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        <title type="main" level="a">La «gita di Fiandra»: globi, libri e carte geografiche per Ferdinando II de’ Medici nella corrispondenza diplomatica di Giovan Battista Gondi</title>
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            <forename>Carlotta Paola</forename>
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          <resp>This is a section of <title>Donum</title>(DOI: <idno type="DOI">10.36253/978-88-5518-181-5</idno>) by </resp>
          <name>Marco Betti, Carlotta Paola Brovadan</name>
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        <publisher>Firenze University Press</publisher>
        <pubPlace>Firenze</pubPlace>
        <date when="2020">2020</date>
        <idno type="DOI">https://doi.org/10.36253/978- 88-5518-181-5.06</idno>
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        <p>This is original content, published for academic research purposes</p>
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        <p>In the summer of 1634 the grand-ducal ambassador resident in France Giovan Battista Gondi made an undercover journey to Spanish Netherlands to meet Maria de’ Medici and tried to persuade her to leave the Habsburg territories for Florence. Despite the failure of the negotiations, a series of unpublished letters exchanged between Gondi and the first secretary of the Grand Duchy Andrea Cioli will serve as an opportunity to analyze which cultural and artistic affairs involved the Tuscan agent alongside the political events he primarily dealt with. In his letters Gondi described different artefacts that could have been acquired for the Medici collection, and publications that could have contributed to the reputation of the Grand Duke or, on the contrary, jeopardized it.</p>
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            <item>Collecting patterns and political imaging of the Medici family; Seventeenth-century maps and scientific instruments; Cultural diplomacy;</item>
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      <p>It is available online at https://doi.org/10.36253/978- 88-5518-181-5.06<ref target="https://doi.org/10.36253/978- 88-5518-181-5.06" /></p>

<p rend="tit_tit1Plus">La «gita di Fiandra»: globi, libri e carte geografiche per Ferdinando II de’ Medici nella corrispondenza diplomatica di Giovan Battista Gondi</p><p rend="tit_tit1Autore">Carlotta Brovadan</p><p rend="normale">Membro di una delle famiglie più in vista del patriziato fiorentino, Giovan Battista Gondi (1589-1664) compì un <hi rend="C">cursus honorum </hi>che lo portò ai vertici dell’amministrazione granducale al tempo di Ferdinando II<hi rend="numNota CharOverride-1"><hi xml:id="footnote-057-backlink"><ref target="OP04177__BrovadanXML6.html#footnote-057">1</ref></hi></hi>. L’appoggio del ramo transalpino della famiglia presso il quale il padre Alessandro l’aveva inviato all’età di sette anni gli valse la nazionalità francese, contatti ed entrature di non secondaria importanza e una spigliata dimestichezza coi modi locali, tratti che lo resero il candidato ideale per sostituire nel 1620 il residente toscano Matteo Bartolini Baldelli, ormai compromesso agli occhi parigini per la vicinanza a Maria de’ Medici e per i rapporti di sangue e di affari intrattenuti con Concino Concini<hi rend="numNota CharOverride-1"><hi xml:id="footnote-056-backlink"><ref target="OP04177__BrovadanXML6.html#footnote-056">2</ref></hi></hi>. Come ministro del granduca egli curò gli interessi fiorentini alla corte di Luigi XIII fino al 1636 e, una volta rientrato in patria, ricoprì la carica di primo segretario dal 1641 fino alla morte intervenendo sui fronti più caldi della politica medicea nei decenni centrali del Seicento. Così, al culmine dei suoi successi, ce lo presenta il ritratto inciso che ne correda il medaglione biografico incluso da Jean Corbinelli nella ponderosa compilazione encomiastica dedicata al casato dei Gondi (data alle stampe a Parigi nel 1705)<hi rend="numNota CharOverride-1"><hi xml:id="footnote-055-backlink"><ref target="OP04177__BrovadanXML6.html#footnote-055">3</ref></hi></hi> e che deriva da una delle tele allestite dal figlio Carlo Antonio nel palazzo di via Maggio, come suggerisce la nota «tiré du cabinet de monsieur l’abbé de Gondi a Florence»<hi rend="numNota CharOverride-1"><hi xml:id="footnote-054-backlink"><ref target="OP04177__BrovadanXML6.html#footnote-054">4</ref></hi></hi> (Fig. 1).</p><p><graphic url="OP04177__BrovadanXML6-web-resources/image/Fig._1.jpg" rend="img _idGenObjectAttribute-1" mimeType="image/jpeg"/></p><p rend="didaFigura">Figura 1 – <hi rend="C">Ritratto di Giovan Battista Gondi</hi>,<hi rend="C"> </hi>da J. Corbinelli, <hi rend="C">Histoire genealogique de la maison de Gondi</hi>, 2 voll., Coignard, Paris 1705, I (pagina non numerata). [Ministero per i Beni e le Attività Culturali e per il Turismo – Biblioteca Nazionale Centrale di Firenze]</p><p rend="normale">A chi si occupi di storia del collezionismo Giovan Battista Gondi è probabilmente noto come intermediario per l’arrivo in Francia di dieci tele ispirate a fatti della famiglia Medici e collocate dalla regina Maria nel <hi rend="C">Cabinet doré</hi> al palazzo del Lussemburgo<hi rend="numNota _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-053-backlink"><ref target="OP04177__BrovadanXML6.html#footnote-053">5</ref></hi></hi>, e per aver fatto venire – sempre da Firenze – l’effigie di Anna di Cosimo II de’ Medici con l’intento di combinare il matrimonio della giovane con Gastone d’Orléans, appena rimasto vedovo<hi rend="numNota _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-052-backlink"><ref target="OP04177__BrovadanXML6.html#footnote-052">6</ref></hi></hi>. </p><p rend="normale">Della pervasiva conoscenza che il nobile fiorentino aveva dell’ambiente francese e di una sua peculiare attenzione per le cose d’arte ci parla già la prima lettera che egli spedì da Parigi dopo la partenza di Bartolini Baldelli: poche righe oltre la notizia che il più anziano diplomatico si era incamminato alla volta della Toscana, egli segnalava la presenza sul mercato di alcune «statue e pitture bellissime»<hi rend="numNota _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-051-backlink"><ref target="OP04177__BrovadanXML6.html#footnote-051">7</ref></hi></hi> appartenute a don Giovanni de’ Medici (1567-1621) e in quel momento nella disponibilità dei creditori di Baccio Niccolini, figura sfuggente al quale erano forse pervenute a parziale saldo di debiti contratti dal principe nel corso del soggiorno oltralpe (1605-1608)<hi rend="numNota _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-050-backlink"><ref target="OP04177__BrovadanXML6.html#footnote-050">8</ref></hi></hi>. Nulla di più è dato sapere sulle opere da quanto conservatosi nella corrispondenza diplomatica, ma le incursioni di don Giovanni nel campo dell’architettura, la sua esperienza come procacciatore di dipinti e la sua inclinazione per il collezionismo<hi rend="numNota _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-049-backlink"><ref target="OP04177__BrovadanXML6.html#footnote-049">9</ref></hi></hi> inducono comunque ad accordare un certo credito alla sollecitudine con cui Giovan Battista si premurava di partecipare l’avviso della possibile vendita. Del resto, qualche anno prima, il Medici in persona si era mosso con l’ausilio del suo agente Cosimo Baroncelli proprio per tentare il salvataggio dalle mani del Niccolini delle </p><p rend="inciso2a">[…] più care, et pregiate cose che habbia in questo mondo, come sono particularmente venti casse de’ più curiosi libri, che si possono trovare di tutte le professioni, e in particolare dell’arte chimica, et una grandissima quantità di pitture de’ più antichi et eccellenti pittori, come d’Andrea del Sarto, del Puntormo, di Raffaello da Urbino, del Correggio et altri, et molte statue e tavolini commessi di pietre […]<hi rend="numNota _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-048-backlink"><ref target="OP04177__BrovadanXML6.html#footnote-048">10</ref></hi></hi>. </p><p rend="normale">E se in effetti nel 1619 i volumi erano almeno in parte rientrati a Firenze<hi rend="numNota _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-047-backlink"><ref target="OP04177__BrovadanXML6.html#footnote-047">11</ref></hi></hi>, la lettera dell’anno successivo che qui si pubblica conferma invece come un ingente nucleo della raccolta del principe-guerriero si trovasse ancora alla mercé di acquirenti nemmeno troppo avveduti, almeno stando al giudizio di Gondi. </p><p rend="normale">Gli episodi brevemente ricordati rappresentano solo alcune delle circostanze che nel corso della sua lunga carriera oltralpe videro l’agente mediceo implicato negli affari culturali imbastiti nelle corti del ‘Re Cristianissimo’ e del granduca: vicende talvolta legate a doppio filo agli svolgimenti politici dell’epoca, in altri casi connesse invece alla curiosità e al gusto degli interlocutori fiorentini o francesi. In tal senso un esempio significativo di entrambe le tipologie menzionate è offerto dalle lettere relative alla «gita di Fiandra» che Giovan Battista intraprese quasi al termine del suo mandato nell’estate del 1634 con l’obiettivo di convincere Maria de’ Medici ad abbandonare i Paesi Bassi spagnoli per la Toscana. </p><p rend="normale">Il trasferimento a partire dal 1631 della regina madre nella sfera di influenza asburgica costituiva un <hi rend="C">vulnus </hi>che Richelieu non intendeva sottovalutare ed entro le manovre del porporato rientrò anche l’elezione del residente fiorentino per una missione a Bruxelles, nella speranza di smorzare le resistenze della sovrana con un agente che ella potesse ritenere, se non amico, quantomeno imparziale<hi rend="numNota CharOverride-1"><hi xml:id="footnote-046-backlink"><ref target="OP04177__BrovadanXML6.html#footnote-046">12</ref></hi></hi>. Dal carteggio con il primo segretario Andrea Cioli apprendiamo tutte le difficoltà e le cautele che si intrecciarono a quel piano, a partire dal viaggio programmato per il 1633 e cancellato all’ultimo<hi rend="numNota CharOverride-1"><hi xml:id="footnote-045-backlink"><ref target="OP04177__BrovadanXML6.html#footnote-045">13</ref></hi></hi> fino alla copertura concordata l’anno seguente col «cardinale duca» per non destare sospetti nell’ambasciatore di Filippo IV: Gondi partì infatti il 18 luglio 1634 col pretesto «dell’occasione di andare in Olanda»<hi rend="numNota CharOverride-1"><hi xml:id="footnote-044-backlink"><ref target="OP04177__BrovadanXML6.html#footnote-044">14</ref></hi></hi> dove avrebbe fatto «sembianza di veder navi per volerne comperare, e legnami»<hi rend="numNota CharOverride-1"><hi xml:id="footnote-043-backlink"><ref target="OP04177__BrovadanXML6.html#footnote-043">15</ref></hi></hi>. Raggiunse invece Bruxelles per avviare le trattative di cui diede un primo resoconto il 29 luglio, scrisse poi da Anversa (4 agosto), da Amsterdam (22 e 28 agosto) e di nuovo da Bruxelles (16 settembre), dove si congedò dalla regina senza riuscire a strapparle alcuna concessione prima della partenza per Parigi (23 settembre). I fogli di quel breve periodo si concentrano sulle negoziazioni con Maria, sugli aggiornamenti circa Gastone d’Orléans che aveva raggiunto la madre nel 1632, e sulla guerra tra le Province Unite e le forze spagnole, mentre scarne risultano le notazioni di altro genere. Una circostanza comprensibile, ma che fa rimpiangere allo storico dell’arte la possibilità di conoscere<hi rend="C"> </hi>quanto l’inviato avrebbe potuto vedere o visitare in quelle città, magari guidato – piacerebbe immaginare – da una delle numerose edizioni della fortunatissima <hi rend="C">Descrittione di tutti i Paesi Bassi</hi> del fiorentino Lodovico Guicciardini<hi rend="numNota CharOverride-1"><hi xml:id="footnote-042-backlink"><ref target="OP04177__BrovadanXML6.html#footnote-042">16</ref></hi></hi>.