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        <title type="main" level="a">I ritratti di uomini illustri degli Uffizi dipinti da Carlo Ventura Sacconi, Giovanni Pietro Pollini e Giovanni Berti</title>
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          <resp>This is a section of <title>Donum</title>(DOI: <idno type="DOI">10.36253/978-88-5518-181-5</idno>) by </resp>
          <name>Marco Betti, Carlotta Paola Brovadan</name>
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        <publisher>Firenze University Press</publisher>
        <pubPlace>Firenze</pubPlace>
        <date when="2020">2020</date>
        <idno type="DOI">https://doi.org/10.36253/978- 88-5518-181-5.13</idno>
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        <p>Documentary investigations conducted at the Florence State Archives contributed to shed light on eighteenth-century efforts to develop the collection of the Uomini Illustri portraits, exhibited along the walls of the Uffizi Gallery. While the original body of works had been commissioned by granduke Cosimo I to Cristofano di Papi dell’Altissimo, who had copied the series held by Paolo Giovio in his villa in Como, the Florentine collection was later enriched by a massive supply of portraits between 1719 and 1733. The desire to complete the Uffizi ‘gioviana’ series was probably due to Anna Maria Luisa de’ Medici and the artist who followed in Cristofano dell’Altissimo’s footsteps should be identified in Carlo Ventura Sacconi (1676-1762), who painted 159 portraits of illustrious men. Between 1721 and 1727 the painter also completed the so-called ‘serie Aulica’, which was displayed – just like the ‘gioviana’ series – in the corridors of the Florentine Gallery.</p>
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            <item>Uffizi Gallery; Gioviana series; Portraits of Illustrious Men; Carlo Ventura Sacconi</item>
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      <p>It is available online at https://doi.org/10.36253/978- 88-5518-181-5.13<ref target="https://doi.org/10.36253/978- 88-5518-181-5.13" /></p>

<p rend="tit_tit1Plus">I ritratti di uomini illustri degli Uffizi dipinti <lb/>da Carlo Ventura Sacconi, Giovanni Pietro Pollini e Giovanni Berti</p><p rend="tit_tit1Autore">Laura Morelli</p><p rend="normale">Nel meticoloso lavoro dedicato ai «mesticatori»<hi rend="numNota _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-095-backlink"><ref target="OP04177__BrovadanXML13.html#footnote-095">1</ref></hi></hi> granducali e alle loro scelte metodologiche in ambito del restauro pittorico delle opere delle Gallerie fiorentine nel Settecento e nell’Ottocento<hi rend="numNota _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-094-backlink"><ref target="OP04177__BrovadanXML13.html#footnote-094">2</ref></hi></hi>, l’ampia documentazione archivistica raccolta da Gabriella Incerpi definiva il ruolo della famiglia Mangiacani, iniziato da Giuseppe, nella fornitura di tele «da testa» ai pittori che concorsero alla realizzazione dei ritratti degli uomini illustri<hi rend="numNota _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-093-backlink"><ref target="OP04177__BrovadanXML13.html#footnote-093">3</ref></hi></hi>. La ricostruzione in estrema sintesi della vicenda settecentesca della raccolta ‘gioviana’ degli Uffizi, operata dalla Incerpi con l’individuazione dei protagonisti e di alcuni dipinti, non è stata colta dalla critica successiva. La non immediata evidenza di tali documenti, citati in nota ad un testo dedicato al restauro dell’epoca, ha fatto mantenere fino ad oggi – e da qui la necessità di questo mio scritto – l’anonimato su alcuni autori dei ritratti di uomini illustri dipinti nel Settecento, come dimostra il riferimento ad un ignoto pittore fiorentino del <hi rend="C">Ritratto di Lorenzo Magalotti</hi> (Fig. 1), esposto alla mostra dedicata al gran principe Ferdinando de’ Medici nel 2013<hi rend="numNota _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-092-backlink"><ref target="OP04177__BrovadanXML13.html#footnote-092">4</ref></hi></hi>. I riferimenti archivistici citati dalla Incerpi<hi rend="numNota _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-091-backlink"><ref target="OP04177__BrovadanXML13.html#footnote-091">5</ref></hi></hi> restituiscono la paternità del dipinto allo sconosciuto Giovanni Berti, il cui conto, presentato alla Guardaroba nel febbraio del 1718<hi rend="numNota _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-090-backlink"><ref target="OP04177__BrovadanXML13.html#footnote-090">6</ref></hi></hi>, comprendeva anche il costo del <hi rend="C">Ritratto di Ezechiel Spanheim </hi>(Fig. 2)<hi rend="numNota _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-089-backlink"><ref target="OP04177__BrovadanXML13.html#footnote-089">7</ref></hi></hi>. I dipinti, che ritraggono gli effigiati «ambedue in veste da camera, con parrucca», entrarono in Galleria il 16 marzo 1718 e, allo stato attuale, sembrano essere le uniche opere a comporre il catalogo del Berti, la cui figura artistica e l’attività pittorica sono ancora tutte da indagare. Il <hi rend="C">Ritratto di Spanemio</hi><hi rend="numNota _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-088-backlink"><ref target="OP04177__BrovadanXML13.html#footnote-088">8</ref></hi></hi>, come indica la Incerpi, fu abbozzato da Giovanni Pietro Pollini (1642-1711)<hi rend="numNota _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-087-backlink"><ref target="OP04177__BrovadanXML13.html#footnote-087">9</ref></hi></hi> e consegnato incompiuto alla Guardaroba dagli eredi del pittore nel 1711. Un’opera a quattro mani in cui rimane arduo distinguere i contributi di ognuno anche per la mancanza di termini certi di confronto soprattutto per quanto riguarda la ritrattistica di entrambi i pittori. Sebbene le uniche opere riconosciute al Pollini siano l’<hi rend="C">Allegoria della Pittura </hi>e l’<hi rend="C">Allegoria della Scultura</hi>, tele appartenute a Ferdinando di Cosimo III e destinate a decorare la villa medicea di Castello<hi rend="numNota _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-086-backlink"><ref target="OP04177__BrovadanXML13.html#footnote-086">10</ref></hi></hi>, i documenti reperiti dalla Incerpi fanno emergere una certa attività del pittore in qualità di ritrattista e di restauratore, quest’ultima già messa in evidenza da Francesco Maria Niccolò Gabburri nella sua breve biografia dedicata al Pollini<hi rend="numNota _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-085-backlink"><ref target="OP04177__BrovadanXML13.html#footnote-085">11</ref></hi></hi>. Marco Chiarini<hi rend="numNota _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-084-backlink"><ref target="OP04177__BrovadanXML13.html#footnote-084">12</ref></hi></hi> aveva già individuato alcuni pagamenti che attestano non solo il guadagno percepito da Giovanni Pietro per la vendita al gran principe Ferdinando di un dipinto, la cui paternità, non specificata nel documento, se fosse da addebitare al pittore, attesterebbe l’interesse del Medici rivolto alla pittura del Pollini già nel 1694, ma anche una intensa attività del pittore in qualità di restauratore. Il documento d’archivio reperito dal Chiarini, unitamente ai molti citati dalla Incerpi<hi rend="numNota _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-083-backlink"><ref target="OP04177__BrovadanXML13.html#footnote-083">13</ref></hi></hi>, definisce il periodo, compreso tra il 1701 e il 1711, in cui il Pollini svolse l’attività di «resarcimento» di molti quadri, tra grandi e piccoli, che raffiguravano «personaggi di Casa Medici», «diverse principesse», anche «antiche», e pontefici, oltre all’«assettatura» del <hi rend="C">Ritratto del Piovano Arlotto</hi><hi rend="numNota _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-082-backlink"><ref target="OP04177__BrovadanXML13.html#footnote-082">14</ref></hi></hi>,<hi rend="C"> </hi>per cui il pittore fu saldato il 30 gennaio 1702<hi rend="numNota _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-081-backlink"><ref target="OP04177__BrovadanXML13.html#footnote-081">15</ref></hi></hi>. </p><p><graphic url="OP04177__BrovadanXML13-web-resources/image/Fig._1.jpg" rend="img _idGenObjectAttribute-1" mimeType="image/jpeg"/></p><p rend="didaFigura">Figura 1 – Giovanni Berti, <hi rend="C">Ritratto di Lorenzo Magalotti</hi>. Firenze, Gallerie degli Uffizi, corridoi della Galleria. [Ministero per i Beni e le Attività Culturali e per il Turismo]</p><p><graphic url="OP04177__BrovadanXML13-web-resources/image/Fig._2.jpg" rend="img _idGenObjectAttribute-1" mimeType="image/jpeg"/></p><p rend="didaFigura">Figura 2 – Giovanni Pietro Pollini e Giovanni Berti, <hi rend="C">Ritratto di Ezechiel Spanheim</hi>. Firenze, Gallerie degli Uffizi, corridoi della Galleria. [Ministero per i Beni e le Attività Culturali e per il Turismo]</p><p rend="normale">Il credito derivatogli dall’attività di restauratore di ritratti, che si delinea in Pollini come una specializzazione, procurò al pittore la commissione di una «copia de il ritratto di Galileo», saldatagli il 28 gennaio 1708, e del «ritratto del cardinares [<hi rend="C">sic</hi>] Norisi», per il quale Giovanni Pietro presentava il conto alla Guardaroba in data 15 maggio 1711<hi rend="numNota CharOverride-1"><hi xml:id="footnote-080-backlink"><ref target="OP04177__BrovadanXML13.html#footnote-080">16</ref></hi></hi>. Questi ultimi due dipinti sono verosimilmente da individuare, anche per la corrispondenza delle dimensioni citate nei documenti con quelle riservate alle tele della serie ‘gioviana’ (60×46 cm circa), nel <hi rend="C">Ritratto di Galileo Galilei</hi> (Fig. 3), copiato dall’originale di Justus Suttermans, e nel<hi rend="C"> Ritratto di Enrico Noris</hi> (Fig. 4), commissioni che fanno supporre un coinvolgimento del Pollini nel progetto di proseguire la raccolta di ritratti di uomini illustri. Una ipotesi che trova conferma in un conto di Giuseppe Mangiacani, datato 29 gennaio 1708, relativo al taglio di una tela per montarla su tre piccoli telai per i ritratti «che glia fatti il Sig.re Pietro Dandini» con le effigi di Vincenzo da Filicaia, di Benedetto Averani e di Francesco Redi, unitamente all’adeguamento di una tela di braccia 1 ½ ad un telaio più piccolo per fare il «ritratto dello Galileo copiato [da] il Sig.re Giovani Pietro Polini»<hi rend="numNota CharOverride-1"><hi xml:id="footnote-079-backlink"><ref target="OP04177__BrovadanXML13.html#footnote-079">17</ref></hi></hi>. La contemporanea predisposizione dei supporti pittorici per i ritratti della serie ‘gioviana’ dipinti dal Dandini e per la copia del <hi rend="C">Ritratto di Galileo Galilei</hi> di Giusto richiesta al Pollini conferma per quest’ultima la medesima destinazione, cosi come ipotizzato per i più tardi, e già citati, ritratti di <hi rend="C">Spanemio</hi> e di <hi rend="C">Magalotti</hi>. Pietro Dandini fu il primo a contribuire nel Settecento alla raccolta iconografica degli Uffizi e su richiesta di Cosimo III realizzò un gruppo di tele di cui sono stati individuati alcuni pagamenti al pittore<hi rend="numNota CharOverride-1"><hi xml:id="footnote-078-backlink"><ref target="OP04177__BrovadanXML13.html#footnote-078">18</ref></hi></hi>. Una serie di ritratti che, verosimilmente, prese l’avvio con la redazione del <hi rend="C">Ritratto di Vincenzo Viviani</hi><hi rend="numNota CharOverride-1"><hi xml:id="footnote-077-backlink"><ref target="OP04177__BrovadanXML13.html#footnote-077">19</ref></hi></hi>, tratto dal bellissimo pastello eseguito da Domenico Tempesti<hi rend="numNota CharOverride-1"><hi xml:id="footnote-076-backlink"><ref target="OP04177__BrovadanXML13.html#footnote-076">20</ref></hi></hi> e saldato al Dandini nel giugno 1704<hi rend="numNota CharOverride-1"><hi xml:id="footnote-075-backlink"><ref target="OP04177__BrovadanXML13.html#footnote-075">21</ref></hi></hi>, e proseguita con i ritratti di <hi rend="C">Lorenzo Bellini</hi>, <hi rend="C">Evangelista Torricelli</hi>, <hi rend="C">Vincenzo da Filicaia</hi>, <hi rend="C">Francesco Redi</hi>, <hi rend="C">Benedetto Averani</hi>, realizzati dal Dandini tra il 1705 e il 1709<hi rend="numNota CharOverride-2"><hi xml:id="footnote-074-backlink"><ref target="OP04177__BrovadanXML13.html#footnote-074">22</ref></hi></hi>. Incarichi che riflettono la iniziale volontà di Cosimo III di individuare in Pietro, così come fece Cosimo I con Cristofano dell’Altissimo<hi rend="numNota CharOverride-1"><hi xml:id="footnote-073-backlink"><ref target="OP04177__BrovadanXML13.html#footnote-073">23</ref></hi></hi>, un unico pittore in grado di realizzare i ritratti della raccolta ancora mancanti. Sebbene si appuri la collaborazione del Pollini, il cui alunnato svolto nella bottega di Vincenzo Dandini lo rendeva stilisticamente adatto ad affiancare Pietro, e successivamente del Berti – attestando nel coinvolgimento di più pittori un intento di Cosimo III maggiore di quello creduto fino ad oggi di proseguire