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        <title type="main" level="a">Gli studi internazionali</title>
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          <resp>This is a section of <title>La Scuola di Scienze politiche “Cesare Alfieri” (1875-2025) </title>(DOI: <idno type="DOI">10.36253/979-12-215-0708-9</idno>) by </resp>
          <name>Fulvio Conti, Carlo Sorrentino</name>
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        <publisher>Firenze University Press</publisher>
        <pubPlace>Florence</pubPlace>
        <date when="2025">2025</date>
        <idno type="DOI">https://doi.org/10.36253/979-12-215-0708-9.15</idno>
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        <p>This is original content, published for academic research purposes</p>
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        <p>In the first part, the article deals with the tradition of International history in the corse held at “Cesare Alfieri”. It recalls how International history has been present in the teaching programs at “Cesare Alfieri” since the birth of the Institute and underlines the evolution of the discipline with a focus on the changes occurred after the Second World War. In the second part, the article deals with the institution at “Cesare Alfieri” of both the first Italian course of International relations, in the academic year 1968-1969, and of the first course of Strategic studies, in the aacademic year 1985-1986. Then the article describes the contribution given by the Florentine School to the development of this field of international studies in Italy.</p>
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            <item>History of International Relations</item>
            <item>Diplomatic History</item>
            <item>Theory of International Relations</item>
            <item>Strategic Studies</item>
            <item>European Studies</item>
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      <p>It is available online at https://doi.org/10.36253/979-12-215-0708-9.15<ref target="https://doi.org/10.36253/979-12-215-0708-9.15" /></p>
      <div><head>Gli studi internazionali</head><p rend="h1_author ParaOverride-1" ><hi rend="CharOverride-1">Bruna Bagnato, Luciano Bozzo</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">«Si hanno relazioni internazionali tutte le volte che un’attività umana oltrepassa il confine all’interno del quale essa abitualmente si svolge», ha scritto lo storico francese René Girault (1994). È, la sua, una definizione che dilata l’orizzonte della ricerca lungo perimetri – di spazio, di tempo, di temi – virtualmente illimitati. Storia, economia, diritto, scienza della politica – le grandi branche delle scienze sociali che studiano la vita internazionale – sciolgono il nodo dei confini dell’analisi ciascuna sulla base dei propri assi metodologici. Fra queste discipline, e nel rispetto delle singole specificità, le contaminazioni e i richiami sono costanti e necessari. L’esperienza della “Cesare Alfieri” ne fornisce un esempio.</hi></p><div><head><hi>1. Gli studi storici internazionali</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="W00204_XML24_19_201-214.html#footnote-017">1</ref></hi></hi></head><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Lo “Statuto e programma d’insegnamento provvisori della società per la fondazione e pel mantenimento di una scuola di scienze sociali”, del maggio 1873, con cui erano tradotte sul piano operativo le sollecitazioni di Carlo Alfieri di Sostegno per la costituzione della Scuola, prevedevano, fra gli insegnamenti, un corso di Storia diplomatica, da svolgersi al terzo e ultimo anno, con tre lezioni la settimana. Il programma del corso indicava </hi></p><quote rend="quotation_b" ><hi rend="CharOverride-1">Cenno storico del diritto internazionale antico e degli antichi trattati internazionali… fino alla pace di Vestfalia (1648). Precedenti ed analisi dei principali trattati internazionali, politici e commerciali dalla pace di Vestfalia in poi. Dei rapporti politici ed economici che i trattati internazionali hanno stabilito fra l’Italia e gli altri stati (“Statuto e programma d’insegnamento provvisori della società per la fondazione e pel mantenimento di una scuola di Scienze sociali” cit. in Spadolini 1975, 129 e 136).</hi></quote><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Sulla base della prima bozza di statuto e di programma degli insegnamenti del 1873, l’anno successivo fu precisato l’ordinamento degli studi. Nel passaggio, il corso di Diritto internazionale diveniva biennale, perché «potesse essere dato spazio alla storia delle relazioni internazionali» (Spadolini 1975, 144), come «esposizione delle cause politiche che motivavano i principali trattati, specialmente dalla pace di Vestfalia in poi» (Spadolini 1975, 150).</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Inaugurata nel novembre 1875, la Scuola di scienze sociali fiorentina sancì l’introduzione in Italia della storia dei trattati, nella denominazione di Diritto internazionale e storia delle relazioni internazionali. Nello stesso anno prese avvio nell’ateneo di Bologna il corso di Diplomazia e storia dei trattati. Corsi analoghi, sia pure con intitolazioni diverse, furono svolti a Roma e in altre sedi italiane: a accomunarle la stretta associazione fra la storia dei trattati (o storia della relazioni internazionali) e il diritto internazionale: una associazione di fatto, perché i corsi di storia internazionale erano spesso svolti da docenti di diritto internazionale (Serra 1980, 14). </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Se il legame fra la storia delle relazioni internazionali e il diritto internazionale era ed è evidente, poiché i rapporti fra stati si fondano principalmente sui trattati, nel tempo la materia ha stabilito con crescente chiarezza la sua autonomia sia dal diritto internazionale sia dalla storia generale e dalla teoria delle relazioni internazionali. Peraltro, le diverse denominazioni che essa ha acquisito, in Italia e all’estero (da Storia diplomatica a Storia delle relazioni internazionali, da Storia internazionale a Storia della politica internazionale, da Storia dei trattati a Storia dei trattati e politica internazionale), riflettono un dibattito serrato e spesso appassionato sullo statuto metodologico, i parametri di ricerca, i limiti cronologici, i perimetri spaziali di una disciplina in costante evoluzione (cfr. fra gli altri Frank 2012).</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">É una evoluzione che emerge distintamente nel microcosmo della esperienza al “Cesare Alfieri”, dove le materie storiche internazionalistiche, come ricordato, vantano una tradizione che rimonta alle origini dell’allora Scuola. La loro centralità nell’offerta formativa della sede fiorentina fu mantenuta nei cambiamenti che il “Cesare Alfieri” conobbe negli anni, nei complessi passaggi prima da Scuola a Istituto e poi da Istituto a Facoltà di Scienze politiche e nelle trasformazioni sollecitate dalle tante riforme del sistema universitario che si sono succedute. </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Fin dagli esordi, la strutturazione dei corsi di storia internazionale e i temi che erano trattati dagli insegnamenti furono debitori da un lato al modificarsi del codice epistemologico della disciplina, dall’altro alla ricercata connessione con l’attualità politica italiana e internazionale.