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        <title type="main" level="a">Gli ex gesuiti spagnoli e le accademie fiorentine: tra mediazione culturale e progettualità politica</title>
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          <persName n="1" ref="https://orcid.org/0000-0003-3586-0505" type="ORCID">
            <forename>Niccolò</forename>
            <surname>Guasti</surname>
            <placeName type="affiliation">University of Modena and Reggio Emilia, Italy</placeName>
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          <resp>This is a section of <title>Accademie e luoghi del sapere tra Italia e Spagna nel lungo Settecento / Academias y lugares del saber en el largo siglo XVIII entre Italia y España</title>(DOI: <idno type="DOI">10.36253/979-12-215-0989-2</idno>) by </resp>
          <name>Niccolò Guasti, Cinzia Recca, Mónica Bolufer Peruga, Fernando Durán López</name>
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        <publisher>Firenze University Press</publisher>
        <pubPlace>Florence</pubPlace>
        <date when="2026">2026</date>
        <idno type="DOI">https://doi.org/10.36253/979-12-215-0989-2.32</idno>
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          <p>Available for academic research purposes</p>
          <p>Open Access</p>
          <p>Copyright Author(s)</p>
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            <p>Content licence CC BY 4.0</p>
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        <p>This is original content, published for academic research purposes</p>
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      <abstract xml:lang="en">
        <p>The piece analyses the dialogue that a group of Spanish expelled Jesuits, led by Juan Andrés, managed to establish with the Florentine Accademia dei Georgofili, one of the main poles of European reformism.</p>
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            <item>Jesuits</item>
            <item>accademies</item>
            <item>agrarian reforms</item>
            <item>Florence</item>
            <item>Spain</item>
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      <p>It is available online at https://doi.org/10.36253/979-12-215-0989-2.32<ref target="https://doi.org/10.36253/979-12-215-0989-2.32" /></p>
<div><head>Gli ex gesuiti spagnoli e le accademie fiorentine: <lb/>tra mediazione culturale e progettualità politica</head><p rend="h1_author ParaOverride-1">Niccolò Guasti</p><p rend="text_top">1.<hi rend="CharOverride-1"> </hi>I contorni dei rapporti che un gruppo di ex gesuiti spagnoli (valenziani, per l’esattezza), capeggiato da Juan Andrés, intrattennero con le accademie fiorentine, segnatamente con quella dei georgofili, sono noti da tempo, almeno da un pioneristico articolo che Franco Venturi pubblicò nel 1962, i cui contenuti vennero poi rielaborati in <hi rend="italic">Settecento Riformatore</hi> (Venturi 1962, 546-50; 1984, 306-9); successivamente altri studi hanno permesso di precisarne meglio gli aspetti politico-culturali (Pasta 1989, 280-82; Guasti 2001, 367-71; 2004; 2006, 293-328). In questa sede non mi prefiggo tanto di offrire nuovi dati sulla vicenda, quanto piuttosto di tornare a riflettere su di essa per meglio contestualizzarla, in particolare su una questione specifica: quale fu il ruolo che le accademie svolsero nell’ambito delle strategie culturali – personali e collettive – e dei network degli espulsi, e cioè l’uso che essi fecero di questo tipo di istituzione alla fine del XVIII secolo. Per cui ripercorrerò quella vicenda considerandola un caso di studio rappresentativo di una tendenza più generale.</p><p rend="text"><hi rend="CharOverride-2">Le strategie di auto-promozione sociale perseguite dai gesuiti iberici denotano una profonda conoscenza delle dinamiche interne, anche di tipo politico, presenti nelle istituzioni culturali italiane e spagnole. Certamente molti espulsi nutrirono il </hi><hi rend="CharOverride-2">desiderio di essere associati alle accademie per ragioni utilitaristiche o di prestigio (in primo luogo, la possibilità che questi luoghi garantivano di frequentare aristocratici, importanti intellettuali, alti funzionari e potenziali mecenati); ma alcuni di loro cercarono di utilizzare questo ambito della Repubblica delle lettere settecentesca anche per agire attivamente sui dibattiti locali ed europei e, a volte, per creare ex novo inediti </hi><hi rend="italic">network </hi><hi rend="CharOverride-2">politico-culturali in grado di unire le due penisole, l’Italia (e cioè gli antichi stati italiani) e la monarchia spagnola (</hi><hi rend="CharOverride-2">Batllori 1966; Guasti 2006; Baldini, e Brizzi 2010; Piciulo 2014; Guerrini 2016). Per cui, oltre alla partecipazione attiva ai lavori delle accademie presenti nelle città italiane in cui risiedevano, solitamente i gesuiti esiliati ambivano a ottenere l’associazione a importanti sodalizi in qualità di soci corrispondenti, dato che questo tipo di associazione permetteva loro di intervenire a distanza nei dibattiti di quella data istituzione e, quindi, della città, provincia o stato a cui tale istituzione apparteneva.</hi></p><p rend="text"><hi rend="CharOverride-2">Tale dinamica concerne l’Italia ma, a maggior ragione, la Spagna. Infatti, di fronte all’impossibilità di tornare in patria, la nomina come socio corrispondente delle accademie e delle </hi><hi rend="italic">sociedades económicas</hi><hi rend="CharOverride-2"> offrì l’opportunità a vari espulsi di mitigare gli effetti dell’esilio, consentendo loro di riannodare le relazioni con la provincia/regione della monarchia spagnola da cui provenivano o in cui si erano formati, oppure di costituire inediti legami con le </hi><hi rend="italic">élites</hi><hi rend="CharOverride-2"> iberiche, anche quelle che erano responsabili della loro deportazione.</hi><hi rend="CharOverride-3"> </hi><hi rend="CharOverride-2">A questo riguardo, i religiosi spagnoli e sudamericani erano perfettamente consapevoli che sia la monarchia borbonica che il contesto in cui erano stati banditi erano realtà plurali, per cui essi</hi><hi rend="CharOverride-2"> si dimostrarono molto abili nel selezionare i propri interlocutori, specie quelli che afferivano a prestigiose istituzioni culturali, vuoi in Italia che in patria.</hi></p><p rend="text"><hi rend="CharOverride-2">L’episodio specifico del dialogo che un gruppo di espulsi capeggiati da Andrés intrattenne tra il 1783 e il 1788 con gli accademici fiorentini possiede poi il valore aggiunto rappresentato dal fatto che tale gruppo cercò di costruire una connessione stabile tra due delle maggiori istituzioni accademiche della capitale toscana –</hi><hi rend="CharOverride-2"> l’Accademia Fiorentina e quella dei georgofili – con altrettante importanti accademie spagnole: la </hi><hi rend="italic">Real academia de ciencias naturales y artes</hi><hi rend="CharOverride-2"> di Barcellona e quella </hi><hi rend="italic">económica matritense de amigos del país</hi><hi rend="CharOverride-2">. Nel primo caso essi misero in contatto i vertici delle due istituzioni – il segretario dell’Accademia Fiorentina Giulio Mozzi e quello del sodalizio</hi><hi rend="CharOverride-2"> barcellonese Juan Antonio Desvalls de Ardena, marchese di Alfarrás –, i quali nel maggio 1786 vennero vicendevolmente nominati soci corrispondenti dall’accademia straniera, per poi effettuare uno scambio dei rispettivi statuti; mentre nel secondo caso gli espulsi caldeggiarono, attraverso la sponda fiorentina,</hi><hi rend="CharOverride-2"> il progetto di </hi><hi rend="italic">ley agraria</hi><hi rend="CharOverride-2"> dell’allora </hi><hi rend="italic">fiscal de lo civil</hi><hi rend="CharOverride-2"> del Consiglio di Castiglia, il valenziano Manuel Sisternes y Feliu (1786), progetto alternativo rispetto a quello allora promosso da Pedro Rodríguez de Campomanes e Melchor de Jovellanos</hi><hi rend="CharOverride-2">.</hi></p><p rend="text_top">2.