<?xml version="1.0" encoding="utf-8" standalone="yes"?>
<TEI xmlns="http://www.tei-c.org/ns/1.0">
  <teiHeader>
    <fileDesc>
      <titleStmt>
        <title type="main" level="a">Il casino del Chiatamone come crocevia della “riscoperta” di Paestum</title>
        <author>
          <persName n="1" ref="https://orcid.org/0009-0004-7451-7616" type="ORCID">
            <forename>Angela</forename>
            <surname>Pecorario Martucci</surname>
            <placeName type="affiliation">University of Campania Luigi Vanvitelli, Italy</placeName>
          </persName>
        </author>
        <respStmt>
          <resp>This is a section of <title>NeaVia La villa napoletana. Antichità e natura tra Rinascimento e Barocco</title>(DOI: <idno type="DOI">10.36253/979-12-215-0854-3</idno>) by </resp>
          <name>Maria Gabriella Pezone, Angela Michela Convertini</name>
        </respStmt>
      </titleStmt>
      <publicationStmt>
        <publisher>Firenze University Press</publisher>
        <pubPlace>Florence</pubPlace>
        <date when="2025">2025</date>
        <idno type="DOI">https://doi.org/10.36253/979-12-215-0854-3.10</idno>
        <availability>
          <p>Available for academic research purposes</p>
          <p>Open Access</p>
          <p>Copyright Author(s)</p>
          <licence source="text" target="https://creativecommons.org/licenses/by/4.0/legalcode">
            <p>Content licence CC BY 4.0</p>
          </licence>
          <licence source="metadata" target="https://creativecommons.org/publicdomain/zero/1.0/legalcode">
            <p>Metadata licence CC0 1.0</p>
          </licence>
        </availability>
      </publicationStmt>
      <sourceDesc>
        <p>This is original content, published for academic research purposes</p>
      </sourceDesc>
    </fileDesc>
    <encodingDesc>
      <appInfo>
        <application version="2.2" ident="Booksflow">
          <desc>Digital edition XML powered by Booksflow</desc>
        </application>
      </appInfo>
    </encodingDesc>
    <profileDesc>
      <abstract xml:lang="en">
        <p>This contributes outlines the lesser-known history of the royal casino of Chiatamone during the period when it was the residence of General Don Felice Gazzola, reconstructing events through the eyes of foreign travellers, in particular the French pensionnair Pierre-Louis Moreau-Desproux. 
A meeting place for masonic lodges, it also played a key role in the process of “rediscovery” of Paestum initiated by the general from Piacenza, who used the casino not as a residence but as a privileged space in which to promote and display, with great generosity, the reliefs of the Posidonian antiquities he had commissioned and which were to form the iconographic backbone of a larger publishing project that was never published except in part and belatedly by Paolo Antonio Paoli.</p>
      </abstract>
      <textClass>
        <keywords>
          <list>
            <item>Casino</item>
            <item>Chiatamone</item>
            <item>Felice Gazzola</item>
            <item>“rediscovery” of Paestum</item>
            <item>Massonery</item>
          </list>
        </keywords>
      </textClass>
    </profileDesc>
  </teiHeader>
  <text>
    <body>
      <p>It is available online at https://doi.org/10.36253/979-12-215-0854-3.10<ref target="https://doi.org/10.36253/979-12-215-0854-3.10" /></p>
      <p rend="h1_chapter">Il casino del Chiatamone come crocevia <lb/>della “riscoperta” di Paestum</p><p rend="h1_author ParaOverride-1">Angela Pecorario Martucci</p><p rend="h2">Per un’altra storia del casino</p><p rend="text">Del «delizioso casino [<hi rend="italic">al Chiatamone …</hi>], sporgente sul mare [<hi rend="italic">adorno…</hi>] pure di un ameno boschetto, piantato sull’antico baluardo»<hi rend="notes_number CharOverride-1"><ref target="#endnote-001"><hi xml:id="endnote-001-backlink">1</hi></ref></hi>, Antonio Colombo, nel 1893, dichiarava – nel suo lungo e dettagliatissimo saggio sul Chiatamone pubblicato su «Napoli nobilissima» – l’assenza di una notizia certa sull’origine: «quando sorto, e da chi fatto costruire, non ho documenti per affermarlo»<hi rend="notes_number CharOverride-1"><ref target="#endnote-002"><hi xml:id="endnote-002-backlink">2</hi></ref></hi>. In seguito, tutti gli storici che si avvicenderanno, nell’assumere proprio questo articolo come punto di riferimento imprescindibile, ne forniranno informazioni solo a partire dalla metà del XVIII secolo, allorché nella dimora risultava testimoniata la presenza di Michele Imperiali: «Il principe di Francavilla possedeva […] un casino a Santa Lucia, che fu poi il Casino reale del Chiatamone»<hi rend="notes_number CharOverride-1"><ref target="#endnote-003"><hi xml:id="endnote-003-backlink">3</hi></ref></hi>, riportava Benedetto Croce nei suoi <hi rend="italic">Aneddoti e profili settecenteschi. </hi>Tuttavia, è possibile anticiparne l’origine alla fine del secolo precedente.</p><p rend="text">L’incisore Paolo Petrini, nel 1690 circa, infatti, realizzò una veduta assonometrico-prospettica denominata <hi rend="italic">Pianta e Alzata Della Città di Napoli</hi>, tra le <hi rend="italic">vintuna delle più belle fabriche fortezze e strade</hi> <hi rend="italic">che l</hi><hi rend="italic">’adornano</hi><hi rend="notes_number CharOverride-1"><ref target="#endnote-004"><hi xml:id="endnote-004-backlink">4</hi></ref></hi>, poi, ripubblicata, singolarmente, in un piccolo volumetto dal titolo <hi rend="italic">Principal parte della città di Napoli adornata da vintuna veduta delle più belle fabriche forteze estrade …</hi><hi rend="notes_number CharOverride-1"><ref target="#endnote-005"><hi xml:id="endnote-005-backlink">5</hi></ref></hi>, ove risulta rappresentato il <hi rend="italic">Presidio di Pizofalcone </hi>(Fig. 1), consentendo di fissare un termine cronologico proprio per la fabbrica del Chiatamone. In questa incisione, infatti, «se si ipotizza un’inesattezza prospettica»<hi rend="notes_number CharOverride-1"><ref target="#endnote-006"><hi xml:id="endnote-006-backlink">6</hi></ref></hi>, oltre alla riconoscibile Chiesa delle Crocelle e la scala che conduce alle sorgenti dell’acqua ferrata, sul bastione del <hi rend="italic">Fiatamone</hi> sono presenti, a testimonianza di come le mura risultino ormai prive della loro funzione difensiva<hi rend="notes_number CharOverride-1"><ref target="#endnote-007"><hi xml:id="endnote-007-backlink">7</hi></ref></hi>, sia delle alberature che un piccolo organismo architettonico parallelepipedo a un solo livello affacciato sul mare, che si può verosimilmente identificare come il nucleo originario del casino reale.