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        <title type="main" level="a">Ego Fortunatus amore: autorappresentazione di Venanzio Fortunato, poeta elegiaco cristiano</title>
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          <persName n="1" ref="https://orcid.org/0000-0003-2689-4738" type="ORCID">
            <forename>Silvia</forename>
            <surname>Condorelli</surname>
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          <resp>This is a section of <title>&lt;i&gt;In aula ingenti memoriae meae&lt;/i&gt;. Forme di autobiografia nella letteratura tardolatina</title>(DOI: <idno type="DOI">10.36253/979-12-215-0676-1</idno>) by </resp>
          <name>Filomena Giannotti, Daniele Di Rienzo</name>
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        <publisher>Firenze University Press, USiena Press</publisher>
        <pubPlace>Florence</pubPlace>
        <date when="2025">2025</date>
        <idno type="DOI">https://doi.org/10.36253/979-12-215-0676-1.15</idno>
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          <p>Available for academic research purposes</p>
          <p>Open Access</p>
          <p>Copyright Author(s)</p>
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        <p>This is original content, published for academic research purposes</p>
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        <p>This paper focuses on an expressive form that in the carmina of Venantius Fortunatus assumes a strongly autobiographical connotation. The mention of his own name by the author actually is a real sphragís that imparts to the text a kind of authorial seal.</p>
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            <item>Autobiography</item>
            <item>Late Antiquity</item>
            <item>Latin Literature</item>
            <item>Venantius Fortunatus;</item>
            <item>Carmina</item>
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      <p>It is available online at https://doi.org/10.36253/979-12-215-0676-1.15<ref target="https://doi.org/10.36253/979-12-215-0676-1.15" /></p>
      <div><head><hi rend="CharOverride-1">Silvia Condorelli </hi></head></div><div><head><hi rend="italic">Ego Fortunatus amore</hi>: <lb/>autorappresentazione di Venanzio Fortunato, <lb/>poeta elegiaco cristiano</head><p rend="h1_indexAbstract ParaOverride-1"><hi rend="italic">Abstract</hi>: This paper focuses on an expressive form that in the <hi rend="italic">carmina </hi>of Venantius Fortunatus assumes a strongly autobiographical connotation. The mention of his own name by the author actually is a real <hi rend="italic">sphragís</hi> that imparts to the text a kind of authorial seal. </p><div><head><hi rend="CharOverride-1">1. </hi><hi rend="italic">Exul</hi><hi rend="CharOverride-1"> e </hi><hi rend="italic">hospes</hi><hi rend="CharOverride-1">: (auto)biografia di un poeta </hi></head><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Dopo aver compiuto i propri studi a Ravenna, nel 565 Venanzio Fortunato lascia l’Italia per la Gallia, dominata dalla dinastia merovingia</hi><hi rend="notes_number CharOverride-3"><hi><ref target="W00258_ePUB_24_20_169-190.html#footnote-043">1</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">: vi giunge in tempo per celebrare nel 566 le nozze di Sigeberto e Brunechilde (</hi><hi rend="italic">carm. </hi><hi rend="CharOverride-1">6, 1). Se si escludono i primi due carmi della raccolta tràdita (carmi 1, 1 e 1, 2), indirizzati al vescovo Vitale, da identificarsi forse con Vitale di Altino</hi><hi rend="notes_number CharOverride-3"><hi><ref target="W00258_ePUB_24_20_169-190.html#footnote-042">2</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">, tutto il resto del </hi><hi rend="italic">corpus </hi><hi rend="CharOverride-1">delle opere, in versi e in prosa, rappresenta la produzione gallica di Venanzio, che, da </hi><hi rend="italic">peregrinus</hi><hi rend="CharOverride-1">, imbastisce una fitta rete di relazioni con gli esponenti più in vista della dinastia merovingia e con i vescovi delle diocesi galliche, e arriva a farsi ‘voce’ della Francia del VI secolo, attraverso una raffinatissima combinazione di cultura classica e cristiana</hi><hi rend="notes_number CharOverride-3"><hi><ref target="W00258_ePUB_24_20_169-190.html#footnote-041">3</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">. Dominique Tardi, in un’importante ancorché datata monografia, e diversi studi più recenti hanno evidenziato la forte spinta creativa di Venanzio che, sui valori culturali e spirituali della tradizione latina, fonda una sintesi del tutto nuova, ispirata dall’assetto della Gallia merovingia, in cui l’autorità regia e l’interazione tra istituzioni politiche e religiose prefigurano l’unità carolingia</hi><hi rend="notes_number CharOverride-3"><hi><ref target="W00258_ePUB_24_20_169-190.html#footnote-040">4</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">. </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Il profilo biografico di Venanzio Fortunato è ben dettagliato e conosce attente ricostruzioni critiche</hi><hi rend="notes_number CharOverride-3"><hi><ref target="W00258_ePUB_24_20_169-190.html#footnote-039">5</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">. In particolare Luce Pietri 2012 ricompone le tappe della vita dell’autore adottando una prospettiva interna, ovvero organizzando la successione degli accadimenti biografici attraverso una lettura dettagliata dei testi dello stesso Venanzio, con il risultato che quella che Pietri propone è la </hi><hi rend="italic">Autobiographie d’un poète chrétienne</hi><hi rend="CharOverride-1">; questa è la prima parte del titolo del contributo, chiosato, quasi in sottotitolo, da una provocatoria questione: </hi><hi rend="italic">Venance Fortunat, un émigré en terre d’exil, ou un immigré parfaitement intégré? </hi><hi rend="CharOverride-1">Il lavoro della Pietri, studiosa della storia gallica della tarda antichità, esperta di questioni prosopografiche, ferma dunque l’attenzione su due aspetti cruciali della questione biografica di Venanzio. Notizie antiche sulla sua vita provengono quasi esclusivamente dall’autore stesso, fatti salvi alcuni ragguagli tramandati da Gregorio di Tours e una breve ma intensa notazione in Paolo Diacono (</hi><hi rend="italic">Historia Langobardorum</hi><hi rend="CharOverride-1"> 2, 13), che ad una sorta di sintetica biografia dell’autore unisce anche un epitafio dedicato dallo stesso storico a Venanzio Fortunato. L’impressione che si ha da questo ‘medaglione’ è che Paolo Diacono metta insieme una serie di cenni biografici tratti dalla stessa testimonianza delle opere venanziane, sì che il capitolo non sembra aggiungere nulla alle informazioni ricavabili da Venanzio stesso.  </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Un momento cruciale della biografia è senz’altro il suo spostamento da Ravenna alla Francia merovingia: questo è un punto su cui lo stesso autore ferma l’attenzione in più momenti, in particolare nell’epistola prefatoria (</hi><hi rend="italic">Praef. </hi><hi rend="CharOverride-1">4) indirizzata a Gregorio di Tours e posta come dedica dei primi 7 libri di scritti, editi su richiesta dello stesso Gregorio e a lui dedicati intorno al 576. Venanzio qui ripercorre le tappe del viaggio</hi><hi rend="notes_number CharOverride-3"><hi><ref target="W00258_ePUB_24_20_169-190.html#footnote-038">6</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1"> che attraverso l’arco alpino lo ha condotto fino a Metz. Ricordiamo che sarebbe partito nel 565 per arrivare a Metz proprio in occasione delle nozze regali fra Sigeberto e la principessa visigota Brunechilde. Questo rappresenta l’inizio della carriera poetica franca di Venanzio: un epitalamio ufficiale (</hi><hi rend="italic">carm. </hi><hi rend="CharOverride-1">6, 1)</hi><hi rend="notes_number CharOverride-3"><hi><ref target="W00258_ePUB_24_20_169-190.html#footnote-037">7</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1"> per celebrare le nozze del 566, a cui fa da corredo il carme di ispirazione panegiristica dedicato agli sposi regali (</hi><hi rend="italic">carm. </hi><hi rend="CharOverride-1">6, 1a).</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Uno degli elementi più dibattuti della biografia venanziana riguarda proprio il suo arrivo nella Francia merovingia</hi><hi rend="notes_number CharOverride-3"><hi><ref target="W00258_ePUB_24_20_169-190.html#footnote-036">8</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">, principalmente rispetto ai motivi che avrebbero indotto Venanzio a lasciare Ravenna per la Gallia. Seguendo la traccia autobiografica, a muovere il suo viaggio sarebbe stata la ferma intenzione di raggiungere, attraverso una sorta di ‘pellegrinaggio ex-voto’, la città di Tours, per rendere omaggio a San Martino, per il cui intervento il poeta era miracolosamente guarito da una malattia agli occhi che lo aveva quasi reso cieco. L’episodio è rievocato nel passo conclusivo – su cui ci soffermeremo – del poema agiografico </hi><hi rend="italic">de vita sancti Martini </hi><hi rend="CharOverride-1">che Venanzio comporrà nel 574-575 a circa dieci anni di distanza dal suo arrivo in Gallia. Questa notizia venanziana trova conferma, o perlomeno è recepita senza alcuna difficoltà, da Paolo Diacono. Nell’ambito della critica moderna, tra gli studiosi che hanno ripercorso le tappe legate a questa emigrazione in Francia, è sorto il sospetto che sia il viaggio compiuto da Venanzio, sia la sua sosta a Metz non sarebbero coerenti con il preteso pellegrinaggio mistico verso Tours. E d’altra parte, lo stesso Venanzio, nel fare riferimento ai contatti intercorsi con Sigoaldo</hi><hi rend="notes_number CharOverride-3"><hi><ref target="W00258_ePUB_24_20_169-190.html#footnote-035">9</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">, un dignitario della Corte austrasica, sembra alludere a una sorta di preparazione del suo arrivo a Metz. Del resto, non può essere considerato casuale il fatto che il primo atto poetico di Venanzio in Francia sia l’offerta di un carme epitalamico che ha tutti i crismi dell’ufficialità, ovvero un carme in lode degli sposi regali (</hi><hi rend="italic">carm. </hi><hi rend="CharOverride-1">6, 1): è come se Venanzio fosse giunto in Francia, a Metz, proprio per l’occasione delle nozze regali di Sigeberto e Brunechilde.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Sulla ragione del viaggio in Francia e del suo trasferimento da Ravenna, poi, le ricostruzioni avanzate dagli studiosi tendono a divergere. Di fatto, il nostro autore consegue nell’Italia bizantina una formazione importante, di cui riusciamo a ripercorrere a grandi linee le tappe grazie ai riferimenti autobiografici. Originario del trevigiano, si forma inizialmente a Treviso, per poi proseguire i suoi studi a Ravenna: ad Aquileia, infine, avrebbe completato il suo percorso nella conoscenza della teologia; è quindi evidente che la sua alta formazione avrebbe potuto aprirgli le porte sia della carriera all’interno dell’amministrazione bizantina di Ravenna, sia della carriera ecclesiastica (il suo condiscepolo Felice diviene per l’appunto vescovo). </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">L’idea che Venanzio, pur avendo potuto accedere alla carriera amministrativa o ecclesiastica, lasci la propria terra per diventare un poeta itinerante, un poeta che, giunto in Gallia, si muove in cerca un </hi><hi rend="italic">patronus</hi><hi rend="CharOverride-1">, di una sistemazione, ha suscitato nella critica la curiosità di sondare l’eventualità che l’autore potesse essere stato spinto a lasciare l’Italia da ragioni diverse da quelle dichiarate. Non è mancata l’ipotesi che vi sia stato costretto per i suoi legami con il vescovo Vitale, dedicatario dei carmi 1, 1 e 1, 2, ovvero che sia stato coinvolto in una questione connessa alla repressione nell’ambito dello Scisma dei Tre Capitoli</hi><hi rend="notes_number CharOverride-3"><hi><ref target="W00258_ePUB_24_20_169-190.html#footnote-034">10</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">. Non è mancato chi è arrivato ad ipotizzare che Venanzio fosse un emissario della Corte bizantina, inviato proprio presso la Francia merovingia</hi><hi rend="notes_number CharOverride-3"><hi><ref target="W00258_ePUB_24_20_169-190.html#footnote-033">11</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">, ma questa è un’ipotesi che, in assenza di riscontri storici, tende ad essere accantonata, al pari di quella, storicamente infondata, per cui a spingere Venanzio a cercare una nuova sistemazione sarebbe stata l’invasione longobarda: i Longobardi, infatti, arrivano in Italia nel 568, cioè alcuni anni dopo la sua partenza.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Tornando al lavoro di Pietri 2012, occorre senz’altro ammettere che, ad una lettura attenta della testimonianza dello stesso autore, noi abbiamo l’opportunità di ricostruire, attraverso le tracce disseminate, l’autobiografia di un poeta cristiano, e in generale di un poeta, il cui profilo psicologico è diviso fra quello di un esule disperato e quello di un immigrato ben integrato.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">I lavori fin qui citati, come si può ben immaginare, esauriscono la ricostruzione del profilo biografico di Venanzio e, in particolare, il lavoro della Pietri lo fa con un </hi><hi rend="italic">focus</hi><hi rend="CharOverride-1"> tutto interno, cioè puntualizzando di continuo i passi da cui è possibile evincere gli elementi necessari per la ricostruzione delle vicende biografiche di Venanzio, vicende per nulla semplici da ripercorrere in maniera lineare, soprattutto perché il nostro autore, nel momento in cui si stabilisce in Francia, si sposta di continuo.