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        <title type="main" level="a">Enrico Damiani, Riccardo Picchio e la Slavistica all’“Orientale” di Napoli</title>
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            <forename>Krassimir</forename>
            <surname>Stantchev</surname>
            <placeName type="affiliation">Roma Tre University, Italy</placeName>
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          <resp>This is a section of <title>La slavistica come strumento per l'amicizia fra i popoli</title>(DOI: <idno type="DOI">10.36253/979-12-215-0846-8</idno>) by </resp>
          <name>Andrea Fernando De Carlo, Gabriele Mazzitelli, Rosanna Morabito</name>
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        <publisher>Firenze University Press</publisher>
        <pubPlace>Florence</pubPlace>
        <date when="2025">2025</date>
        <idno type="DOI">https://doi.org/10.36253/979-12-215-0846-8.04</idno>
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          <p>Available for academic research purposes</p>
          <p>Open Access</p>
          <p>Copyright Author(s)</p>
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            <p>Content licence CC BY 4.0</p>
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        <p>This is original content, published for academic research purposes</p>
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        <p>The author publishes and introduces Riccardo Picchio's commemorative text in honor of Enrico Damiani on the occasion of the thirtieth anniversary at the Fondazione Scientifica Romana Umiastowska – January 10, 1954.</p>
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            <item>Picchio</item>
            <item>Damiani</item>
            <item>Fondazione Scientifica Romana Umiastowska</item>
            <item>anniversary</item>
            <item>Slavejkov</item>
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      <p>It is available online at https://doi.org/10.36253/979-12-215-0846-8.04<ref target="https://doi.org/10.36253/979-12-215-0846-8.04" /></p>
      <div><head>Enrico Damiani, Riccardo Picchio e la Slavistica all’“Orientale” di Napoli</head><p rend="h1_author ParaOverride-1">Krassimir Stantchev</p><p rend="text">L’inizio formale della slavistica napoletana va fatto risalire alla delibera dell’Istituto Universitario Orientale del 1941 con cui vennero istituite le cattedre di bulgaro e di polacco (Żurawska 2003, 12; cfr. altresì Żurawska e De Carlo 2014). Entrambe furono affidate a Enrico Damiani che a partire dall’anno 1929 era docente di Lingua e letteratura bulgara a “La Sapienza” di Roma dove fu il maestro del primo laureato in bulgaristica in Italia, Luigi Salvini. All’“Orientale” la lingua bulgara non era del tutto sconosciuta: già dai primi anni Trenta veniva insegnata dalla lettrice Ekaterina Daneva Colosimo che ne fu docente fino al 1953, anno della scomparsa di Damiani. L’istituzione di un corso quadriennale, però, diede uno slancio alla disciplina anche perché Damiani si impegnò molto nel campo manualistico: nel 1942 come pubblicazione dell’Istituto Universitario Orientale a Napoli (pur stampato a Roma), uscì il suo <hi rend="italic">Corso di lingua bulgara teorico-pratico</hi>, un corposo volume di 420 pagine<hi rend="notes_number CharOverride-1"><hi><ref target="0004.html#footnote-017">1</ref></hi></hi>, e nello stesso anno vide la luce il <hi rend="italic">Sommario di storia della letteratura bulgara dalle </hi><hi rend="italic">origini ad oggi</hi>, edito dall’Associazione italo-bulgara di Roma, sesto volume della <hi rend="italic">Bibliotechina bulgara</hi>, curata da Damiani stesso. </p><p rend="text">Per lo studio del bulgaro, come anche del russo, Damiani è stato un autodidatta. Nei suoi <hi rend="italic">Appunti autobiografici</hi> inediti, copia dei quali è conservata nell’archivio di Riccardo Picchio<hi rend="notes_number CharOverride-1"><hi><ref target="0004.html#footnote-016">2</ref></hi></hi>, scrive: </p><quote rend="quotation_b">Non ho avuto maestri per la maggior parte delle lingue studiate. Solo nel polacco ho avuto una guida nell’amico prof. Pollak, che ha insegnato Lingua e Letteratura Polacca per alcuni anni all’università di Roma. Tutte le altre lingue slave le ho studiate da me. Ho cominciato dal russo, nel 1920, lingua che ho appreso in un anno circa d’intensa applicazione. […] </quote><quote rend="quotation_b">Dallo studio del russo sono passato gradualmente allo studio di quasi tutte le altre lingue e letterature slave, tra le quali ho particolarmente approfondito la polacca e sopra tutto la bulgara. […] </quote><quote rend="quotation_b">Peraltro la più ricca e varia attività ho svolto nel campo bulgaristico, che è diventato gradualmente il campo della più particolare mia specializzazione slavistica. Si può dire che non c’è poeta o prosatore bulgaro, di qualsiasi epoca, del quale non abbia tradotto qualcosa o sul quale non abbia scritto. </quote><p rend="text">Questi <hi rend="italic">Appunti</hi><hi rend="italic"> </hi>sono stati redatti nel 1942, l’anno in cui venne inaugurata la cattedra di bulgaristica a Napoli. Scrive Damiani: </p><quote rend="quotation_b">Quest’anno è stata creata anche una nuova cattedra di Lingua e Letteratura Bulgara al R[eal] Istituto Universitario di Napoli, dove la materia è diventata principale per la specializzazione negli studi slavistici e portata quindi a quadriennale e tale cattedra è stata a me conferita. Così che dal gennaio son venuto regolarmente alternando le mie lezioni all’Università di Roma con quelle al R[eal] Istituto Universitario Orientale di Napoli, dove ho già trovato numerosi ed ottimi allievi.