<?xml version="1.0" encoding="utf-8" standalone="yes"?>
<TEI xmlns="http://www.tei-c.org/ns/1.0">
  <teiHeader>
    <fileDesc>
      <titleStmt>
        <title type="main" level="a">Persistenze dell’antico lungo la costa di Posillipo: tra mappe, rilievi e immagini aeree</title>
        <author>
          <persName n="1" ref="https://orcid.org/0000-0001-5642-7626" type="ORCID">
            <forename>Paola</forename>
            <surname>Carfora</surname>
            <placeName type="affiliation">University of Campania Luigi Vanvitelli, Italy</placeName>
          </persName>
        </author>
        <respStmt>
          <resp>This is a section of <title>NeaVia La villa napoletana. Antichità e natura tra Rinascimento e Barocco</title>(DOI: <idno type="DOI">10.36253/979-12-215-0854-3</idno>) by </resp>
          <name>Maria Gabriella Pezone, Angela Michela Convertini</name>
        </respStmt>
      </titleStmt>
      <publicationStmt>
        <publisher>Firenze University Press</publisher>
        <pubPlace>Florence</pubPlace>
        <date when="2025">2025</date>
        <idno type="DOI">https://doi.org/10.36253/979-12-215-0854-3.16</idno>
        <availability>
          <p>Available for academic research purposes</p>
          <p>Open Access</p>
          <p>Copyright Author(s)</p>
          <licence source="text" target="https://creativecommons.org/licenses/by/4.0/legalcode">
            <p>Content licence CC BY 4.0</p>
          </licence>
          <licence source="metadata" target="https://creativecommons.org/publicdomain/zero/1.0/legalcode">
            <p>Metadata licence CC0 1.0</p>
          </licence>
        </availability>
      </publicationStmt>
      <sourceDesc>
        <p>This is original content, published for academic research purposes</p>
      </sourceDesc>
    </fileDesc>
    <encodingDesc>
      <appInfo>
        <application version="2.2" ident="Booksflow">
          <desc>Digital edition XML powered by Booksflow</desc>
        </application>
      </appInfo>
    </encodingDesc>
    <profileDesc>
      <abstract xml:lang="en">
        <p>Near the hill of Posillipo (Naples) and along its coast persists the structures of the Villa Pausilypon, an imperial complex of Augustus and, before that, a private residence of Publius Vedius Pollio. Built on both sides of the Gaiola valley, on various terraces sloping down to the sea, it remains challenging to establish its actual extension, its various chronological phases, its structural transformations, and the plan of some structures, particularly in the now-submerged coastal strip.</p>
      </abstract>
      <textClass>
        <keywords>
          <list>
            <item>Posillipo</item>
            <item>Villa</item>
            <item>Fishpond</item>
            <item>Archaeological aerotopography</item>
            <item>remote sensing</item>
          </list>
        </keywords>
      </textClass>
    </profileDesc>
  </teiHeader>
  <text>
    <body>
      <p>It is available online at https://doi.org/10.36253/979-12-215-0854-3.16<ref target="https://doi.org/10.36253/979-12-215-0854-3.16" /></p>
      <p rend="h1_chapter">Persistenze dell’antico lungo la costa di Posillipo: <lb/>tra mappe, rilievi e immagini aeree</p><p rend="h1_author ParaOverride-1">Paola Carfora</p><p rend="text">A nord-ovest di Napoli, presso la collina di Posillipo e lungo la sua costa persistono i resti archeologici del complesso imperiale di Augusto, già residenza privata di Publio Ve(i)dio Pollione: quella <hi rend="italic">villa Pausilypon</hi> il cui nome passò a indicare l’intera collina (Fig. 1)<hi rend="notes_number CharOverride-1"><ref target="#endnote-001"><hi xml:id="endnote-001-backlink">1</hi></ref></hi>.