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        <title type="main" level="a">Gli studi linguistici</title>
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          <persName n="1" ref="https://orcid.org/0000-0001-6702-1832" type="ORCID">
            <forename>Francesca</forename>
            <surname>Ditifeci</surname>
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          <resp>This is a section of <title>La Scuola di Scienze politiche “Cesare Alfieri” (1875-2025) </title>(DOI: <idno type="DOI">10.36253/979-12-215-0708-9</idno>) by </resp>
          <name>Fulvio Conti, Carlo Sorrentino</name>
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        <publisher>Firenze University Press</publisher>
        <pubPlace>Florence</pubPlace>
        <date when="2025">2025</date>
        <idno type="DOI">https://doi.org/10.36253/979-12-215-0708-9.17</idno>
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          <p>Available for academic research purposes</p>
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          <p>Copyright Author(s)</p>
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        <p>This is original content, published for academic research purposes</p>
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      <abstract xml:lang="en">
        <p>The purpose of this study is to reconstruct the course of linguistic studies at the School of Political Science “Cesare Alfieri” from its beginnings to the present day. Starting from the birth of the institution by the Founding Fathers, first and foremost Carlo Alfieri di Sostegno, in 1875, for whom the linguistic component as a whole is essential and inalienable in the educational process, we arrive at the present time with new challenges presented by Artificial Intelligence with its Large Language Models. The hope is to recover the importance of the word, as an exclusive element of the human being, as a tool for dialogue, understanding and construction of the polis, not only as a tribute to its history, but also as a commitment to the future, for a School that continues to flourish and illuminate the path of political science and society.</p>
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            <item>Tradition</item>
            <item>Innovation</item>
            <item>Past-present-future</item>
            <item>Interdisciplinary</item>
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      <p>It is available online at https://doi.org/10.36253/979-12-215-0708-9.17<ref target="https://doi.org/10.36253/979-12-215-0708-9.17" /></p>
      <div><head>Gli studi linguistici</head><p rend="h1_author ParaOverride-1" ><hi rend="CharOverride-1">Francesca Ditifeci</hi></p><div><head><hi>1. Passato</hi></head><quote rend="quotation_b" ><hi rend="CharOverride-1">E Platone, e Senofonte, e Quintiliano dichiararono che un buono insegnamento non consiste nel caricare la memoria e versarvi, quasi in un imbuto, la scienza, ma sì nello sviluppare e regolare le facoltà. Un giovane si può dire finito di educare </hi><hi rend="CharOverride-1">non quando obbedisce docilmente ai precetti imposti ed al comando del maestro, </hi><hi rend="CharOverride-1">ma quando esso conosce bene il proprio dovere e ripone la felicità nell’adempierlo. Del pari non basta a compiere l’istruzione, che l’alunno sia provveduto di grande copia di opinioni bell’e fatte; è necessaria la consuetudine amorosa del lavoro intellettuale e la capacità di trarne buon frutto (Spadolini 1975, 168).</hi></quote><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Queste parole sono contenute nell’indirizzo del Presidente ed altri ufficiali della Società di Educazione Liberale ricevuti in udienza da S.A.R. il principe Umberto il 30 aprile 1875 per la presentazione degli statuti sociali e costituiscono l’essenza di quella che viene a costituirsi ad opera della Società medesima come Scuola</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="W00204_XML24_21_233-245.html#footnote-002">1</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1"> di Scienze Sociali, fin dal suo sorgere. Per giungere a questo fine l’importanza date alle materie linguistiche si evince fino dai primi documenti. Ad esempio nello “Statuto e programma d’insegnamento provvisori della Società per la fondazione e pel mantenimento di una scuola di Scienze Sociali” del 25 maggio 1873 si legge:</hi></p><quote rend="quotations_quotation_b1" ><hi rend="CharOverride-1">Titolo III</hi></quote><quote rend="quotations_quotation_b2" ><hi rend="CharOverride-1">Della Scuola di Scienze Sociali</hi></quote><quote rend="quotations_quotation_b2" ><hi rend="CharOverride-1">Art. 11. – Per essere iscritti come alunni è necessario:</hi></quote><quote rend="quotations_quotation_b2" ><hi rend="CharOverride-1">a) Appartenere ad onesta famiglia e dar sufficiente guarentigia di moralità e di educazione;</hi></quote><quote rend="quotations_quotation_b2" ><hi rend="CharOverride-1">b) Aver subìto felicemente l’esame di licenza liceale, ovvero esibire attestati o prove di una sufficiente cultura generale, ovvero finalmente sottoporsi ad un esame nei modi che saranno determinati;</hi></quote><quote rend="quotations_quotation_b3" ><hi rend="CharOverride-1">c) Conoscere, se Italiani, la lingua francese. Tuttavia potrà concedersi che l’attestato di conoscenza della lingua francese sia dato alla fine del primo anno di studi (Spadolini 1975, 130-31).</hi></quote><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">I requisiti di accesso, diremmo oggi, prevedevano il possesso di una solida struttura linguistica, raggiunta attraverso lo studio della lingua italiana e delle lingue classiche e garantita dalla licenza liceale oppure, in assenza di questa, da un esame di verifica. Tali requisiti prevedevano inoltre la conoscenza della lingua francese. Siamo infatti nell’Ottocento e il francese era la lingua moderna altra da conoscere, spesso parlata in contesti domestici nelle famiglie nobili. Inoltre il fondatore Carlo Alfieri di Sostegno è piemontese e qui, anche per ragioni geografiche, si parla il francese</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="W00204_XML24_21_233-245.html#footnote-001">2</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">. Comunque anche la scelta della sede è linguisticamente significativa: «La Scuola doveva avere sede a Firenze, per le sue tradizioni linguistiche e culturali. E non solo per quelle» (Biblioteca Nazionale di Firenze, Carte Gino Capponi, I, 18; Spadolini 1975, 124)</hi><hi rend="italic">. </hi><hi rend="CharOverride-1">L’orizzonte in cui fin dall’inizio ci si muove è quello di un percorso ampio che dal Piemonte, passando dalla Francia con il modello dell’</hi><hi rend="italic">École libre des sciences politiques</hi><hi rend="CharOverride-1"> di Parigi sorta nel 1871 e dall’Inghilterra con il modello dei suoi college, approda a Firenze con una prospettiva internazionale e multidisciplinare, con lo scopo di formare la classe dirigente del paese, una specie di Scuola di Manchester italiana.