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        <title type="main" level="a">Lezionari</title>
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            <forename>Luca</forename>
            <surname>De Curtis</surname>
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          <resp>This is a section of <title>Libri greci e greco-copti nel monachesimo egiziano</title>(DOI: <idno type="DOI">10.36253/979-12-215-0960-1</idno>) by </resp>
          <name>Luca De Curtis</name>
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        <publisher>Firenze University Press</publisher>
        <pubPlace>Florence</pubPlace>
        <date when="2026">2026</date>
        <idno type="DOI">https://doi.org/10.36253/979-12-215-0960-1.11</idno>
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          <p>Available for academic research purposes</p>
          <p>Open Access</p>
          <p>Copyright Author(s)</p>
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        <p>This is original content, published for academic research purposes</p>
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      <abstract xml:lang="en">
        <p>The chapter presents a codicological and paleographic study of surviving Greek-Coptic bilingual gospel lectionaries, highlighting the reciprocal layout of Greek and Coptic passages and their interaction within the manuscripts.</p>
      </abstract>
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            <item>Gospel lectionaries</item>
            <item>Layout of bilingual manuscrips</item>
            <item>Liturgical practices</item>
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      <p>It is available online at https://doi.org/10.36253/979-12-215-0960-1.11<ref target="https://doi.org/10.36253/979-12-215-0960-1.11" /></p>
<div><head>IX.</head></div><div><head>Lezionari</head><p rend="text">Sullo sviluppo dei lezionari greco-copti, che rispondevano alle precise esigenze di un rito in gran parte bilingue, si è già avuto modo di discutere nell’introdurre i tetravangeli.</p><p rend="text">È molto probabile che, per così dire, sia stata la ‘pressione liturgica’ a favorire la produzione di <hi rend="italic">Vangeli</hi> e lezionari bilingui<hi rend="notes_number CharOverride-1"><hi><ref target="xml_11.html#footnote-097">1</ref></hi></hi>. Molto resta ancora da capire sulla liturgia copta celebrata nell’Alto Egitto, ma sembra fuor di dubbio che il testo dei <hi rend="italic">Vangeli</hi> venisse proclamato prima in greco e poi in copto. Si può, forse, avere un’idea di cosa avvenisse concretamente durante la celebrazione partecipando oggi alla liturgia eucaristica di una chiesa copta<hi rend="notes_number CharOverride-1"><hi><ref target="xml_11.html#footnote-096">2</ref></hi></hi>. Secondo il rito attualmente in uso, che discende dalla pratica alessandrina, ciascuna delle quattro letture (tratte, rispettivamente, dalle <hi rend="italic">Epistole</hi> <hi rend="italic">paoline</hi>, dalle <hi rend="italic">Epistole cattoliche</hi>, dagli <hi rend="italic">Atti degli Apostoli</hi> e, naturalmente, dal <hi rend="italic">Vangelo</hi>) viene proclamata prima in copto e poi tradotta in arabo, affinché sia compresa dall’assemblea dei fedeli. Ma, </p><quote rend="quotation_b">poiché la lettura doppia di ciascuna pericope […] dura a lungo, si è incominciato ad accorciare la versione copta ai primi vv. Nella pratica attuale sembra che ci si limiti spesso a doppiare solo il vangelo e il suo salmo; il resto è fatto direttamente in arabo<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi><ref target="xml_11.html#footnote-095">3</ref></hi></hi>. </quote><p rend="text">La proclamazione del <hi rend="italic">Vangelo</hi> avviene ad opera del diacono (o del sacerdote), che legge dal lezionario. Della liturgia entra a far parte anche l’evangeliario, che viene portato in processione attorno all’altare, incensato, baciato e successivamente lasciato chiuso in una custodia d’argento. </p><p rend="text">Senza poter scendere nei particolari, è possibile immaginare una situazione analoga anche per quel che riguarda l’Alto Egitto tardoantico e medievale. Le letture venivano proclamate in greco, lingua di prestigio non solo perché lingua originale dei testi neotestamentari (e, grazie alla diffusione della <hi rend="italic">Septuaginta</hi>, di fatto, anche lingua dell’Antico Testamento), ma anche perché lingua in cui si esprimeva il patriarcato di Alessandria, e successivamente tradotte in copto. Lentamente, con il graduale ridursi della conoscenza, e quindi dell’uso, della lingua greca a particolari testi, come preghiere e formule, il sistema delle letture si sarà semplificato, mantenendo la doppia lingua solo per la proclamazione del <hi rend="italic">Vangelo</hi>, vero cuore della liturgia della Parola, e per il <hi rend="italic">Salterio</hi>, testo fondante per la cultura monastica, onnipresente nel servizio divino. Questo modello ricostruttivo ha il pregio di spiegare l’alto numero di <hi rend="italic">Vangeli</hi> e di <hi rend="italic">Salteri</hi> greco-copti e la contestuale scarsità di manoscritti bilingui per altri testi biblici.</p><p rend="text">Il rito copto prevede oggi quattro diversi tipi di lezionari<hi rend="notes_number CharOverride-1"><hi><ref target="xml_11.html#footnote-094">4</ref></hi></hi>: il lezionario annuale, il lezionario della Quaresima, il lezionario della Pasqua (che abbraccia tutta la Settimana Santa) e il lezionario della Pentecoste. Queste tipologie sono testimoniate soltanto in parte nei frammenti bilingui conservati (in particolare, nessuno dei frammenti è stato ricondotto ad un lezionario della Pentecoste). Nei fogli più o meno lacunosi che si andranno ad analizzare, in alcuni casi è costante la sequenza salmo-vangelo, in altri ricorrono soltanto le pericopi evangeliche. Dal punto di vista del bilinguismo, invece, a lezionari che sembrano sistematicamente riportare le letture prima in greco e poi in copto, si contrappongono lezionari in cui questo non avviene, o avviene solo parzialmente, e che quindi presentano pericopi per lo più esclusivamente in copto. Non si comprende fino in fondo la ragione per cui alcune letture sono accompagnate dalla traduzione mentre altre no, ma è bene ricordare che lo stato estremamente frammentario della maggior parte dei codici non consente uno sguardo di insieme necessario per rispondere a questa domanda.</p><p rend="text">Anche la <hi rend="italic">mise en page</hi> può variare. Nella maggior parte dei casi il testo si dispone su due colonne e le pericopi si susseguono le une alle altre. Nel caso in cui il lezionario riporti anche i salmi, essi sono copiati a piena pagina, cercando di far corrispondere a ciascuna linea metà verso. Nel caso in cui questo non sia possibile, il testo che eccede viene copiato nella linea successiva, ma fortemente in <hi rend="italic">eisthesis</hi>. Non manca tuttavia la possibilità, testimoniata da almeno un manoscritto (sa 339<hi rend="superscript CharOverride-1">L</hi> <hi rend="CharOverride-2">Mink-Schmitz</hi>), che le letture siano presentate in parallelo, esattamente come accade normalmente per i tetravangeli, in modo tale che, ad apertura di codice, al testo greco della pagina di sinistra corrisponda quello copto della pagina di destra. In lezionari di questo tipo le pericopi evangeliche non sono mai accompagnate dal salmo. </p><p rend="text">Non è chiaro il perché di queste differenze. Dal punto di vista sincronico, è possibile che libri con diverso <hi rend="italic">layout</hi><hi rend="italic"> </hi>rispondessero ad esigenze liturgiche diverse. Dal punto di vista diacronico, c’è il forte sospetto che i lezionari in cui i testi scorrono in parallelo rappresentino uno stadio più antico, in cui i copisti ricopiavano le letture mantenendo la <hi rend="italic">mise en page</hi> dei codici da cui erano tratte, vale a dire quei tetravangeli in cui quasi sempre il testo greco era affiancato sulla seconda colonna o sulla pagina seguente dalla traduzione copta. Tale operazione, infatti, è per lo più neutra rispetto all’antigrafo, i cui brani vengono riprodotti così come si presentano al copista. In un secondo momento, le pericopi sarebbero state riorganizzate in successione, secondo un <hi rend="italic">layout </hi>diverso, sicuramente più funzionale alla liturgia, dal momento che la proclamazione del <hi rend="italic">Vangelo</hi> non avviene in contemporanea nelle due lingue, ma in successione. </p><p rend="text">Questa visione dinamico-evolutiva, molto suggestiva, non trova però un riscontro oggettivo nei codici. Se è vero che i lezionari con le letture in parallelo sono paleograficamente da assegnare, in genere, ad un periodo anteriore rispetto a quelli in cui i testi sono in successione, è altrettanto vero che tale distanza cronologica è troppo contenuta per rendere ragione pienamente di questa evoluzione, senza peraltro escluderla: lezionari in parallelo possono essere stati benissimo utilizzati in contemporanea con l’altra tipologia, senza venirne necessariamente rimpiazzati, almeno in un primo periodo. </p><p rend="text">Le pericopi sono in genere introdotte da una rubrica che può essere molto semplice, limitata sostanzialmente al nome dell’evangelista o alla formula <hi rend="CharOverride-3">ⲡⲉϥⲃⲱⲗ</hi>, “la sua [<hi rend="italic">scil</hi>. della pericope] traduzione” preposta alla versione copta, oppure più elaborata, e riportare, quindi, anche la ricorrenza liturgica e la data secondo il calendario copto. In alcuni casi<hi rend="notes_number CharOverride-1"><hi><ref target="xml_11.html#footnote-093">5</ref></hi></hi> le rubriche, preposte a letture in greco, riportano anche la traduzione in copto delle prime parole del brano stesso. È evidente che si tratti di un aiuto per i lettori, non avvezzi a muoversi in un contesto esclusivamente greco. Nella totalità dei casi, queste rubriche sono vergate in maiuscola alessandrina a contrasto modulare, in genere di dimensioni inferiori e spesso in inchiostro rosso. In ogni caso, va notato che, indipendentemente dalla <hi rend="italic">mise en page</hi> e dai contenuti, è sempre il greco ad avere la precedenza sul copto, segno del prestigio della prima lingua sulla seconda. Questa caratteristica attraversa l’intera produzione manoscritta bilingue, dal IV al XII secolo, e non viene messa minimamente in crisi dal progressivo emergere del copto sul greco nell’uso quotidiano<hi rend="notes_number CharOverride-1"><hi><ref target="xml_11.html#footnote-092">6</ref></hi></hi>.</p><p rend="text">Raramente si incontrano anche esempi di lezionari in cui i testi sono articolati su tre colonne e le letture bilingui si susseguono le une alle altre<hi rend="notes_number CharOverride-1"><hi><ref target="xml_11.html#footnote-091">7</ref></hi></hi>. Non è forse un caso che essi, tutti provenienti dal Monastero Bianco e caratterizzati da dimensioni piuttosto importanti, riportino, a quanto pare, le letture per la Settimana Santa, cuore del calendario liturgico che culmina con (e scaturisce da) la notte di Pasqua. È probabile che tale <hi rend="italic">mise en page</hi>, la quale innegabilmente evoca modelli tardoantichi, sia legata, come anche la monumentalità dei codici, alla particolare solennità e importanza del tempo di Pasqua<hi rend="notes_number CharOverride-1"><hi><ref target="xml_11.html#footnote-090">8</ref></hi></hi>.</p><p rend="text">Per quanto riguarda la scrittura, non vi è differenza tra le pericopi greche e quelle copte, vergate in maiuscola alessandrina a contrasto modulare oppure, più spesso, nella variante unimodulare fortemente chiaroscurata. Si tratta, è bene sottolinearlo, delle stesse tipologie grafiche osservate per i tetravangeli. Le rubriche invece, come accennato, sono sempre in maiuscola alessandrina a contrasto modulare. Le stesse mani copiano tanto il greco quanto il copto. Le singole pericopi sono aperte da un’iniziale in <hi rend="italic">ekthesis</hi> più o meno decorata: si va da lettere di modulo semplicemente più grande a lettere che recano motivi geometrici o figurati, colorate di ocra, verde, giallo o rosso-arancio. Accanto alla rubrica, o, più frequentemente, in corrispondenza dell’iniziale in <hi rend="italic">ekthesis</hi>, può trovarsi un particolare tipo di <hi rend="italic">paragraphos</hi>, detta ‘a coda ondulata’<hi rend="notes_number CharOverride-1"><hi><ref target="xml_11.html#footnote-089">9</ref></hi></hi>, che sembra tipica della tradizione manoscritta di ambiente coptofono<hi rend="notes_number CharOverride-1"><hi><ref target="xml_11.html#footnote-088">10</ref></hi></hi>. Ripartizioni interne di minor momento sono segnalate attraverso <hi rend="italic">paragraphoi</hi> lineari più usuali.</p><p rend="text">A fronte dei lezionari bilingui però sono attestati anche lezionari copti monolingui, il più completo dei quali è sicuramente il lezionario annuale New York, Morgan Library &amp; Museum, M 573<hi rend="notes_number CharOverride-1"><hi><ref target="xml_11.html#footnote-087">11</ref></hi></hi>, del IX secolo. Dal momento che, come si è detto, la proclamazione almeno del <hi rend="italic">Vangelo</hi> avveniva, con ogni probabilità, prima in greco e poi in copto, c’è chi ha pensato<hi rend="notes_number CharOverride-1"><hi><ref target="xml_11.html#footnote-086">12</ref></hi></hi> che dovessero esistere anche lezionari monolingui speculari ma in greco, da utilizzare in coppia con quelli copti. È possibile, come si vedrà, che alcuni frammenti di questi lezionari greci, impiegati nella liturgia copta, siano giunti fino a noi. </p><p rend="text">Le caratteristiche codicologiche dei lezionari bilingui sono, tendenzialmente, le stesse dei tetravangeli: preferenza per il quaternione, rigatura a secco sul lato carne secondo tipi molto semplici (00A2 <hi rend="CharOverride-2">Leroy-Sautel</hi> o, nel caso eccezionale di <hi rend="italic">layout</hi> a tre colonne 00A3 <hi rend="CharOverride-2">Leroy-Sautel</hi>), segnatura sul primo e sull’ultimo foglio del fascicolo, paginazione (e non fogliotazione) nell’angolo superiore esterno. Per quanto riguarda il materiale scrittorio, è conservato un solo frammento di lezionario bilingue su papiro (Firenze, Museo Archeologico, inv. 7134 <hi rend="CharOverride-4">[11]</hi>), mentre i restanti lezionari sono su pergamena. Va tenuto presente che questi dati sono in parte viziati dalla casualità dei ritrovamenti e dalla maggior resistenza della pergamena all’azione del tempo rispetto al papiro. È impossibile credere che le comunità monastiche sparse per l’Egitto non si siano servite di lezionari o comunque di raccolte più o meno sistematiche di pericopi bibliche in forma di codice papiraceo per il servizio liturgico.</p><p rend="text">Infine, se un ristretto numero di <hi rend="italic">Vangeli</hi> bilingui è in fayyumico, come si è detto, i lezionari, al contrario, sono tutti in saidico, segno forse del precoce affermarsi di questa varietà dialettale come lingua liturgica, almeno nell’Alto Egitto.</p><div><head>1. New York, Morgan Library &amp; Museum, M 615</head><p rend="text">L’altra forma in cui si può presentare il testo dei <hi rend="italic">Vangeli</hi> è quella del lezionario.</p><p rend="text">Il primo manoscritto che si andrà ad analizzare costituisce un caso più unico che raro nel <hi rend="italic">corpus</hi>. Si tratta infatti di un lezionario annuale dei <hi rend="italic">Vangeli</hi> quasi completo<hi rend="notes_number CharOverride-1"><hi><ref target="xml_11.html#footnote-085">13</ref></hi></hi>, conservato presso la Morgan Library &amp; Museum con segnatura M 615 <hi rend="CharOverride-4">[25]</hi>. A questo si aggiungono due frammenti rintracciati nelle collezioni universitarie di Freiburg (Hs. 615) e di Ann Arbor, nel Michigan (inv. 4942). L’eccezionale stato di conservazione fa di questo manoscritto un prezioso testimone per comprendere le pratiche di organizzazione dei testi in un libro liturgico complesso come un lezionario bilingue. </p><p rend="text">Degli originari 14 quaternioni ne sopravvivono 12, non tutti integri<hi rend="notes_number CharOverride-1"><hi><ref target="xml_11.html#footnote-084">14</ref></hi></hi>, per un totale di 87 fogli. Le dimensioni di ciascun foglio sono di mm 360 × 290 circa. Lo specchio di scrittura (mm 254 × 183), articolato in due colonne<hi rend="notes_number CharOverride-1"><hi><ref target="xml_11.html#footnote-083">15</ref></hi></hi>, è collocato in una posizione leggermente decentrata verso la piega interna dei bifogli, in modo da lasciare ampi margini superiori, inferiori ed esterni (tra i mm 40 e i mm 65). Non è presente la paginazione, mentre le segnature di fascicolo sono sistematicamente apposte, dalla mano principale, nell’angolo superiore interno del <hi rend="italic">recto</hi> del primo foglio e del <hi rend="italic">verso</hi> dell’ultimo foglio di ciascun fascicolo<hi rend="notes_number CharOverride-1"><hi><ref target="xml_11.html#footnote-082">16</ref></hi></hi>, che si apre con il lato carne.</p><p rend="text">I danni maggiori, come spesso avviene, sono concentrati all’inizio e alla fine del codice. I due fascicoli perduti sono infatti quelli finali, mentre del primo fascicolo sopravvivono soltanto frammenti di 6 ff., ma non è chiaro quali siano andati perduti. Depuydt<hi rend="notes_number CharOverride-1"><hi><ref target="xml_11.html#footnote-081">17</ref></hi></hi>, il quale ritiene che il f. 1 sia anche il primo del manoscritto per via del contenuto (a quanto sembra, letture per il primo giorno del mese di Thout, con cui appunto inizia il calendario copto), colloca la lacuna tra gli attuali ff. 6 e 7, l’unico luogo in cui non è assicurata la continuità testuale. Dal canto suo, Schüssler ipotizza che il manoscritto si aprisse con un foglio di guardia («Schutzblatt») seguito dal foglio del titolo («Titelblatt») e che siano proprio questi primi due fogli del primo fascicolo ad essere andati perduti<hi rend="notes_number CharOverride-1"><hi><ref target="xml_11.html#footnote-080">18</ref></hi></hi>. </p><p rend="text">La provenienza del lezionario non è affatto sicura<hi rend="notes_number CharOverride-1"><hi><ref target="xml_11.html#footnote-079">19</ref></hi></hi>. La parte più consistente del codice fu acquistata, come pezzo singolo e non come parte di un lotto, nel 1912 al Cairo da Pierpont Morgan in persona, ma nulla è dato sapere sulle circostanze del ritrovamento. È stato notato che la qualità della pergamena del lezionario bilingue è di gran lunga superiore a quella degli altri codici del monastero di Ḥāmūlī, elemento, questo, che suggerirebbe una diversa provenienza. D’altra parte, la <hi rend="italic">mise en page</hi>, le scritture e l’ornamentazione richiamano molto da vicino manoscritti come le <hi rend="italic">Omelie</hi> di Besa<hi rend="notes_number CharOverride-1"><hi><ref target="xml_11.html#footnote-078">20</ref></hi></hi> Par. copt. 130<hi rend="superscript CharOverride-1">1</hi> ff. 8-13, 21 + Par. copt. 130<hi rend="superscript CharOverride-1">5</hi> ff. 109-110 + Napoli, Biblioteca Nazionale “Vittorio Emanuele III”, I.B.06 ff. 33-38, 39-59 + P.Vindob. K 9231 + Leiden, Rijksmuseum van Oudheden, Copt. 102 o la miscellanea agiografico-omiletica<hi rend="notes_number CharOverride-1"><hi><ref target="xml_11.html#footnote-077">21</ref></hi></hi> Oxford, Bodleian Library, Clarendon Press b. 28, b. 46, b. 47 ff. 1-5 + Par. copt. 132<hi rend="superscript CharOverride-1">1</hi> f. 3 + Manchester, John Rylands Library, Crawford 35 + Napoli, Biblioteca Nazionale Vittorio Emanuele III, I.B.02 f. 35 + London, British Library, Or. 3581 B f. 69, sicuramente provenienti dal Monastero Bianco.</p><p rend="text">Oggi il manoscritto conserva in condizioni più o meno lacunose le letture evangeliche di 10 mesi del calendario liturgico copto, dal mese di Thout agli inizi del mese di Epip. Naturalmente, il resto delle pericopi era contenuto negli ultimi due fascicoli. Brano greco e corrispondente traduzione copta, com’è usuale per i lezionari bilingui, non sono collocati su pagine o su colonne affrontate, ma uno dopo l’altro. Ciascuna pericope è introdotta da una breve rubrica nella stessa lingua del brano corrispondente, vergata in scrittura distintiva, contenente indicazioni sul giorno in cui proclamare il brano e il <hi rend="italic">Vangelo</hi> da cui è tratta<hi rend="notes_number CharOverride-1"><hi><ref target="xml_11.html#footnote-076">22</ref></hi></hi><hi>. Queste rubriche rappresentano una fonte preziosissima di informazioni per chi si occupa dello sviluppo della liturgia copta, ma non solo. È ben nota la questione del cosiddetto ‘finale lungo di Marco’, cioè dei versetti di Mc 16, 9-20 relativi alle apparizioni di Gesù, che mancano dai manoscritti più antichi e che sono considerati un’interpolazione successiva dalla maggior parte degli studiosi. Ora, nel manoscritto newyorchese, la sezione conclusiva del </hi><hi rend="italic">Vangelo di Marco</hi><hi> è indicata come lettura per la </hi><hi rend="CharOverride-3">ⲋ</hi><hi rend="CharOverride-3"></hi><hi> </hi><hi rend="CharOverride-3">ⲧ</hi><hi>[</hi><hi rend="CharOverride-3">ⲏ</hi><hi>]</hi><hi rend="CharOverride-3">ⲥ</hi><hi> </hi><hi rend="CharOverride-3">ⲉⲟⲣ</hi><hi>[</hi><hi rend="CharOverride-3">ⲧ</hi><hi>(</hi><hi rend="CharOverride-3">ⲏⲥ</hi><hi>)], vale a dire il venerdì dopo Pasqua (Freiburg, Hs. 615, f. 2r). Segue, in greco, Mc 16, 2-8. Subito dopo però una seconda rubrica, al f. 3r, avverte </hi><hi rend="CharOverride-3">ⲉⲛ</hi><hi> </hi><hi rend="CharOverride-3">ⲁⲗⲗⲟⲓⲥ</hi><hi> </hi><hi rend="CharOverride-3">ⲁⲛⲧⲓⲅⲣⲁⲫⲟⲓⲥ</hi><hi> </hi><hi rend="CharOverride-3">ⲟⲩⲕ</hi><hi> </hi><hi rend="CharOverride-3">ⲉⲅⲣⲁⲫⲏ</hi><hi> </hi><hi rend="CharOverride-3">ⲧⲁⲩⲧⲁ</hi><hi>, “queste (parole) non sono state scritte negli altri modelli”. Il riferimento è al cosiddetto ‘finale corto di Marco’, che viene riportato per intero. Infine, una terza rubrica, </hi><hi rend="CharOverride-3">ⲉⲥⲧⲓⲛ</hi><hi> </hi><hi rend="CharOverride-3">ⲇⲉ</hi><hi> </hi><hi rend="CharOverride-3">ⲕⲁⲓ</hi><hi> </hi><hi rend="CharOverride-3">ⲧⲁⲩⲧⲁ</hi><hi> </hi><hi rend="CharOverride-3">ⲙⲉⲧⲁⲫⲉⲣⲟⲙⲉⲛⲁ</hi><hi> (sempre f. 3r), “anche queste (parole) devono essere aggiunte”, annuncia il finale lungo di Mc 16, 9-20. Si noti che i tre brani, benché presentati come tre pericopi distinte (tanto da avere ciascuno una propria rubrica), sono trattati come un’unità narrativa inscindibile. Le traduzioni copte, infatti, non seguono i rispettivi brani greci, ma sono collocate tutte e tre dopo l’ultimo, pur essendo anch’esse introdotte ciascuna da una propria rubrica</hi><hi rend="notes_number CharOverride-1"><hi><ref target="xml_11.html#footnote-075">23</ref></hi></hi><hi>. Di fatto viene riassunta la situazione dei testimoni manoscritti del </hi><hi rend="italic">Vangelo di Marco</hi><hi>, tra cui alcuni, come il </hi><hi rend="italic">Vaticanus</hi><hi> e il </hi><hi rend="italic">Sinaiticus</hi><hi>, terminano con Mc 16, 8, altri riportano solo il finale lungo, come avviene per la grande maggioranza dei testimoni bizantini, altri ancora, come il </hi><hi rend="italic">Codex Regius</hi><hi> Par. gr. 62, combinano i due finali. </hi></p><p rend="text"><hi>Questa curiosa situazione potrebbe essere un indizio prezioso per comprendere da quali modelli (significativo l’uso della parola </hi><hi rend="CharOverride-3">ⲁⲛⲧⲓⲅⲣⲁⲫⲟⲛ</hi><hi>) si siano confezionati lezionari di questo tipo. È evidente che il punto di partenza è costituito dai tetravangeli, anche bilingui, da cui le pericopi vennero selezionate e, successivamente, riordinate e riorganizzate secondo il calendario liturgico. Il testo di queste pericopi rispecchia, ovviamente, quello dei tetravangeli usati come modello, che talvolta non sono concordi. Chi ha allestito per la prima volta un lezionario dei </hi><hi rend="italic">Vangeli</hi><hi> bilingue simile a M 615 non si è limitato a riprodurre il testo di un modello</hi><hi rend="notes_number CharOverride-1"><hi><ref target="xml_11.html#footnote-074">24</ref></hi></hi><hi> ma, indicando i diversi finali di </hi><hi rend="italic">Marco</hi><hi>, recepisce lo stato della tradizione così come lo osserva. Se infatti il lezionario della Morgan Library &amp; Museum, o un suo antigrafo, avesse avuto come modello un solo tetravangelo bilingue, si possono avere due soli scenari: 1) il tetravangelo presentava uno dei due finali di </hi><hi rend="italic">Marco</hi><hi> oppure 2) esso riportava entrambe le versioni. Nel primo caso non si spiega da dove il lezionario abbia recepito l’esistenza di un finale alternativo; nel secondo non si spiega la necessità di tenere distinte le diverse versioni, se esse comparivano senza soluzione di continuità nel modello. Insomma, tutto lascia pensare che alle spalle dei lezionari bilingui dei </hi><hi rend="italic">Vangeli</hi><hi> come il manoscritto M 615 ci sia stato un lungo lavoro di elaborazione e di collazione di diverse tradizioni, possibile solo in un ambiente culturalmente strutturato.