<?xml version="1.0" encoding="utf-8" standalone="yes"?>
<TEI xmlns="http://www.tei-c.org/ns/1.0">
  <teiHeader>
    <fileDesc>
      <titleStmt>
        <title type="main" level="a">Ripensare la storia della Sicilia del Settecento. Accademie e milieux culturali, tra tradizione e innovazione</title>
        <author>
          <persName n="1" ref="https://orcid.org/0000-0002-7849-8502" type="ORCID">
            <forename>Cinzia</forename>
            <surname>Recca</surname>
            <placeName type="affiliation">University of Catania, Italy</placeName>
          </persName>
        </author>
        <respStmt>
          <resp>This is a section of <title>Accademie e luoghi del sapere tra Italia e Spagna nel lungo Settecento / Academias y lugares del saber en el largo siglo XVIII entre Italia y España</title>(DOI: <idno type="DOI">10.36253/979-12-215-0989-2</idno>) by </resp>
          <name>Niccolò Guasti, Cinzia Recca, Mónica Bolufer Peruga, Fernando Durán López</name>
        </respStmt>
      </titleStmt>
      <publicationStmt>
        <publisher>Firenze University Press</publisher>
        <pubPlace>Florence</pubPlace>
        <date when="2026">2026</date>
        <idno type="DOI">https://doi.org/10.36253/979-12-215-0989-2.15</idno>
        <availability>
          <p>Available for academic research purposes</p>
          <p>Open Access</p>
          <p>Copyright Author(s)</p>
          <licence source="text" target="https://creativecommons.org/licenses/by/4.0/legalcode">
            <p>Content licence CC BY 4.0</p>
          </licence>
          <licence source="metadata" target="https://creativecommons.org/publicdomain/zero/1.0/legalcode">
            <p>Metadata licence CC0 1.0</p>
          </licence>
        </availability>
      </publicationStmt>
      <sourceDesc>
        <p>This is original content, published for academic research purposes</p>
      </sourceDesc>
    </fileDesc>
    <encodingDesc>
      <appInfo>
        <application version="2.2" ident="Booksflow">
          <desc>Digital edition XML powered by Booksflow</desc>
        </application>
      </appInfo>
    </encodingDesc>
    <profileDesc>
      <abstract xml:lang="en">
        <p>This chapter explores the role of Sicilian academies within the broader framework of eighteenth-century cultural and intellectual transformations. Far from being culturally peripheral, Sicily was part of a dynamic process of renewal shaped by Enlightenment ideals circulating across Europe.</p>
      </abstract>
      <textClass>
        <keywords>
          <list>
            <item>Sicilian academies</item>
            <item>Enlightenment</item>
            <item>cultural transformations</item>
            <item>intellectual women</item>
            <item>Educational renewal</item>
          </list>
        </keywords>
      </textClass>
    </profileDesc>
  </teiHeader>
  <text>
    <body>
      <p>It is available online at https://doi.org/10.36253/979-12-215-0989-2.15<ref target="https://doi.org/10.36253/979-12-215-0989-2.15" /></p>
<div><head>Ripensare la storia della Sicilia del Settecento. Accademie e <hi rend="italic">milieux</hi> culturali, tra tradizione e innovazione</head><p rend="h1_author ParaOverride-1">Cinzia Recca</p><div><head>1. Premessa</head><p rend="text"><hi rend="CharOverride-1">Il Settecento siciliano si configura come un secolo di transizione e fermento, contrassegnato da significative elaborazioni culturali e da profondi mutamenti sociali, economici e politici. L’isola, pur collocata in posizione periferica rispetto ai grandi centri dell’Illuminismo europeo, partecipa in modo non marginale alle trasformazioni ideologiche e istituzionali che attraversano il continente. Le correnti del pensiero razionalista e riformatore si diffondono progressivamente nel tessuto intellettuale locale, favorendo l’emergere di un’</hi><hi rend="italic">élite</hi><hi rend="CharOverride-1"> </hi><hi rend="CharOverride-1">colta sensibile ai temi del progresso, della ragione e dell’utilità sociale, in linea con le istanze della cultura illuministica. Tale apertura si traduce in un rinnovato impulso alla promozione del sapere e alla circolazione delle idee: ne sono prova la fondazione di nuove istituzioni scolastiche e scientifiche – come il Real Collegio Carolino e l’Accademia degli Studi di Palermo –, la sottoscrizione a periodici italiani ed europei, la pubblicazione di riviste locali, opuscoli, orazioni e scritti di natura filosofica, giuridica ed economica. Questi strumenti contribuiscono a consolidare una coscienza culturale moderna e una più articolata visione del ruolo della Sicilia nello spazio politico e intellettuale del Regno di Napoli e dell’Europa. Un’evoluzione del panorama culturale siciliano settecentesco va dunque interpretata come il frutto di un’interazione complessa fra fermenti intellettuali, riforme istituzionali e tensioni politiche, che favorirono l’</hi><hi rend="CharOverride-1">avvio, pur tra contraddizioni e resistenze, di un processo di modernizzazione destinato a incidere profondamente nella storia dell’isola.</hi></p><p rend="text"><hi rend="CharOverride-1">Un ruolo decisivo nelle dinamiche di rinnovamento fu svolto dalle politiche riformatrici promosse dalla monarchia borbonica, in particolare durante i regni di Carlo di Borbone e, successivamente, di Ferdinando IV. In tale contesto si colloca la cacciata della Compagnia di Gesù dal Regno di Napoli nel 1767: misura che, se da un lato risentiva delle pressioni delle corti europee e dell’influenza del giurisdizionalismo, dall’altro aprì nuovi spazi alla riorganizzazione del sistema educativo e alla secolarizzazione della cultura. La soppressione dell’ordine gesuitico comportò il riutilizzo dei suoi beni e dei suoi collegi per finalità pubbliche, laiche e statali, favorendo la diffusione di un sapere meno confessionale e più aderente ai criteri della razionalità e dell’interesse collettivo.</hi></p><p rend="text"><hi rend="CharOverride-1">Anche la Sicilia, nel corso del XVIII secolo, fu interessata da un intenso fenomeno di proliferazione accademica, che rifletteva le tensioni innovative proprie dell’età dei Lumi. Lo storico fiumano Michele Maylender, nella sua monumentale </hi><hi rend="italic">Storia delle accademie d’Italia</hi><hi rend="CharOverride-1">, censisce per l’isola almeno 170 istituzioni accademiche attive tra il XVI e il XX secolo, molte delle quali ebbero origine proprio nel Settecento, a testimonianza di un rinnovato fervore intellettuale</hi><hi rend="CharOverride-1">. </hi></p><p rend="text"><hi rend="CharOverride-1">Tali accademie si configuravano come spazi alternativi – talvolta persino antagonistici – rispetto al sapere tradizionale e dogmatico veicolato dalle università e dagli istituti religiosi. Esse divennero centri di elaborazione critica e di promozione di un sapere più dinamico, empirico e aggiornato alle esigenze della società contemporanea. Non a caso, parallelamente, si sviluppò in Sicilia una vigorosa spinta riformatrice nel settore dell’istruzione sostenuta tanto dalle </hi><hi rend="italic">élites</hi><hi rend="CharOverride-1"> laiche quanto da esponenti del potere regio (Tacchi Venturi 1951, 297-304; De Rosa 1963; Renda 1974; 1993; Guasti 2013)</hi><hi rend="CharOverride-1">. Tale impulso mirava non solo a sottrarre l’educazione al controllo esclusivo della Compagnia di Gesù – la cui espulsione nel 1767 costituì un momento cruciale – ma anche a ‘democratizzare’ l’accesso alla cultura e ad aggiornare i curricoli scolastici con l’introduzione di discipline scientifiche e sperimentali, quali fisica, chimica e scienze naturali (Allegra 1983). Questo rinnovamento rispondeva alle nuove istanze della politica illuminata, dello sviluppo economico e del progresso tecnico-industriale.</hi></p><p rend="text"><hi rend="CharOverride-1">Le accademie sorsero nei princ</hi><hi rend="CharOverride-1">ipali centri urbani dell’isola – Palermo, Catania, Messina, Siracusa, Caltagirone – ma anche in realtà meno centrali, come Gangi, Castelbuono e Nicosia, segno della capillarità di una vivace, sebbene talvolta poco valorizzata, vita intellettuale. Esse costituivano luoghi di confronto multidisciplinare, nei quali trovavano spazio filosofia, letteratura, scienze, giurisprudenza e arti, contribuendo in modo significativo alla circolazione delle idee riformatrici e alla costruzione di una cultura dell’utile e del progresso civile.</hi></p><p rend="text"><hi rend="CharOverride-1">Un’indagine approfondita sulle accademie siciliane del XVIII secolo e sulla circolazione delle idee che in esse prendevano forma – coinvolgendo ambiti eterogenei del sapere, dalla letteratura all’antiquaria, dalla filosofia alla religione fino alle scienze naturali –</hi><hi rend="CharOverride-1"> non può essere circoscritta a una prospettiva municipale o esclusivamente regionale. Essa richiede piuttosto un inquadramento nelle più ampie dinamiche della storia culturale europea, al fine di evidenziare i nessi che legano la Sicilia non soltanto al Mezzogiorno continentale e al contesto italiano nel suo complesso, ma anche all’Europa del secolo dei Lumi (Maylender 1928, 88-104).