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        <title type="main" level="a">Il Marco Polo di Bellonci tra riscrittura e invenzione</title>
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            <forename>Emmanuela</forename>
            <surname>Carbé</surname>
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          <resp>This is a section of <title>Il &lt;i&gt;Milione&lt;/i&gt; nel tempo tra Asia ed Europa: Marco Polo nelle letterature medievali e contemporanee</title>(DOI: <idno type="DOI">10.36253/979-12-215-0883-3</idno>) by </resp>
          <name>Paola Mocella</name>
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        <publisher>Firenze University Press</publisher>
        <pubPlace>Florence</pubPlace>
        <date when="2025">2025</date>
        <idno type="DOI">https://doi.org/10.36253/979-12-215-0883-3.18</idno>
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          <p>Open Access</p>
          <p>Copyright Author(s)</p>
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        <p>The essay investigates Maria Bellonci’s engagement with the Polian text, with particular attention to the twofold work she carried out in 1982: the rewriting of the Milione into modern Italian, and the narrative recasting of the story in the novel Marco Polo. Both works were published by ERI to coincide with the release of the television series dedicated to Marco Polo, directed by Giuliano Montaldo. The analysis concludes reflecting on how this narrative and philological mediation prepared the ground for Bellonci’s final work, Rinascimento privato.</p>
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            <item>Italian Contemporary Literature</item>
            <item>Maria Bellonci</item>
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      <p>It is available online at https://doi.org/10.36253/979-12-215-0883-3.18<ref target="https://doi.org/10.36253/979-12-215-0883-3.18" /></p>
      <div><head>Emmanuela Carbé</head></div><div><head>Il Marco Polo di Bellonci tra riscrittura e invenzione<hi rend="notes_number CharOverride-1"><hi><ref target="xml_18.html#footnote-018">1</ref></hi></hi></head><p rend="text">Nel 2024 le celebrazioni poliane hanno portato in libreria, tra varie pubblicazioni e ristampe, una traduzione in italiano del <hi rend="italic">Milione</hi> a cura di Giordano Tedoldi. L’autore non si pone nel solco della versione di Bellonci (1982), significativo precedente di riscrittura d’autrice, e nella nota introduttiva sottolinea la necessità di restituire al testo «quella sorta di brezza marina, di spirito avventuroso che sempre il lettore di questo libro deve sentire accarezzargli (o tempestargli) le orecchie man mano che legge» (Tedoldi 2024, 10). Uno spirito che Bellonci aveva riconosciuto – in termini però diversi – nel ms. fr. 1116 (F) della Bibliothèque nationale de France, integrato con altri codici e con il supporto della tradizione editoriale, a partire dai lavori di Benedetto (1928; 1932); così Bellonci nella sua introduzione:</p><quote rend="quotation_b">Cosa semplice, anzi tonica, sembra oggi la lettura del <hi rend="italic">Milione</hi> di Marco Polo. Questa straordinaria opera, che ha la trasparenza e il mistero di un’“acqua sorgiva in una bottiglia di cristallo”, vuole dal lettore non solo attenzione, ma un animo sgombro, magari ingenuo, e una curiosità non divagante. In cambio trasmette la limpida concretezza delle sue immagini, e quella inesausta energia di vita che circola sotto la pagina come un sangue sano e forte (Bellonci 1997, 275)<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi><ref target="xml_18.html#footnote-017">2</ref></hi></hi>.</quote><p rend="text">Un confronto tra le due operazioni, collocate in contesti editoriali e in anni molto diversi, sarebbe forse istruttivo: senza addentrarsi in analisi filologiche – che richiederebbero competenze specialistiche – sull’allestimento complessivo del testo, nonché sulle scelte lessicali<hi rend="notes_number CharOverride-1"><hi><ref target="xml_18.html#footnote-016">3</ref></hi></hi> e sintattico-ritmiche<hi rend="notes_number CharOverride-1"><hi><ref target="xml_18.html#footnote-015">4</ref></hi></hi>, la sola lettura delle rispettive introduzioni riflette bene due periodi in fondo non distanti (poco più di quarant’anni) eppure ormai lontanissimi. Bellonci con sintesi e taglio divulgativo introduce la sua riscrittura citando fonti e tradizioni dell’opera:</p><quote rend="quotation_b">Il testo 1116 è stato da me lungamente interrogato; ma non è stato né tagliato né manomesso; solo talvolta integrato con brani presi da altri codici quale lo “zeladiano” latino o la preziosa traduzione cinquecentesca del Ramusio. Si è avuto cura, però, di tradurre tanto il latino quanto l’italiano del Cinquecento per intonarli alla stessa cadenza sintattica della traduzione dal franco-italiano e per conservare al libro la sua unità e il suo carattere (Bellonci 1997, 275-76)<hi rend="notes_number CharOverride-1"><hi><ref target="xml_18.html#footnote-014">5</ref></hi></hi>.