</hi></p><p rend="text"><hi>La scrittura distintiva impiegata per le rubriche è una maiuscola alessandrina a contrasto modulare e leggermente chiaroscurata, sostanzialmente simile a quella del P.Vindob. K 2698 </hi><hi rend="CharOverride-4">[42]</hi><hi>, ma eseguita con più sicurezza. Tra i tratteggi, si notano </hi><hi rend="italic">rho</hi><hi> con occhiello talvolta aperto e </hi><hi rend="italic">phi</hi><hi>, con i tratti curvi che non chiudono il corpo tondo della lettera. L’inchiostro è molto simile a quello impiegato per le pericopi. Queste ultime invece, indipendentemente dalla loro lingua, sono vergate in maiuscola alessandrina unimodulare dal chiaroscuro molto marcato, in cui i tratti verticali e obliqui discendenti da sinistra verso destra sono pieni mentre i tratti verticali e quelli obliqui discendenti da sinistra verso destra sono filetti. Proprio perché molto sottili, i tratti orizzontali sono sobriamente apicati, mentre i tratti obliqui di </hi><hi rend="italic">delta</hi><hi>, </hi><hi rend="italic">ypsilon</hi><hi>, </hi><hi rend="italic">giangia</hi><hi> (più raramente </hi><hi rend="italic">lambda</hi><hi>) si piegano disegnando un piccolo uncino. L’ornamentazione è molto sobria, limitata ad iniziali di modulo più grande in </hi><hi rend="italic">ekthesis</hi><hi> e in semplici linee ornate che inquadrano le rubriche, eseguite con lo stesso inchiostro.</hi></p><p rend="text"><hi>Talvolta però emergono tratteggi che si rifanno direttamente alla maiuscola biblica. Questo è particolarmente evidente nei ff. 19v-21r dove sistematicamente si incontrano </hi><hi rend="italic">alpha</hi><hi> in tre tempi, </hi><hi rend="italic">my</hi><hi> in quattro tempi (e con entrambi i tratti obliqui di minimo spessore) e </hi><hi rend="italic">ypsilon</hi><hi> in tre tempi (con l’ultimo tratto che scende al di sotto del rigo di base), tratteggi abbastanza rari nel resto del codice e per lo più concentrati alla fine del rigo. Nonostante queste vistose differenze</hi><hi rend="notes_number CharOverride-1"><hi><ref target="xml_11.html#footnote-073">25</ref></hi></hi><hi>, la mano che verga i ff. 19v-21r sembra a tutti gli effetti la stessa del resto del codice. Non si notano scarti vistosi rispetto alle altre lettere, che mantengono il medesimo tratteggio, la medesima diposizione degli elementi esornativi, il medesimo orientamento del chiaroscuro. E con ogni probabilità, alla mano che trascrive le pericopi, sia quelle greche che quelle copte, si devono anche le rubriche, come indicano il tratteggio di </hi><hi rend="italic">alpha</hi><hi> in un tempo, con i tratti uno e due fusi a formare un occhiello molto piccolo rispetto all’altezza della lettera, e di </hi><hi rend="italic">my</hi><hi> in tre tempi.</hi></p><p rend="text"><hi>Tale situazione di convivenza è particolarmente significativa perché aiuta a comprendere i processi attraverso i quali si è venuta a creare questa sorta di ibrido. I fogli di M 615 contengono la prova che le stesse mani impiegavano sia la maiuscola alessandrina che la maiuscola biblica, vergate sicuramente con lo stesso tipo di calamo a punta mozza. La distribuzione dei pieni e dei filetti nelle due scritture è, infatti, pienamente sovrapponibile. Ed è forse proprio l’</hi><hi>utilizzo di un calamo a punta mozza, strumento presente in ciascun centro di copia minimamente organizzato perché indispensabile per realizzare il chiaroscuro strutturale della maiuscola biblica, anche per la maiuscola alessandrina, ovviamente nella sua variante unimodulare, quella esteticamente più simile alla maiuscola biblica, ad aver favorito la stilizzazione di una scrittura ibrida, che coniuga i tratteggi della maiuscola alessandrina al chiaroscuro della maiuscola biblica. </hi></p><p rend="text"><hi>Il manoscritto è stato variamente datato tra il VII secolo e addirittura l’XI secolo, con una preferenza per i secoli VII e VIII</hi><hi rend="notes_number CharOverride-1"><hi><ref target="xml_11.html#footnote-072">26</ref></hi></hi><hi>. Escluse le datazioni più recenti (X-XI secolo), non giustificabili sul piano grafico, una collocazione nel pieno VIII secolo che non escluda l’inizio del secolo successivo appare la più convincente, sia per la sobrietà del chiaroscuro e dell’ornamentazione, che tuttavia non toglie alla scrittura un aspetto vagamente rigido e artificioso, sia per il tracciato della maiuscola alessandrina delle rubriche, che ricorda quello della celebre lettera festale P.Berol. inv. 10677</hi><hi rend="notes_number CharOverride-1"><hi><ref target="xml_11.html#footnote-071">27</ref></hi></hi><hi>, datata al 713 o al 719.</hi></p></div><div><head>2. Altri frammenti di lezionario con le pericopi in successione</head><div><head>2.1 Ann Arbor, University of Michigan, Library, Ms. 124</head><p rend="text">Le caratteristiche di <hi rend="italic">mise en page</hi> del codice newyorkese sono condivise da numerosi altri lezionari. I quattro fogli frammentari (originariamente di mm 325 × 280 circa) Ann Arbor, University of Michigan, Library, Ms. 124<hi rend="notes_number CharOverride-1"><hi><ref target="xml_11.html#footnote-070">28</ref></hi></hi> <hi rend="CharOverride-4">[4]</hi> [tav. VIII] costituiscono il bifoglio centrale e quello immediatamente precedente del fascicolo originario, probabilmente un quaternione. Essi riportano, disposte su due colonne (specchio di mm 260 × 195 circa), letture dal <hi rend="italic">Vangelo di Matteo</hi> e di <hi rend="italic">Luca</hi>, prima in greco e poi, a seguire, in copto, previste per due giorni del mese di Tobi (più la parte conclusiva della pericope copta del giorno immediatamente precedente)<hi rend="notes_number CharOverride-1"><hi><ref target="xml_11.html#footnote-069">29</ref></hi></hi>, vale a dire il 21, <hi rend="CharOverride-3">ⲉⲟⲣⲧⲏⲛ</hi> <hi rend="CharOverride-3">ⲏ</hi><hi rend="CharOverride-3"> </hi>(<hi rend="italic">sic</hi>) <hi rend="CharOverride-3">ⲁⲅⲓⲁ</hi> <hi rend="CharOverride-3">ⲙⲁⲣⲓⲁ</hi> “festa di Santa Maria”, e il 22, <hi rend="CharOverride-3">ⲉⲟⲣⲧ</hi>]<hi rend="CharOverride-3">ⲏ</hi> <hi rend="CharOverride-3">ⲧⲟⲩ</hi> <hi rend="CharOverride-3">ⲁⲅⲓⲟⲩ</hi> <hi rend="CharOverride-3">ⲁⲃⲃⲁ</hi> <hi rend="CharOverride-3">ⲁⲛ</hi>[<hi rend="CharOverride-3">ⲧⲱ</hi>]<hi rend="CharOverride-3">ⲛⲓⲟⲩ</hi> <hi rend="CharOverride-3">ⲕⲁⲓ</hi> <hi rend="CharOverride-3">ⲧⲟⲩ</hi> <hi rend="CharOverride-3">ⲁⲃⲃⲁ</hi> <hi rend="CharOverride-3">ⲡⲁⲩⲗ</hi>[<hi rend="CharOverride-3">ⲟ</hi>]<hi rend="CharOverride-3">ⲩ</hi> <hi rend="CharOverride-3">ⲁⲛⲁⲭⲱⲣⲓⲧⲱⲛ</hi> “festa del santo padre Antonio e del santo padre Paolo (= Paolo di Tebe), anacoreti”. Anche in questo caso, alla maiuscola delle pericopi, vergate nella alessandrina unimodulare e chiaroscurata, si contrappone la <hi rend="italic">Auszeichnungsschrift</hi>, eseguita verosimilmente dalla stessa mano, delle rubriche<hi rend="notes_number CharOverride-1"><hi><ref target="xml_11.html#footnote-068">30</ref></hi></hi>, ancora una maiuscola alessandrina a contrasto modulare, in corrispondenza delle quali non mancano, in <hi rend="italic">ekthesis</hi>, sobrie decorazioni fitomorfe colorate di giallo ocra e rosso. I fogli sono da riferire sempre all’VIII-IX secolo. Il luogo di origine è invece sconosciuto.</p></div><div><head><hi>2.2 Vat. Borg. Copt. 109, cass. </hi><hi rend="CharOverride-5">xxiii</hi><hi>, fasc. </hi>96 ff. 1-2</head><p rend="text">Fogli appartenenti ad altri due lezionari sono conservati alla Biblioteca Apostolica Vaticana. Si tratta del Vat. Borg. Copt. 109, cass. <hi rend="CharOverride-5">xxiii</hi>, fasc. 96 ff. 1-2<hi rend="notes_number CharOverride-1"><hi><ref target="xml_11.html#footnote-067">31</ref></hi></hi> e del Vat. Borg. Copt. 109, cass. <hi rend="CharOverride-5">xxiii</hi>, fasc. 97 f. 1<hi rend="notes_number CharOverride-1"><hi><ref target="xml_11.html#footnote-066">32</ref></hi></hi> (di cui si dirà più avanti). In entrambi i lezionari le pericopi sono introdotte da un salmo, anch’esso bilingue. A seconda della tipologia di testo, cambia il <hi rend="italic">layout</hi>. Il salmo, tanto in greco quanto in copto, è copiato a piena pagina, in modo tale che ogni linea di scrittura corrisponda alla metà di un versetto. Se la stringa di testo è troppo grande per essere ospitata in una sola linea, essa prosegue in quella successiva, con l’accortezza però di essere posta in <hi rend="italic">eisthesis</hi>. Si tratta, dunque, della <hi rend="italic">mise en page</hi> tipica dei salteri, come si è visto. Il brano evangelico, invece, è disposto su due colonne, anche qualora la rigatura non lo preveda, come nel caso del Vat. Borg. Copt. 109, cass. <hi rend="CharOverride-5">xxiii</hi>, fasc. 96 f. 1, rigato a secco secondo il tipo 00A2 <hi rend="CharOverride-2">Leroy-Sautel (</hi>la rigatura del f. 2 prevede invece un’unica colonna<hi rend="CharOverride-2">)</hi>. </p><p rend="text">Per quanto riguarda questi ultimi due fogli, le lezioni conservate sono Gv 19, 23-27 in greco (f. 1r), Gv 19, 16-24a in copto (ff. 1r-v), Sal 131, 10-12 in greco, Sal 131, 9-12 in copto, Mt 16, 13a di nuovo in greco (questi ultimi tre brani si leggono al f. 2r) e che prosegue sul <hi rend="italic">verso</hi> fino a Mt 16, 20. Dei due fogli, solo il primo conserva ancora la paginazione <hi rend="CharOverride-3">ⲧⲓ</hi>[<hi rend="CharOverride-3">ⲇ</hi>]/<hi rend="CharOverride-3">ⲧⲓⲉ</hi> (= 314/315) nell’angolo superiore esterno, mentre le cifre riportate da Zoega nel suo catalogo<hi rend="notes_number CharOverride-1"><hi><ref target="xml_11.html#footnote-065">33</ref></hi></hi> per il f. 2, <hi rend="CharOverride-3">ⲧⲕⲇ</hi>/<hi rend="CharOverride-3">ⲧⲕⲉ</hi> (= 324/325) non sono più visibili. Le traduzioni copte sono introdotte da una semplice didascalia del tipo <hi rend="CharOverride-3">ⲡⲁⲓ</hi> <hi rend="CharOverride-3">ⲡⲉ</hi> <hi rend="CharOverride-3">ⲡⲉϥⲃⲱⲗ</hi> (f. 1r) “questa è la sua [<hi rend="italic">scil</hi>. della pericope precedente] traduzione” vergata in inchiostro rosso e in maiuscola alessandrina a contrasto modulare<hi rend="notes_number CharOverride-1"><hi><ref target="xml_11.html#footnote-064">34</ref></hi></hi>. Il testo invece è vergato nella variante unimodulare e fortemente chiaroscurata, appesantita alle estremità dei sottilissimi tratti orizzontali da dentelli di forma quadrata, abnormi rispetto alle dimensioni della lettera. I tratti verticali inoltre appaiono meno sviluppati di quelli orizzontali, il che dà alla scrittura un aspetto piuttosto schiacciato. Tutte queste caratteristiche suggeriscono una data più recente rispetto agli esempi presentati fino ad ora, da individuare tra VIII e IX secolo, con una preferenza per l’inizio del IX secolo. </p><p rend="text">Al medesimo codice<hi rend="notes_number CharOverride-1"><hi><ref target="xml_11.html#footnote-063">35</ref></hi></hi> <hi rend="CharOverride-6">[8]</hi> sono stati riferiti altri fogli conservati a Parigi, ma non senza problemi. Il Par. copt. 129<hi rend="superscript CharOverride-1">19</hi> f. 36 (paginato <hi rend="CharOverride-3">ⲛⲉ</hi>/<hi rend="CharOverride-3">ⲛⲋ</hi> [= 55/56]) conserva in greco il Sal 117, 10-14, Mc 14, 53-54 (<hi rend="italic">recto</hi>) e Mc 14, 56b-58.61-63 (<hi rend="italic">verso</hi>). Il fatto che la traduzione copta non sia contemplata nell’architettura della pagina è da solo un motivo sufficiente per dubitare dell’effettiva appartenenza allo stesso lezionario dei fogli borgiani. Inoltre, il salmo, benché presenti il testo a piena pagina, è vergato in maiuscola alessandrina ad alternanza di modulo (e non nella variante unimodulare), impiegata anche per le rubriche. Queste ultime, inoltre, sono più elaborate di quelle che si osservano nei fogli borgiani. Il Sal 117 è introdotto dalla rubrica <hi rend="CharOverride-3">ⲁⲛϩⲉⲑⲛⲟⲥ</hi> <hi rend="CharOverride-3">ⲧⲏⲣⲟⲩ</hi> <hi rend="CharOverride-3">ⲕⲱⲧⲉ ⲉⲣⲟⲓ ⲁⲓⲃⲟⲣⲟⲩ ϩⲙ</hi> [<hi rend="CharOverride-3">ⲡⲣⲁⲛ</hi><hi rend="CharOverride-3"> ⲙⲡϫⲟⲉⲓⲥ</hi>], “tutti i popoli mi hanno circondato, li ho respinti nel nome del Signore”, che altro non è che la traduzione di Sal 117, 10 con cui inizia la pericope. È evidente che si tratti di un aiuto per il lettore non abituato ad orientarsi in un testo greco, che in questo modo può individuare più agilmente il brano da proclamare. La pericope evangelica, introdotta dalla rubrica <hi rend="CharOverride-3">ⲕⲁⲧⲁ ⲙⲁⲣⲕⲟⲥ ⲁⲩϫⲓ ⲇⲉ ⲛ</hi><hi rend="CharOverride-3">ⲓⲥ ⲛⲛⲁϩⲣⲛ ⲡ</hi>[<hi rend="CharOverride-3">ⲁⲣⲭⲓⲉⲣⲉⲩⲥ</hi>, “(Vangelo) secondo Matteo; “e condussero Gesù davanti al sommo sacerdote” (ancora una volta la traduzione delle prime parole della pericope stessa) è invece regolarmente vergata nella versione chiaroscurata e unimodulare dell’alessandrina. </p><p rend="text">Discorso simile per il Par. copt. 129<hi rend="superscript CharOverride-1">19</hi> f. 35<hi rend="notes_number CharOverride-1"><hi><ref target="xml_11.html#footnote-062">36</ref></hi></hi> (paginato <hi rend="CharOverride-3">ⲧⲛⲉ</hi>/<hi rend="CharOverride-3">ⲧⲛⲋ</hi> [=355/356]), che presenta il solo testo greco di Mt 26b-57b, impreziosito da iniziali in <hi rend="italic">ekthesis</hi> decorate con motivi fitomorfi, ornitomorfi e addirittura antropomorfi in verde e giallo ocra. Ancora, soltanto una pericope in greco (Mc 14, 65 – 15, 7) si legge sul frammento conservato al Louvre con il numero d’inventario E 10039b. Queste incongruenze, unite a formati sensibilmente diversi (i fogli vaticani misurano mm 280 × 210 con uno specchio di mm 260 × 175 mentre il Par. copt. 129<hi rend="superscript CharOverride-1">19</hi> f. 35, che è quello meglio conservato, misura mm 315 × 240 con uno specchio di mm 235 × 165) fanno pensare piuttosto a manoscritti diversi. Se è vero che la presenza delle sole pericopi greche potrebbe essere dovuta al caso (alcune letture sono molto lunghe e potrebbero occupare più di un foglio), nel Par. copt. 129<hi rend="superscript CharOverride-1">19</hi> f. 36, come si è visto, non c’è spazio per la traduzione del salmo. </p><p rend="text">Si avrebbero dunque due codici, a cui appartenevano, da una parte, il Vat. Borg. Copt. 109, cass. <hi rend="CharOverride-5">xxiii</hi>, fasc. 96 ff. 1-2 e dall’altra il Par. copt. 129<hi rend="superscript CharOverride-1">19</hi> f. 36. I restanti Par. copt. 129<hi rend="superscript CharOverride-1">19</hi> f. 35 e Paris, Musée du Louvre, inv. E 10039b potrebbero appartenere tanto al primo, quanto al secondo. A quest’ultimo va aggiunto un terzo foglio (paginato <hi rend="CharOverride-3">ⲧϥⲁ</hi><hi rend="CharOverride-3">/ⲧϥⲃ</hi> [=391/392]), sempre conservato sotto la segnatura Vat. Borg. Copt. 109, cass. <hi rend="CharOverride-5">xxiii</hi>, fasc. 96 (f. 3) le cui caratteristiche codicologiche, paleografiche e contenutistiche lo avvicinano ai fogli parigini. Anche in quest’ultimo caso, le pericopi conservate, Mc 1, 3-8 (<hi rend="italic">recto</hi>) e Mc 12, 35-37 (<hi rend="italic">verso</hi>), compaiono solo in greco, senza che la versione copta fosse contemplata nel progetto della pagina. Occorre, tuttavia, estrema cautela: in diversi casi, fogli contenenti pericopi talvolta greco-copte, talvolta in una sola lingua, sono stati ricondotti al medesimo manoscritto con buone argomentazioni di carattere codicologico e paleografico. Inoltre, si ha notizia di singoli fogli in cui solo alcune delle letture compaiono sia in greco che in copto. Pertanto, bisogna ammettere l’esistenza di lezionari solo parzialmente bilingui, circostanza che rende la ricostruzione delle originarie unità codicologiche ancor più complicata. </p></div><div><head>2.3 sa 336<hi rend="superscript _idGenCharOverride-1">L</hi> Mink-Schmitz</head><p rend="text">Caratteristiche del tutto analoghe a quelle del Vat. <hi>Borg. Copt. 109, cass. </hi><hi rend="CharOverride-5">xxiii</hi><hi>, fasc. </hi>96 ff. 1-2, sia per quanto riguarda la <hi rend="italic">mise en page</hi>, sia per quanto riguarda le scritture impiegate, si osservano sui 7 fogli<hi rend="notes_number CharOverride-1"><hi><ref target="xml_11.html#footnote-061">37</ref></hi></hi> del lezionario sa 336<hi rend="superscript CharOverride-1">L</hi> <hi rend="CharOverride-2">Mink-Schmitz</hi> <hi rend="CharOverride-4">[49]</hi>. Le rubriche, scritte in inchiostro rosso, sono ancora ben visibili: sul P.Vindob. K 9722 il Sal 98 in greco, sul <hi rend="italic">recto</hi>, è introdotto dalla didascalia <hi rend="CharOverride-3">ⲡϣⲁ</hi> <hi rend="CharOverride-3">ⲛⲛⲁⲣⲭⲏⲉⲡⲓⲥⲕⲟⲡⲟ</hi>(<hi rend="CharOverride-3">ⲥ</hi>) <hi rend="CharOverride-3">ⲡⲉⲯⲁⲗⲧⲏⲣⲓⲟⲛ</hi> “festa dell’arcivescovo; il salmo” mentre sul <hi rend="italic">verso</hi> la traduzione è introdotta ad un semplice <hi rend="CharOverride-3">ⲡⲉϥⲃⲱⲗ</hi> “la sua [<hi rend="italic">scil</hi>. del salmo] traduzione”, al di sotto della quale la rubrica <hi rend="CharOverride-3">ⲡϣⲁ</hi> <hi rend="CharOverride-3">ⲛⲛⲁⲣⲭⲏⲉⲡⲓⲥⲕⲟ</hi>(<hi rend="CharOverride-3">ⲥ</hi>) <hi rend="CharOverride-3">ⲡⲉⲩⲁⲅⲅⲉⲗⲓⲟⲛ</hi> <hi rend="CharOverride-3">ⲛⲕⲁⲧⲁ</hi> <hi rend="CharOverride-3">ⲓⲱⲁⲛⲛⲟⲩ</hi> “la festa dell’arcivescovo; il Vangelo secondo Giovanni” introduce appunto la pericope evangelica che si trovava sulla pagina successiva, ormai perduta; sul London, British Library, Or. 3579 B f. 12 la rubrica <hi rend="CharOverride-3">ⲙⲛⲉϩϣⲟⲙⲧ ⲛⲥⲁⲃⲃⲁⲧⲟⲛ</hi><hi rend="CharOverride-3"> ⲡⲕⲁⲧⲁ</hi> [<hi rend="CharOverride-3">ⲗⲟ</hi>]<hi rend="CharOverride-3">ⲩⲕⲁⲥ</hi> “il terzo sabato; il (Vangelo) secondo Luca” introduce la corrispondente pericope copta; il brano di <hi rend="italic">Giovanni</hi> del P.Vindob. K 9705 era destinato alla liturgia del sabato di Pentecoste, come indica la didascalia <hi rend="CharOverride-3">ⲡ</hi>]<hi rend="CharOverride-3">ⲥⲁⲃⲃⲁ</hi>[<hi rend="CharOverride-3">ⲧⲱ</hi>]<hi rend="CharOverride-3">ⲛ</hi> <hi rend="CharOverride-3">ⲛⲡⲉⲛⲧⲏⲕⲟⲥⲧⲏ</hi> [<hi rend="CharOverride-3">ⲡⲕ</hi>]<hi rend="CharOverride-3">ⲁⲧⲁ</hi> <hi rend="CharOverride-3">ⲓⲱϩⲁⲛⲛⲏⲥ</hi> sul <hi rend="italic">recto</hi>; della breve rubrica che introduce il Sal 148 del Par. copt. 129<hi rend="superscript CharOverride-1">12</hi> f. 64v si legge oggi soltanto <hi rend="CharOverride-3">ⲁⲗⲗ</hi>]<hi rend="CharOverride-3">ⲏⲗⲟⲩⲓⲁ</hi>; sul foglio cairense la lettura dal <hi rend="italic">Vangelo di Luca</hi> è introdotta dalla didascalia <hi rend="CharOverride-3">ⲡ</hi><hi rend="CharOverride-3">ϣⲟⲙⲛⲧ ⲙⲡϣⲁ</hi> […] <hi rend="CharOverride-3">ⲡⲕⲁⲧⲁ</hi> <hi rend="CharOverride-3">ⲗⲟⲩⲕⲁⲥ</hi> “il terzo (giorno) della festa (di Pasqua) […]; il (Vangelo) secondo Luca”. Non tutte le pericopi sono bilingui<hi rend="notes_number CharOverride-1"><hi><ref target="xml_11.html#footnote-060">38</ref></hi></hi>. Anzi, sui fogli conservati soltanto i salmi sono sistematicamente prima in greco e poi in copto, mentre i brani evangelici compaiono soltanto nella versione saidica.</p></div><div><head>2.4 Par. copt. 133<hi rend="superscript _idGenCharOverride-1">1</hi> f. 108d</head><p rend="text">Nonostante le piccole dimensioni (mm 135 × 65) del Par. copt. 133<hi rend="superscript CharOverride-1">1</hi> f. 108d<hi rend="notes_number CharOverride-1"><hi><ref target="xml_11.html#footnote-059">39</ref></hi></hi> <hi rend="CharOverride-4">[38]</hi>, la disposizione dei testi assicura che il frammento proviene da un lezionario. Sul <hi rend="italic">recto</hi>, infatti, si leggono poche lettere di Gv 19, 27 in greco, seguite da Gv 19, 16b-17 (aperto da una grande iniziale in <hi rend="italic">ekthesis</hi>; sul <hi rend="italic">verso</hi> la pericope prosegue con i versetti 20-21a) in copto; tra le due pericopi una linea bianca conteneva nella parte perduta la rubrica, con ogni probabilità limitata alla semplice indicazione <hi rend="CharOverride-3">ⲡⲉϥⲃⲱⲗ</hi>. La maiuscola alessandrina unimodulare chiaroscurata impiegata per le pericopi è affine a quella già descritta in altri fogli parigini ed è quindi da collocare nell’VIII-IX secolo.</p></div><div><head><hi>2.5 Vat. Borg. Copt. 109, cass. </hi><hi rend="CharOverride-5">xxiii</hi><hi>, fasc. </hi>97 f. 1</head><p rend="text">Per quanto riguarda il Vat. <hi>Borg. Copt. 109, cass. </hi><hi rend="CharOverride-5">xxiii</hi><hi>, fasc. </hi>97 f. 1 <hi rend="CharOverride-4">[9]</hi> (paginato <hi rend="CharOverride-3">ⲫⲝⲅ</hi><hi rend="CharOverride-3">/ⲫⲝⲇ</hi><hi rend="CharOverride-3"></hi> [= 563/564]), che conserva i brani di Gv 20, 30-31 in greco seguito da Gv 20, 24-31 e Sal 102, 19-22 in greco, la scrittura impiegata dal copista è uniformemente, tanto per le rubriche<hi rend="notes_number CharOverride-1"><hi><ref target="xml_11.html#footnote-058">40</ref></hi></hi> quanto per le pericopi, la maiuscola alessandrina a contrasto modulare, dal tracciato filiforme e lievemente chiaroscurato (i tratti verticali sono leggermente più spessi di quelli orizzontali), caratterizzata da vistosi bottoni di inchiostro con cui terminano i tratti verticali. Questo tipo di ornamentazione si ritrova in codici del IX secolo (come ad esempio il New York, Morgan Library &amp; Museum, M 579<hi rend="notes_number CharOverride-1"><hi><ref target="xml_11.html#footnote-057">41</ref></hi></hi>, miscellanea agiografica sottoscritta nell’anno 823), del X secolo (come il New York, Morgan Library &amp; Museum, M 603<hi rend="notes_number CharOverride-1"><hi><ref target="xml_11.html#footnote-056">42</ref></hi></hi>, traduzione copta di un’omelia attribuita a Severo di Antiochia, sottoscritto nel 903) fino all’XI secolo (London, British Library, Or. 1320<hi rend="notes_number CharOverride-1"><hi><ref target="xml_11.html#footnote-055">43</ref></hi></hi>, <hi rend="italic">Canones Apostolorum</hi> in copto, sottoscritto nel 1006). L’aspetto rigido e sclerotizzato della maiuscola, unito alla pesante ornamentazione, fanno propendere per una collocazione più vicina al X secolo, senza escludere la fine del IX. Al medesimo lezionario<hi rend="notes_number CharOverride-1"><hi><ref target="xml_11.html#footnote-054">44</ref></hi></hi> <hi rend="CharOverride-4">[9]</hi> sono stati ricondotti il Par. copt. 129<hi rend="superscript CharOverride-1">19</hi> f. 73<hi rend="notes_number CharOverride-1"><hi><ref target="xml_11.html#footnote-053">45</ref></hi></hi> e il P.Berol. inv. 8771<hi rend="notes_number CharOverride-1"><hi><ref target="xml_11.html#footnote-052">46</ref></hi></hi>. Mentre quest’ultimo frammento riporta la pericope tanto in greco (Lc 12, 8b-12) quanto in copto (Lc 12, 4-11), il frammento parigino presenta il solo testo greco sia di Sal 2, 6-8 che di Mt 2, 1-11 introdotti dalle rubriche <hi rend="CharOverride-3">ⲁⲛ</hi>]<hi rend="CharOverride-3">ⲟⲕ</hi> <hi rend="CharOverride-3">ⲇⲉ</hi> <hi rend="CharOverride-3">ⲁⲩⲕⲁⲑⲓⲥⲧⲁ</hi> <hi rend="CharOverride-3">ⲙⲙⲟⲓ</hi> “io l’ho stabilito” e <hi rend="CharOverride-3">ⲉⲕ</hi> <hi rend="CharOverride-3">ⲧⲟⲩ</hi> <hi rend="CharOverride-3">ⲙⲁ</hi>]<hi rend="CharOverride-3">ⲑⲑⲁⲓⲟⲩ</hi> <hi rend="CharOverride-3">ⲁⲅⲓⲟⲩ</hi> <hi rend="CharOverride-3">ⲉⲩⲁⲅⲅⲉⲗⲓ</hi>|[<hi rend="CharOverride-3">ⲟⲩ</hi> <hi rend="CharOverride-3">ⲁ</hi>]<hi rend="CharOverride-3">ⲛⲁⲅⲛⲱⲥⲙⲁ · ⲓ</hi><hi rend="CharOverride-3">ⲥ</hi><hi rend="CharOverride-3"></hi> <hi rend="CharOverride-3">ⲇⲉ</hi> <hi rend="CharOverride-3">ⲛⲧⲉⲣⲟⲩϫⲡⲟϥ</hi> “lettura dal santo Vangelo secondo Matteo; “e Gesù dopo essere stato generato”, <hi rend="italic">incipit</hi> copti delle rispettive pericopi greche, situazione analoga, dunque, a quanto osservato nel Par. copt. 129<hi rend="superscript CharOverride-1">19</hi> f. 36. Questa circostanza, unita al fatto che le rubriche sono strutturalmente diverse da quelle che compaiono sul foglio vaticano e anzi simili piuttosto a quelle del Par. copt. 129<hi rend="superscript CharOverride-1">19</hi> f. 36, suggerirebbe, per il Par. copt. 129<hi rend="superscript CharOverride-1">19</hi> f. 73, un codice diverso, forse lo stesso del Par. copt. 129<hi rend="superscript CharOverride-1">19</hi> f. 65.</p><p rend="text">Quest’ultimo<hi rend="notes_number CharOverride-1"><hi><ref target="xml_11.html#footnote-051">47</ref></hi></hi>, in una tarda maiuscola alessandrina a contrasto modulare da riferire alla inoltrata seconda metà del IX secolo, è forse ciò che rimane di un lezionario monolingue greco facente parte della biblioteca del Monastero Bianco. Le due letture conservate infatti, Sal 44, 13-17 e Lc 1, 39-56, sono esclusivamente in greco. Anche in questo <hi rend="italic">specimen</hi>, il salmo si dispone a piena pagina, cercando di rispettare l’equivalenza di una linea di scrittura per verso, segnalando con una vistosa <hi rend="italic">eisthesis</hi> eventuali versi troppo lunghi per entrare nello spazio disponibile, mentre il <hi rend="italic">Vangelo</hi>, introdotto da una semplice didascalia <hi rend="CharOverride-3">ⲉⲕ</hi> <hi rend="CharOverride-3">ⲧⲟⲩ</hi> <hi rend="CharOverride-3">ⲕⲁⲧⲁ</hi> <hi rend="CharOverride-3">ⲗⲟⲩⲕ</hi>(<hi rend="CharOverride-3">ⲁⲛ</hi>), presenta un’impaginazione su due colonne. Al termine della pericope evangelica, un <hi rend="italic">agraphon</hi> di circa 9 linee suggerisce che il foglio (paginato <hi rend="CharOverride-3">ⲣⲗⲁ/ⲣ</hi><hi rend="CharOverride-3">ⲗⲃ</hi> [= 131/132]) fosse l’ultimo del manoscritto o che almeno concludesse una sezione del lezionario. Dal momento che di norma non tutti i lezionari di cui abbiamo notizia sono bilingui, anche se la liturgia, almeno in determinate occasioni e almeno per le letture evangeliche, prevedeva una doppia proclamazione prima in greco e poi in copto, è stato ipotizzato che accanto ai lezionari copti monolingui potessero esistere anche lezionari greci monolingui. Il Par. copt. 129<hi rend="superscript CharOverride-1">19</hi> f. 65 potrebbe allora essere testimone di questa seconda tipologia. È tuttavia davvero singolare che a fronte di decine di lezionari copti o greco-copti sia rimasto solo un foglio di lezionario greco<hi rend="notes_number CharOverride-1"><hi><ref target="xml_11.html#footnote-050">48</ref></hi></hi>. Più facile pensare, dunque, che il foglio facesse parte di un lezionario solo parzialmente bilingue.