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        <title type="main" level="a">La “Cesare Alfieri” negli anni Duemila</title>
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          <resp>This is a section of <title>La Scuola di Scienze politiche “Cesare Alfieri” (1875-2025) </title>(DOI: <idno type="DOI">10.36253/979-12-215-0708-9</idno>) by </resp>
          <name>Fulvio Conti, Carlo Sorrentino</name>
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        <publisher>Firenze University Press</publisher>
        <pubPlace>Florence</pubPlace>
        <date when="2025">2025</date>
        <idno type="DOI">https://doi.org/10.36253/979-12-215-0708-9.07</idno>
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          <p>Available for academic research purposes</p>
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        <p>In the new millennium Italian university has undergone considerable changes, stressing Political Science and the Florentine Cesare Alfieri. The old 4-year courses are replaced by a system based on BA and MA. Faculties have been replaced by Schools with different tasks and organization – university system is now based on disciplinary-based Departments. The system of research evaluation has changed. A new process of recruiting is put in force, with the introduction of the National Scientific Qualification (ASN) . These reforms put a strain on C. Alfieri's ability to maintain its characteristic interdisciplinary profile and the high quality of its courses. Here we focus on the effects of these changes and on the policies put in place to keep the high profile of C. Alfieri and her qualifications.</p>
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            <item>Political Sciences</item>
            <item>Tertiary education</item>
            <item>University institutional structure</item>
            <item>Research evaluation</item>
            <item>Interdisciplinarity</item>
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      <p>It is available online at https://doi.org/10.36253/979-12-215-0708-9.07<ref target="https://doi.org/10.36253/979-12-215-0708-9.07" /></p>
      <div><head>La “Cesare Alfieri” negli anni Duemila</head><p rend="h1_author ParaOverride-1" ><hi rend="CharOverride-1">Franca Maria Alacevich</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Con l’inizio del nuovo millennio e in questi primi 25 anni l’università ha subìto notevoli cambiamenti e Scienze politiche, in generale, e la “Cesare Alfieri” in modo del tutto particolare ne hanno risentito grandemente. Un primo rilevante cambiamento riguarda l’offerta formativa: con l’inizio degli anni Duemila, infatti, i vecchi Corsi di laurea quadriennali vengono sostituiti dai Corsi di laurea triennali e biennali specialistici (poi rinominati magistrali) e il tradizionale Corso in Scienze politiche viene progressivamente abbandonato. Con il 2010, inoltre, si avvia una riforma radicale anche dell’assetto istituzionale dell’università: le vecchie Facoltà vengono sostituite dalle nuove Scuole che hanno compiti e organizzazione molto diversa e i nuovi Dipartimenti assumono centralità nel sistema universitario. Questa trasformazione ha pesanti ripercussioni sulla “Cesare Alfieri”, mettendo a dura prova la sua capacità di mantenere il caratteristico profilo interdisciplinare e la qualità dei suoi Corsi di studio. Altri due cambiamenti concorrono, seppur in maniera meno diretta dei precedenti, a creare sfide per la “Cesare Alfieri”. Da un lato, con l’inizio degli anni Duemila si avvia la valutazione della ricerca scientifica, che si consoliderà verso la fine del primo decennio, con le ricadute che questo ha comportato sia per i finanziamenti sia per il personale docente. Dall’altro lato, cambiano anche le modalità di reclutamento e di progressione di carriera dei professori universitari, con l’introduzione dell’Abilitazione Scientifica Nazionale (ASN), che a sua volta ha avuto ricadute sulla vita delle neonate Scuole. Dunque, gli anni Duemila hanno segnato un passaggio importante e in questo intervento si prova a valutarne gli effetti. </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">In questi 25 anni del Duemila, la “Cesare Alfieri” ha mutato volto per tanti aspetti, come si è detto, ciò nonostante, la sua fisionomia è riuscita a rimanere fedele alla sua storia. Come è potuto accadere? Lo si è potuto fare sapendo reagire a queste sfide, mettendo in campo alcune politiche volte ad a sostenere la caratteristica interdisciplinare della formazione, ad assicurare l’eccellenza dei suoi titoli di studio, a mantenere alto il suo profilo accademico e saldo il senso di appartenenza dei suoi studenti, come si mostra nei tre paragrafi conclusivi.</hi></p><div><head><hi>1. I cambiamenti dell’offerta formativa mutano il volto della “Cesare Alfieri”</hi></head><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Con l’inizio degli anni Duemila l’allora Facoltà di Scienze politiche “Cesare Alfieri” subisce, come si è accennato, una trasformazione radicale, anzitutto per quanto riguarda l’offerta formativa. Bisogna tenere presente che nell’ambito delle Facoltà di Scienze politiche del nostro paese la “Cesare Alfieri” è sempre stata un modello di riferimento. La sua organizzazione in ‘indirizzi’, che promuovevano nel secondo biennio del corso quadriennale una specializzazione, venne ripresa da tutte le Facoltà di Scienze politiche con la riforma del 1968-69. L’indirizzo politico-amministrativo in molti casi – come a Firenze – ha dato vita ai Corsi di laurea in Scienze dell’amministrazione. L’indirizzo politico-economico ha avuto docenti di chiara fama come Tarantelli, Vicarelli, Nardozzi, Draghi. L’indirizzo politico-internazionale, con la successiva Scuola di preparazione alla carriera diplomatica ha visto molti laureati affrontare con successo le carriere internazionali, sia nella diplomazia sia negli enti e nelle istituzioni sovranazionali, sia ancora nel mondo delle organizzazioni non governative. L’indirizzo storico-politico ha ricoperto un ruolo di rilievo specialmente per quanto riguarda la Storia contemporanea. L’indirizzo politico-sociale ha conteso il primato ai Corsi di laurea in Sociologia che da tempo erano stati istituiti in molti atenei, per la formazione interdisciplinare che offriva. Questa caratteristica offerta formativa viene sostituita dai nuovi Corsi di laurea del modello 3+2, che ancora oggi è in vigore.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Già nel decennio precedente, negli anni Novanta, l’offerta formativa dell’allora Facoltà si era arricchita dei Diplomi universitari, come ha ricordato Sandro Rogari, ma è con l’applicazione del Decreto ministeriale n. 509 del 1999 che si abbandona il tradizionale Corso di laurea quadriennale e si applica il modello noto come 3+2 che avrebbe dovuto avvicinare i sistemi universitari europei</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="W00204_XML24_10_67-84.html#footnote-004">1</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">. Si trasformano i Diplomi universitari e i precedenti indirizzi del Corso quadriennale in Corsi di laurea triennale. A Firenze i nuovi Corsi triennali attivati a partire dall’anno accademico 2001-2002 sono nove, distribuiti in sei classi di corsi di laurea</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="W00204_XML24_10_67-84.html#footnote-003">2</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">: Media e giornalismo (L-14), Operatori della sicurezza sociale (per l’Arma dei Carabinieri, L-15), Relazioni industriali (L-19), Scienze di governo e dell’amministrazione (L-19), Scienze politiche (L-15), Servizio sociale (L-6), Sociologia (L-36), Studi internazionali (L-15) e il Corso interfacoltà in Operazioni di pace (L-35). Sulla scorta della tradizione di alcuni dei precedenti indirizzi l’anno successivo, 2002-2003, si istituiscono Corsi di laurea specialistica e altri sono creati ex novo, dando vita a nove Corsi di secondo livello, distribuiti anche in questo caso in sei classi di corsi di laurea: Analisi e politiche dello sviluppo locale e regionale (70/S), Comunicazione strategica (67/S), Metodologia della ricerca sociale (49/S), Relazioni internazionali (60/S), Scienze aeronautiche (per l’Aeronautica militare, 70/S), Scienze della politica e dei processi decisionali (70/S), Sociologia (89/S) e Studi europei (99/S).