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Così gli </hi><hi rend="italic">Annuari</hi><hi rend="CharOverride-1"> del Regio Istituto di Scienze sociali “Cesare Alfieri” informano che nell’a.a. 1903-1904</hi><hi rend="notes_number CharOverride-3"><hi><ref target="W00204_XML24_19_201-214.html#footnote-016">2</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">, quando l’inarrestabile decadenza dell’Impero ottomano rendeva incerta e instabile la configurazione politica dell’area balcanica, Domenico Zanichelli, titolare del corso di Diritto internazionale pubblico, svolse un programma di storia delle relazioni internazionali sulla “Questione d’Oriente”. Nel quinquennio successivo</hi><hi rend="notes_number CharOverride-3"><hi><ref target="W00204_XML24_19_201-214.html#footnote-015">3</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">, in una fase connotata da una crescente tensione internazionale legata anche alle dinamiche che generavano nelle aree extraeuropee, Arrigo Cavaglieri, nel suo corso di Diritto internazionale, oltre a dedicare spazio al diritto coloniale, affrontò il tema “Guerra e pace”, insistendo sull’importanza della Conferenza di Berlino del 1884-85 – la sede in cui furono stabiliti criteri e norme dello </hi><hi rend="italic">scramble for Africa</hi><hi rend="CharOverride-1">. Il richiamo dello scenario interno e internazionale del momento, con le sue urgenze e le sue fragilità, fu confermato come dato sistemico nei corsi di storia internazionale che si tenevano al “Cesare Alfieri” dopo il primo conflitto mondiale, quando gli insegnamenti si interrogarono, fra gli altri, sulla innovazione rappresentata dalla nascita della Società delle Nazioni, studiata, come sede e strumento per risolvere le controversie internazionali</hi><hi rend="notes_number CharOverride-3"><hi><ref target="W00204_XML24_19_201-214.html#footnote-014">4</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">, sia sul piano del diritto internazionale, sia nelle sue origini storiche</hi><hi rend="notes_number CharOverride-3"><hi><ref target="W00204_XML24_19_201-214.html#footnote-013">5</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">. La Legislazione coloniale comparata, trattata nel corso svolto da Santi Romano a cavallo degli anni della guerra</hi><hi rend="notes_number CharOverride-3"><hi><ref target="W00204_XML24_19_201-214.html#footnote-012">6</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">, esprimeva una acuta attenzione per un aspetto centrale della politica internazionale dell’epoca, esaminato lungo un profilo non solo giuridico. Negli anni Venti, quasi anticipando la sbornia imperialista del regime, il tema coloniale emerse come interesse scientifico specifico, prestandosi con facilità a essere svolto su pentagrammi analitici diversi: nell’a.a. 1920-1, Riccardo Dalla Volta, nel suo corso di Statistica e demografia, riservava una parte delle lezioni a “Emigrazione e colonizzazione”</hi><hi rend="notes_number CharOverride-3"><hi><ref target="W00204_XML24_19_201-214.html#footnote-011">7</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1"> lette in una prospettiva storica; nell’a.a. 1922-23 il corso di Santi Romano di Legislazione coloniale comparata scelse come focus le colonie italiane di Eritrea, Somalia e Libia</hi><hi rend="notes_number CharOverride-3"><hi><ref target="W00204_XML24_19_201-214.html#footnote-010">8</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Sul finire degli anni Venti al giurista Manfredi Siotto Pintor, dal 1924 incaricato del corso di Storia dei trattati e delle relazioni diplomatiche, subentrò nell’insegnamento lo storico Niccolò Rodolico che, già titolare di un corso di Storia d’Europa dal XV secolo al 1815 con speciale riguardo ai trattati politici, svolse corsi di Storia diplomatica e costituzionale (che nell’a.a. 1928-29 ebbe durata biennale e si soffermò su «La formazione e lo sviluppo dei grandi stati d’Europa nei secoli XVII e XVIII e la lotta tra la Francia e la Gran Bretagna per il predominio coloniale nel secolo XVIIII»)</hi><hi rend="notes_number CharOverride-3"><hi><ref target="W00204_XML24_19_201-214.html#footnote-009">9</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">, di Storia dei trattati, di Storia dei trattati e delle relazioni diplomatiche, di Storia e politica coloniale. </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Fra gli anni Venti e gli anni Trenta l’attenzione dell’Istituto fiorentino ai temi internazionali si fece più acuta. Il nuovo Statuto del 1928 stabiliva la fondazione della Scuola di perfezionamento in Studi politici internazionali, una scuola biennale che assegnava all’Istituto un ruolo centrale nella formazione dei diplomatici italiani</hi><hi rend="notes_number CharOverride-3"><hi><ref target="W00204_XML24_19_201-214.html#footnote-008">10</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">. Nel 1931, dopo il “Primo congresso in studi coloniali” che si era tenuto nell’aprile presso il “Cesare Alfieri” – co-patrocinatore dell’incontro con l’Istituto coloniale fascista (</hi><hi rend="italic">Atti… </hi><hi rend="CharOverride-1">1931) –, nacque il Centro Studi Coloniali</hi><hi rend="notes_number CharOverride-3"><hi><ref target="W00204_XML24_19_201-214.html#footnote-007">11</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">; nel 1932 fu costituito lo Studio fiorentino di politica estera. Lo Studio fondò una rivista, la </hi><hi rend="italic">Rivista di Studi Politici Internazionali</hi><hi rend="notes_number CharOverride-3"><hi><ref target="W00204_XML24_19_201-214.html#footnote-006">12</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">, che rifletteva lo spirito del tempo e gli interessi del regime, avviando le pubblicazioni lo stesso anno (1934) in cui furono creati a Milano l’Istituto per gli studi politici internazionali (ISPI) e a Roma la Giunta centrale per gli studi storici con il compito, fra gli altri, di rappresentare all’estero la scienza storica italiana (Malgeri 2017). </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Negli anni Sessanta, dopo aver superato non senza difficoltà i problemi assai gravi che si erano posti nell’immediato dopoguerra, quando il “Cesare Alfieri” era stato «salvato dalla chiusura» grazie al sostegno del ministro dell’Istruzione Guido De Ruggiero e del rettore Piero Calamandrei (Alacevich</hi><hi rend="italic"> </hi><hi rend="CharOverride-1">2015, 48-9), quella fiorentina divenne «un vero e proprio laboratorio di innovazione che fu modello per le altre facoltà di Scienze politiche» (Alacevich</hi><hi rend="italic"> </hi><hi rend="CharOverride-1">2015, 49). Nel 1968 fu infatti la Facoltà di Scienze politiche di Firenze, guidata dal 1949 e per un ventennio da Giuseppe Maranini, a organizzarsi per prima in un biennio comune al termine del quale gli studenti potevano scegliere fra cinque indirizzi. Fra questi, l’indirizzo politico-internazionale riscosse sempre grande successo, consolidando una centralità degli studi internazionalistici in linea con la storia del “Cesare Alfieri” (Rogari 2004, 724). Gli insegnamenti storico-internazionalistici erano svolti prevalentemente in questo indirizzo, pur essendo presenti anche in quello storico-politico. L’indirizzo politico-internazionale prevedeva inoltre una prosecuzione di studi </hi><hi rend="italic">post-lauream</hi><hi rend="CharOverride-1"> nella Scuola di perfezionamento in Studi politici internazionali, una tradizione, quella delle scuole di perfezionamento, che, interrotta dal processo di epurazione post-bellico, era stata rilanciata da Maranini e che, nel caso specifico, confermava l’importanza della facoltà fiorentina nella preparazione dei diplomatici italiani e dei funzionari nella Comunità europea e in altre organizzazioni internazionali (Rogari 2004, 726). </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Il settore di studi storici internazionali si era nel frattempo sviluppato e aveva ampliato le aree di suo interesse grazie anche alla energica azione di promozione svolta da Rodolfo Mosca. Allievo dello storico del diritto Arrigo Solmi, dal 1930 incaricato di Diplomazia e storia dei trattati a Pavia, dopo una lunga parentesi in Ungheria dal 1936 al 1950 come professore di Storia della civiltà italiana a Budapest, nel 1952 Mosca ottenne la cattedra di Storia dei Trattati e Politica Internazionale presso il “Cesare Alfieri”, dove in seguito gli fu affidato anche l’insegnamento di Storia dell’Europa Orientale. Ricoprì l’incarico fino alla collocazione fuori ruolo per limiti di età, il 1° novembre 1975. Esperto di storia e cultura danubiano-balcanica (Petricioli 2010, 19), Mosca apparteneva a una generazione che innovò la storia dei trattati, sollecitando l’ampliamento del respiro di una disciplina che doveva andare oltre la pura storia diplomatica (cfr. Curato 1981). Nel ventennio in cui fu titolare della cattedra di Storia delle relazioni internazionali a Firenze, Mosca pose le basi per uno sviluppo importante del settore disciplinare, grazie anche alla capacità di attrarre e formare giovani studiosi che, raggiunta la piena maturità, avrebbero contribuito in modo incisivo al dibattito pubblico nazionale e internazionale.