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        <title type="main" level="a">Sociabilità e potere: il legame tra José Nicolás de Azara e Giuliana Falconieri Santacroce nella Roma di fine Settecento</title>
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            <forename>Daniele</forename>
            <surname>Capaldo</surname>
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          <resp>This is a section of <title>Accademie e luoghi del sapere tra Italia e Spagna nel lungo Settecento / Academias y lugares del saber en el largo siglo XVIII entre Italia y España</title>(DOI: <idno type="DOI">10.36253/979-12-215-0989-2</idno>) by </resp>
          <name>Niccolò Guasti, Cinzia Recca, Mónica Bolufer Peruga, Fernando Durán López</name>
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        <publisher>Firenze University Press</publisher>
        <pubPlace>Florence</pubPlace>
        <date when="2026">2026</date>
        <idno type="DOI">https://doi.org/10.36253/979-12-215-0989-2.39</idno>
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          <p>Available for academic research purposes</p>
          <p>Open Access</p>
          <p>Copyright Author(s)</p>
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        <p>This is original content, published for academic research purposes</p>
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      <abstract xml:lang="en">
        <p>José Nicolás de Azara and Giuliana Falconieri emerge as two prominent actors within the socio-political landscape of late eighteenth-century Rome, illustrating the intricate interplay between diplomacy and culture typical of the Enlightenment.</p>
      </abstract>
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            <item>ew Diplomatic History</item>
            <item>Soft Power</item>
            <item>Gender History</item>
            <item>Sociability</item>
            <item>Network analysis</item>
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      <p>It is available online at https://doi.org/10.36253/979-12-215-0989-2.39<ref target="https://doi.org/10.36253/979-12-215-0989-2.39" /></p>
<div><head>Sociabilità e potere: il legame tra José Nicolás de Azara e Giuliana Falconieri Santacroce nella Roma di fine Settecento</head><p rend="h1_author ParaOverride-1">Daniele Capaldo</p><div><head>1. Introduzione</head><p rend="text"><hi rend="CharOverride-1">Sagace uomo politico, raffinato intellettuale. E ancora archeologo, collezionista, fiero avversario dei Gesuiti e protagonista della politica spagnola. La figura di José Nicolás de Azara, grazie alla varietà di ruoli ricoperti e alla molteplicità di relazioni tessute nel corso della lunga permanenza a Roma, si apre a differenti chiavi di lettura. Chiavi di lettura che tuttavia</hi><hi rend="CharOverride-1">, pur se fondamentali, rischiano di appiattire un personaggio che si dimostrò, al contrario, estremamente poliedrico. Se la storiografia ha, a ragion veduta, concentrato la propria attenzione sull’Azara politico e uomo di cultura (Cacciotti 1993, 1-54) il presente contributo si propone di esplorare aspetti meno convenzionali, finanche trascurati, legati alla presenza nei circuiti della sociabilità romana. Su di un palco caratterizzato da un moto incessante, Azara fu parte di un sistema che lo erse a protagonista della complessa rete di relazioni politico-sociali della capitale pontificia.</hi></p><p rend="text"><hi rend="CharOverride-1">Roma, nella seconda metà del Settecento, fu difatti uno spazio in cui mondanità, cultura e diplomazia risultavano tra di essi intrecciati. Come ampiamente confermato dai risultati storiografici conseguiti negli anni (Formica 2019)</hi><hi rend="CharOverride-1"> la città nel XVIII secolo divenne un polo di attrazione di assoluto rilievo, venendo investita da un flusso di viaggiatori costante e senza precedenti. Nobili europei, artisti, scienziati, e ancora diplomatici e uomini di lettere confluiscono nella capitale pontificia per le motivazioni più disparate. Ci troviamo dinanzi a figure che si muovono tessendo le proprie trame sociali, religiose, economiche o politiche. Fattori come la progressiva secolarizzazione della società, l’enorme grado di pervasività della cultura neoclassica, il cosmopolitismo intellettuale, il policentrismo culturale e l’essere sede deputata del Grand Tour, funsero da acceleratori di tale processo. Roma diverrà depositaria di una sociabilità transnazionale che si articolò in spazi e luoghi differenti come ambasciate, corti cardinalizie, accademie e salotti.</hi></p><p rend="text"><hi rend="CharOverride-1">La figura di Azara può essere, dunque, inquadrata come un’ideale bussola per la navigazione in uno spaccato temporale focale della storia moderna della città e della sua composita società, caratterizzato da una serie di profondi e radicali mutamenti che confluiranno sul finire del secolo con la fugace affermazione della Repubblica Romana e sul successivo controllo francese.