<?xml version="1.0" encoding="utf-8" standalone="yes"?>
<TEI xmlns="http://www.tei-c.org/ns/1.0">
  <teiHeader>
    <fileDesc>
      <titleStmt>
        <title type="main" level="a">A proposito di una lettera di Enrico Damiani a Luigi Salvini</title>
        <author>
          <persName n="1">
            <forename>Giuseppe</forename>
            <surname>Dell’Agata</surname>
            <placeName type="affiliation">University of Pisa, Italy</placeName>
          </persName>
        </author>
        <respStmt>
          <resp>This is a section of <title>La slavistica come strumento per l'amicizia fra i popoli</title>(DOI: <idno type="DOI">10.36253/979-12-215-0846-8</idno>) by </resp>
          <name>Andrea Fernando De Carlo, Gabriele Mazzitelli, Rosanna Morabito</name>
        </respStmt>
      </titleStmt>
      <publicationStmt>
        <publisher>Firenze University Press</publisher>
        <pubPlace>Florence</pubPlace>
        <date when="2025">2025</date>
        <idno type="DOI">https://doi.org/10.36253/979-12-215-0846-8.03</idno>
        <availability>
          <p>Available for academic research purposes</p>
          <p>Open Access</p>
          <p>Copyright Author(s)</p>
          <licence source="text" target="https://creativecommons.org/licenses/by/4.0/legalcode">
            <p>Content licence CC BY 4.0</p>
          </licence>
          <licence source="metadata" target="https://creativecommons.org/publicdomain/zero/1.0/legalcode">
            <p>Metadata licence CC0 1.0</p>
          </licence>
        </availability>
      </publicationStmt>
      <sourceDesc>
        <p>This is original content, published for academic research purposes</p>
      </sourceDesc>
    </fileDesc>
    <encodingDesc>
      <appInfo>
        <application version="2.2" ident="Booksflow">
          <desc>Digital edition XML powered by Booksflow</desc>
        </application>
      </appInfo>
    </encodingDesc>
    <profileDesc>
      <abstract xml:lang="en">
        <p>The author comments on and publishes a long unpublished letter from Enrico Damiani to Luigi Salvini, written a few days after the end of World War II. The letter, dated June 28, 1945, provides us with a wealth of information on the fate of many Italian and European professors of Slavic languages and literature who were active in various universities or in close contact with various Italian Slavicists during a period of reconstruction and restructuring of universities after the surrender of Nazi Germany and the puppet government of the Italian Social Republic.</p>
      </abstract>
      <textClass>
        <keywords>
          <list>
            <item>Damiani</item>
            <item>Salvini</item>
            <item>unpublished letter</item>
            <item>Italian Slavicists</item>
            <item>second world war</item>
          </list>
        </keywords>
      </textClass>
    </profileDesc>
  </teiHeader>
  <text>
    <body>
      <p>It is available online at https://doi.org/10.36253/979-12-215-0846-8.03<ref target="https://doi.org/10.36253/979-12-215-0846-8.03" /></p>
      <div><head>A proposito di una lettera di Enrico Damiani <lb/>a Luigi Salvini</head><p rend="h1_author ParaOverride-1">Giuseppe Dell’Agata</p><p rend="text">Una lunga lettera di Enrico Damiani a Luigi Salvini<hi rend="notes_number CharOverride-1"><hi><ref target="0003.html#footnote-009">1</ref></hi></hi>, scritta pochi giorni dopo la fine della Seconda guerra mondiale, il 28 giugno 1945, ci fornisce un gran numero di informazioni sulla sorte di molti docenti di lingue e letterature slave, italiani e stranieri, attivi in diverse sedi universitarie o anche in stretto contatto con vari slavisti italiani, in un periodo di ricostruzione e ristrutturazione degli Atenei, dopo la resa della Germania nazista e del governo fantoccio della Repubblica Sociale Italiana.</p><p rend="text">La lettera, scritta su carta intestata dell’Istituto di Filologia slava della Real Università di Roma, occupa quattro facciate, è battuta a macchina tutta in caratteri maiuscoli e si conclude con la firma e sei righe vergate a mano. La prima facciata è quasi del tutto dedicata a uno sfogo affettuoso in cui Damiani rimprovera Salvini, il suo primo laureato in bulgaro, di essere «misteriosamente scomparso» da Roma e di non aver più dato notizie di sé. Le prime parole: «non ho bisogno di dirti con quanto piacere abbia <hi rend="CharOverride-2">finalmente</hi> tue dirette notizie», vedono l’avverbio sottolineato. Damiani aveva appreso da «notizie ultra-ritorte» che Salvini era vivo. Gli chiede