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        <title type="main" level="a">L’edizione dei verbali di laurea dello Studio senese: stato dell’arte e prospettive di ricerca</title>
        <author>
          <persName n="1" ref="https://orcid.org/0000-0002-9012-3690" type="ORCID">
            <forename>Giovanni</forename>
            <surname>Minnucci</surname>
            <placeName type="affiliation">University of Siena, Italy</placeName>
          </persName>
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          <resp>This is a section of <title>«Nemine penitus discrepante»</title>(DOI: <idno type="DOI">10.36253/979-12-215-1006-5</idno>) by </resp>
          <name>Gabriele Caruso, Dennj Solera</name>
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      <publicationStmt>
        <publisher>Firenze University Press, USiena Press</publisher>
        <pubPlace>Florence</pubPlace>
        <date when="2026">2026</date>
        <idno type="DOI">https://doi.org/10.36253/979-12-215-1006-5.03</idno>
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          <p>Available for academic research purposes</p>
          <p>Open Access</p>
          <p>Copyright Author(s)</p>
          <licence source="text" target="https://creativecommons.org/licenses/by-sa/4.0/legalcode">
            <p>Content licence CC BY-SA 4.0</p>
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            <p>Metadata licence CC0 1.0</p>
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        <p>This is original content, published for academic research purposes</p>
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      <abstract xml:lang="en">
        <p>This preface retraces the historiography and archival research surrounding the graduation records of the University of Siena, emphasizing their importance for reconstructing university populations, scholarly mobility, teaching networks, and the international reputation of the Studium. From the pioneering studies of Lodovico Zdekauer to the work of Isaac Zoller, Fritz Weigle, Paolo Nardi, and Giovanni Minnucci, it outlines decades of investigations conducted across the Archivio Arcivescovile, the Archivio di Stato, and the Archivio dell’Opera della Metropolitana of Siena. Particular attention is devoted to the editorial work carried out since the 1980s on the Libri bastardelli, whose records preserve not only the names of graduates, professors, and witnesses, but also valuable evidence concerning examination practices, academic rituals, and intellectual culture in early modern Siena, while also demonstrating the importance of integrating official university documentation with notarial and ecclesiastical sources that preserve otherwise unknown traces of academic life and degree ceremonies.</p>
      </abstract>
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        <keywords>
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            <item>Prosopography</item>
            <item>University</item>
            <item>Networks</item>
            <item>Graduation</item>
            <item>Historiography</item>
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      <p>It is available online at https://doi.org/10.36253/979-12-215-1006-5.03<ref target="https://doi.org/10.36253/979-12-215-1006-5.03" /></p>
<div><head>Prefazione</head></div><div><head>L’edizione dei verbali di laurea dello Studio senese: stato dell’arte e prospettive di ricerca</head><p rend="h1_author ParaOverride-1">Giovanni Minnucci</p><p rend="caption_figure">Fra le numerose indagini che occorre avviare o proseguire, rivestono un rilievo non del tutto secondario le edizioni degli atti di laurea. E ciò non solo perché da questa documentazione (unita a quella dei <hi rend="italic">Libri matricularum</hi>) si possono trarre indicazioni di ordine generale circa il numero e la provenienza geografica degli studenti, e quindi sulla dimensione ‘europea’ di ogni singola università italiana, ma anche perché, da quelle carte, si possono desumere notizie utili intorno alla presenza di docenti di fama, e di studenti destinati a carriere più o meno prestigiose. L’esame della documentazione archivistica che