</quote><p rend="text">A Roma, invece, durante l’anno accademico 1941-1942 l’attenzione di Damiani fu attirata da un giovane piemontese, Riccardo Picchio, giuntovi da poco al seguito del padre Carlo, avvocato alessandrino di successo che nel 1941 chiuse lo studio legale e si trasferì con la famiglia nella Capitale per dedicarsi completamente alle sue passioni di giornalista e scrittore. A Roma Picchio si iscrisse a “La Sapienza”, frequentando inizialmente corsi di germanistica e di Filologia romanza, ma presto fu attirato dalla slavistica e iniziò a studiare bulgaro e polacco: le due lingue predilette di Damiani. Sollecitato da quest’ultimo, nell’estate del 1942 Picchio fece domanda per una borsa di studio in Bulgaria. Recentemente ho potuto prendere visione di una nota dell’addetto stampa presso la Real legazione bulgara a Roma dell’allora Ministero degli affari esteri e delle confessioni di Sofia della quale cito qui in traduzione italiana qualche passo<hi rend="notes_number CharOverride-1"><hi><ref target="0004.html#footnote-015">3</ref></hi></hi>: </p><quote rend="quotation_b">Alla Legazione sono pervenute domande: da Riccardo Picchio, studente di letteratura [sic!, invece di lettere] nell’Università di Roma e uno dei migliori studenti nel corso di lingua e letteratura bulgara, tenuto dal prof. Damiani – e dalla sig.na dott. Lina Manca, laureatasi in letteratura bulgara presso l’Università di Roma. </quote><quote rend="quotation_b">Il sig. Picchio chiede che gli sia dato un contributo <hi rend="italic">una tantum</hi> per poter nell’agosto o settembre, oppure in entrambi i mesi, recarsi in Bulgaria per perfezionarsi nella lingua bulgara ed entrare in contatto diretto con le fonti per lo studio della letteratura bulgara. Il sig. Picchio dimostra vivo interesse per il nostro lavoro e recentemente ha scritto e pubblicato un articolo su Penčo Slavejkov (qui allegato)<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi><ref target="0004.html#footnote-014">4</ref></hi></hi>. […]</quote><quote rend="quotation_b">Il sig. prof. Damiani prega con insistenza che siano accolte entrambe le domande.</quote><p rend="text">Il 24 luglio 1942 la domanda fu approvata dal primo ministro bulgaro Bogdan Filov e Picchio si recò in Bulgaria, ma non nell’estate: stando ai timbri nel suo passaporto, egli giunse al confine bulgaro il 28 settembre 1942 e lasciò la Bulgaria l’8 dicembre dello stesso anno. Durante la sua permanenza di settanta giorni il giovane studioso perfezionò, per quanto possibile, la conoscenza del bulgaro e conobbe un’altra specializzanda, Lavinia Borriero (1913-1986), che successivamente diventò la sua prima moglie. Laureatasi a Padova con Arturo Cronia, anche lei entrò nel ‘circolo bulgaristico’ di Damiani e quando nel 1957 pubblicò la sua <hi rend="italic">Storia della letteratura bulgara</hi> lo ricordò come un «Maestro indimenticabile»<hi rend="notes_number CharOverride-1"><hi><ref target="0004.html#footnote-013">5</ref></hi></hi>. </p><p rend="text">Da solo, o forse con l’aiuto di Lavinia, nel 1944 Picchio tradusse qualche racconto del noto narratore bulgaro Angel Karalijčev, come testimoniano le seconde copie dattiloscritte di due di queste traduzioni che ho avuto modo di consultare e che, per quanto mi risulta, non sono state mai pubblicate. </p><p rend="text">Nel 1946 Riccardo Picchio si laureò con 110 e lode a “La Sapienza” con una tesi di letteratura bulgara intitolata “Penčo Slavejkov e l’opera sua nel quadro della cultura europea<hi rend="CharOverride-2">”</hi><hi rend="notes_number CharOverride-1"><hi><ref target="0004.html#footnote-012">6</ref></hi></hi>. Enrico Damiani fu non solo il relatore della tesi, ma anche il suo vero ispiratore. Come è stato ben evidenziato da Giuseppe Dell’Agata (Dell’Agata 2014), Penčo Slavejkov aveva attirato l’interesse e le simpatie di Damiani già a partire dal 1925, interesse che ricomparve periodicamente non solo nella sua attività di traduttore, critico e storico della letteratura bulgara, ma anche in quella didattica. Nel 1936 Luigi Salvini, nel suo volume <hi rend="italic">La letteratura bulgara dalla liberazione alla prima </hi><hi rend="italic">guerra balcanica</hi> (Salvini 1936) dedicò a Slavejkov «un capitolo particolarmente denso» nel quale «molte riflessioni critiche di Salvini sono frutto di sue valutazioni e non paiono dipendenti […] dalle fonti critiche bulgare» (Dell’Agata 2014). Dieci anni più tardi toccò a Picchio approfondire alcuni dei temi affrontati da Damiani già tra la fine degli anni Venti e la fine dei Trenta. Vorrei ricordare a questo proposito due articoli di Damiani che indubbiamente sono serviti come punto di partenza per la tesi di Picchio: “La figura e l’opera di Penčo Slavejkov nella letteratura bulgara” (Damiani 1928) e “Il più europeo dei poeti bulgari” (Damiani 1939). </p><p rend="text">Avendo ottenuto l’incarico di lettore d’italiano, negli anni 1947-1949, assieme alla moglie Picchio visse a Varsavia dove poté perfezionare la sua conoscenza del polacco, mentre tra il 1949 e il 1951 entrambi soggiornarono a Parigi come specializzandi di bulgaro presso l’École des langues orientales vivantes<hi rend="italic"> </hi>sotto la severa ma anche molto amichevole guida di Roger Bernard (1908-1997), conseguendo il diploma di specializzazione con il massimo dei voti. Nel 1997, avendo appreso della scomparsa di Bernard, Picchio scriverà<hi rend="notes_number CharOverride-1"><hi><ref target="0004.html#footnote-011">7</ref></hi></hi>: </p><quote rend="quotation_b">Quasi mezzo secolo fa, a Parigi, sono stato studente di Roger Bernard. Di lui mi è rimasto un ricordo vivissimo. Avevo fatto la sua conoscenza grazie ad una lettera di presentazione che il mio maestro all’Università di Roma, Enrico Damiani, mi aveva dato quando stavo per trasferirmi a Parigi dopo avere passato due anni a Varsavia, come lettore di italiano. A quel tempo, Enrico Damiani era un mito in Bulgaria, dove tutti lo conoscevano e lo consideravano il più autorevole bulgarista occidentale. </quote><quote rend="quotation_b">Grazie alla lettera di Damiani, Bernard mi accolse come un giovane confratello. </quote><p rend="text">Oltre al bulgaro, a Parigi Riccardo Picchio si dedicò a studi e ricerche storico-filologiche sotto la guida di André Mazon e Stanisław Kot, lavorando anche come corrispondente del giornale <hi rend="italic">Avanti </hi>a cui aveva cominciato a collaborare già a partire dall’immediato dopoguerra. Rientrato in Italia, fu coinvolto nella fondazione di <hi rend="italic">Ricerche Slavistiche</hi> al fianco di Giovanni Maver, Ettore Lo Gatto, Enrico Damiani e Leone Pacini. Nel primo fascicolo della nuova rivista, uscito nel 1952, fu pubblicato l’articolo di Picchio “L’occidentalismo conservatore di Penčo Slavejkov”, frutto della sua tesi di laurea. In questo periodo, senza abbandonare mai del tutto i temi bulgaristici, cominciò a orientarsi sempre di più verso la filologia slava e la letteratura russa antica e premoderna. Nel 1953, anno in cui all’età di 61 anni morì Enrico Damiani<hi rend="notes_number CharOverride-1"><hi><ref target="0004.html#footnote-010">8</ref></hi></hi>, Picchio ottenne la libera docenza in Filologia slava e dal 1954 al 1961 insegnò Lingua e letteratura russa al Magistero di Firenze, coprendo dal 1959 anche l’insegnamento di Filologia slava presso la Facoltà di Lettere dell’Università di Pisa, dove frequentò le sue lezioni – senza, però, sostenere l’esame, come egli