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        <title type="main" level="a">La Rubiconia Accademia dei Filopatridi attraverso le carte di Emanuele de Lubelza</title>
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          <persName n="1" ref="https://orcid.org/0000-0002-5328-8082" type="ORCID">
            <forename>Elisabetta</forename>
            <surname>Marchetti</surname>
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          <resp>This is a section of <title>Accademie e luoghi del sapere tra Italia e Spagna nel lungo Settecento / Academias y lugares del saber en el largo siglo XVIII entre Italia y España</title>(DOI: <idno type="DOI">10.36253/979-12-215-0989-2</idno>) by </resp>
          <name>Niccolò Guasti, Cinzia Recca, Mónica Bolufer Peruga, Fernando Durán López</name>
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        <publisher>Firenze University Press</publisher>
        <pubPlace>Florence</pubPlace>
        <date when="2026">2026</date>
        <idno type="DOI">https://doi.org/10.36253/979-12-215-0989-2.34</idno>
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          <p>Available for academic research purposes</p>
          <p>Open Access</p>
          <p>Copyright Author(s)</p>
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            <p>Content licence CC BY 4.0</p>
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        <p>This is original content, published for academic research purposes</p>
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        <p>This chapter analyzes the role of Manuel de Lubelza, an expelled Spanish Jesuit, in the activities of the Rubiconia Accademie dei Filopatridi in Savignano sul Rubicone between the late 18th and early 19th centuries.</p>
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            <item>Rubiconia Accademia dei Filopatridi</item>
            <item>Manuel de Lubelza</item>
            <item>expelled Spanish Jesuits</item>
            <item>Society of Jesus</item>
            <item>Savignano sul Rubicone</item>
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      <p>It is available online at https://doi.org/10.36253/979-12-215-0989-2.34<ref target="https://doi.org/10.36253/979-12-215-0989-2.34" /></p>
<div><head>La Rubiconia Accademia dei Filopatridi attraverso le carte di Emanuele de Lubelza</head><p rend="h1_author ParaOverride-1">Elisabetta Marchetti</p><p rend="text"><hi rend="CharOverride-1">Nel 1951 a Savignano sul Rubicone, dopo un periodo di inattività e distruzioni belliche, sotto la presidenza di Aldo Spallicci – esponente ed esperto della lingua e della cultura romagnola (Balzani 2018)</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="xml_34.html#footnote-024">1</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1"> – si svolsero le celebrazioni di quello che fu presentato come il terzo centenario della </hi><hi rend="italic">Rubiconia Accademia dei Filopatridi</hi><hi rend="CharOverride-1"> (Mazzotti 1975; Fellini 2001</hi><hi rend="superscript CharOverride-2">3</hi><hi rend="CharOverride-1">). Veniva in tal modo ribadita la presenza in città di una antica accademia detta </hi><hi rend="italic">degli Incolti</hi><hi rend="CharOverride-1"> posta sotto il patrocinio di san Nicola di Bari le cui origini risalivano</hi><hi rend="CharOverride-1">, secondo alcuni antichi documenti, ai secoli XVII-XVIII grazie all’impegno di illustri esponenti della società locale quali don Giovanni Battista Mancini, arciprete di Savignano dal 1732 e «</hi><hi rend="CharOverride-1">principe» degli </hi><hi rend="italic">Incolti</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="xml_34.html#footnote-023">2</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1"> e Pietro Borghesi in qualità di «secretario»</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="xml_34.html#footnote-022">3</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">. Luigi Nardi nella sua opera </hi><hi rend="italic">Dei compiti, feste e giuochi compitali </hi><hi rend="CharOverride-1">(1832) retrodatava la nascita degli</hi><hi rend="italic"> Incolti</hi><hi rend="CharOverride-1"> addirittura al fine del XVI secolo sottolineando come l’attività e gli interessi della associazione fossero indirizzati agli studi storico-religiosi e letterari. Nel corso dei secoli gli appartenenti agli </hi><hi rend="italic">Incolti </hi><hi rend="CharOverride-1">avevano limitato la propria attività ad una sola «accademia</hi><hi rend="CharOverride-1">» intesa come orazione pubblica da tenersi nella solennità di san Nicola di Bari da parte del professore di belle lettere di turno sebbene l’accademia potesse vantare membri di rilievo come Pasquale Amati, Giovanni Turchi, Giovanni Cristofano Amaduzzi, i monaci del cenobio classense ed altri</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="xml_34.html#footnote-021">4</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">. A questa primigenia fase della vita dell’Accademia degli Incolti </hi><hi rend="CharOverride-1">seguì, tra XVIII e XIX secolo, un secondo momento nel quale l’istituzione ebbe una vera e propria rinascita caratterizzata anche dall’adozione di una nuova denominazione: </hi><hi rend="italic">Simpemenia Rubiconia </hi><hi rend="italic">Accademia dei Filopatridi</hi><hi rend="CharOverride-1"> (1801). Questo secondo periodo fu anch’esso caratterizzato dalla presenza ed attività di accademici protagonisti di rilievo nel coevo panorama culturale quali Girolamo Amati e Bartolomeo Borghesi figlio di quel Pietro Borghesi «secretario»</hi><hi rend="CharOverride-1"> degli </hi><hi rend="italic">Incolti</hi><hi rend="CharOverride-1"> sui quali torneremo in seguito. Ben presto entrarono a far parte della rifondata Accademia </hi>anche altri personaggi<hi rend="CharOverride-1"> di spicco quali Luigi Nardi (1777-1837), il poeta Vincenzo Monti, il prosatore Pietro Giordano, Monaldo Leopardi – padre di Giacomo</hi><hi rend="CharOverride-1"> –, il generale, matematico e politico francese Lazzaro Nicola Carnot, René de Chateaubriand. Le vicende politiche e culturali che caratterizzarono i secoli XVIII-XIX – dei quali principalmente ci occupiamo ora – si riflettono nelle attività e nelle figure </hi><hi rend="CharOverride-1">che animarono la vita della </hi><hi rend="italic">Simpemenia Rubiconia</hi><hi rend="CharOverride-1"> che scelse di costituirsi sulla scia del sistema pastorale arcadico, ma ricorse a nomi ed usanze alla maniera greca per scongiurare le accuse di plagio delle tradizioni pseudonimiche dell’Arcadia. Solo in seguito e sulla spinta modernizzatrice di Giosue Carducci – accolto in Accademia il 19 ottobre 1861</hi><hi rend="CharOverride-1"> ed estensore di un nuovo statuto approvato dall’associazione il 28 settembre 1869</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="xml_34.html#footnote-020">5</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1"> – vennero abolite le usanze «grechesche» e furono ribaditi </hi><hi rend="CharOverride-1">i principali campi di studio: storia ed antichità patrie, erudizione, letteratura antica e moderna, belle arti insieme alle scienze morali e fisiche, agrarie, e alle scienze pratiche. A questo periodo corrisponde il progressivo venir meno degli interessi per gli studi di ambito religioso. A partire dalla sua rinascita nel XIX secolo, nella </hi><hi rend="italic">Simpemenia</hi><hi rend="CharOverride-1"> si compenetrarono idealità moderne e indirizzi di studio tradizionali; essa divenne autorevole espressione di una orientamento perlopiù classicistico e purista, </hi><hi rend="CharOverride-1">– antiromantico – caratteristica comune nel vasto alveo della Scuola classica romagnola aperta oltre che alla letteratura e alla poesia, alla ricerca storica, all’epigrafia e alla diplomatica. </hi></p><p rend="text"><hi rend="CharOverride-1">Le correnti culturali e gli avvenimenti politici e sociali che interessarono il territorio romagnolo traspaiono in filigrana dalla vita dell’Accademia e da quella dei suoi membri: l’occupazione da parte delle truppe napoleoniche, il ristabilirsi del dominio pontificio, il complesso momento del Risorgimento, gli anni che seguirono all’Unità di Italia, i momenti bui del primo e secondo conflitto mondiale fino alla nostra contemporaneità (Angiolini 2007, 43)</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="xml_34.html#footnote-019">6</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">.