</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Questa riforma ha cambiato il volto della Facoltà, frammentando l’offerta formativa che passava dall’anno accademico 1999-2000 all’anno accademico 2002-2003 da 2 Corsi di laurea quadriennale in Scienze Politiche e Scienze dell’Amministrazione e 2 Diplomi triennali in Servizio Sociale e Relazioni Industriali al Diploma triennale in Servizio sociale e a 18 Corsi di laurea nei due livelli. Ne è scaturito un notevole aumento delle immatricolazioni, che passano da 512 a 1001 nel 2002-2003 quando vengono attivati tutti i nuovi Corsi di laurea, con un incremento del 95%. Con il consolidarsi dei nuovi Corsi, in pochi anni le immatricolazioni più che raddoppiano e nell’anno accademico 2006-2007 toccano la punta più alta (1.326, +159% rispetto al periodo pre-riforma). </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">L’offerta formativa di questo periodo è stata forse eccessivamente frammentata, anche se ciascuno dei Corsi di laurea triennale e specialistica si articolava intorno a un nucleo di competenze didattiche e di ricerca dalla lunga tradizione in Facoltà. Ovviamente il Corso di Scienze politiche proseguiva la tradizione sviluppata sin dal 1875. Media e giornalismo e la specialistica in Comunicazione strategica affondavano le radici negli studi e nel gruppo di lavoro che si era costituito attorno al sociologo Giovanni Bechelloni. Relazioni industriali, nella sede di Prato, riprendeva l’esperienza degli studi lavoristici che da molti anni aveva dato vita in Facoltà a un Istituto dedicato e poi a gruppi di docenti attorno al sociologo Paolo Giovannini. Scienze di governo e dell’amministrazione e la specialistica in Scienza della politica e dei processi decisionali, che vedono un ruolo rilevante di scienziati politici come Massimo Morisi e giuristi amministrativisti come Mario Chiti, riprendevano la tradizione del Corso quadriennale in Scienze dell’amministrazione attivato nel 1996-1997 e l’attenzione che la Facoltà ha avuto sin dalle sue origini alla formazione della classe dirigente e dei funzionari pubblici. Servizio sociale nasce come trasformazione della vecchia Scuola di servizio sociale che la Facoltà ha sempre gestito e si articola ora anche in un biennio specialistico, Scienze del servizio sociale, volto a formare i quadri dirigenti. I Corsi triennale e specialistico in Sociologia affondano le loro radici nell’Istituto di Sociologia cui aveva dato vita soprattutto Luciano Cavalli insieme al gruppo di giovani sociologi genovesi arrivati a Firenze con lui negli anni Sessanta. Studi internazionali e le due specialistiche in Relazioni internazionali e in Studi europei rappresentavano la naturale conseguenza dell’importanza degli studi internazionalistici, che facevano della “Cesare Alfieri” una delle principali fucine di personale diplomatico, dalla fine degli anni Settanta aggregati attorno a Ennio Di Nolfo.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Pur se frammentata, la nuova offerta formativa rispondeva a una domanda di formazione latente, come mostra con evidenza il grafico su immatricolazioni e iscrizioni, ed era in grado di attrarre molti studenti.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Tuttavia questa riforma ha avuto vita breve. La successiva riforma voluta dal Ministro Letizia Moratti, con il Decreto ministeriale n. 270 del 2004, abroga la legge 509. Oltre a cambiare nome alle lauree specialistiche, che divengono magistrali, l’impianto 3+2 non viene soppresso ma alcuni degli aspetti qualificanti i vecchi Diplomi universitari – e rimasti in vita nei nuovi Corsi di laurea triennali – si affievoliscono. Si riducono drasticamente le attività formative trasversali e professionalizzanti, che fornivano un insieme di competenze importanti per il successivo ruolo lavorativo. Si riducono in molti casi anche i crediti formativi assegnati alle attività di tirocinio, che consentivano esperienze pratiche di grande rilievo</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="W00204_XML24_10_67-84.html#footnote-002">3</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Inoltre, sulla base della considerazione che si fosse determinata un’eccessiva frammentazione dell’offerta formativa, un successivo Decreto ministeriale a distanza di tre soli anni (il Decreto n. 544 del 2007) stabilisce regole ancora più restrittive per il mantenimento in essere dei Corsi di laurea. Questo ha fatto sì che si siano dovuti chiudere alcuni Corsi prima ancora che avessero potuto affermarsi pienamente e se ne fosse potuta valutare la reale efficacia. Nel 2007-2008 non viene attivato il Corso di laurea in Scienze di governo e dell’amministrazione, l’anno successivo 2008-2009 non vengono attivati molti altri Corsi di laurea triennali e magistrali, con una riforma degli ordinamenti interni dei Corsi rimasti attivi che cerca di mantenere almeno nei curricula e nell’impianto formativo l’eredità di alcuni di essi – che, come si nota dall’andamento delle immatricolazioni e delle iscrizioni al primo anno dei corsi del secondo biennio, avevano incontrato l’interesse degli studenti. </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Nel triennio a questo punto la Facoltà è in grado di offrire soltanto due Corsi di laurea triennali: Scienze politiche e Sociologia e politiche sociali. Scienze politiche prevede cinque curricula, che ereditano e cercano di mantenere l’offerta formativa dei precedenti Corsi in Media e giornalismo, Relazioni industriali, Scienze di governo, Studi internazionali, più un curriculum specifico in Studi politici. L’altro Corso in Sociologia e politiche sociali è costruito come Corso interclasse sulla scorta dei precedenti Corsi di studio triennali in Servizio sociale e Sociologia. </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Nel biennio magistrale, l’offerta si riduce progressivamente fino ad avere solo cinque Corsi di laurea magistrale. Il Corso in Scienze aeronautiche viene chiuso e viene attivato un Master al suo posto. Il Corso in Studi europei si unifica con quello in Relazioni internazionali. Il Corso di Metodologia della ricerca sociale viene chiuso e in parte recuperato nel Corso di Sociologia e ricerca sociale (poi rinominato dall’anno accademico 2020-2021 in Sociologia e sfide globali con una significativa riforma dell’impianto formativo). Il Corso in Analisi e politiche dello sviluppo locale e regionale viene chiuso definitivamente nell’anno accademico 2012-2013, a seguito della ulteriore stretta sui requisiti per attivare i Corsi di laurea prevista da una parte della riforma che va sotto il nome del Ministro Maria Stella Gelmini (Decreto ministeriale n. 17 del 2010). Era un Corso di eccellenza, che prevedeva un accesso limitato e reclutava studenti da tutta Italia, essendo un unicum nel panorama nazionale, ma il Decreto citato privilegiava la logica quantitativa a quella qualitativa e la Facoltà non ebbe la possibilità di decidere diversamente. Restano attivi, seppur con successivi cambiamenti di titolazione – oltre ai citati Corsi in Relazioni internazionali e studi europei e Sociologia e sfide sociali – anche i Corsi in Comunicazione strategica (rinominato in Strategie della comunicazione pubblica e politica), Disegno e gestione degli interventi sociali (Corso magistrale nato sulla base del Corso specialistico in Scienze del Servizio sociale), Politica istituzioni e mercato (come viene rinominato Scienze della politica e dei processi decisionali, anche in questo caso con una significativa riforma del piano degli studi).