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        <title type="main" level="a">Il contatto linguistico come indice del contatto economico: fenomeni di prestito nel lessico numismatico del veneziano</title>
        <author>
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            <forename>Nicolò</forename>
            <surname>Magnani</surname>
            <placeName type="affiliation">University of Lausanne, Switzerland</placeName>
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          <resp>This is a section of <title>Forme e modelli del contatto tra linguistica, letteratura e filologia</title>(DOI: <idno type="DOI">10.36253/978-88-98338-01-6</idno>) by </resp>
          <name>Niccolò Amelii, Silvia Cabriolu, Valentina Del Vecchio, Mara Marsella, Simone Pettine, Domenico Tenerelli</name>
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        <publisher>Firenze University Press, UdA University Press</publisher>
        <pubPlace>Florence</pubPlace>
        <date when="2026">2026</date>
        <idno type="DOI">https://doi.org/10.36253/978-88-98338-01-6.07</idno>
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          <p>Available for academic research purposes</p>
          <p>Open Access</p>
          <p>Copyright Author(s)</p>
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            <p>Content licence CC BY 4.0</p>
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            <p>Metadata licence CC0 1.0</p>
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        <p>This is original content, published for academic research purposes</p>
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      <abstract xml:lang="en">
        <p>This essay analyses and classifies a sample of loanwords, particularly from Arabic, Greek and German, in the numismatic lexicon of Venetian, demonstrating how linguistic analysis can prove a useful tool for understanding historical and economic phenomena and for contextualising international relations affecting a political entity during various stages of its development.</p>
      </abstract>
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            <item>Venice</item>
            <item>numismatics</item>
            <item>economics</item>
            <item>lexicon</item>
            <item>loanword</item>
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      <p>It is available online at https://doi.org/10.36253/978-88-98338-01-6.07<ref target="https://doi.org/10.36253/978-88-98338-01-6.07" /></p>
      
      <div><head>Il contatto linguistico come indice del contatto economico: fenomeni di prestito nel lessico numismatico del veneziano</head><p rend="h1_author ParaOverride-1">Nicolò Magnani</p><p rend="text">Nell’ambito della storia dell’economia in età medievale un caso di studio estremamente significativo è rappresentato dall’attività delle zecche e delle istituzioni che ne amministrano le funzioni di produzione e immissione di moneta contante. Le indagini che la storiografia mette in opera in tale ambito di ricerca si risolvono perlopiù nell’estrapolazione e successivo raffronto reciproco di informazioni dalla documentazione ufficiale concernente il ruolo delle maestranze in servizio presso la zecca e la predisposizione degli obiettivi assegnati ai comparti artigiani dell’officina monetaria: tali obiettivi coincidono generalmente con la produzione di contingenti prestabiliti di nuova moneta, suddivisa in vari moduli differenziati in base a valore nominale, peso, dimensioni e intrinseco. Come tutte le strutture dipendenti dall’autorità statale, le zecche necessitano di sistematiche e univoche direttive da parte delle istituzioni competenti, che già nel Medioevo erano impegnate nella costante emanazione di disposizioni in merito agli obiettivi assegnati all’officina, dotando inoltre i vari comparti professionali di statuti – i cosiddetti capitolari – che garantissero loro un corredo di diritti e doveri il più possibile trasparente e stabile nel tempo. Trattandosi di documenti pratici, questi testi erano generalmente redatti in latino, almeno fino alla fine del XV secolo, ma non era del tutto escluso l’utilizzo del volgare, spesso adottato per tradurre disposizioni ufficiali in latino al fine di agevolarne la corretta interpretazione da parte di operai professionalmente qualificati ma non necessariamente avvezzi alla grammatica.</p><p rend="text">Il caso di Venezia si presenta in questo senso come uno dei più interessanti nel panorama della produzione monetaria medievale, dal momento che la precocità e l’intensità delle attività intraprese dalla zecca statale si coniugano con un corredo documentario estremamente variegato e complesso, che può vantare tra l’altro un capitolare in volgare composto nell’arco di due secoli a partire dalla metà del Trecento (Bonfiglio Dosio 1984) e altro materiale non meno significativo quanto a lessico numismatico, che comprende decreti legislativi, libri di conti, cedole e lettere testamentarie, oltre a un testo fondamentale quale il manoscritto mercantile noto come <hi rend="italic">Zibaldone da Canal</hi> (c. 1310/30, Stussi 1967<hi rend="notes_number CharOverride-1"><hi><ref target="xml_07.html#footnote-021">1</ref></hi></hi>), ricchissimo di informazioni relative ai tassi di cambio fra valute diverse del bacino del Mediterraneo. La combinazione fra l’intensità dell’attività materiale della zecca e la densità della documentazione a essa relativa non può che risolversi in una eccezionale disponibilità di lessico tecnico attestato dalle fonti scritte lungo un arco cronologico che, nella fattispecie, si estende dagli albori del volgare fino alla seconda metà del XIX secolo<hi rend="notes_number CharOverride-1"><hi><ref target="xml_07.html#footnote-020">2</ref></hi></hi>.</p><p rend="text">Questo aspetto è stato analizzato da chi scrive contestualmente alla collaborazione al Vocabolario storico-etimologico del veneziano (VEV)<hi rend="notes_number CharOverride-1"><hi><ref target="xml_07.html#footnote-019">3</ref></hi></hi>, con la realizzazione di un volume dedicato al lessico numismatico (Magnani 2024). La classificazione e l’analisi della distribuzione diacronica dei nomi di moneta nel volgare di Venezia dal Medioevo all’epoca asburgica ha messo in luce una presenza piuttosto consistente di prestiti lessicali: più di venti nomi su un totale di circa settanta lemmi. Questo dato è già di per sé estremamente significativo, specie ove si consideri che una buona parte di questi prestiti riguardano nomi di moneta effettivamente veneziana o comunque in uso presso i territori dello <hi rend="italic">stato da mar</hi> soggetti al controllo economico diretto da parte della Serenissima (fino al XVIII secolo), o ancora si riferiscono a monetazione estera circolante su territorio veneto (specie a partire dalla dominazione austriaca): in sostanza, in tutti i casi sopra elencati si può parlare di effettivo assorbimento e ‘venezianizzazione’ di termini stranieri, fenomeno da ritenersi solo parziale nel caso dei nomi di valuta estera che si riscontrano occasionalmente nelle fonti – come il summenzionato Zibaldone da Canal – e non mostrano di attecchire effettivamente nel linguaggio comune.</p><p rend="text">I prestiti oggetto di indagine, suddivisi per area linguistica di provenienza, sono i seguenti<hi rend="notes_number CharOverride-1"><hi><ref target="xml_07.html#footnote-018">4</ref></hi></hi>:</p><p rend="text_top ParaOverride-2">1) Arabismi:</p><list rend="bulleted">