</p><p rend="text">Dal punto di vista geologico il promontorio, parte integrante del sistema vulcanico flegreo, rappresenta il lembo dell’antica cintura calderica originatasi a seguito dell’eruzione del Tufo Giallo Napoletano, avvenuta circa 15.000 anni fa, e da cui è quasi interamente formata.</p><p rend="text">Testimone dell’intensa attività vulcanica che ha forgiato questa costa è la propaggine di Punta Cavallo, limite occidentale della Baia di Trentaremi e dell’Area Marina Protetta “Parco Sommerso di Gaiola”, relitto dell’antico vulcano di Coroglio, successivamente inglobato dai depositi piroclastici emessi durante l’eruzione del Tufo Giallo Napoletano e in parte eroso dall’incessante azione del mare<hi rend="notes_number CharOverride-1"><ref target="#endnote-002"><hi xml:id="endnote-002-backlink">2</hi></ref></hi>.</p><p rend="text">L’isola della Gaiola, separata dalla terraferma da uno stretto braccio di mare largo mediamente 50 m, divide idealmente la fascia costiera in due settori: quello di levante, dove la collina digrada dolcemente verso il mare, solcata da stretti canali di ruscellamento, e quello di ponente, caratterizzato da alte falesie, fino a 150 m, a picco sul mare, che cingono l’ampia Baia di Trentaremi (Fig. 2).</p><p rend="text">Dal punto di vista geomorfologico, l’attuale conformazione costiera è il risultato dell’interazione tra erosione naturale, movimenti bradisismici e un intenso rimaneggiamento antropico dei costoni tufacei avvenuto in diversi periodi. A testimonianza di ciò le maestose Grotte di Trentaremi, che si aprono sul versante orientale dell’omonima baia, frutto di secoli di attività estrattiva che comportarono, non di meno, l’asportazione di parti dell’antico complesso architettonico (Fig. 1)<hi rend="notes_number CharOverride-1"><ref target="#endnote-003"><hi xml:id="endnote-003-backlink">3</hi></ref></hi>.</p><p rend="text">Ricordata da Plinio il Vecchio come una delle più belle ville lungo la costa occidentale del golfo di Napoli, Villa <hi rend="italic">Pausilypon</hi> era di vaste dimensioni: si estendeva sulle pendici del colle, in uno dei punti più suggestivi della costa ad occidente di Napoli, tra la baia dei Trentaremi, l’isola della Gaiola, la cala di S. Francesco e quella dei Lampi, fin quasi, probabilmente, a Marechiaro<hi rend="notes_number CharOverride-1"><ref target="#endnote-004"><hi xml:id="endnote-004-backlink">4</hi></ref></hi>.</p><p rend="text">Si trattò di uno dei primi esempi di villa marittima costruita adeguando l’architettura alla natura dei luoghi, con una frantumazione delle funzioni, residenziali, termali, di accoglienza, di spettacolo, distinte in più corpi opportunamente e scenograficamente disposti su varie terrazze fino al mare<hi rend="notes_number CharOverride-1"><ref target="#endnote-005"><hi xml:id="endnote-005-backlink">5</hi></ref></hi>.</p><p rend="text">Il complesso doveva estendersi su vari terrazzamenti che scendevano verso il mare, sui due lati del vallone della Gaiola.</p><p rend="text">Sulla terrazza superiore, in un ampio spazio aperto, si distinguono un teatro, un odeon e altri edifici; a sud, a una quota inferiore, si distende un’ampia terrazza, occupata da diverse strutture sostruite, delimitata da un edificio termale a precipizio sul mare; al di sotto, su diversi livelli, si dispongono cunicoli e sostruzioni.</p><p rend="text">Ninfei, triclini e porticati costituivano il settore marittimo della villa, oggi in larga parte sommerso, completato da moli, banchine di attracco e peschiere, riconosciute nell’area dell’isola della Gaiola.</p><p rend="text">La vita del complesso, iniziata in età tardo-repubblicana, proseguì per tutto il periodo imperiale, quando, come detto, fu annesso alle proprietà imperiali, arricchendosi di ulteriori corpi di fabbrica; interventi di adeguamento della villa sono attestati fino a età adrianea<hi rend="notes_number CharOverride-1"><ref target="#endnote-006"><hi xml:id="endnote-006-backlink">6</hi></ref></hi>.