<?xml version="1.0" encoding="utf-8" standalone="yes"?>
<TEI xmlns="http://www.tei-c.org/ns/1.0">
  <teiHeader>
    <fileDesc>
      <titleStmt>
        <title type="main" level="a">Tradizione e critica: la storia ecclesiastica nelle accademie cattoliche del XVIII secolo tra Italia e Spagna</title>
        <author>
          <persName n="1" ref="https://orcid.org/0009-0006-2836-6276" type="ORCID">
            <forename>Stefano</forename>
            <surname>Boero</surname>
            <placeName type="affiliation">University of L’Aquila, Italy</placeName>
          </persName>
        </author>
        <respStmt>
          <resp>This is a section of <title>Accademie e luoghi del sapere tra Italia e Spagna nel lungo Settecento / Academias y lugares del saber en el largo siglo XVIII entre Italia y España</title>(DOI: <idno type="DOI">10.36253/979-12-215-0989-2</idno>) by </resp>
          <name>Niccolò Guasti, Cinzia Recca, Mónica Bolufer Peruga, Fernando Durán López</name>
        </respStmt>
      </titleStmt>
      <publicationStmt>
        <publisher>Firenze University Press</publisher>
        <pubPlace>Florence</pubPlace>
        <date when="2026">2026</date>
        <idno type="DOI">https://doi.org/10.36253/979-12-215-0989-2.31</idno>
        <availability>
          <p>Available for academic research purposes</p>
          <p>Open Access</p>
          <p>Copyright Author(s)</p>
          <licence source="text" target="https://creativecommons.org/licenses/by/4.0/legalcode">
            <p>Content licence CC BY 4.0</p>
          </licence>
          <licence source="metadata" target="https://creativecommons.org/publicdomain/zero/1.0/legalcode">
            <p>Metadata licence CC0 1.0</p>
          </licence>
        </availability>
      </publicationStmt>
      <sourceDesc>
        <p>This is original content, published for academic research purposes</p>
      </sourceDesc>
    </fileDesc>
    <encodingDesc>
      <appInfo>
        <application version="2.2" ident="Booksflow">
          <desc>Digital edition XML powered by Booksflow</desc>
        </application>
      </appInfo>
    </encodingDesc>
    <profileDesc>
      <abstract xml:lang="en">
        <p>The article explores the role of ecclesiastical history in Catholic academies of the 18th century, focusing on Italy and Spain. These institutions, often promoted by secular and regular clergy, became laboratories of religious erudition and methodological renewal.</p>
      </abstract>
      <textClass>
        <keywords>
          <list>
            <item>Ecclesiastical history</item>
            <item>Catholic academies</item>
            <item>Enlightenment</item>
            <item>Jansenism</item>
            <item>Religious reform</item>
          </list>
        </keywords>
      </textClass>
    </profileDesc>
  </teiHeader>
  <text>
    <body>
      <p>It is available online at https://doi.org/10.36253/979-12-215-0989-2.31<ref target="https://doi.org/10.36253/979-12-215-0989-2.31" /></p>
<div><head>Tradizione e critica: la storia ecclesiastica nelle accademie cattoliche del XVIII secolo tra Italia e Spagna</head><p rend="h1_author ParaOverride-1">Stefano Boero</p><div><head>1. Introduzione</head><p rend="text"><hi rend="CharOverride-1">Nel corso del XVIII secolo, la fioritura di accademie e società dotte rappresentò un tratto distintivo della cultura europea. Tali istituzioni non furono soltanto luoghi di circolazione delle idee, ma anche spazi di elaborazione intellettuale in cui si tentava di conciliare autorità, tradizione e aggiornamento del sapere. All’interno di questo vivace panorama, spesso dominato dai centri più noti della sociabilità scientifica e letteraria, si sviluppò un ambito meno indagato ma di grande rilievo, quello delle accademie di storia ecclesiastica.</hi></p><p rend="text"><hi rend="CharOverride-1">Nate per lo più in ambienti ecclesiastici – per iniziativa di chierici regolari o secolari, a volte legate a ordini religiosi, spesso radicate in contesti urbani di medie dimensioni –</hi><hi rend="CharOverride-1"> queste accademie non si limitarono a perpetuare una storiografia apologetica, ma si confrontarono con le trasformazioni metodologiche della disciplina storica, aprendo spazi di riflessione erudita e critica. La loro funzione e il loro impatto sulle dinamiche del mondo ecclesiastico presentano elementi di interesse con particolare riferimento alle tensioni tra cultura confessionale e nuove forme di produzione e legittimazione del sapere.</hi></p><p rend="text"><hi rend="CharOverride-1">Sviluppatesi nel solco di una tradizione storiografica che risaliva almeno alla stagione baroniana, conobbero nel Settecento una significativa riorganizzazione e una nuova diffusione, soprattutto in Italia, dove formarono una rete articolata in dialogo con altri ambiti dell’erudizione religiosa e con le istanze di rinnovamento della Chiesa cattolica. Anche in Spagna, pur con forme più circoscritte e istituzionalmente differenziate, non mancarono esperienze analoghe per obiettivi e strumenti.</hi></p><p rend="text"><hi rend="CharOverride-1">Il presente contributo si inserisce nel quadro delle riflessioni proposte dal terzo incontro congiunto della Società Italiana di Studi sul Secolo XVIII e della Sociedad Española de Estudios del Siglo XVIII, dedicato ad accademie e luoghi del sapere tra Italia e Spagna. Non intende offrire una mappatura esaustiva, ma proporre – attraverso un confronto comparato </hi><hi rend="CharOverride-1">– una riflessione sulle forme con cui le accademie di storia ecclesiastica si posero come cerniera tra istanze religiose, strategie apologetiche e linguaggi critici eruditi (filologia, teologia storica, critica testuale), dando un rinnovato impulso alla cultura ecclesiastica durante il secolo delle riforme.</hi></p><p rend="text"><hi rend="CharOverride-1">In particolare, si cercherà di mettere in luce come questi sodalizi abbiano elaborato una propria grammatica del sapere storico, negoziando tra fedeltà alla tradizione cattolica e adozione di pratiche critiche coerenti con il più ampio contesto della cultura erudita settecentesca.</hi></p></div><div><head>2. Roma laboratorio d’idee: il rilancio accademico tra ortodossia e rinnovamento nel tardo Seicento</head><p rend="text"><hi rend="CharOverride-1">La nascita delle accademie ecclesiastiche, già a partire dall’età della Controriforma, si inserisce in un più ampio processo di riorganizzazione della cultura cattolica, che trovò nella forma accademica uno strumento privilegiato per la formazione del clero e la difesa dell’ortodossia (Benzoni 1978, 14; Vasoli 1981, 81-115). Dopo un primo esordio s</hi><hi rend="CharOverride-1">ul finire del Cinquecento, questa tipologia accademica conobbe un crescente sviluppo nel corso del Seicento e un netto incremento nel Settecento, con due fasi di particolare intensità, rispettivamente, negli anni Quaranta-Cinquanta e, più avanti, negli anni Ottanta. In entrambi i casi, le accademie risposero all’esigenza di consolidare l’autorità dottrinale della Chiesa e fronteggiare le sfide poste dal giansenismo, dal gallicanesimo e dall’Illuminismo.