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        <title type="main" level="a">Marco Polo tra Orientalismo e Occidentalismo: viaggio, rappresentazione e mediazione culturale nelle mostre contemporanee</title>
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          <persName n="1" ref="https://orcid.org/0000-0001-7283-3907" type="ORCID">
            <forename>Ornella</forename>
            <surname>De Nigris</surname>
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          <resp>This is a section of <title>Il &lt;i&gt;Milione&lt;/i&gt; nel tempo tra Asia ed Europa: Marco Polo nelle letterature medievali e contemporanee</title>(DOI: <idno type="DOI">10.36253/979-12-215-0883-3</idno>) by </resp>
          <name>Paola Mocella</name>
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        <publisher>Firenze University Press</publisher>
        <pubPlace>Florence</pubPlace>
        <date when="2025">2025</date>
        <idno type="DOI">https://doi.org/10.36253/979-12-215-0883-3.13</idno>
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          <p>Available for academic research purposes</p>
          <p>Open Access</p>
          <p>Copyright Author(s)</p>
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            <p>Content licence CC BY-SA 4.0</p>
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        <p>Seven hundred years after his death, Marco Polo re-emerges as a medial figure activating new narratives between East and West. Drawing on Orientalism and Occidentalism, this paper explores how his image functions today as a device of representation and cultural mediation. Two 2024 exhibitions—I mondi di Marco Polo (Venice) and Wonders of the World (Shanghai)—offer mirrored readings: the former still Eurocentric, the latter shaped by a Chinese counter-discourse. Marco Polo thus becomes a site of intersecting projections, a symbolic bridge, and a field of global negotiation.</p>
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            <item>Marco Polo</item>
            <item>Orientalism</item>
            <item>Occidentalism</item>
            <item>cultural mediation</item>
            <item>exhibition narratives</item>
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      <p>It is available online at https://doi.org/10.36253/979-12-215-0883-3.13<ref target="https://doi.org/10.36253/979-12-215-0883-3.13" /></p>
      <div><head>Ornella De Nigris</head></div><div><head>Marco Polo tra Orientalismo e Occidentalismo: viaggio, rappresentazione e mediazione culturale nelle mostre contemporanee</head><div><head>1. Introduzione</head><p rend="text" >Nel 2024 sono ricorsi i settecento anni dalla morte di Marco Polo, una figura che continua ad affascinare e a generare narrazioni a cavallo tra storia, mito e immaginario collettivo. Se da un lato la sua opera, <hi rend="italic">Il Milione</hi>, ha contribuito a definire l’orizzonte geografico e simbolico dell’Oriente per l’Occidente medievale, dall’altro oggi il suo nome viene riattivato in una molteplicità di contesti, dalle celebrazioni istituzionali alle mostre museali, fino alla cultura visiva contemporanea. Marco Polo appare così non solo come un personaggio storico, ma come una figura mediale, capace di attraversare i secoli e di incarnare tensioni e desideri legati all’alterità. </p><p rend="text" >Il presente contributo si propone di esplorare questa sopravvivenza culturale e simbolica, interrogando il viaggio non soltanto come esperienza storica, ma come forma di conoscenza e costruzione del mondo. A partire dal racconto del mercante veneziano, si rifletterà sul modo in cui l’Oriente – e specularmente l’Occidente – è stato rappresentato, immaginato, codificato; come quadro di riferimento teorico si farà riferimento alle dinamiche postcoloniali e globali che oggi interrogano le relazioni tra Europa e Asia, tra Italia e Cina. </p><p rend="text" >In particolare, partendo dall’analisi di due mostre casi studio, ci si interrogherà su come la figura di Marco Polo venga riattivata nelle pratiche espositive contemporanee e come queste narrazioni museali partecipino alla costruzione culturale dell’altro. Attraverso questo percorso, si intende mostrare come la scrittura del viaggio, ieri come oggi, sia anche una scrittura del potere, della distanza, ma anche della possibilità dell’incontro e della trasformazione. L’analisi si fonda su un approccio qualitativo e postcoloniale, che considera le mostre come dispositivi culturali in cui si costruiscono immaginari geografici. I criteri con cui sono state selezionate le mostre includono la centralità di temi geo-culturali, la rilevanza istituzionale e