conserva, sotto vari nomi, le serie degli atti di dottorato, non si rivela, peraltro esaustiva. Non è inusuale, infatti, reperire ‘fedi di dottorato’, o nei registri dei notai ufficiali delle università, od in quelli di alcuni di essi che, almeno in apparenza, non avrebbero dovuto avere alcun rapporto con lo <hi rend="italic">Studium</hi>. Ciò dimostra, quindi, la necessità di non limitare l’indagine alla sola documentazione sicuramente inerente al tema, ma di estenderla anche ai fondi notarili che contengono spesso, fra i numerosi rogiti, qualche verbale di laurea assente dalla documentazione ufficiale (Minnucci 1996). </p><p rend="text">Erano questi i convincimenti da me espressi, oltre trent’anni or sono, in occasione del convegno padovano dell’ottobre 1994, su “La storia delle Università italiane”, organizzato dal “Centro per la storia” di quell’antico e prestigioso Ateneo: affermazioni che si fondavano su una conoscenza, allora abbastanza consolidata, del tema, ma soprattutto sulla mia personale esperienza. Risaliva, infatti, a circa quindici anni prima il mio approccio iniziale a questa tipologia di fonte quando, in esito all’assegnazione della tesi di laurea da parte del compianto Domenico Maffei, avevo sviluppato un elaborato che poi, dopo essere stato opportunamente rivisto, avrebbe avuto la dignità di stampa (cfr. Minnucci 1981a; 1981b).</p><p rend="text">Allorquando avviavo quella prima indagine, nell’ambito degli studi di storia universitaria senese, sotto il profilo storiografico un ruolo di primissimo piano doveva essere attribuito a Lodovico Zdekauer che aveva vergato le prime, solidissime ed approfondite indagini sulla storia dello Studio. Era stato proprio il dotto indagatore boemo<hi rend="notes_number CharOverride-1"><hi><ref target="xml_03.html#footnote-014">1</ref></hi></hi>, al quale si doveva la fondamentale monografia su <hi rend="italic">Lo Studio di Siena nel Rinascimento </hi>(Zdekauer 1894; 1896), a sottolineare, svolgendovi le prime indagini, la necessità di effettuare gli opportuni scavi nell’Archivio arcivescovile di Siena: era in quella sede, infatti, che sarebbe stato probabilmente possibile recuperare non poche carte relative alla storia dello Studio, perché l’imperatore Carlo IV di Boemia e Lussemburgo, elevando lo Studio senese a Studio Generale il 16 agosto 1357, aveva concesso al vescovo il diritto di conferire i gradi accademici, e di vigilare sull’osservanza dei privilegi relativi alla tutela accordata agli scolari e alle immunità concesse a loro e ai professori<hi rend="notes_number CharOverride-1"><hi><ref target="xml_03.html#footnote-013">2</ref></hi></hi>: un Archivio, quello arcivescovile, che proprio in quegli anni veniva riordinato da Vittorio Lusini, il dotto canonico della cattedrale senese e archivista della Curia<hi rend="notes_number CharOverride-1"><hi><ref target="xml_03.html#footnote-012">3</ref></hi></hi>.</p><p rend="text">L’auspicio dello studioso boemo, divenuto nel frattempo professore di Storia del diritto italiano nell’Università di Macerata, e che pertanto non avrebbe potuto proseguire personalmente quelle indagini, veniva inizialmente raccolto da Isaac Zoller che, immediatamente prima del conflitto mondiale, pubblicava uno studio sui medici ebrei che avevano conseguito la laurea nello Studio senese in piena età moderna (Zoller 1915). Era però Fritz Weigle che, per primo, in pieno conflitto, portava a compimento una ricerca a tappeto su tutti i verbali di laurea conservati nell’Archivio arcivescovile senese: si trattava di una serie pressoché completa, che copriva gli anni dal 1484 al 1804 – caratterizzata, per l’assenza della documentazione,<hi rend="CharOverride-2"> </hi>da una lacuna piuttosto importante di circa un decennio (fine aprile 1486 – gennaio 1496)<hi rend="notes_number CharOverride-1"><hi><ref target="xml_03.html#footnote-011">4</ref></hi></hi> – da cui lo studioso tedesco estraeva i nomi dei laureati del Sacro Romano Impero della Nazione germanica, indicando, esclusivamente, il titolo conseguito e la data di conferimento (<hi>Weigle 1944</hi>). Negli anni seguenti altri studiosi si sono occupati di questo fondo archivistico sia indirettamente, utilizzando le indagini del Weigle per approfondire le carriere di alcuni studenti tedeschi (<hi>cfr. Rau 1956</hi>), sia per estrarne notizie su qualche sporadico laureato<hi rend="notes_number CharOverride-1"><hi><ref target="xml_03.html#footnote-010">5</ref></hi></hi>.