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        <title type="main" level="a">Aria di casa. Du Bos e il carattere delle piante-nazione</title>
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            <forename>Emilio</forename>
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          <resp>This is a section of <title>Nazioni come individui</title>(DOI: <idno type="DOI">10.36253/978-88-5518-160-0</idno>) by </resp>
          <name>Michela Nacci</name>
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        <publisher>Firenze University Press</publisher>
        <pubPlace>Firenze</pubPlace>
        <date when="2020">2020</date>
        <idno type="DOI">https://doi.org/10.36253/978-88-5518-160-0.04</idno>
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          <p>Copyright Author(s)</p>
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            <p>Content licence CC BY 4.0</p>
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        <p>Plants-Nations have very different characters in different countries or in different ages in the same country; like wines, in every terroir they have a particular taste and always preserve it, though some years are better than others. Everything depends upon the air and its qualities. It is a home air, but it is not always the same. National characters are the product of a (changeable) balance between identity and diversity, permanent general elements and variations in time. Jean-Baptiste Du Bos’ Réflexions critiques sur la poésie et sur la peinture, first published in 1719, attempt to keep this balance and present themselves as an indispensable reading for those who want to discuss national characters and their causes even in 1748, when Montesquieu published the Esprit des lois and Hume Of National Characters.</p>
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            <item>Du Bos</item>
            <item>National Characters</item>
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      <p>It is available online at https://doi.org/10.36253/978-88-5518-160-0.04<ref target="https://doi.org/10.36253/978-88-5518-160-0.04" /></p>

<p rend="h1_chapter" >Aria di casa. Du Bos e il carattere delle piante-nazione</p><p rend="h1_author" >Emilio Mazza</p><p rend="h1_indexAbstract" ><hi rend="bold CharOverride-1">sommario</hi>: 1. I caratteri delle piante-nazione. – 2. Nazioni o individui? – 3. Ogni clima ha una ‘teoria’. – 4. Il carattere e l’aria delle nazioni. – 5. Identità e differenza: l’aria e i caratteri secolari. 6. Il ‘morale’ al servizio del ‘fisico’. – 7. Du Bos e le sue fonti. Le riflessioni ‘critiche’ sono anche originali? – 8. Conclusione. Giambattista in equilibrio</p><p rend="h2" >1. I caratteri delle piante-nazione</p><p rend="text" >Le piante-nazione hanno caratteri molto diversi. Di paese in paese. Dipende dall’aria che respirano, che in parte dipende dal terreno su cui crescono. Cambiano carattere, le piante-nazione; soprattutto da un secolo all’altro. Non tutte e non sempre danno frutti eccellenti. Quelle che li danno, non li danno in ogni terreno. Quelle che in terreni eccellenti danno frutti eccellenti non li danno in ogni secolo. Ci sono terreni e secoli più fecondi di altri. È l’aria che cambia. Le piante di tutti i secoli, si dice, sono egualmente grandi, non quelle di tutti i climi e di tutti i paesi: in Francia gli aranci italiani non crescono bene. Ma le arance d’Italia sono diverse da un secolo all’altro, e questo si spiega soltanto con i cambiamenti dell’aria. Eppure, anche se per certi aspetti e in certi secoli le qualità dell’aria cambiano (con le emanazioni del terreno), per altri aspetti e in tutti i secoli restano sempre le stesse. Così, per quanto diverse di secolo in secolo, le piante-nazione conservano sempre un carattere generale che le distingue da altre piante-nazione. Nella pianta-nazione di oggi ritroviamo comunque quella di ieri. Le più importanti piante-nazione d’Europa hanno gli stessi caratteri delle piante-nazione che abitavano un tempo gli stessi paesi, anche se non discendono dal medesimo seme. La differenza dei caratteri delle piante-nazione dipende dalla differenza dell’aria, quella del carattere della stessa pianta-nazione da un secolo all’altro dall’alterazione delle sue qualità. Le piante-nazione non sono diverse dai vini: in ogni <hi rend="CharOverride-2">terroir</hi> hanno un particolare sapore e lo conservano sempre, ma certe annate sono migliori di altre. C’è un’aria di casa, ma non è sempre la stessa. È il potere terreno dell’aria<hi rend="notes_number CharOverride-3"><hi xml:id="footnote-089-backlink"><ref target="OP04197_Nacci_04_XML.html#footnote-089">1</ref></hi></hi>.</p><p rend="h2" >2. Nazioni o individui?</p><p rend="text" ><hi >«Quando torni in Inghilterra da un paese straniero hai immediatamente la sensazione di respirare un’aria diversa»</hi><hi rend="notes_number CharOverride-3"><hi xml:id="footnote-088-backlink"><ref target="OP04197_Nacci_04_XML.html#footnote-088">2</ref></hi></hi>, riflette George Orwell nel 1941, mentre contempla il carattere della nazione. Ma poi accade qualcosa; «poi la vastità dell’Inghilterra ti inghiotte e per un attimo perdi la sensazione che tutta la nazione abbia un unico identificabile carattere»<hi rend="notes_number CharOverride-3"><hi xml:id="footnote-087-backlink"><ref target="OP04197_Nacci_04_XML.html#footnote-087">3</ref></hi></hi>. E Orwell si chiede: «Ci sono davvero cose simili alle nazioni? Non siamo invece 46 milioni di individui tutti diversi? […] Come se, in qualche modo, potessero essere considerati un’unità»<hi rend="notes_number CharOverride-3"><hi xml:id="footnote-086-backlink"><ref target="OP04197_Nacci_04_XML.html#footnote-086">4</ref></hi></hi>. «Ogni popolo ha il proprio carattere così come ogni individuo ha il suo», dichiara Du Bos con Livio e l’Ambasciatore di Rodi (<hi rend="CharOverride-2">R</hi> 2.15, 255): <hi >«</hi>tam civitatium quam singulorum hominum mores sunt<hi >»</hi><hi rend="notes_number CharOverride-3"><hi xml:id="footnote-085-backlink"><ref target="OP04197_Nacci_04_XML.html#footnote-085">5</ref></hi></hi>; <hi >«</hi>le nazioni, come gli individui, hanno i loro vizi costituzionali», fa eco John Arbuthnot<hi rend="notes_number CharOverride-3"><hi xml:id="footnote-084-backlink"><ref target="OP04197_Nacci_04_XML.html#footnote-084">6</ref></hi></hi>. </p><p rend="text" >Nel Settecento il paragone tra nazioni e individui è quasi un luogo comune. Claude-Adrien Helvétius, che parla a Du Bos perché Montesquieu intenda, lo ripete spesso: <hi >«</hi>accade alle nazioni come agli individui particolari […] accade agli uomini come alle nazioni»<hi rend="notes_number CharOverride-3"><hi xml:id="footnote-083-backlink"><ref target="OP04197_Nacci_04_XML.html#footnote-083">7</ref></hi></hi>. Condillac, secondo il quale la lingua esprime il carattere dei popoli come degli individui, non sembra avere dubbi: un governo stabilito e costante influisce sul carattere dei popoli che influisce su quello delle lingue; ma, come aveva già ricordato François-Ignace d’Espiard de la Borde, <hi >«</hi>il carattere dei popoli si mostra ancora più apertamente di quello dei singoli individui»<hi rend="notes_number CharOverride-3"><hi xml:id="footnote-082-backlink"><ref target="OP04197_Nacci_04_XML.html#footnote-082">8</ref></hi></hi>. Nell’<hi rend="CharOverride-2">Encyclopédie</hi> Voltaire è perfino assertivo: «ogni popolo ha il suo carattere, come ogni uomo»<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-081-backlink"><ref target="OP04197_Nacci_04_XML.html#footnote-081">9</ref></hi></hi>. David Hume, in privato, si spingerà più lontano: <hi >«con le nazioni è come con un individuo particolare, dove una sola inezia spesso serve a scoprirne il carattere più di un’intera successione di azioni importanti»</hi><hi rend="notes_number CharOverride-3"><hi xml:id="footnote-080-backlink"><ref target="OP04197_Nacci_04_XML.html#footnote-080">10</ref></hi></hi>. In ogni caso il carattere di una nazione dipende <hi >«</hi>molto» da cause morali dal momento che le maniere degli individui sono <hi >«</hi>frequentemente» determinate da queste cause, e che una nazione <hi >«</hi>non è altro che una collezione di individui […] un certo numero di uomini uniti in un unico corpo politico»<hi rend="notes_number CharOverride-3"><hi xml:id="footnote-079-backlink"><ref target="OP04197_Nacci_04_XML.html#footnote-079">11</ref></hi></hi>. La nazione ricorda la mente: una <hi >«</hi>collezione» di percezioni differenti unite da relazioni, che si suppone (falsamente) dotata di <hi >«</hi>perfetta semplicità e identità»<hi rend="notes_number CharOverride-3"><hi xml:id="footnote-078-backlink"><ref target="OP04197_Nacci_04_XML.html#footnote-078">12</ref></hi></hi>. Anche per Guillaume Le Trosne, una nazione <hi >«</hi>non è che una collezione di uomini»<hi rend="notes_number CharOverride-3"><hi xml:id="footnote-077-backlink"><ref target="OP04197_Nacci_04_XML.html#footnote-077">13</ref></hi></hi>. </p><p rend="text" >Secondo Oliver Goldsmith non c’è attività più piacevole di confrontare tra loro i paesi ed esaminarne i costumi, e Goldsmith proclama compiaciuto: </p><p rend="quotation_a" >paragonare tra loro gli individui di una nazione è stato fatto da altri; considerare le nazioni alla stessa luce degli individui, e migliorare i costumi nativi con quello che tra gli stranieri appare degno di lode, non è stato finora tentato: è un tema ricolmo insieme di divertimento e istruzione<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-076-backlink"><ref target="OP04197_Nacci_04_XML.html#footnote-076">14</ref></hi></hi>.</p><p rend="text" >Ma Pierre-Joseph Proudhon protesta: una nazione <hi >«è un’altra cosa rispetto a una collezione di individui»</hi><hi rend="notes_number CharOverride-3"><hi xml:id="footnote-075-backlink"><ref target="OP04197_Nacci_04_XML.html#footnote-075">15</ref></hi></hi>; e Sciascia ammonisce: <hi >«</hi>mettersi di fronte a un popolo e coglierne il carattere come fosse un solo uomo, una sola persona, è <hi rend="CharOverride-2">quasi</hi> impossibile»<hi rend="notes_number CharOverride-3"><hi xml:id="footnote-074-backlink"><ref target="OP04197_Nacci_04_XML.html#footnote-074">16</ref></hi></hi>. Al riparo del <hi >«</hi>quasi» c’è chi ci ha provato.</p><p rend="h2" >3. Ogni clima ha una ‘teoria’</p><p rend="text" >Jean-Baptiste Du Bos è un autore peculiare. Non si accontenta di proporre <hi rend="CharOverride-2">Réflexions </hi>sulla poesia e la pittura. Propone <hi rend="CharOverride-2">Réflexions critiques </hi>contro i critici righello-e-compasso in nome del pubblico e del suo sentimento (cfr. <hi rend="CharOverride-2">R</hi> 2.22, 326, 334-36; 2.25, 368-69; 2.34, 505; 2.35, 513). La scrittura critica esamina la possibilità dei fatti, accerta l’autorità di chi li attesta, prende partito tra opinioni opposte e ne rende ragione: marcia «per via di ragionamento <hi rend="CharOverride-2">dal noto all’ignoto</hi><hi >»</hi><hi rend="notes_number CharOverride-3"><hi xml:id="footnote-073-backlink"><ref target="OP04197_Nacci_04_XML.html#footnote-073">17</ref></hi></hi>. Ciò che diamo per scontato non è detto che lo sia. La parola «secolo» – riflette (criticamente) Du Bos – «significa una durata di cent’anni, ma io a volte la utilizzerò per significare una durata di sessanta o settant’anni» (<hi rend="CharOverride-2">R</hi> 2.12, 129).</p><p rend="text" >Nel 1913 il comparatista Alfred Lombard eleva Du Bos a «iniziatore» del pensiero moderno: «espone la sua teoria del clima e cerca di determinare le relazioni che uniscono il fisico al morale»<hi rend="notes_number CharOverride-3"><hi xml:id="footnote-072-backlink"><ref target="OP04197_Nacci_04_XML.html#footnote-072">18</ref></hi></hi>. Nel saggio sulle <hi rend="CharOverride-2">Qualità varie de’ popoli</hi>, Francesco Algarotti aveva già ricordato: «Il Bodino e l’Abate du Bos […] avvisarono che il genio e l’indole di una nazione dipendesse quasi unicamente dalla qualità de’ cibi onde si nutre, dall’aria ch’ella respira, dagl’influssi del cielo e del clima sotto cui è nata»<hi rend="notes_number CharOverride-3"><hi xml:id="footnote-071-backlink"><ref target="OP04197_Nacci_04_XML.html#footnote-071">19</ref></hi></hi>. «Ma – si era affrettato a precisare – niuno ci fu maggior partigiano delle cause fisiche, quanto l’illustre Montesquieu»<hi rend="notes_number CharOverride-3"><hi xml:id="footnote-070-backlink"><ref target="OP04197_Nacci_04_XML.html#footnote-070">20</ref></hi></hi>; per poi concludere con Pierre-Jean Grosley<hi > («il P. </hi>Malebranche vedeva tutto in Dio: M. de Montesquieu ha visto tutto nel Clima»)<hi rend="notes_number CharOverride-3"><hi xml:id="footnote-069-backlink"><ref target="OP04197_Nacci_04_XML.html#footnote-069">21</ref></hi></hi>: «intantoché fu detto che, come il Mallebranche vedeva ogni cosa in Dio, così il Montesquieu vedeva ogni cosa nel clima»<hi rend="notes_number CharOverride-3"><hi xml:id="footnote-068-backlink"><ref target="OP04197_Nacci_04_XML.html#footnote-068">22</ref></hi></hi>. </p><p rend="text" >Nel 1771 il naturalista ginevrino Charles Bonnet delinea per Albrecht Von Haller la parabola della «Teoria dei Climi» e risale da Montesquieu a Du Bos e da Du Bos a Ippocrate:</p><p rend="quotation_a" >Montesquieu non attribuiva tutto al <hi rend="CharOverride-2">Clima</hi>: si è ribellato più di una volta a questa accusa. […] L’Abate du Bos, nelle sue <hi rend="CharOverride-2">Riflessioni sulla Poesia e sulla Pittura</hi> ha certo spinto altrettanto lontano le Conseguenze fisiche e morali del <hi rend="CharOverride-2">Clima</hi>, e aveva preceduto Montesquieu. È degno di nota che la Teoria dei Climi di quest’ultimo si trovi già tutta in Ippocrate. Divertitevi a confrontare a questo riguardo il Principe dei Medici con il Principe dei Politici. Di sicuro non dirò che il Politico abbia saccheggiato il Medico: lo stesso genio ispirava entrambi. Se l’elemento <hi rend="CharOverride-2">Fisico</hi> influisce molto su quello <hi rend="CharOverride-2">Morale</hi>, come non convenire sull’energia del Clima? […] Come rifiutarsi di ammettere le Conseguenze naturali di un Freddo eccessivo o di un Caldo eccessivo? Ciò che è più difficile è il giusto apprezzamento del Potere dell’elemento Fisico su quello Morale; e converrei senza fatica che Montesquieu non ha sempre calcolato questo potere con sufficiente esattezza<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-067-backlink"><ref target="OP04197_Nacci_04_XML.html#footnote-067">23</ref></hi></hi>.