<?xml version="1.0" encoding="utf-8" standalone="yes"?>
<TEI xmlns="http://www.tei-c.org/ns/1.0">
  <teiHeader>
    <fileDesc>
      <titleStmt>
        <title type="main" level="a">Sotto il segno della sapienza. Il registro delle lauree e lo Studio senese nel tardo Cinquecento</title>
        <author>
          <persName n="1" ref="https://orcid.org/0009-0000-0111-143X" type="ORCID">
            <forename>Gabriele</forename>
            <surname>Caruso</surname>
            <placeName type="affiliation">University of Naples Federico II, Italy</placeName>
          </persName>
        </author>
        <respStmt>
          <resp>This is a section of <title>«Nemine penitus discrepante»</title>(DOI: <idno type="DOI">10.36253/979-12-215-1006-5</idno>) by </resp>
          <name>Gabriele Caruso, Dennj Solera</name>
        </respStmt>
      </titleStmt>
      <publicationStmt>
        <publisher>Firenze University Press, USiena Press</publisher>
        <pubPlace>Florence</pubPlace>
        <date when="2026">2026</date>
        <idno type="DOI">https://doi.org/10.36253/979-12-215-1006-5.05</idno>
        <availability>
          <p>Available for academic research purposes</p>
          <p>Open Access</p>
          <p>Copyright Author(s)</p>
          <licence source="text" target="https://creativecommons.org/licenses/by-sa/4.0/legalcode">
            <p>Content licence CC BY-SA 4.0</p>
          </licence>
          <licence source="metadata" target="https://creativecommons.org/publicdomain/zero/1.0/legalcode">
            <p>Metadata licence CC0 1.0</p>
          </licence>
        </availability>
      </publicationStmt>
      <sourceDesc>
        <p>This is original content, published for academic research purposes</p>
      </sourceDesc>
    </fileDesc>
    <encodingDesc>
      <appInfo>
        <application version="2.2" ident="Booksflow">
          <desc>Digital edition XML powered by Booksflow</desc>
        </application>
      </appInfo>
    </encodingDesc>
    <profileDesc>
      <abstract xml:lang="en">
        <p>The Liber doctorum, preserved in the Archiepiscopal Archives of Siena and published here, presents a systematic record documenting the life of the university from 1579 to 1588. This complete edition of the register enables us to reconstruct the geographical origins of the candidates, their intellectual and political connections, and the academic mobility linking Siena to other Italian and European university. The high proportion of law graduates and the significant number of candidates from central Italy, Sicily, and the German-speaking world emphasise the university’s legal focus and clarify its position within the academic landscape of the late sixteenth century. Finally, the recorded degrees reveal the hierarchies and interests that shaped the academic landscape of Siena and Italy.</p>
      </abstract>
      <textClass>
        <keywords>
          <list>
            <item>Graduation</item>
            <item>Mobility</item>
            <item>Siena</item>
            <item>Students</item>
            <item>University</item>
          </list>
        </keywords>
      </textClass>
    </profileDesc>
  </teiHeader>
  <text>
    <body>
      <p>It is available online at https://doi.org/10.36253/979-12-215-1006-5.05<ref target="https://doi.org/10.36253/979-12-215-1006-5.05" /></p>
<div><head>Sotto il segno della sapienza. Il registro delle lauree e lo Studio senese nel tardo Cinquecento</head><p rend="h1_author ParaOverride-1">Gabriele Caruso</p><div><head>1. Introduzione </head><p rend="text">Al centro dell’analisi di questo volume si colloca il settimo <hi rend="italic">Liber doctorum</hi>, contenente il registro delle lauree degli studenti addottorati a Siena tra il 1579 e il 1588. L’elenco dei singoli candidati offre un fermo immagine dell’epoca, contribuendo a rinnovare la ricerca sullo Studio senese, sulla mobilità accademica e sul ruolo della città nella prima età moderna.</p><p rend="text">Tra gli anni Ottanta e Novanta dello scorso secolo, Giovanni Minnucci riprese gli studi sull’Università di Siena, allora fermi ai contributi di Ludovico Zdekauer e di Fritz Weigle<hi rend="notes_number CharOverride-1"><hi><ref target="xml_05.html#footnote-035">1</ref></hi></hi>. Nello specifico, Minnucci individuava una fonte preziosa nei rogiti notarili delle fedi di dottorato conservati presso l’Archivio Arcivescovile senese; i registri di laurea finora pubblicati costituiscono oggi una risorsa imprescindibile per chi si occupa della materia (Minnucci e Morelli1992; 1998). Pertanto, questo contributo intende proseguire una stagione di ricerche che ha avuto il merito di ricondurre la storia dello Studio senese entro un dibattito storiografico più profondo e di respiro europeo<hi rend="notes_number CharOverride-1"><hi><ref target="xml_05.html#footnote-034">2</ref></hi></hi>. </p><p rend="text">La struttura dei <hi rend="italic">libri doctorum</hi> rimane sostanzialmente invariata lungo l’intero arco cronologico della serie (1484-1804). Per ogni candidato, il notaio registra la data, il nome, il vicario arcivescovile, i promotori, il luogo di rogazione, i <hi rend="italic">puncta</hi> d’esame, la formula d’approvazione, i testimoni e, infine, il proprio nome. La trascrizione del settimo libro segue l’impostazione adottata da Giovanni Minnucci nelle edizioni precedenti, con la sola eccezione dei <hi rend="italic">puncta</hi> che, pur di fondamentale importanza per lo studio dei contenuti trattati all’università, qui sono stati omessi per alleggerire il carico informativo. I nominativi sono conservati nella forma originale latina e riportati nell’indice finale del volume, al fine di agevolare il lettore nell’individuazione dei personaggi utili a ulteriori ricerche.</p><p rend="text">Nel periodo considerato (1579-1588), circa tre quarti degli addottorati (320) intrapresero un percorso giuridico in entrambi i diritti, civile e canonico, mentre la restante parte (49) conseguì il grado in teologia, con sporadiche attestazioni in filosofia e medicina (26). Un esempio rivelatore è quello dei candidati d’origine tedesca, 17 su 23 completano il percorso di studi <hi rend="italic">in utroque iure</hi>; così avviene per 6 degli 8 spagnoli e per tutti e 3 i francesi. Un andamento analogo si riscontra nella nostra penisola. I territori meno rappresentati, come l’attuale Piemonte e il Veneto, registrano esclusivamente lauree in <hi rend="italic">utroque iure</hi>; in Emilia-Romagna 13 dei 16 candidati conseguono il medesimo grado, mentre nelle Marche il rapporto è di 29 su 31. Anche nelle altre aree italiane la prevalenza del diritto resta netta. </p><p rend="text">Questi risultati si collocano in continuità con quanto già osservato da Lodovico Zdekauer per il XV secolo. Nel Quattrocento, l’arrivo e la formazione di esimi giuristi consolidarono lo Studio senese come centro di prestigio del diritto nel panorama universitario coevo, ruolo che l’ateneo mantenne anche nei secoli successivi. Il confronto con le tabelle della precedente edizione, relative al periodo compreso tra il 1484 e il 1579, consente di cogliere alcuni cambiamenti: nel corso di un secolo e mezzo, le lauree in <hi rend="italic">iure </hi><hi rend="italic">civile</hi> si riducono drasticamente, soprattutto tra gli studenti provenienti dall’area italiana. Da quasi il 18% del totale si arriva, infatti, a poco più dell’1%. Gli studi di filosofia registrano un netto calo, passando dal 20% al 6%. Diversamente, l’insegnamento della teologia conosce un incremento significativo, affermandosi come la disciplina più attiva dopo il diritto; tra gli studenti siciliani quasi un quinto consegue il grado in quest’ambito. </p><p rend="text">La provenienza geografica dei candidati è altrettanto significativa. L’area senese risulta, come prevedibile, predominante. È attestata la presenza di studenti provenienti da territori limitrofi e dalle principali famiglie cittadine. Piccolomini, Sozzini, Petrucci, Colombini, Tantucci e, ancora, Boninsegni, Finetti, Bargagli, sono alcune delle casate che partecipano alla vita dello Studio come lettori, candidati alla laurea o testimoni. Al di fuori del contesto cittadino, emergono i territori toscani della Val d’Orcia, dell’Aretino e della Lunigiana (Massa, Pontremoli). Ben rappresentata anche l’area sud-occidentale, in particolare la Maremma e il grossetano; assenti, invece, le zone nord-occidentali (Pistoia, Prato) e parte di quelle centrali (Empoli, Pisa, Lucca), verosimilmente condizionate dall’influenza dell’Università di Pisa.</p><p rend="text">Fuori dalla Toscana, l’Umbria è la seconda area per numero di studenti addottorati, seguita dalla Sicilia e dalle Marche. Procedendo con ordine, nel caso umbro colpisce la scarsa mobilità dell’area meridionale, con la totale assenza di studenti provenienti da Terni e da Foligno. Al contrario, risultano numerosi gli studenti originari dall’asse appenninico (Spoleto, Trevi) e dell’area occidentale gravitante su Perugia e sul lago Trasimeno, nonostante il prestigio dello Studio perugino già a partire dal XV secolo (Treggiari 2023). In Sicilia si registra una forte concentrazione lungo la fascia tirrenica, da ovest a est, con un numero significativo di studenti provenienti da Palermo e da Messina. Più rarefatte sono le attestazioni nella parte meridionale dell’isola e nel catanese, frutto anche in questo caso, del richiamo non banale dell’Università di Catania cui spetta il privilegio esclusivo sull’isola di conferire lauree e altre licenze<hi rend="notes_number CharOverride-1"><hi><ref target="xml_05.html#footnote-033">3</ref></hi></hi>. Rispetto a quella di altre regioni, la geografia marchigiana appare dunque più omogenea, con un deciso equilibrio tra entroterra e area costiera. Tuttavia, anche in questo caso sono le assenze a dire qualcosa in più: non si registrano, infatti, studenti provenienti da Ancona, Urbino e Macerata, quest’ultima sede di uno Studio di recente formazione (1540) (Serangeli 2003; Sani e Serangeli 2009; Borraccini e Pomante 2016). La distribuzione dei candidati di laurea risente, dunque, della polarizzazione istituzionale esercitata dalle università concorrenti.</p><p rend="text">Per completare il quadro delle presenze, l’attuale Lazio vede un forte movimento di studenti dalla Tuscia pontificia e dal Ducato di Castro (Roscioni 2017). La fascia centrale gravita intorno a Roma, mentre le aree meridionali, al confine con il Regno di Napoli, sono scarsamente rappresentate. L’Emilia-Romagna è coinvolta quasi interamente nella sua parte montuosa; per esempio, 4 scolari provengono da Pennabilli, piccolo centro del Montefeltro. Quanto agli studenti abruzzesi (in tutto 7) prevale l’area interna, nei territori dell’Aquila e della Marsica (Verrua 1922). Infine, i laureati originari del Nord Italia e del Mezzogiorno peninsulare risultano nel loro insieme sporadici<hi rend="notes_number CharOverride-1"><hi><ref target="xml_05.html#footnote-032">4</ref></hi></hi>.</p><p rend="text">Il passaggio di accademici tedeschi a Siena è il più documentato, tanto dalla storiografia, quanto dai registri di laurea (Minnucci 1988). Un ulteriore punto di vista per ricostruire le vicende e le memorie dei protagonisti è rappresentato dallo studio dei sepolcri degli studenti tedeschi condotto da Arnold Luschin von Ebengreuth (1896; 1898) e Otto von Miller (1906). Come nel libro VI dell’<hi rend="italic">Eneide</hi>, dove l’accesso agli inferi è preceduto dalla sepoltura di Miseno<hi rend="notes_number CharOverride-1"><hi><ref target="xml_05.html#footnote-031">5</ref></hi></hi>, così la cappella di Santa Barbara nella Basilica di San Domenico costituisce una fonte eccezionale per raccontare vissuti di studenti altrimenti sconosciuti. Restaurata nel 1570, la cappella dà riposo a una varietà di personaggi: chi è rimasto coinvolto in una delle tante risse che interessano gli studenti dell’Università; chi perde la vita inaspettatamente a 23 anni dopo tanti viaggi tra Germania, Francia e Inghilterra (Minnucci 1988, 151); chi volendo recarsi da Genova a Roma è colto da malattia che lo ferma a metà strada; chi riesce a ottenere la posizione di consigliere della <hi rend="italic">Nazione</hi> tedesca pochi mesi prima di lasciarla per sempre (Minnucci 1988, 114). I sepolcri di San Domenico rappresentano una finestra da cui osservare spostamenti, memorie, speranze e sfortune. Il numero di giovani studiosi che passano da Siena, spesso immatricolati in altri atenei come Padova, risulta, dunque, molto più alto di quanto emerga nei bastardelli<hi rend="notes_number CharOverride-1"><hi><ref target="xml_05.html#footnote-030">6</ref></hi></hi>.