il perché si fosse «squagliato» e «tenuto per tanto tempo così ermeticamente appartato da tutti» suscitando in tal modo una «vera apprensione» sulla sua sorte; i suoi discorsi «patriottici» (evidentemente di carattere antifascista), precedenti solo di due giorni alla sua scomparsa da Roma, avevano fatto supporre a Damiani che avesse aderito a qualche formazione partigiana, in tal modo destando in lui sentimenti di invidia e ammirazione nei confronti dell’allievo e collega. </p><p rend="text">Terminato lo sfogo, che Damiani stesso definisce «paternale», dà all’ex allievo notizie di sé e di amici comuni, ad esclusione di Giovanni Maver, Ettore Lo Gatto e Leo Magnino, ai quali Salvini gli aveva scritto di aver inviato alcune lettere. Nel Fondo Salvini sono conservate la risposta di Maver, datata 25 giugno 1945, e quella di Lo Gatto del 3 luglio dello stesso anno. </p><p rend="text">Salvini aveva scritto a Damiani dalla tenuta del suocero, il noto compositore Nino (Luigi) Cattozzo, che dal 1930 al 1938 ricoprì la carica di segretario nella direzione artistica della Scala di Milano e in seguito fu soprintendente alla Fenice di Venezia, chiedendo come fare per rientrare a Roma con tutta la sua famiglia (moglie e quattro figli) e quale lavoro avrebbe potuto trovare, dato che per alcuni mesi aveva subito un provvedimento di epurazione (possiamo già anticipare che in seguito Salvini venne pienamente riabilitato e ricevette anche riconoscimenti dal Comitato di Liberazione Nazionale per «le sue prestazioni di attività antifasciste e antitedesche», come si legge in una lettera di Evel Gasparini a Maver di cui avremo modo di riparlare). </p><p rend="text">Maver gli aveva risposto che a Roma la vita era insopportabilmente cara e regnava una grande miseria. Inoltre, tutti gli editori erano in grave crisi finanziaria. Maver si era salvato mettendo in piedi, insieme al figlio Bruno che poco tempo prima aveva sposato la figlia di Lo Gatto Anjuta, una «specie di ufficio di traduzioni» da tutte le lingue slave, escluso il bulgaro, nonché dal francese e dal tedesco. Gli consigliava, se poteva, di continuare a fare l’agricoltore, di restare in Veneto e comunque, se intendeva rientrare a Roma, di tornare prima lui e solo in seguito di trasferire il resto della famiglia<hi rend="notes_number CharOverride-1"><hi><ref target="0003.html#footnote-008">2</ref></hi></hi>. </p><p rend="text">Lo Gatto si diceva contento di avere sue notizie; gli comunicava che l’IPEO (l’Istituto per l’Europa Orientale) era stato chiuso e che la situazione editoriale romana era diventata «sconcertante»<hi rend="notes_number CharOverride-1"><hi><ref target="0003.html#footnote-007">3</ref></hi></hi>. </p><p rend="text">Importanti notizie su Salvini, relative a questo periodo, sono contenute in alcune lettere inviate da Evel Gasparini a Giovanni Maver (Maver Lo Gatto 2001). In una di queste, del 2 agosto 1945, Gasparini scrive a Maver: «Ho saputo che Salvini è a Venezia dove tempo fa cercava di entrare nei ruoli ed era in trattative col Provveditorato» (Maver Lo Gatto 2001, 356). Aggiunge anche di non provare «un eccessivo desiderio di rivederlo» (Maver Lo Gatto 2001, 356). In un’altra non datata, ma dell’inizio del 1946, si legge: «Di Salvini non si sa nulla a Venezia. Si dice che viva ad Adria, non si sa perché e di che» (Maver Lo Gatto 2001, 361). Il 20 febbraio del 1946 comunica al suo maestro: «Salvini mi ha avvicinato a una conferenza e mi ha spiegato che egli non ha seguito il governo nel Nord, ma che si trovava già nel Polesine (dove aveva accompagnato la moglie per un parto: il quinto!)» (Maver Lo Gatto 2001, 362-63). Il giorno dopo Salvini gli aveva mostrato dei certificati del Comitato di Liberazione Nazionale che elogiavano le sue «prestazioni antifasciste e antitedesche» (Maver Lo Gatto 2001, 363) e dei telegrammi da Roma di richiamo in servizio ai quali non aveva obbedito. Gasparini, pertanto, prega Maver di aiutare Salvini a rientrare nei ruoli. In merito al parto Salvini diceva la verità: a Giuseppe del 1939, Giuliano del 1941, Piero del 1942 e Albertino, nato nel 1943, ma che sarebbe morto nel 1946, si era aggiunta Maria Paola, nata l’8 settembre del 1945.