la varietà dei linguaggi espositivi. Seguendo le coordinate della «museologia decoloniale» (Sandell 2007), si indagano le modalità con cui questi spazi narrano l’alterità, selezionano la memoria e ordinano lo sguardo sul mondo. </p></div><div><head>2. Il viaggio come forma simbolica fra Orientalismo e Occidentalismo </head><p rend="text" >Fin dall’antichità, il viaggio ha rappresentato una delle strutture simboliche fondamentali attraverso cui l’Occidente ha pensato la conoscenza, l’identità e l’alterità. Da Odisseo a Enea, da Erodoto a Cristoforo Colombo, il partire, il perdersi e il ritornare costituiscono un modello narrativo e cognitivo ricorrente, in cui l’ignoto si trasforma progressivamente in sapere e processo di conoscenza. In epoca medievale, con l’espansione dei commerci e dei pellegrinaggi, il viaggio assume una valenza tanto spirituale quanto geografica, facendo del cammino uno spazio di incontro (e talvolta di scontro) con l’altro, ma anche con se stessi (Sica 2014).</p><p rend="text" >È in questo contesto che si colloca l’esperienza di Marco Polo: un viaggio reale, ma anche profondamente segnato dalla retorica e dall’immaginazione del suo tempo. Il <hi rend="italic">Milione</hi> non è soltanto un resoconto di viaggio, ma un vero e proprio dispositivo discorsivo in cui si intrecciano osservazione, racconto, mito e diplomazia. La voce di Marco Polo – mediata dalla scrittura di Rustichello da Pisa – si offre come filtro tra due mondi e, al tempo stesso, come costruzione di un Oriente che risponde alle attese e ai desideri dell’Occidente, anticipando di alcuni secoli l’orientalismo che si diffonderà in Europa nel XIX secolo<hi rend="notes_number CharOverride-1"><hi><ref target="xml_13.html#footnote-002">1</ref></hi></hi>. La descrizione delle meraviglie, l’insistenza sui costumi, la ripetizione di formule («or vi conterò») indicano una volontà di stupire, di spiegare e al tempo stesso di mantenere simbolicamente un’aura di mistero (Sica 2014). Il viaggio diventa così anche costruzione narrativa, e l’altro – l’Oriente – un oggetto culturale da interpretare e, in parte, da possedere.</p><p rend="text" >A partire dall’opera di Edward Said, e in particolare dal suo testo fondativo <hi rend="italic">Orientalismo</hi> pubblicato per la prima volta nel 1978 (Said 1999), si è consolidata una lettura critica delle rappresentazioni dell’Oriente elaborate dall’Occidente moderno. Said mostra come l’Oriente non sia stato semplicemente osservato o descritto, ma prodotto culturalmente attraverso un complesso sistema di saperi, immagini e narrazioni che lo hanno fissato in una posizione di alterità radicale: esotico, arretrato, spirituale, spesso femminilizzato. Questo processo, profondamente connesso ai rapporti di potere coloniali, ha reso l’Oriente un oggetto di conoscenza e controllo, più che un interlocutore reale. In quest’ottica, anche l’opera di Marco Polo (e la sua eredità) può essere letta come un primo esempio di orientalismo <hi rend="italic">ante litteram</hi>: un racconto in cui la differenza culturale viene resa visibile attraverso lo sguardo occidentale, che ordina e suscita meraviglia, senza tuttavia esprimere giudizi legati a desideri di conquista, conflitti di potere o logiche coloniali, ma sempre mostrando un atteggiamento di rispetto.</p><p rend="text" >Verso la fine del Ventesimo secolo, a partire dalla critica di Said sull’orientalismo, si è sviluppata una riflessione più complessa e articolata sulle dinamiche culturali che attraversano la rappresentazione dell’‘Altro’. In questo contesto, il concetto di post-orientalismo assume un ruolo centrale, poiché riconosce che oggi la costruzione delle identità culturali non è più un processo unidirezionale di dominazione e stereotipizzazione, ma un dialogo dinamico e negoziato, influenzato dalla globalizzazione e dai cambiamenti politici. Il lavoro <hi rend="italic">Occidentalism:</hi><hi rend="italic"> A Theory of Counter-Discourse in Post-Mao</hi><hi rend="italic"> China</hi> di Chen Xiaomei (2002) si inserisce in questa prospettiva post-orientalista, mostrando come la Cina contemporanea non solo risponda alle rappresentazioni occidentali con forme di critica e resistenza, ma sviluppi anche discorsi che mescolano imitazione, appropriazione e creazione di nuove identità culturali complesse. In questo senso, il post-orientalismo di Chen rappresenta un’evoluzione rispetto alla lettura originale di Said, ponendo l’accento sulla reciproca influenza e sulla molteplicità di voci nella costruzione delle immagini culturali. </p><p rend="text" >Questa prospettiva ci permette di interpretare Marco Polo non solo come simbolo di un’antica