</p><p rend="text">Un secondo grande afflusso di accademici (8) proviene dalla Spagna. Dalla Castiglia interna all’Andalusia, da Siviglia a Barcellona (Maffei 1984), mentre è assente la controparte lusitana, diversamente da quanto osservato da Giovanni Minnucci per il XV secolo. Negli anni Settanta del Quattrocento i portoghesi occupano, infatti, circa il 50% degli ospiti stranieri del Collegio della Sapienza con ben 23 residenti; nel corso di un secolo si addottorano 33 studenti e più di un centinaio è ospite nelle residenze collegiali. La discrepanza tra il numero di alloggiati e di addottorati nasceva dalla scelta degli studenti di conseguire il titolo a Pisa, come nei casi di Luís Texeira e di João Lopes nel 1479 (Minnucci 2003).</p><p rend="text">Più contenute, ma non per questo meno rilevanti, sono le attestazioni di studenti provenienti da altri territori ‘ultramontani’, approfondite nei paragrafi seguenti attraverso il repertorio prosopografico dei soggetti coinvolti. In sintesi, l’insieme dei luoghi, informazioni e percentuali registrati nel <hi rend="italic">Liber doctorum</hi> offre una chiave di lettura per comprendere più a fondo sia il ruolo dello Studio senese, sia il rispettivo movimento di persone, oggetti e conoscenze dentro e attraverso Siena. Le singole lauree restituiscono una trama di relazioni che intreccia percorsi individuali, strategie familiari e dinamiche istituzionali. Attraverso questa lente, Siena emerge come un centro capace di attrarre, accogliere e legittimare giovani letterati, nobili ed esponenti del potere cittadino, secondo esiti che attendono ancora di essere compresi in tutta la loro importanza storica<hi rend="notes_number CharOverride-1"><hi><ref target="xml_05.html#footnote-029">7</ref></hi></hi>.</p></div><div><head>2. Candidati </head><p rend="text">L’assegnazione dei gradi accademici tiene traccia sia di vicende istituzionali che di storie personali: mentre la prassi procedurale rimane sostanzialmente immutata per quasi cinque secoli, scandita dalla promulgazione degli statuti dei Collegi, preposti a regolarne la struttura (Guerrini 2005, 15), gli aspiranti addottorati affrontavano il «tremendum ac rigorosum examen» (Minnucci e Morelli 1998, xiv), prima di poter essere celebrati nell’aula magna del Palazzo Arcivescovile di Siena. Riguardo l’esame, il candidato era tenuto a prender parte a tre eventi distinti, che si svolgevano nell’arco di due giorni: la mattina gli venivano assegnati i <hi rend="italic">puncta</hi>, ovvero le parti del testo su cui svolgere la prova; la sera sosteneva l’<hi rend="italic">esame privato </hi>davanti ai membri del Collegio, i quali, una volta terminato l’interrogatorio, esprimevano il loro giudizio; infine l’ultimo atto, il <hi rend="italic">conventus</hi>,<hi rend="italic"> </hi>ovvero<hi rend="italic"> </hi>l’esame pubblico alla presenza di testimoni, compagni ed eventuali familiari (Guerrini 2005, 20).</p><p rend="text">Il passaggio tra l’esame privato e il <hi rend="italic">conventus</hi> necessita maggiori chiarimenti. Il giudizio positivo del Collegio conferiva al candidato la <hi rend="italic">licentia</hi><hi rend="italic"> legendi</hi>, ovvero il diritto a insegnare, senza avere, tuttavia, la dignità di <hi rend="italic">doctor</hi>, valida per ricoprire cariche pubbliche, ottenibile solo dopo aver ricevuto l’approvazione del vicario apostolico<hi rend="italic">.</hi> Questa pratica, diffusa principalmente nel Quattrocento, permetteva a chi non poteva sostenere i costi dell’esame pubblico di rimandare la consegna delle insegne dottorali a un secondo momento, spesso successivo all’ottenimento dei primi guadagni dovuti alla professione (Guerrini 2005, 21; per le relative cifre si veda Nardi 2006, 57). Fatta questa premessa, i registri di laurea del <hi rend="italic">Liber</hi> bastardello riguardano solo i <hi rend="italic">doctores </hi>che, vestiti in abiti eleganti, erano in grado di pagare le spese dottorali e superare con successo le prove. Tuttavia, le date riportate dal notaio nel protocollo del documento o l’indicazione dei <hi rend="italic">puncta</hi> confermano lo svolgimento dell’evento in due giorni, senza variazioni rispetto alla prassi degli altri <hi rend="italic">Studia</hi>. </p><p rend="text">Le bocciature erano rare e, in generale, era inconsueto che un membro del Collegio esprimesse un <hi rend="italic">reprobo</hi>, un giudizio negativo. In tal senso, tutti gli addottorati a Siena tra il 1579 e il 1588 (412) ottennero il grado con la più ricorrente formula d’approvazione «nemine penitus discrepante», a volte sostituita da «fuit approbatus» espressa, tra gli altri, al candidato aretino Girolamo Casacceno, o da un più semplice «nemine discrepante», ripetuta per 16 volte. Di maggiore interesse la formula conferita ai dottori siciliani. Il notaio completò la sopracitata approvazione aggiungendo «cum solito decreto vive vocis», accompagnato in taluni casi da «quia siculus». Per quanto possa apparire un dettaglio marginale, questa variazione rappresenta uno specchio della situazione degli <hi rend="italic">Studia</hi> siciliani alla fine del Cinquecento (Cancila 2006, 12). Per tutto il XVI secolo, Palermo e Messina tentarono invano di rendersi autonomi da Catania sviluppando il proprio insegnamento superiore. Lo Studio generale di Messina, fondato nel 1548, era privo della possibilità di conferire lauree e dottorati e, più in generale, non godeva di particolare fortuna; allo stesso modo, Palermo provò a potenziare il preesistente Studio di San Domenico, anche grazie all’ingaggio del celebre medico Gianfilippo Ingrassia (1510-1580) e di altri esimi lettori. Nondimeno, anche in questo caso, ai cittadini della Conca d’Oro è precluso l’ottenimento del grado; motivo per cui, dopo aver frequentato gli studi <hi rend="italic">in loco</hi>, molti sono costretti a recarsi presso altre università della penisola, come dimostra il caso senese (Cancila 2006, 13).</p><p rend="text">Nonostante la reticenza del viceregno a conferire i titoli, la mobilità studentesca fuori dall’isola fu fortemente contestata (Baldacci 2020). Per esempio, Juan de Vega (1507-1558), viceré dal 1547 al 1557, criticò la preparazione di laureati e addottorati di ritorno dagli altri atenei, mettendone in dubbio l’idoneità all’esercizio delle professioni; ancora, nel 1579, con il favore del viceré Marcantonio II Colonna (1535-1584), gli studenti messinesi ottennero una prelazione nel conferimento degli uffici pubblici rispetto a quanti hanno studiato «fuora Regno» (Cancila 2006, 17). In un contesto segnato da carenze strutturali e dalla ricerca di prestigio, il riconoscimento della propria competenza diventa una necessità strategica. Pertanto, è probabile che la peculiare formula di promozione adottata dallo Studio senese nei confronti degli studenti siciliani costituisca una garanzia giuridica per entrambe le parti: da un lato, la clausola risponde alle richieste di legittimità del titolo in Sicilia, quale attestazione certa delle qualità dello studente appena addottorato; dall’altro, l’ateneo dimostra di essere consapevole delle implicazioni della mobilità accademica, adattando i propri formulari ai diversi assetti istituzionali.</p><p rend="text">Tracciare l’arrivo, la permanenza e il ritorno degli scolari di Siena è un’operazione delicata e non sempre possibile, data la carenza di fonti. Nel 1567, Gallo Beck «un gentiluomo todesco» avanzò la richiesta, «insieme con molti altri suoi paesani», di entrare «nell’onorato collegio della Sapienza […] per mezzo tempo et per il prezzo ordinario» (Archivio di Stato di Siena, d’ora in poi ASSi, <hi rend="italic">Studio</hi>, 100, c.n.n.). La lettera di referenza fu scritta da Gismondo Manni (Gigli e Nardini 1903, 182), mediatore tra lo studente tedesco e il magnifico rettore del Collegio Annibale Richi, e fu accolta con esito favorevole «secondo l’ordine consueto» (ASSi, <hi rend="italic">Studio</hi>, 100, c.n.n.). Beck non figura nei registri di laurea, forse avrà terminato i suoi studi lontano da Siena, ed è impossibile, allo stato attuale della ricerca, ricostruire oltre la sua vicenda. In questo caso, la sottile differenza tra mobilità studentesca e <hi rend="italic">perenigratio academica</hi>, temi centrali degli studi sulla materia, è determinata dalle possibilità materiali di andare a fondo alla ricognizione prosopografica dei singoli studenti, spesso poco documentata.</p><p rend="text">Giovanni Minnucci e Paolo Nardi hanno individuato nel Collegio di Sapienza (o Casa di Sapienza) un punto di partenza privilegiato per ricostruire l’ambiente universitario senese (Minnucci 1988, 116; vedi anche Nardi 2006, 59). Le domande d’ammissione al Collegio tengono traccia del transito di giovani rampolli nella città cateriniana e delle motivazioni che si celano dietro le suppliche, siano esse economiche o personali. Conservate presso l’Archivio di Stato di Siena, tali richieste costituiscono una fonte preziosa per definire lo <hi rend="italic">status</hi> sociale degli studenti richiedenti. Accanto alla documentazione istituzionale, diari e memorie personali rappresentano un ulteriore stimolo per la comprensione della vita accademica senese di quel periodo. </p><p rend="text">I verbali di laurea si intersecano quindi con altri documenti che tratteggiano vicende quotidiane nel contesto cittadino. Giulio Marcolini da Fano presentò la supplica al governatore di Siena al fine di «attendere alli studi» in città, stando per tre anni e mezzo al Collegio di Sapienza «con quei pesi, et honori che si davano ai scolari sapientiani» (ASSi, <hi rend="italic">Studio</hi>, 112, c.n.n.). La richiesta di essere «accomodato» al Collegio fu accolta con la promessa di rispettare «li soliti pagamenti» e osservare gli ordini così che «faccia honore a se stesso, alla Patria e casata, come fa il Signor Capitano de Giustizia, dal quale è stato recomandato» (ASSi, <hi rend="italic">Studio</hi>, 112, c.n.n.). I requisiti più cari al Collegio sono, dunque, la puntualità nei pagamenti e la disciplina, entrambi causa di dispute nel corso del XV e del XVI secolo (Minucci 1988, 118). Quattro anni più tardi, il primo marzo 1581, Marcolini ottenne il dottorato in <hi rend="italic">utroque iure </hi>davanti, tra gli altri, al concittadino Lelio Zagarelli, testimone dell’esame pubblico. Nello stesso periodo, un altro membro della famiglia, Andrea Marcolini, medico personale del cardinale Alessandro Farnese (1520-1589) e già allievo dell’anatomista Gabriele Falloppio (1523-1562)<hi rend="notes_number CharOverride-1"><hi><ref target="xml_05.html#footnote-028">8</ref></hi></hi>, fu interpellato nell’intricata questione del matrimonio, poi annullato, di Margherita Farnese (1582) (Satta 1995; Finucci 2007, 393). Già membri del prestigioso <hi rend="italic">Ordine di Santo Stefano </hi><hi rend="italic">papa e martire</hi>, i Marcolini si trovavano al centro di una fitta rete di relazioni che si estendeva da Fano a Parma, da Roma a Siena, tanto da esprimere nel corso della loro storia priori, giuristi, medici, teologi, diplomatici e cardinali<hi rend="notes_number CharOverride-1"><hi><ref target="xml_05.html#footnote-027">9</ref></hi></hi>.