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        <title type="main" level="a">Camillo Renati e la sociabilità accademica a Mantova nel tardo Settecento</title>
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          <persName n="1" ref="https://orcid.org/0000-0002-2746-2382" type="ORCID">
            <forename>Riccardo</forename>
            <surname>Benzoni</surname>
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          <resp>This is a section of <title>Accademie e luoghi del sapere tra Italia e Spagna nel lungo Settecento / Academias y lugares del saber en el largo siglo XVIII entre Italia y España</title>(DOI: <idno type="DOI">10.36253/979-12-215-0989-2</idno>) by </resp>
          <name>Niccolò Guasti, Cinzia Recca, Mónica Bolufer Peruga, Fernando Durán López</name>
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        <publisher>Firenze University Press</publisher>
        <pubPlace>Florence</pubPlace>
        <date when="2026">2026</date>
        <idno type="DOI">https://doi.org/10.36253/979-12-215-0989-2.29</idno>
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          <p>Available for academic research purposes</p>
          <p>Open Access</p>
          <p>Copyright Author(s)</p>
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            <p>Content licence CC BY 4.0</p>
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        <p>This is original content, published for academic research purposes</p>
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      <abstract xml:lang="en">
        <p>Camillo Renati played a crucial role in the cultural and literary scene of late 18th-century Mantua. This contribution reconstructs his intellectual profile in order to highlight Renati’s involvement in the political celebrations that were promoted during the republican era.</p>
      </abstract>
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            <item>Camillo Renati</item>
            <item>Accademia Nazionale Virgiliana</item>
            <item>Academic sociability</item>
            <item>Sextius-Alexandre-François de Miollis</item>
            <item>Political celebrations</item>
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      <p>It is available online at https://doi.org/10.36253/979-12-215-0989-2.29<ref target="https://doi.org/10.36253/979-12-215-0989-2.29" /></p>
<div><head>Camillo Renati e la sociabilità accademica a Mantova nel tardo Settecento</head><p rend="h1_author ParaOverride-1">Riccardo Benzoni</p><div><head>1. Premessa</head><p rend="text"><hi rend="CharOverride-1">Il pomeriggio di lunedì 9 febbraio 1852, nella chiesa parrocchiale di S. Barnaba di Mantova, si celebrarono le esequie del Dottor Camillo Renati, socio votante e segretario perpetuo dell’Accademia Virgiliana di Scienze Belle Lettere ed Arti, all’epoca diretta, in qualità di prefetto, dal marchese Antonio Guidi di Bagno</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="xml_29.html#footnote-017">1</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">. Oltre al prefetto, ai soci votanti e ai soci attuali – vale a dire agli ordinari </hi><hi rend="CharOverride-1">(Lorenzoni, e Navarrini 2013, 389) – dell’Accademia, alla funzione presero parte, nella veste di soci onorari, alcune eminenti personalità della città lombarda, tra cui il vescovo Giovanni Corti, il comandante della fortezza mantovana Carlo de Culoz, l’I. R. delegato provinciale Carlo Breinl di </hi>Wallerstein<hi rend="CharOverride-1"> e il primicerio della basilica di S. Andrea Vincenzo Prati, figure generalmente ricordate dalla storiografia in virtù del coinvolgimento nel processo che, proprio in quell’anno – il 1852 –, venne istruito contro don Enrico Tazzoli e i Martiri di Belfiore (ASANV, Atti amministrativi, busta 21, fsc. 1852)</hi><hi rend="CharOverride-1">. Le ragioni della partecipazione delle più eminenti autorità religiose, civili e militari mantovane alle esequie non derivavano esclusivamente dai ruoli di rilievo che il defunto aveva ricoperto sul piano politico e culturale tra Mantova e Milano nel corso della carriera pluridecennale – culminata negli anni della Restaurazione nella nomina a consigliere di Governo di Milano – ma anche dagli incarichi che gli erano stati conferiti nell’Accademia istituita in età teresiana, dove, a partire dall’ultimo decennio del Settecento, si era a più riprese distinto per l’apprezzato impegno letterario e presso la quale, sul finire del secolo, aveva stretto serrati rapporti con i più illustri frequentatori, tra cui il corrispondente del Monti e prefetto Girolamo Murari della Corte, lo storiografo Leopoldo Camillo Volta, l’ex gesuita Saverio Bettinelli</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="xml_29.html#footnote-016">2</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1"> e l’abate modenese Ildefonso Valdastri, a cui, nel 1810, successe nella carica di segretario perpetuo</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="xml_29.html#footnote-015">3</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">.</hi></p><p rend="text"><hi rend="CharOverride-1">Figura sinora poco indagata in sede storiografica, ma fra le più attive e più ricercate del sodalizio in momenti pregni di significato sul piano politico per il mantovano, Renati offre l’opportunità di riflettere, attraverso l’analisi dell’attività condotta in età giovanile nei corpi aggregati all’accademia, sulle trasformazioni avvenute nella sodalità nell’ultimo decennio del secolo XVIII (Maylender 1930, 318-21, 469-77; Gualtierotti 2016, 19-30)</hi><hi rend="CharOverride-1">, nonché di lumeggiare le profonde novità che interessarono la sociabilità accademica della città lombarda nel periodo compreso fra gli ultimi interventi in ambito amministrativo nel territorio all’epoca dell’Impero di Leopoldo II d’Asburgo-Lorena e del governatorato dell’arciduca Ferdinando e la conclusione della restaurazione austro-russa dei «tredici mesi», inaugurata, com’è noto, al termine dell’</hi><hi rend="CharOverride-1">esperienza repubblicana della prima Cisalpina (Mazzoldi 1963, 193-257; Giusti 1963, 261-340; Vaini 1980, 11-25; Schober 1982, 201-14; Capra 1987, 310-19). Non solo. Lo studio dell’impegno