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        <title type="main" level="a">Gli studi economici</title>
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          <resp>This is a section of <title>La Scuola di Scienze politiche “Cesare Alfieri” (1875-2025) </title>(DOI: <idno type="DOI">10.36253/979-12-215-0708-9</idno>) by </resp>
          <name>Fulvio Conti, Carlo Sorrentino</name>
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        <publisher>Firenze University Press</publisher>
        <pubPlace>Florence</pubPlace>
        <date when="2025">2025</date>
        <idno type="DOI">https://doi.org/10.36253/979-12-215-0708-9.11</idno>
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        <p>The aim of this chapter is to reconstruct the evolution of the Cesare Alfieri tradition of economic studies from 1875, the year the School was founded, to the present day.</p>
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            <item>Cesare Alfieri School</item>
            <item>economic studies</item>
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      <p>It is available online at https://doi.org/10.36253/979-12-215-0708-9.11<ref target="https://doi.org/10.36253/979-12-215-0708-9.11" /></p>
      <div><head>Gli studi economici</head><p rend="h1_author ParaOverride-1" ><hi rend="CharOverride-1">Antonio Magliulo</hi></p><div><head><hi>1. Introduzione </hi></head><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">La tradizione, nell’accezione più semplice, è la trasmissione nel tempo e nello spazio di un complesso di usi, costumi e consuetudini. Per analogia, una ‘tradizione di studi’ può essere intesa come la trasmissione nel tempo e nello spazio, di generazione in generazione, di un complesso di conoscenze acquisite attraverso la ricerca e trasferite mediante l’insegnamento.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Lo scopo di questo scritto è ricostruire l’evoluzione della tradizione di studi economici della “Cesare Alfieri” dal 1875, anno di fondazione della Scuola, ai nostri giorni.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">L’evoluzione degli studi economici si intreccia ovviamente con le vicende politiche del Paese, con la storia istituzionale della Scuola e col succedersi di generazioni di studiosi.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Si possono individuare cinque macro-periodi: il primo cinquantennio di vita della “Cesare Alfieri” che coincide, largamente, con l’Italia liberale e l’emergere di una questione sociale (1875-1924); il ventennio fascista, con il tentativo di costruire un’economia corporativa (1925-1944); la ricostruzione repubblicana e il miracolo economico (1945-1968); l’autunno caldo, il conflitto sociale e l’università di massa (1969-1999); infine, la sfida, non solo per la Cesare Alfieri, di preservare un approccio interdisciplinare nel tempo di un’accentuata specializzazione dei saperi (2000-2024).</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Inutile dire che, nelle pagine che seguono, non sarà possibile dar conto della varietà e ricchezza di contributi didattici e di ricerca depositati nei centocinquant’anni di vita della Cesare Alfieri. Si cercherà soltanto di far emergere, con la dovuta cautela, un ideale filo che unisce quei contributi</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="W00204_XML24_14_135-151.html#footnote-004">1</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">. </hi></p></div><div><head><hi>2. L’economia sociale nella Scuola che prepara la classe dirigente liberale (1875-1924) </hi></head><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Il 21 novembre 1875 il Marchese Carlo Alfieri di Sostegno inaugura la Scuola di Scienze Sociali che nel 1888, con la trasformazione in Regio Istituto, viene intitolata al padre Cesare.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">La Scuola fiorentina nasce con una chiara e innovativa finalità: preparare la nuova classe dirigente dell’Italia liberale attraverso un percorso formativo interdisciplinare che sappia amalgamare, in modo coerente, discipline economiche, giuridiche e storiche. </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Gli economisti contribuiscono, innanzitutto, alla ideazione e gestione della Scuola. Nella relazione letta il 12 maggio 1875, quindi prima del discorso inaugurale di Carlo Alfieri, Carlo Fontanelli chiarisce che lo scopo della Scuola differisce da quello di un qualsiasi percorso universitario: </hi></p><quote rend="quotation_b" ><hi rend="CharOverride-1">Poiché, se i giovani potessero trovare nelle facoltà di giurisprudenza delle università quella educazione alla vita pubblica che la nostra scuola intende a diffondere, è certo che questa apparirebbe superflua (Spadolini 1975, 193). </hi></quote><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Nel 1877 lo stesso Fontanelli, insieme a Giarrè, propone e ottiene che nell’ordinamento degli studi sia inserito un insegnamento di Scienza delle finanze (Spadolini 1975, 279). A distanza di qualche anno, un altro economista, Arturo J. de Johannis (1903, 52), nel discorso inaugurale pronunciato il 9 novembre 1902, precisa che la Scuola, ormai diventata Istituto, si caratterizza non solo per lo scopo e per la composizione degli insegnamenti ma anche per il loro deliberato coordinamento finalizzato a formare quanti, per condizione sociale, aspirano a ricoprire ‘uffici pubblici elettivi’. Alcuni economisti diventano anche Direttori del Regio Istituto: Carlo Fontanelli dal marzo 1888 al maggio 1890, seguito da Arturo J. de Johannis, fino a novembre 1908, e Riccardo Dalla Volta, fino a dicembre 1927.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Nello Statuto approvato il 25 maggio 1873 è già delineato l’ordinamento degli studi che rimarrà sostanzialmente invariato, salvo poche modifiche, fino alla Riforma Gentile del 1923. Il corso ha una durata di tre anni, con quattro insegnamenti al primo, quattro al secondo e cinque al terzo anno. L’unico insegnamento economico inizialmente previsto è Economia sociale, collocato al primo anno con tre lezioni settimanali. Il programma segue una classica partizione, </hi><hi rend="italic">à la</hi><hi rend="CharOverride-1"> Say, trattando l’economia come la scienza che studia le leggi della produzione, distribuzione e consumo della ricchezza nazionale. Vi è poi una parte di economia applicata, riguardante il credito e la questione sociale (Spadolini 1975, 133). L’indicazione condivisa, che si ritrova già in una lettera di Menabrea a Alfieri dell’11 aprile 1873, è che all’esposizione dei principi debba sempre seguire una pratica applicazione (Spadolini 1975, 122). </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Nel 1870 Fontanelli aveva pubblicato un </hi><hi rend="italic">Manuale popolare di economia sociale</hi><hi rend="CharOverride-1"> rivisto poi in seconda e definitiva edizione nel 1881. La nuova edizione segna il passaggio da una visione provvidenziale ad un ordine naturale dell’economia: l’economia sociale diventa la scienza che studia le leggi naturali della produzione, distribuzione, scambio e consumo delle ricchezze. Per Fontanelli, la ricchezza è l’insieme dei beni permutabili, che sono utili e costosi. In questo senso, potremmo dire che è più vicino ad Alfred Marshall che non a Carl Menger. </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Passando all’anno accademico 1905-1906 si nota come, nell’ordine degli studi, l’area economica si sia visibilmente allargata. Sono previsti tre corsi di Economia sociale, che ora assume la denominazione di Economia politica, uno per ciascun anno accademico: il primo anno il corso, tenuto da Arturo J. de Johannis, segue la classica partizione mentre il secondo e il terzo anno sono dedicati al tema, monografico e applicato, del credito. Un secondo insegnamento economico, collocato al terzo anno e affidato a Riccardo Dalla Volta, è Politica e legislazione economica e tratta temi riguardanti il ruolo economico dello Stato, il lavoro e le ‘questioni operaie’, l’emigrazione e la colonizzazione. Infine, un terzo insegnamento, collocato sempre al terzo anno, è Scienza delle finanze e contabilità di Stato, anch’esso affidato a Dalla Volta: il corso prevede una parte generale sul fenomeno finanziario e una parte monografica sulle imposte. Come in passato, ad un economista, in questo caso de Johannis, è affidato anche il corso di Statistica e Demografia (ARI 1906, 133).