</p><p rend="text">Percorsi analoghi si riscontrano per buona parte degli studenti addottorati, sebbene non tutti godessero delle medesime capacità economiche (Pini 1993). Filippo Baldelli da Cortona chiese l’accesso al Collegio «non potendo per la debolizza della facultà paterne mantenersi fuori a tutte sue spese» (ASSi, Studio, 112, c.n.n.); il padre Rinaldo Baldelli era dottore di legge in entrambi i diritti<hi rend="notes_number CharOverride-1"><hi><ref target="xml_05.html#footnote-026">10</ref></hi></hi>, antiquario, e autore di una raccolta – nominata talvolta ‘cronaca’ o ‘trattato’ – di memorie e annali delle famiglie di Cortona, ricopiata un secolo più tardi e citata a più riprese (Repetti 1833, 813; Tonini 1884, 186). Le difficoltà del padre sono in parte riconducibili al contemporaneo percorso accademico dell’altro figlio, Marcantonio, anch’esso studioso di diritto nell’ateneo senese. I due fratelli sono registrati dal notaio nei bastardelli in più occasioni: Filippo fu testimone dell’addottoramento di Alessandro Bonarelli da Gubbio (marzo 1583), mentre, qualche settimana più tardi, Marcantonio assistette al conferimento del titolo a un compagno siciliano, dimostrando partecipazione attiva alla vita universitaria. A distanza di un anno, entrambi furono proclamati dottori in <hi rend="italic">utroque iure</hi>, dando seguito alla carriera del padre.</p><p rend="text">Alle questioni di denaro si affiancava il problema delle tempistiche. La permanenza degli scolari alla Casa di Sapienza variava in base alle esigenze e alle precedenti esperienze dei candidati. Ansovino Canuti, proveniente dalla Diocesi di Fermo, fu accolto in Collegio per ben sette anni, a partire dall’ottobre del 1580<hi rend="notes_number CharOverride-1"><hi><ref target="xml_05.html#footnote-025">11</ref></hi></hi>, mentre di lui si perdono le tracce e non risulta addottorato a Siena nei decenni successivi. Il senese Augusto Petroni, volendo subentrare al fratello nel diritto d’alloggio per altri due anni al Collegio, ottenne invece un posto per un tempo indeterminato, «fino che si Dottora» (ASSi, <hi rend="italic">Studio</hi>, 112, c.n.n.), favorito probabilmente dal prestigio della famiglia in città. Accolta la supplica nel 1573, Petroni ricevette le insegne dottorali solamente dodici anni più tardi, il 30 giugno 1585<hi rend="notes_number CharOverride-1"><hi><ref target="xml_05.html#footnote-024">12</ref></hi></hi>. Infine, è doveroso sottolineare come gli scolari più grandi conoscevano meglio il fluttuare dell’affluenza di richieste di ammissione al Collegio ed essi seppero intercettare particolari momenti favorevoli per avanzare le proprie istanze. Tra questi vi fu Claudio Petrucci da Acquapendente, il quale supplicò:</p><quote rend="quotation_b">vacando hora più luoghi nella Sapientia e desiderando egli continuare il suo studio co’ maggior quiete in questa magnifica Città, resti servita di concederli un luogo di essa, per mezzo tempo, che li basterà che cominci a novembre prossimo, offerendosi satisfare quanto è il solito, del cui signalato favore ne restarà perpetuam infinito obbligo a V. S. I. a la quale prega da Dio benedetto ogni contento e felicità (<hi>ASSi, </hi><hi rend="italic">Studio</hi><hi>, 112, 1° novembre 1576, c.n.n.</hi>).</quote><p rend="text">L’accostamento tra i Petrucci e Acquapendente, oggi in provincia di Viterbo, ha ragioni profonde e non ancora esplorate a pieno<hi rend="notes_number CharOverride-1"><hi><ref target="xml_05.html#footnote-023">13</ref></hi></hi>. Già nel Quattrocento membri della famiglia esercitarono funzioni di governo nella Tuscia, come nel caso di Antonio Petrucci (1400-1471), politico antifiorentino che resse per qualche anno Acquapendente in qualità di luogotenente di Francesco Sforza (1401-1466), prima di restituirla alla Chiesa<hi rend="notes_number CharOverride-1"><hi><ref target="xml_05.html#footnote-022">14</ref></hi></hi>. Nel secolo successivo si registrarono ulteriori attestazioni locali<hi rend="notes_number CharOverride-1"><hi><ref target="xml_05.html#footnote-021">15</ref></hi></hi>. Figura eminente del casato fu Pandolfo Petrucci (1452-1512), reggente della città nelle ultime fasi della Repubblica senese (Camaioni 2015). In tale direzione la presenza e, soprattutto, il ruolo assunto da Claudio Petrucci all’interno dello Studio offre ulteriori suggestioni; neo dottore in diritto, entrò da subito a far parte del collegio dei docenti, segno che i legami tra le discendenze familiari sono, sul finire del Cinquecento, ancora ben saldi<hi rend="notes_number CharOverride-1"><hi><ref target="xml_05.html#footnote-020">16</ref></hi></hi>.</p><p rend="text">La permanenza alla Casa di Sapienza poteva interrompersi in anticipo. Dopo aver «trasgredito alla riforma in contumacia», Fulvio Pavoletti inoltrò una richiesta al Gran Duca affinché venisse riammesso e potesse portare a termine i suoi studi, promettendo di «tener vita ritirata» (ASSi, <hi rend="italic">Studio</hi>, 120, c.n.n.). La risposta fu perentoria: lo studente venne riammesso solo dopo aver giurato «l’osservanza della Riforma» e, qualora fosse tornato a dar problemi, fu previsto un «castigo esemplare» (ASSi, <hi rend="italic">Studio</hi>, 120, c.n.n.). Le suppliche avevano per la maggior parte dei casi esito positivo ma non mancavano dei rifiuti. Diverso è, invece, il caso della fuga di alcuni studenti tedeschi. Accolti da quasi un anno nel Collegio, degli «scolari Alemani» scapparono da Siena «per timore dell’inquisizione» (ASSi, <hi rend="italic">Studio</hi>, 120, 20), inducendo questi a inoltrare una supplica a Cosimo I de’ Medici (1519-1574) per ottenere la restituzione delle rette già versate e non godute. L’incarico per la riscossione dei cinquantuno scudi d’oro fu affidato al procuratore Ioannes Acostitz, originario della Misnia nel Ducato di Sassonia, come attestato da un atto notarile conservato nel fondo <hi rend="italic">Studio </hi>presso l’Archivio di Stato di Siena. Redatto a Venezia nell’abitazione di Andres Saroz, alla locanda delle <hi rend="italic">Aquile nere</hi>, il documento conferì al procuratore la facoltà di richiedere al camerario della Sapienza, Antonio Maria de Roveri, la quietanza, la liberazione e l’assoluzione nelle forme dovute, ponendo così fine alla vicenda (ASSi, <hi rend="italic">Studio</hi>, 120, 23 gennaio 1571, c.n.n.).</p><p rend="text">Altri episodi ebbero punti di avvio diversi, ma non meno rocamboleschi. Lo studente lituano Ambrogio Beinarth (o Beinartas), prima di giungere a Siena, era stato ‘altarista’ nella chiesa di Koltymiany, piccolo centro della Samogizia, regione storica del Granducato di Lituania. Il territorio pianeggiante e ricco di verde aveva fatto da cornice a una vita ecclesiastica melanconica, priva di qualsiasi afflato religioso, tanto che Beinarth, pur avendo l’obbligo di celebrare due messe alla settimana, non aveva adempiuto a tale richiesta per due anni. La situazione era cambiata quando Tarquinio Peccolo, segretario del nunzio pontificio in Polonia<hi rend="notes_number CharOverride-1"><hi><ref target="xml_05.html#footnote-019">17</ref></hi></hi>, si era recato nella regione in visita pastorale nel 1579, assolvendo in tal modo ai recenti decreti del concilio di Trento (Akujärvi e Kristiina 2024<hi>, 210</hi>). La realtà che si presentò ai suoi occhi fu desolante: oltre alla mancanza di disciplina, nella sola chiesa di Kroze i canonici vivevano pubblicamente con concubine, mantenevano prostitute con cui avevano avuto figli e non portavano la tonsura clericale<hi rend="notes_number CharOverride-1"><hi><ref target="xml_05.html#footnote-018">18</ref></hi></hi>. Dagli interrogatori della popolazione locale emersero forme di idolatria come l’adorazione di serpenti, alberi e pietre, rendendo urgente una condanna da parte del segretario.</p><p rend="text">Ambrogio aveva ricevuto soltanto gli ordini minori, viveva lontano dalla parrocchia e risultava assente dalla chiesa in cui si trovava il suo altare. Interrogato, sostenne di aver incaricato un fattore per pagare, in suo nome, un vicario per celebrare le messe, pratica però non attestata dagli interrogati. Il suo reddito proveniva soprattutto dalle rendite agricole, ricevendo denaro e raccolti di cereali (nello specifico segale, avena e frumento). In risposta alla sua negligenza, il segretario del nunzio apostolico adottò nei suoi confronti una serie di provvedimenti disciplinari<hi rend="notes_number CharOverride-1"><hi><ref target="xml_05.html#footnote-017">19</ref></hi></hi>, obbligandolo ad acquistare diversi oggetti necessari al culto. Inoltre, egli fu tenuto a visitare l’altare almeno due volte l’anno, una per ogni semestre, sotto pena di una <hi rend="italic">sexagena</hi> per ogni omissione<hi rend="notes_number CharOverride-1"><hi><ref target="xml_05.html#footnote-016">20</ref></hi></hi>. Lì presente, Ambrogio accettò tutte le disposizioni promettendo che, con l’aiuto di Dio, le avrebbe osservate (<hi>Jovaiša 1998, </hi>234). Dopo la visita pastorale, non abbiamo altri dettagli sulla sua vita e ogni speculazione potrebbe essere valida. Con un passato già ingombrante, il lituano compare a Siena a pochi anni di distanza, per laurearsi nel 1583, è certo quindi che non abbia potuto officiare le messe impostegli, forse dietro la cessazione dell’incarico o l’ennesima delega<hi rend="notes_number CharOverride-1"><hi><ref target="xml_05.html#footnote-015">21</ref></hi></hi>.</p><p rend="text">La carriera del viennese Joannes Pampelius, dottore in <hi rend="italic">sacra theologia</hi> a Siena il 9 aprile 1588, è forse meno picaresca della precedente, ma non per questo meno particolare<hi rend="notes_number CharOverride-1"><hi><ref target="xml_05.html#footnote-014">22</ref></hi></hi>. Nel registro di laurea è definito canonico e patrizio; quest’ultimo titolo, tuttavia, non trova riscontro nei repertori e nelle biografie successive di ambito tedesco. Joannes era originario di Pulkau, città della Bassa Austria vicina al confine moravo e legata amministrativamente a Vienna. Nel 1573, anno in cui perse la moglie<hi rend="notes_number CharOverride-1"><hi><ref target="xml_05.html#footnote-013">23</ref></hi></hi>, risulta già inserito nell’ambiente universitario viennese (<hi>de Saint-Joseph 1647</hi><hi>, 57</hi>), dove ricoprì la carica di rettore dello Studio. Nello stesso periodo, si distinse per la produzione di epigrammi, tanto che alcuni suoi versi sono citati accanto a quelli di illustri colleghi come Cornelius Valerius di Utrecht e Michaël Eytzinger (<hi>Stieve 1881, 10</hi>). Canonico della chiesa di Santo Stefano a Vienna fino al 1603, baccelliere in entrambi i diritti e notaio pubblico imperiale, Pampelio appare, dunque, ben inserito nelle reti accademiche, religiose e culturali del tempo (<hi>Verein für Landeskunde von Niederösterreich 1893, 369</hi>). Il suo percorso di studi in Italia iniziò a Padova nel 1586<hi rend="notes_number CharOverride-1"><hi><ref target="xml_05.html#footnote-012">24</ref></hi></hi>, quando compare nella matricola della <hi rend="italic">natio</hi> germanica artista (<hi>Luschin von Ebengreuth 1892, 14</hi>), mentre due anni più tardi ottenne le insegne dottorali a Siena. Conclusa la sua <hi rend="italic">perenigratio academica</hi> nella penisola, tornò a Vienna dove, dopo aver rinunciato al canonicato, divenne parroco a Probstdorf, piccolo centro nei dintorni della capitale asburgica (<hi>Zschokke 1895</hi>, 394). Vienna, Padova, Siena e ancora Vienna, sono alcune delle tappe di un itinerario che intreccia attività universitaria, mobilità studentesca, produzione umanistica e incarichi ecclesiastici. Queste piccole finestre biografiche restituiscono, su scala individuale, la trama delle relazioni accademiche e culturali che legarono l’Università di Siena a una pluralità di contesti, capaci di interagire tra loro e di rispondere alle esigenze e alla formazione di giovani studiosi, facoltosi rampolli, uomini di Chiesa e membri di famiglie impegnate nella vita politica del tempo<hi rend="notes_number CharOverride-1"><hi><ref target="xml_05.html#footnote-011">25</ref></hi></hi>.