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        <title type="main" level="a">Il dibattito sulle Accademie nell’Illuminismo meridionale tra filosofia e politica: il caso Saverio Mattei</title>
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          <persName n="1" ref="https://orcid.org/0000-0001-6444-9710" type="ORCID">
            <forename>Mariassunta</forename>
            <surname>Picardi</surname>
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          <resp>This is a section of <title>Accademie e luoghi del sapere tra Italia e Spagna nel lungo Settecento / Academias y lugares del saber en el largo siglo XVIII entre Italia y España</title>(DOI: <idno type="DOI">10.36253/979-12-215-0989-2</idno>) by </resp>
          <name>Niccolò Guasti, Cinzia Recca, Mónica Bolufer Peruga, Fernando Durán López</name>
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        <publisher>Firenze University Press</publisher>
        <pubPlace>Florence</pubPlace>
        <date when="2026">2026</date>
        <idno type="DOI">https://doi.org/10.36253/979-12-215-0989-2.14</idno>
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          <p>Available for academic research purposes</p>
          <p>Open Access</p>
          <p>Copyright Author(s)</p>
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        <p>This is original content, published for academic research purposes</p>
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      <abstract xml:lang="en">
        <p>Jurist, politician and leading figure in the entourage of Ferdinando IV of Borbone, Saverio Mattei contributed with theoretical research to the construction of the Neapolitan musical school and to the cultural reform policy of the Borbone government, inspired by the culture of the Enlightenment.</p>
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            <item>Southern Enlightenment</item>
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            <item>philosophy</item>
            <item>politics</item>
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      <p>It is available online at https://doi.org/10.36253/979-12-215-0989-2.14<ref target="https://doi.org/10.36253/979-12-215-0989-2.14" /></p>
<div><head>Il dibattito sulle Accademie nell’Illuminismo meridionale tra filosofia e politica: il caso Saverio Mattei</head><p rend="h1_author ParaOverride-1">Mariassunta Picardi</p><div><head>1. L’opera di Saverio Mattei tra letteratura e musica </head><p rend="text"><hi rend="CharOverride-1">Meta privilegiata del </hi><hi rend="italic">Gran Tour</hi><hi rend="CharOverride-1">, Napoli, nel Settecento, è celebrata come grande capitale europea – ancor più che </hi><hi rend="CharOverride-1">per il fascino dei luoghi e per i fasti della corte Borbonica – per la vivacità della vita intellettuale</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="xml_14.html#footnote-028">1</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">. Per quel </hi><hi rend="italic">milieu</hi><hi rend="CharOverride-1"> di letterati, filosofi, medici, giuristi, economisti, i quali </hi><hi rend="CharOverride-1">– riuniti in circoli culturali, impegnati in dibattiti e dediti alla riflessione teorica – , partecipavano, con variegato contributo, al movimento intellettuale europeo per il rinnovamento del pensiero e dei paradigmi del vivere civile</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="xml_14.html#footnote-027">2</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">. Accanto ai più famosi Antonio Genovesi, Ferdinando Galiani, Bernardo Tanucci, Domenico Cirillo, Giuseppe Maria Galanti, Mario Pagano e Gaetano Filangieri, troviamo il giurista Saverio Mattei (1741-1795), figura di spicco dell’</hi><hi rend="italic">entourage </hi><hi rend="CharOverride-1">di Ferdinando IV di Borbone</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="xml_14.html#footnote-026">3</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">. </hi></p><p rend="text"><hi rend="CharOverride-1">Il nome di Mattei è legato principalmente alla ricerca storica e teorica nel campo della musica e del teatro, e alla collaborazione con grandi musicisti, con i quali ha contribuito alla costruzione della scuola musicale napoletana e all’</hi><hi rend="CharOverride-1">acquisizione del ricchissimo patrimonio della biblioteca del Conservatorio di musica «San Pietro a Majella» di Napoli, a lui dedicata. Oltre che come storico e come teorico della musica, Mattei è conosciuto come letterato e poeta. È ricordato in particolare per la composizione di liriche che sono state tradotte in musica, per la revisione di libretti d’opera e anche per la ricerca dei canoni della scrittura per musica (Maione 2016). Sua la </hi><hi rend="italic">Contesa de’ pastori</hi><hi rend="CharOverride-1"> </hi><hi rend="CharOverride-1">(1766), tra le più celebri cantate in musica del Settecento. Sua la revisione di alcune pagine del libretto della </hi><hi rend="italic">Didone abbandonata</hi><hi rend="CharOverride-1"> di Metastasio nella produzione andata in scena a Napoli nel 1770 su musica di Giacomo Insanguine</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="xml_14.html#footnote-025">4</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">. Sua anche la prima versificazione in lingua italiana dei </hi><hi rend="italic">Salmi</hi><hi rend="CharOverride-1"> biblici, ovvero i </hi><hi rend="italic">Libri poetici della Bibbia </hi><hi rend="CharOverride-1">(1766-68)</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="xml_14.html#footnote-024">5</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">. Nell’edizione del 1773, la traduzione dei </hi><hi rend="italic">Salmi</hi><hi rend="CharOverride-1">, condotta sul testo originale in ebraico, è accompagnata dalla dissertazione </hi><hi rend="italic">Della</hi><hi rend="CharOverride-1"> </hi><hi rend="italic">tradizione e conservazione dei libri sacri e dell’autorità delle versioni</hi><hi rend="CharOverride-1">, e da altri scritti sulle traduzioni e sulle interpretazioni della Sacra Pagina volti a giustificare l</hi><hi rend="CharOverride-1">’adattamento dei </hi><hi rend="italic">Salmi</hi><hi rend="CharOverride-1"> biblici al gusto della poesia italiana. I versi sono anche corredati con note esplicative e con osservazioni, con cui</hi><hi rend="CharOverride-1"> Mattei ritorna sul compito che il letterato è chiamato a svolgere rispetto alla vita civile e alla funzione moralizzatrice della poesia.</hi><hi rend="CharOverride-1"> </hi></p><p rend="text"><hi rend="CharOverride-1">Accolti con entusiasmo da pensatori e da personalità di primo piano del Regno di Napoli quali Ferdinando Galiani e Bernardo Tanucci, i </hi><hi rend="italic">Salmi</hi><hi rend="CharOverride-1"> biblici in italiano hanno contribuito alla fama di Mattei come letterato e poeta d’eccezione diffusa negli ambienti di corte e nel </hi><hi rend="italic">milieu</hi><hi rend="CharOverride-1"> degli intellettuali napoletani. Saranno poi grandi compositori quali Niccolò Piccinni, Adolf Hasse, Giovanni Paisiello e, più di ogn’altro, Niccolò Jommelli –– </hi><hi rend="CharOverride-1">genio della musica anche per Rousseau che lo cita nella voce </hi><hi rend="italic">genie</hi><hi rend="CharOverride-1"> del </hi><hi rend="italic">Dictionnaire de Musique</hi><hi rend="CharOverride-1"> (1768)</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="xml_14.html#footnote-023">6</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1"> –– a restituire al giurista calabrese un prestigio internazionale avvantaggiandosi dei suoi </hi><hi rend="italic">Libri poetici della Bibbia</hi><hi rend="CharOverride-1"> per mettere i </hi><hi rend="italic">Salmi</hi><hi rend="CharOverride-1"> in musica.