<?xml version="1.0" encoding="utf-8" standalone="yes"?>
<TEI xmlns="http://www.tei-c.org/ns/1.0">
  <teiHeader>
    <fileDesc>
      <titleStmt>
        <title type="main" level="a">La prima vicenda del calcioscommesse in Italia (1980)</title>
        <author>
          <persName n="1">
            <forename>Massimo</forename>
            <surname>Bianchi</surname>
            <placeName type="affiliation">University of Siena, Italy</placeName>
          </persName>
        </author>
        <respStmt>
          <resp>This is a section of <title>Il diritto sportivo tra autonomia e antinomie</title>(DOI: <idno type="DOI">10.36253/979-12-215-0887-1</idno>) by </resp>
          <name>Roberto Borrello, Antonio Riviezzo</name>
        </respStmt>
      </titleStmt>
      <publicationStmt>
        <publisher>Firenze University Press, USiena Press</publisher>
        <pubPlace>Florence</pubPlace>
        <date when="2025">2025</date>
        <idno type="DOI">https://doi.org/10.36253/979-12-215-0887-1.05</idno>
        <availability>
          <p>Available for academic research purposes</p>
          <p>Open Access</p>
          <p>Copyright Author(s)</p>
          <licence source="text" target="https://creativecommons.org/licenses/by/4.0/legalcode">
            <p>Content licence CC BY 4.0</p>
          </licence>
          <licence source="metadata" target="https://creativecommons.org/publicdomain/zero/1.0/legalcode">
            <p>Metadata licence CC0 1.0</p>
          </licence>
        </availability>
      </publicationStmt>
      <sourceDesc>
        <p>This is original content, published for academic research purposes</p>
      </sourceDesc>
    </fileDesc>
    <encodingDesc>
      <appInfo>
        <application version="2.2" ident="Booksflow">
          <desc>Digital edition XML powered by Booksflow</desc>
        </application>
      </appInfo>
    </encodingDesc>
    <profileDesc>
      <textClass>
        <keywords>
          <list>
            <item>scandal</item>
            <item>football</item>
            <item>gambling</item>
            <item>football pool</item>
            <item>sports justice</item>
          </list>
        </keywords>
      </textClass>
    </profileDesc>
  </teiHeader>
  <text>
    <body>
      <p>It is available online at https://doi.org/10.36253/979-12-215-0887-1.05<ref target="https://doi.org/10.36253/979-12-215-0887-1.05" /></p>
      <div><head>La prima vicenda del calcioscommesse in Italia (1980)</head><p rend="h1_author">Massimo Bianchi</p><p rend="h1_indexAbstract" ><hi rend="bold">Sommario</hi><hi rend="CharOverride-1">: 1. </hi>Lo scandalo Allemandi nel 1926/1927. – 2. Bologna-Napoli 1947/1948. – 3. Gli scandali degli anni Cinquanta. – 3.1. Il caso Milan. – 3.2. Il caso Udinese. – 3.3. Il caso Atalanta. – 4. Gli anni Sessanta. – 4.1. Il caso Genoa. – 4.2. Il caso della schedina del Totocalcio. – 5. Gli anni Settanta. – 5.1. Il caso Foggia. – 6. Lo scandalo Totonero. – Appendice: I. Denuncia di Massimo Cruciani alla Procura di Roma del 1° marzo 1980. – II. Memoriale Alvaro Trinca su <hi rend="italic">L’Espresso</hi> del 13 aprile 1980.</p><p rend="h1_indexAbstract" ><hi rend="bold">Abstract</hi>: Lo scandalo del Calcioscommesse scoppiato nei primi mesi del 1980, seppure sia stato quello che nella memoria collettiva ha lasciato i ricordi più dispiacevoli, soprattutto per la notorietà di squadre e calciatori coinvolti, non fu però il primo scandalo del genere del nostro calcio. Tra il periodo fascista, quando il calcio inizia a essere veramente un fenomeno di massa, e gli anni Ottanta vi sono state una serie di partite ‘truccate’ che hanno sporcato l’immagine del nostro sport più conosciuto, a partire dallo scandalo che coinvolse il terzino della Juventus e della Nazionale Luigi Allemandi nella stagione 1926-1927. Il contributo analizza questo lungo periodo, contrassegnato dalle vicende che tra gli anni Cinquanta e Settanta coinvolsero importanti club come Milan, Udinese, Atalanta, Genoa e Foggia, per poi affrontare lo scandalo delle scommesse clandestine all’origine del primo grande processo sportivo della nostra storia.</p><p rend="h1_indexAbstract" ><hi rend="bold">Parole chiave</hi>: scandalo, calcio, scommesse, Totocalcio, giustizia sportiva</p><div><head>1. Lo scandalo Allemandi nel 1926/1927</head><p rend="text">Lo scandalo calcio scommesse scoppiato nei primi mesi del 1980, seppure sia stato quello che nella memoria collettiva ha lasciato i ricordi più dispiacevoli, soprattutto per la notorietà di squadre e calciatori coinvolti, non fu però il primo scandalo del genere del nostro calcio. Tra il periodo fascista, quando il calcio inizia a essere veramente un fenomeno di massa, e gli anni Ottanta vi sono state una serie di partite ‘truccate’ che hanno sporcato l’immagine del nostro sport nazionale. </p><p rend="text">Il primo che la storiografia ricorda è quello dell’anno 1926-1927 e protagonista fu un forte terzino della Juventus e della nazionale: Luigi Allemandi.</p><p rend="text">La partita incriminata è il Derby della Mole del 5 giugno 1927, dove le due compagini torinesi si sfidavano per raggiungere sia il primato cittadino sia la prima posizione della ‘poule scudetto’ e quindi il titolo di campione d’Italia. Il referto della partita dice 2 a 1 per il Torino con una partita molto intensa e divertente che ha visto i ‘granata’ ribaltare il risultato dopo essere passati in svantaggio.</p><p rend="text">Non c’erano minimamente i sentori di una partita ‘aggiustata’, ma nei giorni successivi, il quotidiano milanese <hi rend="italic">Sport</hi>, scrisse di una presunta <hi rend="italic">combine </hi>tentata dai dirigenti del Torino con la collaborazione dello juventino Allemandi per favorire i ‘granata’. Nonostante si fosse in pieno periodo fascista, la notizia venne riportata anche su un altro settimanale sportivo romano <hi rend="italic">Tifone</hi><hi rend="CharOverride-3"> </hi>(Carbone 2003). Il regime aveva puntato con decisione sul calcio come mezzo per la creazione del consenso e per controllare le masse; quindi, doveva essere pulito e senza macchie. Gli organi preposti furono mobilitati perché si arrivasse a delle condanne esemplari per i colpevoli. Condanne che arrivarono già nel novembre 1927:</p><quote rend="quotation_b">Il Direttorio federale conferma le precedenti decisioni e squalifica a vita Luigi Allemandi, della cui colpevolezza è stata pienamente raggiunta la prova; richiama il giocatore Munerati a una più esatta comprensione dei suoi doveri in quanto un calciatore tesserato non può accettare doni di qualsiasi entità o natura da iscritti ad altre società; deplora e proibisce il malcostume delle scommesse anche di lieve cifra, specie quelle tenute contro le sorti dei propri colori e ammonisce il calciatore Pastore, lieto di constatare come l’episodio che ha dato luogo alle accennate sanzioni sia circoscritto a un solo giocatore e non possa quindi gettare ombra né onta sulla grande massa dei calciatori italiani (Ordine 2002).</quote><p rend="text">La vicenda parte dalla raccomandazione del patron del Torino, il Conte Marone Cinzano, di predisporre tutto quanto fosse necessario perché la squadra si assicurasse la vittoria nel derby. Ancora oggi non sappiamo se sia stato Cinzano a chiedere esplicitamente di truccare la partita oppure se le sue parole siano state male interpretate dai suoi collaboratori; tuttavia, un dirigente della squadra granata, Guido Nani, per interposta persona, lo studente di ingegneria Giovanni Gaudioso, che risiedeva nella stessa pensione, in piazzetta Madonna degli Angeli<hi rend="notes_number CharOverride-4"><hi><ref target="xml_05.html#footnote-013">1</ref></hi></hi>, in cui viveva anche Allemandi (Felici 2011, 11), tentò di approcciare il terzino bianconero. Allemandi si dimostrò interessato e promise un atteggiamento ‘morbido’ in campo in cambio di 50.000 lire. Nani accettò e versò la prima metà del premio pattuito, la seconda parte sarebbe stata corrisposta al giocatore solo se l’esito dell’incontro fosse stato a favore del Torino. </p><p rend="text">Come detto in precedenza il Torino vinse la partita ma il comportamento in campo di Allemandi non sfuggì a Nani; infatti, il terzino della Juventus fu uno di quelli che si batté con più vigoria mantenendo un comportamento contrario all’accordo. Quindi, il dirigente del Torino si rifiutò di pagare ad Allemandi anche la seconda metà del premio pattuito. Allemandi, reclamò le 25.000 lire rimanenti, a Giovanni Gaudioso, in un incontro carico di tensione nella pensione dove risiedeva; tuttavia, un giornalista del <hi rend="italic">Tifone</hi>, Romano Ferminelli, alloggiava proprio nella stanza accanto a quella di Allemandi e poté ascoltare la conversazione. </p><p rend="text">Le rivelazioni di Ferminelli fecero scattare l’inchiesta federale, guidata dal presidente della federazione, nonché podestà di Bologna, Leandro Arpinati. Egli era l’uomo scelto da Mussolini, nel 1926, per riformare il calcio italiano con il compito di utilizzare la popolarità di questo sport a favore del regime<hi rend="notes_number CharOverride-4"><hi><ref target="xml_05.html#footnote-012">2</ref></hi></hi>.</p><p rend="text">La svolta nelle indagini arrivò nell’estate del 1927, quando gli investigatori federali perquisirono le camere di Allemandi e Gaudioso, approfittando dell’assenza dei due, e trovarono nella stanza del calciatore dei frammenti di una lettera con la quale lo juventino reclamava la seconda parte del pagamento, sostenendo di aver aiutato il Torino a vincere la partita del 5 giugno. La lettera, pur rappresentando un pesante indizio a carico di Allemandi, tuttavia non era una prova di chiara colpevolezza del terzino della Juventus in quanto non si riusciva a capire chi fosse il destinatario e in ogni caso non era stata spedita visto che fu ritrovata distrutta.</p><p rend="text">Si decise quindi di interrogare i protagonisti della vicenda: Allemandi rimase nel più completo silenzio, come rivelerà in una intervista a <hi rend="italic">La Stampa Sera</hi> del 19 maggio 1976 (Moriondo 1976):</p><quote rend="quotation_b">La Federazione fece un’inchiesta molto discreta: allora la sede era a Bologna ed il capo era il gerarca Arpinati. Mi mandarono a chiamare, mi sottoposero ad un terzo grado, dissero che avevo preso venticinquemila lire prima della partita, e che poi mi ero arrabbiato perché, dopo aver perso, non mi avevano consegnato le altre venticinquemila. A me, proprio a me, tra i migliori in campo […] Arpinati mi dice: «Mi rincresce squalificare uno dei migliori calciatori italiani…».</quote><p rend="text">Alla domanda del giornalista sul perché non si fosse difeso davanti agli investigatori federali, Allemandi rispose: «Perché mi avevano detto di stare zitto, che tutto si sarebbe sistemato. E poi non avevo prove certissime in mano…».</p><p rend="text">Il dirigente del Torino, Nani, confessò invece quasi subito. Tuttavia, cercò di far ricadere l’intera colpa su sé stesso, cercando di scagionare sia il calciatore sia, soprattutto, il Torino. Disse che l’iniziativa corruttiva era stata la sua e di nessun altro dirigente della squadra e che era stato lui a contattare Gaudioso affinché intercedesse con Allemandi per la <hi rend="italic">combine. </hi></p><p rend="text">Davanti alla grinta e al fervore con cui vennero portate avanti le indagini, cedette anche il giovane studente Gaudioso, che raccontò agli investigatori federali l’intera faccenda. </p><p rend="text">La FIGC fu quindi in grado di pronunciare una dura sentenza già all’inizio del novembre 1927 (Caliceti 2001, 53-55):</p><quote rend="quotation_b">Il Direttorio Federale, accertato anche per confessione del dottor Nani, consigliere del Torino, che egli ha versato al signor Gaudioso, pure confesso, lire 25.000 destinate a taluno dei giocatori della Juventus per assicurare illegittimamente al Torino la vittoria nella gara del 5 giugno, delibera di togliere al Torino il titolo di campione assoluto d’Italia, per l’anno sportivo 1926-27.</quote><p rend="text">Come detto prima, Allemandi venne squalificato a vita così come tutti i più importanti dirigenti del Torino. La Juventus fu considerata parte lesa ma non le venne assegnata né la vittoria a tavolino in quel derby né tantomeno lo scudetto 1926/1927 che avrebbe vinto nel caso di vittoria nella stracittadina. Il titolo di campione d’Italia non venne assegnato nemmeno al Bologna, che era arrivata seconda stante al risultato del derby della Mole del 5 giugno 1927 di 2 a 1 per il Torino. Si utilizzò quindi una formula desueta per l’epoca, ma a cui gli appassionati di calcio si sono abituati dopo lo scandalo Calciopoli, ossia quella dello scudetto non assegnato. </p><p rend="text">La questione dello scudetto non assegnato è ancora oggi dibattuta: se lo disputano ancora sia il Torino, che sostiene di aver vinto il titolo ‘sul campo’ visto che l’esito della partita contro la Juventus non sembrava falsato in nessun modo dalle 50.000 lire promesse ad Allemandi, sia il Bologna, che invece essendo arrivata seconda avrebbe dovuto vincere il titolo in caso di non assegnazione ai ‘granata’. Su quest’ultimo punto già le cronache dell’epoca parlano di una sentenza estremamente dura contro il Torino proprio perché Arpinati, podestà di Bologna, avrebbe voluto favorire la squadra della sua città. In realtà, il 7 novembre 1927 Arpinati rilasciò questa dichiarazione alla <hi rend="italic">Gazzetta dello Sport</hi>:</p><quote rend="quotation_b">Il risultato dell’inchiesta è tale che ha riportato l’impressione precisa che talune partite di campionato abbiano falsato l’esito del campionato stesso. Il Bologna non avrà perciò il titolo tolto al Torino; il campionato 1926-27 non avrà il suo vincitore (Caliceti 2001)<hi rend="italic">.</hi></quote><p rend="text">La soluzione adottata fu quindi quella di non assegnare lo scudetto perché lo scandalo avrebbe riguardato anche altre partite, oltre a quella oggetto d’inchiesta e quindi il campionato era stato completamente falsato. Probabilmente ci fu anche la spinta di Mussolini per adottare una soluzione che non peggiorasse una situazione già particolarmente pesante per l’immagine dello sport nel regime.</p><p rend="text">La vicenda si risolse nell’aprile del 1928; infatti il 22 di quel mese, in occasione del Natale di Roma, il presidente del CONI, Lando Ferretti, concesse l’amnistia a tutti gli sportivi colpiti da sanzioni disciplinari e tra loro vi furono proprio Allemandi e tutta la dirigenza del Torino. </p><p rend="text">Questa prima vicenda di calcioscommesse, lontana per modalità e per quantità di denaro, dalla vicenda Totonero, è importante da tenere in considerazione sia perché è stata la prima adeguatamente documentata nel nostro sistema calcio, sia perché ha avuto dei risvolti curiosamente analoghi a quella del 1980. Dopo aver beneficiato dell’amnistia, Allemandi emerse come protagonista nella vittoria della nazionale italiana ai mondiali del 1934, un parallelo che inevitabilmente richiama alla mente il trionfo di Paolo Rossi in Spagna nel 1982. Inoltre, l’origine dello scandalo, ossia un patto non rispettato tra Guido Nani e il calciatore della Juventus, è molto simile a quanto avverrà tra la fine del 1979 e l’inizio del 1980 tra Trinca, Cruciani e i calciatori della Lazio: Wilson, Giordano, Manfredonia e Cacciatori. </p></div><div><head>2. Bologna-Napoli 1947/1948</head><p rend="text">Prima della serie di scandali legati alle scommesse che caratterizzeranno gli anni Cinquanta, ce n’è uno che spesso viene tralasciato dalla storiografia; la partita tra Bologna e Napoli del campionato 1947/1948.</p><p rend="text">Il Napoli era in una situazione sportiva e societaria disastrosa: la squadra doveva cercare di salvarsi quando ormai mancavano solo cinque giornate alla fine del campionato e la società era finita nelle mani del commissario straordinario Giuseppe Muscariello nel gennaio 1948 (Tramontano 1984, 55). Il Bologna, essendo a metà classifica, non aveva più nulla da chiedere al suo campionato.</p><p rend="text">Pertanto, vista le difficoltà sportive e societarie, Muscariello decise di combinare la partita tra i felsinei e i partenopei che si sarebbe svolta il 6 giugno al Comunale di Bologna a favore della propria squadra. Tramite un calciatore del Napoli, Luigi Ganelli, si arrivò a un incontro tra i rappresentanti delle due squadre; per il Napoli, vi erano Muscariello e Paolo Innocenti (ex calciatore del club partenopeo), per il Bologna il dirigente Genovesi, l’allenatore Fellsner e alcuni calciatori.</p><p rend="text">Le indagini non hanno permesso di risalire all’importo pattuito per la <hi rend="italic">combine</hi>, ma si accertò l’esistenza dell’illecito. Il Napoli, infatti, vinse quella gara uno a zero; tuttavia, non bastò ai partenopei per evitare la retrocessione sul campo.</p><p rend="text">La sentenza, dopo l’indagine della Lega, aveva stabilito la retrocessione d’ufficio per il Napoli (che era comunque sceso in B anche sul campo), la squalifica a vita per Muscariello e per Ganelli e poi squalifiche dai due ai tre mesi per alcuni calciatori del Bologna. In seguito, il presidente Muscariello venne riabilitato.</p></div><div><head>3. Gli scandali degli anni Cinquanta</head><div><head>3.1. Il caso Milan</head><p rend="text">Il primo dei casi di illecito registrati verso la metà degli anni Cinquanta fu quello che colpì, anche se come parte lesa come si appurerà alla fine, il Milan.</p><p rend="text">Il faccendiere Naldo Panciroli, tifoso del Milan, riuscì ad avvicinare l’attaccante della Spal Pietro Broccini (già campione d’Italia con l’Inter) in vista della partita tra la Spal e il Milan del campionato di Serie A 1954/1955 (23 gennaio 1955). Broccini, uomo più pericoloso dei ferraresi, doveva, secondo l’idea di Panciroli, mettere scarso impegno nella sfida con i ‘rossoneri’, tuttavia, l’attaccante ex Inter decide di riferire il tentativo di falsare la partita al proprio presidente Paolo Mazza, che girò la segnalazione alla Federazione. Venne fatto anche un tentativo per cogliere Panciroli in flagranza di reato, ma il faccendiere riuscì a evitare l’imboscata tesa dagli investigatori federali con l’aiuto dello stesso Broccini. </p><p rend="text">Il Milan pur essendo parte lesa, visto che nessun suo tesserato aveva preso parte alla faccenda, dovette, per la giustizia sportiva, dimostrare la propria estraneità ai fatti. Gli investigatori federali riuscirono a scoprire che più di una volta Panciroli aveva tentato di avvicinare i dirigenti milanisti per aggiustare le partite. In una occasione, lo stesso presidente Rizzoli lo aveva anche ricevuto e Panciroli aveva proposto di combinare le partite Atalanta-Milan e Milan-Catania. Rizzoli pur non ascoltando Panciroli, commise l’errore di non denunciare il tentativo corruttivo.</p><p rend="text">La Commissione di controllo federale, mentre indagava su Panciroli, scoprì anche che un socio del tifoso milanista, Antonio di Cunzo, aveva cercato di ottenere del denaro dal presidente del Bologna Renato Dall’Ara, dopo avergli rivelato movimenti sospetti in alcune partite del campionato. Il Bologna era una possibile candidata alla vittoria del titolo (il Milan restava la favorita), quindi Dall’Ara poteva essere molto interessato a scoprire se qualche partita dei rossoneri fosse stata manomessa. Dall’Ara non cedette alla tentazione e denunciò Di Cunzo alla Commissione di controllo, che però non avendo prove poteva solo vigilare con ancora più attenzione sulla regolarità del campionato.</p><p rend="text">Lo scandalo scoppiò quando il settimanale <hi rend="italic">Tifone</hi> (lo stesso dello scandalo Allemandi), venne in possesso di una lettera scritta da Panciroli e indirizzata al dirigente del Milan Busini, nella quale il faccendiere dava per fatto il tentativo di corruzione dell’attaccante della Roma Nyers per la partita Roma-Milan del dicembre 1954. Secondo il periodico romano, la lettera era in una borsa dove era presente anche del denaro che doveva servire per corrompere l’attaccante romanista. Tuttavia, la borsa fu sottratta a Panciroli e il ladro, dopo aver intascato i soldi, inviò la lettera al <hi rend="italic">Tifone</hi> per farla pubblicare.</p><p rend="text">La Commissione di controllo indagò in fretta sui dirigenti del Milan, ma siccome la lettera non arrivò mai a Busini e visto il furto Panciroli non riuscì a dare i soldi a Nyers, il caso Roma-Milan dovette essere archiviato. Stessa sorte toccò alle partite Atalanta-Milan e Spal-Milan.