</p><p rend="text">Anticipata la fondazione a fine Seicento, nella storiografia corrente, come si è detto, le uniche notizie note su questo edificio sono settecentesche e legate al nome di Michele Imperiali che pur risiedendo stabilmente nel palazzo Cellamare in via Chiaia, utilizzava il casino del Chiatamone come <hi rend="italic">pied-à-terre</hi> per organizzare sontuose feste e banchetti a cui partecipavano «il fiore dei forestieri, che capitavano a Napoli, in quei tempi nei quali il viaggio in Italia e il soggiorno a Napoli erano venuti in grande moda»<hi rend="notes_number CharOverride-1"><ref target="#endnote-008"><hi xml:id="endnote-008-backlink">8</hi></ref></hi>.</p><p rend="text">Tuttavia, se il Principe di Francavilla detenne il casino intorno agli anni sessanta del Settecento fino alla sua morte, nel 1782, resta da chiarire e colmare l’assenza di notizie intercorrenti tra questa fase e quella fondativa.</p><p rend="h2">Felice Gazzola e il casino come luogo di incontri massonici e diffusione della “riscoperta” di Paestum</p><p rend="text">Un dispaccio regio conservato presso l’Archivio di Stato di Piacenza documenta come il 9 gennaio 1759 il sovrano Carlo di Borbone concesse in comodato d’uso, <hi rend="italic">vita natural durante, </hi>il casino di proprietà regia che si trovava davanti alla Chiesa dei Crociferi nella via chiamata Fiatamone al generale Don Felice Gazzola<hi rend="notes_number CharOverride-1"><ref target="#endnote-009"><hi xml:id="endnote-009-backlink">9</hi></ref></hi> (Fig. 2), sia per meriti, ma anche in considerazione della ingente spesa di circa ottomila ducati che aveva sostenuto per riconfigurarlo («en consideración al notable gasto de cerca ocho mil ducados que habéis hecho, para reducirle en el estado en que actualmente se halla»<hi rend="notes_number CharOverride-1"><ref target="#endnote-010"><hi xml:id="endnote-010-backlink">10</hi></ref></hi>).</p><p rend="text">Da questa patente<hi rend="notes_number CharOverride-1"><ref target="#endnote-011"><hi xml:id="endnote-011-backlink">11</hi></ref></hi> (Fig. 3) e con l’entrata sulla scena del piacentino «homme plein de goust»<hi rend="notes_number CharOverride-1"><ref target="#endnote-012"><hi xml:id="endnote-012-backlink">12</hi></ref></hi> Felice Gazzola, comandante dell’artiglieria borbonica, è possibile, infatti, delineare una storia altra del casino, sicuramente meno nota, ma pregna di risvolti per il suo intrecciarsi con la «messa in valore»<hi rend="notes_number CharOverride-1"><ref target="#endnote-013"><hi xml:id="endnote-013-backlink">13</hi></ref></hi> di Pesto a sua volta strettamente connessa ai circoli massonici napoletani che, entro una cultura libertaria e di stampo illuminista, promossero l’antico e la ricerca antiquaria verso una semplicità e coerenze delle forme artistiche che porterà all’affermazione del linguaggio neoclassico<hi rend="notes_number CharOverride-1"><ref target="#endnote-014"><hi xml:id="endnote-014-backlink">14</hi></ref></hi>. Contribuì alla “riscoperta” di Paestum la segnalazione, nel 1746, dell’architetto napoletano Mario Gioffredo: «passando per Pesti, vidi quelle ruine […]. Le manifestai a molti amici e tra gli altri al conte Gazola, a Mons. Sufflot e al Signor Natali Pittore d’architettura, con cui nel 1750 e nel 1752 fummo a misurare e disegnare i tre tempj con tuttociò ch’esiste in quella città»<hi rend="notes_number CharOverride-1"><ref target="#endnote-015"><hi xml:id="endnote-015-backlink">15</hi></ref></hi>.</p><p rend="text">Il mito dell’origine evocato dai resti di Paestum risultava fortemente ancorato nella cultura massonica che indagava le radici della storia<hi rend="notes_number CharOverride-1"><ref target="#endnote-016"><hi xml:id="endnote-016-backlink">16</hi></ref></hi> e delle forme primigenie in quanto più diretta espressione della Natura alla ricerca di una vagheggiata <hi rend="italic">prisca sapienza</hi><hi rend="notes_number CharOverride-1"><ref target="#endnote-017"><hi xml:id="endnote-017-backlink">17</hi></ref></hi><hi rend="italic">.</hi></p><p rend="text">L’eterodosso ordine posidoniate<hi rend="italic"> </hi>appariva, infatti, quale manifestazione icastica di razionalità, essenzialità, primitività e sobrietà formale, nonché espressione di <hi rend="italic">un antico più antico</hi> che scardinando i canoni del classicismo poneva interrogativi genealogici sull’architettura riportati dapprima nell’alveo dell’etruscheria<hi rend="notes_number CharOverride-1"><ref target="#endnote-018"><hi xml:id="endnote-018-backlink">18</hi></ref></hi>, inizialmente chiave interpretativa dell’architettura pestana, e poi costituente premessa al cosiddetto dorismo<hi rend="notes_number CharOverride-1"><ref target="#endnote-019"><hi xml:id="endnote-019-backlink">19</hi></ref></hi>.</p><p rend="text">Se, tuttavia, è indubbia la partecipazione del Nostro alla libera muratoria<hi rend="notes_number CharOverride-1"><ref target="#endnote-020"><hi xml:id="endnote-020-backlink">20</hi></ref></hi> – si fece ascrivere sin dal tempo della sua permanenza in Inghilterra nonché aveva iniziato alla massoneria il principe di Sansevero<hi rend="notes_number CharOverride-1"><ref target="#endnote-021"><hi xml:id="endnote-021-backlink">21</hi></ref></hi> – non è altrettanto scontato annoverare il casino tra i luoghi di adunanza e celebrazione della <hi rend="italic">fratellanza. </hi>Il 12 aprile 1751 fu costituita la loggia del principe Carafa<hi rend="notes_number CharOverride-1"><ref target="#endnote-022"><hi xml:id="endnote-022-backlink">22</hi></ref></hi> proprio presso la «casa del Fiatamone, ove molta pessima gente di varie Nazioni si radunava»<hi rend="notes_number CharOverride-1"><ref target="#endnote-023"><hi xml:id="endnote-023-backlink">23</hi></ref></hi>, richiamata successivamente anche nella deposizione, al cosiddetto <hi rend="italic">Processo Pallante</hi>,<hi rend="italic"> </hi>di Felice Piccinini<hi rend="notes_number CharOverride-1"><ref target="#endnote-024"><hi xml:id="endnote-024-backlink">24</hi></ref></hi>, maestro di matematica e disegno nella casa del principe di San Severo, del 26 febbraio 1778: «più di venti anni addietro il defunto principe di S. Severo mi aveva ricevuto in Loggia dè nobili che si era tenuta nel palazzo del conte Gazola a S. Lucia»<hi rend="notes_number CharOverride-1"><ref target="#endnote-025"><hi xml:id="endnote-025-backlink">25</hi></ref></hi>.