</hi></p><p rend="text"><hi rend="CharOverride-1">Interlocutore privilegiato di musicisti e letterati, Mattei è ricordato anche per il suo sodalizio con il già citato Niccolò Jommelli, e per il lungo dialogo intrattenuto con Pietro Metastasio, attestato da un fitto carteggio confluito in parte nei volumi dei suoi </hi><hi rend="CharOverride-1">scritti letterari, poetici e teatrali</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="xml_14.html#footnote-022">7</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">. Alla morte del poeta romano, il giurista calabrese scriveva una raccolta di </hi><hi rend="italic">Memorie </hi><hi rend="CharOverride-1">(1784),</hi><hi rend="italic"> </hi><hi rend="CharOverride-1">con cui veniva a celebrare il ricordo di Metastasio come «filosofo» e come «l’uomo del secolo»</hi><hi rend="CharOverride-1"> (Mattei 1784, III)</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="xml_14.html#footnote-021">8</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">. All’amico e sodale Niccolò Jommelli Mattei avrebbe tributato un </hi><hi rend="italic">Elogio </hi><hi rend="CharOverride-1">(1784) a dieci anni dalla scomparsa</hi><hi rend="CharOverride-1">, dando testimonianza del lungo sodalizio artistico e dell’impegno condiviso con il grande compositore a favore della scuola musicale napoletana</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="xml_14.html#footnote-020">9</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">. </hi></p><p rend="text"><hi rend="CharOverride-1">Nell’ultimo decennio, </hi><hi rend="CharOverride-1">si assiste a un nuovo corso della ricerca storiografica sul giurista calabrese con studi che esaminano il ruolo di Mattei nel contesto della storia politica della Napoli Borbonica. O, d’altro canto, studi che ne riscoprono la figura di intellettuale di profonda conoscenza, con interessi nel campo della storia e della drammaturgia antiche, della cultura greca e della lingua ebraica, dell’antiquaria, della giurisprudenza, della filosofia morale, oltre che della musica e della poesia. O ancora studi che promuovono una lettura più accorta della ricerca di Mattei come teorico del diritto e come moralista, valutando l’importanza delle sue allegazioni forensi, dei suoi trattati giuridici e dei suoi scritti di morale come contributo alla cultura dei Lumi. I nuovi studi vengono a tratteggiare un</hi><hi rend="CharOverride-1">’immagine più complessa, più articolata, della figura e dell’opera di Saverio Mattei che emerge non più solo come storico e teorico della musica e come letterato e poeta, ma come autore poligrafo e come filosofo che si è confrontato con importanti tematiche etiche e politiche che nella seconda metà del Settecento ancora destavano l’interesse della </hi><hi rend="italic">gens des lettres</hi><hi rend="CharOverride-1"> di tutta l’Europa</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="xml_14.html#footnote-019">10</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">. </hi></p></div><div><head>2. Filosofia e politica nella <hi rend="italic">Dissertazione dell’utilità o inutilità delle accademie</hi> (1780) </head><p rend="text"><hi rend="CharOverride-1">Nel 1780, Mattei formulava un giudizio sulle società letterarie che vale come documento della situazione delle libere associazioni di uomini di lettere nella Napoli del tardo-Settecento. Tale giudizio è affidato alle pagine della </hi><hi rend="italic">Dissertazione</hi><hi rend="CharOverride-1"> </hi><hi rend="italic">dell’utilità o inutilità delle accademie</hi><hi rend="CharOverride-1">, pubblicata a Napoli nell’XI tomo delle sue </hi><hi rend="italic">Opere</hi><hi rend="CharOverride-1">. Il volume apparso per i tipi di Giuseppe Maria Porcelli include il </hi><hi rend="italic">Saggio di poesie latine ed italiane</hi><hi rend="CharOverride-1">, un’altra dissertazione</hi><hi rend="CharOverride-1">, che incrocia mito e pensiero etico, dal titolo </hi><hi rend="italic">Se la morale fosse riguardata da’ gentili come parte di lor religione</hi><hi rend="CharOverride-1">, una </hi><hi rend="italic">Raccolta d’Iscrizioni</hi><hi rend="CharOverride-1">, una selezione di lettere, e i </hi><hi rend="italic">Paradossi</hi><hi rend="CharOverride-1"> ovvero</hi><hi rend="italic"> </hi><hi rend="CharOverride-1">le </hi><hi rend="italic">Epistole morali</hi><hi rend="CharOverride-1">, pubblicati per la prima volta nel 1776 (Mattei 1780).</hi></p><p rend="text"><hi rend="CharOverride-1">Il nostro giurista si preoccupava della situazione delle società letterarie a Napoli negli anni in cui intellettuali di tutta l’Italia ritrovavano nel circolo culturale il luogo privilegiato per discutere e per promuovere le lettere e le scienze. Ne dava testimonianza anche l’</hi><hi rend="italic">Encyclopédie</hi><hi rend="CharOverride-1"> con la voce </hi><hi rend="italic">Académie</hi><hi rend="CharOverride-1"> del primo volume dell’opera (1751), con cui D’Alembert attestava come alla metà del Settecento l’Italia </hi><hi rend="CharOverride-1">vantasse un primato superando per numero di accademie ogni altra nazione europea</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="xml_14.html#footnote-018">11</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">. </hi></p><p rend="text"><hi rend="CharOverride-1">Con la dissertazione sull’utilità delle accademie, Mattei interveniva in un dibattito a cui partecipavano non pochi pensatori napoletani che si interrogavano sul ruolo dell’erudito e su quello delle libere associazioni di uomini di lettere in considerazione dei grandi mutamenti culturali che in quegli anni venivano attuandosi</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="xml_14.html#footnote-017">12</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">. Alcuni ponevano il problema dell’</hi><hi rend="CharOverride-1">utilità delle società letterarie in un’epoca in cui veniva affermandosi il primato delle scienze sulle lettere. Altri si chiedevano quale fosse il ruolo dell’uomo di lettere in una situazione di pieno sviluppo della stampa, e di massima divulgazione delle informazioni, che consentiva a chiunque di accedere alla conoscenza, senza che vi fosse assoluto bisogno di un letterato che svolgesse la funzione di guida nella formazione culturale. Altri ancora riflettevano sul ruolo delle libere associazioni di letterati e di pensatori rispetto a un atteso rinnovamento intellettuale che avrebbe contribuito al progresso civile e alla felicità pubblica. L’utilità delle accademie veniva ricercata nel loro costituirsi come associazioni private, con la libertà di promuovere la circolazione di idee in rapporto con la cultura internazionale. Così, l’impegno degli illuministi napoletani a favore di una riforma </hi><hi rend="CharOverride-1">dell’educazione volta a far progredire la società trovava riscontro anche nel dibattito sulle accademie che si costituiva come contributo alla cultura dei Lumi. </hi></p><p rend="text"><hi rend="CharOverride-1">In questo contesto, si colloca la dissertazione </hi><hi rend="italic">Dell’utilità o inutilità delle accademie</hi><hi rend="CharOverride-1">, pubblicata per valorizzare l’</hi><hi rend="CharOverride-1">iniziativa del Segretario di Stato, Giuseppe Beccadelli, che, negli anni Ottanta del secolo, promuoveva l’istituzione della Real Accademia delle Scienze e Belle Lettere nell’ambito di un programma di riforma culturale che prevedeva anche una riorganizzazione degli studi</hi><hi rend="CharOverride-1"> universitari</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="xml_14.html#footnote-016">13</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">. Nel celebrare la fondazione della prima Accademia scientifica e letteraria di Stato, unitamente alla politica illuminata del governo borbonico, il nostro giurista si volge a dissuadere certi gentiluomini napoletani interessati a creare una nuova accademia poetica, dando la misura della crisi delle società a carattere erudito e di altre istituzioni private</hi><hi rend="CharOverride-1">, tra cui le scuole di diritto, nel Regno di Napoli</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="xml_14.html#footnote-015">14</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">. </hi></p><p rend="text"><hi rend="CharOverride-1">Mattei avverte che le società letterarie hanno vita breve a Napoli, mostrando come a renderle instabili non sia la mancanza di «ottimi ingegni e di uomini illustri in tutte le facoltà», quanto piuttosto una connaturata tendenza dei napoletani a sottrarsi ad obblighi e a regole</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="xml_14.html#footnote-014">15</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">. Che siano letterati o che esercitino la professione forense</hi><hi rend="CharOverride-1">, i napoletani, come mostra Mattei, manifestano uno «spirito di indipendenza» che li rende poco adatti ad unirsi in imprese collettive, poco inclini a lasciarsi guidare negli studi da un mentore, volendo «ognuno essere discepolo e maestro di sé stesso»</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="xml_14.html#footnote-013">16</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">. D’altro canto, per il nostro giurista, le società di letterati a Napoli non reggono il confronto con quelle di Parigi, e di altre grandi città europee, soprattutto perché non vantano una lunga tradizione e anche perché, a differenza di quelle dei Paesi d’Oltralpe, coltivano essenzialmente l’eloquenza