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        <title type="main" level="a">Le donne al primo voto nella memoria e nei percorsi di Public History</title>
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          <resp>This is a section of <title>Suffragio, donne, partiti</title>(DOI: <idno type="DOI">10.36253/979-12-215-0904-5</idno>) by </resp>
          <name>Patrizia Gabrielli, Liliosa Azara</name>
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        <publisher>Firenze University Press, USiena Press</publisher>
        <pubPlace>Florence</pubPlace>
        <date when="2026">2026</date>
        <idno type="DOI">https://doi.org/10.36253/979-12-215-0904-5.06</idno>
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        <p>How and when does the memory of women’s first vote mark the collective imagination? The study proposed aim to intertwine a rich historiographical background with the success of alternative languages aimed at disseminating on public sphere established knowledge on the recognition of women’s suffrage in Italy. Particularly in the last decade, the flourishing of Public History projects – such as exhibitions, theatre performances, website, podcasts, urban trekking, and murals – attests to a growing interest in new channels of historical communication with the aim of reaching a wider and more diverse audience and triggering processes of collective consciousness building through a diversified public narrative.</p>
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            <item>Women’s suffrage</item>
            <item>Collective memory</item>
            <item>Public History</item>
            <item>Historical divulgation</item>
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      <p>It is available online at https://doi.org/10.36253/979-12-215-0904-5.06<ref target="https://doi.org/10.36253/979-12-215-0904-5.06" /></p>
      <div><head>Le donne al primo voto nella memoria e nei percorsi di Public History</head><p rend="h1_author">Giulia Cioci</p><p rend="h1_indexAbstract" ><hi rend="bold">Abstract</hi>: How and when does the memory of women’s first vote mark the collective imagination? The study proposed aim to intertwine a rich historiographical background with the success of alternative languages aimed at disseminating on public sphere established knowledge on the recognition of women’s suffrage in Italy. Particularly in the last decade, the flourishing of Public History projects – such as exhibitions, theatre performances, website, podcasts, urban trekking, and murals – attests to a growing interest in new channels of historical communication with the aim of reaching a wider and more diverse audience and triggering processes of collective consciousness building through a diversified public narrative. </p><p rend="h1_indexAbstract" ><hi rend="bold">Keywords</hi>: Women’s suffrage, Collective memory, Public History, Historical divulgation.</p><div><head><hi >1. </hi>Comunicare «la svolta» del 1946</head><p rend="text">Quando al centro del dibattito si pone la comunicazione storica si presentano sfide stimolanti, ma quando la Storia diventa performativa e i suoi destinatari audience, un pubblico da raggiungere e intrattenere, agli stimoli che ne derivano si aggiungono rischi e numerose insidie. È il 2016 e sulla scia di crescenti interessi in relazione al discorso storico nell’arena pubblica, al mestiere dello storico, alla sua funzione e capacità comunicativa nelle società contemporanee (Tonelli 2002), nasce l’Associazione Italiana di Public History (AIPH) (Savelli 2019), a lungo presieduta da Serge Noiret e guidata dalle sue sollecitazioni volte a togliere la Public History da quel cono d’ombra che la relegava a «disciplina fantasma» (Noiret 2011): se la narrazione del passato è già fuoriuscita dagli spazi preposti mettendo a rischio l’impianto metodologico della disciplina, alla mercè di un uso/abuso pubblico della storia (Habermas 1987; Gallerano 1995), di possibili distorsioni o manipolazioni, praticata tanto dai non addetti quanto, spesso inconsciamente, dagli stessi storici ma con linguaggi diversi dai canonici, tanto vale – affermava Noiret – riconoscerla, definirla, teorizzarla e strutturarne attorno tutta una serie di strumenti utili allo studioso di professione (Bertella Farnetti, Bertuccelli, e Botti 2017; Ridolfi 2017). È giovane l’AIPH come lo è anche il Gruppo di lavoro Gender e PH, costituitosi solo nel 2020. Risultano necessarie tali premesse se si legge la «storia applicata» (Torre 2015) del voto alle donne quale recente novità in termini di circolazione nel dibattito pubblico; un dibattito che, come si vedrà, ha avuto bisogno di tempo prima di lasciare i centri del sapere e segnare gli immaginari collettivi (Miodini e Savelli 2025).