rappresentazione occidentale dell’Oriente, ma anche come figura mediale che attraversa e incarna dinamiche di incontro, scontro e negoziazione tra culture. In tal senso, risulta utile considerare anche altri autori che dopo Chen hanno approfondito in chiave post-orientalista il tema della rappresentazione riflessa dell’altro. Particolarmente rilevanti sono le riflessioni di Wang Hui (2011) sulla critica al binarismo Occidente/Oriente evidenziandone la natura storicamente costruita e ideologicamente orientata. Analogamente, le analisi di Dipesh Chakrabarty (2008) sulla ‘provincializzazione dell’Europa’ invitano a leggere la modernità europea come fenomeno storico specifico e non universale, aprendosi a interpretazioni multipolari delle relazioni globali. </p><p rend="text" >Studi ancora più recenti, come quelli di Gregory Lee (2018), mostrano inoltre come dal punto di vista della Cina queste rappresentazioni siano profondamente intrecciate con la costruzione di una soggettività post-rivoluzionaria, filtrata da dispositivi culturali e mediatici che oscillano tra vittimizzazione e trionfo, tra memoria coloniale e aspirazione al <hi rend="italic">soft-power</hi><hi rend="notes_number CharOverride-1"><hi><ref target="xml_13.html#footnote-001">2</ref></hi></hi>. Di conseguenza, l’occidentalismo va inteso non solo come reazione speculare all’orientalismo, ma come costruzione autonoma e strategica. In particolare, nel contesto asiatico, esso assume la funzione di affermare identità nazionali alternative all’egemonia occidentale, anche attraverso strumenti culturali e museali che ribaltano la gerarchia discorsiva globale.</p><p rend="text" >In questo scenario, la figura di Marco Polo emerge come un esempio paradigmatico delle dinamiche di mediazione e rappresentazione dell’‘Altro’. Da un lato, egli incarna la prospettiva orientalista occidentale di un esploratore-narratore che ha contribuito a costruire l’immagine esotica e affascinante della Cina; dall’altro, viene reinterpretato e riproposto nei contesti cinesi contemporanei come testimone della grandezza storica cinese e della sua apertura al mondo, diventando così un mediatore culturale che simboleggia le complesse relazioni tra Oriente e Occidente. </p><p rend="text" >Studi museologici ed etnografici recenti, come <hi rend="italic">East Asia in </hi><hi rend="italic">Slovenia: Collecting Practices, Categorization and Representation </hi><hi rend="CharOverride-2">(</hi>Vampelj 2021), si collocano idealmente nel filone della museologia decoloniale, mostrando come la raccolta, la classificazione e l’esposizione di oggetti asiatici in musei sloveni contribuiscano a negoziare narrazioni identitarie e a costruire specifiche letture dell’‘Altro’. Questi elementi sono analoghi a quelli che emergono nelle mostre dedicate a Marco Polo. Qui l’allestimento, la scelta degli oggetti, i testi curatoriali e la modalità narrativa riflettono tensioni simili fra desiderio di meraviglia, e bisogni di contestualizzazione storica, fra costruzione simbolica dell’alterità e pratiche di dialogo interculturale. Ne risulta una narrazione multipolare che include prospettive sia occidentali che cinesi.</p><p rend="text" >Mentre le mostre occidentali contribuiscono a definire e rappresentare l’immagine dell’‘Altro’, la Cina intreccia memoria storica, identità nazionale e diplomazia culturale attraverso musei ed esposizioni, trasformandoli in veri e propri dispositivi di narrazione strategica e di appropriazione rappresentativa del proprio passato. Non sorprende, quindi, che la figura di Marco Polo e il riferimento alla ‘Nuova Via della Seta’ siano stati riattivati nel discorso politico e culturale cinese contemporaneo, in particolare nell’ambito della ‘<hi rend="CharOverride-2">Belt and</hi><hi rend="CharOverride-2"> Road Initiative’</hi> (BRI), che utilizza la memoria storica della connettività eurasiatica come strumento di legittimazione simbolica e di proiezione globale<hi rend="notes_number CharOverride-1"><hi><ref target="xml_13.html#footnote-000">3</ref></hi></hi>. </p><p rend="text" >In tal senso, contributi come <hi rend="italic">Exhibiting the Past</hi> di Kirk A. Denton (2014) mostrano come nella Cina post-socialista i musei agiscano come dispositivi di memoria storica e politica culturale, mentre De Nigris (2019) evidenzia il ruolo della rappresentazione delle tradizioni cinesi al Padiglione Cina della 57<hi rend="superscript CharOverride-1">a</hi> Biennale di Venezia come strumento di costruzione identitaria e <hi rend="italic">soft-power</hi>. Questi sono solo due esempi tratti dalla letteratura recente che mette in relazione mostre, <hi