</p><p rend="normale">Risarcisce almeno parzialmente un lungo stralcio della missiva spedita il 28 agosto da Amsterdam<hi rend="numNota CharOverride-1"><hi xml:id="footnote-041-backlink"><ref target="OP04177__BrovadanXML6.html#footnote-041">17</ref></hi></hi>: dopo aver riferito dell’espediente architettato per salvaguardare a un tempo la copertura ufficiale della missione e le finanze granducali – e cioè l’aver effettivamente passato in rassegna l’offerta di vascelli e materie prime per gli arsenali di Toscana, ma facendo «vista di trovare ogni cosa cara» e rimettendo dunque l’ultima parola sull’eventuale compravendita alla Depositeria di Ferdinando II –, le parole dell’agente restituiscono una vivida immagine delle altre opportunità d’acquisto del ricco centro portuale; non solo «mille rare curiosità» provenienti dall’estremo oriente, il cui continuo approvvigionamento era garantito dalla penetrazione della Compagnia olandese delle Indie orientali in quei territori<hi rend="numNota CharOverride-1"><hi xml:id="footnote-040-backlink"><ref target="OP04177__BrovadanXML6.html#footnote-040">18</ref></hi></hi>, ma anche pezzi forti della produzione locale tra i quali spiccava la «quantità delle belle e buone carte geografiche e delle marine perché questa è la città che le produce e che n’abbonda».</p><p rend="normale">Come è noto, i Paesi Bassi avevano rappresentato il centro propulsore della moderna cartografia a stampa a partire dal <hi rend="C">Theatrum orbis terrarum</hi> di Abraham Oertel, primo atlante sistematico pubblicato ad Anversa nel 1570, e dal tardo Cinquecento l’Olanda in particolare aveva potuto fare affidamento anche sugli specialisti fiamminghi che vi avevano trovato riparo per motivi religiosi, acquisendo così una posizione dominante nel settore<hi rend="numNota CharOverride-1"><hi xml:id="footnote-039-backlink"><ref target="OP04177__BrovadanXML6.html#footnote-039">19</ref></hi></hi>. Un mercato spartito di fatto tra le imprese degli Hondius e dei Blaeu – polarizzazione su cui proprio Gondi ci consentirà di tornare a breve – e talmente fiorente che il residente toscano ritenne poco ragionevole ogni tentativo di elencarne nel dettaglio i prodotti. Tra i volumi moderni, invece, due gli apparvero meritevoli di esplicita segnalazione: «[…] un libro simile [<hi rend="C">scil. in folio</hi>] de’ Palazzi di Genova <hi rend="CharOverride-2">disegnati dal Rubens</hi>. Et un nuovo Teatro del mondo con le descrizioni in latino del Mercatore, qua molto stimato et in Francia, ma costà, cred’io, non appreziato in alcuni capi delle dette descrizioni dall’Inquisizione».</p><p rend="normale">Il primo è ovviamente la <hi rend="C">princeps</hi> dei <hi rend="C">Palazzi di Genova </hi>(Anversa 1622) in cui Peter Paul Rubens raccolse piante, sezioni e prospetti di alcune delle più celebri dimore liguri che aveva potuto studiare nel corso del soggiorno del 1607<hi rend="numNota _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-038-backlink"><ref target="OP04177__BrovadanXML6.html#footnote-038">20</ref></hi></hi>; le vicende editoriali dell’<hi rend="C">Atlas sive cosmographicae meditationes de fabrica mundi et fabricati figura </hi>di Gerardo Mercatore non consentono invece di riconoscere altrettanto facilmente la versione passata per le mani di Giovan Battista: originariamente pubblicata in tre parti tra il 1585 e il 1595, l’opera del cartografo fu in seguito più volte ristampata, tradotta e ampliata da Jodocus Hondius <hi rend="C">senior</hi>, che ne aveva acquisito le lastre all’inizio del Seicento, e dai figli Jodocus <hi rend="C">iunior</hi> ed Henricus<hi rend="numNota _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-037-backlink"><ref target="OP04177__BrovadanXML6.html#footnote-037">21</ref></hi></hi>. L’uso dell’aggettivo «nuovo» e la menzione della lingua latina potrebbero forse consigliare di propendere per uno degli esemplari dati in luce nel 1628 o nel 1630.</p><p rend="normale">Se la risposta della Segreteria a tali suggerimenti fu perentoria, perché «quanto a i libri, e Teatri del mondo che Vostra Signoria ha nominati, qui ce ne troviamo assai ben forniti»<hi rend="numNota _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-036-backlink"><ref target="OP04177__BrovadanXML6.html#footnote-036">22</ref></hi></hi>, va invece registrata la reazione di segno opposto ai «[…] due bellissimi globi, il celeste e’l terrestre, di diametro maggiore di quelli che sono in Galleria di Sua Altezza, benissimo miniati alla maniera nuova, e guarniti di piedi d’ebano e di cerchi d’ottone dorato […]» di cui Gondi rimarcava l’aggiornamento su «tutte le ultime navicazioni e paesi scoperti, degli spagnoli e degli holandesi»<hi rend="numNota _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-035-backlink"><ref target="OP04177__BrovadanXML6.html#footnote-035">23</ref></hi></hi>. Appena ricevuta notizia dei pezzi, ne fu infatti immediatamente prescritto l’acquisto «perché Sua Altezza gli haverà carissimi parendo assai honesto il prezzo di cento scudi»<hi rend="numNota _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-034-backlink"><ref target="OP04177__BrovadanXML6.html#footnote-034">24</ref></hi></hi>.</p><p rend="normale">Anche nella produzione di globi Amsterdam vantava all’epoca una posizione di preminenza su scala mondiale: in particolare, all’altezza cronologica del viaggio di Giovan Battista la competizione cittadina tra Jodocus Hondius <hi rend="C">senior</hi> (e figli) e Willem Blaeu si era risolta a favore del secondo nel 1616 con l’edizione del primo esemplare di 68 cm di diametro, concludendo quella vera e propria<hi rend="C"> escalation</hi> nelle dimensioni dei pezzi messi in cantiere che aveva segnato i primi decenni del secolo e trasferendo la ricerca di possibili migliorie sul piano dell’adeguamento delle mappe terrestri e celesti alle più recenti scoperte<hi rend="numNota CharOverride-1"><hi xml:id="footnote-033-backlink"><ref target="OP04177__BrovadanXML6.html#footnote-033">25</ref></hi></hi>. Sebbene il residente avesse fatto brevemente ritorno a Firenze nel 1631<hi rend="numNota CharOverride-1"><hi xml:id="footnote-032-backlink"><ref target="OP04177__BrovadanXML6.html#footnote-032">26</ref></hi></hi> e non sia possibile escludere una visita compiuta in quell’occasione alle raccolte granducali<hi rend="numNota CharOverride-1"><hi xml:id="footnote-031-backlink"><ref target="OP04177__BrovadanXML6.html#footnote-031">27</ref></hi></hi>, si può ipotizzare che la sicurezza nell’affermare che i due globi olandesi superassero per diametro quelli presenti nelle raccolte di Ferdinando II gli derivasse dalla loro appartenenza alla serie blaviana appena rammentata, destinata a rimanere insuperata per misure fino all’esperienza di Vincenzo Coronelli<hi rend="numNota CharOverride-1"><hi xml:id="footnote-030-backlink"><ref target="OP04177__BrovadanXML6.html#footnote-030">28</ref></hi></hi>. L’ordine di acquisto spiccato dalla Segreteria il 6 ottobre fu inoltrato ad Amsterdam da Gondi, già rientrato a Parigi, il 27 dello stesso mese, ma la tratta del denaro necessario «per far fare la compera e la spedizione» risale all’inizio di dicembre e l’invio via mare con destinazione Livorno dovrebbe quindi datarsi allo scadere del 1634<hi rend="numNota CharOverride-1"><hi xml:id="footnote-029-backlink"><ref target="OP04177__BrovadanXML6.html#footnote-029">29</ref></hi></hi>. Il 9 gennaio 1635 Cioli ribadiva che «quei globi sono aspettati con desiderio»<hi rend="numNota CharOverride-1"><hi xml:id="footnote-028-backlink"><ref target="OP04177__BrovadanXML6.html#footnote-028">30</ref></hi></hi>, ma le carte conservate presso l’Archivio di Stato di Firenze tacciono circa il loro arrivo in Toscana poiché le repliche di Lorenzo Poltri, che sostituì tra la fine di gennaio e la metà di maggio il primo segretario impegnato a Roma, non contengono alcun riferimento utile. </p><p rend="normale">Tra i globi di provenienza medicea conservati oggi al Museo Galileo di Firenze si contano ben quattro coppie della tipologia Blaeu V (<hi rend="CharOverride-3">⌀</hi> 68 cm): per tre di esse (invv. 347 e 353; 348 e 354; 2697 e 2698) un <hi rend="C">terminus post quem </hi>per l’ingresso nelle collezioni granducali è fornito dall’esemplare recante la mappa terrestre, che documenta il quarto stato dell’incisione ed è dunque databile al 1645-1648<hi rend="numNota CharOverride-1"><hi xml:id="footnote-027-backlink"><ref target="OP04177__BrovadanXML6.html#footnote-027">31</ref></hi></hi>. Più suggestivo l’esame della coppia un tempo presso l’osservatorio astronomico di Arcetri (Figg. 2-3), testimone del secondo stato della carta celeste (prodotto dal 1622<hi rend="numNota CharOverride-1"><hi xml:id="footnote-026-backlink"><ref target="OP04177__BrovadanXML6.html#footnote-026">32</ref></hi></hi>) e del terzo di quella terrestre (recante la data 1622 ma realizzato dal 1630 circa<hi rend="numNota CharOverride-1"><hi xml:id="footnote-025-backlink"><ref target="OP04177__BrovadanXML6.html#footnote-025">33</ref></hi></hi>), e dunque compatibile con l’orizzonte temporale del viaggio di Gondi. Sull’esemplare terrestre compaiono inoltre il nome e lo stemma di Ferdinando II entro un inquadramento architettonico (<hi rend="C">vedi</hi> Fig. 3), una delle quattro diverse dediche che gli studi hanno rintracciato sugli esemplari di Blaeu V. Tra queste, l’intitolazione a Maurizio di Nassau è la sola incisa direttamente sui rami della mappa, mentre le altre tre (a Gustavo Adolfo II di Svezia, a Cristiano IV di Danimarca e, appunto, a Ferdinando II) furono invece realizzate a parte e successivamente applicate a coprire il cartiglio del principe di Orange, iniziativa che intendeva evitare i costi derivanti da un intervento sulle matrici originali<hi rend="numNota CharOverride-1"><hi xml:id="footnote-024-backlink"><ref target="OP04177__BrovadanXML6.html#footnote-024">34</ref></hi></hi>. Nello specifico, l’arme granducale e il relativo passo dedicatorio furono inseriti entro lo schema già impiegato per il sovrano danese, ma – a differenza di quanto fatto per quest’ultimo e, prima ancora, per lo svedese – non si trattò di incisioni, ma di uno stemma disegnato a mano e di un testo a stampa<hi rend="numNota CharOverride-1"><hi xml:id="footnote-023-backlink"><ref target="OP04177__BrovadanXML6.html#footnote-023">35</ref></hi></hi>: operazioni ben più rapide rispetto alla preparazione e alla tiratura di lastre e che potrebbero dunque attagliarsi a una motivazione occasionale quale la proposta di acquisto da parte di Gondi. Allo stato attuale non è tuttavia possibile spingersi oltre l’ipotesi, e la presenza presso lo Stewart Museum di Montreal di un globo simile ma più tardo, recante anch’esso le insegne medicee<hi rend="numNota CharOverride-1"><hi xml:id="footnote-022-backlink"><ref target="OP04177__BrovadanXML6.html#footnote-022">36</ref></hi></hi>, è spia di una dispersione degli strumenti scientifici fiorentini che consiglia una certa prudenza nell’esame di quanto rimasto in Toscana. </p><p rend="normale">Una fucina editoriale come l’Olanda offriva però l’opportunità non solo di ampliare le collezioni principesche, ma anche di promuovere l’immagine dei sovrani entro pubblicazioni che avrebbero goduto di una rapida diffusione a livello