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        <title type="main" level="a">Lope nel primo Settecento: Echi ‘aurei’ nella produzione drammatica di Placido Adriani</title>
        <author>
          <persName n="1" ref="https://orcid.org/0000-0001-5811-6979" type="ORCID">
            <forename>Paula</forename>
            <surname>Gregores Pereira</surname>
            <placeName type="affiliation">University of Santiago de Compostela, Spain</placeName>
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          <resp>This is a section of <title>La recepción del teatro clásico español en Europa  (siglos XVII-XVIII)</title>(DOI: <idno type="DOI">10.36253/979-12-215-0857-4</idno>) by </resp>
          <name>Fausta Antonucci, Salomé Vuelta García</name>
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        <publisher>Firenze University Press</publisher>
        <pubPlace>Florence</pubPlace>
        <date when="2026">2026</date>
        <idno type="DOI">https://doi.org/10.36253/979-12-215-0857-4.12</idno>
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          <p>Available for academic research purposes</p>
          <p>Open Access</p>
          <p>Copyright Author(s)</p>
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            <p>Content licence CC BY 4.0</p>
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        <p>This is original content, published for academic research purposes</p>
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      <abstract xml:lang="en">
        <p>Among the manuscripts of the San Pietro Library in Perugia is La Cleomira, an unpublished comedy “trasportata dallo spagnuolo” by the Benedictine monk Placido Adriani (1690–1766), best known for his Selva di concetti comici. This study explores the possible sources of the play, placing it within the broader context of Italian rewritings of Spanish Golden Age theatre, and draws particular attention to its parallels with Lope de Vega’s La Carbonera, with which it shares numerous structural, thematic, and narrative elements.</p>
      </abstract>
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            <item>Placido Adriani</item>
            <item>Italian dramma</item>
            <item>Lope de Vega</item>
            <item>Siglo de Oro</item>
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      <p>It is available online at https://doi.org/10.36253/979-12-215-0857-4.12<ref target="https://doi.org/10.36253/979-12-215-0857-4.12" /></p>
      <div><head><hi>Lope nel primo Settecento: Echi ‘aurei’ nella produzione drammatica di Placido Adriani</hi><hi rend="notes_number CharOverride-1"><hi><ref target="xml_12.html#footnote-009">1</ref></hi></hi></head><p rend="h1_author ParaOverride-1" ><hi>Paula Gregores Pereira</hi></p><p rend="text" ><hi>Fra i fondi manoscritti della Biblioteca di San Pietro di Perugia si trovano una serie di commedie attribuite al monaco benedettino Placido Adriani (1690-1766), meglio conosciuto per la sua </hi><hi rend="italic">Selva, ovvero zibaldone di concetti comici </hi><hi>(Adriani 1734-1739). Questo gruppo di commedie contiene una curiosa indicazione: </hi></p><quote rend="quotation_b" ><hi>Dopo aver trasportata dallo spagnuolo al modo nostro di recitare la comedia intitolata </hi><hi rend="italic">Mano bianca non offende</hi><hi>, parto del virtuosissimo Lopez (</hi><hi rend="italic">sic</hi><hi>) de Vega, con l’assistenza di un bravo comico, che bene intendeva la lingua spagnola, ora ho trasportata la presente, e se ti piacerà, forse ne farò l</hi><hi>’altre sorelle non men vaghe, che dilettevoli (Adriani 1725)</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="xml_12.html#footnote-008">2</ref></hi></hi><hi>.</hi></quote><p rend="text" ><hi>Adriani chiama qui in causa tre testi teatrali manoscritti custoditi nella suddetta biblioteca. Il primo di essi, intitolato </hi><hi rend="italic">Mano bianca non offende </hi><hi>(Adriani 1720) e composto molto probabilmente fra il 1717 e il 1720, suppone un rifacimento, come lo stesso titolo avverte, della commedia </hi><hi rend="italic">Las manos blancas no ofenden</hi><hi> di Calderón, e non di Lope de Vega, come invece indica l’autore in questa breve nota</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="xml_12.html#footnote-007">3</ref></hi></hi><hi>. L’indicazione succitata precede quello che, a priori, sembrerebbe il secondo rifacimento «spagnolesco» presente fra queste carte, vale a dire la prima di quelle «altre sorelle» promesse dall’autore: </hi><hi rend="italic">Nella morte i trionfi ovvero L’offesa vendicata</hi><hi>, che porta in frontispizio la data 1725 e una esplicita indicazione sull’ascendenza spagnola. L’indicazione «trasportata dallo spagnuolo» compare anche nella terza commedia di questo gruppo, che reca il titolo </hi><hi rend="italic">La Cleomira overo Tra i perigli la sicurezza</hi><hi> (Adriani 1726), testo che ci proponiamo di analizzare in rapporto con qualche potenziale ipotesto spagnolo. </hi></p><p rend="text" ><hi rend="italic">La Cleomira</hi><hi>, rimasta finora inedita, è tramandata da un unico testimone, il manoscritto C. M. 92. Le informazioni riguardanti la sua stesura sono estremamente scarse. Sappiamo che nel frontespizio compare una menzione all’anno 1726 e che, al f. 3r, è presente un’indicazione che fa riferimento a una recita tenutasi all’Albaneta nel 1736. Sembra, dunque, che la rielaborazione sia stata portata a termine attorno al 1726. Tuttavia, non si può escludere che tale indicazione sia meramente orientativa e rappresenti una stima approssimativa di Adriani (o di chi si occupò di unificare il manoscritto) al momento della sua sistemazione, non prima della rappresentazione all’Albaneta. A supporto di quest’ipotesi si osservi che, come avviene anche in </hi><hi rend="italic">Mano bianca</hi><hi>, il primo fascicolo del codice – contenente il frontespizio, l’elenco dei personaggi e le indicazioni sceniche relative alle «mutazioni di scena» – è frutto di un’aggiunta posteriore alla stesura del dramma. Tale fascicolo non presenta discrepanze con la grafia che si vede nella data della rappresentazione, che compare manoscritta nello stesso foglio in cui sono riportati i cambiamenti di scena.</hi></p><p rend="text" ><hi>Inoltre, anche se sappiamo che l’autore è Adriani, è notevole vedere le differenti attenzioni che si danno al nome proprio nel manoscritto, che compare spesso esplicitamente citato all’interno dei quaderni (soprattutto in quelli che raccolgono il primo atto)</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="xml_12.html#footnote-006">4</ref></hi></hi><hi>, ma poi cancellato alla fine dell’atto secondo. Si noti anche che, nel frontispizio, compare lo pseudonimo. Come nota però Valentina Gallo (1998, 18), Adriani non adopera il proprio pseudonimo («Plicado Daniria d</hi><hi>’Vclac», che compare in tutte e tre le commedie d’ispirazione spagnola) fino al 1725, il che rafforzerebbe l’ipotesi di una stesura dell’opera (o, almeno, del primo atto) anteriore a quanto indicato in frontispizio.</hi></p><p rend="text" ><hi>L’argomento della commedia </hi><hi rend="italic">La Cleomira, ovvero L’offesa vendicata</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="xml_12.html#footnote-005">5</ref></hi></hi><hi> è ambientato a Siviglia («la scena si finge in Siviglia») e ruota attorno alla figura di Cleomira, erede al trono dell’omonima città. Per sfuggire all</hi><hi>’attuale sovrano, il re Rodrigo di Castiglia – che alla fine si scoprirà essere suo fratellastro –, Cleomira assume l’identità di Laura. Rodrigo, ignaro della sua vera identità, si innamora di lei e, sfruttando il potere conferitogli dalla sua posizione, tenta con ogni mezzo di conquistarla. Nel frattempo, Cleomira è segretamente innamorata di Alfonso, «almirante» del re, il quale si trova diviso tra il sentimento amoroso e il dovere, dato che, in quanto uomo di fiducia del sovrano, riceve l’ordine di rintracciare e di catturare Cleomira. Parallelamente, Enrico, conte di Barcellona, si traveste da contadino per entrare a Siviglia senza destare sospetti e poter incontrare Cleomira. Ad accompagnarlo vi è Ernando, principe di Corsica, che assume l’identità di un suo ambasciatore per osservare di persona la sua promessa sposa, l’Infanta Leonora, e verificare se ella corrisponde alla descrizione ricevuta. A partire da questa complessa rete di travestimenti e scambi d’identità, la trama si sviluppa in una serie di equivoci e situazioni movimentate che culminano in un lieto fine: Cleomira e Alfonso convolano a nozze con il consenso del re, il quale, grazie a un’agnizione, scopre che Alfonso è di lignaggio nobile in quanto fratello di Ernando. Anche quest’ultimo, infine, si unirà in matrimonio con Leonora.