</p><p rend="text">Dopo una lunga stagione di recupero delle antichità che affioravano in tutta la zona, confluite in collezioni private in larga parte disperse, i primi scavi furono intrapresi nel 1820 dall’antiquario Guglielmo Bechi, che acquisì parte dell’area<hi rend="notes_number CharOverride-1"><ref target="#endnote-007"><hi xml:id="endnote-007-backlink">7</hi></ref></hi>.</p><p rend="text">Nel 1841 più metodiche indagini furono condotte dall’architetto Pietro Bersani, per conto del Monsignor Camillo Di Pietro; è di quegli anni la scoperta del teatro, dell’<hi rend="italic">odeion</hi>, del cosiddetto tempio, dell’acquedotto, di altre strutture e numerosi materiali<hi rend="notes_number CharOverride-1"><ref target="#endnote-008"><hi xml:id="endnote-008-backlink">8</hi></ref></hi>.</p><p rend="text">Risale al 1913 il primo studio complessivo della villa, corredato da un ricco apparato grafico e fotografico oltreché da un rilievo delle strutture allora visibili e di quelle costiere sommerse, imprescindibile documento di partenza per i successivi studi, se pur viziato da taluni errori di posizionamento (Fig. 3)<hi rend="notes_number CharOverride-1"><ref target="#endnote-009"><hi xml:id="endnote-009-backlink">9</hi></ref></hi>.</p><p rend="text">Nonostante tale lavoro avesse dimostrato chiaramente la quantità dei resti, “a cluster of ruinse”, e la qualità architettonica del complesso, l’area conobbe un lungo periodo di abbandono, con rimaneggiamenti e frequenti distruzioni, che perdurò fino agli inizi degli anni ‘80 del 1900<hi rend="notes_number CharOverride-1"><ref target="#endnote-010"><hi xml:id="endnote-010-backlink">10</hi></ref></hi>. Ancora nel 1981 Pagano interviene con un saggio allo scopo dichiarato di richiamare l’attenzione «dopo anni di silenzio degli studi, su un complesso di eccezionale importanza […] che oggi giace pressoché abbandonato, avvolto da fitta vegetazione e in continuo degrado in proprietà privata», auspicandone la trasformazione in parco pubblico di interesse naturalistico e panoramico, oltre che archeologico<hi rend="notes_number CharOverride-1"><ref target="#endnote-011"><hi xml:id="endnote-011-backlink">11</hi></ref></hi>.</p><p rend="text">Da quegli anni si avviò l’azione della Soprintendenza per i Beni Archeologici di Napoli volta al restauro e alla conservazione delle strutture<hi rend="notes_number CharOverride-1"><ref target="#endnote-012"><hi xml:id="endnote-012-backlink">12</hi></ref></hi>.</p><p rend="text">La ricerca nell’area si è ulteriormente ampliata a seguito della costituzione del Parco Archeologico Ambientale della Gaiola che ha determinato, soprattutto per l’area sommersa, l’intensificarsi di indagini interdisciplinari e ricerche subacquee con l’edizione dei principali risultati<hi rend="notes_number CharOverride-1"><ref target="#endnote-013"><hi xml:id="endnote-013-backlink">13</hi></ref></hi>.</p><p rend="text">Le dimensioni e la ricchezza dei resti recuperati hanno generato, dunque, una letteratura piuttosto ampia che si è occupata negli anni dell’intero complesso o di parti di esso, con indagini, metodologie e approcci disciplinari differenti<hi rend="notes_number CharOverride-1"><ref target="#endnote-014"><hi xml:id="endnote-014-backlink">14</hi></ref></hi>.</p><p rend="text">Ne è derivata una molteplicità di schemi planimetrici e rilievi a differenti scale e gradi di dettaglio, frutto di revisioni e aggiornamenti condotti negli anni, la cui redazione appare condizionata dal grado di visibilità delle strutture e, in particolare per quanto attiene a quelle costiere, dal loro mutevole grado di insabbiamento e livello di immersione, influenzato fortemente dal bradisismo e da interventi antropici che hanno alterato la fascia costiera<hi rend="notes_number CharOverride-1"><ref target="#endnote-015"><hi xml:id="endnote-015-backlink">15</hi></ref></hi>.