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        <title type="main" level="a">Roman Pollak e Enrico Damiani. Tracce di un sodalizio scientifico e umano</title>
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            <forename>Krystyna</forename>
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          <resp>This is a section of <title>La slavistica come strumento per l'amicizia fra i popoli</title>(DOI: <idno type="DOI">10.36253/979-12-215-0846-8</idno>) by </resp>
          <name>Andrea Fernando De Carlo, Gabriele Mazzitelli, Rosanna Morabito</name>
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        <publisher>Firenze University Press</publisher>
        <pubPlace>Florence</pubPlace>
        <date when="2025">2025</date>
        <idno type="DOI">https://doi.org/10.36253/979-12-215-0846-8.06</idno>
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        <p>The author reconstructs Pollak's relationship with Damiani and other Italian Slavicists. Through the correspondence between Pollak and Damiani, the article highlights the close and fruitful relationship, both scientific and personal, that Damiani had established with Pollak.</p>
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      <p>It is available online at https://doi.org/10.36253/979-12-215-0846-8.06<ref target="https://doi.org/10.36253/979-12-215-0846-8.06" /></p>
      <div><head>Roman Pollak e Enrico Damiani. <lb/>Tracce di un sodalizio scientifico e umano</head><p rend="h1_author ParaOverride-1">Krystyna Jaworska</p><p rend="text">Negli studi sulla storia della polonistica universitaria in Italia non sempre viene messo adeguatamente in luce il ruolo svolto da quanti ne hanno facilitato la nascita; tra questi indubbiamente si deve ricordare in primo luogo Roman Pollak (1886-1972) di cui Enrico Damiani, nella sua sintesi sugli studi polonistici in Italia tra le due guerre, aveva giustamente sottolineato il contributo:</p><quote rend="quotation_b">Roman Pollak era l’anima di ogni movimento culturale polonistico in Italia. Insegnando con fede d’apostolo la lingua e la letteratura della sua patria […], mettendosi a contatto coi singoli sparsi cultori o dilettanti italiani della materia, che venivano facendo qua e là capolino, attirando alle sue lezioni nuovi seguaci, promuovendo, assistendo, coordinando l’azione e la cooperazione di tutti, egli riuscì rapidamente a dar vita a una molteplice attività polonistica, la quale cominciò presto a dar frutti tangibili (Damiani 1941, 202).</quote><p rend="text">A creare le condizioni favorevoli per lo sviluppo della disciplina indubbiamente incise il contesto storico politico, ovvero l’indipendenza polacca dopo la Prima guerra mondiale e l’allacciamento di relazioni diplomatiche. Grazie, infatti, a un accordo tra i due Stati, rinnovato di anno in anno, nel febbraio 1923 fu istituita la cattedra straordinaria di Lingua e letteratura polacca presso la Regia Università di Roma “La Sapienza”. Nell’accordo era specificato che la parte polacca avrebbe indicato il docente e si sarebbe fatta carico della sua retribuzione<hi rend="notes_number CharOverride-1"><hi><ref target="0007.html#footnote-022">1</ref></hi></hi>. Fu scelto il trentasettenne dottor Roman Pollak che possedeva al suo attivo una cospicua produzione accademica di studi polonistici spesso di taglio comparatistico con particolare riferimento all’italianistica. Gli fu affidato inoltre il ruolo di delegato del Ministero delle Confessioni Religiose e della Pubblica Istruzione (MWRiOP), con il compito di promuovere gli studi polonistici in Italia (analoghi ruoli furono affidati dal MWRiOP in Francia a Zygmunt Lubicz-Zaleski, in Belgio a Manfred Kridl e nel Regno Unito a Julian Krzyżanowski). </p><p rend="text">Roman Pollak iniziò l’attività didattica di professore incaricato presso “La Sapienza” dopo la fine di un’ondata di scioperi nell’ateneo romano. Tenne la lezione inaugurale il 17 gennaio 1924. In apertura rilevò di non essere il primo polacco a parlare nelle aule della “Sapienza”, in quanto il primato apparteneva a Copernico (modo elegante per evidenziare l’importanza della scienza e della cultura polacca per l’Europa), ma il primo al quale era stato dato di parlare di letteratura polacca. Nella lezione sottolineò i legami tra i due popoli e le due culture, con riferimenti al passato e al presente, ivi compreso il ruolo della Polonia di antemurale: «alla periferia della cultura dell’Europa Occidentale sta la Polonia come un trinceramento» (Pollak 1930, 4), ricordò le comuni lotte risorgimentali per concludere che la cultura latina e le lotte per la libertà erano ciò che univa i due Paesi (Pollak 1930, 5). La prolusione evidenziava dunque in chiusura il legame tra letteratura ed etica, così importante per chi sapeva cosa significasse la mancanza d’indipendenza politica e così caratteristico per la cultura polacca ottocentesca e, in parte, novecentesca.  </p><p rend="text">Consapevole dell’importanza di allacciare contatti con più ambienti per poter svolgere al meglio il ruolo di delegato che gli era stato affidato, Pollak, oltre che con le istituzioni polacche a Roma, strinse rapporti con l’Istituto per l’Europa Orientale, dove tenne corsi di lingua e letteratura polacca destinati soprattutto ai futuri diplomatici e a quanti erano interessati a questo ambito culturale. Si adoperò per suggerire argomenti polacchi agli studiosi italiani e a supportarli nelle loro ricerche. Tra coloro con cui strinse delle relazioni c’erano studiosi della vecchia generazione, come il teologo e studioso della Chiesa orientale Aurelio Palmieri (1870-1926), direttore della sezione slava dell’Istituto per l’Europa Orientale, e il noto orientalista dell’Università di Firenze Paolo Emilio Pavolini (1864-1942), che aveva frequentato le lezioni di lingua polacca tenute da Malwina Ogonowska presso l’Accademia di storia e letteratura polacca e slava “Adam Mickiewicz”, fondata nel 1879 presso l’Università di Bologna e dove fino al 1885 aveva tenuto lezioni Teofil Lenartowicz. Tra i suoi coetanei o quasi, la più grande ‘conquista’ di Pollak fu senza dubbio Giovanni Maver (1891-1970) che, nonostante la giovane età, era già professore di filologia slava all’Università di Padova dal 1920. Pollak era molto orgoglioso di essere riuscito a interessare Maver alla