e la pura erudizione</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="xml_14.html#footnote-012">17</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">. </hi></p><p rend="text"><hi rend="CharOverride-1">Da rilevare come la requisitoria contro le associazioni di uomini di lettere nel Regno di Napoli riconduca a una peculiare concezione della storia che concorre a collocare Mattei in un ambiente di giuristi meridionali estimatori del pensiero di Vico</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="xml_14.html#footnote-011">18</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">. La situazione di crisi delle lettere e delle società erudite a Napoli nel tardo-Settecento, lamentata da non pochi </hi><hi rend="CharOverride-1">intellettuali e pensatori, viene interpretata da Mattei alla luce di un andamento ciclico della storia umana. Più specificamente, la crisi delle lettere e delle società letterarie viene ricompresa nell’inesorabile e perenne susseguirsi di epoche di ignoranza e di fasi di avanzamento culturale che costituisce per il nostro giurista – erede, con ogni probabilità, di una lettura massonica della teoria vichiana dei corsi e dei ricorsi storici – il modo in cui viene attuandosi il tormentato cammino dell’umanità</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="xml_14.html#footnote-010">19</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">. In questa prospettiva teorica, la situazione delle accademie letterarie nel Regno di Napoli è resa immagine del tardo-Settecento come un’epoca di profonda decadenza culturale e di grave disordine civile posto come crisi della sociabilità. </hi></p><p rend="text"><hi rend="italic">Ubi consistam </hi><hi rend="CharOverride-1">del discorso sulle accademie come imprese collettive, il problema della crisi della vita associata e quello della ricerca delle condizioni della sociabilità vengono declinati nella dissertazione anche in senso politico. Con un paragone tra la società letteraria e la società civile Mattei ritorna sulle condizioni che rendono possibile la vita comunitaria, avanzando una proposta che aiuta a far luce sulle idee che egli ha del governo civile e della forma dello Stato. Restituire stabilità alle accademie letterarie pervenute a una situazione critica per l’</hi><hi rend="CharOverride-1">incapacità dei napoletani di associarsi, corrisponde, per il nostro giurista, a ritrovare la radice della sociabilità. Radice che egli non ritiene sia da ricercarsi nella presunta uguaglianza degli uomini in un ipotetico stato di natura: </hi><hi rend="italic">un sogno da’ libertini</hi><hi rend="CharOverride-1">, per il nostro giurista, che legge nell’ipotesi di uno stato prepolitico come stato di uguaglianza un’invenzione strategica, comparabile alle modalità più sofisticate della dissimulazione libertina, per spogliare i re del potere politico</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="xml_14.html#footnote-009">20</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">. In una prospettiva rovesciata, Mattei afferma la funzione politica della diseguaglianza, che, al di là di ogni mistificazione, egli rinviene come condizione naturale degli uomini </hi><hi rend="CharOverride-1">che persiste nella dimensione civile e politica di ogni società umana: «La donna in rapporto all’uomo –– afferma Mattei –– i bambini in rapporto ai genitori, i deboli, i malsani, i nati ciechi, o monchi, i tardi d’ingegno in rapporto ai sani, ai robusti, ai perfetti, ai forniti d’</hi><hi rend="CharOverride-1">ingegno acuto, non sono che una prova dell’ineguaglianza fisica anche prima della società» (Mattei 1780, 184). </hi></p><p rend="text"><hi rend="CharOverride-1">Ritrovare le condizioni della sociabilità vale dunque a ripartire dalla diseguaglianza. È la differenza che sussiste tra gli uomini a dare origine alla società politica, al governo civile, allo Stato, spingendo gli individui ad associarsi, e anche a sottomettersi ad un capo la cui superiorità è data dalla forza, per il bisogno che gli uni hanno degli altri e per la necessità che tutti gli </hi><hi rend="CharOverride-1">individui hanno di vivere in sicurezza. </hi></p><quote rend="quotation_b">L’ineguaglianza è così manifesta anche in ragion fisica, ch’io lasciando tanti sistemi ingegnosi circa l’origine delle società, e de’ governi credo che dall’ineguaglianza, e conseguentemente da bisogni de’ più deboli sien nate le società, e in esse la subordinazione ad un capo»; «E questa ineguaglianza formando ne’ più deboli un bisogno di ricever aiuto da’ più forti è stata cagione delle società, e di viver nelle società subordinato ad un capo, che in ragion fisica doveva esser il più perfetto, il più forte. Quando fosse vera la perfetta uguaglianza, e la mancanza de’ bisogni reciproci, non vi sarebbe società (Mattei 1780, 184).</quote><p rend="text"><hi rend="CharOverride-1">In breve, la dissertazione documenta un’attenta conoscenza delle istanze più avanzate del dibattito politico dell’età dei Lumi, e lascia intuire una vicinanza del pensiero di Mattei, oltre che alla filosofia di Vico, alla teoria del patto sociale come origine della società civile e del potere politico. Ma tra Locke e Rousseau, Mattei privilegia Hobbes</hi><hi rend="CharOverride-1">, restando fermo sia a un modello di società in cui domina la diseguaglianza sia all’ideale di un’autorità sovrana che governa con la forza.</hi><hi rend="CharOverride-1"> </hi></p><p rend="text"><hi rend="CharOverride-1">Scorrendo le pagine della dissertazione si scopre come Mattei attribuisca alla diseguaglianza un ruolo determinante nel cammino dell’umanità. È ancora l’immagine vichiana dei corsi e dei ricorsi storici il riferimento teorico che permette al nostro giurista calabrese di porre la diseguaglianza come movente dello sviluppo della società umana, del suo costituirsi in comunità politiche e del suo evolversi mediante la conoscenza. È la sorte diseguale a far progredire gli uomini attraverso l’attività dei letterati e l’opera dei maestri, i quali si offrono come guida nella scelta selettiva degli studi</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="xml_14.html#footnote-008">21</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">. Per contro, la situazione di uguaglianza come possibilità concessa a tutti di accedere liberamente al sapere –– situazione indicata come la «vantata illuminazion» del secolo in cui Mattei si trova a vivere (Mattei 1780, 183) </hi><hi rend="CharOverride-1">–– riflette una decadenza, e non un avanzamento culturale, «se anche le donne possono discutere francamente» di argomenti che dovrebbero essere appannaggio dei soli filosofi</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="xml_14.html#footnote-007">22</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">: «chiaro indizio ––</hi><hi rend="CharOverride-1"> per Mattei –– della barbarie vicina, come suole accadere dopo che s’è giunto al sommo»</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="xml_14.html#footnote-006">23</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">.</hi></p></div><div><head>3. L’Academia letteraria tra riforma morale e progresso civile </head><p rend="text"><hi rend="CharOverride-1">Portato a leggere la storia umana come movimento di corsi e ricorsi storici, e trovandosi a vivere in un’epoca che incarna la barbarie in senso culturale come in quello sociale, Mattei intravede un possibile ‘rischiaramento’ nella funzione civilizzatrice della poesia. Posta la funzione pedagogica della letteratura e la missione sociale del poeta, l</hi><hi rend="CharOverride-1">a dissertazione prefigura un processo di avanzamento culturale e di riforma civile attraverso una nuova Accademia letteraria, che avrebbe offerto studi di filosofia e di scienza, oltre che sulla letteratura e sulle arti del discorso. Un’accademia che </hi><hi rend="CharOverride-1">sarebbe venuta a formare una nuova generazione di letterati, di poeti e di drammaturghi in grado di ingentilire i costumi di un popolo rozzo e ignorante, come quello napoletano, attraverso la letteratura e il teatro. </hi></p><p rend="text"><hi rend="CharOverride-1">La nuova accademia avrebbe</hi><hi rend="CharOverride-1"> formato </hi><hi rend="italic">poeti filosofi</hi><hi rend="CharOverride-1">, i quali avrebbero educato ai più alti valori etici con una nuova letteratura per il teatro. «Gran divertimento» offrono i teatr</hi><hi rend="CharOverride-1">i –– afferma Mattei, nella dissertazione –– ma sono anche «pubbliche scuole» (Mattei 1780, 199)</hi><hi rend="CharOverride-1">, utili</hi><hi rend="CharOverride-3">,</hi><hi rend="CharOverride-1"> più di qualsiasi lezione erudita, ad istruire il popolo, a civilizzarlo, rendendolo sempre più incline alla vita comune. </hi></p><p rend="text"><hi rend="CharOverride-1">Per </hi><hi rend="CharOverride-1">rendere attuale un tale impegno civile attribuito ai poeti, Mattei guarda all’«immortal Metastasio» e al «gran filosofo Voltaire», ritrovando nella scrittura poetica dell’uno e nella drammaturgia dell</hi><hi rend="CharOverride-1">’altro i modelli di una letteratura che assolve una funzione pedagogica e moralizzatrice (Mattei 1780, 200). </hi></p><p rend="text"><hi rend="CharOverride-1">In sintesi, restituire un ruolo all’</hi><hi rend="CharOverride-1">uomo di lettere, ritrovare il senso di una società letteraria, impone di costituire un’accademia senza precedenti che, avvantaggiandosi delle prerogative della letteratura e dell’arte teatrale, promuove ideali etici e valori civili svolgendo una funzione di pubblica utilità.