</p><p rend="text">È il luglio del 2016 e nei corridoi, nelle «belle e austere Sale di Montecitorio» (Boldrini 2016), l’allora Presidente della Camera dei Deputati Laura Boldrini inaugurava la Sala delle donne promossa traendo ispirazione dalla medesima iniziativa già intrapresa nel 1996 dal Parlamento svedese per il settantacinquesimo anniversario del suffragio femminile. Anche in Italia, i ritratti delle prime elette nel 1946 – le ventuno Madri costituenti e le undici sindache d’Italia – della prima Ministro, Tina Anselmi (1976), della prima Presidente della Camera, Nilde Iotti (1979) e della prima Presidente di Regione (Abruzzo, 1980), Anna Nenna D’Antonio (presente in Sala per l’occasione), incarnavano non soltanto il lungo percorso delle donne verso il godimento della piena cittadinanza, ma andavano anche a riequilibrare una visibilità negata loro. L’idea rimandava, infatti, a un depotenziamento del connotato maschile del concetto stesso di rappresentanza: un ripensamento in chiave di genere degli spazi istituzionali. </p><p rend="text">Dall’apertura a oggi, le pareti della Sala delle donne hanno visto nuovi allestimenti e accolgono ora profili di cariche politiche mai ricoperte prima da una donna: la presidenza del Senato da Maria Elisabetta Alberti Casellati (2018), il vertice della Corte costituzionale da Marta Cartabia (2019) e infine, nel 2022, la presidenza del Consiglio dei ministri con l’elezione di Giorgia Meloni. Inoltre, sulla scorta dei recenti aggiornamenti storiografici, altre due sindache hanno trovato posto tra i volti delle prime elette ai consigli comunali in quella duplice tornata di elezioni amministrative del secondo dopoguerra (Montesanti e Veltri 2025). Resta ancora vuota la cornice che cinge un ultimo specchio in cui riflettersi, corredato dalla scritta «potresti essere tu la prima». Risiede in quella frase esortativa la volontà di coinvolgere il pubblico, le scolaresche in visita e soprattutto le giovani donne del domani, per consolidare una «consapevolezza femminista» – per dirla con le parole di Laura Boldrini (2016) –, per spronarle a una cittadinanza attiva e perché l’ultimo ritratto, quello della prima Presidente della Repubblica, possa presto raffigurare un altro volto femminile (Gabrielli 2021, 9-14). </p><p rend="text">Tra i corridoi del cosiddetto ‘Palazzo’, spostandosi nella Sala della Lupa si entra nel luogo in cui il 10 giugno 1946 vennero proclamati i risultati referendari. Una targa commemorativa ne fissa il ricordo. La Sala è stata in anni più vicini a noi oggetto di un lungo restauro e terminato nel maggio del 2016, per i Settant’anni della Repubblica italiana e anniversario dell’esercizio del suffragio universale, è stata riaperta alla presenza del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella. La ricorrenza diviene allora momento candidato a inaugurare una mostra documentaria<hi rend="notes_number CharOverride-1"><hi><ref target="xml_06.html#footnote-007">1</ref></hi></hi> affiancata dall’omonimo volumetto <hi rend="italic">1946. L’anno della svolta. Le </hi><hi rend="italic">donne al voto</hi> (Camera dei Deputati 2016)<hi rend="italic">. </hi>Anche in questo caso, su sollecitazione delle ormai consolidate conoscenze storiche e di genere, lo spazio in esame viene ripensato dando una lettura al femminile di un momento nodale della storia del Paese. Se il 1946 è letto quale anno di «svolta» per la nazione, cesura periodizzante per le cittadine italiane, anche il 2016 lo è tanto sul piano del ricordo, della valorizzazione delle memorie sedimentate e del dibattito storiografico, quanto per gli sviluppi della PH (Noiret 2019), sulla quale comunque si stava iniziando a ragionare agli esordi degli anni Duemila (Ridolfi, Balzani, e Gentiloni Silveri 2001; Brezzi, Gabrielli e Palla 2002) e comunque in ritardo rispetto agli sviluppi già conosciuti nel mondo anglosassone (Bertuccelli 2017; Carrattieri 2019). </p></div><div><head><hi >2. </hi>Anniversari, storiografia e Public History</head><p rend="text">Se si osservano le stagioni storiografiche alternatesi sul tema del suffragio si nota la grande spinta esercitata dagli anniversari nazionali che assurgono a momenti di attivazione della memoria, capaci di rafforzare la coscienza collettiva e divenire occasione di assimilazione del contenuto dell’evento festivo. Storici e cittadini vengono sollecitati gli uni a dare nuove letture del passato in coincidenza con il ricorrere di date simboliche, gli altri a lasciarsi coinvolgere dall’offerta culturale e divulgativa presente sul territorio. Questo ha contribuito, specialmente nell’ultimo decennio, a stimolare una certa vitalità non solo fra gli storici di professione ma anche tra enti, istituzioni, istituti di cultura, associazioni – soprattutto femminili –, archivi, musei, luoghi della memoria e biblioteche: soggetti animati dalla medesima volontà di immettere nell’arena pubblica riletture in chiave di genere dello snodo storico 1944-1946, anni in cui si condensarono passaggi nevralgici per la definizione dell’assetto istituzionale del Paese. Le celebrazioni degli anniversari a partire dalla nascita delle associazioni femminili di massa, UDI e CIF, passando per l’ottenimento del voto e la Liberazione dal nazifascismo, fino ad arrivare all’esercizio del suffragio, alla nascita della Repubblica e all’elezione dell’Assemblea Costituente, sono divenute occasioni per portare la storia a un pubblico composto non soltanto da esperti o specialisti o, se si vuole, avvicinare il grande pubblico alla storia. </p><p rend="text">Un ricco bagaglio storiografico e le nuove richieste di Storia provenienti