<?xml version="1.0" encoding="utf-8" standalone="yes"?>
<TEI xmlns="http://www.tei-c.org/ns/1.0">
  <teiHeader>
    <fileDesc>
      <titleStmt>
        <title type="main" level="a">Da ospedale psichiatrico a sede universitaria: il progetto di riconversione di Enzo Zacchiroli</title>
        <author>
          <persName n="1" ref="https://orcid.org/0000-0002-3513-8857" type="ORCID">
            <forename>Luca</forename>
            <surname>Quattrocchi</surname>
            <placeName type="affiliation">University of Siena, Italy</placeName>
          </persName>
        </author>
        <respStmt>
          <resp>This is a section of <title>Il Palazzo San Niccolò</title>(DOI: <idno type="DOI">10.36253/979-12-215-0936-6</idno>) by </resp>
          <name>Silvia Colucci, Martina Dei, Luca Quattrocchi</name>
        </respStmt>
      </titleStmt>
      <publicationStmt>
        <publisher>Firenze University Press, USiena Press</publisher>
        <pubPlace>Florence</pubPlace>
        <date when="2026">2026</date>
        <idno type="DOI">https://doi.org/10.36253/979-12-215-0936-6.05</idno>
        <availability>
          <p>Available for academic research purposes</p>
          <p>Open Access</p>
          <p>Copyright Author(s)</p>
          <licence source="text" target="https://creativecommons.org/licenses/by-sa/4.0/legalcode">
            <p>Content licence CC BY-SA 4.0</p>
          </licence>
          <licence source="metadata" target="https://creativecommons.org/publicdomain/zero/1.0/legalcode">
            <p>Metadata licence CC0 1.0</p>
          </licence>
        </availability>
      </publicationStmt>
      <sourceDesc>
        <p>This is original content, published for academic research purposes</p>
      </sourceDesc>
    </fileDesc>
    <encodingDesc>
      <appInfo>
        <application version="2.2" ident="Booksflow">
          <desc>Digital edition XML powered by Booksflow</desc>
        </application>
      </appInfo>
    </encodingDesc>
    <profileDesc>
      <abstract xml:lang="en">
        <p>The essay analyses the project to convert Palazzo San Niccolò, the central building of the former psychiatric hospital, into a university campus. The commission was assigned in 1997 to the Bolognese architect Enzo Zacchiroli, chosen for his sensitivity in working in historically layered contexts and for his admired affection for the city of Siena. The work was completed in 2006, and the result combines due respect for the existing buildings with the addition of new, highly modern structures.</p>
      </abstract>
      <textClass>
        <keywords>
          <list>
            <item>Siena</item>
            <item>Enzo Zacchiroli</item>
            <item>psychiatric hospital</item>
            <item>university campus</item>
            <item>architectural restoration and conversion</item>
          </list>
        </keywords>
      </textClass>
    </profileDesc>
  </teiHeader>
  <text>
    <body>
      <p>It is available online at https://doi.org/10.36253/979-12-215-0936-6.05<ref target="https://doi.org/10.36253/979-12-215-0936-6.05" /></p>
      
      <div><head>Capitolo 3</head></div><div><head>Da ospedale psichiatrico a sede universitaria: il progetto di riconversione di Enzo Zacchiroli</head><p rend="h1_author ParaOverride-1">Luca Quattrocchi</p><p rend="text">A seguito della vendita, nel corso degli anni Novanta, dei molti immobili facenti parte del complesso dell’ospedale psichiatrico<hi rend="notes_number CharOverride-1"><hi><ref target="xml_05.html#footnote-016">1</ref></hi></hi>, l’architetto Enzo Zacchiroli (1919-2010) viene incaricato nel 1997 dalle istituzioni coinvolte<hi rend="notes_number CharOverride-1"><hi><ref target="xml_05.html#footnote-015">2</ref></hi></hi> di predisporre il progetto di riconversione generale, in quanto, come si legge in un documento ufficiale, oltre a essere un «professionista stimato a livello nazionale, […] ha già lavorato a Siena, dando prova di grandi capacità professionali soprattutto nel rispetto delle condizioni ambientali e paesaggistiche della città»<hi rend="notes_number CharOverride-1"><hi><ref target="xml_05.html#footnote-014">3</ref></hi></hi>.