<hi rend="CharOverride-1"> </hi>L’interesse di Andrés e dei suoi amici – segnatamente Antonio Conca e Luciano Gallissà ancora residenti a Ferrara – per il contesto fiorentino data almeno dall’inizio del 1781: prima di allora i principali interlocutori di questo gruppo di religiosi esiliati erano stati soprattutto gli aristocratici e gli intellettuali lombardi o emiliani<hi rend="notes_number CharOverride-4"><hi><ref target="xml_32.html#footnote-019">1</ref></hi></hi>. Inizialmente il dialogo con la realtà toscana trovò un canale privilegiato in due personaggi di rilievo dell’intellighenzia fiorentina, entrambi bibliotecari e accademici nella capitale toscana: Giulio Perini, allora direttore dell’archivio diplomatico, vicesegretario dell’Accademia Fiorentina e dell’Accademia dei georgofili e sottobibliotecario della Biblioteca Magliabechiana; e Lorenzo Mehus, conservatore della biblioteca Laurenziana e bibliotecario della Riccardiana<hi rend="notes_number CharOverride-4"><hi><ref target="xml_32.html#footnote-018">2</ref></hi></hi>. </p><p rend="text"><hi rend="CharOverride-2">Infatti, a cominciare dal 1781 Conca utilizzò Perini al fine di stampare una serie di rassegne di opere spagnole sulla nota rivista fiorentina </hi><hi rend="italic">Novelle Letterarie</hi><hi rend="CharOverride-2"> (Guasti 2006, 216-21), mentre Andrés, almeno dal settembre 1783 in poi, individuò in Mehus uno dei canali privilegiati per promuovere le proprie opere in Toscana, in particolare la sua monumentale storia </hi>della<hi rend="CharOverride-2"> letteratura</hi><hi rend="CharOverride-2">, e cioè </hi><hi rend="italic">Dell’Origine, progressi e stato attuale d’ogni letteratura</hi><hi rend="CharOverride-2"> (Andrés 2006, 264-65; 268-77; 283-84; 389; 396; Guasti 2017, 247-49). Sempre in quell’anno Gallissà, in qualità di direttore della Biblioteca pubblica di Ferrara, divenne uno dei terminali del commercio librario tra Ferrara e Firenze (in particolare degli scambi di libri tra le biblioteche fiorentine e quella ferrarese), offrendo inoltre la propria consulenza per le dissertazioni che Perini presentava periodi</hi><hi rend="CharOverride-2">camente sia presso l’Accademia Fiorentina, che presso quella dei georgofili (Guasti 2006, 323-26). Tra questi testi figurano una dissertazione sull’influenza della legislazione in agricoltura letta dall’intellettuale toscano presso l’adunanza dei</hi><hi rend="CharOverride-2"> georgofili il 6 febbraio 1783 e, soprattutto, l’</hi><hi rend="italic">Orazione proemiale per la riapertura della Nuova Reale Accademia Fiorentina </hi><hi rend="CharOverride-2">che egli presentò il 27 novembre di quell’anno (Perini 1784; 2024, 133-54; Pasta 1989, 155). Si trattava di un vero e proprio manifesto programmatico degli orientamenti che la nuova Accademia F</hi><hi rend="CharOverride-2">iorentina intendeva seguire e, in questa occasione, il bibliotecario della Magliabechiana non solo si servì delle usuali consulenze bibliografiche dispensate dal collega ferrarese, ma arrivò pure a sottoporgli il testo prima della stampa: Gallissà corresse e glossò il manoscritto, fornendo anche alcuni consigli per la versione a stampa</hi><hi rend="notes_number CharOverride-5"><hi><ref target="xml_32.html#footnote-017">3</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-2">.</hi></p><p rend="text"><hi rend="CharOverride-2">In effetti nel corso del 1783 l’ambiente accademico toscano aveva conosciuto una profonda riorganizzazione da parte del governo granducale sia con la rifondazione dell’«Accademia dei georgofili, ovvero società economica fiorentina» frutto della fusione, decretata da Pietro Leopoldo il 6 maggio di </hi><hi rend="CharOverride-2">quell’anno, dell’Accademia dei georgofili (nata nel 1754) con la Società botanica, sia con la fondazione della Reale Accademia Fiorentina (sorta il 7 luglio 1783 dall’unione tra l’antica Accademia Fiorentina, quella della Crusca e l’Accademia degli apatisti): l’obiettivo che Pietro Leopoldo si prefiggeva attraverso tale riorganizzazione era quello di rendere queste (e altre) istituzioni accademiche la cassa di risonanza delle riforme governative, diminuendo in esse il peso dell’aristocrazia fiorentina anti-lorenese (</hi><hi rend="CharOverride-2">Tarallo 2024). Giulio Perini, vicesegretario di entrambi i sodalizi, fu uno degli intellettuali fedeli all’amministrazione asburgico-lorenese incaricati di gestire questa delicata transizione e il nuovo corso politico-culturale del mondo accademico fiorentino. Il fatto che i tre gesuiti spagnoli individuassero, da allora in poi, proprio in Perini uno dei tre perni del loro rapporto con l’ambiente politico-culturale (gli altri due furono il già ricordato Mehus e, dopo il </hi><hi rend="italic">tour </hi><hi rend="CharOverride-2">andresiano del 1785, Giuseppe </hi><hi rend="CharOverride-2">Bencivenni Pelli e il suo salotto) non appare quindi casuale, dato che Perini divenne da allora la vera eminenza grigia di entrambe le istituzioni.</hi></p><p rend="text"><hi rend="CharOverride-2">Il suggello della collaborazione tra questo gruppo di religiosi esiliati e l’ambiente culturale fiorentino giunse proprio con il passaggio per Firenze di Andrés nell’estate/autunno del 1785 immortalato nel primo tomo delle </hi><hi rend="italic">Cartas familiares</hi><hi rend="CharOverride-2">: non a caso egli venne accompagnato nella capitale toscana vuoi da Conca che da Gallissà (Guasti 2006, 304-5 nota 121). L’</hi><hi rend="CharOverride-2">indubbio </hi><hi rend="italic">exploit</hi><hi rend="CharOverride-2"> da lui conosciuto nell’ambito della socialità culturale fiorentina e negli ambienti della corte granducale, che egli non mancò di esibire con falsa modestia nell’opera, non poteva certo dirsi inaspettato, dato che era stato pazientemente costruito negli anni precedenti anche grazie al supporto fornito da Conca e Gallissà. Infatti, all’</hi><hi rend="CharOverride-2">inizio del luglio 1785 Andrés partecipò non solo alle riunioni dei principali salotti fiorentini, ma soprattutto alle sessioni di varie accademie cittadine, ricevendo personalmente dalla Colombaria la patente di socio corrispondente (Andrés 1786, 123-27)</hi><hi rend="notes_number CharOverride-5"><hi><ref target="xml_32.html#footnote-016">4</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-2">. Per cui si trattò di un </hi><hi rend="italic">tour </hi><hi rend="CharOverride-2">ben pianificato che, almeno nel suo tragitto da Mantova/Ferrara fino a Roma</hi><hi rend="notes_number CharOverride-5"><hi><ref target="xml_32.html#footnote-015">5</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-2">, assunse i contorni di un’ambasceria informale che Andrés svolse per i principali stati della penisola italiana con l’</hi><hi rend="CharOverride-2">esplicito obiettivo non solo di promuovere sé stesso e la sua produzione a stampa, ma soprattutto di perorare le ragioni e gli interessi di tanti espulsi, sicuramente di quella sessantina di padri con ambizioni letterarie che Andrés (1786, 4-13) cita esplicitamente nella prima lettera delle </hi><hi rend="italic">Cartas familiares</hi><hi rend="CharOverride-2">. Quel viaggio per l’Italia, in particolare proprio la tappa fiorentina, rappresentò quindi l’occasione per creare una rete di sostenitori e di simpatizzanti, rafforzando le amicizie che fino ad allora erano state solo epistolari o comunque saltuarie, aggiungendovene di nuove come nel caso di Pelli e di Giovanni Fabbroni (Guasti 2006, 233</hi><hi rend="CharOverride-2">, 318-22, 328; 2017, 143 nota 121, 248 nota 167, 253, 255-56, 285 note 322 e 323, 308-9).