dalla società hanno contribuito a che tali bisogni comunicativi maturassero, date anche le calzanti questioni di genere. Se almeno fino agli anni Ottanta sulle Madri della Repubblica e sul voto rimangono isolati gli sforzi delle storiche (De Biase 1980; Dau Novelli 1987)<hi rend="notes_number CharOverride-1"><hi><ref target="xml_06.html#footnote-006">2</ref></hi></hi>, della Camera dei deputati e dell’Associazione degli ex Parlamentari volti a promuovere incontri, convegni e, quindi, a pubblicarne gli atti (Associazione degli ex-parlamentari della Repubblica 1986;<hi rend="italic"> Le donne e la Costituzione</hi> 1989; Camera dei Deputati 1965-1996); è con l’ingresso negli anni Novanta che anche in sede storiografica si mette a fuoco la storia del suffragismo, la partecipazione femminile alle prime elezioni democratiche e alla redazione della Carta Costituente (Buttafuoco 1991). Un processo favorito dall’arricchimento degli studi sulla cittadinanza, scandagliata lungo molteplici filoni interessati al rapporto donne e Resistenza, donne e politica, con un allargamento della prospettiva ai partiti e ai movimenti femminili e, ovviamente, all’estensione dei diritti civili (Sepe e Izzi Di Paolo 1996). Studi che hanno caratterizzato una stagione fiorente, cui meriti sono da rintracciare nell’aver creato un filo diretto fra guerra e dopoguerra e, in termini di continuità, aver indagato la lunga storia emancipazionista italiana anche attraverso la ricostruzione di organizzazioni, culture politiche, profili e protagonismi variegati. </p><p rend="text">Alla luce di ciò e in concomitanza con il dibattito che stava interessando il Paese sulle quote rosa e le pari opportunità, il cinquantesimo anniversario della conquista del voto (1995-1996) attira sguardi attenti all’ingresso delle donne nelle sedi politiche centrali e locali (Taricone e De Leo 1995; Rossi-Doria 1996; Bimbi e Del Re 1997); mentre il sessantesimo (Bonacchi e Venzo 2006; D’Amelia 2006; Balsamo, Silvestrini, e Turco 2007) contribuisce a gettare nuova luce sul tortuoso cammino emancipazionista compiuto anche grazie all’impegno di figure sulle cui biografie si inizia a lavorare con metodo, orientando in special modo gli studi verso le ventuno Costituenti (Morelli 2007; Gabrielli 2009). Non è un caso che, più su un piano strettamente istituzionale, l’allora Presidente della Camera Fausto Bertinotti, alla presenza del Capo dello Stato Giorgio Napolitano, lanciava l’emissione di un francobollo celebrativo raffigurante Nilde Iotti (Nilde Iotti 2009). Si arriva dunque e ancora al 2016, al ricorrere dei settant’anni da quell’anno di svolta e se, sul piano della ricerca, il dibattito si muove lungo sentieri ancora da percorrere (Gabrielli 2016), su quello della comunicazione storica si avvia una fase di sperimentale apertura. </p><p rend="text">Consapevole che non è questa la sede per esaurire le opportune riflessioni di carattere storiografico, anche solo accennare un così difficile esercizio di sintesi aiuta a comprendere gli sviluppi della Public History e come questa abbia iniziato a confrontarsi con le questioni di genere solo una volta raggiunta la piena maturità del settore di studi (Serci 2019). Si inseriscono in questa cornice specifiche attenzioni rivolte alla circolazione degli esiti della ricerca con l’intento di irrobustire una coscienza collettiva su un momento fondante della Repubblica italiana. Il 2016 costituisce uno snodo dal quale passano numerose ricerche ed è a partire da quell’anno che si è assistito a un moltiplicarsi di prodotti divulgativi (Gaballo 2020). Si tratta in molti casi di strumenti che hanno fatto largo uso dell’audiovisivo e del digitale – in prevalenza montaggi di testimonianze orali o video informativi pubblicati nelle principali piattaforme multimediali (Lacriola 2020) (una prassi consolidatasi durante la pandemia di Covid-19 a partire dal 2020) – o che si sono rivolti a diverse categorie di fruitori facendo ricorso alle metodologie e ai canali propri della PH. </p><p rend="text">Fra quest’ultimi, merita sottolineare la riuscita dello spettacolo di danza <hi rend="italic">#Cittadine! Alla conquista del </hi><hi rend="italic">voto</hi><hi rend="notes_number CharOverride-1"><hi><ref target="xml_06.html#footnote-005">3</ref></hi></hi>, concepito negli ambiti del progetto <hi rend="italic">Leggere per ballare</hi> lanciato dalla Federazione Nazionale Associazioni Scuole di Danza, in collaborazione con il Centro documentazione donna di Modena (ente promotore) e l’Istituto per la Storia della Resistenza e della società contemporanea in provincia di Modena (Liotti e Pasi 2017). Una rete di esperienze necessaria per la messa in scena della battaglia per il suffragio femminile in Italia che si è avvalsa del linguaggio dell’arte e del corpo attraverso un connubio di coreografie, musiche, parole e immagini. Un prodotto in grado di attirare, coinvolgere e intrattenere, pensato «per il pubblico» e che «con» la partecipazione diretta degli istituti d’istruzione superiore e delle scuole di ballo locali (Bandini et al. 2020-2022), ha promosso valori e significati insiti nella conquista del voto. Per usare le parole di Maurizio Ridolfi: «Stiamo parlando di un uso e consumo di storia, nel tempo presente, che vive e si alimenta di una interazione continua con il pubblico» (2017, 6). Per i soggetti coinvolti, infatti, lavorare sulle fonti, studiarne i contenuti e interpretare in maniera applicata i loro risvolti privati e pubblici si traduce nell’assimilazione di alcune pagine della Storia di genere, di un capitolo della storia collettiva. Vale lo stesso per le rappresentazioni teatrali che contestualmente hanno portato in scena diverse pièce come <hi rend="italic">Desiderando la libertà</hi>, <hi rend="italic">La notte prima</hi>, <hi rend="italic">Signorinette</hi>, <hi rend="italic">1946.