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        <title type="main" level="a">Le parole della discriminazione: sessismo, omofobia, razzismo, ‘childismo’, abilismo</title>
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          <persName n="1" ref="https://orcid.org/0000-0002-7918-3860" type="ORCID">
            <forename>Irene</forename>
            <surname>Biemmi</surname>
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            <placeName type="affiliation">University of Siena, Italy</placeName>
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          <resp>This is a section of <title>Le parole della discriminazione</title>(DOI: <idno type="DOI">10.36253/979-12-215-0715-7</idno>) by </resp>
          <name>Irene Biemmi, Alessandra Viviani</name>
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        <publisher>Firenze University Press, USiena Press</publisher>
        <pubPlace>Florence</pubPlace>
        <date when="2025">2025</date>
        <idno type="DOI">https://doi.org/10.36253/979-12-215-0715-7.03</idno>
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        <p>This is original content, published for academic research purposes</p>
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        <p>The introduction outlines the contents of the various essays that make up the volume.</p>
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            <item>Non discrimination</item>
            <item>Prejudices</item>
            <item>Human rights education</item>
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      <p>It is available online at https://doi.org/10.36253/979-12-215-0715-7.03<ref target="https://doi.org/10.36253/979-12-215-0715-7.03" /></p>
      <div><head>Introduzione</head></div><div><head>Le parole della discriminazione: sessismo, omofobia, razzismo, ‘childismo’, abilismo </head><p rend="h1_author ParaOverride-1" ><hi rend="CharOverride-1">Irene Biemmi, Alessandra Viviani </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Il volume </hi><hi rend="italic">Le parole della discriminazione: sessismo, omofobia, razzismo, ‘childismo’, abilismo </hi><hi rend="CharOverride-1">si colloca all’interno della collana editoriale “Politiche e strategie per l’uguaglianza di genere e l’inclusione. Temi, ricerche e prospettive dei CUG delle Università di Siena e Firenze” che prende avvio nel 2023 grazie alla proficua collaborazione tra i Comitati Unici di Garanzia per le pari opportunità, la ‘non discriminazione’ e il benessere di chi lavora (CUG) delle Università degli studi di Siena e di Firenze. La Collana, sancita da un protocollo di intesa tra i due Atenei, ha come obiettivo fondativo quello di valorizzare la ricerca e sensibilizzare la comunità accademica alle tematiche che stanno al centro dell’azione dei CUG: sviluppare una cultura di genere e delle pari opportunità, combattere le discriminazioni di genere sul luogo di lavoro, valorizzare e promuovere il benessere lavorativo di chi studia o lavora all’università, promuovere l’utilizzo di un linguaggio di genere, incoraggiare azioni di contrasto alla violenza di genere e alle molestie sessuali. </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">I primi due titoli della collana – </hi><hi rend="italic">I molti volti della violenza di genere: discipline a confronto </hi><hi rend="CharOverride-1">(Civitelli e Viviani 2023) e </hi><hi rend="italic">Quanti generi di diversità? Promuovere nuovi linguaggi, rappresentazioni e saperi per educare alle differenze e prevenire l’omofobia e la transfobia</hi><hi rend="CharOverride-1"> (Biemmi 2023) – hanno affrontato due questioni cruciali, che potremmo definire ‘emergenziali’: la violenza di genere e le discriminazioni legate all’orientamento sessuale e all’identità di genere. Entrambi i volumi abbracciano un’ottica interdisciplinare analizzando le tematiche con sguardi e strumenti metodologici mutuati da vari ambiti disciplinari (giuridico, pedagogico, sociologico, psicologico, linguistico): ciò consente, da un lato, di affinare la capacità di lettura critica dei fenomeni studiati e, dall’altro, di delineare piste di azioni positive per contrastare concretamente le varie forme di diseguaglianze di genere. Sulla scia di questo approccio interdisciplinare, ma anche transdisciplinare (che ambisce ad andare oltre le rigide divisioni disciplinariste), è nata l’idea di questo terzo volume.