rend="italic">soft-power</hi>, identità e memoria. L’elenco potrebbe essere molto più ampio, considerata l’ampiezza e la vivacità del dibattito su questi temi. </p><p rend="text" >La duplice valenza simbolica di Marco Polo apre alla lettura di due mostre – qui prese in esame come casi studio – in cui si incarnano e si visualizzano le molteplici letture dell’‘Altro’ e i processi di negoziazione identitaria che ne derivano, con il viaggio come metafora e strumento centrale di mediazione culturale e di incontro tra mondi diversi. </p></div><div><head>3. Marco Polo come luogo di sguardi incrociati: due mostre, due narrazioni</head><p rend="text" >Oggi, nell’epoca della mobilità globalizzata e del turismo di massa, il significato del viaggio e della conoscenza dell’altro culturale appare profondamente trasformato. Se da un lato permangono pratiche di esplorazione e desiderio di conoscenza, dall’altro il viaggio rischia di diventare consumo rapido, esperienza ‘preconfezionata’ in forme mediate da dispositivi narrativi standardizzati, sia in termini di orientalismo che di occidentalismo. Tuttavia, il viaggio continua a offrire la possibilità di un’interruzione, di uno scarto percettivo, soprattutto quando è vissuto come pratica di ascolto e disorientamento. In questo senso, l’eredità simbolica di Marco Polo può ancora essere attivata: non come modello da imitare, ma come occasione per interrogare il nostro rapporto con l’alterità e con le narrazioni che la rendono visibile.</p><p rend="text" >La figura di Marco Polo, così come si è sedimentata nella memoria culturale europea, non è semplicemente quella dello scrittore di viaggi o del mercante veneziano, ma piuttosto quella di un mito mediale: un dispositivo narrativo, visivo e politico che ha assunto forme molteplici nel corso dei secoli. Già nel<hi rend="italic"> Milione</hi>, Marco Polo non è solo testimone, ma protagonista di un racconto dove l’esperienza personale si intreccia con l’esotico e il meraviglioso, contribuendo a costruire una ‘immagine dell’altro’ funzionale ai desideri e alle ansie dell’Occidente. Con l’invenzione della stampa e poi dei media visivi, questa figura si è amplificata, trasformandosi in icona culturale, soggetto di romanzi, film, documentari, serie TV ed esposizioni museali. Marco Polo viene continuamente reinquadrato per parlare di temi globali: l’interculturalità, il dialogo tra civiltà, ma anche il potere, la seduzione dell’esotico, l’identità occidentale, fino a diventare forte strumento di diplomazia culturale. Tali rappresentazioni non sono mai neutre: rispondono a dispositivi discorsivi precisi, che tendono ora a celebrare la figura del mediatore pacifico, ora a inscriverla in logiche di valorizzazione dell’identità nazionale e diplomazia culturale.</p><p rend="text" >Un caso emblematico della <hi rend="italic">medializzazione</hi> contemporanea di Marco Polo è rappresentato dalle numerose mostre che, tra Europa e Asia, ne hanno reinterpretato la figura. In particolare, molti eventi sono stati organizzati nel 2024 per celebrare il settecentenario della morte del mercante veneziano. Queste esposizioni non si limitano a documentare un viaggio storico, ma mettono in scena una narrazione sensoriale e simbolica in cui si costruisce attivamente un immaginario culturale condiviso. Due casi emblematici, collocati nei due lati dello ‘specchio’ del discorso orientalista sino-europeo – Italia e Cina – sono le mostre: <hi rend="italic">I Mondi </hi><hi rend="italic">di Marco Polo. Il viaggio di un mercante veneziano del </hi><hi rend="italic">Duecento</hi> (Venezia, Palazzo Ducale, 2024) e <hi rend="italic">Wonders of the World: </hi><hi rend="italic">China and Beyond in the Eyes of Marco Polo </hi>(Shanghai Museum, 2024). Qui si intrecciano narrazioni orientaliste e post-orientaliste, che riflettono al tempo stesso rielaborano le reciproche rappresentazioni dell’Altro. </p><p rend="text" >La mostra <hi rend="italic">I mondi di Marco Polo. Il viaggio di</hi><hi rend="italic"> un mercante veneziano del Duecento</hi>, allestita a Palazzo Ducale e curata da Giovanni Curatola e Chiara Squarcina, propone un percorso immersivo attraverso le esperienze del viaggiatore veneziano, tra geografie reali e immaginate, memorie individuali e patrimoni culturali condivisi. L’allestimento si snoda tra riproduzioni cartografiche, manoscritti, manufatti e documenti d’archivio, tra cui il testamento di Marco Polo e la ricostruzione della sua casa-fondaco a Venezia, rinvenuta sotto il Teatro Malibran.