</p><p rend="text">Questa notizia relativa alla Loggia del Principe della Roccella «in casa del Fratello Gazzola»<hi rend="notes_number CharOverride-1"><ref target="#endnote-026"><hi xml:id="endnote-026-backlink">26</hi></ref></hi> nei fatti anticipa già al 1751 la presenza del generale piacentino al Chiatamone rispetto all’ufficializzazione regia del 1759.</p><p rend="text">La vittoriosa battaglia di Velletri del 1744 segnò sicuramente per Gazzola – gentiluomo colto, poliglotta e cosmopolita<hi rend="notes_number CharOverride-1"><ref target="#endnote-027"><hi xml:id="endnote-027-backlink">27</hi></ref></hi> e «vir in mathematicis disciplinis exercitatissimus, architecturae vero longe cupidissimus»<hi rend="notes_number CharOverride-1"><ref target="#endnote-028"><hi xml:id="endnote-028-backlink">28</hi></ref></hi> a detta di Mazzocchi – uno scarto importante sia nei rapporti con il sovrano che nell’ascesa della sua carriera militare acquisendo successive nomine come quella, per citarne alcune, di primo Tenente Provinciale nello Stato Maggiore di artiglieria, Comandante Generale dell’artiglieria, Maresciallo di Campo dell’esercito ecc.; non mancarono, altresì, onorificenze in seno alla corte borbonica quale Maggiordomo di Settimana, nonché quella di Gentiluomo di Camera “di entrata”, a cui prestò come di prammatica il dovuto giuramento il 16 gennaio 1756<hi rend="notes_number CharOverride-1"><ref target="#endnote-029"><hi xml:id="endnote-029-backlink">29</hi></ref></hi>. Oltre alle promozioni militari e alle cariche di corte il sovrano gli concesse come attestazione di stima ricche prebende tra cui «si vide assegnare il 27 maggio 1755 cinquecento ducati all’anno su impieghi vendibili, cioè su uffici pubblici che secondo la prassi spagnola di allora potevano essere rivenduti, a scopo di lucro, dal beneficiario […] in data 8 febbraio 1757 venne concessa al Gazzola la carica di Vicesegretario della Dogana di Cosenza, che comportava un reddito di 200 ducati annui, ed il 12 ottobre dello stesso anno gli venne anche riconosciuto l’ufficio di <hi rend="italic">Credenciario General de las sedas de la Provincia di Calabria Citra</hi> che rendeva ulteriori 200 ducati all’anno»<hi rend="notes_number CharOverride-1"><ref target="#endnote-030"><hi xml:id="endnote-030-backlink">30</hi></ref></hi>, nel 1759, poi, il sovrano gli concesse in donazione il casino reale dove già risiedeva da anni così come attestato sia dallo stesso sovrano che dai resoconti dei viaggiatori.</p><p rend="text">Giunto a Napoli a seguito di Carlo appariva come l’uomo giusto per patrocinare un’operazione culturale di questa portata che mirava a levare dall’oblio «laceras Paesti reliquias»<hi rend="notes_number CharOverride-1"><ref target="#endnote-031"><hi xml:id="endnote-031-backlink">31</hi></ref></hi> – sebbene l’iniziativa risultasse «poco funzionale al disegno di legittimazione e celebrazione dinastica a cui aspirava l’archeologia carolina»<hi rend="notes_number CharOverride-1"><ref target="#endnote-032"><hi xml:id="endnote-032-backlink">32</hi></ref></hi> – non solo perché «era collegato con gli ambienti internazionali europei, subendone il fascino e l’influenza, tanto che Bernardo Tanucci lo tacciava di “inglesismo”<hi rend="notes_number CharOverride-1"><ref target="#endnote-033"><hi xml:id="endnote-033-backlink">33</hi></ref></hi>, ma, inserito nelle istituzioni militari borboniche con cariche prestigiose, poteva disporre di mezzi e di uomini»<hi rend="notes_number CharOverride-1"><ref target="#endnote-034"><hi xml:id="endnote-034-backlink">34</hi></ref></hi>.</p><p rend="text">Per i <hi rend="italic">touristes</hi> che, sulla scorta di una curiosità erudita, anche rispetto a una messa in discussione della teoria vitruviana degli ordini, introdurranno negli itinerari canonici e consueti del loro <hi rend="italic">vojage en Italie</hi> e nel percorso del <hi rend="italic">Grand Tour</hi> proprio le rovine di Paestum, il conte piacentino – che a partire dal 1750 ne sarà il principale promotore – divenne il loro punto di riferimento e la sua casa al Chiatamone un luogo obbligato di sosta prima di spingersi più a sud verso l’inospitale piana di Capaccio.</p><p rend="text">Dal suo casino Gazzola promuoveva e intrecciava rapporti con gli ambienti internazionali mostrando ai convenuti, intellettuali e artisti – come premessa e supporto<hi rend="notes_number CharOverride-1"><ref target="#endnote-035"><hi xml:id="endnote-035-backlink">35</hi></ref></hi> alla loro visita al sito pestano<hi rend="notes_number CharOverride-1"><ref target="#endnote-036"><hi xml:id="endnote-036-backlink">36</hi></ref></hi> – con una liberalità che non lo preservava certamente da “fughe di disegni”<hi rend="notes_number CharOverride-1"><ref target="#endnote-037"><hi xml:id="endnote-037-backlink">37</hi></ref></hi>, invidie<hi rend="notes_number CharOverride-1"><ref target="#endnote-038"><hi xml:id="endnote-038-backlink">38</hi></ref></hi> e rivalità intellettuali<hi rend="notes_number CharOverride-1"><ref target="#endnote-039"><hi xml:id="endnote-039-backlink">39</hi></ref></hi>, i rilievi delle antichità posidoniati che aveva commissionato, secondo quanto riferito in una lettera indirizzata da Paolo Antonio Paoli a Carlo Fea nel 1784, ai «più bravi professori che di quel tempo erano in Napoli»<hi rend="notes_number CharOverride-1"><ref target="#endnote-040"><hi xml:id="endnote-040-backlink">40</hi></ref></hi> ossia al piacentino Giovan Battista Natali per «le alzate e i prospetti», all’architetto Sabatini per «misurare il piantato e tutte le parti» e ai fratelli Gaetano e Antonio Magri per «riscontrarne le misure», coadiuvati da «Tommaso Rajola ingegnere […] il sig. Nicole francese, ed altri». I grafici avrebbero dovuto costituire l’ossatura iconografica alla base di un ambizioso progetto editoriale «a carattere erudito»<hi rend="notes_number CharOverride-1"><ref target="#endnote-041"><hi xml:id="endnote-041-backlink">41</hi></ref></hi>, tanto atteso quanto disatteso: «si aspetta tra giorni [<hi rend="italic">scriveva Gioffredo</hi> …] la descrizione e i disegni di tali antichità insieme colla storia di Pesti del Sig. Conte Gazola»<hi rend="notes_number CharOverride-1"><ref target="#endnote-042"><hi xml:id="endnote-042-backlink">42</hi></ref></hi>, di diverso parere Pierre-Louis Moreau-Desproux: «forse gli affari del Conte di Gazzola gli impediscono di seguire l’andamento di quest’opera, che ha ancora molta strada da fare».