</p><p rend="text">Diverso fu il caso di Milan-Catania; il giocatore che Panciroli aveva tentato di corrompere era il portiere degli etnei Gino Pattini, che però alla fine della partita risultò migliore in campo nonostante la sconfitta del Catania. Le indagini portate avanti dalla Commissione di controllo accertarono che poco prima della partita Pattini decise di giocare regolarmente, ma provvide anche a vendere il suo silenzio a Panciroli sul tentativo di corruzione subito dallo stesso. Il tutto venne attestato da alcune lettere.</p><p rend="text">La Commissione di controllo si pronunciò sulla vicenda; il Milan venne ritenuto estraneo, il presidente Rizzoli venne ripreso perché non aveva denunciato i tentativi di Panciroli di combinare le gare e il portiere Pattini venne squalificato per un anno e mezzo.</p></div><div><head>3.2. Il caso Udinese</head><p rend="text">Nell’estate del 1955 la Commissione di controllo stava indagando sua una presunta <hi rend="italic">combine</hi> nella partita tra Pro Patria e Lazio del novembre 1954. Dalle indagini su questa gara non emerse nulla di importante visto che i calciatori della Lazio avevano rifiutato l’accordo; tuttavia, emerse, grazie al calciatore dei ‘biancocelesti’ Antonazzi, che la Pro Patria, nell’annata calcistica 1952/1953 si era lasciata corrompere dall’Udinese.</p><p rend="text">Era l’ultima giornata del campionato di Serie A 1952/1953, la Pro Patria era ultima e già praticamente retrocessa, mentre l’Udinese si giocava un posto in A con il Como che era più indietro in classifica di un solo punto. Il tabellone della giornata prevedeva l’incontro tra la Pro Patria e l’Udinese e quello tra la Fiorentina e il Como. L’andamento del match di Busto Arsizio vedeva i padroni di casa avanti per uno a zero alla fine del primo tempo, cosicché i dirigenti friulani corruppero negli spogliatoi l’intera squadra di casa. La partita terminò con il punteggio di tre a due per l’Udinese, una <hi rend="italic">combine </hi>che però si rivelò del tutto inutile visto la contemporanea sconfitta dal Como a Firenze. </p><p rend="text">Nonostante fossero ormai passati due anni da quella partita del maggio 1953, il giudice sportivo comminò pesanti penalizzazioni. L’Udinese fu retrocessa, anche se nella stagione 1954/1955 aveva duellato a lungo con il Milan per lo scudetto, tutti i calciatori della Pro Patria coinvolti in quella partita furono squalificati, mentre il club di Busto Arsizio non venne retrocesso perché contemporaneamente era scoppiato un altro scandalo che aveva portato alla retrocessione del Catania visto che un suo dirigente aveva corrotto in più di un’occasione un arbitro.</p></div><div><head>3.3. Il caso Atalanta</head><p rend="text">Dopo circa tre anni di relativa tranquillità, la Serie A fu scossa da un altro caso di calcioscommesse. La partita in oggetto è Padova-Atalanta del 30 marzo 1958 (stagione 1957/1958). Il Padova era secondo in classifica ed era guidata da Nereo Rocco, l’Atalanta, al contrario, era penultima con la prospettiva di giocarsi la salvezza in un delicato spareggio. La caratura delle due squadre era notevolmente diversa, ma quella partita finì per tre a zero a favore dei bergamaschi. </p><p rend="text">Il lunedì prima della partita, si ritrovarono nei pressi di Brescia Bepi Cesari, ex calciatore sia dell’Atalanta che del Padova, ed Eugenio Gaggiotti, un faccendiere che già in passato aveva cercato di combinare alcuni incontri e per questo motivo era stato inibito dalla FIGC. I due si spostarono in un ristorante dove ad attenderli c’era Renato Azzini calciatore del Padova. I tre si accordarono per la vittoria dell’Atalanta, anche perché Azzini aveva promesso uno scarso impegno.</p><p rend="text">La partita finì, come detto, secondo quanto pattuito, ma lo scandalo scoppiò solo per la denuncia della ex fidanzata di Azzini (Grigliè 1958). Inoltre, a distanza di qualche giorno dalla partita anche la Sampdoria, invischiata al pari dell’Atalanta nella lotta per non retrocedere, segnalò alla Commissione di controllo delle presunte irregolarità nella partita di Padova.</p><p rend="text">Ci fu un’inchiesta che coinvolse come testimoni, l’ex fidanzata di Azzini, la madre della ragazza, Nereo Rocco, l’allenatore del Milan Luigi Bonizzoni e un altro calciatore del Padova, Silvano Moro. Tutti vennero chiamati a testimoniare su un litigio che vi era stato negli spogliatoi durante la partita del 30 marzo 1958 tra Moro e Azzini con quest’ultimo accusato dal compagno di scarso impegno (Nani 1958).</p><p rend="text">La sentenza, arrivata il 29 giugno 1958, decretò la retrocessione dell’Atalanta che veniva fatta scivolare d’ufficio in ultima posizione, perdendo così la possibilità di giocarsi lo spareggio visto che sul campo era arrivata penultima, e la squalifica a vita per Renato Azzini.</p><p rend="text">Nel novembre del 1959, a seguito del ricorso di Azzini, la squalifica per il calciatore fu ridotta a due anni e l’Atalanta, nel frattempo tornata in Serie A, fu prosciolta dall’accusa di responsabilità oggettiva (<hi rend="italic">L’Unità</hi> 1959).</p></div></div><div><head>4. Gli anni Sessanta</head><div><head>4.1. Il caso Genoa</head><p rend="text">Il neocostituito Ufficio inchieste dovette subito confrontarsi con un tentativo di combinare una partita di Serie A, poi non andato completamente a buon fine, che si verificò nel campionato 1959/1960.</p><p rend="text">La partita in questione è Atalanta-Genoa, del 17 aprile 1960 e finita due a uno per i bergamaschi. L’Atalanta, essendo a metà classifica, non aveva particolari interessi per quella partita, mentre il Genoa, che doveva salvarsi, aveva un disperato bisogno di punti. La <hi rend="italic">combine </hi>era a favore del Genoa ma i piani di chi aveva tentato di modificare artificiosamente il risultato della gara fallirono, visto il risultato a favore dei ‘nerazzurri’. </p><p rend="text">Le indagini dell’Ufficio inchieste accertarono che l’ex calciatore Gino Cappello aveva contattato due ex compagni di squadra, che militavano all’epoca dei fatti con l’Atalanta, Angelo Boccardi e Giovanni Cattozzo, promettendo un milione di lire in cambio di un atteggiamento in campo particolarmente rilassato durante la partita contro il Genoa.</p><p rend="text">Cattozzo denunciò il fatto e la FIGC indagò; si scoprì che il presidente del Genoa, Fausto Gadolla, era già stato avvicinato diverse volte in stagione dal faccendiere Eugenio Gaggiotti, lo stesso del caso Padova-Atalanta, ma il presidente dei ‘rossoblù’ rifiutò sempre le <hi rend="italic">combine. </hi>Il problema principale per Gadolla fu quello di non denunciare immediatamente il fatto alla Federazione e nella sentenza la punizione per il club fu molto dura, accertando la responsabilità oggettiva. Il Genoa venne punito con una penalizzazione di 28 punti; tuttavia, nel campionato 1959/1960 ne aveva totalizzati solo 18, quindi gli altri 10 punti furono scontati nella stagione successiva in Serie B. Gino Cappello fu squalificato a vita anche se ormai si era già ritirato dal calcio giocato (Ferrari 1960).</p></div><div><head>4.2. Il caso della schedina del Totocalcio</head><p rend="text">Il presente episodio si riferisce al tentativo di coordinare una <hi rend="italic">combine</hi> di diverse partite del campionato italiano di Serie A durante la stagione 1960/1961, con l’obiettivo di conseguire un notevole profitto attraverso il Totocalcio. Tuttavia, sia gli sforzi volti a manipolare i risultati delle partite che le successive indagini condotte dalle autorità federali non produssero risultati significativi. Nonostante ciò, il caso merita particolare attenzione poiché rappresenta il più prossimo analogo ai fatti noti come <hi rend="italic">Totonero</hi>,<hi rend="italic"> </hi>visto che le partite furono truccate al fine di ottenere una vincita tramite le scommesse e non più solo a fini sportivi.</p><p rend="text">Un misterioso giornalista palermitano<hi rend="notes_number CharOverride-4"><hi><ref target="xml_05.html#footnote-011">3</ref></hi></hi> aveva iniziato a contattare alcuni portieri della Serie A al fine di ottenere dei risultati favorevoli alle sue giocate al Totocalcio. Il primo a essere contattato fu Bruschini del Lecco, che doveva favorire la vittoria del Bari nel match contro la sua squadra. Poi proseguì contattando Lido Vieri del Torino che doveva favorire la vittoria dell’Atalanta e Matteucci della Spal che doveva favorire la vittoria della Roma. La vincita alla schedina sarebbe stata suddivisa tra i tre portieri e il misterioso giornalista palermitano.</p><p rend="text">Le partite che si tentarono di combinare non finirono come previsto, la vincita non fu realizzata, il Bari che all’inizio sembrava dover esser punito per responsabilità oggettiva se la cavò senza nemmeno un punto di penalizzazione. I portieri coinvolti se la cavarono con delle squalifiche molto lievi solo per non aver denunciato il tentativo di corruzione.</p></div></div><div><head>5. Gli anni Settanta</head><div><head>5.1. Il caso Foggia</head><p rend="text">In occasione dell’ultima giornata di campionato, si disputava il 19 maggio 1974 Foggia-Milan. Giuseppe Affatato, dirigente del Foggia, su incarico del suo presidente Antonio Fesce, regalò alla terna arbitrale degli orologi. L’arbitro della partita, Gino Menicucci rifiutò il regalo dei pugliesi che tuttavia anche a fine partita cercarono di consegnare i preziosi oggetti ai giudici di gara. Il tutto avvenne a spogliatoi aperti e quindi possiamo dire quasi alla luce del sole. Questo, ovviamente, fece subito scattare le indagini; inoltre, la posizione dei foggiani era aggravata dal fatto che i regali erano previsti anche per la dirigenza milanista. Sostanzialmente, l’accusa mossa al Foggia era quella di voler vincere la partita grazie a un atteggiamento accondiscendente di arbitri e calciatori avversari.</p><p rend="text">Dopo il ricorso portato avanti dalla Sampdoria che era interessata dalla vicenda visto che a seguito della penalizzazione del Verona, sempre per il tentativo di alterare il risultato di una partita, e del Foggia per la vicenda degli orologi, la Commissione di appello federale (Caf) decise di aumentare la pena sia agli scaligeri che ai foggiani. Nel primo grado di giudizio le pene comminate a Verona e Foggia erano di tre punti che non bastavano a modificare le posizioni in classifica. La Caf decise pertanto di retrocedere all’ultimo posto il Verona e di comminare sei punti di penalizzazione al Foggia; i due club scesero in Serie B e la Sampdoria mantenne il posto nella massima serie. Inoltre, il presidente del Foggia, Fesce, venne inibito per tre mesi.</p></div></div><div><head>6. Lo scandalo Totonero</head><p rend="text">Come abbiamo visto dai casi precedentemente presentati, sin dagli anni Venti sono stati documentati tentativi di manipolare gli esiti delle partite della Serie A italiana. Tuttavia, va notato che tali azioni erano principalmente orientate a obiettivi sportivi, come ad esempio il salvataggio dalla retrocessione di una determinata squadra. Le partite combinate coinvolgevano spesso incontri tra una squadra che non aveva più nulla da chiedere al proprio campionato e un’altra coinvolta nella lotta per evitare la retrocessione, e la <hi rend="italic">combine </hi>era spesso a favore di quest’ultima. Solo un caso, quello dell’impiegato pubblico palermitano, rientrava nei tentativi di combinare le partite per il calcioscommesse, anche se quello legale; a differenza di quanto accadrà nello scandalo <hi rend="italic">Totonero.</hi></p><p rend="text">Tra gli anni Settanta e gli anni Ottanta vi erano voci su presunte irregolarità nel campionato a causa di un giro di scommesse clandestine; tuttavia, fino a quando non emerse la denuncia di Massimo Cruciani, uno scommettitore romano, il 1° marzo 1980<hi rend="notes_number CharOverride-4"><hi><ref target="xml_05.html#footnote-010">4</ref></hi></hi>, tutto restò nell’ambito delle indiscrezioni giornalistiche. Le prime rivelazioni su scommesse clandestine e calciatori disposti a condizionare i risultati delle partite vengono da un articolo dell’aprile 1979 pubblicato dal Messaggero (Palombo 1979). Il quotidiano romano, oltre a spiegare per sommi capi come funziona il mercato nero delle scommesse sul calcio, pone interrogativi, che dopo solo qualche mese risulteranno essere pregnanti, su quanto il campionato possa essere contaminato da questo tipo di scommesse. Inoltre, fa una stima sulle proporzioni del fenomeno delle scommesse illegali, definite allora <hi rend="italic">anti-Toto</hi>, che già in quel periodo superava il miliardo di lire (Cascioli 1979). Nell’articolo, le ragioni sul perché molti italiani preferissero il mercato clandestino al classico <hi rend="italic">Totocalcio </hi>si fanno risalire soprattutto alla modulabilità della schedina; infatti, non vi era bisogno di predire correttamente l’esito di tutte e tredici le partite, come nel Totocalcio. Attraverso le scommesse illegali, il giocatore poteva conseguire una vittoria senza necessariamente indovinare tutti e tredici gli incontri, ma anticipando correttamente l’esito solo di quelli su cui aveva deciso di puntare, una dinamica che trova parallelismi nelle scommesse legali contemporanee. Infatti questo sistema illegale, che andava diffondendosi nelle grandi città come Milano fin dalla fine degli anni Sessanta quando si poteva scommettere illegalmente sui <hi rend="italic">match </hi>più importanti, offriva allo scommettitore nuove e più fruttuose opportunità di vincita. Chi scommetteva illegalmente conosceva fin da subito l’importo di un’eventuale vincita perché le scommesse si basavano sulla cosiddetta quota fissa e non sul metodo del totalizzatore come nel <hi rend="italic">Totocalcio. </hi>Inoltre, gli scommettitori illegali, sullo stampo del <hi rend="italic">betting </hi>anglosassone, potevano scommette su un’ampia varietà di opzioni e non solo sul classico 1-X-2 (Lupo e Barone 2020, 151).</p><p rend="text">Sempre <hi rend="italic">Il Messaggero</hi>, in un articolo del 18 gennaio 1980, inizia a fare delle supposizioni, basate su alcune voci intercettate dal quotidiano proprio negli ambienti delle scommesse illegali, sulle partite che sarebbero state combinate ai fini delle scommesse clandestine. In quell’articolo di Mario Bardelli si citano le partite Milan-Lazio, terminata col risultato di 2 a 1 per i rossoneri (6 gennaio 1980), e Milan-Roma di Coppa Italia, terminata con un impronosticabile 4 a 0 per la squadra della Capitale (21 novembre 1979). Sappiamo che proprio Milan-Lazio sarà una delle partite oggetto dell’inchiesta, sia ordinaria che sportiva, sul calcioscommesse. </p><p rend="text">In realtà, sempre nel gennaio del 1980 il <hi rend="italic">Corriere della Sera</hi> aveva pubblicato un articolo riguardante delle presunte partite combinate – anche qui si faceva l’ipotesi su Milan-Lazio del 6 gennaio 1980 – e sul fatto che la Procura di Roma stesse indagando su un presunto giro di scommesse e di partite falsate (<hi rend="italic">Corriere della Sera</hi> 1980l), senza nemmeno attendere la denuncia contro ignoti che la FIGC era intenzionata a presentare, come dichiarò il Segretario Generale della Federazione Dario Borgogno (<hi rend="italic">Corriere dello Sport</hi> 1980a). Tuttavia, il Presidente della Federazione, Artemio Franchi, si dichiarava all’oscuro di tutta la vicenda. I reati ipotizzati dalla Procura erano truffa aggravata ed evasione fiscale; per il primo c’era da accertare l’esistenza effettiva di partite truccate, il secondo era praticamente acclarato – bisognava accertare i responsabili – visto che massicce somme di denaro venivano giocate nelle scommesse illegali. Tuttavia, queste rimasero solo illazioni, che peraltro i diretti interessati, come i calciatori di Milan e Lazio, prontamente smentirono. L’unico calciatore ad ammettere l’esistenza di partite combinate fu il centrocampista della Lazio, Maurizio Montesi. Egli sostenne che</p><quote rend="quotation_b">Il problema delle scommesse clandestine esiste, è generale, ed è uno dei fattori fondamentali per cui il calcio sta diventando oggi un fenomeno da baraccone. Sarebbe da ipocriti chiudere gli occhi, è una faccenda enorme, ci sono sotto interessi clamorosi, c’è concretamente il pericolo che ne sia inquinata la stessa categoria di noi calciatori (Palombo 1980)<hi rend="italic">.</hi></quote><p rend="text">Il fenomeno del gioco illegale, apparentemente sottovalutato, si celava dietro un velo di omertà che ostacolava la sua visibilità effettiva. Secondo il resoconto del <hi rend="italic">Corriere della Sera</hi>, nel 1978 in Italia si stima che siano stati scommessi illegalmente circa 500 miliardi di lire, mentre nello stesso periodo il <hi rend="italic">Totocalcio</hi> ha registrato un giro d’affari di 300 miliardi di lire (<hi rend="italic">Corriere della Sera</hi> 1980a). Questo dato indica che, già due anni prima dello scandalo <hi rend="italic">Totonero</hi>, il volume delle scommesse illegali aveva superato – quasi raddoppiato – quello delle scommesse legali. In realtà, il 29 gennaio 1980, il <hi rend="italic">Corriere dello Sport</hi> pubblica un report sulle scommesse al <hi rend="italic">Totocalcio </hi>nella stagione calcistica 1979-1980 (<hi rend="italic">Corriere dello Sport</hi> 1980b). Le giocate alle scommesse legali, anche per ammissione degli stessi addetti ai lavori, non sono mai diminuite a causa del <hi rend="italic">Totonero</hi>. Anzi, proprio nel febbraio 1980 il montepremi, calcolato anche sull’ammontare delle giocate, stava per toccare il record dei 6 miliardi di lire, con circa 15 miliardi scommessi ogni settimana, con un incasso superiore del 30% rispetto all’anno precedente. Probabilmente il motivo per il quale le giocate erano consistenti sia al <hi rend="italic">Totocalcio </hi>che al <hi rend="italic">Totonero</hi> risiede nel fatto che gli scommettitori legali non erano interessati a rischiare scommettendo su canali fuori legge. Quindi, i due canali correvano paralleli senza che l’uno potesse rappresentare una seria minaccia per l’altro.</p><p rend="text">In ogni caso, visto che le giocate illegali rappresentavano un giro d’affari veramente enorme, ci sono perplessità sul fatto che né la FIGC, né il Comitato Olimpico Nazionale Italiano (CONI) e nemmeno l’autorità giudiziaria, abbiano manifestato consapevolezza del fenomeno, il quale, specie all’interno dell’ambiente calcistico, era già evidente prima della denuncia di Massimo Cruciani e delle dichiarazioni di Montesi. </p><p rend="text">L’inchiesta della Procura della Repubblica di Roma parte il 21 gennaio 1980, a portarla avanti è, almeno in prima battuta, il procuratore capo della Repubblica, Giovanni de Matteo. Già, quindi, prima della denuncia di Cruciani, si era ben oltre le semplici indiscrezioni giornalistiche che erano prese a circolare già alcuni mesi prima. Inoltre, la Federcalcio, tramite il suo capo dell’Ufficio inchieste, De Biase, aveva ascoltato i due giornalisti che per primi avevano scritto dell’intricato sistema di scommesse che attanaglia il campionato italiano. I giornalisti in questione erano Mimmo De Grandis caporedattore di Paese Sera e Gianni Melidoni caporedattore de <hi rend="italic">Il Messaggero</hi> (Nese e Petrone 1980). Tuttavia, dai colloqui avuti con i giornalisti e anche da quelli che De Biase aveva avuto il 23 gennaio con Giordano, Wilson, Manfredonia e Montesi (calciatori della Lazio), il Procuratore Federale non era riuscito a ricavare molte informazioni, quindi l’inchiesta federale andava verso l’archiviazione (Ferraiuolo 1980a). </p><p rend="text">Il 21 gennaio 1980, i deputati radicali Marcello Crivellini e Domenico Pinto, presentarono un’interrogazione orale ai Ministri del Tesoro, dello Spettacolo e del Turismo sul fenomeno delle scommesse clandestine sulle partite di calcio<hi rend="notes_number CharOverride-4"><hi><ref target="xml_05.html#footnote-009">5</ref></hi></hi>; interrogazione alla quale però il Governo non rispose. Nella stessa seduta del Camera dei deputati, anche il comunista Rino Serri, presentò un’interrogazione analoga al Ministro dell’Interno e delle Finanze, ma anche a questa il Governo non diede risposta. La questione calcioscommesse entra anche nell’aula di Palazzo Madama; infatti, sempre il 21 gennaio 1980, il senatore comunista, Arrigo Morandi, presenta un’interrogazione per chiedere dei chiarimenti sul tema scommesse<hi rend="CharOverride-3"> </hi><hi rend="notes_number CharOverride-4"><hi><ref target="xml_05.html#footnote-008">6</ref></hi></hi>.