</p><p rend="text">Malgrado una ricca letteratura risulta ancora problematico stabilire l’estensione del complesso -tenuto conto che larga parte di esso ricade ancora in proprietà privata-<hi rend="notes_number CharOverride-1"><ref target="#endnote-016"><hi xml:id="endnote-016-backlink">16</hi></ref></hi>, le varie fasi cronologiche, le trasformazioni strutturali, gli ampliamenti e i rimaneggiamenti, che, come detto, dall’età tardo-repubblicana fino almeno ad età adrianea, si sono succeduti, così come ancora si discute sulla reale funzione di alcune strutture messe in luce.</p><p rend="text">Nell’ambito del progetto di ricerca PRIN 2022 PNRR NeaVia è parso di intravedere nello studio aerotopografico delle strutture residuali della villa l’occasione di contribuire ai già pregevoli lavori sin qui svolti, con particolare riguardo ai suoi resti sommersi (Fig. 4).</p><p rend="text">Intorno all’isola della Gaiola, infatti, è nota la presenza di diverse vasche e canali, osservati sin dai primi rilevamenti storici: apparati legati all’attività dell’itticoltura praticata nella villa e ricordata dalle fonti antiche<hi rend="notes_number CharOverride-1"><ref target="#endnote-017"><hi xml:id="endnote-017-backlink">17</hi></ref></hi>.</p><p rend="text">La fotointerpretazione archeologica di immagini aeree e satellitari e le più recenti sperimentazioni del remote-sensing, largamente applicate con interessanti risultati in contesti analoghi, apparivano, infatti, strumenti di ricerca dal forte potenziale per l’analisi dei resti, quasi del tutto sommersi, di questa fascia costiera<hi rend="notes_number CharOverride-1"><ref target="#endnote-018"><hi xml:id="endnote-018-backlink">18</hi></ref></hi>.</p><p rend="text">La sua applicabilità appariva confermata dalle recenti stime della variazione del livello del mare lungo la costa di Posillipo dall’epoca romana ad oggi, valutata, alla luce di indagini dirette geo-archeologiche, in circa 3 m, profondità alla quale, nella norma, è possibile osservare, con metodi aerotopografici, tracce archeologiche dei resti sommersi<hi rend="notes_number CharOverride-1"><ref target="#endnote-019"><hi xml:id="endnote-019-backlink">19</hi></ref></hi>.</p><p rend="text">La ricerca sta, dunque, contemplando la lettura stereoscopica di immagini aerofotografiche di tipo storico b/n, colore e di dataset satellitari ottici con risoluzioni geometriche sub metriche.</p><p rend="text">Per ciascuna struttura viene condotta l’analisi e l’interpretazione multi-temporale e multispettrale di immagini e dataset allo scopo di individuare tracce archeologiche sommerse e/o resti affioranti visibili.</p><p rend="text">Al momento è stata raccolta una ricca mole di immagini per la quale si sta procedendo alla digitalizzazione e georeferenziazione in ambiente GIS in funzione della loro comparazione con le rappresentazioni grafiche, cartografiche e fotografiche disponibili per il tratto di costa preso in esame<hi rend="notes_number CharOverride-1"><ref target="#endnote-020"><hi xml:id="endnote-020-backlink">20</hi></ref></hi>.</p><p rend="text">Per ottenere risultati da immagini aeree storiche in cui lo specchio d’acqua risulta completamente nero, sono stati sperimentati, inoltre, procedimenti di enfatizzazione delle minime differenze delle sfumature del grigio, non percepibili nello spettro del visibile.</p><p rend="text">Sono state adottate anche tecniche di processamento delle immagini, di enfatizzazione e analisi del dato multispettrale anche nelle bande del non visibile (Fig. 5).