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      <titleStmt>
        <title type="main" level="a">Metodi di ricerca archivistica: i documenti degli antichi banchi napoletani e dei fondi del ’900 dell’Archivio Storico del Banco di Napoli</title>
        <author>
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            <forename>Gloria</forename>
            <surname>Guida</surname>
            <placeName type="affiliation">Archivio Storico del Banco di Napoli, Italy</placeName>
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        </author>
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          <resp>This is a section of <title>NeaVia La villa napoletana. Antichità e natura tra Rinascimento e Barocco</title>(DOI: <idno type="DOI">10.36253/979-12-215-0854-3</idno>) by </resp>
          <name>Maria Gabriella Pezone, Angela Michela Convertini</name>
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        <publisher>Firenze University Press</publisher>
        <pubPlace>Florence</pubPlace>
        <date when="2025">2025</date>
        <idno type="DOI">https://doi.org/10.36253/979-12-215-0854-3.23</idno>
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          <p>Available for academic research purposes</p>
          <p>Open Access</p>
          <p>Copyright Author(s)</p>
          <licence source="text" target="https://creativecommons.org/licenses/by/4.0/legalcode">
            <p>Content licence CC BY 4.0</p>
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            <p>Metadata licence CC0 1.0</p>
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        <p>This is original content, published for academic research purposes</p>
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      <abstract xml:lang="en">
        <p>The Historical Archive of the Banco di Napoli, the largest banking archive in the world, preserves documents whose unique characteristics give the institution significant importance not only from the perspective of economic history but also as a source for artistic and social history. I have attempted to illustrate the various methods of archival research that can be used to consult the Archive’s documents, offering an itinerary through time and space in which the scholar interacts according to their own inclinations and interests. The examples illustrated include the payments for work carried out in the 18th century at the Villa of Resina, the 20th-century discoveries of artifacts in the Villa of the Mysteries in Pompeii, and the history of the Villa Augustea in Somma Vesuviana.</p>
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            <item>Historical Archives of the Bank of Naples</item>
            <item>Villa of Resina</item>
            <item>Villa of the Mysteries in Pompeii</item>
            <item>Villa Augustea in Somma Vesuviana</item>
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      <p>It is available online at https://doi.org/10.36253/979-12-215-0854-3.23<ref target="https://doi.org/10.36253/979-12-215-0854-3.23" /></p>
      <p rend="h1_chapter">Metodi di ricerca archivistica: i documenti degli antichi banchi napoletani e dei fondi del ’900 dell’Archivio Storico del Banco di Napoli</p><p rend="h1_author ParaOverride-1">Gloria Guida</p><p rend="h2">Premessa</p><p rend="text">Nell’ambito del progetto di ricerca <hi rend="italic">NeaVia</hi> <hi rend="italic">La villa napoletana. Antichità e natura tra Rinascimento e Barocco </hi>è stato organizzato nel dicembre 2024 dall’Università della Campania Luigi Vanvitelli un convegno di studi presso l’Università di Napoli Suor Orsola Benincasa, a un anno dall’inizio del PRIN 2022 PNRR, in una dimensione multidisciplinare che ha coinvolto anche la scienza archivistica. In tale prospettiva, nell’ambito delle attività scientifiche previste dell’accordo stipulato tra il Dipartimento di Lettere e Beni Culturali e la Fondazione Banco di Napoli sui temi del progetto, ho offerto un mio contribuito – del quale si prova a dare atto con il presente lavoro – con un intervento sulle specificità della ricerca presso l’Archivio Storico del Banco di Napoli. Il perimetro del progetto mi ha indotto a sperimentare le tecniche di ricerca archivistica in relazione a tre ville napoletane, come si potrà leggere di seguito.