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        <title type="main" level="a">Textus receptus. I Milioni latini e la traduzione di Francesco Pipino</title>
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          <persName n="1" ref="https://orcid.org/0000-0003-1196-8773" type="ORCID">
            <forename>Carlo Giovanni</forename>
            <surname>Calloni</surname>
            <placeName type="affiliation">Ca' Foscari University of Venice, Italy</placeName>
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          <resp>This is a section of <title>Il &lt;i&gt;Milione&lt;/i&gt; nel tempo tra Asia ed Europa: Marco Polo nelle letterature medievali e contemporanee</title>(DOI: <idno type="DOI">10.36253/979-12-215-0883-3</idno>) by </resp>
          <name>Paola Mocella</name>
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        <publisher>Firenze University Press</publisher>
        <pubPlace>Florence</pubPlace>
        <date when="2025">2025</date>
        <idno type="DOI">https://doi.org/10.36253/979-12-215-0883-3.05</idno>
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          <p>Available for academic research purposes</p>
          <p>Open Access</p>
          <p>Copyright Author(s)</p>
          <licence source="text" target="https://creativecommons.org/licenses/by-sa/4.0/legalcode">
            <p>Content licence CC BY-SA 4.0</p>
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            <p>Metadata licence CC0 1.0</p>
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        <p>This is original content, published for academic research purposes</p>
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      <abstract xml:lang="en">
        <p>During the Middle Ages, Devisement dou monde by Marco Polo and Rustichello da Pisa circulated widely through numerous translations into various languages. Among these, the Latin versions are particularly significant, comprising six distinct redactions – L, LB, LA, LT, P, and Z –, each differing in time of composition, context, editorial value, textual history, and fortune. This paper presents the status quaestionis for each of these versions and offers new insights into the most widespread one, the Francesco Pipino’s translation (P), through a comparative analysis with version Z.</p>
      </abstract>
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        <keywords>
          <list>
            <item>Devisement du Monde</item>
            <item>Marco Polo</item>
            <item>Francesco Pipino</item>
            <item>Translation studies</item>
            <item>Medieval Latin Philology</item>
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      <p>It is available online at https://doi.org/10.36253/979-12-215-0883-3.05<ref target="https://doi.org/10.36253/979-12-215-0883-3.05" /></p>
      <div><head>Carlo Giovanni Calloni</head></div><div><head><hi rend="italic">Textus receptus</hi>. I <hi rend="italic">Milioni</hi> latini <lb/>e la traduzione di Francesco Pipino</head><p rend="text">Parlare della fortuna del <hi rend="italic">Devisement dou monde</hi> di Marco Polo (d’ora in avanti <hi rend="italic">Devisement</hi>) nel Medioevo significa parlare delle continue traduzioni e riscritture del testo in lingue diverse dall’originale. Il libro, esito della collaborazione tra il mercante e Rustichello da Pisa (1298), venne scritto in una lingua, quella franco-italiana, che fu ben presto dimenticata e la cui <hi rend="italic">facies</hi> originaria ci è conservata in un unico manoscritto completo e in un frammento di quattro fogli<hi rend="notes_number CharOverride-1"><hi><ref target="xml_05.html#footnote-024">1</ref></hi></hi>: poca cosa se si considerano i centoquarantaquattro manoscritti che ci sono rimasti per i duecento anni successivi<hi rend="notes_number CharOverride-1"><hi><ref target="xml_05.html#footnote-023">2</ref></hi></hi>. Tra le lingue in cui il testo si diffuse, il latino occupa una posizione di rilievo. Uno sguardo d’insieme al testimoniale suddiviso linguisticamente offre un’immagine lampante della situazione: da una parte, un blocco compatto che copre quasi il sessanta per cento del totale; dall’altra, un fiorire di varietà linguistiche (francese, toscano, veneto soprattutto, ma troviamo anche catalano e aragonese e nel Quattrocento tedesco, ceco e gaelico) che si contendono il restante quaranta per cento (Fig. 1.1).</p><figure>
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				</figure><p rend="caption_figure">Figura 1.1 – Manoscritti del <hi rend="italic">Devisement</hi> suddivisi in base alla lingua.</p><p rend="text">La compattezza del blocco latino è però in parte fuorviante: vi rientrano, infatti, sei versioni latine differenti per contesti di produzione, valore testimoniale e qualità stilistica (L, LA, LB, LT, P, Z). Un grafico che tenga conto delle differenti redazioni del <hi rend="italic">Devisement</hi>, e non della lingua in cui furono prodotte, può dare un’idea più sfaccettata del monolite latino (Fig. 1.2)<hi rend="notes_number CharOverride-1"><hi><ref target="xml_05.html#footnote-022">3</ref></hi></hi>. </p><figure>
					<graphic url="xml_05-web-resources/image/Fig._1.2..jpg" rend="img _idGenObjectAttribute-1" mimeType="image/jpeg"/>
				</figure><p rend="caption_figure">Figura 1.2 – Manoscritti del <hi rend="italic">Devisement </hi>distinti in base alla redazione.</p><p rend="text">La centralità della lingua latina nella tradizione del <hi rend="italic">Devisement</hi> ne esce confermata, ma non tanto (e non solo) per la quantità dei codici, quanto per il numero delle redazioni, tutte tentativi di ricondurre in vario modo l’ibrido testo poliano in un linguaggio autorevole. Nel presente contributo intendo ricapitolare lo <hi rend="italic">status quaestionis</hi> sulle diverse traduzioni latine e illustrare alcuni aspetti della forma del testo più fortunata, quella di Francesco Pipino, a confronto con la redazione Z.</p><div><head>1. I <hi rend="italic">Milioni</hi> latini</head><p rend="text">Le sei versioni latine si intrecciano con quelle volgari a vari livelli del complicato stemma poliano (Fig. 1.3): Z e L si collocano ai piani alti e sono fondamentali ai fini della ricostruzione del testo del <hi rend="italic">Devisement</hi>; LA, LB, LT e P sono traduzioni di secondo o terzo grado e costituiscono, come si dirà più avanti, un riflesso della straordinaria fortuna della famiglia VA.</p><figure>
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				</figure><p rend="caption_figure">Figura 1.3 – Stemma del <hi rend="italic">Devisement </hi>proposto da Simion 2019, 86.</p><p rend="text">Per presentare le caratteristiche di ciascuna traduzione occorre dare conto brevemente della tradizione del testo<hi rend="notes_number CharOverride-1"><hi><ref target="xml_05.html#footnote-021">4</ref></hi></hi> e a questo scopo è ancora utile rifarsi all’introduzione del <hi rend="italic">Milione</hi> di Luigi Foscolo Benedetto (1928), cui si devono due fondamentali acquisizioni: il riconoscimento della primogenitura della forma franco-italiana e la valorizzazione in chiave ecdotica della traduzione curata dell’umanista veneziano Giovanni Battista Ramusio (1485-1557) per il secondo volume della raccolta <hi rend="italic">Navigationi et Viaggi</hi>, uscita postuma nel 1559 (R) (Ramusio 1559; cfr. Milanesi 1980), che conserva numerose informazioni e interi brani assenti nella maggior parte dei codici. Attraverso una collazione a campione, Benedetto riuscì a rintracciare molti di questi passi nella tradizione manoscritta e arrivò a formulare l’ipotesi, accolta per lungo tempo, che il testo fosse andato incontro a un progressivo e rapido deterioramento. Secondo la sua ricostruzione l’unico testimone della veste linguistica originaria, il codice Paris, Bibliothèque <hi >nationale</hi> de France, fr. 1116 (F), rappresenterebbe uno stadio già profondamente degradato dell’opera, uno stadio a cui apparterrebbero anche i modelli franco-italiani delle redazioni francese (Fr), toscana (TA) e veneta (VA). Tuttavia, una ‘fase anteriore a F’ sarebbe ricostruibile ricorrendo ad altre redazioni, più ricche nel contenuto, che tradurrebbero codici franco-italiani più vicini all’originale: la principale sarebbe la traduzione latina Z, conservata direttamente da un solo testimone, il codice Toledo, Archivio Capitolare, 49.20<hi rend="notes_number CharOverride-1"><hi><ref target="xml_05.html#footnote-020">5</ref></hi></hi>, e indirettamente dalla traduzione di Ramusio, che avrebbe collazionato diversi testimoni tra cui P per la struttura e un codice latino più corretto dello zeladiano e oggi perduto (il cosiddetto codice Ghisi) per il contenuto; un codice franco-italiano simile sarebbe servito da modello per una versione veneziana (V) e per l’epitome latina indicata con la sigla L (Fig. 1.4). </p><figure>
