-backlink">25</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	</hi><hi rend="CharOverride-1">G. Cherubini, </hi><hi rend="italic">Gaeta</hi><hi rend="CharOverride-1">, ivi, p. 253 (poi in </hi><hi rend="italic">Scritti meridionali</hi><hi rend="CharOverride-1">, p. 225).</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="xmlx_13_71-82.html#footnote-011-backlink">26</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	</hi><hi rend="CharOverride-1">In </hi><hi rend="italic">Nascita di un regno. Poteri signorili, istituzioni feudali e strutture sociali nel Mezzogiorno normanno (1130-1194)</hi><hi rend="CharOverride-1">, Atti delle XVII Giornate normanno-sveve (Bari, 10-13 ott. 2006), a cura di R. Licinio e F. Violante, Bari, 2008, pp. 239-258 (poi in </hi><hi rend="italic">Studi meridionali</hi><hi rend="CharOverride-1">, pp. 23-40).</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="xmlx_13_71-82.html#footnote-010-backlink">27</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	</hi><hi rend="CharOverride-1">G. Cherubini, </hi><hi rend="italic">Centri demici e dinamiche economico-sociali, in Nascita di un regno. Poteri signorili, istituzioni feudali e strutture sociali nel Mezzogiorno normanno (1130-1194)</hi><hi rend="CharOverride-1">, Atti delle XVII Giornate normanno-sveve (Bari, 10-13 ott. 2006), a cura di R. Licinio e F. Violante, Bari, 2008, pp. 239-258: p. 245-6 (poi in </hi><hi rend="italic">Scritti meridionali</hi><hi rend="CharOverride-1">, pp. 28-29).</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="xmlx_13_71-82.html#footnote-009-backlink">28</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	</hi><hi rend="CharOverride-1">Rimando per brevità ai lavori sul tema raccolti in G. Vitolo, </hi><hi rend="italic">L’Italia delle altre città. Un’immagine del Mezzogiorno medievale</hi><hi rend="CharOverride-1">, Napoli, 2014.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="xmlx_13_71-82.html#footnote-008-backlink">29</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	</hi><hi rend="CharOverride-1">G. Cherubini, </hi><hi rend="italic">Federico II e le città del Regno di Sicilia</hi><hi rend="CharOverride-1">, in </hi><hi rend="italic">L’eredità culturale di Gina Fasoli</hi><hi rend="CharOverride-1">, Atti del Convegno di studi per il centenario della nascita. 1905-2005 (Bologna, Bassano del Grappa, 24-26 nov. 2005), a cura di F. Bocchi e G.M. Varanini, Roma, 2008, pp. 241-259 (poi in </hi><hi rend="italic">Scritti meridionali</hi><hi rend="CharOverride-1">, cit., pp. 255-274).</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="xmlx_13_71-82.html#footnote-007-backlink">30</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	</hi><hi rend="CharOverride-1">G. Cherubini, </hi><hi rend="italic">Scritti meridionali</hi><hi rend="CharOverride-1">, p. 262; E. Sestan, </hi><hi rend="italic">Il significato storico della «Constitutio in favorem principum» di Federico II</hi><hi rend="CharOverride-1">, ora in E. Sestan, </hi><hi rend="italic">Scritti vari</hi><hi rend="CharOverride-1">, II, </hi><hi rend="italic">Italia comunale e signorile</hi><hi rend="CharOverride-1">, Firenze, 1989, p. 178.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="xmlx_13_71-82.html#footnote-006-backlink">-1</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	</hi><hi rend="CharOverride-1">Cherubini, </hi><hi rend="italic">Scritti meridionali</hi><hi rend="CharOverride-1">, cit., p. 258. Nella stessa direzione anche G. Cherubini, </hi><hi rend="italic">La controprova dalle città del Mezzogiorno</hi><hi rend="CharOverride-1"> nel volume </hi><hi rend="italic">Le città italiane nell’età di Dante</hi><hi rend="CharOverride-1">, Ospedaletto (PI), 1991, pp. 159.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="xmlx_13_71-82.html#footnote-005-backlink">-1</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	</hi><hi rend="CharOverride-1">Cherubini, </hi><hi rend="italic">Scritti meridionali</hi><hi rend="CharOverride-1">, cit., p. 269.