</p></div><div><head>2.6 Par. copt. 161<hi rend="superscript _idGenCharOverride-1">7</hi>, f. 50</head><p rend="text">A questo proposito si potrebbe proporre il confronto con un altro piccolo frammento parigino, il Par. copt. 161<hi rend="superscript CharOverride-1">7</hi>, f. 50<hi rend="notes_number CharOverride-1"><hi><ref target="xml_11.html#footnote-049">49</ref></hi></hi> <hi rend="CharOverride-4">[39]</hi>, corrispondente alla parte superiore esterna del foglio originario. Esso riporta, sul <hi rend="italic">recto</hi>, At 13, 38-39 in copto, seguiti da Sal 2, 6-10 in greco, mentre il <hi rend="italic">verso</hi> è interamente occupato da Mt 2, 1-2.4-5 sempre in greco. Il salmo e la pericope evangelica sono preceduti da un semplice titolo (rispettivamente <hi rend="CharOverride-3">ὑπόψαλμα</hi><hi rend="notes_number CharOverride-1"><hi><ref target="xml_11.html#footnote-048">50</ref></hi></hi> e <hi rend="CharOverride-3">καθὰ</hi> <hi rend="CharOverride-3">Μαθθαῖον</hi>) vergato in inchiostro rosso e separato dal testo che precede e che segue da una semplice linea ornata. Il frammento esibisce una sola mano che impiega una maiuscola alessandrina dal tracciato abbastanza sottile, in cui il contrasto modulare non è esasperato (in particolare, <hi rend="italic">omicron</hi> e <hi rend="italic">sigma</hi> sono spesso di forma tonda), che difficilmente sarà riferibile ad un periodo più tardo dell’inizio del IX secolo. La <hi rend="italic">mise en page</hi> è mista, ma ricalca modelli già osservati: il salmo si dispone a piena pagina, mentre il testo degli <hi rend="italic">Atti</hi> e il <hi rend="italic">Vangelo</hi> sono ripartiti su due colonne. </p><p rend="text">Tuttavia, il confronto potrebbe non essere così calzante. Sul <hi rend="italic">recto</hi>, alla fine del salmo, si intravedono i resti di un’ulteriore linea ornata, che avrebbe potuto separare il testo greco dalla versione copta, non conservata a causa dei danni materiali, tanto più che gli <hi rend="italic">Atti</hi> compaiono in copto.</p><p rend="text">Ed è proprio questo l’aspetto più sorprendente, perché il frammento è l’unica testimonianza di lezionario bilingue in cui non compaiono esclusivamente pericopi evangeliche e salmi. Se anche il brano tratto dagli <hi rend="italic">Atti</hi> fosse bilingue, o se il codice prevedesse le due lingue soltanto per alcuni testi non è possibile stabilirlo.</p></div><div><head>2.7 Bodl. Gr. liturg. c. 1</head><p rend="text">Un singolo foglio di lezionario dalle caratteristiche codicologiche e paleografiche affini a quelle descritte fino ad ora è conservato alla Bodleian Library di Oxford (Gr. liturg. c. 1<hi rend="notes_number CharOverride-1"><hi><ref target="xml_11.html#footnote-047">51</ref></hi></hi> <hi rend="CharOverride-4">[28]</hi>) ed è vergato in una maiuscola alessandrina dal contrasto modulare molto marcato, collocabile entro la prima metà del IX secolo. Le due pericopi, Mt 4, 2-11 in greco e Mt. 4, 1-6 in copto, sono separate dalla rubrica, in inchiostro rosso, <hi rend="CharOverride-3">ⲡ</hi>[<hi rend="CharOverride-3">ⲃ</hi>]<hi rend="CharOverride-3">ⲱⲗ</hi> <hi rend="CharOverride-3">ⲙⲡⲉⲩⲁⲅⲅⲉⲗⲓⲟⲛ</hi> <hi rend="CharOverride-3">ⲡⲕⲁⲧⲁ</hi> <hi rend="CharOverride-3">ⲙⲁⲑⲁⲓⲟⲥ</hi> “la traduzione del Vangelo secondo Matteo”.</p></div><div><head>2.8 P.Vindob. K 9730</head><p rend="text">P.Vindob. K 9730<hi rend="notes_number CharOverride-1"><hi><ref target="xml_11.html#footnote-046">52</ref></hi></hi> <hi rend="CharOverride-4">[50]</hi> proviene anch’esso da un lezionario in cui le letture nelle due lingue si susseguono. Le pericopi conservate, introdotte da una semplice rubrica vergata in rosso, sono, nell’ordine, Mt 3, 13b-17 in greco, Mt 3, 13-16 in copto<hi rend="notes_number CharOverride-1"><hi><ref target="xml_11.html#footnote-045">53</ref></hi></hi> (<hi rend="italic">recto</hi>), Sal 77, 65-69 prima in greco e poi in copto<hi rend="notes_number CharOverride-1"><hi><ref target="xml_11.html#footnote-044">54</ref></hi></hi>, Gv 20, 1 in greco<hi rend="notes_number CharOverride-1"><hi><ref target="xml_11.html#footnote-043">55</ref></hi></hi> (<hi rend="italic">verso</hi>). Anche in questo caso, ad una <hi rend="italic">mise en page</hi> su due colonne esibita dalle pericopi evangeliche si contrappone la scrittura a piena pagina del salmo. La scrittura [tav. IX], una maiuscola alessandrina dal contrasto modulare molto marcato (in cui spiccano grandi <hi rend="italic">phi</hi> con i tratti due e tre che toccano solo con l’estremità inferiore il tratto verticale, formando una forta di cuore) è simile a quella esibita dal Vat. Borg. Copt. 109, cass. <hi rend="CharOverride-5">xxiii</hi>, fasc. 97 f. 1 ma più sciolta, e perciò collocabile entro l’inizio del X secolo. </p></div><div><head>2.9 London, British Library, Or. 7021 ff. ii-iv</head><p rend="text">Alcuni frammenti, oggi conservati sotto la segnatura London, British Library, Or. 7021 ff. <hi rend="CharOverride-5">ii-iv</hi><hi rend="notes_number CharOverride-7"><hi><ref target="xml_11.html#footnote-042">56</ref></hi></hi> <hi rend="CharOverride-4">[20]</hi>, furono recuperati dalla legatura dell’Or. 7021, codice cartaceo contenente un encomio all’arcangelo Michele attribuito a Teodosio di Alessandria<hi rend="notes_number CharOverride-1"><hi><ref target="xml_11.html#footnote-041">57</ref></hi></hi>. Come attesta il colofone<hi rend="notes_number CharOverride-1"><hi><ref target="xml_11.html#footnote-040">58</ref></hi></hi> che lo accompagna, il codice venne allestito a proprie spese da un certo Sire, figlio di Pheu, per donarlo al monastero dell’arcangelo Michele presso Edfu. Il codice fu copiato da Vittore, figlio di Mercurio e diacono della chiesa di san Mercurio Stratelate di Esna nel 987. Attualmente il codice si trova racchiuso da una legatura moderna, ma secondo quanto riportato da Bentley Layton<hi rend="notes_number CharOverride-1"><hi><ref target="xml_11.html#footnote-039">59</ref></hi></hi> esso arrivò al British Museum ancora nella sua legatura originale, che fu smembrata per recuperarne appunto frammenti di papiro e pergamena. Se questa legatura è stata realizzata contestualmente al codice (e non c’è nessun elemento nei report scritti a seguito delle operazioni di smontaggio della legatura che lasci pensare al contrario) si avrebbe un solido termine <hi rend="italic">ante quem</hi> che conferma <hi rend="italic">grosso modo</hi> le datazioni proposte su base paleografica. </p><p rend="text">I frammenti, così danneggiati da non permettere sempre l’identificazione del testo<hi rend="notes_number CharOverride-1"><hi><ref target="xml_11.html#footnote-038">60</ref></hi></hi>, sembrano conservare pericopi bilingui in successione, probabilmente organizzate su due colonne, vergate nella solita maiuscola alessandrina unimodulare fortemente chiaroscurata con elementi decorativi sui tratti orizzontali di <hi rend="italic">epsilon</hi>, <hi rend="italic">tau</hi> e sulle estremità di <hi rend="italic">sigma</hi>. Notevoli i tratteggi di <hi rend="italic">ypsilon</hi> in tre tempi e di <hi rend="italic">hori</hi> che scende al di sotto del rigo di base. La qualità del chiaroscuro, marcato ma non esasperato, e l’equilibrata disposizione degli elementi esornativi, che interessano poche lettere, orientano verso una datazione alla metà dell’VIII secolo.</p></div><div><head>2.10 Bodl. Copt. f. 5 </head><p rend="text">L’attuale Oxford, Bodleian Library, Copt. f. 5<hi rend="notes_number CharOverride-1"><hi><ref target="xml_11.html#footnote-037">61</ref></hi></hi> <hi rend="CharOverride-4">[29]</hi> proviene dagli scavi compiuti ad inizio ’900 da Flinders Petrie tra le rovine del Monastero di Apa Apollo (Deir el-Bala’izah), a circa 20 km a sud di Asyūṭ<hi rend="notes_number CharOverride-1"><hi><ref target="xml_11.html#footnote-036">62</ref></hi></hi>. I papiri documentari rinvenuti nel sito attestano che l’insediamento dovette essere attivo tra la fine del VII e la metà dell’VIII secolo<hi rend="notes_number CharOverride-1"><hi><ref target="xml_11.html#footnote-035">63</ref></hi></hi>. Anzi, quasi certamente venne abbandonato dopo il 750 ca., che può essere considerato a buon diritto un orientativo <hi rend="italic">terminus ante quem</hi>. Il frammento pergamenaceo, sicuramente un lezionario, curiosamente presenta, tracciate a secco, le righe di giustificazione, quelle che definiscono l’intercolunnio (il testo si articola su due colonne di scrittura), e le linee che determinano i bordi superiore ed inferiore, ed esibisce una maiuscola ogivale sensibilmente inclinata a destra, caratterizzata da un tracciato molto spezzato e solo minimamente chiaroscurato, in cui i tratti verticali spesso si piegano a sinistra. Tra le forme particolari si segnalano <hi rend="italic">alpha</hi> in due tempi, <hi rend="italic">epsilon</hi> con il tratto orizzontale mediano spostato verso l’alto, <hi rend="italic">my</hi> con i tratti due e tre fusi in una curva che arriva a toccare il rigo di base, <hi rend="italic">omicron</hi> piccolo e alto sul rigo di base. Questa mano, a cui è stato ricondotto un secondo manoscritto<hi rend="notes_number CharOverride-1"><hi><ref target="xml_11.html#footnote-034">64</ref></hi></hi>, in origine contenente almeno tutte le epistole del Nuovo Testamento, è stata riferita entro la metà del IV secolo per motivi sia linguistici che paleografici. In realtà, almeno dal punto di vista grafico, questi frammenti possono essere confrontati con materiali decisamente più tardi, come P.Oxy. LXXVI 5074<hi rend="notes_number CharOverride-1"><hi><ref target="xml_11.html#footnote-033">65</ref></hi></hi>, probabilmente da collocare tra la fine del V e l’inizio del VI secolo.<hi rend="CharOverride-8"> </hi>Anzi, rispetto a quest’ultimo, nei frammenti bodleiani si apprezza un tracciato più spezzato e un contrasto più marcato tra lettere inscrivibili in un quadrato e lettere strette, per cui non sembra azzardata una datazione nella prima metà del VI secolo.</p></div><div><head>2.11 sa 340<hi rend="superscript _idGenCharOverride-1">L</hi> Mink-Schmitz</head><p rend="text">La medesima disposizione affrontata è esibita dal lezionario dei <hi rend="italic">Vangeli</hi> sa 340<hi rend="superscript CharOverride-1">L</hi> <hi rend="CharOverride-2">Mink-Schmitz </hi><hi rend="CharOverride-4">[35] </hi>di cui sopravvivono quattro fogli frammentari<hi rend="notes_number CharOverride-1"><hi><ref target="xml_11.html#footnote-032">66</ref></hi></hi>. Le pericopi sono copiate, ancora una volta, nella maiuscola alessandrina unimodulare e fortemente chiaroscurata. I tratti orizzontali, ridotti a sottilissimi filetti rinforzati con spessi dentelli di forma quadrangolare, sono più sviluppati di quelli verticali, il che dà alla scrittura un aspetto vagamente schiacciato simile a quello già osservato nel Vat. Borg. Copt. 109, cass. <hi rend="CharOverride-5">xxiii</hi>, fasc. 96 ff. 1-2. Anche questi fogli, dunque, saranno da collocare tra VIII e IX secolo. Sugli scarni frammenti sopravvivono solo poche semplici rubriche, del tipo <hi rend="CharOverride-3">ⲡⲉⲩⲁⲅⲅⲉⲗⲓⲟⲛ</hi> <hi rend="CharOverride-3">ⲛⲕⲁⲧⲁ</hi> <hi rend="CharOverride-3">ⲗⲟⲩⲕⲁⲥ</hi> “il Vangelo secondo Luca”, scritte nello stesso inchiostro del testo ma nella versione a contrasto modulare e priva di chiaroscuro della maiuscola alessandrina.</p></div></div><div><head>3. Un lezionario con le pericopi in parallelo: sa 339<hi rend="superscript _idGenCharOverride-1">L</hi> Mink-Schmitz</head><p rend="text">Sotto la sigla sa 339<hi rend="superscript CharOverride-1">L</hi> <hi rend="CharOverride-2">Mink-Schmitz </hi>sono raccolti 7 fogli frammentari appartenuti originariamente allo stesso lezionario bilingue dei <hi rend="italic">Vangeli</hi><hi rend="notes_number CharOverride-1"><hi><ref target="xml_11.html#footnote-031">67</ref></hi></hi> <hi rend="CharOverride-4">[33]</hi>. A differenza di quanto osservato fino ad ora, in questo manoscritto le pericopi nelle due lingue non sono in successione ma si trovano affrontate, esattamente come accade nella maggior parte dei tetravangeli. La condizione in cui si trova l’inchiostro, in più punti quasi completamente evanido, unito allo stato frammentario dei fogli, non permette di comprendere facilmente come fosse segnalato il passaggio da una lezione all’altra. Le rubriche sono vergate con lo stesso inchiostro delle pericopi, da cui sono separate tramite semplici linee ornate. Esse sono costituite da formule molto semplici del tipo <hi rend="CharOverride-3">ⲡⲕⲁⲧⲁ</hi> seguite dal nome dell’evangelista. Talvolta si riescono a leggere alcuni numerali e poche altre parole, come nel Par. copt. 129<hi rend="superscript CharOverride-1">9</hi> f. 74r <hi rend="CharOverride-3">ⲥⲟⲩ</hi> <hi rend="CharOverride-3">ϫⲟⲩ</hi> […] <hi rend="CharOverride-3">ⲡϣⲁ</hi> <hi rend="CharOverride-3">ⲛ</hi>[…] (di non chiara interpretazione: con ogni probabilità si deve leggere l’indicazione della data seguita da “la festa di […]”) o nel Par. copt. 129<hi rend="superscript CharOverride-1">7</hi> f. 56v <hi rend="CharOverride-3">ⲕⲉ ⲉⲟⲣⲧⲏ ⲧⲱⲛ ⲁⲅⲓⲱⲛ</hi> <hi rend="CharOverride-3">ⲁⲃⲃⲁ</hi> <hi rend="CharOverride-3">ⲡⲁ</hi>[ . . ]<hi rend="CharOverride-3">ⲱⲛⲟ</hi>[  <hi rend="CharOverride-3">̣</hi>] <hi rend="CharOverride-3">ⲕ</hi>(<hi rend="CharOverride-3">ⲁⲓ</hi>) <hi rend="CharOverride-3">ⲁⲃⲃⲁ</hi> <hi rend="CharOverride-3">ⲡⲉ</hi>[…] <hi rend="CharOverride-3">ⲁⲃⲃⲁ</hi> <hi rend="CharOverride-3">ⲙⲱ</hi>[…] (“25 festa dei santi […]). Tanto per le pericopi quanto per le rubriche il copista impiega una maiuscola alessandrina a contrasto modulare dal tracciato uniformemente filiforme molto occhiellato, eseguita con scioltezza. <hi rend="italic">Alpha</hi>, <hi rend="italic">my</hi>, <hi rend="italic">ypsilon</hi>, <hi rend="italic">omega</hi> e <hi rend="italic">shai</hi> sono di norma eseguiti in un solo movimento, <hi rend="italic">kappa</hi> è in due tempi (con primo e secondo tempo uniti da un occhiello). Alla fine dei tratti verticali, là dove il calamo si ferma, sono presenti ispessimenti di inchiostro a forma di bottone. L’unico altro elemento accessorio si osserva sulla traversa di <hi rend="italic">tau</hi>, rinforzata a sinistra (e talvolta anche a destra) da un dentello. Nel suo complesso, questa maiuscola ha un aspetto più fluido e sciolto ed un’alternanza modulare più equilibrata di quella del P.Vindob. K 2698 <hi rend="CharOverride-4">[42]</hi> (da collocare tra la seconda metà del IX secolo e l’inizio del X secolo). Perciò una datazione compresa tra il tardo VIII secolo e l’inizio del IX secolo appare verosimile. </p></div><div><head>4. I lezionari impaginati su tre colonne</head><p rend="text">Un lezionario<hi rend="notes_number CharOverride-1"><hi><ref target="xml_11.html#footnote-030">68</ref></hi></hi> <hi rend="CharOverride-4">[36]</hi> di cui si conservano soltanto 8 ff., appartenenti allo stesso quaternione e contenenti le letture per il Venerdì Santo<hi rend="notes_number CharOverride-1"><hi><ref target="xml_11.html#footnote-029">69</ref></hi></hi>, diviso tra Parigi (Par. copt. 129<hi rend="superscript CharOverride-1">10</hi> f. 198; Par. copt. 129<hi rend="superscript CharOverride-1">21</hi> ff. 1-4, 10; Par. copt. 133<hi rend="superscript CharOverride-1">1</hi> f. 50) e Vienna (P.Vindob. K 9673a [tav. X]), presenta una sorprendente <hi rend="italic">mise en page</hi> articolata su tre colonne. I fogli, tutti frammentari, originariamente non dovevano essere di dimensioni inferiori ai mm 420 × 330, di cui le tre colonne occupano mm 300 × 260 circa. Il Par. copt. 129<hi rend="superscript CharOverride-1">10</hi> f. 198r, un lato carne, conserva, nell’angolo superiore interno, la segnatura di fascicolo <hi rend="CharOverride-3">ⲏ</hi> (= 8). Le rubriche si limitano ad indicare da quale <hi rend="italic">Vangelo</hi> è tratta la lettura, senza ulteriori specificazioni<hi rend="notes_number CharOverride-1"><hi><ref target="xml_11.html#footnote-028">70</ref></hi></hi> (ad esempio nel Par. copt. 129<hi rend="superscript CharOverride-1">21</hi> f. 1r, <hi rend="CharOverride-3">ⲉⲕ</hi> <hi rend="CharOverride-3">ⲧⲟⲩ</hi> <hi rend="CharOverride-3">ⲕⲁⲧⲁ</hi> <hi rend="CharOverride-3">ⲓⲱⲁⲛⲏⲛ</hi> “dal [Vangelo] secondo Giovanni”) e sono vergate in maiuscola alessandrina a contrasto modulare, caratterizzata da <hi rend="italic">theta</hi> e <hi rend="italic">omicron</hi> molto compressi lateralmente e a forma di goccia. Le pericopi invece sono vergate nella solita maiuscola alessandrina unimodulare fortemente chiaroscurata. Rispetto ad altri <hi rend="italic">specimina</hi>, si nota qui un’insistenza maggiore sui riccioli dei tratti obliqui di <hi rend="italic">delta</hi>, <hi rend="italic">kappa</hi> (con tenaglia separata dal tratto verticale), <hi rend="italic">lambda</hi>, <hi rend="italic">ypsilon</hi>, <hi rend="italic">chi</hi> e <hi rend="italic">giangia</hi>, che si accompagna ad un più pesante ricorso agli elementi decorativi sui tratti orizzontali, in particolare di <hi rend="italic">epsilon</hi> e di <hi rend="italic">tau</hi> (e <hi rend="italic">ti</hi>). Tali caratteristiche inducono a collocare questi fogli non prima dell’inizio del IX secolo. </p><p rend="text">Forse allo stesso codice, oppure ad un lezionario<hi rend="notes_number CharOverride-1"><hi><ref target="xml_11.html#footnote-027">71</ref></hi></hi> diverso ma con la medesima <hi rend="italic">mise en page</hi> su tre colonne, appartenevano i frammenti Par. copt. <hi>129</hi><hi rend="superscript CharOverride-1">7</hi><hi> f. 5 + Par. copt. 129</hi><hi rend="superscript CharOverride-1">19</hi><hi> f. 99 + Par. copt. 129</hi><hi rend="superscript CharOverride-1">21</hi><hi> f. 9 + Par. copt. 133</hi><hi rend="superscript CharOverride-1">1</hi><hi> f. 89 + Par. copt. </hi>132<hi rend="superscript CharOverride-1">2</hi> f. 100 <hi rend="CharOverride-4">[31]</hi>, che restituiscono un solo foglio danneggiato contenente Mt 3, 13-17 in greco, la stessa pericope in copto, mentre solo in copto Lc 1, 39-41.42-46.48-51.54-56 e Mt 4, 23-24 (in quest’ordine). Non è chiaro perché alcune pericopi siano bilingui ed altre no, e lo stesso stato di conservazione dei frammenti rende estremamente difficoltoso comprenderne l’articolazione. Occorre pertanto muoversi con estrema cautela, tanto più che le rubriche, originariamente vergate in rosso, sono praticamente evanide. Il codice va collocato paleograficamente nel IX secolo. Questi frammenti, come i precedenti, provengono dal Monastero Bianco. </p><p rend="text">Un ulteriore foglio con caratteristiche molto simili a quelle già osservate è restituito dai frammenti Par. copt. 129<hi rend="superscript CharOverride-1">9</hi> f. 96 + Par. copt. 129<hi rend="superscript CharOverride-1">21</hi> ff. 11-13 + London, British Library, Or. 3579 B f. 30 <hi rend="CharOverride-4">[34]</hi> che costituiscono un foglio<hi rend="notes_number CharOverride-1"><hi><ref target="xml_11.html#footnote-026">72</ref></hi></hi> frammentario di grandi dimensioni (circa mm 480 × 420 per uno specchio di mm 380 × 320). Come nei due esempi sopra esaminati, letture in greco e letture in copto sono in successione<hi rend="notes_number CharOverride-1"><hi><ref target="xml_11.html#footnote-025">73</ref></hi></hi>, introdotte ciascuna da una semplice rubrica in inchiostro rosso del tipo <hi rend="CharOverride-3">ⲡⲉϥⲃⲱⲗ</hi> <hi rend="CharOverride-3">ⲡ</hi>[<hi rend="CharOverride-3">ⲉ</hi>]<hi rend="CharOverride-3">ⲩⲁⲅⲅⲉⲗⲉⲓⲁ</hi> <hi rend="CharOverride-3">ⲛⲕⲁⲧⲁ</hi> <hi rend="CharOverride-3">ⲓⲱϩⲁⲛⲛϩⲥ</hi> “la sua traduzione; il Vangelo secondo Giovanni” in maiuscola alessandrina a contrasto modulare. Grandi iniziali decorate con motivi fitomorfi o geometrici segnalano l’inizio delle pericopi, quest’ultime vergate in una maiuscola unimodulare fortemente chiaroscurata, eseguita da una mano molto simile a quella che trascrisse il precedente lezionario con <hi rend="italic">Matteo</hi> e <hi rend="italic">Luca</hi> (<hi rend="CharOverride-4">[34]</hi>), e quindi da collocare anch’essa nel IX secolo. </p><p rend="text">L’articolazione dello specchio su tre colonne richiama innegabilmente modelli tardoantichi. Questo tipo di <hi rend="italic">mise en page</hi>, infatti, è esibito da celebri cimeli, come il <hi rend="italic">Codex Vaticanus</hi><hi rend="notes_number CharOverride-1"><hi><ref target="xml_11.html#footnote-024">74</ref></hi></hi><hi rend="italic"> </hi>(metà del VI secolo) o come il manoscritto degli <hi rend="italic">Atti degli Apostoli</hi> e delle <hi rend="italic">Epistole paoline</hi> e <hi rend="italic">cattoliche</hi> da cui provengono alcuni fogli palinsesti del Vat. gr. 2061A<hi rend="notes_number CharOverride-1"><hi><ref target="xml_11.html#footnote-023">75</ref></hi></hi> (metà del V secolo). In casi eccezionali, il testo distribuito su tre colonne si incontra anche in codici della piena età bizantina. L’esempio più illustre è senza dubbio il monumentale Patm. 33<hi rend="notes_number CharOverride-1"><hi><ref target="xml_11.html#footnote-022">76</ref></hi></hi>, un volume contenente le opere di Gregorio di Nazianzo allestito, come attesta la sottoscrizione, nel 941 dal monaco Nicola e dal suo discepolo Daniele a Reggio<hi rend="notes_number CharOverride-1"><hi><ref target="xml_11.html#footnote-021">77</ref></hi></hi>. Al netto degli aspetti peculiari che innegabilmente qualificano il Patm. 33 come un <hi rend="italic">unicum</hi> nel più ampio contesto della coeva produzione libraria, Irmgard Hutter ha dimostrato quanto il codice risenta di modelli tardoantichi, anche su tre colonne, che sicuramente circolarono – e talvolta furono reimpiegati come palinsesti<hi rend="notes_number CharOverride-1"><hi><ref target="xml_11.html#footnote-020">78</ref></hi></hi> – in area italomeridionale. Dato il forte conservatorismo della tradizione manoscritta copta<hi rend="notes_number CharOverride-1"><hi><ref target="xml_11.html#footnote-019">79</ref></hi></hi>, ben si comprende il ricorso, ancora nel IX secolo, ad una <hi rend="italic">mise en page</hi> dal sapore arcaico e di sicuro impatto visivo per libri, come i lezionari di Pasqua, che svolgevano un’importante funzione rituale.</p><p rend="text">Non è escluso che i 10 ff., considerati separatamente dai cataloghi, possano appartenere al medesimo lezionario, realizzato da almeno due copisti e utilizzato in occasione di riti particolarmente solenni (il grande formato delle pagine e della scrittura assieme all’impaginazione su tre colonne orientano in questo senso), quasi certamente le liturgie pasquali, come lascia immaginare il contenuto delle pericopi, incentrate sui <hi rend="italic">Vangeli</hi> della Resurrezione.</p></div><div><head>5. Firenze, Museo Archeologico, inv. 7134</head><p rend="text">Un discorso a parte merita il frammento di lezionario Firenze, Museo Archeologico, inv. 7134<hi rend="notes_number CharOverride-1"><hi><ref target="xml_11.html#footnote-018">80</ref></hi></hi> <hi rend="CharOverride-4">[11]</hi>. Esso rappresenta un <hi rend="italic">unicum</hi> sotto vari aspetti. Innanzitutto, è l’unica testimonianza di lezionario papiraceo bilingue ad oggi nota. Il piccolo frammento (mm 50 × 45), forse proveniente dalla regione tebana<hi rend="notes_number CharOverride-1"><hi><ref target="xml_11.html#footnote-017">81</ref></hi></hi>, conserva sul <hi rend="italic">recto</hi> Lc 7, 22-25 in copto mentre sul <hi rend="italic">verso</hi> Lc 7, 50 sempre in copto, con cui si concludeva la pericope, e Gv 12, 12-15 in greco, aperto da un <hi rend="italic">signum crucis</hi> e preceduto da una semplice didascalia <hi rend="CharOverride-3">ⲉⲩⲁⲅⲅⲉⲗ</hi>[<hi rend="CharOverride-3">ⲓⲟⲛ</hi> <hi rend="CharOverride-3">ⲕⲁⲧⲁ</hi> <hi rend="CharOverride-3">ⲓⲱⲁⲛⲛⲏⲛ</hi> (?)]