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      <titleStmt>
        <title type="main" level="a">Un modello di dati e un archivio digitale per lo studio delle ville napoletane nel progetto NeaVia</title>
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          <persName n="1" ref="https://orcid.org/0000-0003-3439-3503" type="ORCID">
            <forename>Roberta</forename>
            <surname>Presta</surname>
            <placeName type="affiliation">University of Naples Suor Orsola Benincasa, Italy</placeName>
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          <persName n="2" ref="https://orcid.org/0000-0002-0923-7931" type="ORCID">
            <forename>Chiara</forename>
            <surname>Tancredi</surname>
            <placeName type="affiliation">University of Naples Suor Orsola Benincasa, Italy</placeName>
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          <resp>This is a section of <title>NeaVia La villa napoletana. Antichità e natura tra Rinascimento e Barocco</title>(DOI: <idno type="DOI">10.36253/979-12-215-0854-3</idno>) by </resp>
          <name>Maria Gabriella Pezone, Angela Michela Convertini</name>
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        <publisher>Firenze University Press</publisher>
        <pubPlace>Florence</pubPlace>
        <date when="2025">2025</date>
        <idno type="DOI">https://doi.org/10.36253/979-12-215-0854-3.04</idno>
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          <p>Available for academic research purposes</p>
          <p>Open Access</p>
          <p>Copyright Author(s)</p>
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            <p>Metadata licence CC0 1.0</p>
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        <p>This is original content, published for academic research purposes</p>
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          <desc>Digital edition XML powered by Booksflow</desc>
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      <abstract xml:lang="en">
        <p>The contribution presents the development of a data model for the study of Neapolitan villas, carried out within the NEA_VIA project in dialogue with art and architectural historians. This model formed the basis for both an analysis form of the villa and its digital archive, implemented through the Airtable platform, which is increasingly used for entering and managing research data, particularly in the digital humanities. The solution supported collaborative data collection and remote validation. The paper highlights the strengths and weaknesses of this approach in order to inform future similar research projects.</p>
      </abstract>
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            <item>Data model</item>
            <item>Digital archive</item>
            <item>Architectural heritage</item>
            <item>Interaction design</item>
            <item>AirTable</item>
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      <p>It is available online at https://doi.org/10.36253/979-12-215-0854-3.04<ref target="https://doi.org/10.36253/979-12-215-0854-3.04" /></p>
      <p rend="h1_chapter">Un modello di dati e un archivio digitale per lo studio delle ville napoletane nel progetto NeaVia</p><p rend="h1_author ParaOverride-1">Roberta Presta, Chiara Tancredi</p><p rend="h2">Introduzione</p><p rend="text">La ricerca nel campo dei beni culturali si trova oggi di fronte a sfide sempre più complesse, che rendono il ricorso alle tecnologie digitali non soltanto un’opportunità, ma una vera e propria necessità. Il bisogno crescente di strumenti digitali nasce dall’esigenza di affrontare problemi legati alla conservazione, alla documentazione e alla valorizzazione di un patrimonio spesso fragile, frammentato o disperso. In questo quadro, gli archivi digitali rivestono un ruolo cruciale: costituiscono la spina dorsale di molte attività di studio e gestione, fungono da base per strategie di tutela e conservazione e rappresentano spesso il punto di partenza per altre applicazioni tecnologiche, dalla modellazione 3D alla georeferenziazione cartografica. La loro funzione non si esaurisce nella catalogazione e nell’accesso alle informazioni: essi favoriscono un approccio interdisciplinare e collaborativo, in grado di mettere in dialogo competenze storiche, architettoniche e informatiche.