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        <title type="main" level="a">Il “Cesare Alfieri” dalla fondazione al 1938</title>
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            <forename>Giustina</forename>
            <surname>Manica</surname>
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          <resp>This is a section of <title>La Scuola di Scienze politiche “Cesare Alfieri” (1875-2025) </title>(DOI: <idno type="DOI">10.36253/979-12-215-0708-9</idno>) by </resp>
          <name>Fulvio Conti, Carlo Sorrentino</name>
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        <publisher>Firenze University Press</publisher>
        <pubPlace>Florence</pubPlace>
        <date when="2025">2025</date>
        <idno type="DOI">https://doi.org/10.36253/979-12-215-0708-9.05</idno>
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          <p>Available for academic research purposes</p>
          <p>Open Access</p>
          <p>Copyright Author(s)</p>
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        <p>On May the 5th, 1875, Marquis Carlo Alfieri di Sostegno announced the foundation of the School of Social Sciences. In 1877, the School settled permanently in the former convent of Crocette, in via Laura 42. The first years of the School were characterized by relevant financial difficulties, but also by countless successes. Between 1887 and 1909, the number of students enrolled increased from 43 to 87. The number of courses gradually rose from 8 to 19. By March 1909, the Royal Institute had already graduated up to 245 students. During the Italian participation to the World War, the Institute was stressed by the drop in registrations caused. Although at the eve of the fascist seizure of power and of the high education reform launched by Giovanni Gentile, the "Cesare Alfieri" Institute represented a great reality.</p>
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            <item>birth</item>
            <item>Cesare Alfieri</item>
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            <item>Social Sciences</item>
            <item>Political Sciences</item>
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      <p>It is available online at https://doi.org/10.36253/979-12-215-0708-9.05<ref target="https://doi.org/10.36253/979-12-215-0708-9.05" /></p>
      <div><head>Il “Cesare Alfieri” dalla fondazione al 1938</head><p rend="h1_author ParaOverride-1" ><hi rend="CharOverride-1">Giustina Manica</hi></p><div><head><hi>1. La nascita e i primi anni di attività</hi></head><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Il 5 maggio 1875, il marchese Carlo Alfieri di Sostegno annunciò la nascita della Scuola di Scienze sociali che fu poi inaugurata nel novembre successivo. Il discorso d’apertura fu tenuto dal fondatore che così descrisse gli obiettivi da raggiungere: </hi></p><quote rend="quotation_b" ><hi rend="CharOverride-1">Giova notare che un insegnamento come quello che oggi inauguriamo ripudia il vecchio sistema dogmatico e lo sforzo quasi esclusivo della memoria, per seguire uno sviluppamento razionale, ed esercitare le facoltà della mente con quella che io chiamerò ginnastica progressiva dell’intelletto.</hi></quote><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Poi continuava:</hi></p><quote rend="quotation_b" ><hi rend="CharOverride-1">Lo scopo delle lezioni che domani cominceranno non è di far vincere, il più presto è possibile con la maggiore e copia di formulari pigiati nel cervello la prova degli esami bensì di provvedere i giovani di buone vettovaglie e di fornirli di buone armi per tutta la campagna della vita militante. Qui pertanto assai meno che in qualunque altra scuola non giova la stentata e dubbiosa sottomissione della mente ad un lavoro imposto il cui risultato non si affaccia all’alunno se non come il discarico di un dovere molesto e lo sbrigliamento di inclinazioni frivole e mal represse. Qui è indispensabile quel concorso spontaneo e solerte di tutte le attività morali che l’uomo reca nelle imprese delle quali attende vantaggio ed onore</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="W00204_XML24_6_21-39.html#footnote-045">1</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">.</hi></quote><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Il disegno di Carlo Alfieri era dunque quello di abituare i giovani ‘ottimati’ alla libertà, all’autonomia e alla libera riflessione come si faceva nei college inglesi a cui egli si ispirava. Odoardo Luchini tenendo la prolusione d’inaugurazione, il 21 novembre 1875, evidenziò il carattere innovatore della Scuola di Scienze Sociali il cui fondamento stava nell’integrazione disciplinare fra approcci metodologici diversi: giuridico, storico, filosofico ed economico (Rogari 1998, 587). Ma, cosa ancora più importante, gli intenti della Scuola non erano legati alla ricerca o alla professionalizzazione degli studenti, bensì al progetto di formazione di una classe dirigente capace e consapevole.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Nell’anno 1875-1876 si iscrissero 14 alunni dei quali otto furono ammessi senza esame, perché muniti del diploma di licenza liceale, mentre sei furono ammessi previo esame a termine del regolamento della Scuola</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="W00204_XML24_6_21-39.html#footnote-044">2</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">. Tra gli iscritti anche 10 frequentatori. Nell’anno seguente per facilitare l’ammissione dei giovani alla Scuola si istituì un corso preparatorio con i seguenti insegnamenti: Filosofia elementare tenuta dal prof. Giuseppe Sabatini, Lettere italiane dal prof. M. Giarrè, Storia e geografia dal professor Pietro Stromboli, Statistica dal professor Carlo Fontanelli. Questo corso preparatorio, seppur accolto con grande successo, non ebbe seguito negli anni successivi. </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Nel 1877 la Scuola si stabilì definitivamente nell’ex convento della Crocette, in via Laura 42, insieme alla Scuola di Giurisprudenza, finanziata dal Comune di Firenze, che abilitava i giovani al notariato. La condivisione della sede permise agli studenti della Scuola di Scienze Sociali di seguire alcuni corsi come Diritto romano, Codice civile, Procedura civile, Diritto commerciale, Diritto penale e amministrativo presso la Scuola di Giurisprudenza, di cui il marchese apprezzava la formazione impartita per i tecnici del diritto, ma dalla quale prendeva le distanze per quanto concerneva la formazione di una classe dirigente che, oltre alla legge, doveva tenere conto della realtà sociale nella quale operava. La Scuola di Scienze Sociali infatti, affiancava allo studio del Diritto la Storia medievale e moderna, a cui poi si aggiunse la Storia delle costituzioni e delle relazioni internazionali, la Demografia, la Statistica, la Scienza delle finanze, la Geografia commerciale e politica dando vita ad un corso di studio poliedrico e sempre suscettibile di miglioramenti. Questo fu possibile grazie al fatto che si trattava di un’istituzione indipendente, privata, che sfuggiva alla rigidità delle leggi che regolavano gli istituti di stato</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="W00204_XML24_6_21-39.html#footnote-043">3</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">La condivisione della sede con la Scuola di Giurisprudenza permise comunque agli alfierini di seguire le lezioni di diritto pagando tasse assai più modeste alleviando i costi della Scuola che col passare degli anni era sempre più dipendente dalle finanze di casa Alfieri (Rogari 1991, 80).</hi></p></div><div><head><hi>2. Dalla convenzione del 16 aprile 1888 al 1898</hi></head><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">I primi anni di vita della Scuola furono caratterizzati da notevoli sacrifici di carattere finanziario, ma anche da innumerevoli successi grazie agli studenti della Scuola che, una volta conclusi gli studi alla “Cesare Alfieri”, partecipavano ai concorsi del ministero degli Esteri ottenendo ottime votazioni</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="W00204_XML24_6_21-39.html#footnote-042">4</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">. Il marchese Alfieri, ben impressionato da questi risultati, si impegnò nel dare alla Scuola un ordinamento più saldo. A tale scopo cercò ed ebbe l’appoggio della Provincia e del Comune. In seguito agli accordi intervenuti tra il marchese Alfieri, il Comune e la Provincia di Firenze fu stipulata la convenzione del 16 aprile 1888 con la quale la Scuola di Scienze sociali veniva riconosciuta come corpo morale autonomo con la denominazione di Istituto Cesare Alfieri conservando il suo scopo originario:</hi></p><quote rend="quotation_b" ><hi rend="CharOverride-1">istituire e educare quei giovani che per la loro condizione hanno maggiore debito e migliore agio di partecipare alla vita pubblica, coloro che vogliono rendersi atti ai pubblici impieghi, e coloro che, senza mirare ad ottenere un diploma per esercitare una speciale professione vogliono educarsi nelle Scienze Sociali</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="W00204_XML24_6_21-39.html#footnote-041">5</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">.</hi></quote><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">In quell’occasione, il marchese Alfieri donava all’Istituto “Cesare Alfieri” 200.000 lire in rendita italiana al 5% del valore nominale con annesso il residuo attivo dalla liquidazione dell’esercizio della Scuola di Scienze Sociali, per parte della Società di educazione liberale, residuo attivo che si calcolava intorno a 40.955,50</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="W00204_XML24_6_21-39.html#footnote-040">6</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Il Comune e la Provincia si impegnarono a contribuire al mantenimento dell’Istituto con un assegno di 8000 lire annue ciascuno. Inoltre, la Provincia si obbligava a pagare una sovvenzione straordinaria di 6000 lire appena l’Istituto fosse stato riconosciuto corpo morale, e ciò a titolo di compenso per le spese sostenute fino a tutto il 1887</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="W00204_XML24_6_21-39.html#footnote-039">7</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">. Il riconoscimento avvenne il 24 ottobre 1888 e nel 1889 il Re concesse il titolo di ‘Regio’. L’amministrazione della Scuola rimaneva competenza esclusiva del Soprintendente e del Consiglio direttivo costituito da rappresentanti nominati dal marchese Alfieri o dai suoi eredi, due dalla Provincia e due dal Comune. I Consiglieri venivano rinnovati, per metà, ogni tre anni ed erano rieleggibili (Corsi 1894, 166 art. 9). A Carlo Alfieri fu assicurata la carica di Soprintendente a vita. Dopo la sua morte, il Collegio degli insegnanti avrebbe eletto sei docenti, in egual numero ai rappresentati del Consiglio direttivo, che in adunanza straordinaria</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="W00204_XML24_6_21-39.html#footnote-038">8</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1"> avrebbe designato una terna poi proposta al Presidente del Senato per la nomina del Soprintendente e Presidente del Consiglio direttivo. La carica durava 5 anni e si poteva essere rieletti</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="W00204_XML24_6_21-39.html#footnote-037">9</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">. Questo era l’ennesimo atto compiuto da Carlo Alfieri per proteggere la sua creatura da derive localistiche che avrebbero limitato l’ispirazione nazionale della Scuola che il fondatore aveva inteso darle.