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        <title type="main" level="a">Un caso di studio. Il patrimonio fotografico della Fondazione CDEC: temi e problematiche</title>
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            <forename>Daniela</forename>
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          <resp>This is a section of <title>La tutela dei diritti nell’era della riproduzione artistica digitale</title>(DOI: <idno type="DOI">10.36253/979-12-215-0702-7</idno>) by </resp>
          <name>Mario Perini</name>
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        <publisher>Firenze University Press, USiena Press</publisher>
        <pubPlace>Florence</pubPlace>
        <date when="2025">2025</date>
        <idno type="DOI">https://doi.org/10.36253/979-12-215-0702-7.18</idno>
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          <p>Available for academic research purposes</p>
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        <p>The photographic heritage of the CDEC Foundation is crucial for preserving historical memory, especially for Jewish history in Italy and the Holocaust. The management of this heritage has evolved significantly, from an independent archive to a more recent reorganization. Acquisition and management methods, including donations, have been adapted to current regulations such as the GDPR. Digitization and online publication through the CDEC Digital Library have improved accessibility but raised issues related to copyright, donor privacy, and the dignity of those depicted. The archive promotes scientific, educational, and cultural use of the images, balancing dissemination with the protection of historical memory and privacy.</p>
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      <p>It is available online at https://doi.org/10.36253/979-12-215-0702-7.18<ref target="https://doi.org/10.36253/979-12-215-0702-7.18" /></p>
      <div><head>Un caso di studio. Il patrimonio fotografico della Fondazione CDEC: temi e problematiche</head><p rend="h1_author" ><hi rend="CharOverride-1">Daniela Scala</hi></p><p rend="h1_indexAbstract"><hi rend="bold">Abstract</hi>:<hi rend="CharOverride-2"> </hi>The photographic heritage of the CDEC Foundation is crucial for preserving historical memory, especially for Jewish history in Italy and the Holocaust. The management of this heritage has evolved significantly, from an independent archive to a more recent reorganization. Acquisition and management methods, including donations, have been adapted to current regulations such as the GDPR. Digitization and online publication through the CDEC Digital Library have improved accessibility but raised issues related to copyright, donor privacy, and the dignity of those depicted. The archive promotes scientific, educational, and cultural use of the images, balancing dissemination with the protection of historical memory and privacy.</p><p rend="h1_indexAbstract"><hi rend="bold">Keywords</hi>: photographic archive, digitization, Jewish history, archive, GDPR</p><p rend="h1_indexAbstract"><hi rend="bold">Sommario</hi>: 1. Le vicende costitutive della Fondazione CDEC; 2. L’archivio storico del CDEC e il suo patrimonio fotografico; 3. Natura e costituzione del patrimonio fotografico; 4. Gestione del patrimonio fotografico; 5. Pubblicazione e uso della documentazione; 6. Diritto d’autore; 7. Conclusioni; Riferimenti bibliografici</p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">La Fondazione Centro di Documentazione Ebraica Contemporanea (CDEC) di Milano nel 2022 è stata chiamata a partecipare al progetto di ricerca sulla disciplina giuridica degli archivi fotografici, condotto dal Dipartimento di Giurisprudenza dell’Università degli Studi di Siena.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Un’iniziativa che ha permesso di avviare una riflessione interna sulla natura legale e sul trattamento giuridico della documentazione fotografica conservata dall’archivio storico dell’istituto, ponendo in evidenza l’importanza e il valore del dialogo tra saperi e ambiti disciplinari differenti</hi><hi rend="notes_number CharOverride-3"><hi><ref target="W00040_xml_2024_25_189-199.html#footnote-017">1</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">.</hi></p><div><head><hi>1. Le vicende costitutive della Fondazione CDEC</hi></head><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Il Centro di Documentazione Ebraica Contemporanea fu fondato nel 1955 a Venezia dall’azione volontaria di alcuni giovani della Federazione Giovani Ebrei Italiani (FGEI), con l’obiettivo iniziale di raccogliere e conservare testimonianze e documenti sulla storia degli ebrei in Italia, concernenti in particolare il periodo delle persecuzioni nazifasciste e della Resistenza. </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Nel 1960 ebbe luogo il trasferimento del CDEC a Milano, dove si avviò un processo di crescita e trasformazione che lo portò a diventare una delle principali istituzioni italiane di ricerca e documentazione sulla storia e la cultura ebraica. Il suo ambito di studio si ampliò, guardando anche ai processi storici e culturali delle comunità ebraiche in Italia e al contributo alla storia nazionale, in un arco temporale compreso dalla metà dell’Ottocento, periodo dell’Emancipazione ebraica in Italia, fino ai giorni nostri.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Nel 1986, il CDEC ha acquisito una veste istituzionale più definita con il riconoscimento come Fondazione e recentemente è stato riconosciuto come Ente del Terzo Settore.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Dagli anni Novanta, la sede fu stabilita in un edificio di proprietà della Comunità Ebraica di Milano, situato in via Eupili. Questo luogo ha un profondo significato storico poiché, durante le persecuzioni antiebraiche e nei primi decenni del Dopoguerra, ospitò la scuola ebraica, divenendo simbolo di resistenza culturale e di rinascita per la comunità ebraica milanese.