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        <title type="main" level="a">Gli studi storici</title>
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            <surname>Paolini</surname>
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          <resp>This is a section of <title>La Scuola di Scienze politiche “Cesare Alfieri” (1875-2025) </title>(DOI: <idno type="DOI">10.36253/979-12-215-0708-9</idno>) by </resp>
          <name>Fulvio Conti, Carlo Sorrentino</name>
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        <publisher>Firenze University Press</publisher>
        <pubPlace>Florence</pubPlace>
        <date when="2025">2025</date>
        <idno type="DOI">https://doi.org/10.36253/979-12-215-0708-9.14</idno>
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        <p>At the time of the founding of the School of Social Sciences, historical studies were not present as an autonomous discipline, but they soon acquired—and have since maintained—a significant role in the educational program of the School of Political Science "Cesare Alfieri." In the early years, key scholarly figures included Augusto Franchetti, Niccolò Rodolico, and Carlo Morandi. Over time, the chronological focus shifted forward—from the Middle Ages to the Modern Age—and eventually settled on Contemporary History, a discipline formally inaugurated at the "Cesare Alfieri" School by Giovanni Spadolini, who won the first professorship competition in Italy for this subject and became a mentor to an important generation of scholars.</p>
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            <item>Historiography</item>
            <item>Modern History</item>
            <item>Contemporary History</item>
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      <p>It is available online at https://doi.org/10.36253/979-12-215-0708-9.14<ref target="https://doi.org/10.36253/979-12-215-0708-9.14" /></p>
      <div><head>Gli studi storici</head><p rend="h1_author" ><hi rend="CharOverride-1">Gabriele Paolini</hi></p><p rend="text ParaOverride-1" ><hi rend="CharOverride-1">Quando nacque, nel novembre 1875, l’Istituto così fortemente voluto da Carlo Alfieri non aveva un apposito insegnamento di Storia: esisteva soltanto un corso preparatorio, affidato al direttore Carlo Fontanelli, professore designato di Economia sociale (Spadolini 1975, 188-89). Questi, in una relazione di poco precedente (12 maggio 1875) insisteva sì sull’importanza de «la parte storica» (Spadolini 1975, 199), ma solo per quanto riguardava ambiti specifici assorbiti da altri corsi, di natura giuridica, come la storia delle costituzioni (Diritto costituzionale) e quella delle relazioni internazionali (Diritto internazionale). </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Fino al 1880 non si riscontra nessun apposito incaricato nel collegio degli insegnanti (</hi><hi rend="italic">Atti della Società Italiana… </hi><hi rend="CharOverride-1">1880, 9). A Pasquale Villari, il maestro di studi storici del concittadino Istituto di Studi Superiori e Pratici di Perfezionamento, Carlo Alfieri aveva certo pensato, ma per il corso di Letteratura politica: un corso in realtà mai tenuto nonostante l’assegnazione, perché il diretto interessato dopo un primo momento declinò l’offerta (Spadolini 1975, 230-31: lettera a Carlo Alfieri del 1° dicembre 1875).</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Bisogna attendere il 1881 per l’istituzione di un apposito corso di Storia medievale e moderna (Alfieri 1889, 58), affidato a Bartolomeo Malfatti (1828-1892), intellettuale trentino stabilitosi a Firenze dal 1878, illustre come geografo ed etnografo (le discipline che insegnava all’Istituto di Studi Superiori e Pratici) (Maroni 2004, 279-305; Lando 2016, 295-309), anche se vantava pure opere storiche sull’alto Medioevo: una delle più significative era </hi><hi rend="italic">Imperatori e papi ai tempi della signoria dei Franchi in Italia</hi><hi rend="CharOverride-1"> (Malfatti 1876), dal chiaro impianto positivista. Pur in assenza di supporti documentari, non è forse errato credere che nella sua scelta abbia pesato l’autorevole parere di Villari, che certo lo stimava. Tenne la cattedra di Storia fino al 1884-1885. </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">I motivi della sua istituzione, dopo un quinquennio in cui si era pensato di farne a meno, sono da ricercare nelle evidentemente mutate convinzioni di Carlo Alfieri e del corpo dirigente dell’Istituto, come si evince da un appassionato passo della relazione che il direttore Fontanelli, il 15 giugno 1889, indirizzava al Soprintendente. Partiva infatti dall’idea che le discipline storiche rappresentassero una componente cruciale di quel complesso di conoscenze necessarie agli allievi intenti ad imparare la «Scienza di Stato»: dovevano esserne la base di tutto l’insieme e costituirne una sorta di unità morale. Occorreva far comprendere ai giovani «il significato dei vari periodi storici» affinché la loro mente si abituasse a cercare nel passato le ragioni del presente, </hi></p><quote rend="quotation_b" ><hi rend="CharOverride-1">a seguire il concatenamento delle cause e degli effetti, per sfuggire in tal modo a due eccessi egualmente deplorevoli, quello di un gretto spirito conservatore che disconosca le necessità dei tempi e quello di uno spirito esagerato di novità che guasti o intorbidi ogni utile e graduale riforma (Alfieri 1889, 51-2). </hi></quote><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Dall’anno accademico 1885-1886 Malfatti passò al corso (per lui ben più consono) di Geografia, mentre di Storia medievale e moderna divenne titolare Augusto Franchetti (Alfieri 1889, 48-9). Era questi un intellettuale – prima ancora che un vero e proprio accademico – dal profilo e dagli interessi assai più vicini alle idealità formative dell’Istituto rispetto allo studioso trentino, attratto e immerso nei più lontani contesti del Medioevo. Franchetti</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="W00204_XML24_18_185-200.html#footnote-014">1</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1"> (1840-1905), membro di un’importante famiglia della comunità israelitica toscana, di formazione giuridica ma dai precoci e vari interessi storico-umanistici, vantava un’antica collaborazione al quotidiano </hi><hi rend="italic">La Nazione</hi><hi rend="CharOverride-1">, alla rivista </hi><hi rend="italic">Nuova Antologia</hi><hi rend="CharOverride-1"> e aveva parte non piccola nella vita amministrativa fiorentina, come consigliere comunale ed assessore. Segretario del Circolo filologico fiorentino, era stato fra i promotori della Società italiana di educazione liberale e aveva insegnato per un anno (1884) Diritto costituzionale all’Istituto, prima dell’arrivo di Domenico Zanichelli. </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Probabile che anche in questo caso l’autorevole parere di Villari abbia pesato positivamente. Quando Franchetti morì, nel febbraio 1905, lo ricordò come il primo allievo che ebbe, appena arrivato all’Università di Pisa nel 1859 (</hi><hi rend="italic">La Nazione </hi><hi rend="CharOverride-1">1905). I suoi interessi di Storia moderna (per la quale ottenne nello stesso periodo la libera docenza) si orientavano sulla Rivoluzione Francese e le sue ricadute nell’Italia di fine ’700, stimolati anche dalla ricorrenza del primo centenario: emblematica, in tal senso, la prolusione dal titolo </hi><hi rend="italic">Della Rivoluzione francese e della Repubblica napoletana del 1799</hi><hi rend="CharOverride-1"> (Corsi 1894, 115), tenuta il 13 novembre 1887 nell’ambito della consueta cerimonia d’inaugurazione dei corsi dell’“Alfieri”. La disamina era svolta sulla base di atti ufficiali, memorie di protagonisti, testi letterari coevi, documenti diplomatici. Rivelava l’</hi><hi rend="italic">animus</hi><hi rend="CharOverride-1"> con cui Franchetti si avvicinava alla storia moderna allorché affermava: </hi></p><quote rend="quotation_b" ><hi rend="CharOverride-1">l’unità d’Italia schiude un nuovo periodo di storia, e permette non solo di giudicare con più tranquilla imparzialità i fatti del passato, ma anche di scorgere viemeglio la concatenazione delle cause e degli effetti, stendendo lo sguardo su più vasto campo e scoprendo più larga parte della via percorsa (vari brani del discorso sono riportati in </hi><hi rend="italic">La Nazione</hi><hi rend="CharOverride-1"> 1887).