letterario di Renati negli anni giovanili consente altresì di rintracciare, nell’assidua frequentazione dei vari nuclei che componevano il sodalizio sul finire del Settecento, gli elementi anticipatori del suo impegno nella produzione di opere teatrali di carattere encomiastico alla caduta dell’Impero napoleonico e dell’adesione ad altre forme di sociabilità nel contesto lombardo, distanti da quella più propriamente accademica; aspetti che non verranno trattati in questa sede, ma che trovarono</hi><hi rend="CharOverride-1"> piena espressione, all’indomani della fondazione del Regno Lombardo-Veneto, nella composizione di testi volti a celebrare il ritorno della Casa d’Asburgo</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="xml_29.html#footnote-014">4</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1"> e nella frequentazione della milanese Società del Giardino</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="xml_29.html#footnote-013">5</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">.</hi></p></div><div><head>2. L’avvio alla carriera professionale e l’ingresso nella vita accademica	</head><p rend="text"><hi rend="CharOverride-1">Nato a Mantova nel 1770, dopo aver conseguito la laurea in</hi><hi rend="italic"> utroque iure</hi><hi rend="CharOverride-1"> a Pavia, Camillo Renati avviò il proprio percorso professionale nell’aprile del 1791 negli uffici della Congregazione delegata della città e provincia di Mantova, organo dipendente dalla ripristinata Congregazione generale e in cui ricoprì la carica di secondo e in seguito di primo vicesegretario fino al febbraio del 1797, vale a dire fino al momento dell’</hi><hi rend="CharOverride-1">espugnazione della fortezza mantovana ad opera dei francesi, a cui seguì, il mese successivo, la fondazione della Municipalità presieduta da Angelo Petrozzani e presso la quale fu chiamato a dirigere la segreteria</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="xml_29.html#footnote-012">6</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">. Sebbene fosse ancora lontano da ricoprire elevati incarichi nell’apparato burocratico – occorse attendere il trasferimento a Milano negli anni del Regno Italico e l’inserimento, nel novembre 1810, nei ruoli della Direzione generale di Acque e Strade diretta dall’ex prefetto del Mincio Cossoni, suo estimatore</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="xml_29.html#footnote-011">7</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1"> –, è opportuno notare come l’inizio della sua carriera professionale nella città natale coincise con l’ingresso nella vita accademica, in un frangente segnato dalle concessioni che Leopoldo II aveva accordato al mantovano, separando l’amministrazione dell’Antico Ducato da quella del milanese, per via del malcontento esternato dal patriziato per la politica di accentramento promossa da Vienna negli anni precedenti.</hi></p><p rend="text"><hi rend="CharOverride-1">L’ingresso di Renati nell’allora denominata Accademia Reale di Scienze e Belle Lettere di Mantova ebbe infatti luogo nel 1792, a fronte dell</hi><hi rend="CharOverride-1">’accettazione, il 25 marzo, nella preesistente arcadica Colonia Virgiliana</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="xml_29.html#footnote-010">8</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">, cenacolo istituito nel 1747 dal nipote del cardinale e segretario di Stato Silvio Valenti Gonzaga – il marchese Carlo – e formalmente approvato cinque anni più tardi dall’imperatrice Maria Teresa mediante dispaccio cesareo, i cui sodali, accomunati dal desiderio di cimentarsi nell’«esercizio della poesia» e di diffondere il «buon gusto nella letteratura, contro gli abusi delle degenerazioni barocche» (Tosetti Grandi 2020, 258), a partire dal 1767 avevano iniziato a essere riconosciuti di diritto quali membri effettivi dell’Accademia, diretta, dall’anno successivo, dal prefetto e già vicecustode della Colonia Virgiliana Carlo Ottavio di Colloredo.</hi></p><p rend="text"><hi rend="CharOverride-1">Da poco avviato alla carriera negli uffici amministrativi, l</hi><hi rend="CharOverride-1">’allora ventiduenne Renati, che nel 1793 venne altresì ascritto nella classe filarmonica aggregata all’Accademia (ASANV, Atti amministrativi, busta 14)</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="xml_29.html#footnote-009">9</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">, dal 1792 iniziò pertanto a partecipare agli incontri della Colonia arcadica che, attraverso il rapporto simbiotico con la stessa Accademia e l’operato del conte e nuovo vicecustode Girolamo Murari della Corte, stava assistendo al graduale rilancio degli esercizi letterari, dopo la momentanea parentesi di stagnazione conosciuta tra il settimo e l’ottavo decennio del Settecento e a cui</hi><hi rend="CharOverride-1"> il predecessore Colloredo aveva vanamente tentato di porre rimedio</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="xml_29.html#footnote-008">10</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">. Se la frequentazione della classe filarmonica consentì a Renati di maturare una certa esperienza in ambito musicale e di entrare in stretto contatto con le più eminenti personalità della nobiltà cittadina (tra cui i conti Alessandro Arrivabene e Filippo Cocastelli e i marchesi Luigi Cavriani e Ferdinando di Bagno), l’ingresso nell’arcadica Colonia Virgiliana gli permise di stabilire vincoli di consuetudine con i menzionati Murari della Corte, Bettinelli, Volta e Valdastri, nonché con i più noti pastori attivi nel panorama culturale cittadino. Tra questi ultimi figuravano l’abate Giuseppe Bozzoli, bibliotecario della Reale Biblioteca mantovana e autore nel 1783 di una fortunata traduzione in ottava rima dell’</hi><hi rend="italic">Eneide </hi><hi rend="CharOverride-1">(Faccioli 1959, 162-67), l</hi><hi rend="CharOverride-1">’abate Clemente Bondi, il marchese Lodovico Andreasi, i conti Luigi Bulgarini, Giambattista Colloredo e Anselmo Zanardi, nonché il chimico, mineralogista e paleontologo Giovanni Serafino Volta.