					<graphic url="xml_05-web-resources/image/Fig._1.4..jpg" rend="img _idGenObjectAttribute-1" mimeType="image/jpeg"/>
				</figure><p rend="caption_figure">Figura 1.4 – Stemma del <hi rend="italic">Devisement </hi>di Terracini 1933, 417, adattato da Andreose e Mascherpa 2024, 155.</p><p rend="text">Negli ultimi vent’anni una nuova indagine sistematica sulla redazione Z e sulle testimonianze indirette che ad essa rimandano ha portato i filologi a preferire un’interpretazione differente – definita pluriredazionale, contro quella uniredezionale di Benedetto (cfr. Fig. 1.3)<hi rend="notes_number CharOverride-1"><hi><ref target="xml_05.html#footnote-019">6</ref></hi></hi>. A un ‘<hi rend="italic">Milione</hi> genovese’ (α) che andò incontro a un immediato successo e fu tradotto più volte, si affiancherebbe un ‘<hi rend="italic">Milione</hi> veneziano’ (β), che ebbe una diffusione prettamente locale e uscì di rado dai confini lagunari prima del Cinquecento, ma che si nutrì e crebbe grazie a un continuo rapporto con il viaggiatore. In una serie di recenti studi, Giuseppe Mascherpa ha ricostruito le tappe della famiglia β: </p><list rend="numbered">
				<item>intorno al terzo decennio del XIV secolo venne realizzata una traduzione latina a partire da un codice franco-italiano più corretto di F<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi><ref target="xml_05.html#footnote-018">7</ref></hi></hi>; </item>
				<item>progressivamente questa traduzione latina fu ampliata ricorrendo a nuove testimonianze autoriali: la forma <hi rend="italic">aucta</hi> sarebbe testimoniata dalla seconda parte del codice zeladiano e soprattutto da R<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi><ref target="xml_05.html#footnote-017">8</ref></hi></hi>. </item>
			</list><p rend="text">Si capisce quindi l’interesse notevole che ha il testo latino per la ricostruzione del <hi rend="italic">Devisement</hi> originale e della sua seconda versione. </p><p rend="text">Più incerta è la posizione di L; pur proponendosi come una raccolta di <hi rend="italic">extracta et translata</hi>, di frequente conserva materiale originale assente nella maggior parte della tradizione e presente nei testimoni più completi: Benedetto ne valorizzò il dettato descrivendola come il migliore dei compendi ricavati dal libro di Marco e notando come la sua vicinanza </p><quote rend="quotation_b">alla copia superstite della redazione franco-italiana fa sì che L spesso ci renda, per la restituzione e l’esatta intelligenza di F, servigi analoghi a quelli di FG [i.e. Fr], TA, VA […]. A questi però è superiore in quanto ci conserva esso pure tracce non poche della redazione più ampia attestata da Z, R, V (Benedetto 1928, CXXX-CXXXI). </quote><p rend="text">Il doppio statuto di L, vicinanza a F e a Z-R-V, ha fatto a lungo pensare a una contaminazione, ma le ultime indagini di Eugenio Burgio portano a ritenere probabile che il redattore ebbe di fronte un testo franco-italiano particolarmente corretto «superiore a tutto il sotto-gruppo δ (il sottogruppo, interno a α, a cui si ascrivono Fr, F, TA, VA e VB)» (Burgio 2017, 86) (cfr. Fig. 1.3). L’epitome, testimoniata da sei codici completi e un frammento, fu prodotta in area veneta all’inizio del Trecento<hi rend="notes_number CharOverride-1"><hi><ref target="xml_05.html#footnote-016">9</ref></hi></hi> ed è forse «da inquadrare in un momento di ripensamento dell’odeporica in senso umanistico» (Montefusco 2024, 199).</p><p rend="text">Quasi completamente superflue ai fini ricostruttivi sono le quattro redazioni LB, LT, LA e P, tutte traduzioni di secondo grado che dipendono da versioni in volgare del testo franco-italiano: LA, LB e P da quella VA; LT da quella toscana TA. La redazione identificata da Benedetto con la sigla VA è una traduzione prodotta tra Emilia e Veneto entro il primo decennio del Trecento<hi rend="notes_number CharOverride-1"><hi><ref target="xml_05.html#footnote-015">10</ref></hi></hi>. Fedele nel dettato minuto, il redattore eliminò ampie porzioni del testo e intervenne introducendo alcuni commenti di carattere esplicativo-esegetico e di tipo moraleggiante e censorio<hi rend="notes_number CharOverride-1"><hi><ref target="xml_05.html#footnote-014">11</ref></hi></hi>. Tutte le traduzioni derivate risentono della riconfigurazione del testo apportata dall’anonimo volgarizzatore. Secondo Benedetto, due manoscritti di VA migliori di tutti gli altri sarebbero stati utilizzati per due redazioni latine, P e LB (cfr. Fig. 1.5). </p><figure>
					<graphic url="xml_05-web-resources/image/Fig._1.5..jpg" rend="img _idGenObjectAttribute-1" mimeType="image/jpeg"/>
				</figure><p rend="caption_figure">Figura 1.5<hi rend="italic"> –</hi> Stemma della redazione VA, semplificato da Andreose e Mascherpa 2024, 155.</p><p rend="text">Testimoniata da un codice e un frammento, LB (<hi rend="italic">Liber </hi><hi rend="italic">de mirabilibus mundi</hi>) è una traduzione parziale di VA prodotta in area lombarda prima del 1333-34, quando venne citata nella <hi rend="italic">Chronica</hi> di Iacopo d’Aqui<hi rend="notes_number CharOverride-1"><hi><ref target="xml_05.html#footnote-013">12</ref></hi></hi>. L’anonimo redattore si mantenne molto aderente al dettato volgare originale tanto da far parlare di «traduzione latina al grado zero» (Montefusco 2024, 199). Per tramite di una versione toscana del testo veneto realizzata nella seconda metà del Trecento (TB) si riallaccia a VA anche LA (<hi rend="italic">Liber de morium et gentium</hi><hi rend="italic"> varietate</hi>), una traduzione molto compendiata, prodotta sul finire del XIV secolo, forse in ambiente umanistico, dal momento che fu utilizzata da Domenico Bandini (1335 ca.-1418) nel suo <hi rend="italic">Fons memorabilium universi</hi><hi rend="notes_number CharOverride-1"><hi><ref target="xml_05.html#footnote-012">13</ref></hi></hi>. Se ne conoscono nove esemplari e fu a sua volta tradotta in toscano e tedesco. LT è una traduzione abbastanza letterale della versione toscana TA, ‘Il <hi rend="italic">Milione</hi> italiano’ per antonomasia, contaminata con il testo di P (cfr. Santoliquido 2019). È conservata in un unico testimone della fine del Trecento.</p><p rend="text">La redazione P (<hi rend="italic">Liber domini Marchi Pauli </hi><hi rend="italic">de Veneciis</hi> <hi rend="italic">de conditionibus et consuetudinibus orientalium regionum</hi>), infine, di cui si presenteranno alcuni aspetti, è quella su cui siamo meglio informati grazie a un ampio prologo realizzato dall’autore stesso, il frate domenicano Francesco Pipino da Bologna (1270 ca.-1328 ca.)