</p><p rend="text" >Nel 1796 il politico Bertrand Barère vedrà in Montesquieu un «partigiano <hi rend="CharOverride-2">outré</hi> della teoria dei climi»<hi rend="notes_number CharOverride-3"><hi xml:id="footnote-066-backlink"><ref target="OP04197_Nacci_04_XML.html#footnote-066">24</ref></hi></hi>. Dei partigiani dell’«influenza del clima», a modo suo, Voltaire aveva raccontato la storia: Diodoro Siculo coltivò l’opinione per primo e Jean Bodin ne fece «la base del suo sistema», centocinquant’anni prima che venisse ripresa da Fontenelle; così Jean Chardin (viaggiatore che sa ragionare) andò «ancora più lontano» di Fontenelle, e Du Bos sviluppò «il più possibile» l’opinione di Chardin<hi rend="notes_number CharOverride-3"><hi xml:id="footnote-065-backlink"><ref target="OP04197_Nacci_04_XML.html#footnote-065">25</ref></hi></hi>. Montesquieu, «senza citare nessuno, spinse quest’idea ancora più lontano di Du Bos, di Chardin e di Bodin<hi >», tanto che «una parte della nazione lo credette l’inventore e gliene fece una colpa»</hi><hi rend="notes_number CharOverride-3"><hi xml:id="footnote-064-backlink"><ref target="OP04197_Nacci_04_XML.html#footnote-064">26</ref></hi></hi>. </p><p rend="text" >Nel 1895 Gustave Lanson, forse seguendo Voltaire, concluse: «la teoria dei climi, formulata da Fontenelle e Fénelon, ripresa ed estesa dall’abate Du Bos, nelle mani di Montesquieu assume un’ampiezza, una precisione e una portata singolari»<hi rend="notes_number CharOverride-3"><hi xml:id="footnote-063-backlink"><ref target="OP04197_Nacci_04_XML.html#footnote-063">27</ref></hi></hi>. È vero, la teoria passa all’<hi rend="CharOverride-2">Esprit des</hi><hi rend="CharOverride-2"> lois </hi><hi >«mutilata, ridotta e quasi falsata», ma aveva in sé «tanta forza» da costituirne «una delle parti più efficaci»</hi><hi rend="notes_number CharOverride-3"><hi xml:id="footnote-062-backlink"><ref target="OP04197_Nacci_04_XML.html#footnote-062">28</ref></hi></hi>. Quasi venticinque anni dopo Lombard, nel 1937, Armin Hajman Koller celebra quella <hi rend="CharOverride-2">Difesa della teoria del clima</hi>, «molto più generale» di quella di Montesquieu, che eleva Du Bos a <hi rend="CharOverride-2">precursore </hi>di Herder<hi rend="notes_number CharOverride-3"><hi xml:id="footnote-061-backlink"><ref target="OP04197_Nacci_04_XML.html#footnote-061">29</ref></hi></hi>. E nel 1953 Roger Mercier può raccontare «La teoria dei climi dalle <hi rend="CharOverride-2">Réflexions critiques</hi> all’<hi rend="CharOverride-2">Esprit des lois</hi><hi >»</hi><hi rend="notes_number CharOverride-3"><hi xml:id="footnote-060-backlink"><ref target="OP04197_Nacci_04_XML.html#footnote-060">30</ref></hi></hi>; è quasi un manifesto, tanto che qualcuno, incautamente, ha pensato che Mercier avesse inventato l’espressione<hi rend="notes_number CharOverride-3"><hi xml:id="footnote-059-backlink"><ref target="OP04197_Nacci_04_XML.html#footnote-059">31</ref></hi></hi>.</p><p rend="text" >Infine, nel 1967, Clarence J. Glacken costruisce la sua imponente galleria: <hi rend="CharOverride-2">Tracce sulla spiaggia di Rodi. Natura e cultura nel pensiero occidentale dai tempi antichi alla fine del diciottesimo secolo</hi>. Dopo aver richiamato Voltaire, Glacken dedica una sezione a «Fontenelle, Chardin e Du Bos<hi >»</hi><hi rend="notes_number CharOverride-3"><hi xml:id="footnote-058-backlink"><ref target="OP04197_Nacci_04_XML.html#footnote-058">32</ref></hi></hi>. Le <hi rend="CharOverride-2">Réflexions </hi>si mostrano un’opera «importante e influente»<hi rend="notes_number CharOverride-3"><hi xml:id="footnote-057-backlink"><ref target="OP04197_Nacci_04_XML.html#footnote-057">33</ref></hi></hi>. Du Bos (secondo Glacken) propone «una teoria elaborata del potere dell’aria sul corpo e del corpo sulla mente»<hi rend="notes_number CharOverride-3"><hi xml:id="footnote-056-backlink"><ref target="OP04197_Nacci_04_XML.html#footnote-056">34</ref></hi></hi>: </p><p rend="quotation_a" >Nelle sue pagine – e questa osservazione è vera anche per Bodin come per Montesquieu – c’è una consapevolezza del carattere nazionale (cosa difficilmente evitabile in Europa!) e delle osservazioni sul tema svolte nell’antichità; inoltre, le caratteristiche dei popoli descritte dai classici sono riconoscibili nei loro discendenti<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-055-backlink"><ref target="OP04197_Nacci_04_XML.html#footnote-055">35</ref></hi></hi>. </p><p rend="text" >Agli occhi di Glacken «la teoria climatica ha svolto un ruolo significativo come spiegazione dell’inerzia culturale: lo svolge in Du Bos<hi > e più tardi lo svolgerà in Montesquieu»</hi><hi rend="notes_number CharOverride-3"><hi xml:id="footnote-054-backlink"><ref target="OP04197_Nacci_04_XML.html#footnote-054">36</ref></hi></hi>. Ma è difficile dire dove stia (per Glacken) l’originalità delle <hi rend="CharOverride-2">Réflexions</hi>. Da un lato, Du Bos «combina idee diverse»: «i mattoni di quest’opera stimolante sono il pensiero classico, il viaggio contemporaneo europeo, i viaggi a grande distanza e la curiosità sulla natura delle acquisizioni umane»<hi rend="notes_number CharOverride-3"><hi xml:id="footnote-053-backlink"><ref target="OP04197_Nacci_04_XML.html#footnote-053">37</ref></hi></hi>. Dall’altro, le risposte di Du Bos alle apparenti eccezioni mostrano come all’inizio del Settecento il semplice determinismo climatico del passato iniziasse a collassare, cosa di cui Du Bos – avverte Glacken – «non sembra rendersi conto»<hi rend="notes_number CharOverride-3"><hi xml:id="footnote-052-backlink"><ref target="OP04197_Nacci_04_XML.html#footnote-052">38</ref></hi></hi>. </p><p rend="text" >Per la «coerenza» con cui stabilisce un rapporto «costante […] tra natura ed <hi rend="CharOverride-2">esprit</hi><hi >», sostiene qualcuno, </hi>Du Bos «può essere assunto come portavoce di quella vasta schiera di pensatori che per tutto il Settecento sostiene […] il determinismo climatico»; eppure nelle <hi rend="CharOverride-2">Réflexions</hi> «si intravvedono i segni premonitori delle argomentazioni […] sviluppate dai critici di questa dottrina»<hi rend="notes_number CharOverride-3"><hi xml:id="footnote-051-backlink"><ref target="OP04197_Nacci_04_XML.html#footnote-051">39</ref></hi></hi>. Di recente, c’è chi ha visto nella «teoria climatica» di Du Bos qualcosa di «semplice e non particolarmente stimolante di per sé», per poi precisare che non si tratta di «un assoluto determinismo climatico»<hi rend="notes_number CharOverride-3"><hi xml:id="footnote-050-backlink"><ref target="OP04197_Nacci_04_XML.html#footnote-050">40</ref></hi></hi>. C’è chi ha pensato che questa teoria fosse «contraria a qualsiasi concezione meccanicistica dell’uomo»<hi rend="notes_number CharOverride-3"><hi xml:id="footnote-049-backlink"><ref target="OP04197_Nacci_04_XML.html#footnote-049">41</ref></hi></hi>; e chi ha fatto «un passo più avanti, sostenendo che non solo non è una teoria del determinismo fisico-meccanico della natura, bensì è un’antiteoria del determinismo in generale»<hi rend="notes_number CharOverride-3"><hi xml:id="footnote-048-backlink"><ref target="OP04197_Nacci_04_XML.html#footnote-048">42</ref></hi></hi>. Il lato più audace dell’anti-razionalista e anti-nazionalista Du Bos sarebbe quello di esibire «il gioco del caso piuttosto che una qualche causa precisa»<hi rend="notes_number CharOverride-3"><hi xml:id="footnote-047-backlink"><ref target="OP04197_Nacci_04_XML.html#footnote-047">43</ref></hi></hi>. </p><p rend="text" >Quattro secoli (quelli di Du Bos) sono bastati a capovolgere l’interpretazione tradizionale. È cambiato il clima?</p><p rend="h2" >4. Il carattere e l’aria delle nazioni</p><p rend="text" ><hi >«</hi>Nazioni» e <hi >«</hi>popoli»; <hi >«</hi>paesi» e <hi >«</hi>contrade», <hi >«</hi>province» e <hi rend="CharOverride-2">terroirs</hi>; <hi >«</hi>carattere» e <hi >«</hi>genio», <hi >«</hi>spirito», <hi >«</hi>inclinazioni» e <hi >«</hi>costumi». I termini non nascondono – come potremmo aspettarci – differenze cruciali. Ogni nazione esibisce un carattere generale permanente che nel tempo può presentare variazioni perché dipende soprattutto dall’aria e dai suoi cambiamenti. La <hi >«</hi>differenza» tra il genio delle nazioni, il genio dei secoli e il genio degli uomini per Du Bos è un dato di fatto (cfr. <hi rend="CharOverride-2">R</hi> 2.12, 128), se non qualcosa di provvidenziale: </p><p rend="quotation_a" >Sembra addirittura che la Provvidenza abbia voluto rendere certi talenti e certe inclinazioni più comuni presso un certo popolo anziché presso altri soltanto per stabilire tra le nazioni la dipendenza reciproca che si è data tanta cura di stabilire tra i singoli (<hi rend="CharOverride-2">R</hi> 2.1, 10-11). </p><p rend="text" ><hi >«</hi>Tutte» le nazioni sono <hi >«</hi>molto differenti» tra loro per <hi >«</hi>corporatura, statura, inclinazioni e spirito» (<hi rend="CharOverride-2">R</hi> 2.15, 251), perché <hi >«</hi>abitano sotto climi differenti» (<hi rend="CharOverride-2">R</hi> 2.14, 239): </p><p rend="quotation_a" >se la diversità dei climi – argomenta Du Bos – può mettere tanta varietà e differenza nel colore della carnagione, nella statura e nella corporatura degli uomini, e perfino nel suono della voce, allora deve mettere una differenza ancora più grande nel genio, nelle inclinazioni e nei costumi delle nazioni (<hi rend="CharOverride-2">R</hi> 2.15, 254). </p><p rend="text" >Qual è la causa di queste differenze? Per Du Bos la risposta è nell’aria: qualità e temperatura. L’esterno varia <hi >«</hi>più difficilmente» dell’interno: </p><p rend="quotation_a" >Così due uomini che abbiano il sangue di una qualità abbastanza differente per essere <hi rend="CharOverride-2">dissimili</hi> all’esterno saranno ancora più <hi rend="CharOverride-2">dissimili</hi> per lo spirito. Saranno ancora più differenti per inclinazione che per colorito e corporatura. L’esperienza conferma questo ragionamento. Tutti i popoli sono ancora più differenti per le inclinazioni e lo spirito che per colorito e corporatura (<hi rend="CharOverride-2">R</hi> 2.15, 255). </p><p rend="text" >Così, <hi >«</hi>più un organo è delicato, più il sangue che lo nutre lo cambia facilmente» (<hi rend="CharOverride-2">R</hi> 2.17, 293): <hi >«la causa, che è sufficientemente potente da agire sui cervelli di ogni specie, può benissimo non essere abbastanza efficace da alterare la statura dei corpi» (</hi><hi rend="CharOverride-2">R</hi> 2.19, 308). Una grande diversità dell’aria tra due paesi determina una diversità dell’esterno e una diversità dell’interno ancora maggiore, a volte immensa, come tra gli Europei e i Cinesi (<hi rend="CharOverride-2">R</hi> 2.15, 259); una piccola diversità, anche se non è in grado di determinare una diversità esteriore (è con Fontenelle che discute), può produrre una diversità interiore, come tra gli Ateniesi e i Beoti (<hi rend="CharOverride-2">R</hi> 2.15, 257). In ogni caso, un contadino olandese e un contadino andaluso non pensano nello stesso modo, non hanno le stesse passioni né sentono nello stesso modo le passioni che hanno in comune, e non <hi >«</hi>vogliono essere governati nella stessa maniera» (<hi rend="CharOverride-2">R</hi> 2.15, 259). È molto <hi >«</hi>probabile che lo spirito e le inclinazioni degli uomini dipendano dall’aria che respirano e dalla terra sulla quale sono cresciuti» (<hi rend="CharOverride-2">R</hi> 2.15, 260). L’aria può spiegare anche i cambiamenti di carattere del medesimo contadino olandese o andaluso: «Così come si attribuisce la differenza del carattere delle nazioni alle differenti qualità dell’aria dei loro paesi, allo stesso modo bisogna attribuire ai cambiamenti che sopraggiungono nelle qualità dell’aria di un certo paese le variazioni che si verificano nei costumi e nel genio dei suoi abitanti<hi >»</hi> (<hi rend="CharOverride-2">R</hi> 2.19, 304-05). </p><p rend="text" >Il <hi >«</hi>carattere delle nazioni» serve a Du Bos per provare il <hi >«</hi>potere dell’aria» (<hi rend="CharOverride-2">R</hi> 2.15, 251).</p><p rend="h2" >5. Identità e differenza: l’aria e i caratteri secolari</p><p rend="text" >Du Bos svela le cause dei caratteri nazionali nella parte II delle <hi rend="CharOverride-2">Réflexions</hi>, in quelle sezioni che ricordano il libro V della <hi rend="CharOverride-2">Methodus</hi> e della <hi rend="CharOverride-2">République</hi>  di Jean Bodin, e anticipano i libri XIV-XVIII dell’<hi rend="CharOverride-2">Esprit des lois</hi> di Montesquieu. Nelle sezioni XII-XX della parte II, Du Bos discute l’influenza delle cause morali e delle cause fisiche nel progresso delle lettere e delle arti e nei secoli illustri (XII-XIII); il potere dell’aria sul corpo e sulla mente come causa del carattere delle nazioni (XIV-XV); le obiezioni tratte dal mutamento del carattere dei Romani e degli Olandesi (XVI); i mutamenti di clima come causa dell’estensione dei climi favorevoli ad arti e scienze (XVII); le differenti emanazioni del terreno come causa delle differenti qualità dell’aria (XVIII); le variazioni dell’aria come causa delle differenze del carattere dello stesso popolo in secoli differenti (XIX-XX).</p><p rend="text" >Soltanto la sezione XII è dedicata alle cause <hi >«</hi>morali<hi >» delle arti</hi>: la felice condizione di pace di una nazione; l’inclinazione e l’attenzione per le arti da parte del sovrano e dei sudditi, e la presenza di maestri eccellenti. Delle cause <hi >«</hi>morali<hi >» </hi>Du Bos descrive la caratteristica denunciandone i limiti, l’azione ausiliaria e poco profonda: operano in favore delle arti <hi >«senza dare realmente più spirito agli artisti […] senza produrre nella natura alcun mutamento fisico, […] costituiscono soltanto un’occasione per gli artisti per perfezionare il loro genio» (</hi><hi rend="CharOverride-2">R</hi> 2.12, 130). Du Bos non mette in dubbio che «in certi secoli» le cause morali «contribuiscano» ai progressi delle arti (<hi rend="CharOverride-2">R</hi> 2.13, 144), favorendole <hi >«</hi>molto» e svolgendo una parte <hi >«</hi>notevole» (<hi rend="CharOverride-2">R</hi> 2.12, 134); ma si tratta di un’influenza indiretta o aggiuntiva. Le cause morali <hi >«</hi>non decidono da sole» (<hi rend="CharOverride-2">R</hi> 2.14, 241); ci sono tempi e paesi in cui si rivelano del tutto impotenti (<hi rend="CharOverride-2">R</hi> 2.13, 163). Dalla sezione XIII trionfano le cause <hi >«</hi>fisiche»: il sangue, l’aria, la terra, la temperatura, il cibo. Le cause fisiche esercitano la loro «influenza» e «contribuiscono» alla differenza prodigiosa tra un secolo e l’altro (<hi rend="CharOverride-2">R</hi> 2.13, 144). Le cause fisiche «mettono in moto» quelle morali (<hi rend="CharOverride-2">R</hi> 2.13, 144); a volte prestano loro soccorso a volte lo negano (<hi rend="CharOverride-2">R</hi> 2.13, 170). Mentre noi attribuiamo «spesso» alle cause morali «effetti» che dipendono da quelle fisiche (<hi rend="CharOverride-2">R</hi> 2.13, 146), le cause morali non fanno che «concorrere con un’altra causa seconda ancora più efficace di loro» (<hi rend="CharOverride-2">R</hi> 2.13, 185). È il fisico che «detta legge» al morale (<hi rend="CharOverride-2">R</hi> 2.19, 310).