</p><p rend="text">Dopo la natia Bologna, Siena è difatti la città in cui Zacchiroli ha operato maggiormente, tanto che può essere considerata come sua patria d’elezione non solo per il numero e la rilevanza delle architetture realizzate nell’arco di soli venti anni, ma soprattutto per la singolare consonanza che queste intrattengono, all’insegna di una controllata modernità, con le forme, i materiali, il sapore, fatto di dignità e familiarità, del contesto storico locale: «il problema è di non offendere il tessuto in cui vai a lavorare»<hi rend="notes_number CharOverride-1"><hi><ref target="xml_05.html#footnote-013">4</ref></hi></hi>, ebbe a dire Zacchiroli proprio a proposito del suo lavoro a Siena. Dalla Banca d’Italia alla Palazzina di Fisica, da interventi minori per committenti privati e per la Contrada della Lupa, fino ai progetti non realizzati come l’ampliamento del Palazzo di Giustizia, Zacchiroli, consapevole che «progettare a Siena, per un architetto moderno rappresenta una sfida»<hi rend="notes_number CharOverride-1"><hi><ref target="xml_05.html#footnote-012">5</ref></hi></hi>, immagina e costruisce le sue opere nella ricerca di una forte presenza che non vuole né nascondersi né competere con l’esistente.</p><p rend="text">Come per Alvar Aalto, anche per Zacchiroli l’ambiente è un’entità che emette dati, in grado di fornire delle risposte per chi intende decodificarli: non a caso il suo <hi rend="italic">modus operandi</hi> non è fatto di illuminazioni improvvise, ma di una lenta comprensione del linguaggio formale e materiale del tessuto storico in cui va a operare, che assimila e poi restituisce nel progetto non in termini di mimetismo ma in quelli di memoria attiva, la cui modernità si nutre degli stimoli locali assorbiti e come disciolti nelle scelte e nelle predilezioni personali dell’architetto. Per questo motivo il linguaggio di Zacchiroli, variabile e aderente alle specifiche situazioni ambientali, non è a tutta prima riconoscibile né tanto meno siglato, come ebbe a notare l’amico Koenig già nel 1980<hi rend="notes_number CharOverride-1"><hi><ref target="xml_05.html#footnote-011">6</ref></hi></hi> e come le opere dell’architetto dei trent’anni successivi hanno confermato.</p><p rend="text">Certo i suoi maestri sono dichiarati e agevolmente identificabili: se tra gli antichi cita di preferenza il senese Francesco di Giorgio Martini, tra i moderni la sua attenzione va principalmente, secondo le sue stesse parole, a Wright, Dudok, De Klerk, Gaudí, Olbrich, Rietveld, Le Corbusier, oltre naturalmente all’amatissimo Aalto<hi rend="notes_number CharOverride-1"><hi><ref target="xml_05.html#footnote-010">7</ref></hi></hi>. Pur dichiarandosi «figlio del Movimento Moderno»<hi rend="notes_number CharOverride-1"><hi><ref target="xml_05.html#footnote-009">8</ref></hi></hi>, la cui lezione ritiene però che vada ampliata e approfondita nel senso indicato da Aalto, i suoi modelli si collocano quindi non propriamente nell’alveo del Movimento Moderno, ma in aree liminari o eccentriche se non persino alternative: dai pionieri dell’Art Nouveau a De Stjil e al Costruttivismo, dalla Scuola di Amsterdam all’empirismo scandinavo e all’architettura organica, con una dichiarata passione per l’Espressionismo (Scharoun, i fratelli Luckhardt, Höger), «dal quale – confessa Zacchiroli – mi sento particolarmente sollecitato anche emotivamente»<hi rend="notes_number CharOverride-1"><hi><ref target="xml_05.html#footnote-008">9</ref></hi></hi>.