</hi></p><p rend="text"><hi rend="CharOverride-1">Nonostante il ruolo ancillare che la Colonia Virgiliana – così come la classe filarmonica – continuava a rivestire al principio dell’ultimo decennio del Settecento rispetto all’Accademia a cui era aggregata, è significativo rilevare come la conclusione dell’esperienza austriaca e l’avvio della stagione repubblicana determinarono profonde novità per il cenacolo letterario, alla luce dell’impulso che i rappresentanti francesi di stanza nel mantovano offrirono alle sue attività, coinvolgend</hi><hi rend="CharOverride-1">one a più riprese i membri in iniziative dalla chiara valenza politica e simbolica, volte a sottolineare la presa di distanza dall’ormai cessata dominazione austriaca e a celebrare, al contempo, l’avvento della nuova era.</hi></p><p rend="text"><hi rend="CharOverride-1">Tale aspetto, che ha ricevuto un’attenzione piuttosto marginale negli studi consacrati alla storia dell’Accademia mantovana, si rivela tuttavia alquanto</hi><hi rend="CharOverride-1"> significativo per meglio comprendere il processo che, nei primi mesi del 1797, consentì a Renati di ottenere sempre maggiore visibilità nel panorama letterario cittadino e dipartimentale e, al contempo, alla Colonia arcadica di svincolarsi temporaneamente dal ruolo di subalternità che per trent’anni – vale a dire dall’aggregazione all’Accademia Reale di Scienze e Belle Lettere, ridenominata dai Francesi </hi><hi rend="CharOverride-1">«Virgiliana» (Faccioli 1959, 182) – aveva occupato nella sodalità.</hi></p></div><div><head>3. L’impegno letterario nella stagione repubblicana (1797-99)</head><p rend="text"><hi rend="CharOverride-1">A garantire un notevole impulso all’at</hi><hi rend="CharOverride-1">tività letteraria della Colonia fu, fin dalle settimane successive all’ingresso in città, il generale Sextius-Alexandre-François de Miollis, a cui, com’è noto, dal 4 febbraio 1797 all’aprile dell’anno successivo spettò il compito di amministrare la città e il mantovano</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="xml_29.html#footnote-007">11</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">. Gli studi consacrati alla permanenza di Miollis nel territorio hanno sovente ricondotto alla sua pur effettiva «passione» per le belle lettere e per i classici latini</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="xml_29.html#footnote-006">12</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1"> la decisione di farsi a più riprese latore dell’</hi><hi rend="CharOverride-1">organizzazione di pubbliche celebrazioni che videro il diretto coinvolgimento dei pastori. Tuttavia, quel che si ritiene opportuno sottolineare, è come alla base dell’indizione della festa civica volta a commemorare il giorno natalizio di Virgilio che si svolse a Mantova e a Pietole il 23 e 24 vendemmiaio dell’anno VI (14 e il 15 ottobre 1797) (Faccioli 1959, 179-90) e delle pubbliche celebrazioni che, sempre il generale originario di Aix-en-Provence promosse all’epoca del proprio ritorno nel mantovano negli anni della seconda Cisalpina per tributare omaggi al poeta di Andes, vi fosse un chiaro intento politico, che non mirava esclusivamente a incoraggiare la quanto più ampia partecipazione degli amministrati. Esso si proponeva infatti di stemperare, mediante l’</hi><hi rend="CharOverride-1">uso politico della memoria dell’autore dell’</hi><hi rend="italic">Eneide</hi><hi rend="CharOverride-1">, le tensioni fra i più accesi sostenitori della causa repubblicana e le personalità che avevano manifestato un atteggiamento di sostanziale moderazione – se non addirittura, in alcuni casi, di aperta ostilità – nei confronti dei Francesi e dei nuovi princìpi al momento dell’occupazione della città (Giusti 1963, 261-69).</hi><hi rend="CharOverride-1"> La festa virgiliana di Mantova del 1797, di cui Miollis, dopo Marengo, estese il modello anche a Reggio Emilia prescrivendo la celebrazione del genetliaco dell’Ariosto (Auréas 1961, 85-6; Caretti 1975, 305-9), ambiva infatti ad attenuare il malcontento nel contesto locale e a ricercare – facendo leva sulla forte identità municipale e sul culto dell’autore latino, già coltivato nel contesto accademico dal Bettinelli e dall’abate Gian Girolamo Carli (Faccioli 1959, 146-47, 190) </hi><hi rend="CharOverride-1">– un veicolo valido ad avvicinare le personalità attive nei corpi aggregati all’Accademia.</hi></p><p rend="text"><hi rend="CharOverride-1">Nonostante le riserve avanzate dal vicecustode Murari della Corte, che nelle settimane antecedenti all’esecuzione dei festeggiamenti aveva lasciato intendere di non voler prendere parte attiva all’organizzazione e suggerito alle autorità di interfacciarsi con il provicecustode Leopoldo Camillo Volta</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="xml_29.html#footnote-005">13</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">, la Colonia Virgiliana e la classe filarmonica occuparono un ruolo di rilievo negli eventi. La sera del 14 ottobre, alla vigilia della cerimonia della festa inaugurale della piramide progettata dall’architetto Paolo Pozzo ed eretta in onore di Virgilio a Pietole – località in cui Leopoldo Camillo Volta e l’</hi><hi rend="CharOverride-1">abate Luigi Casali, confutando la tesi di Scipione Maffei, identificavano l’antica Andes (Faccioli 1959, 143-44) – i filarmonici e gli arcadi si riunirono infatti nel Teatro Scientifico disegnato dal Bibbiena per prendere parte alla funzione in onore del poeta, assieme a Miollis, alla rappresentanza politica e ai vertici del corpo accademico, tra cui figurava il nuovo e da molti osteggiato segretario scientifico Giuseppe Lattanzi (Faccioli 1959, 177-88). Al termine dell’allocuzione pronunciata dal generale francese e del discorso del Lattanzi inneggiante ai princìpi repubblicani, Murari della Corte, Bettinelli, Bulgarini e altri pastori – tra cui Itar</hi><hi rend="CharOverride-1">co Liciense, vale a dire Renati – si avvicendarono nella recita di sonetti, ottave, odi e canzoni, che furono in seguito riunite e pubblicate nell’opuscolo commemorativo stampato a Mantova e dal titolo </hi><hi rend="italic">Prose e versi per il giorno natalizio di Virgilio</hi><hi rend="CharOverride-1">, assieme alle ottave dello stesso Lattanzi, a un sonetto di Melchiorre Cesarotti, ai componimenti del presidente della Municipalità Petrozzani e di altre personalità attive nel locale circolo costituzionale, tra cui Giovanni Ta</hi><hi rend="CharOverride-1">massia e Ferdinando Arrivabene (BCT, CP-A 215, Prose e versi 1797).