</hi></p><p rend="text" ><hi>Quel che resta da determinare è, appunto, qual è la fonte </hi><hi>– se c’è – de </hi><hi rend="italic">La Cleomira</hi><hi>. Ci accingiamo a indicare fin da ora che non siamo riusciti a identificare una fonte indiscussa quanto quella di </hi><hi rend="italic">Mano bianca</hi><hi>, ma riteniamo tuttavia di poter rilevare diversi elementi che possono servire da punto di partenza per ulteriori analisi al riguardo. </hi></p><p rend="text" ><hi>Nella fase iniziale dello studio, proprio guardando ai meccanismi compositivi di </hi><hi rend="italic">Mano bianca</hi><hi>, abbiamo portato avanti una ricerca fra le commedie che potevano avere titoli similari nel teatro spagnolo del </hi><hi rend="italic">Siglo de Oro</hi><hi>. A tal fine abbiamo preso come punto di partenza il </hi><hi rend="italic">Catálogo de autores teatrales del siglo XVII </hi><hi>(Urzáiz Tortajada 2002),</hi><hi rend="italic"> </hi><hi>individuando alcuni titoli potenzialmente meritevoli di ulteriori approfondimenti</hi><hi rend="italic">.</hi><hi> A priori, nonostante ciò, non sembra che gli argomenti abbiano a che vedere con quelli dello scrittore italiano, sebbene sia anche doveroso indicare che, in alcuni casi, non possiamo confermarlo, dato che non siamo riusciti a portare avanti un</hi><hi>’analisi di tutti i testi, non avendone a disposizione riproduzioni online.</hi></p><p rend="text" ><hi>Di fronte all’esito infruttuoso di questo approccio, abbiamo deciso di cambiare prospettiva. Sappiamo, da un lato, che Adriani conosceva – direttamente o indirettamente – il teatro di Lope de Vega</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="xml_12.html#footnote-004">6</ref></hi></hi><hi>. Sappiamo anche che (ne avesse o meno coscienza) conosceva i testi di Calderón, come dimostra la sua riscrittura di </hi><hi rend="italic">Las manos blancas no ofenden</hi><hi>. Risulta dunque coerente ricercare le possibili fonti della sua opera proprio nella produzione di questi due drammaturghi. A questo scopo, abbiamo condotto un’indagine trasversale all’interno delle banche dati </hi><hi rend="italic">Artelope</hi><hi> e </hi><hi rend="italic">Calderón Digital</hi><hi>, ottenendo risultati più soddisfacenti.</hi></p><p rend="text" ><hi>Per quanto riguarda Calderón, si riscontrano diversi motivi ricorrenti nella sua opera che potrebbero aver influenzato </hi><hi rend="italic">La Cleomira</hi><hi>. In particolare, è possibile rilevare una certa somiglianza con la commedia </hi><hi rend="italic">Amor, honor y poder</hi><hi>, in cui si ripropone il tema del re innamorato di una donna che vive nascosta in campagna e che è protetta dal fratello Enrico. Si potrebbe inoltre individuare un parallelismo con </hi><hi rend="italic">El secreto a voces</hi><hi>, in relazione alla vicenda amorosa tra Ernando e l’Infanta, soprattutto nella scena iniziale, in cui Ernando dichiara di volersi introdurre a corte fingendosi ambasciatore di sé stesso per verificare, con le sue stesse parole, «se l’originale corrisponda al ritratto; se la volontà di questa [l’Infanta] si uniformi con ciò che scrisse Rodrigo; se le stelle secondaranno il mio desiderio» (I.3.7). Tuttavia, la ricerca produrrà risultati più convincenti se andiamo a vedere gli argomenti raccolti nella banca dati </hi><hi rend="italic">Artelope.</hi><hi> In particolare, emerge la possibilità di un rapporto intertestuale tra il nostro testo e </hi><hi rend="italic">La carbonera</hi><hi> di Lope de Vega.</hi></p><p rend="text" ><hi>La commedia narra la storia di Leonor, figlia illegittima del re di Castiglia, minacciata di morte dal fratellastro, il re Pedro, timoroso che il suo matrimonio con un uomo sleale possa destabilizzare il regno. Leonor fugge grazie all’aiuto di don Juan, cavaliere del re, che si innamora di lei e la protegge. Travestita da contadina, trova rifugio nella casa di Laurencio, che la fa passare per sua nipote. Nel frattempo, Pedro, ignaro della sua vera identità, si invaghisce di lei e cerca di sedurla. Tra inganni, lettere cifrate e travestimenti, don Juan e Leonor cercano di sfuggire alle mire del re, che infine scopre l’identità della ragazza. Legato dalla promessa di non farle del male, Pedro acconsente al matrimonio tra Leonor e don Juan, concludendosi la commedia con un lieto fine in cui anche altre coppie trovano la felicità.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="italic">La carbonera</hi><hi> prende spunto da figure storiche come Pedro I di Castiglia, detto </hi><hi rend="italic">el Cruel</hi><hi>, e Leonor de Guzmán, due nomi certamente noti all’epoca. Tuttavia, è importante notare che Lope de Vega utilizza questi personaggi in maniera circostanziale, senza alcuna pretesa di verosimiglianza storica. Ciò è evidente già dal fatto che, nella realtà storica, Leonor non fu l’amante di Pedro, bensì del padre di quest’ultimo.</hi></p><p rend="text" ><hi>È opportuno a questo punto esaminare le somiglianze fra i due testi. Innanzitutto, </hi><hi rend="italic">La carbonera</hi><hi> si apre con l’arrivo a Siviglia del re di Castiglia, intenzionato a catturare Doña Leonor, sua sorellastra, che egli considera una minaccia per il regno in quanto figlia del precedente sovrano:</hi></p><quote rend="quotations_quotation_b1" ><hi rend="CharOverride-3">rey</hi><hi> 	Una enemiga que en tus muros tengo,</hi></quote><quote rend="quotations_quotation_b2" ><hi>	propia en la sangre, y en el odio ajena;</hi></quote><quote rend="quotations_quotation_b2" ><hi>	una hermana, que dicen que lo es mía,</hi></quote><quote rend="quotations_quotation_b2" ><hi>	que yo no conocía,</hi></quote><quote rend="quotations_quotation_b2" ><hi>	hija del Rey, mi padre,</hi></quote><quote rend="quotations_quotation_b3" ><hi>	oculta por los celos de mi madre […]. (vv. 13-18)</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="xml_12.html#footnote-003">7</ref></hi></hi></quote><p rend="text" ><hi>Nel caso di </hi><hi rend="italic">La Cleomira</hi><hi>, tale rapporto di parentela non viene esplicitato fino alle scene finali, ma la situazione è analoga. Alla sua morte, lo zio del re aveva infatti dichiarato Cleomira erede del regno di Siviglia, un dominio che, per diritto, sarebbe spettato al re di Castiglia:</hi></p><quote rend="quotations_quotation_b1" ><hi rend="CharOverride-3">Re</hi><hi>	Quando il Re Rudesindo fratello del Re di Castiglia mio Padre, passò da questa all’altra vita dando il comun tributo alla natura, affascinato dalle lusinghe di quella maliarda di Rosmira, che seppe in tanti modi ligarlo, dichiara Cleomira sua figlia erede di questo Regno di Siviglia, spogliandomi del dominio che per ogni ragione mi era dovuto. (I.2.22)</hi></quote><p rend="text" ><hi>Questa analogia strutturale tra le due opere suggerisce la possibilità di un influsso diretto o, quantomeno, di una comune matrice narrativa, ipotesi che sembra rafforzata da diversi spunti che presenteremo di seguito.</hi></p><p rend="text" ><hi>In entrambe le opere, la contesa per il trono scatena una ribellione finalizzata a spodestare l’attuale re di Castiglia. Il sovrano, convinto che l’erede ‘legittima’ sia la principale istigatrice dell’insurrezione, la perseguita con determinazione. Nell’ambito di questi intrighi politici, il re stabilisce un parallelo tra la serpe di Ercole e i ribelli, un’</hi><hi>immagine che, in entrambi i testi, coinvolge il personaggio di Enrico:</hi></p><table rend="Nessuno-stile-tabella TableOverride-1" xml:id="table001">