</p><p rend="text">In un’epoca segnata dalla ripresa degli studi di storia universitaria italiana ed europea<hi rend="notes_number CharOverride-1"><hi><ref target="xml_03.html#footnote-009">6</ref></hi></hi>, era perciò auspicabile, a tanti anni di distanza, tornare ad indagare negli archivi cittadini alla ricerca di quella ulteriore documentazione che avrebbe consentito una ricostruzione fondata ed avveduta della storia dei singoli <hi rend="italic">Studia</hi> e l’edizione, almeno in regesto, della documentazione relativa al conferimento dei titoli dottorali, avrebbe potuto costituire una fonte di non secondaria importanza.</p><p rend="text">Dal 1981 in poi, pertanto, dapprima da solo, e successivamente insieme a Paola Giovanna Morelli – preziosissima coautrice – abbiamo pubblicato, in regesto, la serie completa dei laureati senesi dal 1484 al 1579 (in diritto canonico e civile, in arti e medicina, in teologia)<hi rend="notes_number CharOverride-1"><hi><ref target="xml_03.html#footnote-008">7</ref></hi></hi>: una documentazione (si tratta dei primi sei Libri bastardelli)<hi rend="notes_number CharOverride-1"><hi><ref target="xml_03.html#footnote-007">8</ref></hi></hi> dalla quale, ovviamente, si desumono, non solo i loro nomi, ma anche quelli del vicario arcivescovile chiamato a presiedere la commissione, dei docenti che ne facevano parte, dei promotori, quelli dei testimoni, spesso scolari dello Studio, dei bidelli, dei notai roganti, dei <hi rend="italic">puncta</hi> d’esame, vale a dire degli argomenti che venivano assegnati ai candidati il giorno precedente sui quali si sarebbe tenuto il vero e proprio esame: passi estratti dal <hi rend="italic">Decreto</hi> di Graziano e dal <hi rend="italic">Liber Extra</hi> di Gregorio IX per il diritto canonico; dal <hi rend="italic">Codice</hi> e dal <hi rend="italic">Digesto</hi> giustinianei per il diritto civile; dall’<hi rend="italic">Ars medica </hi>di Galeno e dagli <hi rend="italic">Aforismi</hi> di Ippocrate per la medicina; dagli <hi rend="italic">Analitica posteriora</hi> e dalla <hi rend="italic">Fisica </hi>di Aristotele per le arti; dalla <hi rend="italic">Summa</hi> di Pietro Lombardo per la teologia. Argomenti che avrebbero costituito, stando a quanto si legge in quei verbali, il cuore del vero e proprio «tremendum ac rigorosum examen».</p><p rend="text">Tutto ciò permise di individuare le epoche di insegnamento dei docenti e la presenza di studenti più o meno famosi, consentendo così alla storiografia di approfondire le conoscenze biografiche di non pochi personaggi<hi rend="notes_number CharOverride-1"><hi><ref target="xml_03.html#footnote-006">9</ref></hi></hi> e, infine, alla luce della provenienza geografica dei neodottori, di accertare quale fosse la fama di cui godeva lo Studio senese, nell’epoca considerata, non solo nella Penisola, ma anche in gran parte del continente europeo<hi rend="notes_number CharOverride-1"><hi><ref target="xml_03.html#footnote-005">10</ref></hi></hi>.</p><p rend="text">Occorreva però volgere lo sguardo anche altrove: soprattutto nelle carte notarili conservate presso l’Archivio di Stato di Siena. Ero convinto, infatti, che uno spoglio ad ampio raggio del <hi rend="italic">Fondo notarile ante-cosimiano</hi> avrebbe potuto portare al raggiungimento di ulteriori risultati. E la ricerca non fu infruttuosa. Ne fa fede il volume del 1989, scritto in collaborazione con il compianto Leo Košuta, ma con ampi e distinti contributi, entrambi corredati da numerose schede bio-bibliografiche<hi rend="notes_number CharOverride-1"><hi><ref target="xml_03.html#footnote-004">11</ref></hi></hi>, nel quale sono editi molti documenti relativi alla storia dello Studio, fra i quali spiccano 21 verbali di esami di laurea, il più antico dei quali del 1389 – e questo è il documento più antico sino ad oggi conosciuto che attesti il conferimento di una laurea a Siena – quando conseguiva