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        <title type="main" level="a">I ‘sodali di Biscari’. Profili, imprese e primati di soci dell’Accademia degli Etnei</title>
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          <persName n="1" ref="https://orcid.org/0000-0002-6778-1249" type="ORCID">
            <forename>Elena</forename>
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          <resp>This is a section of <title>Accademie e luoghi del sapere tra Italia e Spagna nel lungo Settecento / Academias y lugares del saber en el largo siglo XVIII entre Italia y España</title>(DOI: <idno type="DOI">10.36253/979-12-215-0989-2</idno>) by </resp>
          <name>Niccolò Guasti, Cinzia Recca, Mónica Bolufer Peruga, Fernando Durán López</name>
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        <publisher>Firenze University Press</publisher>
        <pubPlace>Florence</pubPlace>
        <date when="2026">2026</date>
        <idno type="DOI">https://doi.org/10.36253/979-12-215-0989-2.10</idno>
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          <p>Available for academic research purposes</p>
          <p>Open Access</p>
          <p>Copyright Author(s)</p>
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        <p>This is original content, published for academic research purposes</p>
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        <p>In 1861, Euplio Reina published a review dedicated to the scholars and artists of Catania, including several names of members of the famous Accademia degli Etnei. It was important in the political prospect of Catania and its territory, a place of discussion that goes well beyond poetic declamation.</p>
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            <item>Academies</item>
            <item>culture</item>
            <item>society</item>
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      <p>It is available online at https://doi.org/10.36253/979-12-215-0989-2.10<ref target="https://doi.org/10.36253/979-12-215-0989-2.10" /></p>
<div><head>I ‘sodali di Biscari’. Profili, imprese e primati di soci dell’Accademia degli Etnei</head><p rend="h1_author ParaOverride-1">Elena Frasca</p><p rend="text"><hi rend="CharOverride-1">Nel 1861, all’indomani dell’Unità d’Italia, Euplio Reina (Frasca 2008a; 2008b), professore di chirurgi</hi><hi rend="CharOverride-1">a e ostetricia presso l’Università di Catania, dava alle stampe, per i tipi di Crescenzio Galatola, una rassegna dedicata ai </hi><hi rend="italic">dotti e agli artisti catanesi</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="xml_10.html#footnote-008">1</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1"> (Reina 1861), in occasione della «solenne inaugurazione della esposizione dei ritratti degl’illustri trapassati professori dello stesso Ateneo» (Reina 1861, 3).</hi></p><p rend="text"><hi rend="CharOverride-1">«Reina non era nato da un casato principesco, ma modesto. Poco favorito di beni di fortuna, ei non avea con sé che la mente e la professione» (Brancaleone 1877, 22). Le parole lette da Salvatore Brancaleone nell’elogio accademico di Reina, scomparso da pochi mesi, delineano il profilo del docente catanese, esempio di </hi><hi rend="italic">escalation </hi><hi rend="CharOverride-1">sociale e professionale di una compagine notabile in inarrestabile ascesa, capace di mantenere salda la sua posizione anche nel complicato passaggio dalla monarchia borbonica a quella sabauda. Oltre alle cattedre universitarie e ai ruoli istituzionali dentro e fuori l’ateneo, Reina partecipò attivamente alla vita di tante accademie e società scientifiche, dalla catanese Gioenia di Scienze naturali, alle corrispondenti presenti a Palermo, Napoli, Ferrara, Firenze, Pesaro, Arezzo, Siena, oltrepassando anche i confini nazionali mediante l’affiliazione a consessi presenti a Francoforte e a Malta (Reina 1857, 13-14).