<hi rend="notes_number CharOverride-1"><hi><ref target="xml_05.html#footnote-011">14</ref></hi></hi>. Destinata a chierici e <hi rend="italic">litterati</hi>, andò incontro a un enorme successo: con i suoi quasi settanta codici, essa costituisce da sola circa metà dell’intera tradizione del <hi rend="italic">Devisement</hi><hi rend="notes_number CharOverride-1"><hi><ref target="xml_05.html#footnote-010">15</ref></hi></hi>. La diffusione del testo è significativa non solo sul piano quantitativo, ma anche sul piano geografico: la latinizzazione permise alla descrizione dell’Oriente di Marco di uscire dagli angusti limiti cui la confinavano le versioni volgari e di raggiungere un pubblico internazionale. Per tutto il Medioevo e la prima età moderna, quella di Pipino fu la forma più letta del <hi rend="italic">Devisement</hi>. La caratteristica più evidente della traduzione rispetto alle altre è quella strutturale e riguarda l’ordine della materia: i circa duecento capitoli originari sono suddivisi in tre libri, ciascuno dotato di indici particolari, e sono spostati, fusi o segmentati in unità distinte in modo da rafforzare la coerenza interna. Oltre alle variazioni nell’ordine, Pipino modificò il modello volgare seguendo strategie comuni a quelle del redattore di VA: in particolare proseguì nell’attività di moralizzazione e amplificazione esegetica del testo (cfr. Simion 2020). </p></div><div><head>2. Traduzioni a confronto</head><p rend="text">L’aspetto su cui vorrei ora soffermarmi è quello stilistico. Ancora una volta, fu Benedetto il primo a tratteggiare le linee essenziali di ciascuna redazione e non è qui il caso di discuterne i netti giudizi. Vorrei però proporre alcune riflessioni sullo stile traduttivo di P mettendolo a confronto con Z<hi rend="notes_number CharOverride-1"><hi><ref target="xml_05.html#footnote-009">16</ref></hi></hi>. Il latino utilizzato dai due traduttori è molto diverso: come è stato recentemente confermato da Mascherpa (2008-2009) con un’accurata indagine stratigrafica, che ha permesso di fare il netto delle deformazioni attribuibili al copista del codice zeladiano, il latino della redazione Z, pur rimanendo grammaticalmente corretto, aderisce da vicino al testo franco-italiano fino a riprodurne strutture sintattiche e calchi lessicali; la redazione P al contrario è una traduzione omogenea e ben strutturata, che a tutti gli effetti trasferisce il testo in un sistema linguistico diverso: sul piano lessicale l’incidenza dei termini volgari è scarsa, la sintassi è rimodulata ipotatticamente, il testo arricchito con espressioni di colore. Vorrei mostrare un caso esemplificativo del diverso <hi rend="italic">usus</hi> dei due traduttori. Il confronto richiede una certa cautela perché, da una parte, il modello utilizzato dalle due redazioni è diverso (Z usa un testo franco-italiano, P un testo veneto-emiliano) e occorre sempre quadrangolare i confronti e, dall’altra, la lezione del codice zeladiano non è quella della redazione Z e va sempre confrontata con quella delle principali testimonianze della famiglia <hi >β</hi> (almeno V e R). Per limitare le possibili distorsioni, ho scelto un passo in cui le differenze tra F e VA sono minime e in cui sia V che R ci confermano la relativa bontà della lezione del codice Z<hi rend="notes_number CharOverride-1"><hi><ref target="xml_05.html#footnote-008">17</ref></hi></hi>, il capitolo sulla Turchia (F XX, 1: <hi rend="italic">Ci devise de la provence</hi><hi rend="italic"> de Turcomanie</hi>; Z 2: <hi rend="italic">Hic naratur de provincia Turcomanie</hi>; VA XI: <hi rend="italic">De Turchomania, [o’] se trova boni chavali</hi><hi rend="italic"> e muli, e dove fo martorizià san Biaxio</hi>; P I 12: <hi rend="italic">De provincia Turchie</hi>)<hi rend="notes_number CharOverride-1"><hi><ref target="xml_05.html#footnote-007">18</ref></hi></hi>.</p><table rend="Nessuno-stile-tabella TableOverride-1" xml:id="table001">
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					<row rend="Nessuno-stile-tabella _idGenTableRowColumn-2">
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base CellOverride-1">
							<quote rend="quotations_quotation_b2 ParaOverride-2">[2] En Turcomanie ha trois jenerasion de jens. [3] Ce sunt Turcoman, que aürent Maomet et tenent sa loy et sunt sinple jens et ont brut lengajes. Il demorent en montagne et en landes, la ou il savent qui haie buen pasquor, por ce qe il vivent de bestiaus. [4] Et voç di qu’il hi naisent buen chavalz turcoman et bon mul de grant vailance. [5] Et les autres jens sunt Armin et Greçois que mesleemant demorent com ausen viles et en casteus, et vivent de mercaandie et d’ars: car sachiés que il hi se laborent le sovran tapis dou monde et li plus biaus; il i se laborent encore dras de soie cremosi et d’au‹t›res color mout biaus et riches, et de maintes autres causes ausint. [6] Les sien nomé cité est le Conio, Casserie, Sevasto; et encore hi a maintes autres cités et casteus, les qualz ne voç conterai por ce ke trop feroie longaine matiere a mentovoir. [7] Il sont ‹sot›post au Tartar dou Levant, et cil hi met sa segnorie. [8] Or laison de cest provençe et parleron de le Grant Armenie.</quote>
						</cell>
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base CellOverride-2">
							<quote rend="quotations_quotation_b2 ParaOverride-2">[1] In Turchomania sunt tria genera gentium. [2] Videlicet Turcomani, qui Macometum adorant et retinent suam legem: et est gens simplex et habent turpe loquinium et permanent in montaneis et viis, ubi sciunt esse bonum pasculum, quia vivunt solummodo de bestiis; et nascuntur ibi boni equi et muli magni valoris. [3] Et alie gentes sunt Armenii et Greci, qui cum ipsis mixsti sunt in civitatibus et castris, et vivunt de mercimoniis et artibus; et ibi laborantur drappi de syrico crimisi. [4] Sunt similiter in ea regione multe alie civitates et castra, que longum foret describere. [5] Omnes subditi sunt regi Tartarorum orientalium, qui eis potestates et rectores mitit.</quote>
						</cell>
					</row>
				
			</table><table rend="Nessuno-stile-tabella TableOverride-1" xml:id="table002">
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					<row rend="Nessuno-stile-tabella _idGenTableRowColumn-3">
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base CellOverride-1">
							<quote rend="quotations_quotation_b2 ParaOverride-2">[1] Ò dito de Armenia Pizolla, sì ve dirò de Turchomania. [2] In Turchomania si è tre generazion de zente; l’una si è Turchimani che adorano Machometo e àno soa lezie, ed èno senplize zente, e àno sozo lenguazio, e stano in montagnie e in piano, segondo che i se trova bon pàschollo per le sue bestie, e viveno pur de bestie. [3] E lì se trova tropo boni chavali turchomani e tropo boni mulli e de gran priexio. [4] Le altre do ziente èno Armini e Grexi, li qual viveno et abitano insieme mesedatamente in cità et in chastelle, e viveno d’arte ‹e› de merchadantie. [5] E lì si lavora i mior drapi e i plui belli che siano al mondo, e sì sse lavora drapi de seta cremexi e d’altri colori molto richamente. [6] Le mior e lle plui famoxe cità de quella provinzia si èno Chomo, Cesare e Sabastala. [7] E lì fo marturizià misier san Biaxio. [8] Molte altre zità e chastelle ve n’è, delle qual non fazo menzion perché serève tropo longo. [9] Egli sono sotoposti al Tartaro del Levante e el [i manda] signior sì chome li piaxe.</quote>
						</cell>
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base CellOverride-2">
							<quote rend="quotations_quotation_b2 ParaOverride-2">[1] Turchia promiscuarum gentium continet populos ex Grecis, Armenis et Turchis. [2] Turchi linguam propriam habent et Machometi abhominabilis legem; indocti homines sunt et rudes; in montibus et vallibus immorantur prout reperire possunt competencia pascua; greges magnos habent iumentorum et pecorum; ibi equi et muli valoris magni sunt. [3] Armeni vero et Greci qui ibi sunt in civitatibus et oppidis habitant; in serico nobilissime operantur. Civitates habent multas inter quas precipue sunt: Gonio, Casserie et Sebasta, ubi beatus Blaxius martirium pro Christo suscepit. [4] Subiecti autem sunt uni de regibus Tartarorum.</quote>
						</cell>
					</row>
				