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Dopo l’arrivo a Metz nel 566, tra il 566 e il 567 è a Parigi, presso il re merovingio Cariberto (che celebra con un panegirico, il carme 6, 2), e nel 567 a Tours, ma solo per un breve transito. Nello stesso anno è a Poitiers, dove, chiamato a celebrare il monastero fondato dalla regina di origine turingia Radegonda e dalla sua discepola Agnese, stringe con le due donne un profondo legame. Ma riprende quasi subito il suo viaggio per la Gallia, entrando in contatto con dignitari e vescovi. È solo nel 573 che Venanzio arriva a Tours, dove celebra la consacrazione a vescovo di Gregorio, con cui stabilisce un legame di amicizia: ed è in questo luogo che tra il 574 e il 575, sotto il patronato di Gregorio, Venanzio scioglie il debito con San Martino, componendo un’agiografia epica in quattro libri. Quest’opera sembra rappresentare il culmine della produzione di Venanzio, che, autore di vari scritti agiografici in prosa, si cimenta nell’epos cristiano celebrando le gesta del santo di Tours. È nella </hi><hi rend="italic">praefatio</hi><hi rend="CharOverride-1"> della </hi><hi rend="italic">vita Sancti Martini</hi><hi rend="CharOverride-1"> che Venanzio fa riferimento all’episodio miracoloso che lo vede coinvolto quando è ancora un giovane in Italia, a Ravenna. </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Circa un anno più tardi viene allestita, su sollecitazione di Gregorio, che dell’</hi><hi rend="italic">opus </hi><hi rend="CharOverride-1">è anche il destinatario, una raccolta in sette libri di scritti (carmi ed epistole) composti fino a quel momento</hi><hi rend="italic">.</hi><hi rend="CharOverride-1"> La produzione di Venanzio è vastissima e si aggiunge al </hi><hi rend="italic">corpus </hi><hi rend="CharOverride-1">agiografico: la raccolta raggiunge infatti gli undici libri, ponendosi come una traccia letteraria dei movimenti e delle relazioni dell’autore. Dopo i primi sette riuniti e pubblicati sotto l’egida del patronato di Gregorio, segue la pubblicazione dei libri 8 e 9. Sembra siano stati editi postumi il decimo e l’undicesimo libro, a cui si aggiunge una </hi><hi rend="italic">Appendix</hi><hi rend="CharOverride-1"> di 31 carmi rinvenuta nel codice </hi><hi rend="italic">Parisinus </hi><hi rend="CharOverride-1">13048</hi><hi rend="notes_number CharOverride-3"><hi><ref target="W00258_ePUB_24_20_169-190.html#footnote-032">12</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Dal punto di vista letterario, Venanzio Fortunato privilegia l’uso del distico elegiaco. Sono pochi i carmi scritti in metro diverso: è scritto in esametri, ad esempio, l’epitalamio per Sigeberto e Brunechilde (</hi><hi rend="italic">carm.</hi><hi rend="CharOverride-1"> 6, 1), già citato come avvio della carriera gallica di Venanzio, probabilmente in obbedienza alle regole del </hi><hi rend="italic">ghenos</hi><hi rend="CharOverride-1">. Una volta affrancatosi dai vincoli del genere, Venanzio, ad esempio, scriverà i panegirici per Cariberto (</hi><hi rend="italic">carm.</hi><hi rend="CharOverride-1"> 6, 2) e per Chilperico (</hi><hi rend="italic">carm.</hi><hi rend="CharOverride-1"> 9, 1) usando il distico elegiaco: il poeta piega così la </hi><hi rend="italic">dictio</hi><hi rend="CharOverride-1"> epica al ritmo tenue dell’elegia, che rappresenta senz’altro la cifra poetica ed espressiva di Venanzio. </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Questa panoramica dimostra come</hi><hi rend="italic"> </hi><hi rend="CharOverride-1">la poesia elegiaca rappresenti un modulo espressivo che incarna una precisa scelta da parte di Venanzio poeta. Egli, del resto, parla di sé definendosi </hi><hi rend="italic">minimus passer</hi><hi rend="notes_number CharOverride-3"><hi><ref target="W00258_ePUB_24_20_169-190.html#footnote-031">13</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">, con un’immagine dal forte significato poetologico, riconducibile non tanto al </hi><hi rend="italic">topos modestiae</hi><hi rend="CharOverride-1">, quanto alla </hi><hi rend="italic">tenuitas </hi><hi rend="CharOverride-1">come cifra poetica ed espressiva. Il poeta si assimila dunque ad un uccello piccolo, il cui canto è lieve, è un tenue sussurro. L’immagine disegna l’autoritratto di un poeta in una dimensione ristretta, soggettiva, e in effetti la sua produzione è costellata di carmi che si muovono lungo la linea della tenuità soggettiva ed elegiaca. Rispetto a questi, evidentemente, l’agiografia epica dedicata alla celebrazione delle gesta cristiane di San Martino rappresenta una consistente eccezione</hi><hi rend="notes_number CharOverride-3"><hi><ref target="W00258_ePUB_24_20_169-190.html#footnote-030">14</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">. In distici elegiaci Venanzio scrive epigrammi, carmi celebrativi, carmi descrittivi, scrive panegirici, e quest’ultimo dato rappresenta forse la macroscopica evidenza della sua precisa volontà di scegliere una poesia che si configuri come </hi><hi rend="italic">tenuis</hi><hi rend="CharOverride-1"> anche quando la funzione del carme sia quella di celebrare un sovrano. Resta fermo il fatto che la maggior parte dei carmi venanziani è costituita tuttavia da biglietti, per cui l’impronta comunicativa più marcata appare quella epistolare ed epigrammatica. </hi></p><div><head><hi rend="CharOverride-1">2. La </hi><hi rend="italic">sphragís</hi><hi rend="CharOverride-1"> di Fortunato</hi></head><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Dopo questa premessa, necessaria a tracciare a grandi linee il complesso profilo di Venanzio, è opportuno definire il raggio di azione del presente contributo, che non mira all’ampia prospettiva della ricostruzione autobiografica degli eventi legati alla vita di Venanzio Fortunato, operazione accuratamente svolta dai contributi citati e in particolare da quello della Pietri. Rinuncio anche a cimentarmi nella ricostruzione dell’autocoscienza del poeta, che è presente in alcune importanti monografie sull’autore</hi><hi rend="notes_number CharOverride-3"><hi><ref target="W00258_ePUB_24_20_169-190.html#footnote-029">15</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">, e costituisce la trama tematica di almeno un paio di contributi</hi><hi rend="notes_number CharOverride-3"><hi><ref target="W00258_ePUB_24_20_169-190.html#footnote-028">16</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">. </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Intendo concentrare l’attenzione su un aspetto della coscienza auto-rappresentativa di Venanzio che finora non è stato posto in rilievo, ovvero il ricorrere frequente di un modulo espressivo marcatamente autobiografico, segnato in maniera significativa dalla menzione del proprio nome. Abbiamo infatti oltre 50 occorrenze del nome </hi><hi rend="italic">Fortunatus</hi><hi rend="notes_number CharOverride-3"><hi><ref target="W00258_ePUB_24_20_169-190.html#footnote-027">17</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">, un numero elevatissimo paragonabile, non a caso, alle 52 occorrenze dell’autocitazione del nome «Nasone» in Ovidio e alle 25 occorrenze del nome Catullo nei </hi><hi rend="italic">Carmina </hi><hi rend="CharOverride-1">del Veronese. Per il resto, gli autori latini solo sporadicamente citano il proprio nome, e ciò dipende anche da questioni di genere letterario: l’elegia ovidiana e, in particolare, le </hi><hi rend="italic">Epistulae</hi><hi rend="CharOverride-1"> elegiache dei </hi><hi rend="italic">Tristia </hi><hi rend="CharOverride-1">e le </hi><hi rend="italic">Ex Ponto </hi><hi rend="CharOverride-1">hanno un impianto spiccatamente autobiografico che rende del tutto naturale l’autoreferenzialità. Quando, invece, in Virgilio, poeta alieno dalla soggettività, troviamo l’autocitazione del nome siamo di fronte ad una struttura espressiva del tutto peculiare che si pone come </hi><hi rend="italic">sphragís </hi><hi rend="CharOverride-1">a suggello delle </hi><hi rend="italic">Georgiche</hi><hi rend="CharOverride-1"> e su cui avremo modo di tornare. </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Delle autocitazioni venanziane possiamo tralasciare immediatamente quelle – una decina – che si presentano come </hi><hi rend="italic">inscriptiones</hi><hi rend="CharOverride-1"> di lettere. Le troviamo ad esempio all’inizio della </hi><hi rend="italic">praefatio </hi><hi rend="CharOverride-1">epistolare </hi><hi rend="italic">Vita sancti Martini</hi><hi rend="notes_number CharOverride-3"><hi><ref target="W00258_ePUB_24_20_169-190.html#footnote-026">18</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1"> e come intestazione della lettera prefatoria preposta alla raccolta dei libri 1-7, sollecitata dallo stesso Gregorio, che ne è il dedicatario</hi><hi rend="notes_number CharOverride-3"><hi><ref target="W00258_ePUB_24_20_169-190.html#footnote-025">19</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">. Esempi di questo genere sono frequenti come </hi><hi rend="italic">inscriptiones </hi><hi rend="CharOverride-1">epistolari, strutturate non secondo moduli fissi, come spesso accade nel caso delle formule di indirizzo nelle raccolte epistolografiche, ma articolate in base al destinatario e, talora, in base anche al contenuto della lettera</hi><hi rend="notes_number CharOverride-3"><hi><ref target="W00258_ePUB_24_20_169-190.html#footnote-024">20</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">A questo tipo di indicazione in apertura di missive assocerei, come scarsamente significative, le occorrenze del nome in quei </hi><hi rend="italic">tituli </hi><hi rend="CharOverride-1">concepiti anch’essi come </hi><hi rend="italic">inscriptiones </hi><hi rend="CharOverride-1">epistolari. Ad esempio, quello del carme 5, 18 indirizzato ai vescovi (</hi><hi rend="italic">Dominis sanctis atque apostolicis in Christo patribus ecclesiae pontificibus Fortunatus</hi><hi rend="CharOverride-1">)</hi><hi rend="italic"> </hi><hi rend="CharOverride-1">e del carme 7, 20 a Sigimundo (</hi><hi rend="italic">Carissimo et omni gratia praedicando Sigimundo Fortunatus salutem</hi><hi rend="CharOverride-1">).</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">E, ancora, il </hi><hi rend="italic">titulus</hi><hi rend="CharOverride-1"> premesso al carme 3, 21 indirizzato ad Avito, vescovo dell’Arvernia: </hi><hi rend="italic">Domino sancto atque apostolicis actibus praeconando, domno pio et peculiater dulci in Christo, patri Avito papae Fortunatus humilis</hi><hi rend="CharOverride-1">. Qui la connotazione </hi><hi rend="italic">humilis</hi><hi rend="CharOverride-1"> che accompagna la menzione del proprio nome da parte dell’autore definisce la relazione che lega il poeta al destinatario del carme, che si presenta come una breve epistola elegiaca, e, dunque, </hi><hi rend="italic">humilis</hi><hi rend="CharOverride-1"> significativamente coincide con l’autodefinizione del poeta elegiaco</hi><hi rend="notes_number CharOverride-3"><hi><ref target="W00258_ePUB_24_20_169-190.html#footnote-023">21</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Mi sembra, infine, che abbia un rilievo trascurabile, ai fini dell’efficacia auto-rappresentativa, la presenza del nome «Fortunato» all’interno del testo</hi><hi rend="notes_number CharOverride-3"><hi><ref target="W00258_ePUB_24_20_169-190.html#footnote-022">22</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">, dunque non in funzione di </hi><hi rend="italic">inscriptio </hi><hi rend="CharOverride-1">o </hi><hi rend="italic">titulus</hi><hi rend="CharOverride-1">, benché sia comunque traccia della forte caratura autobiografica della produzione venanziana, coerente con la struttura dell’epistola in versi.  </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Dei circa 35 rimanenti casi di occorrenza del </hi><hi rend="italic">nomen auctoris</hi><hi rend="CharOverride-1">, registrati quasi tutti nei libri 1-11 e nell’</hi><hi rend="italic">Appendix </hi><hi rend="CharOverride-1">(dove ne troviamo due), moltissimi sono quelli che ricorrono alla fine di un carme: in questi casi la menzione del </hi><hi rend="italic">nomen</hi><hi rend="CharOverride-1"> è accompagnata da una richiesta di preghiera indirizzata al dedicatario. </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Cominciamo con il carme 1, 5</hi><hi rend="notes_number CharOverride-3"><hi><ref target="W00258_ePUB_24_20_169-190.html#footnote-021">23</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">, commissionato a Venanzio da Gregorio di Tours per la celletta di S. Martino, luogo di ritiro adiacente alla cattedrale; alla fine dell’epigramma, destinato evidentemente ad essere inciso </hi><hi rend="italic">in pariete</hi><hi rend="CharOverride-1">, troviamo un’invocazione diretta al santo</hi><hi rend="italic"> </hi><hi rend="CharOverride-1">(</hi><hi rend="italic">carm. </hi><hi rend="CharOverride-1">1, 5, 21 s.) con preghiera a titolo personale da parte del poeta che invoca, per intermediazione di Martino, la protezione di Dio per sé, Fortunato:</hi></p><quote rend="quotations_quotation_b1" ><hi rend="italic">Tu quoque qui caelis habitas, Martine precator,</hi></quote><quote rend="quotations_quotation_a3" ><hi rend="italic">pro Fortunato fer pia verba Deo.		</hi></quote><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1"> Il distico si presenta come un suggello posto quasi come una firma in calce al componimento, un congedo che assume un rilievo autoreferenziale evidente anche per la posizione in </hi><hi rend="italic">explicit</hi><hi rend="CharOverride-1">, dove il nome diviene un vero e proprio </hi><hi rend="italic">signum</hi><hi rend="CharOverride-1">, identificabile come tale soprattutto in forza della posizione liminare. È evidente che la chiusa dell’epigramma parietale assume la funzione di vincolare il testo poetico al nome dell’autore, con una efficacia che la destinazione epigrafica carica di una forza visiva. </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Questo aspetto si riscontra in maniera particolarmente evidente nel caso di due </hi><hi rend="italic">carmina figurata </hi><hi rend="CharOverride-1">presenti all’interno della raccolta</hi><hi rend="notes_number CharOverride-3"><hi><ref target="W00258_ePUB_24_20_169-190.html#footnote-020">24</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">:</hi><hi rend="italic"> </hi><hi rend="CharOverride-1">qui l’interazione tra occorrenza del nome proprio e fruizione visiva del testo concorre a rendere icastica la funzione dell’auto-menzione. </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Nel </hi><hi rend="italic">carmen figuratum </hi><hi rend="CharOverride-1">2, 4 che compone la Santa Croce, sacra reliquia del monastero di Poitiers fondato dalla regina monaca Radegonda e retto dalla discepola Agnese, in uno dei versi che ‘disegna’ l’asse verticale della croce, Venanzio inserisce una preghiera alla Santa Croce, perché lo protegga: </hi><hi rend="italic">Tu Fortunatum fragilem, crux sancta tuere</hi><hi rend="CharOverride-1">. Il verso fa da </hi><hi rend="italic">pendant</hi><hi rend="CharOverride-1">, sul piano figurativo e poetico, al gemello: </hi><hi rend="italic">Crux pia, devotas Agnen tege cum Radegunde</hi><hi rend="CharOverride-1">: l’effetto è quello di rappresentare </hi><hi rend="italic">per verba </hi><hi rend="CharOverride-1">il poeta </hi><hi rend="italic">fragilis</hi><hi rend="CharOverride-1"> accanto alle ‘devote’ Agnese e Radegonda sotto l’egida della Santa Croce, simbolo cristiano e fondamento del convento di Poitiers.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Riproduco di seguito il testo del </hi><hi rend="italic">carmen</hi><hi rend="CharOverride-1"> così come si trova nell’edizione di Leo</hi><hi rend="notes_number CharOverride-3"><hi><ref target="W00258_ePUB_24_20_169-190.html#footnote-019">25</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">: </hi></p><figure>