</p><p rend="text">Seguendo i consigli di Maver e Lo Gatto, Salvini si recò da solo a Roma, probabilmente agli inizi del 1946, trovando il suo appartamento occupato da sfollati. Nel Fondo Salvini è conservata una lettera alla moglie Matelda Cattozzo, non datata, che descrive la fame e l’inflazione galoppante del primo dopoguerra. In un’altra missiva, del 26 novembre, presenta una situazione meno drammatica: ha ricevuto la visita di un gesuita croato, accompagnato da tre monaci, anch’essi croati, e si sono accordati per la vendita dell’intera biblioteca di Salvini al prezzo di 5.000 dollari, 1.000 da ricevere subito come caparra e il resto che sarebbe stato pagato con 100.000 pesete, per un totale di due milioni e mezzo di lire, che l’amico d’infanzia Rolf  Wirth, proprietario di un albergo a via Veneto, avrebbe subito cambiato in dollari per far fronte al deprezzamento sia della lira sia della moneta spagnola<hi rend="notes_number CharOverride-1"><hi><ref target="0003.html#footnote-006">4</ref></hi></hi>.</p><p rend="text">Tornando alla lettera da cui abbiamo preso le mosse, Damiani informava Salvini che con la sua famiglia erano riusciti a cavarsela nel difficile tempo di guerra e di fame; solo il suocero era malato e in cattive condizioni. Il figlio di Damiani, che sarebbe morto due anni dopo in un tragico incidente in montagna, aveva terminato con passione il primo anno di studi in Biologia. Damiani scriveva di essere stato licenziato dalla carica di direttore della Biblioteca della Camera dei deputati (divenuta Camera dei Fasci e delle Corporazioni) fino al luglio del 1944 per aver rifiutato di aderire alla Repubblica Mussoliniana e addirittura di essere stato inserito in una lista di ostaggi da rinchiudere in via Tasso, ma lo aveva salvato l’arrivo degli americani a Roma all’inizio di giugno del 1944. Aggiungeva anche di aver ripreso l’insegnamento a Roma, ma non a Napoli. </p><p rend="text">A seguire Damiani fornisce una ricca serie di informazioni su colleghi slavisti operanti in Italia e in altri paesi europei. Nikolaj Nikolov, segretario della rivista <hi rend="italic">Bulgaria</hi> (1939-1943) e lettore di bulgaro a Napoli si trova in un campo di sfollati a Cinecittà, dove Damiani era stato a trovarlo, è impossibilitato a camminare per una seria malattia, ma mostra una gran forza d’animo. Petăr Jordanov, critico letterario, scrittore, che aveva collaborato con la rivista <hi rend="italic">Bulgaria</hi><hi rend="notes_number CharOverride-1"><hi><ref target="0003.html#footnote-005">5</ref></hi></hi> e aveva redatto un’importante bibliografia italo-bulgara (Jordanov 1943) è rimasto ucciso durante i bombardamenti angloamericani su Sofia. Di recente è rientrato a Roma Jevhen Onac’kyj, il quale, arrestato nel settembre del 1943, era stato portato in via Tasso e poi a Regina Coeli e infine in un campo di concentramento in Germania. Damiani si dice molto lieto che Onac’kyj sia riuscito a cavarsela. È rientrato a Roma, con tutta la famiglia, anche Egisto De Andreis, profugo da Budapest, che era stato internato in un campo di concentramento per il suo rifiuto di aderire alla Repubblica Sociale. Direttamente da Sofia è tornato anche Carlo Verdiani, sano e salvo con tutta la famiglia, dopo essersi fatto una quarantina di giorni in prigione. Da Treviso è arrivato «per una capatina a Roma» anche Luigi Stefanini, antifascista in gioventù, ma dal 1932 iscritto al Partito Fascista e professore all’Università di Venezia. Stefanini ha portato buone notizie relative ad Evel Gasparini che era stato catturato e interrogato dai nazisti, ma si era salvato. Damiani scrive di attendere da un giorno all’altro il rientro dello scrittore, critico e traduttore sloveno Tine Debeljak, che si trovava allora a Riccione in un campo di sfollati. Riguardo agli studiosi polacchi Roman Pollak e Mieczysław Brahmer, Damiani scrive di avere avuto laconiche notizie dalla Palestina sul fatto che all’entrata dei russi a Varsavia stavano bene e mandavano saluti agli amici. Quanto alla situazione in Bulgaria, Damiani ricorda che è stata perpetrata una vera ecatombe. I Tribunali del Popolo hanno emesso numerosissime condanne a morte. Tra i giustiziati Damiani nomina Daskalov, Pomenov<hi rend="notes_number CharOverride-1"><hi><ref target="0003.html#footnote-004">6</ref></hi></hi>, Božinov e «perfino il povero buon Dobrinov». Le notizie in possesso di Damiani erano, però, errate: Aleksandăr Božinov, collaboratore della rivista <hi rend="italic">Bulgaria</hi> e pioniere del disegno caricaturale in area bulgara, allievo del ceco Ivan Mrkvička e con esperienze di studio a Monaco di Baviera, era stato liberato e sarebbe morto nel 1968. Lo stesso vale per Aleksandăr Dobrinov, anch’egli caricaturista di fama internazionale, attivo in patria e all’estero, che aveva studiato a Sofia e a Vienna e lavorato a Roma nel 1932-1933, il quale era vivo e il cui decesso sarebbe avvenuto nel 1958. Damiani scrive che il grande