europeo. E ciò era ben presente alla mente del residente che, accortosi di come Henricus Hondius (1597-1651) fosse in procinto di far «[…] intagliare le Provincie d’Italia, e che per quelle di Toscana egli faceva conto di servirsi per esemplare di carte stampate vecchie, dove non solamente non si rappresenta nella carta, ma né si dice anche nella descrizione, quanto Sua Altezza possieda d’acquisti nuovi […]», strappò al cartografo la promessa di soprassedere per due mesi alla messa in opera delle lastre dello Stato mediceo e mise Cioli a parte dell’urgente necessità di ricevere</p><p rend="inciso2a">[…] una buona carta generale di Toscana con tutte le chiarezze del posseduto da Sua Altezza, e con le giuste puntuazioni per la divisione; poi una particolare dello Stato fiorentino e una del senese separatamente, perché di così vorrebbe egli poterle inserire nel nuovo suo Atlante, per seguitare il suo ordine di mostrare doppo la carta generale d’uno Stato le particolari delle sue provincie. E con le carte bisognerebbero ancora, se non narrazioni intere, almeno i punti principali che si volessero fare inserire o aggiungere in quelle che già sono state date in luce<hi rend="numNota _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-021-backlink"><ref target="OP04177__BrovadanXML6.html#footnote-021">37</ref></hi></hi>. </p><p rend="normale">Per agevolare per quanto possibile un celere invio, le mappe avrebbero potuto essere sia a stampa sia a mano (tipologia ancora molto diffusa in Italia<hi rend="numNota _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-020-backlink"><ref target="OP04177__BrovadanXML6.html#footnote-020">38</ref></hi></hi>) purché riportassero i confini aggiornati dei territori soggetti all’autorità del granduca, e a tal proposito Gondi non tralasciava le proprie riserve sull’opera di «Fabio Magini», quell’<hi rend="C">Italia di Giovanni Antonio Magini data in luce da Fabio suo figliuolo</hi><hi rend="numNota _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-019-backlink"><ref target="OP04177__BrovadanXML6.html#footnote-019">39</ref></hi></hi> che, edita nel 1620 e poi senza modifiche ancora nel 1632, a giudizio del diplomatico rischiava di non annoverare alcune delle più recenti annessioni al Granducato<hi rend="numNota _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-018-backlink"><ref target="OP04177__BrovadanXML6.html#footnote-018">40</ref></hi></hi>. </p><p rend="normale">La produzione degli Hondius, i cui torchi lavoravano a ciclo pressoché continuo alle ristampe aggiornate e alle traduzioni in diverse lingue dell’<hi rend="C">Atlas </hi>di Mercatore, si segnala per una fecondità e per una complessità tali da spingere Pieter Van der Krogt a descriverla come «a bibliographer’s nightmare»<hi rend="numNota _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-017-backlink"><ref target="OP04177__BrovadanXML6.html#footnote-017">41</ref></hi></hi>. Non è semplice dunque risalire al volume nella cui realizzazione Gondi volle provare a intervenire a gamba tesa, benché i termini temporali del carteggio siano prossimi alle seconde edizioni dell’opera in tedesco e in inglese (entrambe del 1636)<hi rend="numNota _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-016-backlink"><ref target="OP04177__BrovadanXML6.html#footnote-016">42</ref></hi></hi>; ancor più arduo risulta immaginare quali «carte stampate vecchie» lo abbiano messo in allarme, poiché nel corso degli anni trenta il repertorio dell’impresa Hondius-Janssonius arrivò ad includere circa 350 mappe, disponibili in varie lingue, e in bottega spesso non ci si faceva scrupolo a impiegare fogli avanzati in edizioni successive o, viceversa, a inserire stati più recenti in alcuni esemplari di una medesima tiratura<hi rend="numNota _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-015-backlink"><ref target="OP04177__BrovadanXML6.html#footnote-015">43</ref></hi></hi>. In ogni caso, benché la Segreteria fallisse nell’inviare per tempo quanto richiesto<hi rend="numNota _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-014-backlink"><ref target="OP04177__BrovadanXML6.html#footnote-014">44</ref></hi></hi>, lo scambio epistolare ben restituisce gli sforzi compiuti da Giovan Battista per cogliere ogni occasione utile a dare lustro al «Serenissimo Padrone» entro il panorama editoriale del continente. Un fronte su cui egli si trovò impegnato più volte nei suoi anni francesi e che, nella trasferta olandese, lo portò a interpellare la corte medicea anche per conto di un intagliatore locale che «nelle sue opere marittime cerca di rappresentare tutti i più belli vascelli che siano stati o siano in acqua» e «havendo udito parlare per vascelli molto poderosi, e belli, delle nuove galeazze di Sua Altezza» ne chiedeva un disegno<hi rend="numNota _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-013-backlink"><ref target="OP04177__BrovadanXML6.html#footnote-013">45</ref></hi></hi>.</p><p rend="normale">Ma Gondi non era il solo a cercare di volgere a favore del proprio signore le circostanze che si offrissero in quella parte di Europa e lui stesso, che ne era ben consapevole, si premurava di monitorare i movimenti dei rappresentanti degli altri Stati italiani. </p><p rend="normale">In tal senso, proprio in calce alla lettera del 28 agosto egli registrò quella che per la Toscana poteva rappresentare un’allarmante novità. A Leida era stato di recente licenziato un volume appartenente alla serie dei «trattati nuovi delle repubbliche del mondo»: mentre il tomo dedicato alla «repubblica d’Italia»<hi rend="numNota _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-012-backlink"><ref target="OP04177__BrovadanXML6.html#footnote-012">46</ref></hi></hi>, stampato nel 1628 e poi ancora nel 1631, aveva salomonicamente raccolto in una medesima sede notizie di tutti i sovrani della penisola – dal papa al granduca, dal duca di Savoia al re di Napoli –, la pubblicazione del 1634 si presentava incentrata monograficamente sullo Stato sabaudo<hi rend="numNota _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-011-backlink"><ref target="OP04177__BrovadanXML6.html#footnote-011">47</ref></hi></hi> (Figg. 4-5). Un’innovazione che, differenziando i piemontesi dagli altri casati, poteva segnare un punto a loro favore in quella partita per la precedenza che coinvolgeva a tutto campo e senza esclusione di colpi i principi italiani e che allora era particolarmente serrata proprio tra Medici e Savoia. Per comprendere meglio l’orizzonte entro cui si inseriva la comunicazione di Gondi varrà dunque la pena di accennare brevemente a quella rivalità, entro cui si inscrissero altre due iniziative editoriali di diffusione europea, nelle cui vicende in territorio francese Giovan Battista fu ancora una volta in prima linea.</p><p rend="normale">Il conferimento della dignità granducale a Cosimo I da parte di Pio V (1569) aveva suscitato le vibranti proteste di molti potentati italiani, timorosi di dover cedere il passo a un casato dal lignaggio meno prestigioso e solo di recente impostosi alla guida di uno stato<hi rend="numNota _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-010-backlink"><ref target="OP04177__BrovadanXML6.html#footnote-010">48</ref></hi></hi>. Quando, sei anni più tardi, Massimiliano II d’Asburgo aveva riconosciuto il titolo e la sua ereditarietà a Francesco I, Emanuele Filiberto di Savoia aveva protestato animatamente per la lesione delle proprie prerogative di principe dell’Impero e di vicario imperiale, ma il peso del patrimonio mediceo, capace di imponenti esborsi a beneficio dei sovrani asburgici, era risultato determinante e anche Filippo II aveva infine avallato il rango granducale di Francesco nel 1579<hi rend="numNota _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-009-backlink"><ref target="OP04177__BrovadanXML6.html#footnote-009">49</ref></hi></hi>. Alla fine del nono decennio del sedicesimo secolo, col riaccendersi della disputa tra Ferdinando I de’ Medici e Carlo Emanuele I di Savoia<hi rend="numNota _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-008-backlink"><ref target="OP04177__BrovadanXML6.html#footnote-008">50</ref></hi></hi>, la contesa prese ad annoverare un nuovo argomento: l’aspirazione al trattamento regio che entrambi facevano discendere, per vie differenti, dal loro supposto diritto alla successione al trono cipriota<hi rend="numNota _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-007-backlink"><ref target="OP04177__BrovadanXML6.html#footnote-007">51</ref></hi></hi>. </p><p rend="normale">Rivendicata con strumenti diplomatici, militari, finanziari, nel torno di anni che qui interessa tale pretesa fu estesamente riferita nel <hi rend="C">Trattato del titolo regio dovuto alla Serenissima Casa di Savoia</hi>, dato alle stampe in forma anonima a Torino nel 1633 ma noto frutto della penna di Pierre Monod, gesuita organico della corte sabauda di cui era storiografo. La risposta fiorentina non si fece attendere e nel medesimo anno vide la luce anche il <hi rend="C">Parere di Gasparo Giannotti</hi>. Non è possibile in questa sede soffermarsi sui criteri che le due pubblicazioni propugnavano per determinare la preminenza dell’uno o dell’altro principe<hi rend="numNota _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-006-backlink"><ref target="OP04177__BrovadanXML6.html#footnote-006">52</ref></hi></hi>, ma è necessario sottolineare almeno che il secondo testo si ammantava dei crismi dell’imparzialità poiché, oltre a figurare come stampato a Francoforte<hi rend="numNota _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-005-backlink"><ref target="OP04177__BrovadanXML6.html#footnote-005">53</ref></hi></hi>, sembrava in prima battuta da ricondurre all’ambito veneto. Esso muoveva infatti dalla questione del dominio su Cipro accordandone il diritto a Venezia e non ai Savoia, e solo successivamente passava a magnificare le prerogative granducali; il presunto autore vantava inoltre non solo una piena competenza in materia, ma anche una parentela con Donato Giannotti, fuoriuscito antimediceo adottato dalla Serenissima<hi rend="numNota _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-004-backlink"><ref target="OP04177__BrovadanXML6.html#footnote-004">54</ref></hi></hi>. </p><p rend="normale">La tenzone cartacea suscitò l’interesse dei ministri europei, poiché la contrapposizione tra Medici e Savoia teneva ormai apertamente banco nelle discussioni dell’<hi rend="C">intellighenzia</hi>: poche settimane prima di partire per la «gita di Fiandra» Giovan Battista Gondi riferiva in patria, con ampio ricorso alla cifra, che </p><p rend="inciso2a">il medesimo signor ambasciatore [<hi rend="C">scil. </hi>di Spagna] ieri pur mi domandò [il libro], che disse havere inteso essere stato fatto [costà in risposta di quello di Savoia. Il qual libro] sebene io dissi non haver mai saputo che fusse stato fatto, egli nondimeno replicando che lo scrivevano da Roma, passò offizio meco [perché da sua parte io ne chiedessi uno]. Ma ci è più, anche il conte di Brullon, già personaggio noto costà, venne tre dì sono a reiterarmi la domanda sua de[l medesimo libro], ma questa volta con dirmi, che in corte era desiderato [con molta curiosità]<hi rend="numNota CharOverride-1"><hi xml:id="footnote-003-backlink"><ref target="OP04177__BrovadanXML6.html#footnote-003">55</ref></hi></hi>.