<hi rend="notes_number CharOverride-1"><ref target="#endnote-043"><hi xml:id="endnote-043-backlink">43</hi></ref></hi> Difatti, l’opera non fu mai pubblicata se non in parte e tardivamente a cura del Paoli<hi rend="notes_number CharOverride-1"><ref target="#endnote-044"><hi xml:id="endnote-044-backlink">44</hi></ref></hi> che, proponendosi «quale legittimo erede dell’iniziativa»<hi rend="notes_number CharOverride-1"><ref target="#endnote-045"><hi xml:id="endnote-045-backlink">45</hi></ref></hi>, diede alle stampe un’ampia pubblicazione, «scritta in latino e in italiano, articolata in sei “dissertazioni” e LXVIII illustrazioni»<hi rend="notes_number CharOverride-1"><ref target="#endnote-046"><hi xml:id="endnote-046-backlink">46</hi></ref></hi> (Fig. 4). Sebbene non sia possibile con certezza sceverare quali dei disegni fatti eseguire dal Gazzola confluirono effettivamente in <hi rend="italic">Rovine della città di Pesto detta ancora Posidonia</hi> sembra più che plausibile sostenere «che la pianta della città “eseguita ancora in palmi napoletani reali” […] e quelle dell’anfiteatro e della porta orientale […] facciano corpo con le numerose piante e rilievi dei templi che senza dubbio costituiscono il nucleo principale realizzato intorno al 1750»<hi rend="notes_number CharOverride-1"><ref target="#endnote-047"><hi xml:id="endnote-047-backlink">47</hi></ref></hi> (Figg. 5-7).</p><p rend="h2">Il casino nel racconto dei viaggiatori: antiquaria e collezionismo</p><p rend="text">In questa sorta di rapporto biunivoco in cui il casino fa da sfondo compartecipativo alle discussione erudite intorno ai temi dell’antico anche i resoconti di viaggio, spesso in forma epistolare, risultano di grande interesse in quanto si prestano a una duplice chiave interpretativa: da un lato evidenziano le vicende e il dibattito intorno a Paestum che aprirà a complicate questioni interpretative e a una necessaria revisione critica della teoria dell’architettura, dall’altro mostrano in filigrana l’architettura della dimora al Chiatamone al tempo del Gazzola intrecciandone le vicende svoltesi nei termini di una perfetta sincronia.</p><p rend="text">Difatti, se la famosa lettera del 20 dicembre 1755 del <hi rend="italic">Voyage en Italie</hi> di Jean-Jacques Barthélemy<hi rend="notes_number CharOverride-1"><ref target="#endnote-048"><hi xml:id="endnote-048-backlink">48</hi></ref></hi> offre uno spaccato abbastanza eloquente sulla vicenda dei disegni pestani e sulla loro paternità, laddove si chiede l’intervento di Caylus per bloccare la pubblicazione de «le plan du temple de Poestum»<hi rend="notes_number CharOverride-1"><ref target="#endnote-049"><hi xml:id="endnote-049-backlink">49</hi></ref></hi> annunciata da Soufflot e Cochin, dall’altro offre una descrizione in chiave paesaggistica della residenza del Gazzola dove viene ricevuto con il console Taitbout: «eravamo nel suo Casino, situato ad una delle estremità di Napoli, in un punto alquanto proteso verso il mare; luogo ammirevole, arredato con gusto ed il cui fascino è aumentato dallo spazio ridotto. Dalla sala da pranzo potevamo vedere davanti a noi il mare e l’isola di Capri che chiude la vista a dieci leghe di distanza; alla nostra destra, la collina di Posillipo e le ricche dimore di cui è ricoperta, alla nostra sinistra, il Vesuvio, Ercolano, Pompei e tutta quella costa che si unisce all’isola di Capri. Non ho mai visto uno spettacolo più bello»<hi rend="notes_number CharOverride-1"><ref target="#endnote-050"><hi xml:id="endnote-050-backlink">50</hi></ref></hi>.</p><p rend="text">Il 1757 è la volta dei <hi rend="italic">pensionnairres</hi> francesi Pierre-Louis Moreau-Desproux<hi rend="notes_number CharOverride-1"><ref target="#endnote-051"><hi xml:id="endnote-051-backlink">51</hi></ref></hi> e Charles De Wailly<hi rend="notes_number CharOverride-1"><ref target="#endnote-052"><hi xml:id="endnote-052-backlink">52</hi></ref></hi> a cui verosimilmente fa cenno anche Vanvitelli nella lettera indirizzata al fratello del 19 marzo<hi rend="notes_number CharOverride-1"><ref target="#endnote-053"><hi xml:id="endnote-053-backlink">53</hi></ref></hi>: «sono venuti a Napoli due Architetti Pensionarii Francesi, li quali ancora non sono venuti in Caserta, ma verranno, avendomelo fatto dire dal Conte Gazzola»<hi rend="notes_number CharOverride-1"><ref target="#endnote-054"><hi xml:id="endnote-054-backlink">54</hi></ref></hi>. Il 1760, come provato dalle vedute <hi rend="italic">d’après nature</hi> di Paes­tum riportate nel <hi rend="italic">Vojage pittoresque</hi><hi rend="notes_number CharOverride-1"><ref target="#endnote-055"><hi xml:id="endnote-055-backlink">55</hi></ref></hi>, giungono, invece, alla residenza del Gazzola Saint-Non con Hubert Robert<hi rend="notes_number CharOverride-1"><ref target="#endnote-056"><hi xml:id="endnote-056-backlink">56</hi></ref></hi>.</p><p rend="text">In particolare, una lettera tratta dal diario di viaggio di Moreau-Desproux, datata 15 marzo 1757, risulta di particolare interesse proprio per la descrizione del casino: «fondato su una roccia sporgente nel mare, vicino al Castel dell’Ovo. Egli stesso [<hi rend="italic">Gazzola</hi>] ne ordinò la distribuzione e da quando sono fuori dalla Francia non ho mai visto nulla di meglio compreso o arredato con tanto gusto. Ci sono alcuni dipinti molto belli, gouaches di Lallemand [«<hi rend="italic">acquistate quando l’artista era ancora in vita</hi>»<hi rend="notes_number CharOverride-1"><ref target="#endnote-057"><hi xml:id="endnote-057-backlink">57</hi></ref></hi>], e un piccolo modello che Pajou fece per lui per i suoi alari. Il giardino, benché piccolo, contribuisce non poco al piacere di questo luogo. C’è ordine e buon gusto Saly ha realizzato due sfingi che sono molto belle»<hi rend="notes_number CharOverride-1"><ref target="#endnote-058"><hi xml:id="endnote-058-backlink">58</hi></ref></hi>.