scrittore e diplomatico Dimităr Šišmanov è stato condannato a «non so quanti anni di prigione» (cfr. Dell’Agata 2015). Purtroppo, Dimităr Šišmanov, scrittore di orientamenti progressisti, figlio del celebre accademico Ivan e che era stato Ministro (Ambasciatore) bulgaro ad Atene e per pochi mesi anche ministro degli Esteri senza mai essere stato filonazista, era stato giustiziato il 1° febbraio 1945 a seguito di una risoluzione del Partito Operaio (Comunista) Bulgaro che aveva comminato condanne a morte per tutti i ministri di governi che avevano represso il movimento partigiano. Per quanto riguarda Stefan Karadžov, che aveva studiato alla Cattolica di Milano e aveva scritto un libro in italiano, <hi rend="italic">Nelle fiamme</hi>, edito a Milano nel 1931 dal fascistissimo don Galloni, fondatore dell’Opera italiana pro Oriente, Damiani scrive che era stato condannato, ma che, secondo altre notizie, era riuscito a scappare. Di Ivan Petkanov, suo stretto collaboratore, lettore di bulgaro a Roma e in seguito docente di lingua e letteratura italiana all’Università di Sofia, Damiani non ha alcuna notizia diretta, ma sembra stia bene e abbia ripreso la sua attività. Di Alfred Plachý, con cui aveva curato il volume <hi rend="italic">Canti epici cechi. Scelti ed annotati per uso</hi><hi rend="italic"> degli studiosi italiani</hi><hi rend="CharOverride-3"> </hi>(Damiani 1943) dichiara di non avere nessuna notizia da molto tempo. </p><p rend="text">Seguono informazioni che riguardano alcuni professori polacchi: il conte Józef Michałowski, che aveva donato allo Stato polacco i suoi libri, che costituirono il fondo iniziale della Biblioteca polacca di Roma, inaugurata il 27 settembre 1927, stava bene e così anche lo storico Teodor Domaradzki, che dal 1948 si trasferirà in Canada e negli Stati Uniti, e che Damiani definisce «affaccendatissimo». Era in buona salute anche Michał Pawlikowski, di cui Damiani aveva tradotto, poco prima, <hi rend="italic">Credo</hi><hi rend="italic"> in unum Deum. Poema primo degli inni ardenti </hi>(Pawlikowski 1944). Stava bene anche il lettore di croato Spalatin, mentre del grande italianista Mirko Deanović, coautore del dizionario Italiano-Croatoserbo e Croatoserbo-Italiano, sa da notizie indirette che «non ha avuto guai», almeno fino a quel momento. Damiani ritiene che Salvini sia già stato informato da Lo Gatto che erano state interrotte le pubblicazioni della rivista <hi rend="italic">L’Europa Orientale</hi> per assoluta mancanza di fondi. </p><p rend="text">L’ultima parte della lettera riguarda i possibili modi di sbarcare il lunario nella difficile situazione del dopoguerra. Per una famiglia come quella di Salvini sarebbero necessarie almeno 1000 lire al giorno. Ma come procurarsele? Damiani gli suggerisce che se ha pesce da vendere o un orto da coltivare se li tenga ben stretti. Anzi se Salvini avesse bisogno di un «segretario per le patate», Damiani si offre come candidato. E gli confessa che quando si viveva in miseria sotto «la dominazione nazi-fascista» era diventato un esperto di orticultura, di patate e ancor più di rape, barbabietole e carote. Segue un augurio affettuoso: «Ma sai che hai un bel coraggio a mettere al mondo ancora un quarto figlio<hi rend="notes_number CharOverride-1"><hi><ref target="0003.html#footnote-003">7</ref></hi></hi>; me ne rallegro, sì, è naturale e ti faccio i più fervidi auguri, ma...». </p><p rend="text">Dopo la firma la lettera termina con sette righe vergate a mano: «Dimenticavo una notizia slavistica sensazionale: Giusti ha preso moglie in questi giorni»<hi rend="notes_number CharOverride-1"><hi><ref target="0003.html#footnote-002">8</ref></hi></hi>. Le ultime quattro righe riguardano la contessa Karolina Lanckorońska che si trovava in Svizzera<hi rend="notes_number CharOverride-1"><hi><ref target="0003.html#footnote-001">9</ref></hi></hi> e forniscono informazioni sulla sorte del suo collaboratore Guido Grazia, che insegnava italiano all’Università di Sofia: «Grazia è stato portato in Russia dai Russi», e su Luigi Saporito, che aveva collaborato alla rivista <hi rend="italic">Bulgaria</hi> e di cui Damiani scrive, con una certa malizia: «Saporito pare che si sia portato molto bene dopo il превратъ [il colpo di stato del 9 Settembre] sì da far dimenticare il suo fascismo d’un tempo».</p><p rend="text">Il tono complessivo e il particolare momento storico fanno sì che questa lettera sia un documento di grande interesse che non solo testimonia il legame tra Damiani e Salvini, ma ci racconta anche di un ambiente, di una rete di relazioni, di un contesto culturale che malgrado lo sconvolgimento della guerra e le immani difficoltà del dopoguerra si cerca di mantenere vivo e di ricostruire nella speranza che si possa ricominciare una vita normale all’insegna dello studio e dell’amicizia.