</hi></quote><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Certo con Villari condivideva una peculiare concezione della storia, nell’ambito degli studi sociali e politici, analoga a quella poi espressa il 24 novembre 1901 dal vecchio maestro in una celebre prolusione</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="W00204_XML24_18_185-200.html#footnote-013">2</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1"> per l’inaugurazione dei corsi dell’Istituto: la fonte per lo studio dei fenomeni politici non era per loro la logica astratta, che anzi nelle questioni sociali faceva l’effetto di «un elefante chiuso in una bottega di cristallo», ma l’esperienza, la storia appunto. </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Lavorò a lungo ad una </hi><hi rend="italic">Storia d’Italia dopo il 1789 </hi><hi rend="CharOverride-1">(Franchetti 1879), uscita per la prima volta nel 1879 e in seguito riproposta accresciuta, nella quale si soffermava in realtà solo sul primo decennio, fino al 1799, rintracciandovi i germi di una coscienza politica nazionale, scaturita dalle idee della Rivoluzione e dal loro tormentato travaglio nelle regioni della penisola. I suoi studi furono lodati anche da storici stranieri, come Albert Sorel ed Hermann Hüffer (Del Vecchio 1906, 34-5).</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Franchetti percorse tutto l’</hi><hi rend="italic">iter</hi><hi rend="CharOverride-1"> accademico dell’“Alfieri”: incaricato, reggente, titolare (posizione, quest’ultima, equiparata a quella degli ordinari)</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="W00204_XML24_18_185-200.html#footnote-012">3</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">, tenendo Storia medievale e moderna al secondo anno, con una funzione di corso generale, per «far ripetere agli alunni i principali fatti storici che dovevano aver già imparato negli studi secondari»: il programma spaziava dalla caduta dell’ Impero Romano fino al 1870. Al terzo anno svolgeva un corso monografico, spesso incentrato sulla storia politica e diplomatica d’Europa nell’età moderna (R. Istituto di Scienze Sociali “Cesare Alfieri” 1904, 83-7). Ricoprì l’insegnamento per un ventennio, sino alla morte, avvenuta otto anni dopo quella di Carlo Alfieri. </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Toccò al nuovo Soprintendente, Emilio Visconti Venosta, la scelta del suo successore. Si trattò in realtà di una conferma del sostituto di Franchetti, già ammalatosi nell’autunno 1904: per quell’anno accademico si era provvisoriamente incaricato al suo posto il giovane Niccolò Rodolico (1873-1969), insegnante da otto anni in un liceo fiorentino, «libero docente, buone prestazioni, di recente meglio a moderare e di buona cultura economico-giuridica» come scriveva il direttore Arturo Jehan De Johannis a Visconti Venosta il 20 ottobre 1904 (Manica 2018, 205-7). </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Dal 1905 Rodolico tenne ininterrottamente i corsi al secondo e terzo anno di Storia medievale e moderna, con un’impostazione non troppo dissimile a quella di Franchetti: corso generale (arrestandolo spesso alla Rivoluzione Francese) e corso monografico, indirizzandolo maggiormente sui temi della politica estera e delle vicende interne ed esterne dei grandi Stati europei (ma non solo) fra Cinquecento e Ottocento. Con il passare degli anni, riservò spesso al corso generale (spostato al primo anno) il periodo compreso fra la pace di Westfalia e la Rivoluzione Francese, mentre destinò al monografico l’analisi di temi specifici di ’700 e ’800. </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Laureatosi in storia medievale a Bologna e formatosi nell’ambito della così detta scuola economico-giuridica, di cui con Salvemini e Volpe figura fra i più illustri esponenti, Rodolico fu autore di pionieristici studi sulla Firenze trecentesca e poi di una trilogia sulla vita e il regno di Carlo Alberto (per un’analisi della sua opera cfr. Pinto e Satto 2021). </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Nel frattempo, l’attenzione dell’Istituto per le vicende più contemporanee si era accentuata con un incarico (interrotto da una morte prematura), dal 1902 al 1907, ad Ernesto Masi (1836-1908) (cfr. Rodolico 1910, 45-88). Già Provveditore agli studi a Bologna, figura vicina alla famiglia Alfieri, teneva una serie di conferenze (ovvero di seminari) sulla Storia del Risorgimento, a carattere biennale, per il primo e il secondo anno</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="W00204_XML24_18_185-200.html#footnote-011">4</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">. Di tale disciplina, ancora in via di chiarimento e definizione, Masi, con un passato da giovane nella cavouriana Società Nazionale, fu un antesignano: i materiali e i testi dei suoi corsi furono in parte editi postumi nel 1917 (Masi 1917). </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Rodolico percorse nell’Istituto l’intero </hi><hi rend="italic">iter</hi><hi rend="CharOverride-1">: incaricato dal 1905 al 1909, reggente dal 1910 al 1916, titolare dal 1917 fino alla confluenza dell’“Alfieri” nell’ateneo fiorentino. Continuò ad insegnarvi sempre, anche quando divenne ordinario in università statali: prima nel fiorentino Istituto Superiore femminile di Magistero, poi a Messina, quindi di nuovo a Firenze, a Lettere, dove subentrò all’amico Salvemini, prima arrestato e poi espulso per la sua opposizione al fascismo. </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Nel primo dopoguerra la denominazione dei corsi affidati a Rodolico subiva un importante cambiamento, assumendo la dizione di Storia moderna e contemporanea, con un’accentuazione delle tematiche relative alla politica internazionale fra ’700 e ’800 (R. Istituto di Scienze Sociali “Cesare Alfieri” 1923, 53-4). </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">La seconda metà degli anni Venti registrava invece un passo indietro, perché il regio decreto del 19 aprile 1925, oltre a portare a quattro gli anni di corso, aumentò l’arco delle discipline giuridiche: ben 14 sulle 21 materie obbligatorie, e la Storia moderna e contemporanea lasciava il posto a uno strano ibrido, la Storia costituzionale e diplomatica (Lotti 1986, 528), utile in teoria a raccogliere in un solo corso quei contenuti storici di servizio a Diritto costituzionale e Diritto internazionale. La sostanziale continuità con l’impostazione precedente era tuttavia garantita da Rodolico, che teneva un programma di storia d’Europa fra il 1815 e il 1848, soffermandosi in particolare sulla politica interna ed estera di Gran Bretagna, Francia e Russia (R. Istituto di Scienze Sociali “Cesare Alfieri” 1927, 55-6). </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">L’eccesso nominale d’impostazione giuspubblicistica veniva meno con il regio decreto del 1° novembre 1928: l’elenco delle materie era portato a 29, ne scomparivano talune giuridiche ma soprattutto venivano reinserite la Storia moderna e contemporanea e la Scienza politica (affidata a Roberto Michels) e trovavano posto anche la Storia delle dottrine e delle istituzioni politiche (docenti Aldo Checchini, storico del diritto a Giurisprudenza, e Armando Sapori) e la Storia dei trattati (su cui si alternarono Rodolico e l’internazionalista Manfredi Siotto Pintor) (Lotti 1986, 529).</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Era questo il quadro degli studi storici alla vigilia della statalizzazione, mediante la confluenza dell’“Alfieri” nell’ateneo fiorentino (in merito si veda Rogari 2004). Nella trasformazione da Istituto a Facoltà un ruolo importante veniva svolto proprio da Rodolico, trasferitosi dalla cattedra di Storia moderna di Lettere a quella di Storia dei trattati e politica internazionale a Scienze Politiche: per questo, e certo in virtù della ultratrentennale fedeltà al vecchio Istituto, Rodolico veniva scelto come preside e nominato il 20 gennaio 1939.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Nella nuova configurazione statale – e almeno in parte espressione evidente del Regime, come rivelava emblematicamente l’arrivo di Camillo Pellizzi (1896-1979) (cfr. Breschi e Longo 2003; Salvati 2021) sulla cattedra di Storia e dottrina del fascismo – l’insegnamento di Storia moderna era coperto per incarico da Carlo Morandi (1904-1950), subentrato a Rodolico nel ruolo di ordinario a Lettere. Morandi, una delle più importanti voci della nuova storiografia italiana, nel suo primo anno di insegnamento (1939-’40) tenne un corso sullo sviluppo della politica estera italiana dal 1871 al 1914 e l’anno successivo uno sul problema dell’unità germanica dal ’700 al primo ’900 (Carrattieri 2006, 118-20).