</hi></p><p rend="text"><hi rend="CharOverride-1">Nella canzone composta per l’occasione, l’arcade Renati – che come accennato svolgeva all’epoca le funzioni di segretario presso l’amministrazione municipale – celebrava il risveglio della città di Mantova e la fuoriuscita di Virgilio dall</hi><hi rend="CharOverride-1">’oblio, spendendo al contempo parole di encomio per la gloriosa opera compiuta da Bonaparte che, «Sceso dall’Alpi alle Lombarde valli», era giunto nel mantovano per sgravare il «povero colono» dagli «antichi pesi» imposti «[d]al Cittadin che ricco / Sen va di censo avìto» </hi><hi rend="CharOverride-1">(BCT, CP-A 215, Prose e versi 1797, 75). Nondimeno, l’esaltazione della nuova epoca inaugurata dai Francesi proseguiva con il riferimento ai meriti che tutti i cittadini del mantovano dovevano tributare a Miollis, «Che prode in guerra, e valorosa in pace / Siede al comando, e il suolo Ocnèo governa». Nello specifico, Renati esortava gli uditori a non esimersi dall’esprimere gratitudine al generale </hi><hi rend="CharOverride-1">per la decisione di riservare dovuti omaggi al «gran Maro», l’autore latino, gloria del mantovano, che aveva cantato di Titiro, Amarillide, nonché «l’armi , e gli error / Di lui, che pel Tirreno […] in odio a Giuno / Fuggì d’Ilio» in «fiamme» (BCT, CP-A 215, Prose e versi 1797, 76).</hi></p><p rend="text"><hi rend="CharOverride-1">Nell’</hi><hi rend="CharOverride-1">inserirsi nel solco di una sedimentata tradizione di cui, come rilevato da Cerruti, lo stesso Cesarotti si era fatto latore in età teresiana presso l’accademia mantovana (Cerruti 1982, 277-97), Renati faceva dunque propri, pur nel nuovo contesto repubblicano, elementi volti a coniugare il culto dell’Antico alle finalità di carattere più propriamente politico, nonché a celebrare i benefici recati dai Francesi al territorio e alla cultura mantovana.</hi></p><p rend="text"><hi rend="CharOverride-1">Nell’esaltare – mediante l’allegoria della Fama, accompagnata dal Tempo –</hi><hi rend="CharOverride-1"> l’inaugurazione del monumento di Pietole, località in cui il «gran Maro […] la luce / bebbe la prima volta / E i soavi vagiti / auspici alla sua culla udir le Muse» (BCT, CP-A 215, Prose e versi, 74), Renati/Itarco Liciense non aveva tuttavia saputo corrispondere al meglio, a giudizio dei redattori del </hi><hi rend="italic">Giornale degli amici della libertà italiana</hi><hi rend="CharOverride-1">, gazzetta di chiaro stampo democratico, a un ulteriore obiettivo che pur doveva essere perseguito nella festa accademica: ovverosia quello di esaltare i princìpi del più acceso repubblicanesimo</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="xml_29.html#footnote-004">14</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">. «Il gentile Renati», nonostante il «linguaggio poetico […] assai pregevole» si era infatti limitato, a loro avviso, ad avviare una «conversazione con la sig[nora] Fama», astenendosi dall’«impicciarsi colla cittadina Libertà, sebbene» quest’ultima </hi>fosse – della<hi rend="CharOverride-1"> Fama –</hi><hi rend="CharOverride-1"> «intima amica» (Faccioli 1959, 186).</hi></p><p rend="text"><hi rend="CharOverride-1">Le sferzate mosse dai redattori del foglio patriottico a Renati e ad altri pastori mettono pertanto in luce una delle maggiori difficoltà che Miollis incontrò nel tentativo di avvicinare, nelle feste in onore di Virgilio, i sostenitori dei nuovi ideali e le personalità legate alla tradizione municipalistica e che, come gli arcadi della Colonia, nella maggior parte dei casi apparivano ferme su posizioni più moderate o persino, come nel caso di Valdastri, più conservatrici.</hi></p><p rend="text"><hi rend="CharOverride-1">Nonostante i suoi limiti, la linea abbracciata da Miollis – che dopo la sua partenza fu abbandonata dal nuovo governatore de Chambarlhac de Laubespin in favore di momenti di giubilo dalla marcata impronta marziale</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="xml_29.html#footnote-003">15</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1"> –, comportò tuttavia effetti positivi per il ruolo della Colonia arcadica che, al rovesciamento dei Francesi nel luglio del 1799, mantenne una discreta visibilità nel panorama letterario attraverso la pubblicazione di testi d’</hi><hi rend="CharOverride-1">occasione finalizzati a celebrare la momentanea restaurazione austro-russa.</hi></p><p rend="text"><hi rend="CharOverride-1">Nella nuova e breve parentesi politica, anche Renati – che dopo Marengo e il ritorno di Miollis nel mantovano nel 1801 sarebbe stato nuovamente chiamato con i sodali a prendere parte attiva alle feste in onore di Virgilio</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="xml_29.html#footnote-002">16</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1"> – fu invitato a fornire il proprio contributo. Segretario, nei tredici mesi, dapprima del marchese Antonio Maffei, Regio delegato della Provincia di Mantova, e in seguito del plenipotenziario Odoardo Zanetti, il ventinovenne Renati, a cui per via del maggiore peso ottenuto dalla Colonia venne altresì attribuito il ruolo di Regio censore per le stampe e rappresentazioni teatrali, celebrò la risurrezione di Mantova, invitando i concittadini, in un sonetto dal titolo </hi><hi rend="italic">Pel solenne rendimento di grazie a Dio</hi><hi rend="CharOverride-1">, ad adorare l’Altissimo per aver debellato i «superbi» e posto termine «alle procelle, e ai lampi» che avevano caratterizzato l’esperienza francese (BCT, MISC., 94, 8, </hi><hi rend="italic">Giornale dei fatti d’arme</hi><hi rend="CharOverride-1">,</hi><hi rend="CharOverride-1"> 45).