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Infine, nel giugno del 2022, la Fondazione CDEC ha compiuto un ulteriore importante passo nel suo percorso di sviluppo e modernizzazione, spostando la sua sede dalla storica palazzina di via Eupili ai nuovi spazi presso il Memoriale della Shoah, situato nella Stazione Centrale di Milano. Questa nuova collocazione non solo permette alla Fondazione di rafforzare la sua missione educativa e di sensibilizzazione sulla Shoah, ma le consente anche di condividere gli spazi con un luogo altamente simbolico e di grande rilevanza storica per la memoria della deportazione in Italia.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Gli ultimi anni hanno visto la Fondazione ampliare le sue attività di ricerca, conservazione e divulgazione, e sviluppare nuovi progetti in ambito culturale e sociale, rafforzando il suo ruolo di punto di riferimento nella memoria storica e nella promozione del dialogo interculturale.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">La missione del CDEC continua pertanto a evolversi, mantenendo saldo il suo impegno alla promozione della conoscenza della storia e della cultura ebraica in Italia, con una particolare attenzione al Novecento e al periodo della persecuzione nazifascista.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Inoltre, l’istituto si dedica attivamente alla divulgazione e alla formazione, impegnandosi anche nella lotta contro ogni forma di razzismo e antisemitismo. Le collaborazioni con numerose istituzioni nazionali e internazionali rafforzano la sua posizione nel panorama della ricerca e della difesa dei diritti umani.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Questa azione è stata possibile anche grazie al progressivo ampliamento della struttura organizzativa interna, che si è sviluppata fino a raggiungere l’attuale assetto articolato in cinque Dipartimenti. Oltre all’Archivio, vi sono la Biblioteca, la Didattica, l’Osservatorio antisemitismo e la Ricerca. Ognuno di essi svolge un ruolo specifico e complementare all’interno della Fondazione e questa struttura articolata permette al CDEC di operare in maniera integrata e sinergica</hi><hi rend="notes_number CharOverride-3"><hi><ref target="W00040_xml_2024_25_189-199.html#footnote-016">2</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">.</hi></p></div><div><head><hi>2. L’archivio storico del CDEC e il suo patrimonio fotografico</hi></head><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Inizialmente, il Centro di Documentazione Ebraica Contemporanea si è concentrato sulla raccolta e conservazione di documenti, indirizzando i propri sforzi principalmente su due filoni di ricerca: la Shoah in Italia e la partecipazione ebraica alla resistenza antifascista e alla lotta partigiana</hi><hi rend="notes_number CharOverride-3"><hi><ref target="W00040_xml_2024_25_189-199.html#footnote-015">3</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">. Questi ambiti di studio hanno costituito la base della sua attività di documentazione, contribuendo alla preservazione della memoria storica e alla comprensione delle drammatiche vicende vissute dagli ebrei italiani durante il periodo nazifascista.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Nel tempo la Fondazione ha ampliato i propri orizzonti di ricerca, includendo nuove tematiche di grande rilevanza storica e sociale. Tra queste, spicca lo studio dell’emigrazione nella seconda metà del Novecento dei membri delle </hi><hi rend="italic">Edoth</hi><hi rend="CharOverride-1">, ovvero le comunità ebraiche provenienti dal bacino del Mediterraneo, e il loro insediamento in Italia. Questo filone di ricerca ha permesso di esplorare le dinamiche migratorie, l’integrazione delle comunità ebraiche sefardite e orientali, e il loro contributo alla vita culturale e sociale italiana, arricchendo la comprensione della storia ebraica nel contesto nazionale.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">L’archivio storico del CDEC rappresenta una risorsa di straordinaria importanza per studiosi e ricercatori, raccogliendo e conservando documenti di varia natura, sia in formato cartaceo che digitale. Il patrimonio archivistico si estende attualmente per circa 300 metri lineari. Include testimonianze, corrispondenze, atti ufficiali, fotografie e altri materiali che documentano la vita e la storia ebraica in Italia, e specificatamente le comunità e gli enti ebraici italiani, le vittime della Shoah in Italia, il soccorso ricevuto durante la persecuzione e il contributo degli ebrei alla Resistenza.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Dal 1992 alcuni fondi dell’archivio storico sono stati oggetto di notifica e riconosciuti come beni culturali di notevole interesse storico. Più recentemente, nel 2022, l’intero patrimonio archivistico è stato sottoposto a vincolo di tutela dalla Soprintendenza archivistica della Lombardia, in occasione della valutazione per l’autorizzazione al trasferimento presso la nuova sede.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Tra la documentazione conservata, spicca il patrimonio fotografico, che conta circa 50.000 fototipi ed è parte integrante dell’archivio storico. Questa raccolta si suddivide in fondi, raccolte tematiche e collezioni fotografiche, oltre a singole fotografie di diversa provenienza e natura.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Da un lato, si trovano fondi fotografici prodotti da specifici soggetti nel corso della loro attività; dall’altro, collezioni di immagini legate a temi particolari o raccolte di fotografie realizzate per contesti specifici, come progetti di ricerca o esposizioni</hi><hi rend="notes_number CharOverride-3"><hi><ref target="W00040_xml_2024_25_189-199.html#footnote-014">4</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Il valore e la tutela dei documenti fotografici variano in base alla loro natura, influenzandone le modalità di gestione e di fruizione.