</hi></p><p rend="text"><hi rend="CharOverride-2">Questa strategia di autopromozi</hi><hi rend="CharOverride-2">one culturale, sociale ed economica (dato che l’obiettivo finale era sempre quello di ottenere da Madrid l’agognata pensione doppia per meriti letterari) perseguita sia da Andrés che da Conca (mentre Gallissà, che non nutrì ambizioni letterarie, si limitò a coltivare i propri interessi eruditi a Ferrara) conobbe un’appendice speculare anche in patria dove i due ex confratelli individuarono ben precisi interlocutori: in questo caso essenziale si rivelò l</hi><hi rend="CharOverride-2">’intervento di un fratello minore del gesuita di Planes, Carlos. Questi, infatti, apparteneva al gruppo di funzionari-intellettuali valenziani che ruotavano attorno alle </hi><hi rend="italic">covachas</hi><hi rend="CharOverride-2"> della Segreteria di Stato</hi><hi rend="notes_number CharOverride-5"><hi><ref target="xml_32.html#footnote-014">6</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-2">, in particolare Francisco Pérez Bayer e Francisco Cerdà y Rico, i quali non caso vengono ricordati spesso negli epistolari dei due ex gesuiti</hi><hi rend="notes_number CharOverride-5"><hi><ref target="xml_32.html#footnote-013">7</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-2">. Carlos Andrés fu essenziale non solo per diffondere (spesso traducendole lui stesso) le opere del fratello e dei confratelli a lui vicini (a cominciare proprio da quelle di Conca) e, quindi, per garantire loro le agognate pensioni doppie per meriti letterari, ma anche per perorare la loro causa e per trasmettere le loro richieste a Campomanes, al conte di Floridablanca, a </hi><hi rend="CharOverride-2">Eugenio Llaguno e ad altri alti funzionari o intellettuali che gestivano la politica, la corte e le istituzioni accademiche madrilene. Insomma, erano pochi gli ex gesuiti che potevano contare su un tale sostegno a livello governativo, il che in parte spiega il successo letterario che arrise alle opere a stampa prodotte dal gruppo di gesuiti esiliati ‘coordinati’ da Andrés.</hi></p><p rend="text"><hi rend="CharOverride-2">A conferma di tale tesi possiamo portare due esempi relativi a Conca, a cominciare dall’episodio della traduzione del </hi><hi rend="italic">Discurso sobre el fomento de la industria popular</hi><hi rend="CharOverride-2"> da lui </hi><hi rend="CharOverride-2">pubblicata a Venezia nel maggio 1787: in questa occasione Carlos Andrés rivide il manoscritto della versione italiana, che l’espulso gli aveva fatto recapitare a Madrid, direttamente con Campomanes in occasione di tre appuntamenti (Guasti 2001; 2006, 489 nota 73)</hi><hi rend="notes_number CharOverride-5"><hi><ref target="xml_32.html#footnote-012">8</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-2">. Secondariamente, anche il tentativo di promozione in Toscana dell’</hi><hi rend="italic">Idea de la ley agraria española </hi><hi rend="CharOverride-2">di Sisternes attesta il cruciale ruolo di mediazione svolto da Carlos Andrés. L’</hi><hi rend="CharOverride-2">aspetto più sorprendente di quest’ultima vicenda è rappresentato dal fatto che il duo Conca/Andrés riuscì, grazie all’intervento di Carlos, a caldeggiare contemporaneamente (presso l’opinione pubblica italiana, ma, di rimando, anche in patria) due progetti opposti e alternativi di riforma agraria, quello appunto dirigistico di Campomanes, incentrato sulle </hi><hi rend="italic">sociedades económicas de amigos del país</hi><hi rend="CharOverride-2"> e illustrato nel suo</hi><hi rend="italic"> Discurso</hi><hi rend="CharOverride-2"> trasposto in italiano da Conca, e quello ‘decentrato’ di Sisternes, più attento alle peculiarità locali delle singole regioni iberiche. Dato che non è possibile che i due ex gesuiti e i loro interlocutori madrileni non avessero compreso la diversità ontologica delle due proposte di legge agraria, così come la diversa collocazione a corte e all’interno del partito riformatore di Campomanes </hi><hi rend="CharOverride-2">e di Sisternes, tale atteggiamento disinvolto da parte di Conca e dei fratelli Andrés (ma anche da parte del presidente del Consiglio di Castiglia e del suo </hi><hi rend="italic">fiscal de lo civil</hi><hi rend="CharOverride-2">) può essere considerato il frutto di un vicendevole opportunismo: ai due religiosi faceva certamente comodo presentarsi come i divulgatori italiani delle proposte di riforma di due importanti ministri borbonici; certamente a Campomanes non dispiacque che il suo primo </hi><hi rend="italic">Discurso</hi><hi rend="CharOverride-2"> e le riforme lì indicate venissero divulgati in traduzione nella penisola italiana, mentre Sisternes (che, per inciso, era un sottoposto del ministro asturiano) pensò di utilizzare i legami che i due ex gesuiti possedevano con il mondo accademico italiano per rilanciare la sua proposta di legge agraria</hi><hi rend="CharOverride-2"> presso la </hi><hi rend="italic">Sociedad económica matritense</hi><hi rend="CharOverride-2"> (vedremo tra poco come). Carlos Andrés, infine, dovette indubbiamente pensare che la sua funzione di mediazione – tra gli ex gesuiti e il governo/ministri che li avevano esiliati, ma anche tra diversi gruppi di potere e clientele a corte e nelle istituzioni governative madrilene – potesse garantirgli visibilità e, quindi, eventuali vantaggi politici e di carriera. Su questo sofisticato gioco incrociato di interessi personali, culturali e politici, la cui implicazioni erano state sottostimate da Venturi più di sessant’</hi><hi rend="CharOverride-2">anni fa, vorrei dedicare la parte centrale e poi quella conclusiva del mio testo.</hi></p><p rend="text_top">3. Tornando quindi alle amichevoli relazioni che il gruppo di gesuiti ‘aragonesi’ coordinato da Juan Andrés riuscì a tessere con Perini, esse ruotarono intorno a un asse ben preciso, e cioè proprio le due principali accademie della capitale toscana, l’Accademia Fiorentina e quella agraria dei georgofili. Infatti il 12 marzo 1783 l’intellettuale toscano riuscì a far concedere a Conca l’aggregazione all’Accademia dei georgofili in qualità di socio corrispondente; in una lettera vergata a Ferrara il 24 marzo successivo, dopo averlo ringraziato, il gesuita prometteva all’abate toscano di inviargli quanto prima «una consimile patente delle regie accademie stabilite nelle ibere regioni» per ricambiare quell’ «attestato non d’amor solo, ma di stima eziandio della mia persona» (Guasti 2006, 299 nota 109). In attesa di individuare l’occasione propizia per restituire il favore, nel giugno 1784 Conca non si fece scrupolo di utilizzare la recente pubblicazione delle traduzioni in spagnolo del primo tomo di <hi rend="italic">Dell’origine, progressi e stato attuale d’ogni letteratura </hi>e della <hi rend="italic">Dissertazione sopra la scarsezza dei progressi delle scienze in questo tempo </hi>di Andrés per chiedere in tempi rapidi a Perini una patente di socio corrispondente dell’Accademia Fiorentina per il fratello di questi, Carlos, traduttore di entrambe le opere. Il funzionario toscano esaudì per l’ennesima volta i desideri dell’esule poiché il 19 luglio 1784, nel corso di una lettera in cui annunciava il <hi rend="italic">grand tour</hi> che Andrés avrebbe compiuto l’anno successivo, Conca ringraziava il suo corrispondente per la concessione della patente (Guasti 2006, 300, nota 111). Questa iniziativa personale di Conca creò le condizioni di una decisa accelerazione dello scambio culturale tra Italia e Spagna che si andò concretizzando negli anni successivi. Infatti, già nell’ottobre 1784 Carlos Andrés, incuriosito dall’affiliazione ricevuta, domandò al fratello di fornirgli notizie particolareggiate sull’Accademia Fiorentina e sulla riforma a cui era stata sottoposta da Pietro Leopoldo l’anno precedente, soprattutto in funzione di una possibile collaborazione da costruire con un’omologa istituzione presente in Spagna (Guasti 2006, 300 nota 112).</p><p rend="text"><hi rend="CharOverride-2">Alla fine del 1784 Conca decise quindi di rilanciare: nella stessa lettera, datata</hi><hi rend="CharOverride-2"> 20 dicembre 1784, in cui riferiva a Perini l’arrivo a Madrid delle costituzioni dell’Accademia Fiorentina, Conca esprimeva la volontà di tradurre il </hi><hi rend="italic">Discurso sobre el fomento de la industria popular</hi><hi rend="CharOverride-2"> di Campomanes (1774; 1787), e cioè il testo che conteneva il programma attuativo delle </hi><hi rend="italic">sociedades económicas de amigos del país</hi><hi rend="CharOverride-2">. I due amici ne avevano già discusso</hi><hi rend="CharOverride-2">, ma ciò che aveva convinto allora Conca dell’opportunità di tradurre il trattato campomanesiano era stato proprio l’interesse mostrato da Carlos Andrés per l’istituzione fiorentina: divulgare in Italia quel vero e proprio manifesto delle nuove società economiche e accademie spagnole – elaborato da colui che era stato protagonista dell’espulsione della Compagnia dalla monarchia borbonica e che allora dirigeva il Consiglio di Castiglia –</hi><hi rend="CharOverride-2"> poteva certamente essere apprezzato dal ministro e dal governo spagnolo, ed aveva, nello stesso tempo, il valore aggiunto di incentivare quell’iniziale dialogo tra le istituzioni accademiche dei due paesi. L’episodio dell’invio delle costituzioni dell’Accademia F</hi><hi rend="CharOverride-2">iorentina a Madrid costituì, quindi, il volano di tutte le successive iniziative perché consentì di verificare le potenzialità di un asse politico-culturale che collegasse stabilmente la Spagna con Firenze via Mantova/Ferrara.