</hi></p><p rend="text"><hi rend="CharOverride-1">L’intensa partecipazione alla vivace vita culturale di Catania condusse Reina a scegliere di raccogliere, nelle circa duecentocinquanta pagine della sua fatica editoriale, annotazioni, notizie, ritratti biografici e imprese letterarie e scientifiche di uomini (e qualche donna) che hanno contribuito, nei secoli, a donare alla città lustro e importanza. Tra le righe del racconto è possibile scorgere i nomi di quanti, dal 1744, furono soci attivi della celebre Accademia degli Etnei. Pensata e voluta da Ignazio Paternò Castello, principe di Biscari (Manganaro 1968; Raffaele 2007; 2011; Pafumi 2012; Muscolino 2015; Pafumi 2020</hi><hi rend="CharOverride-1">), l’accademia si ascrive perfettamente in quella temperie culturale e politica, dal sapore illuminato e dai lineamenti filomassonici, che marcava la </hi><hi rend="italic">intellighenzia </hi><hi rend="CharOverride-1">cittadina dell’epoca, a stretto contatto con realtà territoriali distanti e trasversalmente inserita nei dibattiti fondanti che animavano i salotti europei.</hi></p><p rend="text"><hi rend="CharOverride-1">I ritratti, per certi versi inediti, che Reina consegna al lettore nelle dense pagine della sua fatica editoriale contribuiscono a delineare con maggiore vigore gli aspetti biografici e, soprattutto, le opere e le azioni concrete di quanti parteciparono ai consessi della nota accademia, luogo di incontro e di confronto che va ben oltre la declamazione poetica, rivelandosi un tassello importante nel prospetto politico, anche futuro, del territorio etneo. Il medico catanese – all’epoca segretario cancelliere della regia università di Catania –</hi><hi rend="CharOverride-1"> crede fermamente nella bontà di una tale impresa letteraria dai tratti apologetici allo scopo precipuo di «servire di nobile incitamento alla gioventù studiosa» (Reina 1861, 3), tanto da destinarla a prolusione dell’anno accademico 1859-60. </hi></p><p rend="text"><hi rend="CharOverride-1">Il periodo storico è certamente significativo. </hi></p><p rend="text"><hi rend="CharOverride-1">Il traguardo unitario è alle porte e l’esperienza inedita per l’Italia segna inevitabilmente i pensieri e le parole di chi si accinge a pubblicare un volume che vuole celebrare le glorie cittadine e, soprattutto, innalzare a vessillo di orgoglio proprio l’università catanese, unica in Sicilia per quasi quattrocento anni, un’istituzione che Reina non esita a definire «mezzo potente a diffondere i lumi e gli studii» (Reina 1861, 3).</hi></p><p rend="text"><hi rend="CharOverride-1">Tra i tanti nomi illustri perpetuati dal medico nelle dense pagine del volume si scorgono quelli di diversi uomini che animarono l’</hi><hi rend="CharOverride-1">Accademia degli Etnei (Libertini 1900; Ligresti 1978), cenacolo culturale vivace che operò nella città etnea nel cuore del secolo XVIII.</hi></p><p rend="text"><hi rend="CharOverride-1">«Quell’anno 1744 lieto per Catania per la cessazione del pericolo della peste, non lo fu meno per la gloria letteraria di essa. Ignazio Paternò principe di Biscari aprì nel suo palazzo l’Accademia degli Etnei onde i dotti del paese si esercitassero ogni mese con i loro scritti, e promovessero i buoni studj, e la bella letteratura». Così scrive Francesco Ferrara (Ferrara 1829, 234-35) nella sua celebre </hi><hi rend="italic">Storia di Catania</hi><hi rend="CharOverride-1">,</hi><hi rend="CharOverride-1"> edita nel 1829, datando dunque al 1744 l’ufficiale inaugurazione del consesso. Tuttavia, Giuseppe Giarrizzo (Giarrizzo 2012), nel suo </hi><hi rend="italic">Il caso Biscari</hi><hi rend="CharOverride-1">, retrodata perlomeno l’idea della creazione di un simile sodalizio, ipotizzando che l’obiettivo del</hi><hi rend="CharOverride-1"> padre di Ignazio, Vincenzo, IV principe di Biscari, fosse quello di porsi a interlocutore dell’Accademia dei Gioviali di Vito Maria Amico ai quali, azzarda lo storico, intendeva «derubare» alcuni membri.