</hi></p></div><div><head>4. Conclusione</head><p rend="text"><hi rend="CharOverride-1">Per concludere, si rivela pertanto opportuno sottolineare come le trasformazioni che interessarono il mantovano nell’ultimo decennio del Settecento produssero, anche se per un breve periodo, effetti significativi sul cambiamento degli equilibri interni al contesto accademico nella città virgiliana. Come si è inteso mettere in luce nel presente intervento attraverso l’esperienza di Renati, negli anni posteriori al rilancio offerto agli esercizi letterari e con l’avvento dell’esperienza repubblicana, la Colonia arcadica fuoriuscì provvisoriamente dalla condizione di subalternità rispetto alla Reale Accademia di Scienze e Belle Lettere, venendo coinvolta</hi><hi rend="CharOverride-1"> in eventi dal chiaro intento politico.</hi></p><p rend="text"><hi rend="CharOverride-1">Parimenti, l’ultimo decennio del secolo si configurò anche come un momento cruciale per il rafforzamento dei legami fra le personalità che componevano il cenacolo, inserite di diritto nell’Accademia e accomunate dalla distanza dalle posizioni politiche più radicali.</hi></p><p rend="text"><hi rend="CharOverride-1">È inoltre in questo quadro che accanto all’ingresso nei ruoli dell’amministrazione, il giovane Renati beneficiò di un graduale riconoscimento nel panorama culturale cittadino, ponendo le basi per la crescita nel contesto accademico e letterario e – anche alla luce della frequentazione della classe filarmonica e della nomina a Regio censore – per l’ottenimento di ruoli che lo misero a stretto contatto, negli anni successivi, con figure di primo piano in ambito letterario, teatrale e musicale, tra cui, negli anni della Restaurazione, Giacomo Mayerbeer e </hi><hi rend="CharOverride-1">Gioacchino Rossini</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="xml_29.html#footnote-001">17</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">.</hi></p><p rend="text"><hi rend="CharOverride-1">Segnalato negli anni del primo Impero fra i «letterati più distinti» del dipartimento del Mincio (ASMi, Atti di Governo, Studi, p.m., busta 223, fsc. 15)</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="xml_29.html#footnote-000">18</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">, oltre a comporre il testo della cantata che venne rappresentata nel teatro di Mantova nel 1815 alla presenza dell’imperatore Francesco I, durante la permanenza a Milano negli anni del Regno Lombardo-Veneto, Renati trovò altresì nell’ingresso nella Società del Giardino in crescente espansione e ormai interessata a comprendere fra le sue finalità ricreative l’</hi><hi rend="CharOverride-1">organizzazione delle accademie musicali, il contesto ideale in cui proseguire la frequentazione di personalità aperte al gusto letterario, continuando tuttavia a mantenere vivi i rapporti e rinnovando costantemente le relazioni con l’accademia e la colonia arcadica della città natale.</hi></p></div><div><head>Fonti manoscritte</head><p rend="bib_indx_bib">ASANV: Busta 21, fsc. 1852. <hi rend="italic">Atti Amministrativi</hi>. Mantova: Archivio storico dell’Accademia Nazionale Virgiliana di Mantova. </p><p rend="bib_indx_bib">ASANV, Busta 29, fsc. 2. <hi rend="italic">Colonia Virgiliana</hi>. Mantova: Archivio storico dell’Accademia Nazionale Virgiliana di Mantova. </p><p rend="bib_indx_bib">ASMi: Busta 41. <hi rend="italic">Atti di governo, Studi, p.m,</hi> <hi rend="italic">Rapporto</hi>, il ministro dell’Interno al viceré, Milano, 24 gennaio 1810. Milano: Archivio di Stato di Milano</p><p rend="bib_indx_bib">ASMi, <hi rend="italic">Atti di Governo</hi>, <hi rend="italic">Acque e strade</hi>, c. 175, fasc. <hi rend="italic">Renati Camillo</hi>. Milano: Archivio di Stato di Milano.</p><p rend="bib_indx_bib">ASMi, <hi rend="italic">Atti di Governo</hi>, <hi rend="italic">Spettacoli pubblici</hi>, <hi rend="italic">p.a</hi>., c. 4, fsc. 17. Milano: Archivio di Stato di Milano.</p><p rend="bib_indx_bib">ASMi, <hi rend="italic">Atti di Governo</hi>, <hi rend="italic">Uffici e Tribunali Regi</hi>, <hi rend="italic">p.m</hi>., c. 85. Milano: Archivio di Stato di Milano.</p><p rend="bib_indx_bib">BCT: CP-A 103, <hi rend="italic">Prose e poesie in morte del cavaliere Saverio Bettinelli fra gli arcadi Diodoro Delfico recitate dai socj della R. Accademia di Mantova e dai pastori arcadi della Colonia Virgiliana</hi>, Mantova, per Francesco Agazzi Tipografo nell’Accademia, 1808, 53-61. Mantova: Biblioteca Comunale Teresiana.</p><p rend="bib_indx_bib">BCT: CP-A 215, <hi rend="italic">Prose e versi pel giorno natalizio di Virgilio</hi>, Mantova, s.e., 1797. Mantova: Biblioteca Comunale Teresiana.</p><p rend="bib_indx_bib">BCT: MISC. 94, 8, <hi rend="italic">Giornale dei fatti d’arme, e delle operazioni accadute sotto Mantova e nell’assedio di essa dal di 26 marzo 1799 sino al 28 luglio dello stess’anno epoca memorabile del felice ritorno di detta piazza in potere degl’imperiali</hi>, Milano, dalla Tipografia di Antonio Guerrini, 1799. Mantova: Biblioteca Comunale Teresiana.</p></div><div><head>Bibliografia</head><p rend="bib_indx_bib">Auréas, Henri. 1961. <hi rend="italic">Un général de Napoléon. </hi><hi rend="italic">Miollis</hi><hi>. Paris: Les Belles Lettres.</hi></p><p rend="bib_indx_bib">Benzoni, Riccardo. 2024. “Lo specchio del cambiamento. Per un profilo prosopografico dei soci dall’avvio della Società del Giardino alla Restaurazione.” In <hi rend="italic">Società del Giardino 1783-2023. Sociabilità e convivialità nella Milano moderna</hi>, a cura di Angelo Bianchi, e Elena Riva, 44-91. Avegno: Il Geko. </p><p rend="bib_indx_bib">Besutti, Paola. 2020. “La Colonia Filarmonica di Mantova e l’Europa musicale (1769-1775): Luigi Gatti e Mozart.” In <hi rend="italic">La Reale Accademia di Mantova nell’Europa del Settecento (1768-2018). La Reale Accademia di Scienze e Belle Lettere 250° anniversario della fondazione</hi>. Atti del convegno internazionale di studi, Mantova, 2-3 marzo 2018, a cura di Roberto Navarrini, 357-405. Mantova: Publi Paolini.</p><p rend="bib_indx_bib">Capra, Carlo. 1987. <hi rend="italic">La Lombardia austriaca nell’età delle riforme (1706-1796)</hi>. Torino: UTET.</p><p rend="bib_indx_bib">Caretti, Lanfranco. 1975. “Il generale Miollis e le feste ariostesche del 1801.” <hi rend="italic">Rassegna della Letteratura Italiana</hi> 79: 305-9.</p><p rend="bib_indx_bib">Cerruti, Marco. 1982. “Il classicismo nell’età teresiana.” In E<hi rend="italic">conomia, istituzioni, cultura in Lombardia nell’età di Maria Teresa</hi>, a cura di Aldo De Maddalena, Ettore Rotelli, e Gennaro Barbarisi, volume II, <hi rend="italic">Cultura e società</hi>, 277-97. Bologna: Il Mulino.