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Di lì a poco, il 24 maggio 1888, la Scuola diveniva Istituto con la costituzione in ente morale e con il varo del Regolamento organico e del Regolamento interno che disciplinavamo le attribuzioni delle autorità amministrative e scolastiche del R. Istituto e le norme principali per la scelta del corpo insegnante, per l’amministrazione degli alunni, per gli studi, gli esami e per la disciplina nella Scuola (Corsi 1894, 171-72). Dopo la morte di Carlo Alfieri, avvenuta nel dicembre 1897, il 15 giugno 1898 le figlie Adele e Luisa donarono uno stabile di via Cavour 62-64 tramutato in titoli di rendita pubblica. L’Istituto era ormai una realtà solida rispetto ai primi anni. Arricchita da nuove discipline con la Storia medievale e moderna (1881) che sostituiva il corso di Letteratura politica e il corso di Scienza politica e sugli scrittori politici a affidato a Villari (1898).</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">La Scuola, è lecito dirlo, scriveva Carlo Alfieri al momento della conversione in Istituto, senza ombra di presunzione, si è fatta conoscere dai frutti che ha dato. Essa, accolta da taluni con incredulità, da altri con diffidenza, ha saputo palmo a palmo conquistare terreno. Ci fu veramente di sommo conforto il vedere come il paese in generale apprezza l’opera nostra. La prova migliore a questo riguardo si è che gli alunni che la frequentano dalla sua istruzione fino all’anno 1887-1888 appartennero a 41 province italiane (Alfieri di Sostegno 1889, 36).</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">L’Istituto che il marchese Alfieri lasciava era molto diverso da quella che era stata la sua idea iniziale di una scuola che formasse una classe dirigente prescindendo dal conferimento di diplomi dotati di valore legale. Ben presto, infatti, ci si rese conto che la sopravvivenza della Scuola era legata proprio alla professionalizzazione di alcuni settori che avrebbero agevolato le iscrizioni e di conseguenza messo in salvo l’istituto da una possibile chiusura. La Scuola cambiava sempre più la sua connotazione. </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Una novità importante fu l’istituzione delle prime borse di studio in seguito a disposizione testamentaria del 10 novembre 1892 dell’avvocato Pietro Ventura che lasciava al Regio Istituto di Scienze sociali Cesare Alfieri la sua eredità.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Il 10 febbraio 1898, il vice Presidente della Scuola Domenico Puccioni informava Luisa Alfieri di Sostegno, primogenita di Carlo Alfieri e moglie di Emilio Visconti Venosta, di aver presieduto presso l’Istituto, adempiendo all’incarico affidatogli dalle due eredi, l’assemblea che aveva il compito di eleggere la terna e comunicarla al Presidente del Senato per la nomina del successore del compianto padre</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="W00204_XML24_6_21-39.html#footnote-036">10</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">. Il Presidente del Senato, Domenico Farini, ricevuta la terna comunicava la sua scelta nominando Emilio Visconti Venosta Soprintendente dell’Istituto, rafforzando i legami fra il casato Alfieri e la Scuola. Visconti Venosta mantenne l’incarico, seppure con grandi difficoltà legate al suo stato di salute, fino al 1914. </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">All’inaugurazione dell’anno accademico pronunciò parole commosse. Pesava su di lui l’onore e l’onere di raccogliere un’eredità così importante alla guida della Scuola che Carlo Alfieri aveva fondato e reso importante nel panorama europeo. Era un dovere ‘alto’ al quale non poteva sottrarsi per tramandare il pensiero del fondatore.</hi></p><quote rend="quotation_b" ><hi rend="CharOverride-1">Ogni anno, o signori […] il fondatore di questo Istituto soleva esporre i progressi compiuti, i risultati ottenuti e riaffermare come era nella sua tenace convinzione il concetto fondamentale della Scuola quali ne dovevano essere l’indirizzo e l’impianto. Il concetto, voi lo sapete, o signori, era quello dei doveri che incombono, nella carità italiana delle classi elevate ed agiate non per cercare dei privilegi, ma per dirigere i progressi colla operosità intellettuale, civile e per diffondervi la libertà. Lo scopo era quello di dare l’esempio di una Scuola giusta come conviene in un paese libero, dalla iniziativa privata per diffondere la cultura appropriata all’adempimento di questi doveri, muovere un complesso di insegnamenti ordinati allo scopo di offrire l’istruzione necessaria, un’istruzione generale e speciale, al tempo stesso, a quei giovani che, sempre per farsi una carriera professionale, possano per le loro condizioni e per le loro attitudini, essere chiamati a prendere parte alla vita pubblica e ai suoi uffici elettivi, che aspiravano a servire il paese in talune funzioni politiche come ebbero dalla dirigenza che vogliono conoscere oggi per approfondire più tardi le questioni sociali e politiche che investiranno la nostra società e la nostra patria.</hi></quote><quote rend="quotation_b" ><hi rend="CharOverride-1">Assumere questo programma è dire qual è l’indirizzo a cui si uniforma l’insegnamento di questa Scuola</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="W00204_XML24_6_21-39.html#footnote-035">11</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">.</hi></quote><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">L’Istituto mirava dunque a creare nei suoi allievi la capacità di analizzare e di discernere fatti e fenomeni calandosi nel contesto sociale di riferimento con la piena consapevolezza del ruolo che erano chiamati a svolgere. </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Questa grande sensibilità sulla condizione sociale dell’Italia e del suo popolo sviluppata dai docenti dell’Istituto e dalla famiglia Alfieri ci aiuta a comprendere la vicinanza ad alcuni temi caldi dell’epoca come la questione meridionale che divenne questione nazionale proprio a Firenze grazie al magistero di Pasquale Villari, coinvolgendo in pieno l’attività dell’Istituto</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="W00204_XML24_6_21-39.html#footnote-034">12</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">.</hi></p></div><div><head><hi>3. L’Istituto nel primo decennio del XX secolo</hi></head><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Tra il 1887 e il 1909 il numero degli iscritti passò da 43 a 87. Gli insegnamenti erano saliti gradatamente da 8 a 19. I licenziati dal Regio Istituto fino a tutto marzo 1909 erano già 245, parecchi dei quali occupavano posti importanti nell’amministrazione nella vita pubblica</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="W00204_XML24_6_21-39.html#footnote-033">13</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">. Anche i costi da sostenere aumentavano. La spesa annuale dell’Istituto raggiunse circa le 100.000 lire, di cui oltre 60.000 rappresentano la spesa per i vari insegnamenti, 11.000 gli stipendi per gli impiegati e gli inservienti, 12.000 le tasse, 4000 le spese di stampa e di biblioteca e 3000 le spese generali, a cui andavano aggiunte quelle dell’affitto della sede e dei lavori occorrenti per il suo mantenimento</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="W00204_XML24_6_21-39.html#footnote-032">14</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">. Furono dunque anni di grande crescita, di consolidamento e di successi per l’Istituto che per questo volle rivedere e incrementare, tra il 1912 il 1913, la propria offerta formativa alle luce delle maggiori esigenze che sempre più si profilavano tra gli studenti. Nell’estate del 1912 fu, infatti, nominata una commissione per lo studio della riforma dell’ordinamento didattico e dei programmi di studio al fine di indirizzare al meglio il futuro dell’Istituto (si veda Istituto di Scienze Sociali “Cesare Alfieri” 1913). Le questioni affrontate come emergono dalle adunanze di tale commissione erano molte. La prima, di cui ormai si discuteva da anni, era la volontà di Villari, ultra ottantenne, di ritirarsi</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="W00204_XML24_6_21-39.html#footnote-031">15</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">. Non era facile decidere quale strategia adottare per l’Istituto che aveva legato parte del suo successo proprio alla presenza di Villari come docente di una materia così innovativa come Scienza politica e degli scrittori politici. Andava deciso se mantenere il corso sostituendo l’insegnante, oppure crearne uno totalmente nuovo. La commissione convenne che sarebbe stato meglio optare per la seconda alternativa. Villari era un docente difficile da sostituire. Per questo motivo la commissione prese in esame la proposta del direttore Dalla Volta di creare una cattedra </hi><hi rend="italic">ex novo</hi><hi rend="CharOverride-1"> di legislazione coloniale occupata poi da Santi Romano. La conquista della Libia aveva riaperto la questione coloniale e l’Istituto, che aveva come maggiore scopo quello di avviare i giovani alle carriere internazionalistiche oltre che amministrative, non poteva esimersi dall’occuparsene dal momento che gli studi diplomatici e consolari rappresentavano il fiore all’occhiello del “Cesare Alfieri”. L’assegnazione della cattedra doveva andare a persona di fama in modo da compensare la perdita di Villari</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="W00204_XML24_6_21-39.html#footnote-030">16</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Il secondo punto su cui la commissione si soffermò era l’insegnamento della sociologia proposto, in più occasioni, dal prof Gabba. La commissione non raccolse la richiesta del prof. Gabba perché si ritenne che fosse ancora una scienza giovane e «non giunta a risultati sicuri». Inoltre, erano pochi coloro che sarebbero stati in grado di insegnarla e Gabba, ritenuto uno dei pochi, non volle sobbarcarsi l’incarico in prima persona (Istituto di Scienze Sociali “Cesare Alfieri” 1913, 7). Inoltre, con l’introduzione della nuova cattedra e le altre modifiche gli studenti si sarebbero trovati a sostenere un numero troppo alto di ore di lezioni. Per questo motivo si decise di trasferire la Filosofia del diritto dal primo al secondo anno, mentre la Scienza delle finanze sarebbe passata al secondo anno per lasciare spazio al terzo anno alla nuova cattedra di Legislazione coloniale affiancata da Economia coloniale e legislazione del lavoro. Ultimo