</hi></p><p rend="text"><hi rend="CharOverride-1">Nel corso del Settecento l’istituzione accademica si configurò come una realtà largamente diffusa: nei principali Stati europei le capitali costituivano sedi privilegiate di consessi letterari e scientifici, mentre anche i centri urbani minori ospitavano spesso istituzioni analoghe, talvolta in relazione epistolare o organizzativa con quelle metropolitane. Si tratta, dunque, di un fenomeno culturale capillare che si estendeva fino alle estreme propaggini meridionali del continente e coinvolgeva attivamente anche la Sicilia, isola tutt’altro che marginale o isolata rispetto ai circuiti della produzione e trasmissione del sapere (Giarrizzo 1977, 181-212).</hi></p></div><div><head>2. Oltre il mito dell’isolamento culturale della Sicilia settecentesca</head><p rend="text"><hi rend="CharOverride-1">La consolidata interpretazione che attribuisce alla Sicilia del XVIII secolo una condizione di isolamento culturale, benché autorevolmente sostenuta in ambito storiografico, necessita di una più articolata revisione critica. Giambattista Vico, a titolo esemplare, deplorava la limitata notorietà dei letterati isolani, osservando che «de’ Letterati di quell’Isola quì non si ha affatto contezza» (Battistini, e Guaragnella 2007; Battistini, Griggio, e Rabboni </hi><hi rend="CharOverride-1">2011)¹. Tale valutazione, fatta propria anche da storici quali Domenico Scinà e Giuseppe Giarrizzo, ha concorso a consolidare la raffigurazione della Sicilia quale ambito culturalmente periferico (Scinà 1985; Giarrizzo 1995).</hi></p><p rend="text"><hi rend="CharOverride-1">Nondimeno, tale percezione di marginalità risulta convincente soltanto se valutata in una prospettiva «in uscita», ossia misurando esclusivamente la capacità dell’isola di esportare e di far conoscere all’esterno il proprio patrimonio culturale. Se, al contrario, si adotta una prospettiva «in entrata», vale a dire si prende in esame il grado di recettività dei principali centri intellettuali siciliani, si delinea un quadro sensibilmente diverso. In quest’ottica, la Sicilia del XVIII secolo si configura come un contesto progressivamente emancipato, dotato di una crescente apertura verso i circuiti sovraregionali della cultura europea e pienamente ricettivo nei confronti delle istanze riformatrici e delle sollecitazioni critiche provenienti dall</hi><hi rend="CharOverride-1">’Illuminismo.</hi></p><p rend="text"><hi rend="CharOverride-1">In particolare, il governo piemontese di Vittorio Amedeo II, sebbene di breve durata, costituì un momento di transizione significativo</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="xml_15.html#footnote-008">1</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">. Esso non riuscì a dissolvere del tutto l’egemonia culturale esercitata dalla Compagnia di Gesù nell’ambito dell’istruzione, ma contribuì a innescare un fermento progressista che si mantenne vivo grazie all’opera di vescovi ‘illuminati’. Tra questi, si ricordano Domenico Rossi (1737-47) e Marcello Papiniano Cusani (1754-62) a Palermo; Lorenzo Gioeni (1730-54) e Andrea Lucchesi Palli (1755-68) ad Agrigento; Francesco Testa (1748-54), Giuseppe Antonio Requisenz (1755-72) e Giovanni Battista Alagona (1773-1801) a Siracusa; Salvatore Ventimiglia (1757-73) e Corrado Maria Deodato de Moncada (1773-1813) a Catania. Questi prelati promossero nelle rispettive diocesi un indirizzo culturale alternativo a quello gesuitico, incoraggiando un approccio critico e razionale agli studi teologici, ispirato al metodo cartesiano, e favorendo la rinascita degli studi umanistici (D’</hi><hi rend="CharOverride-1">Alessandro 1958, 84-85)</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="xml_15.html#footnote-007">2</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">. Tali iniziative costituiscono un elemento fondamentale per comprendere il processo di rinnovamento culturale siciliano nel XVIII secolo e indicano come l’isola, seppur con ritardo, partecipasse attivamente al più ampio movimento illuminista europeo. Nel 1767 si aggiunse all’azione intrapresa da alcuni esponenti religiosi la soppressione della Compagnia di Gesù, la quale, dopo essere stata espulsa da Portogallo, Francia e Spagna, venne estromessa anche dal Regno delle Due Sicilie, con la conseguente confisca dei suoi beni da parte dello Stato borbonico (Guasti 2015, 248-61). Tale esito fu reso possibile grazie alla politica riformatrice perseguita da Bernardo Tanucci durante la reggenza per la minorità di Ferdinando IV. Il ministro, giurista di formazione, si impegnò a rafforzare l’autonomia e la laicità dello Stato, aspirando a definire un nuovo equilibrio istituzionale tra sovrano e sudditi, liberato dall’intermediazione di corpi sociali dotati di privilegi e immunità speciali, in coerenza con i principi dell’anticurialismo giusnaturalista, la cui massima espressione napoletana si riscontra nella figura di Giannone </hi><hi rend="CharOverride-1">(Tufano 2009, 249-86).</hi></p><p rend="text"><hi rend="CharOverride-1">Non limitandosi alla semplice abolizione della Compagnia, il sovrano, con un decreto del 1768, ordinò di «emendare le pubbliche scuole, che da essa con tanto abuso degl’ingegni umani faceasi» (Renda 1974, 169), avviando così una riforma volta a riaffermare la centralità dell’istruzione pubblica all’interno di una visione statale improntata ai valori dell’illuminismo. </hi><hi rend="CharOverride-1">È opportuno, tuttavia, rilevare che tali riforme non produssero effetti immediati né determinarono un’autentica svolta strutturale. La loro portata rimase infatti limitata, essendo il risultato di interventi di tipo top-down, maturati all’interno di un programma riformatore sostanzialmente moderato e solo parzialmente ricettivo rispetto alle istanze più innovative dell’epoca. Questa considerazione non mira a smentire la consolidata tradizione storiografica che, da Domenico Scinà (1985) a Giuseppe Giarrizzo (1995), fino ad analisi più recenti (Renda 2003, 241-56).</hi></p><p rend="text"><hi rend="CharOverride-1">D’altro canto, sebbene si debba riconoscere come i contatti e le influenze europee di matrice riformista risultassero spesso insufficienti a generare una vera e propria rivoluzione culturale dirompente</hi><hi rend="CharOverride-1"> (Giarrizzo 1995, 201-15), ciò non deve tuttavia impedire di rilevare e sottolineare un significativo progresso rispetto alle condizioni pregresse (Scinà 1985). In tal senso, l’anno 1768 rappresenta per la Sicilia un momento storico di particolare rilievo: è infatti in quel periodo, immediatamente dopo l’espulsione dei gesuiti, che si avviarono le riforme nel campo degli studi, segnando l</hi><hi rend="CharOverride-1">’inizio di una nuova fase nel sistema educativo isolano. Si può pertanto definire quell’epoca come «sempre memorabile», proprio in virtù di queste trasformazioni strutturali.</hi></p><p rend="text"><hi rend="CharOverride-1">Ancora più emblematico fu l’anno 1779, definito come «l’aurora del giorno lucidissimo» che vide la fondazione dell’Università degli Studi di Palermo e la nascita di numerosi licei e collegi in altre città siciliane, mentre «non fu allora dimenticata l’antica Università di Catania», testimoniando così un rinnovato impulso all’istruzione superiore sull’isola</hi><hi rend="CharOverride-1"> (Raimondi 1987, 119-35; De Luca 2002, 45-62; Cancila 2006, 23-41).</hi></p></div><div><head>3. Accademie, biblioteche e sociabilità dotta: verso una rete insulare del sapere</head><p rend="text"><hi rend="CharOverride-1">Prima ancora della creazione delle università moderne, la Sicilia evidenziò importanti segnali di sviluppo culturale attraverso l’istituzione e l’apertura di numerose biblioteche pubbliche. Fino agli anni Cinquanta del XVIII secolo, l’isola poteva contare su un’unica biblioteca ad accesso pubblico, situata a Palermo presso l’Oratorio di San Filippo Neri</hi><hi rend="CharOverride-1"> (Raimondi 1987). Tuttavia, a partire dal 1738, si assistette a una significativa espansione degli spazi dedicati alla conservazione e diffusione del sapere: in quell’anno fu inaugurata la biblioteca comunale di Messina, mentre nel 1755 venne fondata a Catania la più vasta raccolta libraria dell’intera regione, arricchita dal ricco patrimonio librario del vescovo Ventimiglia (1721-1797). Questi sviluppi non solo riflettono l’intensificarsi dell’interesse per la cultura e la conoscenza, ma rappresentano anche un’indicazione concreta dell’apertura della società siciliana verso i modelli illuministici di diffusione del sapere. </hi></p><p rend="text"><hi rend="CharOverride-1">Nel corso del XVIII secolo, la Sicilia assistette a</hi><hi rend="CharOverride-1">nche a un notevole incremento sia del numero delle accademie sia delle adunanze letterarie, che divennero fulcri essenziali di aggregazione e confronto per gli intellettuali più influenti dell’epoca. Questi centri culturali promuovevano un ambiente di dialogo fertile, stimolando la crescita della produzione editoriale e contribuendo alla circolazione di idee innovative. Sebbene non tutte le opere derivanti da tali riunioni raggiungessero un alto livello artistico o letterario, esse costituiscono fonti fondamentali per l’analisi della dinamica sociale e culturale dell’isola nel XVIII secolo. Tali pubblicazioni rivestirono inoltre un ruolo cruciale come strumenti di informazione pubblica, aprendo la strada alla nascita di riviste e raccolte che diffusero i principi illuministici in Sicilia. In particolare, la </hi><hi rend="italic">Raccolta di opuscoli di autori siciliani</hi><hi rend="CharOverride-1">, curata da Salvatore Di Blasi e pubblicata a Palermo dal 1758 al 1797 (con una sospensione tra il 1778 e il 1788), rappresentò uno dei periodici più significativi e longevi del periodo, contribuendo in maniera sostanziale al dibattito culturale locale (Verga 2019, 9-14).