</hi></p><p rend="text"><hi rend="CharOverride-1">Sono molti e degni di attenzione gli appartenenti alla </hi><hi rend="italic">Rubiconia</hi><hi rend="CharOverride-1"> che, nel corso delle decadi, ne hanno promosso il lustro e la fama. Soffermandoci ora solamente su coloro che furono protagonisti della transizione dalla primigenia istituzione alla rifondata accademia, abbiamo ricordato i più noti: Girolamo Amati</hi><hi rend="CharOverride-1"> (1768-1834) filologo ed ellenista; Giulio Perticari (1779-1822) esponente del classicismo italiano, autore di un trattato sul Trecento e conosciuto per il tentativo di un’edizione commentata del </hi><hi rend="italic">Dittamondo</hi><hi rend="CharOverride-1"> di Fazio degli Uberti; Bartolomeo Borghesi </hi><hi rend="CharOverride-1">(1781-1860) intellettuale savignese, esperto numismatico, collezionista di medaglie antiche e tra i principali fautori della rinascita dell’Accademia nella quale ricoprì a vita il ruolo di segretario. Anche Napoleone III riconobbe il valore di quest’ultimo «</hi><hi rend="CharOverride-1">ordinando la stampa delle sue opere in italiano a proprie spese presso l’Imprimerie Impériale» (Lombardi 2007, 58). Accanto a questi troviamo: Lorenzo Vallicelli (1756-1817) che,</hi><hi rend="CharOverride-1"> dopo aver abbandonato gli studi giuridici, si dedicò all’ambito letterario componendo una </hi><hi rend="italic">Bibliotheca deperdita</hi><hi rend="CharOverride-1"> mai giunta alle stampe. </hi>Oltre<hi rend="CharOverride-1"> al suo impegno come fondatore delle</hi><hi rend="italic"> Simpemenia</hi><hi rend="CharOverride-1">, ricoprì inoltre più volte la carica di podestà del Comune oltre ad esercitare la carica di magis</hi><hi rend="CharOverride-1">trato in vari settori della vita pubblica (Lombardi 2007, 54-5). Altra figura di spicco nella fondazione della </hi><hi rend="italic">Simpemenia</hi><hi rend="CharOverride-1"> fu Eduardo Bignardi (1762-1826) vicario foraneo, protonotario apostolico, autore dell’</hi><hi rend="italic">Inno a Marte</hi><hi rend="CharOverride-1"> e della raccolta </hi><hi rend="italic">Inni agli Dei Consenti</hi><hi rend="CharOverride-1"> stampati dalla </hi><hi rend="italic">Rubiconia </hi><hi rend="CharOverride-1">coi torchi bodoniani per le nozze del conte Giulio Perticari e Costanza Monti (1792-1840) figlia di Vincenzo Monti. Quest’ultima, «poetessa elegante e gentile»</hi><hi rend="CharOverride-1"> (Lombardi 2007, 59) come dimostra il suo apprezzato poemetto </hi><hi rend="italic">L’origine della rosa,</hi><hi rend="CharOverride-1"> rientra nel numero di quelle donne che parteciparono e contribuirono alla vita della </hi><hi rend="italic">Rubiconia Accademia</hi><hi rend="CharOverride-1"> arricchendola con i loro interventi e scritti</hi><hi rend="CharOverride-1"> </hi>i quali<hi rend="CharOverride-1"> attendono ancora uno studio approfondito. Margherita Dall’Aglio Bodoni, tipografa e letterata</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="xml_34.html#footnote-018">7</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">, sembra essere stata la prima donna ad entrare nella </hi><hi rend="italic">Simpemenia</hi><hi rend="CharOverride-1"> </hi><hi rend="CharOverride-1">nella quale era stato precedentemente accolto il marito: lo stampatore e tipografo Giambattista Bodoni, Nel 1802 venne ammessa la poetessa Teresa Bandettini di Lucca conosciuta con il nome arcade di </hi><hi rend="CharOverride-3">Amarilli Etrusca</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="xml_34.html#footnote-017">8</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">, la letterata e poetessa ferrarese Angela Saraceni di Ferrara e la poetessa romana Isabella Pellegrini fecero il loro ingresso nel 1804 seguite, l’anno dopo, dalla scrittrice cesenate Orinzia Sacrati</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="xml_34.html#footnote-016">9</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1"> che già dal 1782 faceva parte dell</hi><hi rend="CharOverride-1">’Accademia dell’Arcadia sotto il nome di Fiordaligi Taumanzia. La Sacrati, inoltre, sarà accolta anche nell’Accademia nazionale di Scienze, Lettere ed Arti di Modena (Guarna 2017).</hi></p><div><head>1. Da Cadice a Savignano</head><p rend="text"><hi rend="CharOverride-1">Tra coloro che divennero membri della nuova </hi><hi rend="italic">Accademia dei Filopatridi</hi><hi rend="CharOverride-1">,</hi><hi rend="CharOverride-1"> rimanendovi fino alla morte, si annovera anche Manuel de Lubelza (1750-1832). Le sue lettere, libri, carte ed appunti </hi><hi rend="CharOverride-1">conservati presso la </hi><hi rend="italic">Rubiconia</hi><hi rend="CharOverride-1"> – ed ora in fase di studio – stanno fornendo un interessante punto di osservazione sia sulle vicende nelle quali Lubelza fu coinvolto quale appartenente alla Compagnia di Gesù, sia sulla vita, personaggi ed orientamenti dell’</hi><hi rend="italic">Accademia dei Filopatridi </hi><hi rend="CharOverride-1">tra la fine del XVIII secolo e il primo trentennio del XIX. </hi></p><p rend="text"><hi rend="CharOverride-1">Manuel de Lubelza era nato a Cadice il 18 </hi><hi rend="CharOverride-1">gennaio 1750 e a sedici anni fu ammesso nella Casa del Gesù che la Compagnia aveva in città. La sua condizione di novizio lo coinvolse negli avvenimenti che nel 1767 seguirono all’espulsione dai territori della corona spagnola per ordine del re Carlo III a carico dell’ordine religioso fondato da Ignazio di Loyola. Lubelza inizialmente non seguì i suoi compagni espulsi e sbarcati, dopo un penoso viaggio, sulle coste italiane (Fernández Arrillaga 2009; Medina Rojas</hi><hi rend="CharOverride-1"> e Soto Artuñedo 2014)</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="xml_34.html#footnote-015">10</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">, il motivo di questo ritardo viene così spiegato: </hi></p><quote rend="quotation_b">Los novicios no sufrieron violencia y tuvieron tiempo de consultar durante un día con los padres del noviciado. Una de las razones, sino la principal, de este exiguo número de novicios decididos a seguir los expulsos, fue la actitud de su mismo maestro y rector del noviciado, el sexagenario Manuel Duarte. Les aconsejó que se quedaran sin tomar estado, en la esperanza de un próximo retorno de la Compañía a España, cambiadas las circunstancias. Si este cambio tardaba en producirse, el maestro prometía llamarlos desde Italia (Medina Rojas, y Soto Artuñedo 2014, 31).