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      <titleStmt>
        <title type="main" level="a">Dalla linguistica del contatto alla linguistica migratoria: qualche riflessione a partire da due casi di studio</title>
        <author>
          <persName n="1" ref="https://orcid.org/0000-0002-1341-139X" type="ORCID">
            <forename>Margherita</forename>
            <surname>Di Salvo</surname>
            <placeName type="affiliation">University of Naples Federico II, Italy</placeName>
          </persName>
        </author>
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          <resp>This is a section of <title>Forme e modelli del contatto tra linguistica, letteratura e filologia</title>(DOI: <idno type="DOI">10.36253/978-88-98338-01-6</idno>) by </resp>
          <name>Niccolò Amelii, Silvia Cabriolu, Valentina Del Vecchio, Mara Marsella, Simone Pettine, Domenico Tenerelli</name>
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      <publicationStmt>
        <publisher>Firenze University Press, UdA University Press</publisher>
        <pubPlace>Florence</pubPlace>
        <date when="2026">2026</date>
        <idno type="DOI">https://doi.org/10.36253/978-88-98338-01-6.05</idno>
        <availability>
          <p>Available for academic research purposes</p>
          <p>Open Access</p>
          <p>Copyright Author(s)</p>
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            <p>Content licence CC BY 4.0</p>
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            <p>Metadata licence CC0 1.0</p>
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        <p>This is original content, published for academic research purposes</p>
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    <profileDesc>
      <abstract xml:lang="en">
        <p>This study explores the relationship between contact linguistics and migration linguistics, focusing
on how linguistic practices reflect broader socio-cultural dynamics in migratory contexts. Drawing
on a comparative analysis of two Italian migrant communities in the English cities of Bedford and
Cambridge, the paper examines patterns of code-switching between heritage varieties (Italian and
dialect) and English.</p>
      </abstract>
      <textClass>
        <keywords>
          <list>
            <item>Heritage language</item>
            <item>language contact</item>
            <item>variation</item>
            <item>sociolinguistics</item>
            <item>Italian emigration</item>
          </list>
        </keywords>
      </textClass>
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    <body>
      <p>It is available online at https://doi.org/10.36253/978-88-98338-01-6.05<ref target="https://doi.org/10.36253/978-88-98338-01-6.05" /></p>
      
      <div><head>Dalla linguistica del contatto alla linguistica migratoria: qualche riflessione a partire da due casi di studio</head><p rend="h1_author ParaOverride-1">Margherita Di Salvo</p><div><head>1. La linguistica migratoria e linguistica del contatto</head><p rend="text">Ripercorrendo le principali rassegne bibliografiche relative allo studio dell’italiano e dei dialetti italoromanzi all’estero (Vedovelli e Villarini 1998, 606-747; Bettoni e Rubino 2010, 457-89; Di Salvo e Moreno 2017), il legame tra linguistica migratoria e linguistica del contatto appare molto stretto: lo studio delle varietà italoromanze all’estero ha, difatti, a lungo coinciso con lo studio delle forme del contatto tra tali varietà e la lingua maggioritaria nel Paese di immigrazione (Schmidt 2005, 113-65). D’altro canto, è chiaro che il contatto linguistico è una delle prime manifestazioni dell’incontro con la società di accoglienza: il contatto linguistico, infatti, caratterizza le fasi iniziali dell’incontro con l’altro come già rilevato nella modellizzazione di Thomason e Kaufman (1988), successivamente discussa, con particolare riferimento alle lingue ereditarie, anche da Aalberse, Backus e Muysken (2019). Questo ha fatto sì che nelle definizioni di ‘linguistica migratoria/migrazionale’<hi rend="italic"> </hi>il tema del contatto linguistico (e culturale) sia assunto a tratto distintivo della disciplina: così, ad esempio, <hi >Stehl (2011, 33) </hi>dichiara<hi >:</hi></p><quote rend="quotation_b">the main goal of migration linguistics is to investigate and present the linguistic and sociolinguistic aspects of migration processes and the resulting situations of language contact and cultural transfer. For this purpose, the language dynamics in the speech communities that come into contact and the associated exchange of language structures, discourse traditions, and cultures in the migration process are analyzed.</quote><p rend="text">Secondo Stehl (2011, 33-52), ad esempio, lo scopo della linguistica migratoria consiste unicamente nello studio delle forme del contatto linguistico e del <hi rend="italic">transfer</hi><hi rend="italic"> </hi>culturale. Attraverso una comparazione di due gruppi di immigrati italiani residenti nelle città inglesi di Bedford e di Cambridge, intendo mostrare come il contatto linguistico tra le varietà ereditarie (l’italiano e il dialetto) e la lingua maggioritaria del paese di immigrazione (l’inglese) sia sintomatico del diverso rapporto con la società di accoglienza che i due gruppi di italiani hanno costruito. Nella ricerca sulle conseguenze linguistiche della mobilità umana (cfr. Kerswill 2006, 2271-85), a mio parere, l’analisi linguistica deve concorrere a delineare tendenze (culturali, sociali, linguistiche) specifiche dei singoli scenari migratori tenendo conto delle dinamiche simboliche che sono sottese alle pratiche linguistiche quotidiane, in accordo con la proposta di Turchetta, Di Salvo e Ferrini (2026).</p><p rend="text">In questa chiave, quindi, mi propongo di evidenziare come, nella linguistica migratoria, il contatto linguistico debba essere letto non solo in termini linguistici (strutturali o funzionali) ma in termini socio-culturali.</p></div><div><head>2. Quadro teorico</head><p rend="text">Il quadro teorico dello studio si basa sulla proposta di Muysken (2000). Tale quadro teorico è stato successivamente applicato in numerosi contributi empirici dedicati alla descrizione dei meccanismi contattuali tipici delle società bilingui/multilingui per effetto di migrazione (Backus 2001, 125-54; 2012; 2018; 155-56; Del Vecchio 2023a, 71-90; 2023b). Ad esempio, Backus (2001) ha adoperato questa griglia descrittiva per descrivere le forme del contatto della comunità turcofona in Olanda, evidenziando le differenze tra le generazioni e, soprattutto, l’importanza di fattori di tipo cognitivo. Nel suo modello teorico, inoltre, la frequenza, nelle comunità migranti, di inserzioni lessicali è ricondotta alla specificità semantica e pragmatica del lessema commutato: «embedded <hi >language elements in codeswitching have a high degree of</hi><hi > semantic specificity» (Backus 2001, 133). </hi>Inoltre<hi >, </hi></p><quote rend="quotation_b">codeswitching is likely for embedded language words that are high in specificity, where highly specific means both that the word has a highly specific referential meaning, and that its matrix language equivalent, if there is one, conjures up quite different connotations (Backus 2001, 133). </quote><p rend="text"><hi >Backus </hi>in particolare, sostiene che</p><quote rend="quotation_b">If semantic domain is an important predictor of switches, then it must be part of our definition of specificity: being saliently connected with the embedded language culture enhances a word’s specificity. Such topics have been experienced and talked about in the embedded language most of the time, and are therefore identified with the embedded language. Embedded language vocabulary is better developed in these fields (Backus 2001, 131).