					<graphic url="W00258_ePUB_24_20_169-190-web-resources/image/Fig.11.1_-_PER_11.Condorelli_autore_saggio_11_DOPO_NOTA_25.jpg" rend="img _idGenObjectAttribute-1" mimeType="image/jpeg"/>
				</figure><head><hi rend="CharOverride-1">Firgura 1 – Venanzio Fortunato, </hi><hi rend="italic">carmen figuratum</hi><hi rend="CharOverride-1"> 2, 4</hi></head><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">In maniera ancora più significativa, nel </hi><hi rend="italic">carmen figuratum </hi><hi rend="CharOverride-1">5, 6 a Siagrio di Autun</hi><hi rend="notes_number CharOverride-3"><hi><ref target="W00258_ePUB_24_20_169-190.html#footnote-018">26</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">, nell’ambito della complessa trama di un ordito di 33 versi composti di 33 lettere e disposti in modo da dare vita all’immagine di una facciata di una Chiesa (come da tradizionale interpretazione) o, secondo la lettura di Graver</hi><hi rend="notes_number CharOverride-3"><hi><ref target="W00258_ePUB_24_20_169-190.html#footnote-017">27</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">, alla finestra di una prigione, troviamo in evidenza, a formare il primo dei </hi><hi rend="italic">versus descendentes</hi><hi rend="CharOverride-1">, che fa da acrostico del </hi><hi rend="italic">carmen figuratum</hi><hi rend="CharOverride-1">, l’esametro: </hi></p><quote rend="quotation_b" ><hi rend="italic">Da Fortunato, sacer, haec pia vota Syagri.</hi></quote><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Il testo del carme è iconicamente rappresentato nell’edizione venanziana di Leo</hi><hi rend="notes_number CharOverride-3"><hi><ref target="W00258_ePUB_24_20_169-190.html#footnote-016">28</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">: </hi></p><figure>
					<graphic url="W00258_ePUB_24_20_169-190-web-resources/image/Fig.11.2-_PER_11.Condorelli_autore_saggio_11_DOPO_NOTA_28.jpg" rend="img _idGenObjectAttribute-1" mimeType="image/jpeg"/>
				</figure><head><hi rend="CharOverride-1">Firgura 2 – Venanzio Fortunato, </hi><hi rend="italic">carmen figuratum</hi><hi rend="CharOverride-1"> 5, 6</hi></head><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">I due esametri su cui abbiamo fermato l’attenzione, incastonati come sono nei </hi><hi rend="italic">carmina figurata</hi><hi rend="CharOverride-1">, acquistano un’evidenza visiva</hi><hi rend="notes_number CharOverride-3"><hi><ref target="W00258_ePUB_24_20_169-190.html#footnote-015">29</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1"> che ne enfatizza la funzione di sigillo, di firma d’autore: la loro presenza all’interno del quadro pittorico costituisce la firma autografa dello stesso. Del resto, se pure non sempre in maniera così iconicamente palese, questa è in generale la funzione con cui Venanzio inserisce il proprio nome alla fine di diversi </hi><hi rend="italic">carmina.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Il carme 2, 14, dedicato a Maurizio e ai suoi compagni, che nei primi decenni del IV secolo, al tempo delle persecuzioni di Diocleziano e Massimiano, presso Agauno, nel Canton Vallese, subirono il martirio, celebra probabilmente la traslazione delle reliquie dei Santi, che furono portate a Tours da Clotilde, sposa di Clodoveo; Gregorio di Tours (</hi><hi rend="italic">Franc. </hi><hi rend="CharOverride-1">10, 31) racconta di averle trovate lì, nella Basilica, e di averle fatte spostare nella Cattedrale</hi><hi rend="notes_number CharOverride-3"><hi><ref target="W00258_ePUB_24_20_169-190.html#footnote-014">30</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">. Nell’ultimo distico il poeta inserisce a suggello la menzione del proprio nome:</hi></p><quote rend="quotations_quotation_b1" ><hi rend="italic">Fortunatus enim per fulgida dona Tonantis,</hi></quote><quote rend="quotations_quotation_a3" ><hi rend="italic">ne tenebris crucier, quaeso feratis opem.</hi></quote><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Venanzio invoca i Santi di Agauno affinché lo aiutino a non essere condannato alle tenebre: l’esametro reca in </hi><hi rend="italic">incipit </hi><hi rend="CharOverride-1">il nome ‘</hi><hi rend="italic">Fortunatus</hi><hi rend="CharOverride-1">’ che nel testo sfrutta l’anfibologia sottesa al valore ominoso: il verso è giustamente tradotto da Di Brazzano, «Io, Fortunato, per gli splendenti doni dell’Onnipotente, vi prego di …», ma qui </hi><hi rend="italic">Fortunatus </hi><hi rend="CharOverride-1">potrebbe sottendere anche il significato aggettivale di «fortunato grazie agli splendidi doni dell’Onnipotente», con un gioco verbale ordito sulla base del carattere ominoso del </hi><hi rend="italic">nomen</hi><hi rend="CharOverride-1">. Quello che è certo è che la menzione di sé in calce al componimento, senz’altro di carattere occasionale</hi><hi rend="notes_number CharOverride-3"><hi><ref target="W00258_ePUB_24_20_169-190.html#footnote-013">31</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">, reca il nome dell’</hi><hi rend="italic">auctor</hi><hi rend="CharOverride-1">, quasi come una firma.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Con funzione analoga troviamo il nome </hi><hi rend="italic">Fortunatus </hi><hi rend="CharOverride-1">in calce al carme 3, 21, indirizzato ad Avito, vescovo arverno dal 571</hi><hi rend="notes_number CharOverride-3"><hi><ref target="W00258_ePUB_24_20_169-190.html#footnote-012">32</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1"> (vv. 15 s.):</hi></p><quote rend="quotations_quotation_b1" ><hi rend="italic">Per Dominum regemque bonum precor, aulice, praesul,</hi></quote><quote rend="quotations_quotation_a3" ><hi rend="italic">ut Fortunati sis memor, alme, tui.</hi></quote><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Questa chiusa in forma di </hi><hi rend="italic">precatio </hi><hi rend="CharOverride-1">a titolo personale assume la funzione di una sorta di firma e la troviamo con funzione analoga anche nel monodistico posto a suggello dell’epistola 5, 1 in prosa indirizzata a Martino di Braga:</hi></p><quote rend="quotations_quotation_b1" ><hi rend="italic">Martini meritis cum nomine nobilis heres,</hi></quote><quote rend="quotations_quotation_a3" ><hi rend="italic">pro Fortunato, quaeso, precare deum</hi><hi rend="CharOverride-1">.</hi></quote><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Il vescovo della diocesi galiziana, qui ricordato per il fatto che ha in comune con il santo turonense, oltre al nome, anche le qualità, i </hi><hi rend="italic">meriti</hi><hi rend="CharOverride-1">, è destinatario anche del successivo carme 5, 2, una lunga elegia concepita nella forma della </hi><hi rend="italic">gratiarum actio </hi><hi rend="CharOverride-1">scritta per conto di Radegonda e delle consorelle della Santa Croce grate a Martino di Braga che ha accolto la regola monastica di Cesario di Arles. Se la chiusa è dominata dalla menzione di Radegonda e Agnese, alcuni versi prima (v. 59 s.) Venanzio Fortunato inserisce la consueta </hi><hi rend="italic">precatio </hi><hi rend="CharOverride-1">riferita a sé stesso:</hi></p><quote rend="quotations_quotation_b1" ><hi rend="italic">auditurus eris vocem, Martine, beatam,</hi></quote><quote rend="quotations_quotation_a3" ><hi rend="italic">sed Fortunati sis memor ipse tui.  </hi></quote><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">La medesima struttura si ritrova nel carme 5, 19 indirizzato all’abate Aredio</hi><hi rend="notes_number CharOverride-3"><hi><ref target="W00258_ePUB_24_20_169-190.html#footnote-011">33</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">: anche qui la chiusa è dominata da Agnese e Radegonda, ma i due distici precedenti (vv. 7-10) recano il saluto personale di Venanzio:</hi></p><quote rend="quotations_quotation_b1" ><hi rend="italic">Munera credo Dei tribui mihi, pastor Aredi,</hi></quote><quote rend="quotations_quotation_a2" ><hi rend="italic">si Fortunati sis memor, alme, tui,</hi></quote><quote rend="quotations_quotation_b2" ><hi rend="italic">pro me etiam sanctam genetrice, care, salutans.</hi></quote><quote rend="quotations_quotation_a3" ><hi rend="italic">Cum redit ipse puer, redde loquentis opem.</hi></quote><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Sempre in questa serie di occorrenze del nome </hi><hi rend="italic">Fortunatus</hi><hi rend="CharOverride-1"> possiamo annoverare la chiusa del carme 4, 7, epitaffio per il vescovo Caletrico di Chartres:</hi></p><quote rend="quotations_quotation_b1" ><hi rend="italic">haec qui, sancte pater, pro magnis parva susurro,</hi><hi rend="CharOverride-1">  </hi></quote><quote rend="quotations_quotation_a3" ><hi rend="italic">pro Fortunato, quaeso, precare tuo.</hi></quote><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Risponde ad una struttura analoga il distico che conclude l’epitaffio per Eufrasia (4, 27):</hi></p><quote rend="quotations_quotation_b1" ><hi rend="italic">sed rogo per regem paradisi gaudia dantem:</hi></quote><quote rend="quotations_quotation_a3" ><hi rend="italic">pro Fortunato supplice funde precem.</hi></quote><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Il nome Fortunato è posto come un suggello di tono encomiastico alla fine del carme esametrico 5, 7, indirizzato a Felice, vescovo di Nantes:</hi></p><quote rend="quotations_quotation_b1" ><hi rend="italic">uber nempe solum, piscoso litore pulchrum,</hi></quote><quote rend="quotations_quotation_a3" ><hi rend="italic">sed Fortunato facies tua reddit amoenum.</hi></quote><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Una sezione del libro quinto (</hi><hi rend="italic">carm. </hi><hi rend="CharOverride-1">7-17) presenta una serie di biglietti epigrammatici indirizzati a Gregorio di Tours: il 5, 15 svolge, nel breve giro di 4 distici, la funzione di una vera e propria </hi><hi rend="italic">commendaticia</hi><hi rend="CharOverride-1">, con lo scopo di raccomandare al vescovo un </hi><hi rend="italic">peregrinus</hi><hi rend="CharOverride-1">. Il testo appare bipartito: nei primi due distici Gregorio è salutato come </hi><hi rend="italic">vir bonus, nobile praesidium, pontificale caput</hi><hi rend="CharOverride-1">, la seconda metà dell’epigramma svolge il tema della </hi><hi rend="italic">commendatio</hi><hi rend="CharOverride-1">:</hi></p><quote rend="quotations_quotation_b1" ><hi rend="italic">ut tibi sit famulans memoratus amore benigno,</hi></quote><quote rend="quotations_quotation_a2" ><hi rend="italic">Fortunati humilis te pater orat apex.</hi></quote><quote rend="quotations_quotation_b2" ><hi rend="italic">Hic peregrinus item laetetur, summe sacerdos,</hi></quote><quote rend="quotations_quotation_a3" ><hi rend="italic">pastorem et patriam te meruisse suam.</hi></quote><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Con una artificiosa costruzione, nella sezione conclusiva, è l’</hi><hi rend="italic">apex </hi><hi rend="CharOverride-1">di Fortunato a portare la richiesta del poeta che si autodefinisce </hi><hi rend="italic">famulans </hi><hi rend="CharOverride-1">e </hi><hi rend="italic">humilis</hi><hi rend="CharOverride-1">.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Un tema analogo è svolto nell’epigramma 5, 18, un biglietto in cinque distici, indirizzato alla comunità dei vescovi, ai quali Venanzio si rivolge perché prestino aiuto a un </hi><hi rend="italic">Italus</hi><hi rend="CharOverride-1">, che, </hi><hi rend="italic">peregrinus et hospes</hi><hi rend="CharOverride-1">, ha bisogno di un sostegno per raggiungere la patria. Venanzio lo rappresenta come un </hi><hi rend="italic">ovis </hi><hi rend="CharOverride-1">per cui si richiede l’aiuto dei </hi><hi rend="italic">pastores</hi><hi rend="CharOverride-1">, essendo </hi><hi rend="italic">vagus exul inops</hi><hi rend="CharOverride-1">. Impossibile non cogliere in questo biglietto echi della situazione personale di Venanzio, che chiude il biglietto con la richiesta ‘allitterante’ di preghiere per sé stesso:</hi></p><quote rend="quotations_quotation_b1" ><hi rend="italic">Me Fortunatum </hi><hi rend="CharOverride-4">p</hi><hi rend="italic">roprium pietate parentum</hi></quote><quote rend="quotations_quotation_a3" ><hi rend="italic">conciliate polo, quaeso, precando Deum.