</p><p rend="h2">L’Archivio Storico del Banco di Napoli</p><p rend="text">È sempre un piacere – per chi scrive – avere la possibilità di poter descrivere l’Archivio Storico del Banco di Napoli. Archivio di una bellezza e di una ricchezza inestimabili.</p><p rend="text">L’Archivio Storico del Banco di Napoli è il più grande archivio di natura bancaria al mondo, che conserva documenti le cui particolari caratteristiche, così come la loro straordinaria quantità, conferiscono all’Istituto importanza notevole non solo sotto il profilo della storia economica, ma anche come fonte di storia artistica e sociale.</p><p rend="text">Non è quindi un caso se l’Unesco nel maggio 2023 ha voluto iscrivere questo meraviglioso Archivio nel Registro della Memoria del Mondo.</p><p rend="text">L’Archivio dispone di un’immensa raccolta di singolari documenti costituiti dalle scritture di otto banchi pubblici napoletani, sorti senza scopo di lucro (eccetto uno – quello del Salvatore – istituito con scopi speculativi, per iniziativa degli appaltatori dell’imposta della farina) tra la fine del XVI e l’inizio del XVII secolo<hi rend="notes_number CharOverride-1"><ref target="#endnote-001"><hi xml:id="endnote-001-backlink">1</hi></ref></hi>. I Banchi prosperano, con alterne vicende, per due secoli fino a quando, ridotti a sette, confluiscono nel 1809 nel Banco delle Due Sicilie. Con l’Unità d’Italia il Banco delle Due Sicilie divenne poi Banco di Napoli.</p><p rend="text">Il Banco di Napoli, fin dalla sua nascita, viene considerato un punto di riferimento per la popolazione, perché affonda le sue radici in una storia lunga secoli, fatta di assistenza alle classi più povere e indigenti e di sostegno a piccoli e grandi imprenditori<hi rend="notes_number CharOverride-1"><ref target="#endnote-002"><hi xml:id="endnote-002-backlink">2</hi></ref></hi>.</p><p rend="text">Caratteristica peculiare dell’Archivio Storico del Banco di Napoli è la presenza nelle fedi di credito e, in generale, nelle altre bancali, di quella che i giuristi definiscono la “causale”, vale a dire la motivazione relativa alla movimentazione del denaro. Anche per questo, le fedi non rappresentano un’arida documentazione contabile, ma costituiscono una fonte ricca di informazioni, di grande interesse non solo per chi si voglia occupare di storia delle banche e delle istituzioni finanziarie, ma anche per studiosi interessati alla storia sociale, religiosa, artistica e musicale del Mezzogiorno d’Italia, come dell’Italia tutta, dell’Europa e talvolta addirittura del nuovo continente dalla fine del XVI secolo. Naturalmente ciò vale anche per chi ricerca nell’ambito della storia dell’architettura.</p><p rend="text">Ho provato, e provo a seguire, a esemplificare i vari metodi di ricerca archivistica, ai quali si può ricorrere per la consultazione dei documenti dell’Archivio.</p><p rend="text">Ho cercato di offrire un itinerario nel tempo e nello spazio in cui lo studioso interagisce, secondo la propria inclinazione e i propri interessi, con i documenti, potendo scegliere una chiave di lettura sincrona (legata al tempo) oppure diacronica (legata ai temi di maggiore interesse).</p><p rend="text">Sono stati presi, dunque, come esempi i pagamenti per i lavori effettuati nel Settecento nella Villa di Resina, le scoperte novecentesche di reperti antichi nella Villa dei Misteri di Pompei e la storia della Villa Augustea a Somma Vesuviana.</p><p rend="h2">La Villa Tarasconi a Resina</p><p rend="text">Per i documenti del Settecento i nostri strumenti di ricerca sono pandette, libri maggiori, giornali di cassa e filze.</p><p rend="text">Le pandette (Fig. 1a) sono delle vere e proprie rubriche scandite per anno o semestre, ordinate alfabeticamente a partire dalla prima lettera del nome, seguita dalla prima lettera del cognome dell’intestatario del conto. Alla destra dei nomi, gli impiegati dei banchi annotavano il numero del foglio del libro maggiore dove erano registrate le operazioni in dare e in avere dei clienti. In taluni casi oltre alla successione nome-cognome seguono i titoli onorifici, l’attività lavorativa specifica esercitata o anche l’esplicitazione di una caratteristica fisica e la nazionalità del correntista.</p><p rend="text">Nel nostro caso, venendo alla Villa di Resina, l’intestatario del conto è il Conte Tarasconi (Fig. 1b).