</hi><hi rend="italic"> Baciami e portami a votare!</hi>, <hi rend="italic">Senza Rossetto</hi>, facendo ricorso a un’altra chiave interpretativa per leggere e veicolare stati d’animo, emozioni e pensieri (Paoletti 2008), spesso ancora incerti fino all’ultima ora che precedette l’apertura delle urne. </p><p rend="text">Anche per ciò che concerne le mostre documentali, digitali o allestite in pannelli, con il Settantesimo del voto si è notato un aumento di occasioni espositive. Sicuramente la mostra si caratterizza quale strumento di divulgazione privilegiato e con noti precedenti, data la sua capacità di comunicare la storia attraverso rimandi continui a fonti e testi, per non rinunciare alla parte più descrittiva, come anche a oggetti, rappresentazioni e filmati: ne costituisce un primo esempio <hi rend="italic">Cittadine. Il</hi><hi rend="italic"> voto alle donne in due secoli di discussioni, immagini, racconti,</hi><hi rend="italic"> biografie</hi>, promossa già nel 1996 dalla Biblioteca Città di Arezzo in collaborazione con diversi enti locali e internazionali, sotto la responsabilità scientifica di Annarita Buttafuoco (1997). Ancora oggi gli allestimenti risultano un’ottima pratica di PH: sono sempre più immersivi in virtù della varietà dei canali di apprendimento sollecitati e più curati sul piano della grafica, per migliorare l’esperienza che il visitatore compie nell’attraversare il percorso espositivo. Questo a testimoniare sia la crescente premura dei promotori sia la disponibilità di storici e professionisti a lavorare in team, con l’obiettivo di ottimizzare le tecniche e coinvolgere il pubblico mediante riproduzioni immediate, capaci di entrare con più facilità negli immaginari collettivi. </p><p rend="text">Una volontà sintetizzata anche dallo sforzo profuso a moltiplicare, sullo stesso tema, linguaggi e destinatari. È stata pensata in tal senso la mostra itinerante <hi rend="italic">Libere e Sovrane</hi>, ideata nell’ambito del progetto <hi rend="italic">I tanti volti delle donne</hi> promosso dalla Comunità della Vallagarina. Alle tavole in esposizione è stato affiancato un fumetto (Longobardi 2008) per le generazioni più giovani<hi rend="notes_number CharOverride-1"><hi><ref target="xml_06.html#footnote-004">4</ref></hi></hi>: due prodotti incentrati sulle ventuno madri Costituenti e realizzati dalla cooperazione tra la sezione ANPI Rovereto-Vallegarina, Se Non Ora Quando Trentino e la Casa delle donne Rovereto. È altresì comune che a una mostra si possa associare un sito internet, volto a dare maggiore risalto alla mole di documentazione di cui si dispone a seguito di una ricerca corposa.</p><p rend="text">È questo il caso del progetto <hi rend="italic">Elette ed eletti. Rappresentanza e </hi><hi rend="italic">rappresentazioni di genere nell’Italia repubblicana</hi>, avviatosi nel 2017 e lanciato un anno prima dall’Archivio Diaristico Nazionale di Pieve Santo Stefano, cofinanziato dalla Struttura per gli anniversari nazionali della Presidenza del Consiglio, con il coordinamento scientifico di Patrizia Gabrielli. Un lavoro biennale che si è concluso con un convegno internazionale e la relativa, omonima pubblicazione (Gabrielli 2020) oltre che con una mostra documentaria prodotta a conclusione di lunghe e articolate ricerche e, ancor più rilevante, con un sito internet (cfr. <ref target="http://eletteedeletti.it"><hi rend="italic">eletteedeletti.it</hi></ref> s.d.). Uno strumento di divulgazione incentrato sugli appuntamenti elettorali racchiusi nell’arco cronologico 1946-1968 denso di spunti e possibilità di approfondimento, in cui è confluita una grande messe di materiale, dalle immagini a stampa alle testimonianze dei diaristi di Pieve Santo Stefano relative al voto e ai rappresentanti eletti: un prodotto riflesso di un attento spoglio delle fonti e di un’interpretazione storiografica atta a guidare il fruitore lungo una navigazione che aiuti a comprendere le profonde ragioni culturali dietro un persistente <hi rend="italic">gender gap</hi> nelle istituzioni, come anche il radicamento di stereotipi e pregiudizi, legati tanto alla rappresentazione pubblica della donna politica quanto dell’uomo politico.