. Se le porzioni di testo conservate permettono con una buona approssimazione di ricostruire la larghezza dello specchio scrittorio attorno ai mm 90-100, è impossibile stabilirne l’altezza. La distanza tra Lc 7, 22-25 e Lc 7, 50 ha bisogno di circa 65 righi per essere colmata. Chiaramente la pericope lucana (a meno di non voler immaginare pagine alte più di mm 360, margini esclusi) non comprendeva che una selezione di versetti tratti dal capitolo 7, ma non si può stabilire quali e quanti.</p><p rend="text">Si individuano con facilità due mani, entrambe piuttosto informali. La prima, che verga il testo copto di <hi rend="italic">Luca</hi> sia sul <hi rend="italic">recto</hi> che sul <hi rend="italic">verso</hi>, è caratterizzata da un asse fortemente inclinato a destra ma non costante, squilibri modulari disomogenei che contrappongono lettere alte o ingrandite a lettere più piccole e sollevate sul rigo di base (in particolare <hi rend="italic">omicron</hi>, ma talvolta anche <hi rend="italic">ny</hi>, <hi rend="italic">omega</hi> e <hi rend="italic">shai</hi>), assenza di chiaroscuro. <hi rend="italic">Alpha</hi>, <hi rend="italic">my</hi> e <hi rend="italic">ypsilon</hi> sono di norma eseguiti in un solo tempo (ma <hi rend="italic">ypsilon</hi> compare anche in due tempi), <hi rend="italic">omega</hi> e <hi rend="italic">shai</hi> hanno tracciato angoloso, <hi rend="italic">epsilon</hi> è in tre tempi, con tratto orizzontale mediano che si prolunga toccando la lettera successiva. La seconda mano invece è responsabile della pericope giovannea. Rispetto alla prima, essa è ancor più informale e sciolta, con vistosi problemi di allineamento sul rigo di base, maggior disinvoltura a rompere la struttura bilineare, asse che ad inizio pericope è fortemente inclinato a destra ma che dopo poche lettere si raddrizza. Il tracciato si presenta più morbido e occhiellato (in particolare in <hi rend="italic">lambda</hi>, <hi rend="italic">ypsilon</hi> e <hi rend="italic">chi</hi>), anche se <hi rend="italic">alpha</hi> è eseguito in due tempi, con i tratti uno e due fusi a formare una curva molto stretta mentre il terzo si prolunga in entrambe le direzioni. <hi rend="italic">Epsilon</hi> è spesso eseguito in due tempi, a curve sovrapposte, mentre <hi rend="italic">omicron</hi> risulta ancora sollevato sul rigo ma assume una forma più ovale. <hi rend="italic">Kappa</hi>, con tenaglia eseguita in un solo tempo, invade sistematicamente l’interlinea superiore (caratteristica che si ritrova in diverse mani documentarie a partire dal V-VI). <hi rend="italic">My</hi> è in tre tempi, ma con tutti i tratti convessi. La vicinanza della prima mano a testimoni come P.Aphrod.Lit. IV 18<hi rend="notes_number CharOverride-1"><hi><ref target="xml_11.html#footnote-016">82</ref></hi></hi>, encomio del <hi rend="italic">dux</hi> Kallinikios che Dioscoro di Afrodito copiò sul verso di un contratto (P.Cair.Masp. III 67315r) datato 24 settembre 568, suggerisce di datare il pezzo a non prima della seconda metà del VI secolo senza escludere l’inizio del successivo.</p><p rend="text">Trarre conclusioni da un frammento così piccolo è ovviamente pericoloso, ma la collaborazione di almeno due mani avvicina questo testimone ai manoscritti papiracei miscellanei bilingui come il Pap. bil. 1 di Amburgo <hi rend="CharOverride-4">[12]</hi>. Per rispondere ad un’esigenza concreta del culto, un gruppo di monaci, la cui presenza nella regione tebana è ampiamente attestata<hi rend="notes_number CharOverride-1"><hi><ref target="xml_11.html#footnote-015">83</ref></hi></hi>, avrebbe provveduto al confezionamento del manoscritto, operazione che era allo stesso tempo un atto di devozione ed un’occasione di preghiera. Non sappiamo quante mani collaborarono alla sua realizzazione né in che modo fosse stato suddiviso il lavoro. La tentazione di immaginare due mani, una più formale che copia il copto affiancata da un’altra molto più informale e sciolta, a tratti quasi corsiva, in grado di gestire con facilità un testo in greco, è molto forte. Eppure, si tratta soltanto di una suggestione. Non è detto che quanto osservato sul papiro, e cioè che al cambio di lingua corrisponde un cambio di mano, fosse il criterio in base al quale erano stati distribuiti i brani da copiare. È altrettanto possibile che a ciascun collaboratore fossero state assegnate una o più pericopi bilingui. Questa seconda ipotesi appare, anzi, la più verisimile se si considera che in tutti i manoscritti bilingui non si osservano mani specializzate in una delle due lingue. </p></div><div><head>6. Il manoscritto della liturgia di san Mercurio (British Library, Or. 6801)</head><p rend="text">Tra i lezionari si considera anche il London, British Library, Or. 6801<hi rend="notes_number CharOverride-1"><hi><ref target="xml_11.html#footnote-014">84</ref></hi></hi> <hi rend="CharOverride-6">[19]</hi> un tempo parte della biblioteca del monastero di Edfu<hi rend="notes_number CharOverride-1"><hi><ref target="xml_11.html#footnote-013">85</ref></hi></hi>. Le dimensioni (mm 270 × 200 circa, per uno specchio di mm 210 × 150 circa) sono più ridotte rispetto a quanto osservato negli altri manoscritti. Conseguentemente, viene preferita una disposizione del testo a piena pagina rispetto a quella su due colonne, che sarebbero risultate sicuramente troppo strette. Il manoscritto consta di due parti: nella prima trova spazio la versione copta della <hi rend="italic">Passio Mercurii</hi> (ff. 2-21) mentre nella seconda si trovano le letture per la liturgia del santo (ff. 22-31). Non stupisce che questa ricorrenza godesse di un libro liturgico proprio, dal momento che il Monastero di Edfu era intitolato proprio al santo-soldato Mercurio. La <hi rend="italic">Passio</hi> è introdotta da un lungo titolo inquadrato da una sorta di <hi rend="italic">pyle</hi> decorata con motivi geometrici e adagiata su un fianco, in modo tale che esso risulti chiuso su tutti i lati ad esclusione di quello destro. Il titolo<hi rend="notes_number CharOverride-1"><hi><ref target="xml_11.html#footnote-012">86</ref></hi></hi> recita <hi rend="CharOverride-3">ⲧⲙⲁⲣⲧⲩⲣⲓⲁ</hi> <hi rend="CharOverride-3">ⲛ̅ⲫⲁⲅⲓⲟⲥ</hi> <hi rend="CharOverride-3">ⲙⲉⲣⲕⲟⲩⲣⲓⲟⲥ</hi> <hi rend="CharOverride-3">ⲡⲉⲥⲧⲣⲁⲧⲏⲗⲁⲧⲏⲥ</hi> <hi rend="CharOverride-3">ⲁⲩⲱ</hi> <hi rend="CharOverride-3">ⲡⲙⲁⲣⲧⲩⲣⲟⲥ</hi> <hi rend="CharOverride-3">ⲉⲧⲟⲩⲁⲁⲃ</hi> <hi rend="CharOverride-3">ⲙ</hi><hi rend="CharOverride-3">ⲡⲉⲭⲥ ⲛⲧⲁϥϫⲟⲕⲥ ⲉⲃⲟⲗ ϩⲣⲁⲓ ϩⲙ</hi><hi rend="CharOverride-3"> ⲡⲟⲟⲩ ⲛϩⲟⲟⲩ ⲉⲧⲉ ⲡⲉⲓ ⲡⲉ ⲥⲟⲩϫⲟⲧⲉ ⲙ</hi><hi rend="CharOverride-3">ⲡⲉⲃⲟⲧ ⲁⲑⲱⲣ ϩⲛ ⲟⲩⲉⲓⲣⲏⲛⲏ ϥⲑ</hi>, “Il martirio di san Mercurio generale e santo martire di Cristo che morì questo giorno, che è il 25 di Athor. In pace. Amen”<hi rend="notes_number CharOverride-1"><hi><ref target="xml_11.html#footnote-011">87</ref></hi></hi>. </p><p rend="text">La vera e propria <hi rend="italic">Passio</hi> si conclude al f. 14r, con tanto di invocazione alla Trinità. Segue un secondo titolo, non differenziato dal punto di vista grafico né rispetto a quanto precede né rispetto a quanto segue (a parte un grande <hi rend="italic">tau</hi> decorato in <hi rend="italic">ekthesis</hi>, non dissimile però dalle altre iniziali che individuano i paragrafi), che introduce il racconto di un particolare episodio della vita del santo: <hi rend="CharOverride-3">ⲧⲉϣⲡⲏⲣⲉ ⲛ̅ⲧⲁⲥⲟⲩⲱⲛϩ̅ ⲉⲃⲟⲗ ⲫⲁⲅⲓⲟⲥ ⲙⲉⲣⲕⲟⲩⲣⲓⲟⲥ ⲛ̅ⲑⲉ ⲛ̅ⲧⲁϥⲡⲁⲧⲁⲥⲥⲉ ⲛ̅ⲓⲟⲩⲗⲓⲁⲛⲟⲥ ⲡⲁⲛⲟⲙⲟⲥ ⲛ̅ⲣ̅ⲣⲟ ϩⲓ̈ϫⲙ̅ ⲡϥ̅ⲙⲉⲣⲉϩ ⲁⲩⲱ ⲧⲉϣⲡⲏⲣⲉ ⲛⲉⲥⲥⲏϩ ϩⲛ̅ ⲡⲙⲉϩⲯⲓⲧⲉ ⲛ̅ϩⲓⲥⲧⲟⲣⲓⲁ ⲛ̅ⲧⲉⲕⲕⲗⲏⲥⲓⲁ ϩⲁⲙⲏ</hi>, “il miracolo manifestato da san Mercurio: come egli colpì l’imperatore Giuliano, il senza legge. E il miracolo fu scritto nel nono (libro) della Storia della Chiesa. Amen”. Quest’ultimo riferimento alla cosiddetta <hi rend="italic">Storia della Chiesa di Alessandria</hi>. Il testo che segue, infatti, riprende l’analogo racconto conservato nella <hi rend="italic">Storia</hi><hi rend="notes_number CharOverride-1"><hi><ref target="xml_11.html#footnote-010">88</ref></hi></hi><hi rend="italic">.</hi> L’episodio trova una sua raffigurazione sul <hi rend="italic">verso</hi> del primo foglio<hi rend="notes_number CharOverride-1"><hi><ref target="xml_11.html#footnote-009">89</ref></hi></hi> [tav. XI], in cui san Mercurio a cavallo, collocato nella parte superiore della pagina, colpisce con la propria arma, alle spalle, l’imperatore Giuliano, di dimensioni sensibilmente più piccole, ormai disarcionato dalla propria cavalcatura. È possibile che il copista si sia dimenticato di dare il dovuto risalto al secondo titolo oppure che, più probabilmente, esso fosse stato assorbito ormai da tempo nel testo e quindi già confuso nell’antigrafo. </p><p rend="text">La seconda parte invece si presenta come un vero e proprio lezionario. Il f. 22r, con i Sal 8, 6b-7a; 20, 4b-5 e 8, 6-7a, tutti in greco, si apre con la rubrica <hi rend="CharOverride-3">ⲉⲟⲣⲧⲏⲛ</hi> <hi rend="CharOverride-3">ⲧⲟⲩ</hi> <hi rend="CharOverride-3">ⲁⲅⲓⲟⲩ</hi> <hi rend="CharOverride-3">ⲙⲉⲣⲕⲟⲩⲣⲓⲟⲩ</hi> <hi rend="CharOverride-3">ⲥⲧⲣⲁⲧⲏⲗⲁⲧⲁ</hi> <hi rend="CharOverride-3">ⲉⲡⲁⲕⲟⲏ</hi>, “festa di san Mercurio Stratelate; ascolta (?)”. Seguono Lc 14, 25-35 (ff. 22v-25r), Mt 2, 1-12 (ff. 24v-27r), Mc 1, 1-11 (ff. 27v-28r) e Mt 8, 5-13 (ff. 28v-31r). Delle quattro pericopi bilingui, le prime due e la quarta presentano la versione saidica a fronte mentre per quanto riguarda la terza il copto segue il testo greco. Ogni lettura è introdotta da una propria rubrica, ora in greco e ora in copto. Esse sono per Lc 14, 25-35 semplicemente <hi rend="CharOverride-3">ⲉⲕ</hi> <hi rend="CharOverride-3">ⲧⲟⲩ</hi> <hi rend="CharOverride-3">ⲕⲁⲧⲁ</hi> <hi rend="CharOverride-3">ⲗⲟⲩⲕⲁⲛ</hi> (f. 22v) e <hi rend="CharOverride-3">ⲡⲕⲁⲧⲁ</hi> <hi rend="CharOverride-3">ⲗⲟⲩⲕⲁⲥ</hi> (f. 23r); per Mt 2, 1-12 <hi rend="CharOverride-3">ⲭⲟⲓⲁⲭ ⲕ</hi><hi rend="CharOverride-3">ⲑ ⲉⲟⲣⲧⲏⲥ ⲅⲉⲛⲛⲏⲥⲉⲱⲥ ⲧⲟⲩ ⲥⲏⲣⲟⲥ ⲏⲙⲱⲛ ⲓ</hi><hi rend="CharOverride-3">ⲩ ⲭⲣⲓⲥⲧⲟⲩ ⲉⲕ ⲧⲟⲩ ⲕⲁⲧⲁ ⲙⲁⲑⲑⲁⲓⲟⲛ</hi> (f. 24v) e <hi rend="CharOverride-3">ⲭⲟⲓⲁⲭ ⲕⲑ</hi><hi rend="CharOverride-3"> ⲡϣⲁ </hi><hi rend="CharOverride-9">͞</hi><hi rend="CharOverride-3">ⲙⲡⲉⲛⲥⲱⲧⲏⲣ ⲓⲥ ⲡⲉ ⲭⲥ </hi><hi rend="CharOverride-3">ⲡⲕⲁⲧⲁ ⲙⲁⲑⲑⲁⲓⲟⲥ</hi> (f. 25r), “29 del mese di Koiak, festa della Natività del nostro Salvatore Gesù Cristo”; per Mc 1, 1-11 <hi rend="CharOverride-3">ⲟ ⲓⲁⲛⲩⲁⲣⲓⲟⲥ ⲓⲁ ⲁⲣⲭ</hi>(<hi rend="CharOverride-3">ⲏ</hi>) <hi rend="CharOverride-3">ⲕⲁⲧⲁ</hi> <hi rend="CharOverride-3">ⲙⲁⲣⲕⲟ</hi>(<hi rend="CharOverride-3">ⲛ</hi>) <hi rend="CharOverride-3">ⲁⲣⲭⲏ</hi> <hi rend="CharOverride-3">ⲧⲟⲩ</hi> <hi rend="CharOverride-3">ⲉⲩⲁⲅⲅⲉⲗⲓⲟⲩ ⲓⲥ</hi> <hi rend="CharOverride-3">ⲭⲥ</hi> (f. 27v) e <hi rend="CharOverride-3">ⲧⲩⲃⲏ ⲓⲁ ⲧⲁⲣⲭⲏ ⲙⲡⲕⲁⲧ</hi>(<hi rend="CharOverride-3">ⲁ</hi>) <hi rend="CharOverride-3">ⲙⲁⲣⲕⲟⲥ</hi> (f. 28), “11 di gennaio [ma in copto, 11 del mese di Tobi] inizio del Vangelo secondo Marco, inizio del Vangelo di Gesù Cristo”<hi rend="notes_number CharOverride-1"><hi><ref target="xml_11.html#footnote-008">90</ref></hi></hi>; infine, per Mt 8, 5-13 <hi rend="CharOverride-3">ⲟⲯⲉ</hi> <hi rend="CharOverride-3">ⲧⲟⲩ</hi> <hi rend="CharOverride-3">ⲁⲅⲓⲟⲩ</hi> <hi rend="CharOverride-3">ⲙⲉⲣ</hi>(<hi rend="CharOverride-3">ⲕⲟⲩⲣⲓⲟⲩ</hi>) <hi rend="CharOverride-3">ⲕⲁⲧ</hi>(<hi rend="CharOverride-3">ⲁ</hi>) <hi rend="CharOverride-3">ⲙⲁⲑⲁⲓⲟⲩ</hi> (<hi rend="italic">sic</hi>) (f. 29v) e <hi rend="CharOverride-3">ϩⲓⲣⲟⲩϩⲉ ⲙⲫⲁⲅⲓⲟ</hi>(<hi rend="CharOverride-3">ⲥ</hi>) <hi rend="CharOverride-3">ⲙⲉⲣ</hi>(<hi rend="CharOverride-3">ⲕⲟⲩⲣⲓⲟⲥ</hi>) <hi rend="CharOverride-3">ⲡⲕⲁⲧ</hi>(<hi rend="CharOverride-3">ⲁ</hi>) <hi rend="CharOverride-3">ⲙⲁⲑⲁⲓⲟⲥ</hi> (f. 30r), “vespro di san Mercurio; (Vangelo) secondo Matteo”. Le rubriche sono vergate in inchiostro rosso, con l’unica eccezione di Mc 1, 1-11, pericope che, anche per la diversa disposizione delle due lingue, sembra avere una funzione secondaria rispetto alle altre tre.</p><p rend="text">Questo manoscritto rappresenta un testimone prezioso perché conserva ben due colofoni<hi rend="notes_number CharOverride-1"><hi><ref target="xml_11.html#footnote-007">91</ref></hi></hi> che conservano preziose informazioni sul suo allestimento. Conviene riportarli per intero. Il primo<hi rend="notes_number CharOverride-1"><hi><ref target="xml_11.html#footnote-006">92</ref></hi></hi> è collocato nella parte inferiore del f. 30v, al di sotto della pericope evangelica, separato da una semplice linea ornata:</p><quote rend="quotation_b"><hi rend="CharOverride-3">εὔξασθε</hi> <hi rend="CharOverride-3">ὑπὲρ</hi> <hi rend="CharOverride-3">ἐμοῦ</hi> <hi rend="CharOverride-3">ἐγὼ</hi> <hi rend="CharOverride-3">ὁ</hi> <hi rend="CharOverride-3">τάλας</hi> | <hi rend="CharOverride-3">ἁμαρτωλοὺς</hi> (<hi rend="italic">sic</hi>) <hi rend="CharOverride-10">⸳</hi> <hi rend="CharOverride-3">Αὐρίλλιος</hi> <hi rend="CharOverride-10">⸳</hi> <hi rend="CharOverride-3">Βίκτωρ</hi> | <hi rend="CharOverride-3">ἐλάχιστου</hi> <hi rend="CharOverride-3">κ</hi>(<hi rend="CharOverride-3">αὶ</hi>) <hi rend="CharOverride-3">ἀνάξιου</hi> <hi rend="CharOverride-3">διάκο</hi>(<hi rend="CharOverride-3">νος</hi>) <hi rend="CharOverride-3">παῖς</hi> | <hi rend="CharOverride-3">τοῦ</hi> <hi rend="CharOverride-3">μακαρίο</hi>(<hi rend="CharOverride-3">υ</hi>) <hi rend="CharOverride-3">Μερκουρίο</hi>(<hi rend="CharOverride-3">υ</hi>) <hi rend="CharOverride-3">διακό</hi>(<hi rend="CharOverride-3">νου</hi>) <hi rend="CharOverride-3">τοῦ</hi> | <hi rend="CharOverride-3">ἁγίου</hi> <hi rend="CharOverride-3">Μερ</hi>(<hi rend="CharOverride-3">κυρίου</hi>) <hi rend="CharOverride-3">μεγαστρατηλάτ</hi>(<hi rend="CharOverride-3">ου</hi>) <hi rend="CharOverride-3">ἀπὸ</hi> <hi rend="CharOverride-3">τ</hi>(<hi rend="CharOverride-3">ῆς</hi>) | <hi rend="CharOverride-3">πόλ</hi>(<hi rend="CharOverride-3">εως</hi>) <hi rend="CharOverride-3">Λατ</hi>(<hi rend="CharOverride-3">οῦς</hi>) <hi rend="CharOverride-3">ἔγραψας</hi> <hi rend="CharOverride-3">βύβλος</hi> (<hi rend="italic">sic</hi>) <hi rend="CharOverride-3">πάντων</hi> | <hi rend="CharOverride-3">ἀναγνώθη</hi> <hi rend="CharOverride-3">τὴν</hi> <hi rend="CharOverride-3">βιβλίου</hi> <hi rend="CharOverride-3">ἐπεύ</hi>|<hi rend="CharOverride-3">ξεταί</hi> <hi rend="CharOverride-3">με</hi> <hi rend="CharOverride-3">ὅπως</hi> <hi rend="CharOverride-3">διεξάγοι</hi> <hi rend="CharOverride-3">κ</hi>(<hi rend="CharOverride-3">ύριο</hi>)<hi rend="CharOverride-3">ς</hi> <hi rend="CharOverride-3">τὴν</hi> | <hi rend="CharOverride-3">ἐλεοινὸ</hi> (<hi rend="italic">sic</hi>) <hi rend="CharOverride-3">μου</hi> <hi rend="CharOverride-3">β</hi><hi rend="CharOverride-3">ίον</hi> <hi rend="CharOverride-3">εὐαρεστῶν</hi> <hi rend="CharOverride-3">ἀμή</hi>(<hi rend="CharOverride-3">ν</hi>)</quote><quote rend="quotations_quotation_b3">pregate per me, l’infelice peccatore Aurelio Vittore, umilissimo e indegno diacono, figlio del beato Mercurio, diacono di san Mercurio il Grande Generale, dalla città di Lato. Ho copiato il libro. Tutti quelli che hanno letto il libro preghino per me affinché il Signore conduca la mia vita pia, essendogli gradita. Amen.</quote><p rend="text">Aurelio Vittore, diacono della chiesa di san Mercurio, lo stesso copista incontrato nell’Or. 7021<hi rend="notes_number CharOverride-1"><hi><ref target="xml_11.html#footnote-005">93</ref></hi></hi>, in questo caso si dimostra in grado di sottoscrivere in greco. Sul f. 31r, in corrispondenza di un <hi rend="italic">agraphon</hi>, si legge la formula di datazione<hi rend="notes_number CharOverride-1"><hi><ref target="xml_11.html#footnote-004">94</ref></hi></hi>, molto lacunosa, delimitata nella parte superiore da una doppia linea ornata mentre in quella inferiore da una fascia con motivi geometrici. Questo è ciò che si legge:</p><quote rend="quotation_b"><hi rend="CharOverride-3">ἐγράφη</hi> <hi rend="CharOverride-3">μεν</hi>[<hi rend="CharOverride-3">ὶ</hi>] <hi rend="CharOverride-3">Παχων</hi> <hi rend="CharOverride-3">ἡμ</hi><hi rend="CharOverride-3">έ</hi>[<hi rend="CharOverride-3">ρᾳ</hi>] | <hi rend="CharOverride-3">ιζ</hi> <hi rend="CharOverride-11">⸱</hi> <hi rend="CharOverride-3">ἰνδικδίο̣νος</hi> (<hi rend="italic">sic</hi>) [ ] <hi rend="CharOverride-3">ἀπ</hi><hi rend="CharOverride-3">ὸ</hi> <hi rend="CharOverride-3">τ</hi>(<hi rend="CharOverride-3">ῶν</hi>) | <hi rend="CharOverride-3">ἁγίων</hi> <hi rend="CharOverride-3">Μ</hi>(<hi rend="CharOverride-3">α</hi>)<hi rend="CharOverride-3">ρ̣</hi>(<hi rend="CharOverride-3">τ</hi><hi rend="CharOverride-3">ύρων</hi>) [ ] <hi rend="CharOverride-3">ἔτ</hi>[<hi rend="CharOverride-3">ους</hi> | <hi rend="CharOverride-3">Σαρακινός</hi> [..]</quote><quote rend="quotation_b">fu scritto nel mese di Pachon, nel giorno 17, indizione […], dai santi Martiri […] anno dei Saraceni […]</quote><p rend="text">Infine, sul f. 31v, una lunga sottoscrizione in copto<hi rend="notes_number CharOverride-1"><hi><ref target="xml_11.html#footnote-003">95</ref></hi></hi> fornisce ulteriori informazioni:</p><quote rend="quotation_b">[manca una linea] | …]<hi rend="CharOverride-3">ⲉⲧ</hi>ː<hi rend="CharOverride-3">ⲧ</hi><hi rend="CharOverride-3"> ⲙⲙⲁⲓⲁⲅⲁⲡ̣ⲏ ⲁⲩⲱ ⲙⲙⲁⲓⲡⲣⲟⲥⲫ̣ⲟ̣</hi>|[<hi rend="CharOverride-3">ⲣⲁ ⲅ</hi>]<hi rend="CharOverride-3">ⲉⲟⲣⲅⲓⲟⲥ ⲡϣⲏⲣⲉ ⲙ̅ⲡⲙⲁⲕⲁⲣⲓⲟⲥ</hi><hi rend="CharOverride-3"> ⲡϩⲏⲩ | ⲁϥⲥⲙⲛⲧⲡⲉⲓϫⲱⲱⲙⲉ ϩⲛ̅ⲛϥ̅ϩⲓⲥⲉ </hi><hi rend="CharOverride-3">ⲙⲙⲓⲛ | ⲙⲙⲟϥ · ⲁϥⲇⲱⲣⲓⲍⲉ ⲙⲙⲟϥ ⲉϩⲟⲩⲛ ⲉⲡⲙⲟ|ⲛⲁⲥⲧⲏⲣⲓⲟⲛ </hi><hi rend="CharOverride-3">ⲙⲡⲫⲁⲅ̣ⲓ̣ⲟⲥ ⲙⲉⲣⲕⲟⲩⲣⲓⲟⲥ ⲡⲉⲥ|ⲧⲣⲁⲧⲏⲗ</hi>(<hi rend="CharOverride-3">ⲁ</hi>)<hi rend="CharOverride-3">ⲧ</hi>(<hi rend="CharOverride-3">ⲏⲥ</hi>) <hi rend="CharOverride-3">ⲁⲩⲱ</hi> <hi rend="CharOverride-3">ⲡⲁⲅⲱⲛⲱ̣</hi>[<hi rend="CharOverride-3">ⲑ</hi>]<hi rend="CharOverride-3">ⲉⲧⲏⲥ ϩⲁ ⲡⲟⲩϫⲁⲓ ⲛⲧϥⲯⲩⲭⲏ · ϫⲉⲕⲁⲥ ⲉⲣⲉⲡⲛⲟⲩⲧ</hi>(<hi rend="CharOverride-3">ⲉ</hi>) | <hi rend="CharOverride-3">ⲙⲡϩⲁⲅⲓⲟ</hi>(<hi rend="CharOverride-3">ⲥ</hi>) | <hi rend="CharOverride-3">ⲙⲉⲣⲕⲟⲩⲣⲓⲟⲥ</hi> <hi rend="CharOverride-3">ⲛⲁⲥⲙⲟⲩ</hi> <hi rend="CharOverride-3">ⲉⲣⲟϥ</hi> [<hi rend="CharOverride-3">ϩ</hi>]<hi rend="CharOverride-3">ⲙ</hi>|<hi rend="CharOverride-3">ⲡⲉⲓⲕⲟⲥⲙⲟⲥ</hi><hi rend="CharOverride-3"> ⲙⲛⲧϥⲥϩⲓⲙⲉ · ⲙⲛⲛϥϣ</hi>[<hi rend="CharOverride-3">ⲏⲣ</hi>]<hi rend="CharOverride-3">ⲉ</hi> | [ <hi rend="CharOverride-3">. . </hi>]<hi rend="CharOverride-3">ⲙ̣</hi>[<hi rend="CharOverride-3">ⲛ</hi>]<hi rend="CharOverride-3">ⲛⲕⲁ ⲛⲓⲙ ⲉⲧϣⲟⲟⲡ ⲛⲁϥ</hi><hi rend="CharOverride-3"> · ⲉϥϣⲁⲛⲉⲓ</hi> | [<hi rend="CharOverride-3">ⲇⲉ ⲟ</hi>]<hi rend="CharOverride-3">ⲛ̣ ⲉⲃⲟⲗ ϩⲙⲡ̣</hi>[<hi rend="CharOverride-3">ⲉⲓⲃⲓ</hi>]<hi rend="CharOverride-3">ⲟⲥ </hi><hi rend="CharOverride-3">ⲉ̣</hi>[<hi rend="CharOverride-3">ϥⲛ</hi>]<hi rend="CharOverride-3">ⲁϫⲓϩⲙⲟ̣ⲧ̣</hi> | [<hi rend="CharOverride-3">ⲉⲧⲟ</hi>]<hi rend="CharOverride-3">ⲟ̣ⲧ̣ϥ̣ ϩ̣ⲓ̣ⲧⲛⲡⲛ̣ⲣⲣⲟ</hi><hi rend="CharOverride-3"> ⲡⲉⲭⲥ ⲛϥⲁⲁϥ</hi> | [<hi rend="CharOverride-3">ⲛⲙ</hi>]<hi rend="CharOverride-3">ⲡϣⲁ ⲙ̣ⲡⲧⲩⲡⲛⲟⲛ ⲙ̅ⲡϣⲟ</hi><hi rend="CharOverride-3"> ⲛⲣⲟⲙⲡⲉ</hi> | [<hi rend="CharOverride-3">ⲛϥⲁ</hi>]<hi rend="CharOverride-3">ⲁϥ̣ ⲛⲙⲡϣ</hi><hi rend="CharOverride-3">ⲁ ⲛⲥ</hi>[<hi rend="CharOverride-3">ⲱⲧ</hi>]<hi rend="CharOverride-3">ⲙ ϫⲉⲁⲙⲏⲓⲧⲛ</hi> | [<hi rend="CharOverride-3">ⲛⲉⲧ</hi>]<hi rend="CharOverride-3">ⲥ̣ⲙ̣ⲁⲙⲁⲁⲧ ⲛⲧⲉⲡⲁⲉⲓⲱⲧ</hi><hi rend="CharOverride-3"> ⲛⲧⲉⲧⲛ</hi> | [<hi rend="CharOverride-3">ⲕⲗ</hi>]<hi rend="CharOverride-3">ⲏ̣ⲣⲟⲛⲟ</hi>(<hi rend="CharOverride-3">ⲙⲟⲓ</hi>) <hi rend="CharOverride-3">ⲛ̣ⲧⲙⲛⲧⲉ̣ⲣⲟ ⲛⲧⲁⲩⲥⲃ</hi><hi rend="CharOverride-3">ⲧⲱ</hi>|[<hi rend="CharOverride-3">ⲧⲥ ⲛ</hi>]<hi rend="CharOverride-3">ⲏⲧⲛ ϫⲓⲛⲧⲕⲁⲧⲁⲃⲟⲗⲏ ⲙⲡⲕⲟⲥⲙⲟⲥ |</hi> [<hi rend="CharOverride-3">ϩⲁⲙⲏ</hi>]<hi rend="CharOverride-3">ⲛ ⲉⲥⲉϣⲱⲡⲉ</hi> [<hi rend="CharOverride-3">ⲁⲛ</hi>]<hi rend="CharOverride-3">ⲟⲛ ⲧⲏⲣⲛ ϩⲁⲙⲏⲛ̣</hi> | [<hi rend="CharOverride-3">ⲡϫⲥ</hi><hi rend="CharOverride-3"> ⲓⲥ ⲡⲉⲭⲥ ⲉϥⲉ</hi>]<hi rend="CharOverride-3">ϩⲁⲣ̣ⲉϩ </hi><hi rend="CharOverride-3">ⲉⲡⲱⲛϩ ⲁ̣ⲩ̣ⲱ̣</hi> | [<hi rend="CharOverride-3">ⲧⲥⲱⲧⲏⲣⲓⲁ ⲙⲡⲥⲱⲟⲩϩ ⲉ</hi>]<hi rend="CharOverride-3">ϩⲟⲩⲛ ⲛⲛⲉⲥ</hi>|[<hi rend="CharOverride-3">ⲛⲏⲩ</hi><hi rend="CharOverride-3"> </hi><hi rend="CharOverride-12">…</hi><hi rend="CharOverride-3">ⲉⲣⲉⲁⲃ</hi>]<hi rend="CharOverride-3">ⲃⲁ ⲁⲃⲣⲁϩⲁⲙ</hi> |[<hi rend="CharOverride-12">…</hi>]<hi rend="CharOverride-3">ⲁⲃⲃⲁ ⲍ̣ⲁⲭⲁⲣⲓ</hi> | <hi rend="CharOverride-3">ⲁⲥ </hi><hi rend="CharOverride-12">…</hi>]<hi rend="CharOverride-3">ⲛ̣ⲧⲟⲟⲩ ϫⲉ</hi>[... | ...]<hi rend="CharOverride-3">ⲡ̣ⲙⲟⲛⲁ</hi>[<hi rend="CharOverride-3">ⲥ</hi>]<hi rend="CharOverride-3">ⲧⲏⲣⲓⲟⲛ ⲛ̣ϥ </hi>|<hi rend="CharOverride-12">…</hi> ]<hi rend="CharOverride-3">ⲱⲕ ⲉⲃⲟⲗ</hi> [<hi rend="CharOverride-12">... | ...</hi>]<hi rend="CharOverride-3">ⲕⲗ̣ⲏ̣ⲣⲟ</hi>[<hi rend="CharOverride-12">…</hi> </quote><quote rend="quotations_quotation_b3">l’amante della carità e dell’offerta, Giorgio, figlio del beato Pheu, lui ha allestito questo libro con il suo proprio lavoro, lo ha donato al Monastero di San Mercurio il Grande Generale e giudice nella guarigione della sua anima, affinché il Dio di san Mercurio lo benedica in questo mondo con sua moglie, con i suoi figli e con chiunque sia con lui. E quando egli terminerà questa vita, possa egli intercedere per lui prima del nostro re, il Cristo, e possa renderlo degno di ascoltare quel “vieni, benedetto dal Padre mio”, di ereditare il regno che è stato preparato per voi sin dalla fondazione del mondo. Amen, e così sia per tutti noi. Amen. Possa il Signore Gesù Cristo proteggere la vita e la salvezza dell’assemblea per i confratelli. Mentre Abba Abramo […] Abba Zaccaria […] il monastero.</quote><p rend="text">Il manoscritto della <hi rend="italic">Passio Mercuri</hi>, con i testi indicati per la liturgia del santo, fu dunque donato da un uomo di nome Giorgio come gesto di devozione per la salvezza della propria anima al monastero di Edfu. Il dono dovette essere molto gradito ai monaci, i quali potevano così disporre di un codice funzionale al culto del santo eponimo del loro monastero. </p><p rend="text">Una serie di elementi e di personaggi citati in questi due colofoni, malgrado le numerose lacune che li interessano, permettono di datare con una certa precisione il manoscritto. In primo luogo, al copista Vittore si deve, oltre all’Or. 7021 più volte citato (terminato il 13 luglio 987), anche l’Or. 7026<hi rend="notes_number CharOverride-1"><hi><ref target="xml_11.html#footnote-002">96</ref></hi></hi>, sottoscritto<hi rend="notes_number CharOverride-1"><hi><ref target="xml_11.html#footnote-001">97</ref></hi></hi> il 7 settembre 1005. La sua attività di copia è dunque attestata fra la fine del X secolo e i primissimi anni del secolo successivo. La menzione di Abba Abramo e Abba Zaccaria, ricordati nei colofoni di altri tre manoscritti<hi rend="notes_number CharOverride-1"><hi><ref target="xml_11.html#footnote-000">98</ref></hi></hi>, tutti datati fra il 1003 e il 1005, permette di stringere ulteriormente la forchetta cronologica, escludendo il X secolo. </p><p rend="text">Si ha, dunque, un saldo ancoraggio cronologico, molto significativo anche dal punto di vista paleografico. Il manoscritto, infatti, è copiato interamente in maiuscola alessandrina a contrasto modulare, dal tracciato ricco di occhiellature ma privo di chiaroscuro [tav. XII]. Tra gli elementi artificiosi, oltre agli insistiti ripiegamenti ad uncino del tratto obliquo discendente da sinistra verso destra di <hi rend="italic">delta</hi>, <hi rend="italic">lambda</hi> (che scende anche al di sotto del rigo di base) e <hi rend="italic">chi</hi>, agli svolazzi del tratto obliquo ascendente di <hi rend="italic">ypsilon</hi>, all’ampia tenaglia di <hi rend="italic">kappa</hi>, separata dal tratto verticale, ai bottoni di inchiostro posti non solo alla base, ma anche all’inizio dei tratti verticali (fenomeno particolarmente evidente in <hi rend="italic">eta</hi>), saltano all’occhio i vistosi prolungamenti che interessano i tratti delle lettere nel primo e nell’ultimo rigo della pagina, nonché di numerose lettere poste a fine rigo. <hi rend="italic">Theta</hi> è di norma stretto, con il tratto orizzontale che taglia l’ovale, ma spesso assume forma circolare, all’interno della quale è inscritto il tratto orizzontale, a sua volta decorato con un bottone di inchiostro posto nel mezzo. Il rispetto della struttura bilineare è assoluto. Unica eccezione è rappresentata da <hi rend="italic">shai</hi>, il cui ultimo tratto si allunga nell’interlinea inferiore. Tale maiuscola è impiegata per il testo della <hi rend="italic">Passio Mercuri</hi>, per le pericopi bibliche, per i titoli, per le rubriche e anche per i due colofoni in greco. Il colofone copto del f. 31v è invece copiato utilizzando una maiuscola dal tracciato più spezzato ed angoloso e fortemente inclinata a destra, in cui i tratti verticali delle lettere che lo richiedono (<hi rend="italic">rho</hi>, <hi rend="italic">ypsion</hi>, <hi rend="italic">phi</hi>, <hi rend="italic">chi</hi>, <hi rend="italic">fai</hi>, <hi rend="italic">shai</hi> ma anche <hi rend="italic">tau</hi>) invadono con molta disinvoltura l’interlinea inferiore. Tra i tratteggi più significativi si segnalano <hi rend="italic">alpha</hi> in due tempi, <hi rend="italic">my</hi> in tre tempi, con i tratti obliqui appiattiti sul rigo di base, <hi rend="italic">ypsilon</hi> in due tempi. </p><list rend="numbered">