</p><div><head>Riferimenti bibliografici</head><p rend="bib_indx_bib">Damiani, E. 1943. <hi rend="italic">Canti</hi><hi rend="italic"> epici cechi</hi>, scelti e annotati per uso degli studiosi italiani da Adolfo Plachý ed Enrico Damiani. Roma: IPEO.</p><p rend="bib_indx_bib">Jordanov, P. 1942. “Gli «Inni sulla morte del Superuomo» in Penčo Slavejkov.” <hi rend="italic">Bulgaria</hi> 4, 1: 12-9.</p><p rend="bib_indx_bib">Jordanov, P. 1943. <hi rend="italic">La Bulgaria in Italia – Bibliografia delle pubblicazioni </hi><hi rend="italic">italiane sulla Bulgaria (1870-1942)</hi>. Roma: Associazione Italo-bulgara.</p><p rend="bib_indx_bib">Maver Lo Gatto, A. 2001. “Le lettere di Evel Gasparini a Giovanni Maver (1922-1955).” <hi rend="italic">Europa Orientalis</hi> 20, 1: 211-398.</p><p rend="bib_indx_bib"><hi >Pawlikowski, </hi><hi >M. 1944. </hi><hi rend="italic">Credo in unum Deum. </hi><hi rend="italic">Poema primo dagli Inni</hi><hi rend="italic"> ardenti</hi>, traduzione dal polacco e nota di Enrico Damiani. Roma: Ed. Documento. </p></div><div><head>Appendice </head><p rend="epistolary_epistolary_number">Lettera di Damiani a Salvini</p><p rend="epistolary_epistolary_text_top">Roma, 28 giugno 1945</p><p rend="epistolary_epistolary_text">Caro Salvini,</p><p rend="epistolary_epistolary_text">non ho bisogno di dirti con quanto piacere abbia <hi rend="CharOverride-2">finalmente</hi> appreso tue dirette notizie. La tua lettera non ha data; non saprei quindi dire con quanto ritardo mi sia giunta. È pervenuta peraltro contemporaneamente ad altre da te inviate a Maver, a Lo Gatto, a Magnino, ai quali tutti immagino tu abbia <hi rend="italic">pure </hi>scritto più o meno contemporaneamente. Tue notizie più o meno vaghe m’erano pervenute vagamente, per vie ultra-ritorte, alcuni mesi dopo la tua misteriosa scomparsa da Roma e sapevo quindi che... eri vivo! Ma anche questo solo, ai nostri tempi, non è poco; ma mi sai dire perché ti sei squagliato così e ti sei tenuto per tanto tempo così ermeticamente appartato da tutti, lasciandoci per mesi e mesi in preda alle più strampalate congetture e preoccupazioni? Ma non potevi, prima di eclissarti da Roma, farmi almeno una telefonata? Non potevi, una volta partito, scrivere due righe a qualcuno finché le comunicazioni postali fra Roma e il Nord funzionavano? T’assicuro che ho avuto periodi di vera apprensione sul tuo conto. I tuoi ultimi sfoghi patriottici / proprio un paio di gi(o)rni prima della tua scomparsa /, l’inesplicabilità della tua eclissi repentina, il tuo silenzio a sette chiavi – tutto ciò m’aveva fatto supporre per parecchio tempo che ti fossi addirittura lanciato nella macchia per fare il partigiano e puoi immaginare con che animo cercavo ogni mezzo per aprire almeno uno spiraglio di luce nelle tenebre fitte che avvolgevano la tua persona, quasi invidiandoti e ammirandoti...</p><p rend="epistolary_epistolary_text">Ma basta ora con la... paternale! Ti darò ora qualche succinta notizia mia o di amici comuni. Non di Maver, Lo Gatto e Magnino, perché essi ti hanno già scritto direttamente. Di me posso dirti in poche parole questo: siamo tutti vivi in casa e ce la siamo cavata e seguitiamo, più o meno a cavarcela pur annaspando nel groviglio delle difficoltà d’ogni giorno. Solo mio suocero è ormai da vari mesi malato ed è realmente assai mal ridotto. Mio figlio ha già fatto il 1 anno di Scienze biologiche all’università, appassionatissimo di quel ramo di studi. Io sono stato fino al luglio dell’anno scorso espulso dalla Camera per rifiuto di aderire alla Repubblica mussoliniana e alla fine incluso anche in una lista d’ostaggi destinati a via Tasso o… più al Nord. Era stato spiccato anche mandato di cattura contro di me, ma gli alleati sono giunti a Roma prima che fossi acciuffato. Ho lavorato e lavoro accanitissimamente, un po’ per stordirmi, un po’ per sbarcare il lunario, perché nelle condizioni di vita d’oggi lo stipendio mi basta appena fino alla metà del mese. Anche all’università, dopo l’interruzione del periodo nazi-fascista, ho ripreso i miei corsi regolari ed ho pochi, ma buoni allievi. A Napoli non sono più tornato, date le immense difficoltà dei trasporti, benché mi abbiano da là insistentemente chiamato. In generale, non ho fatto più un passo fuori delle porte di Roma! io che ero così mobile! Mi tengo particolarmente in contatto con Polacchi e Sloveni che sono a Roma, e con alcuni dei quali compio lavori più o meno slavistici. La fratellanza di spirito al di sopra di ogni frontiera è, come sai, il mio maggiore alimento spirituale e il mio maggior conforto nell’orrore dei tempi.