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Degno di nota è anche il fatto che nello</hi><hi rend="italic"> </hi><hi rend="CharOverride-1">“Statuto, Allegati, Cattedre e Professori, regolamento interno della Società italiana di educazione liberale e della Scuola di Scienze Sociali” del 1875, per deliberazione del Consiglio Direttivo viene istituito un Corso Preparatorio, i cui insegnamenti sono: Filosofia elementare, Storia, Geografia e Statistica, e Lettere italiane, a conferma di come la base linguistica costituisse il fondamento necessario per gli insegnamenti successivi, anche e non ultimo per le lingue straniere (Spadolini 1975, 189). Parallelamente vale la pena ricordare il discorso inaugurale dell’anno accademico del Regio Istituto tenuto dal Prof. Alberto Del Vecchio il 19 novembre 1905 in memoria di Augusto Franchetti, nel quale Del Vecchio sottolinea come Franchetti «mentre impara l’ebraico e il greco, si esercita nelle lingue moderne, che gli furono poi strumenti utilissimi per i suoi studi», sottolinea inoltre come egli scriva tutto in inglese per mantenersi nella pratica di questa lingua, esercizio che gli gioverà anche per i lavori futuri (R. Istituto “Cesare Alfieri” 1905, 13-4).</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">La particolare attenzione allo studio linguistico continua anche nei successivi decenni, basti pensare, ad esempio, che il nuovo Soprintendente dell’Istituto, l’On. Luigi Luzzatti, nel 1915, avendo compreso le specificità dell’Istituto, capisce che l’implementazione dell’insegnamento della lingua straniera sia da annoverare tra le questioni importanti, da affrontare e da risolvere nel processo di riforma per rendere l’Istituto inattaccabile da parte delle Università di stato che mal tolleravano l’esistenza di un Istituto che formava la classe dirigente del paese (cfr. Manica nel presente volume). Oppure quando, pochi anni dopo, nel 1919, nella proposta di riordinamento dell’Istituto che prevedeva di dividere il corso in due sezioni, la prima era la sezione diplomatico consolare, il primo nucleo di quella che sarebbe diventata la scuola di eccellenza per la formazione dei futuri diplomatici. Questa sezione era destinata a quei giovani che desideravano dedicarsi ai problemi internazionali e una delle novità più significative per questa sezione era rappresentata da una maggiore esercitazione nelle lingue straniere.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">L’anima linguistica rimane sempre viva, anche negli anni precedenti e successivi al 1938, anno cruciale che segna la confluenza dell’Istituto nell’Università di Firenze con la nuova denominazione di ‘Facoltà’. Infatti nel 1938 quella che, fin dalla sua fondazione nel 1875 era la Scuola di Scienze Sociali, denominata poi nel 1888 Istituto “Cesare Alfieri” e nel primo dopoguerra Istituto Superiore di Scienze Sociali e Politiche, con il nuovo nome di ‘Facoltà’ venne inserita nell’Università di Firenze per esigenze economiche e di ‘coordinamento-integrazione’ nell’ambito universitario statale, conservando, però, fino ai giorni nostri, unica tra tutte le Facoltà in Italia, il nome proprio, “Cesare Alfieri”. Poi, subito dopo la guerra, le iscrizioni furono sospese, poiché anche la “Cesare Alfieri” fu coinvolta nell’intento di abrogare le Facoltà di Scienze Politiche, in quanto create durante il periodo fascista; tale situazione durò poco, ma fu un momento pieno di inquietudine e sgomento. </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Quando poi nel 1945 Piero Calamandrei portò la proposta al Senato accademico del 5 gennaio 1945 che deliberò la ricostituzione della Facoltà come Facoltà di Scienze Politiche e Sociali “Cesare Alfieri”, nel piano di studi, articolato secondo il vecchio modello, nel primo biennio di base comune per tutti nelle tre discipline biennali, oltre a Storia delle dottrine politiche ed Economia politica troviamo una lingua a scelta fra inglese, tedesco e russo (cfr. Rogari nel presente volume). </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Nel 1948 la “Cesare Alfieri” riprese le proprie attività, come anche le altre cinque Facoltà in tutta Italia, cui si aggiungeva qualche corso di laurea in Scienze Politiche che stava nascendo nell’ambito delle Facoltà di Giurisprudenza, e si affermava come un punto di riferimento nello studio interdisciplinare della realtà istituzionale, storico-politica, giuridica, internazionale, economica e sociale, volto alla conoscenza della realtà contemporanea. Lo scopo originario dell’istituto era stata la preparazione di una classe dirigente adeguata o debitamente istruita, secondo l’ispirazione di Carlo Alfieri di Sostegno, il fondatore che personificava due stirpi fondamentali nella storia del Piemonte, gli Alfieri di Sostegno e i Cavour. Come da tradizione piemontese ed ottocentesca, dunque, era naturale che l’insegnamento delle lingue fosse imperniato sul francese, affiancato da una seconda lingua obbligatoria a scelta tra tedesco, inglese e, in subordine, russo o spagnolo.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">A questo riguardo è interessante osservare la ‘fotografia’ degli insegnamenti linguistici con i relativi docenti a partire da questi anni:</hi></p><list type="unordered">
				<item><hi rend="CharOverride-1">Lingua e cultura francese con il Prof. Paolo Mix, incaricato dal 1945 al 1955.</hi></item>
				<item><hi rend="CharOverride-1">Lingua e cultura inglese con la Prof.ssa Anna Maria Crino’ incaricata dal 1945 fino al 1966.</hi></item>