stesso confessa! – il futuro professore Giuseppe Dell’Agata. </p><p rend="text">Ereditò da Damiani la passione per la letteratura bulgara Lavinia Borriero che dal 1951 fu sua assistente per diventarlo poi di Luigi Salvini all’Università “La Sapienza” di Roma. Dopo la prematura morte di Salvini nel 1957, Borriero divenne la figura di spicco della bulgaristica italiana, insegnando sia all’“Orientale” di Napoli sia alla “Sapienza” di Roma. Quando Borriero si stabilì definitivamente a Roma, a Napoli l’insegnamento di Lingua e letteratura bulgara venne tenuto (spesso solo formalmente) da vari slavisti, talora anche da Nullo Minissi (1921-2024) il quale da studente aveva frequentato alcune lezioni di Damiani. Alla fine degli anni Settanta e nei primi anni Ottanta a Napoli insegnò come professore incaricato lo studioso bulgaro Georgi Dimov, il quale promosse l’organizzazione di un convegno italo-bulgaro a Positano nel 1979, dedicato alla memoria di Damiani. Nel discorso inaugurale di questo convegno Nullo Minissi affermò che «l’incontro tra l’Istituto Universitario Orientale ed Enrico Damiani era inevitabile», ricordò la sua «passione come studioso» sottolineando che «le sue qualità le ha specificamente dedicate agli studi bulgari, dei quali per molti anni è stato responsabile nella nostra Università» (Minissi 1982, 10). Dal canto suo Georgi Dimov nella relazione introduttiva volle rimarcare come Enrico Damiani avesse «creato fertili tradizioni di reciproca conoscenza scientifica e culturale fra i popoli dell’Italia e della Bulgaria» e che «la Bulgaria era diventata per lui un destino creativo» (Dimov 1982, 13). Nel volume che raccoglie gli atti del convegno Picchio pubblicò un ampio studio su <hi rend="italic">La Bulgaria convertita</hi> di Francesco Bracciolini – un testo secentesco che ancor oggi è oggetto di interesse presso gli studiosi e sul quale lo studio di Picchio rimane finora il più ampio e approfondito. </p><p rend="text">Alcuni anni più tardi Riccardo Picchio, che dall’anno accademico 1971-1972 insegnava a tempo pieno alla Yale University negli Stati Uniti, riprese l’attività didattica in Italia e proprio all’“Orientale” di Napoli e nel suo archivio sono conservati dei materiali inerenti il corso di Letteratura bulgara che teneva sia a Yale che a Napoli<hi rend="notes_number CharOverride-1"><hi><ref target="0004.html#footnote-009">9</ref></hi></hi>. A partire dal 1986, divenuto professore emerito a Yale, ottenne di nuovo un posto di ruolo in Italia, sempre all’“Orientale”, come titolare della cattedra di Lingua e letteratura russa, tenendo lezioni anche di Letteratura slavo-ecclesiastica e coprendo per supplenza l’insegnamento di Lingua e letteratura bulgara coadiuvato dalla dott.ssa Vardarina Spassova Dall’Aglio (1940-2013; già assistente a partire dal 1976), dal prof. Ivan Bujukliev (1934-2014; in quei tempi lettore di scambio culturale) e dalla dott.ssa Emilia Georgieva. È significativo constatare che tra gli argomenti del corso di letteratura bulgara – corso che condivideva con Vardarina Spassova – è presente anche “L’occidentalismo conservatore di Penčo Slavejkov”, che riprende il titolo del suo articolo del 1952 basato sulla tesi di laurea, a cui aveva lavorato sotto la guida di Damiani. Talora sostituito dalla prof.ssa Rossana Platone, Picchio tenne per supplenza il corso di bulgaro – che era stato di Damiani e poi della Borriero – fino al pensionamento nel 1993, quando venne definitivamente affidato a Vardarina Spassova. </p><p rend="text">Alla memoria di Damiani è stato anche dedicato un convegno internazionale intitolato <hi rend="italic">Traduzione e dialogo</hi>, tenutosi a Napoli dal 27 al 30 settembre 2002 a cura della prof.ssa Jolanta Żurawska<hi rend="notes_number CharOverride-1"><hi><ref target="0004.html#footnote-008">10</ref></hi></hi>, nel quale Enrico Damiani fu ricordato ancora come bulgarista<hi rend="notes_number CharOverride-1"><hi><ref target="0004.html#footnote-007">11</ref></hi></hi>, polonista, traduttore ma, soprattutto, come un uomo che «era convinto della forza pacificatrice della reciproca conoscenza tra i popoli» (Minissi 2003, 17). </p><p rend="text">Concludendo la sua commemorazione di Damiani nel gennaio 1954, Riccardo Picchio ebbe a dire: «Oggi, ricordando la sua opera di ricercatore e di professore, tutti coloro che da Lui hanno potuto ricevere un insegnamento sono certi che quanto Enrico Damiani ha fatto con tanta forza, tanta dottrina, tanto amore non sarà dimenticato». Ora, a settant’anni dalla sua scomparsa e festeggiando gli Ottant’anni della Slavistica napoletana, mi sento di dire che né Damiani né Picchio sono e saranno dimenticati e anche di esprimere un augurio: che quando verrà celebrato il centenario della Slavistica napoletana si parlerà della bulgaristica e della polonistica in quanto insegnamenti ancora impartiti all’“Orientale” e, sebbene questo possa rientrare di più nella sfera dei sogni, fiorenti come ai tempi di Damiani e Picchio. </p><div><head>Riferimenti bibliografici</head><p rend="bib_indx_bib">Borriero Picchio, L. 1957. <hi rend="italic">Storia della letteratura bulgara con un profilo della letteratura paleoslava</hi>. Milano: Nuova Accademia editrice (Nuova edizione aggiornata: Firenze-Milano: Sansoni-Accademia, 1969). </p><p rend="bib_indx_bib">Damiani, E. 1928. “La figura e l’opera di Penčo Slavejkov nella letteratura bulgara.” <hi rend="italic">Rivista di letterature slave</hi> 3, 2: 133-41.</p><p rend="bib_indx_bib">Damiani, E. 1939. “Il più europeo dei poeti bulgari: Penčo Slavejkov.” <hi rend="italic">Bulgaria. Rivista di cultura</hi> 1, 1-2: 14-23. </p><p rend="bib_indx_bib">Dell’Agata, G. 2014. “La ricezione di Pencho Slavejkov in Italia.” <hi rend="italic">Bulgaria-Italia. Il portale sulla Bulgaria in lingua italiana</hi>, 26 gennaio 2014. &lt;<ref target="https://www.bulgaria-italia.com/bg/news/news/04171.asp">https://www.bulgaria-italia.com/bg/news/news/04171.asp</ref>&gt; (2024-02-19).</p><p rend="bib_indx_bib">Dimov, G. 1982. “Enrico Damiani e la Bulgaria.” In <hi rend="italic">Relazioni storiche e culturali fra l’Italia e la Bulgaria. </hi>Studi presentati al Convegno Italo-Bulgaro in memoria di Enrico Damiani (Napoli-Positano, 29 maggio – 3 giugno 1979), 13-21. Napoli: Istituto Universitario Orientale. </p><p rend="bib_indx_bib">Minissi, N. 1982. “Discorso d’apertura.” In <hi rend="italic">Relazioni storiche e culturali fra l’Italia e la Bulgaria</hi>. Studi presentati al Convegno Italo-Bulgaro in memoria di Enrico Damiani (Napoli-Positano, 29 maggio – 3 giugno 1979), 9-11. Napoli: Istituto Universitario Orientale. </p><p rend="bib_indx_bib">Minissi, N. 2003. “Enrico Damiani: la cultura e la pace.” In <hi rend="italic">Traduzione e dialogo tra le nazioni</hi>. Convegno internazionale dedicato alla memoria di Enrico Damiani, Napoli 27-30 settembre 2002, a cura di Jolanta Żurawska, 15-9. Kraków-Napoli: Collegium Columbinum-Università degli studi di Napoli L’Orientale.