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Il presente progetto editoriale nasce dalle riflessioni scaturite dal convegno “Le parole della discriminazione”</hi><hi rend="italic"> </hi><hi rend="CharOverride-1">tenutosi a Siena il 19 novembre 2024 e organizzato congiuntamente dai CUG delle Università di Siena e di Firenze. Alla base del convegno, e poi del progetto editoriale ad esso collegato, c’è l’idea e l’intenzione da parte di noi Curatrici, di analizzare le varie forme di discriminazione presenti nella nostra società che si intersecano e spesso si autoalimentano sommandosi tra loro: il sessismo, l’omofobia, il razzismo, il ‘childismo’, l’abilismo. </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Apre il volume il saggio della linguista Vera Gheno dal titolo “I timori di una società normocentrica: cinque argomenti fallaci contro il linguaggio ampio”. Gheno parte da una riflessione che può essere tradotta sotto forma di domanda: perché una (larga) parte del mondo accademico e della società civile ha reazioni così ostili, spaventate, talvolta violente, ad ogni tentativo di cambiamento della lingua che vada nella direzione di una maggiore rappresentanza di tutte le forme di </hi><hi rend="italic">diversità</hi><hi rend="CharOverride-1">?</hi><hi rend="italic"> </hi><hi rend="CharOverride-1">La risposta è netta: la questione della lingua, e di un suo progetto di cambiamento in ottica più egualitaria, impone una riorganizzazione dell’egemonia culturale delle classi privilegiate. Va da sé che chi detiene il potere non ha alcun interesse, anzi, ha il timore di essere danneggiato da un ripensamento della lingua in ottica maggiormente inclusiva e capace di dar voce ai gruppi sociali fino a quel momento rimasti ai margini – della lingua e della società – in quanto non nominati, non rappresentati nella lingua. A partire da questa premessa Gheno va sapientemente a scandagliare e a sabotare cinque argomenti che vengono utilizzati per impedire l’affermazione di un linguaggio ampio e la parallela lotta contro il sessismo linguistico: «non si può più dire niente», «la lingua non si cambia a tavolino», «si sta creando una neolingua orwelliana», «non ideologizziamo la lingua!», «è una moda passeggera». </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Nel saggio successivo continuiamo a riflettere sul senso delle parole e del loro utilizzo dal punto di vista del linguaggio giuridico, Daniele Ferrari, giurista, esperto di questioni religiose e discriminazioni, riflette su come le questioni legate all’orientamento sessuale si siano faticosamente affacciate nel panorama delle norme internazionali sui diritti umani. Nel suo saggio, “Orientamento sessuale e diritti umani: l’evoluzione dell’universalità tra forma, sostanza e intersezione”, Ferrari si interroga sul processo giuridico di costruzione dei diritti della persona, con particolare attenzione alla rilevanza delle relazioni affettive e sessuali. Nella sua analisi l’Autore si concentra su come, nel diritto internazionale, la dimensione affettiva e sessuale sia emersa e abbia assunto rilevanza nella definizione dei diritti umani, e si domanda se esista un modello di orientamento sessuale assunto come archetipo giuridico a carattere ‘universale’. Il metodo adottato è quello giurilinguistico, che studia i segni linguistici usati dal diritto e gli enunciati che esso produce, per comprendere come il lessico giuridico abbia costruito e trasformato il concetto di orientamento sessuale. La </hi><hi rend="italic">Dichiarazione universale dei diritti umani</hi><hi rend="CharOverride-1"> del 