</quote><p rend="text">Tedoldi si limita invece a menzionare il manoscritto cosiddetto franco-italiano, senza citare altre fonti né confrontarsi con i cantieri filologici e le acquisizioni più recenti, come l’edizione di <hi rend="italic">Le Devisement dou monde</hi> di Eusebi e Burgio (2018). Un aspetto sottolineato ad esempio da Lorenzo Tomasin sul <hi rend="italic">Sole 24 Ore</hi>: </p><quote rend="quotation_b">ai tempi d’oggi, che sono <hi rend="italic">anche</hi> tempi di studi solidamente scientifici sui testi e sulla loro storia, sarebbe forse utile che chi si occupa di brezza marina tenesse conto anche dei bollettini meteorologici (Tomasin 2024); </quote><p rend="text_NOindent">e osservato con altrettanta lucidità da Alvaro Barbieri in sede critica: </p><quote rend="quotation_b">trovo quanto meno discutibile negare a uno dei capolavori del Medioevo occidentale quel minimo sindacale di corredi esplicativi che si accorda non dico al <hi rend="italic">Novellino</hi> o a Boccaccio, ma a Fenoglio o Calvino in qualunque collana di classici tascabili (Barbieri 2024, 207-8).</quote><p rend="text">Il volume a cura di Tedoldi giunge per i settecento anni dalla morte di Marco Polo e rappresenta forse un’occasione mancata per offrire una traduzione italiana filologicamente rigorosa<hi rend="notes_number CharOverride-1"><hi><ref target="xml_18.html#footnote-013">6</ref></hi></hi>; è senz’altro, se vogliamo intendere l’operazione come riscrittura d’autore, una prova evidente dell’attuale divario tra editoria e ricerca scientifica. Nel caso di Bellonci il progetto nacque in relazione alla nota serie televisiva diretta da Giuliano Montaldo (sceneggiatura di David Butler, Vincenzo Labella e Montaldo stesso, musiche di Ennio Morricone), che in Italia fu trasmessa in otto puntate di sessanta minuti dal 5 dicembre 1982 al 23 gennaio 1983. L’autorevolezza e la lunga esperienza tra narrativa e scavo archivistico rendevano Bellonci una scrittrice adatta ad accompagnare il progetto televisivo: nel 1982 uscì dunque per ERI prima la riscrittura italiana del <hi rend="italic">Milione</hi>, corredata da un indice dei nomi e delle cose notabili, da una cartina geografica, da una tavola genealogica, e da fotografie di Sergio Strizzi realizzate sul set; poco dopo, con il titolo <hi rend="italic">Marco Polo</hi>, fu pubblicata una novellizzazione della sceneggiatura.</p><p rend="text">Nel 1982 l’attenzione su Marco Polo fu particolarmente intensa, come testimoniano le cronache del tempo: la serie <hi rend="italic">Marco Polo</hi> diretta da Giuliano Montaldo fu definita «l’avvenimento televisivo dell’anno», tra entusiasmi e polemiche – anche per il costo di dieci milioni di dollari per la produzione, che coinvolgeva tra gli altri il partner cinese CFCC (China Film Coproduction Corporation) in un’operazione dal chiaro risvolto politico nel consolidamento dei rapporti tra Italia e Cina (Lepri 2023). Non mancarono resoconti dal set e dalle anteprime fastose, mostre itineranti dei costumi di scena, concorsi a premi, e persino un’udienza al Quirinale del presidente Pertini con la presentazione del <hi rend="italic">Milione</hi> di Bellonci (30 luglio 1982)<hi rend="notes_number CharOverride-1"><hi><ref target="xml_18.html#footnote-012">7</ref></hi></hi>.</p><p rend="text">Il mercato editoriale conobbe in quell’anno un notevole picco di pubblicazioni: volumi divulgativi e scientifici, biografie su Marco Polo, edizioni di pregio e economiche, adattamenti per ragazzi e ricettari dedicati alla Cina (è di ERI il volume <hi rend="italic">La cucina di Marco Polo</hi>, a cura di Leo Pescarolo e Lilli Garroni; su <hi rend="italic">Topolino</hi> uscì in quattro puntate <hi rend="italic">La storia di Marco Polo detta </hi>Il Milione, cfr. Minervini e Minervini 2024, 406-7).</p><p rend="text">Tra le uscite più rilevanti si segnala l’edizione nei “Meridiani” Mondadori a cura di Gabriella Ronchi con introduzione di Cesare Segre (basata, per la versione toscana, sul testo stabilito da Bertolucci Pizzorusso, la cui edizione Adelphi fu ristampata anch’essa nel 1982; per la versione franco-italiana cfr. Andreose 2024, 90). Ampia anche la produzione nelle collane economiche: BUR pubblicò <hi rend="italic">Il Milione</hi> con introduzione e note di Marcello Ciccuto e un testo di Anthony Burgess (autore di un primo trattamento cinematografico della serie televisiva); Garzanti affidò un’edizione a Ettore Mazzali; Editori Riuniti propose la cura di Antonio Lanza con introduzione di Giorgio Manganelli. Mursia mise in catalogo un’edizione della versione trecentesca e un volume a fumetti a cura di Enzo Maricante, mentre Giorgio Mondadori International pubblicò una riscrittura in italiano di Giorgio Trombetta-Panigradi. Mondadori propose negli “Oscar” il <hi rend="italic">Marco Polo</hi> di Viktor Šklovskij<hi rend="notes_number CharOverride-1"><hi><ref target="xml_18.html#footnote-011">8</ref></hi></hi>. </p><p rend="text">Tra gli interventi su riviste e quotidiani spiccano un articolo di Umberto Eco a proposito di Marco Polo (Eco 1982) e quello di Omar Calabrese sulla serie televisiva (Calabrese 1982). Da ricordare anche un intervento semiserio di Michele Dzieduszycki, che sull’<hi rend="italic">Europeo</hi> passava in rassegna le numerose iniziative editoriali di quell’anno:</p><quote rend="quotation_b">Gli Editori Riuniti […] hanno affidato l’introduzione a Giorgio Manganelli, che dice, tra l’altro: “La memoria unita alla pazienza fa di questo libro esile un libro denso, fitto, nel quale il lettore può inseguire innumerevoli tracce, indizi, allusioni”. Questo non è piaciuto a Ettore Mazzoli, il quale ha scritto per Garzanti una introduzione destinata a confutare l’introduzione di Manganelli, e ci ricorda severamente che “questo è il libro di un mercante che comunica notizie importanti ai suoi colleghi di mercanzia”. Una specie di rapporto della Confcommercio. Per gli appassionati di filologia c’è poi l’edizione nei Meridiani di Mondadori (710 fittissime pagine) che consente di leggere per la prima volta la versione toscana a fianco di quella francese. Nella sua introduzione Cesare Segre consiglia di leggere prima quella francese, ma poi ammette generosamente che si può fare come si vuole (Dzieduszycki 1982).