e completare la raccolta iconografica degli Uffizi<hi rend="numNota CharOverride-1"><hi xml:id="footnote-072-backlink"><ref target="OP04177__BrovadanXML13.html#footnote-072">24</ref></hi></hi> – l’esiguo numero di dipinti realizzati dagli artisti coinvolti fa trasparire una certa lentezza nell’arricchimento di tale collezione. Le motivazioni potrebbero risiedere nella difficoltà per il Dandini di conciliare tale impegno con le commissioni di pale d’altare per i più rinomati edifici di culto e con la più nota attività di frescante legata alla Casa medicea e alle molte famiglie patrizie della città, oppure nella morte del Pollini, avvenuta nel 1711<hi rend="numNota CharOverride-1"><hi xml:id="footnote-071-backlink"><ref target="OP04177__BrovadanXML13.html#footnote-071">25</ref></hi></hi>. Una dilatazione dei tempi che potrebbe trovare una sua ulteriore ragione nella particolare predilezione di Cosimo III rivolta alla scultura e alla medaglistica, arti a cui il granduca diede notevole impulso, destinando risorse economiche sia alla formazione di giovani artisti che alla realizzazione di opere plastiche<hi rend="numNota CharOverride-1"><hi xml:id="footnote-070-backlink"><ref target="OP04177__BrovadanXML13.html#footnote-070">26</ref></hi></hi>. La committenza cosimiana ad Antonio Montauti di eseguire alcune medaglie dedicate agli stessi personaggi famosi ritratti dal Dandini per la serie ‘gioviana’, come Vincenzo da Filicaia<hi rend="numNota CharOverride-1"><hi xml:id="footnote-069-backlink"><ref target="OP04177__BrovadanXML13.html#footnote-069">27</ref></hi></hi>, o di realizzare i busti marmorei di Francesco Redi e di Antonio Magliabechi<hi rend="numNota CharOverride-1"><hi xml:id="footnote-068-backlink"><ref target="OP04177__BrovadanXML13.html#footnote-068">28</ref></hi></hi>, nello stesso torno di tempo, fanno supporre l’esistenza di un progetto più ampio, volto a celebrare illustri personaggi contemporanei, declinandone l’effigie nelle varie espressioni offerte dalle arti pittoriche e scultoree nonché incisorie del momento. Un progetto che trae origine da esempi anteriori forniti dalla medaglistica di Massimiliano Soldani Benzi e di Giovanni Battista Foggini, il quale eseguì i busti marmorei della serie medicea ma anche di molti personaggi della corte, a partire dalla fine degli anni settanta del Settecento<hi rend="numNota CharOverride-1"><hi xml:id="footnote-067-backlink"><ref target="OP04177__BrovadanXML13.html#footnote-067">29</ref></hi></hi>.</p><p><graphic url="OP04177__BrovadanXML13-web-resources/image/Fig._3.jpg" rend="img _idGenObjectAttribute-1" mimeType="image/jpeg"/></p><p rend="didaFigura">Figura 3 – Giovanni Pietro Pollini (da Justus Suttermans), <hi rend="C">Ritratto di Galileo Galilei</hi>. Firenze, Gallerie degli Uffizi, corridoi della Galleria. [Ministero per i Beni e le Attività Culturali e per il Turismo]</p><p><graphic url="OP04177__BrovadanXML13-web-resources/image/Fig._4.jpg" rend="img _idGenObjectAttribute-1" mimeType="image/jpeg"/></p><p rend="didaFigura">Figura 4 – Giovanni Pietro Pollini, <hi rend="C">Ritratto del cardinale Enrico Noris</hi>. Firenze, Gallerie degli Uffizi, corridoi della Galleria. [Ministero per i Beni e le Attività Culturali e per il Turismo]</p><p rend="normale">A cambiare repentinamente il flebile afflusso in un massiccio apporto di ritratti alla serie ‘gioviana’ degli Uffizi deve essere intervenuta una nuova volontà riconducibile, come Silvia Meloni Trkulja<hi rend="numNota _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-066-backlink"><ref target="OP04177__BrovadanXML13.html#footnote-066">30</ref></hi></hi> suggeriva, più alla forte personalità di Anna Maria Luisa de’ Medici, che a quella del fratello Gian Gastone, nel ruolo di committente di ritratti di personaggi famosi, in grado di raccogliere, soprattutto dopo la dipartita del granduca, l’onere di proseguire non solo la collezione ‘gioviana’ ma anche la cosiddetta ‘serie aulica’ dei ritratti medicei ‘al ginocchio’, due raccolte che decorano le pareti dei corridoi della Galleria.</p><p rend="normale">Se la committente fu, dunque, con ogni probabilità l’Elettrice Palatina, il vero ‘Cristofano dell’Altissimo’ del Settecento deve essere individuato in Carlo Ventura Sacconi (1676-1762)<hi rend="numNota _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-065-backlink"><ref target="OP04177__BrovadanXML13.html#footnote-065">31</ref></hi></hi>. La consultazione della Guardaroba del Taglio permette di rilevare più conti presentati da Carlo Ventura per avere dipinto le effigi di uomini famosi in coincidenza delle entrate in Galleria di una serie di gruppi di ritratti. Nello specifico le concordanze si rilevano a partire dalla prima fornitura di 64 «tele da ritratti» di «tela nova» consegnate da Bruno Mangiacani al «Sig.re Carlo Sacchoni» nel corso di poco più di un anno, partendo dal 16 novembre 1718 per concludersi al 10 dicembre 1719<hi rend="numNota _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-064-backlink"><ref target="OP04177__BrovadanXML13.html#footnote-064">32</ref></hi></hi>; fornitura che continuò fino al 1731<hi rend="numNota _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-063-backlink"><ref target="OP04177__BrovadanXML13.html#footnote-063">33</ref></hi></hi>. Dal 1719 il Sacconi eseguì i primi ritratti di una lunga serie che si concluse nel 1733, arrivando a effigiare 159 uomini illustri. Per la celerità, in particolare nei primi anni, con cui Carlo Ventura consegnava i ritratti in Galleria, si deve ritenere che il pittore non realizzasse il ritratto dal vero, anche perché molte delle personalità illustri raffigurate erano già defunte. Un dato non colto da Emma Micheletti nel datare i ritratti entro l’anno di morte dell’effigiato, sebbene la studiosa avesse individuato l’entrata settecentesca delle opere in Galleria. Un presupposto, quello del ritratto dal vero, non rispettato nemmeno nella formazione del nucleo originario della serie fiorentina composto da copie, richieste da Cosimo I a Cristofano di Papi dell’Altissimo<hi rend="numNota _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-062-backlink"><ref target="OP04177__BrovadanXML13.html#footnote-062">34</ref></hi></hi>, dei ritratti di uomini illustri raccolti da Paolo Giovio nella sua villa di Como<hi rend="numNota _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-061-backlink"><ref target="OP04177__BrovadanXML13.html#footnote-061">35</ref></hi></hi>. Non che non si cercassero le ‘verae imagines’ degli uomini distintisi per doti individuali tali da essere degni di passare alla storia, ma il valore documentario e simbolico poteva in molti casi prevalere sull’efficacia della somiglianza fisionomica e il valore iconografico di tali dipinti subordinava la qualità pittorica del ritratto, in cui si cercava la riconoscibilità dei tratti fisionomici, più che di quelli intellettuali, dell’effigiato. Per tale intento erano più che sufficienti le traduzioni a stampa dei ritratti e le raccolte numismatiche che avevano iniziato a diffondersi dal Cinquecento, facendo diventare il desiderio di raccogliere ritratti di uomini famosi una moda seguita non solo dai principi, come ricorda Giorgio Vasari, ma anche da «molti privati» che adornarono le proprie stanze con i ritratti di personaggi illustri «secondo le patrie, famiglie affezioni di ciascuno»<hi rend="numNota _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-060-backlink"><ref target="OP04177__BrovadanXML13.html#footnote-060">36</ref></hi></hi>. A riprova che il Sacconi si servisse delle traduzioni a stampa, in particolare per le effigi degli illustri stranieri, è la richiesta di rimborso per l’acquisto di stampe pervenutegli da Roma, Inghilterra e Francia<hi rend="numNota _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-059-backlink"><ref target="OP04177__BrovadanXML13.html#footnote-059">37</ref></hi></hi>.</p><p rend="normale">Per questa commissione le maestranze coinvolte furono le stesse. Un esponente della famiglia Mangiacani per la fornitura dei supporti, il Sacconi in qualità di pittore, Francesco Bracci come legnaiolo per l’esecuzione delle cornici, che per questa raccolta furono scelte del tipo di «adornamenti d’albero scorniciati lisci tinti di color di bolo, con campanelle di ferro»<hi rend="numNota CharOverride-1"><hi xml:id="footnote-058-backlink"><ref target="OP04177__BrovadanXML13.html#footnote-058">38</ref></hi></hi>. Giovanni Picchi fu incaricato di «tingere» le cornici<hi rend="numNota CharOverride-1"><hi xml:id="footnote-057-backlink"><ref target="OP04177__BrovadanXML13.html#footnote-057">39</ref></hi></hi>. Ad essi si aggiunsero, nel 1725, come puntualmente la Incerpi segnala, Tommaso Redi per il ritocco di 228 ritratti preesistenti e Pietro Neri Scacciati, incaricato di apporre ad oro i nominativi degli effigiati, mansione già iniziata il 9 gennaio 1720 sui primi 150 ritratti della collezione<hi rend="numNota CharOverride-1"><hi xml:id="footnote-056-backlink"><ref target="OP04177__BrovadanXML13.html#footnote-056">40</ref></hi></hi>.</p><p rend="normale">I primi 21 quadri «in tela alti B. 1 s. 1 = larghi 5/6 per ciascuno dipintovi vari ritratti di Uomini Illustri vestiti in diverse forme» furono consegnati dal Sacconi al legnaiolo Francesco Bracci, il 15 settembre 1719, «per farvi gl’adornamenti»<hi rend="numNota _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-055-backlink"><ref target="OP04177__BrovadanXML13.html#footnote-055">41</ref></hi></hi>. Il conto relativo a tali ritratti, ammontante a 126 lire, ovvero 18 scudi, presentato dal pittore alla Guardaroba, nello stesso giorno della consegna, specifica il costo di sei lire per ciascuno di essi in conformità agli accordi presi con il marchese Bartolomeo Corsini, guardaroba maggiore di Cosimo III e, dal 1720, maestro di camera dell’Elettrice Palatina<hi rend="numNota _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-054-backlink"><ref target="OP04177__BrovadanXML13.html#footnote-054">42</ref></hi></hi>. L’elenco dei personaggi famosi fu redatto alla riconsegna dei dipinti da parte del Picchi al «Sig.r Antonio Citerni per dare a Francesco Bianchi custode della Galleria»<hi rend="numNota _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-053-backlink"><ref target="OP04177__BrovadanXML13.html#footnote-053">43</ref></hi></hi> il 28 novembre 1719, data in cui avvenne il deposito effettuato da Francesco Guasconti<hi rend="numNota _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-052-backlink"><ref target="OP04177__BrovadanXML13.html#footnote-052">44</ref></hi></hi>. Questo primo gruppo di dipinti, tuttora esposti con gli altri della serie lungo le pareti dei corridoi della Galleria degli Uffizi, fu realizzato dal Sacconi in meno di un anno e comprendeva i ritratti di </p><p rend="inciso2a">Gabriel Chiabrera, in uno Johannes Vaillant, in uno Joseffus Justus Scaligi, in uno Lucas Holstensius, in uno Jo: B:a Card:e de Luca, in uno Antonius Augustini, in uno Jo: Augustus Truanus, in uno Dionisius Petavius, in uno Franciscus Rondinelli, in uno f: franciscus Card: Ximenes, in uno Onuphius Panvinius, in uno Carolus Patinus, in uno Guido Card: Bentivolus, in uno Fulvius Ursinus, in uno Jacobus Sirmondus, in uno Erasmus Roterodamensis, in uno Claudius Salmasius, in uno Gerardus Jo: Vossius, in uno Raphael Fabbretti, in uno Jo: Petrus Bellori, in uno Vicentius Mirabella<hi rend="numNota _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-051-backlink"><ref target="OP04177__BrovadanXML13.html#footnote-051">45</ref></hi></hi>. </p><p rend="normale">Al 28 maggio 1720 il Sacconi presentava il conto relativo ad altri 22 ritratti, che entrarono in Galleria il primo giugno successivo, seguendo la stessa procedura ovvero la consegna, effettuata dal pittore alla Guardaroba, dei ritratti di </p><p rend="inciso2a">huomini illustri cioè, in uno Nicol Coperinicus, in uno Renatus Deschartes, in uno Benedictus Menzini, in uno Tycho Brahe, in uno Johannes Bap.ta Marino, in uno Federicus Comandinus, in uno Torquatus Tasso, in uno Horatius Rucellai, in uno Nicolaus Stenonius, in uno Bonav:ra Cavalerio, in uno Ant:us Card. Granavellanus, in uno Isaacus Newton, in uno Johannes Keplerus, in un Johannes Vallis, in uno Thomas Finchius, in uno Justus Lipsius, in uno Petrus Gassendus, in uno Franc:us de Lemene, in uno Scipio Ammirato, in uno Jo: Ant:us Magini, in uno Erasmus Roterodam:, e nell’altro Philippus Cluverius<hi rend="numNota _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-050-backlink"><ref target="OP04177__BrovadanXML13.html#footnote-050">46</ref></hi></hi>.