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        <title type="main" level="a">Il PC fiorentino</title>
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            <forename>Franco</forename>
            <surname>Pirri</surname>
            <placeName type="affiliation">University of Florence, Italy</placeName>
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          <resp>This is a section of <title>Ingegneria Industriale &amp; Ingegneria dell’Informazione per il territorio fiorentino </title>(DOI: <idno type="DOI">10.36253/979-12-215-0975-5</idno>) by </resp>
          <name>Stefano Selleri, Alberto Tesi, Enrico Vicario</name>
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        <publisher>Firenze University Press</publisher>
        <pubPlace>Florence</pubPlace>
        <date when="2026">2026</date>
        <idno type="DOI">https://doi.org/10.36253/979-12-215-0975-5.35</idno>
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          <p>Available for academic research purposes</p>
          <p>Open Access</p>
          <p>Copyright Author(s)</p>
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            <p>Content licence CC BY 4.0</p>
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            <p>Metadata licence CC0 1.0</p>
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        <p>This is original content, published for academic research purposes</p>
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      <abstract xml:lang="en">
        <p>The rise of microprocessors in the 1970s enabled the development of early microcomputers worldwide. In Florence, collaboration between the University of Florence and the company General Processor led to innovative systems such as the ChildZ and the Model T, used mainly for business applications. These projects showed the potential of small computers before the global dominance of the IBM Personal Computer in the early 1980s.</p>
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            <item>Microcomputers</item>
            <item>Personal Computing</item>
            <item>General Processor</item>
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      <p>It is available online at https://doi.org/10.36253/979-12-215-0975-5.35<ref target="https://doi.org/10.36253/979-12-215-0975-5.35" /></p>
<p rend="h1_chapter">Il PC fiorentino </p><p rend="h1_author"><hi rend="italic">Franco Pirri</hi><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi><ref target="xml_31.html#footnote-002">1</ref></hi></hi></p><p rend="text">Il primo microcontrollore integrato commercialmente disponibile fu fabbricato da Intel nel 1971<hi rend="notes_number CharOverride-1"><hi><ref target="xml_31.html#footnote-001">2</ref></hi></hi>. Tuttavia, fu solo l’introduzione del <hi rend="italic">chip</hi> 8080 nel 1974, sempre da Intel<hi rend="notes_number CharOverride-1"><hi><ref target="xml_31.html#footnote-000">3</ref></hi></hi>, che portò ad una fioritura di progetti in tutto il mondo per costruire i cosiddetti ‘microcalcolatori’. </p><p rend="text">Dal 1977 in avanti centinaia di aziende nacquero per produrre ‘microcalcolatori’. La maggior parte di queste era localizzata negli USA o in Giappone. Tuttavia, l’Italia ha una posizione tutt’altro che trascurabile, grazie soprattutto alla vecchia Olivetti e, come vedremo più avanti, anche grazie alla General Processor di Firenze, nata anche con il contributo di quello che allora era l’Istituto di Elettronica della Facoltà di Ingegneria dell’Università di Firenze.</p><p rend="text">In quegli anni mi occupavo di progettazione digitale e della gestione del minicalcolatore dell’Istituto di Elettronica a Santa Marta. Durante le attività di tutoraggio si instaurò una relazione, evoluta poi in amicizia, con diversi studenti della Facoltà, interessati agli sviluppi delle tecniche di progettazione dei microcalcolatori. </p><p rend="text">Uno di questi, Gianni Becattini, fondò un’impresa, chiamata Micropi, per la produzione di schede elettroniche a microcontrollore. Tra queste, quella commercializzata con il nome di ‘Child8’ utilizzava il microcontrollore F8 della Fairchild. Con Gianni collaborarono altri studenti della Facoltà, in particolare Claudio Boarino e Stefano Giusti. Poco dopo Gianni e Stefano fondarono, sempre a Firenze, anche con la mia partecipazione, la General Processor S.r.l. (GP).</p><p rend="text">Il primo prodotto della GP fu il ‘ChildZ’. Uno dei primi modelli della linea è riportato nella figura che segue. Il pannello di controllo richiese un’accurata progettazione ergonomica. Il <hi rend="italic">layout</hi> finale imitava gli interruttori a leva del minicalcolatore della Digital Equipment PDP-8 e permetteva una semplice introduzione del programma direttamente in esadecimale. Nel tempo, al ‘ChildZ’ vennero collegate e gestite varie periferiche, tra le quali un registratore audio per la registrazione e la rilettura dei programmi. In ultimo vennero agganciati un <hi rend="italic">floppy</hi> da 8′′ ed una scheda video da 16×64 caratteri.</p><p><graphic url="xml_31-web-resources/image/image76.jpg" rend="img _idGenObjectAttribute-1" mimeType="image/jpeg"/></p><p rend="caption_figure">Figura 79 – Il ‘ChildZ’ della General Processor di Firenze.</p><p rend="text">Il ‘ChildZ’ ebbe un buon successo nel mercato degli sperimentatori e delle piccole società assemblatrici di sistemi elettronici. Tuttavia, il processo produttivo era difficoltoso e non abbastanza economico.