</hi></p><p rend="text"><hi rend="CharOverride-2">L’aspetto interessante della vicenda è che in questa occasione Carlos Andrés, invece di individuare come interlocutore istituzionale dell’Accademia F</hi><hi rend="CharOverride-2">iorentina uno degli organismi accademici madrileni (che pure frequentava) scelse l’Accademia di scienze naturali di Barcellona, la quale era per certi versi affine non solo all’Accademia Fiorentina, ma pure a quella dei georgofili, dato che possedeva una classe o «dirección</hi>»<hi rend="CharOverride-2"> di agricoltura (Bernat 2000)</hi><hi rend="notes_number CharOverride-5"><hi><ref target="xml_32.html#footnote-011">9</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-2">. </hi></p><p rend="text"><hi rend="CharOverride-2">La </hi><hi rend="italic">Real academia de ciencias naturales y artes</hi><hi rend="CharOverride-2"> era nata nel 1765 come emanazione del Collegio dei nobili di Cordelles su impulso del gesuita catalano Tomás Cerdà, professore di matematica presso il medesimo collegio e successivamente al </hi><hi rend="italic">Colegio imperial</hi><hi rend="CharOverride-2"> di Madrid (García Doncel 1998; Gassiot i Matas</hi><hi rend="CharOverride-2"> 2000). Convinto sostenitore come Andrés della fisica galileiana e newtoniana</hi><hi rend="notes_number CharOverride-5"><hi><ref target="xml_32.html#footnote-010">10</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-2">, Cerdà era stato l’insegnante dei due accademici catalani che sostennero il dialogo a distanza con l’Accademia Fiorentina attraverso i fratelli Andrés, e cioè il già ricorda</hi><hi rend="CharOverride-2">to segretario Juan Antonio Desvalls de Ardena e Francisco de Dusay y de Marí, marchese de Monistrol d’Anoia, vicepresidente della </hi><hi rend="italic">Real academia</hi><hi rend="CharOverride-2"> tra il 1787 e il 1788. È più che probabile, come sembra emergere dall’epistolario di Conca, che i fratelli Andrés avessero dei legami diretti con il gruppo dirigente dell</hi><hi rend="CharOverride-2">’istituzione barcellonese, mentre è sicuro che Juan Antonio Desvalls de Ardena fosse passato per Firenze nei primi anni Ottanta e che il figlio di Francisco de Dusay risiedesse allora a Napoli (Guasti 2006, 303-7).</hi></p><p rend="text"><hi rend="CharOverride-2">Quindi, quel tentativo di promuovere l’istituzione catalana a Firenze scaturì da varie motivazioni. In primo luogo dalla volontà di esaltare un</hi><hi rend="CharOverride-2">’istituzione accademica appartenente all’ex Corona d’Aragona, e cioè, al territorio natale da cui provenivano Andrés e i suoi ex confratelli residenti a Ferrara. Secondariamente gli espulsi proponevano ai funzionari toscani un modello di sodalizio accademico iberico</hi><hi rend="CharOverride-2"> le cui attività spaziavano dalle scienze all’economia (essendo presenti le classi di astronomia, geografia, navigazione, storia naturale, chimica, metallurgia, agricoltura, disegno e arti): si trattava quindi di un’istituzione all’avanguardia in ambito europeo che poteva essere assunta come fonte d’ispirazione per le</hi><hi rend="CharOverride-2"> stesse </hi><hi rend="italic">élites </hi><hi rend="CharOverride-2">politico-culturali fiorentine</hi><hi rend="notes_number CharOverride-5"><hi><ref target="xml_32.html#footnote-009">11</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-2">. Ma, soprattutto, si trattava di un’accademia legata a filo doppio con il collegio dei nobili che i gesuiti avevano retto nella capitale catalana fino al 1767 e che, quindi, dimostrava implicitamente l’eccellenza dell’educazione gesuitica anche in ambito scientifico: non a caso alcuni dei rampolli della nobiltà catalana che erano stati allievi di Cerdà, come appunto i marchesi di Alfarrás e di Monistrol d’Anoia, a distanza di vent’</hi><hi rend="CharOverride-2">anni dall’espulsione dirigevano l’accademia (Gassiot i Matas 2000, 126-29). Per cui la scelta effettuata da Carlos Andrés, certamente concordata con il fratello e i suoi amici più stretti, era tutt’altro che casuale e possedeva di per sé un evidente significato politico-ideologico: la promozione del ceto dirigente dell’ex Corona d’</hi><hi rend="CharOverride-2">Aragona (la terra natale) formato dai gesuiti prima dell’espulsione e, quindi, l’apologia implicita del legato culturale della soppressa Compagnia di Gesù, ingiustamente accusata dai </hi><hi rend="italic">philosophes</hi><hi rend="CharOverride-2"> francesi e dai </hi><hi rend="italic">manteístas</hi><hi rend="CharOverride-2"> iberici di oscurantismo culturale, specie in ambito scientifico.</hi></p><p rend="text"><hi rend="CharOverride-2">Fatto sta che il 28 gennaio 1786 il marchese di Alfarrás firmava due lettere che poi faceva giungere a Conca perché le rimettesse rispettivamente a Mozzi e a Perini: in esse si comunicava che l’istituzione catalana aveva deciso di assegnare ai due intellettuali fiorentini l’associazione onoraria. S</hi><hi rend="CharOverride-2">i chiedeva inoltre di spedire a Barcellona gli statuti dell’Accademia Fiorentina, cosa che avvenne il 2 maggio 1788 (Guasti 2006, 306, 310). Ma allora l’attenzione di Conca e Andrés si stava già concentrando su un altro sodalizio toscano, e cioè l’Accademia dei georgofili</hi><hi rend="notes_number CharOverride-5"><hi><ref target="xml_32.html#footnote-008">12</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-2">.</hi></p><p rend="text_top">4.<hi rend="CharOverride-1"> </hi>Dall’estate del 1786 essi avevano infatti deciso di aprire un ennesimo fronte di quel complesso progetto di collaborazione con l’intellighenzia fiorentina riguardante l’<hi rend="italic">Idea de la ley agraria española </hi>di Sisternes, il cui testo venne sottoposto all’attenzione dell’accademia agraria nella primavera successiva. Nel tentativo di promuovere l’opera e il progetto riformatore in esso contenuto i gesuiti agirono di comune accordo sia sul versante italiano, che su quello spagnolo: ovviamente il perfetto tempismo delle loro mosse venne dettato dall’abile regia di Andrés da Mantova<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi><ref target="xml_32.html#footnote-007">13</ref></hi></hi>. </p><p rend="text"><hi rend="CharOverride-2">Il primo riferimento all’opera di Sisternes si trova in una lettera che Conca inviò a Perini il 6 agosto 1786, anche se l’ex gesuita riuscì ad ottenerne un esemplare in patria</hi><hi rend="CharOverride-2"> solo all’inizio dell’anno successivo: appena giunto a Ferrara, il libro venne esaminato da Gallissà, mentre Conca propose immediatamente di recensirlo sulle </hi><hi rend="italic">Novelle Letterarie</hi><hi rend="CharOverride-2"> e sul </hi><hi rend="italic">Giornale fiorentino di agricoltura, arti, commercio ed economia politica</hi><hi rend="notes_number CharOverride-5"><hi><ref target="xml_32.html#footnote-006">14</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-2">. Quella stessa copia dell’</hi><hi rend="italic">Idea</hi><hi rend="CharOverride-2">, come si legge in una lettera del 19 marzo 1787, venne quasi subito spedita a Perini «per commissione d’Andrés». Quattro giorni prima, infatti, Andrés aveva preannunciato l’invio del volume da parte di Conca, esplicitando ciò che gli ex gesuiti desideravano dal funzionario toscano e dall’Accademia dei georgofili:</hi></p><quote rend="quotation_b">Scrivo a Conca che vi mandi un’<hi rend="italic">Idea di legge agraria</hi>, che il fiscale del Supremo Consiglio di Spagna ha presentata al re, e che desidera sia qui [in Italia] imparzialmente esaminata ne’ punti principali, e pubblicatone qui il giudizio favorevole in alcuni punti, in altri contrario, come deve essere, essendo imparziale, farlo tradurre in Ispagna e far vedere alla nazione come si pensa su queste materie in Italia: mi domandò con premura il mio giudizio, gli risposi come alieno da queste materie, lodando tutto, tolto il legame che vuole mettere a’ proprietari di dover tenere gli stessi coloni. In risulta di questo desidera un giudizio ragionato di tutta l’operetta, massimamente avendo egli in qualche modo secondato, contra il suo giudizio, i pregiudizi del governo. Or dunque vi prego di presentare detto libretto al signor Fabbroni [segretario delle corrispondenze] e fare che cotesta Accademia agraria ne formi un ragionato giudizio che potrete stampare in codesto giornale agrario [il <hi rend="italic">Giornale fiorentino di agricoltura, arti, commercio ed economia politica</hi>]: se l’Accademia non vuole prendersi questo impegno, lo potrà fare qualche particolare od anonimo che vorrà (Andrés 2006, 475)<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi><ref target="xml_32.html#footnote-005">15</ref></hi></hi>.