</p><p rend="normale">La collezione si arricchì ogni anno di molti altri ritratti eseguiti dal Sacconi nella sua casa «su la Piazza di S. Marco»<hi rend="numNota CharOverride-1"><hi xml:id="footnote-049-backlink"><ref target="OP04177__BrovadanXML13.html#footnote-049">47</ref></hi></hi>: 19 consegnati il 5 luglio 1721<hi rend="numNota CharOverride-1"><hi xml:id="footnote-048-backlink"><ref target="OP04177__BrovadanXML13.html#footnote-048">48</ref></hi></hi>, altri 19 il 26 agosto 1722<hi rend="numNota CharOverride-1"><hi xml:id="footnote-047-backlink"><ref target="OP04177__BrovadanXML13.html#footnote-047">49</ref></hi></hi>, 12 il 19 agosto 1723<hi rend="numNota CharOverride-1"><hi xml:id="footnote-046-backlink"><ref target="OP04177__BrovadanXML13.html#footnote-046">50</ref></hi></hi>, 14 il 13 novembre 1723<hi rend="numNota CharOverride-1"><hi xml:id="footnote-045-backlink"><ref target="OP04177__BrovadanXML13.html#footnote-045">51</ref></hi></hi>, 14 il 1 dicembre 1724<hi rend="numNota CharOverride-1"><hi xml:id="footnote-044-backlink"><ref target="OP04177__BrovadanXML13.html#footnote-044">52</ref></hi></hi>, 8 il 23 febbraio 1725<hi rend="numNota CharOverride-1"><hi xml:id="footnote-043-backlink"><ref target="OP04177__BrovadanXML13.html#footnote-043">53</ref></hi></hi>, 9 il 30 agosto 1725<hi rend="numNota CharOverride-1"><hi xml:id="footnote-042-backlink"><ref target="OP04177__BrovadanXML13.html#footnote-042">54</ref></hi></hi>, 6 il 9 novembre 1725<hi rend="numNota CharOverride-1"><hi xml:id="footnote-041-backlink"><ref target="OP04177__BrovadanXML13.html#footnote-041">55</ref></hi></hi>, 5 il 9 febbraio 1726<hi rend="numNota CharOverride-1"><hi xml:id="footnote-040-backlink"><ref target="OP04177__BrovadanXML13.html#footnote-040">56</ref></hi></hi>, 5 il 29 ottobre 1729<hi rend="numNota CharOverride-1"><hi xml:id="footnote-039-backlink"><ref target="OP04177__BrovadanXML13.html#footnote-039">57</ref></hi></hi>, tra i quali compare il <hi rend="C">Ritratto di Anton Maria Salvini</hi> (Fig. 5), che, sulla scorta delle notizie baldinucciane, lo Spinelli<hi rend="numNota CharOverride-1"><hi xml:id="footnote-038-backlink"><ref target="OP04177__BrovadanXML13.html#footnote-038">58</ref></hi></hi> aveva attribuito a Pietro Dandini ma che ora si deve restituire al Sacconi, il quale forse copiò l’originale dandiniano, al momento non rintracciato, ed infine i ritratti degli anni trenta.</p><p rend="normale">Tra questi ultimi il Sacconi si occupò di ritrarre i componenti della famiglia Del Maestro: il primo aprile 1730 Carlo Ventura consegnava alla Galleria il <hi rend="C">Ritratto del conte Ferdinando Del Maestro</hi>, «il primo inventore della Storia fiorentina dipinta nelli sfondi di Galleria» come è precisato nei <hi rend="C CharOverride-3">Quaderni di Entrata e Uscita della Guardaroba</hi><hi rend="numNota _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-037-backlink"><ref target="OP04177__BrovadanXML13.html#footnote-037">59</ref></hi></hi>. Al gentiluomo di camera e bibliotecario del cardinal Leopoldo de’ Medici si deve il programma ispiratore dei fasti toscani affrescati nei soffitti del secondo e terzo corridoio degli Uffizi e sono forse da ricondurre a tale ruolo le dimensioni maggiori del dipinto (braccia 2×1 ½) rispetto agli altri della serie degli uomini illustri, a cui l’opera era destinata. Distrutto nell’incendio del 1762, il dipinto era collocato «in faccia del primo Corridore verso Levante»<hi rend="numNota _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-036-backlink"><ref target="OP04177__BrovadanXML13.html#footnote-036">60</ref></hi></hi> della Galleria, e di esso rimane una traduzione a stampa, delineata da Giuseppe Menabuoni (1708-post 1745) e incisa da Antonio Pazzi (1706-post 1779) (Fig. 6)<hi rend="numNota _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-035-backlink"><ref target="OP04177__BrovadanXML13.html#footnote-035">61</ref></hi></hi>, fedele all’originale dipinto, in cui il Del Maestro era effigiato «vestito da città con collare, e propri Capelli con tavolino d’avanti coperto di velluto rosso con calamaro sopra, e carta, in atto di additare la carta con ornamento d’albero scorniciato liscio fatto a giornata in Galleria tinto di giallo»<hi rend="numNota _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-034-backlink"><ref target="OP04177__BrovadanXML13.html#footnote-034">62</ref></hi></hi>. Seguirono i <hi rend="C">Ritratti di Lorenzo</hi> e <hi rend="C">Tommaso Del Maestro</hi> (Figg. 7-8), eseguiti dal Sacconi e consegnati alla Guardaroba il 19 luglio successivo<hi rend="numNota _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-033-backlink"><ref target="OP04177__BrovadanXML13.html#footnote-033">63</ref></hi></hi>.</p><p><graphic url="OP04177__BrovadanXML13-web-resources/image/Fig._7.jpg" rend="img _idGenObjectAttribute-1" mimeType="image/jpeg"/></p><p rend="didaFigura">Figura 7 – Carlo Ventura Sacconi, <hi rend="C">Ritratto di Lorenzo Del Maestro</hi>. Firenze, Gallerie degli Uffizi, corridoi della Galleria. [Ministero per i Beni e le Attività Culturali e per il Turismo]</p><p><graphic url="OP04177__BrovadanXML13-web-resources/image/Fig._8.jpg" rend="img _idGenObjectAttribute-1" mimeType="image/jpeg"/></p><p rend="didaFigura">Figura 8 – Carlo Ventura Sacconi, <hi rend="C">Ritratto di Tommaso Del Maestro</hi>. Firenze, Gallerie degli Uffizi, corridoi della Galleria. [Ministero per i Beni e le Attività Culturali e per il Turismo]</p><p rend="normale">Dopo avere dipinto il <hi rend="C">Ritratto di Giorgio I d’Inghilterra</hi> nel 1730<hi rend="numNota CharOverride-1"><hi xml:id="footnote-032-backlink"><ref target="OP04177__BrovadanXML13.html#footnote-032">64</ref></hi></hi>, l’incarico di eseguire i ritratti di uomini illustri si concluse il 17 settembre 1733 con la consegna dei dipinti raffiguranti <hi rend="C">Federico Augusto II di Polonia</hi> (Fig. 9), copiato fino a mezzo busto da un più grande dipinto attribuito erroneamente a Pietro Antonio Rotari (1707-1762)<hi rend="numNota CharOverride-1"><hi xml:id="footnote-031-backlink"><ref target="OP04177__BrovadanXML13.html#footnote-031">65</ref></hi></hi>, e da restituire al catalogo di Giovanni Camillo Sagrestani (1660-1731) (Fig. 10), in qualità anch’esso di copia tratta da un originale sconosciuto<hi rend="numNota CharOverride-1"><hi xml:id="footnote-030-backlink"><ref target="OP04177__BrovadanXML13.html#footnote-030">66</ref></hi></hi>, e di <hi rend="C">Clemente XII</hi><hi rend="numNota CharOverride-1"><hi xml:id="footnote-029-backlink"><ref target="OP04177__BrovadanXML13.html#footnote-029">67</ref></hi></hi> (Fig. 11), ovvero il fiorentino Lorenzo Corsini, la cui effige fu tratta dal Sacconi da un più grande dipinto<hi rend="numNota CharOverride-1"><hi xml:id="footnote-028-backlink"><ref target="OP04177__BrovadanXML13.html#footnote-028">68</ref></hi></hi> eseguito da un pittore dallo stile affine a quello di Carlo Ventura, il quale aveva raffigurato <hi rend="C">Clemente XII come Sant’Andrea Corsini</hi> solo due anni prima<hi rend="numNota CharOverride-1"><hi xml:id="footnote-027-backlink"><ref target="OP04177__BrovadanXML13.html#footnote-027">69</ref></hi></hi>.</p><p rend="normale">La committenza granducale non si limitò ad assegnare al Sacconi il compito di eseguire le effigi degli uomini illustri ma, in parallelo e nell’arco di tempo dal 1721 al 1727, gli affidò il prestigioso incarico di completare la cosiddetta ‘serie aulica’, esposta anch’essa nei corridoi della Galleria degli Uffizi. Carlo Ventura eseguì i ritratti delle ultime coppie di Medici per un compenso di 10 scudi l’uno<hi rend="numNota CharOverride-1"><hi xml:id="footnote-026-backlink"><ref target="OP04177__BrovadanXML13.html#footnote-026">70</ref></hi></hi>. Al <hi rend="C">Ritratto di Margherita d’Austria</hi><hi rend="numNota CharOverride-1"><hi xml:id="footnote-025-backlink"><ref target="OP04177__BrovadanXML13.html#footnote-025">71</ref></hi></hi>, la prima duchessa di Firenze non effigiata a suo tempo, consegnato dal Sacconi unitamente al gruppo di 19 ritratti di uomini famosi il 5 luglio 1721<hi rend="numNota CharOverride-1"><hi xml:id="footnote-024-backlink"><ref target="OP04177__BrovadanXML13.html#footnote-024">72</ref></hi></hi>, seguirono, in ordine, i ritratti di <hi rend="C">Cosimo III</hi> e del <hi rend="C">gran principe Ferdinando</hi><hi rend="numNota CharOverride-1"><hi xml:id="footnote-023-backlink"><ref target="OP04177__BrovadanXML13.html#footnote-023">73</ref></hi></hi>, e delle relative consorti, <hi rend="C">Margherita Luisa d’Orléans</hi> e <hi rend="C">Violante Beatrice di Baviera</hi><hi rend="numNota CharOverride-1"><hi xml:id="footnote-022-backlink"><ref target="OP04177__BrovadanXML13.html#footnote-022">74</ref></hi></hi>, a cui si aggiunsero il ritratto di <hi rend="C">Anna Maria Luisa</hi><hi rend="numNota CharOverride-1"><hi xml:id="footnote-021-backlink"><ref target="OP04177__BrovadanXML13.html#footnote-021">75</ref></hi></hi>, le effigi dipinte di <hi rend="C">Gian Gastone</hi> e <hi rend="C">Anna Maria Francesca di Sassonia-Lauenburg</hi><hi rend="numNota CharOverride-1"><hi xml:id="footnote-020-backlink"><ref target="OP04177__BrovadanXML13.html#footnote-020">76</ref></hi></hi>, ed infine<hi rend="C"> </hi>la tela che raffigurava l’<hi rend="C">Elettore Palatino Giovanni Guglielmo</hi><hi rend="numNota CharOverride-1"><hi xml:id="footnote-019-backlink"><ref target="OP04177__BrovadanXML13.html#footnote-019">77</ref></hi></hi>, il defunto marito di Anna Maria Luisa. Si possono quindi accantonare definitivamente i suggerimenti attributivi del passato che proponevano quale autore dei citati ritratti Giovanni Gaetano Gabbiani<hi rend="numNota CharOverride-1"><hi xml:id="footnote-018-backlink"><ref target="OP04177__BrovadanXML13.html#footnote-018">78</ref></hi></hi>, il cui catalogo si priva così delle uniche opere attribuitegli. Da abbandonare dunque l’indicazione di Franz Ferdinand Richter (1693-post 1737) proposta da Silvia Meloni Trkulja per l’esecuzione del <hi rend="C">Ritratto di Gian Gastone</hi> e ritenuta valida anche dalla critica successiva<hi rend="numNota CharOverride-1"><hi xml:id="footnote-017-backlink"><ref target="OP04177__BrovadanXML13.html#footnote-017">79</ref></hi></hi>. Ad eccezione del ritratto idealizzato di<hi rend="C"> </hi>Margherita d’Austria, un ‘falso’ storico a tutti gli effetti, per i dipinti della ‘serie aulica’ si ipotizza che il Sacconi ebbe come modello degli originali preesistenti ed eseguiti dal vero da pittori eccellenti e in rapporto privilegiato con la famiglia Medici, come Jan Frans van Douven per il <hi rend="C">Ritratto dell’Elettore Palatino</hi><hi rend="numNota CharOverride-1"><hi xml:id="footnote-016-backlink"><ref target="OP04177__BrovadanXML13.html#footnote-016">80</ref></hi></hi>, o Anton Domenico Gabbiani per i ritratti del <hi rend="C CharOverride-3">gran principe Ferdinando</hi><hi rend="numNota CharOverride-1"><hi xml:id="footnote-015-backlink"><ref target="OP04177__BrovadanXML13.html#footnote-015">81</ref></hi></hi> e della consorte <hi rend="C CharOverride-3">Violante</hi><hi rend="C">,</hi> la quale fu effigiata da Antoni Domenico nel 1720<hi rend="numNota CharOverride-1"><hi xml:id="footnote-014-backlink"><ref target="OP04177__BrovadanXML13.html#footnote-014">82</ref></hi></hi> in una tela ancora non rintracciata da cui trassero una copia Giovanni Gaetano, nipote del Gabbiani, e Giovanna Fratellini<hi rend="numNota CharOverride-1"><hi xml:id="footnote-013-backlink"><ref target="OP04177__BrovadanXML13.html#footnote-013">83</ref></hi></hi>. Alla luce di quanto è emerso dall’indagine archivistica la copia del nipote di Anton Domenico non può essere individuata nella tela della ‘serie aulica’, come ritenuto fino ad oggi ed andrà ulteriormente rintracciata. Il volto e l’acconciatura della principessa di Baviera dipinti dal Sacconi corrispondono a quelli proposti nel pastello della Fratellini, a riprova che Carlo Ventura colse l’effige di Violante dall’originale dipinto da Gabbiani o dalla relativa copia eseguita dal nipote.</p><p rend="normale">Nel periodo in cui il Sacconi dipinse i ritratti della ‘serie aulica’ gli venne commissionato anche il <hi rend="C">Ritratto di Carlo VI</hi>, «imperatore regnante», che inizialmente Carlo Ventura ritrasse su una tela più grande poi ridotta dallo stesso alle dimensioni dei ritratti della serie, forse per essere il dipinto destinato ad una parallela raccolta che celebrasse la casa regnante d’Asburgo. L’opera, eseguita nel 1724 ed attualmente non rintracciata, ritraeva l’imperatore «vestito di broccato d’oro con manto imperiale, con parrucca, e cappello con pennachiera rossa, con la mano destra appoggiata al petto, e la sinistra sul fianco, con tavolino da una parte cop:to di velluto rosso sopravi un guanciale sim:e sopra del quale vi à la corona imperiale»<hi rend="numNota CharOverride-1"><hi xml:id="footnote-012-backlink"><ref target="OP04177__BrovadanXML13.html#footnote-012">84</ref></hi></hi>. La tela, che ritraeva Carlo VI «fino al ginocchio», fu ridotta in altezza e modificata in parte con l’aggiunta dell’armatura, di una «ciarpa turchina» oltre al bastone del comando nella mano destra e alla spada accanto alla mano sinistra appoggiata al fianco, tutti elementi apparentemente assenti nella prima versione e che compaiono nelle successive descrizioni del dipinto<hi rend="numNota CharOverride-1"><hi xml:id="footnote-011-backlink"><ref target="OP04177__BrovadanXML13.html#footnote-011">85</ref></hi></hi>.