			</table><p rend="text">Un rapido confronto tra le due traduzioni latine non può far altro che confermare un diverso atteggiamento nei confronti della fonte: una stretta compromissione con il franco-italiano in Z, un distacco dal volgare in P. A un’indagine più approfondita notiamo che i diversi esiti traduttivi di P rispetto a Z sono dovuti a ragioni di ordine: </p><p rend="text_list"><hi >1)	</hi>linguistico-retorico, </p><p rend="text_list"><hi >2)	</hi>esegetico-esplicativo,</p><p rend="text_list"><hi >3)	</hi>morale-religioso. </p><div><head>2.1 Scostamenti linguistico-retorici</head><p rend="text">Considero in questa categoria le differenze tra Z e P nella disposizione delle parole, nella resa del lessico e nella riformulazione della sintassi. Sono tutti elementi a cui è difficile attribuire un vero e proprio valore distintivo ai fini di una valutazione della traduzione: la vicinanza di Z a F e la distanza di P da VA (e di riflesso da Z e F) possono essere dovute a una precisa volontà del traduttore (aderire fedelmente al modello, raffinare il testo, adeguarlo al pubblico ecc.) o, più probabilmente, a differenti livelli di padronanza nell’uso del latino. Per Pipino, di famiglia notarile e formatosi a Bologna in uno dei maggiori conventi domenicani, certe soluzioni dovevano essere connaturate al <hi rend="italic">habitus</hi> latino e quasi automatiche: traducendo dal volgare non poteva esimersi da ordinare e rielaborare i sintagmi all’interno del periodo come aveva imparato a fare e dall’utilizzare le parole latine che conosceva<hi rend="notes_number CharOverride-1"><hi><ref target="xml_05.html#footnote-006">19</ref></hi></hi>. Ecco una lista degli scostamenti che rientrano in questa categoria: </p><p rend="text_list"><hi >1)	</hi>Posizione:</p><list rend="bulleted">
				<item><hi rend="italic">Transiectio</hi><list rend="bulleted"><item>del <hi rend="CharOverride-2">verbo</hi> tra sostantivo e complemento:<hi rend="CharOverride-2"> ha</hi> <hi rend="italic">trois jenerasion de </hi><hi rend="italic">jens</hi> F, <hi rend="CharOverride-2">sunt</hi><hi rend="italic"> tria genera gentium</hi> Z, <hi rend="italic">si</hi> <hi rend="CharOverride-2">è</hi><hi rend="italic"> tre</hi><hi rend="italic"> generazion de zente</hi> VA vs <hi rend="italic">gentium </hi><hi rend="CharOverride-2">continet</hi><hi rend="italic"> populos</hi> P; <hi rend="italic">il</hi><hi rend="italic"> </hi><hi rend="CharOverride-2">vivent</hi><hi rend="italic"> de bestiaus</hi> F,<hi rend="CharOverride-2"> vivunt</hi><hi rend="italic"> solummodo de bestiis</hi> Z, <hi rend="italic">e </hi><hi rend="CharOverride-2">viveno</hi><hi rend="italic"> pur de bestie</hi> VA vs <hi rend="italic">greges magnos </hi><hi rend="CharOverride-2">habent</hi><hi rend="italic"> </hi><hi rend="italic">iumentorum et pecorum </hi>P;</item><item>del verbo <hi rend="CharOverride-2">reggente</hi> tra verbo dipendente e suo complemento: <hi rend="italic">la ou il </hi><hi rend="CharOverride-2">savent</hi><hi rend="italic"> qui haie</hi><hi rend="italic"> buen pasquor</hi> F, <hi rend="italic">ubi </hi><hi rend="CharOverride-2">sciunt</hi><hi rend="italic"> esse bonum pasculum</hi> Z vs <hi rend="italic">prout reperire </hi><hi rend="CharOverride-2">possunt</hi><hi rend="italic"> competencia pascua</hi> P.</item></list></item>
				<item>Verbo in posizione finale: <hi rend="italic">Il </hi><hi rend="CharOverride-2">demorent</hi><hi rend="italic"> en montagne et en landes</hi> F, <hi rend="CharOverride-2">permanent</hi><hi rend="italic"> in</hi><hi rend="italic"> montaneis et viis </hi>Z, <hi rend="italic">e</hi> <hi rend="CharOverride-2">stano</hi><hi rend="italic"> in montagnie</hi> VA vs <hi rend="italic">in montibus et vallibus </hi><hi rend="CharOverride-2">immorantur </hi>P; <hi rend="italic">Et voç di</hi><hi rend="italic"> qu’il hi </hi><hi rend="CharOverride-2">naisent</hi><hi rend="italic"> buen chavalz turcoman et bon mul</hi><hi rend="italic"> de grant vailance </hi>F, <hi rend="italic">et </hi><hi rend="CharOverride-2">nascuntur</hi><hi rend="italic"> ibi boni equi et</hi><hi rend="italic"> muli magni valoris</hi> Z, <hi rend="italic">e lì </hi><hi rend="CharOverride-2">se</hi><hi rend="italic"> </hi><hi rend="CharOverride-2">tro va</hi><hi rend="italic"> </hi><hi rend="italic">tropo boni chavali turchomani e tropo boni mulli e de </hi><hi rend="italic">gran priexio</hi> VA vs <hi rend="italic">ibi equi et muli valoris magni </hi><hi rend="CharOverride-2">sunt </hi>P; <hi rend="italic">que mesleemant </hi><hi rend="CharOverride-2">demorent</hi><hi rend="italic"> com ausen viles et en </hi><hi rend="italic">casteus</hi> F,<hi rend="italic"> qui cum ipsis </hi><hi rend="CharOverride-2">mixsti sunt</hi><hi rend="italic"> in civitatibus et </hi><hi rend="italic">castris</hi> Z, <hi rend="italic">li qual </hi><hi rend="CharOverride-2">viveno et</hi><hi rend="italic"> </hi><hi rend="CharOverride-2">abitano</hi><hi rend="italic"> insieme mesedatamente in</hi><hi rend="italic"> cità et in chastelle</hi> VA vs <hi rend="italic">qui ibi sunt in</hi><hi rend="italic"> civitatibus et oppidis </hi><hi rend="CharOverride-2">habitant</hi> P;<hi rend="italic"> il i </hi><hi rend="CharOverride-2">se</hi><hi rend="italic"> </hi><hi rend="CharOverride-2">laborent</hi><hi rend="italic"> encore</hi><hi rend="italic"> dras de soie cremosi</hi> F, <hi rend="italic">et ibi </hi><hi rend="CharOverride-2">laborantur</hi><hi rend="italic"> drappi de</hi><hi rend="italic"> syrico crimisi</hi> Z, <hi rend="italic">e sì </hi><hi rend="CharOverride-2">sse</hi><hi rend="italic"> </hi><hi rend="CharOverride-2">lavora</hi><hi rend="italic"> drapi de </hi><hi rend="italic">seta cremexi</hi> VA vs<hi rend="CharOverride-2"> </hi><hi rend="italic">in serico nobilissime </hi><hi rend="CharOverride-2">operantur </hi>P <hi rend="notes_number CharOverride-1"><hi><ref target="xml_05.html#footnote-005">20</ref></hi></hi>.</item>
			</list><p rend="text_list"><hi >2)	</hi>Lessico: <hi rend="italic">Turcomanie</hi> F, <hi rend="italic">Turchomania</hi> Z, <hi rend="italic">Turchomania</hi> VA vs <hi rend="italic">Turchia</hi> P; <hi rend="italic">jenerasion</hi> F, <hi rend="italic">genera</hi> Z, <hi rend="italic">generazion </hi>VA vs <hi rend="italic">populos</hi> P; <hi rend="italic">Turcoman</hi> F, <hi rend="italic">Turcomani</hi> Z, <hi rend="italic">Turchomania</hi> VA vs <hi rend="italic">Turchi</hi> P; <hi rend="italic">sinple jens</hi> F, <hi rend="italic">gens simplex</hi> Z, <hi rend="italic">senplize zente</hi> VA vs <hi rend="italic">indocti homines</hi> P; <hi rend="italic">en casteus</hi> F, <hi rend="italic">et castris</hi> Z, <hi rend="italic">et</hi> <hi rend="italic">in chastelle</hi> VA vs <hi rend="italic">et oppidis</hi> P<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi><ref target="xml_05.html#footnote-004">21</ref></hi></hi>. In alcuni casi i termini di Z sono dei volgarismi:<hi rend="CharOverride-2"> </hi><hi rend="italic">montagne</hi> F, <hi rend="italic">montaneis</hi> Z vs <hi rend="italic">montibus</hi> P; <hi rend="italic">pasquor</hi> F, <hi rend="italic">pasculum</hi> Z vs <hi rend="italic">pascua</hi> P.</p><p rend="text_list"><hi >3)	</hi>Sintassi: le modifiche si osservano soprattutto nella soppressione dei legami sintattici. Pipino elimina molti nessi tra i periodi: a differenza di quanto accade altrove, non ricostruisce una sintassi complessa, ma si limita a isolare le singole frasi: <hi rend="italic">Ce sunt</hi> <hi rend="italic">Turcoman, </hi><hi rend="CharOverride-2">que</hi><hi rend="italic"> aürent Maomet </hi><hi rend="CharOverride-2">et</hi><hi rend="italic"> tenent sa loy </hi><hi rend="CharOverride-2">et</hi><hi rend="italic"> sunt</hi><hi rend="italic"> sinple jens </hi><hi rend="CharOverride-2">et</hi><hi rend="italic"> ont brut lengajes </hi>F, <hi rend="italic">Videlicet Turcomani, </hi><hi rend="CharOverride-2">qui</hi><hi rend="italic"> Macometum adorant </hi><hi rend="CharOverride-2">et</hi><hi rend="italic"> retinent suam legem: </hi><hi rend="CharOverride-2">et</hi><hi rend="italic"> est gens simplex</hi><hi rend="italic"> </hi><hi rend="CharOverride-2">et</hi><hi rend="italic"> habent turpe loquinium</hi> Z, <hi rend="italic">l’una </hi><hi rend="CharOverride-2">si è</hi><hi rend="italic"> Turchimani</hi><hi rend="italic"> </hi><hi rend="CharOverride-2">che</hi><hi rend="italic"> adorano Machometo </hi><hi rend="CharOverride-2">e</hi><hi rend="italic"> àno soa lezie, </hi><hi rend="CharOverride-2">ed</hi><hi rend="italic"> èno senplize</hi><hi