<hi rend="CharOverride-3"> </hi>La risposta del Governo, tramite il Sottosegretario al Turismo Enrico Quaranta (Psi), arriva l’11 giugno, ma non soddisfa l’interrogante. Il Governo, infatti, si era trincerato dietro al segreto istruttorio per quanto riguarda l’andamento delle indagini della giustizia ordinaria – per la giustizia sportiva erano già arrivate le prime condanne – e di conseguenza non aveva la possibilità di fornire una risposta circostanziata in merito alla questione in esame. Inoltre, il Ministero delle Finanze non riteneva che le scommesse clandestine potessero influenzare in maniera negativa il gioco legale, in particolare il <hi rend="italic">Totocalcio. </hi>Proprio su quest’ultimo punto si concentrano le critiche più aspre di Morandi al Governo stesso; infatti, egli porterà alla conoscenza dell’Aula dei dati riguardanti la brusca frenata che vi era stata nelle giocate legali dopo che la denuncia di Cruciani era diventata di dominio pubblico:</p><quote rend="quotation_b">prima del 1° marzo, l’incremento degli incassi del totocalcio, nel rapporto tra l’anno solare 1980 rispetto al 1979, era del 21,59 per cento; nei concorsi successivi a quella data (tanto per indicare gli effetti dell’esistenza dell’organizzazione delle scommesse clandestine e gli altri effetti della vicenda che si è venuta sviluppando) questo incremento si è ridotto al 4,12 per cento, con una caduta del flusso del 17,47 per cento. […] La cosa è tanto più grave (ecco perché ho dichiarato la mia insoddisfazione) per la semplice ragione che l’andatura complessiva dei flussi di incremento del concorso pronostici sul calcio dava dei segnali di questo tipo: nel 1979 rispetto al 1978 un incremento del 35,75 per cento, nel 1980 rispetto al 1979 del 50,8 per cento. Ci troviamo dunque in una situazione di caduta. Il fatto è che purtroppo, al di là della necessità di regolamentare con nuovi strumenti legislativi tutta la struttura e l’organizzazione dello sport italiano, le fortune e le sorti del medesimo, sia nel campo dello spettacolo che negli aspetti più sociali, sembrano legate, sul terreno dei finanziamenti, alle fortune o alle sfortune del totocalcio (Senato della Repubblica, Assemblea, Resoconto stenografico 1980, 7258).</quote><p rend="text">Curiosa è anche un’interrogazione orale proposta alla Camera dal deputato socialista Cresco il 1° aprile 1980, che chiedeva al Governo di chiarire il ruolo avuto dal presidente della Federcalcio Franchi e dall’investigatore federale De Biase in merito alle indagini e all’obiettività di queste, visto che i due, soprattutto De Biase, furono accusati di essere interessati a far sì che la questione si sgonfiasse senza troppo clamore e di aver chiuso un occhio nei confronti di alcuni importanti club del Nord (Mantelli 1980). Le accuse a De Biase e Franchi, in realtà, non sembravano troppo campate in aria; infatti, il 12 marzo 1980, il <hi rend="italic">Corriere della Sera</hi> (Nese 1980a) pubblica un articolo in cui si parla abbastanza dettagliatamente dei tentativi subiti da Cruciani e da Trinca affinché non procedessero all’esposto-denuncia. Questi tentativi dissuasivi provenivano sia dai calciatori, di cui Cruciani registrò anche le telefonate in cui lo pregavano di non fare i loro nomi, sia dagli allibratori che non volevano il clamore perché non avrebbe giovato agli affari, sia dai dirigenti dei club presumibilmente coinvolti. Nei loro tentativi di dissuasione, i dirigenti si avvalsero proprio dell’aiuto del presidente della Federcalcio Artemio Franchi e del Capo ufficio inchieste De Biase, tramite Goffredo Giorgi, avvocato di Trinca e Cruciani. Tra Franchi, De Biase e Giorgi, vi fu anche un incontro e sotto al luogo della riunione c’erano ad aspettare proprio Trinca e Cruciani. Al quotidiano milanese sia Franchi che De Biase smentiscono la presenza dei due grandi accusatori del calcio italiano, ma fonti giornalistiche successivamente la confermeranno. Inoltre, De Biase sembra aver avuto anche un incontro segreto con il padre di Massimo Cruciani, Ferruccio. Quest’ultimo, pregiudicato per reati d’estorsione, si sarebbe impossessato delle registrazioni fatte ai calciatori dal figlio e avrebbe cercato di ricattarli. Lo stesso De Biase avrebbe tentato di fermarlo e in un incontro tra i due il Capo dell’ufficio inchieste avrebbe anche ascoltato i nastri con le voci dei calciatori. Questa circostanza non è né confermata né smentita dallo stesso De Biase. </p><p rend="text">Oltre alle interrogazioni orali viste sopra, nell’aula di Palazzo Madama vengono presentate anche due interrogazioni a risposta scritta; la prima, il 4 marzo, dai democristiani Saporito, Mancino, De Carolis, Marmura, Borzi e Castelli, riguardava le presunte responsabilità dei calciatori coinvolti nelle scommesse<hi rend="notes_number CharOverride-4"><hi><ref target="xml_05.html#footnote-007">7</ref></hi></hi>. La seconda, il 5 marzo, dai socialisti Cipellini, Signori, Scamarcio, Barsacchi, Spinelli, Finessi, Maravalle e Novellini, riguardava le misure che si volevano adottare per ridare credibilità al movimento calcistico dopo le notizie sulle scommesse clandestine. Le risposte del Governo arrivano all’inizio di luglio; anche qui non entrano nel merito delle indagini della magistratura ordinaria e delle condanne già espresse da quella sportiva. Il Sottosegretario Quaranta, che risponde in entrambi i casi, si limita ad auspicare una generale riforma del sistema sportivo e mette in risalto il fatto che le entrate per lo Stato derivanti dalle scommesse legali non sono diminuite. Sulla riforma del sistema sportivo, il più interessante in questa sede, il Governo afferma che vi è in atto la discussione in Parlamento di un disegno di legge sulla regolamentazione dei rapporti tra le società e gli sportivi professionisti. Tale disegno di legge era stato presentato per la prima volta al Senato nell’ottobre 1979<hi rend="notes_number CharOverride-4"><hi><ref target="xml_05.html#footnote-006">8</ref></hi></hi> e dopo alcune modifiche diventerà la legge 23 marzo 1981, n. 91, sulle <hi rend="italic">Norme in materia di rapporti tra società e sportivi professionisti.</hi> Inoltre, il Sottosegretario Quaranta afferma che proprio il Ministero del Turismo avrebbe voluto portare a termine una riforma organica del settore sportivo e degli ambiti a esso strettamente collegati come quello dell’educazione fisica scolastica, la realizzazione o il potenziamento degli impianti sportivi, il finanziamento di organismi e attività, ecc.<hi rend="notes_number CharOverride-4"><hi><ref target="xml_05.html#footnote-005">9</ref></hi></hi>. </p><p rend="text">L’attenzione della politica per il calcioscommesse è soprattutto, come abbiamo visto, legata alla mancanza di introiti che questo comporta per lo Stato, ma la lettura che ne dà, in particolare, il senatore Morandi, nel dibattito a seguito della sua interrogazione orale del 21 gennaio 1980, è interessante perché oltre a legarla agli innegabili risvolti economici – anche se il Governo cerca di minimizzare l’impatto negativo che vi è stato – egli ne fa anche una questione sociale, riguardante l’impatto dannoso che potrebbe esserci sul calcio, e sullo sport italiano in generale, qualora mancassero gli introiti del <hi rend="italic">Totocalcio. </hi>Questo perché una parte dell’industria-calcio, soprattutto quella delle società minori che non possono contare sulle grandi sponsorizzazioni, può reggersi economicamente anche grazie alla redistribuzione degli introiti delle scommesse legali. Se questi venissero meno, oppure subissero una forte riduzione per lunghi periodi di tempo, tali società farebbero fatica dal punto di vista economico-finanziario, fino al punto di arrivare quasi al fallimento, lasciando così molti tifosi senza la loro squadra del cuore.<hi rend="italic"> </hi></p><p rend="text">La convergenza dell’attenzione politica sul fenomeno delle scommesse illegali sottolinea il grado di turbamento e instabilità causato dalle prime segnalazioni riguardanti un presunto scandalo nel contesto dell’opinione pubblica italiana, che tradizionalmente concepiva, probabilmente a torto, il calcio come un ambiente caratterizzato da integrità e trasparenza e i cui scandali potevano mettere a repentaglio la sua utilità educativa.</p><p rend="text">Erano poi emersi sulla stampa ulteriori particolari relativi alla partita Milan-Lazio; come riporta il <hi rend="italic">Corriere della Sera</hi>, il calciatore della Lazio Maurizio Montesi, proprio colui che era molto realista e disilluso circa l’esistenza delle <hi rend="italic">combine </hi>nel campionato italiano di calcio, un quarto d’ora prima della partita incriminata del 6 gennaio 1980, durante il riscaldamento, accusa una contrattura, confermata anche dal medico sociale della Lazio, e non scenderà in campo (Nese 1980b). </p><p rend="text">Le indagini della magistratura ordinaria e di quella sportiva andavano avanti di pari passo senza però arrivare mai – nemmeno in futuro – a una piena collaborazione. Mentre il procuratore capo De Matteo aveva dato mandato alla Guardia di Finanza di stilare un rapporto dettagliato sull’attività degli allibratori clandestini per cercare di conoscere il loro <hi rend="italic">modus operandi </hi>e, soprattutto, i loro clienti, il Capo ufficio inchieste, De Biase, procedeva con gli interrogatori dei tesserati. I primi, come detto, erano stati i calciatori della Lazio, pochi giorni dopo toccò ad Albertosi del Milan (Lajolo 1980). Nemmeno il portiere del Milan rilasciò dichiarazioni che permettessero di ricostruire in maniera un po’ più dettagliata la vicenda. Successivamente Albertosi, al <hi rend="italic">Corriere della Sera</hi>, ammetterà comunque di aver riferito a De Biase di aver scommesso su qualche partita, ma sempre cifre molto contenute. Il rapporto della Guardia di Finanza arriverà sulla scrivania di De Matteo alla fine di gennaio; vi era dettagliato il meccanismo delle scommesse illegali sulle partite di calcio, ma senza specificare i nomi di chi era coinvolto nella vicenda (<hi rend="italic">Corriere della Sera</hi> 1980b); proprio perché non c’erano nomi, fatti e circostanze, diventava molto complicato per gli investigatori andare avanti e si pensava addirittura a una retrocessione dell’inchiesta al pretore (Ferraiuolo 1980b), in quanto si poteva ipotizzare al massimo il reato di gioco d’azzardo. Tuttavia, sulla base di questo rapporto, De Matteo chiederà un supplemento d’indagine, sempre alle Fiamme Gialle, e ascolterà i calciatori della Lazio, alcuni allibratori clandestini e domanderà un colloquio informativo con l’investigatore federale De Biase (<hi rend="italic">Corriere della Sera</hi> 1980c), aspettandosi proprio da quest’ultimo del materiale che potesse sbloccare anche l’inchiesta della Procura di Roma (Ferraiuolo 1980b). Lo stesso De Biase aveva auspicato fin dall’inizio dell’attività investigativa una maggiore collaborazione tra la Procura di Roma e quella della Federcalcio. </p><p rend="text">Un nuovo impulso all’inchiesta federale portata avanti da De Biase arriverà, come riporta il <hi rend="italic">Corriere dello Sport</hi>, da numerose lettere anonime recapitate sia allo stesso procuratore che alla sede della FIGC in Via Allegri, a Roma. Anche se prive di firma, le lettere erano così dense di particolari e di nomi che De Biase decise di procedere a un nuovo interrogatorio del calciatore laziale Montesi, il giorno 29 gennaio, e di rimandare l’idea dell’archiviazione che sarebbe arrivata proprio in quella settimana, probabilmente sabato 2 febbraio (Ferraiuolo 1980c). Ma perché fu proprio Montesi a rappresentare in quel momento dell’inchiesta il personaggio-chiave? Il calciatore della Lazio aveva probabilmente confidato ad alcuni suoi amici che lavoravano per <hi rend="italic">Paese Sera</hi> e per <hi rend="italic">Il Messaggero</hi> che non aveva voluto giocare la partita Milan-Lazio perché aveva intuito che c’era qualcosa di poco pulito (agli investigatori aveva riferito però che aveva avuto un piccolo infortunio durante il riscaldamento, circostanza confermata anche dal medico della squadra). Proprio in questo interrogatorio emerge per la prima volta la figura di Massimo Cruciani; infatti, sembra che De Biase abbia chiesto a Montesi se conoscesse un «venditore dei mercati generali, noto negli ambienti del gioco d’azzardo, che sarebbe stato visto a Milano, nell’albergo della Lazio» prima della partita disputata contro il Milan e finita al centro dell’indagine. </p><p rend="text">Verso la metà di febbraio il <hi rend="italic">Corriere d’Informazione</hi> riporta la notizia che un avvocato, Goffredo Giorgi, ha depositato presso un notaio di Roma un importante <hi rend="italic">dossier</hi> che riguarda lo scandalo delle scommesse clandestine e delle partite truccate (<hi rend="italic">Corriere d’Informazione</hi> 1980). In questo <hi rend="italic">dossier</hi> ci sarebbe la documentazione, rilasciata da allibratori clandestini e da scommettitori che hanno deciso di collaborare con la giustizia, sul giro delle scommesse che imperversa sul campionato. Il fascicolo conterrebbe nomi di calciatori e presidenti di importanti squadre di Serie A e B. La notizia secondo la quale gli allibratori clandestini avrebbero denunciato i calciatori, era stata anticipata due giorni prima dal <hi rend="italic">Corriere dello Sport</hi> (Ferraiuolo 1980d), seppur non riportando il nome dell’avvocato Giorgi ma facendo riferimento al secondo <hi rend="italic">dossier</hi> della Guardia di Finanza che il procuratore De Matteo aveva richiesto e che aveva fatto emergere, anche grazie alle denunce degli allibratori clandestini, le responsabilità di alcuni calciatori. Sembrerebbe paradossale che a denunciare siano proprio i <hi rend="italic">bookmakers</hi> clandestini, però, in realtà, erano proprio loro ad aver subito delle truffe da parte dei calciatori che intascavano milioni di lire con la promessa di combinare le partite ma poi, spesso, in campo giocavano regolarmente. Inoltre, molti calciatori scommettevano anche sulle loro stesse partite, chiedendo agli allibratori di anticipare il denaro, che però non veniva mai più rimborsato.</p><p rend="text">Proprio dal secondo <hi rend="italic">dossier </hi>della GdF<hi rend="italic">,</hi> il 1° marzo 1980, parte lo scandalo che oggi conosciamo col nome giornalistico di <hi rend="italic">Totonero. </hi>Il 2 marzo, <hi rend="italic">Il Messaggero</hi> pubblica la notizia della denuncia alla Procura di Roma dell’avvocato Giorgi (Nicotra 1980); l’avvocato consegna quindi ai magistrati la documentazione raccolta. Il documento più scottante tra questi è senza dubbio l’esposto-denuncia di Massimo Cruciani.</p><p rend="text">Appena tre giorni più tardi, il 4 marzo, Maurizio Montesi, rilascia un’intervista abbastanza eloquente al quotidiano <hi rend="italic">La Repubblica</hi>. Le dichiarazioni del calciatore della Lazio lasciano poco spazio all’interpretazione; una di queste è (Beha 1980): «Si, mi hanno offerto dei soldi per perdere l’incontro col Milan, ma ho rifiutato e non ho voluto giocare».</p><p rend="text">L’intervista scuote ancor di più il mondo del calcio perché è una sorta di ammissione di colpa da parte di un personaggio che queste vicende le viveva da dentro. Ormai non c’era più alcun dubbio sull’esistenza di un mondo sommerso fatto di scommesse e di partite combinate di cui facevano parte anche importanti calciatori, gli idoli della domenica.</p><p rend="text">Il giorno successivo, il 5 marzo, i giudici firmano 29 comunicazioni giudiziarie di cui due rivolte a Trinca e Cruciani che però si rendono irreperibili; Trinca verrà poi arrestato il 9 marzo e Cruciani si costituirà il 12 marzo (Colombo 1980).</p><p rend="text">Massimo Cruciani era il titolare di un negozio di frutta a Roma che riforniva diversi ristoranti della Capitale. Uno di questi ristoranti era di proprietà dell’altro protagonista della vicenda, Alvaro Trinca. Quest’ultimo era il proprietario del ristorante <hi rend="italic">La Lampara</hi>, locale del centro di Roma e assiduamente frequentato da calciatori della Lazio – in particolare Wilson, Manfredonia e Giordano.</p><p rend="text">Sia Trinca che Cruciani avevano la passione per il calcio e per le scommesse e <hi rend="italic">La Lampara</hi> era un luogo ideale dove soddisfare la voglia di notizie passate sottobanco dai calciatori stessi così da poter puntare ingenti somme di denaro su risultati quasi sicuri. In questo modo gli scommettitori potevano avere quasi la certezza – ma vedremo che nella maggioranza dei casi non sarà così – di ottenere una vincita e i calciatori potevano ‘arrotondare’ i loro già lauti guadagni. In tutto ciò, luoghi come il locale di Trinca erano un richiamo naturale per gli allibratori e gestori del <hi rend="italic">Totonero</hi>. C’erano, quindi, tutti gli ingredienti per quello che sarebbe stato, almeno fino a Calciopoli, il più grande scandalo del calcio italiano. </p><p rend="text">Secondo la ricostruzione fatta da Cruciani, fin dalla prima partita le cose non andarono bene; infatti l’amichevole tra Palermo e Lazio (1° novembre 1979), su cui c’era un accordo per il pareggio stipulato tra gli scommettitori e il calciatore palermitano Magherini, non venne considerata valida ai fini delle scommesse perché la Lazio non arrivò in tempo per la partita essendosi presentata in ritardo per l’imbarco aereo a Fiumicino; pertanto la partita venne fatta disputare senza l’arbitro ufficiale, che nel frattempo aveva lasciato lo stadio, in due tempi da 35 minuti ciascuno, circa un’ora e mezzo dopo l’inizio prestabilito (<hi rend="italic">Corriere della Sera</hi> 1979). </p><p rend="text">Tuttavia, consci della fattibilità dell’inganno, Trinca e Cruciani avrebbero orchestrato con successo la manipolazione dell’incontro di Serie A tra Milan e Lazio, conclusosi con il punteggio di due a uno il 6 gennaio 1980, con la collaborazione del presidente del Milan, Felice Colombo, e dei giocatori Enrico Albertosi, Giorgio Morini (del Milan), Bruno Giordano, Lionello Manfredonia, Massimo Cacciatori e Giuseppe Wilson (della Lazio). Si riferisce che Colombo avrebbe erogato una somma di 20 milioni di lire ai giocatori della Lazio, che alla fine subirono la sconfitta sul terreno di gioco.</p><p rend="text">Nelle successive scommesse, però, le cose andarono sempre peggio; le partite si concludevano con esiti non pattuiti, i calciatori non mantenevano gli impegni né nei risultati né nel pagare le quote che anche loro scommettevano e che Trinca e Cruciani spesso anticipavano. Inoltre, come spesso accade, gli scommettitori speravano di ripagare i debiti accumulati con il gioco scommettendo su altre partite, innescando un circolo vizioso senza fine che porterà i due sodali ad avere debiti per quasi un milione di lire con gli allibratori clandestini. Siccome questi ultimi erano passati quasi subito alla via delle minacce, per Trinca e Cruciani l’unica via d’uscita era la denuncia alla magistratura.</p><p rend="text">In un memoriale scritto da Alvaro Trinca e pubblicato dal settimanale <hi rend="italic">L’Espresso</hi> (Calderoni e De Feo 1980, 24-27) nell’aprile del 1980, il socio di Cruciani consente, per quanto le sue parole siano di parte e alcune delle sue accuse poi si siano rivelate infondate, ai magistrati e agli sportivi italiani di rendersi conto di quanto il giro di scommesse clandestine e partite combinate fosse articolato.</p><p rend="text">La prima cosa che si nota leggendo l’intervento di Trinca è che la sua esperienza di calcioscommesse risaliva a ben sei anni prima dello scoppio dello scandalo <hi rend="italic">Totonero. </hi>Inoltre, la rete organizzativa che era dietro alle scommesse non si limitava a due commercianti romani e un manipolo di calciatori disonesti ma aveva ramificazioni anche in altri paesi come la Svizzera, l’Austria e l’Inghilterra.</p><p rend="text">Ciò che emerge dalle testimonianze dei due grandi accusatori del calcio italiano è un ritratto di giocatori che, oltre a godere dei benefici finanziari e della fama associati al loro lavoro, non mostravano scrupoli morali nel manipolare gli esiti delle partite in cui erano coinvolti come protagonisti. Questi giocatori, frequentemente, mancavano di onorare gli impegni assunti e si avvantaggiavano di ingenti somme di denaro in caso di successo nelle scommesse e non adempivano ai pagamenti in caso di sconfitta.