</quote><p rend="text">Uno studio simile nell’impostazione teorica è quello di Del Vecchio (2023a; 2023b)<hi rend="CharOverride-1"> </hi>che ha descritto le pratiche plurilingui di migranti italiani a Bletchley focalizzando il suo interesse sulla variazione intergenerazionale. Un aspetto presente nella trattazione di Backus (2001) e ripreso, successivamente, anche da Del Vecchio (2013a), è legato alla già menzionata nozione di specificità semantica. Tale nozione è stata ripresa anche da Di Salvo (2024) che ha descritto la distribuzione di lessemi altamente specifici nelle comunità italiane di Bedford e Cambridge per evidenziarne le differenze a parità di storia migratoria.</p><p rend="text">Le riflessioni compiute sull’inserzione suggeriscono come, in comunità simili dal punto di vista storico, ci possano essere comportamenti linguistici gruppo-specifici e, nelle pagine che seguono, si intende verificare se nelle due comunità indagate non siano solo i campi semantici in cui si realizza l’inserzione a differire, come già indicato in Di Salvo (2024).</p><p rend="text">La prospettiva comparativa rappresenta una risorsa metodologica in quanto permette di mettere in crisi l’idea che, in contesti simili, possano essere rintracciate le medesime dinamiche linguistiche o che le medesime dinamiche linguistiche si realizzino nello stesso modo. Del Vecchio e Di Salvo (2024, 9-37), ad esempio, hanno dimostrato come nella comunità italiana di Bedford il comportamento di migranti di origine campana sia contraddistinto da pratiche trilingui (italiano, dialetto e inglese), mentre nella vicina città di Bletchley sono prevalenti le forme che presuppongono un’alternanza tra dialetto e inglese, con usi estremamente rari dell’italiano: per quanto la tipologia insediativa e la storia delle due comunità siano estremamente simili, l’uso delle due varietà romanze (italiano e dialetto) diverge. Questo spinge a riflettere sulle motivazioni di una variazione così profonda che, a parità delle caratteristiche sociali dei migranti e di storia migratoria, deve essere necessariamente ricondotta ad altri fattori, che vanno inclusi nell’interpretazione del dato linguistico per restituire la complessità del fenomeno migratorio non solo in termini linguistici ma anche in termini culturali.</p><p rend="text">Le caratteristiche delle comunità migranti (entità numerica della minoranza, chiusura vs. apertura interetnica, livello di integrazione, visibilità vs. invisibilità etnica, atteggiamento nei confronti del bilinguismo e dell’alternanza) condizionano infatti i comportamenti dei parlanti.</p></div><div><head>3. Obiettivi</head><p rend="text">Il presente contributo intende discutere, su di un piano teorico, la necessità per lo studio linguistico delle migrazioni di prendere in esame non solo dati di natura linguistica, ma di inserire questi ultimi in un quadro culturale e sociale di riferimento più ampio, secondo la proposta di linguistica migratoria recentemente formulata a Turchetta, Di Salvo e Ferrini (2026).</p><p rend="text">Questo assunto è dimostrato individuando i diversi <hi rend="italic">patterns </hi>di contatto linguistico in due comunità linguistiche simili per storia migratoria, ma non per il tipo di rapporto con la società di accoglienza. Mi propongo di mostrare, quindi, come l’analisi delle forme del contatto linguistico, nel caso dello studio più ampio delle mobilità umana, debba essere inquadrato in una prospettiva che sappia ricostruire il valore sociale e culturale dell’alternanza di codice.</p></div><div><head>4. I due contesti della ricerca</head><p rend="text">Baserò la mia riflessione sulla comparazione delle forme dell’alternanza di codice in due gruppi di italiani residenti nelle città inglesi di Bedford e Cambridge.</p><p rend="text">Sul piano storico e socio-demografico, va sottolineato che essi condividono le principali caratteristiche: in entrambi i casi, la genesi dell’emigrazione italiana si rintraccia negli accordi intergovernativi stipulati, nel 1947, tra il governo italiano e il corrispettivo inglese al fine di incentivare l’immigrazione italiana così da alleggerire la pressione demografica delle regioni italiane economicamente più depresse. I primi lavoratori italiani arrivarono nelle due città qualche anno dopo (Sponza e Tosi 1993, 7-9; Sponza 2005, 4-55; Colucci 2009). In entrambi i casi, l’emigrazione coinvolse prevalentemente giovani uomini in età lavorativa, nati nelle regioni italiane meridionali, con titolo di studio basso, e, dal punto di vista linguistico, con il dialetto come lingua nativa e dominante e con scarse competenze in italiano (regionale).</p><p rend="text">A Cambridge, i lavoratori italiani furono destinati a lavorare nelle serre nei dintorni della città o come camerieri/maggiordomi; le donne, invece, furono impiegate quasi esclusivamente come cuoche al seguito delle famiglie borghesi (Di Salvo 2012). L’alloggio nelle serre o al seguito delle famiglie presso le quali i migranti prestavano servizio ebbe come effetto la dispersione urbana all’interno del nucleo cittadino. Inoltre, nella storia della comunità italiana di Cambridge, così per come è stata ricostruita tramite le interviste e i racconti di testimoni privilegiati, non ci sono stati punti di ritrovo, istituzioni laiche e religiose, che abbiano favorito il mantenimento di relazioni tra i membri della comunità italiana (cfr. Di Salvo 2012). In questa città, infatti, solo negli anni Sessanta fu offerto un servizio di messa in italiano e successivamente furono offerti corsi di italiano destinati ai figli dei lavoratori migranti. Per quanto sia la messa in italiano sia la presenza di un corso consolare di lingua italiana rinsaldarono parzialmente i vincoli di solidarietà reciproca, i migranti rimasero dispersi in una città ampia, senza altri punti di ritrovo e occasioni di incontro.</p><p rend="text">A Bedford, al contrario, l’emigrazione italiana fu massiccia, tanto che alla fine degli anni Cinquanta questa comunità era seconda solo a quella di Londra: in pochi anni, tra il 1951 e il 1960, arrivarono nella città industriale circa 10.000 italiani, molti dei quali rimasero a vivere in maniera stabile (Colpi 1991; Di Salvo 2011, 442-60). La migrazione fu alimentata non solo da uomini, impiegati nella locale industria di mattoni, ma anche da donne che trovarono occupazione nella produzione di dolciumi o come inservienti in uffici pubblici o all’ospedale. In questa città, il sistema di reclutamento ufficiale si affievolì alla fine degli anni Cinquanta e fu sostituito dalle catene migratorie. Questa trasformazione comportò l’arrivo di migranti originari di specifiche aree della Penisola: Montefalcione, in provincia di Avellino; Busso, in provincia di Campobasso; Sant’Angelo Muxaro, in provincia di Agrigento.