</quote><p rend="text"><hi rend="CharOverride-1">Giunto a Rimini verso l’agosto del 1768, il novizio Emanuele de Lubelza emise i voti nell’ottobre dell’anno seguente mentre, grazie all’azione del padre gesuita Manuel Duarte</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="xml_34.html#footnote-014">11</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">, viveva con altri gesuiti nella casa del nobile Domenico Bertola, dove risiedette fino al 1773</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="xml_34.html#footnote-013">12</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">. A seguito della soppressione canonica della Compagnia fu poi ospitato dai Padri minimi della chiesa di San Francesco di Paola di Rimini e, nel 1775,</hi><hi rend="CharOverride-1"> ricevette la consacrazione sacerdotale. Nel</hi><hi rend="CharOverride-4"> </hi><hi rend="CharOverride-1">1780 Lubelza lasciò Rimini per raggiungere Savignano dove subentrò nell’officio di docente di retorica e filosofia al padre Juan de Osuna, ex-gesuita da poco passato a Cesena. I rivolgimenti politici che interessarono i territori romagnoli a cavallo tra XVIII e XIX</hi><hi rend="CharOverride-1"> secolo fecero sì che Emanuele, divenuto membro della collegiata di Santa Lucia di Savignano, viaggiasse per un breve periodo a Cadice. Al suo ritorno a Savignano il gaditano venne accolto nell’</hi><hi rend="italic">Accademia Rubiconia</hi><hi rend="CharOverride-1"> fino alla morte avvenuta il 24 febbraio 1832</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="xml_34.html#footnote-012">13</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">. </hi></p></div><div><head>2. Esilio e radici</head><p rend="text"><hi rend="CharOverride-1">Gli avvenimenti e le vicissitudini c</hi><hi rend="CharOverride-1">he accompagnarono l’arrivo e lo stanziarsi nei territori dello Stato Pontificio, e in particolare nelle cittadine emiliano-romagnole, dei gesuiti provenienti dai domini della corona spagnola contano ormai un importante numero di studi che, tra le altre cose, hanno permesso di disegnare con sempre maggior precisione quali furono le città e cittadine che, almeno inizialmente, vennero assegnate alle differenti province spagnole della Compagnia di Gesù come zone di residenza in Italia</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="xml_34.html#footnote-011">14</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">. </hi><hi rend="CharOverride-1">L’esperienza dell’allontanamento forzato dalla propria terra d’origine – o nella quale ci si trovava perché inviati dalla Compagnia come missionari – trova toccanti testimonianze nelle lettere e documenti che gli archivi delle città romagnole e delle loro istituzioni stanno a poco a poco restituendo. L</hi><hi rend="CharOverride-1">e carte di Emanuele de Lubelza conservate nella </hi><hi rend="italic">Rubiconia Accademia</hi><hi rend="CharOverride-1"> ne sono un chiaro esempio. Tra questi documenti si trova, ad esempio, un suo inedito manoscritto intitolato </hi><hi rend="italic">Casa di mio Padre e di mia Madre</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="xml_34.html#footnote-010">15</ref></hi></hi><hi rend="italic">. </hi><hi rend="CharOverride-1">Il testo esemplifica bene, a mio avviso, la generale necessità che i gesuiti esiliati nei territori italiani sperimentarono di mantenersi legati a ciò che poteva dare stabilità e continuità alla propria identità e tradizioni minacciate da circostanze </hi><hi rend="CharOverride-1">e politiche volutamente rivolte ad annientarne la personalità e l’iniziativa ad opera del potere politico spagnolo avverso alla Compagnia e alla sua unità e spirito di corpo. Come chiariscono gli studi, sono molti gli scritti con cui i </hi><hi rend="CharOverride-1">gesuiti iberici, giunti in Italia dopo il 1767, si impegnarono a ricostruire e divulgare testi relativi alle loro terre d’origine rese inaccessibile dall’esilio. È noto, ad esempio, come a partire dal XVIII secolo vennero scritte e pubblicate dagli </hi><hi rend="CharOverride-1">esuli in Italia numerose e significative «storie» americane collocabili sulla scia della cinquecentesca </hi><hi rend="italic">Historia natural y moral de las Indias</hi><hi rend="CharOverride-1"> del gesuita José Acosta. Così specifica e dettaglia Gabriella Chiaramonti: </hi></p><quote rend="quotation_b">Naturalmente queste opere settecentesche presentano caratteristiche particolari, legate al contesto culturale dell’epoca e alla situazione in cui vennero pensate e redatte, dato che altre motivazioni oltre all’intento polemico spingevano gli esuli ignaziani, creoli in particolare, a scriverle e pubblicarle. Vi erano ragioni emotive e sentimentali, come la nostalgia e le frustrazioni dell’esilio […] Nelle Storie dei creoli risuona spesso, per dirla con Gerbi, un «calore di affetto» e un «senso di tragedia personale e spirituale»… (Chiaramonti 2010, 446).</quote><p rend="text"><hi rend="CharOverride-1">Rileggere anche in quest’</hi><hi rend="CharOverride-1">ottica le opere di Juan Ignacio Molina, Francisco Javier Clavijero, Rafael Landivar e di molti altri religiosi fornisce chiari dati sul peso che il ricordo, la nostalgia, l’attaccamento alle proprie terre e contesti sociali, amplificati dalla condizione di profughi in esilio, esercitavano sui padri della Compagnia. Il testo di Lubelza</hi><hi rend="CharOverride-1">, redatto dall’autore in italiano, inizia informando che la sua famiglia, «unica ad avere quel cognome in tutta la Spagna», ebbe origini dalla nobile provincia spagnola di Guipúzcoa per trasferirsi poi a Cadice dove suo padre Antonio Lubelza prese in moglie doña Giuseppa Sánchez de la Vega di nobile casato e discendente del celebre poeta spagnolo Garcilaso. L’autore, dopo aver affermato che «</hi><hi rend="CharOverride-1">tutto quanto dirò lo affermo con giuramento in verbo Sacerdotis, e tacto pectore more Sacerdotali […]» si addentra nel significato del nome del casato paterno. Sul foglio ricco di note a margine ed interlinea di correzioni si può leggere così: «Sebbene sembrerebbe essere corrotto, ma non è, un tal nome gentilizio attesa la sua prima antichissima origine nell</hi><hi rend="CharOverride-1">a quale pareva che dovesse dire de Lurbelza che in lingua Bascongada, ossía Cantabrica vuol dire della Terranera»</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="xml_34.html#footnote-009">16</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">. Il testo continua poi con il paragrafo </hi><hi rend="italic">Dal nome alla qualita di questa Casa</hi><hi rend="CharOverride-1">, qualità e nobiltà suffragate da un documento conservato nella stessa casa paterna che Lubelza si sforza di ricostruire facendo appello alla sua memoria visiva e, soprattutto, affettiva: «sotto lo stesso giuramento affermo che tutto quanto dirò della citata mia Casa, tutto l’</hi><hi rend="CharOverride-1">ho ricavato dal Libro che si conserva in Casa nostra in Cadice legato in velluto cremisi in seta con fibbie larghe di argento e ben lavorate in foglio piccolo»</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="xml_34.html#footnote-008">17</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">. Il libro in questione, continua l’autore:</hi></p><quote