</quote><p rend="text">Dzieduszycki promuoveva la riscrittura di Bellonci, considerandola un buon punto di partenza per accostarsi a Marco Polo («le foto illustrative, tratte dal film, fanno pensare in qualche modo a Emilio Salgari, il testo corre agile e gradevole»). La storia materiale di questo ‘agile’ testo e del romanzo <hi rend="italic">Marco Polo</hi> è stata ripercorsa da Ernesto Ferrero, che nelle sue note alle <hi rend="italic">Opere</hi> di Bellonci si è basato anche sulla consultazione dei materiali autografi conservati presso l’archivio della Fondazione Bellonci (attualmente in corso di digitalizzazione).</p><p rend="text">Risale al 1980 il contratto con le edizioni ERI per la «ricostruzione del testo originale del <hi rend="italic">Milione</hi> di Marco Polo» (cit. in Ferrero 1997, 1520). I rapporti con la RAI non erano nuovi: già nel 1951 l’autrice era intervenuta per la nota trasmissione radiofonica <hi rend="italic">Scrittori al microfono: incontro con il personaggio</hi>; a metà degli anni Sessanta, insieme alla collaboratrice Anna Maria Rimoaldi, aveva presentato una sceneggiatura su Isabella d’Este (poi non accolta); nel 1973 aveva collaborato a un documentario televisivo sulla Camera degli Sposi di Mantegna (Alesi 2008, 43-4). Nel 1976 la RAI le affidava un nuovo progetto, che diventerà <hi rend="italic">Delitto di stato</hi> per la regia di Gianfranco De Bosio: nel 1980, quando riceve la proposta del <hi rend="italic">Milione</hi>, Bellonci era a Mantova per seguirne le riprese (Ferrero 1997, 1520; Alesi 2008, 46).</p><p rend="text">La riscrittura – sostenuta dalle ricerche di Rimoaldi – si conclude, come annota la scrittrice nella sua agenda, nell’ottobre del 1981 («pare che sia venuta bene. Molti elogi ed entusiasmo»); il 10 febbraio 1982 termina la correzione delle bozze (Ferrero 1997, 1523). Il volume è stampato a maggio ed esce a giugno; il 17 maggio Guido Ruggiero, allora Presidente della ERI, le invia una cartolina esprimendo piena soddisfazione per l’esito del progetto e ringraziandola «per la finissima traduzione», definita «una vera pagina di grande giornalismo ante-litteram»<hi rend="notes_number CharOverride-1"><hi><ref target="xml_18.html#footnote-010">9</ref></hi></hi>. </p><p rend="text">«Operazione riuscita?» le viene chiesto in un’intervista al <hi rend="italic">Radiocorriere</hi> il 5 giugno 1982: «credo di sì», risponde Bellonci, </p><quote rend="quotation_b">ho usato una lingua adatta al fine di una giusta lettura. Scorrevole e chiarissima, estremamente fedele all’originale e estremamente libera […] questa riscrittura del <hi rend="italic">Milione</hi> ha la sua parte di fantasia e di invenzione sintattica, che tengono a ricreare il segreto alito vitale del libro<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi><ref target="xml_18.html#footnote-009">10</ref></hi></hi>. </quote><p rend="text">Una conferma in questa direzione è venuta da Valeria Della Valle, che ha lungamente interrogato la lingua di Bellonci (cfr., per un quadro generale, Della Valle 1990), e ha dedicato pagine approfondite alla lingua della riscrittura del <hi rend="italic">Milione</hi>:</p><quote rend="quotation_b">Non si tratta, come è evidente, di una modernizzazione del testo: vengono rispettate scrupolosamente le corrispondenze, evitando solo ridondanze e ripetizioni tipiche della prosa del tempo, che per il lettore moderno costituirebbero un ostacolo; e inoltre, e questo è l’elemento più importante, viene recuperata tutta una serie di tratti caratteristici che ci restituiscono il ritmo del racconto, lasciando inalterate, nel complesso, la struttura sintattica, l’ordine delle parole, le scelte lessicali (Della Valle 1990, LXII).</quote><p rend="text">Parallelamente all’operazione di riscrittura, come si è detto, ERI chiede a Bellonci di scrivere un libro su Marco Polo a partire dalla sceneggiatura televisiva. Il 2 marzo 1981 lo annota sulla sua agenda: «proposta del Marco Polo “libro”… Enorme proposta, sembra! Io mi sento schiudere il cuore. E Febus? Ad ogni modo è bello sentirsi fare tante proposte e grosse» (Ferrero 1997, 1523)<hi rend="notes_number CharOverride-1"><hi><ref target="xml_18.html#footnote-008">11</ref></hi></hi>. La stesura si fa risalire all’estate del 1981, mentre il 16 maggio 1982 la scrittrice ne annota la fine: «L’enorme lavoro che mi ha gravato per un anno procurandomi insonnia, angoscia, terrori di non arrivare a compierlo è finito […] Non mi sembra vero» (cit. in Ferrero 1997, 1527). </p><p rend="text">Entrambi i volumi, il <hi rend="italic">Milione</hi> e <hi rend="italic">Marco Polo</hi>, raggiungono un ampio pubblico. Su un’agenda, in data 2 gennaio 1983, la scrittrice annota: «Penso alla strana avventura di Marco Polo. Come questi libri fatti per un impegno