</p><p rend="text">Si è proceduto, inoltre, all’ortorettifica di immagini storiche per ottenere basi idonee alla restituzione cartografica speditiva delle tracce archeologiche riconosciute che si sta mettendo a punto al fine di una successiva fotogrammetria finalizzata ad uso archeologico dell’area volta allo studio del sistema peschiera dell’area.</p><p rend="text">Appare esemplificativo del metodo che si sta applicando l’analisi comparata delle diverse immagini relative al Canale della Gaiola, settore per il quale si dispone di pregevoli rilievi cartografici storici e geo-archeologici moderni (Fig. 6)<hi rend="notes_number CharOverride-1"><ref target="#endnote-021"><hi xml:id="endnote-021-backlink">21</hi></ref></hi>.</p><p rend="text">Un dettaglio della <hi rend="italic">Mappa topografica della città di Napoli e de’ suoi contorni </hi>del 1775 dà conto, con dovizia di particolari, di elementi allora emergenti che trovano raffronto con strutture oggi del tutto sommerse<hi rend="notes_number CharOverride-1"><ref target="#endnote-022"><hi xml:id="endnote-022-backlink">22</hi></ref></hi>.</p><p rend="text">Sul versante sud del Canale, addossati agli isolotti, si osserva sulla <hi rend="italic">Mappa</hi> la rappresentazione in scala di un grande ambiente quadrangolare presso l’angolo nord ovest della Gaiola, che, per la natura della base cartografica, doveva a quell’epoca quantomeno affiorare a pelo d’acqua (Fig. 6a).</p><p rend="text">L’indicazione cartografica fu recepita da Günther, che nell’edizione del 1913, in coda alle sue conclusioni, ne inserisce uno stralcio<hi rend="notes_number CharOverride-1"><ref target="#endnote-023"><hi xml:id="endnote-023-backlink">23</hi></ref></hi>. Nel rilievo complessivo dello studioso, che integra elementi affioranti con quanto appena sommerso, appare chiara la presenza di due corpi di fabbrica separati da un canale centrale, data la segnalazione del muro orientale della struttura (Fig. 6b)<hi rend="notes_number CharOverride-1"><ref target="#endnote-024"><hi xml:id="endnote-024-backlink">24</hi></ref></hi>.</p><p rend="text">Interpretabili come vasche di stoccaggio, esse sono separate dal Canale della Gaiola da un’ampia banchina di attracco, documentata in rilievi geo-archeologici come larga 5 m circa, su cui sarebbero state rinvenute, sommerse per poco meno di due metri, porzioni di una pavimentazione in basolato (Figg. 6c-f)<hi rend="notes_number CharOverride-1"><ref target="#endnote-025"><hi xml:id="endnote-025-backlink">25</hi></ref></hi>.</p><p rend="text">Le strutture, nettamente visibili nelle immagini aeree b/n degli anni ‘80 del 1900 (Fig. 6g), si apprezzano distintamente in recenti ortofoto e dataset satellitari (Figg. 6h-l).</p><p rend="text">Da riferire al complesso sistema di peschiere risultano anche le strutture osservabili a sud-est dell’isola della Gaiola (Fig. 7). Queste, più lontane dalla costa, non furono cartografate nella <hi rend="italic">Mappa topografica della città di Napoli e de’ suoi contorni </hi>del 1775 (Fig. 7a).</p><p rend="text">Le documentò, ma soltanto in parte e con un problema di posizionamento, Günther che non le intese a pieno indicandole come muro verso il mare (Fig. 7b).</p><p rend="text">Rilevate in successive indagini e ricerche subacquee (Figg. 7c-f), appaiono perfettamente leggibili in dataset satellitari del 2007, 2020 e 2022 appositamente processati, enfatizzando talune bande di colore (Figg. 7g-i). Le strutture appaiono in larga parte realizzate attraverso opere di scavo nel banco tufaceo, integrate con piccoli canali in muratura e crepidini murarie di esigue dimensioni, funzionali al camminamento per le attività di movimentazione delle paratie mobili per la gestione controllata dell’acqua e della sua salinità, cui contribuivano certamente anche condutture di acqua dolce. Ancora nettamente leggibili nei dati satellitari le tracce scure orizzontali delle scanalature nei piedritti entro cui scorrevano tali paratie, lungo il canale<hi rend="notes_number CharOverride-1"><ref target="#endnote-026"><hi xml:id="endnote-026-backlink">26</hi></ref></hi>.