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      <titleStmt>
        <title type="main" level="a">La Storia letteraria dei popoli slavi dai tempi più remoti ai nostri giorni di Enrico Damiani (Firenze 1952) a settant’anni dalla sua pubblicazione</title>
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          <persName n="1" ref="https://orcid.org/0000-0002-4630-5374" type="ORCID">
            <forename>Marcello</forename>
            <surname>Garzaniti</surname>
            <placeName type="affiliation">University of Florence, Italy</placeName>
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          <resp>This is a section of <title>La slavistica come strumento per l'amicizia fra i popoli</title>(DOI: <idno type="DOI">10.36253/979-12-215-0846-8</idno>) by </resp>
          <name>Andrea Fernando De Carlo, Gabriele Mazzitelli, Rosanna Morabito</name>
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        <publisher>Firenze University Press</publisher>
        <pubPlace>Florence</pubPlace>
        <date when="2025">2025</date>
        <idno type="DOI">https://doi.org/10.36253/979-12-215-0846-8.07</idno>
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          <p>Available for academic research purposes</p>
          <p>Open Access</p>
          <p>Copyright Author(s)</p>
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            <p>Content licence CC BY 4.0</p>
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            <p>Metadata licence CC0 1.0</p>
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        <p>This is original content, published for academic research purposes</p>
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      <abstract xml:lang="en">
        <p>More than seventy years after its publication, it is important to consider the work of the multifaceted scholar who set out to offer an instrument intended for the training of Slavists and more generally for the public interested in Slavic literature. The work bears witness to a historical passage in Italian Slavistics that still looked to the great European scholars of the 19th century but had by then acquired its own scientific maturity. In the first part, the scholar was able to grasp some essential elements of the cultural and literary history of the Slavic peoples, offering a solid basis for comparative study, capable of promoting a broader vision than the specialist study of a single literature and language, which remains an important feature of the tradition of Slavic studies in Italy.</p>
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        <keywords>
          <list>
            <item>Italian Slavistics</item>
            <item>Damiani</item>
            <item>Literary history of the Slavic peoples</item>
            <item>Soviet Union</item>
            <item>Balkans</item>
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      <p>It is available online at https://doi.org/10.36253/979-12-215-0846-8.07<ref target="https://doi.org/10.36253/979-12-215-0846-8.07" /></p>
      <div><head>La <hi rend="italic">Storia letteraria dei popoli slavi dai tempi più remoti </hi><hi rend="italic">ai nostri giorni</hi> di Enrico Damiani (Firenze 1952) <lb/>a settant’anni dalla sua pubblicazione</head><p rend="h1_author ParaOverride-1">Marcello Garzaniti</p><p rend="text">La lunga gestazione e la complessa realizzazione di un’opera come la<hi rend="italic"> Storia delle </hi><hi rend="italic">letterature slave</hi> (Garzaniti 2023), che si è avvalsa anche della collaborazione di altri studiosi, mi ha consentito di apprezzare la <hi rend="italic">Storia letteraria dei popoli slavi dai tempi più </hi><hi rend="italic">remoti ai nostri giorni</hi>, che Enrico Damiani propose oltre settant’anni fa (1952) offrendo uno strumento prezioso destinato alla formazione degli slavisti e più in generale al pubblico interessato alle letterature slave.</p><p rend="text">L’ampiezza dei suoi interessi per l’intero mondo slavo, pur con una manifesta preminenza per la letteratura bulgara, lo aveva spinto a prolungate esperienze all’estero, e a intraprendere una costante attività traduttiva, editoriale e convegnistica, che ancora oggi sorprendono (Mazzitelli 1986, 1990). La sua particolare attenzione per la manualistica si era manifestata già durante il secondo conflitto mondiale, quando curò un utile repertorio bibliografico, l’<hi rend="italic">Avviamento agli studi slavistici in Italia</hi> (Damiani 1941), che organizzava tematicamente le pubblicazioni, oramai numerose anche in Italia, dedicate alle lingue e alle letterature slave<hi rend="notes_number CharOverride-1"><hi><ref target="0009.html#footnote-008">1</ref></hi></hi>. </p><p rend="text">Agli inizi degli anni Cinquanta per i tipi di Valmartina usciva la <hi rend="italic">Storia letteraria dei popoli slavi (</hi><hi rend="italic">dai tempi più remoti ai nostri giorni)</hi>. Non si trattava di una trattazione organica. I due volumi, almeno apparentemente, si limitavano a offrire la traduzione di alcuni saggi, scritti da illustri slavisti, Vatroslav Jagić, Aleksandr N. Veselovskij, Aleksander Brückner, Jan Máchal, Matija Murko, già apparsi in lingua tedesca presso l’editore Teubner all’inizio del XX secolo nel volume <hi rend="italic">Die osteuropäischen Literaturen und die slawischen </hi><hi rend="italic">Sprachen </hi>(Hinneberg 1908)<hi rend="notes_number CharOverride-1"><hi><ref target="0009.html#footnote-007">2</ref></hi></hi>. Il saggio di Veselovskij, dedicato alla letteratura russa, era già uscito in Italia a cura dello stesso Damiani presso Vallecchi oltre un quarto di secolo prima (Veselovskij 1926), ma ora era riproposto in una versione «riveduta, migliorata e aggiornata» (I, 9)<hi rend="notes_number CharOverride-1"><hi><ref target="0009.html#footnote-006">3</ref></hi></hi>. Tuttavia la pubblicazione di Damiani non si limitava a presentare le traduzioni di questi saggi, come dimostra la preziosa introduzione al primo volume e una serie di commenti in nota ai saggi, seguiti da dense appendici di aggiornamento, mentre alla fine del secondo volume offriva una preziosa bibliografia. </p><p rend="text">Già nella premessa Damiani illustrava la finalità dell’opera, chiarendo di voler presentare «un quadro panoramico della storia letteraria del mondo slavo e delle lingue slave» (I, 7), sottolineando in particolare la stretta connessione fra letteratura e lingua e lo scopo di mettere in luce in modo sintetico «quanto è indispensabile conoscere di ciascuna letteratura e (lingua)» (I, 7-8). Illustrando la struttura dell’opera con le diverse letterature presentate nei saggi, lo studioso si rammaricava dichiaratamente dell’assenza di un quadro della letteratura ucraina (I, 9-10), un capitolo che del resto mancava anche nel volume in tedesco. Con la consapevolezza di presentare «un’opera non inutile», invitava sia gli slavisti specialisti di una singola letteratura o lingua, come pure i non slavisti, ad allargare i propri orizzonti culturali.</p><p rend="text">La sua densa introduzione, intitolata “Lingue e letterature slave e mondo slavo” offre una penetrante descrizione del mondo slavo, fra lingue, storia e letterature (I, 13-42), evidenziando la relazione delle letterature e delle lingue con la complessa storia culturale e religiosa dei popoli slavi, in cui si manifesta un processo centrifugo che ne ha segnato gli sviluppi. A suo parere «i popoli slavi sembrano dunque tendere fatalmente, durante tutta la loro vita storica, ad accentuare sempre più i tratti che li differenziano e li allontanano» (I, 29). Ne consegue che all’«unità sostanziale» del patrimonio linguistico, si contrappone la ‘lontananza’ fra le letterature, che «hanno, in generale, tranne singole parziali eccezioni, origine e storia e contenuto e aspetti e forme indipendenti e distinti» (I, 30). Proprio per queste ragioni un approccio comparativo alle letterature si rivela complesso. Pur avendo lontane origini, questi processi centrifughi sono evidenti soprattutto in epoca contemporanea e in relazione alla formazione degli Stati nazionali, come abbiamo osservato nella nostra <hi rend="italic">Storia delle letterature slave</hi> (Garzaniti 2023, 335-36) e mostrano la progressiva separazione della «cultura di livello superiore (<hi rend="italic">Hochkultur</hi>)», dallo «strato più profondo (<hi rend="italic">Tiefkultur</hi>)» del patrimonio slavo comune (Garzaniti 2007, 51).</p><p rend="text">Rilevando il carattere spesso artificioso dei precedenti tentativi di offrire una sintesi, Damiani osservava che «la comparazione nella scienza non vuol dire necessariamente sintesi finale», e rivendicava con forza la possibilità di un «esame complessivo e comparativo» (I, 31), capace di rispettare le diversità dei percorsi culturali dei popoli slavi e della loro produzione letteraria. Mostrava così la necessità di riprendere una visione d’insieme all’indomani del secondo conflitto mondiale, rispondendo all’inevitabile frammentazione che finivano per offrire i singoli profili di storia delle letterature slave e le numerose voci, ad essi collegate, che erano apparse nella <hi rend="italic">Grande Enciclopedia Italiana</hi> (1929-1937) dell’Istituto Giovanni Treccani, a cui aveva collaborato lo stesso Damiani insieme ad altri slavisti, coordinati da Giovanni Maver. </p><p rend="text">In primo luogo, lo studioso osserva «un fenomeno […] di immensa importanza» nella loro storia culturale: «la grande divisione dell’intero mondo slavo in due parti distinte sulla base della fede religiosa», «una gigantesca barriera ideale […] divide il mondo slavo cattolico […] da quello ortodosso» (I, 32), segnata fin dal medioevo dai diversi orientamenti a Roma e Bisanzio. Fra le conseguenze principali sul piano culturale, a suo parere, c’era l’estraneità del mondo ortodosso alle correnti di pensiero dell’Umanesimo e del Rinascimento, derivata dalla «supremazia religiosa di Bisanzio» (I, 32). Mostrava così di ispirarsi a un concetto di ‘bizantinismo’ che rifletteva una visione culturale allora ancora predominante in Italia<hi rend="notes_number CharOverride-1"><hi><ref target="0009.html#footnote-005">4</ref></hi></hi>. </p><p rend="text">Con queste sue osservazioni Damiani indicava con chiarezza alcune questioni che Riccardo Picchio avrebbe affrontato di lì a poco nella sua <hi rend="italic">Storia della letteratura russa antica</hi>, sviluppando l’idea di «Rinascita slava ortodossa», in antitesi all’idea di «prerinascimento est-europeo», proposta da Dmitrij S. Lichačëv (Picchio 1959)<hi rend="notes_number CharOverride-1"><hi><ref target="0009.html#footnote-004">5</ref></hi></hi>. L’idea della «grande divisione dell’intero mondo slavo», espressa da Damiani, ha trovato un’evoluzione teorica nella distinzione fra «Slavia latina (romana)» e «Slavia ortodossa», a cui la slavistica italiana, a cominciare da Picchio, ha dato un contributo originale (Garzaniti 2007). </p><p rend="text">Con lo sviluppo dei movimenti nazionali si manifesta chiaramente l’influsso della cultura occidentale anche «fra i popoli ortodossi», pur se questo non esclude che i loro percorsi siano sostanzialmente differenti. Damiani ne offre un breve saggio, comparando la Russia e i Balcani, considerando la penetrazione della cultura occidentale dall’epoca di Pietro il Grande e la lunga permanenza del giogo ottomano nella penisola balcanica. In particolare, lo studioso si sofferma sul confronto fra le letterature russa e bulgara, che, appartenendo al medesimo alveo culturale, subiscono mutue influenze nel loro complesso percorso storico fin dalle origini della produzione scrittoria paleoslava: </p><quote rend="quotation_b">non è possibile studiare la letteratura bulgara, il suo formarsi dopo la liberazione, il suo progredire, se si prescinde dalla letteratura russa. Allo stesso modo come non può venire disgiunto lo studio dei primi secoli di produzione letteraria russa dalla produzione letteraria paleoslava (I, 35). </quote><p rend="text">L’idea di ‘influenza’ culturale serve dunque a illustrare i rapporti reciproci fra le letterature slave, mentre non viene usata per misconoscere l’originalità della cultura croata di epoca umanistica e rinascimentale in relazione alla cultura italiana, come invece aveva fatto Arturo Cronia già nel periodo fra le due guerre<hi rend="notes_number CharOverride-1"><hi><ref target="0009.html#footnote-003">6</ref></hi></hi>. </p><p rend="text">Rimanendo nei Balcani, Damiani sottolinea ancora una volta la lunga durata della divisione del mondo slavo. A suo parere la «barriera religiosa fra Slavi ortodossi e cattolici» (I, 35) costituiva una faglia culturale determinante nei Balcani occidentali, nel caso dei serbi e dei croati, pur riuniti «nel comune Stato jugoslavo». Rimandando a Brückner e Tadeusz Lehr-Spławiński, lo studioso si lascia andare ad affermazioni molto radicali, soprattutto se le si pensa scritte in piena epoca titina: «Più fortemente che non i monti e il mare, la diversità di fede e d’alfabeto spezzò fra essi l’unità nazionale e letteraria» (I, 36).</p><p rend="text">All’epoca dei risorgimenti nazionali appare evidente che nei popoli slavi privi di uno stato nazionale, a cominciare dai bulgari, fino a polacchi, cechi, slovacchi, croati e serbi, le letterature assumono un ruolo strumentale, caratterizzato dall’«utilitarismo patriottico» (I, 38), dando tuttavia vita, pur in condizioni analoghe, a «produzioni letterarie le più disparate», che nel caso specifico della letteratura polacca maturano nell’ambito del «messianesimo della Polonia tripartita». Diverso è il caso della letteratura russa, sviluppatasi in un contesto imperiale, in cui emergono da una parte «la rievocazione di dati eventi storici» o «l’esaltazione di grandi figure nazionali» e dall’altra forti tensioni morali che si fondono «come avviene ai giorni nostri con l’ideologia politico-sociale» (I, 39). Lo sviluppo delle culture nazionali all’epoca degli imperi non esclude, a parere di Damiani, l’influsso di quelle dominanti, come nel caso dei processi di germanizzazione della cultura ceca (I, 39-40). Pur nella brevità della riflessione, si deve riconoscere la pregnanza e l’attualità delle chiavi di lettura relative allo sviluppo delle diverse letterature slave proposte dallo studioso, fra risorgimenti nazionali e orizzonte imperiale, fra tensioni morali e sviluppi ideologici, con un evidente riferimento all’Unione Sovietica.