</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Questo processo di riduzione e ridefinizione dell’offerta formativa segue la logica della struttura ad albero: pochi corsi triennali in grado di fornire una preparazione interdisciplinare e aperta a successive specializzazioni e un numero più ampio di corsi di secondo livello maggiormente orientati a fornire agli studenti una preparazione verso particolari sbocchi lavorativi. Tuttavia, il cambiamento ha un significativo impatto sulle immatricolazioni e le iscrizioni al primo anno del secondo biennio, come si vede dalla figura sopra riportata, con una riduzione progressiva che persiste per una decina di anni. </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">In questi 25 anni del Duemila si è così prodotta una trasformazione del volto della “Cesare Alfieri”. Da Facoltà che aveva il suo baricentro nel Corso di Scienze politiche a indirizzi, cui si aggiungeva il Corso in Servizio sociale, a Scuola con molteplici Corsi di laurea triennale e specialistica, prima, e successivamente un ritorno alle origini del triennio di base e un mantenimento di un’offerta magistrale plurima, seppur ridotta rispetto alla fase precedente. Cambiamenti così frequenti nel tempo non hanno certamente agevolato l’orientamento di studenti e famiglie. Si ha la sensazione che studenti e famiglie non abbiano compreso la ragione del cambiamento e dopo avere manifestato interesse crescente per i corsi precedentemente attivati, abbiano poi scelto altre facoltà dal più preciso orientamento. Inoltre, hanno reso più complesso il percorso di studi degli iscritti che hanno spesso dovuto riorientare il loro piano degli studi. Come si è avuto modo di notare, le alluvionali riforme degli anni Duemila hanno reso l’autonomia didattica delle università una autonomia «dimezzata» (Alacevich 2024).</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Quello che ha sempre mantenuto il carattere specifico dei Corsi di studio della “Cesare Alfieri” è però un tratto distintivo che la rende da sempre un’eccellenza nel panorama nazionale. Si tratta della interdisciplinarità di tutti i Corsi di studio. Nell’applicare le riforme susseguitesi la Facoltà ha perseguito un rafforzamento dell’equilibrio tra le principali aree disciplinari che la caratterizzano, dosando gli insegnamenti e i crediti in ciascun settore scientifico-disciplinare in modo che la formazione preveda una preparazione in diritto, economia, scienza politica, sociologia e storia – con l’aggiunta della preparazione nelle lingue straniere (Alacevich 2015). Come fin dalla sua istituzione a fine dell’Ottocento, ogni specializzazione offerta dalla “Cesare Alfieri” prevede buone conoscenze in tutte queste aree disciplinari; e questo la distingue e ne fa la cifra specifica, che rende i laureati pronti per i più diversi sbocchi lavorativi loro accessibili – come mettono in evidenza in questo volume Anna Bosco, Vittorio Mete, Annalisa Tonarelli.</hi></p></div><div><head><hi>2. La riforma dell’assetto istituzionale mette a rischio la sopravvivenza <lb/>della “Cesare Alfieri”</hi></head><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Le riforme degli ordinamenti didattici non sono però le uniche riforme di questo periodo. Alla fine del primo decennio, infatti, viene varata una complessa riforma dell’assetto istituzionale. Questa riforma, che va sotto il nome del Ministro Maria Stella Gelmini, avvia in tutte le sedi universitarie un processo di revisione degli Statuti per adeguarli alla nuova normativa e una riorganizzazione radicale del ruolo e delle competenze di Facoltà e Dipartimenti (Legge n. 240 del 2010). </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Anzitutto cambia la governance dell’università, sia a livello centrale che a livello decentrato. Per quanto riguarda la “Cesare Alfieri” preme soprattutto ripercorrere la trasformazione avvenuta a livello decentrato, anche se qualche effetto ha avuto anche il cambiamento a livello centrale, soprattutto perché muta la composizione del Senato accademico. Precedentemente tutti i Presidi di Facoltà partecipavano ai lavori del Senato, rendendo così più agevole tenere conto delle esigenze delle diverse strutture nelle determinazioni dell’Ateneo. Questo ruolo negli anni Duemila ha visto il Preside Sandro Rogari, fino al 2006, avere voce nell’applicazione delle prime riforme degli ordinamenti didattici; successivamente io stessa, Preside dalla fine del 2006 all’inizio del 2013, ho portato all’attenzione degli organi di governo le esigenze specifiche della “Cesare Alfieri” nell’applicazione delle riforme successive degli ordinamenti didattici e nella riforma dell’assetto istituzionale. Tuttavia, il nuovo Senato post-riforma non vede più i nuovi Presidenti delle Scuole (organismi che hanno sostituito le vecchie Facoltà) negli organi di governo; e nemmeno tutti i Direttori di Dipartimento possono essere presenti in Senato, essendo i Dipartimenti un numero elevato (21). Solo con una forte azione di pressione si è potuto ottenere che i Presidenti delle Scuole fossero almeno coinvolti in un coordinamento, senza però che questo coordinamento sia previsto nello Statuto. Lo Statuto invece prevede (all’art. 29) un Collegio dei Direttori di Dipartimento, ma con compiti meramente consultivi per il Senato accademico. Esprimere la </hi><hi rend="italic">voice</hi><hi rend="CharOverride-1"> della “Cesare Alfieri” diventa dunque più arduo.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Nel tempo, e soprattutto all’inizio dell’applicazione della riforma degli assetti istituzionali, si sono avute anche spinte per la soppressione della “Cesare Alfieri” e la creazione di una Scuola di scienze sociali che la mettesse insieme a Economia e per qualcuno anche a Giurisprudenza. Questa deriva è stata evitata, anche in considerazione dell’istituzione della Scuola nel 1875, quarantanove anni prima della nascita dello stesso Ateneo di Firenze, e del suo ruolo riconosciuto a livello nazionale. </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Venendo alla governance decentrata, il cambiamento è stato molto radicale. Le nuove Scuole che hanno sostituito le Facoltà hanno perso molte funzioni e divengono organi di coordinamento delle attività didattiche esercitate nei Corsi di laurea e di gestione dei servizi agli studenti. La struttura fondamentale dell’università diventa il Dipartimento, non più la Facoltà. La costituzione delle Scuole stesse viene decisa dai Dipartimenti, così come l’istituzione dei Corsi di studio. Sono i Dipartimenti ad attribuire i compiti didattici a professori e ricercatori, a procedere alla verifica del rispetto dei loro doveri e alla loro valutazione, a poter formulare proposte al Senato accademico in ordine al Regolamento didattico di Ateneo. Come si vede, dunque, le Scuole hanno scarsi poteri decisionali in merito all’offerta formativa e devono limitarsi alla gestione dei Corsi di studio e dei servizi agli studenti. </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Le Facoltà precedentemente erano la struttura in cui erano incardinati i docenti, professori e ricercatori. Con la riforma i docenti sono incardinati nei Dipartimenti, che sono anche l’organo di programmazione del personale. E i nuovi Dipartimenti sono stati costruiti attraverso l’aggregazione di settori scientifico-disciplinari omogenei (come recita l’art. 26 del nuovo Statuto). I ricercatori e professori della “Cesare Alfieri” si trovano, con la riforma, ad essere suddivisi in ben sei Dipartimenti diversi. L’effetto di questa trasformazione radicale della governance è dirompente per la “Cesare Alfieri”, per molte e diverse ragioni. </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">La Facoltà prima poteva programmare la sua offerta formativa, la Scuola – come si è detto – si limita a gestirla. Se alcuni Dipartimenti si sono trovati nella situazione di avere tutte le risorse per istituire Corsi di studio – basti pensare al Dipartimento di Scienze Giuridiche e al Corso di laurea in Giurisprudenza, o al Dipartimento di Chimica e all’omonimo Corso di studio – per la “Cesare Alfieri” era necessario mettere insieme numerosi e diversi Dipartimenti per istituire i Corsi di studio, per loro natura molto interdisciplinari. Il nuovo Dipartimento di Scienze politiche e sociali (DSPS) ha guidato un processo che richiedeva – e tuttora richiede – il coinvolgimento dei Dipartimenti di Scienze Giuridiche (DSG), Scienze per l’Economia e l’Impresa (DISEI), Statistica Informatica Applicazioni (DISIA), Storia Archeologia Arte e Spettacolo (SAGAS), Formazione Lingue Intercultura Letterature e Psicologia (FORLILPSI) (e in qualche caso anche Dipartimenti dell’area Bio-Medica). Le decisioni in merito ai corsi di studio sono divenute molto complicate.