</p><p rend="normale">Una curiosità che Firenze aveva tutto l’interesse ad alimentare e a soddisfare nella speranza, se non di guadagnare alla causa medicea aperti sostenitori, quantomeno di indebolire la posizione degli avversari. Era tuttavia di vitale importanza non smentire l’aura di terzietà dell’opera, come raccontano l’insistenza di Andrea Cioli nel precisare la provenienza delle copie del libro da Francoforte per via di Venezia e le raccomandazioni al residente </p><p rend="inciso2a">di non mostrare di haverli havuti di qua, come alcuno vuol credere in modo veruno, ma di haverli havuti da Venezia; meglio anche sarà, che a chi gli desidera, Vostra Signoria gli facesse havere per altra mano che per le sue, né di altri, che dipendino da lei, acciò non si possa dar sospetto di quel che non è, et sarebbe però bene che ella ne mandasse hor uno, et hor un altro alla posta, dove apparisse, che vi fossero stati mandati di Venezia con soprascritto un al signor ambasciatore di Spagna, uno a quello di Francia, uno a quello d’Inghilterra, et gli altri a chi parrà a lei, alla quale sta rimesso, se voglia farne havere uno a Monsignor Nunzio, o no, ma vegga di farla netta con tutti, et se all’arrivo di questa Vostra Signoria sia assente in quel viaggio d’Olanda, sospenda il signor Alberto [<hi rend="C">sic</hi>] suo fratello l’essecuzione di questo ordine fino al ritorno di lei, la quale potrà forse anche servirsi di questa occasione per mostrar a qualcuno in confidenza di haverne trovati in Olanda […]<hi rend="numNota _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-002-backlink"><ref target="OP04177__BrovadanXML6.html#footnote-002">56</ref></hi></hi>.</p><p rend="normale">Non stupisce che nella congiuntura appena descritta le antenne della diplomazia toscana intendessero captare ogni eventuale contromossa piemontese e in tale attenzione andrà dunque ricompresa la notizia fornita da Gondi circa il volume dato alle stampe a Leida, testimone della <hi rend="C">longa manus </hi>dei «[ministri di Savoia]» che «[hanno fatto fin colà diligenze perché vi si metta una repubblica sabaudia], dove [non si sono omesse le armi, e i titoli reali, e i trattati, che sono patti loro]». Da parte sua, Giovan Battista si impegnava ad approfondire la questione avendo «comprato i libri di dette repubbliche e mandati a Parigi, dove gli leggerò [e scriverò] a Vostra Signoria Illustrissima se [altro vi conoscerò da fare sapere]» <hi rend="numNota CharOverride-1"><hi xml:id="footnote-001-backlink"><ref target="OP04177__BrovadanXML6.html#footnote-001">57</ref></hi></hi>.</p><p rend="normale">L’incarico del residente si declinava insomma anche nell’osservare le mosse degli agenti di altri principati nello scacchiere culturale dell’Europa del tempo e, contemporaneamente, nel sorvegliare le opportunità di tutela e di promozione dell’immagine granducale. </p><p rend="tit2Paragrafo">Appendice documentaria<hi rend="numNota _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-000-backlink"><ref target="OP04177__BrovadanXML6.html#footnote-000">58</ref></hi></hi></p><p rend="normaleBiancaSopra ParaOverride-1">Documento n. 1</p><p rend="normaleBiancaSopra">Lettera di Giovan Battista Gondi a Curzio Picchena, da Parigi, 18 novembre 1620</p><p rend="normaleBiancaSopra">ASFi, Mediceo del Principato, 4635, cc. non numerate</p><p rend="normaleNOrientro">[…] Il signor Baccio Niccolini, che, come Vostra Signoria Illustrissima può sapere, è quello che ha in suo potere molte robe del signor don Giovanni, è partito di qua per venirsene a cotesta volta. Io presento che egli lascia qualch’imbarazzo e che queste robe sono in mano de’ creditori suoi, che minacciano di farle vendere e, seguendo, si daranno per un pezzo di pane, consistendo il meglio in statue e pitture bellissime, che qua non si sogliono conoscer molto. Le pitture intendo che sono tutte di mano dei più famosi pittori e che v’è un tal quadro che il signor don Giovanni stimava cinque e seicento scudi e, vendendosi hora così, Dio voglia che se ne cavi cinquanta. Io ho creduto di doverne dare quest’avviso non tanto per il basso prezzo per il quale queste robe posson essere vendute, quanto per esser appartenute a chi sono, accioch’i Serenissimi Padroni ne siano avvertiti per tutto quello che potesse occorrere. […]</p><p rend="normaleBiancaSopra">Documento n. 2</p><p rend="normaleBiancaSopra">Lettera di Giovan Battista Gondi ad Andrea Cioli, da Parigi, 6 giugno 1634</p><p rend="normaleBiancaSopra">ASFi, Mediceo del Principato, 4645, cc. 225r-225v</p><p rend="normaleNOrientro">[c. 225r] […] Mi ricordo anche d’havere a scrivere che il medesimo signor ambasciatore [<hi rend="C">scil. </hi>di Spagna] ieri pur mi domandò [il libro], che disse havere inteso essere stato [c. 225v] fatto [costà in risposta di quello di Savoia. Il qual libro] sebene io dissi non haver mai saputo che fusse stato fatto, egli nondimeno replicando che lo scrivevano da Roma, passò offizio meco [perché da sua parte io ne chiedessi uno]. Ma ci è più, anche il conte di Brullon, già personaggio noto costà, venne tre dì sono a reiterarmi la domanda sua de[l medesimo libro], ma questa volta con dirmi, che in corte era desiderato [con molta curiosità]. Aspetterò ora da Vostra Signoria Illustrissima quel che havrò a rispondere a tutti. […] </p><p rend="normaleBiancaSopra">Documento n. 3</p><p rend="normaleBiancaSopra">Minuta di lettera di Andrea Cioli a Giovan Battista Gondi, da Firenze, 31 luglio 1634</p><p rend="normaleBiancaSopra">ASFi, Mediceo del Principato, 4646, cc. 715r-715v</p><p rend="normaleNOrientro">[…] Ben mi vaglio di questa occasione per mandare a Vostra Signoria una mezza dozzina di quei libri, che a riquisizione d’altri ella mi ha chiesto, dico del parere del Giannotti, et è stata fortuna ch’io ne la possa compiacere, perché essendo stato avvertito, che uno di questi librai per via di Venezia ne ha fatti venir segretamente una dozzina da Francoforte ne ho voluti la metà in tutti i modi. Io non dico già questo a Vostra Signoria perché ella habbia a dirlo ad altri, ma per significarle che l’opera non è stata fatta qui, come alcuno vuol credere, anzi l’avverto di non mostrare di haverli havuti di qua, <hi rend="CharOverride-4">come alcuno vuol credere</hi> in modo veruno, ma di haverli havuti da Venezia; meglio anche sarà, che a chi gli desidera, Vostra Signoria gli facesse havere per altra mano che per le sue, né di altri, che dipendino da lei, acciò non si possa dar sospetto di quel che non è, et sarebbe però bene che ella ne mandasse hor uno, et hor un altro alla posta, dove apparisse, che vi fossero stati mandati di Venezia con soprascritto un al signor [c. 715v] ambasciatore di Spagna, uno a quello di Francia, uno a quello d’Inghilterra, et gli altri a chi parrà a lei, alla quale sta rimesso, se voglia farne havere uno a Monsignor Nunzio, o no, ma vegga di farla netta con tutti, et se all’arrivo di questa Vostra Signoria sia assente in quel viaggio d’Olanda, sospenda il signor Alberto [<hi rend="C">sic</hi>] suo fratello l’essecuzione di questo ordine fino al ritorno di lei, la quale potrà forse anche servirsi di questa occasione per mostrar a qualcuno in confidenza di haverne trovati in Olanda […].</p><p rend="normaleBiancaSopra">Documento n. 4</p><p rend="normaleBiancaSopra">Lettera di Giovan Battista Gondi ad Andrea Cioli, da Amsterdam, 28 agosto 1634</p><p rend="normaleBiancaSopra">ASFi, Mediceo del Principato, 4645, cc. 322r-324v</p><p rend="normaleNOrientro">[c. 322r] Ho finito di fare in questa città tutto quello che richiedeva [l’apparenza del mostrare di havere ordine di veder navi, et legnami per comperarne] quando il prezzo l’havesse conceduto. Ma [perché ho fatto vista di trovare ogni cosa cara], la risoluzione è stata quella avvisata già da me, di doversi prima dar avviso al signor depositario di quanto havevo veduto e sentito circa ogni circostanza in detto negozio, affinché da Sua Signoria Clarissima s’havesse a spiccare l’ultima determinazione e l’ordine di quel che s’havesse da fare. […] </p><p rend="normale">[c. 322v] E con questo tengo d’haver detto quanto possa occorrere [sopra l’occasione della mia comparsa in questa città dove], oltre all’haver veduto [molte cose de suoi gran traffichi et maneggi di mare], ho parimenti veduto ancora mille rare curiosità delle Indie e di qua. E se io avessi ardito di fare spesa, havrei potuto provvedere molte galanterie per Sua Altezza; fra le altre, due bellissime cassette grandi della China lavorate con oro, che si sarebbero havute per circa 150 scudi, e studioli e tavole, letti et altre molte gentilezze d’altre qualità non le conto. Ma per parlare ancora di cose curiose proprie di qua, dirò che ci ho similmente veduto due bellissimi globi, il celeste e’l terrestre, di diametro maggiore di quelli che sono in Galleria di Sua Altezza, benissimo miniati alla maniera nuova, e guarniti di piedi d’ebano e di cerchi d’ottone dorato, ma quello che più importa, [c. 323r] di moderna impressione e correzione, e con vedervisi tutte le ultime navicazioni e paesi scoperti, degli spagnoli e degli holandesi; e s’havrebbero per meno di scudi 100. Un libro in foglio imperiale di tutte città celebri d’Europa, e quasi del mondo. Un altro in foglio pur simile con tutte le figure rappresentanti il modo di maneggiare le armi a piedi e a cavallo, di stampa in rame, e di carattere bellissimo e discorsi in franzese. Un libro simile de’ Palazzi di Genova <hi rend="CharOverride-2">disegnati dal Rubens</hi>. Et un nuovo Teatro del mondo con le descrizioni in latino del Mercatore, qua molto stimato et in Francia, ma costà, cred’io, non appreziato in alcuni capi delle dette descrizioni dall’Inquisizione: e questi libri s’havrebbero, coloriti alla moderna, l’uno per l’altro per scudi 35 in 40 ciascheduno, e non coloriti per circa 20. Non tratto poi de’ libri antichi e moderni d’ogni genere perché ne sono anco altrove, né della quantità delle belle e buone carte geografiche e delle marine perché questa è la città che le produce e che n’abbonda, com’è noto; ma lo dico per mostrare che ci sarebbe da provvedersi, almeno di carte, a buon conto, quando cos’alcuna si volesse. E se i globi, o alcuno de’ libri sopramenzionati, o carte grandi si desiderassero, potrei far provvedere tutto e mandar costà con occasioni di navi molto comodamente. E poiché ho parlato del Teatro del Mercatore che si ristampa con aggiungervisi ancora molte cose dell’Italia, devo dire che havendo veduto che appunto l’Hondio fa intagliare le Provincie d’Italia, e che per quelle di Toscana egli faceva conto di servirsi per esemplare di carte stampate vecchie, dove non solamente non si rappresenta nella carta, ma né si dice anche nella descrizione, quanto Sua Altezza possieda d’acquisti nuovi, ho pregato detto Hondio di soprassedere a intagliare quella degli Stati del Serenissimo Padrone fino a che io li avvisi se gli ne potessi [c. 323v] fare vedere una et un ragguaglio più preciso. Però, se paresse bene che in luce andasse questa nuova carta dell’Hondio e la descrizione più ampla e puntuale che si potesse, Vostra Signoria Illustrissima potrebbe inviarmi a Parigi ciò che le paresse da far vedere a detto Hondio, perché egli m’ha promesso di far tutto quello che si li dirà ed esser per aspettare due mesi l’avviso. Fabio Magini ha fatto la carta che si può sapere. Ma non so se ella sia a sodisfazione nel particolare di vedervisi interamente come bisogna rappresentato e distinto tutto quello che Sua Altezza possiede fuor di Toscana e di Romagna, in Lunigiana. Non tengo già che si sia compreso il nuovo acquisto dalla banda de’ confini di Siena (oltre Pitigliano e Sorano) di Santa Fiora; e né anche dalla parte di Romagna quella di Castel del Rio, se sia vero che anche di questo oggi sia signore il Serenissimo Padrone. Bisognerebbe però potersi dare all’Hondio una buona carta generale di Toscana con tutte le