</p><p rend="text" >Come una pianta, la macchina umana dipende dalle qualità e dalle variazioni dell’aria (<hi rend="CharOverride-2">R</hi> 2.14, 238). Il carattere e le inclinazioni degli uomini dipendono «molto» dalle qualità del sangue e le qualità del sangue dipendono «molto» dalle qualità dell’aria che gli stessi uomini hanno respirato durante l’infanzia e che respirano in seguito, e le qualità dell’aria dipendono dalle emanazioni della terra, a cui l’aria, a sua volta, trasmette le sue qualità (<hi rend="CharOverride-2">R</hi> 2.14, 238-40, 243; 2.15, 260; 2.16, 288). Le emanazioni della terra e le qualità dell’aria sono soggette ad alterazioni e questo spiega i mutamenti del carattere della stessa nazione in secoli differenti: i Francesi sono più spirituali di altri popoli, ma in certi secoli sono più spirituali che in altri (<hi rend="CharOverride-2">R</hi> 2.14, 240). Ci sono qualità temporanee dell’aria, «vicissitudini» o alterazioni «passeggere», e qualità «permanenti» e «durevoli», che esercitano sulla macchina umana un’influenza maggiore e che, alterandosi, producono alterazioni più «sensibili e durevoli» (<hi rend="CharOverride-2">R</hi> 2.14, 248). Così Du Bos illustra la relazione tra identità e differenza, tra l’elemento permanente o stabile e quello temporaneo o mutevole, tra luogo e tempo, tra nazione e nazione e, all’interno della stessa nazione, tra secolo e secolo. «Tutte» le nazioni sono tanto «differenti» per esterno e interno (<hi rend="CharOverride-2">R</hi> 2.15, 251), anche se discendono dallo stesso padre (i «Negri» come i Moscoviti) (<hi rend="CharOverride-2">R</hi> 2.15, 252-53). I nuovi abitanti di un paese diventano simili agli abitanti precedenti (i Portoghesi agli Africani) (<hi rend="CharOverride-2">R</hi> 2.15, 253-54). Ancora una volta, tutto dipende dall’aria. </p><p rend="text" >Proprio perché spirito e inclinazioni dipendono dalla terra e dall’aria, esiste un carattere permanente del «paese»: «le principali nazioni europee hanno oggi il carattere proprio dei popoli antichi che abitavano la terra che esse abitano attualmente, anche se non discendono da quei popoli antichi» (<hi rend="CharOverride-2">R</hi> 2.15, 260): i Catalani di oggi hanno «i costumi e le inclinazioni» di quelli antichi (anche se discendono dai Goti); i Francesi dei Galli (anche se discendono dai Germani); gli Inglesi dei Bretoni (anche se non discendono dai Bretoni); i Tedeschi dei Germani (anche se la Germania è tutta un’altra cosa). I Catalani sono feroci, i Francesi imitano bene le invenzioni straniere e sono sempre allegri (perfino quando non dovrebbero), gli Inglesi sono invidiosi e mossi dall’emulazione, le donne Tedesche, a differenza delle altre Europee, fanno lavori duri nei campi (<hi rend="CharOverride-2">R</hi> 2.15, 260-67). I Galli in Asia, i Macedoni in Siria o in Egitto, i Franchi in Terrasanta, i Portoghesi e gli Olandesi nelle Indie orientali, i Greci in Francia: contraggono tutti il carattere del paese in cui vanno, e così c’è chi perde e chi prende coraggio (<hi rend="CharOverride-2">R</hi> 2.15, 267-69). Come si è «sempre» osservato, «il clima è più potente del sangue e dell’origine» (<hi rend="CharOverride-2">R</hi> 2.15, 267)<hi rend="notes_number CharOverride-3"><hi xml:id="footnote-046-backlink"><ref target="OP04197_Nacci_04_XML.html#footnote-046">44</ref></hi></hi>. </p><p rend="text" >Du Bos non inventa nulla. «Il clima di ciascun popolo – aveva proclamato Chardin, ripreso dalle <hi rend="CharOverride-2">Réflexions</hi> (<hi rend="CharOverride-2">R</hi> 2.17, 294) – è sempre, a quanto credo, la causa principale delle inclinazioni e dei costumi»<hi rend="notes_number CharOverride-3"><hi xml:id="footnote-045-backlink"><ref target="OP04197_Nacci_04_XML.html#footnote-045">45</ref></hi></hi>. Du Bos offre la «spiegazione» di quell’«opinione generale che ha sempre attribuito alle differenti qualità dell’aria la differenza che si osserva tra i popoli» (<hi rend="CharOverride-2">R</hi> 2.17, 293-94). Le <hi rend="CharOverride-2">Réflexions </hi>spiegano la credenza di Chardin. Qui, secondo Du Bos, sta la loro novità. «Su tutto questo – aveva osservato Fontenelle – la cosa più sicura è consultare un poco la fisica, che possiede il segreto di abbreviare notevolmente le contestazioni che la retorica rende infinite» (<hi rend="CharOverride-2">R</hi> 2.19, 306)<hi rend="notes_number CharOverride-3"><hi xml:id="footnote-044-backlink"><ref target="OP04197_Nacci_04_XML.html#footnote-044">46</ref></hi></hi>. Du Bos acconsente e, alla sua maniera, la consulta. Le qualità dell’aria sono sensibilmente differenti in paesi differenti (anche a pari distanza dall’equatore) (<hi rend="CharOverride-2">R</hi> 2.18, 294-96; cfr. <hi rend="CharOverride-2">R</hi> 2.15, 251) perché le emanazioni della terra sono differenti in regioni differenti perché le qualità della terra sono differenti e, nella stessa regione, sono soggette a vicissitudini e variazioni, e così anche il genio degli abitanti.</p><p rend="text" >Du Bos è tornato al punto di partenza: spiegare la differenza di carattere tra nazione e nazione e tra secolo e secolo nella stessa nazione. Le qualità dell’aria determinano entrambe le differenze. Il carattere nazionale è come l’aria. È l’esito di un equilibrio (mutevole) tra identità e diversità, tra il carattere «generale» permanente e le sue variazioni da un secolo all’altro, di generazione in generazione: </p><p rend="quotation_a" >poiché le qualità dell’aria di Francia variano sotto certi aspetti, – osserva Du Bos – e rimangono le stesse sotto altri aspetti, ne segue che in tutti i  secoli i Francesi avranno un carattere generale che li distinguerà dalle altre nazioni, ma questo carattere non impedirà che i Francesi di certi secoli siano differenti dai Francesi di altri secoli (<hi rend="CharOverride-2">R</hi> 2.19, 305). </p><p rend="text" >Gli Italiani saranno sempre un popolo di poeti (qualcuno lo ripeterà nel 1935); più poeti dei popoli baltici ma anche più poeti in secolo che in un altro (<hi rend="CharOverride-2">R</hi> 2.19, 305-06): «in ogni tempo certe piante hanno raggiunto una perfezione maggiore in una contrada che in altre, e nello stesso paese gli alberi e le piante non producono ogni anno frutti egualmente buoni» (<hi rend="CharOverride-2">R</hi> 2.19, 306). Non c’è progresso lineare: «se si prestasse un’attenzione esatta e completa alla statura e alle forza dei corpi […] forse si troverebbe che ci sono età in cui la specie umana si perfeziona, altre in cui decade» (<hi rend="CharOverride-2">R</hi> 2.19, 308). È una successione alternata di raffinatezza e barbarie (<hi rend="CharOverride-2">R</hi> 2.20, 319) sotto la direzione di una natura a volte «capricciosa» (<hi rend="CharOverride-2">R</hi> 2.13, 163).</p><p rend="text" >E poiché la fisica deve ancora fare progressi, se vogliamo cogliere la differenza dell’aria in contrade diverse, è agli animali, alle nuvole e ai pittori che dobbiamo guardare: </p><p rend="quotation_a" >Questa differenza, infatti, […] non cade sotto nessuno dei nostri sensi e non è ancora alla portata di nessuno dei nostri strumenti. Non la sentiamo che per i suoi effetti. Ma ci sono animali che sembrano conoscerla per sentimento. Non passano mai dal paese in cui abitano alle contrade vicine, dove a noi l’aria sembra identica a quella cui loro sono così fortemente legati (<hi rend="CharOverride-2">R</hi> 2.14, 250-51). </p><p rend="text" >Le emanazioni della terra sono la «sola causa apparente» cui attribuire questa differenza «sensibile»: </p><p rend="quotation_a" >Si può perfino dire – ammette Du Bos – che la differenza di queste emanazioni cade in qualche maniera sotto i nostri sensi. […] Tutti possono osservare che il riflesso dell’aria e le nuvole che brillano all’orizzonte non hanno lo stesso colore in tutti i paesi. […] Si può anche osservare questa differenza nei cieli dei quadri di Tiziano e di Rubens (<hi rend="CharOverride-2">R</hi> 2.18, 297). </p><p rend="h2" >6. Il ‘morale’ al servizio del ‘fisico’</p><p rend="text" >Perfino nelle sezioni ‘climatiche’, Du Bos fa più di una concessione alle cause morali, incoraggiando chi vi vorrà vedere un «inestricabile intreccio»<hi rend="notes_number CharOverride-3"><hi xml:id="footnote-043-backlink"><ref target="OP04197_Nacci_04_XML.html#footnote-043">47</ref></hi></hi>. I Romani di oggi, osserva, così devoti alla moda del cerimoniale, sono molto diversi da quelli di ieri che trionfavano per virtù militare. La professione dei loro signori li obbliga a ricercare una gloria diversa (<hi rend="CharOverride-2">R</hi> 2.16, 276-78). Gli Olandesi di oggi, a differenza dei Frisi di ieri, farebbero qualsiasi cosa pur di evitare il militare (<hi rend="CharOverride-2">R</hi> 2.16, 277). La bonifica e il ripopolamento, la nuova natura del terreno e la facilità di procurarsi altri cibi rispetto a quelli di un tempo hanno cambiato le loro inclinazioni<hi rend="CharOverride-2"> </hi>(<hi rend="CharOverride-2">R</hi> 2.16, 285-88). Nei paesi del Nord si trovano oggi arti e talenti che ieri sembravano confinati ai paesi del Sud. L’estensione del commercio vi ha portato ciò che prima non c’era, dal vino al tabacco (<hi rend="CharOverride-2">R</hi> 2.17, 290-91): <hi >«L’uso frequente e abituale dei prodotti dei paesi caldi avvicina il sole, per così dire, ai paesi del Nord e deve mettere nel sangue e nell’immaginazione degli abitanti di questi paesi un vigore e una delicatezza che i loro avi non avevano»</hi> (<hi rend="CharOverride-2">R</hi> 2.17, 291). «Quasi tutti» i Romani nascono con una sensibilità per la pittura sconosciuta nei paesi freddi e umidi, e rispetto ai Parigini hanno un gusto della comparazione più sviluppato (<hi rend="CharOverride-2">R</hi> 2.29, 395-96): «a forza di vedere quadri durante la giovinezza, l’immagine di una dozzina di quadri eccellenti si incide e si imprime profondamente nel cervello ancora tenero» (<hi rend="CharOverride-2">R</hi> 2.29, 402). </p><p rend="text" >Modificando radicalmente la terra, il lavoro modifica i caratteri; portando ovunque gli stessi prodotti, il commercio li rende omogenei. Abitudine ed educazione, insieme e più del clima, promuovono la sensibilità per l’arte e la capacità di fare confronti. Così le cause fisiche mettono in moto quelle morali, ma queste ultime quanto meno completano le cause fisiche. In queste riflessioni qualcuno legge <hi >«i segni premonitori delle […] argomentazioni sviluppate dai critici» del determinismo climatico: «il riconoscimento dei limiti che lo sviluppo della civiltà sa opporre agli effetti del clima»</hi><hi rend="notes_number CharOverride-3"><hi xml:id="footnote-042-backlink"><ref target="OP04197_Nacci_04_XML.html#footnote-042">48</ref></hi></hi>. </p><p rend="h2" >7. Du Bos e le sue fonti. Le riflessioni ‘critiche’ sono anche originali? </p><p rend="text" ><hi >«Gli studiosi del Settecento – si è osservato – hanno dedicato scarsissima attenzione alle fonti di </hi>Du Bos<hi >»</hi><hi rend="notes_number CharOverride-3"><hi xml:id="footnote-041-backlink"><ref target="OP04197_Nacci_04_XML.html#footnote-041">49</ref></hi></hi>. Riguardo alle cause fisiche, si è ragionevolmente aggiunto, è «difficile» risalire a «tutte» le letture di Du Bos: «erano quelle del tempo»<hi rend="notes_number CharOverride-3"><hi xml:id="footnote-040-backlink"><ref target="OP04197_Nacci_04_XML.html#footnote-040">50</ref></hi></hi>. Quali fossero le letture del tempo è però meno chiaro. Lo stesso Du Bos, quando critica i sostenitori delle cause morali, si rifiuta di fare nomi. Chi è il suo bersaglio? Nessuno si espone. Probabilmente <hi rend="CharOverride-2">les gens du métier</hi>, critici compresi (<hi rend="CharOverride-2">R</hi> 2.25, 265).</p><p rend="text" >Nella descrizione delle cause fisiche Du Bos esibisce un poco della sua erudizione e richiama le <hi rend="CharOverride-2">Historiae</hi> di Livio e Velleio Patercolo, ma non – come ci si potrebbe aspettare – il <hi rend="CharOverride-2">De aere, aquis et locis </hi>di Ippocrate, il <hi rend="CharOverride-2">De fato</hi> di Cicerone, il <hi rend="CharOverride-2">De re militari</hi> di Vegezio, il <hi rend="CharOverride-2">De Architectura</hi> di Vitruvio; soprattutto non cita la <hi rend="CharOverride-2">Methodus</hi> e la <hi rend="CharOverride-2">République</hi> di Bodin, l’<hi rend="CharOverride-2">Apologie de Raymond Sebond</hi> di Montaigne, la <hi rend="CharOverride-2">Sagesse</hi> di Pierre Charron, la <hi rend="CharOverride-2">Lettre à l’Académie </hi>di Fénelon. <hi >Riprende, invece, con l’</hi><hi rend="CharOverride-2" >Art poétique</hi><hi > di Nicolas Boileau, i </hi><hi rend="CharOverride-2" >Voyages</hi><hi > di Jean Chardin, gli </hi><hi rend="CharOverride-2" >Entretiens sur la Pluralité des Mondes</hi><hi > e la </hi><hi rend="CharOverride-2" >Digression sur les Anciens et les Modernes </hi><hi >di Fontenelle, e le </hi><hi rend="CharOverride-2" >Observations upon the United Provinces of the Netherlands</hi><hi > di William Temple. </hi></p><p rend="text" >In due differenti occasioni Du Bos evoca <hi rend="CharOverride-2">Icon Animorum</hi> di John Barclay. Nella prima occasione, quando discute «Il genio in generale», la celebra come «<hi rend="CharOverride-2">le Portrait du caractere des hommes, </hi><hi rend="CharOverride-2">des siécles &amp; des nations</hi><hi >»</hi><hi rend="CharOverride-2"> </hi>insieme a «<hi rend="CharOverride-2">l’Examen des esprits</hi><hi >»</hi><hi rend="CharOverride-2"> </hi>di Juan Huarte (<hi rend="CharOverride-2">R</hi> 2.1, 13). C’è una «differenza – osserva Du Bos – che si riscontra tra il genio degli uomini e anche tra il genio delle nazioni» e noi abbiamo un «istinto naturale che ci fa discernere tra gli uomini»: chi volesse istruirsi su questa differenza e perfezionare l’istinto, «mediante lumi acquisiti», può trarre «molto profitto» dalla lettura di queste due opere; anche se, – avverte – oltre ad allontanarsi dallo scopo delle <hi rend="CharOverride-2">Réflexions</hi>, esse «non meritano tutta la fiducia del lettore» (<hi rend="CharOverride-2">R</hi> 2.1, 13)<hi rend="notes_number CharOverride-3"><hi xml:id="footnote-039-backlink"><ref target="OP04197_Nacci_04_XML.html#footnote-039">51</ref></hi></hi>. </p><p rend="text" >La seconda occasione si presenta quando discute «Il potere dell’aria sul corpo umano provato dal carattere delle nazioni». Qui Du Bos rinvia a «<hi rend="CharOverride-2">Icon </hi><hi rend="CharOverride-2">Animorum</hi><hi >»</hi><hi rend="CharOverride-2">,</hi> dove il lettore può trovare «il dettaglio del carattere di ogni nazione e del genio proprio di ogni secolo» (un dettaglio in cui Du Bos dichiara di non volersi «addentrare») (<hi rend="CharOverride-2">R</hi> 2.15, 259-60)<hi rend="notes_number CharOverride-3"><hi xml:id="footnote-038-backlink"><ref target="OP04197_Nacci_04_XML.html#footnote-038">52</ref></hi></hi>. Barclay non offre una spiegazione scientifica sistematica delle cause dei caratteri, sulle quali si sofferma occasionalmente: di solito si tratta di cause fisiche (clima e aria), a volte morali (educazione e invasioni).