</p></div><div><head>3. Promotori</head><p rend="text">L’ultimo giorno di gennaio del 1565, il collegio degli <hi rend="italic">iureconsulti</hi> si riunì nell’aula magna del Palazzo Arcivescovile di Siena. «In numero sufficiente» e alla presenza del priore, dopo numerosi tentativi senza esito, su proposta «dell’eccellentissimo Hieronymus Benevolentius» i dottori votarono gli otto membri del <hi rend="italic">presidium</hi> e i rispettivi impegni da mantenere. Essi devono, infatti, leggere, riesaminare, discutere e modificare la normativa vigente; in una seconda fase, le leggi furono raccolte in un «unico volume» e sottoposte all’arcivescovo. Per coloro che trasgredivano le procedure stabilite era prevista una sanzione pari alla metà dei proventi per la durata di sei mesi. Infine, con diciassette voti favorevoli e sette contrari, vennero eletti i seguenti dottori, tutti di origine senese e appartenenti al patriziato locale: «Ioannesbaptista Ornoldus; Lelius Peccius; Angelus Ugurgerius; Ioannesbaptista Picolomineus; Hieronimus Benevolentius; Ioannesbaptista Ballatus; Achilles Santius; Antonius Maria Petruccius» (ASSi, <hi rend="italic">Studio</hi>, 40, p. 9). Lo statuto sollevava una serie di interrogativi: quali sono i motivi che inducevano all’istituzione del <hi rend="italic">presidium</hi>? Quali erano le sue funzioni e i suoi obiettivi di lungo periodo?</p><p rend="text">«Post multa consilia non obtenta» (ASSi, <hi rend="italic">Studio</hi>, 40, p. 8). Questo breve passaggio racchiude le persistenti difficoltà decisionali del collegio dei giureconsulti; se, da un lato, tensioni interne e visioni contrapposte rendono necessaria la creazione di un organo più ristretto, dall’altro introduce una gerarchia interna più marcata, concentrando il potere decisionale in un gruppo limitato di dottori. Il <hi rend="italic">presidium</hi> assunse, dunque, una duplice funzione: tecnica, in quanto deputato a elaborare revisioni o negoziazioni, e politica, come evidenzia la lunga permanenza in carica dei suoi membri. La volontà di codificare e stabilizzare il sapere giuridico in un «unum volumen» riflette, inoltre, le sollecitazioni normative della coeva riforma tridentina. Il riassetto dello Studio senese a metà degli anni Sessanta del Cinquecento si configura nella ricerca di un delicato equilibrio tra l’autonomia operativa dei dottori e il controllo ecclesiastico.</p><p rend="text">In apertura del bastardello analizzato, ormai a quattordici anni dallo statuto, i <hi rend="italic">lettori</hi> eletti nel <hi rend="italic">presidium</hi> risultavano ben attestati nel registro. In qualità di promotore, Achille Santi compare in oltre duecento addottoramenti in diritto, Girolamo Benevolenti non è da meno, figurando in circa l’80% degli esami, mentre è più sporadica la presenza di Giovanbattista Piccolomini, Lelio Pecci, Angelo Ugurgieri e Antonio Maria Petrucci. Il notaio del bastardello registra talvolta anche la qualifica dei promotori; così, in occasione del grado conferito a Lelio Zagarelli da Fano, compaiono i patrizi senesi Evandro Benevolenti e Lepido Piccolimini. Il numero dei promotori all’esame pubblico è variabile. Nel caso dello studente Giuliano Pastorino presenziano solamente Girolamo Benevolenti, Panfilo Colombino e Nicola Placido «iureconsulti et patritii senenses»; al contrario, per il chierico senese Pomponio de’ Coli, figlio di Andrea, figurano ben dieci promotori, tra cui il decano Scipione Bandini.</p><p rend="text">Per la promozione in <hi rend="italic">sacra theologia</hi> compaiono tra i principali promotori Paolo Mancini, reverendo e teologo dell’ordine degli Eremitani di Sant’Agostino; don Cristoforo Sestini, presbitero di Bibbiena; Girolamo Fanti, presbitero senese; Giacomo Dati, teologo senese dell’ordine di Santa Maria dei Servi; l’arcidiacono don Girolamo Petrucci; Gregorio Lombardelli dell’ordine dei Predicatori di Siena. Per le arti e medicina, ricorre, invece, il cavaliere Nicola Finetti, autore di una <hi rend="italic">disputatio</hi> sull’anima, parte della più ampia polemica avviata nel primo Cinquecento da Pomponazzi, Nifo<hi rend="CharOverride-2"> </hi>e Achillini (Garin 1972, 228). La presenza di altri due Benevolenti, Seleuco e Achille, conferma il radicamento della famiglia all’interno dello Studio, capace di occupare cattedre in più ambiti disciplinari, secondo dinamiche analoghe a quelle di altre famiglie patrizie come per esempio i Piccolomini. Tra i laureati e poi docenti dell’arco cronologico indagato emerge la figura di Giulio Macino, già oggetto di studi attenti (De Renzi e Sparti 2007). Dopo aver frequentato corsi di medicina a Padova e a Bologna, egli ricevette il dottorato a Siena il primo febbraio 1587, ottenendo già l’anno successivo la cattedra di anatomia e chirurgia. In tale veste fu promotore di laurea in arti<hi rend="italic"> </hi>e medicina dello studente e maestro Francesco Caporali, per divenire infine l’archiatra di Urbano VIII (Maccherini 2004, 55).</p><p rend="text">Continuità familiare, prestigio e radicamento locale sono alcuni dei requisiti dei professori dello Studio senese di fine Cinquecento. Accanto ai già citati Benevolenti e Piccolomini, anche gli Spannocchi vantarono una presenza significativa di lettori. Nel solo decennio considerato compaiono Ottavio e Silvio. Il fratello di quest’ultimo, Angelo, registrato nei libri di laurea in qualità di promotore nel 1574 e nel 1586 (Minnucci e Morelli 1998, 18), costruì la propria carriera lontano da Siena, offrendo un caso esemplare di mobilità accademica. Negli anni Settanta, lo stesso insegnò diritto civile a Salerno, prima di approdare, non senza difficoltà, a Bologna nella metà del decennio successivo (Barbagli 2018). La lettera di presentazione indirizzata allo Studio felsineo fu redatta dal fratello Silvio e ci permette di conoscere le condizioni della futura docenza:</p><quote rend="quotation_b">1. Che egli avrà la prima cattedra di questo studio. Cioè il primo luogo di legge alla sera, con le precedentie honori et immunità consuete.</quote><quote rend="quotation_b">2. Che la sua prima condotta sarà d’anni tre computando il presente per uno anno.</quote><quote rend="quotation_b">3. Che in questo anno primo anno non sarà forzato cominciare le sue lezioni piuttosto che a Quaresima prossima; et questo atteso che si ritrova in Salerno luogo così distante.</quote><quote rend="quotation_b">4. Che sarà provveduto della spesa del viatico per condurre se sua gente robbe et libri; avuta consideratione della distanza del luogo donde doverà partire; et della difficultà dell’inverno.</quote><quote rend="quotation_b">5. Che ogni anno gli sarà assignato per sua provisione firma, da pagarsegli in forma consueta scudi novecento.</quote><quote rend="quotation_b">6. Che tale condotta comincierà a corrirgli dal dì della stipulazione delle presenti convenzioni, ogni volta però che nel resto sortisca effetto; et che per tal pratica in Salerno ove al presente legge gli fosse ritenuto il stipendio intero del presente anno.</quote><quote rend="quotation_b">7. Et io Silvio Spannocchi suo fratello prometto che egli venirà al sopradetto tempo, et adempirà quanto alla parte sua si richiede; offerendomi promettere de rato et dar sicurtà idonee in ogni miglior modo. [31 ottobre 1585]<hi rend="notes_number CharOverride-1"><hi><ref target="xml_05.html#footnote-010">26</ref></hi></hi>.</quote><p rend="text">La risposta degli assunti dello studio di Bologna, organo del Senato cittadino, fu attenta e puntuale nel trattare le richieste contenute nella lettera<hi rend="notes_number CharOverride-1"><hi><ref target="xml_05.html#footnote-009">27</ref></hi></hi>. Essi proposero una condotta biennale con viatico di 100 scudi, provvisione di 650 (250 in meno di quanto richiesto), mentre per il pagamento per l’intero anno si sarebbe dato «il solito delle distributioni». La proposta fu giudicata inadeguata: la durata era «troppo breve», il viatico insufficiente e la provvisione non proporzionata alle spese<hi rend="notes_number CharOverride-1"><hi><ref target="xml_05.html#footnote-008">28</ref></hi></hi>. Fu quindi avanzata una controproposta che venne accolta. Angelo Spannocchi ottenne la cattedra per tre anni con una provvisione di 800 scudi, come attestato dal relativo atto conservato presso l’Archivio di Stato di Bologna<hi rend="notes_number CharOverride-1"><hi><ref target="xml_05.html#footnote-007">29</ref></hi></hi>. La sua permanenza in città, protrattasi fino alla sua morte nel 1614, divenne a sua volta occasione di mobilità per altri membri della famiglia. L’opportunità fu colta dal nipote Pandolfo che, dopo aver conseguito il dottorato nella città natale il 2 luglio 1602<hi rend="notes_number CharOverride-1"><hi><ref target="xml_05.html#footnote-006">30</ref></hi></hi>, insegnò per due anni proprio nello Studio felsineo tra il 1612 e il 1613; tornato a Siena, fu titolare di una cattedra ordinaria «al mattino»<hi rend="notes_number CharOverride-1"><hi><ref target="xml_05.html#footnote-005">31</ref></hi></hi>. Denominato l’<hi rend="italic">Albagioso</hi> dall’Accademia degli Intronati di Siena (Maylender 1929, 360-63), Pandolfo Spanocchi rappresenta, in senso lato, tutto ciò che l’Università cateriniana poteva offrire nella prima età moderna: alta formazione, prestigio, circolazione di saperi e capacità negoziale tra centri accademici, in un sistema capace di proiettare i propri studiosi oltre il contesto cittadino.</p></div><div><head>4. Testimoni</head><quote rend="quotations_quotation_b2">Vides ut imo pectore gestiat</quote><quote rend="quotations_quotation_b2">Germana pubes, et simul Itala,</quote><quote rend="quotations_quotation_b2">Rectore te facto, GEORGI,</quote><quote rend="quotations_quotation_b2">Fuggeridium generosa proles. </quote><quote rend="quotations_quotation_b1">Gaudet iuventus imperio tuo, </quote><quote rend="quotations_quotation_b2">Sacris Minerva dedita fedibus, </quote><quote rend="quotations_quotation_b2">Seu iura scutetur severa, </quote><quote rend="quotations_quotation_b2">Seu medica colat arte pectus. </quote><quote rend="quotations_quotation_b1"><hi>[</hi><hi rend="italic">…</hi><hi>] Hac sorte latos inclyta proteget </hi></quote><quote rend="quotations_quotation_b2"><hi>Nos </hi><hi>FERDINANDI dextera, quo Duce</hi></quote><quote rend="quotations_quotation_b2"><hi>Arnus pater, maiore feruens</hi></quote><quote rend="quotations_quotation_b2"><hi>Impete Tusca perreat arva. </hi></quote><quote rend="quotations_quotation_b1">Seris superstes fama nepotibus</quote><quote rend="quotations_quotation_b2"><hi>Donabit illos premia qua manent, </hi></quote><quote rend="quotations_quotation_b2"><hi>Quicunq sublimes </hi><hi>honores </hi></quote><quote rend="quotations_quotation_b3"><hi>A tenero meditantur ungue (</hi>Bets 1592, ms. I XI 034, c. 17r<hi>). </hi></quote><p rend="text">Tra il 1580 e il 1587, Alexius e Konstantin Fugger parteciparono in qualità di testimoni a ben 5 cerimonie di laurea di studenti tedeschi, secondo una pratica già attestata nei decenni precedenti<hi rend="notes_number CharOverride-1"><hi><ref target="xml_05.html#footnote-004">32</ref></hi></hi>. In tal senso, sono proprio i testimoni di laurea a restituire la dimensione politica dell’evento pubblico (Zornetta 2022); se per il candidato, il vicario e i promotori l’esame rappresentava il compimento istituzionale di un percorso di studi, lo stesso non valeva per gli altri attori coinvolti<hi rend="notes_number CharOverride-1"><hi><ref target="xml_05.html#footnote-003">33</ref></hi></hi>. L’importanza di quest’ultimi risiedeva nel senso di comunità maturato durante i soggiorni a Siena, capace di mantenere salde le relazioni tra individui della stessa provenienza geografica e, talvolta, del medesimo percorso di studi, favorendo al contempo rapporti commerciali e pratiche negoziali. La partecipazione dei Fugger ai festeggiamenti di laurea dei propri concittadini si configurava, dunque, come un’occasione per consolidare la propria <hi rend="italic">agency</hi> all’interno dello spazio urbano e dello Studio senese.