				<!--<colgroup>-->
					<!--<col
  class="_idGenTableRowColumn-1">--><!--</col>-->
					<!--<col
  class="_idGenTableRowColumn-1">--><!--</col>-->
				<!--</colgroup>-->
				
					<row rend="Nessuno-stile-tabella _idGenTableRowColumn-2">
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella CellOverride-1">
							<p rend="table ParaOverride-2" ><hi>Lope, </hi><hi rend="italic">La carbonera</hi><hi>, vv. 34-54</hi></p>
						</cell>
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella CellOverride-2">
							<p rend="table ParaOverride-2" ><hi>Adriani, </hi><hi rend="italic">La Cleomira</hi><hi>, I.2.24-28; ff. 6v-7r</hi></p>
						</cell>
					</row>
					<row rend="Nessuno-stile-tabella _idGenTableRowColumn-3">
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella CellOverride-1">
							<p rend="table ParaOverride-3" ><hi rend="CharOverride-3">Rey	</hi><hi>Don Juan, la sierpe de Hércules parece</hi></p>
							<p rend="table ParaOverride-3" ><hi>esta doña Leonor que tengo presa;</hi></p>
							<p rend="table ParaOverride-3" ><hi>donde una corto, otra cabeza crece;</hi></p>
							<p rend="table ParaOverride-3" ><hi>comienza Enrique, y el Maestre cesa.</hi></p>
							<p rend="table ParaOverride-3" ><hi>¿No le bastaba a esta mujer tirana</hi></p>
							<p rend="table ParaOverride-3" ><hi>darme estos dos hermanos? Otra hermana,</hi></p>
							<p rend="table ParaOverride-3" ><hi>que nunca conocí, sale en Sevilla,</hi></p>
							<p rend="table ParaOverride-3" ><hi>y la vengo a buscar desde Castilla,</hi></p>
							<p rend="table ParaOverride-3" ><hi>porque si esta se casa ocultamente</hi></p>
							<p rend="table ParaOverride-3" ><hi>con algún desleal a mi persona,</hi></p>
							<p rend="table ParaOverride-3" ><hi>¿cómo estará segura mi corona?</hi></p>
							<p rend="table ParaOverride-3" ><hi>Esto me da cuidado, esto deseo;</hi></p>
							<p rend="table ParaOverride-3" ><hi>quiero acabar con todos mis contrarios,</hi></p>
							<p rend="table ParaOverride-3" ><hi>pues que ya Enrique con las armas veo,</hi></p>
							<p rend="table ParaOverride-3" ><hi>y buscando los modos necesarios</hi></p>
							<p rend="table ParaOverride-3" ><hi>para quitarme el reino con la vida.</hi></p>
						</cell>
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella CellOverride-2">
							<p rend="table ParaOverride-2" ><hi rend="CharOverride-3">Re</hi></p>
							<p rend="table ParaOverride-2" ><hi>Or m’avvedo, che la pietà in simili casi è degna di biasmo, e non di lode; se subbito avessi uccisa la serpe non sarebbe cresciuta a segno di farmi temere del suo veleno.</hi></p>
							<p rend="table ParaOverride-2" ><hi>[...]</hi></p>
							<p rend="table ParaOverride-2" ><hi rend="CharOverride-3">Re</hi></p>
							<p rend="table ParaOverride-2" ><hi>Bandite da’ miei regni ebbero ricovro in Barcellona, e con quell’arte con la quale Rosmira seppe affascinare il Re Rudesindo, Cleomira, di lei figlia, ammaliò Enrico, conte di Barcellona mio nipote, a segno che impatiente del di lei amore la chiede, la priega, la supplica, e per sua sposa la brama.</hi></p>
							<p rend="table ParaOverride-2" ><hi rend="CharOverride-3">Don</hi><hi> </hi><hi rend="CharOverride-3">Alfonso</hi></p>
							<p rend="table ParaOverride-2" ><hi>Ecco come subbito un disordine apre le porte a mille.</hi></p>
							<p rend="table ParaOverride-2" ><hi rend="CharOverride-3">Re</hi></p>
							<p rend="table ParaOverride-2" ><hi>Le bellezze di Cleomira, la speranza d’</hi><hi>ottenere il dominio di Siviglia fan porre in non cale ad Enrico le convenienze del sangue e contro la mia vita aspirano dichiarandomi Tiranno di Siviglia.</hi></p>
						</cell>
					</row>
				
			</table><p rend="text" ><hi>Lope de Vega, con l’espressione «la sierpe de Hércules», fa riferimento esplicito all’Idra di Lerna. Adriani, invece, sembra utilizzare il termine ‘serpe’ con un’accezione spregiativa riferita a Cleomira, senza un chiaro rimando al mito classico. Sebbene a prima vista non sembri esserci una relazione diretta tra i due usi del termine, risulta significativo il fatto che l’immagine della serpe compaia esattamente nello stesso punto del dramma in entrambe le opere.</hi></p><p rend="text" ><hi>D’altra parte, è interessante notare che in entrambi i testi viene menzionato il personaggio di Enrique/Enrico, fratellastro del re. Mentre in </hi><hi rend="italic">La carbonera</hi><hi> tale legame è esplicito sin dall’inizio, ne </hi><hi rend="italic">La Cleomira</hi><hi> questa parentela, così come il rapporto con la protagonista, verrà rivelata solo nelle scene finali. In ogni caso, sia Lope che Adriani lo presentano come il vero istigatore delle rivolte nobiliari contro il monarca castigliano.</hi></p><p rend="text" ><hi>Proseguendo nell’analisi dello sviluppo parallelo della vicenda, si osserva che in entrambe le opere la madre della protagonista (un personaggio che non compare mai in scena, ma a cui si fa frequentemente riferimento) viene arrestata e incarcerata. Leonor/Cleomira apprende questa notizia da un servo di fiducia, il quale la esorta a mettersi in salvo. Le somiglianze tra i due passaggi risultano particolarmente significative: </hi></p><table rend="Nessuno-stile-tabella TableOverride-1" xml:id="table002">
				<!--<colgroup>-->
					<!--<col
  class="_idGenTableRowColumn-1">--><!--</col>-->
					<!--<col
  class="_idGenTableRowColumn-1">--><!--</col>-->
				<!--</colgroup>-->
				
					<row rend="Nessuno-stile-tabella _idGenTableRowColumn-2">
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella CellOverride-1">
							<p rend="table" ><hi>Lope, </hi><hi rend="italic">La carbonera</hi><hi>, vv. 81-94</hi></p>
						</cell>
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella CellOverride-1">
							<p rend="table" ><hi>Adriani, </hi><hi rend="italic">La Cleomira</hi><hi>, I.5.14-18.; ff. 9v-10r</hi></p>
						</cell>
					</row>
					<row rend="Nessuno-stile-tabella _idGenTableRowColumn-4">
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella CellOverride-1">
							<p rend="table ParaOverride-2" ><hi rend="CharOverride-3">Leonor</hi><hi> </hi></p>
							<p rend="table ParaOverride-2" ><hi>¿Presa mi madre?</hi></p>
							<p rend="table ParaOverride-2" ><hi rend="CharOverride-3">Tello</hi></p>
							<p rend="table ParaOverride-2" >      <hi>Esto pasa. </hi></p>
							<p rend="table ParaOverride-2" ><hi rend="CharOverride-3">Leonor</hi></p>
							<p rend="table ParaOverride-2" ><hi>¿Qué me queda que esperar?</hi></p>
							<p rend="table ParaOverride-2" ><hi rend="CharOverride-3">Tello</hi></p>
							<p rend="table ParaOverride-2" ><hi>Es forzoso imaginar</hi></p>
							<p rend="table ParaOverride-2" ><hi>el peligro de tu casa,</hi></p>
							<p rend="table ParaOverride-2" ><hi>porque estando el fundamento</hi></p>
							<p rend="table ParaOverride-2" ><hi>amenazando rüina,</hi></p>
							<p rend="table ParaOverride-2" ><hi>por todas partes se inclina.</hi></p>
							<p rend="table ParaOverride-2" ><hi rend="CharOverride-3">Leonor</hi></p>
							<p rend="table ParaOverride-2" ><hi>Ya, Tello, en mis fuerzas siento</hi></p>
							<p rend="table ParaOverride-2" ><hi>que desmaya el edificio.</hi></p>
							<p rend="table ParaOverride-2" ><hi>¡Cruel Pedro! ¿Qué haré,</hi></p>
							<p rend="table ParaOverride-2" ><hi>pues de mi muerte se ve</hi></p>
							<p rend="table ParaOverride-2" ><hi>por la de mi madre indicio?</hi></p>
							<p rend="table ParaOverride-2" ><hi>¡Oh! Nunca Pedro supiera</hi></p>
							<p rend="table ParaOverride-2" ><hi>que era yo su hermana.</hi></p>
						</cell>
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella CellOverride-1">
							<p rend="table ParaOverride-2" ><hi rend="CharOverride-3">Servo</hi><hi>[…] </hi></p>
							<p rend="table ParaOverride-2" ><hi>Mia Signora, la Marchesa di Miraflores, con Rosmina vostra madre, nel punto istesso, che pensavano venire da voi sono state carcerate, con tutta la corte; io solo, uscito per una finestra, venni à portarvi la nuova.</hi></p>