</p><p rend="text">Degli alari ispirati all’antico che presentavano alla base erme priapiche tra drappeggi<hi rend="notes_number CharOverride-1"><ref target="#endnote-059"><hi xml:id="endnote-059-backlink">59</hi></ref></hi> resta, purtroppo, la sola testimonianza iconografica dei disegni preparatori, a penna e inchiostro bruno su carta oleata, di Augustin Pajou<hi rend="notes_number CharOverride-1"><ref target="#endnote-060"><hi xml:id="endnote-060-backlink">60</hi></ref></hi>, conservati presso l’École Nationale Supérieure des Beaux-Arts di Parigi<hi rend="notes_number CharOverride-1"><ref target="#endnote-061"><hi xml:id="endnote-061-backlink">61</hi></ref></hi>, commissionategli nel 1755 proprio dal conte piacentino<hi rend="notes_number CharOverride-1"><ref target="#endnote-062"><hi xml:id="endnote-062-backlink">62</hi></ref></hi> che prevedeva, poi, di farli realizzare in bronzo. Altra interessante testimonianza ascrivibile al collezionismo artistico antiquario, non esente dagli interessi massonici del Nostro, il disegno, datato 1755 sempre per mano di Pajou, di un elmo frigio (<hi rend="italic">Casque frigien</hi>)<hi rend="notes_number CharOverride-1"><ref target="#endnote-063"><hi xml:id="endnote-063-backlink">63</hi></ref></hi> con tanto di annotazione sul recto: «ce Casque est chez M’ le conte de / Gasola a Napoli cest un antiquité [<hi rend="italic">questo elmo si trova presso il conte di Gazzola a Napoli: è un oggetto antico</hi>]»<hi rend="notes_number CharOverride-1"><ref target="#endnote-064"><hi xml:id="endnote-064-backlink">64</hi></ref></hi>. All’originale reperto bronzeo appartenente al generale piacentino<hi rend="notes_number CharOverride-1"><ref target="#endnote-065"><hi xml:id="endnote-065-backlink">65</hi></ref></hi> farà cenno lo stesso Barthélemy nel febbraio del 1756 nel suo<hi rend="italic"> Voyage en Italie</hi>: «J’ai vu le casque dont vous parle M. de Gazolles: il m’a paru fort beau [<hi rend="italic">ho visto l’elmo di cui parla il signor Gazzola: mi è sembrato molto bello</hi>]»<hi rend="notes_number CharOverride-1"><ref target="#endnote-066"><hi xml:id="endnote-066-backlink">66</hi></ref></hi> e a dimostrazione di un clima di circolazione di informazione e soprattutto di disegni – «le dessein, qu’on m’a envoyé d’Italie [<hi rend="italic">il disegno mi è stato inviato dall’Italia</hi>]»<hi rend="notes_number CharOverride-1"><ref target="#endnote-067"><hi xml:id="endnote-067-backlink">67</hi></ref></hi> – risulta inserito, sebbene graficizzato in forma più stilizzata e forse per mano dello steso Pajou<hi rend="notes_number CharOverride-1"><ref target="#endnote-068"><hi xml:id="endnote-068-backlink">68</hi></ref></hi>, nella <hi rend="italic">Recueil d’antiquités</hi><hi rend="notes_number CharOverride-1"><ref target="#endnote-069"><hi xml:id="endnote-069-backlink">69</hi></ref></hi><hi rend="italic">,</hi> monumentale opera in sette volumi dell’antiquario e collezionista Anne-Claude-Philippe de Tubières, conte di  Caylus (Fig. 8). Lo stesso motivo iconografico della sfinge realizzata, come indicato da Moreau-Desproux, da Jacques-Francois Saly può essere ricondotto al mito dell’origine di matrice latomistica<hi rend="notes_number CharOverride-1"><ref target="#endnote-070"><hi xml:id="endnote-070-backlink">70</hi></ref></hi>.</p><p rend="text">Se il casino, pertanto, viene assunto come luogo della socialità massonica risulta alquanto verosimile ipotizzare come le scelte stilistiche e architettoniche dell’allora proprietario fossero in linea con gli ideali della libera muratoria<hi rend="notes_number CharOverride-1"><ref target="#endnote-071"><hi xml:id="endnote-071-backlink">71</hi></ref></hi>.</p><p rend="text">Non meno interessante la classificazione funzionale del casino, espressa sempre da Moreau-Desproux, non quale residenza del Gazzola – «questo appartamento non ha una camera da letto perché è adiacente al suo palazzo e lui ci vive solo di giorno» – quanto piuttosto come una sorta di luogo di rappresentanza ove il conte, in un clima di liberalità, riceveva gli <hi rend="italic">antiquaires </hi>«mostrando i suoi disegni di Paestum e le incisioni che ne aveva fatto»<hi rend="notes_number CharOverride-1"><ref target="#endnote-072"><hi xml:id="endnote-072-backlink">72</hi></ref></hi> nonché le sue ricche collezioni di libri e stampe «j’ai trouvé un homme très-instruit, [<hi rend="italic">scriveva il Barthélemy qualche anno addietro</hi>] grand amateur des arts qu’il connoît et qu’il mérite de protéger, plein de zèle pour leurs progrès, d’un goût éclairé»<hi rend="notes_number CharOverride-1"><ref target="#endnote-073"><hi xml:id="endnote-073-backlink">73</hi></ref></hi>.</p><p rend="text">«Ha aggiunto alcune stanze al piano superiore, [<hi rend="italic">scriveva ancora Moreau- Desproux</hi>…] una delle quali contiene il suo tornio per il g<hi rend="italic">higlioscé</hi> e un’altra un <hi rend="italic">cabinet des dessins</hi> dove si possono vedere i disegni dei Maestri che fanno parte di una collezione più ampia tra i quali ce ne sono alcuni molto belli. Abbiamo visto anche cammei e pietre incise di grande bellezza». L’osservatore francese registra, infatti, un ulteriore interesse collezionistico del conte che risulta ulteriormente comprovato in una lettera scritta dall’incisore di pietre dure Francesco Maria Gaetano Ghinghi ad Antonio Francesco Gori del 15 maggio 1753: «Se fussi possibile trovare qualche cameo bello lo farei più che volentieri […], ma sappia che anco quà ne vanno in traccia particolarmente i forestieri […] poche settimane sono ne comprò un bellissimo il Signore Conte Garzola piacentino, che rappresentava una Livia velata, ma in verità non ho veduto mai una testa di un carattere, e idea così bella e nobile come quella, io lo stimai trenta zecchini, e questo Signore per averlo diede molto di piu»<hi rend="notes_number CharOverride-1"><ref target="#endnote-074"><hi xml:id="endnote-074-backlink">74</hi></ref></hi>.</p><p rend="h2">L’architettura del casino</p><p rend="text">Due elaborati grafici settecenteschi, una pianta acquerellata in 200 palmi napoletani<hi rend="notes_number CharOverride-1"><ref target="#endnote-075"><hi xml:id="endnote-075-backlink">75</hi></ref></hi> (Fig. 9) e una sezione tagliata sulla <hi rend="italic">Nuova scala del Casino di S.M. al Fiatamone</hi><hi rend="notes_number CharOverride-1"><ref target="#endnote-076"><hi xml:id="endnote-076-backlink">76</hi></ref></hi><hi rend="italic"> </hi>(Fig. 10) databile posteriormente, conservati presso la Biblioteca Nazionale di Napoli, <hi rend="italic">Sezione Manoscritti e rari</hi>, risultano di grande interesse per la comprensione planimetrica e in alzato del casino.