</hi></p><p rend="text"><hi rend="CharOverride-1">In un contesto nebuloso, si staglia con decisione la figura di Giuliana Falconieri, principessa Santacroce, nobildonna il cui salotto fu un costante ritrovo di aristocratici, cardinali, ambasciatori e intellettuali. Il legame tra Azara e la principessa, ridotto dalla memorialistica a pura relazione sentimentale, viene riletto come alleanza strategica fondata su interessi politici condivisi e sull’uso sapiente della sfera relazionale e informale come strumento di influenza. </hi></p></div><div><head>2. <hi rend="italic">El caballero</hi> D. José Nicolás de Azara</head><p rend="text"><hi rend="CharOverride-1">Nato a Barbuñales nel 1730, José Nicolás de Azara rappresenta una delle figure più emblematiche della Roma di fine Settecento.</hi></p><p rend="text"><hi rend="CharOverride-1">Il suo percorso diplomatico ebbe inizio nel 1760 con l’ottenimento di</hi><hi rend="CharOverride-1"> un primo incarico presso la Segreteria di Stato di Madrid. È nel 1766 però, con la nomina ad agente generale e procuratore del re di Spagna, che Azara pose le fondamenta per la sua centralità nella capitale pontificia. Il solido legame con Don Manuel de Roda (Ozanam 1998), e più tardi con José Moñino – futuro conte di Floridablanca – costituì il cardine della sua ascesa. Al loro fianco, Azara giocò un ruolo cruciale nella complessa vicenda che determinò la soppressione della Compagnia di Gesù, con il </hi><hi rend="italic">Breve Dominus ac Redemptor</hi><hi rend="CharOverride-1"> del 21 luglio 1773 (Guasti 2006). </hi></p><p rend="text"><hi rend="CharOverride-1">Coronamento del crescente prestigio fu, il 21 dicembre del 1784, la nomina a Ministro Plenipotenziario di Spagna presso la Santa Sede, incarico che mantenne fino al 1798 quando verrà destinato dal governo spagnolo a Parigi, dove morirà nel 1804. Furono questi, anni in cui Azara consolidò quella rete capillare di relazioni personali e politiche che eressero il Palazzo di Spagna </hi><hi rend="CharOverride-1">a epicentro della società romana.</hi></p><p rend="text"><hi rend="CharOverride-1">Testimonianza dello </hi><hi rend="italic">status quo</hi><hi rend="CharOverride-1"> conseguito sono le parole di Giuseppe Gorani, diplomatico al servizio di Maria Teresa d’Austria prima e del governo rivoluzionario francese poi, che in un passo dei suoi </hi><hi rend="italic">Mémoires</hi><hi rend="CharOverride-1"> ne sintetizza la figura:</hi></p><quote rend="quotation_b">L’homme qui a le plus d’influence dans les affaires de Rome, qui en impose le plus aux agens de l’autorité pontificale, c’est le chevalier d’Azara, ministre plénipotentiaire du roi d’Espagne. […] Il connaît mieux que personne la marche des affaires de la cour ecclésiastique. Il obtient tout ce qu’il veut, parce qu’il sait comment il faut s’y prendre pour mener des prêtres. Il hausse la voix; il prend un ton décisif, et souvent le ton du badinage, de manière à leur faire sentir qu’il regarde les affaires les plus importantes de Rome comme des bagatelles (Gorani 1794, 87).</quote><p rend="text"><hi rend="CharOverride-1">La descrizione coglie con acume il personaggio di Azara, mostrando un’articolata tipizzazione della figura dell’</hi><hi rend="italic">homo publicus </hi><hi rend="CharOverride-1">dell’Illuminismo, capace di coniugare cultura e </hi><hi rend="italic">ars diplomatica</hi><hi rend="CharOverride-1">. </hi></p><p rend="text"><hi rend="CharOverride-1">La centralità del ministro spagnolo nei circuiti della Roma tardo settecentesca è certificata da numerosi riscontri nella stampa coeva. Il Diario Ordinario, il «Chracas», attesta con precisione la sua costante presenza </hi><hi rend="CharOverride-1">nei principali eventi della vita cittadina. </hi></p><p rend="text"><hi rend="CharOverride-1">Leggiamo, tra i numerosi esempi a disposizione, nel n.1656 del Diario Ordinario che</hi></p><quote rend="quotation_b">Il Signor Principe di Rohan, Ambasciatore della Sagra Religione Gerosolimitana a questa S. Sede […] diede uno splendido pranzo a contemplazione del Sig. Marchese di Mattaliana […] Vi intervenne il Sig. Cav. de Azara, la <ref target="http://Sig.ra">Sig.ra</ref> Principessa Santacroce<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi><ref target="xml_39.html#footnote-003">1</ref></hi></hi>.</quote><p rend="text"><hi rend="CharOverride-1">O, nel numero 1448:</hi></p><quote rend="quotation_b">Venerdì 8, il Sig. Cav. de Azara, Ministro di Sua Maestà Cattolica presso questa S. Sede, diede un lauto pranzo al quale intervennero Emo Sig. Cardinal Segretario di Stato, il Duca di Berwich, il Barone di Stevenon […] la Principessa Santacroce<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi><ref target="xml_39.html#footnote-002">2</ref></hi></hi>.</quote><p rend="text"><hi rend="CharOverride-1">Sono frammenti che, sicuramente, da un lato concorrono nel restituire il grado di penetrazione di Azara nelle maglie della sociabilità romana dell’</hi><hi rend="CharOverride-1">epoca. D’altro canto, testimoniano la sistematicità della sua presenza accanto a Giuliana Falconieri, principessa Santacroce, altro nodo cruciale della rete politico-sociale della capitale. Menzioni, di cui si presentano basilari riferimenti, che non possono essere ricondotte al mero caso dettato dagli eventi mondani. Al contrario, essi fungono da indizi, necessari, per lo studio e la comprensione della natura di una relazione strutturale, in cui la sfera affettiva risulta interconnessa alla cooperazione politica. </hi></p></div><div><head>3. La «papessa» Giuliana Santacroce</head><p rend="text"><hi rend="CharOverride-1">Nobildonna, salonnière, accademica dell’Arcadia con il nome di Licori Afrodisea (Giorgetti Vichi, 1977), e diplomatica, seppur in una veste non ufficiale. Giuliana Falconieri, principessa Santacroce, fu una delle grandi protagoniste della vita sociale, politica e culturale del XVIII secolo. La sua figura si staglia come simulacro di una Roma in cui i confini tra sfera pubblica e privata, tra diplomazia e mondanità, risultano permeabili e costantemente negoziati.