</p><p rend="normale">La discontinua qualità pittorica constatabile nei dipinti del Sacconi, che ha fatto dubitare Stefano Casciu sulla paternità di alcuni dei dipinti a lui oggi attribuiti<hi rend="numNota CharOverride-1"><hi xml:id="footnote-010-backlink"><ref target="OP04177__BrovadanXML13.html#footnote-010">86</ref></hi></hi>, si deve probabilmente al livello modesto raggiunto da Carlo Ventura nell’esercizio della ritrattistica, in cui il pittore ottiene esiti migliori quando i modelli di riferimento sono eseguiti da eccellenti maestri e conservati nelle Gallerie fiorentine: ne offrono un esempio il <hi rend="C">Ritratto del cardinale Guido Bentivoglio</hi>, tratto dal celeberrimo originale di Antoon Van Dyck<hi rend="numNota CharOverride-1"><hi xml:id="footnote-009-backlink"><ref target="OP04177__BrovadanXML13.html#footnote-009">87</ref></hi></hi>, il <hi rend="C">Ritratto di Luigi XIV</hi> copiato da Robert Nanteuil<hi rend="numNota CharOverride-1"><hi xml:id="footnote-008-backlink"><ref target="OP04177__BrovadanXML13.html#footnote-008">88</ref></hi></hi>, o l’effige del poeta Carlo Maria Maggi, colta dalla tela di Adler Salomon<hi rend="numNota CharOverride-1"><hi xml:id="footnote-007-backlink"><ref target="OP04177__BrovadanXML13.html#footnote-007">89</ref></hi></hi>, ed infine il <hi rend="C">Ritratto di Iustus Lipsius</hi>, il cui volto fu dal Sacconi estrapolato dal dipinto di Peter Paul Rubens nella Galleria Palatina<hi rend="numNota CharOverride-1"><hi xml:id="footnote-006-backlink"><ref target="OP04177__BrovadanXML13.html#footnote-006">90</ref></hi></hi>.</p><p rend="normale">Assume a degno epilogo della attività del Sacconi in qualità di esecutore di ritratti, o meglio di copista di effigi, quella serie di tele in cui si conferma quella volontà medicea, proseguita anche da Anna Maria Luisa, della trasfigurazione in chiave sacra degli esponenti della famiglia Medici. A <hi rend="C">Cosimo III come San Giuseppe</hi> del 1724, e alle due copie, volute dalla Elettrice, della <hi rend="C">Sacra Famiglia</hi>, tratte dall’originale del Suttermans e variate con la figura di Ferdinando II al posto del maestro di camera di Vittoria, eseguite dal Sacconi nel 1728, fecero seguito le tre versioni della<hi rend="C"> Morte della Vergine </hi>dipinte dipinte da Carlo Ventura tra il 1729 e il 1731, quale estrema interpretazione di quella idea di trasfigurazione definita da Stefano Casciu una «funerea riunione di famiglia», in cui sono ritratti tutti gli esponenti degli ultimi Medici in qualità di santi raccolti intorno al capezzale di Margherita Luisa d’Orleans, come Vergine morente<hi rend="numNota _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-005-backlink"><ref target="OP04177__BrovadanXML13.html#footnote-005">91</ref></hi></hi>.</p><p rend="normale">Della collezione di ritratti di uomini illustri rimangono da individuare gli autori di circa 48 dipinti, per alcuni dei quali è possibile indicare una data di riferimento per la loro realizzazione. I ritratti del cardinale <hi rend="C">Cesare Baronio</hi> e di <hi rend="C">Luigi De Haro</hi><hi rend="numNota CharOverride-2"><hi xml:id="footnote-004-backlink"><ref target="OP04177__BrovadanXML13.html#footnote-004">92</ref></hi></hi> furono eseguiti verosimilmente tra l’agosto e il settembre 1704, poiché nelle coeve rendicontazioni del doratore Giuseppe Picchi vi compaiono la preparazione a gesso e colla ad oro per la cornice da «testa» del primo ritratto e la «tintura» dell’adornamento del secondo<hi rend="numNota _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-003-backlink"><ref target="OP04177__BrovadanXML13.html#footnote-003">93</ref></hi></hi>. Infine il <hi rend="C">Ritratto di Antonio Magliabechi</hi> fu acquistato da un non meglio definito Jacopo Antonio Danielli il 13 gennaio 1718 per il valore di 4 lire<hi rend="numNota _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-002-backlink"><ref target="OP04177__BrovadanXML13.html#footnote-002">94</ref></hi></hi>. Nello stesso giorno il Danielli consegnava alla Guardaroba del Taglio il ritratto del «Bibliotecario di S.A.R. vestito da città con la parrucca, in mano alcuni libri, et in lontananza molti libri» per poi entrare in Galleria<hi rend="numNota _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-001-backlink"><ref target="OP04177__BrovadanXML13.html#footnote-001">95</ref></hi></hi>. Il dipinto, che ha le stesse misure riservate agli altri ritratti della serie ‘gioviana’, è stato attribuito a Pietro Dandini o ad un suo allievo, il quale aveva già copiato dal maestro i ritratti di Averani, Redi, Salvini e Viviani<hi rend="numNota _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-000-backlink"><ref target="OP04177__BrovadanXML13.html#footnote-000">96</ref></hi></hi>.</p><p rend="tit2Paragrafo">Bibliografia</p><p rend="bib_indx_bibliografia">Acanfora E., <hi rend="C">La «stanza de li strumenti matematici»</hi>, in M. Gregori (a cura di), <hi rend="C">Fasto di Corte. La decorazione murale nelle residenze dei Medici e dei Lorena, I, Da Ferdinando I alle Reggenti (1587-1628)</hi>, Edifir, Firenze 2005, pp. 42-44.</p><p rend="bib_indx_bibliografia">Baldinotti A., Barsanti R., <hi rend="C">La pittura dal Cinquecento all’Ottocento</hi>, in Z. Ciuffoletti (a cura di), <hi rend="C">Storia della Comunità di Signa</hi>, 2 voll., Edifir, Firenze 2003, II, pp. 95-115.</p><p rend="bib_indx_bibliografia">Bastogi N., <hi rend="C">Le sale dell’Armeria e la sala delle Carte geografiche</hi>, in M. Gregori (a cura di), <hi rend="C">Fasto di Corte. La decorazione murale nelle residenze dei Medici e dei Lorena, I, Da Ferdinando I alle Reggenti (1587-1628)</hi>, Edifir, Firenze 2005, pp. 35-43.</p><p rend="bib_indx_bibliografia">Bellesi S., <hi rend="C">Il ritratto del poeta Giovan Battista Fagiuoli di Pier Dandini</hi>, in R. Foggi, <hi rend="C">Giovan Battista Fagiuoli (Firenze, 24 giugno 1660-12 luglio 1742). 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Incerpi, <hi rend="C">Semplici e continue diligenze. Conservazione e restauro dei dipinti nelle Gallerie di Firenze nel Settecento e nell’Ottocento</hi>, Edifir, Firenze 2011.</p><p rend="edit_note"><hi rend="numNota _idGenCharOverride-1"><ref target="OP04177__BrovadanXML13.html#footnote-093-backlink">3</ref></hi>	Sulla famiglia Mangiacani, da Giuseppe al figlio Bruno, e sulla loro attività di restauratore si rinvia a G. Incerpi, <hi rend="C">I mesticatori granducali, artigiani e pittori dagli ultimi Medici alla Reggenza Lorenese</hi>, in Ead., <hi rend="C">Semplici e continue diligenze</hi>, cit., pp. 17-35.</p><p rend="edit_note"><hi rend="numNota _idGenCharOverride-1"><ref target="OP04177__BrovadanXML13.html#footnote-092-backlink">4</ref></hi>	A. Turchi, in R. Spinelli (a cura di),<hi rend="C"> Il Gran Principe Ferdinando de’ Medici (1663-1713), collezionista e mecenate</hi>, Catalogo della mostra (Firenze, Galleria degli Uffizi, 2013), Giunti, Firenze 2013, p. 166, n. 15.</p><p rend="edit_note"><hi rend="numNota _idGenCharOverride-1"><ref target="OP04177__BrovadanXML13.html#footnote-091-backlink">5</ref></hi>	Incerpi, <hi rend="C">I mesticatori granducali</hi>, cit., p. 34, nota 30.</p><p rend="edit_note"><hi rend="numNota _idGenCharOverride-1"><ref target="OP04177__BrovadanXML13.html#footnote-090-backlink">6</ref></hi>	Archivio di Stato di Firenze (da ora in avanti ASFi), Guardaroba medicea, 1256 bis, conto n. 519 (Giovanni Berti), c. 87r, 10 febbraio 1717 (stile fiorentino), conto relativo ai due ritratti; Ivi, conto n. 573 (Bruno Mangiacani), c. 372v, 22 gennaio 1717 (stile fiorentino), fornitura al Berti della tela per il ritratto del Magalotti, cfr. Incerpi, <hi rend="C">I mesticatori granducali</hi>, cit., p. 34, nota 30.</p><p rend="edit_note"><hi rend="numNota _idGenCharOverride-1"><ref target="OP04177__BrovadanXML13.html#footnote-089-backlink">7</ref></hi>	Inv. 1890, n. 287; E. Micheletti, in <hi rend="C">Gli Uffizi. Catalogo generale</hi>, Centro Di, Firenze 1980 (ed. orig. 1979), p. 657, n. Ic425, con brevi note sull’erudito.</p><p rend="edit_note"><hi rend="numNota _idGenCharOverride-1"><ref target="OP04177__BrovadanXML13.html#footnote-088-backlink">8</ref></hi>	«Spanemio» è il nome italianizzato dell’erudito tedesco Ezechiel Spanheim (1629-1710).</p><p rend="edit_note"><hi rend="numNota _idGenCharOverride-1"><ref target="OP04177__BrovadanXML13.html#footnote-087-backlink">9</ref></hi>	Immatricolatosi all’Accademia delle Arti del Disegno il 24 marzo 1669, il Pollini fu eletto Console varie volte dal 1681 al 1711, anno della sua morte, e divenne Accademico Professore nel 1684, cfr. &lt;https://www.aadfi.it/accademico/pollini-giovan-piero-<lb/>di-marsilio/&gt; (09/2020). Il pittore è ricordato nel manoscritto di Giovanni Camillo Sagrestani pubblicato in A. Matteoli, <hi rend="C">Le vite di artisti dei secoli XVII e XVIII di Giovanni Camillo Sagrestani</hi>, «Commentari», 22, 1971, p. 204; F.M.N. Gabburri, <hi rend="C">Vite di pittori</hi>, ms. 1730 circa-1742,<hi rend="C"> </hi>Biblioteca Nazionale Centrale di Firenze (d’ora in avanti BNCF), Palatino, E.B.9.5, III, c. 1412; <hi rend="C">Pollini, Giovanni Pietro</hi>, in U. Thieme, F. Becker (hrsgg.),<hi rend="C"> Allgemeines Lexikon der bildenden Künstler von der Antike bis zur Gegenwart</hi>, XXVII, Seemann, Leipzig 1933, p. 219; F. Borroni Salvadori, <hi rend="C">Francesco Maria Niccolò Gabburri e gli artisti contemporanei</hi>, «Annali della Scuola Normale Superiore di Pisa», IV (4), 1974, p. 1538, nota 336; M. Chiarini, <hi rend="C">I quadri della collezione del Principe Ferdinando di Toscana (III)</hi>, «Paragone», XXVI (305), 1975, pp. 66, 82, nota 345; <hi rend="C">Pollini, Giovan Pietro</hi>, in <hi rend="C">Dizionario enciclopedico dei pittori e degli incisori italiani dall’XI al XX secolo</hi>, IX, Bolaffi, Torino 1975, p. 165; S. Bellesi, <hi rend="C">Pollini, Giovanni Pietro</hi>, in Id., <hi rend="C">Catalogo dei pittori fiorentini del ’600 e ’700</hi>, <hi rend="C">biografie e opere</hi>, 3 voll., Polistampa, Firenze 2009, I, p. 231.</p><p rend="edit_note"><hi rend="numNota _idGenCharOverride-1"><ref target="OP04177__BrovadanXML13.html#footnote-086-backlink">10</ref></hi>	Le due tele sono conservate nei depositi di palazzo Pitti (Inventario oggetti d’arte Pitti, 1911, nn. 1491-1492) e furono rubricate nell’elenco del 1713, stilato alla morte del gran principe Ferdinando, cfr. Chiarini, <hi rend="C">I quadri della collezione</hi>, cit., p. 66, nn. 46a-b.</p><p rend="edit_note"><hi rend="numNota _idGenCharOverride-1"><ref target="OP04177__BrovadanXML13.html#footnote-085-backlink">11</ref></hi>	Gabburri, <hi rend="C">Vite di pittori</hi>, cit.: «Fu eccellentissimo nel restaurare i quadri che avessero patito, il che fece conoscer più volte in alcuno dei quadri della Real Galleria di Toscana».</p><p rend="edit_note"><hi rend="numNota _idGenCharOverride-1"><ref target="OP04177__BrovadanXML13.html#footnote-084-backlink">12</ref></hi>	Chiarini, <hi rend="C">I quadri della collezione</hi>, cit., p. 82, nota 345. Uno dei riferimenti archivistici indicato dal Chiarini va corretto nel numero della busta: ASFi, Depositeria generale, parte antica, 436 [non 435], c. 84v, 22 aprile 1694; ASFi, Guardaroba medicea, 1100, cc. 11s-11d, 18s-18d, 43s-43d, 65s.</p><p rend="edit_note"><hi rend="numNota _idGenCharOverride-1"><ref target="OP04177__BrovadanXML13.html#footnote-083-backlink">13</ref></hi>	Incerpi, <hi rend="C">Semplici e continue diligenze</hi>, cit., p. 23, nota 22, doc. 1 (ASFi, Guardaroba medicea, 1099, c. 864, conto 310, 12 maggio 1701). Per gli altri conti la studiosa si limita ad indicare i numeri di busta del fondo e degli inserti, ma non entra in merito al contenuto; ASFi, Guardaroba medicea, 1099, cc. 871, 985; Ivi, 1127, c. 536, conto n. 5, «Adi 23 maggio 1703, Per assetta.a di n:° Dua quadri grandi che uno entrovi una Deità in campo paese, e architettura con molte figure, e nell’altro un ritratto in campo architettura tutti adua molti lacerati. Resi per li 3 aprile 170 […] restaurati da Gio: Pietro Pollini che di sua fattura £. sessanta come gli altri tarati dacordo servivano per detta Galleria dico £. 60»; Ivi, cc. 547, 551, 577, 583, 800; Ivi, 1234, cc. 16, 140; Ivi, 1166, cc. 473, 553, 576, 625, 775, 822, 848, 914, 996, 1051, 1086, 1097, 1128, 1139, 1177, 1230, 1276, 1306, 1334, 1355, 1400. In questi conti il Pollini rendiconta il restauro di 31 ritratti di diversi esponenti di «Casa Medici», di cui 7 su tavola, 15 ritratti di pontefici e 51 ritratti di «diversi personaggi».</p><p rend="edit_note"><hi rend="numNota _idGenCharOverride-1"><ref target="OP04177__BrovadanXML13.html#footnote-082-backlink">14</ref></hi>	Si crede di avere individuato il ritratto nel dipinto di autore ancora ignoto, conservato nei depositi del Soffittone di palazzo Pitti, cfr. Inv. 1890, n. 5221.