</hi></p><p rend="text"><hi rend="CharOverride-1">Proprio la disciplina storico-ecclesiastica fu chiamata a rispondere a queste sollecitazioni. Nel XVIII secolo stava conoscendo un significativo rilancio in ambito universitario, promosso da istanze culturali e religiose orientate verso una riforma della Chiesa fondata sulla conoscenza storica e su una religiosità più sobria e rigorista, talora in sintonia con le stesse posizioni gianseniste.</hi></p><p rend="text"><hi rend="CharOverride-1">Alla Sapienza di Roma, non a caso, la cattedra di storia ecclesiastica fu affidata tra il 1731 e il 1738 a Giovanni Gaetano Bottari, figura centrale del riformismo romano. Futuro animatore dell</hi><hi rend="CharOverride-1">a locale Accademia di Storia Ecclesiastica, Bottari si distinse per l’adozione di un approccio critico e documentato alla storia della Chiesa. Prima di lui, la stessa cattedra era stata ricoperta da Celestino Galiani, esponente dell’ordine celestino e vicino agli ambienti giansenisti, a conferma di una linea di continuità tra l’insegnamento universitario e il riformismo religioso.</hi></p><p rend="text"><hi rend="CharOverride-1">Tendenze analoghe si riscontrano anche a Firenze: Giovanni Lami, formatosi a Parigi presso i maurini, fu designato da Gian Gastone de’ Medici alla cattedra di storia ecclesiastica dello Studio Fiorentino. Le sue opere, di taglio agiografico e polemico, puntavano al rinnovamento dello spirito religioso mediante la riscoperta delle fonti cristiane e la critica alle deviazioni dottrinali. A Pisa, tra i docenti dell’ateneo della stessa disciplina, figuravano l’agostiniano Enrico Noris – poi cardinale e autore dei rigorosi </hi><hi rend="italic">Cenotaphia Pisana</hi><hi rend="CharOverride-1"> – e il Berti, anch’egli impegnato nel consolidamento della disciplina in chiave antigesuitica.</hi></p><p rend="text"><hi rend="CharOverride-1">In questo contesto, le accademie fondate nel Settecento si presentarono come elementi per certi aspetti complementari rispetto a un più vasto sistema di produzione e legittimazione del sapere ecclesiastico. Mentre le cattedre universitarie garantivano un radicamento istituzionale, le accademie offrivano spazi più flessibili per la ricerca, la sperimentazione e l’elaborazione dottrinale, pur restando potenzialmente più soggette al tentativo di controllo da parte delle gerarchie ecclesiastiche.</hi></p><p rend="text"><hi rend="CharOverride-1">Questo quadro si riflette nelle numerose iniziative intraprese a Roma durante il pontificato di Benedetto XIV (1740-58), protagonista di una riforma sistematica </hi><hi rend="CharOverride-1">di sodalizi culturali ecclesiastici già esistenti. Nel 1740 il papa istituì l’Accademia di Storia Ecclesiastica, concepita come centro di un sistema che includeva anche le accademie di Storia Romana, dei Concili e di Liturgia (Donato 1999, 415-30). Questa fondazione rappresentò il vertice di un progetto politico e culturale in cui la disciplina storica diveniva uno strumento strategico per riaffermare l’autorità dottrinale romana.</hi></p><p rend="text"><hi rend="CharOverride-1">Frequentata da ecclesiastici destinati a ruoli di rilievo nella Curia, l’Accademia si configurava come una vera e propria palestra intellettuale, volta a formare un’</hi><hi rend="italic">élite</hi><hi rend="CharOverride-1"> clericale capace di coniugare fedeltà alla tradizione cattolica e aggiornamento metodologico. La disciplina non era solo oggetto di studio, ma diventava strumento di governo, fornendo alla Chiesa strumenti concettuali e storici per affrontare le sfide teologiche e ideologiche del tempo.</hi></p><p rend="text"><hi rend="CharOverride-1">L’approccio accademico non si riduceva a una difesa polemica della fede, ma perseguiva una più sofisticata strategia culturale, volta a costruire un sapere storico-ecclesiastico dotato di legittimità filologica e valore normativo, secondo i modelli critici emergenti. In tal senso, l’</hi><hi rend="CharOverride-1">Accademia romana di Storia Ecclesiastica si configurava come anticipatrice di una nuova forma di autorità fondata sulla razionalizzazione della memoria religiosa.</hi></p><p rend="text"><hi rend="CharOverride-1">Il programma elaborato negli anni Quaranta del Settecento si inseriva nel più ampio progetto di rinnovamento della cultura ecclesiastica promosso da una generazione di studiosi influenzati dall’eredità muratoriana (Alimento 2005, 599-636). L’Accademia romana di Storia Ecclesiastica non fu solo un’istituzione educativa, ma un vero centro propulsore della riflessione storica e dottrinale, capace di integrare la tradizione con l’innovazione metodologica.</hi></p></div><div><head>3. Dalla Curia romana ai territori: la rete italiana delle accademie ecclesiastiche</head><p rend="text"><hi rend="CharOverride-1">L’influenza del modello romano delle accademie ecclesiastiche </hi><hi rend="CharOverride-1">in generale e dell’Accademia di Storia Ecclesiastica in particolare non rimase confinata all’Urbe, ma si diffuse capillarmente in numerose città italiane. Questa espansione, insieme culturale e strategica, rispondeva all’esigenza di radicare localmente un sistema formativo e dottrinale coerente con la centralità romana. </hi></p><p rend="text"><hi rend="CharOverride-1">Nel corso del Settecento si assistette a un aumento significativo del numero di accademie ecclesiastiche, molte delle quali si specializzarono nella trattazione sistematica della storia ecclesiastica. Alcune si intitolarono esplicitamente “accademie di storia ecclesiastica”, mentre altre, pur mantenendo una denominazione più generica, svilupparono in modo marcato una produzione storiografica in ambito ecclesiale, segno di una crescente consapevolezza del valore strategico della memoria religiosa e della riflessione sul passato della Chiesa.</hi></p><p rend="text"><hi rend="CharOverride-1">Nella Repubblica di Venezia, il caso di Brescia rappresenta un’interessante anticipazione dei modelli accademici che si sarebbero affermati più stabilmente a Roma e in altri luoghi nel corso del secolo. Nella città, l’</hi><hi rend="CharOverride-1">Accademia Ecclesiastica del Collegio Vescovile, fondata nel 1715 da Mons. Gian Francesco Barbarigo, prevedeva tre tornate mensili articolate in sermoni, discussioni di dubbi teologico-morali e interventi di storia ecclesiastica. Successivamente, vi si tennero dissertazioni critiche su punti oscuri della storia della Chiesa, a testimonianza di un precoce interesse per un approccio sistematico e documentato alla materia. </hi></p><p rend="text"><hi rend="CharOverride-1">Tra i contesti più dinamici, nel rilancio della storia ecclesiastica in ambito accademico, spiccò Bologna, sede di un’antica e prestigiosa università ma priva di una corte centralizzata, condizione che favorì una circolazione relativamente autonoma delle idee. Anche qui, già negli anni Novanta del Seicento operava un’accademia ecclesiastica promossa dall’arcidiacono Anton </hi><hi rend="CharOverride-1">Felice Marsili che, tra i suoi vari obiettivi, aveva l’ambizioso programma di affrontare ogni anno un secolo di storia della Chiesa, attraverso dissertazioni su cronologia, concili, dottrina, riti e liturgia. Le sue attività mostrano una struttura tematica articolata e una solida impostazione storico-critica. </hi></p><p rend="text"><hi rend="CharOverride-1">Il modello bolognese ricevette nuovo impulso nel 1745 con la fondazione dell’Accademia di Storia Ecclesiastica, annessa all’Istituto delle Scienze, che rappresentò un’evoluzione significativa (Battistini 2008, 199-208). Centrale, anche in questo caso, è la politica culturale di Prospero Lambertini, bolognese e vescovo della città prima di divenire papa Benedetto XIV; questa accademia integrava il rinnovamento religioso post-tridentino con le istanze del razionalismo e dell’</hi><hi rend="CharOverride-1">erudizione (Guerrini 2023, 191-206). La sua produzione si distinse per un ampio </hi><hi rend="italic">corpus</hi><hi rend="CharOverride-1"> di dissertazioni su concili, liturgia, vite dei santi e la confutazione di storici eretici come Mattia Flacco Illirico.