</p><p rend="text">La presenza di una fitta rete sociale a scala paesana ha contraddistinto la storia della comunità italiana della città. Questa fu anche favorita dalla segregazione residenziale degli italiani, che si insediarono nelle case vittoriane a ridosso della stazione dei treni. In queste strade, le tante istituzioni e i punti di ritrovo (negozi italiani, club, bar e ristoranti), e soprattutto la Chiesa italiana che gli stessi migranti costruirono, crearono connessioni, rinsaldando i legami all’interno di una comunità tuttora conservativa sul piano della relazione con il Paese di immigrazione (2012). </p><p rend="text">La diversa storia delle due comunità ha avuto conseguenze sul piano dei repertori linguistici degli italiani (Di Salvo 2011; 2012; 2018). A Bedford, il dialetto è mantenuto e usato più che a Cambridge; l’italiano è impiegato ma spesso in alternanza con il dialetto, anche poiché è al dialetto che i locutori assegnano il ruolo di simbolo della propria identità regionale e paesana; a Cambridge le produzioni in dialetto sono meno frequenti e la pratica dell’alternanza tra italiano e inglese è più diffusa (Di Salvo 2012) e variegata nelle funzioni comunicative esercitate (Di Salvo 2018). In alcuni contributi precedenti (Di Salvo 2012; 2018), ho descritto le commutazioni interfrastiche dotate di rilevanza pragmatica e comunicativa, evidenziando la presenza di pratiche quantitativamente e qualitativamente divergenti. L’inserzione lessicale è stata invece oggetto di un recente contributo che ha evidenziato l’importanza della specificità semantica in entrambi i contesti, ma una diversa distribuzione per campo semantico. Proprio questa diversa concentrazione delle inserzioni in campi semantici diversi è stata riconnessa alla maggiore integrazione raggiunta dagli italiani di Cambridge: tutti i dati linguistici di questi studi precedenti, infatti, concordano nel definire gli italiani di Cambridge più integrati linguisticamente e socialmente: hanno contatti quotidiani con gli inglesi, non presentano un modello residenziale segregato, dichiarano di saper usare l’inglese e di adoperarlo quotidianamente (Di Salvo 2012) e lo usano anche per esprimere la propria affiliazione verso la cultura inglese (Di Salvo 2018). A Bedford, al contrario, la comunità ha avuto una tendenza alla segregazione residenziale che è osservabile fino a tempi recenti (Di Salvo 2012); i contatti con gli inglesi sono limitati (Di Salvo 2011; 2012) e i migranti di 1<hi rend="superscript CharOverride-2">a</hi> generazione riportano un uso dell’inglese raro; anche quando usato pragmaticamente, è adoperato dai parlanti quale strategia comunicativa per posizionarsi in contrasto rispetto alla cultura maggioritaria (Di Salvo 2018).</p></div><div><head>5. Corpus e metodi</head><p rend="text">Il dataset adoperato per il presente contributo è stato raccolto con un gruppo di migranti italiani e con i loro discendenti. Il campione arruolato è formato da individui appartenenti a generazioni migratorie diverse:</p><list rend="bulleted">
				<item>la 1<hi rend="superscript _idGenCharOverride-1">a</hi> generazione, che include tutti coloro che sono migrati in età adulta;</item>
				<item>la generazione intermedia o 1,5 (Rumbaut 1994, 748-94; 1997, 483-511; Backus e Demirçay 2021, 13-33; Del Vecchio 2023a; 2023b), formata da persone che hanno ricevuto la loro socializzazione primaria nel Paese di nascita e, successivamente, sono emigrati dopo i 10 anni;</item>
				<item>la 2<hi rend="superscript _idGenCharOverride-1">a</hi> generazione, infine, comprende tutti coloro che sono nati nel Paese di immigrazione dei genitori da almeno un genitore italiano o vi sono arrivati con un’età inferiore ai 6 anni.</item>
			</list><p rend="text">Il diverso luogo di nascita e l’età dell’arrivo in Inghilterra determinano differenze nella conformazione dei repertori linguistici delle generazioni incluse nello studio.</p><p rend="text">Gli informatori di 1<hi rend="superscript CharOverride-2">a</hi> generazione sono nati in una regione italiana meridionale e hanno avuto come lingua materna il dialetto; al momento della partenza, non avevano alcuna competenza pregressa dell’inglese, lingua che hanno acquisito variabilmente e quasi sempre senza un percorso formale; l’inglese non è generalmente la lingua dominante dei parlanti di questa generazione che continuano a essere dominanti nella loro lingua di origine (italiano, ma soprattutto dialetto)<hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="xml_05.html#footnote-000">1</ref></hi></hi>. </p><p rend="text">I parlanti delle generazioni successive alla prima (1,5 e 2) hanno avuto come lingua materna una varietà italoromanza (italiano e/o dialetto) che rappresenta la loro lingua ereditaria; hanno poi acquisito mediante la socializzazione esterna alla famiglia l’inglese, che diventa la loro lingua dominante secondo il modello di <hi rend="italic">shift</hi> di dominanza descritto da Polinsky (2018) e da Montrul (2015, 2018, 530-46).</p><p rend="text">La tabella sottostante (Tab. 1) fornisce il quadro complessivo degli informatori coinvolti nello studio in base alle loro principali caratteristiche socio-biografiche:</p><p rend="caption_table">Tabella 1 – Prospetto dei parlanti per i due contesti indagati, per generazione e genere.</p><table rend="tab1 TableOverride-1" xml:id="table001">
				<!--<colgroup>-->
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					<!--<col
  class="_idGenTableRowColumn-1">--><!--</col>-->
					<!--<col
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					<!--<col
  class="_idGenTableRowColumn-1">--><!--</col>-->
					<!--<col
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					<!--<col
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					<!--<col
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				<!--</colgroup>-->
				
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						<cell rend="tab1 top top CellOverride-1 _idGenCellOverride-1" >
							<p rend="table ParaOverride-2"><hi rend="CharOverride-3">Bedford</hi></p>
						</cell>
						<cell rend="tab1 top top CellOverride-1 _idGenCellOverride-1"  >
							<p rend="table ParaOverride-2"><hi rend="CharOverride-3">Cambridge</hi></p>
						</cell>
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							<p rend="table ParaOverride-2"><hi rend="CharOverride-3">1</hi></p>
						</cell>
						<cell rend="tab1 base_line base CellOverride-1 _idGenCellOverride-2">
							<p rend="table ParaOverride-2"><hi rend="CharOverride-3">1,5</hi></p>
						</cell>
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						</cell>
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							<p rend="table ParaOverride-2"><hi rend="CharOverride-3">1</hi></p>
						</cell>
						<cell rend="tab1 base_line base CellOverride-1 _idGenCellOverride-2">
							<p rend="table ParaOverride-2"><hi rend="CharOverride-3">1,5</hi></p>
						</cell>
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							<p rend="table ParaOverride-2"><hi rend="CharOverride-3">2</hi></p>
						</cell>
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						<cell rend="tab1 base_line base CellOverride-1">
							<p rend="table">M</p>
						</cell>
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						</cell>
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						</cell>
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						</cell>
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						</cell>
