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        <title type="main" level="a">La villa napoletana. Antichità e natura tra Rinascimento e Barocco. Presentazione del progetto PRIN 2022 PNRR NeaVia</title>
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          <resp>This is a section of <title>NeaVia La villa napoletana. Antichità e natura tra Rinascimento e Barocco</title>(DOI: <idno type="DOI">10.36253/979-12-215-0854-3</idno>) by </resp>
          <name>Maria Gabriella Pezone, Angela Michela Convertini</name>
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        <publisher>Firenze University Press</publisher>
        <pubPlace>Florence</pubPlace>
        <date when="2025">2025</date>
        <idno type="DOI">https://doi.org/10.36253/979-12-215-0854-3.03</idno>
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            <item>Villa</item>
            <item>Naples</item>
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      <p>It is available online at https://doi.org/10.36253/979-12-215-0854-3.03<ref target="https://doi.org/10.36253/979-12-215-0854-3.03" /></p>
      <p rend="h1_chapter">La villa napoletana. Antichità e natura <lb/>tra Rinascimento e Barocco. <lb/>Presentazione del progetto PRIN 2022 PNRR NeaVia</p><p rend="h1_author ParaOverride-1">Maria Gabriella Pezone, Maria Teresa Como</p><p rend="jolly_h2_con-autore">1. Introduzione al progetto NeaVia. <lb/>Scelte di metodo</p><p rend="jolly_autoreParagrafo">Maria Gabriella Pezone</p><p rend="h3 ParaOverride-2">Le ragioni del progetto NeaVia</p><p rend="text">Il progetto si incentra sullo studio delle ville a Napoli in età moderna. Partendo dai più importanti edifici di età aragonese, NeaVia mira ad approfondire, in modo specifico, lo sviluppo in età vicereale, tra Cinque e primo Settecento, del modello architettonico antico.</p><p rend="text">La villa, come noto, è un edificio nato nell’antichità per sorgere in campagna, finalizzato allo svago e al riposo del proprietario, in contrapposizione con tutto ciò che la città rappresentava. Un luogo per l’<hi rend="italic">otium</hi>, destinato a tutte quelle attività capaci di “ricreare” lo spirito (esercizio fisico, pratiche intellettuali, godimento della bellezza) e ispirato alla semplicità della vita agreste tramandato da tante fonti antiche.</p><p rend="text">Gli studi complessivi sulla ripresa rinascimentale del modello antico<hi rend="notes_number CharOverride-1"><ref target="#endnote-001"><hi xml:id="endnote-001-backlink">1</hi></ref></hi>, infatti, nel sintetizzarne i caratteri, hanno richiamato proprio l’importanza delle fonti letterarie, incentrate sul compiacimento della semplicità della vita in campagna come antidoto alla ciceroniana <hi rend="italic">occupatio urbis ac vitae</hi> e sulla dignità dell’<hi rend="italic">otium</hi> nei confronti del <hi rend="italic">negotium</hi> (nelle <hi rend="italic">Satire</hi> di Orazio, di Giovenale; negli <hi rend="italic">Epigrammi</hi> di Marziale; nelle <hi rend="italic">Bucoliche </hi>e<hi rend="italic"> Georgiche</hi> di Virgilio; negli scritti di Cicerone).</p><p rend="text">Fonte di ispirazione nella progettazione delle ville moderne furono, come noto, le lettere di Plinio il Giovane (<hi rend="italic">Lettere</hi>, V, 6) con la descrizione del <hi rend="italic">Laurentinum</hi> (Lazio) e dei <hi rend="italic">Tusci</hi> (Toscana) e con l’esaltazione dei vantaggi di una vita senza toga, caratterizzata da semplicità, informalità, salubrità nella quale dedicarsi allo sport, alla contemplazione del paesaggio.</p><p rend="text">Tutte queste fonti si andavano riscoprendo e studiando proprio nel corso del Rinascimento. Vale giusto la pena di ricordare come le lettere pliniane, la cui fortuna fu ininterrotta dalla tarda antichità, ebbero però una forza propulsiva nuova con la riscoperta umanistica, innescando anche la fortuna di un “genere” letterario ecfrastico sulle ville che ha molti esempi nella letteratura cinque e seicentesca, ad esempio in Sannazzaro<hi rend="notes_number CharOverride-1"><ref target="#endnote-002"><hi xml:id="endnote-002-backlink">2</hi></ref></hi>.</p><p rend="text">Fin dalla sua rinascita nel Quattrocento, la villa, come luogo di delizie, è stato il sito per godere non solo della natura, ma anche di tutte le arti, la letteratura, la musica, il teatro, l’arte dei giardini, le arti visive. Lo studio della villa ha imposto, per questo motivo, la necessità di un gruppo di ricerca pluridisciplinare, che vede coinvolti i nostri due atenei, il Dipartimento di Lettere e Beni culturali dell’Università della Campania Luigi Vanvitelli e l’Università di Napoli Suor Orsola Benincasa.</p><p rend="text">Il tema della villa in Italia ha una storiografia ricca e consolidata. Tuttavia, nel quadro generale degli studi si può rilevare una scarsa attenzione al suo sviluppo a Napoli, mentre le ville napoletane ebbero, invece, un ruolo forse non meno influente di quello svolto dalle ville toscane, romane, genovesi, milanesi, venete.