</hi></quote><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Costituiscono un gruppo a sé stante i </hi><hi rend="italic">signa </hi><hi rend="CharOverride-1">dei biglietti inviati a Gregorio di Tours, che svolge con Venanzio il ruolo di </hi><hi rend="italic">patronus</hi><hi rend="CharOverride-1">, rispetto al quale dunque il poeta si identifica sempre come </hi><hi rend="italic">famulus</hi><hi rend="CharOverride-1">, </hi><hi rend="italic">humilis, pusillus.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Da questa rapida rassegna si evince che la firma posta in calce ai carmi ha evidentemente la funzione di suggello autoriale del testo: essa è dunque una </hi><hi rend="italic">sphragís</hi><hi rend="notes_number CharOverride-3"><hi><ref target="W00258_ePUB_24_20_169-190.html#footnote-010">34</ref></hi></hi><hi rend="italic"> </hi><hi rend="CharOverride-1">che si presenta tanto più efficace in termini di rappresentazione autobiografica quanto più è articolata. </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Particolarmente suggestivo mi sembra il </hi><hi rend="italic">signum </hi><hi rend="CharOverride-1">che Venanzio pone nella chiusa del carme 7, 4</hi><hi rend="notes_number CharOverride-3"><hi><ref target="W00258_ePUB_24_20_169-190.html#footnote-009">35</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1"> dove affida la propria voce ai venti, perché possano portare a Gogone, dignitario della corte austrasica di Sigeberto, i </hi><hi rend="italic">nuntia </hi><hi rend="CharOverride-1">di Fortunato:</hi></p><quote rend="quotations_quotation_b1" ><hi rend="italic">vos precor, o venti, qui curritis atque reditis,</hi></quote><quote rend="quotations_quotation_a3" ><hi rend="italic">pro Fortunato nuntia ferte suo.</hi></quote><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Ma ancora più efficace è il quadro autobiografico delineato nel carme 7, 9 indirizzato al </hi><hi rend="italic">dux </hi><hi rend="CharOverride-1">Lupo, dignitario della corte austrasica di Sigeberto, tra i primi </hi><hi rend="italic">patroni </hi><hi rend="CharOverride-1">di Venanzio in terra gallica</hi><hi rend="notes_number CharOverride-3"><hi><ref target="W00258_ePUB_24_20_169-190.html#footnote-008">36</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">. La sezione iniziale del carme elegiaco è tutta imbastita sull’</hi><hi rend="italic">amor </hi><hi rend="CharOverride-1">come sostanza del legame tra Venanzio e Lupo, icasticamente sintetizzato dal pentametro </hi><hi rend="italic">spes Fortunati cura benigna Lupi</hi><hi rend="CharOverride-1">:</hi></p><quote rend="quotations_quotation_b1" ><hi rend="italic">Officiis intente piis, memorator amantis,</hi></quote><quote rend="quotations_quotation_a2" ><hi rend="italic">prompte per affectum consuliture tuum,</hi></quote><quote rend="quotations_quotation_b2" ><hi rend="italic">carius absentis nimium miseratus amici,</hi></quote><quote rend="quotations_quotation_a2" ><hi rend="italic">quando latente loco signa requirit amor:</hi></quote><quote rend="quotations_quotation_b2" ><hi rend="italic">Unde meis meritis datur hoc, ut protinus esset</hi></quote><quote rend="quotations_quotation_a2" ><hi rend="italic">spes Fortunati cura benigna Lupi?</hi></quote><quote rend="quotations_quotation_b2" ><hi rend="italic">Exul ab Italia nono, puto, volvor in anno</hi></quote><quote rend="quotations_quotation_a2" ><hi rend="italic">litoris Oceani contiguante salo:</hi></quote><quote rend="quotations_quotation_b2" ><hi rend="italic">tempora tot fugiunt et adhuc per scripta parentum</hi></quote><quote rend="quotations_quotation_a2" ><hi rend="italic">nullus ab exclusis me recreavit apex.</hi></quote><quote rend="quotations_quotation_b2" ><hi rend="italic">Quod pater ac genetrix, frater, soror, ordo nepotum,</hi></quote><quote rend="quotations_quotation_a3" ><hi rend="italic">quod poterat regio, solvis amore pio</hi><hi rend="CharOverride-1">.</hi></quote><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Ma ci sono casi in cui il nome dell’</hi><hi rend="italic">auctor</hi><hi rend="CharOverride-1"> determina una </hi><hi rend="italic">sphragís </hi><hi rend="CharOverride-1">articolata che è strutturata con la funzione precisa di farsi autorappresentazione del poeta e immediata identificazione dell’</hi><hi rend="italic">auctor</hi><hi rend="CharOverride-1">. Questo tipo di </hi><hi rend="italic">sphragís </hi><hi rend="CharOverride-1">è assimilabile a quella nota che chiude le </hi><hi rend="italic">Georgiche </hi><hi rend="CharOverride-1">di Virgilio (4, 559-566). È quasi superfluo ricordare l’importanza del </hi><hi rend="italic">locus </hi><hi rend="CharOverride-1">virgiliano</hi><hi rend="notes_number CharOverride-3"><hi><ref target="W00258_ePUB_24_20_169-190.html#footnote-007">37</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">:</hi></p><quote rend="quotations_quotation_b1" ><hi rend="italic">Haec super arvorum cultu pecorumque canebam</hi></quote><quote rend="quotations_quotation_b2" ><hi rend="italic">et super arboribus, Caesar dum magnus ad altum</hi></quote><quote rend="quotations_quotation_b2" ><hi rend="italic">fulminat Euphraten bello victorque volentis</hi></quote><quote rend="quotations_quotation_b2" ><hi rend="italic">per populos dat iura viamque affectat Olympo.</hi></quote><quote rend="quotations_quotation_b2" ><hi rend="italic">Illo Vergilium me tempore dulcis alebat		</hi></quote><quote rend="quotations_quotation_b2" ><hi rend="italic">Parthenope studiis florentem ignobilis oti,</hi></quote><quote rend="quotations_quotation_b2" ><hi rend="italic">carmina qui lusi pastorum audaxque iuventa,</hi></quote><quote rend="quotations_quotation_b3" ><hi rend="italic">Tityre, te patulae cecini sub tegmine fagi.</hi></quote><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">L’</hi><hi rend="italic">auctoritas </hi><hi rend="CharOverride-1">impressa nell’</hi><hi rend="italic">explicit </hi><hi rend="CharOverride-1">del secondo grande </hi><hi rend="italic">opus </hi><hi rend="CharOverride-1">maroniano risponde all’esigenza, tutta personale, di ricordare l’esperienza delle </hi><hi rend="italic">Bucoliche </hi><hi rend="CharOverride-1">rievocate con la citazione dell’</hi><hi rend="italic">incipit</hi><hi rend="CharOverride-1"> come espressione di quel </hi><hi rend="italic">lusus </hi><hi rend="CharOverride-1">frutto della </hi><hi rend="italic">audax iuventa </hi><hi rend="CharOverride-1">strettamente connessa con il tempo in cui il giovane Virgilio si lascia nutrire dalla dolce Partenope, fiorendo grazie alla dedizione all’</hi><hi rend="italic">ignobile otium</hi><hi rend="CharOverride-1"> degli </hi><hi rend="italic">studia </hi><hi rend="CharOverride-1">epicurei.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Non è affatto priva di ripercussioni la precisa volontà di Virgilio di ricordare con orgoglio il </hi><hi rend="italic">lusus </hi><hi rend="CharOverride-1">poetico legato alla formazione epicurea e al relativo ideale dell’</hi><hi rend="italic">otium</hi><hi rend="CharOverride-1"> proprio alla fine del poema dedicato all’esaltazione del </hi><hi rend="italic">labor</hi><hi rend="CharOverride-1">. Quasi che il poeta augusteo, nel momento in cui asseconda gli </hi><hi rend="italic">haud mollia iussa </hi><hi rend="CharOverride-1">mecenaziani, rivendichi orgogliosamente i propri trascorsi di poeta dedito all’</hi><hi rend="italic">ignobile otium</hi><hi rend="CharOverride-1">, attraverso una efficace esposizione autobiografica resa dalla </hi><hi rend="italic">sphragís</hi><hi rend="CharOverride-1">. Quella di Virgilio è forse la più nota in ambito latino, ma un rilievo forte assumono, ad esempio, le </hi><hi rend="italic">sphragides </hi><hi rend="CharOverride-1">ovidiane, quella dell’elegia 3, 15 che suggella la raccolta in tre libri degli </hi><hi rend="italic">Amores </hi><hi rend="CharOverride-1">e quella posta alla fine delle </hi><hi rend="italic">Metamorfosi, </hi><hi rend="CharOverride-1">ma</hi><hi rend="italic"> </hi><hi rend="CharOverride-1">anche l’elegia properziana 1, 22, che, collocata alla fine della </hi><hi rend="italic">monobiblos</hi><hi rend="CharOverride-1">, si presenta a metà tra la </hi><hi rend="italic">sphragís </hi><hi rend="CharOverride-1">e il carme sepolcrale</hi><hi rend="notes_number CharOverride-3"><hi><ref target="W00258_ePUB_24_20_169-190.html#footnote-006">38</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">. Se, tuttavia, seguiamo la lettura di Irene Peirano</hi><hi rend="notes_number CharOverride-3"><hi><ref target="W00258_ePUB_24_20_169-190.html#footnote-005">39</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">, che individua nella </hi><hi rend="italic">sphragís </hi><hi rend="CharOverride-1">una sorta di elemento paratestuale, collocato in una posizione liminare in </hi><hi rend="italic">incipit </hi><hi rend="CharOverride-1">o in </hi><hi rend="italic">explicit</hi><hi rend="CharOverride-1"> rispetto a un’opera, l’elegia properziana, che chiude quella raccolta che il poeta umbro fece dapprima circolare a Roma verso il 29 a. C. come unico </hi><hi rend="italic">opus </hi><hi rend="CharOverride-1">per poi farne il primo libro della più ampia raccolta di elegie in quattro libri, può essere considerata una </hi><hi rend="italic">sphragís</hi><hi rend="CharOverride-1">, un </hi><hi rend="italic">signum</hi><hi rend="CharOverride-1"> posto in calce alla </hi><hi rend="italic">Monobiblos.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Tornando a Venanzio, quello su cui intendo ora fermare l’attenzione è l’occorrenza di una serie di pericopi testuali che io pongo come esempi più articolati di </hi><hi rend="italic">sphragís</hi><hi rend="CharOverride-1">, segno di una più evidente traccia autobiografica posta dal poeta in calce a un testo, a mo’ di sigillo autoriale. Come abbiamo già visto, sia pure in maniera cursoria, il nome dell’autore compare alla fine di diversi epigrammi concepiti come biglietti che recano in calce la firma, il </hi><hi rend="italic">signum </hi><hi rend="CharOverride-1">dell’autore: occorre ricordare che i testi che noi troviamo nei primi sette libri furono riuniti in una raccolta messa insieme da Venanzio su sollecitazione di Gregorio di Tours; lo stesso accade per i libri 8 e 9, laddove i libri 10, 11 e l’</hi><hi rend="italic">Appendix</hi><hi rend="CharOverride-1"> sono raccolte postume. I singoli </hi><hi rend="italic">carmina</hi><hi rend="CharOverride-1"> tuttavia avranno conosciuto una circolazione autonoma, il che fa della semplice menzione del </hi><hi rend="italic">nomen auctoris </hi><hi rend="CharOverride-1">in calce al testo una essenziale forma di </hi><hi rend="italic">sphragís</hi><hi rend="CharOverride-1">, che si fa però più ampia e più significativa in alcuni casi.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Nel lungo carme 2, 16 troviamo una singolare forma di agiografia poetica di San Medardo (vescovo di Noyon morto nel 560), declinata secondo una </hi><hi rend="italic">Stimmung </hi><hi rend="CharOverride-1">non epica, ma lirica, in una sorta di sperimentalismo in forza del quale Venanzio si cimenta in una celebrazione dei </hi><hi rend="italic">mira gesta </hi><hi rend="CharOverride-1">del santo nella forma tenue dell’elegia. L’ampio carme elegiaco si chiude con una menzione di Sigeberto: il re merovingio figlio di Clotario è ricordato per aver completato la basilica avviata dal padre a Soissons, presso il luogo di sepoltura di Medardo.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Ai vv. 161 ss. leggiamo:</hi></p><quote rend="quotations_quotation_b1" ><hi rend="italic">En tua templa colit nimio Sigiberchtus amore,</hi></quote><quote rend="quotations_quotation_a2" ><hi rend="italic">insistens operi promptus amore tui.</hi></quote><quote rend="quotations_quotation_b2" ><hi rend="italic">Culmina custodi qui templum in culmine duxit,</hi></quote><quote rend="quotations_quotation_a3" ><hi rend="italic">protege pro meritis qui tibi tecta dedit.</hi></quote><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">In questi due distici il poeta invoca la protezione del Santo per il re Sigeberto, per i meriti con cui si è dedicato all’edificazione del tempio, con devozione profonda, </hi><hi rend="italic">nimio amore</hi><hi rend="CharOverride-1">, spinto dall’</hi><hi rend="italic">amor </hi><hi rend="CharOverride-1">per Medardo. La tessitura stilistica di questi quattro versi sfrutta abilmente la ricorrenza fonica dell’allitterazione, l’espressività della figura etimologica, l’epanalessi. Quest’ultima, in particolare, vede la ripetizione del sostantivo </hi><hi rend="italic">amor</hi><hi rend="CharOverride-1"> al caso ablativo, da intendersi come causale: l’evergetismo di Sigeberto è spinto dal profondo amore, e, ancora, per amore del Santo il sovrano completa l’edificazione della Basilica.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Restiamo sull’ablativo </hi><hi rend="italic">amore </hi><hi rend="CharOverride-1">che ritorna anche nel distico successivo, a suggello del carme (vv. 165 s.):</hi></p><quote rend="quotations_quotation_b1" ><hi rend="italic">Haec, pie, pauca ferens ego Fortunatus amore</hi></quote><quote rend="quotations_quotation_a3" ><hi rend="italic">auxilium posco, da mihi vota, precor.