rend="quotation_b">fù fatto per autorità Pubblica di tutta la Provincia di Guipzcoa col privilegio dell’Armi, ed è apposto ad una pagina stampata, che si trova fra le ultime di detto Libro il sigillo delle Armi della medesima Provincia; e in oltre si vedono nelle ultime pagine le firme de’ primari Signori rappresentanti essa Provincia colle Fedi, ancora, cifre, ed altre formalità de’ Notaj pubblicj. </quote><p rend="text"><hi rend="CharOverride-1">Poche pagine dopo nel manoscritto si incontra una seconda minuziosa descrizione di un altro oggetto legato, questa volta, alla narrazione sul casato materno contenuta nel capitolo intitolato: </hi><hi rend="italic">Casa di mia Madre Donna Giuseppa de Lubelza Sanchez della Vega</hi><hi rend="CharOverride-1">. Anche in questo caso si riflette sul nome</hi><hi rend="CharOverride-1"> del casato e sulla nobiltà delle sue origini. I particolari che l’autore riporta nella descrizione danno la misura di quanto anche in questo caso la materialità dell’oggetto evocasse nello scrittore ricordi e nostalgia: «</hi><hi rend="CharOverride-1">lessi più volte il libro della Famiglia il quale era scritto non in carta comune, ma tutto in pergamena: era legato in velluto turchino, e con tutte le formalità ecc.». </hi></p><p rend="text"><hi rend="CharOverride-1">Il tema dei legami familiari nel contesto della Compagnia di Gesù è, come noto, argomento di ricerche ed approfondimenti</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="xml_34.html#footnote-007">18</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-3">. </hi><hi rend="CharOverride-1">I vincoli interfamiliari acquistano un interesse peculiare nel caso dei gesuiti sottoposti ad espulsione, esilio e soppressione</hi><hi rend="CharOverride-1">, tutti eventi che influirono significativamente sui vincoli parentali. Infatti questi traumi toccarono profondamente la psiche di molti padri che, oltre a leggere e identificare la Compagnia come madre offesa e vilipesa, si volsero verso le proprie famiglie di origine ottenendone (…o no) sostentamento emotivo, psicologico e, sovente, materiale. I testi che ci narrano in differenti forme l’espulsione ed </hi><hi rend="CharOverride-1">esilio dei padri ignaziani – diari, relazioni, lettere – rimangono fonti privilegiate. Alla domanda relativa a quale fu il peso e il ruolo che ebbero le relazioni parentali nella vita degli esiliati non esiste una risposta o valutazione univoche, al contrario si registrano una varietà di risposte e reazioni che solo l’</hi><hi rend="CharOverride-1">indagine sui singoli casi permetterà di chiarire.</hi></p><p rend="text"><hi rend="CharOverride-1">La documentazione Lubelza, oltre al testo </hi><hi rend="italic">Casa di mio Padre.</hi><hi rend="CharOverride-1"> è costituita anche dai carteggi da e verso i familiari dell’ex-gesuita rimasti in Spagna. Le missive permettono di osservare come i vincoli familiari del gesuita esiliato si mantenne</hi><hi rend="CharOverride-1">ro forti fino alla fine. Presso l’Accademia è infatti conservato un gruppo corposo di lettere ricevute dal Lubelza, unitamente ad alcune sue lettere autografe</hi><hi rend="CharOverride-1">, inviate dal padre Antonio de Lubelza, dalla madre Josepha Sánchez de la Vega, da familiari stretti quali la sorella Maria Manuela de Lubelza o Juan Sanchez de la Vega e Maria Maddalena de Lubelza. Attraverso questi scritti vengono scambiate notizie, pre</hi><hi rend="CharOverride-1">occupazioni e si ha altresì notizia dell’invio di denaro ed oggetti di uso comune. </hi></p><p rend="text"><hi rend="CharOverride-1">Accanto alla corrispondenza da e verso la famiglia di origine trovano posto missive che testimoniano quanto l’accademico Lubelza dalla sua Savignano mantenesse legami e scambi con altri gesuiti che, esi</hi><hi rend="CharOverride-1">liati nei territori pontifici, vi soffrirono la soppressione papale. Queste lettere, tra le altre cose, lasciano intravedere le condizioni di vita di questi padri della Compagnia assillati: dalla mancanza di un sostegno economico costante che assicurasse loro condizioni decenti di vita, dal desiderio di procurarsi libri, dalla preoccupazione di ottenere lettere che potessero in qualche modo attestarne la capacità a svolgere impieghi, anche semplici, ma sufficienti ad assicurare un minimo di reddito. Tra le missive di questo gruppo spiccano quelle spedite dal già ex-gesuita</hi><hi rend="CharOverride-1"> Juan de Osuna a Lubelza. La prima di queste lettere (1783) giunse a Manuel de Lubelza quando ormai da circa tre anni egli si era spostato da Rimini a Savignano con il preciso compito di succedere proprio a Osuna quale docente di retorica e filosofia</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="xml_34.html#footnote-006">19</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">. Le altre lettere tra i due appartengono principalmente al periodo posteriore al secondo esilio di Osuna che, dopo un breve periodo di ritorno in Spagna, nel 1802 </hi><hi rend="CharOverride-1">si spostò a Roma dove fu membro della </hi><hi rend="italic">Accademia di Religione Cattolica </hi><hi rend="CharOverride-1">e responsabile della</hi><hi rend="italic"> </hi><hi rend="CharOverride-1">direzione del Collegio Sabino per volontà di Pio VII. Tra i corrispondenti di Manuel de Lubelza ritroviamo altri anche altri ex padri della soppressa Compagnia che in esilio «llevaron consigo su bagaje intelectual y su formación y contribuyeron, en uno y otro modo, a la cultura italiana</hi><hi rend="CharOverride-1"> y española: unos con obras escritas, otros desde sus ocupaciones de preceptores, consejeros espirituales, prefectos de bibliotecas, profesores, académicos» (Medina Rojas, e Soto Artuñedo 2014, 67). Tra questi si colloca Juan Cavallero autore delle inedite </hi><hi rend="italic">Memorias de la ciudad de Cordoba dominata por los fenicios, romanos y arabes </hi><hi rend="CharOverride-1">e mittente di alcune lettere indirizzate a Lubelza a partire dal 1806</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="xml_34.html#footnote-005">20</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">. Tra i gesuiti esiliati a Rimini che mantennero una corrispondenza con Lubelza ormai trasferitosi a Savignano vi furono anche Dominico Betancourt, coadiutore ordinario poi sacerdote a Bertinoro, e il padre Delgado nativo della provincia di Huelva che, ammesso nell’ordine nel 1765</hi><hi rend="CharOverride-1">, terminò i suoi studi durante l’esilio a Rimini dove fu ordinato sacerdote e si distinse come docente di latino e matematica ed anche scrittore di trattati di algebra e trigonometria. </hi></p></div><div><head>3. Attraverso la <hi rend="italic">Rubiconia Accademia</hi></head><p rend="text"><hi rend="CharOverride-1">Emanuele de Lubelza negli anni passati a Savignano e in qualità di a</hi><hi rend="CharOverride-1">ccademico partecipò attivamente ai coevi dibattiti culturali e religiosi come, ancora una volta, evidenziano le sue carte e libri a proposito delle discussioni generate dagli scritti di un altro ex-gesuita,</hi><hi rend="CharOverride-1"> esiliato a Imola, ovvero Emanuele de Lacunza originario di Santiago del Cile. Lacunza entrò nella Compagnia di Gesù e venne ordinato nel 1755; a seguito dell’espulsione dell’ordine dai territori spagnoli in America egli seguì la sorte dei suoi compagni di provincia giungendo a Imola dove morì in circostanze