economico siano diventati un impegno letterario e di cultura molto serio» (cit. in Ferrero 1997, 1527). Una conferma del successo è fornita anche da una lettera del 25 ottobre 1984, quando ERI invia a Bellonci il consuntivo annuale in cui vengono menzionate oltre diecimila copie vendute nelle edizioni del <hi rend="italic">Milione</hi> di ERI e di Mondadori<hi rend="notes_number CharOverride-1"><hi><ref target="xml_18.html#footnote-007">12</ref></hi></hi>. Di lì a poco, il 31 ottobre 1984, Ferruccio Parazzoli scrive a Bellonci dicendosi entusiasta di un progetto di pubblicazione negli “Oscar” del <hi rend="italic">Milione</hi> «nella ricca, puntuale, piacevole versione di Maria Bellonci (abbiamo nei Meridiani, come Lei sa, la versione toscana del Trecento, splendida, ma improponibile negli Oscar)»<hi rend="notes_number CharOverride-1"><hi><ref target="xml_18.html#footnote-006">13</ref></hi></hi>. </p><p rend="text">Nello stesso anno <hi rend="italic">Marco Polo</hi> è ristampato da Rizzoli. Bellonci riceve una lettera da Giorgio Caproni, che la ringrazia per «lo stupendo dono» accompagnato da una «generosissima dedica, che certamente non merito ma mi inorgoglisce»<hi rend="notes_number CharOverride-1"><hi><ref target="xml_18.html#footnote-005">14</ref></hi></hi>. Anche Mario Pomilio, Premio Strega 1983 con il romanzo <hi rend="italic">Il Natale 1833</hi>, scrive per congratularsi: «è davvero un bel libro, col suo misto di vero e d’invenzione che anche a me, come lei sa, piace moltissimo». Pomilio osservava come la visione del film non avesse ostacolato la lettura del volume, che risultava anzi più compatto e comunque autonomo rispetto alla serie di Montaldo, capace di riequilibrare l’assenza degli effetti televisivi con una maggiore profondità dei caratteri: «Quel che non poteva esserci quanto ad addobbo esterno c’è in fatto d’intimità e di vicinanza ai personaggi»<hi rend="notes_number CharOverride-1"><hi><ref target="xml_18.html#footnote-004">15</ref></hi></hi>.</p><p rend="text">Anche la stesura del romanzo – o, per meglio dire, novellizzazione o ‘video-novel’ (Minore 1982) – si rivelò un’operazione tutt’altro che semplice. ERI non le impose un obbligo di fedeltà rispetto alla sceneggiatura, come racconta lei stessa a Renato Minore:</p><quote rend="quotation_b">Sebbene Marco, interrogato nelle sue più remote ragioni, mi offrisse persino qualche riscontro con certi miei personaggi narrati o da narrare, più ci pensavo, più le difficoltà, le domande e i problemi si infittivano; avevo già deciso di rinunciare, quando la mia penna si inclinò per un esperimento tutto mio sul foglio e sentii Marco parlare in prima persona in un piano misteriosamente soggettivo, ora imperioso e incalzante, ora taciturno e lontanante (Minore 1982). </quote><p rend="text">Queste difficoltà vengono ricordate anche due anni dopo, in occasione di un’imminente ristampa Rizzoli del volume, durante un’intervista di Silvana Gaudio per la trasmissione <hi rend="italic">Radio Anch’io</hi> (30 gennaio 1986), cui partecipò insieme a Giuliano Montaldo e allo storico Alvise Zorzi<hi rend="notes_number CharOverride-1"><hi><ref target="xml_18.html#footnote-003">16</ref></hi></hi>. Ecco le parole di Bellonci:</p><quote rend="quotation_b">Pareva, quando ho finito il <hi rend="italic">Milione</hi>, che Marco mi chiamasse ancora, e mi dicesse racconta su, racconta. Io avevo preso un impegno editoriale di scrivere il romanzo di Marco, ma la straordinaria ricchezza sperimentale che si esprimeva nel <hi rend="italic">Milione</hi> mi pareva perfino troppo persuasiva, in più il tempo a mia disposizione era breve […] decisi di chiedere che mi sciogliessero dall’impegno, e respirai sentendomi libera, finché un giorno di istinto presi un bel foglio bianco e mi dissi scriverò di Marco come se scrivessi soltanto per me. Tracciai il primo periodo, due tre quattro, venti, sentivo che Marco era presente e così il libro fu scritto<hi rend="notes_number CharOverride-1"><hi><ref target="xml_18.html#footnote-002">17</ref></hi></hi>.</quote><p rend="text">Nella novellizzazione emergono numerosi elementi tematici e stilistici di interesse. Un punto centrale è l’attenzione riservata alle protagoniste, un motivo caro a Bellonci, che non a caso nell’introduzione al <hi rend="italic">Milione</hi> scrive:</p><quote rend="quotation_b">Di solito non abbastanza considerate dai commentatori perché sobriamente citate, esistono poi le donne del <hi rend="italic">Milione</hi>, le donne dalla pelle levigata senza il minimo pelo sul corpo (salvo i capelli), le cinesi dalle intimità preziose, la magnifica gigantesca Agiaruc dai grandi piedi nudi di lottatrice, le mogli sarcastiche e burlevoli, le abitatrici dell’isola Femmina, la dolorosa e composta regina del Mangi abbandonata dal marito, la tenera Cocacin e l’imperatrice moglie del Kublai Kan (Bellonci 1997, 276).