punto: impartire l’insegnamento della Storia delle costituzioni e della Storia delle relazioni internazionali separatamente da quello del Diritto costituzionale ed internazionale pubblico e creare una cattedra di Istituzioni di diritto pubblico. Per quanto riguarda la Storia delle costituzioni e delle relazioni internazionali sarebbe stata insegnata dai docenti di Diritto costituzionale e internazionale, senza aggravio di spesa. Per la cattedra di Diritto pubblico si prevedeva un incarico per uno degli insegnanti già presenti nell’Istituto a seguito di una piccola maggiorazione del compenso</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="W00204_XML24_6_21-39.html#footnote-029">17</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Mentre si discuteva questa importante riforma, nel 1913 arrivò alla Camera il progetto di legge sull’ordinamento del notariato che prevedeva per l’esercizio di questa professione la laurea in legge, facendo decadere definitivamente la Scuola di Giurisprudenza o notariato. Questo, secondo Visconti Venosta, avrebbe creato un grosso danno alla città di Firenze dove tale Scuola aveva una tradizione antichissima. Lo stato, dunque, avrebbe dovuto intervenire per sopperire a tale sacrificio a favore della Scuola più affine negli studi alla Scuola di Giurisprudenza e cioè l’Istituto di Scienze sociali. Il sovrintendente Visconti Venosta così definiva la questione:</hi></p><quote rend="quotation_b" ><hi rend="CharOverride-1">Ma – dicevamo – all’Istituto di Scienze Sociali non manca il bisogno che lo Stato se ne interessi; e non manca precisamente in rapporto a questa elevata funzione di interesse nazionale, che esercita. Anche se si trattasse semplicemente di dover mantenere e consolidare l’attuale valore del personale insegnante, sarebbe sempre necessario provvedere a migliorare le condizioni degli insegnanti, considerando che diviene sempre più difficile, specialmente per certe cattedre di carattere fondamentale, il reclutamento e la conservazione dei buoni insegnanti, anche per effetto delle migliori condizioni, che si sono concessi ai professori delle Università. Ma l’Istituto avrebbe anche l’aspirazione a progredire, e il progresso, ognuno lo sa è pure per le istituzioni di questo genere, un elemento necessario della stessa consolidazione: vorrebbe e dovrebbe cioè completare l’ordine degli studi per corrispondere sempre meglio ai suoi fini, e per svolgere i fini stessi in relazione ai nuovi bisogni della cultura nazionale, determinati dal crescente sviluppo del paese, così nei rapporti interni come nei rapporti esteri e coloniali. Già per questa via si è messo il Consiglio direttivo dell’Istituto col deliberare, su proposta del Collegio dei professori, l’istituzione di una cattedra di diritto coloniale comparato</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="W00204_XML24_6_21-39.html#footnote-028">18</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">.</hi></quote><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Si tratta dunque di raggiungere i fini che sono di elevatissimo interesse statuale, in vista dei quali è del carattere nazionale che da essi viene impresso all’Istituto di Scienze di Scienze Sociali, gli enti locali chiedono che lo Stato concorre con mezzi adeguati proporzionati agli oneri degli enti stessi.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Il Governo dovrà allora naturalmente avere nelle cose dell’Istituto maggiore e più diretta ingerenza di quelle che oggi non abbia norma del regolamento organico approvato con decreto reale del 5 dicembre 1889, avrà diritto di partecipare, per mezzo dei suoi delegati, l’amministrazione, come già vi partecipano la Provincia, il Comune di Firenze, e così potrà opportunamente spiegare la propria azione dei provvedimenti intesi a perfezionare l’ordine degli studi, ed anche a meglio determinare gli interessi giuridici dei diplomi, ordinando i provvedimenti stessi in guisa da facilitare il raggiungimento degli accennati scopi elevatissimi di nazionale interesse. […] Lo Stato col dare un contributo da determinarsi in cifra proporzionale alle spese sostenute dagli enti locali, col partecipare all’amministrazione dell’Istituto mediante i suoi rappresentanti, allo stesso modo che vi partecipano la Provincia, il Comune e gli eredi del compianto fondatore ora lo porrà in grado di trarre dall’Istituto medesimo il maggior profitto per le carriere amministrative e renderà possibile poi miglioramenti e completamenti d’ordine degli studi che sono resi utili e necessari dalla crescente importanza delle discipline sociali</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="W00204_XML24_6_21-39.html#footnote-027">19</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Quello che chiedeva Visconti Venosta al Governo era un impegno importante che avrebbe trasformato l’Istituto in una «scuola di stato» dove si preparasse la classe dirigente del paese accettando anche di limitare la propria autonomia qualora il Governo avesse accolto la proposta di entrare nel Consiglio direttivo.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Per quanto riguarda le finanze dell’Istituto la situazione sarebbe migliorata ulteriormente poiché nel 1913 avrebbe ricevuto dalla Provincia, secondo il contratto stipulato da Carlo Alfieri, una importante indennità dovuta al fatto che da 5 anni consecutivi aveva avuto più di 50 studenti. Ormai l’Istituto era una realtà consolidata anche dal punto di vista economico.</hi></p></div><div><head><hi>4. Il “Cesare Alfieri” negli anni della guerra </hi></head><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">L’anno accademico 1914-1915 fu inaugurato il 15 novembre 1914 alla presenza del marchese Torrigiani, rappresentante del Soprintendente, di vari membri del consiglio direttivo, del collegio degli insegnanti e delle autorità civili e militari. Il discorso inaugurale fu letto dal prof. Mario Marsili Libelli e intitolato </hi><hi rend="italic">Urgenti problemi economici e finanziari in Italia</hi><hi rend="CharOverride-1">. A pochi mesi dalla scoppio della guerra il prof. Libelli rifletteva sui contraccolpi economici che pure l’Italia neutrale avrebbe subito con la rarefazione delle materie prime che gli stati in guerra avevano necessità di trattenere, il ritorno degli emigranti che avrebbe squilibrato l’offerta e la domanda di lavoro, l’aumento del debito</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="W00204_XML24_6_21-39.html#footnote-026">20</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">. In questo difficile momento, l’Italia, «impavida sfida gli orrori della guerra, per essa l’Italia nostra serena affronti le ancor più ardue, ma feconde lotte per la pace» (R. Istituto di Scienze Sociali “Cesare Alfieri” 1914, 44). Un auspicio di corto respiro visto che da lì a sei mesi l’Italia sarebbe entrata in guerra. Le lezioni, come di consueto, iniziarono a novembre, il 18</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="W00204_XML24_6_21-39.html#footnote-025">21</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">. Una settimana dopo Emilio Visconti Venosta sarebbe morto. Era il 24 novembre 1914. Come abbiamo visto, durante gli anni della sua soprintendenza l’Istituto visse una parabola ascendente consolidandosi sempre più come un’istituzione di alta formazione con una spiccata proiezione nazionale e internazionale. Ora la guerra apriva scenari incerti.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Il 26 dicembre 1914, il Consiglio direttivo e il Collegio dei professori del Regio Istituto di Scienze sociali deliberarono, a un mese dalla morte, a chi affidare la solenne commemorazione del marchese Emilio Visconti Venosta. All’unanimità decisero che la persona adatta a parlarne fosse Luigi Luzzatti «uno dei pochi superstiti della falange gloriosa di patrioti e uomini di Stato che hanno fondato la nuova Italia»</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="W00204_XML24_6_21-39.html#footnote-024">22</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">. Luzzatti accettò l’invito, ma prima che la manifestazione venisse organizzata, nel febbraio, il Consiglio direttivo e sei professori, come prescritto dallo statuto, procedettero a sottoporre la al Presidente del Senato la terna per la nomina del Soprintendente. La terna era formata dagli onorevoli Luigi Luzzatti, Sidney Sonnino e Filippo Torrigiani</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="W00204_XML24_6_21-39.html#footnote-023">23</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">. Il 23 febbraio 1915, il presiedente del Senato, Manfredi, sceglieva come soprintendente dell’Istituto Luigi Luzzatti</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="W00204_XML24_6_21-39.html#footnote-022">24</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1"> che accettò l’incarico seppur con qualche esitazione. La sua salute e il lavoro, infatti, non gli avrebbero permesso di risiedere a Firenze</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="W00204_XML24_6_21-39.html#footnote-021">25</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">. </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">L’Istituto, d’altra parte, aveva bisogno di un Soprintendente di prestigio, presente e lungimirante, che continuasse il lavoro svolto fino a quel momento, sviluppando ancora meglio le peculiarità dell’Istituto. </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Era arrivato il momento di compiere il grande salto e Luzzati pareva la persona giusta per sistemare la condizione dell’Istituto definitivamente, non solo dal punto di vista economico, con la partecipazione dello stato che era stato, auspicato in passato dallo stesso Visconti Venosta, e anche per quanto riguardava l’ordinamento didattico che necessitava di un continuo adeguamento. </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Luzzatti aveva compreso le specificità dell’Istituto; soprattutto aveva chiari i punti di forza e le sue debolezze. L’esame di ammissione tanto criticato, la condizione dei docenti sottopagati rispetto alle Università pubbliche, l’insegnamento della lingua straniera che andava implementata. Erano tutte questioni importanti da affrontare e da risolvere per rendere l’Istituto inattaccabile da parte delle Università di stato che mal tolleravano l’esistenza di un Istituto che formava la classe dirigente del paese. </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Intanto, il 14 novembre 1915, come di consueto, veniva inaugurato l’anno accademico nella sala Luca Giordano concessa dalla deputazione provinciale. A presiedere l’adunanza nelle veci di Luzzatti, Filippo Torrigiani che aprì la seduta leggendo la lettera a lui inviata per l’occasione dal Soprintendente.