</p><p rend="text" >Tuttavia, pur nella sua ricchezza documentaria e nella sua capacità evocativa, la mostra presta il fianco a una riflessione più ampia sul tema dell’orientalismo, ovvero sul modo in cui l’Occidente ha storicamente costruito una propria immagine dell’Oriente. Come illustrato da Said, tale visione tende a ‘costruire’ l’Oriente come un luogo esotico, immobile, misterioso, funzionale più all’immaginario occidentale che alla comprensione autentica delle culture asiatiche. In questa prospettiva, anche i racconti di Marco Polo – sebbene derivanti da un’esperienza vissuta – risultano filtrati da una lente eurocentrica, che nel tempo ha contribuito a consolidare stereotipi e fraintendimenti.</p><p rend="text" >Le carte geografiche antiche – dalle <hi rend="italic">mappae </hi><hi rend="italic">mundi</hi> medievali ai planisferi cinquecenteschi – rendono visibile non solo un bisogno di ordinamento spaziale del mondo allora conosciuto, ma anche una gerarchizzazione implicita dei saperi e dei luoghi. Lo spettatore contemporaneo, davanti a queste rappresentazioni, sperimenta uno straniamento volutamente provocato: cercando di interpretare l’orientamento e le corrispondenze con le carte contemporanee, si confronta con la distanza culturale e cognitiva che separa la geografia odierna dalla cosmografia simbolica del passato. La stessa fortuna editoriale del<hi rend="italic"> Milione</hi>, nelle sue numerose versioni illustrate e tradotte, testimonia non solo l’interesse europeo per l’Altrove, ma anche un progressivo processo di ‘riscrittura’ dell’esperienza asiatica di Polo secondo i canoni della meraviglia e dell’esotico, seguendo le modificazioni del tempo. La presenza di animali fantastici, città leggendarie e sovrani mitici nelle raffigurazioni miniate ne è un chiaro segno. Questa tendenza – che ha alimentato nei secoli la curiosità occidentale verso l’Oriente – ha però anche contribuito a una rappresentazione parziale e spesso imprecisa delle società asiatiche e cinesi.</p><p rend="text" >Anche l’apparato espositivo, per quanto accurato, rischia in alcuni momenti di perpetuare una narrazione che separa ‘noi’ (osservatori occidentali, razionali, moderni) da ‘loro’ (popoli osservati, evocati come oggetti di fascinazione). Il percorso culmina, significativamente, in una sala dedicata alle spezie e ai profumi, dove il pubblico è invitato a toccare e annusare prodotti provenienti da Paesi lontani: un’esperienza sensoriale che si muove tra didattica interattiva e riproposizione inconsapevole di uno sguardo esotizzante. In questo senso, risulta particolarmente utile il contributo critico di Annalisa D’Ascenzo (2024), che nella sua recensione della mostra sottolinea come l’assenza di coordinate storiche e cartografiche esplicite renda difficile al visitatore orientarsi tra mappe antiche e realtà geografiche odierne, alimentando confusione e talvolta fraintendimenti culturali. D’Ascenzo osserva infatti che «non si tratta di sollevare vecchie <hi rend="italic">querelle</hi> intorno all’importanza fondamentale di studiare la geografia», ma di recuperare le chiavi interpretative necessarie a leggere i ‘mondi immaginati’ del passato, senza proiettarvi inconsapevolmente categorie moderne o stereotipi radicati (D’Ascenzo 2024, 73).</p><p rend="text" >In definitiva, la mostra offre molteplici chiavi di lettura, rendendo evidente tanto il fascino duraturo delle narrazioni odeporiche quanto le implicazioni culturali e politiche delle rappresentazioni dell’alterità. Inserire nel percorso espositivo qualche spunto esplicito di riflessione sul tema dell’orientalismo e delle geografie immaginate – anche attraverso brevi pannelli o apparati critici – avrebbe arricchito ulteriormente l’esperienza, stimolando una maggiore consapevolezza nei visitatori.</p><p rend="text" >Un secondo caso espositivo particolarmente rilevante per analizzare la figura di Marco Polo tra orientalismo e occidentalismo è la mostra tenutasi a Shanghai <hi rend="italic">Wonders of</hi><hi rend="italic"> the World: China and Beyond in the Eyes of Marco</hi><hi rend="italic"> Polo </hi>(Shanghai Museum 2024). Si tratta di un progetto ambizioso, curato da Francesco D’Arelli (Direttore dell’Istituto Italiano di Cultura a Shanghai) e da Wang Yue (Direttore del Dipartimento dei Bronzi del Shanghai Museum), e organizzato in collaborazione con istituzioni italiane di grande rilievo, tra cui l’Enciclopedia Italiana-Treccani, l’Università Ca’ Foscari di Venezia, la Fondazione Musei Civici di Venezia. L’obiettivo della mostra non è semplicemente quello di raccontare il viaggio di Marco Polo, ma di offrirne una lettura profondamente diversa da quella tradizionalmente occidentale. Se la narrazione europea tende spesso a vedere Marco Polo come il primo grande scopritore dell’Oriente, qui il punto di