</p><p rend="text">I libri maggiori (Fig. 2), pertanto, contengono i conti dei clienti dei banchi: a seconda dell’importanza del cliente, un conto poteva estinguersi in poche operazioni o poteva continuare in altri fogli dello stesso libro maggiore. Accanto al nome del cliente, preceduto dall’indicazione della data, erano registrate le operazioni di deposito e di prelievo.</p><p rend="text">Nel nostro caso, nel semestre in questione (II semestre 1757), le operazioni effettuate dal Conte sono soltanto due. Nei giornali copiapolizze (Figg. 3a-3b) si trascrivevano, talvolta in <hi rend="italic">transunto </hi>(riassunto, compendio del documento), le causali riportate sulle fedi e sulle polizze per rendere più agevole il reperimento e la lettura. In questo caso Andrea de Cicco è un Mastro fabbricatore pagato dal Conte per i lavori di fabbrica effettuati nella sua casa palaziata nella Real Villa di Resina<hi rend="italic">. </hi>Ai fini della conservazione le fedi e le polizze (Figg. 4a-4b) presentate ai banchi per la riscossione, erano ordinate per data di estinzione e “infilzate”, ossia infilate in uno spago munito di punteruolo per tenerle insieme e appese al soffitto <lb/>dell’archivio dei banchi, l’ufficio che le custodiva. Dalle filze, le fedi e le polizze furono raccolte, in un secondo momento, in pacchi con l’indicazione, oltre che del banco di appartenenza, anche dell’anno, del mese e del giorno in cui furono pagate. Solo a partire dalla seconda metà del XVIII secolo i titoli estinti furono conservati in volumi legati in cartapecora.</p><p rend="text ParaOverride-2">Per chi ha voglia di toccare con mano – nel vero senso della parola – il documento originale l’emozione è davvero tanta: il nostro ricercatore troverà riportata infatti la firma originale del Conte<hi rend="notes_number CharOverride-1"><ref target="#endnote-003"><hi xml:id="endnote-003-backlink">3</hi></ref></hi>.</p><p rend="h2">L’archeologia del Novecento: la Villa dei Misteri di Pompei e la Villa Augustea di Somma Vesuviana</p><p rend="text">È interessante mostrare anche la documentazione amministrativa e contabile novecentesca, conservata in Archivio, ancora non del tutto accessibile e consultabile da parte degli utenti della Sala Studio.</p><p rend="text">Sicuramente l’<hi rend="italic">iter </hi>da seguire, in questo caso, è più semplice. Non ci si deve confrontare con pandette e libri maggiori, ma con un fondo documentale. Il Fondo <hi rend="italic">Richieste di contributi per scopi benefici, assistenziali e culturali </hi>offre da un punto di vista storico ed economico uno spaccato della società del secolo scorso, come pure attesta il sostegno all’imprenditoria e alla promozione culturale e sociale.</p><p rend="text">Inventariare questo fondo è stato molto interessante<hi rend="notes_number CharOverride-1"><ref target="#endnote-004"><hi xml:id="endnote-004-backlink">4</hi></ref></hi>, perché si è avuto modo di indagare le richieste di finanziamenti rivolte alla direzione del Banco di Napoli e l’esito dell’istruttoria, con l’approvazione o meno nella prospettiva del sostegno alle iniziative culturali.</p><p rend="text">In questa sede si è ritenuto opportuno mostrare i documenti relativi alla Villa dei Misteri di Pompei e alla Villa Augustea di Somma Vesuviana.</p><p rend="text">Vengono in mente le parole che Marguerite Yourcenar fa pronunciare all’imperatore Adriano nelle sue <hi rend="italic">Memorie</hi>: «Ho ricostruito molto: e ricostruire significa collaborare con il tempo nel suo aspetto di “passato”, coglierne lo spirito o modificarlo, protenderlo, quasi, verso un più lungo avvenire; significa scoprire sotto le pietre il segreto delle sorgenti. La nostra vita è breve: parliamo continuamente dei secoli che han preceduto il nostro o di quelli che lo seguiranno, come se ci fossero totalmente estranei; li sfioravo, tuttavia, nei miei giochi di pietra: le mura che faccio puntellare sono ancora calde del contatto di corpi scomparsi; mani che non esistono ancora carezzeranno i fusti di queste colonne»<hi rend="notes_number CharOverride-1"><ref target="#endnote-005"><hi xml:id="endnote-005-backlink">5</hi></ref></hi>.</p><p rend="text">Questo il compito anche di archeologi, architetti e urbanisti impegnati nel ripensare la vita delle città e delle comunità. C’è un’anima nelle “pietre” che ha a che fare con le nostre radici.