</p><p rend="text">In base alla riforma della carica datata al 20 aprile 1591, il rettore uscente e i suoi consiglieri erano tenuti a indicare quattro scolari tra i quali eleggere il successore, con una preferenza per le <hi rend="italic">nationes </hi>forestiere (<hi rend="italic">Storia dell</hi><hi rend="italic">’università di Siena per i 750 anni </hi>1991, 54). La norma stabiliva che l’incarico annuale fosse retribuito in base alla provenienza dello studente (100 fiorini per gli stranieri, 25 per i senesi) e definiva una serie di obblighi che il rettore era tenuto ad adempiere (visitare le lezioni dei lettori, intervenire nelle dispute dei dottori, punire gli scolari disobbedenti ecc.) (<hi rend="italic">Storia dell’università di Siena per i 750 anni </hi>1991, 55). Nel 1592, Georg Fugger (1577-1643) è eletto rettore dell’Università e il giurista belga Nicolaus Bets firma in calce l’ode sopracitata. Oltre a documentare il contatto continuo e attivo della famiglia d’Augusta con Siena, è probabile che anche prima dell’elezione del 1592 il barone di Weissenhorn e Kirchberg fosse impegnato negli studi in città, così come accertato per altri membri della famiglia nel corso del Seicento e Settecento<hi rend="notes_number CharOverride-1"><hi><ref target="xml_05.html#footnote-002">34</ref></hi></hi>. L’elevato numero di orazioni a lui dedicate durante il suo rettorato dagli scolari o dal patriziato locale rafforza tale proposta, anche se solo lo studio del bastardello successivo e delle altre fonti coeve potranno addurre ulteriori informazioni a tal proposito<hi rend="notes_number CharOverride-1"><hi><ref target="xml_05.html#footnote-001">35</ref></hi></hi>. </p><p rend="text">La valenza anche politica della cerimonia di laurea trova ulteriori conferme nell’analisi dei nominativi delle cariche pubbliche che vi parteciparono. Nel caso dell’addottoramento di Cesare Ugurgieri, esponente di una potente famiglia locale, avvenuto il 25 aprile 1580, compaiono personaggi appartenenti al corpo civico e statale: i vessilliferi Pietro Savini e Alessandro Tricirchi, rispettivamente del Terzo di Città e del Terzo di San Martino; i funzionari del governo mediceo e dell’apparato giudiziario come l’uditore del governatore Pietro Bacci e il giudice ordinario Selvatico Guidi; il capitano Emilio de’ Caroli e, infine, gli aristocratici Marcello Palmieri e Clemente Piccolomini. L’intreccio tra istituzione universitaria e potere urbano continuava a essere saldo. La celebrazione pubblica dello studente si arricchiva così di ulteriori significati, trasformando l’aula magna del palazzo arcivescovile in uno spazio di rappresentanza composito, in cui coesistevano più dinamiche di legittimazione.</p><p rend="text">La cerimonia enumerava anche altri studenti come testimoni. La loro presenza può essere letta in più modi: come sostegno a colleghi e amici, come partecipazione attiva alla vita dello Studio, oppure come servizio nei confronti di un’istituzione che prevedeva un diretto coinvolgimento del corpo studentesco. È il caso di Lucio Brancadoro da Fermo, testimone di laurea per ben 9 volte tra il 1580 e il 1582, l’ultima appena due giorni prima di conseguire il grado <hi rend="italic">in utroque iure</hi>. La quasi totalità delle lauree a cui assistette riguardava candidati provenienti da aree geografiche a lui affini. Alla sua cerimonia partecipano, tra gli altri, figure che si distinguono nel <hi rend="italic">Liber doctorum</hi> per continuità e dedizione. Tra il 1579 e il 1588, il presbitero e scolaro senese Achille Raneoni è testimone in 27 addottoramenti, Rutilio Sansidoni in 24, Pirro Forteguerri in 21. Di questi tre, soltanto Achille conseguì il titolo nel febbraio del 1588, mentre gli altri o non lo ottennero (almeno a Siena) oppure soltanto dall’anno successivo, riportato nel bastardello a seguire. Diversamente, tra i testimoni occasionali figura, per esempio, il senese Alfonso Bulgarini, studente e dottore in diritto a Bologna nel 1589 (Guerrini 2005, 329), con ogni probabilità di passaggio in città<hi rend="notes_number CharOverride-1"><hi><ref target="xml_05.html#footnote-000">36</ref></hi></hi>. Come è risaputo e contestualmente provato dalle lauree analizzate, i testimoni evidenziano le relazioni costruite durante gli anni di studi, i rapporti parentali e d’amicizia, le consorterie geografiche e, più in generale, la dimensione collettiva dell’esperienza universitaria, entro cui l’atto accademico assunse una funzione di rappresentazione sociale.</p><p rend="text">Questo breve <hi rend="italic">excursus</hi> tra alcuni dei personaggi incrociati nelle carte del VII bastardello intende offrire uno spaccato, seppur parziale, dello Studio senese nel tardo Cinquecento. A fronte di oltre 1500 nominativi sono state selezionate soltanto alcune vicende. Tuttavia, il valore di questo strumento risiede proprio nell’affidare alla sensibilità dello studioso la capacità di individuare, confrontare e riportare alla luce nuove storie e informazioni. Il presente lavoro si propone, dunque, come un punto di partenza, più che un arrivo. Un ringraziamento particolare è rivolto a Giovanni Minnucci per la sua generosa disponibilità e a Dennj Solera, punto di riferimento prezioso e fondamentale lungo l’intero percorso di ricerca.</p></div><div><head>Riferimenti bibliografici</head><p rend="bib_indx_bib">Akujärvi, Johanna, and Kristiina Savin, edited by. 2024. <hi rend="italic">Reading, Writing, Translating. Greek in Early Modern Schools</hi><hi>, </hi><hi rend="italic">Universities, and Beyond</hi><hi>. </hi><hi>Lund: Nordic Academic Press.</hi></p><p rend="bib_indx_bib"><hi>Baldacci, Giuseppe. </hi>2020. <hi rend="italic">Le Università degli studi in Sicilia. Il monopolio di Catania e la sfida con Messina e Palermo (XV-XIX secolo)</hi>. San Gregorio di Catania: <hi>Maimone</hi>.</p><p rend="bib_indx_bib">Baldelli, Francesco. 1706. <hi rend="italic">Relatione intorno all’identità della famiglia Baldelli di Cortona con quella de i Bartolini Baldelli di Firenze</hi>. Perugia: <hi>Costantini</hi>.</p><p rend="bib_indx_bib">Barbagli, Alessandro. 2018. “Spannocchi, Angelo.” In <hi rend="italic">Dizionario Biografico degli Italiani</hi>, vol. XCIII, 498-500. <hi>Roma: Istituto della Enciclopedia Italiana.</hi></p><p rend="bib_indx_bib">Bets, Nicolaus. 1592. <hi rend="italic">Ad illustrissimum et generosum dominum d. Georgium Fuggerum liberum baronem Weissenhorn &amp; Kirchberg &amp;c. electum rectorem Universitatis Senensis Ode dicolos tetrastrophos</hi>. Siena: s.e.</p><p rend="bib_indx_bib">Borghesi, Dionisio. 1592. <hi rend="italic">Oratione. Novellamente dall’autor medesimo recitata</hi>. Siena.</p><p rend="bib_indx_bib">Borraccini, Rosa Maria, e Luca Pomante, a cura di. 2016. <hi rend="italic">L’Università di Macerata. Una storia plurisecolare</hi>. Macerata: <hi>EUM</hi>.</p><p rend="bib_indx_bib">Brambilla, Elena. 2005. <hi rend="italic">Genealogie del sapere. Università, professioni giuridiche e nobiltà togata in Italia (XIII-XVII secolo)</hi>. Milano: Unicopli.</p><p rend="bib_indx_bib">Brilli, Attilio. 2006. <hi rend="italic">Il viaggio in Italia. Storia di una grande tradizione culturale</hi>. <hi>Bologna: il Mulino.</hi></p><p rend="bib_indx_bib"><hi>Caesar, Michael. 2024. “Writings from a Sienese Renaissance Prisoner. </hi>Antonio Petrucci’s Fall and His Zibaldone (1461-1465).” <hi rend="italic">En la España medieval </hi>47: 155-70.</p><p rend="bib_indx_bib">Camaioni, Matteo. 2015. “Petrucci, Pandolfo.” In <hi rend="italic">Dizionario Biografico degli Italiani</hi>, vol. LXXXII, 776-82. <hi>Roma: Istituto della Enciclopedia Italiana.</hi></p><p rend="bib_indx_bib">Cancila, Orazio. 2006. <hi rend="italic">Storia dell’Università di Palermo. Dalle origini al 1860</hi>. Roma-Bari: Laterza.</p><p rend="bib_indx_bib"><hi>Davies, Jonathan. 2009. </hi><hi rend="italic">Culture and Power. Tuscany and Its Universities 1537-1609</hi><hi>. Leiden-Boston: Brill.</hi></p><p rend="bib_indx_bib">De Angelis, Luigi. 1824. <hi rend="italic">Biografia degli scrittori sanesi composta ed ordinata dall’ab. Luigi De Angelis pub. professore nell’I. e R. Università di Siena</hi>, vol. I. Siena: Porri.</p><p rend="bib_indx_bib">De Caro, Gaspare. 1973. “Caligari, Giovanni Andrea.” In <hi rend="italic">Dizionario Biografico degli Italiani</hi>, vol. XVI, 711-17. <hi>Roma: Istituto della Enciclopedia Italiana.</hi></p><p rend="bib_indx_bib">De Renzi, Silvia, e Donatella L. Sparti. 2007. “Mancini, Giulio.” In <hi rend="italic">Dizionario Biografico degli Italiani</hi>, vol. LXVIII, 500-9.<hi> Roma: Istituto della Enciclopedia Italiana.</hi></p><p rend="bib_indx_bib">de Saint-Joseph, Pierre. 1647. <hi rend="italic">Théologie du temps enseignée selon les règles de la véritable théologie</hi><hi>, vol. I. </hi><hi>Paris: s.e.</hi></p><p rend="bib_indx_bib"><hi>Denley, Peter. 2004. “Medieval and Renaissance Italian Universities and the Role of Foreign Scholarship.” </hi><hi rend="italic">History of Universities </hi><hi>19, 1: 159-81.</hi></p><p rend="bib_indx_bib"><hi>Di Gregorio, Pietro, a cura di. 2021. </hi><hi rend="italic">Per una storia dell’Università di Catania. Culture scientifiche, élites locali e territorio tra età moderna e contemporanea</hi>. Bologna: il Mulino.</p><p rend="bib_indx_bib">Di Lorenzo, Salvatore. 2017. <hi rend="italic">Laureati e baccellieri dell’Università di Catania. 2: Il fondo Registri di laurea dell’Archivio storico diocesano (1571-1697)</hi>. Catania: <hi>Studio Teologico San Paolo</hi>.</p><p rend="bib_indx_bib">Falloppio, Gabriele. 1564. <hi rend="italic">Gabrielis Falloppii Mutinensis, medici, ac philosophi praestantissimi, De medicatis aquis, atque de fossilibus tractatus pulcherrimus, ac maxime utilis</hi>. Venezia: s.e.</p><p rend="bib_indx_bib">Finucci, Valeria. 2007. “Devianza sessuale e imperativi genealogici: il caso di Margherita Farnese.” <hi rend="italic">Acta Histriae </hi>15, 2: 385-98.</p><p rend="bib_indx_bib">Fo, A., a cura di. 2012. Publio Virgilio Marone, <hi rend="italic">Eneide</hi>. Torino: Einaudi.</p><p rend="bib_indx_bib">Fracassetti, Girolamo. 1841. <hi rend="italic">Notizie storiche della città di Fermo</hi>. Fermo: <hi>Tipografia Paccasassi</hi>.</p><p rend="bib_indx_bib">Garin, Eugenio. 1972. “Schede.” <hi rend="italic">Rivista critica di storia della filosofia </hi>27, 2: 222-32.</p><p rend="bib_indx_bib">Gigli, Augusto, e Cesare Nardini, a cura di. 1903. <hi rend="italic">I manoscritti della Biblioteca Moreniana</hi>, vol. I. Firenze: <hi>Tipografia Galletti e Cocci</hi>.</p><p rend="bib_indx_bib">Guerrini, Maria Teresa. 2005. <hi rend="italic">Qui voluerit in iure promoveri… I dottori in diritto nello Studio di Bologna (1501-1796)</hi>. Bologna: <hi>CLUEB</hi>.</p><p rend="bib_indx_bib"><hi rend="italic">Il Tullo Ostilio drama per musica rappresentato in Siena l’anno 1702. E dedicata all’illustrissimo signore Massimiliano Antonio Egidio Fugger</hi>. 1702. Siena: s.e.</p><p rend="bib_indx_bib">Jovaiša, Liudas. 1998<hi rend="italic">. Žemaičių vyskupijos vizitacija (1579)</hi>. <hi>Vilnius: </hi><hi>Aidai</hi><hi>.</hi></p><p rend="bib_indx_bib"><hi>Luschin von Ebengreuth, Arnold. 1892. </hi>“<hi>Quellen zur Geschichte deutscher Rechtshörer in Italien</hi><hi>, 2.</hi>” <hi rend="italic">Mittheilungen des Instituts für Oesterreichische Geschichtsforschung </hi><hi>13</hi><hi>.</hi></p><p rend="bib_indx_bib"><hi>Luschin von Ebengreuth, Arnold. 1896. </hi>“I sepolcri degli scolari tedeschi in Siena.” <hi rend="italic">Bullettino senese di storia patria</hi> 3: 9-21; 299-326.</p><p rend="bib_indx_bib">Luschin von Ebengreuth, Arnold. 1898. “I sepolcri degli scolari tedeschi in Siena.” <hi rend="italic">Bullettino senese di storia patria</hi> 5: 52-62.