					<item><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="xml_11.html#footnote-097-backlink">1</ref></hi> Dopotutto, come è stato messo bene in luce da <hi rend="CharOverride-2">Depuydt</hi> 2010, p. 752, «the vast majority of surviving Coptic texts belong in church on Sunday».</p></item>
					<item><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="xml_11.html#footnote-096-backlink">2</ref></hi> <hi>Le informazioni sul</hi><hi> rito copto sono tratte da </hi><hi rend="CharOverride-2">KHS-Burmester</hi><hi> 1967, </hi><hi rend="CharOverride-2">Nicolotti</hi><hi> 2013 e,</hi><hi> soprattutto, </hi><hi rend="CharOverride-2">Rosso</hi><hi> 2016. </hi><hi rend="CharOverride-2">Nicolotti</hi><hi> 2023 ha prodotto una nuova edizione,</hi><hi> con traduzione italiana a fronte, dell’Eucologio copto-arabo in uso</hi><hi> presso la chiesa copta, accompagnata da una ricca introduzione.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="xml_11.html#footnote-095-backlink">3</ref></hi> <hi rend="CharOverride-2">Rosso</hi><hi> 2016, p. 196. Tra l’altro, nelle chiese di </hi><hi>rito copto esistono, almeno tradizionalmente, due leggii diversi: uno rivolto </hi><hi>verso oriente, vale a dire verso l’altare, da cui </hi><hi>sono proclamate le letture in copto, e l’altro verso </hi><hi>occidente, cioè verso l’assemblea, da cui sono proclamate, invece, </hi><hi>le letture in arabo. Ciò dà ragione del fatto che </hi><hi>spesso pericopi copte e pericopi arabe sono contenute in libri </hi><hi>separati; si veda </hi><hi rend="CharOverride-2">Rosso</hi><hi> 2016, pp. 770-771. Nelle comunità copte </hi><hi>fuori dall’Egitto, non è raro che le letture vengano </hi><hi>proclamate direttamente nelle lingue nazionali.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="xml_11.html#footnote-094-backlink">4</ref></hi> <hi>Si veda </hi><hi rend="CharOverride-2">Zanetti</hi><hi> 1984 e,</hi><hi> più in generale, </hi><hi rend="CharOverride-2">Rosso</hi><hi> 2016, pp. 785-848. Il lezionario copto</hi><hi> annuale è stato studiato approfonditamente da </hi><hi rend="CharOverride-2">Zanetti</hi><hi> 1985, pp. 24-41.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="xml_11.html#footnote-093-backlink">5</ref></hi> <hi>Ad esempio, nel Par. copt. 129</hi><hi rend="superscript CharOverride-1">19</hi><hi> f. 36 </hi><hi rend="CharOverride-4">[8]</hi><hi> e f. 73 </hi><hi rend="CharOverride-4">[9]</hi><hi>.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="xml_11.html#footnote-092-backlink">6</ref></hi> <hi>Si vedano le considerazioni di</hi><hi> </hi><hi rend="CharOverride-2">Treu</hi><hi> 1965, pp. 95-98. Bisognerà aspettare il XIII secolo perché</hi><hi> cambino i rapporti di forza tra greco e copto all</hi><hi>’interno di un manoscritto. A questo secolo, infatti, è riferito</hi><hi> un lezionario trilingue (Oxford, Bodleian Library, Copt. c. 3</hi><hi> + Hamburg, Staat- und Universitätsbibliothek, Lekt. 1 + London</hi><hi>, British Library, Or. 1242 (6) + P.Vindob. K 11346 </hi><hi>= nr. 2 </hi><hi rend="CharOverride-2">van Haelst</hi><hi> = l 1605 + l </hi><hi>1993 </hi><hi rend="CharOverride-2">Aland</hi><hi> = CLM 3188) che presenta le letture disposte</hi><hi> su tre colonne affiancate, una per ciascuna lingua. Partendo da</hi><hi> sinistra, si hanno, nell’ordine, prima il copto, poi il</hi><hi> greco e infine l’arabo. Tuttavia, vi è la possibilità</hi><hi> che la pagina vada letta alla maniera semitica, e quindi</hi><hi> partendo da destra. In tal caso, la posizione di prestigio</hi><hi> spetta sì all’arabo e non più al greco, ma</hi><hi> quest’ultimo continua a precedere il copto. Sul lezionario trilingue,</hi><hi> oltre alla scheda di </hi><hi rend="CharOverride-2">Rahlfs, Fraenkel</hi><hi> 2004, p. 440, si</hi><hi> vedano soprattutto KHS</hi><hi rend="CharOverride-2">-Burmester</hi><hi> 1962 e </hi><hi rend="CharOverride-2">KHS-Burmester</hi><hi> 1964, </hi><hi rend="CharOverride-2">Cramer</hi><hi> 1970 e </hi><hi rend="CharOverride-2">de Jonge</hi><hi> 1975, pp. 156-160. Il frammento londinese è catalogato </hi><hi>da Crum in P.Lond.Copt. I</hi><hi rend="CharOverride-2"> </hi><hi>775. Dal punto di vista </hi><hi>testuale, mentre l’arabo traduce il copto, copto e greco </hi><hi>sembrano rimontare a due rami distinti della tradizione testuale. A </hi><hi>questo proposito si veda </hi><hi rend="CharOverride-2">KHS-Burmester</hi><hi> 1962, pp. 84-85.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="xml_11.html#footnote-091-backlink">7</ref></hi> <hi>Se ne</hi><hi> conoscono almeno tre esempi: 1) Par. copt. </hi>129<hi rend="superscript CharOverride-1">10</hi> f. 198 + 129<hi rend="superscript CharOverride-1">21</hi> ff. 1-4, 10 + 133<hi rend="superscript CharOverride-1">1</hi> f. 50 + P.Vindob. K 9673a <hi rend="CharOverride-4">[36] </hi>[tav. X], 2) Par. copt. 129<hi rend="superscript CharOverride-1">7</hi> f. 5 + 129<hi rend="superscript CharOverride-1">19</hi> f. 99 + 129<hi rend="superscript CharOverride-1">21</hi> f. 9 + 133<hi rend="superscript CharOverride-1">1</hi> f. 89 + 132<hi rend="superscript CharOverride-1">2</hi> f. 100 <hi rend="CharOverride-4">[31]</hi> e 3) Par. copt. 129<hi rend="superscript CharOverride-1">9</hi> f. 96 + 129<hi rend="superscript CharOverride-1">21</hi> ff. 11-13 + London, British Library, Or. 3579 B f. 3 <hi rend="CharOverride-4">[34]</hi>.</p></item>
					<item><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="xml_11.html#footnote-090-backlink">8</ref></hi> <hi>Nell’accostarsi all</hi><hi>’analisi dei frammenti, è necessario avere ben presente quanto sottolineava</hi><hi> </hi><hi rend="CharOverride-2">Treu</hi><hi> 1965, p. 99. Data la particolarità dei lezionari bilingui,</hi><hi> può accadere che, se il frammento è molto piccolo, non</hi><hi> si riesca a stabilire il modo il cui sono organizzate</hi><hi> le masse testuali sulla pagina e, talvolta, neppure se si</hi><hi> tratti di un lezionario vero e proprio oppure di un</hi><hi> codice contenente il testo continuo dei </hi><hi rend="italic">Vangeli</hi><hi>. A complicare </hi><hi>il quadro, vi è il fatto che le pericopi di </hi><hi>un lezionario possono essere molto lunghe e occupare ben più </hi><hi>di un foglio. Un frammento di queste pericopi, di fatto </hi><hi>non bilingue, potrebbe essere erroneamente riferito ad un codice monolingue. </hi><hi>Queste problematiche costituiscono un’ulteriore difficoltà per il già faticoso </hi><hi>compito di raccogliere insieme i frammenti appartenenti allo stesso codice. </hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="xml_11.html#footnote-089-backlink">9</ref></hi> <hi>La definizione è di </hi><hi rend="CharOverride-2">Albrecht, Matera</hi><hi> 2017. Per alcuni </hi><hi>esempi, si vedano Freiburg im Breisgau, Universitätsbibliothek, Hs. 615 f.</hi><hi> 4v </hi><hi rend="CharOverride-4">[25]</hi><hi>, Par. copt. 129</hi><hi rend="superscript CharOverride-1">10</hi><hi> f. 120v e f.</hi><hi> 120r </hi><hi rend="CharOverride-4">[41]</hi><hi>.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="xml_11.html#footnote-088-backlink">10</ref></hi> <hi>A partire dal primo studio sistematico di</hi><hi> </hi><hi rend="CharOverride-2">Petersen</hi><hi> 1954b, in particolare pp. 295-301, la presenza e la</hi><hi> frequenza d’uso di questo segno è stata sottolineata soprattutto</hi><hi> da </hi><hi rend="CharOverride-2">Cramer</hi><hi> 1964, pp. 18-20. Il più recente </hi><hi rend="CharOverride-2">Jansma</hi><hi> 1973,</hi><hi> che si concentra sull’ornamentazione di manoscritti provenienti dal Monastero</hi><hi> Bianco, riprende sostanzialmente le conclusioni di Petersen (si veda soprattutto</hi><hi> p. 17). Ulteriore bibliografia in </hi><hi rend="CharOverride-2">Albrecht, Matera</hi><hi> 2017, pp. 27-28</hi><hi> note 73 e 75.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="xml_11.html#footnote-087-backlink">11</ref></hi> <hi>New York, Morgan Library &amp;</hi><hi> Museum, M 573 = sa 15</hi><hi rend="superscript CharOverride-1">L</hi><hi> </hi><hi rend="CharOverride-2">Mink-Schmitz</hi><hi> = sa </hi><hi>530</hi><hi rend="superscript CharOverride-1">L</hi><hi> </hi><hi rend="CharOverride-2">Schüssler</hi><hi> = CMCL MICH.AL = CLM 212. Sul codice</hi><hi> si veda almeno P.MorganLib. 51.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="xml_11.html#footnote-086-backlink">12</ref></hi> <hi>Così </hi><hi rend="CharOverride-2">Atanassova</hi><hi> 2014, p. </hi><hi>54, che ipotizza l’esistenza, nella biblioteca del Monastero di </hi><hi>Ḥāmūlī, di un lezionario gemello del newyorkese M 573, ma</hi><hi> in greco. </hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="xml_11.html#footnote-085-backlink">13</ref></hi> New York, Morgan Library &amp; Museum, M 615 + Freiburg im Breisgau, Universitätsbibliothek, Hs. 615 + Ann Arbor, Michigan University, Library, inv. 4942 = nrr. 324+350 <hi rend="CharOverride-2">van Haelst</hi> = l 1566 <hi rend="CharOverride-2">Aland</hi> = sa 14<hi rend="superscript CharOverride-1">L</hi> <hi rend="CharOverride-2">Mink-Schmitz</hi> = sa 570<hi rend="superscript CharOverride-1">L</hi> <hi rend="CharOverride-2">Schüssler</hi> = TM 61773 = CLM 211. <hi>Il frammento di Ann Arbor fu acquistato per </hi><hi>la University of Michigan tra il 1926 e il 1927 </hi><hi>al Cairo da Maurice Nahman; si veda </hi><hi rend="CharOverride-2">Clark</hi><hi> 1937, p. </hi><hi>336 (citato anche da </hi><hi rend="CharOverride-2">Husselmann</hi><hi> 1942, p. 10 e da </hi><hi rend="CharOverride-2">Treu</hi><hi> 1965, p. 122 nota 63). Per i fogli di </hi><hi>Freiburg si veda </hi><hi rend="CharOverride-2">Hagenmaier</hi><hi> 1988 Bd. 1.4, pp. 461-462 (di </hi><hi>taglio più filologico gli interventi di </hi><hi rend="CharOverride-2">Heer</hi><hi> 1912 e 1913). </hi><hi>Ricchi di informazioni la scheda di P.MorganLib. 54 (e pl.</hi><hi> 364) e lo studio di </hi><hi rend="CharOverride-2">Schüssler</hi><hi> 2007, pp. 281-322; più</hi><hi> stringati </hi><hi rend="CharOverride-2">Clark</hi><hi> 1937, pp. 153-155 e </hi><hi rend="CharOverride-2">Kavrus-Hoffmann</hi><hi> 2008, pp. 146-148.</hi><hi> Si concentra in particolare sugli aspetti liturgici </hi><hi rend="CharOverride-2">Atanassova</hi><hi> 2014, pp.</hi><hi> 53-56.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="xml_11.html#footnote-084-backlink">14</ref></hi> <hi>Per quanto riguarda le perdite, si riprende la </hi><hi>fascicolazione di P.MorganLib. 54, integrata da sa 570</hi><hi rend="superscript CharOverride-1">L</hi><hi> </hi><hi rend="CharOverride-2">Schüssler</hi><hi>. </hi><hi>Il frammento di Freiburg costituisce i ff. 3-7 del fasc. </hi><hi>9; il frammento di Ann Arbor è ciò che rimane </hi><hi>del primo foglio del fasc. 6. Sfogliando il codice, si </hi><hi>registrano i seguenti danni: mancano due fogli del fasc. 1 </hi><hi>(non è chiaro quali; si veda </hi><hi rend="italic">infra</hi><hi>), il quarto foglio</hi><hi> del fasc. 3, gli ultimi 6 fogli del fasc. 12.</hi><hi> Persi interamente, come già detto, gli ultimi due fascicoli. Tutti</hi><hi> i fogli risultano più o meno mutili (drammatico lo stato</hi><hi> dei primi fogli, praticamente ridotti ad un solo frammento), soprattutto</hi><hi> nella parte inferiore. </hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="xml_11.html#footnote-083-backlink">15</ref></hi> <hi>I fogli presentano rigatura a secco</hi><hi> del tipo 00A2 Leroy (non si è potuto esaminare direttamente</hi><hi> il manoscritto per cui non è stato possibile determinare il</hi><hi> sistema di rigatura; come regola generale, però, si osserva che,</hi><hi> nei manoscritti copti, la quasi totalità dei fogli viene rigata</hi><hi> singolarmente sul lato carne).</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="xml_11.html#footnote-082-backlink">16</ref></hi> <hi>Queste segnature sopravvivono per il </hi><hi>fasc. 3 (= </hi><hi rend="CharOverride-3">ⲅ</hi><hi rend="CharOverride-3"></hi><hi>, soltanto sul </hi><hi rend="italic">verso</hi><hi> dell’ultimo </hi><hi>foglio), per il fasc. 4 (= </hi><hi rend="CharOverride-3">ⲇ</hi><hi rend="CharOverride-3"></hi><hi>), per il </hi><hi>fasc. 5 (= </hi><hi rend="CharOverride-3">ⲉ</hi><hi rend="CharOverride-3"></hi><hi>), per il fasc. 6 (= </hi><hi rend="CharOverride-3">ⲋ</hi><hi rend="CharOverride-3"></hi><hi>, soltanto sul </hi><hi rend="italic">verso</hi><hi> dell’ultimo foglio), per il</hi><hi> fasc. 7 (= </hi><hi rend="CharOverride-3">ⲍ</hi><hi rend="CharOverride-3"></hi><hi>, soltanto sul </hi><hi rend="italic">recto</hi><hi> del primo</hi><hi> foglio), per il fasc. 9 (= </hi><hi rend="CharOverride-3">ⲑ</hi><hi rend="CharOverride-3"></hi><hi>) e per</hi><hi> il fasc. 10 (= </hi><hi rend="CharOverride-3">ⲓ</hi><hi rend="CharOverride-3"></hi><hi>, soltanto sul </hi><hi rend="italic">recto</hi><hi> del</hi><hi> primo foglio).</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="xml_11.html#footnote-081-backlink">17</ref></hi> <hi>P.MorganLib., p. 98.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="xml_11.html#footnote-080-backlink">18</ref></hi> <hi>Così sa 570</hi><hi rend="superscript CharOverride-1">L</hi><hi> </hi><hi rend="CharOverride-2">Schüssler</hi><hi>, p. 47, senza però proporre confronti. </hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="xml_11.html#footnote-079-backlink">19</ref></hi> <hi>La storia</hi><hi> recente del codice è ricostruita da Depuydt in P.MorganLib., p.</hi><hi> </hi><hi rend="CharOverride-5">lxix</hi><hi>. Si veda anche </hi><hi rend="CharOverride-2">Hyvernat</hi><hi> 1935, p. 2.</hi><hi rend="CharOverride-2"> Atanassova</hi><hi> </hi><hi>2014 sembra non mettere in discussione la provenienza da Ḥāmūlī.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="xml_11.html#footnote-078-backlink">20</ref></hi> <hi>TM 108395 = CMCL MONB.BB = CLM 288. Sul </hi><hi>codice si vedano almeno </hi><hi rend="CharOverride-2">Kuhn</hi><hi> 1956, pp. </hi><hi rend="CharOverride-5">v-x</hi><hi> e, per i fogli napoletani, </hi><hi rend="CharOverride-2">Buzi</hi><hi> 2009, pp. 180-182.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="xml_11.html#footnote-077-backlink">21</ref></hi> <hi>CMCL MONB.EC = CLM 356. Sul manoscritto si veda </hi><hi rend="CharOverride-2">Buzi</hi><hi> 2009, pp. 142-143, con ulteriore bibliografia.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="xml_11.html#footnote-076-backlink">22</ref></hi> <hi>Le pericopi che</hi><hi> si conservano sono le seguenti (non sono segnalate lacune minime</hi><hi> mentre l’uso del corsivo indica passi variamente danneggiati; il</hi><hi> numero di foglio si riferisce all’ordine stabilito da Schüssler):</hi><hi> </hi></p><table rend="Nessuno-stile-tabella TableOverride-1" xml:id="table001"><!--<colgroup>--><!--<col
  class="_idGenTableRowColumn-1">--><!--</col>--><!--<col
  class="_idGenTableRowColumn-1">--><!--</col>--><!--<col
  class="_idGenTableRowColumn-1">--><!--</col>--><!--<col
  class="_idGenTableRowColumn-2">--><!--</col>--><!--<col
  class="_idGenTableRowColumn-3">--><!--</col>--><!--</colgroup>--><row rend="Nessuno-stile-tabella _idGenTableRowColumn-4"><cell rend="Nessuno-stile-tabella CellOverride-1"><p rend="table"><hi rend="CharOverride-13">Greco</hi></p></cell><cell rend="Nessuno-stile-tabella CellOverride-1"/><cell rend="Nessuno-stile-tabella CellOverride-1"><p rend="table"><hi rend="CharOverride-13">Copto</hi></p></cell><cell rend="Nessuno-stile-tabella CellOverride-2"/><cell rend="Nessuno-stile-tabella CellOverride-1"/></row><row rend="Nessuno-stile-tabella _idGenTableRowColumn-4"><cell rend="Nessuno-stile-tabella CellOverride-1"><p rend="table"><hi rend="CharOverride-13">Mt 1, 1-17</hi></p></cell><cell rend="Nessuno-stile-tabella CellOverride-1"><p rend="table"><hi rend="CharOverride-13">ff. </hi><hi rend="CharOverride-13">21r-22r</hi></p></cell><cell rend="Nessuno-stile-tabella CellOverride-1"><p rend="table"><hi rend="CharOverride-13">Mt 1, 1-17</hi></p></cell><cell rend="Nessuno-stile-tabella CellOverride-2"><p rend="table"><hi rend="CharOverride-13">ff. 22r-23v</hi></p></cell><cell rend="Nessuno-stile-tabella CellOverride-1"><p rend="table"><hi rend="CharOverride-13">Sabato di Natale</hi></p></cell></row><row rend="Nessuno-stile-tabella _idGenTableRowColumn-4"><cell rend="Nessuno-stile-tabella CellOverride-1"><p rend="table"><hi rend="CharOverride-13">Mt </hi><hi rend="CharOverride-13">1, 18-24</hi></p></cell><cell rend="Nessuno-stile-tabella CellOverride-1"><p rend="table"><hi rend="CharOverride-13">ff. 23v-24r </hi></p></cell><cell rend="Nessuno-stile-tabella CellOverride-1"><p rend="table"><hi rend="CharOverride-13">Mt 1, 18-24</hi></p></cell><cell rend="Nessuno-stile-tabella CellOverride-2"><p rend="table"><hi rend="CharOverride-13">ff. 24r-v</hi></p></cell><cell rend="Nessuno-stile-tabella CellOverride-1"><p rend="table"><hi rend="CharOverride-13">Lunedì</hi><hi rend="CharOverride-13"> di Natale</hi></p></cell></row><row rend="Nessuno-stile-tabella _idGenTableRowColumn-4"><cell rend="Nessuno-stile-tabella CellOverride-1"><p rend="table"><hi rend="CharOverride-13">Mt 2, 1-12</hi></p></cell><cell rend="Nessuno-stile-tabella CellOverride-1"><p rend="table"><hi rend="CharOverride-13">ff. 27v-28v</hi></p></cell><cell rend="Nessuno-stile-tabella CellOverride-1"><p rend="table"><hi rend="CharOverride-13">Mt 2, 1-12</hi></p></cell><cell rend="Nessuno-stile-tabella CellOverride-2"><p rend="table"><hi rend="CharOverride-13">ff. 28r-29v</hi></p></cell><cell rend="Nessuno-stile-tabella CellOverride-1"><p rend="table"><hi rend="CharOverride-13">[29 Choiak]</hi></p></cell></row><row rend="Nessuno-stile-tabella _idGenTableRowColumn-4"><cell rend="Nessuno-stile-tabella CellOverride-1"><p rend="table"><hi rend="CharOverride-13">Mt 3, 13-17</hi></p></cell><cell rend="Nessuno-stile-tabella CellOverride-1"><p rend="table"><hi rend="CharOverride-13">ff. 30v-31r</hi></p></cell><cell rend="Nessuno-stile-tabella CellOverride-1"><p rend="table"><hi rend="CharOverride-13">Mt</hi><hi rend="CharOverride-13"> 3, 13-17</hi></p></cell><cell rend="Nessuno-stile-tabella CellOverride-2"><p rend="table"><hi rend="CharOverride-13">ff. 31r-v</hi></p></cell><cell rend="Nessuno-stile-tabella CellOverride-1"><p rend="table"><hi rend="CharOverride-13">11 Tobi</hi></p></cell></row><row rend="Nessuno-stile-tabella _idGenTableRowColumn-4"><cell rend="Nessuno-stile-tabella CellOverride-1"><p rend="table"><hi rend="CharOverride-13">Mt 4, 1-11</hi></p></cell><cell rend="Nessuno-stile-tabella CellOverride-1"><p rend="table"><hi rend="CharOverride-13">ff.</hi><hi rend="CharOverride-13"> 40v-41r</hi></p></cell><cell rend="Nessuno-stile-tabella CellOverride-1"><p rend="table"><hi rend="CharOverride-13">Mt 4, 1-11</hi></p></cell><cell rend="Nessuno-stile-tabella CellOverride-2"><p rend="table"><hi rend="CharOverride-13">ff. 41r-42r</hi></p></cell><cell rend="Nessuno-stile-tabella CellOverride-1"><p rend="table"><hi rend="CharOverride-13">Domenica di Quinquagesima</hi></p></cell></row><row rend="Nessuno-stile-tabella _idGenTableRowColumn-4"><cell rend="Nessuno-stile-tabella CellOverride-1"><p rend="table"><hi rend="CharOverride-13">Mt</hi><hi rend="CharOverride-13"> 5, 1-16</hi></p></cell><cell rend="Nessuno-stile-tabella CellOverride-1"><p rend="table"><hi rend="CharOverride-13">ff. 84r-85r</hi></p></cell><cell rend="Nessuno-stile-tabella CellOverride-1"><p rend="table"><hi rend="CharOverride-13">Mt 5, 1-16</hi></p></cell><cell rend="Nessuno-stile-tabella CellOverride-2"><p rend="table"><hi rend="CharOverride-13">ff. 85r-86r</hi></p></cell><cell rend="Nessuno-stile-tabella CellOverride-1"><p rend="table"><hi rend="CharOverride-13">?</hi></p></cell></row><row rend="Nessuno-stile-tabella _idGenTableRowColumn-4"><cell rend="Nessuno-stile-tabella CellOverride-1"><p rend="table"><hi rend="CharOverride-13">Mt 7, 13-23</hi></p></cell><cell rend="Nessuno-stile-tabella CellOverride-1"><p rend="table"><hi rend="CharOverride-13">ff. 38v-39v</hi></p></cell><cell rend="Nessuno-stile-tabella CellOverride-1"><p rend="table"><hi rend="CharOverride-13">Mt 7, 13-23</hi></p></cell><cell rend="Nessuno-stile-tabella CellOverride-2"><p rend="table"><hi rend="CharOverride-13">ff. 39v-40v</hi></p></cell><cell rend="Nessuno-stile-tabella CellOverride-1"><p rend="table"><hi rend="CharOverride-13">Venerdì di Quaresima</hi></p></cell></row><row rend="Nessuno-stile-tabella _idGenTableRowColumn-4"><cell rend="Nessuno-stile-tabella CellOverride-1"><p rend="table"><hi rend="CharOverride-13">Mt 10, 17-33</hi></p></cell><cell rend="Nessuno-stile-tabella CellOverride-1"><p rend="table"><hi rend="CharOverride-13">ff. 9v-11r</hi></p></cell><cell rend="Nessuno-stile-tabella CellOverride-1"><p rend="table"><hi rend="CharOverride-13">Mt 10,</hi><hi rend="CharOverride-13"> 17-33</hi></p></cell><cell rend="Nessuno-stile-tabella CellOverride-2"><p rend="table"><hi rend="CharOverride-13">ff. 11r-12r</hi></p></cell><cell rend="Nessuno-stile-tabella CellOverride-1"><p rend="table"><hi rend="CharOverride-13">[22 Thout]</hi></p></cell></row><row rend="Nessuno-stile-tabella _idGenTableRowColumn-4"><cell rend="Nessuno-stile-tabella CellOverride-1"><p rend="table"><hi rend="CharOverride-13">Mt 16, 13-20</hi></p></cell><cell rend="Nessuno-stile-tabella CellOverride-1"><p rend="table"><hi rend="CharOverride-13">ff. 35v-36r</hi></p></cell><cell rend="Nessuno-stile-tabella CellOverride-1"><p rend="table"><hi rend="CharOverride-13">Mt 16, 13-20</hi></p></cell><cell rend="Nessuno-stile-tabella CellOverride-2"><p rend="table"><hi rend="CharOverride-13">ff. 36r-37r</hi></p></cell><cell rend="Nessuno-stile-tabella CellOverride-1"><p rend="table"><hi rend="CharOverride-13">29 Hathor / 1 Choaik</hi></p></cell></row><row rend="Nessuno-stile-tabella _idGenTableRowColumn-4"><cell rend="Nessuno-stile-tabella CellOverride-1"><p rend="table"><hi rend="CharOverride-13">Mt 23, 30-31.34.37</hi></p></cell><cell rend="Nessuno-stile-tabella CellOverride-1"><p rend="table"><hi rend="CharOverride-13">ff. 6r-v</hi></p></cell><cell rend="Nessuno-stile-tabella CellOverride-1"><p rend="table"><hi rend="CharOverride-13">lacuna</hi></p></cell><cell rend="Nessuno-stile-tabella CellOverride-2"><p rend="table"><hi rend="CharOverride-13">ff. 7r-v</hi></p></cell><cell rend="Nessuno-stile-tabella CellOverride-1"><p rend="table"><hi rend="CharOverride-13">[8 Thout]</hi></p></cell></row><row rend="Nessuno-stile-tabella _idGenTableRowColumn-4"><cell rend="Nessuno-stile-tabella CellOverride-1"><p rend="table"><hi rend="CharOverride-13">Mt 25, 1-13</hi></p></cell><cell rend="Nessuno-stile-tabella CellOverride-1"><p rend="table"><hi rend="CharOverride-13">ff. 12r-13r</hi></p></cell><cell rend="Nessuno-stile-tabella CellOverride-1"><p rend="table"><hi rend="CharOverride-13">Mt 25, 1-13</hi></p></cell><cell rend="Nessuno-stile-tabella CellOverride-2"><p rend="table"><hi rend="CharOverride-13">ff. 13r-14r</hi></p></cell><cell rend="Nessuno-stile-tabella CellOverride-1"><p rend="table"><hi rend="CharOverride-13">[27 Paopi]</hi></p></cell></row><row rend="Nessuno-stile-tabella _idGenTableRowColumn-4"><cell rend="Nessuno-stile-tabella CellOverride-1"><p rend="table"><hi rend="CharOverride-13">Mt 27, 11-66</hi></p></cell><cell rend="Nessuno-stile-tabella CellOverride-1"><p rend="table"><hi rend="CharOverride-13">ff. 47r-51r</hi></p></cell><cell rend="Nessuno-stile-tabella CellOverride-1"><p rend="table"><hi rend="CharOverride-13">Mt 27, 11-66</hi></p></cell><cell rend="Nessuno-stile-tabella CellOverride-2"><p rend="table"><hi rend="CharOverride-13">ff. 51r-54v</hi></p></cell><cell rend="Nessuno-stile-tabella CellOverride-1"><p rend="table"><hi rend="CharOverride-13">Sabato Santo</hi></p></cell></row><row rend="Nessuno-stile-tabella _idGenTableRowColumn-4"><cell rend="Nessuno-stile-tabella CellOverride-1"><p rend="table"><hi rend="CharOverride-13">Mt 28, 1-20</hi></p></cell><cell rend="Nessuno-stile-tabella CellOverride-1"><p rend="table"><hi rend="CharOverride-13">ff. 57v-58v</hi></p></cell><cell rend="Nessuno-stile-tabella CellOverride-1"><p rend="table"><hi rend="CharOverride-13">Mt</hi><hi rend="CharOverride-13"> 28, 1-20</hi></p></cell><cell rend="Nessuno-stile-tabella CellOverride-2"><p rend="table"><hi rend="CharOverride-13">ff. 59r-60r</hi></p></cell><cell rend="Nessuno-stile-tabella CellOverride-1"><p rend="table"><hi rend="CharOverride-13">Lunedì di Pasqua</hi></p></cell></row><row rend="Nessuno-stile-tabella _idGenTableRowColumn-4"><cell rend="Nessuno-stile-tabella CellOverride-1"><p rend="table"><hi rend="CharOverride-13">Mt 28, 2-10</hi></p></cell><cell rend="Nessuno-stile-tabella CellOverride-1"><p rend="table"><hi rend="CharOverride-13">ff. 14r-v</hi></p></cell><cell rend="Nessuno-stile-tabella CellOverride-1"><p rend="table"><hi rend="CharOverride-13">Mt 28, 2-10</hi></p></cell><cell rend="Nessuno-stile-tabella CellOverride-2"><p rend="table"><hi rend="CharOverride-13">ff. 14v-15r</hi></p></cell><cell rend="Nessuno-stile-tabella CellOverride-1"><p rend="table"><hi rend="CharOverride-13">12 Hathor</hi></p></cell></row><row rend="Nessuno-stile-tabella _idGenTableRowColumn-4"><cell rend="Nessuno-stile-tabella CellOverride-1"><p rend="table"><hi rend="CharOverride-13">Mt</hi><hi rend="CharOverride-13"> 28, 16-20</hi></p></cell><cell rend="Nessuno-stile-tabella CellOverride-1"><p rend="table"><hi rend="CharOverride-13">ff. 42r-v</hi></p></cell><cell rend="Nessuno-stile-tabella CellOverride-1"><p rend="table"><hi rend="CharOverride-13">Mt 28, 16-20</hi></p></cell><cell rend="Nessuno-stile-tabella CellOverride-2"><p rend="table"><hi rend="CharOverride-13">f. 42v</hi></p></cell><cell rend="Nessuno-stile-tabella CellOverride-1"><p rend="table"><hi rend="CharOverride-13">Sabato</hi><hi rend="CharOverride-13"> del Battesimo</hi></p></cell></row><row rend="Nessuno-stile-tabella _idGenTableRowColumn-4"><cell rend="Nessuno-stile-tabella CellOverride-1"><p rend="table"><hi rend="CharOverride-13">Mc 1, 1-8</hi></p></cell><cell rend="Nessuno-stile-tabella CellOverride-1"><p rend="table"><hi rend="CharOverride-13">ff. 72v-73r</hi></p></cell><cell rend="Nessuno-stile-tabella CellOverride-1"><p rend="table"><hi rend="CharOverride-13">Mc 1, 1-8</hi></p></cell><cell rend="Nessuno-stile-tabella CellOverride-2"><p rend="table"><hi rend="CharOverride-13">ff. 73r-v</hi></p></cell><cell rend="Nessuno-stile-tabella CellOverride-1"><p rend="table"><hi rend="CharOverride-13">30 Pharmuthi</hi></p></cell></row><row rend="Nessuno-stile-tabella _idGenTableRowColumn-4"><cell rend="Nessuno-stile-tabella CellOverride-1"><p rend="table"><hi rend="CharOverride-13">Mc 1, 4-8</hi></p></cell><cell rend="Nessuno-stile-tabella CellOverride-1"><p rend="table"><hi rend="CharOverride-13">ff. 29v-30r</hi></p></cell><cell rend="Nessuno-stile-tabella CellOverride-1"><p rend="table"><hi rend="CharOverride-13">Mc</hi><hi rend="CharOverride-13"> 1, 1-8</hi></p></cell><cell rend="Nessuno-stile-tabella CellOverride-2"><p rend="table"><hi rend="CharOverride-13">ff. 30r-v</hi></p></cell><cell rend="Nessuno-stile-tabella CellOverride-1"><p rend="table"><hi rend="CharOverride-13">10 Tobi</hi></p></cell></row><row rend="Nessuno-stile-tabella _idGenTableRowColumn-4"><cell rend="Nessuno-stile-tabella CellOverride-1"><p rend="table"><hi rend="CharOverride-13">Mc 6, 28b-29</hi></p></cell><cell rend="Nessuno-stile-tabella CellOverride-1"><p rend="table"><hi rend="CharOverride-13">ff.