</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Nell’anno accademico 1922-23, alla vigilia della Riforma Gentile, vediamo che la struttura è rimasta sostanzialmente invariata. Economia politica è distribuita su tre anni: il primo è sempre dedicato al tema della produzione, distribuzione e consumo delle ricchezze, con un ampliamento della parte riservata alla cruciale teoria del valore, esposta in prospettiva storica, mentre i corsi del secondo e terzo anno si focalizzano ancora sull’analisi dei sistemi monetari e il credito. L’insegnamento, dopo la scomparsa di de Johannis, è affidato a Riccardo Dalla Volta, il quale conserva anche il corso di Politica e legislazione economica, sempre collocato al terzo anno, mentre il corso di Scienza delle finanze e contabilità di Stato, spostato al secondo anno, viene affidato a Mario Marsili Libelli, che svolge anche l’insegnamento di Statistica e Demografia (ARI 1923, 53-4).</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Gli economisti del Cesare Alfieri, oltre che in compiti didattici, furono naturalmente impegnati anche, se non prevalentemente, in attività di ricerca. E, ovviamente, si occuparono di temi diversi. Vi fu però un tema conduttore, connesso alla profonda trasformazione dell’economia iniziata con la Grande Depressione del 1873. Gli economisti di tutto il mondo furono sollecitati a studiare la natura dei trust, l’efficacia del protezionismo, le possibili soluzioni della questione sociale. Gli economisti del “Cesare Alfieri” se ne occuparono a più riprese e in sedi diverse: erano infatti anche soci dell’Accademia dei Georgofili, ricoprivano incarichi amministrativi e scrivevano su quotidiani e riviste.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">In una serie di scritti apparsi tra il 1888 e il 1890, Dalla Volta affronta il tema delle coalizioni industriali. La distinzione dirimente è tra coalizioni naturali e artificiali. Le prime conseguono all’aumento della scala di produzione e vanno tollerate perché si risolvono in un beneficio per i consumatori. Le seconde derivano invece dalla protezione doganale che, limitando la concorrenza estera, consente alle imprese nazionali di crescere a danno dei consumatori: esse vanno perciò contrastate. La selezione tra coalizioni benefiche e dannose è dunque affidata, più che ad una ipotetica autorità antitrust, all’apertura e contendibilità dei mercati: solo così, per Dalla Volta, è possibile stabilire il numero e la dimensione ottimale delle imprese.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Nel 1887 anche l’Italia, seguendo l’esempio della Germania, introduce una tariffa doganale a protezione di agricoltura e industria. All’Accademia dei Georgofili ne discutono per due anni, dal maggio 1887 al febbraio 1889. Oltre a Dalla Volta, de Johannis e Fontanelli, intervengono anche Pareto e Cambray Digny. Il parere unanime è che il protezionismo sia, al tempo stesso, un costo e un sofisma. Fontanelli evoca l’esempio della folla manzoniana quando i primi, per vedere meglio, si alzano (innalzano le tariffe) ma, alla fine, tutti si ritrovano scomodamente in piedi a vedere come prima. Una speciale commissione, composta da de Johannis, Fontanelli e Pareto approva un Voto rivolto al Governo affinché rinnovi il Trattato commerciale stipulato con la Francia nel 1881 rinunciando ad ogni misura ritorsiva.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Nel 1895 i soci dell’Accademia si ritrovano ancora per esaminare la più ampia e drammatica questione sociale esplosa in anni che sono stati definiti i più bui del nuovo Regno. Dal dibattito emergono due principali linee interpretative. Cambray Digny sostiene che il conflitto sociale derivi dalla discrasia tra l’ordine naturale, fondato sul libero mercato e descritto dagli economisti classici, e l’ordine positivo costruito con una legislazione a favore di dazi e trust che ha finito per distorcere il mercato. La soluzione consiste dunque nel ripristinare, con un’appropriata legislazione liberale, l’ordine naturale. Dalla Volta e de Johannis sostengono invece che il conflitto deriva da una serie di trasformazioni strutturali dell’economia moderna e che l’idealizzato ordine naturale va corretto con leggi positive e in particolare con una contrattazione tra le parti sociali volta a regolare i principali aspetti delle relazioni industriali: dal salario all’orario di lavoro. Una contrattazione libera e, se necessario, regolata dallo Stato. </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Nel 1916, in piena guerra mondiale, Dalla Volta pubblica un’ampia monografia su </hi><hi rend="italic">La teoria moderna del valore economico</hi><hi rend="CharOverride-1"> in cui esplicitamente prende le distanze dagli economisti della Scuola Austriaca: </hi></p><quote rend="quotation_b" ><hi rend="CharOverride-1">La critica non può disconoscere che il loro modo di vedere è unilaterale, idealista, in contraddizione colla conoscenza più sicura che oggidì abbiamo dei fatti economici. Credere che tutta la economia sia governata dalla utilità, e soltanto da essa, è un grave errore (Dalla Volta 1916, 127).</hi></quote><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">In breve, nel primo cinquantennio di vita nasce e fiorisce al “Cesare Alfieri” una tradizione di studi economici che, muovendo da un’idea di ‘economia sociale’, perviene a prospettare una soluzione istituzionale all’esplosiva questione sociale che vede contrapposti lavoratori e imprenditori. La soluzione non è né il liberalismo austriaco o americano né il socialismo marxista né il protezionismo tedesco. La soluzione è in una libera contrattazione tra le parti interessate</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="W00204_XML24_14_135-151.html#footnote-003">2</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">.</hi></p></div><div><head><hi>3. L’economia corporativa nell’Istituto statizzato dal fascismo (1925-1944) </hi></head><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Il 31 ottobre 1922 si insedia il governo Mussolini destinato a rimanere in carica fino al 25 luglio 1943, assumendo i caratteri di un regime autoritario. Nel 1923 viene varata la Riforma Gentile che modifica in profondità l’assetto del sistema universitario italiano. Il 3 aprile 1926 viene approvata la legge n. 563 che disciplina i rapporti collettivi di lavoro e un anno dopo, il 21 aprile 1927, viene promulgata la Carta del Lavoro: inizia l’esperimento corporativista.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Questi avvenimenti si ripercuotono ovviamente anche sulla vita della Cesare Alfieri. </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">La Riforma Gentile, istituendo nuove Facoltà di Scienze Politiche e riconoscendo l’esistenza di Istituti liberi abilitati a conferire lauree a condizione che gli ordinamenti siano approvati dal governo, apre la via alla sostanziale omologazione e statizzazione dell’Università italiana. Un Regio Decreto del 19 aprile 1925 riconosce al “Cesare Alfieri” la qualifica di Istituto Superiore Libero a decorrere, con effetto retroattivo, dal 1° gennaio 1924. Nel nuovo Statuto è previsto che debbano essere incardinati cinque insegnamenti di base, tra cui Economia politica e Scienza delle finanze e diritto finanziario, a riprova della rilevanza ormai acquisita dalle discipline economiche. Un successivo decreto del 1926 irrigidisce il piano di studi contraddicendo l’originario approccio interdisciplinare. Ma già nel 1928 viene approvato un nuovo ordinamento che, dopo un primo biennio comune, introduce, per la prima volta, un secondo biennio articolato in tre Indirizzi di specializzazione: Amministrativo-sindacale, Diplomatico-consolare e Coloniale. La ritrovata interdisciplinarietà viene rafforzata con una serie di collaterali iniziative a supporto degli Indirizzi. In rapida sequenza nascono: la Scuola di Perfezionamento in Studi Politici Internazionali (1928), lo Studio Fiorentino di Politica Estera (1931), il Centro di Studi Coloniali (1931), la Scuola di perfezionamento in Studi Sindacali e Corporativi applicati all’Organizzazione Aziendale (1934). Nel 1926, da una costola del Cesare Alfieri, era nata la Facoltà di Economia e Commercio che nel 1936 avrebbe acquisito piena autonomia nell’ambito dell’Ateneo fiorentino.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">La fase espansiva si esaurisce in meno di un decennio. Un Regio Decreto del 1° ottobre 1936 modifica lo Statuto, sopprime gli Indirizzi e uniforma l’ordinamento degli studi agli standard nazionali. Nel nuovo Statuto compaiono, tra gli insegnamenti fondamentali, Economia politica corporativa e Politica economica e finanziaria e, tra gli insegnamenti complementari, Contabilità di Stato, Economia coloniale e Storia delle dottrine economiche mentre vengono eliminati, almeno formalmente, Scienza delle finanze, che era accorpata a Contabilità di Stato, e Legislazione economica, che trattava temi di politica economica (ARI 1937, 10).