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">La Facoltà programmava il reclutamento dei docenti tenendo conto anche delle esigenze formative specifiche dei suoi Corsi di studio, i Dipartimenti sono portati a privilegiare la logica disciplinare. Nel reclutamento del personale docente, infatti, la Facoltà provvedeva a dotarsi di docenti esperti nelle diverse discipline ma al contempo capaci di dialogare sia sul piano della ricerca che su quello della didattica con le altre discipline, in grado di offrire il loro contributo disciplinare all’interno della formazione di scienziati politici e sociali. </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Inoltre, non è più la Facoltà (ora Scuola) ad attribuire i compiti didattici, ma questa funzione è svolta dai Dipartimenti, che sono portati a tenere più conto della distribuzione dei carichi didattici dei singoli docenti e della razionalizzazione del loro impiego piuttosto che la specializzazione funzionale al Corso di studio presso il quale andranno a insegnare. Per fare un esempio, assegnare compiti didattici a un docente di Diritto penale per i Corsi di Servizio sociale richiede di tenere conto della specializzazione del docente: nel Corso di servizio sociale è indispensabile una docenza specializzata in Diritto di famiglia, Diritto dei minori, ecc., e non è funzionale per la formazione dei futuri assistenti sociali una conoscenza del Diritto penale così come viene fornita nei Corsi di Giurisprudenza. L’esempio si può trasferire a molte altre discipline. </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Ma, e soprattutto, la partecipazione di tutti i docenti impegnati nei Corsi di studio ai Consigli di Facoltà e la loro comune appartenenza alla stessa Facoltà consentiva una collaborazione tra docenti di diverse discipline fondamentale per garantire un’offerta formativa coerente e specializzata rispetto agli obiettivi di ogni Corso di studi. I docenti, con la nuova organizzazione, hanno molte meno opportunità di incontro e confronto e frequentano maggiormente i colleghi e le colleghe dei loro Dipartimenti di afferenza: si incontrano soltanto nei Consigli di Corso di studio – ahimè molto poco frequentati, anche per le scarse competenze loro lasciate. Il Consiglio della Scuola non è più formato da tutti i docenti coinvolti nei Corsi di studio, ma solo dai loro presidenti e alcuni rappresentanti dei Dipartimenti coinvolti.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Di questa trasformazione la “Cesare Alfieri” ha risentito in maniera molto marcata. Docenti di diverse discipline, prima tutti riuniti nella Facoltà, sono con la riforma incardinati nei numerosi Dipartimenti prima citati che concorrono alla istituzione dei Corsi di studio. La caratteristica della “Cesare Alfieri” come Facoltà interdisciplinare rischia di essere ridimensionata e indebolita. L’offerta formativa resta interdisciplinare ma richiede uno sforzo notevole perché questa interdisciplinarità non sia meramente di forma e si incardini in un percorso coordinato e coerente con gli obiettivi formativi. </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Fortunatamente, e proprio per le caratteristiche della “Cesare Alfieri”, il senso di appartenenza alla Scuola negli studenti e nei laureati è rimasto molto forte e aiuta a governare la nuova realtà. Non è un caso che nel 2011, alle soglie della trasformazione della Facoltà in Scuola, Presidenza e docenti della Facoltà abbiano preso l’iniziativa di dare vita all’Associazione Alumni “Cesare Alfieri” per promuovere e mantenere l’immagine e l’eccellenza della “Cesare Alfieri”, la reputazione dei suoi laureati, e favorire lo sviluppo di una comunità che unisca università e mondo del lavoro e delle professioni. Così come non è un caso se la prima Presidente della neonata Scuola di Scienze politiche, Cecilia Corsi, abbia lanciato il progetto scientifico e editoriale di una serie di </hi><hi rend="italic">Quaderni “Cesare Alfieri”</hi><hi rend="CharOverride-1"> in grado di coinvolgere tutte le componenti culturali che animano la Scuola, dando vita a un luogo di dialogo, di ricerca, di approfondimento per indagare problemi sociali complessi da punti di osservazione differenti. Associazione Alumni e </hi><hi rend="italic">Quaderni</hi><hi rend="CharOverride-1">, insieme ad altre iniziative su cui si torna più avanti, sono stati dunque iniziative volte a mantenere e tentare di rinsaldare i caratteri tradizionali della vecchia Facoltà in un momento in cui i processi in atto tendevano a minarli.</hi></p></div><div><head><hi>3. L’introduzione della valutazione della ricerca e le nuove modalità di reclutamento dei professori hanno effetti ambivalenti sulla “Cesare Alfieri”</hi></head><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Può sembrare curioso accennare qui all’introduzione della valutazione della ricerca, eppure anche questa innovazione ha avuto degli effetti sulla vita della “Cesare Alfieri”. Prima con l’esperimento avviato con il Comitato di indirizzo per la valutazione della ricerca (CIVR), e poi con l’insediamento dell’Agenzia nazionale di valutazione del sistema universitario e della ricerca (ANVUR), la qualità del lavoro scientifico di professori e ricercatori viene valutata attraverso parametri omogenei sul territorio nazionale. I parametri sono sempre molto discutibili e perfettibili, comunque si tratta di un passo in avanti per sottrarre le logiche di finanziamento a meri indicatori quantitativi e le logiche di reclutamento alle influenze clientelari e particolaristiche spesso presenti precedentemente – e purtroppo nemmeno ora del tutto debellate.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">L’influenza di questa pratica sulla “Cesare Alfieri” può essere compresa se la si considera insieme a quanto detto sopra sulla centralità dei Dipartimenti. Infatti, i Dipartimenti sono spinti a sollecitare i docenti e ricercatori al fine di aumentare la loro produzione scientifica di qualità, da cui discende anche la possibilità di accrescere i finanziamenti, ordinari e soprattutto straordinari – come nel caso della qualifica di Dipartimento di eccellenza. Peraltro, anche i singoli docenti e ricercatori sono spinti a tenere in massimo conto le logiche legate all’appartenenza disciplinare, in senso stretto, per ottenere valutazioni positive. Lavori interdisciplinari, su argomenti di ricerca alla frontiera tra ambiti scientifici diversi, collaborazioni con studiosi di discipline diverse, sono da questo punto di vista ritenuti meno efficaci per la valutazione e dunque non soltanto non sollecitati – come invece avveniva in Facoltà – ma addirittura sconsigliati. </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">L’introduzione di strumenti di valutazione del lavoro scientifico non è certamente da criticare. Ha costituito un importante passo in avanti verso logiche di tipo universalistico che sono da sostenere. Tuttavia, le forme con cui viene portata avanti, molto soggette alle decisioni dei settori scientifico-disciplinari, stanno allontanando soprattutto i più giovani dal lavoro interdisciplinare, come anche dall’approfondimento teorico in alcuni casi, che rappresenta il nucleo fondamentale delle Scuole di Scienze politiche in generale e della “Cesare Alfieri” in particolare. </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Lo stesso avviene anche per la trasformazione delle modalità di reclutamento dei professori. Nel reclutamento sono state messe in campo tante e diverse modalità nel tempo: dai concorsi nazionali ai concorsi locali, fino all’Abilitazione scientifica nazionale (ASN) ora in vigore. Gli studiosi presentano domanda per la valutazione ai fini di ottenere l’abilitazione in uno specifico settore scientifico-disciplinare e, una volta ottenuta, partecipano a concorsi locali indetti dalle sedi che hanno necessità di coprire posti di professore associato o ordinario nel settore. Le modalità di valutazione ai fini del riconoscimento dell’abilitazione sono molto simili a quelle adottate per la valutazione dell’attività scientifica, con le luci e le ombre sopra evidenziate. La struttura che organizza i concorsi locali è ora il Dipartimento, non la Scuola. Ognuna delle pregresse forme di reclutamento ha avuto pregi e difetti, e certamente anche la logica dell’abilitazione nazionale ha pregi e difetti su cui non è il caso di soffermarsi in questa sede. Quel che preme sottolineare sono gli effetti che ha sulla “Cesare Alfieri”, limitando la sua possibilità di reclutare docenti interessati e in grado di dialogare con altre discipline, di specializzarsi su temi di interesse per la sua offerta formativa.