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Dopo il ritiro di Mosca e un breve periodo in cui gli studi storici internazionali del “Cesare Alfieri” furono guidati da Gianluca Andrè, si aprì la lunga stagione di Ennio Di Nolfo che, ordinario a Padova nel 1971, fu chiamato nel 1976 alla LUISS di Roma per approdare nel 1978 a Firenze come ordinario di Storia dell’Europa occidentale (1978-80) e di Storia delle relazioni internazionali (1980-2005). Di Nolfo esprimeva la volontà di innovazione di storici che </hi></p><quote rend="quotation_b" ><hi rend="CharOverride-1">impressero alla disciplina un nuovo corso, realizzandone l’autonomia accademica, sottraendola al legame con le discipline giuridiche, conferendole una impostazione scientifica più moderna, essenzialmente basata sul ricorso ai documenti diplomatici e alle ricerche negli archivi</hi><hi rend="notes_number CharOverride-3"><hi><ref target="W00204_XML24_19_201-214.html#footnote-005">13</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1"> </hi></quote><p rend="text_NOindent" ><hi rend="CharOverride-1">e pienamente partecipe di un vivace dibattito metodologico in merito al superamento della storia diplomatica e alla individuazione di inedite piste di indagine.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Sotto la direzione di Di Nolfo, gli studi storici internazionali del “Cesare Alfieri”, che avevano conosciuto un potenziamento negli anni Settanta con l’avvio di insegnamenti come Storia politica e diplomatica dell’Asia orientale, Storia e istituzioni dell’America Latina e di una Storia dei trattati che, sia pure non nominalmente, aveva come focus l’area mediorientale, si svilupparono in varie direzioni. Nel 1984 fu fondato il Dottorato di ricerca in Storia delle relazioni internazionali, ancorato a un consorzio di sei Università con sede amministrativa a Firenze: era all’epoca uno dei due dottorati di Storia delle relazioni internazionali (l’altro fu fondato nello stesso anno a “La Sapienza” di Roma) e ha rappresentato per un trentennio la sede formativa per molti studiosi ancora attivi in università e in istituti di ricerca italiani e esteri. Nel 1985 fu creata la rivista Storia delle Relazioni Internazionali, unico periodico nazionale interamente dedicato al settore.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Con la guida di Di Nolfo, la scuola fiorentina di Storia delle relazioni internazionali si affermò come una delle più importanti sul piano nazionale, assumendo un profilo specifico nel panorama italiano per il collocamento dei suoi studi in un dibattito storiografico reso particolarmente ampio dal coinvolgimento in iniziative scientifiche di vasto respiro, il coordinamento di numerosi progetti internazionali, il dialogo costante con centri di ricerca esteri (tra gli altri Paris I e Paris IV, il King’s College a Londra, il Wilson Center a Washington, il MGIMO a Mosca). Fondatore e presidente del Centro di ricerca Machiavelli per lo studio dei conflitti strutturali della guerra fredda (CIMA), promotore negli anni di iniziative di ricerca e di didattica</hi><hi rend="notes_number CharOverride-3"><hi><ref target="W00204_XML24_19_201-214.html#footnote-004">14</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">, Di Nolfo ha inoltre fondato e presieduto fino alla sua scomparsa (2016), l’Istituto di ricerche e studi internazionali proponente, tra l’altro, del Corso di preparazione alla carriera diplomatica, d’intesa con l’Istituto diplomatico del Ministero degli Affari Esteri (Bagnato, Guderzo, e Nuti 2015), attivo fin dal 1996. Il corso prese in seguito la veste di Master di secondo livello di preparazione alla carriera diplomatica e alle carriere internazionali e il conseguimento del titolo finale è riconosciuto in senso premiale in sede di concorso per l’accesso alla carriera diplomatica. </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Le guide della facoltà indicano la ricchezza dei corsi di storia internazionale attivati al “Cesare Alfieri” fra gli anni Ottanta e gli inizi degli anni Duemila: Storia delle relazioni internazionali, Storia dei trattati, Storia e istituzioni dell’America latina, Storia dell’America del Nord, Storia politico-diplomatica dell’Asia orientale, Storia dell’Africa, Storia dell’Europa orientale, Storia delle organizzazioni internazionali, Storia della colonizzazione e della decolonizzazione, oltre a una Storia dell’Europa occidentale che negli anni Novanta assunse la denominazione di Storia dell’integrazione europea.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">La Storia dell’integrazione europea conobbe da allora uno specifico sviluppo (Varsori</hi><hi rend="italic"> </hi><hi rend="CharOverride-1">2017), grazie alla capacità di intercettare le azioni Jean Monnet, varate nel 1989 dalla Commissione Europea per promuovere l’eccellenza nell’insegnamento e nella ricerca nel campo degli studi europei, e alla fondazione del Master in Studi europei, nel 1996-7. Nel 2011, a questo Master, e al Master di preparazione alle carriere internazionali prima ricordato, si affiancò il Master in studi mediterranei. L’attenzione alle dinamiche del Mediterraneo e del Medio Oriente allargato, robusto filone di studi degli storici internazionalisti del “Cesare Alfieri”, era stato peraltro confermato dalla costituzione a Firenze, nel 1995, della Società per gli Studi sul Medio Oriente (SeSaMo) che si propone statutariamente di «promuovere lo studio e la ricerca sul Medio Oriente inteso in senso lato… con particolare riguardo ai rapporti di queste regioni con l’Europa a partire dalla fine del XVIII secolo» (SeSaMO Italia. s.d.). </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Dall’applicazione del sistema di Bologna (3+2), i corsi delle materie storico-internazionali della Scuola “Cesare Alfieri” si svolgono soprattutto nel CdS Triennale in Scienze Politiche e nel CdS Magistrale in Relazioni internazionali e Studi Europei. Anche attualmente (2024) i sei docenti afferenti al settore disciplinare Storia delle relazioni internazionali, delle società e delle istituzioni extraeuropee insegnano prevalentemente</hi><hi rend="notes_number CharOverride-3"><hi><ref target="W00204_XML24_19_201-214.html#footnote-003">15</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1"> nel CdS Triennale Scienze politiche (la cui offerta formativa comprende Storia delle relazioni internazionali, Storia dell’Africa, Mediterraneo e Medio Oriente: migrazioni, Islam e petrolio</hi><hi rend="CharOverride-4">,</hi><hi rend="CharOverride-1"> Storia e istituzioni dell’Asia, History of European Integration, Storia delle organizzazioni internazionali) e nel CdS Magistrale Relazioni Internazionali e Studi Europei (con i corsi di Storia del sistema internazionale, History and Politics of Contemporary Africa, Storia del Medio Oriente, Energy, Environment and European Security, Storia della politica estera italiana, The Transfomation of Europe in the Long 20th Century, The United States and the Transformation of the International Order, China in International History). </hi></p></div><div><head><hi>2. L’istituzione del primo corso italiano di Relazioni internazionali e lo sviluppo della ‘scuola fiorentina’</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="W00204_XML24_19_201-214.html#footnote-002">16</ref></hi></hi></head><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Sul finire degli anni Sessanta alla storia della Cesare Alfieri s’intrecciò quella dell’introduzione e del primo sviluppo in Italia delle Relazioni internazionali, disciplina accademica metodologicamente autonoma rispetto ai preesistenti approcci allo studio della politica internazionale: storico, giuridico e dell’organizzazione internazionale. Fu Giovanni Sartori, alla fine del 1968, ad offrire a Umberto Gori di assumere la titolarità del nuovo insegnamento a Firenze. Ai primi di novembre di quell’anno, grazie al forte impegno dello stesso Sartori, da pochi giorni succeduto a Maranini quale preside dell’“Alfieri”, era entrato in vigore il nuovo ordinamento della facoltà (Rogari 2004, 724). Terminato il primo biennio comune a tutti gli iscritti, all’atto dell’iscrizione al terzo anno ogni studente poteva scegliere tra cinque indirizzi. Le Relazioni internazionali erano incluse tra le materie dell’indirizzo politico internazionale e andarono ad afferire all’Istituto di Scienza Politica, al tempo diretto da Sartori. Un decennio più tardi a Sartori succederà proprio Gori, che rimarrà in carica fino al 1987, divenendo poi direttore del Centro Studi di Scienza Politica e infine del Dipartimento di Scienza della Politica e Sociologia, sino al 2007.