</quote><p rend="text"><hi rend="CharOverride-2">Quindi Andrés sosteneva che la richiesta di esaminare il trattato fosse giunta da Sisternes stesso: il </hi><hi rend="italic">fiscal</hi><hi rend="CharOverride-2"> avrebbe infatti voluto utilizzare il giudizio emesso dall’accademia fiorentina sull’</hi><hi rend="italic">Idea </hi><hi rend="CharOverride-2">per rafforzare gli argomenti della sua proposta di riforma, smussando l’</hi><hi rend="CharOverride-2">impostazione eccessivamente dirigistica che, come si evince dalla lettera, Sisternes sarebbe stato in qualche modo costretto ad assumere in ossequio all’impostazione campomanesiana dominante nel governo e nella </hi><hi rend="italic">Sociedad económica matritense</hi><hi rend="CharOverride-2">. In una successiva lettera Andrés conferma al suo interlocutore toscano che era stato proprio il funzionario valenziano a contattarlo (certamente attraverso il fratello Carlos) allo scopo di ottenere «il sentimento degli italiani [sulla sua opera] e, s’era possibile, di qualche accademia» (Andrés 2006, 561). </hi></p><p rend="text"><hi rend="CharOverride-2">Per cui la responsabilità della scelta a quale istituzione </hi><hi rend="CharOverride-2">far analizzare l’opera era stata di Andrés, visti i legami che egli possedeva con Perini e il mondo accademico fiorentino e considerando il prestigio europeo dell’Accademia dei georgofili, dando evidentemente per scontato un trattamento di favore. Da parte sua Sisternes dovette effettivamente pensare di poter utilizzare il futuro giudizio positivo dei georgofili per rafforzare le proprie tesi nella discussione sulla legge agraria che allora si stava svolgendo all’interno della </hi><hi rend="italic">Sociedad económica matritense</hi><hi rend="CharOverride-2">, tanto che, informato degli sviluppi dai fratelli Andrés, chiese di poter ottenere da Firenze un estratto delle leggi agrarie toscane, in modo da poterle usare per corroborare il proprio progetto di riforma in </hi><hi rend="CharOverride-2">una seconda edizione dell’</hi><hi rend="italic">Idea de la ley agraria española</hi><hi rend="CharOverride-2"> su cui stava allora lavorando (Guasti 2006, 311-12; Andrés 2006, 501, 514, 518, 521, 529, 541, 547, 553</hi><hi rend="CharOverride-2">, 1738).</hi></p><p rend="text"><hi rend="CharOverride-2">Occorre osservare che, anche in questa occasione, Perini si spese per esaudire i </hi><hi rend="italic">desiderata </hi><hi rend="CharOverride-2">dei due religiosi iberici, dato che egli presentò all’Accademia la richiesta di esame dell’</hi><hi rend="italic">Idea</hi><hi rend="CharOverride-2"> nel corso dell</hi><hi rend="CharOverride-2">’adunanza del 4 aprile 1787 (Guasti 2006, 321 nota 154). Dopo aver impostato la strategia e di fronte a tali promettenti premesse, Andrés lasciò a Conca l’incombenza di gestire la vicenda per via epistolare, non mancando comunque di menzionarla costantemente a Perini nella loro corrispondenza (almeno una volta al mese): tale apparente protagonismo di Conca si spiega con il fatto che </hi><hi rend="CharOverride-2">nei mesi precedenti questi aveva intensificato il proprio carteggio con Firenze in vista della pubblicazione della sua traduzione del </hi><hi rend="italic">Discurso</hi><hi rend="CharOverride-2"> di Campomanes</hi><hi rend="notes_number CharOverride-5"><hi><ref target="xml_32.html#footnote-004">16</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-2">, oltre al fatto che egli poteva vantare una lontana parentela con Sisternes (il quale era marito della sorella di sua cognata). </hi></p><p rend="text"><hi rend="CharOverride-2">Confidando in un parere positivo da parte degli accademici toscani, il 18 giugno successivo Andrés pregò Perini di accordare al </hi><hi rend="italic">fiscal</hi><hi rend="CharOverride-2"> valenziano anche l’</hi><hi rend="CharOverride-2">associazione all’accademia agraria, richiesta ripetuta il mese successivo (il 23 luglio 1787) anche da Conca (Guasti 2006, 312): evidentemente i due gesuiti speravano che la concessione del titolo di socio corrispondente dei georgofili potesse contribuire a rafforzare Sisternes e le sue tesi nel dibattito interno alla </hi><hi rend="italic">Sociedad económica matritense</hi><hi rend="CharOverride-2"> e al governo spagnolo.</hi></p><p rend="text"><hi rend="CharOverride-2">Ma, per quanto ben impostata, la strategia ideata e attuata dai due espulsi alla fine fallì: sulle ragioni del fallimento l’interpretazione di Venturi rimane attuale, anche se è opportuno rimarcare il ruolo che in esso giocò una sorta di pregiudizio antispagnolo da p</hi><hi rend="CharOverride-2">arte dei georgofili. Infatti, dopo che Conca ebbe spedito una copia dell’</hi><hi rend="italic">Idea</hi><hi rend="CharOverride-2"> a Firenze, nella riunione del 4 aprile del 1787 l’«adunanza»  decise di far tradurre l’opera perché venisse dettagliatamente esaminata da tre soci di rilievo, peraltro legati da </hi><hi rend="CharOverride-2">solidi vincoli d’amicizia a Perini: il direttore dell’accademia Andrea Zucchini, Giuseppe Bencivenni Pelli e Luigi Tramontani</hi><hi rend="notes_number CharOverride-5"><hi><ref target="xml_32.html#footnote-003">17</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-2">. Nel giugno 1787 la traduzione, redatta dall’accademico Jacopo Tartini era pronta; cosicché, tra il luglio e il settembre di quell’</hi><hi rend="CharOverride-2">anno, Pelli, Tramontani e Zucchini elaborarono tre «voti», ossia tre commenti ragionati sul trattato di Sisternes (Guasti 2006, 313 nota 138)</hi><hi rend="notes_number CharOverride-5"><hi><ref target="xml_32.html#footnote-002">18</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-2">. In attesa del «voto» definitivo che, tenendo conto delle tre relazioni, avrebbe dovuto esprimere la posizione ufficiale dell’istituzione, Perini inviò a Conca questi «voti» preliminari</hi><hi rend="CharOverride-2">; quest’ultimo li trasmise immediatamente a Juan Andrés per farli recapitare, tramite Carlos, a Sisternes (Guasti 2001, 368; 2006, 314 nota 139). Ma già Conca, in una missiva del 24 settembre 1787, faceva notare a Perini che i giudizi gli sembravano troppo severi, tanto che la contemporanea concessione da parte dell’Accademia dei georgofili della patente di socio corrispondente a Sisternes (il 14 settembre) sembrava quasi un tentativo p</hi><hi rend="CharOverride-2">reventivo di rendere meno amara la sostanziale bocciatura dei contenuti del trattato (Guasti 2006, 313, 316).