</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Proprio la sua figura e la sua opera, anche nei loro contrasti e tormenti, possono essere assunte a paradigma emblematico della transizione dal fascismo alla nuova Italia, per la cui costruzione certo si batté negli ultimi cinque anni di vita, intrecciando impegno storico e politico, militanza dalla cattedra e dai giornali (rilevante la collaborazione a </hi><hi rend="italic">Il Mondo</hi><hi rend="CharOverride-1"> di Alessandro Bonsanti). </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">All’indomani della liberazione di Firenze, nei primi mesi del rettorato di Piero Calamandrei e del commissariato straordinario di Francesco Calasso alla “Cesare Alfieri” (Rogari 2004, 698-701), si ebbe lo sdoppiamento del corso di Storia moderna (Università degli Studi di Firenze 1954, 137). La parte più antica, coincidente in genere con lo studio del Settecento e della Rivoluzione Francese, fu assegnata per incarico (poi rinnovato per un ventennio), con la denominazione di Storia moderna I, a Raffaele Ciampini (1895-1976), studioso dell’età napoleonica, di lì a pochi anni noto per una monografia su Giovan Pietro Vieusseux (Ciampini 1953) (cui ancora oggi è legato il suo nome), mentre Morandi scelse di dedicarsi, con Storia moderna II, a tematiche più recenti e di grande attualità: </hi><hi rend="italic">in primis</hi><hi rend="CharOverride-1"> la storia dei partiti e dei movimenti politici, un filone assolutamente nuovo e tutto da esplorare. </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">I risultati delle sue ricerche, messe al servizio degli studenti della “Cesare Alfieri”, furono consegnati al volumetto dal titolo </hi><hi rend="italic">I partiti politici nella storia d’Italia</hi><hi rend="CharOverride-1">, pubblicato in prima edizione nel 1945 da Le Monnier, poi ristampato molte volte dopo la morte, con premesse varie e ampliamenti bibliografici: un testo divenuto subito un piccolo classico della storiografia, impostosi a lungo come riferimento per i corsi universitari (sulla sua fortuna e la sua valenza: Traniello et al. 2005,135-72). </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Dopo anni di crisi, dovuti al blocco delle iscrizioni per le polemiche sul peso avuto dal fascismo nella vita delle facoltà di Scienze Politiche in Italia e sull’opportunità di mantenerle o meno, per la “Cesare Alfieri” iniziò una nuova stagione sul finire del 1949, con l’arrivo alla presidenza di Giuseppe Maranini (1902-1969) </hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="W00204_XML24_18_185-200.html#footnote-010">5</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">. </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Chiamato (da Perugia, dove era di ruolo dal 1933) in Facoltà nel novembre 1940 come ordinario di Diritto internazionale, inizialmente sottoposto (dal 1945) ad un periodo di sospensione per una vicinanza al Regime considerata eccessiva (pesava l’attribuzione della cattedra per chiara fama, con iniziativa ministeriale) (cfr. Flamigni 2019, </hi><hi rend="italic">ad nomen</hi><hi rend="CharOverride-1">) e poi tornato in ruolo senza nessun addebito, nel 1948 aveva ottenuto il passaggio alla cattedra di Diritto pubblico comparato e storia delle costituzioni. Ne usciva valorizzato il suo antesignano profilo di storico delle istituzioni politiche, espresso da volumi quali </hi><hi rend="italic">Le origini dello Statuto albertino</hi><hi rend="CharOverride-1"> (Maranini 1926), i due ponderosi su </hi><hi rend="italic">La Costituzione di Venezia</hi><hi rend="CharOverride-1"> (Maranini 1927-1931), </hi><hi rend="italic">Classe e Stato nella Rivoluzione Francese</hi><hi rend="CharOverride-1"> (Maranini 1935) e si esaltava quella dimensione di intreccio disciplinare e di apertura a nuove prospettive d’insegnamento e ricerca che avrebbe caratterizzato tutto il successivo ventennio della sua presidenza, iniziato con la ripresa delle immatricolazioni e l’allontanamento di ogni ipotesi di soppressione. </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">In breve, seppe rilanciare la “Cesare Alfieri” nel quadro dell’Italia democratica e repubblicana, facendone la fucina di una nuova classe dirigente e professionale, oltre i tradizionali ambiti di riferimento. Sul piano degli insegnamenti storici, se la confluenza con le idee di Morandi, deceduto improvvisamente il 31 marzo 1950, poteva essere certo proficua, anche per una similarità nelle posizioni di fondo, il periodo di collaborazione fu troppo breve perché riuscisse a dare frutti. </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Nella primavera-estate del 1950 Maranini dovette risolvere il problema del nuovo incaricato di Storia moderna II e lo fece con un gesto coraggioso e anticonformista, scegliendo un giovane venticinquenne, che già conosceva di persona ma che non era un suo allievo, non faceva l’assistente volontario di un docente di Storia ed anzi risultava pure laureato in Giurisprudenza: Giovanni Spadolini (1925-1994) </hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="W00204_XML24_18_185-200.html#footnote-009">6</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">. </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">A confortare il preside e a motivarlo era la sua recentissima attività: curatore di un’antologia di Sorel (1947), di una ricostruzione d’insieme sul 1848 in Italia apparsa per il centenario, impegnato in una collaborazione giornalistica al </hi><hi rend="italic">Messaggero</hi><hi rend="CharOverride-1"> di Mario Missiroli e al </hi><hi rend="italic">Mondo</hi><hi rend="CharOverride-1"> di Mario Pannunzio, proprio in quei mesi si era imposto all’attenzione degli studiosi e del pubblico con un volume di grande successo, </hi><hi rend="italic">Il papato socialista</hi><hi rend="CharOverride-1"> (Spadolini 1950). In una chiave agile e lontana da ogni logoro </hi><hi rend="italic">cliché</hi><hi rend="CharOverride-1"> proponeva una demistificante analisi di certe posizioni e del ruolo sociale della Chiesa, ricondotte sì alla loro evoluzione storica ma con una proiezione sull’attualità, capace di spiegare non solo il peso del papato nell’Italia fra ’800 e ’900 ma più ancora le ragioni dello straordinario successo elettorale riportato dalla Democrazia Cristiana nell’aprile 1948. </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Il profilo di questo giovanissimo studioso, fiorentino ma in pendolarismo con Roma per l’impegno giornalistico e la frequentazione del mondo politico e parlamentare, sembrò a Maranini ideale per la successione a Morandi. Puntava su una figura capace di coniugare solidi contenuti, ricerche innovative, capacità di divulgazione, e buoni contatti con quegli ambienti professionali e istituzionali che rappresentavano uno sbocco auspicabile per qualsiasi laureato in Scienze Politiche. </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">La proposta dell’incarico giunse in settembre, per lettera, inviata da un amico comune. Maranini era deciso a «battersi strenuamente»</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="W00204_XML24_18_185-200.html#footnote-008">7</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1"> di fronte ad eventuali opposizioni, ma prima voleva naturalmente avere il consenso del diretto interessato. Si trattava di tre ore settimanali di lezioni, da inserire nei primi due o tre giorni della settimana, in modo da lasciare gli altri liberi per gli impegni romani. Su queste basi fu facile ottenere l’assenso, così come non vi fu la minima opposizione in Consiglio di Facoltà, allora peraltro limitato solo agli ordinari. </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Spadolini tenne la sua prima lezione il 27 novembre 1950. A distanza di 40 anni ricordava ancora con particolare emozione gli studenti, molti dei quali più grandi di lui, immatricolati tardi per le vicende della guerra; così come ricordava gli screpolati mattoni rossi dell’aula, simbolo di un’Italia povera, ma proba e virtuosa </hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="W00204_XML24_18_185-200.html#footnote-007">8</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">L’incarico venne attribuito con la denominazione di Storia moderna II (contemporanea), per esplicitare maggiormente quello spostamento cronologico in avanti