</hi></p><p rend="text"><hi rend="CharOverride-1">In Emilia-Romagna, un’esperienza significativa fu quella del ducato di Parma; intorno al 1740, l’Accademia Ecclesiastica fondata in casa del futuro vescovo parmense Francesco Pettorelli Lalatta fu un ulteriore esempio di specializzazione nello studio della storia ecclesiastica, che contribuì a consolidare una cultura erudita e disciplinata. Sempre nel contesto emiliano</hi><hi rend="CharOverride-1">-romagnolo, si segnala il caso di Rimini, dove l’accademia fondata tra il 1760 e il 1765 dal cardinale Ludovico Valenti e ospitata nel seminario vescovile si concentrava su esercitazioni dottrinali, filosofiche e letterarie. Le dissertazioni elaborate in quel contesto, oggi conservate nella Biblioteca Gambalunghiana, testimoniano l’impronta fortemente storico-ecclesiastica dell’iniziativa. </hi></p><p rend="text"><hi rend="CharOverride-1">Sempre nello Stato della Chiesa, nelle Marche, città come Osimo, Urbino e San Severino ospitarono accademie che coniugavano finalità educative e strategie di selezione delle </hi><hi rend="italic">élite</hi><hi rend="CharOverride-1"> clericali. A Osimo, l’accademia fondata nel 1748 dal vescovo Pompeo Compagnoni promuoveva dissertazioni mensili di storia ecclesiastica, coinvolgendo clero secolare, regolare e laici colti. Dotata di statuti e di una struttura interna ben definita, fu nota per il prestigio e la partecipazione anche di studiosi non locali. </hi><hi rend="CharOverride-1">Anche a San Severino si sviluppò un’Accademia di Storia Sacra, sebbene le fonti disponibili siano più lacunose. A Urbino, tra il 1789 e il 1791, l’accademia istituita da mons. Spiridione Berioli prevedeva un piano triennale con ventiquattro tesi sui principali temi ecclesiastici. Legata all’Accademia degli Assorditi, contava su membri di rilievo appartenenti sia al clero sia all’ambiente universitario (Colucci 1796, 99). </hi></p><p rend="text"><hi rend="CharOverride-1">In Umbria, il modello accademico si radicò in realtà come Orvieto, dove si rinsaldava il legame tra sapere ecclesiastico e autorità religiosa locale. Sebbene la documentazione sia più limitata, si conosce la prima dissertazione tenuta in questa accademia, che fu una difesa del papa Onorio I, a testimonianza dell’approccio storico-apologetico che vi si praticava.</hi></p><p rend="text"><hi rend="CharOverride-1">Nel Granducato di Toscana, le accademie riflettevano l’</hi><hi rend="CharOverride-1">influenza dell’erudizione storica e della cultura muratoriana. A San Miniato, nel 1744, Ferdinando Paoletti fondò un’accademia che prevedeva dissertazioni mensili su argomenti di storia ecclesiastica e temi eruditi, come i Magi, i prodigi e le religioni antiche. A Firenze, nel 1753, l’Accademia dei Teologi Dogmatici, fondata da studenti delle Scuole Pie e diretta da padre Alberto Pappiani, integrava la storia ecclesiastica nella formazione apologetica e tomista del clero. Nella Repubblica di Lucca, sotto la guida di Domenico Mansi, si affermò una solida attenzione agli studi patristici e liturgici, coerente con la vocazione storiografica e teologica dell’epoca (Zaccaria 1794, t. VI).</hi></p><p rend="text"><hi rend="CharOverride-1">Il fenomeno si estese significativamente anche al Regno di Napoli, dove a partire dagli anni Quaranta del Settecento nacquero accademie che rispondevano alle nuove sfide culturali poste dall’Illuminismo. A Napoli, l’Accademia di Materie Ecclesiastiche fondata nel 1741 dall</hi><hi rend="CharOverride-1">’arcivescovo Giuseppe Spinelli si riuniva con cadenze regolari per trattare questioni di storia ecclesiastica e confutare errori dottrinali e storici. Tra i suoi membri spiccano nomi di rilievo come Mazzocchi, Genovesi e della Calce. Nel 1758, Antonino Sersale rifondò l’Accademia Arcivescovile, che proseguì l’eredità spinelliana attraverso dissertazioni settimanali, spesso di taglio apologetico. Nel 1782, la fondazione dell’Accademia Teologica da parte di Serafino Filangieri segnò un’ulteriore evoluzione, cercando un dialogo tra teologia tradizionale e scienze morali e naturali, in risposta alla crescente penetrazione delle idee illuministe nel Mezzogiorno. </hi></p><p rend="text"><hi rend="CharOverride-1">Sempre nel Regno di Napoli, all’Aquila, l’</hi><hi rend="CharOverride-1">Accademia ecclesiastica fondata nel 1742 da mons. Giuseppe Coppola, già segretario dell’accademia spinelliana, si articolava in due sezioni – una dedicata alla storia ecclesiastica e alla liturgia, l’altra alla teologia morale – e si riuniva due volte al mese seguendo un preciso programma annuale. Fu lodata da Giovanni Lami e animata da figure di rilievo come Antonio Ludovico Antinori (Morelli 1981).</hi></p><p rend="text"><hi rend="CharOverride-1">Nel Regno di Sicilia il fermento accademico trovò espressione a Palermo, dove nel 1747 Antonio de Requenses fondò un’accademia presso il monastero di San Carlo, dedicata allo studio dei monumenti e delle fonti della storia ecclesiastica siciliana (Verga 1999). L’</hi><hi rend="CharOverride-1">iniziativa si inseriva in un contesto particolarmente ricco di identità religiose, linguistiche e culturali, e si affiancava a numerose altre accademie attive nell’isola. A Siracusa si sviluppò l’Accademia Sacra, incentrata prevalentemente sulla teologia morale e sui riti sacri, ma aperta anche a esercitazioni in ambito storico-liturgico. Il titolo dell’orazione inaugurale pronunciata dal vescovo Testa nel 1749, in occasione del rinnovamento di un precedente sodalizio, già attivo sul finire degli anni Venti, lascia trasparire un programma denso anche in chiave storica (Maylender 1930, vol. V, 79).</hi></p><p rend="text"><hi rend="CharOverride-1">Nella Repubblica di Genova, la creazione dell’Accademia teologica nel 1783 rispose invece a una congiuntura particolarmente complessa, in cui le tensioni tra giansenismo e ortodossia richiedevano un più serrato controllo intellettuale. Anche centri di dimensioni minori, come Crema, Este e Macerata, videro sorgere accademie negli anni Ottanta del secolo, espressione di una reazione cattolica alla diffusione del razionalismo e dell’ateismo veicolati dalla cultura illuminista. Tali iniziative segnarono l’</hi><hi rend="CharOverride-1">emergere di una nuova stagione apologetica, ispirata a un rinnovato rigore filologico, profondamente orientato alla difesa dell’identità religiosa.</hi></p><p rend="text"><hi rend="CharOverride-1">Il modello delle accademie di storia ecclesiastica si rivelò, nel corso del XVIII secolo, uno degli strumenti più efficaci della Chiesa per coniugare formazione, controllo e promozione delle </hi><hi rend="italic">élite</hi><hi rend="CharOverride-1"> intellettuali. Diffondendosi dal centro romano verso i territori, queste istituzioni riuscirono a creare una rete colta e disciplinata, capace di rispondere alle sfide culturali dell’età moderna e di riaffermare il primato della Chiesa nella produzione del sapere, in particolare attraverso la promozione sempre più sistematica della storia ecclesiastica come disciplina chiave nel panorama delle scienze religiose.