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							<p rend="table">F</p>
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						</cell>
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						</cell>
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							<p rend="table ParaOverride-2">3</p>
						</cell>
					</row>
				
			</table><p rend="text">Il corpus sottoposto ad analisi, pari a circa 30 ore di parlato, di cui 20 per Bedford e 10 per Cambridge, è stato raccolto secondo la metodologia dell’intervista semi-strutturata. Le interviste hanno durata variabile (da 20 minuti a circa 2 ore). Vista la diversa quantità di parlato registrato per informatore, la variabilità tra i diversi parlanti non può essere valutata e, pertanto, limiterò la mia riflessione alle differenze tra i due gruppi di parlanti, quello stanziato a Bedford e quello stanziato a Cambridge.</p><p rend="text">L’analisi ha preso in esame le forme del contatto linguistico la cui classificazione si è basata sul modello teorico proposto da Muysken (2000), rispetto al quale è stata aggiunta la categoria relativa ai segnali discorsivi (<hi rend="italic">discourse markers</hi>, d’ora in poi DM), secondo l’accezione di Schiffrin (1987). Secondo la classificazione operata da Muysken (2000), è possibile distinguere le commutazioni interfrastiche, generalmente rilevanti dal punto di vista pragmatico e comunicativo (<hi rend="italic">code-switching</hi>) da quelle intra-frastiche, che, al contrario, spesso vengono usate senza ricoprire una funzione pragmatica. Questa seconda tipologia (<hi rend="italic">code-mixing</hi>) può essere distinta ulteriormente in <hi rend="italic">alternation </hi>(ALT) e <hi rend="italic">insertion </hi>(INS) sulla base dell’estensione del costituente commutato. Pertanto, distinguiamo tra <hi rend="italic">code-switching</hi> (CS), <hi rend="italic">alternation </hi>o commutazione di tipo alternante (ALT), <hi rend="italic">insertion </hi>o commutazione di tipo insertivo (INS) e <hi rend="italic">discourse markers</hi> o segnali discorsivi (DM). Per riferirci all’insieme di queste casistiche useremo alternativamente le categorie di <hi rend="italic">code-switching</hi> in senso ampio/generico o alternanza di codice (in italiano).</p></div><div><head>6. Risultati dell’analisi: l’inserzione</head><p rend="text">L’analisi ha preso in esame 969 casi di alternanza di codice, intesa come il complesso delle strategie linguistiche che prevedono l’uso alternato di due codici all’interno dello stesso enunciato. </p><div><head>6.1 Analisi della distribuzione degli esiti del contatto linguistico</head><p rend="text">La tabella 2 sintetizza la distribuzione assoluta e percentuale delle quattro tipologie identificate: DM (<hi rend="italic">discourse markers</hi>), INS (commutazioni di tipo insertivo), ALT (commutazioni di tipo alternante) e CS (<hi rend="italic">code-switching</hi> in senso stretto), (Tab. 2).</p><p rend="caption_table">Tabella 2 – Distribuzione percentuale delle tipologie strutturali per città.</p><table rend="tab1 TableOverride-1" xml:id="table002">
				<!--<colgroup>-->
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					<!--<col
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					<!--<col
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					<!--<col
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					<!--<col
  class="_idGenTableRowColumn-3">--><!--</col>-->
				<!--</colgroup>-->
				
					<row role="label" rend="tab1 _idGenTableRowColumn-2">
						<cell rend="tab1 top top CellOverride-1"/>
						<cell rend="tab1 top top CellOverride-1" >
							<p rend="table ParaOverride-3"><hi rend="CharOverride-3">DM</hi></p>
						</cell>
						<cell rend="tab1 top top CellOverride-1" >
							<p rend="table ParaOverride-3"><hi rend="CharOverride-3">INS</hi></p>
						</cell>
						<cell rend="tab1 top top CellOverride-1" >
							<p rend="table ParaOverride-3"><hi rend="CharOverride-3">ALT</hi></p>
						</cell>
						<cell rend="tab1 top top CellOverride-1" >
							<p rend="table ParaOverride-3"><hi rend="CharOverride-3">CS</hi></p>
						</cell>
					</row>
				
				
					<row rend="tab1 _idGenTableRowColumn-2">
						<cell rend="tab1 base_line base CellOverride-1 _idGenCellOverride-2">
							<p rend="table">Bedford</p>
						</cell>
						<cell rend="tab1 base_line base CellOverride-1 _idGenCellOverride-2">
							<p rend="table ParaOverride-3">11,6</p>
						</cell>
						<cell rend="tab1 base_line base CellOverride-1 _idGenCellOverride-2">
							<p rend="table ParaOverride-3">55,8</p>
						</cell>
						<cell rend="tab1 base_line base CellOverride-1 _idGenCellOverride-2">
							<p rend="table ParaOverride-3">27,4</p>
						</cell>
						<cell rend="tab1 base_line base CellOverride-1 _idGenCellOverride-2">
							<p rend="table ParaOverride-3">5,2</p>
						</cell>
					</row>
					<row rend="tab1 _idGenTableRowColumn-2">
						<cell rend="tab1 down_line base CellOverride-1 _idGenCellOverride-3">
							<p rend="table">Cambridge</p>
						</cell>
						<cell rend="tab1 down_line base CellOverride-1 _idGenCellOverride-3">
							<p rend="table ParaOverride-3">34,7</p>
						</cell>
						<cell rend="tab1 down_line base CellOverride-1 _idGenCellOverride-3">
							<p rend="table ParaOverride-3">44,1</p>
						</cell>
						<cell rend="tab1 down_line base CellOverride-1 _idGenCellOverride-3">
							<p rend="table ParaOverride-3">10,3</p>
						</cell>
						<cell rend="tab1 down_line base CellOverride-1 _idGenCellOverride-3">
							<p rend="table ParaOverride-3">10,8</p>
						</cell>
					</row>
				
			</table><p rend="text">In entrambi i contesti, l’inserzione lessicale rappresenta la tipologia più ricorrente. Tuttavia, a Bedford il tipo insertivo (INS) prevale nettamente, mentre a Cambridge vi è una distribuzione più articolata, con percentuali più elevate di DM e CS. Questo suggerisce una maggiore variabilità nelle pratiche linguistiche dei parlanti di Cambridge.</p><p rend="text">La distribuzione delle tipologie varia anche in relazione alla generazione migratoria e al genere dei parlanti, come illustrato nelle tabelle seguenti (Tab. 3 e 4).</p><p rend="caption_table">Tabella 3 – Distribuzione percentuale delle tipologie contattuali per generazione e città di immigrazione.</p><table rend="tab1 TableOverride-1" xml:id="table003">
				<!--<colgroup>-->
					<!--<col
  class="_idGenTableRowColumn-4">--><!--</col>-->
					<!--<col
  class="_idGenTableRowColumn-4">--><!--</col>-->
					<!--<col
  class="_idGenTableRowColumn-4">--><!--</col>-->
					<!--<col
  class="_idGenTableRowColumn-4">--><!--</col>-->
					<!--<col
  class="_idGenTableRowColumn-4">--><!--</col>-->
					<!--<col
  class="_idGenTableRowColumn-4">--><!--</col>-->
				<!--</colgroup>-->
				
					<row role="label" rend="tab1 _idGenTableRowColumn-2">
						<cell rend="tab1 top top CellOverride-1"/>
						<cell rend="tab1 top top CellOverride-1" >
							<p rend="table ParaOverride-3"><hi rend="CharOverride-3">Generazione</hi></p>
						</cell>
						<cell rend="tab1 top top CellOverride-1" >
							<p rend="table ParaOverride-3"><hi rend="CharOverride-3">DM</hi></p>
						</cell>
						<cell rend="tab1 top top CellOverride-1" >
							<p rend="table ParaOverride-3"><hi rend="CharOverride-3">INS</hi></p>
						</cell>
						<cell rend="tab1 top top CellOverride-1" >