</hi><hi rend="CharOverride-13"> 2v-3r</hi></p></cell><cell rend="Nessuno-stile-tabella CellOverride-1"><p rend="table"><hi rend="italic">Mc 6, 21-29 </hi></p></cell><cell rend="Nessuno-stile-tabella CellOverride-2"><p rend="table"><hi rend="CharOverride-13">ff. 3r-4v</hi></p></cell><cell rend="Nessuno-stile-tabella CellOverride-1"><p rend="table"><hi rend="CharOverride-13">[2 Thout]</hi></p></cell></row><row rend="Nessuno-stile-tabella _idGenTableRowColumn-4"><cell rend="Nessuno-stile-tabella CellOverride-1"><p rend="table"><hi rend="italic">Mc </hi><hi rend="italic">9, 2-13</hi><hi rend="CharOverride-13"> </hi></p></cell><cell rend="Nessuno-stile-tabella CellOverride-1"><p rend="table"><hi rend="CharOverride-13">ff. 86r-87r</hi></p></cell><cell rend="Nessuno-stile-tabella CellOverride-1"><p rend="table"><hi rend="italic">Mc 9, 3-13 </hi></p></cell><cell rend="Nessuno-stile-tabella CellOverride-2"><p rend="table"><hi rend="CharOverride-13">ff. 87r-88r</hi></p></cell><cell rend="Nessuno-stile-tabella CellOverride-1"><p rend="table"><hi rend="CharOverride-13">[Epep]</hi></p></cell></row><row rend="Nessuno-stile-tabella _idGenTableRowColumn-4"><cell rend="Nessuno-stile-tabella CellOverride-1"><p rend="table"><hi rend="CharOverride-13">Mc 16, 2-8</hi></p></cell><cell rend="Nessuno-stile-tabella CellOverride-1"><p rend="table"><hi rend="CharOverride-13">ff. 65r-v</hi></p></cell><cell rend="Nessuno-stile-tabella CellOverride-1"><p rend="table"><hi rend="CharOverride-13">Mc 16, 2-8</hi></p></cell><cell rend="Nessuno-stile-tabella CellOverride-2"><p rend="table"><hi rend="CharOverride-13">ff. </hi><hi rend="CharOverride-13">67r-v</hi></p></cell><cell rend="Nessuno-stile-tabella CellOverride-1"><p rend="table"><hi rend="CharOverride-13">Venerdì di Pasqua</hi></p></cell></row><row rend="Nessuno-stile-tabella _idGenTableRowColumn-4"><cell rend="Nessuno-stile-tabella CellOverride-1"><p rend="table"><hi rend="CharOverride-13">Mc “finale corto”</hi></p></cell><cell rend="Nessuno-stile-tabella CellOverride-1"><p rend="table"><hi rend="CharOverride-13">f. 66r</hi></p></cell><cell rend="Nessuno-stile-tabella CellOverride-1"><p rend="table"><hi rend="CharOverride-13">Mc </hi><hi rend="CharOverride-13">“finale corto”</hi></p></cell><cell rend="Nessuno-stile-tabella CellOverride-2"><p rend="table"><hi rend="CharOverride-13">f. 67v</hi></p></cell></row><row rend="Nessuno-stile-tabella _idGenTableRowColumn-4"><cell rend="Nessuno-stile-tabella CellOverride-1"><p rend="table"><hi rend="CharOverride-13">Mc 16, 9-20</hi></p></cell><cell rend="Nessuno-stile-tabella CellOverride-1"><p rend="table"><hi rend="CharOverride-13">ff. 66r-67v</hi></p></cell><cell rend="Nessuno-stile-tabella CellOverride-1"><p rend="table"><hi rend="CharOverride-13">Mc</hi><hi rend="CharOverride-13"> 16, 9-20</hi></p></cell><cell rend="Nessuno-stile-tabella CellOverride-2"><p rend="table"><hi rend="CharOverride-13">ff. 67v-68v</hi></p></cell></row><row rend="Nessuno-stile-tabella _idGenTableRowColumn-4"><cell rend="Nessuno-stile-tabella CellOverride-1"><p rend="table"><hi rend="CharOverride-13">Lc 1, 1-19</hi></p></cell><cell rend="Nessuno-stile-tabella CellOverride-1"><p rend="table"><hi rend="CharOverride-13">ff. 15v-16v</hi></p></cell><cell rend="Nessuno-stile-tabella CellOverride-1"><p rend="table"><hi rend="CharOverride-13">Lc 1, 1-14</hi></p></cell><cell rend="Nessuno-stile-tabella CellOverride-2"><p rend="table"><hi rend="CharOverride-13">ff. 17r-v</hi></p></cell><cell rend="Nessuno-stile-tabella CellOverride-1"><p rend="table"><hi rend="CharOverride-13">13 Hathor</hi></p></cell></row><row rend="Nessuno-stile-tabella _idGenTableRowColumn-4"><cell rend="Nessuno-stile-tabella CellOverride-1"><p rend="table"><hi rend="CharOverride-13">Lc 1, 26-38</hi></p></cell><cell rend="Nessuno-stile-tabella CellOverride-1"><p rend="table"><hi rend="CharOverride-13">ff. 37r-v</hi></p></cell><cell rend="Nessuno-stile-tabella CellOverride-1"><p rend="table"><hi rend="italic">Lc 1, 26-38</hi></p></cell><cell rend="Nessuno-stile-tabella CellOverride-2"><p rend="table"><hi rend="CharOverride-13">ff. 38r-v</hi></p></cell><cell rend="Nessuno-stile-tabella CellOverride-1"><p rend="table"><hi rend="CharOverride-13">21 Tobi</hi></p></cell></row><row rend="Nessuno-stile-tabella _idGenTableRowColumn-4"><cell rend="Nessuno-stile-tabella CellOverride-1"><p rend="table"><hi rend="CharOverride-13">Lc </hi><hi rend="CharOverride-13">1, 39-56</hi></p></cell><cell rend="Nessuno-stile-tabella CellOverride-1"><p rend="table"><hi rend="CharOverride-13">ff. 19r-20r</hi></p></cell><cell rend="Nessuno-stile-tabella CellOverride-1"><p rend="table"><hi rend="CharOverride-13">Lc 1, 39-56</hi></p></cell><cell rend="Nessuno-stile-tabella CellOverride-2"><p rend="table"><hi rend="CharOverride-13">ff. 20r-v</hi></p></cell><cell rend="Nessuno-stile-tabella CellOverride-1"><p rend="table"><hi rend="CharOverride-13">3 </hi><hi rend="CharOverride-13">Choiak</hi></p></cell></row><row rend="Nessuno-stile-tabella _idGenTableRowColumn-4"><cell rend="Nessuno-stile-tabella CellOverride-1"><p rend="table"><hi rend="CharOverride-13">Lc 2, 1-20</hi></p></cell><cell rend="Nessuno-stile-tabella CellOverride-1"><p rend="table"><hi rend="CharOverride-13">ff. 24v-26r</hi></p></cell><cell rend="Nessuno-stile-tabella CellOverride-1"><p rend="table"><hi rend="CharOverride-13">Lc 2, 1-20</hi></p></cell><cell rend="Nessuno-stile-tabella CellOverride-2"><p rend="table"><hi rend="CharOverride-13">ff. </hi><hi rend="CharOverride-13">26r-27v</hi></p></cell><cell rend="Nessuno-stile-tabella CellOverride-1"><p rend="table"><hi rend="CharOverride-13">[28 Choiak]</hi></p></cell></row><row rend="Nessuno-stile-tabella _idGenTableRowColumn-4"><cell rend="Nessuno-stile-tabella CellOverride-1"><p rend="table"><hi rend="CharOverride-13">Lc 11, 27-31</hi></p></cell><cell rend="Nessuno-stile-tabella CellOverride-1"><p rend="table"><hi rend="CharOverride-13">ff. 88r-v</hi></p></cell><cell rend="Nessuno-stile-tabella CellOverride-1"><p rend="table"><hi rend="CharOverride-13">Lc 11, </hi><hi rend="CharOverride-13">27</hi></p></cell><cell rend="Nessuno-stile-tabella CellOverride-2"><p rend="table"><hi rend="CharOverride-13">f. 88v</hi></p></cell><cell rend="Nessuno-stile-tabella CellOverride-1"><p rend="table"><hi rend="CharOverride-13">[7 Epep]</hi></p></cell></row><row rend="Nessuno-stile-tabella _idGenTableRowColumn-4"><cell rend="Nessuno-stile-tabella CellOverride-1"><p rend="table"><hi rend="CharOverride-13">Lc 12, 10b-12</hi></p></cell><cell rend="Nessuno-stile-tabella CellOverride-1"><p rend="table"><hi rend="CharOverride-13">f. 18r</hi></p></cell><cell rend="Nessuno-stile-tabella CellOverride-1"><p rend="table"><hi rend="CharOverride-13">Lc 12, 4-12</hi></p></cell><cell rend="Nessuno-stile-tabella CellOverride-2"><p rend="table"><hi rend="CharOverride-13">ff. 18r-v</hi></p></cell><cell rend="Nessuno-stile-tabella CellOverride-1"><p rend="table"><hi rend="CharOverride-13">[15 Hathor]</hi></p></cell></row><row rend="Nessuno-stile-tabella _idGenTableRowColumn-4"><cell rend="Nessuno-stile-tabella CellOverride-1"><p rend="table"><hi rend="CharOverride-13">Lc 24, 1-12</hi></p></cell><cell rend="Nessuno-stile-tabella CellOverride-1"><p rend="table"><hi rend="CharOverride-13">ff. 63v-64v</hi></p></cell><cell rend="Nessuno-stile-tabella CellOverride-1"><p rend="table"><hi rend="CharOverride-13">Lc 24, 1-12</hi></p></cell><cell rend="Nessuno-stile-tabella CellOverride-2"><p rend="table"><hi rend="CharOverride-13">ff. 64v-65r</hi></p></cell><cell rend="Nessuno-stile-tabella CellOverride-1"><p rend="table"><hi rend="CharOverride-13">Giovedì di Pasqua</hi></p></cell></row><row rend="Nessuno-stile-tabella _idGenTableRowColumn-4"><cell rend="Nessuno-stile-tabella CellOverride-1"><p rend="table"><hi rend="CharOverride-13">Lc 24, 13-21</hi></p></cell><cell rend="Nessuno-stile-tabella CellOverride-1"><p rend="table"><hi rend="CharOverride-13">ff. 60v-61r</hi></p></cell><cell rend="Nessuno-stile-tabella CellOverride-1"><p rend="table"><hi rend="CharOverride-13">Lc 24, 13-21</hi></p></cell><cell rend="Nessuno-stile-tabella CellOverride-2"><p rend="table"><hi rend="CharOverride-13">ff. 61r-v</hi></p></cell><cell rend="Nessuno-stile-tabella CellOverride-1"><p rend="table"><hi rend="CharOverride-13">Martedì di Pasqua</hi></p></cell></row><row rend="Nessuno-stile-tabella _idGenTableRowColumn-4"><cell rend="Nessuno-stile-tabella CellOverride-1"><p rend="table"><hi rend="CharOverride-13">Lc 24, 22-35</hi></p></cell><cell rend="Nessuno-stile-tabella CellOverride-1"><p rend="table"><hi rend="CharOverride-13">ff. 61v-62v</hi></p></cell><cell rend="Nessuno-stile-tabella CellOverride-1"><p rend="table"><hi rend="CharOverride-13">Lc 24, </hi><hi rend="CharOverride-13">22-35</hi></p></cell><cell rend="Nessuno-stile-tabella CellOverride-2"><p rend="table"><hi rend="CharOverride-13">ff. 62v-63v</hi></p></cell><cell rend="Nessuno-stile-tabella CellOverride-1"><p rend="table"><hi rend="CharOverride-13">Mercoledì di Pasqua</hi></p></cell></row><row rend="Nessuno-stile-tabella _idGenTableRowColumn-4"><cell rend="Nessuno-stile-tabella CellOverride-1"><p rend="table"><hi rend="CharOverride-13">Lc 24, 36-53</hi></p></cell><cell rend="Nessuno-stile-tabella CellOverride-1"><p rend="table"><hi rend="CharOverride-13">ff. </hi><hi rend="CharOverride-13">68v-70r</hi></p></cell><cell rend="Nessuno-stile-tabella CellOverride-1"><p rend="table"><hi rend="CharOverride-13">Lc 24, 36-53</hi></p></cell><cell rend="Nessuno-stile-tabella CellOverride-2"><p rend="table"><hi rend="CharOverride-13">ff. 70r-71r</hi></p></cell><cell rend="Nessuno-stile-tabella CellOverride-1"><p rend="table"><hi rend="CharOverride-13">Sabato di Pasqua</hi></p></cell></row><row rend="Nessuno-stile-tabella _idGenTableRowColumn-4"><cell rend="Nessuno-stile-tabella CellOverride-1"><p rend="table"><hi rend="CharOverride-13">Lc </hi><hi rend="CharOverride-13">24, 36-53</hi></p></cell><cell rend="Nessuno-stile-tabella CellOverride-1"><p rend="table"><hi rend="CharOverride-13">ff. 79v-80v</hi></p></cell><cell rend="Nessuno-stile-tabella CellOverride-1"><p rend="table"><hi rend="CharOverride-13">Lc 24, 36-53</hi></p></cell><cell rend="Nessuno-stile-tabella CellOverride-2"><p rend="table"><hi rend="CharOverride-13">ff. 80v-81v</hi></p></cell><cell rend="Nessuno-stile-tabella CellOverride-1"><p rend="table"><hi rend="CharOverride-13">Ascensione </hi></p></cell></row><row rend="Nessuno-stile-tabella _idGenTableRowColumn-4"><cell rend="Nessuno-stile-tabella CellOverride-1"><p rend="table"><hi rend="CharOverride-13">Gv 1, 1.12-13</hi></p></cell><cell rend="Nessuno-stile-tabella CellOverride-1"><p rend="table"><hi rend="CharOverride-13">ff. 1r-v</hi></p></cell><cell rend="Nessuno-stile-tabella CellOverride-1"><p rend="table"><hi rend="italic">Gv 1, 10b-14</hi></p></cell><cell rend="Nessuno-stile-tabella CellOverride-2"><p rend="table"><hi rend="CharOverride-13">ff. 2r-v</hi></p></cell><cell rend="Nessuno-stile-tabella CellOverride-1"><p rend="table"><hi rend="CharOverride-13">[1 Thout]</hi></p></cell></row><row rend="Nessuno-stile-tabella _idGenTableRowColumn-4"><cell rend="Nessuno-stile-tabella CellOverride-1"><p rend="table"><hi rend="CharOverride-13">Gv 1, 35-51</hi></p></cell><cell rend="Nessuno-stile-tabella CellOverride-1"><p rend="table"><hi rend="CharOverride-13">ff. 31v-32v</hi></p></cell><cell rend="Nessuno-stile-tabella CellOverride-1"><p rend="table"><hi rend="CharOverride-13">Gv 1, 35-51</hi></p></cell><cell rend="Nessuno-stile-tabella CellOverride-2"><p rend="table"><hi rend="CharOverride-13">ff. 33r-34r</hi></p></cell><cell rend="Nessuno-stile-tabella CellOverride-1"><p rend="table"><hi rend="CharOverride-13">12 Tobi</hi></p></cell></row><row rend="Nessuno-stile-tabella _idGenTableRowColumn-4"><cell rend="Nessuno-stile-tabella CellOverride-1"><p rend="table"><hi rend="CharOverride-13">Gv 2, 1-11</hi></p></cell><cell rend="Nessuno-stile-tabella CellOverride-1"><p rend="table"><hi rend="CharOverride-13">ff. 34r-35r</hi></p></cell><cell rend="Nessuno-stile-tabella CellOverride-1"><p rend="table"><hi rend="CharOverride-13">Gv</hi><hi rend="CharOverride-13"> 2, 1-11</hi></p></cell><cell rend="Nessuno-stile-tabella CellOverride-2"><p rend="table"><hi rend="CharOverride-13">ff. 35r-v</hi></p></cell><cell rend="Nessuno-stile-tabella CellOverride-1"><p rend="table"><hi rend="CharOverride-13">13 Tobu</hi></p></cell></row><row rend="Nessuno-stile-tabella _idGenTableRowColumn-4"><cell rend="Nessuno-stile-tabella CellOverride-1"><p rend="table"><hi rend="CharOverride-13">Gv 3, 1-11</hi></p></cell><cell rend="Nessuno-stile-tabella CellOverride-1"><p rend="table"><hi rend="CharOverride-13">ff.</hi><hi rend="CharOverride-13"> 43r-v</hi></p></cell><cell rend="Nessuno-stile-tabella CellOverride-1"><p rend="table"><hi rend="CharOverride-13">Gv 3, 1-11</hi></p></cell><cell rend="Nessuno-stile-tabella CellOverride-2"><p rend="table"><hi rend="CharOverride-13">ff. 43v-44v</hi></p></cell><cell rend="Nessuno-stile-tabella CellOverride-1"><p rend="table"><hi rend="CharOverride-13">Battesimo del Signore</hi></p></cell></row><row rend="Nessuno-stile-tabella _idGenTableRowColumn-4"><cell rend="Nessuno-stile-tabella CellOverride-1"><p rend="table"><hi rend="CharOverride-13">Gv</hi><hi rend="CharOverride-13"> 10, 9b-18</hi></p></cell><cell rend="Nessuno-stile-tabella CellOverride-1"><p rend="table"><hi rend="CharOverride-13">ff. 8r-v</hi></p></cell><cell rend="Nessuno-stile-tabella CellOverride-1"><p rend="table"><hi rend="CharOverride-13">Gv 10, 9-18</hi></p></cell><cell rend="Nessuno-stile-tabella CellOverride-2"><p rend="table"><hi rend="CharOverride-13">ff. 8v-9v</hi></p></cell><cell rend="Nessuno-stile-tabella CellOverride-1"><p rend="table"><hi rend="CharOverride-13">[7</hi><hi rend="CharOverride-13"> Thout]</hi></p></cell></row><row rend="Nessuno-stile-tabella _idGenTableRowColumn-4"><cell rend="Nessuno-stile-tabella CellOverride-1"><p rend="table"><hi rend="CharOverride-13">Gv 10, 11-18</hi></p></cell><cell rend="Nessuno-stile-tabella CellOverride-1"><p rend="table"><hi rend="CharOverride-13">ff. 73v-74r</hi></p></cell><cell rend="Nessuno-stile-tabella CellOverride-1"><p rend="table"><hi rend="CharOverride-13">Gv 10, 11-18</hi></p></cell><cell rend="Nessuno-stile-tabella CellOverride-2"><p rend="table"><hi rend="CharOverride-13">ff.</hi><hi rend="CharOverride-13"> 74v-75r</hi></p></cell><cell rend="Nessuno-stile-tabella CellOverride-1"><p rend="table"><hi rend="CharOverride-13">7 Pachons</hi></p></cell></row><row rend="Nessuno-stile-tabella _idGenTableRowColumn-4"><cell rend="Nessuno-stile-tabella CellOverride-1"><p rend="table"><hi rend="CharOverride-13">Gv 12, 12-28</hi></p></cell><cell rend="Nessuno-stile-tabella CellOverride-1"><p rend="table"><hi rend="CharOverride-13">ff. 44v-46r</hi></p></cell><cell rend="Nessuno-stile-tabella CellOverride-1"><p rend="table"><hi rend="CharOverride-13">Gv 12,</hi><hi rend="CharOverride-13"> 12-28</hi></p></cell><cell rend="Nessuno-stile-tabella CellOverride-2"><p rend="table"><hi rend="CharOverride-13">ff. 46r-47r</hi></p></cell><cell rend="Nessuno-stile-tabella CellOverride-1"><p rend="table"><hi rend="CharOverride-13">Domenica delle Palme</hi></p></cell></row><row rend="Nessuno-stile-tabella _idGenTableRowColumn-4"><cell rend="Nessuno-stile-tabella CellOverride-1"><p rend="table"><hi rend="CharOverride-13">Gv 14, 31 –</hi><hi rend="CharOverride-13"> 15, 1-16</hi></p></cell><cell rend="Nessuno-stile-tabella CellOverride-1"><p rend="table"><hi rend="CharOverride-13">ff. 77r-78r</hi></p></cell><cell rend="Nessuno-stile-tabella CellOverride-1"><p rend="table"><hi rend="CharOverride-13">Gv 14, 31 – 15, 1-16</hi></p></cell><cell rend="Nessuno-stile-tabella CellOverride-2"><p rend="table"><hi rend="CharOverride-13">ff. 78v-79v</hi></p></cell><cell rend="Nessuno-stile-tabella CellOverride-1"><p rend="table"><hi rend="CharOverride-13">21 Pachons</hi></p></cell></row><row rend="Nessuno-stile-tabella _idGenTableRowColumn-4"><cell rend="Nessuno-stile-tabella CellOverride-1"><p rend="table"><hi rend="CharOverride-13">Gv 15, 26 – 16, 15</hi></p></cell><cell rend="Nessuno-stile-tabella CellOverride-1"><p rend="table"><hi rend="CharOverride-13">ff. 81v-82v</hi></p></cell><cell rend="Nessuno-stile-tabella CellOverride-1"><p rend="table"><hi rend="CharOverride-13">Gv 15, 26 – 16, 15</hi></p></cell><cell rend="Nessuno-stile-tabella CellOverride-2"><p rend="table"><hi rend="CharOverride-13">ff. 83r-84r</hi></p></cell><cell rend="Nessuno-stile-tabella CellOverride-1"><p rend="table"><hi rend="CharOverride-13">Pentecoste</hi></p></cell></row><row rend="Nessuno-stile-tabella _idGenTableRowColumn-4"><cell rend="Nessuno-stile-tabella CellOverride-1"><p rend="table"><hi rend="CharOverride-13">Gv 17, 4-17</hi></p></cell><cell rend="Nessuno-stile-tabella CellOverride-1"><p rend="table"><hi rend="CharOverride-13">ff. 75r-76r</hi></p></cell><cell rend="Nessuno-stile-tabella CellOverride-1"><p rend="table"><hi rend="CharOverride-13">Gv 17, 4-17</hi></p></cell><cell rend="Nessuno-stile-tabella CellOverride-2"><p rend="table"><hi rend="CharOverride-13">ff.</hi><hi rend="CharOverride-13"> 76r-77r</hi></p></cell><cell rend="Nessuno-stile-tabella CellOverride-1"><p rend="table"><hi rend="CharOverride-13">[14 Pachons]</hi></p></cell></row><row rend="Nessuno-stile-tabella _idGenTableRowColumn-4"><cell rend="Nessuno-stile-tabella CellOverride-1"><p rend="table"><hi rend="CharOverride-13">Gv 19, 18b-24</hi></p></cell><cell rend="Nessuno-stile-tabella CellOverride-1"><p rend="table"><hi rend="CharOverride-13">ff. 4r-v</hi></p></cell><cell rend="Nessuno-stile-tabella CellOverride-1"><p rend="table"><hi rend="italic">Gv 19,</hi><hi rend="italic"> 19b-27 </hi></p></cell><cell rend="Nessuno-stile-tabella CellOverride-2"><p rend="table"><hi rend="CharOverride-13">ff. 5r-6r</hi></p></cell><cell rend="Nessuno-stile-tabella CellOverride-1"><p rend="table"><hi rend="CharOverride-13">[17 Thout]</hi></p></cell></row><row rend="Nessuno-stile-tabella _idGenTableRowColumn-4"><cell rend="Nessuno-stile-tabella CellOverride-1"><p rend="table"><hi rend="CharOverride-13">Gv 20, 1-18</hi></p></cell><cell rend="Nessuno-stile-tabella CellOverride-1"><p rend="table"><hi rend="CharOverride-13">ff. </hi><hi rend="CharOverride-13">54v-56r</hi></p></cell><cell rend="Nessuno-stile-tabella CellOverride-1"><p rend="table"><hi rend="CharOverride-13">Gv 20, 1-18</hi></p></cell><cell rend="Nessuno-stile-tabella CellOverride-2"><p rend="table"><hi rend="CharOverride-13">ff. 56r-57v</hi></p></cell><cell rend="Nessuno-stile-tabella CellOverride-1"><p rend="table"><hi rend="CharOverride-13">Domenica di Pasqua</hi></p></cell></row><row rend="Nessuno-stile-tabella _idGenTableRowColumn-4"><cell rend="Nessuno-stile-tabella CellOverride-1"><p rend="table"><hi rend="CharOverride-13">Gv </hi><hi rend="CharOverride-13">20, 24-31</hi></p></cell><cell rend="Nessuno-stile-tabella CellOverride-1"><p rend="table"><hi rend="CharOverride-13">ff. 71r-v</hi></p></cell><cell rend="Nessuno-stile-tabella CellOverride-1"><p rend="table"><hi rend="CharOverride-13">Gv 20, 24-31</hi></p></cell><cell rend="Nessuno-stile-tabella CellOverride-2"><p rend="table"><hi rend="CharOverride-13">ff. 71v-72r</hi></p></cell><cell rend="Nessuno-stile-tabella CellOverride-1"><p rend="table"><hi rend="CharOverride-13">Ottava </hi><hi rend="CharOverride-13">di Pasqua</hi></p></cell></row></table><p rend="layout_notes"><hi>Nella tabella i brani sono presentati secondo</hi><hi> l’ordine canonico dei </hi><hi rend="italic">Vangeli</hi><hi>. L’ultima colonna si </hi><hi>riferisce alle indicazioni delle rubriche (tra parentesi quadre le lacune). </hi><hi>Le pericopi giovannee sono tenute presenti nello studio di </hi><hi rend="CharOverride-2">Kasser</hi><hi> </hi><hi>1966a, p. 30.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="xml_11.html#footnote-075-backlink">23</ref></hi> <hi>Queste rubriche sono, nell’ordine: f. 4r </hi><hi rend="CharOverride-3">ⲡⲥⲟⲟⲩ ⲙ</hi><hi rend="CharOverride-3"></hi><hi rend="CharOverride-3">ⲡϣⲁ</hi><hi> </hi><hi rend="CharOverride-3">ⲡⲉⲩⲁⲅⲅ</hi><hi>(</hi><hi rend="CharOverride-3">ⲉⲗⲓⲟⲛ</hi><hi>) </hi><hi rend="CharOverride-3">ⲛⲕⲁⲧⲁ</hi><hi> </hi><hi rend="CharOverride-3">ⲙⲁⲣⲕ</hi><hi>(</hi><hi rend="CharOverride-3">ⲟⲥ</hi><hi>), </hi><hi>“sesto (giorno) della festa (della Resurrezione). Vangelo secondo Marco” per </hi><hi>Mc 16, 2-8; f. 4v </hi><hi rend="CharOverride-3">ϩⲛ</hi><hi> </hi><hi rend="CharOverride-3">ϩⲉⲛⲕⲉⲁⲛⲧⲓⲅⲣⲁⲫⲟⲛ</hi><hi> </hi><hi rend="CharOverride-3">ⲇⲉ</hi><hi> </hi><hi rend="CharOverride-3">ⲛⲁⲓ</hi><hi> </hi><hi rend="CharOverride-3">ϫⲓ</hi><hi> </hi><hi rend="CharOverride-3">ⲉϩⲟⲩⲛ</hi><hi> </hi><hi rend="CharOverride-3">ⲉⲣⲟⲟⲩ</hi><hi>, “in altre copie queste (parole) </hi><hi>appartengono ad esso [</hi><hi rend="italic">scil</hi><hi>. al </hi><hi rend="italic">Vangelo di Marco</hi><hi>]” per </hi><hi>il finale corto; infine, sempre f. 4v, </hi><hi rend="CharOverride-3">ⲛⲁⲓ</hi><hi> </hi><hi rend="CharOverride-3">ⲇⲉ</hi><hi> </hi><hi rend="CharOverride-3">ⲟⲛ</hi><hi> </hi><hi rend="CharOverride-3">ϫⲓ</hi><hi> </hi><hi rend="CharOverride-3">ⲉϩⲟⲩⲛ</hi><hi> </hi><hi rend="CharOverride-3">ⲉⲣⲟⲟⲩ</hi><hi>, “anche queste (parole) appartengono ad </hi><hi>esso [</hi><hi rend="italic">scil</hi><hi>. al Vangelo di Marco]” per Mc 16, </hi><hi>9-20).</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="xml_11.html#footnote-074-backlink">24</ref></hi> <hi>Esistono versioni copte del </hi><hi rend="italic">Vangelo di Marco</hi><hi> che combinano</hi><hi> i due finali. È il caso del </hi><hi rend="italic">Tetravangelo</hi><hi> New York</hi><hi>, Morgan Library &amp; Museum, M 569, manoscritto che contiene </hi><hi>i quattro </hi><hi rend="italic">Vangeli</hi><hi> canonici nell’ordine consueto. Sul codice, siglato </hi><hi>sa 508 </hi><hi rend="CharOverride-2">Schüssler</hi><hi>, si veda P.MorganLib. 13.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="xml_11.html#footnote-073-backlink">25</ref></hi> <hi>Già segnalate </hi><hi>in CLM 211, scheda a cura di Francesco Valerio.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="xml_11.html#footnote-072-backlink">26</ref></hi> <hi>Così</hi><hi> da ultimo </hi><hi rend="CharOverride-2">Boud’hors</hi><hi> 2010, p. 187.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number CharOverride-1"><ref target="xml_11.html#footnote-071-backlink">27</ref></hi> <hi>Berlin, Staatliche</hi><hi> Museen P. 10677 = BKT VI, pp. 55-109, nr. V</hi><hi> = nr. 621 </hi><hi rend="CharOverride-2">van Haelst</hi><hi> = TM 59099. Questo papiro</hi><hi> costituisce un reperto eccezionale, non solo per il suo contenuto</hi><hi> (su cui si veda almeno </hi><hi rend="CharOverride-2">Camplani</hi><hi> 1992), ma anche perché</hi><hi> restituisce uno dei testimoni datati in maiuscola alessandrina grazie ai</hi><hi> quali </hi><hi rend="CharOverride-2">Cavallo</hi><hi> 1975 (= </hi><hi rend="CharOverride-2">Cavallo</hi><hi> 2005, pp. 175-202) è riuscito</hi><hi> a ricostruire lo svolgimento del canone. </hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="xml_11.html#footnote-070-backlink">28</ref></hi> Ann Arbor, University of Michigan, Library, Ms. 124 = nr. 401 <hi rend="CharOverride-2">van </hi><hi rend="CharOverride-2">Haelst</hi> = l 1614 <hi rend="CharOverride-2">Aland</hi> = sa 341<hi rend="superscript CharOverride-1">L</hi> <hi rend="CharOverride-2">Mink-Schmitz</hi> = sa 589<hi rend="superscript CharOverride-1">L</hi> <hi rend="CharOverride-2">Schüssler = CLM 1545. </hi><hi>Il frammento è </hi><hi>inedito, ma si vedano almeno </hi><hi rend="CharOverride-2">Clark</hi><hi> 1937, pp. 324-325, </hi><hi rend="CharOverride-2">de </hi><hi rend="CharOverride-2">Ricci, Wilson</hi><hi> 1935-1940 Bd. II, p. 1119 e </hi><hi rend="CharOverride-2">Treu</hi><hi> 1965, </hi><hi>p. 122 nota 61; anche </hi><hi rend="CharOverride-2">Schüssler</hi><hi> 2007, pp. 335-336.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="xml_11.html#footnote-069-backlink">29</ref></hi> <hi>Le</hi><hi> pericopi conservate sono le seguenti: </hi></p><p rend="layout_notes ParaOverride-3"><hi>greco		copto</hi></p><p rend="layout_notes ParaOverride-3"><hi>		Mt 25, 3-13	f. 1r</hi></p><p rend="layout_notes ParaOverride-3"><hi>Lc 1, 39-56	ff. 1v-2r	Lc </hi><hi>1, 39-56	ff. 2r-3r</hi></p><p rend="layout_notes ParaOverride-3">Mt 4, 23 – 5, 16	ff. 3r-4r	Mt 4, 23 – 5, 11	ff. 4r-v</p></item>