</hi></p><p rend="text"><hi rend="CharOverride-1">Giuliana nacque a Roma nel 1748 da Orazio Falconieri e Mobilia Muti Papazzurri. Discendente, per parte paterna, da una nobile famiglia di antiche origini fiorentine trapiantata a Roma, convolò a nozze, nel 1767, con Antonio IV Publicola, principe di Santacroce (1736-1792), esponente di una delle più illustri famiglie romane (Ciccarelli 1868). Il matrimonio le conferì i titoli di Principessa di Santacroce e Duchessa di Graffignano e Sangemini.</hi></p><p rend="text"><hi rend="CharOverride-1">L’unione con Antonio Publicola, consolidata dall’arrivo di una numerosa prole</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="xml_39.html#footnote-001">3</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">, rappresentò per Giuliana la chiave d’accesso alle sfere più esclusive dell’élite aristocratica dell’epoca. </hi></p><p rend="text"><hi rend="CharOverride-1">Giacomo Casanova, che ebbe modo di incontrarla nei primi anni Settanta del XVIII, ne tratteggiò un dipinto piuttosto riduttivo, sottolineando come </hi></p><quote rend="quotation_b">Vidi in questa giovane donna un vero giocattolo fatto per divertire lo spirito e il cuore di un uomo voluttuoso e saggio, che aveva grandi affari da sbrigare e aveva bisogno di distrarsi (Silvagni, 1881)</quote><p rend="text"><hi rend="CharOverride-1">Visione quantomai erronea. Durante il lungo pontificato di Pio VI, salito al soglio papale nel 1775 e legato da antica amicizia alla famiglia Falconieri (Silvagni 1881, 120), Giuliana emerse come figura cardine del complesso sistema di relazioni esistente tra Curia, aristocrazia e diplomazia europea. </hi></p><p rend="text"><hi rend="CharOverride-1">La prossimità al potere pontificio, oltre che fonte di enorme prestigio, fece della Principessa un ingranaggio «semi-istituzionalizzato» della complessa macchina pontificia. La Santacroce sarà, difatti, deputata da Pio VI ad accogliere i più importanti «grand touristes» che giungevano a Roma.</hi></p><p rend="text"><hi rend="CharOverride-1">L’apicale ruolo ricoperto dalla nobildonna all’interno del contesto cittadino fu, però, possibile grazie al salotto tenuto. Luogo d’incontro privilegiato dell’</hi><hi rend="CharOverride-1">élite cittadina ed europea, diversamente da altri esempi coevi che si distinguevano per una chiara impronta culturale (Betri, e Brambilla 2004), la «conversazione» della principessa Santacroce presentava una decisa matrice politica, poiché abitualmente frequentato dal corpo diplomatico straniero di stanza a Roma. </hi></p><p rend="text"><hi rend="CharOverride-1">Anche in tal frangente, le parole di Giuseppe Gorani risultano quantomai esplicative: «L</hi><hi rend="CharOverride-1">’urbanité romaine rège un peu plus chez la princesse de Sainte-Croix, sur tout aux heures du petit cercle où elle n’admet qu’une société choisie (Gorani 1794, 152)».</hi></p><p rend="text"><hi rend="CharOverride-1">Tra gli abituali frequentatori del suo salotto vi furono Andrea Memmo, ambasciatore di Venezia, Clemente Damiano di Priocca, inviato piemontese, José Moñino, conte di Floridablanca, Gustavo III di Svezia e Cagliostro.</hi></p><p rend="text"><hi rend="CharOverride-1">Le sue attenzioni, in quello che sembrò prefigurarsi come un triangolo politico-diplomatico, erano però divise tra François-Joachim de Pierre de Bernis, cardinale e ambasciatore francese, e proprio l’Azara, tanto da essere appellata come «Dama Borbona». L</hi><hi rend="CharOverride-1">’arrivo dell’impetuoso fiume della rivoluzione vide la Principessa Santacroce emergere tra i principali esponenti della nobiltà fautrice dell’affermazione della Repubblica Romana. Malgrado il contesto mutato, il suo salotto, effigie della capitale pontificia, rimase attivo ospitando le sedute del Circolo Costituzionale e svolgendo, anche in tal frangente, un ruolo cruciale nella costruzione di legami. Il naufragio dell’esperienza repubblicana segnò, però, la sorte di Giuliana. Legata a doppio filo ai destini giacobini, fu costretta ad abbandonare Roma agli inizi del 1799 seguendo l’Azara a Parigi. Soffocata da una criticità economica sempre più dilagante, angustiata dal voltafaccia del primogenito Francesco, dimenticata dai vecchi influenti amici e priva ormai del sostegno di Pio VI, Giuliana trascorse l’ultimo decennio della propria vita lontana dai fasti che avevano contraddistinto il suo passato. Con l’appoggio di una piccola pensione, ottenuta grazie all’intercessione di Azara, la nobildonna visse il crepuscolo dei suoi anni divisa tra Parigi, Roma e Napoli, dove morì il 20 febbraio del 1814.