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Il vasto patrimonio fotografico conservato nell’archivio offre uno sguardo approfondito su un’ampia pluralità di temi e soggetti, la maggior parte dei quali di grande rilevanza storica e culturale. </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Ricco sia per quantità che per varietà tematica, esso offre una rappresentazione visiva della storia sociale degli ebrei in Italia e rappresenta uno strumento fondamentale per la diffusione della conoscenza e della cultura ebraica, oltre a contribuire al processo di elaborazione della memoria storica collettiva e familiare.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Tra le testimonianze più preziose, che costituiscono un racconto visivo unico e toccante, si distinguono le fotografie risalenti agli anni a cavallo della metà del secolo scorso, per lo più ritratti e scene che documentano l’esistenza quotidiana dei cittadini di religione ebraica, colpiti dalle leggi razziste e che furono costretti alla fuga o tragicamente vittime delle deportazioni. È importante notare che, diversamente da altri Paesi europei, il caso italiano si distingue per la mancanza di evidenze fotografiche dirette delle azioni repressive e violente che caratterizzarono gli anni delle persecuzioni.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Di particolare interesse è la ricca collezione di ritratti e scene di carattere familiare. Queste immagini, frutto di un’accurata ricerca negli archivi privati delle famiglie ebraiche italiane, forniscono uno spaccato prezioso della vita quotidiana e delle relazioni personali all’interno delle comunità.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Sono ritratte sia le figure illustri sia la gente comune in fotografie che documentano singoli individui e gruppi, momenti di vita familiare, cerimonie ed eventi pubblici, oltre a mostrare episodi di vita religiosa, come matrimoni e riti. In alcuni casi, sono presenti anche testimonianze visive degli ambienti lavorativi.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Relativamente ai ritratti, sono numerose le fototessere, che risultano essere sicuramente il tipo di ritratto più semplice e diffuso ma che, nel contesto dell’archivio, diventano immagini emblematiche che in molti casi assumono un valore documentale inestimabile, poiché rappresentano l’unica traccia visiva rimasta delle sembianze di una persona.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Infine, la documentazione visiva di luoghi e edifici ebraici offre una testimonianza storica anche del patrimonio culturale e architettonico ebraico del Paese.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">L’obiettivo delle ricerche e della raccolta del materiale è quindi documentare le molteplici componenti dell’ebraismo, dalle comunità italiane alle famiglie provenienti dall’Europa nord-orientale, fino alle più recenti comunità arrivate dal bacino del Mediterraneo</hi><hi rend="notes_number CharOverride-3"><hi><ref target="W00040_xml_2024_25_189-199.html#footnote-013">5</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">. </hi></p></div><div><head><hi>3. Natura e costituzione del patrimonio fotografico</hi></head><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">La documentazione fotografica conservata nell’archivio della Fondazione CDEC rivela una complessità e una varietà di elementi, che la rendono un interessante caso di studio e di ricerca, sollevando al contempo numerose questioni relative alla sua gestione.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Innanzitutto, è importante sottolineare che il patrimonio fotografico dell’archivio si presenta sia in originale che in riproduzione, principalmente in formato digitale. Esso include non solo stampe e negativi originali analogici, ma anche riproduzioni cartacee, come ristampe contemporanee o fotocopie, e immagini digitali di fotografie originali. Sebbene siano presenti anche fotografie native digitali, queste ultime costituiscono una parte minimale, data la natura storica dell’archivio.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">La procedura interna prevede che i supporti fotografici siano acquisiti in digitale dagli operatori dell’archivio utilizzando scanner professionali, secondo specifici standard stabiliti da enti regionali e nazionali, come l’Istituto Centrale per il Catalogo e la Documentazione (ICCD). Al termine del processo di acquisizione, a volte può accadere che gli originali vengano restituiti ai legittimi proprietari. Molti donatori, infatti, decidono di non separarsi dai loro preziosi ricordi familiari e preferiscono cedere all’archivio solo la riproduzione digitale dei supporti fotografici. Vi sono poi casi in cui le immagini sono fornite dai donatori già in forma di riproduzione digitale e con parametri che possono differire dagli standard adottati dall’archivio.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Questo comporta che gli oggetti fotografici in possesso dell’archivio siano di diversa natura, e di conseguenza, che il valore, anche patrimoniale, dei singoli beni fotografici, sia differente.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Le riproduzioni digitali sono spesso considerate meri strumenti di supporto alla ricerca e alla consultazione, ma nell’ambito archivistico acquisiscono un valore storico significativo quando costituiscono l’unica testimonianza disponibile del bene fotografico, preservandone l’essenza documentale</hi><hi rend="notes_number CharOverride-3"><hi><ref target="W00040_xml_2024_25_189-199.html#footnote-012">6</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">È importante inoltre sottolineare che il valore di una fotografia aumenta ulteriormente quando è collocata all’interno di un sistema archivistico ben strutturato. Questo sistema consente l’identificazione univoca di ciascun fototipo e ne permette la facile ricercabilità, grazie a una descrizione accurata</hi><hi rend="notes_number CharOverride-3"><hi><ref target="W00040_xml_2024_25_189-199.html#footnote-011">7</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">. Inoltre, la connessione con altre fonti documentali e bibliografiche permette di approfondire l’analisi dei contenuti, favorendo una migliore interpretazione dei contesti e dei significati associati.