</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Due anni dopo, un Regio Decreto dell’8 luglio 1938 trasforma il Reale Istituto Superiore di Scienze Sociali “Cesare Alfieri” in Facoltà di Scienze Politiche, concedendo l’unico privilegio di poter mantenere l’originaria denominazione. Se lo Statuto del 1925 prevedeva che tra i cinque insegnamenti di base due dovessero essere in discipline economiche, col nuovo ordinamento del 1938 la “Cesare Alfieri” è costretta a mutuare gli insegnamenti obbligatori di natura economica dalle Facoltà di Economia e Commercio e di Giurisprudenza (Rogari 2004, 693). </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">La “Cesare Alfieri” mantiene comunque un ruolo di primo piano nel campo degli studi economici. Restano docenti di ruolo Riccardo Dalla Volta e Mario Marsili Libelli e ad essi si aggiungono, come docenti incardinati o incaricati di discipline economiche, Gino Arias (che è incardinato a Giurisprudenza), Renato Galli, laureato al Cesare Alfieri, allievo di Arias e incardinato a partire dall’anno accademico 1940-41, Jacopo Mazzei, laureato con Giuseppe Toniolo a Pisa, ma fiorentino di nascita e residenza e, per un breve periodo, tiene corsi di economia anche Giovanni Lorenzoni.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Nell’anno accademico 1927-28, nell’anno quindi che precede il rinnovato Statuto del 1928, l’ordinamento degli studi prevede un primo biennio, con un corso biennale di Economia politica teorica ancora affidato a Riccardo Dalla Volta e un secondo biennio, con tre corsi annuali di Economia politica applicata, affidato a Giovanni Lorenzoni, di Scienza delle finanze e diritto finanziario, sempre tenuto da Marsili Libelli, e di Legislazione del lavoro, della emigrazione e delle assicurazioni, affidato a Dalla Volta (ARI 1928, 57-8). Guardando ai programmi, si nota come il corso di Marsili Libelli comprenda una ‘parte generale’ centrata sulle entrate e le uscite ordinarie e una ‘parte speciale’ dedicata alla finanza straordinaria, l’economia applicata di Lorenzoni consista in un corso di storia economica dall’epoca delle scoperte geografiche alla vigilia della rivoluzione francese e la Legislazione del lavoro di Dalla Volta sia uno sviluppo dei precedenti corsi di Legislazione economica (ARI 1928, 70-5).</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Nell’anno accademico 1929-1930, e quindi immediatamente dopo il rinnovato Statuto, l’ordinamento degli studi contempla un primo biennio comune, con i corsi annuali di Economia politica teoretica (affidato ad Arias) e Legislazione economica (che torna ad assumere la vecchia denominazione e di cui è sempre titolare Dalla Volta). Nei tre Indirizzi del biennio specialistico sono previsti gli insegnamenti di Scienza delle finanze e diritto finanziario (Marsili Libelli) e di Politica economica, che viene ora affidato a Jacopo Mazzei il quale distingue nettamente l’economia politica, che studia ciò che è, seguendo un approccio positivo, dalla politica economica che, seguendo un approccio normativo, indica ciò che dovrebbe essere in conformità a condivisi criteri etici. Mazzei è anche nominato Direttore della neocostituita Scuola di Perfezionamento in Studi Politici Internazionali, a riprova di una riconosciuta reputazione in materia di politica economica internazionale (ARI 1930, 55-7).</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Cinque anni dopo, nell’anno accademico 1934-1935, al culmine dell’esperimento corporativo, la novità più significava è il corso base di Economia generale corporativa, affidato a Gino Arias, uno dei più influenti teorici del corporativismo. Il corso si articola in tre parti, con una prima parte di storia del pensiero economico, dalla Fisiocrazia alla Scuola neoclassica, una seconda incentrata su concetti e dottrine dell’economia corporativa e una parte finale sulle applicazioni della dottrina corporativa ai tradizionali fenomeni della produzione e distribuzione della ricchezza (ARI 1935, 105-6).</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Nello stesso periodo, nella Scuola di Perfezionamento in Studi Politici Internazionali, Mazzei tiene un corso di Teoria e pratica dei trattati di commercio e Arias uno sui Problemi economici internazionali, con speciale riferimento all’economia monetaria e bancaria mentre nella Scuola di Studi Sindacali e Corporativi Renato Galli ha un Corso sulle imprese industriali.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">La rilevanza della “Cesare Alfieri” si manifesta anche nel campo della ricerca economica. Gli anni tra le due guerre sono dominati dal fallito tentativo di restaurare, dopo la fine della prima guerra mondiale, un ordine liberale basato su libero scambio e moneta aurea. La Grande Crisi del 1929 manda in frantumi l’ordine liberale, con l’abbandono dell’oro, le svalutazioni competitive, le limitazioni alla libera circolazione di beni, persone e capitali. Si pone allora il problema dei grandi spazi economici. In un mondo di mercati tendenzialmente aperti e interconnessi tutti i Paesi, anche quelli piccoli, possono approvvigionarsi ovunque. In un mondo frantumato ognuno va alla ricerca del proprio ‘spazio vitale’ che consenta di raggiungere simultaneamente la massima occupazione interna e l’equilibrio esterno della bilancia dei pagamenti.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Gli economisti, anche quelli della Cesare Alfieri, esplorano il duplice e correlato tema del nuovo ordine interno ed internazionale.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Nel 1927 Dalla Volta raccoglie in un volumetto, intitolato </hi><hi rend="italic">L’ordinamento sindacale e corporativo. Appunti</hi><hi rend="CharOverride-1">, gli articoli apparsi su </hi><hi rend="italic">La Nazione</hi><hi rend="CharOverride-1"> per commentare i provvedimenti legislativi voluti dal regime. Per Dalla Volta la soluzione fascista dello storico conflitto tra capitale e lavoro si articola in quattro sequenziali fasi. Primo, lo Stato riconosce solo sindacati unici e separati, di lavoratori e datori di lavoro, a cui impone l’obbligo di stipulare contratti collettivi. Secondo, le corporazioni, che sono organi dello Stato, hanno il compito di coordinare i sindacati di categoria nel superiore interesse nazionale. Terzo, sciopero e serrata sono vietati ed eventuali controversie sono risolte da una speciale magistratura del lavoro. Quarto e ultimo, il lavoro è un dovere sociale che esige la collaborazione e non la lotta di classe. Scrive Dalla Volta (1927, 21): </hi></p><quote rend="quotation_b" ><hi rend="CharOverride-1">Pur essendovi l’interesse del singolo, l’interesse professionale da tutelare, si può affermare categoricamente che al disopra di quello esiste l’interesse nazionale il quale richiede la collaborazione di tutti i fattori della produzione, la loro solidarietà, e non la lotta fra di essi.</hi></quote><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Renato Galli, supportato da Arias, polemizza esplicitamente con Francesco Vito, caposcuola degli economisti cattolici, sul ruolo dello Stato nella regolazione dei mercati. Vito aveva sostenuto che lo Stato deve limitarsi a reprimere le intese restrittive della concorrenza che si risolvono in un danno per i consumatori lasciando alle imprese private la massima libertà possibile. Galli, in un saggio del 1932 e poi nel testo delle lezioni del 1934, sostiene invece che lo Stato corporativo non può limitarsi a reprimere gli abusi ma deve, con ampia discrezionalità, collocare i sindacati industriali in una più generale visione di politica economica volta a perseguire l’interesse nazionale. Scrive Galli (1932, 408): </hi></p><quote rend="quotation_b" ><hi rend="CharOverride-1">Non è l’abuso o il reato dell’amministratore che interessa lo Stato corporativo, non è lo sconfinamento soltanto che l’interessa; potrà costituire anche un aspetto che il problema presenta allo Stato, ma non è tutto. Lo Stato deve interessarsi attivamente del fenomeno dei sindacati industriali, perché lo svolgimento di questi contribuisce a formare le condizioni economiche della vita della Nazione.</hi></quote><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Mazzei affronta il problema dei grandi spazi economici. Muovendo da una serie di studi sulle unioni doganali giunge ad individuare nell’area euro-mediterranea lo spazio vitale dell’economia italiana. A lui viene affidata la relazione conclusiva del Convegno pisano </hi><hi rend="italic">Per lo studio dei problemi economici dell’ordine nuovo</hi><hi rend="CharOverride-1"> del maggio 1942.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Infine, Marsili Libelli, in un volumetto significativamente intitolato </hi><hi rend="italic">Sintesi di economia politica corporativa</hi><hi rend="CharOverride-1">, destinato agli studenti universitari e ai candidati a concorsi pubblici, presenta il corporativismo come il sistema economico che meglio trasforma l’intrinseca interdipendenza esistente tra individui, classi e nazioni in ‘solidarietà economica’ (titolo di una conferenza del 1924).