</p><p rend="text">Una maggiore fortuna storiografica hanno avuto le ville aragonesi. In particolare, su quella di Poggioreale esistono autorevoli contributi<hi rend="notes_number CharOverride-1"><ref target="#endnote-003"><hi xml:id="endnote-003-backlink">3</hi></ref></hi>, arricchiti in anni più recenti, grazie al ritrovamento di nuove fonti iconografiche<hi rend="notes_number CharOverride-1"><ref target="#endnote-004"><hi xml:id="endnote-004-backlink">4</hi></ref></hi>. Anche sui giardini si annoverano diversi studi complessivi<hi rend="notes_number CharOverride-1"><ref target="#endnote-005"><hi xml:id="endnote-005-backlink">5</hi></ref></hi>, mentre si avvertiva la mancanza di un’indagine sistematica complessiva sulle ville di età moderna (con affondi archivistici e ricognizioni sul territorio) e, in modo particolare, sul loro sviluppo tra Cinque e primo Settecento, così come è stato condotto in altri contesti italiani.</p><p rend="text">Quali furono i rapporti delle ville napoletane con quelle venete, toscane, romane, genovesi, milanesi? Come si inserisce la villa napoletana all’interno del contesto delle ville italiane?</p><p rend="text">Il progetto proverà a rispondere a questi interrogativi, cercando di colmare questo vuoto storiografico con un’indagine a tappeto su tutti gli episodi, non solo quelli materialmente ancora visibili, ma anche quelli attestati dalle sole fonti. Il recupero della memoria di luoghi non più esistenti può fornire, infatti, molti elementi utili non solo a ricostruire il fenomeno storico complessivo, ma anche a comprendere meglio le radici del paesaggio urbano contemporaneo: uno dei punti di forza del progetto consiste, infatti, nel ricollegare le “storie” che emergono dagli archivi ai luoghi fisici della città attuale.</p><p rend="h3">Ricognizione: individuazione delle macro aree/zone tematiche</p><p rend="text">Napoli ha una configurazione orografica/geografica straordinaria, una baia chiusa circondata da una serie di colli, dominata a oriente dal massiccio Somma-Vesuvio. Un sito caratterizzato da un’indiscutibile bellezza naturale, particolarmente adatto alla costruzione di questo tipo di edifici dotati di opulenti giardini con viste panoramiche, amplificate dal rapporto visivo con il mare e dalla presenza di resti archeologici, specificità – questa – che svolse sempre, nel tempo, una funzione di catalizzatore nel favorirne l’insediamento.</p><p rend="text">Col passare dei secoli, nell’arco temporale preso in esame, è mutato il rapporto tra la città e i borghi, tra la città e le campagne circostanti, così come è cambiato il tessuto viario, mentre è rimasta immutata la sua splendida configurazione geografica.</p><p rend="text">Per questo motivo, nell’individuazione delle macro aree di riferimento per la ricognizione degli episodi, si è considerato il dato geografico e non quello storico o dell’attualità, per evitare di riferirsi a fasi che cristallizzino situazioni differenti soprattutto per quel che riguarda il rapporto con la viabilità.</p><p rend="text">Per la ricognizione generale le aree tematiche principali corrispondono alle colline che circondano la città (Posillipo, Vomero, Capodimonte, Pizzofalcone e Mortelle, Costigliola e Fonseca) all’interno delle quali sono state definite delle sotto aree tematiche omogenee (queste sì ricavate dalla nomenclatura storica) su tutti i versanti sino alle pendici più basse. Storicamente, la collina del Vomero era chiamata “Patruscolo”, o anche collina <hi rend="italic">Antiniana</hi>, con nomi diversi a connotare i differenti versanti. Si è deciso di adottare invece il nome più tardo di Vomero (in uso dalla fine del Settecento) operando una ricognizione inclusiva su tutti i versanti sino alle pendici più basse. Allo stesso modo, i Colli Aminei e Capodichino sono stati ricompresi all’interno del Colle di Capodimonte. Si sono poi individuate alcune zone piane intorno alla città storica: un’area intorno alla città murata (includente Santa Lucia-Quartieri spagnoli-Toledo; Foria-Sant’Antonio abate; Carbonara; Poggioreale; Duchesca), la spiaggia di Chiaia con le pendici alle spalle e infine l’area costiera sino alla Pietrabianca, mentre nel progetto definitivo si è deciso di escludere l’area vesuviana, per l’enorme mole di lavoro già emerso nella sola città di Napoli.</p><p rend="h3">Rendere visibile l’invisibile. Tra indagine archivistica e nuovi strumenti digitali</p><p rend="text">La scarsa conoscenza dello sviluppo della villa napoletana è dovuta principalmente alla scomparsa materiale e/o alle notevoli trasformazioni della maggior parte delle architetture, inglobate nel tessuto urbano successivo.</p><p rend="text">Ci sono state cancellazioni, modifiche e alterazioni subite dalle strutture e dal loro contesto a causa dello sviluppo parossistico della città che, soprattutto dal secondo Dopoguerra, ha reso complesso il riconoscimento materiale delle tracce superstiti.</p><p rend="text">Il lavoro di ricognizione delle ville di età moderna è una sfida ardua e complessa, ma credo che i tempi siano maturi per affrontarla, potendo oggi fare affidamento su una serie di strumenti digitali, come <hi rend="italic">Google Earth</hi>, che in passato non esistevano.</p><p rend="text">L’indagine sulle ville si scontra, infatti, con l’inaccessibilità dei luoghi, trattandosi nella maggioranza dei casi di proprietà private, ma l’utilizzo di <hi rend="italic">Google Earth</hi> ha facilitato senza dubbio l’ispezione dei manufatti almeno in veduta aerea, consentendo dunque, con il raffronto alla cartografia storica, di individuare più facilmente tracce materiali superstiti nella città contemporanea.