</p><p rend="bib_indx_bib">Faccioli, Emilio. 1959. “<hi rend="italic">La tradizione virgiliana a Mantova.</hi>” In <hi rend="italic">Mantova. Le lettere</hi>, volume III, a cura di Emilio Faccioli. Mantova: Istituto Carlo d’Arco per la storia di Mantova. </p><p rend="bib_indx_bib">Finzi,<hi rend="CharOverride-3"> </hi>Gilberto, a cura di. 1962. <hi rend="italic">Giornale degli amici della libertà italiana, 1797-99</hi>. Mantova: Amministrazione provinciale.</p><p rend="bib_indx_bib">Giusti, Romeo. 1963. “Dalla presa di Mantova (1797) alla prima guerra di indipendenza (1848-49).” In <hi rend="italic">Mantova. La Storia</hi>, volume III, <hi rend="italic">Da Guglielmo III Duca alla fine della Seconda Guerra Mondiale</hi>, a cura di Leonardo Mazzoldi, Renato Giusti, e Rinaldo Salvadori, con prefazione di Ugo Nicolini, 261-340. Mantova: Istituto Carlo d’Arco per la Storia di Mantova<hi rend="CharOverride-3">.</hi></p><p rend="bib_indx_bib">Gualtierotti, Piero. 2016. “Dall’Accademia degli Invaghiti all’Accademia nazionale virgiliana.” In <hi rend="italic">Dall’Accademia degli Invaghiti nel 450° anniversario dell’istituzione dell’Accademia Nazionale Virgiliana di Scienze, Lettere e Arti</hi> <hi rend="italic">in Mantova</hi>. Atti del convegno internazionale di studi, 29-30 novembre 2012, a cura di Paola Tosetti Grandi, e Annamaria Mortari, 19-30. Mantova: Publi Paolini.</p><p rend="bib_indx_bib">Lorenzoni, Anna Maria, e Roberto Navarrini, a cura di. 2013. <hi rend="italic">L’Archivio storico dell’Accademia Nazionale Virgiliana di Mantova. Inventario</hi>. Mantova: Publi Paolini.</p><p rend="bib_indx_bib">Maylender, Michele. 1930. <hi rend="italic">Storia delle accademie d’Italia</hi>, volume V, <hi rend="italic">Rinomati-Zitoclei</hi>. Bologna: L. Cappelli.</p><p rend="bib_indx_bib">Mazzoldi, Leonardo. 1963. “Da Guglielmo III Duca alla fine della prima dominazione austriaca.” In <hi rend="italic">Mantova. La Storia</hi>, volume III, <hi rend="italic">Da Guglielmo III Duca alla fine della Seconda Guerra Mondiale</hi>, a cura di Leonardo Mazzoldi, Renato Giusti, e Rinaldo Salvadori, con prefazione di Ugo Nicolini, 193-257. Mantova: Istituto Carlo d’Arco per la Storia di Mantova.</p><p rend="bib_indx_bib">Renati, Camillo. 1815. <hi rend="italic">Gli auguri compiti. Cantata da eseguirsi nel C. R. Teatro di Mantova alla presenza delle LL. MM. II. RR. AA.</hi> Mantova: Francesco Agazzi.</p><p rend="bib_indx_bib">Renati, Camillo. 1816. <hi rend="italic">La pubblica felicità: cantata per la faustissima occasione del soggiorno delle LL. MM. II. RR. AA. in Milano</hi>. Milano: per Ferdinando Baret.</p><p rend="bib_indx_bib">Schober, Richard. 1982. “Gli effetti delle riforme di Maria Teresa sulla Lombardia.” In <hi rend="italic">Economia, istituzioni, cultura in Lombardia nell’età di Maria Teresa</hi>, a cura di Aldo De Maddalena, Ettore Rotelli e Gennaro Barbarisi, volume II, <hi rend="italic">Cultura e società</hi>, 201-14. Bologna: Il Mulino.</p><p rend="bib_indx_bib">Togliani, Carlo. 2024. “Un amico di Virgilio e delle arti: il generale Miollis in Italia (1797-1814).” <hi rend="italic">Civiltà mantovana: rivista bimestrale</hi> 158: 61-90.</p><p rend="bib_indx_bib">Tosetti Grandi, Paola. 2020. “I fratelli Carlo, Luigi e Gaetano Valenti Gonzaga, nella Colonia Virgiliana degli arcadi nella Reale Accademia di Scienze e belle lettere di Mantova. Itinerario tra sillogi encomiastiche e accademiche.” In<hi rend="italic"> La Reale Accademia di Mantova nell’Europa del Settecento (1768-2018). La Reale Accademia di Scienze e Belle Lettere 250° anniversario della fondazione</hi>. Atti del convegno internazionale di studi, Mantova, 2-3 marzo 2018, a cura di Roberto Navarrini, 251-82. Mantova: Publi Paolini.</p><p rend="bib_indx_bib">Tulard, Jean. 1999. “Miollis (Sextius-Alexandre-François, comte de).” In <hi rend="italic">Dictionnaire Napoléon</hi>, volume II, <hi rend="italic">I-Z</hi>, a cura di Jean Tulard, 316-17. Paris: Fayard.</p><p rend="bib_indx_bib">Ugoni, Camillo. 1821.<hi rend="CharOverride-3"> </hi><hi rend="italic">Della letteratura italiana nella seconda metà del secolo XVIII</hi>, volume I. Brescia: Nicolò Bettoni.</p><p rend="bib_indx_bib">Vaini, Mario. 1980. “La società mantovana nell’età delle riforme.” In <hi rend="italic">La città di Mantova nell’età di Maria Teresa</hi>, a cura di Mario Vaini, 11-25. Mantova: Comitato Mantovano per le celebrazioni di Maria Teresa - Regione Lombardia.</p><list rend="numbered">
					<item><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number CharOverride-4"><ref target="xml_29.html#footnote-017-backlink">1</ref></hi><hi rend="CharOverride-5">	</hi><hi rend="CharOverride-5">Archivio storico dell’Accademia Nazionale Virgiliana di Mantova (d’ora in avanti ASANV), busta 21, Atti Amministrativi, fsc. 1852, Lettera, il custode Giuseppe Latmiral al prefetto Antonio Guidi di Bagno, Mantova, 10 febbraio 1852. Oltre all’annuncio pubblicato nella </hi><hi rend="italic">Gazzetta di Mantova</hi><hi rend="CharOverride-5"> (n. 17, lunedì 9 febbraio 1852) di cui era stato estensore, sulla morte di Renati, avvenuta a Mantova l’</hi><hi rend="CharOverride-5">8 febbraio 1852, si veda anche la </hi><hi rend="italic">Necrologia </hi><hi rend="CharOverride-5">in </hi><hi rend="italic">Gazzetta di Mantova</hi><hi rend="CharOverride-5">, num. 20, lunedì 16 febbraio 1852. In questa sede mi è caro ringraziare il Prof. Roberto Navarrini, la Dott.ssa Anna Maria Lorenzoni e la Dott.ssa Ines Mazzola per la disponibilità e le preziose indicazioni offerte nel corso della ricerca condotta a Mantova presso l’Archivio storico dell’Accademia Nazionale Virgiliana.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number CharOverride-4"><ref target="xml_29.html#footnote-016-backlink">2</ref></hi><hi rend="CharOverride-5">	</hi><hi rend="CharOverride-5">Oltre a redigere l’orazione funebre per il defunto Bettinelli (1718-1808), nel dicembre del 1808 Renati compose anche una cantica in ricordo del celebre sodale. Per il componimento, cfr. Biblioteca Comunale Teresiana (d’ora in avanti BCT), CP-A 103, </hi><hi rend="italic">Prose e poesie in morte del cavaliere Saverio Bettinelli fra gli arcadi Diodoro Delfico recitate dai socj della R. Accademia di Mantova e dai pastori arcadi della Colonia Virgiliana</hi><hi rend="CharOverride-5">, Mantova, per Francesco Agazzi Tipografo nell’Accademia, 1808, 53-61. Per brevi indicazioni sulla composizione dell’orazione funebre, cfr. Ugoni (1821, 71).