<?xml version="1.0" encoding="utf-8" standalone="yes"?>
<TEI xmlns="http://www.tei-c.org/ns/1.0">
  <teiHeader>
    <fileDesc>
      <titleStmt>
        <title type="main" level="a">Introduzione</title>
        <author>
          <persName n="1" ref="https://orcid.org/0000-0002-2328-0389" type="ORCID">
            <forename>Brunelli</forename>
            <surname>Giampiero</surname>
            <placeName type="affiliation">Pegaso University, Italy</placeName>
          </persName>
        </author>
        <respStmt>
          <resp>This is a section of <title>Compendio di molti anni di guerre seguite in Ungheria</title>(DOI: <idno type="DOI">10.36253/979-12-215-0908-3</idno>) by </resp>
          <name>Giampiero Brunelli, Giovanni Marco Isolani</name>
        </respStmt>
      </titleStmt>
      <publicationStmt>
        <publisher>Firenze University Press</publisher>
        <pubPlace>Florence</pubPlace>
        <date when="2026">2026</date>
        <idno type="DOI">https://doi.org/10.36253/979-12-215-0908-3.02</idno>
        <availability>
          <p>Available for academic research purposes</p>
          <p>Open Access</p>
          <p>Copyright Author(s)</p>
          <licence source="text" target="https://creativecommons.org/licenses/by/4.0/legalcode">
            <p>Content licence CC BY 4.0</p>
          </licence>
          <licence source="metadata" target="https://creativecommons.org/publicdomain/zero/1.0/legalcode">
            <p>Metadata licence CC0 1.0</p>
          </licence>
        </availability>
      </publicationStmt>
      <sourceDesc>
        <p>This is original content, published for academic research purposes</p>
      </sourceDesc>
    </fileDesc>
    <encodingDesc>
      <appInfo>
        <application version="2.2" ident="Booksflow">
          <desc>Digital edition XML powered by Booksflow</desc>
        </application>
      </appInfo>
    </encodingDesc>
    <profileDesc>
      <abstract xml:lang="en">
        <p>The Introduction retraces the biographical trajectory of Giovanni Marco Isolani, a Bolognese nobleman and military engineer, who fought in Hungary from the 1590s until 1602 and was then taken captive by the Turks. It also introduces his history of the Hungarian wars, presenting the salient features of the critical edition that has been produced.</p>
      </abstract>
      <textClass>
        <keywords>
          <list>
            <item>Isolani Giovanni Marco</item>
            <item>Long Turkish War (1593-1606)</item>
            <item>Chronicles</item>
            <item>Encountering the Turks</item>
            <item>Fortifications</item>
          </list>
        </keywords>
      </textClass>
    </profileDesc>
  </teiHeader>
  <text>
    <body>
      <p>It is available online at https://doi.org/10.36253/979-12-215-0908-3.02<ref target="https://doi.org/10.36253/979-12-215-0908-3.02" /></p>
      <div><head>Introduzione</head><p rend="h1_author ParaOverride-2">Giampiero Brunelli</p><div><head>L’autore</head><p rend="text">Giovanni Marco Isolani (o Isolano, più raramente de Insulaniis) nacque a Bologna nel 1572 o 1573 L’ipotesi che Gorizia potesse essere la sua città natale – sostenuta per molto tempo dopo la pubblicazione del <hi rend="italic">Fastorum Goritientium liber primus </hi>di Rodolfo Coronini, tradotto in italiano e fatto uscire nel 1780 da Ludovico da Ponte – non trova alcuna conferma nella documentazione archivistica e deve essere definitivamente rigettata<hi rend="notes_number CharOverride-1"><hi><ref target="02.html#footnote-161">1</ref></hi></hi>.</p><p rend="text">La famiglia era ben radicata nel contesto bolognese, sin dalla seconda metà del XIII secolo. Pompeo Scipione Dolfi, nella sua <hi rend="italic">Cronologia</hi><hi rend="notes_number CharOverride-1"><hi><ref target="02.html#footnote-160">2</ref></hi></hi>, la considerava discendente dai sovrani, o meglio dai reggenti, dell’isola di Cipro, i francesi de Lusignan: secondo Dolfi, il primo ad insediarsi a Bologna sarebbe stato un membro del casato venuto all’inizio del XIV secolo in Italia per intraprendere studi universitari. Tuttavia, l’affermazione va aggiunta alla galleria delle fantasiose genealogie, tratto peculiare della cultura nobiliare della Penisola<hi rend="notes_number CharOverride-1"><hi><ref target="02.html#footnote-159">3</ref></hi></hi>. Gli Isolani, infatti, venivano sì da Cipro, ma non erano imparentati con i de Lusignan. Piuttosto, sull’isola erano stati attivi come rivenditori di lana e seta. Ad ogni modo, Gualtieri e suo figlio Isolano, vissuti fra il 1250 e il 1270, si erano distinti sulla scena bolognese come mercanti di successo<hi rend="notes_number CharOverride-1"><hi><ref target="02.html#footnote-158">4</ref></hi></hi>. </p><p rend="text">Nel corso del Trecento, la famiglia si era solidamente affermata e aveva portato a termine l’acquisizione di un cospicuo patrimonio terriero presso Minerbio, piccolo centro abitato, 20 km circa a nord di Bologna. Jacopo (<hi rend="italic">alias</hi> Giacomo), giurista di formazione, aveva ricoperto incarichi pubblici per il Comune bolognese partire dal 1385. Tuttavia, prima della fine degli stessi anni Ottanta, era rimasto coinvolto nella congiura promossa, fra gli altri, dal padre Giovanni allo scopo di portare la città sotto il dominio dei Visconti. Esiliato, era rientrato proprio con gli eserciti del duca di Milano per combattere Giovanni Bentivoglio, nel frattempo proclamatosi signore di Bologna. Bentivoglio era stato sconfitto e, proprio con l’aiuto di Jacopo, la signoria viscontea sulla città aveva effettivamente avuto modo di insediarsi.</p><p rend="text">All’inizio del Quattrocento, il potere degli Isolani in città raggiunse la sua acme e la posizione economico-sociale della famiglia ne beneficiò largamente: nel gennaio 1403, Caterina Visconti, reggente per conto di Giovanni Maria Visconti, investì Jacopo Isolani e i fratelli (Ludovico e Battista) della titolarità del feudo della Riva del Savena, primo nucleo di quella che sarebbe stata conosciuta come la contea di Minerbio. Quindi, quando i Visconti riconobbero i diritti della Sede apostolica su Bologna e si ritirarono, il potere fu assunto dal cardinale Baldassarre Cossa, già molto vicino a Jacopo Isolani. Eletto papa con il nome di Giovanni XXIII (antipapa, secondo la cronotassi ufficiale della Chiesa), Cossa aveva potuto contare sull’appoggio di Jacopo Isolani per mantenere il controllo sulla città. Lo ricompensò creandolo cardinale nel concistoro del 18 novembre 1413. L’anno seguente, alla fine dell’estate, Jacopo Isolani fu altresì nominato vicario generale del pontefice (con i poteri del legato <hi rend="italic">a latere</hi>) per Roma e lo Stato della Chiesa, esclusa però la Romagna. Si adoperò efficacemente per riconquistare la parte di territorio pontificio caduta sotto il potere degli Angioni, ma non riuscì a porre completamente sotto il suo dominio proprio Roma e le zone feudali ad essa limitrofe. Il secondo decennio del XV secolo fu per la città del papa particolarmente turbolento.</p><p rend="text">Jacopo Isolani riuscì a sopravvivere al radicale avvicendamento sul soglio di Pietro del 1417: infatti, in novembre, il neo-eletto Martino V Colonna lo confermò nelle sue funzioni di vicario generale per Roma e le terre della Chiesa. Due anni dopo, lo incaricò di stringere i rapporti con Milano e lo inviò presso Filippo Maria Visconti. Fu l’inizio di una carriera fulminante alla corte viscontea, culminata con la nomina a governatore di Genova per il Duca di Milano, nel novembre 1424. Nel frattempo, a Bologna, la posizione del fratello Ludovico era ancora bene in vista (nel 1433 fu Gonfaloniere di Giustizia, vertice del potere esecutivo). La famiglia, politicamente, schierata con il partito magnatizio, aveva stretto parentele con lignaggi di vertice della città: Ludovisi, Legnani, Malvezzi, Lambertini, Fantuzzi, Manzoli, più gli Alidosi, feudatari dell’Imolese; aveva altresì avuto nuovi vantaggi dal pontefice eletto nel marzo 1431, Eugenio IV<hi rend="notes_number CharOverride-1"><hi><ref target="02.html#footnote-157">5</ref></hi></hi>. Tuttavia, quando quest’ultimo entrò in guerra con i Bentivoglio e il duca di Milano, gli Isolani si trovarono dalla parte sbagliata e ne subirono le conseguenze. Dopo che le forze viscontee sotto il comando di Niccolò Piccinino ne ebbero preso il controllo (maggio 1438), Bologna tornò sotto la signoria della famiglia Bentivoglio, gli Isolani furono esiliati e la loro signoria sul feudo della Riva del Savena – Minerbio – fu revocata (1443). L’eclissi del potere sarebbe durata circa settant’anni. Solo con la vittoriosa guerra di Giulio II ai Bentivoglio (1506), gli Isolani poterono recuperare le posizioni perdute. Papa Della Rovere intese esplicitamente ricompensarli per essersi schierati con la Sede apostolica. Nella bolla che riformava il governo di Bologna (<hi rend="italic">Assumpti</hi>, I gennaio 1507), gli Isolani entrarono nel gruppo di casate che fornivano i componenti dei Quaranta <hi rend="italic">Consiliarios praesentis Status pro Nobis, &amp; Sancta Romana Ecclesia, &amp; pro Civitate nostra Bononiensi</hi><hi rend="notes_number CharOverride-1"><hi><ref target="02.html#footnote-156">6</ref></hi></hi>. Quindi, nel 1511, la famiglia presentò istanza per il recupero dei diritti signorili sul territorio della Riva del Savena, compresa Minerbio. Ci vollero ancora diversi anni. La creazione della contea di Minerbio e la concessione agli Isolani del relativo titolo sopraggiunsero solo con la bolla <hi rend="italic">Apostolicae Saedis benignitas </hi>dell’11 aprile 1524 di Clemente VII, che ricordava sia gli antichi meriti del cardinale Jacopo, sia il fatto, più concreto, che era stata sua l’iniziativa dell’edificazione di castello, chiesa e mulino di Minerbio<hi rend="notes_number CharOverride-1"><hi><ref target="02.html#footnote-155">7</ref></hi></hi>. Si trattava di un atto nuovo, che non citava affatto la precedente investitura da parte dei Visconti. Anche i confini della contea, rispetto alla precedente infeudazione quattrocentesca, erano diversi: da striscia di territorio sulle due sponde del torrente Savena, la contea di Minerbio era ora sostanzialmente un quadrilatero compreso entro due torrenti, Savena e Zena, e due strade. </p><figure>
					<graphic url="02-web-resources/image/Fig.1.jpg" rend="img _idGenObjectAttribute-1" mimeType="image/jpeg"/>
				</figure><p rend="caption_figure">Figura 1 – Localizzazione del Comitatus Minerbii secondo la bolla del 1524<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi><ref target="02.html#footnote-154">8</ref></hi></hi>.</p><p rend="text">Il 19 maggio 1524 il conte Giovanni Francesco Isolani prese legalmente possesso del feudo. Non era un passo che il ceto di governo bolognese potesse tollerare facilmente: reagì ed ebbe inizialmente successo. Dopo pressioni da parte del Senato, con il motuproprio <hi rend="italic">Ex incumbente nobis sollicitudinis officio </hi>del 20 settembre 1525, Clemente VII revocò le investiture a titoli di signoria che avessero danneggiato giurisdizione e redditi del Comune: la creazione della contea Isolani ne costituiva l’esempio più recente. L’atto decretato da papa Medici, però, non trovò concreta applicazione nei burrascosi anni dello scontro frontale con l’imperatore Carlo V. Anzi, nuove concessioni furono accordate proprio dopo la data del Sacco di Roma. In particolare, dal 1530, per iniziativa del vicelegato Uberto Gambara, Giovan Francesco Isolani e i suoi discendenti ottennero l’autorizzazione a tenere un mercato settimanale. Lo regolavano anche con poteri di repressione penale. Infatti, come notato dagli atti di una causa settecentesca proprio sulla giurisdizione su Minerbio, </p><quote rend="quotation_b">per dar regola a questo mercato hanno sempre li successori di detto conte Gio. Francesco fatta esporre publicamente nel principio del medesimo una banderola colle armi, ed insegne di casa Isolani, col fine particolare di proibire a venditori di poter comprare cosa alcuna in detto mercato, se non doppo levata la medesima; siccome è stato sempre da essi deputato un esecutore removibile a loro piacimento per catturare i delinquenti nelle cose spettanti a questo mercato, e tali delinquenti sono stati castigati da detti conti Isolani, o dal loro particolare ministro, e governatore di detto mercato<hi rend="notes_number CharOverride-1"><hi><ref target="02.html#footnote-153">9</ref></hi></hi>. </quote><p rend="text">Clemente VII, tuttavia, intendeva porre fine alla presenza feudale nel contado territorio bolognese. Con il motuproprio <hi rend="italic">Dudum publicae utilitati</hi> del 30 gennaio 1532, le disposizioni del motuproprio del 1525 furono rinnovate, demandandone l’esecuzione al legato di Bologna Innocenzo Cibo: ai titolari dei titoli comitali doveva restare solo la denominazione, senza nessun emolumento, né giurisdizione<hi rend="notes_number CharOverride-1"><hi><ref target="02.html#footnote-152">10</ref></hi></hi>. La signoria degli Isolani su Minerbio (mercato settimanale compreso), tuttavia, continuò come mera prassi. La famiglia tentò di ottenere da Paolo III una nuova infeudazione. Papa Farnese, tuttavia, non decise direttamente, ma, con un breve del 23 agosto 1535, demandò a Giovanni Maria Del Monte – futuro papa Giulio III, allora governatore di Bologna – la decisione se rinnovare o meno l’infeudazione di Minerbio a Giovan Francesco Isolani<hi rend="notes_number CharOverride-1"><hi><ref target="02.html#footnote-151">11</ref></hi></hi>. Questo provvedimento costituì la base su cui la famiglia rivendicò diritti giurisdizionali sulla contea di Minerbio fino al 1731. Sia la cancelleria del legato di Bologna, sia l’archivio dei Brevi pontifici, tuttavia, non poterono dare conferma che ad esso fossero seguite una nuova infeudazione e una formale registrazione da parte degli organi di governo della città felsinea. Non si riuscì neppure a stabilire con certezza se Del Monte si fosse occupato o no della questione che Paolo III gli aveva delegato: del resto, egli era stato richiamato a Roma da papa Farnese nella stessa estate 1535<hi rend="notes_number CharOverride-1"><hi><ref target="02.html#footnote-150">12</ref></hi></hi>.</p><p rend="text">Questa confusa situazione giuridica non impedì, comunque, agli Isolani di essere riconosciuti, sul territorio, i veri signori di Minerbio. Dal ramo principale (o senatorio) se ne distaccò uno secondario quando Alamanno, Senatore dei Quaranta del Reggimento nel 1542, venne deposto nel 1550 per indegnità, essendo stato riconosciuto colpevole di omicidio. Accedette così al rango senatoriale il fratello Ludovico, sposato ad Anna Malvezzi, e vi restò fino al 1554, quando Alamanno venne riabilitato e reintegrato. Fra i loro figli, Sulpizia sposò il conte Cornelio Pepoli, dando i natali al futuro tesoriere generale della Camera apostolica e cardinale Guido Pepoli<hi rend="notes_number CharOverride-1"><hi><ref target="02.html#footnote-149">13</ref></hi></hi>. Antonio sposò Laura Calcagnini, figlia di Alfonso, diplomatico del duca di Ferrara Alfonso II (Minerbio si trovava a circa dieci chilometri dal confine con il ducato Estense). Ludovico e Anna Malvezzi ebbero anche un altro figlio maschio, Ercole.</p><p rend="text">Di quest’ultimo, come dimostrano gli atti notarili emersi dall’Archivio di Stato di Bologna, Giovanni Marco Isolani era un figlio naturale. L’atto di legittimazione, datato 4 agosto 1577, fu redatto dal notaio Giovan Battista Castellani. Ercole Isolani rivelava nell’occasione di averlo concepito con una domestica a servizio in casa sua, quando ancora non era impegnato in patti matrimoniali; anche la donna, a suo dire, a quel tempo era nubile. Il bambino era stato battezzato con il nome di Giovanni Marco, quindi allevato ed educato a cura dello stesso conte Ercole. Rimangono nell’ombra il nome della madre e l’età precisa del bambino, che al notaio viene detto essere di circa quattro anni<hi rend="notes_number CharOverride-1"><hi><ref target="02.html#footnote-148">14</ref></hi></hi>. L’atto ci dice però i nomi dei testimoni: Baldassarre Campeggi e Giovanni degli Aspettati, quest’ultimo definito come «intercessor, curatorque»<hi rend="notes_number CharOverride-1"><hi><ref target="02.html#footnote-147">15</ref></hi></hi>, cioè curatore legale del bambino.</p><p rend="text">L’atto notarile di cui stiamo parlando menziona il conte Ercole come «vulneratus» e attribuisce alle sue volontà il carattere di disposizioni <hi rend="italic">in articulo mortis</hi><hi rend="notes_number CharOverride-1"><hi><ref target="02.html#footnote-146">16</ref></hi></hi>. In effetti, il padre di Giovanni Marco Isolani, il giorno precedente a quello in cui diede le disposizioni appena menzionate, era stato assalito e ferito con numerosi colpi di stiletto.</p><p rend="text">Lo storico locale Anton Francesco Ghiselli, che lavorò assiduamente sulle cronache bolognesi, offre notevoli dettagli sull’episodio. Il conte Ercole aveva affittato per sua residenza un’abitazione in via de’ Castagnoli, vicino al cosiddetto Guasto dei Bentivogli. Il cugino Ercole Paltroni, figlio di Elena Isolani e di Antonio Paltroni, abitava nella via dal nome «Borgo e Paglia» (è l’attuale via Belle Arti): entrambi, dunque, risiedevano nel quadrante nord-orientale della cinta cittadina. Il giorno dell’attentato, 3 agosto 1577, Ercole, padre di Giovanni Marco, era a casa. Paltroni si recò da lui per proporsi come mediatore di una lite in atto con Ridolfo Isolani, figlio di Alamanno e successore designato della linea principale della famiglia. Non conosciamo quale fosse l’oggetto del contendere; sappiamo, invece, che il conte Isolani, dopo un breve alterco disse al cugino «figlio di becco»<hi rend="notes_number CharOverride-1"><hi><ref target="02.html#footnote-145">17</ref></hi></hi>, con una pesante allusione, dunque, al comportamento sessuale della sua stessa zia. Paltroni non esitò un istante: raggiunse la vicina abitazione, prese uno stiletto, tornò nella casa Isolani di via dei Castagnoli e colpì diciotto volte il conte Ercole mentre era «in camicia, et a tavola»<hi rend="notes_number CharOverride-1"><hi><ref target="02.html#footnote-144">18</ref></hi></hi><hi rend="notes_number">.</hi> Prima di uscire, però, Paltroni fu affrontato dal cuoco di casa Isolani che, presa una picca (o altra arma in asta), lo ferì gravemente. Paltroni morì quasi subito, in casa di Pirro e Piriteo Malvezzi, dove era stato trasportato. Il conte Ercole fece in tempo a recarsi dal notaio il giorno successivo all’aggressione per legittimare Giovanni Marco e cambiare il testamento, cassando dai beneficiari la madre Anna Malvezzi e il fratello Antonio con curiosi motti di spirito. Ercole diceva di </p><quote rend="quotation_b">lasciare alla madre amplo specchio accioché guardando in quello veder potesse tutte le ristrettezze fatte in casa loro, et ad Antonio suo fratello grandissimo bicchiero, acciò in quello bevesse, e come suo soliti [sic] s’ubriacasse<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi><ref target="02.html#footnote-143">19</ref></hi></hi>.</quote><p rend="text">Quindi, il 4 agosto, morì. Fra le altre fonti, anche il diario di Petronio Fabrazzi, contemporaneo ai fatti, lo dice spirato in quel giorno<hi rend="notes_number CharOverride-1"><hi><ref target="02.html#footnote-142">20</ref></hi></hi>.</p><p rend="text">Il fatto che il cuoco del conte Ercole, anch’egli poi assassinato per vendetta, avesse inizialmente tentato di salvarsi in casa di Sulpizia Isolani, sorella del suo signore e moglie di Cornelio Pepoli, offre spunti per leggere i conflitti fazionari sullo sfondo dell’episodio. Gli Isolani, a giudicare dai matrimoni combinati nei decenni centrali dello stesso XVI secolo con donne e uomini di casa Bianchini, Fantuzzi, Alidosi, avevano aderito al gruppo di famiglie <hi rend="italic">guelfe</hi>, capeggiate dai Pepoli. Lo stesso Ercole aveva sposato Taddea di Paolo Emilio Bianchini<hi rend="notes_number CharOverride-1"><hi><ref target="02.html#footnote-141">21</ref></hi></hi>, da cui ebbe Girolamo, che prese gli ordini ed entrò nella grande abbazia canonicale del SS. Salvatore. Proprio la madre di Ercole, però, la già ricordata Anna Malvezzi, apparteneva alla famiglia che era a capo della fazione contraria, quella <hi rend="italic">ghibellina</hi>. Effettivamente, come si è potuto notare, fu nel palazzo Malvezzi che Ercole Paltroni, gravemente ferito, venne accompagnato. Dunque, si può ipotizzare che la linea di Ercole e Sulpizia Isolani continuasse sulla falsariga della fedeltà <hi rend="italic">guelfa</hi>, mentre il ramo senatorio della famiglia, insieme ad Antonio Isolani e ad Anna Malvezzi, stesse avviando una torsione verso la parte avversa.</p><p rend="text">Questo contesto conflittuale fra i diversi rami della famiglia aiuta a comprendere le successive scelte del giovanissimo Giovanni Marco. Dapprima, egli si trovò ad affrontare una successione ereditaria spinosa, poiché soprattutto lo zio Antonio pretendeva di subentrare nel godimento dei beni del defunto Ercole sottoposti a vincoli di fedecommesso. Poi, però, nel dicembre 1589, quando gli atti lo definivano «maior decimo octavo licet minor vigesimo quinto eius etatis anno»<hi rend="notes_number CharOverride-1"><hi><ref target="02.html#footnote-140">22</ref></hi></hi>, Giovanni Marco costituì come proprio curatore e procuratore Giovan Battista Manfredi. Quest’ultimo – un notaio, forse coincidente con il letterato autore di tre delle <hi rend="italic">Rime </hi>presenti nella raccolta <hi rend="italic">Per donne romane </hi>raccolte da Muzio Manfredi<hi rend="notes_number CharOverride-1"><hi><ref target="02.html#footnote-139">23</ref></hi></hi><hi rend="italic">– </hi>sostenne efficacemente il giovane Isolani nell’operazione di comporre le liti intorno all’eredità; grazie alla mediazione di Ercole Bentivoglio<hi rend="notes_number CharOverride-1"><hi><ref target="02.html#footnote-138">24</ref></hi></hi>, si giunse presto ad una conciliazione. L’atto finale reca la data dell’11 dicembre 1589. A Giovanni Marco furono assegnate</p><quote rend="quotation_b">tre possessioni di terra aratoria arborata vitata e prativa, con case, are, teggie<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi><ref target="02.html#footnote-137">25</ref></hi></hi>, forni, una fornace da pietre, et altri suoi soprastanti poste nel Commune di Minerbio conta’ di Bologna di tor[natur]e in tutte trecento sessanta otto in circa [equivalenti a 76,5 ettari], confinate apresso il fiume della Zena da oriente, li SS.ri Mangioli e S.r conte Ridolfo Isolani da mezzogiorno, detto conte Ridolfo e Savena Vecchia da occidente, e detto S.r conte Ridolfo e la via detta dal Palio da settentrione, li bieni della Chiesa di San Theodoro et altri confini»<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi><ref target="02.html#footnote-136">26</ref></hi></hi>.</quote><p rend="text">Due tenute – più la fornace – erano affittate a messer Giacomo Borchetta per 1.650 lire bolognesi all’anno, cioè circa 388 scudi romani; l’altra a Pier Antonio Brunelli per 1.000 lire bolognesi (pari a circa 235 scudi); v’era inoltre una rendita annua di 106 lire bolognesi (poco meno di 25 scudi romani), «che si piglia[va]no dalla Camera di Bologna per conto della Torre da Verga con la piena cessione delle raggioni in forma»<hi rend="notes_number CharOverride-1"><hi><ref target="02.html#footnote-135">27</ref></hi></hi>. A Giovanni Marco spettava anche la metà di un altro nucleo di terreni agricoli e pascoli (di circa 100 tornature, cioè 20,8 ettari), rimasto indiviso fra Ridolfo e Antonio Isolani, affittato – per la parte spettante ad Antonio – per 137 lire annue (circa 32 scudi)<hi rend="notes_number CharOverride-1"><hi><ref target="02.html#footnote-134">28</ref></hi></hi>. Può sembrare ben poco, rispetto a quello che – in terreni, immobili e rendite diverse – lo zio Antonio acquisiva dell’eredità del conte Ercole. Infatti, il padre di Giovanni Marco aveva goduto della rocca di Minerbio<hi rend="italic"> per indivisum</hi> con il cugino conte Ridolfo Isolani, compresa la colombaia monumentale e la stalla; qui Ercole aveva posseduto anche orti e botteghe locate, aggiungendovi una decina di altri appezzamenti, intorno a Minerbio e a Castel del Vescovo (sulla strada che usciva dalla porta bolognese chiamata Saragozza, subito dopo la località Palazzo dei Rossi)<hi rend="notes_number CharOverride-1"><hi><ref target="02.html#footnote-133">29</ref></hi></hi>. Tuttavia, occorre considerare che Antonio aveva saldato i debiti del fratello dal 1577 al 1589 e aveva provveduto al mantenimento di Giovanni Marco, «expensiis studii» incluse<hi rend="notes_number CharOverride-1"><hi><ref target="02.html#footnote-132">30</ref></hi></hi>. Dunque, è vero che la parte principale dell’eredità di Ercole andava ad Antonio, ma quest’ultimo – attraverso lo stesso accordo dell’11 dicembre 1589 – acconsentiva a dichiarare compensate le spese sostenute, eccetto alcune di cui pretendeva il rimborso: quelle fatte a nome del defunto Ercole in ragione della dote della sorella Sulpizia, non completamente versata alla morte del padre Ludovico; quelle per la dote di sua moglie Laura Calcagnini e, soprattutto, quelle per la rata residua della dote di sua madre Anna Malvezzi, di cui era l’erede testamentario. In ragione di ciò, Giovanni Marco avrebbe dovuto corrispondere allo zio 1.500 scudi di moneta romana in sei anni, equivalenti – specificava l’atto stabilendo contestualmente un rapporto di 1:4 – a seimila lire bolognesi<hi rend="notes_number CharOverride-1"><hi><ref target="02.html#footnote-131">31</ref></hi></hi>. </p><p rend="text">Per i successivi quattro anni perdiamo le tracce del giovane Giovanni Marco. È noto che il periodo 1590-1592, a Minerbio, fu funestato da carestie: le entrate garantite dai territori dati in locazione probabilmente ne risentirono<hi rend="notes_number CharOverride-1"><hi><ref target="02.html#footnote-130">32</ref></hi></hi>. Quindi, nel bimestre maggio-giugno 1594, poco più che ventenne, Giovanni Marco entrò in carica fra gli Anziani del comune bolognese<hi rend="notes_number CharOverride-1"><hi><ref target="02.html#footnote-129">33</ref></hi></hi>. Questa magistratura aveva origini tardotrecentesche. Inizialmente si era configurata come un vero e proprio organo esecutivo. Tuttavia, a fine Cinquecento, gli otto nobili bolognesi che la componevano, estratti ogni due mesi, avevano competenze molto circoscritte, relative soprattutto all’amministrazione annonaria; potevano intervenire anche nella regolazione del commercio e nella manifattura; infine, vigilavano sulla qualità di circolazione della moneta<hi rend="notes_number CharOverride-1"><hi><ref target="02.html#footnote-128">34</ref></hi></hi>. Più marcata, semmai, restava l’identità politica di questo organo: gli Anziani continuavano a «rappresentare politicamente la nobiltà cittadina che non rientra[va] nel novero delle famiglie senatorie»<hi rend="notes_number CharOverride-1"><hi><ref target="02.html#footnote-127">35</ref></hi></hi>. E questo ci dà delle conferme sulla collocazione sociale dell’autore del <hi rend="italic">Compendio</hi>: membro di un ramo collaterale di una famiglia senatoria. </p><p rend="text">Della sua formazione non sappiamo molto. Ebbe fama di essere particolarmente versato nello studio della matematica, nel disegno e di essere «litterato anco in altre cose attinenti alla professione sua»<hi rend="notes_number CharOverride-1"><hi><ref target="02.html#footnote-126">36</ref></hi></hi>, cioè di aver studiato i testi della scienza della fortificazione. Quando e come questo sapere abbia potuto formarsi resta non chiaro. Nemmeno sulla data precisa e sulle modalità dell’arrivo di Isolani in Ungheria, allo stato attuale degli studi, è possibile dare indicazioni definitive. Secondo Zoltán Péter Bagi, Isolani giunse dalle Fiandre al seguito di Carlo di Mansfeld<hi rend="notes_number CharOverride-1"><hi><ref target="02.html#footnote-125">37</ref></hi></hi>. Tuttavia, a questo proposito, non vengono citate fonti decisive. Inoltre, Mansfeld era in un momento critico dei suoi rapporti con i militari italiani al servizio degli Asburgo: nell’ultima parte del suo servizio nelle Fiandre, aveva rotto esplicitamente con Camillo Capizucchi, uomo di fiducia del defunto duca di Parma Alessandro Farnese, ed era accusato di essere aperto nemico di soldati e ufficiali della Penisola. Aveva cercato addirittura l’intervento del commissario apostolico Innocenzo Malvasia per sventare le manovre di chi «vole[va] per questa via metter[lo] male con quelli principi et signori che forse verranno per servitio d’Iddio in questa guerra d’Hungheria»<hi rend="notes_number CharOverride-1"><hi><ref target="02.html#footnote-124">38</ref></hi></hi>. </p><p rend="text">Sembra più probabile che Giovanni Marco si sia spostato nella ragione danubiano-carpatica per combattere i Turchi, appoggiandosi a preesistenti reti di relazioni. I Calcagnini, il casato della moglie di suo zio Antonio<hi rend="notes_number CharOverride-1"><hi><ref target="02.html#footnote-123">39</ref></hi></hi>, potrebbero aver costituito il <hi rend="italic">trait d’union </hi>per l’inizio della carriera militare di Giovanni Marco. Una sorella di Laura Calcagnini, Emilia, aveva infatti sposato Alfonso Montecuccoli e generato Alfonsino, militare e diplomatico al servizio degli Asburgo negli anni Ottanta e Novanta del Cinquecento; anche un altro fratello di Laura Calcagnini, Tommaso, combatté per l’imperatore Rodolfo II contro i Turchi. L’efficacia di queste parentele acquisite resta però, allo stato degli studi, solo ipotetica.</p><p rend="text">Più in generale, come è noto, tra 1594 e 1595, l’afflusso di militari italiani verso i teatri della Lunga Guerra Turca fu molto intenso<hi rend="notes_number CharOverride-1"><hi><ref target="02.html#footnote-122">40</ref></hi></hi> e Bologna rappresentò spesso una tappa del loro viaggio: Giovanni de’ Medici vi arrivò il 5 luglio 1594, accolto dal vicelegato mons. Ottavio Bandini «e [da] tutta la nobiltà»<hi rend="notes_number CharOverride-1"><hi><ref target="02.html#footnote-121">41</ref></hi></hi>. Antonio de’ Medici transitò per Bologna due settimane dopo, ospitato dal cognato Ulisse Bentivoglio, vale a dire il nipote del citato Ercole Bentivoglio, mediatore dell’accordo sull’eredità Isolani del 1589. Antonio de’ Medici ripassò per Bologna nel novembre 1594, rientrando in Italia per procurare rimpiazzi per la sua compagnia di corazzieri<hi rend="notes_number CharOverride-1"><hi><ref target="02.html#footnote-120">42</ref></hi></hi>. L’anno successivo, certo, le occasioni si moltiplicarono ancora di più: don Giovanni e don Antonio de’ Medici tornarono in Ungheria, come pure Virginio Orsini, ancora convalescente per le ferite avute nella difesa di Giavarino. Nel loro seguito, come <hi rend="italic">venturieri</hi>, cioè volontari che militavano a proprie spese, Cesare Campana registra la presenza di tre nobili bolognesi: Filippo Pepoli, Ulisse Bentivoglio e Tommaso Zambeccari<hi rend="notes_number CharOverride-1"><hi><ref target="02.html#footnote-119">43</ref></hi></hi>. Quindi, nel contingente inviato da Clemente VIII in Ungheria, erano presenti quattro capitani e un commissario della cavalleria bolognesi (Ricciardo Pepoli, Silvio Albergati, Alessandro Orsi, Marcantonio Fantuzzi, Alessandro Lignani)<hi rend="notes_number CharOverride-1"><hi><ref target="02.html#footnote-118">44</ref></hi></hi>. E alla fine di giugno 1595 il capitano toscano Domenico Baldini, a nome del granduca Ferdinando I de’ Medici, cercava a Bologna «una mezza dozena de huomini di commando, overo gentilhuomini, se non di commando, che fossero stati in guerra»<hi rend="notes_number CharOverride-1"><hi><ref target="02.html#footnote-117">45</ref></hi></hi>. La destinazione prevista era la Transilvania, dove veniva inviato Silvio Piccolomini con </p><quote rend="quotation_b">una truppa di cento uomini cappati et da comando […] atti a dar notizie in quelle parti della forma, del vantaggio et del buon uso delle nostre armi et a mostrare li buoni ordini et la buona disciplina della nostra militia et a dare cognitione dell’avvantaggio dei siti in campagna con sapersene valere, fortificare et difenderli et sapere ancora surprendere et sforzar piazze et mostrar anche il modo dell’adoperar diversi istrumenti molto utili alla guerra<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi><ref target="02.html#footnote-116">46</ref></hi>.</hi> </quote><p rend="text">Forse, Isolani si unì a questo contingente e restò in Ungheria dopo il suo rientro in Italia, avvenuto all’inizio del 1596<hi rend="notes_number CharOverride-1"><hi><ref target="02.html#footnote-115">47</ref></hi></hi>. Oppure, fu il citato Ulisse Bentivoglio a fare il suo nome: quest’ultimo, infatti, si trovava a Vienna ancora nell’autunno 1595 e mandò a Virginio Orsini «avvisi di Transilvania», con preghiera di trasmetterli allo zio conte Ercole Bentivoglio «gionto che sarà in Bologna»<hi rend="notes_number CharOverride-1"><hi><ref target="02.html#footnote-114">48</ref></hi></hi>. Dunque, personaggi molto vicini a Giovanni Marco Isolani dimostravano un interesse diretto per quello che stava accadendo in uno dei teatri di guerra che lo avrebbero visto come protagonista. Meno probabile che egli si sia unito, sia pure come <hi rend="italic">venturiere</hi>, al contingente pontificio. Nel <hi rend="italic">Compendio</hi>, il ruolo delle spedizioni militari in Ungheria volute da Clemente VIII nel 1595, 1597 e 1601 appare molto sottovalutato.