nelle tematiche affrontate posto in essere già con Morandi e che con Spadolini assumeva un’ulteriore valenza d’indagine e di metodo per lo studio della formazione dell’Italia contemporanea. All’occhio vigile – e conservatore – del Ministero non sfuggì questa rivoluzione nominale messa tra parentesi e nell’estate successiva una nota a firma del titolare del dicastero faceva presente che soltanto in via del tutto eccezionale si era consentito, pochi mesi, prima all’attribuzione con quel nome: in avvenire non sarebbe stato più possibile, «considerato che nell’ordinamento didattico universitario si fa cenno soltanto di Storia moderna»</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="W00204_XML24_18_185-200.html#footnote-006">9</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Iniziava dunque con una sconfitta un ‘conflitto’ destinato però a concludersi vittoriosamente dieci anni dopo: quello per il riconoscimento disciplinare autonomo – sostenuto da Maranini e dalla Facoltà, primo caso in Italia – di un insegnamento che affrontasse, con le categorie e gli strumenti metodologici della storia, gli anni più recenti ma già storicizzati, come quelli compresi fra l’avvenuta unità nazionale e la crisi dello Stato liberale, oggetto dei principali studi e dell’insegnamento di Spadolini.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">I suoi corsi prevedevano una parte istituzionale, per il periodo compreso fra il 1848 e la Seconda Guerra Mondiale, ed una monografica, che cambiava di anno in anno e rifletteva le sue ricerche originali e anticipava saggi e volumi poi divenuti classici, come</hi><hi rend="italic"> L’Opposizione Cattolica</hi><hi rend="CharOverride-1"> (Spadolini 1954), </hi><hi rend="italic">Giolitti e i cattolici</hi><hi rend="CharOverride-1"> (Spadolini 1959), </hi><hi rend="italic">I repubblicani dopo l’Unità</hi><hi rend="CharOverride-1"> (Spadolini 1960a), </hi><hi rend="italic">I radicali dell’Ottocento</hi><hi rend="CharOverride-1"> (Spadolini 1960b), tutti editi a Firenze da Le Monnier. </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">In diciotto anni di insegnamento – che non interruppe mai neppure quando (dal 1955) divenne direttore del bolognese </hi><hi rend="italic">Resto del Carlino</hi><hi rend="CharOverride-1"> – si susseguirono e si intrecciarono tematiche relative ai rapporti fra Stato e Chiesa, alla storia dei partiti e dei movimenti politici, a quella dello Stato unitario e ad un campo fino ad allora inesplorato come la storia elettorale, con largo spazio riservato alla meccanica dei sistemi elettorali, nella loro incidenza sullo sviluppo e sulla trasformazione dei partiti e dei gruppi politici, frutto anche, evidentemente, degli scambi di vedute con l’amico e collega Giovanni Sartori, che negli stessi anni </hi><hi rend="italic">de facto</hi><hi rend="CharOverride-1"> teneva a battesimo, primo in Italia, la Scienza politica.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Il senso d’innovazione, l’apertura di un diverso orizzonte disciplinare, la ricchezza di contenuti e di stimoli per ulteriori ricerche, l’interesse degli studenti (testimoniato pure dalle numerose tesi di laurea assegnate e discusse; l’elenco completo in Lotti 1980, 240-45), l’eco suscitata anche su riviste e giornali, portarono la “Cesare Alfieri” ad insistere per la creazione di un’apposita cattedra per la nuova materia. </hi></p><quote rend="quotation_b" ><hi rend="CharOverride-1">La Facoltà chiede – si legge nel verbale del Consiglio di Facoltà del 30 giugno 1958 – che il Ministero voglia assegnare al suo organico un nuovo posto di ruolo, che la Facoltà intende destinare all’insegnamento della Storia contemporanea, materia di particolare importanza nel quadro delle scienze politiche e di grande interesse per gli allievi</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="W00204_XML24_18_185-200.html#footnote-005">10</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">. </hi></quote><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Un anno e mezzo più tardi la richiesta veniva accolta e allora si ribadiva come </hi></p><quote rend="quotation_b" ><hi rend="CharOverride-1">l’approfondimento dei temi e dei problemi di storia contemporanea, oggetto da lunghi anni di uno dei corsi più seguiti e più formativi della Facoltà stessa, possa definitivamente integrare in modo organico gli insegnamenti di Storia delle costituzioni e di Storia delle dottrine politiche, che rappresentano uno dei nuclei fondamentali del piano sistematico dei nostri studi</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="W00204_XML24_18_185-200.html#footnote-004">11</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">.</hi></quote><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Il relativo concorso (il primo in assoluto nell’Università italiana), bandito in primavera</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="W00204_XML24_18_185-200.html#footnote-003">12</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">, si svolse nei mesi successivi e vide formarsi una commissione giudicatrice così composta: Giuseppe Maranini (Diritto costituzionale e storia delle costituzioni moderne), Mario Toscano e Rodolfo Mosca (entrambi di Storia dei trattati e politica internazionale), Franco Valsecchi e Franco Venturi (cattedratici di Stori moderna). Una pluralità di competenze e di sensibilità che denotava il carattere peculiare della nuova disciplina.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Nella terna dei vincitori, a cui poi avrebbe attinto la Facoltà che aveva chiesto il bando e altre interessate successivamente per l’attivazione di una medesima cattedra, Spadolini risultava primo, Gabriele De Rosa secondo, Aldo Garosci terzo. Come si poteva leggere nel giudizio dei commissari, il contributo documentario e interpretativo apportato da Spadolini </hi></p><quote rend="quotation_b" ><hi rend="CharOverride-1">alla storia del nostro paese fra la fine del XIX secolo e l’inizio del XX secolo appare degno di grande attenzione e considerazione. Evidente la vivacità dell’ingegno, la capacità di presentare e indagare temi di grande respiro e importanza. Dai documenti presentati risulta inoltre la profondità dell’insegnamento ormai da molti anni impartito dallo Spadolini (</hi><hi rend="italic">Bollettino ufficiale del Ministero della Pubblica Istruzione</hi><hi rend="CharOverride-1"> 1961). </hi></quote><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">La sua chiamata alla “Cesare Alfieri” fu votata all’unanimità dal Consiglio di Facoltà il 10 gennaio 1961. </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Non era tuttavia stata necessaria l’istituzione della cattedra perché intorno all’insegnamento di Spadolini si formasse una piccola cerchia di promettenti studiosi, alcuni dei quali destinati ad importanti carriere accademiche. Basti pensare a Giuseppe Mammarella (1929), laureatosi nel 1953 trattando de </hi><hi rend="italic">La crisi politica del 1898 e l’ostruzionismo parlamentare</hi><hi rend="CharOverride-1">, a Roberto Vivarelli (1929-2014), che nel 1954 discuteva una tesi prefigurante il suo dominante filone di ricerca (</hi><hi rend="italic">La genesi del movimento fascista nel quadro del dopoguerra italiano, 1919-1920</hi><hi rend="CharOverride-1">) e a Luigi Lotti (1931-2016), che concluse gli studi nel 1955 con un lavoro di scavo su </hi><hi rend="italic">I repubblicani di Romagna dal 1894 al 1915</hi><hi rend="CharOverride-1"> (edito nel 1957 in volume a Faenza, dall’editore Lega). E non va dimenticato Fernando Manzotti (1923-1970), che dalla natia Emilia aveva trovato all’“Alfieri” e nella collaborazione con Spadolini un ambiente di ricerca ideale, coronato dall’incarico in Facoltà, fra 1969 e 1970, di Storia dei partiti e dei movimenti politici (si veda Carrattieri e Ghidini 2015): una carriera tragicamente interrotta solo dalla morte prematura. Si pensi ancora a Giuseppe Carlo Marino (1939-2024) laureatosi nel 1962 con una tesi su </hi><hi rend="italic">La Sinistra siciliana (1870-1882). Studio sulla opposizione mafiosa</hi><hi rend="CharOverride-1">, da cui si sarebbe poi mosso per ricostruire, tra i primissimi, in chiave storica il fenomeno della mafia, e a Pier Luigi Ballini (1942) che, conclusi gli studi nel 1965 con una tesi dal titolo </hi><hi rend="italic">I cattolici fiorentini dal 1911 al 1919</hi><hi rend="CharOverride-1">, fu prima assistente volontario e poi assistente ordinario dal maggio 1970. </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">A completamento di questo quadro caratterizzato dal magistero di Spadolini e dal crescere e irrobustirsi della sua scuola, vanno ricordate altre due figure: Ignazio Weiss, attivo fra anni Cinquanta e Sessanta, incaricato di Storia del giornalismo, e Laura Sturlese (1937), assistente ordinario alla cattedra di Maranini e dal novembre 1969 docente di Storia delle istituzioni politiche.