<hi rend="notes_number CharOverride-3"><hi xml:id="footnote-037-backlink"><ref target="OP04197_Nacci_04_XML.html#footnote-037">53</ref></hi></hi> Anche se non ritiene «probabile», come Du Bos, che «lo spirito e le inclinazioni degli uomini dipendano dall’aria che respirano e dalla terra sui cui sono cresciuti» (<hi rend="CharOverride-2">R</hi> 2.15, 260), Barclay insiste su due aspetti caratteristici delle <hi rend="CharOverride-2">Réflexions</hi>: cambiamento e permanenza. C’è una «sorte» dei tempi e una «sorte» dei luoghi, come recita il titolo del capitolo II di <hi rend="CharOverride-2">Icon Animorum</hi>: «Quasi ogni singolo secolo ha un proprio genio diverso da quello degli altri. Inoltre, ogni regione ha un proprio spirito che in certo modo inclina gli animi a certi studi e costumi»<hi rend="notes_number CharOverride-3"><hi xml:id="footnote-036-backlink"><ref target="OP04197_Nacci_04_XML.html#footnote-036">54</ref></hi></hi>. Nonostante la «sorte» e il «genio» dei tempi, che solitamente foggiano gli uomini, precisa Barclay:</p><p rend="quotation_a" >in ogni popolo, in mezzo alle onde dei secoli che si succedono, e che mutano i costumi e gli animi, resta stabile una certa indole che i fati hanno distribuito agli uomini a seconda della condizione delle terre in cui gli è capitato di nascere<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-035-backlink"><ref target="OP04197_Nacci_04_XML.html#footnote-035">55</ref></hi></hi>.</p><p rend="text" >Come se la regione conservasse quello che il secolo cambia. Gli abitanti «perdurano nelle abitudini antiche e nel genio dei loro antenati», come in Spagna<hi rend="notes_number CharOverride-3"><hi xml:id="footnote-034-backlink"><ref target="OP04197_Nacci_04_XML.html#footnote-034">56</ref></hi></hi>. C’è chi ha sostenuto che le fonti delle <hi rend="CharOverride-2">Réflexions</hi>, <hi >«molto più» che in </hi>Bodin (che peraltro Du Bos <hi >«</hi>conosceva bene»), vadano cercate <hi >«</hi>soprattutto in Fontenelle, Temple e Chardin<hi >», sia perché </hi>Du Bos cita <hi >«</hi>soprattutto» loro sia perché con loro, di fatto, la teoria <hi >«</hi>prende una forma più netta e si avvicina al punto in cui la riprenderà Du Bos<hi >»</hi><hi rend="notes_number CharOverride-3"><hi xml:id="footnote-033-backlink"><ref target="OP04197_Nacci_04_XML.html#footnote-033">57</ref></hi></hi>. In effetti, mentre rinviano a Bodin, le <hi rend="CharOverride-2">Réflexions </hi>offrono la spiegazione scientifica (qualità-dell’aria-ed-emanazioni-del-terreno) delle osservazioni di Chardin, e si offrono come lo sviluppo critico delle posizioni di Fontenelle. Bisognerebbe aggiungere Malebranche. Nella <hi rend="CharOverride-2">Recherche de la vérité</hi> (<hi >«L’aria che si respira causa anche </hi><hi rend="CharOverride-2">qualche</hi> mutamento negli spiriti») Malebranche ricorda come l’azione dell’aria sul sangue sia provata da «i diversi umori e i differenti caratteri di spirito delle persone di paesi differenti»<hi rend="notes_number CharOverride-3"><hi xml:id="footnote-032-backlink"><ref target="OP04197_Nacci_04_XML.html#footnote-032">58</ref></hi></hi>.</p><p rend="text" >L’interlocutore più importante di Du Bos mi sembra Fontenelle, un autore che sa «mettere le conoscenze più astratte alla portata di tutti» (<hi rend="CharOverride-2">R</hi> 2.13, 150) (un po’ come Malebranche sa parlare all’immaginazione proprio quando ne denuncia l’abuso) (<hi rend="CharOverride-2">R</hi> 1.33, 278). Gli alberi di «tutti paesi» non sono egualmente grandi e belli (quelli di «tutti i secoli» lo sono), afferma Fontenelle; e le differenti idee «non crescono egualmente bene in ogni sorta di clima»<hi rend="notes_number CharOverride-3"><hi xml:id="footnote-031-backlink"><ref target="OP04197_Nacci_04_XML.html#footnote-031">59</ref></hi></hi> (cfr. <hi rend="CharOverride-2">R</hi> 2.13, 149). La prospettiva è soprattutto spaziale: «i secoli non introducono nessuna differenza naturale tra gli uomini»<hi rend="notes_number CharOverride-3"><hi xml:id="footnote-030-backlink"><ref target="OP04197_Nacci_04_XML.html#footnote-030">60</ref></hi></hi>. È il <hi rend="CharOverride-2">terroir</hi> di Francia che non è «adatto» ai ragionamenti egiziani come non lo è ai loro palmizi<hi rend="notes_number CharOverride-3"><hi xml:id="footnote-029-backlink"><ref target="OP04197_Nacci_04_XML.html#footnote-029">61</ref></hi></hi>. Le differenze di clima producono un «qualche effetto» nei cervelli, anche se «meno grande e sensibile» di quello prodotto sulle piante, perché arte e cultura possono «molto» sui cervelli, e i pensieri di un paese si trasportano «facilmente» in un altro<hi rend="notes_number CharOverride-3"><hi xml:id="footnote-028-backlink"><ref target="OP04197_Nacci_04_XML.html#footnote-028">62</ref></hi></hi>.</p><p rend="text" >Gli spiriti, inoltre, anche se naturalmente diversi, con il «commercio reciproco» diventano simili<hi rend="notes_number CharOverride-3"><hi xml:id="footnote-027-backlink"><ref target="OP04197_Nacci_04_XML.html#footnote-027">63</ref></hi></hi>. Con «facilità» si formano «gli uni sugli altri»<hi rend="notes_number CharOverride-3"><hi xml:id="footnote-026-backlink"><ref target="OP04197_Nacci_04_XML.html#footnote-026">64</ref></hi></hi>. Così i popoli «non conservano completamente lo spirito originale che trarrebbero dal proprio clima»<hi rend="notes_number CharOverride-3"><hi xml:id="footnote-025-backlink"><ref target="OP04197_Nacci_04_XML.html#footnote-025">65</ref></hi></hi>. L’eventuale e poco «sensibile» differenza di clima tra due nazioni vicine sarebbe «assai facile da cancellare» grazie alle loro relazioni frequenti<hi rend="notes_number CharOverride-3"><hi xml:id="footnote-024-backlink"><ref target="OP04197_Nacci_04_XML.html#footnote-024">66</ref></hi></hi>. Così, anche le differenze spaziali vengono azzerate: «eccoci allora tutti perfettamente eguali, Antichi e Moderni, Greci, Latini e Francesi»<hi rend="notes_number CharOverride-3"><hi xml:id="footnote-023-backlink"><ref target="OP04197_Nacci_04_XML.html#footnote-023">67</ref></hi></hi>. E questo apre lo spazio all’azione delle cause morali: «tutte le differenze, qualunque esse siano, devono essere causate da circostanze esterne, come il tempo, i governi e lo stato generale delle cose»<hi rend="notes_number CharOverride-3"><hi xml:id="footnote-022-backlink"><ref target="OP04197_Nacci_04_XML.html#footnote-022">68</ref></hi></hi>. Anche se in «tutti» i secoli la natura produce uomini «adatti» a essere grandi uomini, «non sempre» i secoli permettono loro di esercitare i propri talenti, per l’azione di cause morali: </p><p rend="quotation_a" >invasioni di barbari, governi assolutamente contrari o poco favorevoli alle scienze e alle arti, pregiudizi e fantasie, che possono prendere un’infinità di forme differenti, […] e guerre universali stabiliscono spesso e a lungo l’ignoranza e il cattivo gusto<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-021-backlink"><ref target="OP04197_Nacci_04_XML.html#footnote-021">69</ref></hi></hi>.</p><p rend="text" >Al contrario, Du Bos attribuisce tutti questi effetti a cause fisiche e rimprovera a Fontenelle di non essere Du Bos: dal momento che, secondo Fontenelle, il clima deve produrre «qualche effetto»<hi rend="notes_number CharOverride-3"><hi xml:id="footnote-020-backlink"><ref target="OP04197_Nacci_04_XML.html#footnote-020">70</ref></hi></hi> sui cervelli, «sarebbe stato desiderabile che si fosse dato la pena di sviluppare lui stesso questo principio. Avrebbe chiarito molto meglio di me le verità che cerco di sviluppare» (<hi rend="CharOverride-2">R</hi> 2.13, 150). Secondo Du Bos, se la differenza esteriore è grande, quella interiore deve essere immensa: «i Cinesi non hanno uno spirito che somigli a quello degli Europei» (<hi rend="CharOverride-2">R</hi> 2.15, 259). A conferma cita la <hi rend="CharOverride-2">Pluralité des Mondes</hi>: <hi >«vedete bene come la faccia della natura cambi di qui alla Cina? Altri volti, altre figure, altri costumi e </hi><hi rend="CharOverride-2">quasi</hi> altri principi di ragionamento»<hi rend="notes_number CharOverride-3"><hi xml:id="footnote-019-backlink"><ref target="OP04197_Nacci_04_XML.html#footnote-019">71</ref></hi></hi> (cfr. <hi rend="CharOverride-2">R</hi> 2.15, 259). Ma Du Bos, insieme al «quasi», trascura le perplessità che Fontenelle esprime nella <hi rend="CharOverride-2">Digression</hi>: </p><p rend="quotation_a" >comunemente, mi sembra, si assicura che c’è più diversità tra gli Spiriti che tra i Volti. Non ne sono molto sicuro. I volti, a forza di guardarsi l’un l’altro, non assumono nuove somiglianze, ma gli Spiriti, per il commercio reciproco, prendono somiglianze nuove. Così gli Spiriti, che naturalmente differivano quanto i Volti, finiscono per non differire più molto<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-018-backlink"><ref target="OP04197_Nacci_04_XML.html#footnote-018">72</ref></hi></hi>.</p><p rend="text" ><hi >È una lettura parziale, se non radicale. Come è stato osservato, </hi>Du Bos è «selettivo nei suoi prestiti da Fontenelle<hi >»: quando </hi>Fontenelle «diventa critico delle teorie ambientali e simpatizza per le cause morali, o per intenzione o per disattenzione, Du Bos se ne separa»<hi rend="notes_number CharOverride-3"><hi xml:id="footnote-017-backlink"><ref target="OP04197_Nacci_04_XML.html#footnote-017">73</ref></hi></hi>. Per spiegare le differenze Fontenelle pensa che si debba «consultare un poco» la fisica; Du Bos riprende il passo e commenta: <hi >«consultiamola, vi acconsento» (</hi><hi rend="CharOverride-2">R</hi> 2.19, 306). E sembra dire: ma facciamolo sul serio. Per quanto riguarda la mente, lo scambio (di libri) tra nazioni vicine cancella facilmente la piccola differenza prodotta clima, sostiene Fontenelle; una differenza d’aria non grande è sufficiente a rendere «assai differenti» le menti di nazioni vicine (<hi rend="CharOverride-2">R</hi> 2.15, 258-59), risponde Du Bos. Fontenelle si era limitato a osservare che in certi paesi gli alberi sono più grandi che in altri, ma riteneva egualmente grandi gli alberi di tutti i secoli; per Du Bos, non solo certe piante hanno raggiunto una maggiore perfezione in certe contrade, ma le piante dello stesso paese in certi anni non danno frutti egualmente buoni (<hi rend="CharOverride-2">R</hi> 2.14, 237; 2.19, 306). </p><p rend="text" >C’è comunque un terreno comune, dove cantano entrambi la medesima aria. Presumibilmente per limiti naturali, «finora le scienze non hanno passato l’Egitto e la Mauritania da un lato, e dall’altro la Svezia», e «non so se […] non si debba disperare di vedere mai grandi autori Lapponi o Negri»<hi rend="notes_number CharOverride-3"><hi xml:id="footnote-016-backlink"><ref target="OP04197_Nacci_04_XML.html#footnote-016">74</ref></hi></hi>, intona (con qualche cautela) nella <hi rend="CharOverride-2">Digression</hi> Fontenelle, che negli <hi rend="CharOverride-2">Entretiens</hi> (con altrettanta cautela) si era già espresso: «credo sempre di più che ci sia un certo Genio che non è ancora andato fuori dalla nostra Europa o, quanto meno, non se ne è allontanato molto»<hi rend="notes_number CharOverride-3"><hi xml:id="footnote-015-backlink"><ref target="OP04197_Nacci_04_XML.html#footnote-015">75</ref></hi></hi> (cfr. <hi rend="CharOverride-2">R</hi> 2.13, 162). «Non ci si potrebbe impedire di essere dell’opinione di Fontenelle<hi >», ammette </hi>Du Bos, che riprende e ricama: «le arti liberali non sono mai uscite dall’Europa se non per passeggiare, se è permesso parlare in questo modo, sulle coste dell’Asia e dell’Africa, […] e non appena se ne allontanano troppo sembrano soffrire» (<hi rend="CharOverride-2">R</hi>, 2.13, 155, 157)<hi rend="notes_number CharOverride-3"><hi xml:id="footnote-014-backlink"><ref target="OP04197_Nacci_04_XML.html#footnote-014">76</ref></hi></hi>: «non siamo forse tutti d’accordo ad attribuire la stupidità dei Negri e dei Lapponi all’eccesso di freddo e di caldo?» (<hi rend="CharOverride-2">R</hi> 2.16, 289).</p><p rend="h2" >8. Conclusione. Giambattista in equilibrio</p><p rend="text" >Du Bos, si è scritto, «sembra interessato a cercare nella natura il principio della varietà piuttosto che della costanza»<hi rend="notes_number CharOverride-3"><hi xml:id="footnote-013-backlink"><ref target="OP04197_Nacci_04_XML.html#footnote-013">77</ref></hi></hi>. Se dovessi definirne il posto nella tradizione (climatica), direi: ha offerto, come riconosce, una spiegazione scientifica di un’opinione generale rappresentata da Chardin, sviluppando alla sua maniera Fontenelle e, forse, prendendo spunto da Malebranche. Il suo sguardo non è attratto soltanto dalle differenze nello spazio, ma anche e soprattutto da quelle nel tempo, perfino all’interno dello stesso spazio. </p><p rend="text" >Secondo il biografo classico, il suo contributo «più originale» alla teoria del clima è proprio quello di avere insistito «sulle differenze dei tempi quanto su quelle dei luoghi» (una distinzione «meno nota») e l’aver applicato la teoria «non solo all’opposizione dei diversi geni nazionali ma anche alla stessa storia di ciascun popolo e alle variazioni che vi si riscontrano»<hi rend="notes_number CharOverride-3"><hi xml:id="footnote-012-backlink"><ref target="OP04197_Nacci_04_XML.html#footnote-012">78</ref></hi></hi>. Du Bos aveva «il senso delle differenze dei tempi»<hi rend="notes_number CharOverride-3"><hi xml:id="footnote-011-backlink"><ref target="OP04197_Nacci_04_XML.html#footnote-011">79</ref></hi></hi>. Per questo, qualcuno in seguito ha osservato che la dimensione temporale «viene a interferire con la natura per segnarne i mutamenti, ma con ciò perde irrimediabilmente il suo andamento lineare»: «il suo ritmo è il “capriccio”, determinato dalle “fermentazioni continue” […] una natura qualitativamente cangiante nel tempo e nello spazio»<hi rend="notes_number CharOverride-3"><hi xml:id="footnote-010-backlink"><ref target="OP04197_Nacci_04_XML.html#footnote-010">80</ref></hi></hi>. Il teorico del clima non è né può essere indifferente al cambiamento. Le qualità della terra «decidono della natura dell’aria di ogni paese», afferma Du Bos, ma poi si affretta a precisare:</p><p rend="quotation_a" >le qualità e le proprietà della terra sono egualmente la causa della differenza che c’è tra l’aria di due contrade. […] Ora questa causa è per sua natura soggetta a molte vicissitudini e a un’infinità di alterazioni. […] bisogna così che si producano fermentazioni continue, […] le quali non possono dare luogo sempre allo stesso prodotto. Così, le emanazioni della stessa terra non possono essere sempre le stesse nella stessa contrada. Devono essere soggette a diversi cambiamenti (<hi rend="CharOverride-2">R</hi> 2.18, 297-298).