</hi></p><quote rend="quotations_quotation_b1" ><hi rend="CharOverride-1">Egregio amico, le condizioni della mia salute non mi consentono di assistere alla inaugurazione dei corsi del R. Istituto di scienze sociali. Avrei voluto con brevi cenni ricordare il grande uomo di stato, che ne fu per lunghi anni il Sovraintendente, Emilio Visconti Venosta. Legato a lui da intima e reverente amicizia per molti decenni, ebbi l’occasione di conoscere, in momenti difficili e luminosi della nostra storia nazionale, […] Se oggi Visconti Venosta fosse vivo, come avrebbe esultato la sua italiana anima per la nostra guerra redentrice, per l’alleanza delle armi e dei cuori con la Francia e l’Inghilterra.</hi></quote><quote rend="quotations_quotation_b2" ><hi rend="CharOverride-1">E i professori dell’Istituto di scienze sociali, alla cara e grande memoria pensando, renderanno onore alla patria che egli servì e volle ricondotta alle sue origini pure con quelle alleanze che significano il trionfo della civiltà a tutala dell’integramento delle nazioni, “le grandi come le piccole”; le piccole che si affermano così eroiche e sublimi, quali il Belgio e la Serbia. Onore alla gloriosa ombra di Visconti Venosta, che torna anch’essa a ravvivare l’Italia. Con questo grido stringo la mano a te, caro Torrigiani, al nostro benemerito Dalla Volta e mando un saluto memore ai professori e agli alunni. </hi></quote><quote rend="quotations_quotation_b3" ><hi rend="CharOverride-1">Luigi Luzzatti</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="W00204_XML24_6_21-39.html#footnote-020">26</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">.</hi></quote><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Alla luce di quanto detto, nessuno avrebbe immaginato che Luzzatti, a pochi mesi dalla nomina, manifestasse il proposito di lasciare la carica di Soprintendente. Dalla Volta ne fu sorpreso e addolorato</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="W00204_XML24_6_21-39.html#footnote-019">27</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">:</hi></p><quote rend="quotation_b" ><hi rend="CharOverride-1">È unanime nell’Istituto il sentimento che nessun altro meglio di lei può occupare il posto di Visconti Venosta. Io personalmente aggiungo che nessun altro può giovare all’Istituto al pari di lei […] Io spero che Ella riuscirà a dare all’Istituto una base finanziaria più sicura ottenendo dallo Stato quel concorso che non ha rifiutato ad altre istituzioni di minore importanza di questa. Si renderà così benemerito più di tutti suoi predecessori. Soltanto siamo d’accordo che ci vuole tempo pazienza e tenacia di propositi. Ma appunto per questo la prego di non rinunciare alla carica di soprintendente. Per parte mia sia sicuro che le darò i minori disturbi possibili, e credo pure che il Torrigiani si presta molto volentieri a sostituirla per il disbrigo delle cose ordinarie che, del resto, si riducono a ben poco, perché è la direzione che ha il compito di provvedere all’andamento normale dell’Istituto.</hi></quote><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Poi, in una lettera del 5 dicembre 1915, Dalla Volta perseverava nell’opera di convincimento di Luzzatti illustrandogli la possibilità consentita dallo statuto di delegare le sue responsabilità a un membro del Consiglio. In questo caso la persona prescelta fu Torrigiani che accettò di buon grado.</hi></p><quote rend="quotation_b" ><hi rend="CharOverride-1">Io la prego caldamente di non insistere nel proponimento di lasciare la soprintendenza perché essendo lei soprintendente da pochi mesi, si potrebbe supporre che non fosse soddisfatto dell’andamento dell’Istituto</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="W00204_XML24_6_21-39.html#footnote-018">28</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">.</hi></quote><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Erano anni difficili per la vita dell’Istituto messo a dura prova dal calo delle iscrizioni causato dalla guerra. Nell’anno 1915-1916, 28 furono le iscrizioni al primo anno, 24 al secondo e 38 al terzo. 90 iscrizioni in tutto, 44 in meno rispetto all’anno accademico precedente</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="W00204_XML24_6_21-39.html#footnote-017">29</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">. Numerosi studenti avevano lasciato i banchi scolastici per la trincea. Molti rimasero feriti, altri caddero sul campo. A questi studenti, 23, fu dedicata una targa e conferita la </hi><hi rend="italic">laurea ad honorem</hi><hi rend="CharOverride-3"> </hi><hi rend="CharOverride-1">(R. Istituto di Scienze Sociali “Cesare Alfieri” 1921, 32-3). La sede dell’Istituto, inoltre, fu occupata, nel luglio 1916, dall’autorità militare che vi istituì un ospedale di riserva, mentre l’Istituto fu trasferito prima in via Capponi 46, poi in via Giusti 6. Firenze, come tante altre città italiane, dopo Caporetto fu assediata dai profughi la cui gestione non fu per nulla semplice. L’Istituto non era coinvolto direttamente, ma la marchesa Adele che alle opere di beneficenza aveva dedicato la vita non poteva disinteressarsi di una situazione di sofferenza grave come quella. Il 7 gennaio 1918 scrisse una lunga lettera a Luzzatti nella quale spiegava di essere stata informata che a Firenze la scuola dei carabinieri voleva mettere fuori i profughi dal rifugio di Santa Maria Novella e mandarli in un altro, «dichiarato pessimo da tutti noi che lo conosciamo. Vi difettano luce, aria e sole. I bambini, gli infermi confinati tutto il giorno in quelle stanzacce che danno su un brutto vicolo o cortiletto, pozzo, ora ne morrebbero assiderati»</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="W00204_XML24_6_21-39.html#footnote-016">30</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Era solo una delle tante opere di cui la marchesa Alfieri si occupava, oltre che naturalmente dell’Istituto di cui auspicava il rientro in sede il più presto possibile. Solo nell’anno scolastico 1919-1920 l’Istituto ritornò in possesso dei locali di via Laura che necessitavano però di una ristrutturazione avvenuta sollecitamente grazie all’accordo tra l’Istituto e il Genio militare che aveva utilizzato i locali come ospedale (R. Istituto di Scienze Sociali “Cesare Alfieri” 1920, 14). Questo rese possibile l’inaugurazione nell’anno accademico nell’ Aula magna dell’Istituto così come anche la ripresa dei corsi.</hi></p></div><div><head><hi>5. La proposta di riordinamento dell’Istituto di Scienze sociali “Cesare Alfieri” nel 1919 e gli anni del regime </hi></head><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">I cambiamenti, politici, economici e sociali che irruppero nel primo dopoguerra rafforzarono l’idea, per la verità per nulla nuova, che l’Istituto dovesse adeguarsi al cambiamento repentino dei tempi. Per questo motivo si rendeva necessaria una sistemazione dell’Istituto di Scienze Sociali in modo che potesse continuare a svolgere, unico in Italia, il compito di preparare la nuova classe dirigente del paese. Il 12 aprile 1919 si era tenuta una riunione dei rappresentanti degli enti locali per esaminare la proposta del Collegio degli insegnanti, già accolta dal Consiglio direttivo, di riordinamento dell’Istituto di Scienze sociali Cesare Alfieri. Si concordò con il Consiglio direttivo la nomina di una commissione di 5 membri che doveva assumersi il compito di studiare le possibili opzioni da proporre al Governo in modo che lo stato intervenisse in una nuova convenzione insieme al Comune, alla Provincia, alla Camera di commercio e agli eredi Alfieri</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="W00204_XML24_6_21-39.html#footnote-015">31</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">. L’idea generale su cui vi era già un accordo di massima fra il Consiglio e il Collegio dei professori era quella di dividere il corso in due sezioni. La prima da intitolarsi sezione diplomatico consolare era destinata ai giovani che intendevano dedicare le proprie energie ai problemi internazionali</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="W00204_XML24_6_21-39.html#footnote-014">32</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">. Una novità importante per questa sezione era rappresentata da una maggiore esercitazione nelle lingue straniere. La seconda, chiamata sezione economico amministrativa, era destinata a coloro che volevano prepararsi per le carriere amministrative. Queste modifiche, di fatto, non avrebbero stravolto l’assetto dell’Istituto, ma si trattava di un’assegnazione migliore delle materie a seconda dei fini che gli studenti avrebbero voluto perseguire.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Si ritenne, inoltre, di propiziare la nascita di una terza sezione richiesta fortemente dalle rappresentanze commerciali di Firenze. Lo sviluppo economico commerciale del paese richiedeva una preparazione sempre maggiore di giovani che avrebbero operato in questo settore. Per questo motivo era necessario avere nell’Istituto di Scienze Sociali una sezione finanziario commerciale che avrebbe dovuto fornire, valendosi delle cattedre esistenti e di altre da fondare, un vero e proprio insegnamento commerciale superiore in conformità con la legge 20 marzo 1913 numero 268</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="W00204_XML24_6_21-39.html#footnote-013">33</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Per la creazione della nuova sezione finanziaria commerciale e per la migliore sistemazione dell’Istituto di Scienze Sociali, la Provincia, il Comune e la Camera di Commercio erano disposti a concorrere finanziariamente in misura adeguata: i primi due enti elevando il contributo che già erano tenuti a versare in base alla convenzione stipulata il 16 aprile 1888 e la Camera di Commercio stanziando nel proprio bilancio il sussidio di lire 25 mila</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="W00204_XML24_6_21-39.html#footnote-012">34</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">. Ma questa cifra non era adeguata a sostenere il rilancio dell’Istituto. A questi enti avrebbe dovuto unirsi lo Stato con un finanziamento congruo che rendesse sostenibile le spese aggiuntive per la nascita della nuova sezione e per il riordinamento dell’Istituto. Se questo progetto fosse andato in porto avrebbe assicurato una base finanziaria più solida e tale da consentire un trattamento economico agli insegnanti più conforme al carattere superiore dell’Istituto</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="W00204_XML24_6_21-39.html#footnote-011">35</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">. Le spese che l’Istituto avrebbe dovuto fronteggiare in relazione al suo nuovo ordinamento in tre sezioni poteva calcolarsi intorno alle 170.000 di cui 60 mila venivano raccolti tramite tasse, patrimonio, Provincia e Comune. La Camera di Commercio avrebbe messo a bilancio 25.000 lire in favore della nascita della sezione commerciale, la Provincia e il Comune avrebbero aumentato il contributo e lo Stato avrebbe dovuto contribuire con 60 mila lire. Allo Stato e alla Camera di Commercio come già alla Provincia, al Comune e agli eredi del fondatore sarebbe spettata la nomina di due rappresentanti ciascuno nel Consiglio direttivo dell’Istituto. La nuova convenzione avrebbe dovuto seguire i seguenti capisaldi: </hi></p><list type="ordered">