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Nella vita di Facoltà la figura più importante fu quella di Lotti, assistente volontario subito dopo la laurea e poi, dal 1963, assistente di ruolo alla cattedra di Storia contemporanea. Nel 1965, con il pensionamento di Ciampini per raggiunti limiti di età, ebbe l’incarico di Storia moderna, e poco dopo ottenne la libera docenza in Storia contemporanea, grazie agli studi nel filone caro al </hi><hi rend="CharOverride-1">maestro,</hi><hi rend="CharOverride-1"> come testimoniava quello su </hi><hi rend="italic">La settimana rossa </hi><hi rend="CharOverride-1">(Lotti 1965). </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Il suo ruolo divenne cruciale a partire dal febbraio 1968, quando Spadolini, assunta la direzione del </hi><hi rend="italic">Corriere della Sera</hi><hi rend="CharOverride-1">, decise di prendere, nel corso dei successivi quattro anni, dei lunghi periodi di congedo straordinario</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="W00204_XML24_18_185-200.html#footnote-002">13</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">, imposti dalla comprensibile necessità di risiedere quasi in permanenza a Milano. </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">La didattica e gli esami furono in larga parte coperti da Lotti, entrato in ruolo, il 1° novembre 1970, come vincitore di concorso nella nuovissima categoria dei professori aggregati (ai sensi della legge n. 585 del 25 luglio 1966), ma il titolare della cattedra continuò ad occuparsi minutamente della vita accademica e soprattutto a seguire e a discutere le tesi di laurea assegnate. Proprio nel periodo di direzione del </hi><hi rend="italic">Corriere</hi><hi rend="CharOverride-1"> conclusero gli studi sotto la sua guida molti di coloro che poi divennero docenti di Storia contemporanea: nel 1968 Ariane Landuyt (1943) e Angelo Varni (1944), nel 1969 Cosimo Ceccuti (1944), nel 1970 Marco Sagrestani (1946), nel 1971 Francesca Taddei (1945) e Gioiella Cappelli (1944-2012), nel 1972 Stefano Caretti (1946) e Sandro Rogari (1947). </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Considerando tutto il periodo della presenza in servizio di Spadolini (novembre 1950 – maggio 1972), fra i suoi allievi, alla fine delle rispettive carriere accademiche, si contano cinque professori ordinari a Firenze, cinque ordinari in altri atenei, un associato a Bologna e una ricercatrice a tempo indeterminato a Firenze. Infine, merita segnalare Giovanni Bechelloni (1938) e Mario Caciagli (1938-2024), entrambi laureati con Spadolini nel 1961, divenuti poi, rispettivamente, ordinari di Sociologia della comunicazione e Scienza politica, così come Giampaolo Boccaccini (1946-2011), associato di Storia del diritto medievale e moderno, laureato nel 1969 e in seguito docente, fino alla scomparsa prematura, della maraniniana Storia delle costituzioni: tutti e tre alla “Cesare Alfieri”. </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">L’inizio degli anni Settanta fu dunque un periodo particolarmente cruciale, a vari livelli. Per l’Università italiana, scossa e rinnovata dalle conseguenze del Sessantotto, con la liberalizzazione degli accessi e la creazione di molte – e tuttavia insufficienti – nuove cattedre; per la “Cesare Alfieri”, che vedeva terminare la lunga presidenza di Maranini e registrava l’entrata in vigore della tanto auspicata riforma delle Facoltà di Scienze Politiche, una riforma realizzata proprio a partire dal modello fiorentino, con l’istituzionalizzazione di un primo biennio comune e di un secondo specialistico (con gli indirizzi di studio) (Rogari 2004, 724-31); infine per gli studi storici in Facoltà, che assistevano ad una sorta di passaggio generazionale e di testimone fra Spadolini – entrato in aspettativa per mandato parlamentare dopo l’elezione a senatore nel maggio 1972 – e i suoi allievi.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Lotti, a seguito delle disposizioni del decreto-legge n. 580 del 1° ottobre 1973 (intitolato “Misure urgenti per l’Università”), passava direttamente, in quanto aggregato in servizio, nel ruolo dei professori ordinari e andava a coprire la cattedra di Storia moderna (dopo la riforma materia fondamentale di primo anno, poi sdoppiata e affidata a Ballini), mantenendo per supplenza quella di Storia contemporanea (obbligatoria per gli indirizzi storico-politico e politico-internazionale, opzionale negli altri) di cui, significativamente, volle essere sempre titolare formale Spadolini, pur rinnovando di volta in volta l’aspettativa per mandato parlamentare: così come sempre volle restare coinvolto e partecipe in ogni ambito della vita di Facoltà. Peraltro, proprio Lotti nel 1974 assumeva la carica di preside e la manteneva fino al 1992. </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Nel 1973, a seguito di uno degli ultimi concorsi di tale tipologia, diventavano assistenti ordinari Ceccuti, Landuyt e Varni e si attribuivano loro compiti didattici crescenti, visti i bisogni pressanti del tempo. Altri, come Sagrestani, Rogari, Caretti e Taddei, restavano in Università grazie a borse di studio, contratti, assegni ministeriali. Il vuoto lasciato da Manzotti nell’insegnamento di Storia dei partiti veniva colmato, per tutta la prima metà degli anni Settanta, dall’attivismo di Arturo Colombo (1934-2016), milanese, in ottimi rapporti con Spadolini fin dai tempi del </hi><hi rend="italic">Corriere</hi><hi rend="CharOverride-1">, divenuto poi ordinario di Storia delle dottrine politiche a Pavia nel 1976. </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Altri apporti esterni ma divenuti strutturali erano quelli di Francesco Margiotta Broglio (1938), autore fra l’altro di un volume fondamentale come </hi><hi rend="italic">Italia e Santa Sede dalla Grande Guerra alla Conciliazione</hi><hi rend="CharOverride-1"> (Margiotta Broglio 1966), già ordinario a Parma e giunto all’“Alfieri” su una nuova cattedra, quella di Storia e sistemi dei rapporti fra Stato e Chiesa, fortemente auspicata da Spadolini. E fu sempre dietro sua autorevole ispirazione che avvenne, nel 1975, il trasferimento di Gaetano Arfè (1925-2007) (cfr. Becherucci 2012), dalla solidissima formazione crociana e archivistica, socialista e collega senatore, su un’altra nuova cattedra, Storia del Risorgimento, mentre per un triennio, fra il 1976 e il 1979, quella di Storia dei partiti fu di Enzo Tagliacozzo, il più caro collaboratore di Gaetano Salvemini durante gli anni di esilio negli Stati Uniti. </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Altri corsi attivi, ricorrendo alla procedura dell’incarico per gli assistenti ordinari a partire dal 1975, erano poi Storia del giornalismo (Ceccuti) e Storia dei movimenti sindacali (Varni) </hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="W00204_XML24_18_185-200.html#footnote-001">14</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">. Pochi anni dopo, per costoro come per tutti gli incaricati (fra i quali Ballini, per Storia moderna) a seguito della legge n. 54, del 19 febbraio 1979 ci sarebbe stato il passaggio al ruolo dei professori stabilizzati, una categoria appositamente prevista nell’attesa della legge di riforma complessiva del personale docente. </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Nel giugno 1979, su determinante impulso di Spadolini che da marzo (e fino al 5 agosto) ricopriva la carica di Ministro della Pubblica Istruzione, venivano sbloccati i concorsi a cattedra, fermi da oltre tre anni, e si bandiva una gran numero di procedure concorsuali (3.258 in totale). </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Per il gruppo n. 29 – Storia contemporanea e discipline affini – erano attivati da vari atenei sparsi in tutta la penisola ben 27 posti nel ruolo degli ordinari. La nuova normativa prevedeva delle votazioni fra i docenti in servizio e fra quelli in aspettativa, con una successiva estrazione fra i più votati. Fu così che anche a Spadolini toccò in sorte di far parte della Commissione giudicatrice, insieme ad altri otto colleghi (fra i quali Renzo De Felice e Pietro Scoppola).