</p><p rend="text" ><hi >È un destino strano quello di </hi>Du Bos: letto da tutti, o quasi e citato da molti, ma non da chi ventinove anni dopo la sua apparizione nelle <hi rend="CharOverride-2">Refléxions</hi> recupera, come Montesquieu, o critica, come Hume, la spiegazione climatica; eppure, per ragioni diverse dal clima, sia Montesquieu nell’<hi rend="CharOverride-2">Esprit des lois</hi> sia Hume in <hi rend="CharOverride-2">Of Tragedy </hi>attaccano Du Bos chiamandolo per nome, il primo in maniera molto più dura del secondo. E dopo aver fatto a pezzi l’<hi rend="CharOverride-4" >é</hi><hi rend="CharOverride-2">tablissement de la monarchie </hi><hi rend="CharOverride-2">française</hi>, «cattiva opera d’autore celebre», «immenso colosso dai piedi d’argilla» in tre volumi «mortali», Montesquieu avvisa il lettore: «il pubblico non deve dimenticare che è debitore all’Abate Dubos di parecchie composizioni eccellenti. È sulla base di quelle belle opere che lo deve giudicare, non sulla base di questa»<hi rend="notes_number CharOverride-3"><hi xml:id="footnote-009-backlink"><ref target="OP04197_Nacci_04_XML.html#footnote-009">81</ref></hi></hi>.</p><p rend="text" >Ci sono i caratteri e ci sono le cause, scrive Du Bos nelle <hi rend="CharOverride-2">Réflexions</hi>, e queste sono più fisiche che morali. Il carattere di una nazione dipende dal principio della simpatia più che dall’influenza del suolo o del clima, risponde Hume nel <hi rend="CharOverride-2">Treatise</hi> (1739)<hi rend="notes_number CharOverride-3"><hi xml:id="footnote-008-backlink"><ref target="OP04197_Nacci_04_XML.html#footnote-008">82</ref></hi></hi>. Montesquieu, che legge le <hi rend="CharOverride-2">Réflexions</hi>, nell’<hi rend="CharOverride-2">Essai </hi><hi rend="CharOverride-2">sur les causes</hi> (c. 1734-1736) risponde: sono più morali che fisiche<hi rend="notes_number CharOverride-3"><hi xml:id="footnote-007-backlink"><ref target="OP04197_Nacci_04_XML.html#footnote-007">83</ref></hi></hi>; e nell’<hi rend="CharOverride-2">Esprit des lois</hi> (1748) dove le discute, ma non lo dice, aggiunge: le cause fisiche da sole possono determinare solo i caratteri dei popoli selvaggi<hi rend="notes_number CharOverride-3"><hi xml:id="footnote-006-backlink"><ref target="OP04197_Nacci_04_XML.html#footnote-006">84</ref></hi></hi>. In <hi rend="CharOverride-2">Of National Characters</hi> (1748), come Montesquieu, Hume discute le <hi rend="CharOverride-2">Réflexions</hi> e non lo dice, e forse l’<hi rend="CharOverride-2">Esprit des lois</hi>, ma non vuole dirlo, e aggiunge il tocco finale: le cause sono soltanto morali, con qualche eccezione indiretta<hi rend="notes_number CharOverride-3"><hi xml:id="footnote-005-backlink"><ref target="OP04197_Nacci_04_XML.html#footnote-005">85</ref></hi></hi>. Per Hume, nel tempo, i caratteri possono cambiare moltissimo<hi rend="notes_number CharOverride-3"><hi xml:id="footnote-004-backlink"><ref target="OP04197_Nacci_04_XML.html#footnote-004">86</ref></hi></hi>. Per Du Bos e Montesquieu cambiano meno. Secondo Hume si formano e cambiano per «simpatia», per comunicazione e contagio; sono il prodotto delle relazioni interne a una nazione o delle sue relazioni con altre nazioni (e Gregory Bateson darebbe la sua approvazione)<hi rend="notes_number CharOverride-3"><hi xml:id="footnote-003-backlink"><ref target="OP04197_Nacci_04_XML.html#footnote-003">87</ref></hi></hi>. Secondo Du Bos sono il prodotto delle qualità dell’aria e della loro relazione con le emanazioni del terreno e con l’aria di altre nazioni.</p><p rend="text" >L’equilibrista Du Bos si muove sul filo (nell’aria) o sul confine (nazionale): preminenza delle cause fisiche, senza escludere del tutto quelle morali; potere delle qualità dell’aria, senza dimenticare le emanazioni del terreno; paesi, contrade, territori e abitanti, senza eliminare le nazioni; rilevanza del carattere generale permanente, senza negare i cambiamenti; importanza delle vicissitudini o alterazioni passeggere dell’aria, senza trascurarne le qualità e alterazioni durevoli; priorità delle differenze di carattere nel tempo, senza passare sotto silenzio quelle nello spazio. Persistenza e mutamento: è il problema dell’identità. Lo ricorda Pascal nelle <hi rend="CharOverride-2">Pensées</hi>, sulle quali Du Bos aveva le sue riserve (<hi rend="CharOverride-2">R</hi> 2.22, 328-29): «Sono ancora i Francesi ma non sono gli stessi»<hi rend="notes_number CharOverride-3"><hi xml:id="footnote-002-backlink"><ref target="OP04197_Nacci_04_XML.html#footnote-002">88</ref></hi></hi>. «Che cosa può avere in comune l’Inghilterra del 1940 con quella del 1840? – si chiedeva Orwell nel 1941 – Ma allora, che cos’hai in comune con la bambina di cinque anni della fotografia che la mamma tiene sulla mensola del camino? Nulla, se non che sei la stessa persona. E, soprattutto, è la <hi rend="CharOverride-2">tua</hi> civiltà, sei <hi rend="CharOverride-2">tu</hi><hi >»</hi><hi rend="notes_number CharOverride-3"><hi xml:id="footnote-001-backlink"><ref target="OP04197_Nacci_04_XML.html#footnote-001">89</ref></hi></hi>. </p><p rend="text" >L’equilibrista Du Bos si muove sul filo delle sue <hi rend="CharOverride-2">Réflexions</hi>, forse perché sa (molto probabilmente è di nuovo Pascal che lo ispira) che siamo disposti a tutto pur di fuggire la noia. Lo sa e ce lo spiega: </p><p rend="quotation_a" >Più sono pericolosi i volteggi che un acrobata temerario fa sulla corda, più la maggioranza degli spettatori è attenta. Quando salta tra due spade pronte a trafiggerlo, se al culmine del movimento il suo corpo si allontana di un punto dalla traiettoria che deve descrivere, allora diventa degno di tutta la nostra curiosità. Si mettano due bastoni al posto delle spade e l’acrobata tenda la corda su un prato a due piedi d’altezza: invano farà  gli stessi salti e gli stessi volteggi: non ci degneremo più di guardarlo, e con il pericolo verrebbe meno l’attenzione dello spettatore (<hi rend="CharOverride-2">R</hi> 1.2, 13-14)<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-000-backlink"><ref target="OP04197_Nacci_04_XML.html#footnote-000">90</ref></hi></hi>.</p><p rend="text" >Qualità dell’aria ed emanazioni del terreno sono le due spade pronte a trafiggere il <hi rend="CharOverride-2">voltigeur </hi>temerario Du Bos.</p><p rend="h2" >Bibliografia</p><p rend="bib_indx_bib" >Algarotti F., <hi rend="CharOverride-2">Saggio sopra la quistione: se le qualità varie de’ popoli originate siano dallo influsso del Clima, ovveramente dalla virtù della legislazione</hi> (1762), in<hi rend="CharOverride-2"> Opere del Conte Algarotti</hi>, 17 voll., C. Palese, Venezia 1792, vol. <hi >IV, pp. 245-275.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi >Arbuthnot J., </hi><hi rend="CharOverride-2" >An Essay concerning the Effects of Air on Human Bodies</hi><hi >, J. Tonson, London 1733.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi >Barclay J., «</hi><hi rend="CharOverride-2" >Icon Animorum</hi><hi >»</hi><hi rend="CharOverride-2" > or The Mirror of Minds</hi><hi >, tr. T. May, ed. by M. Riley, Leuven University Press, Leuven 2013.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi >Barclay J., </hi><hi rend="CharOverride-2" >Le Pourtrait des </hi><hi rend="CharOverride-2" >Esprits de Iean Barclai. </hi><hi rend="CharOverride-2" >Mis en François</hi><hi >, N. Buon, Paris 1625.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi >Barclay J., </hi><hi rend="CharOverride-2" >Le Tableau des Esprits de M. Iean Barclay […] Nouvellement traduict de Latin en François</hi><hi >, I. Petit-Pas, Paris 1625.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi >Barère de Vieuzac B., </hi><hi rend="CharOverride-2" >Montesquieu peint d’après ses ouvrages</hi><hi >, Imprimé en Suisse et réimprimé en France 1797.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi >Bateson G., </hi><hi rend="CharOverride-2" >Morale and National Character</hi><hi >, in G. Watson (ed.), </hi><hi rend="CharOverride-2" >Civilian Morale, </hi><hi >Reynal &amp; Hitchcock, Boston-New York 1942, pp. 71-91.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi >Cardy</hi><hi > M., </hi><hi rend="CharOverride-2" >The abbé Du Bos Reads Addison in «The Spectator»</hi><hi >, in T. Pratt e D. McCallam (eds.), </hi><hi rend="CharOverride-2" >The Enterprise of Enlightenment: A Tribute to David Williams from his Friends</hi><hi >, Peter Lang, New York 2004, pp. 19-32.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi >Chardin J., </hi><hi rend="CharOverride-2" >Voyages de Monsieur Le Chevalier Chardin, En Perse, et autres Lieux de l’Orient. Tome Second</hi><hi >, J.L. de l’Orme, Amsterdam 1740.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi >Condillac</hi><hi > E. Bonnot de, </hi><hi rend="CharOverride-2" >Essai sur l’origine des connaissances humaines</hi><hi >, </hi><hi >éd.</hi><hi > J.-C. Pariente e M. Pécharman, Vrin, Paris 2014.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi >Courtois J.-P., </hi><hi rend="CharOverride-2" >The Climate of the «philosophes» during the Enlightenment</hi><hi >, «MLN», CXXXII (4)</hi><hi >, settembre 2017, pp. 935-985.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi >Du Bos J.-B., </hi><hi rend="CharOverride-2" >Discours Préliminaire</hi><hi >, in Id., </hi><hi rend="CharOverride-2" >Histoire critique de l’établissement de la monarchie françoise dans les Gaules</hi><hi >, 2 voll., J. Wetsten &amp; G. Smith, Amsterdam 1735, vol. I, pp. 1-65.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi >Du Bos J.-B., </hi><hi rend="CharOverride-2" >Réflexions critiques sur la poésie et sur la peinture</hi><hi >, 3 voll., P.-J. 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Brunet, Paris 1698</hi><hi rend="CharOverride-5" >2</hi><hi >. </hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi >Fontenelle,</hi><hi > </hi><hi rend="CharOverride-2" >Digression sur les Anciens et les Modernes</hi><hi >, in </hi><hi rend="CharOverride-2" >Poésies Pastorales […]. </hi><hi rend="CharOverride-2" >Avec un Traité sur la Nature de l’Eglogue</hi><hi rend="CharOverride-2" >, &amp; une Digression sur les Anciens &amp; les Modernes</hi><hi >, M. Guerout, Paris 1688.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi >Fontenelle, </hi><hi rend="CharOverride-2" >Entretiens sur la Pluralité des Mondes</hi><hi >, M. Brunet, Paris 1724.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" >Fubini E., <hi rend="CharOverride-2">Empirismo e classicismo. Saggio sul Du Bos</hi>, Giappicchelli, Torino 1965.</p><p rend="bib_indx_bib" >Fubini E., <hi rend="CharOverride-2">Introduzione</hi> a J.-B. Du Bos, <hi rend="CharOverride-2">Riflessioni critiche sulla poesia e sulla pittura</hi>, a cura di E. Fubini, Guerini e Associati, Milano 1990.</p><p rend="bib_indx_bib" ><hi >Glacken</hi><hi > C.J., </hi><hi rend="CharOverride-2" >Traces on the Rhodian Shore. Nature and Culture in Western Thought from Ancient Times to the End of the Eighteenth Century</hi><hi >, University of California Press, Berkeley 1967.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" >Gliozzi G., <hi rend="CharOverride-2">L’insormontabile natura: clima, razza, progresso</hi>, «Rivista di filosofia», LXXVII (1), 1986, pp. 73-107.</p><p rend="bib_indx_bib" ><hi >Goldsmith O., </hi><hi rend="CharOverride-2" >A Comparative View of Races and Nations</hi><hi > (1760), in </hi><hi rend="CharOverride-2" >Collected Works of Oliver Goldsmith</hi><hi >, 5 voll., a cura di A. Friedman, Clarendon Press, Oxford 1966, vol. </hi><hi >III, pp. 66-86.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi >Grosley P.J., </hi><hi rend="CharOverride-2" >De l’Influence des Loix sur les Mœurs</hi><hi >, Hæner, Nancy 1757.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi >Helvétius C.-A., </hi><hi rend="CharOverride-2" >De l’esprit</hi><hi >, Durand, Paris 1758.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" >Herder J.G., <hi rend="CharOverride-2">Idee per la filosofia della storia dell’umanità</hi>, Laterza, Roma-Bari 1992.</p><p rend="bib_indx_bib" ><hi >Hume D., </hi><hi rend="CharOverride-2" >The Letters</hi><hi >, ed. by J.Y.T. Greig, 2 voll., Clarendon Press, Oxford 1932.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi >Hume</hi><hi > D., </hi><hi rend="CharOverride-2" >A Treatise of Human Nature</hi><hi >, a cura di L.A. Selby-Bigge, riv. da P.H. Nidditch, Clarendon Press, Oxford 1978</hi><hi rend="CharOverride-5" >2</hi><hi >.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi >Hume D., </hi><hi rend="CharOverride-2" >Of National Characters</hi><hi >, in Id., </hi><hi rend="CharOverride-2" >Essays Moral, Political, and Literary</hi><hi >, a cura di E.F. Miller, Liberty Classics, Indianapolis 1987, pp. 197-215.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi >Koller A.H., </hi><hi rend="CharOverride-2" >The Abbé Du Bos. </hi><hi rend="CharOverride-2" >His Advocacy of the Theory of Climate: A Precursor of Johann Gottfried Herder</hi><hi >, The Garrand Press, Champaign, Illinois 1937.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi >Lanson G., </hi><hi rend="CharOverride-2" >Histoire de la littérature française</hi><hi >, Hachette, Paris 1895</hi><hi rend="CharOverride-5" >3</hi><hi >.