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">I caratteri della valutazione del lavoro scientifico e del reclutamento dei professori rispondono all’obiettivo di superare logiche clientelari e particolaristiche – che in passato hanno avuto troppo spazio e in qualche caso anche alla “Cesare Alfieri” – e sono dunque, ad avviso di molti e mio personale, da salutare positivamente, seppur nella tensione costante a incidere per un loro miglioramento. Tuttavia, unite alla centralità assunta dai Dipartimenti – tendenzialmente omogenei sul piano scientifico, come si è ricordato – finiscono con il ridurre la capacità della “Cesare Alfieri” di attrarre quei docenti e ricercatori che sono più funzionali all’offerta formativa che la qualifica. Ciò che prima avveniva quasi naturalmente ora diviene oggetto di sforzi mirati e decisi dei Presidenti della Scuola e dei Dipartimenti che contribuiscono alla sua didattica.</hi></p></div><div><head><hi>4. La “Cesare Alfieri” nel 2025, a centocinquanta anni dalla sua istituzione: interdisciplinarità e qualità dei titoli di studio</hi></head><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">La fisionomia della “Cesare Alfieri”, tuttavia, è riuscita a rimanere fedele alla sua storia, ha saputo reagire a tutte queste sfide, sostenendo la caratteristica interdisciplinare della formazione e assicurando l’eccellenza dei suoi titoli di studio.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Un ruolo molto importante in questa direzione è stato svolto da molte e diverse persone, a partire da numerosi docenti della “Cesare Alfieri” che hanno cooperato con coloro che hanno ricoperto ruoli di governo, i Presidi di Facoltà, prima, e i Presidenti della Scuola, dal 2013. Il Preside Sandro Rogari ha guidato la Facoltà fino all’ottobre del 2006, in anni in cui l’offerta formativa si trasformava radicalmente, con attenzione a salvaguardare la specificità dell’allora Facoltà. Come accennato, tutti i Corsi di studio scaturiti dalla riforma del 3+2 si legavano a tradizioni di studio e ricerca ben presenti da tempo nella Facoltà. Insieme ai colleghi e alle colleghe impegnati in questi filoni di ricerca si è così potuto costruire i nuovi Corsi di studio triennali e specialistici-magistrali. Dal 2006 a inizio 2013 ho ricoperto la carica di Preside della Facoltà, nella stagione della riforma Gelmini. In quel periodo, un ruolo rilevante ha avuto anche l’allora Rettore Alberto Tesi che, con la sua squadra di governo, ha saputo ascoltare le nostre pressioni e apprezzare il ruolo della “Cesare Alfieri” – sottoposta in qualche caso anche alla sfida della sua chiusura. Nello stesso periodo, la Commissione per la revisione dello Statuto doveva riscrivere l’impianto istituzionale dell’Ateneo alla luce della riforma. Presieduta dal collega giurista Bernardo Sordi, ha avuto come Vice Presidente Cecilia Corsi, che ha giocato un ruolo fondamentale. Da giurista da sempre docente della “Cesare Alfieri” è a lei che si deve l’attenzione che lo Statuto ha dedicato alle Scuole – che in altri Atenei hanno avuto una ben minore posizione. Salvaguardare il profilo delle Scuole era, infatti, essenziale perché la “Cesare Alfieri” potesse mantenere il suo elevato livello di qualità, basato molto sull’interdisciplinarità dei suoi Corsi di studio.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Attivate le Scuole all’inizio del 2013, è stato per l’allora Facoltà e i neo Dipartimenti ritenere che proprio Cecilia Corsi potesse guidare il difficile processo di insediamento e consolidamento della Scuola “Cesare Alfieri”. Cecilia Corsi è stata dunque Presidente della Scuola in questa prima e difficile fase. Le sue competenze, la sua conoscenza della riforma e dell’Ateneo maturata anche durante i lavori della Commissione per la revisione dello Statuto, e la sua capacità di dialogare con tutti, di ascoltare, di convincere, hanno giocato un ruolo decisivo. Si è trattato di un ruolo decisivo per la costruzione delle procedure di cooperazione tra Scuola e Dipartimenti – non facili da mettere in pratica come ho cercato di mostrare – per mantenere la caratteristica interdisciplinarità dei Corsi di studio, ma anche per l’acquisizione da parte delle Scuole di un ruolo più definito e chiaro in Ateneo. A lei si deve il coordinamento tra i Presidenti delle Scuole, non previsto dallo Statuto, ma che è stato impostato e ha svolto un ruolo importante. Dal novembre del 2016 all’ottobre 2019 Presidente della Scuola è stato Giusto Puccini, che ha proseguito nell’opera impostata da Cecilia Corsi, mantenendo uno stretto collegamento con lei e con quanto era stato sino ad allora realizzato. Anche Puccini è un giurista da sempre impegnato alla “Cesare Alfieri” e dunque particolarmente attento a mantenerne il profilo dell’interdisciplinarità e della qualità. </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Il triennio successivo, 2019-2022 ha visto alla Presidenza Fulvio Conti, professore di Storia contemporanea, e primo Presidente dell’Associazione Alumni nata nel 2011. Fulvio Conti ha dovuto guidare la Scuola negli anni della pandemia da Covid-19, anni in cui le strutture sono state chiuse e poi riaperte con molte limitazioni, in cui la didattica e tutte le attività si svolgevano solo online – nei periodi di lockdown – e poi in forma mista per lungo tempo. Pur con mille difficoltà, Fulvio Conti è riuscito ad assicurare il regolare svolgimento delle lezioni, degli esami e delle tesi di laurea. Nella sua Presidenza è stato anche possibile riprendere la tradizione di assegnare lauree honoris causa. Dopo la laurea assegnata a Nelson Mandela, l’ultima risaliva al 2003, sotto la Presidenza Rogari, ed era stata assegnata a Mary Robinson, alta commissaria ONU per i diritti umani ed ex Presidente dell’Irlanda. Nel 2020 si celebra il conferimento della laurea honoris causa in Relazioni internazionali e studi europei a Daniel Baremboin che, oltre a essere un famoso pianista e direttore d’orchestra, ha istituito insieme allo scrittore Said il West-Eastern Divan Workshop e l’omonima Orchestra favorendo la formazione musicale dei giovani talenti appartenenti a paesi diversi e in conflitto tra di loro, coinvolgendo giovani israeliani e arabi. L’attuale Presidente Carlo Sorrentino, professore di Sociologia dei processi culturali e comunicativi, è in carica dall’ottobre 2022. Al suo arrivo alla Presidenza ha governato il rientro delle attività in presenza e la ripresa del corso normale degli studi, delle iniziative qualificanti di cui si parlerà a breve, e di nuove iniziative in collaborazione con l’Associazione Alumni.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Negli ultimi 25 anni la Facoltà e la Scuola, oltre a porre grande attenzione al mantenimento dell’interdisciplinarità hanno adottato diverse strategie per consolidare la qualità dei titoli di studio. Questo ha richiesto di dedicare particolare attenzione ai servizi agli studenti e favorire tutte le esperienze che potevano rendere il loro percorso di studio pienamente formativo. Tutti i Corsi di studio, con modalità e pesi in termini di crediti formativi differenti, prevedono stage e tirocini</hi><hi rend="italic">. </hi><hi rend="CharOverride-1">Numerosi sono gli accordi con enti, istituzioni, aziende, organizzazioni non governative, che Facoltà e Scuola hanno stipulato per attivare stage e tirocini. E anche ove non vi fossero accordi già stipulati, è sempre possibile attivarne di nuovi per rendere le esperienze sul campo degli studenti il più efficaci possibile. Molta attenzione è stata dedicata all’internazionalizzazione. Anzitutto con la mobilità internazionale degli studenti, per la quale la “Cesare Alfieri” è costantemente tra le prime Scuole per numero di studenti che usufruiscono del progetto Erasmus. Gli accordi bilaterali con le più prestigiose Università europee ed extraeuropee sono più di 160, e comprendono anche università cinesi, russe, messicane, colombiane, vietnamiti, coreane. Mobilità internazionale e tirocinio sono anche coniugabili attraverso il programma Erasmus+Traineeship, che consente di svolgere un tirocinio all’estero riconosciuto nel corso di studio. Molto consistente è anche il ricorso alla mobilità internazionale post-laurea.