</p><p rend="epistolary_epistolary_text">Nikolov si trova a Cinecittà in un campo di sfollati, perché è sempre impossibilitato a camminare in seguito alla sua malattia di due anni fa. Sono stato recentemente a trovarlo. Ha sempre, poveretto, una gran forza di spirito. Ma che cosa gli riserva l’avvenire? Potrà mai guarire? Della morte del povero P. Jordanov penso sarai stato informato. È rimasto vittima del bombardamento di Sofia del gennaio 1944. Ne ho provato un dispiacere immenso. A Roma è recentemente tornato Onatskyj, che, arrestato nel settembre del 1943, era stato portato prima a via Tasso, poi a Regina Coeli, poi in prigione in Germania, può proprio dire di essersela cavata! Ne sono stato molto lieto. È tornato a Roma anche De Andreis, profugo da Budapest, dove ha avuto anche lui le sue odissee in campi di concentramento dopo il suo rifiuto alla Rep. Sociale. Ma è sano e salvo con tutta la sua famiglia. E non è poco! È giunto a Roma un mese fa, direttamente da Sofia, anche Verdiani con la famiglia, anch’egli con una quarantina di giorni di prigione al suo attivo in Bulgaria! Ma anche lui e famiglia sani e salvi. Ha fatto una capatina a Roma Stefanini da Treviso e ci ha portato buone notizie anche di Gasparini, il quale è stato imprigionato dai Tedeschi, ma se l’è cavata. So che è in Italia, e precisamente a Riccione in un campo di sfollati, Tine Debeljak e l’attendo da un giorno all’altro a Roma. Di Pollak e Brahmer ho avuto una laconica notizia dalla Palestina che erano vivi dopo l’entrata dei Russi a Varsavia e mandavano saluti. In Bulgaria, come sai, è stata fatta un’ecatombe di ogni specie di persone. Fra gli uccisi sono Daskalov, Pomenov, Božinov, perfino il buon Dobrinov! Šišmanov è condannato a non so quanti anni di prigione. Condannato è stato, pare, anche Karadžov, ma c’è chi dice che sia riuscito a scappare. Georges Hateau è ministro di Francia a Sofia. Di Petkanov nessuna notizia diretta. Ma pare stia bene ed abbia anche avuto la sua cattedra di letteratura italiana a Sofia. Di Plachý nessuna notizia da molto tempo. Il conte Michałowski sta bene. Domaradzki pure ed è affaccendatissimo. Idem Pawlikowski. Idem Spalatin. Da Zagabria non ho mai più avuto notizie, ma indirettamente ho potuto sapere che Deanović non ha avuto / almeno fino a qualche tempo fa/ guai.</p><p rend="epistolary_epistolary_text">T’ho dato insomma un po’ di notizie in fascio, così come mi sono venute alla mente, ma non ci sarebbe mai da metter punto in questi tempi.</p><p rend="epistolary_epistolary_text">In quanto all’<hi rend="italic">Europa </hi><hi rend="italic">Orientale</hi> t’avrà già informato Lo Gatto che non ha più ripreso il suo funzionamento per completa mancanza di fondi. Quindi nessuna delle pubblicazioni che erano rimaste in sospeso ha potuto aver corso. Si son dovuti scomporre perfino articoli e note che erano già composti per la rivista! Tutto è oggi terribilmente complesso e difficile! Ma non possiamo e non dobbiamo lagnarci. Si raccolgono i frutti di quel che si è seminato. E dopo tutto possiamo ancora considerarci fortunati! Tu mi chiedi se c’è modo di buscarsi il pane a Roma! Caro Salvini, per una famiglia come la tua non bastano oggi qui 1.000 lire al giorno per la vita la più modesta! Chi te le dà? Dove le trovi? È anche la mia situazione e non ti dico a che acrobazie bisogna ricorrere per sbarcare il lunario! Se hai ancora pesce da vendere ai contadini o un palmo di terra dove coltivare patate, aggrappati a quello, per carità, e non lasciartelo sfuggire! Se hai bisogno di un segretario per le patate, scrivimi: chi sa che non ci venga io! Sai, durante la dominazione nazi-fascista, quando ero rimasto senza impiego, avevo preso anch’io una certa familiarità con le patate e più ancora con le rape, le barbabietole, le carote e simili, perché andavo al mercato per racimolare tutto il racimolabile per sfamare la famiglia!</p><p rend="epistolary_epistolary_text">Ma sai che hai un bel coraggio a mettere al mondo ancora un quarto figlio! Me ne rallegro, sì, è naturale e ti faccio i più fervidi auguri, ma...</p><p rend="epistolary_epistolary_text">Basta. Ricordami alla tua signora. I miei ti mandano cordiali saluti ed io ti auguro ogni bene, a te e a tutta la tua cospicua famiglia presente e futura.