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi >Le Trosne G., </hi><hi rend="CharOverride-2" >De l’Intérêt Social</hi><hi >, Debure</hi><hi >, Paris 1777.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-2" >Livy</hi><hi >, 13 voll., W. Heinemann, LOEB, London 1936.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi >Lombard A., </hi><hi rend="CharOverride-2" >L’Abbé Du Bos. Un initiateur de la pensée moderne (1670-1742)</hi><hi >, Hachette, Paris 1913. </hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi >Malebranche N., </hi><hi rend="CharOverride-2" >Recherche de la vérité</hi><hi >, 3 voll., </hi><hi >éd.</hi><hi > G. Rodis-Lewis, Vrin</hi><hi >, Paris 1991</hi><hi rend="CharOverride-5" >3</hi><hi >.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" >Mazza E., <hi >«Una strana posizione». David Hume tra simpatia e clima</hi>, in M. Nacci (a cura di), <hi rend="CharOverride-2">Il carattere della nazione. Da Hume a Pinocchio</hi>, Perugia Stranieri University Press, Perugia 2018, pp. 12-35.</p><p rend="bib_indx_bib" >Mazzocut-Mis M., <hi rend="CharOverride-2">Du Bos e la teoria climatica</hi>, in L. 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Courtney (eds.), <hi rend="CharOverride-2">Enlightenment essays in memory of Robert Shackleton</hi>, The Voltaire Foundation, Oxford 1988, pp. 205-221.</p><p rend="bib_indx_bib" ><hi >Mercier R., </hi><hi rend="CharOverride-2" >La théorie des climats des «Réflexions critiques» à «L’esprit des lois»</hi><hi >, </hi><hi >«</hi><hi >Revue d’Histoire littéraire de la France</hi><hi >»</hi><hi >, 1, maggio 1953, pp. 17-37; 2, aprile-giugno 1953, pp. 159-174.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi >Michelet J., </hi><hi rend="CharOverride-2" >Preface de 1868</hi><hi > a </hi><hi rend="CharOverride-2" >Histoire de la Révolution Française</hi><hi >, A. Le Vasseur, Paris 1877, vol. </hi>IV, pp. I-IX.</p><p rend="bib_indx_bib" >Montaigne, <hi rend="CharOverride-2">Saggi / Essais</hi>, a cura di F. Garavini e A. Tournon, Bompiani, Milano 2012.</p><p rend="bib_indx_bib" ><hi >Montesquieu, </hi><hi rend="CharOverride-2" >Essai sur les causes qui peuvent affecter les esprits et les caractères</hi><hi >, in Id., </hi><hi rend="CharOverride-2" >Mélanges inédits</hi><hi >, G. Gounouilhou, Bordeaux 1892.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi >Montesquieu, </hi><hi rend="CharOverride-2" >De l’esprit des lois</hi><hi >, 2 voll., </hi><hi >éd</hi><hi >. V. Goldschmidt, Garnier-Flammarion, Paris 1979.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi >Nougarède de Fayet A.J.S., </hi><hi rend="CharOverride-2" >Lois du mariage et du divorce, depuis leur origine dans</hi><hi rend="CharOverride-2" > le droit romain</hi><hi >, Le Normant, Paris 1816.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi >Orwell G., </hi><hi rend="CharOverride-2" >England your England</hi><hi >, in Id., </hi><hi rend="CharOverride-2" >Inside the Whale and Other Essays</hi><hi >, Penguin, London 1962, pp. 63-90.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi >Pascal B., </hi><hi rend="CharOverride-2" >Pensées de Monsieur Pascal sur la religion &amp; sur quelques autres sujets</hi><hi >, Roux et Chize, Lyon 1694.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi >Riley M., </hi><hi rend="CharOverride-2" >Introduzione</hi><hi > a J. Barclay, «</hi><hi rend="CharOverride-2" >Icon Animorum</hi><hi >»</hi><hi rend="CharOverride-2" > or The Mirror of Minds</hi><hi >, tr. T. May, ed. by M. Riley, Leuven University Press, Leuven 2013, pp. 1-48.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" >Sciascia L., <hi rend="CharOverride-2">Come si può essere siciliani?</hi>, in Id., <hi rend="CharOverride-2">Fatti diversi di storia letteraria e civile</hi>, Adelphi, Milano 2009, pp. 13-20.</p><p rend="bib_indx_bib" >Vincenzi P., <hi rend="CharOverride-2">Jean-Baptiste Du Bos. Gli Antichi e la fondazione dell’estetica moderna</hi>, Mimesis, Milano-Udine 2006.</p><p rend="bib_indx_bib" ><hi >Voltaire, </hi><hi rend="CharOverride-2" >François, ou Français</hi><hi >, in </hi><hi rend="CharOverride-2" >Enciclopédie, ou Dictionnaire Raisonné des Sciences, des Arts et des Métiers</hi><hi >, vol. VII, Briasson </hi><hi rend="CharOverride-2" >et al</hi><hi >., Paris 1757, pp. 284b-286a.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi >Voltaire, </hi><hi rend="CharOverride-2" >Climat</hi><hi >, in </hi><hi rend="CharOverride-2" >Questions sur l’Encyclopédie, distribuées en forme de Dictionnaire […] Cic.-Dav. Quatrième partie</hi><hi >, Londres 1771</hi><hi rend="CharOverride-5" >2</hi><hi >, pp. 12-19.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi >Young J., </hi><hi rend="CharOverride-2" >Jean-Baptiste Du Bos</hi><hi >, in </hi><hi rend="CharOverride-2" >Stanford Encyclopedia of Philosophy</hi><hi >, 19 novembre 2019.</hi></p><p rend="layout_notes" ><hi rend="superscript CharOverride-6"><ref target="OP04197_Nacci_04_XML.html#footnote-089-backlink">1</ref></hi>	<hi >Per l’immagine delle piante, cfr. J.-B. Du Bos, </hi><hi rend="CharOverride-2" >Réflexions critiques sur la poésie et sur la peinture</hi><hi >, 3 voll., P.-J. Mariette, Paris 1740, vol. </hi>II, <hi rend="CharOverride-2">passim</hi> (d’ora in avanti <hi rend="CharOverride-2">R</hi> seguito da numero di volume, sezione e pagina). L’immagine, così lussureggiante nelle <hi rend="CharOverride-2">Réflexions</hi>, è probabilmente ispirata a Fontenelle: «Le idee differenti, dice un Autore moderno, sono come piante e fiori…» <hi >(</hi><hi rend="CharOverride-2" >R</hi><hi > 2.13, 149; cfr. </hi><hi rend="CharOverride-2" >Digression sur les Anciens et les Modernes</hi><hi >, in </hi><hi rend="CharOverride-2" >Poésies Pastorales […]. </hi><hi rend="CharOverride-2">Avec un Traité sur la Nature de l’Eglogue, &amp; une Digression sur les Anciens &amp; les Modernes</hi>, M. Guerout, Paris 1688, p. 228), oppure a Tito Livio: <hi >«Ma, come dice Tito-Livio, raccontando i fatti che ho appena riferito, capita agli uomini come alle piante e agli animali» (</hi><hi rend="CharOverride-2">R</hi> 2.15, 268; cfr. <hi rend="CharOverride-2">Livy</hi>, 13 voll., W. Heinemann, LOEB, London 1936, vol. XI, 38.17.10, pp. 58-59). Le <hi rend="CharOverride-2">Réflexions critiques</hi> sono pubblicate per la prima volta, anonime e in due volumi, nel 1719; l’edizione del 1740 è l’ultima pubblicata in vita da Du Bos (1670-1742). L’immagine della nazione «come una pianta» sarà coltivata da Johann Gottfried Herder alla fine del Settecento (J.G. Herder, <hi rend="CharOverride-2">Idee per la filosofia della storia dell’umanità</hi>, Laterza, Roma-Bari 1992, p. 183). Tutte le traduzioni sono mie. Ringrazio Marina Leoni, Michela Nacci, Alberto Mingardi e Gianluca Mori per aver discusso il saggio.</p><p rend="layout_notes" ><hi rend="superscript _idGenCharOverride-1"><ref target="OP04197_Nacci_04_XML.html#footnote-088-backlink">2</ref></hi>	<hi >G. Orwell, </hi><hi rend="CharOverride-2" >England your England</hi><hi >, in Id., </hi><hi rend="CharOverride-2" >Inside the Whale and Other Essays</hi><hi >, Penguin, London 1962, pp. 63-90: 64. </hi></p><p rend="layout_notes" ><hi rend="superscript _idGenCharOverride-1"><ref target="OP04197_Nacci_04_XML.html#footnote-087-backlink">3</ref></hi>	<hi rend="CharOverride-2" >Ibidem</hi><hi >. </hi></p><p rend="layout_notes" ><hi rend="superscript _idGenCharOverride-1"><ref target="OP04197_Nacci_04_XML.html#footnote-086-backlink">4</ref></hi>	<hi >Ivi, pp. 64, 72.</hi></p><p rend="layout_notes" ><hi rend="superscript _idGenCharOverride-1"><ref target="OP04197_Nacci_04_XML.html#footnote-085-backlink">5</ref></hi>	<hi rend="CharOverride-2" >Livy</hi><hi >, cit., 1951, vol. XIII, 45.23.14, pp. 321-322.</hi></p><p rend="layout_notes" ><hi rend="superscript _idGenCharOverride-1"><ref target="OP04197_Nacci_04_XML.html#footnote-084-backlink">6</ref></hi>	<hi >J. Arbuthnot, </hi><hi rend="CharOverride-2" >An Essay concerning the Effects of Air on Human Bodies</hi><hi >, J. Tonson, London 1733, VI, 19, p. 159.</hi></p><p rend="layout_notes" ><hi rend="superscript _idGenCharOverride-1"><ref target="OP04197_Nacci_04_XML.html#footnote-083-backlink">7</ref></hi>	<hi >C.-A. Helvétius, </hi><hi rend="CharOverride-2" >De l’esprit</hi><hi >, Durand, Paris 1758, II, XXI, p. 208; IV, XIII, p. 591.</hi></p><p rend="layout_notes" ><hi rend="superscript _idGenCharOverride-1"><ref target="OP04197_Nacci_04_XML.html#footnote-082-backlink">8</ref></hi>	<hi >Condillac, </hi><hi rend="CharOverride-2" >Essai sur l’origine des connaissances humaines</hi><hi >, </hi><hi >éd.</hi><hi > J.-C. Pariente e M. Pécharman, Vrin, Paris 2014, II, XV, 143, p. 288; F.-I. d’Espiard de la Borde, </hi><hi rend="CharOverride-2" >Essais sur le genie et le caractère des nations, Divisés en six Livres</hi><hi >, 3 voll., F. Leonard, Bruxelles 1743, vol. </hi><hi >I, Pref., pp. iii-xix: pp. xi-xiii.</hi></p><p rend="layout_notes" ><hi rend="superscript _idGenCharOverride-1"><ref target="OP04197_Nacci_04_XML.html#footnote-081-backlink">9</ref></hi>	Voltaire, <hi rend="CharOverride-2">François, ou Français</hi>, in <hi rend="CharOverride-2">Enciclopédie, ou Dictionnaire Raisonné des Sciences, des Arts et des Métiers</hi>, vol. VII, Briasson <hi rend="CharOverride-2">et al</hi>., Paris 1757, pp. 284b-286a: 285a.</p><p rend="layout_notes" ><hi rend="superscript CharOverride-6"><ref target="OP04197_Nacci_04_XML.html#footnote-080-backlink">10</ref></hi>	<hi rend="CharOverride-2" >The Letters of David Hume</hi><hi >, ed. by J.Y.T. Greig, 2 voll., Clarendon Press, Oxford 1932, vol. I, p. 21.</hi></p><p rend="layout_notes" ><hi rend="superscript _idGenCharOverride-1"><ref target="OP04197_Nacci_04_XML.html#footnote-079-backlink">11</ref></hi>	<hi >D. Hume, </hi><hi rend="CharOverride-2" >Of National Characters</hi><hi >, in Id., </hi><hi rend="CharOverride-2" >Essays Moral, Political, and Literary</hi><hi >, ed. by E.F. Miller, Liberty Classics, Indianapolis 1987, pp. 197-215: pp. 198, 202.</hi></p><p rend="layout_notes" ><hi rend="superscript _idGenCharOverride-1"><ref target="OP04197_Nacci_04_XML.html#footnote-078-backlink">12</ref></hi>	<hi >D. Hume, </hi><hi rend="CharOverride-2" >A Treatise of Human Nature</hi><hi >, ed. by L.A. Selby-Bigge, rev. by P.H. Nidditch</hi><hi >, Clarendon Press, Oxford 1978</hi><hi rend="CharOverride-5" >2</hi><hi >, p. 207.</hi></p><p rend="layout_notes" ><hi rend="superscript _idGenCharOverride-1"><ref target="OP04197_Nacci_04_XML.html#footnote-077-backlink">13</ref></hi>	<hi >G. Le Trosne, </hi><hi rend="CharOverride-2" >De l’Intérêt Social</hi><hi >, Debure, Paris 1777, VII, p. 629.</hi></p><p rend="layout_notes" ><hi rend="superscript _idGenCharOverride-1"><ref target="OP04197_Nacci_04_XML.html#footnote-076-backlink">14</ref></hi>	<hi >O. Goldsmith, </hi><hi rend="CharOverride-2" >A Comparative View of Races and Nations</hi><hi > (1760), in </hi><hi rend="CharOverride-2" >Collected Works of Oliver Goldsmith</hi><hi >, 5 voll., ed. by A. Friedman, Clarendon Press, Oxford 1966, vol. </hi><hi >III, pp. 66-86: 69.</hi></p><p rend="layout_notes" ><hi rend="superscript _idGenCharOverride-1"><ref target="OP04197_Nacci_04_XML.html#footnote-075-backlink">15</ref></hi>	<hi >P.-J. Proudhon a J. Michelet, 11 aprile 1831, J. Michelet, «Preface de 1868» a </hi><hi rend="CharOverride-2" >Histoire de la Révolution Française</hi><hi >, A. Le Vasseur, Paris 1877, vol. </hi>IV, pp. I-IX: V.</p><p rend="layout_notes" ><hi rend="superscript _idGenCharOverride-1"><ref target="OP04197_Nacci_04_XML.html#footnote-074-backlink">16</ref></hi>	L. Sciascia, <hi rend="CharOverride-2">Come si può essere siciliani?</hi>, in Id., <hi rend="CharOverride-2">Fatti diversi di storia letteraria e civile</hi>, Adelphi, Milano 2009, pp. 13-20: p. 17 (corsivo mio).</p><p rend="layout_notes" ><hi rend="superscript _idGenCharOverride-1"><ref target="OP04197_Nacci_04_XML.html#footnote-073-backlink">17</ref></hi>	<hi >J.-B. Du Bos, </hi><hi rend="CharOverride-2" >Discours Préliminaire</hi><hi >, in Id., </hi><hi rend="CharOverride-2" >Histoire critique de l’établissement de la monarchie françoise dans les Gaules</hi><hi >, 2 voll., J. Wetsten &amp; G. Smith, Amsterdam 1735, vol. I, pp. 1-65: </hi><hi >64.</hi></p><p rend="layout_notes" ><hi rend="superscript _idGenCharOverride-1"><ref target="OP04197_Nacci_04_XML.html#footnote-072-backlink">18</ref></hi>	<hi >A. Lombard, </hi><hi rend="CharOverride-2" >L’Abbé Du Bos. Un initiateur de la pensée moderne (1670-1742)</hi><hi >, Hachette, Paris 1913, p. 199; cfr. ivi, pp. 20, 243. </hi></p><p rend="layout_notes" ><hi rend="superscript _idGenCharOverride-1"><ref target="OP04197_Nacci_04_XML.html#footnote-071-backlink">19</ref></hi>	F. Algarotti, <hi rend="CharOverride-2">Saggio sopra la quistione: se le qualità varie de’ popoli originate siano dallo influsso del Clima, ovveramente dalla virtù della legislazione</hi> (1762), in<hi rend="CharOverride-2"> Opere del Conte </hi><hi rend="CharOverride-2">Algarotti</hi>, 17 voll., C. Palese, Venezia 1792, vol. <hi >IV, pp. 245-275: 248. </hi></p><p rend="layout_notes" ><hi rend="superscript _idGenCharOverride-1"><ref target="OP04197_Nacci_04_XML.html#footnote-070-backlink">20</ref></hi>	<hi >Ivi, p. 253. </hi></p><p rend="layout_notes" ><hi rend="superscript _idGenCharOverride-1"><ref target="OP04197_Nacci_04_XML.html#footnote-069-backlink">21</ref></hi>	<hi >P.J. Grosley, </hi><hi rend="CharOverride-2" >De l’Influence des Loix sur les Mœurs</hi><hi >, Hæner, Nancy 1757, p. 6. </hi>Montesquieu «ha tolto la <hi rend="CharOverride-2">Questione del Clima</hi> dall’oscurità in cui Bodin l’aveva lasciata […]. Le sue meditazioni profonde sulle Leggi si riferiscono tutte a questo Principio: <hi rend="CharOverride-2">l’Imperio del Clima è il primo di tutti gli Imperii</hi>. Principio che ha enunciato una volta sola, ma che costituisce un unico punto dove, come tanti raggi, si riuniscono tutti i dettagli e tutti gli sviluppi dell’<hi rend="CharOverride-2">Esprit des Loix</hi><hi >» (</hi><hi rend="CharOverride-2">ibidem</hi>). Anche Algarotti inchioda Montesquieu alla proposizione del capitolo XIV del libro IX: «l’imperio del clima è il maggiore di tutti gl’imperj<hi >» (</hi>Algarotti, <hi rend="CharOverride-2">Saggio sopra la </hi><hi rend="CharOverride-2">quistione</hi>, cit., p. 255; cfr. Montesquieu, <hi rend="CharOverride-2">De l’esprit des lois</hi>, 2 voll., <hi >éd</hi>. V. Goldschmidt, Garnier-Flammarion, Paris 1979, vol. I, XIX, XIV, p. 468).