</p><p rend="text">Piuttosto articolato il sistema di vasche e canali tra loro connessi posizionati nell’area più settentrionale, in parte ancora affioranti, intagliati nel banco naturale e integrati, dove necessario, da murature (Fig. 8)<hi rend="notes_number CharOverride-1"><ref target="#endnote-027"><hi xml:id="endnote-027-backlink">27</hi></ref></hi>.</p><p rend="text">In particolare, nelle immagini aeree e satellitari si osserva distintamente lo schema planimetrico di due vasche quadrangolari, delineate dalle tracce dei muri perimetrali, disposte in successione topografica. Sul lato occidentale di queste si dispone un’altra vasca rettangolare (Figg. 8g-l)<hi rend="notes_number CharOverride-1"><ref target="#endnote-028"><hi xml:id="endnote-028-backlink">28</hi></ref></hi>.</p><p rend="text">Il settore della villa destinato alla piscicoltura, esteso da NE a S-SW dell’isola della Gaiola su circa 9000 m<hi rend="superscript CharOverride-1">2</hi>, appare costituito dalle strutture funzionali essenziali a tale tipo di attività<hi rend="notes_number CharOverride-1"><ref target="#endnote-029"><hi xml:id="endnote-029-backlink">29</hi></ref></hi>: vasche, sistemi di canalizzazione per il ricambio controllato dell’acqua, chiuse e paratie mobili, camminamenti e banchine, oltre a una struttura portuale nella zona nord-orientale, tra la Cala San Basilio e quella dei Lampi<hi rend="notes_number CharOverride-1"><ref target="#endnote-030"><hi xml:id="endnote-030-backlink">30</hi></ref></hi>.</p><p rend="text">Come più volte suggerito in letteratura, sembra di poter confermare l’ipotesi di una peschiera in larga parte scavata nel banco naturale, l’originario substrato tufaceo, integrata, dove necessario, da opere in muratura<hi rend="notes_number CharOverride-1"><ref target="#endnote-031"><hi xml:id="endnote-031-backlink">31</hi></ref></hi>.</p><p rend="text">La presenza di porzioni intagliate pone la necessità di individuare le modalità di escavazione, avvenute probabilmente in prima istanza all’asciutto, risparmiando un diaframma verso il mare che è stato, alla fine delle operazioni, asportato. Ad un’analisi aerotopografica, in effetti, il braccio di mare del Canale della Gaiola parrebbe, per l’andamento geometrico, una traccia da anomalia: un taglio del banco tufaceo, praticato una volta realizzata la peschiera, già da alcuni più volte ipotizzato come il risultato di un’attività artificiale<hi rend="notes_number CharOverride-1"><ref target="#endnote-032"><hi xml:id="endnote-032-backlink">32</hi></ref></hi>.</p><p rend="text">La lettura della tipologia di pertinenza di questa parte della Gaiola, se siamo nel vero, parrebbe indiziare, anche se al momento solo in termini di suggestione, la ragione funzionale e i tempi di realizzazione del canale, frutto di una modificazione antropica antica del paesaggio, di servizio alle attività della villa e volta a garantire il passaggio via mare lungo la costa.</p>
      
      <div>
        <listBibl>
          <head>References</head>
          <bibl n="213191">Bassani, Maddalena. 2003. Le “Peschiere”, in Subterranea Domus, a cura di Patrizia</bibl>
          <bibl n="213183">Basso, Francesca Ghedini, pp. 341-360, Caselle di Sommacampagna (VR), Cierre Edizioni.</bibl>
          <bibl n="212742">Busen, Tobias. 2016. L’Odeion della villa imperiale del Pausilypon: nuove ricerche sulla progettazione architettonica in epoca romana, in Puteoli. Studi di storia ed archeologia dei Campi Flegrei, a cura di Giuseppe Camodeca, Marco Giglio, pp. 211-231, Napoli, Il Torcoliere.</bibl>