1948 rappresenta il punto di partenza dell’analisi che mette in luce l’originario modello universale implicito, quello eterosessuale, che escludeva, seppur non esplicitamente, tutte le altre forme di orientamento sessuale e affettività. Questa esclusione si fondava su una «universalità formale», che equiparava sì tutti gli individui assumendo però l’eterosessualità come norma, escludendo così le persone omosessuali e bisessuali dal pieno godimento di diritti. Solo successivamente, attraverso nuove scritture e interpretazioni giuridiche, si è assistito a un progressivo superamento di questo modello, giungendo all’affermazione di una «universalità sostanziale» che «rende sempre più visibile la diversità umana». Tuttavia, per l’Autore, anche questo modello deve oggi ritenersi superato in favore di una «universalità intersezionale» poiché oppressione e discriminazione non riguardano solo la sfera della sessualità, ma si intersecano e rafforzano con altri piani, quali quelli dell’appartenenza etnica e religiosa. Cogliere questa sfida rappresenta un momento indispensabile per l’effettiva affermazione della tutela dei diritti della persona.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Proprio alla luce di una riflessione sui diversi modi di leggere e interpretare le diverse forme di discriminazione che riguardano aspetti dell’identità personale, Emiliano Macinai, pedagogista, esperto di pedagogia dell’infanzia, porta alla luce una forma di discriminazione talmente diffusa e data per scontata che non viene neppure posta a tema e addirittura non ha un nome per essere definita: la discriminazione contro l’infanzia. Il saggio “‘Childismo’. Una parola che non esiste, per capire meglio la discriminazione che non vediamo”, esordisce con una domanda inattesa e sfidante: «quanto sarà mai discriminato un essere umano che viva in un mondo che non possiede neanche la parola giusta e appropriata per dire la sua discriminazione? Quanto profonda e assoluta dev’essere la discriminazione che gli è riservata, se chi di fatto lo discrimina non ha a disposizione, non tanto gli strumenti per decostruirla, ma addirittura neanche il termine per indicarla?». I bambini e le bambine sono i grandi assenti della storia, cittadini di second’ordine, consideri per lungo tempo non degnamente appartenenti alla specie umana, soggetti muti, in balia delle proiezioni del mondo adulto nei loro confronti. Macinai ripercorre le tappe principali delle rappresentazioni delle bambine e dei bambini nel corso della storia: dalla figura ibrida del ‘bambino-adulto’, in una lunga epoca in cui l’infanzia non veniva contemplata tra le stagioni della vita umana, al ‘bambino-privato’ delle famiglie borghesi ottocentesche fino ad approdare, nel Novecento, al ‘bambino-essere-umano’ finalmente considerato degno di essere rispettato e ascoltato. Il saggio si chiude con la messa a fuoco di un termine anglofono – «childismo» – di recente introduzione nel lessico scientifico, che apre la strada ad uno sguardo critico sulle discriminazioni e le violenze agite tutt’oggi sui bambini e sulle bambine. </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Sulla scia aperta da Macinai si colloca il contributo di Vichi De Marchi, giornalista, curatrice – tra gli altri – dell’undicesimo Atlante dell’Infanzia a rischio pubblicato da Save the Children (2020): </hi><hi rend="italic">Con gli occhi delle bambine</hi><hi rend="CharOverride-1">. Nel saggio “Percorsi di libertà per bambine e ragazze”</hi><hi rend="italic"> </hi><hi rend="CharOverride-1">De Marchi analizza in ottica intersezionale due forme di discriminazione: quella contro l’infanzia – che abbiamo imparato a definire </hi><hi rend="italic">childism</hi><hi rend="CharOverride-1"> – con quella determinata dall’appartenenza al genere femminile. L’assunto da cui si parte, e che l’Autrice comprova attraverso una lettura attenta di un’ampia carrellata di fonti e dati statistici, è che il mondo non è certamente </hi><hi rend="italic">a