</p><p rend="text">Nell’incertezza in cui permane lo stato della documentazione, per ricostruire la traiettoria biografica di Isolani non resta che guardare all’opera stessa del nobile bolognese, come del resto ha fatto già la storiografia<hi rend="notes_number CharOverride-1"><hi><ref target="02.html#footnote-113">49</ref></hi></hi>. Effettivamente, le prime azioni registrate dal <hi rend="italic">Compendio </hi>nell’anno 1594 appaiono molto incerte: la presa di Nógrád viene attribuita da Isolani all’estate, ma sappiamo che essa avvenne il 10 marzo; la menzione della Dieta di Ratisbona non è accompagnata da nessuna data (si tenne tra giugno e agosto 1594); anche l’azione contro Hatvan di Christoph von Teuffenbach, svoltasi tra la fine di aprile e l’inizio di luglio 1594, è datata in modo molto vago («nell’istesso tempo, o poco prima»)<hi rend="notes_number CharOverride-1"><hi><ref target="02.html#footnote-112">50</ref></hi></hi>. Questo sembra confermare l’ipotesi che nel 1594 l’autore del <hi rend="italic">Compendio</hi> non fosse presente nel teatro delle operazioni, né abbia potuto raccogliere informazioni di qualità. Quindi, trattando dei fatti successivi, a partire dal fallimento del primo assedio a Strigonia di fine giugno 1594<hi rend="notes_number CharOverride-1"><hi><ref target="02.html#footnote-111">51</ref></hi></hi>, Isolani iniziò ad usare il pronome possessivo plurale come sostantivo – «i nostri» – per intendere l’esercito degli Asburgo e dei loro alleati. Non è una sua particolarità; anzi, si tratta di qualcosa di piuttosto comune, fra commentatori e storici: fecero lo stesso, ad esempio, Campana nel suo <hi rend="italic">Compendio historico</hi> <hi rend="italic">delle guerre ultimamente successe tra Christiani, &amp; Turchi</hi> e Doglioni nell’<hi rend="italic">Ungheria spiegata</hi><hi rend="notes_number CharOverride-1"><hi><ref target="02.html#footnote-110">52</ref></hi></hi>. Dunque, parlare di ciò che fecero «i nostri» non implica che il giovane nobile bolognese fosse testimone diretto di cosa avveniva. Sia pure con cautela, invece, si può immaginare una presenza diretta, sul posto, nelle occasioni descritte da Isolani usando la prima persona plurale del passato remoto: «havessimo aviso», «giudicassimo bene», «arrivassimo»<hi rend="notes_number CharOverride-1"><hi><ref target="02.html#footnote-109">53</ref></hi></hi> e simili. Come è noto, quelle appena citate sono forme successivamente consolidatesi nell’uso del modo congiuntivo; tuttavia, i parlanti di area settentrionale del tardo Cinquecento (e del Seicento), bolognesi compresi, continuavano a utilizzarle nel passato del modo indicativo, anche quando scrivevano<hi rend="notes_number CharOverride-1"><hi><ref target="02.html#footnote-108">54</ref></hi></hi>. Lo stesso Isolani le utilizzò nella <hi rend="italic">Relatione dell’assedio del castello di Varadino</hi> («cominciassimo», «terrapienassimo», «chiudessimo» etc.), che sarà menzionata più avanti<hi rend="notes_number CharOverride-1"><hi><ref target="02.html#footnote-107">55</ref></hi></hi>. Ebbene, nel <hi rend="italic">Compendio</hi>, la prima volta che Isolani indica azioni del passato mediante la prima persona plurale del passato remoto si riferisce al settembre 1596, cioè ai fatti dopo la presa turca di Hatvan. Questo vorrebbe dire che il nobile bolognese, a quella data, era attivo negli eserciti di Massimiliano d’Austria, nell’Ungheria superiore. Seguendo lo stesso criterio, Isolani si sarebbe trasferito insieme all’esercito dello stesso arciduca sul fiume Sajó, affluente del Tibisco, grosso modo presso Miskolc, cioè nel luogo, ove secondo lui (ma le fonti non concordano<hi rend="notes_number CharOverride-1"><hi><ref target="02.html#footnote-106">56</ref></hi></hi>), sarebbe avvenuto il concentramento delle truppe ungheresi, transilvane e imperiali prima della battaglia di Mezőkeresztes del 22-26 ottobre 1596.</p><p rend="text">Di questo scontro, composto – come è noto – da una serie di combattimenti protrattisi per più giorni, Isolani diede una versione molto ampia, che ancora nelle più recenti ricostruzioni viene giudicata altamente originale<hi rend="notes_number CharOverride-1"><hi><ref target="02.html#footnote-105">57</ref></hi></hi>. In più, Isolani guardò a quegli avvenimenti in modo critico: ad esempio, poiché il numero dei caduti turchi nella prima parte della battaglia del 26 ottobre gli sembrava eccessivo, scrisse che non era pari a quello che era stato pubblicato. A chi si riferiva? All’ambasciatore inglese presso il Sultano, Edward Burton, e ai duemila caduti di cui aveva parlato? o al «grandissimo numero» di «tagliati a pezzi» di cui scrisse Ciro Spontone?<hi rend="notes_number CharOverride-1"><hi><ref target="02.html#footnote-104">58</ref></hi></hi> Non è possibile precisarlo: accontentiamoci del fatto che Isolani, nel <hi rend="italic">Compendio</hi>, offra indizi sul vaglio che aveva fatto dei resoconti di quella battaglia. Cessano, però, proprio dopo la narrazione della sconfitta di Mezőkeresztes, le annotazioni in prima persona plurale. Si può solo supporre che Isolani abbia seguito Massimiliano d’Austria a Kassa (oggi Košice), raggiunta all’indomani dello scontro, e poi a Mosonmagyaróvár, dove l’arciduca radunò l’esercito per la campagna 1597. D’allora in poi, infatti, l’uso delle sue tipiche forme di passato remoto riprende («arrivassimo», «havessimo aviso», «andassimo»). Isolani sembra dunque aver seguito di persona la campagna della tarda estate-inizio autunno 1597, con la presa di Táta, Pápa e le inconcludenti tre settimane e mezzo sotto Giavarino: non «un assedio», le definiva il gentiluomo bolognese, ma una semplice «veduta», cioè la contemplazione di un panorama (il generale pontificio Giovan Francesco Aldobrandini era stato ancora più sarcastico, scrivendo «noi stiamo qui facendo l’amore con le muraglie»<hi rend="notes_number CharOverride-1"><hi><ref target="02.html#footnote-103">59</ref></hi></hi>). Isolani partecipò probabilmente anche ai movimenti dell’autunno inoltrato, quando i Turchi ripresero Táta, mentre Vác dovette essere evacuata e data alle fiamme. Solo all’inizio di novembre, scrisse Isolani, «noi tornassimo a risarcire Vaccia, et vi lasciassimo un poco di pressidio dentro»<hi rend="notes_number CharOverride-1"><hi><ref target="02.html#footnote-102">60</ref></hi></hi>.</p><p rend="text">Il 1598, quando Isolani aveva 25 o 26 anni di età, coincise con i primi suoi significativi impegni, dei quali restano consistenti tracce nelle fonti. Un pagamento di 350 fiorini, il 17 giugno dell’anno citato, lo vede impegnato in una missione per l’imperatore Rodolfo II in Transilvania, in particolare nella difesa delle zone di confine<hi rend="notes_number CharOverride-1"><hi><ref target="02.html#footnote-101">61</ref></hi></hi>. Alla fine della stessa estate, Isolani si trovava a Kassa con Giorgio Basta, nominato maresciallo di campo dell’esercito che doveva accompagnare l’arciduca Massimiliano mentre assumeva il governo di Transilvania al posto del voivoda Sigismondo Báthory<hi rend="notes_number CharOverride-1"><hi><ref target="02.html#footnote-100">62</ref></hi></hi>. Il contesto politico, in quelle settimane, però, doveva rivelarsi estremamente confuso: Báthory, che alla fine del 1597 aveva ceduto il suo scettro agli Asburgo, tra il 21 e il 22 agosto 1598 fece solenni dichiarazioni di riprendere il trono e ci riuscì con l’appoggio dell’esercito e dei delegati della Dieta transilvana; la città di Várad, invece, si dichiarò per Massimiliano, che vi inviò rinforzi sotto il comando di Melchior von Redern. Su tutto, incombeva la minaccia di una spedizione ottomana: Saturgi (Satırcı) Mehmet Pascià, infatti, concentrava truppe per invadere il territorio transilvano proprio da Várad. All’interno dello stato maggiore asburgico si dibatteva sul da farsi: Ferrante de’ Rossi, generale dell’artiglieria, puntava a difendere la città; Giorgio Basta, invece, pensava che dovesse essere lasciata al Báthory, essendo troppo rischioso concentrare truppe asburgiche nella lontana Ungheria superiore; il comandante generale Melchior von Redern, dal canto suo, concordava con Ferrante de’ Rossi che resistere era possibile. </p><p rend="text">Abbiamo il dettaglio di queste posizioni da un lungo scritto di Isolani, la <hi rend="italic">Relatione dell’assedio del castello di Varadino</hi>, pubblicata da Támas Kruppa sulla base di uno degli esemplari conservati, quello della Biblioteca Ambrosiana di Milano<hi rend="notes_number CharOverride-1"><hi><ref target="02.html#footnote-099">63</ref></hi></hi>. Lo stesso scritto offre anche notizie precise sulle azioni di Isolani in quell’occasione. Fu lui stesso a chiedere a Massimiliano di poter raggiungere la zona di guerra; nominato luogotenente generale dell’artiglieria, mosse da Kassa il 20 settembre 1598, insieme a Giorgio Basta e a sei artiglieri. Raggiunta Tokaj, ne convocò altri due dal locale presidio e li aggiunse agli altri. Poiché le notizie di inizio imminente dell’assedio si accavallavano, dovette affrettarsi: temendo di trovare le porte di Várad chiuse, camminò tutta la notte e vi giunse il 23 settembre all’ottava ora (alle due del pomeriggio, circa). Sappiamo da fonti epistolari che Isolani si espresse in modo molto critico riguardo alle condizioni delle difese della città<hi rend="notes_number CharOverride-1"><hi><ref target="02.html#footnote-098">64</ref></hi></hi>. Scrivendo a Ferrante Rossi, egli descrisse analiticamente lo stato della fortezza mettendone in evidenza i difetti e suggerendo alcune misure da adottare in modo non procrastinabile. Lasciò anche un disegno, pubblicato nel 1932 da Endre Veress e oggetto di nuovo interesse in studi di anni non lontani<hi rend="notes_number CharOverride-1"><hi><ref target="02.html#footnote-097">65</ref></hi></hi>. </p><table rend="Nessuno-stile-tabella TableOverride-1" xml:id="table001">
				<!--<colgroup>-->
					<!--<col
  class="_idGenTableRowColumn-1">--><!--</col>-->
					<!--<col
  class="_idGenTableRowColumn-2">--><!--</col>-->
				<!--</colgroup>-->
				
					<row rend="Nessuno-stile-tabella _idGenTableRowColumn-3">
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella top CellOverride-1">
							
								
									<p><graphic url="02-web-resources/image/Fig.2.png" rend="img _idGenObjectAttribute-1" mimeType="image/png"/></p>
								
							
						</cell>
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella top CellOverride-2">
							<p rend="table ParaOverride-3"><hi rend="italic">LA FORTEZZA DI VARADINO. </hi></p>
							<p rend="table ParaOverride-3"><hi rend="bold">A</hi><hi rend="italic">. Baloardo che ha il parapetto di pietra et e la più parte voto. </hi></p>
							<p rend="table ParaOverride-3"><hi rend="bold">B</hi><hi rend="italic">. Baloardo che ha il parapetto di pietra con le troniere, et non è voto, né del tutto pieno. </hi></p>
							<p rend="table ParaOverride-3"><hi rend="bold">C</hi><hi rend="italic">. Baloardo che ha le faccia longhissime </hi><hi rend="CharOverride-2">[sic]</hi><hi rend="italic"> et è del tutto voto, et la camicia solo terrapieno. </hi></p>
							<p rend="table ParaOverride-3"><hi rend="bold">D</hi><hi rend="italic">. Baloardo che ha il parapetto di pietra con le troniere dentro. </hi></p>
							<p rend="table ParaOverride-3"><hi rend="bold">E</hi><hi rend="italic">. Baloardo di palizzata quasi tutto voto et senza parapetto. </hi></p>
							<p rend="table ParaOverride-3"><hi rend="bold">F</hi><hi rend="italic">. Parte del fosso che ha acqua. </hi></p>
							<p rend="table ParaOverride-3"><hi rend="bold">G</hi><hi rend="italic">. Parte del fosso che non ha acqua. </hi></p>
							<p rend="table ParaOverride-3"><hi rend="bold">H</hi><hi rend="italic">. Chiesa. </hi></p>
							<p rend="table ParaOverride-3"><hi rend="bold">H 1</hi><hi rend="italic">. Palazzo, nella cui piazza sono 4 statue di bronzo in piede et una a cavallo di Matthia Corvino Re d</hi><hi rend="italic">’Ungheria. </hi></p>
							<p rend="table ParaOverride-3"><hi rend="bold">I</hi><hi rend="italic">. Gl’alberi et le case sono appresso al fosso a questo termine d’intorno. </hi></p>
							<p rend="table ParaOverride-3"><hi rend="italic">Quasi tutte le cortine sono senza terrapieno o ne han poco. La fortezza è quasi tutta circondata dalla terra.</hi></p>
						</cell>
					</row>
				
			</table><p rend="caption_table">Figura 2 – Disegno di Isolani relativo alla fortezza di Várad<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi><ref target="02.html#footnote-096">66</ref></hi></hi>. </p><p rend="text">In particolare, Isolani appariva preoccupato perché uno dei baluardi era di forma irregolare; parti delle cortine erano fatte di vecchio muro; molti segmenti di queste e un intero bastione erano solo in terrapieno. Aveva però già trovato una soluzione: ci sarebbe difesi «honoratamente, servendosi di ritirate buone, delle quali ci [era] comodità di farle per un recinto antico, principalmente che è dentro al nuovo (se ben di poco momento) et in altri modi»<hi rend="notes_number CharOverride-1"><hi><ref target="02.html#footnote-095">67</ref></hi></hi>. Questo «muro antico», così chiamato nella pianta disegnata, di forma quasi perfettamente circolare, avrebbe dunque costituito la seconda linea di difesa. A patto, però, che gli fossero immediatamente consegnati materiali e strumenti di lavoro, cosa che effettivamente avvenne poco dopo. Intanto, Isolani operava come luogotenente generale dell’artiglieria: il 26 settembre prese in consegna tutti i pezzi disponibili e dovette constatare che anche molti di questi erano in pessime condizioni. </p><p rend="text">Iniziato effettivamente l’assedio nei primi giorni di ottobre, Isolani contribuì alle opere effettuate in risposta agli attacchi contro i baluardi. La sua <hi rend="italic">Relatione</hi>, in particolare, parla di pozzi per scavare gallerie di contramina e di «ritirate a forbice», cioè di ripari fatti entro il bastione nell’ipotesi che il nemico fosse riuscito ad abbatterlo, penetrando all’interno (Fig. 1-2). La «ritirata a forbice» – giova ricordare – era stata prevista dalla trattatistica. Se ne trova una definizione nell’opera di Gabriello Busca <hi rend="italic">Della espugnatione, et difesa delle fortezze</hi>. Isolani probabilmente la conosceva, essendo stata pubblicata nel 1585. In effetti, nella descrizione fatta dal nobile bolognese delle «ritirate» eseguite ai bastioni «Királyfia» e «Csonka» (a Várad, come in ogni altra fortezza, ogni bastione aveva un nome), si colgono assonanze con quanto previsto da Busca nella realizzazione di questo tipo di opere<hi rend="notes_number CharOverride-1"><hi><ref target="02.html#footnote-094">68</ref></hi></hi>.</p><figure>
					<graphic url="02-web-resources/image/Fig.3.jpg" rend="img _idGenObjectAttribute-1" mimeType="image/jpeg"/>
				</figure><p rend="caption_figure">Figura 3 – Progetto di «ritirata a forbice» e «ritirata a forbice» in caso di bastione già colpito. Da Busca 1601, pp. 270, 223<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi><ref target="02.html#footnote-093">69</ref></hi></hi>.</p><p rend="text">La prima parte dell’assedio coincise dunque con una lotta contro il tempo: i turchi scavavano i tunnel per i «fornelli» (le camere delle mine per far saltare le difese) e i difensori preparavano le «ritirate». La realizzazione di una di queste opere, quella del bastione detto di Terra («Földbástya», in ungherese), fu affidata all’Isolani, che ne riferì nella <hi rend="italic">Relatione</hi> parlando per la prima volta in prima persona<hi rend="notes_number CharOverride-1"><hi><ref target="02.html#footnote-092">70</ref></hi></hi>. Più in generale, in tutta la difesa di Várad, la sua opera fu di primo piano: la <hi rend="italic">Relazione </hi>è così analitica nella descrizione dell’approntamento e nella gestione dei ripari interni (le «ritirate», appunto), che si immagina agevolmente Isolani molto impegnato su questo fronte. Quindi, dopo la morte di György Király, il 17 ottobre 1598, il nobile bolognese ebbe il comando della difesa del bastione di Terra, insieme a János Felesdi; inoltre, il 21 ottobre fu inviato dal comandante von Redern al bastione «Királyfia» in assistenza di Pál Nyáry, che ne era al comando. Qui, a causa di un incidente incendiario alle polveri, Isolani restò seriamente ferito al volto<hi rend="notes_number CharOverride-1"><hi><ref target="02.html#footnote-091">71</ref></hi></hi>. Forse per questo, la <hi rend="italic">Relatione</hi> ha pochissime annotazioni per il giorno 22 ottobre. Nondimeno, la soddisfazione con cui il nobile bolognese registrò in quei giorni che i soldati avevano finalmente imparato a restare al coperto delle «ritirate» lascia pensare che la tattica che aveva suggerito fosse stata largamente adottata. </p><p rend="text">È stato scritto che Isolani, entrato fra i difensori della fortezza di Várad, è diventato quasi indistinguibile, presentandosi nel suo scritto solo come membro di un gruppo di combattenti<hi rend="notes_number CharOverride-1"><hi><ref target="02.html#footnote-090">72</ref></hi></hi>. Eppure, leggendo la <hi rend="italic">Relatione</hi>, il suo profilo di innovatore emerge chiaramente. La razionalità delle misure difensive che proponeva viene sottolineata più volte. La vittoria ottenuta quando i Turchi lasciano l’assedio era proposta come un «novo essempio»<hi rend="notes_number CharOverride-1"><hi><ref target="02.html#footnote-089">73</ref></hi></hi>: la dimostrazione, cioè, che una piazza, se difesa metodicamente, poteva resistere con efficacia. Isolani, inoltre, si rivela nella <hi rend="italic">Relatione </hi>un attento osservatore della dimensione tecnica del fatto militare: pur sottolineando sempre l’efficacia del tiro degli archibugieri da posizione ben coperta, non mancò di evidenziare lo straordinario effetto che facevano i nugoli di frecce scagliate dai turchi:</p><quote rend="quotation_b">cadono a piombo, nel venire a basso con impeto grande, feriscono mortalmente le parti disarmate dei difensori, et cadono poche volte invano, trovandosi quelli di dentro spessi, et uniti insieme alla difesa<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi><ref target="02.html#footnote-088">74</ref></hi></hi>.</quote><p rend="text">Un’ultima annotazione merita l’excursus geografico e storico sul territorio intorno a Várad, sui suoi edifici principali, sull’evoluzione delle sue difese statiche: in queste pagine, si rivela l’assimilazione della cultura umanistica che Isolani accompagnava alla sua perizia nell’arte militare più evoluta<hi rend="notes_number CharOverride-1"><hi><ref target="02.html#footnote-087">75</ref></hi></hi><hi rend="notes_number">.</hi> Alcuni particolari, come l’etimologia del fiume Körös (in rumeno Criș), lasciano immaginare che il nobile bolognese avesse letto la <hi rend="italic">Transilvania </hi>di Antonio Possevino; altri, come l’accenno alla leggenda della miracolosa fondazione del castello, contenuta già nella <hi rend="italic">Chronica de Gestis Hungarorum</hi> di metà Trecento (<hi rend="italic">Chronica Picta</hi>, in ungherese <hi rend="italic">Képes krónika</hi>), mostrano che Isolani si era documentato sul posto<hi rend="notes_number CharOverride-1"><hi><ref target="02.html#footnote-086">76</ref></hi></hi>.</p><p rend="text">Invece, nel <hi rend="italic">Compendio</hi> – come è stato già notato<hi rend="notes_number CharOverride-1"><hi><ref target="02.html#footnote-085">77</ref></hi></hi> – l’episodio della difesa di Várad è trattato molto sinteticamente e con errori vistosi. A ben vedere, però, Isolani ha scritto l’essenziale, cioè che i turchi «doppo haver fatto con mine batterie, et assalti, et ogni sforzo possibile»<hi rend="notes_number CharOverride-1"><hi><ref target="02.html#footnote-084">78</ref></hi></hi> erano stati costretti ad abbandonare l’assedio. Questo risultato era stato dovuto alla sua insistenza sull’allestimento delle «ritirate a forbice» per annullare il vantaggio acquisito dalle brecce aperte dal nemico: lo riconobbe lo stesso Giorgio Basta in una lettera ad Antonino Cornazzano, ambasciatore del duca di Parma Ranuccio Farnese a Praga. </p><quote rend="quotation_b">Io procuro – scrisse Basta – d’haver la relatione et dissegno di Varadino per mandarlo a V. S.ria, et potendolo havere, verrà sotto questa; se non, sarà con la prima commodità. E certo che i nostri si sono immortalati nella diffesa di quella piazza, et in particolare il conte Isolano ci ha aquistato molta riputatione nell’haver fatto molte retirate et contramine, sì come testifica il S.re di Redem, che dentro era capo. Detto conte è uscito abbrusciato da i proprii fuochi artificiati, ma già sta fuori di pericolo<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi><ref target="02.html#footnote-083">79</ref></hi></hi>. </quote><p rend="text">Lo stesso Giorgio Basta dà notizia che all’inizio di luglio 1599 Isolani era in partenza con lui, per raggiungere Várad. Si pensava di ristrutturare la fortezza, evidentemente ancora molto danneggiata, a otto mesi di distanza dalla fine dell’assedio<hi rend="notes_number CharOverride-1"><hi><ref target="02.html#footnote-082">80</ref></hi></hi><hi rend="notes_number">.</hi> Isolani assistette Cesare Porta<hi rend="notes_number CharOverride-1"><hi><ref target="02.html#footnote-081">81</ref></hi></hi>, architetto dell’arciduca Ferdinando d’Asburgo, in occasione dei lavori al bastione Csonka (Chiunca in italiano e Ciunt in romeno) e, probabilmente anche di quelli all’adiacente cortina muraria<hi rend="notes_number CharOverride-1"><hi><ref target="02.html#footnote-080">82</ref></hi></hi>. Il nobile bolognese aveva ormai acquistato una solida posizione, fra gli esperti a disposizione dello stato maggiore di Rodolfo II. Dalla fine di gennaio si occupò delle fortificazioni di Vienna. Ebbe modo, però, solo di compiere un giro di ispezione e dare qualche ordine<hi rend="notes_number CharOverride-1"><hi><ref target="02.html#footnote-079">83</ref></hi></hi>. Quindi, all’inizio di aprile 1600, insieme a Bartholomäus Pezzen, Isolani iniziò un viaggio in Transilvania. Mentre il membro del Consiglio di guerra imperiale avrebbe dovuto operare per ricondurre la Transilvania sotto il controllo imperiale (dopo che il voivoda di Valacchia Mihai Pătrașcu ne era diventato signore di fatto), compito specifico di Isolani era quello di «vedere quelle piazze e provedere»<hi rend="notes_number CharOverride-1"><hi><ref target="02.html#footnote-078">84</ref></hi></hi>. Ne dava conto Concino Concini, ambasciatore del granduca di Toscana, Ferdinando I de’ Medici, che aveva anche ospitato Isolani nella sua residenza a Praga. Tuttavia, non è dato sapere se effettivamente il nobile bolognese riuscì a completare la sua missione. I fogli di notizie (<hi rend="italic">avvisi</hi>) di Graz del 15 maggio 1600 riportavano che, giunti a Kassa, Isolani e Pezzen si erano dovuti fermare a causa della guerra intrapresa dal voivoda di Valacchia per insignorirsi anche della Moldavia<hi rend="notes_number CharOverride-1"><hi><ref target="02.html#footnote-077">85</ref></hi></hi>.</p><p rend="text">L’anno successivo Isolani – entrato nel Consiglio di guerra<hi rend="notes_number CharOverride-1"><hi><ref target="02.html#footnote-076">86</ref></hi></hi> – tornò al combattimento attivo: compì per il nuovo luogotenente generale imperiale, il duca di Mercoeur Philippe-Emmanuel de Lorraine, un’ispezione alle fortificazioni dell’area transdanubiana, in particolare a Táta, Csesznek e Tihany; prese parte alle operazioni intorno a Székesfehérvár, riconquistata il 20 settembre 1601 e subito minacciata dagli ottomani; si recò, come osservatore e consigliere, presso gli eserciti asburgici e pontifici che assediavano Kanizsa<hi rend="notes_number CharOverride-1"><hi><ref target="02.html#footnote-075">87</ref></hi></hi>. Giovanni de’ Medici ha lasciato il resoconto di un suo colloquio con Isolani circa una nuova, ma mai applicata, strategia per attaccare la città: da est, preferibilmente, dopo che le truppe fossero state concentrate a Kiskomárom<hi rend="notes_number CharOverride-1"><hi><ref target="02.html#footnote-074">88</ref></hi></hi>. </p><p rend="text">Fallita l’iniziativa imperiale-pontificia di quell’autunno, Isolani si spostò a Vienna. Avrebbe voluto compiere un tentativo invernale ancora contro Kanizsa, contando sulla sorpresa e sul ghiaccio che ridimensionava l’ostacolo delle paludi tutto attorno alla città. A suo dire, un attacco improvviso si poteva eseguire «con 1500 fanti todeschi, e 800 cavalli simili, sotto Rosvorm<hi rend="notes_number CharOverride-1"><hi><ref target="02.html#footnote-073">89</ref></hi></hi>, e con 1000 aiducchi buoni e 500 cavalli ungheri sotto il Nadasti<hi rend="notes_number CharOverride-1"><hi><ref target="02.html#footnote-072">90</ref></hi></hi> ammassandogli a poco a poco senz’apparenza a Clancomar<hi rend="notes_number CharOverride-1"><hi><ref target="02.html#footnote-071">91</ref></hi></hi> vicino a due leghe a Canisa, in una notte»<hi rend="notes_number CharOverride-1"><hi><ref target="02.html#footnote-070">92</ref></hi></hi>. Isolani sosteneva, in sostanza, che dove aveva fallito un corpo di spedizione di consistenza calcolabile da 13.000 a 20.000 uomini, potevano bastare i soldati dell’arciduca. Il progetto non ebbe alcun seguito; tuttavia, l’imperatore aveva bisogno del nobile bolognese più a nord, a Székesfehérvár. Il 31 dicembre 1601 ne fu nominato comandante in capo (<hi rend="italic">Oberhaubtmann von Stullweissenburg </hi>dice la fonte), con dipendenza però dalla capitania generale di Giavarino, commenta un <hi rend="italic">avviso</hi> da Graz<hi rend="notes_number CharOverride-1"><hi><ref target="02.html#footnote-069">93</ref></hi></hi>. La città, in mano ottomana dal 1543, era stata conquistata dalle truppe imperiali il 20 settembre 1601. Dunque, era comprensibile che vi si inviasse un esperto di fortificazioni. I danni al circuito difensivo, infatti, dovevano essere recuperati al più presto. </p><p rend="text">La nomina data alla fine di dicembre 1601: Isolani si era precedentemente offerto di effettuare i lavori necessari. Aveva idee chiare: secondo un <hi rend="italic">avviso</hi> di Graz inviato alla cancelleria medicea, «dissegnava, con il consenso et ordine di Sua Maestà, di fortificare quella piazza con cinque baluardi da farsi da novo con l’aiuto de paludi, et di spianar tutt’il forte vecchio, lasciando solo i borghi aperti per alloggiamento della cavalleria»<hi rend="notes_number CharOverride-1"><hi><ref target="02.html#footnote-068">94</ref></hi></hi>. Tuttavia, alla fine di aprile, Isolani non era ancora giunto sul posto e, secondo l’ambasciatore veneziano, era probabile che rinunciasse al grado: troppo lenti, infatti, gli apparivano il restauro e il potenziamento delle difese. Arrivò a Székesfehérvár solo verso la metà di giugno. Lo si deduce da una lettera del nunzio a Praga Filippo Spinelli al collega a Venezia, Offredo Offredi. Spinelli era molto scettico sui risultati che, ormai, si potevano ottenere nel restauro delle opere di difesa<hi rend="notes_number CharOverride-1"><hi><ref target="02.html#footnote-067">95</ref></hi></hi>. Invece, l’apporto di Isolani fu molto significativo. I lavori, iniziati all’indomani della conquista del 20 settembre, si erano concentrati sulla rondella (bastione a pianta circolare) della Porta Palota e sul segmento delle mura cittadine a sud di essa, molto danneggiato. Le opere promosse da Isolani riguardarono l’intera linea difensiva settentrionale del centro città, il bastione nord-occidentale a punta di freccia, detto «del Re», il muro di cortina tra di essi e la nuova Porta di Buda. Sulla traccia di preesistente monastero fu realizzato un altro bastione, che però restò a mezza altezza. Altri lavori, anche in terra, furono realizzati presso la Porta Ingoványi e, di nuovo, a protezione di porta Palota. Isolani fece arrivare personale fin dalle zone di Lesence e Keszthely, circa cento chilometri a sud-ovest di Székesfehérvár<hi rend="notes_number CharOverride-1"><hi><ref target="02.html#footnote-066">96</ref></hi></hi>. Tuttavia, come rivelò Ferenc Wathay, i lavori voluti dal nobile bolognese restarono incompleti<hi rend="notes_number CharOverride-1"><hi><ref target="02.html#footnote-065">97</ref></hi></hi>. Alla fine di luglio egli scriveva alla corte di Praga «supplica[ndo] et protesta[ndo] che gli sieno mandate le cose necessarie per esser certificato da Turchi fatti prigioni, che quivi li nemici dovessero impiegare tutto il loro sforzo»<hi rend="notes_number CharOverride-1"><hi><ref target="02.html#footnote-064">98</ref></hi></hi>. </p><p rend="text">I soldati che uscivano a fare legname, indispensabile sia per contenere e strutturare i terrapieni, sia per le impalcature dei lavoratori in muratura, venivano catturati o uccisi: in una sola imboscata, erano caduti quasi duecento moschettieri, «con molti guastatori»<hi rend="notes_number CharOverride-1"><hi><ref target="02.html#footnote-063">99</ref></hi></hi>. Anche una grossa spedizione inviata verso l’area boscosa di Bakony, con un folto convoglio, era stata intercettata e distrutta. Soldati e operai, «sendosi li medesimi senza pensiero posti a dormire sopragiunti da Turchi eran per il più stati tagliati in pezzi, et tolti loro i carri». Quel che era peggio, «dopoi li nemici erano corsi per maggior preda verso la piazza, con esser loro venuti in mano alcuni passeggeri, che con puoca scorta d’Aiduchi venivano da Giavarino ad Albaregale»<hi rend="notes_number CharOverride-1"><hi><ref target="02.html#footnote-062">100</ref></hi></hi>. Isolani non lesinò sforzi: gli <hi rend="italic">avvisi</hi> da Graz delle settimane successive danno conto dei lavori alle difese e degli approvvigionamenti entrati in città. Certo, persistevano difficoltà nel pagare i soldati, ma Isolani, dimostrandosi attento al mondo della comunicazione, voleva dare l’impressione di essere pronto. Sappiamo che, all’interno di fogli di notizie manoscritti, circolavano capitoli di lettere scritte dai protagonisti sul terreno. Ebbene, a metà agosto ne circolava uno a firma di Isolani secondo il quale Székesfehérvár, ormai, «era bene fortificata da due parti, et dall’altra ridutta anche in buon termine et munita sufficientemente d’ogni provisione»<hi rend="notes_number CharOverride-1"><hi><ref target="02.html#footnote-061">101</ref></hi></hi>. Anche le prime notizie dell’assedio pubblicate dai fogli di notizie non lasciavano intravvedere quanto rovinoso sarebbe stato l’esito finale. Grande enfasi venne data al momentaneo riacquisto, il 15 agosto, del forte realizzato a Sziget (nome del borgo esistente nell’isola posta nella palude intorno a Székesfehérvár). Gli <hi rend="italic">avvisi </hi>di Graz ricordavano che ne era seguita «morte di 400 de nemici, et acquisto di stendardo che per segno è stato mandato al Seren.mo Arcid.a Matthias»<hi rend="notes_number CharOverride-1"><hi><ref target="02.html#footnote-060">102</ref></hi></hi>; il nunzio a Praga Spinelli scrisse al collega Offredi a Venezia di come Isolani avesse «fatte molte sortite et che habbia racquistato il Forte, et l’Isola, che haveva già persa et inchiodati da 6 pezzi grossi d’Artiglieria et due condotti di dentro. Che habbia amm[azza]ti da 500 soldati fra quali erano molti francesi rebellati di Pappa»<hi rend="notes_number CharOverride-1"><hi><ref target="02.html#footnote-059">103</ref></hi></hi>. In una settimana, lo scenario cambiò completamente: il foglio di <hi rend="italic">avvisi </hi>di Graz del 9 settembre, che dà conto delle notizie man mano che arrivavano, fa vedere chiaramente il progressivo deteriorarsi della situazione dei difensori, dall’Isolani che respinge un attacco e attende soccorsi «allegramente»<hi rend="notes_number CharOverride-1"><hi><ref target="02.html#footnote-058">104</ref></hi></hi>, fino alla resa finale. Anche la corrispondenza fra i nunzi Spinelli e Offredi dello stesso giorno conteneva dettagli sugli ultimi movimenti e sulla resa della città. Isolani, in quell’<hi rend="italic">avviso</hi> da Graz, era detto completamente ignaro dell’accordo fra i soldati del presidio e l’alto comando turco in quanto, «benché ferito, si trovava a consiglio con gl’altri capi»<hi rend="notes_number CharOverride-1"><hi><ref target="02.html#footnote-057">105</ref></hi></hi>. Non era vero, come si potrà leggere dal resoconto, steso dallo stesso Isolani sulla sequenza dei fatti del giorno 28 agosto 1602. Tuttavia, quel dettaglio falso serviva a sottolineare che Isolani, «ferito<hi rend="italic"> </hi>d’archibugiate in ambedue le cosce»<hi rend="notes_number CharOverride-1"><hi><ref target="02.html#footnote-056">106</ref></hi></hi> non era responsabile, se – nonostante la sua perizia nella tattica difensiva delle «retirate» sopra messa in evidenza – non gli era stato possibile ripetere l’eccezionale impresa del 1598 a Varadino.