</p><p rend="text">Quando abbiamo avviato il lavoro, per una prima individuazione di massima dei casi studio si sono rivelati molto utili i volumi dell’<hi rend="italic">A</hi><hi rend="italic">tlante</hi><hi rend="italic"> della città Storica</hi>,<hi rend="italic"> </hi>curati da Italo Ferraro, che hanno costituito una base di partenza, sulla quale dare inizio poi all’approfondimento sulle fonti.</p><p rend="text">Per la consultazione delle fonti di archivio, inoltre, è possibile contare su un repertorio straordinario come le raccolte <hi rend="italic">open access</hi> curate da Aldo Pinto<hi rend="notes_number CharOverride-1"><ref target="#endnote-006"><hi xml:id="endnote-006-backlink">6</hi></ref></hi> nelle quali, come noto, sono collazionate fonti inedite visionate dall’autore insieme a quelle edite, disperse in una bibliografia amplissima. Si tratta ormai di uno strumento imprescindibile che, essendo interrogabile con parole chiave, consente anche di intercettare riferimenti bibliografici a volte non facilmente reperibili.</p><p rend="text">Il <hi rend="italic">Progetto</hi> <hi rend="italic">Memofonte</hi>, in aggiunta,<hi rend="italic"> </hi>ha reso disponibili online molte fonti manoscritte, fornendo il vantaggio, anche in questo caso, di poterle interrogare con parole chiave.</p><p rend="text">Su alcuni dei casi studio emersi dalla ricognizione generale è stato intrapreso un serio lavoro di ricerca, incrociando fonti di archivio, periegetiche, cartografiche, iconografiche e letterarie per ricostruire anche ciò che non è facilmente visibile a occhio nudo, fagocitato dalla città contemporanea. Obiettivo primario del progetto è, infatti, di <hi rend="italic">rendere visibile l’invisibile</hi>, uno slogan che credo rifletta molto bene il senso di un lavoro difficile e complesso.</p><p rend="text">La complessità della ricerca è da imputarsi non solo all’ampiezza dell’arco cronologico di nascita e sviluppo degli episodi napoletani (XV-XVIII secolo), ma anche alla ricca stratificazione degli edifici e dei giardini nel corso dei secoli successivi.</p><p rend="text">Ho avuto modo di studiare recentemente il castello Giusso a Vico Equense, che rappresenta, secondo me, un esempio emblematico di villa napoletana, con la sovrapposizione di molte “vite” da disvelare tra Cinque e Ottocento<hi rend="notes_number CharOverride-1"><ref target="#endnote-007"><hi xml:id="endnote-007-backlink">7</hi></ref></hi>. Dietro l’aspetto di un maniero ottocentesco, infatti, l’edificio nascondeva diverse “ville” non tutte note (di Ferrante Carafa di San Lucido nel Cinquecento, di Matteo di Capua nel Seicento, dei Ravaschieri tra Sei e Settecento, di Nicola Amalfi nel primo Ottocento e infine dei Giusso) riportate alla luce e riconnesse attraverso un lungo lavoro di ricerca.</p><p rend="text">Anche nelle ville della città di Napoli è possibile riscontrare la stessa complessa stratificazione, come si può verificare in quelle costiere di Posillipo: un caso interessante è quello di villa Pavoncelli, in origine villa di Alvaro de Mendoza nel Cinquecento, poi Auletta dei Carafa di Maddaloni nel Seicento, villa del duca di Frisia tra Sette e Ottocento per diventare infine villa Pavoncelli. Si può ben comprendere, allora, come lo studio non riguardi una sola villa, ma più ville che si sono sovrapposte nei secoli, portando con loro più storie familiari e diverse trasformazioni architettoniche ricollegabili, tuttavia, oggi ad un solo luogo fisico, sebbene il contesto, col passare dei secoli, sia profondamente mutato.</p><p rend="text">Le notizie emerse dalle indagini archivistiche, che gettano nuova luce sulla storia delle vite cinquecentesche e secentesche delle ville, vanno riallacciate ai manufatti attuali che le hanno occultate e inglobate, cercando – ove possibile – di individuare resti materiali e siti di queste memorie.</p><p rend="text">Ecco perché credo che il motto <hi rend="italic">rendere visibile l’invisibile</hi> sia particolarmente efficace a restituire il nostro lavoro. Un lavoro sinora mai intrapreso in maniera complessiva. Sebbene alcune ville di età moderna siano state indagate, nella maggior parte dei casi si è trattato di un mero lavoro storico cui non sempre è seguita l’individuazione dei siti con la possibilità che ne deriva di riscoprire tracce superstiti.</p><p rend="text">Per raggiungere gli obiettivi della ricerca è stato indispensabile allora lavorare non solo da storici dell’architettura approfondendo i singoli manufatti, ma ragionare anche sulla grande scala per rapportarsi alla configurazione della città nei singoli periodi cronologici di indagine. È altresì importante guardare alla viabilità delle singole fasi cronologiche, astraendosi dalle successive strade ottocentesche (via Posillipo, l’attuale corso Vittorio Emanuele o la strada di accesso a Capodimonte) che hanno fatto perdere i rapporti originari con le colline, tagliando in due, in alcuni casi, i grandi latifondi originari. Un esempio per tutti è rappresentato dalla via Posillipo, che ha creato nuove incantevoli prospettive, ma ha tagliato del tutto il rapporto originario delle ville costiere con “la montagna”, non consentendo più di leggere, in alcuni episodi, quei giardini pensili che le caratterizzavano o le tante grotte ricavate nella falesia che punteggiavano i giardini come legame ancestrale con la natura.