</p><p rend="epistolary_epistolary_txt_right2">Aff.mo</p><p rend="epistolary_epistolary_txt_right2">Enrico Damiani</p><p rend="epistolary_epistolary_text_top">Dimenticavo una notizia slavistica sensazionale: Giusti ha preso moglie in questi giorni.</p><p rend="epistolary_epistolary_text">Ancora: la c.ssa Landkoronska [<hi rend="italic">sic</hi>!]<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi><ref target="0003.html#footnote-000">10</ref></hi></hi> è salva ed è in Svizzera. Grazia è stato portato in Russia dai Russi. Saporito pare che si sia portato molto bene dopo il превратъ sì da far dimenticare il suo fascismo di un tempo.</p><p rend="epistolary_epistolary_number">Lettera di Maver a Salvini</p><p rend="epistolary_epistolary_text_top">R. UNIVERSITÀ DI ROMA	25.VI. 45</p><p rend="epistolary_epistolary_text">ISTITUTO DI FILOLOGIA SLAVA</p><p rend="epistolary_epistolary_text_top">Caro Salvini,</p><p rend="epistolary_epistolary_text">mi ha fatto grande piacere avere tue notizie (degli anteriori messaggi nessuna traccia), nel complesso così buone.</p><p rend="epistolary_epistolary_text">Mio figlio è tornato nel settembre 1943 sano e salvo a Roma, e qui, con un breve periodo passato in un convento, non è stato, ad onta di molte minacce, molestato. Ora gli sposi hanno messo casa, ma nel periodo critico eravamo tutti uniti e avevamo costituito in casa mia (per tirare avanti la baracca) una specie di ufficio di traduzioni di tutte le lingue slave, ad eccezione del bulgaro, e dal francese e tedesco. Ora sono di nuovo solo col vecchio padre e cerco di rubare un po’ di tempo alle piccole faccende (traduzioni, articoli) per due lavori più ampi cui sto attendendo.</p><p rend="epistolary_epistolary_text">Il guaio è che Roma continua ad essere molto cara e che lo stipendio (oramai, / e non è che giusto, gli stipendi sono quasi tutti uguali) non basta per vivere nemmeno con la massima economia cioè senza toccare carne e senza comperare nulla all’infuori di generi alimentari.</p><p rend="epistolary_epistolary_text">Tu sai, con la famiglia numerosa, la situazione a Roma sarà certamente difficilissima. Tanto più che ora i 400-500 editori sono in crisi, dato il minimo costo della stampa nel Nord. Se hai la possibilità di fare, l’agricoltore lassù – non disdegnare questo mestiere, apparentemente più modesto, ma certamente più lucrativo. In ogni caso, se intendete venire a Roma – venga prima solo – e poi con la famiglia.</p><p rend="epistolary_epistolary_text">La rivedrò con grande piacere.</p><p rend="epistolary_epistolary_txt_right2">Cordialmente suo</p><p rend="epistolary_epistolary_txt_right2">Giovanni Maver</p><p rend="epistolary_epistolary_text_top">PS. All’Univ., l’insegnamento è stato quest’anno regolarissimo. Alcuni lavori pendenti. Spalatin è ancora qui. Onatskij è tornato giorni fa dalla Germania. Ho collaborato con un articolo al settimanale polacco <hi rend="CharOverride-2">Orzeł Biały</hi> e con uno nei “quaderni italiani Yridion”.</p><p rend="epistolary_epistolary_number">Lettera di Lo Gatto a Salvini</p><p rend="epistolary_epistolary_text_top">R. Università di Roma	3 luglio 1945</p><p rend="epistolary_epistolary_text">ISTITUTO DI FILOLOGIA SLAVA</p><p rend="epistolary_epistolary_text_top">Caro Salvini,</p><p rend="epistolary_epistolary_text">Mi ha fatto piacere aver tue notizie. Anche noi, dopo molte e spiacevoli traversie, stiamo benino e lavoriamo per “sbarcare il lunario” secondo il precetto di moda. Chi non sta bene è l’IPEO condannato a morte. Niente da fare perciò per i tuoi lavori giacenti, che sono a tua disposizione se ti si presenterà qualche possibilità di farli pubblicare tu, perché la situazione di Roma editorialmente, dopo una certa euforia nei mesi scorsi, si avvia a diventare “sconcertante”.</p><p rend="epistolary_epistolary_text">Tu stai per diventare padre per la quinta volta, auguri a te e a tua moglie. Io sono stato due volte lì lì per diventare nonno e tutte e due volte una catastrofe me l’ha impedito! Una gran tristezza!</p><p rend="epistolary_epistolary_text">Mi domandi del dizionario, della storia della Russia ecc. Tutto ancora in alto mare. E in alto mare si affoga facilmente!</p><p rend="epistolary_epistolary_text">Tante care cose: speriamo di vederti presto a Roma. Tuo aff.</p><p rend="epistolary_epistolary_txt_right2">Ettore Lo Gatto</p><list type="ordered">
					<item><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="0003.html#footnote-009-backlink">1</ref></hi>	La lettera è conservata nel Fondo Salvini, depositato presso l’Archivio dell’Università degli Studi di Pisa.</p></item>