</p><p rend="text">Dal memoriale di Trinca emergono anche altri particolari sia su come venivano effettuate le scommesse, con le famose ‘martingale’, ovvero una scommessa combinata di più partite dove la vincita della prima scommessa sulla prima partita vale come giocata sulla successiva e così via, sia sulle partite, e di conseguenza sulle squadre e sui calciatori coinvolti. Molti degli avvenimenti raccontati da Trinca e Cruciani ai magistrati saranno poi confermati – e in parte smentiti – da Carlo Petrini, all’epoca dei fatti calciatore del Bologna (una delle squadre coinvolte nello scandalo), che denunciò nel suo libro <hi rend="italic">Nel fango del dio pallone</hi>, quasi trent’anni dopo,<hi rend="italic"> </hi>l’irregolarità della partita tra Bologna e Juventus con le due squadre che si erano accordate per un pareggio, un accordo che vedeva coinvolti anche i presidenti. Più precisamente, Petrini dichiarò che i due club avevano concordato di ottenere un pareggio e che la maggior parte dei giocatori del Bologna, tra cui lo stesso Petrini, insieme all’allenatore Marino Perani, avevano scommesso sull’esito della partita con l’intermediazione di Massimo Cruciani. La partita, anche se con qualche patema di troppo, era finita effettivamente in pareggio, ma la ‘martingala’, di Cruciani e Trinca non risultò essere vincente a causa della partita Lazio-Avellino che non ebbe l’esito concordato. Per la partita del 13 gennaio 1980, Juventus e Bologna furono portate in giudizio dal Tribunale di Milano in relazione a questo presunto accordo. Tuttavia, poiché durante il processo l’accusatore Cruciani non testimoniò, la versione dei fatti e la ricostruzione degli eventi fornite da Petrini non furono corroborate, ed entrambe le società furono completamente assolte dalle accuse, per quella partita, il 26 maggio 1980; assoluzione confermata successivamente anche dalla Caf (<hi rend="italic">La Stampa Sera</hi> 1980).</p><p rend="text">La soluzione per Cruciani e Trinca doveva essere un’altra partita del Bologna, quella contro l’Avellino del 10 febbraio 1980 terminata per uno a zero a favore dei ‘felsinei’ nonostante vi fosse un accordo tra diversi calciatori delle due squadre Petrini, Salvoldi, Dossena, Colomba, Zinetti e Paris del Bologna e Stefano Pellegrini dell’Avellino, per il pareggio. Quindi anche quest’ultimo, estremo tentativo di Trinca e Cruciani di recuperare almeno in parte il denaro scommesso, fallì miseramente per colpa di un accordo non rispettato dai calciatori.</p><p rend="text">Dal libro di Carlo Petrini si ricavano altri importanti particolari dell’intricata vicenda del calcioscommesse. Prima della denuncia in Procura, Trinca e Cruciani cercarono in tutti i modi di recuperare i soldi persi, che probabilmente occorrevano loro per saldare i debiti con gli allibratori clandestini. Un tentativo che venne fatto dai due sodali fu quello di ricattare il presidente del Bologna, Tommaso Fabbretti. Cruciani e Trinca minacciarono il presidente ‘rossoblù’ di includere nella denuncia, che era già pronta, anche la squadra da lui guidata se non avesse dato loro 200 milioni di lire. Fabbretti, come poi rivelato nel suo libro da Petrini, si rivolse allo stesso calciatore del Bologna che cercò di mediare visto che il presidente non ne voleva sapere di sborsare i soldi. Sempre Petrini scrive nel suo libro che Cruciani, prima di presentare la denuncia in Procura, riuscì a entrare in contatto anche con i vertici della Federcalcio, in particolare con il presidente Artemio Franchi e con il Capo ufficio inchieste De Biase. Tale circostanza, come visto, è confermata anche da alcuni resoconti giornalistici di quei giorni.</p><p rend="text">Cruciani e Trinca, ormai disperati, cercarono di rifarsi senza una precisa strategia anche su altri personaggi del mondo del calcio, ma non ottennero nulla. L’unica soluzione per evitare guai più grossi con gli allibratori clandestini fu quella di denunciare.</p><p rend="text">Il giorno successivo alla denuncia i giornali parlavano ampiamente dello scandalo (<hi rend="italic">Corriere della Sera</hi> 1980d) e due giorni dopo circolavano già i primi nomi che poi sarebbero finiti sul banco degli imputati (<hi rend="italic">Corriere della Sera</hi> 1980e).</p><p rend="text">Sotto il profilo giudiziario, come detto, la questione si dipanò sotto due profili distinti, quello della giustizia ordinaria e quello della giustizia sportiva. La prima agì con estrema rapidità se pensiamo che tra la denuncia all’emissione dei mandati di cattura e di comparazione passarono appena tre settimane, e la sentenza definitiva arrivò dopo solo dieci mesi. Le indagini da parte della Procura di Roma erano iniziate, in realtà, già a gennaio senza nemmeno attendere la denuncia contro ignoti da parte della Federcalcio su possibili partite ‘truccate’ e su un giro di scommesse ad esse collegato; il Procuratore capo De Matteo indagava per evasione fiscale e truffa. </p><p rend="text">Il 13 marzo, dopo che era stato arrestato Cruciani, si costituisce anche Alvaro Trinca che è in possesso di alcuni particolari riguardanti il Perugia e l’Avellino e dei loro calciatori Casarsa, Rossi, Della Martira (Perugia) e Di Somma, Pellegrini e Cattaneo (Avellino). </p><p rend="text">Il giorno successivo, il 14 marzo, la magistratura ordinaria sospende l’inchiesta avviata dalla Federcalcio per rispettare il segreto istruttorio che vigeva sulle persone implicate nella vicenda (Bertolani 1980a). De Biase fu costretto a rispettare la decisione della Procura anche se essa venne accolta da via Allegri con un pizzico di amarezza; l’inchiesta della Federazione riprenderà solamente un paio di settimane più tardi, il 31 marzo (<hi rend="italic">Corriere della Sera</hi> 1980f). Sul <hi rend="italic">Guerin Sportivo</hi>, nell’articolo «Il salvatore della patria», Italo Cucci (1980, 28) scrisse:</p><quote rend="quotation_b">Il calcio sapeva già chi, al suo interno ha le mani sporche o pulite, ed era sul punto di far giustizia sommaria, con tutti i limiti che tale operazione comporta, con tutti i diritti dei puniti di rivolgersi alla Magistratura ordinaria per un supplemento di controllo della propria posizione. E invece ora dovrebbe fermarsi, attendere che i magistrati si sian visti gli spezzoni delle partite ‘incriminate’ […] Vogliamo solo poter far luce fino in fondo nelle tenebre della corruzione; scoprire la verità; condannare i colpevoli; tutelare gli innocenti; tornare al calcio giocato con quel pizzico di felicità che nessuno può negarci; non vogliamo che il calcio sia il capro espiatorio di mille inganni.</quote><p rend="text">Fin dal principio, ovvero dagli arresti fatti direttamente negli stadi subito dopo la fine delle partite, la vicenda giudiziaria venne portata avanti con un intento di spettacolarizzazione. </p><p rend="text">Gli arresti arrivarono il 23 marzo 1980 in diretta radio e tv. Sono quei momenti che raramente un appassionato di calcio può dimenticare; <hi rend="italic">90° minuto </hi>trasmetteva le immagini di alcuni stadi di Serie A presidiati dalle forze dell’ordine fin quasi dentro il rettangolo di gioco attendendo la fine delle partite per arrestare i calciatori, allenatori e presidenti accusati. La trasmissione radiofonica <hi rend="italic">Tutto il calcio minuto per minuto, </hi>di gran lunga la preferita dagli appassionati del pallone, riportò in diretta, attraverso la voce dei propri radiocronisti, tutto quello che accadeva sui campi e negli spogliatoi degli stadi di Serie A. Riportiamo alcuni frammenti di quelle radiocronache (Felici 2011, 30-31)<hi rend="notes_number CharOverride-4"><hi><ref target="xml_05.html#footnote-004">10</ref></hi></hi>:</p><quote rend="quotation_b">(Sandro Ciotti da Milano per Milan-Torino):<hi rend="italic"> </hi>Gli spogliatoi di San Siro sono bloccati da più di tre quarti d’ora dalla Finanza che non fa entrare assolutamente nessuno. Noi abbiamo visto transitare Albertosi accompagnato da un milite della Finanza in divisa e da due personaggi in borghese. Per il resto off-limits per tutti e quindi non posso ovviamente avvicinare i protagonisti. La gente è ancora fuori e aspetta per sapere cosa stia accadendo di preciso. […] Sono riuscito ad entrare negli spogliatoi e posso riferire dei dati di fatto. Il presidente del Milan, Colombo, e i giocatori del Milan Albertosi e Morini sono stati, ecco, non voglio usare altre parole, diciamo sono stati invitati a seguire alcuni militi della Guardia di Finanza ed è chiaro che ora dovranno rispondere a qualche domanda<hi rend="italic">.</hi></quote><quote rend="quotation_b">(Claudio Ferretti da Roma per Roma-Perugia):<hi rend="italic"> </hi>Non posso fare ufficiosamente i nomi, ma sembrerebbe che siano stati eseguiti ordini di cattura riguardanti due giocatori del Perugia. Si tratterebbe di Casarsa<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi><ref target="xml_05.html#footnote-003">11</ref></hi></hi> e Della Martira<hi rend="italic">.</hi></quote><quote rend="quotation_b">(Guglielmo Moretti dallo studio):<hi rend="italic"> </hi>Il calciatore della Lazio, Lionello Manfredonia, è stato arrestato a Pescara, al termine della partita Pescara-Lazio alla quale aveva assistito da semplice spettatore perché squalificato. L’accusa è di truffa. A quanto pare, sarebbero pronti altri tre ordini di cattura a carico di altrettanti giocatori della Lazio. Anche per loro l’accusa è di truffa.</quote><p rend="text">Alla fine della forse più triste giornata per il calcio italiano finiscono in cella tredici persone: Giordano, Manfredonia, Wilson e Cacciatori (Lazio), Morini, Albertosi e il presidente Colombo (Milan), Magherini (Palermo), S. Pellegrini (Avellino), Della Martira e Zecchini (Perugia), Girardi (Genoa). Merlo (Lecce) si costituì il giorno dopo<hi rend="notes_number CharOverride-4"><hi><ref target="xml_05.html#footnote-002">12</ref></hi></hi>. I calciatori vennero rilasciati dopo undici giorni e dopo il pagamento di una cauzione di più di cento milioni di lire. </p><p rend="text">La sconvolgente domenica non si fermò però solo agli arrestati; infatti, furono emessi mandati di comparizione per altri esponenti di primo piano del nostro campionato: i presidenti Boniperti (Juventus), Ferlaino (Napoli) e Fabbretti (Bologna). Gli allenatori Trapattoni (Juventus), Lovani (Lazio) e Perani (Bologna). Il direttore sportivo del Bologna, Sogliano. L’arbitro Menicucci di Firenze. Ventisette calciatori: Colomba, Dossena, Paris, Petrini, Savoldi e Zinetti (Bologna); Cattaneo, Cordova, Di Somma e C. Pellegrini (Avellino); D’Amico, Garlaschelli e Viola (Lazio); Agostinelli e Damiani (Napoli); Massimelli, Petrovic, Quadri e R. Rossi (Taranto); Casarsa e P. Rossi (Perugia); Ammoniaci e Brignani (Palermo); Frustalupi (Pistoiese); Boranga (Parma); Chinaglia (New York Cosmos); Oddi (Cesena).</p><p rend="text">I giornali misero in prima pagina i nomi e i volti dei personaggi coinvolti, da più parti ci si interrogava anche sull’effettiva regolarità del campionato, vista anche la quantità di calciatori e squadre coinvolte.</p><p rend="text">Uno dei primi a parlare fu il presidente del Milan, Colombo, che tuttavia non ammise di aver accettato la <hi rend="italic">combine </hi>che i suoi calciatori avevano messo in piedi con quelli della Lazio, ma di aver ceduto a un ricatto per evitare uno scandalo alla sua squadra (Olivari 2020). Colombo, tramite Giorgio Morini (Milan), aveva fatto recapitare a Trinca e Cruciani venti milioni di lire per tenere la bocca chiusa sulla partita combinata con i ‘biancocelesti’.</p><p rend="text">Da questo momento iniziarono giorni intensi per i calciatori con degli interrogatori a tappeto condotti dal pubblico ministero Ciro Monsurrò e dal collega Vincenzo Roselli, sotto la direzione del Procuratore aggiunto Bracci che aveva ereditato l’inchiesta da De Matteo. Per tutti l’accusa era di truffa aggravata e gli interrogatori vennero condotti anche mettendo a confronto gli imputati tra loro e con i due maggiori accusatori Trinca e Cruciani.</p><p rend="text">Ogni passo che la magistratura effettuava era seguito con clamore e <hi rend="italic">suspence</hi> dai giornali e dall’opinione pubblica; i tifosi aspettavano da un momento all’altro che i loro beniamini di un tempo terminassero per sempre le loro carriere e finissero dietro le sbarre di un carcere.</p><p rend="text">Al termine delle indagini della giustizia ordinaria le richieste del PM furono durissime: per Trinca, Cruciani e Magherini del Palermo vennero chiesti due anni e mezzo di reclusione più 500.000 lire di multa. Due anni di carcere e 400.000 lire di multa per Merlo (Lecce) e S. Pellegrini (Avellino). Un anno e mezzo di reclusione e 300.000 lire di multa per Colombo, Albertosi (Milan), Giordano, Wilson, Manfredonia, Cacciatori (Lazio), Della Martira, Paolo Rossi, Zecchini (Perugia), Renzo Rossi, Quadri, Petrovic, Massimelli (Taranto), Ammoniaci (Palermo), Girardi (Genoa). Un anno di reclusione e 200.000 lire di multa per C. Pellegrini, Cordova (Avellino), Paris, Salvoldi, Petrini (Bologna), Brignani (Palermo). Monsurrò chiese l’assoluzione per Viola, Garlaschelli, Morini, Perani, Colomba, Dossena, Zinetti, e Casarsa (Bertolani 1980b). </p><p rend="text">Tali richieste furono uno shock soprattutto per quei calciatori che erano stati già assolti dalla giustizia sportiva, come Paris del Bologna oppure Quadri, Rossi e Petrovic del Taranto, che invece videro accanto ai loro nomi richieste che prevedevano addirittura la reclusione. Infatti, come si vedrà, la giustizia sportiva fu molto rapida nel comminare le sue pene e già a metà giugno 1980 era arrivata la sentenza.</p><p rend="text">La sentenza della giustizia ordinaria, dopo la camera di consiglio che si svolse nella palestra del Foro Italico, fu invece un generale sospiro di sollievo. La sera del 22 dicembre 1980 il presidente del Tribunale di Roma, Battaglini, sentenziò che a dover pagare le spese processuali e una multa da 300.000 lire doveva essere Massimo Cruciani, mentre gli altri trentotto imputati vennero prosciolti per insussistenza del fatto (Bertolani 1980c). La sentenza, in controtendenza rispetto alle altissime pene comminate dalla giustizia sportiva solo sei mesi prima, è chiaramente ispirata al fatto che nel 1980 nel Codice penale italiano non era presente il reato di frode sportiva e truffa, introdotto proprio dopo lo scandalo del <hi rend="italic">Totonero</hi><hi rend="notes_number CharOverride-4"><hi><ref target="xml_05.html#footnote-001">13</ref></hi></hi><hi rend="italic">. </hi>Dopo questa sentenza, si ribaltarono in qualche modo le sensazioni che si erano avute solo una settimana prima, quando il PM Ciro Monsurrò aveva chiesto pene altissime anche per i calciatori che erano stati assolti dalla giustizia sportiva; i tifosi, e l’opinione pubblica in generale, si domandavano come Paolo Rossi, Cacciatori, Wilson, Manfredonia, ecc., che avevano ottenuto condanne pesantissime per la loro carriera dai giudici della Federcalcio, fossero stati, invece, assolti dal Tribunale di Roma. Lo stesso Monsurrò, all’uscita dalla palestra del Foro Italico la sera della sentenza, affermerà (Bertolani 1980c): «è chiaro, tuttavia, che la questione del diritto ha avuto un’importanza fondamentale. Ma è altrettanto chiaro che impugnerò questo verdetto»<hi rend="italic">.</hi></p><p rend="text">La decisione del Procuratore generale di non ricorrere in appello (<hi rend="italic">Corriere della Sera</hi> 1981) metterà, dal punto di vista della giustizia ordinaria, una pietra sopra la questione <hi rend="italic">Totonero</hi>. A distanza di 44 anni da quella vicenda, tuttavia, ancora non sono stati dipanati molti dubbi, come espresso anche al <hi rend="italic">Corriere dello Sport</hi>, nel 2009, dal PM Monsurrò (Basile e Zara 2009):</p><quote rend="quotation_b">Fu ritenuto che non ci fossero gli estremi della truffa, perché mancava una legge precisa. A noi, però, sembrava una truffa e a distanza di trent’anni lo penso ancora. Gli assegni, i passaggi di denaro, i versamenti in banca, non mancava niente<hi rend="italic">.</hi></quote><p rend="text">Inoltre, nonostante l’assoluzione dei calciatori coinvolti, dalle deposizioni di Trinca e Cruciani, si evinceva che la rete che stava dietro alle <hi rend="italic">combine </hi>ma, soprattutto, alle scommesse clandestine si estendeva al di là dei confini nazionali. Il processo penale poteva essere occasione per andare oltre le responsabilità dei soggetti coinvolti e scoprire l’organizzazione internazionale che si presumeva fosse alle spalle del giro di scommesse.</p><p rend="text">Che vi fosse un’organizzazione estesa a livello internazionale è praticamente dato per certo anche da Monsurrò nell’intervista del 2009:</p><quote rend="quotation_b">Trinca e Cruciani non avevano l’aria dei criminali, ma resto convinto che il giro fosse molto più largo e che ci fossero molte più partite in ballo. Di quella storia avevamo scoperto solo la punta dell’iceberg<hi rend="italic">.</hi></quote><p rend="text">Col processo sportivo, quindi, si riuscirono a punire i tesserati coinvolti (salvo amnistia generale post mondiale di Spagna 1982), ma col processo penale non si riuscì, o non si volle, indagare sulle responsabilità dei criminali che gestivano le scommesse clandestine.</p><p rend="text">Bisogna tenere in considerazione che l’attività messa in piedi da Trinca, Cruciani e dai loro amici calciatori, non solo frodava il sistema di scommesse legale dello Stato, il <hi rend="italic">Totocalcio, </hi>ma arrecava un considerevole danno, con le partite combinate, anche al sistema illegale delle scommesse. Probabilmente, oltre al fatto di essere rimasti completamente senza soldi per ripagare i debiti con gli allibratori clandestini, questo potrebbe essere un altro fattore per cui Trinca e Cruciani hanno deciso di denunciare. Infatti, i <hi rend="italic">bookmakers </hi>illegali, una volta scoperto che le partite venivano truccate dagli stessi calciatori al fine di ricavarne un ulteriore guadagno, avrebbero potuto esercitare, soprattutto tramite minacce, una rilevante pressione su Trinca e Cruciani perché denunciassero il tutto per far cessare le <hi rend="italic">combine, </hi>in modo da preservare i loro traffici illeciti.</p><p rend="text">Questa, tuttavia, proprio a causa della chiusura prematura del procedimento penale, può essere solo considerata un’ipotesi che non ha alcuna valenza se non quella di ricostruzione storica dell’intera vicenda.</p><p rend="text">Le indagini della Federcalcio, affidate, come detto, al procuratore Corrado De Biase coadiuvato da Carlo Porceddu, terminarono, al contrario di quelle della giustizia ordinaria, con delle pesanti condanne per quasi tutti i tesserati coinvolti dello scandalo <hi rend="italic">Totonero. </hi></p><p rend="text">Le partite su cui si baserà il processo sportivo sono le seguenti:</p><quote rend="quotation_b">Serie A, 30-12-1979, Avellino-Perugia 2-2, Pareggio;</quote><quote rend="quotation_b">Serie A, 30-12-1979, Bologna-Napoli 0-0, Pareggio;</quote><quote rend="quotation_b">Serie A, 06-01-1980, Milan-Lazio 2-1, Vittoria del Milan;</quote><quote rend="quotation_b">Serie A, 13-01-1980, Bologna-Juventus 1-1, Pareggio;</quote><quote rend="quotation_b">Serie A, 13-01-1980, Lazio-Avellino 1-1, Vittoria della Lazio;</quote><quote rend="quotation_b">Serie A, 10-02-1980, Bologna-Avellino 1-0, Pareggio;</quote><quote rend="quotation_b">Serie B, 09-12-1979, Taranto-Palermo 1-2, Pareggio;</quote><quote rend="quotation_b">Serie B, 06-01-1980, Vicenza-Lecce 1-1, Vittoria del Vicenza;</quote><quote rend="quotation_b">Serie B, 13-01-1980, Genoa-Palermo 1-1, Pareggio;</quote><quote rend="quotation_b">Serie B, 20-01-1980, Lecce-Pistoiese 2-2, Pareggio.</quote><p rend="text">I tesserati indagati erano quelli nei confronti dei quali anche la magistratura ordinaria, come abbiamo detto prima, aveva emesso dei provvedimenti. Oltre a questi però c’erano anche l’allenatore e il presidente della Juventus, Giovanni Trapattoni e Giampiero Boniperti, per la <hi rend="italic">combine </hi>di Bologna-Juventus del 13 gennaio 1980.