misteriose nel 1801. A tal proposito sottolinea infatti Guasti:</hi></p><quote rend="quotation_b">L’attaccamento alla patria (locale e nazionale) perduta si concretizzò anche attraverso componimenti poetici (specie di tipo elegiaco), che, analizzati alla luce degli strumenti propri della «storia delle emozioni», mettono in luce un diffuso sentimento di «melanconia» tra gli ex-gesuiti iberici e ispano-americani esiliati […] Vi furono poi alcuni casi di suicidi o «disgrazie» sospette tra gli espulsi, che è plausibile ricondurre anche ad uno stato di depressione legato alla difficile condizione esistenziale e mentale dell’esilio […] come il ben noto caso del cileno Manuel Lacunza, trovato affogato il 17 giugno 1801 in un canale di Imola (Guasti 2017, 68). </quote><p rend="text"><hi rend="CharOverride-1">Distintosi in patria come filosofo, durante i suoi anni italiani Lacunza compose uno scritto di genere millenaristico dal titolo </hi><hi rend="italic">La venida del Mésias en gloria y Majestad</hi><hi rend="CharOverride-1"> incentrata sulla seconda venuta di Cristo </hi><hi rend="CharOverride-1">«quando lo precederanno i lampi e i tuoni e le folgori annunzieranno la sua Maestà». Lo scritto non venne dato alle stampe dall’autore, tuttavia ebbe una intensa circolazione ed una pubblicazione postuma sotto lo pseudonimo di Juan Josafat Ben-Ezra. Nel 1812 l’opera venne condannata dall</hi><hi rend="CharOverride-1">’Inquisizione di Cadice e inclusa nell’Indice romano del 1824</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="xml_34.html#footnote-004">21</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">. Come ricorda Batllori,</hi><hi rend="italic"> </hi><hi rend="CharOverride-1">nel XIX secolo questo testo ebbe grande diffusione tra i protestanti e gli avventisti (Batllori 1966, 50)</hi><hi rend="CharOverride-1">. Manuel de Lubelza lesse il testo di Lacunza e, come sottolinea Giunchi, «si piegò al volere dei superiori e disse giusta la proibizione dell’opera come una cosa di cui gli ignoranti e i nemici della religione poteva facilmente abusare, ma egli ne rimase entusiasta e in privato non faceva che elogiarla per la profonda conoscenza delle Sacre Scritture del Lacunza» (Giunchi 2000, 136). Di fatto tra le carte del gaditano depositate presso la </hi><hi rend="italic">Rubiconia</hi><hi rend="CharOverride-1"> si conservano testi, mai dati alle stampe, nei quali egli difende con decisione l’opera di Lacunza e ne riconosce l’importanza e la profonda conoscenza e comprensione della Bibbia. Uguali sentimenti sono da lui espressi negli scambi epistolari che, anche in questo caso, forniscono interessanti informazioni sulla rete di amicizie, conoscenze e relazioni che facevano perno su Lubelza e sulla sua attività nella </hi><hi rend="italic">Rubiconia Accademia</hi><hi rend="CharOverride-1">. A proposito di Lacunza, l’ex gesuita gaditano ne prese le difese con i suoi corrispondenti come accade più volte con il canonico Giuseppe Romagnoli</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="xml_34.html#footnote-003">22</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">:</hi></p><quote rend="quotation_b">Savignano 3 giugno 1817: Carissimo amico canonico primicerio Giuseppe Romagnoli […] il noto affare va, secondo me a rompicollo: il Lacunza è un profeta […].</quote><quote rend="quotation_b">Savignano 24 Aprile 1818: Carissimo Amico Giuseppe Romagnoli […] sapete bene che il mio libro è la Divina Scrittura colla scorta del mio Lacunza, qui vi trovo tutto. […]<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi><ref target="xml_34.html#footnote-002">23</ref></hi></hi>.</quote><p rend="text"><hi rend="CharOverride-1">Tra gli scritti si conserva inoltre anche una breve dissertazione relativa alla proibizione che aveva colpita l’opera di Lacunza ritenuta invece dal gaditano di estrema importanza: </hi></p><quote rend="quotations_quotation_b1">Non è vero niente che il Papa Pio VI dicesse non expedire. Il Santo Padre diede anzi il permesso perché si stampasse l’opera del Lacunza e questo permesso stampato lo presentò il fu Mons. Mazzotti Vescovo di Cervia, passato all’eterno riposo poco tempo fa, alla Beata memoria di Papa Pio VII immediato successore del prelodato Pio VI ciò intesi dalla bocca stessa di Mons. Mazzotti e posso attestarlo col mio giuramento in faccia al maggior tribunale della terra […] Ci fa certo specie che in una stampa che si suppone fatta in Roma e trattandosi di censurare un’opera e quindi di compromettere la reputazione di chi ne è l’autore ed è persona sacra insignita dal venerando carattere di Sacerdote di Gesù Cristo, fa dicevamo specie che si metta si poca attenzione sino a pubblicare cose non vere, ma contrarie diametralmente alla verità<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi><ref target="xml_34.html#footnote-001">24</ref></hi></hi>. </quote></div><div><head>4. Conclusioni </head><p rend="text"><hi rend="CharOverride-1">L’arrivo di Emanuele de Lubelza a Savignano e il suo radicarsi nella cittadina romagnola motivò e incrementò la sua partecipazione attiva e pubblicamente apprezzata alla vita della </hi><hi rend="italic">Rubiconia Accademia dei Filopatridi</hi><hi rend="CharOverride-1">. Attraverso le carte Lubelza e, in particolare, attraverso le lettere indirizzate all’ex gesuita gaditano e quelle da lui inviate è infatti possibile rivivere avvenimenti e studiare personaggi e relazioni che ruotarono intorno alla rifondata accademia savignanese. Come si è visto, a partire dal XVIII secolo i territori pontifici, e in particolare le città della legazione di Romagna, si trasformarono nei luoghi di confino </hi><hi rend="CharOverride-1">per un numero considerevole di gesuiti provenienti dai domini delle corone lusitana e spagnola. Lubelza appartenne a questo gruppo che, dopo il 1773 a seguito della soppressione, si denominò di ex-gesuiti. Le carte e missive conservate presso la </hi><hi rend="italic">Simpemenia Rubiconia</hi><hi rend="CharOverride-1"> testimoniano come gli esuli cercarono di mantenere tra loro legami, scambi di notizie e di aiuti materiali e, soprattutto, un confronto su quanto li circondava. Accanto a questi interlocutori</hi><hi rend="CharOverride-1"> accomunati da un destino simile, troviamo anche protagonisti della cultura e società coeve con i quali l’accademico condivise e discusse aspetti religiosi, culturali ed anche sociali del momento. Nel lungo elenco di questi interlocutori, ancora in gran parte da approfondire, rientra, come visto, Giulio Perticari fondatore </hi><hi rend="CharOverride-1">della </hi><hi rend="italic">Sempemenia </hi><hi rend="CharOverride-1">alla quale prodigò i suoi sforzi unitamente a quelli dedicati alla composizione di «prose e poesie pregevoli, scrisse circa una quarantina di opere, la maggior parte delle quali non riuscì a pubblicare a causa della morte sopraggiunta prematura all’età di 43 anni» (Lombardi 2007, 57)</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="xml_34.html#footnote-000">25</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">. Perticari scrisse più volte a Lubelza che, per altro, si interfacciò anche con la madre di questi, </hi><hi rend="CharOverride-1">la contessa Anna Cassi, e i due fratelli Giuseppe e Giordano. Interessanti sono anche le lettere che Lubelza scambiò con quanti, un tempo suoi alunni, svolsero poi ruoli di rilievo specie nel campo culturale