				<item><hi rend="italic">deremo</hi> “moneta d’argento in uso nei paesi arabi”<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi><ref target="xml_07.html#footnote-017">5</ref></hi></hi>: da <hi rend="italic">dirham</hi> “dracma” (cfr. LEIOr 1.652-54; DEI s.v. <hi rend="italic">daremo</hi>). Prima att. sec. XIII. Altre forme: <hi rend="italic">darami</hi> plur., <hi rend="italic">derame</hi> plur., <hi rend="italic">derem</hi>, <hi rend="italic">diremo</hi>;</item>
				<item><hi rend="italic">maidin</hi> “piccola moneta araba d’argento del sultanato d’Egitto”: da <hi rend="italic">mu’ayyadī</hi>, a sua volta dal n. pr. <hi rend="italic">al-Mu’ayyad</hi>, sultano mamelucco d’Egitto (cfr. LEIOr 1.1460-62; DEI s.v. <hi rend="italic">maidino</hi>). Prima att. sec. XV;</item>
				<item><hi rend="italic">masamutina</hi> “moneta d’oro coniata nel basso Medioevo dagli Almohadi”<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi><ref target="xml_07.html#footnote-016">6</ref></hi></hi>: da <hi rend="italic">ma</hi><hi rend="italic">ṣ</hi><hi rend="italic">mūda</hi> “massamuti, una delle principali tribù berbere” (cfr. LEIOr 1.1381-82; DI 3.164-65; DEI s.v. <hi rend="italic">massamutino</hi>). Prima att. sec. XIV. Altre forme: <hi rend="italic">massamutina</hi>, <hi rend="italic">maxamutina</hi>;</item>
				<item><hi rend="italic">matapan</hi> “ducato veneziano d’argento o grosso”: prob. da <hi rend="italic">mau</hi><hi rend="italic">ṯ</hi><hi rend="italic">abān</hi>,<hi rend="italic"> </hi>nome di una moneta in corso durante le crociate (cfr. REW 5440; DEI s.v. <hi rend="italic">mattapan</hi>). Prima att. sec. XVI. Altre forme: <hi rend="italic">matepani</hi> plur., <hi rend="italic">mattapane</hi>, <hi rend="italic">mattapan</hi>; mediolat. <hi rend="italic">marzapanus</hi>.</item>
			</list><p rend="text_top ParaOverride-2">2) Grecismi (greco bizantino):</p><list rend="bulleted">
				<item><hi rend="italic">bisante</hi> “moneta d’oro bizantina”, poi anche genericamente “denaro”, spec. al plur.: da βυζάντιον (νόμισμα) “moneta di Bisanzio” (cfr. REW 1436; DI 1.234-5; DEI, DELIN, EVLI s.v.). Prima att. sec. XIV. Altre forme: <hi rend="italic">besante</hi>, <hi rend="italic">besanto</hi>, <hi rend="italic">bexante</hi>, <hi rend="italic">bexanto</hi>, <hi rend="italic">bexantte</hi>, <hi rend="italic">bezanto</hi>, <hi rend="italic">bisantte</hi>, <hi rend="italic">bixante</hi>, <hi rend="italic">bixanto</hi>, <hi rend="italic">bixantte</hi>, <hi rend="italic">bizante</hi>;</item>
				<item><hi rend="italic">pèrpero</hi> “moneta d’oro o d’argento del valore di un bisante, in uso nell’Impero bizantino”: da ὑπέρπυρον “purissimo” (cfr. DEI, EVLI s.v.). Prima att. sec. XIII. Altre forme: <hi rend="italic">ipèrper</hi>, <hi rend="italic">ipèrpero</hi>, <hi rend="italic">ippèrpero</hi>, <hi rend="italic">pèrparo</hi>, <hi rend="italic">pèrper</hi>, <hi rend="italic">pèrpiro</hi>, <hi rend="italic">ypèrper</hi>.</item>
			</list><p rend="text_top ParaOverride-2">3) Germanismi:</p><list rend="bulleted">
				<item><hi rend="italic">bezzo</hi> “batzen, moneta svizzera”, poi “moneta da mezzo soldo veneto”, poi “denaro, soldi”, spec. al plur.: da <hi rend="italic">Batzen </hi>“moneta del valore di quattro soldi” (cfr. REW 998a; LEIGerm 1.627-29; DELIN s.v.). Prima att. sec. XV. Altre forme: <hi rend="italic">besso</hi>, <hi rend="italic">bezo</hi>, <hi rend="italic">bezze</hi>;</item>
				<item><hi rend="italic">carzia</hi> “moneta in biglione in corso a Cipro”: prob. variante metatetica di <hi rend="italic">crazia</hi>, da <hi rend="italic">Kreuzer</hi> (cfr. <hi rend="italic">cràicer</hi>). Prima att. sec. XVI. Altre forme: <hi rend="italic">carcia</hi>, <hi rend="italic">carci</hi>, <hi rend="italic">carsi</hi>, <hi rend="italic">carzi</hi>, <hi rend="italic">charcia</hi>, <hi rend="italic">charçia</hi>, <hi rend="italic">charsi</hi>, <hi rend="italic">garzia</hi>;</item>
				<item><hi rend="italic">cràicer</hi> “carantano, moneta di rame tedesca e austriaca”: da <hi rend="italic">Kreuzer</hi> “moneta spicciola degli stati tedeschi e austriaci” (cfr. REW 4772; DEI, EVLI s.v. <hi rend="italic">cràicero</hi>). Prima att. sec. XVI. Altre forme: <hi rend="italic">cràicero</hi>;</item>
				<item><hi rend="italic">fènico</hi> “moneta da un centesimo”: da <hi rend="italic">Pfennig</hi> “centesimo”. Prima att. sec. XX<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi><ref target="xml_07.html#footnote-015">7</ref></hi></hi>;</item>
				<item><hi rend="italic">scheo</hi> “moneta da un centesimo”, poi “spicciolo, soldo” e “denaro”, al plur.: rianalisi di <hi rend="italic">Scheide Münze</hi> “moneta divisionale”, dicitura presente su varie monete del Regno Lombardo-Veneto (cfr. REW 7682). Prima att. sec. XIX;</item>
				<item><hi rend="italic">svànzega</hi> “lira austriaca da venti soldi in corso nel Regno Lombardo-Veneto”, poi “denaro, moneta”, spec. al plur.: da <hi rend="italic">Zwanziger </hi>“moneta da venti soldi”, der. di <hi rend="italic">zwanzig</hi> “venti” (cfr. DEI, DELIN, EVLI s.v. <hi rend="italic">svànzica</hi>). Prima att. sec. XIX. Altre forme: <hi rend="italic">sbànzega</hi>, <hi rend="italic">sfànzica</hi>, <hi rend="italic">suànzica</hi>, <hi rend="italic">svànsega</hi>, <hi rend="italic">svànsica</hi>, <hi rend="italic">svànsiga</hi>, <hi rend="italic">svànzica</hi>, <hi rend="italic">svànziga</hi>, <hi rend="italic">vànzega</hi>, <hi rend="italic">zuànzica</hi>, <hi rend="italic">zvànzega</hi>, <hi rend="italic">zwànzega</hi>;</item>