</p><p rend="text">Gli inquirenti federali si trovarono di fronte due fattispecie di reato, perché alcune partite furono combinate e il risultato effettivo dell’incontro corrispondeva a quello pattuito tra i calciatori e gli scommettitori; in questo caso la violazione riguardava l’articolo 2 del Regolamento di disciplina sportiva, configurando così il reato di illecito sportivo. Nel 1980, chi si fosse macchiato di tale reato poteva incorrere alla squalifica a vita (oggi la pena massima è di cinque anni). Per quelle partite in cui, invece, il risultato del <hi rend="italic">match </hi>disattendeva quanto pattuito tra i calciatori e gli scommettitori illegali, allora vi era violazione dell’articolo 1 del suddetto Regolamento che faceva riferimento alla lealtà sportiva e la cui violazione poteva costare almeno un anno di squalifica. Inoltre, indipendentemente se cercava o meno di falsare l’esito dell’incontro, qualunque calciatore scommettesse sul risultato della propria squadra, violava comunque l’articolo 1: in questo caso la squalifica prevista era di tre mesi.</p><p rend="text">Per quanto riguarda le società, valeva il principio della responsabilità oggettiva, e questo comportava automaticamente la retrocessione nella serie inferiore qualora l’illecito fosse stato accertato.</p><p rend="text">Vista la caratura dei personaggi e delle squadre coinvolte, e le pene che potevano essere molto pesanti per i beniamini dei tifosi italiani, tutto il processo venne seguito in tv, in radio e sui giornali, con un interesse spasmodico. I diretti interessati il più delle volte rilasciarono dichiarazioni in cui cercavano di ridimensionare la propria posizione oppure di respingere al mittente le accuse. </p><p rend="text">In tutti i casi, De Biase e gli altri inquirenti della Federcalcio portarono avanti le indagini con assoluta celerità, tanto che tra la metà di maggio e il giugno 1980, già veniva emessa, dalla Commissione disciplinare della Lega calcio, la sentenza di condanna dei tesserati e delle società coinvolte nello scandalo <hi rend="italic">Totonero. </hi>La prima sentenza, del 18 maggio, riguardava in particolare due partite, Milan-Lazio e Avellino-Perugia, mentre il processo per gli altri quattro incontri sarebbe iniziato il 23 maggio 1980. Il 18 maggio la Commissione disciplinare decise che il Milan doveva essere retrocesso in Serie B con il posizionamento – d’ufficio – all’ultimo posto della classifica della Serie A 1979-1980, ammenda di 10 milioni di lire per la Lazio con diffida, penalizzazione di cinque punti da scontare nella stagione 1980-1981 per l’Avellino e per il Perugia, radiazione per Colombo (Milan), Albertosi (Milan) e Cacciatori (Lazio), squalifica fino al 31 marzo 1981 per Morini (Milan), squalifica fino al 30 settembre 1980 per Montesi (Lazio), squalifica fino al 31 dicembre 1981 per Giordano (Lazio) e Manfredonia (Lazio), squalifica di cinque anni per Stefano Pellegrini (Avellino) e Della Martira (Perugia), squalifica di tre anni per Paolo Rossi (Perugia) e Zecchini (Perugia), assolti Chiodi (Milan), Viola (Lazio), Garlaschelli (Lazio), Casarsa (Perugia), Di Somma (Avellino), Cattaneo (Avellino), De Ponti (Avellino) (<hi rend="italic">Corriere della Sera</hi> 1980g).</p><p rend="text">La seconda sentenza, arrivata nella mattinata del 26 maggio 1980, relativa alle altre quattro partite Bologna-Napoli, Bologna-Juventus, Lazio-Avellino e Bologna-Avellino, suscitò moltissime perplessità sia tra gli addetti ai lavori sia nell’opinione pubblica. Infatti, uno dei grandi accusatori, Massimo Cruciani, che nel procedimento conclusosi con le condanne del 18 maggio fu molto preciso nel riferire agli inquirenti quanto sapeva, in occasione della seconda <hi rend="italic">tranche</hi> del processo sportivo sullo scandalo delle scommesse non si presentò in aula per ribadire le accuse<hi rend="notes_number CharOverride-4"><hi><ref target="xml_05.html#footnote-000">14</ref></hi></hi>. Inoltre, in molti si domandavano perché gli inquirenti avevano dato ascolto a Trinca e Cruciani per le accuse contro il Milan, mentre lo stesso atteggiamento non si era registrato quando i due scommettitori romani avevano puntato il dito contro la squadra di Agnelli. Certo, queste, visto poi l’esito del processo sia sportivo che penale, erano destinate a rimanere solo congetture; certamente, gli inquirenti della Federcalcio avevano degli elementi a carico della squadra bianconera, però considerando il blasone della proprietà e della squadra stessa stavano aspettando di ottenere prove inconfutabili sulla <hi rend="italic">combine </hi>della partita contro il Bologna. Una mancata deposizione che, secondo quanto scritto da Petrini nel suo libro (Petrini 2000, 135-38) già citato, è stata ottenuta dal presidente della Juventus, Boniperti, tramite il pagamento di 70 milioni di lire:</p><quote rend="quotation_b">Al termine della seduta di quel venerdì, poco dopo le ore 14, mi si avvicinò il presidente juventino Boniperti accompagnato dall’avvocato Chiusano: disse che voleva parlarmi in disparte, andammo nell’ufficio-box della società bianconera all’interno della Federazione. A quel punto Boniperti disse: «Petrini: è nell’interesse di tutti – nostro, ma anche suo – che domani Cruciani non venga in aula a testimoniare. Noi rischiamo la retrocessione in serie B, ma lei rischia la radiazione… Bisogna rintracciare Cruciani e convincerlo a non presentarsi». Poi il presidente juventino aggiunse: «Gli dica e gli prometta quello che vuole, ma lo convinca a non essere qui domani… Se lei darà una mano a noi, poi noi daremo una mano a lei». Non la feci tanto lunga: ero così solo e disperato che per avere una mano dalla Juve avrei fatto qualunque cosa. Risposi: «Ci provo, anche se non ho la minima idea di dove sia adesso Cruciani». «Si sbrighi a trovarlo – concluse Boniperti – ci sono solo pochissime ore di tempo… Gli dica pure che ha parlato con noi e gli prometta quello che vuole». Raggiunsi Savoldi, Colomba, Dossena, Paris e Zinetti, che si erano fermati ad aspettare che finissi di parlare con il presidente della Juve, e appena uscimmo dalla sede della Federazione gli riferii quello che mi aveva detto Boniperti. In effetti conveniva anche a noi che Cruciani, l’indomani, non si presentasse in aula. […] Richiamai Cruciani: ci accordammo per incontrarci alle ore 23 davanti al cancello numero 5 dello stadio di San Siro. […] Aspettai cinque-dieci minuti, poi davanti al cancello 5 arrivò un taxi, dal quale scese Cruciani. Mi guardai intorno, poi lo avvicinai: «Massimo!». Lui mi sembrò incredulo: «Ma come cazzo te sei combinato!», esclamò con la sua calata romanesca (Petrini probabilmente andò all’appuntamento travestito). Cominciammo a passeggiare, Beppe e Colomba ci seguivano a una cinquantina di metri. Riferii a Cruciani quello che mi aveva detto Boniperti: l’indomani non si doveva presentare al processo, gli dissi che, se non fosse andato a testimoniare, quelli della Juve gli avrebbero fatto avere 70 milioni. Mi aspettavo che lui non credesse subito alle mie parole, invece disse: «Va bene… domani sparisco. Ma dije un po’ che me devono paga bene, sennò ritorno e ve faccio neri a tutti quanti!». […] Sabato 24 maggio, quando arrivai nella sede della Federazione, in via Filippetti, mi vennero incontro Boniperti e l’avvocato Chiusano: il primo era agitato, il secondo era una statua. Gli dissi che era tutto a posto, che Cruciani non si sarebbe presentato, ma che in cambio voleva 70 milioni. Boniperti tirò un sospiro di sollievo. […] A fine mattinata, davanti ai giornalisti che lo interrogavano sulla misteriosa assenza di Cruciani, Trinca dichiarò: «Cruciani non è venuto forse perché ha paura… È troppo facile prendersela con il Milan e con Colombo: anche la Juve deve finire in serie B sennò è uno scandalo!». Nel primo pomeriggio il magistrato sportivo Corrado De Biase fece la sua requisitoria. Per Bologna-Juventus chiese ai giudici l’assoluzione delle due società per mancanza di prove, ma una squalifica di sei mesi per Sogliano, Savoldi e Petrini. Per Bologna-Avellino chiese l’assoluzione di Dossena, Zinetti, Colomba e Paris e tre anni di squalifica per Savoldi e Petrini. Ascoltando la requisitoria, capii che quel processo era stato tutta una commedia.</quote><p rend="text">La sentenza del 26 maggio 1980, per la partita Bologna-Juventus, aveva sancito la squalifica per sei mesi per Savoldi e Petrini (Bologna), tre mesi per Colomba (Bologna) e Chiodi (Milan). Assoluzione per Boniperti, Trapattoni, Fabbretti, Perani e Sogliano e per i due club, Bologna e Juventus; tutte le assoluzioni arrivarono per mancanza di prove. </p><p rend="text">Nella stessa sentenza, per quanto riguarda la partita Lazio-Avellino, era stata prevista una squalifica fino al 30 giugno 1981 per Cordova (Avellino), per sei mesi per Stefano Pellegrini (Avellino) in aggiunta a quella del 18 maggio 1980. Assoluzione per Giordano, Wilson, Manfredonia (Lazio), Claudio Pellegrini, Cattaneo e Di Somma (Avellino) e per i due club.</p><p rend="text">Per la gara Bologna-Avellino: squalifica di sei mesi per Stefano Pellegrini, di tre anni per Petrini e Savoldi (Bologna) e inibizione per il presidente rossoblù Fabbretti. Il Bologna fu condannato a scontare cinque punti di penalizzazione nel campionato successivo. Furono invece assolti Dossena, Paris, Colomba, Zinetti e l’Avellino (Bo 1980). Vennero inoltre assolte anche Napoli e Pescara.</p><p rend="text">Per quanto riguarda i club di Serie B coinvolti nelle quattro partite nell’inchiesta della Federcalcio, tutti vennero assolti, mentre la stessa sorte non toccò ai calciatori. Infatti, Magherini (Palermo) e Merlo (Lecce) vennero condannati a un anno e mezzo di squalifica, un anno per Massimelli (Taranto) mentre Brignani (Palermo) fu assolto (Bertolani 1980d).</p><p rend="text">Per quanto riguarda il secondo, e ultimo, grado di giudizio della giustizia sportiva, ovvero la Caf, la prima sentenza arrivò il 19 luglio 1980 e riguardava le partite Milan-Lazio e Avellino-Perugia. Venne ridotta di un anno la squalifica a Paolo Rossi (Perugia) ma fu aumentata di un anno e mezzo – quindi in totale tre anni a testa – per Giordano e Manfredonia (Lazio). Cacciatori (Lazio), che in primo grado era stato radiato, fu condannato a una squalifica di ‘soli’ cinque anni, anche Albertosi (Milan) si salvò dalla radiazione e venne squalificato per quattro anni. La radiazione del presidente del Milan, Colombo, si trasformò in inibizione definitiva. Confermata la retrocessione in B del Milan e l’ammenda da dieci milioni di lire alla Lazio (<hi rend="italic">Corriere della Sera</hi> 1980h).</p><p rend="text">La seconda sentenza della Caf, quella su Bologna-Juventus, Lazio-Avellino, Bologna-Avellino e Milan-Napoli, arrivò il 25 luglio 1980. Fu una sentenza molto dura per tutti i tifosi laziali, visto che la squadra venne retrocessa in Serie B con il Milan per la <hi rend="italic">combine </hi>nella partita contro l’Avellino. Sempre per la stessa partita: l’Avellino venne assolto, Giordano e Manfredonia, assolti in primo grado, dovettero scontare sei mesi di squalifica. Venne confermata la squalifica sino al 31 giugno 1981 per Cordova e di sei mesi per Stefano Pellegrini, mentre venne confermata l’assoluzione per il fratello Claudio.</p><p rend="text">Per i <hi rend="italic">match</hi> Bologna-Juventus e Bologna-Avellino vennero confermate tutte le squalifiche del primo grado per cui era stato presentato l’appello, compresi i cinque punti di penalizzazione per i felsinei per la gara contro gli irpini.</p><p rend="text">Per la partita Milan-Napoli (poi sospesa per nebbia), i quattro mesi per Damiani (Napoli) vennero ridotti a una squalifica fino al 31 agosto 1980 (<hi rend="italic">Corriere della Sera</hi> 1980i).</p><p rend="text">Per quanto riguarda le squadre di Serie B, al Palermo e al Taranto vennero sottratti 5 punti nel campionato 1980-1981. A Magherini del Palermo venne inflitta una squalifica totale di tre anni e mezzo, a Massimelli di tre anni e a Merlo di un anno (Bertolani 1980e).</p><p rend="text">La vicenda <hi rend="italic">Totonero </hi>era ovviamente destinata a lasciare profonde ferite nel tessuto sociale italiano, sia per l’importanza che il calcio aveva sia perché si ebbe fin da subito la sensazione che non tutti i colpevoli fossero stati puniti. Inoltre, le carriere di alcuni calciatori vennero definitivamente stroncate; si pensi ad esempio a Wilson della Lazio che terminò difatti la sua carriera in quell’estate del 1980 e ad Albertosi che tornò a giocare solo per due anni in Serie C (Elpidiense).</p><p rend="text">Per il Milan si trattò della prima retrocessione della sua storia, ce ne sarà poi un’altra nella stagione 1981-1982. Per la Lazio, la retrocessione in B nella stagione 1980-1981 fu solo l’inizio di un decennio molto travagliato. La nazionale italiana perse i due centravanti più forti del campionato, Rossi e Giordano, per i campionati europei che si sarebbero disputati proprio in Italia dall’11 al 22 giugno 1980 (vinti dalla Germania Ovest in finale contro il Belgio, l’Italia arrivò quarta). Il primo, tuttavia, come tutti sappiamo, tornerà dalla squalifica solo pochi mesi prima della spedizione mondiale di Spagna ’82; questo gli permise di essere convocato – non senza polemiche – dal commissario tecnico Bearzot e di essere il capocannoniere del mondiale vinto dagli azzurri in finale contro la Germania Ovest. Giordano, invece, pur non facendo parte della spedizione in Spagna della nazionale italiana, tornò in campo e fu uno dei protagonisti, insieme a Maradona, del primo scudetto del Napoli.</p><p rend="text">Come abbiamo detto, le sentenze della giustizia sportiva furono molto dure al contrario di quelle della giustizia ordinaria, che invece assolsero tutti gli imputati per una falla nel nostro Codice penale. La Caf emise una sentenza durissima contro la maggior parte degli imputati; tuttavia, nessuno poteva – e doveva – illudersi che tutto il male del calcio nostrano fosse stato estirpato. Anche gli inquirenti, come detto anche dal PM Ciro Monsurrò in una intervista del 2009 (Basile e Zara 2009), avevano scoperto solo una parte di una organizzazione criminale che ormai si era pienamente radicata nel nostro sistema calcistico e che probabilmente sarebbe stata molto difficile da estirpare completamente. Seppure l’intera organizzazione non fosse venuta a galla, grazie anche a omissioni degli imputati e a negligenze degli investigatori durante le fasi cruciali delle indagini, ormai, dopo lo scandalo <hi rend="italic">Totonero, </hi>i calciatori che scommettevano illecitamente non potevano essere più considerati come dei ragazzi ingenui. Chi scommetteva e combinava gli incontri del campionato commetteva un reato – sportivo – molto grave e le pene sarebbero state severe, tanto da pregiudicare intere carriere.</p><p rend="text">In realtà, per molti dei condannati per lo scandalo del calcioscommesse arrivò un’inaspettata amnistia un paio di anni più tardi, nel luglio 1982. Infatti, la nazionale guidata da Bearzot l’11 luglio 1982, al Santiago Bernabeu di Madrid, conquistò il terzo titolo mondiale. Si è già detto che uno dei protagonisti fu proprio Paolo Rossi – nel frattempo diventato un giocatore della Juventus – che era rientrato dalla squalifica il 2 maggio 1982 nella partita Udinese-Juventus, in tempo per la convocazione di Bearzot. Sull’onda di quell’entusiasmante cavalcata degli azzurri, anche la Federcalcio varò un provvedimento sul quale, in quei momenti di felicità assoluta, nessuno – ad eccezione della classe arbitrale (Fabbricini 1982a) – ebbe da obiettare. Infatti, il Consiglio federale della FIGC, il 31 luglio 1982, condonò le pene inflitte ai calciatori che erano stati condannati per lo scandalo calcioscommesse. L’ormai ex presidente del Milan, Colombo, che era stato inibito a vita fu condannato a una inibizione di sei anni. Alle condanne a termine dei tesserati, calciatori, allenatori e dirigenti, fu stato applicato uno sconto di due anni; quindi, dopo l’amnistia del luglio 1982, solo tre calciatori dovevano ancora continuare a scontare la pena: Stefano Pellegrini un anno e otto mesi, Della Martira e Cacciatori undici mesi. Tutti gli altri, avevano già sofferto un periodo di pena tale da coprire interamente il residuo di quanto loro condonato. Inoltre, otto calciatori, Damiani, Colomba, Montesi, Negrisolo, Morini, Cordova, Merlo e Rossi, avevano già espiato completamente al momento dell’amnistia concessa dalla Federcalcio (Fabbricini 1982b).</p><p rend="text">Lo scandalo scommesse del 1980 in Italia ha rappresentato un vero e proprio colpo per l’intera cultura calcistica nazionale. Il calcio, tradizionalmente considerato uno degli elementi unificanti della società italiana, ha subito una flessione nella sua reputazione e nella sua percezione pubblica. Questo evento ha minato profondamente la credibilità dello sport più popolare del Paese, generando un senso diffuso di tradimento e inganno tra i tifosi. La rivelazione che partite di calcio, manifestazioni intrise di passione e competizione, potessero essere manipolate a fini di lucro ha arrecato un danno morale significativo. I tifosi che avevano investito tempo, denaro ed emozioni nel sostenere le proprie squadre si sono trovati a fronteggiare una realtà distorta, dove il risultato delle partite poteva essere alterato da interessi esterni e il <hi rend="italic">fair play</hi> poteva essere sacrificato sull’altare del guadagno illecito. Questa perdita di fiducia non si è limitata al periodo immediatamente successivo allo scandalo, ma ha avuto ripercussioni a lungo termine sulla percezione del calcio come uno sport autentico e genuino. Anche se nel corso degli anni successivi sono state adottate misure per prevenire futuri episodi di corruzione, il seme del dubbio sembra avere radici profonde nella coscienza dei tifosi italiani. Questo evento ha alimentato un clima di sospetto e scetticismo nei confronti del calcio professionistico, con un impatto duraturo sul coinvolgimento e sull’entusiasmo dei tifosi e sulla reputazione complessiva dello sport nel Paese, considerando anche che quello del <hi rend="italic">Totonero </hi>non fu l’ultimo scandalo legato al calcio italiano. Infatti, tra passaporti falsi (quando all’inizio degli anni 2000 alcune società come Inter, Milan e Lazio, hanno naturalizzato illecitamente alcuni calciatori), scommesse illegali (vedi i casi di Tonali e Fagioli nel 2023), <hi rend="italic">doping</hi> e corruzione dei direttori di gara (Calciopoli), non vi è stato un decennio in cui il sistema calcistico italiano non abbia dovuto fare i conti con scandali – o presunti tali – che ne hanno minato la credibilità. Tali scandali hanno generato un’incessante attenzione da parte degli inquirenti e dei mezzi di comunicazione, con una condanna sociale che spesso arriva ancor prima delle sentenze di condanna definitive.</p></div><div><head>Appendice</head><div><head>I. Denuncia di Massimo Cruciani alla Procura di Roma del 1° marzo 1980.</head><p rend="text">Ill.mo Signor Procuratore, io sottoscritto Cruciani Massimo nato a Roma, il 15-8-1948, sottopongo alla cortese attenzione della S.V. Ill.ma il seguente esposto, i fatti sottoelencati sono necessariamente scarni data la estrema complessità della vicenda; per cui, nel pormi a completa disposizione della S.V. Ill.ma fornirò in prosieguo tutti i dettagli che la S.V. medesima riterrà utili ai fini dell’indagine. Verso la metà del 1979, frequentando il locale ristorante «Le Lampare», di proprietà del Sig. A. T. che rifornivo di frutta possedendo un magazzino all’ingrosso, ebbi modo di conoscere alcuni giocatori di calcio, tra i quali in particolare Giuseppe Wilson, Lionello Manfredonia, Bruno Giordano, Massimo Cacciatori. Intervennero gradualmente, con costoro, dei rapporti di amicizia, alimentati dal mio interesse per il calcio e per le scommesse clandestine e non che ruotano intorno al mondo del pallone. I quattro giocatori, in proposito, mi dissero chiaramente che era possibile «truccare» i risultati delle partite, con il che, ovviamente, scommettendo nel sicuro. Mi precisarono, a titolo di esempio, che era scontato il risultato della partita Palermo-Lazio (amichevole) verificatasi, mi pare, nel mese di ottobre 1979 attraverso l’intervento di Guido Magherini, giocatore del Palermo. Accettai l’idea e decisi di intraprendere una serie di attività di gioco d’accordo con i suddetti giocatori e gli altri che a volta a volta, come mi si disse, si sarebbero dichiarati disponibili. Iniziò così, per me, una vera e propria odissea che mi ha praticamente ridotto sul lastrico ed esposto ad una serie preoccupante di intimidazioni e minacce. Come ho già detto, tutta la vicenda è costellata di tali e tanti episodi dettagliati che, in questa sede, mi limiterò ad illustrarne alcuni, riconfermandomi a disposizione della S.V. Ill.ma per tutto il resto. Successivamente, ad esempio, alla partita Palermo-Lazio accennata, presi contatti con il Magherini per combinare il risultato della partita Taranto-Palermo prevista per il 9-12-1979.