</p><p rend="bib_indx_bib">Salvini, L. 1936. <hi rend="italic">La letteratura bulgara dalla liberazione alla prima guerra balcanica</hi> <hi rend="italic">(1878-1912)</hi>. Roma: IPEO. </p><p rend="bib_indx_bib">Spassova, V. 2003. “Enrico Damiani e la letteratura bulgara: dialogo tra due nazioni.” In <hi rend="italic">Traduzione e dialogo tra le nazioni</hi>. Convegno internazionale dedicato alla memoria di Enrico Damiani, Napoli 27-30 settembre 2002, a cura di Jolanta Żurawska, 63-9. Kraków-Napoli: Collegium Columbinum-Università degli studi di Napoli L’Orientale. </p><p rend="bib_indx_bib">Żurawska, J., a cura di. 2003. <hi rend="italic">Traduzione e dialogo tra le nazioni</hi>. Convegno internazionale dedicato alla memoria di Enrico Damiani, Napoli 27-30 settembre 2002, a cura di Jolanta Żurawska. Kraków-Napoli: Collegium Columbinum-Università degli studi di Napoli L’Orientale.</p><p rend="bib_indx_bib">Żurawska, J. 2003. “Enrico Damiani.” In <hi rend="italic">Traduzione e dialogo tra le nazioni</hi>. Convegno internazionale dedicato alla memoria di Enrico Damiani, Napoli 27-30 settembre 2002, a cura di Jolanta Żurawska, 11-3. Kraków-Napoli: Collegium Columbinum-Università degli studi di Napoli L’Orientale.</p><p rend="bib_indx_bib">Żurawska, J., e A. F. De Carlo. 2014. “Enrico Damiani Polonista.” In <hi rend="italic">Maestri della polonistica italiana</hi>, a cura di Marina Ciccarini e Piotr Salwa, 61-77. Roma: Accademia Polacca delle Scienze-Biblioteca e Centro di Studi a Roma.</p></div><div><head>Appendice<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi><ref target="0004.html#footnote-006">12</ref></hi></hi></head><p rend="epistolary_epistolary_text_top"><hi rend="italic">Commemorazione di </hi><hi rend="italic">ENRICO DAMIANI nel trigesimo </hi></p><p rend="epistolary_epistolary_text"><hi rend="italic">alla Fondazione Scientifica Romana Umiastowska</hi><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi><ref target="0004.html#footnote-005">13</ref></hi></hi> <hi rend="italic">–</hi><hi rend="italic"> 10 gennaio 1954</hi> </p><p rend="epistolary_epistolary_text_top">Entrando in questa sala, abbiamo osservato alcune opere di Enrico Damiani, esposte dalla Fondazione Umiastowska in omaggio al Maestro scomparso. I volumi oggi presentati al pubblico non comprendono tutta la sua attività scientifica ed editoriale. Una bibliografia completa non è ancora stata fatta. Certo, la sola enumerazione dei titoli degli scritti di Enrico Damiani riempirebbe parecchie pagine. Nel solo campo degli studî polonistici, un repertorio bibliografico pubblicato nel 1949, segnalava oltre cento lavori di Enrico Damiani, mentre – nel campo degli studî bulgaristici – un’altra bibliografia ne segnalava un centinaio già nel 1942, ossia undici anni or sono. Poiché, oltre che alle lingue e letterature bulgara e polacca Enrico Damiani dedicò gran parte della sua attività a tutte le altre lingue e letterature slave – dalla russa alla ceca e slovacca, alla serbo-croata alla slovena – non è oggi possibile tracciare un quadro completo di una così vasta produzione. Ci limiteremo perciò a ricordare le fasi più importanti di una vita dedicata allo studio e ad un vero e proprio apostolato della scienza. </p><p rend="epistolary_epistolary_text">La personalità del ricercatore erudito, infatti, è sempre stata inscindibile, nel professor Damiani, da quella dell’insegnante e del divulgatore. I frutti del suo lavoro sono oggi copiosi e vitali ben oltre i limiti della pura scienza universitaria e costituiscono essenziali elementi di progresso per tutta la cultura italiana. </p><p rend="epistolary_epistolary_text">È forse opportuno sottolineare questa affermazione, anche se a non pochi essa potrà apparire evidente. Tutta la nostra cultura, tutta la cultura italiana, è stata sostanzialmente arricchita dall’opera svolta dal professor Damiani nel campo della slavistica. La sua attività di slavista non deve infatti essere intesa solo come espressione di un interesse erudito per civiltà oggi studiate nei maggiori paesi d’Europa e d’America, ma anche e soprattutto come contributo all’evoluzione della || cultura italiana che, nel nostro secolo, tende a reinserirsi nella tradizione universale dell’umanesimo. Di questa nostra adesione ad una cultura moderna, che infranga i limiti delle singole tradizioni locali, Enrico Damiani fu uno degli artefici. Egli fu tra i primi italiani che, attorno al 1920, si resero conto della necessità di estendere anche in Italia – come avveniva in altri paesi dell’Europa occidentale – il campo degli studî alle civiltà di popoli il cui contributo alla comune cultura continentale non poteva essere ignorato. </p><p rend="epistolary_epistolary_text">Nelle nostre università, la filologia moderna incominciava allora ad affermarsi come disciplina di fondamentale importanza, accanto alla filologia classica. Insieme con la filologia romanza e la filologia germanica, anche la filologia slava ebbe allora il suo primo riconoscimento con la creazione della prima cattedra italiana di slavistica nell’università di Padova. Proprio in quegli anni, Enrico Damiani incominciò ad occuparsi – a Roma – di problemi slavi. I suoi interessi non erano ancora schiettamente filologici. Egli aveva una formazione giuridica, essendosi laureato in giurisprudenza all’università di Roma nel 1914. Nominato segretario presso la Biblioteca della Camera dei Deputati – di cui divenne in seguito Direttore Generale – affrontò ben presto problemi di cultura internazionale, suggeritigli dai nuovi orientamenti della politica europea che cercava allora un’espressione di fratellanza nella Società delle Nazioni. Al problema umano della Società delle Nazioni, ossia all’ideale di solidarietà fra tutti i popoli, egli dedicò – nella sua prima attività pubblicistica – pagine già animate da quei sentimenti di fiducia nella solidarietà internazionale e, nello stesso tempo, di sfiducia nelle organizzazioni politiche, che in seguito avrebbero guidato anche la sua attività di studioso. Ben presto, comunque, i problemi più squisitamente culturali – soprattutto quelli linguistici e letterari – si imposero alla sua attenzione al di fuori e al di sopra di ogni contingenza