il titolo <hi rend="italic">in iure canonico</hi> «in choro cathedralis ecclesiae Senarum», un non meglio identificato Bartolo da Perugia<hi rend="notes_number CharOverride-1"><hi><ref target="xml_03.html#footnote-003">12</ref></hi></hi>. Nel maggio dell’anno successivo si laureavano, anch’essi <hi rend="italic">in iure canonico</hi>, ma «in episcopali palatio», due monaci del monastero benedettino di San Vincenzo al Volturno, Niccolò Caltarari e Buccio di Collestefano da Fornelli, avendo avuto come promotore il grande canonista Pietro d’Ancarano, dopo che il Vescovo di Siena aveva delegato a presiedere la seduta di laurea Tommaso Meucci, uno dei maestri dello Studio<hi rend="notes_number CharOverride-1"><hi><ref target="xml_03.html#footnote-002">13</ref></hi></hi>. </p><p rend="text">Solo due esempi che continuano a dimostrare come, sin dall’origine, si sia generato un forte legame – derivante dalle disposizioni del diploma imperiale di Carlo IV del 1357 – fra la gerarchia ecclesiastica diocesana, il palazzo del vescovo, la chiesa cattedrale, luogo di culto principale della Città, e uno Studio Generale ormai avviatosi a diventare una delle Università più importanti della penisola.</p><p rend="text">Questo legame con l’Istituzione ecclesiastica è attestato infine – circoscrivendo ancora una volta il nostro tema al conferimento dei titoli di studio – da ulteriori indagini intraprese nell’Archivio storico dell’Opera della Metropolitana (Opera del Duomo) di Siena: l’antica Fabbriceria della Cattedrale che, sin dalla fine del XII secolo, ha avuto il compito di occuparsi della sua costruzione, del suo abbellimento, della manutenzione e del restauro del complesso – esso stesso un’opera d’arte – e delle innumerevoli e preziosissime opere che vi sono conservate.</p><p rend="text">Ne dette un primo importante assaggio Paolo Nardi che nel 2006, nel volume intitolato <hi rend="italic">Per una storia dell’Università di Siena</hi>, apparso come estratto degli <hi rend="italic">Annali di storia delle università italiane</hi>, pubblicò un innovativo contributo che metteva a frutto alcune indagini appositamente condotte nell’Archivio storico dell’ente. Scrive Nardi: </p><quote rend="quotation_b">Il 12 marzo 1440, infatti, il Consiglio generale del Comune di Siena aveva portato a compimento l’<hi rend="italic">iter</hi> legislativo della proposta formulata cinque giorni prima da certi egregii cittadini eletti et deputati per lo consiglio del popolo ad fare provisioni’: una proposta che prevedeva “che qualunque persona cittadina o forestiera per lavenire se dottorara nela vostra cipta in ragione canonica o in ragione civile o in medicina, pagi e pagare debbi a la detta huopera libre quatro de denari per ciasschuno de dicti gradi” (Nardi 2006, 33). </quote><p rend="text">La tassa – che pertanto costituiva, per determinazione della Repubblica senese, una forma di finanziamento delle onerose attività dell’Opera – doveva essere riscossa dal camerlengo dell’ente, prima che il neodottore uscisse dalla chiesa cattedrale o dal palazzo vescovile, allora situato in aderenza alla parete laterale destra dell’edificio di culto: luoghi nei quali<hi rend="italic"> </hi>(<hi rend="italic">in aula magna palatii archiepiscopatus, in camera paramentorum, in cappella sancti Blasii, in tinello</hi>, <hi rend="italic">in sacristia, in choro cathedralis ecclesiae</hi>) si svolgeva l’esame di laurea. Al bidello dello Studio era assegnata la funzione di controllo, sotto la pena di 25 libre di denari senesi.</p><p rend="text">Paolo Nardi individuò dunque nel <hi rend="italic">Libro rosso nuovo</hi> dell’Opera alcuni elenchi di laureati senesi (dal 20 aprile 1440 all’8 marzo del 1449), fornendo anche non poche e importanti notizie prosopografiche. Quelle liste, sottolineava lo studioso senese ormai vent’anni or sono, erano le ultime «che per adesso si sono potute reperire, giacché lo spoglio dei registri successivi della stessa serie non hanno dato risultati» (Nardi 2006, 44). Era dunque evidente che occorreva tornare ad indagare nell’Archivio storico dell’Opera della Metropolitana per individuare l’eventuale documentazione relativa agli anni seguenti.