</hi></p></div><div><head>4. <hi rend="italic">Oi dialogoi:</hi> comparazione tra fonti</head><p rend="text"><hi rend="CharOverride-1">Un approccio pluridisciplinare, unito a una rigorosa analisi delle fonti, permette di poter avviare una ricostruzione dell’</hi><hi rend="italic">ethos </hi><hi rend="CharOverride-1">relazionale tra José Nicolás de Azara e Giuliana Falconieri. La rilevanza del legame, che si sviluppò all’</hi><hi rend="CharOverride-1">interno di un tessuto sociale e politico straordinariamente complesso, può essere colta attraverso un intreccio e una contestuale valorizzazione dei differenti materiali documentari disponibili: testamenti, memoriali, fonti iconografiche, carteggi, scritti satirici e stampa coeva. Frammenti differenti tra loro certo, ma coerenti e parte di un medesimo mosaico.</hi></p><p rend="text"><hi rend="CharOverride-1">La prima testimonianza è di natura iconografica. Francisco Javier Ramos y Albertos fu pittore di corte di Carlo IV e direttore della </hi><hi rend="italic">Real Academia de Bellas Artes de San Fernando</hi><hi rend="CharOverride-1">, legato da un vincolo di amicizia a Raphael Mengs e parte del circolo di José Nicolás de Azara a Roma (García Sánchez 2010, 17-36). </hi><hi rend="CharOverride-1">In un dipinto del 1785, </hi><hi rend="italic">Encuentro entre dos filósofos presidido por Minerva,</hi><hi rend="CharOverride-1"> raffigurò il ministro spagnolo, seduto e assorto nella lettura, e l’architetto Francesco Milizia, in piedi al suo fianco. Entrambi sono ritratti nelle vesti di sapienti uomini della classicità. L’attenzione è però </hi><hi rend="CharOverride-1">calamitata dalla figura di Minerva, incarnata da Giuliana Santacroce, che domina la scena in un’evidente personificazione della sapienza strategica. L’ambientazione dell’opera, rappresentata da un ampio studio classicheggiante e decorato con opere di Raphael Mengs, e il contesto iconografico, sembrano ergere Minerva/Santacroce a figura guida ispiratrice delle azioni di Azara.</hi></p><p rend="text"><hi rend="CharOverride-1">L’analisi iconografica si intreccia con la memorialistica. Nei diari e nelle memorie di </hi><hi rend="CharOverride-1">grand touristes, diplomatici e osservatori del tempo, sovente è il riferimento alla vicinanza tra Azara e la Principessa Santacroce.</hi></p><p rend="text"><hi rend="CharOverride-1">Elizabeth Vassall, baronessa Holland, presente a Roma nel 1793, tratteggia,</hi><hi rend="CharOverride-1"> all’interno del suo diario di viaggio, un rigido quadro di Giuliana, definendola </hi></p><quote rend="quotation_b"><hi>a singular woman of her age, as she even possesses still some remains of beauty. She has contrived to attach to her, without any share of cleverness, many distinguished men, Florida Blanca, Bernis, Azara, etc. </hi>(Holland Fox-Strangways 1874, 34).</quote><p rend="text"><hi rend="CharOverride-1">Una connessione riproposta anche da Charles Erskine, cardinale italiano di origini scozzesi, che punta l’accento sul ruolo di mediatore sociale dall</hi><hi rend="CharOverride-1">’Azara per la conoscenza della nobildonna romana: </hi></p><quote rend="quotation_b">I went to Cavalier Azara, who has got old in body and spirit, and at his house met the Princess Santa Croce, dressed in the extreme of the present Paris fashion (Maziere Brady 1890, 152).</quote><p rend="text"><hi rend="CharOverride-1">L’insistenza con cui le fonti delineano il legame tra i due emerge anche dal </hi><hi rend="italic">Journal </hi><hi rend="CharOverride-1">del conte d’Espinchal:</hi></p><quote rend="quotation_b">There are always some foreign ladies at these dinners, and the Princess Santa Croce, too, is often there, and is habitually escorted by Cardinal Busca and the Chevalier Azara, the Spanish minister (Stawell 1912).</quote><p rend="text"><hi rend="CharOverride-1">Altrettanto preziosi</hi><hi rend="CharOverride-1">, per indagare il versante personale del rapporto, si sono dimostrati i carteggi. Lo scavo archivistico condotto all’interno del Fondo Santacroce, nell’Archivio di Stato di Roma (ASR), ha restituito un’interessante raccolta di epistole inviate da Clemente Damiano di Priocca, ministro piemontese presso la Santa Sede, a Giuliana Falconieri tra il 1787-1789</hi><hi rend="CharOverride-1">. Carteggio che, oltre a fornire uno squarcio sulla realtà romana dell’epoca, offre ulteriori elementi di analisi atti a scandagliare il vincolo tra Azara e la nobildonna. Le lettere testimoniano non solo la presenza costante dell’ambasciatore nella sfera domestica, intima e privata della principessa, ma anche la sua centralità nei </hi><hi rend="italic">network</hi><hi rend="CharOverride-1"> tessuti da Giuliana.</hi></p><p rend="text"><hi rend="CharOverride-1">Dalle missive fuoriesce</hi><hi rend="CharOverride-1">, per esempio, come Azara fungesse da tramite per l’ottenimento, da parte dell’inviato piemontese, di informazioni inerenti il cagionevole stato di salute del primogenito della nobildonna, Francesco: «Se non potrò vedere Azara che suppongo tornato, procurerò almeno di sapere da lui le nuove di vostro figlio che voi non mi date» (ASR, FS, b. 1239). È un passaggio indicativo che rivela come l’Azara avesse accesso alla sfera familiare dei Santacroce. </hi></p><p rend="text"><hi rend="CharOverride-1">O ancora: «Suppongo che Azara</hi><hi rend="CharOverride-1"> vi darà nuove del nostro gran viaggio che è stato felice (ASR, FS, b. 1239)» e «La prego pertanto di far le mie scuse con Azara se non vado a pranzo e di riceverle (ASR, FS, b. 1239)».