chiarezze del posseduto da Sua Altezza, e con le giuste puntuazioni per la divisione; poi una particolare dello Stato fiorentino e una del senese separatamente, perché di così vorrebbe egli poterle inserire nel nuovo suo Atlante, per seguitare il suo ordine di mostrare doppo la carta generale d’uno Stato le particolari delle sue provincie. E con le carte bisognerebbero ancora, se non narrazioni intere, almeno i punti principali che si volessero fare inserire o aggiungere in quelle che già sono state date in luce. Vostra Signoria Illustrissima per tanto voglia ristar servita d’avvisarmi se dovrò fare sperare all’Hondio queste carte, che forse ne saranno costà di quelle a mano, quando non se ne trovassero delle stampate a bastanza buone e specificate; o se pure havrò a lasciarli tirar’avanti la sua opera com’haveva disegnato. Ci è anche un intagliatore in rame, [c. 324r] curioso, che fra le altre cose nelle sue opere marittime cerca di rappresentare tutti i più belli vascelli che siano stati o siano in acqua. Et havendo udito parlare per vascelli molto poderosi, e belli, delle nuove galeazze di Sua Altezza, m’ha fatto pregare dal maestro di navi co’l quale ho qui avuto occasione di ragionare di fargline, potendosi, venire un ritratto o disegno piccolo perché qua, non s’essendo mai veduti di simili vascelli, né pittori né intagliatori in rame né i maestri stessi di navilii sanno per appunto come siano fatti et armati questi. Se parrà però bene, le galeazze con gli stendardi di Sua Altezza andranno in luce fra molti altri navilii di diversi principi. […]</p><p rend="normale">[c. 324 v] Nel passare per Leyden viddi che in una stamperia di quell’università si stampavano altri trattati nuovi delle repubbliche del mondo e che [i ministri di Savoia hanno fatto fin colà diligenze perché vi si metta una repubblica sabaudia] dove [non si sono omesse le armi, e i titoli reali, e i trattati, che sono patti loro.] Prima si trattava del[le cose di Savoia con quelle di altri principi d’Italia nella repubblica d’Italia]. Et in questa si parla con gli altri del Serenissimo Padrone [ma non si dà già il dovuto luogo alle sue armi, et l’ho detto a chi haveva a curar detta stampa]. Ho comprato i libri di dette repubbliche e mandati a Parigi, dove gli leggerò [et scriverò] a Vostra Signoria Illustrissima se [altro vi conoscerò da fare sapere]. E se se ne volessero, ne provvederei e manderei per mano d’amici di qua. […]</p><p rend="normaleBiancaSopra">Documento n. 5</p><p rend="normaleBiancaSopra">Minuta di lettera di Andrea Cioli a Giovan Battista Gondi, da Firenze, 6 ottobre 1634</p><p rend="normaleBiancaSopra">ASFi, Mediceo del Principato, 4646, cc. 741r-741v</p><p rend="normaleNOrientro">[c. 741r] È comparsa questa settimana una lettera di Vostra Signoria data in Amsterdam alli 28 di agosto, et quanto al negozio de’ legnami, et de vasselli trattato da lei in quelle parti con tanta prudenza, secondo la puntuale relazione ch’ella ne dà, Sua Altezza resta pienamente sodisfatta, et io ne sarò hora col signor depositario generale, acciò che egli possa intendersene col signor Bartolotti, et scrivere a Vostra Signoria tutto quello che occorrerà sopra questa materia, et intanto per l’occasione straordinaria che mi si rappresenta ho voluto dirle questo motto et ordinarle ch’ella faccia comprare quei due bellissimi globi de’ quali ella ha mandato così puntuale relazione, perché Sua Altezza gli haverà carissimi parendo assai honesto il prezzo di cento scudi. </p><p rend="normale">Et quanto a i libri, et Teatri del Mondo che Vostra Signoria ha nominati, qui ce ne troviamo assai ben forniti, et procuri Vostra Signoria che detti globi venghino quanto prima et sieno accomodati, et raccomandati in modo che possino arrivare ben condizionati; et perché l’Hondio nell’intagliare le Provincie d’Italia possa aggiustare queste di Toscana con gli acquisti nuovi che ci sono, io vedrò di mandare a Vostra Signoria quanto prima due carte, o stampate, o a mano nella migliore forma che sarà possibile, et potrà però ella scrivere all’Hondio, che si contenti di aspettarle prima di finire la sua opera. Et quanto a Castel del Rio non vi è cosa di nuovo, ma sono già tanti anni insino dal tempo della Repubblica che sta [c. 741v] sotto questa accomandigia, che è quasi il medesimo che se Sua Altezza ne fosse assoluto possessore. Si farà anche fare i disegni delle galeazze, et quanto prima io gl’invierò a Vostra Signoria, acciò che ella gli possa mandare a quest’intagliatore che gli desidera, et questo è quanto mi occorre in risposta della suddetta sua. Haverà Sua Altezza anche sentito quel che Vostra Signoria scrive d’haver veduto nel passare per Leyden così come ha lodato ogni altra sua diligenza fatta in questo viaggio, dal quale son già più giorni che io penso ch’ella sia tornata con buona salute […].</p><p rend="normaleBiancaSopra">Documento n. 6</p><p rend="normaleBiancaSopra">Lettera di Giovan Battista Gondi ad Andrea Cioli, da Parigi, 14 ottobre 1634</p><p rend="normaleBiancaSopra">ASFi, Mediceo del Principato, 4645, c. 385r</p><p rend="normaleNOrientro">[…] [I libri del Giannotti] vedrò di far[li havere a chi et] nel modo, che m’è stato ordinato da Vostra Signoria Illustrissima. Ma [non m’assicuro che le persone che me li chiesero non possano pensare che se li facciano mandar da me quantunque io sii] per usare [il modo di farli venire con le poste di Francoforte]. Però non mi sono ancora [usciti di mano] e vo [speculando la maniera del far la cosa più netta che potrò]. […] </p><p rend="normaleBiancaSopra">Documento n. 7</p><p rend="normaleBiancaSopra">Lettera di Giovan Battista Gondi ad Andrea Cioli, da Parigi, 27 ottobre 1634</p><p rend="normaleBiancaSopra">ASFi, Mediceo del Principato, 4645, c. 408r</p><p rend="normaleNOrientro">[…] Scriverò all’Hondio in quella medesima città [<hi rend="C">scil.</hi> Amsterdam], per que’ globi, e per la lor più pronta et accurata spedizione alla volta di Livorno; e che si promette in breve quelle carte di Toscana. Le quali, per avviso di Vostra Signoria Illustrissima, egli mi faceva già ricordare, perché la sua opera sta sopratenuta. Et a lungo andare domanderebbe d’esser disobligato della parola dell’aspettare. </p><p rend="normale">I disegni delle galeazze saranno colà parimente i benvenuti, et collocatene stampe onorevolmente fra altre de’ vasselli più celebri. […]</p><p rend="normaleBiancaSopra">Documento n. 8</p><p rend="normaleBiancaSopra">Minuta di lettera di Andrea Cioli a Giovan Battista Gondi, da Firenze, 8 novembre 1634</p><p rend="normaleBiancaSopra">ASFi, Mediceo del Principato, 4646, cc. 765r-766r</p><p rend="normaleNOrientro">[c. 765r] […] Intorno a quei libri del Giannotti, vedrà approvato quel, ch’ella haverà fatto veder d’essi, ch’ella non ha bisogno d’essere instrutta. […]</p><p rend="normale">[c. 766r] […] Per conto di quel globo io non potevo rispondere a Vostra Signoria più presto, di quel, ch’io feci, et dispiacerebbe a Sua Altezza, che quel che Vostra Signoria ne ha poi scritto all’Hondio non arrivasse in tempo che non ne havesse disposto; ma io non veggo, che di questo si possa dubitare, come dell’arrivo delle nostre carte di Toscana, le quali per impedimento del nostro viaggio a Siena non si sono ancora potute, né si possono mandare, come neanche i disegni delle galeazze; però hora che siamo qui, io andrò sollecitando di poterle mandare […].</p><p rend="normaleBiancaSopra">Documento n. 9</p><p rend="normaleBiancaSopra">Minuta di lettera di Andrea Cioli a Giovan Battista Gondi, da Firenze, 25 novembre 1634</p><p rend="normaleBiancaSopra">ASFi, Mediceo del Principato, 4646, c. 777r</p><p rend="normaleNOrientro">Io non ho per ancora potuto havere le carte di Toscana in quella forma, che bisognerebbe, et non so se quando si <hi rend="CharOverride-4">far</hi> saranno finite di fare, arriveranno a tempo […].</p><p rend="normaleBiancaSopra">Documento n. 10</p><p rend="normaleBiancaSopra">Lettera di Giovan Battista Gondi ad Andrea Cioli, da Parigi, 6 dicembre 1634</p><p rend="normaleBiancaSopra">ASFi, Mediceo del Principato, 4645, c. 442v</p><p rend="normaleNOrientro">[…] Ho tratto a Vostra Signoria Illustrissima per i globi voluti dal Serenissimo Padrone scudi 100. […] E detti scudi 100 gli rimetto in Amsterdam per far fare la compera e la spedizione di detti globi. E se in tal conto sarà qualche cosa di più o di meno, ne raggiusterò l’appunto, quando l’haverò havuto da Amsterdam. […] </p><p rend="normaleBiancaSopra">Documento n. 11</p><p rend="normaleBiancaSopra">Lettera di Giovan Battista Gondi ad Andrea Cioli, da Parigi, 6 dicembre 1634</p><p rend="normaleBiancaSopra">ASFi, Mediceo del Principato, 4645, c. 444v</p><p rend="normaleNOrientro">[…] Se io habbi affrettato Vostra Signoria Illustrissima per altro che per le carte di Toscana circa a quello che trattai con l’Hondius d’Amsterdam, sarà stato per errore, perché per dette carte solamente mi diede egli tempo prefisso al fin di non tener troppo addietro la sua opera, che si finirà senza le nuove carte di cotesti Stati, se tardino ancora molto a comparire; ma per i globi, che vi sono in numero, non potevo dire che mi si fusse limitato tempo, perché bisogna che aspettino que’ de’ comperatori, per molti de’ quali si troverà sempre la roba pronta. E si vorranno ancora i ritratti delle galeazze, […] che torneranno ad onore del Serenissimo Padrone. […]</p><p rend="normaleBiancaSopra">Documento n. 12</p><p rend="normaleBiancaSopra">Minuta di lettera di Andrea Cioli a Giovan Battista Gondi, da Firenze, 9 dicembre 1634</p><p rend="normaleBiancaSopra">ASFi, Mediceo del Principato, 4646, cc. 778v-779r</p><p rend="normaleNOrientro">[c. 778v] […] Io mando a Vostra Signoria con questo ordinario il disegno delle galeazze, ma non già quello della Toscana perché chi l’ha da fare non ha potuto mettervi [c. 779r] le mani, et hor mai dubito, che non saremo a tempo. […]</p><p rend="normaleBiancaSopra">Documento n. 13</p><p rend="normaleBiancaSopra">Lettera di Giovan Battista Gondi ad Andrea Cioli, da Parigi, 19 dicembre 1634</p><p rend="normaleBiancaSopra">ASFi, Mediceo del Principato, 4645, c. 448r</p><p rend="normaleNOrientro">[…] Quando verranno le carte e ritratti, o siano disegni, menzionati da Vostra Signoria Illustrissima, io manderò in Amsterdam, e darò qua, ciò che occorrerà in ogni luogo. […] </p><p rend="normaleBiancaSopra">Documento n. 14</p><p rend="normaleBiancaSopra">Lettera di Giovan Battista Gondi ad Andrea Cioli, da Parigi, 2 gennaio 1635</p><p rend="normaleBiancaSopra">ASFi, Mediceo del Principato, 4645, c. 460r</p><p rend="normaleNOrientro">Con la lettera di Vostra Signoria Illustrissima de’ 19 [<hi rend="C">sic</hi>] passato ho ricevuto il disegno della galeazza, e lo mando di questa settimana a Amsterdam. La carta di Toscana ormai non arriverà veramente più in tempo perché l’Hondius non può tener addietro la sua opera. Ma se pur verrà una volta, si potrà sempre mandare, e procurare, che esso Hondius la metta nelle seconde impressioni. Quando havrò nuove de’ globi, le parteciperò. […] </p><p rend="normaleBiancaSopra">Documento n. 15</p><p rend="normaleBiancaSopra">Minuta di lettera di Andrea Cioli a Giovan Battista Gondi, da Firenze, 9 gennaio 1635</p><p rend="normaleBiancaSopra">ASFi, Mediceo del Principato, 4646, c. 786r</p><p rend="normaleNOrientro">[…] Io le ho già detto con altre, che quei globi sono aspettati con desiderio, et quanto a quelle carte le lasceremo stampare nel miglior modo, che parrà a quel valent’huomo perché io non ho havuto tempo di farle aggiustare […].