</hi></quote><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Venanzio chiude il carme con una richiesta di aiuto, una preghiera personale indirizzata al santo, e nel farlo scioglie le ragioni del proprio canto con un riferimento personale di tono marcatamente autobiografico. Il distico è posto come una vera </hi><hi rend="italic">sphragís</hi><hi rend="CharOverride-1">, un </hi><hi rend="italic">signum</hi><hi rend="CharOverride-1"> che denota in maniera netta il sigillo autoriale, accompagnandolo con un elemento connotativo che è perno stesso dell’atto poetico, ovvero quell’</hi><hi rend="italic">amor </hi><hi rend="CharOverride-1">che muove l’ispirazione del poeta. Franca Ela Consolino</hi><hi rend="notes_number CharOverride-3"><hi><ref target="W00258_ePUB_24_20_169-190.html#footnote-004">40</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1"> ha posto in evidenza come l’</hi><hi rend="italic">amor spiritualis</hi><hi rend="CharOverride-1">, declinato </hi><hi rend="italic">sub specie Christi</hi><hi rend="CharOverride-1">, sia il motore dell’impianto prevalentemente elegiaco della poesia venanziana, che riprende i motivi dell’elegia erotica latina a carattere soggettivo, operando la sostituzione dell’</hi><hi rend="italic">amor</hi><hi rend="CharOverride-1">, inteso come </hi><hi rend="italic">charitas</hi><hi rend="CharOverride-1">, all’</hi><hi rend="italic">eros</hi><hi rend="CharOverride-1">. Nel caso di questa nostra </hi><hi rend="italic">sphragís</hi><hi rend="CharOverride-1">, il poeta, oltre a porre il </hi><hi rend="italic">signum auctoritatis</hi><hi rend="CharOverride-1">, fornisce la principale coordinata di lettura di un testo che, in forza dell’</hi><hi rend="italic">amor</hi><hi rend="CharOverride-1"> cristiano di Venanzio, si presenta nella forma dell’agiografia elegiaca e non dell’agiografia epica.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">La </hi><hi rend="italic">sphragís </hi><hi rend="CharOverride-1">suggella il testo definendone l’</hi><hi rend="italic">auctoritas</hi><hi rend="CharOverride-1">, ma in più fornendo la chiave di lettura dell’atto poetico in sé anche nel caso del carme 9, 1: si tratta del panegirico composto in lode del sovrano merovingio Chilperico in un momento di particolare tensione, ovvero in occasione del sinodo che si tenne nel 580 e che vide sotto accusa Gregorio di Tours, imputato di aver calunniato la regina Fredegonda. Dal punto di vista strettamente compositivo l’elemento più macroscopico è che il panegirico, scritto nel metro tenue del distico elegiaco, si estende per 148 versi e declina le consuete sezioni previste dalla topica della </hi><hi rend="italic">laudatio</hi><hi rend="CharOverride-1">. Il distico finale si pone come una </hi><hi rend="italic">sphragís</hi><hi rend="CharOverride-1">: </hi></p><quote rend="quotations_quotation_b1" ><hi rend="italic">regibus aurum alii aut gemmarum munera solvant:</hi></quote><quote rend="quotations_quotation_a3" ><hi rend="italic">de Fortunato paupere verba cape.</hi></quote><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Altri elargiscano al sovrano doni aurei, </hi><hi rend="italic">de Fortunato paupere</hi><hi rend="CharOverride-1"> il re prenda solo i </hi><hi rend="italic">verba</hi><hi rend="CharOverride-1">. Il poeta si autoproclama </hi><hi rend="italic">pauper</hi><hi rend="CharOverride-1">, capace cioè di elargire solo parole, esattamente come </hi><hi rend="italic">pauper </hi><hi rend="CharOverride-1">è il poeta elegiaco al cospetto della </hi><hi rend="italic">domina</hi><hi rend="notes_number CharOverride-3"><hi><ref target="W00258_ePUB_24_20_169-190.html#footnote-003">41</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">, cui non può elargire altri doni se non i suoi versi. Mutuando dall’elegia erotica questo motivo topico, Venanzio offre in dono a Chilperico i propri </hi><hi rend="italic">verba</hi><hi rend="CharOverride-1">, in luogo di oro e gemme preziose che altri donano ai re</hi><hi rend="notes_number CharOverride-3"><hi><ref target="W00258_ePUB_24_20_169-190.html#footnote-002">42</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Sul medesimo tema si pone la chiusa del singolare epigramma dedicato al re Childeberto e tramandato come quinto componimento della cosiddetta </hi><hi rend="italic">Appendix</hi><hi rend="CharOverride-1">. Si tratta di un </hi><hi rend="italic">lusus </hi><hi rend="CharOverride-1">imbastito su un ritmo dominato dal poliptoto, spinto al limite del parossismo, e dall’allitterazione. Rispetto a questa nota dominante si stacca il distico finale, con cui il poeta </hi><hi rend="italic">pauper </hi><hi rend="CharOverride-1">offre i versi al sovrano:</hi></p><quote rend="quotations_quotation_b1" ><hi rend="italic">Rex regionis apex et supra regna regimen,</hi></quote><quote rend="quotations_quotation_b2" ><hi rend="italic">qui caput es capitum, vir capitale bonum,</hi></quote><quote rend="quotations_quotation_b2" ><hi rend="italic">ornamentorum ornatus, ornatius ornans,</hi></quote><quote rend="quotations_quotation_b2" ><hi rend="italic">qui decus atque decens cuncta decenter agis,</hi></quote><quote rend="quotations_quotation_b2" ><hi rend="italic">primus et a primis, prior et primoribus ipsis,</hi></quote><quote rend="quotations_quotation_b2" ><hi rend="italic">qui potes ipse potens, quem iuvat omnipotens,</hi></quote><quote rend="quotations_quotation_b2" ><hi rend="italic">dulcia delectans, dulcis dilecta potestas,</hi></quote><quote rend="quotations_quotation_b2" ><hi rend="italic">spes bona vel bonitas, de bonitate bonus,</hi></quote><quote rend="quotations_quotation_b2" ><hi rend="italic">digne nec indignans, dignos dignatio dignans,</hi></quote><quote rend="quotations_quotation_b2" ><hi rend="italic">florum flos florens, florea flore fluens,</hi></quote><quote rend="quotations_quotation_b2" ><hi rend="italic">Childebercthe cluens: haec Fortunatus amore</hi></quote><quote rend="quotations_quotation_b3" ><hi rend="italic">paupere de sensu pauper et ipse fero.</hi></quote><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Ancora, in un componimento collocato in posizione enfatica, il carme 8, 1</hi><hi rend="notes_number CharOverride-3"><hi><ref target="W00258_ePUB_24_20_169-190.html#footnote-001">43</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">, che apre la seconda raccolta di testi, pubblicata tra il 590 e il 591, comprendente i libri 8 e 9, dopo avere indirizzato il carme elegiaco (vv. 1-10), Venanzio in prima persona porge il proprio saluto intonando una sorta di </hi><hi rend="italic">sphragís</hi><hi rend="CharOverride-1"> articolata:</hi></p><quote rend="quotations_quotation_b1" ><hi rend="italic">Fortunatus ego hinc humili prece voce saluto</hi></quote><quote rend="quotations_quotation_a3" ><hi rend="italic">(Italiae genitum Gallica rura tenent)</hi></quote><quote rend="quotations_quotation_b2" ><hi rend="italic">Pictavis residens, qua sanctus Hilarius olim</hi></quote><quote rend="quotations_quotation_a2" ><hi rend="italic">natus in urbe fuit, notus in orbe pater.</hi></quote><quote rend="quotations_quotation_b2" ><hi rend="CharOverride-1">       […]</hi></quote><quote rend="quotations_quotation_b2" ><hi rend="italic">Martinum cupiens voto Radegundis adhaesi,</hi></quote><quote rend="quotations_quotation_a3" ><hi rend="italic">quam genuit caelo terra Thoringa sacro.</hi></quote><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Questo testo sintetizza in maniera quasi epigrafica l’autobiografia venanziana; il passo contiene tutti gli ingredienti della </hi><hi rend="italic">sphragís</hi><hi rend="CharOverride-1">, il </hi><hi rend="italic">nomen</hi><hi rend="CharOverride-1">, l’</hi><hi rend="italic">Ich-form</hi><hi rend="CharOverride-1">, notizie biografiche (</hi><hi rend="italic">Italiae genitum Gallica rura tenent</hi><hi rend="CharOverride-1">/</hi><hi rend="italic"> Pictavis residens</hi><hi rend="CharOverride-1">) e, infine, un cenno alla causa del suo viaggio in Gallia e al suo approdo a Poitiers presso Radegonda (</hi><hi rend="italic">Martinum cupiens voto Radegundis adhaesi</hi><hi rend="CharOverride-1">).  </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Il testo è chiaro, scritto in un latino piano ed espressivo; della pericope il verso più icastico, quello che fotografa la personalità autoriale è l’esametro:</hi></p><quote rend="quotation_b" ><hi rend="italic">Fortunatus ego hinc humili prece voce saluto</hi><hi rend="CharOverride-1">.</hi></quote><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Al primo emistichio dalla funzione denotativa, segue la seconda metà del verso dall’evidente forza connotativa. Di Brazzano 2001 traduce «vi saluto con la voce di un’umile preghiera»; Roberts 2017 (</hi><hi rend="italic">ad loc.</hi><hi rend="CharOverride-1">) interpunge dopo </hi><hi rend="italic">prece</hi><hi rend="CharOverride-1">, ma poi traduce «I Fortunatus send you greetings with humble prayer and voice». A me sembra che si possa leggere </hi><hi rend="italic">humili </hi><hi rend="CharOverride-1">come connotativo di </hi><hi rend="italic">voce</hi><hi rend="CharOverride-1">, giusto corredo all’autorappresentazione di un poeta che – come abbiamo visto – spesso si definisce </hi><hi rend="italic">humilis </hi><hi rend="CharOverride-1">nelle </hi><hi rend="italic">inscriptiones </hi><hi rend="CharOverride-1">epistolari, ma anche nelle formule di congedo e, per di più, espressamente si autodefinisce </hi><hi rend="italic">minimus passer</hi><hi rend="CharOverride-1">, con un riferimento preciso al proprio canto come al cinguettio del passerotto, in una rappresentazione che non è a mio avviso indice di modestia, ma esito di una scelta precisa incarnata sul piano espressivo dalla </hi><hi rend="italic">tenuitas </hi><hi rend="CharOverride-1">del ritmo elegiaco.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Concludo questo percorso sulla </hi><hi rend="italic">sphragís </hi><hi rend="CharOverride-1">come modulo di auto-rappresentazione del poeta facendo solo un cenno alla chiusa del poema agiografico</hi><hi rend="notes_number CharOverride-3"><hi><ref target="W00258_ePUB_24_20_169-190.html#footnote-000">44</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1"> che Venanzio compose tra il 574 e il 575 per celebrare le gesta di San Martino di Tours. </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Il cimento epico rappresenta probabilmente il </hi><hi rend="italic">culmen </hi><hi rend="CharOverride-1">della carriera poetica di Venanzio, che prende congedo dall’</hi><hi rend="italic">opus </hi><hi rend="CharOverride-1">con un’ampia sezione autobiografica, congegnata nella forma del </hi><hi rend="italic">propempticon ad libellum</hi><hi rend="CharOverride-1">, secondo un modulo ben attestato nella poesia latina a partire dall’</hi><hi rend="italic">epistula</hi><hi rend="CharOverride-1"> 1, 20 di Orazio. Pare tuttavia evidente che Venanzio opti per una tessitura che combina il modello ovidiano di </hi><hi rend="italic">Tristia </hi><hi rend="CharOverride-1">1, 1 (in cui il poeta attraverso l’apostrofe diretta al </hi><hi rend="italic">libellus </hi><hi rend="CharOverride-1">sottolinea come quest’ultimo rientrerà a Roma, compiendo un viaggio che a lui è negato) con il </hi><hi rend="italic">propempticon ad libellum</hi><hi rend="CharOverride-1"> di Sidonio Apollinare che, a suggello della raccolta dei cosiddetti </hi><hi rend="italic">carmina minora</hi><hi rend="CharOverride-1">, pone un congedo in faleci in cui traccia, nella forma dell’</hi><hi rend="italic">Anrede </hi><hi rend="CharOverride-1">al </hi><hi rend="italic">libellus </hi><hi rend="CharOverride-1">personificato, le tappe del viaggio che compirà. L’</hi><hi rend="italic">iter </hi><hi rend="CharOverride-1">del libro disegna la circolazione ristretta cui l’</hi><hi rend="italic">opus poeticum </hi><hi rend="CharOverride-1">è destinato dall’</hi><hi rend="italic">auctor.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Sulle tracce di questi due precedenti Venanzio delinea un percorso</hi><hi rend="italic"> </hi><hi rend="CharOverride-1">che condurrà il suo poema a ripercorrere a ritroso quel viaggio che quasi dieci anni prima lui stesso aveva compiuto da Ravenna alla Gallia (viaggio di cui Venanzio stesso fornisce dettagliata descrizione nell’epistola prefatoria dei </hi><hi rend="italic">carmina</hi><hi rend="CharOverride-1">):</hi><hi rend="italic"> </hi></p><quote rend="quotations_quotation_b1" ><hi rend="italic">Hinc Venetum saltus campestria perge per arva,</hi></quote><p rend="elegy_elegy_2" ><hi rend="italic">submontana quidem castella per ardua tendens;</hi></p><p rend="elegy_elegy_2" ><hi rend="italic">aut Aquiliensem si forte accesseris urbem,</hi></p><p rend="elegy_elegy_2" ><hi rend="italic">Cantianos domini nimium venereris amicos</hi></p><p rend="elegy_elegy_2" ><hi rend="italic">ac Fortunati benedictam martyris urnam	</hi><hi rend="CharOverride-1" >660</hi></p><p rend="elegy_elegy_2" ><hi rend="italic">pontificemque pium Paulum cupienter adora,</hi></p><p rend="elegy_elegy_2" ><hi rend="italic">qui me primaevis converti optabat ab annis.</hi></p><p rend="elegy_elegy_2" ><hi rend="italic">Si petis illud iter qua se Concordia cingit,</hi></p><p rend="elegy_elegy_2" ><hi rend="italic">Augustinus adest pretiosus Basiliusque.</hi></p><p rend="elegy_elegy_2" ><hi rend="italic">Qua mea Tarvisus residet, si molliter intras,</hi><hi rend="CharOverride-1"> 	665</hi></p><p rend="elegy_elegy_2" ><hi rend="italic">illustrem socium Felicem quaeso require,</hi></p><p rend="elegy_elegy_2" ><hi rend="italic">cui mecum lumen Martinus reddidit olim.</hi></p><p rend="elegy_elegy_2" ><hi rend="italic">Per Cenetam gradiens et amicos Duplavenenses,</hi></p><p rend="elegy_elegy_2" ><hi rend="italic">qua natale solum est mihi sanguine, sede parentum,</hi></p><p rend="elegy_elegy_2" ><hi rend="italic">prolis origo patrum, frater, soror, ordo nepotum,</hi><hi rend="CharOverride-1" >	670</hi></p><p rend="elegy_elegy_2" ><hi rend="italic">quos colo corde fide, breviter peto redde salutem.</hi></p><p rend="elegy_elegy_2" ><hi rend="italic">Si Patavina tibi pateat via, pergis ad urbem:</hi></p><p rend="elegy_elegy_2" ><hi rend="italic">Huc sacra Iustinae, rogo, lambe sepulchra beatae,</hi></p><p rend="elegy_elegy_2" ><hi rend="italic">cuius habet paries Martini gesta figuris;</hi></p><p rend="elegy_elegy_2" ><hi rend="italic">quove salutis opus celso depende Iohanni	</hi><hi rend="CharOverride-1">675</hi></p><p rend="elegy_elegy_2" ><hi rend="italic">atque suis genitis, sociis per carmina nostris.</hi></p><p rend="elegy_elegy_2" ><hi rend="italic">Hinc tibi Brinta fluens iter est, Retenone secundo;</hi></p><p rend="elegy_elegy_2" ><hi rend="italic">ingrediens Atesim, Padus excipit inde phaselo,</hi></p><p rend="elegy_elegy_2" ><hi rend="italic">Mobilis unde tibi rapitur ratis amne citato.