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Gori, laureato all’“Alfieri”, nel 1958 assistente volontario di Diritto internazionale nella facoltà di Scienze Politiche della “Sapienza” e dal 1968 assistente ordinario di diritto internazionale nella facoltà di Giurisprudenza dell’Università di Macerata, l’anno seguente ottenne la libera docenza in Organizzazione internazionale. Stando agli Annuari dell’Università di Firenze, a far data dal 1° febbraio del medesimo anno egli risulta professore incaricato all’“Alfieri” di Storia delle relazioni internazionali [</hi><hi rend="italic">sic</hi><hi rend="CharOverride-1">] e dall’anno successivo di Relazioni internazionali. Così, nella primavera del 1969, Gori tenne il primo corso della disciplina in Italia, risultando in seguito, nel 1975, uno dei vincitori del primo concorso a cattedre di Scienza politica-Relazioni internazionali, assieme ad Antonio Papisca e Luigi Bonanate. Gori rimarrà titolare della cattedra fino al pensionamento, nell’ottobre 2007, tenendo pressoché ininterrottamente fino all’a.a. 2003-2004 l’insegnamento del corso, passato poi all’autore di questo contributo, che lo mantiene tutt’oggi.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Dal 1964 al 1969 Sartori era stato a più riprese </hi><hi rend="italic">visiting professor</hi><hi rend="CharOverride-1"> ad Harvard e Yale, dove fu </hi><hi rend="italic">fellow</hi><hi rend="CharOverride-1"> del Concilium on International Studies. Tra i suoi colleghi americani di allora spiccano i nomi di due classici della letteratura politologica internazionalista: Henry Kissinger ad Harvard e Karl Deutsch a Yale. L’influenza della ‘lezione americana’ appare evidente anche ad una pur rapida scorsa del </hi><hi rend="italic">Corso di Relazioni Internazionali</hi><hi rend="CharOverride-1">, appunti dalle lezioni che Gori, con l’aiuto di Fulvio Attinà, allora addetto alle esercitazioni didattiche, ed Emanuele Marotta, borsista all’“Alfieri”, redasse nell’a.a. 1970-1971 (Gori 1971). Due anni dopo uscì quello che rimarrà a lungo uno dei libri di testo del corso, corredato da un’ampia rassegna bibliografica del tutto originale per l’Italia, sulla disciplina e i diversi temi da essa affrontati (Gori, Bruschi, e Attinà 1973). Il testo, di cui Gori fu co-autore con Alessandro Bruschi e Fulvio Attinà, era frutto della collaborazione tra il Centro Studi e Ricerche di Politica Comparata costituito all’“Alfieri”, la Società Italiana per l’Organizzazione Internazionale (SIOI) e l’Istituto Diplomatico “Mario Toscano” del Ministero degli Affari Esteri. Nel settembre dell’anno precedente l’Istituto aveva infatti organizzato alla Farnesina il seminario su “Scienza politica, tecnologia e politica estera” dai cui lavori trasse origine la pubblicazione, che, col coevo manuale di Antonio Papisca (1973), è uno dei primi due testi di Relazioni internazionali editi in Italia. </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Già dai contenuti di quel volume si evince il carattere originale e fortemente innovativo che presentava quella che, a buon titolo, possiamo definire la scuola di Relazioni internazionali nata e sviluppatasi all’“Alfieri”, al pari di quella di matrice storica. Dalla prima metà degli anni Settanta all’inizio del nuovo millennio da questa scuola sono usciti tredici accademici, docenti di Relazioni internazionali appartenenti a quattro diverse generazioni, tutti formati all’“Alfieri”, tutti laureatisi con Gori e in gran parte ancora attivi in Italia o all’estero. Tre erano le caratteristiche peculiari della scuola fiorentina: l’attenzione per le questioni epistemologiche e metodologiche, unita a una forte apertura interdisciplinare; l’enfasi sull’orientamento operativo della ricerca; l’impiego nell’analisi delle tecnologie informatiche più avanzate. Scriveva uno degli autori del volume del 1973: «le migliori tecniche previsionali dei sistemi politici sono quelle basate sugli elaboratori elettronici che possono tener conto dell’evoluzione e dell’interrelazione tra le evoluzioni di più fattori» (Attinà 1973, 276). </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Dalla collaborazione tra le cattedre di Relazioni internazionali e Principi e Tecnica delle applicazioni meccanografiche ed elettroniche – l’“Alfieri” era stata una delle prime Facoltà italiane ad attivarne l’insegnamento – nacque nel 1975 il Centro Analisi Relazioni Internazionali (CARI). Obbiettivo del Centro era sviluppare la ricerca interdisciplinare sulla politica internazionale e le politiche estere tramite l’impiego di metodi e tecniche d’analisi allora all’avanguardia. Al CARI, grazie ai i dati rilevati e trattati con l’impiego di un elaboratore elettronico dell’IBM preso in affitto, fu creata la prima Banca degli eventi internazionali, seguita da una Banca degli eventi internazionali europei. Vennero inoltre sviluppati strumenti analitici, tecniche di simulazione, previsionali e per la costruzione di scenari, pensate quali altrettanti ausili dei processi decisionali delle istituzioni pubbliche, in particolare quelle preposte all’azione di politica estera e alla tutela della sicurezza nazionale, e di enti privati. Quello del CARI si configura come primo e per molti versi visionario tentativo italiano di collaborazione scientifica tra analisti delle relazioni internazionali – Gori e la prima generazione dei suoi allievi all’“Alfieri” –, matematici e statistici dell’Università di Firenze, accademici di altra provenienza, esperti di scienze attuariali e di elaborazione elettronica dei dati. </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Nel panorama accademico nazionale, ad Umberto Gori, dal 2009 professore emerito, non può non essere riconosciuto il ruolo di grande innovatore e precursore nel campo della ricerca e dell’insegnamento sui più diversi temi di politica internazionale. Dopo aver tenuto a battesimo le Relazioni internazionali egli inaugurò infatti, nel corso degli anni all’“Alfieri”, gli studi su ambiti specifici che assumeranno in seguito crescente rilievo. Tra di essi occorre ricordare le già menzionate analisi previsionali e per la costruzione di scenari, la ricerca sulla pace, gli studi strategici, quelli sull’intelligence e sul cosiddetto dominio cibernetico, con le relative implicazioni per la politica e la sicurezza, nazionale e internazionale. Dalla metà degli anni Settanta all’inizio del nuovo millennio ciascuno di questi ambiti di ricerca, in una sorta d’ideale serie di passaggi del testimone, è stato fatto proprio e sviluppato dall’uno o l’altro degli allievi di Gori, all’“Alfieri” e in altre sedi accademiche. </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Alla premessa dei già citati appunti dalle lezioni del 1971 si legge: «non tutti gli argomenti trattati nel corso sono stati evocati in queste dispense. Sono taciuti, ad esempio, i problemi relativi alla strategia, alla </hi><hi rend="italic">peace research</hi><hi rend="CharOverride-1"> ed all’integrazione tra Stati» (Gori 1971, IX-X). La lacuna sarebbe stata colmata nel successivo decennio. Nell’anno accademico 1985-1986, al corso di Relazioni internazionali si aggiunse infatti all’“Alfieri” l’insegnamento di Studi strategici, allora semestrale, primo in un’Università pubblica italiana e secondo solo a quello della Luiss di Roma. L’anno seguente l’erogazione del corso fu interrotta, a causa di un congedo straordinario e di un soggiorno all’estero del docente; riprese nell’a.a. 1988-1989. Da allora Umberto Gori ne mantenne la titolarità fino al 1992-1993, che passò poi all’autore di queste note. Sempre nel 1985 uscì il primo numero di </hi><hi rend="italic">Progetto Pace</hi><hi rend="CharOverride-1">, </hi><hi rend="italic">Rivista quadrimestrale di Ricerche sulla Pace</hi><hi rend="CharOverride-1"> diretta da Gori, sulla quale pubblicheranno, nei successivi due anni di vita della rivista, alcuni dei suoi allievi delle prime due generazioni</hi><hi rend="notes_number CharOverride-3"><hi><ref target="W00204_XML24_19_201-214.html#footnote-001">17</ref></hi></hi><hi rend="notes_number CharOverride-1">.</hi><hi rend="CharOverride-1"> Un insegnamento di Teorie e tecniche per il mantenimento e la costruzione della pace, tenuto da Rodolfo Ragionieri, sarà infine attivo nel Corso interfacoltà in Operazioni di pace dall’a.a. 2001-2002 al 2005-2006.