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="xmlx_13_71-82.html#footnote-004-backlink">-1</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	</hi><hi rend="CharOverride-1">D. Abulafia, </hi><hi rend="italic">Le due Italie. Relazioni economiche fra il Regno normanno di Sicilia e i comuni settentrionali</hi><hi rend="CharOverride-1">, Napoli, 1991 (ed. or. 1977). </hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="xmlx_13_71-82.html#footnote-003-backlink">-1</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	</hi><hi rend="CharOverride-1">G. Petralia, </hi><hi rend="italic">Economia e società del Mezzogiorno nelle Giornate normanno-sveve: per un bilancio storiografico</hi><hi rend="CharOverride-1">, in </hi><hi rend="italic">Il Mezzogiorno normanno-svevo fra storia e storiografia</hi><hi rend="CharOverride-1">, cit., pp- 237-268.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="xmlx_13_71-82.html#footnote-002-backlink">-1</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	</hi><hi rend="CharOverride-1">G. Cherubini, </hi><hi rend="italic">L’economia rurale del Ducato di Gaeta tra la fine del IX e i primi decenni dell’XI secolo</hi><hi rend="CharOverride-1">, in Id., </hi><hi rend="italic">Scritti meridionali</hi><hi rend="CharOverride-1">, cit., p. 78.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="xmlx_13_71-82.html#footnote-001-backlink">-1</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	</hi><hi rend="CharOverride-1">G. Cherubini, </hi><hi rend="italic">Popoli, etnie, e territorio alla vigilia della conquista. Il Mezzogiorno continentale</hi><hi rend="CharOverride-1">, in </hi><hi rend="italic">I caratteri originari della conquista normanna. Diversità e identità nel Mezzogiorno (1030-1130)</hi><hi rend="CharOverride-1">, Atti delle XVI Giornate di studio normanno-sveve (Bari, 5-8 ott. 2004), a cura di R. Licinio e F. Violante, Bari, 2006, pp. 67-85: p. 84 (poi in </hi><hi rend="italic">Scritti meridionali</hi><hi rend="CharOverride-1">, cit., pp. 3-21: p. 20).</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="xmlx_13_71-82.html#footnote-000-backlink">-1</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	</hi><hi rend="CharOverride-1">G. Cherubini, </hi><hi rend="italic">Impianto urbano e strutture architettoniche delle città portuali dell’Italia tirrenica</hi><hi rend="CharOverride-1">, in </hi><hi rend="italic">Città e vita cittadina nei paesi dell’area mediterranea (secc. XI-XV)</hi><hi rend="CharOverride-1">, Atti del Convegno internazionale in onore di Salvatore Tramontana (Adrano, Bronte, Catania, Palermo, 18-22 nov. 2003), a cura di B. Saitta, Roma, 2006, pp. 99-112 (poi in </hi><hi rend="italic">Scritti meridionali</hi><hi rend="CharOverride-1">, cit., pp. 275-291).</hi></p></item>
				</list><p rend="editorial_metadata_author">Francesco Panarelli, University of Basilicata, Italy, <ref target="https://www.fupress.com">francesco.panarelli@unibas.it</ref>, <ref target="https://www.fupress.com">0000-0002-6202-0950</ref></p><p rend="editorial_metadata_polices">Referee List (DOI 1<ref target="https://www.fupress.com">0.36253/fup_referee_list</ref>)</p><p rend="editorial_metadata_polices">FUP Best Practice in Scholarly Publishing (DOI <ref target="https://doi.org/10.36253/fup_best_practice">10.36253/fup_best_practice</ref>)</p><p rend="editorial_metadata_book">Francesco Panarelli, <hi rend="italic">La storia dell’Italia meridionale,</hi> © Author(s), <ref target="https://www.fupress.com">CC BY 4.0</ref>, DOI <ref target="https://www.fupress.com">10.36253/979-12-215-0615-0.08</ref>, Paolo Nanni, Andrea Zorzi (edited by), <hi rend="italic">Giovanni Cherubini. Il profilo, gli studi, l’eredità intellettuale. Atti della Giornata di studio in memoria di Giovanni Cherubini (Firenze, 2 maggio 2022)</hi>, pp. -13, 2025, published by Firenze University Press, ISBN 979-12-215-0615-0, DOI <ref target="https://www.fupress.com">10.36253/979-12-215-0615-0</ref></p></div>
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