</quote><p rend="text">La lettura del romanzo <hi rend="italic">Marco Polo</hi> mostra effettivamente un lavoro importante sulle figure femminili, descritte senza stereotipi o sterili insistenze su aspetti emotivi<hi rend="notes_number CharOverride-1"><hi><ref target="xml_18.html#footnote-001">18</ref></hi></hi>. Forse è invece meno evidente l’insistenza con cui viene trattato il rapporto tra Marco Polo e il padre Niccolò. La relazione tra padre e figlio sembra infatti configurarsi come un nucleo fondativo: la vicenda è segnata dall’assenza e dalla ricerca del padre (fino, si azzarda, a una trasfigurazione nella figura del Gran Khan), un tema che è stato forse reso più drammatico dalla sceneggiatura stessa. La scrittura assume l’inclinazione del romanzo di formazione, in cui il passaggio all’età adulta si intreccia con la metafora del viaggio e con la scoperta dell’ignoto. Emblematico in questo senso un passo del primo capitolo:</p><quote rend="quotation_b">Mi si aprì sotto gli occhi la mappa del viaggiare infinito: e su quella sarei andato a cercare mio padre; niente mi avrebbe trattenuto poiché niente poteva trattenermi. Con una felicità rabbiosa mi figuravo ostacoli, pericoli, rischi, per vincerli mentalmente, uno per uno, provocarne altri, e correre avanti consentendo alla promessa del vento, all’invito della vela (Bellonci 1997, 612).</quote><p rend="text">È resa ancora più intensa la scena dell’incontro tra padre e figlio, in cui il riconoscimento paterno si accompagna alla confusione con la figura dello zio Matteo. L’episodio, che naturalmente richiama anche la tradizione classica, dall’incontro tra Ulisse e Telemaco a quello tra Ettore e il piccolo Astianatte, spaventato e incapace di riconoscere il padre armato (cfr. Zoja 2016), viene qui caricato ulteriormente di accenti introspettivi: </p><quote rend="quotation_b">Tornavano i padroni. Confuso e commosso, ero andato verso gli occhi celesti che pareva mi chiamassero: c’era stato un riso sommesso nella stanza: avevo sbagliato, gli occhi celesti erano dello zio Matteo; mio padre era l’altro, il barbuto, il severo, quello che si addolcì un momento quando indugiò con la mano sulla mia spalla di figlio sconosciuto (Bellonci 1997, 623).</quote><p rend="text">Nell’itinerario di Maria Bellonci l’attraversamento del <hi rend="italic">Milione</hi> e la stesura di <hi rend="italic">Marco Polo</hi> non vanno sottovalutati: un elemento decisivo si individua nella presa di parola di Marco, che segna una svolta verso la prima persona, già in parte vista in <hi rend="italic">Delitto di Stato</hi> e poi impiegata nell’ultimo romanzo, <hi rend="italic">Rinascimento privato</hi> (Bellonci 1985; cfr. Calisti 2008, nota 196). Come la scrittrice ricorda nell’intervista a Minore, il personaggio si impose con tale forza da richiedere l’uso dell’io: «la terza persona avrebbe nell’oggettivazione allontanato troppo il personaggio dal primo piano» (Minore 1982).</p><p rend="text">L’arrivo a <hi rend="italic">Rinascimento privato</hi> dal romanzo di esordio <hi rend="italic">Lucrezia Borgia</hi> (Bellonci 1939) è un passaggio – con Antonelli (2006, 234) – tra la <hi rend="italic">sua</hi> voce e la <hi rend="italic">mia</hi> voce, e coincide con quella che Pellegrini (2008, 256) definisce «una conquista della legittimazione al tradimento storiografico e alla ricostruzione di quello spazio di ambiguità, di indeterminatezza e di fertilissimo anacronismo». In questa prospettiva, la ‘funzione Marco Polo’ può essere letta come dispositivo che conduce all’approdo di <hi rend="italic">Rinascimento privato</hi>, dove il gioco onomastico di Robert de la Pole, l’ecclesiastico inglese che scrive lettere a Isabella d’Este<hi rend="notes_number CharOverride-1"><hi><ref target="xml_18.html#footnote-000">19</ref></hi></hi>, diventa un filo sottile che prosegue e rilancia l’avanzamento dell’io raggiunto con Marco. In un dialogo continuo, e mai esaurito, con i classici:</p><quote rend="quotation_b">Marco mi narrava in un colloquio vibrato cose della sua vita; sarebbe mia ambizione che i lettori trovassero nella mia pagina ragioni per un loro colloquio; e mi piacerebbe anche pensare di aver contribuito come un moderno contastorie ad onorare un grande spirito, raro nella sua pacifica arditezza, capace di sentire come nessun altro il valore del vivere essendo uomo tra i fatti degli uomini (Minore 1982).</quote><div><head>Riferimenti bibliografici</head><p rend="bib_indx_bib">Alesi, Donatella. 2008. “L’inciso della differenza: la sfida di Maria Bellonci tra parole e immagini.” <hi rend="italic">Studi Novecenteschi</hi> 35, 75: 43-60.</p><p rend="bib_indx_bib">Andreose, Alvise. 2024. “Esplorazioni lessicali nel <hi rend="italic">Devisement dou monde</hi>.” <hi rend="italic">Francigena</hi> 10: 83-148.</p><p rend="bib_indx_bib">Antonelli, Giuseppe. 2006. “La voce dei documenti nella scrittura di Maria Bellonci.” <hi rend="italic">Lingua e stile</hi> 41: 233-60.</p><p rend="bib_indx_bib">Avellini, Luisa. 2013. “Questioni di onomastica romanzesca fra storia e invenzione nelle opere di Anna Banti e Maria Bellonci.” <hi rend="italic">Italianistica</hi> 3: 11-9. </p><p rend="bib_indx_bib">Barbieri, Alvaro. 2024. “L’ibridismo come matrice dei possibili: appunti sulla “costituzione esperantica” del <hi rend="italic">Devisement dou monde</hi>.” <hi rend="italic">Critica del testo</hi> 27, 3: 203-25.</p><p rend="bib_indx_bib">Bellonci, Maria. 1939. <hi rend="italic">Lucrezia Borgia</hi>. 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In <hi rend="italic">Fra Olimpo e Parnaso: società gerarchica e artificio letterario</hi>, a cura di Fulvio Pezzarossa, 193-224. Bologna: CLUEB.</p><p rend="bib_indx_bib">Della Valle, Valeria. 1989. “Una lingua moderna con una patina d’antico.” In Maria Bellonci, <hi rend="italic">Rinascimento privato</hi>,<hi rend="italic"> </hi>561-67. Milano: Mondadori.