          <bibl n="212840">Busen, Tobias. 2021. Pausilypon – La villa marittima come residenza imperiale, in Imperatori a Palazzo, imperatori in villa, a cura di Massimiliano Valenti, &amp;#171;Acta Albana&amp;#187;, 1, pp. 1-14.</bibl>
          <bibl n="212861">Castronuovo, Sandro. 2000. Posillipo imperiale. La villa di Vedio Pollione e poi di Augusto. L’isola della Gaiola. La &amp;quot;Grotta di Seiano&amp;quot;, Napoli, Edizioni Altrastampa s.r.l.</bibl>
          <bibl n="212805">Colonna, Ferdinando. 1898. Scoperte di antichit&amp;#224; in Napoli dal 1876 a tutto il 1897, con notizie delle scoperte anteriori e ricordi storico-artistico-topografici, Napoli, Tipografia Francesco Giannini e figli.</bibl>
          <bibl n="212806">Conta, Gioia. 1972. Note sulle peschiere marittime nel mondo romano, in Schmiedt, Giulio. Il livello antico del Mar Tirreneo. Testimonianze dei resti archeologici, pp. 215-236, Firenze, Leo S. Olschki editore.</bibl>
          <bibl n="213103">De Caro, Stefano. 2002. Campania, in &amp;#171;Atti dei Convegni di Studi sulla Magna Grecia&amp;#187;, 42, pp. 569-622.</bibl>
          <bibl n="212971">De Caro, Stefano, Pier Giovanni Guzzo, Giuliana Tocco, La Campania, in &amp;#171;Atti dei Convegni di Studi sulla Magna Grecia&amp;#187;, 39, pp. 863-936.</bibl>
          <bibl n="212939">De Caro, Stefano, Vecchio, Giuseppe. 1994. Pausilypon, la villa imperiale, in Neapolis, a cura di Fausto Zevi, pp. 86-88, Napoli, Guida Editore.</bibl>
          <bibl n="212834">De Divitiis, Bianca. 2020. Matteo Geronimo Mazza: A recovered sylloge by a renaissance antiquarian and collector, in &amp;#171;Journal of the Warburg and Courtauld Institutes&amp;#187;, LXXXIII, pp. 161-254.</bibl>
          <bibl n="213037">Diana, Alfredo. 1999. Pausilypon e dintorni: fatti, misfatti, personaggi e leggende, Napoli, Grimaldi &amp;amp; C. Editori.</bibl>
          <bibl n="213038">Diana, Alfredo. 2018. Pausylipon e dintorni. Storia leggende personaggi e curiosit&amp;#224;, Napoli, Grimaldi &amp;amp; C. Editori.</bibl>
          <bibl n="213113">G&amp;#252;nther, Robert Theodore. 1913. Pausilypon. The imperial villa near Naples, Oxford, University Press.</bibl>
          <bibl n="212991">Higginbotham, James. 1997. Piscinae. Artificial Fishponds in Roman Italy, Chapel Hill, The University of North Carolina Press.</bibl>
          <bibl n="213010">Jacono,&amp;#160;Luigi. 1914. Note di archeologia marittima, in&amp;#160;&amp;#171;Neapolis.&amp;#160;Rivista di archeologia epigrafia e numismatica&amp;#187;,1, 3-4.</bibl>
          <bibl n="212774">Marzano, Annalisa. 2010. Le ville marittime dell’Italia romana tra amoenitas e fructus, in Amoenitas I. Rivista Internazionale di Studi Miscellanei sulla Villa Romana Antica, pp. 21-33, Roma, Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato.</bibl>
          <bibl n="212812">Pagano, Mario. 1981. Gli impianti marittimi della villa di &amp;#171;Pausilypon&amp;#187;, in Puteoli romana, Studi di Storia Antica 4-5, a cura di Giuseppe Camodeca, pp. 245-255, Napoli, Publications du Centre Jean B&amp;#233;rard.</bibl>
          <bibl n="213023">Rustico, Letizia. 1999. Peschiere romane, in &amp;#171;M&amp;#233;langes de l’&amp;#201;cole fran&amp;#231;aise de Rome. Antiquit&amp;#233;&amp;#187;, 111, 1999, pp. 51-66.</bibl>
          <bibl n="212816">Rustico, Letizia. 2004. Impianti marittimi per la piscicoltura in et&amp;#224; romana, in Lezioni Fabio Faccenna II: Conferenze di Archeologia Subacquea, a cura di Giacobelli Marta, pp. 119-124, Bari, Edipuglia.</bibl>