</p><p rend="text">La dimensione comparatistica assume un ruolo rilevante anche nello studio della tradizione orale balcanica (I, 40), come pure nelle ricerche sulla letteratura slava ecclesiastica e sulle influenze bizantine, soprattutto nell’ambito degli apocrifi. Questo approccio è importante anche per comprendere l’influsso dell’hussitismo, delle correnti culturali occidentali, come pure dello slavofilismo e del panslavismo e di molti altri movimenti di rinascita nazionale. In questo contesto Damiani osserva il processo di emancipazione della lingua e della letteratura ucraina nei confronti delle lingue e letterature russa e polacca (I, 41). L’assoluta concisione delle sue osservazioni non è a scapito dell’individuazione delle questioni fondamentali, cominciando dall’eredità culturale dell’oralità slava, passando per la diffusione di scritti non canonici, fino alle correnti eterodosse moderne e ai movimenti culturali e politici ottocenteschi. </p><p rend="text">Dopo aver illustrato alcuni passaggi fondamentali della storia culturale e delle letterature slave in chiave comparativa, Damiani ribadisce l’importanza di questo approccio, soprattutto se si considerano contatti e separazioni, mettendo in luce l’utilità in una visione pragmatica, che emerge chiaramente alla fine della sua introduzione: </p><quote rend="quotation_b">Si può dunque concludere che, ad onta delle profonde divergenze fra le varie letterature slave, uno studio comparato sia non solo possibile, ma utile e consigliabile. Ma, s’intende, lo studio comparato delle letterature, come quello delle lingue (quando si parla di studio d’una data letteratura si deve presumere la conoscenza, almeno passiva, anche della sua lingua), non può e non deve mirare a una conoscenza ugualmente vasta e profonda di tutte né a una completa comparazione. La comparazione si può e si deve fare, a mio parere, solo fra taluni elementi e momenti realmente comparabili per i punti di contatto o per i punti di distacco caratteristici, che offrono.</quote><quote rend="quotation_b">E la conoscenza delle lingue e delle letterature, necessaria alla comparazione e alla cultura generale slavistica, non deve eccedere, almeno per una parte di esse, l’insieme delle linee generali e dei principali rappresentanti, accanto alla conoscenza più speciale d’una sola o d’un solo gruppo. È semplicemente questione di onesto calcolo delle forze umane e di disciplina del lavoro. </quote><quote rend="quotation_b">Così intesa e così delimitata, la conoscenza simultanea delle varie lingue e letterature slave o, per lo meno, delle principali, è consigliabile e raccomandabile non solo al cultore di studi slavistici in generale, ma anche a chi voglia specializzarsi esclusivamente nello studio d’una sola di queste lingue o letterature: è, insomma, io credo, complemento integrante della cultura slavistica, indispensabile in qualsiasi ramo degli studi slavistici (I, 42).</quote><p rend="text">La medesima visione pragmatica si può leggere nelle parole che Picchio aveva dedicato a Bruno Meriggi, propugnando nelle nuove generazioni di slavisti un orizzonte, che oggi stenta a conservarsi: </p><quote rend="quotation_b">Anche se non è detto che ogni slavista debba essere ugualmente versato in questioni di filologia, linguistica, storia o etnografia, in “russistica”, “polonistica”, “boemistica”, “serbocroatistica”, “bulgaristica”, “ucrainistica”, ecc. (e chi può essere specialista in tutto?!) resta pur sempre innegabile che nessuno “specialista” in qualsiasi di queste discipline particolari può permettersi di ignorare i fondamenti della slavistica, come scienza generale delle tradizioni e dei fenomeni linguistico-culturali della Slavia nell’ambito degli <hi rend="italic">studia</hi><hi rend="italic"> humanitatis </hi>(Picchio 1973-1974, 353). </quote><p rend="text">La traduzione dei singoli saggi dell’opera è accompagnata da brevi note (seguite dalla sigla E. D.) con osservazioni, a cui si aggiungono alla fine degli aggiornamenti per la prima metà del XX secolo. Nell’ampio studio di Jagić, dedicato alle lingue slave, che costituisce la seconda parte del primo volume, assume un ruolo centrale la questione cirillo-metodiana, illustrata nel complesso panorama della «conversione degli slavi al cristianesimo». Segue la presentazione delle diverse lingue (russa, ‘rutena’, cioè ucraina, bulgara, serbo-croata, slovena, ceca, slovacca, ‘sorabica’ e polacca, con accenni al casciubo e ‘polabico’). In questo ambito non manca un’osservazione del curatore, assai attuale all’epoca, dedicata alla lingua macedone, di cui si attesta l’avvenuto «riconoscimento ufficiale» (I, 83).