</p><p rend="text">In questa cornice si colloca il progetto di ricerca <hi rend="italic">NeaVia</hi>, dedicato allo studio delle ville napoletane tra Rinascimento e Barocco. La ricerca ha mirato a ricostruire la presenza e l’articolazione architettonica di queste residenze, analizzandone la diffusione, le trasformazioni e le eventuali tracce ancora riconoscibili nel tessuto urbano contemporaneo. Per affrontare un fenomeno caratterizzato da continui mutamenti e spesso da scomparse radicali, è stato necessario adottare un approccio integrato, capace di mettere a sistema fonti eterogenee, dall’iconografia alla cartografia storica, dalle descrizioni antiquarie ai documenti d’archivio, e di confrontarle con l’osservazione diretta della città reale.</p><p rend="text">Tale scenario ha messo in luce una serie di criticità metodologiche. Le operazioni di censimento risultano complesse a causa della natura frammentaria delle fonti e delle trasformazioni che hanno interessato gli edifici fino alla loro scomparsa. A ciò si aggiunge la necessità di creare un modello di dati condiviso per organizzare le informazioni e la carenza di strumenti di lavoro che, pur garantendo rigore formale, risultino allo stesso tempo facilmente accessibili e usabili da parte di studiosi delle discipline umanistiche.</p><p rend="text">Il contributo qui presentato risponde a queste problematiche proponendo lo sviluppo di un modello di dati per lo studio delle ville napoletane e la sua implementazione in un archivio digitale collaborativo, realizzato nell’ambito del progetto <hi rend="italic">NeaVia</hi>. L’articolo mette in evidenza le diverse fasi del percorso: la co-progettazione con gli storici dell’architettura, l’elaborazione del modello concettuale basato sullo schema Entità-Relazione, la traduzione del modello in un archivio digitale operativo e, infine, la discussione dei vantaggi e dei limiti dell’approccio adottato. In questo senso, esso intende offrire non solo una testimonianza metodologica, ma anche uno strumento di riflessione per future ricerche che si trovino ad affrontare sfide analoghe.</p><p rend="h2">Co-progettazione con gli utenti: elicitazione dei requisiti</p><p rend="text">La progettazione e lo sviluppo del modello di dati hanno seguito un approccio <hi rend="italic">user-centred</hi><hi rend="notes_number CharOverride-1"><ref target="#endnote-001"><hi xml:id="endnote-001-backlink">1</hi></ref></hi>, fondato sul confronto continuo con storici dell’arte e dell’architettura coinvolti nel progetto. Gli strumenti digitali, perché possano risultare davvero utili nella vita delle persone, devono infatti essere progettati insieme agli utenti finali, secondo i principi del design incentrato sull’utente (<hi rend="italic">user-centred design</hi>). Nel caso specifico, ciò significa riconoscere che la conoscenza storica e artistica possiede caratteristiche e complessità che solo chi vi lavora quotidianamente può rendere esplicite. La costruzione di un modello di dati per le ville oggetto di indagine nel progetto <hi rend="italic">NeaVia</hi> ha richiesto dunque la collaborazione con esperti, in questo caso i ricercatori del progetto, la cui competenza di dominio è stata indispensabile per tradurre i bisogni di ricerca in requisiti formali, evitando semplificazioni indebite e garantendo che lo strumento in via di sviluppo potesse rispondere a reali pratiche di lavoro. Con l’obiettivo di tradurre in una struttura formale esigenze di ricerca che, per loro natura, si radicano in un materiale documentario complesso e sfaccettato, sono stati dunque organizzati specifici incontri con gli studiosi per affrontare una fase preliminare cruciale per la progettazione: l’elicitazione dei requisiti. Con questo termine si intende il processo di raccolta e chiarificazione dei bisogni degli utenti finali, che nel nostro caso non è coinciso semplicemente con l’individuazione dei metadati da registrare, ma ha incluso la comprensione delle domande di ricerca e delle modalità attraverso cui i ricercatori del settore operano, accedendo, interpretando e confrontando le fonti durante le loro ricerche.</p><p rend="text">I requisiti fondamentali in questo senso sono stati individuati con precisione fin dalle prime fasi, grazie alla capacità degli studiosi di esprimere in modo puntuale i bisogni di analisi e le informazioni da considerare. Il modello è stato successivamente affinato attraverso iterazioni successive, mantenendo sempre come riferimento la qualità e la coerenza delle indicazioni fornite, che hanno orientato in modo decisivo l’intero processo.