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Dall’esperienza del CARI, otto anni dopo la sua istituzione, trarrà origine l’Istituto per gli Studi di Previsione e le Ricerche Internazionali (ISPRI): associazione senza fini di lucro rifondata nel 1992 e dal 2001 associata al Centro universitario di Studi Strategici e Internazionali (CSSI) dell’Università di Firenze. Il CSSI, creato d’intesa con il Centro Militare di Studi Strategici (CeMiSS) del ministero della Difesa e istituito con delibera del Senato accademico del 19 dicembre 2000, fu costituito presso il Dipartimento di Studi Politici (DISPO), oggi di Studi Politici e Sociali (DSPS). In ottemperanza alle disposizioni di Ateneo, nel 2011 il CSSI venne trasformato in Centro interdipartimentale di Studi Strategici, Internazionali e Imprenditoriali (CSSII), in collaborazione con il Dipartimento di Scienze per l’Economia e l’Impresa (DISEI). Il Centro, presieduto da Gori e diretto da chi scrive fin dalla sua costituzione, ha curato numerose pubblicazioni, svolto ricerche, organizzato conferenze e corsi di formazione, per il governo, la NATO, le Forze Armate e altre istituzioni preposte alla sicurezza nazionale. Col protocollo d’intesa dell’8 ottobre 2004 lo Stato Maggiore della Difesa e l’Università di Firenze convennero di utilizzare l’</hi><hi rend="italic">expertise</hi><hi rend="CharOverride-1"> del CSSI per attività di ricerca, formazione, supporto alla pace, promozione del dialogo e mutua comprensione tra le parti in aree di conflitto, in particolare nei Balcani. Quattro anni dopo fu inoltre sottoscritto un accordo programmatico tra il CSSI, il Centro Interuniversitario “Machiavelli” (CIMA), presieduto da Ennio Di Nolfo all’“Alfieri”, e l’Istituto di Scienze Militari Aeronautiche (ISMA), denominazione assunta nel 1999 dalla Scuola di Guerra Aerea (SGA) di Firenze. L’accordo prevedeva attività comuni di ricerca, la docenza dei membri dei due Centri nei Corsi Normale, di Perfezionamento e Comando costituiti presso l’ISMA, nonché «attività di formazione superiore […], d’intesa e in collaborazione con la Facoltà di Scienze Politiche “Cesare Alfieri”» (</hi><hi rend="italic">Accordo programmatico per la ricerca e la formazione</hi><hi rend="CharOverride-1">… 2008).</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">L’accordo del 2008 formalizzava una collaborazione di lunga data tra gli internazionalisti dell’“Alfieri” e la SGA/ISMA, che, per i politologi internazionalisti, iniziò a consolidarsi almeno dai primi anni Ottanta. Gli ufficiali dell’Aeronautica Militare nel grado di Tenente Colonnello frequentavano infatti, presso la SGA, il Corso Superiore di Forza Armata. Tra altri insegnamenti quel Corso includeva Strategia globale, affidato dall’a.a. 1989-1990 a chi scrive, che lo tenne fino al 1997-1998. In seguito, tra l’a.a. 2005-2006 e il 2008-2009, gli Ufficiali iscritti alla laurea magistrale in Scienze Aeronautiche, terminato il primo anno di corso all’Università Federico II di Napoli, frequentarono il secondo anno nella sede dell’ISMA, concludendo il loro iter formativo alla “Cesare Alfieri”. Tra le materie del secondo anno erano incluse le Relazioni internazionali. Terminata quell’esperienza, su proposta del Dipartimento di Scienza della Politica e Sociologia, con la convenzione tra l’Università di Firenze e l’Istituto di Scienze Militari Aeronautiche siglata in data 24 luglio 2009 e il decreto istitutivo del successivo 5 agosto (DR 54535), fu costituito il Master di II livello in Leadership ed analisi strategica. Il Master, tuttora in essere, ebbe inizio nell’a.a. 2009-2010, è frequentato da ufficiali dell’AM nel grado di Capitano e da una quota annuale di civili pari, al massimo, al 10% del totale dei frequentanti militari. Tra gli insegnamenti affidati a docenti dell’“Alfieri” figurano quelli di Guerra e pace nell’età della globalizzazione e Strategia e dottrine del potere aereo. Dal 2009 ad oggi entrambi i corsi sono stati affidati a Luciano Bozzo, che da allora è coordinatore del Master. </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Non meno significativa della prolungata collaborazione in tema di didattica e ricerca dell’“Alfieri” con l’Aeronautica è stata negli anni quella con la Marina Militare. Il 20 settembre 1996 tra l’Università degli Studi di Firenze e l’Accademia navale di Livorno venne sottoscritta una convenzione relativa al nuovo iter degli studi previsti per il Corso normale dell’Accademia, rimasta in vigore fino al 2000. Il documento prevedeva un percorso formativo </hi><hi rend="italic">ad hoc</hi><hi rend="CharOverride-1"> della laurea in Scienze politiche, indirizzo politico-internazionale, per gli ufficiali d’Accademia, gli ultimi dei quali si sono laureati a Firenze nel 2004. Nel piano degli studi era incluso l’insegnamento di Relazioni internazionali-Studi strategici. Tra la metà degli anni Novanta e il primo decennio del duemila fu ancora Umberto Gori a tenere vari insegnamenti a classi diverse dell’Accademia: dall’a.a. 1996-1997 al 1998-1999 quello di Scienza Politica alla 1</hi><hi rend="CharOverride-1">ª</hi><hi rend="CharOverride-1"> classe di Stato Maggiore (SM); dal 1999-2000 al 2003-2004, Relazioni Internazionali-Studi Strategici alla 4ª classe di SM; per finire, dall’a.a. 2005-2006 al 2011-2020, con l’insegnamento di Relazioni Internazionali e Studi strategici alla 5ª classe di SM.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">La consolidata tradizione di collaborazione del settore politologico-internazionalistico dell’“Alfieri” con le istituzioni pubbliche per la difesa e sicurezza nazionale è confermata da un’ulteriore iniziativa il cui inizio data al 2014. Il 29 luglio di quell’anno fu perfezionato un accordo di collaborazione in tema di formazione, ricerca e organizzazione di conferenze e seminari per la diffusione della cultura della sicurezza tra l’Università di Firenze e il Dipartimento delle Informazioni per la Sicurezza (DIS) della Presidenza del Consiglio dei ministri. A tale accordo fece seguito il 9 settembre una convenzione tra il Dipartimento di Studi Politici e Sociali (DSPS) e la Scuola di formazione del Sistema di informazione per la sicurezza della Repubblica, istituita nell’ambito del DIS – ex art. 11 della legge 3 agosto 2007, n. 124, sul Sistema di informazione – per la formazione di base, continuativa e l’aggiornamento del personale degli organismi del Sistema stesso. La Convenzione, tra l’altro, stabilì l’istituzione di un Corso di perfezionamento post-laurea in Intelligence e sicurezza nazionale presso il Dipartimento e di un insegnamento a contratto di Security studies. Il primo fu attivato nell’a.a. 2014-2015; il secondo l’anno seguente, entro il Corso di laurea magistrale RISE, e dall’a.a. 2018-2019 ha mutato la propria denominazione in Intelligence and national security, che mantiene a tutt’oggi. Il Corso di perfezionamento, diretto dall’autore di queste note sin dall’istituzione, è stato ininterrottamente attivato in ciascuno degli anni seguenti. Anche l’interesse per gli studi sull’intelligence, peraltro, aveva avuto origine precoce all’“Alfieri”. Il Centro Studi di Scienza Politica e l’ISPRI figurano infatti tra gli organizzatori del convegno nazionale su “Le nuove frontiere dell’intelligence nel XXI secolo”, tenuto nel castello di Priverno nel febbraio 2001</hi><hi rend="notes_number CharOverride-3"><hi><ref target="W00204_XML24_19_201-214.html#footnote-000">18</ref></hi></hi><hi rend="notes_number CharOverride-1">.