							<p rend="table ParaOverride-2" ><hi rend="CharOverride-3">Cleomira</hi></p>
							<p rend="table ParaOverride-2" ><hi>Misera me! Ed è sì pigra la morte a tormi la vita?</hi></p>
							<p rend="table ParaOverride-2" ><hi rend="CharOverride-3">Tranquilla</hi></p>
							<p rend="table ParaOverride-2" ><hi>Ci siamo incappate come sorci alla trappola.</hi></p>
							<p rend="table ParaOverride-2" ><hi rend="CharOverride-3">Servo</hi></p>
							<p rend="table ParaOverride-2" ><hi>Signore valetevi del tempo, già che il cielo ve lo concede, salvisi la vostra vita.</hi></p>
							<p rend="table ParaOverride-2" ><hi rend="CharOverride-3">Cleomira</hi></p>
							<p rend="table ParaOverride-2" ><hi>Che mi vale la vita, se a momenti provo la morte?</hi></p>
						</cell>
					</row>
				
			</table><p rend="text" ><hi>In entrambe le opere, la scena, che coincide con la prima apparizione della protagonista, segue lo stesso schema: un servo giunge da Leonor/Cleomira, le riferisce che la madre è stata catturata (e, nel caso del testo italiano, anche la Marchesa di Miraflores, dama protettrice di Cleomira e di sua madre), la mette in guardia sul pericolo imminente e la scena si conclude con il lamento della protagonista sulla sua sorte avversa.	</hi></p><p rend="text" ><hi>Un ulteriore elemento di interesse, comune a entrambe le commedie, è il motivo della protagonista che, per nascondersi, assume il nome di </hi><hi rend="italic">Laura</hi><hi>. Un’analisi condotta sulla banca dati </hi><hi rend="italic">Artelope</hi><hi> evidenzia un numero relativamente ampio di opere in cui compare un personaggio con questo nome. Tra i ventuno titoli individuati, in quattro casi l’antroponimo fa riferimento a una donna identificata come </hi><hi rend="italic">villana</hi><hi>, </hi><hi rend="italic">labradora</hi><hi> o con termini affini. Di particolare interesse è il fatto che in sette commedie il nome è associato a un personaggio che cambia identità. In almeno cinque di esse, la protagonista, per sfuggire a un uomo potente, si rifugia in campagna sotto l’identità di Laura. Tra queste, si annovera </hi><hi rend="italic">La carbonera</hi><hi>.</hi></p><p rend="text" ><hi>Sembra dunque improbabile che la scelta di Adriani per </hi><hi rend="italic">La Cleomira</hi><hi> sia casuale; al contrario, essa potrebbe essere un’eredità della fonte ipertestuale o, quantomeno, il risultato di una conoscenza più approfondita delle opere di Lope de Vega di quanto finora ipotizzato. La prima ipotesi sembra la più plausibile, considerando un passaggio del testo che attribuisce al nome ‘Laura’ un valore particolare.</hi></p><p rend="text" ><hi>Ne </hi><hi rend="italic">La Cleomira</hi><hi>, come dicevamo, la protagonista prende il nome di Laura per celare la propria identità, scelta che poi motiverà un elogio alla sua bellezza con un’allusione all’alloro da parte del Re la prima volta che la vede. Questa situazione trova un correlativo quasi identico ne </hi><hi rend="italic">La carbonera</hi><hi>: </hi></p><table rend="Nessuno-stile-tabella TableOverride-1" xml:id="table003">
				<!--<colgroup>-->
					<!--<col
  class="_idGenTableRowColumn-1">--><!--</col>-->
					<!--<col
  class="_idGenTableRowColumn-1">--><!--</col>-->
				<!--</colgroup>-->
				
					<row rend="Nessuno-stile-tabella _idGenTableRowColumn-2">
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella CellOverride-1">
							<p rend="table" >Lope, <hi rend="italic">La carbonera</hi>, vv. 789-802</p>
						</cell>
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella CellOverride-1">
							<p rend="table" >Adriani, <hi rend="italic">La Cleomira</hi>, III.16.11-13; ff. 30r-30v</p>
						</cell>
					</row>
					<row rend="Nessuno-stile-tabella _idGenTableRowColumn-3">
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella CellOverride-1">
							<p rend="table" ><hi rend="CharOverride-3">Rey</hi></p>
							<p rend="table" >¿Cómo os llamáis?</p>
							<p rend="table" ><hi rend="CharOverride-3">leonor</hi></p>
							<p rend="table" >        ¿Yo, señor?</p>
							<p rend="table" >Por patrón Sevilla tiene</p>
							<p rend="table" >a Laurencio; en su día</p>
							<p rend="table" >nací.</p>
							<p rend="table" ><hi rend="CharOverride-3">Rey</hi></p>
							<p rend="table" >  Según eso, eres</p>
							<p rend="table" >Laura.</p>
							<p rend="table" ><hi rend="CharOverride-3">Leonor</hi></p>
							<p rend="table" >  A tu servicio.</p>
							<p rend="table" ><hi rend="CharOverride-3">Rey</hi></p>
							<p rend="table" >       El cielo </p>
							<p rend="table" >te dio, Laura, mil laureles</p>
							<p rend="table" >de hermosura celestial.</p>
							<p rend="table" >¡Que esta aspereza pudiese</p>
							<p rend="table" >criar belleza tan rara!</p>
							<p rend="table" >Créeme, Laura, que excedes </p>
							<p rend="table" >cuantas damas en Sevilla,</p>
							<p rend="table" >aunque de serlo se precien,</p>
							<p rend="table" >tienen fama en rostro y talle.</p>
						</cell>
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella CellOverride-1">
							<p rend="table" ><hi rend="CharOverride-3">leonora</hi></p>
							<p rend="table" >Come hai nome?</p>
							<p rend="table" ><hi rend="CharOverride-3">cleomira </hi></p>
							<p rend="table" >Laura mi chiamo</p>
							<p rend="table" ><hi rend="CharOverride-3">re </hi></p>
							<p rend="table" >Perché tieni l’alloro della bellezza.</p>
						</cell>
					</row>
				
			</table><p rend="text" ><hi>Non è strano che nei testi di Lope si faccia riferimento all’</hi><hi>alloro per sfruttare il potenziale che può avere con nomi come Laura, ma di solito non si adopera per far riferimento alla bellezza della donna in maniera così diretta. Il fatto che questa interazione avvenga nello stesso punto del dramma (il primo incontro tra il re e la donna di cui si innamorerà, per poi scoprire che è sua sorella) rafforza ulteriormente l’ipotesi di un rapporto intertestuale fra i due drammi</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="xml_12.html#footnote-002">8</ref></hi></hi><hi>.</hi></p><p rend="text" ><hi>In stretta relazione con questa scena, occorre soffermarsi anche su quanto accade immediatamente prima. Ne </hi><hi rend="italic">La Cleomira</hi><hi>, la sequenza ha inizio con il re, impegnato in una battuta di caccia, che si imbatte in un nobile che vive in campagna dopo essere stato esiliato dalla corte:</hi></p><quote rend="quotations_quotation_b1 ParaOverride-4" ><hi rend="CharOverride-3">Marchese</hi>	Da Barcellona traggo i natali, ebbi fortuna di servire più anni il Re Rudesindo, alla morte del quale fu tutta la sua corte discacciata dal Re Rodrigo; io fui il più favorito per non dire il meno disgraziato, mentre mi fu concesso il dimorare in questa villa con divieto capitale di non portarmi alla Corte: Erimberto è il mio nome.</quote><p rend="text" ><hi>Anche in </hi><hi rend="italic">La carbonera </hi><hi>si presenta una situazione similare, ma in questo caso il re si imbatte nel </hi><hi rend="italic">carbonero </hi><hi>Bras, servitore di Laurencio che era stato il protettore della protagonista quando era piccola. Tuttavia, la scena che segue è la stessa in entrambi i drammi: non riconoscendo il re, Erimberto/Bras (e Laurencio, «rico labrador») gli offre un posto a sedere e discute con lui i pregi e i difetti del sovrano in carica. Degno di nota è il cambio di prospettiva da cui questa scena si sviluppa, qualora si accetti l’ipotesi di un rapporto tra ipotesto e ipertesto tra le due commedie. Esaminiamo, a titolo esemplificativo, il momento in cui il re giunge alla villa e il suo primo contatto con i suoi abitanti, senza rivelare la propria identità:</hi></p><table rend="Nessuno-stile-tabella TableOverride-1" xml:id="table004">
				<!--<colgroup>-->
					<!--<col
  class="_idGenTableRowColumn-1">--><!--</col>-->
					<!--<col
  class="_idGenTableRowColumn-1">--><!--</col>-->
				<!--</colgroup>-->
				
					<row rend="Nessuno-stile-tabella _idGenTableRowColumn-2">
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella CellOverride-1">