vista si capovolge: la Cina contemporanea si fa narratrice della propria storia, rileggendo l’esperienza del viaggiatore veneziano come parte di un più ampio processo di scambio e interazione culturale e non come un episodio isolato di scoperta esotica. In questo modo, essa mette in atto anche un’appropriazione del dispositivo di costruzione teorica, assumendo categorie nate in contesti occidentali e rielaborandole strategicamente come strumenti di auto-rappresentazione e di legittimazione culturale. Tale processo richiama, da un lato, le riflessioni di Chen Xiaomei sull’occidentalismo come risposta e rielaborazione culturale autonoma, e, dall’altro, la critica di Wang Hui al binarismo concettuale Oriente/Occidente, che evidenzia come tali categorie siano costruzioni storiche suscettibili di riuso e reinterpretazione. La mostra costruisce così una sorta di ‘contro-narrazione’, in cui la figura di Marco Polo è interpretata non solo come osservatore curioso, ma soprattutto come mediatore tra mondi, testimone di un’epoca di intensa mobilità e di contatti globali.</p><p rend="text" >Il percorso espositivo si articola attraverso oltre duecento oggetti provenienti dalla Cina, dall’Iran, dalla Siria, dall’Italia e dalla Francia. Tra questi troviamo ceramiche della dinastia Yuan (1279-1368) con influenze islamiche, preziosi oggetti di corte, manoscritti medievali europei che testimoniano la fortuna del<hi rend="italic"> Milione</hi> in Occidente, mappe antiche e installazioni multimediali. L’insieme dei materiali invita il visitatore a riflettere su come l’Oriente e l’Occidente si siano influenzati reciprocamente, ben prima dell’era moderna. Ciò che rende questa mostra particolarmente interessante è la sua impostazione curatoriale, che mira a superare la logica binaria che ha storicamente contrapposto l’Occidente, osservatore e narratore, all’Oriente, oggetto di fascinazione e racconto – una logica che, per contro, sembra ancora caratterizzare in parte l’allestimento veneziano. Lontana dalle dinamiche dell’orientalismo classico, la mostra dello Shanghai Museum propone invece una visione più complessa e multilaterale, dove gli scambi culturali appaiono come fenomeni bidirezionali. Essa si distingue inoltre per una maggiore attenzione agli aspetti storico-filologici, con l’indicazione non solo delle datazioni precise, ma anche le provenienze dei reperti e i luoghi dove sono oggi custoditi. In questo quadro, la Cina emerge come protagonista attiva e consapevole dei processi storici globali.</p><p rend="text" >In questo senso, si potrebbe parlare di un ‘orientalismo inverso’ o, meglio ancora, di una forma di ‘occidentalismo culturale’: un discorso elaborato dall’Oriente sulla propria identità e sul proprio ruolo nel mondo, ma anche sull’Occidente, spesso rappresentato attraverso gli occhi di Marco Polo stesso. Chen Xiaomei, tra le principali voci critiche del post-orientalismo, evidenzia infatti come l’‘occidentalismo’ non sia solo una risposta all’orientalismo, ma anche una costruzione attiva di un’immagine dell’Occidente che serve a rafforzare l’identità cinese contemporanea, nella dialettica tra auto-rappresentazione interna e percezione esterna (Chen 2002). Parallelamente, Gregory Lee sottolinea come la Cina utilizzi questa rilettura storica e culturale per modellare un’immagine di sé da proporre sia in patria sia all’estero, costruendo un immaginario nazionale che si lega strettamente a narrazioni di grande civiltà globale e continuità storica (Lee 2018). Questo si riflette chiaramente nell’uso simbolico della figura di Marco Polo nel contesto contemporaneo, ad esempio nel progetto della Nuova Via della Seta, che lo eleva a emblema di dialogo interculturale e connessione globale, facendo leva su un passato condiviso e reinterpretato come legittimazione geopolitica e culturale.</p><p rend="text" >Questa mostra, dunque, non si limita a raccontare un episodio del passato, ma si inserisce pienamente nel dibattito contemporaneo sulle rappresentazioni culturali, sull’identità e sulla memoria condivisa. In dialogo ideale (e curatoriale) con la mostra veneziana, l’esposizione di Shanghai contribuisce a mettere in discussione le narrazioni egemoniche e invita a ripensare il ruolo del viaggio come spazio di confronto, ma anche di costruzione reciproca dell’alterità. In entrambi i casi, i musei non si presentano come spazi neutri di esposizione storica, ma come dispositivi mediali che rielaborano il passato in funzione del presente, producendo nuove forme di identità culturale e politica. Le figure come quella di Marco Polo sono piegate a esigenze di <hi rend="italic">branding</hi> culturale, di diplomazia simbolica, o di pedagogia narrativa: diventano strumenti attraverso cui si negoziano visioni del mondo, si costruiscono memorie condivise e si elaborano nuove mitologie globali.