</p><p rend="text">La versione del saggio di Veselovskij, che costituisce la terza parte del primo volume, ripercorre la letteratura russa dalle origini, con un’introduzione dedicata all’iniziale orientamento culturale verso Bisanzio da una parte e verso la poesia popolare dall’altra, per proseguire secondo il tradizionale canone letterario, segnato a partire da Pietro I dall’avvicendamento dei Romanov sul soglio imperiale. Al termine del saggio, che chiude il volume, Damiani aggiunge un aggiornamento relativo ai primi decenni del nuovo secolo (I, 295-99); per la trattazione specifica della letteratura sovietica rimanda tuttavia allo studio del suo allievo Giuseppe L. Messina (Messina 1950).</p><p rend="text">Il secondo volume si apre con il saggio di Brückner, quarta parte dell’opera, dedicata alla letteratura polacca. Dopo aver presentato autori e opere del Cinquecento, che testimoniano il carattere unico di questa letteratura per il suo «passato in rapporto costante con la cultura occidentale» (II, 7), l’attenzione si concentra sulla produzione ottocentesca, che appare scandita dai moti insurrezionali contro l’impero russo (II, 7-45). L’appendice di Damiani è dedicata al Novecento, aprendosi a una riflessione sui futuri sviluppi della letteratura polacca, segnata dall’occupazione tedesca e dalle «travagliatissime vicende successive» (II, 46-50). Segue il contributo di Máchal sulla letteratura ceca, che offre ampio spazio alla letteratura medievale e moderna, presentando invece in modo succinto l’Ottocento (II, 53-80). Adeguandosi all’approccio dello studioso ceco, Damiani aggiunge solo una brevissima appendice dedicata al Novecento (II, 81-2). </p><p rend="text">La sesta parte contiene il saggio di Murko dedicato alle letterature degli slavi meridionali (sloveni, croati, serbi e bulgari), che offre ampio spazio al periodo paleoslavo e alla successiva produzione slava ecclesiastica. Nelle pagine successive si segue lo sviluppo parallelo delle diverse letterature «nelle lingue nazionali e sotto l’influenza dell’occidente», a cominciare dai Balcani occidentali, articolando la trattazione in un periodo «più antico (fino al Rinascimento)» e un «periodo moderno», a partire dall’epoca dei Lumi. Ampio spazio riceve la produzione di epoca romantica con i successivi sviluppi e le relazioni con i movimenti indipendentisti (II, 85-175). </p><p rend="text">In una nota iniziale Damiani non manca di esprimere il proprio punto di vista sulla formazione delle quattro nazioni degli slavi meridionali, che a suo parere non rappresentano un «prodotto del XIX sec.», come affermava Murko, bensì hanno un’origine ben più antica, risalendo all’epoca medievale (II, 86, nota 1). Questo approccio, che caratterizza la slavistica italiana, è stato in seguito sviluppato sistematicamente nel monumentale studio di Cronia, <hi rend="italic">La conoscenza del mondo slavo </hi><hi rend="italic">in Italia</hi> (1958). In questa prospettiva si devono osservare inoltre sia la considerazione sull’onomastica dalmata, ad esempio quando Damiani accompagna il cognome Menčetić con la nota «Italianamente: Menze», come pure la notizia del ruolo accademico ricoperto da Dinko Zlatarić all’Università di Padova (II, 119). Nell’appendice sul Novecento lo studioso non manca di menzionare per l’area croata e serba Miroslav Krleža, ma anche Ivo Andrić, ormai famoso, mentre osserva la presenza dell’ideologia marxista nella poesia bulgara novecentesca, in cui comunque riconosce un influsso futurista (II, 176-83).</p><p rend="text">Il secondo volume si conclude con un’ampia bibliografia finale (II, 185-271), che va considerata in continuità con il citato repertorio bibliografico, l’<hi rend="italic">Avviamento agli studi slavistici in Italia</hi>, a cui l’autore in effetti rimanda. La sua finalità è di ampliare le conoscenze e favorire gli approfondimenti, offrendo una scelta essenziale delle migliori pubblicazioni in lingue accessibili, cioè nelle principali lingue occidentali (II, 185). All’inizio si offre una bibliografia generale divisa per storia delle letterature, storia e cultura delle singole nazioni (compresa l’Ucraina e la Russia subcarpatica). Seguono le monografie su singoli autori, riviste, dizionari bilingui, grammatiche e manuali di lingua e infine una bibliografia delle bibliografie. A proposito della storia delle letterature slave in generale Damiani invita a consultare il <hi rend="italic">Dizionario letterario</hi><hi rend="italic"> Bompiani delle opere e dei personaggi di tutti i tempi</hi><hi rend="italic"> e di tutte le letterature </hi>(Bompiani 1949-1950), prima edizione di un’opera fondamentale, che Damiani definisce «raccomandabilissima» (II, 188)<hi rend="notes_number CharOverride-1"><hi><ref target="0009.html#footnote-002">7</ref></hi></hi>. Non mancano commenti in nota, per esempio a proposito delle storie della letteratura russa, a cominciare dalla compendiosa storia di Ettore Lo Gatto, di cui oltre a dare conto dell’edizione Sansoni la cui prima edizione era stata pubblicata nel 1942 (Lo Gatto 1942), si segnala anche quella edita dall’Istituto per l’Europa Orientale, ancora in corso all’epoca e mai completata, definita «il più ampio trattato espositivo di storia della letteratura russa esistente in Italia» (II, 189, nota 4; Lo Gatto 1927-1944). A proposito delle grammatiche si esprime un giudizio positivo su quella ucraina di Jevhen Onac’kyj (Onatsky 1937; II, 270, nota 1).