</hi></p></div><div><head>4. Frontiere dell’erudizione: accademie ecclesiastiche tra Italia e Spagna in una dimensione transnazionale</head><p rend="text"><hi rend="CharOverride-1">Numerosi furono gli intellettuali spagnoli che dettero vita a sperimentazioni che miravano alla sistematizzazione della storia della Chiesa attraverso un approccio documentario e metodologicamente rigoroso. Nonostante l’</hi><hi rend="CharOverride-1">importanza della produzione storiografica ecclesiastica, non si può parlare per la Spagna del XVIII secolo di una vera e propria rete di accademie di storia ecclesiastica paragonabile a quella sviluppatasi in Italia. La centralità della Chiesa e il controllo sull’istruzione favorirono la produzione di opere storiche, ma non incentivarono la nascita di accademie ecclesiastiche autonome. La storiografia spagnola, pur animata da un forte impulso apologetico e da una tensione universalistica, si è sviluppata così in forme diverse rispetto al modello italiano, privilegiando grandi narrazioni nazionali e progetti editoriali di lunga durata, come la </hi><hi rend="italic">Historia pontifical y católica</hi><hi rend="CharOverride-1"> di Gonzalo de Illescas, piuttosto che la creazione di sodalizi accademici locali (Broggio 2014, 39-71).</hi></p><p rend="text"><hi rend="CharOverride-1">La stessa fondazione dell’Accademia di Storia Ecclesiastica Spagnola nel 1747 fu promossa ancora una volta con il favore di Benedetto XIV </hi><hi rend="CharOverride-1">oltre che del re Ferdinando VI (Barrio Gozalo 2015, 29-55; Pacheco y de Leyva 2008). Rimase circoscritta soprattutto all’ambiente romano: riservata ai soli chierici secolari spagnoli, si proponeva di raccogliere e sistematizzare le fonti relative alla storia della Chiesa ispanica, ma la sua breve durata e la dipendenza dalla figura del fondatore ne decretarono il rapido declino.</hi></p><p rend="text"><hi rend="CharOverride-1">Nata sotto il patrocinio dell’ambasciatore spagnolo presso la Santa Sede, Clemente de Aróstegui, </hi><hi rend="CharOverride-1">l’accademia fu istituita con l’obiettivo di promuovere lo studio della storia ecclesiastica ispanica. Il modello organizzativo si ispirava ad altre istituzioni italiane sorte nella stessa epoca, volte a rafforzare il legame tra erudizione e appartenenza nazionale. L’accademia, che si collocava all’interno del Palazzo di Spagna e operava in stretta connessione con gli archivi romani, e ambiva a raccogliere e sistematizzare le fonti relative alla storia della Chiesa spagnola, nell’intento di produrre una narrazione storica che fosse di «utilità e onore per il regno e per le sue chiese particolari</hi><hi rend="CharOverride-1">».</hi></p><p rend="text"><hi rend="CharOverride-1">L’accesso ai suoi lavori era riservato esclusivamente ai chierici secolari spagnoli, escludendo gli stranieri per il timore che la diversità nazionale potesse ostacolare il progetto. Questa scelta rispondeva a un’esigenza di coesione interna e di rafforzamento dell’identità ecclesiastica spagnola in un contesto internazionale come quello romano (Cruz Alcañiz, e García Sánchez 2009, 91-103). L’iniziativa, tuttavia, conobbe un rapido declino in seguito al rientro in Spagna di Aróstegui, principale promotore dell’impresa.</hi></p><p rend="text"><hi rend="CharOverride-1">L’Accademia di Storia Ecclesiastica Spagnola rappresentò dunque un esperimento significativo nell’</hi><hi rend="CharOverride-1">ambito della costruzione di un’identità storica ecclesiastica nazionale in un contesto transnazionale (Rao 2020, 3-6). Tuttavia, la sua breve durata evidenzia una problematica ricorrente in diverse accademie dell’epoca: la dipendenza dalla figura del fondatore e la difficoltà di consolidare un’istituzione senza un supporto strutturato e duraturo. Come ha sottolineato Maria Teresa Guerrini, la cultura ecclesiastica spagnola del Settecento si sviluppò in Italia all’interno di ambienti religiosi, università e biblioteche private, ma comunque non si tradusse, se non in casi più sporadici, in accademie strutturate (Guerrini 2023, 191-206).</hi></p><p rend="text"><hi rend="CharOverride-1">L’</hi><hi rend="CharOverride-1">esperienza romana non fu un caso isolato ma, come detto, si inseriva in un più ampio movimento di riscoperta della storia ecclesiastica che interessò la penisola iberica. Lo stesso anno della fondazione dell’Accademia romana, l’agostiniano Enrique Flórez pubblicò la citata prima edizione della </hi><hi rend="italic">España Sagrada</hi><hi rend="CharOverride-1">, una monumentale opera di documentazione della storia ecclesiastica della Spagna che si poneva come equivalente iberico degli </hi><hi rend="italic">Acta Sanctorum</hi><hi rend="CharOverride-1">; questa impresa, pur avendo un’impostazione accademica, non era il prodotto di accademie cittadine formalmente costituite (Rodríguez Sánchez de León 2000, 3-19; Díaz Álvarez 2020).</hi></p><p rend="text"><hi rend="CharOverride-1">La comparazione tra i modelli accademici italiani e iberici suggerisce che, per quanto l</hi><hi rend="CharOverride-1">’Italia abbia visto una maggiore proliferazione di accademie specializzate, anche in Spagna e nel vicino Portogallo si svilupparono centri di studio con caratteristiche analoghe.</hi></p><p rend="text"><hi rend="CharOverride-1">Si possono individuare alcune realtà che inglobarono l’interesse per la storia ecclesiastica all’interno di istituzioni preesistenti. È il caso, ad esempio, dell’Accademia di Buone Lettere di Barcellona, che nel 1752 ottenne il riconoscimento di Reale e ospitò dissertazioni sulla storia dei concili e sulle agiografie di santi (Vives 1953, 341-53). Questa accademia si fece promotrice, nel corso del XVIII secolo, di una vera e propria rinascita degli studi ecclesiastici, con frequenti</hi><hi rend="CharOverride-1"> letture e comunicazioni dedicate alla storia della Chiesa, alla liturgia, alla cronologia dei concili e alla storia dei monasteri catalani. Tra i protagonisti di questa stagione si distinse il P. Jaime Caresmar, abate premonstratense, che contribuì con un’imponente raccolta di materiali documentari e dissertazioni su temi quali il martirio di San Severo o la cronologia dei concili toledani. Altri accademici, come José de Bastero, Juan de Sagarriga o Fr. Domingo Boria, affrontarono questioni agiografiche complesse, come la distinzione tra le figure di Santa Eulalia di Barcellona e di Mérida, o la leggendaria traversata di San Raimondo di Peñafort.</hi></p><p rend="text"><hi rend="CharOverride-1">Un esempio di accademia ecclesiastica fondata nel XVIII secolo è rappresentato dalla Reale Accademia di Canoni, Liturgia, Storia e Disciplina Ecclesiastica di Siviglia, istituita nel 1757 presso l’Oratorio dei Missionari del Salvatore e successivamente trasferita, nel 1769, presso l’Oratorio di San Filippo Neri della città andalusa (De la Hoz 1995, 459-61; </hi><hi rend="italic">Memorial literario</hi><hi rend="CharOverride-1"> 1784, 28-31). Fondata sotto l’invocazione di Sant’Isidoro, arcivescovo di Siviglia, venne ufficialmente riconosciuta come </hi><hi rend="italic">Real Academia</hi><hi rend="CharOverride-1"> dal </hi><hi rend="italic">Consejo Supremo de Castilla</hi><hi rend="CharOverride-1"> il 12 luglio 1773, su richiesta del presidente Miguel de Cervera.