</p><p rend="text">Analogo per intenti divulgativi e realizzazione è il sito internet <ref target="http://Il2giugno.it"><hi rend="italic">Il2giugno.it</hi></ref>, anch’esso esito di un progetto articolato sul <hi rend="italic">2 giugno 1946. Nascita, storie e</hi><hi rend="italic"> memorie della repubblica</hi>, promosso dalla Società Italiana per lo Studio della Storia Contemporanea e che si è avvalso del lavoro di numerosi studiosi e studiose promuovendo un aggiornamento storiografico e visto nascere nuove ricerche (2 giugno, 2020). Nella pagina di presentazione del sito, ricco di sezioni e voci, si legge: </p><quote rend="quotation_b">L’incrocio tra le fonti (scritte, orali, audio-visive e cinematografiche) potrà sviluppare anche sensibilità e istanze di conoscenza proprie della Public History, facendo della Repubblica e dei suoi caratteri democratici un rinnovato oggetto di narrazioni e linguaggi, capaci di sensibilizzare un’ampia sfera di cittadini, studenti e insegnanti, ricercatori e studiosi (<ref target="http://il2giugno.it"><hi rend="italic">il2giugno.it</hi></ref> s.d.).</quote><p rend="text">La sezione “2 giugno delle donne” privilegia una prospettiva di genere e mette a fuoco le iniziative tese a enfatizzare la dimensione simbolica e rituale di una data così identitaria. </p><p rend="text">È fin qui emersa la compartecipazione fra più soggetti, interni ed esterni alle sedi universitarie, impegnati ognuno secondo le proprie competenze e attraverso nuove narrazioni pubbliche a instillare processi di costruzione di una memoria collettiva. In questo via vai di offerte, in specie digitali (Noiret 2015; Salvatori 2017), «non si tratta di innalzare un muro per stabilire delle differenze, al contrario bisogna costruire ponti tra la terra ferma dell’accademia e l’arcipelago della Public History» (Ravveduto 2020, 136). La «storia pubblica» (Gardner e Hamilton 2017; Cauven 2022), la storia in pubblico, prodotta per o con esso, non sempre infatti coincidono fra loro, a volte camminano in parallelo altre si intrecciano, spesso competono. In tema di divulgazione non si possono omettere gli innumerevoli stimoli che da più parti sollecitano la costruzione di una narrazione in grado di offrire suggestioni tali da operare negli immaginari di una nazione. Sempre in prima linea vantando una programmazione aggiornata, Rai Storia<hi rend="italic"> </hi>si è fatta costantemente promotrice di momenti di confronto sull’estensione del suffragio con particolare riguardo alle prime inquiline di Montecitorio. Tra le altre produzioni, merita menzionare il documentario del 2016 a firma di Giovanni Paolo Fontana, <hi rend="italic">Volere </hi><hi rend="italic">votare</hi><hi rend="notes_number CharOverride-1"><hi><ref target="xml_06.html#footnote-003">5</ref></hi></hi>; i programmi di ricostruzione ben realizzati anche in virtù della ricchezza delle teche Rai; come anche le collaborazioni con studiosi e studiose presenti in sala di registrazione, che hanno segnato una buona parte di strada e continuano a farlo. Per un’ampia diffusione si segnalano anche gli approfondimenti di Rai Radio Tre su <hi rend="italic">Le donne </hi><hi rend="italic">della Repubblica</hi> (2016), raccontate da Simonetta Soldani, o le testimonianze raccolte in <hi rend="italic">Ragazze al voto</hi> e andate in onda nel 2021 su Fahrenheit: trasmissioni abili a sfruttare l’alternanza di voci narranti e a lasciare parola a coloro che sperimentarono per la prima volta l’accesso alle urne. </p><p rend="text">Tante le modalità attraverso cui il biennio 1945-1946 trova spazi di narrazione alternativa ai canonici strumenti in uso fra gli addetti ai lavori. A quello documentaristico e radiofonico, se si affianca la forma d’espressione cinematografica con rimando all’uso storico del cinema, il recente successo riscontrato dalla pellicola diretta e interpretata da Paola Cortellesi, <hi rend="italic">C’</hi><hi rend="italic">è ancora domani </hi>(Noce 2023; Migliucci 2024), è il segno evidente di una ricezione fortunata tra il grande pubblico<hi rend="notes_number CharOverride-1"><hi><ref target="xml_06.html#footnote-002">6</ref></hi></hi>. Nel riprendere una forte tradizione neorealista, ma lontano per molti aspetti a <hi rend="italic">L’Onorevole Angelina </hi>di Luigi Zampa, il film ha riscontrato un forte impatto e, sorretto da ricostruzioni accurate, ha saputo tradurre sul grande schermo tanto il senso di responsabilità quanto l’emozione comune a tutte quelle donne che per la prima volta, autodeterminandosi, affluirono alle cabine, schede alla mano. </p><p rend="text">Rispetta i dettami del racconto storico per il pubblico e si attesta fra i dispositivi comunicativi più vincenti il podcast, che deve il suo successo al felice connubio tra forme oratorie diverse e spesso con contributi di esperti che, in un’alternanza di ritmi e cadenze, musiche e testimonianze, offrono uno strumento di facile fruizione rispetto ai tempi della società odierna (Noiret e Carusi 2024)<hi rend="notes_number CharOverride-1"><hi><ref target="xml_06.html#footnote-001">7</ref></hi></hi>. Sul primo voto, letto quale tassello iniziale della lunga marcia verso il riconoscimento dei diritti delle donne nell’Italia Repubblicana (Gaballo 2024), si richiama l’attenzione sui due episodi d’apertura del podcast <hi rend="italic">Un viaggio dispari</hi>, realizzato nel 2023 da Chora Media e arricchito da interpretazioni storiche, dai repertori sonori dell’Archivio Luce e da testimonianze femminili dell’epoca, tradotte nelle vive voci di scrittrici e giornaliste come Sibilla