				<item><hi rend="italic">tàlaro</hi><hi rend="CharOverride-3"> </hi>“tallero”<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi><ref target="xml_07.html#footnote-014">8</ref></hi></hi>: da <hi rend="italic">T(h)aler</hi> “tallero, moneta d’argento nordeuropea di grande modulo”, abbreviazione di <hi rend="italic">Joachimstaler</hi> “moneta della valle di S. Gioacchino” (cfr. DEI, DELIN, EVLI s.v. <hi rend="italic">tàllero</hi>). Prima att. sec. XVI. Altre forme: <hi rend="italic">tàlero</hi>;</item>
				<item><hi rend="italic">traro</hi> “piccola moneta in lega d’argento da cinque soldi”, poi “denaro”, spec. al plur.: da <hi rend="italic">Dreier </hi>“moneta da tre soldi” (cfr. DEI s.v. <hi rend="italic">traiero</hi>). Prima att. sec. XVIII. Altre forme: <hi rend="italic">tràero</hi>, <hi rend="italic">tràgiaro</hi>, <hi rend="italic">tràiero</hi>, <hi rend="italic">tràiro</hi>.</item>
			</list><p rend="text_top ParaOverride-2">4) Francesismi e provenzalismi:</p><list rend="bulleted">
				<item><hi rend="italic">pataca</hi> “moneta di rame di scarso valore”: da <hi rend="italic">patac</hi> (prov.) “antica moneta provenzale”, di etimo incerto (cfr. DEI, DELIN, EVLI s.v. <hi rend="italic">patacca</hi>). Prima att. sec. XVII. Altre forme: <hi rend="italic">patacca</hi>, <hi rend="italic">pattacca</hi>;</item>
				<item><hi rend="italic">tornese</hi> “moneta francese e poi di alcuni stati italiani”: da <hi rend="italic">tournois</hi> “di Tours” (cfr. DI 4.622-3; DEI, DELIN, EVLI s.v.). Prima att. sec. XIII. Altre forme: <hi rend="italic">tornesse</hi>, <hi rend="italic">tornexe</hi>, <hi rend="italic">tornise</hi>; mediolat. <hi rend="italic">tornesium</hi>, <hi rend="italic">tornesius</hi>, <hi rend="italic">tornesus</hi>, <hi rend="italic">tornexius</hi>;</item>
				<item><hi rend="italic">trabuco</hi> “strumento di zecca per misurare il peso delle monete appena coniate” (da cui <hi rend="italic">trabucar</hi> “misurare il peso di una moneta”, ma anche “tosare una moneta”): da <hi rend="italic">trabuc</hi> (prov.) “antica catapulta” (cfr. REW 1376; DEI, EVLI s.v. <hi rend="italic">trabocco</hi>). Prima att. sec. XIV. Altre forme: <hi rend="italic">trabucco</hi>, <hi rend="italic">trabucho</hi>.</item>
			</list><p rend="text_top ParaOverride-2">5) Iberismi:</p><list rend="bulleted">
				<item><hi rend="italic">dobla</hi> “moneta d’oro spagnola o veneziana”: da <hi rend="italic">dobla</hi> “moneta d’oro spagnola” (cfr. REW 2802; DEI, DELIN, EVLI s.v.). Prima att. sec. XIV. Altre forme: <hi rend="italic">dobbla</hi>, <hi rend="italic">dobra</hi>, <hi rend="italic">dopla</hi>, <hi rend="italic">doplla</hi>;</item>
				<item><hi rend="italic">maravedì</hi> “moneta spagnola in bassa lega d’argento”<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi><ref target="xml_07.html#footnote-013">9</ref></hi></hi>: da <hi rend="italic">maravedí</hi>, a sua volta dall’ar. <hi rend="italic">marābi</hi><hi rend="italic">ṭ</hi><hi rend="italic">ī</hi> “relativo alla dinastia degli Almoravidi” (cfr. REW 5343a; DEI s.v. <hi rend="italic">maravedino</hi>). Prima att. sec. XV.</item>
			</list><p rend="text_top ParaOverride-2">6) Altro:</p><list rend="bulleted">
				<item><hi rend="italic">manguro</hi> “moneta di rame in uso nell’Impero ottomano”<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi><ref target="xml_07.html#footnote-012">10</ref></hi></hi>: dal turco <hi rend="italic">mangïr</hi>. Prima att. sec. XVI<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi><ref target="xml_07.html#footnote-011">11</ref></hi></hi>;</item>
				<item><hi rend="italic">petiza</hi> “moneta da un terzo di fiorino”<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi><ref target="xml_07.html#footnote-010">12</ref></hi></hi>: dallo sloveno <hi rend="italic">petica</hi> “moneta da cinque soldi” (cfr. DEI s.v. <hi rend="italic">petizza</hi>). Prima att. sec. XVI. Altre forme: <hi rend="italic">petissa</hi>, <hi rend="italic">petizza</hi>, <hi rend="italic">pettissa</hi>.</item>
			</list><p rend="text">Dai dati raccolti emerge immediatamente una netta predominanza dei germanismi e, in subordine, degli arabismi, la cui abbondanza è dovuta a fattori di diversa natura che saranno oggetto di indagine a breve. Onde estrapolare da questo elenco degli elementi utili all’individuazione di fenomeni linguistici ‘parlanti’, in altre parole di elementi ostensivi nei riguardi di informazioni extralinguistiche – nel nostro caso di carattere economico –, occorre ridistribuire i prestiti secondo il periodo storico di prima attestazione (Tab. 1):</p><p rend="caption_table">Tabella 1 – Distribuzione cronologica dei prestiti.</p><table rend="tab1 TableOverride-1" xml:id="table001">
				<!--<colgroup>-->
					<!--<col
  class="_idGenTableRowColumn-1">--><!--</col>-->
					<!--<col
  class="_idGenTableRowColumn-1">--><!--</col>-->
					<!--<col
  class="_idGenTableRowColumn-1">--><!--</col>-->
					<!--<col
  class="_idGenTableRowColumn-1">--><!--</col>-->
					<!--<col
  class="_idGenTableRowColumn-1">--><!--</col>-->
					<!--<col
  class="_idGenTableRowColumn-1">--><!--</col>-->
					<!--<col
  class="_idGenTableRowColumn-1">--><!--</col>-->
					<!--<col
  class="_idGenTableRowColumn-1">--><!--</col>-->
				<!--</colgroup>-->
				
					<row rend="tab1 _idGenTableRowColumn-2">
						<cell rend="tab1 top base">
							<p rend="table">XIII</p>
						</cell>
						<cell rend="tab1 top base">
							<p rend="table">XIV</p>
						</cell>
						<cell rend="tab1 top base">
							<p rend="table">XV</p>
						</cell>
						<cell rend="tab1 top base">
							<p rend="table">XVI</p>
						</cell>
						<cell rend="tab1 top base">
							<p rend="table">XVII</p>
						</cell>
						<cell rend="tab1 top base">
							<p rend="table">XVIII</p>
						</cell>
						<cell rend="tab1 top base">
							<p rend="table">XIX</p>
						</cell>
						<cell rend="tab1 top base">
							<p rend="table">XX</p>
						</cell>
					</row>
					<row rend="tab1 _idGenTableRowColumn-3">
						<cell rend="tab1 base_line base _idGenCellOverride-1">
							<p rend="table"><hi rend="italic">derem</hi> (ar.)</p>
						</cell>
						<cell rend="tab1 base_line base _idGenCellOverride-1">
							<p rend="table"><hi rend="italic">masamutina</hi> (ar.)</p>
						</cell>
						<cell rend="tab1 base_line base _idGenCellOverride-1">
							<p rend="table"><hi rend="italic">maidin</hi> (ar.)</p>
						</cell>
						<cell rend="tab1 base_line base _idGenCellOverride-1">
							<p rend="table"><hi rend="italic">matapan </hi>(ar.)</p>
						</cell>
						<cell rend="tab1 base_line base _idGenCellOverride-1">
							<p rend="table"><hi rend="italic">pataca</hi> (prov.)</p>
						</cell>
						<cell rend="tab1 base_line base _idGenCellOverride-1">
							<p rend="table"><hi rend="italic">traro</hi> (ted.)</p>