				<item><hi rend="CharOverride-1">Lingua e cultura tedesca con i seguenti docenti: il Prof. Ernesto Heinitz, incaricato dal 1943-44 al 1948-49, poi il Prof. Giorgio Zampa a partire dal 1949 rimarrà alla Cesare Alfieri fino al suo pensionamento avvenuto nel 1996. Nel periodo 1957 – 1962 ci fu addirittura il corso parallelo, affidato al Prof. Iasciar Ramussovich.</hi></item>
				<item><hi rend="CharOverride-1">Lingua e cultura russa con il Prof. Giuseppe Meggiboschi, incaricato dal 1956 al 1966.</hi></item>
				<item><hi rend="CharOverride-1">Lingua e cultura spagnola con la Prof.ssa Maria Luisa Bonelli, incaricata dal 1956 al 1967.</hi></item>
				<item><hi rend="CharOverride-1">Lingua e cultura serbo-croata con il Prof. Ivo Franges, incaricato dal 1956 al 1957, il Prof. Rafael Bogisic incaricato dal 1957 al 1960 e il Prof. Iasciar Ramussovich</hi><hi rend="CharOverride-3"> </hi><hi rend="CharOverride-1">incaricato dal 1957 al 1960, addirittura in corso parallelo.</hi></item>
			</list><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Da questo quadro è facile evincere come la grandezza della presidenza quasi ventennale di Giuseppe Maranini, che prese l’avvio il 15 ottobre 1949 e si concluse con le dimissioni annunciate nell’ottobre 1968 per gravi motivi di salute, e che segnò un tempo molto fertile di rinnovamento e rifondazione della “Cesare Alfieri”, si espliciti anche attraverso la cura che egli dedicò sempre alle discipline linguistiche, da vero maestro di una visione interdisciplinare, pienamente coerente e funzionale alla “Cesare Alfieri”, ben radicata nell’idea primigenia dei padri fondatori e con lo sguardo rivolto lontano. Certamente negli anni ’50 la Facoltà era ben diversa da quella odierna, con altri numeri: cinque professori ordinari, una quindicina di incaricati, nessun assistente, una trentina di matricole e dimensioni ridotte, che favorivano una forte coesione fra tutti i componenti, quasi un senso di famiglia e di condivisione. Le materie linguistiche non furono mai da lui viste in una prospettiva riduttivamente pratico-funzionale, bensì percepite in tutta la loro essenza, venendo così a sviluppare, anche in questo caso, quella che era stata l’idea iniziale. Gli anni ’50 e ’60 furono culturalmente vivaci e produttivi per una Facoltà che operava ancora in un contesto universitario d’élite. La carismatica figura di Maranini e la sua capacità di promuovere iniziative di dibattito scientifico, occasionali o permanenti, rafforzarono l’impatto della scuola fiorentina nel panorama di tutti gli studi politici italiani. La Facoltà tornò a distinguersi per il prestigio e l’innovazione degli studi, proseguendo l’eredità del fondatore Carlo Alfieri di Sostegno. </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Le tre lingue principali, francese, inglese e tedesco, erano considerate insegnamenti importanti, come dimostra un opuscolo del 1950, anno in cui Maranini, giustamente definito il «ri-fondatore della Facoltà dopo la Seconda guerra mondiale» era preside, all’interno del quale c’è l’elenco di come erano suddivise le discipline: </hi></p><list type="unordered">
				<item><hi rend="CharOverride-1">gruppo sociale-politico; </hi></item>
				<item><hi rend="CharOverride-1">gruppo storico; </hi></item>
				<item><hi rend="CharOverride-1">gruppo giuridico; </hi></item>
				<item><hi rend="CharOverride-1">gruppo filosofico; </hi></item>
				<item><hi rend="CharOverride-1">gruppo filologico. </hi></item>
			</list><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Il fatto di riservare agli insegnamenti linguistici un gruppo al pari degli altri era molto significativo, perché veniva loro riconosciuta uguale dignità ed importanza, così come molto significativa era la dizione usata nell’ordinamento: non si parlava mai solo di ‘Lingua’, ma sempre di ‘Lingua e Cultura’, ponendo l’accento sull’interazione tra lingua e realtà culturale, di lingua come elemento essenziale, per capire, per entrare nella cultura e nel mondo che aveva espresso quella lingua, per coglierne le motivazioni di vita quotidiana, di vita istituzionale e quindi di partecipazione politica. Lingua e cultura, conoscenza e comparazione erano alla base di ogni insegnamento linguistico. La cosa andò avanti così per diversi anni e il francese aveva la preminenza assoluta. L’ordinamento della “Cesare Alfieri” era fondato su un primo biennio comune e un secondo biennio suddiviso per indirizzi: internazionale, amministrativo, o vario. L’ordinamento era stato vincolato quando la Facoltà era stata inserita nell’Università di Firenze e quindi si era dovuta adeguare a quello generale delle altre (poche) Facoltà di Scienze Politiche, più restrittivo, meno incline a consentire scelte individuali. Ma, al termine della Seconda guerra mondiale, nel pieno della crisi momentanea sul futuro delle Facoltà di Scienze Politiche, Maranini, con un’abile iniziativa, riuscì a far ripristinare il precedente ordinamento (quello che era stato ‘colpito’ dall’inserimento nell’Ateneo), facendolo passare come una imposizione di regime e, in quanto tale, se lo fece revocare dal governo militare alleato. Questo valse a ripristinare quell’ordinamento libero, che ha sempre caratterizzato la “Cesare Alfieri” distinguendola da tutte le altre Facoltà di Scienze Politiche, e le permise di mantenere la propria identità e di dare molteplicità di aperture e di indirizzi. L’insegnamento delle lingue era biennale, sia per quelle obbligatorie nel primo biennio che per le altre nel secondo, e questo dava a tutti gli studenti, anche a quelli che partivano con minori conoscenze linguistiche, il tempo necessario di apprendimento che le discipline linguistiche inevitabilmente richiedono, e prevedeva una prova scritta e una orale, vale a dire complessivamente quattro esami. Inoltre, una volta terminato il percorso di studi, prima della laurea si doveva sostenere una sorta di colloquio di cultura generale davanti ad una commissione – una specie di verifica di quanto imparato – e un secondo colloquio nelle due lingue, quella obbligatoria e quella a scelta, su una tematica prefissata. Questo percorso rendeva gli studenti in uscita pronti per affrontare le sfide linguistiche che le carriere internazionali portavano con sé. I numeri erano sempre contenuti, poiché l’ammissione in gran parte delle Facoltà richiedeva il diploma di liceo classico (in tutte) o scientifico (in molte, ma non a Lettere, ad esempio); dall’istituto tecnico non si andava all’università, salvo nel caso di Economia e Commercio, a cui si poteva accedere con alcuni diplomi specifici, ma non con tutti.