							<p rend="table ParaOverride-3"><hi rend="CharOverride-3">ALT</hi></p>
						</cell>
						<cell rend="tab1 top top CellOverride-1" >
							<p rend="table ParaOverride-3"><hi rend="CharOverride-3">CS</hi></p>
						</cell>
					</row>
				
				
					<row rend="tab1 _idGenTableRowColumn-2">
						<cell rend="tab1 base_line base CellOverride-2 _idGenCellOverride-2" >
							<p rend="table">Bedford</p>
						</cell>
						<cell rend="tab1 base_line base CellOverride-1 _idGenCellOverride-2">
							<p rend="table ParaOverride-3">1</p>
						</cell>
						<cell rend="tab1 base_line base CellOverride-1 _idGenCellOverride-2">
							<p rend="table ParaOverride-3">8,71</p>
						</cell>
						<cell rend="tab1 base_line base CellOverride-1 _idGenCellOverride-2">
							<p rend="table ParaOverride-3">57,14</p>
						</cell>
						<cell rend="tab1 base_line base CellOverride-1 _idGenCellOverride-2">
							<p rend="table ParaOverride-3">30,13</p>
						</cell>
						<cell rend="tab1 base_line base CellOverride-1 _idGenCellOverride-2">
							<p rend="table ParaOverride-3">4,02</p>
						</cell>
					</row>
					<row rend="tab1 _idGenTableRowColumn-2">
						<cell rend="tab1 base_line base CellOverride-1">
							<p rend="table ParaOverride-3">1,5</p>
						</cell>
						<cell rend="tab1 base_line base CellOverride-1">
							<p rend="table ParaOverride-3">34</p>
						</cell>
						<cell rend="tab1 base_line base CellOverride-1">
							<p rend="table ParaOverride-3">26</p>
						</cell>
						<cell rend="tab1 base_line base CellOverride-1">
							<p rend="table ParaOverride-3">20</p>
						</cell>
						<cell rend="tab1 base_line base CellOverride-1">
							<p rend="table ParaOverride-3">20</p>
						</cell>
					</row>
					<row rend="tab1 _idGenTableRowColumn-2">
						<cell rend="tab1 base_line base CellOverride-1">
							<p rend="table ParaOverride-3">2</p>
						</cell>
						<cell rend="tab1 base_line base CellOverride-1">
							<p rend="table ParaOverride-3">15,56</p>
						</cell>
						<cell rend="tab1 base_line base CellOverride-1">
							<p rend="table ParaOverride-3">75,56</p>
						</cell>
						<cell rend="tab1 base_line base CellOverride-1">
							<p rend="table ParaOverride-3">8,89</p>
						</cell>
						<cell rend="tab1 base_line base CellOverride-1">
							<p rend="table ParaOverride-3">0</p>
						</cell>
					</row>
					<row rend="tab1 _idGenTableRowColumn-2">
						<cell rend="tab1 base_line base CellOverride-2" >
							<p rend="table">Cambridge</p>
						</cell>
						<cell rend="tab1 base_line base CellOverride-1">
							<p rend="table ParaOverride-3">1</p>
						</cell>
						<cell rend="tab1 base_line base CellOverride-1">
							<p rend="table ParaOverride-3">26,37</p>
						</cell>
						<cell rend="tab1 base_line base CellOverride-1">
							<p rend="table ParaOverride-3">49,84</p>
						</cell>
						<cell rend="tab1 base_line base CellOverride-1">
							<p rend="table ParaOverride-3">13,5</p>
						</cell>
						<cell rend="tab1 base_line base CellOverride-1">
							<p rend="table ParaOverride-3">10,29</p>
						</cell>
					</row>
					<row rend="tab1 _idGenTableRowColumn-2">
						<cell rend="tab1 base_line base CellOverride-1">
							<p rend="table ParaOverride-3">1,5</p>
						</cell>
						<cell rend="tab1 base_line base CellOverride-1">
							<p rend="table ParaOverride-3">39,39</p>
						</cell>
						<cell rend="tab1 base_line base CellOverride-1">
							<p rend="table ParaOverride-3">42,43</p>
						</cell>
						<cell rend="tab1 base_line base CellOverride-1">
							<p rend="table ParaOverride-3">3,03</p>
						</cell>
						<cell rend="tab1 base_line base CellOverride-1">
							<p rend="table ParaOverride-3">15,15</p>
						</cell>
					</row>
					<row rend="tab1 _idGenTableRowColumn-2">
						<cell rend="tab1 down_line base CellOverride-1 _idGenCellOverride-3">
							<p rend="table ParaOverride-3">2</p>
						</cell>
						<cell rend="tab1 down_line base CellOverride-1 _idGenCellOverride-3">
							<p rend="table ParaOverride-3">64,63</p>
						</cell>
						<cell rend="tab1 down_line base CellOverride-1 _idGenCellOverride-3">
							<p rend="table ParaOverride-3">23,17</p>
						</cell>
						<cell rend="tab1 down_line base CellOverride-1 _idGenCellOverride-3">
							<p rend="table ParaOverride-3">1,22</p>
						</cell>
						<cell rend="tab1 down_line base CellOverride-1 _idGenCellOverride-3">
							<p rend="table ParaOverride-3">10,98</p>
						</cell>
					</row>
				
			</table><p rend="text ParaOverride-4">La distribuzione delle diverse tipologie contattuali nelle tre generazioni individuate (1; 1,5; 2) mostra come l’inserzione sia la casistica percentualmente più diffusa, con la sola eccezione della 2<hi rend="superscript CharOverride-2">a</hi> generazione di Cambridge: nella città universitaria, infatti, questa generazione è contraddistinta da un’incidenza percentuale maggiore dei segnali discorsivi inglesi.</p><p rend="text">Contraddistingue questo contesto anche una più omogenea distribuzione percentuale delle forme dell’alternanza pragmaticamente funzionale, indicata con CS.</p><p rend="text">A Bedford, al contrario, tale tipologia di contatto contraddistingue soprattutto i parlanti appartenenti alla generazione 1.5.</p><p rend="caption_table">Tabella 4 – Distribuzione percentuale degli esiti del contatto per contesto di immigrazione e genere.</p><table rend="tab1 TableOverride-1" xml:id="table004">
				<!--<colgroup>-->
					<!--<col
  class="_idGenTableRowColumn-4">--><!--</col>-->
					<!--<col
  class="_idGenTableRowColumn-4">--><!--</col>-->
					<!--<col
  class="_idGenTableRowColumn-4">--><!--</col>-->
					<!--<col
  class="_idGenTableRowColumn-4">--><!--</col>-->
					<!--<col
  class="_idGenTableRowColumn-4">--><!--</col>-->
					<!--<col
  class="_idGenTableRowColumn-4">--><!--</col>-->
				<!--</colgroup>-->
				
					<row role="label" rend="tab1 _idGenTableRowColumn-2">
						<cell rend="tab1 top top CellOverride-1"/>
						<cell rend="tab1 top top CellOverride-1" >
							<p rend="table ParaOverride-3"><hi rend="CharOverride-3">Genere</hi></p>
						</cell>
						<cell rend="tab1 top top CellOverride-1" >
							<p rend="table ParaOverride-3"><hi rend="CharOverride-3">DM</hi></p>
						</cell>
						<cell rend="tab1 top top CellOverride-1" >
							<p rend="table ParaOverride-3"><hi rend="CharOverride-3">INS</hi></p>
						</cell>
						<cell rend="tab1 top top CellOverride-1" >
							<p rend="table ParaOverride-3"><hi rend="CharOverride-3">ALT</hi></p>
						</cell>
						<cell rend="tab1 top top CellOverride-1" >
							<p rend="table ParaOverride-3"><hi rend="CharOverride-3">CS</hi></p>
						</cell>
					</row>
				
				
					<row rend="tab1 _idGenTableRowColumn-2">
						<cell rend="tab1 base_line base CellOverride-2 _idGenCellOverride-2" >
							<p rend="table">Bedford</p>
						</cell>
						<cell rend="tab1 base_line base CellOverride-1 _idGenCellOverride-2">
							<p rend="table ParaOverride-3">F</p>
						</cell>
						<cell rend="tab1 base_line base CellOverride-1 _idGenCellOverride-2">
							<p rend="table ParaOverride-3">17,05</p>
						</cell>
						<cell rend="tab1 base_line base CellOverride-1 _idGenCellOverride-2">
							<p rend="table ParaOverride-3">62,40</p>
						</cell>
						<cell rend="tab1 base_line base CellOverride-1 _idGenCellOverride-2">