</p><p rend="text">Non giova, dal punto di vista della traiettoria biografica sotto esame, ripetere le vicende dell’assedio di Székesfehérvár<hi rend="notes_number CharOverride-1"><hi><ref target="02.html#footnote-055">107</ref></hi></hi>. Esse sono molto note, soprattutto per il diario che ne tenne lo stesso Isolani, pervenuto in forma di <hi rend="italic">Relation </hi>già prima della fine dell’anno allo Hofkregsrat e visto a Praga da Giacomo Serra, commissario generale degli aiuti del papa all’imperatore<hi rend="notes_number CharOverride-1"><hi><ref target="02.html#footnote-054">108</ref></hi></hi>. Piuttosto, seguiamo le sorti del nobile bolognese. I fogli di <hi rend="italic">Avvisi </hi>di Graz scrissero a caldo che Isolani, con gli altri prigionieri, era a Buda in procinto di essere trasferito a Costantinopoli, ma la notizia si rivelò presto priva di fondamento. Solo Sforza Marescotti si trovava nell’antica capitale del Regno ungherese, prigioniero di un francese che aveva imposto il prezzo di 400 talleri per il suo riscatto<hi rend="notes_number CharOverride-1"><hi><ref target="02.html#footnote-053">109</ref></hi></hi> (pari a circa 383 scudi romani di moneta)<hi rend="notes_number CharOverride-1"><hi><ref target="02.html#footnote-052">110</ref></hi></hi>.<hi rend="CharOverride-3"> </hi>Isolani, invece, lasciò i dintorni di Buda quando il campo ottomano, intenzionato a prestare soccorso a Moises Székely (che si era ribellato a Giorgio Basta), dapprima raggiunse con una marcia velocissima Szolnok e poi passò la Tisza puntando a sud verso Szarvas. La notizia della presa di Pest, all’inizio di ottobre, fece tornare precipitosamente il gran visir dalla Transilvania. Prima della metà dello stesso mese era già di ritorno, intenzionato a liberare Buda dall’assedio degli imperiali e a riconquistare Pest. Mentre ancora duravano le operazioni di assedio e infuriavano i combattimenti, il I novembre 1602, l’esercito del gran visir iniziò il viaggio verso Belgrado<hi rend="notes_number CharOverride-1"><hi><ref target="02.html#footnote-051">111</ref></hi></hi> Questa, dunque, fu la prima residenza da schiavo di Isolani, accompagnato da altri capitani e dai <hi rend="italic">venturieri</hi> suoi cugini: Alamanno, di secondo grado (in quanto figlio del senatore Ridolfo), e Giulio Cesare, figlio dello zio paterno che lo aveva allevato<hi rend="notes_number CharOverride-1"><hi><ref target="02.html#footnote-050">112</ref></hi></hi>. A Belgrado, come riferì qualche mese più tardi, il nobile bolognese ebbe modo di parlare con il capo tartaro Gāzī Giray Khān di una possibile apertura alla pace, non esclusa dallo stesso gran visir Yemişçi Hasan Pascià: quest’ultimo, infatti, ne aveva accennato ad Isolani sotto Buda<hi rend="notes_number CharOverride-1"><hi><ref target="02.html#footnote-049">113</ref></hi></hi>. </p><p rend="text">La Sede apostolica iniziò subito a lavorare per la liberazione del gentiluomo bolognese. I motivi non stavano solo nella «infinita clemenza et pietà di S.S.tà»; se il disegno avesse avuto successo, Clemente VIII avrebbe recuperato «un devotissimo vassallo et che per le sue qualità non potrebbe se non esser opportuno al servitio di S.B.ne»<hi rend="notes_number CharOverride-1"><hi><ref target="02.html#footnote-048">114</ref></hi></hi>. È noto, infatti, che papa Aldobrandini, fin dal 1598, immaginava di edificare una nuova fortezza a Ferrara<hi rend="notes_number CharOverride-1"><hi><ref target="02.html#footnote-047">115</ref></hi></hi>. Le competenze di Isolani dovevano apparirgli preziose. Dal canto suo, a Belgrado, Isolani iniziò presto a progettare la sua fuga. Prese contatti «con un tal greco»<hi rend="notes_number CharOverride-1"><hi><ref target="02.html#footnote-046">116</ref></hi></hi>, lo stesso personaggio che riuscì a far arrivare a Vienna suoi «libretti di memorie»<hi rend="notes_number CharOverride-1"><hi><ref target="02.html#footnote-045">117</ref></hi></hi> e lettere a Cesare Gallo, un ingegnere militare – progettista di lavori alle difese di Komárom nel 1600<hi rend="notes_number CharOverride-1"><hi><ref target="02.html#footnote-044">118</ref></hi></hi> –, attivo anche come interprete dal turco, con cui Isolani aveva stretto amicizia. Gallo continuò per qualche tempo a lavorare per la fuga: questa, del resto, sembrava la soluzione migliore anche alla diplomazia pontificia. Isolani, infatti, era considerato dai turchi un grande esperto di fortificazioni e la sua difesa di Varadino, nel 1598, continuava a destare forte impressione; non era verosimile che il gran visir l’avrebbe lasciato andare con facilità, nemmeno in cambio di prigionieri turchi di alto rango. Così, quando – all’inizio del 1603 – Yemişçi Hasan Pascià iniziò il rientro verso Costantinopoli, scossa dallo scontro fra le fazioni legate ai due corpi scelti degli <hi rend="italic">spahis</hi> e dei giannizzeri<hi rend="notes_number CharOverride-1"><hi><ref target="02.html#footnote-043">119</ref></hi></hi>, il nobile bolognese dovette seguirlo. A nulla valsero i suoi tentativi di sembrare malato. Arrivato a Costantinopoli, inizialmente, insieme agli altri ufficiali, fu rinchiuso «strettamente»<hi rend="notes_number CharOverride-1"><hi><ref target="02.html#footnote-042">120</ref></hi></hi><hi rend="notes_number">.</hi> </p><p rend="text">Dopo la metà di febbraio fu trasferito nella residenza dell’ambasciatore francese, François Savary de Brèves, diplomatico di primissimo piano, in carica dal 1592 all’inizio del 1605<hi rend="notes_number CharOverride-1"><hi><ref target="02.html#footnote-041">121</ref></hi></hi>. Il trattamento di favore, secondo il domenicano Eustachio Fontana, era dovuto al fatto che il gran visir lo voleva coinvolto nelle future trattative di pace<hi rend="notes_number CharOverride-1"><hi><ref target="02.html#footnote-040">122</ref></hi></hi><hi rend="notes_number">.</hi> In effetti, in quel frangente de Brèves stava compiendo sondaggi preliminari in vista di un possibile accordo di pace, che la Porta desiderava, ma solo alle sue condizioni. Così, chiese a Mehmed III che Isolani potesse essere impiegato per indagare sulle posizioni del ‘re di Vienna’ e su quanto quest’ultimo era disposto a fare per la pace. Il nobile bolognese, si diceva nella corte del sultano, era stimato e rispettato, anche perché ritenuto parente di Rodolfo II per via di madre (sic!): dunque avrebbe potuto persino ammorbidire l’atteggiamento del sovrano di casa Asburgo. Mehmed III diede il suo assenso affinché il nobile bolognese fosse impiegato nell’operazione, colloqui compresi, ma si raccomandò che non ne approfittasse per fuggire<hi rend="notes_number CharOverride-1"><hi><ref target="02.html#footnote-039">123</ref></hi></hi>.</p><p rend="text">La lettera del 21 febbraio 1603 di Isolani a Rodolfo II, pubblicata da Ovidiu Cristea, costituisce un primo segno di un suo effettivo coinvolgimento. Isolani scriveva come se avesse già ricevuto le posizioni della Porta e avesse già risposto. Gli era stato detto che il sultano non voleva apparire come colui che chiedeva la fine della guerra e che voleva indietro Strigonia «et castelli pertinenti»<hi rend="notes_number CharOverride-1"><hi><ref target="02.html#footnote-038">124</ref></hi></hi> cioè, verosimilmente Vaccia e Vicegrado. Isolani era subito entrato <hi rend="italic">in medias res</hi>: aveva chiarito che in cambio di Strigonia Rodolfo II avrebbe preteso Eger e Kanizsa; che non avrebbe perso i vantaggi acquisiti in Transilvania grazie a Giorgio Basta: da parte ottomana gli si era risposto che la soluzione poteva pure consistere nella nomina imperiale di un nuovo voivoda, ma certo una Transilvania sotto sovranità asburgica era ipotesi troppo contraria agli interessi ottomani. Soprattutto, poteva riferire che la Porta stava cercando attivamente di coinvolgere pienamente il re di Francia Enrico IV nella mediazione, ma il risultato non era vicino. Dunque, sarebbe stato opportuno che anche da Praga fosse partita una richiesta diretta a Parigi in questo senso. Isolani aggiunse anche dettagli sulla congiuntura politica interna: i disordini nell’Anatolia non erano così incontrollabili e drammatici come si poteva credere e a Costantinopoli la «insolenza militare»<hi rend="notes_number CharOverride-1"><hi><ref target="02.html#footnote-037">125</ref></hi></hi> degli <hi rend="italic">spahi</hi> – sostanzialmente un colpo di stato – non aveva condotto a nessun rivolgimento di rilievo. Era dunque meglio non puntare su queste debolezze. Anzi, Isolani confermava che l’armata del Sultano continuava ad essere molto «florida et potente»<hi rend="notes_number CharOverride-1"><hi><ref target="02.html#footnote-036">126</ref></hi></hi>.</p><p rend="text">Un informatore anonimo rivelò immediatamente alla segreteria pontificia dell’azione del conte, che oggettivamente confliggeva con la strategia ormai decennale della Sede apostolica di lanciare una nuova grande lega contro i turchi: </p><quote rend="quotation_b ParaOverride-4">Il Sig.r Conte Isolano è stato dato in casa di Monsur ambassatore del re di Francia, et ditto Sig.r Conte ha scritto all’Imperatore per introdure negotio di pace con i Turchi, cosa che potria dispiacere infinitamente a Nostro Signore, però gliel’ho voluto avisare ad ogni buon fine<hi rend="notes_number CharOverride-1"><hi><ref target="02.html#footnote-035">127</ref></hi></hi>.</quote><p rend="text">Anche l’ambasciatore veneziano a Praga, Giacomo Vendramin, venne a conoscenza della lettera mandata da Isolani all’imperatore e ne parlò con il principe Karl von Lichtenstein, maggiordomo maggiore (<hi rend="italic">Obersthofmeister</hi>) e presidente del Consiglio segreto di Rodolfo II. La sua maggiore preoccupazione riguardava però il fatto che la Serenissima fosse compresa nei futuri accordi. Era il bailo veneziano a Costantinopoli, Francesco Contarini, a muoversi per far fuggire il nobile bolognese, verosimilmente nella prospettiva di farlo poi entrare al servizio di Venezia<hi rend="notes_number CharOverride-1"><hi><ref target="02.html#footnote-034">128</ref></hi></hi>. Questo provocò dapprima la reazione stizzita dell’ambasciatore de Brèves, poi quella furiosa del gran visir. Leggiamo il resoconto dell’avventuriero Ascanio Quarantotto:</p><quote rend="quotation_b">Il Conte Marco Isolani è entrato in diffidentia di questo Am[basciato]re Breves senza accorgersi delle trame venetiane le quale avendolo esortato de fuggire per la volta de Candia mentre era in casa del’Ill.mo Breves, il che non volse accettare il S.or Conte, et[iam] per altra strada fu fatto intendere al Ill.mo Breves che esso Conte trattava con l’Ill.mo Bailo Veneto [Francesco Contarini] fuggirsene in caso che la pace non fusse eseguita tra l’Imperatore e questa Porta. E se bene io più volte disse per avertimento al S.or Conte che non dovesse praticare, con quelle persone, volse sempre far di suo capriccio. Intanto accorgendosi questo Signore che si giocava appalla de fatti suoi e che cercavano l’ultima sua rovina con bel modo lo ricondusse al Vesire che glielo aveva dato in deposito. Il giorno seguente che esso Conte fu reconsegniato, il Sig.r Ambasciatore mi mandò a visitarlo con commissione che li dicesse averlo restituito al Vesire per dubio che S. S. se ne fugisse sì come glene era stato dato aviso, a che esso Sig.r Conte me replicò che era ben vero che il Sig.r Bailo lo aveva recercato ma non già era homo per far torto alla sua parola et al affettione che l’ambasciatore gli mostrava sì che ora si trova nel primo stato con ferri ai piedi non restando questo Sig.re usar ogni diligentia per suo servitio, et ancor che il Conte non sappia, questo Sig.re tratta per la sua libertà in diverse maniere affine, tuttavolta che non siegua pace […]<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi><ref target="02.html#footnote-033">129</ref></hi></hi>.</quote><p rend="text">Dunque, a partire dall’inizio di luglio 1603, Isolani tornò a condizioni di prigionia molto dure. L’ambasciatore de Brèves ebbe udienza alla fine dello stesso mese per trattare della liberazione sua e dei suoi compagni. Il gran visir – ancora (ma per poco) Yemişçi Hasan Pascià – rifiutò risolutamente sostenendo che non li avrebbe mai liberati «né per cambio né per denari»; «il S.r Conte – aggiungeva – è Cavaliero di troppo valore e giuditio e che potrebbe far gran danno al Gran Signore»<hi rend="notes_number CharOverride-1"><hi><ref target="02.html#footnote-032">130</ref></hi></hi>. Solo in caso di pace se ne poteva parlare. Provava a ottenere il risultato della sua liberazione anche Ascanio Quarantotto, il quale però – nella lettera del 3 dicembre 1603, in cui riferiva dell’accoglienza fatta alla corte del Sultano a un breve del papa in favore del nobile bolognese – dovette lamentare apertamente lo scarso coordinamento con altre manovre dello stesso Isolani, con il rischio di provocare la sua stessa disgrazia<hi rend="notes_number CharOverride-1"><hi><ref target="02.html#footnote-031">131</ref></hi></hi>.</p><p rend="text">Nel frattempo, le trattative di pace, che Isolani aveva contribuito a far partire in febbraio, non decollarono mai veramente. Tra la primavera 1603 e la fine dell’estate 1604, gli <hi rend="italic">avvisi</hi> di Vienna o di Graz seguirono con crescente scetticismo l’altalena di voci che davano le prospettive di accordo ora possibili, ora definitivamente tramontate<hi rend="notes_number CharOverride-1"><hi><ref target="02.html#footnote-030">132</ref></hi></hi>. In un caso, tali <hi rend="italic">avvisi</hi> riferiscono che Isolani, nella prospettiva di colloqui, fu portato sul teatro di guerra: </p><quote rend="quotation_b">Attorno Albaregale, et Seghet s’intende trovarsi gran quantità de Turchi ma non sapersi per dove habbiano l’animo, et di pace non si ha per hora altra speranza, benché si dica per vero che il Primo Visir [Malkoç Yavuz Ali Pascià] conduca seco il Conte Isolano, et altri fatti già prigioni, con oggetto di trattarla, et conchiuderla mentre li esserciti si troveranno attendati<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi><ref target="02.html#footnote-029">133</ref></hi></hi>.</quote><p rend="text">L’<hi rend="italic">avviso</hi> è di metà agosto 1604. La notizia è confermata da una lettera del precedente giugno, quando un non meglio identificato Antonio Rossi riuscì ad avvertire il cardinal nipote Pietro Aldobrandini degli imminenti preparativi turchi<hi rend="notes_number CharOverride-1"><hi><ref target="02.html#footnote-028">134</ref></hi></hi>. Se Isolani e i suoi compagni – come sembra – seguivano regolarmente i gran visir, essi dovevano di nuovo partire l’anno seguente, quando il nuovo entrato in carica, Lala Mehmed Pascià, iniziò a preparare la spedizione che avrebbe portato alla riconquista ottomana di Strigonia, il 3 ottobre 1605<hi rend="notes_number CharOverride-1"><hi><ref target="02.html#footnote-027">135</ref></hi></hi>. In effetti, una fonte sembra confermarlo: la <hi rend="italic">Relatione del nuntio di Praga sopra i presenti moti d’Ungaria e dello stato presente dell’Imperio</hi>, inviata dal nunzio Giovan Stefano Ferreri a papa Leone XI alla conclusione del suo mandato, rivela che da Belgrado, dove si stava organizzando il concentramento delle truppe, nella tarda primavera 1605 il conte Isolani poteva scrivere allo stesso Ferreri per fargli conoscere l’imminente ripresa della guerra e i «grandi apparecchi»<hi rend="notes_number CharOverride-1"><hi><ref target="02.html#footnote-026">136</ref></hi></hi> già predisposti. Verosimilmente, Isolani rientrò a Costantinopoli dopo la fine della campagna, ma sopravvisse solo pochi mesi. La <hi rend="italic">Cronica </hi>di Paolo Emilio Aldrovandi dà conto delle sue esequie pubbliche:</p><quote rend="quotation_b">alli 10 [marzo 1606] detto in S. Giacomo si fecero essequie bellissime avendo in mezzo la chiesa un bellissimo catafalco alto con varie invenzioni, et quantità grande di torcie, con quattro huo[mi]ni suso alli canti con insegne in mano: inoltre la chiesa era addobbata di nero con molte città, et fortezze dipinte, da lui acquistate con motti latini sotto, a quali essequie fu fatto offitio solennissimo con l’intervento de migliori musici della città, ove vi concorse tanto popolo, che non si poteva capire in detta chiesa<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi><ref target="02.html#footnote-025">137</ref></hi></hi>.</quote><p rend="text">Ricevendo, con una certa regolarità, somme dall’Italia, Isolani aveva sostenuto spese molto ingenti anche prima della prigionia. Ne è conservato un resoconto molto dettagliato<hi rend="notes_number CharOverride-1"><hi><ref target="02.html#footnote-024">138</ref></hi></hi>. Le spese per le riparazioni più urgenti delle difese della città, nel 1602, avevano importato 13.000 fiorini (pari a circa 7.830 scudi romani di moneta). Non erano ovviamente stati sufficienti e il nobile bolognese aveva dovuto integrare il finanziamento con somme che si trovavano nella sua personale disponibilità. A questo si aggiungeva che, iniziato l’assedio, egli non aveva più ricevuto nessuno stipendio e che, dopo la resa finale, aveva perso «fra cavalli argiento panni et armi, e tutto per il valore di 8/m Toleri [sic, per ‘talleri’] come sano quelli, che erano in casa sua, et li suoi Par[en]ti che vi lasciarno del sangue, et la povertà loro»<hi rend="notes_number CharOverride-1"><hi><ref target="02.html#footnote-023">139</ref></hi></hi>. Ma non era ancora finita: Isolani aveva continuato a provvedere a ufficiali e soldati prigionieri, anche ungheresi. Il cugino e compagno di prigionia Giulio Cesare Isolani, tornato in Italia alla fine del 1610, calcolava in più di 30.000 talleri il totale delle spese sostenute da Giovanni Marco<hi rend="notes_number CharOverride-1"><hi><ref target="02.html#footnote-022">140</ref></hi></hi>. </p></div><div><head>L’opera</head><p><graphic url="02-web-resources/image/Fig.4.jpg" rend="img _idGenObjectAttribute-1" mimeType="image/jpeg"/></p><p rend="text">L’esistenza di un’opera sulle guerre d’Ungheria ad opera di Giovanni Marco Isolani è documentata almeno dal 1784, anno in cui Giovanni Fantuzzi, autore delle <hi rend="italic">Notizie degli scrittori bolognesi</hi>, segnalava l’esistenza di tre manoscritti: uno conservato presso l’Istituto delle Scienze, un secondo nella biblioteca dei Canonici Regolari di San Salvatore, un terzo che definiva «già posseduto dal canonico Amadei», cioè Giovanni Giacomo Amadei (1707-1768), canonico di Santa Maria Maggiore a Bologna, bibliofilo e cultore di storia locale. In realtà, Fantuzzi metteva insieme tre diverse fasi della storia di un unico manoscritto. Sul primo foglio di guardia anteriore si leggono, infatti, due note di possesso: in alto a sinistra la sigla «Amad.», riferibile ad Amadei, e, più sotto, la lettera «I», segno dell’acquisizione da parte dell’Istituto delle Scienze. Per quanto riguarda il passaggio presso i Canonici Regolari di San Salvatore, è certo che nel 1796 – quando i commissari francesi requisirono l’intera biblioteca conventuale per trasferirla a Parigi – il <hi rend="italic">Compendio</hi> non si trovava più tra le loro raccolte. È verosimile, dunque, che il manoscritto fosse già uscito dal convento in precedenza, forse proprio perché passato all’Amadei. Questi, nel 1768, lo vendette insieme ad altro materiale tratto dalla propria collezione all’Istituto delle Scienze, e da lì il manoscritto è confluito nelle raccolte della Biblioteca Universitaria di Bologna<hi rend="notes_number CharOverride-1"><hi><ref target="02.html#footnote-021">141</ref></hi></hi>.</p><p rend="text">Fantuzzi non era invece a conoscenza del fatto che una copia manoscritta del XVII secolo aveva valicato le Alpi. La possedeva nel secondo Settecento l’Elettore del Palatinato Karl Theodor von Wittelsbach che aveva fatto della sua capitale, Mannheim, un centro culturale molto attivo, dotandolo di una ricca biblioteca. Dopo il 1777, divenuto Karl Theodor anche duca ed Elettore di Baviera, gran parte delle collezioni di stampati e manoscritti da Mannheim era stata trasferita a Monaco, inclusa la copia del <hi rend="italic">Compendio</hi> di Isolani, che reca una sola nota di possesso nella controguardia anteriore: un grande ex-libris con la dicitura «Ex Electorali Bibliotheca Sereniss. Utriusq. Bavariae Ducum»<hi rend="notes_number CharOverride-1"><hi><ref target="02.html#footnote-020">142</ref></hi></hi>. Allo stato attuale degli studi, questa copia del manoscritto, regolarmente censita nel XIX secolo da inventari e ricognizioni dei manoscritti della Biblioteca statale della Baviera<hi rend="notes_number CharOverride-1"><hi><ref target="02.html#footnote-019">143</ref></hi></hi>, non risulta essere stata utilizzata prima del 1900, quando le parti relative alla Transilvania furono trascritte e pubblicate da Nicolae Iorga<hi rend="notes_number CharOverride-1"><hi><ref target="02.html#footnote-018">144</ref></hi></hi>. Quindi, nel 1928, Louis Karl segnalò il manoscritto bavarese in un saggio sulle fonti diplomatiche per l’Ungheria della prima età moderna<hi rend="notes_number CharOverride-1"><hi><ref target="02.html#footnote-017">145</ref></hi></hi>. Infine, alla fine degli anni Settanta del Novecento, il codice fu riscoperto da Karl Nehring, nome di spicco del <hi rend="italic">Südost-Institut</hi> nella stessa Monaco di Baviera e cultore di storia moderna ungherese: nella sua figura si scorge un ponte tra la storiografia tedesca e quella magiara, anche prima del Crollo del muro di Berlino<hi rend="notes_number CharOverride-1"><hi><ref target="02.html#footnote-016">146</ref></hi></hi>.</p><p rend="text">Il manoscritto della Bayerische Staatsbibliothek non si presenta come una semplice riproduzione dell’esemplare del <hi rend="italic">Compendio</hi> conservato nella Biblioteca Universitaria Bologna. Il titolo, innanzi tutto, è diverso: <hi rend="italic">Guerre descritte dalla felice memoria del sig.r conte Gio. Marco Isolano governatore, et colonello in Albaregale per S. M.tà Cesarea</hi>. La locuzione onorifica postuma «felice memoria», di solito abbreviata «fe: me:», porta a pensare che la copia sia successiva al 1604, anno della morte del gentiluomo bolognese<hi rend="notes_number CharOverride-1"><hi><ref target="02.html#footnote-015">147</ref></hi></hi>. Inoltre, manca nel manoscritto bavarese lo stemma asburgico semplificato – con aquila bicipite, corona, Toson d’oro, ma senza partizioni complesse nello scudo (solo una fascia orizzontale) – che precede il testo del <hi rend="italic">Compendio</hi>. E non v’è nessuna imitazione dei capilettera decorati del <hi rend="italic">Compendio</hi><hi rend="notes_number CharOverride-1"><hi><ref target="02.html#footnote-014">148</ref></hi></hi>. Quanto alla disposizione interna della materia, il manoscritto bolognese antepone al racconto dell’attacco a Székesfehérvár il titolo <hi rend="italic">Assedio del Turco ad Alba Regale</hi><hi rend="notes_number CharOverride-1"><hi><ref target="02.html#footnote-013">149</ref></hi></hi>; tuttavia, quest’ultima porzione di testo, che termina con la conquista ottomana della città, la cattura di Giovanni Marco Isolani e alcuni rapidi cenni sulla sua prigionia e morte (non privi di errori), chiude l’opera. Invece, il manoscritto della Biblioteca Statale Bavarese aggiunge alla trattazione relativa all’anno 1602 una consistente parte di testo: si tratta di circa 950 parole in più, sulla campagna della seconda metà dell’anno, con particolari sulle iniziative di Moises Székely, sui movimenti dell’esercito del Gran Visir e sulla conquista di Pest da parte asburgica<hi rend="notes_number CharOverride-1"><hi><ref target="02.html#footnote-012">150</ref></hi></hi>. Fatto ancora più rilevante, il manoscritto bavarese, a differenza di quello della Biblioteca Universitaria di Bologna, dopo cinque pagine bianche e un nuovo frontespizio impreziosito da svolazzi calligrafici, include un ulteriore testo, cioè una <hi rend="italic">Relatione del successo à Alba Regale l’Anno 1602</hi>. Si tratta di un vero e proprio diario – questa era stata la forma prescelta da Isolani anche nella sopra citata <hi rend="italic">Relatione dell’assedio del castello di Varadino</hi> – concentrato sul periodo 7-29 agosto 1602, cioè dal momento in cui il mastro di campo Hermann Christoph von Russworm arrivò in Székesfehérvár con un modesto contingente da mettere a presidio della piazza, fino alla definitiva conquista della città da parte dei Turchi. </p><p rend="text">Proprio questa porzione degli scritti legati al nome di Giovanni Marco Isolani fu la prima ad arrivare alla pubblicazione. La prima occasione in cui Nehring menzionò Isolani fu nel volume dedicato alla missione diplomatica di Adam von Herberstein del 1606, ricostruita attraverso la relazione del suo segretario Maximilian Brandstetter. Tra i compiti di Herberstein, infatti, v’era stato quello di informarsi sulle tombe del militare bolognese e degli altri ufficiali catturati dopo la conquista di Székesfehérvár, avendo la corte imperiale l’intenzione di chiedere la traslazione dei resti<hi rend="notes_number CharOverride-1"><hi><ref target="02.html#footnote-011">151</ref></hi></hi>. Così, insieme a Kálmán Benda – studioso molto prolifico, allora capo dipartimento dell’Istituto di Storia dell’Accademia delle Scienze Ungherese – Nehring curò fra 1982 e 1983 l’edizione della <hi rend="italic">Relatione del successo à Alba Regale l’Anno 1602</hi> in traduzione ungherese<hi rend="notes_number CharOverride-1"><hi><ref target="02.html#footnote-010">152</ref></hi></hi>. La parte introduttiva restava estremamente limitata (poco meno di 450 parole in tutto). Non dava una descrizione completa del manoscritto di Monaco di Baviera, anzi a riguardo era molto reticente, chiarendo solo in un inciso che il codice segnato ms. Ital. 35 «oltre a quello menzionato, cont[eneva] anche altri resoconti e descrizioni relativi all’Ungheria dello stesso periodo»<hi rend="notes_number CharOverride-1"><hi><ref target="02.html#footnote-009">153</ref></hi></hi>. Né veniva fatta distinzione dei ruoli fra i due autori: quale era stato quello di Benda, quale quello di Nehring rimane oscuro. Con almeno un risultato paradossale: nell’introduzione si attribuiva la paternità della <hi rend="italic">Relatione del successo</hi> a un subordinato di Isolani che si lasciava senza nome: il «sergente maggiore» del presidio, cioè il terzo nella linea di comando (che, forse, sarebbe stato meglio tradurre «főstrázsamester» e non «várnagy»); lo stesso testo del diario, tuttavia, offriva questa identificazione poche pagine più avanti: si trattava di Francesco Bolognini, cavaliere di Santo Stefano bolognese, sopravvissuto alla prigionia presso i turchi e morto nel 1622, secondo quanto attestato dai registri del suo Ordine<hi rend="notes_number CharOverride-1"><hi><ref target="02.html#footnote-008">154</ref></hi></hi>. Non sono emerse, allo stato degli studi altre fonti che confermino tale paternità: tuttavia, gli argomenti addotti da Benda e Nehring mantengono la loro plausibilità. </p><p rend="text">Benda incontrò Isolani di nuovo mentre curava l’importante cronologia storica dell’Ungheria uscita tra il 1981 e il 1982. Si trattava di un’opera in quattro volumi, dall’età preistorica fino al 1970 che certo, come rilevarono le recensioni al di qua della Cortina di ferro, scontava i limiti dovuti al clima di controllo delle opinioni imposto dal regime socialista, ma che – per unanime consenso della comunità scientifica internazionale – si poneva come uno strumento veramente essenziale per orientarsi nello sviluppo storico dell’area magiara, non ristretto nei confini statuali imposti nel 1918 e nel 1947<hi rend="notes_number CharOverride-1"><hi><ref target="02.html#footnote-007">155</ref></hi></hi>. Nel secondo volume, dedicato agli anni 1526-1848, i fatti del 1602 ricordavano le vicende del nobile bolognese, chiamato Giovanni Isolano<hi rend="notes_number CharOverride-1"><hi><ref target="02.html#footnote-006">156</ref></hi></hi>. </p><p rend="text">Seguì, nel 1983, la pubblicazione della traduzione delle <hi rend="italic">Guerre descritte </hi>di Isolani, dal manoscritto della Biblioteca Statale Bavarese. Benda premetteva al testo un’introduzione di nuovo piuttosto parca (di sole 574 parole) e un apparato di 150 note, sottolineando l’importanza del contenuto, anche se non esente da errori e imprecisioni. Ciò, a suo giudizio, era dovuto al fatto che Isolani aveva steso il suo resoconto delle guerre d’Ungheria e Transilvania dopo essere stato preso prigioniero dai turchi. La traduzione, senza l’originale italiano accanto, cadde inevitabilmente in alcuni equivoci; tuttavia, questo non toglie nulla all’enorme impatto che l’iniziativa editoriale di Benda ebbe sulla storia della Lunga guerra turca. A distanza di quasi vent’anni, l’ampia ricostruzione ad opera di Sándor László Tóth cita almeno 55 volte Isolani come unica fonte e particolarmente mentre tratta della battaglia di Mezőkeresztes: anzi, si può dire che il suo dialogo con il <hi rend="italic">Compendio</hi> sia continuo mentre prende in esame lo svolgimento della campagna del 1596<hi rend="notes_number CharOverride-1"><hi><ref target="02.html#footnote-005">157</ref></hi></hi>. Riguardo al 1602, l’utilizzo della fonte si rivela non meno decisivo. Senza contare le vicende dell’assedio di Székesfehérvár, in cui ovviamente spicca, dobbiamo al manoscritto delle <hi rend="italic">Guerre descritte</hi> se sappiamo dell’incontro personale fra Moises Székely e il gran visir Yemişçi Hasan Pascià, il giorno stesso in cui i turchi occuparono la stessa Alba Regale (29 agosto 1602) o la data precisa del successivo arrivo dell’esercito turco intorno a Buda (22 settembre 1602)<hi rend="notes_number CharOverride-1"><hi><ref target="02.html#footnote-004">158</ref></hi></hi>.</p><p rend="text">In anni più vicini, anche la storiografia romena si è interessata all’opera del nobile bolognese. Si devono ad Ovidiu Cristea dapprima la traduzione della <hi rend="italic">Relatione dell’assedio del castello di Varadino</hi> e delle stesse <hi rend="italic">Guerre descritte</hi> (escluso però il diario dell’assedio di Alba Regale del 1602). Quindi, del manoscritto bavarese, Cristea ha dato la trascrizione italiana (di nuovo, escludendo la parte relativa al diario dell’ultima importante operazione militare in cui fu coinvolto)<hi rend="notes_number CharOverride-1"><hi><ref target="02.html#footnote-003">159</ref></hi></hi>. Nemmeno Cristea, tuttavia, ha proceduto ad un confronto sistematico con il manoscritto bolognese, cosa che avrebbe consentito di correggere alcuni errori, compresi quelli più seri, che impediscono un’adeguata comprensione del senso; e si deve purtroppo aggiungere che la lettura dell’originale non è sempre valida<hi rend="notes_number CharOverride-1"><hi><ref target="02.html#footnote-002">160</ref></hi></hi>. Soprattutto, e questo è un problema di portata più generale, che tocca molte edizioni di fonti italiane del Cinque e Seicento, non si è proceduto a una normalizzazione grafica del testo originale. In Cristea, infatti, i criteri di trascrizione adottati si dimostrano troppo rigidamente conservativi: l’uso delle maiuscole non è limitato a quello moderno (dunque anche semplici sostantivi, come ad esempio «Castelli», o «Paese», «Bottino», «Palude», «Confini» vengono lasciati in maiuscolo); non sono stati introdotti, ove mancanti, accenti e apostrofi; l’interpunzione è stata trascurata e in qualche punto stravolta, nonostante l’originale di Monaco fosse perfettamente di aiuto<hi rend="notes_number CharOverride-1"><hi><ref target="02.html#footnote-001">161</ref></hi></hi>.</p><p rend="text">Dunque, nonostante i meritori sforzi della storiografia dal 1900 al 2024, il testo dell’opera di Giovanni Marco Isolani attende ancora una sua edizione italiana. Le pagine che seguono puntano a questo obiettivo presentando il manoscritto bolognese, ma senza rinunciare a un confronto sistematico con l’esemplare di Monaco dal quale, ove necessario, verranno correzioni e integrazioni. Infatti, entrando nel discorso filologico, sarà subito evidente che, mentre ancora spicca l’assenza di un esemplare manoscritto che possa essere considerato l’originale, il <hi rend="italic">Compendio</hi> e le <hi rend="italic">Guerre descritte</hi> – contraddistinti rispettivamente, d’ora in poi, dalle sigle a) e b) – si configurano come due copie che possono concorrere quasi alla pari nella fissazione del testo. Sorvolando sulle variazioni grafiche, fonologiche e morfologiche, le operazioni di collazione hanno fatto emergere alcune divergenze sostanziali, per le quali si dà la seguente tabella:</p><p rend="caption_table">Tabella 1 – Comparazione tra i due manoscritti attribuiti a G. M. Isolani.</p><table rend="Nessuno-stile-tabella TableOverride-1" xml:id="table002">
				<!--<colgroup>-->
					<!--<col
  class="_idGenTableRowColumn-4">--><!--</col>-->
					<!--<col
  class="_idGenTableRowColumn-5">--><!--</col>-->
					<!--<col
  class="_idGenTableRowColumn-5">--><!--</col>-->
					<!--<col
  class="_idGenTableRowColumn-6">--><!--</col>-->
					<!--<col
  class="_idGenTableRowColumn-7">--><!--</col>-->
				<!--</colgroup>-->
				
					<row role="label" rend="Nessuno-stile-tabella _idGenTableRowColumn-8">
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base_line"/>
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base_line CellOverride-3" >
							<p rend="table ParaOverride-5"><hi rend="bold">a) </hi><hi rend="boldItalic CharOverride-4">Compendio</hi></p>
							<p rend="table ParaOverride-5"><hi rend="bold">Biblioteca Universitaria di Bologna, ms. 871</hi></p>
						</cell>
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base_line CellOverride-3" >
							<p rend="table ParaOverride-5"><hi rend="bold">b) </hi><hi rend="boldItalic CharOverride-4">Guerre descritte</hi></p>
							<p rend="table ParaOverride-5"><hi rend="bold">Bayerische Staatsbibliothek München, ms. Ital. 35</hi></p>
						</cell>
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base_line CellOverride-3" >
							<p rend="table ParaOverride-5"><hi rend="bold">Riferimenti </hi></p>