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Alla morte di Maranini, nel 1969, quella stagione era ormai conclusa. Il ’68 portò con sé la liberalizzazione degli accessi all’Università, trasformando così rapidamente l’Università italiana, che passò così da un modello d’élite, in cui le lingue sia quelle classiche che quelle moderne, erano pane quotidiano sia per i docenti che per gli studenti, a scuola di massa, in cui lo scenario linguistico cambiò repentinamente, a partire dalla lingua italiana. Il 1° novembre 1968 entrò in vigore il nuovo ordinamento della Facoltà di Scienze Politiche “Cesare Alfieri”, varato con Decreto presidenziale del 31 ottobre 1968 ed esteso l’anno successivo a tutte le Facoltà di Scienze Politiche dell’Università italiana. I cambiamenti, sia sul piano numerico che dell’ordinamento, si sono verificati nel 1968-69, quando l’accesso all’università, a qualsiasi Facoltà, è stato aperto ai diplomati di tutti gli istituti superiori. Con l’apertura dell’università a tutti, il numero degli iscritti esplose immediatamente, ma per la “Cesare Alfieri” non solo crebbero vertiginosamente i numeri dei diciannovenni iscritti, ma anche dei trentenni e quarantenni, che non avevano avuto la possibilità di iscriversi prima. Gli studenti rivoluzionari dell’epoca si trovarono a dover fronteggiare l’irruzione dei neo-iscritti, che avevano il doppio della loro età, e che non volevano perdere altro tempo per via di paralisi causate da utopie rivoluzionarie. Questo fenomeno, singolare e non uniforme, da noi è stato palese, poiché era ovvio che una Facoltà di Scienze Politiche avesse maggiore attrattiva rispetto a quelle tecniche. La crescita degli iscritti fu, dunque, rapida. Inoltre, si attuò un nuovo statuto per tutte le Facoltà di Scienze Politiche – nel frattempo vistosamente aumentate – che estendeva l’ordinamento della “Cesare Alfieri” alle altre Facoltà, ma con due importanti modifiche per le lingue: 1) nel primo biennio, comune per tutti gli studenti, la lingua inglese diventava obbligatoria per tutti al posto del francese (cfr. Rogari nel presente volume) e 2) scompariva </hi><hi rend="CharOverride-1">il termine «Cultura». </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Alla “Cesare Alfieri” l’impatto della nuova dizione fu inizialmente contenuto, mentre nelle nuove Facoltà incise molto e subito, perché dare solo l’indicazione «Lingua» voleva dire che si prediligeva l’aspetto comunicativo e non si intendeva approfondire il senso di uno studio che riguardasse anche il mondo di cui quella lingua era espressione.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Quanto alle conseguenze della riforma del 1968-69, dal punto di vista numerico, le matricole della nostra Facoltà avevano superato quota cento nel 1963-64, ma dopo il 1969 raggiunsero seicento, settecento e oltre, rendendo necessario lo sdoppiamento di alcune materie. Per quanto riguarda le lingue, la riforma non cambiò momentaneamente la realtà dell’insegnamento, salvo l’obbligatorietà dell’inglese e dunque il numero degli studenti che ne seguirono i corsi. A tal proposito, l’entità numerica degli studenti nel corso di lingua inglese rappresentò un problema: se l’obbligo del francese riguardava un massimo di cento matricole, quello dell’inglese coinvolgeva quasi mille iscritti, alterando così i rapporti tra le lingue. Dagli anni Settanta, inoltre, ai laureati in Scienze Politiche, che fino ad allora potevano, come i laureati in Lettere, insegnare le lingue nelle scuole secondarie, fu negata tale possibilità, nonostante le proteste delle Facoltà di Scienze Politiche, i cui Presidi, tra cui quello della “Cesare Alfieri”, Luigi Lotti, tentarono di difendere la loro posizione in sede ministeriale, ma senza successo. Alla “Cesare Alfieri” rimase sostanzialmente l’insegnamento di Lingua e Cultura, perché era abitudine della Facoltà nonché consuetudine dei docenti, anche se la dizione non sussisteva più (Lotti 2012).</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">La “Cesare Alfieri” ha visto la presenza significativa di insigni docenti che sono rimasti in servizio, a lungo, alcuni molto a lungo. </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Per Lingua e cultura francese ricordiamo qui Mario Luzi, alla “Cesare Alfieri” dal 1955 al 1989, di cui ricorre quest’anno il ventennale della morte (2005–2025), il quale riusciva nelle sue memorabili lezioni a trasmettere il valore essenziale della letteratura per la vita, particolarmente declinata per la formazione degli studenti di Scienze Politiche, molti dei quali ancora oggi lo ricordano con gratitudine. L’insegnamento della Lingua e cultura francese è stato portato avanti da Giorgio Sozzi, Giuseppe Brunelli, Maria Luisa Premuda Perosa e da Odille Malas, che di Mario Luzi è stata collaboratrice fino alla morte di lui.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Stessa cosa anche per l’insegnamento del Lingua e cultura tedesca, che è stato a lungo impartito da un eccellente studioso quale Giorgio Zampa, docente dal 1949 al 1996, che era fra i massimi cultori di letteratura tedesca del Novecento. Anche gli studenti che hanno seguito i suoi corsi lo ricordano proprio per questo approccio: il valore formativo della letteratura relativa alla lingua di cui uno è docente e in prospettiva comparativa per lo studente di Scienze Politiche potenziale futuro operatore del bene comune della </hi><hi rend="italic">polis</hi><hi rend="CharOverride-1">. In questa ottica proseguono anche Patrizio Collini, Marco Meli, Elizabeth Galvan, Roberta Carnevale.