</hi></p><p rend="text"><hi rend="CharOverride-1">Riformata più volte nel corso degli anni (1761, 1767, 1769), l’Accademia – nota anche con il nome di Real Academia de Sagrados Cánones, Liturgia, Historia y Disciplina</hi><hi rend="CharOverride-2"> </hi><hi rend="CharOverride-1">Eclesiástica – si distinse per la sua intensa attività formativa e per l’approfondimento sistematico del diritto canonico, delle decretali papali (in particolare quelle di Gregorio IX) e dei concili celebrati in ambito ispanico.</hi></p><p rend="text"><hi rend="CharOverride-1">L’attività accademica si articolava in lezioni metodiche in latino, dissertazioni pubbliche in castigliano corredate da riferimenti storici e discussioni su casi concreti di diritto ecclesiastico. Un ciclo esemplare di sessioni accademiche si svolse nel luglio 1773, quando, dopo l’orazione inaugurale pronunciata da Miguel de Mateo y Montes (8 luglio), furono presentate una serie di dissertazioni su titoli specifici del libro II delle </hi><hi rend="italic">Decretali</hi><hi rend="CharOverride-1">, culminando il 26 luglio in una sessione speciale dedicata ai Concili, con particolare attenzione al II Concilio di Braga e alle riflessioni sulla decadenza della disciplina ecclesiastica.</hi></p><p rend="text"><hi rend="CharOverride-1">Un elemento comune ad alcune </hi><hi rend="CharOverride-1">accademie del tempo fu il legame con l’Oratorio, una delle istituzioni ecclesiastiche più attive nella promozione della cultura storica. Un caso emblematico è quello portoghese dell’Accademia di Storia Ecclesiastica e Riti Liturgici fondata a Coimbra nel 1748 presso il Monastero di Santa Croce. Tale accademia mirava a formare gli studiosi di storia ecclesiastica attraverso un approccio documentario rigoroso. Qui, come a Siviglia, si registra una significativa presenza dei filippini, che contribuirono alla formazione degli accademici e alla definizione di una metodologia fondata sull’analisi critica delle fonti.</hi></p><p rend="text"><hi rend="CharOverride-1">L’Accademia, più che un semplice sodalizio intellettuale, si configurava come una sorta di scuola, dotata di cattedre di Riti Sacri e di Storia Ecclesiastica, attive dal 1756, e si distinse per il suo impegno nella produzione e diffusione di testi liturgici e storici. Il contesto culturale in cui operava era segnato da forti tensioni ideologiche: nonostante l’adesione formale delle università portoghesi allo spirito della bolla </hi><hi rend="italic">Unigenitus</hi><hi rend="CharOverride-1">, le idee gianseniste continuarono a circolare nel paese, anche attraverso testi censurati o tradotti clandestinamente. L</hi><hi rend="CharOverride-1">’Accademia Liturgica di Coimbra si sviluppò in un contesto iberico segnato dalla crescente attenzione inquisitoriale verso le dottrine sospette di giansenismo che, pur non costituendo un movimento strutturato, influenzarono profondamente il dibattito teologico e la ricezione delle fonti patristiche e liturgiche (Mestre 1975, 407-30).</hi></p></div><div><head>5. Tra devozione e dissenso: accademie, cherici secolari e giansenisti </head><p rend="text"><hi rend="CharOverride-1">Nel corso del XVIII secolo, le Accademie di Storia Ecclesiastica costituirono un crocevia tra erudizione, devozione e dibattito dottrinale, contribuendo in modo decisivo alla definizione della storia ecclesiastica come disciplina autonoma all’interno della Chiesa cattolica.</hi></p><p rend="text"><hi rend="CharOverride-1">Promosse in più casi dagli oratoriani, principali eredi della lezione apologetica di Cesare Baronio, tali istituzioni si radicarono in un ambiente ecclesiastico riformatore, sensibile tanto alle istanze critiche di matrice muratoriana quanto alle trasformazioni del metodo storico. Baronio, con i suoi </hi><hi rend="italic">Annales Ecclesiastici</hi><hi rend="CharOverride-1">, aveva inaugurato un modello storiografico destinato a divenire imprescindibile per le generazioni successive, e nel Settecento gli oratoriani ne raccolsero l’</hi><hi rend="CharOverride-1">eredità, animando accademie nelle biblioteche delle loro case, in un processo di adattamento del baronianesimo alle nuove esigenze culturali e teologiche.</hi></p><p rend="text"><hi rend="CharOverride-1">Un esempio significativo di questa dinamica fu la fondazione della citata Sacra Accademia Arcivescovile di Napoli nel 1741. Le riunioni napoletane, che si tenevano presso la Biblioteca dei Girolamini, videro la partecipazione di figure di spicco come Annibale Marchese e l’oratoriano Giuseppe Coppola (destinato a divenire vescovo dell’Aquila, dove tra il 1742 e il 1749 promosse un’accademia ‘dell’Oratorio’)</hi><hi rend="CharOverride-1">.</hi></p><p rend="text"><hi rend="CharOverride-1">Tali accademie non erano semplici consessi di studio, ma si configuravano come spazi di riflessione critica sulla tradizione ecclesiastica, influenzati dalle correnti di erudizione promosse da Muratori e dalle nuove prospettive scientifico-filosofiche di ambito europeo. Il loro orientamento verso lo studio delle origini cristiane e l’applicazione di metodologie filologiche e critiche alle fonti storiche contribuì a scardinare molte delle narrazioni agiografiche e controriformistiche, promuovendo un approccio più rigoroso alla disciplina, come dimostrano le figure di Pier Francesco Foggini e Giovanni Bottari, membri dell’accademia romana e interlocutori del circolo giansenista dell’Archetto (Palozzi 1941).</hi></p><p rend="text"><hi rend="CharOverride-1">A Roma, l’Accademia di Storia Ecclesiastica fondata da Benedetto XIV fu animata da uomini che, pur restando formalmente all’</hi><hi rend="CharOverride-1">interno dei confini dell’ortodossia, contribuirono a un clima di apertura che suscitò sospetti, in particolare dei gesuiti. La tensione tra fedeltà alla tradizione e apertura metodologica si tradusse in una dialettica permanente tra autorità e ricerca, tra apologetica e critica (Dammig 1988). </hi></p><p rend="text"><hi rend="CharOverride-1">Tra i protagonisti dell’Accademia romana di Storia Ecclesiastica, che aveva sede alla Chiesa Nuova, nella sede della congregazione filippina, vi fu anche l’oratoriano Giuseppe Bianchini, nominato da Benedetto XIV nel 1739 continuatore degli </hi><hi rend="italic">Annales</hi><hi rend="CharOverride-1"> baroniani: la sua opera segnò una svolta nel modo di intendere la storiografia ecclesiastica, in cui il distacco dalle narrazioni edificanti e l’</hi><hi rend="CharOverride-1">adesione alla critica testuale divennero elementi distintivi. Tuttavia, proprio questo spirito critico, unito alla partecipazione di alcuni membri delle accademie a circuiti intellettuali sospettati di simpatie gianseniste, generò tensioni con le autorità ecclesiastiche più conservatrici.