						</cell>
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base_line CellOverride-3" >
							<p rend="table ParaOverride-5"><hi rend="bold">Note</hi></p>
						</cell>
					</row>
				
				
					<row rend="Nessuno-stile-tabella _idGenTableRowColumn-8">
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base_line">
							<p rend="table ParaOverride-5"><hi rend="CharOverride-4">i. </hi></p>
						</cell>
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base_line CellOverride-4">
							<p rend="table ParaOverride-5"><hi rend="CharOverride-4">lezione corretta «et facendo gl’approchi»</hi></p>
						</cell>
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base_line CellOverride-4">
							<p rend="table ParaOverride-5"><hi rend="CharOverride-4">Il copista di b) erra scrivendo «et facendo gl’apparecchi» </hi></p>
						</cell>
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base_line CellOverride-5">
							<p rend="table ParaOverride-5"><hi rend="CharOverride-4">a), c. 3r</hi></p>
							<p rend="table ParaOverride-5"><hi rend="CharOverride-4">b), </hi><hi rend="CharOverride-4">c. 2r</hi></p>
						</cell>
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base_line CellOverride-4">
							<p rend="table ParaOverride-5"><hi rend="CharOverride-4">errore di lettura del copista di b) che ostacola la comprensione del testo </hi></p>
						</cell>
					</row>
					<row rend="Nessuno-stile-tabella _idGenTableRowColumn-8">
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base_line">
							<p rend="table ParaOverride-5"><hi rend="CharOverride-4">ii. </hi></p>
						</cell>
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base_line CellOverride-4">
							<p rend="table ParaOverride-5"><hi rend="CharOverride-4">il copista di a) erra trascrivendo «riparorno il fiume» </hi></p>
						</cell>
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base_line CellOverride-4">
							<p rend="table ParaOverride-5"><hi rend="CharOverride-4">Lezione corretta: «ripassorno il fiume»</hi></p>
						</cell>
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base_line CellOverride-5">
							<p rend="table ParaOverride-5"><hi rend="CharOverride-4">a), c. </hi><hi rend="CharOverride-4">3v</hi></p>
							<p rend="table ParaOverride-5"><hi rend="CharOverride-4">b), c. 2r </hi></p>
						</cell>
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base_line CellOverride-4">
							<p rend="table ParaOverride-5"><hi rend="italic">lapsus calami</hi><hi rend="CharOverride-4"> del copista di a). Cristea (a cura di) 2024, 197 trascrive «ripass</hi><hi rend="CharOverride-5">e</hi><hi rend="CharOverride-4">rno».</hi></p>
						</cell>
					</row>
					<row rend="Nessuno-stile-tabella _idGenTableRowColumn-8">
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base_line">
							<p rend="table ParaOverride-5"><hi rend="CharOverride-4">iii. </hi></p>
						</cell>
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base_line CellOverride-4">
							<p rend="table ParaOverride-5"><hi rend="CharOverride-4">il copista di a) erra trascrivendo «In questo istanto di cose»</hi></p>
						</cell>
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base_line CellOverride-4">
							<p rend="table ParaOverride-5"><hi rend="CharOverride-4">lezione corretta: «In questo stato di cose»</hi></p>
						</cell>
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base_line CellOverride-5">
							<p rend="table ParaOverride-5"><hi rend="CharOverride-4">a), c. 3v</hi></p>
							<p rend="table ParaOverride-5"><hi rend="CharOverride-4">b), c. 1v</hi></p>
						</cell>
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base_line CellOverride-4">
							<p rend="table ParaOverride-5"><hi rend="italic">lapsus calami</hi><hi rend="CharOverride-4"> in a)</hi></p>
						</cell>
					</row>
					<row rend="Nessuno-stile-tabella _idGenTableRowColumn-9">
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base_line">
							<p rend="table ParaOverride-5"><hi rend="CharOverride-4">iv. </hi></p>
						</cell>
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base_line CellOverride-4">
							<p rend="table ParaOverride-5"><hi rend="CharOverride-4">il copista di a) scrive «Michele Voivoda di Valadria di liberasi disperato, non potendo sodisfare alla gran quantità di debiti, che havea fatto in Costantinopoli…» (dove «liberasi» è mero </hi><hi rend="italic">lapsus calami</hi><hi rend="CharOverride-4"> per «liberarsi») </hi></p>
						</cell>
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base_line CellOverride-4">
							<p rend="table ParaOverride-5"><hi rend="CharOverride-4">il copista di b) scrive «Michel Vaivoda di</hi></p>
							<p rend="table ParaOverride-5"><hi rend="CharOverride-4">Valacchia deliberosi disperato di potere sodisfar alla gran quantita di debiti</hi></p>
							<p rend="table ParaOverride-5"><hi rend="CharOverride-4">ch’havea fatto in Constantinopoli …»</hi></p>
						</cell>
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base_line CellOverride-5">
							<p rend="table ParaOverride-5"><hi rend="CharOverride-4">a), c. 5v</hi></p>
							<p rend="table ParaOverride-5"><hi rend="CharOverride-4">b), c. 5r</hi></p>
						</cell>
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base_line CellOverride-4">
							<p rend="table ParaOverride-5"><hi rend="CharOverride-4">errore disgiuntivo in b), che ostacola la comprensione del significato; è seguito da Cristea (a cura di) 2024, 199</hi></p>
						</cell>
					</row>
					<row rend="Nessuno-stile-tabella _idGenTableRowColumn-10">
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base_line">
							<p rend="table ParaOverride-5"><hi rend="CharOverride-4">v. </hi></p>
						</cell>
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base_line CellOverride-4">
							<p rend="table ParaOverride-5"><hi rend="CharOverride-4">il copista di a) trascrive «tenuto» al posto di «tentò». Il risultato è incomprensibile: «tenuto gagliardamente la Terra dell’Acqua»</hi></p>
						</cell>
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base_line CellOverride-4">
							<p rend="table ParaOverride-5"><hi rend="CharOverride-4">lezione corretta: «tentò gagliardamente la Terra dell’</hi><hi rend="CharOverride-4">Acqua»</hi></p>
						</cell>
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base_line CellOverride-5">
							<p rend="table ParaOverride-5"><hi rend="CharOverride-4">a), c. 7r </hi></p>
							<p rend="table ParaOverride-5"><hi rend="CharOverride-4">b), c. 7v</hi></p>
						</cell>
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base_line CellOverride-4">
							<p rend="table ParaOverride-5"><hi rend="CharOverride-4">errore di lettura</hi><hi rend="bold"> </hi><hi rend="CharOverride-4">del copista di a), che ostacola la comprensione. Ulteriore grave travisamento in Cristea (a cura di) 2024, 201 «tanto gagliardamente la Terra dell’Acqua»</hi></p>
						</cell>
					</row>
					<row rend="Nessuno-stile-tabella _idGenTableRowColumn-11">
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base_line">
							<p rend="table ParaOverride-5"><hi rend="CharOverride-4">vi. </hi></p>
						</cell>
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base_line CellOverride-4">
							<p rend="table ParaOverride-5"><hi rend="CharOverride-4">Al brano «Fu tirata l’artigliaria sopra un monte con alquante difficoltà, et subito si rese il castello a patto et furno lasciati andare a Buda, ritenendo però gli ostaggi della resa appresso di sé Don Giovanni de Medici, et gli messe riscatto» un’altra mano aggiunge «e vi morì d’un’archibugiata il Commendatore San Giorgio.»</hi></p>
						</cell>
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base_line CellOverride-4"/>
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base_line CellOverride-5">
							<p rend="table ParaOverride-5"><hi rend="CharOverride-4">a), c. 8r </hi></p>
						</cell>
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base_line CellOverride-4">
							<p rend="table ParaOverride-5"><hi rend="CharOverride-4">variante di a) rilevante contenutisticamente, poiché aggiunge un dettaglio; è assente in b)</hi></p>
						</cell>
					</row>
					<row rend="Nessuno-stile-tabella _idGenTableRowColumn-10">
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base_line">
							<p rend="table ParaOverride-5"><hi rend="CharOverride-4">vii. </hi></p>
						</cell>
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base_line CellOverride-4">
							<p rend="table ParaOverride-5"><hi rend="CharOverride-4">il copista di a) conosce il luogo ove si era trasferito Giovan Francesco Aldobrandini nel 1596, dopo aver fatto rientrare le sue restanti truppe in Italia e lo trascrive: Vienna.</hi></p>
						</cell>
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base_line CellOverride-4">
							<p rend="table ParaOverride-5"><hi rend="CharOverride-4">il copista di b) non conosce il luogo ove si era trasferito Giovan Francesco Aldobrandini nel 1596, dopo aver fatto rientrare le sue restanti truppe in Italia: inserisce uno spazio vuoto con puntini</hi></p>
						</cell>
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base_line CellOverride-5">
							<p rend="table ParaOverride-5"><hi rend="CharOverride-4">a), c. 9v </hi></p>
							<p rend="table ParaOverride-5"><hi rend="CharOverride-4">b), c. 12r</hi></p>
						</cell>
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base_line CellOverride-4">
							<p rend="table ParaOverride-5"><hi rend="CharOverride-4">errore disgiuntivo: sicuramente il copista di b) non lavorava su una copia di a)</hi></p>
						</cell>
					</row>
					<row rend="Nessuno-stile-tabella _idGenTableRowColumn-12">
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base_line">
							<p rend="table ParaOverride-5"><hi rend="CharOverride-4">viii. </hi></p>
						</cell>
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base_line CellOverride-4">
							<p rend="table ParaOverride-5"><hi rend="CharOverride-4">lezione di a): «Essendo in tanto doppo la ritirata di Valachia Sinan morto in Costantinopoli, carico d’anni, et mezzo disperato per la vergogna hauta, il qual Sinan si lamentò delli inganni di Farat Passà assai, dicendo, che non haveria perso Strigonia ma guadagnato assi di quello dell’imperatore; successe in suo luogo»</hi></p>
						</cell>
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base_line CellOverride-4">
							<p rend="table ParaOverride-5"><hi rend="CharOverride-4">il copista di b) aggiunge un «dico» – in prima persona singolare – per diluire la densità del periodo</hi><hi rend="CharOverride-4"> «Essendo in tanto doppo la retirata di Valacchia Sinam morto in Costantinopoli carico d’anni, et mezzo disperato per la vergogna havuta, il qual Sinam si lamentò de gl’inganni di Ferrat Bassà assai dicendo, che non haveria perso Strigonia, ma guadagnato assai di quello dell’Imperatore dico successo in suo luoco […]»</hi></p>
						</cell>
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base_line CellOverride-5">
							<p rend="table ParaOverride-5"><hi rend="CharOverride-4">a), c. 10v</hi></p>
							<p rend="table ParaOverride-5"><hi rend="CharOverride-4">b), c. 13v</hi></p>
						</cell>
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base_line CellOverride-4">
							<p rend="table ParaOverride-5"><hi rend="CharOverride-4">variante migliorativa del copista di b);</hi></p>
							<p rend="table ParaOverride-5"><hi rend="CharOverride-4">errore di memorizzazione del copista di a) che trascrive «assi»</hi><hi rend="CharOverride-4"> invece di «assai»</hi></p>
						</cell>
					</row>
					<row rend="Nessuno-stile-tabella _idGenTableRowColumn-8">
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base_line">
							<p rend="table ParaOverride-5"><hi rend="CharOverride-4">ix. </hi></p>
						</cell>
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base_line CellOverride-4">
							<p rend="table ParaOverride-5"><hi rend="CharOverride-4">il copista di a) scrive correttamente «l’essercito non era ancor arrivato»</hi></p>
						</cell>
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base_line CellOverride-4">
							<p rend="table ParaOverride-5"><hi rend="CharOverride-4">il copista di b) scrive errando «l’essercito non era anco arrivato»</hi></p>
						</cell>
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base_line CellOverride-5">
							<p rend="table ParaOverride-5"><hi rend="CharOverride-4">a), c. 10v </hi></p>
							<p rend="table ParaOverride-5"><hi rend="CharOverride-4">b), c. 14r</hi></p>
						</cell>
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base_line CellOverride-4">
							<p rend="table ParaOverride-5"><hi rend="italic">lapsus calami </hi><hi rend="CharOverride-4">del copista di b) che pregiudica la corretta comprensione del testo</hi></p>
						</cell>
					</row>
					<row rend="Nessuno-stile-tabella _idGenTableRowColumn-10">
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base_line">
							<p rend="table ParaOverride-5"><hi rend="CharOverride-4">x. </hi></p>
						</cell>
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base_line CellOverride-4"/>
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base_line CellOverride-4">
							<p rend="table ParaOverride-5"><hi rend="CharOverride-4">dopo «morirvi dentro» compare un «come fece</hi><hi rend="CharOverride-4">», di altra mano; la parola «come», in particolare, appare evidentemente scritta sopra una parola «dopo», erasa dalla carta</hi></p>
						</cell>
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base_line CellOverride-5">
							<p rend="table ParaOverride-5"><hi rend="CharOverride-4">b), c. 15v</hi></p>
						</cell>
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base_line CellOverride-4">
							<p rend="table ParaOverride-5"><hi rend="CharOverride-4">variante di b) contenutisticamente rilevante perché aggiunge un dettaglio assente in a)</hi></p>
						</cell>
					</row>
					<row rend="Nessuno-stile-tabella _idGenTableRowColumn-8">
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base_line">
							<p rend="table ParaOverride-5"><hi rend="CharOverride-4">xi. </hi></p>
						</cell>
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base_line CellOverride-4">
							<p rend="table ParaOverride-5"><hi rend="CharOverride-4">il copista di a) trascrive errando</hi><hi rend="CharOverride-4"> «tosto che gli intese»</hi></p>
						</cell>
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base_line CellOverride-4">
							<p rend="table ParaOverride-5"><hi rend="CharOverride-4">lezione corretta: «tosto ch’egli intese»</hi></p>
						</cell>
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base_line CellOverride-5">
							<p rend="table ParaOverride-5"><hi rend="CharOverride-4">a), c. 11v </hi></p>
							<p rend="table ParaOverride-5"><hi rend="CharOverride-4">b), c. 15v</hi></p>
						</cell>
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base_line CellOverride-4">
							<p rend="table ParaOverride-5"><hi rend="italic">lapsus calami </hi><hi rend="CharOverride-4">del copista di a) che pregiudica la corretta comprensione del testo</hi></p>
						</cell>
					</row>
					<row rend="Nessuno-stile-tabella _idGenTableRowColumn-8">
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base_line">
							<p rend="table ParaOverride-5"><hi rend="CharOverride-4">xii. </hi></p>
						</cell>
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base_line CellOverride-4">
							<p rend="table ParaOverride-5"><hi rend="CharOverride-4">lezione corretta «sentendo che noi eramo molto forti»</hi></p>
						</cell>
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base_line CellOverride-4">
							<p rend="table ParaOverride-5"><hi rend="CharOverride-4">il copista di b) trascrive errando «sentendo che non erano molto forti»</hi></p>
						</cell>
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base_line CellOverride-5">
							<p rend="table ParaOverride-5"><hi rend="CharOverride-4">a), c. 11v</hi></p>
							<p rend="table ParaOverride-5"><hi rend="CharOverride-4">b), c. 15v</hi></p>
						</cell>
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base_line CellOverride-4">
							<p rend="table ParaOverride-5"><hi rend="CharOverride-4">errore disgiuntivo di b), che impedisce assolutamente la comprensione del testo</hi></p>
						</cell>
					</row>
					<row rend="Nessuno-stile-tabella _idGenTableRowColumn-13">
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base_line">
							<p rend="table ParaOverride-5"><hi rend="CharOverride-4">xiii. </hi></p>
						</cell>
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base_line CellOverride-4">
							<p rend="table ParaOverride-5"><hi rend="CharOverride-4">il copista di a) erra trascrivendo «facendo il patto a’ canonici»</hi></p>
						</cell>
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base_line CellOverride-4">
							<p rend="table ParaOverride-5"><hi rend="CharOverride-4">lezione corretta: «facendo il patto i canonici»</hi></p>
						</cell>
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base_line CellOverride-5">
							<p rend="table ParaOverride-5"><hi rend="CharOverride-4">a), c. 12r</hi></p>
							<p rend="table ParaOverride-5"><hi rend="CharOverride-4">b), c. 17r</hi></p>
						</cell>
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base_line CellOverride-4">
							<p rend="table ParaOverride-5"><hi rend="italic">lapsus calami </hi><hi rend="CharOverride-4">del copista di a) che però pregiudica la corretta comprensione del testo</hi></p>
						</cell>
					</row>
					<row rend="Nessuno-stile-tabella _idGenTableRowColumn-14">
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base_line">
							<p rend="table ParaOverride-5"><hi rend="CharOverride-4">xiv. </hi></p>
						</cell>
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base_line CellOverride-4">
							<p rend="table ParaOverride-5"><hi rend="CharOverride-4">nel segmento «tagliorno a fil di spada più di mille persone nella prima parte di detto castello, essendosi salvato il Governatore nella seconda divisa dall’altra con bastioni, e fossa», le parole «dall’altra con» sono sovrascritte e una seconda mano ripete la parola «con</hi><hi rend="CharOverride-4">»</hi></p>
						</cell>
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base_line CellOverride-4">
							<p rend="table ParaOverride-5"><hi rend="CharOverride-4">il copista di b) sbaglia la segmentazione della frase trascrivendo «tagliorno a fil di spada piu di mille persone nella prima parte del detto Castello essendosi salvato il Governatore. Nella 2da distacata dalla prima con bastioni et fossa» </hi></p>
						</cell>
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base_line CellOverride-5">
							<p rend="table ParaOverride-5"><hi rend="CharOverride-4">a), c. 12r</hi></p>
							<p rend="table ParaOverride-5"><hi rend="CharOverride-4">b), c. 16v</hi></p>
						</cell>
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base_line CellOverride-4">
							<p rend="table ParaOverride-5"><hi rend="CharOverride-4">il copista di b) commette un vero e proprio errore di lettura, che ostacola la comprensione del testo. </hi></p>
						</cell>
					</row>
					<row rend="Nessuno-stile-tabella _idGenTableRowColumn-10">
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base_line">
							<p rend="table ParaOverride-5"><hi rend="CharOverride-4">xv. </hi></p>
						</cell>
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base_line CellOverride-4">
							<p rend="table ParaOverride-5"><hi rend="CharOverride-4">il copista di a) segmenta correttamente i due periodi: «</hi><hi rend="CharOverride-4">alla quale ancora fecero batteria, et mine i Turchi.</hi></p>
							<p rend="table ParaOverride-5"><hi rend="CharOverride-4">Finalmente i nostri mancati assai di numero, e stanchi si resero»</hi></p>
						</cell>
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base_line CellOverride-4">
							<p rend="table ParaOverride-5"><hi rend="CharOverride-4">il copista di b) scrivendo «ancora fecero batteria, et mine i Turchi finalmente i nostri mancati assai di numero et stanchi si resero […]» erra nel segmentare i due periodi. </hi></p>
						</cell>
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base_line CellOverride-5">
							<p rend="table ParaOverride-5"><hi rend="CharOverride-4">a), c. 12r</hi></p>
							<p rend="table ParaOverride-5"><hi rend="CharOverride-4">b), c. 17v</hi></p>
						</cell>
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base_line CellOverride-4">
							<p rend="table ParaOverride-5"><hi rend="CharOverride-4">errore di lettura del copista di b) che ostacola la comprensione del testo</hi></p>
						</cell>
					</row>
					<row rend="Nessuno-stile-tabella _idGenTableRowColumn-9">
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base_line">
							<p rend="table ParaOverride-5"><hi rend="CharOverride-4">xvi. </hi></p>
						</cell>
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base_line CellOverride-4">
							<p rend="table ParaOverride-5"><hi rend="CharOverride-4">il copista di a) erra il computo delle forze pronte per la battaglia di Mezőkeresztes trascrivendo</hi><hi rend="CharOverride-4"> «la somma della nostra gente era m/7 Raitri, et m/8 fanti Alemani, che havea l’Arciduca m/6 usari et m/6 Aiduchi, che haveva il Tieffenpoch»</hi></p>
						</cell>
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base_line CellOverride-4">
							<p rend="table ParaOverride-5"><hi rend="CharOverride-4">lezione corretta: «la somma della</hi></p>
							<p rend="table ParaOverride-5"><hi rend="CharOverride-4">nostra giente era m/7 Raitri et m/8 fanti Alemani che haveva l’Arciduca, m/6 Usari et m/6 Aiduchi haveva Sigismondo Battori, quattromille Usari et 5000 Aiduchi, che haveva il Tieffempoch»</hi></p>
						</cell>
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base_line CellOverride-5">
							<p rend="table ParaOverride-5"><hi rend="CharOverride-4">a), c. 12v</hi></p>
							<p rend="table ParaOverride-5"><hi rend="CharOverride-4">b), c. 17v</hi></p>
						</cell>
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base_line CellOverride-4">
							<p rend="table ParaOverride-5"><hi rend="CharOverride-4">il copista di a) commette un errore di </hi><hi rend="italic">saut du méme au méme</hi><hi rend="CharOverride-4">, ingannato dalla ripetizione della parola «Aiduchi»</hi></p>
						</cell>
					</row>
					<row rend="Nessuno-stile-tabella _idGenTableRowColumn-8">
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base_line">
							<p rend="table ParaOverride-5"><hi rend="CharOverride-4">xvii. </hi></p>
						</cell>
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base_line CellOverride-4">
							<p rend="table ParaOverride-5"><hi rend="CharOverride-4">il copista di a) scrive «i nemici caminarono a passare»</hi></p>
						</cell>
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base_line CellOverride-4">
							<p rend="table ParaOverride-5"><hi rend="CharOverride-4">il copista di b) scrive «i nemici caminorno a passare»</hi></p>
						</cell>
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base_line CellOverride-5">
							<p rend="table ParaOverride-5"><hi rend="CharOverride-4">a), c. </hi><hi rend="CharOverride-4">13r</hi></p>
							<p rend="table ParaOverride-5"><hi rend="CharOverride-4">b), c. 18v</hi></p>
						</cell>
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base_line CellOverride-4">
							<p rend="table ParaOverride-5"><hi rend="CharOverride-4">probabili errori di lettura in entrambi da un originale «cominciarono»</hi></p>
						</cell>
					</row>
					<row rend="Nessuno-stile-tabella _idGenTableRowColumn-9">
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base_line">
							<p rend="table ParaOverride-5"><hi rend="CharOverride-4">xviii. </hi></p>
						</cell>
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base_line CellOverride-4">
							<p rend="table ParaOverride-5"><hi rend="CharOverride-4">il copista di a) erra la concordanza del verbo scrivendo «perché essendo essi tutta cavalleria espedita, et noi molto tardi per la fanteria, che conduceva</hi><hi rend="italic">n</hi><hi rend="CharOverride-4">o»</hi></p>
						</cell>
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base_line CellOverride-4">
							<p rend="table ParaOverride-5"><hi rend="CharOverride-4">il copista di b) erra la concordanza del verbo scrivendo «</hi><hi rend="CharOverride-4">perché essendo essi tutta cavalleria espedita, et noi molto tardi per la fanteria, che conduceva</hi><hi rend="italic">n</hi><hi rend="CharOverride-4">o», ma poi corregge aggiungendo una gamba alla lettera ‘n’ facendola diventare ‘m’.</hi></p>
						</cell>
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base_line CellOverride-5">
							<p rend="table ParaOverride-5"><hi rend="CharOverride-4">a), c. 13v</hi></p>
							<p rend="table ParaOverride-5"><hi rend="CharOverride-4">b), c. 19v</hi></p>
						</cell>
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base_line CellOverride-4">
							<p rend="table ParaOverride-5"><hi rend="CharOverride-4">la correzione di b) – compiuta durante una revisione che si è avvista della perdita di significato – potrebbe anche essere di altra mano; in ogni caso, b) contiene la lezione corretta </hi></p>
						</cell>
					</row>
					<row rend="Nessuno-stile-tabella _idGenTableRowColumn-10">
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base_line">
							<p rend="table ParaOverride-5"><hi rend="CharOverride-4">xix. </hi></p>
						</cell>
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base_line CellOverride-4"/>
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base_line CellOverride-4">
							<p rend="table ParaOverride-5"><hi rend="CharOverride-4">il copista di b) erra scrivendo «con pretesto» al posto di «con protesto»</hi></p>
						</cell>
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base_line CellOverride-5">
							<p rend="table ParaOverride-5"><hi rend="CharOverride-4">b) c. </hi><hi rend="CharOverride-4">20v</hi></p>
						</cell>
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base_line CellOverride-4">
							<p rend="table ParaOverride-5"><hi rend="CharOverride-4">errore di lettura del copista di b), che pregiudica la comprensione, seguito da Cristea (a cura di) 2024, 209; il curatore, inoltre, scrive «cosi» al posto di «con»</hi></p>
						</cell>
					</row>
					<row rend="Nessuno-stile-tabella _idGenTableRowColumn-8">
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base_line">
							<p rend="table ParaOverride-5"><hi rend="CharOverride-4">xx. </hi></p>
						</cell>
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base_line CellOverride-4">
							<p rend="table ParaOverride-5"><hi rend="CharOverride-4">il copista di a) erra scrivendo «mancò» al posto di</hi><hi rend="CharOverride-4"> «manco», cioè sinistro</hi></p>
						</cell>
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base_line CellOverride-4"/>
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base_line CellOverride-5">
							<p rend="table ParaOverride-5"><hi rend="CharOverride-4">a), c. 15r</hi></p>
						</cell>
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base_line CellOverride-4">
							<p rend="table ParaOverride-5"><hi rend="CharOverride-4">errore di lettura del copista di a), molto grave; pregiudica la comprensione del testo</hi></p>
						</cell>
					</row>
					<row rend="Nessuno-stile-tabella _idGenTableRowColumn-8">
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base_line">
							<p rend="table ParaOverride-5"><hi rend="CharOverride-4">xxi. </hi></p>
						</cell>
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base_line CellOverride-4">
							<p rend="table ParaOverride-5"><hi rend="CharOverride-4">il copista di a) scrive «in questo mentre»</hi></p>
						</cell>
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base_line CellOverride-4">
							<p rend="table ParaOverride-5"><hi rend="CharOverride-4">il copista di b) scrive</hi><hi rend="CharOverride-4"> «in questo tempo»</hi></p>
						</cell>
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base_line CellOverride-5">
							<p rend="table ParaOverride-5"><hi rend="CharOverride-4">a), c. 16v</hi></p>
							<p rend="table ParaOverride-5"><hi rend="CharOverride-4">b), c. 25r</hi></p>
						</cell>
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base_line CellOverride-4">
							<p rend="table ParaOverride-5"><hi rend="CharOverride-4">varianti</hi><hi rend="bold"> </hi><hi rend="CharOverride-4">poco significative dal punto di vista del significato</hi></p>
						</cell>
					</row>
					<row rend="Nessuno-stile-tabella _idGenTableRowColumn-10">
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base_line">
							<p rend="table ParaOverride-5"><hi rend="CharOverride-4">xxii. </hi></p>
						</cell>
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base_line CellOverride-4">
							<p rend="table ParaOverride-5"><hi rend="CharOverride-4">il copista di a) scrive «alla quale arrivassimo circa il mezzo di detto mese, havendo con un ponte portato sopra i carri passato la Raba»</hi></p>
						</cell>
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base_line CellOverride-4">
							<p rend="table ParaOverride-5"><hi rend="CharOverride-4">il copista di b) scrive «alla quale, havendo con un ponte portato sopra i carri il Rabricz et la Raba arrivassimo circa il mezzo di detto mese»</hi></p>
						</cell>
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base_line CellOverride-5">
							<p rend="table ParaOverride-5"><hi rend="CharOverride-4">a), c. 17r</hi></p>
							<p rend="table ParaOverride-5"><hi rend="CharOverride-4">b), c. 25v </hi></p>
						</cell>
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base_line CellOverride-4">
							<p rend="table ParaOverride-5"><hi rend="CharOverride-4">variante del copista</hi><hi rend="bold"> </hi><hi rend="CharOverride-4">di b), che aggiunge un dettaglio di rilievo, ma – con errore di memorizzazione – dimentica di trascrivere «</hi><hi rend="CharOverride-4">passato»</hi></p>
						</cell>
					</row>
					<row rend="Nessuno-stile-tabella _idGenTableRowColumn-14">
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base_line">
							<p rend="table ParaOverride-5"><hi rend="CharOverride-4">xxiii. </hi></p>
						</cell>
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base_line CellOverride-4">
							<p rend="table ParaOverride-5"><hi rend="CharOverride-4">il copista di a) scrive «fossimo inviati a metterci sotto quel luogo per vedere che non vi entrasse vitovaglia, et guadagnarlo subito, ma a quella veduta, et stessimo 25 giorni continui alloggiati sopra il Danubio»</hi></p>
						</cell>
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base_line CellOverride-4">
							<p rend="table ParaOverride-5"><hi rend="CharOverride-4">lezione corretta: «fossimo inviati a metterci sotto quel luogo per vedere che non vi entrasse vitovaglia, et guadagnarlo subito, ma il tutto era falso, così andassimo non a quell’assedio, ma a quella veduta, et stessimo 25 giorni continui alloggiati sopra il Danubio»</hi></p>
						</cell>
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base_line CellOverride-5">
							<p rend="table ParaOverride-5"><hi rend="CharOverride-4">a), c. 17v</hi></p>
							<p rend="table ParaOverride-5"><hi rend="CharOverride-4">b), </hi><hi rend="CharOverride-4">c. 26r-v </hi></p>
						</cell>
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base_line CellOverride-4">
							<p rend="table ParaOverride-5"><hi rend="CharOverride-4">errore di lettura del copista di a), molto grave; pregiudica la comprensione del testo</hi></p>
						</cell>
					</row>
					<row rend="Nessuno-stile-tabella _idGenTableRowColumn-8">
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base_line">
							<p rend="table ParaOverride-5"><hi rend="CharOverride-4">xxiv. </hi></p>
						</cell>
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base_line CellOverride-4">
							<p rend="table ParaOverride-5"><hi rend="CharOverride-4">il copista di a) scrive «stata presa» aggiungendo «presa» nell’interlinea superiore</hi></p>
						</cell>
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base_line CellOverride-4"/>
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base_line CellOverride-5">
							<p rend="table ParaOverride-5"><hi rend="CharOverride-4">a), c. 17v</hi></p>
						</cell>
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base_line CellOverride-4">
							<p rend="table ParaOverride-5"><hi rend="CharOverride-4">errore di memorizzazione</hi></p>
						</cell>
					</row>
					<row rend="Nessuno-stile-tabella _idGenTableRowColumn-8">
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base_line">
							<p rend="table ParaOverride-5"><hi rend="CharOverride-4">xxv. </hi></p>
						</cell>
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base_line CellOverride-4">
							<p rend="table ParaOverride-5"><hi rend="CharOverride-4">il copista di a) dimentica di scrivere «di novo» dopo «il secondo giorno»</hi></p>
						</cell>
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base_line CellOverride-4">
							<p rend="table ParaOverride-5"><hi rend="CharOverride-4">lezione corretta «tornò egli ancora il secondo giorno di novo</hi><hi rend="CharOverride-4">» </hi></p>