						</cell>
						<cell rend="tab1 base_line base _idGenCellOverride-1">
							<p rend="table"><hi rend="italic">scheo</hi> (ted.)</p>
						</cell>
						<cell rend="tab1 base_line base _idGenCellOverride-1">
							<p rend="table"><hi rend="italic">fènico</hi> (ted.)</p>
						</cell>
					</row>
					<row rend="tab1 _idGenTableRowColumn-3">
						<cell rend="tab1 base_line base">
							<p rend="table"><hi rend="italic">tornese</hi> (fr.)</p>
						</cell>
						<cell rend="tab1 base_line base">
							<p rend="table"><hi rend="italic">bisante</hi> (gr.)</p>
						</cell>
						<cell rend="tab1 base_line base">
							<p rend="table"><hi rend="italic">bezzo</hi> (ted.)</p>
						</cell>
						<cell rend="tab1 base_line base">
							<p rend="table"><hi rend="italic">manguro</hi> (tur.)</p>
						</cell>
						<cell rend="tab1 base_line base"/>
						<cell rend="tab1 base_line base"/>
						<cell rend="tab1 base_line base">
							<p rend="table"><hi rend="italic">svànzega</hi> (ted.)</p>
						</cell>
						<cell rend="tab1 base_line base"/>
					</row>
					<row rend="tab1 _idGenTableRowColumn-3">
						<cell rend="tab1 base_line base"/>
						<cell rend="tab1 base_line base">
							<p rend="table"><hi rend="italic">pèrpero</hi> (gr.)</p>
						</cell>
						<cell rend="tab1 base_line base">
							<p rend="table"><hi rend="italic">maravedì</hi> (sp.)</p>
						</cell>
						<cell rend="tab1 base_line base">
							<p rend="table"><hi rend="italic">carzia</hi> (ted.)</p>
						</cell>
						<cell rend="tab1 base_line base"/>
						<cell rend="tab1 base_line base"/>
						<cell rend="tab1 base_line base"/>
						<cell rend="tab1 base_line base"/>
					</row>
					<row rend="tab1 _idGenTableRowColumn-3">
						<cell rend="tab1 base_line base"/>
						<cell rend="tab1 base_line base">
							<p rend="table"><hi rend="italic">trabuco</hi> (prov.)</p>
						</cell>
						<cell rend="tab1 base_line base"/>
						<cell rend="tab1 base_line base">
							<p rend="table"><hi rend="italic">craicer</hi> (ted)</p>
						</cell>
						<cell rend="tab1 base_line base"/>
						<cell rend="tab1 base_line base"/>
						<cell rend="tab1 base_line base"/>
						<cell rend="tab1 base_line base"/>
					</row>
					<row rend="tab1 _idGenTableRowColumn-2">
						<cell rend="tab1 base_line base"/>
						<cell rend="tab1 base_line base">
							<p rend="table"><hi rend="italic">dobla</hi> (sp.)</p>
						</cell>
						<cell rend="tab1 base_line base"/>
						<cell rend="tab1 base_line base">
							<p rend="table"><hi rend="italic">tàlaro</hi> (ted.)</p>
						</cell>
						<cell rend="tab1 base_line base"/>
						<cell rend="tab1 base_line base"/>
						<cell rend="tab1 base_line base"/>
						<cell rend="tab1 base_line base"/>
					</row>
					<row rend="tab1 _idGenTableRowColumn-2">
						<cell rend="tab1 down_line base _idGenCellOverride-2"/>
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						<cell rend="tab1 down_line base _idGenCellOverride-2">
							<p rend="table"><hi rend="italic">petiza</hi> (slov.)</p>
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					</row>
				
			</table><p rend="text">Ciò che salta maggiormente all’occhio è la continuità dell’afflusso di arabismi fra XIII e XVI secolo, oltre alla notevole concentrazione di germanismi a due riprese, fra Quattro e Cinquecento e a partire dal Settecento. Inoltre, la comparsa dei prestiti dallo spagnolo si colloca interamente in epoca tardo-medievale, così come quella dei grecismi che è limitata al XIV secolo. Gli altri prestiti presentano una distribuzione più disomogenea, dunque meno immediatamente riconducibile a motivazioni di carattere storico-economico. Ci si limiterà dunque ad analizzare i casi più significativi in questo senso, prendendo le mosse dai prestiti dalla lingua araba.</p><div><head>1. Gli arabismi e l’ingerenza economica di Venezia nel bacino del Mediterraneo</head><p rend="text">In seguito alla caduta di Costantinopoli del 1204 con la quale ebbe termine la quarta crociata, la spartizione dell’Impero bizantino fra le forze vincitrici dell’Occidente ebbe una serie di ripercussioni di natura politica ed economica destinate a stravolgere radicalmente gli equilibri fra Europa e Asia. Nel corso della prima metà del XIII secolo Venezia, oltre ad ampliare decisamente i propri domini ultramarini imponendo alle nuove colonie governi feudali fedeli alle direttive della Serenissima, estese il suo impero commerciale su tutte le sponde del Mediterraneo instaurando rapporti diplomatici istituzionali e duraturi con gran parte delle entità politiche ivi insediate<hi rend="notes_number CharOverride-1"><hi><ref target="xml_07.html#footnote-009">13</ref></hi></hi>. Una delle testimonianze più antiche di questi accordi è rappresentata dai trattati che il governo veneziano instaurò con la città siriana di Aleppo dal 1207 al 1254<hi rend="notes_number CharOverride-1"><hi><ref target="xml_07.html#footnote-008">14</ref></hi></hi>, i primi dei quali sono oggi tra i più antichi documenti conservati in volgare veneziano. La città siriana era rimasta, al termine della quarta crociata, in mano ai musulmani, così come gli altri centri dell’entroterra siriaco-palestinese, e i califfati che vi detenevano il potere non erano affatto refrattari a stringere rapporti commerciali e accordi pacifici anche con la cristianità. A partire dal 1183 Aleppo era in mano a Saladino e alla sua dinastia, e dopo il 1204 i mercanti veneziani furono di fatto gli unici europei a proseguire i contatti economici con il sultanato, dando continuità a una rete di scambi che almeno dal IX secolo consistevano prevalentemente nella vendita di legname, metalli e schiavi in cambio di spezie e tessuti (Pozza 1990, 9 e sg., 14 e sg.).</p><p rend="text">Stando al Corpus OVI, la voce che corrisponde all’arabo <hi rend="italic">dirham</hi> (lemmatizzata nel TLIO nella forma <hi rend="italic">diremo</hi>) è attestata in epoca medievale unicamente in testi veneziani e nella <hi rend="italic">Pratica della mercatura</hi> del mercante fiorentino Francesco Balducci Pegolotti, comunque più tarda rispetto alle fonti veneziane<hi rend="notes_number CharOverride-1"><hi><ref target="xml_07.html#footnote-007">15</ref></hi></hi>, per cui non è inverosimile pensare a una mediazione veneziana nell’acquisizione del termine da parte di Pegolotti<hi rend="notes_number CharOverride-1"><hi><ref target="xml_07.html#footnote-006">16</ref></hi></hi>. Nel più antico trattato fra Venezia e Aleppo, viene stabilito l’ammontare dei diritti doganali che i mercanti veneziani avrebbero dovuto sborsare per il passaggio delle merci in entrata e in uscita. In particolare, si decreta che per ciascun carico di cotone si dovesse pagare, alle porte della città, una tassa di 17 <hi rend="italic">dirham</hi>: «de cascuna saoma de bambasi de’ dar xvij derem a la porta» (Pozza 1990, 22).