</hi></p><p rend="elegy_elegy_2" ><hi rend="italic">inde Ravennatem placitam pete dulcius urbem:	</hi><hi rend="CharOverride-1" >680</hi></p><p rend="elegy_elegy_2" ><hi rend="italic">pulpita sanctorum per religiosa recurrens</hi></p><p rend="elegy_elegy_2" ><hi rend="italic">martyris egregii tumulum Vitalis adora,</hi></p><p rend="elegy_elegy_2" ><hi rend="italic">mitis et Ursicini, parili sub sorte beati.</hi></p><p rend="elegy_elegy_2" ><hi rend="italic">Rursus Apollinaris pretiosi limina lambe</hi></p><p rend="elegy_elegy_2" ><hi rend="italic">fusus humi supplex, et templa per omnia curre;</hi><hi rend="CharOverride-1">	685</hi></p><p rend="elegy_elegy_2" ><hi rend="italic">expete Martini loculum, quo iure sacelli</hi></p><p rend="elegy_elegy_2" ><hi rend="italic">iam desperatum lumen mihi reddidit auctor:</hi></p><p rend="elegy_elegy_2" ><hi rend="italic">munera qui tribuit, saltim, rogo, verba repende.</hi></p><p rend="elegy_elegy_2" ><hi rend="italic">Est ubi basilicae culmen Pauli atque Iohannis,</hi></p><p rend="elegy_elegy_2" ><hi rend="italic">hic paries retinet sancti sub imagine formam:	</hi><hi rend="CharOverride-1">690</hi></p><p rend="elegy_elegy_2" ><hi rend="italic">amplectenda ipso dulci pictura colore.</hi></p><p rend="elegy_elegy_2" ><hi rend="italic">Sub pedibus iusti paries habet arte fenestram:</hi></p><p rend="elegy_elegy_2" ><hi rend="italic">Lychnus adest, cuius vitrea natat ignis in urna.</hi></p><p rend="elegy_elegy_2" ><hi rend="italic">Huc ego dum propero, valido torquente dolore,</hi></p><p rend="elegy_elegy_2" ><hi rend="italic">diffugiente gemens oculorum luce fenestris,</hi><hi rend="CharOverride-1" >	695</hi></p><p rend="elegy_elegy_2" ><hi rend="italic">quo procul ut tetigi benedicto lumen olivo,</hi></p><p rend="elegy_elegy_2" ><hi rend="italic">igneus ille vapor marcenti fronte recessit</hi></p><p rend="elegy_elegy_2" ><hi rend="italic">et praesens medicus blando fugat unguine morbos.</hi></p><p rend="elegy_elegy_2" ><hi rend="italic">Non oblita mihi mea lumina munere sancti,</hi></p><p rend="elegy_elegy_2" ><hi rend="italic">nam redit ante oculos oculorum cura fidelis,	</hi><hi rend="CharOverride-1" >700</hi></p><p rend="elegy_elegy_2" ><hi rend="italic">et memor illud ero dum luce et corpore consto.</hi></p><quote rend="quotations_quotation_b3" ><hi rend="italic">Promptius affectu, precor, inde require sodales.</hi></quote><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">La </hi><hi rend="italic">sphragís </hi><hi rend="CharOverride-1">si dilata e il poeta, che dall’epos agiografico si aspettava evidentemente una maggiore risonanza, chiude la </hi><hi rend="italic">Vita Sancti Martini </hi><hi rend="CharOverride-1">con un’</hi><hi rend="italic">Anrede </hi><hi rend="CharOverride-1">al poema, cui raccomanda di fare tappe precise, che rispondono ad un preciso </hi><hi rend="italic">iter</hi><hi rend="CharOverride-1"> che si pone autobiograficamente come un </hi><hi rend="italic">nostos</hi><hi rend="CharOverride-1"> del poeta stesso.</hi></p></div></div><div><head><hi rend="CharOverride-1">Riferimenti bibliografici</hi></head><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Bratož 2003 = R. Bratož, </hi><hi rend="italic">Venanzio Fortunato e lo scisma dei Tre Capitoli</hi><hi rend="CharOverride-1">, in Aa. Vv., </hi><hi rend="italic">Convegno internazionale di studio Venanzio Fortunato e il suo tempo</hi><hi rend="CharOverride-1"> (Valdobbiadene-Treviso, 29 novembre - 1 dicembre 2001), Treviso 2003, pp. 363-401.  </hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Brennan 1985 = B. Brennan</hi><hi rend="CharOverride-5">, </hi><hi rend="italic">The Career of Venantius Fortunatus</hi><hi rend="CharOverride-1">, «Traditio» 41, 1985, pp. 49-78.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Brennan 2019 = B. Brennan, </hi><hi rend="italic">Weaving with Words. Venantius Fortunatus’s Figurative Acrostics on the Holy Cross</hi><hi rend="CharOverride-1">, «Traditio» 74, 2019, pp. 27-53.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Chase 1932 = A. H. Chase, </hi><hi rend="italic">The Metrical Lives of Saint Martin of Tours by Paulinus and Fortunatus and the Prose Life by Sulpicius Severus</hi><hi rend="CharOverride-1">, in «Harvard Studies in Classical Philology» 43, 1932, pp. 51-76.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Consolino 1977 = F. E. Consolino,</hi><hi rend="italic"> </hi><hi rend="CharOverride-1">Amor spiritualis</hi><hi rend="italic"> e linguaggio elegiaco nei </hi><hi rend="CharOverride-1">Carmina</hi><hi rend="italic"> di Venanzio Fortunato</hi><hi rend="CharOverride-1">, «Annali della Scuola Normale Superiore di Pisa» 7, 1977, pp. 1351-1368.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Consolino 2003 = F. E. Consolino, </hi><hi rend="italic">Il poeta parla di sé. Venanzio poeta ai suoi lettori</hi><hi rend="CharOverride-1">, in Aa. 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D’Evelyn, </hi><hi rend="italic">Gift and the Personal Poetry of Venantius Fortunatus</hi><hi rend="CharOverride-1">, «Literature and Theology» 21, 2009, pp. 1-10.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Delehaye 1966 = H. Delehaye, </hi><hi rend="italic">Une inscription de Fortunat sur saint Martin (1, 5)</hi><hi rend="CharOverride-1">, in Id., </hi><hi rend="italic">Mélanges d’hagiographie grecque et latine</hi><hi rend="CharOverride-1">, Bruxelles 1966, pp. 204-211.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Della Corte 2003 = F. Della Corte, </hi><hi rend="italic">Venanzio Fortunato poeta dei fiumi</hi><hi rend="CharOverride-1">, in Aa. Vv., </hi><hi rend="italic">Convegno internazionale di studio Venanzio Fortunato e il suo tempo</hi><hi rend="CharOverride-1"> (Valdobbiadene-Treviso, 29 novembre - 1 dicembre 2001), Treviso 2003, pp. 137-147.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Derhard-Lesieur 2023 = G. 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Fontaine, </hi><hi rend="italic">Naissance de la poésie dans l’Occident chrétien, esquisse d’une histoire de la poésie latine chrétienne du III</hi><hi rend="italic">e</hi><hi rend="italic"> au VI</hi><hi rend="italic">e</hi><hi rend="italic"> siècle</hi><hi rend="CharOverride-1">, Paris 1981.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Gamberale 1984 = L. Gamberale, s.v. </hi><hi rend="italic">preproemio dell’Eneide</hi><hi rend="CharOverride-1">, in </hi><hi rend="italic">Enciclopedia Virgiliana</hi><hi rend="CharOverride-1">, vol. 4, Roma 1984, pp. 259-261.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">George 1992 = J. W. George, </hi><hi rend="italic">Venantius Fortunatus. A Latin Poet in Merovingian Gaul</hi><hi rend="CharOverride-1">, Oxford 1992. </hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">George 1995 = J. W. 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Deux métamorhose poétiques de la </hi><hi rend="CharOverride-1">Vie de Saint Martin </hi><hi rend="italic">chez Paulin de Périgueux (V</hi><hi rend="italic">e</hi><hi rend="italic"> s.) et Venance Fortunat (VI</hi><hi rend="italic">e</hi><hi rend="italic"> s.)</hi><hi rend="CharOverride-1">, Paris 1998.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Labarre 2005 = S. Labarre,</hi><hi rend="italic"> La postérité littéraire de Sulpice Sévère dans l’Antiquité tardive et au Moyen Âge</hi><hi rend="CharOverride-1">, in «Vita Latina» 172, 2005, pp. 83-94. </hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Leo 1881 = Venanti Honori Clementiani Fortunati presbyteri Italici </hi><hi rend="italic">Opera poetica </hi><hi rend="CharOverride-1">recensuit et emendavit F. Leo,</hi><hi rend="italic"> </hi><hi rend="CharOverride-1">MGH</hi><hi rend="italic"> </hi><hi rend="CharOverride-1">AA 4,1, Berolini 1881.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Manzoli 2016 = D. Manzoli, </hi><hi rend="italic">Venanzio musa medievale</hi><hi rend="CharOverride-1">, in Id</hi><hi rend="CharOverride-5">. (</hi><hi rend="CharOverride-1">ed.), </hi><hi rend="italic">Musa medievale. Saggi su temi della poesia di Venanzio Fortunato</hi><hi rend="CharOverride-1">, Roma 2016, pp. 15-38.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Meyer 1901 = W. Meyer, </hi><hi rend="italic">Der Gelegenheitsgedichter Venantius Fortunatus</hi><hi rend="CharOverride-1">, «Abhandlungen der königlichen Gesellschaft der Wissenschaften zu Göttingen, phil.-hist. 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II, livres V-VIII, texte établi et traduit par M. Reydellet, Paris 1998.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Reydellet 2004 = Venance Fortunat,</hi><hi rend="italic"> Poèmes</hi><hi rend="CharOverride-1">, t. III, livres IX-XI, texte établi et traduit par M. Reydellet, Paris 2004.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Río Torres-Murciano 2016, A. Río Torres Murciano, </hi><hi rend="italic">La </hi><hi rend="CharOverride-1">sphragís</hi><hi rend="italic"> de las </hi><hi rend="CharOverride-1">Metamorfosis</hi><hi rend="italic"> de Ovidio (XV 871-879). Metempsicosis, apoteosis y perdurabilidad literaria</hi><hi rend="CharOverride-1">, «Emerita» 84, 2016, pp. 269-289.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Roberts 1989 = </hi><hi rend="CharOverride-5">M. </hi><hi rend="CharOverride-1">Roberts</hi><hi rend="CharOverride-5">, </hi><hi rend="italic">T</hi><hi rend="italic">he Use of Myth in Latin Epithalamia from Statius to Venantius Fortunatus</hi><hi rend="CharOverride-1">, «Transactions of the American Philological Association» 119, 1989, pp. 321-348.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Roberts 1995 = M. Roberts, </hi><hi rend="italic">Biblical Epic and Rhetorical Paraphrase in Late Antiquity</hi><hi rend="CharOverride-1">, Liverpool 1995.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Roberts 2009 = M. Roberts, </hi><hi rend="italic">The Humblest Sparrow. The Poetry of Venantius Fortunatus</hi><hi rend="CharOverride-1">, Ann Arbor 2009. </hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Roberts 2017 = </hi><hi rend="italic">Poems. Venantius Fortunatus</hi><hi rend="CharOverride-1">, edited and translated by M. Roberts, London 2017.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Šašel 1981 = J. Šašel, </hi><hi rend="italic">Il viaggio di Venanzio Fortunato e la sua attività in ordine alla politica bizantina</hi><hi rend="CharOverride-1">, in </hi><hi rend="italic">Antichità Altoadriatiche. Aquileia e l’Occidente</hi><hi rend="CharOverride-1">, Trieste 1981, pp. 359-375. </hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Tardi 1927 = D. </hi><hi rend="CharOverride-5">T</hi><hi rend="CharOverride-1">ardi, </hi><hi rend="italic">Fortunat. Étude sur un dernier représentent de la poèsie Latine dans la Gaule Mérovingienne</hi><hi rend="CharOverride-1">, Paris 1927.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Thraede 1960 = K. Thraede, </hi><hi rend="italic">Epos </hi><hi rend="CharOverride-1">(s.v.), «Rivista di Archeologia Cristiana» 5, 1960, pp. 983-1042.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Vielberg 2005 = Extensa viatica?</hi><hi rend="italic">:</hi><hi rend="CharOverride-1"> </hi><hi rend="italic">zur poetischen Selbstreflexion des Venantius Fortunatus</hi><hi rend="CharOverride-1">, «Revue des Études Augustiniennes» 51, 2005, pp. 153-186.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Viparelli 2013 = V. Viparelli, </hi><hi rend="italic">Il dono proibito: lo scambio d’amore nella poesia latina</hi><hi rend="CharOverride-1">, «Bollettino di Studi Latini» 43, 2013, pp. 431-438.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Williard 2022 = H. Williard, </hi><hi rend="italic">Friendship in the Merovingian Kingdoms. Venantius Fortunatus and His Contemporaries</hi><hi rend="CharOverride-1">, Leeds 2022.</hi><hi rend="italic"> </hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Wood 1994 = I. Wood, </hi><hi rend="italic">The Merovingian Kingdoms 450-751</hi><hi rend="CharOverride-1">, New York 1994.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1"> </hi></p><list type="ordered">