</p><p rend="text">In proposito il Magherini organizzò il pareggio delle due squadre a patto che io giocassi sul risultato, nel suo interesse, 10.000.000 e altri 10.000.000 consegnassi a Rossi Renzo e Quadri Giovanni del Taranto. Contrariamente ai patti, vinse il Palermo. Il Magherini, a tal punto, avrebbe dovuto rifondermi i 10.000.000 giocati per lui ed i 10.000.000 consegnati ai giocatori del Taranto, ma si rifiutò. Inoltre, in seguito al mancato rispetto degli accordi ho perduto, insieme ad altri scommettitori che meglio preciserò in seguito, L. 160.000.000 presso svariati allibratori clandestini.<lb/>A seguito delle mie rimostranze, il Magherini mi promise il risultato certo della partita Lanerossi Vicenza-Lecce. Nella stessa occasione egli combinò, d’accordo con i citati giocatori della Lazio il risultato Milan-Lazio (entrambe le partite ebbero luogo il 6-1-1980). Per quanto riguarda la Partita Lanerossi Vicenza-Lecce il Magherini mi mise in contatto con Claudio Merlo giocatore del Lecce, il quale ricevette da me un assegno di L. 30.000.000 assicurando la sconfitta della sua squadra. Per quanto riguarda l’altra partita Milan-Lazio i giocatori biancazzurri Giordano, Wilson, Manfredonia e Cacciatori si accordarono con Enrico Albertosi del Milan affinché si verificasse la vittoria di quest’ultima squadra. Per quest’ultima partita consegnai tre assegni da 15.000.000 e due da 10.000.000 a Giordano, Wilson, Manfredonia, Viola e Garlaschelli, affidandoli materialmente a Manfredonia. Ulteriore assegno di L. 15.000.000 consegnai a Cacciatori Massimo (Lazio) il quale provvide ad incassarlo intestandolo a certo sig. Orazio Scala. Il Milan, da parte sua, contribuì alla «combine» con l’invio di L. 20.000.000 liquidi che mi portò a Roma, nel mio magazzino di Via (omissis) il giocatore di tale squadra Giorgio Morini, due giorni dopo il rispettato esito dell’incontro. In conseguenza nei citati accordi, ed in cambio del loro contributo, Wilson, Manfredonia, Giordano e Cacciatori mi chiesero di puntare per loro 20.000.000 sulla sconfitta della Lazio. La vincita di lire 80.000.000 d’accordo con i quattro anziché consegnarglieli avrei dovuto usarli per pagare i giocatori dell’Avellino (Cesare Cattaneo, Salvatore Di Somma, Stefano Pellegrini) i quali avrebbero dovuto perdere contro la Lazio la settimana successiva. Io ed altri scommettitori, in base agli accordi di cui sopra, abbiamo scommesso per «l’accoppiata» costituita dai due risultati concordati, circa 200.000.000 di lire: cifra perduta per il mancato rispetto dell’impegno assunto dalla squadra leccese la quale ha pareggiato 1-1. Tutto quanto sopra, costituisce una esemplificazione di come si svolgessero i moltissimi episodi di cui è costellata questa storia, che, come più volte precisato illustrerò in seguito, nei dettagli, alla S.V. Ill.ma. Desidero peraltro precisare che le squadre coinvolte in questa storia sono anche l’Avellino, il Genoa, il Bologna, la Juventus, il Perugia, il Napoli. </p><p rend="text">Ciò nel senso che i relativi giocatori o, meglio, alcuni di essi come Carlo Petrini (Bologna), Giuseppe Savoldi (Bologna), Paris (Bologna), Zinetti (Bologna), Dossena (Bologna), Colomba (Bologna), Agostinelli e Damiani (Napoli), Paolo Rossi e Della Martira e Casarsa (Perugia), Girardi (Genoa) ed altri hanno partecipato agli incontri truccati percependo denaro o richiedendo, in cambio dei loro favori, forti puntate nel loro interesse.</p><p rend="text">Ho invece perduto, insieme ad altri scommettitori, centinaia e centinaia di milioni per scommesse perdute in seguito al mancato rispetto di precisi e retribuiti accordi da parte di giocatori. Preciso ancora che molti allibratori clandestini i quali a seguito delle recenti notizie giornalistiche hanno capito di avermi talora pagato vincite in ordine a risultati precostituiti, hanno preteso con gravi minacce la restituzione di circa 300.000.000 (da me ed altri scommettitori) trattenendo peraltro, ovviamente, le ben più ingenti somme perdute in seguito ai non rispettati accordi di cui sopra.<lb/>Sono ormai completamente rovinato eppure vivo ancora nel terrore di minacce e rappresaglie. Nel confermarmi a completa disposizione della S. V. Ill.ma e riservandomi di depositare la documentazione in mio possesso, precisare nomi di testimoni e tutte quelle circostanze che la S. V. medesima riterrà utili, porgo deferenti ossequi. </p><p rend="text_top ParaOverride-2">Roma, 1° marzo 1980</p></div><div><head>II. Memoriale Alvaro Trinca su <hi rend="italic">L’Espresso</hi> del 13 aprile 1980.</head><p rend="text">Io, Alvaro Trinca, 44 anni, moglie e due figli, ex padrone di ristorante, grande accusatore del calcio italiano, non mi riconosco più. Una volta ero un uomo felice. Cosa sono oggi? Uno braccato dai creditori, dai bookmaker, gente che non scherza quella; un uomo che non dorme più di notte ed è costretto a cambiare d’appartamento ogni due o tre giorni. Un tempo ero pieno di amici, oggi frequento solo avvocati e aule di tribunale… La mia storia disgraziata comincia sei anni fa, nel 1974, quando in una stessa settimana venni avvicinato a più riprese da alcuni scommettitori clandestini: una volta vennero al mio ristorante “La Lampara”, un’altra mi diedero appuntamento in un bar sotto casa, una terza ci incontrammo a via Veneto. Io sapevo già da allora che intorno al calcio si muoveva un vorticoso giro di miliardi legato alle scommesse clandestine. Loro sapevano che ero amico di tanti calciatori, che Antognoni della Fiorentina, Giordano e Manfredonia della Lazio, Capello del Milan e altri ancora mi avevano invitato al loro matrimonio. Sapevano molte cose su di me e così non mi stupii quando questi signori, mostrandomi la loro schedina e le loro quote, mi invitarono a scommettere su una partita del campionato di calcio. Per i primi tre anni [scommisi poco]. Intanto però cominciavo a conoscere i piccoli grandi segreti di questo mondo. Seppi così che i bookmaker erano persone che controllavano il gioco soprattutto da Genova, Milano e Torino. Mi accorsi che il maggior numero di scommesse, almeno in quel periodo, si svolgeva più sulle partite per le Coppe internazionali che sul Campionato italiano. Venni a sapere che fra gli scommettitori più accaniti c’erano e ci sono noti professionisti, che puntavano cifre da capogiro: addirittura c’era un famoso costruttore emiliano che gestisce ancora oggi in prima persona il gioco clandestino in una parte del nord d’Italia. Mi confidarono, infine, che le scommesse più forti venivano dirottate e “scaricate” oltre confine, in Svizzera, Austria e Inghilterra, poiché è lì che ci sono le centrali operative di questo gioco.</p><p rend="text">Arriviamo al 1977, e anche se le mie giocate restano modeste le perdite raggiungono già i 7 milioni… Fui io a convincere Massimo Cruciani (un amico che era il fornitore di frutta del mio ristorante, con lui dividevo molte delle mie conoscenze sportive) a percorrere la mia stessa strada: qualche tempo dopo anche lui cominciò a scommettere. A volte si vinceva, a volte si perdeva. I rapporti con i bookmaker, comunque, erano ottimi e l’appuntamento per riscuotere le vincite o pagare le perdite era rispettato da tutti: il giovedì dopo la domenica della partita. Il giro delle scommesse grosse, almeno per noi, comincia nel ’79. Eravamo in perdita, così quando sapemmo che saremmo potuti rientrare coi soldi truccando il risultato di qualche partita, ci mettemmo all’opera. Per cominciare ci dividemmo i compiti: io facevo le scommesse, Massimo teneva i rapporti con i calciatori. La prima occasione favorevole ci giunse per telefono. Tramite il capitano della Lazio, Pino Wilson, mi misi in contatto con il giocatore del Palermo Guido Magherini, che io conoscevo dal ’70, epoca in cui giocava nella Lazio. Un martedì dell’ottobre scorso, il giorno prima della partita amichevole Palermo-Lazio, Magherini – che fin da ora posso indicare come il cervello di tutta questa storia, un personaggio che deve aver incassato centinaia e centinaia di milioni – ci disse che molte partite di serie A e B potevano essere truccate, e che si sarebbe potuto “combinare” anche il risultato di quell’amichevole puntando una forte cifra sul pareggio in quanto il risultato era assicurato. Questo ce lo confermò anche Wilson: “Tanto è una partita di cui non ci frega niente”. Così scommisi sul pareggio tre milioni per noi, e un milione a testa per Wilson e Magherini; purtroppo, siccome l’arbitro non arrivò in tempo e la partita venne diretta dall’allenatore del Palermo, i bookmaker la considerarono non regolare e non convalidarono il pareggio. “Peccato, ce la faremo un’altra volta”, mi disse, salutandomi, Magherini. E l’occasione si presentò domenica 9 dicembre per la partita Taranto-Palermo. Anche allora si fece avanti Magherini assicurando che si sarebbe potuto organizzare un pareggio in quanto il Palermo era d’accordo; era sufficiente poi telefonare al giocatore del Taranto Massimelli per quanto riguardava la sua squadra. Riuscimmo ad accordarci. Io, Cruciani e un terzo socio di cui non posso fare il nome, puntammo 87 milioni. Poi, visto che ce lo chiedeva Magherini, anticipai sulla parola due puntate di 50 milioni, una per il Taranto e una per il Palermo. La domenica mattina, poche ore prima della partita, arrivai insieme a Cruciani a Bari, con l’aereo. Ci venne a prendere Massimelli. Saliti su una BMW 2000 ci dirigemmo verso l’albergo dove il Taranto era in ritiro. Fu qui che pagammo 10 milioni ai giocatori Quadri, Rossi, Petrovich e a un altro di cui non ricordo il nome. Prima di andare via i calciatori ci domandarono: “Non è che il Palermo ci darà un bidone?”. Li rassicurammo. Non l’avessimo mai fatto! Il Palermo, non rispettando i patti, vinse la partita, noi perdemmo la scommessa e nessuno, né i giocatori del Taranto né quelli del Palermo, ci restituirono i 100 milioni anticipati. Infuriati, appena finito l’incontro ci precipitammo negli spogliatoi del Palermo e chiedemmo di parlare prima col presidente della squadra siciliana e poi con Magherini, l’organizzatore di quel bello scherzo. Il suo collega Ammoniaci ci disse: “Aspettate, è sotto la doccia che piange”. Dopo venti minuti, finalmente Magherini venne fuori: “Io vado a Brindisi, a prendere l’aereo per Roma”, ci disse, “voi andate a Bari. Ci vediamo stasera a Fiumicino e lì vi spiego tutto”. Alle 20.30 di quella domenica ci ritrovammo a Fiumicino con Magherini. Io gli faccio: “Chi ci rimborsa i soldi persi?”. E lui: “Non vi preoccupate, coi premi partita di tutta la squadra vi faccio rientrare io”. Ci imbrogliò ancora: quei soldi non li abbiamo mai visti. Grazie a quella partita, ma soprattutto grazie a Massimelli, entrammo in contatto con i giocatori del Bologna. Un contatto che più avanti potemmo sfruttare.</p><p rend="text">A questo punto il nostro bilancio era positivo per le amicizie sempre più ramificate coi calciatori e i rapporti sempre più stretti con i bookmaker ai quali avevamo sempre pagato le nostre sfortunate puntate; era negativo invece per i soldi che avevamo perso e che non riuscivamo più a recuperare. Dovevamo dunque rischiare ancora. Domenica 30 dicembre puntammo 100 milioni sulla vittoria della Juventus contro l’Ascoli, 100 sulla vittoria dell’Inter sulla Fiorentina, e poi feci un’altra giocata sul pareggio tra Avellino e Perugia. Le prime due puntate le persi: l’Ascoli infatti sconfisse la Juventus, e Inter e Fiorentina pareggiarono. Mi andò bene invece con il terzo incontro, e non poteva essere che così visto che avevamo pagato alcuni giocatori. In particolare, demmo otto milioni – 4 io e 4 Massimo – al difensore del Perugia Mauro Della Martira che li avrebbe poi dovuti dividere con Zecchini, Rossi e Casarsa, suoi compagni del Perugia. Rossi, a quanto mi risulta, ha intascato due milioni.</p><p rend="text">Ci provammo ancora domenica 6 gennaio, questa volta con l’accoppiata Vicenza-Lecce e Milan-Lazio.</p><p rend="text">Per quest’ultima partita i contatti cominciarono in settimana. Il martedì precedente alla partita andai a Tor di Quinto, dove si allena la Lazio, e parlai con Giordano, Manfredonia e Wilson. Gli spiegai che, se erano d’accordo a perdere la partita col Milan, gli avremmo fatto incassare 60 milioni.</p><p rend="text">Dopo esserci rivisti nel bar Vanni, per poter parlare con più calma prendemmo un appuntamento per il giovedì seguente, alle ore 19, a piazza Mazzini, nell’agenzia di assicurazioni di Wilson. Parlammo delle condizioni su come truccare la partita. Dopo mezz’ora Manfredonia disse: “Io non ci sto, e lo stesso rispose Giordano. “Allora non ci sto neanch’io”, aggiunse Wilson, “altrimenti dopo come farei a guardarvi in faccia?”. Però, dopo un’ora di mie insistenze, a furia di “Ma che razza di uomini siete!” li convinsi a vendersi la partita. Il sabato mattina andai dal bookmaker e giocai con Cruciani 270 milioni sulla “martingala” (cioè una giocata combinata che lega più partite: la somma vinta nella prima partita vale come puntata per la partita successiva e così via) Milan-Lazio e Vicenza-Lecce: nelle spese, infatti, dovevamo considerare sia i 60 milioni da consegnare al giocatori della Lazio, sia i 40 milioni da consegnare al giocatore del Lecce Claudio Merlo, che per la partita Vicenza-Lecce aveva garantito a Cruciani la sconfitta della sua squadra. Stavamo già pregustando la grossa vincita quando, sabato pomeriggio alle ore 15, telefonò da Milano al mio ristorante Giordano dicendomi: “Annulla tutto, perché io e Manfredonia non ci stiamo”. E io: “Ma come faccio, ho scommesso una cifra su di voi!” “Fai come ti pare, ma noi non ci stiamo più. Comunque, richiamami stasera all’hotel Jolly 2”. Con Cruciani ci precipitammo all’aeroporto di Fiumicino da dove telefonammo a Giordano. Bruno ci disse: “Noi non stiamo al gioco, ma se volete provate con Wilson e Cacciatori”. Cruciani [andò subito a Milano], mi chiamò a mezzanotte e con voce allegra mi disse: “Ce n’è voluto per organizzare la partita, ma alla fine ho convinto Cacciatori e Wilson”. “Sei sicuro?”, gli ho fatto io, e lui: “Gli ho dato un assegno di 15 milioni”. Facciamo un piccolo passo indietro. Durante la stessa settimana, avevamo contattato naturalmente anche il Milan. Il martedì Cruciani telefonò a Milanello, nel ritiro del Milan, e chiese del suo amico Enrico Albertosi, portiere dei rossoneri. L’offerta che gli fece era chiarissima: il Milan doveva pagare 80 milioni in cambio della sconfitta della Lazio. “Ne parlerò con i dirigenti e con il presidente Colombo, sentiamoci dopodomani”. Il giovedì Cruciani richiamò Milanello e questa volta a rispondere insieme ad Albertosi c’era anche il suo compagno di squadra Giorgio Morini. Entrambi dissero: “Più di 20 milioni non vi diamo”. Non ci restò che accettare. Milan-Lazio terminò secondo il copione con la vittoria dei rossoneri. Il bidone lo prendemmo invece su Vicenza-Lecce: la partita, anziché con la vittoria del Vicenza, si concluse in pareggio. La martingala saltò, e noi perdemmo 270 milioni.</p><p rend="text">Quella domenica sera, al termine delle partite, mi telefonò Cruciani da Vicenza: “Vieni a prendermi a Fiumicino alle 20.30, mi imbarco a Venezia”. Mi recai all’aeroporto distrutto per il risultato della partita di Vicenza, già meditavo di telefonare al presidente del Milan, Colombo, per chiedergli un altro contributo. A Fiumicino mi venne incontro un Cruciani sconsolato, mi disse di avere viaggiato con Simona Marchini e una volta atterrati di avere scambiato quattro chiacchiere con suo marito, il calciatore dell’Avellino Ciccio Cordova, nostro amico, che stava all’aeroporto in attesa della moglie.<lb/>Cruciani racconta a Ciccio la nostra disavventura vicentina e Cordova all’improvviso gli fa: “Non ti preoccupare, vi faccio rientrare io”. “E in che modo?”, ribatte Cruciani. “Con la partita Lazio-Avellino”, fa Ciccio, e quindi suggerisce a Cruciani: “Vai ad Avellino e mettiti d’accordo con Stefano Pellegrini”.</p><p rend="text">Andiamo ad Avellino e ci presentiamo a Pellegrini, che però nega la possibilità di truccare la partita. Allora risaliamo in macchina e torniamo a Roma, dirigendoci verso l’Eur. Arriviamo sotto casa di Cordova e gli facciamo citofonare dal portiere. “Ci sono Massimo e Alvaro, possono salire?”, chiede. “No, falli aspettare giù”, è la risposta di Ciccio. Dopo pochi minuti, si fa vivo e noi gli raccontiamo l’incontro con Pellegrini… Lui: “Va bene, domani ci provo io, non vi preoccupate. Vado all’hotel Fleming dove l’Avellino alloggerà, ci penso io. Anzi, già che ci sei, Alvaro, scommetti 50 milioni per me sulla vittoria della Lazio”. “Dammi almeno un po’ di soldi”, gli faccio io. E Ciccio: “E’ venerdì sera, dove li vado a trovare?”. Decisi di fidarmi di Ciccio Cordova, vecchio amico e genero del costruttore miliardario Alvaro Marchini, e il giorno dopo scommisi 50 milioni per lui.</p><p rend="text">Quella domenica del 13 gennaio doveva essere il giorno del nostro riscatto. Con Cruciani, infatti, avevamo deciso di giocare una martingala su quattro partite, tre delle quali sapevamo combinate: la vittoria della Lazio sull’Avellino e i pareggi della Juventus col Bologna e del Genoa col Palermo; la quarta partita. Pescara-Inter, era l’unica pulita, e noi puntammo sulla vittoria dell’Inter.</p><p rend="text">Per Bologna-Juventus, Massimo mi aveva riferito che il risultato era stato già pattuito dal presidente della Juventus Boniperti e da quello del Bologna Fabretti; era una partita talmente sicura che a Cruciani telefonarono Carlo Petrini e Giuseppe Savoldi del Bologna chiedendogli di puntare a loro nome e di altri compagni 50 milioni sul pareggio. Io e Cruciani scommettemmo sulle quattro partite 177 milioni. E facemmo altre puntate a nome di altri giocatori di cui per ora non faccio il nome. Se tutto filava liscio avremmo vinto un miliardo e 350 milioni e pagato tutti i debiti che avevamo con i bookmaker.<lb/>Purtroppo ci fregò la Lazio, che invece di vincere come d’accordo la partita con l’Avellino la pareggiò, così saltò la nostra martingala sulle quattro partite. Quanto ai 50 milioni che avevo sborsato per conto di Cordova, costui non me li ha più restituiti. Sono convinto che, nonostante mi avesse promesso la vittoria della Lazio, abbia fatto invece di tutto per il pareggio. Non so, probabilmente avrà giocato centinaia di milioni su questo risultato… L’ultima partita su cui scommettemmo fu Bologna-Avellino. Durante la settimana prendemmo contatti con Stefano Pellegrini e altri giocatori dell’Avellino. Loro dissero: “Non c’è bisogno di accordi né di soldi: pareggiare a Bologna ci sta bene”. Per il Bologna ci accordammo con Petrini, Savoldi, Paris, Zinetti, Dossena e Colomba. La partita non rispettò le promesse: il Bologna vinse 1 a 0, noi perdemmo tutti i soldi, e a quel punto eravamo completamente rovinati. Avevamo un debito con gli allibratori clandestini di ben 950 milioni. Soldi che, in gran parte, ci erano stati truffati dai calciatori. Non ci restava che una cosa da fare: l’esposto alla magistratura.</p></div></div><div><head>Bibliografia</head><p rend="bib_indx_bib">Bardelli, Mario. 1980. “Lo scandalo delle scommesse.” <hi rend="italic">Il Messaggero</hi>, 18 gennaio, 1980. <ref target="http://digitale.bnc.roma.sbn.it/tecadigitale/visore/#/main/viewer?idMetadato=2590570&amp;type=bncr">http://digitale.bnc.roma.sbn.it/tecadigitale/visore/#/main/viewer?idMetadato=2590570&amp;type=bncr</ref></p><p rend="bib_indx_bib">Basile, Massimo, Zara, Furio. 2009. “Così fermai i quattro laziali ma loro non seppero perdere.” <hi rend="italic">Corriere dello Sport</hi>, 28 dicembre, 2009.</p><p rend="bib_indx_bib">Beha, Oliviero. 1980. “Calcio, ecco le prove della truffa.” <hi rend="italic">La Repubblica</hi>, 4 marzo, 1980. <ref target="http://digitale.bnc.roma.sbn.it/tecadigitale/visore/#/main/viewer?idMetadato=1517033&amp;type=bncr">http://digitale.bnc.roma.sbn.it/tecadigitale/visore/#/main/viewer?idMetadato=1517033&amp;type=bncr</ref></p><p rend="bib_indx_bib">Bertolani, Luciano. 