</p><p rend="text">Essendo io stato nominato rettore di quella antica istituzione (2022-2025), nei pochissimi ritagli di tempo da dedicare allo studio, ho potuto svolgere – con la preziosa collaborazione dell’archivista dell’Opera, la dottoressa Marta Fabbrini, che sentitamente ringrazio – alcune indagini: nei registri «Debitori e creditori» degli anni 1461-1466, 1466-1475 e 1475-1482<hi rend="notes_number CharOverride-1"><hi><ref target="xml_03.html#footnote-001">14</ref></hi></hi> ho individuato 238 persone che, dopo aver conseguito il titolo di dottore, avevano provveduto al pagamento della tassa deliberata nel 1440. Nominativi che, con maggiori difficoltà (perché annotati insieme a un numero cospicuo di altri soggetti), possono essere rinvenuti anche nei Registri di Entrata e Uscita dell’Opera<hi rend="notes_number CharOverride-1"><hi><ref target="xml_03.html#footnote-000">15</ref></hi></hi>. Di questa documentazione – si tratta di veri e propri elenchi cronologici – ho dato una prima notizia in occasione del Seminario di studi su<hi rend="italic"> </hi>“L’Università di Siena fra storia accademica, storia delle idee e mobility studies” (Siena, 5 dicembre 2024, Aula Magna Storica del Rettorato dell’Università) organizzato da Dennj Solera, predisponendone successivamente l’edizione – corredata, quando è stato possibile, da notizie biografiche e rinvii bibliografici circa i neodottori – per pubblicarla in un saggio, apparso recentemente (Minnucci 2025), il che ha consentito – unitamente al precedente lavoro di Paolo Nardi – di coprire una lacuna: la conoscenza dei nomi dei laureati senesi dal 1440 al 1449, e dal 1461 al 1482.</p><p rend="text">Il lavoro però aveva ed ha bisogno di essere proseguito. In particolare, oltre ad ulteriori indagini da condurre in Archivio di Stato e nell’Archivio storico dell’Opera della Metropolitana, nel quale ho già individuato la documentazione contabile relativa al decennio 1486-1496 – vista la lacuna esistente nella serie dei bastardelli dell’Archivio Arcivescovile – era necessario continuare con l’edizione dei verbali di laurea conservati in quest’ultimo Archivio che, come si è sopra sottolineato, si era interrotta al 1579 (cfr. <hi rend="italic">supra</hi>, nota 7). In verità, insieme a Paola Giovanna Morelli, avevamo iniziato ad esaminare e a trascrivere il VII Libro bastardello, inventariato con il n. 6441 (25 ottobre 1579-24 luglio 1588), ma il lavoro, pur essendo in fase avanzata, non era stato concluso. Ben volentieri, pertanto, grazie alla collaborazione di Dennj Solera, valido e giovane docente del Dipartimento di Scienze storiche e dei Beni culturali dell’Università di Siena, ho potuto affidare quelle carte, in formato dattiloscritto (il che attesta l’epoca, ormai assai risalente, nella quale ci eravamo dedicati alla prosecuzione del nostro impegno), a Gabriele Caruso, che le ha riprese in mano e che ha portato a compimento le nostre fatiche di allora: testo che oggi vede finalmente la luce in questa sede.</p><p rend="text">Una ripresa del lavoro di edizione alla quale – ed è un forte auspicio – potranno dedicarsi le nuove generazioni di studiosi di storia universitaria senese, proseguendo almeno con la pubblicazione in regesto, o sotto altra forma, dei restanti libri bastardelli conservati nell’Archivio arcivescovile di Siena, anche in ragione della possibilità di poter accedere facilmente a quella fonte, che quindi attende solamente di essere studiata ed edita. </p><div><head>Riferimenti bibliografici</head><p rend="bib_indx_bib"><hi>Arrizabalga, Jon, Lluís García-Ballester, y Fernando Salmón. </hi>1989. “A propósito de las relaciones intelectuales entre la Corona de Aragón e Italia (1470-1520): los estudiantes de medicina valencianos en los estudios generales de Siena, Pisa, Ferrara y Padua.” <hi rend="italic">Acta Hispanica ad Medicinae Scientiarumque Historiam Illustrandam</hi> 9: 117-47.</p><p rend="bib_indx_bib">Bettini, Clelia. 2008. “Tre vaiascos nell’Italia del Quattrocento: Meser Valasco di Vespasiano da Bisticci, Petrus Vallascis di Cataldo Siculo e Vasco Fernandes de Lucena.” <hi rend="italic">Humanitas </hi>60: 205-26.</p><p rend="bib_indx_bib">Bingen, Nicole. 