</p><p rend="tit2Paragrafo">Bibliografia</p><p rend="bib_indx_bibliografia">Almagià R., <hi rend="C">L’“Italia” di Giovanni Antonio Magini e la cartografia dell’Italia nei secoli XVI e XVII</hi>, [s.e.], Napoli 1922.</p><p rend="bib_indx_bibliografia">Angiolini F., <hi rend="C">Medici e Savoia. Contese per la precedenza e rivalità di rango in età moderna</hi>, in P. Bianchi, L.C. Gentile (a cura di), <hi rend="C">L’affermarsi della corte sabauda. 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A Bibliographer’s Nightmare</hi><hi >, «Imago Mundi», 48, 1996, pp. 149-160.</hi></p><p rend="bib_indx_bibliografia">Volpini P., <hi rend="C">Medici, Giovanni de’</hi>, in <hi rend="C">Dizionario Biografico degli Italiani</hi>, LXXIII, Istituto della Enciclopedia Italiana, Roma 2009, pp. 72-77.</p><p rend="edit_note"><hi rend="numNota _idGenCharOverride-1"><ref target="OP04177__BrovadanXML6.html#footnote-057-backlink">1</ref></hi>	Per un profilo di Giovan Battista Gondi si vedano almeno: J. Corbinelli, <hi rend="C">Histoire genealogique de la maison de Gondi</hi>, 2 voll., Coignard, Paris 1705, I, pp. CXXX-CXXXVIII<hi rend="CharOverride-5">; </hi>V. Arrighi, <hi rend="C">Gondi, Giovan Battista</hi>, in <hi rend="C">Dizionario Biografico degli Italiani</hi>, LVII, Istituto della Enciclopedia Italiana, Roma 2001, pp. 654-656<hi rend="CharOverride-5"> </hi>(con bibliografia precedente); e da ultimo M. Calafati, <hi rend="C">I Gondi. Storia di una grande famiglia tra l’Italia e la Francia</hi>, in G. Morolli, P. Fiumi (a cura di),<hi rend="C"> Gondi</hi>. <hi rend="C">Una dinastia fiorentina e il suo palazzo</hi>, Polistampa, Firenze 2013, pp. 65-67. Sui negozi artistici e culturali che lo videro coinvolto negli anni francesi cfr. C. Brovadan, <hi rend="C">La diplomazia delle cose. Scambi culturali e intrecci politici tra Firenze e Parigi al tempo di Ferdinando II de’ Medici</hi>, tesi di dottorato, Università degli Studi di Roma “Tor Vergata”, 2019, pp. 91-144 (con bibliografia precedente e ampio regesto, da cui sono tratti i documenti che si presentano in questa sede).</p><p rend="edit_note"><hi rend="numNota _idGenCharOverride-1"><ref target="OP04177__BrovadanXML6.html#footnote-056-backlink">2</ref></hi>	Su Matteo Bartolini Baldelli cfr. R. Cantagalli, <hi rend="C">Bartolini Baldelli, Matteo</hi>, in <hi rend="C">Dizionario Biografico degli Italiani</hi>, VI, Istituto della Enciclopedia Italiana, Roma 1964, pp. 628-629.</p><p rend="edit_note"><hi rend="numNota _idGenCharOverride-1"><ref target="OP04177__BrovadanXML6.html#footnote-055-backlink">3</ref></hi>	Corbinelli<hi rend="CharOverride-5"> </hi><hi rend="C">Histoire genealogique</hi>, cit., I, p. non numerata.</p><p rend="edit_note"><hi rend="numNota CharOverride-1"><ref target="OP04177__BrovadanXML6.html#footnote-054-backlink">4</ref></hi>	Gli otto ritratti che l’autore francese inserì a corredo del primo volume, dedicato ai membri fiorentini del casato, condividono l’impostazione a figura intera contro uno sfondo architettonico e il riferimento alla raccolta di Carlo Antonio Gondi (1642-1720) che, oltre a seguire le orme del padre come residente granducale a Parigi e poi come componente della Segreteria, fu autore di una storia della propria famiglia rimasta manoscritta di cui diede notizia a Corbinelli (V. Arrighi, <hi rend="C">Gondi, Carlo Antonio</hi>, in <hi rend="C">Dizionario Biografico degli Italiani</hi>, LVII, Istituto della Enciclopedia Italiana, Roma 2001, pp. 650-652; Calafati<hi rend="CharOverride-5">, </hi><hi rend="C">I Gondi</hi>, cit., pp. 70-75). A quest’ultimo dovette rendere nota anche la serie iconografica, oggi non rintracciabile, testimone della propria genealogia da Braccio Filippi, cavaliere del tempo di Carlo Magno, fino al padre Giovan Battista. Del nucleo e della sua traduzione a stampa si è recentemente occupato Pasquale Focarile (<hi rend="C">Allestimenti di ritratti e narrative storico genealogiche nei palazzi fiorentini, ca. 1650-1750</hi>, Fondazione 1563 per l’Arte e la Cultura della Compagnia di San Paolo, Torino 2019, pp. 39-46), cui si rimanda anche per l’esame delle incisioni del secondo tomo, incentrato sui Gondi di Francia, e del gruppo di tele raffiguranti i più illustri parenti francesi che tuttora si conserva nella dimora della famiglia in piazza San Firenze (per cui si vedano anche L. Ginori Lisci, <hi rend="C">I palazzi di Firenze nella storia e nell’arte</hi>, 2 voll., Giunti &amp; Barbèra, Firenze 1972,<hi rend="CharOverride-5"> II, </hi>p. 590;<hi rend="CharOverride-6"> </hi>C. Monbeig Goguel, <hi rend="C">L’intéret pour la peinture florentine contemporaine en France au XVIIe siècle</hi>, in <hi rend="C">Seicento. La peinture italienne du XVIIe siècle et la France</hi>, Atti del convegno (Parigi, École du Louvre, 1988), La Documentation Française, Paris 1990, pp. 235-236). L’interesse per immagini dinastiche (e non solo) appartenne però anche a Giovan Battista: nel 1639 egli contattò a più riprese a Ferdinando Bardi, che ne aveva preso il posto oltralpe, perché gli procurasse il ritratto dell’arcivescovo di Parigi Jean-François de Gondi (1584-1654) per il tramite del fratello Philippe Emmanuel de Gondi (1581-1662): Archivio di Stato di Firenze (d’ora in avanti ASFi), Mediceo del Principato<hi rend="C"> </hi>(d’ora in avanti MdP), 4648, cc. non numerate, lettere di Ferdinando Bardi a Giovan Battista Gondi, da Parigi, 7 ottobre 1639, 3 febbraio 1640, 2 marzo 1640, 23 marzo 1640 (Brovadan, <hi rend="C">La diplomazia delle cose</hi>, cit., docc. 214, 216, 218, 220). Un lustro più tardi anche il nuovo residente Giovan Battista Barducci fu messo da Gondi sulle tracce delle effigi di Gastone d’Orléans, Federico Enrico d’Orange e Nicola Francesco di Lorena: ASFi, MdP, 4651, cc. 389v-390r, lettera di Giovan Battista Barducci a Giovan Battista Gondi, da Parigi, 22 dicembre 1645 (Brovadan, <hi rend="C">La diplomazia delle cose</hi>, cit., doc. 307).</p><p rend="edit_note"><hi rend="numNota _idGenCharOverride-1"><ref target="OP04177__BrovadanXML6.html#footnote-053-backlink">5</ref></hi>	Sette dipinti della serie sono stati riconosciuti da Anthony Blunt in Scozia nel 1967 e fanno oggi parte della Mari-Cha Collection: A. Blunt, <hi rend="C">A series of paintings illustrating the history of the Medici family executed for Marie de Médicis</hi>, «The Burlington Magazine», CIX (774), 1967, pp. 492-498 e CIX (775), 1967, pp. 562-566; D. Marrow, <hi rend="C">Maria de’ Medici and the decoration of the Luxembourg Palace</hi>, «The Burlington Magazine», CXXI (921), 1979, pp. 783-788; Ead., <hi rend="C">The art patronage of Maria de’ Medici</hi>, UMI Research Press, Ann Arbor (Michigan) 1982, pp. 32-41; R. Contini, <hi rend="C">Il ciclo di tele commissionate da Maria de’ Medici per il Cabinet Doré del Palais du Luxembourg</hi>, in C. Caneva, F. Solinas (a cura di), <hi rend="C">Maria de’ Medici (1573-1642). Una principessa fiorentina sul trono di Francia</hi>, Catalogo della mostra (Firenze, Museo degli Argenti, 19 marzo-4 settembre 2005), Sillabe, Livorno 2005, pp. 287-289; R. Contini, in Caneva, Solinas (a cura di), <hi rend="C">Maria de’ Medici</hi>, cit., pp. 290-298, nn. III.30-III.36 (con bibliografia precedente); C. Strunck, <hi rend="C">Christiane von Lothringen am Hof der Medici. </hi><hi rend="C" >Geschlechterdiskurs und Kulturtransfer zwischen Florenz, Frankreich und Lothringen (1589-1636)</hi><hi >, Imhof, Petersberg 2017, pp. 459-463; Brovadan, </hi><hi rend="C" >La diplomazia delle cose</hi><hi >, cit., pp. 95-107.</hi></p><p rend="edit_note"><hi rend="numNota _idGenCharOverride-1"><ref target="OP04177__BrovadanXML6.html#footnote-052-backlink">6</ref></hi>	Marrow, <hi rend="C">The art patronage of Maria de’ Medici</hi>, cit., pp. 49-51; Brovadan, <hi rend="C">La diplomazia delle cose</hi>, cit., pp. 107-115.</p><p rend="edit_note"><hi rend="numNota _idGenCharOverride-1"><ref target="OP04177__BrovadanXML6.html#footnote-051-backlink">7</ref></hi>	ASFi, MdP, 4635, cc. non numerate, lettera di Giovan Battista Gondi a Curzio Picchena, da Parigi, 18 novembre 1620 (cfr. appendice documentaria, n. 1).</p><p rend="edit_note"><hi rend="numNota _idGenCharOverride-1"><ref target="OP04177__BrovadanXML6.html#footnote-050-backlink">8</ref></hi>	Sul figlio naturale di Cosimo I che, dopo essere stato tra le punte di diamante della diplomazia del fratellastro Ferdinando, si era progressivamente allontanato dalla corte medicea per ritirarsi infine nella Repubblica di Venezia (1615) si rimanda a C. Sodini, <hi rend="C">L’Ercole Tirreno. Guerra e dinastia medicea nella prima metà del ’600</hi>, Olschki, Firenze 2001<hi rend="CharOverride-5">, </hi>pp. 93-109 e P. Volpini, <hi rend="C">Medici, Giovanni de’</hi>, in <hi rend="C">Dizionario Biografico degli Italiani</hi>, LXXIII, Istituto della Enciclopedia Italiana, Roma 2009, pp. 72-77<hi rend="CharOverride-5"> (</hi>con ampia bibliografia precedente).</p><p rend="edit_note"><hi rend="numNota _idGenCharOverride-1"><ref target="OP04177__BrovadanXML6.html#footnote-049-backlink">9</ref></hi>	E. Bruwaert, <hi rend="C">Jacques Callot et Don Giovanni Medici. Correspondance inédite</hi>, «Gazette des beaux-arts», 9, 1924, pp. 118-127; F. Borsi, <hi rend="C">Firenze del Cinquecento</hi>, Editalia, Roma 1974, pp. 352-358; D. Landolfi, <hi rend="C">Don Giovanni de’ Medici “principe intendentissimo in varie scienze”</hi>, «Studi secenteschi», 29, 1988, pp. 125-162; B. Dooley, B. Marti Dooley, <hi rend="C">Le battaglie perse del principe Giovanni</hi>, «Quaderni storici», XXXIX (115), 2004, pp. 83-118; B. Dooley, <hi rend="C">Art and information brokerage in the career of Don Giovanni de’ Medici</hi>, in H. Cools, M. Keblusek, B. Noldus (eds.), <hi rend="C">Your humble servant. Agents in early modern Europe</hi>, Verloren, Hilversum 2006, pp. 81-95.</p><p rend="edit_note"><hi rend="numNota _idGenCharOverride-1"><ref target="OP04177__BrovadanXML6.html#footnote-048-backlink">10</ref></hi>	ASFi, MdP, 5146, c. 139 (parzialmente trascritto in Borsi, <hi rend="C">Firenze del Cinquecento</hi>, cit.,<hi rend="CharOverride-5"> </hi>p. 352, nota 1); si veda in proposito anche M. Bernardini, in Id. (a cura di), <hi rend="C">Medicea volumina. Legature e libri dei Medici nella Biblioteca Universitaria di Pisa</hi>, Catalogo della mostra (Pisa, Biblioteca Universitaria, 27 settembre-27 ottobre 2001), ETS, Pisa 2001, pp. 117-120, n. 27.</p><p rend="edit_note"><hi rend="numNota _idGenCharOverride-1"><ref target="OP04177__BrovadanXML6.html#footnote-047-backlink">11</ref></hi>	M. Bernardini, in Id. (a cura di), <hi rend="C">Medicea volumina</hi>, cit.,<hi rend="C"> </hi>pp. 117-120, n. 27, in particolare p. 120.</p><p rend="edit_note"><hi rend="numNota _idGenCharOverride-1"><ref target="OP04177__BrovadanXML6.html#footnote-046-backlink">12</ref></hi>	Arrighi, <hi rend="C">Gondi, Giovan Battista</hi>, cit., p. 655.</p><p rend="edit_note"><hi rend="numNota _idGenCharOverride-1"><ref target="OP04177__BrovadanXML6.html#footnote-045-backlink">13</ref></hi>	ASFi, MdP, 4644, c. 569r, lettera di Giovan Battista Gondi ad Andrea Cioli, da Parigi, 5 luglio 1633.</p><p rend="edit_note"><hi rend="numNota _idGenCharOverride-1"><ref target="OP04177__BrovadanXML6.html#footnote-044-backlink">14</ref></hi>	ASFi, MdP, 4645, c. 227r, lettera di Giovan Battista Gondi ad Andrea Cioli, da Parigi, 6 giugno 1634.</p><p rend="edit_note"><hi rend="numNota _idGenCharOverride-1"><ref target="OP04177__BrovadanXML6.html#footnote-043-backlink">15</ref></hi>	Ivi, cc. 278r-278v, lettera di Giovan Battista Gondi ad Andrea Cioli, da Parigi, 18 luglio 1634.