</p><p rend="layout_notes" ><hi rend="superscript _idGenCharOverride-1"><ref target="OP04197_Nacci_04_XML.html#footnote-068-backlink">22</ref></hi>	Algarotti, <hi rend="CharOverride-2">Saggio sopra la quistione</hi>, cit., p. 253.</p><p rend="layout_notes" ><hi rend="superscript _idGenCharOverride-1"><ref target="OP04197_Nacci_04_XML.html#footnote-067-backlink">23</ref></hi>	Cit. da Renato G. Mazzolini, <hi rend="CharOverride-2">Dallo «spirito nerveo» allo «spirito delle leggi»: un commento alle osservazioni di Montesquieu su una lingua di pecora</hi>, in G. Barber e C.P. Courtney (eds.), <hi rend="CharOverride-2">Enlightenment essays in memory of Robert Shackleton</hi>, The Voltaire Foundation, Oxford 1988, pp. 205-221: 220.</p><p rend="layout_notes" ><hi rend="superscript _idGenCharOverride-1"><ref target="OP04197_Nacci_04_XML.html#footnote-066-backlink">24</ref></hi>	<hi >B. Barère de Vieuzac, </hi><hi rend="CharOverride-2" >Montesquieu peint d’après ses ouvrages</hi><hi >, Imprimé en Suisse et réimprimé en France 1797, p. 106; cfr. ivi, pp. 104-105.</hi></p><p rend="layout_notes" ><hi rend="superscript _idGenCharOverride-1"><ref target="OP04197_Nacci_04_XML.html#footnote-065-backlink">25</ref></hi>	<hi >Voltaire, </hi><hi rend="CharOverride-2" >Climat</hi><hi >, in </hi><hi rend="CharOverride-2" >Questions sur l’Encyclopédie, distribuées en forme de Dictionnaire […] Cic.-Dav. Quatrième partie</hi><hi >, Londres 1771</hi><hi rend="CharOverride-5" >2</hi><hi >, pp. 12-19: 12-14.</hi></p><p rend="layout_notes" ><hi rend="superscript _idGenCharOverride-1"><ref target="OP04197_Nacci_04_XML.html#footnote-064-backlink">26</ref></hi>	<hi >Ivi, p. 14.</hi></p><p rend="layout_notes" ><hi rend="superscript _idGenCharOverride-1"><ref target="OP04197_Nacci_04_XML.html#footnote-063-backlink">27</ref></hi>	<hi >G. Lanson, </hi><hi rend="CharOverride-2" >Histoire de la littérature française</hi><hi >, Hachette, Paris 1895</hi><hi rend="CharOverride-5" >3</hi><hi >, p. 709.</hi></p><p rend="layout_notes" ><hi rend="superscript _idGenCharOverride-1"><ref target="OP04197_Nacci_04_XML.html#footnote-062-backlink">28</ref></hi>	<hi rend="CharOverride-2">Ibidem</hi>; cfr. ivi, p. 606. Sull’attribuzione a Montesquieu della «teoria in cui i rapporti delle leggi sono stabiliti principalmente sulle influenze fisiche e designati generalmente sotto il nome di <hi rend="CharOverride-2">teoria dei climi</hi><hi >», cfr. A.J.S. </hi>Nougarède de Fayet, <hi rend="CharOverride-2">Lois du mariage et du divorce, depuis</hi><hi rend="CharOverride-2"> leur origine dans le droit romain</hi>, Le Normant, Paris 1816, p. 574.</p><p rend="layout_notes" ><hi rend="superscript _idGenCharOverride-1"><ref target="OP04197_Nacci_04_XML.html#footnote-061-backlink">29</ref></hi>	<hi >A.H. Koller, </hi><hi rend="CharOverride-2" >The Abbé Du Bos. </hi><hi rend="CharOverride-2" >His Advocacy of the Theory of Climate: A Precursor of Johann Gottfried Herder</hi><hi >, The Garrand</hi><hi > Press, Champaign, Illinois 1937, p. 2; cfr. ivi, p. 65.</hi></p><p rend="layout_notes" ><hi rend="superscript _idGenCharOverride-1"><ref target="OP04197_Nacci_04_XML.html#footnote-060-backlink">30</ref></hi>	<hi >R. Mercier, </hi><hi rend="CharOverride-2" >La théorie des climats des </hi><hi >«</hi><hi rend="CharOverride-2" >Réflexions critiques</hi><hi >»</hi><hi rend="CharOverride-2" > à </hi><hi >«</hi><hi rend="CharOverride-2" >L’esprit des lois</hi><hi >»</hi><hi >, </hi><hi >«</hi><hi >Revue d’Histoire littéraire de la France</hi><hi >»</hi><hi >, 1, maggio 1953, pp. 17-37; 2, aprile-giugno 1953, pp. 159-174.</hi></p><p rend="layout_notes" ><hi rend="superscript _idGenCharOverride-1"><ref target="OP04197_Nacci_04_XML.html#footnote-059-backlink">31</ref></hi>	<hi >J.-P. Courtois, </hi><hi rend="CharOverride-2" >The Climate of the «philosophes» during the Enlightenment</hi><hi >, «MLN», 132, 4, settembre 2017, pp. 935-985: p. 955 n. 3.</hi></p><p rend="layout_notes" ><hi rend="superscript _idGenCharOverride-1"><ref target="OP04197_Nacci_04_XML.html#footnote-058-backlink">32</ref></hi>	<hi >C.J. Glacken, </hi><hi rend="CharOverride-2" >Traces on the Rhodian Shore. Nature and Culture in Western Thought from Ancient Times to the End of the Eighteenth Century</hi><hi >, University of California Press, Berkeley 1967, pp. 551-552, 552-562. </hi></p><p rend="layout_notes" ><hi rend="superscript _idGenCharOverride-1"><ref target="OP04197_Nacci_04_XML.html#footnote-057-backlink">33</ref></hi>	Ivi, p. 554.</p><p rend="layout_notes" ><hi rend="superscript _idGenCharOverride-1"><ref target="OP04197_Nacci_04_XML.html#footnote-056-backlink">34</ref></hi>	Ivi, p. 556.</p><p rend="layout_notes" ><hi rend="superscript _idGenCharOverride-1"><ref target="OP04197_Nacci_04_XML.html#footnote-055-backlink">35</ref></hi>	Ivi, p. 559.</p><p rend="layout_notes" ><hi rend="superscript _idGenCharOverride-1"><ref target="OP04197_Nacci_04_XML.html#footnote-054-backlink">36</ref></hi>	<hi rend="CharOverride-2">Ibidem</hi>.</p><p rend="layout_notes" ><hi rend="superscript _idGenCharOverride-1"><ref target="OP04197_Nacci_04_XML.html#footnote-053-backlink">37</ref></hi>	Ivi, p. 562; cfr. ivi, pp. 554, 560.</p><p rend="layout_notes" ><hi rend="superscript _idGenCharOverride-1"><ref target="OP04197_Nacci_04_XML.html#footnote-052-backlink">38</ref></hi>	Ivi, p. 560; cfr. ivi, p. 562. Lo stesso Du Bos, quando tratta dell’Olanda si sposta su un piano «meno determinista»: «anche se il clima è ancora un’influenza fondamentale, le condizioni ambientali e l’operosità umana sono in relazione reciproca» (ivi, p. 562).</p><p rend="layout_notes" ><hi rend="superscript _idGenCharOverride-1"><ref target="OP04197_Nacci_04_XML.html#footnote-051-backlink">39</ref></hi>	G. Gliozzi, <hi rend="CharOverride-2">L’insormontabile natura: clima, razza, progresso</hi>, «Rivista di filosofia», LXXVII (1), 1986, pp. 73-107: 79.</p><p rend="layout_notes" ><hi rend="superscript _idGenCharOverride-1"><ref target="OP04197_Nacci_04_XML.html#footnote-050-backlink">40</ref></hi>	M. Mazzocut-Mis, <hi rend="CharOverride-2">Du Bos e la teoria climatica</hi>, in L. Russo (a cura di), <hi rend="CharOverride-2">Jean-Baptiste Du Bos e l’estetica dello spettatore</hi>, Aesthetica, Palermo 2005, pp. 103-118: 103.</p><p rend="layout_notes" ><hi rend="superscript _idGenCharOverride-1"><ref target="OP04197_Nacci_04_XML.html#footnote-049-backlink">41</ref></hi>	E. Fubini, <hi rend="CharOverride-2">Introduzione</hi> a J.-B. Du Bos, <hi rend="CharOverride-2">Riflessioni critiche sulla poesia e sulla pittura</hi>, a cura di E. Fubini, Guerini e Associati, Milano 1990, p. 22; cfr. Id., <hi rend="CharOverride-2">Empirismo e classicismo. Saggio sul Du Bos</hi>, Giappicchelli, Torino 1965, pp. 85-86. </p><p rend="layout_notes" ><hi rend="superscript _idGenCharOverride-1"><ref target="OP04197_Nacci_04_XML.html#footnote-048-backlink">42</ref></hi>	P. Vincenzi, <hi rend="CharOverride-2">Jean-Baptiste Du Bos. Gli Antichi e la fondazione dell’estetica moderna</hi>, Mimesis, Milano-Udine 2006, p. 54.</p><p rend="layout_notes" ><hi rend="superscript _idGenCharOverride-1"><ref target="OP04197_Nacci_04_XML.html#footnote-047-backlink">43</ref></hi>	Ivi, p. 53, cfr. ivi, pp. 55-56. Per un recente ritratto di Du Bos, cfr. J. Young, <hi rend="CharOverride-2">Jean-Baptiste Du Bos</hi>, in <hi rend="CharOverride-2">Stanford Encyclopedia of Philosophy</hi>, 19 novembre 2019.</p><p rend="layout_notes" ><hi rend="superscript _idGenCharOverride-1"><ref target="OP04197_Nacci_04_XML.html#footnote-046-backlink">44</ref></hi>	Du Bos sostiene che la cosa sia stata osservata <hi rend="CharOverride-2">de tout tems</hi>, ma c’è chi interpreta: «non esiste una nazione o un popolo privilegiato rispetto agli altri riguardo alle condizioni che possono favorire il suo sviluppo» (Vincenzi, <hi rend="CharOverride-2">Jean-Baptiste Du Bos</hi>, cit., p. 56).</p><p rend="layout_notes" ><hi rend="superscript _idGenCharOverride-1"><ref target="OP04197_Nacci_04_XML.html#footnote-045-backlink">45</ref></hi>	<hi >J. Chardin, </hi><hi rend="CharOverride-2" >Voyages de Monsieur Le Chevalier Chardin, En Perse, et autres Lieux de l’Orient. Tome Second</hi><hi >, J.L. de l’Orme, Amsterdam 1740, p. 40a.</hi></p><p rend="layout_notes" ><hi rend="superscript _idGenCharOverride-1"><ref target="OP04197_Nacci_04_XML.html#footnote-044-backlink">46</ref></hi>	<hi >Fontenelle, </hi><hi rend="CharOverride-2" >Digression</hi><hi >, cit., p. 235; cfr. ivi, p. 171. </hi>In realtà Fontenelle scrive «la cosa più breve», non «la cosa più sicura».</p><p rend="layout_notes" ><hi rend="superscript _idGenCharOverride-1"><ref target="OP04197_Nacci_04_XML.html#footnote-043-backlink">47</ref></hi>	<hi >Vincenzi, </hi><hi rend="CharOverride-2" >Jean-Baptiste Du Bos</hi><hi >, cit., p. 54.</hi></p><p rend="layout_notes" ><hi rend="superscript _idGenCharOverride-1"><ref target="OP04197_Nacci_04_XML.html#footnote-042-backlink">48</ref></hi>	Gliozzi, <hi rend="CharOverride-2">L’insormontabile natura</hi>, cit., p. 79 e n. 20; cfr. <hi rend="CharOverride-2">R</hi> 2.16, 287-288; 2.17, 291 </p><p rend="layout_notes" ><hi rend="superscript _idGenCharOverride-1"><ref target="OP04197_Nacci_04_XML.html#footnote-041-backlink">49</ref></hi>	<hi >M. Cardy, </hi><hi rend="CharOverride-2" >The abbé Du Bos Reads Addison in «The Spectator»</hi><hi >, in T. Pratt e D. McCallam (eds.), </hi><hi rend="CharOverride-2" >The Enterprise of Enlightenment: A Tribute to David Williams from his Friends</hi><hi >, Peter Lang, New York 2004, pp. 19-32: 21.</hi></p><p rend="layout_notes" ><hi rend="superscript _idGenCharOverride-1"><ref target="OP04197_Nacci_04_XML.html#footnote-040-backlink">50</ref></hi>	Mazzocut-Mis, <hi rend="CharOverride-2">Du Bos e la teoria climatica</hi>, cit., p. 112.</p><p rend="layout_notes" ><hi rend="superscript _idGenCharOverride-1"><ref target="OP04197_Nacci_04_XML.html#footnote-039-backlink">51</ref></hi>	Barclay, secondo Du Bos, sarebbe l’autore di <hi >«</hi><hi rend="CharOverride-2">le Portrait du caratere des hommes, des </hi><hi rend="CharOverride-2">siécles &amp; des nations</hi>, par Barclai<hi >» (</hi><hi rend="CharOverride-2">R</hi> 2.1, 13), una formulazione che, a quanto ne so, si trova solo nelle <hi rend="CharOverride-2">Réflexions critiques</hi>; esistono invece sia <hi rend="CharOverride-2">Le Pourtrait des Esprits</hi><hi rend="CharOverride-2"> de Iean Barclai. </hi><hi rend="CharOverride-2" >Mis en François</hi><hi > (N. Buon, Paris 1625) sia </hi><hi rend="CharOverride-2" >Le Tableau des Esprits de M. Iean Barclay […] Nouvellement traduict de Latin en François</hi><hi > (I. Petit-Pas, Paris 1625).</hi></p><p rend="layout_notes" ><hi rend="superscript _idGenCharOverride-1"><ref target="OP04197_Nacci_04_XML.html#footnote-038-backlink">52</ref></hi>	Per quanto riguarda i singoli caratteri delle nazioni Du Bos rinvia a <hi >«</hi><hi rend="CharOverride-2">l’Euphormion</hi> de Barclai<hi >»; e poi precisa che Barclay tratta la questione «in uno dei libri di questa satira che comunemente si distingue sotto il titolo di </hi><hi rend="CharOverride-2">Icon animorum</hi><hi >» </hi>(<hi rend="CharOverride-2">R</hi> 2.15, 260). Anche se <hi rend="CharOverride-2">Icon Animorum</hi> (1614) non è la quarta parte di <hi rend="CharOverride-2">Euphormion</hi>, così lo presentano numerose edizioni: <hi rend="CharOverride-2">Euphormionis Satyrici Icon Animorum. </hi><hi rend="CharOverride-2" >Pars IV</hi><hi > (1616), cfr. Glacken, </hi><hi rend="CharOverride-2" >Rhodian Shore</hi><hi >, cit., p. 454 n. 66; M. Riley, </hi><hi rend="CharOverride-2" >Introduzione</hi><hi > a J. Barclay, </hi><hi >«</hi><hi rend="CharOverride-2" >Icon Animorum</hi><hi >»</hi><hi rend="CharOverride-2" > or The Mirror of Minds</hi><hi >, tr. T. May, ed. by M. Riley, Leuven University Press, Leuven 2013, pp. 1-48: 44.</hi></p><p rend="layout_notes" ><hi rend="superscript _idGenCharOverride-1"><ref target="OP04197_Nacci_04_XML.html#footnote-037-backlink">53</ref></hi>	Barclay, <hi >«</hi><hi rend="CharOverride-2">Icon</hi><hi rend="CharOverride-2"> Animorum</hi><hi >», </hi>cit., V, pp. 146-147; VI, pp. 156-157, 160-161; X, pp. 218-219; cfr. Riley, <hi rend="CharOverride-2">Introduzione</hi>, cit., pp. 2-3. Secondo Riley, Barclay definisce la nazione mediante tre elementi che escludono i governanti: territorio, storia e carattere degli abitanti (Riley, <hi rend="CharOverride-2">Introduzione</hi>, cit., pp. 3, 41): <hi >«</hi>“nazione” qui non significa uno stato politicamente organizzato; è piuttosto un gruppo di gente che ha un territorio comune, una storia comune e caratteristiche personali comuni come la lingua e i costumi. Queste caratteristiche personali, collettivamente, costituiscono il “carattere nazionale”» (ivi, p. 3 n. 4).</p><p rend="layout_notes" ><hi rend="superscript _idGenCharOverride-1"><ref target="OP04197_Nacci_04_XML.html#footnote-036-backlink">54</ref></hi>	Barclay, <hi >«</hi><hi rend="CharOverride-2">Icon Animorum</hi><hi >», </hi>cit., II, pp. 75-76, 80-81, 84-85.</p><p rend="layout_notes" ><hi rend="superscript _idGenCharOverride-1"><ref target="OP04197_Nacci_04_XML.html#footnote-035-backlink">55</ref></hi>	Ivi, II, pp. 84-85.</p><p rend="layout_notes" ><hi rend="superscript _idGenCharOverride-1"><ref target="OP04197_Nacci_04_XML.html#footnote-034-backlink">56</ref></hi>	Ivi, VII, pp. 166-167.</p><p rend="layout_notes" ><hi rend="superscript _idGenCharOverride-1"><ref target="OP04197_Nacci_04_XML.html#footnote-033-backlink">57</ref></hi>	<hi >Lombard, </hi><hi rend="CharOverride-2" >L’Abbé Du Bos</hi><hi >, cit., p. 245.</hi></p><p rend="layout_notes" ><hi rend="superscript _idGenCharOverride-1"><ref target="OP04197_Nacci_04_XML.html#footnote-032-backlink">58</ref></hi>	<hi >N. Malebranche, </hi><hi rend="CharOverride-2" >Recherche de la vérité</hi><hi >, 3 voll., </hi><hi >éd.</hi><hi > G. Rodis-Lewis, Vrin, Paris 1991</hi><hi rend="CharOverride-5" >3</hi><hi >, vol. </hi>I, pp. 201-203.</p><p rend="layout_notes" ><hi rend="superscript _idGenCharOverride-1"><ref target="OP04197_Nacci_04_XML.html#footnote-031-backlink">59</ref></hi>	Fontenelle, <hi rend="CharOverride-2">Digression</hi>, cit., pp. 227-228.</p><p rend="layout_notes" ><hi rend="superscript _idGenCharOverride-1"><ref target="OP04197_Nacci_04_XML.html#footnote-030-backlink">60</ref></hi>	Ivi, p. 233.</p><p rend="layout_notes" ><hi rend="superscript _idGenCharOverride-1"><ref target="OP04197_Nacci_04_XML.html#footnote-029-backlink">61</ref></hi>	Ivi, p. 228.