				<item><hi rend="CharOverride-1">il R. Istituto di Scienze Sociali comprenderà tre sezioni: una diplomatico consolare per la preparazione dei giovani che vogliono avviarsi alla carriera diplomatica, del consolato e delle agenzie coloniali; una economica amministrativa per i giovani che intendono avviarsi alla carriera amministrativo dello Stato, delle province e dei comuni, nonché alle funzioni proprie della vita pubblica; la finanziaria commerciale per i giovani che intendono dedicarsi ai commerci, agli istituti di credito di previdenza della cooperazione;</hi></item>
				<item><hi rend="CharOverride-1">i mezzi finanziari saranno costituiti delle rendite del patrimonio oggi posseduto dall’Istituto, dai contributi dei 4 enti seguenti. Lo stato, la Provincia, il Comune e la camera di commercio, dalle tasse scolastiche dalle altre entrate eventuali che provenissero all’Istituto;</hi></item>
				<item><hi rend="CharOverride-1">il Governo dell’Istituto aspetterà al consiglio direttivo costituito da due rappresentanti dello Stato, della Provincia del Comune della Camera di Commercio e degli eredi del marchese Alfieri;</hi></item>
				<item><hi rend="CharOverride-1">saranno ammesse alle tre sezioni dell’Istituto giovani muniti della licenza liceale e di istituto tecnico, da un istituto commerciale Regio pareggiato salvo per coloro che non hanno la licenza liceale e vogliono iscriversi alla sezione diplomatico consolare o a quella economica amministrativa l’obbligo di superare l’esame di lingua latina;</hi></item>
				<item><hi rend="CharOverride-1">gli studenti che avranno superato tutti gli esami speciali e quello finale conseguiranno la laurea in scienze sociali oppure in scienze commerciale;</hi></item>
				<item><hi rend="CharOverride-1">il trattamento economico per i professori attuali dell’Istituto e per gli altri che dovranno essere chiamati a insegnarvi non potrà essere inferiore a quello fissato dall’annesso ruolo organico vedi allegato quattro</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="W00204_XML24_6_21-39.html#footnote-010">36</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">.</hi></item>
			</list><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">La proposta piacque talmente tanto che fra l’agosto e il novembre 1919 il Comune, la Provincia deliberavano l’aumento dei fondi in favore dell’Istituto, mentre la Camera di commercio interveniva con un nuovo contributo. Quando tutto sembrava andare per il verso giusto la situazione si arenò quando nel 1921 Luzzatti lasciò la soprintendenza per problemi di salute. Al suo posto il presidente del Senato nominò Filippo Torrigiani che da anni sostituiva Luzzatti alla guida dell’Istituto. Alla vigilia della presa del potere del fascismo e della riforma dell’Istruzione varata da Giovanni Gentile (si veda Moretti 2004), nel 1923, l’Istituto “Cesare Alfieri” rappresentava una grande realtà con un numero di studenti in costante ascesa fino al 1924. La riforma Gentile che avrebbe trasformato l’Istituto di Studi Superiori Pratici e di Perfezionamento in Università degli studi, con finanziamento misto dello Stato e degli enti locali, non toccò il “Cesare Alfieri” che riuscì a conservare la sua autonomia, trasformato in Istituto Superiore, sia perché il decreto non prevedeva la nascita di una facoltà di Scienze sociali, sia perché il patrimonio Alfieri conferito all’Istituto era legato alla conservazione della sua autonomia (Rogari 2004, 677-78). Esso dovette comunque riformare lo statuto.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Il nuovo statuto riformato fu varato il 1° dicembre 1924 e approvato con RD del 18 aprile 1925 configurando l’Istituto come una Università libera che conferiva la laurea in Scienze sociali politiche ed economiche dopo quattro anni legali di corso. Restava la possibilità di conferire il diploma dopo tre anni. All’Istituto, che acquisiva la qualifica di Superiore, ci si poteva iscrivere solo con la maturità classica e scientifica (Rogari 2004, 679). Era solo l’inizio di un cammino irto di ostacoli.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">L’effetto fu un calo degli iscritti che per l’a.a. 1927-1928 si attestò sotto i cento.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Inoltre, la moltiplicazione degli insegnamenti giuridici che erano in larga misura mutuati dalla Facoltà di Giurisprudenza se da una parte alleggeriva gli oneri finanziari dell’Istituto dall’altra ne snaturava la natura interdisciplinare pensata da Carlo Alfieri. </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Nel 1926, avvalendosi dell’articolo 2 del RD 28 agosto 1924 che istituiva i R. Istituti Superiori di Scienze economiche e commerciali, abilitati a conferire il titolo di laureato in economia e commercio dopo quattro anni di studi, fu costituita all’interno del “Cesare Alfieri” la Facoltà di Scienze Economiche e Commerciali. Fu un tentativo per fare decollare nuovamente le iscrizioni, dal momento che l’art.32 del RD prevedeva che a tali facoltà potessero iscriversi anche studenti forniti di licenza commerciale, tecnica e nautica. In realtà, la convivenza, fu assai breve, in quanto con la legge di conversione del 18 marzo 1928 la Facoltà di Scienze economiche e commerciali fu separata dal “Cesare Alfieri” ed eretta in Istituto autonomo. Intanto, con il RD del 12 gennaio 1928 veniva sciolto il Consiglio d’amministrazione del R. Istituto Superiore di Scienze Sociali e sostituito con un commissario nominato dal Rettore dell’Università di Firenze che sostituiva la figura del soprintendente e che per gli anni dal 1928 al 1935 fu Piero Ginori Conti (Rogari 1986, 1029). Anche grazie all’opera di Ginori Conti, l’Istituto “Cesare Alfieri” riformò il proprio statuto dandosi un ordinamento in tre indirizzi che fu approvato con RD del 1° novembre 1928. Quanto alle proposte continue di assorbimento il Commissario straordinario argomentava al Rettore Bindo De Vecchi nel marzo 1931 le motivazioni per le quali non era opportuno procedere. Il Commissario puntualizza che a fronte della donazione effettuata dalle eredi di Carlo Alfieri, Luisa e Adele, dopo la morte del padre, nel 1898, l’Istituto godeva di una rendita patrimoniale di 85.000 lire. Tuttavia, in base agli art.li 4 e 5 della donazione il patrimonio restava a disposizione dell’Istituto solo a condizione che esso mantenesse «il carattere, lo spirito e gli intendimenti del benemerito fondatore». Quindi un assorbimento avrebbe significato la perdita di 60.000 lire annue di rendita per la restituzione del patrimonio alle eredi Alfieri di Sostegno. Inoltre, Ginori Conti puntualizzava, «una riforma simile costituirebbe un gravissimo caso di violazione alla volontà dei munifici testatori e donatori, e rappresenterebbe un precedente tale da intristire per il futuro la fonte preziosa del mecenatismo» (Rogari 1986, 1029). Infine, c’è la questione delle relazioni con l’Università che, peraltro, scrive il Commissario, sono state già rafforzate col nuovo ordinamento del 1928. Il collegio dei docenti, infatti, è formato anche dai professori di Giurisprudenza che vi insegnano; il direttore può essere professore di tale Facoltà</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="W00204_XML24_6_21-39.html#footnote-009">-1</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">; dei 29 insegnamenti, dieci dei sedici impartiti dai docenti dell’“Alfieri” sono usufruiti anche da docenti di Giurisprudenza; l’uso della Biblioteca è aperto a tutti gli studenti dell’Università. Quindi concludeva:</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Sarò lieto di rafforzare ancora questa colleganza, ma sarò anche di dovere contrario ad ogni provvedimento che minacciasse l’autonomia dell’Istituto e le finalità volute dall’illuminato e munifico Fondatore (Università degli Studi di Firenze 1940, 113-14).</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">L’opposizione di Ginori Conti, alimentata da Adele e Luisa nel difendere l’eredità morale del padre, sortì l’effetto di bloccare i tentativi di assorbimento da parte dell’Università. Gradualmente, poi, gli iscritti, che erano scesi sotto cento nell’anno accademico 1927-1928</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="W00204_XML24_6_21-39.html#footnote-008">-1</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">, ricominciarono a crescere. Nell’anno accademico 1932-1933 il direttore Livio Livi poteva dichiarare che dei 140 iscritti all’Istituto 12 erano di nazionalità straniera; 14 emiliani; 12 siciliani; 10 pugliesi; 8 calabresi; 7 campani, 6 veneti</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="W00204_XML24_6_21-39.html#footnote-007">-1</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">. Era un modo per dimostrare il largo prestigio e il seguito che trovava l’Istituto sul piano nazionale. L’anno dopo sarebbero saliti a 172 e poi a 223 nel 1934-1935</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="W00204_XML24_6_21-39.html#footnote-006">-1</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">. </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">La rinnovata attrattiva della laurea nasceva da diversi fattori. Anzitutto, l’uso del vecchio modello per indirizzi che era stato tradizione dell’“Alfieri” e che la riforma del 1924 aveva abolito. Dopo il primo biennio comune venivano costituiti l’indirizzo Amministrativo-sindacale; il Diplomatico-consolare e il Coloniale</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="W00204_XML24_6_21-39.html#footnote-005">-1</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">. Inoltre, venivano reintrodotti insegnamenti tipici dell’Istituto. Tornava la Scienza politica (Roberto Michels); l’insegnamento di Diritto amministrativo veniva affiancato dalla Scienza dell’amministrazione; ricomparivano la Scienza delle finanze e la Contabilità di Stato (Ugo Corti); soprattutto venivano potenziate le materie storiche e geografiche con Storia moderna e contemporanea (Niccolò Rodolico); Storia dei trattati e delle relazioni diplomatiche (Siotto Pintor); Storia delle dottrine e delle istituzioni politiche (Aldo Cecchini); Storia coloniale, Geografia politica ed economica e Geografia e etnografia delle colonie. Naturalmente, restava la Sociologia che era sopravvissuta alla riforma del 1924 ed erano potenziati gli insegnamenti statistici affiancando la Statistica metodologica con la Statistica demografica (Livio Livi). </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Era, inoltre, di grande peso nella ripresa dell’Istituto la fondazione, prevista dal nuovo Statuto, della Scuola di perfezionamento in Studi politici internazionali. Si trattava di una scuola biennale che restituiva all’“Alfieri” il ruolo centrale nella formazione dei diplomatici italiani che era stato vanto della Scuola. Si trattava di un percorso di studi assai moderno. Con l’insegnamento di materie come il Diritto pubblico comparato. Erano previsti corsi semestrali o trimestrali su Gran Bretagna; Stati Uniti; sui paesi dell’America centrale e meridionale; sui problemi del Mediterraneo; sulle questioni dell’Estremo Oriente e del Pacifico ed ovviamente sulle questioni