</p><p rend="text">Anche lo <hi rend="italic">Zibaldone da Canal</hi> menziona un secolo dopo la moneta in questione, chiamando peraltro <hi rend="italic">deremo callafeto</hi> (o <hi rend="italic">callafito</hi>)<hi rend="notes_number CharOverride-1"><hi><ref target="xml_07.html#footnote-005">17</ref></hi></hi> il <hi rend="italic">dirham</hi> di Aleppo, ma più interessanti implicazioni emergono dalla presenza in questo testo mercantile di un altro arabismo numismatico, la <hi rend="italic">mas(s)amutina</hi>: con questo termine si intende il mezzo dinaro d’oro in corso a Tunisi fra XIII e XIV secolo, che lo <hi rend="italic">Zibaldone</hi> annovera fra le monete di quella città specificandone il valore. Si apre qui un nuovo scenario nell’ambito delle relazioni diplomatiche e commerciali fra Venezia e il Mediterraneo: a partire dalla prima metà del XIII secolo gli statuti marittimi documentano l’apertura dei traffici fra la Serenissima e l’Africa settentrionale. In particolare a Tunisi nel 1231 Venezia stipula un accordo quarantennale con gli Hafsidi, che governavano la città per conto degli Almohadi, stabilendo norme giuridiche a tutela dei mercanti veneziani e una serie di privilegi garantiti loro da accordi formali. Come ad Aleppo, anche a Tunisi era stato istituito un fondaco a uso esclusivo dei veneziani, dotato di un forno proprio e occupato da un console deputato alla tutela dei diritti dei compatrioti nelle controversie con i musulmani (cfr. Rösch 1995, 242; Girardi 2006, 7 sgg.)<hi rend="notes_number CharOverride-1"><hi><ref target="xml_07.html#footnote-004">18</ref></hi></hi>.</p><p rend="text">Con il <hi rend="italic">maidin</hi> ci si sposta in Egitto all’inizio del XV secolo, sotto la dinastia dei Mamelucchi, dove la moneta più diffusa era il mezzo <hi rend="italic">dirham</hi> emesso per la prima volta dal sultano al-Mu’ayyad (1412-1421), successivamente diffusasi anche in altri stati del Vicino Oriente fino a tutto il sec. XVII<hi rend="CharOverride-3"> </hi>(cfr. Pamuk 2000, 95-100). Dal nome del sultano la moneta venne chiamata <hi rend="italic">mu’ayyadi</hi>, che in Europa divenne <hi rend="italic">maidin</hi>/<hi rend="italic">medin</hi> mediante la seguente trafila: <hi rend="italic">muayyadi</hi> &gt; <hi rend="italic">maydi</hi> &gt; <hi rend="italic">maidì</hi> &gt; <hi rend="italic">medì </hi>(cfr. Lachman 1979, 54). In veneziano, la voce ci è tramandata dalle <hi rend="italic">Tariffe </hi>di Alessandria (cfr. Sopracasa 2013, 468, 597, 608, 610, 757), dove il <hi rend="italic">maidin</hi> era moneta corrente, oltre che dai <hi rend="italic">Diarii</hi> di Marin Sanudo e dalle lettere di Andrea Berengo: Sanudo riporta il contenuto di una delibera del Consiglio dei Dieci in cui si ordina la produzione di grossi per il Levante, atti a sopperire alla grande richiesta di argento in Egitto che aveva provocato una eccessiva esportazione di marcelli e mocenighi dalla madrepatria; in proposito, si specifica che questi nuovi grossi dovranno avere un valore di cinque soldi, non diversamente dai <hi rend="italic">maidin </hi>(Sanudo 1879, col. 903). Il 24 novembre 1555 Berengo, mentre si trova ad Aleppo, scrive una lettera a Venezia per denunciare la sua difficoltà a reperire monete genuine, non falsificate; in proposito egli parla dei <hi rend="italic">siotti</hi>, zecchini coniati a Chio a imitazione di quelli veneziani, sostenendo che essi circolavano fino alla Siria e che quelli contraffatti, <hi rend="italic">non </hi><hi rend="italic">boni</hi>, venivano scambiati con 39 <hi rend="italic">maidini</hi><hi rend="CharOverride-3"> </hi>(cfr. Mazarakis 2018, 37). La produzione di moneta per il Levante da parte di Venezia in epoca basso-medievale si staglia ancora più nitidamente sullo sfondo dell’analisi di un altro gruppo di prestiti, quello dei grecismi.</p></div><div><head>2. La moneta nei protettorati veneziani in Grecia all’epoca della Francocrazia</head><p rend="text">Alla fine della quarta crociata Venezia ottenne il controllo su oltre un terzo dell’Impero bizantino, comprendente i tre ottavi di Costantinopoli e numerosi territori greci insulari e di terraferma fra cui le isole ionie, Negroponte (l’Eubea), Etolia ed Acarnania e la metà occidentale del Peloponneso<hi rend="CharOverride-3"> </hi>(cfr. Ravegnani 1995, 183 e sg.). Le successive ribellioni da parte dei bizantini portarono a una sostanziale ridefinizione delle acquisizioni latine nel Mediterraneo orientale, e di fatto Venezia riuscì ad assicurarsi un controllo duraturo, pur con alterne vicende, solo su Negroponte, i centri di Corone e Modone (sulla punta sud-occidentale del Peloponneso) e Creta (cfr. Ravegnani 1995, 192). Sebbene sull’organizzazione amministrativa dei possedimenti greci si disponga di informazioni più frammentarie rispetto alle vicende che riguardano Costantinopoli<hi rend="notes_number CharOverride-1"><hi><ref target="xml_07.html#footnote-003">19</ref></hi></hi>, dalla documentazione superstite emerge una duplice tendenza all’istituzione di principati indipendenti fedeli all’Impero latino di Costantinopoli da una parte e di governi feudali soggetti a un controllo diretto da parte della madrepatria dall’altra (cfr. Dennis 1973, 221).</p><p rend="text">Questo dominio viene consolidato verso la fine del XIII secolo (cfr. Jacoby 1995, 271) anche in ambito economico, come mostra idealmente la comparsa in quest’epoca dei grecismi <hi rend="italic">bisante</hi> e <hi rend="italic">(i)pèrpero</hi> nel volgare veneziano: si tratta di denominazioni in genere corrispondenti a una medesima moneta di conto largamente adottate nei documenti commerciali (tariffe, resoconti di compravendita ecc.), specie per i traffici del Levante<hi rend="notes_number CharOverride-1"><hi><ref target="xml_07.html#footnote-002">20</ref></hi></hi>. Da queste scritture emerge l’esistenza di un notevole numero di tipologie monetarie associate a queste denominazioni: ad esempio, testi come lo <hi rend="italic">Zibaldone da Canal</hi> menzionano un bisante detto <hi rend="italic">saras(s)inato</hi> o <hi rend="italic">sarasinesc(h)o</hi> o <hi rend="italic">saraxin</hi>, ovvero una moneta coniata negli Stati crociati d’oltremare da zecche gestite da imprenditori veneziani in favore dei principi locali (cfr. Lane e Mueller 1985, 271), mentre per l’iperpero sono frequenti i toponimi che attestano le varianti locali della moneta diffuse sul mercato, fra cui il <hi rend="italic">perparo da Chorone</hi> (la già menzionata Corone nel Peloponneso: cfr. Stahl 1985, 57; Morrisson 2001, 221) in una cedola del 1305 (Stussi 1965, 36), quelli <hi rend="italic">de Clarença</hi> (Chiarenza era centro del Despotato di Morea, sempre nel Peloponneso), <hi rend="italic">de Stive</hi> (l’antica Tebe) e <hi rend="italic">di Negreponte</hi> (Signoria di Negroponte: cfr. Stahl 1985, 55 e sg.) nello <hi rend="italic">Zibaldone</hi>, il <hi rend="italic">perpero de Chandia</hi> (a Creta: cfr. Morrison 2001, 221) nel più tardo <hi rend="italic">Libro dei</hi><hi rend="italic"> Conti</hi> di Giacomo Badoer (1436-1400) e così via.