</p><p rend="text">Dal raffronto tra il <hi rend="italic">Piano del Casino di S.M. La Regina di Napoli al Fiatamone </hi>e la <hi rend="italic">Mappa topografica del duca di Noja,</hi> elaborata tra 1750 e il 1775, le due planimetrie risultano del tutto coincidenti, pertanto è del tutto plausibile supporre che fotografino l’articolazione del casino proprio al tempo del Gazzola ivi presente, già nel 1751, allorquando nella residenza al Chiatamone si riuniva la loggia del «fratello Caraffa riconosciuto tra i Profani col titolo di Principe della Roccella»<hi rend="notes_number CharOverride-1"><ref target="#endnote-077"><hi xml:id="endnote-077-backlink">77</hi></ref></hi>.</p><p rend="text">In considerazione della stretta interrelazione, non solo cronologica, tra la “riscoperta” di Paestum e la permanenza di Gazzola al casino, sarebbe suggestiva, se non del tutto inverosimile l’ipotesi, di un contributo alla riconfigurazione del casino – per il quale il conte aveva investito a detta dello stesso sovrano<hi rend="notes_number CharOverride-1"><ref target="#endnote-078"><hi xml:id="endnote-078-backlink">78</hi></ref></hi> ben ottomila ducati – proprio degli architetti e artisti, che ne condividevano le scelte ideologiche di stampo illuministico e massonico nonché gli interessi artistici e antiquari che lo avevano coadiuvato nel documentare <hi rend="italic">de visu</hi> i templi dell’antica Poseidonia: in primis il “fratello”<hi rend="italic"> </hi>Gioffredo<hi rend="notes_number CharOverride-1"><ref target="#endnote-079"><hi xml:id="endnote-079-backlink">79</hi></ref></hi> oltre a Natali<hi rend="notes_number CharOverride-1"><ref target="#endnote-080"><hi xml:id="endnote-080-backlink">80</hi></ref></hi>, Sabatini<hi rend="notes_number CharOverride-1"><ref target="#endnote-081"><hi xml:id="endnote-081-backlink">81</hi></ref></hi> e i fratelli Magri, ma non risultano prove documentali a convalida di questa congettura.</p><p rend="text">Il casino caratterizzato da grande semplicità stereometrica con il suo giardino panoramico, posto nel «luogo dai Greci detto Platamion»<hi rend="notes_number CharOverride-1"><ref target="#endnote-082"><hi xml:id="endnote-082-backlink">82</hi></ref></hi>, con la sua articolazione volumetrica tendeva ad assecondare la particolare conformazione orografica e altimetrica del sito. Sorgeva in posizione preminente su un banco tufaceo così da avere una vista aperta sul golfo godibile grazie ad una loggia protesa sul mare e che proseguiva nel doppio giardino, organizzato in parterre dal gusto geometrizzante con specchi d’acqua e fontane e con caffeaus nel punto più estremo. Il raccordo con la spiaggia, sottoposta a via Chiatamone, avveniva attraverso scale di collegamento coperte a volta che conducevano a una sorta di “vasca termale all’antica” ad uso esclusivo del proprietario con nicchie ricavate entro lo spessore murario e adibita verosimilmente al bagno nelle benefiche acque ferrugginose del Chiatamone. «In questo luogo si scrive da molti antichi […] vi erano alcune scaturigini di acque salubri, che servivano per bagni, ed è probabile […] che […] sotto della muraglia […] del Platamone, o Chiatamone, sgorga un’acqua che nominata ora viene Ferrata ed anticamente Luculliana, prendendo tal denominazione, forse dal luogo che Luculliano dicevasi»<hi rend="notes_number CharOverride-1"><ref target="#endnote-083"><hi xml:id="endnote-083-backlink">83</hi></ref></hi>. Un’ulteriore riprova della presenza di queste sorgenti, da cui «scaturivano acque freschissime»<hi rend="notes_number CharOverride-1"><ref target="#endnote-084"><hi xml:id="endnote-084-backlink">84</hi></ref></hi>, risulterebbe anche dalla titolazione dell’elaborato planimetrico settecentesco che ubicava<hi rend="italic"> </hi>il «Casino […] al Fiatamone [<hi rend="italic">proprio</hi>…] presso la sorgente dell’acqua ferrata degli antichi chiamata Luculliana per la vicinanza delle delizie di Lucullo».</p><p rend="h2">Il casino: da luogo di diffusione del “modello pestano” a modello architettonico</p><p rend="text">Gazzola resterà al casino fino al momento del suo trasferimento a Madrid a seguito del sovrano nel 1761, evento che avrebbe definitivamente messo un punto alla tanto annunciata pubblicazione sulla Magna Grecia. Al conte subentrerà il principe di Francavilla, Michele Imperiali, «ricco e magnifico epicureo» a detta di Giacomo Casanova<hi rend="notes_number CharOverride-1"><ref target="#endnote-085"><hi xml:id="endnote-085-backlink">85</hi></ref></hi>, Gran Camerario del Regno e Maggiordomo Maggiore del Re, che diede alla dimora una caratterizzazione più “frivola” e meno erudita per il suo essere protagonista di fastosi ricevimenti corrispondenti al suo grado sociale<hi rend="notes_number CharOverride-1"><ref target="#endnote-086"><hi xml:id="endnote-086-backlink">86</hi></ref></hi> e in linea con la politica della rappresentazione<hi rend="notes_number CharOverride-1"><ref target="#endnote-087"><hi xml:id="endnote-087-backlink">87</hi></ref></hi>. Nel 1770 tra i forestieri distinti invitati al casino proprio l’avventuriero veneziano<hi rend="notes_number CharOverride-1"><ref target="#endnote-088"><hi xml:id="endnote-088-backlink">88</hi></ref></hi>, che partecipò ad un pranzo, assieme all’ambasciatore inglese William Hamilton e alla duchessa di Kingston, descrivendo questo evento mondano con tanto di esibizione finale nei suoi <hi rend="italic">Mémoires</hi>: «l’indomani andammo tutti a pranzo dal principe di Francavilla, che ci offrì un pasto veramente sontuoso. Verso sera ci condusse a un piccolo bagno che aveva sulla riva del mare, e ci fece vedere una cosa meravigliosa. Un prete si gettò in acqua completamente nudo, e senza fare il minimo movimento, rigalleggiò come se fosse stato una tavola di pino. […] Dopo quella immersione stupefacente il Principe offrì alla Duchessa uno spettacolo interessantissimo: fece immergere nel mare, tutti in una volta, i suoi paggi […] i quali uscendo, quasi simultaneamente dal seno delle onde, vennero a nuotare sotto i nostri occhi […] facendo mille evoluzioni»<hi rend="notes_number CharOverride-1"><ref target="#endnote-089"><hi xml:id="endnote-089-backlink">89</hi></ref></hi>.</p><p rend="text">Alla morte dell’Imperiali, nel febbraio del 1782, in assenza di eredi, il casino con annesso giardino verrà incamerato nuovamente nei beni della corte divenendo «“luogo di delizie” riservato particolarmente al piacere della regina Maria Carolina»<hi rend="notes_number CharOverride-1"><ref target="#endnote-090"><hi xml:id="endnote-090-backlink">90</hi></ref></hi>, come dimostra una rappresentazione <hi rend="italic">della Veduta del casino della Regina nella strada delle Crocelle</hi> su una gelatiera facente parte del Servizio dell’Oca<hi rend="notes_number CharOverride-1"><ref target="#endnote-091"><hi xml:id="endnote-091-backlink">91</hi></ref></hi> conservando però sempre il ruolo di luogo di asilo e di ospitalità «a quanti grandi o principi lo visitavano»<hi rend="notes_number CharOverride-1"><ref target="#endnote-092"><hi xml:id="endnote-092-backlink">92</hi></ref></hi>.