</hi></p><p rend="text"><hi rend="CharOverride-1">Modelli di una nuova cultura letteraria e filosofica, Metastasio e Voltaire si confermano figure importanti per Mattei anche attraverso i </hi><hi rend="italic">Paradossi ovvero Epistole morali</hi><hi rend="CharOverride-1">, ove il poeta romano e il filosofo francese appaiono nel carteggio fittizio che costituisce l’opera. Oltre a Voltaire (I epistola), </hi><hi rend="CharOverride-1">Rousseau (III epistola), D’Alembert (VII epistola) e Formey (IV epistola) sono i </hi><hi rend="italic">philosophes</hi><hi rend="CharOverride-1"> destinatari del carteggio dei </hi><hi rend="italic">Paradossi</hi><hi rend="CharOverride-1">, con i quali Mattei dialoga idealmente in uno stretto rapporto di vicinanza intellettuale, benché egli non abbia mai intrattenuto relazioni epistolari con questi illuministi. Cesare Beccaria (V epistola), celebrato per l’</hi><hi rend="CharOverride-1">opera di riforma in ambito giuridico, il vescovo Giuseppe Ippoliti (X epistola), il conte di Rezzonico (II epistola), allievo di Condillac, oltre a Metastasio (VI epistola), sono gli italiani vicini al movimento dei Lumi che figurano come ulteriori destinatari </hi><hi rend="CharOverride-1">delle </hi><hi rend="italic">Epistole morali</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="xml_14.html#footnote-005">24</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">. </hi></p><p rend="text"><hi rend="CharOverride-1">Se la dissertazione sulle accademie ha mostrato come la riflessione di Mattei si estenda anche all’ambito politico, i </hi><hi rend="italic">Paradossi</hi><hi rend="CharOverride-1"> rivelano un Mattei moralista che si confronta con un</hi><hi rend="CharOverride-1"> grande tema della riflessione filosofica dell’età dei Lumi, quello della felicità</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="xml_14.html#footnote-004">25</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">. </hi><hi rend="italic">Della vita felice dell’uomo savio</hi><hi rend="CharOverride-1">: questo il titolo originale delle </hi><hi rend="italic">Epistole morali</hi><hi rend="CharOverride-1">, sostituito poi con quello di </hi><hi rend="italic">Paradossi</hi><hi rend="CharOverride-1">, che riconduce direttamente, e in modo emblematico</hi><hi rend="CharOverride-1">, a una morale che incrocia saggezza e felicità, testimoniando come riguardo all’etica Mattei sia erede dello stoicismo</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="xml_14.html#footnote-003">26</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">. La lezione morale dei </hi><hi rend="italic">Paradossi</hi><hi rend="CharOverride-1"> può raccogliersi in un sillogismo: la felicità è conquista umana che dipende dalla virtù del saper vivere; il saper vivere esprime saggezza; solo i saggi sono felici. Questo</hi><hi rend="CharOverride-1"> il sillogismo morale del giurista Mattei, che ci avverte che le regole a cui si ispira il saggio nella ricerca della felicità possono apparire paradossali agli occhi dell’uomo comune che ritrova la felicità negli affanni e nei piaceri del mondo</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="xml_14.html#footnote-002">27</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">. </hi></p><p rend="text"><hi rend="CharOverride-1">Ineguagliabili esempi di saggezza morale sono, nei </hi><hi rend="italic">Paradossi</hi><hi rend="CharOverride-1">,</hi><hi rend="CharOverride-1"> i </hi><hi rend="italic">philosophes</hi><hi rend="CharOverride-1">: «Della Francia illustre stoico» (Mattei 1780, 16), dice Mattei di Rousseau. E poi il «Grande Alembert», del quale il giurista calabrese scrive: </hi></p><quote rend="quotation_b">il savio pur tu sei</quote><quote rend="quotation_b">Che del tuo gran saper fai sì buon uso</quote><quote rend="quotation_b">Che quanto dotto, util ti rendi al mondo.</quote><quote rend="quotation_b">Cittadino altrettanto; e non chi perde del tempo in vane speculazioni</quote><quote rend="quotation_b">Senza produr di sue fatiche un frutto. </quote><quote rend="quotation_b">Sei pur tu il Savio, che le scienze, e l’arti</quote><quote rend="quotation_b">Coltivi, perché meglio i tuoi doveri possa adempire in società vivendo,</quote><quote rend="quotation_b">Non chi per coltivar le scienze, e l’arti </quote><quote rend="quotation_b">I suoi doveri di adempir non cura (Mattei 1780, 42). </quote><p rend="text"><hi rend="CharOverride-1">E ancora Voltaire, moderno «Aristippo» (Mattei 1780, 17), secondo Mattei, che con il suo esempio ricorda al mondo come la morale sia la medesima fra tutti gli uomini che sanno far uso della ragione. I </hi><hi rend="italic">philosophes</hi><hi rend="CharOverride-1"> emergono, dunque,</hi><hi rend="italic"> </hi><hi rend="CharOverride-1">c</hi><hi rend="CharOverride-1">ome testimoni di una morale razionale, e di una razionalità che detta le condizioni della felicità, privata e pubblica. Della Felicità privata, come esito di un saggio distanziamento dalle cose del mondo. Della felicità collett</hi><hi rend="CharOverride-1">iva, come conseguenza della prudenza civile e di una saggezza che si esprime nell’azione di governo. </hi></p><p rend="text"><hi rend="CharOverride-1">I </hi><hi rend="italic">Paradossi</hi><hi rend="CharOverride-1"> danno t</hi><hi rend="CharOverride-1">estimonianza anche di una saggezza politica attraverso figure esemplari: </hi>la <hi rend="CharOverride-1">«Grande Emola delle Amazzoni guerriere, la Donna che la Russia adora» (Mattei 1780, 43) è Caterina di Russia, celebrata da Mattei con l’</hi><hi rend="italic">Epistola</hi><hi rend="CharOverride-1"> </hi><hi rend="CharOverride-1">(VIII) al direttore dell’Accademia russa delle Scienze, Sergej Domašnev; «</hi>il P<hi rend="CharOverride-1">rincipe</hi><hi rend="italic"> </hi><hi rend="CharOverride-1">filosofo» (Mattei 1780, 21) è Federico di Prussia, </hi><hi rend="CharOverride-1">posto come esempio di prudenza e di saggezza nell’</hi><hi rend="italic">Epistola</hi><hi rend="CharOverride-1"> (IV) al segretario dell’Accademia delle Scienze di Berlino, il già ricordato </hi><hi rend="CharOverride-1">Samuel Formey. Caterina di Russia e Federico di Prussia sono nei </hi><hi rend="italic">Paradossi</hi><hi rend="CharOverride-1"> di Mattei sovrani di impareggiabile grandezza per un governo ispirato ai Lumi e orientato</hi><hi rend="CharOverride-1"> alla pubblica felicità. </hi></p><p rend="text"><hi rend="CharOverride-1">Sotteso ai </hi><hi rend="italic">Paradossi</hi><hi rend="CharOverride-1"> è l’ideale politico di Mattei, che abbiamo visto affiorare nella dissertazione sull’utilità delle accademie come critica al principio di eguaglianza e come rappresentazione di un popolo suddito di un</hi><hi rend="CharOverride-1">’autorità forte. Ideale che costituisce il </hi><hi rend="italic">fil rouge</hi><hi rend="CharOverride-1"> del progetto di riforma culturale a cui Mattei ambisce come presupposto del rinnovamento civile, che trova nell’azione politica di un sovrano illuminato la possibilità di una concreta attuazione. Allorquando intellettuali e filosofi meridionali leggevano</hi><hi rend="italic"> </hi><hi rend="CharOverride-1">lo </hi><hi rend="italic">Spirito delle Leggi </hi><hi rend="CharOverride-1">(1748) e il </hi><hi rend="italic">Contratto sociale</hi><hi rend="CharOverride-1"> (1762) e discutevano sulla proposta della divisione dei poteri, sul modello politico del Costituzionalismo inglese e sull’idea di una sovranità che risiede nel popolo, Mattei, a Montesquieu e a Rousseau, preferisce Voltaire, confidando ancora in un’opera di riforma attuata dai sovrani come effetto della cultura dei Lumi. </hi></p><p rend="text"><hi