come: Luigi Nardi (1777-1837) la cui intensa parabola culturale fece sì che si distinguesse nei campi della storia, archeologia, epigrafia e diplomatica, oltre alle questioni di diritto canonico e teologia dogmatica (Zavalloni 2012). </hi><hi rend="CharOverride-1">Lubelza mantenne un’interessante corrispondenza anche con Paolo Pavirani (1804-1855) particolarmente conosciuto in ambito ravennate per il suo lavoro ed impegno presso la cittadina Biblioteca Classense; lo stesso può dirsi dello scambio epistolare con un altro allievo del gaditano noto per la sua direzione del Museo Archeologico di Bologna: Francesco Rocchi (1805-1875) «In veste di professore di archeologia e numismatica dell’Università di Bologna Rocchi fu anche direttore del museo antiquario dell’</hi><hi rend="CharOverride-1">Università, erede della “Stanza delle antichità” dell’Istituto delle scienze fondato da Luigi Ferdinando Marsili, e ne compilò il primo inventario generale consegnato a Roma nel 1874» (Sassatelli 2017). I casi presentati in questo studio, tratti delle carte, e in particolare delle lettere, di Emanuele Lubelza vogliono preludere ad </hi><hi rend="CharOverride-1">un significativo approfondimento sulla rete di contatti ed influenza culturali che il gaditano incentivò e promosse dalla </hi><hi rend="italic">Rubiconia Accademia dei Filopatridi</hi><hi rend="CharOverride-1">. </hi></p></div><div><head>Fonti archivistiche</head><p rend="bib_indx_bib">ARS: Mw n. 246, <hi rend="italic">Raccolta manoscritti Emanuele de Lubelza</hi>. Savignano: Accademia Rubiconia.</p><p rend="bib_indx_bib">ARS: Verbali, 4, c. 111r, Serie <hi rend="italic">Leggi dell’Accademia,</hi> <hi rend="italic">Leggi della Rubiconia Simpemenia dei Filopatridi</hi>. Savignano: Accademia Ruibiconia.</p><p rend="bib_indx_bib">ARS: Ms ms. 233, n. 2: Emanuele de Lubelza, <hi rend="italic">Casa di mio Padre e di mia Madre</hi>. Savignano: Accademia Rubiconia.</p></div><div><head>Bibliografia</head><p rend="bib_indx_bib">Abellán Manonellas, Joan Anton, y Byron Núñez-Freile. 2017. <hi rend="italic">La larga aventura de Juan de Hospital. Misionero expulso de los reinos de España</hi>. Edicions MMV.</p><p rend="bib_indx_bib"><hi rend="italic">Aldo Spallicci. Studi e testimonianze</hi>. 1992. (Società di Studi Romagnoli, Saggi e repertori, 21) Cesena.</p><p rend="bib_indx_bib">Angiolini, Enrico. 2007. “Le vicende storiche.” In <hi rend="italic">La Rubiconia Accademia dei Filopatridi</hi>, a cura di Sergio Foschi. 43, 35-50. Savignano sul Rubicone: Rubiconia Accademia dei Filopatridi.</p><p rend="bib_indx_bib">Balzani, Roberto. 2018. <hi rend="italic">Aldo Spallicci</hi>, Dizionario Biografico degli Italiani, vol. 93. <ref target="https://www.treccani.it/enciclopedia/aldo-spallicci_(Dizionario-Biografico)/">https://www.treccani.it/enciclopedia/aldo-spallicci_(Dizionario-Biografico)/</ref> (2026-03-30).</p><p rend="bib_indx_bib">Batllori, Miguel. 1966. <hi rend="italic">La cultura hispano-italiana de los jesuitas expulsos. Españoles, Hispanoamericanos, Filipinos</hi>. Madrid: Gredos.</p><p rend="bib_indx_bib">Chiaramonti, Gabriella. 2010. “Le ‘Storie’ americane dei gesuiti espulsi: Juan Ignacio Molina tra amore per la verità e passione per patria cilena.” In <hi rend="italic">La presenza in Italia dei gesuiti iberici espulsi. Aspetti religiosi, politici, culturali</hi>, a cura di Ugo Baldini, e Gian Paolo Brizzi, 465-93. Bologna: Clueb.</p><p rend="bib_indx_bib">Fellini, Isotta. 2001<hi rend="superscript _idGenCharOverride-1">3</hi>. <hi rend="italic">Savignano e la sua Accademia</hi>. Savignano sul Rubicone: Rubiconia Accademia dei Filopatridi.</p><p rend="bib_indx_bib">Fernández Arrillaga, Inmaculada, e Elisabetta Marchetti. 2012. <hi rend="italic">La Bolonia que habitaron los jesuitas híspanicos (1768-1773)</hi>. Bologna: Du.Press.</p><p rend="bib_indx_bib">Fernández Arrillaga, Inmaculada. 2009. <hi rend="italic">Jesuitas rehenes de Carlos III. Misioneros desterrados de América presos en el Puerto de Santa María</hi>. <hi>El Puerto de Santa María.</hi></p><p rend="bib_indx_bib"><hi>Gaunt, David. 2022. “Kinship: Thin Red Lines or Thick Blue Blood.” In </hi><hi rend="italic">Jesuits and the Idea of Family in Early Modern Europe</hi><hi>, </hi><hi rend="italic">Journal of Jesuit Studies</hi><hi>, a </hi><hi>cura di Alison Weber, 9, 4: 257-87.</hi></p><p rend="bib_indx_bib">Giunchi, Emanuele. 2000. <hi rend="italic">Emanuele de Lubelza ex-gesuita spagnolo delle diocesi di Rimini (1750-1832)</hi>. Rimini: Ramberti.</p><p rend="bib_indx_bib">Guarna, Valeria. 2017. <hi rend="italic">Orinzia Romagnoli Sacrati</hi>, Dizionario Biografico degli Italiani, vol. 88 <ref target="https://www.treccani.it/enciclopedia/orintia-romagnoli-sacrati_%28Dizionario-Biografico%29/">https://www.treccani.it/enciclopedia/orintia-romagnoli-sacrati_%28Dizionario-Biografico%29/</ref> (2026-03-30).</p><p rend="bib_indx_bib">Guasti, Niccolò. 2017. <hi rend="italic">Juan Andrés e la cultura del Settecento</hi>. <hi>Milano-Udine: Mimesis.</hi></p><p rend="bib_indx_bib"><hi rend="italic">Journal of Jesuit Studies</hi><hi>, Volume 9 (2022): Issue 4 (Jul 2022): Special Issue: </hi><hi rend="italic">Jesuits and the Idea of Family in Early Modern Europe</hi><hi>, a cura di Alison Weber, Brill. </hi><ref target="https://brill.com/view/journals/jjs/9/4/jjs.9.issue-4.xml?language=en"><hi>https://brill.com/view/journals/jjs/9/4/jjs.9.issue-4.xml?language=en</hi></ref><hi> </hi><hi>(2026-03-30).</hi></p><p rend="bib_indx_bib">Lombardi, Giuseppe. 2007. “I Personaggi.” In <hi rend="italic">La Rubiconia Accademia dei Filopatridi</hi>, a cura di Sergio Foschi. 51-64. Savignano sul Rubicone: Rubiconia Accademia dei Filopatridi.</p><p rend="bib_indx_bib">Marchetti, Elisabetta. 2025. “Emanuele de Lubelza (1750-1832). Un accademico ex-gesuita e lo scritto del bolognese Bartolomeo Maria Dal Monte <hi rend="italic">Gesù al cuore del sacerdote </hi>(1775).” In <hi rend="italic">I gesuiti nell’età della soppressione e della restaurazione. Religione, educazione e società tra antica e nuova Compagnia (1773-1832)</hi>, a cura di Niccolò Guasti, Michela Catto, e Maria Teresa Guerrini, 116-31. Firenze: FedOAPress - Federico II University Press. <ref target="https://doi.org/10.6093/978-88-6887-336-3">https://doi.org/10.6093/978-88-6887-336-3</ref> (2026-03-30).</p><p rend="bib_indx_bib">Mazzotti, Dario. 1975. <hi rend="italic">Rubiconia Accademia dei Filopatridi. Note storiche e biografiche</hi>. Santarcangelo di Romagna: Maggioli.</p><p rend="bib_indx_bib">Medina Rojas S. J., Francisco de Borja, y Wenceslao Soto Artuñedo S. J. 2014. <hi rend="italic">Sevilla y la expulsión de los jesuitas de 1767</hi>. Sevilla.</p><p rend="bib_indx_bib">Palmieri, Pantaleo. 2002.<hi rend="italic"> </hi>“‘Romagnolo di cuore e d’elezione’. Lo statuto dell’Accademia dei Filopatridi.” In Pantaleo Palmieri, <hi rend="italic">Giosue Carducci “buon leopardiano”,</hi><hi rend="italic"> </hi>43-64.<hi rend="italic"> </hi>Bertinoro.</p><p rend="bib_indx_bib">Real Academia de la Historia, <hi rend="italic">Historia Hispánica</hi>, </p><p rend="bib_indx_bib"><ref target="https://historia-hispanica.rah.es/biografias/34857-juan-de-osuna">https://historia-hispanica.rah.es/biografias/34857-juan-de-osuna</ref> (2026-03-30).</p><p rend="bib_indx_bib">Sassatelli, Giuseppe. 2017. <hi rend="italic">Francesco Rocchi</hi>, Dizionario Biografico degli Italiani, vol. 88. <ref target="https://www.treccani.it/enciclopedia/francesco-rocchi_(Dizionario-Biografico)/">https://www.treccani.it/enciclopedia/francesco-rocchi_(Dizionario-Biografico)/</ref> (2026-03-30).</p><p rend="bib_indx_bib">Zavalloni, Fabio. 2012. <hi rend="italic">Luigi Nardi</hi>, Dizionario Biografico degli Italiani, vol. 77.</p><p rend="bib_indx_bib"><ref target="https://www.treccani.it/enciclopedia/luigi-nardi_(Dizionario-Biografico)/">https://www.treccani.it/enciclopedia/luigi-nardi_(Dizionario-Biografico)/</ref> (2026-03-30). <ref target="https://www.beweb.chiesacattolica.it/edificidiculto/edificio/24759/Chiesa+di+Santa+Lucia+Vergine+e+Martire">https://www.beweb.chiesacattolica.it/edificidiculto/edificio/24759/Chiesa+di+Santa+Lucia+Vergine+e+Martire</ref> (2026-03-30).</p><list rend="numbered">