</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Il ventennio si chiude in modo drammatico, per l’Italia e per la Cesare Alfieri. Arias e Dalla Volta sono colpiti dalle leggi razziali del 1938: il primo si rifugia in Argentina, dove muore nel 1940, il secondo muore nel campo di concentramento di Auschwitz nel 1944. Il 22 agosto dello stesso anno, dopo la liberazione di Firenze, viene ucciso anche Giovanni Lorenzoni mentre tenta di liberare la figlia partigiana.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">In breve, nel ventennio fascista la tradizione di studi economici della “Cesare Alfieri” si consolida e, in linea con la filosofia politica del regime, concorre a prefigurare un nuovo ordine economico, interno e internazionale, fondato sulla corporativa pacificazione sociale e sulla coloniale creazione di uno spazio vitale. La tradizione si tramanda, di generazione in generazione, da maestro ad allievo</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="W00204_XML24_14_135-151.html#footnote-002">3</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">.</hi></p></div><div><head><hi>4. Microeconomia ferrariana e macroeconomia keynesiana in una Facoltà d’élite (1945-1968) </hi></head><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">L’8 settembre 1943, con la firma dell’armistizio, inizia la guerra di liberazione che si prolunga fino al 25 aprile 1945. Seguono la fondazione della Repubblica, la ricostruzione e il miracolo economico. Nelle relazioni industriali domina una spontanea pace sociale tra lavoratori e imprenditori che, tacitamente, accettano, gli uni, di contenere le rivendicazioni salariali e, gli altri, di reinvestire gli utili maturati, favorendo la crescita e l’occupazione.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Nel concitato periodo della liberazione le Facoltà di Scienze Politiche, accusate di commistione ideologica col fascismo, rischiano la chiusura. Il Ministro della Pubblica Istruzione Guido De Ruggiero vieta le iscrizioni al primo anno delle Facoltà di Scienze Politiche per l’anno accademico 1944-45 ma, grazie al tempestivo intervento delle autorità fiorentine, la situazione muta. Il 5 gennaio 1945 il Senato Accademico dell’Università di Firenze, su proposta di Guido Calamandrei, delibera la ricostituzione della Facoltà di Scienze Politiche “Cesare Alfieri” che immediatamente reintroduce il tradizionale piano di studi articolato in un primo biennio comune e un biennio specialistico con tre Indirizzi: Amministrativo, Diplomatico-consolare e libero. Anche le altre Facoltà sono salve.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Gli economisti fiorentini, compresi quelli della Cesare Alfieri, sono sottoposti a processo di epurazione e, sebbene riabilitati, conoscono una diversa sorte: Mazzei muore, precocemente, nel 1947, Marsili Libelli riprende l’attività accademica presso la Facoltà di Economia e Commercio e il solo Galli torna ai precedenti incarichi.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Nel ventennio 1949-68, dominato dalla volitiva Presidenza di Giuseppe Maranini, l’area economica della “Cesare Alfieri” sembra restringersi all’essenziale. Fino all’anno accademico 1953-54, vi è un solo docente di ruolo – Renato Galli – che tiene i due fondamentali corsi di Economia politica e di Politica economica e finanziaria, affiancato poi da Alessandro Franchini Stappo, laureato alla “Cesare Alfieri” nel 1944, assistente dello stesso Galli, libero docente dal 1954 e docente di ruolo dal 1963 al 1968. Il terzo tradizionale insegnamento impartito, Scienza delle finanze e diritto finanziario, viene affidato a Gaetano Signorelli, docente incaricato (AUF 1943-44 e successivi).</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Nel secondo dopoguerra la didattica dell’economia subisce nel mondo anglosassone una profonda trasformazione, a partire dal manuale di Paul Samuelson, </hi><hi rend="italic">Economics</hi><hi rend="CharOverride-1">, apparso in prima edizione nel 1948. La classica partizione sayana viene sostituita da una netta demarcazione tra microeconomia, lo studio del comportamento degli agenti e del funzionamento dei mercati, e macroeconomia, l’analisi del sistema economico visto come un tutto. In Italia continuano ad essere ristampati, in versione aggiornata, i manuali di Bresciani Turroni, Fanno, Vito e altri. Il testo forse più innovativo, in senso keynesiano, è quello di Fernando Di Fenizio del 1951.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Alla “Cesare Alfieri” troviamo due principali manuali su cui si formano gli studenti della nuova Italia in una università che continua ad essere d’élite. Il primo è quello di Renato Galli, intitolato </hi><hi rend="italic">Economia politica</hi><hi rend="CharOverride-1">, apparso in terza edizione nel 1966. Si tratta di un testo di microeconomia che conserva la tradizionale partizione. Se nel mondo anglosassone il tema del valore viene espunto dalla trattazione per fare spazio all’analisi dei prezzi nel breve e nel lungo termine, l’economista fiorentino mantiene l’approccio classico, centrato sulla teoria del valore, e fa addirittura riferimento a Francesco Ferrara. Scrive Galli (1966, XIII): </hi></p><quote rend="quotation_b" ><hi rend="CharOverride-1">Posto tale ordine di idee, mi è parso che la sistematica del Ferrara sia tuttora più soddisfacente di altre; perciò ho ordinato gli argomenti sul tema del valore, traendo occasione dallo studio delle utilità, del costo e del prezzo, per trattare problemi del consumo, della produzione e dello scambio.</hi></quote><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">L’altro testo di riferimento è il </hi><hi rend="italic">Corso di Politica Economica</hi><hi rend="CharOverride-1"> di Alessandro Franchini Stappo (1961- 1964), di chiara impostazione keynesiana. Per Franchini, l’obiettivo fondamentale della politica economica, quella parte della scienza economica che indaga l’azione pubblica in economia, è la stabilizzazione del sistema economico. Il manuale è articolato in due volumi. Il primo, apparso in prima edizione nel 1961, esamina un sistema chiuso alle relazioni esterne e il secondo, apparso in prima edizione nel 1964, estende l’analisi alle relazioni economiche con altri Paesi.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Nei due economisti fiorentini didattica e ricerca sono visibilmente intrecciate. Nel 1983 Galli raccoglie in una </hi><hi rend="italic">Antologia</hi><hi rend="CharOverride-1"> i suoi scritti principali che riguardano questioni di economia monetaria (inclusa la crisi di Bretton Woods) e di microeconomia (comprese la dinamica della concorrenza e lo Stato imprenditore). Franchini Stappo elabora un modello macroeconomico dinamico con equazioni non lineari e variabili monetarie e, a partire dai primi anni Settanta, quando si trasferisce nella Facoltà di Economia e Commercio, adotta un originale approccio ‘positivo’ alla politica economica fondato sulle relazioni di potere che si instaurano tra gruppi sociali. </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">In breve, nel primo venticinquennio repubblicano, mentre l’Italia passa dalla ricostruzione al miracolo economico in un clima di diffusa pace sociale tra lavoratori e imprenditori, alla Cesare Alfieri, in una università che resta d’élite, l’area degli studi economici sembra restringersi e assumere un carattere più tecnico, meno partecipe alle vicende politiche del tempo</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="W00204_XML24_14_135-151.html#footnote-001">4</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">.</hi></p></div><div><head><hi>5. L’Istituto di Economia nell’Università di massa dopo l’autunno caldo (1969-1999) </hi></head><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Il 17 novembre 1967 gli studenti occupano l’Università Cattolica di Milano: è il precoce inizio dell’autunno caldo del 1968 che rapidamente si propaga dalle università alle fabbriche.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">L’11 dicembre 1969 viene approvata, su proposta del parlamentare Tristano Codignola, una legge di parziale riforma del sistema universitario nazionale che liberalizza l’accesso alle facoltà: l’Università italiana, da élite, comincia a diventare di massa. </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Il nuovo Statuto della Cesare Alfieri, promulgato con il Decreto del Presidente della Repubblica n. 144 del 16 gennaio 1969, prevede un primo biennio comune con nove insegnamenti obbligatori, tra cui Economia politica e Politica economica e finanziaria e un secondo biennio articolato in cinque Indirizzi, che hanno valore qualificante. Il secondo comma dell’articolo 19 dello Statuto recita infatti: «Nel diploma di laurea è indicato l’indirizzo seguito dal laureato». Tra gli Indirizzi, uno, il primo, è denominato Politico-Economico (GS 1978-1979, 13-4).