</hi></p><p rend="text"><hi rend="CharOverride-2">In effetti, nonostante la presenza di molte osservazioni positive, i tre accademici fiorentini avevano espresso numerose critiche su vari elementi centrali e qualificanti del progetto di legge agraria avanzato da Sisternes (1786, 13, 21-22, 29-33, 59-60, 130-31, 146; Guasti 2004, 110-14). In questa sede è sufficiente rimarcare che all</hi><hi rend="CharOverride-2">’origine dell’atteggiamento critico che i georgofili dimostrarono verso l’</hi><hi rend="italic">Idea </hi><hi rend="CharOverride-2">vi fu un fraintendimento di fondo che si può definire di tipo ‘ideologico’: l’impostazione fisiocratica allora dominante a Firenze e la granitica certezza di essere una delle avanguardie del riformismo agrario europeo portò i georgofili a sopravvalutare l’impianto dirigistico della proposta di Sisternes, senza comprenderne la </hi><hi rend="CharOverride-2">dimensione anti-uniformatrice e liberalizzatrice calibrata sulle esigenze dello specifico contesto iberico. Il </hi><hi rend="italic">fiscal </hi><hi rend="CharOverride-2">valenziano aveva infatti concepito la propria proposta di legge agraria come uno strumento flessibile da utilizzare per risolvere i problemi di tutte le regioni spagnole, mai a spese delle peculiarità locali (Sisternes y Feliu 1786, 4 nota a, 110 nota 78): di qui scaturiva la sua preferenza</hi><hi rend="CharOverride-2"> per la fondazione di varie «juntas» locali in grado di valorizzare le conoscenze pratiche al posto delle società economiche e delle accademie agrarie i cui componenti, afferma Sisternes (1786, 109-10 nota 78), «son más especulativos que prácticos. Conocen la agricultura por los libros, hablan doctamente, deciden de todo, pero sin que los más hayan tomado ni siquiera una idea ligera de la campiña […]». Anche questa specifica opinione – che si configurava come una critica diretta </hi><hi rend="CharOverride-2">alle </hi><hi rend="italic">sociedades económicas</hi><hi rend="CharOverride-2"> concepite da Campomanes non tanto come cassa di risonanza delle richieste delle </hi><hi rend="italic">élites</hi><hi rend="CharOverride-2"> locali, quanto piuttosto come uno strumento operativo attraverso il quale il governo centrale avrebbe imposto ai territori periferici la propria politica economica e direttive uniformi (Llombart 1992, 216-33; 1993, 22-24, 34-35) – non dovette risultare gradita </hi><hi rend="CharOverride-2">agli accademici fiorentini, facendo scattare in loro una reazione che fu nel contempo sia di tipo ‘corporativo’, che di natura metodologica: essi, infatti, consideravano la propria istituzione (che le costituzioni del 1783 appellavano come «società economica fiorentina») uno dei centri propulsori della nuova scienza agronomica toscana ed europea</hi><hi rend="CharOverride-2">, le cui basi non potevano che essere t</hi><hi rend="CharOverride-2">eo</hi><hi rend="CharOverride-2">riche in quanto connesse all’economia politica.</hi></p><p rend="text"><hi rend="CharOverride-2">Ma, al di là delle questioni tecniche avanzate dai tre accademici e il modo sussiegoso di porle, Andrés, Conca e Gallissà scorsero un evidente pregiudizio antispagnolo, un pregiudizio confermato dal «voto</hi>»<hi rend="italic"> </hi><hi rend="CharOverride-2">definitivo che doveva esprimere la posizione congiunta ed ufficiale dell’Accademia dei georgofili: qui vennero inseriti tutti i principali rilievi delle tre relazioni preliminari, compresi </hi><hi rend="CharOverride-2">i numerosi consigli di letture.</hi></p><p rend="text"><hi rend="CharOverride-2">Dopo essere stato illustrato ai soci nella sessione del 9 gennaio 1788, il parere finale sull’opera venne inviato da Perini a Conca, il quale, dopo averlo esaminato insieme a Gallissà, lo girò ad Andrés per farlo recapitare a Madrid. I tre ex </hi><hi rend="CharOverride-2">gesuiti</hi><hi rend="CharOverride-2"> nella loro corrispondenza con l’accademico fiorentino rimarcarono la pedanteria dei pareri espressi dagli accademici (Guasti 2004, 115 nota 61; 2006, 314 nota 139; Andrés, 2006, 561)</hi><hi rend="CharOverride-2">, avendo immediatamente compreso che le eccessive critiche avrebbero impedito a Sisternes di utilizzare le osservazioni del «voto dei deputati» per superare gli ostacoli che egli aveva incontrato, «per alcuni fini politici», nel licenziare una seconda versione dell’</hi><hi rend="italic">Idea</hi><hi rend="CharOverride-2">: la questione dolente era rappresentata dal tema della maggiore libertà da concedere vuoi ai coloni, che ai proprietari </hi><hi rend="CharOverride-2">terrieri rimarcato dai tre georgofili</hi><hi rend="notes_number CharOverride-5"><hi><ref target="xml_32.html#footnote-001">19</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-2">. </hi></p><p rend="text"><hi rend="CharOverride-2">L’epilogo della sfortunata vicenda si ebbe nel luglio del 1788, quando Sisternes scomparve a causa di un attacco di apoplessia. Uno degli ultimi atti compiuti dal </hi><hi rend="italic">fiscal de lo civil</hi><hi rend="CharOverride-2"> fu quello di far scrivere dal suo segretario a Conca pregandolo di omaggiare a suo nome l’Accademia dei georgofili, scusandosi nel contempo per non aver potuto ringraziare personalmente gli accademici toscani per la patente e per il «voto» finale sull’</hi><hi rend="italic">Idea</hi><hi rend="CharOverride-2"> (Guasti 2006, 316-17).</hi></p><p rend="text_top">5.<hi rend="CharOverride-1"> </hi>La delusione patita da Andrés, Conca e Gallissà per la sostanziale bocciatura della proposta di riforma contenuta nell’<hi rend="italic">Idea de la ley agraria española </hi>fu profonda e duratura, tanto che a distanza di dieci anni Andrés, riassumendo quella vicenda all’agronomo reggiano Filippo Re, tornava a esprimere la convinzione che gli accademici fiorentini avevano letto un testo pensato per rispondere ai problemi dell’agricoltura iberica con occhi toscani (e fisiocratici), senza quell’elasticità mentale che invece sarebbe stata opportuna; così facendo essi avevano danneggiato non solo Sisternes, ma l’intero dibattito spagnolo sulla legge agraria poiché il <hi rend="italic">fiscal </hi>non aveva potuto utilizzare le osservazioni dei georgofili, troppo dure, per la seconda edizione dell’<hi rend="italic">Idea</hi> (che non venne poi pubblicata)<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi><ref target="xml_32.html#footnote-000">20</ref></hi></hi>.</p><p rend="text"><hi rend="CharOverride-2">Quell’episodio, in realtà, rappresentò uno spartiacque nelle relazioni che il gruppo di gesuiti</hi><hi rend="CharOverride-2"> iberici coordinato da Andrés aveva pazientemente costruito con l’intellighenzia fiorentina. Da allora, infatti, i rapporti tra gli espulsi, in particolare coloro che erano appartenuti alla Provincia aragonese, e le istituzioni accademiche fiorentine divennero piuttosto formali e gradualmente più radi, sebbene nel corso del 1804 (in una congiuntura politica molto diversa) Andrés venisse nominato socio dell’Accademia Fiorentina e di quella etrusca di Cortona.</hi></p><p rend="text"><hi rend="CharOverride-2">In conclusione il rincrescimento espresso da Andrés, Conca e Gallissà nei loro epistolari per lo sfortunato epilogo della vicenda dell’esame dell’</hi><hi rend="italic">Idea de la ley agraria española</hi><hi rend="italic"> </hi><hi rend="CharOverride-2">era indubbiamente sincero, dato che aveva vanificato le ottime premesse di un dialogo tra gli ambienti accademici toscani con quelli iberici gestito a distanza dai tre espulsi, anche se forse scaturiva da ragioni diverse: utilitaristiche e più superficiali quelle del ‘traduttore’ e giornalista Conca, di tipo professionale nel caso del bibliotecario Gallissà, di natura politic</hi><hi rend="CharOverride-2">o-ideologica per il ‘letterato’ Andrés (Guasti 2006, 220-21, 317-18, 323-28, 487-95). Tutti e tre, comunque, concordano nel sottolineare i p</hi><hi rend="CharOverride-2">regiudizi antispagnoli dei «voti» emessi dall’Accademia dei georgofili. Anche la valutazione che gli accademici toscani avevano fornito del trattato di Sisternes sembrava infatti confermare la generale impostazione antispagnola della cultura italiana di fine ’700 e il senso di superiorità espresso dai letterati della penisola verso ogni manifestazione </hi><hi rend="CharOverride-2">intellettuale e politica, anche recente, proveniente dalla penisola iberica: l’ombra lunga della versione illuminista della </hi><hi rend="italic">leyenda negra</hi><hi rend="CharOverride-2"> antispagnola, idolo polemico della quasi totalità delle opere a stampa pubblicate dai gesuiti esiliati, si stagliò anche su quella vicenda fiorentina, finendo per v</hi><hi rend="CharOverride-2">anificare i pazienti sforzi effettuati da questo gruppo di espulsi di costruire una rete di amicizie e di sostenitori tra Italia e Spagna.</hi></p><div><head>Fonti storiche</head><p rend="bib_indx_bib">AAG: Busta 3. <hi rend="italic">Verbali di varie adunanze ed atti relativi </hi>(25 giugno 1767-26 gennaio 1791). Firenze: Archivio dell’Accademia dei Georgofili di Firenze.