misura di bambino</hi><hi rend="CharOverride-1">, ma ancor meno è </hi><hi rend="italic">a misura di bambina</hi><hi rend="CharOverride-1">. Esiste cioè una ‘questione femminile’, fin dall’infanzia. Da una lettura di dati internazionali, approdando a quelli relativi all’Italia, De Marchi mette a fuoco le profonde disuguaglianze che segnano la vita delle bambine: l’accesso, tuttora iniquo, all’istruzione (circa 1 ragazza su 5 nel mondo non completa il ciclo di istruzione secondaria di prima grado e quasi 4 ragazze su 10 non completano il ciclo della secondaria superiore) e alle cure mediche (per esempio alle vaccinazioni), il divario di genere nell’accesso ad Internet (nei paesi a più basso reddito, circa il 90% delle adolescenti e delle giovani donne non usa internet), le forti diseguaglianze di genere nel carico di lavoro dedicato dalle bambine e dalle ragazze ai lavori di cura familiare e alle faccende domestiche, fino ad arrivare a fenomeni ancora più violenti che mettono in pericolo la vita stessa delle bambine: in primis quello delle ‘spose bambine’ e delle annesse violenze subite in matrimoni combinati in età precoce. De Marchi chiude il saggio con un richiamo al saggio pioneristico di Elena Gianini Belotti </hi><hi rend="italic">Dalla parte delle bambine</hi><hi rend="CharOverride-1">, scritto negli infuocati anni Settanta del Novecento, che merita di essere tutt’oggi considerato come una parola d’ordine: occorre ancora posizionarsi tenacemente ‘dalla parte delle bambine’ per superare le millenarie diseguaglianze che si ripercuotono ancora oggi sull’infanzia al femminile. </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Ad un’altra importante e perdurante forma di discriminazione, il razzismo, è dedicato il saggio di Fabio Berti, sociologo, esperto di sociologia delle migrazioni, “Razzismi. Dall’inferiorità della razza allo sfruttamento del lavoro”. Berti ci guida in un percorso che parte dall’analisi dell’evoluzione del razzismo, dalle sue radici biologiche ottocentesche, che giustificavano la superiorità della razza bianca basandosi su un’errata interpretazione dell’evoluzionismo darwiniano, fino alle forme più recenti di razzismo culturale ed economico. Infatti, nonostante, dopo la Seconda guerra mondiale, le scoperte scientifiche abbiano smentito le teorie razziali, il razzismo non è affatto scomparso ma ha assunto nuove forme, quali quelle del ‘razzismo differenzialista e culturale’, che enfatizza le differenze culturali in modo da creare barriere insormontabili tra i gruppi sociali. Beri sottolinea, tuttavia, come questa visione produca anche il c.d. ‘razzismo economico’, che serve a giustificare lo sfruttamento delle disuguaglianze economiche e del lavoro, soprattutto nei confronti delle persone migranti, per mantenere i privilegi di alcuni gruppi sociali. Questo meccanismo, nelle nostre società, arriva a sfociare in un ‘razzismo istituzionale’, radicato nelle strutture e nelle istituzioni, che produce e mantiene le disuguaglianze sociali ed economiche. A riprova di questo l’Autore porta l’esempio del caporalato nelle campagne toscane analizzato con una ricerca sul campo condotta nel 2021 e 2022 e mostra come proprio l’uso delle logiche e del linguaggio razzista stiano alla base dell’asimmetria di potere di cui sono vittima le persone migranti che lavorano in agricoltura. Per contrastare queste dinamiche è allora evidente come solo una trasformazione culturale che ribalti l’idea della non-persona possa produrre risultati concreti.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Alla idea della non-persona sono dedicati anche gli ultimi due saggi quelli che riguardano un’altra parola della discriminazione: l’abilismo, termine che sta ad indicare lo stigma e la discriminazione nei confronti delle persone con disabilità.