polonistica, sicuro dell’ottimo lavoro che avrebbe potuto svolgere per la crescita della disciplina. </p><p rend="text">Roman Pollak riuscì altresì a raccogliere attorno alla cattedra di lingua e letteratura polacca alla “Sapienza” un certo numero di studenti e uditori, tra questi: Maria Antonietta Kulczycka (1894-1981), ex docente di lingua italiana all’Università di Varsavia, il giornalista Egisto De Andreis (1898-1976)<hi rend="notes_number CharOverride-1"><hi><ref target="0007.html#footnote-021">2</ref></hi></hi>, l’avvocato ed economista Giorgio Clarotti (1903-1961)<hi rend="notes_number CharOverride-1"><hi><ref target="0007.html#footnote-020">3</ref></hi></hi>, l’archivista don Giuseppe Monticone (1886-1972). Tra gli allievi romani di Pollak, quello che senza dubbio contribuì maggiormente alla diffusione della letteratura polacca – grazie soprattutto a numerose traduzioni – fu il direttore della Biblioteca della Camera Enrico Damiani (1892-1953), di un anno più giovane di Maver e sei anni più giovane di Pollak, che negli anni Venti aveva iniziato a interessarsi alla cultura dei Paesi slavi, prima di quella russa e poi di quella polacca e bulgara<hi rend="notes_number CharOverride-1"><hi><ref target="0007.html#footnote-019">4</ref></hi></hi>. </p><p rend="text">La collaborazione tra Pollak e Damiani è testimoniata dalle pubblicazioni di quest’ultimo<hi rend="notes_number CharOverride-1"><hi><ref target="0007.html#footnote-018">5</ref></hi></hi>. Già nel 1924 Damiani aveva curato con la partecipazione di Pollak per la <hi rend="italic">Rivista di Cultura</hi> un numero interamente dedicato ad Adam Mickiewicz e nel 1926 un numero dedicato a Juliusz Słowacki. Nel 1926 pubblicò una scelta di poesie di Mickiewicz con il titolo <hi rend="italic">Canti</hi> con prefazione di Pollak e con la dedica «Al prof. Roman Pollak questo modesto frutto di fatiche comuni con riconoscenza di scolaro devoto con affetto di amico dedica il traduttore». Nel 1927 Damiani fece in modo che la <hi rend="italic">Rivista di letterature slave</hi> ospitasse molti scritti di e su Jan Kasprowicz e, con l’aiuto di Pollak, tradusse nel 1927 il romanzo <hi rend="italic">Gody życia</hi> di Adolf Dygasiński (che creava non pochi problemi di traduzione anche a causa della terminologia ornitologica). Nel 1928 l’infaticabile slavista curò l’antologia <hi rend="italic">I narratori della Polonia d’oggi</hi> (Jerzy Kossowski, Ferdynad Goetel, Jan Wiktor, Kornel Makuszyński), pubblicata dall’Istituto per l’Europa Orientale, e dopo la partenza di Pollak tradusse, con il sostegno di Brahmer, i <hi rend="italic">Sonetti di Crimea</hi>. </p><p rend="text">Per far conoscere la Polonia a studenti e studiosi Pollak faceva loro avere borse di studio in Polonia, organizzando inoltre viaggi ed escursioni. In uno degli articoli che pubblicava con regolarità sulla stampa periodica polacca in merito alla polonistica italiana, ricorda, ad esempio, un viaggio che fece nel 1925 a Vilna e paraggi con Giovanni Maver, mons. Giuseppe Monticone, Enrico Damiani, Egisto De Andreis e Giorgio Clarotti (Pollak 1932, 667). </p><p rend="text">Pollak si adoperò, inoltre, per creare legami più profondi e diretti tra polonisti italiani e polacchi, come testimonia il corso di tre settimane tenutosi a Zakopane nel settembre 1928, evento che ebbe un’enorme importanza per il consolidarsi della polonistica italiana. Vi parteciparono dieci polonisti italiani, tra cui Giovanni Maver, Cristina Agosti, Rosina Begey, Marina Bersano Begey, Enrico Damiani, Egisto De Andreis, Nelly Nucci (lettrice di italiano all’Università Jagellonica) e Antonio Stefanini (lettore di italiano a Poznań). Le lezioni erano tenute da famosi studiosi polacchi (Piskurewicz 2021, 269). Anche i partecipanti italiani tennero lezioni o comunicazioni. Damiani svolse una lezione sulla prosa contemporanea polacca, avendo da poco pubblicato l’antologia <hi rend="italic">I narratori della Polonia d’oggi</hi> (Rabenda 2013, 86). Pollak era profondamente convinto che, affinché la cultura polacca si potesse diffondere in Italia, era importante che fosse studiata e promossa da studiosi italiani, da qui il suo grande impegno nel formarli e sostenerli e, inoltre, il suo approccio comparatistico ha sempre costituito un riferimento metodologico per le ricerche dei polonisti italiani.</p><p rend="text">Intanto, in previsione del suo rientro in Polonia, aveva preparato il terreno per il suo successore alla “Sapienza”. Grazie all’impegno dei diplomatici polacchi nel 1927 </p><quote rend="quotation_b">durante il suo soggiorno a Roma, in relazione al progetto di rilancio delle relazioni italo-polacche, il Ministro degli Affari Esteri August Zaleski ottenne da Benito Mussolini il permesso di trasformare la cattedra temporanea in una cattedra ordinaria permanente di lingua e letteratura polacca (Piskurewicz 2021, 266). </quote><p rend="text">Questo permise a Roman Pollak di tornare all’Università di Poznań nel 1929 con la consapevolezza di aver svolto appieno la sua missione. Nello stesso anno Maver fu chiamato a ricoprire la cattedra di Letteratura polacca a Roma, mentre Damiani conseguì la libera docenza in Lingue e letterature slave e nel 1931 ottenne l’incarico di Lingua e letteratura bulgara alla “Sapienza”. </p><p rend="text">Quanto fosse stretto e fertile il rapporto a livello scientifico e umano con Pollak risulta chiaramente dalla lunga lettera che lo slavista italiano gli scrisse il 12 Maggio 1930. Damiani riporta notizie su ricerche fatte per conto di Pollak su un testo letterario (<hi rend="italic">La pellegrina costante</hi> di Loreto Vittori), ma anche sulle ricerche in merito alla Brigata Ancona sul fronte bellico (Pollak aveva combattuto in Italia durante la Prima guerra mondiale come soldato austroungarico) e gli dà conto della sua attività in ambito polonistico anche a livello didattico, informandolo sugli argomenti che tratta nel suo corso:</p><quote rend="quotation_b">Ho iniziato già da tempo le lezioni sulle influenze italiane sulla letteratura polacca. […] Nei riguardi della letteratura polacca ho cercato di soffermarmi quanto più ho potuto (compatibilmente con le esigenze del tempo) specialmente sui due Kochanowski e su Górnicki per la letteratura antica, e finora su Mickiewicz, Słowacki, Krasiński e Wyspiański per la moderna. Ma prima di