</p></div><div><head>4. Conclusione </head><p rend="text" >La figura di Marco Polo, lungi dall’essere un semplice personaggio storico, si rivela oggi come potente mediatrice simbolica tra culture, tempi e immaginari. Attraverso i suoi molteplici riusi – testuali, iconografici, museali e digitali – egli continua a incarnare una soglia narrativa tra l’Occidente e l’Oriente, ma anche tra passato e presente, realtà e rappresentazione. I due esempi di mostre, <hi rend="italic">Il Milione: Viaggio nel tempo di Marco Polo</hi> (Venezia) e <hi rend="italic">Wonders of the World: China and Beyond in</hi><hi rend="italic"> the Eyes of Marco Polo</hi> (Shanghai), analizzate entro la doppia cornice orientalista e occidentalista, rivelano che nella rilettura contemporanea Marco Polo non è più (solo) il portavoce dell’Occidente curioso che scopre l’altro, ma può diventare anche un soggetto guardato, reinterpretato, persino strumentalizzato da una Cina che oggi occupa un ruolo centrale nella scena geopolitica e culturale globale. La sua immagine si presta così a essere negoziata nei discorsi identitari, nei progetti museali, nelle politiche culturali transnazionali, dove spesso funge da icona rassicurante dell’incontro tra civiltà, ma anche da dispositivo di <hi rend="italic">soft-power</hi> e di posizionamento simbolico. Questa traiettoria riflette il più ampio movimento della cultura globale, in cui le rappresentazioni non sono mai fisse ma sempre contestuali, dinamiche e cariche di stratificazioni storiche e culturali. Analizzare Marco Polo come figura mediale, piuttosto che come semplice testimone storico, consente di cogliere le articolazioni profonde con cui le identità culturali si costruiscono attraverso narrazioni incrociate, sguardi reciproci e pratiche di risemantizzazione. In questo senso, Marco Polo oggi ci parla meno del ‘vero’ Oriente e più del modo in cui noi – europei, cinesi, globali – continuiamo a produrre immagini dell’altro per definire noi stessi.</p></div><div><head>Riferimenti bibliografici</head><p rend="bib_indx_bib" ><hi>Chakrabarty</hi><hi>, Dipesh. 2008. </hi><hi rend="italic">Provincializing Europe: Postcolonial Thought and Historical Difference</hi><hi>.</hi><hi> Princeton-Oxford: Princeton University Press. </hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi>Chen, Xiaomei. 2002</hi><hi rend="superscript CharOverride-1">2</hi><hi> </hi><hi>(1995). </hi><hi rend="italic">Occidentalism: A Theory of Counter-Discourse in Post-Mao China</hi><hi>. </hi>Lanham, MD: Rowman &amp; Littlefield.</p><p rend="bib_indx_bib" >D’Ascenzo, Annalisa. 2024. “Mostre, convegni, eventi: i mondi di Marco Polo. Il viaggio di un mercante veneziano del Duecento.” <hi rend="italic">Geostorie</hi> 32, 1: 72-3.</p><p rend="bib_indx_bib" >De Nigris, Ornella. <hi>2019. “Continuum Generation by</hi><hi> Generation: The Representation of Chinese Traditions at the China Pavilion</hi><hi> of the 57</hi><hi rend="superscript CharOverride-1">th</hi><hi> Venice Biennial.” </hi><hi rend="italic">Journal of Contemporary Chinese </hi><hi rend="italic">Art</hi><hi> 6, 2-3: 343-66.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi>Denton, Kirk A. 2014. </hi><hi rend="italic">Exhibiting the Past:</hi><hi rend="italic"> Historical Memory and the Politics of Museums in Postsocialist China</hi><hi>. Honolulu: University of Hawaii Press. </hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi>Lee, Gregory. 2018. </hi><hi rend="italic">China Imagined: From European Fantasy to Spectacular Power</hi><hi>. 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London:</hi><hi> Routledge.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi>Shanghai Museum </hi><hi rend="CharOverride-3">上海博物馆</hi><hi>. 2024. “Shanghai Bowuguan juban ‘Huanyu </hi><hi>Dongxi: Make Boluo yanzhong de Zhongguo he Shijie’ tezhan </hi><hi rend="CharOverride-3">上海博物馆举办</hi><hi> </hi><hi rend="CharOverride-3">《寰宇东西：</hi><hi> </hi><hi rend="CharOverride-3">马可</hi><hi>•</hi><hi rend="CharOverride-3">波罗眼中的中国和世界》</hi><hi> </hi><hi rend="CharOverride-3">特展</hi><hi> [At the Shanghai Museum the special</hi><hi> exhibition ‘Wonders of the World: China and Beyond in </hi><hi>the Eyes of Marco Polo’].” &lt;</hi><ref target="https://www.shanghaimuseum.net/mu/frontend/pg/m/article/id/I00004700"><hi>https://www.shanghaimuseum.net/mu/frontend/pg/m/article/id/I00004700</hi></ref><hi>&gt; (2025-05-27). </hi></p><p rend="bib_indx_bib" >Sica, Giorgio. 