rend="italic"> zente, </hi><hi rend="CharOverride-2">e</hi><hi rend="italic"> àno sozo lenguazio</hi> VA vs <hi rend="italic">Turchi linguam propriam</hi><hi rend="italic"> habent et Machometi abhominabilis legem; indocti homines sunt et rudes</hi> P<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi><ref target="xml_05.html#footnote-003">22</ref></hi></hi>. E ancora: <hi rend="italic">Il demorent </hi>[…] <hi rend="CharOverride-2">la ou</hi><hi rend="italic"> </hi><hi rend="italic">il savent qui haie </hi>[…] <hi rend="CharOverride-2">por ce</hi> <hi rend="italic">qe il vivent</hi> […] <hi rend="CharOverride-2">Et</hi><hi rend="italic"> voç di qu’il hi naisent</hi> […]<hi rend="italic"> </hi><hi rend="CharOverride-2">Et</hi><hi rend="italic"> </hi><hi rend="italic">les autres jens sunt</hi> F, <hi rend="CharOverride-2">et</hi> <hi rend="italic">permanent</hi> […] <hi rend="CharOverride-2">ubi</hi> <hi rend="italic">sciunt </hi><hi rend="italic">esse</hi> […], <hi rend="CharOverride-2">quia</hi> <hi rend="italic">vivunt</hi> […] <hi rend="CharOverride-2">et</hi> <hi rend="italic">nascuntur</hi> <hi rend="italic">ibi</hi> […] <hi rend="CharOverride-2">Et</hi> <hi rend="italic">alie gentes sunt</hi> Z, <hi rend="CharOverride-2">e</hi> <hi rend="italic">stano</hi> […], <hi rend="CharOverride-2">segondo che</hi> <hi rend="italic">i </hi><hi rend="italic">se trova</hi> […], <hi rend="CharOverride-2">e</hi> <hi rend="italic">viveno</hi> […] <hi rend="CharOverride-2">E</hi> <hi rend="italic">lì se </hi><hi rend="italic">trova</hi> […] <hi rend="italic">Le altre do ziente èno</hi> VA vs <hi rend="italic">in</hi><hi rend="italic"> montibus et vallibus immorantur </hi><hi rend="CharOverride-2">prout</hi><hi rend="italic"> reperire possunt</hi> […] <hi rend="italic">greges magnos</hi><hi rend="italic"> habent</hi> […] <hi rend="boldItalic">ibi</hi><hi rend="italic"> equi et muli valoris magni sunt.</hi> <hi rend="italic">Armeni</hi><hi rend="italic"> </hi><hi rend="CharOverride-2">vero</hi><hi rend="italic"> et Greci</hi> P. </p></div><div><head>2.2 Scostamenti esegetico-esplicativi</head><p rend="text">Una seconda categoria di differenze tra Z e P denota una maggiore intenzionalità e permette di parlare di scelte stilistiche del traduttore: quasi tutte rivelano la volontà di rendere il testo più facilmente intellegibile e confermano quanto detto da Pipino stesso in P<hi rend="italic"> Prol.</hi> 2: «Ego autem […] fideliter et integraliter ad latinum planum et apertum transtuli, quoniam stilum huiusmodi libri materia requirebat».</p><p rend="text">Nel brano le strategie dettate dalla volontà di rendere <hi rend="italic">planum et apertum</hi> il testo sono: </p><p rend="text_list"><hi >1)	</hi>Anticipazione: <hi rend="italic">In Turchomania sunt </hi><hi rend="CharOverride-2">tria</hi><hi rend="italic"> genera gentium</hi> Z vs <hi rend="italic">Turchia </hi><hi rend="CharOverride-2">promiscuarum</hi><hi rend="italic"> gentium continet populos </hi><hi rend="CharOverride-2">ex Grecis, Armenis et Turchis</hi> P. L’aggettivo <hi rend="italic">promiscuus </hi>all’inizio del capitolo è una traduzione dislocata di <hi rend="italic">mesleemant</hi> (F XX, 25).</p><p rend="text_list">2)	<hi rend="italic">Amplificatio</hi>: <hi rend="italic">vivunt solummodo de</hi> <hi rend="CharOverride-2">bestiis</hi> Z vs <hi rend="CharOverride-2">greges</hi><hi rend="italic"> magnos habent </hi><hi rend="CharOverride-2">iumentorum et pecorum</hi><hi rend="italic"> </hi>P<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi><ref target="xml_05.html#footnote-002">23</ref></hi></hi>.</p><p rend="text">Traduzioni di questo tipo implicano un controllo sul testo e uno sforzo ermeneutico non disprezzabile, anche se a volte portano a delle interpretazioni che si allontanano dal senso originario. Si segnala, ad esempio, come viene descritta la lingua turca: per Marco era un <hi rend="italic">brut</hi> <hi rend="italic">lengajes</hi> parlato da un popolo semplice (cfr. <hi rend="italic">est gens simplex et </hi><hi rend="CharOverride-2">habent</hi> <hi rend="CharOverride-2">turpe loquinium</hi><hi rend="italic"> </hi>Z).<hi rend="CharOverride-2"> </hi>Pipino dovette trovare il giudizio estetico poco precipuo e isolò il riferimento alla rozzezza attribuendolo agli uomini e non alla lingua (<hi rend="italic">Turchi </hi><hi rend="CharOverride-2">linguam propriam habent</hi> <hi rend="italic">et Machometi abhominabilis legem;</hi><hi rend="italic"> indocti homines sunt </hi><hi rend="CharOverride-2">et </hi><hi rend="bold">rudes</hi>). D’altro canto, la cura rivolta al testo non va sopravvalutata: sono frequenti i casi di omissione di materiale che non trovano una ragione specifica. Si veda ad es. <hi rend="italic">et vivent de mercaandie</hi><hi rend="italic"> et d’ars: car sachiés que il hi se laborent</hi><hi rend="italic"> le sovran tapis dou monde et li plus biaus</hi> F, <hi rend="italic">et vivunt de mercimoniis et artibus</hi> Z, <hi rend="italic">e viveno d</hi><hi rend="italic">’arte ‹e› de merchadantie. E lì si lavora i mior</hi><hi rend="italic"> drapi e i plui belli che siano al mondo</hi> VA vs Ø.</p></div><div><head>2.3 Scostamenti morali-religiosi</head><p rend="text">L’ultima categoria di differenze tra Z e P riguarda i punti in cui Pipino esprime un netto giudizio su contenuti sensibili e potenzialmente lesivi per la morale e la religione cristiana: si tratta per lo più di espressioni stereotipate e formulari che tornano identiche o molto simili in diversi passi. Nel brano in oggetto si trova una delle più frequenti, l’attributo <hi rend="italic">abhominabilis</hi> riferito a Maometto<hi rend="notes_number CharOverride-1"><hi><ref target="xml_05.html#footnote-001">24</ref></hi></hi>.</p></div></div><div><head>3. Conclusioni </head><p rend="text">Nel riassumere i risultati di questa breve ricognizione su Z e P, occorre tenere presente lo statuto del testo: che lo si leggesse per il suo valore informativo o per quello narrativo, il <hi rend="italic">Devisement</hi> non era considerato un’opera di alta letteratura. L’impegno richiesto al traduttore era quello di una resa funzionale ed efficace, non retoricamente elevata. Per le traduzioni latine non si può pensare quindi né a fini di ‘elevazione formale’, nell’ottica dell’<hi rend="italic">aemulatio</hi> ciceroniana, né a fini di fedele conservazione della <hi rend="italic">poliana veritas</hi>, nell’ottica della <hi rend="italic">Vulgata</hi> geronimiana<hi rend="notes_number CharOverride-1"><hi><ref target="xml_05.html#footnote-000">25</ref></hi></hi>. Gli esiti differenti nel trattamento dei fatti puramente linguistici e lessicali sono da imputare principalmente alle competenze pregresse dei traduttori, che a cavallo tra Due e Trecento potevano essere molto variegate. Sarebbe ingiusto esprimere un giudizio di merito sulla base di parametri retorici che i traduttori non ritennero pregnanti. Sembra più corretto, invece, analizzare i modi in cui riuscirono a riorganizzare il testo di partenza, interpretarlo e svolgerlo per adattarlo al pubblico: valutare quindi la cura rivolta alla resa efficace del testo. </p><p rend="text">In questo senso la traduzione di Pipino si distingue nettamente da Z, che mostra tutte le caratteristiche di un lavoro <hi rend="italic">in fieri</hi>. Le modalità in cui Pipino tradusse il testo rispondono a un chiaro progetto unitario, programmaticamente finalizzato a realizzare una versione standard dell’opera: il riordino della materia la rendeva meglio consultabile, il netto giudizio di condanna verso le pratiche orientali più accettabile al pubblico cristiano, lo sforzo esegetico più comprensibile. Al contrario, la redazione Z è il frutto del progressivo accumularsi di materiali d’autore, un «testo in movimento» (Andreose e Mascherpa 2024, 161) per sua natura instabile e in continua espansione. L’anonimo traduttore, o più plausibilmente, gli anonimi traduttori, che operarono nelle varie fasi redazionali e il cui latino possiamo leggere solo nel codice toledano, non impressero una traccia profonda sul loro lavoro: la traduzione di Z mantiene così l’impostazione del modello e riflette la qualità farinosa e spesso disomogenea del <hi rend="italic">Devisement</hi> franco-italiano. Non è quindi un caso (forse) che le due redazioni incontrarono una fortuna tanto diversa: se la struttura tetragona di P ne favorì l’ampia diffusione internazionale, tutt’altra sorte ebbe Z, la cui preziosa testimonianza dovette attendere il Rinascimento per essere valorizzata e uscire dai domini veneziani. </p></div><div><head>Riferimenti bibliografici</head><p rend="bib_indx_bib">Andreose, Alvise. 