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Per quanto riguarda la Lingua e Culture inglese, è stato Cesare Giulio Cecioni, docente alla “Cesare Alfieri” dal 1966 al 1997, colui che ha operato il profondo cambiamento divenendo il caposcuola nazionale per Lingua inglese per scopi speciali (</hi><hi rend="italic">English for Special Purposes</hi><hi rend="CharOverride-1">, ESP), ideando e fondando il Centro Linguistico di Ateneo, che costituì il modello per tutti quelli che seguirono, non solo in Italia, ma anche all’estero, ad esempio Glasgow, istituendo anche un Dottorato di Ricerca proprio in </hi><hi rend="italic">English for Special Purposes</hi><hi rend="CharOverride-1"> che vede consorziate le Università di Firenze, Roma e Napoli con l’Università di Napoli sede amministrativa. Cesare G. Cecioni viene a spostare l’attenzione all’aspetto istituzionale, in linea con le esigenze di trasferire lo studio della lingua, in una prospettiva sia diacronica sia sincronica, alla sfera politico-istituzionale, in una Facoltà di Scienze Politiche con un sempre maggior numero di studenti. Si ricordi a questo proposito il suo testo, </hi><hi rend="italic">British and American Institutions: the English-speaking world, political institutions, education, welfare and labour relations </hi><hi rend="CharOverride-1">(Cecioni 1983) su cui si è preparato un numero assai elevato di studenti.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Su questa linea si inserisce anche Gigliola Mariani Sacerdoti, che cominciò ad insegnare alla “Cesare Alfieri” nel 1970, proseguì la carriera a Padova, per poi rientrare a Firenze, dove rimase fino al 2009. Ella dedicò tutte le sue energie immedesimandosi totalmente nelle necessità di Lingua e Cultura, focalizzandosi sulla centralità del testo, la sua lettura e la relativa analisi e trasponendo questo aspetto culturale ai temi più pertinenti alle specificità di una Facoltà di Scienze Politiche (Lotti 2012, 122). La sua </hi><hi rend="italic">Guida alla Costituzione degli Stati Uniti d’America </hi><hi rend="CharOverride-1">(Sacerdoti Mariani, Reposo, e Patrono 1991)</hi><hi rend="italic"> </hi><hi rend="CharOverride-1">rimane ancora un importante testo di riferimento. </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Per Lingua e cultura spagnola, dopo una mutuazione dalla Scuola di Economia, per alcuni anni l’insegnamento è stato portato avanti da Vida Garcia, Ana Di Lodovico e Daniele Corsi.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Purtroppo la difficoltà a mantenere il gruppo linguistico ben articolato si è fatta sempre maggiore, perché «tutte le volte che si liberavano le cattedre di lingue quei posti di ruolo erano concupiti e trasposti in altri settori» (Lotti 2012, 123) e talvolta, quando non è stato possibile cancellarlo, o quando le risorse costituite da docenti strutturati non erano sufficienti, l’insegnamento è stato affidato a contratto.</hi></p></div><div><head><hi>2. Presente</hi></head><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Con l’inizio degli anni Duemila si assiste ad una grande trasformazione che riguarda innanzitutto l’offerta formativa: i vecchi Corsi di laurea quadriennali vengono sostituiti dai Corsi di laurea triennali e biennali specialistici (poi rinominati magistrali), con il progressivo abbandono del tradizionale Corso in Scienze politiche. Successivamente, con il 2010, si avvia una riforma radicale anche dell’assetto istituzionale dell’università: le vecchie Facoltà vengono sostituite dalle nuove Scuole che hanno compiti e organizzazione molto diversa e i nuovi Dipartimenti assumono centralità nel sistema universitario. Le docenti delle discipline linguistiche, discipline che a partire dalla riforma degli inizi degli anni Duemila vengono rinominate Lingua e traduzione, per quanto riguarda l’attività didattica rimangono strutturate nella Scuola “Cesare Alfieri”, mentre come Dipartimento vengono spostate nel Dipartimento di Lingue Letterature e Studi Interculturali (LILSI) che successivamente verrà a fondersi con il Dipartimento di Scienze della Formazione e Psicologia (SCIFOPSI), diventando nel 2019 l’attuale Dipartimento di Formazione, Lingue, Intercultura, Letterature e Psicologia (FORLILPSI). In questo processo di continue ed incalzanti riforme, la Lingua Inglese viene ad essere insegnamento obbligatorio in quasi tutti i corsi di Studio, annuale e non più biennale.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">A Firenze i nuovi Corsi triennali attivati a partire dall’anno accademico 2001-2002 sono nove, distribuiti in sei classi di corsi di laurea. Sulla scorta della tradizione di alcuni dei precedenti indirizzi l’anno successivo, 2002-2003, si istituiscono Corsi di laurea specialistica e altri sono creati ex novo, dando vita a nove Corsi di secondo livello, distribuiti anche in questo caso in sei classi di corsi di laurea. Altre riforme incalzanti si susseguono nel 2004 e nel 2007. Il Corso in Studi europei si unifica con quello in Relazioni internazionali. </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">I presidi che assumono l’incarico, Sandro Rogari Preside dal 2000 al 2006, Franca Alacevich dal 2006 fino al 2013, Cecilia Corsi dal 2013 al 2016, Giusto Puccini dal 2016 al 2019, Fulvio Conti dal 2019 al 2022 e Carlo Sorrentino dal 2022 ad oggi, mostrano un’attenzione particolare all’internazionalizzazione, come richiesto dall’Ateneo e dal Ministero. Anzitutto con la mobilità internazionale degli studenti, per la quale la Cesare Alfieri è costantemente tra le prime Scuole per numero di studenti che usufruiscono del progetto Erasmus. Gli accordi bilaterali con le più prestigiose Università europee ed extraeuropee sono più di 160, e comprendono anche università cinesi, russe, messicane, colombiane, vietnamiti, coreane. Mobilità internazionale e tirocinio sono anche coniugabili attraverso il programma Erasmus+Traineeship, che consente di svolgere un tirocinio all’estero riconosciuto nel corso di studio. Molto consistente è anche il ricorso alla mobilità internazionale post-laurea (cfr. Alacevich nel presente volume). Per alcuni anni poi si è tenuto anche un Corso superiore di preparazione alla carriera diplomatica e alle carriere internazionali, che comprendeva insegnamenti di Lingua inglese, francese e spagnola.