</p><p rend="text">Dall’esame della documentazione del Fondo (Figg. 5a-5b-5c) emerge come anche Maiuri abbia accarezzato le pietre della Villa dei Misteri, definita dall’insigne studioso «il più grandioso edificio che abbia Pompei». Nominato nel 1924 Soprintendente alle Antichità della Campania e del Molise, con questa espressione egli sottolineava l’importanza del completamento dello scavo della villa<hi rend="notes_number CharOverride-1"><ref target="#endnote-006"><hi xml:id="endnote-006-backlink">6</hi></ref></hi>.</p><p rend="text">Scoperta solo in minima parte intorno al 1910, la Villa dei Misteri restò per lo più sepolta e gli affreschi furono minacciati dalle infiltrazioni delle terre incombenti da ogni lato e da possibili frane. Solo alla fine del 1928 fu possibile ottenere dal Ministero un primo fondo per attuare rapidamente un programma di scavo e di sistemazione integrale.</p><p rend="text">Dal preventivo delle opere da eseguire per lo scavo e la conseguente sistemazione risulta che Maiuri chiese al Banco di Napoli la somma di almeno sessantamila lire: con tale somma il lavoro poteva essere compiuto prima dell’estate del 1929.</p><p rend="text">Il Consiglio di Amministrazione del Banco di Napoli<hi rend="notes_number CharOverride-1"><ref target="#endnote-007"><hi xml:id="endnote-007-backlink">7</hi></ref></hi> – benché si trattasse di uno scopo non compreso tra quelli per i quali l’Istituto di regola provvedeva dal Fondo stabilito, anno per anno, per la beneficenza – concesse comunque un unico contributo di ventimila lire, in considerazione dell’alto valore archeologico ed artistico dell’opera e del suo notevole interesse anche dal punto di vista turistico.</p><p rend="text">Essa costituì – così fu giudicata dalla direzione del Banco – l’esempio più monumentale che si avesse di una villa patrizia romana. Studi e ricerche sui riti orfici rinvenuti dagli affreschi della villa avevano ritrovato nuova luce grazie a un’attenta disamina.</p><p rend="text">È da tener presente che proprio in quegli anni si stava preparando il bimillenario vergiliano e che – se per tale ricorrenza si fosse potuto presentare la Villa dei Misteri scoperta integralmente e collegata a Pompei, con il prolungamento dell’antica via dei Sepolcri – questo avvenimento avrebbe costituito una delle maggiori attrattive della commemorazione vergiliana a Napoli.</p><p rend="text">Gli scavi avevano già riportato alla luce un grandioso criptoportico di 105 metri di lunghezza, che abbracciava i tre lati della villa, in parte sgombro da lapilli e da ceneri.</p><p rend="text">Dall’intero fascicolo – a disposizione degli studiosi – qui si riferisce, per ragioni di spazio, solo della lettera del senatore Antonio Cippico, grande studioso di storia dell’arte e autore di diverse opere (Figg. 6a-6b). Egli, infatti, sostenne questo intervento: il completamento dello scavo «sta in particolar modo a cuore pure a noi della Libreria dello Stato, ché già da due anni stiamo accudendo alla grande pubblicazione destinata a degnamente illustrare la Villa pompeiana». E come vediamo, in questa lettera da lui spedita nel 1929, si tratta dei ritrovamenti: il citato criptoportico e cinque o sei scheletri di vittime della catastrofe.</p><p rend="text">È davvero singolare come la storia sembra possa ripetersi a distanza di un secolo, in disparte ogni valutazione sull’inerzia, secolare, delle istituzioni deputate a investire in un tesoro così prezioso quali sono gli scavi pompeiani.</p><p rend="text">Infatti, nel febbraio 2024 il direttore del parco archeologico di Pompei, Gabriel Zuchtriegel, ha mostrato con una certa emozione la stessa lettera di Maiuri, conservata in copia in un faldone dell’amministrazione del sito archeologico, che documentava la richiesta avanzata dal soprintendente al Banco di Napoli. Anche Zuchtriegel, come nel passato Maiuri, a distanza di quasi cento anni ha annunciato che richiederà, questa volta alla Fondazione del Banco di Napoli, un sostegno economico per proseguire le campagne di scavo.</p><p rend="text">Rispetto all’epoca di Maiuri, risultano oggi abbattuti due edifici abusivi – una casa e un ristorante – che insistevano nell’area della villa; sono emersi alcuni cunicoli scavati da tombaroli e i resti di un altro complesso di epoca romana. Nel frattempo è venuto alla luce un pezzo del muro perimetrale nord della villa della quale un settore, probabilmente il quartiere servile, era rimasto inesplorato dopo gli scavi sistematici condotti da Maiuri.