</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number CharOverride-4"><ref target="xml_29.html#footnote-015-backlink">3</ref></hi><hi rend="CharOverride-5">	</hi><hi rend="CharOverride-5">Nel febbraio del 1810, Ignazio Valdastri venne destituito dalla carica di segretario perpetuo, poiché accusato di aver venduto «clandestinamente», con la complicità del vicesegretario Pasquale Coddè e del professore di ornato Giovanni Bellavite, il </hi><hi rend="italic">Martirio di Sant’Orsola</hi><hi rend="CharOverride-5">: dipinto di proprietà dell’Accademia, attribuito a Lodovico Carracci. Cfr. Archivio di S</hi><hi rend="CharOverride-5">tato di Milano (ASMi), Atti di governo, Studi, p.m., busta 41, </hi><hi rend="italic">Rapporto</hi><hi rend="CharOverride-5">, il ministro dell’Interno al viceré, Milano, 24 gennaio 1810. Un mese più tardi, il prefetto del Dipartimento del Mincio segnalava al Direttore generale della pubblica istruzione del Regno italico le buone qualità di Renati, individuato, al pari del bibliotecario Leopoldo Camillo Volta e dell’avvocato Anselmo Belloni, quale possibile successore di Valdastri. Renati veniva descritto come individuo «distinto nella Repubblica Letteraria pei di lui talenti, per la somma dottrina nelle belle lettere, e per le molte produzioni d’ingegno tanto in prosa, che in versi pubblicate con di lui nome, che onorano la di lui Patria, e l’Accademia stessa di cui è membro», nonché come accademico animato da «un’ottima condotta morale, e politica» (ivi, Rapporto, il prefetto del Dipartimento del Mincio al Consigliere di Stato Direttore generale della pubblica istruzione, Mantova, 17 marzo 1810).</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number CharOverride-4"><ref target="xml_29.html#footnote-014-backlink">4</ref></hi><hi rend="CharOverride-5">	</hi><hi rend="CharOverride-5">In particolare, degno di nota fu l’impegno letterario profuso in occasione del viaggio di Stato, nell’inverno del 1815-1816, dell’imperatore Francesco I nel Regno Lombardo-Veneto, con la composizione delle seguenti cantate (Renati 1815; 1816)</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number CharOverride-4"><ref target="xml_29.html#footnote-013-backlink">5</ref></hi><hi rend="CharOverride-5">	</hi><hi rend="CharOverride-5">Sulla presenza di Renati nel circolo milanese nato in età giuseppina e interessato, al momento della caduta del Regno d’Italia, dal sensibile ampliamento delle finalità ricreative, mi permetto di rinviare a Benzoni (2024, 77 e nota).</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number CharOverride-4"><ref target="xml_29.html#footnote-012-backlink">6</ref></hi><hi rend="CharOverride-5">	</hi><hi rend="CharOverride-5">Oltre alla già menzionata </hi><hi rend="italic">Necrologia </hi><hi rend="CharOverride-5">in </hi><hi rend="italic">Gazzetta di Mantova</hi><hi rend="CharOverride-5"> (num. 20), per puntuali indicazioni sulla carriera professionale di Renati si rinvia alle indicazioni autobiografiche in: ASMi, </hi><hi rend="italic">Atti di Governo</hi><hi rend="CharOverride-5">, </hi><hi rend="italic">Acque e strade</hi><hi rend="CharOverride-5">, c. 175, fsc. </hi><hi rend="italic">Renati Camillo</hi><hi rend="CharOverride-5">, Petizione, Camillo Renati a Paolo De Capitani, Milano, 29 maggio 1814; ivi, Ricorso, Camillo Renati a Paolo De Capitani, Milano 29 giugno 1814.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number CharOverride-4"><ref target="xml_29.html#footnote-011-backlink">7</ref></hi><hi rend="CharOverride-5">	</hi><hi rend="CharOverride-5">La nomina ebbe luogo nei mesi successivi a quella di professore di belle lettere e storia antica e moderna nel liceo di Mantova (ASMi, Atti di Governo, Studi, p.m., c, 433, Decreto, Eugenio di Beauharnais, Quartier generale di Villach, 1 novembre 1809). Per il sostegno accordato da Cossoni a Renati si vedano, a mero titolo esemplificativo, ivi, </hi><hi rend="italic">Acque e strade</hi><hi rend="CharOverride-5">, c. 175, Petizione; Riservata, Antonio Cossoni al ministro dell’Interno, Milano, 5 novembre 1813.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number CharOverride-4"><ref target="xml_29.html#footnote-010-backlink">8</ref></hi><hi rend="CharOverride-5">	</hi><hi rend="CharOverride-5">Renati fu accettato insieme ad altri quindici «valenti soggetti»: ASANV, Colonia Virgiliana, busta 29, Colonia Virgiliana. Unione del 25 marzo 1792.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number CharOverride-4"><ref target="xml_29.html#footnote-009-backlink">9</ref></hi><hi rend="CharOverride-5">	</hi><hi rend="CharOverride-5">Catalogo de’ Soci della R. Accademia di Mantova e degl’individui delle sue classi nel 1793. Sull’attività della Colonia Filarmonica alla vigilia dell’</hi><hi rend="CharOverride-5">ingresso di Renati, cfr. Besutti (2020, 357-405).</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number CharOverride-4"><ref target="xml_29.html#footnote-008-backlink">10</ref></hi><hi rend="CharOverride-5">	</hi><hi rend="CharOverride-5">«[…] La Colonia Virgilia […] ha l’onore col mezzo dell’infrascritto suo nuovo vice custode di manifestare alla R. Giunta di Governo il proprio desiderio di ripigliare i consueti suoi letterarj esercizi, stati interrotti per lungo tempo sotto gli antecedenti due V[ic]e custodi Marchese Carlo Valenti e conte Carl’Ottavio di Colloredo più per colpa di fortuite combinazioni che per volontà de’ medesimi zelantissimi personaggi, l’ultimo de’ quali aveva anzi il retto disposto di farla rifiorire allorché cessò fatalmente di vivere nel 1785» (ASANV, Atti amministrativi, busta 29, Lettera, il vice custode della Colonia Virgiliana Girolamo Murari della Corte alla R. Giunta di Governo, Mantova 27 febbraio 1792). In particolare, sugli sforzi profusi da Colloredo, si rinvia al processo verbale dell’adunanza del 26 marzo 1785, che venne convocata con lo specifico intento di «trattare del modo di riprendere» gli «esercizj sotto la direzione dell’eletto nuovo V[ic]e Custode» (ivi, Colonia Virgiliana. Unione del 26 marzo 1785).