</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Nel 1969 si interrompe la trasmissione interna della tradizione di studi economici e arrivano nuovi economisti, principalmente provenienti dalle Università di Roma e Milano, che si sono formati all’estero. A partire dal 1° novembre 1968 Renato Galli e Alessandro Franchini Stappo si trasferiscono, rispettivamente, nelle Facoltà di Giurisprudenza e di Economia e Commercio. Dal 1° novembre 1969 e fino al 31 ottobre 1973 è professore ordinario di Politica economica e finanziaria Veniero Del Punta, proveniente dall’Università di Pisa e trasferito, a partire dal 1° novembre 1973, all’Università di Roma (ASUF, Del Punta).</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Nell’</hi><hi rend="italic">Annuario</hi><hi rend="CharOverride-1"> degli anni accademici 1969-70 e 1970-71 la situazione sembra analoga a quella dell’immediato dopoguerra con un’area economica ridotta al minimo. Del Punta è l’unico docente di ruolo nonché Direttore dell’Istituto di Economia. Tra i docenti figurano, oltre a Del Punta, ordinario di Politica economica e finanziaria e incaricato di Programmazione economica, Renato Galli, incaricato di Economia politica, Corrado Fiaccavento, incaricato di Economia internazionale e Gaetano Signorelli, incaricato di Scienza delle finanze.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">La situazione muta radicalmente a partire dall’anno accademico 1976-77 quando arrivano Fausto Vicarelli e Ezio Tarantelli, professori straordinari, rispettivamente, di Economia politica e di Politica economica e finanziaria. Contemporaneamente la Facoltà organizza cinque Istituti funzionali agli Indirizzi di specializzazione (GS 1978-79, 4-5). L’Istituto di Economia è diretto per un breve periodo da Vicarelli e poi da Tarantelli (ASUF, Tarantelli, Vicarelli).</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Nell’anno accademico 1978-79 i docenti sono: Fausto Vicarelli (Economia politica), Ezio Tarantelli (Politica economica e finanziaria), Giangiacomo Nardozzi (Teoria dello sviluppo economico), Mario Draghi (Economia e politica monetaria), Maurizio Grassini (Econometria), Domenicantonio Fausto (Scienza delle Finanze), Ubaldo Rogari (Contabilità dello Stato e degli enti pubblici), Corrado Fiaccavento (Economia internazionale), Giuseppe Sacco (Economia e politica industriale), Maria Tinacci Mossello (Geografia politica ed economica), Renzo Ricci (Statistica economica) e Claudio Rotelli (Storia dell’economia).</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Complessivamente, sei sono le materie obbligatorie di carattere economico: due nel biennio comune (Economia politica e Politica economica e finanziaria) e quattro nel biennio specialistico (Economia internazionale, Geografia politica ed economica, Teoria dello sviluppo economico e Scienza delle finanze).</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Se guardiamo i programmi orientativi notiamo che tra le sei materie obbligatorie tre presentano una comune caratteristica: i temi sono trattati in una prospettiva storica. Vicarelli espone la teoria del valore e della distribuzione negli economisti classici e neoclassici, Tarantelli presenta una rassegna delle teorie della politica economica dai classici ai post-keynesiani, con un focus sul mercato del lavoro, e Nardozzi intreccia storia e teorie dello sviluppo economico, dalla rivoluzione industriale ai modelli di Harrod e Domar. Inoltre, al centro o sullo sfondo dei tre corsi c’è il tema (classico) del rapporto tra distribuzione del reddito e crescita economica.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Negli anni Ottanta tornano alle università d’origine alcuni tra i maggiori docenti di riferimento: tornano all’Università di Roma la Sapienza Vicarelli nel 1981 e Tarantelli nel 1983, Nardozzi al Politecnico di Milano nel 1989 e lascia per altri incarichi Draghi nel 1991. Cambiano inoltre i docenti di diversi insegnamenti: per esempio, Economia politica passa da Vicarelli a Nardozzi, a Vincenzino Patrizii, a Luigi Sai, ad Alessandro Cigno, Economia internazionale passa da Fiaccavento a Draghi, a Luciano Marcello Milone, a Giulio Cifarelli, Storia dell’economia da Claudio Rotelli a Vera Zamagni, a Luciano Segreto.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Altri docenti garantiscono invece una apprezzata stabilità: dal 1° novembre 1983 Maurizio Grassini è chiamato alla cattedra di Econometria e dal 1984 al 1998 ricopre l’incarico di Presidente del Consiglio dell’Indirizzo Politico-Economico, dal 1991 al 2001 Antonio Di Majo è professore ordinario di Scienza delle finanze e, a partire dal 1994, e fino al 2011, Alessandro Cigno è professore ordinario di Economia politica.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Ovviamente non possiamo dar conto dei tanti e preziosi contributi di ricerca. Possiamo solo accennare ad uno dei temi dominanti nei ‘difficili anni ’70’ (titolo di un celebre volume curato proprio da Nardozzi) fino al drammatico epilogo della metà degli anni Ottanta.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">In Italia, il combinato disposto dell’autunno caldo del 1969 e della crisi di Bretton Woods dell’estate 1971 innescò la cosiddetta spirale perversa tra salari e prezzi che finì per intaccare sia i salari reali dei lavoratori sia la competitività internazionale delle imprese. Si pose allora il problema di come difendere, insieme, salari reali e competitività internazionale. Il problema contingente rinviava ad una più profonda questione teorica: il rapporto tra distribuzione del reddito e crescita economica.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Alla fine degli anni Sessanta si confrontavano due principali teorie della distribuzione: quella neoclassica secondo cui ogni fattore produttivo riceve un compenso commisurato al valore della propria produttività marginale e quella sraffiana secondo cui la distribuzione dipende dai rapporti di forza esistenti tra le classi sociali.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Dal 5 al 7 novembre 1969 si svolse a Roma la X Riunione Scientifica della Società Italiana degli Economisti sul tema: “Essenza e limiti del marginalismo nelle teorie economiche”. Luigi Spaventa criticò, con argomentazioni sraffiane, la teoria neoclassica mentre Veniero Del Punta, che pochi giorni prima, il 1° novembre, aveva preso servizio presso la Cesare Alfieri, tenne la relazione generale in difesa della teoria neoclassica. Secondo Del Punta (1969), la forza contrattuale di lavoratori e imprenditori dipendeva dalla scarsità relativa dei fattori produttivi che, a sua volta, determinava o incideva sulla produttività marginale dei fattori stessi, per cui, per esempio, quando scarseggiava la forza lavoro, i salari tendevano a salire (e viceversa). La teoria neoclassica restava dunque valida. </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Nel gennaio del 1975 Gianni Agnelli, in rappresentanza della Confindustria, e Luciano Lama, in rappresentanza dei sindacati, firmarono il cosiddetto accordo sul ‘punto unico di contingenza’ che assicurava il pieno e automatico adeguamento dei salari nominali rispetto all’andamento dell’inflazione a cui seguì, com’era prevedibile, una serie di svalutazioni della lira che, innalzando l’inflazione, alimentava la spirale perversa tra salari e prezzi.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Nel gennaio del 1976 Franco Modigliani, autorevole e influente economista neokeynesiano, prospettò una soluzione radicale: poiché non era possibile ipotizzare una ripresa della stagnante produttività del lavoro, per recuperare competitività, occorreva accettare una riduzione dei salari reali.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">In questo quadro si colloca la ricerca di Tarantelli e Vicarelli, entrambi allievi di un altro influente keynesiano, Federico Caffè e, nel caso di Tarantelli, anche allievo, amico e collaboratore di Franco Modigliani.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">I due economisti di punta della “Cesare Alfieri” prospettano una soluzione che mira a conciliare la difesa dei salari reali dei lavoratori con la ripresa della competitività internazionale delle imprese abbattendo l’inflazione.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Entrambi pensano, classicamente, che il risparmio sia la condizione necessaria dell’accumulazione di capitale e, keynesianamente, che non esista alcun meccanismo di mercato in grado di assicurare la trasformazione del risparmio in investimento. Si tratta dunque di approntare una politica dei redditi per far crescere insieme risparmio e investimenti e per condizionare la ripartizione del reddito tra lavoratori e capitalisti (tra salari e profitti) che, diversamente da quanto sostenuto dal neokeynesiano Kaldor, hanno, secondo Tarantelli, una analoga propensione al consumo.