rend="CharOverride-1">Giurista e uomo politico, prima che teorico della musica e letterato, Mattei è testimone partecipe della politica di riforma culturale del governo Beccadelli, contribuendo, come Real Delegato, alla grandezza della scuola musicale napoletana, e ce</hi><hi rend="CharOverride-1">lebrando, come filosofo illuminista, la fondazione di un’Accademia reale costituita da </hi><hi rend="italic">Sudditi pensatori</hi>: <hi rend="CharOverride-1">ovvero filosofi e uomini di scienza al servizio dell’interesse della Nazione</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="xml_14.html#footnote-001">28</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">. Merita ricordare che Saverio Mattei dava prova di appoggiare la politica culturale </hi><hi rend="CharOverride-1">del Beccadelli ancor prima di valorizzare l’Accademia di Stato con una dissertazione ad </hi><hi rend="italic">hoc</hi><hi rend="CharOverride-1">. Il 19 marzo 1779, in occasione della ricorrenza dell’onomastico, Mattei donava al Ministro un’iscrizione che ne</hi><hi rend="CharOverride-1"> celebrava l’azione di governo, ancor più che per l’avveduta politica economica e per la realizzazione di </hi>o<hi rend="CharOverride-1">pere pubbliche che venivano trasformando Napoli in una grande capitale europea, per la riforma dell’istruzione quale vivo impegno a favore del progresso civile</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="xml_14.html#footnote-000">29</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">. </hi></p><p rend="text"><hi rend="CharOverride-1">In conclusione, peculiari i Lumi di Mattei e inedita la sua visione di un ‘</hi><hi rend="CharOverride-1">rischiaramento’ intellettuale inscritto nell’ordine del tempo e destinato a modificare l’ordine del mondo. I cui primi effetti nell’ineluttabile cammino dell’umanità sono misurati dal nostro giurista calabrese nella politica illuminata di Carlo III di Borbone e di suo figlio, Ferdinando IV, che, nell’alleanza tra la ‘</hi><hi rend="CharOverride-1">luce’ del sapere e la ‘forza’ del potere, lasciavano, come Grandi della Terra, un segno indelebile nel Regno di Spagna e in quello di Napoli consacrando l’azione politica alla costruzione della pubblica felicità. </hi></p></div><div><head>Bibliografia</head><p rend="bib_indx_bib">1787. <hi rend="italic">Atti della Real Accademia delle Scienze e Belle Lettere di Napoli </hi><hi rend="italic">dalla fondazione sino all’anno 1787</hi>. In Napoli: presso Donato Campo.</p><p rend="bib_indx_bib">Berti, Francesco. 2003. <hi rend="italic">La ragione prudente. Gaetano Filangieri e la religione delle riforme</hi>. “Scienza e Pensiero”. Firenze: Centro Editoriale Toscano.</p><p rend="bib_indx_bib">Cecere, Antonio, a cura di. 2022. <hi rend="italic">Napoli capitale dei Lumi. Scienza, economia e politica</hi>. Roma: Castelvecchi.</p><p rend="bib_indx_bib">Chiosi, Elvira. 2013. “Le istituzioni accademiche a Napoli nel Settecento. <hi>Continuità e mutamenti.” In </hi><hi rend="italic">Une histoire comparée des milieux intellectuels italiens (XVII-XVIII</hi><hi rend="italic">e</hi><hi rend="italic"> siècles)</hi><hi>,</hi><hi rend="italic"> </hi><hi>sous la direction de </hi><hi>Jean Boutier</hi><hi>, </hi><hi>Brigitte Marin</hi><hi>, et </hi><hi>Antonella Romano</hi><hi>, 105-22. </hi>Rome: publications de l’École française de Rome. </p><p rend="bib_indx_bib">Croce, Benedetto. 1914. <hi rend="italic">Aneddoti e profili settecenteschi</hi>. Napoli: Remo Sandron editore. </p><p rend="bib_indx_bib">De Martino, Giulio. 1995. <hi rend="italic">L’Illuminismo meridionale. La tradizione filosofica del Regno di Napoli tra ’600 e ’700</hi>. <hi>Napoli: Liguori.</hi></p><p rend="bib_indx_bib"><hi>Diderot, Denis, e Jean Baptiste Le Rond D’Alembert. 1751. </hi><hi rend="italic">Encyclopédie ou Dictionnaire raisonné des sciences, des arts et des métiers par une société des gens des lettres, mis ordre et publié par M. Diderot […], et quant à la Partie Mathématiques par M. D’Alembert</hi><hi>. </hi>A Paris: Briasson-David-Le Breton-Durand, Tomo I. </p><p rend="bib_indx_bib">Di Ricco, Alessandra. 2016. “Saverio Mattei autore dei <hi rend="italic">Paradossi</hi>.” In <hi rend="italic">Saverio Mattei. Tradizione e invenzione</hi>, a cura di Milena Montanile, e Renato Ricco, “Biblioteca del XVIII secolo”, 63-74. Roma: Edizioni di Storia e Letteratura.</p><p rend="bib_indx_bib">Fabbri, Paolo. 1993. “Saverio Mattei: un profilo biobibliografico.” In <hi rend="italic">Napoli e il teatro musicale in Europa tra Sette e Ottocento. Studi in onore di Friedrich Lippmann, </hi>a cura di Bianca Maria Antolini, e Wolfgang Witzenmann, 121-44. Firenze: Olschki.</p><p rend="bib_indx_bib">Ferrone, Vincenzo. 2000. <hi rend="italic">I profeti dell’Illuminismo. Le metamorfosi della ragione nel tardo Settecento italiano</hi>. Bari: Laterza.</p><p rend="bib_indx_bib">Goethe, Johann Wolfgang.1959. <hi rend="italic">Viaggio in Italia</hi>, a cura di Oreste Ferrari. Firenze: Sansoni.</p><p rend="bib_indx_bib">Hobbes, Thomas. 2024. <hi rend="italic">Il Leviatano</hi>, a cura di Carlo Galli. Milano: Rizzoli.</p><p rend="bib_indx_bib">Locke, John. 1998. <hi rend="italic">Il Secondo trattato sul governo. Saggio concernente la vera origine, l’estensione e il fine del governo civile</hi>, a cura di Tito Magri, traduzione di Anna Gialluca. Milano: Mondadori.</p><p rend="bib_indx_bib">Lomonaco, Fabrizio. 2010. <hi rend="italic">A partire da Giambattista Vico. Filosofia, diritto e letteratura nella Napoli del secondo Settecento</hi>. Roma: Edizioni di Storia e Letteratura.</p><p rend="bib_indx_bib">Lomonaco, Fabrizio. 2025. 1725. <hi rend="italic">Per fare Scienza nuova</hi>. Milano: FrancoAngeli.</p><p rend="bib_indx_bib">Mattei, Saverio. 1773. “Della tradizione e conservazione dei libri sacri e dell’autorità delle versioni.” In <hi rend="italic">I libri poetici della Bibbia tradotti dall’ebraico originale e adattati al gusto della poesia italiana colle note ed osservazioni critiche, politiche e morali</hi>, Tomo II, <hi rend="italic">Dissertazioni preliminari alla nuova traduzione dei Libri poetici della Bibbia, </hi>seconda edizione, 123-66. In Napoli: Stamperia Simoniana<hi rend="italic">.</hi></p><p rend="bib_indx_bib">Mattei, Saverio. 1773. “Lettere dell’autore, e di vari letterati suoi amici, in cui si propongono e si sciolgono vari dubbi, per maggior illustrazione dell’opera, e specialmente intorno alla musica antica, e moderna.”<hi rend="italic"> </hi>In <hi rend="italic">I libri poetici della Bibbia tradotti dall’ebraico originale e adattati al gusto della poesia italiana colle note ed osservazioni critiche, politiche e morali</hi>, Tomo II: <hi rend="italic">Dissertazioni preliminari alla nuova traduzione dei Libri poetici della Bibbia, </hi>seconda edizione, 205-320. In Napoli: Stamperia Simoniana.</p><p rend="bib_indx_bib">Mattei, Saverio. 1780. “Paradossi o Epistole morali.” In <hi rend="italic">Delle Opere di Saverio Mattei</hi>, Tomo XI: <hi rend="italic">Saggio di poesie latine e italiane, con tre dissertazioni e una raccolta d’Iscrizioni</hi>, Tomo III, 1-60. Napoli: presso Giuseppe Maria Porcelli Negoziante di libri, con Licenza de’ Superiori, e Privilegio.</p><p rend="bib_indx_bib">Mattei, Saverio. 1780. “Dissertazione dell’utilità, o inutilità delle accademie.” In <hi rend="italic">Delle Opere di Saverio Mattei</hi>, Tomo XI: <hi rend="italic">Saggio di poesie latine, ed italiane, con tre Dissertazioni ed una raccolta d’iscrizioni</hi>, Tomo III, 180-204. Napoli: presso Giuseppe Maria Porcelli Negoziante di libri, con Licenza de’ Superiori, e Privilegio.</p><p rend="bib_indx_bib">Mattei, Saverio. 1780. “Raccolta di Iscrizioni.” In <hi rend="italic">Delle opere di Saverio Mattei</hi>, Tomo XI: <hi rend="italic">Saggio di poesie latine e italiane, con tre dissertazioni e una raccolta d’Iscrizioni</hi>, Tomo III, 131-64. Napoli: presso Giuseppe Maria Porcelli Negoziante di libri, con Licenza de’ Superiori, e Privilegio.</p><p rend="bib_indx_bib">Mattei, Saverio. 1784. “Memorie per servire alla vita del Pietro Metastasio.” In <hi rend="italic">Opere del signor Pietro Metastasio romano, poeta cesareo</hi>, <hi rend="italic">novissima edizione</hi>, Tomo 13, III-LI. In Napoli: presso i fratelli De Bonis.</p><p rend="bib_indx_bib">Mattei, Saverio. 1784. “Elogio del Iommelli ossia del progresso della poesia e della musica teatrale.” In <hi rend="italic">Opere del signor Pietro Metastasio romano</hi>, <hi rend="italic">poeta cesareo</hi>, <hi rend="italic">novissima edizione</hi>, Tomo 13, LIII-CXX. In Napoli: presso i fratelli De Bonis.