</p><p rend="text">L’opera di Damiani dedicata alle letterature slave testimonia un passaggio storico importante per la slavistica italiana che ancora guardava ai grandi studiosi europei dell’Ottocento, ma che aveva ormai acquisito una propria maturità scientifica. Siamo alla vigilia della stagione, iniziata proprio negli anni Cinquanta, che vide la pubblicazione di numerose storie delle letterature slave, che hanno rappresentato dei punti di riferimento per generazioni di studiosi<hi rend="notes_number CharOverride-1"><hi><ref target="0009.html#footnote-001">8</ref></hi></hi> e che negli anni Settanta è stata segnata dall’irruzione dello strutturalismo. Alla luce soprattutto della sua riflessione iniziale, si deve riconoscere che lo studioso ha saputo cogliere alcuni elementi essenziali della storia culturale e letteraria dei popoli slavi, offrendo solide basi a quello studio comparativo, in grado di promuovere una visione più ampia rispetto allo studio specialistico di una singola letteratura e lingua, che rimane tuttora una caratteristica importante degli studi slavistici in Italia<hi rend="notes_number CharOverride-1"><hi><ref target="0009.html#footnote-000">9</ref></hi></hi>. </p><div><head>Riferimenti bibliografici</head><p rend="bib_indx_bib">Benacchio, R., e M. Fin, a cura di. 2019. <hi rend="italic">Arturo </hi><hi rend="italic">Cronia. L’eredità di un Maestro a cinquant’anni dalla </hi><hi rend="italic">scomparsa</hi>. Padova: Esedra editrice.</p><p rend="bib_indx_bib">Bernabò, M. 2003. <hi rend="italic">Ossessioni bizantine e</hi><hi rend="italic"> cultura artistica in Italia. Tra D’Annunzio, fascismo e dopoguerra</hi>. Napoli: Liguori.</p><p rend="bib_indx_bib">Bompiani. 1949-1950. <hi rend="italic">Dizionario letterario Bompiani delle</hi><hi rend="italic"> opere e dei personaggi di tutti i tempi e di</hi><hi rend="italic"> tutte le letterature</hi>. 9 voll. Milano: Bompiani. </p><p rend="bib_indx_bib">Brückner, A., i T. Lehr-Spławiński. 1929. <hi rend="italic">Zarys dziejów literatur</hi><hi rend="italic"> i języków literackich słowiańskich</hi>. Lwów: Nakład i Własność K.S. Jakubowskiego.</p><p rend="bib_indx_bib">Cronia, A. 1958. <hi rend="italic">La conoscenza del mondo slavo in </hi><hi rend="italic">Italia. Bilancio storico-bibliografico di un millennio</hi>. Padova: Officine Grafiche Stediv.</p><p rend="bib_indx_bib">Damiani, E. 1938. “Su l’organizzazione e i compiti degli studi slavistici in Italia.” <hi rend="italic">L’Europa orientale</hi> 18, 11-12: 452-59; anche in <hi rend="italic">Atti della società italiana per il progresso delle scienze</hi> 27, 6, 1939: 351-57.</p><p rend="bib_indx_bib">Damiani, E. 1941. <hi rend="italic">Avviamento agli </hi><hi rend="italic">studi slavistici in Italia</hi>. Milano: Mondadori.</p><p rend="bib_indx_bib">Damiani, E. 1952. <hi rend="italic">Storia letteraria dei popoli slavi (dai tempi più remoti ai </hi><hi rend="italic">nostri giorni)</hi>. Firenze: Valmartina.</p><p rend="bib_indx_bib">Garzaniti, M. 2007. “Slavia latina e Slavia ortodossa. Per un’interpretazione della civiltà slava nell’Europa medievale”. <hi rend="italic">Studi Slavistici</hi> 4: 29-64. </p><p rend="bib_indx_bib">Garzaniti, M. 2019. “Il dibattito su ‘Prerinascimento est-europeo’ e ‘Rinascita slava ortodossa’ alla luce delle recenti ricerche.” In <hi rend="italic">Il mondo slavo e l’Europa</hi>, a cura di Maria Cristina Bragone, e Maria Bidovec, 69-78. Firenze: Firenze University Press.</p><p rend="bib_indx_bib">Garzaniti, M. 2023. <hi rend="italic">Storia delle letterature slave. </hi><hi rend="italic">Libri, scrittori e idee dall’Adriatico alla Siberia (secoli IX-XXI)</hi>, a cura di Iris Karafillidis. Roma: Carocci.</p><p rend="bib_indx_bib">Garzaniti, M. 2024. “Slavistica e comparatistica letteraria”. In <hi rend="italic">Gli studi slavistici in </hi><hi rend="italic">Italia nell’ultimo trentennio (1991-2021). Bilanci e prospettive</hi>. Contributi presentati al VII Congresso Italiano di Slavistica, a cura di Rosanna Benacchio, Andrea Ceccherelli, Cristiano Diddi, e Stefano Garzonio, vol. II: 65-79. Firenze: Firenze University Press.