</hi><hi rend="CharOverride-1"> </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">La riforma dei corsi di studio universitari, frutto dei tre decreti ministeriali emanati tra il 1999 e il 2007, come noto portò all’introduzione di lauree triennali e specialistiche, poi magistrali (il cosiddetto sistema 3+2). Gli insegnamenti internazionalistici di matrice politologica, già presenti nel corso di vecchio ordinamento o di nuova attivazione, continuarono ad avere un ruolo centrale nei cinque corsi di studio d’ambito internazionale (sul totale dei 18 attivati all’“Alfieri” dall’a.a. 2001-2002 all’“Alfieri”), ovvero le due triennali, Studi internazionali e il corso interfacoltà in Operazioni di pace, e le tre specialistiche di Relazioni internazionali, Studi europei e Scienze aeronautiche, per l’Aeronautica Militare. Stesso dicasi per i due corsi di studio rimasti attivi dopo il 2007: la triennale in Scienze politiche, indirizzo in Studi internazionali, e la magistrale unificata in Relazioni Internazionali e Studi Europei (RISE). Numerosi sono stati nel passato ventennio gli insegnamenti in questione, innanzitutto i già ricordati Relazioni internazionali, Studi strategici e Teorie e tecniche per il mantenimento e la costruzione della pace. Nel percorso di laurea magistrale RISE sono inoltre stati presenti sin dal suo esordio Teorie della politica internazionale e EU Politics and policies in the contemporary world. Ad essi si aggiunse, nell’a.a. 2016-2017, Politics of Central-Eastern Europe e successivamente, dalla coorte 2017-2018: Geopolitics, ICT policies and cybersecurity, Intelligence and national security, in sostituzione del già menzionato Security studies, e Pressure groups, poi ridenominato Theories and practice of lobbying. Infine, a Giorgio Natalicchi, allievo di Gori della prima generazione e docente all’“Alfieri” dal 1996 fino al pensionamento nel 2018, nel corso degli anni sono stati affidati: Modelli di simulazione computerizzata per le relazioni internazionali; Politica dell’Unione Europea; Organizzazione Politica Europea; Teorie dell’Integrazione Europea; Politics of European Integration; European Governance and Decision-Making; Strategie Comunicative Internazionali e Politiche ITC, Politiche internazionali delle ITC e Politiche europee delle telecomunicazioni (poi ICT Policies, in lingua inglese); Politiche pubbliche dell’Unione Europea (poi EU Public Policies) e i moduli Jean Monnet: Politica dell’integrazione europea e Policy making dell’Unione Europea. </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">A riprova della vitalità del settore degli studi internazionalistici di matrice politologica della “Cesare Alfieri” dobbiamo ricordare, in chiusura di queste note, che oggi l’offerta didattica si è ulteriormente arricchita di insegnamenti politologico-internazionalistici. Tra l’a.a. 2023-2024 e il 2024-2025 nel corso magistrale RISE sono stati attivati, infatti, Foreign policy in the digital age</hi><hi rend="italic"> </hi><hi rend="CharOverride-1">e The external action of the EU. Ancora una volta la titolare di entrambi, Federica Bicchi, già docente nella London School of Economics, è un’allieva di Gori della terza generazione e conferma l’ininterrotta continuità della scuola fiorentina. </hi></p></div><div><head><hi>Riferimenti bibliografici</hi></head><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="italic">Accordo programmatico per la ricerca e la formazione, tra il Centro Interuniversitario “Machiavelli” (CIMA), il Centro di Studi Strategici e Internazionali (CSSI) e l’Istituto di Scienze Militari Aeronautiche (ISMA). Sottoscritto nell’Aula Magna dell’ISMA, Firenze, il 13 maggio 2008</hi><hi rend="CharOverride-1">. 2008. Firenze: ISMA.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Alacevich, F. 2015. “Firenze “Cesare Alfieri”.” In </hi><hi rend="italic">Le Facoltà di Scienze politiche in Italia,</hi><hi rend="CharOverride-1"> a cura di R. Scarciglia, F. Alacevich, e F. Guida, 47-57. Bologna: il Mulino. </hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="italic">Atti del primo congresso di Studi coloniali, 8-12 aprile 1931</hi><hi rend="CharOverride-1">.</hi><hi rend="CharOverride-5"> </hi><hi rend="CharOverride-1">1931 Firenze: Tipografia Giuntina.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Attinà, F. 1973. “Le relazioni internazionali come oggetto di studio della scienza politica. Rassegna bibliografica.” In U. Gori, A. Bruschi e F. Attinà, </hi><hi rend="italic">Relazioni internazionali. Metodi e tecniche di analisi</hi><hi rend="CharOverride-1">, 276. Milano: ETAS KOMPASS.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Bagnato, B., M. Guderzo, e L. Nuti. 2015. Introduzione a </hi><hi rend="italic">Nuove questioni di Storia delle relazioni internazionali. Studi in onore di Ennio Di Nolfo</hi><hi rend="CharOverride-1">, a cura di B. Bagnato, M. Guderzo, e L. Nuti, IX-XXI, Roma-Bari: Laterza.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Curato, F. 1981. “Ricordo di Rodolfo Mosca.” In R. Mosca, </hi><hi rend="italic">Le relazioni internazionali nell’età contemporanea. Saggi di storia diplomatica (1915-1975)</hi><hi rend="CharOverride-1">, a cura di M. Petricioli, e M. G. Enardu, 1-9. Firenze: Leo S. Olschki.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Di Nolfo, E. 2006. </hi><hi rend="italic">Prima lezione di storia delle relazioni internazionali</hi><hi rend="CharOverride-1">: Roma-Bari, Laterza.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Frank, R., édité par. 2012. </hi><hi rend="italic">Pour l’histoire des relations internationales</hi><hi rend="CharOverride-1">. Paris: PUF.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Germani, L. S. 2000. “L’intelligence nel XXI secolo.” </hi><hi rend="italic">Modernizzazione e Sviluppo</hi><hi rend="CharOverride-1">, Quaderni del Centro Gino Germani, 11, 1-2-3: 7-487.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Girault, R., édité par. 1994. </hi><hi rend="italic">Identité et conscience européennes au XXe siècle</hi><hi rend="CharOverride-1">. Paris: Hachette.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Gori, U. 1971. </hi><hi rend="italic">Corso di Relazioni Internazionali</hi><hi rend="CharOverride-1">, appunti delle lezioni redatti a cura dei dottori Fulvio Attinà e Emanuele Marotta. Firenze: Copisteria San Gallo.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Gori, U., a cura di. 1979. </hi><hi rend="italic">Natura e orientamenti della ricerca sulla pace (Peace Research)</hi><hi rend="CharOverride-1">, Milano: FrancoAngeli.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Gori, U., A. Bruschi, e F. Attinà. 1973. </hi><hi rend="italic">Relazioni internazionali. Metodi e tecniche di analisi</hi><hi rend="CharOverride-1">. Milano: ETAS KOMPASS.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Lefebvre d’Ovidio, F., e I. 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Torino: Giappichelli. </hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Petricioli, M. 2010.</hi><hi rend="italic"> </hi><hi rend="CharOverride-1">“Rodolfo Mosca e l’Ungheria.” In I. Fried, </hi><hi rend="italic">Tradizione e modernità nella cultura italiana contemporanea. Italia e Europa</hi><hi rend="CharOverride-1">, 5-20. Budapest: Ponte Alaptivany. &lt;</hi><ref target="https://www.fupress.com"><hi rend="CharOverride-1">https://ojs.elte.hu/italogramma/issue/view/404/166</hi></ref><hi rend="CharOverride-1">&gt;.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">R. Istituto di Scienze Sociali “Cesare Alfieri”. 1904. </hi><hi rend="italic">Annuario per l’anno accademico 1903-1904. </hi><hi rend="CharOverride-1">Firenze: Tipografia galileiana.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">R. Istituto di Scienze Sociali “Cesare Alfieri”. 1905. </hi><hi rend="italic">Annuario per l’anno accademico 1904-1905. </hi><hi rend="CharOverride-1">Firenze: Tipografia galileiana.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">R. Istituto di Scienze Sociali “Cesare Alfieri”. 1906. </hi><hi rend="italic">Annuario per l’anno accademico 1905-1906. </hi><hi rend="CharOverride-1">Firenze: Tipografia galileiana.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">R. Istituto di Scienze Sociali “Cesare Alfieri”. 1907. </hi><hi rend="italic">Annuario per l’anno accademico 1906-1907. </hi><hi rend="CharOverride-1">Firenze: Tipografia galileiana.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">R. Istituto di Scienze Sociali “Cesare Alfieri”. 1908. </hi><hi rend="italic">Annuario per l’anno accademico 1907-1908. </hi><hi rend="CharOverride-1">Firenze: Tipografia galileiana.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">R. Istituto di Scienze Sociali “Cesare Alfieri”. 1909. </hi><hi rend="italic">Annuario per l’anno accademico 1909-1910. </hi><hi rend="CharOverride-1">Firenze: Tipografia galileiana.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">R. Istituto di Scienze Sociali “Cesare Alfieri”. 1914. </hi><hi rend="italic">Annuario per l’anno accademico 1914-1915</hi><hi rend="CharOverride-1">. Firenze: Tipografia galileiana.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">R. Istituto di Scienze Sociali “Cesare Alfieri”. 1920. </hi><hi rend="italic">Annuario per l’anno accademico 1919-1920</hi><hi rend="CharOverride-1">. Firenze: Tipografia galileiana.