terminare m’occuperò ancora di Klaczko, Sienkiewicz, la Konopnicka, Asnyk, Tetmajer, Kasprowicz (APAU.RP)<hi rend="notes_number CharOverride-1"><hi><ref target="0007.html#footnote-017">6</ref></hi></hi>. </quote><p rend="text">A facilitare il mantenimento dei rapporti erano anche i viaggi che Pollak compiva una volta all’anno in Italia in qualità di delegato del Ministero dell’Istruzione polacco, tenendo lezioni e conferenze in molte città<hi rend="notes_number CharOverride-1"><hi><ref target="0007.html#footnote-016">7</ref></hi></hi>. Si sono conservate alcune relazioni che Pollak redigeva per il Ministero al rientro dalle missioni, in cui presentava i risultati dei suoi viaggi, evidenziando come lo scopo delle conferenze fosse soprattutto quello di capire quali centri fossero più adatti alla promozione della letteratura polacca e sottolineava che </p><quote rend="quotation_b">ciascuno dei principali ambienti culturali italiani ha una propria fisionomia, ambizioni diverse e tradizioni secolari. Queste ambizioni locali devono essere conosciute, perché un loro uso sapiente rende il nostro lavoro molto più facile<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi><ref target="0007.html#footnote-015">8</ref></hi></hi>. </quote><p rend="text">Le sue relazioni sono ricche di notizie e osservazioni anche critiche (assenti negli articoli destinati alla stampa). Per quanto riguarda la Capitale, ad esempio, nel 1931 si rallegra del fatto che nella biblioteca della Polska Akademia Umiejętności di Roma sia stata prevista una sala dedicata alle pubblicazioni sulle relazioni italo-polacche, anche perché </p><quote rend="quotation_b">sostituirà in larga misura la sede separata del seminario di studi polacchi dell’università, di cui ho segnalato da tempo la necessità. Viste le terribili condizioni di ristrettezza della Facoltà di Lettere dell’Università, non ci si può aspettare un miglioramento a breve in questo senso (APAN.RP)<hi rend="notes_number CharOverride-1"><hi><ref target="0007.html#footnote-014">9</ref></hi></hi>. </quote><p rend="text">Osserva da vicino ciò che accade all’università e scrive nel 1934: </p><quote rend="quotation_b">Il numero di studenti di polonistica presso la Facoltà di Lettere è minimo, un numero leggermente maggiore di persone frequenta le lezioni, perché qui si riuniscono gli studenti di altre facoltà, quindi oltre agli studenti della Facoltà di Lettere ci sono anche studenti della Facoltà di Giurisprudenza e di Scienze Politiche. Ho l’impressione che l’uditorio delle lezioni di polacco aumenterebbe di numero se le lezioni non si limitassero alla letteratura, ma abbracciassero anche la storia, la vita intellettuale e la cultura spirituale della Polonia in generale (APAN.RP)<hi rend="notes_number CharOverride-1"><hi><ref target="0007.html#footnote-013">10</ref></hi></hi>.</quote><p rend="text">Scrive ancora nella medesima relazione: </p><quote rend="quotation_b">non abbandona la polonistica il prof. Damiani, un tempo mio allievo e attualmente professore incaricato di letteratura bulgara a Roma e di italiano a Sofia. Attualmente sta preparando, con l’aiuto del dott. Brahmer, un’edizione con brani di Mickiewicz ad uso degli studenti italiani di polonistica<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi><ref target="0007.html#footnote-012">11</ref></hi></hi>. </quote><p rend="text">Nei resoconti degli anni successivi non mancò poi di segnalare come il degenerarsi della situazione politica stesse influenzando il suo lavoro. </p><p rend="text">Lo scoppio della Seconda guerra mondiale e l’entrata in guerra dell’Italia al fianco di Hitler interruppero la sua attività di delegato e ostacolarono decisamente il lavoro dei polonisti italiani, che tuttavia continuarono a impegnarsi a favore della disciplina come meglio potevano. Giusto in quegli anni a Enrico Damiani fu affidato l’incarico di Lingua e letteratura bulgara e di Lingua e letteratura polacca all’“Orientale” di Napoli. Tra le carte di Roman Pollak, si sono conservate diverse lettere estremamente significative di Enrico Damiani inviate durante e dopo la guerra<hi rend="notes_number CharOverride-1"><hi><ref target="0007.html#footnote-011">12</ref></hi></hi>, che permettono di conoscere lo stato d’animo dello slavista in quegli anni drammatici e mostrano come la collaborazione iniziata nel 1923 fosse continuata negli anni e come il sodalizio tra i due studiosi accanto all’aspetto scientifico avesse connotati altamente etici e personali.</p><p rend="text">Le lettere del periodo bellico, essendo soggette a censura, dovevano usare un linguaggio allusivo nell’affrontare temi potenzialmente pericolosi. Il 30 dicembre 1939 Damiani da Roma scrive: </p><quote rend="quotation_b">Mio carissimo e buon amico, ho letto con commozione la sua lettera […] ne trasmetto subito copia agli amici torinesi […] Egisto [De Andreis] le avrà riferito qual è il nostro animo nei Suoi riguardi e non ho bisogno di aggiungere parole […].</quote><p rend="text"> In una cartolina con l’intestazione della Camera dei Fasci e delle Corporazioni del 1° luglio 1940, passata attraverso le maglie della censura nazista, in risposta alla lettera di Pollak del 21 giugno (dunque dopo l’entrata in guerra dell’Italia), scrisse in modo criptico per il censore, ma trasparente per il destinatario:  </p><quote rend="quotation_b">ho bisogno di dire a lei, che mi conosce ormai da anni, quale sia la profonda intima tragedia del mio spirito e la mia partecipazione al dolore per la disgraziata soluzione della lenta e fatale malattia. M’ero illuso – o avevo voluto illudermi – fino all’ultimo che la malattia si sarebbe risolta senza giungere a una catastrofica fine. […] Comprendo tutto il suo dolore e lo condivido con fraterna sincerità. Più che mai son cari a me i giorni della nostra collaborazione, che sembrano ora un sogno di ideali spezzati. Abbiamo seguito a lavorare qui, a far tutto il possibile, con Giovanni, con Marina, con altri amici e studiosi pubblicando qualche versione, qualche studio, tenendo qualche conferenza. […] Forse sarò richiamato […].