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Nonostante gli incalzanti cambiamenti che si susseguono, si è comunque riusciti a mantenere il tratto distintivo della “Cesare Alfieri”, quello che la rende da sempre un’eccellenza nel panorama nazionale: la sua interdisciplinarità in tutti i Corsi di studio. Questa non è certamente una sfida facile, soprattutto perché i lavori interdisciplinari, su argomenti di ricerca tra ambiti scientifici diversi, collaborazioni con studiosi di discipline diverse, sono da questo punto di vista ritenuti meno efficaci per la valutazione e dunque non soltanto non sollecitati – come invece avveniva in Facoltà – ma addirittura sconsigliati.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">E proprio in questa prospettiva interdisciplinare, con lo spirito che fin dalla sua nascita ha sempre orientato la Cesare Alfieri, che nel 2011 nasce il “Seminario permanente: La </hi><hi rend="italic">Polis</hi><hi rend="CharOverride-1"> senza Creonte e senza Antigone, la politica senza legge e senza desiderio”, con le rispettive annuali “Lezioni Fiorentine”, in cui si incontrano una linguista, uno psicanalista e uno scienziato politico delle relazioni internazionali. In questo momento di profonda crisi, di restrizioni e di mancanza, la nostra risposta vuole essere quella di inserire i nostri studenti nel dibattito di attualità, nello sforzo comune di ampliare i loro e i nostri orizzonti, offrendo quello che noi pensiamo essere il meglio, nel tentativo di individuare quale possa essere la risposta al profondo mutamento dell’Europa, che stiamo vivendo. </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Abbiamo pensato ad una serie di lezioni magistrali, incastonate nei nostri corsi a partire dal mese di maggio 2011, che si inseriscono all’interno di una riflessione sulle strutture politiche, linguistiche, sociali, etiche, economiche e delle relazioni internazionali. Partendo dalla lingua, in particolare dalla Lingua Inglese nella sua dimensione contemporanea e nella sua evoluzione, si va oltre, in una prospettiva davvero interdisciplinare, abbracciando le più disparate discipline; infatti le </hi><hi rend="italic">Lezioni </hi><hi rend="CharOverride-1">negli anni, oltre ai componenti del Seminario, L. Bozzo, F. Ditifeci, P. Kantzas, e alla annuale Segreteria formata da studenti e laureandi, annoverano tra gli ospiti lo storico dell’arte Rolando Bellini, il Generale Carlo Jean, il Cardinale Giuseppe Betori, il Dott. Massimo Ambrosetti del Ministero degli Affari Esteri, il Generale Dino Tricarico, l’economista Prof. Cristiano Ciappei, la psicanalista Prof. Giuliana Kantzà, il teologo Prof. Massimo Angelini, il fisico Prof. Tito Arecchi, il Dott. Fabrizio Barca del Ministero dell’Economia e delle Finanze, l’artista Marsha Steinberg, il fondatore e direttore di Limes Prof. Lucio Caracciolo, il giornalista Dott. Marzio Mian, il Generale Fabio Mini, il politologo Professor Alessandro Colombo, il Generale Vincenzo Camporini, il Dott. Paolo Messa del Centro Studi americani di Roma, la linguista inglese Prof. Marina Bondi, il Senatore Riccardo Nencini, il politologo Prof. Marco Tarchi, l’imprenditore Dott. Sergio Galbiati, il linguista inglese Prof. Nicholas Brownlees, la psichiatra e psicoanalista Dott. Ilde Kantzas, lo storico Zeffiro Ciuffoletti, l’Abate P. Bernardo M. Gianni.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Oggi, l’anima linguistica della “Cesare Alfieri” è costituita quasi esclusivamente dalla Lingua (e cultura!) inglese. </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Dopo diversi anni in cui ai pensionamenti non seguivano nuove attribuzioni, finalmente nel 2018, con una nuova assegnazione, è entrata in servizio Elisabetta Cecconi, secondo la quale insegnare lingua inglese oggi significa fornire agli studenti gli strumenti necessari per comprendere una realtà globale in continua evoluzione, mettendoli in grado di interagire con parlanti di culture diverse, al fine di favorire un proficuo scambio di idee e conoscenze. Insegnare l’inglese significa anche rendere gli studenti consapevoli che la lingua è uno strumento potente, che svolge funzioni socio-pragmatiche rilevanti e che porta con sé visioni ideologiche e culturali, talvolta complesse, che devono essere riconosciute e affrontate in modo critico.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Ilaria Moschini è docente alla “Cesare Alfieri” dal 2003 e specifica che, <lb/>negli ultimi vent’anni, il corso della Triennale ha integrato un approccio multimodale, analizzando come le varie componenti semiotiche, insieme alla lingua, contribuiscano alla costruzione del linguaggio politico, con particolare attenzione al contesto discorsivo contemporaneo mediato dalle tecnologie digitali. L’approccio multimodale e lo studio del linguaggio digitale sono stati poi approfonditi a partire dall’anno accademico 2007-2008, nel corso di </hi><hi rend="italic">Multimodal Discourse Analysis</hi><hi rend="CharOverride-1"> del corso di laurea magistrale in Strategie della Comunicazione Pubblica e Politica, anche attraverso sperimentazioni in progetti europei.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Per Francesca Ditifeci, docente dal 1999, la sfida per Lingua Inglese nel Corso di laurea triennale è quella di fornire agli studenti gli strumenti necessari per penetrare dentro la parola, in una prospettiva sia sincronica sia diacronica, entrare dentro la lingua e dentro la sua struttura. Nel proseguire poi il cammino nel Corso di Laurea Magistrale in Relazioni Internazionali e Studi Europei il corso di </hi><hi rend="italic">Linguistic Analysis </hi><hi rend="CharOverride-1">mette in relazione l’evoluzione della struttura della Lingua Inglese con i suoi destini, lingua che diventa una lingua globale, in un processo di ‘semplificazione’, in cui diventa tangibile l’elementarizzazione dell’esistenza e delle relazioni.