</p><p rend="edit_note"><hi rend="numNota _idGenCharOverride-1"><ref target="OP04177__BrovadanXML6.html#footnote-042-backlink">16</ref></hi>	La <hi rend="C">princeps</hi> è L. Guicciardini, <hi rend="C">Descrittione di tutti i Paesi Bassi, altrimenti detti Germania inferiore…</hi>, Guglielmo Silvio, Anversa 1567; per un riepilogo delle edizioni (anche in traduzione): H. De la Fontaine Verwey, <hi rend="C">The History of Guicciardini’s Description of the Low Countries</hi>, «Quaerendo», XII (1), 1981, pp. 22-51.<hi rend="CharOverride-5"> </hi>Su Guicciardini si vedano almeno D. Aristodemo, <hi rend="C">Guicciardini, Lodovico</hi>, in <hi rend="C">Dizionario Biografico degli Italiani</hi>, LXI, Istituto della Enciclopedia Italiana, Roma 2004, pp. 121-127 (con bibliografia precedente) e, da ultimo, D. Aristodemo, C. Occhipinti (a cura di), <hi rend="C">Lodovico Guicciardini nell’Europa del Cinquecento. Letteratura, arte e geografia tra Italia e Paesi Bassi</hi>, Atti del convegno internazionale (Roma, Università “Tor Vergata” e Koninklijk Nederlands Instituut, 2015), «Horti Hesperidum», 1, 2018.</p><p rend="edit_note"><hi rend="numNota _idGenCharOverride-1"><ref target="OP04177__BrovadanXML6.html#footnote-041-backlink">17</ref></hi>	ASFi, MdP, 4645, cc. 322r-324v, lettera di Giovan Battista Gondi ad Andrea Cioli, da Amsterdam, 28 agosto 1634 (cfr. appendice documentaria, n. 4).</p><p rend="edit_note"><hi rend="numNota _idGenCharOverride-1"><ref target="OP04177__BrovadanXML6.html#footnote-040-backlink">18</ref></hi>	«Fra l’altre, due bellissime cassette grandi della China lavorate con oro, che si sarebbero havute per circa 150 scudi, e studioli e tavole, letti et altre molte gentilezze […]» realizzate probabilmente con quella tecnica della lacca che tanta parte ebbe nella diffusione europea del gusto per le ‘cineserie’; per un’idea degli oggetti visti dal fiorentino cfr. ad esempio l’inv. n. 37471 del Musée des Arts Décoratifs di Parigi, leggermente più antico ma sempre del periodo Ming, in B. Quette (éd.), <hi rend="C">De la Chine aux Arts Décoratifs. </hi><hi rend="C" >L’art chinois dans les collections du Musée des Arts Décoratifs</hi><hi >, Catalogo della mostra (Parigi, Musée des Arts Décoratifs, 13 febbraio 2014-11 gennaio 2015), Les Arts Décoratifs, Paris 2014, p. 81, n. 75. </hi>Sull’argomento, oltre al catalogo della mostra appena citata, cfr. K. Herberts, <hi rend="C">Oriental Lacquier. Art technique</hi>, Thames and Hudson, London 1962 e A. Rispoli Fabris, <hi rend="C">L’arte della lacca</hi>, Electa, Milano 1974, in particolare pp. 33-79 (per le lacche cinesi) e pp. 109-121 (per l’importazione in Europa e il fenomeno dell’imitazione in Olanda e nelle Fiandre). Quanto a Firenze, lacche orientali risultano documentate nelle collezioni di Ferdinando I de’ Medici, don Antonio, Maria Maddalena d’Austria, cfr. F. Morena, <hi rend="C">Dalle Indie orientali alla corte di Toscana. Collezioni di arte cinese e giapponese a Palazzo Pitti</hi>, Giunti, Firenze 2005, pp. 34-36, 74-77. </p><p rend="edit_note"><hi rend="numNota _idGenCharOverride-1"><ref target="OP04177__BrovadanXML6.html#footnote-039-backlink">19</ref></hi>	Per un inquadramento della cartografia fiamminga e olandese del ‘<hi rend="C">Gouden Eeuw</hi>’: C. Koeman,<hi rend="C"> Joan Blaeu and his Grand Atlas</hi>, Theatrum Orbis Terrarum, Amsterdam 1970; M. Casciato, <hi rend="C">La cartografia olandese tra Cinquecento e Seicento</hi>, «Storia della città», 12-13, 1979, pp. 5-18; G. Mangani, <hi rend="C">Il mondo di Abramo Ortelio. Misticismo, geografia e collezionismo nel Rinascimento dei Paesi Bassi</hi>, Panini, Modena 1998<hi rend="CharOverride-5">; </hi>M. Quaini, <hi rend="C">Il mito di Atlante. Storia della cartografia occidentale in età moderna</hi>, il Portolano, Genova 2006, in particolare pp. 59-70, 97-107.</p><p rend="edit_note"><hi rend="numNota _idGenCharOverride-1"><ref target="OP04177__BrovadanXML6.html#footnote-038-backlink">20</ref></hi>	Sul volume e sulla sua fortuna: N. De Mari, <hi rend="C">I palazzi di Genova di P.P. Rubens. Autorappresentazione di una città “nuova”</hi>, «Il disegno di architettura», VI (11), 1995, pp. 55-56; P. Lombaerde (ed.), <hi rend="C">The reception of P. P. Rubens’s “Palazzi di Genova” during the 17th century in Europe. </hi><hi rend="C" >Questions and problems</hi><hi >, Brepols, Turnhout 2002; G. Girondi, </hi><hi rend="C" >Frans Geffels,</hi><hi > </hi><hi rend="C" >Rubens and the “Palazzi di Genova”</hi><hi >, in P. Lombaerde (ed.), </hi><hi rend="C" >The notion of the painter-architect in Italy and the Southern Low Countries</hi><hi >, Brepols, Turnhout 2014, pp. 183-199; S.F.</hi><hi > Musso, </hi><hi rend="C" >Painting and painted architectures in Genoa. What Peter Paul Rubens probably saw</hi><hi >, in Lombaerde (ed.), </hi><hi rend="C" >The notion of the painter-architect</hi><hi >, cit.,</hi><hi rend="C" > </hi><hi >pp. 161-182</hi><hi rend="CharOverride-5" >.</hi></p><p rend="edit_note"><hi rend="numNota _idGenCharOverride-1"><ref target="OP04177__BrovadanXML6.html#footnote-037-backlink">21</ref></hi>	Casciato, <hi rend="C">La cartografia olandese</hi>, cit.,<hi rend="CharOverride-5"> </hi>p. 10; Quaini,<hi rend="CharOverride-5"> </hi><hi rend="C">Il mito di Atlante</hi>, cit., pp. 69-71.</p><p rend="edit_note"><hi rend="numNota CharOverride-1"><ref target="OP04177__BrovadanXML6.html#footnote-036-backlink">22</ref></hi>	ASFi, MdP, 4646, cc. 741r-741v, minuta di lettera di Andrea Cioli a Giovan Battista Gondi, da Firenze, 6 ottobre 1634 (cfr. appendice documentaria, n. 5). Nel fondo magliabechiano della Biblioteca Nazionale Centrale di Firenze (d’ora in avanti BNCF) sopravvivono una copia dei <hi rend="C">Palazzi di Genova </hi>e una dell’<hi rend="C">Atlas </hi>(1630, in francese) entrambe contrassegnate dal timbro di epoca lorenese che ne attesta la provenienza medicea, benché non consenta di risalire all’anno di ingresso nella raccolta: BNCF, <hi rend="C CharOverride-7">Magl.</hi> 5._.171; BNCF, <hi rend="C CharOverride-7">Magl.</hi> 20.5.6. Sulle vicende della biblioteca palatina e sulla catalogazione: M. Bernardini, <hi rend="C">Sulle tracce del libro palatino. Elementi di identificazione delle provenienze medicee</hi>, in Bernardini (a cura di), <hi rend="C">Medicea volumina</hi>, cit., pp. 11-24, in particolare pp. 12-13 per i timbri.</p><p rend="edit_note"><hi rend="numNota _idGenCharOverride-1"><ref target="OP04177__BrovadanXML6.html#footnote-035-backlink">23</ref></hi>	ASFi, MdP, 4645, cc. 322r-324v, lettera di Giovan Battista Gondi ad Andrea Cioli, da Amsterdam, 28 agosto 1634 (cfr. appendice documentaria, n. 4).</p><p rend="edit_note"><hi rend="numNota _idGenCharOverride-1"><ref target="OP04177__BrovadanXML6.html#footnote-034-backlink">24</ref></hi>	ASFi, MdP, 4646, cc. 741r-741v, minuta di lettera di Andrea Cioli a Giovan Battista Gondi, da Firenze, 6 ottobre 1634 (cfr. appendice documentaria, n. 5).</p><p rend="edit_note"><hi rend="numNota _idGenCharOverride-1"><ref target="OP04177__BrovadanXML6.html#footnote-033-backlink">25</ref></hi>	P. Van der Krogt, <hi rend="C">Globi Neerlandici. The production of globes in the Low Countries</hi>, HES, Utrecht 1993, pp. 169-214, in particolare pp. 171-187; per la descrizione di Blaeu V (<hi rend="CharOverride-3">⌀</hi> 68 cm) e un repertorio degli esemplari esistenti cfr. ivi, pp. 509-524.</p><p rend="edit_note"><hi rend="numNota _idGenCharOverride-1"><ref target="OP04177__BrovadanXML6.html#footnote-032-backlink">26</ref></hi>	Corbinelli,<hi rend="CharOverride-5"> </hi><hi rend="C">Histoire genealogique</hi>, cit., I, p. CXXXIV; Arrighi, <hi rend="C">Gondi, Giovan Battista</hi>, cit., p<hi rend="CharOverride-5">. </hi>655<hi rend="CharOverride-5">.</hi></p><p rend="edit_note"><hi rend="numNota CharOverride-1"><ref target="OP04177__BrovadanXML6.html#footnote-031-backlink">27</ref></hi>	Va tuttavia ricordato che in Galleria era all’epoca presente un globo terrestre, dipinto dal cosmografo granducale Matteo Neroni nel 1613, che non poteva passare inosservato per le notevoli dimensioni (circa due metri di diametro): D. Lamberini, <hi rend="C">Il mondo di Matteo Neroni, cosmografo mediceo</hi>, Edifir, Firenze 2013, p. 13. Quattro anni prima il medesimo cartografo aveva realizzato una coppia di globi (terrestre e celeste) che Cosimo II, appena salito al trono, offrì in dono a Scipione Borghese (<hi rend="C">ibidem</hi>).</p><p rend="edit_note"><hi rend="numNota _idGenCharOverride-1"><ref target="OP04177__BrovadanXML6.html#footnote-030-backlink">28</ref></hi>	Van der Krogt, <hi rend="C">Globi Neerlandici</hi><hi rend="CharOverride-5">, </hi>cit.,<hi rend="CharOverride-5"> </hi>p. 187.</p><p rend="edit_note"><hi rend="numNota CharOverride-1"><ref target="OP04177__BrovadanXML6.html#footnote-029-backlink">29</ref></hi>	I documenti relativi all’acquisto dei globi sono in: ASFi, MdP, 4646, cc. 741r-741v, minuta di lettera di Andrea Cioli a Giovan Battista Gondi, da Firenze, 6 ottobre 1634; ASFi, MdP, 4645, c. 408r, lettera di Giovan Battista Gondi ad Andrea Cioli, da Parigi, 27 ottobre 1634; ASFi, MdP, 4646, c. 765r-766r, minuta di lettera di Andrea Cioli a Giovan Battista Gondi, da Firenze, 8 novembre 1634; ASFi, MdP, 4645, c. 442v, lettera di Giovan Battista Gondi ad Andrea Cioli, da Parigi, 6 dicembre 1634; ASFi, MdP, 4645, c. 444v, lettera di Giovan Battista Gondi ad Andrea Cioli, da Parigi, 6 dicembre 1634; ASFi, MdP, 4645 c. 460r, lettera di Giovan Battista Gondi ad Andrea Cioli, da Parigi, 2 gennaio 1635 (cfr. appendice documentaria, nn. 5, 7, 8, 10, 11, 14).</p><p rend="edit_note"><hi rend="numNota _idGenCharOverride-1"><ref target="OP04177__BrovadanXML6.html#footnote-028-backlink">30</ref></hi>	ASFi, MdP, 4646, c. 786r, minuta di lettera di Andrea Cioli a Giovan Battista Gondi, da Firenze, 9 gennaio 1635 (cfr. appendice documentaria, n. 15).</p><p rend="edit_note"><hi rend="numNota _idGenCharOverride-1"><ref target="OP04177__BrovadanXML6.html#footnote-027-backlink">31</ref></hi>	Van der Krogt, <hi rend="C">Globi Neerlandici</hi><hi rend="CharOverride-5">, </hi>cit.,<hi rend="CharOverride-5"> </hi>p. 515.</p><p rend="edit_note"><hi rend="numNota _idGenCharOverride-1"><ref target="OP04177__BrovadanXML6.html#footnote-026-backlink">32</ref></hi>	<hi >Ivi, pp. 517-518.</hi></p><p rend="edit_note"><hi rend="numNota _idGenCharOverride-1"><ref target="OP04177__BrovadanXML6.html#footnote-025-backlink">33</ref></hi>	<hi >Ivi, pp. 514-515.</hi></p><p rend="edit_note"><hi rend="numNota _idGenCharOverride-1"><ref target="OP04177__BrovadanXML6.html#footnote-024-backlink">34</ref></hi>	<hi >T. Campbell, </hi><hi rend="C" >A descriptive census of Willem Blaeu’s sixty-eight centimetre globes</hi><hi >, </hi>«<hi >Imago Mundi</hi>»<hi >, 28, 1976, pp. 21-50, in particolare pp. 24-26; Van der Krogt, </hi><hi rend="C" >Globi Neerlandici</hi><hi rend="CharOverride-5" >, </hi><hi >cit.,</hi><hi rend="CharOverride-5" > </hi><hi >pp. 185-187, 515.</hi></p><p rend="edit_note"><hi rend="numNota _idGenCharOverride-1"><ref target="OP04177__BrovadanXML6.html#footnote-023-backlink">35</ref></hi>	<hi >Campbell, </hi><hi rend="C" >A descriptive census</hi><hi >, cit., p. 26.</hi></p><p rend="edit_note"><hi rend="numNota _idGenCharOverride-1"><ref target="OP04177__BrovadanXML6.html#footnote-022-backlink">36</ref></hi>	Blaeu V, quarto stato, 1645-1648 circa: lo si veda in E.H. Dahl, J.F. Gauvin, <hi rend="C">Sphaerae mundi. </hi><hi rend="C" >Early Globes at the Stewart Museum</hi><hi >, Septentrion-McGill Queen’s University Press, Sillery 2000, pp. 69-74.