</p><p rend="bib_indx_bib">Della Valle, Valeria. 1990. “<hi rend="italic">Maria Bellonci e il </hi>Milione.” In<hi rend="italic"> Il Milione. Scritto in italiano da Maria Bellonci</hi>, 25-33. Milano: Mondadori.</p><p rend="bib_indx_bib">Della Valle, Valeria. 1997. “L’italiano ‘d’autrice’ di Maria Bellonci.” In Maria Bellonci, <hi rend="italic">Opere</hi>, a cura di Ernesto Ferrero, introduzione di Massimo Onofri e con un saggio di Valeria Della Valle, vol. II, LXV-LXXII. Milano: Mondadori. </p><p rend="bib_indx_bib">Dzieduszycki, Michele. 1982. “Andiamo in viaggio intorno al Polo.” <hi rend="italic">L’Europeo</hi>, 12 luglio, 1982.</p><p rend="bib_indx_bib">Eco, Umberto. 1982. “Accidenti, che giornalista!” <hi rend="italic">L’</hi><hi rend="italic">Espresso</hi>, 28 novembre, 1982.</p><p rend="bib_indx_bib">Eusebi, Mario, ed Eugenio Burgio, a cura di. 2018. Marco Polo, <hi rend="italic">Le Devisement dou monde</hi>, t. I: <hi rend="italic">Testo</hi>, a cura di Mario Eusebi; t. 2: <hi rend="italic">Gossario</hi>, a cura di Eugenio Burgio. Venezia: Edizioni Ca’ Foscari.</p><p rend="bib_indx_bib">Ferrero, Ernesto. 1997. <hi rend="italic">Note ai testi</hi>. In Maria Bellonci, <hi rend="italic">Opere</hi>, a cura di Ernesto Ferrero, introduzione di Massimo Onofri e con un saggio di Valeria Della Valle, vol. II, 1511-43. 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Roma: Carocci.</p><p rend="bib_indx_bib">Minore, Renato. 1982. “Il ‘Marco Polo’ in TV [Intervista a Maria Bellonci].” <hi rend="italic">Il Messaggero</hi>, 5 dicembre, 1982.</p><p rend="bib_indx_bib">Pellegrini, Ernestina. 2008. “Le donne guerriere di Maria Bellonci: per una storiografia dell’interiorità.” In <hi rend="italic">Le donne Medici nel sistema europeo delle corti. XVI-XVIII secolo. </hi>Atti del Convegno internazionale. Firenze, San Domenico di Fiesole, 6-8 ottobre 2005, a cura di Riccardo Spinelli, e Giulia Calvi, 522-35. Firenze: Polistampa.</p><p rend="bib_indx_bib"><hi rend="italic">Radiocorriere</hi> 1982. “Facile facile il <hi rend="italic">Milione</hi> secondo Maria.” 5 giugno, 1982.</p><p rend="bib_indx_bib">Tedoldi, Giordano, a cura di. 2024. <hi rend="italic">Il Milione. La descrizione dettagliata del mondo</hi>, traduzione di Giordano Tedoldi; postfazione di Renata Pisu, con un testo di Giovanni Montanaro. Venezia: Marsilio. </p><p rend="bib_indx_bib">Tomasin, Lorenzo 2024. “Un milione ravvivato da troppa brezza marina. Riscritture.” <hi rend="italic">Il Sole 24 Ore</hi>, 7 luglio, 2024.</p><p rend="bib_indx_bib">Zoja, Luigi. 2016. <hi rend="italic">Il gesto di Ettore. Preistoria, storia, attualità e scomparsa del padre. Nuova edizione rivista, aggiornata e ampliata</hi>. Milano: Bollati Boringhieri.</p><p rend="bib_indx_bib">Zorzi, Alvise. 1982. <hi rend="italic">Vita di Marco Polo veneziano</hi>. Milano: Rusconi Editore.</p><list rend="numbered">
					<item><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number CharOverride-1"><ref target="xml_18.html#footnote-018-backlink">1</ref></hi> Ringrazio Eleonora Cardinale per il supporto alla consultazione delle lettere conservate presso la Biblioteca nazionale centrale di Roma, Carteggio Bellonci. Sono inoltre grata a Eugenio Burgio e Stefano Petrocchi per la generosa disponibilità al confronto e per i suggerimenti condivisi.</p></item>
					<item><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="xml_18.html#footnote-017-backlink">2</ref></hi> Bellonci lo racconta anche a Renato Minore in una splendida intervista apparsa sul <hi rend="italic">Messaggero</hi>, 5 dicembre 1982 (che sarà più volte richiamata in questo contributo): «Il linguaggio del <hi rend="italic">Milione</hi>, in apparenza semplice, ha un segreto ritmo sostenuto, il ritmo del lungo cammino che fu la sua vita in quei venticinque anni di ‘andar viaggiando’ per l’immensa Asia. Nel taglio nettissimo delle frasi, nei rapidi trapassi da un argomento all’altro, si offre in una confessione di se stesso molto remota, ma netta e robusta» (Minore 1982).</p></item>
					<item><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="xml_18.html#footnote-016-backlink">3</ref></hi> Tra i numerosi spunti possibili si pensi alle ‘esplorazioni lessicali’ di Alvise Andreose, che dal <hi rend="italic">Glossario</hi> a cura di Eugenio Burgio riflette ad esempio sulla traduzione di «papir/papier» in «papiro» (Eusebi e Burgio 2018, II, 222) e segnala anche il testo di Tedoldi: «e da queste bucce fa ricavare una carta come quella del papiro» (Tedoldi 2024, 129; Andreose 2025, 100; «papiro», come nota Andreose, è usato anche in Lazari 1847). Così invece Bellonci: «quelle pellicole […] le frantumano, le pestano e poi le impastano con la colla in modo che ne risulti una specie di carta bambagina, sottile come quella dei papiri» (Bellonci 1997, II, 406). </p></item>