</p><p rend="text">Un primo nodo emerso nel lavoro di design partecipato<hi rend="notes_number CharOverride-1"><ref target="#endnote-002"><hi xml:id="endnote-002-backlink">2</hi></ref></hi> ha riguardato l’assenza di un modello di dati standardizzato o di riferimento per la documentazione delle ville oggetto di analisi. Questo vuoto si intreccia con la natura stessa delle ville in esame, che non possono essere intese come entità statiche: al contrario, esse si configurano come realtà in costante evoluzione, stratificate nel tempo e soggette a trasformazioni profonde. Una stessa villa può cambiare più volte destinazione d’uso e proprietà, sopravvivere in forma di resti parziali o scomparire del tutto. In alcuni casi, persino l’assetto morfologico del territorio modifica radicalmente la percezione del complesso: è il caso, ad esempio, delle ville costiere a seguito del progressivo arretramento della linea di costa.</p><p rend="text">È risultato quindi indispensabile predisporre un modello capace di restituire la dimensione dinamica delle ville, registrando non soltanto lo stato attuale (laddove ancora esistente), ma anche le diverse fasi storiche che ne hanno scandito la vita. Per ciascuna fase, doveva poter essere specificata la configurazione architettonica e i cambiamenti intervenuti, con riferimento sia alla struttura edilizia sia agli elementi accessori. Ciò includeva, in primo luogo, informazioni di carattere strutturale, come il numero di appartamenti e di sale, o la presenza di ambienti di rappresentanza quali saloni, gallerie e scale monumentali, in quanto elementi che permettono di ricostruire la dimensione e la funzione sociale della villa nelle diverse epoche storiche considerate. Accanto agli spazi di rappresentanza, risultava importante registrare la presenza di ambienti specialistici, come studioli, cappelle private o guardaroba, utili a documentare aspetti della vita privata e delle pratiche domestiche degli abitanti; allo stesso modo, cucine, ghiacciaie, ambienti di servizio e <hi rend="italic">dépendances</hi>, per avere una restituzione dell’organizzazione logistica e funzionale del complesso. Un’attenzione specifica è stata dedicata anche agli spazi esterni e di svago: terrazze, logge, giardini, ma anche strutture per l’attività fisica come il gioco della pallacorda, per comprendere il rapporto tra la villa, il paesaggio e le forme di intrattenimento. Infine, sono stati considerati gli apparati decorativi e i beni mobili, così come le strutture produttive e funzionali (cavallerizze, peschiere, attracchi o piccoli porticcioli), per rendere la complessità della villa come sistema articolato, in cui spazi di rappresentanza, vita privata, produzione e tempo libero si intrecciano in configurazioni mutevoli nel tempo. La rappresentazione di queste caratteristiche doveva inoltre poter tenere conto delle differenti condizioni di attestazione: un elemento poteva essere presente, assente, di presenza non nota oppure attestata unicamente dalle fonti. Questa articolazione doveva in altri termini consentire di distinguere ciò che è visibile e conservato da ciò che è testimoniato in maniera indiretta.</p><p rend="text">Un secondo aspetto considerato ha riguardato la varietà e l’eterogeneità delle fonti, che costituiscono il punto di partenza della ricerca storico-artistica sulle ville. L’iconografia storica consente di cogliere l’aspetto architettonico e paesaggistico dei complessi nelle diverse epoche, mentre la cartografia storica permette di collocarli nel territorio, di seguirne l’evoluzione e di leggere i mutamenti dell’assetto urbano e rurale circostante. A queste si affiancano le fotografie storiche, che offrono testimonianze dirette dello stato delle ville in epoche più recenti e risultano particolarmente utili per rilevare trasformazioni intervenute nel tempo o, nei casi di demolizione, per documentarne l’aspetto ormai perduto. Un ulteriore contributo proviene dalle antologie di testi e dalle fonti periegetiche, che restituiscono la percezione e l’immaginario culturale con cui le ville erano interpretate e fruite. Le fonti archivistiche, come contratti, atti notarili e documenti di committenza, permettono invece di ricostruire le vicende di proprietà e gli interventi edilizi, mentre la documentazione fotografica contemporanea, raccolta durante le campagne di ricerca, integra questo patrimonio offrendo un quadro sistematico dello stato attuale. L’insieme di queste fonti compone un materiale ampio ma non omogeneo che il modello dei dati ha avuto il compito di accogliere e collegare.