</p><p rend="bib_indx_bib">Graciotti, S. 1994. “Comparatistica letteraria slava.” In <hi rend="italic">La slavistica in Italia. Cinquant’anni </hi><hi rend="italic">di studi (1940-1990)</hi>, a cura di Giovanna Brogi Bercoff, Giuseppe Dell’Agata, Pietro Marchesani, e Riccardo Picchio, 89-118. Roma: Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato.</p><p rend="bib_indx_bib">Hinneberg, P. 1908. <hi rend="italic">Die osteuropäischen</hi><hi rend="italic"> Literaturen und die slawischen Sprachen</hi>, hrsg. von Paul Hinneberg. Berlin-Leipzig: B. G. Teubner.</p><p rend="bib_indx_bib">Lo Gatto, E. 1927-1944. <hi rend="italic">Storia</hi><hi rend="italic"> della letteratura russa</hi>. 7 voll. Roma: IPEO.</p><p rend="bib_indx_bib">Lo Gatto, E. 1942.	<hi rend="italic">Storia della letteratura russa</hi>. Firenze: Sansoni.</p><p rend="bib_indx_bib">Mazzitelli, G. 1986. “Enrico Damiani.” In <hi rend="italic">Dizionario Biografico degli Italiani</hi>, a cura dell’Istituto della Enciclopedia Italiana. vol. XXXII: 327-28. Roma: Istituto della Enciclopedia Italiana.</p><p rend="bib_indx_bib">Mazzitelli, G. 1990. “Enrico Damiani slavista.” In <hi rend="italic">Europa Orientalis</hi> 9: 401-14.</p><p rend="bib_indx_bib">Messina, G.L. 1950. <hi rend="italic">Letteratura sovietica</hi>. Firenze: Le Monnier.</p><p rend="bib_indx_bib">Onatsky, E. [cfr. Onac’kyj, Je.] 1937. <hi rend="italic">Grammatica ucraina teorico-pratica</hi>. Napoli: R. Istituto Superiore Orientale.</p><p rend="bib_indx_bib">Picchio, R. 1959. <hi rend="italic">Storia della letteratura russa antica</hi>. Milano: Nuova Accademia (nuova ed. aggiornata 1968).</p><p rend="bib_indx_bib">Picchio, R. 1973-1974. “La slavistica come sintesi storico-filologica nell’opera di Bruno Meriggi (1927-1970).” <hi rend="italic">Ricerche Slavistiche</hi> 20-21: 347-58.</p><p rend="bib_indx_bib">Veselovskij, A. 1926. <hi rend="italic">Storia della </hi><hi rend="italic">letteratura russa</hi>, traduzione di Enrico Damiani con l’aggiunta di un cenno sulla letteratura contemporanea, d’un prospetto schematico, di appendici bibliografiche e d’un indice alfabetico a cura del Traduttore. Firenze: Vallecchi.</p><list type="ordered">
					<item><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number CharOverride-1"><ref target="0009.html#footnote-008-backlink">1</ref></hi>	Già un paio di anni prima Damiani aveva dato alle stampe un breve saggio intitolato <hi rend="italic">Su l’organizzazione e i</hi><hi rend="italic"> compiti degli studi slavistici in Italia</hi> (Damiani 1938, ripubblicato l’anno successivo). Lo abbiamo potuto consultare nella copia che l’autore aveva donato a E. Lo Gatto con una dedica, che evoca con spirito satirico gli eventi di quegli anni: «Al Re-Imperatore dei Traduttori-Letterati-Slavisti, Ettore Lo Gatto, il luogotenente-Generale dell’Impero della trascrizione sconfinante, suo malgrado nei dominions della Slavistica… E. D. Roma, 13-II-1939»).</p></item>
					<item><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number CharOverride-1"><ref target="0009.html#footnote-007-backlink">2</ref></hi>	L’opera abbracciava in realtà, come si può desumere dal titolo, anche altre letterature dell’Europa orientale e balcanica: la neogreca, l’ungherese, la finlandese, l’estone, la lituana e la lettone.</p></item>
					<item><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="0009.html#footnote-006-backlink">3</ref></hi>	La numerazione fra parentesi fa riferimento al volume e alla pagina citata.</p></item>
					<item><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="0009.html#footnote-005-backlink">4</ref></hi>	Per una densa e dettagliata riflessione sul tema, nell’ambito della cultura artistica in Italia soprattutto nella prima metà del XX sec., cfr. Bernabò 2003.</p></item>
					<item><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number CharOverride-1"><ref target="0009.html#footnote-004-backlink">5</ref></hi>	Sulla disputa che ha dato impulso ai successivi sviluppi delle loro ricerche cfr. Garzaniti 2019.</p></item>
					<item><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="0009.html#footnote-003-backlink">6</ref></hi>	Sulla questione degli influssi letterari in epoca umanistica e rinascimentale e più in generale sull’opera di Cronia, cfr. Benacchio e Fin 2019.</p></item>
					<item><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="0009.html#footnote-002-backlink">7</ref></hi>	Questa prima edizione in nove volumi si avvalse fin dall’inizio di collaboratori di prestigio, a cominciare da Lo Gatto e Cronia ed è ampiamente focalizzata sulla letteratura moderna e contemporanea con una prima parte dedicata ai ‘movimenti spirituali’, cioè ai movimenti letterari. Solo più tardi si aggiunse il <hi rend="italic">Dizionario Bompiani degli autori, di tutti i </hi><hi rend="italic">tempi e di tutte le letterature</hi>, in tre volumi e con appendici, concluso solo nel 1966. </p></item>