</hi></p><p rend="text"><hi rend="CharOverride-1">Circa un quindicennio dopo, Ignazio trasferì la sede dell’Accademia </hi>degli Etnei <hi rend="CharOverride-1">presso il suo rinomato museo, meta di tanti visitatori, anche stranieri, i quali riservarono alla collezione biscariana parole di ammirazione e meraviglia. L’idea di riunire le due creazioni di Biscari e di accostarle anche alla ricca biblioteca, non era casuale: l</hi><hi rend="CharOverride-1">’obiettivo sembra essere quello di concentrare in uno spazio ristretto quanti più «saperi» possibili, per studiare, conoscere, indottrinare. </hi></p><p rend="text"><hi rend="CharOverride-1">Le accademie (Quondam 1982; Ferrone 1991; Farinella 2003; Ricuperati 2006; Torrini 2006; Irace, e Panzanelli Fratoni 2011; Farinella 2013), com’è noto,</hi><hi rend="CharOverride-1"> si ponevano come luoghi alternativi di conoscenza, liberi da eventuali restrizioni presenti nella bolla universitaria, gerarchizzata e spesso sottoposta a controllo censorio governativo ed ecclesiastico. D’altra parte, è il rilascio di titoli validi giuridicamente per consentire l’accesso a ruoli lavorativi prestigiosi a fare la differenza tra i due luoghi culturali per eccellenza (Benzoni 1986, 336). Il fiorire copioso di tanti consessi accademici di questo tipo in Italia sin dal Cinquecento segna il passo di quella «Repubblica delle lettere» che, a detta di Amedeo Quondam (Quondam 1982), trova sostentamento e identificazione in quello che può essere visto come il tratto specifico delle accademie: il dialogo.</hi></p><p rend="text"><hi rend="CharOverride-1">Il boom di istituzioni di tale fattura si segna particolarmente in Ital</hi><hi rend="CharOverride-1">ia, tanto da spingere d’Alembert, nella sua </hi><hi rend="italic">Encyclopédie</hi><hi rend="CharOverride-1">, a scrivere alla voce «Académie»: «L’Italie seule a plus d’académies que tous le reste du monde ensemble» (Pepe 2008; Boutier, Marin, </hi><hi rend="CharOverride-1">e Romano 2013). Tuttavia, l’abbondanza del numero spesso corrisponde alla durata effimera di tanti consessi, specie se non protetti da chi governa. Ma il contorno deciso di questi ritrovi di intellettuali si rileva soprattutto nel volersi dare una sorta di «auto ufficialità», riscontrabile nella meticolosità con la quale venivano scelti logo e motto, nell’attenzione profusa nel definire finalità e impresa, nel dettagliare con scrupolo disciplina e statuti e, soprattutto, ruoli e gerarchia interna.</hi></p><p rend="text"><hi rend="CharOverride-1">In questa temperie culturale, che soprattutto nel Settecento trova linfa vitale anche in Sicilia, nasce dunque l’Accademia </hi>degli Etnei <hi rend="CharOverride-1">voluta dal V principe di Biscari. Una medaglia celebrativa, creata da Paolo Maria Paciaudi,</hi><hi rend="CharOverride-1"> marca con solennità l’inaugurazione del sodalizio. Quanto si legge in essa risulta significativo per comprenderne gli obiettivi, come spiegato da Domenico Sestini, chiamato dal principe per riordinare biblioteca e museo</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="xml_10.html#footnote-007">2</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">. La fatica di Paciaudi puntava, per usare le sue stesse parole, «a dichiarare il fine, il sito, l’utilità, lo splendore dell’Accademia […]» (Sestini 1786, 52). Gli intenti dei soci etnei</hi><hi rend="CharOverride-1">, dunque, appaiono chiari: poesia, antiquaria, scienze naturali sono gli argomenti prediletti dai numerosi ‘sodali’ che animarono l’Accademia nei suoi circa cinquant’anni di alacre attività. Ma il principe Ignazio, conscio del progresso irreversibile della sperimentazione scientifica, pensò bene di annettere ai suoi «luoghi del sapere» anche un laboratorio, nel quale raffinate strumentazioni potevano agevolare gli studi dei cultori dell’antiquaria e degli specialisti in storia naturale. A coadiuvarlo in questo ambizioso progetto, Ignazio chiamò Giuseppe Ferro, socio etneo con il nome di Griseldo. Euplio Reina dedica parole di elogio alla figura del fisico catanese: «uno di quegl’</hi><hi rend="CharOverride-1">ingegni non ordinari, dei quali Sicilia non iscarseggia, capaci di grandi cose con pochissimi mezzi» (Reina 1861, 22). Continua riportando cenni biografici su Ferro: «nato da oscura, ma onesta famiglia, […] figlio di calzolaio […], laonde se egli il giorno lavorava in bottega, passava poi le notti studiando […], apprende quasi da se le lingue italiana, latina e francese […]. Filosofo per natura, fissa i suoi studi nella fisica» (Reina 1861, 22). L’originalità di Ferro consiste nella sua capacità di «creare» gli strumenti scientifici dei quali necessitava per condurre i suoi studi. Così, a questo proposito, scrive Reina: «privo di