</p><p rend="text">Praticata da Zacchiroli in anticipo e poi al di fuori dell’ondata postmodernista, questa molteplicità di memorie del moderno inteso in senso lato non si traduce, a livello progettuale, in un indifferenziato e disinvolto eclettismo, bensì in un linguaggio duttile e variabile a seconda delle singole situazioni, in un «esperanto del Modernismo», come l’ha felicemente definito Leoni<hi rend="notes_number CharOverride-1"><hi><ref target="xml_05.html#footnote-007">10</ref></hi></hi>, dove di volta in volta è maggiormente riconoscibile all’interno del discorso zacchiroliano l’origine di alcuni specifici vocaboli o di alcune costruzioni sintattiche. Un linguaggio che rimanda all’idioma del luogo rivissuto attraverso la sensibilità dell’architetto, che non cede a facili e ambigui ‘ambientismi’ e che comporta anche una coraggiosa rinuncia al personalismo, in un’epoca in cui la <hi rend="italic">griffe</hi> dell’architetto sembra essere d’obbligo. È un’apparente modestia che nasce in realtà dal rispetto con cui Zacchiroli si avvicina ad ogni luogo e ad ogni occasione progettuale, e si nutre di una cultura storica, visiva e materiale di grande profondità, in grado di attivare quella ‘memoria concreta’, come in altra occasione ho definito il suo lavoro<hi rend="notes_number CharOverride-1"><hi><ref target="xml_05.html#footnote-006">11</ref></hi></hi>, che intesse legami fatti di assonanze e invenzioni, di profili e spessori, di pietre e mattoni. </p><p rend="text">Nell’affrontare il progetto di riqualificazione del complesso del San Niccolò, Zacchiroli, a partire dall’imprescindibile riguardo per forma, disposizione e correlazione dei fabbricati esistenti, pone attenzione <hi rend="italic">in primis</hi> al sistema delle percorrenze e delle traiettorie funzionali, sia in senso fisico che percettivo: difatti una caratteristica del suo approccio progettuale è, come ha notato Pedio, «di fondare sempre l’architettura sulla dinamica dei percorsi, sullo spazio-tempo reale, e non astratto o rarefatto, entro cui deve svolgersi la vita»<hi rend="notes_number CharOverride-1"><hi><ref target="xml_05.html#footnote-005">12</ref></hi></hi>. E la vita, per quanto riguarda Palazzo San Niccolò, è quella universitaria, poiché l’edificio principale del complesso è destinato alle allora Facoltà di Ingegneria e parte della Facoltà di Lettere e Filosofia, con aule, studi, laboratori, biblioteche. Un tipo di vita che come architetto Zacchiroli ben conosce, a partire dalla sua prima opera importante, la Johns Hopkins University di Bologna (1959-60), per proseguire con la Biblioteca della Facoltà di Economia e Commercio e l’Istituto di Statistica dell’Università di Bologna (1963-73) e i lavori per le Università della Calabria e di Trento, per non menzionare i diversi edifici scolastici per Pesaro e Bologna.</p><p rend="text">Nel tracciare il sistema dei percorsi di Palazzo San Niccolò, i cui lavori di ristrutturazione occupano gli anni 2000-06, Zacchiroli mira a romperne, senza alterarne la fisionomia, il blocco chiuso e compatto. Già dai disegni di progetto è evidente la volontà dell’architetto di stabilire una permeabilità visiva, oltre che fisica, tanto in senso orizzontale che verticale, tanto verso l’esterno che all’interno dell’edificio stesso: dal seminterrato ricava un piano terra interamente attraversabile in senso trasversale, a partire dal nuovo accesso introdotto da un avvolgente spazio gradonato circolare di gusto wrightiano, posto in asse con l’ingresso dell’edificio ottocentesco; l’atrio principale viene ‘sfondato’ con una grande apertura ottagonale che mette in comunicazione due piani del palazzo; ai piani superiori delle passerelle raccordano i volumi esistenti anche in senso visivo; così come è ripristinata la praticabilità delle due corti interne<hi rend="notes_number CharOverride-1"><hi><ref target="xml_05.html#footnote-004">13</ref></hi></hi> e creata una terrazza centrale gradonata, al terzo piano, attorno all’emergenza della cupola della cappella (Figg. 3.1, 3.2, 3.3, 3.4).