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">La grande attenzione che Facoltà, prima, e Scuola, poi, hanno dedicato all’internazionalizzazione ha condotto anche a costruire dei percorsi di studio che consentono di ottenere un doppio titolo di studio. Sono stati attivati in passato accordi per il doppio titolo con le università di Mosca e Shangai. Nell’anno accademico 2011-2012 la Facoltà ha attivato per il Corso di laurea Magistrale in Relazioni Internazionali e Studi Europei (RISE) un percorso di doppio titolo con il Moscow State Institute of International Relations (MGIMO), cui è stato possibile accedere anche dal Corso di laurea magistrale in Politica Istituzioni e Mercato (PIM). Purtroppo, il Doppio titolo con MGIMO a partire dall’a.a. 2022/2024 risulta sospeso a seguito della comunicazione della Ministra Messa del 14 Marzo 2022 relativo al conflitto russo-ucraino. Dal 2018-2019 si sono aggiunti altri due percorsi di doppio titolo. Il primo legato al Corso di laurea in Relazioni Internazionali e Studi Europei, con la prestigiosa Gdansk University of Technology a Danzica in Polonia, l’altro al Corso di laurea in Sociologia e sfide globali, con la Charles University di Praga. Ancor prima dei Corsi che consentono di acquisire un doppio titolo di studio, sono stato istituti percorsi di studio in lingua inglese. In particolare, Relazioni internazionali e studi europei prevede due filiere – una tutta in lingua italiana e una tutta in lingua inglese – e altri corsi in lingua inglese sono fruibili dagli studenti dei diversi Corsi di studio.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Oltre a questo, grande attenzione è stata dedicata all’orientamento in ingresso, in itinere e in uscita. Agli studenti delle scuole medie superiori è rivolto l’orientamento in ingresso che consente di prenotare incontri online con i tutor universitari, partecipare agli open day e altre iniziative di informazione, e più recentemente seguire il canale Instagram della Scuola. Durante il percorso di studio, l’orientamento in itinere prevede servizi di informazione e consulenza per effettuare scelte consapevoli sulla predisposizione del piano di studio, l’eventuale cambiamento del curriculum e la pianificazione di una strategia di formazione in generale; e un tutorato affidato agli studenti dei vari Corsi di studio. L’orientamento in uscita, nell’ambito del progetto di Ateneo di Orientamento e job placement (OJP), prevede anche attività specifiche legate ai Corsi di studio della “Cesare Alfieri”: per esempio, rivolti all’abilitazione professionale e alla formazione post laurea nei Master e Corsi di perfezionamento che consentono un’ulteriore specializzazione. </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Sulla formazione post-laurea, oggi affidata ai Dipartimenti, la “Cesare Alfieri” ha maturato una lunga e proficua esperienza, che ancora oggi consente di mantenere uno stretto collegamento tra i Corsi di Studio gestiti dalla Scuola e i Corsi post-laurea. I Master oggi attivi riguardano campi professionali diversi e professioni specifiche e molto attuali: Digital transformation per progettare e gestire l’innovazione. Analisi, linguaggio e strumenti della rivoluzione digitale; Futuro vegetale. Piante, innovazione sociale e progetto; Scienze del Lavoro e Gestione delle Risorse Umane; Leadership ed Analisi Strategica. Altri due corsi post laurea sono Corsi di perfezionamento: Intelligence e sicurezza nazionale; Servizio sociale d’urgenza e soccorso.</hi></p></div><div><head><hi>5. La “Cesare Alfieri” nel 2025, a centocinquanta anni dalla sua istituzione: il profilo accademico </hi></head><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Nonostante lo spostamento del baricentro sui Dipartimenti, per mantenere alto il livello della Scuola era necessario anche che la “Cesare Alfieri” restasse presente e visibile nel panorama accademico, e soprattutto che potesse offrire a studenti e agli stessi docenti impegnati nei suoi Corsi di studio occasioni di confronto scientifico di qualità. È per questo che, come accennato, la Presidente Cecilia Corsi ha istituito i </hi><hi rend="italic">Quaderni “Cesare Alfieri”, </hi><hi rend="CharOverride-1">progetto scientifico e editoriale che mira a coinvolgere tutte le componenti culturali che animano la Scuola. Il primo</hi><hi rend="italic"> Quaderno</hi><hi rend="CharOverride-1">, pubblicato nel 2015, è stato dedicato a </hi><hi rend="italic">Felicità e benessere. Una ricognizione critica </hi><hi rend="CharOverride-1">(Corsi 2015). Il secondo, pubblicato l’anno successivo, ha affrontato il rapporto tra università e sviluppo economico e sociale. Da diverse prospettive disciplinari il volume offre spunti di approfondimento e di dibattito per comprendere come le università, con risorse pubbliche ridotte e un grado di autonomia limitato, possono contribuire allo sviluppo economico e sociale di un paese nel quale le disuguaglianze territoriali e sociali si stanno approfondendo (Corsi e Magnier 2016). Dopo questi primi due volumi la serie dei Quaderni si è interrotta (ne è uscito uno nel 2020, a cura di Michela Nacci sul carattere nazionale) e ci si augura che questa tradizione venga ripresa, con lo spirito con il quale Cecilia Corsi la aveva pensata e avviata.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Molte sono altre iniziative ormai tradizionali della “Cesare Alfieri” e che la qualificano sul piano nazionale. Oltre alla pubblicazione dei Quaderni, sopra ricordata, due in particolare vanno menzionate e caratterizzano in modo particolare questi ultimi 25 anni. Dall’anno accademico 2001-2002 vengono tenute delle Lezioni inaugurali dell’anno accademico, da parte di professori della Scuola di diversa provenienza disciplinare, che toccano temi di particolare interesse scientifico e di attualità. Le prime sono state tenute dallo storico delle relazioni internazionali Ennio Di Nolfo, </hi><hi rend="italic">Globalizzazione e internazionalizzazione: un approccio storico</hi><hi rend="CharOverride-1">, e dallo storico contemporaneista Luigi Lotti su </hi><hi rend="italic">Le persecuzioni contro gli ebrei a Firenze durante la Repubblica sociale</hi><hi rend="CharOverride-1"> (2002-2003). Dopo un’interruzione, sono state riprese nell’anno accademico 2009-2010 e da allora pubblicate dalla Firenze University Press nella collana Lezioni e Letture. Apre questa fase lo storico contemporaneista Sandro Rogari (2010), seguito dall’economista Alessandro Cigno (2012), dal giuspubblicista Giusto Puccini (2014), dal filosofo politico Sergio Caruso (2014), dal giurista Carlo Fusaro (2015), dal politologo Massimo Morisi (2016), dal sociologo economico Carlo Trigilia (2017), dal demografo Gustavo De Santis (2019), da me stessa sociologa del lavoro (Alacevich 2019), dal politologo Marco Tarchi su </hi><hi rend="italic">Crisi della politica?</hi><hi rend="CharOverride-1">. La pandemia ha causato una sospensione. Le ultime 2 lezioni sono state tenute da Luciano segreto e Simone Neri Serneri.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Alla più recente delle Lezioni si affianca un’altra tradizione, iniziata negli anni Novanta in modo un po’ discontinuo ma proseguita in maniera più costante negli anni Duemila. Si tratta delle Letture “Cesare Alfieri”, affidate ad autorevoli studiosi italiani e stranieri, di diversa provenienza disciplinare. Negli anni Novanta si sono svolte le Letture dell’europeista Émile Noël, del filosofo americano Michael Walzer, dell’economista Paolo Sylos Labini, del politologo Ronald Inglehart, del Presidente della Commissione europea Jacques Delors e dell’economista Mario Sarcinelli. Nel 2004 la tradizione riprende con la Lettura dell’ambasciatore britannico Thomas Richardson su </hi><hi rend="italic">Il futuro delle Nazioni unite. </hi><hi rend="CharOverride-1">Nel 2006 tiene la Lettura l’ex Governatore della Banca d’Italia e Presidente della Banca Centrale Europea – ma anche ex professore della “Cesare Alfieri” – Mario Draghi su </hi><hi rend="italic">Le istituzioni finanziarie internazionali nell’economia mondiale</hi><hi rend="CharOverride-1">. Nel 2007 la Lettura su </hi><hi rend="italic">L’Europe en crise?