					<item><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="xml_11.html#footnote-068-backlink">30</ref></hi> <hi>Le rubriche che aprono</hi><hi> le pericopi copte, almeno nei fogli che si conservano, sono</hi><hi> molto semplici e si limitano all’indicazione </hi><hi rend="CharOverride-3">ⲡⲉⲩⲁⲅⲅⲉⲗⲓⲟⲛ</hi><hi> </hi><hi rend="CharOverride-3">ⲛ</hi><hi rend="CharOverride-3"></hi><hi rend="CharOverride-3">ⲕⲁⲧⲁ</hi><hi> seguito dal nome dell’evangelista.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="xml_11.html#footnote-067-backlink">31</ref></hi> <hi>Si vedano </hi><hi rend="CharOverride-2">Zoega</hi><hi> 1810, </hi><hi>p. 188, nr. </hi><hi rend="CharOverride-5">xcvi</hi><hi> e </hi><hi rend="CharOverride-2">Balestri</hi><hi> 1904, pp. </hi><hi rend="CharOverride-5">lvii-lviii</hi><hi rend="CharOverride-2"> </hi><hi>e </hi><hi>pp. 40-41, 91, 123, 308, 316.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="xml_11.html#footnote-066-backlink">32</ref></hi> <hi>Si vedano </hi><hi rend="CharOverride-2">Zoega</hi><hi> 1810,</hi><hi> p. 188, nr. </hi><hi rend="CharOverride-5">xcvii</hi><hi> e </hi><hi rend="CharOverride-2">Balestri</hi><hi> 1904, pp. </hi><hi rend="CharOverride-5">lviii-lix</hi><hi rend="CharOverride-2"> (</hi><hi>anche</hi><hi rend="CharOverride-2"> Treu 1965, </hi><hi>p. 105 e p. 120 nota 54)</hi><hi rend="CharOverride-2">.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="xml_11.html#footnote-065-backlink">33</ref></hi> <hi rend="CharOverride-2">Zoega</hi><hi> 1810, p. 188, nr. </hi><hi rend="CharOverride-5">xcvi</hi><hi>.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number CharOverride-1"><ref target="xml_11.html#footnote-064-backlink">34</ref></hi> <hi>Si noti </hi><hi>anche la didascalia che introduce la traduzione copta del Sal </hi><hi>131 sul f. 2r, </hi><hi rend="CharOverride-3">ⲡⲉϥⲃⲱⲗ</hi><hi> </hi><hi rend="CharOverride-3">ⲯⲁⲗⲧⲏⲣⲓⲟⲩ</hi><hi> “traduzione del Salmo”, </hi><hi>con insolito uso del genitivo greco.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="xml_11.html#footnote-063-backlink">35</ref></hi> <hi>Il codice è indicato</hi><hi> con le sigle nrr. 381 + 463 </hi><hi rend="CharOverride-2">van Haelst</hi><hi> =</hi><hi> 1119 </hi><hi rend="CharOverride-2">Rahlfs </hi><hi>= l 962 </hi><hi rend="CharOverride-2">Aland</hi><hi> = sa 337</hi><hi rend="superscript CharOverride-1">L</hi><hi> </hi><hi rend="CharOverride-2">Mink-Schmitz.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="xml_11.html#footnote-062-backlink">36</ref></hi> Si veda <hi rend="CharOverride-2">Amélineau</hi> 1895, pp. 416-418.</p></item>
					<item><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="xml_11.html#footnote-061-backlink">37</ref></hi> London, British Library, Or. 3579 B f. 12 + Par. copt. 129<hi rend="superscript CharOverride-1">12</hi> f. 64 + Par. copt. 133<hi rend="superscript CharOverride-1">1</hi> f. 78 + P.Vindob. <hi>K 9105 + K 9705 + K 9722 +</hi><hi> al-Qāhira, Coptic Museum, CGC 8004. I fogli, nel loro insieme,</hi><hi> sono indicati nei repertori come nr. 210 </hi><hi rend="CharOverride-2">van Haelst</hi><hi> =</hi><hi> 2032 </hi><hi rend="CharOverride-2">Rahlfs</hi><hi> = sa 336</hi><hi rend="superscript CharOverride-1">L</hi><hi> </hi><hi rend="CharOverride-2">Mink-Schmitz</hi><hi> = TM 62197. </hi><hi>I frammenti viennesi furono pubblicati da Wessely come Stud.Pal. XI </hi><hi>81 (K 9705), 83 (K 9722), 93 (si veda anche </hi><hi rend="CharOverride-2">Till</hi><hi> 1940, pp. 44-45). Il foglio londinese fu parzialmente edito </hi><hi>da </hi><hi rend="CharOverride-2">Woide</hi><hi> 1799, pp. 18 e 58; si veda anche </hi><hi>P.Lond.Copt. I</hi><hi rend="CharOverride-2"> </hi><hi>71 e P.Lond.Copt. I</hi><hi rend="CharOverride-2"> </hi><hi>96. A </hi><hi rend="CharOverride-2">Bouriant</hi><hi> 1882, </hi><hi>p. 4 si deve la pubblicazione del frammento cairense, su </hi><hi>cui si veda anche O.Cair.Monuments 8004. Si vedano anche i </hi><hi>più recenti </hi><hi rend="CharOverride-2">Nagel</hi><hi> 1984, pp. 252-253 e </hi><hi rend="CharOverride-2">Rahlfs, Fraenkel</hi><hi> 2004, </hi><hi>pp. 311 e 436.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="xml_11.html#footnote-060-backlink">38</ref></hi> <hi>I brani conservati sono: per il</hi><hi> P.Vindob. K 9722 (paginato </hi><hi rend="CharOverride-3">ⲙ</hi><hi rend="CharOverride-3"></hi><hi rend="CharOverride-3">ⲍ</hi><hi rend="CharOverride-3"></hi><hi rend="CharOverride-3">/ⲙ</hi><hi rend="CharOverride-3"></hi><hi rend="CharOverride-3">ⲏ</hi><hi rend="CharOverride-3"></hi><hi> [=</hi><hi> 47/48]) Gv 20, 28-31 in copto e Sal 98, 5-8</hi><hi> sia in greco che in copto; per il P.Vindob. K</hi><hi> 9105 (paginato </hi><hi rend="CharOverride-3">ⲡ</hi><hi rend="CharOverride-3"></hi><hi rend="CharOverride-3">ⲉ</hi><hi rend="CharOverride-3"></hi><hi rend="CharOverride-3">/ⲡ</hi><hi rend="CharOverride-3"></hi><hi rend="CharOverride-3">ⲋ</hi><hi rend="CharOverride-3"></hi><hi> [= 85/86]) Mt</hi><hi> 5,1-2 e Mc 9,13-22 in copto; per il London, </hi><hi>British Library, Or. 3579b f. 12 (paginato </hi><hi rend="CharOverride-3">ⲡ</hi><hi rend="CharOverride-3"></hi><hi rend="CharOverride-3">ⲍ</hi><hi rend="CharOverride-3"></hi><hi rend="CharOverride-3">/ⲡ</hi><hi rend="CharOverride-3"></hi><hi rend="CharOverride-3">ⲏ</hi><hi rend="CharOverride-3"></hi><hi> [= 87/88]) Mt 18, 15b-20 e Lc 13, </hi><hi>6-14 entrambi in copto; per il P.Vindob. K 9705 (paginato </hi><hi rend="CharOverride-3">ⲣ</hi><hi rend="CharOverride-3"></hi><hi rend="CharOverride-3">ⲗ</hi><hi rend="CharOverride-3"></hi><hi rend="CharOverride-3">ⲅ</hi><hi rend="CharOverride-3"></hi><hi rend="CharOverride-3">/ⲣ</hi><hi rend="CharOverride-3"></hi><hi rend="CharOverride-3">ⲗ</hi><hi rend="CharOverride-3"></hi><hi rend="CharOverride-3">ⲇ</hi><hi rend="CharOverride-3"></hi><hi> [= 133/134]) Lc </hi><hi>10, 7, Gv 14, 26-31 e Gv 15, 1b-9a in </hi><hi>copto; per il Par. copt. 129</hi><hi rend="superscript CharOverride-1">19</hi><hi> f. 64 Lc 7,</hi><hi> 1-10 in copto seguito da Sal 148, 1-4.7 e dal</hi><hi> Sal 150, 1-4 in greco; infine, per il frammento cairense</hi><hi> (stando a quanto riportato in </hi><hi rend="CharOverride-2">Bouriant</hi><hi> 1882) Mt 13, 40</hi><hi> (o 49?) e Lc 24, 12-27 in copto.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="xml_11.html#footnote-059-backlink">39</ref></hi> <hi>Indicato </hi><hi>nei reperti come l 2284 </hi><hi rend="CharOverride-2">Aland</hi><hi> = sa 352 </hi><hi rend="CharOverride-2">Mink-Schmitz</hi><hi>.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="xml_11.html#footnote-058-backlink">40</ref></hi> <hi>Vergate in inchiostro rosso. Quella che introduce il salmo </hi><hi>recita: </hi><hi rend="CharOverride-3">ⲁⲑⲩⲣ</hi><hi> (</hi><hi rend="italic">sic</hi><hi>) · </hi><hi rend="CharOverride-3">ⲓ</hi><hi rend="CharOverride-3"></hi><hi rend="CharOverride-3">ⲃ</hi><hi rend="CharOverride-3"></hi><hi> · </hi><hi rend="CharOverride-3">ⲡϣⲁ</hi><hi> </hi><hi rend="CharOverride-3">ⲙ</hi><hi rend="CharOverride-3"></hi><hi rend="CharOverride-3">ⲡⲁⲣⲭⲁⲅⲅⲉⲗⲟⲥ</hi><hi> </hi><hi rend="CharOverride-3">ⲙⲓⲕⲁⲏⲗ</hi><hi> | </hi><hi rend="CharOverride-3">ⲡⲉⲯⲁⲗⲧ</hi><hi>(</hi><hi rend="CharOverride-3">ⲉⲣⲓⲟⲛ</hi><hi>) </hi><hi rend="CharOverride-3">ⲉⲗⲗⲏⲛⲓⲕⲟⲛ</hi><hi> (“giorno 12 </hi><hi>del mese di Athor; festa dell’arcangelo Michele. Il salmo [in] greco”).</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="xml_11.html#footnote-057-backlink">41</ref></hi> <hi>P.MorganLib. 162; riproduzioni in </hi><hi rend="CharOverride-2">Cramer</hi><hi> 1964, nr. 19 tav.</hi><hi> 50 e P.MorganLib., pll. 36, 135-142, 256-261. </hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="xml_11.html#footnote-056-backlink">42</ref></hi> <hi>P.MorganLib.</hi><hi> 113; riproduzioni in </hi><hi rend="CharOverride-2">Cramer</hi><hi> 1964, nr. 25, tav. 56 </hi><hi>e in P.MorganLib., pll. 15, 86, 220. </hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="xml_11.html#footnote-055-backlink">43</ref></hi> <hi>Pubblicato per</hi><hi> la prima volta da </hi><hi rend="CharOverride-2">De Lagarde</hi><hi> 1883, pp. 209-238; riproduzione</hi><hi> in </hi><hi rend="CharOverride-2">Cramer</hi><hi> 1964, nr. 32, tav. 63.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="xml_11.html#footnote-054-backlink">44</ref></hi> <hi>Indicato nei</hi><hi> repertori come nrr. 334+417+467 </hi><hi rend="CharOverride-2">van Haelst</hi><hi> = l 143 +</hi><hi> l 964a + l 1353 </hi><hi rend="CharOverride-2">Aland </hi><hi>= sa 342</hi><hi rend="superscript CharOverride-1">L</hi><hi> </hi><hi rend="CharOverride-2">Mink-Schmitz</hi><hi> = TM 61738 + 61692. Il P.Vindob. K 9740 </hi><hi>(oggi P.Vindob. G 39789), considerato da </hi><hi rend="CharOverride-2">Mink-Schmitz</hi><hi> come ulteriore foglio </hi><hi>del lezionario è in realtà parte del grande </hi><hi rend="italic">typikon</hi><hi> del </hi><hi>Monastero Bianco. Su questo complesso codice liturgico, ancora non del </hi><hi>tutto ricostruito, si rimanda ai lavori di </hi><hi rend="CharOverride-2">Atanassova</hi><hi> 2010, </hi><hi rend="CharOverride-2">Atanassova</hi><hi> </hi><hi>2011, e </hi><hi rend="CharOverride-2">Atanassova</hi><hi> 2014 (quest’ultimo specialmente alle pp. 76-78 </hi><hi>con ulteriore ricca bibliografia alle pp. 93-95).</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="xml_11.html#footnote-053-backlink">45</ref></hi> <hi>Pubblicato in </hi><hi rend="CharOverride-2">Amélineau</hi><hi> 1895, pp. 420-421; si veda anche </hi><hi rend="CharOverride-2">Treu</hi><hi> 1965, p. 105</hi><hi> e p. 121 nota 56.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="xml_11.html#footnote-052-backlink">46</ref></hi> <hi>Pubblicato in BKU I </hi><hi>173 (Leipoldt); si vedano anche </hi><hi rend="CharOverride-2">Beltz</hi><hi> 1978, p. 113, nr. </hi><hi>III 79; </hi><hi rend="CharOverride-2">Treu</hi><hi> 1965, pp. 120-121 nota 55 e </hi><hi rend="CharOverride-2">Henner, </hi><hi rend="CharOverride-2">Förster, Horak</hi><hi> 1999, p. 24, nr. 18.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="xml_11.html#footnote-051-backlink">47</ref></hi> <hi>Indicato nei repertori</hi><hi> come nr. 334 </hi><hi rend="CharOverride-2">van Haelst</hi><hi> = l 964b </hi><hi rend="CharOverride-2">Aland</hi><hi> =</hi><hi> sa 355 </hi><hi rend="CharOverride-2">Mink-Schmitz</hi><hi>. Si veda </hi><hi rend="CharOverride-2">Amélineau</hi><hi> 1895, pp. 419-420.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="xml_11.html#footnote-050-backlink">48</ref></hi> <hi>Accanto a questo, si potrebbe forse citare un piccolo frammento</hi><hi> di mm 110 × 110 circa (Cambridge, University Library,</hi><hi> Add. 1875 = nr. 337 </hi><hi rend="CharOverride-2">van Haelst</hi><hi> = l 1354</hi><hi> </hi><hi rend="CharOverride-2">Aland</hi><hi> = sa 354 </hi><hi rend="CharOverride-2">Mink-Schmitz</hi><hi> = TM 61806, edito da</hi><hi> </hi><hi rend="CharOverride-2">Passoni Dell’Acqua</hi><hi> 1980, pp. 97-102), contenente in greco Mt</hi><hi> 3, 13.15-17 questa volta in maiuscola biblica. </hi><hi rend="CharOverride-2">Passoni Dell’Acqua</hi><hi> 1980, p. 99, contestando le datazioni di Aland, van Haelst,</hi><hi> </hi><hi rend="CharOverride-2">Junack</hi><hi> 1972, p. 506 e </hi><hi rend="CharOverride-2">Turner</hi><hi> 1977, p. 151 NT</hi><hi> Parch. 8, concordi nell’assegnare il frammento al VI secolo,</hi><hi> sostiene una datazione compresa tra la fine del VII e</hi><hi> l’inizio dell’VIII secolo. Dello stesso avviso </hi><hi rend="CharOverride-2">Crisci</hi><hi> 2000,</hi><hi> p. 19. Nella complessiva rianalisi dello stato dell’arte sulla</hi><hi> maiuscola biblica, </hi><hi rend="CharOverride-2">Orsini</hi><hi> 2005, pp. 25-26 ha riproposto una datazione</hi><hi> alta, la seconda metà del VI secolo (si veda anche</hi><hi> </hi><hi rend="CharOverride-2">Orsini</hi><hi> 2019, pp. 74 e 80). Nonostante sia conservata soltanto</hi><hi> la porzione di una colonna, le letture erano con ogni</hi><hi> probabilità articolate su due. Che si tratti di un lezionario</hi><hi> e non di un </hi><hi rend="italic">Tetravangelo</hi><hi> è provato dalla didascalia </hi><hi rend="CharOverride-3">ⲕⲁⲧⲁ</hi><hi> </hi><hi rend="CharOverride-3">ⲙⲁⲑⲑⲁⲓ</hi><hi>[</hi><hi rend="CharOverride-3">ⲟⲛ</hi><hi> </hi><hi rend="CharOverride-3">ⲧ</hi><hi>]</hi><hi rend="CharOverride-3">ⲟⲩ</hi><hi> </hi><hi rend="CharOverride-3">ⲉⲩⲁⲅⲅⲉⲗⲓⲟⲩ</hi><hi> </hi><hi rend="CharOverride-3">ⲧⲱ</hi><hi> (</hi><hi rend="italic">sic</hi><hi>) </hi><hi rend="CharOverride-3">ⲁⲛ</hi><hi>[</hi><hi rend="CharOverride-3">ⲁⲅⲛⲱⲥⲙⲁ</hi><hi>], in maiuscola alessandrina a contrasto modulare. Al di sopra</hi><hi> della rubrica si scorge qualche lettera appartenente alle ultime righe</hi><hi> della pericope precedente, non ancora identificata ma verosimilmente sempre in</hi><hi> greco. Nonostante il frammento sia stato rinvenuto in Alto Egitto,</hi><hi> su base paleografica è stato assegnato all’area di produzione</hi><hi> siro-antiochena (così </hi><hi rend="CharOverride-2">Orsini</hi><hi> 2005 e </hi><hi rend="CharOverride-2">Orsini</hi><hi> 2019), fatto che lo escluderebbe</hi><hi> da questo discorso. </hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="xml_11.html#footnote-049-backlink">49</ref></hi> <hi>Edito da </hi><hi rend="CharOverride-2">Sandmeier</hi><hi> 2022, pp. 492-494</hi><hi> (con riproduzione a pp. 497-498). Nel database PAThs è indicato</hi><hi> come CLM 5454.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="xml_11.html#footnote-048-backlink">50</ref></hi> <hi>L’utilizzo di questa parola non </hi><hi>è banale, dal momento che indica «words of a psalm </hi><hi>sun gas refrain between verses» (</hi><hi rend="CharOverride-2">Lampe</hi><hi> 1961, </hi><hi rend="italic">s.v.</hi><hi> </hi><hi rend="CharOverride-3">ὑπόψαλμα</hi><hi>).</hi><hi> In nessun altro lezionario bilingue il salmo è indicato con</hi><hi> un termine così tecnico. </hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="xml_11.html#footnote-047-backlink">51</ref></hi> Oxford, Bodleian Library, r liturg. c. 1 = nr. 340 <hi rend="CharOverride-2">van Haelst</hi> = l 1355 <hi rend="CharOverride-2">Aland</hi> = sa 353<hi rend="superscript CharOverride-1">L</hi> <hi rend="CharOverride-2">Mink-Schmitz.</hi> <hi>Il foglio è il</hi><hi> nr. 300051 del </hi><hi rend="italic">Summary Catalogue</hi><hi>. Si veda anche </hi><hi rend="CharOverride-2">Treu</hi><hi> </hi><hi>1965, p. 122 nota 63 e </hi><hi rend="CharOverride-2">Turner</hi><hi> 1977, p. 151 </hi><hi>NT parch. 10.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="xml_11.html#footnote-046-backlink">52</ref></hi> <hi>Wien, Österreichische Nationalbibliothek, Papyrussamlung, K 9730 </hi><hi>= nr. 339 </hi><hi rend="CharOverride-2">van Haelst</hi><hi> = l 1739 </hi><hi rend="CharOverride-2">Aland</hi><hi> = </hi><hi>sa 348</hi><hi rend="superscript CharOverride-1">L</hi><hi> </hi><hi rend="CharOverride-2">Mink-Schimtz</hi><hi> = TM 113809 = CLM 3330. Fu</hi><hi> pubblicato per la prima volta da Wessely come Stud.Pal. XVIII</hi><hi> 267; nuova edizione della parte greca in </hi><hi rend="CharOverride-2">Porter, Porter</hi><hi> 2008,</hi><hi> pp. 277-280, nr. 59 e tav. </hi><hi rend="CharOverride-5">liii</hi><hi>. Si veda</hi><hi> anche </hi><hi rend="CharOverride-2">Till</hi><hi> 1940, p. 41, nr. 173; </hi><hi rend="CharOverride-2">Irigoin</hi><hi> 1959, p.</hi><hi> 49 nota 42 e </hi><hi rend="CharOverride-2">Treu</hi><hi> 1965, p. 105 e p.</hi><hi> 120 nota 53. Il foglio è descritto anche da </hi><hi rend="CharOverride-2">Rahlfs,</hi><hi rend="CharOverride-2"> Fraenkel</hi><hi> 2004, p. 436.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="xml_11.html#footnote-045-backlink">53</ref></hi> <hi>Preceduta dalla rubrica </hi><hi rend="CharOverride-3">ⲡⲉϥⲃⲱⲗ</hi><hi> </hi><hi rend="CharOverride-3">ⲕⲁⲧⲁ</hi><hi> </hi><hi rend="CharOverride-3">ⲙⲁⲑ</hi><hi>[</hi><hi rend="CharOverride-3">ⲑⲁⲓ</hi><hi>]</hi><hi rend="CharOverride-3">ⲟⲥ</hi><hi>, “la sua traduzione; secondo Matteo”. </hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="xml_11.html#footnote-044-backlink">54</ref></hi> <hi>Di questa rubrica si legge soltanto </hi><hi rend="CharOverride-3">ⲡⲉϥⲃⲱⲗ</hi><hi>.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="xml_11.html#footnote-043-backlink">55</ref></hi> <hi>La</hi><hi> rubrica recita </hi><hi rend="CharOverride-3">ⲉⲕ</hi><hi> </hi><hi rend="CharOverride-3">ⲧⲟⲩ</hi><hi> </hi><hi rend="CharOverride-3">ⲕⲁⲧⲁ</hi><hi> </hi><hi rend="CharOverride-3">ⲓⲱⲁⲛⲛ</hi><hi>[</hi><hi rend="CharOverride-3">ⲏⲛ</hi><hi>] </hi><hi rend="CharOverride-3">ⲁⲅⲓⲟⲩ</hi><hi> </hi><hi rend="CharOverride-3">ⲉⲩⲁⲅⲅⲉⲗⲓⲟⲩ</hi><hi>,</hi><hi> “dal santo Vangelo secondo Giovanni”. Si noti come la lingua</hi><hi> delle rubriche rispetti quella della pericope che introducono. </hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="xml_11.html#footnote-042-backlink">56</ref></hi> London, British Library, Or. 7021 ff. <hi rend="CharOverride-5">ii-iv</hi> = l 2283 <hi rend="CharOverride-2">Aland</hi> = sa 343<hi rend="superscript CharOverride-1">L</hi> <hi rend="CharOverride-2">Mink-Schmitz</hi> = TM 105849. <hi>Sui frammenti</hi><hi> si veda </hi><hi rend="CharOverride-2">Layton</hi><hi> 1987, p. 65, nr. 62 con riproduzione</hi><hi> in pl. 9, nr. 9.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="xml_11.html#footnote-041-backlink">57</ref></hi> <hi>Su cui si veda</hi><hi> almeno </hi><hi rend="CharOverride-2">Budge</hi><hi> 1915, pp. </hi><hi rend="CharOverride-5">lii-liii</hi><hi>, </hi><hi rend="CharOverride-2">Layton</hi><hi> 1987, pp. 133-134, </hi><hi>nr. 120 e </hi><hi rend="CharOverride-2">Lindsay</hi><hi> 2001, p. 50. Il manoscritto è </hi><hi>indicato dalle sigle CMCL MERC.AI = CLM 187. L’uso </hi><hi>di rinforzare le legature dei libri con papiro (e pergamena) </hi><hi>di riuso è ben attestata in Egitto, sin dai codici </hi><hi>di Nag Hammadi, tanto che </hi><hi rend="CharOverride-2">Wipszycka 2000, </hi><hi>pp</hi><hi rend="CharOverride-2">. 188-</hi><hi>189 </hi><hi>ha ipotizzato l’esistenza di un vero e proprio commercio </hi><hi>di papiro riciclato (sul punto, è più cauto il giudizio </hi><hi>di </hi><hi rend="CharOverride-2">Bagnall</hi><hi> 2009, p. 58). Gli scavi condotti nella tomba </hi><hi>29 della necropoli tebana hanno portato alla luce anche scampoli </hi><hi>e ritagli di papiro e pergamena raccolti dal monaco Frangé </hi><hi>in vista di un successivo riutilizzo probabilmente nelle legature; si </hi><hi>veda </hi><hi rend="CharOverride-2">Boud’hors, Heurtel</hi><hi> 2010, p. 19 e </hi><hi rend="CharOverride-2">Boud’hors, </hi><hi rend="CharOverride-2">Garel</hi><hi> 2016, pp. 57-58.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="xml_11.html#footnote-040-backlink">58</ref></hi> <hi>Edito e commentato da </hi><hi rend="CharOverride-2">van Lantschoot</hi><hi> 1929, pp. 193-195, nr. </hi><hi rend="CharOverride-5">cxii.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="xml_11.html#footnote-039-backlink">59</ref></hi> <hi rend="CharOverride-2">Layton</hi><hi> 1987, p. 134, </hi><hi>nr. 120. Il codice venne acquistato assieme ad altri manoscritti, </hi><hi>tutti provvisti di legatura, nel 1909 da Maurice Nahman nel </hi><hi>giugno del 1909. Questo lotto fu solo uno dei quattro </hi><hi>che portò, tra i 1907 e il 1911, nella collezione </hi><hi>londinese un totale di 21 codici. Sulla complicata vicenda dell’</hi><hi>acquisto e sull’unitarietà del gruppo si veda almeno </hi><hi rend="CharOverride-2">Layton</hi><hi> </hi><hi>1987, pp. </hi><hi rend="CharOverride-5">xxv-xxx</hi><hi> e </hi><hi rend="CharOverride-2">van der Vliet 2015.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="xml_11.html#footnote-038-backlink">60</ref></hi> <hi>Le pericopi</hi><hi> individuate sono Gv 7, 38-40.42-44, Mc 8, 35-37 e 9,</hi><hi> 1 in copto mentre Lc 11, 30-32.32-35.36-37 in greco. Tracce</hi><hi> di una rubrica in cui si legge con difficoltà il</hi><hi> nome dell’evangelista </hi><hi rend="CharOverride-3">ⲗⲟⲩⲕⲁⲛ</hi><hi> si hanno sul </hi><hi rend="italic">verso</hi><hi> del f. </hi><hi rend="CharOverride-2">iv</hi><hi>.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="xml_11.html#footnote-037-backlink">61</ref></hi> Oxford, Bodleian Library, Copt. f. 5 = nr. 351 <hi rend="CharOverride-2">van Haelst</hi> = l 1604 <hi rend="CharOverride-2">Aland</hi> = sa 344<hi rend="superscript CharOverride-1">L</hi> <hi rend="CharOverride-2">Mink-Schmitz</hi> = TM 61795. <hi>Sul frammento si veda </hi><hi rend="CharOverride-2">Kahle 1954, </hi><hi>pp</hi><hi rend="CharOverride-2">. 399-402, nr. 25 </hi><hi>e </hi><hi rend="CharOverride-2">Treu</hi><hi> 1965, p. 105 e</hi><hi> p. 121 nota 57. Le pericopi conservate sono, nell’ordine,</hi><hi> Mt 5, 17-19 in copto, Mt 7, 28-29 e Mt</hi><hi> 8, 3-4.7 in greco.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="xml_11.html#footnote-036-backlink">62</ref></hi> <hi>Sul sito archeologico e sugli </hi><hi>scavi ivi compiuti dalla British School of Archaeology si vedano, </hi><hi>oltre a </hi><hi rend="CharOverride-2">Kahle</hi><hi> 1954, pp. 1-6; </hi><hi rend="CharOverride-2">Flinders Petrie 1907</hi><hi>.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="xml_11.html#footnote-035-backlink">63</ref></hi> <hi>Si veda </hi><hi rend="CharOverride-2">Kahle</hi><hi> 1954, pp. 15-17. Per René-Georges Coquin e </hi><hi>Maurice Martin, S.J., a cui si devono le informazioni storiche </hi><hi>in </hi><hi rend="italic">CE</hi><hi>, </hi><hi rend="italic">s.v.</hi><hi> </hi><hi rend="italic">Dayr al-Bala’izah</hi><hi>, «the presence of </hi><hi>a strong encircling wall would argue for a date of </hi><hi>abandonment later than 750». La questione meriterebbe forse di essere </hi><hi>approfondita dagli archeologi. </hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="xml_11.html#footnote-034-backlink">64</ref></hi> <hi>Oxford, Bodleian Library, Copt. e. 16</hi><hi> (1-2) + Copt. e. 187 b + Copt. e. 86</hi><hi> = sa 588 </hi><hi rend="CharOverride-2">Schüssler</hi><hi> = TM 107800, pubblicato da </hi><hi rend="CharOverride-2">Kahle</hi><hi> 1954, pp. 388-396, nr. 22. Si veda anche </hi><hi rend="CharOverride-2">Schüssler</hi><hi> 1974,</hi><hi> p. 46. Forse alla stessa mano appartiene anche il frammento</hi><hi> Copt. g. 86, su cui </hi><hi rend="CharOverride-2">Kahle</hi><hi> 1954, pp. 396-397, nr.</hi><hi> 23.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="xml_11.html#footnote-033-backlink">65</ref></hi> <hi>Il papiro riporta un frammento della lettera festale </hi><hi>scritta da Cirillo di Alessandria per la Pasqua del 441. </hi><hi>La proposta di datazione al V-VI secolo si deve a </hi><hi rend="CharOverride-2">Orsini</hi><hi> 2016, p. 101 (= </hi><hi rend="CharOverride-2">Orsini</hi><hi> 2019, pp. 147-148). Della </hi><hi>medesima lettera, esiste un frammento di una traduzione in copto </hi><hi>achmimico, recentemente studiata da </hi><hi rend="CharOverride-2">Viola</hi><hi> 2022.