							<p rend="table ParaOverride-2" >Lope, <hi rend="italic">La carbonera</hi>, vv. 659-682</p>
						</cell>
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella CellOverride-1">
							<p rend="table ParaOverride-2" >Adriani, <hi rend="italic">La Cleomira</hi>, II.X.6-10; f. 27r</p>
						</cell>
					</row>
					<row rend="Nessuno-stile-tabella _idGenTableRowColumn-5">
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella CellOverride-1">
							<p rend="table ParaOverride-2" ><hi rend="CharOverride-3">Rey</hi></p>
							<p rend="table ParaOverride-2" >¿Cómo se llama?</p>
							<p rend="table ParaOverride-2" ><hi rend="CharOverride-3">Bras</hi></p>
							<p rend="table ParaOverride-2" >       Laurencio.</p>
							<p rend="table ParaOverride-2" ><hi rend="CharOverride-3">Rey</hi></p>
							<p rend="table ParaOverride-2" >Seáis, Laurencio, bien hallado.</p>
							<p rend="table ParaOverride-2" ><hi rend="CharOverride-3">Laurencio</hi></p>
							<p rend="table ParaOverride-2" >Y vos seáis bien venido.</p>
							<p rend="table ParaOverride-2" ><hi rend="CharOverride-3">Rey</hi></p>
							<p rend="table ParaOverride-2" >En la caza divertido,</p>
							<p rend="table ParaOverride-2" >a vuestra casa he llegado,</p>
							<p rend="table ParaOverride-2" >¿no me dais en qué me siente?</p>
							<p rend="table ParaOverride-2" ><hi rend="CharOverride-3">Laurencio</hi></p>
							<p rend="table ParaOverride-2" >Saca, Brasillo, una silla.</p>
							<p rend="table ParaOverride-2" >¿De dó bueno?</p>
							<p rend="table ParaOverride-2" ><hi rend="CharOverride-3">Rey</hi> </p>
							<p rend="table ParaOverride-2" >    De Sevilla.</p>
							<p rend="table ParaOverride-2" >Aparteme de mi gente,</p>
							<p rend="table ParaOverride-2" >y el sol me ha tratado mal.</p>
						</cell>
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella CellOverride-1">
							<p rend="table ParaOverride-2" ><hi rend="CharOverride-3">Marchese </hi></p>
							<p rend="table ParaOverride-2" >Che comandate Cavaliere?</p>
							<p rend="table ParaOverride-2" ><hi rend="CharOverride-3">Re </hi></p>
							<p rend="table ParaOverride-2" >(Migliora il fingere) Sono gentiluomo del Re. Venuti tutti alla caccia, manco dalla fatica, ne venni a prendere picciolo riposo.</p>
							<p rend="table ParaOverride-2" ><hi rend="CharOverride-3">marchese </hi></p>
							<p rend="table ParaOverride-2" >L’ascrivo a mia fortuna; olà, portate da sedere.</p>
							<p rend="table ParaOverride-2" ><hi rend="CharOverride-3">re </hi></p>
							<p rend="table ParaOverride-2" ><hi>Non s’incomodi di vantaggio, sedrò su quel poggio. (Venerabile aspetto)</hi></p>
							<p rend="table ParaOverride-2" ><hi rend="CharOverride-3">marchese </hi></p>
							<p rend="table ParaOverride-2" >(Manieroso cavaliere) Ecco qui da sedere (<hi rend="italic">sedia di paglia</hi>), compatisca la povertà del luogo.</p>
						</cell>
					</row>
					<row rend="Nessuno-stile-tabella _idGenTableRowColumn-4">
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella CellOverride-1">
							<p rend="table ParaOverride-2" ><hi rend="CharOverride-3">Laurencio</hi></p>
							<p rend="table ParaOverride-2" >No guardan los tiempos ley, </p>
							<p rend="table ParaOverride-2" >porque así tratan al Rey,</p>
							<p rend="table ParaOverride-2" >como al que viene a jornal.</p>
							<p rend="table ParaOverride-2" ><hi rend="CharOverride-3">Rey</hi></p>
							<p rend="table ParaOverride-2" >Buena casa es esta.</p>
							<p rend="table ParaOverride-2" ><hi rend="CharOverride-3">Laurencio</hi></p>
							<p rend="table ParaOverride-2" >       Buena.</p>
							<p rend="table ParaOverride-2" >Traedme otra silla a mí.</p>
							<p rend="table ParaOverride-2" >[...]</p>
							<p rend="table ParaOverride-2" ><hi rend="CharOverride-3">Bras</hi></p>
							<p rend="table ParaOverride-2" > Ea, sentaos.</p>
							<p rend="table ParaOverride-2" ><hi rend="CharOverride-3">Rey</hi></p>
							<p rend="table ParaOverride-2" >    Bien podéis.</p>
							<p rend="table ParaOverride-2" ><hi rend="CharOverride-3">Laurencio</hi></p>
							<p rend="table ParaOverride-2" >Aunque no me lo mandéis,</p>
							<p rend="table ParaOverride-2" >me parece que es razón.</p>
							<p rend="table ParaOverride-2" >Sois allá los cortesanos</p>
							<p rend="table ParaOverride-2" >muy amigos de negar</p>
							<p rend="table ParaOverride-2" >las sillas [...]</p>
						</cell>
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella CellOverride-1"/>
					</row>
				
			</table><p rend="text" ><hi>In questo momento, nella commedia di Lope il re Pedro chiede una sedia, quasi recriminando gli abitanti della casa per non avergliela offerta spontanea­mente. Nel dramma di Adriani, invece, il re si mostra più umile, inizialmente rifiutando la sedia offertagli dal Marchese per non arrecargli disturbo. Il carattere del sovrano, dunque, si presenta in modo molto più positivo nel testo di Adriani, dove assume i tratti di un sovrano esemplare, evitando l</hi><hi>’immagine di re tirannico che Lope invece costruisce.</hi></p><p rend="text" ><hi>Proprio sul carattere del sovrano e della sua corte si discute anche in questa scena. In entrambe le commedie gli abitanti del villaggio e il re discutono sulla fama tirannica del monarca, con particolare riferimento alle numerose esecuzioni compiute in nome della sua ‘giustizia’, senza sapere che il loro interlocutore è proprio il sovrano:</hi></p><table rend="Nessuno-stile-tabella TableOverride-1" xml:id="table005">
				<!--<colgroup>-->
					<!--<col
  class="_idGenTableRowColumn-1">--><!--</col>-->
					<!--<col
  class="_idGenTableRowColumn-1">--><!--</col>-->
				<!--</colgroup>-->
				
					<row rend="Nessuno-stile-tabella _idGenTableRowColumn-2">
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella CellOverride-1">
							<p rend="table" >Lope, <hi rend="italic">La carbonera, </hi>vv. 607-638</p>
						</cell>
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella CellOverride-1">
							<p rend="table ParaOverride-5" >Adriani, <hi rend="italic">La Cleomira</hi>, I.14.19-24.; ff. 28r-28v</p>
						</cell>
					</row>
					<row rend="Nessuno-stile-tabella _idGenTableRowColumn-6">
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella CellOverride-1">
							<p rend="table" ><hi rend="CharOverride-3">Rey</hi></p>
							<p rend="table" >[...] siendo un rey justiciero,</p>
							<p rend="table" >luego dicen que es cruel.</p>
							<p rend="table" ><hi rend="CharOverride-3">bras</hi></p>
							<p rend="table" >Mirad, señor, bien sabemos,</p>
							<p rend="table" >y el cura nos lo predica,</p>
							<p rend="table" >que tiene el divino acuerdo</p>
							<p rend="table" >la josticia y la piedad</p>
							<p rend="table" >en igual balanza y peso.</p>
							<p rend="table" >Pero vemos que se inclina </p>
							<p rend="table" >más a la piedad, y vemos</p>
							<p rend="table" >que no pierde su josticia.</p>
							<p rend="table" >Este don Pedro es tan bueno,</p>
							<p rend="table" >que no puede ser mejor;</p>
							<p rend="table" >mas es hombre tan soberbio,</p>
						</cell>
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella CellOverride-1">
							<p rend="table ParaOverride-5" ><hi rend="CharOverride-3">Marchese</hi></p>
							<p rend="table ParaOverride-6" >[...] troppo diverso dal mio è il genio di Rodrigo (perdonate alla libertà del favellare poiché lontano dalla corte non conosco finzioni). Rodrigo tiene ministri che adulano il genio, non consigliano il buono, e quando un principe giunge a questo, diviene tiranno, né ha forza che l’arresti.</p>
							<p rend="table ParaOverride-5" ><hi rend="CharOverride-3">Re </hi></p>
							<p rend="table ParaOverride-5" >Per dar  luogo alla verità, Rodrigo è molto giusto.</p>
							<p rend="table ParaOverride-5" ><hi rend="CharOverride-3">Marchese</hi></p>
							<p rend="table ParaOverride-5" >Il sommo della giustizia è rigore ingiusto.</p>
							<p rend="table ParaOverride-5" ><hi rend="CharOverride-3">Re</hi></p>