							<p rend="table ParaOverride-3">11,24</p>
						</cell>
						<cell rend="tab1 base_line base CellOverride-1 _idGenCellOverride-2">
							<p rend="table ParaOverride-3">9,30</p>
						</cell>
					</row>
					<row rend="tab1 _idGenTableRowColumn-2">
						<cell rend="tab1 base_line base CellOverride-1">
							<p rend="table ParaOverride-3">M</p>
						</cell>
						<cell rend="tab1 base_line base CellOverride-1">
							<p rend="table ParaOverride-3">6,67</p>
						</cell>
						<cell rend="tab1 base_line base CellOverride-1">
							<p rend="table ParaOverride-3">49,82</p>
						</cell>
						<cell rend="tab1 base_line base CellOverride-1">
							<p rend="table ParaOverride-3">42,11</p>
						</cell>
						<cell rend="tab1 base_line base CellOverride-1">
							<p rend="table ParaOverride-3">1,40</p>
						</cell>
					</row>
					<row rend="tab1 _idGenTableRowColumn-2">
						<cell rend="tab1 base_line base CellOverride-2" >
							<p rend="table">Cambridge</p>
						</cell>
						<cell rend="tab1 base_line base CellOverride-1">
							<p rend="table ParaOverride-3">F</p>
						</cell>
						<cell rend="tab1 base_line base CellOverride-1">
							<p rend="table ParaOverride-3">37,75</p>
						</cell>
						<cell rend="tab1 base_line base CellOverride-1">
							<p rend="table ParaOverride-3">38,74</p>
						</cell>
						<cell rend="tab1 base_line base CellOverride-1">
							<p rend="table ParaOverride-3">13,91</p>
						</cell>
						<cell rend="tab1 base_line base CellOverride-1">
							<p rend="table ParaOverride-3">9,60</p>
						</cell>
					</row>
					<row rend="tab1 _idGenTableRowColumn-2">
						<cell rend="tab1 down_line base CellOverride-1 _idGenCellOverride-3">
							<p rend="table ParaOverride-3">M</p>
						</cell>
						<cell rend="tab1 down_line base CellOverride-1 _idGenCellOverride-3">
							<p rend="table ParaOverride-3">27,42</p>
						</cell>
						<cell rend="tab1 down_line base CellOverride-1 _idGenCellOverride-3">
							<p rend="table ParaOverride-3">57,26</p>
						</cell>
						<cell rend="tab1 down_line base CellOverride-1 _idGenCellOverride-3">
							<p rend="table ParaOverride-3">1,61</p>
						</cell>
						<cell rend="tab1 down_line base CellOverride-1 _idGenCellOverride-3">
							<p rend="table ParaOverride-3">13,71</p>
						</cell>
					</row>
				
			</table><p rend="text">L’inserzione è prevalente sia negli uomini sia nelle donne che, tuttavia, nelle due città migratorie hanno comportamenti diversi in relazione alle altre tipologie contattuali.</p></div><div><head>6.2 Modelli ‘comunitari’ di commutazione</head><p rend="text">Per verificare se nei due contesti migratori analizzati in questo contributo ci siano dei comportamenti specifici, distintivi, che permettono di individuare ‘modelli’ di commutazione di codice, i dati raccolti sono stati sottoposti ad analisi statistica, assumendo come variabile indipendente in prima istanza la città di immigrazione e, successivamente, la generazione e il genere dei parlanti.</p><p rend="text">Per quanto riguarda la correlazione tra tipologie sintattiche e città di immigrazione, i risultati dell’analisi hanno individuato una correlazione fortemente positiva (p &lt; 0.000000000000000000000000000000817) a dimostrazione che, nonostante la somiglianza nella storia della migrazione, ciascun contesto migratorio è caratterizzato da specifiche pratiche dell’alternanza di codice (da intendere, per ora, come una singolare distribuzione delle tipologie strutturali individuate): nel concreto, mentre a Bedford prevale nettamente l’inserzione (INS), a Cambridge vi è una maggiore varietà sintattica, con proporzioni più elevate di DM e ALT. Questo vale anche se si considera, in ciascun contesto migratorio, la variazione intergenerazionale: per testare la dipendenza tra la combinazione città-generazione e il tipo strutturale del contatto, è stato utilizzato il test del chi-quadrato di indipendenza, applicato a una tabella di contingenza costruita a partire dalle seguenti variabili (inserzioni, alternanza, commutazioni interfrastiche e commutazioni di DM): i risultati hanno evidenziato una correlazione altamente significativa con un <hi rend="italic">p-value</hi> estremamente inferiore a 0,05. A Bedford, prevale l’inserzione (INS), soprattutto tra i parlanti della 1<hi rend="superscript CharOverride-2">a</hi> generazione, mentre a Cambridge si osserva una maggiore incidenza di DM e ALT, in particolare nelle generazioni 1,5 e 2. Nella 2<hi rend="superscript CharOverride-2">a</hi> generazione di Cambridge, in particolare, la commutazione di tipo insertivo perde centralità, mentre ALT e DM sono frequenti, a testimonianza del bilinguismo più stabile di questa generazione.</p><p rend="text">Sulla base di questi dati di tipo statistico si evince come ciascun contesto e ciascuna generazione all’interno dei due scenari migratori ha un comportamento distintivo: città di inserimento e generazione di appartenenza sono quindi variabili significative sul piano statistico. Nonostante queste differenze, i dati suddivisi per contesto di immigrazione e tipologia sintattica della commutazione di codice hanno permesso di evidenziare l’incidenza maggiore dell’inserzione (INS) nei due contesti: su di un piano statistico, assumendo come variabile indipendente la città di insediamento dei migranti e come variabile dipendente la presenza e la frequenza della tipologia insertiva, il test del chi-quadrato ha dato esito p = 0.0004. Un’analisi più dettagliata della distribuzione del fenomeno dell’inserzione (INS) tra Bedford e Cambridge, condotta separatamente per ciascuna generazione, evidenzia delle differenze interessanti.</p><p rend="text">Il test del chi-quadrato ha mostrato una differenza altamente significativa per la 2<hi rend="superscript CharOverride-2">a</hi> generazione (χ²(1) = 30.67, p &lt; 0.001), indicando che i parlanti nati o cresciuti nel contesto britannico presentano pattern d’uso dell’inserzione diversi a seconda della città di appartenenza.</p><p rend="text">Per la 1<hi rend="superscript CharOverride-2">a</hi> generazione, il valore di <hi rend="italic">p</hi> si colloca appena al di sopra della soglia di significatività (p = 0.056), suggerendo un trend verso la differenza, sebbene non statisticamente confermato con i dati attuali. Nessuna differenza statisticamente significativa è invece emersa per la generazione 1.5 (p = 0.186).</p><p rend="text">Nel complesso, questi risultati indicano che le differenze territoriali nell’uso dell’inserzione si intensificano nella 2<hi rend="superscript CharOverride-2">a</hi> generazione, il che potrebbe riflettere una rielaborazione più marcata delle risorse linguistiche in relazione ai contesti locali, scolastici e sociali. Ulteriori ricerche qualitative e quantitative potrebbero contribuire a chiarire le motivazioni sociolinguistiche alla base di tale divergenza. Del resto, questa variazione è confermata anche dall’analisi qualitativa dell’inserzione.