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Per un’accurata descrizione dei soggetti, si utilizzano specifici descrittori associati a banche dati strutturate, come nel caso delle voci riguardanti le persone, gli enti e i luoghi. In particolare, il collegamento alla scheda relativa alla persona permette di fornire dati biografici dettagliati sul soggetto ritratto nella fotografia, riducendo il rischio di possibili errori di identificazione legati ai frequenti casi di omonimia</hi><hi rend="notes_number CharOverride-3"><hi><ref target="W00040_xml_2024_25_189-199.html#footnote-010">8</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">L’archivio della Fondazione CDEC è un organismo ‘vivo’, che si arricchisce continuamente di nuovi documenti fotografici grazie al continuo contributo di donatori di diversa provenienza.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Nel tempo i fototipi sono pervenuti nella maggior parte dei casi per donazione da parte di coloro che spontaneamente decisero di consegnare la documentazione personale e famigliare in loro possesso all’archivio, riconoscendo il valore dell’Istituto e le sue finalità. Si registrano però anche altre forme di acquisizione che possono essere per deposito</hi><hi rend="notes_number CharOverride-3"><hi><ref target="W00040_xml_2024_25_189-199.html#footnote-009">9</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">, oppure attraverso concessioni d’uso</hi><hi rend="notes_number CharOverride-3"><hi><ref target="W00040_xml_2024_25_189-199.html#footnote-008">10</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">; infine, vi sono rari esempi di acquisizione per committenza</hi><hi rend="notes_number CharOverride-3"><hi><ref target="W00040_xml_2024_25_189-199.html#footnote-007">11</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Il metodo di raccolta privilegiato prevede l’acquisizione diretta dal legittimo proprietario o dall’ente conservatore. Ma nella eterogeneità dei casi individuati nell’archivio della Fondazione CDEC, si hanno anche situazioni in cui la documentazione è pervenuta tramite terzi</hi><hi rend="notes_number CharOverride-3"><hi><ref target="W00040_xml_2024_25_189-199.html#footnote-006">12</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">. In questi casi compito dell’archivio è tutelare non solo il diritto del ‘soggetto conservatore’ ma anche il diritto di colui che ha raccolto la documentazione ossia del ‘soggetto produttore’</hi><hi rend="notes_number CharOverride-3"><hi><ref target="W00040_xml_2024_25_189-199.html#footnote-005">13</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">. </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Una recente iniziativa, legata alla ricerca sulla Comunità ebraica di Rodi e di Coo e volta ad arricchire il patrimonio documentale e fotografico dell’archivio, mira all’acquisizione di materiale attraverso un progetto di crowdsourcing. Questa sfida coinvolge direttamente i potenziali donatori, invitandoli a contribuire attivamente alla raccolta e alla preservazione di risorse storiche e culturali</hi><hi rend="notes_number CharOverride-3"><hi><ref target="W00040_xml_2024_25_189-199.html#footnote-004">14</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">.</hi></p></div><div><head><hi>4. Gestione del patrimonio fotografico</hi></head><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">All’inizio degli anni Duemila, quando si avviò il progetto per la creazione di un archivio fotografico della Fondazione CDEC, si decise di concepirlo come un’entità autonoma rispetto all’archivio documentale e organizzarlo secondo una strutturazione orizzontale. A ciascun fondo fu assegnato un numero di inventario e una denominazione generalmente corrispondente al nome del donatore. </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Negli ultimi anni, una nuova visione archivistica ha condotto a un riordino complessivo della documentazione fotografica, riorganizzando i singoli fondi in una gerarchia allineata alla struttura dell’archivio storico. Attualmente, è in corso un censimento sistematico dell’intero patrimonio conservato, che permetterà di rilevare la tipologia, la consistenza e la collocazione di ciascuna fotografia e di ogni fondo fotografico all’interno dell’archivio.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Per quanto riguarda la formalizzazione delle donazioni, anche in questo campo le procedure hanno subito nel corso degli anni importanti modifiche e perfezionamenti. Inizialmente, ci si avvalse di una semplice e generica lettera su carta intestata della Fondazione CDEC, sottoscritta dal donatore, che fungeva da liberatoria. Con l’introduzione del Regolamento n. 276 del 2016 relativo al GDPR</hi><hi rend="notes_number CharOverride-3"><hi><ref target="W00040_xml_2024_25_189-199.html#footnote-003">15</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">, la registrazione dell’ingresso della documentazione in archivio avviene ora attraverso la compilazione di due moduli, predisposti dal Responsabile della Protezione dei Dati interno, ossia una Liberatoria per la concessione d’uso affiancata a un’Informativa sulla privacy per la gestione dei dati personali.