</p><p rend="edit_note"><hi rend="numNota _idGenCharOverride-1"><ref target="OP04177__BrovadanXML13.html#footnote-081-backlink">15</ref></hi>	ASFi, Guardaroba medicea, 1093, ins. 7, c. 688, conto n. 534, 30 gennaio 1701 (stile fiorentino); riferimento archivistico citato anche in Incerpi, <hi rend="C">Semplici e continue diligenze</hi>, cit., p. 33, nota 22.</p><p rend="edit_note"><hi rend="numNota _idGenCharOverride-1"><ref target="OP04177__BrovadanXML13.html#footnote-080-backlink">16</ref></hi>	ASFi, Guardaroba medicea, 1168, ins. 6, c. 503, conto n. 448 (Pollini), 28 gennaio 1707 (stile fiorentino); Ivi, 1184, ins. 5, c. 102, conto n. 266 (Pollini), 15 maggio 1711. In quest’ultima data il <hi rend="C">Ritratto del cardinale Noris</hi> veniva consegnato dal Pollini alla Guardaroba del Taglio per poi essere inviato alla Galleria: ASFi, Guardaroba medicea, 1192, c. 82v (consegna alla Guardaroba); Ivi, 1172, c. 115v (entrata in Galleria).</p><p rend="edit_note"><hi rend="numNota _idGenCharOverride-1"><ref target="OP04177__BrovadanXML13.html#footnote-079-backlink">17</ref></hi>	ASFi, Guardaroba medicea, 1168, ins. 6, c. 512, conto n. 454; già in Incerpi, <hi rend="C">I mesticatori granducali</hi>, cit., pp. 25, 34, nota 30.</p><p rend="edit_note"><hi rend="numNota _idGenCharOverride-1"><ref target="OP04177__BrovadanXML13.html#footnote-078-backlink">18</ref></hi>	R. Spinelli, <hi rend="C">Una precisazione e qualche aggiunta a Domenico Tempesti</hi>, «Paragone», XLII (26-27), 1991, p. 46, nota 60.</p><p rend="edit_note"><hi rend="numNota _idGenCharOverride-1"><ref target="OP04177__BrovadanXML13.html#footnote-077-backlink">19</ref></hi>	Inv. 1890, n. 299. A. Turchi, in Spinelli (a cura di), <hi rend="C">Il Gran Principe Ferdinando de’ Medici,</hi> cit., pp. 162-163, n. 13.</p><p rend="edit_note"><hi rend="numNota _idGenCharOverride-1"><ref target="OP04177__BrovadanXML13.html#footnote-076-backlink">20</ref></hi>	Inv. 1890, n. 825.</p><p rend="edit_note"><hi rend="numNota CharOverride-1"><ref target="OP04177__BrovadanXML13.html#footnote-075-backlink">21</ref></hi>	Dal conto del doratore Giuseppe Picchi si evince che la cornice per il <hi rend="C">Ritratto di Vincenzo Viviani</hi> veniva tinta e poi consegnata in Galleria unitamente ad un’altra di uguali proporzioni per il <hi rend="C">Ritratto di Don Luigi Mendoza de Haro</hi> ovvero Louis Méndez de Haro (ASFi, Guardaroba medicea, 1144, c. 115v, 29 agosto 1704; inv. 1890, n. 57; E. Micheletti, in <hi rend="C">Gli Uffizi</hi>, cit., p. 623, n. Ic153), una tela quest’ultima appartenete alla serie ‘gioviana’ e dipinta da un ignoto autore entro il 26 agosto 1704, data della consegna in Galleria delle due cornici. Riferimento archivistico citato per la cornice al ritratto del Viviani in Spinelli, <hi rend="C">Una precisazione</hi>, cit., p. 46, nota 60. Al 10 agosto 1704 veniva preparata a gesso e colla da oro un’altra cornice, eseguita dagli eredi di Paolo Baldi, per il «Ritratto dell’Eminentissimo Signore Cardinale Baronio», appartenente anch’esso alla serie (Inv. 1890, n. 3031; E. Micheletti, in <hi rend="C">Gli Uffizi</hi>, cit., p. 610, n. Ic55).</p><p rend="edit_note"><hi rend="numNota _idGenCharOverride-1"><ref target="OP04177__BrovadanXML13.html#footnote-074-backlink">22</ref></hi>	Inv. 1890, n. 299 (Bellini); n. 275 (Torricelli); n. 153 (Filicaia); n. 286 (Redi); n. 300 (Averani). Per i pagamenti al Dandini e per una riproduzione fotografica di alcuni dei ritratti citati si rinvia a Spinelli, <hi rend="C">Una precisazione, </hi>cit., p. 46, nota 60, tavv. 43 (Redi), 44b (Viviani), 49a (Averani).</p><p rend="edit_note"><hi rend="numNota _idGenCharOverride-1"><ref target="OP04177__BrovadanXML13.html#footnote-073-backlink">23</ref></hi>	Sul pittore si rinvia a S. Meloni Trkulja, <hi rend="C">Cristofano di Papi dell’Altissimo</hi>, in <hi rend="C">Dizionario Biografico degli Italiani</hi>, XXXI, Istituto della Enciclopedia Italiana, Roma 1985, pp. 55-57.</p><p rend="edit_note"><hi rend="numNota _idGenCharOverride-1"><ref target="OP04177__BrovadanXML13.html#footnote-072-backlink">24</ref></hi>	Nel gennaio 1705 Cosimo III faceva ridurre a misura delle tele della serie ‘gioviana’ il <hi rend="C">Ritratto di Federico Guglielmo Leibniz</hi>, il cui autore rimane ancora sconosciuto (inv. 1890, n. 261); ASFi, Guardaroba medicea, 1101, c. 87r; cfr. S. Meloni Trkulja, <hi rend="C">Gli ultimi Medici attraverso i giornali di Guardaroba</hi>, in P. Barocchi, G. Ragionieri<hi rend="C"> </hi>(a cura di),<hi rend="C"> Gli Uffizi. Quattro secoli di una galleria</hi>, Atti del convegno (Firenze, 1982), 2 voll., Olschki, Firenze 1983, I, pp. 336-337, nota 27.</p><p rend="edit_note"><hi rend="numNota _idGenCharOverride-1"><ref target="OP04177__BrovadanXML13.html#footnote-071-backlink">25</ref></hi>	Sul Dandini si rinvia a S. Bellesi, <hi rend="C">Dandini Pietro detto</hi> <hi rend="C">Pier Dandini</hi>, in Id., <hi rend="C">Catalogo</hi>, cit., I, pp. 124-127.</p><p rend="edit_note"><hi rend="numNota CharOverride-1"><ref target="OP04177__BrovadanXML13.html#footnote-070-backlink">26</ref></hi>	Sull’Accademia medicea a Roma e sulle arte plastiche fiorentine sotto Cosimo III si rinvia a K. Lankheit, <hi rend="C">Florentinische Barockplastik. Die Kunst am Hofe der letzten Medici, 1670-1743</hi>, Bruckmann, München 1962; M. Visonà, <hi rend="C">L’Accademia di Cosimo III a Roma. Un episodio del mecenatismo mediceo</hi>, tesi di laurea, Università degli Studi di Firenze, a.a. 1973-1974; Ead., <hi rend="C">L’Accademia di Cosimo III a Roma (1673-1686)</hi>, in M. Gregori (a cura di), <hi rend="C">Storia delle arti in Toscana. Il Seicento</hi>, Edifir, Firenze 2001, pp. 165-180; Ead., <hi rend="C">La scultura a Firenze alla fine del secolo</hi>, in Gregori (a cura di), <hi rend="C">Storia delle arti</hi>, cit., pp. 201-217.</p><p rend="edit_note"><hi rend="numNota _idGenCharOverride-1"><ref target="OP04177__BrovadanXML13.html#footnote-069-backlink">27</ref></hi>	Per la medaglistica coeva e in particolare su quella del Montauti si rinvia a V. Johnson, <hi rend="C">La medaglia barocca in Toscana</hi>, «Medaglia», 10, 1975, pp. 11-74; F. Vannel, G. Toderi, <hi rend="C">La medaglia barocca in Toscana</hi>, SPES, Firenze 1987.</p><p rend="edit_note"><hi rend="numNota _idGenCharOverride-1"><ref target="OP04177__BrovadanXML13.html#footnote-068-backlink">28</ref></hi>	Il busto di Francesco Redi è attribuito al Montauti in J.T. Spike, <hi rend="C">Baroque portraiture in Italy: works from North American collections</hi>, Catalogo della mostra (Sarasota, The John and Mable Ringling Museum of Art-Hartford, Wadsworth Atheneum, 1984-1985), The John and Mable Ringling Museum of Art, Sarasota 1984, p. 134, n. 46; per i ritratti del Magliabechi si rinvia al riferimento bibliografico citato a nota 96; sulla ritrattistica di ‘imitazione caricata’ del Montauti si rinvia a M. Visonà, <hi rend="C">Carlo Marcellini. Accademico “spiantato” nella cultura fiorentina tardo-barocca</hi>, Pacini, Opedaletto 1990, pp. 59-60. Per un profilo biografico dello scultore si rinvia a S. Bellesi, <hi rend="C">Montauti, Antonio</hi>, in <hi rend="C">Dizionario Biografico degli Italiani</hi>, LXXVI, Istituto della Enciclopedia Italiana, Roma 2012, pp. 1-5, con bibliografia precedente.</p><p rend="edit_note"><hi rend="numNota CharOverride-1"><ref target="OP04177__BrovadanXML13.html#footnote-067-backlink">29</ref></hi>	Per i ritratti in medaglia del Soldani e del Foggini si rinvia a Johnson, <hi rend="C">La medaglia barocca</hi>,<hi rend="C"> </hi>cit., pp. 29-38; per i busti marmorei della serie medicea si rinvia a R. Spinelli, <hi rend="C">La serie dei ritratti medicei di Giovan Battista Foggini. Note d’archivio sulla committenza e la cronologia</hi>, «Paragone», LXX (144), 2019, pp. 40-54, in particolare pp. 24-32.</p><p rend="edit_note"><hi rend="numNota _idGenCharOverride-1"><ref target="OP04177__BrovadanXML13.html#footnote-066-backlink">30</ref></hi>	S. Meloni Trkulja, <hi rend="C">La committenza silenziosa di Anna Maria Luisa: dal piacere al dovere</hi>, in S. Casciu (a cura di), <hi rend="C">La principessa saggia. L’eredità di Anna Maria Luisa de’ Medici, Elettrice Palatina</hi>, Catalogo della mostra (Firenze, Galleria Palatina, 2006-2007), Sillabe, Livorno 2006, p. 86.</p><p rend="edit_note"><hi rend="numNota _idGenCharOverride-1"><ref target="OP04177__BrovadanXML13.html#footnote-065-backlink">31</ref></hi>	Per un profilo del Sacconi si rinvia a S. Meloni Trkulja, <hi rend="C">Sacconi, Carlo Ventura</hi>, in M. Gregori, E. Schleier (a cura di), <hi rend="C">La pittura in Italia. Il Seicento</hi>, 2 voll., Electa, Milano 1989, II, p. 861 (con bibliografia precedente); S. Casciu, <hi rend="C">Vicende settecentesche della Villa della Quiete. L’Elettrice Palatina e la Congregazione delle Signore Montalve</hi>, «Arte cristiana», 78, 1990, pp. 259-260; F. Farneti, <hi rend="C">Carlo Sacconi</hi>, in F. Farneti, S. Bertocci, <hi rend="C">L’architettura dell’inganno a Firenze. Spazi illusionistici nella decorazione pittorica delle chiese fra Sei e Settecento</hi>, Alinea, Firenze 2002, pp. 131-133; R. Spinelli, <hi rend="C">Giovan Battista Foggini. “Architetto primario della Casa Serenissima” dei Medici (1652-1725)</hi>, Edifir, Firenze 2003, pp. 185-186, fig. 210; A. Baldinotti, R. Barsanti, <hi rend="C">La pittura dal Cinquecento all’Ottocento</hi>, in Z. Ciuffoletti (a cura di), <hi rend="C">Storia della Comunità di Signa</hi>, 2 voll., Edifir, Firenze 2003, II, p. 99; S. Casciu, <hi rend="C">La morte della Vergine e altri dipinti di Carlo Ventura Sacconi per l’Elettrice Palatina</hi>, in C. Giannini (a cura di), <hi rend="C">Stanze segrete raccolte per caso. I Medici Santi, Gli arredi celati, </hi>Olschki, Firenze 2003, pp. 43-63; F. Berti, <hi rend="C">Adorazione dei magi</hi>, in Casciu (a cura di), <hi rend="C">La principessa saggia</hi>, cit., pp. 328-329, n. 182; S. Bellesi, <hi rend="C">Carlo Ventura Sacconi</hi>, in Id., <hi rend="C">Catalogo</hi>, cit., I, pp. 244-245, con bibliografia precedente.</p><p rend="edit_note"><hi rend="numNota _idGenCharOverride-1"><ref target="OP04177__BrovadanXML13.html#footnote-064-backlink">32</ref></hi>	ASFi, Guardaroba medicea, 1273, c. 270, conto 388. Le tele vengono così consegnate: 16 novembre 1718, 10 tele; 30 giugno 1719, 10 tele; 17 luglio 1719, 8 tele; 6 agosto 1719, 20 tele; 6 ottobre 1719, 2 tele grandi braccia 2 ½×2 anch’esse per due ritratti (vedi oltre nel testo); 10 dicembre 1719, 14 tele; riferimento archivistico citato in Incerpi, <hi rend="C">I mesticatori granducali</hi>, cit., p. 34, nota 33.</p><p rend="edit_note"><hi rend="numNota _idGenCharOverride-1"><ref target="OP04177__BrovadanXML13.html#footnote-063-backlink">33</ref></hi>	Incerpi, <hi rend="C">I mesticatori granducali</hi>, cit., pp. 25, 34, nota 31.</p><p rend="edit_note"><hi rend="numNota _idGenCharOverride-1"><ref target="OP04177__BrovadanXML13.html#footnote-062-backlink">34</ref></hi>	Sulla collezione fiorentina di ritratti di uomini illustri si rinvia a S. Meloni Trkulja, <hi rend="C">La Collezione iconografica</hi>, in <hi rend="C">Gli Uffizi</hi>, cit., pp. 601-602; W. Prinz, <hi rend="C">La serie Gioviana o la collezione dei ritratti degli uomini illustri</hi>, in <hi rend="C">Gli Uffizi</hi>, cit., p. 603; F. De Luca, <hi rend="C">Percorsi illustri</hi>, in Ead. (a cura di), <hi rend="C">Santi Poeti Navigatori… Gli Uffizi a Montecatini Terme</hi>, Catalogo della mostra (Montecatini Terme, Terme Tamerici, 2011), Polistampa, Firenze 2011, pp. 19-35. Sul pittore si rinvia al riferimento bibliografico citato a nota 23.</p><p rend="edit_note"><hi rend="numNota _idGenCharOverride-1"><ref target="OP04177__BrovadanXML13.html#footnote-061-backlink">35</ref></hi>	B. Fasola, <hi rend="C">Per un nuovo catalogo della collezione gioviana</hi>, in <hi rend="C">Paolo Giovio. Il Rinascimento e la memoria</hi>, Atti del Convegno (Como, 1983), Società Storica Comense, Como 1985, pp. 168-180.</p><p rend="edit_note"><hi rend="numNota _idGenCharOverride-1"><ref target="OP04177__BrovadanXML13.html#footnote-060-backlink">36</ref></hi>	G. Vasari, <hi rend="C">Le vite de’ più eccellenti pittori, scultori et architettori, … </hi>riviste et ampliate (ed. orig. 1568), ed. in Id., <hi rend="C">Le opere</hi>, con nuove<hi rend="C"> </hi>annotazioni e commenti di G. Milanesi, 9 voll., Sansoni, Firenze 1878-1885, VII, 1881, p. 609. Sulla ritrattistica a stampa si rinvia a T. Casini, <hi rend="C">Ritratti parlanti. Collezionismo e biografie illustrate nei secoli XVI e XVII</hi>, Edifir, Firenze 2004.</p><p rend="edit_note"><hi rend="numNota _idGenCharOverride-1"><ref target="OP04177__BrovadanXML13.html#footnote-059-backlink">37</ref></hi>	ASFi, Guardaroba medicea, 1336, ins. 6, c. 532, conto n. 405; riferimento archivistico già citato in Incerpi, <hi rend="C">I mesticatori granducali</hi>, cit., p. 34, nota 31.</p><p rend="edit_note"><hi rend="numNota _idGenCharOverride-1"><ref target="OP04177__BrovadanXML13.html#footnote-058-backlink">38</ref></hi>	ASFi, Guardaroba medicea, 1242, c. 276r, 28 novembre 1719.