						</cell>
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base_line CellOverride-5">
							<p rend="table ParaOverride-5"><hi rend="CharOverride-4">a), c. 18v</hi></p>
							<p rend="table ParaOverride-5"><hi rend="CharOverride-4">b), c. 28r</hi></p>
						</cell>
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base_line CellOverride-4">
							<p rend="table ParaOverride-5"><hi rend="CharOverride-4">errore di memorizzazione</hi></p>
						</cell>
					</row>
					<row rend="Nessuno-stile-tabella _idGenTableRowColumn-8">
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base_line">
							<p rend="table ParaOverride-5"><hi rend="CharOverride-4">xxvi. </hi></p>
						</cell>
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base_line CellOverride-4">
							<p rend="table ParaOverride-5"><hi rend="CharOverride-4">lezione corretta: «inpedì che in luogo alcuno non potesse esser messo insieme corpo grosso».</hi></p>
						</cell>
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base_line CellOverride-4">
							<p rend="table ParaOverride-5"><hi rend="CharOverride-4">il copista di b) scrive</hi><hi rend="CharOverride-4"> «acciò che in luogo alcuno non potessero esser messi insieme corpo grosso»</hi></p>
						</cell>
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base_line CellOverride-5">
							<p rend="table ParaOverride-5"><hi rend="CharOverride-4">a), c. 19v</hi></p>
							<p rend="table ParaOverride-5"><hi rend="CharOverride-4">b), c. 29v</hi></p>
						</cell>
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base_line CellOverride-4">
							<p rend="table ParaOverride-5"><hi rend="CharOverride-4">variante</hi><hi rend="bold"> </hi><hi rend="CharOverride-4">del copista di b), meno preciso nelle concordanze verbali</hi></p>
						</cell>
					</row>
					<row rend="Nessuno-stile-tabella _idGenTableRowColumn-11">
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base_line">
							<p rend="table ParaOverride-5"><hi rend="CharOverride-4">xxvii. </hi></p>
						</cell>
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base_line CellOverride-4">
							<p rend="table ParaOverride-5"><hi rend="CharOverride-4">il copista di a) aveva scritto «havendo i Principi del’</hi><hi rend="CharOverride-4">Imperio aiutato straordiariamente per un privato convenimento»; poi una seconda mano interviene con cancellando, interlineando e sovrascrivendo con il seguente risultato «havendo da i Principi dell’Imperio aiuto straordinariamente, per un privato convenimente»</hi></p>
						</cell>
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base_line CellOverride-4">
							<p rend="table ParaOverride-5"><hi rend="CharOverride-4">lezione corretta «havendo da i Principi dell’Imperio aiuto straordinariamente, per un privato convenimento»</hi></p>
						</cell>
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base_line CellOverride-5">
							<p rend="table ParaOverride-5"><hi rend="CharOverride-4">a), c. 19v</hi></p>
							<p rend="table ParaOverride-5"><hi rend="CharOverride-4">b), c. </hi><hi rend="CharOverride-4">30r</hi></p>
						</cell>
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base_line CellOverride-4">
							<p rend="table ParaOverride-5"><hi rend="CharOverride-4">variante</hi><hi rend="bold"> </hi><hi rend="CharOverride-4">del copista o del revisore di a), che pregiudica la comprensione del passo</hi></p>
						</cell>
					</row>
					<row rend="Nessuno-stile-tabella _idGenTableRowColumn-13">
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base_line">
							<p rend="table ParaOverride-5"><hi rend="CharOverride-4">xxviii. </hi></p>
						</cell>
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base_line CellOverride-4">
							<p rend="table ParaOverride-5"><hi rend="CharOverride-4">il copista di a) erra scrivendo «nomina</hi><hi rend="CharOverride-5">n</hi><hi rend="CharOverride-4">o Miail Giorgi»</hi></p>
						</cell>
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base_line CellOverride-4">
							<p rend="table ParaOverride-5"><hi rend="CharOverride-4">lezione corretta: «nominato Miail Giorgi»</hi></p>
						</cell>
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base_line CellOverride-5">
							<p rend="table ParaOverride-5"><hi rend="CharOverride-4">a), c. 20v</hi></p>
							<p rend="table ParaOverride-5"><hi rend="CharOverride-4">b), c. 31v</hi></p>
						</cell>
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base_line CellOverride-4">
							<p rend="table ParaOverride-5"><hi rend="CharOverride-4">errore di lettura</hi><hi rend="bold"> </hi><hi rend="CharOverride-4">del copista di a). Cristea (a cura di) 2024, 215 sostituisce «Miail» con «Kiraly»</hi><hi rend="CharOverride-4"> direttamente nel testo </hi></p>
						</cell>
					</row>
					<row rend="Nessuno-stile-tabella _idGenTableRowColumn-9">
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base_line">
							<p rend="table ParaOverride-5"><hi rend="CharOverride-4">xxix. </hi></p>
						</cell>
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base_line CellOverride-4">
							<p rend="table ParaOverride-5"><hi rend="CharOverride-4">il copista di a) scrive «Paleogo»</hi></p>
						</cell>
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base_line CellOverride-4">
							<p rend="table ParaOverride-5"><hi rend="CharOverride-4">il copista di b) scrive «Baliologo»</hi></p>
						</cell>
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base_line CellOverride-5">
							<p rend="table ParaOverride-5"><hi rend="CharOverride-4">a), c. 20v</hi></p>
							<p rend="table ParaOverride-5"><hi rend="CharOverride-4">b), c. 31v</hi></p>
						</cell>
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base_line CellOverride-4">
							<p rend="table ParaOverride-5"><hi rend="CharOverride-4">due varianti</hi><hi rend="bold"> </hi><hi rend="CharOverride-4">indipendenti,</hi><hi rend="bold"> </hi><hi rend="CharOverride-4">entrambe</hi><hi rend="bold"> </hi><hi rend="CharOverride-4">morfologicamente attestate in italiano e latino per «Paleologo». Cristea (a cura di) 2024, 215 trascrive «Balio logo» e non identifica il personaggio</hi></p>
						</cell>
					</row>
					<row rend="Nessuno-stile-tabella _idGenTableRowColumn-13">
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base_line">
							<p rend="table ParaOverride-5"><hi rend="CharOverride-4">xxx. </hi></p>
						</cell>
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base_line CellOverride-4">
							<p rend="table ParaOverride-5"><hi rend="CharOverride-4">lezione corretta «et ritirorono il campo nell’istesso dì che Sattergi si retirò da Varad»</hi></p>
						</cell>
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base_line CellOverride-4">
							<p rend="table ParaOverride-5"><hi rend="CharOverride-4">il copista di b), trascrivendo il passo «ritirorono il campo nell’istesso dì che Sattergi si retirò da Varad», tralascia di copiare «dì»</hi></p>
						</cell>
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base_line CellOverride-5">
							<p rend="table ParaOverride-5"><hi rend="CharOverride-4">a), c. 21v</hi></p>
							<p rend="table ParaOverride-5"><hi rend="CharOverride-4">b), c. 33r</hi></p>
						</cell>
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base_line CellOverride-4">
							<p rend="table ParaOverride-5"><hi rend="CharOverride-4">errore di lettura</hi><hi rend="bold"> </hi><hi rend="CharOverride-4">del copista di b) che pregiudica la comprensione del passo</hi></p>
						</cell>
					</row>
					<row rend="Nessuno-stile-tabella _idGenTableRowColumn-8">
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base_line">
							<p rend="table ParaOverride-5"><hi rend="CharOverride-4">xxxi. </hi></p>
						</cell>
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base_line CellOverride-4">
							<p rend="table ParaOverride-5"><hi rend="CharOverride-4">il copista di a) trascrive correttamente «si rese a Michele, come a mandato dell’Imperatore»</hi></p>
						</cell>
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base_line CellOverride-4">
							<p rend="table ParaOverride-5"><hi rend="CharOverride-4">il copista di b) erra trascrivendo «si rese a Michele, come ha mandato dall’Imperatore»</hi></p>
						</cell>
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base_line CellOverride-5">
							<p rend="table ParaOverride-5"><hi rend="CharOverride-4">a), c. 24v</hi></p>
							<p rend="table ParaOverride-5"><hi rend="CharOverride-4">b), c. 37r</hi></p>
						</cell>
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base_line CellOverride-4">
							<p rend="table ParaOverride-5"><hi rend="CharOverride-4">errore di memorizzazione</hi><hi rend="bold"> </hi><hi rend="CharOverride-4">del copista di b) che pregiudica la comprensione del passo</hi></p>
						</cell>
					</row>
					<row rend="Nessuno-stile-tabella _idGenTableRowColumn-9">
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base_line">
							<p rend="table ParaOverride-5"><hi rend="CharOverride-4">xxxii. </hi></p>
						</cell>
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base_line CellOverride-4">
							<p rend="table ParaOverride-5"><hi rend="CharOverride-4">il copista di a) non trascrive inizialmente la congiunzione «e» nella frase «havendo prima passato la maggior parte del campo, e con la persona sua la palude»; tuttavia, la stessa mano la aggiunge poi nell’interlinea superiore</hi></p>
						</cell>
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base_line CellOverride-4">
							<p rend="table ParaOverride-5"><hi rend="CharOverride-4">il copista di b) trascrive la frase senza congiunzione «e»: «havendo prima passato la maggior parte del campo con la persona sua la palude»</hi></p>
						</cell>
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base_line CellOverride-5">
							<p rend="table ParaOverride-5"><hi rend="CharOverride-4">a), c. 27r</hi></p>
							<p rend="table ParaOverride-5"><hi rend="CharOverride-4">b), c. 41v</hi></p>
						</cell>
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base_line CellOverride-4">
							<p rend="table ParaOverride-5"><hi rend="CharOverride-4">due varianti</hi><hi rend="bold"> </hi><hi rend="CharOverride-4">da uno stesso originale?</hi></p>
						</cell>
					</row>
					<row rend="Nessuno-stile-tabella _idGenTableRowColumn-11">
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base_line">
							<p rend="table ParaOverride-5"><hi rend="CharOverride-4">xxxiii. </hi></p>
						</cell>
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base_line CellOverride-4">
							<p rend="table ParaOverride-5"><hi rend="CharOverride-4">il copista di a) inizialmente trascrive «ma havendo gli inimici posta certa picciola artegliaria, per battergli nel loro campo», poi barra «gli</hi><hi rend="CharOverride-4">», sovrascrive una «e», barra «nel loro» e scrive nell’interlinea superiore «il nostro». Il risultato finale è «ma havendo gli inimici posta certa picciola artegliaria, per battere il nostro campo»</hi></p>
						</cell>
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base_line CellOverride-4">
							<p rend="table ParaOverride-5"><hi rend="CharOverride-4">il copista di b) erra grossolanamente trascrivendo «havendo gli inimi[ci] posta certa picciola artegliaria, per batterli nel lor campo»</hi></p>
						</cell>
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base_line CellOverride-5">
							<p rend="table ParaOverride-5"><hi rend="CharOverride-4">a), c. 27v</hi></p>
							<p rend="table ParaOverride-5"><hi rend="CharOverride-4">b), c. 42r</hi></p>
						</cell>
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base_line CellOverride-4">
							<p rend="table ParaOverride-5"><hi rend="CharOverride-4">errore di lettura</hi><hi rend="bold"> </hi><hi rend="CharOverride-4">del copista di b) o vizio dell’esemplare da cui copia, che il copista di a) riesce invece a correggere?</hi></p>
						</cell>
					</row>
					<row rend="Nessuno-stile-tabella _idGenTableRowColumn-8">
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base_line">
							<p rend="table ParaOverride-5"><hi rend="CharOverride-4">xxxiv. </hi></p>
						</cell>
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base_line CellOverride-4">
							<p rend="table ParaOverride-5"><hi rend="CharOverride-4">il copista di a) scrive</hi><hi rend="CharOverride-4"> «Elmarij» al posto di «Alemanni»</hi></p>
						</cell>
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base_line CellOverride-4"/>
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base_line CellOverride-5">
							<p rend="table ParaOverride-5"><hi rend="CharOverride-4">a), c. 29v</hi></p>
						</cell>
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base_line CellOverride-4">
							<p rend="table ParaOverride-5"><hi rend="CharOverride-4">variante</hi></p>
						</cell>
					</row>
					<row rend="Nessuno-stile-tabella _idGenTableRowColumn-10">
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base_line">
							<p rend="table ParaOverride-5"><hi rend="CharOverride-4">xxxv. </hi></p>
						</cell>
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base_line CellOverride-4">
							<p rend="table ParaOverride-5"><hi rend="CharOverride-4">il copista di a) trascrive «uscì di Transilvania, con un essercito di circa 3000</hi><hi rend="CharOverride-4"> Tartari mandatigli da Temisvar» (l’ultimo «0» è aggiunto a un precedente «300»)</hi></p>
						</cell>
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base_line CellOverride-4">
							<p rend="table ParaOverride-5"><hi rend="CharOverride-4">il copista di b) trascrive «uscì di Transilvania, con un essercito di m/30 [30.000] persone del paese, et alcuni Polacchi, et circa 300 Tartari»</hi></p>
						</cell>
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base_line CellOverride-5">
							<p rend="table ParaOverride-5"><hi rend="CharOverride-4">a), c. 30r</hi></p>
							<p rend="table ParaOverride-5"><hi rend="CharOverride-4">b), c. 46r</hi></p>
						</cell>
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base_line CellOverride-4">
							<p rend="table ParaOverride-5"><hi rend="CharOverride-4">il copista di a) commette un errore di </hi><hi rend="italic">saut du méme au méme</hi><hi rend="CharOverride-4">, ingannato dalla ripetizione delle due cifre «30» in m/30 e in 300</hi></p>
						</cell>
					</row>
					<row rend="Nessuno-stile-tabella _idGenTableRowColumn-8">
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base_line">
							<p rend="table ParaOverride-5"><hi rend="CharOverride-4">xxxvi. </hi></p>
						</cell>
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base_line CellOverride-4">
							<p rend="table ParaOverride-5"><hi rend="CharOverride-4">il copista di a) trascrive «Debrcen»</hi></p>
						</cell>
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base_line CellOverride-4">
							<p rend="table ParaOverride-5"><hi rend="CharOverride-4">il copista di b) trascrive «Detercen»</hi></p>
						</cell>
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base_line CellOverride-5">
							<p rend="table ParaOverride-5"><hi rend="CharOverride-4">a), c. 30r</hi></p>
							<p rend="table ParaOverride-5"><hi rend="CharOverride-4">b), c. 46r</hi></p>
						</cell>
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base_line CellOverride-4">
							<p rend="table ParaOverride-5"><hi rend="CharOverride-4">il copista di a) è più vicino a una forma consueta del nome</hi></p>
						</cell>
					</row>
					<row rend="Nessuno-stile-tabella _idGenTableRowColumn-8">
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base_line">
							<p rend="table ParaOverride-5"><hi rend="CharOverride-4">xxxvii. </hi></p>
						</cell>
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base_line CellOverride-4">
							<p rend="table ParaOverride-5"><hi rend="CharOverride-4">il copista di a) trascrive «essendo ingordamente tutto robbato, et bruggiato il paese all’</hi><hi rend="CharOverride-4">intorno»</hi></p>
						</cell>
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base_line CellOverride-4">
							<p rend="table ParaOverride-5"><hi rend="CharOverride-4">il copista di b) trascrive «essendo ingordamente tutto robbato, et bruggiato il paese al ritorno»</hi></p>
						</cell>
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base_line CellOverride-5">
							<p rend="table ParaOverride-5"><hi rend="CharOverride-4">a), c. 31r</hi></p>
						</cell>
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base_line CellOverride-4">
							<p rend="table ParaOverride-5"><hi rend="CharOverride-4">errore di memorizzazione</hi><hi rend="bold"> </hi><hi rend="CharOverride-4">del copista di b)</hi></p>
						</cell>
					</row>
					<row rend="Nessuno-stile-tabella _idGenTableRowColumn-8">
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base_line">
							<p rend="table ParaOverride-5"><hi rend="CharOverride-4">xxxviii. </hi></p>
						</cell>
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base_line CellOverride-4">
							<p rend="table ParaOverride-5"><hi rend="CharOverride-4">il copista di a) trascrive correttamente «</hi><hi rend="CharOverride-4">sua moglie et figliuoli»</hi></p>
						</cell>
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base_line CellOverride-4">
							<p rend="table ParaOverride-5"><hi rend="CharOverride-4">il copista di b) trascrive «sua moglie et figl[io]lo» </hi></p>
						</cell>
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base_line CellOverride-5">
							<p rend="table ParaOverride-5"><hi rend="CharOverride-4">a), c. 31r </hi></p>
							<p rend="table ParaOverride-5"><hi rend="CharOverride-4">b), c. 48r</hi></p>
						</cell>
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base_line CellOverride-4">
							<p rend="table ParaOverride-5"><hi rend="CharOverride-4">errore di lettura o di memorizzazione</hi><hi rend="bold"> </hi><hi rend="CharOverride-4">del copista di b)</hi></p>
						</cell>
					</row>
					<row rend="Nessuno-stile-tabella _idGenTableRowColumn-15">
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base_line">
							<p rend="table ParaOverride-5"><hi rend="CharOverride-4">xxxix. </hi></p>
						</cell>
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base_line CellOverride-4">
							<p rend="table ParaOverride-5"><hi rend="CharOverride-4">il copista di a) trascrive un periodo molto denso «[G. Basta] partì col campo di là dal Marus per pigliare Fogaras, ma impedito da mali tempi non poté passare il fiume Flutta, havendo gli nemici rotto il ponte, et così fu constretto ritirarsi intorno a Cibrino, con perdita di alcuni pezzi di artiglieria, che non potevano andare inanzi nelle strade rotte per il mal tempo, </hi><hi rend="bold">e</hi><hi rend="CharOverride-4"> [aggiunto in interlinea] Sigismondo in tanto s’era ritirato verso Corona col Zach, et Zechel Moises con i Siculi, et Barbir Giorgio a Deva trattarono, che Bechtes Passà d’Agria entrase dentro per la via di Lippa, et di Deva, in loro aiuto, il che fece con circa dodicimila cavalli, et essendo inteso questo da Giorgio Basta, avisato che il numero era molto maggiore, et dubitando per trovarsi in mezzo del paese d</hi><hi rend="CharOverride-4">’essere serrato in mezzo de nemici, poi che sentiva, che nell’istesso tempo, che i Turchi si movevano da una parte, dall’altra Sigismondo, et Zechel Moises si univano insieme, prese partito di ritirarsi abbandonando il paese sopra gli ultimi confini, appresso a Dus»</hi></p>
						</cell>
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base_line CellOverride-4">
							<p rend="table ParaOverride-5"><hi rend="CharOverride-4">il copista di b) rielabora scrivendo «[G. Basta] partì col campo di là dal Marus per pigliar Fogaras, ma impedito da mali tempi non poté passare il fiume Flutta, havendo gl’inimici rotto il ponte et così fu constrecto retirarsi intorno a Cibino con perdita di alcuni pezzi di Artiglieria che non potevano andare inanzi per le strade rotte per il mal tempo.</hi></p>
							<p rend="table ParaOverride-5"><hi rend="CharOverride-4">Sigismondo intanto s’era retirato verso Corona col Zach et Zechel Moises con i Siculi, et Barbir Giorgio a Deva trattorno che Bechtes Bassà d’Agria entrasse dentro per la via di Lippa et di Deva in loro aiuto, il che egli fece con circa dodeci milla cavalli et essendo inteso questo da Giorgio Basta avisato che il numero era molto maggiore et dubitando per trovarsi in mezzo del paese d’esser serrato in mezzo da nemici poiché sentiva che nell’</hi><hi rend="CharOverride-4">istesso tempo che i Turchi si movevano per una parte dall’Altra Sigismondo et Zechel Moises si unirno insieme, onde prese Basta partito di retirarsi abandonando il Paese sopra gl’ultimi confini appresso a Dus»</hi></p>
						</cell>
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base_line CellOverride-5">
							<p rend="table ParaOverride-5"><hi rend="CharOverride-4">a), c. 31r-v</hi></p>
							<p rend="table ParaOverride-5"><hi rend="CharOverride-4">b), cc.48v-49r</hi></p>
						</cell>
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base_line CellOverride-4">
							<p rend="table ParaOverride-5"><hi rend="CharOverride-4">due varianti, quella di b) ha lavorato di più sulla segmentazione del complesso periodo.</hi></p>
						</cell>
					</row>
					<row rend="Nessuno-stile-tabella _idGenTableRowColumn-8">
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base_line">
							<p rend="table ParaOverride-5"><hi rend="CharOverride-4">xl. </hi></p>
						</cell>
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base_line CellOverride-4">
							<p rend="table ParaOverride-5"><hi rend="CharOverride-4">il copista di a) erra trascrivendo «dipartito</hi><hi rend="CharOverride-4">» al posto di «bipartito»</hi></p>
						</cell>
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base_line CellOverride-4">
							<p rend="table ParaOverride-5"><hi rend="CharOverride-4">lezione corretta «l’essercito bipartito»</hi></p>
						</cell>
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base_line CellOverride-5">
							<p rend="table ParaOverride-5"><hi rend="CharOverride-4">a), c. 32r</hi></p>
							<p rend="table ParaOverride-5"><hi rend="CharOverride-4">b), c. 49v</hi></p>
						</cell>
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base_line CellOverride-4">
							<p rend="table ParaOverride-5"><hi rend="CharOverride-4">errore di lettura</hi><hi rend="bold"> </hi><hi rend="CharOverride-4">del copista di a), che pregiudica la comprensione del testo</hi></p>
						</cell>
					</row>
					<row rend="Nessuno-stile-tabella _idGenTableRowColumn-13">
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base_line">
							<p rend="table ParaOverride-5"><hi rend="CharOverride-4">xli. </hi></p>
						</cell>
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base_line CellOverride-4">
							<p rend="table ParaOverride-5"><hi rend="CharOverride-4">il copista di a) scrive correttamente «in Varusdiro di malatia». Si tratta di Varaždin, luogo del decesso di Giovan Francesco Aldobrandini </hi></p>
						</cell>
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base_line CellOverride-4">
							<p rend="table ParaOverride-5"><hi rend="CharOverride-4">il copista di b) erra trascrivendo «in Varus dirò di malatia»</hi></p>
						</cell>
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base_line CellOverride-5">
							<p rend="table ParaOverride-5"><hi rend="CharOverride-4">a), c. 33r</hi></p>
							<p rend="table ParaOverride-5"><hi rend="CharOverride-4">b), c. </hi><hi rend="CharOverride-4">51r-v</hi></p>
						</cell>
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base_line CellOverride-4">
							<p rend="table ParaOverride-5"><hi rend="CharOverride-4">errore di lettura</hi><hi rend="bold"> </hi><hi rend="CharOverride-4">del copista di b), che pregiudica la comprensione del testo</hi></p>
						</cell>
					</row>
					<row rend="Nessuno-stile-tabella _idGenTableRowColumn-13">
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base_line">
							<p rend="table ParaOverride-5"><hi rend="CharOverride-4">xlii. </hi></p>
						</cell>
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base_line CellOverride-4">
							<p rend="table ParaOverride-5"><hi rend="CharOverride-4">il copista di a) erra trascrivendo «essendo avanzati con la cavalleria sino a dirimpeto al loro campo per caricare certi pochi, i nemici, »</hi></p>
						</cell>
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base_line CellOverride-4">
							<p rend="table ParaOverride-5"><hi rend="CharOverride-4">il copista di b) trascrive correttamente «essendo avanzati con la cavalleria sino ad in rimpetto al loro campo per caricare certi pochi nemici, »</hi></p>
						</cell>
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base_line CellOverride-5">
							<p rend="table ParaOverride-5"><hi rend="CharOverride-4">b), c. 52v</hi></p>
						</cell>
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base_line CellOverride-4">
							<p rend="table ParaOverride-5"><hi rend="CharOverride-4">errore di lettura</hi><hi rend="bold"> </hi><hi rend="CharOverride-4">del copista di a), che pregiudica la comprensione del testo</hi></p>
						</cell>
					</row>
					<row rend="Nessuno-stile-tabella _idGenTableRowColumn-13">
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base_line">
							<p rend="table ParaOverride-5"><hi rend="CharOverride-4">xliii. </hi></p>
						</cell>
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base_line CellOverride-4">
							<p rend="table ParaOverride-5"><hi rend="CharOverride-4">il copista di a) scrive correttamente «ritirarsi nel Comitato di Silag»</hi></p>
						</cell>
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base_line CellOverride-4">
							<p rend="table ParaOverride-5"><hi rend="CharOverride-4">il copista di b) non trascrive la parola «Comitato» e lascia dei puntini:</hi><hi rend="CharOverride-4"> «ritirarsi nel … di Silag»</hi></p>
						</cell>
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base_line CellOverride-5">
							<p rend="table ParaOverride-5"><hi rend="CharOverride-4">a), c. 36r</hi></p>
							<p rend="table ParaOverride-5"><hi rend="CharOverride-4">b), c. 56r</hi></p>
						</cell>
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base_line CellOverride-4">
							<p rend="table ParaOverride-5"><hi rend="CharOverride-4">lacuna nell’originale</hi><hi rend="bold"> </hi><hi rend="CharOverride-4">visto dal copista di b) o suo errore di lettura, che pregiudicano la comprensione del luogo</hi></p>
						</cell>
					</row>
					<row rend="Nessuno-stile-tabella _idGenTableRowColumn-10">
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base_line">
							<p rend="table ParaOverride-5"><hi rend="CharOverride-4">xliv. </hi></p>
						</cell>
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base_line CellOverride-4">
							<p rend="table ParaOverride-5"><hi rend="CharOverride-4">il copista di a) barra la parola «</hi><hi rend="CharOverride-4">genero» e sovrascrive in interlinea «cognato»</hi></p>
						</cell>
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base_line CellOverride-4">
							<p rend="table ParaOverride-5"><hi rend="CharOverride-4">il copista di b) erra trascrivendo «Assam Passà Iemisi, che era stato ancor l’anno avanti Generale doppo la morte d’Ibraim Passà, col favore della Sultana madre, era divenuto genero del Re»</hi></p>
						</cell>
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base_line CellOverride-5">
							<p rend="table ParaOverride-5"><hi rend="CharOverride-4">a), c. 37r</hi></p>
							<p rend="table ParaOverride-5"><hi rend="CharOverride-4">b), c. </hi><hi rend="CharOverride-4">59v</hi></p>
						</cell>
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base_line CellOverride-4">
							<p rend="table ParaOverride-5"><hi rend="CharOverride-4">due varianti: il copista di a) corregge l’originale che sta copiando; il copista di b) lo segue</hi></p>
						</cell>
					</row>
					<row rend="Nessuno-stile-tabella _idGenTableRowColumn-10">
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base_line">
							<p rend="table ParaOverride-5"><hi rend="CharOverride-4">xlv. </hi></p>
						</cell>
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base_line CellOverride-4">
							<p rend="table ParaOverride-5"><hi rend="CharOverride-4">il copista di a) trascrive «pose un’altra volta tanto spavento»</hi></p>
						</cell>
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base_line CellOverride-4">
							<p rend="table ParaOverride-5"><hi rend="CharOverride-4">il copista di b) trascrive «pose un’altra volta tanto spavento</hi><hi rend="CharOverride-4">»</hi></p>
						</cell>
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base_line CellOverride-5">
							<p rend="table ParaOverride-6"><hi rend="CharOverride-4">a), cc.39v-<lb/>40r</hi></p>
							<p rend="table ParaOverride-5"><hi rend="CharOverride-4">b), c. 63v</hi></p>
						</cell>
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base_line CellOverride-4">
							<p rend="table ParaOverride-5"><hi rend="CharOverride-4">da notare la coincidenza di a) e b) su «pose». Ma «porre spavento» significa «atterrire»</hi><hi rend="CharOverride-4">, non «spaventarsi». Si deve ipotizzare che sia a) sia b) derivino da una copia già corrotta</hi></p>
						</cell>
					</row>
					<row rend="Nessuno-stile-tabella _idGenTableRowColumn-10">
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base_line">
							<p rend="table ParaOverride-5"><hi rend="CharOverride-4">xlvi. </hi></p>
						</cell>
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base_line CellOverride-4"/>
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base_line CellOverride-4">
							<p rend="table ParaOverride-5"><hi rend="CharOverride-4">il copista di b) erra scrivendo «mandò il Vezir dentro i Gianizzer Agà»</hi></p>
						</cell>
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base_line CellOverride-5">
							<p rend="table ParaOverride-5"><hi rend="CharOverride-4">b), c. 68r</hi></p>
						</cell>
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base_line CellOverride-4">
							<p rend="table ParaOverride-5"><hi rend="CharOverride-4">errore di lettura</hi><hi rend="bold"> </hi><hi rend="CharOverride-4">del copista di b)</hi><hi rend="bold"> </hi><hi rend="CharOverride-4">che pregiudica la comprensione del testo e in particolare l’identificazione del personaggio (Ali Ağa) </hi></p>
						</cell>
					</row>
				
			</table><p rend="text">Da quanto posto sotto esame nella tabella precedente si può ricavare il quadro di sintesi che emerge dalla tabella che segue. </p><p rend="caption_table">Tabella 2 – Sintesi di errori e varianti nei due manoscritti attribuiti a G. M. Isolani.</p><table rend="Nessuno-stile-tabella TableOverride-1" xml:id="table003">
				<!--<colgroup>-->
					<!--<col
  class="_idGenTableRowColumn-16">--><!--</col>-->
					<!--<col
  class="_idGenTableRowColumn-17">--><!--</col>-->
					<!--<col
  class="_idGenTableRowColumn-18">--><!--</col>-->
					<!--<col
  class="_idGenTableRowColumn-17">--><!--</col>-->
					<!--<col
  class="_idGenTableRowColumn-18">--><!--</col>-->
				<!--</colgroup>-->
				
					<row rend="Nessuno-stile-tabella _idGenTableRowColumn-8">
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella top CellOverride-6">
							<p rend="table"><hi rend="bold">Tipo di errore</hi></p>
						</cell>
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella top CellOverride-3">
							<p rend="table"><hi rend="bold">manoscritto a) – </hi><hi rend="boldItalic CharOverride-4">Compendio</hi><hi rend="bold"> </hi></p>
						</cell>
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella top CellOverride-3">
							<p rend="table"><hi rend="bold">Casi di a)</hi></p>
						</cell>
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella top CellOverride-3">
							<p rend="table"><hi rend="bold">manoscritto b) <lb/>– </hi><hi rend="boldItalic CharOverride-4">Guerre descritte</hi></p>
						</cell>
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella top CellOverride-3">
							<p rend="table"><hi rend="bold">Casi di b)</hi></p>
						</cell>
					</row>
					<row rend="Nessuno-stile-tabella _idGenTableRowColumn-13">
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella CellOverride-7">
							<p rend="table"><hi rend="italic">Lapsus calami</hi></p>
						</cell>
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella CellOverride-8">
							<p rend="table"><hi rend="CharOverride-4">5</hi></p>
						</cell>
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella CellOverride-8">
							<p rend="table"><hi rend="CharOverride-4"><lb/>ii, iii, iv, xi, xiii</hi></p>
						</cell>
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella CellOverride-8">
							<p rend="table"><hi rend="CharOverride-4">1</hi></p>
						</cell>
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella CellOverride-8">
							<p rend="table"><hi rend="CharOverride-4">ix</hi></p>
						</cell>
					</row>
					<row rend="Nessuno-stile-tabella _idGenTableRowColumn-10">
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base_line CellOverride-9">
							<p rend="table"><hi rend="italic">Errori di lettura/ travisamento</hi></p>
						</cell>
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base_line CellOverride-2">