</quote><p rend="text">Un momento di svolta fu dato dall’avanzata sulla penisola italiana dell’esercito alleato che al suo interno comprendeva il 2° Corpo d’armata polacco, una formazione estremamente sensibile alle questioni culturali che cercava di far conoscere agli alleati la situazione della Polonia soggetta all’occupazione nazista e sovietica. Nel 1944 cominciarono a uscire in Italia le pubblicazioni del Reparto cultura e stampa del 2° Corpo e Damiani, al pari di altri polonisti, iniziò a collaborarvi, in particolare al periodico edito in italiano <hi rend="italic">Iridion</hi>, diretto da Włodzimierz Sznarbachowski e poi da Carlo Verdiani. Nel primo numero (maggio 1945) Damiani vi pubblicò una recensione, nel fascicolo seguente tra le notizie di conferenze polonistiche tenute a Roma durante la guerra, si menzionano due conferenze di Damiani, di cui la prima, tenuta nel 1940 all’Istituto “Europa Giovane” «esaltante attraverso una simbolica rievocazione di Dygasiński la Polonia vittima della brutale aggressione nemica», (<hi rend="italic">Iridion </hi>3-4, settembre 1945, 164) nonché una sua commemorazione di uno degli scrittori periti nell’Insurrezione di Varsavia del 1944 che comprendeva una nota personale: «Ho conosciuto personalmente Kaden-Bandrowski. Ci incontrammo una volta, oltre quindici anni or sono, nella pittoresca ‘capitale’ estiva della Polonia: a Zakopane, fra i Tatra» (Damiani 1945, 166). Si trattava del corso organizzato da Pollak e lo scrittore vi aveva tenuto una lezione. Nei numeri seguenti figurano alcune traduzioni di Damiani di brani letterari polacchi.</p><p rend="text">Il mutato quadro geopolitico dell’Europa postbellica influì pesantemente sui contatti tra la Polonia e l’Italia. Pollak non ricopriva più il ruolo di delegato, ma continuò comunque a interessarsi agli studi polonistici italiani, come dimostra la ricca corrispondenza che mantenne con i suoi colleghi e allievi italiani. Nelle lettere di Damiani dell’immediato dopoguerra predominano la descrizione dei disastri della guerra e le notizie inerenti agli amici comuni. Inizialmente le missive erano affidate a persone fidate, tra cui il personale dell’Ambasciata d’Italia a Varsavia, ma anche a personale dell’Ambasciata di Polonia in Italia. Non vi era certezza del loro arrivo, per cui nelle successive lettere talvolta si ripetono le stesse notizie.</p><p rend="text">Nel 1945-1946 si venne a creare una situazione abbastanza difficile, in quanto, il 5 luglio 1945 il governo italiano aveva riconosciuto il governo filosovietico insediato a Varsavia e allacciato con esso relazioni diplomatiche, ma continuava a essere presente in Italia il 2° Corpo d’armata che faceva capo al governo in esilio a Londra. Diversi polonisti italiani tennero rapporti sia con gli ambienti degli esuli polacchi e del 2° Corpo, che rimase in Italia fino all’estate 1946, sia con l’ambasciata, tanto più che il nuovo ambasciatore era loro noto già prima della guerra in quanto valente studioso.</p><p rend="text">Scrive Damiani da Roma il 5 settembre 1945</p><quote rend="quotation_b">vari mesi or sono, già dopo l’epica lotta di Varsavia, una telefonata trasmessami per conto di uno sconosciuto ufficiale polacco mi trasmetteva i vostri saluti, assicurandomi che eravate ambedue sani e salvi. Siamo tutti sani e salvi, compreso Pawlikowski, recentemente è tornata a Roma Lanckorońska<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi><ref target="0007.html#footnote-010">13</ref></hi></hi>. </quote><p rend="text">Segnala che avrebbe affidato la sua lettera a mani amiche e prega di rispondere tramite la stessa persona «ho condiviso e condivido tutte le vostre sventure, quelle personali […] quelle comuni della vostra patria gloriosa», comunica che gli amici sono «superstiti tutti della bufera, che pur s’è abbattuta su noi e sul nostro disgraziatissimo paese». </p><p rend="text">Il 21 ottobre 1945 invia una missiva di quattro pagine, segnalando di aver affidato un mese prima una lettera a una interprete che accompagnava in Polonia l’ambasciatore italiano:  </p><quote rend="quotation_b">[…] ora apprendo dal prof. Kot<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi><ref target="0007.html#footnote-009">14</ref></hi></hi>, Ambasciatore di Polonia a Roma, che tu sei tornato a Poznań e che Brahmer è a Cracovia. […] Di ogni altra cosa, della spaventosa tragedia che ha sconvolto la tua e la mia Patria e il mondo intero, rinuncio per il momento di parlare. Conosci il mio animo […] e non ho bisogno di dirti quanto profondamente abbia vissuto e viva, abbia sofferto e soffra questo mostruoso capovolgimento d’ogni principio umano e divino, quest’orrenda follia, che ha tutto travolto nella sua furia bestiale. E più ancora delle macerie materiali, fra le quali brancolano popoli e uomini sopravvissuti all’ecatombe, mi riempiono d’angoscia, d’avvilimento, d’orrore le macerie “morali” fra le quali l’opera di ricostruzione diventa ancor mille volte più difficile che non fra le macerie materiali. La nostra povera Italia, forse più di ogni altro paese, rantola fra queste macerie “morali”.</quote><p rend="text">Passa poi a descrivere questioni personali: </p><quote rend="quotation_b">nel periodo nazi-fascista sono stato scacciato dal mio ufficio alla Camera per aver rifiutato l’adesione al regime di allora e ho vissuto per otto mesi in casa, studiando, lavorando, leggendo, scrivendo. Un mandato di cattura contro di me per farmi prendere come ostaggio non ha avuto corso. […] E naturalmente appena liberata Roma sono stato richiamato in servizio e ho ripreso il mio posto alla Biblioteca e il mio insegnamento all’Università, la quale, del resto, nel periodo tedesco non ha funzionato. […] Io lavoro molto: sono occupatissimo dal mattino alla sera. Nel lavoro inteso sino al parossismo cerco del resto e trovo il solo rifugio ai tormenti dell’anima, che non sa adattarsi e rassegnarsi allo sfacelo spirituale dei tempi nell’atmosfera satura di veleno lasciato dalla guerra nei rapporti fra i popoli e fra gli uomini. […] Qui a Roma la vita è relativamente buona, a parte la questione economica che è, naturalmente, terribile. L’università funziona regolarmente; gli studi polonistici (che del resto non hanno subito mai interruzione, neppure nei periodi più tremendi di dominazione nazista) proseguono con ritmo non veloce, ma buono e con soddisfacenti risultati, attraendo sempre nuovi buoni seguaci.