</p><p rend="text">Se, infatti, si prendono in esame i dati presentati in Di Salvo (2024) relativi ad un’analisi qualitativa dei campi semantici maggiormente interessati dall’inserzione lessicale, si evince che le commutazioni insertive di tipo specifico a Bedford interessano soprattutto due campi semantici, il lavoro e la società britannica, mentre a Cambridge solo questo secondo dominio. Questa variazione qualitativa riflette la diversa traiettoria di insediamento dei due gruppi di parlanti: a Bedford, gli italiani hanno limitato i rapporti con la società ospite al lavoro mantenendo un carattere fortemente segregato (nell’accezione di Berry 2003, 17-37); a Cambridge, la posizione lavorativa e la conseguente dispersione abitativa, consolidata dall’assenza di occasioni di incontro, hanno determinato una maggiore integrazione sociale, osservabile anche nei campi semantici interessati dal contatto linguistico con l’inglese, come mostrato in Di Salvo (2024).</p><p rend="text">Anche la distribuzione dell’alternanza è condizionata dalla città di immigrazione, nella misura in cui il test chi-quadrato ha evidenziato la presenza di un <hi rend="italic">p-value</hi> estremamente inferiore alla soglia di 0.05 per la correlazione tra città di residenza (Cambridge vs Bedford) e commutazioni di tipo alternante. Lo stesso test statistico è stato adoperato per indagare, all’interno di ciascun contesto migratorio, il ruolo della generazione e del genere: l’analisi ha evidenziato una differenza altamente significativa nella 1<hi rend="superscript CharOverride-2">a</hi> generazione, con χ²(1) = 27.47, p &lt; 0.000001, indicando che la frequenza dell’uso dell’<hi rend="italic">alternation</hi> è fortemente associata alla città di residenza per i migranti.</p><p rend="text">Nella generazione 1.5, la significatività si avvicina alla soglia convenzionale (χ² = 3.61, p = 0.057), suggerendo una possibile tendenza alla divergenza tra Bedford e Cambridge, sebbene i dati attuali non permettano di confermarla in modo definitivo.</p><p rend="text">Per la 2<hi rend="superscript CharOverride-2">a</hi> generazione, il risultato non raggiunge la soglia di significatività (χ² = 2.72, p = 0.099), pur indicando una lieve deviazione, che non risulta però essere particolarmente significativa sul piano statistico. Una lettura qualitativa dell’alternanza evidenzia un comportamento differente nelle due generazioni in relazione (i) all’estensione del frammento commutato, generalmente maggiore a Cambridge che a Bedford come evidenziato negli esempi seguenti, (ii) alla sua complessità strutturale e sintattica e, infine, (iii) alla direzionalità del passaggio che, solo nella 1<hi rend="superscript CharOverride-2">a</hi> generazione e solo nella città universitaria può avvenire dall’inglese all’italiano (direzione che a Bedford è presente solo nei parlanti appartenenti alle generazioni 1,5 e 2).</p><p rend="text">I dati rivelano anche una netta divergenza tra i due gruppi di genere. Per i parlanti maschi, il test mostra un risultato estremamente significativo (χ²(1) = 65.76, p &lt; 0.0000000000000005), suggerendo una forte differenza nella distribuzione del tipo ALT tra le due città. Al contrario, per le donne, il risultato non è significativo (χ² = 0.69, p = 0.41), indicando che, all’interno di questo gruppo, l’uso dell’<hi rend="italic">alternation</hi> non sembra essere influenzato in modo rilevante dalla variabile città.</p><p rend="text">Per quanto riguarda le commutazioni interfrastiche esemplificate in (1), (2) e (3), è stata evidenziata, ma solamente per la 1<hi rend="superscript CharOverride-2">a</hi> generazione, una correlazione tra la presenza del fenomeno e la città di immigrazione: il test del chi-quadrato mostra una differenza statisticamente significativa tra Bedford e Cambridge con χ²(1) = 10.74, p = 0.001.</p><p rend="text">Questo quadro non vale per le generazioni 1,5 e 2: nella generazione intermedia, in particolare, non è stata evidenziata alcuna differenza significativa (χ² = 0.07, p = 0.79), suggerendo che in questo gruppo intermedio la distribuzione di CS non varia in modo sistematico tra le città. Nella 2<hi rend="superscript CharOverride-2">a</hi> generazione, al contrario, il risultato è marginalmente significativo (χ² = 3.78, p = 0.052), con un valore molto vicino alla soglia convenzionale di 0.05. Alcuni esempi sono offerti di seguito:</p><quote rend="quotation_b">(1)</quote><quote rend="quotation_b">D: allora… e quello è tutto là / Margherita /sì / c’abbiamo / insomma: / non è che siamo … amare con l’Italia perché ci siamo: / però insomma /… chissà / noi / cosa / cosa # la vita nostra / come sarrebbe cresciuto /stato / fatto / ma non è che siamo # / siamo migliaia di migrati che stanno fuori d’Italia/ e sono tutti contenti / insomma / io ho avuto opportunità d’andà in America / Canada: / a conoscere: parenti / di mia madre / mio padre / son contenti /insomma/ però siamo sempre … siamo sempre non inglesi / e fuori di casa / tanto per dire / però / in realtà / questa è casa nostra / per me questa è casa mia / non l’Italia / hi then / give me [prendendo la giacca degli avventori arrivati] … you / you go through / yes / the girl will come / e… la … la practicality / bisogna vedere la realtà / perché se no non dire un</quote><quote rend="quotation_b">(2)</quote><quote rend="quotation_b">C: guarda / il cimitiero / a rocca aspromontë / in Italia // s’è cascato // [rispondendo a telefono] / hello! / stongë ancora qua / stongë facendë l’interview co una / è una che s’è … come na giornalista / sta purë / sta purë Antonio e Felice qua / mo ven</quote><p rend="text">Sul piano comunicativo e funzionale, gli esempi mostrano come il CS sia usato, sia a Cambridge che a Bedford, per segnalare il cambiamento di un interlocutore: nell’esempio 1, Donato (1<hi rend="superscript CharOverride-2">a</hi> generazione, Cambridge) utilizza in modo sistematico l’italiano per parlare con la ricercatrice e l’inglese per rivolgersi ai clienti che, talvolta durante l’intervista, sono arrivati al suo ristorante, <hi rend="italic">setting</hi> della conversazione; nel successivo, invece, Carlo (1<hi rend="superscript CharOverride-2">a</hi> generazione, Bedford), risponde al telefono, selezionando come suo interlocutore la moglie che lo aveva chiamato. Nel primo caso, l’estensione della commutazione coincide con il frammento in cui il parlante si riferisce ai clienti, nel secondo essa è limitata solamente alla risposta in quanto la conversazione con la moglie continua poi in dialetto.</p><p rend="text">Tuttavia, le differenze più profonde tra le due comunità riguardano l’utilizzo della commutazione di codice intefrastica per posizionarsi in continuità vs in contrasto con la società inglese. Una comparazione è possibile a partire dai due esempi seguenti:</p><quote rend="quotations_quotation_b1">(3)</quote><quote rend="quotations_quotation_b2">I: gli inglesi vendevano la casa e se ne andavano più lontano / lasciavano…</quote><quote rend="quotations_quotation_b2">B: perché l’italiano parlava forte / yeah / he was very laud </quote><quote rend="quotations_quotation_b2">I: perché l’italiano è abituato … so un po’ diciamo … / laud / dicono gli inglesi / un po’ … parlano forte / yeah / non piaceva / adesso poi si so’ imparati</quote><quote rend="quotations_quotation_b1">(4)</quote><quote rend="quotations_quotation_b2">M: è molto difficile a trovare a stanza qua con un bambino?</quote><quote rend="quotations_quotation_b2">R: perché?</quote><quote rend="quotations_quotation_b2">F: ma ma pure</quote><quote rend="quotations_quotation_b2">R: perché con un bambino / scusate?