macchine, come priva n’era a quei tempi Sicilia […] le costruisce colle proprie mani, e riesce benissimo tanto in quelle di fisica, quanto nelle altre di ottica e di matematica» (Reina 1861, 22-23), tanto da meritarsi il titolo di «professore di fisica per 33 anni nel medesimo Ginnasio» (Reina 1861, 23)</hi><hi rend="CharOverride-1">. A detta del medico catanese, Ferro «probabilmente recò il più importante perfezionamento segnatamente al microscopio ed al telescopio» (Reina 1861, 237); tuttavia, spiega, mancano documenti attestanti questi lavori e anche il telescopio di Ferro non è più visibile «per essere stato involato dal museo di Biscari, ove conservavasi, nel saccheggio del 1849» (Reina 1861, 238). E continua spiegando nel dettaglio le peculiarità del microscopio perfezionato da Ferro. La fama raggiunta dal «nuovo Franklin» (Reina 1861, 23), come lo definisce Euplio Reina, spinse Ignazio Biscari a celebrarlo con una medaglia e un busto marmoreo da collocare nel suo museo.</hi></p><p rend="text"><hi rend="CharOverride-1">Il progresso delle scienze applicate, dunque, segna il passo delle ricerche anche in Sicilia e a Catania, connotando i tratti di un’Accademia che, comunque, non perde di vista la sua vocazione primaria, legata all’antiquaria e agli studi storici. </hi></p><p rend="text"><hi rend="CharOverride-1">Il professore universitario catanese cita, in tal senso, due sodali etnei di indubbio valore: Vito Amico (Diomo Amenanio</hi><hi rend="CharOverride-1">, il suo nome pastorale) e Vito Coco, entrambi bibliotecari universitari (Amico fu anche promotore del museo presso il monastero dei benedettini e fondatore della cattedra di Storia civile nel 1743), unendo indissolubilmente i loro nomi a quelli dello stesso Ignazio Biscari, Tirsi l’Etneo, autodefinitosi «custode e patrono» dell’Accademia, del quale scrive:</hi></p><quote rend="quotation_b">che posso aggiungere a quanto è stato detto intorno a questo grand’uomo da nazionali e stranieri? […] Egli autore di opere preclare, di un magnifico museo archeologico e di un gabinetto di istoria naturale, egli mecenate dei letterati, amatore e protettore delle belle arti ed uno dei più distinti architetti italiani, egli sommo nell’adoprarsi alla diffusione dei lumi, sommo nell’archeologia, nella diplomatica, nella numismatica, nella storia, sommo nella filantropia (Reina 1861, 28).</quote><p rend="text"><hi rend="CharOverride-1">Sulla figura di Ignazio Biscari è stato scritto tanto. In questa sede appare di particolare interesse riportare le parole di Giuseppe Lombardo Buda, antiquario, bibliotecario del principe, socio dell’Accademia degli Etnei e della «Reale Accademia Fiorentina». Di Lombardo Buda scrive anche Reina, ricordando il catalogo da lui scritto sulle «materie vulcaniche dell’Etna» (Reina 1861, 191).</hi><hi rend="CharOverride-1"> Il bibliotecario scrisse un elogio del principe in occasione della sua morte, ricordando, tra le altre «imprese», proprio la fondazione di «una letteraria Adunanza» (</hi><ref target="http://AA.VV"><hi rend="CharOverride-1">AA.VV</hi></ref><hi rend="CharOverride-1">. 1787, 29), fortemente voluta da «un uomo nato in grembo al Cattolicesimo… un Principe ben governato, e prudente» (</hi><ref target="http://AA.VV"><hi rend="CharOverride-1">AA.VV</hi></ref><hi rend="CharOverride-1">. 1787, 21). E proprio per celebrare le glorie del V principe di Biscari venne data alle stampe, per i tipi di Francesco Pastore, una raccolta di componimenti dedicati alla sua figura, e indirizzati a Francesco d’Aquino, principe di Caramanico, viceré di Sicilia.</hi></p><p rend="text"><hi rend="CharOverride-1">Tornando all’opera di Reina, si rammarica, </hi><hi rend="CharOverride-1">il nostro medico, che tra i ritratti degli illustri catanesi collocati presso il palazzo universitario non si ritrovino alcuni personaggi, a suo dire «degni di avere esposto il ritratto in questa gran Sala» (Reina 1861, 30). Si tratta dell’abate cassinese Giovanni Andrea Paternò Castello (Orfeo Simentino), anch’egli docente di dogmatica e morale e, soprattutto, del barone Giuseppe Recupero (Candela 2016), al quale il medico dedica diverse pagine del suo volume, in particolare per celebrare i noti studi sulla