</p><p rend="edit_note"><hi rend="numNota _idGenCharOverride-1"><ref target="OP04177__BrovadanXML13.html#footnote-057-backlink">39</ref></hi>	ASFi, Guardaroba medicea, 1242, c. 267r, 30 settembre 1719.</p><p rend="edit_note"><hi rend="numNota _idGenCharOverride-1"><ref target="OP04177__BrovadanXML13.html#footnote-056-backlink">40</ref></hi>	Incerpi, <hi rend="C">I mesticatori granducali</hi>, cit., pp. 25, 34, nota 32, in cui la studiosa trascrive parte dei documenti archivistici. Per i pagamenti allo Scacciati si veda: ASFi, Guardaroba medicea, 1273, c. 619, conto n. 473, 9 gennaio 1719 (stile fiorentino); ASFi, Guardaroba medicea, 1332, c. 839, conto n. 202, 14 maggio 1725, in cui il pittore chiede il compenso per avere scritto i nominativi su 191 ritratti di uomini illustri, su 17 ritratti di nobili spagnoli, oltre ad avere aggiunto le iscrizioni ai dipinti con le «essequie di Errigo re di Francia», ritoccato le cartelle sottostanti, ed infine per avere «dipinto uno contorno di chiaro scuro al ritratto di alberto duro che è nella stanza dei ritratti dei pittori». Su Tommaso Redi e Pietro Neri Scacciati si rinvia alle voci bibliografiche in Bellesi, <hi rend="C">Catalogo</hi>, cit., I, pp. 234, 252.</p><p rend="edit_note"><hi rend="numNota _idGenCharOverride-1"><ref target="OP04177__BrovadanXML13.html#footnote-055-backlink">41</ref></hi>	ASFi, Guardaroba medicea, 1242, c. 262v.</p><p rend="edit_note"><hi rend="numNota _idGenCharOverride-1"><ref target="OP04177__BrovadanXML13.html#footnote-054-backlink">42</ref></hi>	ASFi, Guardaroba medicea, 1273, c. 39, conto n. 317. Il valore di sei lire per i piccoli ritratti o nove lire per quelli più grandi, come si appura nei conti successivi, è ricordato anche in Incerpi, <hi rend="C">I mesticatori granducali</hi>, cit., p. 34, nota 31. Su Bartolomeo di Filippo Corsini (1683-1752) si rinvia alla voce biografica redatta da V. Sciuti Rossi, <hi rend="C">Corsini, Bartolomeo</hi>, in <hi rend="C">Dizionario Biografico degli Italiani,</hi> XXIX, Istituto della Enciclopedia Italiana, Roma 1983, pp. 612-617.</p><p rend="edit_note"><hi rend="numNota _idGenCharOverride-1"><ref target="OP04177__BrovadanXML13.html#footnote-053-backlink">43</ref></hi>	Vedi nota 34.</p><p rend="edit_note"><hi rend="numNota _idGenCharOverride-1"><ref target="OP04177__BrovadanXML13.html#footnote-052-backlink">44</ref></hi>	ASFi, Guardaroba medicea, 1260, c. 102v.</p><p rend="edit_note"><hi rend="numNota _idGenCharOverride-1"><ref target="OP04177__BrovadanXML13.html#footnote-051-backlink">45</ref></hi>	<hi rend="C">Ibidem</hi>. Gabriello Chiabrera (1552-1638), Inv. 1890, n. 238; Jean Foy-Vaillant (1632-1706), Inv. 1890, n. 290; Giuseppe Giusto Scaligero (1540-1609), Inv. 1890, n. 230; Lukas Holstein (1596-1661), Inv. 1890, n. 260; Giovanni Battista De Luca (1614-1683), Inv. 1890, n. 3026; Antonio Agustìn (1517-1586), Inv. 1890, n. 274; Jacques-Auguste de Thou (1553-1617), Inv. 1890, n. 237; Denis Petau (1583-1652), Inv. 1890, n. 255; Francesco Rondinelli (1589-1669), Inv. 1890, n. 257; Francisco Jiménez de Cisneros (1436-1517), Inv. 1890, n. 3012; Onofrio Panvinio (1530-1568), Inv. 1890, n. 224; Charles Patin (1633-1694), Inv. 1890, n. 291; Guido Bentivoglio (1579-1644), Inv. 1890, n. 3032; Fulvio Orsini (1529-1600), Inv. 1890, n. 225; Iacopo Sirmondo (1559-1651), Inv. 1890, n. 243; Erasmo da Rotterdam (1466- 1536), Inv. 1890, n. 194; Claude Saumaise (1588-1653), Inv. 1890, n. 273; Gerhard Johannes Voss (1577-1649), Inv. 1890, n. 251; Raffaele Fabbretti (1619-1700), Inv. 1890, n. 281; Giovan Pietro Bellori (1615-1696), Inv. 1890, n. 279; Vincenzo Mirabella (1570-1624), Inv. 1890, n. 236.</p><p rend="edit_note"><hi rend="numNota _idGenCharOverride-1"><ref target="OP04177__BrovadanXML13.html#footnote-050-backlink">46</ref></hi>	Il <hi rend="C">Ritratto di Erasmo da Rotterdam</hi> è già elencato nel primo gruppo di dipinti; si crede sia un errore nell’annotazione del nome, poiché nei conti della Guardaroba non viene mai ricalcolato il numero dei ritratti, che rimane per tanto invariato. Resta da individuare il dipinto. ASFi, Guardaroba medicea, 1273, ins. 9, c. 902, conto (Sacconi), n. 542, 28 maggio 1720; ASFi, Guardaroba medicea, 1243, cc. 329r-v, 1° giugno 1720, il Sacconi consegna i ritratti in Guardaroba, con elenco degli effigiati (d’ora in poi consegna alla Guardaroba); ASFi, Guardaroba medicea, 1260bis, c. 122v, 1° giugno 1720, entrata degli stessi dipinti in Galleria (d’ora in poi entrata in Galleria): Mikołaj Kopernik [Copernico] (1473-1540), Inv. 1890, n. 196; René Descartes [Cartesio] (1596-1650), Inv. 1890, n. 259; Benedetto Menzini (1646-1704), Inv. 1890, n. 309; Thyco Brahe (1546-1601), Inv. 1890, n. 233; Giovan Battista Marino (1569-1625), Inv. 1890, n. 262; Federico Commandino (1509-1579), Inv. 1890, n. 219; Torquato Tasso (1544-1595), Inv. 1890, n. 232; Orazio Rucellai (1604-1673), Inv. 1890, n. 266. La Micheletti individua l’effigiato nel Rucellai (1521-1605) che visse in Francia occupandosi, in ultimo, delle trattative per il matrimonio tra Cristina di Lorena e Ferdinando I de’ Medici, ma il dipinto ritrae il nipote Orazio Ricasoli Rucellai, filosofo, scienziato e discepolo di Galileo Galilei, membro dell’Accademia della Crusca con lo pseudonimo di Imperfetto, nonché priore, titolo quest’ultimo con cui viene ricordato quando il ritratto entra in Galleria; Niels Stensen [Stenone], (1638-1686), Inv. 1890, n. 297; Bonaventura Francesco Cavalieri (1598-1647), Inv. 1890, n. 263; Antoine Perrenot, cardinale de Granvelle (1517-1586), Inv. 1890, n. 3027; Isaac Newton (1642-1727), Inv. 1890, n. 298; Johannes Kepler [Keplero] (1571-1630), Inv. 1890, n. 248; John Wallis (1616-1703), Inv. 1890, n. 280; Thomas Finc (1561-1656), Inv. 1890, n. 245; Joost Lips (1547-1606), Inv. 1890, n. 234; Pierre Gassend (1592-1655), Inv. 1890, n. 258; Francesco de Lemene (1634-1704), Inv. 1890, n. 294; Scipione Ammirato (1531-1601), Inv. 1890, n. 228; Giovanni Antonio Magini (1630-1699), Inv. 1890, n. 288; Philipp Clüver (1580-1623), Inv. 1890, n. 252.</p><p rend="edit_note"><hi rend="numNota _idGenCharOverride-1"><ref target="OP04177__BrovadanXML13.html#footnote-049-backlink">47</ref></hi>	ASFi, Guardaroba medicea, 1311, c. 316r, conto n. 289, 8 giugno 1723 i facchini del ponte prelevavano un dipinto in Guardaroba per condurlo a casa del Sacconi posta sulla piazza di San Marco per poi riportarlo indietro il 14 successivo.</p><p rend="edit_note"><hi rend="numNota _idGenCharOverride-1"><ref target="OP04177__BrovadanXML13.html#footnote-048-backlink">48</ref></hi>	ASFi, Guardaroba medicea, 1278bis, ins. 10, c. 916, conto n. 287 (Sacconi), 5 luglio 1721; Ivi, c. 934r, conto (Mangiacani), 14 giugno 1721, per 12 tele consegnate al Sacconi «per fare ritratti delle solite da testa di tela nova»; ASFi, Guardaroba medicea, 1282, c. 67v, 5 luglio 1721 (consegna alla Guardaroba con elenco degli effigiati); ASFi, Guardaroba medicea, 1292, c. 34r (entrata in Galleria). «Hyeron:us Fracastorus» = Girolamo Fracastoro (1478-1553), Inv. 1890, n. 202; «Hyeron:us Cardamus» = Girolamo Cardano (1501-1576), Inv. 1890, n. 215; «Sethus Calvinisius» = Seth Kalwitz (1556-1615), Inv. 1890, n. 241; «Henricus Caterinus Davila» = Enrico Caterino Davila (1576-1631), Inv. 1890, n. 250; «Philippus Villani» = Filippo Villani (1325 ca.-1405 ca.), Inv. 1890, n. 156; «Nippes Aldovrandus» = Ulisse Aldovrandi (1522-1605), Inv. 1890, n. 223; «Leonardus Salviati» = Leonardo Salviati (1510-1563), Inv. 1890, n. 231; «Hyeron:us mercurialis» = Girolamo Mercuriale (1530-1606), Inv. 1890, n. 227; «Gio: Giorgio Graevius» = Johann Georg Graeve (1632-1703), Inv. 1890, n. 289; «Bened:us Castelli» = Benedetto Castelli (1577-1643), Inv. 1890, n. 3042; «Janus Cruterus» = Jan Gruter (1560-1627), Inv. 1890, n. 244; «Joannes Raius» = John Ray (1627-1705), Inv. 1890, n. 301; «M: Angelus Bonarroti Poeta» = Michelangelo Buonarroti, il Giovane (1568-1646), Inv. 1890, n. 264; «Robertus Boyle» = Robert Boyle (1627-1691), Inv. 1890, n. 285; «Jul: Cesar Scaliger» = Giulio Cesare Scaligero (1484-1558), Inv. 1890, n. 203; «Carolus Sigonius» = Carlo Sigonio (1524-1584), Inv. 1890, n. 222; «Pet:us And:a Matthuolus» = Pier Andrea Mattioli (1500-1577), Inv. 1890, n. 213; «Thomas Cornelius» = Tommaso Cornelio (1614-1684), Inv. 1890, n. 284; «Joseph’ Valletta» = Giuseppe Valletta (1636-1714), Inv. 1890, n. 295.</p><p rend="edit_note"><hi rend="numNota _idGenCharOverride-1"><ref target="OP04177__BrovadanXML13.html#footnote-047-backlink">49</ref></hi>	ASFi, Guardaroba medicea, 1311, c. 1179, conto n. 25 (Sacconi), 27 agosto 1722; ASFi, Guardaroba medicea, 1283, c. 166r, 26 agosto 1722 (consegna alla Guardaroba); ASFi, Guardaroba medicea, 1277, c. 74r, 26 agosto 1722 (entrata in Galleria). «Christophorus Cellarius» = Cristoph Keller (1638-1707), Inv. 1890, n. 212; «Carolus M. A. Maggi» = Carlo Maria Maggi (1630-1699), Inv. 1890 n. 288; «Gioseffo Addison» = Joseph Addison (1672-1719), Inv. 1890, n. 306; «Isaccus Casaubonus» = Isaac Casaubon (1559-1614), Inv. 1890, n. 242; «Joannes Meursius» = Johannes van Meurs (1579-1639), Inv. 1890, n. 278; «Ugo Grotius» = Huig van Groot (1583-1645), Inv. 1890, n. 256; «Jacobus Userius» = James Usher (1581-1656). Inv. 1890 n. 253; «Franc:us Baconius de Verulamio» = Francis Bacon (1561-1626), Inv. 1890, n. 302; «Daniel Heinsius» (1580-1655), Inv. 1890, n. 254; «Innocentius XI Ponti Max:» = Benedetto Odelscalchi (1611-1689), Inv. 1890, n. 3004; «Leo XI. Pont. Max:» = Alessandro di Ottaviano de’ Medici (1535-1605), Inv. 1890, n. 2999; «Paulus V Pont: Max:» = Paolo V; «Alexander VII Pont Max:» = Fabio Chigi (1599-1667), Inv. 1890, n. 3002; «Clemens IX: Pont Max:» = Giulio Rospigliosi (1600-1669), Inv. 1890, n. 3003; «Clemente VIII Pont Max:» = Ippolito Aldobrandini (1536-1605), Inv. 1890, n. 2998; «Urbanus VIII» = Maffeo Vincenzo Barberini (1568-1644), Inv. 1890, n. 3001; «Portia Card:e Pallavicinus» = Pietro Sforza Pallavicino (1607-1667), Inv. 1890, n. 3037; «Rob: Card: Bellarminus» = Roberto Bellarmino (1542-1621), Inv. 1890, n. 3030; «Sistus V: Pont: Max:» = Felice Peretti (1521-1590), Inv. 1890, n. 2997.</p><p rend="edit_note"><hi rend="numNota _idGenCharOverride-1"><ref target="OP04177__BrovadanXML13.html#footnote-046-backlink">50</ref></hi>	ASFi, Guardaroba medicea, 1311, c. 48, conto n. 326 (Sacconi), 19 agosto 1723; ASFi, Guardaroba medicea, 1283, c. 243r (consegna alla Guardaroba); ASFi, Guardaroba medicea, 1277, c. 113r (entrata in Galleria). «Ferdinando 3:° Imperatore» = Ferdinando III d’Asburgo (1608-1657), Inv. 1890, n. 339; «Carlo 2.d° Re Inghilterra» = Carlo II Stuart (1630-1675), Inv. 1890, n. 321; «Ridolfo 2.d° Imperatore» = Rodolfo II d’Asburgo (1552-1612), Inv. 1890, n. 336; «Jacopo 2d.° Re Inghilterra» = Giacomo II Stuart (1633-1701), Inv. 1890, n. 322; «Gio: Banier» = Jonx Bannier (1601-1641), Inv. 1890, n. 425; «Zanzedari di Siena» = Marco Antonio Zondadari (1658-1722), Inv. 1890, n. 305; «Godesioy Henry» = Gottfried Heinrich Pappenheim (1594-1632), Inv. 1890, n. 410; «M.a Stuarda Regina di Scotia» = Maria Stuart (1524-87), Inv. 1890, n. 318; «Mattia Imperatore» = Mattia I d’Asburgo (1557-1619), Inv. 1890, n. 337; «Carlo I° Re Inghilterra» = Carlo I Stuart (1600-1649), Inv. 1890, n. 320; «Luigi XIIII Re Francia» = Luigi XIV di Borbone (1638-1715), Inv. 1890, n. 27; «Ferd. 2d.° Imperatore» = Ferdinando II d’Asburgo (1578- 1637), Inv. 1890, n. 338.</p><p rend="edit_note"><hi rend="numNota CharOverride-1"><ref target="OP04177__BrovadanXML13.html#footnote-045-backlink">51</ref></hi>	ASFi, Guardaroba medicea, 1317, c. 291, conto n. 399 (Sacconi), 12 novembre 1723; ASFi, Guardaroba medicea, 1282, c. 221r, 13 novembre 1723 (consegna alla Guardaroba); ASFi, Guardaroba medicea, 1292, c. 113v (entrata in Galleria): «Filippo 3:° Re di Spagna» = Filippo III d’Asburgo (1578-1621), Inv. 1890, n. 43; «Guglielmo 3:° Re di Inghilterra» = Guglielmo III d’Orange-Nassau (1650-1702), Inv. 1890, n. 323; «Lodovico XIII Re di Francia e di Navarra» = Luigi XIII di Borbone (1601-1643), Inv. 1890, n. 28; «Ernesto Co: Mansueld» = Ernst von Mansfeld (1580-1626), Inv. 1890, n. 350; Ambrogio Spinola (1569-1630), Inv. 1890, n. 129; «Bernardo Duca di Saxen» = Bernardo di Sassonia-Weimar (1604-1639), Inv. 1890, n. 352; «Hibraim Imperator de Turchi» = Ibrahim I (1616-1648), Inv. 1890, n. 3061; «Carlo IX Re di Francia» = Carlo IX di Valois (1550-1574), Inv. 1890, n. 25; «Franc:o 2d:° Re di Francia» = Francesco II di Valois (1544-1560), Inv. 1890, n. 20; «Carlo 12° re di Svezia» = Carlo XII di Palatinato-Zweibrücken (1682-1718), Inv. 1890, n. 424; «Carlo 2° re di Spagna» = Carlo II d’Asburgo (1661-1700), Inv. 1890, n. 45; «Enrigo 3:° Re di Francia» = Enrico III di Valois (1551-1589), Inv. 1890, n. 24; «Anna Regina d’Inghilterra» = Anna Stuart (1665-1714), Inv. 1890, n. 326; «Maria Regina d’Inghilterra» = Maria II Stuart (1662-1694), Inv. 1890, n. 325.