2018. <hi rend="italic">«Aux Escholles d’outre-monts». 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Ancona-Fermo: <hi>Deputazione di storia patria per le Marche-Livi</hi>.</p><p rend="bib_indx_bib">Ramis-Barceló, Rafael. 2014. “Peregrinatio academica: legistas y canonistas de la Corona de Aragón en las universidades italianas durante el Rinascimento.” <hi rend="italic">Miscellanea Historico-Iuridica </hi>13, 1: 35-66.</p><p rend="bib_indx_bib">Rau, Reinhold. 1956. <hi>“Sieneser Doktorpromotionen südwestdeutscher Studenten.” </hi><hi rend="italic">Zeitschrift für Württembergische Landesgeschichte</hi><hi> 15: 287-94. 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					<item><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="xml_03.html#footnote-014-backlink">1</ref></hi>	Per un profilo dello studioso cfr. Nardi 2016. Testo frutto dei numerosissimi e approfonditi lavori che Nardi ha dedicato allo storico boemo, ivi indicati alla nota 1.</p></item>
					<item><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="xml_03.html#footnote-013-backlink">2</ref></hi>	L’edizione del diploma di Carlo IV si legge ora in Cecchini e Prunai 1942, 560-63 e nota 427. Su questo documento si veda, da ultimo, il contributo di Nardi, Minnucci, e Brogi <hi>1994. </hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number CharOverride-1"><ref target="xml_03.html#footnote-012-backlink">3</ref></hi>	Lusini 1895; un riordino al quale fa riferimento anche Zdekauer 1896, 391 nota 1. La definitiva sistemazione e inventariazione dell’Archivio si deve a Catoni e Fineschi 1970. Si veda, inoltre, Nardi 1993. </p></item>
					<item><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="xml_03.html#footnote-011-backlink">4</ref></hi>	I libri bastardelli che conservano i verbali di laurea per il periodo considerato, a seguito dell’Inventario di Catoni e Fineschi 1970, sono oggi contraddistinti dai nn. 6435-6452.</p></item>
					<item><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="xml_03.html#footnote-010-backlink">5</ref></hi>	Cfr., ad es., Veress 1941, che segnala la laurea di<hi> Petrus Ytalus Transilvanus.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number CharOverride-1"><ref target="xml_03.html#footnote-009-backlink">6</ref></hi>	Il riferimento è alla Relazione di Stelling-Michaud 1960, e alla contestuale fondazione della International Commission for the History of Universities (ICHU), oggi presieduta da Mauro Moretti dell’Università per Stranieri di Siena, sui cui successivi passaggi istituzionali (1964 e 1977) si veda il seguente link: &lt;<ref target="https://www.cihu-ichu.com/">https://www.cihu-ichu.com/</ref>&gt; (2026-05-28). Per una rassegna sugli studi di storia universitaria italiana cfr. Sbriziolo 1973; mentre, per lo stato dell’arte a metà degli anni Novanta del secolo scorso non può non rinviarsi ai numerosi contributi contenuti negli Atti del rammentato Convegno padovano del 1994. Cfr. Minnucci 1996.</p></item>
					<item><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="xml_03.html#footnote-008-backlink">7</ref></hi>	Per l’edizione dei verbali di laurea si vedano: Minnucci 1981b; 1984; 1985; Minnucci e Morelli 1992; 1998. </p></item>
					<item><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="xml_03.html#footnote-007-backlink">8</ref></hi>	Inventariati ai nn. 6435-6440 da Catoni e Fineschi 1970.</p></item>
					<item><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="xml_03.html#footnote-006-backlink">9</ref></hi>	L’edizione dei verbali di laurea e, più in generale, quella dei documenti relativi alla storia dello Studio, ha consentito a non pochi studiosi di accertare i percorsi formativi seguiti dai personaggi di cui si sono occupati, avuto particolare riferimento a quelli dell’area senese. Non è evidentemente possibile darne conto pienamente. Mi limito ad alcuni esempi di più ampio respiro. Per la penisola iberica:<hi rend="CharOverride-3"> </hi>Arrizabalga, García-Ballester, e Salmón 1989; Bettini 2008; Ramis-Barceló 2014; Minnucci 2003<hi>. Per l’Ungheria: Kelenyi 2016</hi>. Per gli studenti francofoni: Bingen 2018. Per Roma e lo Stato pontificio: Cherubini 1992, in part. 117-20. Di quella documentazione ha fatto ampiamente ed ovviamente uso, in ragione dell’oggetto della sua indagine, Denley 2006.</p></item>