</p><p rend="bib_indx_bib">Montanile, Milena, e Renato Ricco, a cura di. 2016. <hi rend="italic">Saverio Mattei. Tradizione e invenzione</hi>, “Biblioteca del XVIII secolo.” Roma: Edizioni di Storia e Letteratura. </p><p rend="bib_indx_bib">Montesquieu, Charles-Louis de Secondat de. 2004. <hi rend="italic">Lo Spirito delle Leggi</hi>,<hi rend="italic"> </hi>a cura di Robert Derathé,<hi rend="italic"> </hi>“Classici del pensiero”, 2 voll. Milano: Rizzoli.</p><p rend="bib_indx_bib">Rao, Anna Maria. 2009. <hi rend="italic">v</hi>. <hi rend="italic">Saverio Mattei</hi>, in <hi rend="italic">Dizionario Biografico degli Italiani, </hi>vol. 72, 177-82. Roma: Istituto dell’Enciclopedia Italiana Treccani, <ref target="https://www.treccani.it/enciclopedia/saverio-mattei_">https://www.treccani.it/enciclopedia/saverio-mattei_</ref> Dizionario-Biografico (2026-03-30).</p><p rend="bib_indx_bib">Rao, Anna Maria, a cura di. 2012. <hi rend="italic">Felicità pubblica e felicità privata nel Settecento</hi>, “Biblioteca del XVIII secolo.” Roma: Edizioni di Storia e Letteratura. DOI 10.1400/199684</p><p rend="bib_indx_bib">Rao, Anna Maria. 2022. “<hi rend="italic">Dell’utilità o inutilità delle accademie</hi>: un dibattito settecentesco.”<hi rend="italic"> </hi>In <hi rend="italic">Cultura e Innovazione: il ruolo delle Accademie</hi>, a cura di Giuseppe Marrucci, Leonardo Merola, e Goffredo Sciaudone, <hi rend="italic">Quaderni della Società di Scienze, Lettere e Arti di Napoli</hi>, 17-36. <hi>Napoli: Giannini.</hi></p><p rend="bib_indx_bib"><hi>Rousseau, Jean-Jacques. 1768. </hi><hi rend="italic">Dictionnaire de Musique. </hi><hi>Paris: Chez la Veuve Duchesne.</hi></p><p rend="bib_indx_bib">Rousseau, Jean-Jacques. 2023. <hi rend="italic">Contratto sociale</hi>, traduzione di Maria Garin, introduzione di Tito Magri, testo originale nell’edizione di Robert Derathé. Bari: Laterza.</p><p rend="bib_indx_bib">Trampus, Antonio. 2001. <hi rend="italic">La massoneria nell</hi><hi rend="italic">’età moderna</hi>. Bari: Laterza.</p><p rend="bib_indx_bib">Trampus, Antonio. 2008. <hi rend="italic">Il diritto alla felicità. Storia di un’idea</hi>. Bari: Laterza. </p><p rend="bib_indx_bib">Valente, Mario. 2016. “Saverio Mattei e Pietro Metastasio. Breve storia di uno straordinario sodalizio a distanza.” In <hi rend="italic">Saverio Mattei. Tradizione e invenzione</hi>, a cura di Milena Montanile, e Renato Ricco, “Biblioteca del XVIII secolo”, 49-61. Roma: Edizioni di Storia e Letteratura. </p><list rend="numbered">
					<item><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number CharOverride-5"><ref target="xml_14.html#footnote-028-backlink">1</ref></hi><hi rend="CharOverride-6">	</hi><hi rend="CharOverride-6">Cfr. Goethe (1959, 124): «Quanto alla posizione della città e alle sue singolari bellezze</hi><hi rend="CharOverride-6">, tanto descritte e decantate, non ho parole da aggiungere: </hi><hi rend="italic">Vedi Napoli e poi muori! </hi><hi rend="CharOverride-6">dicono qui». Si veda anche il ritratto di Filangieri come uomo e come intellettuale nella lettera a Herder, datata 5 marzo 1787, in Goethe </hi><hi rend="CharOverride-6">(1959, 124; Croce 1914, 122, 123). Croce riproduce, traducendolo in italiano, il giudizio formulato da Herder nelle </hi><hi rend="italic">Lettere sulla promozione dell’Umanità</hi><hi rend="CharOverride-6"> (</hi><hi rend="italic">Briefe zur Beförderung der Humanität</hi><hi rend="CharOverride-6">, 1793-1797), </hi><hi rend="italic">Lettera 59</hi><hi rend="CharOverride-6">: «Sulla filosofia dell’umanità, sull’economia dei popoli noi abbiamo avuto opere eccellenti da quel Paese, giacché la libertà del pensiero illumina e predilige il golfo di Napoli più che altra parte d’Italia» (Croce 1914, 124 n</hi><hi rend="CharOverride-6">ota 2); </hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number CharOverride-5"><ref target="xml_14.html#footnote-027-backlink">2</ref></hi><hi rend="CharOverride-6">	</hi><hi rend="CharOverride-6">Tra i molti studi sui Lumi meridionali, ci si limita a ricordare De Martino (1995), Ferrone (2000), Berti (2003), Cecere (2022) e Lomonaco (2025). </hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number CharOverride-5"><ref target="xml_14.html#footnote-026-backlink">3</ref></hi><hi rend="CharOverride-6">	</hi><hi rend="CharOverride-6">Sulla biografia di Saverio Mattei si vedano in particolare Fabbri (1993) e Rao (2009). </hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number CharOverride-5"><ref target="xml_14.html#footnote-025-backlink">4</ref></hi><hi rend="CharOverride-6">	</hi><hi rend="CharOverride-6">Cfr. Maione (2016, 163): «[…] interventi alla perfetta poetica metastasiana sono operati dallo stesso Mattei, che concepisce alcune pagine per le produzioni reali della </hi><hi rend="italic">Didone abbandonata</hi><hi rend="CharOverride-6"> del 1770 musicata da Insanguine, dell’</hi><hi rend="italic">Ezio</hi><hi rend="CharOverride-6"> del 1771 intonato da Sacchini, dell’</hi><hi rend="italic">Artaserse</hi><hi rend="CharOverride-6"> andato in scena nel 1774 con le musiche di Mysliveček e del </hi><hi rend="italic">Catone in Utica</hi><hi rend="CharOverride-6"> datato 1777 composto da Ottani. Le premurose cure, ampiamente elogiate da Metastasio, di Mattei sembrano non esaurirsi alle singole pagine sostitutive, ma all’intera economia del libretto».</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number CharOverride-5"><ref target="xml_14.html#footnote-024-backlink">5</ref></hi><hi rend="CharOverride-6">	</hi><hi rend="CharOverride-6">L’opera è pubblicata a Napoli in tre volumi tra il 1766 e il 1768. I volumi passano a sei nell’edizione del 1773 e a otto nell’edizione successiva del 1779. I </hi><hi rend="italic">libri poetici</hi><hi rend="CharOverride-6"> ebbero nel 1775 un’edizione a Siena in 3 tomi, un’edizione congiunta a Napoli e Macerata, in 9 volumi, nel 1779-81, un’edizione a Torino nel 1781 in 13 tomi e un’altra a Padova in 2 tomi nel 1782 (ripresa nel 1807). Con il titolo di </hi><hi rend="italic">Salmi tradotti dall’ebraico originale</hi><hi rend="CharOverride-6">, l’opera apparve a Genova nel 1784, in 2 tomi, e a Venezia nel 1785. Singoli salmi furono stampati a parte a Napoli: </hi><hi rend="italic">il salmo 106</hi><hi rend="CharOverride-6"> nel 1773 e </hi><hi rend="italic">il salmo 50</hi><hi rend="CharOverride-6"> nel 1774. </hi><hi rend="CharOverride-6">Su questi temi si veda Rao (2009). </hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number CharOverride-5"><ref target="xml_14.html#footnote-023-backlink">6</ref></hi><hi rend="CharOverride-6">	</hi><hi rend="CharOverride-6">Cfr. Rousseau (1768, 230): «veux-tu donc savoir si quelque étincelle de ce feu dévorant t’anime? Cours, vole à Naples écouter les chef-d’œuvres de </hi><hi rend="italic">Leo</hi><hi rend="CharOverride-6">, de </hi><hi rend="italic">Durante</hi><hi rend="CharOverride-6">, de </hi><hi rend="italic">Jommelli</hi><hi rend="CharOverride-6">, de </hi><hi rend="italic">Pergolèse</hi><hi rend="CharOverride-6">»</hi><hi rend="italic">.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number CharOverride-5"><ref target="xml_14.html#footnote-022-backlink">7</ref></hi><hi rend="CharOverride-6">	</hi><hi rend="CharOverride-6">Nei volumi dei </hi><hi rend="italic">Libri poetici della bibbia</hi><hi rend="CharOverride-6"> e in quelli del </hi><hi rend="italic">Saggio di poesie latine ed italiane</hi><hi rend="CharOverride-6"> (1780) troviamo una scelta selettiva di lettere del carteggio con Metastasio, con Cesarotti e con altri letterati (Mattei 1773, 205-320).</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number CharOverride-5"><ref target="xml_14.html#footnote-021-backlink">8</ref></hi><hi rend="CharOverride-6">	</hi><hi rend="CharOverride-6">Pubblicate per la prima volta nel XIII tomo delle </hi><hi rend="italic">Opere</hi><hi rend="CharOverride-6"> di Pietro Metastasio, edite a Napoli tra il 1780 e il 1785, a cura dello stesso Mattei e di Giuseppe Orlandi, le </hi><hi rend="italic">Memorie</hi><hi rend="CharOverride-6"> </hi><hi rend="italic">per servire alla vita del Pietro Metastasio</hi><hi rend="CharOverride-6"> vengono ripubblicate a Napoli nel 1785. Con informazioni di prima mano, rinvenute nel carteggio intrattenuto con Metastasio (ottanta lettere datate tra il 1769 e il 1782) e nella corrispondenza del poeta romano con la principessa di Belmonte (centocinquanta lettere datate tra il 1749 e il 1782), Mattei perviene a una ricostruzione più attenta della biografia di Metastasio, rettificando errori trasmessi dalle precedenti ricostruzioni biografiche. Cfr. Mattei 1784, V: «ora dalle sole lettere a me scritte dal 1769 fino alla sua morte, che oltrepassano le ottanta, e da quelle che dal 1749 fin agli ultimi tempi scrisse alla principessa di Belmonte, giunte oltre il numero di 150, e da altre indirizzate a vari soggetti qui in Napoli, da me vedute, ho io ricavato tanto quanto non mi basta a scrivere esattamente la vita, ma basta a farmi distinguere le sviste, e gli abbagli di coloro che han tentato di scriverla poco esattamente finora».