politi||ca. Già padrone delle maggiori lingue occidentali, incominciò nel 1920 a studiare il russo. Due anni dopo apparvero le sue prime traduzioni di opere di Turgenev, autore per il quale avrebbe sempre avuto, anche in seguito, una particolare predilezione. La rapidità con cui riuscì ad imparare a fondo il russo lo indusse ad affrontare altre lingue slave. La vicinanza degli slavi meridionali all’area della civiltà italiana lo spinse a studiare il serbocroato e, tra il 1923 e il 24, il bulgaro. In quest’ultimo campo, Egli portò ben presto contributi originali e di decisiva importanza per l’impostazione e lo sviluppo, su basi scientifiche e divulgative, di una bulgaristica italiana. </p><p rend="epistolary_epistolary_text">I bulgari e la loro civiltà erano, per l’Europa occidentale dopo la prima guerra mondiale, oggetto di curiosità giornalistica e di interessi politici, nel quadro delle lotte balcaniche a cui venivano riportate le origini del conflitto europeo. Mancavano però in Italia – e non solo in Italia – le premesse per un’organica indagine scientifica capace di inserire i valori della cultura bulgara nella coscienza culturale della nuova Europa. La Bulgaria – consacrata come nazione nella famiglia europea dalla pace di San Stefano <hi rend="italic">del 1878</hi><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi><ref target="0004.html#footnote-004">14</ref></hi></hi> – era concepita come un prodotto recente della politica internazionale ed i riferimenti ad una Bulgaria medioevale sede di eventi decisivi per l’Europa cristiana non potevano ancora essere inseriti in una chiara visione della realtà storica. Perché questi problemi venissero rilevati in tutta la loro concretezza agli intellettuali era necessaria l’opera dei pionieri, guidati nello stesso tempo dal metodo scientifico e da quell’intuizione che rende possibile la scoperta di nuove vie di studio. Enrico Damiani seppe essere dapprima pioniere e poi animatore in Italia di una disciplina bulgaristica da Lui creata e portata rapidamente alla dignità di disciplina universitaria. </p><p rend="epistolary_epistolary_text">Contemporaneo – o di poco anteriore ai suoi primi studî linguistici || bulgari – fu il suo primo contatto diretto con la Polonia. Nel 1923, un viaggio a Varsavia fece nascere in Lui il desiderio di studiare più da vicino le espressioni della grande cultura polacca e quindi di superare il più grave ostacolo, costituito da una lingua di non comune complessità. L’esperienza polacca del 1923 non diede frutti immediati, ma fu comunque la premessa per gli studî che, in seguito, avrebbero permesso ad Enrico Damiani di affermarsi come uno dei più noti polonisti non solo in Italia, ma anche in campo internazionale. Nel 1925 pubblicò a Roma contemporaneamente al primo volume dedicato ai “Poeti bulgari”, il suo primo saggio su Mickiewicz. </p><p rend="epistolary_epistolary_text">Due anni dopo, nel 1927, compì quel suo primo viaggio in Bulgaria che rimase sempre nella sua memoria come una delle esperienze più felici della sua vita e di cui a volte in questi ultimi anni si compiaceva di parlare anche ai suoi allievi. Al di là del confine del Danubio, in terra bulgara, Enrico Damiani – proveniente dalla Romania – fu accolto con indimenticabili manifestazioni di simpatia. Egli non era uno dei tanti stranieri che i bulgari guardavano talvolta con senso di contenuta diffidenza; Egli non si recava a portare in Bulgaria la voce dell’Italia accentuando una superiorità di cultura e di forza. Al contrario, Egli si compiaceva di parlare bulgaro, di imparare dai bulgari ciò che essi potevano dargli della loro civiltà. La sua impetuosa passione di ricerche, il suo energico temperamento di esplorazione culturale erano accompagnati da una modestia che, quanto più egli accentuava con le parole, tanto più si tramutava, per chi gli era già vicino, in motivo di ancor più profondo rispetto. Grazie a queste sue ineguagliabili doti personali, il suo viaggio in Bulgaria si trasformò in una vera e propria missione. L’anno seguente ripeté il viaggio, con un piano di lavoro organico e coraggioso. Approfondendo sempre più la propria conoscenza della lingua, riuscì a stabilire – con una serie di conferenze e lezioni || in bulgaro – quel contatto diretto tra cultura italiana e cultura bulgara che nessuna politica culturale organizzata avrebbe potuto far sorgere con pari efficacia. L’attività del divulgatore e del pioniere era stata, intanto, progressivamente rinsaldata dalla conquista di un metodo filologico scrupolosamente applicato tanto negli studî di grammatica che in quelli letterarî<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi><ref target="0004.html#footnote-003">15</ref></hi></hi>.</p><p rend="epistolary_epistolary_text">In anni di ricerche e di sempre nuove esperienze nel campo dello studio delle lingue e letterature slave, Enrico Damiani aveva saputo trasformare la propria iniziale appassionata curiosità in più organica adesione allo spirito ed ai metodi della Filologia Slava; disciplina che, attorno alla cattedra universitaria di Padova – stava ormai affermandosi tra i fattori di primaria importanza della nuova cultura italiana. Ottenuta la Libera Docenza, il professor Damiani iniziò nello stesso anno 1928 il corso di bulgaro nell’università di Roma. Aveva già allora al suo attivo non poche pubblicazioni scientifiche. Oltre a quelli già ricordati, erano usciti – tra il 1925 ed il 1928 – nuovi studî su temi di letteratura russa, polacca e bulgara. Egli aveva dedicato un saggio a Juliusz Słowacki ed aveva curato un’edizione in russo di liriche di Puškin e Lermontov. </p><p rend="epistolary_epistolary_text">Da quando iniziò la sua attività di docente all’università di Roma sino ai suoi ultimi giorni – ossia fino ad un mese fa – il professor Damiani fu sempre attivissimo tanto nel campo dell’insegnamento che in quello delle ricerche e della divulgazione scientifica. Chi ha avuto la fortuna di averlo per Maestro, sa quanto risulti inadeguata ogni parola che cerchi di descrivere la sua impareggiabile capacità di insegnare ed il grande amore che Egli fino all’ultimo ebbe per l’insegnamento. Oltre che all’università di Roma, Egli fu professore per anni all’università di Sofia e, in seguito, all’Istituto Universitario Orientale di Napoli, dove, fino a poco più di un mese fa, tenne i corsi di lingua e letteratura bulgara e lingua e letteratura polacca. </p><p rend="epistolary_epistolary_text">Abbiamo seguito fin qui la formazione scientifica del professor || Damiani, fino alla sua entrata ufficiale nel mondo dell’insegnamento