</p><p rend="text">Il casino che con il colto e raffinato “dilettante” Gazzola era stato la sede di discussione e promozione del “modello pestano”, evidenziando la necessità di una presa di coscienza nei confronti dell’antico, nell’Ottocento diverrà esso stesso modello architettonico: Karl Friedrich Schinkel per il Padiglione costruito a Berlino nel parco di Charlottemburg (1824-1825)<hi rend="notes_number CharOverride-1"><ref target="#endnote-093"><hi xml:id="endnote-093-backlink">93</hi></ref></hi> si ispirerà, infatti, liberamente alla sua semplicità stereometrica, alla sua logica compositiva e al suo carattere di estroversione dato dalla balconata continua, accogliendo – ben prima del suo soggiorno in Italia del 1824 dove poté osservare di persona la celebre dimora dal vicino albergo su via Chiatamone dove alloggiava<hi rend="notes_number CharOverride-1"><ref target="#endnote-094"><hi xml:id="endnote-094-backlink">94</hi></ref></hi> – il suggerimento del sovrano prussiano Federico Guglielmo III che era rimasto affascinato dalla semplice chiarezza strutturale e dalla sensibilità paesaggistica espressa dall’architettura della casina reale al Chiatamone dove aveva soggiornato nel 1822<hi rend="notes_number CharOverride-1"><ref target="#endnote-095"><hi xml:id="endnote-095-backlink">95</hi></ref></hi>.</p>
      
      <div>
        <listBibl>
          <head>References</head>
          <bibl n="213087">Alisio, Giancarlo. 1984. Napoli nel Seicento. Le vedute di Francesco Cassiano de Silva, Napoli, Electa.</bibl>
          <bibl n="212864">Argan, Giulio Carlo. 1986. Prefazione, in La fortuna di Paestum e la memoria moderna del dorico 1750-1830, a cura di Joselita Raspi Serra, I, pp. 9-11, Firenze, Centro Di.</bibl>
          <bibl n="212989">Arisi, Ferdinando, di Gropello, Gustavo, Mischi, Giuseppe, a cura di. 1981. Il Gazzola, 1781-1981, Piacenza, Istituto Gazzola.</bibl>
          <bibl n="212943">Arisi, Ferdinando. 1987. Il Generale Felice Gazzola, in Ferdinando Arisi, Cose piacentine d’arte e di storia, pp. 193-216, Piacenza, Tip. Le Co.</bibl>
          <bibl n="213019">Balestra, Davide. 2017. Gli Imperiali di Francavilla, ascesa di una famiglia genovese in et&amp;#224; moderna, Bari, Edipuglia.</bibl>
          <bibl n="212694">Barth&amp;#233;lemy, Jean-Jacques. 1801. Voyage en Italie de M. l&amp;#39;Abbe&amp;#39; Barthelemy de l&amp;#39;Acad&amp;#232;mie Fran&amp;#231;aise. De celle des Inscriptions et Belles-Lettres, et auteur du Voyage d&amp;#39;Anacharsis; imprim&amp;#233; sur ses lettres originales &amp;#233;crites au Comte de Caylus. Avec un Appendice, o&amp;#249; se trouvent des morceaux in&amp;#233;dits de Winckelmann, du P. Jacquier, de l&amp;#39;Abb&amp;#233; Zarillo, Acad&amp;#233;micien d&amp;#39;Herculanum et Antiquaire du Roi de Naples, et d&amp;#39;autres Savans, publi&amp;#233; par A. S&amp;#233;rieys, Bibliot&amp;#233;caire du Prytan&amp;#233;e, Paris, Chez F. Buisson.</bibl>
          <bibl n="212985">Beck Saiello, Emilie. 2010. Napoli e la Francia. I pittori di Paesaggio da Vernet a Valenciennes, Roma, L’Erma di Bretschneider.</bibl>
          <bibl n="212926">Casanova, Giacomo. 1926. Storia della mia vita, prima integrale edizione italiana, traduzione di Enrico Dall’Oglio, XXI, Milano, Edizioni Corbaccio.</bibl>
          <bibl n="212815">Caylus, Anne-Claude-Philippe de Tubi&amp;#232;res. 1759. Recueil d’antiquit&amp;#233;s egyptiennes, etrusques, greques et romaines, III, A Paris, chez Desaint &amp;amp; Saillant, rue Saint Jean de Beauvais, vis-&amp;#224;-vis le Coll&amp;#233;ge.</bibl>
          <bibl n="212763">Celano, Carlo. 1692. Notitie del bello, dell’antico e del curioso della citt&amp;#224; di Napoli per i signori forastieri …, divise in dieci giornate. Napoli, Giornata V, p. 86; pp. 88-89, a cura di Fernando Loffredo, consultato online, www.memofonte.it.</bibl>
          <bibl n="212986">Chiosi, Elvira. 1992. Lo spirito del secolo. Politica e religione a Napoli nell’et&amp;#224; dell’Illuminismo, Napoli, Giannini editore.</bibl>
          <bibl n="213066">Cioffi, Rosanna. 1994. La Cappella Sansevero. Arte Barocca e ideologia massonica, Salerno, Edizioni 10/17.</bibl>
          <bibl n="212747">Cioffi, Rosanna. 1997. La riscoperta dell’antico e la massoneria del Settecento, in Filosofia e Storia della cultura. Studi in onore di Fulvio Tessitore, a cura di Giuseppe Cacciatore, Maurizio Martirano, Edoardo Massimilla, I, pp. 305-323, Napoli, Morano Editore.</bibl>
          <bibl n="212798">Cioffi, Rosanna. 2001. Riscoperta dell’antico e ideologia massonica a Napoli, in Ferdinando Fuga 1699-1999 Roma, Napoli, Palermo, a cura di Alfonso Gambardella, pp. 23-33, Napoli, Edizioni Scientifiche Italiane.</bibl>
          <bibl n="212851">Cioffi, Rosanna. 2017. Arte, illuminismo e massoneria tra la Cappella Sansevero e il Palazzo Reale di Madrid, in &amp;#171;Napoli nobilissima&amp;#187;, settima serie, III, 2-3, 2017, pp. 75-88.</bibl>
          <bibl n="213021">Colombo, Antonio. 1893. Il Chiatamone, in &amp;#171;Napoli nobilissima&amp;#187;, prima serie, II, 2, pp. 17-22; pp. 41-45; pp. 101-105.</bibl>
          <bibl n="212703">Consoli, Gian Paolo. 2016. Verso una nuova architettura: Acad&amp;#233;mie Royale d’Architecture e Accademia di San Luca. 1750-1800, in Roma-Parigi. Accademie a Confronto. L’accademia di San Luca e gli artisti francesi XVII-XIX secolo, a cura di Carolina Brook, Elisa Camboni, Gian Paolo Consoli, Francesco Moschini, e Susanna Pasquali, pp. 81-104, Roma, Accademia Nazionale di San Luca.</bibl>
          <bibl n="213094">Croce, Benedetto. 1914. Aneddoti e profili settecenteschi, Milano-Palermo-Napoli, Remo Sandron Editore.</bibl>
          <bibl n="213165">Dalbono, Carlo Tito. 1876. Nuova guida di Napoli e dintorni, Napoli, presso Antonio Morano.</bibl>
          <bibl n="212886">Descat, Sophie. 2004. Le Voyage d’Italie de Pierre-Louis Moreau: Journal intime d’un architecte de Lumi&amp;#232;res (1754-1757), Pessac, Presses Universitaires de Boredaux.</bibl>