</quote><p rend="text">Il 12 febbraio 1946 presenta le sue condoglianze a Pollak per la morte del figlio e aggiunge:</p><quote rend="quotation_b">La brutale ferocia tedesca, di cui il martirio del Suo povero figliolo è un esempio fra centinaia di migliaia, fra milioni di simili, m’era ben nota da tempo e a Lei stesso – ricordo – ancor prima della guerra, avevo avuto occasione di esprimere i miei sentimenti in proposito, mentre si addensavano all’orizzonte le nubi della fatale, criminale, mostruosa politica del folle tiranno italiano, che sovvertendo tutte le tradizioni del nostro Risorgimento, incatenando, imbavagliando, violentando l’intera nazione, falsando cinicamente l’anima italiana, veniva, con la complicità passiva del più vile dei re, asservendo l’Italia al più infame e più inviso dei padroni stranieri e la trascinava, abbagliato da un grottesco miraggio napoleonico di dominazione, verso la più spaventosa rovina materiale e morale… Sulle infinite macerie delle vostre città distrutte, nello strazio della vostra Patria calpestata e martoriata, sventola per lo meno alto il vessillo del vostro eroico sacrificio, della vostra nobile partecipazione alla difesa della civiltà contro la più abominevole aggressione; a noi Italiani manca oggi questo conforto supremo e a tutti i dolori, a tutte le sventure, la vergogna – maggiore di tutte – del ripugnate legame che, nostro malgrado, ci ha tenuto avvinti al bestiale aggressore, macchiando di fango il bel nome d’Italia […] Oh, che cosa non avrei dato mio carissimo amico, per vedere l’Italia schierata a fianco dei suoi naturali alleati […] per la difesa di quei valori umani, che sono stati sempre valori del popolo italiano e che venivano così bestialmente calpestati nel martirio della Polonia…</quote><p rend="text">Accenna poi alle iniziative di ambito polonistico che si tengono a Roma: </p><quote rend="quotation_b">Si organizzano di quando in quando piacevoli riunioni italo-polacche, conferenze, conversazioni e simili. E si vengono facendo non poche pubblicazioni, malgrado le difficoltà enormi costituite dai prezzi spaventosi della carta, della stampa, di tutto. </quote><p rend="text">Dà informazioni sulla sua attività: una scelta di novelle polacche nell’antologia <hi rend="italic">Narratori slavi</hi>, una versione del <hi rend="italic">Guardiano del faro</hi> di Henryk Sienkiewicz, alcune traduzioni di poeti, tra cui Michał Pawlikowski, recensioni, articoli, la traduzione di <hi rend="italic">Pietre viventi</hi> di Wacław Berent, fatta, come scrive, «con enorme difficoltà» che però non sa quando apparirà, e una grammatica italiana per polacchi che viene tradotta da Wanda Wyhowska De Andreis. Specifica che è lui a occuparsi particolarmente del centenario di Sienkiewicz e segnala le pubblicazioni polonistiche sue (tra cui una traduzione di <hi rend="italic">Hania</hi>)<hi rend="notes_number CharOverride-1"><hi><ref target="0007.html#footnote-008">15</ref></hi></hi> e di altri studiosi italiani di questo periodo, come pure descrive con soddisfazione i buoni risultati dei nuovi allievi, tra cui Elena Naldoni. E ancora:  </p><quote rend="quotation_b">Ed ora finalmente sto organizzando un numero unico della rivista <hi rend="italic">Iridion </hi>che sarà dedicato a Sienkiewicz in occasione del centenario della sua nascita e al quale collaborano Maver, la Bersano Begey, la Garosci, la D’Amico, la Saccà e il figlio del prof. Cardinali (che come saprà si è laureato in letteratura polacca). Redigo la sezione polacca nella grande enciclopedia del teatro che si sta preparando sotto la direzione di Silvio D’Amico.</quote><p rend="text">In effetti nel supplemento monografico sienkiewicziano del 1946 di <hi rend="italic">Iridion</hi>, pensato come primo della <hi rend="italic">Collezione di Studi di Iridion – Quaderni della cultura polacca</hi>, si devono a Damiani la presentazione dello scrittore, la ristampa della traduzione di due suoi racconti e la bibliografia, il che  induce a pensare che fosse lui il curatore, sebbene non esplicitato, del volume<hi rend="notes_number CharOverride-1"><hi><ref target="0007.html#footnote-007">16</ref></hi></hi>. Questa ipotesi trova conferma nella lettera appena citata. </p><p rend="text">Il 22 dicembre 1946 comunica che </p><quote rend="quotation_b">da gennaio riprenderò i miei corsi di bulgaro anche all’Istituto Orientale di Napoli, alternandoli con quelli di Roma. E avrò quest’anno, a Napoli, anche un corso complementare di letteratura polacca, che cercherò di svolgere come meglio potrò, nei limiti delle mie forze. </quote><p rend="text">Il 18 maggio 1947 invia un breve biglietto di saluti approfittando del viaggio in Polonia di Maver. Maggiori notizie si trovano nella lettera del 24 aprile del 1948, in cui esprime il suo rincrescimento per le lettere non giunte a destinazione, con le condoglianze per la morte del figlio. </p><quote rend="quotation_b">Il prof. Kubacki<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi><ref target="0007.html#footnote-006">17</ref></hi></hi> mi ha portato la sua lettera. […] Anche Brahmer mi scrive di non aver ricevuto nulla. Non so comprendere questo mistero e ne sono particolarmente addolorato in quanto nel mio stesso smisurato inconsolabile strazio di padre proprio a Lei, il cui cuore sanguina della stessa ferita, mi sentivo singolarmente vicino. […] Voglio soltanto dirLe quanto Le sono e quanto l’ho sentito a me vicino.</quote><p rend="text">La lettera continua illustrando le approfondite e vane ricerche bibliografiche fatte per conto dell’amico per identificare il «supposto modello italiano» del <hi rend="italic">Wizerunek złocistej przyjaźnią zdrady</hi> di Adam Korczyński<hi rend="notes_number CharOverride-1"><hi><ref target="0007.html#footnote-005">18</ref></hi></hi>. «Continuerò comunque le ricerche con tutto l’impegno visto che sarei molto lieto di riuscire a renderLe questo modestissimo servigio». Al termine Damiani informa che l’addetto culturale dell’ambasciata polacca a Roma, Roman Brandstaetter<hi rend="notes_number CharOverride-1"><hi><ref target="0007.html#footnote-004">19</ref></hi></hi>, lo aveva inizialmente invitato in Polonia, ma «ora mi pare che tutto sia andato in fumo e l’invito non m’è arrivato (forse in conseguenza delle elezioni…)» e aggiunge che comunque forse non si sentirebbe in grado </p><quote rend="quotation_b">di affrontare un simile viaggio e tutte le sue conseguenti emozioni nel rivedere un paese che amo e tanti cari amici – a cominciare da Lei – dopo l’orribile mostruosa parentesi della guerra. […] Mi ricordi – ricordi anzi, La prego, noi tutti, poveri rottami superstiti dalle bufere della vita, mutilati nell’anima – alla Sua signora. </quote><p rend="text">E nel <hi rend="italic">post scriptum</hi> specifica che «Approfitto della cortesia del sig. Brandstaetter, che purtroppo lascia l’Italia, per affidare a lui questa mia lettera».  </p><p rend="text">Il viaggio però deve aver avuto luogo, in quanto nella lettera del 31 dicembre 1948, dopo aver riferito della «ultima conferenza del ciclo commemorativo di Mickiewicz» tenuta a Firenze con Devoto, scrive: «Del mio purtroppo breve soggiorno in Polonia serbo il più caro, nostalgico ricordo e così del mio incontro con Lei, che considero, oltreché il mio maestro, il primo dei miei amici polacchi». </p><p rend="text">Nella lettera seguente, datata 14 maggio 1949, chiede scusa del suo silenzio, dovuto a malattie in famiglia e al suo essere «indicibilmente esaurito». Ringrazia per l’invio della <hi rend="italic">Złocista zdrada</hi>, rammaricandosi di non aver potuto aiutare l’amico nel trovare gli eventuali riferimenti italiani, descrive brevemente le celebrazioni słowackiane tenute a Napoli e specifica di aver dedicato il suo corso di quell’anno appunto al poeta romantico. </p><p rend="text">Damiani però continua ad essere sopraffatto dal dolore, come scrive in occasione della Pasqua del 1950, e si sente molto vicino nel dolore a Pollak; il lavoro è il suo «oppio», dopo l’antologia di poesia bulgara pensa a un’antologia della poesia polacca, «ma non so se ci riuscirò». Non vede luce nella vita, aggiunge di aver da alcuni anni lasciato di fatto il lavoro alla Camera dei deputati per dedicarsi esclusivamente all’insegnamento. Damiani va in pensione nel settembre del 1950, ma come nota Maver nella lettera a Pollak del 3 ottobre 1950, soffre di crisi nervose (Rabenda 2013, 211), crisi iniziate con la morte del figlio. </p><p rend="text">L’ultima lettera che ci è giunta è datata 20 settembre 1953 e comunica di aver donato i suoi libri all’“Orientale” di Napoli per costituire una collezione che porta il nome di suo figlio e aggiunge: «Magri, vani conforti, vane illusioni nell’inesorabile crudeltà del destino e inutilità della vita», scrive del proprio esaurimento nervoso e dei problemi cardiaci, «passo la mia vita continuamente fra Roma e Napoli, ormai forse più a Napoli che a Roma, perché a Napoli ho maggior numero di allievi – ed anche taluni veramente buoni allievi» tra questi Nice Contieri<hi rend="notes_number CharOverride-1"><hi><ref target="0007.html#footnote-003">20</ref></hi></hi>, che ha ricevuto il «premio bandito dall’associazione Paderewski in America». </p><p rend="text">Dopo la morte di Damiani (10 dicembre 1953) Maver chiese a Pollak di collaborare al numero dedicato alla sua memoria di <hi rend="italic">Ricerche slavistiche</hi>: «mi rivolgo a te, che eri non solo un suo caro e fedele amico, ma anche il suo primo insegnante di lingua polacca»<hi rend="notes_number CharOverride-1"><hi><ref target="0007.html#footnote-002">21</ref></hi></hi>. Pollak mandò il testo <hi rend="italic">La tematica del lavoro nella letteratura polacca</hi><hi rend="notes_number CharOverride-1"><hi><ref target="0007.html#footnote-001">22</ref></hi></hi>, in quanto Damiani era ai suoi occhi, come lo definì in <hi rend="italic">Pamiętnik Literacki</hi>, un «fanatyk pracy» (Pollak 1954, 366) «un fanatico del lavoro»<hi rend="notes_number CharOverride-1"><hi><ref target="0007.html#footnote-000">23</ref></hi></hi>. In effetti la mole di studi e traduzioni portate a termine da Damiani è imponente ed è grazie alla sua determinazione e alla sua dedizione alla disciplina, al valore morale che dava al suo lavoro, che i lettori italiani hanno potuto accedere a molti capolavori delle letterature slave. </p><div><head>Riferimenti bibliografici </head><p rend="bib_indx_bib">Damiani, E. 1928. “Un corso di conferenze per polonisti italiani in Polonia.” <hi rend="italic">Rivista di letterature slave</hi> 3, 4-6: 529-30.</p><p rend="bib_indx_bib">Damiani, E. 1941. “Gli studi polonistici in Italia tra la prima e la seconda guerra mondiale.” <hi rend="italic">L’Europa Orientale</hi> 21, 5-6: 171-202.</p><p rend="bib_indx_bib">Damiani, E. 1945. “Rievocazione di Kaden-Bandrowski.” <hi rend="italic">Iridion</hi> 1, 3-4: 164-66. </p><p rend="bib_indx_bib">Di Simone, M., N. Eramo, A. Fiori e J. Stoch, a cura di – opracowane przez. 1998. <hi rend="italic">Documenti per la storia delle relazioni italo-polacche (1918-1940). Dokumenty dotyczące historii stosunków polsko-włoskich (1918-1940). Ufficio centrale per i beni culturali – Naczelna Dyrekcja Archiwów Państwowych. Pubblicazioni degli Archivi di Stato. Fonti XXVI</hi>, 2 voll. Roma: Ministero per i beni culturali e ambientali. </p><p rend="bib_indx_bib">Lanckorońska, K. 2024. <hi rend="italic">Noblesse oblige. Eseje, </hi>red. nauk. Ewa Włoch. Warszawa: Arx Regia. Wydawnicto Zamku Królewskiego w Warszawie Muzeum.</p><p rend="bib_indx_bib">Hutnikiewicz, A., e A. Lam, red. 2000. <hi rend="italic">Literatura polska XX wieku. Przewodnik encyklopedyczny</hi>, 2 Voll. Warszawa: Wydawnictwo Naukowe PWN.</p><p rend="bib_indx_bib">Mazzitelli, G. 2016. <hi rend="italic">Le pubblicazioni dell’Istituto per l</hi><hi rend="italic">’Europa orientale. Catalogo storico (1921-1944)</hi>. Firenze: Firenze University Press.</p><p rend="bib_indx_bib">Mazzitelli, G. 2007. <hi rend="italic">Slavica biblioteconomica</hi>. Firenze: Firenze University Press.</p><p rend="bib_indx_bib">Piskurewicz, J. 2021. “Giovanni Maver (1891–1970). Włoski promotor polskiej nauki i literatury.” <hi rend="italic">Pamiętnik Literacki</hi> 112, 2: 267-87.</p><p rend="bib_indx_bib">Piskurewicz, J. 2022. “Roman Pollak – inicjator i opiekun Instytutu Kultury Polskiej im. Attilio Begeya przy Uniwersytecie w Turynie.” <hi rend="italic">Rozprawy z Dziejów Oświaty</hi> 59: 189-221.</p><p rend="bib_indx_bib">Pollak, R. 1924. “Obcy o Polsce.” <hi rend="italic">Przegląd Powszechny</hi> 29: 438-48.</p><p rend="bib_indx_bib">Pollak, R. 1930. <hi rend="italic">Pagine di cultura e di letteratura polacca</hi>. Roma: IPEO.</p><p rend="bib_indx_bib">Pollak, R. 1932. “Wiedza o Polsce zagranica. (c.d.) Włochy.” <hi rend="italic">Oświata i Wychowanie</hi> 4, 7: 628-67.</p><p rend="bib_indx_bib">Pollak, R. 1954. “Enrico Damiani (1892-1953). Wspomnienie pośmiertne.” <hi rend="italic">Pamiętnik Literacki</hi> 45, 3-4: 364-67.</p><p rend="bib_indx_bib">Rabenda, M. 2013. <hi rend="italic">Roman Pollak – Giovanni Maver. Korespondencja (1925-1969</hi>), wstęp, opracowanie komentarza Marcin Rabenda, red. nauk. Barbara Judkowiak, 17-50. Poznań: Poznańskie Studia Polonistyczne.</p><p rend="bib_indx_bib">Zieliński, A. 2018. <hi rend="italic">Presenza polacca nell’Italia dell’entre-deux-guerres</hi>. Milano: FrancoAngeli.</p><p rend="bib_indx_bib">Sienkiewicz, H. 1946. <hi rend="italic">Hania</hi>. Roma: Magi Spinetti.</p><p rend="bib_indx_bib">Żurawska, J. M., e A. F. De Carlo. 2014. “Enrico Damiani polonista.” In <hi rend="italic">Maestri della polonistica italiana</hi>, a cura di Marina Ciccarini, e Piotr Salwa, 61-77. Roma: Accademia Polacca delle Scienze-Biblioteca e Centro di Studi a Roma.</p><list type="ordered">