vulcanologia e sull’Etna (Recupero 1815). Così scrive Reina: «dotato di forte tempra e di ingegno elevato e penetrante, poté sostenere le gravi e prolungate fatiche fisiche e intellettuali, bisognevoli ad esaminare e a descrivere di palmo in palmo la svariata e vasta superficie di questa montagna»</hi><hi rend="CharOverride-1"> (Reina 1861, 153), definendo opera «estesissima ed originale» (Reina 1861, 153) la celebre </hi><hi rend="italic">Storia naturale </hi><hi rend="CharOverride-1">di Recupero e spingendosi a definirlo «il fondatore della vulcanologia etnea» (Reina 1861, 154). A tal proposito, Reina opera un paragone con altri due noti studiosi del vulcano siciliano, Francesco Ferrara e Carlo Gemmellaro, notando come i loro pur pregevoli studi siano posteriori a quelli di Recupero e avvalorando la sua teoria con la citazione di brani tratti dagli studi di Domenico Scinà: «Recupero merita il primo posto di onore tra gl’investigatori dell’Etna, e la posterità, che sa apprezzare con equo animo il merito di quei che furono, ricorderà con lode e pronunzierà con venerazione il di lui nome» (Reina 1861, 158)</hi><hi rend="CharOverride-1">. Ma, nota tristemente Reina, «la posterità è venuta, ed il nome dello illustre vulcanologista catanese non è ancora né ricordato con lode, né pronunziato con venerazione […]. Io […] elevo la mia voce a rivendicare al grand’uomo Giuseppe Recupero il titolo di Plinio dell’Etna» (Reina 1861, 159). Non le manda a dire, il nostro Euplio, a chi, a suo dire, avrebbe dovuto celebrare Recupero perché aiutato nei propri studi proprio dalle scoperte del canonico. </hi></p><p rend="text"><hi rend="CharOverride-1">Inizia puntando l’indice, ancora, contro l’illustre concittadino Ferrara: «s’ingannò Ferrara quando cercò di far credere che Giuseppe Recupero mancava di lumi e d’ingegno: la posterità ha conosciuto ch</hi><hi rend="CharOverride-1">’egli compilò l’opera sua (</hi><hi rend="italic">Storia generale dell’Etna)</hi><hi rend="CharOverride-1"> sopra i manoscritti del Recupero […]» (Reina 1861, 159), per poi continuare rivolgendo le sue accuse a una lunga sfilza di celebri viaggiatori stranieri che, in quegli anni, affollavano le contrade di Sicilia, tappa imprescindibile del Grand Tour</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="xml_10.html#footnote-006">3</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">. </hi></p><p rend="text"><hi rend="CharOverride-1">L’indirizzo del suo primo biasimo è il geologo francese Dolomieu: </hi></p><quote rend="quotation_b">S’illuse Dolomieu<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi><ref target="xml_10.html#footnote-005">4</ref></hi></hi> quando disse che Recupero non avea alcuna nozione delle scienze fisiche: i posteri si sono avveduti che quando questo insigne naturalista fu in Catania (1781) Recupero era morto da più anni (1778), che non vidde i di lui manoscritti sull’Etna, e che ebbe notizie di questi e dell’autore per mezzo di Ferrara […] (Reina 1861, 160). </quote><p rend="text"><hi rend="CharOverride-1">Continua rivolgendosi a colui che fu il promotore del tour siciliano, autore di un celebre diario che servì quasi da apripista per la fortuna dei viaggi nell’isola:</hi></p><quote rend="quotation_b">Fu traditore Brydone<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi><ref target="xml_10.html#footnote-004">5</ref></hi></hi> per aver messo in dubbio la ortodossia del Recupero nella occasione di ragionare sull’età del mondo […] desunta da talune osservazioni sulle stratificazioni delle lave nella costa di Aci; traditore, poiché dopo di avere ricevuto dal filosofo dell’Etna (titolo dato a Recupero da Di Blasi) assistenza, direzione e consigli, l’inglese viaggiatore lo ricambiò col fargli dire ciò che Recupero neppure avea sognato (Reina 1861, 160). </quote><p rend="text"><hi rend="CharOverride-1">Ma Reina rincara la dose, lanciando strali in direzione della memoria di Brydone: «Ma, (vedi combinazione!), dovea venire ai giorni nostri un altro insigne inglese sapientissimo a vendicare alla memoria del naturalista catanese il torto fattogli dal suo connazionale» (Reina 1861, 160). Si tratta di monsignor