Aleramo, Alba de Céspedes e Anna Garofalo<hi rend="notes_number CharOverride-1"><hi><ref target="xml_06.html#footnote-000">8</ref></hi></hi>. Documenti d’archivio, atti parlamentari, materiali bibliografici, fotografici e audiovisivi diventano materiale cui attingere anche per la realizzazione del progetto <hi rend="italic">Il voto alle</hi><hi rend="italic"> donne </hi>(2024), ripercorso in dieci puntate su iniziativa della Camera dei Deputati che, in occasione dell’ottantesimo anniversario, in collaborazione con le allieve dell’Accademia nazionale d’arte drammatica Silvio D’Amico ha dedicato il podcast <hi rend="italic">I giorni delle </hi><hi rend="italic">Costituenti</hi> alle ventuno elette e ai dibattiti in Aula che le hanno viste interpreti (cfr. Camera dei deputati 2025) e ancora il podcast <hi rend="italic">Le 21 deputate all’Assemblea Costituente</hi> (cfr. Camera dei Deputati s.d.). </p></div><div><head><hi >3. </hi>Il voto in città</head><p rend="text">Venendo alle recenti celebrazioni, le associazioni <hi rend="italic">Educare oggi</hi> e <hi rend="italic">VoltaxVolta</hi>, assieme a Luisa Cigognetti, direttrice scientifica dell’Istituto Mantovano di Storia Contemporanea, hanno promosso un curioso progetto fra didattica ed espressione di cittadinanza attiva. In due giornate di eventi, il progetto di PH <hi rend="italic">Ivanoe Bonomi e Tito Zaniboni, due Mantovani tra </hi><hi rend="italic">suffragio universale e democrazia. 80 anni di suffragio universale in </hi><hi rend="italic">Italia</hi>, ha riletto il voto a partire dall’appartenenza territoriale dell’antifascista Zaniboni e del firmatario del decreto luogotenenziale n. 23 del primo febbraio 1945. Un trekking urbano sui luoghi di Ivanoe Bonomi, originario di Volta Mantovana, ha anticipato una restituzione pubblica di carattere storiografico e, per l’appunto, la proiezione del film <hi rend="italic">C’è ancora domani</hi> con l’intento di coinvolgere le scuole e incoraggiare la cittadinanza tutta a leggere gli spazi pubblici quali vettori di storia in grado di agire sulle coscienze (Bartolini 2023).</p><p rend="text">Nelle nostre città ogni segno del passato sensibilizza a temi, soggetti ed eventi di ogni epoca storica. L’atto di attraversarle con maggiore consapevolezza attiva forme di partecipazione, stimola riflessioni circa la presenza/assenza nello spazio pubblico della storia delle donne (Zucchi 2025) e, nel caso specifico, del racconto del voto. Quale modello di storia applicata, la toponomastica femminile attua in tal senso delle strategie di disseminazione delle questioni di genere, agisce in funzione di un approccio critico traducendo in pratiche di inclusione le conoscenze disponibili sulle protagoniste di quella stagione politica (Ridolfi 2005). L’inaugurazione nel 2022 di una stele a Chivasso, nuove intitolazioni di vie, rotonde, giardini, piazze, ma anche sale consiliari e asili nido, a richiamare le costruttrici della Repubblica democratica, divengono con sempre più frequenza prassi virtuose che coinvolgono capillarmente il territorio nazionale. Tale processo di risemantizzazione, sebbene spesso circoscritto alle zone periferiche delle città o di nuova costruzione, alla luce di una recente sensibilizzazione delle amministrazioni locali, rimanda a una «riappropriazione di genere» degli spazi pubblici coinvolti altresì da processi di rigenerazione dal basso (Ercolini 2013; Carrieri, Forcella e Piazzi 2022).</p><p rend="text">Non è più così raro attraversare città più o meno estese e notare che pareti e facciate di interi edifici accolgono progetti urbanistici di impatto e rinnovamento, che vanno a ripensare i luoghi abitati dando una nuova lettura visuale di tematiche a sfondo storico. Il testo della Costituzione italiana si può oggi leggere su di un muro ad Aielli, un piccolo comune abruzzese, come anche a Parma, al Liceo Linguistico “G. Marconi”. Anche sulla Street Art il dibattito storiografico ha avviato delle riflessioni insistendo sul consolidamento di una appartenenza identitaria, sull’efficacia comunicativa, «popolare e immediata» (Pezzica 2020, 90), sul fattore intergenerazionale ma anche sulla sua capacità di segnare gli immaginari collettivi. Ecco, allora, comparire in anni recenti i primi murales sul voto referendario e le elette: nel 2021, l’associazione <ref target="http://Or.Me"><hi rend="italic">Or.Me</hi></ref><hi rend="italic"> Ortica Memoria</hi> realizza nel quartiere milanese dell’Ortica <hi rend="italic">Ragazza del 2 giugno</hi>, dedicato all’iconico volto sorridente di Anna Iberti, fotografata da Federico Patellani, ritratto assieme alle donne della Resistenza a fissare il momento della nascita della Repubblica in continuità con la lotta di Liberazione. Anche a Melegnano nel 2023, negli ambiti del progetto <hi rend="italic">Le Madri della Repubblica</hi> ideato da Toponomastica femminile, Banca del Tempo di Melegnano APS-ETS e la sezione locale dell’ANPI, è stato simbolicamente inaugurato in Via Pertini il murale <hi rend="italic">Le Costituenti</hi>, ad opera dei writers Luca Armigero, Goran Castellotti e Nico Galmozzi. Dal 2024, nel quartiere Alessandrino di Roma, la facciata di un centro anziani accoglie il murale <hi rend="italic">Il primo voto alle donne</hi>, realizzato da Debora Diana con i partecipanti del Laboratorio <hi rend="italic">Come si Realizzano </hi><hi rend="italic">i Murales</hi>. Interessante qui, vedere riprodotti i manifesti elettorali destinati al nuovo elettorato femminile. Ancora, il 2 giugno 2025, nel parco di Bagnacavallo già precedentemente intitolato alle Madri Costituenti, Maria Puccini e Thomas B. hanno rielaborato visivamente la celebre pagina con cui in quell’inedita estate <hi rend="italic">La </hi><hi rend="italic">Domenica del Corriere</hi> rendeva loro omaggio (1946). </p><p rend="text">Nominare e rendere visibili segmenti femminili della Storia d’Italia equivale ad affermare e riconoscere loro legittimità, anche quando le iniziative citate costituiscono casi isolati o non detengono centralità rispetto alla geografia urbana. L’esigenza narrativa che proviene spesso dalla comunità con le sue reti culturali e che viene ancora troppo poco intercettata da storici e amministrazioni locali, recupera il passato attraverso nuovi codici discorsivi nel tentativo di promuovere sia nuove concezioni urbane, sia processi di apprendimento nei luoghi d’istruzione. È andata in questa direzione l’iniziativa intrapresa nel 2020 dall’Istituto comprensivo “Corrado Melone” di Ladispoli, che ha affidato le pareti della Sala Teatro “Massimo Iaboni” all’artista Carlo Gori. Il progetto proposto è un unicum nel suo genere: un colorato gioco di sguardi simula un coinvolgente incontro tra le Madri della Repubblica e i cittadini del domani che, da fruitori di storia, sono così sollecitati a individuarne nomi e vissuti. </p><p rend="text">Nei lunghi e complessi processi di costruzione di una coscienza collettiva si deve ancora insistere affinché la presenza delle donne nella storia, con la propria storia, possa essere recepita quale dato assodato, anche al fine di superare stereotipi, discriminazioni e, perché no, innescare interrogativi e istillare curiosità. La forte crescita della Public History ha visto un crescente  ricorso al metodo divulgativo per raggiungere sempre più destinatari. Questo è particolarmente vero in relazione alla recente esplosione di iniziative, contributi ed eventi lanciati in commercio al fine di attirare e intrattenere l’audience, il consumatore. Si pensi al successo riscontrato dalle serie tv, dalle <hi rend="italic">Graphic Novel</hi> o dai prodotti ludici che trovano oggi un mercato in ascesa che, beninteso, può accogliere esperienze di qualità ma che non è al riparo dal rischio di banalizzare il passato. Inoltre, dovendo individuare dei limiti, si nota ancora una profonda discrasia fra le conoscenze storiografiche ormai sedimentate e la possibilità di riflettere nell’arena pubblica su alcuni momenti chiave della storia della Repubblica attraverso canali affidabili, che non generino manomissioni, mistificazioni o rischino di schiacciare la narrazione sul consenso, semplificando così la complessità di fatti e snodi.</p></div><div><head>Riferimenti bibliografici</head><p rend="bib_indx_bib"><hi rend="italic">2 giugno. Nascita, storia e memorie della repubblica</hi>. 2020. 6 voll. Roma: Viella. </p><p rend="bib_indx_bib">Associazione degli ex-parlamentari della Repubblica. 1986. <hi rend="italic">Quarant’</hi><hi rend="italic">anni dall’Assemblea Costituente</hi>. Atti del convegno Roma, Senato della Repubblica, Aula della Commissione Difesa, 4 dicembre 1986. 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Dalle Ragazze del ’46 alle Ragazze di Oggi.”<hi rend="italic"> </hi>Camera dei Deputati WebTV, 14 luglio 2016. &lt;<ref target="https://webtv.camera.it/evento/9786">https://webtv.camera.it/evento/9786</ref>&gt; (2025-02-01).</p><p rend="bib_indx_bib">Bonacchi, Gabriella, e Manola Ida Venzo. 2006. <hi rend="italic">La lunga marcia della cittadinanza femminile. 60° anniversario del voto alle donne. </hi>Roma: Gangemi. </p><p rend="bib_indx_bib">Brezzi, Camillo, Patrizia Gabrielli, e Marco Palla, a cura di. 2002. “Comunicare storia.”<hi rend="italic"> Storia e problemi contemporanei</hi> 29.</p><p rend="bib_indx_bib">Buttafuoco, Annamaria. 1991. “Vuoti di memoria sulla storiografia politica in Italia.” <hi rend="italic">Memoria</hi> 31: 61-72.</p><p rend="bib_indx_bib">Buttafuoco, Annarita. 1997. “Cittadine italiane al voto”.<hi rend="italic"> Passato e Presente</hi> 15, 40: 5-11.</p><p rend="bib_indx_bib">Camera dei Deputati. 1965. <hi rend="italic">Il voto alle donne. Le donne dall’elettorato alla partecipazione politica. </hi>Roma: Camera dei Deputati. </p><p rend="bib_indx_bib">Camera dei Deputati. 1996. <hi rend="italic">Cinquanta anni dal voto alle donne 1945-1995</hi>. Atti del convegno Camera dei deputati Roma, 24 febbraio 1995 e documentazione allegata, a cura di Irene Pivetti. Roma: Camera dei Deputati.</p><p rend="bib_indx_bib">Camera dei Deputati. 2016. <hi rend="italic">1946. L’anno della svolta. Le donne al voto</hi>.<hi rend="italic"> </hi>Roma: Camera dei Deputati.</p><p rend="bib_indx_bib">Camera dei Deputati. 2025. <hi rend="italic">I giorni delle Costituenti</hi>. Podcast, a cura dell’Ufficio pubblicazioni e relazioni con il pubblico. &lt;<ref target="https://giovani.camera.it/podcast/igiornidellecostituenti">https://giovani.camera.it/podcast/igiornidellecostituenti</ref>&gt; (2025-11-14).