universitario. Non ci sarà ora possibile – data la grande quantità di dati e di fatti che dovremo altrimenti citare – ricostruire analiticamente tutta la sua ulteriore attività. Ricordiamo ancora che, oltre al russo al polacco ed al bulgaro, il professor Damiani giunse ad approfondire tutte le altre lingue slave. Ancora un mese fa, Egli era intento a preparare – insieme con suoi vecchi collaboratori – testi di storia letteraria ceca e slovena. Agli studi russi – che intanto avevano assunto in Italia una primaria importanza grazie all’opera di altri maestri – il professor Damiani continuò ad apportare validi contributi con lavori di ricerca e di divulgazione. Visitò la Russia nel 1929 e l’anno seguente pubblicò a Roma presso l’Istituto per l’Europa Orientale, la prima monografia italiana su Turgenev. </p><p rend="epistolary_epistolary_text">Il decennio precedente l’inizio della seconda guerra mondiale fu forse il periodo più fecondo di tutta l’attività del professor Damiani. Tra il 1930 e il 1940 Egli fu l’animatore di numerosissime iniziative culturali in Italia e in Bulgaria, partecipò a riunioni accademiche in Polonia (come membro dell’Accademia Polacca di Scienze e Lettere di Cracovia e della Società delle Scienze di Varsavia), ebbe relazioni intense con le istituzioni scientifiche degli altri paesi slavi ed anche <hi rend="italic">in</hi>trecciò<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi><ref target="0004.html#footnote-002">16</ref></hi></hi> una vastissima rete di rapporti epistolari con i maggiori specialisti stranieri i quali, ancora in questi ultimi difficili tempi, hanno continuato a considerare il Prof. Damiani come lo strumento più efficace per i loro rapporti culturali con l’Italia. </p><p rend="epistolary_epistolary_text">Questa sua passione di organizzatore e di animatore delle relazioni culturali lo portò ad assolvere una particolare funzione di raccoglitore e di espositore, in accurati repertorî, dei dati relativi al progresso della slavistica. Un suo primo panorama de “Gli studî di lingue e letterature slave in Italia” fu pubblicato dall’“Archivum Neophilologicum” di Cracovia nel 1920, 30. Altri consuntivi analoghi Egli, in || seguito, redasse per numerose pubblicazioni scientifiche. Particolarmente preziosi si rivelarono i suoi repertori bibliografici, tra cui ricorderemo il volume pubblicato sotto il titolo di “Avviamento agli studi slavistici in Italia” ed alcune bibliografie speciali quali quella degli “Studi polonistici in Italia tra la prima e la seconda guerra mondiale”, quella degli “Scritti italiani o in italiano su argomenti croati” e quella degli scritti italiani su Sienkiewicz. In questo lavoro paziente e preciso, basato su una eccezionale vastità di informazioni, il professor Damiani prodigò le doti e le esperienze di cui s’era arricchito in anni di attività alla Direzione della Biblioteca della Camera dei Deputati. Dalla sua diretta conoscenza dei problemi bibliografici e biblioteconomici, Egli poté trarre gli elementi per quella riforma ed unificazione dei sistemi internazionali di trascrizione dall’alfabeto cirillico che, indubbiamente, resterà come uno dei suoi meriti maggiori. </p><p rend="epistolary_epistolary_text">Anche al di fuori della slavistica, chiunque si occupi di problemi bibliografici e biblioteconomici, sa quanta importanza l’adozione del sistema internazionale di trascrizione dell’alfabeto cirillico, elaborata da Enrico Damiani, abbia avuto per l’eliminazione di ostacoli che per anni erano rimasti insuperati. </p><p rend="epistolary_epistolary_text">Partendo dalla constatazione che esisteva una lingua – la serbocroata – scritta nei due alfabeti cirillico e latino, il prof. Damiani elaborò un suo sistema basato sulla traslitterazione croata (di origine ceca). In virtù di questo sistema – mediante il ricorso a segni diacritici – ad ogni lettera dell’alfabeto viene data un’esatta corrispondenza nell’alfabeto latino. </p><p rend="epistolary_epistolary_text">La prima esposizione dei nuovi criteri di trascrizione fu pubblicata a Roma, nel 1935, sulla rivista “L’Europa orientale”. In seguito, il suo Autore la difese e la divulgò in altri scritti, pubblicati a Sofia, a Belgrado, all’Aja ed a Zagabria. Sempre nel 1935, a Madrid ed a Barcellona, il prof. Damiani presentò ufficialmente il proprio sistema || al II Congresso internazionale delle Biblioteche e di Bibliografia, che lo approvò. Altre adesioni ufficiali furono pronunciate dalle Conferenze internazionali della Documentazione e del Comitato “I S A” a Parigi nel 1937, a Oxford e a Londra nel 1938 e a Zurigo nel 1939. Nel 1940 il sistema di trascrizione del Prof. Damiani era ormai riconosciuto e generalmente adottato come “Sistema scientifico internazionale”. Oggi se ne servono tutte le pubblicazioni scientifiche europee e di paesi extraeuropei. </p><p rend="epistolary_epistolary_text">Negli stessi anni in cui, in molti paesi d’Europa, questa attività del prof. Damiani nel campo della slavistica era seguita con generale interesse, il suo nome acquistava una vera e propria popolarità presso alcune nazioni – prime fra tutte la Bulgaria – grazie all’appassionata opera che Egli andava svolgendo per la diffusione della cultura italiana. Non è necessaria alcuna formula retorica per affermare che – solo per questa sua attività – ad Enrico Damiani spettava la gratitudine dei suoi compatrioti. In Polonia, in Bulgaria, in Cecoslovacchia Enrico Damiani fece conoscere ed amare – con conferenze e pubblicazioni – la lingua e la cultura italiane. La sua fatica in questo senso è durata fino all’ultimo ed oggi noi possiamo ricordare – oltre alle molte opere pubblicate – lavori inediti quali la Grammatica italiana per polacchi, che testimoniano della sua persistente fede negli ideali a cui la sua vita fu consacrata. In Bulgaria la sua azione per la diffusione della cultura italiana fu particolarmente intensa. Non fece mai della “propaganda” neppure a vantaggio di Dante o di Leopardi. Fedele al suo principio, per cui era necessario che i popoli si conoscessero reciprocamente, cercò di rivelare l’Italia ai Bulgari con lo stesso identico amore col quale volle rivelare la Bulgaria agli italiani. A Sofia creò, sotto il titolo di “Biblioteca di Cultura Italiana”, una collana di pubblicazioni in bulgaro a cui Egli stesso diede i maggiori contributi, In bulgaro pub||blicò un volume sulle caratteristiche della letteratura italiana, una “Storia della lingua italiana”, una “Grammatica italiana per bulgari” e un ampio saggio su “Il senso del teatro pirandelliano”. Pure in bulgaro uscì, dal 1931 al ’36, la “Rivista italo-bulgara” da lui creata e diretta. In quegli anni, era difficile trovare in Bulgaria qualcuno a cui non fosse noto il nome di Enrico Damiani. </p><p rend="epistolary_epistolary_text">Ancora nei duri anni dell’inizio della guerra, Egli seppe continuare la sua opera creando a Roma un’Associazione Italo-Bulgara il cui organo, la rivista “Bulgaria” – uscita dal 39 al 43 – rimane, oltre che un documento della collaborazione tra due culture – un utilissimo strumento di studio. Nelle edizioni della rivista “Bulgaria” uscirono i più noti studî del prof. Damiani, quali quelli su Penčo Slavejkov, su Javorov, su Aleko Konstantinov. </p><p rend="epistolary_epistolary_text">Ma, nel campo degli studî bulgaristici – culminati nel 1950 con la pubblicazione della “Antologia della poesia bulgara contemporanea”, – l’opera del prof. Damiani che forse ebbe maggiore risonanza nel mondo scientifico, è il suo “Corso di lingua bulgara teorico-pratico”, pubblicato nel 1942. Si tratta di un’opera che ha suscitato ampî consensi da parte di noti linguisti europei e che, inoltre, ha indotto non poche persone a studiare il bulgaro, proprio grazie all’esemplare chiarezza e semplicità dell’esposizione. </p><p rend="epistolary_epistolary_text">Il prof. Damiani aveva una ineguagliabile facoltà di penetrare nella psicologia dell’allievo e di esporgli problemi grammaticali, anche complessi, in forma tale da far apparire ogni fenomeno linguistico naturale ed accessibile nella sua dinamica di concreta espressione umana. Queste sue qualità, profuse nella elaborazione del “Corso di lingua bulgara”, erano le stesse che prima di spingerlo allo studio delle lingue, lo avevano indotto, ancor studente, a seguire anche i corsi di medicina con un vago proposito di dedicarsi alla psichiatria. || </p><p rend="epistolary_epistolary_text">Prima di chiudere questa sommaria rassegna dell’attività scientifica di Enrico Damiani, dobbiamo ancora ricordare e sottolineare quella sua vastissima opera di traduttore, grazie alla quale il suo nome è noto a molti lettori italiani, anche fuori degli ambienti universitari o specializzati. </p><p rend="epistolary_epistolary_text">Con traduzioni poetiche o in prosa, Enrico Damiani presentò in Italia pressoché tutti i maggiori esponenti della letteratura bulgara, da Botev a Vazov a Konstantinov a Slavejkov, a Veličkov a Javorov. I prosatori ed i poeti polacchi, da Kochanowski a Kasprowicz, da Krasicki a Prus a Sienkiewicz a Żeromski ed a Reymont trovarono nel professor Damiani un interprete sensibile e fedele. Lo stesso si può dire per i russi – da Puškin a Lermontov a Turgenev a Tolstoj ad Ostrovskij ed a Gor’kij – e pure non pochi altri autori cechi, sloveni, serbi, croati<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi><ref target="0004.html#footnote-001">17</ref></hi></hi>. </p><p rend="epistolary_epistolary_text_top">Trattando dell’opera di Enrico Damiani, citando titoli ed edizioni, si sente il bisogno di parlare – pur senza uscire dai limiti di una biografia scientifica – oltre che dello studioso, anche dell’uomo. Non si tratta infatti di due aspetti diversi e distinti. Tutti coloro che lo hanno avuto per Maestro sono stati legati al professor Damiani da vincoli di umanità, mai disgiunti dal profondo rispetto che la sua personalità di studioso incuteva. In questi ultimi anni, dopo che il professor Damiani era stato così duramente colpito dalla morte del figlio Roberto, questi rapporti tra Maestro ed allievi od ex allievi erano diventati ancor più sentiti, in un’atmosfera di devota solidarietà. Oggi, ricordando la sua opera di ricercatore e di professore, tutti coloro che da Lui hanno potuto ricevere un insegnamento sono certi che quanto Enrico Damiani ha fatto con tanta forza, tanta dottrina, tanto amore non sarà dimenticato.</p><p rend="epistolary_epistolary_txt_right2"><hi rend="italic">R.P.</hi><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi><ref target="0004.html#footnote-000">18</ref></hi></hi> </p><list type="ordered">
					<item><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="0004.html#footnote-017-backlink">1</ref></hi>	Damiani stesso nei suoi <hi rend="italic">Appunti autobiografici</hi> (vedi più avanti) lo definisce «il più ampio ed esauriente lavoro del genere finora venuto alla luce fuori della Bulgaria».</p></item>
					<item><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="0004.html#footnote-016-backlink">2</ref></hi>	Ringrazio vivamente gli eredi e in particolare la prof.ssa Maria Lucia Sampoli che mi hanno consentito di consultare l’archivio di Picchio, non ancora disponibile al pubblico, e di utilizzare e pubblicare alcuni materiali in esso conservati.</p></item>
					<item><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="0004.html#footnote-015-backlink">3</ref></hi>	L<hi >’</hi>originale<hi > </hi>recita<hi >: «В легацията пост</hi><hi rend="CharOverride-3" >ѫ</hi><hi >пиха</hi><hi > молби: отъ Рикардо Пикио, студентъ по литература въ Римския универстетъ</hi><hi > и един от най-добрите ученици на курса по български езикъ</hi><hi > и българска литература, воденъ отъ поф. Дамяни – и отъ</hi><hi > г-ца д-р Лина Манка, завършила по българска литература въ Римския</hi><hi > университетъ. Г-нъ Пикио моли да му се даде еднократна помощь</hi><hi > за да може през августъ или септемврий или и презъ</hi><hi > двата месеца, да посети България, за да се усъвършенствува по</hi><hi > български езикъ и да се поставив ъ дос</hi><hi rend="CharOverride-4" >ҍ</hi><hi >гъ съ</hi><hi > пр</hi><hi rend="CharOverride-4" >ҍ</hi><hi >ките източници за изучаване на българската литература. Г-нъ Пикио</hi><hi > проявява живъ интересъ по нашит</hi><hi rend="CharOverride-4" >ҍ</hi><hi > работи и напоследък написа </hi><hi >и публикува (тук приложена) една статия за Пенчо Славейковъ. […] </hi><hi >Г-нъ проф. Дамяни настойчиво моли да се задоволятъ молбит</hi><hi rend="CharOverride-4" >ҍ</hi><hi > и</hi><hi > на двамата»</hi>.</p></item>
					<item><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="0004.html#footnote-014-backlink">4</ref></hi>	Non sono riuscito a individuare questa pubblicazione del diciannovenne Picchio che non risulta in nessuna sua bibliografia, ma il fatto è interessante di per sé, perché indica che già all’inizio del suo percorso universitario Damiani lo aveva indirizzato allo studio della figura e dell’opera del poeta Penčo P. Slavejkov (1866-1912), il ‘patriarca’ del modernismo bulgaro, a cui Picchio dedicherà la sua tesi di laurea. Colgo l’occasione per rilevare che esistono bibliografie abbastanza esaurenti delle pubblicazioni scientifiche di Picchio, ma manca una bibliografia dei suoi scritti giornalistici, delle interviste, dei discorsi commemorativi e di altri contributi similari.</p></item>