</p><p rend="text">Diviene indispensabile, dunque, ragionare sugli antichi percorsi, le gradonate, le calate, le cupe di discesa e risalita ai colli, una rete viaria ormai in disuso (e in molti casi in stato di completo abbandono) che andrebbe tutelata per i valori intrinseci di testimonianza di uno straordinario passato in connessione al sistema delle ville.</p><p rend="h3 ParaOverride-3">Ricadute operative e disseminazione del progetto</p><p rend="text">Essendo stato finanziato con fondi europei, il progetto deve rispondere anche agli obiettivi strategici del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza. Inserito all’interno della Missione 4-Ricerca e Università, il progetto NeaVia ha l’ambizione di rispondere al tema strategico “Benessere Umano/Cluster 2” poiché mira a recuperare le radici storiche del paesaggio culturale della città di Napoli e a incidere sul benessere dei cittadini, attraverso processi di conoscenza partecipativa per la riappropriazione dei luoghi, nella creazione di innovativi percorsi turistici, anche attraverso l’uso delle nuove tecnologie.</p><p rend="text">In alcune aree della città di Napoli, oggi in condizione di profondo degrado (la Salute; Capodimonte; San Giovanni-Barra) si vuole incidere sul benessere, attraverso il recupero di storie e memorie “alte”, capaci di nobilitare luoghi oggi profondamente degradati. Diversamente, in quartieri caratterizzati ancora dall’incantevole bellezza dei luoghi, ma destinati al godimento di pochi (Posillipo, Pizzofalcone, Chiaia), si proverà a disegnare nuovi percorsi turistici inclusivi (da mare o da terra) che, attraverso il racconto delle radici storiche recuperate con l’indagine archivistica, li facciano ri-diventare patrimonio condiviso.</p><p rend="text">Funzionale al progetto è, infine, la disseminazione dei risultati che ha visto il gruppo di ricerca già impegnato nell’organizzazione di diversi eventi, come la partecipazione alle <hi rend="italic">Giornate Europee del Patrimonio</hi>. Insieme al sito web per la diffusione dei risultati sono attivi altri canali di comunicazione (Facebook e Instagram), gestiti da una delle due assegniste di ricerca reclutate con i fondi del progetto (Angela Michela Convertini).</p><p rend="text_NOindent"><hi >Sito web NeaVia: </hi><ref target="http://neavia.it"><hi >http://neavia.it</hi></ref><hi >.</hi></p><p rend="text_NOindent">Profili social: <ref target="https://www.facebook.com/profile.php?id=61566373735046">https://www.facebook.com/profile.php?id=61566373735046</ref>; <ref target="https://www.instagram.com/neapolitanvilla">https://www.instagram.com/neapolitanvilla</ref>.</p><p rend="h3">Gli Atti del Convegno Nazionale di studi sulla villa napoletana. Un primo bilancio dopo un anno di lavoro</p><p rend="text">Il Convegno Nazionale del PRIN NeaVia, organizzato dopo un anno di ricerca, e svoltosi il 16 dicembre del 2024, è stata una prima stimolante occasione di confronto sul tema con il contributo di partecipanti esterni e autorevoli <hi rend="italic">discussant </hi>ai quali va la nostra gratitudine per il dialogo costruttivo.</p><p rend="text">Il volume raccoglie gli Atti del Convegno, nel quale sono stati approfonditi alcuni casi studio nelle aree topografiche di indagine, come esempi significativi della complessità del tema. Per fotografare i momenti del convegno, si è scelto di lasciare traccia degli interventi dei <hi rend="italic">discussant</hi>, trasformati in testi da ciascun autore, ma lasciati volutamente in forma colloquiale per non perdere la freschezza di una discussione attenta e stimolante.  La prima ricognizione, nella quale si è deciso di includere non solo gli esempi “alti” ma anche le semplici masserie, ha portato a selezionare oltre 300 episodi, approfonditi attraverso una scheda appositamente progettata sulle specificità di cui si è detto in precedenza. </p><p rend="text">Nelle parti introduttive sono delineate le scelte di metodo alla base del progetto NeaVia dal Principal Investigator e dall’Associate Investigator, mentre nel saggio successivo Roberta Presta e Chiara Tancredi approfondiscono le trasposizioni digitali di queste scelte. </p><p rend="text">Nella seconda sessione “Tra colli e costa. Le permanenze” Maria Teresa Como ritorna su uno degli obiettivi nodali del progetto ovvero la ri-scoperta della materialità delle ville, entrando nel vivo della ricerca con l’approfondimento di alcuni importanti episodi di età aragonese come le ville di Sannazaro, di Pontano, di Paolo Tolosa.</p><p rend="text">Le prime due sessioni sono chiuse dalle illuminanti osservazioni – come <hi rend="italic">discussant</hi> – di Cettina Lenza.</p><p rend="text">La seconda sessione, inquadrata storicamente dalla discussione finale di Giovanni Muto, è rivolta ad alcuni importanti episodi lungo la fascia costiera da Chiaia, con il presidio spagnolo della villa di Garcia de Toledo, approfondita da Giuseppe Pignatelli Spinazzola, sino alla famosa villa di Bernardino Martirano a Leucopetra, passata nel Seicento agli Acquaviva di Caserta, nella quale Lucia Giorgi ha fatto emergere la presenza di una casa sull’albero, un elemento dei giardini “villereschi”, singolare e poco noto, presente in diversi episodi non solo napoletani. A metà strada tra le due precedenti ville, Angela Pecorario Martucci ritorna sul casino del Chiatamone, indagato anni fa da Carlo Knight, riuscendo a restituirne un quadro di insieme con molte novità interpretative.