</p><p rend="text">Si tratta di interventi leggeri, concreti ma quasi impalpabili: la riconversione avviene attraverso traiettorie visive e segni nello spazio, come l’introduzione in alcune aule di una parete leggermente curva per rompere «la ripetizione formale degli studi e delle aule»<hi rend="notes_number CharOverride-1"><hi><ref target="xml_05.html#footnote-003">14</ref></hi></hi>, che non intendono minimamente cancellare od offuscare l’identità e la memoria storica del luogo: oltre naturalmente alla cappella, Zacchiroli è attento a conservare le volte affrescate in alcune sale del piano terra e la bibliotechina, realizzate dai degenti dell’ospedale, così come i suggestivi spazi del mulino, posti sul retro dell’edificio e ancora dotati dei macchinari d’epoca. </p><p rend="text">Nelle intenzioni progettuali iniziali il piano terra ricavato dal seminterrato doveva essere destinato ad accoglienza e altri servizi (segreterie, archivi)<hi rend="notes_number CharOverride-1"><hi><ref target="xml_05.html#footnote-002">15</ref></hi></hi>, ma in corso d’opera l’idea è stata saggiamente abbandonata, lasciando il piano come semplice, e forse attualmente irrisolto, attraversamento dell’edificio verso il retro dove trovano collocazione la Biblioteca di Area Scientifico-tecnologica e il bar. L’accesso è quindi confermato in corrispondenza dell’ingresso principale del palazzo ottocentesco, che si apre nell’atrio di rappresentanza dove affacciano la cappella e la scenografica apertura ottagonale creata da Zacchiroli. Analogamente al piano interrato, anche il sottotetto dell’edificio è stato recuperato a tutti gli effetti per aule e studi, costituendo l’attuale quarto piano del palazzo.</p><p rend="text">Anche per effetto della scelta di alterare il meno possibile gli spazi interni del palazzo, se non con l’accorpamento di alcune sale per le aule e la parcellizzazione di altre per gli studi dei docenti, si è posta la necessità di dotare il complesso di una capiente aula magna a servizio delle due Facoltà. Si è quindi optato per un’addizione, rispettosamente affiancata e non addossata sul lato sinistro del palazzo verso le mura e Porta Romana, che rappresenta l’intervento più visibile e meno condizionato da vincoli realizzato da Zacchiroli nella ristrutturazione del complesso. Si tratta di un grande invaso rettangolare con una copertura concava in acciaio e rame preossidato, rivestito in tradizionali mattoni (come le adiacenti mura cittadine e le specchiature del palazzo) ma fortemente segnato dalle geometrie contemporanee di travi metalliche e infissi di colore verde acqua. Un colore quasi di gusto postmoderno presente anche negli interni dell’aula magna e del palazzo ma che, come spiega Zacchiroli, ha un sapore antico (Figg. 3.5, 3.6, 3.7), </p><quote rend="quotation_b">perché si tratta di una tinta riposante che facilita lo studio, come è già esplicitato nei libri medievali che trattano di librerie. In quella quattrocentesca del Convento di San Domenico di Bologna se ne vedono ancora le tracce<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi><ref target="xml_05.html#footnote-001">16</ref></hi></hi>. </quote><p rend="text">Volutamente distinto, ma in colloquio tanto con Palazzo San Niccolò che con le mura, il padiglione esterno del San Niccolò è uno spazio flessibile e suddivisibile in sei aule minori fruibili contemporaneamente, con una capienza dai 90 fino ai 700 posti quando, ritirate le pareti scorrevoli, è integralmente utilizzato come aula magna: una soluzione molto aaltiana all’interno di un edificio che esternamente, invece, sembra rimandare alle argute architetture di Stirling (Fig. 3.8).</p><p rend="text">Sempre nell’ambito del complesso dell’ex ospedale psichiatrico, tra il 1999 e il 2002 Zacchiroli realizza la trasformazione della lavanderia, progettata da Vittorio Mariani nel 1913-14 e poi ampliata dallo stesso Mariani in collaborazione con Primo Giusti tra anni Venti e Trenta, nel Dipartimento di Fisica: altra architettura notevole, oggetto di un prossimo volume in questa stessa collana, dell’architetto bolognese a Siena. Opera che assieme alle altre è il segno di un’affezione e un’ammirazione per la città toscana che accompagna Zacchiroli anche fuori di Siena, come dimostra la sistemazione della piazzetta antistante la zona absidale della chiesa di San Domenico a Bologna (1981-86), una composizione a conchiglia che è chiaramente un omaggio al Campo senese, e dove l’architetto ha, secondo le sue stesse parole, «cercato di riproporre quella fruizione severa ma cordiale, immediata e per nulla impettita del monumento che solitamente la città antica ci offre»<hi rend="notes_number CharOverride-1"><hi><ref target="xml_05.html#footnote-000">17</ref></hi></hi>.