					<item><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="0004.html#footnote-013-backlink">5</ref></hi>	Borriero 1957, dedica: «Mentre si licenzia alle stampe questo volume, il mio pensiero va riverente alla memoria di Enrico Damiani, iniziatore degli studi bulgaristici in Italia e Maestro indimenticabile».</p></item>
					<item><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="0004.html#footnote-012-backlink">6</ref></hi>	Grazie alla gentile concessione degli eredi la tesi di Picchio è stata digitalizzata e ora si può consultare sul sito della Biblioteca Centrale dell’Accademia Bulgara delle Scienze al seguente link: &lt;<ref target="http://dspace.cl.bas.bg/xmlui/handle/nls/35681">http://dspace.cl.bas.bg/xmlui/handle/nls/35681</ref>&gt; (2025-12-24). </p></item>
					<item><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="0004.html#footnote-011-backlink">7</ref></hi>	Cito dalla copia in italiano conservata nell’archivio di Picchio. Il testo è stato pubblicato in bulgaro in una traduzione non del tutto precisa.</p></item>
					<item><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="0004.html#footnote-010-backlink">8</ref></hi>	Dopo la scomparsa Picchio dedicò a Damiani alcuni scritti: in <hi rend="italic">Ricerche Slavistiche</hi> 3, 1954: III-XII; in <hi rend="italic">Revue des études slaves</hi> 21, 1954: 351-53; in <hi rend="italic">Il giornale dei poeti</hi> 3, 1956, 2: 5. Una sua commemorazione, tenuta il 10 gennaio 1954 presso la Fondazione Scientifica Romana Marchesa J. S. Umiastowska, è rimasta, però, inedita (almeno per quanto mi risulta), e poiché si tratta di una testimonianza importante non solo perché è la più estesa, ma soprattutto per il tono spontaneo pervaso da grande umanità (è stata scritta e pronunciata solo un mese dopo la morte di Damiani), la si allega in appendice.</p></item>
					<item><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="0004.html#footnote-009-backlink">9</ref></hi>	Per esempio, un fascicolo che reca l’annotazione di suo pugno «Българска литература. Yale – IUO 1984».</p></item>
					<item><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="0004.html#footnote-008-backlink">10</ref></hi>	Le relazioni furono pubblicate nel 2003, cfr. Żurawska 2003.</p></item>
					<item><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="0004.html#footnote-007-backlink">11</ref></hi>	Si veda l’articolo di Vardarina Spassova (Spassova 2003).</p></item>
					<item><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="0004.html#footnote-006-backlink">12</ref></hi>	Il dattiloscritto è conservato nell’archivio di Riccardo Picchio. Il testo non reca un titolo. Il titolo che si riproduce in corsivo è stata scritto a mano da Picchio nella prima pagina in alto. Nella pubblicazione è stata rispettata rigorosamente l’ortografia dell’originale, salvo l’accento sulla terza persona singolare dell’ausiliare essere (è) che nel testo è sempre acuto e si è indicata la fine di ogni pagina con il segno ||.</p></item>
					<item><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="0004.html#footnote-005-backlink">13</ref></hi>	La Fondazione romana Marchesa Janina Zofia Umiastowska, creata per volontà testamentaria della marchesa, morta a Roma nel 1941, è attiva dal 1946 e ha come finalità principale quella di pubblicare prevalentemente studi dedicati alla presenza polacca in Italia.</p></item>
					<item><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="0004.html#footnote-004-backlink">14</ref></hi>	«del 1878» aggiunto a mano nell’interlinea superiore dall’autore.</p></item>
					<item><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="0004.html#footnote-003-backlink">15</ref></hi>	In questo punto l’autore ha tracciato un segno per indicare di andare a capo.</p></item>
					<item><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="0004.html#footnote-002-backlink">16</ref></hi>	«in» è stato aggiunto a mano dall’autore nell’interlinea superiore.</p></item>
					<item><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="0004.html#footnote-001-backlink">17</ref></hi>	L’intervallo di una riga che segue è presente nel dattiloscritto.</p></item>
					<item><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="0004.html#footnote-000-backlink">18</ref></hi>	Queste iniziali sono vergate a mano e inserite in calce al testo.</p></item>
				</list><p rend="editorial_metadata_author" >Krassimir Stantchev, Roma Tre University, Italy, <ref target="mailto:krassimir.stantchev@uniroma3.it">krassimir.stantchev@uniroma3.it</ref></p><p rend="editorial_metadata_polices" >Referee List (DOI 1<ref target="https://doi.org/10.36253/fup_referee_list">0.36253/fup_referee_list</ref>)</p><p rend="editorial_metadata_polices" >FUP Best Practice in Scholarly Publishing (DOI <ref target="https://doi.org/10.36253/fup_best_practice">10.36253/fup_best_practice</ref>)</p><p rend="editorial_metadata_book" >Krassimir Stantchev, <hi rend="italic">Enrico Damiani, Riccardo Picchio e la Slavistica all’“Orientale” di Napoli,</hi> © Author(s), <ref target="http://creativecommons.org/licenses/by/4.0/legalcode">CC BY 4.0</ref>, DOI <ref target="https://doi.org/10.36253/979-12-215-0846-8.04">10.36253/979-12-215-0846-8.04</ref>, in Andrea Fernando De Carlo, Gabriele Mazzitelli, Rosanna Morabito (edited by), <hi rend="italic">La slavistica come strumento per l’amicizia fra i popoli. In ricordo di Enrico Damiani (1892-1953)</hi>, © 2025 Author(s), <ref target="http://creativecommons.org/licenses/by/4.0/legalcode">CC BY 4.0</ref>, published by Firenze University Press, ISBN 979-12-215-0846-8, DOI <ref target="https://doi.org/10.36253/979-12-215-0846-8">10.36253/979-12-215-0846-8</ref>, pp. -13, 2025, published by Firenze University Press, ISBN 979-12-215-0846-8, DOI <ref target="https://doi.org/10.36253/979-12-215-0846-8">10.36253/979-12-215-0846-8</ref></p></div></div>
      
      <div>
        <listBibl>
          <head>References</head>
          <bibl n="213707">Borriero Picchio, L. 1957. Storia della letteratura bulgara con un profilo della letteratura paleoslava. Milano: Nuova Accademia editrice (Nuova edizione aggiornata: Firenze-Milano: Sansoni-Accademia, 1969).</bibl>
          <bibl n="213788">Damiani, E. 1928. “La figura e l’opera di Penčo Slavejkov nella letteratura bulgara.” Rivista di letterature slave 3, 2: 133-41.</bibl>
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