europee continentali. Veniva introdotta l’economia internazionale sotto la dizione Problemi economici internazionali e Teoria e pratica dei trattati di commercio</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="W00204_XML24_6_21-39.html#footnote-004">-1</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">. Inoltre, nel 1933 veniva costituito lo Studio fiorentino di politica estera da cui sarebbe scaturita la </hi><hi rend="italic">Rivista di Studi Politici Internazionali</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="W00204_XML24_6_21-39.html#footnote-003">-1</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">. Nello stesso anno Giovanni Lorenzoni fondava il Gabinetto di Sociologia</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="W00204_XML24_6_21-39.html#footnote-002">-1</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Va da sé comunque che il consolidamento dell’Istituto veniva anche dai rafforzati legami con il regime. Nel 1931 nasceva il Centro Studi Coloniali</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="W00204_XML24_6_21-39.html#footnote-001">-1</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1"> a seguito del primo congresso in studi coloniali che veniva tenuto presso l’“Alfieri”. Nel 1934 veniva fondata la Scuola di perfezionamento in Studi Sindacali e corporativi. </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Nel complesso, pur nel processo di fascistizzazione in atto</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="W00204_XML24_6_21-39.html#footnote-000">-1</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">, il decennio 1928-1938 fu di crescita per l’Istituto e di consolidamento nel panorama dell’istruzione superiore. Inoltre, nel gennaio 1930 nasceva l’Associazione dei laureati del “Cesare Alfieri” che confermava lo spirito di corpo che i laureati dell’“Alfieri” avevano sviluppato, indicatore di una vivacità che aveva da sempre caratterizzato gli studenti dell’Istituto.</hi></p></div><div><head><hi>Riferimenti bibliografici</hi></head><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Alfieri di Sostegno, Carlo. 1889. </hi><hi rend="italic">L’insegnamento liberale della Scienza di stato</hi><hi rend="CharOverride-1">. Firenze.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Corsi, Atto. 1894. </hi><hi rend="italic">Pensieri ed intenti di educazione patriottica: Discorsi e documenti del R. Istituto di Scienze Sociali</hi><hi rend="CharOverride-1">. Firenze: Fratelli Bocca.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Istituto di Scienze Sociali “Cesare Alfieri”. 1913. </hi><hi rend="italic">Relazione sul riordinamento degli studi</hi><hi rend="CharOverride-1">. Firenze: Tipografia galileiana.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Manica, Giustina. 2018. </hi><hi rend="italic">Il “Cesare Alfieri” dopo Carlo Alfieri, la soprintendenza di Emilio Visconti Venosta 1898-1914</hi><hi rend="CharOverride-1">. Firenze: Polistampa.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Moretti, Mauro. 2004. </hi><hi rend="italic">Scuola e università nei documenti parlamentari gentiliani</hi><hi rend="CharOverride-1">. Soveria Mannelli: Rubbettino.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">R. Istituto di Scienze Sociali “Cesare Alfieri”. 1904. </hi><hi rend="italic">Annuario per l’anno accademico 1903-1904. </hi><hi rend="CharOverride-1">Firenze: Tipografia galileiana.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">R. Istituto di Scienze Sociali “Cesare Alfieri”. 1914. </hi><hi rend="italic">Annuario per l’anno accademico 1914-1915</hi><hi rend="CharOverride-1">. Firenze: Tipografia galileiana.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">R. Istituto di Scienze Sociali “Cesare Alfieri”. 1915. </hi><hi rend="italic">Annuario per l’anno accademico 1915-1916</hi><hi rend="CharOverride-1">. Firenze: Tipografia galileiana.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">R. Istituto di Scienze Sociali “Cesare Alfieri”. 1920. </hi><hi rend="italic">Annuario per l’anno accademico 1919-1920</hi><hi rend="CharOverride-1">. Firenze: Tipografia galileiana.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">R. Istituto di Scienze Sociali “Cesare Alfieri”. 1921. </hi><hi rend="italic">Annuario per l’anno accademico 1921-1922. </hi><hi rend="CharOverride-1">Firenze: Tipografia galileiana.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">R. Istituto Superiore di Scienze Sociali “Cesare Alfieri”. 1927. </hi><hi rend="italic">Annuario per l’anno accademico 1927-1928</hi><hi rend="CharOverride-1">. Firenze: Tipografia galileiana.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">R. Istituto Superiore di Scienze Sociali “Cesare Alfieri”. 1930. </hi><hi rend="italic">Annuario per l’anno accademico 1930-1931</hi><hi rend="CharOverride-1">. Firenze: Tipografia galileiana.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">R. Istituto Superiore di Scienze Sociali “Cesare Alfieri”. 1932. </hi><hi rend="italic">Annuario per l’anno accademico 1932-1933</hi><hi rend="CharOverride-1">. Firenze: Tipografia galileiana.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">R. Istituto Superiore di Scienze Sociali “Cesare Alfieri”. 1933. </hi><hi rend="italic">Annuario per l’anno accademico 1933-1934</hi><hi rend="CharOverride-1">. Firenze: Tipografia galileiana.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">R. Istituto Superiore di Scienze Sociali “Cesare Alfieri”. 1934. </hi><hi rend="italic">Annuario per l’anno accademico 1934-1935</hi><hi rend="CharOverride-1">. Firenze: Tipografia galileiana.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">R. Istituto Superiore di Scienze Sociali “Cesare Alfieri”. 1936. </hi><hi rend="italic">Annuario</hi><hi rend="CharOverride-1"> </hi><hi rend="italic">per l’anno accademico 1936-1937</hi><hi rend="CharOverride-1">. Firenze: Tipografia galileiana.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Rogari, Sandro. 1986. “L’Istituto di Studi Superiori Pratici e di Perfezionamento e la Scuola di Scienze Sociali (1859-1924).” In </hi><hi rend="italic">Storia dell’Ateneo Fiorentino</hi><hi rend="CharOverride-1">, a cura di L. Lotti, C. Leonardi, e C. Ceccuti, 961-1030. Firenze: Parretti.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Rogari, Sandro. 1991. “La Scuola di Scienze Sociali.” In </hi><hi rend="italic">Cultura e istruzione superiore a Firenze. Dall’Unità alla grande guerra</hi><hi rend="CharOverride-1">. Firenze: CET.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Rogari, Sandro. 1998. “L’Istituto di Studi Superiori Pratici e di Perfezionamento, la Scuola di Scienze Sociali e le università toscane.” In </hi><hi rend="italic">Le università minori in Europa. (Secoli XV-XIX)</hi><hi rend="CharOverride-1">, a cura di Gian Paolo Brizzi, e Jacques Verger, Soveria Mannelli: Rubbettino.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Rogari, Sandro. 2004. “Il “Cesare Alfieri” da Istituto a Facoltà di Scienze Politiche.” In </hi><hi rend="italic">L’Università degli studi di Firenze 1924-2004</hi><hi rend="CharOverride-1">,</hi><hi rend="italic"> </hi><hi rend="CharOverride-1">a cura di A. Marinelli et al., 677-739. Firenze: Leo S. Olschki.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Società italiana di educazione liberale, Scuola di Scienze Sociali R. Istituto “Cesare Alfieri”. 1889. </hi><hi rend="italic">L’insegnamento liberale della Scienza di stato</hi><hi rend="CharOverride-1">. Firenze: Landi.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Spadolini, Giovanni. 1975</hi><hi rend="italic">. Il “Cesare Alfieri” nella storia d’Italia. Nascita e primi passi della scuola fiorentina di scienze sociali. </hi><hi rend="CharOverride-1">Con documenti inediti e un’antologia di testi curata da Sandro Rogari. Firenze: Le Monnier.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Statuto del Reale Istituto Superiore di Scienze Sociali e politiche “Cesare Alfieri” di Firenze. 1928. Approvato con Regio Decreto il 1° novembre 1928 n. 3499.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Università degli Studi di Firenze. 1940. </hi><hi rend="italic">Annuario per l’anno accademico 1939-1940</hi><hi rend="CharOverride-1">. Firenze.</hi></p><list type="ordered">
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="W00204_XML24_6_21-39.html#footnote-045-backlink">1</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	</hi><hi rend="CharOverride-1">Istituto Veneto di Scienze Lettere ed Arti (d’ora in avanti IVSLA), Archivio Luigi Luzzatti, </hi><hi rend="italic">Monografia del Regio Istituto di Scienze Sociali Cesare Alfieri in Firenze con annessa scuola di notariato</hi><hi rend="CharOverride-1">, Roma, Tip. operaia romana coop., 1913, 11-2. </hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="W00204_XML24_6_21-39.html#footnote-044-backlink">2</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	</hi><hi rend="CharOverride-1">Nel primo triennio il numero degli studenti crebbe. Anno 1875-76: 14 scritti 10 uditori; anno 1876 -77: 22 iscritti e due uditori; anno 1877-78 30 iscritti e tre uditori; anno 1878-79: 23 iscritti e 6 uditori. Si vedano gli annuari dell’Istituto.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="W00204_XML24_6_21-39.html#footnote-043-backlink">3</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	</hi><hi rend="CharOverride-1">Società italiana di educazione liberale, Scuola di Scienze Sociali R. Istituto “Cesare Alfieri” 1889, 33; Manica 2018.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="W00204_XML24_6_21-39.html#footnote-042-backlink">4</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	</hi><hi rend="CharOverride-1">Per quanto concerne la partecipazione degli studenti dell’Alfieri ai concorsi pubblici, si veda IVSLA, Archivio Luigi Luzzatti, </hi><hi rend="italic">Monografia del Regio istituto di Scienze sociali Cesare Alfieri</hi><hi rend="CharOverride-1">, cit., 25-7. La situazione andò migliorando dal 1882 in poi. Il ministero degli Interni: con il regio decreto 14 maggio 1882 n. 772 che stabiliva gli esami di ammissione agli impieghi di prima categoria dell’amministrazione deliberava che potevano partecipare anche coloro che avevano superato l’esame finale della Scuola di Scienze Sociali di Firenze. Ministero degli esteri: Prima dell’87 gli alunni avevano ottenuto il diploma del reale istituto erano ammessi ai concorsi delle carriere del ministero degli esteri, ma nei relativi decreti avvisi di concorso non era fatto menzione. Il primo Regio decreto che ne fa cenno è quello del 27 settembre 1887 n. 4993. Ministero delle Marina: decreto10 marzo 1910 numero 143 disponeva che per i concorsi per la nomina segretario di quarta classe potevano partecipare coloro che avevano superato l’esame finale della Scuola di Scienze Sociali di Firenze conseguito il relativo diploma. Ministero delle finanze: Il reale decreto 9 giugno 1910 numero 602 disponeva: articolo 34 si entra a far parte del personale di prima categoria mediante un esame di concorso per il posto di volontario nelle intendenze di finanza. Per l’ammissione al concorso si richiede la laurea in Giurisprudenza conseguita da un’università del regno o diploma finale rilasciato dal Regio Istituto di Scienze Sociali in Firenze. Ministero di agricoltura industria e commercio: decreto 11 gennaio 1912 numero 138 disponeva: per l’ammissione ai concorsi per la prima categoria della carriera amministrativa la laurea in Giurisprudenza, Scienze economiche e commerciali e il diploma finale della Scuola di Scienze Sociali essere Alfieri.