</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">I lavori, visto il gran numero di candidati (179) si svolsero fra il febbraio e il luglio 1980 e videro fra i vincitori Landuyt (chiamata a Siena), Varni (inizialmente a Sassari, poi trasferitosi a Ferrara e infine Bologna) e Ceccuti, che fu chiamato in Facoltà e andò ad occupare la cattedra di Storia del Risorgimento, mentre Arfé si trasferiva su quella di Partiti. </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Sempre nel 1980, con decreto del Presidente della Repubblica dell’11 luglio (n. 382), entrava in vigore la normativa sul riordinamento della docenza universitaria, destinata a rimanere in vigore fino al 2010 e in una certa misura ancora oggi, soprattutto laddove prevedeva una seconda e una terza fascia (associati e ricercatori). </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Avevano diritto all’inquadramento nel ruolo di associati, dietro loro domanda e previo giudizio di idoneità, i professori incaricati stabilizzati (art. 50); per la Facoltà, nel settore di Storia contemporanea, questo fu il caso di Ballini. Passavano in quello di ricercatore a tempo indeterminato, previo esame d’idoneità da parte di una Commissione all’uopo designata, coloro che avevano avuto, nel periodo compreso fra il 31 dicembre 1973 e il 31 ottobre 1979, la titolarità per almeno due anni di contratti, borse e assegni di ricerca, formazione o addestramento scientifico e didattico (art. 58). Alla “Cesare Alfieri” tale verifica si compiva nell’ottobre 1981 e, sempre per il gruppo di Storia contemporanea, vedeva la conferma di Antonio Annino, Caretti, Luigi Di Lembo, Luigi Mascilli Migliorini, Rogari, Sagrestani e Taddei. Nello stesso periodo, la Facoltà si arricchiva di un nome prestigioso, quello di Giorgio Spini (1916-2006), trasferitosi da Magistero (dove insegnava dal 1959) per andare a coprire la cattedra di Storia dell’Europa occidentale, di recente istituzione. </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Fu questo assetto del corpo docente, ampliato, rinnovato e stabilizzato, in grado di assicurare una pluralità di nuovi ma ormai consolidati insegnamenti nell’ambito del gruppo disciplinare di Storia contemporanea, a caratterizzare per quasi un ventennio gli studi storici alla “Cesare Alfieri”. </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Quali ulteriori variazioni susseguitesi nel frattempo si possono segnalare il passaggio di Rogari, Caretti e Taddei ad associati nel 1985, nella prima procedura concorsuale bandita per quella fascia, con il passaggio di Caretti a Siena (dove poi ha concluso la carriera come ordinario) e di Taddei a Bologna; per la stessa fascia l’arrivo di Alessandra Staderini nel 1998, vincitrice nell’ultimo concorso nazionale (bandito nel 1996). E ancora l’ingresso di nuovi ricercatori a tempo indeterminato nel corso degli anni Novanta: Fulvio Conti, Roberto Balzani (poi trasferitosi a Bologna) e Fabio Bertini. Per Storia moderna va registrata la presa di servizio di una nuova ricercatrice (Carla Sodini, poi associata dal 2005) e di un associato (Marcello Verga, dal 1996, poi ordinario dal 2000) e per Storia delle istituzioni politiche quella di un ordinario (Luca Mannori, dal 1995).</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Nel passaggio al nuovo secolo, la così detta riforma Berlinguer (legge 3 luglio 1998 n. 210) comportò una ripresa dei concorsi, che nel caso dell’“Alfieri” vide vincitori alcune figure ormai di lunga data in Facoltà, come Rogari e Ballini (ordinari dal 1999) e Sagrestani (associato nel 2000 e ordinario dal 2005), insieme ad altre di più recente ingresso, come Conti e Bertini (associati rispettivamente dal 2001 e dal 2004). </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Un’altra riforma, quella dei corsi di studio universitari, con l’introduzione dell’attuale sistema del 3+2, si rivelò invece nel complesso penalizzante per discipline come Storia contemporanea e Storia moderna, perché sancì la fine dell’indirizzo Storico-politico. Negli anni successivi, tuttavia, se la seconda andò incontro ad una progressiva marginalizzazione nei corsi di Scienze Politiche </hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="W00204_XML24_18_185-200.html#footnote-000">-1</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">, la prima mantenne una sicura centralità formativa nelle lauree triennali (Scienze Politiche e Servizio sociale) e una significativa presenza in ciascuna delle lauree magistrali attivate prima dalla Facoltà e poi dalla Scuola “Cesare Alfieri”, subentrata dal 2012 in attuazione della così detta riforma Gelmini (legge 30 dicembre 2010, n. 240). </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Proprio per rispondere meglio e più direttamente ad esigenze formative cambiate e diversificate sono state apportate nell’ultimo decennio variazioni di rilievo agli insegnamenti che a vario titolo rientrano nel filone della Storia contemporanea, dismettendone taluni e introducendone altri, più pertinenti e funzionali ai nuovi compiti cui sono chiamati i laureati, di primo e di secondo livello, nelle scienze politiche e sociali. </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Nel triennio, diviso adesso in curricula, insieme ai corsi tradizionali ne troviamo infatti altri. In quello di Comunicazione e media, Storia del giornalismo si è ampliato in Storia del giornalismo e della comunicazione, per far comprendere in una chiave più ampia ed evolutiva ambiti che sono centrali nella società odierna; il corso di </hi><hi rend="italic">Public History </hi><hi rend="CharOverride-1">affronta le politiche della memoria, le modalità in cui sono calate e recepite, la storia partecipata e la musealizzazione dei traumi. Nel percorso in Sociologia, Storia sociale e culturale porta gli studenti a riflettere su temi quali la famiglia, declinata in secoli e regioni geografiche diverse, sulla città come ‘specchio del presente’ e sulle trasformazioni di concetti quali il genere e la sessualità. A Servizio sociale il corso fondamentale di primo anno, tanto nel nome (Storia della società contemporanea) quanto nei contenuti insiste sugli aspetti più propriamente sociali della storia ottocentesca e novecentesca, per consentire una migliore comprensione delle politiche di welfare e di come sono cambiate. </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Nelle lauree magistrali l’approfondimento prospettico e di lungo periodo è posto al servizio delle rispettive specializzazioni. A Strategie della Comunicazione Pubblica e Politica troviamo Storia della comunicazione politica, che declina il tema in un’accezione ampia, spaziando dalle forme più tradizionali fino alla costruzione delle religioni politiche. A Sociologia e sfide globali la Storia globale mira ad offrire una visione critica dell’eurocentrismo, contestualizzando eventi e processi su scala appunto globale e a investigarne le connessioni interne. A Relazioni internazionali e Studi europei, Storia dell’Europa contemporanea si sofferma, fra l’altro, sui fenomeni di persecuzione delle minoranze interne, gli spostamenti forzati di popolazione, i processi di genocidio, la storia dell’umanitarismo internazionale, della popolazione profuga e delle politiche di asilo, dialogando proficuamente con i corsi di Diritto internazionale e Geopolitica. Infine, nella magistrale in Politica, Istituzioni e Mercato, con Storia delle rappresentanze e dei sistemi politici l’enfasi è posta sugli aspetti comparativi fra gli Stati e sulle dinamiche elettorali e di esercizio del potere. </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Talvolta non è stato facile coprire un’offerta formativa così ricca e diversificata. Fra il 2010 e il 2016, per gli effetti combinati dell’anagrafe (con i pensionamenti dei docenti al settantesimo anno di età) e dei tagli alla spesa decisi dagli esecutivi in carica, si è infatti registrato un brusco calo nel numero degli incardinati nel settore contemporaneistico: dagli otto del 2011 ai quattro del 2014. </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Nell’ultimo decennio questa tendenza si è fortunatamente invertita, grazie alla ripresa assunzionale e alla capacità del Dipartimento di Scienze Politiche e Sociali di sfruttare alcune occasioni favorevoli per rinnovare e accrescere la disciplina che fu di Spadolini.