</hi></p></div><div><head><hi>3. Futuro</hi></head><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Le nuove tecnologie e gli strumenti basati sull’Intelligenza Artificiale (IA) offrono innumerevoli opportunità, ma pongono anche sfide cruciali che si inseriscono in un contesto globale fragile, in cui i valori fondamentali dei sistemi occidentali, così come la nostra stessa umanità, sono messi in discussione. Tra queste tecnologie, i sistemi esperti intelligenti, come i Large Language Models (LLMs), spiccano per la loro capacità straordinaria di riprodurre la complessità del linguaggio umano. Questo sviluppo tecnologico, tuttavia, rischia di scardinare uno dei tratti distintivi dell’essere umano, il linguaggio – con cui il </hi><hi rend="italic">parlessere</hi><hi rend="CharOverride-1"> interagisce nella </hi><hi rend="italic">polis </hi><hi rend="CharOverride-1">–, che diventa un insieme di </hi><hi rend="italic">tokens</hi><hi rend="CharOverride-1"> confinati in uno spazio artificiale invisibile e difficile da decifrare, che è il risultato di processi algoritmici complessi e potenzialmente alterati (</hi><hi rend="italic">biased</hi><hi rend="CharOverride-1">). In questo scenario, il linguaggio rischia di svuotarsi della sua profondità e di ridursi ad un freddo strumento di comunicazione relegato in un </hi><hi rend="italic">prompt</hi><hi rend="CharOverride-1">, per il quale non c’è il bisogno né il desiderio di entrare nella cultura e nel mondo che lo ha espresso, pur essendo ciò invece di fondamentale importanza. Il linguaggio della tecnologia, delle macchine, infatti, può diventare strumento politico per governare il mondo, e chi domina il linguaggio domina il mondo. La conoscenza, semplificata e ridotta a dati probabilistici, rischia di diventare elitaria e appannaggio di pochi, con la possibilità di dover far fronte all’”umanità superflua”. </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Le nuove tecnologie hanno un grosso impatto sul linguaggio così come sul cervello umano. Lo semplificano, lo riducono per esigenze di puro calcolo probabilistico. Seguendo il principio del Teorema di Tesler, come è chiaramente emerso durante gli incontri di “Sistemi esperti intelligenti: tra paure e speranze”</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="W00204_XML24_21_233-245.html#footnote-000">-1</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">, si osserva che quando deleghiamo una funzione del cervello a una macchina, quella funzione è persa per il cervello umano. Così, nel momento in cui affidiamo il linguaggio all’intelligenza artificiale, rischiamo di perderne progressivamente il dominio: l’uomo perde la capacità linguistica, e con essa la parola e, infine, la politica stessa. L’algoritmo prende il posto della comunità, trasformando lo spazio virtuale in un luogo di connessione globale nel quale, paradossalmente, l’uomo è sempre più isolato. </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">È necessario, dunque, tornare a valutare l’importanza della parola come essenza esclusiva dell’essere umano. L’educazione liberale presuppone necessariamente l’educazione di parola, del linguaggio, ancor di più oggi con l’avvento dell’IA e dei LLMs. Occorre educare alla consapevolezza dei rischi e delle opportunità offerte dalle nuove tecnologie, tornando a porre la parola al centro della formazione culturale. </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">La Scuola di Scienze Politiche “Cesare Alfieri”, nel celebrare i suoi 150 anni di storia, porta con sé un’eredità unica, in cui il linguaggio ha sempre giocato un ruolo cruciale, come anche il cambiamento lessicale occorso in questo arco di tempo ha dimostrato. Dal 1875, quando nacque come Scuola, al suo passaggio a Regio Istituto nel 1888, alla sua trasformazione in Facoltà nel 1938, fino al ritorno alla denominazione di Scuola nel 2010, la “Cesare Alfieri” ha dimostrato che il cambiamento lessicale riflette i mutamenti culturali, politici e sociali. In questa ricorrenza così significativa, dunque, per la “Cesare Alfieri” si apre una nuova sfida per rilanciare il proprio ruolo di guida nella formazione delle nuove generazioni, valorizzando sempre più la sua anima linguistica. Recuperare l’importanza della parola come strumento di dialogo, comprensione e costruzione della </hi><hi rend="italic">polis </hi><hi rend="CharOverride-1">non è solo un tributo alla sua storia, ma un impegno verso il futuro, per una Scuola che continui a fiorire e a illuminare il cammino delle scienze politiche e della società. </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">La lezione di Maranini, fondata su quelle che erano le idee costitutive di Carlo Alfieri di Sostegno e degli altri Padri Fondatori, insieme a quella di tutti coloro che hanno seguito questa traccia, rimane valida tutt’oggi. Infatti, nei momenti di profonda crisi, quale è anche il nostro momento storico contemporaneo, l’unica via di salvezza è quella di tornare alle ‘origini gloriose’, a quegli elementi fondativi costitutivi che, fari immutabili, sono in grado di orientare la strada: la parola, la lingua, il fondamento linguistico aperti ad una prospettiva multidisciplinare. E proprio in questa prospettiva vogliamo chiudere con alcune parole del grande docente, maestro, poeta Mario Luzi, del quale, come abbiamo detto, ricorrono quest’anno i vent’anni dalla morte, un piccolo omaggio della “Cesare Alfieri” nel suo 150 anniversario dalla nascita.</hi></p><quote rend="quotation_b" ><hi rend="CharOverride-1">La parola che il poeta usa è una parola che in genere è richiamata alla sua integrità e alla sua pienezza di significato: è potenziata al punto da esplicare quella creatività e provocarla in altri. Quanto è difficile alla parola questa potenza creatrice, potenza che è in rapporto, dicevo, con il versetto giovanneo: “in principio era il Verbo”. La potenza che è stata messa nell’uomo deriva direttamente dal divino: quanto è difficile preservare quella energia, quella forza della parola che la racchiude, quando è appunto al più alto grado di purezza e innocenza. Tutto nella pratica della vita, nella storia, tende a corromperla la parola, a destituirla di senso, a renderla convenzionale, non più spirito, ma lettera.</hi></quote><quote rend="quotations_quotation_b1" ><hi rend="italic">Naturalezza del poeta </hi><hi rend="CharOverride-1">(1995)</hi></quote><quote rend="quotations_quotation_b2" ><hi rend="CharOverride-1">Mario Luzi è anzitutto restitutore della parola a se stessa, libera da superfetazioni che la rendono allusione vaga, infeconda e scordata rispetto all’accordo con la realtà da lui trasfigurata con una ispirazione celeste e terrestre, come il viaggio del suo Simone Martini, nel duplice ascolto dell’infinito orizzonte dello Spirito e del controverso magma della nostra vicenda temporale, sulla quale egli continua ad ergersi come insonne profeta di pace, di giustizia e di concordia (Gianni 2024).