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Purtroppo, la stratificazione nel tempo di diverse modalità di acquisizione, insieme talvolta alla mancanza nel passato della registrazione dei passaggi archivistici dei beni giunti in archivio, rende spesso difficile ricostruire con precisione la storia e l’origine di alcuni nuclei fotografici. Ciò genera problematiche relative alla individuazione della legittima proprietà dei beni. Inoltre, la natura stessa della fotografia, caratterizzata dalla sua facilità di riproduzione, contribuisce a creare ulteriore confusione</hi><hi rend="notes_number CharOverride-3"><hi><ref target="W00040_xml_2024_25_189-199.html#footnote-002">16</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Solo analizzando il documento fotografico, formulando domande mirate sulla sua provenienza e conducendo ricerche approfondite è possibile ricostruire la storia dell’opera fotografica. Si delinea così una ‘storia nella storia’, poiché le fotografie stesse hanno attraversato diverse vicissitudini e complessi trasferimenti prima di giungere fino a noi.</hi></p></div><div><head><hi>5. Pubblicazione e uso della documentazione</hi></head><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">L’archivio è aperto ai ricercatori e studiosi, laddove non esistano espliciti divieti alla consultazione della documentazione, ad esempio da parte dei donatori.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Uno strumento imprescindibile di accesso alla documentazione fotografica da parte del pubblico è la Digital Library dell’Istituto</hi><hi rend="notes_number CharOverride-3"><hi><ref target="W00040_xml_2024_25_189-199.html#footnote-001">17</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">, dove è presente una sezione specifica.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">La sezione “Fototeca”, che presenta una selezione del patrimonio fotografico esistente in archivio, è in continuo aggiornamento e in dialogo con l’intero corpus archivistico e bibliografico del CDEC. Attualmente sono stati resi disponibili oltre 6.000 record, comprendenti sia schede di singole fotografie, sia schede di album e servizi fotografici. Sono state pubblicate per lo più le fotografie antecedenti al 1950, per garantire – dato il margine temporale di settant’anni dalla data dello scatto – un adeguato rispetto dei diritti di diversa natura. La selezione ha poi privilegiato i documenti fotografici di maggiore rarità e valore storico. Si sta ora procedendo, valutando caso per caso, alla pubblicazione on line anche degli scatti più recenti, considerando che nella maggior parte dei casi si tratta di ‘fotografie semplici’, libere da diritti dopo vent’anni dalla data della ripresa.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">La gestione dei diritti legati all’immagine rappresenta una delle sfide principali per l’archivio. La legge italiana prevede la possibilità di pubblicare immagini per scopi scientifici, didattici o culturali, ma è necessario bilanciare questi interessi con il rispetto della dignità delle persone ritratte. È infatti doveroso rispettare e tutelare la sfera privata e familiare della persona, una dimensione imprescindibile che va oltre il diritto. Per quanto attiene ai diritti connessi alla sfera personale, nella nostra trattazione è infatti intrinseco il riferimento alla religione</hi><hi rend="notes_number CharOverride-3"><hi><ref target="W00040_xml_2024_25_189-199.html#footnote-000">18</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">. </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Questa sensibilità assume poi particolare rilevanza nel contesto della documentazione relativa alla Shoah, dove la necessità di preservare la memoria storica e testimoniare gli eventi occorsi deve essere sempre bilanciata con la tutela della sfera privata dei sopravvissuti e dei loro eredi, evitando qualsiasi pregiudizio all’onore, alla reputazione e alla dignità delle persone coinvolte.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">La normativa vigente, infatti, per quanto riguarda la riproduzione dell’immagine di una persona ritratta, prevede che non sia necessario ottenere il consenso della persona stessa quando la diffusione o l’utilizzo dell’immagine è giustificato dalla notorietà del soggetto ritratto, oppure quando l’uso è finalizzato a scopi scientifici, didattici o culturali. Questo tipo di impiego è considerato legittimo, poiché contribuisce alla crescita della conoscenza collettiva e al progresso culturale della società. Le immagini di personalità di pubblico interesse, o quelle che vengono utilizzate per fini educativi e di ricerca, possono quindi essere utilizzate anche senza il consenso diretto del soggetto, poiché prevale l’interesse generale all’informazione e alla diffusione della cultura.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Tuttavia, si ritiene fondamentale sottolineare che anche in tali circostanze il rispetto della dignità della persona ritratta rimane un principio inderogabile. L’uso dell’immagine non può risultare lesivo per la persona, e non può essere effettuato in modo da arrecare danno alla sua reputazione o integrità morale. L’interesse collettivo e il valore educativo o culturale dell’opera non giustificano un atteggiamento irrispettoso nei confronti della persona ritratta. L’equilibrio tra il diritto alla divulgazione e la tutela della persona rappresenta dunque una delle questioni più delicate e complesse che l’Istituto si trova ad affrontare nella gestione del proprio patrimonio documentario e fotografico.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Il ruolo della Fondazione CDEC si configura inoltre come quello di garantire e salvaguardare l’uso corretto e appropriato dei propri documenti, che rappresentano una risorsa preziosa di memoria storica e culturale. Per questo motivo, l’archivio adotta una serie di misure per assicurarsi che la riproduzione dei propri documenti avvenga in maniera conforme agli standard di autenticità e rigore scientifico. Di conseguenza, la concessione di fotografie è soggetta a un’attenta valutazione. E laddove si ritenga che non sia garantita la validità storico-scientifica di un determinato utilizzo delle immagini da parte del richiedente, l’Archivio si riserva il diritto di non autorizzarne la distribuzione o l’uso. Questa politica ha lo scopo di preservare l’integrità e la credibilità dei materiali conservati, prevenendone l’utilizzo in contesti inappropriati o non conformi agli obiettivi di divulgazione storica e scientifica, secondo i compiti statutari della Fondazione stessa.