2002. “La prima attestazione della versione VA del <hi rend="italic">Milione</hi> (ms 3999 della Biblioteca Casanatense di Roma). Studio linguistico.” <hi rend="italic">Critica</hi><hi rend="italic"> del testo</hi> 5: 655-68.</p><p rend="bib_indx_bib">Andreose, Alvise. 2015. “Marco Polo’s <hi rend="italic">Devisement</hi><hi rend="italic"> dou monde</hi> and Franco-Italian tradition.” <hi rend="italic">Francigena</hi> 1: 261-91.</p><p rend="bib_indx_bib">Andreose, Alvise. 2021. “Il ‘cantiere poliano’ di Lorenzo Renzi (con particolare attenzione agli studi sulla famiglia VA del <hi rend="italic">Devisement dou monde</hi>).” In <hi rend="italic">La biblioteca di Lorenzo Renzi. Nel laboratorio di un</hi><hi rend="italic"> umanista</hi>, a cura di Renato Oniga, 21-43. Udine: Forum Edizioni.</p><p rend="bib_indx_bib">Andreose, Alvise, e Giuseppe Mascherpa. 2024. “Il <hi rend="italic">Devisement dou monde</hi> come problema filologico.” In <hi rend="italic">Marco Polo.</hi><hi rend="italic"> Storia e mito di un viaggio e di un libro</hi>, a cura di Samuela Simion, ed Eugenio Burgio, 131-63. Roma: Carocci.</p><p rend="bib_indx_bib">Andreose, Alvise, e Chiara Concina. 2016. “A monte di F e <hi rend="italic">f</hi>. Il <hi rend="italic">Devisement</hi><hi rend="italic"> dou monde </hi>e la <hi rend="italic">scripta </hi>dei manoscritti francesi di origine pisano-genovese.” In <hi rend="italic">Forme letterarie del Medioevo romanzo: testo, interpretazione e</hi><hi rend="italic"> storia</hi>, a cura di Antonio Pioletti, e Stefano Rapisarda, 15-37. Soveria Mannelli (CZ): Rubettino.</p><p rend="bib_indx_bib">Barbieri, Alvaro, e Alvise Andreose. 1999. <hi rend="italic">Marco Polo</hi> <hi rend="italic">Il «Milione» veneto. Ms. </hi><hi rend="italic">CM 211 della Biblioteca Civica di Padova</hi>. Venezia: Marsilio.</p><p rend="bib_indx_bib">Barbieri, Alvaro, a cura di. 1998. Marco Polo,<hi rend="italic"> Milione. Redazione </hi><hi rend="italic">latina del manoscritto Z</hi>. Milano: Guanda.</p><p rend="bib_indx_bib">Benedetto, Luigi Foscolo, a cura di. 1928. Marco Polo,<hi rend="italic"> Il Milione. Prima edizione</hi><hi rend="italic"> integrale.</hi> 2 voll. Firenze: Leo S. Olschki.</p><p rend="bib_indx_bib">Bolognari, Marcello. 2023. “Marco Polo <hi rend="italic">auctoritas</hi> domenicana: LB e la ricezione latina del <hi rend="italic">Devisement dou Monde </hi>nell’Ordine dei frati Predicatori tra preumanesimo e latinizzazione (Italia settentrionale, 1300-1340).” PhD diss. Università Ca’ Foscari.</p><p rend="bib_indx_bib">Bolognari, Marcello. 2024. “La <hi rend="italic">Chronica</hi> di Iacopo d’Acqui e il <hi rend="italic">Devisement dou monde</hi> di Marco Polo: una prima ricognizione.” <hi rend="italic">TranScript</hi> 3, 1: 21-68 <ref target="https://doi.org/10.30687/transcript/2785-5708/2024/01/002">https://doi.org/10.30687/transcript/2785-5708/2024/01/002</ref></p><p rend="bib_indx_bib">Bruneau-Amphoux, Stephane. 2019. “Ecrire l’histoire au début du XIVème siècle: la chronique du frère dominicain Francesco Pipino de Bologne.” PhD diss. Université de Lyon.</p><p rend="bib_indx_bib">Burgio, Eugenio, e Giuseppe Mascherpa. 2007. “<hi rend="italic">Milione</hi> latino. Note linguistiche e appunti di storia della tradizione sulle redazioni Z e L.” In <hi rend="italic">Plurilinguismo letterario</hi>, a cura di Renato Oniga, e Sergio Vatteroni, 119-58. Soveria Mannelli (CZ): Rubbettino.</p><p rend="bib_indx_bib">Burgio, Eugenio. 2017. “Milione latino, 2. Qualche appunto sull’ipotesto del <hi rend="italic">Liber qui vulgari</hi><hi rend="italic"> hominum dicitur El Melione</hi> (epitome L).” In <hi rend="italic">Or vos conterons</hi><hi rend="italic"> d’autre matiere</hi>, a cura di Luca Di Sabatino, Luca Gatti, e Paolo Rinoldi, 69-86. Roma: Viella.</p><p rend="bib_indx_bib">Burgio, Eugenio. 2020. “Pipino traduttore del <hi rend="italic">Devisement dou monde</hi>. Un esercizio di prima approssimazione.” In<hi rend="italic"> «Ad consolationem legentium».</hi><hi rend="italic"> Il Marco Polo dei Domenicani</hi>, a cura di Maria Conte, Antonio Montefusco, e Samuela Simion, 85-117. Venezia: Edizioni Ca’ Foscari.</p><p rend="bib_indx_bib">Capusso, Maria Grazia. 1980. <hi rend="italic">La lingua</hi><hi rend="italic"> del “Divisament dou Monde” di Marco Polo</hi>. Vol. 1: <hi rend="italic">Morfologia verbale</hi>. Ospedaletto (PI): Pacini Editore.</p><p rend="bib_indx_bib">Cigni, Fabrizio. 2024. “Il ‘fantasma’ Rustichello.” In <hi rend="italic">Marco Polo. Storia e mito</hi><hi rend="italic"> di un viaggio e di un libro</hi>, a cura di Samuela Simion, ed Eugenio Burgio, 113-28. Roma: Carocci. </p><p rend="bib_indx_bib">Crea, Sara. 2020. “La traduzione latina del <hi rend="italic">Devisement dou monde</hi> nel <hi rend="italic">Chronicon </hi>di Francesco Pipino.” In<hi rend="italic"> «</hi><hi rend="italic">Ad consolationem legentium». Il Marco Polo dei Domenicani</hi>, a cura di Maria Conte, Antonio Montefusco, e Samuela Simion, 143-56. Venezia: Edizioni Ca’ Foscari.</p><p rend="bib_indx_bib">Concina, Chiara. 2007. “Prime indagini su un nuovo frammento franco-veneto del <hi rend="italic">Milione</hi> di Marco Polo.” <hi rend="italic">Romania</hi><hi > 125: 342-69.</hi></p><p rend="bib_indx_bib"><hi >Dutschke, Consuelo Wager. 1993.</hi><hi > “Francesco Pipino and the Manuscripts of Marco Polo’s </hi><hi >Travels.” </hi>PhD diss. University of California.</p><p rend="bib_indx_bib">Eusebi, Mario, ed Eugenio Burgio. 2018. <hi rend="italic">Marco Polo. Le Devisement Dou </hi><hi rend="italic">Monde</hi>, vol. I: <hi rend="italic">Testo</hi>, a cura di Mario Eusebi; vol. II: <hi rend="italic">Glossario</hi>, a cura di Eugenio Burgio. Venezia: Edizioni Ca’ Foscari 2018. http://doi:10.30687/978-88-6969-223-9</p><p rend="bib_indx_bib">Gadrat-Ouerfelli, Christine. 2013. “La version LA du récit de Marco Polo: une traduction humaniste?” In <hi rend="italic">Traduire de vernaculaire en</hi> <hi rend="italic">latin au Moyen </hi><hi rend="italic">Âge et à la Renaissance. Méthodes et finalités</hi>, édité par Françoise Fery-Hue, 131-47. Paris: École des Chartes.</p><p rend="bib_indx_bib">Gadrat-Ouerfelli, Christine. 2015. <hi rend="italic">Lire</hi><hi rend="italic"> Marco Polo au Moyen Âge. Traduction, diffusion et réception du</hi><hi rend="italic"> “Devisement du monde”</hi>. Turnhout: Brepols.</p><p rend="bib_indx_bib">Mascherpa, Giuseppe. 2008. “San Tommaso in India. L’apporto della tradizione indiretta alla costituzione dello stemma del <hi rend="italic">Milione</hi>.” In <hi rend="italic">Prassi ecdotiche. 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Venezia: Edizioni Ca’ Foscari. &lt;<ref target="http://virgo.unive.it/ecf-workflow/books/Ramusio/main/libro_I.html">http://virgo.unive.it/ecf-workflow/books/Ramusio/main/libro_I.html</ref>&gt; (2025-07-14).</p><p rend="bib_indx_bib">Mascherpa, Giuseppe. 2017. “Sulla fonte Z del <hi rend="italic">Milione</hi> di Ramusio. L’enigma di Quinsai.” <hi rend="italic">Quaderni veneti</hi> 6, 2: 45-64. <ref target="http://doi.org/10.30687/QV/1724-188X/2017/02/003">http://doi.org/10.30687/QV/1724-188X/2017/02/003</ref>. </p><p rend="bib_indx_bib">Ménard, Philippe. 2000. “Marco Polo en Angleterre.” <hi rend="italic">Medioevo romanzo</hi> 24: 189-208.</p><p rend="bib_indx_bib">Milanesi, Marica, a cura di. 1980. Giovanni Battista Ramusio,<hi rend="italic"> Navigazioni e viaggi</hi>, vol. III. 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					<item><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="xml_05.html#footnote-024-backlink">1</ref></hi> L’eccezionale importanza del codice Paris, Bibliothèque nationale de France, fr. 1116 (Toscana o Veneto, 1320-1330) fu riconosciuta per la prima volta nel 1928 da Luigi Foscolo Benedetto (cfr. <hi rend="italic">infra</hi>), che lo siglò con la lettera F; da allora è stato oggetto di diverse edizioni: nel presente articolo userò quella di Eusebi e Burgio 2018. Riguardo al frammento (<hi rend="italic">f</hi>) si rimanda all’analisi in Concina 2007 e in Andreose e Concina 2016. In quest’ultimo si trovano anche informazioni aggiornate sulla particolare lingua del testo, che a una base fono-morfologica oitanica sovrappone forme venete e toscane: ma si veda anche Capusso 1980, Andreose 2015 e, per una sintesi dei lavori sul contesto pisano-genovese, Cigni 2024. Benedetto considerava franco-italiano anche il frammento del codice London, British Library, Cotton Otho D V (92v-93v), che studi successivi hanno dimostrato essere anglo-normanno (cfr. Ménard 2000).</p></item>