					<item><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="xml_18.html#footnote-015-backlink">4</ref></hi> Mi permetto di riportare un solo esempio, fondato sull’apparato dell’edizione 2018: nella rubrica CXXVIII (provincia di Toloman/Tulaoman)<hi rend="CharOverride-4"> </hi>F presenta una caduta per <hi rend="italic">saut du</hi><hi rend="italic"> même au même</hi>: «&lt;Il ne ont vin de vigne, mes le font de ris&gt; e d’espiecies moult buen» (Eusebi e Burgio 2018, I, 151). Bellonci supera la lacuna e omette nella ricetta del vino il riferimento alle spezie (che altrove registra), scelta che può forse essere letta come mimesi ritmica: «Gli abitanti vivono di latte, carne, riso; non hanno vigne ma vino di riso di ottima qualità» (Bellonci 1997, II, 450). Tedoldi invece integra il segmento caduto e uniforma i <hi rend="italic">loci</hi> paralleli: «Le popolazioni vivono di carne, latte e riso. Non avendo vino di vite, anche qui si fa fermentare il riso e la bevanda che ne deriva, speziata, è molto buona» (Tedoldi 2024, 171). Sarebbe inoltre utile una riflessione sui toponimi nella traduzione dei rispettivi autori (per il caso Toloman/Tulaoman cfr. l’<hi rend="italic">Indice dei</hi><hi rend="italic"> nomi </hi>in Eusebi e Burgio 2018, II, 334).</p></item>
					<item><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="xml_18.html#footnote-014-backlink">5</ref></hi> La riflessione sulle fonti torna anche nella già citata intervista a Renato Minore: «È vero, nel tradurre dal francese antico s’incontrano difficoltà piuttosto dure e intrigati imbrogli filologici. Occorre tener molto presenti i maggiori studiosi poliani a cominciare da Luigi Foscolo Benedetto, dalla [N.d.A.: dallo] Yule, dal Pelliott [Pelliot], dalla Pizzorusso, dall’inesauribile Leonardo Olscki [Olschki]. È capitato a Marco Polo di avere per sua fortuna studiosi di sapienza scintillante ai quali mi sono affidata quando è stato necessario.» (Minore 1982).</p></item>
					<item><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="xml_18.html#footnote-013-backlink">6</ref></hi> Si rimanda su questo punto a Burgio e Simion: «La mancanza di una traduzione in italiano – al netto della pionieristica e ideologica traduzione di Lazari […] e di quella non filologica di Tedoldi (2024), che tra le altre cose contamina F con redazioni differenti, senza dichiararlo (a p. 33 si trova per es. un passo dichiarato soltanto in R I, 5, 9 e L 20, 6, sugli astori georgiani detti ‘avigi’) – ha di fatto inchiodato il grande pubblico alla lettura pressoché esclusiva della redazione TA per tutto il Novecento» (Burgio e Simion 2025, nota 280). </p></item>
					<item><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="xml_18.html#footnote-012-backlink">7</ref></hi> La notizia, riportata da varie testate giornalistiche, si può leggere anche nel <hi rend="italic">Diario storico</hi> digitale accessibile dal Portale storico della Presidenza della Repubblica, &lt;<ref target="https://archivio.quirinale.it/diari-pdf/1982_07_16-07_31-PE.pdf">https://archivio.quirinale.it/diari-pdf/1982_07_16-07_31-PE.pdf</ref>&gt; (2025-09-01).</p></item>
					<item><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="xml_18.html#footnote-011-backlink">8</ref></hi> Cfr. <hi rend="italic">infra</hi> il saggio di Alessandra Carbone accolto nel presente volume.</p></item>
					<item><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="xml_18.html#footnote-010-backlink">9</ref></hi> Roma, Biblioteca nazionale centrale, Carteggio Bellonci, A.R.C.31.V, Guido Ruggiero a Maria Bellonci, cartolina con busta, carta intestata Edizioni RAI – Radiotelevisione Italiana, 17 maggio 1982.</p></item>
					<item><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="xml_18.html#footnote-009-backlink">10</ref></hi> Per una lettura parallela si veda la nota introduttiva di Bellonci: «Il mio fine, avvicinandomi a questo lavoro, è stato semplice: dare in lettura un libro che potesse essere facilmente gustato, in una stesura libera, ma fedelissima non solo al significato delle parole e dei concetti, ma alla sintassi interiore dell’autore» (Bellonci 1997, 277-8). Si veda anche Bellonci 1989, scritto per un Convegno del PEN Club (Fondazione Cini, Venezia, 12-13 maggio 1983) e pubblicato nell’edizione Rizzoli di <hi rend="italic">Marco Polo</hi>. E ancora, la riflessione offerta ad Alfredo Cattabiani in un’intervista a <hi rend="italic">Il Tempo</hi>, 1° agosto 1982: «Non so però se ripeterei la prova: il lavoro ha avuto episodi traumatici specie per la continua esigenza di trasformare una forma obbligata in una forma di libertà» (Cattabiani 1982, cit. in Ferrero 1997, 1524).</p></item>
					<item><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="xml_18.html#footnote-008-backlink">11</ref></hi> <hi rend="italic">Febus</hi> è il testo incompiuto su Vespasiano Gonzaga.</p></item>
					<item><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="xml_18.html#footnote-007-backlink">12</ref></hi> Roma, Biblioteca nazionale centrale, Carteggio Bellonci, A.R.C.31.V, ERI – EDIZIONI RAI a Maria Bellonci, lettera ds con busta, carta intestata <hi rend="italic">ERI Edizioni RAI Radiotelevisione italiana</hi>, Torino, 25 ottobre 1984. L’edizione Mondadori cui si fa riferimento è probabilmente quella di Giorgio Mondadori International.</p></item>
					<item><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="xml_18.html#footnote-006-backlink">13</ref></hi> Roma, Biblioteca nazionale centrale, Carteggio Bellonci, A.R.C.31.V, Ferruccio Parazzoli a Maria Bellonci, lettera ds (con ins. aut. a penna e matita), con busta, carta intestata <hi rend="italic">Arnoldo Mondadori Editore – Area</hi><hi rend="italic"> Editoriale</hi>, Segrate, 31 ottobre 1984. </p></item>
					<item><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="xml_18.html#footnote-005-backlink">14</ref></hi> Roma, Biblioteca nazionale centrale, Carteggio Bellonci, A.R.C.31.V, Giorgio Caproni a Maria Bellonci, lettera ms, Roma, 28 marzo 1984. </p></item>