</p><p rend="layout_notes" ><hi rend="superscript _idGenCharOverride-1"><ref target="OP04197_Nacci_04_XML.html#footnote-028-backlink">62</ref></hi>	Ivi, p. 229.</p><p rend="layout_notes" ><hi rend="superscript _idGenCharOverride-1"><ref target="OP04197_Nacci_04_XML.html#footnote-027-backlink">63</ref></hi>	Ivi, p. 230.</p><p rend="layout_notes" ><hi rend="superscript _idGenCharOverride-1"><ref target="OP04197_Nacci_04_XML.html#footnote-026-backlink">64</ref></hi>	Ivi, pp. 230-231.</p><p rend="layout_notes" ><hi rend="superscript _idGenCharOverride-1"><ref target="OP04197_Nacci_04_XML.html#footnote-025-backlink">65</ref></hi>	Ivi, p. 231. Nella seconda edizione Fontenelle concede meno al clima: «non conservano<hi >» (</hi>Fontenelle, <hi rend="CharOverride-2">Digression sur les Anciens &amp; les Modernes</hi>, in <hi rend="CharOverride-2">Poésies Pastorales […]. </hi><hi rend="CharOverride-2" >Avec un Traité sur la Nature de l’Eglogue, &amp; une Digression sur les Anciens &amp; les Modernes</hi><hi >, M. Brunet, Paris 1698</hi><hi rend="CharOverride-5" >2</hi><hi >, p. 200).</hi></p><p rend="layout_notes" ><hi rend="superscript _idGenCharOverride-1"><ref target="OP04197_Nacci_04_XML.html#footnote-024-backlink">66</ref></hi>	Fontenelle, <hi rend="CharOverride-2">Digression</hi>, 1688, cit., pp. 229, 231, 233. «Per quanto riguarda gli spiriti, la piccola differenza di clima che esiste tra due nazioni vicine può quindi essere cancellata assai facilmente dallo scambio di libri che avranno tra loro<hi >» (</hi>Fontenelle, <hi rend="CharOverride-2">Digression</hi>, 1688, cit., pp. 231-32). «Comunemente<hi >», osserva </hi>Fontenelle, si è sicuri che ci sia una <hi >«</hi>diversità maggiore<hi >» tra gli spiriti che tra i volti; ma gli spiriti, che «</hi>per natura differirebbero» quanto i volti, per «la relazione che hanno tra loro<hi >» assumono «</hi>nuove somiglianze<hi >» e così «</hi>finiscono per non differire più tanto<hi >» (ivi, p. ٢٣٠). I popoli «</hi>trarrebbero dal proprio clima uno spirito originale<hi >», ma, formandosi gli uni sugli altri con «facilità», anche se «fino a un certo punto», «</hi>non lo conservano completamente<hi >» (ivi, p. ٢٣١). Di nuovo, nella seconda edizione, </hi>Fontenelle<hi > è più radicale nel negare l’effetto del clima: «non è possibile giudicare quali climi siano più favorevoli allo spirito». Vantaggi e svantaggi si compensano, e i climi che di per sé determinerebbero una vivacità maggiore, determinerebbero anche una minore giustezza: «la differenza dei climi non deve essere tenuta in nessun conto, a condizione che gli spiriti siano però egualmente coltivati» (</hi>Fontenelle, <hi rend="CharOverride-2">Digression</hi>, 1698<hi rend="CharOverride-5">2</hi>, cit., pp. 200-201).</p><p rend="layout_notes" ><hi rend="superscript _idGenCharOverride-1"><ref target="OP04197_Nacci_04_XML.html#footnote-023-backlink">67</ref></hi>	Fontenelle, <hi rend="CharOverride-2">Digression</hi>, 1688, cit., pp. 233-234.</p><p rend="layout_notes" ><hi rend="superscript _idGenCharOverride-1"><ref target="OP04197_Nacci_04_XML.html#footnote-022-backlink">68</ref></hi>	Ivi, p. 236.</p><p rend="layout_notes" ><hi rend="superscript _idGenCharOverride-1"><ref target="OP04197_Nacci_04_XML.html#footnote-021-backlink">69</ref></hi>	Ivi, pp. 260-261.</p><p rend="layout_notes" ><hi rend="superscript _idGenCharOverride-1"><ref target="OP04197_Nacci_04_XML.html#footnote-020-backlink">70</ref></hi>	<hi >Fontenelle, </hi><hi rend="CharOverride-2" >Digression</hi><hi >, 1688, cit., p. 229.</hi></p><p rend="layout_notes" ><hi rend="superscript _idGenCharOverride-1"><ref target="OP04197_Nacci_04_XML.html#footnote-019-backlink">71</ref></hi>	<hi >Fontenelle, </hi><hi rend="CharOverride-2" >Entretiens sur la Pluralité des Mondes</hi><hi >, M. Brunet, Paris 1724, 2</hi><hi rend="CharOverride-5" >a</hi><hi > sera, p. 84 (corsivo mio).</hi></p><p rend="layout_notes" ><hi rend="superscript _idGenCharOverride-1"><ref target="OP04197_Nacci_04_XML.html#footnote-018-backlink">72</ref></hi>	Fontenelle, <hi rend="CharOverride-2">Digression</hi>, 1688, cit., p. 230. Du Bos sembra rispondere a Fontenelle quando tratta dei «geni limitati<hi >»: «</hi>gli spiriti non diventano quindi simili, <hi rend="CharOverride-2">a forza di guardarsi l’un l’altro</hi>, più di quanto possano diventare simili le voci e i volti» (<hi rend="CharOverride-2">R</hi> 2.7, 76; corsivo mio).</p><p rend="layout_notes" ><hi rend="superscript _idGenCharOverride-1"><ref target="OP04197_Nacci_04_XML.html#footnote-017-backlink">73</ref></hi>	<hi >Glacken, </hi><hi rend="CharOverride-2" >Rhodian Shore</hi><hi >, cit., p. 555.</hi></p><p rend="layout_notes" ><hi rend="superscript _idGenCharOverride-1"><ref target="OP04197_Nacci_04_XML.html#footnote-016-backlink">74</ref></hi>	Fontenelle, <hi rend="CharOverride-2">Digression</hi>, 1688, cit., pp. 232-233. Fontenelle è cauto nel riconoscere un’influenza al clima sullo sviluppo di certe popolazioni: «per quanto <hi rend="CharOverride-2">mi</hi> riguarda, <hi rend="CharOverride-2">ho un’inclinazione a credere</hi> che la zona torrida e le due zone glaciali non siano adatte alle scienze […] <hi rend="CharOverride-2">forse non è stato per caso</hi> che esse si siano tenute tra […] io non so se questi non siano confini che la natura ha posto loro e <hi rend="CharOverride-2">se non si debba disperare</hi> di vedere mai…» (ivi, pp. 232-233; corsivi miei). Nella seconda edizione attenua la cautela e concede meno al clima: «<hi rend="CharOverride-2">Tutt’al più si potrebbe credere</hi> che la zona torrida e le due zone glaciali non siano <hi rend="CharOverride-2">molto</hi> adatte alle Scienze […]. <hi rend="CharOverride-2">forse non è stato per caso</hi> che esse si siano tenute tra […] <hi rend="CharOverride-2">non si sa se</hi> questi non siano confini che la natura ha posto loro e <hi rend="CharOverride-2">se non si possa sperare</hi> di vedere mai…» (Fontenelle, <hi rend="CharOverride-2">Digression</hi>, 1698<hi rend="CharOverride-5">2</hi>, cit., p. 201; corsivi miei).</p><p rend="layout_notes" ><hi rend="superscript _idGenCharOverride-1"><ref target="OP04197_Nacci_04_XML.html#footnote-015-backlink">75</ref></hi>	Fontenelle, <hi rend="CharOverride-2">Entretiens</hi>, cit., 6<hi rend="CharOverride-5">a</hi> sera, p. 239. Qui Fontenelle aveva osservato: «rispetto agli abitanti di Venere i nostri Mori delle Grenadine non sarebbero stati che dei Lapponi e dei Groenlandesi per freddezza e stupidità […]. Gli abitanti di Mercurio sono ancora più vicini al sole, e lo sono due volte e mezza più di noi. Bisogna che siano pazzi a forza di vivacità. Credo che non abbiano nessuna memoria, non più della maggior parte dei Negri, che non facciano mai riflessione su nulla<hi >» (ivi, ٤</hi><hi rend="CharOverride-5">a</hi> sera, pp. 133-134).</p><p rend="layout_notes" ><hi rend="superscript _idGenCharOverride-1"><ref target="OP04197_Nacci_04_XML.html#footnote-014-backlink">76</ref></hi>	«Gli uomini nati in Europa e sulle coste vicine all’Europa sono sempre stati più adatti degli altri popoli alle arti, alle scienze e al governo politico» (<hi rend="CharOverride-2">R</hi> 2.13, 155)</p><p rend="layout_notes" ><hi rend="superscript _idGenCharOverride-1"><ref target="OP04197_Nacci_04_XML.html#footnote-013-backlink">77</ref></hi>	Gliozzi, <hi rend="CharOverride-2">L’insormontabile natura</hi>, cit., p. 79.</p><p rend="layout_notes" ><hi rend="superscript _idGenCharOverride-1"><ref target="OP04197_Nacci_04_XML.html#footnote-012-backlink">78</ref></hi>	<hi >Lombard, </hi><hi rend="CharOverride-2" >L’Abbé Du Bos</hi><hi >, cit., p. 251.</hi></p><p rend="layout_notes" ><hi rend="superscript _idGenCharOverride-1"><ref target="OP04197_Nacci_04_XML.html#footnote-011-backlink">79</ref></hi>	Ivi, p. 401.</p><p rend="layout_notes" ><hi rend="superscript _idGenCharOverride-1"><ref target="OP04197_Nacci_04_XML.html#footnote-010-backlink">80</ref></hi>	Gliozzi, <hi rend="CharOverride-2">L’insormontabile natura</hi>, cit., pp. 78-79. </p><p rend="layout_notes" ><hi rend="superscript _idGenCharOverride-1"><ref target="OP04197_Nacci_04_XML.html#footnote-009-backlink">81</ref></hi>	<hi >Montesquieu, </hi><hi rend="CharOverride-2" >De l’esprit des lois</hi><hi >, cit., vol. </hi>II, XXX, XXV, p. 360; cfr. ivi, vol. <hi >II, XXX, XV, p. 330; XXX, XXIII, p. 350.</hi></p><p rend="layout_notes" ><hi rend="superscript _idGenCharOverride-1"><ref target="OP04197_Nacci_04_XML.html#footnote-008-backlink">82</ref></hi>	<hi >Hume, </hi><hi rend="CharOverride-2" >A Treatise of Human Nature</hi><hi >, cit., pp. 316-317.</hi></p><p rend="layout_notes" ><hi rend="superscript _idGenCharOverride-1"><ref target="OP04197_Nacci_04_XML.html#footnote-007-backlink">83</ref></hi>	<hi >Montesquieu, </hi><hi rend="CharOverride-2" >Essai sur les causes qui peuvent affecter les esprits et les caractères</hi><hi >, in Id., </hi><hi rend="CharOverride-2" >Mélanges inédits</hi><hi >, G. Gounouilhou, Bordeaux 1892, II, p. 140; cfr. ivi, pp. 137, 141-142. </hi></p><p rend="layout_notes" ><hi rend="superscript _idGenCharOverride-1"><ref target="OP04197_Nacci_04_XML.html#footnote-006-backlink">84</ref></hi>	<hi >Montesquieu, </hi><hi rend="CharOverride-2" >De l’esprit des lois</hi><hi >, cit., vol. </hi>I, XIX, IV, p. 461: <hi >«</hi>la natura e il clima dominano quasi soli sui selvaggi<hi >». Come aveva già suggerito </hi>Fontenelle: «la differenza dei climi non deve essere tenuta in nessun conto, a condizione che gli spiriti siano però egualmente coltivati» (Fontenelle, <hi rend="CharOverride-2">Digression</hi>, 1698<hi rend="CharOverride-5">2</hi>, cit., pp. 200-201).</p><p rend="layout_notes" ><hi rend="superscript _idGenCharOverride-1"><ref target="OP04197_Nacci_04_XML.html#footnote-005-backlink">85</ref></hi>	<hi >Hume, </hi><hi rend="CharOverride-2" >Of National Characters</hi><hi >, cit., pp. 198, 200, 204. </hi>Anche secondo Hume, se concediamo che la natura abbia davvero distribuito, «in maniera regolare» e «in virtù di principi fisici», la passione per l’alcol al nord e quella per l’amore al sud, possiamo inferirne «soltanto» qualcosa di poco soddisfacente per i sostenitori delle cause fisiche: «il clima può influenzare gli organi più grossolani e corporei della nostra struttura», ma «non può agire su quegli organi più fini da cui dipendono le operazioni della mente e dell’intelletto» (ivi, p. 215). Per le cause indirette, cfr. E. Mazza, <hi >«Una strana posizione». David Hume tra simpatia e clima</hi>, in M. Nacci (a cura di), <hi rend="CharOverride-2">Il carattere della nazione. Da Hume a Pinocchio</hi>, Perugia Stranieri University Press, Perugia 2018, pp. 12-35.</p><p rend="layout_notes" ><hi rend="superscript _idGenCharOverride-1"><ref target="OP04197_Nacci_04_XML.html#footnote-004-backlink">86</ref></hi>	<hi >Hume, </hi><hi rend="CharOverride-2" >Of National Characters</hi><hi >, cit., pp. 205, 209, 213 n. 17.</hi></p><p rend="layout_notes" ><hi rend="superscript _idGenCharOverride-1"><ref target="OP04197_Nacci_04_XML.html#footnote-003-backlink">87</ref></hi>	<hi >Ivi, pp. 198, 202-203, 204, 205, 206, 215; cfr. G. Bateson, </hi><hi rend="CharOverride-2" >Morale and National Character</hi><hi >, in G. Watson (ed.), </hi><hi rend="CharOverride-2" >Civilian Morale, </hi><hi >Reynal &amp; Hitchcock, Boston-New York 1942, pp. 71-91: </hi><hi >80. </hi>Hume insiste sul principio della «simpatia o contagio», Bateson sui motivi «complementari» o «simmetrici» all’interno di una entità «organizzata». A differenza di Hume, che vede il carattere nazionale come qualcosa di «uniforme» (Hume, <hi rend="CharOverride-2">A Treatise of Human Nature</hi>, cit., pp. 316-317; Hume, <hi rend="CharOverride-2">Of National Characters</hi>, cit., pp. 199, 204, 206), Bateson rifiuta l’«uniformità» in nome della «regolarità» o «ordini di differenza regolare» (Bateson, <hi rend="CharOverride-2">Morale and National Character</hi>, cit., pp. 75, 78, 89); a differenza di Hume, che va in cerca del carattere nell’infanzia del governo (Hume, <hi rend="CharOverride-2">Of National Characters</hi>, cit., pp. 202-203), Bateson lo cerca nella famiglia e nelle relazioni genitori-figli (Bateson, <hi rend="CharOverride-2">Morale and National Character</hi>, cit., pp. 84-89).</p><p rend="layout_notes" ><hi rend="superscript _idGenCharOverride-1"><ref target="OP04197_Nacci_04_XML.html#footnote-002-backlink">88</ref></hi>	<hi >B. Pascal, </hi><hi rend="CharOverride-2" >Pensées de Monsieur Pascal sur la religion &amp; sur quelques autres sujets</hi><hi >, Roux et Chize, Lyon 1694, XXIX, p. 293. </hi>Probabilmente pensando all’<hi rend="CharOverride-2">Apologie</hi> di Montaigne, Pascal riflette sul clima: «Non si vede quasi nulla di giusto o ingiusto che non cambi qualità cambiando clima. Tre gradi di elevazione dal Polo capovolgono tutta la giurisprudenza. Un meridiano decide della verità, oppure pochi anni della proprietà. Le leggi fondamentali cambiano. Il diritto ha le sue epoche. Giustizia divertente quella limitata da un fiume o una montagna! Verità al di qua dei Pirenei, errore al di là<hi >» (ivi, XXV, pp. ١٩٢-١٩٣).</hi></p><p rend="layout_notes" ><hi rend="superscript _idGenCharOverride-1"><ref target="OP04197_Nacci_04_XML.html#footnote-001-backlink">89</ref></hi>	<hi >Orwell, </hi><hi rend="CharOverride-2" >England your England</hi><hi >, cit., p. 64.</hi></p><p rend="layout_notes" ><hi rend="superscript _idGenCharOverride-1"><ref target="OP04197_Nacci_04_XML.html#footnote-000-backlink">90</ref></hi>	Per la noia, cfr. Pascal, <hi rend="CharOverride-2">Pensées</hi>, XXVI, cit., pp. 213-217; per il <hi rend="CharOverride-2">voltigeur</hi>, ivi, XXV, pp. 193-194: «nel più grande filosofo del mondo, su un’asse più largo di quello che è necessario per camminare come cammina di solito, se sotto ci fosse un precipizio, per quanto la ragione lo convinca della sua sicurezza, prevarrà l’immaginazione. Parecchi non saprebbero sopportarne il pensiero senza impallidire e sudare<hi >». A sua volta Pascal sta leggendo </hi>l’<hi rend="CharOverride-2">Apologie</hi> di Montaigne: «ci sono persone che non possono nemmeno sopportarne il pensiero. Si getti una trave tra due torri, di una larghezza uguale a quella che ci è necessaria a passeggiarci sopra, non c’è saggezza filosofica di fermezza tale che possa darci il coraggio di camminarci sopra come faremmo se fosse messa a terra<hi >» (</hi>Montaigne, <hi rend="CharOverride-2">Saggi / Essais</hi>, a cura di F. Garavini e A. Tournon, Bompiani, Milano 2012, pp. 1098-1099).</p>

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