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Marianna Piccioli, pedagogista, esperta in progettazione e didattica inclusiva, propone il saggio “Lo stigma e le sue intersezioni. Effetti moltiplicatori di abilismo e genere”. Il quadro concettuale di riferimento è quello dei </hi><hi rend="italic">Disability Studies</hi><hi rend="CharOverride-1"> che vengono in particolare approcciati con il </hi><hi rend="italic">Cultural Model</hi><hi rend="CharOverride-1">, un approccio culturale che sposta il focus dalla menomazione corporea individuale alle dinamiche socioculturali che costruiscono e reiterano la disabilità. Questo cambiamento di paradigma impone di rivedere il concetto di «anormalità» (e conseguentemente quello di «normalità») come una caratteristica intrinsecamente iscritta nei corpi svelandone invece la natura socialmente costruita. Piccioli si concentra sui processi di etichettamento e stigmatizzazione subiti dalle persone con disabilità ma compie un passo ulteriore: va ad intersecare l’abilismo con il sessismo, analizzando i deleteri effetti moltiplicatori di queste due forme di oppressione combinate tra loro. A conclusione della trattazione l’Autrice getta una luce di speranza in un cambiamento di rotta ipotizzando un processo di ‘inversione dello stigma’ che può realizzarsi quando un gruppo stigmatizzato, consapevole delle discriminazioni subite, rielabora attivamente e ripropone gli stessi attributi negativi che gli sono assegnati dalla società, trasformandoli in simboli di orgoglio, di identità e resistenza. </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Al cambiamento di rotta ed alla proposta di azioni concrete è dedicato anche il saggio di Andrea Bilotti, “Superare l’abilismo istituzionale: esperienze di partecipazione e riconoscimento dei diritti nelle politiche toscane per le disabilità”,</hi><hi rend="italic"> </hi><hi rend="CharOverride-1">che prosegue la riflessione sull’abilismo quale insieme di atteggiamenti e strutture sociali che discriminano le persone con disabilità, presupponendo una normalità basata su standard fisici e cognitivi. È proprio questo presupposto che si radica nelle politiche pubbliche e nei sistemi istituzionali, perpetuando disuguaglianze e marginalizzazione. E quindi necessario superare la visione medico-individualizzante che domina ancora molte delle nostre realtà per muoversi nella direzione della «comprensione della disabilità come categoria socio-politica». In quest’ottica, l’Autore afferma che un simile passaggio sia concretamente possibile, analizzando le buone pratiche adottate a livello regionale, in particolare in Toscana. Questa amministrazione regionale si distingue a livello nazionale per politiche sociali innovative che promuovono la partecipazione attiva e l’autodeterminazione delle persone con disabilità, discostandosi dalle logiche assistenzialiste tradizionali. Elemento centrale è la Legge Regionale 60/2017, sviluppata attraverso delibere che definiscono la presa in carico integrata e il Progetto di Vita. Il progetto “A Good Life” rappresenta un tentativo di contrastare l’abilismo istituzionale attraverso un approccio partecipativo, verificando l’efficacia del modello toscano e promuovendo l’autodeterminazione delle persone con disabilità. L’ottica partecipativa ha permesso di raccogliere testimonianze e toccare con mano le difficoltà create dalla persistenza di quelle logiche istituzionali «in cui l’utente tende ad essere visto attraverso categorie burocratiche o cliniche anziché come cittadino portatore di diritti e competenze proprie». Bilotti ci ricorda come sia invece fondamentale continuare ad indagare ed agire affinché il principio «nulla su di noi senza di noi», già da tempo sancito dalle Nazioni Unite, non sia solo una frase astratta e retorica.