</hi></p><p rend="text"><hi rend="CharOverride-1">Sono segmenti che, seppur sintetici, evidenziano, quasi implicitamente, il piano privato e personale su cui si muove la relazione tra i due. Contestualmente sottolineano</hi><hi rend="CharOverride-1">, credo in forma nitida, il ruolo ricoperto dalla Santacroce come mediatrice sociale e politica nel contesto romano. È presumibile ipotizzare che la nobildonna rappresentasse, per il ministro spagnolo, uno degli «strumenti» deputati all’ingresso nelle</hi><hi rend="CharOverride-1"> maglie della società romana del tempo. </hi></p><p rend="text"><hi rend="CharOverride-1">La pervasività del rapporto non mancò, tuttavia, di attirare l’attenzione della produzione satirica. È ciò che emerge dalle pasquinate del tempo, dove Azara veniva ripetutamente indicato come amante della nobildonna. Nello specifico in una, affissa sul portone del palazzo Santacroce, compaiono, seppur cifrati, i nomi della principessa, indicata con una croce, e di Azara, con la lettera A, a testimonianza della percezione amorosa della loro vicinanza (Romano 1934, 1972).</hi></p><p rend="text"><hi rend="CharOverride-1">David Silvagni, nella sua opera </hi><hi rend="italic">La corte e la società romana nei secoli XVIII e XIX </hi><hi rend="CharOverride-1">(Silvagni 1881), non esita a riproporre tale chiave di lettura, contribuendo alla genesi di un assunto storiografico ripreso anche in anni piuttosto recenti.</hi></p><p rend="text"><hi rend="CharOverride-1">L’analisi avviata non può trascurare l’apporto offerto dall’esame degli </hi><hi rend="italic">ego documents</hi><hi rend="CharOverride-1">, strumenti indispensabili per delineare ulteriori sfumature della relazione. In tal senso, un ruolo fondamentale è stato ricoperto dall’</hi><hi rend="italic">Epistolario</hi><hi rend="CharOverride-1"> di Azara, edito da María Dolores Gimeno Puyol (2012), a oggi fonte imprescindibile per ogni studio dedicato al ministro spagnolo.</hi></p><p rend="text"><hi rend="CharOverride-1">Malgrado le voci, fu, difatti, lo stesso Azara a chiarire la natura del rapporto. In due lettere inviate da Parigi all’amico Bernardo de Iriarte, rispettivamente il 30 luglio e l’11 agosto del 1799, Azara si esprime con chiarezza riguardo alla natura del suo legame con la principessa Santacroce, rispondendo implicitamente ai pettegolezzi diffusi tra i contemporanei:</hi><hi rend="CharOverride-1"> </hi></p><quote rend="quotation_b">Los que piensan que me caso o he casado con ella, ¿hallan tan extraordinario que una mujer se case con un hombre? Si es amancebamiento a los ociosos cortesanos de España, ¿se escandalizarían de buena fe? La Santa Cruz no es más que mi amiga. Hace doce años que es abuela. Soy tutor de sus hijos, que amo como si fueran míos, y mientras tenga un pan lo partiré con ellos (Puyol 2012, 499).</quote><p rend="text"><hi rend="CharOverride-1">E ancora: «Mi cara Princesa concubina, o mujer, y ni uno ni otro, llegó antes de anoche muy ajada de un viaje tan largo» (Puyol 2012, 502).</hi></p><p rend="text"><hi rend="CharOverride-1">Dichiarazioni che, benché pregne di un tono affettuoso e difensivo, assumono all’interno della presente disamina una valenza più ampia di una semplice smentita. Esse, difatti, rivelano una prospettiva intima di un rapporto fondato non su un legame esclusivamente sentimentale ma, al contrario, su una funzione giuridica tecnicamente riconosciuta. Azara stesso si definisce «tutore» dei figli della principessa, evidenziando il ruolo legale ricoperto. </hi></p><p rend="text"><hi rend="CharOverride-1">Ruolo che trova preciso riscontro dall’</hi><hi rend="CharOverride-1">analisi della documentazione testamentaria di Antonio IV Publicola Santacroce, marito di Giuliana, scomparso nel 1792. Il principe, all’interno delle ultime volontà redatte e rogate l’8 agosto dello stesso anno, affidò ad Azara una funzione apicale per i destini e gli equilibri del suo nucleo familiare, ossia quello di tutore dei figli minori e co-esecutore testamentario insieme alla moglie. Si legge nel testamento:</hi></p><quote rend="quotation_b">Siccome poi ho ordinato di sopra che detti miei figli debbano continuare a stare sotto la tutela e cura fino all’età di 25 anni e siccome ancora tutti già detto sono minori, cosi prego e supplico l’Eminentissimo Sig. Cardinale Campanella ad assumere la detta tutela e cura unitamente al Sig. Cav. Azara ed alla mia dilettissima consorte quale ancora tutrice e curatrice di detti figli miei figli (ASR, FS, b. 723).</quote><p rend="text"><hi rend="CharOverride-1">In un successivo passaggio: </hi></p><quote rend="quotation_b">Conoscendo ancora esservi di mestieri di che dia esecuzione a questa mia ultima volontà cosi prego il lodato Porporato a volersi degnare di assumere ancor questo incarico di esecutor testamentario lasciandosi in suoi aiuto il degnissimo Sig. Cavaliere Azara il quale prego affinché assuma anche quest’altro incarico di esecutor Testamentario inculcandogli di fare un esatto e rigoroso inventario (ASR, FS, b. 723).