</p><p rend="bib_indx_bib">Maccherini, Michele. 2004. “Ritratto di Giulio Mancini.” In <hi rend="italic">Bernini dai Borghese ai Barberini</hi>, a cura di O. Bonfait, e A. Coliva, 55. <hi>Roma: </hi><hi>De Luca Editori d’Arte</hi><hi>.</hi></p><p rend="bib_indx_bib"><hi>MacHardy, Karin J. 1992. “The Rise of Absolutism and Noble Rebellion in Early Modern Habsburg Austria, 1570 to 1620.” </hi><hi rend="italic">Comparative Studies in Society and History </hi><hi>34, 3: 407-38.</hi></p><p rend="bib_indx_bib"><hi>Maffei, Domenico. 1984. “Un documento español sobre la receptividad estudiantil sienesa del s. XVI.” </hi><hi rend="italic">Revista Española de Teología </hi><hi>44: 383-86.</hi></p><p rend="bib_indx_bib"><hi>Maylender, Michele. 1929. </hi><hi rend="italic">Storia delle Accademie d’Italia</hi>, vol. III. Bologna: <hi>Cappelli</hi>.</p><p rend="bib_indx_bib">Minnucci, Giovanni, a cura di. 1988. <hi rend="italic">I tedeschi nella storia dell’Università di Siena</hi>. Siena: <hi>Accademia senese degli Intronati</hi>.</p><p rend="bib_indx_bib">Minnucci, Giovanni, e Paola Giovanna Morelli, a cura di. 1992. <hi rend="italic">Le lauree dello Studio senese nel XVI secolo. Regesti degli atti dal 1516 al 1573</hi>. <hi>Firenze: La Nuova Italia</hi>.</p><p rend="bib_indx_bib">Minnucci, Giovanni, e Paola Giovanna Morelli, a cura di. 1998. <hi rend="italic">Le lauree dello Studio senese nel XVI secolo. Regesti degli atti dal 1573 al 1579</hi>. Siena: <hi>Università degli Studi di Siena</hi>.</p><p rend="bib_indx_bib">Minnucci, Giovanni. 1981. <hi>“Rassegna bibliografica sulla storia dello Studio senese dalle origini fino alla prima metà del Cinquecento.” </hi><hi rend="italic">Studi senesi</hi><hi> 93: 425-45.</hi></p><p rend="bib_indx_bib">Minnucci, Giovanni. 2003. “Studenti giuristi portoghesi a Siena nella seconda metà del XV secolo.” In Amicitiae pignus. <hi rend="italic">Studi in ricordo di Adriano Cavanna</hi>, vol. II, a cura di A. Padoa Schioppa, G. di Renzo Villata, e G. P. Massetto, 1477-488. Milano: Giuffrè.</p><p rend="bib_indx_bib">Muchitsch, Petrus. <hi>1578. </hi><hi rend="italic">Opening Proclamation from University Authorities Prior to an Academic Term</hi><hi>. </hi><hi>Vienna: s.e. &lt;</hi><ref target="https://www.loc.gov/item/2021666751/"><hi>https://www.loc.gov/item/2021666751/</hi></ref><hi>&gt; (2026-03-27).</hi></p><p rend="bib_indx_bib">Nardi, Paolo. 1996. “Petrucci.” In <hi rend="italic">Le grandi famiglie italiane. Le élites che hanno condizionato la storia d’Italia</hi>, a cura di V. Reinhardt, 484-89. Vicenza: Neri Pozza.</p><p rend="bib_indx_bib">Nardi, Paolo. 2006. “Una fonte inedita delle lauree senesi nel secolo XV: i libri di amministrazione dell’Opera del Duomo.” <hi rend="italic">Annali di storia delle università italiane </hi>10: 57-69.</p><p rend="bib_indx_bib">Pini, Antonio I. 1993. “Scolari ricchi e scolari poveri tra medioevo ed età moderna.” In <hi rend="italic">Le Università dell’Europa, IV, Gli uomini e i luoghi (secoli XII-XIII)</hi>, a cura di G. P. Brizzi, A. I. Pini, e J. Verger. Milano: Silvana editoriale.</p><p rend="bib_indx_bib">R. Deputazione di storia patria per le provincie della Toscana, dell’Umbria e delle Marche, a cura di. 1880. <hi rend="italic">Archivio storico italiano fondato da G. P. Vieusseux</hi>, vol. V. Firenze: presso Giovan Pietro Vieusseux.</p><p rend="bib_indx_bib">Reardon, Colleen. 2016. <hi rend="italic">A Sociable Moment. Opera and Festive Culture in Baroque Siena</hi>. Oxford: Oxford University Press.</p><p rend="bib_indx_bib">Repetti, Emanuele. 1833. <hi rend="italic">Dizionario geografico fisico storico della Toscana contenente la descrizione di tutti i luoghi del Granducato, Ducato di Lucca, Garfagnana e Lunigiana</hi>, vol. I. Firenze: <hi>Tofani</hi>.</p><p rend="bib_indx_bib">Roscioni, Lisa. 2017. <hi rend="italic">La Badessa di Castro. Storia di uno scandalo</hi>. Bologna: il Mulino.</p><p rend="bib_indx_bib">Rosso, Paolo. 2021. <hi rend="italic">Le università nell’Italia medievale. Cultura, società e politica (secoli XII-XV)</hi>. Roma: Carocci.</p><p rend="bib_indx_bib">Sani, Roberto, e Stefano Serangeli. 2009. “Per un’introduzione alla storia dell’Università di Macerata.” <hi rend="italic">Annali di Storia delle università italiane </hi>13: 55-65.</p><p rend="bib_indx_bib">Satta, Francesco. 1995. “Farnese, Margherita.” In <hi rend="italic">Dizionario Biografico degli Italiani</hi>, vol. XLV, 106-8. <hi>Roma: Istituto della Enciclopedia Italiana.</hi></p><p rend="bib_indx_bib">Serangeli, Stefano. 2003. <hi rend="italic">I laureati dell’antica Università di Macerata, 1541-1824</hi>. Torino: <hi>Giappichelli</hi>.</p><p rend="bib_indx_bib">Solera, Dennj, e M. Valente. 2022. “Le minoranze religiose allo Studio.” In Libertas. <hi rend="italic">Tra religione, politica e saperi</hi>, a cura di A. Caracausi, P. Molino, e D. Solera, 75-92. Padova: <hi>Padova University Press</hi>. &lt;<ref target="https://www.padovauniversitypress.it/it/publications/9788855223096">https://www.padovauniversitypress.it/it/publications/9788855223096</ref>&gt; (2026-03-31).</p><p rend="bib_indx_bib">Sottili, Agostino, a cura di. 1998. <hi rend="italic">Lauree pavesi nella seconda metà del ‘400</hi>, vol. II:<hi rend="italic"> 1476-1490</hi>. Bologna: <hi>Cisalpino</hi>.</p><p rend="bib_indx_bib"><hi rend="italic">Stanze cantate dall’Aurora amica scorta delle Muse, e de sig. scolari di Siena, nella lor mascherata detta la Serra, il dì 27 di gennaio 1592, sotto il felice reggimento dell’illustriss. &amp; generosiss. sig. Giorgio Fuccaro, Rettore del generale Studio di Siena</hi>. 1592. <hi>Siena: s.e.</hi></p><p rend="bib_indx_bib"><hi>Stieve, Friedrich. 1881. </hi><hi rend="italic">Ueber die ältesten halbjährigen Zeitungen oder Messrelationen</hi><hi>. </hi><hi>München: Franz</hi><hi>.</hi></p><p rend="bib_indx_bib"><hi rend="italic">Storia dell’Università di Siena per i 750 anni</hi>. 1991. Siena: <hi>Monte dei Paschi di Siena.</hi></p><p rend="bib_indx_bib"><hi rend="italic">Storia della Università di Catania. Dalle origini ai giorni nostri</hi>. 1934. Catania: <hi>Zuccarello e Izzi</hi>.</p><p rend="bib_indx_bib"><hi>Tiribilli-Giuliani, Demostene. 1862. </hi><hi rend="italic">Sommario storico delle famiglie celebri toscane</hi>, vol. III. Firenze: s.e.</p><p rend="bib_indx_bib">Tonini, Pietro Paolo. 1884. “Otto sigilli cortonesi del museo nazionale di Firenze.” <hi rend="italic">Giornale araldico-genealogico-diplomatico italiano </hi>11-12: 186.</p><p rend="bib_indx_bib">Treggiari, Ferdinando. 2023. “Dottori cittadini e dottori forestieri nelle città di tradizione comunale: i giuristi dello Studio di Perugia (secoli XIII–XVI).” In <hi rend="italic">La tradizione degli </hi>studia<hi rend="italic"> comunali nelle città di età moderna</hi>, a cura di C. Frova, e S. Zucchini, 97-110. <hi>Firenze: </hi><hi>Firenze University Press</hi><hi>.</hi></p><p rend="bib_indx_bib"><hi>Verein für Landeskunde von Niederösterreich. 1893. </hi><hi rend="italic">Topographie von Niederösterreich</hi><hi>, vol. III. Wien: </hi><hi>Verlag des Vereines für Landeskunde von Niederösterreich</hi><hi>.</hi></p><p rend="bib_indx_bib"><hi>Verrua, Pietro. 1922. </hi><hi rend="italic">Abruzzesi nelle Università di Padova, Ferrara, Bologna e Siena durante il Rinascimento</hi>. Teramo: <hi>Tip. del Corriere Abruzzese</hi>.</p><p rend="bib_indx_bib">von Miller, Otto. 1906. “I sepolcri di studenti tedeschi in San Domenico a Siena.” <hi rend="italic">Rivista del Collegio araldico</hi> 4: 13-6; 74-7; 146-49; 219-21.</p><p rend="bib_indx_bib">Weigle, Fritz. 1962. <hi rend="italic">Die Matrikel der deutschen Nation in Siena (1573-1738)</hi><hi>. Tübingen: </hi><hi>Niemeyer</hi><hi>.</hi></p><p rend="bib_indx_bib"><hi>Zdekauer, Lodovico. 1894. </hi><hi rend="italic">Lo Studio di Siena nel Rinascimento</hi>. Milano: <hi>Hoepli ristampa anastatica, Bologna: Forni,</hi> 1977).</p><p rend="bib_indx_bib">Zoller, Israel. 1913. “I medici ebrei laureati a Siena negli anni 1543-1695.” <hi rend="italic">Rivista Israelitica </hi>2: 60-70.</p><p rend="bib_indx_bib">Zornetta, Giovanni. 2022. “«Amore scientiae facti exules». Lo Studio di Padova e la mobilità studentesca dal medioevo alla prima età moderna.” <hi rend="italic">In Stranieri. Itinerari di vita studentesca tra XIII e XVIII secolo</hi>, a cura di M. C. La Rocca, e G. Zornetta, 33. <hi>Padova: </hi><hi>Padova University Press</hi><hi>. &lt;</hi><ref target="https://www.padovauniversitypress.it/it/publications/9788855223690">https://www.padovauniversitypress.it/it/publications/9788855223690</ref>&gt; (2026-03-31).</p><p rend="bib_indx_bib"><hi>Zschokke, Heinrich. 1895. </hi><hi rend="italic">Geschichte des Metropolitan-Capitels zum heiligen Stephan in Wien</hi><hi>. </hi>Wien: <hi>Mayer</hi>.</p><list rend="numbered">
					<item><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="xml_05.html#footnote-035-backlink">1</ref></hi>	Zdekauer 1894; Weigle 1962; per un inquadramento bibliografico d’insieme si rimanda a Minnucci 1981.</p></item>
					<item><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="xml_05.html#footnote-034-backlink">2</ref></hi>	<hi rend="italic">Storia dell’università di Siena </hi><hi rend="italic">per i 750 anni</hi> 1991. Nel quadro della più ampia riflessione di Paolo Rosso sulle università italiane si vedano le pagine dedicate al caso senese, Rosso 2021. </p></item>
					<item><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="xml_05.html#footnote-033-backlink">3</ref></hi>	<hi rend="italic">Storia della Università </hi><hi rend="italic">di Catania: dalle origini ai giorni nostri</hi> 1934; Di Lorenzo 2017; Di Gregorio 2021. </p></item>
					<item><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="xml_05.html#footnote-032-backlink">4</ref></hi>	Si segnala che nella Tav. III figurano due studenti di provenienza incerta, l’ipotesi di un’origine senese resta plausibile ma, in assenza di riscontri documentari, si preferisce non attribuire loro tale origine.</p></item>
					<item><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="xml_05.html#footnote-031-backlink">5</ref></hi>	Verg. <hi rend="italic">Aen</hi>. 6, 232-35: «At pius Aeneas ingenti mole sepulcrum imponit / suaque arma viro remumque tubamque / monte sub aerio, qui nunc Misenus ab illo / dicitur aeternumque tenet per saecula nomen» (cfr. Fo 2012, 244).</p></item>
					<item><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="xml_05.html#footnote-030-backlink">6</ref></hi>	Sul tema della presenza di studenti stranieri nelle università italiane si veda anche Denley <hi>2004</hi>.</p></item>
					<item><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="xml_05.html#footnote-029-backlink">7</ref></hi>	Non è stato possibile approfondire la presenza di minoranze religiose all’interno dello Studio, poiché nei dieci anni considerati non se ne rinviene traccia. Tuttavia, un saggio di Israel Zoller (1913) ha affrontato il tema dei medici ebrei laureati a Siena, indicando una linea di ricerca meritevole di ulteriori approfondimenti. Per un inquadramento generale si veda Solera 2022. </p></item>
					<item><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="xml_05.html#footnote-028-backlink">8</ref></hi>	Nel 1564 Andrea Marcolini editò a Venezia un’opera postuma del maestro, ristampata l’anno successivo e nel 1569, cfr. Falloppio 1564<hi>.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="xml_05.html#footnote-027-backlink">9</ref></hi>	Della famiglia si segnala, inoltre, il ricco archivio conservato presso la Biblioteca Federiciana di Fano e contenente più di diecimila documenti che riguardano beni, lettere, instrumenti e processi.</p></item>
					<item><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="xml_05.html#footnote-026-backlink">10</ref></hi>	Le poche informazioni biografiche sono confermate da più fonti secondarie. Si ha traccia che si tratti di un antiquario in Baldelli 1706, 15.</p></item>