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Tarantelli propone una modifica sostanziale al meccanismo della scala mobile: gli scatti di contingenza, anziché essere calcolati in base all’inflazione registrata </hi><hi rend="italic">ex-post</hi><hi rend="CharOverride-1">, dovrebbero essere predeterminati dalle parti sociali in base all’inflazione programmata </hi><hi rend="italic">ex-ante</hi><hi rend="CharOverride-1">. In questo modo, sostiene Tarantelli, sarebbero capovolte le aspettative inflazionistiche e l’inflazione effettiva inizierebbe a scendere. È però necessaria una politica dei redditi centralizzata con la concertazione tra le principali parti sociali: governo, sindacato e Confindustria. Un modello che Tarantelli stesso definisce ‘neocorporativo’.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Vicarelli sostiene invece la proposta, avanzata dalla CISL all’inizio degli anni Ottanta, di creare un fondo di solidarietà a favore degli investimenti. Vicarelli teme che un eccessivo aumento della domanda interna possa provocare un disavanzo commerciale e una conseguente svalutazione della lira che finirebbe per innalzare l’inflazione. Per questo ritiene accettabile, ed efficace, la creazione di un fondo di solidarietà in cui accantonare una quota pari allo 0,5 per cento dei salari da destinare al finanziamento di investimenti a favore degli stessi lavoratori.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Il 14 febbraio 1984 il Governo Craxi vara il decreto cosiddetto di San Valentino che introduce il principio della predeterminazione degli scatti di contingenza.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Il 27 marzo 1985 un commando delle Brigate Rosse uccide Ezio Tarantelli, additato come l’ispiratore di un provvedimento che attenuava la lotta di classe, all’uscita della Facoltà di Economia e Commercio della Sapienza dove si era da poco trasferito.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Il 23 novembre 1986, in un incidente automobilistico, muore a Roma anche Fausto Vicarelli.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">In breve, nel trentennio che va dal 1969 al 1999, mentre l’Italia passa dal conflitto sociale alla partecipazione all’Unione Europea, alla Cesare Alfieri, in una università ormai di massa, l’area degli studi economici sembra nuovamente allargarsi, fino ad assumere la massima espansione e, soprattutto, torna ad essere maggiormente partecipe, anche in modo drammatico, alle vicende civili e politiche del Paese</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="W00204_XML24_14_135-151.html#footnote-000">-1</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">.</hi></p></div><div><head><hi>6. Le discipline economiche nella Scuola ripristinata dalla Riforma universitaria (2000-24)</hi></head><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Spetterà agli storici futuri stabilire se e come è cambiata la tradizione degli studi economici della “Cesare Alfieri” nell’ultimo quarto di secolo.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Qui ci limitiamo ad una sola considerazione. Questi anni sono segnati da una serie di riforme, a partire dal D.M. 509/99, che mirano a uniformare il sistema universitario italiano al modello europeo basato sull’articolazione tra lauree triennali e magistrali (il cosiddetto 3+2). Il processo riformatore culmina nella legge n. 240 del 2010 (la cosiddetta legge Gelmini) che, oltre a consolidare il modello 3+2, ridisegna la governance universitaria distinguendo tra Scuole o Facoltà e Dipartimenti. Alle prime sono assegnati compiti di mera organizzazione della didattica e dei servizi agli studenti mentre i secondi, definiti sulla base di rigidi criteri di identità disciplinare, diventano i reali centri della programmazione degli organici, della didattica e della ricerca.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Il danno più grave, secondo Franca Alacevich (2024, 192), è stato l’ostacolo posto allo sviluppo dell’interdisciplinarità: </hi></p><quote rend="quotation_b" ><hi rend="CharOverride-1">La vecchia Facoltà di Scienze politiche è forse l’esempio più chiaro. La Facoltà provvedeva al reclutamento dei docenti di discipline storiche, economiche, giuridiche, sociologiche, statistiche e demografiche, linguistiche ecc. Nel reclutamento, provvedeva a dotarsi di docenti esperti nelle varie discipline ma al contempo capaci di dialogare sia sul piano della ricerca che su quello della didattica con le altre discipline e particolarmente in grado di offrire il loro contributo disciplinare all’interno della formazione di scienziati politici e sociali. … Lo spostamento del baricentro sui Dipartimenti, e su Dipartimenti molto connotati disciplinarmente, ha fatto sì che l’interscambio tra discipline e la collaborazione didattica venissero indeboliti.</hi></quote><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Ciò nonostante, la “Cesare Alfieri” non ha rinunciato, come emerge anche dalla consultazione delle guide di presentazione agli studenti, a perseguire una formazione e una ricerca interdisciplinari. L’area degli studi economici si è avvalsa del contributo di un congruo numero di docenti di ruolo, in prevalenza residenti e afferenti al settore scientifico disciplinare di Scienza delle finanze (Vincenzino Patrizii et al.), ha mantenuto uno spiccato interesse per i temi di politica economica internazionale e una sensibilità per la storia dell’economia anche con l’attivazione di specifici insegnamenti come Storia del pensiero economico (Gabriella Gioli) e Storia dello sviluppo economico italiano (Luciano Segreto et al.).</hi></p></div><div><head><hi>7. Conclusioni </hi></head><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Qual è stata, dunque, l’evoluzione della tradizione di studi economici della Cesare Alfieri?</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Occorre preliminarmente rilevare, e non era scontato, che una tradizione di studi economici esiste e si è trasmessa nel tempo. Vi sono almeno tre elementi che la connotano. Innanzitutto, un approccio storico allo studio delle discipline economiche. I temi trattati, sia nell’insegnamento che nella ricerca, sono sempre o spesso posti in una prospettiva storica: da Fontanelli, de Johannis e Dalla Volta che riservavano molto spazio ai classici dell’economia politica, a Tarantelli e Vicarelli, i quali, nell’esplorare il controverso rapporto tra distribuzione del reddito e crescita economica, si confrontavano con i dominanti paradigmi sraffiano e neokeynesiano, fino all’attivazione di specifici insegnamenti di storia dell’economia. Poi, una predilezione per la politica economica, nazionale e internazionale. Gli insegnamenti cardine della Cesare Alfieri, fin dall’inizio, sono stati, al di là delle mutevoli denominazioni, Economia politica, Politica economica e finanziaria e Scienza delle finanze. Ad essi si sono poi aggiunti corsi di Economia e politica monetaria e di Economia e politica industriale. In tutti uno spazio significativo era riservato ai problemi dell’economia italiana. In parallelo si è precocemente sviluppato un interesse per le questioni di politica economica internazionale: dalle unioni doganali europee e gli spazi vitali euro-mediterranei di Jacopo Mazzei fino ai più recenti studi sul processo di integrazione europea e alla stessa Geografia politica ed economica. Infine, è emersa una spiccata propensione a considerare la concertazione tra le parti interessate il metodo migliore per governare un’economia di mercato e per attenuare, se non risolvere, il conflitto sociale: dal proto-corporativismo di Dalla Volta e de Johannis nell’Italia liberale, al corporativismo autoritario di Arias, Dalla Volta e Galli nell’Italia fascista, al neo-corporativismo democratico che costò la vita a Tarantelli nell’Italia repubblicana dei violenti anni Ottanta.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">È difficile, e rischioso, stabilire come la tradizione sia cambiata nel tempo: troppe sono le variabili in gioco. Un elemento però spicca. Fino al 1968 è stata una tradizione interna e l’eredità è stata trasmessa quasi </hi><hi rend="italic">de visu</hi><hi rend="CharOverride-1">. Gli economisti del primo cinquantennio – Fontanelli, de Johannis, Dalla Volta e Marsili Libelli – erano infatti fiorentini di nascita o di adozione e partecipavano attivamente alla vita della città. Gli economisti del successivo ventennio fascista – Arias, Mazzei, Galli, gli stessi Dalla Volta e Marsili Libelli – avevano analoghi legami con la città e lo stesso vale per gli economisti del successivo venticinquennio repubblicano: Galli e Franchini Stappo. Poi, a partire dal 1969, la tradizione si è aperta, è diventata più nazionale e internazionale e, con gli arrivi di Draghi, Tarantelli e Vicarelli, ha stabilito uno speciale legame con la scuola romana di Federico Caffè. Negli ultimi anni sembra tornata ad essere più interna, almeno nel senso di un corpo docente più residenziale.