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-3"><ref target="W00258_ePUB_24_20_169-190.html#footnote-043-backlink">1</ref></hi><hi rend="CharOverride-1"> Per un quadro storico dell’insediamento e dello sviluppo del regno merovingio, cfr. Wood 1994.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-3"><ref target="W00258_ePUB_24_20_169-190.html#footnote-042-backlink">2</ref></hi><hi rend="CharOverride-1"> All’indicazione del nome di Vitale si accompagna l’aggettivo </hi><hi rend="italic">Ravennensis </hi><hi rend="CharOverride-1">(1, 1 </hi><hi rend="italic">Ad Vitalem episcopum [Ravennensem]</hi><hi rend="CharOverride-1">; 1, 2 </hi><hi rend="italic">Versus de templo domini Andreae quod aedificavit Vitalis episcopus [Ravennensis]</hi><hi rend="CharOverride-1">), che viene ritenuto erroneo, mancando nelle liste episcopali di Ravenna riscontri della presenza di un Vitale. Risale a Koebner 1915 (pp. 120-125) la prima discussione circa il destinatario dei carmi 1, 1 e 1, 2 e l’identificazione con il Vitale vescovo di </hi><hi rend="italic">Altinum</hi><hi rend="CharOverride-1"> di cui fa menzione Paolo Diacono (</hi><hi rend="italic">Hist. Lang.</hi><hi rend="CharOverride-1"> 2, 4); questa proposta è accolta da Di Brazzano 2001, pp. 108 s., laddove Reydellet 2002, </hi><hi rend="italic">ad loc.</hi><hi rend="CharOverride-1">, avanza l’idea di identificare il destinatario dei primi due carmi della raccolta con il vescovo di Milano del 552. Roberts 2017 mantiene nel testo l’aggettivo </hi><hi rend="italic">Ravennensis</hi><hi rend="CharOverride-1"> senza alcun segno di espunzione, rinunciando a proporre un’identificazione certa, sulla scorta di </hi><hi rend="italic">PCBE </hi><hi rend="CharOverride-1">2, </hi><hi rend="italic">Vitalis </hi><hi rend="CharOverride-1">10, </hi><hi rend="italic">Vitalis</hi><hi rend="CharOverride-1"> 12, </hi><hi rend="italic">Vitalis </hi><hi rend="CharOverride-1">13, che associa al profilo del destinatario venanziano l’identificazione con un meglio precisato </hi><hi rend="italic">antistes</hi><hi rend="CharOverride-1"> (</hi><hi rend="italic">Vitalis </hi><hi rend="CharOverride-1">12).</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-3"><ref target="W00258_ePUB_24_20_169-190.html#footnote-041-backlink">3</ref></hi><hi rend="CharOverride-1"> Il recente saggio Manzoli 2016, pp. 14-38 inquadra il profilo dell’autore e la sua incidenza sulla tradizione poetica medioevale. In calce allo stesso saggio, si segnala un’utile bibliografia ragionata.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-3"><ref target="W00258_ePUB_24_20_169-190.html#footnote-040-backlink">4</ref></hi><hi rend="CharOverride-1"> La monografia di </hi><hi rend="CharOverride-5">T</hi><hi rend="CharOverride-1">ardi 1927 forniva un profilo accurato di Venanzio, oggi senz’altro più netto grazie all’interesse che, nel tempo, è aumentato. Tra i lavori più recenti che hanno dato un contributo significativo allo studio della produzione venanziana si segnalano George 1992; Roberts 2009; Ehlen 2011.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-3"><ref target="W00258_ePUB_24_20_169-190.html#footnote-039-backlink">5</ref></hi><hi rend="CharOverride-1"> È utile l’introduzione all’edizione di Reydellet 2002, pp. VII-LXXXIX. Per quanto riguarda specifici contributi incentrati sul profilo di Venanzio e sulla sua funzione di poeta, Meyer</hi><hi rend="superscript CharOverride-3"> </hi><hi rend="CharOverride-1">1901 alle soglie del XX secolo aveva tracciato il percorso poetico di Venanzio come </hi><hi rend="italic">Gelegenheitsdichter</hi><hi rend="CharOverride-1">; ripercorre la «carriera» di Venanzio un ampio articolo di Brennan 1985 e più recentemente il contributo di Di Brazzano 2003. Un approfondito inquadramento storico è rappresentato dal saggio di La Rocca 2003. Contesto storico e linee biografiche dominano le pagine introduttive di Ehlen 2011, pp. 12-36; biografia e impegno letterario di Venanzio sono al centro di un contributo più recente, Pietri 2012.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-3"><ref target="W00258_ePUB_24_20_169-190.html#footnote-038-backlink">6</ref></hi><hi rend="CharOverride-1"> La descrizione dell’itinerario è precisa ed è scandita dalla menzione dei fiumi che segnano il paesaggio che Venanzio attraversa (cfr. Della Corte 2003). Per quanto concerne la cospicua bibliografia dedicata a questo aspetto della biografia venanziana, rinvio a Di Brazzano 2003, nota 16, p. 60. </hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-3"><ref target="W00258_ePUB_24_20_169-190.html#footnote-037-backlink">7</ref></hi><hi rend="CharOverride-1"> Si tratta di un carme nuziale, in esametri, strutturato secondo il modello dell’epitalamio epico-mitologico che si impone nella tradizione del genere, dopo Catullo (che sperimenta più forme di poesia nuziale), lungo la linea dell’epitalamio celebrativo staziano (</hi><hi rend="italic">silv. </hi><hi rend="CharOverride-1">1, 2), secondo un’impostazione canonica del genere che vede in poeti come Claudiano, Sidonio Apollinare, Draconzio e in qualche modo Ennodio i capisaldi di una tradizione poetica. Appare evidente che il genere epitalamico conosce un importante sviluppo nella tarda antichità. Per uno studio di questa fase è sempre utile il rinvio a Morelli 1910. Contributi specifici sul genere epitalamico sono inoltre Pavlovskis 1965 e Roberts 1989. Un’indagine complessiva si deve a Horstmann 2004.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-3"><ref target="W00258_ePUB_24_20_169-190.html#footnote-036-backlink">8</ref></hi><hi rend="CharOverride-1"> La questione dell’emigrazione in Gallia è posta in termini problematici da diversi studiosi: si rinvia, in particolare, a Koebner 1915, pp. 14 ss.; Šašel 1981; Brennan 1985; Di Brazzano 2001; Di Brazzano 2003, specialmente pp. 39-41. Per un resoconto della questione, si veda, da ultimo, Williard 2022, pp. 4-6, il quale ritiene che il viaggio in Gallia di Venanzio sia stato dettato non già da oscure trame politiche, ma che «Fortunatus’ journey was motivated by opportunism: he came to Gaul to write laudatory poems to Merovingian royalty and aristocracy in exchange for their largesse and friendship» (p. 6). </hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-3"><ref target="W00258_ePUB_24_20_169-190.html#footnote-035-backlink">9</ref></hi><hi rend="CharOverride-1"> Al </hi><hi rend="italic">comes </hi><hi rend="CharOverride-1">Sigoaldo sono dedicati tre carmi in distici elegiaci che formano un ciclo compatto (</hi><hi rend="italic">carm.</hi><hi rend="CharOverride-1"> 10, 16; 10, 17; 10, 18). La sezione iniziale del primo di questi componimenti, intitolato </hi><hi rend="italic">Pro comitatu eius Sigoaldo</hi><hi rend="CharOverride-1">, fa riferimento al ruolo svolto da Sigoaldo in supporto di Venanzio quando questi si recò dall’Italia alla Gallia: </hi><hi rend="italic">Finibus Italiae cum primum ad regna venirem,</hi><hi rend="CharOverride-1">/</hi><hi rend="italic"> te mihi constituit rex Sigibercthus opem,</hi><hi rend="CharOverride-1">/</hi><hi rend="italic"> tutior ut graderer tecum comitando viator</hi><hi rend="CharOverride-1">/</hi><hi rend="italic"> atque pararetur hinc equus, inde cibus.</hi><hi rend="CharOverride-1">/</hi><hi rend="italic"> Implesti officium custos, revocaris amico;</hi><hi rend="CharOverride-1">/</hi><hi rend="italic"> et mihi vel tandem iam mea cura redit </hi><hi rend="CharOverride-1">(</hi><hi rend="italic">carm. </hi><hi rend="CharOverride-1">10, 16, 1-6).</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-3"><ref target="W00258_ePUB_24_20_169-190.html#footnote-034-backlink">10</ref></hi><hi rend="CharOverride-1"> La questione è trattata in maniera accurata da Bratož 2003, che giunge a concludere che a determinare la partenza di Venanzio debba essere stato il clima di forte incertezza politica in cui versava l’area della </hi><hi rend="italic">Venetia</hi><hi rend="CharOverride-1">. Posizione analoga aveva espresso George 1992.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-3"><ref target="W00258_ePUB_24_20_169-190.html#footnote-033-backlink">11</ref></hi><hi rend="CharOverride-1"> L’ipotesi è sostenuta da Šašel 1981.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-3"><ref target="W00258_ePUB_24_20_169-190.html#footnote-032-backlink">12</ref></hi><hi rend="CharOverride-1"> Per la formazione della raccolta rinvio, tra gli altri, a George 1992, pp. 207-211; Di Brazzano 2001, pp. 80-81; Reydellet 1994, pp. LXVIII-LXXI. L’</hi><hi rend="italic">Appendix</hi><hi rend="CharOverride-1">, stampata in calce alla raccolta da Leo 1881, è presente anche nell’edizione di Reydellet 2004 e in quella di Roberts 2017.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-3"><ref target="W00258_ePUB_24_20_169-190.html#footnote-031-backlink">13</ref></hi><hi rend="CharOverride-1"> </hi><hi rend="italic">Carm.</hi><hi rend="CharOverride-1"> 3, 9, 45 s.: </hi><hi rend="italic">Si tibi nunc avium resonant virgulta susurro,</hi><hi rend="CharOverride-1">/ </hi><hi rend="italic">has inter minimus passer amore cano</hi><hi rend="CharOverride-1">. Il carme è un canto di festa per la celebrazione delle solennità pasquali inviato a Felice di Nantes. Per una lettura, cfr. Roberts 2009, pp. 140 ss.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-3"><ref target="W00258_ePUB_24_20_169-190.html#footnote-030-backlink">14</ref></hi><hi rend="CharOverride-1"> L’agiografia epica rappresentata dalla </hi><hi rend="italic">Vita Martini</hi><hi rend="CharOverride-1"> si inserisce nel solco del genere tutto cristiano della parafrasi epica, riscrittura di un testo in prosa in esametri, improntato ad un processo di epicizzazione del testo. Il procedimento retorico sotteso a questo tipo di scritti è ben messo in luce da diversi importanti lavori; rinvio, </hi><hi rend="italic">e. g.</hi><hi rend="CharOverride-1">, a Thraede 1960; Herzog 1975; Kartshoke 1975; Fontaine 1981, in particolare pp. 245-264; Roberts 1995; Cutino 2020. Per lo statuto del genere parafrastico cfr. Nazzaro 2006; Nazzaro 2008, secondo cui la parafrasi, imperniata sull’</hi><hi rend="italic">interpretatio</hi><hi rend="CharOverride-1">, non è riconducibile </hi><hi rend="italic">tout court </hi><hi rend="CharOverride-1">all’epos, ma si pone come un genere nuovo, tutto cristiano. La inquadra invece come un semplice metodo di scrittura Consolino 2005.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-3"><ref target="W00258_ePUB_24_20_169-190.html#footnote-029-backlink">15</ref></hi><hi rend="CharOverride-1"> Ehlers 2011; Roberts 2009.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-3"><ref target="W00258_ePUB_24_20_169-190.html#footnote-028-backlink">16</ref></hi><hi rend="CharOverride-1"> Consolino 2003; Vielberg 2005.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-3"><ref target="W00258_ePUB_24_20_169-190.html#footnote-027-backlink">17</ref></hi><hi rend="CharOverride-1"> I manoscritti tramandano il </hi><hi rend="italic">nomen auctoris </hi><hi rend="CharOverride-1">nella forma completa </hi><hi rend="italic">Venantius Honorius Clementianus Fortunatus</hi><hi rend="CharOverride-1">, espressione in sé di appartenenza ad un ceto elevato. Su questo aspetto si è soffermato, in particolare, Šašel 1981: «Il suo nome, tramandatoci· in modo non abbreviato come “Venanzio Onorio Clementiano Fortunato”, indica solo colla forma polinomina, che il portatore non apparteneva agli strati sociali più modesti» (p. 359). Particolarmente significativo è il </hi><hi rend="italic">cognomen </hi><hi rend="CharOverride-1">«</hi><hi rend="italic">Fortunatus</hi><hi rend="CharOverride-1">» non solo perché è quello impiegato dallo stesso autore per riferirsi a sé stesso, ma perché può essere messo in relazione con l’omonimo martire di Aquileia.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-3"><ref target="W00258_ePUB_24_20_169-190.html#footnote-026-backlink">18</ref></hi><hi rend="CharOverride-1"> </hi><hi rend="italic">Domino Sancto atque Apostolico Piissimo in Christo et Peculiari Gregorio Papae Fortunatus</hi><hi rend="CharOverride-1">. </hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-3"><ref target="W00258_ePUB_24_20_169-190.html#footnote-025-backlink">19</ref></hi><hi rend="CharOverride-1"> </hi><hi rend="italic">Domino Sancto et Dote Meritorum Sacris Altaribus Adscito Pariter et Educto Gregorio Papae Fortunatus</hi><hi rend="CharOverride-1">.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-3"><ref target="W00258_ePUB_24_20_169-190.html#footnote-024-backlink">20</ref></hi><hi rend="CharOverride-1"> In apertura delle lettere 3, 1 e 3, 2 a Eufronio troviamo </hi><hi rend="italic">Domino Sancto et Meritis Apostolico Domno et Dulci Patri Eufronio Papae Fortunatus</hi><hi rend="CharOverride-1">; </hi><hi rend="italic">Domino Sancto Mihique in Deo Peculiari Patrono Eufronio Papae Fortunatus</hi><hi rend="CharOverride-1">. L’</hi><hi rend="italic">inscriptio </hi><hi rend="CharOverride-1">della lettera 3, 4 a Felice di Nantes è </hi><hi rend="italic">Domino Sancto et Apostolica Sede Dignissimo Domno et Patri Felici Papae Fortunatus</hi><hi rend="CharOverride-1">; quella della 5, 1 a Martino di Braga è </hi><hi rend="italic">Domino Sancto atque Apostolico et in Christi Regis Exercitu post Ducem Paulum Primipilo Martino Episcopo Fortunatus</hi><hi rend="CharOverride-1">. In apertura della lettera 5, 5 a Gregorio di Tours, scritta per informarlo della conversione dei Giudei arverni operata dal vescovo Avito, troviamo </hi><hi rend="italic">Domino Sancto et Meritis Apostolicis Praeconando Domno et in Christo Patri Gregorio Papae Fortunatus</hi><hi rend="CharOverride-1">. E, ancora, quella della lettera 5, 6 a Siagrio, vescovo di Autun, è così formulata: </hi><hi rend="italic">Domino Sancto et Apostolica Sede Dignissimo Domno Syagrio Papae Fortunatus</hi><hi rend="CharOverride-1">. </hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-3"><ref target="W00258_ePUB_24_20_169-190.html#footnote-023-backlink">21</ref></hi><hi rend="CharOverride-1"> Properzio oppone alla magniloquenza propria dell’epos l’</hi><hi rend="italic">humilitas </hi><hi rend="CharOverride-1">come cifra caratteristica dell’elegia; questa dialettica di natura poetica si fa palmare nell’elegia 1, 7, dove il poeta definisce la propria caratura in opposizione all’epos di Pontico. Alla fine del componimento, Properzio prospetta l’ipotesi che anche Pontico cada vittima di Amore, e allora sarebbe costretto a darsi ai </hi><hi rend="italic">versus molles</hi><hi rend="CharOverride-1"> e smetterebbe di guardarlo come </hi><hi rend="italic">humilis poeta</hi><hi rend="CharOverride-1">: </hi><hi rend="italic">Tum me</hi><hi rend="italic"> non humilem mirabere saepe poetam,</hi><hi rend="CharOverride-1">/ </hi><hi rend="italic">tunc ego Romanis praeferar ingeniis;</hi><hi rend="CharOverride-1">/ </hi><hi rend="italic">nec poterunt iuvenes nostro reticere sepulcro</hi><hi rend="CharOverride-1">/ </hi><hi rend="italic">«Ardoris nostri magne poeta iaces».</hi><hi rend="CharOverride-1"> (vv. 21-24). Per l’interpretazione di questo passo, cfr. Fedeli 1980, </hi><hi rend="italic">ad loc.</hi><hi rend="CharOverride-1">, pp. 198 s. «In ogni caso </hi><hi rend="italic">humilis poeta</hi><hi rend="CharOverride-1"> è colui che scrive poesia </hi><hi rend="italic">humilis</hi><hi rend="CharOverride-1">, poesia </hi><hi rend="italic">tenuis</hi><hi rend="CharOverride-1">, poesia, quindi, d’amore dai toni dimessi, in contrapposizione alla poesia </hi><hi rend="italic">grandis</hi><hi rend="CharOverride-1">, altisonante, che è l’epica». Sull’equazione poetica tra </hi><hi rend="italic">humilitas </hi><hi rend="CharOverride-1">e </hi><hi rend="italic">tenuitas</hi><hi rend="CharOverride-1">/</hi><hi rend="italic">mollities</hi><hi rend="CharOverride-1">, cfr. Quadlbauer 1970. La contrapposizione tra epica ed elegia è messa in luce da Fedeli 2003.