</hi><hi rend="CharOverride-1"> è tenuta da Bronislaw Geremek, ex dirigente di Solidarnosc, arrestato, e poi divenuto leader del movimento democratico polacco, Ministro degli esteri del suo paese, la Polonia, e poi eurodeputato. Nel 2009 l’economista francese Jean-Paul Fitoussi tiene una Lettura su </hi><hi rend="italic">L’Europa nel 2040. Dall’economia alla politica e viceversa.</hi><hi rend="CharOverride-1"> Dal 2010 le Letture vengono pubblicate nella collana “Lezioni e letture” citata</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="W00204_XML24_10_67-84.html#footnote-001">-1</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">. La prima pubblicata è la Lettura del costituzionalista Gustavo Zagrebelski, che è stato anche Presidente della Corte Costituzionale (2010). Il tema della democrazia viene ripreso l’anno successivo, 2011, nella Lettura del politologo francese Bernard Manin su </hi><hi rend="italic">The resilience of representative democracy </hi><hi rend="CharOverride-1">(non pubblicata). Seguono le Letture del sociologo inglese Colin Crouch (2013) sui problemi dell’Europa legati al crescente ruolo del mercato; del sociologo economico Marino Regini (2014) che affronta una riflessione sulla riforma universitaria, cui ha dedicato larga parte dei suoi studi in quegli anni fondando anche un Centro di ricerca (Unires) sul tema; della Presidente dell’Accademia della Crusca, storica della lingua italiana, Nicoletta Maraschio (2015) sulla lingua italiana; dello storico tedesco Jürgen Kocka (2016) che torna sul tema della democrazia e del capitalismo; dell’economista italiana, docente alla London Business School, Lucrezia Reichlin su </hi><hi rend="italic">Italia ed Europa: dove siamo dopo sette anni dalla grande crisi?</hi><hi rend="CharOverride-1"> (non pubblicata); dal costituzionalista Giuliano Amato (2018), che ha svolto numerosi incarichi di governo ed è stato Presidente della Corte Costituzionale, che discute delle identità nazionali nell’Unione europea; dello storico e sociologo francese Marc Lazar (2019) che riporta l’attenzione sui problemi delle democrazie contemporanee; della sociologa Chiara Saraceno (2020) che affronta il tema della povertà e degli </hi><hi rend="italic">working poors</hi><hi rend="CharOverride-1">. Dopo la pausa legata alla pandemia, nel 2023 le Letture sono riprese con il demografo Massimo Livi Bacci (2023) sull’intreccio tra dinamiche della popolazione, natura e politica, e della studiosa dell’intelligenza artificiale, e docente a Oxford, Mariarosaria Taddeo su </hi><hi rend="italic">Dai principi alle prassi, il banco di prova della governance etica dell’Intelligenza Artificiale </hi><hi rend="CharOverride-1">(non ancora pubblicata).</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Infine, vanno segnalate le Notti bianche elettorali organizzate per le elezioni politiche del 2022 e per le elezioni europee del 2023, insieme all’Associazione Alumni “Cesare Alfieri”.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Questa lunga lista di Lezioni e Letture, insieme alla pubblicazione dei </hi><hi rend="italic">Quaderni</hi><hi rend="CharOverride-1">, mostra concretamente come la “Cesare Alfieri” interpreti ancor oggi la sua lunga tradizione interdisciplinare: confrontandosi su temi di grande attualità da diverse prospettive disciplinari, chiamando studiosi autorevoli italiani e stranieri in grado di contribuire al dibattito scientifico contemporaneo. </hi></p></div><div><head><hi>6. La “Cesare Alfieri” nel 2025, a centocinquanta anni dalla sua istituzione: il senso di appartenenza</hi></head><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Tutti questi sforzi e queste strategie non sarebbero bastati se non si fossero uniti al senso di appartenenza degli studenti che negli anni hanno frequentato la “Cesare Alfieri” e vi si sono laureati, e non avessero avuto la capacità di sollecitarlo. Il ruolo di studenti ed ex studenti è stato molto importante. È interessante notare come i laureati, nei loro curricula e nei siti </hi><hi rend="italic">social</hi><hi rend="CharOverride-1"> professionali, tendano sempre a qualificarsi come laureati alla “Cesare Alfieri”, e non semplicemente in Scienze politiche, o negli altri Corsi di studio in essa presenti. Basta scorrere i profili degli iscritti alla piattaforma Linkedin per rendersene conto immediatamente. Questo senso di appartenenza non è così diffuso in altre Scuole – sia dell’Ateneo fiorentino che di Scienze politiche in Italia. Nonostante i cambiamenti nell’offerta formativa che abbiamo raccontato, chi esce dalla Scuola sa di avere una laurea con un valore aggiunto, e lo segnala. </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">L’Associazione Alumni è stata ricostituita su basi nuove nel 2011, proprio al fine di mantenere saldo questo senso di appartenenza. Presieduta inizialmente dal collega Fulvio Conti, e successivamente da un ex laureato oggi imprenditore Filippo Salvi, è oggi rinnovata nella sua governance con l’impegno di numerosi ex studenti più giovani. L’attuale Presidente, Lapo Cecconi, è un giovane imprenditore di successo laureato magistrale in Analisi e politiche dello sviluppo locale e regionale. Oltre a mantenere in vita un rapporto con la “Cesare Alfieri”, l’Associazione ha allargato il suo raggio di attività e offre a studenti ed ex studenti uno spazio di confronto, consente il rinsaldarsi di una comunità, rafforza questa identità e garantisce alcuni servizi di raccordo con il mondo del lavoro e delle professioni particolarmente utile. Promuove l’immagine dei laureati, ne favorisce l’inserimento nel mercato del lavoro, ma oltre a questo ha istituito borse di studio, contributi e premi di laurea e non solo. Due canali social – Facebook e Instagram – consentono di tenere i contatti ed essere aggiornati su tutte le sue iniziative.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Il servizio Trova la tua strada consente di entrare a far parte di una grande rete di professionisti per avere consigli e approfondimenti sul mondo del lavoro, mettendo in contatto gli studenti in corso con i laureati della “Cesare Alfieri” che svolgono l’attività verso i primi si orientano. Aperitivi e network si qualificano come eventi informali che offrono opportunità di socializzazione e networking tra i membri della comunità, favorendo scambi di idee e connessioni professionali. L’organizzazione di workshop e convegni realizza iniziative legate agli obiettivi formativi della “Cesare Alfieri”. Particolare rilevanza hanno avuto la collaborazione alle Notti bianche elettorali organizzate dalla Scuola e l’organizzazione dell’American Electoral Breakfast nel novembre del 2024 per le presidenziali statunitensi. Ogni anno, poi, l’Associazione attribuisce il Premio Luigi Lotti – istituito in memoria dello storico preside della Facoltà – a personalità che si sono contraddistinte per la loro capacità di evidenziare temi rilevanti della società contemporanea</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="W00204_XML24_10_67-84.html#footnote-000">-1</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">. Il Premio, la cui prima edizione è del 2016, è stato attribuito al giornalista Stefano Folli, al vignettista Giorgio Forattini, al politologo Ilvo Diamanti, al demografo Massimo Livi Bacci, al Presidente della Banca centrale europea Mario Draghi, alla giornalista Milena Gabanelli, alla testimone della Shoah Liliana Segre, al giornalista Federico Fubini, alle promotrici della legge 120/2011 che ha promosso un riequilibrio di genere all’interno degli organi delle società a partecipazione pubblica e quotate in borsa, Lella Golfo e Alessia Mosca. Ogni occasione di consegna del premio ha consentito un dialogo con personaggi che hanno svolto un ruolo rilevante per l’approfondimento dei problemi della nostra società, anche attraverso modalità particolari (per esempio, le vignette di Forattini, il Dataroom della Gabanelli, il sito Neodemos di