</quote><p rend="text"><hi rend="CharOverride-1">La designazione del tutore, istituto giuridico segnante un </hi><hi rend="italic">limen</hi><hi rend="CharOverride-1"> per i destini del nucleo familiare, assicurava al nominato un potere sostanziale sul futuro e l’educazione degli orfani. In tal frangente, la nomina di Azara restituisce nitidamente il credito del </hi><hi rend="italic">caballero</hi><hi rend="CharOverride-1"> presso la famiglia Santacroce. La sua figura travalica i margini della dimensione domestica, irrompendo all’</hi><hi rend="CharOverride-1">interno della struttura familiare con un ruolo che affianca e integra quello della principessa Santacroce. Una presenza nodale certificata da ulteriori fonti di natura economico-patrimoniale. In particolare, l’analisi della documentazione relativa al riscontro familiare del Sacro Monte di Pietà Monte di Roma, inerente al periodo 1792–1798, ha restituito una serie di atti contabili che attestano la gestione congiunta di fondi e beni intestati alla famiglia Santacroce. Tra questi, si evidenzia una dicitura particolarmente significativa, che lascia pochi margini interpretativi:</hi></p><quote rend="quotation_b">Denaro nel Monte di Pietà in credito del Patrimonio dell’<ref target="http://Ecc.ma">Ecc.ma</ref> Casa Santacroce a libera disposizione dell’<ref target="http://Ecc.ma">Ecc.ma</ref> <ref target="http://Sig.ra">Sig.ra</ref> Principessa D. Giuliana Falconieri Santacroce e <ref target="http://Cav.re">Cav.re</ref> D. Giuseppe Nicola de Azara (ASR, FS, b. 101).</quote><p rend="text"><hi rend="CharOverride-1">La formula documenta l’effettiva co-titolarità nella gestione patrimoniale. Sono elementi di analisi che certificano il ruolo di garante nel processo di conservazione, continuità e sviluppo della famiglia in uno spaccato temporale caratterizzato da un elevato grado di vulnerabilità. Inoltre, è un passaggio che riflette il processo di «istituzionalizzazione» di Azara, non più semplice amico o habitue del salotto della nobildonna, nei circuiti familiari dei Santacroce.</hi></p><p rend="text"><hi rend="CharOverride-1">A fronte dell’ampio corpus documentario sin qui preso in esame, emerge un quesito interpretativo di fondo: quale fu la reale natura di tale relazione?</hi></p><p rend="text"><hi rend="CharOverride-1">L</hi><hi rend="CharOverride-1">’ipotesi più fondata, anche alla luce degli elementi analizzati, è che essa possa essere efficacemente compresa alla luce del concetto, di matrice classica, di </hi><hi rend="italic">amistà</hi><hi rend="CharOverride-1">. Principio che, lontano dall’odierna concezione di amicizia, si configura come un vincolo strutturante, fiduciario, affettivo e funzionale che presuppone una comunanza di intenti e di visione politica, trovando una delle più pregnanti manifestazioni nella cooperazione e nel mutuo supporto.</hi></p><p rend="text"><hi rend="CharOverride-1">Il rapporto tra Azara e la Santacroce sembra rispecchiare proprio questo modello, sviluppandosi lungo linee convergenti che restituiscono una prospettiva politica, finanche diplomatica, sottaciuta dalla storiografia stessa. Un patto di silente alleanza, di certo non codificata, cruciale per garantire ad entrambi un significativo spazio di esercizio dei propri poteri, formali e non. </hi></p><p rend="text"><hi rend="CharOverride-1">Da una parte, Azara, in qualità di ministro plenipotenziario di Spagna, operava nei canali ufficiali della diplomazia, dimostrando contestualmente di aver adottato </hi><hi rend="italic">in toto</hi><hi rend="CharOverride-1"> i codici informali della sociabilità romana, fondamentali per districarsi in quel nugolo di relazioni esistenti tra la Curia, l’aristocrazia e il corpo diplomatico. Dall’altra, la principessa Santacroce, malgrado priva in quanto donna della possibilità di agire</hi><hi rend="CharOverride-1"> </hi><hi rend="italic">motu proprio</hi><hi rend="CharOverride-1"> all’interno della sfera pubblica, fu in grado di ritagliarsi un ruolo di primo piano nella Roma di fine Settecento. Un risultato conseguito attraverso l’ausilio di fattori differenti come il consolidato prestigio personale, l’appartenenza a una famiglia di antico lignaggio e, soprattutto, grazie al salotto da lei animato, che si impose come spazio informale ma cruciale di mediazione e influenza.</hi></p><p rend="text"><hi rend="CharOverride-1">Poteri che si manifestavano in differenti espressioni come:</hi></p><p rend="text"><hi rend="CharOverride-1">1) l’accesso a informazioni privilegiate: Giuliana Falconieri, dall’alto del suo ruolo di ingranaggio centrale nei circuiti pontifici, possedeva una via di accesso privilegiata all’ottenimento di informazioni, notizie e orientamenti di carattere politico che, puntualmente, condivideva con l</hi><hi rend="CharOverride-1">’ambasciatore spagnolo. </hi></p><p rend="text"><hi rend="CharOverride-1">2) genesi di network transnazionali: il salotto della Santacroce, abituale ritrovo frequentato da cardinali, ministri, ambasciatori e letterati, rappresentava il sub-universo ideale per la costruzione di reti informali, che Azara seppe utilizzare efficacemente. Le «conversazioni romane» forse più di altri esempi coevi, rappresentavano degli ideali laboratori politici in cui la nobiltà e la diplomazia si intrecciavano per generare alleanze, scambi di favore e negoziazioni che si muovevano lungo binari paralleli rispetto ai canali ufficiali. </hi></p><p rend="text"><hi rend="CharOverride-1">3) influenza nelle decisioni dello Stato Pontificio: la Falconieri rappresentava uno strumento per esercitare pressioni mirate all</hi><hi