</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number CharOverride-4"><ref target="xml_29.html#footnote-007-backlink">11</ref></hi><hi rend="CharOverride-5">	</hi><hi rend="CharOverride-5">Oltre a Auréas (1961), che per primo ha avuto il merito di porre l’accento sulle iniziative promosse da Miollis nel mantovano sul piano culturale, per un’efficace sintesi degli incarichi che vennero conferiti al generale francese nel corso del triennio repubblicano nella penisola italiana si rinvia a Tulard (1999, 316-17).</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number CharOverride-4"><ref target="xml_29.html#footnote-006-backlink">12</ref></hi><hi rend="CharOverride-5">	</hi><hi rend="CharOverride-5">Sul punto si rinvia alle parole di Emilio Faccioli, che ritraeva il generale francese come un «fervidissimo ammiratore delle arti e della poesia e in particolare di quella virgiliana, ch’egli volle onorare in maniera degna risuscitando nei mantovani la memoria e il culto del grande loro concittadino» (Faccioli 1959, 179). Sull’impulso conferito da Miollis alle lettere e alle arti in età repubblicana e negli anni dell’Impero, si veda inoltre il recente Togliani (2024, 61-90).</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number CharOverride-4"><ref target="xml_29.html#footnote-005-backlink">13</ref></hi><hi rend="CharOverride-5">	</hi><hi rend="CharOverride-5">«[…] siccome quegli [Leopoldo Camillo Volta], che [è] letterato di professione ed abilissimo in sì fatti esercizi, potrà agevolmente animare gli Arcadi» (ASANV, Colonia Virgiliana, busta 29, fsc. 2, Lettera, Girolamo Murari della Corte all’Amministrazione di Stato, Mantova, 22 fruttifero anno V repubblicano [8 settembre 1797]). Sul tentativo di resistenza messo in atto da Murari della Corte, cfr. inoltre, Faccioli (1959, 182).</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number CharOverride-4"><ref target="xml_29.html#footnote-004-backlink">14</ref></hi><hi rend="CharOverride-5">	</hi><hi rend="CharOverride-5">Sull’articolo, pubblicato il 16 ottobre 1797 nel n. 70 della gazzetta mantovana, cfr. Faccioli (1959, 185-86). Più in generale, sul periodico repubblicano cfr. Finzi (1962).</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number CharOverride-4"><ref target="xml_29.html#footnote-003-backlink">15</ref></hi><hi rend="CharOverride-5">	</hi><hi rend="CharOverride-5">Per l’impronta marziale conferita agli eventi festivi mantovani dal generale di brigata, originario di Les Estables, cfr. ASMi, Atti di Governo, Spettacoli pubblici, p.a., c. 4, fsc. 17, Lettre, Jacques-Antoine de Chambarlhac de Laubespin à l’Administration Centrale du Département du Mincio, au quartier général de Mantoue, le 4 messidor an sixième Républicaine Française.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number CharOverride-4"><ref target="xml_29.html#footnote-002-backlink">16</ref></hi><hi rend="CharOverride-5">	</hi><hi rend="CharOverride-5">Per l’inno e le terzine composte da Renati in occasione delle feste virgiliane che vennero indette da Miollis nel 1801, cfr. ASANV, VOL U.23, </hi><hi rend="italic">Prose e versi sull’inaugurazione del busto di Virgilio</hi><hi rend="CharOverride-5">, Mantova, dalla Stamperia Virgiliana di Giuseppe Braglia (1801, 25-26, 51-63).</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number CharOverride-4"><ref target="xml_29.html#footnote-001-backlink">17</ref></hi><hi rend="CharOverride-5">	</hi><hi rend="CharOverride-5">Con la nomina a Consigliere di Governo (1819) dell’I. R. Governo della Lombardia (sezione politica), all’avvento della Restaurazione a Renati spettò, tra le varie mansioni, anche il compito di supervisionare l’attività dei teatri regi e privati (cfr. ASMi, Atti di Governo, Uffici e Tribunali Regi, p.m., c. 85, Lettera, l’I. R. Direzione Generale di Contabilità all’I. R. Consiglio di Governo, Milano, 30 giugno 1821). Per i contatti con Mayerbeer e Rossini, si rinvia alla documentazione ivi, </hi><hi rend="italic">Spettacoli pubblici</hi><hi rend="CharOverride-5">, </hi><hi rend="italic">Gestione governativa</hi><hi rend="CharOverride-5">, b. 15.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number CharOverride-4"><ref target="xml_29.html#footnote-000-backlink">18</ref></hi><hi rend="CharOverride-5">	</hi><hi rend="CharOverride-5">Lettera, il prefetto del Dipartimento del Mincio al Direttore Generale della Pubblica Istruzione, Mantova, 27 dicembre 1809.</hi></p></item>
				</list><p rend="editorial_metadata_author">Riccardo Benzoni, Catholic University of Sacro Cuore of Milan, Italy, <ref target="mailto:Riccardo.Benzoni@unicatt.it">Riccardo.Benzoni@unicatt.it</ref>, <ref target="https://orcid.org/0000-0002-2746-2382">0000-0002-2746-2382</ref></p><p rend="editorial_metadata_polices">Referee List (DOI 1<ref target="https://doi.org/10.36253/fup_referee_list">0.36253/fup_referee_list</ref>)</p><p rend="editorial_metadata_polices">FUP Best Practice in Scholarly Publishing (DOI <ref target="https://doi.org/10.36253/fup_best_practice">10.36253/fup_best_practice</ref>)</p><p rend="editorial_metadata_book">Riccardo Benzoni, <hi rend="italic">Camillo Renati e la sociabilità accademica a Mantova nel tardo Settecento,</hi> © Author(s), <ref target="http://creativecommons.org/licenses/by/4.0/legalcode">CC BY 4.0</ref>, DOI <ref target="https://doi.org/10.36253/979-12-215-0989-2.29">10.36253/979-12-215-0989-2.29</ref>, in Niccolò Guasti, Cinzia Recca, Mónica Bolufer Peruga, Fernando Durán López (edited by), <hi rend="italic">Accademie e luoghi del sapere tra Italia e Spagna nel lungo Settecento. Scienze, arti, letteratura, politica e sociabilità / Academias y lugares del saber en el largo siglo XVIII entre Italia y España. Ciencias, artes, literatura, política y sociabilidad</hi>, pp. -311, 2026, published by Firenze University Press, ISBN 979-12-215-0989-2, DOI <ref target="https://doi.org/10.36253/979-12-215-0989-2">10.36253/979-12-215-0989-2</ref></p></div></div>
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