</p><p rend="text">La presenza sistematica del <hi rend="italic">perpero</hi> in Badoer e, ancora più avanti, nei <hi rend="italic">Diarii</hi> di Sanudo ha suscitato interrogativi dovuti al fatto che, dalla metà del XIV secolo, l’iperpero non è più coniato regolarmente, tanto che a partire dal 1347 se ne conoscono soltanto quattro esemplari riconducibili a Giovanni V Paleologo (1341-1391) e al figlio Manuele II (1391-1425: cfr. Bertelè 1957, 71). Il fenomeno andrà spiegato con la progressiva svalutazione dell’oro e con la conseguente diminuzione del titolo aureo dell’iperpero fra XIII e XIV secolo, che ha portato da una parte a un utilizzo astratto della denominazione, quale mera unità di misura, dall’altra a un’immissione sul mercato di iperperi d’argento a partire dalla fine del XIV secolo, attestata anche dalla documentazione coeva: Badoer non menziona mai gli iperperi d’oro, ma d’altra parte fa riferimento a <hi rend="italic">perperi grievi</hi>, più pesanti della norma, venduti come argento (cfr. Bertelè 1957, 83). La svalutazione del metallo nobile si accompagna, nei fattori di scadimento del valore monetale, all’alterazione della percentuale di tale metallo nell’intrinseco: i provvedimenti da parte delle autorità per far fronte a questo fenomeno sono adombrati, nel caso di Venezia, da una serie di prestiti dalla lingua tedesca.</p></div><div><head>3. I germanismi e le leggi di epurazione della valuta estera a Venezia</head><p rend="text">Fra i non pochi germanismi numismatici riscontrabili in veneziano, dei quali i più tardi sono facilmente associabili all’introduzione della monetazione asburgica nel Lombardo-Veneto a partire dalla fine del XVIII secolo, si segnalano due voci più antiche risalenti rispettivamente alla fine del Quattrocento e alla prima metà del Settecento: <hi rend="italic">bezzo</hi> e <hi rend="italic">traro</hi>. La prima menzione documentabile del bezzo in testi veneziani è nei <hi rend="italic">Diarii</hi> di Sanudo, in data 1497, dove si riporta una delibera del Consiglio dei Dieci risalente al 16 settembre di quell’anno (Sanudo 1879, col. 780):</p><quote rend="quotation_b">A dì 16 ditto, nel consejo di X con la zonta, fo preso parte et limitado le monete in questo modo […]. Tute […] monede, di che grado e condition se voglia forestiere, siano bandite, né spender si posano. Et perché li bezi che valeva 2 al soldo, et era moneda molto comoda et amata dal populo, <hi rend="italic">maxime</hi> menudo, per la comodità di spender, a hora, essendo banditi, fo preso di far bater in la zecha nostra ducati 500 di mezi soldi nostri d’arzento, con la stampa che parerà el colegio.</quote><p rend="text">Il problema a cui le autorità erano chiamate a far fronte era costituito dalla massiccia circolazione, in territorio veneziano, di moneta estera di lega scadente ma difficile da eradicare anche per il gradimento da essa riscontrato presso il popolo. Era questo il caso del <hi rend="italic">Batzen</hi>, moneta in basso argento introdotta a cavallo fra il Quattro e il Cinquecento in alcune entità politiche austriache, tedesche e svizzere, e il cui nome a Venezia era diventato volgarmente <hi rend="italic">bezzo</hi>. La soluzione adottata dal governo fu quella di introdurre una nuova moneta <hi rend="italic">ad hoc</hi>, ovvero finalizzata a sostituire gli spiccioli stranieri imitandone le caratteristiche e con il medesimo valore nominale, adeguato ai rapporti di cambio della lira veneta (cfr. Papadopoli 1907, 64 e sg.). Questa nuova moneta, del valore di mezzo soldo, assorbì popolarmente il nome di <hi rend="italic">bezzo</hi> precedentemente attribuito a quella straniera da essa sostituita, e così venne successivamente chiamata anche in via ufficiale. </p><p rend="text">Provvedimenti di questo tipo si succedettero di fatto senza soluzione di continuità<hi rend="notes_number CharOverride-1"><hi><ref target="xml_07.html#footnote-001">21</ref></hi></hi>, e bisogna attendere il 1722 per assistere a una nuova congiuntura fra vicende economiche e linguistiche, testimoniata dalla seguente delibera del Senato datata 23 aprile (Padovan 1877, 222 e sg.):</p><quote rend="quotation_b">Fattosi da questo Conseglio maturo riflesso al notabile danno che viene da tanto tempo inferito dall’introduzione seguita de Trairi nello Stato e nella Dominante, viene più che mai a fissarsi la publica ferma volontà che habbi sopra questa monetta ad addattarvisi li necessarii compensi […]. Rendendosi in appresso neccessario, prima di devenire ad un positivo bando, sostituirvi alcuna adequata somma di monetta di basso valore, che gli dia confronto, suggeriranno li stessi Proveditori […] qual monetta potesse sostituirvisi a cambio […].</quote><p rend="text">Si tratta di un provvedimento atto a prevenire la diffusione, già consistente a Milano e paventata per Venezia, dei <hi rend="italic">Dreier</hi> imperiali, chiamati <hi rend="italic">traeri</hi> o <hi rend="italic">trairi</hi> nel testo della delibera. La medesima etichetta venne dunque assegnata ai nuovi pezzi autoctoni emessi dai Patroni della zecca con un proclama ufficiale il 9 maggio del 1722. Successivamente, qualsiasi pezzo da cinque soldi battuto dalla zecca assunse la denominazione di <hi rend="italic">traro</hi> presso il volgo e, durante il secolo successivo, si assistette allo slittamento semantico, comune a molti nomi di moneta entrati stabilmente nel linguaggio quotidiano, primo fra tutti quel <hi rend="italic">bezzo</hi> di cui si è già parlato, verso l’accezione generica di “denaro”, “spiccioli”<hi rend="notes_number CharOverride-1"><hi><ref target="xml_07.html#footnote-000">22</ref></hi></hi>. Anche in questo caso, si può dire, il mutamento linguistico riflette il mutamento economico: la banalizzazione lessicale decreta il pieno assorbimento della moneta nella circolazione, e dunque nella quotidianità, sopravvivendo, anzi, ben