</hi></p><p rend="text"><hi rend="CharOverride-1">Prima di analizzare nel dettaglio le numerose assemblee che animavano i principali centri intellettuali dell’</hi><hi rend="CharOverride-1">isola, risulta utile – per delimitare con maggiore precisione la nozione di un isolamento culturale assoluto della Sicilia – ricostruire la fitta rete di relazioni che, attraverso sottili connessioni quali scambi epistolari, conversazioni occasionali e incontri tra singoli individui, assicurava la circolazione delle idee e del sapere.</hi></p><p rend="text"><hi rend="CharOverride-1">Gli intellettuali siciliani intrattenevano un articolato dialogo culturale con studiosi e accademici provenienti dal continente, mentre le accademie locali mantenevano rapporti istituzionali con consorelle di altre regioni, scambiando membri e riconoscimenti accademici. A titolo esemplare, lo storico siracusano Francesco Di Paola Avolio risultò affiliato alla Società Colombaria di Firenze, mentre Saverio Landolina, anch’egli originario di Siracusa, fu eletto socio della Reale Accademia delle Scienze e Belle Lettere di Napoli e dell’Accademia di Göttingen, testimonianza della vasta rete di interconnessioni culturali che superava i confini insulari (Alessi 1925, 45-78; Giarrizzo 1995, 123-50).</hi></p><p rend="text"><hi rend="CharOverride-1">Il catanese Giuseppe Recupero, eminente studioso di scienze naturali e vulcanologia, noto soprattutto per la sua Storia naturale e generale dell’Etna, fu insignito della qualifica di socio dell’</hi><hi rend="CharOverride-1">Accademia dei Colombari e degli Antiquari di Londra. Due altri esponenti di spicco della cultura etnea, il principe Ignazio Biscari e Giovanni Andrea Paternò Castello, furono rispettivamente eletti membri delle accademie di Bordeaux e Londra, entrambe società di cui faceva parte anche il benedettino Vito Maria Amico. Tommaso Campailla, celebre «Infuocato» di Modica, partecipò attivamente alla vita delle principali accademie siciliane del suo tempo, tra cui i Pericolanti, gli Ereini – nei quali adottò lo pseudonimo di Serpilio Leonzio – e i Pastori del Buon Gusto; fu inoltre accolto come membro di autorevoli istituzioni accademiche europee, tra le quali si annoverano le accademie di Londra, Parigi e Lipsia</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="xml_15.html#footnote-006">3</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">. Il suo pensiero filosofico riscosse l’ammirazione di figure eminenti come Fontenelle</hi><hi rend="CharOverride-1">, D’Aguirre, Berkeley, Bernardo Lama, Nicola Di Martino e Muratori, il quale lo accolse fra gli Assorditi di Urbino. Le sue opere furono sostenute in ambito accademico da personalità come il canonico Filippo Coccolini a Pisa, che promosse la lettura dell’Adamo presso la celebre Università, e da Domenico Rolli a Roma, che lo accolse nell’Accademia dell’Arcadia con il nome di Andremoneo.</hi></p><p rend="text"><hi rend="CharOverride-1">Il viaggio a scopo letterario e scientifico rappresentò una componente peculiare della cultura intellettuale siciliana del Settecento. Gli eruditi dell’isola non si limitarono ad accogliere i numerosi visitatori europei, ma furono essi stessi protagonisti di un’intensa mobilità, intraprendendo itinerari di formazione e ricerca che li resero parte attiva delle reti erudite sovraregionali (Di Matteo 1999, 41-72). Ad esempio, Giovanni Battista Caruso, storico di Polizzi Generosa, percorse varie regioni d</hi><hi rend="CharOverride-1">’Italia e si recò in Francia, dove instaurò un significativo rapporto di amicizia con il benedettino Jean Mabillon, il quale ne incoraggiò le ricerche sulla storia siciliana. Analogamente, l’erudito Giacomo Nicolaci di Noto intraprese viaggi di studio in Italia e in Francia, ottenendo riconoscimenti anche a Malta; mentre il concittadino Gaspare Buscemi si recò a Roma per approfondire lo studio dell’antica Netum, documentando nel 1751 i risultati delle proprie indagini in una corrispondenza indirizzata allo stesso Nicolaci. Da Modica prese avvio anche il lungo viaggio dell’economista e letterato Saverio Scrofani (1756-1835), che percorse l’Italia, la Francia, la Grecia, l’Asia Minore e l’Egitto; entrò in contatto con importanti intellettuali come Melchiorre Cesarotti e Quirino Visconti, divenendo accademico della Crusca, socio corrispondente dell’Istituto reale di Francia e direttore generale di statistica, prima a Napoli e poi a Palermo. Invece i</hi><hi rend="CharOverride-1">l siracusano Tommaso Gargallo, pluriaccademico, fu membro dell’Aretusea, dei palermitani del Buon Gusto e, con il nome di Lirnesso Venusto, appartenne all’Arcadia romana; amico personale di Ippolito Pindemonte, nel 1778 intraprese, all’età di diciassette anni, un viaggio di formazione in Italia, guidato proprio dall’amico, principalmente verso Verona.</hi></p><p rend="text"><hi rend="CharOverride-1">Infine, gli antiquari siciliani, come il già citato principe Biscari, tornarono dai loro viaggi in Italia con ricchi patrimoni di reperti, mentre Alessandro Recupero, numismatico palermitano, fondò un museo che godette di grande prestigio a livello continentale.</hi></p><p rend="text"><hi rend="CharOverride-1">Anche nel campo dell’insegnamento, che si svolgeva nei seminari, convitti e atenei dell’isola, si registrò un’intensa circolazione di saperi e docenti. I siciliani ottennero cattedre prestigiose in diverse città della penisola italiana, mentre, parallelamente, numerosi intellettuali e studiosi provenienti dal continente furono chiamati a operare in Sicilia, spesso su iniziativa di vescovi e aristocratici locali desiderosi di promuovere un rinnovamento culturale (Giarrizzo 1995, 145-77; Sciuti Russi 2003)</hi><hi rend="CharOverride-1">. Tra questi eminenti docenti vi furono figure di varia provenienza e ordine religioso, tra cui i teatini Paolo Maria Valesi e Lodoli da Siena, Giovanni Felice Palesi e Domenico Salvagnini da Padova, Giovanni Battista Nevio da Vicenza, Giuseppe Piazzi – futuro scopritore dell’asteroide Cerere – originario di Ponte di Valtellina, e Joseph Sterzinger da Innsbruck (Crimi 1978; Cusumano 2013).</hi></p><p rend="text"><hi rend="CharOverride-1">Nell’ambito degli scolopi si distinsero Francesco Murena di Savoia, Emanuele Manfredi e Michelangelo Monti da Genova; tra i gesuiti, Antonio Maria Lupi da Firenze; mentre il camaldolese Isidoro Bianchi, proveniente da Cremona, fu chiamato a insegnare metafisica nel seminario di Monreale. Ulteriori nomi degni di rilievo includono il barnabita Marco Antonio Vogli da Bologna, gli agostiniani scalzi Ottavio di Santa Reparata da Firenze e Giovanni di Santa Maria da Torino, il servita Alessandro Bandiera da Siena, nonché il piemontese Secondo Sinesio (Venturi 1976, 455-80; Giarrizzo 1995, 185-205).</hi></p><p rend="text"><hi rend="CharOverride-1">Non meno importanti furono i contributi di Giustiniano Orsini da Padova, Desiderio Larghi da Siena, Giuseppe Zahra da Malta, Filippo Cafaro da Cosenza, Buonafede Vitali da Verona, G.F. Sèguier da Nîmes, Giuseppe Guglieri da Oneglia – noto per la sua padronanza del latino e dell’italiano – e Giuseppe Vella, anch</hi><hi rend="CharOverride-1">’egli maltese (Militello 2016, 101-18; Scaglione Gaglia 2021, 199-230).</hi></p><p rend="text"><hi rend="CharOverride-1">Di fondamentale importanza furono anche le relazioni epistolari, che, in un secolo contraddistinto dalla fioritura delle Accademie, costituiscono forse la dimensione più pregnante della comunicazione intellettuale del Settecento. L’ampio </hi><hi rend="italic">corpus</hi><hi rend="CharOverride-1"> di lettere conservate rappresenta una fonte primaria imprescindibile per la ricostruzione delle reti culturali dell’epoca. Tra le corrispondenze più significative si annoverano quelle di Campailla con Berkeley e Muratori</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="xml_15.html#footnote-005">4</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">, di Caruso con Muratori, Fontanini e Zeno, di Mongitore con Crescimbeni, di Landolina con Münter (Cusumano 2017; Gazzè </hi><hi rend="CharOverride-1">2014), di Gaetani con Pietro Napoli Signorelli e di Biscari con altri esponenti del panorama culturale.