							<p rend="table ParaOverride-5" >Deve farsi temere.</p>
						</cell>
					</row>
					<row rend="Nessuno-stile-tabella _idGenTableRowColumn-7">
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella CellOverride-1">
							<p rend="table" >que por cualquier niñería</p>
							<p rend="table" >contra su amor y respeto,</p>
							<p rend="table" >suele dar un pescozón.</p>
							<p rend="table" >¡Mal año, que por el suelo</p>
							<p rend="table" >ruedan setenta cabezas!</p>
							<p rend="table" ><hi rend="CharOverride-3">rey</hi></p>
							<p rend="table" >Si lo merecen sus yerros,</p>
							<p rend="table" >¿no es bien hecho?</p>
							<p rend="table" ><hi rend="CharOverride-3">bras</hi></p>
							<p rend="table" >       Sí, señor,</p>
							<p rend="table" >pero no todo es bien hecho.</p>
							<p rend="table" >Para matar a un lechón,</p>
							<p rend="table" >¿qué es un lechón?, un conejo,</p>
							<p rend="table" >le tiembla a un hombre la mano,</p>
							<p rend="table" >y este, señor, es tan fiero,</p>
							<p rend="table" >que, cual segador, derriba</p>
							<p rend="table" >altos y bajos al suelo.</p>
							<p rend="table" >[...]</p>
							<p rend="table" ><hi rend="CharOverride-3">bras</hi></p>
							<p rend="table" >Es valiente caballero,</p>
							<p rend="table" >¡vive Dios!, pero es cruel.</p>
						</cell>
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella CellOverride-1">
							<p rend="table ParaOverride-5" ><hi rend="CharOverride-3">Marchese</hi></p>
							<p rend="table ParaOverride-6" >Deve farsi amare ancora; che credete, che il sangue di tanti innocenti, che corre per le strade, le grida di tanti sventurati non piangano al cielo?</p>
							<p rend="table ParaOverride-6" ><hi rend="CharOverride-3">Re </hi></p>
							<p rend="table ParaOverride-6" >Siviglia col timore si governava.</p>
							<p rend="table ParaOverride-6" ><hi rend="CharOverride-3">Marchese</hi></p>
							<p rend="table ParaOverride-6" >Ma con quel timore che è figlio dell’affetto; il vassallaggio è un destriero molto gentile; con le sforzate s’inasprisce, alle continue percosse si stagna, ricalcitra, corre alla morte per non soffrire l’insolenze di chi poco sa maneggiarlo.</p>
						</cell>
					</row>
				
			</table><p rend="text" ><hi>Nel caso di Lope, il carbonaio Bras, pur riconoscendo i meriti del re, condanna fermamente la sua crudeltà. Nel dramma di Adriani, invece, emerge l’idea di un sovrano positivo, il quale sarebbe circondato da «ministri che adulano il genio» e che «non consigliano il buono». Questo aspetto segna una differenza cruciale tra le due opere, con Adriani che dipinge il suo re in una luce più benevola rispetto alla rappresentazione critica di Lope.</hi></p><p rend="text" ><hi>Un ulteriore elemento comune ai due testi è il riferimento a Granada. Sia l’innamorato della protagonista, D. Alfonso ne </hi><hi rend="italic">La Cleomira</hi><hi>, sia Juan ne </hi><hi rend="italic">La carbonera</hi><hi>, </hi><hi>menzionano il regno di Granada nel terzo atto, sebbene in circostanze diverse</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="xml_12.html#footnote-001">9</ref></hi></hi><hi>:</hi></p><table rend="Nessuno-stile-tabella TableOverride-1" xml:id="table006">
				<!--<colgroup>-->
					<!--<col
  class="_idGenTableRowColumn-1">--><!--</col>-->
					<!--<col
  class="_idGenTableRowColumn-1">--><!--</col>-->
				<!--</colgroup>-->
				
					<row rend="Nessuno-stile-tabella _idGenTableRowColumn-2">
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella CellOverride-1">
							<p rend="table ParaOverride-2" >Lope, <hi rend="italic">La carbonera</hi>, vv. 2545-2555</p>
						</cell>
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella CellOverride-1">
							<p rend="table ParaOverride-2" >Adriani, <hi rend="italic">La Cleomira</hi>, III.7.26; ff. 83v-84r</p>
						</cell>
					</row>
					<row rend="Nessuno-stile-tabella _idGenTableRowColumn-8">
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella CellOverride-1">
							<p rend="table ParaOverride-2" ><hi rend="CharOverride-3">Juan</hi></p>
							<p rend="table ParaOverride-2" >Señor, si os he de decir</p>
							<p rend="table ParaOverride-2" >el que con mayor firmeza</p>
							<p rend="table ParaOverride-2" >de lealtad os ha servido,</p>
							<p rend="table ParaOverride-2" >como lo dicen las flechas</p>
							<p rend="table ParaOverride-2" >de los muros de Granada	</p>
							<p rend="table ParaOverride-2" >y murallas de Antequera,</p>
							<p rend="table ParaOverride-2" >el que no dará favor</p>
							<p rend="table ParaOverride-2" >a quien obediencia os niega,</p>
							<p rend="table ParaOverride-2" >y tratará a vuestra hermana</p>
							<p rend="table ParaOverride-2" >con más amor y grandeza,</p>
							<p rend="table ParaOverride-2" >¿direlo con libertad?</p>
						</cell>
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella CellOverride-1">
							<p rend="table ParaOverride-2" ><hi rend="CharOverride-3">Don</hi> A<hi rend="CharOverride-3">lfonso</hi> </p>
							<p rend="table ParaOverride-2" ><hi>Vedete, amici, catastrofe di fortuna. Dove sono giti ora l’applausi, coi quali Siviglia celebrava il mio arrivo? queste cattene sono l’allori meritati all’aquisto di tante vittorie? Il rimbombo del giubilo resta sepolto nel silenzio d’una morte ignominiosa; l’amore d’un monarca con invitarmi al soglio, mi condanna al patibolo; l’espressioni d’un amico mi buttano nelle mani d’un manigoldo; perché vinsi più volte perdo ora la vita; perché fui fedele moro ora da traditore. Ditelo voi, che ben mille, e mille volte vedeste a caratteri di</hi></p>
						</cell>
					</row>
					<row rend="Nessuno-stile-tabella _idGenTableRowColumn-9">
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella CellOverride-1"/>
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella CellOverride-1">
							<p rend="table ParaOverride-2" >sangue autenticare l’immortalità della mia fede: ecco appunto il ritratto del Re, che con <hi>quest’anello</hi> mi donò quando il Regno di Granata al suo dominio portai, ritornatecelo da mia parte con dirli che ad altro più fortunato lo doni, poiché io non seppi inchiodare il cerchio della sorte, e già conosco che il ritratto del Re è un’ombra di favori, che presto svanisce.</p>
						</cell>
					</row>
				
			</table><p rend="text" ><hi>Nel caso di </hi><hi rend="italic">La carbonera</hi><hi>, il riferimento ha un antecedente chiaro, sia nella commedia che nella storia da cui essa prende spunto. Nella commedia, fa riferimento all’immediato antefatto a cui si allude nella prima </hi><hi rend="italic">jornada</hi><hi>, in cui si parla del «moro granadino» (v. 10). Più importante è però il riferimento storico, dato che «muros de Granada» e «</hi><hi>murallas de Antequera» rimandano alle guerre contro il Regno di Granada che ebbero luogo durante il regno di Pedro I di Castiglia, concretamente fra il 1361 e il 1362. Nel caso del testo di Adriani, invece, il riferimento potrebbe essere considerato privo di fondamento e, anzi, contraddice altri elementi della commedia. All’inizio de </hi><hi rend="italic">La Cleomira</hi><hi>, Alfonso torna vittorioso da una guerra, il che gli vale il titolo di Almirante di Castiglia, ma non viene mai specificato il teatro del conflitto. Prima di sapere che Alfonso è tornato in città, Cleomira si lamenta perché «fu costretto il mio caro Alfonso a partire per Aragona contro li sollevati di quel Regno» (I.4.28; f. 9</hi><hi rend="italic">r</hi><hi>). Dunque, si aprirebbe la possibilità di considerare il riferimento a Granada ne </hi><hi rend="italic">La Cleomira</hi><hi> un errore di Adriani.