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Il consenso all’utilizzo delle immagini è generalmente concesso per un’ampia molteplicità di scopi, che includono l’esposizione in mostre sia fisiche che virtuali, la riproduzione all’interno di pubblicazioni quali libri e cataloghi a stampa, e l’impiego a fini di studio, ricerca e attività didattiche. Questi utilizzi sono volti a garantire la diffusione e la valorizzazione del materiale visivo, permettendo a un pubblico più ampio di accedere ai contenuti storici e culturali attraverso diversi canali di fruizione.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Nondimeno, un limite alla piena valorizzazione del patrimonio risiede in alcuni casi nella mancanza di una chiara documentazione a concedere a terzi l’utilizzo delle fotografie.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Questa problematica viene amplificata quando l’archivio non possiede l’originale della fotografia, ma solo una sua riproduzione. La disponibilità dell’originale è infatti spesso necessaria per stabilire con certezza i diritti di utilizzo, poiché la sola riproduzione può non essere sufficiente per garantirne la libera cessione a terzi o attestare che l’istituto detenga in pieno i diritti di concessione. Di conseguenza, la mancanza di un documento che formalizzi i diritti relativi all’uso dell’immagine limita la capacità dell’Istituto di utilizzare e condividere in maniera efficace queste risorse, influendo negativamente sulla possibilità di conservare, studiare e divulgare la documentazione fotografica come parte integrante del patrimonio culturale e storico.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">L’apertura al pubblico attraverso la pubblicazione dei dati sul portale CDEC Digital Library ha sicuramente rappresentato un importante passo avanti, consentendo di ampliare significativamente la platea di fruitori e di rendere il patrimonio fotografico più accessibile, consultabile e facilmente ricercabile. Questa scelta ha permesso a un numero sempre crescente di persone di scoprire e apprezzare il valore storico e culturale delle collezioni fotografiche, favorendo la diffusione della conoscenza e la valorizzazione del patrimonio custodito.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Nello stesso tempo, questo processo di apertura ha sollevato anche alcune problematiche legate alla pubblicazione e alla condivisione dei contenuti. La maggiore accessibilità, infatti, ha comportato la necessità di adottare misure adeguate a proteggere le immagini da un uso improprio o non autorizzato. Per garantire la tutela delle fotografie e preservare l’integrità delle opere pubblicate sul nostro portale, si è ad esempio deciso di apporre un logo identificativo della Fondazione sovraimpresso alle immagini digitali. Questa soluzione non solo permette di riconoscere la provenienza dei materiali fotografici, ma costituisce anche un deterrente contro eventuali tentativi di appropriazione indebita, un uso improprio o un utilizzo senza il consenso dell’ente.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Inoltre, esistono situazioni in cui, per ragioni prevalentemente legate alla riservatezza, è stato necessario adottare specifiche restrizioni. Alcuni donatori, infatti, al momento della consegna del materiale fotografico, hanno manifestato esplicitamente la volontà che la documentazione da loro donata fosse conservata dall’archivio come memoria storica, ma senza essere resa pubblicamente accessibile in rete. In tali casi, la consultazione del materiale è consentita esclusivamente agli studiosi all’interno della Sala studio. Questo implica che tali fotografie non vengano pubblicate online e restino accessibili solo a un pubblico ristretto e controllato, tutelando così il diritto alla privacy e alla discrezione richiesto dai donatori.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Questa doppia strategia di apertura e protezione consente di bilanciare l’obiettivo di ampliare la fruizione del patrimonio fotografico con la necessità di salvaguardare i diritti dei donatori e di preservare la correttezza nell’utilizzo delle immagini. Mentre da un lato la pubblicazione online amplia la possibilità di accesso e di conoscenza, dall’altro la tutela del materiale sensibile ci permette di rispettare le volontà e le esigenze di chi ha affidato le proprie collezioni alla nostra istituzione.</hi></p></div><div><head><hi>6. Diritto d’autore</hi></head><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">L’archivio della Fondazione CDEC, come anticipato, custodisce una vasta raccolta di documentazione fotografica, in gran parte di natura familiare e amatoriale. Questo significa che molte delle immagini presenti non sono attribuite a un autore specifico; si tratta di fotografie scattate in contesti personali, in cui non vi era l’intento di valorizzare l’identità di chi ha realizzato lo scatto. In tali casi, è comprensibile e comune che l’autore risulti anonimo o comunque non identificabile. Spesso, le fotografie amatoriali vengono realizzate in modo spontaneo, senza considerare aspetti come la paternità dell’immagine o la necessità di attribuirle un’autorialità definita.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Tuttavia, si possono rinvenire anche fotografie di natura diversa, legate alla fotografia professionale, al fotogiornalismo o prodotte da agenzie fotografiche. In questi casi, è necessario tutelare il diritto d’autore e il processo creativo che sta dietro ciascuna immagine, poiché la fotografia non rappresenta solo un ricordo personale o una testimonianza famigliare, ma un’opera intellettuale con un valore artistico e documentaristico. In questi casi la protezione del copyright diventa un aspetto essenziale, perché l’autore dell’immagine detiene dei diritti precisi che riguardano l’uso, la riproduzione e la distribuzione delle sue opere. Garantire il riconoscimento del fotografo non solo rispetta il suo lavoro, ma preserva anche il valore storico e culturale della fotografia stessa.