					<item><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="xml_18.html#footnote-004-backlink">15</ref></hi> Roma, Biblioteca nazionale centrale, Carteggio Bellonci, A.R.C.31.V, Mario Pomilio a Maria Bellonci, lettera ms, con busta, Napoli, 4 aprile 1984. Nel carteggio si segnala inoltre la presenza, a proposito del volume <hi rend="italic">Marco Polo</hi>, di una lettera di Giorgio Petrocchi.</p></item>
					<item><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number CharOverride-1"><ref target="xml_18.html#footnote-003-backlink">16</ref></hi> Alvise Zorzi pubblicò proprio nel 1982 il volume <hi rend="italic">Vita di Marco </hi><hi rend="italic">Polo veneziano</hi> (Zorzi 1982). Il 22 novembre dello stesso anno, in occasione dell’anteprima nazionale del <hi rend="italic">Marco Polo</hi> di Montaldo, fu organizzata dal Comune di Venezia la tavola rotonda “L’anno di Marco Polo”, cui presero parte insieme Alvise Zorzi e Maria Bellonci (la notizia è riportata in diversi quotidiani del tempo).</p></item>
					<item><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="xml_18.html#footnote-002-backlink">17</ref></hi> La registrazione è disponibile presso le Teche RAI.</p></item>
					<item><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="xml_18.html#footnote-001-backlink">18</ref></hi> Così Bellonci nell’intervista a Minore riflettendo su Marco Polo: «venendo fuori dal suo gran libro, egli sembrava riprendesse il racconto per me come lo aveva ripreso per le sue donne, l’amata moglie Donata, le cameriere figlie di Fantina, Moreta e Bellela negli ultimi tempi maturi della sua esistenza» (Minore 1982).</p></item>
					<item><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="xml_18.html#footnote-000-backlink">19</ref></hi> Per un’analisi dell’onomastica di Bellonci (e di Anna Banti) si rimanda a Avellini 2013.</p></item>
				</list><p rend="editorial_metadata_author" >Emmanuela Carbé, Ca’ Foscari University of Venice, Italy, <ref target="mailto:emmanuela.carbe@unive.it">emmanuela.carbe@unive.it</ref>, <ref target="https://orcid.org/0000-0003-4347-011X">0000-0003-4347-011X</ref></p><p rend="editorial_metadata_polices" >Referee List (DOI 1<ref target="https://doi.org/10.36253/fup_referee_list">0.36253/fup_referee_list</ref>)</p><p rend="editorial_metadata_polices" >FUP Best Practice in Scholarly Publishing (DOI <ref target="https://doi.org/10.36253/fup_best_practice">10.36253/fup_best_practice</ref>)</p><p rend="editorial_metadata_book" >Emmanuela Carbé, <hi rend="italic">Il Marco Polo di Bellonci tra riscrittura e invenzione,</hi> © Author(s), <ref target="https://creativecommons.org/licenses/by-sa/4.0/legalcode">CC BY-SA 4.0</ref>, DOI <ref target="https://doi.org/10.36253/979-12-215-0883-3.18">10.36253/979-12-215-0883-3.18</ref>, in Paola Mocella (edited by), <hi rend="italic">Il </hi>Milione<hi rend="italic"> nel tempo tra Asia ed Europa: Marco Polo nelle letterature medievali e contemporanee. Atti del Convegno Internazionale (Siena, 7–8 novembre 2024) e del Seminario “700 anni di Marco Polo” (Firenze, 11 dicembre 2024)</hi>, pp. -146, 2025, published by Firenze University Press and USiena PRESS, ISBN 979-12-215-0883-3, DOI <ref target="https://doi.org/10.36253/979-12-215-0883-3">10.36253/979-12-215-0883-3</ref></p></div></div>
      
      <div>
        <listBibl>
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          <bibl n="221843">Andreose, Alvise. 2024. “Esplorazioni lessicali nel Devisement dou monde.” Francigena 10: 83-148.</bibl>
          <bibl n="221804">Antonelli, Giuseppe. 2006. “La voce dei documenti nella scrittura di Maria Bellonci.” Lingua e stile 41: 233-60.</bibl>
          <bibl n="221696">Avellini, Luisa. 2013. “Questioni di onomastica romanzesca fra storia e invenzione nelle opere di Anna Banti e Maria Bellonci.” Italianistica 3: 11-9.</bibl>
          <bibl n="221657">Barbieri, Alvaro. 2024. “L’ibridismo come matrice dei possibili: appunti sulla “costituzione esperantica” del Devisement dou monde.” Critica del testo 27, 3: 203-25.</bibl>
          <bibl n="221912">Bellonci, Maria. 1939. Lucrezia Borgia. Milano: Mondadori.</bibl>
          <bibl n="221902">Bellonci, Maria. 1985. Rinascimento privato. Milano: Mondadori.</bibl>
          <bibl n="221734">Bellonci, Maria. 1989. “Universalit&amp;#224; di linguaggio nel ‘Milione’ di Marco Polo”. In Maria Bellonci, Marco Polo, I-VIII. Milano: Rizzoli.</bibl>
          <bibl n="221686">Bellonci, Maria. 1997. Opere, a cura di Ernesto Ferrero, introduzione di Massimo Onofri e con un saggio di Valeria Della Valle, vol. II. Milano: Mondadori.</bibl>
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          <bibl n="221488">Burgio, Eugenio, e Samuela Simion. 2025. “Da Venezia all’Asia e ritorno. Esotismi e xenismi nelle versioni latine Z, P e L del Devisement dou monde”. In Pratiche di scrittura e contesti culturali intorno a Marco Polo, a cura di Marcello Bolognari, e Antonio Montefusco. Filologie medievali e moderne 33, 28: 275-312. https://doi.org/10.30687/978‑88‑6969‑853‑8/009</bibl>
          <bibl n="221858">Calabrese, Omar. 1982. “Sei davvero cos&amp;#236; noioso Marco Polo?” L’Unit&amp;#224;, 25 novembre, 1982.</bibl>
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