</hi></p><p rend="text" ><hi>Se accettiamo l’ipotesi che la commedia </hi><hi rend="italic">La Cleomira</hi><hi> possa derivare da </hi><hi rend="italic">La carbonera</hi><hi>, alla luce dei dati finora esposti, dobbiamo considerare che i cambiamenti nel contenuto siano probabilmente il risultato della volontà di Adriani di adattare l</hi><hi>’argomento alla tradizione e alle convenzioni italiane. È utile ricordare che, in </hi><hi rend="italic">La</hi><hi> </hi><hi rend="italic">carbonera</hi><hi>, veniva introdotto il personaggio del carbonaio Bras, di condizione sociale inferiore rispetto alla protagonista, ma che, a un certo punto, si avvicina alla possibilità di sposarla. Un tale scenario sarebbe stato, tuttavia, decisamente anomalo nel contesto della tradizione italiana, che tende ad evitare qualsiasi disuguaglianza sociale nei legami amorosi tra innamorati, promuovendo, al contrario, l’omogeneità sociale. È plausibile, dunque, che Adriani abbia scelto di omettere l’intera vicenda legata a Bras, concentrandosi invece su altri personaggi maschili di rango nobile e introducendo un secondo personaggio femminile.</hi></p><p rend="text" ><hi>Infatti, nella commedia di Lope, c’era soltanto una donna nobile innamorata, mentre ne </hi><hi rend="italic">La Cleomira</hi><hi> di Adriani ne riscontriamo due, un cambiamento che potrebbe riflettere l’intento di seguire le convenzioni della commedia italiana, la quale solitamente prevede l’intrecciarsi delle storie d’amore di due coppie di innamorati. In tal senso, Adriani crea il personaggio di Leonora, che, se consideriamo un collegamento diretto con la commedia di Lope, potrebbe essere vista come una rielaborazione del personaggio principale di </hi><hi rend="italic">La carbonera</hi><hi>. Così, Cleomira potrebbe ricoprire il ruolo della figura antagonista del re e acquisire l’identità di Laura, mentre Leonora, il cui nome richiama quello di Leonor, appare sin dall’inizio nella posizione di sorella del sovrano.</hi></p><p rend="text" ><hi>Va sottolineato che, in ambito italiano, esiste almeno una traduzione o riadattamento della commedia </hi><hi rend="italic">La carbonera – </hi><hi>testo che peraltro ebbe un considerevole successo all</hi><hi>’epoca –, rappresentato da </hi><hi rend="italic">Negli sdegni gli amori</hi><hi> di Carlo Celano, un testo che si colloca temporalmente e spazialmente molto vicino alla nostra </hi><hi rend="italic">Cleomira</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="xml_12.html#footnote-000">10</ref></hi></hi><hi>. Potrebbe dunque sorgere l’ipotesi che Adriani abbia conosciuto </hi><hi rend="italic">La carbonera</hi><hi> attraverso quest’opera. Tuttavia, un’analisi comparativa dei tre testi sembra smentire tale ipotesi, poiché Celano cambia il nome di tutti i suoi personaggi. Se si volesse sostenere questa teoria, bisognerebbe attribuire alla casualità la scelta di Adriani, ad esempio, di mantenere i nomi di Leonora o Enrico.</hi></p><p rend="text" ><hi>In definitiva, con i dati fin qui esposti, ci sembra plausibile affermare che Adriani, molto probabilmente, conosceva il testo di Lope, che avrebbe preso come punto di partenza per l’elaborazione di questa sua commedia. L</hi><hi>’analisi del confronto tra </hi><hi rend="italic">La Cleomira</hi><hi> e </hi><hi rend="italic">La carbonera</hi><hi> di Lope de Vega, insieme ad altri riferimenti, consente di affermare che la commedia di Adriani mostra chiaramente una forte ispirazione dalla tradizione teatrale spagnola, in particolare dal dramma di Lope. Sebbene </hi><hi rend="italic">La Cleomira</hi><hi> non rappresenti una traduzione fedele, possiamo riscontrare numerosi parallelismi nelle strutture narrative e nei temi trattati. </hi><hi rend="italic">La Cleomira</hi><hi> rappresenta un esempio di come un autore italiano abbia saputo reinterpretare e adattare i temi e le strutture della commedia spagnola, creando un’opera che, pur mantenendo tracce evidenti dell’influenza di Lope de Vega, si distingue per l’adozione di convenzioni e modelli tipici della tradizione teatrale italiana; insomma, che Adriani abbia aderito, come indicavamo all’inizio, «al modo nostro di recitare».</hi></p><div><head><hi>Riferimenti bibliografici</hi></head><p rend="bib_indx_bib" >Adriani, Placido. 1720. <hi rend="italic">Mano Bianca non Offende | Opera | di Don Plicado Daniria d’Vclac | Dall’istesso trasportata dallo | spagnolo | 1720</hi>, Biblioteca di San Pietro di Perugia, coll. C. M. 90.</p><p rend="bib_indx_bib" >Adriani, Placido. 1725. <hi rend="italic">Nella Morte i Trionfi | Ouero | L’Offesa Vendicata | Opera Tragica | Trasportata dallo spagnuolo da D. | Plicado Daniria di Vclac | 1725</hi>, Biblioteca di San Pietro di Perugia, coll. C. M. 91.</p><p rend="bib_indx_bib" >Adriani, Placido. 1726. <hi rend="italic">La Cleomira | Overo | Trà Perigli la Sicurezza | Opera | Trasportata dallo spagnuolo da D. | Plicado Daniria d’Vclac | 1726</hi>, Biblioteca di San Pietro di Perugia, coll. C. M. 92.</p><p rend="bib_indx_bib" >Adriani, Placido. 1734-1739. <hi rend="italic">Selva, ovvero zibaldone di concetti comici, raccolti da don Placido Adriani</hi>, Biblioteca comunale Augusta di Perugia, A. 19.</p><p rend="bib_indx_bib" >Gallo, Valentina. 1998. <hi rend="italic">La Selva di Placido Adriani: la commedia dell’arte nel Settecento</hi>. Roma: Bulzoni.</p><p rend="bib_indx_bib" >Gregores Pereira, Paula. 2025. “Fra le commedie d’ispirazione spagnola di Placido Adriani: <hi rend="italic">Mano bianca non offende</hi>”. <hi rend="italic">Quaderns d’Italià</hi> 30, in corso di stampa.</p><p rend="bib_indx_bib" >Lepore, Claudio. 1984. “Comunicazioni su nuovi ritrovamenti relativi a Placido Adriani”. <hi rend="italic">Quaderni di Teatro, </hi>IV, 24: 153-63.</p><p rend="bib_indx_bib" >Magnaghi, Serena. 2015. “La comicidad rústica de <hi rend="italic">La carbonera</hi> de Lope de Vega en la adaptación napolitana de <hi rend="italic">Negli sdegni gli amori, overo La carboniera</hi> de Carlo Celano”. In <hi rend="italic">El patrimonio del teatro clásico español: actualidad y perspectivas. Homenaje a Francisco Ruiz Ramón</hi>, a cura di Germán Vega García-Luengos, Héctor Urzáiz e Pedro Conde, 209-55. Valladolid / Olmedo: Universidad de Valladolid / Olmedo Clásico.</p><p rend="bib_indx_bib" >Urzáiz Tortajada, Héctor. 2002. <hi rend="italic">Catálogo de autores teatrales del siglo XVII</hi>, 2 voll. Madrid: Fundación Universitaria Española.</p><p rend="bib_indx_bib" >Vega Carpio, Lope de. 1968. <hi rend="italic">La carbonera</hi>. In <hi rend="italic">Obras de Lope de Vega, XXI</hi>, a cura di Marcelino Menéndez y Pelayo. Madrid: Atlas (BAE, CCXII), 209-55. <ref target="https://artelope.uv.es/biblioteca/textosAL/AL0544_LaCarbonera.php">https://artelope.uv.es/biblioteca/textosAL/AL0544_LaCarbonera.php</ref></p><p rend="bib_indx_bib" >Vega Carpio, Lope de. 1930. <hi rend="italic">El hijo de los leones</hi>. In <hi rend="italic">Obras de Lope de Vega, XII, </hi>a cura di Emilio Cotarelo, 269-98. Madrid: RAE.</p><list type="ordered">
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="xml_12.html#footnote-009-backlink">1</ref></hi><hi>	</hi><hi>Il presente articolo si inquadra tra le attività realizzate dal progetto ArpreGo (</hi><hi rend="italic">Archivio del Teatro Pregoldoniano</hi><hi>; PID2023-148944NB-I00, 2024-2028), finanziato dal </hi><hi rend="italic">Ministerio de Ciencia, Innovación y Universidades </hi><hi>e il FEDER, e dal </hi><hi rend="italic">Grupo de Referencia Competitiva</hi><hi> CALDERÓN (GI-1377) dell’</hi><hi rend="italic">Universidade de Santiago de Compostela</hi><hi> finanziato dal Plan Galego IDT della Xunta de Galicia per il periodo 2023-2026, rif. ED431C 2023/06. Si inquadra altresì fra le attività del progetto di tesi dottorale intitolato </hi><hi rend="italic">La questione dei generi nella drammaturgia italiana del XVII e XVIII secoli</hi><hi>, diretto dal prof. Javier Gutiérrez Carou</hi><hi rend="italic"> </hi><hi>e finanziato da un’</hi><hi rend="italic">Ayuda para la Formación del Profesorado Universitario</hi><hi> (FPU22/00595) del Ministerio de Universidades.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="xml_12.html#footnote-008-backlink">2</ref></hi><hi>	</hi><hi>Il primo a portare alla luce questi testi è stato Claudio Lepore (1984), che rileva anche un quarto dramma: </hi><hi rend="italic">I due Costantini </hi><hi>(C. M. 89). Sull’«esordio drammatico» di Placido Adriani in ambienti napoletani (concretamente nel monastero di Montecassino nel 1711) e sulla sua vita come «tea­trante completo» si vedano, rispettivamente, Gallo (1998, 15-36) e Lepore (1984, 154-63).