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">All’inizio del 150° anno dalla sua fondazione, la Scuola “Cesare Alfieri” e il Dipartimento contano, per il settore di Storia contemporanea, nove unità di personale. Tre ordinari (Fulvio Conti, Simone Neri Serneri, Silvia Salvatici), tre associati (Marco Bresciani, Giustina Manica, Gabriele Paolini), una ricercatrice a tempo indeterminato (Sheyla Moroni), due ricercatrici a tempo determinato (Simona Berhe e Francesca Rolandi). Numeri confortanti, anche sul piano degli equilibri di genere. </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">In virtù di questo presente, e forti di una tradizione ultrasecolare che ha saputo nel tempo aggiornarsi e crescere, è legittimo guardare al futuro con ottimismo. </hi></p><div><head><hi>Riferimenti bibliografici</hi></head><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Alfieri, Carlo. 1889. </hi><hi rend="italic">L’insegnamento liberale della Scienza di Stato</hi><hi rend="CharOverride-1">. Firenze: Tipografia Landi.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="italic">Atti della Società Italiana di Educazione Liberale e della Scuola di Scienze Sociali istituita in Firenze</hi><hi rend="CharOverride-1">. 1880. Firenze: l’Arte della Stampa.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Becherucci, Andrea. 2012. </hi><hi rend="italic">«Giustizia e libertà restano gli imperativi etici». Per una bibliografia degli scritti di Gaetano Arfè</hi><hi rend="CharOverride-1">. Milano: Biblion. </hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="italic">Bollettino ufficiale del Ministero della Pubblica Istruzione</hi><hi rend="CharOverride-1">. 1961. n. 12, 23 marzo 1961.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Breschi, Danilo, e Gisella Longo. 2003. </hi><hi rend="italic">Camillo Pellizzi. La ricerca delle élites tra politica e sociologia</hi><hi rend="CharOverride-1">. Soveria Mannelli: Rubbettino.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Capozzi, Eugenio. 2009. </hi><hi rend="italic">Il sogno di una Costituzione. Giuseppe Maranini e l’Italia del Novecento</hi><hi rend="CharOverride-1">. 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Dalle ordinanze alleate alla pacificazione (1943-1948)</hi><hi rend="CharOverride-1">. Bologna: il Mulino. </hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Franchetti, Augusto. 1879. </hi><hi rend="italic">Storia d’Italia dopo il 1789</hi><hi rend="CharOverride-1">. Milano: Vallardi.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="italic">Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana</hi><hi rend="CharOverride-1">. 1960. “Decreto del Ministero per la Pubblica Istruzione.” parte prima, a. CLI, n. 69, lunedì 21 marzo 1960: 1001.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="italic">La Nazione</hi><hi rend="CharOverride-1">. 1887.</hi><hi rend="italic"> </hi><hi rend="CharOverride-1">“Scuola di Scienze Sociali.” 16 novembre, 1887.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="italic">La Nazione</hi><hi rend="CharOverride-1">. 1905.</hi><hi rend="CharOverride-3"> </hi><hi rend="CharOverride-1">“Augusto Franchetti. La commemorazione fatta dal professor Villari.” 24 febbraio, 1905.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Lando, Fabio. 2016.</hi><hi rend="italic"> </hi><hi rend="CharOverride-1">“Bartolomeo Malfatti. Un geografo dimenticato.” </hi><hi rend="italic">Bollettino della Società Geografica Italiana</hi><hi rend="CharOverride-1"> 13, 9: 295-309.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Lotti, Luigi, a cura di. 1980. </hi><hi rend="italic">Spadolini storico. Bibliografia degli scritti di storia moderna e contemporanea (1948-1980)</hi><hi rend="CharOverride-1">, con prefazione di Arturo Carlo Jemolo. Firenze: Le Monnier.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Lotti, Luigi. 1965.</hi><hi rend="CharOverride-3"> </hi><hi rend="italic">La settimana rossa</hi><hi rend="CharOverride-1">. Firenze: Le Monnier.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Lotti, Luigi. 1986. “Gli studi politici e sociali: il “Cesare Alfieri” da Istituto a Facoltà.” In </hi><hi rend="italic">Storia dell’Ateneo fiorentino. Contributi di studio</hi><hi rend="CharOverride-1">, vol. I, 528. Firenze: Parretti Grafiche.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Malfatti, Bartolomeo. 1876. </hi><hi rend="italic">Imperatori e papi ai tempi della signoria dei Franchi in Italia</hi><hi rend="CharOverride-1">. Milano: Hoepli.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Manica, Giustina. 2018. </hi><hi rend="italic">Il “Cesare Alfieri” dopo Carlo Alfieri: la soprintendenza di Emilio Visconti Venosta (1898-1914)</hi><hi rend="CharOverride-1">. Firenze: Edizioni Polistampa-Fondazione Spadolini Nuova Antologia.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Maranini, Giuseppe. 1926. </hi><hi rend="italic">Le origini dello Statuto albertino</hi><hi rend="CharOverride-1">. Firenze: Vallecchi. </hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Maranini, Giuseppe. 1927-1931. </hi><hi rend="italic">La Costituzione di Venezia</hi><hi rend="CharOverride-1">. Venezia-Firenze: La Nuova Italia.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Maranini, Giuseppe. 1935. </hi><hi rend="italic">Classe e Stato nella Rivoluzione Francese</hi><hi rend="CharOverride-1">. Perugia: Università degli Studi.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Margiotta Broglio, Francesco. 1966. </hi><hi rend="italic">Italia e Santa Sede dalla Grande Guerra alla Conciliazione</hi><hi rend="CharOverride-1">. Bari: Laterza.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Maroni, Angela. 2004. “Bartolomeo Malfatti (1828-1892): interessi e ricerche di un geografo trentino della seconda metà dell’Ottocento.” In </hi><hi rend="italic">Atti della Accademia Roveretana degli Agiati, Classe di scienze umane, lettere ed arti</hi><hi rend="CharOverride-1"> 8, 4/1: 279-305.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Masi, Ernesto. 1917. </hi><hi rend="italic">Il Risorgimento italiano</hi><hi rend="CharOverride-1">, 2 voll. Firenze: Sansoni.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Pinto, Giuliano, e Christian Satto, a cura di. 2021.</hi><hi rend="italic"> Niccolò Rodolico (1873-1969). Da Carducci al post-fascismo: una lunga stagione storiografica</hi><hi rend="CharOverride-1">. Firenze: Leo S. Olschki.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">R. Istituto di Scienze Sociali “Cesare Alfieri”. 1904. </hi><hi rend="italic">Annuario per l’anno accademico 1903-1904</hi><hi rend="CharOverride-1">. Firenze: Tipografia Landi.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">R. Istituto di Scienze Sociali “Cesare Alfieri”. 1906. </hi><hi rend="italic">Annuario per l’anno accademico 1905-1905</hi><hi rend="CharOverride-1">. Firenze: Tipografia Galileiana.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">R. Istituto di Scienze Sociali “Cesare Alfieri”.</hi><hi rend="CharOverride-3"> </hi><hi rend="CharOverride-1">1911. </hi><hi rend="italic">Atti relativi alla sua costituzione in corpo morale autonomo</hi><hi rend="CharOverride-1">. Firenze: Tipografia Galileiana.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">R. Istituto di Scienze Sociali “Cesare Alfieri”. 1923. </hi><hi rend="italic">Annuario per l’anno accademico 1922-1923</hi><hi rend="CharOverride-1">, Firenze: Tipografia Galileiana.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">R. Istituto di Scienze Sociali “Cesare Alfieri”. 1927. </hi><hi rend="italic">Annuario per l’anno accademico 1926-1927</hi><hi rend="CharOverride-1">. Firenze: Tipografia Sordomuti.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Rodolico, Niccolò.</hi><hi rend="italic"> </hi><hi rend="CharOverride-1">1910. “Commemorazione di Domenico Zanichelli e di Ernesto Masi.” In R. Istituto di Scienze Sociali “Cesare Alfieri”, </hi><hi rend="italic">Annuario per l’anno accademico 1909-1910</hi><hi rend="CharOverride-1">, 45-88. Firenze: Tipografia Galileiana.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Rogari, Sandro. 2004. “Il “Cesare Alfieri” da Istituto a Facoltà di Scienze Politiche.” In </hi><hi rend="italic">L’Università degli Studi di Firenze, 1924-2004</hi><hi rend="CharOverride-1">, A. Marinelli et al., 677-739. Firenze: Leo S. Olschki.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Salvati, Mariuccia. 2021. </hi><hi rend="italic">Camillo Pellizzi. Un intellettuale nell’Europa del Novecento</hi><hi rend="CharOverride-1">. Bologna: il Mulino.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Spadolini, Giovanni. 