1980a. “De Biase rivela che aveva raccolto elementi sufficienti per deferimenti e sospensioni di due mesi ma rinnovabili.” <hi rend="italic">Corriere della Sera</hi>, 14 marzo, 1980. <ref target="https://archivio.corriere.it/Archivio/pro/view.shtml#!/MTovZXMvaXQvcmNzZGF0aWRhY3MxL0AzOTE2MQ%3D%3D">https://archivio.corriere.it/Archivio/pro/view.shtml#!/MTovZXMvaXQvcmNzZGF0aWRhY3MxL0AzOTE2MQ%3D%3D</ref></p><p rend="bib_indx_bib">Bertolani, Luciano. 1980b. “Stasera sentenze penali sul calcio-scandalo.” <hi rend="italic">Corriere della Sera</hi>, 22 dicembre, 1980.</p><p rend="bib_indx_bib"><ref target="https://archivio.corriere.it/Archivio/pro/view.shtml#!/NzovcGFnZXMvcmNzZGF0aWRhY3MxL0AxOTIwMw%3D%3D">https://archivio.corriere.it/Archivio/pro/view.shtml#!/NzovcGFnZXMvcmNzZGF0aWRhY3MxL0AxOTIwMw%3D%3D</ref></p><p rend="bib_indx_bib">Bertolani, Luciano. 1980c. “Tutti assolti al processo per il calcio “truccato.”” <hi rend="italic">Corriere della Sera</hi>, 23 dicembre, 1980.</p><p rend="bib_indx_bib"><ref target="https://archivio.corriere.it/Archivio/pro/view.shtml#!/NzovcGFnZXMvcmNzZGF0aWRhY3MxL0AxOTIzNw%3D%3D">https://archivio.corriere.it/Archivio/pro/view.shtml#!/NzovcGFnZXMvcmNzZGF0aWRhY3MxL0AxOTIzNw%3D%3D</ref></p><p rend="bib_indx_bib">Bertolani, Luciano. 1980d. “La giustizia sportiva non ha cambiato la classifica della Serie B. Dopo cinque mesi di indagini domani inizia il processo penale.” <hi rend="italic">Corriere della Sera</hi>, 12 giugno, 1980. <ref target="https://archivio.corriere.it/Archivio/pro/view.shtml#!/MTovZXMvaXQvcmNzZGF0aWRhY3MxL0A0MjQwMQ%3D%3D">https://archivio.corriere.it/Archivio/pro/view.shtml#!/MTovZXMvaXQvcmNzZGF0aWRhY3MxL0A0MjQwMQ%3D%3D</ref></p><p rend="bib_indx_bib">Bertolani, Luciano. 1980e. “Ultime sentenze della Caf; penalizzati di 5 punti Palermo e Taranto.” <hi rend="italic">Corriere della Sera</hi>, 1° agosto, 1980.</p><p rend="bib_indx_bib"><ref target="https://archivio.corriere.it/Archivio/pro/view.shtml#!/MTovZXMvaXQvcmNzZGF0aWRhY3MxL0A0MzcyNA%3D%3D">https://archivio.corriere.it/Archivio/pro/view.shtml#!/MTovZXMvaXQvcmNzZGF0aWRhY3MxL0A0MzcyNA%3D%3D</ref></p><p rend="bib_indx_bib">Bo, Edoardo. 1980. “Juve salvata. Un’ingiustizia per il Milan.” <hi rend="italic">Corriere d’Informazione</hi>, 26 maggio, 1980.</p><p rend="bib_indx_bib"><ref target="https://archivio.corriere.it/Archivio/pro/view.shtml#!/NjovZXMvaXQvcmNzZGF0aWRhY2kxL0A2MjQ1MQ%3D%3D">https://archivio.corriere.it/Archivio/pro/view.shtml#!/NjovZXMvaXQvcmNzZGF0aWRhY2kxL0A2MjQ1MQ%3D%3D</ref></p><p rend="bib_indx_bib">Calderoni, Pietro, e Alessandro De Feo. 1980. “Memoriale del supertestimone: colloquio con Alvaro Trinca.” <hi rend="italic">L’Espresso</hi>, 13 aprile, 1980.</p><p rend="bib_indx_bib">Caliceti, Carlo. 2001. “Lo scudetto di nessuno.” <hi rend="italic">Calcio 2000</hi>, 4 aprile, 2001. </p><p rend="bib_indx_bib"><hi rend="italic">Camera dei deputati</hi>. 1980. Assemblea, Resoconto stenografico, VIII legislatura, seduta n.101, 21 gennaio 1980.</p><p rend="bib_indx_bib"><ref target="https://legislature.camera.it/_dati/leg08/lavori/stenografici/sed0101/sed0101.pdf">https://legislature.camera.it/_dati/leg08/lavori/stenografici/sed0101/sed0101.pdf</ref></p><p rend="bib_indx_bib">Carbone, Paolo. 2003. <hi rend="italic">Pallone truccato: l’illecito nel calcio italiano</hi>, Bologna: Libri di Sport. </p><p rend="bib_indx_bib">Cascioli, Lino. 1979. “Ma questo tipo di scommessa può inquinare la lotta per non retrocedere.” <hi rend="italic">Il Messaggero</hi>, 21 aprile, 1979.</p><p rend="bib_indx_bib"><ref target="http://digitale.bnc.roma.sbn.it/tecadigitale/visore/#/main/viewer?idMetadato=2584074&amp;type=bncr">http://digitale.bnc.roma.sbn.it/tecadigitale/visore/#/main/viewer?idMetadato=2584074&amp;type=bncr</ref>.</p><p rend="bib_indx_bib">Colombo, Claudio. 1980. “Il dossier dello scandalo tappa per tappa.” <hi rend="italic">La Repubblica</hi>, 4 marzo, 1980. <ref target="https://archivio.corriere.it/Archivio/pro/view.shtml#!/NDovZXMvaXQvcmNzZGF0aWRhY2kxL0A2MjA4MQ%3D%3D">https://archivio.corriere.it/Archivio/pro/view.shtml#!/NDovZXMvaXQvcmNzZGF0aWRhY2kxL0A2MjA4MQ%3D%3D</ref></p><p rend="bib_indx_bib"><hi rend="italic">Corriere d’informazione</hi>. 1980. “Scommesse clandestine un dossier-bomba può sconvolgere tutto il mondo del calcio”, 15 febbraio 1980.</p><p rend="bib_indx_bib"><ref target="https://archivio.corriere.it/Archivio/pro/view.shtml#!/NDovZXMvaXQvcmNzZGF0aWRhY2kxL0A2MTcyMA%3D%3D">https://archivio.corriere.it/Archivio/pro/view.shtml#!/NDovZXMvaXQvcmNzZGF0aWRhY2kxL0A2MTcyMA%3D%3D</ref></p><p rend="bib_indx_bib"><hi rend="italic">Corriere della Sera</hi>. 1979. “Ma intanto a Palermo Lazio protagonista di una zuffa in campo”, 2 novembre 1979.</p><p rend="bib_indx_bib"><ref target="https://archivio.corriere.it/Archivio/pro/view.shtml#!/NzovcGFnZXMvcmNzZGF0aWRhY3MxL0A4MDk4">https://archivio.corriere.it/Archivio/pro/view.shtml#!/NzovcGFnZXMvcmNzZGF0aWRhY3MxL0A4MDk4</ref></p><p rend="bib_indx_bib"><hi rend="italic">Corriere della Sera</hi>. 1980a. “Il Totocalcio “sporco” più ricco di quello vero”, 20 gennaio 1980. <ref target="https://archivio.corriere.it/Archivio/pro/view.shtml#!/NzovcGFnZXMvcmNzZGF0aWRhY3MxL0AxMDE4OA%3D%3D">https://archivio.corriere.it/Archivio/pro/view.shtml#!/NzovcGFnZXMvcmNzZGF0aWRhY3MxL0AxMDE4OA%3D%3D</ref></p><p rend="bib_indx_bib"><hi rend="italic">Corriere della Sera</hi>. 1980b. “Montesi di un nuovo interrogato sul “giallo” delle scommesse”, 30 gennaio 1980.</p><p rend="bib_indx_bib"><ref target="https://archivio.corriere.it/Archivio/pro/view.shtml#!/MjovZXMvaXQvcmNzZGF0aWRhY3MxL0AzNzMwNQ%3D%3D">https://archivio.corriere.it/Archivio/pro/view.shtml#!/MjovZXMvaXQvcmNzZGF0aWRhY3MxL0AzNzMwNQ%3D%3D</ref></p><p rend="bib_indx_bib"><hi rend="italic">Corriere della Sera</hi>. 1980c. “S’allarga l’inchiesta sulle scommesse clandestine. Il magistrato interrogherà i giocatori della Lazio”, 2 febbraio 1980.</p><p rend="bib_indx_bib"><ref target="https://archivio.corriere.it/Archivio/pro/view.shtml#!/NTovZXMvaXQvcmNzZGF0aWRhY3MxL0AzNzUyMA%3D%3D">https://archivio.corriere.it/Archivio/pro/view.shtml#!/NTovZXMvaXQvcmNzZGF0aWRhY3MxL0AzNzUyMA%3D%3D</ref></p><p rend="bib_indx_bib"><hi rend="italic">Corriere della Sera</hi>. 1980d. “Giallo delle scommesse. Denuncia di due romani”, 2 marzo 1980. </p><p rend="bib_indx_bib"><ref target="https://archivio.corriere.it/Archivio/pro/view.shtml#!/NzovcGFnZXMvcmNzZGF0aWRhY3MxL0AxMTM2MQ%3D%3D">https://archivio.corriere.it/Archivio/pro/view.shtml#!/NzovcGFnZXMvcmNzZGF0aWRhY3MxL0AxMTM2MQ%3D%3D</ref></p><p rend="bib_indx_bib"><hi rend="italic">Corriere della Sera</hi>. 1980e. “I giocatori accusati che cosa rischiano e come si difendono”, 3 marzo 1980.</p><p rend="bib_indx_bib"><ref target="https://archivio.corriere.it/Archivio/pro/view.shtml#!/NzovcGFnZXMvcmNzZGF0aWRhY3MxL0AxMTM4Mw%3D%3D">https://archivio.corriere.it/Archivio/pro/view.shtml#!/NzovcGFnZXMvcmNzZGF0aWRhY3MxL0AxMTM4Mw%3D%3D</ref></p><p rend="bib_indx_bib"><hi rend="italic">Corriere della Sera</hi>. 1980f. “Oggi De Biase riparte cominciando da Avellino”, 31 marzo 1980. </p><p rend="bib_indx_bib"><ref target="https://archivio.corriere.it/Archivio/pro/view.shtml#!/NjovZXMvaXQvcmNzZGF0aWRhY3MxL0AzOTU1Nw%3D%3D">https://archivio.corriere.it/Archivio/pro/view.shtml#!/NjovZXMvaXQvcmNzZGF0aWRhY3MxL0AzOTU1Nw%3D%3D</ref></p><p rend="bib_indx_bib"><hi rend="italic">Corriere della Sera</hi>. 1980g. “Condanne e condannati”, 19 maggio 1980.</p><p rend="bib_indx_bib"><ref target="https://archivio.corriere.it/Archivio/pro/view.shtml#!/MTovZXMvaXQvcmNzZGF0aWRhY3MxL0A0MTU4MA%3D%3D">https://archivio.corriere.it/Archivio/pro/view.shtml#!/MTovZXMvaXQvcmNzZGF0aWRhY3MxL0A0MTU4MA%3D%3D</ref></p><p rend="bib_indx_bib"><hi rend="italic">Corriere della Sera</hi>. 1980h. “Scandalo delle scommesse: persa dal Milan anche l’ultima partita. Amaro sconto per Rossi, nuova mazzata su Giordano e Manfredonia”, 20 luglio 1980. <ref target="https://archivio.corriere.it/Archivio/pro/view.shtml#!/NzovcGFnZXMvcmNzZGF0aWRhY3MxL0AxNTEyNw%3D%3D">https://archivio.corriere.it/Archivio/pro/view.shtml#!/NzovcGFnZXMvcmNzZGF0aWRhY3MxL0AxNTEyNw%3D%3D</ref></p><p rend="bib_indx_bib"><hi rend="italic">Corriere della Sera.</hi> 1980i. “Il tonfo della Lazio in B riporta l’Udinese in A”, 26 luglio 1980. <ref target="https://archivio.corriere.it/Archivio/pro/view.shtml#!/NzovcGFnZXMvcmNzZGF0aWRhY3MxL0AxNTI0OA%3D%3D">https://archivio.corriere.it/Archivio/pro/view.shtml#!/NzovcGFnZXMvcmNzZGF0aWRhY3MxL0AxNTI0OA%3D%3D</ref></p><p rend="bib_indx_bib"><hi rend="italic">Corriere della Sera</hi>, 1980l. “Sulle scommesse clandestine che avrebbero falsato alcune partite denuncia della Federcalcio: la Procura di Roma apre un’inchiesta.” 19 gennaio 1980. <ref target="https://archivio.corriere.it/Archivio/pro/view.shtml#!/NzovcGFnZXMvcmNzZGF0aWRhY3MxL0AxMDE2MA%3D%3D">https://archivio.corriere.it/Archivio/pro/view.shtml#!/NzovcGFnZXMvcmNzZGF0aWRhY3MxL0AxMDE2MA%3D%3D</ref></p><p rend="bib_indx_bib"><hi rend="italic">Corriere della Sera</hi>. 1980m. “Ecco gli arrestati: un presidente e dodici giocatori”, 24 marzo, 1980. <ref target="https://archivio.corriere.it/Archivio/pro/view.shtml#!/NjovZXMvaXQvcmNzZGF0aWRhY3MxL0AzOTM0MQ%3D%3D">https://archivio.corriere.it/Archivio/pro/view.shtml#!/NjovZXMvaXQvcmNzZGF0aWRhY3MxL0AzOTM0MQ%3D%3D</ref></p><p rend="bib_indx_bib"><hi rend="italic">Corriere della Sera</hi>. 1981. “Non tornerà in tribunale lo scandalo delle scommesse”, 31 giugno 1981. <ref target="https://archivio.corriere.it/Archivio/pro/view.shtml#!/MzovZXMvaXQvcmNzZGF0aWRhY3MxL0A1NTIxMA%3D%3D">https://archivio.corriere.it/Archivio/pro/view.shtml#!/MzovZXMvaXQvcmNzZGF0aWRhY3MxL0A1NTIxMA%3D%3D</ref></p><p rend="bib_indx_bib"><hi rend="italic">Corriere dello Sport</hi>. 1980a. “Dalla FIGC una denuncia contro ignoti?”, 19 gennaio 1980. </p><p rend="bib_indx_bib"><hi rend="italic">Corriere dello Sport</hi>. 1980b. “Toto: entro febbraio montepremi di 6 miliardi”, 29 gennaio 1980.</p><p rend="bib_indx_bib"><hi rend="italic">Corriere dello Sport</hi>. 1980c. “Il testo con tutta la storia”, 3 marzo 1980.</p><p rend="bib_indx_bib">Cucci, Italo. 1980. “Il salvatore della patria.” <hi rend="italic">Guerin Sportivo</hi>, 14 aprile, 1980.</p><p rend="bib_indx_bib">Fabbricini, Massimo. 1982a. “All’esame della Federcalcio il condono agli squalificati ma il “caso” si complica per l’opposizione degli arbitri.” <hi rend="italic">Corriere della Sera</hi>, 31 luglio, 1982.</p><p rend="bib_indx_bib"><ref target="https://archivio.corriere.it/Archivio/pro/view.shtml#!/NzovcGFnZXMvcmNzZGF0aWRhY3MxL0AzMjUxNg%3D%3D">https://archivio.corriere.it/Archivio/pro/view.shtml#!/NzovcGFnZXMvcmNzZGF0aWRhY3MxL0AzMjUxNg%3D%3D</ref></p><p rend="bib_indx_bib">Fabbricini, Massimo. 1982b. “Due anni di condono: Giordano e Manfredonia subito in campo.” <hi rend="italic">Corriere della Sera</hi>, 1° agosto, 1982.</p><p rend="bib_indx_bib"><ref target="https://archivio.corriere.it/Archivio/pro/view.shtml#!/NzovcGFnZXMvcmNzZGF0aWRhY3MxL0AzMjUzOA%3D%3D">https://archivio.corriere.it/Archivio/pro/view.shtml#!/NzovcGFnZXMvcmNzZGF0aWRhY3MxL0AzMjUzOA%3D%3D</ref></p><p rend="bib_indx_bib">Felici, Antonio. 2011. <hi rend="italic">Le pagine nere del calcio. Tutti gli scandali minuto per minuto</hi>. Roma: Iacobelli Edizioni.</p><p rend="bib_indx_bib">Ferraiuolo, Luigi. 1980a. “De Biase sinora non ha….” <hi rend="italic">Corriere dello Sport</hi>, 26 gennaio, 1980.</p><p rend="bib_indx_bib">Ferraiuolo, Luigi. 1980b. “Il caso delle scommesse retrocederà.” <hi rend="italic">Corriere dello Sport</hi>,<hi rend="italic"> </hi>30 gennaio, 1980.</p><p rend="bib_indx_bib">Ferraiuolo, Luigi. 1980c. “De Biase ha interrogato nuovamente Montesi.” <hi rend="italic">Corriere dello Sport</hi>, 31 gennaio, 1980.</p><p rend="bib_indx_bib">Ferraiuolo, Luigi. 1980d. “Calciatori denunciati alla Finanza dai clandestini?.” <hi rend="italic">Corriere dello Sport</hi>, 13 febbraio, 1980.</p><p rend="bib_indx_bib">Ferrari, Renato. 1960. “Un terribile monito in tema di corruzione.” <hi rend="italic">Corriere dello Sport</hi>, 2 giugno, 1960.</p><p rend="bib_indx_bib">Grigliè, Remo. 1958. “Lo scandalo dell’Atalanta è scoppiato per una mancata promessa di matrimonio.” <hi rend="italic">La Nuova Stampa</hi>, 1° luglio, 1958.</p><p rend="bib_indx_bib"><ref target="http://www.archiviolastampa.it/component/option,com_lastampa/task,search/mod,libera/action,viewer/Itemid,3/page,9/articleid,0066_01_1958_0155_0009_16478827/">http://www.archiviolastampa.it/component/option,com_lastampa/task,search/mod,libera/action,viewer/Itemid,3/page,9/articleid,0066_01_1958_0155_0009_16478827/</ref></p><p rend="bib_indx_bib">Lajolo, Guido. 1980. “Albertosi racconta quello che ha detto in 15’ d’interrogatorio sulle scommesse.” <hi rend="italic">Corriere della Sera</hi>, 28 gennaio, 1980.</p><p rend="bib_indx_bib"><ref target="https://archivio.corriere.it/Archivio/pro/view.shtml#!/NjovZXMvaXQvcmNzZGF0aWRhY3MxL0AzNzMxNA%3D%3D">https://archivio.corriere.it/Archivio/pro/view.shtml#!/NjovZXMvaXQvcmNzZGF0aWRhY3MxL0AzNzMxNA%3D%3D</ref></p><p rend="bib_indx_bib"><hi rend="italic">La Stampa Sera</hi>. 1980. “Lazio in B”, 25 luglio 1980.</p><p rend="bib_indx_bib"><ref target="http://www.archiviolastampa.it/component/option,com_lastampa/task,search/mod,libera/action,viewer/Itemid,3/page,1/articleid,1445_02_1980_0187_0001_20479773/">http://www.archiviolastampa.it/component/option,com_lastampa/task,search/mod,libera/action,viewer/Itemid,3/page,1/articleid,1445_02_1980_0187_0001_20479773/</ref></p><p rend="bib_indx_bib"><hi rend="italic">L’Unità</hi>. 1959. “Revocata ad Azzini la squalifica a vita”, 4 novembre 1959.</p><p rend="bib_indx_bib"><ref target="https://archivio.unita.news/assets/main/1959/11/04/page_006.pdf">https://archivio.unita.news/assets/main/1959/11/04/page_006.pdf</ref></p><p rend="bib_indx_bib">Lupo, Maurizio, Barone, Aniello. 2020. “Sogni &amp; investimenti. Le scommesse football in Italia dal Totocalcio al bet advising.” In <hi rend="italic">Visioni di gioco. Calcio e società da una prospettiva interdisciplinare</hi>, a cura di Maurizio Lupo e Antonella Emina: 151, Bologna: Il Mulino.</p><p rend="bib_indx_bib">Mantelli, Renato. 1980. “La nostra serie A si chiama onestà.” <hi rend="italic">Corriere della Sera,</hi> 25 marzo, 1980.</p><p rend="bib_indx_bib"><ref target="https://archivio.corriere.it/Archivio/pro/view.shtml#!/MTovZXMvaXQvcmNzZGF0aWRhY3MxL0AzOTU3Mw%3D%3D">https://archivio.corriere.it/Archivio/pro/view.shtml#!/MTovZXMvaXQvcmNzZGF0aWRhY3MxL0AzOTU3Mw%3D%3D</ref> </p><p rend="bib_indx_bib">Moriondo, Carlo. 1976. “Allemandi: non ho preso una lira.” <hi rend="italic">La Stampa Sera</hi>, 19 maggio, 1976. <ref target="http://www.archiviolastampa.it/component/option,com_lastampa/task,search/mod,avanzata/action,viewer/Itemid,3/page,1/articleid,1488_02_1976_0113_0001_20855369/">http://www.archiviolastampa.it/component/option,com_lastampa/task,search/mod,avanzata/action,viewer/Itemid,3/page,1/articleid,1488_02_1976_0113_0001_20855369/</ref></p><p rend="bib_indx_bib">Nani, Giorgio. 1958. “Come si è giunti alla dura sentenza.” <hi rend="italic">La Stampa Sera</hi>, 30 giugno-1° luglio, 1958.</p><p rend="bib_indx_bib"><ref target="http://www.archiviolastampa.it/component/option,com_lastampa/task,search/action,viewer/Itemid,3/page,0005/articleid,1581_02_1958_0154A_0013_23560292/">http://www.archiviolastampa.it/component/option,com_lastampa/task,search/action,viewer/Itemid,3/page,0005/articleid,1581_02_1958_0154A_0013_23560292/</ref></p><p rend="bib_indx_bib">Nese, Marco, e Nino Petrone. 1980. “Giocavano per perdere?.” <hi rend="italic">Corriere della Sera</hi>, 22 gennaio, 1980.</p><p rend="bib_indx_bib"><ref target="https://archivio.corriere.it/Archivio/pro/view.shtml#!/MzovZXMvaXQvcmNzZGF0aWRhY3MxL0AzNzI2Mg%3D%3D">https://archivio.corriere.it/Archivio/pro/view.shtml#!/MzovZXMvaXQvcmNzZGF0aWRhY3MxL0AzNzI2Mg%3D%3D</ref></p><p rend="bib_indx_bib"><ref target="https://archivio.corriere.it/Archivio/pro/view.shtml#!/NzovcGFnZXMvcmNzZGF0aWRhY3MxL0AxMDI3MA%3D%3D">https://archivio.corriere.it/Archivio/pro/view.shtml#!/NzovcGFnZXMvcmNzZGF0aWRhY3MxL0AxMDI3MA%3D%3D</ref></p><p rend="bib_indx_bib">Nese, Marco. 1980a. “Una pioggia di assegni e telefonate che scottano.” <hi rend="italic">Corriere della Sera</hi>, 12 marzo, 1980.</p><p rend="bib_indx_bib"><ref target="https://archivio.corriere.it/Archivio/pro/view.shtml#!/NTovZXMvaXQvcmNzZGF0aWRhY3MxL0AzODg2Nw%3D%3D">https://archivio.corriere.it/Archivio/pro/view.shtml#!/NTovZXMvaXQvcmNzZGF0aWRhY3MxL0AzODg2Nw%3D%3D</ref></p><p rend="bib_indx_bib">Nese, Marco. 1980b. “Le chiavi del mistero in mano alla Lazio.” <hi rend="italic">Corriere della Sera</hi>, 23 gennaio, 1980.</p><p rend="bib_indx_bib">Nicotra, Fabrizio. 1980. “Calcio-truffa: presentata la denuncia. Venti giocatori coinvolti..” <hi rend="italic">Il Messaggero</hi>, 2 marzo, 1980.</p><p rend="bib_indx_bib"><ref target="http://digitale.bnc.roma.sbn.it/tecadigitale/visore/#/main/viewer?idMetadato=2591653&amp;type=bncr">http://digitale.bnc.roma.sbn.it/tecadigitale/visore/#/main/viewer?idMetadato=2591653&amp;type=bncr</ref></p><p rend="bib_indx_bib">Olivari, Stefano. 2020. “Il Milan in serie B.” <hi rend="italic">Guerin Sportivo</hi>, 18 maggio, 2020.</p><p rend="bib_indx_bib"><ref target="https://www.guerinsportivo.it/news/calcio/2020/05/18-3001472/il_milan_in_serie_b">https://www.guerinsportivo.it/news/calcio/2020/05/18-3001472/il_milan_in_serie_b</ref></p><p rend="bib_indx_bib">Ordine, Francesco. 2002. “Gli scandali del mondo del calcio.” <hi rend="italic">Enciclopedia Treccani </hi>(online).</p><p rend="bib_indx_bib"><ref target="https://www.treccani.it/enciclopedia/gli-scandali-del-mondo-del-calcio_(Enciclopedia-dello-Sport)/">https://www.treccani.it/enciclopedia/gli-scandali-del-mondo-del-calcio_(Enciclopedia-dello-Sport)/</ref></p><p rend="bib_indx_bib">Palombo, Ruggiero. 1979. “Ecco la schedina clandestina.” <hi rend="italic">Il Messaggero</hi>, 21 aprile, 1979.</p><p rend="bib_indx_bib"><ref target="http://digitale.bnc.roma.sbn.it/tecadigitale/visore/#/main/viewer?idMetadato=2584074&amp;type=bncr">http://digitale.bnc.roma.sbn.it/tecadigitale/visore/#/main/viewer?idMetadato=2584074&amp;type=bncr</ref></p><p rend="bib_indx_bib">Palombo, Ruggiero. 1980. “Montesi spara per primo.” <hi rend="italic">Il Messaggero</hi>, 19 gennaio, 1980.</p><p rend="bib_indx_bib"><ref target="http://digitale.bnc.roma.sbn.it/tecadigitale/visore/#/main/viewer?idMetadato=2590593&amp;type=bncr">http://digitale.bnc.roma.sbn.it/tecadigitale/visore/#/main/viewer?idMetadato=2590593&amp;type=bncr</ref></p><p rend="bib_indx_bib">Petrini, Carlo. 2000. <hi rend="italic">Nel fango del dio pallone</hi>. Milano: Kaos Edizioni.</p><p rend="bib_indx_bib"><hi rend="italic">Senato della Repubblica</hi>. 1980 Proposta di legge S. 400, Norme in materia di rapporti tra società e sportivi professionisti<hi rend="italic">, </hi>VIII legislatura.</p><p rend="bib_indx_bib"><ref target="https://www.parlamento.it/service/PDF/PDFServer/DF/289905.pdf">https://www.parlamento.it/service/PDF/PDFServer/DF/289905.pdf</ref></p><p rend="bib_indx_bib"><hi rend="italic">Senato della Repubblica</hi>. 1980. Risposte scritte ad interrogazioni (pervenute fino al 15 luglio 1980), VIII legislatura. <ref target="https://www.senato.it/service/PDF/PDFServer/DF/265243.pdf">https://www.senato.it/service/PDF/PDFServer/DF/265243.pdf</ref></p><p rend="bib_indx_bib"><hi rend="italic">Senato della Repubblica</hi>. 1980. Assemblea, Resoconto stenografico, VIII legislatura, seduta n.136, 11 giugno 1980. <ref target="https://www.senato.it/service/PDF/PDFServer/BGT/332289.pdf">https://www.senato.it/service/PDF/PDFServer/BGT/332289.pdf</ref> </p><p rend="bib_indx_bib">Tramontano, Elio. 1984. <hi rend="italic">Da Sallustro a Maradona 90 anni di storia del Napoli</hi>. Napoli: Edizioni Meridionali.</p><list type="ordered">
					<item><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number CharOverride-4"><ref target="xml_05.html#footnote-013-backlink">1</ref></hi>	Nel libro di Antonio Felici, <hi rend="italic">Le pagine nere del calcio</hi>,<hi rend="italic"> </hi>viene riportato che la residenza di Allemandi e Gaudioso era in via Lagrange. In realtà, il difensore juventino in un’intervista rilasciata nel maggio 1976 al quotidiano <hi rend="italic">La Stampa Sera</hi>, dice espressamente che risiedeva in piazzetta Madonna degli Angeli. In ogni caso, si tratta di due luoghi estremamente vicini nella Torino attuale.</p></item>