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Quello che in conclusione si può dire è che l’economia studiata e insegnata alla Cesare Alfieri, al di là degli inevitabili e ovvi cambiamenti, ha conservato un carattere ‘sociale’ rimanendo aperta alle contaminazioni di contigue discipline e protesa a ricercare soluzioni a irrisolte questioni sociali. In questo senso, la tradizione di studi economici ha concorso, fin dall’inizio, a definire la natura interdisciplinare della Cesare Alfieri. </hi></p></div><div><head><hi>Riferimenti bibliografici</hi></head><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Alacevich, Franca Maria. 2024. “L’Ateneo al tempo dell’«autonomia» e delle riforme continue (1990-2020).” In </hi><hi rend="italic">Firenze e l’Università. Passato, presente e futuro</hi><hi rend="CharOverride-1">, a cura del Comitato per le celebrazioni dei 100 anni dell’Ateneo fiorentino, 187-99. Firenze: Firenze University Press.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">ARI – R. Istituto di Scienze Sociali “Cesare Alfieri”, </hi><hi rend="italic">Annuario</hi><hi rend="CharOverride-1">. Anni vari. Firenze.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">ASUF – Archivio storico dell’Università degli Studi di Firenze, </hi><hi rend="italic">Stati di servizio </hi><hi rend="CharOverride-1">di Veniero Del Punta, Ezio Tarantelli e Fausto Vicarelli.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">AUF – Università degli Studi di Firenze, </hi><hi rend="italic">Annuario</hi><hi rend="CharOverride-1">, Anni vari. Firenze </hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Augello, Massimo M., e Marco E. L. Guidi, a cura di. 2009. </hi><hi rend="italic">Riccardo Dalla Volta. Crisi della concorrenza, concentrazioni industriali e imperialismo all’alba del Novecento</hi><hi rend="CharOverride-1">. Firenze: Le Monnier.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Barucci, Piero. 2024. “Galli, Renato.” In </hi><hi rend="italic">Scrittori e scrittrici di economia nel Regno d’Italia</hi><hi rend="CharOverride-1">, a cura di P. Barucci et al., 283. Roma: Bancaria Editrice. </hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Chiarini, Bruno. 1995. Introduzione a Ezio Tarantelli, </hi><hi rend="italic">La forza delle idee. Scritti di economia e politica</hi><hi rend="CharOverride-1">, IX-XXVIII. Roma-Bari: Laterza.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">da Empoli, Domenico. 2000. “Veniero Del Punta: il suo percorso umano e scientifico.” </hi><hi rend="italic">Rivista di politica economica</hi><hi rend="CharOverride-1">: V-VIII.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Dalla Volta, Riccardo. 1916. </hi><hi rend="italic">La teoria moderna del valore economico</hi><hi rend="CharOverride-1">. Mantova: Mondovi.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Dalla Volta, Riccardo. 1927. </hi><hi rend="italic">L’ordinamento sindacale e corporativo dello Stato. Appunti</hi><hi rend="CharOverride-1">. Firenze: Tipografia de La Nazione.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">de Johannis, Arturo J. 1903. </hi><hi rend="italic">Indirizzo ed insegnamento delle scienze sociali</hi><hi rend="CharOverride-1">. Firenze: R. Istituto di Scienze Sociali “Cesare Alfieri”.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Del Punta, Veniero. 1969. “La validità degli schemi marginalistici tradizionali.” </hi><hi rend="italic">Rivista di politica economica</hi><hi rend="CharOverride-1">: 1559-579.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Faucci, Riccardo. 1988. “De Johannis, Arturo.” In </hi><hi rend="italic">Dizionario biografico degli italiani</hi><hi rend="CharOverride-1">, vol. 36, Roma: Treccani.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Franchini Stappo, Alessandro. 1961-64. </hi><hi rend="italic">Corso di politica economica</hi><hi rend="CharOverride-1">. Parte prima. 1961. </hi><hi rend="italic">L’azione dello Stato in un sistema chiuso</hi><hi rend="CharOverride-1">. Parte seconda. 1964. </hi><hi rend="italic">Gli interventi in un sistema aperto</hi><hi rend="CharOverride-1">. Padova: CEDAM.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Galli, Renato. 1932. “I sindacati industriali e lo Stato corporativo.” </hi><hi rend="italic">Economia</hi><hi rend="CharOverride-1">: 401-16.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Galli, Renato. 1966</hi><hi rend="superscript CharOverride-2">3</hi><hi rend="CharOverride-1">. </hi><hi rend="italic">Economia politica (Valore – Produzione – Scambio – Impresa – Profitto)</hi><hi rend="CharOverride-1">. Torino: UTET.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Giaconi, Daniela. 2017. “L’epurazione dei docenti fascisti. Il caso degli economisti.” </hi><hi rend="italic">Ricerche storiche</hi><hi rend="CharOverride-1"> 3: 97-128.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Gioia, Vitantonio, e Stefano Spalletti, a cura di. 2005. </hi><hi rend="italic">Etica ed economia. La vita, le opere e il pensiero di Giovanni Lorenzoni</hi><hi rend="CharOverride-1">. Soveria Mannelli: Rubbettino. </hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Gioli, Gabriella, e Antonio Magliulo, a cura di. 2000. </hi><hi rend="italic">Un laboratorio di cultura economica. L’Accademia dei Georgofili nel periodo post-unitario (1871-1896)</hi><hi rend="CharOverride-1">. Firenze: Rivista di storia dell’agricoltura.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Gnesutta, Claudio, a cura di. 2020. </hi><hi rend="italic">Fausto Vicarelli. Tornare a Keynes. Scritti scientifici</hi><hi rend="CharOverride-1">. Roma: Banca d’Italia.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">GS – Facoltà di Scienze Politiche “Cesare Alfieri”, </hi><hi rend="italic">Guida per gli studenti</hi><hi rend="CharOverride-1">, Anni vari. Firenze.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Lotti, Luigi. 1986. “Gli studi politici e sociali: il «Cesare Alfieri»</hi><hi rend="italic"> </hi><hi rend="CharOverride-1">da Istituto a Facoltà.” In </hi><hi rend="italic">Storia dell’Ateneo fiorentino. Contributi di studio</hi><hi rend="CharOverride-1">, vol. I, 523-42. Firenze: Parretti.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Michelagnoli, Giovanni. in corso di stampa. “Le proposte di politica economica della Cisl nella crisi degli anni settanta.” In </hi><hi rend="italic">L’Italia repubblicana in cammino: ricostruzione, crescita e instabilità</hi><hi rend="CharOverride-1">, a cura di Piero Bini et al. Firenze: Firenze University Press.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Moioli, Angelo, e Letizia Pagliai, a cura di. 2019. </hi><hi rend="italic">Jacopo Mazzei. Il dovere della politica economica</hi><hi rend="CharOverride-1">. Roma: Studium. </hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Ottonelli, Omar. 2012. </hi><hi rend="italic">Gino Arias (1879-1940). Dalla storia delle istituzioni al corporativismo fascista</hi><hi rend="CharOverride-1">. Firenze: Firenze University Press. </hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Pagliai, Letizia. 2022. “La Scuola del corporativismo fiorentino: economisti, istituzioni, insegnamenti.” In </hi><hi rend="italic">Un laboratorio economico del fascismo. La “Scuola di scienze corporative” dell’Università di Pisa (1928-1944)</hi><hi rend="CharOverride-1">, a cura di Marco Cini, 217-33. Milano: Franco Angeli.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Pallini, Luciano, a cura di. 2012. </hi><hi rend="italic">Carlo Fontanelli. Manuale popolare di economia sociale (1881)</hi><hi rend="CharOverride-1">. Firenze: Le Monnier. </hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Rogari, Sandro. 2004. “Il «Cesare Alfieri»</hi><hi rend="italic"> </hi><hi rend="CharOverride-1">da Istituto a Facoltà di Scienze Politiche.” In </hi><hi rend="italic">L’Università degli Studi di Firenze 1924-2004</hi><hi rend="CharOverride-1">, a cura di A. Marinelli et al., vol. II, 677-739. Firenze: Leo S. Olschki.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Roggi, Piero, a cura di. 1997. </hi><hi rend="italic">Mario Marsili Libelli. L’economia della solidarietà</hi><hi rend="CharOverride-1">. Firenze: Cooperativa Firenze 2000.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Roggi, Piero. 2004. “Economia e Commercio a Firenze nel ’900.” In </hi><hi rend="italic">L’Università degli Studi di Firenze 1924-2004</hi><hi rend="CharOverride-1">, II, 617-77. Firenze: Leo S. Olschki.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Spadolini, Giovanni. 1975. </hi><hi rend="italic">Il «Cesare Alfieri» nella storia d’Italia</hi><hi rend="CharOverride-1">. Firenze: Le Monnier. </hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Tani, Piero. 2002. “Ricordo di Alessandro Franchini Stappo.” </hi><hi rend="italic">Notiziario dell’Università degli Studi di Firenze</hi><hi rend="CharOverride-1"> 3: 33-7.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Tarantelli, Luca. 2013. </hi><hi rend="italic">Il sogno che uccise mio padre. Storia di Ezio Tarantelli che voleva lavoro per tutti</hi><hi rend="CharOverride-1">. Milano: Rizzoli.</hi></p><list type="ordered">