					<item><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="xml_05.html#footnote-025-backlink">11</ref></hi>	Trent’anni più tardi Andrea Canuti fondò a Fermo il Collegio Canuti<hi rend="italic"> </hi>(1615) contribuendo ad arricchire la produzione letteraria della città nel XVII secolo, Fracassetti 1841, 62.</p></item>
					<item><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="xml_05.html#footnote-024-backlink">12</ref></hi>	Nel medesimo anno Petroni insegnò “istituzioni civili della mattina al suon della campana”, Davies <hi>2009, 317.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="xml_05.html#footnote-023-backlink">13</ref></hi>	Sulla famiglia vedi il recente approfondimento di Nardi 1996. </p></item>
					<item><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="xml_05.html#footnote-022-backlink">14</ref></hi>	Tiribilli-Giuliani 1862, 47; vedi anche R. Deputazione di storia patria 1880, 429; Caesar 2024.</p></item>
					<item><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="xml_05.html#footnote-021-backlink">15</ref></hi>	Archivio Storico Comunale di Acquapendente, DPL 1/40, 1518 agosto 21, Roma, Breve di Leone X.</p></item>
					<item><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="xml_05.html#footnote-020-backlink">16</ref></hi>	Nei bastardelli si registrano oltre ottanta attestazioni di membri della famiglia Petrucci, segno del coinvolgimento della famiglia sia nella vita politica cittadina sia nel versante accademico.</p></item>
					<item><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="xml_05.html#footnote-019-backlink">17</ref></hi>	Si tratta di Giovanni Andrea Caligari (1527-1613), per cui si veda De Caro 1973. </p></item>
					<item><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="xml_05.html#footnote-018-backlink">18</ref></hi>	<hi>«Dominus Benedictus Kotarsky, canonicus Mednicensis, iam diu </hi><hi>retinet concubinam et pueros ex ea habet, et vocatur dicta </hi><hi>concubina Ursula, cui praedictus dominus Kotarski emit quadam bona in </hi><hi>villa, et manet cum dicto domino Kotarszki in praestimonio canonicatus, </hi><hi>et vocatur eius materfamilias. Et dominus Balthasar Uliczki, canonicus Mednicensis, </hi><hi>retinuit per plures annos et nunc, ut aiunt, illam nuptui </hi><hi>tradisse, sed adhuc habitat cum illo. Et etiam dominus Mathias </hi><hi>Strykowszki retinet mulierem in sua domo, ut aiunt, ad malum </hi><hi>usum. Et similiter Joannes Kukielka, vicarius, retinuit concubinam; et facta </hi><hi>replicatione dixit: Ego nullam retineo ad istum usum, sed unam </hi><hi>habeo in domo plebanatus, quae una cum marito in dicta </hi><hi>domo habitat; et etiam Jacobus, sacristanus ecclesiae cathedralis, retinet concubinam, </hi><hi>ex qua habet liberos» (Jovaiša 1998, 262).</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="xml_05.html#footnote-017-backlink">19</ref></hi>	<hi>«In primis,</hi><hi> cum ipse dominus Ambrosius altare praedictum et onus celebrandi missas</hi><hi> annexum penitus neglexerit nec umquam horas canonicas recitaverit, condemnavit ipsum»</hi><hi> (Jovaiša 1998, 232). </hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="xml_05.html#footnote-016-backlink">20</ref></hi>	<hi>Jovaiša 1998, 232: «Sub</hi><hi> paena 20 sexagenarum, ipso facto post dictum tempus incurrenda et</hi><hi> ecclesiae in Skierstomini applicanda, et in subsidium executionis. Et quod</hi><hi> in posterum ipse dominus Ambrosius, altarista, teneatur omnino sustinere onera</hi><hi> dicto altari annexa et celebrari facere qualibet hebdomada duas Missas».</hi><hi> </hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="xml_05.html#footnote-015-backlink">21</ref></hi>	In merito al viaggio in Italia è di riferimento Brilli 2006.</p></item>
					<item><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="xml_05.html#footnote-014-backlink">22</ref></hi>	Sulla condizione economica e sociale delle <hi rend="italic">élites</hi> austriache di tardo Cinquecento si veda MacHardy 1992, 426.</p></item>
					<item><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="xml_05.html#footnote-013-backlink">23</ref></hi>	La moglie si chiamava Barbara Prandtnerin, mentre l’orazione a lei dedicata fu pronunciata da un altro magister, Petrus Muchitsch, il quale ricoprì il rettorato a Vienna per due anni. Di lui si trova inoltre traccia in un manifesto accademico dell’Università di Vienna del 1578, in Muchitsch <hi>1578</hi><hi>.</hi></p></item>
					<item><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="xml_05.html#footnote-012-backlink">24</ref></hi>	Per il contesto padovano coevo si veda Solera e Valente 2022, 175.</p></item>
					<item><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="xml_05.html#footnote-011-backlink">25</ref></hi>	Per uno sguardo più ampio sulle carriere successive al conseguimento del titolo universitario si veda Brambilla 2005.</p></item>
					<item><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="xml_05.html#footnote-010-backlink">26</ref></hi>	ASBo, <hi rend="italic">Assunteria di Studio</hi>, Requisiti lettori, Volume 26, Spannocchi, c.n.n., «Condizioni con le quali si domanda sia condotto il Sig. Angelo Spannocchi alla prima lettura dello studio di questa magnifica Città di Bologna». </p></item>
					<item><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="xml_05.html#footnote-009-backlink">27</ref></hi>	ASBo, <hi rend="italic">Assunteria di Studio</hi>, Requisiti lettori, Volume 26, Spannocchi, c.n.n., «Risposta fatta dagli Assonti dello Studio alla scrittura data dal S. Silvio Spanocchio circa la condotta del Angelo suo fratello che legge a Salerno».</p></item>
					<item><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="xml_05.html#footnote-008-backlink">28</ref></hi>	ASBo, <hi rend="italic">Assunteria di Studio</hi>, Requisiti lettori, Volume 26, Spannocchi, c.n.n.</p></item>
					<item><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="xml_05.html#footnote-007-backlink">29</ref></hi>	ASBo, <hi rend="italic">Assunteria di Studio</hi>, Requisiti lettori, Volume 26, Spannocchi, c.n.n., «1585 die 6 mis. <hi>Novembris. </hi>Conductio facta per Ill.mus Senatus Bonon. De excel.mo domino Angello Spanochio per tres annos, cum annuo stipendio a: octocentus».</p></item>
					<item><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="xml_05.html#footnote-006-backlink">30</ref></hi>	Archivio Arcivescovile di Siena, <hi rend="italic">Studio</hi>, Protocolli degli atti di laurea, 6443 (1597-1610), Liber novus, cc. 60r-60v.</p></item>
					<item><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="xml_05.html#footnote-005-backlink">31</ref></hi>	ASBo, <hi rend="italic">Assunteria di Studio</hi>, Requisiti lettori, Volume 26, Spannocchi, Requisiti di Pandolfo Spannocchi, c.n.n.</p></item>
					<item><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="xml_05.html#footnote-004-backlink">32</ref></hi>	Esponenti dei Fugger risultano testimoni di laurea l’11 settembre 1560, in occasione del grado di Sigismundus Kolreuther, in Minnucci e Morelli 1998, 283.</p></item>
					<item><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="xml_05.html#footnote-003-backlink">33</ref></hi>	«Universitate praeclara ac nobilium civium numerosa caterva […]» (Sottili 1998, 167).</p></item>
					<item><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="xml_05.html#footnote-002-backlink">34</ref></hi>	Reardon 2016, 238. Nel 1702, un dramma musicale rappresentato a Siena e incentrato sulla figura del re romano Tullio Ostilio è dedicato a un esponente della famiglia Fugger, <hi rend="italic">Il Tullo Ostilio drama per musica…</hi>1702. </p></item>
					<item><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="xml_05.html#footnote-001-backlink">35</ref></hi>	«imitate, imitate l’Illustrissimo Sig. Giorgio Fuccaro […] il qual volonterosamente ogni ora studiando, e con generositade immensa ad opere molto eccelse attendendo, gli anni col sapere, e con le virtù percorre in tal guisa; che di maravigliosi pregi, e d’alta reputation vivace ormai si rende abbondante» (Borghesi 1592, 18); tra le opere dedicate al rettorato di Georg Fugger si veda anche<hi rend="italic"> Stanze cantate… </hi>1592. </p></item>
					<item><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="xml_05.html#footnote-000-backlink">36</ref></hi>	Egli fu un autore prolifico. Un elenco dei suoi lavori più famosi si trova in De Angelis 1824, 171. A differenza da quanto riportato da De Angelis, l’attuale collocazione del manoscritto di Bulgarini, <hi rend="italic">Discorso sopra i generi </hi><hi rend="italic">retorici delle cause e stati di quelli</hi>, conservato presso la Biblioteca comunale degli Intronati è la seguente: C.VIII.7.</p></item>
				</list><p rend="editorial_metadata_author">Gabriele Caruso, University of Naples Federico II, Italy, <ref target="mailto:gabriele.caruso@unina.it">gabriele.caruso@unina.it</ref>, <ref target="https://orcid.org/0009-0000-0111-143X">0009-0000-0111-143X</ref></p><p rend="editorial_metadata_polices">Referee List (DOI 1<ref target="https://doi.org/10.36253/fup_referee_list">0.36253/fup_referee_list</ref>)</p><p rend="editorial_metadata_polices">FUP Best Practice in Scholarly Publishing (DOI <ref target="https://doi.org/10.36253/fup_best_practice">10.36253/fup_best_practice</ref>)</p><p rend="editorial_metadata_book">Gabriele Caruso, <hi rend="italic">Sotto il segno della sapienza. Il registro delle lauree e lo Studio senese nel tardo Cinquecento,</hi> © Author(s), <ref target="https://creativecommons.org/licenses/by-sa/4.0/legalcode">CC BY-SA 4.0</ref>, DOI <ref target="https://doi.org/10.36253/979-12-215-1006-5.05">10.36253/979-12-215-1006-5.05</ref>, in Gabriele Caruso, Dennj Solera (edited by), <hi rend="CharOverride-3">«Nemine penitus discrepante». Le lauree dello Studio senese dal 1579 al 1588</hi>, pp. -44, 2026, published by Firenze University Press and USiena PRESS, ISBN 979-12-215-1006-5, DOI <ref target="https://doi.org/10.36253/979-12-215-1006-5">10.36253/979-12-215-1006-5</ref></p></div></div>

      <div>
        <listBibl>
          <head>References</head>
          <bibl n="234151">Akuj&amp;#228;rvi, Johanna, and Kristiina Savin, edited by. 2024. Reading, Writing, Translating. Greek in Early Modern Schools, Universities, and Beyond. Lund: Nordic Academic Press.</bibl>
          <bibl n="234152">Baldacci, Giuseppe. 2020. Le Universit&amp;#224; degli studi in Sicilia. Il monopolio di Catania e la sfida con Messina e Palermo (XV-XIX secolo). San Gregorio di Catania: Maimone.</bibl>
          <bibl n="234153">Baldelli, Francesco. 1706. Relatione intorno all’identit&amp;#224; della famiglia Baldelli di Cortona con quella de i Bartolini Baldelli di Firenze. Perugia: Costantini.</bibl>
          <bibl n="234154">Barbagli, Alessandro. 2018. “Spannocchi, Angelo.” In Dizionario Biografico degli Italiani, vol. XCIII, 498-500. Roma: Istituto della Enciclopedia Italiana.</bibl>
          <bibl n="234155">Bets, Nicolaus. 1592. Ad illustrissimum et generosum dominum d. Georgium Fuggerum liberum baronem Weissenhorn &amp;amp; Kirchberg &amp;amp;c. electum rectorem Universitatis Senensis Ode dicolos tetrastrophos. Siena: s.e.</bibl>
          <bibl n="234156">Borghesi, Dionisio. 1592. Oratione. Novellamente dall’autor medesimo recitata. Siena.</bibl>
          <bibl n="234157">Borraccini, Rosa Maria, e Luca Pomante, a cura di. 2016. L’Universit&amp;#224; di Macerata. Una storia plurisecolare. Macerata: EUM.</bibl>
          <bibl n="234158">Brambilla, Elena. 2005. Genealogie del sapere. Universit&amp;#224;, professioni giuridiche e nobilt&amp;#224; togata in Italia (XIII-XVII secolo). Milano: Unicopli.</bibl>
          <bibl n="234159">Brilli, Attilio. 2006. Il viaggio in Italia. Storia di una grande tradizione culturale. Bologna: il Mulino.</bibl>