</p><p rend="text">La sessione sulla collina di Posillipo (<hi rend="italic">discussant </hi>Massimo Visone) è aperta dal saggio firmato da chi scrive sulla villa Muscettola, della quale si era del tutto persa memoria. Costruita tra gli anni Trenta e gli anni Cinquanta del Seicento da Giovan Battista Muscettola a Villanova, si tratta di un raro esempio di masseria-museo, nei cui giardini era esposta la ricca collezione di statue antiche e moderne. Un episodio scomparso la cui storia fornisce però un tassello significativo del complesso quadro delle ville napoletane. Uno dei documenti ritrovati, utilizzato per ricostruire l’organizzazione compositiva della villa, ma descrittivo di tutti i pezzi scultorei, meritava un approfondimento anche nel campo del collezionismo. Si è deciso, per questo motivo, di invitare Italo Iasiello a contribuire in questo volume, sebbene non avesse partecipato a suo tempo al Convegno. Accogliendo la sfida di un primo quadro interpretativo sulla Collezione di statue antiche dei Muscettola, che sarà oggetto di approfondimento nel Convegno Internazionale finale, il suo saggio fornisce dati integrativi interessanti per la piena comprensione di questa villa, che meritavano di “viaggiare” parallelamente all’interpretazione architettonica.</p><p rend="text">Sempre nel campo delle antichità, ma lungo la costa, il saggio di Paola Carfora ha avviato un approfondimento sulle strutture a mare della villa <hi rend="italic">Pausilypon</hi>, soffermandosi in particolare sulla peschiera, la cui interpretazione appariva ancora, in parte, sinora irrisolta per effetto della parziale sommersione. Il contributo illustra le linee di una ricerca aerotopografica promettente ma ancora in corso, volta a integrare carte storiche e mappe edite con le numerose tracce archeologiche dei resti sommersi.</p><p rend="text">Le ultime due sessioni, dedicate ad altre ville collinari e agli archivi per le ville, hanno avuto come <hi rend="italic">discussant </hi>Andrea Zezza. Nella prima sono state presentate interessanti novità su episodi scomparsi o trasformati al Vomero e a Capodimonte. Angela Michela Convertini ha riannodato, attraverso i documenti di archivio, la storia della precedente villa vomerese di Giovanni Andrea di Giorgio, consigliere del Sacro Regio Consiglio, con quella della villa della Regina, acquistata nel 1662 da Giacomo Capece Galeota, anch’egli togato, che ne fece una sontuosa dimora di campagna. Pasqualina Uccello ha disvelato le vicende della sconosciuta villa Rossi del Barbazzale a Capodimonte approfondendo anche la storia di una famiglia che giocò un ruolo importante nell’urbanizzazione della collina. Sempre a Capodimonte Simona Landi ripercorre la storia della villa della Riccia ricostruendo la complessa rete nei passaggi di proprietà attraverso i secoli.</p><p rend="text">Presso l’Archivio Storico del Banco di Napoli, con il quale il Dipartimento di Lettere e Beni culturali dell’Università della Campania Luigi Vanvitelli ha stilato una convenzione di ricerca proprio sui temi del progetto, nel corso delle nostre ricerche sono stati reperiti molti documenti utili a ricostruire la storia dei cantieri di diverse ville. Il saggio di Gloria Guida ricorda le modalità esplorative dei suoi fondi attraverso alcuni casi-studio, mentre l’ultimo contributo, scritto da Pasqualina Uccello in collaborazione con Marco Lo Tufo, mette in luce la ricchezza dei fondi dell’Archivio storico dei Girolamini, di recente digitalizzati e consultabili online. In particolare, vengono analizzati i disegni di alcune masserie appartenute agli Oratoriani che restituiscono graficamente lo stato originario di luoghi fortemente manomessi e trasformati nella città contemporanea, mettendo a disposizione degli studiosi uno straordinario patrimonio grafico.</p><p rend="jolly_h2_con-autore ParaOverride-4">2. Una metodologia operativa per il recupero delle tracce delle ville napoletane di età moderna nelle forme della città</p><p rend="jolly_autoreParagrafo"><hi rend="italic">Maria Teresa Como</hi></p><p rend="h3 ParaOverride-2">Introduzione</p><p rend="text">Nella memoria comune e nei racconti tramandati – idealizzati in mito o cristallizzati solo come letterari – il fenomeno insediativo della villa ai contorni della città murata di Napoli in età moderna è esteso e significativo; al contrario non appare adeguatamente contemplato nella letteratura storico-artistica e architettonica sulle ville italiane<hi rend="notes_number CharOverride-1"><ref target="#endnote-008"><hi xml:id="endnote-008-backlink">8</hi></ref></hi>, a meno di alcuni singoli casi intesi spesso come modelli perduti, o relativi a più tarde espressioni.</p><p rend="text">Sebbene descrizioni, fonti dirette, indirette e testi letterari raccontino e celebrino le tante ville ai contorni della città, molte di queste, famose per bellezza, giardini, antichità e peculiarità, sembrano come scomparse, soprattutto quelle del Primo Rinascimento assurte anche a modello degli esempi più significativi di questa tipologia architettonica nella storia dell’architettura italiana.