</hi></p><p rend="text"><hi rend="CharOverride-1">In questo contesto, Palermo divenne un vivace centro di incontri arcadici, ospitando prestigiose accademie quali gli Ereini, il Buon Gusto, i Geniali, la Colonia Orotea e la Galante Conversazione (Verga 2019, 15-33).</hi></p><p rend="text"><hi rend="CharOverride-1">Sul versante orientale, invece, si sviluppò un fertile </hi><hi rend="italic">humus</hi><hi rend="CharOverride-1"> culturale che favorì la nascita di una fiorente narrativa. Tuttavia, la molteplicità di assemblee e figure coinvolte rende complesso definire un unico filone omogeneo e coerente. Di fronte a tale variegato e complesso scenario, l’unica strada percorribile è una paziente ricostruzione archivistica, volta a recuperare ogni frammento utile a ricomporre il mosaico dei diversi ambienti culturali settecenteschi. All</hi><hi rend="CharOverride-1">’interno di questi vivaci ambienti culturali, che si manifestavano tanto negli sfarzosi saloni dei palazzi quanto negli ardori intellettuali più elevati, si intrecciavano figure come Mazzucchelli e il Galfo, noto per i suoi rapporti con Metastasio (Giarrizzo 1995, 105-205; Militello 2017).</hi></p><p rend="text"><hi rend="CharOverride-1">Tuttavia, l’elenco potrebbe proseguire quasi indefinitamente, estendendosi a contesti ben oltre la mera dimensione letteraria. Un esempio emblematico è rappresentato dai carteggi di Giuseppe Gioeni, docente di storia naturale presso l’Università di Catania, il quale intrattenne un fitto scambio epistolare con eminenti scienziati del calibro di Hamilton, Spallanzani, Volta e Cesarotti (Giuffrida 2014; Grasso Naddei 2017).</hi></p><p rend="text"><hi rend="CharOverride-1">La moltiplicazione di spazi e relazioni culturali si configurò dunque anche in Sicilia come una realtà consolidata; le accademie non furono soltanto luoghi fisici – analogamente a biblioteche e università –</hi><hi rend="CharOverride-1"> ma divennero veri e propri centri ideali, animatori di una nuova dimensione sociale della cultura. In questo contesto, la circolazione del sapere all’interno della cosiddetta «repubblica delle lettere» si configurava come un elemento essenziale per il «totale risorgimento del buon gusto», come sottolineava Crescimbeni nel delineare il ruolo dell’Arcadia (Crescimbeni 1980, 35-44; Cerruti 1995, 110-15).</hi></p><p rend="text"><hi rend="CharOverride-1">L’Accademia degli Etnei, rinnovata nel XVIII secolo dal principe Ignazio di Biscari, rappresentò una delle istituzioni culturali più attive a Catania, affiancata da numerose altre società che confluirono poi nell’Accademia Gioenia, con forte vocazione scientifica (Cerruti 2001). A Siracusa, l</hi><hi rend="CharOverride-1">’Accademia degli Aretusei, nonostante la natura occasionale delle riunioni e le sedi spesso ecclesiastiche, si impose come centro culturale di rilievo, con figure come Tommaso Gargallo e Cesare Gaetani tra i suoi membri più influenti (Leonardi 1970). Accademie minori emersero in centri come Avola e Augusta, mentre a Noto l’Accademia dei Trasformati, ricostituita dopo il terremoto del 1693, vide la partecipazione di personalità di spicco quali Giacomo Nicolaci e Antonino Astuto, che consolidarono i legami culturali nel territorio. Nel ragusano, Tommaso Campailla fu una figura centrale nel dialogo tra filosofia, scienza e tradizione ecclesiastica, contribuendo a integrare la cultura locale nella più ampia rete europea del sapere.</hi></p></div><div><head>4. Figure e pratiche della partecipazione femminile nella cultura accademica siciliana</head><p rend="text"><hi rend="CharOverride-1">La pratica delle «risposte in rima», radicata nella tradizione sonettistica, veniva frequentemente ripresa all’interno delle accademie, soprattutto dagli esponenti dei circoli pastorali, pastori e pastorelle. Fra i casi più rilevanti si può citare il dialogo poetico sviluppatosi a Modica, unitamente allo scambio epistolare intercorso tra la napoletana Petronilla De Sio Vincenti e il conte siracusano Cesare Gaetani, in occasione del conferimento della patente di Accademica Aretusea alla giovane pastorella Nilla Partenopea, episodio che testimonia in modo eloquente la partecipazione attiva delle donne alla vita culturale e accademica del tempo</hi><hi rend="CharOverride-1"> (Morelli 1822)</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="xml_15.html#footnote-004">5</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">.</hi></p><p rend="text"><hi rend="CharOverride-1">In tale prospettiva introduttiva, appare significativo sottolineare come il coinvolgimento delle donne di lettere nelle accademie siciliane consenta di delineare con maggiore precisione la condizione femminile nell’isola. La Sicilia del Settecento si presenta infatti come un contesto particolarmente avanzato rispetto a molte altre regioni italiane ed europee, un aspetto ampiamente discusso ma ancora meritevole di ulteriori studi e approfondimenti. </hi></p><p rend="text"><hi rend="CharOverride-1">La figura di Anna Maria Li Guastelli rappresenta un interessante esempio di come la dimensione femminile e monastica si intersechi con le dinamiche accademiche e culturali dell’epoca. Conosciuta in ambito accademico e religioso come suor Anna Isabella del Cor di Maria, fu una delle figure femminili più significative nella vita culturale siciliana del XVIII secolo, in particolare per il suo ruolo nelle accademie letterarie isolane</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="xml_15.html#footnote-003">6</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">. Entrata nell’ordine delle carmelitane s</hi><hi rend="CharOverride-1">calze</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="xml_15.html#footnote-002">7</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1"> presso il monastero dell’Assunzione della Beata Vergine Maria a Porta Vicari di Palermo</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="xml_15.html#footnote-001">8</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">, Li Guastelli si distinse non solo per la sua vita monastica improntata alla rigida spiritualità carmelitana, ma anche per il suo impegno poetico e letterario. La sua affiliazione all’Accademia degli Ereini – una delle principali istituzioni culturali della Sicilia settecentesca – testimonia l’esistenza di spazi culturali in cui le donne potevano partecipare attivamente alla vita intellettuale, anche se spesso entro i limiti imposti dalla condizione religiosa o sociale. All</hi><hi rend="CharOverride-1">’interno di questo sodalizio, Anna Maria Li Guastelli assunse il nome accademico di Lesbia Ippocrenea, che si inserisce nella tradizione umanistica e nel culto delle muse letterarie, sottolineando la sua competenza e la sua partecipazione nel canone poetico del tempo (Cerruti 2002).</hi></p><p rend="text"><hi rend="CharOverride-1">Il conferimento di un soprannome e l’accesso alle pubblicazioni e ai circoli letterari dell’epoca indicano una piena integrazione nelle pratiche accademiche, dove la poesia – in particolare i poemetti sacri come Santa Rosalia e Palermo liberata dalla peste del 1625, pubblicati nel 1773 – rappresentava uno degli strumenti principali di espressione intellettuale e di partecipazione sociale. </hi><hi rend="CharOverride-1">Tale contributo risulta particolarmente significativo nel contesto siciliano, dove i monasteri carmelitani divennero centri di produzione culturale, nonostante la clausura. La sua partecipazione testimonia la presenza femminile nelle accademie, un fenomeno ancora poco indagato ma che rivela come le donne, pur nei limiti imposti dal contesto sociale, fossero attive nel dibattito culturale e nella produzione letteraria.</hi></p><p rend="text"><hi rend="CharOverride-1">Queste opere non solo riflettono la devozione religiosa, ma rappresentano anche un contributo significativo alla letteratura cultuale e al patrimonio culturale palermitano, ambito in cui le accademie svolgevano un ruolo fondamentale come centri di diffusione del sapere e di costruzione dell’identità collettiva.</hi></p><p rend="text"><hi rend="CharOverride-1">Considerata la ricchezza e l’accuratezza delle informazioni contenute nel poema, è verosimile che l’autrice abbia attinto ad almeno due fra le più autorevoli biografie di Teresa de Ávila: quella di padre Francisco de Ribera (1590</hi><hi rend="CharOverride-1">) e quella di Diego de Yepes (1606). Da quest’ultima, in particolare, pare derivare l’episodio narrato nel canto XIII, in cui la santa, allora priora del monastero dell’Incarnazione, ammonisce con decisione un cavaliere che frequentava assiduamente il parlatorio, minacciandolo di riferire l’accaduto direttamente al sovrano, dettaglio attestato soltanto in alcune edizioni della vita di Yepes</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="xml_15.html#footnote-000">9</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">.