					<item><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number CharOverride-5"><ref target="xml_34.html#footnote-024-backlink">1</ref></hi><hi rend="CharOverride-6">	</hi><hi rend="CharOverride-6">Cfr. anche </hi><hi rend="italic">Aldo Spallicci. Studi e testimonianze</hi><hi rend="CharOverride-6">, Cesena 1992 (Società di Studi Romagnoli, Saggi e repertori, 21).</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number CharOverride-5"><ref target="xml_34.html#footnote-023-backlink">2</ref></hi><hi rend="CharOverride-6">	</hi><hi rend="CharOverride-6">Le notizie su don Giovanni Battista Mancini, giovane sacerdote riminese inviato dal vescovo a Savignano come arciprete del Compito, parroco dal 1732 a 1793, sono in gran parte legate alla costruzione della locale chiesa di Santa Lucia la cui prima pietra fu posata il 23 giugno 1732. </hi><ref target="https://www.beweb.chiesacattolica.it/edificidiculto/edificio/24759/Chiesa+di+Santa+Lucia+Vergine+e+Martire"><hi rend="CharOverride-7">https://www.beweb.chiesacattolica.it/edificidiculto/edificio/24759/Chiesa+di+Santa+Lucia+Vergine+e+Martire</hi></ref><hi rend="CharOverride-6"> (2026-03-30).</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number CharOverride-5"><ref target="xml_34.html#footnote-022-backlink">3</ref></hi><hi rend="CharOverride-6">	</hi><hi rend="CharOverride-6">Cfr. Savignano sul Rubicone, Archivio della Rubiconia Accademia dei Filopatridi (ARS), Serie </hi><hi rend="italic">Leggi dell’Accademia,</hi><hi rend="CharOverride-6"> </hi><hi rend="italic">Leggi della Rubiconia Simpemenia dei Filopatridi</hi><hi rend="CharOverride-6">.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number CharOverride-5"><ref target="xml_34.html#footnote-021-backlink">4</ref></hi><hi rend="CharOverride-6">	</hi><hi rend="CharOverride-6">Nella attuale Accademia dei Filopatridi è stato fondato il Centro Studi Amaduzziano con il fine di onorare la memoria e valorizzare il consistente lascito documentario di Amaduzzi. Si ricorda che Giovanni Cristofano Amaduzzi (1740-1792) fece parte della schiera di eruditi romagnoli tra la seconda metà del sec. XVIII e la prima del XIX. Lo studioso, nei </hi>suoi<hi rend="CharOverride-6"> anni romani, collaborò con il cardinale Lorenzo Ganganelli, poi pontefice, e con i suoi conterranei Giuseppe Garampi e Gaetano Fantuzzi, oltre a coltivare amicizie illustri come Joham Joachim Winkelmann, Giovan Battista Bodoni e altri.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number CharOverride-5"><ref target="xml_34.html#footnote-020-backlink">5</ref></hi><hi rend="CharOverride-6">	</hi><hi rend="CharOverride-6">ARS, Verbali, 4, c. 111r. Si veda anche Pantaleo Palmieri 2002, 43-64 sui rapporti tra Carducci e la Rubiconia Accademia. Giosuè Carducci fu ammesso all’Accademia – di cui fu segretario ed in seguito presidente onorario perpetuo – con il nome di Teofilo Eritteo Eleutero e con la seguente motivazione «studioso cultore delle scienze, delle lettere e delle belle arti, uomo in cui l’ingegno si unisce al buon costume».</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number CharOverride-5"><ref target="xml_34.html#footnote-019-backlink">6</ref></hi><hi rend="CharOverride-6">	</hi><hi rend="CharOverride-6">A tal proposito si ricorda che Savignano di Romagna venne ridenominato Savignano sul Rubicone nel 1933 con un decreto voluto dallo stesso Benito Mussolini che, ponendo fine ad una diatriba fra storici e letterati che si trascinava da secoli, arbitrariamente individuò nel torrente che attraversa Savignano lo storico Rubicone. </hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number CharOverride-5"><ref target="xml_34.html#footnote-018-backlink">7</ref></hi><hi rend="CharOverride-6">	</hi><hi rend="CharOverride-6">Margherita Paola Dall’Aglio (Parma 1758-1841) fu tipografa e letterata attiva nella sua città dal 1814 al 1834.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number CharOverride-5"><ref target="xml_34.html#footnote-017-backlink">8</ref></hi><hi rend="CharOverride-6">	</hi><hi rend="CharOverride-6">Teresa Bandettini (Lucca 1763-1837) prima di dedicarsi alla poesia era stata apprezzata ballerina.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number CharOverride-5"><ref target="xml_34.html#footnote-016-backlink">9</ref></hi><hi rend="CharOverride-6">	</hi><hi rend="CharOverride-6">La marchesa Orintia Romagnoli Sacrati fu tra le più importanti scrittrici nate a Cesena. </hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number CharOverride-5"><ref target="xml_34.html#footnote-015-backlink">10</ref></hi><hi rend="CharOverride-6">	</hi><hi rend="CharOverride-6">Tra gli importanti studi che approfondiscono questa prima parte dell’esilio ora si ricordano solamente: Fernández Arrillaga 2009; Medina Rojas, y Soto Artuñedo 2014. </hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number CharOverride-5"><ref target="xml_34.html#footnote-014-backlink">11</ref></hi><hi rend="CharOverride-6">	</hi><hi rend="CharOverride-6">Manuel Duarte era nato a Granada il 12 marzo 1704 e morì a Rimini il 2 novembre 1778. Dal novembre 1763 fu maestro dei novizi nella Casa del Gesù di Cadice e, quindi, fu maestro di Lubelza. </hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number CharOverride-5"><ref target="xml_34.html#footnote-013-backlink">12</ref></hi><hi rend="CharOverride-6">	</hi><hi rend="CharOverride-6">Nel 1769 Lubelza ricevette la tonsura dal vescovo di Rimini Francesco dei Conti Castellini e il 6 marzo 1773 nella Chiesa di San Filippo Neri gli fu conferito il diaconato. </hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number CharOverride-5"><ref target="xml_34.html#footnote-012-backlink">13</ref></hi><hi rend="CharOverride-6">	</hi><hi rend="CharOverride-6">A motivo della ricostituzione della Compagnia di Gesù nel Regno di Napoli e di Sicilia, grazie al breve di Pio VII </hi><hi rend="italic">Per alias in Institutum Societatis Iesu </hi><hi rend="CharOverride-6">del 1804, Lubelza era rientrato nella Compagnia di Gesù a Napoli il 6 settembre 1805.Tuttavia ne uscì definitivamente pochi mesi dopo cfr. Marchetti 2025, 121-22. </hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number CharOverride-5"><ref target="xml_34.html#footnote-011-backlink">14</ref></hi><hi rend="CharOverride-6">	</hi><hi rend="CharOverride-6">Oltre agli studi precedente citati, si ricordano Abellán Manonellas. y Núñez-Freile 2017; Fernández Arrillaga, e Marchetti 2012, 8-9. </hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number CharOverride-5"><ref target="xml_34.html#footnote-010-backlink">15</ref></hi><hi rend="CharOverride-6">	</hi><hi rend="CharOverride-6">ARS, Ms. 233, n. 2: Emanuele de Lubelza, </hi><hi rend="italic">Casa di mio Padre e di mia Madre</hi><hi rend="CharOverride-6">.