</p><p rend="text">Un ulteriore requisito è legato al <hi rend="italic">modus operandi</hi> degli studiosi, che tipicamente vede l’avvio della ricerca e dell’analisi a partire da una visione geografica d’insieme degli episodi, per poi scendere a un livello di maggiore dettaglio su ciascuno di essi. La possibilità di collocare le ville su una mappa non rappresenta quindi soltanto una possibile modalità di visualizzazione dei dati, ma un vero e proprio strumento di pensiero che orienta le successive indagini. Da questa esigenza è derivata la necessità di progettare un modello in grado di supportare riferimenti geografici strutturati come coordinate, indirizzi, e aree di appartenenza, capaci di alimentare questo tipo di esplorazione.</p><p rend="text">A quelli suddetti, si aggiungono ulteriori requisiti di natura operativa. Il modello e l’archivio dovevano consentire la collaborazione simultanea di più ricercatori su un’unica base di dati, così da rendere possibile la raccolta parallela di informazioni e la loro validazione condivisa. Era inoltre fondamentale che la configurazione dell’archivio potesse avvenire in tempi rapidi, così da avviarne presto la popolazione con i dati della ricerca ed i relativi controlli. Infine, lo strumento doveva garantire un’adeguata usabilità, permettendo ai ricercatori coinvolti nel progetto di contribuire direttamente all’inserimento e alla revisione dei dati senza la necessità di maturare particolari competenze informatiche specialistiche.</p><p rend="h2">Progettazione concettuale del modello Entità-Relazione (ER)</p><p rend="text">La fase successiva all’elicitazione dei requisiti ha riguardato la traduzione delle indicazioni raccolte in una struttura concettuale formale. A tale scopo si è fatto ricorso al modello Entità-Relazione (<hi rend="italic">Entity-Relationship model</hi>, o modello ER)<hi rend="notes_number CharOverride-1"><ref target="#endnote-003"><hi xml:id="endnote-003-backlink">3</hi></ref></hi>, uno degli strumenti più diffusi nell’informatica per descrivere e organizzare dati che rappresentano fenomeni complessi. Introdotto negli anni Settanta e divenuto da allora uno standard riconosciuto a livello internazionale, il modello ER viene utilizzato in numerosi ambiti di ricerca e di applicazione, proprio perché consente di rappresentare in maniera chiara e condivisibile la logica con cui le informazioni vengono organizzate. Il modello ER si basa su tre elementi fondamentali. Le entità corrispondono agli oggetti di interesse da documentare. Gli attributi descrivono le proprietà specifiche di ciascuna entità. Le relazioni, infine, collegano tra loro le entità per rendere espliciti i legami sussistenti tra di esse.</p><p rend="text">Il modello ha avuto come nucleo centrale l’entità Villa, intorno alla quale sono stati organizzati tutti gli altri elementi informativi. La villa è stata descritta attraverso un insieme articolato di attributi, comprendenti dati identificativi, come il nome prevalente tramandato nella storia, l’indirizzo e le coordinate geografiche, e informazioni di contesto, quali il gruppo e il sottogruppo di appartenenza (una suddivisione per quartieri proposta dai ricercatori), la descrizione generale, gli architetti e le maestranze coinvolte, fino allo stato di conservazione attuale. Ulteriori campi hanno previsto l’indicazione del responsabile dell’inserimento dei dati, a garanzia della tracciabilità della compilazione. Un attributo particolarmente rilevante dell’entità Villa è rappresentato dalla cronologia, che indica i secoli nei quali il complesso ha effettivamente svolto la funzione di villa, distinguendo quindi i periodi di piena destinazione residenziale e rappresentativa da quelli in cui l’edificio è stato riconvertito ad altri usi.</p><p rend="text">Accanto a questa descrizione generale, ogni villa è stata collegata a entità che rappresentano le sue fasi cronologiche, articolate in due categorie: Origine e Modifica/Trasformazione. L’entità Origine associata ad una villa è unica per ciascuna villa: in essa sono raccolte informazioni quali la fascia cronologica di fondazione, il nome attribuito in tale fase, la proprietà, la nomenclatura e la definizione topografica. L’entità Modifica/Trasformazione consente di documentare gli snodi cronologici che hanno interessato la villa dopo la sua origine e i relativi cambiamenti avvenuti nel corso della sua storia. Ogni villa, dunque, può essere associata a più entità di tipo Modifica/Trasformazione. Sia l’entità Origine che le eventuali entità Modifica/Trasformazione sono messe in relazione, opzionalmente, con una e una sola entità di tipo Architettura, la quale