</p><p rend="text">E infine la presenza a Siena delle molte e ammirevoli, per il rispettoso e libero dialogo che intrattengono con il <hi rend="italic">genius loci</hi>, opere di Zacchiroli, l’architetto italiano più aaltiano, non può non richiamare alla memoria il progetto elaborato da Alvar Aalto nel 1966 per un centro culturale all’interno della Fortezza Medicea di Siena: oltre al loro innegabile valore autonomo, le architetture di Zacchiroli sembrano quasi un <hi rend="italic">memento</hi>, e un parziale risarcimento, della clamorosa occasione mancata nel non dare seguito alla proposta del maestro finlandese. </p><list rend="numbered">
					<item><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="xml_05.html#footnote-016-backlink">1</ref></hi> L’Università di Siena acquisisce, negli anni Novanta, Palazzo San Niccolò, il Padiglione Ferrus, Villa Glicine e la lavanderia con i suoi annessi, poi trasformata dallo stesso Zacchiroli nel Dipartimento di Fisica. Il Padiglione Ferrus e Villa Glicine sono stati successivamente ceduti.</p></item>
					<item><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="xml_05.html#footnote-015-backlink">2</ref></hi> Comune di Siena, Università degli Studi di Siena, Azienda USL7 di Siena, Società Esecutori di Pie Disposizioni di Siena.</p></item>
					<item><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="xml_05.html#footnote-014-backlink">3</ref></hi> Archivio UOC Patrimonio Immobiliare, sezione Immobili, Azienda USL Toscana sud-est, Siena, <hi rend="italic">Documento</hi><hi rend="italic"> di concertazione sulla variante al P.R.G. – Progetto norma, schema</hi><hi rend="italic"> direttore 3, interessante il Complesso edilizio ex Ospedale psichiatrico San</hi><hi rend="italic"> Niccolò di Siena</hi> (23 dicembre 1998, c. 2).</p></item>
					<item><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="xml_05.html#footnote-013-backlink">4</ref></hi> Dichiarazione di Zacchiroli contenuta nel film documentario di Alberto Di Cintio, <hi rend="italic">I maestri dell’architettura e del design. Enzo Zacchiroli</hi> (Università degli Studi di Firenze, 2020), disponibile al seguente link: <ref target="https://www.youtube.com/watch?v=NB_Qz8hRaSU&amp;t=861s">https://www.youtube.com/watch?v=NB_Qz8hRaSU&amp;t=861s</ref>&gt; (2026-03-10).</p></item>
					<item><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="xml_05.html#footnote-012-backlink">5</ref></hi> “Intervista rilasciata dall’arch. Enzo Zacchiroli all’arch. Eleonora Trivellin,” in <hi rend="italic">Enzo Zacchiroli. La nuova sede </hi><hi rend="italic">della Banca d’Italia a Siena</hi> (Firenze: Alinea, 1993), 75.</p></item>
					<item><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="xml_05.html#footnote-011-backlink">6</ref></hi> Giovanni Klaus Koenig, <hi rend="italic">Enzo Zacchiroli. Il mestiere full-time</hi> (Bari: Dedalo, 1980), 19.</p></item>
					<item><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="xml_05.html#footnote-010-backlink">7</ref></hi> Francesco Gurrieri, “Zacchiroli, magnum opus,” in Sergio Signorini, <hi rend="italic">Enzo Zacchiroli forma e spazio</hi> (Milano: Electa, 2000), 7-8. </p></item>
					<item><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="xml_05.html#footnote-009-backlink">8</ref></hi> Giovanni Leoni, “Enzo Zacchiroli: architettura dell’esperienza,” in Giovanni Leoni e Patrizia Virginia Belli, <hi rend="italic">Enzo Zacchiroli opere 1998-2008</hi> (Milano: 24 Ore Motta, 2008), 8.</p></item>
					<item><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="xml_05.html#footnote-008-backlink">9</ref></hi> Gurrieri, “Zacchiroli, magnum opus,” 7.</p></item>
					<item><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="xml_05.html#footnote-007-backlink">10</ref></hi> Leoni, “Enzo Zacchiroli: architettura dell’esperienza,” 10.</p></item>