					<item><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number CharOverride-1"><ref target="0009.html#footnote-001-backlink">8</ref></hi>	Si veda a questo proposito il riquadro di approfondimento “Storie delle letterature slave in Italia” nel nostro volume (Garzaniti 2023, 430-31, riquadro 158), che inserisce la pubblicazione di Damiani nel fiorire di pubblicazioni sulle diverse letterature slave negli anni Cinquanta e Sessanta. </p></item>
					<item><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="0009.html#footnote-000-backlink">9</ref></hi>	Per un’illustrazione degli sviluppi della comparatistica negli scorsi decenni cfr. Graciotti 1994; Garzaniti 2024.</p></item>
				</list><p rend="editorial_metadata_author" >Marcello Garzaniti, University of Florence, Italy, <ref target="mailto:marcello.garzaniti@unifi.it">marcello.garzaniti@unifi.it</ref>, <ref target="https://orcid.org/0000-0002-4630-5374">0000-0002-4630-5374</ref></p><p rend="editorial_metadata_polices" >Referee List (DOI 1<ref target="https://doi.org/10.36253/fup_referee_list">0.36253/fup_referee_list</ref>)</p><p rend="editorial_metadata_polices" >FUP Best Practice in Scholarly Publishing (DOI <ref target="https://doi.org/10.36253/fup_best_practice">10.36253/fup_best_practice</ref>)</p><p rend="editorial_metadata_book" >Marcello Garzaniti, <hi rend="italic">La Storia letteraria dei popoli slavi dai tempi più remoti ai nostri giorni di Enrico Damiani (Firenze 1952) a settant’anni dalla sua pubblicazione,</hi> © Author(s), <ref target="http://creativecommons.org/licenses/by/4.0/legalcode">CC BY 4.0</ref>, DOI <ref target="https://doi.org/10.36253/979-12-215-0846-8.07">10.36253/979-12-215-0846-8.07</ref>, in Andrea Fernando De Carlo, Gabriele Mazzitelli, Rosanna Morabito (edited by), <hi rend="italic">La slavistica come strumento per l’amicizia fra i popoli. In ricordo di Enrico Damiani (1892-1953)</hi>, © 2025 Author(s), <ref target="http://creativecommons.org/licenses/by/4.0/legalcode">CC BY 4.0</ref>, published by Firenze University Press, ISBN 979-12-215-0846-8, DOI <ref target="https://doi.org/10.36253/979-12-215-0846-8">10.36253/979-12-215-0846-8</ref>, pp. -9, 2025, published by Firenze University Press, ISBN 979-12-215-0846-8, DOI <ref target="https://doi.org/10.36253/979-12-215-0846-8">10.36253/979-12-215-0846-8</ref></p></div></div>
      
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        <listBibl>
          <head>References</head>
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          <bibl n="213792">Bernab&amp;#242;, M. 2003. Ossessioni bizantine e cultura artistica in Italia. Tra D’Annunzio, fascismo e dopoguerra. Napoli: Liguori.</bibl>
          <bibl n="213751">Bompiani. 1949-1950. Dizionario letterario Bompiani delle opere e dei personaggi di tutti i tempi e di tutte le letterature. 9 voll. Milano: Bompiani.</bibl>
          <bibl n="213757">Br&amp;#252;ckner, A., i T. Lehr-Spławiński. 1929. Zarys dziej&amp;#243;w literatur i język&amp;#243;w literackich słowiańskich. Lw&amp;#243;w: Nakład i Własność K.S. Jakubowskiego.</bibl>
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          <bibl n="213706">Damiani, E. 1938. “Su l’organizzazione e i compiti degli studi slavistici in Italia.” L’Europa orientale 18, 11-12: 452-59; anche in Atti della societ&amp;#224; italiana per il progresso delle scienze 27, 6, 1939: 351-57.</bibl>
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          <bibl n="213776">Hinneberg, P. 1908. Die osteurop&amp;#228;ischen Literaturen und die slawischen Sprachen, hrsg. von Paul Hinneberg. Berlin-Leipzig: B. G. Teubner.</bibl>
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          <bibl n="213717">Mazzitelli, G. 1986. “Enrico Damiani.” In Dizionario Biografico degli Italiani, a cura dell’Istituto della Enciclopedia Italiana. vol. XXXII: 327-28. Roma: Istituto della Enciclopedia Italiana.</bibl>
          <bibl n="213877">Mazzitelli, G. 1990. “Enrico Damiani slavista.” In Europa Orientalis 9: 401-14.</bibl>
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          <bibl n="213828">Picchio, R. 1959. Storia della letteratura russa antica. Milano: Nuova Accademia (nuova ed. aggiornata 1968).</bibl>
          <bibl n="213754">Picchio, R. 1973-1974. “La slavistica come sintesi storico-filologica nell’opera di Bruno Meriggi (1927-1970).” Ricerche Slavistiche 20-21: 347-58.</bibl>
          <bibl n="213688">Veselovskij, A. 1926. Storia della letteratura russa, traduzione di Enrico Damiani con l’aggiunta di un cenno sulla letteratura contemporanea, d’un prospetto schematico, di appendici bibliografiche e d’un indice alfabetico a cura del Traduttore. Firenze: Vallecchi.</bibl>
        </listBibl>
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