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Nonostante l’attenzione a questi aspetti, è ancora frequente imbattersi in fotografie per le quali sono state fornite informazioni dettagliate sul soggetto ritratto, ma non sull’identità dell’autore dell’opera fotografica. Questo può accadere per diverse ragioni: a volte, il nome del fotografo è andato perduto nel tempo, altre volte non era considerato importante al momento della registrazione dell’immagine.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Questa mancanza di attribuzione può rappresentare una sfida per chi si occupa della gestione dell’archivio, e la ricerca di eventuali autori sconosciuti diventa un lavoro importante, non solo per motivi legali legati al diritto d’autore, ma anche per riconoscere il contributo creativo a coloro che, con le loro fotografie, hanno fornito un dato storico e documentato frammenti di vita.</hi></p></div><div><head><hi>7. Conclusioni</hi></head><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">L’attività di documentazione e gestione del patrimonio fotografico della Fondazione CDEC rappresenta un caso di studio significativo per la sua capacità di coniugare la tutela del patrimonio storico con la necessità di adattarsi alle nuove sfide poste dai cambiamenti normativi, dalle nuove forme di divulgazione, dalla digitalizzazione e dalla conservazione dei fototipi.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Le pratiche archivistiche della Fondazione CDEC riflettono l’importanza di considerare le questioni legali e deontologiche connesse alla gestione della documentazione fotografica. L’archivio, infatti, non è un’entità statica, ma un organismo vivo, in continua crescita, arricchito dal contributo di donatori e nuove acquisizioni. Inoltre, custodendo testimonianze storiche legate a temi sensibili, deve necessariamente porre costante attenzione alla corretta fruizione del suo patrimonio.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">L’equilibrio tra la conservazione della memoria storica e il rispetto della dimensione personale delle testimonianze rappresenta uno dei nuclei centrali del lavoro della Fondazione, che continua a costituire un punto di riferimento per la ricerca sulla storia ebraica in Italia e sulla Shoah.</hi></p><list type="ordered">
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-3"><ref target="W00040_xml_2024_25_189-199.html#footnote-017-backlink">1</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	</hi><hi rend="CharOverride-1">Esprimo un sentito ringraziamento al professore Mario Perini e al dottore Francesco Castronovo per l’opportunità di collaborazione, che ha dato vita a un confronto proficuo e ricco di stimoli.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-3"><ref target="W00040_xml_2024_25_189-199.html#footnote-016-backlink">2</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	</hi><hi rend="CharOverride-1">Per un approfondimento sulla storia della Fondazione CDEC, si rimanda ai testi pubblicati sul sito istituzionale alla pagina dedicata: &lt;</hi><ref target="https://www.fupress.com"><hi rend="CharOverride-1">https://www.cdec.it/categoria/la-nostra-storia/</hi></ref><hi rend="CharOverride-1">&gt; (2025-05-20).</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-3"><ref target="W00040_xml_2024_25_189-199.html#footnote-015-backlink">3</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	</hi><hi rend="CharOverride-1">Il tema del contributo degli ebrei d’Italia alla Resistenza è al momento oggetto di un progetto di ricerca, i cui risultati sono pubblicati nel sito &lt;</hi><ref target="https://www.fupress.com"><hi rend="CharOverride-1">https://resistentiebrei.cdec.it/</hi></ref><hi rend="CharOverride-1">&gt; (2025-05-20).</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-3"><ref target="W00040_xml_2024_25_189-199.html#footnote-014-backlink">4</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	</hi><hi rend="CharOverride-1">Ne sono un esempio le ricerche svolte per il progetto espositivo sulle “Donne ebree nell’Italia unita” o quello sulla partecipazione ebraica alla Prima guerra mondiale.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-3"><ref target="W00040_xml_2024_25_189-199.html#footnote-013-backlink">5</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	</hi><hi rend="CharOverride-1">Recentemente, l’attenzione si è concentrata in particolare sulla documentazione relativa alla Comunità ebraica di Rodi e di Coo, nel periodo in cui le isole del Dodecaneso fecero parte dei Possedimenti italiani nel Mar Egeo.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-3"><ref target="W00040_xml_2024_25_189-199.html#footnote-012-backlink">6</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	</hi><hi rend="CharOverride-1">Si sono registrati casi in cui le stampe fotografiche originali, dopo essere state riconsegnate ai legittimi proprietari, sono andate perse o addirittura distrutte, e pertanto la riproduzione digitale conservata in archivio rimane l’unica traccia.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-3"><ref target="W00040_xml_2024_25_189-199.html#footnote-011-backlink">7</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	</hi><hi rend="CharOverride-1">Per la catalogazione dei fototipi, in archivio viene adottato il tracciato catalografico ministeriale “Scheda F” predisposto dall’Istituto Centrale per il Catalogo e la Documentazione (ICCD).</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-3"><ref target="W00040_xml_2024_25_189-199.html#footnote-010-backlink">8</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	</hi><hi rend="CharOverride-1">Un esempio emblematico è quello legato al nome di Fiorella Anticoli: a Roma nel 1943-1944 vennero deportate ben cinque bambine nate tutte a Roma tra il 1931 e il 1941, di cui quattro arrestate il 16 ottobre 1943. Se non vi fosse uno strumento descrittivo utile a fornire dati ulteriori oltre al solo nome e cognome, sarebbe impossibile distinguere una persona dall’altra.