					<item><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="xml_03.html#footnote-005-backlink">10</ref></hi>	I risultati di questa indagine, relativamente al periodo 1484-1486/1496-1573, si leggono in Minnucci 1995. L’indagine è stata successivamente estesa al 1579; cfr. Minnucci 1998, ix-xxviii.</p></item>
					<item><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="xml_03.html#footnote-004-backlink">11</ref></hi>	Minnucci e Košuta 1989, che contiene i seguenti contributi: Minnucci 1989; Košuta 1989.</p></item>
					<item><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="xml_03.html#footnote-003-backlink">12</ref></hi>	<hi>Cfr. Minnucci 1990, </hi>e in lingua italiana, con aggiunte e modifiche, Minnucci 1995. </p></item>
					<item><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="xml_03.html#footnote-002-backlink">13</ref></hi>	Cfr. Minnucci 1989, 47-8. Sui personaggi presenti alle due cerimonie di laurea cfr. Minnucci 1989, <hi rend="italic">ad ind. </hi>Sul Meucci, <hi rend="italic">doctor notariae</hi>, si veda Zdekauer 1894, 27 nota 2; alla laurea era presente come testimone Antonio di Tano Castellani, sul quale si veda lo studio di Nardi 2009. Molta della documentazione relativa a quest’ultimo è stata rinvenuta da Nardi nell’Archivio dell’Opera del Duomo di Siena, istituzione sulla quale poco ci si soffermerà più avanti.</p></item>
					<item><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="xml_03.html#footnote-001-backlink">14</ref></hi>	Moscadelli 1995, 155-56: <hi rend="italic">505 (714)</hi> Debitori e creditori, 1461-1466; <hi rend="italic">507 (716)</hi> Debitori e creditori, 1466-1475; <hi rend="italic">508 (717)</hi> Debitori e creditori, 1475-1482.</p></item>
					<item><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="xml_03.html#footnote-000-backlink">15</ref></hi>	Nei Registri dei Debitori e Creditori, accanto al nome del debitore e alla motivazione del debito – nel nostro caso la tassa di 4 libre per i neodottori – è annotato quello del camerlengo dell’Opera che ha incassato la somma; in margine, vi è l’indicazione del foglio del Registro di Entrata del medesimo camerlengo: una documentazione ulteriore alla quale si può eventualmente ricorrere per effettuare un’opportuna verifica. Sarebbe pertanto utile, per ogni nominativo, procedere a questo riscontro anche per lo scioglimento di nomi spesso scritti di fretta dal camerlengo medesimo, evidentemente più preoccupato di una corretta rendicontazione economica che di un’attenta elencazione dei nomi. Utili indicazioni circa la metodologia delle registrazioni contabili adottate dall’Opera si leggono in Moscadelli 1995, 135-36.</p></item>
				</list><p rend="editorial_metadata_author">Giovanni  Minnucci, University of Siena, Italy, <ref target="mailto:giovanni.minnucci@unisi.it">giovanni.minnucci@unisi.it</ref>, <ref target="https://orcid.org/0000-0002-9012-3690">0000-0002-9012-3690</ref></p><p rend="editorial_metadata_polices">Referee List (DOI 1<ref target="https://doi.org/10.36253/fup_referee_list">0.36253/fup_referee_list</ref>)</p><p rend="editorial_metadata_polices">FUP Best Practice in Scholarly Publishing (DOI <ref target="https://doi.org/10.36253/fup_best_practice">10.36253/fup_best_practice</ref>)</p><p rend="editorial_metadata_book">Giovanni Minnucci, <hi rend="italic">L’edizione dei verbali di laurea dello Studio senese: stato dell’arte e prospettive di ricerca,</hi> © Author(s), <ref target="https://creativecommons.org/licenses/by-sa/4.0/legalcode">CC BY-SA 4.0</ref>, DOI <ref target="https://doi.org/10.36253/979-12-215-1006-5.03">10.36253/979-12-215-1006-5.03</ref>, in Gabriele Caruso, Dennj Solera (edited by), <hi rend="CharOverride-4">«Nemine penitus discrepante». Le lauree dello Studio senese dal 1579 al 1588</hi>, pp. -20, 2026, published by Firenze University Press and USiena PRESS, ISBN 979-12-215-1006-5, DOI <ref target="https://doi.org/10.36253/979-12-215-1006-5">10.36253/979-12-215-1006-5</ref></p></div></div>
      <div>
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