					<item><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="0003.html#footnote-008-backlink">2</ref></hi>	Il testo della lettera di Maver è riportato in Appendice.</p></item>
					<item><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="0003.html#footnote-007-backlink">3</ref></hi>	Il testo della lettera di Lo Gatto è riportato in Appendice.</p></item>
					<item><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="0003.html#footnote-006-backlink">4</ref></hi>	Per curiosità riportiamo il costo dei diversi libri per arrivare al totale di 5.000 dollari: Croati 1300, Serbi 800, Sloveni 700, Bulgari 1.200, Cecoslovacchi 700 e Slavi in generale 300.</p></item>
					<item><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="0003.html#footnote-005-backlink">5</ref></hi>	Interessante un suo articolo intitolato “Gli «Inni sulla morte del Superuomo» in Penčo Slavejkov” (Jordanov 1942).</p></item>
					<item><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="0003.html#footnote-004-backlink">6</ref></hi>	Svetoslav Pomenov, diplomatico e Ministro (Ambasciatore) a Roma dal 1934 al 1940. Condannato a morte dal Tribunale del Popolo. La sentenza fu eseguita il 1° febbraio 1945.</p></item>
					<item><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="0003.html#footnote-003-backlink">7</ref></hi>	In realtà, come abbiamo visto, si trattava del quinto.</p></item>
					<item><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="0003.html#footnote-002-backlink">8</ref></hi>	Il 27 giugno 1945 Wolf Giusti aveva sposato Letizia Callari, da cui avrà la figlia Vera.</p></item>
					<item><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="0003.html#footnote-001-backlink">9</ref></hi>	La contessa (1898-2002), attiva nella resistenza antinazista e collaboratrice della Armia Krajowa del generale Anders, era stata internata a Ravensbrück. A Roma aveva fondato l’Istituto storico polacco.</p></item>
					<item><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="0003.html#footnote-000-backlink">10</ref></hi>	L’ortografia corretta del cognome è: Lanckorońska.</p></item>
				</list><p rend="editorial_metadata_author" >Giuseppe Dell’Agata, University of Pisa, Italy, <ref target="mailto:giuseppe.dellagata@unipi.it">giuseppe.dellagata@unipi.it</ref></p><p rend="editorial_metadata_polices" >Referee List (DOI 1<ref target="https://doi.org/10.36253/fup_referee_list">0.36253/fup_referee_list</ref>)</p><p rend="editorial_metadata_polices" >FUP Best Practice in Scholarly Publishing (DOI <ref target="https://doi.org/10.36253/fup_best_practice">10.36253/fup_best_practice</ref>)</p><p rend="editorial_metadata_book" >Giuseppe Dell’Agata, <hi rend="italic">A proposito di una lettera di Enrico Damiani a Luigi Salvini,</hi> © Author(s), <ref target="http://creativecommons.org/licenses/by/4.0/legalcode">CC BY 4.0</ref>, DOI <ref target="https://doi.org/10.36253/979-12-215-0846-8.03">10.36253/979-12-215-0846-8.03</ref>, in Andrea Fernando De Carlo, Gabriele Mazzitelli, Rosanna Morabito (edited by), <hi rend="italic">La slavistica come strumento per l’amicizia fra i popoli. In ricordo di Enrico Damiani (1892-1953)</hi>, © 2025 Author(s), <ref target="http://creativecommons.org/licenses/by/4.0/legalcode">CC BY 4.0</ref>, published by Firenze University Press, ISBN 979-12-215-0846-8, DOI <ref target="https://doi.org/10.36253/979-12-215-0846-8">10.36253/979-12-215-0846-8</ref>, pp. -10, 2025, published by Firenze University Press, ISBN 979-12-215-0846-8, DOI <ref target="https://doi.org/10.36253/979-12-215-0846-8">10.36253/979-12-215-0846-8</ref></p></div></div>
      
      <div>
        <listBibl>
          <head>References</head>
          <bibl n="213777">Damiani, E. 1943. Canti epici cechi, scelti e annotati per uso degli studiosi italiani da Adolfo Plach&amp;#253; ed Enrico Damiani. Roma: IPEO.</bibl>
          <bibl n="213848">Jordanov, P. 1942. “Gli &amp;#171;Inni sulla morte del Superuomo&amp;#187; in Penčo Slavejkov.” Bulgaria 4, 1: 12-9.</bibl>
          <bibl n="213755">Jordanov, P. 1943. La Bulgaria in Italia – Bibliografia delle pubblicazioni italiane sulla Bulgaria (1870-1942). Roma: Associazione Italo-bulgara.</bibl>
          <bibl n="213806">Maver Lo Gatto, A. 2001. “Le lettere di Evel Gasparini a Giovanni Maver (1922-1955).” Europa Orientalis 20, 1: 211-398.</bibl>
          <bibl n="213761">Pawlikowski, M. 1944. Credo in unum Deum. Poema primo dagli Inni ardenti, traduzione dal polacco e nota di Enrico Damiani. Roma: Ed. Documento.</bibl>
        </listBibl>
      </div>
    </body>
  </text>
</TEI>