          <bibl n="234160">Caesar, Michael. 2024. “Writings from a Sienese Renaissance Prisoner. Antonio Petrucci’s Fall and His Zibaldone (1461-1465).” En la Espa&amp;#241;a medieval 47: 155-70.</bibl>
          <bibl n="234161">Camaioni, Matteo. 2015. “Petrucci, Pandolfo.” In Dizionario Biografico degli Italiani, vol. LXXXII, 776-82. Roma: Istituto della Enciclopedia Italiana.</bibl>
          <bibl n="234162">Cancila, Orazio. 2006. Storia dell’Universit&amp;#224; di Palermo. Dalle origini al 1860. Roma-Bari: Laterza.</bibl>
          <bibl n="234163">Davies, Jonathan. 2009. Culture and Power. Tuscany and Its Universities 1537-1609. Leiden-Boston: Brill.</bibl>
          <bibl n="234164">De Angelis, Luigi. 1824. Biografia degli scrittori sanesi composta ed ordinata dall’ab. Luigi De Angelis pub. professore nell’I. e R. Universit&amp;#224; di Siena, vol. I. Siena: Porri.</bibl>
          <bibl n="234165">De Caro, Gaspare. 1973. “Caligari, Giovanni Andrea.” In Dizionario Biografico degli Italiani, vol. XVI, 711-17. Roma: Istituto della Enciclopedia Italiana.</bibl>
          <bibl n="234166">De Renzi, Silvia, e Donatella L. Sparti. 2007. “Mancini, Giulio.” In Dizionario Biografico degli Italiani, vol. LXVIII, 500-9. Roma: Istituto della Enciclopedia Italiana.</bibl>
          <bibl n="234167">de Saint-Joseph, Pierre. 1647. Th&amp;#233;ologie du temps enseign&amp;#233;e selon les r&amp;#232;gles de la v&amp;#233;ritable th&amp;#233;ologie, vol. I. Paris: s.e.</bibl>
          <bibl n="234168">Denley, Peter. 2004. “Medieval and Renaissance Italian Universities and the Role of Foreign Scholarship.” History of Universities 19, 1: 159-81.</bibl>
          <bibl n="234169">Di Gregorio, Pietro, a cura di. 2021. Per una storia dell’Universit&amp;#224; di Catania. Culture scientifiche, &amp;#233;lites locali e territorio tra et&amp;#224; moderna e contemporanea. Bologna: il Mulino.</bibl>
          <bibl n="234170">Di Lorenzo, Salvatore. 2017. Laureati e baccellieri dell’Universit&amp;#224; di Catania. 2: Il fondo Registri di laurea dell’Archivio storico diocesano (1571-1697). Catania: Studio Teologico San Paolo.</bibl>
          <bibl n="234171">Falloppio, Gabriele. 1564. Gabrielis Falloppii Mutinensis, medici, ac philosophi praestantissimi, De medicatis aquis, atque de fossilibus tractatus pulcherrimus, ac maxime utilis. Venezia: s.e.</bibl>
          <bibl n="234172">Finucci, Valeria. 2007. “Devianza sessuale e imperativi genealogici: il caso di Margherita Farnese.” Acta Histriae 15, 2: 385-98.</bibl>
          <bibl n="234173">Fo, A., a cura di. 2012. Publio Virgilio Marone, Eneide. Torino: Einaudi.</bibl>
          <bibl n="234174">Fracassetti, Girolamo. 1841. Notizie storiche della citt&amp;#224; di Fermo. Fermo: Tipografia Paccasassi.</bibl>
          <bibl n="234175">Garin, Eugenio. 1972. “Schede.” Rivista critica di storia della filosofia 27, 2: 222-32.</bibl>
          <bibl n="234176">Gigli, Augusto, e Cesare Nardini, a cura di. 1903. I manoscritti della Biblioteca Moreniana, vol. I. Firenze: Tipografia Galletti e Cocci.</bibl>
          <bibl n="234177">Guerrini, Maria Teresa. 2005. Qui voluerit in iure promoveri… I dottori in diritto nello Studio di Bologna (1501-1796). Bologna: CLUEB.</bibl>
          <bibl n="234178">Il Tullo Ostilio drama per musica rappresentato in Siena l’anno 1702. E dedicata all’illustrissimo signore Massimiliano Antonio Egidio Fugger. 1702. Siena: s.e.</bibl>
          <bibl n="234179">Jovaiša, Liudas. 1998. Žemaičių vyskupijos vizitacija (1579). Vilnius: Aidai.</bibl>
          <bibl n="234180">Luschin von Ebengreuth, Arnold. 1892. “Quellen zur Geschichte deutscher Rechtsh&amp;#246;rer in Italien, 2.” Mittheilungen des Instituts f&amp;#252;r Oesterreichische Geschichtsforschung 13.</bibl>
          <bibl n="234181">Luschin von Ebengreuth, Arnold. 1896. “I sepolcri degli scolari tedeschi in Siena.” Bullettino senese di storia patria 3: 9-21; 299-326.</bibl>
          <bibl n="234182">Luschin von Ebengreuth, Arnold. 1898. “I sepolcri degli scolari tedeschi in Siena.” Bullettino senese di storia patria 5: 52-62.</bibl>
          <bibl n="234183">Maccherini, Michele. 2004. “Ritratto di Giulio Mancini.” In Bernini dai Borghese ai Barberini, a cura di O. Bonfait, e A. Coliva, 55. Roma: De Luca Editori d’Arte.</bibl>
          <bibl n="234184">MacHardy, Karin J. 1992. “The Rise of Absolutism and Noble Rebellion in Early Modern Habsburg Austria, 1570 to 1620.” Comparative Studies in Society and History 34, 3: 407-38.</bibl>
          <bibl n="234185">Maffei, Domenico. 1984. “Un documento espa&amp;#241;ol sobre la receptividad estudiantil sienesa del s. XVI.” Revista Espa&amp;#241;ola de Teolog&amp;#237;a 44: 383-86.</bibl>
          <bibl n="234186">Maylender, Michele. 1929. Storia delle Accademie d’Italia, vol. III. Bologna: Cappelli.</bibl>
          <bibl n="234187">Minnucci, Giovanni, a cura di. 1988. I tedeschi nella storia dell’Universit&amp;#224; di Siena. Siena: Accademia senese degli Intronati.</bibl>
          <bibl n="234188">Minnucci, Giovanni, e Paola Giovanna Morelli, a cura di. 1992. Le lauree dello Studio senese nel XVI secolo. Regesti degli atti dal 1516 al 1573. Firenze: La Nuova Italia.</bibl>
          <bibl n="234189">Minnucci, Giovanni, e Paola Giovanna Morelli, a cura di. 1998. Le lauree dello Studio senese nel XVI secolo. Regesti degli atti dal 1573 al 1579. Siena: Universit&amp;#224; degli Studi di Siena.</bibl>
          <bibl n="234190">Minnucci, Giovanni. 1981. “Rassegna bibliografica sulla storia dello Studio senese dalle origini fino alla prima met&amp;#224; del Cinquecento.” Studi senesi 93: 425-45.</bibl>
          <bibl n="234191">Minnucci, Giovanni. 2003. “Studenti giuristi portoghesi a Siena nella seconda met&amp;#224; del XV secolo.” In Amicitiae pignus. Studi in ricordo di Adriano Cavanna, vol. II, a cura di A. Padoa Schioppa, G. di Renzo Villata, e G. P. Massetto, 1477-488. Milano: Giuffr&amp;#232;.</bibl>
          <bibl n="234192">Muchitsch, Petrus. 1578. Opening Proclamation from University Authorities Prior to an Academic Term. Vienna: s.e. &amp;lt;https://www.loc.gov/item/2021666751/&amp;gt; (2026-03-27).</bibl>
          <bibl n="234193">Nardi, Paolo. 1996. “Petrucci.” In Le grandi famiglie italiane. Le &amp;#233;lites che hanno condizionato la storia d’Italia, a cura di V. Reinhardt, 484-89. Vicenza: Neri Pozza.</bibl>
          <bibl n="234194">Nardi, Paolo. 2006. “Una fonte inedita delle lauree senesi nel secolo XV: i libri di amministrazione dell’Opera del Duomo.” Annali di storia delle universit&amp;#224; italiane 10: 57-69.</bibl>
          <bibl n="234195">Pini, Antonio I. 1993. “Scolari ricchi e scolari poveri tra medioevo ed et&amp;#224; moderna.” In Le Universit&amp;#224; dell’Europa, IV, Gli uomini e i luoghi (secoli XII-XIII), a cura di G. P. Brizzi, A. I. Pini, e J. Verger. Milano: Silvana editoriale.</bibl>
          <bibl n="234196">R. Deputazione di storia patria per le provincie della Toscana, dell’Umbria e delle Marche, a cura di. 1880. Archivio storico italiano fondato da G. P. Vieusseux, vol. V. Firenze: presso Giovan Pietro Vieusseux.</bibl>
          <bibl n="234197">Reardon, Colleen. 2016. A Sociable Moment. Opera and Festive Culture in Baroque Siena. Oxford: Oxford University Press.</bibl>
          <bibl n="234198">Repetti, Emanuele. 1833. Dizionario geografico fisico storico della Toscana contenente la descrizione di tutti i luoghi del Granducato, Ducato di Lucca, Garfagnana e Lunigiana, vol. I. Firenze: Tofani.</bibl>
          <bibl n="234199">Roscioni, Lisa. 2017. La Badessa di Castro. Storia di uno scandalo. Bologna: il Mulino.</bibl>
          <bibl n="234200">Rosso, Paolo. 2021. Le universit&amp;#224; nell’Italia medievale. Cultura, societ&amp;#224; e politica (secoli XII-XV). Roma: Carocci.</bibl>
          <bibl n="234201">Sani, Roberto, e Stefano Serangeli. 2009. “Per un’introduzione alla storia dell’Universit&amp;#224; di Macerata.” Annali di Storia delle universit&amp;#224; italiane 13: 55-65.</bibl>
          <bibl n="234202">Satta, Francesco. 1995. “Farnese, Margherita.” In Dizionario Biografico degli Italiani, vol. XLV, 106-8. Roma: Istituto della Enciclopedia Italiana.</bibl>
          <bibl n="234203">Serangeli, Stefano. 2003. I laureati dell’antica Universit&amp;#224; di Macerata, 1541-1824. Torino: Giappichelli.</bibl>
          <bibl n="234204">Solera, Dennj, e M. Valente. 2022. “Le minoranze religiose allo Studio.” In Libertas. Tra religione, politica e saperi, a cura di A. Caracausi, P. Molino, e D. Solera, 75-92. Padova: Padova University Press. &amp;lt;https://www.padovauniversitypress.it/it/publications/9788855223096&amp;gt; (2026-03-31).</bibl>
          <bibl n="234205">Sottili, Agostino, a cura di. 1998. Lauree pavesi nella seconda met&amp;#224; del ‘400, vol. II: 1476-1490. Bologna: Cisalpino.</bibl>
          <bibl n="234206">Stanze cantate dall’Aurora amica scorta delle Muse, e de sig. scolari di Siena, nella lor mascherata detta la Serra, il d&amp;#236; 27 di gennaio 1592, sotto il felice reggimento dell’illustriss. &amp;amp; generosiss. sig. Giorgio Fuccaro, Rettore del generale Studio di Siena. 1592. Siena: s.e.</bibl>
          <bibl n="234207">Stieve, Friedrich. 1881. Ueber die &amp;#228;ltesten halbj&amp;#228;hrigen Zeitungen oder Messrelationen. M&amp;#252;nchen: Franz.</bibl>
          <bibl n="234208">Storia dell’Universit&amp;#224; di Siena per i 750 anni. 1991. Siena: Monte dei Paschi di Siena.</bibl>
          <bibl n="234209">Storia della Universit&amp;#224; di Catania. Dalle origini ai giorni nostri. 1934. Catania: Zuccarello e Izzi.</bibl>
          <bibl n="234210">Tiribilli-Giuliani, Demostene. 1862. Sommario storico delle famiglie celebri toscane, vol. III. Firenze: s.e.</bibl>
          <bibl n="234211">Tonini, Pietro Paolo. 1884. “Otto sigilli cortonesi del museo nazionale di Firenze.” Giornale araldico-genealogico-diplomatico italiano 11-12: 186.</bibl>
          <bibl n="234212">Treggiari, Ferdinando. 2023. “Dottori cittadini e dottori forestieri nelle citt&amp;#224; di tradizione comunale: i giuristi dello Studio di Perugia (secoli XIII–XVI).” In La tradizione degli studia comunali nelle citt&amp;#224; di et&amp;#224; moderna, a cura di C. Frova, e S. Zucchini, 97-110. Firenze: Firenze University Press.</bibl>
          <bibl n="234213">Verein f&amp;#252;r Landeskunde von Nieder&amp;#246;sterreich. 1893. Topographie von Nieder&amp;#246;sterreich, vol. III. Wien: Verlag des Vereines f&amp;#252;r Landeskunde von Nieder&amp;#246;sterreich.</bibl>
          <bibl n="234214">Verrua, Pietro. 1922. Abruzzesi nelle Universit&amp;#224; di Padova, Ferrara, Bologna e Siena durante il Rinascimento. Teramo: Tip. del Corriere Abruzzese.</bibl>
          <bibl n="234215">von Miller, Otto. 1906. “I sepolcri di studenti tedeschi in San Domenico a Siena.” Rivista del Collegio araldico 4: 13-6; 74-7; 146-49; 219-21.</bibl>
          <bibl n="234216">Weigle, Fritz. 1962. Die Matrikel der deutschen Nation in Siena (1573-1738). T&amp;#252;bingen: Niemeyer.</bibl>
          <bibl n="234217">Zdekauer, Lodovico. 1894. Lo Studio di Siena nel Rinascimento. Milano: Hoepli ristampa anastatica, Bologna: Forni, 1977).</bibl>
          <bibl n="234218">Zoller, Israel. 1913. “I medici ebrei laureati a Siena negli anni 1543-1695.” Rivista Israelitica 2: 60-70.</bibl>
          <bibl n="234219">Zornetta, Giovanni. 2022. “&amp;#171;Amore scientiae facti exules&amp;#187;. Lo Studio di Padova e la mobilit&amp;#224; studentesca dal medioevo alla prima et&amp;#224; moderna.” In Stranieri. Itinerari di vita studentesca tra XIII e XVIII secolo, a cura di M. C. La Rocca, e G. Zornetta, 33. Padova: Padova University Press. &amp;lt;https://www.padovauniversitypress.it/it/publications/9788855223690&amp;gt; (2026-03-31).</bibl>
          <bibl n="234220">Zschokke, Heinrich. 1895. Geschichte des Metropolitan-Capitels zum heiligen Stephan in Wien. Wien: Mayer.</bibl>
        </listBibl>
      </div>
				
    </body>
  </text>
</TEI>