</p><p rend="edit_note"><hi rend="numNota _idGenCharOverride-1"><ref target="OP04177__BrovadanXML13.html#footnote-044-backlink">52</ref></hi>	ASFi, Guardaroba medicea, 1332, c. 313, conto n. 89 (Sacconi), 1° dicembre 1724; ASFi, Guardaroba medicea, 1322, c. 12v (consegna alla Guardaroba con elenco degli uomini illustri); ASFi, Guardaroba medicea, 1277, cc. 149 r-v (entrata in Galleria); «Tommaso Moro» = Thomas More (1478-1535), Inv. 1890, n. 200; «Cav:e Borelli» = Giovanni Alfonso Borelli (1608-1679), Inv. 1890, n. 276; «Massim:no Emanuel di Baviera» = Massimiliano Emanuele II di Wittelsbach (1662-1726), Inv. 1890, n. 356, «Ferd.o M.a Elettore di Baviera» = Ferdinando Maria di Wittelsbach (1636-1679), Inv. 1890, n. 347; «Gio: 4:° Re di Portogallo» = Giovanni IV di Braganza (1604-1656), Inv. 1890, n. 59; «Michele dll’Ospitale canc:re di Francia» = Michel de L’Hospital, Inv. 1890, n. 40; «Imperatore Leopoldo» = Leopoldo I d’Asburgo (1640-1705), Inv. 1890, n. 340; «Massimiliano di Baviera» = Massimiliano I di Wittelsbach (1573-1651), Inv. 1890, n. 353; «Filippo 4:° Re di Spagna» = Filippo IV d’Asburgo (1605-1665), Inv. 1890, n. 44; «Francesco Duca di Lugemburgo» = Francesco Enrico di Montmorency-Luxembourg (1628-1695), Inv. 1890, n. 36; «Jacopo p:mo Re d’Inghilterra» = Giacomo I Stuart (1566-1625), Inv. 1890, n. 319; «Meemet 4:°» = Maometto IV (1641-1692), Inv. 1890, n. 3063; «Ulivier Cromvel’» = Oliver Cromwell (1599-1658), Inv. 1890, n. 328; «Giorgio Menk’ Duca di Albermale» = George Monck, duca di Albemarle (1608-1670), Inv. 1890, n. 329.</p><p rend="edit_note"><hi rend="numNota _idGenCharOverride-1"><ref target="OP04177__BrovadanXML13.html#footnote-043-backlink">53</ref></hi>	ASFi, Guardaroba medicea, 1332, c. 599, conto n. 154 (Sacconi), 23 febbraio 1724 (stile fiorentino); ASFi, Guardaroba medicea, 1322, c. 23r (consegna alla Guardaroba); ASFi, Guardaroba medicea, 1277, c. 154r (entrata in Galleria): «Anna Bolena» (1501/1507-1536), Inv. 1890, n. 429, «Caterina moglie d’Enrico VIII» = Caterina d’Aragona (1485-1536), Inv. 1890, n. 427; «M:a Regina d’Inghilterra, e di Spagna» = Maria I Tudor (1516-1558), Inv. 1890, n. 430; «Soffia Elettrice d’Annover» = Sofia Carlotta di Brunswick-Lüneburg-Hannover (1685-1757), Inv. 1890, n. 355, «Card:e Volsci» = Thomas Wolsey (1473-1530), Inv. 1890, n. 3018, «Tomm:so Cramer Arcivescovo» = Thomas Cranmer (1489-1555), Inv. 1890, n. 3041, «fra Ant: Paggi» = Antonio Pagi (1624-1690), Inv. 1890, n. 283, «Enrico VIII» = Enrico VIII Tudor (1491-1547), Inv. 1890, n. 428.</p><p rend="edit_note"><hi rend="numNota _idGenCharOverride-1"><ref target="OP04177__BrovadanXML13.html#footnote-042-backlink">54</ref></hi>	ASFi, Guardaroba medicea, 1332, c. 1256, conto n. 290 (Sacconi), 30 Agosto 1725; ASFi, Guardaroba medicea, 1322, c. 52r (consegna alla Guardaroba con elenco degli uomini illustri); ASFi, Guardaroba medicea, 1277, cc. 164r-v (entrata in Galleria): «Com: Eneas Caprara» = Enea Silvio Caprara (1631-1701), Inv. 1890, n. 134; «Alexander Vitelli» = Alessandro Vitelli (1500-1554), Inv. 1890, n. 74; «Gaspar de Coligny Gal: Admi:» = Gaspard II de Coligny (1519-1572), Inv. 1890, n. 38; «Villelmus I. Prin: Aray» = Guglielmo I d’Orange (1553-1584), Inv. 1890, n. 33; «Joseph P:mus Imp:» = Giuseppe I d’Asburgo (1678-1711), Inv. 1890, n. 341; «Paulus Vitelli» = Paolo Vitelli (1519-1574), Inv. 1890, n. 114, ritratto attribuito dalla Micheletti a Cristofano dell’Altissimo ma più da considerare una copia eseguita dal Sacconi dell’originale di Cristofano, forse guastatosi; «Henrigus IV Gall’ Rex» = Enrico IV di Borbone (1553-1610), Inv. 1890, n. 23; «Mauritius Com: Nasso» = Maurizio di Orange-Nassau (1567-1625), Inv. 1890, n. 344; «Camillo Guidi» (1635-1717), Inv. 1890, n. 162.</p><p rend="edit_note"><hi rend="numNota _idGenCharOverride-1"><ref target="OP04177__BrovadanXML13.html#footnote-041-backlink">55</ref></hi>	ASFi, Guardaroba medicea, 1336, c. 773, conto n. 335 (Sacconi), 9 novembre 1725; ASFi, Guardaroba medicea, 1321, c. 58v (consegna alla Guardaroba con elenco dei ritrattati); ASFi, Guardaroba medicea, 1292, c. 224v. «Francesco Sforza Duca di Milano» = Francesco II Sforza (1495-1535), Inv. 1890, n. 102; «Tomombeio Sultano» = Tuman Bey II (1476-1517), Inv. 1890, n. 7; «Malatesta Baglioni» (1491-1531), Inv. 1890, n. 109; «Alberigo Balbiano» = Alberigo da Barbiano (1340-1409), Inv. 1890, n. 272; «Federigo Re di Francia» = Federico V di Wittelsbach-Simmern, Elettore Palatino (1596-1632), Inv. 1890, n. 348. L’errore nell’individuazione del ritrattato potrebbe risiedere nella scritta «Frederique par la grace de Dieu» a tergo della tela che per ragioni stilistiche si conforma agli altri ritratti eseguiti dal Sacconi; «Crestina regina di Svezia» = Cristina di Svezia (1626-1689), Inv. 1890, n. 423.</p><p rend="edit_note"><hi rend="numNota _idGenCharOverride-1"><ref target="OP04177__BrovadanXML13.html#footnote-040-backlink">56</ref></hi>	ASFi, Guardaroba medicea, 1336, c. 532, conto n. 405 (Sacconi), 9 febbraio 1725 (stile fiorentino); ASFi, Guardaroba medicea, 1322, c. 72r (consegna alla Guardaroba con elenco dei ritrattati); ASFi, Guardaroba medicea, 1277, cc. 175r-v (entrata in Galleria). «Luigi di Lorena Card: di Guisa, e Vescovo» = Luigi II cardinale di Guisa (1555-1588), Inv. 1890, n. 3029; «Carlo de Borbon Cardinale Arcivescovo di Rouen» = Carlo di Borbone-Vendôme (1523-1590), Inv. 1890, n. 3028, «Principe Luigi di Baden’» = Luigi Guglielmo di Baden (1655-1707), Inv. 1890, n. 354, «Enrigo di Lorena, Duca di Guisa» = Enrico, III duca di Guisa (1550-1588), Inv. 1890, n. 32, «Franc:o Duca di Guisa» = Francesco, II duca di Guisa (1519-1563), Inv. 1890, n. 34.</p><p rend="edit_note"><hi rend="numNota CharOverride-1"><ref target="OP04177__BrovadanXML13.html#footnote-039-backlink">57</ref></hi>	ASFi, Guardaroba medicea, 1360, c. 701, conto n. 342 (Sacconi), 29 ottobre 1729; ASFi, Guardaroba medicea, 1344, c. 59v (consegna alla Guardaroba con elenco dei ritrattati); ASFi, Guardaroba medicea, 1350, c. 13r (entrata in Galleria). «Gio: Sobieschi re di Pollonia» = Giovanni III Sobieski (1629-1696), Inv. 1890, n. 413, tratto dall’originale, di autore ignoto, Inv. 1890, n. 4248; «Monsig:e Vincenzio Borghini» = Vincenzio Borghini (1515-1580), Inv. 1890, n. 220; «Pietro Angelio» = Pietro Angeli (1517-1596), Inv. 1890, n. 221; «Vincenzio Capponi» = Vincenzo Capponi (1605-1688), Inv. 1890, n. 267; «Ant:o M:a Salvini» = Anton Maria Salvini (1653-1729), Inv. 1890, n. 303. Non è escluso tuttavia che il Sacconi abbia copiato il ritratto dall’originale dandiniano citato da Francesco Saverio Baldinucci, cfr. Spinelli, <hi rend="C">Una precisazione</hi>, cit., p. 46, nota 60.</p><p rend="edit_note"><hi rend="numNota _idGenCharOverride-1"><ref target="OP04177__BrovadanXML13.html#footnote-038-backlink">58</ref></hi>	Spinelli, <hi rend="C">Una precisazione</hi>, cit., p. 46, nota 60.</p><p rend="edit_note"><hi rend="numNota CharOverride-1"><ref target="OP04177__BrovadanXML13.html#footnote-037-backlink">59</ref></hi>	ASFi, Guardaroba medicea, 1344, c. 76v. Sugli affreschi della Galleria si rinvia a C. Caneva<hi rend="C">, I soffitti nei Corridoi e nelle Sale</hi>, in <hi rend="C">Gli Uffizi</hi>, cit., pp. 1117-1165; per le decorazioni delle sale si veda N. Bastogi, <hi rend="C">Le sale dell’Armeria e la sala delle Carte geografiche</hi>, in M. Gregori (a cura di), <hi rend="C">Fasto di Corte. La decorazione murale nelle residenze dei Medici e dei Lorena, I, Da Ferdinando I alle Reggenti (1587-1628)</hi>, Edifir, Firenze 2005, pp. 35-43; E. Acanfora, <hi rend="C">La «stanza de li strumenti matematici»</hi>, in Gregori (a cura di), <hi rend="C">Fasto di Corte</hi>, cit., pp. 42-44; V. Conticelli, F. De Luca, <hi rend="C">Le grottesche degli Uffizi</hi>, Giunti, Firenze 2018.</p><p rend="edit_note"><hi rend="numNota _idGenCharOverride-1"><ref target="OP04177__BrovadanXML13.html#footnote-036-backlink">60</ref></hi>	D.M. Manni, <hi rend="C">Azioni gloriose degli uomini illustri fiorentini espresse co’ loro ritratti nelle volte della Real Galleria di Toscana</hi>, Orsini, Firenze 1745, c. 3v.</p><p rend="edit_note"><hi rend="numNota _idGenCharOverride-1"><ref target="OP04177__BrovadanXML13.html#footnote-035-backlink">61</ref></hi>	Ivi, c. 2r; La stampa originale è conservata al Gabinetto dei Disegni e delle Stampe degli Uffizi, Inv. Stampe in vol. 176; S. Meloni Trkulja, in Ead. (a cura di), <hi rend="C">Al servizio del Granduca</hi>, <hi rend="C">ricognizione di cento immagini della gente di corte</hi>, Catalogo della mostra (Firenze, palazzo Pitti, 1980), Centro Di, Firenze 1980, p. 32 scheda V,9.</p><p rend="edit_note"><hi rend="numNota _idGenCharOverride-1"><ref target="OP04177__BrovadanXML13.html#footnote-034-backlink">62</ref></hi>	Vedi il riferimento archivistico segnalato alla nota 59.</p><p rend="edit_note"><hi rend="numNota CharOverride-1"><ref target="OP04177__BrovadanXML13.html#footnote-033-backlink">63</ref></hi>	Inv. 1890, nn. 268-269. ASFi, Guardaroba medicea, 1342, c. 83v, 19 luglio 1730 (consegna alla Guardaroba); ASFi, Guardaroba medicea, 1351, cc. 24r-24v, 19 luglio 1730 (entrata in Galleria); ASFi, Guardaroba medicea, 1366, c. 9, conto n. 5 (Sacconi), 28 luglio 1730.</p><p rend="edit_note"><hi rend="numNota _idGenCharOverride-1"><ref target="OP04177__BrovadanXML13.html#footnote-032-backlink">64</ref></hi>	Inv. 1890, n. 324. ASFi, Guardaroba medicea, 1344, c. 97v, 11 ottobre 1730 (consegna alla Guardaroba) «Un quadro in tela dipintovi Giorgio primo Rè della Gran Brettagna, et Elettore di Hannover con manto reale con collana dell’Ordine della Gettier alto B:a 1= largo 5/6 […] Al Sig:re Dom:o Marchi per dare a Fran:o Bianchi per mettere in Galleria»; ASFi, Guardaroba medicea, 1350, c. 25v (entrata in Galleria); ASFi, Guardaroba medicea, 1366, c. 212, conto n. 57 (Sacconi), 12 Ottobre 1730.</p><p rend="edit_note"><hi rend="numNota CharOverride-1"><ref target="OP04177__BrovadanXML13.html#footnote-031-backlink">65</ref></hi>	Inv. 1890, n. 3650, Inv. Poggio Imperiale 1860-1861, n. 404. Per le tangenze somatiche con altri ritratti il dipinto raffigura Augusto II di Polonia ovvero Augusto II Wettin, divenuto poi Federico Augusto I di Sassonia (1670-1733), e non il figlio Augusto III di Polonia (1693-1763) ovvero Augusto III Wettin che regnò come Elettore di Sassonia con il nome di Federico Augusto II, come è stato erroneamente registrato nella scheda dell’Ufficio Catalogo degli Uffizi, in cui il ritratto è attribuito a Pietro Antonio Rotari (per confronto somatico si veda ad esempio il <hi rend="C">Ritratto di Augusto II di Polonia</hi> eseguito da Louis de Silvestre nel 1718, Dresda, Gemäldegalerie Alte Meister, n. 3943). Lo scambio tra padre e figlio e l’effettivo soggiorno del Rotari presso la corte di Dresda, dove il pittore eseguì il <hi rend="C">Ritratto di Augusto III di Polonia </hi>nel 1755 e ritrasse altri componenti della famiglia reale, può avere indotto il compilatore della scheda in errore. Il <hi rend="C">Ritratto di Augusto II di Polonia</hi>, da cui nel 1733 il Sacconi deriva la copia per la serie ‘gioviana’, era conservato nella villa di Poggio Imperiale già dal 1721 (vedi nota successiva), anno in cui il Rotari, quattordicenne, era nel pieno dell’esperienza formativa veronese. Sul pittore si rinvia a M. Polazzo, <hi rend="C">Pietro Rotari pittore veronese del Settecento (1707-1762</hi>), il segno, Negrar 1990. Sul periodo di permanenza a Dresda si rinvia a J.M.G. Weber (hrsg.), <hi rend="C">Pietro Graf Rotari in Dresden, ein italienischer Maler am Hof König Augusts III</hi>, Catalogo della mostra (Dresda, Semperbau, 1999-2000), Imorde, Emsdetten 1999.</p><p rend="edit_note"><hi rend="numNota CharOverride-1"><ref target="OP04177__BrovadanXML13.html#footnote-030-backlink">66</ref></hi>	ASFi, Guardaroba medicea, 1308, c. 279, conto n. 432 (Sagrestani), 27 novembre 1721:«La Guardaroba Generale di S. A. R.le deve dare a mè Gio Sagrestani per aver copiato il Ritratto della Maestà dell Rè Augusto di Pollonia, vestito da abito alla Reale et ordine dello <hi rend="CharOverride-5">Spirito</hi> <hi rend="CharOverride-5">Santo</hi>, di misura di B:a uno e mezzo, alto, e largho B:a uno et un sesto con tela di mio si valuta in tutto scudi sei». Alla consegna in Guardaroba il dipinto viene così descritto: «[…] ritratto dlla maestà dl Re Augusto di Pollonia con i suoi capelli, con abito di sotto rosso, con ricami d’oro agli ucchielli, e sopra il manto reale, il segno dl suo ordine, con tracolla turchina». Il ritratto fu consegnato dal Sagrestani alla Guardaroba del Taglio nello stesso giorno della suddetta ricevuta (ASFi, Guardaroba medicea, 1282, c. 96v). Francesco Bracci e Giovanni Battista Picchi ebbero rispettivamente il compito di eseguire la cornice e di dipingerla di nero e dorare in parte (Ivi, c. 120v). Il 3 dicembre 1721 Francesco Guasconti consegnava il «Ritratto di Augusto di Polonia» ad Anton Domenico Tommasi guardaroba della villa Imperiale (ASFi, Guardaroba medicea, 1277, c. 43v). La larghezza del dipinto in questi ultimi registri è indicata in braccia uno e ¼ e non uno e 1/6, come nel conto del pittore. Non necessariamente l’originale da cui Giovanni Camillo trasse la copia dovette essere una tela ma poteva trattarsi di una traduzione a stampa, come nei molti casi di ritratti di regnanti. Sul Sagrestani è in corso un mio studio dal titolo provvisorio: L. Morelli, <hi rend="C">Giovanni Camillo Sagrestani copista di ritratti</hi>, di prossima pubblicazione.