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number CharOverride-5"><ref target="xml_34.html#footnote-009-backlink">16</ref></hi><hi rend="CharOverride-6">	</hi><hi rend="CharOverride-6">Molto di potrebbe dire – e si dirà nella pubblicazione prevista di una parte delle carte Lubelza – della nota posta dall’</hi><hi rend="CharOverride-6">autore a proposito di Terra-nera: «Vedasi il tomo XX del Hervas Idea dell’Universo, pagine 163; 201; 215. Vocabolario Poliglotta…» Emanuele de Lubelza, Ms. 233, n. 2, </hi><hi rend="italic">Casa di mio Padre e di mia Madre</hi><hi rend="CharOverride-6">, s. n. Nelle annotazioni che compongono il testo l’autore riprende ed approfondisce il tema </hi><hi rend="CharOverride-6">del nome </hi>della<hi rend="CharOverride-6"> casa paterna: «Lurbelza ossia Lur-Belza . Lur in lingua Cantabrica vuol dire Terra; Belza nella stessa lingua significa Nera: onde Lur-Belza vuol dire Terra Nera: in composizione però la parola Lur perde </hi>l’r per <hi rend="CharOverride-6">indole della Lingua…», Emanuele de Lubelza, Ms. 233, n. 2, </hi><hi rend="italic">Casa di mio Padre e di mia Madre</hi><hi rend="CharOverride-6">. s. n. </hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number CharOverride-5"><ref target="xml_34.html#footnote-008-backlink">17</ref></hi><hi rend="CharOverride-6">	</hi><hi rend="CharOverride-6">Emanuele de Lubelza, Ms. 233, n. 2, </hi><hi rend="italic">Casa di mio Padre e di mia Madre</hi><hi rend="CharOverride-6">. s. n. </hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number CharOverride-5"><ref target="xml_34.html#footnote-007-backlink">18</ref></hi><hi rend="CharOverride-6">	</hi><hi rend="CharOverride-6">Come, ad esempio testimonia, il numero special del </hi><hi rend="italic">Journal of Jesuit Studies</hi><hi rend="CharOverride-6"> curato da Alison Weber</hi><hi rend="CharOverride-6"> </hi><hi rend="CharOverride-7">d</hi><hi rend="CharOverride-6">ove, per altro, David Gaunt definisce la «parentela in azione» come «l’aiuto e il sostegno quotidiano forniti da parenti consanguinei e affini a un individuo» e la «parentela nel pensiero» come «un</hi><hi rend="CharOverride-6">’idea, uno schema di pensiero limitato nel tempo e nello spazio». Si chiarisce inoltre che anche la «parentela in azione» è limitata nel tempo e nello spazio (Gaunt 2022, 286-87).</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number CharOverride-5"><ref target="xml_34.html#footnote-006-backlink">19</ref></hi><hi rend="CharOverride-6">	</hi><hi rend="CharOverride-6">Cfr. Real Academia de la Historia, Historia Hispánica, </hi><ref target="https://historia-hispanica.rah.es/biografias/34857-juan-de-osuna"><hi rend="CharOverride-7">https://historia-hispanica.rah.es/biografias/34857-juan-de-osuna</hi></ref><hi rend="CharOverride-7"> (2026-03-30).</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number CharOverride-5"><ref target="xml_34.html#footnote-005-backlink">20</ref></hi><hi rend="CharOverride-6">	</hi><hi rend="CharOverride-6">Julián Cavallero era nativo di Cordova (1743) fu ammesso nella Compagnia di Gesù nel 1759 a Siviglia. Destinato alla provincia del Paraguay non poté raggiungerla a causa della Pragmatica Sanzione di Carlo III, seguì i suoi compagni in esilio. </hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number CharOverride-5"><ref target="xml_34.html#footnote-004-backlink">21</ref></hi><hi rend="CharOverride-6">	</hi><hi rend="CharOverride-6">L’opera fu tradotta in latino da José Valdivieso e fu posta in compendio da mons. Giuseppe Cristino Mazzotti. </hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number CharOverride-5"><ref target="xml_34.html#footnote-003-backlink">22</ref></hi><hi rend="CharOverride-6">	</hi><hi rend="CharOverride-6">Come riporta Emanuele Giunchi sono poche le notizie sul forlivese Romagnoli divenuto cappellano della Chiesa di Forlì il 7 settembre 1769 ed autore di un opuscolo dal titolo </hi><hi rend="italic">Ex institutionibus philosophicis theses nonnullae </hi><hi rend="CharOverride-6">pubblicato nello stesso anno dal tipografo Barbiani.</hi><hi rend="italic"> </hi><hi rend="CharOverride-6">Ritroviamo Romagnoli canonico della cattedrale di Forlì nel 1809 per concessione di Pio VII e dottore in diritto canonico e civile a Roma nel 1816 cfr. Giunchi 2000, 122.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number CharOverride-5"><ref target="xml_34.html#footnote-002-backlink">23</ref></hi><hi rend="CharOverride-6">	</hi><hi rend="CharOverride-6">Forlì, Biblioteca Comunale, Collezione Piancastelli, in Giunchi 2000, 141.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number CharOverride-5"><ref target="xml_34.html#footnote-001-backlink">24</ref></hi><hi rend="CharOverride-6">	</hi><hi rend="CharOverride-6">ARS, Ms. 246, s. n., Raccolta manoscritti Emanuele de Lubelza.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number CharOverride-5"><ref target="xml_34.html#footnote-000-backlink">25</ref></hi><hi rend="CharOverride-6">	</hi><hi rend="CharOverride-6">Su Giulio Perticari scrissero anche Mazzini e lo stesso Giosuè Carducci autore di alcuni versi a lui dedicati per la rappresentazione filodrammatica del 23 maggio 1871: «Tutta l’Italia rediviva / D’un affetto e d’un pensier / Te saluta anima viva / Col Petrarca e l’Alighier».</hi></p></item>
				</list><p rend="editorial_metadata_author">Elisabetta Marchetti, University of Bologna, Italy, <ref target="mailto:e.marchetti@unibo.it">e.marchetti@unibo.it</ref>, <ref target="https://orcid.org/0000-0002-5328-8082">0000-0002-5328-8082</ref></p><p rend="editorial_metadata_polices">Referee List (DOI 1<ref target="https://doi.org/10.36253/fup_referee_list">0.36253/fup_referee_list</ref>)</p><p rend="editorial_metadata_polices">FUP Best Practice in Scholarly Publishing (DOI <ref target="https://doi.org/10.36253/fup_best_practice">10.36253/fup_best_practice</ref>)</p><p rend="editorial_metadata_book">Elisabetta Marchetti, <hi rend="italic">La Rubiconia Accademia dei Filopatridi attraverso le carte di Emanuele de Lubelza,</hi> © Author(s), <ref target="http://creativecommons.org/licenses/by/4.0/legalcode">CC BY 4.0</ref>, DOI <ref target="https://doi.org/10.36253/979-12-215-0989-2.34">10.36253/979-12-215-0989-2.34</ref>, in Niccolò Guasti, Cinzia Recca, Mónica Bolufer Peruga, Fernando Durán López (edited by), <hi rend="italic">Accademie e luoghi del sapere tra Italia e Spagna nel lungo Settecento. Scienze, arti, letteratura, politica e sociabilità / Academias y lugares del saber en el largo siglo XVIII entre Italia y España. Ciencias, artes, literatura, política y sociabilidad</hi>, pp. -369, 2026, published by Firenze University Press, ISBN 979-12-215-0989-2, DOI <ref target="https://doi.org/10.36253/979-12-215-0989-2">10.36253/979-12-215-0989-2</ref></p></div></div>
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          <bibl n="229755">ARS: Ms ms. 233, n. 2: Emanuele de Lubelza, Casa di mio Padre e di mia Madre. Savignano: Accademia Rubiconia.</bibl>
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      </div>
    </body>
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</TEI>