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">R. Istituto di Scienze Sociali “Cesare Alfieri”. 1921. </hi><hi rend="italic">Annuario per l’anno accademico 1920-1921. </hi><hi rend="CharOverride-1">Firenze: Tipografia galileiana.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">R. Istituto di Scienze Sociali “Cesare Alfieri”. 1922. </hi><hi rend="italic">Annuario per l’anno accademico 1921-1922. </hi><hi rend="CharOverride-1">Firenze: Tipografia galileiana.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">R. Istituto di Scienze Sociali “Cesare Alfieri”. 1923. </hi><hi rend="italic">Annuario per l’anno accademico 1922-1923</hi><hi rend="CharOverride-1">. Firenze: Tipografia galileiana.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">R. Istituto Superiore di Scienze Sociali “Cesare Alfieri”. 1928. </hi><hi rend="italic">Annuario per l’anno accademico 1928-1929</hi><hi rend="CharOverride-1">. Firenze: Tipografia galileiana.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">R. Istituto Superiore di Scienze Sociali “Cesare Alfieri”. 1930. </hi><hi rend="italic">Annuario per l’anno accademico 1930-1931</hi><hi rend="CharOverride-1">. Firenze: Tipografia galileiana.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">R. Istituto Superiore di Scienze Sociali “Cesare Alfieri”. 1933. </hi><hi rend="italic">Annuario per l’anno accademico 1933-1934</hi><hi rend="CharOverride-1">. Firenze: Tipografia galileiana.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Rogari, S. 2004. “Il “Cesare Alfieri” da Istituto a Facoltà di Scienze Politiche.” In </hi><hi rend="italic">L’Università degli studi di Firenze, 1924-2004</hi><hi rend="CharOverride-1">, a cura di A. Marinelli et al., 677-739. Firenze: Leo S. Olschki. &lt;</hi><ref target="https://www.fupress.com"><hi rend="CharOverride-1">https://www.storiadifirenze.org/?biblioteca=il-cesare-alfieri-da-istituto-a-facolta-di-scienze-politiche</hi></ref><hi rend="CharOverride-1">&gt;.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Serra, E. 1980. </hi><hi rend="italic">Manuale di storia dei trattati e di diplomazia</hi><hi rend="CharOverride-1">. Milano: ISPI.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">SeSaMO Italia. s.d. “Foglio di presentazione – Presentation Sheet.” &lt;</hi><ref target="https://www.fupress.com"><hi rend="CharOverride-1">https://www.sesamoitalia.it/chi-siamoabout-us/foglio-di-presentazionepresentation-sheet/</hi></ref><hi rend="CharOverride-1">&gt; (2025-05-26).</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Spadolini, G. 1975. </hi><hi rend="italic">Il “Cesare Alfieri” nella storia d’Italia</hi><hi rend="CharOverride-1">. Firenze: Le Monnier.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Varsori, A. 2017. “L’evoluzione degli studi di Storia delle relazioni internazionali in Italia e il loro contributo alla storia repubblicana.” In </hi><hi rend="italic">Realtà e immagine della politica estera italiana. Dal centrosinistra al pentapartito</hi><hi rend="CharOverride-1">, a cura di A. Varsori, e G. Bentivoglio, 15-33. Milano: FrancoAngeli. </hi></p><list type="ordered">
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-3"><ref target="W00204_XML24_19_201-214.html#footnote-017-backlink">1</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	</hi><hi rend="CharOverride-1">Paragrafo a cura di Bruna Bagnato.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-3"><ref target="W00204_XML24_19_201-214.html#footnote-016-backlink">2</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	</hi><hi rend="CharOverride-1">R. Istituto di Scienze Sociali “Cesare Alfieri” 1904.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-3"><ref target="W00204_XML24_19_201-214.html#footnote-015-backlink">3</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	</hi><hi rend="CharOverride-1">R. Istituto di Scienze Sociali “Cesare Alfieri” 1905; 1906; 1907; 1908; 1909.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-3"><ref target="W00204_XML24_19_201-214.html#footnote-014-backlink">4</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	</hi><hi rend="CharOverride-1">R. Istituto di Scienze Sociali “Cesare Alfieri” 1922.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-3"><ref target="W00204_XML24_19_201-214.html#footnote-013-backlink">5</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	</hi><hi rend="CharOverride-1">R. Istituto di Scienze Sociali “Cesare Alfieri” 1920.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-3"><ref target="W00204_XML24_19_201-214.html#footnote-012-backlink">6</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	</hi><hi rend="CharOverride-1">R. Istituto di Scienze Sociali “Cesare Alfieri” 1914; 1920.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-3"><ref target="W00204_XML24_19_201-214.html#footnote-011-backlink">7</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	</hi><hi rend="CharOverride-1">R. Istituto di Scienze Sociali “Cesare Alfieri” 1921.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-3"><ref target="W00204_XML24_19_201-214.html#footnote-010-backlink">8</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	</hi><hi rend="CharOverride-1">R. Istituto di Scienze Sociali “Cesare Alfieri” 1923.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-3"><ref target="W00204_XML24_19_201-214.html#footnote-009-backlink">9</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	</hi><hi rend="CharOverride-1">R. Istituto di Scienze Sociali “Cesare Alfieri” 1928.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-3"><ref target="W00204_XML24_19_201-214.html#footnote-008-backlink">10</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	</hi><hi rend="CharOverride-1">R. Istituto di Scienze Sociali “Cesare Alfieri” 1928, 18.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-3"><ref target="W00204_XML24_19_201-214.html#footnote-007-backlink">11</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	</hi><hi rend="CharOverride-1">R. Istituto di Scienze Sociali “Cesare Alfieri” 1930.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-3"><ref target="W00204_XML24_19_201-214.html#footnote-006-backlink">12</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	</hi><hi rend="CharOverride-1">R. Istituto di Scienze Sociali “Cesare Alfieri” 1933, 183.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-3"><ref target="W00204_XML24_19_201-214.html#footnote-005-backlink">13</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	</hi><hi rend="CharOverride-1">Lefebvre d’Ovidio e Garzia 2024, 192-93. Sulla lezione metodologica di Di Nolfo, cfr. soprattutto Di Nolfo 2006.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-3"><ref target="W00204_XML24_19_201-214.html#footnote-004-backlink">14</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	</hi><hi rend="CharOverride-1">Come l’accordo programmatico sottoscritto nel 2008 con il CSSI e la ISMA, cfr. </hi><hi rend="italic">infra</hi><hi rend="CharOverride-1">.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-3"><ref target="W00204_XML24_19_201-214.html#footnote-003-backlink">15</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	</hi><hi rend="CharOverride-1">Sono infatti attivati corsi di materie storico-internazionali anche in altri CdS dell’Università di Firenze: Storia e politica internazionale: Afriche e Orienti nel CdS Magistrale Intermediazione culturale e religiosa; History and Institutions of Asia nel CdS Magistrale Lingue e civiltà dell’Asia e dell’Africa; Storia delle relazioni internazionali nel CdS Triennale Sviluppo sostenibile, cooperazione e gestione dei conflitti. </hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-3"><ref target="W00204_XML24_19_201-214.html#footnote-002-backlink">16</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	</hi><hi rend="CharOverride-1">Paragrafo a cura di Luciano Bozzo</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-3"><ref target="W00204_XML24_19_201-214.html#footnote-001-backlink">17</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	</hi><hi rend="CharOverride-1">Il precoce tentativo di conferire dignità e una solida base accademica anche in Italia alla ricerca sulla pace (</hi><hi rend="italic">peace research</hi><hi rend="CharOverride-1">) è confermato dalla pubblicazione nella collana diretta da Gori di Scienza politica e Relazioni internazionali dell’editore FrancoAngeli del volume collettaneo: Gori 1979. </hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-3"><ref target="W00204_XML24_19_201-214.html#footnote-000-backlink">18</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	</hi><hi rend="CharOverride-1">Le relazioni presentate al Convegno sono nella raccolta, a cura di L. Sergio Germani 2000.</hi></p></item>