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="W00204_XML24_6_21-39.html#footnote-041-backlink">5</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	</hi><hi rend="CharOverride-1">“Statuto e programma d’insegnamento provvisori della Società per la fondazione e pel mantenimento di una scuola di Scienze Sociali”, 25 maggio 1873 in Spadolini 1975, appendice, 129.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="W00204_XML24_6_21-39.html#footnote-040-backlink">6</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	</hi><hi rend="CharOverride-1">IVSLA, Archivio Luigi Luzzatti, </hi><hi rend="italic">Monografia del Regio istituto di Scienze sociali Cesare Alfieri</hi><hi rend="CharOverride-1">, cit., 19. Si veda anche Spadolini 1975, 80 e Rogari 1991, 82-3.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="W00204_XML24_6_21-39.html#footnote-039-backlink">7</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	</hi><hi rend="CharOverride-1">I contributi della Provincia e del Comune sarebbero cessati quando le rendite patrimoniali dell’Istituto escluse le tasse scolastiche e il contributo della Provincia e del Comune avessero raggiunto la somma di 40.000 lire. Il Comune e la Provincia si sarebbero fatti carico anche degli stipendi degli insegnanti parificandoli agli stipendi dell’organico della Scuola di Giurisprudenza.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="W00204_XML24_6_21-39.html#footnote-038-backlink">8</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	</hi><hi rend="CharOverride-1">L’adunanza era presieduta da un Senatore del regno nominato dalle eredi Alfieri e poi, in seguito, dai loro discendenti.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="W00204_XML24_6_21-39.html#footnote-037-backlink">9</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	</hi><hi rend="CharOverride-1">Art. 12 e diposizioni relative all’esecuzione dell’art.12 della Convenzione, approvate dal Consiglio direttivo e sanzionate dalla giunta municipale e dalla deputazione Provinciale in Corsi 1894, 166-67.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="W00204_XML24_6_21-39.html#footnote-036-backlink">10</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	</hi><hi rend="CharOverride-1">Archivio Cavour Santena, Cassetta Cesare Alfieri, Corrispondenza relativa all’Istituto Cesare Alfieri rivolte a Emilio Visconti Venosta: si veda lettere di Piero Puccioni al marchese Emilio Visconti Venosta 10 febbraio 1898, la lettera di Piero Puccioni a Luisa Alfieri di Sostegno 10 febbraio 1898 e la lettera di Puccioni a Emilio Visconti Venota 29 gennaio 1898.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="W00204_XML24_6_21-39.html#footnote-035-backlink">11</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	</hi><hi rend="CharOverride-1">Parole pronunciate da Emilio Visconti Venosta in occasione dell’inaugurazione dell’a.a. 1903-1904 in Manica 2018, 19. Si veda inoltre </hi><hi rend="italic">Annuario per l’anno accademico 1903-1904 del R. Istituto Cesare Alfieri</hi><hi rend="CharOverride-1"> 1904, 6; Spadolini 1975, 95; Rogari 1991, 84.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="W00204_XML24_6_21-39.html#footnote-034-backlink">12</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	</hi><hi rend="CharOverride-1">La condivisione di queste tematiche diede poi la spinta, dopo il terremoto del 7 e 8 settembre 1905 che portò alla distruzione nella provincia di Catanzaro, alla nascita di una inchiesta sulla Calabria promossa e sostenuta dalla marchesa Alfieri. Questa straordinaria e corposa inchiesta svolta da tre giovani fiorentini, Dino Taruffi, Leonello De Nobili e Cesare Lori, pubblicata poi nel 1908, fu organizzata e diretta dallo stesso Villari, dal professor Dalla Volta e dal dottor Bartolommei Gioli, allora docenti del “Cesare Alfieri”. Quando, dopo poco tempo, ci fu il terremoto che distrusse Reggio Calabria e Messina, nel dicembre 1908, toccò al neo direttore Riccardo Dalla Volta dare la triste notizia della perdita di un allievo dell’Istituto, il marchese Francesco di Francia e di tutta la sua famiglia. La notizia sconvolse l’Istituto e la stessa marchesa Adele poiché il marchesino Di Francia era ospite a casa Alfieri quando soggiornava a Firenze per i suoi studi. Adele decise così di partire, di nuovo, alla volta della Calabria per aiutare quella povera gente. In quell’occasione portò con sé i nipoti Enrico e Giovannino che si occuparono del reperimento e della distribuzione dei viveri fra i terremotati. La sua opera non si fermò. Subito dopo la pubblicazione dell’inchiesta fu organizzata presso l’Istituto un’importante conferenza sull’emigrazione italiana negli Stati Uniti tenuta da Luigi Villari, figlio di Pasquale, vice console italiano in diverse città americane. «La conferenza», scrive Dalla Volta, «ha soprattutto lo scopo di istruire i nostri studenti intorno ad un argomento di interesse in questo momento». </hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="W00204_XML24_6_21-39.html#footnote-033-backlink">13</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	</hi><hi rend="CharOverride-1">IVSLA, Archivio Luigi Luzzatti, </hi><hi rend="italic">Monografia del Regio istituto di Scienze sociali Cesare Alfieri</hi><hi rend="CharOverride-1">, cit. 24. Negli anni 1909-1910, 1910-1911, 1911-1912 il numero degli alunni è stato rispettivamente di 93, 96 e 107, quello degli uditori di 3, 2, 1, 2. Nel collegio degli insegnanti ci furono alcune modifiche. Ugo Forti nominato nel 1910 professore dell’Università di Cagliari è stato sostituito nell’insegnamento di diritto amministrativo dal professor avvocato Cino Vitta, libero docente nella Reale Università di Pisa e già incaricato nell’Università di Camerino, e in quello del Diritto costituzionale dal professor Teodosio Marchi, libero docente nella Regia Università di Parma e Urbino. Avendo poi il prof. Giovanni Brunetti rinunciato all’incarico di Istituzioni di diritto romano esso fu sostituito dal prof Francesco Bernardino Cicala, libero docente dell’Università di Napoli. Pasquale Villari avendo dovuto limitare per ragioni di salute il numero delle lezioni fu sostituito nell’anno 1910-1911 dal dottor G. B Klein, già alunno dell’Istituto il cui diploma conseguito nel 1904. Il professor Arrigo Cavaglieri, essendo stato nominato nel marzo 1911 professore del Real Istituto superiore di studi commerciali e coloniali di Roma ha rinunciato ai suoi insegnamenti poi affidati al professor Mario Marinoni, libero docente nella regione diversità di Padova. Nei predetti anni scolastici sono stati tenuti brevi corsi liberi di Psicologia collettiva dal prof. Scipio Sighele e di sociologia dal professor Ugo Matteucci, libero docente nella reggia Università di Pisa. Inoltre, hanno tenuto conferenze il dottor Luigi Villari e la signora Amy A Barnaby sull’emigrazione negli Stati Uniti d’America e su vari argomenti.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="W00204_XML24_6_21-39.html#footnote-032-backlink">14</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	</hi><hi rend="CharOverride-1">IVSLA, Archivio Luigi Luzzatti, </hi><hi rend="italic">Monografia del Regio istituto di Scienze sociali Cesare Alfieri</hi><hi rend="CharOverride-1">, cit. 29.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="W00204_XML24_6_21-39.html#footnote-031-backlink">15</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	</hi><hi rend="CharOverride-1">In molte occasioni Villari tentò di ritirarsi perché in età ormai avanzata ma alla fine desisteva per contentare la marchesa Alfieri e i tanti colleghi che si mobilitavano per convincerlo a rimanere. Questa volta Pasquale Villari non tornò sui suoi passi. Aveva 85 anni. Sarebbe morto a Firenze cinque anni dopo.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="W00204_XML24_6_21-39.html#footnote-030-backlink">16</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	</hi><hi rend="CharOverride-1">Istituto di Scienze Sociali “Cesare Alfieri” 1913, 6. Per quanto concerneva il prof. Klein che da un biennio sostituiva Villari nelle lezioni gli si propose di continuare a insegnare la sua materia a titolo di corso libero e gratuito, concedendo agli studenti di iscriversi al corso senza obbligo di esame ma a titolo di perfezionamento.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="W00204_XML24_6_21-39.html#footnote-029-backlink">17</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	</hi><hi rend="CharOverride-1">Istituto di Scienze Sociali “Cesare Alfieri” 1913, 14-6. La proposta della Commissione prevedeva: I anno) Introduzione allo studio delle Scienze giuridiche e istituzione di diritto civile, 3 ore; istituzione di diritto romano, 3 ore; Istituzione di diritto pubblico, 2 ore; diritto e procedura penale, 3 ore; Storia moderna, 3 ore; storia delle costituzioni, 1 ora; storia delle relazioni internazionali, 1 ora; geografia generale, 2 ore; Economia politica, 2 ore. 9 materie, 20 ore. II anno) Diritto civile 3 ore; diritto commerciale, 3 ore; Diritto amministrativo e scienze dell’Amministrazione, 3 ore; Diritto costituzionale, 2 ore; diritto internazionale pubblico, 2 ore; Filosofia del diritto, 2 ore, storia del diritto, 2 ore; storia contemporanea e coloniale, 1 ora; geografia economica e coloniale,1 ora; economia politica, 1 ora; scienze delle finanze e contabilità di stato, 3 ore. 11 materie 23 ore. III anno) Diritto civile, 3 ore; procedura civile e ordinamento giudiziario, 2 ore; Diritto amministrativo e scienze dell’Amministrazione, 3 ore; Diritto costituzionale, 2 ore; diritto internazionale pubblico, 2 ore; Diritto internazionale privato, 3 ore; legislazione coloniale, 2 ore; Storia contemporanea e coloniale, 1 ora; geografia economica e coloniale, 1 ora; statistica e demografia, 2 ore; economia coloniale e legislazione del lavoro, 2 ore. 12 materie, ore 24.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="W00204_XML24_6_21-39.html#footnote-028-backlink">18</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	</hi><hi rend="CharOverride-1">Il docente incaricato di Legislazione coloniale comparata fu Santi Romano. Il corso partì nell’anno accademico 1913-1914.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="W00204_XML24_6_21-39.html#footnote-027-backlink">19</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	</hi><hi rend="CharOverride-1">Lettera di Emilio Visconti Venosta al consiglio direttivo dell’Istituto sul Progetto di legge sull’ordinamento del notariato, 1913. Si veda Manica 2018, 308.