							<p rend="table"><hi rend="CharOverride-4">8</hi></p>
						</cell>
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base_line CellOverride-2">
							<p rend="table"><hi rend="CharOverride-4">v, viii, xx, xxiii, xxviii, xxxiv, xl, xlii</hi></p>
						</cell>
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base_line CellOverride-2">
							<p rend="table"><hi rend="CharOverride-4">12</hi></p>
						</cell>
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base_line CellOverride-2">
							<p rend="table"><hi rend="CharOverride-4">i, vii, xii, xv, xix, xxx, xxxi, xxxiii, xxxvii, xxxviii, xli, xlvi</hi></p>
						</cell>
					</row>
					<row rend="Nessuno-stile-tabella _idGenTableRowColumn-19">
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base_line CellOverride-9">
							<p rend="table"><hi rend="italic">Omissioni/ Lacune</hi></p>
						</cell>
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base_line CellOverride-2">
							<p rend="table"><hi rend="CharOverride-4">3</hi></p>
						</cell>
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base_line CellOverride-2">
							<p rend="table"><hi rend="CharOverride-4">xvi, xxv, xxxv</hi></p>
						</cell>
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base_line CellOverride-2">
							<p rend="table"><hi rend="CharOverride-4">1</hi></p>
						</cell>
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base_line CellOverride-2">
							<p rend="table"><hi rend="CharOverride-4">xliii</hi></p>
						</cell>
					</row>
					<row rend="Nessuno-stile-tabella _idGenTableRowColumn-8">
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base_line CellOverride-9">
							<p rend="table"><hi rend="italic">Errori di memorizzazione</hi></p>
						</cell>
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base_line CellOverride-2">
							<p rend="table"><hi rend="CharOverride-4">3</hi></p>
						</cell>
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base_line CellOverride-2">
							<p rend="table"><hi rend="CharOverride-4">viii, xxiv, xxv</hi></p>
						</cell>
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base_line CellOverride-2">
							<p rend="table"><hi rend="CharOverride-4">0</hi></p>
						</cell>
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base_line CellOverride-2">
							<p rend="table"><hi rend="CharOverride-4">-</hi></p>
						</cell>
					</row>
					<row rend="Nessuno-stile-tabella _idGenTableRowColumn-8">
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base_line CellOverride-9">
							<p rend="table"><hi rend="italic">Errori grammaticali/ sintattici</hi></p>
						</cell>
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base_line CellOverride-2">
							<p rend="table"><hi rend="CharOverride-4">1</hi></p>
						</cell>
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base_line CellOverride-2">
							<p rend="table"><hi rend="CharOverride-4">xviii</hi></p>
						</cell>
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base_line CellOverride-2">
							<p rend="table"><hi rend="CharOverride-4">1</hi></p>
						</cell>
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base_line CellOverride-2">
							<p rend="table"><hi rend="CharOverride-4">xxvi</hi></p>
						</cell>
					</row>
					<row rend="Nessuno-stile-tabella _idGenTableRowColumn-8">
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base_line CellOverride-9">
							<p rend="table"><hi rend="italic">Errori di segmentazione</hi></p>
						</cell>
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base_line CellOverride-2">
							<p rend="table"><hi rend="CharOverride-4">1</hi></p>
						</cell>
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base_line CellOverride-2">
							<p rend="table"><hi rend="CharOverride-4">xxxix</hi></p>
						</cell>
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base_line CellOverride-2">
							<p rend="table"><hi rend="CharOverride-4">2</hi></p>
						</cell>
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base_line CellOverride-2">
							<p rend="table"><hi rend="CharOverride-4">xiv, xv</hi></p>
						</cell>
					</row>
					<row rend="Nessuno-stile-tabella _idGenTableRowColumn-19">
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base_line CellOverride-9">
							<p rend="table"><hi rend="italic">Corruzione testuale</hi></p>
						</cell>
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base_line CellOverride-2">
							<p rend="table"><hi rend="CharOverride-4">1</hi></p>
						</cell>
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base_line CellOverride-2">
							<p rend="table"><hi rend="CharOverride-4">xxvii</hi></p>
						</cell>
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base_line CellOverride-2">
							<p rend="table"><hi rend="CharOverride-4">0</hi></p>
						</cell>
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base_line CellOverride-2">
							<p rend="table"><hi rend="CharOverride-4">-</hi></p>
						</cell>
					</row>
					<row rend="Nessuno-stile-tabella _idGenTableRowColumn-19">
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base_line CellOverride-9">
							<p rend="table"><hi rend="CharOverride-4">Totale errori specifici</hi></p>
						</cell>
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base_line CellOverride-2">
							<p rend="table"><hi rend="CharOverride-4">22</hi></p>
						</cell>
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base_line CellOverride-2"/>
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base_line CellOverride-2">
							<p rend="table"><hi rend="bold">17</hi></p>
						</cell>
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base_line CellOverride-2"/>
					</row>
					<row rend="Nessuno-stile-tabella _idGenTableRowColumn-19">
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base_line CellOverride-9">
							<p rend="table"><hi rend="CharOverride-4">Errori condivisi</hi></p>
						</cell>
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base_line CellOverride-2">
							<p rend="table"><hi rend="CharOverride-4">2</hi></p>
						</cell>
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base_line CellOverride-2">
							<p rend="table"><hi rend="CharOverride-4">xvii, xlv</hi></p>
						</cell>
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base_line CellOverride-2">
							<p rend="table"><hi rend="CharOverride-4">2</hi></p>
						</cell>
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base_line CellOverride-2">
							<p rend="table"><hi rend="CharOverride-4">xvii, xlv</hi></p>
						</cell>
					</row>
					<row rend="Nessuno-stile-tabella _idGenTableRowColumn-13">
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base_line CellOverride-9">
							<p rend="table"><hi rend="CharOverride-4">Totale errori complessivo con condivisi</hi></p>
						</cell>
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base_line CellOverride-2">
							<p rend="table"><hi rend="CharOverride-4">24</hi></p>
						</cell>
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base_line CellOverride-2"/>
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base_line CellOverride-2">
							<p rend="table"><hi rend="bold">19</hi></p>
						</cell>
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base_line CellOverride-2"/>
					</row>
					<row rend="Nessuno-stile-tabella _idGenTableRowColumn-8">
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base_line CellOverride-9">
							<p rend="table"><hi rend="CharOverride-4">Varianti rilevanti contenutisticamente</hi></p>
						</cell>
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base_line CellOverride-2">
							<p rend="table"><hi rend="CharOverride-4">2</hi></p>
						</cell>
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base_line CellOverride-2">
							<p rend="table"><hi rend="CharOverride-4">vi, xliv</hi></p>
						</cell>
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base_line CellOverride-2">
							<p rend="table"><hi rend="CharOverride-4">1</hi></p>
						</cell>
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base_line CellOverride-2">
							<p rend="table"><hi rend="CharOverride-4">x </hi></p>
						</cell>
					</row>
					<row rend="Nessuno-stile-tabella _idGenTableRowColumn-8">
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base_line CellOverride-9">
							<p rend="table"><hi rend="CharOverride-4">Variante migliorativa del testo</hi></p>
						</cell>
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base_line CellOverride-2">
							<p rend="table"><hi rend="CharOverride-4">0</hi></p>
						</cell>
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base_line CellOverride-2">
							<p rend="table"><hi rend="CharOverride-4">-</hi></p>
						</cell>
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base_line CellOverride-2">
							<p rend="table"><hi rend="CharOverride-4">3</hi></p>
						</cell>
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base_line CellOverride-2">
							<p rend="table"><hi rend="CharOverride-4">viii, xxi, xxii</hi></p>
						</cell>
					</row>
					<row rend="Nessuno-stile-tabella _idGenTableRowColumn-8">
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella down_line CellOverride-9">
							<p rend="table"><hi rend="CharOverride-4">Varianti indipendenti</hi></p>
						</cell>
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella down_line CellOverride-2">
							<p rend="table"><hi rend="CharOverride-4">4</hi></p>
						</cell>
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella down_line CellOverride-2">
							<p rend="table"><hi rend="CharOverride-4">xxix, xxxii, xxxiv, xxxvi</hi></p>
						</cell>
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella down_line CellOverride-2">
							<p rend="table"><hi rend="CharOverride-4">4</hi></p>
						</cell>
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella down_line CellOverride-2">
							<p rend="table"><hi rend="CharOverride-4">xxix, xxxii, xxxiv, xxxvi</hi></p>
						</cell>
					</row>
				
			</table><p rend="text">In sintesi, la comparazione dei due testimoni porta alle conclusioni che seguono. Il manoscritto a) – cioè il <hi rend="italic">Compendio</hi> nell’esemplare bolognese – si distingue per una serie di peculiarità che ne delineano il processo di trascrizione. Presenta, certo, diversi <hi rend="italic">lapsus calami</hi> ed errori di lettura. Si considerino, a questo riguardo, i casi [ii] «riparorno il fiume» anziché «ripassorno»; [iii] «In questo istanto di cose» invece di «In questo stato di cose»; [xi] «tosto che gli intese» invece di «tosto ch’egli intese». Errori come quelli del caso [v] «tenuto gagliardamente la Terra dell’Acqua» per «tentò» o «mancò» al posto di «manco» (sinistro) nel caso [xx] rendono intere frasi incomprensibili. Oltre a sviste semplici (o errori nella memorizzazione della porzione da copiare), si osservano omissioni significative. Un esempio lampante è il <hi rend="italic">saut du méme au méme</hi> (salto per identità) che porta all’omissione di un’ampia sezione relativa alle forze transilvane nel caso [xvi] o di una frase cruciale come «ma il tutto era falso, così andassimo non a quell’assedio» del caso [xxiii], la cui assenza impedisce la corretta interpretazione dell’intero brano. Tuttavia, il manoscritto a) mostra anche segni di un’attività di correzione o revisione più attenta rispetto a b). Un caso emblematico è il [xxxiii], in cui una frase che in b) si presenta gravemente corrotta – l’inspiegabile «havendo gli inimi[ci] posta certa picciola artegliaria, per batterli nel lor campo» – in a) viene attivamente corretta in «havendo gli inimici posta certa picciola artegliaria, per battere il nostro campo». Questo suggerisce che il copista di a), o un revisore successivo, abbiano riconosciuto il difetto testuale (verosimilmente presente in una fonte comune) e lo abbiano emendato, puntando a una maggiore coerenza semantica. Un’altra aggiunta contenutisticamente rilevante, assente in b), è il dettaglio sulla morte in battaglia del Commendatore San Giorgio – cioè Federico San Giorgio di Biandrate, comandante di un reggimento («terzo») del contingente pontificio inviato in Ungheria nel 1595<hi rend="notes_number CharOverride-1"><hi><ref target="02.html#footnote-000">162</ref></hi></hi>. In a), esso è aggiunto da altra mano [caso vi].</p><p rend="text">Per quanto riguarda il manoscritto b) – cioè le <hi rend="italic">Guerre descritte </hi>nell’esemplare bavarese – esso, a sua volta, non è immune da errori propri e da differenze che ne attestano un processo di copia distinto. Anche in b) si riscontrano <hi rend="italic">lapsus calami</hi>, come «l’essercito non era anco arrivato» al posto del corretto «ancor» nel caso [ix]. Particolarmente problematici sono gli errori disgiuntivi o di travisamento che alterano profondamente il senso, come «sentendo che non erano molto forti» invece di «sentendo che noi eramo molto forti» nel caso [xii]: qui il significato della frase risulta completamente invertito. Si notano anche lacune o omissioni in punti specifici: ad esempio, la mancata segnalazione che Giovan Francesco Aldobrandini si trasferì a Vienna nel 1596 nel caso [vii]. Nondimeno, il copista di b) sembra talvolta operare con una propria interpretazione stilistica o di segmentazione: cerca di rielaborare alcuni periodi per ottenere maggiore chiarezza, come nel caso [xxxix], e utilizza la coordinazione per asindeto [xv], creando strutture sintattiche diverse da quelle presenti in a). Non sempre però queste rielaborazioni riescono. Nel caso [xli], al posto di Varaždin, o di qualche variante italianizzata, viene scritto «in Varus dirò di». L’identificazione del luogo ne risulta definitivamente compromessa.</p><p rend="text">Entrambi i manoscritti condividono due errori, segnatamente ai casi [xvii] e [xlv]. Si tratta di un probabile travisamento del verbo «cominciarono», divenuto «caminarono»/«caminorno» e di un’espressione idiomatica formulata: viene trascritto «pose spavento» al posto di un più verosimile «prese spavento». Questo, in aggiunta al quadro degli errori specifici di ciascun manoscritto, suggerisce una possibile derivazione da un originale comune già corrotto o impreciso, secondo lo stemma seguente:</p><quote rend="quotations_quotation_b1 ParaOverride-7">    archetipo <hi rend="italic">α</hi></quote><quote rend="quotations_quotation_b2 ParaOverride-7">↓</quote><quote rend="quotations_quotation_b2 ParaOverride-7">esemplare intermedio <hi rend="italic">x</hi></quote><quote rend="quotations_quotation_b2 ParaOverride-7">/                      \</quote><quote rend="quotations_quotation_b3 ParaOverride-7">    a) [<hi rend="italic">Compendio</hi>]     b) [<hi rend="italic">Guerre descritte</hi>]</quote><p rend="text">L’eventuale comparsa di un nuovo manoscritto potrà confermare o modificare tale assetto, offrendo magari l’accesso diretto all’archetipo o ad altri rami della tradizione.</p></div><div><head>Criteri di trascrizione adottati</head><p rend="text">Nella trascrizione è stato seguito un criterio conservativo, per quanto possibile. Si è seguito l’esemplare di Bologna, Biblioteca Universitaria [denominato a)]. Quando è stato adottato un passo del manoscritto di Monaco [denominato b)], lo si è segnalato in nota.</p><p rend="text">Gli interventi maggiori hanno riguardato la distinzione di u e v secondo l’uso moderno, l’abbassamento delle iniziali maiuscole dei sostantivi (tranne le cariche militari, i titoli onorifici e le nazionalità), lo scioglimento delle abbreviazioni segnalate da segni tachigrafici; l’ammodernamento della punteggiatura e dell’accentazione, quando la forma originale inficiava la comprensione del testo. Per il resto: </p><list rend="bulleted">
				<item>le abbreviazioni relative ai titoli (S.or, Sig.or, M.tà, e simili) sono state conservate; </item>
				<item>le abbreviazioni dei nomi propri sono state conservate (ad esempio Gio: per Giovanni);</item>
				<item>le forme scempie (ad esempio «solecitudine») sono state conservate;</item>
				<item>i raddoppiamenti (ad esempio «auttorità», «collonnello») sono stati conservati;</item>
				<item>la lettera h è stata sempre conservata, sia quando è da considerarsi etimologica, sia in altri casi;</item>
				<item>le abitudini grafico-fonetiche, rare ma talvolta evidenti (es. «bastion») sono state conservate;</item>
				<item>la lettera j è stata sempre conservata; </item>
				<item>le forme apocopate sono state conservate;</item>
				<item>la divisione delle parole è stata conservata, anche nel caso di preposizioni articolate monosillabiche (ad esempio «ne i»)</item>
			</list><p rend="text">I rari interventi di chi scrive sono stati segnalati dall’uso di parentesi quadre: « [ ] »</p><p rend="text">I numeri in migliaia, rappresentati da ‘m’ sovrascritta a numeri, si sono resi usando la barra dopo la ‘m’ (‘m/30’). </p></div><div><head>Ringraziamenti</head><p rend="text">Sono molti i debiti di chi arriva al termine dell’edizione di una fonte con tante ramificazioni, come quella che stiamo offrendo. Maria Antonietta Visceglia ha costantemente rivolto uno sguardo amico, anzi affettuoso, a questa iniziativa; il personale degli archivi e delle biblioteche, vaticani, romani e bolognesi è stato preziosissimo: sarebbe un elenco troppo lungo; voglio ringraziarli tutti insieme, perché mi hanno sostenuto in modo eccezionale. Poi ci sono gli amici ungheresi: Antal Molnár, Tamás Kruppa, György Domokos, Zoltán Péter Bagi, Péter Tusor, Márton Szovák, Viktor Kanász, István Kovács. Un ringraziamento speciale va ad Andrea Gardi, che guida il polo udinese del PRIN che dirigo (e che ha contribuito a finanziare questa ricerca). Le sue vastissime conoscenze mi sono state costantemente di aiuto.</p><p rend="text">Concludo con il consueto avviso: la responsabilità di quanto segue, ad ogni modo, è solo mia.</p></div><div><head>Avvertenza</head><p rend="text">Fra gli esperti di architettura militare nati nello Stato della Chiesa, Isolani fu certamente il più giovane. Papa Aldobrandini lo avrebbe voluto al suo servizio, mentre procedevano i lavori per la fortezza di Ferrara. Proprio le sue competenze, però, fecero sì che il gran visir ottomano si sia sempre opposto a un suo scambio con altri prigionieri. Sullo sfondo della sua traiettoria, dunque, ci sono anche circolazione delle idee, mobilità, trasferimenti, anche forzati, di conoscenze. Devo al citato progetto, di cui sono P.I., se la figura di Giovanni Marco Isolani si è imposta con forza alla mia attenzione.</p><list rend="numbered">
					<item><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="02.html#footnote-161-backlink">1</ref></hi>	L’abate Ludovico da Ponte, noto per essere stato l’autore del libretto delle <hi rend="italic">Nozze di Figaro</hi> di Mozart, aggiunse in una delle sue note al testo poetico del conte di Cronberg le notizie di una nascita goriziana di Giovanni Marco e di un legame di padre/figlio tra lui e Giovanni Ludovico Ettore Isolani, comandante generale dei cavalleggeri croati (morto nel 1640). Coronini 1780, 22-3, nota 141. Il fatto – del tutto inverosimile perché indicava come anni di nascita di Giovanni Ludovico Ettore il 1580 o il 1586 – fu ripreso in Stramberg 1846, 68. Sulla stessa linea proseguì Della Bona 1856, 258-9. La confusione ha inficiato anche saggi recenti, ricchi e molto analitici, sul conte Giovanni Ludovico Ettore, come, ad esempio, Warlich s.d.</p></item>
					<item><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="02.html#footnote-160-backlink">2</ref></hi>	Dolfi 1670, 429-33.</p></item>
					<item><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="02.html#footnote-159-backlink">3</ref></hi>	Bizzocchi 1995.</p></item>
					<item><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="02.html#footnote-158-backlink">4</ref></hi>	Guidicini 1872, 150.</p></item>
					<item><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="02.html#footnote-157-backlink">5</ref></hi>	Il 31 gennaio 1435 Eugenio IV autorizzò gli Isolani a impiantare diversi mulini e una gualchiera fuori del castello di Minerbio, deviando il corso del torrente; il 23 gennaio 1437, lo stesso pontefice concesse agli Isolani i diritti giurisdizionali e di dazio e pedaggio su Torre Verga, nel territorio di Galliera. Fanti 1977, 32. </p></item>
					<item><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="02.html#footnote-156-backlink">6</ref></hi>	Cfr. Gardi 1994, 352. </p></item>
					<item><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="02.html#footnote-155-backlink">7</ref></hi>	Zamboni 1855, 145-9. </p></item>
					<item><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="02.html#footnote-154-backlink">8</ref></hi>	Elaborazione su tavola del territorio bolognese estratta da <hi rend="italic">Geographia Blaviana</hi>, [Amsterdam], Juan Blaeu, 1659. Di Diakosia (2024), Wikimedia, <ref target="https://commons.wikimedia.org/wiki/File"><hi rend="CharOverride-6">https://commons.wikimedia.org/wiki/File</hi></ref><hi rend="CharOverride-6">:Comitatus_Minerbii.png</hi>, CC0 1.0.</p></item>
					<item><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number CharOverride-1"><ref target="02.html#footnote-153-backlink">9</ref></hi>	Sacra Congregatione Particulari a Sanctissimo deputata RR. PP. DD. Riviera, Fortiguerra, Calcagnino, Mesmero et Merlino Bononiensis Iurisdictionis, <hi rend="italic">PRO Ill.mo et Excelso Bononiae Regimine CONTRA Ill.mos DD. Comites Senatorem Alamannum, &amp; alios de Insulanis</hi>, [Romae], typis Leone, &amp; Mainardi 1731, in Archivio Apostolico Vaticano (d’ora in poi AAV), <hi rend="italic">Segr. Stato</hi>, <hi rend="italic">Legaz. Bologna</hi>, 299, cc. non numerate.</p></item>
					<item><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="02.html#footnote-152-backlink">10</ref></hi>	Segnalato da Zamboni 1855, 150, nota 69. La minuta si trova in AAV, <hi rend="italic">Armadio XXXIX</hi>, b. 52, cc. 143r-147v.</p></item>
					<item><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="02.html#footnote-151-backlink">11</ref></hi>	Cfr. Zamboni 1855, 150, nota 70, con <hi rend="italic">excerpta</hi> del breve di Paolo III a Giovanni Maria Del Monte, arcivescovo di Siponto, governatore di Bologna, Romagna ed esarcato di Ravenna. </p></item>
					<item><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="02.html#footnote-150-backlink">12</ref></hi>	Cfr. Brunelli 2000. </p></item>
					<item><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="02.html#footnote-149-backlink">13</ref></hi>	Cfr. Brunelli 2015.</p></item>
					<item><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="02.html#footnote-148-backlink">14</ref></hi>	Al notaio Ercole dichiarava come, «dum in humanis esset ac tunc temporis solutus, sacroque foedere matrimonij minime coligatus esset, e quadam muliere pariter soluta layca de eodem alias diverso loco per ipsum D. Comitem Herculem in illius domo uti a nonnullis asseritur pro illius ancilla sub certo annuo stipendio retenta unum in lucem edidit, et procreavit sui filium Ioannem Marcum in baptismate nuncupatum ad presens in quarto vel circa suae aetatis anno constitutum, quem id D. Co: Hercules aluit, nutrivit, et educavit ac usque in hodiernas dies tenuit, tractavit, reputavitque». <hi rend="italic">Legitimatio Io. Marci de Isolanis</hi>, in <hi rend="italic">Protocollum D. Io: Bapt. Castellan. F. G. H. </hi><hi rend="italic">1576</hi><hi rend="italic">, </hi><hi rend="italic">1577</hi><hi rend="italic">, </hi><hi rend="italic">1578</hi>, a sua volta in Archivio di Stato di Bologna (d’ora in avanti ASBO), <hi rend="italic">Notarile</hi>, not. Giovan Battista Castellani, 1567-1578, cc. non numerate.</p></item>
					<item><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="02.html#footnote-147-backlink">15</ref></hi>	Ibidem. Secondo Guidicini 1873, 212, «dopo il 1554 non si ha più memoria degli Aspettati», che abitavano ai Vignazzi della Via del Cane. </p></item>
					<item><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="02.html#footnote-146-backlink">16</ref></hi>	<hi rend="italic">Legitimatio Io. Marci de Isolanis </hi>cit., cc. n. n. </p></item>
					<item><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="02.html#footnote-145-backlink">17</ref></hi>	Antonio Francesco Ghiselli, <hi rend="italic">Memorie antiche manuscritte di Bologna</hi>, volume XVI, nella Biblioteca Universitaria Bologna, Ms. 770/XVI, 185-186. Sull’autore, Ciuccarelli 2000. Molto più scarno invece il resoconto di Zamboni 1855, 39.</p></item>
					<item><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="02.html#footnote-144-backlink">18</ref></hi>	Ghiselli, <hi rend="italic">Memorie antiche manuscritte di Bologna</hi>, volume XVI, 186.</p></item>
					<item><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="02.html#footnote-143-backlink">19</ref></hi>	Ghiselli, <hi rend="italic">Memorie antiche manuscritte di Bologna</hi>, volume XVI, 203-204. Un fascicolo processuale con indagini sulla posizione di Anna Malvezzi per certe sottoscrizioni sul testamento di Ludovico Isolani, suo marito, è conservato nell’Archivio Arcidiocesano di Bologna, <hi rend="italic">Ricuperi vari. Famiglia Isolani</hi>, b. 91, fsc. 1312, n. 65.</p></item>
					<item><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number CharOverride-1"><ref target="02.html#footnote-142-backlink">20</ref></hi>	«Lo Ill.re S.r Conte Hercole Isolani fu amazati alli 4 Agosto 1577 da ms. Hercole Poltrone [sic!], et un ser[vito]re del d[ett]o S.r Conte amazò poi il già detto ms. Hercole [Paltroni] mentre se ne voleva fugire». Petronio Fabrazzi da Minerbio, <hi rend="italic">Diario di varie cose accadute al suo tempo tanto in Bologna, che nel contado dall’anno 1585 al 1616</hi>, in Biblioteca Universitaria di Bologna, ms. 674, c. 93r (trascritto con leggere varianti da Zamboni 1855, 39).</p></item>
					<item><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="02.html#footnote-141-backlink">21</ref></hi>	La tavola genealogica più completa è quella che compare in appendice a Isolani 1915 (attenzione però: qui la moglie del conte Ercole è detta erroneamente di casa Bianchi, e non Bianchini). Complessivamente meno precisa risulta la tavola genealogia di Baldassarre Carrati conservata nella Biblioteca dell’Archiginnasio di Bologna, ms. B 698 II, vol. 1 (<hi rend="italic">sub voce</hi>).</p></item>
					<item><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="02.html#footnote-140-backlink">22</ref></hi>	ASBO, <hi rend="italic">Notarile</hi>, not. Tommaso Passarotti, anno 1589, cc. 233v-234v. </p></item>
					<item><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="02.html#footnote-139-backlink">23</ref></hi>	Cfr. Grandi Venturi 1989, 179, nota 103; Manfredi 1575, 372, 662, 692. </p></item>
					<item><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="02.html#footnote-138-backlink">24</ref></hi>	Figlio del senatore Antonio, senatore a sua volta nel 1553; marito di Virginia Orsi. Cfr. Tettoni e Saladini 1846, tav. XII; Litta 1834, tav. IX; Guidicini 1876-7, volume I, 161; volume II, 29, 59; volume III, 13, 36, 44-45.</p></item>
					<item><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number CharOverride-1"><ref target="02.html#footnote-137-backlink">25</ref></hi>	Tettoie ad uso di stalla o fienile (anche nella forma «teze», plurale di «teza»). Cfr. Sella 1973, 358.</p></item>
					<item><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="02.html#footnote-136-backlink">26</ref></hi>	ASBO, <hi rend="italic">Notarile</hi>, not. Tommaso Passarotti, anno 1589, c. 236r.</p></item>
					<item><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="02.html#footnote-135-backlink">27</ref></hi>	Ibidem. Qui manca una specificazione. Forse intende «in forma legale». Sulla torre in questione, che «dava il nome ad un canale, ad una strada e all’intera zona circostante», cfr. Bione et al. 2014, 29. Come chiarisce Gardi 1994, 127, nota 35, negli anni 1585-1590 «lo scudo romano di moneta era valutato 4,25 lire».</p></item>
					<item><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="02.html#footnote-134-backlink">28</ref></hi>	Cfr. ASBO, <hi rend="italic">Notarile</hi>, not. Tommaso Passarotti, anno 1589, c. 240r-v. </p></item>
					<item><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="02.html#footnote-133-backlink">29</ref></hi>	ASBO, <hi rend="italic">Notarile</hi>, not. Giulio Uccelli, anno 1577, cc. 30r-41r. Questo l’elenco dei terreni che erano stati di proprietà del conte Ercole, padre di Giovanni Marco: «una possessione di terra arrativa arborata, e vidata posta nel detto comune di Minerbio di tornature cento in circa con casa, et fornace da cocere delle pietre appresso di sopra il Conte Rodolfo Isolani, di sotto la via publica di Santo Martino da sera [=ovest] le fosse di detto Castello di Minerbio, et altre confine. Item, una possessione di terra arrativa, arborata, e vidata posta in detto comune di Minerbio di tornature centocinquanta appresso il detto S.r Conte Rodolfo di sopra, appresso la via publica di Santo Martino di sotto et altre confine. Item una pezza di terra di tornature quaranta due in circa poste nel detto comune arrativa, arborata, et vidata appresso da mattina il fiume di Zena, di sopra il ponte di Zena, di sotto la via publica et altre confine. Item una pezza di terra prativa chiamata li prati di Cedone di tornature quaranta in circa posta in detto comune appresso il fiume di Zena da mattina, di sopra il Conte Marchione Manzoli, et altre confine. Item un’altra pezza di terra arrativa, arborata, e vidata senza casa posta nel detto comune in loco detto Le Bonaghe appresso da mattina il fiume di Savenna vecchia, et il conte Rodolfo Isolani da tre lati, et altre confine. Item una possessione posta nel comume del Zeglio di terra arrativa, arborata, vidata, e prativa con casa, teggia, casino, et altre soprastantie di tornature quattrocentovinti in circa, appresso da mattina la via publica di sotto ms. Giulio Torfanini, e ms. Andrea Leone, e da sera ms. Anastasio Maria di Scappi, et altre confine. Item un’altra pezza di terra pasculiva, e valiva posta in loco detto a Corniolo appresso di sopra ms. Paolo Fanzuni, di sotto la S.ra Lucretia di Pij, da mattina ms. Agostino di Marsilij, et altre confine. Item un luogo posto nel comune di Castello del Vescovo posto appresso ms. Flaminio Zambeccaro, la via publica, gl’heredi di mastro Giacomo Burghetti con le sue soprastanze. Item un luogo posto nel comune di Castel del Vescovo in luogo detto al Rio verde appresso Antonio delle Mule, Thadeo Rabbio, gl’heredi di Girolamo Masini, et altre confine venduto per il detto già S.r Conte Hercule, che per ragione del fideicomisso esso S.r Conte Antonio pretende di voler recuperare» (cc. 31r-32r). Ricordiamo anche qui che poco meno di cinque tornature bolognesi costituiscono un attuale ettaro (1 tornatura=0,208 ettari).</p></item>
					<item><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="02.html#footnote-132-backlink">30</ref></hi>	ASBO, <hi rend="italic">Notarile</hi>, not. Tommaso Passarotti, anno 1589, c. 236v. Sulle disposizioni del diritto romano e medievale in materia di alimenti, che ovviamente comprendevano le spese di istruzione, cfr. Saccoccio 2014.</p></item>
					<item><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="02.html#footnote-131-backlink">31</ref></hi>	Cfr. la lista <hi rend="italic">Debiti che erano del Conte Hercole Isolani pagati per il Conte Antonio suo fratello </hi>(e le relative disposizioni), in ASBO, <hi rend="italic">Notarile</hi>, not. Tommaso Passarotti, anno 1589, cc. 237r-239r. Vedi anche <hi rend="italic">Scritture, calcoli, pretensioni per occasione della dote della contessa Sulpizia</hi> […], <hi rend="italic">figlia del co. Lodovico Isolani e moglie del Co. Ercole</hi> [Cornelio] <hi rend="italic">Pepoli</hi>, in ASBO, <hi rend="italic">Archivio Pepoli,</hi> serie III<hi rend="italic"> </hi>(<hi rend="italic">Miscellanea</hi>), b. 7, fsc. 2.</p></item>
					<item><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="02.html#footnote-130-backlink">32</ref></hi>	Cfr. Zamboni 1855, 39.</p></item>
					<item><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="02.html#footnote-129-backlink">33</ref></hi>	Cfr. Ghiselli, <hi rend="italic">Memorie antiche manuscritte di Bologna</hi>, volume XVI, 666; Pasquali Alidosi 1670, 142; Dolfi 1670, 433.</p></item>
					<item><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="02.html#footnote-128-backlink">34</ref></hi>	Per la loro attività, cfr. ASBO, <hi rend="italic">Anziani Consoli</hi>, <hi rend="italic">Libro rosso</hi>, num. 2 (1575-1669) [tomo primo della vecchia numerazione]. Purtroppo, mancano registrazioni relative al bimestre in cui fu in carica Giovanni Marco Isolani. Cfr. anche Zanni Rosiello 1991 (ora in Zanni Rosiello 2000: 305-31); Zanni Rosiello 1992.</p></item>
					<item><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="02.html#footnote-127-backlink">35</ref></hi>	Gardi 1994,<hi rend="italic"> </hi>121.</p></item>
					<item><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="02.html#footnote-126-backlink">36</ref></hi>	Piero Duodo, ambasciatore a Praga, al doge di Venezia Marino Grimani. Praga, 29 aprile 1602, in Kruppa 2018a, 726. Cfr. anche Promis 1863, 579, che ricava la notizia della familiarità della matematica di Isolani da Spontone 1638, 69 (opera pubblicata postuma e certamente scritta fra il 1606 e il 1612). </p></item>
					<item><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="02.html#footnote-125-backlink">37</ref></hi>	Cfr. Bagi 2016a, 69.</p></item>