rend="CharOverride-1">’ottenimento di favori a beneficio della monarchia spagnola. La documentazione emersa dallo scavo archivistico condotto nel Fondo Santacroce ha restituito una significativa missiva, né datata né firmata, in cui viene richiesta l’intercessione della principessa per la concessione di una berretta cardinalizia a un prelato iberico:</hi></p><quote rend="quotation_b">[…] Uno stimolo della vostra Corte basterebbe a determinarla ma ignorando su di ciò li vostri sistemi e le circostanze non ambiscono di pregarvene. Ma trovano troppo necessario che venga subito la nomina di Spagna. Ora che le Corti pel numero pieno dei Cappelli hanno diritto alla Promozione, ogni corte ha diritto di mandar la sua nomina quando vuole e non è necessario, ne mai si è praticato che le Corti si unischino insieme per presentarle contemporaneamente. All’incontro se la Spagna le manda è certo che Torino, Polonia la presentano subito ed in tal caso la Francia si determinerà ancor essa o il Papa si troverà nella necessità di interpellarla. Perciò voi vedete ch’essi credono di dover essere debitori a voi e alla vostra Corte della loro Promozione. Il Papa ha qualche incomodo ed ha quello di 70 anni (ASR, FS, b. 1247).</quote><p rend="text"><hi rend="CharOverride-1">Il riferimento ai settant’anni di Pio VI, nato il 25 dicembre del 1717, rappresenta un solido indicatore cronologico, permettendo di poter ascrivere la datazione della missiva al biennio 1787-1788. </hi></p><p rend="text"><hi rend="CharOverride-1">Il contenuto della missiva anonima, inoltre, trova un precipuo riscontro proprio nelle investiture cardinalizie effettuate dal papa a partire da tale data. In particolare, nel XVIII° concistoro, tenutosi il 30 marzo del 1789, spiccano i nominativi di due prelati spagnoli.</hi></p><p rend="text"><hi rend="CharOverride-1">Il primo è Antonio Sentmanat y Castellá, patriarca titolare delle Indie Occidentali, che, pur creato cardinale presbitero, non fece mai ingresso a Roma per ricevere il titolo, morendo nel 1806 senza prendere possesso effettivo della porpora.</hi></p><p rend="text"><hi rend="CharOverride-1">Il secondo invece, di maggiore rilevanza nel contesto delle relazioni tra Azara, la monarchia spagnola e la Curia romana, è Francisco Antonio de Lorenzana y Butrón, arcivescovo di Toledo e alleato politico di lunga data dello stesso ministro spagnolo. </hi></p><p rend="text"><hi rend="CharOverride-1">Alla luce delle richieste contenute nella missiva è possibile identificare, con un’elevata probabilità, in Lorenzana il destinatario dell’intercessione richiesta alla principessa Santacroce. È un’ipotesi che trova tangibili conferme nell’epistolario dello stesso Azara, che nel 1789, anno della nomina di Lorenzana a cardinale, menziona un dono inviato dal neoporporato alla Santacroce, probabilmente in segno di riconoscenza</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="xml_39.html#footnote-000">4</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">. </hi></p><p rend="text"><hi rend="CharOverride-1">Ancor più eloquente, alla luce dei fattori sin qui analizzati, appare la pressione esercitata su Pio VI da Azara per la nomina a «birrettante» del giovane Francesco Santacroce, primogenito di Giuliana. Il birrettante era il messo ufficiale incaricato di consegnare materialmente la berretta cardinalizia al porporato eletto e la nomina rappresentava uno straordinario onore per la famiglia designata. Il cardinale a cui il figlio della principessa avrebbe dovuto consegnare la berretta era proprio Lorenzana.<lb/>Malgrado la stretta vicinanza della famiglia al soglio papale, il pontefice, giudicando il giovane Santacroce ancora un semplice bambino, si oppose fermamente all’incarico. Fondamentali, dunque, si dimostrarono le pressioni di Azara, trascritte e riportate con tono dissacrante in una lunga epistola inviata al Conte di Floridablanca (Puyol 2012, 53).</hi></p><p rend="text"><hi rend="CharOverride-1">La nomina, che sarebbe poi puntualmente avvenuta, sembra suggerire una simbolica restituzione di favori per la promozione di Lorenzana. anche come riconoscimento pubblico dell’alleanza politica tra l’ambasciatore spagnolo e la nobildonna romana</hi></p><p rend="text"><hi rend="CharOverride-1">Il grande architetto della dinamica qui analizzata – nonché, con ogni probabilità, autore dell</hi><hi rend="CharOverride-1">’anonima missiva rinvenuta nel Fondo Santacroce – fu José Nicolás de Azara. Ipotesi che, già solidamente fondata su numerosi indizi contestuali, trova conferma esplicita nella lettera che il ministro spagnolo inviò al cardinal Lorenzana il 23 dicembre 1789: </hi></p><quote rend="quotations_quotation_b1">En fin, esta comisión ha acabado felizmente, con más gusto mío que de nadie, porque confieso que estaba con cuidado por ser responsable del éxito como primer autor del proyecto (Puyol 2012, 72).</quote></div><div><head>5. Conclusione</head><p rend="text"><hi rend="CharOverride-1">Il rapporto tra Azara e la principessa Santacroce appare, alla luce delle fonti esaminate e della rilettura dei codici relazionali dell’epoca, come un caso paradigmatico di</hi><hi rend="CharOverride-1"> un legame articolato su piani differenti ma comunicanti: tutela familiare, circolazione di informazioni, costruzione di </hi><hi rend="italic">network</hi><hi rend="CharOverride-1"> relazionali ed esercizio di forme di potere informale. Superando le riduttive letture mondane, tale «unione» si configura come espressione di alleanza strategica rappresentante il modello politico-relazionale delle élite europee dell</hi><hi rend="CharOverride-1">’Antico Regime.