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="xml_11.html#footnote-032-backlink">66</ref></hi> Par. copt. 129<hi rend="superscript CharOverride-1">10</hi><hi rend="CharOverride-14"> </hi>f. 196; copt. 129<hi rend="superscript CharOverride-1">19</hi><hi rend="CharOverride-14"> </hi>f. 57; copt. 133<hi rend="superscript CharOverride-1">1</hi> ff. 89b, 98, 98b + Oxford, Bodleian Library, Copt. f. 160 (P) = nrr. 424+466 <hi rend="CharOverride-2">van Haelst</hi> = 100 + l 963 <hi rend="CharOverride-2">Aland</hi> = sa 340<hi rend="superscript CharOverride-1">L</hi> <hi rend="CharOverride-2">Mink-Schmitz = </hi>sa 706<hi rend="superscript CharOverride-1">L</hi> <hi rend="CharOverride-2">Schüssler</hi>. <hi>Si veda </hi><hi rend="CharOverride-2">Amélineau</hi><hi> 1895, pp. 373-473 e 407,</hi><hi> </hi><hi rend="CharOverride-2">von</hi><hi> </hi><hi rend="CharOverride-2">Dobschütz</hi><hi> 1933, p. 189, nr. 32 e </hi><hi rend="CharOverride-2">Treu</hi><hi> 1965,</hi><hi> p. 118 nota 43 e p. 121 nota 56. Il</hi><hi> Par. copt. 129</hi><hi rend="superscript CharOverride-1">10</hi><hi rend="CharOverride-14"> </hi><hi>f. 196 è stato considerato erroneamente </hi><hi>parte del manoscritto sa 700 </hi><hi rend="CharOverride-2">Schüssler</hi><hi>. Le pericopi conservate sono:</hi><hi> Lc 1, 17b-19 e 20b-22 in copto, Gv 1, 1-3</hi><hi> e 7-10a in greco (Par. copt. 129</hi><hi rend="superscript CharOverride-1">19</hi><hi rend="CharOverride-14"> </hi><hi>f. 57); </hi><hi>Gv 20, 25b-26a e 29b-30 in copto, Gv 20, 26b </hi><hi>– 27 e 30b-31 in greco (Par. copt. 129</hi><hi rend="superscript CharOverride-1">10</hi><hi rend="CharOverride-14"> </hi><hi>f.</hi><hi> 196); Lc 10, 16-21 in copto e Lc 10, 19-20.21.24</hi><hi> in greco (sulla pagina formata dai frammenti Par. copt. </hi>133<hi rend="superscript CharOverride-1">1</hi> ff. 98-98b <hi rend="CharOverride-2">+ </hi>Oxford, Bodleian Library, Copt. f. 160 [P]); Gv 20, 1-1b in copto e Gv 20, 15b-12a in greco (Par. copt. <hi>133</hi><hi rend="superscript CharOverride-1">1</hi><hi rend="CharOverride-14"> </hi><hi>f. 89[b?]). Sui frammenti </hi><hi>superstiti, i passi in greco e i passi in copto </hi><hi>occupano, rispettivamente, sempre una sola facciata. Tale circostanza potrebbe far </hi><hi>pensare a pericopi disposte parallelamente su pagine affrontate, ma l’</hi><hi>analisi dei passi conservati smentisce questa ipotesi: il Par. copt. </hi><hi>129</hi><hi rend="superscript CharOverride-1">10</hi><hi rend="CharOverride-14"> </hi><hi>f. 196 e il foglio Par. copt. 133</hi><hi rend="superscript CharOverride-1">1</hi><hi> </hi><hi>ff. 98-98b + Oxford, Bodleian Library, Copt. f. 160 (P) </hi><hi>conservano, sostanzialmente, lo stesso brano (rispettivamente di </hi><hi rend="italic">Giovanni</hi><hi> e di </hi><hi rend="italic">Luca</hi><hi>) nelle due lingue, circostanza incompatibile con la disposizione in</hi><hi> parallelo. Le pericopi costituiscono le letture del tempo di Pasqua.</hi><hi> È possibile che sa 340</hi><hi rend="superscript CharOverride-1">L</hi><hi> </hi><hi rend="CharOverride-2">Mink-Schmitz </hi><hi>e i quattro </hi><hi>fogli conservati ad Ann Arbor </hi><hi rend="CharOverride-4">[4]</hi><hi> facessero in origine parte </hi><hi>del medesimo lezionario. Non a caso, il database del progetto </hi><hi>PAThs li pone sotto la stessa sigla identificativa CLM 1545.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="xml_11.html#footnote-031-backlink">67</ref></hi> Par. copt. 1297 ff. 51, 56 + copt. 1298 f. 136 + copt. 1299 f. 74 + copt. 12910 f. 193 + copt. 12919 ff. 83-84 = nr. 413 <hi rend="CharOverride-2">van</hi><hi rend="CharOverride-2"> Haelst</hi> = l 961 <hi rend="CharOverride-2">Aland</hi> = sa 339<hi rend="superscript CharOverride-1">L</hi> <hi rend="CharOverride-2">Mink-Schmitz</hi>. <hi>Le pericopi conservate sono: per il Par. copt. 129</hi><hi rend="superscript CharOverride-1">9</hi><hi> </hi><hi>f. 74 Lc 7, 29 e Gv 4, 5-12a in </hi><hi>copto (</hi><hi rend="italic">recto</hi><hi>) e Gv 4, 13-14 e Lc 22, </hi><hi>24-31 in greco (</hi><hi rend="italic">verso</hi><hi>); per il Par. copt. 129</hi><hi rend="superscript CharOverride-1">7</hi><hi> ff. 51, 56 (due fogli consecutivi, in cui si conserva</hi><hi> parzialmente, sul secondo, la paginazione </hi><hi rend="CharOverride-3">ⲣ</hi><hi rend="CharOverride-3"></hi><hi>[</hi><hi rend="CharOverride-3">ⲛ</hi><hi rend="CharOverride-3"></hi><hi rend="CharOverride-3">ⲅ</hi><hi rend="CharOverride-3"></hi><hi>]/</hi><hi rend="CharOverride-3">ⲣ</hi><hi rend="CharOverride-3"></hi><hi rend="CharOverride-3">ⲛ</hi><hi rend="CharOverride-3"></hi><hi rend="CharOverride-3">ⲇ</hi><hi rend="CharOverride-3"></hi><hi> = 153/154]), Lc 11, 27-32 e 7, </hi><hi>36-46 in copto (sul </hi><hi rend="italic">recto</hi><hi>) e Lc 7, 37-50 e</hi><hi> Mc 9, 2 in greco (sul </hi><hi rend="italic">verso</hi><hi>); Par. copt. </hi><hi>129</hi><hi rend="superscript CharOverride-1">8</hi><hi> f. 136 Lc 1, 71-80 (</hi><hi rend="italic">recto</hi><hi>) e Lc</hi><hi> 19, 1-9a in greco (</hi><hi rend="italic">verso</hi><hi>); Par. copt. 129</hi><hi rend="superscript CharOverride-1">19</hi><hi> </hi><hi>f. 83 Lc 19, 1-8 in copto (</hi><hi rend="italic">recto</hi><hi>) e </hi><hi>Lc 19, 9b-10 e Lc 15, 11-18 in greco (</hi><hi rend="italic">verso</hi><hi>); Par. copt. 129</hi><hi rend="superscript CharOverride-1">19</hi><hi> f. 84 Gv 10, 12-18 in</hi><hi> copto (</hi><hi rend="italic">recto</hi><hi>) e Gv 17, 4-12 in greco (</hi><hi rend="italic">verso</hi><hi>). Si veda </hi><hi rend="CharOverride-2">Amélineau</hi><hi> 1895, pp. 411-416 e </hi><hi rend="CharOverride-2">Treu</hi><hi> 1965,</hi><hi> p. 122 nota 60.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="xml_11.html#footnote-030-backlink">68</ref></hi> <hi>Paris, Bibliothèque nationale de France,</hi><hi> copt. 129</hi><hi rend="superscript CharOverride-1">10</hi><hi> f. 198 + copt. 129</hi><hi rend="superscript CharOverride-1">21</hi><hi> ff. 1-4,</hi><hi> 10 + copt. 133</hi><hi rend="superscript CharOverride-1">1</hi><hi> f. 50 + Wien, Österreichische</hi><hi> Nationalbibliothek, K 9673a = nr. 464 </hi><hi rend="CharOverride-2">van Haelst</hi><hi> = l</hi><hi> 965 </hi><hi rend="CharOverride-2">Aland</hi><hi> = sa 335</hi><hi rend="superscript CharOverride-1">L</hi><hi> </hi><hi rend="CharOverride-2">Mink-Schmitz</hi><hi> = sa 590</hi><hi rend="superscript CharOverride-1">L</hi><hi> </hi><hi rend="CharOverride-2">Schüssler</hi><hi>. I fogli francesi furono pubblicati da </hi><hi rend="CharOverride-2">Amélineau</hi><hi> 1895, </hi><hi>pp. 407-408 (Par. copt. 129</hi><hi rend="superscript CharOverride-1">10</hi><hi> f. 198), pp. 423-424 (Par.</hi><hi> copt. 129</hi><hi rend="superscript CharOverride-1">21</hi><hi> f. 10, testo greco), pp. 422-423 (Par.</hi><hi> copt. 129</hi><hi rend="superscript CharOverride-1">21</hi><hi> ff. 1-4, testo greco); per una descrizione</hi><hi> generale si veda </hi><hi rend="CharOverride-2">Amélineau</hi><hi> 1895, pp. 378-379 e, da ultimo,</hi><hi> </hi><hi rend="CharOverride-2">Boud’hors</hi><hi> 2004, pp. 52-53, nr. 25. Il frammento viennese,</hi><hi> invece, fu edito da Wessely come Stud.Pal. XII 126a/b. </hi><hi rend="CharOverride-2">Till</hi><hi> 1940, p. 42, nr. 175 riferisce al medesimo codice anche</hi><hi> il P.Vindob. 9673b e K 9648, ma tale attribuzione è</hi><hi> stata giudicata poco fondata. Si veda anche </hi><hi rend="CharOverride-2">Treu</hi><hi> 1965, p.</hi><hi> 105 e pp. 121-122 nota 59. Il codice proviene dal</hi><hi> Monastero Bianco. </hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="xml_11.html#footnote-029-backlink">69</ref></hi> <hi>Le pericopi conservate, seguendo l’ordine ricostruito</hi><hi> dei fogli, sono: per il Par. copt. 129</hi><hi rend="superscript CharOverride-1">10</hi><hi> f. </hi><hi>198 Gv 19, 20-21.23-24 in copto (</hi><hi rend="italic">recto</hi><hi>) e Gv </hi><hi>20, 4-6.8-10 in greco (</hi><hi rend="italic">verso</hi><hi>); per il Par. copt. </hi><hi>129</hi><hi rend="superscript CharOverride-1">21</hi><hi> f. 10 Gv 20, 12-13.15-18 in greco (</hi><hi rend="italic">recto</hi><hi>)</hi><hi> seguito sulla stessa pagina dalla pericope in copto Gv 20,</hi><hi> 1.3-5.7-9.12-13 che occupa anche tutto il </hi><hi rend="italic">verso</hi><hi>; per il </hi><hi>Par. copt. 129</hi><hi rend="superscript CharOverride-1">21</hi><hi> Gv 20, 15-18 in copto (f. 1r),</hi><hi> Gv 20, 24-31 in greco (ff. 1r-v), Gv 20, 24-31</hi><hi> in copto (ff. 1v-2r), Mt 25, 14-30 (f. 2r-v), Mt</hi><hi> 27, 33-66 (ff. 2v-4r), Mt 27, 62 – 28, 4</hi><hi> (f. 4v), tutti e tre soltanto in copto; per il</hi><hi> P.Vindob. K 9673a Mt 28, 5-13 (</hi><hi rend="italic">recto</hi><hi>), Mt 28,</hi><hi> 15-17.19-20 e Mc 9, 14-18 (</hi><hi rend="italic">verso</hi><hi>), tutto in copto;</hi><hi> per il Par. copt. 133</hi><hi rend="superscript CharOverride-1">1</hi><hi> f. 50 (inedito) Mt </hi><hi>16, 16-17.19-20 in greco seguito, sempre sul </hi><hi rend="italic">recto</hi><hi> da Mt </hi><hi>16, 13.15-17.9-20 in copto, che si conclude sul </hi><hi rend="italic">verso</hi><hi>. Come</hi><hi> si può notare, non tutte le pericopi sono bilingui. In</hi><hi> ogni caso, la traduzione copta segue la pericope greca. Si</hi><hi> veda </hi><hi rend="CharOverride-2">Schüssler</hi><hi> 2007, pp. 322-334.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="xml_11.html#footnote-028-backlink">70</ref></hi> <hi>Per questo </hi><hi rend="CharOverride-2">Boud’hors</hi><hi> </hi><hi>2004, p. 52 non considera il manoscritto un vero e </hi><hi>proprio lezionario ma «une sorte de recueil de péricopes évangéliques </hi><hi>à utiliser dans la liturgie, c’est-à-dire un stad précédent </hi><hi>ou complémentaire du lectionaire».</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="xml_11.html#footnote-027-backlink">71</ref></hi> <hi>Indicato nei repertori come nr. 338</hi><hi> </hi><hi rend="CharOverride-2">van Haelst</hi><hi> = l 1606 </hi><hi rend="CharOverride-2">Aland</hi><hi> = sa 346</hi><hi rend="superscript CharOverride-1">L</hi><hi> </hi><hi rend="CharOverride-2">Mink-Schmitz</hi><hi>. Si veda </hi><hi rend="CharOverride-2">Treu</hi><hi> 1965, pp. 122-123 nota 63.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="xml_11.html#footnote-026-backlink">72</ref></hi> <hi>Indicato nei repertori come nrr. 419+465 </hi><hi rend="CharOverride-2">van Haelst</hi><hi> = l </hi><hi>1741 </hi><hi rend="CharOverride-2">Aland</hi><hi> = sa 347</hi><hi rend="superscript CharOverride-1">L</hi><hi> </hi><hi rend="CharOverride-2">Mink-Schmitz</hi><hi> = TM 69673. Si</hi><hi> vedano </hi><hi rend="CharOverride-2">Amélineau</hi><hi> 1895, pp. 422-424, P.Lond.Copt. I</hi><hi rend="CharOverride-2"> </hi><hi>94 e P.Lond.Copt.</hi><hi> I</hi><hi rend="CharOverride-2"> </hi><hi>103. Crum attribuisce al medesimo codice anche il nr.</hi><hi> 82 (London, British Library, Or. 3579 B f. 21).</hi><hi> I frammenti parigini sono parzialmente pubblicati da </hi><hi rend="CharOverride-2">Amélineau</hi><hi> 1895, pp.</hi><hi> 372–373 e 407 (anche </hi><hi rend="CharOverride-2">Amélineau</hi><hi> 1886, p. 49). Si</hi><hi> veda infine </hi><hi rend="CharOverride-2">Treu</hi><hi> 1965, pp. 122-123 nota 63 e </hi><hi rend="CharOverride-2">Welte</hi><hi> 2009, p. 47.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="xml_11.html#footnote-025-backlink">73</ref></hi> <hi>Le pericopi conservate sono Lc 11, </hi><hi>27.28-32 e Gv 6, 13-14 per il greco e Lc </hi><hi>11, 27-28 e Gv 6, 1-3.5-7.8-9.10-12.13-14 per il copto. </hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="xml_11.html#footnote-024-backlink">74</ref></hi> <hi>Con l’esclusione dei libri profetici, il cui testo si </hi><hi>dispone su due sole colonne. Eccezionale il caso del </hi><hi rend="italic">Codex </hi><hi rend="italic">Sinaiticus</hi><hi>, in cui lo specchio di scrittura si articola su</hi><hi> ben quattro colonne per pagina (per i testi poetici e</hi><hi> sapienziali le colonne si riducono a due). Su questi aspetti</hi><hi> si rimanda ad </hi><hi rend="CharOverride-2">Andrist</hi><hi> 2020, pp. 17-29, da cui attingere</hi><hi> ulteriore bibliografia.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="xml_11.html#footnote-023-backlink">75</ref></hi> Vat. gr. 2061A, ff. 198, 199, 221, 222, 229, 230, 293-303, 305-308 = 048 <hi rend="CharOverride-2">Aland</hi>. <hi>Uno studio</hi><hi> completo su questi fogli è stato condotto da </hi><hi rend="CharOverride-2">Heath</hi><hi> 1965.</hi><hi> Si veda anche </hi><hi rend="CharOverride-2">Cavallo</hi><hi> 1977b, p. 121. </hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="xml_11.html#footnote-022-backlink">76</ref></hi> <hi>Limitando,</hi><hi> per ragioni di spazio, la bibliografia ai contributi più strettamente</hi><hi> incentrati sugli aspetti paleografici, si vedano </hi><hi rend="CharOverride-2">Prato</hi><hi> 1986 (ora in</hi><hi> </hi><hi rend="CharOverride-2">Prato</hi><hi> 1994, pp. 1-11), </hi><hi rend="CharOverride-2">Aletta</hi><hi> 2003, p. 149 e scheda</hi><hi> alle pp. 158-159, e soprattutto </hi><hi rend="CharOverride-2">Hutter</hi><hi> 2009.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="xml_11.html#footnote-021-backlink">77</ref></hi> <hi>Sulla sottoscrizione, </hi><hi>si veda da ultimo </hi><hi rend="CharOverride-2">Lucà</hi><hi> 2009, pp. 286-290.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="xml_11.html#footnote-020-backlink">78</ref></hi> <hi>Si pensi</hi><hi> soltanto ai fogli superstiti di Cassio Dione, oggi Vat. gr.</hi><hi> 1288, o alle vestigia dei due codici di Strabone e</hi><hi> di Teofrasto reimpiegate nel Vat. gr. 2306, tutti impaginati su tre colonne, studiati da </hi><hi rend="CharOverride-2">Mazzucchi</hi><hi> 1979.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="xml_11.html#footnote-019-backlink">79</ref></hi> <hi>A questo proposito, vale la pena notare che la </hi><hi rend="italic">mise en page</hi><hi> su tre colonne è ampiamente attestata nella </hi><hi>tradizione etiopica, e tende addirittura a prevalere dal XVI secolo, </hi><hi>si veda </hi><hi rend="CharOverride-2">Bausi</hi><hi> 2008, p. 538. Talvolta, anche le Bibbie </hi><hi>atlantiche possono presentare uno specchio suddiviso in tre colonne, almeno </hi><hi>per il testo dei </hi><hi rend="italic">Salmi</hi><hi>; si veda </hi><hi rend="CharOverride-2">Maniaci</hi><hi> 2000, p.</hi><hi> 52 (trad. inglese </hi><hi rend="CharOverride-2">Maniaci</hi><hi> 2022, p. 46).</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="xml_11.html#footnote-018-backlink">80</ref></hi> <hi rend="CharOverride-2">Firenze</hi><hi>, Museo</hi><hi> Archeologico, inv. 7134 = nr. 455 </hi><hi rend="CharOverride-2">van Haelst</hi><hi> = P</hi><hi rend="superscript CharOverride-1">2</hi><hi> </hi><hi rend="CharOverride-2">Aland</hi><hi> = sa 345</hi><hi rend="superscript CharOverride-1">L</hi><hi> </hi><hi rend="CharOverride-2">Mink-Schmitz</hi><hi> = TM 61744. Sul</hi><hi> frammento, pubblicato per la prima volta da </hi><hi rend="CharOverride-2">Pistelli</hi><hi> 1906, pp.</hi><hi> 129-131, si vedano </hi><hi rend="CharOverride-2">Pellegrini</hi><hi> 1906, pp. 153-154, nr. 19 e</hi><hi> </hi><hi rend="CharOverride-2">Naldini</hi><hi> 1965, p. 17, nr. 13 con riproduzione a tav</hi><hi>. X (anche </hi><hi rend="CharOverride-2">Treu</hi><hi> 1965, p. 121 nota 58 e </hi><hi rend="CharOverride-2">Junack</hi><hi> 1972, pp. 508-509); più recente </hi><hi rend="CharOverride-2">Boud’hors</hi><hi> 2010, pp. </hi><hi>182-183 e note 22-23. </hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="xml_11.html#footnote-017-backlink">81</ref></hi> <hi>Il frammento venne acquistato a </hi><hi>Luxor nell’inverno 1891-1892 da Ernesto Schiaparelli, assieme a 12 </hi><hi rend="italic">ostraca</hi><hi>, un secondo papiro e un atto di </hi><hi rend="CharOverride-3">ἀσφάλεια</hi><hi> </hi><hi>su cuoio; si vedano </hi><hi rend="CharOverride-2">Pellegrini</hi><hi> 1906, p. 141 e </hi><hi rend="CharOverride-2">O’</hi><hi rend="CharOverride-2">Connell</hi><hi> 2018, p. 89.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="xml_11.html#footnote-016-backlink">82</ref></hi> P.Aphrod.Lit. IV 18 = P.Cair.Masp. III 67315v = TM 65013 = MP<hi rend="superscript CharOverride-1">3</hi> 00348.140. <hi>Sulla mano </hi><hi>di Dioscoro si veda almeno </hi><hi rend="CharOverride-2">Fournet</hi><hi> 1999, vol. I, pp. </hi><hi>243-248.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="xml_11.html#footnote-015-backlink">83</ref></hi> <hi>Basti il rimando ai già citati </hi><hi rend="CharOverride-2">Crum, Winlock, White</hi><hi rend="CharOverride-2"> 1926, O’Connell 2010, Boud’hors, Heurtel 2010, Boud’hors</hi><hi rend="CharOverride-2"> </hi><hi>2017a e </hi><hi rend="CharOverride-2">Boud’hors </hi><hi>2017b.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="xml_11.html#footnote-014-backlink">84</ref></hi> London, British Library, Or. 6801 = nr. 418 <hi rend="CharOverride-2">van Haelst</hi> = l 1603 <hi rend="CharOverride-2">Aland</hi> = sa 338<hi rend="superscript CharOverride-1">L</hi> <hi rend="CharOverride-2">Mink-Schmitz</hi> = CMCL MERC.AF = CLM 184. <hi>Sul codice si vedano almeno </hi><hi rend="CharOverride-2">Budge</hi><hi> 1915, pp. </hi><hi rend="CharOverride-5">xlv-xlxii</hi><hi> </hi><hi>(con riassunto, edizione e traduzione della </hi><hi rend="italic">Passio Mercuri</hi><hi> rispettivamente alle </hi><hi>pp. </hi><hi rend="CharOverride-5">cxiii-cxxvii</hi><hi>, pp. 231-299 e pp. 809-854), </hi><hi rend="CharOverride-2">Treu</hi><hi> 1965, pp.</hi><hi> 104-105 e p. 120 nota 52; </hi><hi rend="CharOverride-2">Leroy</hi><hi> 1974, nr. 31,</hi><hi> pp. 188-190; </hi><hi rend="CharOverride-2">Layton</hi><hi> 1987, pp. 146-148, nr. 130 e </hi><hi rend="CharOverride-2">Boud</hi><hi rend="CharOverride-2">’hors</hi><hi> 2010, p. 187.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="xml_11.html#footnote-013-backlink">85</ref></hi> <hi>Sulle circostanze del ritrovamento, si </hi><hi>veda </hi><hi rend="CharOverride-2">Rustafjaell</hi><hi> 1909, pp. 102-103.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="xml_11.html#footnote-012-backlink">86</ref></hi> <hi>Sui titoli copti, talmente elaborati</hi><hi> da costituire un vero e proprio genere letterario a sé</hi><hi> stante, talvolta del tutto indipendente rispetto alle opere che identificano,</hi><hi> si rimanda all’approfondito studio di </hi><hi rend="CharOverride-2">Buzi</hi><hi> 2005. Il titolo</hi><hi> in questione potrebbe essere annoverato, secondo la classificazione stabilita dalla</hi><hi> studiosa in </hi><hi rend="CharOverride-2">Buzi</hi><hi> 2005, pp. 33-34, tra i «titoli a</hi><hi> struttura semplice».</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="xml_11.html#footnote-011-backlink">87</ref></hi> <hi>Sulla isopsefia </hi><hi rend="CharOverride-3">ϥ</hi><hi rend="CharOverride-3"></hi><hi rend="CharOverride-3">ⲑ</hi><hi rend="CharOverride-3"></hi><hi> = </hi><hi rend="CharOverride-3">ἀμήν</hi><hi> </hi><hi>si veda </hi><hi rend="italic">supra</hi><hi>, p. 154 e nota 92.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="xml_11.html#footnote-010-backlink">88</ref></hi> <hi>I </hi><hi>frammenti di quest’opera storiografica sono pubblicati da </hi><hi rend="CharOverride-2">Orlandi</hi><hi> 1968-1970</hi><hi>. In particolare, sui rapporti fra quest’ultima e il </hi><hi>racconto del miracolo di Mercurio si vedano vol. I, pp. </hi><hi>11 e 98-10. Devo questo suggerimento ad Alberto Camplani.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="xml_11.html#footnote-009-backlink">89</ref></hi> <hi>Il</hi><hi> </hi><hi rend="italic">recto</hi><hi> è invece lasciato bianco, a protezione dell’intero codice.</hi><hi> Il f. 1 è escluso dalla paginazione, che comincia invece</hi><hi> sul f. 2r (= </hi><hi rend="CharOverride-3">ⲁ</hi><hi rend="CharOverride-3"></hi><hi>) e prosegue fino al</hi><hi> f. 31v (= </hi><hi rend="CharOverride-3">ⲝ</hi><hi rend="CharOverride-3"></hi><hi>). Si conservano anche le segnature</hi><hi> di fascicolo, collocate nell’angolo superiore interno del </hi><hi rend="italic">recto</hi><hi> del</hi><hi> primo foglio e del </hi><hi rend="italic">verso</hi><hi> dell’ultimo. L’episodio di</hi><hi> san Mercurio che uccide l’imperatore Giuliano è un tema</hi><hi> abbastanza frequente nell’arte cristiana dell’Egitto tardoantico e medievale;</hi><hi> si veda </hi><hi rend="CharOverride-2">Walters</hi><hi> 1989, p. 196 e pl. </hi><hi rend="CharOverride-5">xx</hi><hi>.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="xml_11.html#footnote-008-backlink">90</ref></hi> <hi>La cronologia non torna: l’11 del mese di</hi><hi> Tobi, in cui ricorre la memoria liturgica del Battesimo di</hi><hi> Gesù (l’Epifania delle Chiese Orientali) non corrisponde all’11</hi><hi> di gennaio ma al 19. L’ultimo sintagma è assente</hi><hi> dalla rubrica copta.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="xml_11.html#footnote-007-backlink">91</ref></hi> <hi>Siglati paths.colophons.85 nel database del progetto </hi><hi>PAThs. Essi sono vergati verosimilmente dal copista principale ma in </hi><hi>una scrittura diversa, vistosamente inclinata verso destra, rispetto alla maiuscola </hi><hi>alessandrina del corpo del testo. Sugli aspetti grafici degli elementi </hi><hi>paratestuali dei manoscritti copti si veda </hi><hi rend="CharOverride-2">Buzi</hi><hi> 2016b, pp. </hi><hi>206-207.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="xml_11.html#footnote-006-backlink">92</ref></hi> <hi>Pubblicato come </hi><hi rend="CharOverride-2">van Lantschoot</hi><hi> 1929, pp. 207-208, nr. </hi><hi rend="CharOverride-5">cxvii</hi><hi>a.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="xml_11.html#footnote-005-backlink">93</ref></hi> <hi>L’identificazione è di </hi><hi rend="CharOverride-2">van Lantschoot</hi><hi> 1929, p. 194.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="xml_11.html#footnote-004-backlink">94</ref></hi> <hi>Si veda </hi><hi rend="CharOverride-2">van Lantschoot</hi><hi> 1929, p. 206, nr. </hi><hi rend="CharOverride-5">cxvii</hi><hi rend="CharOverride-2">.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="xml_11.html#footnote-003-backlink">95</ref></hi> <hi>Sempre </hi><hi rend="CharOverride-2">van Lantschoot</hi><hi> 1929, pp. 205-207, nr. </hi><hi rend="CharOverride-5">cxvii</hi><hi>.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="xml_11.html#footnote-002-backlink">96</ref></hi> <hi>Il codice contiene un’omelia sui </hi><hi rend="italic">mysteria</hi><hi> dell’apostolo Giovanni </hi><hi>e della Vergine Maria, seguita da una </hi><hi rend="italic">Vita Pisenthii,</hi><hi> vescovo </hi><hi>di Keft, attribuita ad un certo Giovanni il Presbitero. Si </hi><hi>veda almeno </hi><hi rend="CharOverride-2">Layton</hi><hi> 1987, pp. 190-192, nr. 160.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="xml_11.html#footnote-001-backlink">97</ref></hi> <hi>Si veda</hi><hi> </hi><hi rend="CharOverride-2">van Lantschoot</hi><hi> 1929, pp. 213-216, nr. </hi><hi rend="CharOverride-5">cxx</hi><hi>.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="xml_11.html#footnote-000-backlink">98</ref></hi> <hi>Si tratta</hi><hi> degli Or. 6783 (terminato da Vittore il 16 agosto 1003),</hi><hi> Or. 7027 (sempre di mano di Vittore, sottoscritto il 29</hi><hi> dicembre 1004) e Or. 7026 (che, come si è detto,</hi><hi> porta la data del 7 settembre 1005). Si veda </hi><hi rend="CharOverride-2">van Lantshoot</hi><hi> 1929, pp. 208-216 nrr. </hi><hi rend="CharOverride-5">cxviii-cxx</hi><hi>.</hi></p></item>
				</list><p rend="editorial_metadata_author">Luca De Curtis, University of Naples L’Orientale, Italy, luca.decurtis@unior.it, <ref target="https://orcid.org/0009-0004-8735-3550">0009-0004-8735-3550</ref></p><p rend="editorial_metadata_polices">Referee List (DOI 1<ref target="https://doi.org/10.36253/fup_referee_list">0.36253/fup_referee_list</ref>)</p><p rend="editorial_metadata_polices">FUP Best Practice in Scholarly Publishing (DOI <ref target="https://doi.org/10.36253/fup_best_practice">10.36253/fup_best_practice</ref>)</p><p rend="editorial_metadata_book">Luca De Curtis, <hi rend="italic">Lezionari</hi>, © Author(s), <ref target="http://creativecommons.org/licenses/by/4.0/legalcode">CC BY 4.0</ref>, DOI <ref target="https://doi.org/10.36253/979-12-215-0960-1.11">10.36253/979-12-215-0960-1.11</ref>, in Luca De Curtis, <hi rend="CharOverride-15">Libri greci e greco-copti nel monachesimo egiziano</hi>, pp. -218, 2026, published by Firenze University Press, ISBN 979-12-215-0960-1, DOI <ref target="https://doi.org/10.36253/979-12-215-0960-1">10.36253/979-12-215-0960-1</ref></p><p rend="editorial_metadata_references">Book References DOI <ref target="https://doi.org/10.36253/979-12-215-0960-1.references">10.36253/979-12-215-0960-1.references</ref></p></div></div>
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