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-3"><ref target="W00258_ePUB_24_20_169-190.html#footnote-022-backlink">22</ref></hi><hi rend="CharOverride-1"> </hi><hi rend="italic">Carm.</hi><hi rend="CharOverride-1"> 5, 5, 137 s.: </hi><hi rend="italic">Haec inculta tibi reputa, pater alme Gregori,</hi><hi rend="CharOverride-1">/ </hi><hi rend="italic">qui Fortunato non valitura iubes</hi><hi rend="CharOverride-1">; </hi><hi rend="italic">carm.</hi><hi rend="CharOverride-1"> 7, 12, 61 s.: </hi><hi rend="italic">Cur igitur metu trahitur data vita susurro</hi><hi rend="CharOverride-1">,/ </hi><hi rend="italic">nec Fortunato pauca, Iovine, refers?</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-3"><ref target="W00258_ePUB_24_20_169-190.html#footnote-021-backlink">23</ref></hi><hi rend="CharOverride-1"> Si tratta di un carme epigrafico destinato ad essere inciso all’interno della cella annessa alla cattedrale, probabilmente come accompagnamento didascalico di una pittura raffigurante il miracolo di S. Martino, che, dopo aver donato la propria veste a un povero bisognoso, si ritrova ad indossare una misera tunica che gli lascia le braccia scoperte: miracolosamente, durante i misteri liturgici, le mani del santo si ricoprono di pietre preziose. Cfr. Delehaye 1966; Di Brazzano 2001, nota 19 </hi><hi rend="italic">ad loc.</hi><hi rend="CharOverride-1">, pp. 114 s. </hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-3"><ref target="W00258_ePUB_24_20_169-190.html#footnote-020-backlink">24</ref></hi><hi rend="CharOverride-1"> Per uno studio dei </hi><hi rend="italic">carmina figurata </hi><hi rend="CharOverride-1">di Venanzio rinvio a Graver 1993; Polara 2003; Brennan 2019; Derhard-Lesieur 2023.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-3"><ref target="W00258_ePUB_24_20_169-190.html#footnote-019-backlink">25</ref></hi><hi rend="CharOverride-1"> Leo 1881, p. 30.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-3"><ref target="W00258_ePUB_24_20_169-190.html#footnote-018-backlink">26</ref></hi><hi rend="CharOverride-1"> Il carme è accompagnato da una lunga lettera, che ne introduce la funzione: si tratta di un </hi><hi rend="italic">munus</hi><hi rend="CharOverride-1">, una ‘pittura poetica’, destinata a Siagrio, vescovo di Autun, in cambio della liberazione di un prigioniero originario di Poitiers. L’epistola chiarisce la circostanza e la funzione del </hi><hi rend="italic">carmen figuratum</hi><hi rend="CharOverride-1"> offerto in dono, e presentato come un’</hi><hi rend="italic">inventio</hi><hi rend="CharOverride-1"> di Venanzio.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-3"><ref target="W00258_ePUB_24_20_169-190.html#footnote-017-backlink">27</ref></hi><hi rend="CharOverride-1"> Graver 1993. Una lettura ‘tecnica’ del </hi><hi rend="italic">carmen figuratum</hi><hi rend="CharOverride-1">, anche alla luce del modello di Optaziano, è in Polara 2003.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-3"><ref target="W00258_ePUB_24_20_169-190.html#footnote-016-backlink">28</ref></hi><hi rend="CharOverride-1"> Leo 1881, p. 116. Cfr. Reydellet 1998, p. 32 s.; Di Brazzano 2001, pp. 312-315.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-3"><ref target="W00258_ePUB_24_20_169-190.html#footnote-015-backlink">29</ref></hi><hi rend="CharOverride-1"> Proprio in relazione alla funzione visiva dei </hi><hi rend="italic">carmina figurata</hi><hi rend="CharOverride-1">, Brennan 2019 ipotizza suggestivamente che questi carmi venanziani fossero concepiti per essere rappresentati su tele.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-3"><ref target="W00258_ePUB_24_20_169-190.html#footnote-014-backlink">30</ref></hi><hi rend="CharOverride-1"> Cfr. Di Brazzano 2001, nota 42, p. 173. </hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-3"><ref target="W00258_ePUB_24_20_169-190.html#footnote-013-backlink">31</ref></hi><hi rend="CharOverride-1"> Cfr. Mayer 1901, p. 55.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-3"><ref target="W00258_ePUB_24_20_169-190.html#footnote-012-backlink">32</ref></hi><hi rend="CharOverride-1"> Cfr. Di Brazzano 2001, nota 76, p. 217.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-3"><ref target="W00258_ePUB_24_20_169-190.html#footnote-011-backlink">33</ref></hi><hi rend="CharOverride-1"> Cfr. Di Brazzano 2001, nota 76, pp. 324 s.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-3"><ref target="W00258_ePUB_24_20_169-190.html#footnote-010-backlink">34</ref></hi><hi rend="CharOverride-1"> Per una definizione del modulo espressivo della </hi><hi rend="italic">sphragís </hi><hi rend="CharOverride-1">come </hi><hi rend="italic">signum </hi><hi rend="CharOverride-1">di un </hi><hi rend="italic">opus </hi><hi rend="CharOverride-1">poetico rimane punto di riferimento bibliografico il saggio di Kranz 1961, che parte da una definizione della struttura che realizza la </hi><hi rend="italic">sphragís</hi><hi rend="CharOverride-1">: l’impiego della prima persona, la menzione del </hi><hi rend="italic">nomen auctoris</hi><hi rend="CharOverride-1">, il riferimento autoriale all’</hi><hi rend="italic">opus</hi><hi rend="CharOverride-1"> sono gli ingredienti che danno corpo al </hi><hi rend="italic">sigillum </hi><hi rend="CharOverride-1">poetico. La posizione, in </hi><hi rend="italic">incipit </hi><hi rend="CharOverride-1">o in </hi><hi rend="italic">explicit</hi><hi rend="CharOverride-1">, conferisce alla </hi><hi rend="italic">sphragís </hi><hi rend="CharOverride-1">uno statuto testuale del tutto peculiare, assimilabile ad una sorta di paratesto dell’autore: lungo questa linea ripercorre gli esempi di </hi><hi rend="italic">sphragís </hi><hi rend="CharOverride-1">nella poesia latina Peirano 2014.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-3"><ref target="W00258_ePUB_24_20_169-190.html#footnote-009-backlink">35</ref></hi><hi rend="CharOverride-1"> È l’ultimo di un ciclo di componimenti (7, 1-4) indirizzati a Gogone, dignitario di corte e consigliere del re Sigeberto (cfr. Di Brazzano 2001, nota 1, p. 379); fu lui a condurre Brunechilde a Metz per le nozze con il sovrano merovingio, e a lui, morto Sigeberto, Brunechilde affidò la tutela del figlio. Mentre i primi tre carmi sembrano risalire al tempo dell’arrivo di Venanzio in Gallia (566), questo quarto componimento Venanzio lo avrebbe inviato a Gogone da Poitiers (cfr. Koebner 1915, p. 67).</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-3"><ref target="W00258_ePUB_24_20_169-190.html#footnote-008-backlink">36</ref></hi><hi rend="CharOverride-1"> Si tratta del primo di un trittico di componimenti indirizzati al medesimo destinatario; cfr. Di Brazzano 2001, nota 23, pp. 388 s. </hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-3"><ref target="W00258_ePUB_24_20_169-190.html#footnote-007-backlink">37</ref></hi><hi rend="CharOverride-1"> Per una lettura di questa </hi><hi rend="italic">sphragís </hi><hi rend="CharOverride-1">cfr., tra gli altri, Kyriakidis 2002; Peirano 2014, in particolare pp. 227-231; Kayachev 2017.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-3"><ref target="W00258_ePUB_24_20_169-190.html#footnote-006-backlink">38</ref></hi><hi rend="CharOverride-1"> L’elemento più problematico ai fini dell’interpretazione dell’elegia come </hi><hi rend="italic">sphragís </hi><hi rend="CharOverride-1">è la mancanza del </hi><hi rend="italic">nomen auctoris</hi><hi rend="CharOverride-1">. Cfr. Fedeli 1980, </hi><hi rend="italic">ad loc.</hi><hi rend="CharOverride-1">, pp. 496 ss.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-3"><ref target="W00258_ePUB_24_20_169-190.html#footnote-005-backlink">39</ref></hi><hi rend="CharOverride-1"> Peirano 2014, pp. 234-237.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-3"><ref target="W00258_ePUB_24_20_169-190.html#footnote-004-backlink">40</ref></hi><hi rend="CharOverride-1"> Consolino 1977.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-3"><ref target="W00258_ePUB_24_20_169-190.html#footnote-003-backlink">41</ref></hi><hi rend="CharOverride-1"> Ad esempio, la </hi><hi rend="italic">paupertas </hi><hi rend="CharOverride-1">è posta da Tibullo, programmaticamente, come fondamento del proprio βίος di poeta elegiaco: </hi><hi rend="italic">Mi mea paupertas vitam traducat inerti </hi><hi rend="CharOverride-1">(1, 1, 5). Properzio nella 2, 10, pur ripromettendosi di dedicarsi all’epos in futuro (</hi><hi rend="italic">bella canam</hi><hi rend="CharOverride-1">), si proclama per il presente poeta dedito </hi><hi rend="italic">pauperibus sacris</hi><hi rend="CharOverride-1">: </hi><hi rend="italic">Sic nos nunc, inopes laudis conscendere </hi><hi rend="italic">culmen</hi><hi rend="italic">,</hi><hi rend="CharOverride-1">/ </hi><hi rend="italic">pauperibus sacris vilia tura damus</hi><hi rend="CharOverride-1">. La </hi><hi rend="italic">paupertas </hi><hi rend="CharOverride-1">si fa principio teorico nell’</hi><hi rend="italic">ars </hi><hi rend="CharOverride-1">ovidiana: </hi><hi rend="italic">Pauperibus vates ego sum, quia pauper amavi:</hi><hi rend="CharOverride-1">/ </hi><hi rend="italic">cum dare non possem munera, verba dabam.</hi><hi rend="CharOverride-1">/ </hi><hi rend="italic">Pauper amet caute, timeat maledicere pauper</hi><hi rend="CharOverride-1">,/ </hi><hi rend="italic">multaque divitibus non patienda ferat</hi><hi rend="CharOverride-1">. Per la questione della </hi><hi rend="italic">paupertas </hi><hi rend="CharOverride-1">del poeta elegiaco, cfr. Viparelli 2013.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-3"><ref target="W00258_ePUB_24_20_169-190.html#footnote-002-backlink">42</ref></hi><hi rend="CharOverride-1"> Per il motivo del </hi><hi rend="italic">munus </hi><hi rend="CharOverride-1">nella poesia di Venanzio rinvio a D’Evelyn 2009 e Di Bonaventura 2016.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-3"><ref target="W00258_ePUB_24_20_169-190.html#footnote-001-backlink">43</ref></hi><hi rend="CharOverride-1"> Definito da Meyer 1901 (p. 108) «schwierige und sonderbare Gedicht», il carme 8, 1 reca nei manoscritti il titolo </hi><hi rend="italic">Ex nomine suo ad diversos</hi><hi rend="CharOverride-1">. Il solo </hi><hi rend="italic">Parisinus </hi><hi rend="CharOverride-1">13048 (che poi è l’unico a riportare i 31 carmi della cosiddetta </hi><hi rend="italic">Appendix</hi><hi rend="CharOverride-1">) tramanda il titolo </hi><hi rend="italic">versus generaliter omnibus</hi><hi rend="CharOverride-1"> e, di fatto, in posizione liminare introduce un libro interamente dedicato a testi che Venanzio scrive per conto di Radegonda e Agnese. Difficile dire chi siano i </hi><hi rend="italic">diversi</hi><hi rend="CharOverride-1">, gli </hi><hi rend="italic">omnes</hi><hi rend="CharOverride-1">,</hi><hi rend="italic"> </hi><hi rend="CharOverride-1">a cui Venanzio si rivolge: sarebbero i membri della corte imperiale costantinopolitana, cui il poeta presenta se stesso e le amiche Radegonda e Agnese, nel carme in cui viene avanzata la richiesta della reliquia della Santa Croce (così Koebner 1915, pp. 133 ss.; Brennan 1985; Di Brazzano 2001, nota 1, pp. 422 s.); qui, tuttavia, come mette in evidenza Roberts 2017 (nota 1, p. 872) vi è la richiesta evidente, rivolta a poeti di cultura greca, latina e cristiana, di inviare </hi><hi rend="italic">sua carmina</hi><hi rend="CharOverride-1"> al monastero di Santa Croce (vv. 65 ss.).</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-3"><ref target="W00258_ePUB_24_20_169-190.html#footnote-000-backlink">44</ref></hi><hi rend="CharOverride-1"> La </hi><hi rend="italic">Vita Sancti Martini </hi><hi rend="CharOverride-1">in quattro libri rientra in quel genere tutto cristiano che è la parafrasi esametrica: ad essere parafrasata in versi eroici è l’opera in prosa di Sulpicio Severo, un </hi><hi rend="italic">corpus </hi><hi rend="CharOverride-1">agiografico che inaugura la consistente tradizione del culto martiniano in epoca quasi coeva al santo. Nel V secolo il poeta Paolino di Perigueux aveva già realizzato una parafrasi epica del testo di Sulpicio; nel solco di questa tradizione si pone consapevolmente Venanzio, che, benché confonda Paolino con il più noto beato Paolino di Nola, di fatto si dichiara seguace dell’operazione poetica del poeta di </hi><hi rend="italic">Petricordia</hi><hi rend="CharOverride-1">. Per l’epica agiografica, cfr., tra gli altri, Nazzaro 2006; Nazzaro 2008; a quest’ultimo si deve la rivendicazione di un’identità tutta cristiana per l’epos cristiano. Per le riscritture epiche dell’agiografia martiniana, cfr., in particolare, Chase 1932; Nazzaro 1997; Labarre 1998; Labarre 2005. </hi></p></item>
				</list><p rend="separator" ><hi rend="CharOverride-1">Bibliographic metadata</hi></p><p rend="editorial_metadata_author">Silvia Condorelli, University of Messina, Italy<ref target="https://www.fupress.com">, silvia.condorelli@unime.</ref>it<ref target="https://www.fupress.com">, 0000-0003-2689-47</ref>38</p><p rend="editorial_metadata_polices">Referee List (DOI 1<ref target="https://www.fupress.com">0.36253/fup_referee_list</ref>)</p><p rend="editorial_metadata_polices">FUP Best Practice in Scholarly Publishing (DOI <ref target="https://www.fupress.com">10.36253/fup_best_practice</ref>)</p><p rend="editorial_metadata_book">Silvia Condorelli, Ego Fortunatus amore<hi rend="italic">: autorappresentazione di Venanzio Fortunato, poeta elegiaco cristiano,</hi> © Author(s), <ref target="https://www.fupress.com">CC BY-SA 4.0</ref>, DOI <ref target="https://www.fupress.com">10.36253/979-12-215-0676-1.15</ref>, in Filomena Giannotti, Daniele Di Rienzo (edited by), In aula ingenti memoriae meae<hi rend="italic">. Forme di autobiografia nella letteratura tardolatina. Atti dell’International Workshop – Siena, 13 e 14 giugno 2024</hi>, pp. 169-23, 2025, published by Firenze University Press and USiena PRESS, ISBN 979-12-215-0676-1, DOI <ref target="https://www.fupress.com">10.36253/979-12-215-0676-1</ref></p></div></div>
      
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