					<item><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="02.html#footnote-124-backlink">38</ref></hi>	Lettera del conte Carlo di Mansfeld a Innocenzo Malvasia, Haulx, 31 gennaio 1595, in AAV, <hi rend="italic">Segr. Stato</hi>, <hi rend="italic">Fiandra</hi>, 8, c. 75r. Cfr. anche ivi, 3/1, c. 199r, la lettera di Malvasia al card. Pietro Aldobrandini, Bruxelles, I settembre 1593 sui contrasti fra Mansfeld e Capizucchi. Mansfeld giunse in Ungheria nel maggio 1595, dopo un breve soggiorno a Praga e a Vienna. Cfr. Bagi 2013, 293. </p></item>
					<item><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="02.html#footnote-123-backlink">39</ref></hi>	Sui Calcagnini, cfr. Gardi 2010, 30-43; Vicentini 2015.</p></item>
					<item><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="02.html#footnote-122-backlink">40</ref></hi>	Per un quadro generale, cfr. Brunelli 2021a. Per un inquadramento cartografico della regione considerata (regno d’Ungheria e aree limitrofe in età moderna), si forniscono i collegamenti diretti ad alcune mappe: situazione a fine Cinquecento, <ref target="http://t.ly/kR3bA">http://t.ly/kR3bA</ref>; situazione al 1606 (con toponimi in ungherese), http://t.ly/Hhc1v; una carta di fine Settecento, zoomabile, <ref target="http://t.ly/Q9nrA">http://t.ly/Q9nrA</ref>.</p></item>
					<item><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="02.html#footnote-121-backlink">41</ref></hi>	Ghiselli, <hi rend="italic">Memorie antiche manuscritte di Bologna</hi>, volume XVI, 703. </p></item>
					<item><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="02.html#footnote-120-backlink">42</ref></hi>	Cfr. Ghiselli, <hi rend="italic">Memorie antiche manuscritte di Bologna</hi>, volume XVI, 705-6, 767. Ulisse Bentivoglio aveva sposato Pellegrina Bonaventuri, figlia di Bianca Cappello e sorellastra di Antonio de’ Medici.</p></item>
					<item><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="02.html#footnote-119-backlink">43</ref></hi>	Campana 1602, 866-7.</p></item>
					<item><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="02.html#footnote-118-backlink">44</ref></hi>	Cfr. Brunelli 2003, 153; Kruppa 2020, 12.</p></item>
					<item><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="02.html#footnote-117-backlink">45</ref></hi>	Cfr. la lettera di Pandolfo Bianchi a Virginio Orsini, Bologna, 25 giugno 1595, in Archivio Storico Capitolino (Roma, d’ora in poi ASC), <hi rend="italic">Archivio Orsini</hi>, I, 106, n. 0740. </p></item>
					<item><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="02.html#footnote-116-backlink">46</ref></hi>	Lettera di Belisario Vinta al nunzio in Transilvania Alfonso Visconti del 21 luglio 1595, cit. in Pernice 1925, 260. </p></item>
					<item><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="02.html#footnote-115-backlink">47</ref></hi>	Silvio Piccolomini, già il 19 gennaio 1596, era a Vienna «di ritorno da Transilvania con li suoi». Avvisi di Venezia del 3 febbraio 1596, nella Biblioteca Apostolica Vaticana (d’ora in poi BAV), <hi rend="italic">Urb. lat.</hi> 1064 I, c. 67r.</p></item>
					<item><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="02.html#footnote-114-backlink">48</ref></hi>	Cfr. la lettera di Ulisse Bentivoglio a Virginio Orsini, Vienna 18 novembre 1595, nell’ASC, <hi rend="italic">Archivio Orsini</hi>, I, 105, n. 0407.</p></item>
					<item><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="02.html#footnote-113-backlink">49</ref></hi>	Cfr. Benda 1983, 651. Kruppa 2018a, 721; Cristea 2022a.</p></item>
					<item><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="02.html#footnote-112-backlink">50</ref></hi>	Cfr. <hi rend="italic">infra</hi>. Sulla campagna del 1594 contro Hatvan, compreso lo scontro campale del I maggio 1594, cfr. Tóth 2000, 151. </p></item>
					<item><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="02.html#footnote-111-backlink">51</ref></hi>	Cfr. Tóth 2000, 153.</p></item>
					<item><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="02.html#footnote-110-backlink">52</ref></hi>	Cfr. Doglioni 1595, 43, 152, 157, 178 (e <hi rend="italic">passim</hi>); Campana 1597, 162, 180, 213, 226 (e <hi rend="italic">passim</hi>). </p></item>
					<item><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="02.html#footnote-109-backlink">53</ref></hi>	Cfr. <hi rend="italic">infra</hi>.</p></item>
					<item><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="02.html#footnote-108-backlink">54</ref></hi>	Cfr. Migliorini 2001, 356. </p></item>
					<item><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="02.html#footnote-107-backlink">55</ref></hi>	Pubblicata da Kruppa 2018b, 163-90. </p></item>
					<item><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="02.html#footnote-106-backlink">56</ref></hi>	Cfr. Tóth 2000,<hi rend="italic"> </hi>203.</p></item>
					<item><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="02.html#footnote-105-backlink">57</ref></hi>	Cfr. Cristea 2022b, 47. </p></item>
					<item><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="02.html#footnote-104-backlink">58</ref></hi>	Spontone 1602, 104. Sulle cifre proposte dall’ambasciatore inglese, cfr. Tóth 2000, 239; sul personaggio, cfr. Kowalczyk 2019.</p></item>
					<item><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="02.html#footnote-103-backlink">59</ref></hi>	Cit. in Brunelli 2017, 115; Kruppa 2020, 186.</p></item>
					<item><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="02.html#footnote-102-backlink">60</ref></hi>	Cfr. <hi rend="italic">infra</hi>. </p></item>
					<item><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="02.html#footnote-101-backlink">61</ref></hi>	Österreichisches Staatsarchiv, Indizes und Protokollbücher des Bestandes Hoffinanz 1531–1762, b. 514 (Protokoll Expedit Prag, 1598), c. 142v (ringrazio Zoltán Péter Bagi per avermi segnalato questo documento e Irene Fosi che mi ha aiutato a leggerlo).</p></item>
					<item><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="02.html#footnote-100-backlink">62</ref></hi>	Cfr. Bagi 2019.</p></item>
					<item><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number CharOverride-1"><ref target="02.html#footnote-099-backlink">63</ref></hi>	Cfr. Biblioteca Ambrosiana di Milano, ms. S 103 sup., cc.179r-204r, pubblicato da Kruppa 2018b, 163-190. Sul documento cfr. le osservazioni di Cristea 2022a. Tuttavia, non è ancora emerso che un altro esemplare dello scritto è nella Biblioteca Casanatense di Roma, ms. 712, cc.1r-2v, 15r-40v. Ivi, c. 40v, nonostante una lacerazione del supporto cartaceo, si legge: «[…] descritto dal S.r Cavalier Giovanmarco Isolani bolognese. Revisto».</p></item>
					<item><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="02.html#footnote-098-backlink">64</ref></hi>	Lo annuncia la lettera di Giorgio Basta all’arciduca Massimiliano d’Austria, Tokaj 22 settembre 1598, in Veress 1909, 45. </p></item>
					<item><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="02.html#footnote-097-backlink">65</ref></hi>	Cfr. Badiali e Ilieș 2011, 163-4. Per la lettera a Ferrante de’ Rossi, cfr. Veress 1932, 193-4.</p></item>
					<item><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="02.html#footnote-096-backlink">66</ref></hi>	Di Diakosia (2024), Wikimedia <ref target="https://commons.wikimedia.org/wiki/File"><hi rend="CharOverride-6">https://commons.wikimedia.org/wiki/File</hi></ref><hi rend="CharOverride-6">:Disegno_di_Isolani_relativo_alla_fortezza_di_V%C3%A1rad_e_relativa_legenda_(rielaborazione_grafica_e_caratteri_in_rosso_ad_opera_di_Diakosia).tif</hi>, CC0 1.0.</p></item>
					<item><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="02.html#footnote-095-backlink">67</ref></hi>	Brano dalla citata lettera di Giovan Marco Isolano a Ferrante Rossi del 23 settembre 1589, in Veress 1932, 194.</p></item>
					<item><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="02.html#footnote-094-backlink">68</ref></hi>	Cfr. Busca 1585, 219-225. In un’opera più tarda, Busca diede anche il progetto di tale «ritirata a forbice». Cfr. la Figura 3. Isolani ovviamente non poteva averla vista nel 1598. Su Busca, cfr. Dameri 2016. Esempi di impieghi della «retirata», nel XVI secolo, sono offerti da Christopher Duffy, ma solo nell’effettiva prassi degli assedi, senza accenni alla trattatistica. Cfr. Duffy 1979, 15, 17 (ove compare l’illustrazione di una «retirata» ovale e non «a forbice»). </p></item>
					<item><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="02.html#footnote-093-backlink">69</ref></hi>	Di Diakosia (2025), Wikimedia <ref target="https://commons.wikimedia.org/wiki/File"><hi rend="CharOverride-6">https://commons.wikimedia.org/wiki/File</hi></ref><hi rend="CharOverride-6">:Busca_ritirate-a-forbice.tif</hi>, Public domain, via Wikimedia Commons.</p></item>
					<item><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="02.html#footnote-092-backlink">70</ref></hi>	Cfr. la trascrizione offerta da Kruppa 2018b,<hi rend="italic"> </hi>179.</p></item>
					<item><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="02.html#footnote-091-backlink">71</ref></hi>	Del suo ferimento esistono diverse ricostruzioni, nella storiografia. Cfr. Bagi 2017a, 29.</p></item>
					<item><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="02.html#footnote-090-backlink">72</ref></hi>	Cristea 2022a, 298.</p></item>
					<item><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="02.html#footnote-089-backlink">73</ref></hi>	Trascrizione offerta da Kruppa 2018b,<hi rend="italic"> </hi>190.</p></item>
					<item><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="02.html#footnote-088-backlink">74</ref></hi>	Kruppa 2018b, 186.</p></item>
					<item><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="02.html#footnote-087-backlink">75</ref></hi>	Cfr. Kruppa 2018b, 171-173.</p></item>
					<item><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="02.html#footnote-086-backlink">76</ref></hi>	Cfr. Possevino 1913, 10; Doru 2013, 35.</p></item>
					<item><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="02.html#footnote-085-backlink">77</ref></hi>	Cfr. Cristea 2022a, 300; Kruppa 2018a, <hi rend="italic">passim</hi>.</p></item>
					<item><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="02.html#footnote-084-backlink">78</ref></hi>	Cfr. <hi rend="italic">infra</hi>.</p></item>
					<item><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="02.html#footnote-083-backlink">79</ref></hi>	Veress 1909, 141-142. </p></item>
					<item><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="02.html#footnote-082-backlink">80</ref></hi>	Giorgio Basta a Massimiliano d’Austria, Praga, 4 luglio 1599, in Veress 1909, 222-223. </p></item>
					<item><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="02.html#footnote-081-backlink">81</ref></hi>	Porta, originario di Rimini, morì a Pettovia (Ptuj) nel dicembre 1601. Cfr. la lettera di Flaminio Delfini al card. Pietro Aldobrandini, Villa di Gorizia, 27 dicembre 1601, in AAV, <hi rend="italic">Fondo Borghese</hi>, s. III, 92b2, c. 124r. Cfr. anche Tonini 1896, 107.</p></item>
					<item><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="02.html#footnote-080-backlink">82</ref></hi>	Cfr. Emődi 1999.</p></item>
					<item><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="02.html#footnote-079-backlink">83</ref></hi>	Cfr. la minuta delle sue credenziali nello Österreichisches Staatarchiv di Vienna, Kriegsarchiv, Zentralstellen, Hofkriegsrat, Hauptreihe [abbr.: AT-OeStA/KA ZSt HKR HR], Bücher 0204 (Protokoll-Expedit mit Index, 1600), c. 408v. Ne riferisce anche il dispaccio dell’ambasciatore veneto citato da Cristea 2022c, 149, nota 10.</p></item>
					<item><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="02.html#footnote-078-backlink">84</ref></hi>	Concino Concini al Granduca, Praga, 3 aprile 1600, in Archivio di Stato di Firenze, <hi rend="italic">Archivio Mediceo del Principato</hi>, vol. 4536, cc. 129r-132r, c. 129v in particolare. Fonte segnalata da Kruppa 2018a, 722, nota 15. Davide Boerio l’ha fotografata in digitale per me e per questo lo ringrazio.</p></item>
					<item><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="02.html#footnote-077-backlink">85</ref></hi>	Avvisi di Graz del 15 maggio 1600, nell’Archivio di Stato di Firenze, <hi rend="italic">Archivio Mediceo del Principato</hi>, 4578, c. 16r. Michele il Bravo avrebbe raggiunto il risultato di unire i tre paesi carpatico-danubiani solo per pochi mesi. Cfr. Tóth 2000, 400-409; Constantiniu 2015, 138-141; Djuvara 2016, capitolo 3.</p></item>
					<item><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="02.html#footnote-076-backlink">86</ref></hi>	Cfr. Bagi 2011, 64.</p></item>
					<item><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number CharOverride-1"><ref target="02.html#footnote-075-backlink">87</ref></hi>	Cfr. Gömöry 1892, 309. Era molto ascoltato: parlando dell’area dell’accampamento, non esitò a dire al duca di Mercoeur «Vostra eccellenza sappia che è stato riconosciuto male questo posto, poiché di questo posto elevato si sono impatroniti li Tartari, e, se si ingrossano niente, habbiamo perso il bagaglio». Testimonianza del capitano Filippo Bevilacqua al processo diocesano di canonizzazione di Lorenzo da Brindisi (diocesi di Bassano del Grappa, 1624-1625), in di Napoli 2017, 268-9. Cfr. anche Cristea 2022a, 295, e Bagi 2016a,<hi rend="italic"> </hi>107.</p></item>
					<item><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="02.html#footnote-074-backlink">88</ref></hi>	Cfr. Dooley 2014, 45. </p></item>
					<item><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="02.html#footnote-073-backlink">89</ref></hi>	Hermann Christoph von Russworm.</p></item>
					<item><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="02.html#footnote-072-backlink">90</ref></hi>	Ferenc Nádasdy.</p></item>
					<item><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="02.html#footnote-071-backlink">91</ref></hi>	Klein - Komar (in ungherese Kis - Komárom ). Località a sud del lago Balaton.</p></item>
					<item><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number CharOverride-1"><ref target="02.html#footnote-070-backlink">92</ref></hi>	Giovanni de’ Medici al granduca Ferdinando, Vienna, 15 dicembre 1601, in Archivio di Stato di Firenze, <hi rend="italic">Archivio Mediceo del Principato</hi>, 5155, c. 119r-121r, c. 120v in particolare. </p></item>
					<item><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="02.html#footnote-069-backlink">93</ref></hi>	Österreichisches Staatarchiv di Vienna, Kriegsarchiv, Zentralstellen, Hofkriegsrat, Hauptreihe, Bücher 0207 (Protokoll-Registratur mit Index, 1601), c. 426v. Gli <hi rend="italic">avvisi </hi>di Graz del 27 maggio 1602 si leggono nell’AAV, <hi rend="italic">Fondo Borghese</hi>, s. III, 48a-f, c. 67r: «Di Vienna scrivono che’l conte Isolano con titolo di colonello sia stato spedito al governo d’Albaregale, dovendo però haver dipendenza da Giaverino».</p></item>
					<item><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="02.html#footnote-068-backlink">94</ref></hi>	Il foglio di notizie è edito in da Carmignano di Brenta 1960, 174.</p></item>
					<item><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number CharOverride-1"><ref target="02.html#footnote-067-backlink">95</ref></hi>	Lettera del nunzio a Praga Filippo Spinelli al vescovo di Molfetta (nunzio a Venezia), Praga, 10 giugno 1602, in AAV, <hi rend="italic">Fondo Borghese</hi>, s. III, 48a-f, c. 80r-v: «D’Alba Regale sono usciti per mancamento di vettovaglie, et di paghe circa 1000 soldati del Reggimento d’Altan, onde è stato necessario di mandare da Vienna nuova gente, et v’è andato anche finalmente il Conte Isolano per dar’ordine alla fortificatione di quella Piazza, la quale è però tanto indietro che non si crede, che sia per ridursi in difesa per quest’anno». La possibilità che non si recasse affatto ad Alba Reale si legge nella lettera di Pietro Duodo citata sopra, nota 36.</p></item>
					<item><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="02.html#footnote-066-backlink">96</ref></hi>	Cfr. Siklósi 2013, 16-7, 89.</p></item>
					<item><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="02.html#footnote-065-backlink">97</ref></hi>	Cfr. Szalontay 2004, 96, nota 46.</p></item>
					<item><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="02.html#footnote-064-backlink">98</ref></hi>	Piero Duodo, ambasciatore veneziano presso Rodolfo II, Praga 12 agosto 1602, cit. in Hurmuzaki 1894, 246. </p></item>
					<item><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="02.html#footnote-063-backlink">99</ref></hi>	Lettera del nunzio a Praga Filippo Spinelli a Offredo Offredi, Praga, primo luglio 1602, in AAV, <hi rend="italic">Fondo Borghese</hi>, s. III, 48a-f, c. 100r-v.</p></item>
					<item><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number CharOverride-1"><ref target="02.html#footnote-062-backlink">100</ref></hi>	<hi rend="italic">Avvisi</hi> di Graz dell’8 luglio 1602, ivi, c. 103r (donde è tratta anche la precedente citazione).</p></item>
					<item><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="02.html#footnote-061-backlink">101</ref></hi>	Lettera del nunzio a Praga Filippo Spinelli a Offredo Offredi, Praga, 12 agosto 1602, ivi, c. 135v. L’<hi rend="italic">avviso</hi> coincideva probabilmente con quanto Isolani aveva scritto all’arciduca Mattias l’8 agosto, confermando che «mostra[va] di non temer punto, et di bastarli l’animo di durare, et defendersi da qualonche stretto assedio, che potesse venire del nemico». La frase è riportata dagli <hi rend="italic">Avvisi</hi> di Graz del 19 agosto 1602, ivi, c. 145r-v.</p></item>
					<item><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="02.html#footnote-060-backlink">102</ref></hi>	Avvisi di Graz del 26 agosto 1602, ivi, cc. 152r-153r. Riportavano brani di «lettere d’Ungheria de’ 17 [agosto]». Sui combattimenti del 15 agosto cfr. <hi rend="italic">infra</hi> (ove però non v’è traccia dell’invio all’arciduca Mattia del vessillo turco catturato).</p></item>
					<item><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="02.html#footnote-059-backlink">103</ref></hi>	Lettera del nunzio a Praga Filippo Spinelli a Offredo Offredi (nunzio a Venezia), Praga, 2 settembre 1602, in AAV, <hi rend="italic">Fondo Borghese</hi>, s. III, 48a-f, c. 160r-v. Sui francesi passati a combattere per il Sultano, cfr. Finkel 1992.</p></item>
					<item><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="02.html#footnote-058-backlink">104</ref></hi>	Cfr. gli <hi rend="italic">Avvisi</hi> di Graz del 9 settembre 1602, in AAV, <hi rend="italic">Fondo Borghese</hi>, 48 a-f, c. 167r-v. Si trovano trascritti nell’Appendice I.</p></item>
					<item><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="02.html#footnote-057-backlink">105</ref></hi>	Filippo Spinelli a Offredo Offredi, Praga, 9 settembre 1602, ivi, c. 166r-v.</p></item>
					<item><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="02.html#footnote-056-backlink">106</ref></hi>	Avvisi di Venezia – data illegibile – in BAV, <hi rend="italic">Urb. Lat</hi>. 1070, c. 535v.</p></item>
					<item><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="02.html#footnote-055-backlink">107</ref></hi>	Molto dettagliato il resoconto di Tóth 2000, 345-50. Devo alla cortesia di Andrea Gardi la segnalazione della <hi rend="italic">Relatione </hi>stesa da un segretario di Isolani (qui pubblicata come Appendice II).</p></item>
					<item><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number CharOverride-1"><ref target="02.html#footnote-054-backlink">108</ref></hi>	La registrazione «[16] December. Relation ihres Grafen Isolani über die Eroberung von Weissenburg durch die Türken» è contenuta nello Österreichisches Staatarchiv di Vienna, Kriegsarchiv, Zentralstellen, Hofkriegsrat, Hauptreihe, Bücher 0208 (Protokoll-Registratur mit Index, 1602), c. 778r. Isolani non seppe che era arrivata. Infatti, nella sua lettera del 1603, di cui avremo a parlare, esordiva dicendo che ne avrebbe parlato a voce, quando avesse incontrato l’imperatore. Cfr. <hi rend="italic">infra</hi>.</p></item>
					<item><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="02.html#footnote-053-backlink">109</ref></hi>	Cfr. gli <hi rend="italic">Avvisi </hi>di Graz del 16 e 23 settembre 1602, AAV, <hi rend="italic">Fondo Borghese</hi>, s. III, 48 a-f, cc. 169v, 171r-v e le lettere di mons. Giacomo Serra al card. Pietro Aldobrandini del 6 e 30 novembre 1602, ivi, s. III, 69, cc. 55r e 68v. La lettera del 6 novembre è inedita. Si trascrive il brano di rilievo per l’oggetto di queste pagine: «Non è vero che il Co[nte] Isolano si ritrovi in Buda, e non si sa se sia a Belgrado o inviato a Costantinopoli e circa il riscattarlo mi rimetto al detto con l’ultima mia, e crederei che’l farlo trattar per altre vie che per quella dell’Imperatore difficulterebbe il negotio più presto che altrimenti». La lettera del 30 novembre è stata già pubblicata da Kruppa 2020, 118 in particolare (dove però è trascritto «40» e non «400 talleri»). In Kruppa 2020, 111-3 compare la trascrizione di un’altra e diversa lettera del 6 novembre 1602.</p></item>
					<item><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="02.html#footnote-052-backlink">110</ref></hi>	Il calcolo è effettuato sulla base di queste stime: parità 1:1,6 scudo d’oro pontificio / <hi rend="italic">guld</hi> o fiorino imperiale (cfr. Giannini 2003, 241, nota 146). Parità scudo d’oro romano / scudo di moneta 1:1,215 (cfr. Delumeau 1959, 667); parità <hi rend="italic">guld </hi>o fiorino imperiale / tallero 1:1,26 (nel 1602). Cfr. Friedensburg 2019. </p></item>
					<item><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="02.html#footnote-051-backlink">111</ref></hi>	Cfr. von Hammer-Purgstall 1830a, 29-30. </p></item>
					<item><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="02.html#footnote-050-backlink">112</ref></hi>	Cfr. la tavola genealogica di seguito a questa Introduzione. Va corretta, dunque, l’affermazione di Kruppa 2018a, 721, nota 9, secondo cui i tre erano fratelli o fratellastri.</p></item>
					<item><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="02.html#footnote-049-backlink">113</ref></hi>	La notizia è tratta dalla copia della lettera di Giovanni Marco Isolani all’imperatore Rodolfo II, Costantinopoli, 21 febbraio 1603, pubblicata da Cristea 2022c, 157.</p></item>
					<item><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="02.html#footnote-048-backlink">114</ref></hi>	Il nunzio Filippo Spinelli al cardinale Pietro Aldobrandini, Praga, 14 ottobre 1602, in AAV, <hi rend="italic">Fondo Borghese</hi>, s. III, 85d, cc. 50r-51v, in particolare c. 50v.</p></item>
					<item><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="02.html#footnote-047-backlink">115</ref></hi>	Cfr. Gardi 2024, 30.</p></item>
					<item><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="02.html#footnote-046-backlink">116</ref></hi>	Giacomo Serra al cardinal Pietro Aldobrandini, Vienna, 21 dicembre 1602, edita in Kruppa 2020, 121. Se ne riporta il testo, rivisto sull’originale: «Ho visto quattro righe sopra una carta di quei libretti di memorie, dal Co: Isolano ad un Cesare Galli ingegnero suo amico, da Belgrado, e dice che dubitava che lo volessero mandar a Costantinopoli, ma ch’egli si fingeva amallato e pregava l’ingegnero, a tener viva la prattica con un tal greco che ha portato la lettera, di farlo fuggire». AAV, <hi rend="italic">Fondo Borghese</hi>, s. III, 69A, cc. 87r-89r, c. 88r in particolare.</p></item>
					<item><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="02.html#footnote-045-backlink">117</ref></hi>	<hi rend="italic">Ibidem</hi>.</p></item>
					<item><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="02.html#footnote-044-backlink">118</ref></hi>	Viganò 2003, 123 in particolare.</p></item>
					<item><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="02.html#footnote-043-backlink">119</ref></hi>	Cfr. Koprulu 1997. </p></item>
					<item><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="02.html#footnote-042-backlink">120</ref></hi>	In Cristea 2022c, 157.</p></item>
					<item><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="02.html#footnote-041-backlink">121</ref></hi>	Cfr. Bardakçi 2021. La data del trasferimento si desume dalla lettera pubblicata da Cristea. Isolani afferma infatti che lui e gli altri erano stati custoditi altrove «sino passati doi giorni sono». In Cristea 2022c, 157. Lo confermano anche gli <hi rend="italic">avvisi </hi>dell’informatore Erminio nella sua lettera da Costantinopoli del 23 febbraio 1603, in AAV, <hi rend="italic">Fondo Borghese</hi>, s. III, vol. 60A, cc. 234r–v, 239r-v, lettera trascritta parzialmente da Kruppa 2018a, 724, nota 20 (ma senza indicazione del mittente, né della data).</p></item>
					<item><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="02.html#footnote-040-backlink">122</ref></hi>	La fonte è segnalata da Kruppa 2018a.</p></item>
					<item><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="02.html#footnote-039-backlink">123</ref></hi>	Cfr. Tóth 2000, 358-359, basato sui documenti ottomani pubblicati in traduzione ungherese da Géza, Dávid, e Fodor Pál 1983. Il volume che per primo pubblicò il documento – Orhonlu 1970, 36-37 – non dava nessuna indicazione di data. Géza Dávid e Pál Fodor provarono ad indicare un <hi rend="italic">terminus ante quem</hi>, ma errarono, poiché (seguendo Gömöry 1892, 635) ritenevano che Isolani avesse ritrovato la libertà nel marzo 1603.</p></item>
					<item><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="02.html#footnote-038-backlink">124</ref></hi>	Cit. in Cristea 2022c, 157.</p></item>
					<item><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="02.html#footnote-037-backlink">125</ref></hi>	Ivi, 158.</p></item>
					<item><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="02.html#footnote-036-backlink">126</ref></hi>	Ibidem.</p></item>
					<item><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="02.html#footnote-035-backlink">127</ref></hi>	Lettera anonima firmata «Vmil[issi]mo Ser[vito]re» (forse francese, a giudicare dalla grafia), Costantinopoli, 22 febbraio 1603, in AAV, Fondo Borghese, s. III, 60A, c. 205r. Questo volume manoscritto è stato largamente utilizzato da Kruppa 2018a, ma la lettera trascritta è inedita.</p></item>
					<item><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="02.html#footnote-034-backlink">128</ref></hi>	Cfr. Kruppa 2018a, 723. Cfr. anche Haupt 2007. </p></item>
					<item><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="02.html#footnote-033-backlink">129</ref></hi>	Ascanio Quarantotto al cardinale Pietro Aldobrandini, Costantinopoli, 11 luglio 1603, in AAV, <hi rend="italic">Fondo Borghese</hi>, s. III, 60A, cc. 273r-276r, c. 275r-v in particolare. </p></item>
					<item><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number CharOverride-1"><ref target="02.html#footnote-032-backlink">130</ref></hi>	Ascanio Quarantotto al cardinale Pietro Aldobrandini, Costantinopoli, 3 agosto 1603, ivi, 60A, cc. 277r-281v, c. 279v in particolare.</p></item>
					<item><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="02.html#footnote-031-backlink">131</ref></hi>	Scrive Ascanio Quarantotto al cardinale Aldobrandini (Costantinopoli, 3 dicembre 1603): «L’alligata di V. S. Ill.ma delli nove d’Agosto, l’ho ricevuta sotto li ventiquattro del corrente, con il breve di N.S.re il quale ho accompagnato con più calde, et efficaci parole che ho possuto per giovar al Sig.r Conte Isolano, al quale farò ogni sorte di servitio. Se dal S.r Iddio mi sarà concesso gratia di mandar ad effetto quello che ho già principiato, lo renderò libero della sua schiavitù, et con esso la maggior parte de suoi compagni se bene li giorni passati, mentre io attendevo per farlo condescendere a qualche suo utile, entrò meco in diffidenza, che vi mancò poco che non mi facesse precipitare con il pensiero ch’egli haveva di mostrare una mia lettera à Assan Bascià già primo Visir, sì come si lasciava intendere con ogn’uno che li parlava, di che io restai maravigliato et confuso, per vedere che mi rendeva sì cattivo contracambio, me risolvetti di far ancor io il capriccioso, et dove per innanzi l’haveva trattato non altrimenti che fosse stato mio patrone, in quell’impeto del suo parlare gli scrissi una mia, la quale feci portare da persona communemente amica. Doppo molto, et longo discorso, si accorse dell’error suo, dicendo che era degno di scusa per esser schiavo, di modo che siamo restati amici, et habbiamo di nuovo ripigliato la già cominciata impresa, manca solo che il Sig.r Conte non si risolve per ancor, volendo prima vedere il fine della pace et il ritorno di quel suo compagno, il quale partì di qua doi mesi sono per il trattamento della pace, la quale per me non credo haverà effetto per simile mezzo, et dubito che arriverà qualche cattiva risposta, et che a quell’hora si risolva il Gran Turco di mettere la persona del Conte et altri suoi compagni nella torre, come è solito di schiavi di simil portata. Io ho persuaso al detto, di non aspettare tempo mentre lo tiene, insomma non vuole risolversi per infino al tempo detto, parendo a S. Sig.ria che per causa sua, et della sua persona l’Imperatore habbia da far pace con questa Porta. Questo Sig.r di Breven [François Savary de Brèves] fa usar diligenza per trovar quel parente del Conte, che si fece Turco per farlo fuggire, et io per quel che posso, immediate che si saprà, si usaranno tutti i rimedij opportuni acciò venghi ad empito il voler di S. S.tà. Hoggi sono arrivati cinquanta schiavi di quelli medesimi che furono pigliati con il Conte in Albareale, fra i quali sono molti Italiani […]». In AAV, <hi rend="italic">Fondo Borghese</hi>, s. III, 60A, cc. 314r-315r. Fonte segnalata da Kruppa 2018a, 721, nota 8.</p></item>
					<item><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="02.html#footnote-030-backlink">132</ref></hi>	Molti di questi <hi rend="italic">avvisi </hi>si trovano in AAV, Fondo Borghese, s. III, 49c; ivi, 51a, 123i.</p></item>
					<item><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="02.html#footnote-029-backlink">133</ref></hi>	<hi rend="italic">Avvisi</hi> di Gratz del 14 agosto 1604, in AAV, Fondo Borghese, s. III, 49C, c. 240r-v.</p></item>
					<item><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="02.html#footnote-028-backlink">134</ref></hi>	Il decifrato della lettera, datata 21 giugno 1604, sta nell’AAV <hi rend="italic">Fondo Borghese</hi>, s. III, vol. 11c-d, cc. 200r-202v. Vi si diceva che il gran visir Malkoç Yavuz Ali Pascià era in partenza per Belgrado, dove si sarebbe fatto il concentramento e poi la distribuzione in armate delle truppe. Non si sapeva se obiettivo fosse l’Ungheria o la Transilvania. «Conduce[va] seco il Conte Isolano – aggiungeva il Rossi – con tutti quelli gentilhuomini schiavi». Ivi, c. 200r.</p></item>
					<item><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="02.html#footnote-027-backlink">135</ref></hi>	Cfr. Tóth 2000, 432-9.</p></item>
					<item><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="02.html#footnote-026-backlink">136</ref></hi>	<hi rend="italic">Relatione del nuntio di Praga</hi> […], in Meyer 1913, 338-62, 351 in particolare.</p></item>
					<item><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="02.html#footnote-025-backlink">137</ref></hi>	<hi rend="italic">Cronica di Bologna</hi> <hi rend="italic">di Paolo Emilio di Alessandro Aldrovandi … comincia il primo gennaio 1601 … per tutto li 25 agosto 1620… trascritta da me B. A. M. C.</hi> [Baldassarre Antonio Maria Carrati], nella Biblioteca dell’Archiginnasio, Bologna, ms. B 429, c. 65r.</p></item>
					<item><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="02.html#footnote-024-backlink">138</ref></hi>	Cfr. il <hi rend="italic">Memoriale in parte delli danni patiti dalla b. m. del Cont</hi>[<hi rend="italic">e</hi>]<hi rend="italic"> Gio: Marco Isolani dal prencipio della perdita di Alba Regale sino alla sua morte</hi>, nella Biblioteca dell’Archiginnasio, Bologna, ms. B 464, fsc. 17, doc. 1 (carte numerate 163 e 164).</p></item>
					<item><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="02.html#footnote-023-backlink">139</ref></hi>	Ivi, c. 163r. La cifra era pari a circa 6.650 scudi romani di moneta. </p></item>
					<item><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="02.html#footnote-022-backlink">140</ref></hi>	Cfr. ivi. La cifra era pari a circa 18.080 scudi romani di moneta. Il <hi rend="italic">Diario di varie cose accadute al suo tempo tanto in Bologna, che nel contado dall’anno 1585 al 1616 </hi>di Petronio Fabrazzi da Minerbio registra alla data del 10 dicembre 1610 il rientro di Giulio Cesare Isolani, «ricevuto, et incontrato con grande applauso». Sta nella Biblioteca Universitaria Bologna, ms. 674, citazione da c. 249v. </p></item>
					<item><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="02.html#footnote-021-backlink">141</ref></hi>	Devo alla Dott.ssa Stefania Filippi della Biblioteca Universitaria di Bologna questa ricostruzione: la ringrazio molto per la sua generosità. Cfr. anche De Tata 1993. La segnatura attuale del codice è ms. 871. Cfr. Frati 1915-23, in particolare vol. XIX, 48, numero 616. Sull’Istituto delle Scienze, fondato nel 1711 da Luigi Ferdinando Marsili, cfr. Angelini 1989; Cavazza 1990.</p></item>