oltre la scomparsa della moneta stessa. </p><p rend="text">Non occorre rimarcare ulteriormente l’importanza di far dialogare settori scientifici in apparenza anche molto distanti fra loro per metodi e intendimenti, quali, nel caso in esame, la lessicografia e la storia economica. Il censimento e l’analisi della distribuzione in diacronia del lessico numismatico allogeno del veneziano ha agevolato l’apertura di scenari più concreti all’interno dei quali, seguendo percorsi tracciati dal cammino della lingua, è stato possibile isolare e contestualizzare importanti momenti di vita economica veneziana; i fenomeni individuati, per quanto estremamente dislocati nel tempo e nello spazio e difformi nei caratteri intrinseci, vanno senz’altro considerati come singole pennellate di un unico affresco, che illustra con estrema nitidezza l’importanza rivestita in ogni epoca dalle politiche monetarie in una realtà statale come quella della Serenissima che, forse più di ogni altra nel bacino del Mediterraneo, ha fondato la propria sussistenza sulle pratiche di controllo economico dentro e fuori dai propri confini.</p></div><div><head>Riferimenti bibliografici</head><p rend="bib_indx_bib">Balducci Pegolotti, Francesco. 1936. <hi rend="italic">La pratica della mercatura</hi>, a cura di Allan Evans. 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Venezia: Comitato per la pubblicazione delle fonti relative alla storia di Venezia.</p><p rend="bib_indx_bib">Tucci, Ugo. 1968. “Tariffe veneziane e libri toscani di mercatura.” <hi rend="italic">Studi</hi><hi rend="italic"> veneziani</hi> 10: 65-108.</p><p rend="bib_indx_bib_tit">Abbreviazioni</p><p rend="bib_indx_bib">DEI = Battisti, C. e Alessio, G. 1975. <hi rend="italic">Dizionario etimologico italiano</hi>. Firenze: Barbèra.</p><p rend="bib_indx_bib">DELIN = Cortelazzo, M. e Zolli, P. 1999. <hi rend="italic">Il nuovo Etimologico </hi><hi rend="italic">(Dizionario etimologico della lingua italiana)</hi>. Bologna: Zanichelli.</p><p rend="bib_indx_bib">DI = Schweickard, W. 2002-2013. <hi rend="italic">Deonomasticon italicum</hi>, 4 voll. Tubinga: De Gruyter (voll. I-III); Berlino-Boston: De Gruyter (vol. IV).</p><p rend="bib_indx_bib">EVLI = Nocentini, A. (con la collaborazione di A. Parenti). 2010. <hi rend="italic">L</hi><hi rend="italic">’Etimologico. Vocabolario della lingua italiana</hi>. Firenze: Le Monnier.</p><p rend="bib_indx_bib">LEIGerm = Morlicchio, E. e Lubello, S., a cura di. 2015. <hi rend="italic">Lessico etimologico italiano</hi>. <hi rend="italic">Germanismi</hi>, vol. I. Wiesbaden: Reichert.</p><p rend="bib_indx_bib">LEIOr = Schweickard, W. 2024. <hi rend="italic">Lessico etimologico italiano</hi>. <hi rend="italic">Orientalia</hi>, 2 voll. Wiesbaden: Reichert.</p><p rend="bib_indx_bib">REW = Meyer-Lübke, W. 1935. <hi rend="italic">Romanisches Etymologisches Wörterbuch</hi>. Heidelberg: Winter.</p><list rend="numbered">
					<item><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="xml_07.html#footnote-021-backlink">1</ref></hi>	Per una sintetica panoramica di questa tipologia di documenti, con particolare riferimento alle cosiddette <hi rend="italic">tariffe</hi>, si veda Cortelazzo 1976.</p></item>
					<item><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="xml_07.html#footnote-020-backlink">2</ref></hi>	La zecca di Venezia interruppe la sua attività in seguito all’annessione del Veneto al Regno d’Italia.</p></item>
					<item><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="xml_07.html#footnote-019-backlink">3</ref></hi>	Il dizionario, in formato digitale (consultabile all’indirizzo <ref target="http://vev.ovi.cnr.it">vev.ovi.cnr.it</ref>), è diretto da Lorenzo Tomasin e Luca D’Onghia, è finanziato dal Fondo nazionale svizzero per la ricerca (Fns) ed è frutto di una collaborazione fra l’Università di Losanna, la Scuola Normale Superiore di Pisa e l’OVI - Opera del Vocabolario italiano del Cnr di Firenze. La redazione delle voci è attuata sulla base dello spoglio di un centinaio di strumenti lessicografici (dizionari del veneziano e altri repertori più generali) e di un corpus di testi in veneziano, sia letterari che pratici, che vanno dal XII al XX secolo, molti dei quali (per la parte medievale) compresi nel Corpus VEV, banca dati interrogabile secondo le modalità del Corpus OVI. Allo stato attuale (settembre 2025), il dizionario conta quasi 1800 voci pubblicate.</p></item>
					<item><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number CharOverride-1"><ref target="xml_07.html#footnote-018-backlink">4</ref></hi>	Per maggiori dettagli sui singoli lemmi, come luoghi testuali di attestazione, informazioni storiche e documentarie ed eventuali discussioni sull’etimo, nei casi in cui sussistano incertezze, si vedano le relative voci del VEV, la maggior parte delle quali sono raccolte in Magnani 2024. Per le sigle dei repertori lessicografici si rinvia alla bibliografia in calce al presente contributo.</p></item>
					<item><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="xml_07.html#footnote-017-backlink">5</ref></hi>	Non compreso in Magnani 2024.</p></item>
					<item><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="xml_07.html#footnote-016-backlink">6</ref></hi>	Non compreso in Magnani 2024.</p></item>
					<item><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="xml_07.html#footnote-015-backlink">7</ref></hi>	Per l’etimo di <hi rend="italic">fenico</hi> si rimanda Cortelazzo 1978, 9.</p></item>
					<item><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="xml_07.html#footnote-014-backlink">8</ref></hi>	Non compreso in Magnani 2024.</p></item>
					<item><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="xml_07.html#footnote-013-backlink">9</ref></hi>	Non compreso in Magnani 2024.</p></item>
					<item><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="xml_07.html#footnote-012-backlink">10</ref></hi>	Non compreso in Magnani 2024.</p></item>
					<item><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="xml_07.html#footnote-011-backlink">11</ref></hi>	Per l’etimo di <hi rend="italic">manguro</hi> si rimanda a Cortelazzo 1962, 46.</p></item>
					<item><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="xml_07.html#footnote-010-backlink">12</ref></hi>	Non compreso in Magnani 2024.</p></item>
					<item><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="xml_07.html#footnote-009-backlink">13</ref></hi>	Nei rapporti commerciali fra Venezia e il resto del Mediterraneo, «l’attività veneziana è essenzialmente di scambio o intermediazione: acquistare merci europee per venderle in Oriente e, soprattutto, importare dall’Oriente beni di largo consumo (spezie ma non solo) e distribuirli nel resto d’Europa, non senza un congruo incremento dei prezzi, e tendenzialmente cercando di mantenere poi un monopolio su di essi» (Curatola 2007, 69). Su queste tematiche cfr. Kissling (1973, 361-87).</p></item>