dettaglia la configurazione fisica della villa in quella specifica fase. Nell’entità Architettura trovano posto le informazioni specificate nel modello dei dati come il numero di appartamenti e di sale, la presenza di ambienti di rappresentanza (saloni, gallerie, scale monumentali), di ambienti specialistici (studioli, cappelle, guardaroba), di spazi funzionali (cucine, ghiacciaie, ambienti di servizio, <hi rend="italic">dépendances</hi>), nonché di strutture particolari quali cavallerizze, attracchi o porticcioli e peschiere. Vi rientrano anche gli apparati decorativi, i beni mobili e i giardini. Questo livello di dettaglio permette di restituire l’articolazione interna ed esterna delle ville e di seguirne le trasformazioni nelle diverse epoche.</p><p rend="text">A completamento del modello, ogni istanza dell’entità Villa è stata messa in relazione con le fonti che la documentano, attraverso una struttura che consente di associare a ciascun complesso anche più testimonianze di natura eterogenea, ciascuna delle quali modellata con una entità dedicata. Troviamo quindi l’entità Iconografia storica, che raccoglie immagini corredate da titolo e collocazione; l’entità Cartografia storica, che presenta piante e rappresentazioni descritte in base alla cronologia e al titolo, utili a collocare il complesso nel territorio. L’entità Fotografia storica prevede attributi quali il nome dell’autore e l’anno di realizzazione, oltre ad includere l’immagine stessa, similmente all’entità Fotografia contemporanea. Accanto alle fonti visive, il modello prevede entità dedicate ai testi: dalle antologie letterarie alle descrizioni di viaggio, identificate da titolo, autore ed estratti, fino alla documentazione d’archivio, caratterizzata da segnature e riferimenti cronologici.</p><p rend="text">In sintesi, il modello ha previsto nove entità principali (Fig. 1): Villa, Origine, Modifiche/Trasformazioni, Architettura, Iconografia storica, Cartografia storica, Fotografie storiche, Antologie di testi, Fonti periegetiche, Fonti archivistiche, Documentazione fotografica contemporanea. </p><p rend="h2">Implementazione dell’archivio digitale</p><p rend="text">Alla luce delle esigenze emerse durante la fase di raccolta dei requisiti, si è reso necessario individuare uno strumento che consentisse di implementare in tempi rapidi un archivio coerente con il modello dei dati definito, capace di accogliere il contributo di più ricercatori e al tempo stesso facilmente utilizzabile senza competenze informatiche specialistiche. L’obiettivo era disporre di un ambiente che permettesse non soltanto l’accumulo ordinato di una grande mole di dati, ma anche la verifica immediata della coerenza delle informazioni già inserite. Il requisito della collaborazione ha avuto un ruolo determinante: l’archivio doveva consentire a più studiosi di lavorare in parallelo sulla stessa base di dati, con la possibilità di controllare reciprocamente i contenuti e di arricchire progressivamente la mappatura.</p><p rend="text">In questo contesto è stata adottata <hi rend="italic">Airtable</hi><hi rend="notes_number CharOverride-1"><ref target="#endnote-004"><hi xml:id="endnote-004-backlink">4</hi></ref></hi>, una piattaforma web sviluppata originariamente per finalità di gestione logistica e organizzativa in ambito aziendale, ma progressivamente affermatasi anche in contesti accademici. Negli ultimi anni, infatti, <hi rend="italic">Airtable</hi> ha trovato crescente impiego nelle <hi rend="italic">digital humanities</hi>, dove viene utilizzato come strumento di modellazione della conoscenza e di raccolta dati collaborativa. La scelta di questa soluzione ha permesso di tradurre con rapidità lo schema concettuale in un archivio digitale pienamente operativo, evitando la necessità di ricorrere a sviluppi software <hi rend="italic">ad hoc</hi> e garantendo al tempo stesso flessibilità, scalabilità e semplicità di utilizzo.</p><p rend="text">Tra le caratteristiche ritenute più utili vi sono la possibilità di strutturare facilmente entità, attributi e tipologie di attributi in accordo con il modello ER progettato e soprattutto le funzioni di personalizzazione delle interfacce sia per la visualizzazione che per la raccolta dei dati senza necessità di programmazione.</p><p rend="text">La struttura portante dell’archivio è stata realizzata creando, per ciascuna entità, una tabella dedicata nell’archivio <hi rend="italic">Airtable</hi> (Fig. 2).