</hi></p><p rend="text"><hi rend="CharOverride-1">Un caso emblematico di questa ambivalenza si ebbe all’Aquila, dove nel 1742 il vescovo oratoriano Giuseppe Coppola fondò un’Accademia di Storia Ecclesiastica e Materie Liturgiche, anche in questo caso presso l’Oratorio filippino, affidando la prolusione inaugurale al confratello Francesco Saverio Centi, ex gesuita e figura di rilievo del riformismo ecclesiastico meridionale (BAV, Ott. Lat. 3157). L’Accademia aquilana, animata da un gruppo di oratoriani e studiosi locali, si configurò come spazio di elaborazione dottrinale e di critica morale, ispirata a un rigorismo di matrice agostiniana e a un metodo razionalista influenzato dal cartesianesimo. Le orazioni di Centi, in particolare, si distinguevano per l’attacco frontale alla morale gesuitica e per la rivendicazione di una teologia fondata su principi certi e dimostrabili</hi><hi rend="CharOverride-1"> (Boero 2010, 485-516).</hi></p><p rend="text"><hi rend="CharOverride-1">Tuttavia, proprio questo spirito critico e l’adesione a posizioni rigoriste condussero l’Accademia aquilana a un rapido declino. Accusata di simpatie gianseniste, fu oggetto di dure critiche da parte dei gesuiti locali e infine soppressa nel 1752 per volontà del vescovo Ludovico Sabbatini d’Anfora. Il caso aquilano mostra come le accademie potessero diventare luoghi di conflitto tra diverse visioni della Chiesa e della sua missione culturale: da un lato, l’istanza di riforma e di ritorno alla Chiesa delle origini; dall’altro, la difesa dell’ortodossia e della centralità romana.</hi></p><p rend="text"><hi rend="CharOverride-1">Anche in Spagna, tra la fine del XVIII e l’inizio del XIX secolo, si segnalano esponenti del clero secolare profondamente inseriti nel mondo accademico e sensibili a istanze di riforma religiosa di ispirazione giansenista (Hernández Figueiredo, 2020, 463-</hi><hi rend="CharOverride-1">92). Casi emblematici sono quelli di Josep Climent, Félix Amat e Joaquín Lorenzo Villanueva. Climent, vescovo di Barcellona, fu promotore dell’educazione popolare, fondò scuole gratuite, incoraggiò lo studio della storia ecclesiastica e collaborò con la già citata Academia de Buenas Letras. Nelle sue lettere pastorali, difese la tradizione patristica e criticò la morale gesuitica, mostrando simpatia per la Chiesa di Utrecht e per autori francesi come Fleury e Letourneux. Amat, abate di San Ildefonso e arcivescovo titolare di Palmira, fu professore e bibliotecario del Seminario di Barcellona, membro della stessa accademia e autore di opere teologiche e storiche come il </hi><hi rend="italic">Tratado de la Iglesia de Jesucristo</hi><hi rend="CharOverride-1"> e le </hi><hi rend="italic">Observaciones Pacíficas </hi><hi rend="CharOverride-1">(Amat 1806-07; 1817-22; Conejero Martínez 1978, 149-76). In esse difese la collegialità episcopale, la separazione tra potere spirituale e temporale e una riforma moderata della disciplina ecclesiastica, attirandosi sospetti di giansenismo. Villanueva, sacerdote secolare e deputato alle Cortes di Cadice, fu membro della Real Academia Española e della Real Academia de la Historia, censore del Santo Uffizio e autore di testi liturgici, biblici e politici (Ramírez Aledón 2021). Difensore della lettura della Bibbia in volgare, della purezza liturgica e della teologia morale rigorista, fu tra i protagonisti della stagione riformatrice delle Cortes, sostenendo la sovranità nazionale, la libertà di stampa e l’abolizione dell’Inquisizione. La sua figura, ponte tra il giansenismo valenciano e il liberalismo moderato, rappresenta un esempio emblematico di </hi><hi rend="CharOverride-1">‘quadratura del cerchio’ tra fedeltà alla Chiesa e adesione alla nazione sovrana.</hi></p><p rend="text"><hi rend="CharOverride-1">I personaggi citati mostrarono interesse per la storia della Chiesa come strumento di rinnovamento, valorizzando la tradizione patristica e promuovendo una religiosità austera e intellettualmente fondata. Pur non essendo formalmente giansenisti, furono sensibili a posizioni rigoriste, critici del probabilismo morale e attenti a una riforma della Chiesa più sobria e più legata alla sovranità nazionale. Le loro biografie testimoniano come anche in Spagna si sia sviluppata una cultura ecclesiastica riformatrice, colta e attenta alla storia, capace di dialogare con le istanze dell’Illuminismo cattolico e con le tensioni del tempo. In questo senso, le loro traiettorie si avvicinano a quelle di figure italiane che promossero un’etica rigorista e una teologia storica in opposizione alla morale gesuitica. </hi></p><p rend="text"><hi rend="CharOverride-1">Le accademie, sia in Spagna che in Italia, si rivelarono in definitiva luoghi di elaborazione di un pensiero riformatore, capace di coniugare rigore dottrinale, spirito critico e fedeltà alla Chiesa.</hi></p><p rend="text"><hi rend="CharOverride-1">Gli accademici dediti allo studio della storia ecclesiastica nel corso del Settecento riflettono</hi><hi rend="CharOverride-1"> un’esigenza duplice: da un lato, rafforzare la formazione storica e teologica del clero; dall’altro, fornire una risposta intellettualmente articolata alle sfide poste dall’Illuminismo. Le accademie di storia ecclesiastica si collocano così nel processo più ampio di specializzazione delle istituzioni ecclesiastiche, anticipando alcuni tratti della storiografia ottocentesca e contribuendo alla riformulazione del ruolo culturale della Chiesa nella modernità. Il loro posizionamento al confine tra fedeltà alla tradizione e apertura metodologica si tradusse in una tensione permanente tra il desiderio di consolidare l’identità cattolica e il rischio di divenire veicolo di idee ritenute eterodosse.</hi></p><p rend="text"><hi rend="CharOverride-1">Se da un lato esse rafforzarono la consapevolezza storica all’interno della Chiesa, dall’altro diventarono talvolta teatro di conflitti ideologici che ne limitarono la continuità e lo sviluppo. In un contesto segnato dalla circolazione di saperi e dal confronto con nuove visioni culturali, queste accademie si mantennero salde nella difesa dell’ortodossia, ma al tempo stesso contribuirono a un processo interno di revisione e di aggiornamento della tradizione, anche attraverso il recupero della patristica e la promozione di pratiche liturgiche e devozionali riformate.</hi></p></div><div><head>Bibliografia</head><p rend="bib_indx_bib">Alimento, Antonella. 2005. “Le accademie ecclesiastiche: Roma, Napoli e Firenze.” <hi>In </hi><hi rend="italic">Naples, Rome, Florence. Une histoire comparée des milieux intellectuels italiens (XVIIe-XVIIIe siècles)</hi><hi>, a cura di Jean Boutier, Brigitte Marin, e Antonella Romano, 599-636. Rome: École française de Rome.</hi></p><p rend="bib_indx_bib"><hi>Amat de Palou y Pont, Félix. </hi>1806-07. <hi rend="italic">Tratado de la Iglesia de Jesucristo ó Historia eclesiástica</hi>. Madrid: [s. n.].</p><p rend="bib_indx_bib">Amat de Palou y Pont, Félix. 1817-22. <hi rend="italic">Observaciones pacíficas sobre la potestad eclesiastica</hi>. Barcelona: [s. n.] (Imprenta de Tecla Pla Viuda, administrada por Vicente Verdaguer).</p><p rend="bib_indx_bib">Barrio Gozalo, Maximiliano. 2015. “Un sogno illustrato. Il Centro Español de Estudios Eclesiásticos di Roma a metà del XVIII secolo.” <hi rend="italic">Anthologica Annua</hi> 62: 29-55.</p><p rend="bib_indx_bib">Battistini, Andrea. 2008. “Le accademie nel XVI e nel XVII secolo.” In <hi rend="italic">Storia di Bologna, vol. III: Bologna nell’età moderna, t. 2: Cultura, istituzioni culturali</hi>, Chiesa e vita religiosa, 179-208. Bologna: Bononia University Press.</p><p rend="bib_indx_bib">Benzoni, Gabriele. 1978. <hi rend="italic">Gli affanni della cultura. Intellettuali e potere nell’Italia della Controriforma e barocca</hi>. Milano: Feltrinelli.