</hi></p><p rend="text"><hi rend="CharOverride-1">Di tono meno articolato si presenta il componimento dedicato a Santa Rosalia, pubblicato nel 1773, quando l’Accademia degli Ereini era ormai in fase di declino. L’</hi><hi rend="CharOverride-1">opera fu data alle stampe per iniziativa del padre della religiosa, che riuscì a superarne le ritrosie alla pubblicazione. Il testo si divide in due sezioni: nella prima si esalta la figura di Rosalia come eroina sacra e modello femminile di virtù; nella seconda si ripercorrono in chiave poetica gli eventi legati alla peste del 1625, con particolare enfasi sul ruolo salvifico attribuito al ritrovamento delle reliquie della santa, presentato come momento fondativo della protezione divina sulla città di Palermo. Nelle pagine introduttive al poemetto Santa Rosalia, vergine e cittadina palermitana, Anna Maria Li Guastelli inserì un epigramma in cui offre di sé stessa un ritratto letterario di rara forza espressiva. L’opera, dedicata dal padre Giambattista Li Guastelli al pretore di Palermo Vincenzo Maria La Grua Talamanca e Bellacera, si apre infatti con i versi in cui la poetessa afferma: «Che una donna sia sapiente, a mio giudizio, è raro; che scriva, ancor più raro; rarissimo, infine, che scriva bene. Lesbia conosce molte cose, scrive, e queste sono buone!».</hi></p><p rend="text"><hi rend="CharOverride-1">In questo autoritratto epigrammatico, l’autrice rivendica con elegante consapevolezza la propria competenza poetica, collocandosi nel solco di quella tradizione di scrittura femminile che, pur minoritaria nel Settecento, seppe dialogare con i circuiti intellettuali coevi. L’epigramma suscitò particolare interesse per la figura della sua autrice, della quale il padre Giambattista Li Guastelli (1773) scriveva: «Ella è una religiosa mia figlia che, imitando moltissime illustre donne e uomini nella vita religiosa, coltivatori delle muse e delle scienze, ha sopra nobile e santo argomento vergati i suoi poetici intendimenti».</hi></p><p rend="text"><hi rend="CharOverride-1">In piena età illuministica, la monaca-poetessa rappresentò così un singolare intreccio fra rigorosa vita claustrale e partecipazione, seppur mediata, ai fermenti intellettuali e scientifici del tempo. La sua attività accademica si inserisce in un filone più ampio di partecipazione femminile che, seppure non ancora oggetto di studi esaustivi, sta emergendo negli ultimi decenni come un tema centrale per la comprensione della cultura siciliana del Settecento. La presenza di poetesse e intellettuali come Li Guastelli nelle accademie indica la possibilità, per alcune donne, di superare le barriere di genere e di affermarsi in ambiti tradizionalmente riservati agli uomini, contribuendo così a ridefinire il ruolo femminile nella società e nella cultura (Finoccharo Chimirri 1996, 67-82)</hi><hi rend="CharOverride-1">.</hi></p><p rend="text"><hi rend="CharOverride-1">Le accademie, in questo senso, non erano solo luoghi di discussione letteraria, ma anche spazi di socializzazione e riconoscimento pubblico, dove la scrittura poteva assumere un valore performativo e simbolico. L’adozione di pseudonimi e la partecipazione a concorsi, pubblicazioni e incontri ritualizzati conferivano alle accademiche un riconoscimento intellettuale che trascendeva la loro condizione sociale. Questo aspetto è ben illustrato nel caso di suor Anna Isabella, la cui produzione poetica si pone come testimonianza dell’arte letteraria femminile e del suo inserimento nella cultura accademica (Finoccharo Chimirri 1996, 74-76). In un’epoca in cui la partecipazione femminile alle accademie era ancora un’eccezione, la presenza di Li Guastelli e di altre poetesse con simili riconoscimenti mostra la capacità di alcune donne siciliane di inserirsi attivamente nel sistema culturale accademico, fornendo un esempio di rilievo per la storia della letteratura e della società isolana del Settecento (Ricaldone 1996, 85-103).</hi></p></div><div><head>5. Conclusioni</head><p rend="text"><hi rend="CharOverride-1">L’</hi><hi rend="CharOverride-1">analisi delle dinamiche culturali e accademiche della Sicilia del Settecento restituisce un quadro ricco e sfaccettato, che sfugge a ogni riduzione dell’isola a periferia intellettuale dell’Europa dei Lumi. Le ricerche storiche più aggiornate hanno infatti evidenziato un fitto intreccio di scambi, reti di sociabilità e iniziative che testimoniano una piena partecipazione della società isolana ai processi di modernizzazione culturale del tempo. Accademie, biblioteche, corrispondenze epistolari e viaggi di formazione costituirono gli strumenti principali attraverso cui le idee del razionalismo e della riforma si propagarono, facendo della Sicilia un nodo significativo della «repubblica delle lettere», capace di dialogare con i maggiori centri italiani ed europei.</hi></p><p rend="text"><hi rend="CharOverride-1">Le accademie, in particolare, svolsero una funzione che andava ben oltre l’intrattenimento letterario o la semplice emulazione dei modelli continentali. Si imposero come autentici laboratori del pensiero moderno, nei quali si sperimentavano forme innovative di conoscenza e si elaboravano progetti di riforma. Esse favorirono l’aggiornamento dei saperi filosofici, giuridici e scientifici, promuovendo la circolazione di testi, metodi sperimentali e discipline legate alle scienze naturali, come la fisica e la botanica. La loro attività contribuì in modo decisivo alla diffusione dei principi illuministici e all’affermazione di una cultura dell’utile e del progresso, inserendosi in un più ampio movimento di rinnovamento promosso da élite laiche e da settori ecclesiastici sensibili alle istanze della ragione e della critica. Lungi dall’essere meri spazi di sociabilità, tali consessi costituirono vere sedi di elaborazione teorica, nelle quali si ridefinivano i rapporti tra sapere religioso e conoscenza laica, tra tradizione e sperimentazione.</hi></p><p rend="text"><hi rend="CharOverride-1">Parallelamente, l’espansione delle biblioteche pubbliche e private e la circolazione di libri e periodici contribuirono a rafforzare la diffusione del sapere e a consolidare una coscienza intellettuale moderna. Le raccolte librarie, spesso nate per iniziativa di vescovi o aristocratici, diventarono luoghi di confronto, aperti non solo ai dotti locali ma anche a viaggiatori e studiosi provenienti dal resto d’</hi><hi rend="CharOverride-1">Europa. Le reti epistolari, inoltre, consentirono ai letterati siciliani di inserirsi nei circuiti internazionali della conoscenza: basti pensare alla corrispondenza di Tommaso Campailla con esponenti della filosofia europea o ai contatti di scienziati come Giuseppe Recupero con naturalisti e accademici di varie nazioni. Questa fitta trama di comunicazioni e viaggi di studio favorì un dialogo costante con i centri culturali italiani e stranieri, confermando il carattere aperto e dinamico della vita intellettuale isolana.</hi></p><p rend="text"><hi rend="CharOverride-1">Un aspetto di particolare rilievo, rimasto a lungo in secondo piano nella storiografia, è rappresentato dalla partecipazione femminile. La figura di Anna Maria Li Guastelli, nota in ambito accademico come suor Anna Isabella del Cor di Maria, ne offre un esempio emblematico. Monaca carmelitana e poetessa, seppe trasformare la clausura in occasione di elaborazione culturale, ottenendo riconoscimenti accademici e pubblicando componimenti poetici che intrecciavano devozione religiosa e raffinatezza letteraria. La sua produzione, e il fatto stesso di essere accolta in un’istituzione accademica, attestano una forma di autorevolezza intellettuale femminile che, pur sviluppandosi entro i limiti della vita monastica, ebbe un valore pubblico e simbolico rilevante. Attraverso la sua esperienza si intravede la possibilità, per alcune donne, di superare le barriere di genere e di partecipare attivamente alla vita culturale dell’isola.</hi></p><p rend="text"><hi rend="CharOverride-1">Questa presenza femminile non va interpretata come un fenomeno isolato, ma come parte di un più ampio processo di ridefinizione del ruolo delle donne nella sfera intellettuale. Poetesse e letterate, pur operando in contesti spesso segnati da vincoli sociali e religiosi, riuscirono a far sentire la propria voce in spazi tradizionalmente dominati dagli uomini, contribuendo alla costruzione di una memoria culturale condivisa e a una progressiva trasformazione dell’immaginario collettivo. Le accademie, con le loro pratiche rituali di pubblicazione, adozione di pseudonimi e organizzazione di concorsi, offrirono alle donne un riconoscimento pubblico che andava oltre la mera tolleranza e si traduceva in un’effettiva legittimazione della loro attività letteraria.