					<item><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="xml_07.html#footnote-008-backlink">14</ref></hi>	Questi testi si leggono in Pozza 1990.</p></item>
					<item><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="xml_07.html#footnote-007-backlink">15</ref></hi>	L’opera di Pegolotti risale alla seconda metà del XIV secolo.</p></item>
					<item><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="xml_07.html#footnote-006-backlink">16</ref></hi>	Nonostante non siano rilevate fonti veneziane nel saggio introduttivo all’edizione dell’opera (cfr. Balducci Pegolotti 1936), non è da escludere che l’autore si fosse servito di tariffari veneziani, come si potrebbe forse inferire dall’attenzione dedicata alle unità di misura commerciali in uso presso territori sottoposti al controllo economico veneziano come Chiarenza, la Morea, Negroponte, Creta e Cipro. Cfr. anche Tucci 1968, 72. Sui limiti dell’operazione editoriale di Evans in vista di un’indagine attendibile dei rapporti testuali vigenti fra la <hi rend="italic">Pratica</hi> di Pegolotti e le tariffe veneziane, cfr. Tucci 1968, 99. </p></item>
					<item><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="xml_07.html#footnote-005-backlink">17</ref></hi>	Forse da <hi rend="italic">ḫ</hi><hi rend="italic">alīfa(h)</hi> “califfo”: cfr. TLIO s.v. <hi rend="italic">calafeto</hi>. Cfr. anche Saletti 2024, 50. </p></item>
					<item><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number CharOverride-1"><ref target="xml_07.html#footnote-004-backlink">18</ref></hi>	I rapporti ufficiali fra Venezia e Tunisi furono interrotti solo nel 1535: cfr. Girardi 2006, 10 e sg.</p></item>
					<item><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="xml_07.html#footnote-003-backlink">19</ref></hi>	Per cui cfr. Jacoby 1993, 141-201 e Ravegnani 1995, 203-5.</p></item>
					<item><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="xml_07.html#footnote-002-backlink">20</ref></hi>	Per queste monete cfr. Bertelè 1973, 3-146.</p></item>
					<item><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="xml_07.html#footnote-001-backlink">21</ref></hi>	Per un altro caso di poco posteriore a quello menzionato cfr. Paolucci 1991, 131.</p></item>
					<item><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number CharOverride-1"><ref target="xml_07.html#footnote-000-backlink">22</ref></hi>	I dizionari di veneziano dell’epoca, come il Patriarchi (1775) e il Boerio (1829), documentano l’espressione popolare <hi rend="italic">spender i trari malamente</hi>, ovvero “gettare via i soldi in spese superflue”.</p></item>
				</list><p rend="editorial_metadata_author" >Nicolò Magnani, <ref target="mailto:nicolo.magnani@alumni.sns.it">nicolo.magnani@alumni.sns.it</ref>, University of Lausanne, Switzerland</p><p rend="editorial_metadata_polices" >Referee List (DOI 1<ref target="https://doi.org/10.36253/fup_referee_list">0.36253/fup_referee_list</ref>)</p><p rend="editorial_metadata_polices" >FUP Best Practice in Scholarly Publishing (DOI <ref target="https://doi.org/10.36253/fup_best_practice">10.36253/fup_best_practice</ref>)</p><p rend="editorial_metadata_book" >Nicolò Magnani, <hi rend="italic">Il contatto linguistico come indice del contatto economico: fenomeni di prestito nel lessico numismatico del veneziano,</hi> © Author(s), <ref target="http://creativecommons.org/licenses/by/4.0/legalcode">CC BY 4.0</ref>, DOI <ref target="https://doi.org/10.36253/978-88-98338-01-6.07">10.36253/978-88-98338-01-6.07</ref>, in Niccolò Amelii, Silvia Cabriolu, Valentina Del Vecchio, Mara Marsella, Simone Pettine, Domenico Tenerelli (edited by), <hi rend="CharOverride-4">Forme e modelli del contatto tra linguistica, letteratura e filologia</hi>, pp. -68, 2026, published by Firenze University Press and UdA University Press, ISBN 978-88-98338-01-6, DOI <ref target="https://doi.org/10.36253/978-88-98338-01-6">10.36253/978-88-98338-01-6</ref></p></div></div>
      
      <div>
        <listBibl>
          <head>References</head>
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          <bibl n="225310">Bertel&amp;#232;, Tommaso. 1957. “L’impero bizantino dal 1261 al 1453.” Rivista Italiana di Numismatica e Scienze Affini 59: 70-89.</bibl>
          <bibl n="225311">Bertel&amp;#232;, Tommaso. 1973. “Moneta veneziana e moneta bizantina (secoli XII-XV).” In Venezia e il Levante fino al secolo XV, vol. I.1, a cura di Agostino Pertusi, 3-146. Firenze: Leo S. Olschki.</bibl>
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          <bibl n="225313">Bonfiglio Dosio, Giorgetta, a cura di. 1984. Il “Capitolar dalle broche” della zecca di Venezia (1358-1556). Padova: Antenore.</bibl>
          <bibl n="225314">Cortelazzo, Manlio. 1962. “Mangurro.” Lingua Nostra 23: 46.</bibl>
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          <bibl n="225316">Cortelazzo, Manlio. 1978. “F&amp;#232;nico.” Lingua Nostra 39: 9.</bibl>
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          <bibl n="225319">Girardi, Francesca (a cura di). 2006. Venezia e il regno di Tunisi. Gli accordi diplomatici conclusi fra il 1231 e il 1456. Roma: Viella.</bibl>
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          <bibl n="225321">Jacoby, David. 1995. “La Venezia d’oltremare nel secondo Duecento.” In Storia di Venezia dalle origini alla caduta della Serenissima, vol. II: L’et&amp;#224; del comune, a cura di Giorgio Cracco e Gherardo Ortalli, 263-99. Roma: Istituto della Enciclopedia Italiana.</bibl>
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          <bibl n="225331">Papadopoli Aldobrandini, Nicol&amp;#242;. 1907. Le monete di Venezia descritte ed illustrate, parte II. Venezia: Tipografia Libreria Emiliana.</bibl>
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          <bibl n="225343">DEI = Battisti, C. e Alessio, G. 1975. Dizionario etimologico italiano. Firenze: Barb&amp;#232;ra.</bibl>
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          <bibl n="225348">LEIOr = Schweickard, W. 2024. Lessico etimologico italiano. Orientalia, 2 voll. Wiesbaden: Reichert.</bibl>
          <bibl n="225349">REW = Meyer-L&amp;#252;bke, W. 1935. Romanisches Etymologisches W&amp;#246;rterbuch. Heidelberg: Winter.</bibl>
        </listBibl>
      </div>
    </body>
  </text>
</TEI>