					<item><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="xml_05.html#footnote-012-backlink">2</ref></hi>	Per una panoramica completa dell’attività di Arpinati in FIGC si veda: <ref target="https://www.figc.it/it/federazione/la-federazione/tutti-i-presidenti-federali/leandro-arpinati/"><hi rend="CharOverride-2">https://www.figc.it/it/federazione/la-federazione/tutti-i-presidenti-federali/leandro-arpinati/</hi></ref>.</p></item>
					<item><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="xml_05.html#footnote-011-backlink">3</ref></hi>	In realtà era un impiegato pubblico di Palermo.</p></item>
					<item><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="xml_05.html#footnote-010-backlink">4</ref></hi>	Il primo quotidiano a pubblicare la trascrizione completa della denuncia è il <hi rend="italic">Corriere dello Sport</hi> il 3 marzo 1980: <hi rend="italic">Il testo con tutta la storia</hi>,<hi rend="italic"> </hi>1 e 19 (1980c). Il testo completo della denuncia di Cruciani è in appendice.</p></item>
					<item><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number CharOverride-4"><ref target="xml_05.html#footnote-009-backlink">5</ref></hi>	Camera dei deputati. Assemblea, <hi rend="italic">Resoconto stenografico</hi>. VIII legislatura, seduta n. 101, 21 gennaio 1980, 7813. <ref target="https://legislature.camera.it/_dati/leg08/lavori/stenografici/sed0101/sed0101.pdf"><hi rend="CharOverride-2">https://legislature.camera.it/_dati/leg08/lavori/stenografici/sed0101/sed0101.pdf</hi></ref>.</p></item>
					<item><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="xml_05.html#footnote-008-backlink">6</ref></hi>	Senato della Repubblica, Assemblea, <hi rend="italic">Resoconto stenografico</hi>, VIII legislatura, seduta n. 136, 11 giugno 1980, 7256, <ref target="https://www.senato.it/service/PDF/PDFServer/BGT/332289.pdf"><hi rend="CharOverride-2">https://www.senato.it/service/PDF/PDFServer/BGT/332289.pdf</hi></ref>.</p></item>
					<item><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number CharOverride-4"><ref target="xml_05.html#footnote-007-backlink">7</ref></hi>	Senato della Repubblica, <hi rend="italic">Risposte scritte ad interrogazioni (pervenute fino al 15 luglio 1980)</hi>, VIII legislatura, fasc. 19, 526, <ref target="https://www.senato.it/service/PDF/PDFServer/DF/265243.pdf"><hi rend="CharOverride-2">https://www.senato.it/service/PDF/PDFServer/DF/265243.pdf</hi></ref>.</p></item>
					<item><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number CharOverride-4"><ref target="xml_05.html#footnote-006-backlink">8</ref></hi>	Senato della Repubblica, Proposta di legge S. 400, <hi rend="italic">Norme in materia di rapporti tra società e sportivi professionisti</hi>,<hi rend="italic"> </hi>VIII legislatura, <ref target="https://www.parlamento.it/service/PDF/PDFServer/DF/289905.pdf"><hi rend="CharOverride-2">https://www.parlamento.it/service/PDF/PDFServer/DF/289905.pdf</hi></ref>.</p></item>
					<item><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="xml_05.html#footnote-005-backlink">9</ref></hi>	Senato della Repubblica, <hi rend="italic">Risposte scritte ad interrogazioni (pervenute fino al 15 luglio 1980)</hi>, cit.,<hi rend="italic"> </hi>512.</p></item>
					<item><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="xml_05.html#footnote-004-backlink">10</ref></hi>	Le trascrizioni delle radiocronache di quel 23 marzo 1980 sono presenti anche in Carbone 2003. L’autore di quest’ultimo libro è stato collaboratore, anche come radiocronista, per circa quindici anni della trasmissione Rai <hi rend="italic">Tutto il calcio minuto per minuto.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="xml_05.html#footnote-003-backlink">11</ref></hi>	In realtà si sarebbe trattato di Zecchini, altro calciatore del Perugia. </p></item>
					<item><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="xml_05.html#footnote-002-backlink">12</ref></hi>	Per l’elenco delle tredici persone arrestate si veda <hi rend="italic">Corriere della Sera</hi>, 24 marzo 1980, 15, <ref target="https://archivio.corriere.it/Archivio/pro/view.shtml#!/NjovZXMvaXQvcmNzZGF0aWRhY3MxL0AzOTM0MQ%3D%3D"><hi rend="CharOverride-2">https://archivio.corriere.it/Archivio/pro/view.shtml#!/NjovZXMvaXQvcmNzZGF0aWRhY3MxL0AzOTM0MQ%3D%3D</hi></ref>.</p></item>
					<item><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number CharOverride-4"><ref target="xml_05.html#footnote-001-backlink">13</ref></hi>	<ref target="https://ordineavvocatitorino.it/sites/default/files/documents/News/FRODE%20SPORTIVA_.pdf"><hi rend="CharOverride-2">https://ordineavvocatitorino.it/sites/default/files/documents/News/FRODE%20SPORTIVA_.pdf</hi></ref>.</p></item>
					<item><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="xml_05.html#footnote-000-backlink">14</ref></hi>	Questo avvenimento è raccontato anche da Carlo Porceddu al <hi rend="italic">Corriere dello Sport</hi>: «E su Cruciani: la sua assenza fu un aspetto nebuloso. Lui era a Milano, sede del processo sportivo, ma poi non venne. Diciamo che forse fu avvicinato…». Le parole di Porceddu sono riportate da Basile e Zara 2009.</p></item>
				</list><p rend="editorial_metadata_author" >Massimo Bianchi, University of Siena, Italy, <ref target="mailto:massimo.bianchi@unisi.it">massimo.bianchi@unisi.it</ref></p><p rend="editorial_metadata_polices" >Referee List (DOI 1<ref target="https://doi.org/10.36253/fup_referee_list">0.36253/fup_referee_list</ref>)</p><p rend="editorial_metadata_polices" >FUP Best Practice in Scholarly Publishing (DOI <ref target="https://doi.org/10.36253/fup_best_practice">10.36253/fup_best_practice</ref>)</p><p rend="editorial_metadata_book" >Massimo Bianchi, <hi rend="italic">La prima vicenda del calcioscommesse in Italia (1980),</hi> © Author(s), <ref target="https://creativecommons.org/licenses/by-sa/4.0/legalcode">CC BY-SA</ref> 4.0, DOI <ref target="https://doi.org/10.36253/979-12-215-0887-1.05">10.36253/979-12-215-0887-1.05</ref>, in Roberto Borrello, Antonio Riviezzo (edited by), <hi rend="CharOverride-5">Il diritto sportivo tra autonomia e antinomie. Atti del seminario «Giornate senesi sullo sport», Siena, 22 maggio 2024</hi>, pp. -57, 2025, published by Firenze University Press and USiena PRESS, ISBN 979-12-215-0887-1, DOI <ref target="https://doi.org/10.36253/979-12-215-0887-1">10.36253/979-12-215-0887-1</ref></p></div></div>
      
      <div>
        <listBibl>
          <head>References</head>
          <bibl n="215568">Bardelli, Mario. 1980. “Lo scandalo delle scommesse.” Il Messaggero, 18 gennaio, 1980. http://digitale.bnc.roma.sbn.it/tecadigitale/visore/#/main/viewer?idMetadato=2590570&amp;amp;type=bncr</bibl>
          <bibl n="215663">Basile, Massimo, Zara, Furio. 2009. “Cos&amp;#236; fermai i quattro laziali ma loro non seppero perdere.” Corriere dello Sport, 28 dicembre, 2009.</bibl>
          <bibl n="215562">Beha, Oliviero. 1980. “Calcio, ecco le prove della truffa.” La Repubblica, 4 marzo, 1980. http://digitale.bnc.roma.sbn.it/tecadigitale/visore/#/main/viewer?idMetadato=1517033&amp;amp;type=bncr</bibl>
          <bibl n="215486">Bertolani, Luciano. 1980a. “De Biase rivela che aveva raccolto elementi sufficienti per deferimenti e sospensioni di due mesi ma rinnovabili.” Corriere della Sera, 14 marzo, 1980. https://archivio.corriere.it/Archivio/pro/view.shtml#!/MTovZXMvaXQvcmNzZGF0aWRhY3MxL0AzOTE2MQ%3D%3D</bibl>
          <bibl n="215524">Bertolani, Luciano. 1980b. “Stasera sentenze penali sul calcio-scandalo.” Corriere della Sera, 22 dicembre, 1980. https://archivio.corriere.it/Archivio/pro/view.shtml#!/NzovcGFnZXMvcmNzZGF0aWRhY3MxL0AxOTIwMw%3D%3D</bibl>
          <bibl n="215520">Bertolani, Luciano. 1980c. “Tutti assolti al processo per il calcio “truccato.”” Corriere della Sera, 23 dicembre, 1980. https://archivio.corriere.it/Archivio/pro/view.shtml#!/NzovcGFnZXMvcmNzZGF0aWRhY3MxL0AxOTIzNw%3D%3D</bibl>
          <bibl n="215479">Bertolani, Luciano. 1980d. “La giustizia sportiva non ha cambiato la classifica della Serie B. Dopo cinque mesi di indagini domani inizia il processo penale.” Corriere della Sera, 12 giugno, 1980. https://archivio.corriere.it/Archivio/pro/view.shtml#!/MTovZXMvaXQvcmNzZGF0aWRhY3MxL0A0MjQwMQ%3D%3D</bibl>
          <bibl n="215507">Bertolani, Luciano. 1980e. “Ultime sentenze della Caf; penalizzati di 5 punti Palermo e Taranto.” Corriere della Sera, 1&amp;#176; agosto, 1980. https://archivio.corriere.it/Archivio/pro/view.shtml#!/MTovZXMvaXQvcmNzZGF0aWRhY3MxL0A0MzcyNA%3D%3D</bibl>
          <bibl n="215530">Bo, Edoardo. 1980. “Juve salvata. Un’ingiustizia per il Milan.” Corriere d’Informazione, 26 maggio, 1980. https://archivio.corriere.it/Archivio/pro/view.shtml#!/NjovZXMvaXQvcmNzZGF0aWRhY2kxL0A2MjQ1MQ%3D%3D</bibl>
          <bibl n="215666">Calderoni, Pietro, e Alessandro De Feo. 1980. “Memoriale del supertestimone: colloquio con Alvaro Trinca.” L’Espresso, 13 aprile, 1980.</bibl>
          <bibl n="215917">Caliceti, Carlo. 2001. “Lo scudetto di nessuno.” Calcio 2000, 4 aprile, 2001.</bibl>
          <bibl n="215548">Camera dei deputati. 1980. Assemblea, Resoconto stenografico, VIII legislatura, seduta n.101, 21 gennaio 1980. https://legislature.camera.it/_dati/leg08/lavori/stenografici/sed0101/sed0101.pdf</bibl>
          <bibl n="215821">Carbone, Paolo. 2003. Pallone truccato: l’illecito nel calcio italiano, Bologna: Libri di Sport.</bibl>
          <bibl n="215519">Cascioli, Lino. 1979. “Ma questo tipo di scommessa pu&amp;#242; inquinare la lotta per non retrocedere.” Il Messaggero, 21 aprile, 1979. http://digitale.bnc.roma.sbn.it/tecadigitale/visore/#/main/viewer?idMetadato=2584074&amp;amp;type=bncr.</bibl>
          <bibl n="215539">Colombo, Claudio. 1980. “Il dossier dello scandalo tappa per tappa.” La Repubblica, 4 marzo, 1980. https://archivio.corriere.it/Archivio/pro/view.shtml#!/NDovZXMvaXQvcmNzZGF0aWRhY2kxL0A2MjA4MQ%3D%3D</bibl>
          <bibl n="215511">Corriere d’informazione. 1980. “Scommesse clandestine un dossier-bomba pu&amp;#242; sconvolgere tutto il mondo del calcio”, 15 febbraio 1980. https://archivio.corriere.it/Archivio/pro/view.shtml#!/NDovZXMvaXQvcmNzZGF0aWRhY2kxL0A2MTcyMA%3D%3D</bibl>
          <bibl n="215534">Corriere della Sera. 1979. “Ma intanto a Palermo Lazio protagonista di una zuffa in campo”, 2 novembre 1979. https://archivio.corriere.it/Archivio/pro/view.shtml#!/NzovcGFnZXMvcmNzZGF0aWRhY3MxL0A4MDk4</bibl>
          <bibl n="215543">Corriere della Sera. 1980a. “Il Totocalcio “sporco” pi&amp;#249; ricco di quello vero”, 20 gennaio 1980. https://archivio.corriere.it/Archivio/pro/view.shtml#!/NzovcGFnZXMvcmNzZGF0aWRhY3MxL0AxMDE4OA%3D%3D</bibl>
          <bibl n="215527">Corriere della Sera. 1980b. “Montesi di un nuovo interrogato sul “giallo” delle scommesse”, 30 gennaio 1980. https://archivio.corriere.it/Archivio/pro/view.shtml#!/MjovZXMvaXQvcmNzZGF0aWRhY3MxL0AzNzMwNQ%3D%3D</bibl>
          <bibl n="215497">Corriere della Sera. 1980c. “S’allarga l’inchiesta sulle scommesse clandestine. Il magistrato interrogher&amp;#224; i giocatori della Lazio”, 2 febbraio 1980. https://archivio.corriere.it/Archivio/pro/view.shtml#!/NTovZXMvaXQvcmNzZGF0aWRhY3MxL0AzNzUyMA%3D%3D</bibl>
          <bibl n="215552">Corriere della Sera. 1980d. “Giallo delle scommesse. Denuncia di due romani”, 2 marzo 1980. https://archivio.corriere.it/Archivio/pro/view.shtml#!/NzovcGFnZXMvcmNzZGF0aWRhY3MxL0AxMTM2MQ%3D%3D</bibl>
          <bibl n="215531">Corriere della Sera. 1980e. “I giocatori accusati che cosa rischiano e come si difendono”, 3 marzo 1980. https://archivio.corriere.it/Archivio/pro/view.shtml#!/NzovcGFnZXMvcmNzZGF0aWRhY3MxL0AxMTM4Mw%3D%3D</bibl>
          <bibl n="215549">Corriere della Sera. 1980f. “Oggi De Biase riparte cominciando da Avellino”, 31 marzo 1980.&amp;#160; https://archivio.corriere.it/Archivio/pro/view.shtml#!/NjovZXMvaXQvcmNzZGF0aWRhY3MxL0AzOTU1Nw%3D%3D</bibl>
          <bibl n="215585">Corriere della Sera. 1980g. “Condanne e condannati”, 19 maggio 1980. https://archivio.corriere.it/Archivio/pro/view.shtml#!/MTovZXMvaXQvcmNzZGF0aWRhY3MxL0A0MTU4MA%3D%3D</bibl>
          <bibl n="215489">Corriere della Sera. 1980h. “Scandalo delle scommesse: persa dal Milan anche l’ultima partita. Amaro sconto per Rossi, nuova mazzata su Giordano e Manfredonia”, 20 luglio 1980. https://archivio.corriere.it/Archivio/pro/view.shtml#!/NzovcGFnZXMvcmNzZGF0aWRhY3MxL0AxNTEyNw%3D%3D</bibl>
          <bibl n="215544">Corriere della Sera. 1980i. “Il tonfo della Lazio in B riporta l’Udinese in A”, 26 luglio 1980. https://archivio.corriere.it/Archivio/pro/view.shtml#!/NzovcGFnZXMvcmNzZGF0aWRhY3MxL0AxNTI0OA%3D%3D</bibl>
          <bibl n="215488">Corriere della Sera, 1980l. “Sulle scommesse clandestine che avrebbero falsato alcune partite denuncia della Federcalcio: la Procura di Roma apre un’inchiesta.” 19 gennaio 1980. https://archivio.corriere.it/Archivio/pro/view.shtml#!/NzovcGFnZXMvcmNzZGF0aWRhY3MxL0AxMDE2MA%3D%3D</bibl>
          <bibl n="215536">Corriere della Sera. 1980m. “Ecco gli arrestati: un presidente e dodici giocatori”, 24 marzo, 1980. https://archivio.corriere.it/Archivio/pro/view.shtml#!/NjovZXMvaXQvcmNzZGF0aWRhY3MxL0AzOTM0MQ%3D%3D</bibl>
          <bibl n="215540">Corriere della Sera. 1981. “Non torner&amp;#224; in tribunale lo scandalo delle scommesse”, 31 giugno 1981. https://archivio.corriere.it/Archivio/pro/view.shtml#!/MzovZXMvaXQvcmNzZGF0aWRhY3MxL0A1NTIxMA%3D%3D</bibl>
          <bibl n="215878">Corriere dello Sport. 1980a. “Dalla FIGC una denuncia contro ignoti?”, 19 gennaio 1980.</bibl>
          <bibl n="215842">Corriere dello Sport. 1980b. “Toto: entro febbraio montepremi di 6 miliardi”, 29 gennaio 1980.</bibl>
          <bibl n="215931">Corriere dello Sport. 1980c. “Il testo con tutta la storia”, 3 marzo 1980.</bibl>
          <bibl n="215905">Cucci, Italo. 1980. “Il salvatore della patria.” Guerin Sportivo, 14 aprile, 1980.</bibl>
          <bibl n="215484">Fabbricini, Massimo. 1982a. “All’esame della Federcalcio il condono agli squalificati ma il “caso” si complica per l’opposizione degli arbitri.” Corriere della Sera, 31 luglio, 1982. https://archivio.corriere.it/Archivio/pro/view.shtml#!/NzovcGFnZXMvcmNzZGF0aWRhY3MxL0AzMjUxNg%3D%3D</bibl>
          <bibl n="215513">Fabbricini, Massimo. 1982b. “Due anni di condono: Giordano e Manfredonia subito in campo.” Corriere della Sera, 1&amp;#176; agosto, 1982. https://archivio.corriere.it/Archivio/pro/view.shtml#!/NzovcGFnZXMvcmNzZGF0aWRhY3MxL0AzMjUzOA%3D%3D</bibl>
          <bibl n="215747">Felici, Antonio. 2011. Le pagine nere del calcio. Tutti gli scandali minuto per minuto. Roma: Iacobelli Edizioni.</bibl>
          <bibl n="215859">Ferraiuolo, Luigi. 1980a. “De Biase sinora non ha….” Corriere dello Sport, 26 gennaio, 1980.</bibl>
          <bibl n="215794">Ferraiuolo, Luigi. 1980b. “Il caso delle scommesse retroceder&amp;#224;.” Corriere dello Sport, 30 gennaio, 1980.</bibl>
          <bibl n="215760">Ferraiuolo, Luigi. 1980c. “De Biase ha interrogato nuovamente Montesi.” Corriere dello Sport, 31 gennaio, 1980.</bibl>
          <bibl n="215714">Ferraiuolo, Luigi. 1980d. “Calciatori denunciati alla Finanza dai clandestini?.” Corriere dello Sport, 13 febbraio, 1980.</bibl>
          <bibl n="215789">Ferrari, Renato. 1960. “Un terribile monito in tema di corruzione.” Corriere dello Sport, 2 giugno, 1960.</bibl>
          <bibl n="215482">Grigli&amp;#232;, Remo. 1958. “Lo scandalo dell’Atalanta &amp;#232; scoppiato per una mancata promessa di matrimonio.” La Nuova Stampa, 1&amp;#176; luglio, 1958. http://www.archiviolastampa.it/component/option,com_lastampa/task,search/mod,libera/action,viewer/Itemid,3/page,9/articleid,0066_01_1958_0155_0009_16478827/</bibl>
          <bibl n="215504">Lajolo, Guido. 1980. “Albertosi racconta quello che ha detto in 15’ d’interrogatorio sulle scommesse.” Corriere della Sera, 28 gennaio, 1980. https://archivio.corriere.it/Archivio/pro/view.shtml#!/NjovZXMvaXQvcmNzZGF0aWRhY3MxL0AzNzMxNA%3D%3D</bibl>
          <bibl n="215528">La Stampa Sera. 1980. “Lazio in B”, 25 luglio 1980. http://www.archiviolastampa.it/component/option,com_lastampa/task,search/mod,libera/action,viewer/Itemid,3/page,1/articleid,1445_02_1980_0187_0001_20479773/</bibl>
          <bibl n="215932">L’Unit&amp;#224;. 1959. “Revocata ad Azzini la squalifica a vita”, 4 novembre 1959.</bibl>
          <bibl n="215967">https://archivio.unita.news/assets/main/1959/11/04/page_006.pdf</bibl>
          <bibl n="215491">Lupo, Maurizio, Barone, Aniello. 2020. “Sogni &amp;amp; investimenti. Le scommesse football in Italia dal Totocalcio al bet advising.” In Visioni di gioco. Calcio e societ&amp;#224; da una prospettiva interdisciplinare, a cura di Maurizio Lupo e Antonella Emina: 151, Bologna: Il Mulino.</bibl>
          <bibl n="215537">Mantelli, Renato. 1980. “La nostra serie A si chiama onest&amp;#224;.” Corriere della Sera, 25 marzo, 1980. https://archivio.corriere.it/Archivio/pro/view.shtml#!/MTovZXMvaXQvcmNzZGF0aWRhY3MxL0AzOTU3Mw%3D%3D</bibl>
          <bibl n="215496">Moriondo, Carlo. 1976. “Allemandi: non ho preso una lira.” La Stampa Sera, 19 maggio, 1976. http://www.archiviolastampa.it/component/option,com_lastampa/task,search/mod,avanzata/action,viewer/Itemid,3/page,1/articleid,1488_02_1976_0113_0001_20855369/</bibl>
          <bibl n="215493">Nani, Giorgio. 1958. “Come si &amp;#232; giunti alla dura sentenza.” La Stampa Sera, 30 giugno-1&amp;#176; luglio, 1958. http://www.archiviolastampa.it/component/option,com_lastampa/task,search/action,viewer/Itemid,3/page,0005/articleid,1581_02_1958_0154A_0013_23560292/</bibl>
          <bibl n="215478">Nese, Marco, e Nino Petrone. 1980. “Giocavano per perdere?.” Corriere della Sera, 22 gennaio, 1980. https://archivio.corriere.it/Archivio/pro/view.shtml#!/MzovZXMvaXQvcmNzZGF0aWRhY3MxL0AzNzI2Mg%3D%3D; https://archivio.corriere.it/Archivio/pro/view.shtml#!/NzovcGFnZXMvcmNzZGF0aWRhY3MxL0AxMDI3MA%3D%3D</bibl>
          <bibl n="215529">Nese, Marco. 1980a. “Una pioggia di assegni e telefonate che scottano.” Corriere della Sera, 12 marzo, 1980. https://archivio.corriere.it/Archivio/pro/view.shtml#!/NTovZXMvaXQvcmNzZGF0aWRhY3MxL0AzODg2Nw%3D%3D</bibl>
          <bibl n="215802">Nese, Marco. 1980b. “Le chiavi del mistero in mano alla Lazio.” Corriere della Sera, 23 gennaio, 1980.</bibl>
          <bibl n="215521">Nicotra, Fabrizio. 1980. “Calcio-truffa: presentata la denuncia. Venti giocatori coinvolti..” Il Messaggero, 2 marzo, 1980. http://digitale.bnc.roma.sbn.it/tecadigitale/visore/#/main/viewer?idMetadato=2591653&amp;amp;type=bncr</bibl>
          <bibl n="215602">Olivari, Stefano. 2020. “Il Milan in serie B.” Guerin Sportivo, 18 maggio, 2020. https://www.guerinsportivo.it/news/calcio/2020/05/18-3001472/il_milan_in_serie_b</bibl>
          <bibl n="215550">Ordine, Francesco. 2002. “Gli scandali del mondo del calcio.” Enciclopedia Treccani (online). https://www.treccani.it/enciclopedia/gli-scandali-del-mondo-del-calcio_(Enciclopedia-dello-Sport)/</bibl>
          <bibl n="215564">Palombo, Ruggiero. 1979. “Ecco la schedina clandestina.” Il Messaggero, 21 aprile, 1979. http://digitale.bnc.roma.sbn.it/tecadigitale/visore/#/main/viewer?idMetadato=2584074&amp;amp;type=bncr</bibl>
          <bibl n="215569">Palombo, Ruggiero. 1980. “Montesi spara per primo.” Il Messaggero, 19 gennaio, 1980. http://digitale.bnc.roma.sbn.it/tecadigitale/visore/#/main/viewer?idMetadato=2590593&amp;amp;type=bncr</bibl>
          <bibl n="215942">Petrini, Carlo. 2000. Nel fango del dio pallone. Milano: Kaos Edizioni.</bibl>
          <bibl n="215532">Senato della Repubblica. 1980 Proposta di legge S. 400, Norme in materia di rapporti tra societ&amp;#224; e sportivi professionisti, VIII legislatura. https://www.parlamento.it/service/PDF/PDFServer/DF/289905.pdf</bibl>
          <bibl n="215572">Senato della Repubblica. 1980. Risposte scritte ad interrogazioni (pervenute fino al 15 luglio 1980), VIII legislatura. https://www.senato.it/service/PDF/PDFServer/DF/265243.pdf</bibl>
          <bibl n="215576">Senato della Repubblica. 1980. Assemblea, Resoconto stenografico, VIII legislatura, seduta n.136, 11 giugno 1980. https://www.senato.it/service/PDF/PDFServer/BGT/332289.pdf</bibl>
          <bibl n="215779">Tramontano, Elio. 1984. Da Sallustro a Maradona 90 anni di storia del Napoli. Napoli: Edizioni Meridionali.</bibl>
        </listBibl>
      </div>
    </body>
  </text>
</TEI>