</hi></quote></div><div><head><hi>Riferimenti bibliografici</hi></head><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Cecioni, Cesare G. 1983. </hi><hi rend="italic">British and American Institutions: the English-speaking world, political institutions, education, welfare and labour relations</hi><hi rend="CharOverride-1">. Bologna: Patron.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Centenario Unifi. 2024. “Sistemi esperti intelligenti: tra paure e speranze.” &lt;</hi><ref target="https://www.fupress.com"><hi rend="CharOverride-1">https://www.centenario.unifi.it/art-257-sistemi-esperti-intelligenti-tra-paure-e-speranze.html</hi></ref><hi rend="CharOverride-1">&gt; (2025-05-27).</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Gianni, Bernardo Maria. 2024. “Il libero arbitrio e l’area di incertezza.” In </hi><hi rend="italic">Sistemi esperti intelligenti: tra paure e speranze</hi><hi rend="CharOverride-1">. Ciclo di incontri organizzato da Francesca Ditifeci in occasione delle Celebrazioni per i 150 anni dell’Università degli Studi di Firenze. 5 marzo 2024. https://www.centenario.unifi.it/art-257-sistemi-esperti-intelligenti-tra-paure-e-speranze.html (ultimo accesso 27/05/2025)</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Lotti, L. 2012. “L’insegnamento dell’inglese e delle lingue alla “Cesare Alfieri.” In </hi><hi rend="italic">Il testo al centro. Atti del Convegno in onore di Gigliola Sacerdoti Mariani</hi><hi rend="CharOverride-1">,</hi><hi rend="italic"> </hi><hi rend="CharOverride-1">a cura di F. Ditifeci, 117-23. Firenze: Edizioni dell’Assemblea.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">R. Istituto di Scienze Sociali “Cesare Alfieri”. 1905. </hi><hi rend="italic">Annuario per l’anno accademico 1904-1905. </hi><hi rend="CharOverride-1">Firenze: Tipografia galileiana.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Sacerdoti Mariani, G., A. Reposo, e M. Patrono. 1991. </hi><hi rend="italic">Guida alla Costituzione degli Stati Uniti d’America. Duecento anni di storia, lingua e diritto</hi><hi rend="CharOverride-1">. Firenze: Sansoni.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Spadolini, G. 1975. </hi><hi rend="italic">Il “Cesare Alfieri” nella storia d’Italia</hi><hi rend="CharOverride-1">. Firenze: Le Monnier.</hi></p><list type="ordered">
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="W00204_XML24_21_233-245.html#footnote-002-backlink">1</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	</hi><hi rend="CharOverride-1">È interessante il cambiamento lessicale occorso nell’arco di questi 150 anni: da Scuola (1875) a R. Istituto (1888) a Facoltà (1938) e poi di nuovo a Scuola (2010).</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="W00204_XML24_21_233-245.html#footnote-001-backlink">2</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	</hi><hi rend="CharOverride-1">Si noti comunque che lo Statuto che il 30 aprile 1875 Carlo Alfieri di Sostegno presentò al principe Umberto pur non differendo molto dal progetto del 25 maggio 1873 tra le modifiche apportate presentò la seguente: «alla obbligatorietà della conoscenza della lingua francese era stata sostituita la conoscenza di una lingua straniera purchessia» (Spadolini 1975, 179).</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="W00204_XML24_21_233-245.html#footnote-000-backlink">-1</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	</hi><hi rend="CharOverride-1">Ciclo di incontri organizzato in occasione delle Celebrazioni per i 150 anni dell’Università degli Studi di Firenze per cui si veda Centenario Unifi 2024.</hi></p></item>
				</list><p rend="editorial_metadata_author">Francesca Ditifeci, University of Florence, Italy, francesca.ditifeci@unifi.it, <ref target="https://www.fupress.com">0000-0001-6702-1832</ref></p><p rend="editorial_metadata_polices">Referee List (DOI 1<ref target="https://www.fupress.com">0.36253/fup_referee_list</ref>)</p><p rend="editorial_metadata_polices">FUP Best Practice in Scholarly Publishing (DOI <ref target="https://www.fupress.com">10.36253/fup_best_practice</ref>)</p><p rend="editorial_metadata_book">Francesca Ditifeci, <hi rend="italic">Gli studi linguistici,</hi> © Author(s), <ref target="https://www.fupress.com">CC BY 4.0</ref>, DOI <ref target="https://www.fupress.com">10.36253/979-12-215-0708-9.17</ref>, in Fulvio Conti, Carlo Sorrentino (edited by), <hi rend="italic">La Scuola di Scienze politiche “Cesare Alfieri” (1875-2025)</hi>, pp. -14, 2025, published by Firenze University Press, ISBN 979-12-215-0708-9, DOI <ref target="https://www.fupress.com">10.36253/979-12-215-0708-9</ref></p></div></div>
      
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        <listBibl>
          <head>References</head>
          <bibl n="201793">Cecioni, Cesare G. 1983. British and American Institutions: the English-speaking world, political institutions, education, welfare and labour relations. Bologna: Patron.</bibl>
          <bibl n="201794">Centenario Unifi. 2024. “Sistemi esperti intelligenti: tra paure e speranze.” &amp;lt;https:// www.centenario.unifi.it/art-257-sistemi-esperti-intelligenti-tra-paure-e-speranze.  html&amp;gt; (2025-05-27).</bibl>
          <bibl n="201795">Gianni, Bernardo Maria. 2024. “Il libero arbitrio e l’area di incertezza.” In Sistemi esperti intelligenti: tra paure e speranze. Ciclo di incontri organizzato da Francesca Ditifeci in occasione delle Celebrazioni per i 150 anni dell’Universit&amp;#224; degli Stud</bibl>
          <bibl n="201796">Lotti, L. 2012. “L’insegnamento dell’inglese e delle lingue alla “Cesare Alfieri.” In Il testo al centro. Atti del Convegno in onore di Gigliola Sacerdoti Mariani, a cura di F. Ditifeci, 117-23. Firenze: Edizioni dell’Assemblea.</bibl>
          <bibl n="201797">R. Istituto di Scienze Sociali “Cesare Alfieri”. 1905. Annuario per l’anno accademico 1904-1905. Firenze: Tipografia galileiana.</bibl>
          <bibl n="201798">Sacerdoti Mariani, G., A. Reposo, e M. Patrono. 1991. Guida alla Costituzione degli Stati Uniti d’America. Duecento anni di storia, lingua e diritto. Firenze: Sansoni.</bibl>
          <bibl n="201799">Spadolini, G. 1975. Il “Cesare Alfieri” nella storia d’Italia. Firenze: Le Monnier.</bibl>
        </listBibl>
      </div>
    </body>
  </text>
</TEI>