</hi></p><p rend="text"><hi rend="CharOverride-1">In questa prospettiva, le accademie siciliane del XVIII secolo devono essere considerate veri e propri laboratori di modernità. In esse si misurarono tensioni tra tradizione e innovazione, tra cultura religiosa e istanze laiche, tra centro e periferia. La loro storia, intrecciata a quella delle élite colte, delle istituzioni riformatrici e delle protagoniste femminili, costituisce una componente essenziale dell’Illuminismo europeo. L’esperienza dell’isola non rappresenta una variante minore, ma un tassello imprescindibile per comprendere la pluralità dei percorsi attraverso i quali i principi dei Lumi si tradussero in pratiche culturali concrete, dando vita a un originale e specifico modello di modernizzazione intellettuale.</hi></p></div><div><head>Fonti manoscritte</head><p rend="bib_indx_bib">BNCP: <hi rend="italic">Fondo Manoscritti.</hi> Tommaso Campailla. Lettere a George Berkeley e a Ludovico Antonio Muratori, sec. XVIII. Palermo: Biblioteca Nazionale Centrale.</p></div><div><head>Bibliografia</head><p rend="bib_indx_bib">Alberghina, Mario, a cura di. 2005. <hi rend="italic">L’Accademia Gioenia, 180 anni di cultura scientifica</hi>. Catania: G. Maimone Editore.</p><p rend="bib_indx_bib">Alessi, Luigi. 1925. <hi rend="italic">Le Accademie siciliane nel Settecento</hi>. Palermo: Traci. </p><p rend="bib_indx_bib">Battistini, Andrea, e Pasquale Guaragnella, a cura di. 2007. <hi rend="italic">Giambattista Vico e l’enciclopedia dei saperi</hi>. Lecce: Pensa Multimedia.</p><p rend="bib_indx_bib">Battistini, Andrea, Claudio Griggio, e Raffaella Rabboni, a cura di. 2011. <hi rend="italic">La Repubblica delle Lettere, il Settecento italiano e la scuola del secolo XXI</hi>. Atti del congresso internazionale di Udine, 8-10 aprile 2010. Pisa-Roma: Fabrizio Serra.</p><p rend="bib_indx_bib">Bentivegna, Giuseppe. 1999. <hi rend="italic">Dal riformismo muratoriano alle filosofie del Risorgimento: contributi alla storia intellettuale della Sicilia</hi>. Napoli: Guida.</p><p rend="bib_indx_bib">Bosco, Salvatore. 2009. “Schede dei manoscritti.” In <hi rend="italic">Censimento dei manoscritti delle biblioteche italiane. Catania, Biblioteca regionale universitaria - Fondo Strano</hi>. <ref target="http://manus.iccu.sbn.it">http://manus.iccu.sbn.it</ref> (2025-07-30).</p><p rend="bib_indx_bib">Calabrese, Maria Concetta. 2012. <hi rend="italic">Baroni imprenditori nella Sicilia moderna. Michelangelo e Giuseppe Agatino Paternò Castello di Sigona</hi>. Catania: Giuseppe Maimone Editore. </p><p rend="bib_indx_bib">Cancila, Orazio. 2006. <hi rend="italic">Storia dell’università di Palermo. Dalle origini al 1860</hi>. Roma-Bari: Laterza. </p><p rend="bib_indx_bib">Cerruti, Marco. 1995. <hi rend="italic">Repubblica delle lettere e cultura europea nel Settecento</hi>. Milano: FrancoAngeli.</p><p rend="bib_indx_bib">Colletta, Luigi. 1979. <hi rend="italic">La reggenza di Ferdinando IV e le riforme borboniche</hi>. Napoli: Liguori Editore. </p><p rend="bib_indx_bib">Crescimbeni, Giovanni Mario. 1980. <hi rend="italic">Dell’Arcadia e del buon gusto</hi>, a cura di Luca Bianchi. Torino: Einaudi.</p><p rend="bib_indx_bib">Crimi, Alfio. 1978. <hi rend="italic">Teoria educativa e scuola popolare in Sicilia nel tempo dei Borboni</hi>. Acireale: La Nuova Grafica.</p><p rend="bib_indx_bib">Criscione, Giovanni. 1999. “Tommaso Campailla e l’ambiente culturale a Modica fra ‘600 e ‘700.” <hi rend="italic">Archivum Historicum Mothycense</hi> 5: 69-102.</p><p rend="bib_indx_bib">Cusumano, Nicola. 2013. <hi rend="italic">Joseph Sterzinger Aufklärer teatino tra Innsbruck e Palermo (1746-1821</hi>). Palermo: Mediterranea ricerche.</p><p rend="bib_indx_bib">Cusumano, Nicola. 2017. <hi rend="italic">Libri e culture in Sicilia nel Settecento</hi>. Palermo: New Digital Press.</p><p rend="bib_indx_bib">D’Alessandro, Enzo. 1958. “L’abolizione della Compagnia di Gesù nel 1767 e l’espulsione dalla Sicilia.” <hi rend="italic">Archivio Storico Siciliano</hi> III, 9: 71-103.</p><p rend="bib_indx_bib">De Francesco, Antonino. 2011. <hi rend="italic">L’Illuminismo in Italia</hi>. Bologna: Il Mulino.</p><p rend="bib_indx_bib">De Luca, Maria. 2002. <hi rend="italic">L’Università di Palermo e le riforme settecentesche</hi>. Palermo: Palumbo Editore.</p><p rend="bib_indx_bib">De Rosa, Gabriele. 1963. <hi rend="italic">I gesuiti in Sicilia e la rivoluzione del ’48</hi>. Roma: Edizioni di Storia e Letteratura.</p><p rend="bib_indx_bib">Di Blasi, Salvatore. 1758-97. <hi rend="italic">Raccolta di opuscoli di autori siciliani</hi>. Voll.1-20. Palermo: Stamperia Reale- Giuseppe Solli.</p><p rend="bib_indx_bib">Di Matteo, Salvatore. 1999. <hi rend="italic">Viaggiatori stranieri in Sicilia dagli Arabi alla seconda metà del XX secolo. Repertorio, analisi, bibliografia</hi>. Palermo: ISSPE.</p><p rend="bib_indx_bib">Dollo, Corrado. 2005. <hi rend="italic">Itinerari storiografici</hi>, a cura di Giuseppe Bentivegna et al. Soveria Mannelli: Rubbettino. </p><p rend="bib_indx_bib">Finocchiaro Chimirri, Giuseppe. 1996. <hi rend="italic">Nel Parnaso siciliano del Settecento</hi>. Catania: CUECM.</p><p rend="bib_indx_bib">Gazzè, Lavinia. 2018. “Saverio Landolina: un erudito tra Arcadia e antiquaria.” In <hi rend="italic">Siracusa e il suo patrimonio archeologico tra Sette e Ottocento</hi>, a cura di Giovanna Greco, 45-72. Siracusa: Istituto Nazionale di Archeologia.</p><p rend="bib_indx_bib">Giarrizzo, Giuseppe. 1995. <hi rend="italic">La Sicilia nel Settecento</hi>. Palermo: Sellerio. </p><p rend="bib_indx_bib">Giarrizzo, Giuseppe, e Maurice Aymard, a cura di. 2007. <hi rend="italic">Catania. La città, la sua storia</hi>. Catania: Sanfilippo.</p><p rend="bib_indx_bib">Giuffrida, Antonino. 2014. “La ‘Repubblica della scienza’ nella Sicilia borbonica tra mito e realtà.” <hi rend="italic">Mediterranea. Ricerche storiche</hi> 30: 291-316.</p><p rend="bib_indx_bib">Grasso Naddei, Carmela, a cura di. 2017. <hi rend="italic">L’Inventario dell’Archivio storico dell’Accademia Gioenia di Catania</hi>. Catania: G. Maimone Editore. </p><p rend="bib_indx_bib">Guasti, Niccolò, a cura di. 2013. <hi rend="italic">I patrimoni dei gesuiti nell’Italia moderna: una prospettiva comparativa</hi>. <hi>Bari: Edipuglia. </hi></p><p rend="bib_indx_bib"><hi>Guasti,</hi><hi> Niccolò. 2015. “The Exile of the Spanish Jesuits in Italy (1767-1815).” </hi><hi rend="italic">The Jesuit Suppression in Global Context: Causes, Events, Consequences</hi><hi>, edited by Jeffrey D. Burson, and Jonathan Wright, 248-61. </hi>Cambridge: Cambridge University Press.</p><p rend="bib_indx_bib">Leonardi, Giuseppe. 1970. <hi rend="italic">L’Accademia Aretusea. Documenti di un episodio della vita culturale a Siracusa nel primo Settecento</hi>. Siracusa: Archivio di Stato Siracusano.</p><p rend="bib_indx_bib">Li Guastelli, Anna.<hi rend="italic"> </hi>1773. <hi rend="italic">S. Rosalia vergine e cittadina palermitana. Poemetto della signora d. Anna Maria Li Guastelli </hi>[…].<hi rend="italic"> </hi>Palermo: nella regia stamperia di d. Giacomo Epiro.</p><p rend="bib_indx_bib">Marino, Maurizio, e Alfio Spampinato, a cura di. 2018. <hi rend="italic">I soci dell</hi><hi rend="italic">’Accademia Gioenia dal 1961 al 2018</hi>. <hi>Catania: G. Maimone Editore.</hi></p><p rend="bib_indx_bib"><hi>Militello, Paolo. 2016. The Historiography on Early Modern Age Sicily between the 20</hi><hi rend="superscript CharOverride-3">th</hi><hi> and 21</hi><hi rend="superscript CharOverride-3">st</hi><hi> Centuries.” </hi><hi rend="italic">Mediterranea. Ricerche storiche</hi> 36: 101-18.</p><p rend="bib_indx_bib">Militello, Paolo. 2017. “Reti di corrispondenza e cultura erudita nella Sicilia del Settecento.” <hi rend="italic">Mediterranea. Ricerche storiche</hi> 41: 225-50.</p><p rend="bib_indx_bib">Mongitore, Antonino<hi rend="italic">. </hi>1707.<hi rend="italic"> Bibliotheca Sicula sive de scriptoribus siculis qui tum vetera, tum recentiora saecula illustrarunt, notitiae locupletissimae</hi>. Panormi: Didaci Bua.</p><p rend="bib_indx_bib">Morelli, Niccolò. 1822. “Contessa Petronilla De Sio Galdi.” In <hi rend="italic">Biografia degli uomini illustri del Regno di Napoli</hi>. Tomo VIII. Napoli: Gervasi.</p><p rend="bib_indx_bib">Raimondi, Antonino. 1987. <hi rend="italic">Storia delle istituzioni culturali siciliane</hi>. Palermo: Palumbo Editore.</p><p rend="bib_indx_bib">Recupero, Giuseppe. 1815. <hi rend="italic">Storia naturale e generale dell’Etna. Opera postuma arricchita di numerose annotazioni</hi>, a cura di Agatino Recupero. Voll. 1-2. Catania: Stamperia della Regia Università degli Studî.</p><p rend="bib_indx_bib">Renda, Francesco. 1974.<hi rend="italic"> Tanucci e i beni dei gesuiti in Sicilia</hi>. Roma: Edizioni di Storia e Letteratura.</p><p rend="bib_indx_bib">Renda, Francesco. 1993. <hi rend="italic">L’espulsione dei gesuiti dalle Due Sicilie</hi>. Palermo: Sellerio.</p><p rend="bib_indx_bib">Renda, Francesco. 2003. <hi rend="italic">Storia della Sicilia dalle origini ai giorni nostri</hi>. Palermo: Sellerio.