					<item><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="02.html#footnote-020-backlink">142</ref></hi>	Il ms. segnato Cod. Ital. 35 della Biblioteca Statale Bavarese di Monaco si legge per intero on line (<ref target="http://www.digitale-sammlungen.de/en/view/bsb00139573?page=,1; permalink: http://opacplus.bsb-muench"><hi rend="CharOverride-6">http://www.digitale-sammlungen.de/en/view/bsb00139573?page=,1</hi>; permalink: <hi rend="CharOverride-6">http://opacplus.bsb-muenchen.de/title/BV037444044</hi></ref>).</p></item>
					<item><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="02.html#footnote-019-backlink">143</ref></hi>	Cfr. Halm 1858, 262-3. Csontosi 1882, 239.</p></item>
					<item><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="02.html#footnote-018-backlink">144</ref></hi>	Cfr. Hurmuzaki<hi rend="italic"> </hi>1900, 380-388.</p></item>
					<item><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="02.html#footnote-017-backlink">145</ref></hi>	Cfr. Karl 1928, 124, nota 1. </p></item>
					<item><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="02.html#footnote-016-backlink">146</ref></hi>	Cfr. Lengyel 2023. </p></item>
					<item><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="02.html#footnote-015-backlink">147</ref></hi>	Cfr. <hi rend="italic">Guerre descritte </hi>cit., frontespizio. Un altro elemento certo per la datazione – «Bologna, 22 febbraio 1626» – è offerto dalla dedica del manoscritto conservato a Bologna all’arciduca Leopoldo, firmata dal conte Giulio Cesare Isolani. Cfr. <hi rend="italic">Compendio di molti anni di guerre</hi> cit., cc.1r, 2r.</p></item>
					<item><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="02.html#footnote-014-backlink">148</ref></hi>	Nel <hi rend="italic">Compendio di molti anni di guerre</hi> cit., i capilettera sono decorati, talvolta usando inchiostri di colore rosso e verde, da c. 3r a c. 9v. </p></item>
					<item><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="02.html#footnote-013-backlink">149</ref></hi>	Cfr. <hi rend="italic">Compendio di molti anni di guerre</hi> cit., c. 37r.</p></item>
					<item><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="02.html#footnote-012-backlink">150</ref></hi>	Cfr. <hi rend="italic">Guerre descritte</hi> cit., cc.68v-72r. Pest sarebbe tornata turca all’inizio di settembre 1604. Cfr. Tóth 2000, 368.</p></item>
					<item><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="02.html#footnote-011-backlink">151</ref></hi>	Cfr. Nehring 1983, 176-7. </p></item>
					<item><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number CharOverride-1"><ref target="02.html#footnote-010-backlink">152</ref></hi>	Cfr. Benda, Kálmán, e Karl Nehring 1978. Sulla figura di Benda, divenuto dalla fine degli anni Ottanta del Novecento un accademico di primissimo piano, cfr. Ladányi 1994. Sulla sorveglianza di cui fu fatto oggetto dai servizi del regime socialista, cfr. Őze 2014.</p></item>
					<item><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="02.html#footnote-009-backlink">153</ref></hi>	Benda, Kálmán, e Karl Nehring 1978, 269.</p></item>
					<item><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="02.html#footnote-008-backlink">154</ref></hi>	Cfr. Benda, Kálmán, e Karl Nehring 1978, 269, 272. Sul cav. Bolognini, cfr. Casini 1998, 270 e Dodi 2016, 192.</p></item>
					<item><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="02.html#footnote-007-backlink">155</ref></hi>	Cfr. Deák 1982.</p></item>
					<item><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="02.html#footnote-006-backlink">156</ref></hi>	Benda, Kálmán, et al. 1982, 424.</p></item>
					<item><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="02.html#footnote-005-backlink">157</ref></hi>	Cfr., ad esempio, Tóth 2000, 203 (unione di Teuffenbach con altre forze cristiane il 20 ottobre 1596: qui Isolani è unica fonte); p. 211, nota 67 (Isolani è l’unico a dar conto del «ponte di legno antico» presso il guado di Kerezstes, fondamentale durante la battaglia, e a parlare di buche e fossi che impedirono un’utilizzazione efficace della cavalleria); p. 227 (il <hi rend="italic">Compendio</hi> è l’unica fonte per dar conto delle decisioni del consiglio di guerra asburgico circa i piani della campagna).</p></item>
					<item><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="02.html#footnote-004-backlink">158</ref></hi>	Cfr. Papp 1999, 76-7. </p></item>
					<item><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="02.html#footnote-003-backlink">159</ref></hi>	Cfr. Cristea 2022b; Cristea 2024.</p></item>
					<item><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="02.html#footnote-002-backlink">160</ref></hi>	Ad esempio, cfr. i seguenti errori di Cristea 2024 dovuti alla mancata collazione dei due manoscritti: a p. 206 «sentendo che non erano molti forti di Giente non hebbe ardire di moversi», invece di «sentendo che noi eramo molto forti di gente non hebbe ardire di moversi»; oppure, a p. 218, «si rese a Michele come ha mandato dall’Imperatore» invece di «si rese a Michele, come a mandato dell’Imperatore»; a p. 221 il brano «ma havendo gl’Inimici posta certa Artiglieria per batterli nel lor Campo», dal quale peraltro manca l’aggettivo «picciola» prima di «Artiglieria», è ovviamente privo di senso; il <hi rend="italic">Compendio </hi>corregge l’errore: «ma havendo gl’inimici posta certa picciola artiglieria per battere il nostro campo» ecc. Inoltre, vi sono anche meri errori di lettura; ad esempio, «su fratello» invece di «suo fratello» a p. 218; «alcuni Castelli et entrate di quel Paese piu importanti che ci fussero il che fussero riserbato (sic) al parere di Sua Maesta», a p. 219, invece di «alcuni Castelli, et entrate di quel Paese, delle più importanti, che ci fossero, il che fu riserbato al parere di S. M.tà» (dove addirittura alla lettura errata viene aggiunto un «sic»); a p. 221 «moltitusine» invece di «moltitudine». Si nota poi «fiume Aluta» invece di «fiume Flutta» a p. 224, ove appare altresì evidente che l’editore non ha identificato diversi luoghi e/o nomi del manoscritto bavarese; non sono stati riconosciuti nemmeno la città detta «Corona», cioè Braşov (Brassó in ungherese), o il nome del sanjak-bey di Székesfehérvár, Hussein, preso prigioniero nel 1601 e condotto a Vienna, ben noto alla storiografia. Cfr. ancora Cristea, 224-5 (ma gli esempi potrebbero moltiplicarsi).</p></item>
					<item><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number CharOverride-1"><ref target="02.html#footnote-001-backlink">161</ref></hi>	Cfr. il passo di Cristea 2024, 227: «Il seguente giorno noi levassimo il campo dal luogo di prima per dubbio che l’inimico non ci tornasse a battere nell’Alloggiamento et per piu accostarsi dalla Citta et a Palotta per haver ancora per quella via piu sicuramente le vettovaglie cosi s’incaminassimo verso Palotta et perche la strada per la strettezza era impedita ci fermassimo quasi tutto il giorno aspettando che tutta la Gente et il bagaglio s’inviasse stando noi sempre in ordinanza il che veduto gl’Inimici circa il mezzo giorno uscirno del suo alloggiamento et venne ad incontrarsi per darci Battaglia ma noi stessimo fermi nel luogo dove ci trovavamo senza tende tutti in squadroni et il nostro bagalio (sic) nella Valle appresso». Sono stati omessi: il punto e virgola dopo «Alloggiamento»; la virgola dopo «Citta», la quale peraltro nell’originale è regolarmente accentata; la virgola dopo «vettovaglie» (anche la parola «cosi» nell’originale appare regolarmente accentata); la virgola dopo «aspettando» (di cui sarebbe stato meglio normalizzare la posizione ponendola dopo «tutto il giorno»); la virgola dopo «Gente»; la virgola dopo «ordinanza»; la virgola dopo «alloggiamento»; la virgola dopo «Battaglia». Anche la «e» finale è spesso confusa con «i». Qui, ad esempio, «in squadrone», espressione tipica della tattica militare cinque-seicentesca, viene letto «in squadroni». Si riporta, come ulteriore esemplificazione, il passo a p. 199, nel quale – senza tener conto dei molti segni di interpunzione contenuti nell’originale – viene trascritta soltanto una virgola, rendendolo pressoché incomprensibile: «Nell istesso tempo che se trattava questo trattato ancora Michel Vaivoda di Valacchia deliberosi disperato di potere sodisfar alla gran quantita di debiti ch’havea fatto in Constantinopoli per esser assonto al Principato, essendo molto obligato per li patti lo seguito nell’istesso tempo ancora il Vaivoda di Moldavia entro nel patto di Sigismondo per le qual cose Sigismondo subito mando Barbel Giorgio sopra Lippa con buon numero di gente et doppo haverla battuta alquanto l’hebbe a discretione et fu tenuto prigione il Sangradi Beg con l’istesso corso di fortuna conquistorno i Transilvani Villa Gosvar, Gienu, Chanas, Arad et alcuni altri piccioli castelli».</p></item>
					<item><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number CharOverride-1"><ref target="02.html#footnote-000-backlink">162</ref></hi>	Sul monferrino Federico Biandrate di San Giorgio, fratello del cardinale Giovanni Francesco, cfr. Brunelli 2003, 142.</p></item>
				</list></div></div>
      
      <div>
        <listBibl>
          <head>References</head>
          <bibl n="221422">Angelini, Annarita. 1989. Anatomie Accademiche III: L’Istituto delle Scienze di Bologna. Bologna: il Mulino.</bibl>
          <bibl n="221286">Badiali, Federica, e Dorina Camelia Ilieș. 2011. “La fortezza di Oradea (Romania) nel 1598 tra cartografia e cronaca. Fiamminghi e italiani descrivono la citt&amp;#224;.” Bollettino A. I. C 143: 151-65.</bibl>
          <bibl n="221257">Bagi, Zolt&amp;#225;n P&amp;#233;ter. 2013. “Karl von Mansfeld &amp;#233;s a tizen&amp;#246;t &amp;#233;ves h&amp;#225;bor&amp;#250;.” In Az oszm&amp;#225;n–magyar k&amp;#233;nyszerű egy&amp;#252;tt&amp;#233;l&amp;#233;s &amp;#233;s hozad&amp;#233;ka, a cura di Zsuzsanna J. &amp;#218;jv&amp;#225;ry. Piliscsaba: P&amp;#225;zm&amp;#225;ny P&amp;#233;ter Katolikus Egyetem B&amp;#246;lcs&amp;#233;szet- &amp;#233;s T&amp;#225;rsadalomtudom&amp;#225;nyi Kar: 287–301.</bibl>
          <bibl n="221285">Bagi, Zolt&amp;#225;n P&amp;#233;ter. 2017a. “V&amp;#225;rad 1598. &amp;#233;vi ostroma - m&amp;#225;s n&amp;#233;zőpontokb&amp;#243;l.” In “Őrizz&amp;#252;k V&amp;#225;radot...” - Nagyv&amp;#225;rad &amp;#233;s Bihar v&amp;#225;rmegye t&amp;#246;rt&amp;#233;nete a kora &amp;#250;jkorban, a cura di Ter&amp;#233;z Oborni. Nagyv&amp;#225;rad: s.e.</bibl>
          <bibl n="221242">Bagi, Zolt&amp;#225;n P&amp;#233;ter. 2019. “Giorgio Basta. A Short Summary of a Career.” In “These were hard times for Skanderbeg, but he had an ally, the Hungarian Hunyadi”. Episodes in Albanian–Hungarian Historical Contacts, a cura di Kriszti&amp;#225;n Csapl&amp;#225;r-Degovics. Budapest: Research Centre for the Humanities; Hungarian Academy of Sciences: 35-65.</bibl>
          <bibl n="221269">Bardak&amp;#231;i, &amp;#214;zkan. 2021. “Fran&amp;#231;ois Savary de Br&amp;#232;ves, un diplomate fran&amp;#231;ais au d&amp;#233;but du XVIIe si&amp;#232;cle, et son projet politique turc: entre esprit de croisade, alliance et raison d’&amp;#233;tat.” Dix-septi&amp;#232;me si&amp;#232;cle n. 291: 143-66.</bibl>
          <bibl n="221415">Benda, K&amp;#225;lm&amp;#225;n, et al. 1982. Magyarorsz&amp;#225;g t&amp;#246;rt&amp;#233;neti kronol&amp;#243;gi&amp;#225;ja volume II: 1526-1848. Budapest: Akad&amp;#233;miai Kiad&amp;#243;.</bibl>
          <bibl n="221391">Bione, Carlo et al. 2014. Mirabello e il suo territorio, nuova edizione critica. Mirabello: Museo della Civilt&amp;#224; contadina.</bibl>
          <bibl n="221423">Bizzocchi, Roberto. 1995. Genealogie incredibili. Scritti di storia nell’Europa moderna. Bologna: il Mulino.</bibl>
          <bibl n="221338">Brunelli, Giampiero. 2000. “Giulio III” Enciclopedia dei papi, volume 3.  Roma: Istituto per la Enciclopedia Italiana fondato da G. Treccani: 111-21.</bibl>
          <bibl n="221386">Brunelli, Giampiero. 2003. Soldati del papa. Politica militare e nobilt&amp;#224; nello Stato della Chiesa (1560-1644). Roma: Carocci.</bibl>
          <bibl n="221319">Brunelli, Giampiero. 2015. “Pepoli, Guido” Dizionario biografico degli italiani, volume 82. Roma: Istituto per la Enciclopedia Italiana fondato da G. Treccani: 277–9.</bibl>
          <bibl n="221258">Brunelli, Giampiero. 2021a. “Circolazione geografica e mobilit&amp;#224; sociale. Ripensare la partecipazione degli italiani alle guerre d’Ungheria.” M&amp;#233;langes de l’&amp;#201;cole fran&amp;#231;aise de Rome - Italie et M&amp;#233;diterran&amp;#233;e modernes et contemporaines” 133, 1: 77-86.</bibl>
          <bibl n="221276">Buora, Maurizio Erguen Lafli, e Doğukan &amp;#199;ağlayan. 2022. “Graffiti tardocinquecenteschi di prigionieri nella torre meridionale della fortezza di Rumeli hisari (Turchia).” Quaderni Friulani di Archeologia, 32: 185-93.</bibl>
          <bibl n="221380">Busca, Gabriello. 1585. Della espugnatione, et difesa delle fortezze. In Torino: nella Stamperia dell’erede di Niccol&amp;#242; Bevilacqua.</bibl>
          <bibl n="221455">Busca, Gabriello. 1601. Dell’architettura militare. In Milano: appresso Girolamo Bordone.</bibl>
          <bibl n="221312">De Caro, Gaspare. 1973. “Caetani, Enrico.” In Dizionario biografico degli italiani, volume 16. Roma: Istituto per la Enciclopedia Italiana fondato da G. Treccani: 148-55.</bibl>
          <bibl n="221249">Campana, Cesare. 1597. Compendio historico delle guerre ultimamente successe tra Christiani, &amp;amp; Turchi; &amp;amp; tra Turchi, &amp;amp; Persiani. Nel quale particolarmente si descrivono quelle fatte in Ungheria, &amp;amp; Transilvania, fino al presente Anno MDXCVII […]. In Vinegia: presso Altobello Salicato.</bibl>
          <bibl n="221433">Campana, Cesare. 1602. Delle historie del mondo […], volume secondo. In Pavia: appresso Pietro Bartoli.</bibl>
          <bibl n="221410">Cavazza, Marta. 1990. Settecento inquieto. Alle origini dell’Istituto delle Scienze di Bologna. Bologna: il Mulino.</bibl>
          <bibl n="221294">Ciuccarelli, Cecilia. 2000. “Ghiselli, Anton Francesco.” In Dizionario Biografico degli Italiani, volume 54. Roma: Istituto per la Enciclopedia Italiana fondato da G. Treccani: 1-2.</bibl>
          <bibl n="221411">Coronini, Rodolfo. 1780. Fasti Goriziani, portati in italiano da Lorenzo da Ponte. In Goritia: Valerio de’ Valerj.</bibl>
          <bibl n="221240">Cristea, Ovidiu. 2022a. “Castello di Varadino Passo Principale della Transilvania: Giovanni Marco Isolano’s Relation On the Siege of Oradea (1598).” In From Medieval Frontiers to Early Modern Borders in Central and South-Eastern Europe. Between Soldier and Guard: The Roles of the Town Mercenaries in the Late Sixteenth-Early Seventeenth Century Cluj (Klausenburg/Kolozsv&amp;#225;r), Sighișoara (Sch&amp;#228;ssburg/ Segesv&amp;#225;r) and Brașov (Kronstadt/ Brass&amp;#243;), a cura di Csaba Izs&amp;#225;n [et al.]. Berlin: Peter Lang Verlag: 293-308.</bibl>
          <bibl n="221268">Cristea, Ovidiu. 2022b. “Giovanni Marco Isolano (?-1606).” In Călători străini despre Ţările Rom&amp;#226;ne, Supliment volume III, a cura di Ștefan Andreescu, Ovidiu Cristea [et al.]. Bucureşti: Editura Academiei Rom&amp;#226;ne: 45-124.</bibl>
          <bibl n="221243">Cristea, Ovidiu. 2022c. “A Letter from Captivity. Count Giovanni Marco isolano to emperor Rudolph II (21st February 1603).” in Storie della modernit&amp;#224;. Spazi mediterranei e prospettive globali. Studi in onore di Mirella Vera Mafrici, a cura di Claudia Pingaro, Lorenzo Benedetti. Viareggio: Edizioni La Villa: 147-59.</bibl>
          <bibl n="221272">Cristea, Ovidiu, a cura di. 2024. “Document. Guerre descritte della felice memoria del signor conte Giovanni Marco Isolano governatore et colonello in Alba Reale per sua Maesta Cesarea.” Revista istorică, 35: 195-236.</bibl>
          <bibl n="221244">Cristea, Ovidiu e Ovidiu Olar. 2020. “War and Diplomacy in the Black Sea Region during the Long War” (1593–1606).” In From Pax Mongolica to Pax Ottomanica: War, Religion and Trade in the the Northwestern Black Sea Region (14th-16th Centuries), a cura di Ovidiu Cristea e Liviu Pilat. Leiden: Brill 2020: 228-48.</bibl>
          <bibl n="221424">Csontosi, J&amp;#225;nos. 1882. “A m&amp;#252;ncheni k&amp;#246;nivt&amp;#225;r hazai vonatkoz&amp;#225;s&amp;#250; k&amp;#233;zitarai.” Magyar K&amp;#246;nyvszemle 7, 1-6: 202-240</bibl>
          <bibl n="221260">Dameri, Annalisa. 2016. “&amp;#171;Servitore di due padroni&amp;#187;. Gabrio Busca, ingegnere militare tra Piemonte e Spagna.” In Defensive Architecture of the Mediterranean XV to XVIII Centuries, volume 3, a cura di Giorgio Verdiani. Firenze: Didapress: 71-78.</bibl>
          <bibl n="221297">Della Bona, Giuseppe Domenico. 1856. Osservazioni ed aggiunte sopra alcuni passi dell’Istoria della Contea di Gorizia di Carlo Morelli di Sch&amp;#246;nfeld, Gorizia: Tipografia Paternolli.</bibl>
          <bibl n="221300">da Carmignano di Brenta, Arturo M. 1960. San Lorenzo da Brindisi, dottore della Chiesa universale (1559-1619) volume II, Venezia-Mestre: Curia Provinciale dei FF. MM. Cappuccini.</bibl>
          <bibl n="221313">De&amp;#225;k, Istv&amp;#225;n. 1985. rec. Magyarorsz&amp;#225;g t&amp;#246;rt&amp;#233;neti kronol&amp;#243;gi&amp;#225;ja, 2nd ed., 4 vols., edited by K&amp;#225;lm&amp;#225;n Benda et al. Budapest: Akad&amp;#233;miai Kiad&amp;#243;, 1982. Slavic Review, 44: 367-368.</bibl>
          <bibl n="221392">Delumeau, Jean. 1959. Vie &amp;#233;conomique et sociale de Rome dans la seconde moiti&amp;#233; du XVIe si&amp;#232;cle volume II. Paris: de Boccard.</bibl>
          <bibl n="221306">De Caro, Gaspare. 1965. “Basta, Giorgio.” In Dizionario Biografico degli Italiani, volume 7. Roma: Istituto per la Enciclopedia Italiana fondato da G. Treccani, 1965: 154-7.</bibl>
          <bibl n="221287">De Tata, Rita. 1993. “&amp;#171;Per Instituti aedes migraverit&amp;#187;: la collocazione dei manoscritti della Biblioteca Universitaria di Bologna dalle origini ai nostri giorni.” L’Archiginnasio 88: 323-417.</bibl>
          <bibl n="221358">di Napoli, Alfredo. 2017. Secundum regulam ex eleemosinis. Il Salento e i suoi frati cappuccini (secoli XVI-XVII). Bari: L’Aurora serafica.</bibl>
          <bibl n="221460">Djuvara, Neagu. 2016. A Brief Illustrated History of Romanians. Bucureşti: Humanitas.</bibl>
          <bibl n="221263">Dodi, Romolo. 2016. “Note biografiche e tavole genealogiche della famiglia Bolognini.” In Bolognini. Storia genealogia e iconografia con cenni sulle famiglie Amorini e Salina, a cura di Giuliano Malvezzi Campeggi. Bologna: Costa: 41-208.</bibl>
          <bibl n="221402">Dolfi, Pompeo Scipione. 1670. Cronologia delle Famiglie Nobili di Bologna. In Bologna: presso Giovan Battista Ferroni.</bibl>
          <bibl n="221310">Dooley, Brendan. 2014. A Mattress Makers Daughter. The Renaissance Romance of Don Giovanni de Medici and Livia Vernazza. Cambridge (MA)-London: Cambridge University Press.</bibl>
          <bibl n="221367">Doru, Marta. 2013. Cetatea Oradiei. De la &amp;#238;nceputuri p&amp;#226;nă la sf&amp;#226;rșitul secolului al XVII-lea. Oradea: Editura Muzeului Ţării Crişurilor.</bibl>
          <bibl n="221347">Duffy, Christopher. 1979. Siege Warfare. Fortress in the Early Modern World, 1494-1660, volume1. London and Henley: Routledge &amp;amp; Kegan Paul Books.</bibl>
          <bibl n="221395">Emődi, Ioan. 1999. “Contribuţii la cunoaşterea&amp;#160;istoriei&amp;#160;construcţiei cetăţii renascentiste din Oradea.” Crisia 19: 59-118.</bibl>
          <bibl n="221452">Fanti, Mario. 1977. La storia di Minerbio. Minerbio: Cassa rurale ed artigiana di Minerbio.</bibl>
          <bibl n="221273">Frati, Luigi, “Biblioteca Universitaria di Bologna.” In Inventari dei manoscritti delle biblioteche d’Italia; opera fondata dal prof. Giuseppe Mazzatinti volumi XV, XVII, XIX, XXI, XXIII, XXV, XXVII. Firenze, Olschki.</bibl>
          <bibl n="221311">Friedensburg, Ferdinand. 2019. M&amp;#252;nzkunde und Geldgeschichte der Einzelstaaten des Mittelalters und der neueren Zeit, reprint Berlin-Boston: Oldenbourg Wissenschaftsverlag.</bibl>
          <bibl n="221307">Gardi, Andrea. 1994. Lo Stato in provincia. L’amministrazione della Legazione di Bologna durante il Regno di Sisto V (1585-1590). Bologna: Istituto per la storia di Bologna.</bibl>
          <bibl n="221246">Gardi, Andrea. 2010. “Le istituzioni pontificie nella Romagna ferrarese: considerazioni introduttive.” In Romagnola, Romandiola. La Romagna nella legazione Ferrarese, Lugo e Massa Lombarda, 17 novembre 2007. Studi promossi dal Centro di studi sulla Romandiola nord Occidentale. Lugo, Walberti: 23-125.</bibl>
          <bibl n="221323">Gardi, Andrea. 2024. “Fortezze in citt&amp;#224;, fortezze in pianura. La politica militare nelle Legazioni pontificie del primo Seicento.” Storia urbana 47, n. 178: 15-43.</bibl>
          <bibl n="221344">G&amp;#233;za, D&amp;#225;vid, e Fodor P&amp;#225;l. 1983. “Magyar vonatkoz&amp;#225;s&amp;#250; t&amp;#246;r&amp;#246;k &amp;#225;llamiratok a tizen&amp;#246;t&amp;#233;ves h&amp;#225;bor&amp;#250; kor&amp;#225;b&amp;#243;l.” Hadt&amp;#246;rt&amp;#233;nelmi K&amp;#246;zlem&amp;#233;nyek 30: 278-296, 451-467</bibl>
          <bibl n="221353">Giannini, Massimo Carlo. 2003. L’oro e la tiara. La costruzione dello spazio fiscale italiano della Santa Sede, 1560‐1620. Bologna: il Mulino.</bibl>
          <bibl n="221434">Grandi Venturi, Graziella, a cura di. 1989. “Inventario delle schede Ridolfi.” L’Archiginnasio, LXXXIV.</bibl>
          <bibl n="221267">Guidicini, Giuseppe. 1872. Cose notabili della citt&amp;#224; di Bologna ossia Storia cronologica de’ suoi stabili sacri, pubblici e privati, pubblicata dal figlio Ferdinando, volume IV. Bologna, Societ&amp;#224; Tipografia dei Compositori.</bibl>
          <bibl n="221278">Guidicini, Giuseppe. 1873. Cose notabili della citt&amp;#224; di Bologna ossia Storia cronologica de’ suoi stabili sacri, pubblici e privati, pubblicata dal figlio Ferdinando, volume V. Tip. Militare gi&amp;#224; delle Scienze.</bibl>
          <bibl n="221333">Guidicini, Giuseppe, a cura di. 1876-7. I riformatori dello stato di libert&amp;#224; della citt&amp;#224; di Bologna dal 1394 al 1797, 3 volumi. Bologna: Regia tipografia.</bibl>
          <bibl n="221241">Halm, Carl Felix von, a cura di. 1858. Codicum Manu Scriptorum Bibliothecae Regiae Monacensis volume VII: Codices manu scripti Bibliothecae Regiae Monacensis: gallici, hispanici, italici, anglici, suecici, danici, slavici, esthnici, hungarici descripti. Monachii: prostat Monachii in Libraria Regia Palmiana; Parisii: apud A. Franck</bibl>
          <bibl n="221435">Isolani, Carolina. 1915. Donne di virt&amp;#249; nella baraonda bolognese del Settecento. Bologna: Zanichelli.</bibl>
          <bibl n="221404">Karl, Louis. 1928. “La Hongrie et la diplomatie europ&amp;#233;enne au XVIe si&amp;#232;cle.” Revue des &amp;#233;tudes historiques 94&amp;#160;: 121-36.</bibl>
          <bibl n="221375">Kowalczyk Thomas, 2019. “Edward Barton in Hungary. Arguments for Travel as Diplomatic Service.” Renaissance Studies 33 (4): 590-608.</bibl>
          <bibl n="221322">Kruppa, Tam&amp;#225;s. 2018a. “Egy epiz&amp;#243;d a tizen&amp;#246;t &amp;#233;ves h&amp;#225;bor&amp;#250;b&amp;#243;l. Adatok Giovanni Marco Isolano gr&amp;#243;f magyarorsz&amp;#225;gi p&amp;#225;lyafut&amp;#225;s&amp;#225;hoz.” Hadt&amp;#246;rt&amp;#233;nelmi K&amp;#246;zlem&amp;#233;nyek 131: 719-34.</bibl>
          <bibl n="221292">Kruppa, Tam&amp;#225;s. 2018b. “V&amp;#225;rad ostrom&amp;#225;nak eml&amp;#233;kezete Giovanni Marco Isolano gr&amp;#243;f jelent&amp;#233;se a v&amp;#225;r &amp;#233;s a v&amp;#225;ros 1598. &amp;#233;vi ostrom&amp;#225;r&amp;#243;l.” Lymbus. Magyars&amp;#225;gtudom&amp;#225;nyi Forr&amp;#225;sk&amp;#246;zlem&amp;#233;nyek [16]: 155-92.</bibl>
          <bibl n="221302">Kruppa, Tam&amp;#225;s. 2020. “Egy p&amp;#225;pai hadbiztos a magyarorsz&amp;#225;gi hadsz&amp;#237;nt&amp;#233;ren Giacomo Serra jelent&amp;#233;sei az 1602–1603. &amp;#201;vekből.” Lymbus. Magyars&amp;#225;gtudom&amp;#225;nyi Forr&amp;#225;sk&amp;#246;zlem&amp;#233;nyek 18: 95-147.</bibl>
          <bibl n="221436">Lad&amp;#225;nyi, S&amp;#225;ndor. 1994. “K&amp;#225;lm&amp;#225;n Benda (1913-1994).” K&amp;#246;nyv, k&amp;#246;nyvt&amp;#225;r, k&amp;#246;nyvt&amp;#225;ros 3, augusztus: 45-52.</bibl>
          <bibl n="221339">Lengyel, Zsolt K. 2023. “Karl H. Nehring (29. Mai 1943 – 4. April 2024).” Ungarn-Jahrbuch. Zeitschrift f&amp;#252;r interdisziplin&amp;#228;re Hungarologie 39: 447-53.</bibl>
          <bibl n="221405">Litta, Pompeo. 1834. “Bentivoglio.” In Famiglie celebri italiane. Milano: dalla tipografia del dottor Giulio Ferrario</bibl>
          <bibl n="221328">Malcom, Noel. 2015. Agents of Empire. Knights, Corsairs, Jesuits and Spies in the Sixteenth-Century Mediterranean World. Oxford [ecc.]: Oxford University Press.</bibl>
          <bibl n="221345">Manfredi, Muzio. 1575. Per donne romane. Rime di diversi, raccolte, &amp;amp; dedicate al Signor Giacomo Buoncompagni. In Bologna: per Alessandro Benacci.</bibl>
          <bibl n="221274">Meyer, Arnold Oskar, a cura di. 1913. Nuntiaturberichte aus Deutschland, volume IV, tomo III: Die prager Nuntiatur des Giovanni Stefano Ferreri und die wiener Nuntiatur des Giacomo Serra (1603-1606). Berlin: A. Bath.</bibl>
          <bibl n="221406">Migliorini, Bruno. 2001. Storia della lingua italiana. Introduzione di Ghino Ghinassi, IX edizione, Milano: Bompiani.</bibl>
          <bibl n="221381">Nehring, Karl. 1983. Gesandtschaftsreise nach Konstantinopel: ein Beitrag zum Frieden von Zsitvatorok (1606). M&amp;#252;nchen: Oldenbourg.</bibl>
          <bibl n="221320">Őze, S&amp;#225;ndor. 2014. T&amp;#246;rt&amp;#233;n&amp;#233;szek az &amp;#225;llambiztons&amp;#225;g c&amp;#233;lkeresztj&amp;#233;ben: Benda K&amp;#225;lm&amp;#225;n megfigyel&amp;#233;se. Budapest: Hamvas Int. - Bruxelles: ENP K&amp;#233;pviselőcsop. Eur&amp;#243;pai Parlament.</bibl>
          <bibl n="221295">Papo, Adriano, e Gizella Nemeth Papo. 2000. Storia e cultura dell’Ungheria. Dalla preistoria del bacino carpatodanubiano all’Ungheria dei giorni nostri. Soveria Mannelli: Rubbettino.</bibl>
          <bibl n="221282">Papp, S&amp;#225;ndor. 1999. “Sz&amp;#233;kely M&amp;#243;zes erd&amp;#233;lyi fejedelem hatalomra ker&amp;#252;l&amp;#233;s&amp;#233;nek diplom&amp;#225;ciai tanuls&amp;#225;gai &amp;#233;s egy nagyvez&amp;#237;ri előterjeszt&amp;#233;s (telhi’s) keletkez&amp;#233;se.” Aetas. T&amp;#246;rt&amp;#233;nettudom&amp;#225;nyi foly&amp;#243;irat, 14: 71-88.</bibl>
          <bibl n="221340">Pasquali Alidosi, Giovan Nicol&amp;#242;. 1670. I signori Anziani consoli e Gonfalonieri di giustizia della citt&amp;#224; di Bologna […]. In Bologna: per li Manolessi</bibl>
          <bibl n="221348">Pernice, Angelo. 1925. “Un episodio del valore toscano nelle guerre di Valacchia alla fine del secolo XVI.” Archivio Storico Italiano 83: 249-97.</bibl>
          <bibl n="221324">Promis, Carlo. 1863. “Gli ingegneri e gli scrittori militari Bolognesi del XV e XVI secolo.” Miscellanea di Storia Italiana, volume  IV. Torino: Stamperia reale.</bibl>
          <bibl n="221412">Possevino, Antonio. 1913. Transilvania (1584), per cura del dr. Andrea Veress. Budapest: Tip. artistica Stephaneum.</bibl>
          <bibl n="221293">Reinhardt, Nicole. 2000. Macht und Ohnmacht der Verflechtung. Rom und Bologna unter Paul V. Studien zur fr&amp;#252;hneuzeitlichen Mikropolitik im Kirchenstaat, T&amp;#252;bingen, Bibliotheca academica.</bibl>
          <bibl n="221349">Saccoccio, Antonio. 2014. “Dall’obbligo alla prestazione degli alimenti alla Obligatio ex lege”. Roma e America. Diritto romano comune 35: 3-40.</bibl>
          <bibl n="221437">Sella, Pietro. 1973. Glossario latino-emiliano. Citt&amp;#224; del Vaticano: Biblioteca Apostolica Vaticana.</bibl>
          <bibl n="221265">Stramberg, Johann Christian von. 1846. “Isolani.” In Allgemeine Encyclop&amp;#228;die der Wissenschaften und K&amp;#252;nste. Zweite Sektion, a cura di Johann Samuel Ersch, Johann Gottfried Gruber,  25: Isnagar-Italien, Leipzig: Brockhaus: 68-70.</bibl>
          <bibl n="221247">Tettoni, Leone e Francesco Saladini. 1846. Teatro araldico ovvero raccolta generale delle armi ed insegne gentilizie delle pi&amp;#249; illustri e nobili casate che esisterono un tempo e che tuttora fioriscono in tutta l’Italia, famiglia Bentivoglio, volume V. Lodi: pei tipi di Cl. Wilmant e figli, 1846</bibl>
          <bibl n="221419">Tonini, Carlo. 1896. Compendio della storia di Rimini, parte seconda: Dal 1500 al 1861. Rimini: Tip. Renzetti.</bibl>
          <bibl n="221305">Veress, Andrei, a cura di. 1932. Documente privitoare la istoria Ardealului, Moldovei şi Ţării Rom&amp;#226;neşti volume V: Acte şi scrisori (1596–1599). Bucureşti, Cartea Rom&amp;#226;nească.</bibl>
          <bibl n="221346">Veress, Endre, a cura di. 1909. Basta Gy&amp;#246;rgy hadvez&amp;#233;r levelez&amp;#233;se &amp;#233;s iratai (1597—1607) volume, I: 1597-1602. Budapest: Kiadja a Magyar Tudom&amp;#225;nyos.</bibl>
          <bibl n="221385">Vicentini,  Cecilia. 2015. La collezione Calcagnini d’Este. Una famiglia e le sue raccolte fra Ferrara e Roma. Roma: Campisano.</bibl>
          <bibl n="221356">Vigan&amp;#242;, Marino. 2003. “Architetti militari e maestranze lombarde in Ungheria tra XV e XVI secolo.” Arte Lombarda nuova serie, 139, 3: 118-27.</bibl>
          <bibl n="221317">Warlich, Bernd. “Isolano, Gian Ludovico Ettore Obrist” &amp;lt;http://www.30jaehrigerkrieg.de/isolano-goan-lodovico-hector-graf-obrist-1586-gorz-17-3-1640-wien/&amp;gt; (2025-12-30)</bibl>
          <bibl n="221416">Zamboni, Camillo. 1855. Cronaca del castello di Minerbio. Bologna: Societ&amp;#224; tipografica bolognese e ditta Sassi.</bibl>
          <bibl n="221420">Zanni Rosiello, Isabella, a cura di. 1992. L’archivio degli Anziani Consoli. Inventario. Bologna: Lo Scarabeo.</bibl>
          <bibl n="221396">Zanni Rosiello, Isabella.  1991. “Le ‘Insignia’ degli Anziani: un autoritratto celebrativo.” Societ&amp;#224; e storia XIV: 329-62.</bibl>
          <bibl n="221325">Zanni Rosiello, Isabella. 2000. L’archivista sul confine. Scritti, a cura di Carmela Binchi e Tiziana Di Zio. Roma: Ministero per i Beni e le attivit&amp;#224; culturali.</bibl>
          <bibl n="221280">Bagi, Zolt&amp;#225;n P&amp;#233;ter. 2016a. „&amp;#201;n alig v&amp;#243;ltam erősb &amp;#233;s rettenetesb harczon &amp;#233;s viadalon, mint ez vala.” A kereszt&amp;#233;ny &amp;#233;s az oszm&amp;#225;n fősereg harca 1601-ben. Iszkaszentgy&amp;#246;rgy: Iszkaszentgy&amp;#246;rgyi K&amp;#246;zs&amp;#233;gi &amp;#214;nkorm&amp;#225;nyzat.</bibl>
          <bibl n="221326">Benda, K&amp;#225;lm&amp;#225;n. 1983. “Giovanni Marco Isolano gr&amp;#243;f cs&amp;#225;sz&amp;#225;ri ezredes feljegyz&amp;#233;sei a magyarorsz&amp;#225;gi t&amp;#246;r&amp;#246;k h&amp;#225;bor&amp;#250;r&amp;#243;l 1594−1602.” Hadt&amp;#246;rt&amp;#233;nelmi K&amp;#246;zlem&amp;#233;nyek 30: 651-81.</bibl>
          <bibl n="221397">Benda, K&amp;#225;lm&amp;#225;n, e Karl Nehring. 1978. “Sz&amp;#233;kesfeh&amp;#233;rv&amp;#225;r 1602-es t&amp;#246;r&amp;#246;k ostrom&amp;#225;nak napl&amp;#243;ja.” Fej&amp;#233;r Megyei T&amp;#246;rt&amp;#233;neti 12: 269-83</bibl>
          <bibl n="221400">Brunelli, Giampiero. 2017. La santa impresa. Le crociate di Clemente VIII in Ungheria (1595-1601). Roma: Ed.ce Salerno.</bibl>
          <bibl n="221368">Casini, Bruno. 1998. I cavalieri degli Stati italiani membri del Sacro Militare Ordine di S. Stefano papa e martire volume I, Pisa: ETS.</bibl>
          <bibl n="221331">Doglioni, Giovanni Nicol&amp;#242;. 1595. L’Ungheria spiegata. Ove chiaramente si leggono tutte le cose successe in quel Regno […]. In Venetia: appresso Damian Zenaro</bibl>
          <bibl n="221270">Finkel, Caroline F. 1992. “French Mercenaries in the Habsburg-Ottoman War of 1593-1606: The Desertion of the P&amp;#225;pa Garrison to the Ottomans in 1600.” Bulletin of the School of Oriental and African Studies 55, 3: 451-471</bibl>
          <bibl n="221261">Hurmuzaki, Eudoxiu de, a cura di. 1900. Documente privitoare la istoria rom&amp;#226;nilor volume XI: Acte din secolul al XVI-lea (1517–1612), relative mai ales la domnia și viața lui Petru-Vodă Șchiopul, a cura di Nicolae Iorga. București: I. V. Socecu</bibl>
          <bibl n="221359">Koprulu, Oran F. 1997. “Hasan Paşa, Yemiş&amp;#231;i.” In T&amp;#252;rkiye Diyanet Vakfi İsl&amp;#226;m ansiklopedisi volume 16. Ankara: T&amp;#252;rkiye Diyanet Vakfi: 342-3.</bibl>
          <bibl n="221425">Sikl&amp;#243;si, Gyula. 2013. A t&amp;#246;r&amp;#246;kkori Sz&amp;#233;kesfeh&amp;#233;rv&amp;#225;r. Sz&amp;#233;kesfeh&amp;#233;rv&amp;#225;r: MH &amp;#214;sszhaderőnemi Parancsnoks&amp;#225;g Tud. Tcs.</bibl>
          <bibl n="221461">Spontone, Ciro. 1602. Attioni de re d’Ungheria […]. In Bologna: per Vittorio Benacci.</bibl>
          <bibl n="221456">Spontone, Ciro. 1638. Historia della Transilvania. In Venetia: appresso Giacomo Sarzina.</bibl>
          <bibl n="221428">T&amp;#243;th, S&amp;#225;ndor L&amp;#225;szl&amp;#243;. 2000. A Mezőkeresztesi csata &amp;#233;s a tizen&amp;#246;t &amp;#233;ves h&amp;#225;bor&amp;#250;. Szeged: Belvedere meridionale.</bibl>
        </listBibl>
      </div>
    </body>
  </text>
</TEI>