					<item><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="xml_05.html#footnote-023-backlink">2</ref></hi> I dati che seguono sulla tradizione manoscritta del <hi rend="italic">Devisement</hi> sono ricavati da Simion e Burgio 2024.</p></item>
					<item><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="xml_05.html#footnote-022-backlink">3</ref></hi> Per lo scioglimento delle varie sigle si rimanda ancora a Simion 2024, 435-44 e per una loro contestualizzazione ad Andreose e Mascherpa 2024. Si avvisa che negli studi poliani non si fa differenza tra i termini «redazione», «traduzione» e «versione»: ogni ‘traduzione’ viene considerata, di fatto, come una ‘redazione’ del testo.</p></item>
					<item><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="xml_05.html#footnote-021-backlink">4</ref></hi> Per un’accurata sintesi si rimanda ancora ad Andreose e Mascherpa 2024. Non è possibile in questa sede trattare in modo approfondito i contesti e i presupposti di tutte e sei le redazioni latine. D’altra parte, non si potrebbe che ripetere il quadro complessivo tracciato recentemente da Montefusco 2024.</p></item>
					<item><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="xml_05.html#footnote-020-backlink">5</ref></hi> Benedetto non conosceva il testimone, ma lo leggeva attraverso la trascrizione dell’abate Giuseppe Toaldo del 1795 (Milano, Biblioteca Ambrosiana, Y 161 sup.). Il codice toledano, noto anche come ‘zeladiano’ perché appartenne al cardinale Francisco Xavier de Zelada (1717-1801), fu realizzato tra gli anni Cinquanta/Sessanta del XV secolo probabilmente a Venezia. L’edizione di riferimento, che si citerà qui, è quella di Barbieri (1998), ma per uno studio approfondito su Z si rimanda alla tesi di dottorato di Mascherpa (2008-2009), di cui si attende la pubblicazione in volume.</p></item>
					<item><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="xml_05.html#footnote-019-backlink">6</ref></hi> Per una sintesi delle diverse posizioni si rimanda ancora a Andreose e Mascherpa 2024, 145-63.</p></item>
					<item><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="xml_05.html#footnote-018-backlink">7</ref></hi> Di questo stadio del testo sarebbe testimone anche V, ma per la complessa questione si rimanda a Simion 2019.</p></item>
					<item><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="xml_05.html#footnote-017-backlink">8</ref></hi> A favore di questa ricostruzione giocano le testimonianze indirette: brani e singole schede della redazione Z si trovano in due opere della prima metà del Trecento: il <hi rend="italic">Legendarium</hi> di Pietro Calò e il <hi rend="italic">Liber </hi><hi rend="italic">de introductione loquendi </hi>di Filippino da Ferrara, indicati nella Fig. 1.3 rispettivamente con la sigla Zf e Zc. Per una discussione approfondita si veda Mascherpa 2008-2009, a cui si possono aggiungere diversi articoli dello stesso autore (Mascherpa 2008; 2017; Burgio e Mascherpa 2007).</p></item>
					<item><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="xml_05.html#footnote-016-backlink">9</ref></hi> Si veda per la descrizione dei manoscritti e dei loro rapporti Burgio e Mascherpa 2007, 130-45. Un’edizione del testo a cura di Eugenio Burgio è disponibile sul sito Ramusio e se ne attende a breve una versione cartacea. </p></item>
					<item><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="xml_05.html#footnote-015-backlink">10</ref></hi> Chiamata così perché Benedetto la riteneva ‘veneta’: gli studi di Andreose sull’argomento hanno suggerito di adottare l’etichetta di ‘famiglia nord-italiana’ o ‘settentrionale’ (cfr. Andreose 2002, 663-68).</p></item>
					<item><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number CharOverride-1"><ref target="xml_05.html#footnote-014-backlink">11</ref></hi> Su VA si rimanda ancora ad Andreose e Mascherpa 2024, 145-63. Per una storia degli studi sulla redazione è utile Andreose 2021, mentre interessanti riflessioni su VA si trovano in Simion 2020 e altre se ne attendono nel contributo dell’autrice sul codice Foligno, Biblioteca «Lodovico Jacobilli», A.II.9, che è annunciato per i prossimi fascicoli di <hi rend="italic">Medioevo Romanzo</hi>. L’edizione critica di riferimento, basata sul codice migliore tra quelli che trasmettono la <hi rend="italic">facies</hi> originaria (Padova, Biblioteca Civica CM 211, in sigla VA3), si trova in Barbieri e Andreose 1999. </p></item>
					<item><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="xml_05.html#footnote-013-backlink">12</ref></hi> LB traduce i primi 83 capitoli di VA, ma poi si limita a una scelta di <hi rend="italic">mirabilia</hi>. Il testo è stato oggetto della tesi di dottorato di Marcello Bolognari (2023), cui si rimanda per la descrizione dei codici. Una parziale edizione si trova anche in Gadrat-Ouerfelli 2015, 386-91. Per il rapporto con Iacopo d’Aqui si rimanda al recente articolo di Bolognari 2024. </p></item>
					<item><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="xml_05.html#footnote-012-backlink">13</ref></hi> Cfr. Gadrat-Ouerfelli 2013; 2015, 393-403, che offre anche una ricognizione della tradizione manoscritta. In seno a un progetto di ricerca presso l’Università di Udine, Irene Reginato ne sta curando l’edizione.</p></item>
					<item><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="xml_05.html#footnote-011-backlink">14</ref></hi> Personalità su cui siamo ben informati e per cui si rimanda a Dutschke 1993, 100-59; a Zabbia 2015; e, soprattutto, a Bruneau-Amphoux 2019.</p></item>
					<item><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="xml_05.html#footnote-010-backlink">15</ref></hi> La <hi rend="italic">recensio</hi> della tradizione manoscritta in vista di una futura edizione critica è stato l’oggetto della mia tesi di dottorato. Un’ampia ricognizione si trova anche in Gadrat-Ouerfelli 2015, 63-94.</p></item>
					<item><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="xml_05.html#footnote-009-backlink">16</ref></hi> Il modello a cui mi rifaccio nell’analisi è quello di Burgio (2020), che ha avuto modo di sviluppare il discorso con maggiore esaustività e su un passo più esteso.</p></item>