</p><p rend="text">L’interfaccia utente dell’archivio digitale è stata costruita su misura, sfruttando alcune funzionalità specifiche della piattaforma (in particolare, <hi rend="italic">Interface Designer</hi>).</p><p rend="text">Particolare attenzione è stata riservata alla progettazione dell’interfaccia di inserimento dati (Fig. 3), in modo che la procedura guidasse i ricercatori passo dopo passo nella compilazione della ricca e articolata mole di informazioni della cosiddetta “scheda villa”, riducendo al minimo il rischio di errori e incoerenze. Un aspetto significativo dell’implementazione è stata la possibilità di configurare automaticamente campi a valori fissi tramite menu a tendina, che hanno reso la compilazione più agevole e coerente. Grazie a questa funzionalità, i ricercatori hanno potuto selezionare opzioni predefinite per campi chiave evitando ambiguità terminologiche e garantendo uniformità nella codifica dei dati. Il processo di inserimento ha inizio a partire dalla compilazione delle informazioni generali relative alla villa, che costituisce l’entità centrale dell’intero sistema. Una volta definita questa cornice di base, sono richiesti i dati relativi all’origine della villa, e della corrispondente configurazione architettonica. Seguono le richieste di inserimento dei campi di modifiche e trasformazioni occorse nel tempo, anch’esse collegabili ad una descrizione architettonica, ed infine si chiude con l’inserimento delle diverse tipologie di fonti. Questa sequenza di inserimento ha permesso di mantenere un ordine di schedatura coerente con la logica del modello dei dati, assicurando al tempo stesso che ogni informazione fosse contestualizzata nel quadro complessivo della villa e delle sue trasformazioni.</p><p rend="text">Le modalità di visualizzazione dei dati delle schede villa sono state organizzate in due forme complementari, pensate per rispondere a esigenze di consultazione diverse. La prima, denominata “Visualizzazione schede villa” (Fig. 4), consente di esplorare nel dettaglio ogni singolo complesso. Procedendo in maniera ordinata attraverso campi e sezioni, lo studioso ha la possibilità di ricostruire l’intero profilo della villa. Questa modalità privilegia un’esplorazione gerarchica, suddivisa per “capitoli”, della villa: le informazioni sono presentate come riquadri annidati ed espandibili in base alle esigenze di consultazione. Ciò è particolarmente utile per analizzare in modo ordinato la complessità dei dati e per isolare rapidamente specifiche categorie di informazioni all’interno della scheda, restituendo la ricchezza e la complessità del singolo caso di studio senza sovraccaricare necessariamente l’utente.</p><p rend="text">Accanto a questa, è stata predisposta l’interfaccia “Filtraggio schede villa”, che offre una visione trasversale dell’insieme delle ville inserite nell’archivio (Fig. 5). Qui l’attenzione si sposta dalla singola unità al quadro d’insieme: lo strumento consente infatti di avere una panoramica di tutte le schede inserite e di effettuare ricerche avanzate combinando più campi e criteri di ricerca. È così possibile, ad esempio, individuare tutte le ville appartenenti a una determinata fascia cronologica e localizzate in un’area specifica, oppure filtrare quelle caratterizzate da particolari elementi architettonici e da uno specifico stato di conservazione. Le selezioni così ottenute possono poi essere esplorate nel dettaglio, aprendo direttamente le schede corrispondenti.</p><p rend="h2">Vantaggi e limiti dell’approccio</p><p rend="text">L’implementazione dell’archivio digitale ha svolto pienamente il ruolo di strumento di raccolta e verifica dei dati, a supporto della capitalizzazione delle informazioni prodotte dalle ricerche. La possibilità di configurare rapidamente la piattaforma ha reso immediatamente operativa la traduzione del modello concettuale in uno strumento di lavoro, consentendo la partecipazione simultanea di più ricercatori e la verifica incrociata dei dati inseriti. Le funzionalità di personalizzazione dell’interfaccia, unite alla disponibilità di moduli guidati e viste multiple, hanno reso il processo di compilazione semplice, favorendo l’inserimento di una mole significativa di informazioni in tempi contenuti senza la necessità di competenze informatiche particolarmente avanzate. Un ulteriore vantaggio è stato il carattere collaborativo e remoto dell’archivio, che ha permesso la raccolta parallela dei dati e la loro immediata consultazione, riducendo al minimo i rischi di incoerenza. L’archivio ha così costituito un supporto efficace alle attività di ricerca, producendo un <hi rend="italic">corpus</hi> strutturato da rendere accessibile anche a partire da una rappresentazione su mappa costruita mediante GIS <hi rend="italic">(Geographic Information System)</hi>, dove le informazioni possono essere esplorate su base geografica. Lo strumento è stato valutato positivamente dai ricercatori coinvolti, che ne hanno apprezzato la facilità d’uso, l’immediatezza delle funzioni di consultazione e la fruibilità in forma <hi rend="italic">human readable</hi>, che ne ha reso naturale l’adozione come supporto quotidiano al lavoro di ricerca e analisi.