</p><p rend="bib_indx_bib">Ribera, Francisco de. 1590. <hi rend="italic">Vida de la madre Teresa de Jesús</hi> […]. Salamanca: Pedro Lasso.</p><p rend="bib_indx_bib">Ricaldone, Laura. 1996. <hi rend="italic">La scrittura nascosta. Donne di lettere e loro immagine tra Arcadia e Restaurazione</hi>. Paris-Fiesole: Honoré Champion-Cadmo.</p><p rend="bib_indx_bib">Rossi, Paolo. 1991. <hi rend="italic">Il passato, la memoria, l’oblio. Dei saggi di storia delle idee</hi>. Bologna: Il Mulino. </p><p rend="bib_indx_bib">Russo, Sebastiano. 2007. <hi rend="italic">Saverio Landolina. La cultura dell’antico</hi>. Siracusa: Lombardi.</p><p rend="bib_indx_bib">Sanfilippo, Paolo. 1839. <hi rend="italic">Compendio della storia di Sicilia</hi>. Palermo: Stabilimento tipografico-librario dei fratelli Pedone Lauriel. </p><p rend="bib_indx_bib">Scaglione, Giannantonio, e Arturo Gallia. 2021. “I viaggiatori del Grand tour in Sicilia nel Settecento tra paesaggio e antichità. Strumenti digitali per la valorizzazione del <hi rend="italic">Voyage pittoresque</hi> di J.-C. Richard de Saint-Non (1781-1786).” <hi rend="italic">Geostorie</hi> XXIX, 3: 199-230.</p><p rend="bib_indx_bib">Scinà, Domenico. 1824-27. <hi rend="italic">Prospetto della storia letteraria di Sicilia nel secolo decimottavo</hi>. Voll. 1-3. Palermo: Lorenzo Dato.</p><p rend="bib_indx_bib">Scinà, Domenico. 1985. <hi rend="italic">Cultura e società in Sicilia nel Settecento</hi>. Palermo: Palumbo Editore.</p><p rend="bib_indx_bib">Sciuti Russi, Vittorio. 2003. <hi rend="italic">Riformismo settecentesco e inquisizione siciliana: l</hi><hi rend="italic">’abolizione del «terrible monstre» negli scritti di Friedrich Münter</hi>. Roma: Edizioni scientifiche italiane.</p><p rend="bib_indx_bib">Tacchi Venturi, Pietro. 1951. <hi rend="italic">Storia della Compagnia di Gesù in Italia</hi>. Voll. 2. Roma: La Civiltà Cattolica.</p><p rend="bib_indx_bib">Tufano, Roberto. 2009. 09 La Fra <hi rend="italic">La Francia e le Sicilie. Stato e disgregazione sociale nel Mezzogiorno d’Italia da Luigi XIV alla Rivoluzione</hi>. Napoli: Arte Tipografica.</p><p rend="bib_indx_bib">Tufano, Roberto. 2017. <hi rend="italic">Illuminismo e governamentalità. Riformismo e dispotismo nelle Sicilie da Filippo V a Ferdinando IV</hi>. Roma: Aracne.</p><p rend="bib_indx_bib">Yepes, Diego de. 1606. <hi rend="italic">Vida, virtudes y milagros de la Santa Madre Teresa de Jesú</hi>s […]. Madrid: por Angelo Tavanno.</p><list rend="numbered">
					<item><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number CharOverride-4"><ref target="xml_15.html#footnote-008-backlink">1</ref></hi><hi rend="CharOverride-5">	</hi><hi rend="CharOverride-5">Come è noto, dopo la pace di Utrecht (1713) la Sicilia passò ai Savoia, quindi agli Asburgo (1720) e, con la pace di Vienna (1738), ai Borbone. Nel breve governo sabaudo Vittorio Amedeo II ridusse l’influenza gesuitica più per rafforzare il proprio controllo che per avviare un reale rinnovamento culturale.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number CharOverride-4"><ref target="xml_15.html#footnote-007-backlink">2</ref></hi><hi rend="CharOverride-5">	</hi><hi rend="CharOverride-5">D’Alessandro segnala che alla vigilia dell’espulsione i gesuiti contavano in Sicilia 35 collegi o noviziati e 12 case d’esercizi spirituali, esercitando forte influenza sull’aristocrazia, spesso presente con propri membri nella Compagnia.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number CharOverride-4"><ref target="xml_15.html#footnote-006-backlink">3</ref></hi><hi rend="CharOverride-5">	</hi><hi rend="CharOverride-5">Tommaso Campailla (1668-1740), filosofo, medico e poeta modicano, autore del poema filosofico </hi><hi rend="italic">L’Adamo</hi><hi rend="CharOverride-5"> (1728), unì ispirazioni cartesiane e leibniziane. Fu attivo nelle principali accademie isolane, in particolare nei Pericolanti di Messina e negli Ereini di Palermo, affermandosi come figura di spicco del rinnovamento scientifico e letterario siciliano del primo Settecento.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number CharOverride-4"><ref target="xml_15.html#footnote-005-backlink">4</ref></hi><hi rend="CharOverride-5">	</hi><hi rend="CharOverride-5">Si veda a tal riguardo l’epistolario di Tommaso Campailla con George Berkeley e Ludovico Antonio Muratori: BNCP, Fondo Manoscritti.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number CharOverride-4"><ref target="xml_15.html#footnote-004-backlink">5</ref></hi><hi rend="CharOverride-5">	</hi><hi rend="CharOverride-5">La voce di Morelli era dedicata alla poetessa De Sio Vincenti, moglie del conte e noto letterato Vincenzo Ambrogio Galdi.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number CharOverride-4"><ref target="xml_15.html#footnote-003-backlink">6</ref></hi><hi rend="CharOverride-5">	</hi><hi rend="CharOverride-5">Le indagini condotte presso l’Archivio di Stato di Palermo, l’Accademia dell’Arcadia e gli archivi ecclesiastici hanno restituito informazioni scarse o del tutto assenti riguardo alla data effettiva del decesso.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number CharOverride-4"><ref target="xml_15.html#footnote-002-backlink">7</ref></hi><hi rend="CharOverride-5">	</hi><hi rend="CharOverride-5">L’ordine delle carmelitane scalze, riforma carmelitana che era nata nel XVI secolo sotto la guida di Teresa de Ávila, promuoveva una vita austera, contemplativa e dedita alla preghiera, ma non escludeva l’impegno culturale delle sue religiose, che attraverso la scrittura poetica e la partecipazione a circoli letterari contribuivano alla diffusione della cultura religiosa e intellettuale</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number CharOverride-4"><ref target="xml_15.html#footnote-001-backlink">8</ref></hi><hi rend="CharOverride-5">	</hi><hi rend="CharOverride-5">Il Monastero dell’Assunta fu la prima casa delle carmelitane scalze in Sicilia: venne fondato nel 1627 a Palermo da Antonio Aragona Moncada, con il consenso di papa Urbano VIII, su impulso della moglie Giovanna La Cerda. Vi si stabilirono tredici monache, tra cui la duchessa stessa; la chiesa fu consacrata nel giugno 1628. Il monastero venne soppresso nel 1866. </hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number CharOverride-4"><ref target="xml_15.html#footnote-000-backlink">9</ref></hi><hi rend="CharOverride-5">	</hi><hi rend="CharOverride-5">Per un inquadramento delle opere poetiche di suor Anna Maria Li Guastelli e delle fonti da lei utilizzate, cfr. in particolare l’edizione ampliata dell’opera di Yepes in cui compare l’episodio riportato nel canto XIII. </hi></p></item>
				</list><p rend="editorial_metadata_author">Cinzia Recca, University of Catania, Italy, <ref target="mailto:cinzia.recca@unict.it">cinzia.recca@unict.it</ref>, <ref target="https://orcid.org/0000-0002-7849-8502">0000-0002-7849-8502</ref></p><p rend="editorial_metadata_polices">Referee List (DOI 1<ref target="https://doi.org/10.36253/fup_referee_list">0.36253/fup_referee_list</ref>)</p><p rend="editorial_metadata_polices">FUP Best Practice in Scholarly Publishing (DOI <ref target="https://doi.org/10.36253/fup_best_practice">10.36253/fup_best_practice</ref>)</p><p rend="editorial_metadata_book">Cinzia Recca, <hi rend="italic">Ripensare la storia della Sicilia del Settecento. Accademie e </hi>milieux<hi rend="italic"> culturali, tra tradizione e innovazione,</hi> © Author(s), <ref target="http://creativecommons.org/licenses/by/4.0/legalcode">CC BY 4.0</ref>, DOI <ref target="https://doi.org/10.36253/979-12-215-0989-2.15">10.36253/979-12-215-0989-2.15</ref>, in Niccolò Guasti, Cinzia Recca, Mónica Bolufer Peruga, Fernando Durán López (edited by), <hi rend="italic">Accademie e luoghi del sapere tra Italia e Spagna nel lungo Settecento. Scienze, arti, letteratura, politica e sociabilità / Academias y lugares del saber en el largo siglo XVIII entre Italia y España. Ciencias, artes, literatura, política y sociabilidad</hi>, pp. -145, 2026, published by Firenze University Press, ISBN 979-12-215-0989-2, DOI <ref target="https://doi.org/10.36253/979-12-215-0989-2">10.36253/979-12-215-0989-2</ref></p></div></div>
      <div>
        <listBibl>
          <head>References</head>
          <bibl n="229219">BNCP: Fondo Manoscritti. Tommaso Campailla. Lettere a George Berkeley e a Ludovico Antonio Muratori, sec. XVIII. Palermo: Biblioteca Nazionale Centrale.</bibl>
          <bibl n="229220">Alberghina, Mario, a cura di. 2005. L’Accademia Gioenia, 180 anni di cultura scientifica. Catania: G. Maimone Editore.</bibl>
          <bibl n="229221">Alessi, Luigi. 1925. Le Accademie siciliane nel Settecento. Palermo: Traci.</bibl>
          <bibl n="229222">Battistini, Andrea, e Pasquale Guaragnella, a cura di. 2007. Giambattista Vico e l’enciclopedia dei saperi. Lecce: Pensa Multimedia.</bibl>
          <bibl n="229223">Battistini, Andrea, Claudio Griggio, e Raffaella Rabboni, a cura di. 2011. La Repubblica delle Lettere, il Settecento italiano e la scuola del secolo XXI. Atti del congresso internazionale di Udine, 8-10 aprile 2010. Pisa-Roma: Fabrizio Serra.</bibl>