2014. “Marco Polo incontra l’Altro: Modernità ed esotismo nel Milione.” <hi rend="italic">Forum Italicum</hi><hi > 48, 3: 327-41.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi >Vampelj Suhadolnik, Nataša,</hi><hi > edited by. 2021. </hi><hi rend="italic">East Asia in Slovenia: Collecting Practices,</hi><hi rend="italic"> Categorization and Representation</hi><hi>. Special issue, </hi><hi rend="italic">Asian Studies</hi><hi> 9, 3:</hi><hi> 7-18 </hi><ref target="https://doi.org/10.4312/as.2021.9.3"><hi>https://doi.org/10.4312/as.2021.9.3</hi></ref></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi>Wang, Hui. 2011. </hi><hi rend="italic">The Politics of Imagining </hi><hi rend="italic">Asia</hi><hi>. Cambridge, MA: Harvard University Press. </hi></p><list rend="numbered">
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="xml_13.html#footnote-002-backlink">1</ref></hi> Come mostrato in Philips 2014, le narrazioni medievali di viaggio, incluso <hi rend="italic">Il Milione</hi>, contribuirono a modellare rappresentazioni dell’Asia che, pur non ancora sistematizzate come nel pensiero orientalista moderno, ne prefiguravano alcune strutture retoriche e simboliche fondamentali.</p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="xml_13.html#footnote-001-backlink">2</ref></hi> La ‘soggettività post-rivoluzionaria’ si riferisce alla costruzione dell’identità individuale e collettiva nella Cina successiva alla Rivoluzione del 1949 e alla fase maoista (1949–1976), in cui il soggetto è modellato da narrazioni statali, memoria storica selettiva e nuovi immaginari nazionali, spesso in tensione tra eredità socialista, apertura al mercato (dal 1978) e ambizioni globali.</p></item>
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="xml_13.html#footnote-000-backlink">3</ref></hi> Lanciata dal Presidente della Repubblica Popolare Cinese Xi Jinping nel 2013, la ‘Belt and Road Initiative’ (BRI) o ‘Nuova Via della Seta’ è un ambizioso progetto di sviluppo infrastrutturale e cooperazione economica che collega Asia, Europa, Africa e Medio Oriente attraverso reti terrestri e marittime. Oltre alla sua componente fortemente economica, la BRI si caratterizza anche come un dispositivo di <hi rend="italic">soft-</hi><hi rend="italic">power</hi> e di diplomazia culturale, utilizzato per rafforzare l’immagine della Cina come attore globale e favorire la narrazione di continuità storica degli scambi interculturali.</p></item>
				</list><p rend="editorial_metadata_author" >Ornella De Nigris, University of Siena, Italy, <ref target="mailto:ornella.denigris@unisi.it">ornella.denigris@unisi.it</ref>, <ref target="https://orcid.org/0000-0001-7283-3907">0000-0001-7283-3907</ref></p><p rend="editorial_metadata_polices" >Referee List (DOI 1<ref target="https://doi.org/10.36253/fup_referee_list">0.36253/fup_referee_list</ref>)</p><p rend="editorial_metadata_polices" >FUP Best Practice in Scholarly Publishing (DOI <ref target="https://doi.org/10.36253/fup_best_practice">10.36253/fup_best_practice</ref>)</p><p rend="editorial_metadata_book" >Ornella De Nigris, <hi rend="italic">Marco Polo tra Orientalismo e Occidentalismo: viaggio, rappresentazione e mediazione culturale nelle mostre contemporanee,</hi> © Author(s), <ref target="https://creativecommons.org/licenses/by-sa/4.0/legalcode">CC BY-SA 4.0</ref>, DOI <ref target="https://doi.org/10.36253/979-12-215-0883-3.13">10.36253/979-12-215-0883-3.13</ref>, in Paola Mocella (edited by), <hi rend="italic">Il </hi>Milione<hi rend="italic"> nel tempo tra Asia ed Europa: Marco Polo nelle letterature medievali e contemporanee. Atti del Convegno Internazionale (Siena, 7–8 novembre 2024) e del Seminario “700 anni di Marco Polo” (Firenze, 11 dicembre 2024)</hi>, pp. -106, 2025, published by Firenze University Press and USiena PRESS, ISBN 979-12-215-0883-3, DOI <ref target="https://doi.org/10.36253/979-12-215-0883-3">10.36253/979-12-215-0883-3</ref></p></div></div>
      
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          <bibl n="221489">Shanghai Museum 上海博物馆. 2024. “Shanghai Bowuguan juban ‘Huanyu Dongxi: Make Boluo yanzhong de Zhongguo he Shijie’ tezhan 上海博物馆举办 《寰宇东西： 马可•波罗眼中的中国和世界》 特展 [At the Shanghai Museum the special exhibition ‘Wonders of the World: China and Beyond in the Eyes of Marco Polo’].” &amp;lt;https://www.shanghaimuseum.net/mu/frontend/pg/m/article/id/I00004700&amp;gt; (2025-05-27).</bibl>
          <bibl n="221795">Sica, Giorgio. 2014. “Marco Polo incontra l’Altro: Modernit&amp;#224; ed esotismo nel Milione.” Forum Italicum 48, 3: 327-41.</bibl>
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    </body>
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</TEI>