</p><p rend="text">Accanto a questi vantaggi, è necessario sottolineare alcuni limiti. Come nel caso di tutte le soluzioni proprietarie, l’adozione della piattaforma comporta inevitabilmente una dipendenza tecnologica dal fornitore del servizio. Sul piano dell’interoperabilità, la piattaforma mette a disposizione strumenti che consentono un accesso <hi rend="italic">machine readable</hi> ai dati. Tuttavia, nell’ottica di favorire il riuso dei dati in contesti più ampi, è prevista una trasposizione dei dati in formati standard e maggiormente condivisibili, come XML (<hi rend="italic">eXtensible Markup Language</hi>), così da assicurarne la piena integrabilità con altri sistemi digitali per la gestione del patrimonio culturale.</p><p rend="h2">Conclusioni</p><p rend="text">Il contributo principale del lavoro consiste da un lato nella definizione di un modello di dati riusabile da altre ricerche affini e dall’altro nella messa in produzione di uno strumento che ha consentito di capitalizzare rapidamente la conoscenza, favorendo la collaborazione e la coerenza descrittiva. In questo senso, l’archivio non è stato un semplice contenitore, ma un’infrastruttura di ricerca capace di tenere insieme stratigrafie architettoniche, percorsi documentari e inquadramenti geografici.</p><p rend="text">Attraverso il <hi rend="italic">co-design</hi> con storici dell’arte e dell’architettura sono stati individuati requisiti concreti per la modellazione della conoscenza derivante dalla ricerca sulle ville, dalle dinamiche temporali alla varietà delle fonti, fino ai riferimenti geografici, e questi sono stati formalizzati in un modello Entità-Relazione centrato sulla villa e sulle sue origini e trasformazioni, collegandola a un insieme articolato di fonti. Il modello è stato poi reso operativo in un archivio digitale collaborativo che ha supportato la raccolta, la verifica e la consultazione dei dati tramite interfacce progettate <hi rend="italic">ad hoc</hi>, a supporto di esplorazioni agili e di operazioni avanzate di filtraggio, garantendo una fruizione <hi rend="italic">human readable</hi> in linea con le modalità di lavoro del gruppo di ricerca. I dati in archivio costituiscono la base di conoscenza da integrare e rappresentare su mappa mediante GIS, così da rendere esplorabile in chiave spaziale il <hi rend="italic">corpus</hi> e abilitare letture sinottiche a diverse scale.</p><p rend="text">Restano tuttavia chiari alcuni limiti strutturali, come la dipendenza da una piattaforma proprietaria e la necessità di consolidare l’interoperabilità, che però non compromettono l’esito della fase qui descritta, centrata sulla costruzione e sulla validazione della base di dati da parte di esperti, ma indirizzano i passi successivi: si procederà con la pubblicazione dei dati in formati interoperabili utili a supportare diverse esplorazioni storiografiche con altri strumenti e a favorire il riuso in contesti di ricerca affini.</p><p rend="text">In prospettiva, il lavoro qui presentato dimostra come strumenti digitali fondati su modelli di dati condivisi possano offrire un supporto concreto alla ricerca nelle discipline della storia dell’arte e dell’architettura, consentendo di ordinare la complessità, favorire la collaborazione e aprire nuove possibilità di analisi e confronto.</p>
      
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          <bibl n="213221">Airtable, https://www.airtable.com/. Ultimo accesso: 30 settembre 2025.</bibl>
          <bibl n="212866">Chianese, Angelo, Moscato, Vincenzo, Picariello, Antonio, e Sansone, Lucio. 2015. Sistemi di basi di dati e applicazioni, Santarcangelo di Romagna (RN), Maggioli Editore.</bibl>
          <bibl n="212797">Gamberini, Luciano, Chittaro, Luca, e Patern&amp;#242;, Fabio, a cura di. 2012. Human-computer interaction. Fondamenti teorici e metodologici per lo studio dell&amp;#39;interazione tra persone e tecnologie, Milano, Pearson Italia.</bibl>
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