          <bibl n="212994">di Castiglione, Ruggiero. 2010. La Massoneria nelle Due Sicilie e i &amp;#171;Fratelli&amp;#187; meridionali del ‘700, I, Roma, Gangemi Editore.</bibl>
          <bibl n="212894">Draper, James David, Scherf, Guilhem, a cura di. 1997.Augustin Pajou. Royal Sculptor 1730-1809, Catalogo della mostra New York, The Metropolitan Museum of Art.</bibl>
          <bibl n="213136">Fagiolo, Marcello, a cura di. 2007. Architettura e Massoneria, a cura di, Roma, Gangemi editore.</bibl>
          <bibl n="212736">Fanuele, Felice. 1983. Il trapianto di un tipo architettonico: il Padiglione napoletano di Charlottemburg a Berlino, in Le epifanie di Proteo. La saga nordica del classicismo in Schinkel e Semper, a cura di Augusto Romano Burelli, pp. 65-78, Fossalta di Piave, Rebellato Editore.</bibl>
          <bibl n="212820">Fedi, Francesca. 2006. Comunicazione letteraria e &amp;#171;generi massonici&amp;#187; nel Settecento italiano, in Storia d’Italia,&amp;#160;Annali, 21,&amp;#160;La massoneria, a cura di Gian Mario Cazzaniga,&amp;#160;pp. 50-89, Torino, Einaudi.</bibl>
          <bibl n="213145">Giannetti, Anna. 1994. Il giardino napoletano. Dal Quattrocento al Settecento, Napoli, Electa.</bibl>
          <bibl n="213111">Giarrizzo, Giuseppe. 1998. I liberi muratori di Napoli, Napoli, Societ&amp;#224; Napoletana di storia Patria.</bibl>
          <bibl n="212778">Gioffredo, Mario. 1768. Dell’Architettura di Mario Gioffredo Architetto napoletano Parte prima Nella quale si tratta degli Ordini dell’Architettura de’ Greci e degl’Italiani, e si danno le regole pi&amp;#249; spedite per disegnarli, Napoli.</bibl>
          <bibl n="212947">Gravagnuolo, Benedetto. 2002. La sacra origine dell’architettura, in Mario Gioffredo, a cura di Benedetto Gravagnuolo, pp. 9-29, Napoli, Guida.</bibl>
          <bibl n="212825">Guerra, Guido, Guerra, Ada Maria. 1989. Iconografia e storia della Casina Reale del Chiatamone, in &amp;#171;Atti della Accademia Pontaniana&amp;#187;, n.s., XXXVII, a.a. 1988, Napoli, Giannini editore, pp. 217-232.</bibl>
          <bibl n="213083">Knight, Carlo. 1986. Il casino del Chiatamone, in &amp;#171;Napoli nobilissima&amp;#187;, terza serie, XXV, 1-2, pp. 16-27.</bibl>
          <bibl n="213059">Knight, Carlo. 1995. Sulle orme del Grand Tour. Uomini, luoghi, societ&amp;#224; del Regno di Napoli, Napoli, Electa.</bibl>
          <bibl n="212783">Lenza, Concetta. 2000. L’etruscheria, in Concetta Lenza, La cultura architettonica e le antichit&amp;#224;. Scavi, rilievi, restauri, editoria antiquaria e dibattito teorico. Il &amp;#39;700, pp. 51-94, Napoli, Edizioni Scientifiche Italiane.</bibl>
          <bibl n="212768">Lenza, Concetta. 2005. Il ruolo dell’antiquaria al passaggio tra classicismo e neoclassicismo: il fenomeno dell’etruscheria, in Luigi Vanvitelli: 1700-2000, a cura di Alfonso Gambardella, pp. 57-79, San Nicola la Strada, Edizioni Saccone.</bibl>
          <bibl n="212978">Maglio, Andrea. 2009. L’arcadia &amp;#232; una terra straniera. Gli architetti tedeschi e il mito dell&amp;#39;Italia nell&amp;#39;Ottocento, Napoli, Clean.</bibl>
          <bibl n="212748">Mangone, Fabio. 2006. Memorie Napoletane nell’opera di Schinkel, in The Time of Schinkel and the Age of Neoclassicism between Palermo and Berlin, a cura di Maria Giuffr&amp;#232;, Paola Barbera, Gabriella Cianciolo Cosentino, pp. 173-181, Cannitello, Biblioteca del Cenide.</bibl>
          <bibl n="212781">Mangone, Fabio. 2021. I siti archeologici campani al tempo di Quarenghi, in &amp;#171;Atti dell’Accademia Nazionale di San Luca 2017-2018&amp;#187;, a cura di Piervaleriano Angelini, Irene Giustina, Tommaso Manfredi, Francesco Moschini, pp. 133-142.</bibl>
          <bibl n="212706">Mazzocchi, Alessio Simmaco, 1754. Alexii Symmachi Mazochii Neapolit. Ecclesiae Canonici, Regii Sacrae Scripturae Interpretis Commentariorum in Regii Herculanensis Musei Aeneas Tabulas Heracleenses Pars II … Additis in fine Collectaneis quibusdam &amp;amp; Indicibus sane quam necessariis, Neapoli, Collectaneum I. Diatriba De Paesti originibus eiusque varia fortuna.</bibl>
          <bibl n="212911">Pane, Giulio, Valerio, Vladimiro, a cura di. 1987. La citt&amp;#224; di Napoli tra vedutismo e cartografia. Piante e vedute dal XV al XIX secolo, Napoli, Grimaldi.</bibl>
          <bibl n="213051">Paoli, Paolo Antonio. 1784. Rovine della citt&amp;#224; di Pesto detta ancora Posidonia, Roma, Tipografia Paleariniana.</bibl>
          <bibl n="212938">Perrotti, Angela Car&amp;#242;la, a cura di. 1986. Le porcellane dei Borbone di Napoli. Capodimonte e Real Fabbrica Ferdinandea 1743-1806, Napoli, Guida.</bibl>
          <bibl n="212756">Petrini, Paolo. s.d. Principal parte della citt&amp;#224; di Napoli adornata da vintuna veduta delle pi&amp;#249; belle fabriche forteze estrade di essa data alla luce dalle sue stampe da Paolo Petrini e, da lui sivendono, nella strada di S. Biagio alli Librari in Napoli.</bibl>
          <bibl n="212793">Pontrandolfo, Angela. 1986. La conoscenza di Paestum nella storia dell&amp;#39;archeologia, in La fortuna di Paestum e la memoria moderna del dorico 1750-1830, a cura di Joselita Raspi Serra, I, pp. 119-138, Firenze, Centro Di.</bibl>
          <bibl n="212878">Rao, Anna Maria. 2006. La Massoneria nel Regno di Napoli, in Storia d’Italia, Annali, 21, La massoneria, a cura di Gian Mario Cazzaniga, pp. 513-542, Torino, Einaudi.</bibl>
          <bibl n="212990">Raspi Serra, Joselita, a cura di. 1986. La fortuna di Paestum e la memoria moderna del dorico 1750-1830, I, Firenze, Centro Di.</bibl>
          <bibl n="212904">Raspi Serra, Joselita, a cura di. 1990. Paestum idea e Immagine. Antologia di testi critici e di immagini di Paestum 1750-1836, Modena, Franco Cosimo Panini.</bibl>
          <bibl n="212981">Saint-Non, Jean Claude Richard de. 1781. Voyage pittoresque ou description des Royaumes de Naples et de Sicilie, Paris, Clousier.</bibl>
          <bibl n="212966">Strazzullo, Franco, a cura di. 1976. Le Lettere di Luigi Vanvitelli della biblioteca palatina di Caserta, II, Galatina, Congedo editore.</bibl>
          <bibl n="212899">Tassinari, Gabriella. 2010. Lettere dell’incisore di pietre dure Francesco Maria Gaetano Ghinghi (1689-1762) ad Anton Francesco Gori, in &amp;#171;LANX&amp;#187;, 7, pp. 61-149.</bibl>
          <bibl n="213067">Winckelmann, Johann Joachim. 1832. Opere, Prima edizione italiana completa, XI, Prato, Per i Fr. Giachetti.</bibl>
        </listBibl>
      </div>
    </body>
  </text>
</TEI>