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="W00204_XML24_6_21-39.html#footnote-026-backlink">20</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	</hi><hi rend="CharOverride-1">Discorso inaugurale del prof. Mario Marsili Libelli, </hi><hi rend="italic">Urgenti problemi economici e finanziari in Italia</hi><hi rend="CharOverride-1">, in R. Istituto di Scienze Sociali “Cesare Alfieri” 1914, 10.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="W00204_XML24_6_21-39.html#footnote-025-backlink">21</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	</hi><hi rend="CharOverride-1">Relazione del direttore, in R. Istituto di Scienze Sociali “Cesare Alfieri” 1914, 116 e 133-34.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="W00204_XML24_6_21-39.html#footnote-024-backlink">22</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	</hi><hi rend="CharOverride-1">IVSLA, Archivio Luigi Luzzatti, Lettera di Dalla Volta a Luigi Luzzatti 23 dicembre 1914.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="W00204_XML24_6_21-39.html#footnote-023-backlink">23</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	</hi><hi rend="CharOverride-1">Relazione del direttore, in R. Istituto di Scienze Sociali “Cesare Alfieri” 1914, 107.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="W00204_XML24_6_21-39.html#footnote-022-backlink">24</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	</hi><hi rend="CharOverride-1">IVSLA, Archivio Luigi Luzzatti, Telegramma di Dalla Volta a Luzzatti, 23 febbraio 1915, lettera Dalla Volta Luzzatti 24 febbraio 1915.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="W00204_XML24_6_21-39.html#footnote-021-backlink">25</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	</hi><hi rend="CharOverride-1">Anche in questo caso si profilò dunque l’uso di quella norma del regolamento che permettere al Soprintendente di delegare le sue funzioni a un membro del Consiglio. In questo caso la persona scelta a tale incarico sarebbe stata Filippo Torrigiani.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="W00204_XML24_6_21-39.html#footnote-020-backlink">26</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	</hi><hi rend="CharOverride-1">R. Istituto di Scienze Sociali “Cesare Alfieri” 1915, 8, 10-1.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="W00204_XML24_6_21-39.html#footnote-019-backlink">27</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	</hi><hi rend="CharOverride-1">IVSLA, Archivio Luigi Luzzatti, Lettera di Dalla Volta a Luzzatti, 18 novembre 1915.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="W00204_XML24_6_21-39.html#footnote-018-backlink">28</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	</hi><hi rend="CharOverride-1">IVSLA, Archivio Luigi Luzzatti, Lettera di Dalla Volta a Luzzatti, 5 dicembre 1915. </hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="W00204_XML24_6_21-39.html#footnote-017-backlink">29</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	</hi><hi rend="CharOverride-1">Nell’anno accademico 1916-1917 ancora un calo. Gli iscritti scesero a 88. Poi l’anno successivo a 75. Solo nell’anno 1918-1919, con la fine della guerra, ci fu una ripresa nel numero degli iscritti che salirono118. Ma c’è un dato che conforta e su cui vale valeva la pena soffermarsi. L’Istituto esisteva ormai da 41 anni e tra i suoi banchi erano passati 892 studenti di cui 268 provenienti dal nord Italia (Piemonte, Lombardia, Veneto, Liguria, Emilia), 273 dall’Italia centrale (Toscana, marche, Umbria, Lazio) e 279 dall’Italia meridionale e insulare (Abruzzo, Campania, Puglia, Basilicata, Calabria, Sicilia, Sardegna) e 70 provenivano dall’estero. Si veda R. Istituto di Scienze Sociali “Cesare Alfieri” 1915, 61. Nel 1918-19 si arrivò a 1019 iscritti. 305 dall’Italia settentrionale, 308 dall’Italia centrale, 322 dall’Italia meridionale, 4 da Trento e Trieste e 78 dall’estero. Era un grande risultato per l’Istituto che aveva perseguito nella volontà del fondatore di creare una Scuola bene inserita e riconosciuta nel panorama nazionale e internazionale.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="W00204_XML24_6_21-39.html#footnote-016-backlink">30</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	</hi><hi rend="CharOverride-1">IVSLA, Archivio Luigi Luzzatti, Lettera di Adele Alfieri di Sostegno a Luigi Luzzatti,7 gennaio 1918.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="W00204_XML24_6_21-39.html#footnote-015-backlink">31</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	</hi><hi rend="CharOverride-1">IVSLA, Archivio Luigi Luzzatti, Lettera di Dalla Volta a Luzzatti, 12 aprile 1919.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="W00204_XML24_6_21-39.html#footnote-014-backlink">32</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	</hi><hi rend="CharOverride-1">IVSLA, Archivio Luigi Luzzatti, </hi><hi rend="italic">Memoriale per il riordinamento dell’Istituto di Scienze Sociali Cesare Alfieri</hi><hi rend="CharOverride-1">, Agosto.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="W00204_XML24_6_21-39.html#footnote-013-backlink">33</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	</hi><hi rend="CharOverride-1">IVSLA, Archivio Luigi Luzzatti, </hi><hi rend="italic">Memoriale per il riordinamento dell’Istituto di Scienze Sociali Cesare Alfieri</hi><hi rend="CharOverride-1">, Agosto, 5.</hi><hi rend="CharOverride-4"> </hi><hi rend="CharOverride-1">Si tratta delle variazioni alla legge 20 marzo 1913, n. 268 sull’ordinamento dei RR. Istituti Superiori di Scienze economiche e commerciali.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="W00204_XML24_6_21-39.html#footnote-012-backlink">34</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	</hi><hi rend="CharOverride-1">IVSLA, Archivio Luigi Luzzatti, </hi><hi rend="italic">Memoriale per il riordinamento dell’Istituto di Scienze Sociali Cesare Alfieri</hi><hi rend="CharOverride-1">, Agosto, 7.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="W00204_XML24_6_21-39.html#footnote-011-backlink">35</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	</hi><hi rend="CharOverride-1">IVSLA, Archivio Luigi Luzzatti, </hi><hi rend="italic">Memoriale per il riordinamento dell’Istituto di Scienze Sociali Cesare Alfieri</hi><hi rend="CharOverride-1">, Agosto, 8.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="W00204_XML24_6_21-39.html#footnote-010-backlink">36</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	</hi><hi rend="CharOverride-1">IVSLA, Archivio Luigi Luzzatti, </hi><hi rend="italic">Memoriale per il riordinamento dell’Istituto di Scienze Sociali Cesare Alfieri</hi><hi rend="CharOverride-1">, Agosto, 9-10.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="W00204_XML24_6_21-39.html#footnote-009-backlink">-1</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	</hi><hi rend="CharOverride-1">Del resto, in quel momento il Direttore prof. Livio Livi era professore di Statistica presso la Facoltà di Giurisprudenza. Livi era in carica dall’11 maggio 1929 e vi sarebbe rimasto fino al 15 novembre 1935.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="W00204_XML24_6_21-39.html#footnote-008-backlink">-1</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	</hi><hi rend="CharOverride-1">Discorso inaugurale del prof. Riccardo Dalla Volta in R. Istituto Superiore di Scienze Sociali “Cesare Alfieri” 1927, 7.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="W00204_XML24_6_21-39.html#footnote-007-backlink">-1</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	</hi><hi rend="CharOverride-1">Discorso inaugurale del Direttore prof. Livio Livi in R. Istituto Superiore di Scienze Sociali “Cesare Alfieri” 1932, 16.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="W00204_XML24_6_21-39.html#footnote-006-backlink">-1</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	</hi><hi rend="CharOverride-1">Relazione del Direttore al R. Commissario in R. Istituto Superiore di Scienze Sociali “Cesare Alfieri” 1934, 7.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="W00204_XML24_6_21-39.html#footnote-005-backlink">-1</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	</hi><hi rend="CharOverride-1">Statuto del Reale Istituto Superiore di Scienze Sociali e politiche “Cesare Alfieri” 1928, 5-6.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="W00204_XML24_6_21-39.html#footnote-004-backlink">-1</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	</hi><hi rend="CharOverride-1">Statuto del Reale Istituto Superiore di Scienze Sociali e politiche “Cesare Alfieri” 1928, 18.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="W00204_XML24_6_21-39.html#footnote-003-backlink">-1</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	</hi><hi rend="CharOverride-1">R. Istituto Superiore di Scienze Sociali “Cesare Alfieri” 1933, 183.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="W00204_XML24_6_21-39.html#footnote-002-backlink">-1</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	</hi><hi rend="CharOverride-1">Giovanni Lorenzoni fu incaricato di Sociologia presso l’“Alfieri” fino alla scomparsa avvenuta combattendo per la liberazione di Firenze. </hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="W00204_XML24_6_21-39.html#footnote-001-backlink">-1</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	</hi><hi rend="CharOverride-1">R. Istituto Superiore di Scienze Sociali “Cesare Alfieri” 1930.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="W00204_XML24_6_21-39.html#footnote-000-backlink">-1</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	</hi><hi rend="CharOverride-1">Nel 1936 fu introdotto l’insegnamento di Storia e dottrina del fascismo, affidato a Augusto Fantechi. Cfr. R. Istituto Superiore di Scienze Sociali “Cesare Alfieri” 1936, 92.</hi></p></item>
				</list><p rend="editorial_metadata_author">Giustina Manica, University of Florence, Italy, giustina.manica@unifi.it, <ref target="https://www.fupress.com">0000-0002-7663-1197</ref></p><p rend="editorial_metadata_polices">Referee List (DOI 1<ref target="https://www.fupress.com">0.36253/fup_referee_list</ref>)</p><p rend="editorial_metadata_polices">FUP Best Practice in Scholarly Publishing (DOI <ref target="https://www.fupress.com">10.36253/fup_best_practice</ref>)</p><p rend="editorial_metadata_book">Giustina Manica, <hi rend="italic">Il “Cesare Alfieri” dalla fondazione al 1938,</hi> © Author(s), <ref target="https://www.fupress.com">CC BY 4.0</ref>, DOI <ref target="https://www.fupress.com">10.36253/979-12-215-0708-9.05</ref>, in Fulvio Conti, Carlo Sorrentino (edited by), <hi rend="italic">La Scuola di Scienze politiche “Cesare Alfieri” (1875-2025)</hi>, pp. -20, 2025, published by Firenze University Press, ISBN 979-12-215-0708-9, DOI <ref target="https://www.fupress.com">10.36253/979-12-215-0708-9</ref></p></div></div>
      
      <div>
        <listBibl>
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          <bibl n="201477">Manica, Giustina. 2018. Il “Cesare Alfieri” dopo Carlo Alfieri, la soprintendenza di Emilio Visconti Venosta 1898-1914. Firenze: Polistampa.</bibl>
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