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">In tutti gli scritti di questo volume, le ricerche nei vari campi e nelle diverse prospettive testimoniano, ancora una volta, che i fenomeni legati alle diverse forme di discriminazione, marginalizzazione e mancato rispetto dei diritti umani, continuano a rappresentare una realtà viva e pericolosa nelle nostre comunità. Le Autrici e gli Autori ci invitano a continuare a studiare questi fenomeni per approfondire la riflessione sulle loro cause e soprattutto sulle loro manifestazioni. Più ancora il </hi><hi rend="italic">fil rouge</hi><hi rend="CharOverride-1"> del nostro volume indica una possibile strada da percorrere che è quella di rafforzare la visione intersezionale, multi e transdisciplinare, che ci aiuti a capire quali azioni concrete vale la pena di continuare a promuovere.</hi></p><div><head><hi>Riferimenti bibliografici</hi></head><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Biemmi, Irene, a cura di. 2023. </hi><hi rend="italic">Quanti generi di diversità? Promuovere nuovi linguaggi, rappresentazioni e saperi per educare alle differenze e prevenire l’omofobia e la transfobia</hi><hi rend="CharOverride-1">. Firenze-Siena: Firenze University Press-USiena Press.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Civitelli, Serenella, e Alessandra Viviani, a cura di. 2023. </hi><hi rend="italic">I molti volti della violenza di genere: discipline a confronto</hi><hi rend="CharOverride-1">. Firenze-Siena: Firenze University Press-USiena Press.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">De Marchi, Vichi, a cura di. 2020. </hi><hi rend="italic">Con gli occhi delle bambine. Atlante dell’infanzia a rischio 2020</hi><hi rend="CharOverride-1">. Save the Children. </hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Gianini Belotti, Elena. 1973. </hi><hi rend="italic">Dalla parte delle bambine. L’influenza dei condizionamenti sociali nella formazione del ruolo femminile nei primi anni di vita</hi><hi rend="CharOverride-1">. Milano: Feltrinelli. </hi></p><p rend="editorial_metadata_author">Irene Biemmi, University of Florence, Italy, <ref target="https://www.fupress.com">irene.biemmi@unifi.it</ref>, 0000-0002-7918-3860</p><p rend="editorial_metadata_author">Alessandra Viviani, University of Siena, Italy, <ref target="https://www.fupress.com">alessandra.viviani@unisi.it</ref>, 0000-0003-1849-5550</p><p rend="editorial_metadata_polices">Referee List (DOI 1<ref target="https://www.fupress.com">0.36253/fup_referee_list</ref>)</p><p rend="editorial_metadata_polices">FUP Best Practice in Scholarly Publishing (DOI <ref target="https://www.fupress.com">10.36253/fup_best_practice</ref>)</p><p rend="editorial_metadata_book">Irene Biemmi, Alessandra Viviani, <hi rend="italic">Le parole della discriminazione: sessismo, omofobia, razzismo, ‘childismo’, abilismo ,</hi> © Author(s), <ref target="https://www.fupress.com">CC BY-SA</ref> 4.0, DOI <ref target="https://www.fupress.com">10.36253/979-12-215-0715-7.03</ref>, in Irene Biemmi, Alessandra Viviani (edited by), <hi rend="CharOverride-2">Le parole della discriminazione. Sessismo, omofobia, razzismo, ‘childismo’, abilismo</hi>, pp. -7, 2025, published by Firenze University Press and USiena PRESS, ISBN 979-12-215-0715-7, DOI <ref target="https://www.fupress.com">10.36253/979-12-215-0715-7</ref></p></div></div>
      
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            <bibl>Biemmi, Irene, a cura di. 2023. Quanti generi di diversit&amp;#224;? Promuovere nuovi linguaggi, rappresentazioni e saperi per educare alle differenze e prevenire l’omofobia e la transfobia. Firenze: Firenze University Press; Siena: USiena Press.</bibl>
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          <bibl n="200146">Civitelli, Serenella e Alessandra Viviani, a cura di. 2023. I molti volti della violenza di genere: discipline a confronto. Firenze: Firenze University Press; Siena: USiena Press.</bibl>
          <bibl n="200191">De Marchi, Vichi, a cura di. 2020. Con gli occhi delle bambine. Atlante dell’infanzia a rischio 2020. Roma: Save the Children.</bibl>
          <bibl n="200147">Gianini Belotti, Elena. 1973. Dalla parte delle bambine. L&amp;#39;influenza dei condizionamenti sociali nella formazione del ruolo femminile nei primi anni di vita. Milano: Feltrinelli.</bibl>
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