</p><p rend="bib_indx_bib">Biblioteca Apostolica Vaticana. s. d. Ott. Lat. 3157. <hi rend="italic">Orazione recitata dal P. Francesco Saverio Centi della Congregazione dell’Oratorio dell’Aquila. Per dare incominciamento all’Accademia della Istoria Ecclesiastica che in detta Città fu aperta il dì 29 Ottobre del 1742</hi>.</p><p rend="bib_indx_bib">Boero, Stefano. 2010. “Gli Oratoriani all’Aquila tra Seicento e Settecento: cultura e spiritualità.” <hi rend="italic">Annali di storia moderna e contemporanea</hi> 16: 485-516.</p><p rend="bib_indx_bib">Broggio, Paolo. 2014. “Una Spagna pontificia. La Historia pontifical y católica e la politica culturale della Monarchia spagnola nell’età della Controriforma.” <hi rend="italic">Laboratoire de recherche historique Rhône-Alpes:</hi> 39-71.</p><p rend="bib_indx_bib">Colucci, Giuseppe. 1796. <hi rend="italic">Delle antichità picene dell’abate Giuseppe Colucci patrizio camerinese. </hi>Fermo: Giuseppe Agostino Paccaroni, T. XI.</p><p rend="bib_indx_bib">Cruz Alcañiz, Cándido de la, e Jorge García Sánchez. 2009. “L’Accademia Romana di Francisco Preciado de la Vega in Piazza Barberini e gli artisti spagnoli del Settecento.” <hi rend="italic">Bollettino d</hi><hi rend="italic">’Arte</hi><hi>: 91-103.</hi></p><p rend="bib_indx_bib"><hi>De Andrade, Antonio Alberto. 1965. </hi><hi rend="italic">Vernei e a cultura do seu tempo. </hi><hi>Coimbra: por ordem da Universidade.</hi></p><p rend="bib_indx_bib">De la Hoz, Martín, y José Carlos. 1995. “La Academia de Historia Eclesiástica de Sevilla.” <hi rend="italic">Anuario de Historia de la Iglesia</hi> 4: 459-61.</p><p rend="bib_indx_bib">Dammig, Enrico. 1988. <hi rend="italic">Il movimento giansenista a Roma nella seconda metà del secolo XVIII</hi>. Modena: Dini.</p><p rend="bib_indx_bib">Donato, Maria Pia. 1999. “Accademie e accademismi in una capitale particolare. <hi>Il caso di Roma, secoli XVIII-XIX.” </hi><hi rend="italic">Mélanges de l’</hi><hi rend="italic">École française de Rome. Italie et Méditerranée</hi><hi> 1: 415-30.</hi></p><p rend="bib_indx_bib">Florez, Enrique. 1747-1879. <hi rend="italic">España sagrada: theatro geographico-historico de la Iglesia de España: origen, divisiones, y limites de todas sus provincias. </hi>Madrid: F. Rodriguez.</p><p rend="bib_indx_bib">Guerrini, Maria Teresa. 2023. “Alla corte di Benedetto XIV: circoli culturali ed élites spagnole nella Bologna del XVIII secolo.” In <hi rend="italic">Cultura di corte nel secolo XVIII spagnolo e italiano: diplomazia, musica, letteratura e arte</hi>, a cura di Niccolò Guasti, e Anna Maria Rao, 191-206. Napoli: Federico II University Press.</p><p rend="bib_indx_bib">Hernández Figueiredo, José Ramón. 2020. “Apuntes historiográficos sobre la problemática general del ‘jansenismo español’ en el siglo XVIII.” <hi rend="italic">Salmanticensis</hi> 67: 463-92.</p><p rend="bib_indx_bib">Maylender, Michele. 1926-30. <hi rend="italic">Storia delle Accademie d’Italia. 5 voll</hi>. Bologna: Cappelli.</p><p rend="bib_indx_bib"><hi rend="italic">Memorial literario, instructivo y curioso de la Corte de Madrid</hi>. 1784. Madrid: Imprenta Real.</p><p rend="bib_indx_bib">Morelli, Giorgio. 1981. “Una sconosciuta pubblicazione dell’Antinori sulle Accademie<hi rend="italic"> </hi>teologiche erette in Aquila nel 1742.”<hi rend="italic"> Bullettino della Deputazione abruzzese di storia patria</hi> 81: 105-47.</p><p rend="bib_indx_bib">Pacheco y de Leyva, Enrique. 2008. <hi rend="italic">Breves noticias sobre los principales archivos de Italia e Institutos históricos extranjeros establecidos en ella, con algunas inéditas acerca de la Academia Española de Historia Eclesiástica del siglo XVIII e de la Escuela de Arqueología e Historia actual</hi>. Alicante: Biblioteca Virtual Miguel de Cervantes.</p><p rend="bib_indx_bib">Palozzi, Romana. 1941. “Mons. Giovanni Bottari e il circolo dei giansenisti romani.” <hi rend="italic">Annali della R. Scuola Normale Superiore di Pisa</hi> 10.</p><p rend="bib_indx_bib">Ramírez Aledón, Germán. 2021. <hi rend="italic">La Ilustración católica ante la crisis del Antiguo Régimen in España: Joaquín Lorenzo Villanueva y Astengo</hi>. Humanismo e Ilustración 8. Valencia: Facultad de Teología San Vicente Ferrer.</p><p rend="bib_indx_bib">Rao, Anna Maria. 2020. “Italia e Spagna nel XVIII secolo. Scambi e circolazione di idee, persone e cose.” <hi rend="italic">Diciottesimo Secolo</hi> 5: 3-6. <ref target="https://doi.org/10.13128/ds-12109">https://doi.org/10.13128/ds-12109</ref> (2026-03-30).</p><p rend="bib_indx_bib">Rodríguez Sánchez de León, María José. 2000. “La institución académica en el siglo XVIII: sociabilidad y quehacer literario.” <hi rend="italic">Cuadernos de Ilustración y Romanticismo</hi> 8: 3-19.</p><p rend="bib_indx_bib">Vasoli, Cesare. 1981. “Le Accademie tra Cinquecento e Seicento e il loro ruolo nella storia della tradizione enciclopedica.” In <hi rend="italic">Università, Accademie e Società scientifiche in Italia e in Germania dal Cinquecento al Settecento</hi>, a cura di L. Boehm, ed E. Raimondi, 81-115. Bologna: Il Mulino.</p><p rend="bib_indx_bib">Vives, Jaime. 1953. “La historia eclesiástica en la Real Academia de Buenas Letras.” <hi rend="italic">Butlletí de la Reial Acadèmia de Bones Lletres de Barcelona</hi>: 341-53.</p><p rend="bib_indx_bib">Verga, Marcello. 1999. “Per una storia delle accademie di Palermo nel XVIII secolo. Dal «letterato» al professore universitario.” <hi rend="italic">Archivio Storico Italiano</hi> 157: 453-536.</p><p rend="bib_indx_bib">Zaccaria, Francescantonio. 1793-97. <hi rend="italic">Raccolta di dissertazioni di storia ecclesiastica in italiano o scritte, o tradotte dal francese</hi>. Tomi 1-22. Roma: a spese di Natale Barbiellini Mercante di Libri a Pasquino.</p><p rend="editorial_metadata_author">Stefano Boero, University of L’Aquila, Italy, <ref target="mailto:stefano.boero@univaq.it">stefano.boero@univaq.it</ref>, <ref target="https://orcid.org/0009-0006-2836-6276">0009-0006-2836-6276</ref></p><p rend="editorial_metadata_polices">Referee List (DOI 1<ref target="https://doi.org/10.36253/fup_referee_list">0.36253/fup_referee_list</ref>)</p><p rend="editorial_metadata_polices">FUP Best Practice in Scholarly Publishing (DOI <ref target="https://doi.org/10.36253/fup_best_practice">10.36253/fup_best_practice</ref>)</p><p rend="editorial_metadata_book">Stefano Boero, <hi rend="italic">Tradizione e critica: la storia ecclesiastica nelle accademie cattoliche del XVIII secolo tra Italia e Spagna,</hi> © Author(s), <ref target="http://creativecommons.org/licenses/by/4.0/legalcode">CC BY 4.0</ref>, DOI <ref target="https://doi.org/10.36253/979-12-215-0989-2.31">10.36253/979-12-215-0989-2.31</ref>, in Niccolò Guasti, Cinzia Recca, Mónica Bolufer Peruga, Fernando Durán López (edited by), <hi rend="italic">Accademie e luoghi del sapere tra Italia e Spagna nel lungo Settecento. Scienze, arti, letteratura, politica e sociabilità / Academias y lugares del saber en el largo siglo XVIII entre Italia y España. Ciencias, artes, literatura, política y sociabilidad</hi>, pp. -327, 2026, published by Firenze University Press, ISBN 979-12-215-0989-2, DOI <ref target="https://doi.org/10.36253/979-12-215-0989-2">10.36253/979-12-215-0989-2</ref></p></div></div>
      <div>
        <listBibl>