          <bibl n="212891">Ruggiero, Michele. 1888. Degli scavi di antichit&amp;#224; nelle province di terraferma dell’antico regno di Napoli dal 1743 al 1876, Napoli, Tipografia di Vincenzo Morano.</bibl>
          <bibl n="212701">Simeone, Maurizio, Masucci, Paola, Villani, Guido, Pagliarani Alberto e Nigro, Fabio. 2008. Le Grotte di Trentaremi e le altre cavit&amp;#224; costiere dell’Area Marina Protetta Parco Sommerso di Gaila (Golfo di Napoli): aspetti geoarcheologici ed ecologici, in Cavit&amp;#224; Artificiali (Napoli, 30 maggio -2 giugno 2008), Atti VI Convegno Internazionale di Speleologia, &amp;#171;Opera Ipogea&amp;#187;, 1/2-2008, pp. 307-314.</bibl>
          <bibl n="212796">Simeone, Maurizio, Masucci, Paola. 2009. Analisi geoarcheologiche nell’area marina protetta Parco Sommerso di Gaiola (Golfo di Napoli), in &amp;#171;Il Quaternario, Italian Journal of Quaternary Sciences&amp;#187;, 22(1), pp. 25-32.</bibl>
          <bibl n="212720">Simeone, Maurizio, De Vivo, Caterina, Masucci, Paola. 2012. An Interdisciplinary Approach to the Preservation of the Gaiola Archaeological Underwater Park and the Posillipo Coastline, Bay of Naples (Southern Italy), in EUROMED 2012, 4th International Conference, pp. 373-378, Brentwood, Multi-Science Publishing Co.</bibl>
          <bibl n="212787">Simeone, Maurizio, Masucci, Paola. 2016. Nuove indagini sulle strutture archeologiche sommerse del Parco Sommerso di Gaiola a Posillipo, in &amp;#171;Rendiconti della Accademia di Archeologia Lettere e Belle Arti&amp;#187;, 77, pp. 227-242.</bibl>
          <bibl n="213118">Syme 1961: Syme, Ronald. 1961. Who was Vedius Pollio?, in &amp;#171;Journal of Roman Studies&amp;#187;, 51, pp. 23-30.</bibl>
          <bibl n="212697">Varriale, Ivan. 2004. Costa flegrea e attivit&amp;#224; bradisismica dall’antichit&amp;#224; ad oggi, in Rotte e porti del Mediterraneo dopo la caduta dell’Impero Romano d’Occidente continuit&amp;#224; e innovazioni tecnologiche e funzionali, Atti del IV Seminario “El Patrimonio arqueol&amp;#242;gico submarino y los puertos antiguos”, (Genova 18-19 giugno 2004), a cura di Rita Turchetti, Lorenza De Maria, pp. 291-310, Catanzaro, Rubbettino Editore.</bibl>
          <bibl n="212927">Varriale, Ivan. 2007. La villa imperiale di Pausylypon, in La villa romana, a cura di Rosaria Ciardiello, Napoli, l’Orientale Editrice, pp. 147-165.</bibl>
          <bibl n="213212">Varriale, Ivan. 2011. Posillipo: storia e mito, Napoli, Valtrend editorie.</bibl>
          <bibl n="213172">Varriale, Ivan. 2015. Pausilypon tra otium e potere imperiale, in &amp;#171;RM&amp;#187;, 121, pp. 227-268.</bibl>
          <bibl n="212718">Varriale, Ivan. 2016. Otium and negotium: the breakdown of a boundary in the imperial villas: the case study of pausilypon, in Borders: terminologies, ideologies, and performances, a cura di Annette Weissenrieder, Wissenschaftliche Untersuchungen zum Neuen Testament 2. Reihe 366, pp. 283-301, T&amp;#252;bingen, Mohr Siebeck.</bibl>
          <bibl n="213049">Vecchio, Giuseppe. 1985. Le ville sul mare, in Napoli Antica, pp. 348-351, Napoli, Gaetano Macchiaroli Editore.</bibl>
          <bibl n="213114">Vecchio, Giuseppe. 1999. La Grotta di Seiano e il parco archeologico del Pausilypon, Milano, Electa.</bibl>
          <bibl n="213115">Vecchio, Giuseppe. 2009. Gaiola: il parco archeologico e il parco sommerso, Milano, Mondadori Electa.</bibl>
          <bibl n="212766">Vecchio, Giuseppe. 2014. Il Pausilypon e l’area marina protetta dalla Gaiola, in Augusto e la Campania: da Ottaviano a Divo Augusto, 14-2014 d.C.: itinerari augustei in Campania, a cura di Teresa Cinquantaquattro, pp. 24-25, Milano, Electa.</bibl>
          <bibl n="213223">Viggiani, Domenico, a cura di. 1993. Posillipo romana, Milano, Electa.</bibl>
        </listBibl>
      </div>
    </body>
  </text>
</TEI>