Livi Bacci). </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">È oggi in via di istituzione uno stretto collegamento con i numerosissimi ex studenti che operano a Bruxelles, nelle sedi della Commissione europea o in organismi, enti e aziende di livello internazionale. Sarà un ulteriore modo per tenere i rapporti con loro e per facilitare le relazioni degli studenti in corso e dei neolaureati con questo mondo delle professioni. </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Il rapporto tra l’Associazione e la Scuola è molto stretto e consente una collaborazione importante per il successo delle iniziative. </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Da parte sua, la Scuola ha messo in campo iniziative che valorizzano il contributo dei suoi studenti e conservano la memoria di alcuni di essi che si sono particolarmente distinti. Il Premio per la migliore tesi di laurea magistrale istituito nel 2012 – e tuttora in vigore – è stato intitolato a Guido Galli, laureato in Storia delle Relazioni Internazionali, che ha profuso il suo impegno civile e professionale prima nel volontariato internazionale e poi come operatore e funzionario dell’Organizzazione delle Nazioni Unite. È mancato durante il terremoto di Haiti il 12 gennaio 2010, nell’adempimento del suo lavoro. Il premio viene assegnato ad una tesi di laurea magistrale che affronti temi storici, giuridici, politologici, sociologici o economici da un punto di vista internazionale. Dal 2012, è stato assegnato ogni anno e ad oggi lo hanno ricevuto dodici ex studenti. </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">In conclusione, la “Cesare Alfieri” ha subito negli ultimi 25 anni molte trasformazioni ma è riuscita a mantenere una caratteristica distintiva nel panorama della Scienze politiche del paese e all’interno dell’Ateneo fiorentino che la rende fedele alla sua storia e nello stesso tempo particolarmente in grado di formare le competenze oggi sempre più rilevanti per la vita professionale, sociale e civile. La formazione interdisciplinare consente lo sviluppo di capacità critiche. Interconnettere i saperi, creare legami tra approcci diversi offre una conoscenza più globale e accurata della società, e quindi favorisce orientamenti proattivi al suo interno. Peraltro, è proprio dalla capacità di risolvere problemi utilizzando i più diversi metodi, padroneggiando i più diversi approcci, dialogando tra diversi, che si generano conoscenza e innovazione. Tutti aspetti sempre più indispensabili nella società odierna.</hi></p></div><div><head><hi>Riferimenti bibliografici</hi></head><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Alacevich, F. M. 2015. “Firenze “Cesare Alfieri”.” In </hi><hi rend="italic">Le Facoltà di Scienze politiche in Italia</hi><hi rend="CharOverride-1">, a cura di R. Scarciglia, F. Alacevich, e F. Guida. Bologna: il Mulino.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Alacevich, F. M. 2019. </hi><hi rend="italic">Senza lavoro? Cambiamento tecnologico e nuove sfide per la società</hi><hi rend="CharOverride-1">. 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Firenze:</hi><hi rend="italic"> </hi><hi rend="CharOverride-1">Firenze University Press.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Zagrebelski, G. 2010. </hi><hi rend="italic">La difficile democrazia</hi><hi rend="CharOverride-1">. Firenze:</hi><hi rend="italic"> </hi><hi rend="CharOverride-1">Firenze University Press.</hi></p><list type="ordered">
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="W00204_XML24_10_67-84.html#footnote-004-backlink">1</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	</hi><hi rend="CharOverride-1">La Conferenza dei ministri dell’istruzione superiore dell’Unione Europea, che si tenne a Bologna nel giugno del 1999, si concluse con un accordo intergovernativo in questo senso, noto come Processo di Bologna. Nonostante il Decreto 509 sia stato approvato dal Ministro Ortensio Zecchino, la riforma va sotto il nome di Luigi Berlinguer, che lo ha preceduto al Ministero, e che ha partecipato l’anno prima a Parigi alla definizione della Dichiarazione della Sorbona che promuoveva </hi><hi rend="italic">L’armonizzazione dell’architettura dei sistemi di istruzione superiore in Europa</hi><hi rend="CharOverride-1">, e prevedeva tra l’altro una struttura universitaria a tre cicli (laurea triennale, laurea specialistica e dottorato di ricerca), l’introduzione dei crediti formativi universitari per facilitare la mobilità internazionale degli studenti e la creazione dello Spazio Europeo dell’Istruzione Superiore.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="W00204_XML24_10_67-84.html#footnote-003-backlink">2</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	</hi><hi rend="CharOverride-1">Con la riforma ogni corso di laurea è contraddistinto da un codice di una o due lettere seguito da un codice numerico (L per corsi di laurea triennali, LM per i corsi di laurea magistrali, ma inizialmente i corsi di laurea specialistici prevedono un codice numerico seguito da una S). Le classi prevedono una serie di vincoli che richiedono di rispettare una certa distribuzione dei crediti formativi per settore scientifico disciplinare. Al loro interno, comunque, è possibile determinare quali insegnamenti introdurre.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="W00204_XML24_10_67-84.html#footnote-002-backlink">3</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	</hi><hi rend="CharOverride-1">Le classi di laurea, come ricordato, prevedevano un certo numero di crediti formativi assegnabili ad ogni tipo di attività: oltre ai settori scientifico disciplinari anche le attività trasversali e di tirocinio avevano range di crediti da rispettare.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="W00204_XML24_10_67-84.html#footnote-001-backlink">-1</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	</hi><hi rend="CharOverride-1">Tutti i testi delle Lezioni e delle Letture sono consultabili e anche scaricabili gratuitamente in versione eBook sul sito della Firenze University Press.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="W00204_XML24_10_67-84.html#footnote-000-backlink">-1</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	</hi><hi rend="CharOverride-1">Il premio vuole ricordare il Preside Lotti e l’obiettivo di far conoscere meglio chi ha giocato un ruolo di evidenziatore di aspetti rilevanti della società – così appropriato per una Scuola di Scienze politiche – nasce dal simpatico ricordo di Lotti, che aveva sempre con sé numerosi evidenziatori di diverso colore.</hi></p></item>
				</list><p rend="editorial_metadata_author">Franca Alacevich, University of Florence, Italy, franca.alacevich@unifi.it, <ref target="https://www.fupress.com">0000-0002-9442-081X</ref></p><p rend="editorial_metadata_polices">Referee List (DOI 1<ref target="https://www.fupress.com">0.36253/fup_referee_list</ref>)</p><p rend="editorial_metadata_polices">FUP Best Practice in Scholarly Publishing (DOI <ref target="https://www.fupress.com">10.36253/fup_best_practice</ref>)</p><p rend="editorial_metadata_book">Franca Maria Alacevich, <hi rend="italic">La “Cesare Alfieri” negli anni Duemila,</hi> © Author(s), <ref target="https://www.fupress.com">CC BY 4.0</ref>, DOI <ref target="https://www.fupress.com">10.36253/979-12-215-0708-9.07</ref>, in Fulvio Conti, Carlo Sorrentino (edited by), <hi rend="italic">La Scuola di Scienze politiche “Cesare Alfieri” (1875-2025)</hi>, pp. -19, 2025, published by Firenze University Press, ISBN 979-12-215-0708-9, DOI <ref target="https://www.fupress.com">10.36253/979-12-215-0708-9</ref></p></div></div>
      
      <div>
        <listBibl>
          <head>References</head>
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          <bibl n="201530">Alacevich, F. M. 2024. “L’Ateneo al tempo dell’&amp;#171;autonomia&amp;#187; e delle riforme continue (1990-2020).” In Firenze e l’Universit&amp;#224;. Passato, presente e futuro, a cura del Comitato per le celebrazioni dei 100 anni dell’Ateneo fiorentino. Firenze: Firenze Universi</bibl>
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        </listBibl>
      </div>
    </body>
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