</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="xml_12.html#footnote-007-backlink">3</ref></hi><hi>	</hi><hi>Su questo argomento, cfr. Gregores Pereira (2025).</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="xml_12.html#footnote-006-backlink">4</ref></hi><hi>	</hi><hi>Mentre nel frontispizio de </hi><hi rend="italic">La Cleomira </hi><hi>Adriani firma con pseudonimo, nell’atto primo si ripete in numerose occasioni il riferimento all</hi><hi>’autore, di solito in calce ai fogli e forse come segno per identificare i quaderni: «P. D. Placido Adriani di Lucca» nei ff. 4r, e 15r, ma anche varianti come «D. Placido Adriani» nel f. 22r o «D. Placido di Lucca» nel f. 18r o nel f. 20v, «D. Placido». Paradossalmente però, dal secondo atto in avanti si insiste invece nell’eliminazione degli elementi che identificano l’autore, situazione che vediamo alla fine dell’atto secondo, in cui compare cancellata un’indicazione di fine atto che conteneva il nome dell’autore in cui si leggeva «Atto secondo de </hi><hi rend="italic">La Cleomira</hi><hi> di D. Placido Adriani».</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="xml_12.html#footnote-005-backlink">5</ref></hi><hi>	</hi><hi>Valentina Gallo, che dedica qualche parola alle commedie di origine spagnola di Adriani, parla così de </hi><hi rend="italic">La Cleomira</hi><hi>: «L’intreccio, movimentato da rapimenti e duelli, si avvale di una scenografia complessa e ingegnosa. Vale la pena di sottolineare alcuni tratti originali: innanzitutto la centralità del personaggio femminile, su cui viene focalizzato il patetismo della trama; la figura comica della vecchia che si finge giovane e che spera di ottenere le grazie di Narzurro (</hi><hi rend="italic">sic.</hi><hi>) servo napoletano; e la comicità grossolana dei servi e dei loro amori» (Gallo 1998, 20).</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="xml_12.html#footnote-004-backlink">6</ref></hi><hi>	</hi><hi>Oltre l’esplicito riferimento nel passo con cui abbiamo aperto questa comunicazione, Adriani rifà in forma di canovaccio la commedia </hi><hi rend="italic">La discreta enamorada</hi><hi>, che compare nella sua </hi><hi rend="italic">Selva </hi><hi>come </hi><hi rend="italic">L’innamorata scaltra</hi><hi> (Gallo 1998, 17-18).</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="xml_12.html#footnote-003-backlink">7</ref></hi><hi>	</hi><hi>Citiamo dall’edizione digitale reperibile nel sito web </hi><hi rend="italic">Artelope</hi><hi> e indicata in bibliografia.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="xml_12.html#footnote-002-backlink">8</ref></hi><hi>	</hi><hi>L’unico altro riferimento che abbiamo riscontrato riferito in cui il </hi><hi rend="italic">lauro</hi><hi> è adoperato nell’elogio della bellezza della dama chiamata Laura si trova in </hi><hi rend="italic">El hijo de los leones</hi><hi>, in cui il villano Faquín esclama, ma con un uso totalmente diverso del termine: «Ya que vuestro padre es ido, / Laura hermosa, más que el prado / de campanillas bordado / y de laureles ceñido, / por muchos años seáis / la reina de muesa aldea, / aunque no ha de haber quien crea / que en estos montes estáis» (vv. 1147-1154; adoperiamo per le citazioni l’edizione riprodotta in </hi><hi rend="italic">Artelope</hi><hi>: Vega 1930, 269-298).</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="xml_12.html#footnote-001-backlink">9</ref></hi><hi>	</hi><hi>Alfonso si sta lamentando, in carcere e mentre aspetta la sua condanna per aver aiutato Cleomira, mentre che nel caso di Juan, il ricordo delle vittorie è funzionale a chiedere Leonor in matrimonio.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="xml_12.html#footnote-000-backlink">10</ref></hi><hi>	</hi><hi>Sul rapporto fra il dramma di Celano e il suo ipotesto, cfr. Magnaghi (2015).</hi></p></item>
				</list><p rend="editorial_metadata_author" >Paula Gregores Pereira, University of Santiago de Compostela, Spain, <ref target="mailto:paula.gregores.pereira@usc.es">paula.gregores.pereira@usc.es</ref>, <ref target="https://orcid.org/0000-0001-5811-6979">0000-0001-5811-6979</ref></p><p rend="editorial_metadata_polices" >Referee List (DOI 1<ref target="https://doi.org/10.36253/fup_referee_list">0.36253/fup_referee_list</ref>)</p><p rend="editorial_metadata_polices" >FUP Best Practice in Scholarly Publishing (DOI <ref target="https://doi.org/10.36253/fup_best_practice">10.36253/fup_best_practice</ref>)</p><p rend="editorial_metadata_book" >Paula Gregores Pereira, <hi rend="italic">Lope nel primo Settecento: Echi ‘aurei’ nella produzione drammatica di Placido Adriani,</hi> © Author(s), <ref target="http://creativecommons.org/licenses/by/4.0/legalcode">CC BY 4.0</ref>, DOI <ref target="https://doi.org/10.36253/979-12-215-0857-4.12">10.36253/979-12-215-0857-4.12</ref>, in Fausta Antonucci, Salomé Vuelta García (edited by), <hi rend="italic">La recepción del teatro clásico español en Europa (siglos XVII-XVIII)</hi>, pp. -135, 2026, published by Firenze University Press, ISBN 979-12-215-0857-4, DOI <ref target="https://doi.org/10.36253/979-12-215-0857-4">10.36253/979-12-215-0857-4</ref></p></div></div>
      
      <div>
        <listBibl>
          <head>References</head>
          <bibl n="214453">Adriani, Placido. 1720. Mano Bianca non Offende | Opera | di Don Plicado Daniria d’Vclac | Dall’istesso trasportata dallo | spagnolo | 1720, Biblioteca di San Pietro di Perugia, coll. C. M. 90.</bibl>
          <bibl n="214410">Adriani, Placido. 1725. Nella Morte i Trionfi | Ouero | L’Offesa Vendicata | Opera Tragica | Trasportata dallo spagnuolo da D. | Plicado Daniria di Vclac | 1725, Biblioteca di San Pietro di Perugia, coll. C. M. 91.</bibl>
          <bibl n="214434">Adriani, Placido. 1726. La Cleomira | Overo | Tr&amp;#224; Perigli la Sicurezza | Opera | Trasportata dallo spagnuolo da D. | Plicado Daniria d’Vclac | 1726, Biblioteca di San Pietro di Perugia, coll. C. M. 92.</bibl>
          <bibl n="214553">Adriani, Placido. 1734-1739. Selva, ovvero zibaldone di concetti comici, raccolti da don Placido Adriani, Biblioteca comunale Augusta di Perugia, A. 19.</bibl>
          <bibl n="214733">Gallo, Valentina. 1998. La Selva di Placido Adriani: la commedia dell’arte nel Settecento. Roma: Bulzoni.</bibl>
          <bibl n="214531">Gregores Pereira, Paula. 2025. “Fra le commedie d’ispirazione spagnola di Placido Adriani: Mano bianca non offende”. Quaderns d’Itali&amp;#224; 30, in corso di stampa.</bibl>
          <bibl n="214664">Lepore, Claudio. 1984. “Comunicazioni su nuovi ritrovamenti relativi a Placido Adriani”. Quaderni di Teatro, IV, 24: 153-63.</bibl>
          <bibl n="214251">Magnaghi, Serena. 2015. “La comicidad r&amp;#250;stica de La carbonera de Lope de Vega en la adaptaci&amp;#243;n napolitana de Negli sdegni gli amori, overo La carboniera de Carlo Celano”. In El patrimonio del teatro cl&amp;#225;sico espa&amp;#241;ol: actualidad y perspectivas. Homenaje a Francisco Ruiz Ram&amp;#243;n, a cura di Germ&amp;#225;n Vega Garc&amp;#237;a-Luengos, H&amp;#233;ctor Urz&amp;#225;iz e Pedro Conde, 209-55. Valladolid / Olmedo: Universidad de Valladolid / Olmedo Cl&amp;#225;sico.</bibl>
          <bibl n="214653">Urz&amp;#225;iz Tortajada, H&amp;#233;ctor. 2002. Cat&amp;#225;logo de autores teatrales del siglo XVII, 2 voll. Madrid: Fundaci&amp;#243;n Universitaria Espa&amp;#241;ola.</bibl>
          <bibl n="214413">Vega Carpio, Lope de. 1968. La carbonera. In Obras de Lope de Vega, XXI, a cura di Marcelino Men&amp;#233;ndez y Pelayo. Madrid: Atlas (BAE, CCXII), 209-55. https://artelope.uv.es/biblioteca/textosAL/AL0544_LaCarbonera.php</bibl>
          <bibl n="214646">Vega Carpio, Lope de. 1930. El hijo de los leones. In Obras de Lope de Vega, XII, a cura di Emilio Cotarelo, 269-98. Madrid: RAE.</bibl>
        </listBibl>
      </div>
    </body>
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</TEI>