					<item><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="xml_05.html#footnote-006-backlink">11</ref></hi> Luca Quattrocchi, “La ‘memoria concreta’ di Zacchiroli,” in <hi rend="italic">Zacchiroli a Siena dalla</hi><hi rend="italic"> Contrada alla Città (1985-2006)</hi>, a cura di Margherita Cavenago (Siena: Master Digital, 2007), 9.</p></item>
					<item><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="xml_05.html#footnote-005-backlink">12</ref></hi> Renato Pedio, <hi rend="italic">Opere</hi><hi rend="italic"> recenti di Enzo Zacchiroli</hi>, catalogo della mostra, Trevi, Trevi Flash Art Museum, 29 giugno-15 settembre 1996 (Milano: Giancarlo Politi Editore, 1996), 7.</p></item>
					<item><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="xml_05.html#footnote-004-backlink">13</ref></hi> In uno dei primi progetti, che investiva l’intera aera dell’ex ospedale psichiatrico, era prevista la copertura delle due corti interne del palazzo da utilizzare come aule: Archivio UOC Patrimonio Immobiliare, sezione Immobili, Azienda USL Toscana sud-est, Siena, <hi rend="italic">Studio Zacchiroli,</hi> <hi rend="italic">Progetto di recupero</hi><hi rend="italic"> dell’area e degli edifici del complesso dell’ex</hi><hi rend="italic"> Ospedale Psichiatrico di San Niccolò in Siena</hi>.</p></item>
					<item><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="xml_05.html#footnote-003-backlink">14</ref></hi> “Chiacchierata con Enzo Zacchiroli,” a cura di Margherita Cavenago, Michelangelo Bocci, Francesco Petri, e Guido Bruni, in Cavenago, <hi rend="italic">Zacchiroli a</hi><hi rend="italic"> Siena</hi>,<hi rend="italic"> </hi>52.</p></item>
					<item><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="xml_05.html#footnote-002-backlink">15</ref></hi> Fabrizio Valacchi, Riccardo Roda, e Enrica Burroni, <hi rend="italic">Progettare nella città contemporanea. Progetti ed opere</hi><hi rend="italic"> per Siena</hi> (Firenze: Alinea, 2002), 90.</p></item>
					<item><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="xml_05.html#footnote-001-backlink">16</ref></hi> “Chiacchierata con Enzo Zacchiroli,” 53.</p></item>
					<item><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="xml_05.html#footnote-000-backlink">17</ref></hi> Paolo Milani, “Le opere degli ultimi vent’anni,” in Fabrizio Brunetti e Paolo Milani, <hi rend="italic">Enzo Zacchiroli</hi> (Firenze: Alinea, 1989) 178.</p></item>
				</list><p rend="editorial_metadata_author" >Martina Dei, <ref target="mailto:martina.dei%40gmail.com?subject=">martina.dei@gmail.com</ref></p><p rend="editorial_metadata_author" >Luca Quattrocchi, University of Siena, Italy, <ref target="mailto:luca.quattrocchi%40unisi.it?subject=">luca.quattrocchi@unisi.it</ref>, <ref target="https://orcid.org/0000-0002-3513-8857">0000-0002-3513-8857</ref></p><p rend="editorial_metadata_author" >Silvia Colucci, <ref target="mailto:s.colucci74%40gmail.com?subject=">s.colucci74@gmail.com</ref></p><p rend="editorial_metadata_polices" >Referee List (DOI 1<ref target="https://doi.org/10.36253/fup_referee_list">0.36253/fup_referee_list</ref>)</p><p rend="editorial_metadata_polices" >FUP Best Practice in Scholarly Publishing (DOI <ref target="https://doi.org/10.36253/fup_best_practice">10.36253/fup_best_practice</ref>)</p><p rend="editorial_metadata_book" >Luca Quattrocchi, <hi rend="italic">Da ospedale psichiatrico a sede universitaria: il progetto di riconversione di Enzo Zacchiroli</hi>, © Author(s), <ref target="https://creativecommons.org/licenses/by-sa/4.0/legalcode">CC BY-SA</ref> 4.0, DOI <ref target="https://doi.org/10.36253/979-12-215-0936-6.05">10.36253/979-12-215-0936-6.05</ref>, in Silvia Colucci, Martina Dei, Luca Quattrocchi, <hi rend="italic">Il Palazzo San Niccolò. I luoghi dell’Ateneo di Siena - 2</hi>, pp. -101, 2026, published by Firenze University Press and USiena PRESS, ISBN 979-12-215-0936-6, DOI <ref target="https://doi.org/10.36253/979-12-215-0936-6">10.36253/979-12-215-0936-6</ref></p><p rend="editorial_metadata_references" >Book References DOI <ref target="https://doi.org/10.36253/979-12-215-0936-6.references">10.36253/979-12-215-0936-6.references</ref></p></div>
      
    </body>
  </text>
</TEI>