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="W00204_XML24_14_135-151.html#footnote-004-backlink">1</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	</hi><hi rend="CharOverride-1">Considerato il limitato spazio a disposizione, ho cercato di ridurre all’essenziale i riferimenti bibliografici. Le principali fonti primarie sono costituite dall’Annuario del Regio Istituto di Scienze Sociali “Cesare Alfieri” (d’ora in poi ARI) dal 1903-04 al 1936-37, dall’Annuario dell’Università degli Studi di Firenze (AUF) dal 1938-39 al 1970-71, dalla Guida per gli studenti (GS) a partire dal 1978-79, dagli Stati di servizio dei singoli docenti custoditi presso l’Archivio storico dell’Università degli Studi di Firenze (ASUF). Per un quadro generale sulla storia della Cesare Alfieri, si vedano, oltre ai saggi di Manica, Rogari e Alacevich inclusi in questo volume, i lavori di Spadolini 1975, Lotti 1986 e Rogari 2004. Desidero ringraziare per la preziosa collaborazione nel reperimento di fonti documentarie le dottoresse Eleonora Giusti, Fioranna Salvadori e Concetta Tricarico dell’Università di Firenze.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="W00204_XML24_14_135-151.html#footnote-003-backlink">2</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	</hi><hi rend="CharOverride-1">Su Carlo Fontanelli (Firenze 1843-1890), Pallini 2012; su Arturo J. de Johannis (Venezia 1846 – Firenze 1913), Faucci 1988; su Riccardo Dalla Volta (Mantova 1862 – Auschwitz 1944), Augello e Guidi 2009; su Mario Marsili Libelli (Firenze 1875-1971), Roggi 1997; sul dibattito interno all’Accademia dei Georgofili, Gioli e Magliulo 2000.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="W00204_XML24_14_135-151.html#footnote-002-backlink">3</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	</hi><hi rend="CharOverride-1">Su Gino Arias (Firenze 1879 – Córdoba 1940), Ottonelli 2012; su Jacopo Mazzei (Firenze 1892-1947), Moioli e Pagliai 2019; su Giovanni Lorenzoni (Fondo 1873 – Firenze 1944), Gioia e Spalletti 2005; sulla storia della Facoltà di Economia e Commercio dell’Università di Firenze, Roggi 2004; sulla scuola corporativa fiorentina, Pagliai 2022.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="W00204_XML24_14_135-151.html#footnote-001-backlink">4</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	</hi><hi rend="CharOverride-1">Sul processo di epurazione degli economisti, Giaconi 2017; su Renato Galli (Firenze 1907 – 2004), Barucci 2024; su Alessandro Franchini Stappo (Firenze 1918 – 2002), Tani 2002.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="W00204_XML24_14_135-151.html#footnote-000-backlink">-1</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	</hi><hi rend="CharOverride-1">Su Veniero Del Punta (Cascina 1929 – Roma 2000), Da Empoli 2000; su Ezio Tarantelli (Roma 1941 – 1985), Chiarini 1995 e la testimonianza del figlio Luca Tarantelli 2013; su Fausto Vicarelli (Osimo 1936 – Roma 1986), Gnesutta 2020. Sul contributo di Tarantelli e Vicarelli alle proposte di politica economica della CISL, Michelagnoli in corso di stampa.</hi></p></item>
				</list><p rend="editorial_metadata_author">Antonio Magliulo, University of Florence, Italy, antonio.magliulo@unifi.it, <ref target="https://www.fupress.com">0000-0003-1482-656X</ref></p><p rend="editorial_metadata_polices">Referee List (DOI 1<ref target="https://www.fupress.com">0.36253/fup_referee_list</ref>)</p><p rend="editorial_metadata_polices">FUP Best Practice in Scholarly Publishing (DOI <ref target="https://www.fupress.com">10.36253/fup_best_practice</ref>)</p><p rend="editorial_metadata_book">Antonio Magliulo, <hi rend="italic">Gli studi economici,</hi> © Author(s), <ref target="https://www.fupress.com">CC BY 4.0</ref>, DOI <ref target="https://www.fupress.com">10.36253/979-12-215-0708-9.11</ref>, in Fulvio Conti, Carlo Sorrentino (edited by), <hi rend="italic">La Scuola di Scienze politiche “Cesare Alfieri” (1875-2025)</hi>, pp. -18, 2025, published by Firenze University Press, ISBN 979-12-215-0708-9, DOI <ref target="https://www.fupress.com">10.36253/979-12-215-0708-9</ref></p></div></div>
      
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        <listBibl>
          <head>References</head>
          <bibl n="201598">Alacevich, Franca Maria. 2024. “L’Ateneo al tempo dell’&amp;#171;autonomia&amp;#187; e delle riforme continue (1990-2020).” In Firenze e l’Universit&amp;#224;. Passato, presente e futuro, a cura del Comitato per le celebrazioni dei 100 anni dell’Ateneo fiorentino, 187-99. Firenze:</bibl>
          <bibl n="201599">ARI – R. Istituto di Scienze Sociali “Cesare Alfieri”, Annuario. Anni vari. Firenze.</bibl>
          <bibl n="201600">ASUF – Archivio storico dell’Universit&amp;#224; degli Studi di Firenze, Stati di servizio di Veniero Del Punta, Ezio Tarantelli e Fausto Vicarelli.</bibl>
          <bibl n="201601">AUF – Universit&amp;#224; degli Studi di Firenze, Annuario, Anni vari. Firenze</bibl>
          <bibl n="201602">Augello, Massimo M., e Marco E. L. Guidi, a cura di. 2009. Riccardo Dalla Volta. Crisi della concorrenza, concentrazioni industriali e imperialismo all’alba del Novecento. Firenze: Le Monnier.</bibl>
          <bibl n="201603">Barucci, Piero. 2024. “Galli, Renato.” In Scrittori e scrittrici di economia nel Regno d’Italia, a cura di P. Barucci et al., 283. Roma: Bancaria Editrice.</bibl>
          <bibl n="201604">Chiarini, Bruno. 1995. Introduzione a Ezio Tarantelli, La forza delle idee. Scritti di economia e politica, IX-XXVIII. Roma-Bari: Laterza.</bibl>
          <bibl n="201605">da Empoli, Domenico. 2000. “Veniero Del Punta: il suo percorso umano e scientifico.” Rivista di politica economica: V-VIII.</bibl>
          <bibl n="201606">Dalla Volta, Riccardo. 1916. La teoria moderna del valore economico. Mantova: Mondovi. Dalla Volta, Riccardo. 1927. L’ordinamento sindacale e corporativo dello Stato. Appunti. Firenze: Tipografia de La Nazione.</bibl>
          <bibl n="201607">de Johannis, Arturo J. 1903. Indirizzo ed insegnamento delle scienze sociali. Firenze: R. Istituto di Scienze Sociali “Cesare Alfieri”.</bibl>
          <bibl n="201608">Del Punta, Veniero. 1969. “La validit&amp;#224; degli schemi marginalistici tradizionali.” Rivista di politica economica: 1559-579.</bibl>
          <bibl n="201609">Faucci, Riccardo. 1988. “De Johannis, Arturo.” In Dizionario biografico degli italiani, vol. 36, Roma: Treccani.</bibl>
          <bibl n="201610">Franchini Stappo, Alessandro. 1961-64. Corso di politica economica. Parte prima. 1961. L’azione dello Stato in un sistema chiuso. Parte seconda. 1964. Gli interventi in un sistema aperto. Padova: CEDAM.</bibl>
          <bibl n="201611">Galli, Renato. 1932. “I sindacati industriali e lo Stato corporativo.” Economia: 401-16. Galli, Renato. 19663. Economia politica (Valore – Produzione – Scambio – Impresa – Profitto). Torino: UTET.</bibl>
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          <bibl n="201617">Lotti, Luigi. 1986. “Gli studi politici e sociali: il &amp;#171;Cesare Alfieri&amp;#187; da Istituto a Facolt&amp;#224;.” In Storia dell’Ateneo fiorentino. Contributi di studio, vol. I, 523-42. Firenze: Parretti. Michelagnoli, Giovanni. in corso di stampa. “Le proposte di politica</bibl>
          <bibl n="201618">Moioli, Angelo, e Letizia Pagliai, a cura di. 2019. Jacopo Mazzei. Il dovere della politica economica. Roma: Studium.</bibl>
          <bibl n="201619">Ottonelli, Omar. 2012. Gino Arias (1879-1940). Dalla storia delle istituzioni al corporativismo fascista. Firenze: Firenze University Press.</bibl>
          <bibl n="201620">Pagliai, Letizia. 2022. “La Scuola del corporativismo fiorentino: economisti, istituzioni, insegnamenti.” In Un laboratorio economico del fascismo. La “Scuola di scienze corporative” dell’Universit&amp;#224; di Pisa (1928-1944), a cura di Marco Cini, 217-33. Milan</bibl>
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          <bibl n="201624">Roggi, Piero. 2004. “Economia e Commercio a Firenze nel ’900.” In L’Universit&amp;#224; degli Studi di Firenze 1924-2004, II, 617-77. Firenze: Leo S. Olschki.</bibl>
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          <bibl n="201627">Tarantelli, Luca. 2013. Il sogno che uccise mio padre. Storia di Ezio Tarantelli che voleva lavoro per tutti. Milano: Rizzoli.</bibl>
        </listBibl>
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