Wiseman</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="xml_10.html#footnote-003">6</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1"> il quale, nella sua quinta </hi><hi rend="italic">Conferenza sopra la connessione delle scienze colla religione rivelata</hi><hi rend="CharOverride-1">, definì senza mezzi termini Brydone «un osservatore superficiale e privo del presidio della scienza» (Reina 1861, 161). </hi></p><p rend="text"><hi rend="CharOverride-1">Reina continua ancora scagliandosi contro un altro viaggiatore inglese, Henry Swinburne</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="xml_10.html#footnote-002">7</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">, il quale, scrive: «osò aggiungere di più (o infamia!) che Recupero […] fu privato del suo beneficio e altrimenti perseguitato» (Reina 1861, 161), e contro il geologo De-Faujas</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="xml_10.html#footnote-001">8</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">, colpevole di avere giudicato «incompleta» (Reina 1861, 161) la collezione di prodotti vulcanici di Recupero. </hi></p><p rend="text"><hi rend="CharOverride-1">Parole pesanti, ancora, il medico catanese dirige alla volta di Lazzaro Spallanzani</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="xml_10.html#footnote-000">9</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">: </hi></p><quote rend="quotation_b">fa pena che il sig. Spallanzani, venuto in Catania al 1781, e seguito sempre da Ferrara nel suo soggiorno in questa città, siasi potuto fare affascinare talmente sul merito di Recupero, che si fece sfuggire dalla penna “non possedere costui i primi principii della litologia”. Compatibile, Spallanzani, perché neppure vidde gli scritti di Recupero, non ancora pubblicati, né la sua immensa collezione di lave dell’Etna (Reina 1861, 161-62). </quote><p rend="text"><hi rend="CharOverride-1">In difesa strenua della memoria vilipesa di Recupero, il medico catanese continua citando i suoi ulteriori meriti, particolarmente per gli avanzamenti degli studi agrari («egli conobbe […] che la mancanza di coloni, d’incoraggiamenti e di leggi agrarie soffocava in Sicilia lo sviluppo dell’agricoltura […] e non esitò a dire a quei tempi “che parlar di ciò sarebbe stato inutile e forse anche pericoloso”» (Reina 1861, </hi><hi rend="CharOverride-1">164-65), sostenendo che questa tesi anticipava gli studi ben più celebri del viceré Caracciolo (Caracciolo 1785). E, ancora, Reina definisce Recupero «dotto archeologo» (Reina 1861, 165), nonché fine numismatico e conoscitore del diritto canonico. Conclude la sua lunga dissertazione sulla figura di Giuseppe Recupero ricordando che egli fu segretario dell’Accademia degli Etnei, ma socio anche «degli antiquarii di Londra e dei Colombarii di Firenze» (Reina 1861, 167), oltre che professore di storia naturale presso l’ateneo catanese.</hi></p><p rend="text"><hi rend="CharOverride-1">Euplio Reina continua il suo racconto delle vicende umane e professionali dei personaggi celebrati nei ritratti. Si sofferma brevemente sul monsignore Sebastiano Zappalà (Euranio Trinacrio, tra i sodali etnei), docente di diritto canonico presso il </hi><hi rend="italic">Siculorum Gymnasium</hi><hi rend="CharOverride-1">, e poi di greco presso il seminario cittadino, vicino al vescovo Ventimiglia</hi><hi rend="CharOverride-1">, ma iscritto alla loggia dell’Ardore di Biscari. Continua citando il canonico Francesco Strano, professore di umanità latina presso l’ateneo catanese, e anche egli unito a Biscari perché membro della loggia massonica dell’Ardore, capeggiata appunto dal principe. È noto l’</hi><hi rend="CharOverride-1">impegno di Strano nel riordinare il catalogo della biblioteca Ventimiliana e le sue idee ispirate ad autori spesso messi all’Indice (Voltaire, Rousseau). Massoni dell’Ardore erano ugualmente il sacerdote Raimondo Platania e Domenico Tempio, entrambi citati da Reina. Il primo fu docente di eloquenza presso il seminario di Catania, chiamato da Ventimiglia e animatore di una celebre scuola privata frequentata anche dal naturalista Gioeni. Il secondo declamò poesie durante le adunanze degli Etnei. Il medico si sofferma poi sulla figura del canonico Giovanni Sardo, docente di umanità latina, scrivendo che </hi></p><quote rend="quotation_b">fa piacere che egli ancora vivente la Deputazione del Ginnasio ha fatto collocare il ritratto in questa aula della Sapienza […] omaggio al merito di un distinto letterato, allo istitutore nelle belle lettere della gioventù catanese e di mezza Sicilia […], al benemerito professore di eloquenza italiana in questa Università […] (Reina 1861, 30). </quote><p rend="text"><hi rend="CharOverride-1">È significativo, a questo proposito, ricordare che Sardo, insieme a Strano, venne accusato nel 1822 di partecipare a una «carbonica conventicola» (Frasca 2008b, 231).