</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number CharOverride-5"><ref target="xml_14.html#footnote-020-backlink">9</ref></hi><hi rend="CharOverride-6">	</hi><hi rend="CharOverride-6">Come le </hi><hi rend="italic">Memorie</hi><hi rend="CharOverride-6">, anche l’</hi><hi rend="italic">Elogio del Iommelli ossia del progresso della poesia e della musica teatrale </hi><hi rend="CharOverride-6">appare nel XIII tomo delle </hi><hi rend="italic">Opere</hi><hi rend="CharOverride-6"> di Metastasio e, unitamente alle </hi><hi rend="italic">Memorie,</hi><hi rend="CharOverride-6"> viene ristampato a Napoli nel 1785.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number CharOverride-5"><ref target="xml_14.html#footnote-019-backlink">10</ref></hi><hi rend="CharOverride-6">	</hi><hi rend="CharOverride-6">Tra i nuovi studi si veda il volume miscellaneo curato da Montanile e Ricco (2016).</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number CharOverride-5"><ref target="xml_14.html#footnote-018-backlink">11</ref></hi><hi rend="CharOverride-6">	</hi><hi rend="CharOverride-6">Diderot-D’Alembert (1751, 52): «La plûpart des Nations ont à present des Académies, sans en excepter la Russie: mais l’Italie l’emporte sur toutes les autres au moins par le nombre des siennes». </hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number CharOverride-5"><ref target="xml_14.html#footnote-017-backlink">12</ref></hi><hi rend="CharOverride-6">	</hi><hi rend="CharOverride-6">Per uno studio della dissertazione </hi><hi rend="italic">Dell’utilità o inutilità delle accademie </hi><hi rend="CharOverride-6">e del dibattitto sulle accademie emerso in area meridionale si vedano in particolare Chiosi (2013) e Rao (2022).</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number CharOverride-5"><ref target="xml_14.html#footnote-016-backlink">13</ref></hi><hi rend="CharOverride-6">	</hi><hi rend="CharOverride-6">Cfr. Rao </hi><hi rend="CharOverride-6">(2022): «Nel tomo IX [delle </hi><hi rend="italic">Opere di Saverio Mattei</hi><hi rend="CharOverride-6">, pubblicare nel 1780], l’editore avvertiva che la dissertazione era stata «stampata tre anni sono in carta volante, e inserita nell</hi><hi rend="CharOverride-6">’edizione di Padova». La sua composizione, dunque, si collocava a ridosso dell’apertura a Napoli della Reale Accademia delle Scienze e Belle Lettere, istituita il 22 giugno 1778 e inaugurata il 5 luglio 1780. Lo stesso Mattei ne fu socio onorario nella classe di Antichità».</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number CharOverride-5"><ref target="xml_14.html#footnote-015-backlink">14</ref></hi><hi rend="CharOverride-6">	</hi><hi rend="CharOverride-6">Cfr. Mattei (1780, 180): «Si è pensato di fondare una nuova Accademia poetica in Napoli, e i savi Cavalieri che ne promuovono l’erezione han voluto onorarmi col comando di formar io il piano, e le leggi, onde l’Accademia si regolasse. Le forensi occupazioni, che mi tengono lontanissimo dalle Muse, furono cagione ch’io mi scusassi dall’incarico, e che anzi manifestassi un mio sentimento, che non dovesse affatto fondarsi quell’Accademia, di cui cercavano il piano». </hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number CharOverride-5"><ref target="xml_14.html#footnote-014-backlink">15</ref></hi><hi rend="CharOverride-6">	</hi><hi rend="CharOverride-6">Cfr. Mattei (1780, 181): «Quando io credea che non dovesse pensarsi ad erezion di Accademia, non era che io non ne conoscessi l’utilità: era piuttosto un timore che un’Accademia in Napoli non potesse sussistere, e che si fosse nel suo nascere abolita. Bastavano gli esempi a confermarmi in questo pensiero e il non vedere alcuna Accademia nella Città, sicché dovesse esser questa la prima. Né questa mancanza di Accademie è una prova forte di mancanza di coltura: la Città è piena di ottimi ingegni e di uomini illustri in tutte le facoltà: piace il buono universalmente, e le scienze e le arti sono in gran pregio».</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number CharOverride-5"><ref target="xml_14.html#footnote-013-backlink">16</ref></hi><hi rend="CharOverride-6">	</hi><hi rend="CharOverride-6">Cfr. Mattei (1780, 181): «Ma ci è uno spirito d’indipendenza nella letteratura, non piacciono le scuole, ed ognuno vuol esser maestro e discepolo di sé stesso. Nel foro, nel foro medesimo, ch’è, dirò così, la passion dominante del paese, ed a cui si corre saviamente da tutti per raccoglier quegli onori, quegli utili, che si son sempre aspettati in vano dallo sterile Parnaso; nel foro, in cui senza distinzione si ricevono tutti gli ordini, e i ceti, non si ritrovano più scuole, come erano nei tempi scorsi. Le case degli avvocati più illustri son mancanti di giovani, che s’adunino sotto di un capo, o maestro ad apprendere, e a faticare. Onde nasce mai questo male? Forse non abbonda il foro di ottimi giovani?».</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number CharOverride-5"><ref target="xml_14.html#footnote-012-backlink">17</ref></hi><hi rend="CharOverride-6">	</hi><hi rend="CharOverride-6">Cfr. Mattei (1780, 184): «A questo sistema par che s’opponga lo stato florido delle Accademie in Parigi, e in tante altre città non men culte di Napoli. Ma son facili e le risposte non s’istituiscono oggi, ma si ritrovano istituite e sono già accreditate per la fama di quegli uomini, che coltivaron la nazione prima ignorante ed è altro il mantenere il credito antico, altro è acquistarlo da principio».</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number CharOverride-5"><ref target="xml_14.html#footnote-011-backlink">18</ref></hi><hi rend="CharOverride-6">	</hi><hi rend="CharOverride-6">Della fortuna dell’opera di Giambattista Vico nell’ambiente dei giuristi meridionali dà testimonianza anche Goethe, nel suo </hi><hi rend="italic">Viaggio in Italia</hi><hi rend="CharOverride-6">, ricordando l’incontro con Gaetano Filangieri: «Fin da principio [Gaetano Filangieri] mi ha fatto conoscere un antico scrittore della cui sapienza senza fondo questi moderni giuristi italiani vanno quanto mai lieti e superbi. Il suo nome è Giambattista Vico e lo antepongono a Montesquieu. Da una scorsa alla sua opera [</hi><hi rend="italic">La Scienza</hi><hi rend="CharOverride-6"> </hi><hi rend="italic">nuova</hi><hi rend="CharOverride-6">], che mi fu presentata come una reliquia, mi è parso trovarvi presentimenti sibillini del buono e del giusto che un giorno regneranno o dovrebbero regnare su questa terra, presentimenti fondati sopra un’austera meditazione della storia e della vita. È cosa ben degna che una nazione possegga un tal patriarca» (Goethe 1959, 197). Cfr. Lomonaco 2010.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number CharOverride-5"><ref target="xml_14.html#footnote-010-backlink">19</ref></hi><hi rend="CharOverride-6">	</hi><hi rend="CharOverride-6">Sulla lettura di Vico nella cultura massonica ci si limita a ricordare Trampus (2001), Lomonaco (2010).</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number CharOverride-5"><ref target="xml_14.html#footnote-009-backlink">20</ref></hi><hi rend="CharOverride-6">	</hi><hi rend="CharOverride-6">Cfr. Mattei (1780, 184): «Or questo discredito di tutto ciò che forma società così nelle lettere, come nelle altre cose, io lo ripeto da quei fonti stessi, donde son nate le medesime società. Ei non è che </hi><hi rend="italic">un sogno de’ libertini </hi><hi rend="CharOverride-6">di figurarsi che nello stato di natura gli uomini sien tutti eguali».