</p><p rend="text">Sembra non vi sia testimonianza materiale della loro esistenza; perduta qualsiasi traccia fisica, anche il luogo di insediamento, appaiono come inghiottite nello sviluppo edilizio della città e misteriosamente cancellate. Eppure, anche dall’osservazione dell’iconografia e della cartografia della città nel suo sviluppo storico, già dalla Tavola Strozzi – con la città ritratta dal mare contornata dal verde punteggiato di numerose costruzioni –, attraverso la veduta di Étienne Dupérac e Antoine Lafréry del 1566 e quella di Alessandro Baratta del 1629, fino alla verifica al termine dei passati inurbamenti nella prima vera planimetria della città, la mappa di Giovanni Carafa duca di Noja del 1775, può leggersi un progressivo diffuso insediarsi delle ville e le modifiche poi occorse nel tempo.</p><p rend="text">In queste rappresentazioni storiche della città le ville si insediano nella variegata morfologia delle pendici collinari ai contorni della città murata e sulla costa, occupandone le fasce via via <hi rend="italic">extramoenia</hi> nella graduale espansione urbana; si innestano ai bordi dei percorsi antichi e delle calate, sulle emergenze delle creste tufacee affacciate sulla città e sul golfo, trovando, spesso, in questi luoghi antiche presenze su cui intenzionalmente radicarsi.</p><p rend="text">Il mito della villa moderna nel Napoletano ha radici nella villa romana antica. Le ville costiere di Posillipo e la villa di Lucullo a Pizzofalcone, attrezzate per la piscicoltura, e più esterne alla città quelle ai Campi Flegrei legate all’uso termale delle acque, e della costiera, sono in quel momento memorie fisicamente vive che segnano i luoghi e forniscono, se non modelli, proiezioni per le ville della prima età moderna<hi rend="notes_number CharOverride-1"><ref target="#endnote-009"><hi xml:id="endnote-009-backlink">9</hi></ref></hi>.</p><p rend="text">Allo stesso tempo, la vita nel felice contesto naturale che gode dalla fertilità della terra, si diletta di una raffinata produzione agricola in masseria e lungo la costa beneficia dell’abbondanza del pescato, di acqua e luce; ma anche dell’<hi rend="italic">otium</hi> nella contemplazione dei paesaggi naturali, delle diverse vedute sul golfo e delle memorie a esse associate, sono tra gli elementi principali del progetto architettonico delle prime ville napoletane di età moderna<hi rend="notes_number CharOverride-1"><ref target="#endnote-010"><hi xml:id="endnote-010-backlink">10</hi></ref></hi>.</p><p rend="text">Antichità e Natura possono pertanto intendersi come qualità ricercate nella scelta del luogo di insediamento delle ville.</p><p rend="text">Nel contesto naturale della baia sul mare ove la città affaccia, le colline a contorno o le coste al perimetro appaiono pertanto come luoghi straordinari nel variegato insediarsi delle ville, in modi e con caratteri diversi strettamente legati alle forme dei luoghi, se docili o arcigne di affaccio, alla fertilità della terra, alla luce e ad antiche preesistenze. Emerge pertanto la stretta relazione tra l’architettura delle ville e il luogo di insediamento e dunque che la lettura dell’una o dell’altro è sostanziale per la conoscenza.</p><p rend="text">A contrasto con questa riconoscibile diffusa estensione del fenomeno, caratteristica della città per geomorfologia, come per una predisposizione naturale dei luoghi, nel quadro generale rilevabile in letteratura vi è una stranissima perdita di memoria di queste testimonianze. Sia del fenomeno in generale che, soprattutto, nella loro consistenza di architetture. Generalmente non se ne conosce la struttura originaria e ciò che materialmente possa essere ancora presente, parti o elementi dell’architettura ma anche solo tracce dell’impianto nell’attuale contesto urbano.</p><p rend="text">Per una peculiare modalità di procedere nella storia allo sviluppo urbano di questi luoghi, attraverso azioni che si sovrappongono, fagocitano, camuffano, riusano, trasformano le preesistenze, anche gli esempi da sempre più rinomati, si caratterizzano per l’enorme difficoltà a rilevarne le tracce materiali, evidenziando questa strana condizione comune: un vuoto tra i racconti e la loro concreta testimonianza di sé nel contesto della città.</p><p rend="text">Proprio per queste carenze, interesse primario della ricerca è riportare nell’attuale contesto urbano il luogo di sedime e la figura planimetrica di queste architetture. Si sta, infatti, lavorando per riconoscere nelle forme della città reale, sapientemente intesa come palinsesto delle sue stratificazioni storiche, le superfici di territorio degli impianti architettonici delle ville, le tracce materiali, i segni e tutti i possibili elementi fisici di testimonianza.</p><p rend="text">In questo modo, il processo di accrescimento di conoscenza storica viene legato alle testimonianze materiali e conduce a leggere la matrice fondativa di quella parte urbana, impressa dalla villa un tempo qui insediata.</p><p rend="text">L’analisi induce ad andare a ritroso dalle attuali condizioni visibili di quel luogo di insediamento e cogliere le permanenze dal confronto tra i dati descrittivi storici delle ville e le forme del contesto.</p><p rend="text">La complessità di quest’indagine ha fatto comprendere che, come in archeologia, si debba attingere a diversi ambiti di studio, raccogliendo dati e varie tipologie di fonti, tra cui gran peso assume l’iconografia e la cartografia storica, per poi calare questi stessi nell’osservazione attiva del contesto della città reale, alla ricerca del dato materiale tangibile.