1950.</hi><hi rend="italic"> Il papato socialista</hi><hi rend="CharOverride-1">. Milano: Longanesi.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Spadolini, Giovanni.</hi><hi rend="italic"> </hi><hi rend="CharOverride-1">1954. </hi><hi rend="italic">L’Opposizione Cattolica</hi><hi rend="CharOverride-1">. Firenze: Vallecchi.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Spadolini, Giovanni.</hi><hi rend="italic"> </hi><hi rend="CharOverride-1">1959. </hi><hi rend="italic">Giolitti e i cattolici</hi><hi rend="CharOverride-1">. Firenze: Le Monnier.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Spadolini, Giovanni.</hi><hi rend="italic"> </hi><hi rend="CharOverride-1">1960a.</hi><hi rend="italic"> I repubblicani dopo l’Unità</hi><hi rend="CharOverride-1">. Firenze: Le Monnier.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Spadolini, Giovanni. 1960b.</hi><hi rend="italic"> I radicali dell’Ottocento</hi><hi rend="CharOverride-1">. Firenze: Le Monnier.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Spadolini, Giovanni. 1975. </hi><hi rend="italic">Il “Cesare Alfieri” nella storia d’Italia</hi><hi rend="CharOverride-1">. Firenze: Le Monnier.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Traniello, Francesco, Sandro Rogari, Gianpasquale Santomassimo, Maurizio Ridolfi, Alfio Mastropaolo, e Giovanni Sabbatucci. 2005. “I partiti politici, di Carlo Morandi.” </hi><hi rend="italic">Contemporanea</hi><hi rend="CharOverride-1"> 8, 1: 135-72.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Università degli Studi di Firenze. 1954. </hi><hi rend="italic">Annuario per gli anni accademici 1943-1944 – 1952-1953</hi><hi rend="CharOverride-1">. Firenze-Empoli: Poligrafico Toscano.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Università degli Studi di Firenze. 1979. </hi><hi rend="italic">Facoltà di Scienze Politiche Cesare Alfieri. Anno Accademico 1979-1980</hi><hi rend="CharOverride-1">. Firenze: Tipo-Litografia Vannini. </hi></p><list type="ordered">
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="W00204_XML24_18_185-200.html#footnote-014-backlink">1</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	</hi><hi rend="CharOverride-1">Per un suo profilo, con la bibliografia degli scritti, cfr. Del Vecchio 1906, 5-59.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="W00204_XML24_18_185-200.html#footnote-013-backlink">2</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	</hi><hi rend="CharOverride-1">Testo integralmente riprodotto in Spadolini 1975, 322-46.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="W00204_XML24_18_185-200.html#footnote-012-backlink">3</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	</hi><hi rend="CharOverride-1">Sulle procedure di nomina degli insegnanti (che comprendevano anche le iniziali posizioni di Aggiunto e Supplente) cfr. R. Istituto di Scienze Sociali “Cesare Alfieri” 1911, 32-5.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="W00204_XML24_18_185-200.html#footnote-011-backlink">4</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	</hi><hi rend="CharOverride-1">Per il programma si veda R. Istituto di Scienze Sociali “Cesare Alfieri” 1906, 189-90.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="W00204_XML24_18_185-200.html#footnote-010-backlink">5</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	</hi><hi rend="CharOverride-1">Per un documentato lavoro d’insieme sulla sua figura e la sua opera: Capozzi 2009. </hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="W00204_XML24_18_185-200.html#footnote-009-backlink">6</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	</hi><hi rend="CharOverride-1">Per un quadro d’insieme sulla sua produzione storiografica e giornalistica: Ceccuti 2019. </hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="W00204_XML24_18_185-200.html#footnote-008-backlink">7</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	</hi><hi rend="CharOverride-1">Fondazione Spadolini Nuova Antologia (d’ora in avanti FSNA), Firenze, </hi><hi rend="italic">Carte Spadolini</hi><hi rend="CharOverride-1">, lettera di Alberto Spreafico, 24 settembre 1950.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="W00204_XML24_18_185-200.html#footnote-007-backlink">8</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	</hi><hi rend="CharOverride-1">Così nel discorso tenuto in Facoltà per il 40° anniversario della sua prima lezione: FSNA, Firenze, </hi><hi rend="italic">Carte Spadolini</hi><hi rend="CharOverride-1">. </hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="W00204_XML24_18_185-200.html#footnote-006-backlink">9</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	</hi><hi rend="CharOverride-1">FSNA, Firenze, </hi><hi rend="italic">Carte Spadolini</hi><hi rend="CharOverride-1">, Nota del Ministero della Pubblica Istruzione (a firma Segni) al Rettore dell’Università di Firenze, 7 agosto 1951.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="W00204_XML24_18_185-200.html#footnote-005-backlink">10</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	</hi><hi rend="CharOverride-1">FSNA, Firenze, </hi><hi rend="italic">Carte Spadolini</hi><hi rend="CharOverride-1">, estratto del verbale del Consiglio della Facoltà di Scienze Politiche “Cesare Alfieri” in data 30 giugno 1958. Parteciparono alla seduta il preside Maranini e i professori ordinari Rodolfo Mosca, Renzo Ravà, Pompeo Biondi, Camillo Pellizzi, Paolo Treves e Carlo Curcio. Assente il prof. Renato Galli.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="W00204_XML24_18_185-200.html#footnote-004-backlink">11</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	</hi><hi rend="CharOverride-1">Ivi, estratto del verbale del Consiglio della Facoltà di Scienze Politiche “Cesare Alfieri” in data 21 dicembre 1959.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="W00204_XML24_18_185-200.html#footnote-003-backlink">12</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	</hi><hi rend="italic">Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana</hi><hi rend="CharOverride-1"> 1960, 1001.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="W00204_XML24_18_185-200.html#footnote-002-backlink">13</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	</hi><hi rend="CharOverride-1">ASUF, </hi><hi rend="italic">Fascicoli docenti</hi><hi rend="CharOverride-1">, n. 313: estratti dai verbali del Consiglio di Facoltà nel periodo 1968-1972.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="W00204_XML24_18_185-200.html#footnote-001-backlink">14</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	</hi><hi rend="CharOverride-1">Si veda, ad esempio, la guida per gli studenti: Università degli Studi di Firenze 1979. </hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="W00204_XML24_18_185-200.html#footnote-000-backlink">-1</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	</hi><hi rend="CharOverride-1">Inoltre, nel 2012, in attuazione della riforma Gelmini, l’ateneo fiorentino ha deciso che tutti gli strutturati del settore scientifico disciplinare di Storia moderna afferissero al Dipartimento di Storia, Archeologia, Geografia, Arte e Spettacolo. </hi></p></item>
				</list><p rend="editorial_metadata_author">Gabriele Paolini, University of Florence, Italy, gabriele.paolini@unifi.it, <ref target="https://www.fupress.com">0000-0001-9776-4223</ref></p><p rend="editorial_metadata_polices">Referee List (DOI 1<ref target="https://www.fupress.com">0.36253/fup_referee_list</ref>)</p><p rend="editorial_metadata_polices">FUP Best Practice in Scholarly Publishing (DOI <ref target="https://www.fupress.com">10.36253/fup_best_practice</ref>)</p><p rend="editorial_metadata_book">Gabriele Paolini, <hi rend="italic">Gli studi storici,</hi> © Author(s), <ref target="https://www.fupress.com">CC BY 4.0</ref>, DOI <ref target="https://www.fupress.com">10.36253/979-12-215-0708-9.14</ref>, in Fulvio Conti, Carlo Sorrentino (edited by), <hi rend="italic">La Scuola di Scienze politiche “Cesare Alfieri” (1875-2025)</hi>, pp. -17, 2025, published by Firenze University Press, ISBN 979-12-215-0708-9, DOI <ref target="https://www.fupress.com">10.36253/979-12-215-0708-9</ref></p></div></div>
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          <bibl n="201655">Becherucci, Andrea. 2012. &amp;#171;Giustizia e libert&amp;#224; restano gli imperativi etici&amp;#187;. Per una bibliografia degli scritti di Gaetano Arf&amp;#232;. Milano: Biblion.</bibl>
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