					<item><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="xml_05.html#footnote-008-backlink">17</ref></hi> Il codice zeladiano omette alcune informazioni di F, presenti in V e R (in grassetto): V 10: «[1] In Turchomania sì è tre gienerazion de Turchomani li quali adorano Machometo, e la lor zente àno sozo parlare. [2] Et stano in le montagne et in le neve, là che i sano che sono bon pascholo; e questo perché lor vive dele bestie solamente, et lì nasse boni chavali <hi rend="CharOverride-2">turchomani </hi>e boni muli li quali è mesedadi. [3] In le zitade et in li chasteli e’ chonduxeno marchadantie, <hi rend="CharOverride-2">et in zinque luogi</hi><hi rend="CharOverride-2"> de chostoro si fano de belissimi tapedi che abia el</hi><hi rend="CharOverride-2"> mondo,</hi> e per el simel drapi de seda charmexini e d’altri beli cholori e richi de molte altre chosse. [4] El nome dele zitade sono queste: Chaseta, Simasto, et simelmente in quela provinzia sono molte altre zitade e chasteli, i quali al presente non digo perché seria tropo longa materia da voler narare. [5] Or questi sono suditi al re de Tartari de Levante, lo qual li manda podestà e retóri. [6] <hi rend="CharOverride-2">Or di questa provinzia lasseremo et diremo</hi><hi rend="CharOverride-2"> dela Granda Ermenia</hi>» (per le idiosincrasie di V si veda la nota al testo di Simion 2019, 365-66); R I 3: «[1] Nella Turchomania sono tre sorti de genti, cioè Turchomani, i quali adorano Macometto et tengono la sua legge: sono genti semplici et di grosso intelletto, habitano nelle montagne et luoghi inaccessibili, dove sanno esser buoni pascoli, perché vivono solamente di animali; et ivi nascono buoni cavalli, <hi rend="CharOverride-2">detti turchomani</hi>, et buoni muli che sono di gran valuta; et l’altre genti sono Armeni et Greci, che stanno nelle città et castelli et vivono di mercantie et arti: <hi rend="CharOverride-2">et quivi si lavorano tapedi ottimi et li piú </hi><hi rend="CharOverride-2">belli del mondo</hi>, et etiandio panni di seda cremesina et d’altri colori belli et ricchi. [2] Et vi sono fra le altre città Cogno, Cayssaria et Sevasta, dove il glorioso messer San Biagio patí il martirio. [3] Tutti sono sudditi al Gran Can, imperatore de’ Tartari orientali, il quale gli manda rettori. [4] <hi rend="CharOverride-2">Poi c’habbiam detto di </hi><hi rend="CharOverride-2">questa provincia, diciamo della grande Armenia</hi>». Un caso particolare è la diffrazione testimoniata da <hi rend="italic">et viis</hi>, discussa da Simion 2019, 96-7 e da Mascherpa 2015 (nota a R I 3): «L’accenno di Ramusio ai “luoghi inaccessibili” abitati dai Turcomanni si spiega ipotizzando, nel suo esemplare Z, un sintagma del tipo *<hi rend="italic">in montaneis et</hi> <hi rend="italic">inuiis</hi> (con l’agg. <hi rend="italic">Invius</hi> “impenetrabile, inaccessibile” traduzione dell’a.fr. <hi rend="italic">landes</hi> “waldige gegend”), laddove il toledano ha invece la più facile lezione <hi rend="italic">viis</hi> “strade, percorsi”. La difficoltà di questo luogo testuale deve avere indotto all’errore anche l’autore di V, che, lavorando su un testo latino vicino a Z e fraintendendo probabilmente la stringa *<hi rend="italic">inuiis</hi>, ha prodotto l’eccentrico <hi rend="italic">in le neve</hi>». </p></item>
					<item><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number CharOverride-1"><ref target="xml_05.html#footnote-007-backlink">18</ref></hi> Per il testo di P si utilizza quello predisposto da Simion 2015, corretto in alcuni punti in base alla collazione dei principali testimoni: ad es. l’aggiunta di <hi rend="italic">provincia</hi> dopo Turchia e la forma <hi rend="italic">commorantur </hi>per <hi rend="italic">immorantur</hi> sono innovazioni proprie della famiglia a cui appartiene il codice usato dalla studiosa e sono da correggere. Per una discussione più approfondita si rimanda alla futura edizione del testo. </p></item>
					<item><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="xml_05.html#footnote-006-backlink">19</ref></hi> Per avere un’idea di un impegno retorico più significativo si possono confrontare con P i passi che Pipino ritradusse da VA inserendoli nel <hi rend="italic">Chronicon</hi> (cfr. Crea 2020).</p></item>
					<item><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="xml_05.html#footnote-005-backlink">20</ref></hi> Più complesso è il secondo paragrafo dove si osservano entrambi i fenomeni, ma vi è anche uno scostamento di significato, perché Pipino isola il riferimento al linguaggio e sposta l’attributo del linguaggio sul popolo: <hi rend="CharOverride-2">sunt</hi><hi rend="italic"> sinple jens </hi><hi rend="italic">et </hi><hi rend="CharOverride-2">ont</hi><hi rend="italic"> brut lengajes</hi> F, <hi rend="boldItalic">est</hi><hi rend="italic"> gens simplex et </hi><hi rend="CharOverride-2">habent</hi><hi rend="italic"> </hi><hi rend="italic">turpe loquinium</hi> Z vs <hi rend="italic">linguam propriam </hi><hi rend="CharOverride-2">habent</hi> […] <hi rend="italic">indocti homines </hi><hi rend="CharOverride-2">sunt</hi><hi rend="italic"> et rudes</hi> P. </p></item>
					<item><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="xml_05.html#footnote-004-backlink">21</ref></hi> Si sarebbe tentati di definire le forme di Z dei ‘gallicismi latini’ (cfr. Mascherpa 2008-2009, 41) e quelle di Pipino più tradizionalmente latine, ma occorrerebbe un’indagine più accurata per sfuggire a un giudizio impressionistico. Una conferma viene dall’interrogazione di alcuni database testuali: ad esempio cercando su <hi rend="italic">Corpus Corpurum</hi> (&lt;<ref target="https://mlat.uzh.ch/">https://mlat.uzh.ch/</ref>&gt;) il nesso <hi rend="italic">gentium genera</hi> compare una volta contro le 21 di <hi rend="italic">gentium populos</hi>, la forma <hi rend="italic">Turcomani</hi> (nelle sue svariate forme <hi rend="italic">Turcomanni</hi>, <hi rend="italic">Turchomani</hi> ecc.) una trentina contro le più di seicento occorrenze di <hi rend="italic">Turc(h)i</hi> (il toponimo <hi rend="italic">Thurcomania</hi> non è neppure attestato).</p></item>
					<item><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="xml_05.html#footnote-003-backlink">22</ref></hi> Si noti come, eliminando la forma introduttiva essere + pronome relativo e facendo dipendere due complementi da uno stesso verbo, i predicati siano ridotti da cinque a due.</p></item>
					<item><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="xml_05.html#footnote-002-backlink">23</ref></hi> Forse dovuto al fatto che il corrispettivo latino indicava genericamente un animale con una connotazione di selvatichezza.</p></item>
					<item><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="xml_05.html#footnote-001-backlink">24</ref></hi> Espressione che da Benedetto in avanti è stata presa ad esempio dell’atteggiamento fratesco di P, ma su questo si veda quanto detto da Simion 2020.</p></item>
					<item><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="xml_05.html#footnote-000-backlink">25</ref></hi> Anche l’esito latino più raffinato, la rielaborazione di Huttich per il <hi rend="italic">Novus Orbis</hi> di Grynaeus del 1532, era di fatto un adattamento al nuovo spirito dei tempi rinascimentali.</p></item>
				</list><p rend="editorial_metadata_author" >Carlo Giovanni Calloni, Ca’ Foscari University of Venice, Italy, <ref target="mailto:carlo.calloni@unive.it">carlo.calloni@unive.it</ref>, <ref target="https://orcid.org/0000-0003-1196-8773">0000-0003-1196-8773</ref></p><p rend="editorial_metadata_polices" >Referee List (DOI 1<ref target="https://doi.org/10.36253/fup_referee_list">0.36253/fup_referee_list</ref>)</p><p rend="editorial_metadata_polices" >FUP Best Practice in Scholarly Publishing (DOI <ref target="https://doi.org/10.36253/fup_best_practice">10.36253/fup_best_practice</ref>)</p><p rend="editorial_metadata_book" >Carlo Giovanni Calloni, Textus receptus<hi rend="italic">. I </hi>Milioni<hi rend="italic"> latini e la traduzione di Francesco Pipino,</hi> © Author(s), <ref target="https://creativecommons.org/licenses/by-sa/4.0/legalcode">CC BY-SA 4.0</ref>, DOI <ref target="https://doi.org/10.36253/979-12-215-0883-3.05">10.36253/979-12-215-0883-3.05</ref>, in Paola Mocella (edited by), <hi rend="italic">Il </hi>Milione<hi rend="italic"> nel tempo tra Asia ed Europa: Marco Polo nelle letterature medievali e contemporanee. Atti del Convegno Internazionale (Siena, 7–8 novembre 2024) e del Seminario “700 anni di Marco Polo” (Firenze, 11 dicembre 2024)</hi>, pp. -33, 2025, published by Firenze University Press and USiena PRESS, ISBN 979-12-215-0883-3, DOI <ref target="https://doi.org/10.36253/979-12-215-0883-3">10.36253/979-12-215-0883-3</ref></p></div></div>
      
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