</hi></p><p rend="text"><hi rend="CharOverride-1">D’altra parte – come già accennato </hi><hi rend="CharOverride-1">– lo stesso Reina ebbe un ruolo preponderante nelle complesse vicende politiche che infiammarono anche la città etnea in quegli anni. Egli sembra rappresentare in pieno il modello «medico-cattedratico-politico» dell’epoca, impegnato non soltanto come docente universitario e segretario dell’ateneo, ma anche come decurione, come presidente della commissione vaccinica, come membro e governatore di una celebre arciconfraternita «borghese» cittadina, intitolata a S. Orsola. Un personaggio in vista nella Catania del tempo, che superò indenne le varie fasi concitate dei fatti risorgimentali. Dalla sua sortita per le vie cittadine, nel 1848, «colla coccarda al petto… ripetendo i canti nazionali» (Reina 1912, 17-18) come ricorda il figlio pittore Calcedonio, alla lettera scritta dallo stesso Euplio e inviata all’intendente di Catania all</hi><hi rend="CharOverride-1">’indomani della repressione della rivoluzione, nella quale non disdegna di definire i fautori del moto «orda di barbari durante la esecranda rivoluzione del malaugurato gennaio 1848» (Frasca 2008a, 131). Un personaggio quantomeno ambiguo, capace di attraversare i rivolgimenti di quegli anni senza vedere scalfita la sua posizione accademica e politica, ma che evidentemente pagò il prezzo di tale condizione non riuscendo a lasciare un’eredità scientifica e professionale significativa.</hi></p><p rend="text"><hi rend="CharOverride-1">Quando egli scrive il suo libro, i tempi sono maturi per celebrare un periodo storico che, in atto di revisionismo, viene collocato tra i primordi dei dibattiti e delle azioni pre-risorgimentali i quali, forse, ebbero un germoglio importante anche tra le mura dell’Accademia degli Etnei.</hi></p><div><head>Bibliografia</head><p rend="bib_indx_bib"><ref target="http://AA.VV">AA.VV</ref>. 1787. <hi rend="italic">Vari componimenti della Accademia degli Etnei per la morte di Ignazio Vincenzo Paternò Castello, principe V. di Biscari drizzati a Sua Eccellenza D. 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					<item><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number CharOverride-3"><ref target="xml_10.html#footnote-008-backlink">1</ref></hi><hi rend="CharOverride-4">	</hi><hi rend="CharOverride-4">In uno scritto pubblicato postumo dal figlio Francesco, anch’egli medico, Reina precisò che l’opera rimase incompiuta poiché i fondi necessari alla sua pubblicazione – pari a 2040 ducati – non furono stanziati dall’Università (Reina 1899, 153).</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number CharOverride-3"><ref target="xml_10.html#footnote-007-backlink">2</ref></hi><hi rend="CharOverride-4">	</hi><hi rend="CharOverride-4">Al Percolla si deve una sobria descrizione della medaglia dell’Accademia: nel diritto compaiono Minerva, nume delle arti e delle scienze, con la civetta, accanto all’erma di Caronda e alle figure di Mercurio, simbolo della storia naturale, e di Apollo, emblema della poesia. </hi><hi rend="CharOverride-4">La leggenda recita </hi><hi rend="italic">Felix literarum reparatio </hi><hi rend="CharOverride-4">e </hi><hi rend="italic">Aetneorum Catanensis </hi><hi rend="CharOverride-4">Academia. </hi><hi rend="CharOverride-4">Nel rovescio è raffigurato un tripode con tre vasi recanti le iscrizioni ΠΑΛΑΙΟΤΗΣ, ΠΟΙΗΣΙΣ, ΦΥΣΙΚΗ, allusione ad antichità, poesia e scienze naturali, sullo sfondo dell’Etna e dei faraglioni omerici. Un verso di Marziale («non norunt haec monumenta mori») e la data MDCCLVIII celebrano la rinascita dell’Accademia, voluta dal Principe e ricordata anche nella sua lettera al Paciaudi. Guzzetta 2001, 12-23. I riferimenti bibliografici citati sono i seguenti: Percolla 1842, 9-62; Sestini 1786.