				</list><p rend="editorial_metadata_author">Bruna Bagnato, University of Florence, Italy, bruna.bagnato@unifi.it, <ref target="https://www.fupress.com">0000-0001-9831-2528</ref></p><p rend="editorial_metadata_author">Luciano Bozzo, University of Florence, Italy, luciano.bozzo@unifi.it, <ref target="https://www.fupress.com">0000-0003-3513-3930</ref></p><p rend="editorial_metadata_polices">Referee List (DOI 1<ref target="https://www.fupress.com">0.36253/fup_referee_list</ref>)</p><p rend="editorial_metadata_polices">FUP Best Practice in Scholarly Publishing (DOI <ref target="https://www.fupress.com">10.36253/fup_best_practice</ref>)</p><p rend="editorial_metadata_book">Bruna Bagnato, Luciano Bozzo, <hi rend="italic">Gli studi internazionali,</hi> © Author(s), <ref target="https://www.fupress.com">CC BY 4.0</ref>, DOI <ref target="https://www.fupress.com">10.36253/979-12-215-0708-9.15</ref>, in Fulvio Conti, Carlo Sorrentino (edited by), <hi rend="italic">La Scuola di Scienze politiche “Cesare Alfieri” (1875-2025)</hi>, pp. -15, 2025, published by Firenze University Press, ISBN 979-12-215-0708-9, DOI <ref target="https://www.fupress.com">10.36253/979-12-215-0708-9</ref></p></div></div>
      
      <div>
        <listBibl>
          <head>References</head>
          <bibl n="201694">Accordo programmatico per la ricerca e la formazione, tra il Centro Interuniversitario “Machiavelli” (CIMA), il Centro di Studi Strategici e Internazionali (CSSI) e l’Istituto di Scienze Militari Aeronautiche (ISMA). Sottoscritto nell’Aula Magna dell’ISMA</bibl>
          <bibl n="201695">Alacevich, F. 2015. “Firenze “Cesare Alfieri”.” In Le Facolt&amp;#224; di Scienze politiche in Italia, a cura di R. Scarciglia, F. Alacevich, e F. Guida, 47-57. Bologna: il Mulino.</bibl>
          <bibl n="201696">Atti del primo congresso di Studi coloniali, 8-12 aprile 1931. 1931 Firenze: Tipografia Giuntina.</bibl>
          <bibl n="201697">Attin&amp;#224;, F. 1973. “Le relazioni internazionali come oggetto di studio della scienza politica. Rassegna bibliografica.” In U. Gori, A. Bruschi e F. Attin&amp;#224;, Relazioni internazionali. Metodi e tecniche di analisi, 276. Milano: ETAS KOMPASS.</bibl>
          <bibl n="201698">Bagnato, B., M. Guderzo, e L. Nuti. 2015. Introduzione a Nuove questioni di Storia delle relazioni internazionali. Studi in onore di Ennio Di Nolfo, a cura di B. Bagnato, M. Guderzo, e L. Nuti, IX-XXI, Roma-Bari: Laterza.</bibl>
          <bibl n="201699">Curato, F. 1981. “Ricordo di Rodolfo Mosca.” In R. Mosca, Le relazioni internazionali nell’et&amp;#224; contemporanea. Saggi di storia diplomatica (1915-1975), a cura di M. Petricioli, e M. G. Enardu, 1-9. Firenze: Leo S. Olschki.</bibl>
          <bibl n="201700">Di Nolfo, E. 2006. Prima lezione di storia delle relazioni internazionali: Roma-Bari, Laterza. Frank, R., &amp;#233;dit&amp;#233; par. 2012. Pour l’histoire des relations internationales. Paris: PUF. Germani, L. S. 2000. “L’intelligence nel XXI secolo.” Modernizzazione e S</bibl>
          <bibl n="201701">Girault, R., &amp;#233;dit&amp;#233; par. 1994. Identit&amp;#233; et conscience europ&amp;#233;ennes au XXe si&amp;#232;cle. Paris: Hachette.</bibl>
          <bibl n="201702">Gori, U. 1971. Corso di Relazioni Internazionali, appunti delle lezioni redatti a cura dei dottori Fulvio Attin&amp;#224; e Emanuele Marotta. Firenze: Copisteria San Gallo.</bibl>
          <bibl n="201703">Gori, U., a cura di. 1979. Natura e orientamenti della ricerca sulla pace (Peace Research), Milano: FrancoAngeli.</bibl>
          <bibl n="201704">Gori, U., A. Bruschi, e F. Attin&amp;#224;. 1973. Relazioni internazionali. Metodi e tecniche di analisi. Milano: ETAS KOMPASS.</bibl>
          <bibl n="201705">Lefebvre d’Ovidio, F., e I. Garzia. 2024. “Pietro Pastorelli, storico e maestro (1932- 2013).” Rivista Italiana di Storia Internazionale 1: 189-211.</bibl>
          <bibl n="201706">Malgeri, G. 2017. “La nascita della &amp;#171;Rivista Di Studi Politici Internazionali&amp;#187; (Firenze, 1934).” Rivista Di Studi Politici Internazionali 84, 2 (334): 233-54. &amp;lt;https://riviste. gruppostudium.it/content/rspi-rivista-di-studi-politici-internazionali&amp;gt;.</bibl>
          <bibl n="201707">Papisca, A. 1973. Introduzione allo studio delle relazioni internazionali. Torino: Giappichelli.</bibl>
          <bibl n="201708">Petricioli, M. 2010. “Rodolfo Mosca e l’Ungheria.” In I. Fried, Tradizione e modernit&amp;#224; nella cultura italiana contemporanea. Italia e Europa, 5-20. Budapest: Ponte Alaptivany. &amp;lt;https://ojs.elte.hu/italogramma/issue/view/404/166&amp;gt;.</bibl>
          <bibl n="201709">R. Istituto di Scienze Sociali “Cesare Alfieri”. 1904. Annuario per l’anno accademico 1903-1904. Firenze: Tipografia galileiana.</bibl>
          <bibl n="201710">R. Istituto di Scienze Sociali “Cesare Alfieri”. 1905. Annuario per l’anno accademico 1904-1905. Firenze: Tipografia galileiana.</bibl>
          <bibl n="201711">R. Istituto di Scienze Sociali “Cesare Alfieri”. 1906. Annuario per l’anno accademico 1905-1906. Firenze: Tipografia galileiana.</bibl>
          <bibl n="201712">R. Istituto di Scienze Sociali “Cesare Alfieri”. 1907. Annuario per l’anno accademico 1906-1907. Firenze: Tipografia galileiana.</bibl>
          <bibl n="201713">R. Istituto di Scienze Sociali “Cesare Alfieri”. 1908. Annuario per l’anno accademico 1907-1908. Firenze: Tipografia galileiana.</bibl>
          <bibl n="201714">R. Istituto di Scienze Sociali “Cesare Alfieri”. 1909. Annuario per l’anno accademico 1909-1910. Firenze: Tipografia galileiana.</bibl>
          <bibl n="201715">R. Istituto di Scienze Sociali “Cesare Alfieri”. 1914. Annuario per l’anno accademico 1914-1915. Firenze: Tipografia galileiana.</bibl>
          <bibl n="201716">R. Istituto di Scienze Sociali “Cesare Alfieri”. 1920. Annuario per l’anno accademico 1919-1920. Firenze: Tipografia galileiana.</bibl>
          <bibl n="201717">R. Istituto di Scienze Sociali “Cesare Alfieri”. 1921. Annuario per l’anno accademico 1920-1921. Firenze: Tipografia galileiana.</bibl>
          <bibl n="201718">R. Istituto di Scienze Sociali “Cesare Alfieri”. 1922. Annuario per l’anno accademico 1921-1922. Firenze: Tipografia galileiana.</bibl>
          <bibl n="201719">R. Istituto di Scienze Sociali “Cesare Alfieri”. 1923. Annuario per l’anno accademico 1922-1923. Firenze: Tipografia galileiana.</bibl>
          <bibl n="201720">R. Istituto Superiore di Scienze Sociali “Cesare Alfieri”. 1928. Annuario per l’anno accademico 1928-1929. Firenze: Tipografia galileiana.</bibl>
          <bibl n="201721">R. Istituto Superiore di Scienze Sociali “Cesare Alfieri”. 1930. Annuario per l’anno accademico 1930-1931. Firenze: Tipografia galileiana.</bibl>
          <bibl n="201722">R. Istituto Superiore di Scienze Sociali “Cesare Alfieri”. 1933. Annuario per l’anno accademico 1933-1934. Firenze: Tipografia galileiana.</bibl>
          <bibl n="201723">Rogari, S. 2004. “Il “Cesare Alfieri” da Istituto a Facolt&amp;#224; di Scienze Politiche.” In L’Universit&amp;#224; degli studi di Firenze, 1924-2004, a cura di A. Marinelli et al., 677-739. Firenze: Leo S. Olschki. &amp;lt;https://www.storiadifirenze.org/?biblioteca=il-cesare-a</bibl>
          <bibl n="201724">Serra, E. 1980. Manuale di storia dei trattati e di diplomazia. Milano: ISPI.</bibl>
          <bibl n="201725">SeSaMO Italia. s.d. “Foglio di presentazione – Presentation Sheet.” &amp;lt;https://www. sesamoitalia.it/chi-siamoabout-us/foglio-di-presentazionepresentation-sheet/&amp;gt; (2025-05-26).</bibl>
          <bibl n="201726">Spadolini, G. 1975. Il “Cesare Alfieri” nella storia d’Italia. Firenze: Le Monnier.</bibl>
          <bibl n="201727">Varsori, A. 2017. “L’evoluzione degli studi di Storia delle relazioni internazionali in Italia e il loro contributo alla storia repubblicana.” In Realt&amp;#224; e immagine della politica estera italiana. Dal centrosinistra al pentapartito, a cura di A. Varsori, e</bibl>
        </listBibl>
      </div>
    </body>
  </text>
</TEI>