</quote><quote rend="quotations_quotation_b3">F: che i bambini ni i vulevano / se tu bussi una porta / dici / a#c’è una camera / ti dici / c’hai bambini? / sì / no / sorrì / chiudono la porta</quote><p rend="text">Nell’esempio 3, Barbara, donna di 1<hi rend="superscript CharOverride-2">a</hi> generazione residente a Cambridge, attraverso il passaggio all’inglese dimostra di aver accolto il punto di vista della società britannica rispetto ad un giudizio negativo sugli italiani che, secondo tale giudizio, avevano e hanno l’abitudine a parlare a voce alta: l’uso dell’inglese è quindi una strategia per dimostrare all’interlocutore di adottare un preciso punto di vista, quello della società britannica rispetto alla quale la donna si pone in continuità. Nell’esempio 4, Filomena, una donna di 1<hi rend="superscript CharOverride-2">a</hi> generazione residente a Bedford, racconta delle difficoltà nella ricerca di una casa poco dopo il suo arrivo nella città industriale: secondo la donna, questo dipendeva anche dal rifiuto degli inglesi ad affittare a famiglie con bambini piccoli. In questo caso, la commutazione di codice, estremamente semplice su di un piano sintattico e strutturale, sembra esprimere l’atteggiamento di chiusura della società britannica, da più parti accusata dalla donna (come da molti italiani di Bedford) di esser stata poco accogliente.</p><p rend="text">I due usi dell’inglese riflettono quindi due punti di vista diversi: se, infatti, Barbara assume come proprio quello della società britannica, Filomena se ne distanzia.</p></div></div><div><head>7. Conclusioni</head><p rend="text">In questo contributo, sono stati adottati metodi quantitativi (analisi di frequenze e test statistici di correlazione) e qualitativi con l’obiettivo di identificare specifici <hi rend="italic">patterns</hi> di alternanza di codice nei due contesti sottoposti ad analisi, ossia le comunità italiane di Cambridge e Bedford. I risultati dell’analisi evidenziano l’ipotesi formulata, anche a partire da altri studi (Di Salvo 2012; 2018; 2024), confermando, anche attraverso l’uso di metodi statistici, la presenza di comportamenti differenziati in relazione alla commutazione di codice.</p><p rend="text">Questi risultati e, in particolare, la presenza di ‘modelli di commutazione’ specifici del contesto di immigrazione potrebbero essere ricondotti alla diversa integrazione raggiunta nei due contesti sottoposti ad analisi: sebbene non siano stati adottati approcci tipicamente demografici e sociologici, il prolungato soggiorno sul campo condotto da chi scrive tra il 2009 e il 2019 mi ha permesso di osservare come gli italiani di Cambridge abbiano costruito rapporti sociali con gli inglesi, avendo raggiunto anche livelli di competenza in inglese più elevati di quelli documentati a Bedford. Per tali ragioni, è stato già notato come la commutazione con l’inglese sia adoperata solo nella città universitaria dai parlanti di 1<hi rend="superscript CharOverride-2">a</hi> generazione per esprimere un orientamento positivo nei confronti della società di accoglienza. A Bedford avviene il contrario (Di Salvo 2018). Le divergenze osservate negli studi precedenti solo nella 1<hi rend="superscript CharOverride-2">a</hi> generazione sembrano estendibili anche alla generazione intermedia e alla 2<hi rend="superscript CharOverride-2">a</hi> generazione, su cui, tuttavia, altri approfondimenti di tipo qualitativo andranno condotti.</p><p rend="text">Il confronto operato tra le forme del contatto linguistico nelle due comunità italiane in Gran Bretagna dimostra come il comportamento linguistico osservato risente delle dinamiche di costruzione dell’identità locale all’interno di ciascuna comunità migrata, nonché delle dinamiche locali di integrazione, che, anche all’interno di un medesimo Paese, possono essere diverse: i dati di Cambridge e Bedford, infatti, se letti in questa prospettiva, non solo ci restituiscono l’importanza di fenomeni linguistici (il ruolo della specificità semantica, le funzioni comunicative dell’alternanza) ma permettono soprattutto di cogliere le dinamiche culturali che li determinano, con particolare riferimento al tipo di rapporto con la società ospite.</p><p rend="text">Su di un piano teorico e metodologico, il caso di studio qui presentato dimostra il confronto tra più scenari migratori e consente di evidenziare specificità di ognuno di essi, fornendo al ricercatore lo spunto per una riflessione sui fattori extra-linguistici che concorrono a determinare questa variazione: il contatto linguistico si rivela un utile punto di osservazione di dinamiche culturali più complesse (i rapporti tra minoranza e maggioranza, il processo e livello di integrazione vs. segregazione, orientamento verso il paese di origine e verso la società ospite). Appare quindi promettente leggere i dati relativi al contatto linguistico tenendo conto di tali dinamiche. In questo, a mio parere, si trova il discrimine maggiore tra linguistica del contatto e linguistica migrazionale: se la prima può limitarsi a descrivere le forme del contatto, a individuare i meccanismi cognitivi che le determinano, il secondo approccio deve assumere questi aspetti come punti di partenza per inquadrare il dato linguistico in una prospettiva simbolica, semiotica e culturale, in accordo con la proposta formulata da Turchetta, Di Salvo e Ferrini (2026).</p></div><div><head>Riferimenti bibliografici</head><p rend="bib_indx_bib">Aalberse, Suzanne, Ad Backus, and Pieter Muysken. 2019. <hi rend="italic">Heritage Languages: A language contact approach</hi>. 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					<item><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="xml_05.html#footnote-000-backlink">1</ref></hi>	In altra sede (Di Salvo 2012; Del Vecchio e Di Salvo 2024), è indagato il diverso uso di italiano e dialetto nelle comunità italiane di Inghilterra, argomento che esula dal presente studio e che quindi, qui e altrove, non sarà approfondito.</p></item>
				</list><p rend="editorial_metadata_author" >Margherita Di Salvo, <ref target="mailto:margherita.disalvo@unina.it">margherita.disalvo@unina.it</ref>, University of Naples Federico II, Italy, <ref target="https://orcid.org/0000-0002-1341-139X">0000-0002-1341-139X</ref></p><p rend="editorial_metadata_polices" >Referee List (DOI 1<ref target="https://doi.org/10.36253/fup_referee_list">0.36253/fup_referee_list</ref>)</p><p rend="editorial_metadata_polices" >FUP Best Practice in Scholarly Publishing (DOI <ref target="https://doi.org/10.36253/fup_best_practice">10.36253/fup_best_practice</ref>)</p><p rend="editorial_metadata_book" >Margherita Di Salvo, <hi rend="italic">Dalla linguistica del contatto alla linguistica migratoria: qualche riflessione a partire da due casi di studio,</hi> © Author(s), <ref target="http://creativecommons.org/licenses/by/4.0/legalcode">CC BY 4.0</ref>, DOI <ref target="https://doi.org/10.36253/978-88-98338-01-6.05">10.36253/978-88-98338-01-6.05</ref>, in Niccolò Amelii, Silvia Cabriolu, Valentina Del Vecchio, Mara Marsella, Simone Pettine, Domenico Tenerelli (edited by), <hi rend="CharOverride-4">Forme e modelli del contatto tra linguistica, letteratura e filologia</hi>, pp. -30, 2026, published by Firenze University Press and UdA University Press, ISBN 978-88-98338-01-6, DOI <ref target="https://doi.org/10.36253/978-88-98338-01-6">10.36253/978-88-98338-01-6</ref></p></div></div>
      
      <div>
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