</p><p rend="bib_indx_bib">AAG: Busta 58, inserti 124 e 125 («voti» di Tramontani e Zucchini). <hi rend="italic">Letture, memorie, rapporti e discussioni pubbliche</hi>. Firenze: Archivio dell’Accademia dei Georgofili.</p><p rend="bib_indx_bib">ASF: Busta 93, inserto 5 (lettere di Antonio Conca all’abate Giulio Perini, 26 febbraio 1781-25 settembre 1798). <hi rend="italic">Acquisti e Doni.</hi> Firenze: Archivio di Stato.</p><p rend="bib_indx_bib">ASF: busta 94, inserto 86 (lettere di Luciano Gallissà all’abate Giulio Perini, 15 dicembre 1783-9 aprile 1794). <hi rend="italic">Acquisti e Doni</hi>. Firenze: Archivio di Stato.</p><p rend="bib_indx_bib">BNCF: <hi rend="italic">Nuovi Acquisti</hi> 1050. <hi rend="italic">Efemeridi di Giuseppe Pelli Bencivenni</hi>, serie II, vol. XV (1787), cc. 2851<hi rend="italic">r</hi>-2851<hi rend="italic">v</hi> («voto» di Pelli Bencivenni). Firenze: Biblioteca Nazionale Centrale.</p></div><div><head>Bibliografia</head><p rend="bib_indx_bib">Andrés, Juan. 2006. <hi rend="italic">Epistolario</hi>, ed. por Livia Brunori. Valencia: Biblioteca Valenciana.</p><p rend="bib_indx_bib">Baldini, Ugo, e Giovanni Paolo Brizzi<hi rend="italic">, </hi>a cura di. 2010. <hi rend="italic">La p</hi><hi rend="italic">resenza in Italia dei gesuiti iberici espulsi. Aspetti religiosi, politici e culturali</hi>. Bologna: Clueb.</p><p rend="bib_indx_bib">Batllori, Miguel. 1966. <hi rend="italic">La cultura hispano-italiana de los jesuitas expulsos españoles-hispanoamericanos-filipinos, 1767-1814</hi>. Madrid: Gredos.</p><p rend="bib_indx_bib">Becagli, Vieri. 1996. “L’‘Introduzione’ alle inedite ‘Istituzioni Economiche’ di Giuseppe Bencivenni Pelli.” <hi rend="italic">Il Pensiero economico italiano</hi> IV, 2: 181-98.</p><p rend="bib_indx_bib">Bernat, Pasqual. 2000. “La Direcció d’Agricultura de la Reial Acadèmia de Ciències Naturals i Arts de Barcelona (1766-1808).” In <hi rend="italic">La Reial Acadèmia de Ciències i Arts de Barcelona als segles XVIII i XIX. Història, ciència i societat</hi>, coord. por Agustí Nieto-Galán y Antoni Roca Rosell, 245-66. Barcelona: Reial Acadèmia de Ciències i Arts de Barcelona.</p><p rend="bib_indx_bib">Campomanes, Pedro Rodríguez de. 1774. <hi rend="italic">Discurso sobre el fomento de la industria popular</hi>. 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					<item><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number CharOverride-6"><ref target="xml_32.html#footnote-019-backlink">1</ref></hi><hi rend="CharOverride-7">	</hi><hi rend="CharOverride-7">Sui molteplici motivi che spinsero Andrés e i suoi ex confratelli a coltivare per quasi un decennio (e cioè dall’inizio degli anni Ottanta alla metà degli Novanta del Settecento) una costante interlocuzione con il contesto culturale toscano cfr. Andrés (1786, 44, 125-29, 144-45), Guasti (2006, 293-328; 2017, 247-52), Giménez López (2021, 69-109) e Quinziano (2022).</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number CharOverride-6"><ref target="xml_32.html#footnote-018-backlink">2</ref></hi><hi rend="CharOverride-7">	</hi><hi rend="CharOverride-7">A parte il carteggio di Andrés (2006), cfr. </hi><hi rend="CharOverride-7">ASF, Acquisti e doni, busta 93, ins. 52 (lettere di Conca a Giulio Perini) e busta 94, ins. 86 (lettere di Gallissà a Giulio Perini). Nelle missive che i tre padri velenziani spedirono a Perini vengono molto spesso raccomandati e lodati anche altri ex confratelli (in maggioranza appartenenti all</hi><hi rend="CharOverride-7">’ex Provincia gesuitica d’Aragona), come José Quirós, Vicente Requeno, Francisco Gustá e Mateo Aymerich. Certamente Andrés, grazie alla sua fama letteraria e all’</hi><hi rend="italic">exploit </hi><hi rend="CharOverride-7">ottenuto in Toscana grazie al suo </hi><hi rend="italic">tour</hi><hi rend="CharOverride-7"> </hi><hi rend="CharOverride-7">del 1785, può certamente essere considerato il regista delle relazioni che questo «network» di religiosi esiliati intrattenne con l’ambiente culturale toscano, mentre Conca e Gallissà assunsero solitamente il compito di concordare con Giulio Perini (e il fratello di questi, Jacopo) i dettagli dei progetti culturali (e di piccoli commerci, </hi><hi rend="italic">in primis</hi><hi rend="CharOverride-7"> scambi librari) sull</hi><hi rend="CharOverride-7">’asse Mantova-Ferrara-Firenze.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number CharOverride-6"><ref target="xml_32.html#footnote-017-backlink">3</ref></hi><hi rend="CharOverride-7">	</hi><hi rend="CharOverride-7">ASF, Acquisti e doni, busta 94, ins. 86, lettere di Gallissà del 15 e 22 dicembre 1783, 26 gennaio 1784. Nell’</hi><hi rend="italic">Orazione proemiale</hi><hi rend="CharOverride-7"> Perini (2024, 151-52) riproduce i consigli bibliografici sulla letteratura economica e sulle </hi><hi rend="italic">Cortes</hi><hi rend="CharOverride-7"> spagnole che Gallissà gli aveva trasmesso in una lettera non datata che apre l’epistolario: cfr. Guasti (2006, 319-20).</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number CharOverride-6"><ref target="xml_32.html#footnote-016-backlink">4</ref></hi><hi rend="CharOverride-7">	</hi><hi rend="CharOverride-7">Nell’epistolario di Andrés le lettere vergate a Firenze riportano le date del 9 e 14 luglio 1785 (nel percorso di andata verso Sud) e 18 ottobre 1785 (nel viaggio di ritorno verso Mantova); tali missive sono da incrociare con quelle di Conca del 13 giugno, 22 agosto e 11 ottobre 1785: cfr. Andrés (2006, 375-76, 384-85) e Conca (ASF, Acquisti e doni, busta 93, ins. 52).</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number CharOverride-6"><ref target="xml_32.html#footnote-015-backlink">5</ref></hi><hi rend="CharOverride-7">	</hi><hi rend="CharOverride-7">Non a caso il primo accenno al viaggio che Andrés avrebbe compiuto in direzione di Firenze, Roma e Napoli si trova in una lettera inviata da Conca a Perini esattamente un anno prima, e cioè il 19 luglio 1784: cfr. Guasti (2006, 300 nota 111).</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number CharOverride-6"><ref target="xml_32.html#footnote-014-backlink">6</ref></hi><hi rend="CharOverride-7">	</hi><hi rend="CharOverride-7">Carlos Andrés, dopo essere stato nominato </hi><hi rend="italic">abogado de la Real Audiencia</hi><hi rend="CharOverride-7"> di Valencia, si trasferì a Madrid con l’incarico di </hi><hi rend="italic">oidor</hi><hi rend="CharOverride-7">. Nella capitale venne immediatamente apprezzato dal bibliotecario reale Juan de Santander, da Floridablanca e Campomanes.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number CharOverride-6"><ref target="xml_32.html#footnote-013-backlink">7</ref></hi><hi rend="CharOverride-7">	</hi><hi rend="CharOverride-7">Sulle corrispondenze che gli espulsi intrattennero con questo gruppo di funzionari catalano-valenziani presente a Madrid e con l’intellighenzia valenziana in genere cfr. Andrés (2006, </hi><hi rend="italic">ad voces</hi><hi rend="CharOverride-7">), Mayans y Siscar (2000), Guasti (2009, </hi>105-6,<hi rend="CharOverride-7"> 216 nota 48; 2006, 235-36 e la bibliografia qui indicata).</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number CharOverride-6"><ref target="xml_32.html#footnote-012-backlink">8</ref></hi><hi rend="CharOverride-7">	</hi><hi rend="CharOverride-7">Successivamente Conca inviò a Campomanes, sempre attraverso i due fratelli Andr</hi><hi rend="CharOverride-7">és, il testo della dedica che il funzionario asturiano rivide. Da notare che per tutto il 1786 Perini aveva corretto a distanza la traduzione, discutendo con l’espulso pure circa la collocazione editoriale più opportuna: cfr. Guasti (</hi><hi rend="CharOverride-7">2001, 372; 2006, 166-67).</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number CharOverride-6"><ref target="xml_32.html#footnote-011-backlink">9</ref></hi><hi rend="CharOverride-7">	</hi><hi rend="CharOverride-7">La sezione d’agricoltura dell’accademia era stata aggregata in un secondo momento, dato che gli statuti fondativi del 1765 non la nominano; probabilmente era stata aggiunta per volontà di due importanti sostenitori dell’accademia, e cioè Campomanes stesso o Félix de Azara (Bernat 2000, 248).