</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number CharOverride-5"><ref target="xml_14.html#footnote-008-backlink">21</ref></hi><hi rend="CharOverride-6">	</hi><hi rend="CharOverride-6">Cfr. Mattei (1780, 183): «Per non divagarmi fuori della materia, e restringermi alle società letterarie, o siano Accademie, queste non le troverete certamente a’ tempi barbari, e quando tutto il Mondo era coverto dall’ignoranza, la sorte uguale di tutti non fa conoscere il bisogno di esser istruito ed aiutato, giacché gl’ingegni tardi e gli acuti sono ugualmente privi d’ogni cognizione. Ma quando taluno s’è cominciato a distinguere, promovendo le arti e le lettere ha cominciato a sparger una luce, quanto bastasse non già ad illuminar gli altri, ma a conoscere che stavan nel buio, ecco nascere le scuole, ed indi le società letterarie, in cui quei pochi che volean distinguersi dalla comune turba universalmente ignorante, avean bisogno di unirsi, e formare una piccola società, che gli distinguesse dal popolo, e in cui si porgessero scambievolmente degli aiuti. Infatti nel rinascer le lettere voi vedete tutte le Città piene di Accademie, e di scuole e la nostra Città ne abbondò ugualmente». </hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number CharOverride-5"><ref target="xml_14.html#footnote-007-backlink">22</ref></hi><hi rend="CharOverride-6">	</hi><hi rend="CharOverride-6">Cfr. Mattei (1780, 181): «Illuminato già il Mondo, e sparse le più belle arcane notizie anche sul basso popolo, gli uomini fon ritornati all’antico stato di uguaglianza, poiché in quanto alla stima che a’ dotti si debbe, tanto è quasi l’esser tutti ignoranti, quanto esser tutti dotti, non potendo nella comune ignoranza o dottrina distinguersi alcuno e credon di non aver bisogno di società letterarie, di scuole, di Accademie, giacche ogni donna oggi disputa francamente di quel che ne</hi><hi rend="CharOverride-6">’ tempi mezzani solo a gran filologi, a gran teologi, e a gran filosofi era noto. Quindi il disprezzo non delle lettere, che sono in grandissimo pregio, ma de’ letterati, perché costoro non possono più imporre, non posson distinguersi dal popolo, il quale dopo le cognizioni avute in tanti dizionari, compendi, metodi, ristretti, ingrato a’ suoi benefattori si crede di non aver più bisogno degli altrui insegnamenti».</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number CharOverride-5"><ref target="xml_14.html#footnote-006-backlink">23</ref></hi><hi rend="CharOverride-6">	</hi><hi rend="CharOverride-6">Cfr. Mattei (1780, 183): «Ecco dunque, che il dispregio delle scuole e la mancanza delle Accademie non dipende da mancanza di coltura ma piuttosto dalla universal coltura, che c’è nella nazione, sebbene sia questo per contrario un indizio della barbarie vicina come suole accadere, dopo che s’è giunto al sommo». </hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number CharOverride-5"><ref target="xml_14.html#footnote-005-backlink">24</ref></hi><hi rend="CharOverride-6">	</hi><hi rend="CharOverride-6">Per uno studio dei </hi><hi rend="italic">Paradossi</hi><hi rend="CharOverride-6"> </hi><hi rend="italic">o</hi><hi rend="CharOverride-6"> </hi><hi rend="italic">Epistole morali</hi><hi rend="CharOverride-6"> si veda in particolare Di Ricco (2016).</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number CharOverride-5"><ref target="xml_14.html#footnote-004-backlink">25</ref></hi><hi rend="CharOverride-6">	</hi><hi rend="CharOverride-6">Su questo tema ci si limita a ricordare la monografia di Trampus (2008) e il volume miscellaneo curato da Anna Maria Rao (2012), apparso nella collana Biblioteca del XVIII secolo della Società Italiana di Studi sul Secolo Diciottesimo. </hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number CharOverride-5"><ref target="xml_14.html#footnote-003-backlink">26</ref></hi><hi rend="CharOverride-6">	</hi><hi rend="CharOverride-6">Cfr. Mattei (1780, 1): «Paradossi chiamavano gli Stoici certe proposizioni contro la comune opinione che sembravano strane al Volgo, ma esaminate co’ principi d’una sana filosofia erano incontrastabili e vere. Che quel ch’è onesto solamente sia buono, che il solo Savio sia libero, che felice solamente sia il Virtuoso, furono i Paradossi, che trattò il gran Roman Oratore che si gloriava d’aver dato il primo un’aria di popolare eloquenza a queste fin allora quistioni spinose ristrette fra i cancelli delle scuole. Da medesimi fonti ha io derivati i miei Paradossi».</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number CharOverride-5"><ref target="xml_14.html#footnote-002-backlink">27</ref></hi><hi rend="CharOverride-6">	</hi><hi rend="CharOverride-6">Cfr. Mattei (1780, 1): «Veramente che solo il Savio sia felice, che solo il Savio sia libero, e schiavi i viziosi che l’ambizioso, l’avaro l’iracondo, l’effeminato non possano esser felici, che debba ognuno contentarsi del proprio stato non farebbero in verità oggi più Paradossi, e tutti dopo i lumi non solo della Filosofia, ma della Religione dovrebbero esserne persuasi. Pur la vita, che continuamente si mena contraria queste massime, è cagione che s’abbian come Paradossi specialmente da coloro che vivono come dicesi nel gran Mondo».</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number CharOverride-5"><ref target="xml_14.html#footnote-001-backlink">28</ref></hi><hi rend="CharOverride-6">	</hi><hi rend="CharOverride-6">Sull’attività dell’Accademia si rinvia agli </hi><hi rend="italic">Atti</hi><hi rend="CharOverride-6"> (1787).</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number CharOverride-5"><ref target="xml_14.html#footnote-000-backlink">29</ref></hi><hi rend="CharOverride-6">	</hi><hi rend="CharOverride-6">Cfr. Mattei 1780 (155-59): «Iosepho Beccadellio Mononia Marchioni sambvcae Ferdinandi regis à secretis et a supremis consiliis genere clarissimo animo etiam, nobiliori qvod concordiam sacerdoti et imperii firmaverit rectam, studiorum ineundam rationem ostenderit Academiam institverit commercii fines intra pomoerivm hvcvsque coangystatos dilatari cursum publicum, evectionum et tractoriarum facilitate opportuna veredariorum et curas agentium dispositione stratisque qva vix actvs et iter erat viis felicivs restitvi vrbem xystis hyparthrisque ad litvs ambvlationibvs toletanam viam cvpedinariis sordidam in politiorem formam redigi cvraverit viro incomparabili et quod in magnis mvneribvs perrarvm facilis admissionis tam mvlta intra breve spativm adgresso plvra et praeclariora meditanti cives grati exteri mirabvndi longam bono pvblico aevitatem comprecantvr». </hi></p></item>
				</list><p rend="editorial_metadata_author">Mariassunta Picardi, University of Naples L’Orientale, Italy, <ref target="mailto:mariassunta.picardi@unior.it">mariassunta.picardi@unior.it</ref>, <ref target="https://orcid.org/0000-0001-6444-9710">0000-0001-6444-9710</ref></p><p rend="editorial_metadata_polices">Referee List (DOI 1<ref target="https://doi.org/10.36253/fup_referee_list">0.36253/fup_referee_list</ref>)</p><p rend="editorial_metadata_polices">FUP Best Practice in Scholarly Publishing (DOI <ref target="https://doi.org/10.36253/fup_best_practice">10.36253/fup_best_practice</ref>)</p><p rend="editorial_metadata_book">Mariassunta Picardi, <hi rend="italic">Il dibattito sulle Accademie nell’Illuminismo meridionale tra filosofia e politica: il caso Saverio Mattei,</hi> © Author(s), <ref target="http://creativecommons.org/licenses/by/4.0/legalcode">CC BY 4.0</ref>, DOI <ref target="https://doi.org/10.36253/979-12-215-0989-2.14">10.36253/979-12-215-0989-2.14</ref>, in Niccolò Guasti, Cinzia Recca, Mónica Bolufer Peruga, Fernando Durán López (edited by), <hi rend="italic">Accademie e luoghi del sapere tra Italia e Spagna nel lungo Settecento. Scienze, arti, letteratura, politica e sociabilità / Academias y lugares del saber en el largo siglo XVIII entre Italia y España. Ciencias, artes, literatura, política y sociabilidad</hi>, pp. -129, 2026, published by Firenze University Press, ISBN 979-12-215-0989-2, DOI <ref target="https://doi.org/10.36253/979-12-215-0989-2">10.36253/979-12-215-0989-2</ref></p></div></div>
      <div>
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          <bibl n="229203">Mattei, Saverio. 1773. “Lettere dell’autore, e di vari letterati suoi amici, in cui si propongono e si sciolgono vari dubbi, per maggior illustrazione dell’opera, e specialmente intorno alla musica antica, e moderna.” In I libri poetici della Bibbia tradotti dall’ebraico originale e adattati al gusto della poesia italiana colle note ed osservazioni critiche, politiche e morali, Tomo II: Dissertazioni preliminari alla nuova traduzione dei Libri poetici della Bibbia, seconda edizione, 205-320. In Napoli: Stamperia Simoniana.</bibl>
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          <bibl n="229206">Mattei, Saverio. 1780. “Raccolta di Iscrizioni.” In Delle opere di Saverio Mattei, Tomo XI: Saggio di poesie latine e italiane, con tre dissertazioni e una raccolta d’Iscrizioni, Tomo III, 131-64. Napoli: presso Giuseppe Maria Porcelli Negoziante di libri, con Licenza de’ Superiori, e Privilegio.</bibl>
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