</hi></p><p rend="text"><hi rend="CharOverride-1">Nello specifico, l’utilizzo comparato di fonti così differenti tra loro – iconografiche, epistolari, memorialistiche, notarili e satiriche – permette di poter restituire un deciso </hi><hi rend="CharOverride-1">spessore storico a un legame che, credo, possa rappresentare un archetipo del funzionamento delle reti di sociabilità informale nell’Ancien Régime.</hi></p><p rend="text"><hi rend="CharOverride-1">È in tale prospettiva, che il rapporto tra i due può essere inquadrato come punto di osservazione privilegiato per la comprensione delle intersezioni esistenti tra politica, diplomazia, potere e genere nella Roma di fine Settecento.</hi></p><p rend="text"><hi rend="CharOverride-1">Potrebbe la principessa Santacroce aver rappresentato, anche grazie al legame con José Nicolás </hi><hi rend="CharOverride-1">de Azara, un esempio di attore sociale che, muovendosi all’interno dei canali informali e alternativi della diplomazia, divenne agente politico? Il quesito è stato parzialmente avanzato nel corso del convegno da cui il presente contributo prende piede, ma appare tutt’altro che risolto ed esaurito. Ciononostante, l’ipotesi che la nobildonna si configuri come una pietra angola della sfera politico-relazionale della Roma pontificia si innesta di diritto nelle riflessioni storiografiche più recenti. In tal senso, approcci come la </hi><hi rend="italic">New Diplomatic History</hi><hi rend="CharOverride-1"> e il </hi><hi rend="italic">Soft Power</hi><hi rend="CharOverride-1"> costituiscono strumenti metodologici fondamentali per approfondire il caso Santacroce-Azara in una prospettiva nuova e non ancorata ad atavici </hi><hi rend="italic">topoi</hi><hi rend="CharOverride-1">.</hi></p></div><div><head>Fonti manoscritte</head><p rend="bib_indx_bib">ASR: <hi rend="italic">Fondo Santacroce</hi>, Busta 101-723-1239-1247. 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					<item><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number CharOverride-3"><ref target="xml_39.html#footnote-003-backlink">1</ref></hi><hi rend="CharOverride-4">	</hi><hi rend="CharOverride-4">Diario Ordinario n. 1656, 13 novembre 1790.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number CharOverride-3"><ref target="xml_39.html#footnote-002-backlink">2</ref></hi><hi rend="CharOverride-4">	</hi><hi rend="CharOverride-4">Diario Ordinario n. 1448, 15 novembre 1788.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number CharOverride-3"><ref target="xml_39.html#footnote-001-backlink">3</ref></hi><hi rend="CharOverride-4">	</hi><hi rend="CharOverride-4">I documenti d’archivio hanno portato ad individuare 8 dei 10 figli nati dall’unione: il primogenito Francesco, i fratelli Orazio, Carlo e Luigi e le sorelle Elena, Anna, Margherita e Faustina. Sconosciuti, allo stato attuale delle ricerche, le identità dei restanti due. Asr</hi><hi rend="CharOverride-5">,</hi><hi rend="CharOverride-4"> </hi><hi rend="italic">Fondo Santacroce</hi><hi rend="CharOverride-4">, b. 723</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number CharOverride-3"><ref target="xml_39.html#footnote-000-backlink">4</ref></hi><hi rend="CharOverride-4">	</hi><hi rend="CharOverride-4">«La princesa de Santa Cruz lo luce con el medallón que Vd. la [sic] ha regalado, y que lo ha visto toda Roma». Azara a Lorenzana, 23 diciembre 89, in Puyol 2072.</hi></p></item>
				</list><p rend="editorial_metadata_author">Daniele Capaldo, University of Rome Tor Vergata, Italy, <ref target="mailto:danielecapald1@outlook.it">danielecapald1@outlook.it</ref>, <ref target="https://orcid.org/0009-0005-2313-6773">0009-0005-2313-6773</ref></p><p rend="editorial_metadata_polices">Referee List (DOI 1<ref target="https://doi.org/10.36253/fup_referee_list">0.36253/fup_referee_list</ref>)</p><p rend="editorial_metadata_polices">FUP Best Practice in Scholarly Publishing (DOI <ref target="https://doi.org/10.36253/fup_best_practice">10.36253/fup_best_practice</ref>)</p><p rend="editorial_metadata_book">Daniele Capaldo, <hi rend="italic">Sociabilità e potere: il legame tra José Nicolás de Azara e Giuliana Falconieri Santacroce nella Roma di fine Settecento,</hi> © Author(s), <ref target="http://creativecommons.org/licenses/by/4.0/legalcode">CC BY 4.0</ref>, DOI <ref target="https://doi.org/10.36253/979-12-215-0989-2.39">10.36253/979-12-215-0989-2.39</ref>, in Niccolò Guasti, Cinzia Recca, Mónica Bolufer Peruga, Fernando Durán López (edited by), <hi rend="italic">Accademie e luoghi del sapere tra Italia e Spagna nel lungo Settecento. Scienze, arti, letteratura, politica e sociabilità / Academias y lugares del saber en el largo siglo XVIII entre Italia y España. Ciencias, artes, literatura, política y sociabilidad</hi>, pp. -428, 2026, published by Firenze University Press, ISBN 979-12-215-0989-2, DOI <ref target="https://doi.org/10.36253/979-12-215-0989-2">10.36253/979-12-215-0989-2</ref></p></div></div>
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