					<item><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="0007.html#footnote-022-backlink">1</ref></hi>	Pollak 1930, 444; Zieliński 2018, 22. Si veda la lettera del Ministero delle Confessioni Religiose e della Pubblica Istruzione al Ministero degli Affari Esteri a Varsavia, 27 dicembre 1926 (Di Simone et al. 1998, I, 560-61). </p></item>
					<item><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="0007.html#footnote-021-backlink">2</ref></hi>	Egisto de Andreis, giornalista, collaboratore di varie testate giornalistiche italiane e polacche, grazie allo studio del polacco dalla fine degli anni Venti ha lavorato per l’ufficio stampa dell’ambasciata polacca a Roma e poi, dopo essersi trasferito nel 1934 in Polonia, per l’ufficio stampa dell’ambasciata italiana a Varsavia, redigendo nel 1938-1939 il mensile «Polonia-Italia». Nel dicembre 1939 si recò a Varsavia portando vari documenti, tra cui i passaporti per la moglie e la figlia del gen. Władysław Sikorski, cfr. Wyhowska De Andreis 1981, 141-51. </p></item>
					<item><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="0007.html#footnote-020-backlink">3</ref></hi>	Giorgio Clarotti, definito da Zieliński, «‘assistente’ del professor Pollak per le lezioni di lingua» (2018, 23) e «uno dei suoi allievi più dotati» (Zieliński 2018, 120), è autore di alcuni saggi sul teatro polacco contemporaneo. Sull’ambiente polacco-romano del periodo interbellico, vedi Zieliński 2018, 70-82. </p></item>
					<item><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="0007.html#footnote-019-backlink">4</ref></hi>	Su Enrico Damiani cfr. Żurawska e De Carlo 2014, 61-77.</p></item>
					<item><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="0007.html#footnote-018-backlink">5</ref></hi>	Per le pubblicazioni polonistiche di Damiani, si veda Mazzitelli 2007, 83-4. </p></item>
					<item><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="0007.html#footnote-017-backlink">6</ref></hi>	Si tratta della prima lettera di Damiani conservata tra le carte di Pollak a Poznań consultabili in <hi >Archiwum Polskiej Akademii Nauk. Oddział w Poznaniu, Zespół Romana Pollaka, P. III-63. </hi>(d’ora in avanti, APAN.RP). Ringrazio il prof. Paweł Graf per avermi fatto avere le scansioni delle lettere.</p></item>
					<item><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number CharOverride-1"><ref target="0007.html#footnote-016-backlink">7</ref></hi>	Nel suo rapporto del 1934, notava, da un lato, la necessità di un equilibrio «tra un’economia espansiva, volta a conquistare nuovi ‘punti d’appoggio’, e un’economia intensiva, volta a consolidare le posizioni già conquistate. […] Il tour ha compreso 14 centri in cui ho soggiornato per un periodo più o meno lungo (Trieste, Padova, Ferrara, Bologna, Modena, Firenze, Siena, Roma, Napoli, Catania, Torino, Pavia, Milano, Venezia)» (APAN.RP) <hi rend="italic">Sprawozdanie</hi> <hi rend="italic">1934</hi>, 6. </p></item>
					<item><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="0007.html#footnote-015-backlink">8</ref></hi>	<hi rend="italic">Sprawozdanie z 14-dniowego objazdu naszych placówek naukowych na terenie Włoch z końcem listopada i początkiem grudnia 1931</hi><hi >, 1 (in seguito: </hi><hi rend="italic">Sprawozdanie 1931</hi><hi >): «każde z większych środowisk kultury we Włoszech posiada swoją odrębną fizjonomię, odmienne ambicje i tradycje wiekowe. Te lokalne ambicje należy poznać, bo umiejętne ich wykorzystanie bardzo nam prace ułatwia».</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number CharOverride-1"><ref target="0007.html#footnote-014-backlink">9</ref></hi>	<hi rend="italic">Sprawozdanie 1931</hi><hi >, 2: «zastąpi ona w znacznej mierze osobny lokal seminarium polonistycznego w uniwersytecie, na którego potrzebę wskazywałem od dawna. Ze względu na straszliwą ciasnotę na wydziale literackim uniwersytetu nieprędko można się tam spodziewać pod tym względem poprawy». </hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="0007.html#footnote-013-backlink">10</ref></hi>	<hi rend="italic">Sprawozdanie 1934</hi><hi >, 6: «Liczba adeptów polonistyki na wydz. literackim jest minimalna, nieco większa ilość osób korzysta z lektoratu, bo tu skupiają się wpisani także na inne wydziały, a więc prócz studentów wydz. literackiego także słuchacze wydz., prawa i nauk polit.-ekon. Mam wrażenie, że audytorium na wykładach polonistycznych wzmogłoby się w liczbę, gdyby wykłady nie ograniczały się do literatury, ale ogarniały też historię, życie umysłowe, w ogóle kulturę duchową Polski».</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="0007.html#footnote-012-backlink">11</ref></hi>	<hi rend="italic">Sprawozdanie 1934</hi><hi >, 7: «nie zrywa z polonistyką prof. Damiani, ongiś mój uczeń, a obecnie docent liter. bułgarskiej w Rzymie i włoskiej w Sofii. Przygotowuje obecnie, przy pomocy dr. Brahmera wzorowy tekst z fragmentami z Mickiewicza przeznaczony do użytku włoskich adeptów polonistyki. Zarówno prof. Maver jak i Damiani wezmą prawdopodobnie udział w wrześniowym kongresie slawistów». </hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="0007.html#footnote-011-backlink">12</ref></hi>	Il carteggio conservato tra le carte di Pollak a Poznań si compone di tre cartoline e otto lettere, di cui una del 1930 e le altre degli anni 1939-1953 (APAN.RP). Purtroppo non si hanno tracce delle lettere di Pollak a Damiani. </p></item>