</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number CharOverride-6"><ref target="xml_32.html#footnote-010-backlink">10</ref></hi><hi rend="CharOverride-7">	</hi><hi rend="CharOverride-7">Non sembra che Andrés abbia coinvolto nella vicenda Cerdà stesso, il quale, durante l’esilio (trascorso a Forlì), decise di non pubblicare alcuna opera (Hervás y Panduro 2007, 177-80). Non a caso l’ex confratello viene ricordato solo una volta nell’epistolario di Andrés (2006, 303).</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number CharOverride-6"><ref target="xml_32.html#footnote-009-backlink">11</ref></hi><hi rend="CharOverride-7">	</hi><hi rend="CharOverride-7">Dall’inizio degli anni Settanta l’accademia barcellonese si configurava quindi come una sorta di facoltà di scienze associata al collegio di Cordelles, avendo peraltro assorbito la cattedra di matematica che era stata retta da Cerdà.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number CharOverride-6"><ref target="xml_32.html#footnote-008-backlink">12</ref></hi><hi rend="CharOverride-7">	</hi><hi rend="CharOverride-7">Su di essa cfr. il giudizio positivo di Andrés (1786, 126-27).</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number CharOverride-6"><ref target="xml_32.html#footnote-007-backlink">13</ref></hi><hi rend="CharOverride-7">	</hi><hi rend="CharOverride-7">Ho già trascritto e commentato in alcuni miei precedenti lavori le lettere di Conca e di Andrés sull’</hi><hi rend="italic">affaire</hi><hi rend="CharOverride-7"> Sisternes-georgofili (Guasti 2001; 2004; 2006). In questa sede, per ragioni di spazio, mi limiterò a indicare le date delle missive indirizzate dai due ex gesuiti a Perini, rimandando a suddetti lavori per ogni altra infomazione contenutistica e archivistica. A questo proposito occorre ricordare che alle lettere di Conca presenti nell’ASF – utilizzate da Venturi nel suo articolo del 1962 – bisogna aggiungere una serie di altre missive disperse in vari archivi e biblioteche italiani che completano la cronologia del dibattito: cfr. Guasti (2006, 310-11 nota 132).</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number CharOverride-6"><ref target="xml_32.html#footnote-006-backlink">14</ref></hi><hi rend="CharOverride-7">	</hi><hi rend="CharOverride-7">L’estratto di Conca inserito nelle </hi><hi rend="italic">Novelle letterarie</hi><hi rend="CharOverride-7"> apparve sul numero 12 del 23 marzo 1787, mentre quello pubblicato sul </hi><hi rend="italic">Giornale fiorentino</hi><hi rend="CharOverride-7"> (nn. 31-32 del 10 e 17 agosto 1787) venne steso da Giovanni Fabbroni: cfr. Guasti (2006, 217 nota 237, 311 nota 134, 320 nota 153, 487 nota 70).</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number CharOverride-6"><ref target="xml_32.html#footnote-005-backlink">15</ref></hi><hi rend="CharOverride-7">	</hi><hi rend="CharOverride-7">Le richieste contenute in questa lettera del 15 marzo 1787 vengono ripetute in quelle del 1 e 19 aprile, 28 maggio 1787 (Andrés 2006, 479-80, 1735-1736).</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number CharOverride-6"><ref target="xml_32.html#footnote-004-backlink">16</ref></hi><hi rend="CharOverride-7">	</hi><hi rend="CharOverride-7">La collazione delle missive vergate da Andrés (2006) riguardanti il giudizio dei georgofili sull’opera di Sisternes con quelle di Conca sulla medesima questione conservate presso l’ASF e in alcune biblioteche emiliane conferma la presenza di una ben precisa strategia che i due ex confratelli seguirono metodicamente: solitamente</hi><hi rend="CharOverride-7"> le lettere inviate a Firenze in cui essi ricordano e sollecitano a Perini il giudizio dell’accademia sull’opera di Sisternes si alternano metodicamente, conoscendo improvvise accelerazioni mensili (come nel dicembre 1787 con tre lettere di Andrés e due di Conca): ciò conferma la presenza di un costante e previo scambio di informazioni tra i due ex confratelli, spesso esibito </hi><hi rend="CharOverride-7">esplicitamente al loro stesso interlocutore fiorentino. In totale tra il 1786 e il 1788 le lettere in cui Andrés si riferisce o allude all’</hi><hi rend="italic">Idea</hi><hi rend="CharOverride-7"> sono 18, mentre quelle di Conca 21.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number CharOverride-6"><ref target="xml_32.html#footnote-003-backlink">17</ref></hi><hi rend="CharOverride-7">	</hi><hi rend="CharOverride-7">Per una panoramica degli orientamenti e delle attività dell’Accademia dei georgofili e sul profilo dei tre soci che stilarono i giudizi sull’</hi><hi rend="italic">Idea</hi><hi rend="CharOverride-7"> cfr. Pasta (1993). Sulle idee economiche di Pelli cfr. invece Becagli (1996).</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number CharOverride-6"><ref target="xml_32.html#footnote-002-backlink">18</ref></hi><hi rend="CharOverride-7">	</hi><hi rend="CharOverride-7">BNCF, Nuovi Acquisti 1050, cc. 2851</hi><hi rend="italic">r</hi><hi rend="CharOverride-7">-2851</hi><hi rend="italic">v</hi><hi rend="CharOverride-7"> («voto» di Pelli, datato 13 luglio 1787); AAG,</hi><hi rend="CharOverride-7"> Letture, busta 58, inserti 124 e 125 («voti» de Tramontani e Zucchini). Il «voto» finale è invece assente, forse perché collocato fuori posto. </hi><hi rend="CharOverride-7">Per verificare la cronologia del dibattito vedi anche AAG, Verbali, busta 3.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number CharOverride-6"><ref target="xml_32.html#footnote-001-backlink">19</ref></hi><hi rend="CharOverride-7">	</hi><hi rend="CharOverride-7">Questa affermazione, avanzata da Conca nella sua lettera a Perini del 24 marzo 1788, conferma il fatto che Sisternes, nella prima edizione del trattato, avesse volutamente limitato le proprie convinzioni liberiste e che, nella seconda versione dell’</hi><hi rend="italic">Idea</hi><hi rend="CharOverride-7">, intendesse avallare «le sue sentenze sopra la maggiore libertà sul giudizio dell’Accademia».</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number CharOverride-6"><ref target="xml_32.html#footnote-000-backlink">20</ref></hi><hi rend="CharOverride-7">	</hi><hi rend="CharOverride-7">Tale considerazione si trova in una memoria non datata, conservata presso la Biblioteca Panizzi di Reggio Emilia, in cui Andrés fornisce a Re alcuni cenni sul pensiero economico spagnolo e riassume il dibattito sulla </hi><hi rend="italic">ley agraria</hi><hi rend="CharOverride-7">. Questa breve memoria era presumibilmente allegata alla lettera del 4 dicembre 1798 indirizzata allo stesso Re: cfr. Guasti (2004, 114-15; 2006, 315) e Andrés (2006, 1005-1006).</hi></p></item>
				</list><p rend="editorial_metadata_author">Niccolò Guasti, University of Modena and Reggio Emilia, Italy, <ref target="mailto:niccolo.guasti@unimore.it">niccolo.guasti@unimore.it</ref>, <ref target="https://orcid.org/0000-0003-3586-0505">0000-0003-3586-0505</ref></p><p rend="editorial_metadata_polices">Referee List (DOI 1<ref target="https://doi.org/10.36253/fup_referee_list">0.36253/fup_referee_list</ref>)</p><p rend="editorial_metadata_polices">FUP Best Practice in Scholarly Publishing (DOI <ref target="https://doi.org/10.36253/fup_best_practice">10.36253/fup_best_practice</ref>)</p><p rend="editorial_metadata_book">Niccolò Guasti, <hi rend="italic">Gli ex gesuiti spagnoli e le accademie fiorentine: tra mediazione culturale e progettualità politica,</hi> © Author(s), <ref target="http://creativecommons.org/licenses/by/4.0/legalcode">CC BY 4.0</ref>, DOI <ref target="https://doi.org/10.36253/979-12-215-0989-2.32">10.36253/979-12-215-0989-2.32</ref>, in Niccolò Guasti, Cinzia Recca, Mónica Bolufer Peruga, Fernando Durán López (edited by), <hi rend="italic">Accademie e luoghi del sapere tra Italia e Spagna nel lungo Settecento. Scienze, arti, letteratura, politica e sociabilità / Academias y lugares del saber en el largo siglo XVIII entre Italia y España. Ciencias, artes, literatura, política y sociabilidad</hi>, pp. -344, 2026, published by Firenze University Press, ISBN 979-12-215-0989-2, DOI <ref target="https://doi.org/10.36253/979-12-215-0989-2">10.36253/979-12-215-0989-2</ref></p></div></div>
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