</p><p rend="text">L’esperimento del ‘ChildZ’ aveva mostrato l’utilità del BASIC su macchine molto piccole. Inoltre, si era ormai sviluppata anche la capacità di controllare periferiche come tastiere, video e memorie <hi rend="italic">floppy</hi>. In definitiva, per la GP erano maturi i tempi per la progettazione di un elaboratore completo, dotato di tutte le periferiche. Il risultato fu una macchina più facilmente producibile, capace di girare programmi evoluti, supportata dal sistema operativo CP/M della Digital Research.</p><p rend="text">Per la nuova macchina fu scelto il nome di ‘Modello T’. Il nome voleva richiamare la prima auto prodotta in grande serie da Ford, ma era ripreso anche dalla ‘T’ della televisione, dalla quale copiava alcune tecniche modulari della produzione in serie. </p><p rend="text">Un problema della GP era costituito dalla mancanza di strumentazione per il <hi rend="italic">test</hi> dei prototipi ed il collaudo post-produzione. Le tecniche costruttive disponibili sul mercato non erano ben adattabili ad una produzione industriale medio-piccola. Comunque, la costruzione modulare permise di strutturare in modo flessibile la produzione e di effettuare il collaudo delle singole parti con tecniche manuali, sostanzialmente con macchine di <hi rend="italic">test</hi> autocostruite. Il progetto del ‘Modello T’, riportato nella figura che segue, fu completato nel marzo del 1979 e la commercializzazione iniziò subito dopo. Nel 1980 veniva prodotto in media un ‘Modello T’ al giorno. La produzione fu commercializzata con una rete di concessionari regionali sia tra rivenditori di materiale elettronico, che negozi di macchine per ufficio. La maggior parte delle macchine prodotte trovò applicazione nel settore gestionale. I programmi venivano sviluppati in linguaggio BASIC dagli stessi concessionari, che potevano così competere con i produttori di applicazioni su minicomputer con prodotti abbastanza efficaci, ma con costo decisamente inferiore.</p><p><graphic url="xml_31-web-resources/image/image77.jpg" rend="img _idGenObjectAttribute-1" mimeType="image/jpeg"/></p><p rend="caption_figure">Figura 80 – Il ‘Modello T’ della General Processor.</p><p rend="text">La collaborazione con quello che era l’Istituto di Elettronica, sul progetto <hi rend="italic">hardware</hi>, la produzione e su alcune parti del <hi rend="italic">software</hi>, fu essenziale per il successo del prodotto.</p><p rend="text">Circa un anno dopo, il 12 agosto del 1981, la IBM propose il proprio modello 5150, chiamandolo ‘Personal Computer’ e dando inizio ad una nuova era delle macchine calcolatrici. Molti produttori tentarono di contrastare la diffusione del PC IBM proponendo propri modelli con esso non compatibili. A parte pochissime eccezioni, tutti questi tentativi fallirono miseramente. Il mercato accettava invece macchine compatibili con il PC ed innumerevoli fabbricanti cominciarono a clonare il PC IBM. In particolare, nel 1983 l’Olivetti ebbe un successo commerciale di livello mondiale con il modello ‘M-24’, al quale però non riuscì a dare discendenti altrettanto validi.</p><p rend="text">General Processor, con la quale la mia collaborazione terminò nel 1981, continuò l’attività con un buon successo fino al 1984 circa.</p><list rend="numbered">
					<item><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="xml_31.html#footnote-002-backlink">1</ref></hi>	Da A. Corvi et al. (a cura di). 2013. <hi rend="italic">Ingegneri &amp; Ingegneria a Firenze, A quarant’anni dall’istituzione della Facoltà di Ingegneria</hi>. Firenze: Firenze University Press.</p></item>
					<item><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="xml_31.html#footnote-001-backlink">2</ref></hi>	<ref target="http://en.wikipedia.org/wiki/Intel_4004">http://en.wikipedia.org/wiki/Intel_4004</ref></p></item>
					<item><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="xml_31.html#footnote-000-backlink">3</ref></hi>	<ref target="http://en.wikipedia.org/wiki/List_of_Intel_microprocessors#Intel_400">http://en.wikipedia.org/wiki/List_of_Intel_microprocessors#Intel_400</ref></p></item>
				</list><p rend="editorial_metadata_author">Franco Pirri, University of Florence, Italy, <ref target="mailto:Franco.Pirri@unifi.it">franco.pirri@unifi.it</ref></p><p rend="editorial_metadata_polices">Referee List (DOI 1<ref target="https://doi.org/10.36253/fup_referee_list">0.36253/fup_referee_list</ref>)</p><p rend="editorial_metadata_polices">FUP Best Practice in Scholarly Publishing (DOI <ref target="https://doi.org/10.36253/fup_best_practice">10.36253/fup_best_practice</ref>)</p><p rend="editorial_metadata_book">Franco Pirri, <hi rend="italic">Il PC fiorentino</hi>, © Author(s), <ref target="http://creativecommons.org/licenses/by/4.0/legalcode">CC BY 4.0</ref>, DOI <ref target="https://doi.org/10.36253/979-12-215-0975-5.31">10.36253/979-12-215-0975-5.35</ref>, in Stefano Selleri, Alberto Tesi, Enrico Vicario (edited by), <hi rend="CharOverride-2">Ingegneria Industriale &amp; Ingegneria dell’Informazione per il territorio fiorentino – 2. Ingegneria dell’Informazione</hi>, pp. -143, 2026, published by Firenze University Press, ISBN 979-12-215-0975-5, DOI <ref target="https://doi.org/10.36253/979-12-215-0975-5">10.36253/979-12-215-0975-5</ref></p>
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