</p><p rend="bib_indx_bib">Camera dei Deputati. s.d. <hi rend="italic">Le 21 deputate all’Assemblea Costituente</hi>. Podcast. &lt;<ref target="https://giovani.camera.it/podcast/le-21-deputate-assemblea-costituente">https://giovani.camera.it/podcast/le-21-deputate-assemblea-costituente</ref>&gt; (2025-11-14).</p><p rend="bib_indx_bib">Carrattieri, Mirco. 2019. “Per una Public History italiana.” <hi rend="italic">Italia Contemporanea</hi> 1: 106-21.</p><p rend="bib_indx_bib">Carrieri, Rosanna, Alexandra Forcella, e Ludovica Piazzi. 2022. “Nude o martiri? Rappresentazione e riappropriazione femminile nello spazio pubblico.”<hi rend="italic"> </hi><hi rend="italic">E-Review</hi><hi > 8-9. </hi></p><p rend="bib_indx_bib"><hi >Cauven, Thomas. 2022. </hi><hi rend="italic">Public history. A Textbook of Practice. </hi><hi >New York-London: Routledge.</hi></p><p rend="bib_indx_bib"><hi >Chora Media. 2023. </hi><hi rend="italic">Un viaggio dispari</hi><hi >. 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					<item><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="xml_06.html#footnote-007-backlink">1</ref></hi>	La mostra si è avvalsa della curatela scientifica di Ester Capuzzo.</p></item>
					<item><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="xml_06.html#footnote-006-backlink">2</ref></hi>	A Bologna, nel 1987, il Centro di Documentazione delle Donne promuoveva il Convegno scientifico “Il suffragio femminile. Una riflessione delle donne”.</p></item>
					<item><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="xml_06.html#footnote-005-backlink">3</ref></hi>	Per la regia di Arturo Cannistrà e la drammaturgia di Caterina Liotti e Paola Gemelli.</p></item>
					<item><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="xml_06.html#footnote-004-backlink">4</ref></hi>	La mostra è stata curata e prodotta da Micol Cossali, Giulia Mirandola, Mara Rossi e Novella Volani, da cui trae ispirazione il fumetto, con le illustrazioni di Michela Nanut e la revisione scientifica a cura di Maria Teresa Antonia Morelli. Sulle 21 donne all’Assemblea Costituente sono state realizzate diverse mostre negli ultimi anni, fra le tante proposte si ricorda <hi rend="italic">Le madri costituenti</hi>, allestita in tante città italiane dall’Associazione Toponomastica femminile. </p></item>
					<item><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="xml_06.html#footnote-003-backlink">5</ref></hi>	Con la regia di Fedora Sasso e il commento storico di Patrizia Gabrielli, per cui si veda RaiPlay s.d. </p></item>
					<item><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="xml_06.html#footnote-002-backlink">6</ref></hi>	Degno di nota è anche il film <hi rend="italic">Senza</hi><hi rend="italic"> Rossetto</hi>, del 2018, con la regia di Silvana Profeta, da un’idea di Emanuela Mazzina e Silvana Profeta, prodotto da regesta.exe in collaborazione con la Fondazione Archivio Audiovisivo del Movimento Operaio Democratico. </p></item>
					<item><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="xml_06.html#footnote-001-backlink">7</ref></hi>	Il podcast è stato realizzato in occasione della 6° edizione della conferenza dall’AIPH,<hi rend="italic"> Anvedi </hi><hi rend="italic">che storia!</hi>, tenuta presso il Dipartimento di studi Umanistici dell’Università degli Studi Roma Tre. Presso lo stesso Ateneo opera il Pub-HI/Pub-ME, “Gruppo di lavoro di Roma Tre per le attività connesse alla Public History e alle Public Memories”.</p></item>
					<item><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="xml_06.html#footnote-000-backlink">8</ref></hi>	Scritto da Davide Savelli, guidato dal racconto di Cristiana Capotondi, con la consulenza storica di Patrizia Gabrielli ed Elvira Valleri, per cui cfr. Chora Media 2023. </p></item>
				</list><p rend="editorial_metadata_author" >Giulia Cioci, University of Siena, Italy, <ref target="mailto:giulia.cioci@unisi.it">giulia.cioci@unisi.it</ref>, <ref target="https://orcid.org/0000-0002-8344-2992">0000-0002-8344-2992</ref></p><p rend="editorial_metadata_polices" >Referee List (DOI 1<ref target="https://doi.org/10.36253/fup_referee_list">0.36253/fup_referee_list</ref>)</p><p rend="editorial_metadata_polices" >FUP Best Practice in Scholarly Publishing (DOI <ref target="https://doi.org/10.36253/fup_best_practice">10.36253/fup_best_practice</ref>)</p><p rend="editorial_metadata_book" >Giulia Cioci, <hi rend="italic">Le donne al primo voto nella memoria e nei percorsi di Public History,</hi> © Author(s), <ref target="https://creativecommons.org/licenses/by-sa/4.0/legalcode">CC BY-SA</ref> 4.0, DOI <ref target="https://doi.org/10.36253/979-12-215-0904-5.06">10.36253/979-12-215-0904-5.06</ref>, in Patrizia Gabrielli, Liliosa Azara (edited by), <hi rend="CharOverride-2">Suffragio, donne, partiti. Profili e temi</hi>, pp. -61, 2026, published by Firenze University Press and USiena PRESS, ISBN 979-12-215-0904-5, DOI <ref target="https://doi.org/10.36253/979-12-215-0904-5">10.36253/979-12-215-0904-5</ref></p></div></div>
      
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