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-3"><ref target="W00040_xml_2024_25_189-199.html#footnote-009-backlink">9</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	</hi><hi rend="CharOverride-1">Una collezione fotografica giunta in archivio per deposito è quella del Bollettino della Comunità ebraica di Milano, organo di stampa informativo e culturale della comunità milanese.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-3"><ref target="W00040_xml_2024_25_189-199.html#footnote-008-backlink">10</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	</hi><hi rend="CharOverride-1">È il caso di alcuni documenti fotografici conservati nell’archivio dello Yad Vashem di Gerusalemme oppure nell’archivio Intesa Sanpaolo di Milano, con cui sono intercorse specifiche convenzioni per cui gli archivi «soggetti conservatori» rimangono proprietari e detentori dei diritti d’uso; pertanto, in caso di richieste da parte di terzi, l’autorizzazione all’utilizzo delle opere è demandata a questi istituti.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-3"><ref target="W00040_xml_2024_25_189-199.html#footnote-007-backlink">11</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	</hi><hi rend="CharOverride-1">Un’acquisizione per committenza fu il servizio fotografico eseguito nel 2009 per documentare il cantiere dell’allora denominato “Binario 21” e oggi divenuto Memoriale della Shoah di Milano.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-3"><ref target="W00040_xml_2024_25_189-199.html#footnote-006-backlink">12</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	</hi><hi rend="CharOverride-1">Il fondo dedicato a “Ricerche di terzi” raccoglie documenti e immagini frutto di anni di lavoro di ricerca su uno specifico progetto ad opera di diversi studiosi, che ha comportato collazione e selezione di materiali di diversa provenienza.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-3"><ref target="W00040_xml_2024_25_189-199.html#footnote-005-backlink">13</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	</hi><hi rend="CharOverride-1">Se per la ricerca vengono utilizzate strutture e risorse del CDEC (anche per la gestione di eventuali finanziamenti), il materiale appartiene all’Istituto.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-3"><ref target="W00040_xml_2024_25_189-199.html#footnote-004-backlink">14</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	</hi><hi rend="CharOverride-1">Si veda a tal proposito la sezione “Public History” pubblicata sul sito &lt;</hi><ref target="https://www.fupress.com"><hi rend="CharOverride-1">https://ebreidirodi1944.cdec.it/</hi></ref><hi rend="CharOverride-1">&gt; (2025-05-20).</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-3"><ref target="W00040_xml_2024_25_189-199.html#footnote-003-backlink">15</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	&lt;</hi><ref target="https://www.fupress.com"><hi rend="CharOverride-1">https://www.garanteprivacy.it/regolamentoue</hi></ref><hi rend="CharOverride-1">&gt;</hi><hi rend="CharOverride-1"> (2025-05-20).</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-3"><ref target="W00040_xml_2024_25_189-199.html#footnote-002-backlink">16</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	</hi><hi rend="CharOverride-1">Nel caso delle riproduzioni digitali di stampe fotografiche presenti in archivio, si possono talvolta riscontrare ritagli, aggiunte di coloriture, o semplicemente la mancata preservazione della loro forma compiuta (che prevede l’acquisizione del recto e del verso del supporto), che alterano la natura dei supporti originali.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-3"><ref target="W00040_xml_2024_25_189-199.html#footnote-001-backlink">17</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	</hi><hi rend="CharOverride-1">Il portale CDEC Digital Library &lt;</hi><ref target="https://www.fupress.com"><hi rend="CharOverride-1">http://digital-library.cdec.it</hi></ref><hi rend="CharOverride-1">&gt;, on line dal 2015, con i suoi cataloghi, inventari e documenti in formato digitale in continuo aggiornamento, è una risorsa a disposizione per ricerche da remoto; è reso disponibile tramite la licenza Creative Commons 4.0.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-3"><ref target="W00040_xml_2024_25_189-199.html#footnote-000-backlink">18</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	</hi><hi rend="CharOverride-1">A tal proposito, si sono verificate situazioni in cui è stata richiesta la rimozione di tutti i documenti relativi alla famiglia, al fine di evitare l’identificazione dei componenti quali ebrei.</hi></p></item>
				</list><p rend="editorial_metadata_author">Daniela Scala, Fondazione CDEC, Italy, <ref target="https://www.fupress.com">daniela.scala@cdec.it</ref></p><p rend="editorial_metadata_polices">Referee List (DOI 1<ref target="https://www.fupress.com">0.36253/fup_referee_list</ref>)</p><p rend="editorial_metadata_polices">FUP Best Practice in Scholarly Publishing (DOI <ref target="https://www.fupress.com">10.36253/fup_best_practice</ref>)</p><p rend="editorial_metadata_book">Daniela Scala, <hi rend="italic">Un caso di studio. Il patrimonio fotografico della Fondazione CDEC: temi e problematiche,</hi> © Author(s), <ref target="https://www.fupress.com">CC BY-SA</ref> 4.0, DOI <ref target="https://www.fupress.com">10.36253/979-12-215-0702-7.18</ref>, in Mario Perini (edited by), <hi rend="CharOverride-4">La tutela dei diritti nell’era della riproduzione artistica digitale. Atti del Convegno tenutosi presso il Dipartimento di Giurisprudenza dell’Università degli Studi di Siena il 19 aprile 2024</hi>, pp. -12, 2025, published by Firenze University Press and USiena PRESS, ISBN 979-12-215-0702-7, DOI <ref target="https://www.fupress.com">10.36253/979-12-215-0702-7</ref></p></div></div>
      
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