</hi></p><p rend="edit_note"><hi rend="numNota CharOverride-1"><ref target="OP04177__BrovadanXML6.html#footnote-021-backlink">37</ref></hi>	ASFi, MdP, 4645, cc. 322r-324v, lettera di Giovan Battista Gondi ad Andrea Cioli, da Amsterdam, 28 agosto 1634 (cfr. appendice documentaria, n. 4). I successivi scambi tra Gondi e Cioli sull’argomento sono in: ASFi, MdP, 4646, cc. 741r-741v, minuta di lettera di Andrea Cioli a Giovan Battista Gondi, da Firenze, 6 ottobre 1634; ASFi, MdP, 4645, c. 408r, lettera di Giovan Battista Gondi ad Andrea Cioli, da Parigi, 27 ottobre 1634; ASFi, MdP, 4646, c. 766r, minuta di lettera di Andrea Cioli a Giovan Battista Gondi, da Firenze, 8 novembre 1634; ASFi, MdP, 4646, c. 777r, minuta di lettera di Andrea Cioli a Giovan Battista Gondi, da Firenze, 25 novembre 1634; ASFi, MdP, 4645, c. 444v, lettera di Giovan Battista Gondi ad Andrea Cioli, da Parigi, 6 dicembre 1634; ASFi, MdP, 4646, cc. 778v-779r, minuta di lettera di Giovan Battista Gondi ad Andrea Cioli, da Firenze, 9 dicembre 1634; ASFi, MdP, 4645, c. 448r, lettera di Giovan Battista Gondi ad Andrea Cioli, da Parigi, 19 dicembre 1634; ASFi, MdP, 4645, c. 460r, lettera di Giovan Battista Gondi ad Andrea Cioli, da Parigi, 2 gennaio 1635; ASFi, MdP, 4646, c. 786r, minuta di lettera di Andrea Cioli a Giovan Battista Gondi, da Firenze, 9 gennaio 1635 (cfr. appendice documentaria, n. 5, 7, 8, 9, 11, 12, 13, 14, 15).</p><p rend="edit_note"><hi rend="numNota _idGenCharOverride-1"><ref target="OP04177__BrovadanXML6.html#footnote-020-backlink">38</ref></hi>	V. Valerio, <hi rend="C">Atlanti italiani dal XV al XVII secolo</hi>, «L’Universo. Rivista di divulgazione geografica», LXXIX (1), 1999, pp. 104-132; Quaini,<hi rend="CharOverride-5"> </hi><hi rend="C">Il mito di Atlante</hi>, cit., p. 77.</p><p rend="edit_note"><hi rend="numNota _idGenCharOverride-1"><ref target="OP04177__BrovadanXML6.html#footnote-019-backlink">39</ref></hi>	Sull’opera: R. Almagià, <hi rend="C">L’“Italia” di Giovanni Antonio Magini e la cartografia dell’Italia nei secoli XVI e XVII</hi>, [s.e.], Napoli 1922.</p><p rend="edit_note"><hi rend="numNota CharOverride-1"><ref target="OP04177__BrovadanXML6.html#footnote-018-backlink">40</ref></hi>	Gondi si riferiva in particolare a Santa Fiora, acquistata nel 1632 dal duca Mario II Sforza, e Castel del Rio «se sia vero, che anche di questo oggi sia signore il Serenissimo Padrone»; a proposito della seconda località, Andrea Cioli precisava che «non vi è cosa di nuovo, ma sono già tanti anni in sino dal tempo della Repubblica che sta sotto questa accomandigia, che è quasi il medesimo che se Sua Altezza ne fosse assoluto possessore» (ASFi, MdP, 4646, cc. 741r-741v, minuta di lettera di Andrea Cioli a Giovan Battista Gondi, da Firenze, 6 ottobre 1634: appendice documentaria, n. 5) e in effetti il legame con il Granducato era stato ribadito nel 1590 da Roderigo Alidosi, signore del luogo (G. De Caro, <hi rend="C">Alidosi, Roderigo</hi>, in <hi rend="C">Dizionario Biografico degli Italiani</hi>, II, Istituto della Enciclopedia Italiana, Roma 1960, pp. 377-379, in particolare p. 377). Il figlio di questi, Mariano, fu spogliato del possedimento da Urbano VIII, che lo annetté allo Stato pontificio (T.F. Mayer, <hi rend="C">The Roman Inquisition on the stage of Italy, c. 1590-1640</hi>, University of Pennsylvania Press, Philadelphia 2014<hi rend="CharOverride-5">, </hi>pp. 198-218, in particolare p. 217).</p><p rend="edit_note"><hi rend="numNota _idGenCharOverride-1"><ref target="OP04177__BrovadanXML6.html#footnote-017-backlink">41</ref></hi>	<hi >P. Van der Krogt, </hi><hi rend="C" >Amsterdam Atlas Production in the 1630s. </hi><hi rend="C">A Bibliographer’s Nightmare</hi>, «Imago Mundi», 48, 1996, pp. 149-160, cui si rimanda per una panoramica sulle numerose edizioni dell’<hi rend="C">Atlas </hi>di Mecator/Hondius.</p><p rend="edit_note"><hi rend="numNota _idGenCharOverride-1"><ref target="OP04177__BrovadanXML6.html#footnote-016-backlink">42</ref></hi>	Ivi, p. 151.</p><p rend="edit_note"><hi rend="numNota _idGenCharOverride-1"><ref target="OP04177__BrovadanXML6.html#footnote-015-backlink">43</ref></hi>	Ivi, pp. 154-159. </p><p rend="edit_note"><hi rend="numNota _idGenCharOverride-1"><ref target="OP04177__BrovadanXML6.html#footnote-014-backlink">44</ref></hi>	ASFi, MdP, 4646, c. 786r, minuta di lettera di Andrea Cioli a Giovan Battista Gondi, da Firenze, 9 gennaio 1635 (appendice documentaria, n. 15).</p><p rend="edit_note"><hi rend="numNota _idGenCharOverride-1"><ref target="OP04177__BrovadanXML6.html#footnote-013-backlink">45</ref></hi>	ASFi, MdP,<hi rend="C"> </hi>4645, cc. 322r-324v, lettera di Giovan Battista Gondi ad Andrea Cioli, da Amsterdam, 28 agosto 1634 (appendice documentaria, n. 4). Non è stato per il momento possibile identificare l’incisore o l’opera cui fa riferimento la missiva dell’agente fiorentino. Per una <hi rend="C">summa</hi> delle circostanze in cui egli scrisse in patria segnalando imprese editoriali (e non solo) che riteneva potessero giovare al prestigio granducale si rimanda per ora a Brovadan, <hi rend="C">La diplomazia delle cose</hi>,<hi rend="C"> </hi>cit., pp. 91-144 e ai documenti ivi citati e trascritti.</p><p rend="edit_note"><hi rend="numNota _idGenCharOverride-1"><ref target="OP04177__BrovadanXML6.html#footnote-012-backlink">46</ref></hi>	<hi rend="C">De principatibus Italiae, tractatus vary</hi>, Officina Elzeviriana, Lugduni Batavorum 1628 e <hi rend="C">De principatibus Italiae, tractatus vary. Editio secunda</hi>, Officina Elzeviriana, Lugduni Batavorum 1631. </p><p rend="edit_note"><hi rend="numNota _idGenCharOverride-1"><ref target="OP04177__BrovadanXML6.html#footnote-011-backlink">47</ref></hi>	ASFi, MdP, 4645,<hi rend="C"> </hi>c. 324v, lettera di Giovan Battista Gondi ad Andrea Cioli, da Amsterdam, 28 agosto 1634 (appendice documentaria, n. 4). Il volume segnalato è <hi rend="C">Sabaudiae respublica et historia</hi>, Officina Elzeviriana, Lugduni Batavorum 1634.</p><p rend="edit_note"><hi rend="numNota _idGenCharOverride-1"><ref target="OP04177__BrovadanXML6.html#footnote-010-backlink">48</ref></hi>	E. Panicucci, <hi rend="C">La questione del titolo granducale: il carteggio tra Firenze e Madrid</hi>, in <hi rend="C">Toscana e Spagna nel secolo XVI. Miscellanea di studi storici</hi>, ETS, Pisa 1996, pp. 7-58; G. Galasso, <hi rend="C">L’Italia una e diversa nel sistema degli Stati europei (1450-1750)</hi>, in <hi rend="C">Storia d’Italia</hi>, XIX [G. Galasso, L. Mascilli Migliorini, <hi rend="C">L’Italia moderna e l’unità nazionale</hi>], Utet, Torino 1998, pp. 3-488, in particolare p. 117; F. Angiolini, <hi rend="C">Medici e Savoia. Contese per la precedenza e rivalità di rango in età moderna</hi>, in P. Bianchi, L.C. Gentile (a cura di), <hi rend="C">L’affermarsi della corte sabauda. Dinastie, poteri, élites in Piemonte e Savoia tra tardo medioevo e prima età moderna</hi>, Zamorani, Torino 2006, pp. 435-480, in particolare p. 435.</p><p rend="edit_note"><hi rend="numNota _idGenCharOverride-1"><ref target="OP04177__BrovadanXML6.html#footnote-009-backlink">49</ref></hi>	Angiolini<hi rend="CharOverride-5">, </hi><hi rend="C">Medici e Savoia</hi>, cit.,<hi rend="CharOverride-5"> </hi>pp. 437-443.</p><p rend="edit_note"><hi rend="numNota _idGenCharOverride-1"><ref target="OP04177__BrovadanXML6.html#footnote-008-backlink">50</ref></hi>	Con la morte di Francesco I, cui erano state confermate dall’imperatore e dal re di Spagna le prerogative in ordine alla precedenza, Carlo Emanuele I si trovò nelle condizioni per tentare di ‘sabotare’ la concessione delle medesime a Ferdinando I: Angiolini<hi rend="CharOverride-5">, </hi><hi rend="C">Medici e Savoia</hi>, cit.<hi rend="CharOverride-5">, </hi>p. 445.<hi rend="CharOverride-5"> </hi></p><p rend="edit_note"><hi rend="numNota _idGenCharOverride-1"><ref target="OP04177__BrovadanXML6.html#footnote-007-backlink">51</ref></hi>	G. Sforza, <hi rend="C">I negoziati di Carlo Emanuele I, duca di Savoia, per farsi re di Cipro</hi>, «Atti della Regia Accademia di Scienze di Torino», 53, 1917-1918, pp. 329-389, in particolare pp. 330-334; Angiolini<hi rend="CharOverride-5">, </hi><hi rend="C">Medici e Savoia</hi>, cit.<hi rend="CharOverride-5">, </hi>pp. 447-454.</p><p rend="edit_note"><hi rend="numNota _idGenCharOverride-1"><ref target="OP04177__BrovadanXML6.html#footnote-006-backlink">52</ref></hi>	Ampiamente esaminati in Angiolini<hi rend="CharOverride-5">, </hi><hi rend="C">Medici e Savoia</hi>, cit.<hi rend="CharOverride-5">, </hi>pp. 458-464.</p><p rend="edit_note"><hi rend="numNota _idGenCharOverride-1"><ref target="OP04177__BrovadanXML6.html#footnote-005-backlink">53</ref></hi>	Il luogo di stampa è fittizio, né si specifica l’editore: ivi<hi rend="CharOverride-5">, </hi>p. 460, nota 136.</p><p rend="edit_note"><hi rend="numNota _idGenCharOverride-1"><ref target="OP04177__BrovadanXML6.html#footnote-004-backlink">54</ref></hi>	Su Donato Giannotti si vedano almeno: G. Cadoni, <hi rend="C">L’utopia repubblicana di Donato Giannotti</hi>, Giuffrè, Milano 1978; Id., <hi rend="C">Crisi della mediazione politica e conflitti sociali. Niccolò Machiavelli, Francesco Guicciardini e Donato Giannotti di fronte al tramonto della “Florentina libertas”</hi>, Jouvence, Roma 1994, pp.<hi rend="CharOverride-5"> </hi>237-260<hi rend="CharOverride-5">; </hi>S. Marconi, <hi rend="C">Giannotti, Donato</hi>, in <hi rend="C">Dizionario Biografico degli Italiani</hi>, LIV, Istituto della Enciclopedia Italiana, Roma 2000, pp. 527-533<hi rend="CharOverride-5"> </hi>(con bibliografia precedente). Franco Angiolini (<hi rend="C">Medici e Savoia</hi>, cit., p. 461) non esclude che sotto il nome di Gasparo Giannotti potesse celarsi una personalità di spicco della cerchia medicea. </p><p rend="edit_note"><hi rend="numNota _idGenCharOverride-1"><ref target="OP04177__BrovadanXML6.html#footnote-003-backlink">55</ref></hi>	ASFi, MdP, 4645,<hi rend="C"> </hi>cc. 225r-225v, lettera di Giovan Battista Gondi ad Andrea Cioli, da Parigi, 6 giugno 1634 (appendice documentaria, n. 2).</p><p rend="edit_note"><hi rend="numNota _idGenCharOverride-1"><ref target="OP04177__BrovadanXML6.html#footnote-002-backlink">56</ref></hi>	ASFi, MdP, 4646,<hi rend="C"> </hi>cc. 715r-715v, minuta di lettera di Andrea Cioli a Giovan Battista Gondi, da Firenze, 31 luglio 1634 (appendice documentaria, n. 3). Cioli si confonde sull’identità del fratello di Gondi che all’epoca lo assisteva a Parigi: si trattava infatti di Roberto e non di Alberto, che pure aveva seguito Giovan Battista in Francia morendovi però nel 1622 (cfr. Brovadan, <hi rend="C">La diplomazia delle cose</hi>, cit., p. 122, nota 152). I dubbi di Gondi sull’effettiva riuscita della dissimulazione suggerita dal primo segretario sono in ASFi, MdP, 4645,<hi rend="C"> </hi>c. 385r, lettera di Giovan Battista Gondi ad Andrea Cioli, da Parigi, 14 ottobre 1634 (appendice documentaria, n. 6).</p><p rend="edit_note"><hi rend="numNota _idGenCharOverride-1"><ref target="OP04177__BrovadanXML6.html#footnote-001-backlink">57</ref></hi>	ASFi, MdP, 4645,<hi rend="C"> </hi>c. 324v, lettera di Giovan Battista Gondi ad Andrea Cioli, da Amsterdam, 28 agosto 1634 (appendice documentaria, n. 4).</p><p rend="edit_note"><hi rend="numNota _idGenCharOverride-1"><ref target="OP04177__BrovadanXML6.html#footnote-000-backlink">58</ref></hi>	Nella trascrizione si è proceduto a ridurre l’uso delle maiuscole, a introdurre l’accentazione corrente, a sciogliere le abbreviazioni non equivoche e a convertire le date espresse <hi rend="C">more florentino </hi>nello stile comune; per le lettere provenienti dalla Francia sono segnalati tra parentesi quadre i passaggi originariamente in codice.</p>

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