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number CharOverride-3"><ref target="xml_10.html#footnote-006-backlink">3</ref></hi><hi rend="CharOverride-4">	</hi><hi rend="CharOverride-4">Sul fenomeno del </hi><hi rend="italic">Grand Tour,</hi><hi rend="CharOverride-4"> in particolare in Sicilia, </hi>esiste un’ampia letteratura.<hi rend="CharOverride-4"> Si rimanda alla bibliografia finale.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number CharOverride-3"><ref target="xml_10.html#footnote-005-backlink">4</ref></hi><hi rend="CharOverride-4">	</hi><hi rend="CharOverride-4">Déodat de Dolomieu, geologo francese, attivo nelle vicende politiche del tempo e fervente massone. Visitò la Sicilia nel 1781 e raccolse le sue impressioni in uno scritto pubblicato due anni dopo.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number CharOverride-3"><ref target="xml_10.html#footnote-004-backlink">5</ref></hi><hi rend="CharOverride-4">	</hi><hi rend="CharOverride-4">Patrick Brydone, scienziato scozzese, si spinse fino in Sicilia, tra il 1770 e il 1771, attratto dal suo patrimonio naturalistico, in particolare dal vulcano Etna. Il suo diario di viaggio, pubblicato nel 1773, ebbe grande successo e contribuì a far entrare la Sicilia tra le mete predilette del </hi><hi rend="italic">Grand Tour.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number CharOverride-3"><ref target="xml_10.html#footnote-003-backlink">6</ref></hi><hi rend="CharOverride-4">	</hi><hi rend="CharOverride-4">Nicholas Patrick Stephen Wiseman, ecclesiastico e scrittore inglese.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number CharOverride-3"><ref target="xml_10.html#footnote-002-backlink">7</ref></hi><hi rend="CharOverride-4">	</hi><hi rend="CharOverride-4">Henry Swinburne, letterato inglese, visitò la Sicilia tra il 1777 e il 1780, riportando per iscritto le sue impressioni di viaggio in un’opera in quattro volumi.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number CharOverride-3"><ref target="xml_10.html#footnote-001-backlink">8</ref></hi><hi rend="CharOverride-4">	</hi><hi rend="CharOverride-4">Barthélemy Faujas de Saint-Fond, geologo francese, esperto in vulcanologia.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number CharOverride-3"><ref target="xml_10.html#footnote-000-backlink">9</ref></hi><hi rend="CharOverride-4">	</hi><hi rend="CharOverride-4">Il celebre biologo, in realtà, si imbarcò da Napoli per la Sicilia il 24 agosto 1788.</hi></p></item>
				</list><p rend="editorial_metadata_author">Elena Frasca, University of Catania, Italy, <ref target="mailto:efrasca@unict.it">efrasca@unict.it</ref>, <ref target="https://orcid.org/0000-0002-6778-1249">0000-0002-6778-1249</ref>  </p><p rend="editorial_metadata_polices">Referee List (DOI 1<ref target="https://doi.org/10.36253/fup_referee_list">0.36253/fup_referee_list</ref>)</p><p rend="editorial_metadata_polices">FUP Best Practice in Scholarly Publishing (DOI <ref target="https://doi.org/10.36253/fup_best_practice">10.36253/fup_best_practice</ref>)</p><p rend="editorial_metadata_book">Elena Frasca, <hi rend="italic">I ‘sodali di Biscari’. Profili, imprese e primati di soci dell’Accademia degli Etnei,</hi> © Author(s), <ref target="http://creativecommons.org/licenses/by/4.0/legalcode">CC BY 4.0</ref>, DOI <ref target="https://doi.org/10.36253/979-12-215-0989-2.10">10.36253/979-12-215-0989-2.10</ref>, in Niccolò Guasti, Cinzia Recca, Mónica Bolufer Peruga, Fernando Durán López (edited by), <hi rend="italic">Accademie e luoghi del sapere tra Italia e Spagna nel lungo Settecento. Scienze, arti, letteratura, politica e sociabilità / Academias y lugares del saber en el largo siglo XVIII entre Italia y España. Ciencias, artes, literatura, política y sociabilidad</hi>, pp. -87, 2026, published by Firenze University Press, ISBN 979-12-215-0989-2, DOI <ref target="https://doi.org/10.36253/979-12-215-0989-2">10.36253/979-12-215-0989-2</ref></p></div></div>
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