</p><p rend="text">All’interno dei fascicoli del Fondo è stato possibile rinvenire anche delle piccole pubblicazioni, come quella relativa a <hi rend="italic">La Villa Augustea in Somma Vesuviana </hi>del 1936<hi rend="notes_number CharOverride-1"><ref target="#endnote-008"><hi xml:id="endnote-008-backlink">8</hi></ref></hi>, scritta dall’avvocato Mario Angrisani, Podestà (dunque il capo dell’amministrazione comunale, durante il regime fascista) della cittadina vesuviana (Fig. 7). Un’opera non molto conosciuta che, anche grazie alla pubblicazione di diverse tavole, mette in risalto la storia della villa, in vista della celebrazione del bimillenario augusteo fissato nel settembre del 1937.</p><p rend="text">Nel fascicolo è conservata anche la corrispondenza, tra gli altri, del Direttore Generale del Banco di Napoli Giuseppe Frignani con Maiuri: «perché si possa meglio esaminare e valutare la richiesta, si gradirebbe anzitutto conoscere l’autorevole parere di S. V. in merito all’importanza dell’iniziativa ed all’opportunità di un eventuale aiuto del Banco per la sua realizzazione». Il Soprintendente, che si era già prodigato per avere un contributo dal Banco per gli scavi di Pompei, più volte incoraggiò anche le “esplorazioni” concorrendo, in qualità del suo prestigioso ruolo, con mille lire al saggio di scavo per il quale si spesero complessivamente cinquemila lire<hi rend="notes_number CharOverride-1"><ref target="#endnote-009"><hi xml:id="endnote-009-backlink">9</hi></ref></hi>.</p><p rend="text">Vennero alla luce colonne, capitelli marmorei, pavimenti in mosaico, bellissimi frammenti statuari di un personaggio in abito eroico, imponenti porticati, stucchi policromi parietali e lacunari.</p><p rend="text">Angrisani rivolse, dunque, l’invito ai rappresentanti della stampa, della finanza, degli enti economici e amministrativi di Napoli, per un largo concorso finanziario «che permetta […] ricondurre alla luce il più insigne monumento di romanità imperiale che ci si mostri fuori delle consuete aree di Pompei e di Ercolano»<hi rend="notes_number CharOverride-1"><ref target="#endnote-010"><hi xml:id="endnote-010-backlink">10</hi></ref></hi>.</p><p rend="text">A titolo esemplificativo, può anche richiamarsi come, sempre dalle carte del Fondo, emerga il parere del professor Francesco Signore del Real Osservatorio Vesuviano, competente studioso di geologia vesuviana: nel suo rapporto sottolineò «che il terremoto del 63 d.C. aveva danneggiato più o meno la Villa, ma era stata l’eruzione di 16 anni dopo a completare l’opera distruttrice».</p><p rend="h2">Conclusioni</p><p rend="text">Chi scrive è ben consapevole che il presente contributo possa offrire solo una minima idea della ricchezza di informazioni che è disponibile per gli studiosi, che guardano al passato per costruire un futuro migliore, come ci indicava l’imperatore Adriano. L’unico auspicio che può formularsi è che queste poche righe possano sollecitare la curiosità e la speranza di ricercare in modo fruttuoso fra le carte disponibili presso l’Archivio Storico del Banco di Napoli. Chi vorrà impegnarsi in questa ricerca, sarà sempre il benvenuto.</p>
      
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          <head>References</head>
          <bibl n="213156">Angrisani, Mario. 1936. La Villa Augustea in Somma Vesuviana, Aversa, Tipografia Nicola Nappa.</bibl>
          <bibl n="213039">Damiani, Concetta. 2024. Guida ai fondi dell’Archivio Storico del Banco di Napoli, Napoli, Editoriale Scientifica.</bibl>
          <bibl n="213235">Demarco, Domenico. 1958. Storia del Banco di Napoli, Napoli.</bibl>
          <bibl n="213026">Demarco, Domenico. 2000. Contributo alla storia del Banco di Napoli dalle origini all’Unit&amp;#224; d’Italia, Napoli, voll. 4.</bibl>
          <bibl n="212837">Frigione, Maria. 1941. I banchi di Napoli e la loro fusione in Banco delle Due Sicilie sotto Gioacchino Murat, in &amp;#171;Archivio storico per le province napoletane&amp;#187;, Nuova serie 37, pp. 37-98.</bibl>
          <bibl n="213233">L’Archivio Storico del Banco di Napoli. 1985, Napoli, III ediz.</bibl>
          <bibl n="212952">L’Archivio Storico del Banco di Napoli. Una fonte preziosa per la storia economica sociale e artistica del Mezzogiorno d’Italia. 1972, Napoli.</bibl>
          <bibl n="213133">Yourcenar, Marguerite. 2002. Memorie di Adriano. Seguito da Taccuini di appunti, Torino, Einaudi.</bibl>
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