</p><p rend="text">La difficoltà a tenere insieme, per gli oltre 300 casi studio individuati, i dati con la lettura delle forme del contesto in mutazione, attraverso la storia e nell’attuale condizione, ha indotto a ricercare una metodologia operativa di supporto al gruppo di ricerca nel processo di analisi.</p><p rend="h3">Metodologia operativa. Sistema di analisi</p><p rend="text">Alla base del progetto è la configurazione di un sistema per l’analisi in accordo con le intenzioni della ricerca: la lettura delle ville napoletane di età moderna riportate al loro contesto, analizzato attraverso il tempo fino alle consistenze reali tangibili. Il sistema ha trovato nel supporto informatico lo strumento per definire una struttura appropriata e funzionale sia allo svolgimento della ricerca nel suo esercizio che alla sua futura fruizione e disseminazione.</p><p rend="text">Partendo dalle intenzioni della ricerca, si è dunque organizzato il campo per l’esercizio delle varie attività <hi rend="italic">in itinere</hi>, definendo una metodologia operativa affinché il gruppo di lavoro possa procedere congiuntamente a contribuire all’accrescimento della ricerca, condividendo i dati e le letture immessi nelle forme della città, per la localizzazione georeferenziata delle ville. L’operatività della ricerca ha trovato forma nella scheda di analisi da compilarsi per ogni villa, localizzata nella visione satellitare e nella cartografia storica della città, in cui riporre con ordine l’insieme multiforme dei dati.</p><p rend="text">Casi già indagati nelle diverse mutazioni subite, complessi da ordinare nelle vicende, da interrogare attraverso il supporto digitale, hanno costituito riferimenti realistici per strutturare la scheda di analisi.</p><p rend="text">La scheda è stata progettata per essere funzionale tanto alla raccolta sistematica dei dati che alla loro analisi, e dunque utile alla valutazione dell’estensione e alla natura del fenomeno nel tempo, alla comparazione di diversi aspetti, per qualità e caratteri dei casi raccolti, quanto infine a un’approfondita lettura di quella villa nel suo contesto, riportato fino alla condizione attuale tangibile.</p><p rend="text">Configurazione e applicazione hanno richiesto un lavoro congiunto dei componenti del gruppo nella definizione teorica della scheda nelle sue parti e la pratica progettazione del supporto informatico. Anche per questioni di base, già all’avvio della formulazione, si sono dovute compiere scelte significative, anche solo per il nome, perché diventa identificativo di quel caso lungo la storia delle trasformazioni. Modifiche e cambi di proprietà hanno prodotto nomi diversi, ville diverse sulla stessa, ponendo incertezze, da cui si è optato per la denominazione più diffusa perché può dirsi rappresentativa.</p><p rend="text">Similmente la nomenclatura appropriata a quella specifica villa è stata oggetto di riflessione; considerando che il termine villa è generico e anche localmente poco usuale in età moderna. Nei documenti infatti si riscontrano altri appellativi: <hi rend="italic">masseria</hi> che individua nell’attività agricola il carattere prevalente o invece <hi rend="italic">casino</hi> che sottolinea l’intenzionale godimento dei luoghi. Sono state pertanto prese in considerazione tre opzioni che rimarcano la differenza tra i due termini: <hi rend="italic">casino di delizie </hi>per un’architettura concepita per godimento, <hi rend="italic">masseria produttiva</hi> nel caso di rimarcata funzione agricola, o l’associazione di entrambe.</p><p rend="text">Indicazione basilare da fornire al principio della scheda – perché appunto l’identificazione del sito e delle permanenze della villa nei luoghi reali è un obiettivo primario del progetto – è la collocazione, sia nella cartografia storica che nei luoghi reali, al fine di riportare il documento al dato reale e, georeferenziando il sito di impianto, sviluppare il GIS delle ville. Ogni scheda è infatti accolta nel GIS per georeferenziazione associandone il sito all’individuazione di quel luogo/villa nella cartografia storica.</p><p rend="text">La struttura della scheda nelle sue parti è stata definita per accogliere le variegate componenti della descrizione, in particolare tenendo conto della difficoltà a registrare le variazioni intercorse nel tempo. Per le numerose modifiche, trasformazioni in altro generalmente occorse, fino all’eventuale cancellazione nel tempo della storia, la struttura della scheda di analisi, da compilare per ogni singolo caso, ha previsto uno sviluppo cronologico per fasi, così da consentire, come in uno studio archeologico, l’individuazione e l’indicazione, sulla stessa superficie di territorio accolta nel GIS, di una sorta di stratigrafia delle trasformazioni di quella villa, anche passando ad altre forme o all’assenza. Se ne espone qui di seguito in sintesi la struttura.