          <bibl n="229224">Bentivegna, Giuseppe. 1999. Dal riformismo muratoriano alle filosofie del Risorgimento: contributi alla storia intellettuale della Sicilia. Napoli: Guida.</bibl>
          <bibl n="229225">Bosco, Salvatore. 2009. “Schede dei manoscritti.” In Censimento dei manoscritti delle biblioteche italiane. Catania, Biblioteca regionale universitaria - Fondo Strano. http://manus.iccu.sbn.it (2025-07-30).</bibl>
          <bibl n="229226">Calabrese, Maria Concetta. 2012. Baroni imprenditori nella Sicilia moderna. Michelangelo e Giuseppe Agatino Patern&amp;#242; Castello di Sigona. Catania: Giuseppe Maimone Editore.</bibl>
          <bibl n="229227">Cancila, Orazio. 2006. Storia dell’universit&amp;#224; di Palermo. Dalle origini al 1860. Roma-Bari: Laterza.</bibl>
          <bibl n="229228">Cerruti, Marco. 1995. Repubblica delle lettere e cultura europea nel Settecento. Milano: FrancoAngeli.</bibl>
          <bibl n="229229">Colletta, Luigi. 1979. La reggenza di Ferdinando IV e le riforme borboniche. Napoli: Liguori Editore.</bibl>
          <bibl n="229230">Crescimbeni, Giovanni Mario. 1980. Dell’Arcadia e del buon gusto, a cura di Luca Bianchi. Torino: Einaudi.</bibl>
          <bibl n="229231">Crimi, Alfio. 1978. Teoria educativa e scuola popolare in Sicilia nel tempo dei Borboni. Acireale: La Nuova Grafica.</bibl>
          <bibl n="229232">Criscione, Giovanni. 1999. “Tommaso Campailla e l’ambiente culturale a Modica fra ‘600 e ‘700.” Archivum Historicum Mothycense 5: 69-102.</bibl>
          <bibl n="229233">Cusumano, Nicola. 2013. Joseph Sterzinger Aufkl&amp;#228;rer teatino tra Innsbruck e Palermo (1746-1821). Palermo: Mediterranea ricerche.</bibl>
          <bibl n="229234">Cusumano, Nicola. 2017. Libri e culture in Sicilia nel Settecento. Palermo: New Digital Press.</bibl>
          <bibl n="229235">D’Alessandro, Enzo. 1958. “L’abolizione della Compagnia di Ges&amp;#249; nel 1767 e l’espulsione dalla Sicilia.” Archivio Storico Siciliano III, 9: 71-103.</bibl>
          <bibl n="229236">De Francesco, Antonino. 2011. L’Illuminismo in Italia. Bologna: Il Mulino.</bibl>
          <bibl n="229237">De Luca, Maria. 2002. L’Universit&amp;#224; di Palermo e le riforme settecentesche. Palermo: Palumbo Editore.</bibl>
          <bibl n="229238">De Rosa, Gabriele. 1963. I gesuiti in Sicilia e la rivoluzione del ’48. Roma: Edizioni di Storia e Letteratura.</bibl>
          <bibl n="229239">Di Blasi, Salvatore. 1758-97. Raccolta di opuscoli di autori siciliani. Voll.1-20. Palermo: Stamperia Reale- Giuseppe Solli.</bibl>
          <bibl n="229240">Di Matteo, Salvatore. 1999. Viaggiatori stranieri in Sicilia dagli Arabi alla seconda met&amp;#224; del XX secolo. Repertorio, analisi, bibliografia. Palermo: ISSPE.</bibl>
          <bibl n="229241">Dollo, Corrado. 2005. Itinerari storiografici, a cura di Giuseppe Bentivegna et al. Soveria Mannelli: Rubbettino.</bibl>
          <bibl n="229242">Finocchiaro Chimirri, Giuseppe. 1996. Nel Parnaso siciliano del Settecento. Catania: CUECM.</bibl>
          <bibl n="229243">Gazz&amp;#232;, Lavinia. 2018. “Saverio Landolina: un erudito tra Arcadia e antiquaria.” In Siracusa e il suo patrimonio archeologico tra Sette e Ottocento, a cura di Giovanna Greco, 45-72. Siracusa: Istituto Nazionale di Archeologia.</bibl>
          <bibl n="229244">Giarrizzo, Giuseppe. 1995. La Sicilia nel Settecento. Palermo: Sellerio.</bibl>
          <bibl n="229245">Giarrizzo, Giuseppe, e Maurice Aymard, a cura di. 2007. Catania. La citt&amp;#224;, la sua storia. Catania: Sanfilippo.</bibl>
          <bibl n="229246">Giuffrida, Antonino. 2014. “La ‘Repubblica della scienza’ nella Sicilia borbonica tra mito e realt&amp;#224;.” Mediterranea. Ricerche storiche 30: 291-316.</bibl>
          <bibl n="229247">Grasso Naddei, Carmela, a cura di. 2017. L’Inventario dell’Archivio storico dell’Accademia Gioenia di Catania. Catania: G. Maimone Editore.</bibl>
          <bibl n="229248">Guasti, Niccol&amp;#242;, a cura di. 2013. I patrimoni dei gesuiti nell’Italia moderna: una prospettiva comparativa. Bari: Edipuglia.</bibl>
          <bibl n="229249">Guasti, Niccol&amp;#242;. 2015. “The Exile of the Spanish Jesuits in Italy (1767-1815).” The Jesuit Suppression in Global Context: Causes, Events, Consequences, edited by Jeffrey D. Burson, and Jonathan Wright, 248-61. Cambridge: Cambridge University Press.</bibl>
          <bibl n="229250">Leonardi, Giuseppe. 1970. L’Accademia Aretusea. Documenti di un episodio della vita culturale a Siracusa nel primo Settecento. Siracusa: Archivio di Stato Siracusano.</bibl>
          <bibl n="229251">Li Guastelli, Anna. 1773. S. Rosalia vergine e cittadina palermitana. Poemetto della signora d. Anna Maria Li Guastelli […]. Palermo: nella regia stamperia di d. Giacomo Epiro.</bibl>
          <bibl n="229252">Marino, Maurizio, e Alfio Spampinato, a cura di. 2018. I soci dell’Accademia Gioenia dal 1961 al 2018. Catania: G. Maimone Editore.</bibl>
          <bibl n="229253">Militello, Paolo. 2016. The Historiography on Early Modern Age Sicily between the 20th and 21st Centuries.” Mediterranea. Ricerche storiche 36: 101-18.</bibl>
          <bibl n="229254">Militello, Paolo. 2017. “Reti di corrispondenza e cultura erudita nella Sicilia del Settecento.” Mediterranea. Ricerche storiche 41: 225-50.</bibl>
          <bibl n="229255">Mongitore, Antonino. 1707. Bibliotheca Sicula sive de scriptoribus siculis qui tum vetera, tum recentiora saecula illustrarunt, notitiae locupletissimae. Panormi: Didaci Bua.</bibl>
          <bibl n="229256">Morelli, Niccol&amp;#242;. 1822. “Contessa Petronilla De Sio Galdi.” In Biografia degli uomini illustri del Regno di Napoli. Tomo VIII. Napoli: Gervasi.</bibl>
          <bibl n="229257">Raimondi, Antonino. 1987. Storia delle istituzioni culturali siciliane. Palermo: Palumbo Editore.</bibl>
          <bibl n="229258">Recupero, Giuseppe. 1815. Storia naturale e generale dell’Etna. Opera postuma arricchita di numerose annotazioni, a cura di Agatino Recupero. Voll. 1-2. Catania: Stamperia della Regia Universit&amp;#224; degli Stud&amp;#238;.</bibl>
          <bibl n="229259">Renda, Francesco. 1974. Tanucci e i beni dei gesuiti in Sicilia. Roma: Edizioni di Storia e Letteratura.</bibl>
          <bibl n="229260">Renda, Francesco. 1993. L’espulsione dei gesuiti dalle Due Sicilie. Palermo: Sellerio.</bibl>
          <bibl n="229261">Renda, Francesco. 2003. Storia della Sicilia dalle origini ai giorni nostri. Palermo: Sellerio.</bibl>
          <bibl n="229262">Ribera, Francisco de. 1590. Vida de la madre Teresa de Jes&amp;#250;s […]. Salamanca: Pedro Lasso.</bibl>
          <bibl n="229263">Ricaldone, Laura. 1996. La scrittura nascosta. Donne di lettere e loro immagine tra Arcadia e Restaurazione. Paris-Fiesole: Honor&amp;#233; Champion-Cadmo.</bibl>
          <bibl n="229264">Rossi, Paolo. 1991. Il passato, la memoria, l’oblio. Dei saggi di storia delle idee. Bologna: Il Mulino.</bibl>
          <bibl n="229265">Russo, Sebastiano. 2007. Saverio Landolina. La cultura dell’antico. Siracusa: Lombardi.</bibl>
          <bibl n="229266">Sanfilippo, Paolo. 1839. Compendio della storia di Sicilia. Palermo: Stabilimento tipografico-librario dei fratelli Pedone Lauriel.</bibl>
          <bibl n="229267">Scaglione, Giannantonio, e Arturo Gallia. 2021. “I viaggiatori del Grand tour in Sicilia nel Settecento tra paesaggio e antichit&amp;#224;. Strumenti digitali per la valorizzazione del Voyage pittoresque di J.-C. Richard de Saint-Non (1781-1786).” Geostorie XXIX, 3: 199-230.</bibl>
          <bibl n="229268">Scin&amp;#224;, Domenico. 1824-27. Prospetto della storia letteraria di Sicilia nel secolo decimottavo. Voll. 1-3. Palermo: Lorenzo Dato.</bibl>
          <bibl n="229269">Scin&amp;#224;, Domenico. 1985. Cultura e societ&amp;#224; in Sicilia nel Settecento. Palermo: Palumbo Editore.</bibl>
          <bibl n="229270">Sciuti Russi, Vittorio. 2003. Riformismo settecentesco e inquisizione siciliana: l’abolizione del &amp;#171;terrible monstre&amp;#187; negli scritti di Friedrich M&amp;#252;nter. Roma: Edizioni scientifiche italiane.</bibl>
          <bibl n="229271">Tacchi Venturi, Pietro. 1951. Storia della Compagnia di Ges&amp;#249; in Italia. Voll. 2. Roma: La Civilt&amp;#224; Cattolica.</bibl>
          <bibl n="229272">Tufano, Roberto. 2009. 09 La Fra La Francia e le Sicilie. Stato e disgregazione sociale nel Mezzogiorno d’Italia da Luigi XIV alla Rivoluzione. Napoli: Arte Tipografica.</bibl>
          <bibl n="229273">Tufano, Roberto. 2017. Illuminismo e governamentalit&amp;#224;. Riformismo e dispotismo nelle Sicilie da Filippo V a Ferdinando IV. Roma: Aracne.</bibl>
          <bibl n="229274">Yepes, Diego de. 1606. Vida, virtudes y milagros de la Santa Madre Teresa de Jes&amp;#250;s […]. Madrid: por Angelo Tavanno.</bibl>
        </listBibl>
      </div>
    </body>
  </text>
</TEI>