					<item><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="0007.html#footnote-010-backlink">13</ref></hi>	Karolina Lanckorońska (1898-2002), storica dell’arte polacca, responsabile da metà degli anni Venti della sezione di storia dell’arte presso la biblioteca del centro studi di Roma dell’Accademia Polacca delle Scienze, dal 1936 docente dell’Università di Leopoli, dal 1939 membro della resistenza, fu arrestata dai tedeschi nel 1942 e deportata nel 1943 nel campo di concentramento nazista di Ravensbrück, liberata nel 1945, raggiunse il 2° Corpo d’armata polacco in Italia, dove ottenne l’incarico di formare i centri accademici per i militari polacchi e dove fondò con Walerian Meysztowicz e altri studiosi il Polski Instytut Historyczny (Istituto Storico Polacco), che poi diresse. Vedi Lanckorońska 2024, <hi rend="italic">passim</hi>.</p></item>
					<item><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="0007.html#footnote-009-backlink">14</ref></hi>	Stanisław Kot (1885-1975), storico del pensiero politico e religioso rinascimentale polacco, professore di storia della cultura all’Università Jagellonica di Cracovia dal 1920 al 1934, uomo politico, fu ambasciatore di Polonia in Urss nel 1941-1942 e nel 1943-1944 ministro dell’Informazione e documentazione del governo polacco in esilio a Londra. Nel 1945 si schierò con il governo polacco filosovietico insediato a Varsavia e fu inviato in qualità di Ambasciatore in Italia dal 1945 al 1947. Dopodiché visse in esilio, prima in Francia e poi in Gran Bretagna.</p></item>
					<item><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="0007.html#footnote-008-backlink">15</ref></hi>	Sienkiewicz 1946, edizione del centenario “Biblioteca di Letteratura polacca, Opere di grandi prosatori e poeti in versione italiana”, vol. I (si tratta di una serie legata alle pubblicazioni del 2° Corpo). <hi rend="italic">Hania</hi> nel 1957 venne riproposta in versione italiana anche da Marina Bersano Begey per la Società Apostolato Stampa di Torino, poi ed. Paoline. </p></item>
					<item><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="0007.html#footnote-007-backlink">16</ref></hi>	La paternità di Damiani risulta meno evidente nella lettera che Maver scrisse a Pollak l’8 febbraio 1946 da Roma in cui asseriva di preparare con Damiani e Bersano un numero doppio di <hi rend="italic">Iridion</hi> dedicato a Sienkiewicz (Rabenda 2013, 192). </p></item>
					<item><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="0007.html#footnote-006-backlink">17</ref></hi>	Wacław Kubacki (1907-1992), letterato e storico della letteratura, dal 1945 docente all’Università di Poznań e dal 1953 professore all’Università Jagellonica, fu più volte in Italia. </p></item>
					<item><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="0007.html#footnote-005-backlink">18</ref></hi>	Maver scrive da Roma lo stesso giorno (presumibilmente per approfittare della stessa opportunità di spedire la lettera tramite persona fidata), segnalando a sua volta le ricerche fatte con Damiani per trovare il presunto testo di riferimento italiano del romanzo seicentesco polacco di cui Pollak stava curando una nuova edizione (Rabenda 2013, 202). </p></item>
					<item><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="0007.html#footnote-004-backlink">19</ref></hi>	Roman Bradstaetter (1906-1987), drammaturgo e poeta polacco, nel 1947-1948 fu addetto culturale dell’ambasciata polacca a Roma, nel 1948 curò le celebrazioni per il 150° anniversario della nascita di Adam Mickiewicz. Dopo il rientro in Polonia si stabilì a Poznań.</p></item>
					<item><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="0007.html#footnote-003-backlink">20</ref></hi>	Nice Contieri, nata a Sale, in provincia di Alessandria, nel 1912, studiò slavistica all’“Orientale” di Napoli, città dove dal 1953 tenne i lettorati di lingua polacca e dove è mancata nel 1965. Fu autrice di studi sulla fortuna di Petrarca in Polonia.</p></item>
					<item><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="0007.html#footnote-002-backlink">21</ref></hi>	<hi >«Zwracam się zatem do Ciebie, który byłeś nie tylko jego drogim i wiernym przyjacielem, ale i pierwszym nauczycielem języka polskiego», Roma, 5 settembre 1953 (Rabenda 213, 225). </hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="0007.html#footnote-001-backlink">22</ref></hi>	<hi rend="italic">Ricerche Slavistiche</hi> 3, 1954, 234-37, traduzione di Angelo Maria Ripellino. </p></item>
					<item><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="0007.html#footnote-000-backlink">23</ref></hi>	Pollak scrisse un altro articolo commemorativo di Damiani su <hi rend="italic">Nauka Polska</hi> 3, 1955, 2, 169-74 (Rabenda 2013, 246). </p></item>
				</list><p rend="editorial_metadata_author" >Krystyna Jaworska, University of Turin, Italy, <ref target="mailto:krystyna.jaworska@unito.it">krystyna.jaworska@unito.it</ref></p><p rend="editorial_metadata_polices" >Referee List (DOI 1<ref target="https://doi.org/10.36253/fup_referee_list">0.36253/fup_referee_list</ref>)</p><p rend="editorial_metadata_polices" >FUP Best Practice in Scholarly Publishing (DOI <ref target="https://doi.org/10.36253/fup_best_practice">10.36253/fup_best_practice</ref>)</p><p rend="editorial_metadata_book" >Krystyna Jaworska, <hi rend="italic">Roman Pollak e Enrico Damiani. Tracce di un sodalizio scientifico e umano,</hi> © Author(s), <ref target="http://creativecommons.org/licenses/by/4.0/legalcode">CC BY 4.0</ref>, DOI <ref target="https://doi.org/10.36253/979-12-215-0846-8.06">10.36253/979-12-215-0846-8.06</ref>, in Andrea Fernando De Carlo, Gabriele Mazzitelli, Rosanna Morabito (edited by), <hi rend="italic">La slavistica come strumento per l’amicizia fra i popoli. In ricordo di Enrico Damiani (1892-1953)</hi>, © 2025 Author(s), <ref target="http://creativecommons.org/licenses/by/4.0/legalcode">CC BY 4.0</ref>, published by Firenze University Press, ISBN 979-12-215-0846-8, DOI <ref target="https://doi.org/10.36253/979-12-215-0846-8">10.36253/979-12-215-0846-8</ref>, pp. -13, 2025, published by Firenze University Press, ISBN 979-12-215-0846-8, DOI <ref target="https://doi.org/10.36253/979-12-215-0846-8">10.36253/979-12-215-0846-8</ref></p></div></div>
      
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