</p><p rend="text">Nella prima parte sono descritte le origini riferendosi alla fase fondativa della villa; se ne indicano la fascia cronologica, la proprietà, la specifica nomenclatura, l’eventuale insediamento su preesistenze e l’attributo topografico. Accanto alle relative note e descrizioni, stabilite scelte multiple per ognuna divengono attributi strumentali all’interrogazione del sistema. Anche le descrizioni estese dell’architettura e dei giardini contemplano, accanto alla scelta tra tipologie formali, l’indicazione sulla presenza o meno di elementi di architettura e decori al fine di specificare classi e attributi che il sistema, il modello dati nel linguaggio informatico, possa poi riconoscere per le interrogazioni. Gli elementi che possono rilevarsi presenti e le varietà dei modi sono stati definiti dal gruppo di ricerca con la finalità di predisporre un’ampia gamma di interrogazioni, attivando le ricerche sull’insieme dei casi studiati con l’incrementarsi delle schede compilate. La spunta nella compilazione su <hi rend="italic">Sì</hi>, <hi rend="italic">No</hi> o su <hi rend="italic">Presente solo nelle fonti</hi>, etichetta il singolo caso per quelle specifiche indicazioni, così da poter estrapolare casi corrispondenti per quelle caratteristiche nell’interrogare il complesso dei dati raccolti e georeferenziati.</p><p rend="text">Nella seconda parte della scheda sono descritte per singole sezioni le eventuali trasformazioni, compilando tante sezioni per ogni eventuale trasformazione; a queste, come per la prima parte, sono associati alle descrizioni e alle note generali termini identificativi e attributi, la cui scelta consente di filtrare sottoinsiemi di ville con quelle specifiche. In questo modo, <hi rend="italic">in itinere</hi>, lo studio e la raccolta dei dati sistemata nelle schede contribuisce attivamente alla ricerca, guidando nel procedere all’esplorazione del fenomeno.</p><p rend="text">La scheda è strutturata per raccogliere immagini e testi nelle sezioni: iconografia, cartografia, fotografie storiche, antologia di testi letterari, fonti periegetiche, fonti archivistiche, a cui segue in coda la bibliografia.</p><p rend="text">Al termine essa segnala e documenta l’attuale stato di conservazione, in cui alla descrizione complessiva dello stato in riferimento alla villa originaria e alle sue parti, sono associati allo stesso modo termini e scelte multiple per predisporre le informazioni alle interrogazioni sull’insieme delle schede raccolte. Può indicarsi se si conservino parti riferibili all’intervallo cronologico del progetto o spuntare le opzioni ai due estremi dell’intervallo: conservazione complessiva o nessuna traccia materiale. Può precisarsi l’eventuale conservazione di tracce e/o elementi dell’architettura, selezionando tra gli elementi in elenco: Tracce perimetrali della proprietà; Porticato; Giardini; Parti delle sostruzioni dei giardini; Volume, ma con forti alterazioni; Portale e Viale di accesso. Le immagini fotografiche allegate documentano al termine quanto riferito ed invitano all’esplorazione dei luoghi con la vista satellitare.</p><p rend="text">L’analisi della villa predisposta dalla scheda ne mette in luce le trasformazioni della stessa e del suo contesto nella storia, fino all’attuale reale condizione, cosicché la descrizione, che è riportata in sintesi all’inizio, guida a riconoscere e rendere tangibili le permanenze.</p><p rend="h3">Finalità</p><p rend="text">La metodologia operativa applicata nella compilazione delle schede georeferenziate guida ad accrescere memoria e conoscenze delle ville moderne al contorno della città in forma attiva, sia perché prevede analisi comparate, ma soprattutto perché l’interesse a calare l’insieme di descrizioni, studi e dati nel contesto reale dei luoghi della città, mira a rendere queste memorie tangibili, identificabili nel contesto reale provocando fruttuose ricadute.</p><p rend="text">Il rapporto di queste architetture con i luoghi di insediamento ha assunto un ruolo chiave per rivelare numerosi casi apparentemente perduti o interpretarne l’identità. La natura costitutiva dell’architettura della villa è strettamente connessa alle forme dei luoghi d’insediamento; si riconosce che sono proprio le qualità dei luoghi gli ingredienti del progetto, perché esso è configurato per fruire e godere di quelle qualità e bellezze. Ed è proprio l’analisi di questo nesso, tra villa e luogo di sedime, che alimenta l’esercizio (coadiuvato dalla metodologia operativa esposta) di riportare le ville ai relativi contesti, nella mutevolezza delle trasformazioni intercorse dalla condizione originaria a quella attuale. Da questo esercizio, già in questa prima fase, testimonianze apparentemente perdute sono state progressivamente svelate o elementi e tracce di quelle ville che ancora permangono nella città contemporanea sono stati messi in luce. Questi primi risultati e quelli che ancora si prospettano guidano a leggere la matrice fondativa di quel palinsesto urbano, come in archeologia, specificando qualità, caratteri, memoria storica di quei luoghi d’insediamento e rinnovati valori. Lo svelamento delle ville nelle forme della città reale rimarca quindi le qualità dei luoghi e, in questo modo, muove verso la loro riappropriazione, perché indirizza all’apprezzamento, invita al comune godimento e infine fa istanza per la cura e la conservazione.</p><p rend="text">La progressiva messa in luce di queste straordinarie testimonianze e di quanto ne resta, assieme al recupero di memoria, risveglia quindi la capacità di leggere qualità e bellezze dei luoghi di impianto che chiedono di essere tutelate, di essere pienamente fruite e di divenire esse stesse, nella città contemporanea, elementi di progetto nel recupero urbano, e dunque, possibilmente, visioni di futuro radicate nell’uso storico delle qualità dei luoghi.</p>
      
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