</p><p rend="edit_note"><hi rend="numNota _idGenCharOverride-1"><ref target="OP04177__BrovadanXML13.html#footnote-029-backlink">67</ref></hi>	Inv. 1890, n. 3005.</p><p rend="edit_note"><hi rend="numNota _idGenCharOverride-1"><ref target="OP04177__BrovadanXML13.html#footnote-028-backlink">68</ref></hi>	&lt;http://catalogo.uffizi.it/it/29/ricerca/detailiccd/1113471/&gt; (09/2020), scheda di catalogo n. 00096038.</p><p rend="edit_note"><hi rend="numNota _idGenCharOverride-1"><ref target="OP04177__BrovadanXML13.html#footnote-027-backlink">69</ref></hi>	Sul dipinto, conservato nei depositi della villa La Quiete, si rinvia a Casciu, <hi rend="C">La morte della Vergine</hi>, cit., p. 57, fig. 43.</p><p rend="edit_note"><hi rend="numNota _idGenCharOverride-1"><ref target="OP04177__BrovadanXML13.html#footnote-026-backlink">70</ref></hi>	Incerpi,<hi rend="C"> I mesticatori granducali</hi>, cit., p. 25. Sulla serie di rinvia a S. Meloni Trkulja, <hi rend="C">La serie Aulica di ritratti dei Medici</hi>, in <hi rend="C">Gli Uffizi</hi>, cit., pp. 700-705; P. Vezzosi, <hi rend="C">Ti presento la Famiglia Medici. I ritratti medicei della “Serie Aulica” agli Uffizi</hi>, Alinea, Firenze 2009.</p><p rend="edit_note"><hi rend="numNota _idGenCharOverride-1"><ref target="OP04177__BrovadanXML13.html#footnote-025-backlink">71</ref></hi>	<hi >Inv. 1890, n. 9160 cfr. K. Langedijk, </hi><hi rend="C" >The portraits of the Medici. </hi><hi rend="C">15</hi><hi rend="C CharOverride-4">th</hi><hi rend="C">-18</hi><hi rend="C CharOverride-4">th</hi><hi rend="C"> centuries</hi>, 3 voll., SPES, Firenze 1981-1987, II, 1983, p. 1220, n. 82 (attribuito a Giovanni Gaetano Gabbiani).</p><p rend="edit_note"><hi rend="numNota _idGenCharOverride-1"><ref target="OP04177__BrovadanXML13.html#footnote-024-backlink">72</ref></hi>	Vedi nota 48.</p><p rend="edit_note"><hi rend="numNota _idGenCharOverride-1"><ref target="OP04177__BrovadanXML13.html#footnote-023-backlink">73</ref></hi>	ASFi, Guardaroba medicea, 1311, c. 1146, conto n. 6 (Sacconi), 16 luglio 1722; ASFi, Guardaroba medicea, 1282, c. 138v (consegna alla Guardaroba e da qui a Francesco Bracci per fare le cornici); Ivi, cc. 150v-151r, 17 settembre 1722 (il Bracci riconsegna i dipinti alla Guardaroba con le cornici di noce e «campanelle di ferro fatte dal Lumachi»); ASFi, Guardaroba medicea, 1292, c. 84r (entrata in Galleria). Inv. 1890, nn. 2250, 9163; cfr. Langedijk, <hi rend="C">The portraits of the Medici</hi>, cit., I, 1981, p. 596, n. 29.24, II, 1983, p. 825, n. 39.17 (attribuiti a Giovanni Gaetano Gabbiani).</p><p rend="edit_note"><hi rend="numNota _idGenCharOverride-1"><ref target="OP04177__BrovadanXML13.html#footnote-022-backlink">74</ref></hi>	ASFi, Guardaroba medicea, 1311, c. 413, conto n. 225 (Sacconi), 7 maggio 1723; ASFi, Guardaroba medicea, 1282, c. 188r (consegna alla Guardaroba); ASFi, Guardaroba medicea, 1277, c. 107r, 12 giugno 1723 (entrata in Galleria); Inv. 1890, nn. 2252, 9162; cfr. Langedijk, <hi rend="C">The portraits of the Medici</hi>, cit., II, 1983, pp. 1230, 1464, nn. 84.7, 108.14a (attribuiti a Giovanni Gaetano Gabbiani).</p><p rend="edit_note"><hi rend="numNota _idGenCharOverride-1"><ref target="OP04177__BrovadanXML13.html#footnote-021-backlink">75</ref></hi>	ASFi, Guardaroba medicea, 1337, c. 748, conto n. 23 (Sacconi), 6 settembre 1726; ASFi, Guardaroba medicea, 1321, c. 99v (consegna alla Guardaroba. Il dipinto veniva dato a Francesco Bracci per farvi la cornice, il quale lo restituiva il 10 settembre successivo per mandarlo in Galleria); ASFi, Guardaroba medicea, 1292, c. 243v, 10 settembre 1726 (entrata in Galleria). Inv. 1890, n. 2256, cfr. Langedijk, <hi rend="C">The portraits of the Medici</hi>, cit., I, 1981, p. 276, n. 6.48 (attribuito a Giovanni Gaetano Gabbiani).</p><p rend="edit_note"><hi rend="numNota _idGenCharOverride-1"><ref target="OP04177__BrovadanXML13.html#footnote-020-backlink">76</ref></hi>	ASFi, Guardaroba medicea, 1337, c. 562, conto n. 72 (Sacconi), 27 novembre 1726; ASFi, Guardaroba medicea, 1321, cc. 110v-111r (consegna alla Guardaroba e da qui a Francesco Bracci per fare le cornici); ASFi, Guardaroba medicea, 1292, cc. 246r-246v, 29 novembre 1726 (entrata in Galleria). <hi >Inv. 1890, nn. 2253, 2255; cfr. Langedijk, </hi><hi rend="C" >The portraits of the Medici</hi><hi >, cit., II, 1983, p. 966, n. 48.14.</hi></p><p rend="edit_note"><hi rend="numNota _idGenCharOverride-1"><ref target="OP04177__BrovadanXML13.html#footnote-019-backlink">77</ref></hi>	ASFi, Guardaroba medicea, 1337, c. 127, conto n. 183 (Sacconi), 23 aprile 1727; ASFi, Guardaroba medicea, 1322, c. 128v, 21 aprile 1727 (consegna alla Guardaroba); ASFi, Guardaroba medicea, 1277, c. 201v (entrata in Galleria). Inv. 1890, n. 5240. Il dipinto come Silvia Meloni Trkulja osserva è una copia tratta dall’originale di Jan Frans Van Douven (inv. 1890, n. 4260), cfr. Meloni Trkulja, <hi rend="C">La serie Aulica</hi>, cit., p. 703, n. Ic652.</p><p rend="edit_note"><hi rend="numNota _idGenCharOverride-1"><ref target="OP04177__BrovadanXML13.html#footnote-018-backlink">78</ref></hi>	Langedijk<hi rend="C">, The portraits of the Medici</hi>, cit., II, 1983, p. 1465, n. 13a, fig. 108.14a; S. Benassai, <hi rend="C">Tra le carte di Violante. Note sul mecenatismo della Gran Principessa di Toscana</hi>, «Valori tattili», 3-4, 2014, p. 99.</p><p rend="edit_note"><hi rend="numNota _idGenCharOverride-1"><ref target="OP04177__BrovadanXML13.html#footnote-017-backlink">79</ref></hi>	S. Meloni Trkulja, <hi rend="C">La pittura per turisti e Giulio Pignatta</hi>, in R.P. Ciardi, A. Pinelli, C.M. Sicca (a cura di), <hi rend="C">Pittura toscana e pittura europea nel secolo dei lumi</hi>, Atti del convegno (Pisa, Domus Galileana, 1990), SPES, Firenze 1993, p. 77; S. Casciu, in M. Chiarini, S. Padovani (a cura di),<hi rend="C"> La Galleria Palatina e gli appartamenti reali di Palazzo Pitti. Catalogo dei dipinti</hi>, 2 voll., Centro Di, Firenze 2003, p. 330; Id., in A. Giusti (a cura di), <hi rend="C">Arte e manifattura di corte a Firenze dal tramonto dei Medici all’Impero (1732-1815)</hi>, Catalogo della mostra (Firenze, palazzo Pitti, 2006), Sillabe, Livorno 2006, pp. 77-78, n. 15; N. Barbolani di Montauto, in Casciu (a cura di), <hi rend="C">La principessa saggia</hi>,<hi rend="C"> </hi>cit., p. 338 n. 187.</p><p rend="edit_note"><hi rend="numNota _idGenCharOverride-1"><ref target="OP04177__BrovadanXML13.html#footnote-016-backlink">80</ref></hi>	Inv. 1890, n. 4260.</p><p rend="edit_note"><hi rend="numNota _idGenCharOverride-1"><ref target="OP04177__BrovadanXML13.html#footnote-015-backlink">81</ref></hi>	Inv. 1890, n. 2731. Sul dipinto si rinvia a R. Spinelli (a cura di), <hi rend="C">Il Gran Principe Ferdinando de’ Medici e Anton Domenico Gabbiani. Mecenatismo e committenza artistica ad un pittore fiorentino della fine del Seicento</hi>, Catalogo della mostra (Poggio a Caiano, villa medicea, 2003-2004), Noèdizioni, Prato 2003, pp. 32-33, n. 1.</p><p rend="edit_note"><hi rend="numNota _idGenCharOverride-1"><ref target="OP04177__BrovadanXML13.html#footnote-014-backlink">82</ref></hi>	Sul dipinto del Gabbiani non rintracciato e sulla sua cronologia si rinvia a L. Morelli, <hi rend="C">Per una monografia di Anton Domenico Gabbiani (1653-1726): i dipinti</hi>, tesi di laurea, Università degli Studi di Firenze, a.a. 2012-2013, relatore M. Visonà, pp. 865-869.</p><p rend="edit_note"><hi rend="numNota _idGenCharOverride-1"><ref target="OP04177__BrovadanXML13.html#footnote-013-backlink">83</ref></hi>	La copia eseguita da Giovanni Gaetano, fino ad oggi individuata nella tela della ‘serie aulica’, non è stata rintracciata. Il pastello della Fratellini: inv. 1890, n. 2588.</p><p rend="edit_note"><hi rend="numNota _idGenCharOverride-1"><ref target="OP04177__BrovadanXML13.html#footnote-012-backlink">84</ref></hi>	ASFi, Guardaroba medicea, 1321, c. 2v, 7 luglio 1724, il Sacconi consegna alla guardaroba il dipinto «alto b.a 3 ½ largo B.a 2» che gli viene subito restituito «per rassettare, e ridurre in altra forma»; ASFi, Guardaroba medicea, 1332, c. 5, conto n. 3, 8 luglio 1724, in cui il Sacconi chiede il compenso di lire 70, ovvero i soliti 10 scudi richiesti per i ritratti della ‘serie aulica’.</p><p rend="edit_note"><hi rend="numNota _idGenCharOverride-1"><ref target="OP04177__BrovadanXML13.html#footnote-011-backlink">85</ref></hi>	Il dipinto viene riconsegnato alla Guardaroba il 15 settembre 1724, giorno in cui il Sacconi chiede un ulteriore compenso di 6 scudi per le modifiche apportare al ritratto, cfr. ASFi, Guardaroba medicea, 1332, c. 57, conto n. 27; ASFi, Guardaroba medicea, 1321, c. 9v (consegna alla Guardaroba); ASFi, Guardaroba medicea, 1292, c. 202r (entrata in Galleria).</p><p rend="edit_note"><hi rend="numNota _idGenCharOverride-1"><ref target="OP04177__BrovadanXML13.html#footnote-010-backlink">86</ref></hi>	Stefano Casciu ritiene giustamente di non identificare Carlo Ventura Sacconi con Carlo Antonio Sacconi contrariamente a Sandro Bellesi che li ritiene la stessa persona e rubrica i dipinti del secondo nel <hi rend="C">corpus</hi> delle opere del primo, cfr. Casciu, <hi rend="C">La morte della Vergine</hi>, cit., p. 52; Bellesi, <hi rend="C">Catalogo</hi>, cit., I, p. 245.</p><p rend="edit_note"><hi rend="numNota _idGenCharOverride-1"><ref target="OP04177__BrovadanXML13.html#footnote-009-backlink">87</ref></hi>	Inv. 1912, n. 82.</p><p rend="edit_note"><hi rend="numNota _idGenCharOverride-1"><ref target="OP04177__BrovadanXML13.html#footnote-008-backlink">88</ref></hi>	Inv. 1890, n. 824.</p><p rend="edit_note"><hi rend="numNota _idGenCharOverride-1"><ref target="OP04177__BrovadanXML13.html#footnote-007-backlink">89</ref></hi>	Inv. 1890, n. 2684.</p><p rend="edit_note"><hi rend="numNota _idGenCharOverride-1"><ref target="OP04177__BrovadanXML13.html#footnote-006-backlink">90</ref></hi>	P.P. Rubens, <hi rend="C">Autoritratto di Pieter Paul Rubens col fratello Philipp, Joost Lips e Jan van den Wower (i quattro filosofi)</hi>, Firenze, Galleria Palatina, inv. 1912, n. 85.</p><p rend="edit_note"><hi rend="numNota _idGenCharOverride-1"><ref target="OP04177__BrovadanXML13.html#footnote-005-backlink">91</ref></hi>	Su tutte queste opere del Sacconi conservate nei depositi delle Gallerie degli Uffizi, tranne una delle tre versioni della <hi rend="C">Morte della Vergine</hi> e <hi rend="C">Cosimo III in veste di San Giuseppe</hi>, collocati nella villa La Quiete, si rinvia a Casciu, <hi rend="C">La morte della Vergine</hi>, cit., pp. 43-63.</p><p rend="edit_note"><hi rend="numNota _idGenCharOverride-1"><ref target="OP04177__BrovadanXML13.html#footnote-004-backlink">92</ref></hi>	Inv. 1890, nn. 3031, 57.</p><p rend="edit_note"><hi rend="numNota _idGenCharOverride-1"><ref target="OP04177__BrovadanXML13.html#footnote-003-backlink">93</ref></hi>	ASFi, Guardaroba medicea, 1144 c. 113v, 10 agosto 1704 (preparazione della cornice del <hi rend="C">Ritratto di Cesare Baronio</hi>), c. 115v, 29 agosto 1704 (colore dato alla cornice del <hi rend="C">Ritratto di Luigi De Haro</hi>); ASFi, Guardaroba medicea, 1113, c. 60v, 26 agosto 1704, conto degli eredi di Paolo Baldi relativo alla cornice di quest’ultimo ritratto. Il riferimento archivistico è citato in Spinelli, <hi rend="C">Una precisazione</hi>, cit., p. 46, nota 60, in cui lo studioso si limita al ricordo della cornice per il <hi rend="C">Ritratto di Vincenzo Viviani</hi>.</p><p rend="edit_note"><hi rend="numNota _idGenCharOverride-1"><ref target="OP04177__BrovadanXML13.html#footnote-002-backlink">94</ref></hi>	ASFi, Guardaroba medicea, 1256 bis, c. 69, conto n. 510, 13 gennaio 1717 (stile fiorentino).</p><p rend="edit_note"><hi rend="numNota _idGenCharOverride-1"><ref target="OP04177__BrovadanXML13.html#footnote-001-backlink">95</ref></hi>	ASFi, Guardaroba medicea, 1242, c. 137r (consegna alla Guardaroba); ASFi, Guardaroba medicea, 1260, cc. 9r-9v (entrata in Galleria).</p><p rend="edit_note"><hi rend="numNota _idGenCharOverride-1"><ref target="OP04177__BrovadanXML13.html#footnote-000-backlink">96</ref></hi>	S. Bellesi, <hi rend="C">Il ritratto del poeta Giovan Battista Fagiuoli di Pier Dandini</hi>, in R. Foggi, <hi rend="C">Giovan Battista Fagiuoli (Firenze, 24 giugno 1660-12 luglio 1742). Cultura e umorismo di un uomo del popolo alla corte dei Medici. Un’eredità conservata</hi>, Bruschi, Firenze 1993, pp. 77-80; Id., <hi rend="C">I ritratti di Antonio Magliabechi</hi>, in J. Boutier, M.P. Poli, C. Viola (a cura di), <hi rend="C">Antonio Magliabechi nell’Europa dei saperi</hi>, Atti del convegno (Firenze, Biblioteca Nazionale Centrale, 2014), Edizioni della Normale, Pisa 2017, pp. 445-449.</p>

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