          <head>References</head>
          <bibl n="229678">Alimento, Antonella. 2005. “Le accademie ecclesiastiche: Roma, Napoli e Firenze.” In Naples, Rome, Florence. Une histoire compar&amp;#233;e des milieux intellectuels italiens (XVIIe-XVIIIe si&amp;#232;cles), a cura di Jean Boutier, Brigitte Marin, e Antonella Romano, 599-636. Rome: &amp;#201;cole fran&amp;#231;aise de Rome.</bibl>
          <bibl n="229679">Amat de Palou y Pont, F&amp;#233;lix. 1806-07. Tratado de la Iglesia de Jesucristo &amp;#243; Historia eclesi&amp;#225;stica. Madrid: [s. n.].</bibl>
          <bibl n="229680">Amat de Palou y Pont, F&amp;#233;lix. 1817-22. Observaciones pac&amp;#237;ficas sobre la potestad eclesiastica. Barcelona: [s. n.] (Imprenta de Tecla Pla Viuda, administrada por Vicente Verdaguer).</bibl>
          <bibl n="229681">Barrio Gozalo, Maximiliano. 2015. “Un sogno illustrato. Il Centro Espa&amp;#241;ol de Estudios Eclesi&amp;#225;sticos di Roma a met&amp;#224; del XVIII secolo.” Anthologica Annua 62: 29-55.</bibl>
          <bibl n="229682">Battistini, Andrea. 2008. “Le accademie nel XVI e nel XVII secolo.” In Storia di Bologna, vol. III: Bologna nell’et&amp;#224; moderna, t. 2: Cultura, istituzioni culturali, Chiesa e vita religiosa, 179-208. Bologna: Bononia University Press.</bibl>
          <bibl n="229683">Benzoni, Gabriele. 1978. Gli affanni della cultura. Intellettuali e potere nell’Italia della Controriforma e barocca. Milano: Feltrinelli.</bibl>
          <bibl n="229684">Biblioteca Apostolica Vaticana. s. d. Ott. Lat. 3157. Orazione recitata dal P. Francesco Saverio Centi della Congregazione dell’Oratorio dell’Aquila. Per dare incominciamento all’Accademia della Istoria Ecclesiastica che in detta Citt&amp;#224; fu aperta il d&amp;#236; 29 Ottobre del 1742.</bibl>
          <bibl n="229685">Boero, Stefano. 2010. “Gli Oratoriani all’Aquila tra Seicento e Settecento: cultura e spiritualit&amp;#224;.” Annali di storia moderna e contemporanea 16: 485-516.</bibl>
          <bibl n="229686">Broggio, Paolo. 2014. “Una Spagna pontificia. La Historia pontifical y cat&amp;#243;lica e la politica culturale della Monarchia spagnola nell’et&amp;#224; della Controriforma.” Laboratoire de recherche historique Rh&amp;#244;ne-Alpes: 39-71.</bibl>
          <bibl n="229687">Colucci, Giuseppe. 1796. Delle antichit&amp;#224; picene dell’abate Giuseppe Colucci patrizio camerinese. Fermo: Giuseppe Agostino Paccaroni, T. XI.</bibl>
          <bibl n="229688">Cruz Alca&amp;#241;iz, C&amp;#225;ndido de la, e Jorge Garc&amp;#237;a S&amp;#225;nchez. 2009. “L’Accademia Romana di Francisco Preciado de la Vega in Piazza Barberini e gli artisti spagnoli del Settecento.” Bollettino d’Arte: 91-103.</bibl>
          <bibl n="229689">De Andrade, Antonio Alberto. 1965. Vernei e a cultura do seu tempo. Coimbra: por ordem da Universidade.</bibl>
          <bibl n="229690">De la Hoz, Mart&amp;#237;n, y Jos&amp;#233; Carlos. 1995. “La Academia de Historia Eclesi&amp;#225;stica de Sevilla.” Anuario de Historia de la Iglesia 4: 459-61.</bibl>
          <bibl n="229691">Dammig, Enrico. 1988. Il movimento giansenista a Roma nella seconda met&amp;#224; del secolo XVIII. Modena: Dini.</bibl>
          <bibl n="229692">Donato, Maria Pia. 1999. “Accademie e accademismi in una capitale particolare. Il caso di Roma, secoli XVIII-XIX.” M&amp;#233;langes de l’&amp;#201;cole fran&amp;#231;aise de Rome. Italie et M&amp;#233;diterran&amp;#233;e 1: 415-30.</bibl>
          <bibl n="229693">Florez, Enrique. 1747-1879. Espa&amp;#241;a sagrada: theatro geographico-historico de la Iglesia de Espa&amp;#241;a: origen, divisiones, y limites de todas sus provincias. Madrid: F. Rodriguez.</bibl>
          <bibl n="229694">Guerrini, Maria Teresa. 2023. “Alla corte di Benedetto XIV: circoli culturali ed &amp;#233;lites spagnole nella Bologna del XVIII secolo.” In Cultura di corte nel secolo XVIII spagnolo e italiano: diplomazia, musica, letteratura e arte, a cura di Niccol&amp;#242; Guasti, e Anna Maria Rao, 191-206. Napoli: Federico II University Press.</bibl>
          <bibl n="229695">Hern&amp;#225;ndez Figueiredo, Jos&amp;#233; Ram&amp;#243;n. 2020. “Apuntes historiogr&amp;#225;ficos sobre la problem&amp;#225;tica general del ‘jansenismo espa&amp;#241;ol’ en el siglo XVIII.” Salmanticensis 67: 463-92.</bibl>
          <bibl n="229696">Maylender, Michele. 1926-30. Storia delle Accademie d’Italia. 5 voll. Bologna: Cappelli.</bibl>
          <bibl n="229697">Memorial literario, instructivo y curioso de la Corte de Madrid. 1784. Madrid: Imprenta Real.</bibl>
          <bibl n="229698">Morelli, Giorgio. 1981. “Una sconosciuta pubblicazione dell’Antinori sulle Accademie teologiche erette in Aquila nel 1742.” Bullettino della Deputazione abruzzese di storia patria 81: 105-47.</bibl>
          <bibl n="229699">Pacheco y de Leyva, Enrique. 2008. Breves noticias sobre los principales archivos de Italia e Institutos hist&amp;#243;ricos extranjeros establecidos en ella, con algunas in&amp;#233;ditas acerca de la Academia Espa&amp;#241;ola de Historia Eclesi&amp;#225;stica del siglo XVIII e de la Escuela de Arqueolog&amp;#237;a e Historia actual. Alicante: Biblioteca Virtual Miguel de Cervantes.</bibl>
          <bibl n="229700">Palozzi, Romana. 1941. “Mons. Giovanni Bottari e il circolo dei giansenisti romani.” Annali della R. Scuola Normale Superiore di Pisa 10.</bibl>
          <bibl n="229701">Ram&amp;#237;rez Aled&amp;#243;n, Germ&amp;#225;n. 2021. La Ilustraci&amp;#243;n cat&amp;#243;lica ante la crisis del Antiguo R&amp;#233;gimen in Espa&amp;#241;a: Joaqu&amp;#237;n Lorenzo Villanueva y Astengo. Humanismo e Ilustraci&amp;#243;n 8. Valencia: Facultad de Teolog&amp;#237;a San Vicente Ferrer.</bibl>
          <bibl n="229702">
            <bibl>Rao, Anna Maria. 2020. “Italia e Spagna nel XVIII secolo. Scambi e circolazione di idee, persone e cose.” Diciottesimo Secolo 5: 3-6.</bibl>
            <idno type="DOI">10.13128/ds-12109</idno>
          </bibl>
          <bibl n="229703">Rodr&amp;#237;guez S&amp;#225;nchez de Le&amp;#243;n, Mar&amp;#237;a Jos&amp;#233;. 2000. “La instituci&amp;#243;n acad&amp;#233;mica en el siglo XVIII: sociabilidad y quehacer literario.” Cuadernos de Ilustraci&amp;#243;n y Romanticismo 8: 3-19.</bibl>
          <bibl n="229704">Vasoli, Cesare. 1981. “Le Accademie tra Cinquecento e Seicento e il loro ruolo nella storia della tradizione enciclopedica.” In Universit&amp;#224;, Accademie e Societ&amp;#224; scientifiche in Italia e in Germania dal Cinquecento al Settecento, a cura di L. Boehm, ed E. Raimondi, 81-115. Bologna: Il Mulino.</bibl>
          <bibl n="229705">Vives, Jaime. 1953. “La historia eclesi&amp;#225;stica en la Real Academia de Buenas Letras.” Butllet&amp;#237; de la Reial Acad&amp;#232;mia de Bones Lletres de Barcelona: 341-53.</bibl>
          <bibl n="229706">Verga, Marcello. 1999. “Per una storia delle accademie di Palermo nel XVIII secolo. Dal &amp;#171;letterato&amp;#187; al professore universitario.” Archivio Storico Italiano 157: 453-536.</bibl>
          <bibl n="229707">Zaccaria, Francescantonio. 1793-97. Raccolta di dissertazioni di storia ecclesiastica in italiano o scritte, o tradotte dal francese. Tomi 1-22. Roma: a spese di Natale Barbiellini Mercante di Libri a Pasquino.</bibl>
        </listBibl>
      </div>
    </body>
  </text>
</TEI>